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PIER PAOLO PASOLINI

La pornografia noiosa

Nella mia rubrica sul numero 20 di "Tempo", ho scritto pressappoco questo: "se degli uomini adulti
decidono di fare dei film pornografici, e degli altri uomini adulti decidono di andarli a vedere, dei
terzi uomini adulti compiono unazione antidemocratica, ipocrita e moralistica se intervengono:
unazione moralmente vile". Vorrei fare i seguenti chiarimenti:

1) In attesa che il codice fascista sia rifatto (e non solo emendato o accomodato o ipocritamente
riadattato), gli unici uomini adulti che possono, ora, intervenire in questo commercio tra chi
produce film pornografici e chi li consuma, sono i magistrati. Gli altri che lo fanno si riempiono di
ridicolo per il solo fatto che si eleggono a protettori della "morale" di altri adulti, padroni di se
stessi, che hanno avuto un padre quanderano ragazzini, e che hanno ora il pieno diritto di fare da
soli le proprie scelte.

2) I produttori di film se non pornografici, quasi (i cosiddetti film "sexy": parola che uso qui con
orrore, tanto mi sembra volgare), guadagnano molto: questo significa che ci sono milioni di
spettatori che pagano il biglietto per andare a vedere quei bei prodotti: questo significa ancora
che la realt italiana composta anche di questo fenomeno: milioni di italiani amano la
pornografia. Dovremmo forse meravigliarcene? La cultura della "nazione italiana" non una
sottocultura? E allora, poich questo fa parte della realt, perch nasconderlo o, quel che
peggio, cercare delle soluzioni repressive? Negli anni cinquanta non esploso il problema degli
stracci e dei poveri che abitavano nei tuguri? Ed stata forse una soluzione quella dellallora
ministro Andreotti che ha impedito di mostrare questa realt nei film? Povert e pornografia: la
prima una piaga popolare, la seconda una piaga piccolo-borghese: lItalia sempre tanto ben
educata e discreta da non voler esibire le sue piaghe? Non mostrando i poveri che vivono nelle
baracche; i poveri hanno forse cessato di vivere nelle baracche? Impedendo agli amanti della
pornografia di vedere film pornografci, gli amanti della pornografia cessano di essere tali? Il
principio di autorit non deve mai valere neanche per impedire i film pornografici.
3) I film pornografici sono esteticamente brutti, anzi, orribili. Secondo me, anche molto noiosi (ne
ho visto uno solo, e sono uscito a met: per la sua bruttezza estetica e appunto la sua incredibile
capacit di annoiare). Ma non sono tuttavia pi esteticamente brutti e noiosi di almeno met della
produzione commerciale.

4) Potrei dire che, in quanto autore di film, niente pi pericoloso per me dei film pornografici:
essi causano infatti una reazione della censura, la quale cerca dei capri espiatori che siano
esemplari: ottenendo cos due risultati con una sola azione: colpire i film ideologicamente e
politicamente avanzati, e insieme essendo essi, per intima coerenza col loro spirito, spregiudicati
e liberi anche nel campo sessuale punisce esemplarmente tale spregiudicatezza e libert. In
quanto autore, per es., di "Teorema" dovrei essere il primo a scagliarmi contro i film semi-
pornografici che ne giustificano in qualche modo la persecuzione.

5) In conclusione: io non riesco a pronunciare delle condanne se non estetiche contro i film
pornografici, e non posso che pronunciare sui loro consumatori un giudizio severo, ma con carit
(cio comprensione oggettiva della storicit della depressione culturale che li spinge a tale
consumo). Quelli che condanno sono coloro che: a) non sono capaci di distinguere un film
pornografico da un film darte; b) fingono di non essere capaci di distinguere un film pornografico
da un film darte. Costoro vivono e operano allo stesso livello dei facitori e dei consumatori di film
pornografici. Infatti la loro stupidit, la loro ignoranza, la loro mancanza di buon gusto, la loro
insensibilit, oppure la loro malafede e il loro calcolo politico meschino, hanno la stessa volgarit
dei produttori di film pornografci e dei loro consumatori: essendo ambedue prodotti di una stessa
sottocultura e, nella fattispecie, della stessa incapacit di giudicare esteticamente, cio
disinteressatamente.

(da "Il Caos", Editori Riuniti, Roma 1999)