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patria indipendente l 11 aprile 2010 l 19

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L a M a d r e
Quando la sera t ornavano dai campi
Set t e figli ed ot t o col padre
Il suo sorriso at t endeva sull uscio
per annunciare che il desco era pront o.
Ma quando in un unico sparo
caddero in set t e dinanzi a quel muro
la madre disse
non vi rimprovero o figli
d avermi dat o t ant o dolore
l avet e fat t o per un idea
perch mai pi nel mondo alt re madri
debban soffrire la st essa mia pena.
Ma che ci faccio qui sulla soglia
se pi la sera non t orneret e.
Il padre fort e e rincuora i nipot i
Dopo un raccolt o ne viene un alt ro
ma io sono solt ant o una mamma
o figli cari
vengo con voi.
Pie r o Ca la ma ndr e i
L o a v r a i c a m e r a t a K e s s e l r i n g *
Lo avrai
camerat a Kesselring
il monument o che pret endi da noi it aliani
ma con che piet ra si cost ruir
a deciderlo t occa a noi
non coi sassi affumicat i
dei borghi inermi e st raziat i dal t uo st erminio
non colla t erra dei cimit eri
dove i nost ri compagni giovinet t i
riposano in serenit .
Non colla neve inviolat a delle mont agne
che per due inverni t i sfidarono
non colla primavera di quest e valli
che t i videro fuggire
ma solt ant o col silenzio dei t ort urat i
pi duro di ogni macigno
solt ant o con la roccia di quest o pat t o
giurat o t ra uomini liberi
che volont ari si adunarono
per dignit e non per odio
decisi a riscat t are
la vergogna e il t errore del mondo
su quest e st rade se vorrai t ornare
ai nost ri post i ci rit roverai
mort i e vivi collo st esso impegno
popolo serrat o int orno al monument o
che si chiama
ORA E SEMPRE RESISTENZA
Pie r o Ca la ma ndr e i
(*) Albert Kesselring, comandant e in capo delle forze armat e
di occupazione t edesche in It alia, processat o nel 1947 per cri-
mini di Guerra (Fosse Ardeat ine, Marzabot t o e alt re orrende
st ragi di innocent i), dopo il suo rient ro a casa ebbe l impuden-
za di dichiarare pubblicament e che gli it aliani avrebbero fat t o
bene a erigergli un monument o per non aver dist rut t o t ot al-
ment e l It alia.
A t ale affermazione rispose Piero Calamandrei, con una fa-
mosa epigrafe (recant e la dat a del 4.12.1952, 8 anniversario
del sacrificio di Duccio Galimbert i), det t at a per una lapide ad
ignominia , collocat a nell at rio del Palazzo Comunale di Cu-
neo in segno di imperit ura prot est a per l avvenut a scarcera-
zione del criminale nazist a.
C a n t o d e g l i u l t i m i p a r t i g i a n i
Sulla spallet t a del pont e
Le t est e degli impiccat i
Nell acqua della font e
La bava degli impiccat i.
Sul last rico del mercat o
Le unghie dei fucilat i
Sull erba secca del prat o
I dent i dei fucilat i.
Mordere l aria mordere i sassi
La nost ra carne non pi d uomini
Mordere l aria mordere i sassi
Il nost ro cuore non pi d uomini.
Ma noi s let t a negli occhi dei mort i
E sulla t erra faremo libert
Ma l hanno st ret t a i pugni dei mort i
La giust izia che si far.
Fr a nc o For t ini
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N o n p i a n g e r e
Non piangere, compagno,
se m hai t rovat o qui st eso.
Vedi, non ho pi peso
in me di sangue. Mi lagno
di quest ombra che mi sale
dal vent re pallido al cuore,
inaridit o fiore
d indifferenza mort ale.
Port ami fuori, amico,
al sole che scalda la piazza,
al vent o celest e che spazza
il mio golfo infinit o.
Concedimi la pace
dell aria; fa che io bruci
ost ia candida, brace
persa nel sonno della luce.
Lascia cos che dorma: ferment o
piano, una mit e cosa
sono, un calmo e lent o
cielo in me si riposa.
Gior gio Ba ssa ni
P e r i m o r t i d e l l a R e s i s t e n z a
Qui vivono per sempre
gli occhi che furono chiusi alla luce
perch t ut t i li avessero apert i
per sempre alla luce.
Giuse ppe Unga r e t t i
C o m p a g n i f r a t e l l i C e r v i
Set t e frat elli come set t e olmi,
alt i robust i come una piant at a.
I poet i non sanno i loro nomi,
si sono chiusi a doppia mandat a:
sul loro cuore si ammucchia la polvere
e ci vanno i pulcini a razzolare.
I libri di scuola si t appano le orecchie.
Quei set t e nomi scrit t i con il fuoco
brucerebbero le paginet t e
dove dormono imbalsamat e
le vecchie favolet t e
approvat e dal minist ero.
Ma t u mio popolo, t u che la polvere
t i scuot i di dosso
per camminare leggero,
t u che nel cuore lasci ent rare il vent o
e non t emi che sbat t ano le impost e,
piant ali nel t uo cuore
i loro nomi come set t e olmi:
Gelindo,
Ant enore,
Aldo,
Ovidio,
Ferdinando,
Agost ino,
Et t ore?
Nessuno avr un pi bel libro di st oria,
il t uo sangue sar il loro poet a
dalle vive parole,
con t e crescer
la loro leggenda
come cresce una vigna d' Emilia
aggrappat a ai suoi olmi
con i grappoli colmi
di sole.
Gia nni Roda r i
(1955)
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An n o D o m i n i M C M X LVI I
Avet e finit o di bat t ere i t amburi
A cadenza di mort e su t ut t i gli orizzont i
Diet ro le bare st ret t e alle bandiere,
di rendere piaghe e lacrime a piet
nelle cit t dist rut t e, rovina su rovina.
E pi nessuno grida: Mio Dio perch
mi hai lasciat o?. E non scorre pi lat t e
N sangue dal pet t o forat o. E ora
Che avete nascosto i cannoni fra le magnolie,
lasciat eci un giorno senz armi sopra l erba
al rumore dell acqua in moviment o,
delle foglie di canna fresche t ra i capelli
ment re abbracciamo la donna che ci ama.
Che non suoni di colpo avant i not t e
L ora del coprifuoco. Un giorno, un solo
Giorno per noi, padroni della t erra,
prima che rulli ancora l aria e il ferro
e una scheggia ci bruci in piena front e.
Sa lva t or e Qua simodo
(da: La vit a non un sogno , 1949)
Tu n o n s a i l e c o l l i n e
Tu non sai le colline
dove si sparso il sangue.
Tut t i quant i fuggimmo
t ut t i quant i get t ammo
l arma e il nome. Una donna
ci guardava fuggire.
Uno solo di noi
si ferm a pugno chiuso,
vide il cielo vuot o,
chin il capo e mor
sot t o il muro, t acendo.
Ora un cencio di sangue
e il suo nome. Una donna
ci aspet t a alle colline.
Ce sa r e Pa ve se
(9 novembre 1945)
Ai q u i n d i c i d i P i a z z a l e L o r e t o
Esposit o, Fiorani, Fogagnolo,
Casiraghi, chi siet e? Voi nomi, ombre?
Soncini, Principat o, spent e epigrafi,
voi, Del Riccio, Temolo, Vert emat i,
Gasparini? Foglie d un albero
di sangue, Galimbert i, Ragni, voi,
Bravin, Mast rodomenico, Polet t i?
O caro sangue nost ro che non sporca
la t erra, sangue che inizia la t erra
nell ora dei moschet t i. Sulle spalle
le vost re piaghe di piombo ci umiliano:
t roppo t empo pass. Ricade mort e
da bocche funebri, chiedono mort e
le bandiere st raniere sulle port e
ancora delle vost re case. Temono
da voi la mort e, credendosi vivi.
La nost ra non guardia di t rist ezza,
non veglia di lacrime alle t ombe:
la mort e non d ombra quando vit a.
Sa lva t or e Qua simodo
( Il falso e vero verde , 1949- 1955)
Al l e f r o n d e d e i s a l i c i
E come pot evamo noi cant are
con il piede st raniero sopra il cuore,
fra i mort i abbandonat i nelle piazze
sull erba dura di ghiaccio, al lament o
d agnello dei fanciulli, all urlo nero
della madre che andava incont ro al figlio
crocifisso sul palo del t elegrafo?
Alle fronde dei salici, per vot o,
anche le nost re cet re erano appese,
oscillavano lievi al t rist e vent o.
Sa lva t or e Qua simodo
( Giorno dopo giorno , 1947)
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L a R e s i s t e n z a e l a s u a l u c e
Cos giunsi ai giorni della Resist enza
senza saperne nulla se non lo st ile:
fu st ile t ut t a luce, memorabile coscienza
di sole. Non pot mai sfiorire,
neanche per un ist ant e, neanche quando
l' Europa t rem nella pi mort a vigilia.
Fuggimmo con le masserizie su un carro
da Casarsa a un villaggio perdut o
t ra rogge e vit i: ed era pura luce.
Mio frat ello part , in un mat t ino mut o
di marzo, su un t reno, clandest ino,
la pist ola in un libro: ed era pura luce.
Visse a lungo sui mont i, che albeggiavano
quasi paradisiaci nel t et ro azzurrino
del piano friulano: ed era pura luce.
Nella soffit t a del casolare mia madre
guardava sempre perdut ament e quei mont i,
gi conscia del dest ino: ed era pura luce.
Coi pochi cont adini int orno
vivevo una gloriosa vit a di perseguit at o
dagli at roci edit t i: ed era pura luce.
Venne il giorno della mort e
e della libert , il mondo mart oriat o
si riconobbe nuovo nella luce...
Quella luce era speranza di giust izia:
non sapevo quale: la Giust izia.
La luce sempre uguale ad alt ra luce.
Poi vari: da luce divent incert a alba,
un' alba che cresceva, si allargava
sopra i campi friulani, sulle rogge.
Illuminava i bracciant i che lot t avano.
Cos l' alba nascent e fu una luce
fuori dall' et ernit dello st ile...
Nella st oria la giust izia fu coscienza
d' una umana divisione di ricchezza,
e la speranza ebbe nuova luce.
Pie r Pa olo Pa solini
(da: La religione del mio t empo, Best emmia.
Tut t e le poesie, vol. I, Garzant i, Milano 1993)
R a s t r e l l a m e n t o
Lent e vengono le donne
a piangere le fughe degli uomini
dai casolari incust odit i
e t ra i capelli scarmigliat i
le mani scarne inseguono
una t ragedia inesaust a.
I bimbi nei cort ili solit ari
si lament ano lent ament e
come se cant assero; il cane
li ascolt a dimenando la coda.
Gli uomini fuggit i nei boschi
scavano le t ane
nel silenzio implacabile
covano la vendet t a.
Ulisse ( Da vide La jolo)
I l n e m i c o v i v o
Magia del buio
ghermisci lo sguardo.
Negli occhi ho le vampe
della bat t aglia perdut a.
Ai pali compagni
impiccat i.
Il nemico vivo
ancora vivo
per la vendet t a
di domani.
Ulisse ( Da vide La jolo)
Davide Lajolo, il mit ico Ulisse , comandant e della 98 Bri-
gat a, pubblic quest e due poesie sulla rivist a Voce nost ra
(numero 5, 1945), organo del Raggruppament o Divisioni d As-
salt o Garibaldi che agiva sulle colline del Monferrat o.
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P a r t i g i a
Dove siet e, part igia di t ut t e le valli,
Tarzan, Riccio, Sparviero, Saet t a, Ulisse?
Molt i dormono in t ombe decorose,
Quelli che rest ano hanno i capelli bianchi
E raccont ano ai figli dei figli
Come, al t empo remot o delle cert ezze,
Hanno rot t o l assedio dei t edeschi
L dove adesso sale la seggiovia.
Alcuni comprano e vendono t erreni
Alt ri rosicchiano la pensione dell Inps
O si raggrinzano negli ent i locali.
In piedi, vecchi: per noi non c' congedo.
Rit roviamoci. Rit orniamo in mont agna,
Lent i, ansant i, con le ginocchia legat e,
Con molt i inverni nel filo della schiena.
S h e m
Voi che vivet e sicuri
Nelle vost re t iepide case,
Voi che t rovat e t ornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerat e se quest o un uomo,
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lot t a per mezzo pane
Che muore per un s o per un no.
Considerat e se quest a una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza pi forza di ricordare
Vuot i gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d' inverno.
Medit at e che quest o st at o:
Vi comando quest e parole.
Scolpit ele nel vost ro cuore
St ando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripet et ele ai vost ri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malat t ia vi impedisca,
I vost ri nat i t orcano il viso da voi.
10 gennaio 1946
Pr imo Le vi
(da: Ad ora incert a [ ma anche l epigrafe
che apre Se quest o un uomo] )
Al a d i n o .
L a m e n t o s u m i o f i g l i o m o r t o
[ ...]
Quant o pot durare il t uo mart irio
nelle sinist re fosse Ardeat ine
per mano del carnefice t edesco
ubbriaco di ferocia e di vilt ?
Come il lungo calvario di Ges
seviziat o deriso e sput acchiat o
nel suo ansante sudor di sangue e d anima
fosse durat o, o un ora o un sol minut o;
fu un t ale peso pel t uo cuore umano,
che avrai soffert o, o figlio, e conosciut o
t ut t o il dolor del mondo in quel minut o.
Non fu un sogno. E pareva di sognare.
La cit t , la campagna e t ut t o il mondo
era in preda al t errore e al t radiment o.
L incubo dent ro l incubo: era quest o
il pi t erribile e infernal t orment o.
La not t e int era si invocava il giorno;
e il giorno era pi t orvo della not t e.
Un passant e pot eva, nel soffiarvi
il suo fiat o serpino dent ro il collo,
gridarvi a bruciapelo: Mani in alt o!.
Vi aspet t ava la cella della mort e,
le barbare t ort ure e l assassinio.
Fu cos orrenda la realt del sangue
nel risveglio, che ancor vorrei sognare;
e nel colmo dell incubo nell incubo
del pi folle t errore ancor t remare.
Cor r a do Govoni
(da: Aladino. Lament o
su mio figlio mort o,
1946)
Il pendio del sent iero ci sar duro,
Ci sar duro il giaciglio, duro il pane.
Ci guarderemo senza riconoscerci,
Diffident i l' uno dell alt ro, queruli, ombrosi.
Come allora, st aremo di sent inella
Perch nell' alba non ci sorprenda il nemico.
Quale nemico? Ognuno nemico di ognuno,
Spaccat o ognuno dalla sua propria front iera,
La mano dest ra nemica della sinist ra.
In piedi vecchi, nemici di voi st essi:
La nost ra guerra non e mai finit a.
23 luglio 1981
Pr imo Le vi
(da: Ad ora incert a)
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C o m b a t t i m e n t o
Ululano i mont i
in mezzo alla bat t aglia,
sibilano selve
agit ando braccia di fuoco.
Tu t aci,
cuore,
t i comprimi sull arma.
Tu sei silenzioso,
sangue,
corri sulla t erra
e t i seguono gli occhi dei morent i
ment re da loro t i allont ani.
Forse solt ant o qualche donna
alt rove
sent e in s la t ua voce
all improvviso.
Disperat ament e
gridi in seno a t ua madre
e in seno a Dio,
sangue silenzioso.
Ele na Bono
Ep i t a f f i p a r t i g i a n i
Il Principino
Varzi Michele det t o Il Principino.
Aveva un anello d oro,
lo sapeva far brillare con gest i da signore.
Lo lasciarono t re giorni
inchiodat o a quella port a
col capo penzoloni
lui che piaceva alle ragazze,
che sapeva far brillare
un filo d oro con gest i da signore.
Sicilia
Di Sicilia non sa il nome nessuno.
Taceva sempre
per non far ridere della parlat a.
Con la faccia spaccat a
non volle dire dov era il Comando.
- E pazienza disse quando lo misero al muro.
P e r Lu ig in a C o m o t t o , s a v o n e s e
Fucilat a a set t ant ' anni.
Il t uo mucchiet t o d' ossa insanguinat e.
Per salvare quei giovani
non hai rinunciat o alla vit a
ma alla t ua mort e
la dolce mort e da t ant o t empo aspet t at a.
Un giorno doveva venire
col velo nero
ed il viso di cera
della Donna dei Set t e Dolori
e sedert isi accant o
sospirando e pregando insieme,
la buona mort e odorosa d' incenso
nella st anzet t a ordinat a
t ut t o uno specchio
in un brillio di candele,
i garofani sparsi sul let t o
e le vicine int orno
a recit are il rosario
con t int innio di corone,
ora l' una ora l' alt ra che dice
asciugandosi gli occhi:
- Com' rimast a bene,
pare quand' era ragazza.-
Quest ' alt ra mort e t u
non la conosci,
la st rana mort e col casco d' acciaio
e la best emmia fra i dent i,
il furgone cellulare
coll' urlo della sirena,
il poligono di t iro,
in fondo l il muro;
t u non sai come met t ert i
che cosa fare
se puoi aggiust art i le vest i
fart i un segno di croce.
Troppo t ardi quest e cose per impararle,
e che diranno le t ue vicine,
morire una mort e cos
da scomunicat i.
Eppure anche Nost ro Signore
qualche donna l' ha avut a sot t o la croce.
Oh Madre dei Set t e Dolori
morire una mort e cos
t ut t a diversa.
Ma non vorrest i sbagliare.
Con un dit o t remant e
sfiori la manica del graduat o,
che per favore scusi
che cosa bisogna fare.
- Tu nient e. Solt ant o morire, -
ride il casco d' acciaio.
E ride il plot one allineat o.
Luigina Comot t o, set t ant enne, fucilat a per non aver volut o rive-
lare nulla sugli at t ent at ori del prefet t o repubblichino di Savona.
Sono vecchia disse da ult imo e non servo pi a nient e.
Invece i giovani che cercat e servono a qualcosa, e non sar io
a darveli. Fat e quel che volet e .