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Malgrado i miei sforzi, non riesco a capacitarmi della mancanza totale dii gratitudine che

impronta le relazioni all'interno delle universit. Che ci siano donne o "maschi illuminati"
sulla via del gender, restano comunit- o, per meglio dire, clan - maschili, in cui
l'autoreferenzialit e il compiacimento narcisistico vanno a discapito di quell'autenticit
delle relazioni cui, grazie alla lezione di Carla Lonzi e di altre, ho imparato a tendere. E a
questo punto me ne tiro fuori, mi sottraggo, non sono interessata a ricevere convalide da
parte di un'istituzione scarnificata e di maschere mortuarie preoccupate soltanto di salvare
se stesse.
saltabeccare a cuor leggero

.Le comunit di uomini, la solidariet che si instaura, profondamente escludente per le
donne. questo perch l'universit un'istituzione profondamente sessuata, che al tempo
stesso, per, pretende che ci si metta in essa tutt@ se stess@, in termini di impegno, ma
anche di investimento emotivo. Questo per le donne genera un corto circuito molto difficile
da sopportare.
on c' nessuna diversit e il punto mi sembra questo: la presenza delle donne negli atenei
ha veramente fatto la differenza? O piuttosto e avvenuta solo la neutralizzazione del
conflitto?