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I "giovani a rischio" : il cane di Pavlov e la pedagogia carceraria

Quella che ci ostiniamo ancora a chiamare prigione, ...in realt non che un territorio chiuso o
riserva di minoranze destinato a ingrandirsi in questa nostra era di omologazione totale
Goliarda Sapienza
Mentre guardavo l'ultima puntata di Tv Talk sono sobbalzata letteralmente dalla sedia per la notizia
dell'arrivo in Italia del docu-reality Beyond Scared Straight; i dodici episodi della serie stanno
andando in onda sul canale Sky CI Crime+Investigation, con il titolo di Giovani a rischio e la
presenza in studio della giornalista Luisella Costamagna.
Per capire di cosa si tratti, dobbiamo fare un bel passo indietro, tornare al 1978 e al film
documentario Scared Straight!, prodotto da Arnold Shapiro: vincitore del Premio Oscar, il
documentario, attraverso la voce narrante di Peter Falk, narrava le 24 h di "viaggio" in carcere di un
gruppo di giovani "devianti", condotti nella Rahway State Prison con lo scopo precipuo di essere
spaventati dai detenuti e dalla realt carceraria. L'idea di fondo era che tale esperienza avrebbe
dovuto fungere da deterrente per il futuro, affinch quei ragazzi non cadessero pi in errore
cedendo al crimine. Venti anni pi tardi fu girato un sequel del documentario in cui venivano
illustrati i benefici nel lungo periodo di quell'esperimento pioneristico: sui 17 ragazzini condotti in
carcere, solo uno era divenuto un criminale, mentre gli altri si erano reinseriti perfettamente nella
societ. Nel frattempo, quell'esperimento semplice e a basso costo si era venuto accreditando in
molti Stati federali come strumento di politica pubblica, nei programmi di prevenzione e contrasto
alla delinquenza giovanile.
nel solco dell'evoluzione di questo programma correttivo che si situa la nascita del format tv
prodotto dallo stesso Shapiro e ora approdato sul canale di Sky.
Nel primo episodio, introducendo la "visita" dei ragazzi a 52 detenuti in attesa di esecuzione in una
prigione della North Caroline, una Luisella Costamagna tutta-di-bianco-vestita ci mette in guardia:
Se nemmeno questo percorso traumatico riuscir a cambiarli, allora vuol dire che questi ragazzi
sono davvero perduti. Ed il senso di tutto ci, come ricorda dalla poltrona di Tv Talk, che li si
porta in carcere un giorno per tenerceli lontani tutta la vita. Un rituale di purificazione, uno
scendere nell'abisso per poi inevitabilmente risalire, insomma.
Anime pie. Peccato, si lamenta la giornalista, che un programma sociale di questa stregua non abbia
trovato la meritata collocazione sulle reti generaliste. E meno male, aggiungo io. Gi, perch questa
tecnologia di riabilitazione, malgrado l'eco mediatica di cui ha goduto e continua a godere, nella
realt non si rivelata cos miracolosa. E questo lo sostiene non un manipolo pericoloso di
anarchici libertari, ma un nutrito gruppo di studiosi di politiche sociali, che hanno evidenziato come
questo genere di programmi di prevenzione non solo produce risultati del tutto insufficienti, ma anzi
pu avere un impatto dannoso e controproducente rispetto agli obiettivi di partenza
http://www.soc.umn.edu/~uggen/Petrosino_Annals_03.pdf.
Inoltre mi ha particolarmente stupita la composizione caleidoscopica del gruppo di giovani coinvolti
in questo programma di visita al carcere: sono finiti in questo esperimento, infatti, ragazzi fermati
per piccolo spaccio o che assumono stupefacenti, giovani che prendono qualche sbronza al fine
settimana; ma pure ragazzi rei di assenze ingiustificate alla scuola dell'obbligo e, addirittura, due
ragazze "colpevoli" di trovarsi ignare nel momento e nel luogo sbagliati ad assistere a un
omicidio!!! Affidandosi a criteri duttili e sommari, si includono, dunque, tutti coloro entro i quali si
scorga una virtualit di devianza; d'altra parte, la stessa categoria di "rischio", impiegata nella
versione italiana del programma, in grado di restituirci l'arbitrariet di fondo nello stabilire chi
necessiti di questo programma riabilitativo e chi no.
Dallo studio di Tv Talk, invece, si guardava con entusiasmo a questo programma e con un certo
disappunto si constatava come i minori in Italia siano pi "coccolati" rispetto agli Stati Uniti. Dal
canto suo, Carlo Freccero affermava la necessit dell'educazione del cane di Pavlov come ultimo
baluardo contro il degrado della societ americana, "l'assenza di libero arbitrio" e di "senso della
morale" dilaganti. In tutta questa giaculatoria moralizzatrice mi sarei aspettata che un uomo
intelligente e avvertito come lui rilevasse un punto essenziale per la decostruzione del format tv e
del programma politico di (s)fondo. Ossia, manca un'analisi dei meccanismi di potere che sono alla
base della macchina di produzione della devianza, n vi la consapevolezza, come prevedibile,
della avvenuta trasformazione dello stato sociale in Stato penale -con la conseguente
criminalizzazione della miseria- che la cifra del Neoliberismo. Ma tant': la prigione resta per tutti
questi signori -per dirla con il buon Foucault- macchina per riformare gli spiriti e luogo di
"educazione totale", laddove la scuola evidentemente non riesce fino in fondo.
Siamo passati-ironia della sorte- dai propositi di descolarizzazione a quelli di carcerizzazione della
societ, e con essa del sistema educativo e formativo! Mi ha colpito che Freccero, nel tentativo di
apparentare Usa e Italia nella comune situazione di degrado, evocasse la vicenda di "bullismo" e del
famigerato video venuta alla ribalta in questi giorni. O meglio, mi ha colpito che lo dicesse lui,
perch lo Stato paternal-penitenziario neoliberale gi realt in Italia. Non mi riferisco qui- o
almeno non soltanto- alla situazione tragica e disumana delle carceri o all'avvio del primo carcere
privato a Bolzano (della serie grazie Mario Monti, eh), quanto al consolidarsi pi generale del
paradigma della prigione nel senso comune. Un successo non privo di aspetti paradossali.
Il primo che la scuola, se da un lato viene smantellata dai tagli draconiani e dalle scellerate
riforme, dall'altro chiamata ad affermarsi sempre pi come agente di disciplinamento. Dunque via
libera a strette repressive, a voti in condotta, a Presidi tignosi che adottino misure e provvedimenti
sempre pi stringenti. Nel mirino sono tutte le forme di dissenso o eccedenza, nonch le forme di
convivialit e aggregazione dei ragazzi, costretti a esperire la vita a scuola in maniera sempre pi
alienante.
Il secondo paradosso risiede nel "doppio binario" che connota le rappresentazioni dominanti dei
"minori". Pensiamo ai media: se gli under 18 vengono in rilievo in vicende attinenti la sessualit
vengono naturaliter non considerati soggetti pienamente consapevoli, espunti della loro agentivit e
tratteggiati come violati nella loro innocenza a prescindere (a parte qualche scivolata con l'impiego
indiscriminato di termini ambigui come "Lolita" e "Ninfetta"). Quando invece vengono in rilievo in
vicende legate ad atti di violenza come in questi giorni, nessuno sconto: si chiede il carcere, il
castigo esemplare o, quantomeno, che "si prenda la violenta per i capelli e la si costringa a guardare
all'infinito il video di cui si resa protagonista", come chiede un articolo di Libero (perch poi?
Riproporre di continuo quei fotogrammi quanto di pi controproduttivo possa esistere se
l'obiettivo il dissuadere dalla violenza). Quando a rendersi protagonista di atti di violenza una
donna, come in questi giorni, assistiamo poi anche a una singolare declinazione in chiave di genere:
eh s, perch chi ha picchiato senza piet una specie di virago in tuta e scarpe da ginnastica,
inviperita perch il ragazzino che le piaceva aveva scelto- a ragione, si sembra suggerire- di
frequentare colei che ha subito la violenza, che invece bella e dolce (perch certo, fosse stata
brutta e col caratteraccio sarebbe stato pi tollerabile!).
Se c' un punto che accomuna questa vicenda al format tv da cui sono partita non quello indicato
da Freccero, quanto il fatto che in entrambi prevalga un'analisi piuttosto banalizzante dei contesti in
cui si genera la violenza, per far luce unicamente sul singolo caso personale, sulla singola vicenda
individuale.
Un'utile chiave di lettura, invece, per interpretare e decifrare i fenomeni di "bullismo" (sic) e
violenza personalmente me l'ha fornita Il Risentimento di Ren Girard con il suo principio del
desiderio mimetico, del <<desiderio come desiderio dell'altro>>, che a un tempo nostro modello e
nostro rivale perch vorremmo prendere il suo posto ed essere quello che lui . in questa
condizione che si annidano la deriva della violenza e le radici profonde dei disturbi alimentari, cos
spaventosamente diffusi proprio tra le giovani.
Detto questo, invece di andare perennemente a caccia di mostri, mette conto riflettere su come,
sempre di pi al tempo del neoliberismo, il risentimento colonizzi le nostre vite, il nostro
immaginario e la societ nel suo complesso.

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