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Stalin e il Patriarca

Scritto da Giuseppe Iannello


Domenica 29 Gennaio 2012 12:22 - Ultimo aggiornamento Domenica 27 Maggio 2012 22:51
STALIN E IL PATRIARCA
La Chiesa ortodossa e il potere sovietico
di Adriano Roccucci

pagg.509, euro 36.00
Eianudi Editore

Non possibile separare la storia della Chiesa russa dalla storia della Russia [] Come
l'ortodossia uno dei fattori pi importanti nella storia della Russia, cos anche i destini della
Russia determinano il destino dell'ortodossia russa (Aleksandr meman, 1954).

Il libro di Adriano Roccucci si pu leggere alla luce di questa affermazione che le vicende
raccontate, dopo scrupolosa ricerca storica, non fanno altro che confermare.

Dal 1917 al 1958 la storia dei rapporti tra Chiesa ortodossa e potere sovietico la storia stessa
della Russia. Per questo il testo dello studioso italiano quanto mai interessante, le sue pagine
costruite sulla base di documenti di archivio mai studiati prima, sono una rivisitazione degli anni
del bolscevismo e dello stalinismo attraverso la lente di una relazione ideologicamente
impossibile, ma nei fatti molto pi complessa di quanto si possa pensare.


Dalla caduta di Nicola II alla morte di Stalin, fino alle nuove persecuzioni sotto Chruv, la
Chiesa russa costretta a ripensarsi radicalmente, sotto la pressione di eventi epocali. Dal
disorientamento per la scomparsa del ruolo catalizzante dello zar, difensore e protettore
dell'ortodossia, al ritorno, dopo duecento anni di assenza, del patriarcato, definito non a caso un
incontro con il futuro alle porte. Minacciata ogni momento di annientamento, la scelta a favore
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del patriarcato nel Concilio del 1917 si riveler provvidenziale; il nuovo patriarca non incarner
soltanto un ritorno alla tradizione, colonna portante dell'ortodossia, ma anche l'unit visibile
della Chiesa, il punto di riferimento dei fedeli e al tempo stesso l'interlocutore del potere civile.
Una tecnica infatti adottata dai bolscevichi (Trockij ne fu uno dei principali sostenitori) per
sbarazzarsi della Chiesa, fu quella di sostenere le divisioni al suo interno: rinnovatori,
iosifiliani, gregoriani, jaroslaviani, furono tutte correnti che a vario titolo vennero alimentate
per screditare dall'interno clero e gerarchia.

Colpire l'autorit del patriarcato, e di altri metropoliti, era lo scopo primario del lavoro dietro le
quinte delle varie polizie segrete, molto pi efficace di qualsiasi propaganda antireligiosa.
Nonostante tutto, alla morte del primo patriarca russo, Tichon, fu evidente che quell'autorit
ancora resisteva; si calcola che in pi di trecentomila presero parte ai funerali del prelato a
Mosca nell'aprile del 1925, tra cui 56 vescovi e pi di 500 preti. E per questo fu deciso di non
permettere l'elezione di un successore.


Il Patriarca Tichon

Decapitata ai vertici, squarciata ma non piegata dalle divisioni, la Chiesa russa dimostra grande
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vitalit ancora nel suo terreno storico, quello rurale. Campagna e Chiesa erano entrati nei
secoli in una simbiosi per molti aspetti estranea all'occidente. Il contadino russo, il muzik non
un clericale, non idealizza e non affatto sottomesso al pope del villaggio, ma al contempo la
chiesa, con le sue mura le sue icone le sue liturgie, rimane centrale nel suo universo. Nel 1929 i
risultati di un censimento, che rimangono segreti, sono sorprendenti: l'80% della popolazione
sovietica si dichiara credente. I bolscevichi erano nati e rimanevano un partito squisitamente
urbano, ignorante della realt delle campagne. La collettivizzazione delle campagne negli anni
successivi porr fine ad una civilt secolare, la Russia si trasformer (non diversamente da altri
stati moderni), in brevissimo tempo, da societ prevalentemente rurale a societ urbanizzata.
La lotta contro il
kulak
, il contadino ricco, sar, direttamente o indirettamente, la lotta contro il pope; l'accetta della
repressione il pi delle volte non far distinzione. Nel censimento del '37 tuttavia, rimane sopra
il 50% la popolazione che si dichiara ufficialmente credente. Il Grande Terrore del biennio 37-38
liquider tra gli altri decine di migliaia di religiosi e la Chiesa istituzione verr ridotta ai minimi
termini. E' l'alba della Seconda guerra mondiale...

Nella prospettiva persecutore-perseguitato, si pu pensare che quest'ultimo approfitti della
difficolt dell'oppressore per schierarsi con i suoi nemici. Niente di pi lontano dalla storia della
Chiesa russa, che all'indomani dell'invasione tedesca chiama i credenti alla difesa della patria,
pur non nominando mai il governo e l'Unione Sovietica. Impensabile un'altra opzione che non
fosse quella di condividere il destino del proprio gregge. Il messaggio del metropolita Sergij, lo
cum tenens
del trono patriarcale vacante, inviato alle parrocchie il 22 giugno 1941, seguito da molte altre
lettere dello stesso tono, eloquente di una scelta senza tentennamenti; nei giorni tragici della
prova la Chiesa torna/rimane punto di riferimento per molti; la notte di Pasqua del 1943 le
chiese sono straripanti, le autorit osservano e non ostacolano. E' in questo clima che in
un'altra notte, quella tra il 4 e 5 settembre dello stesso anno Stalin convoca al Cremlino il
metropolita di Mosca e Kolomna, Sergij, il metropolita Aleksij di Leningrado e Novgorod e Gali
Nikolaj, metropolita di Kiev. Si dice pronto a venire incontro alle esigenze che gli verranno
manifestate, fa le sue offerte. Quella notte rinasce il patriarcato di Mosca, inizia una fase
totalmente nuova per la Chiesa, che ottiene una sorta di libert vigilata.


Georgij Karpov

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Il compito di curare relazioni Stato-Chiesa viene affidato al Consiglio per gli affari della Chiesa
ortodossa, al cui vertice viene posto Georgij G. Karpov, l'uomo che per quasi due decenni
medier tra spinte opposte, anche all'interno stesso dei vertici sovietici. La svolta pro-chiesa
infatti non capita e condivisa da chi fino al giorno prima sapeva che essa era un residuo del
passato la cui fine andava accelerata. Vengono accolte molte richieste di riapertura di chiese,
ma molte vengono respinte e non di rado capita che ne vengano chiuse altre, soprattutto quelle
aperte nelle zone occupate dal nemico durante la guerra.

Fino al 1958 la Chiesa vedr una progressiva rinascita. Nasce un clero nuovo, giovani, in grado
di adattarsi con maggiore facilit alla realt sovietica in cui sono cresciuti fin da piccoli. Il
patriarcato di Mosca riacquista anche prestigio internazionale e diventa per questo una carta da
giocare oltreconfine, specialmente nei paesi a prevalenza ortodossa La svolta di Stalin fu
dettata probabilmente da un lungimirante pragmatismo: la Chiesa Ortodossa Russa poteva
servire per acquisire consenso e fare da contraltare all'uso delle chiese fatto in occidente in
chiave anticomunista, in primis della Chiesa Cattolica di Roma.

La gerarchia ortodossa ne cosciente e sa di dover stare in equilibrio tra fedelt alla sua
natura, al suo mandato evangelico e il ritorno alle persecuzioni dirette e violente. Il
compromesso divenne una questione vitale, lo era stato anche nei decenni precedenti, a costo
di condannarsi alla vergogna del mendace; emblematica in tal senso la dichiarazione fatta da
Sergij davanti alla stampa straniera nel 1930 : la Chiesa ortodossa non perseguitata dal
governo sovietico; una dichiarazione di falsit per tentare di salvare il salvabile, che genera
sconcerto. I patriarchi Tichon, Sergij, Aleksij furono tuttavia guide autorevoli che godettero di
grande stima tra i fedeli, giganti che seppero umiliarsi, anche davanti al proprio gregge.
Testimoni pronti ad essere considerati infedeli al proprio mandato, pur di salvare la Chiesa.

Impedita a svolgere qualsiasi attivit esterna, la Chiesa ortodossa si appigli ad un'altra
colonna portante della sua identit: la divina Liturgia, intesa non come mero rito ma come luogo
che rende visibile la presenza di Dio come bellezza. La Liturgia fu lo spazio vitale del credente
che in una realt apertamente ostile come quella sovietica divenne luogo totalmente altro, icona
di una fede che non pu essere proclamata, annunciata.

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Scritto da Giuseppe Iannello
Domenica 29 Gennaio 2012 12:22 - Ultimo aggiornamento Domenica 27 Maggio 2012 22:51
Il Patriarca Aleksij Non a caso il Metropolita Nikodim, gi responsabile delle relazioni esterni del patriarcato, ebbe a dire ad un interlocutore straniero: Voi pensate che facciamo troppi compromessi? Ebbene se ci chiuderanno tutte le chiese, se ci impediranno tutti gli assembramenti, se ci smantelleranno tutte le strutture, tutto questo lo accetter. Chieder soltanto un'unica cosa: che ci lascino celebrare l'ultima divina Liturgia... Perch, anche se non sussiste pi niente, sono certo che da questa unica, ultima divina Liturgia, tutto potr risorgere. Per il resto non voglio oppormi e contrastare: la storia ci dir se questo debolezza o se , invece, fede fino alle ultime conseguenze Lo stato di salute della Chiesa post-sovietica oggi la risposta pi eloquente a quella domanda. Prestigio e autorit sono cresciuti in maniera esponenziale pur tra tante problematiche ancora non risolte... Ma questa un'altra storia che Roccucci non ci pu raccontare, la sua analisi si ferma al 1958, un anno che segna l'inizio di una nuova offensiva antireligiosa. La gestione Chruv sbarazzatasi dell'eredit pesante di Stalin, si sbarazza anche della sua politica religiosa. Si torna a chiudere le chiese... Il libro di Roccucci molto di pi di quello che abbiamo qui brevemente accennato. E' un tentativo di capire e di spiegare realt facilmente travisabili non solo perch complesse, ma perch appartenenti ad una tradizione, quella orientale e russa in particolare, che il lettore occidentale fa fatica a comprendere perch assenti o quasi scomparse dal proprio orizzonte. Ad esempio il monachesimo, che invece ancora oggi l'anima dell'ortodossia, una sorta di serbatoio spirituale, che alimenta gerarchia e popolo. I vescovi sono tutti monaci e i monasteri sono meta di ogni ricerca spirituale. Stalin e il Patriarca un'opera fondamentale per studiosi e semplici curiosi, una rarit ci fa piacere affermarlo - nel triste e scialbo panorama della nostra editoria che si occupa di Russia. Giuseppe Iannello
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