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MARIO GABRIELI

dellistituto Universitario Orientale di Napoli


Le letterature
della Scandinavia
Danese, Norvegese, Svedese, Islandese
Nuova edizione aggiornata
SANSONI - ACCADEMIA
esem pl ar e f uor i c o mmer c i o
PIER LA DSSTRtBUZlONE
Prefazione
Questa seconda edizione della Storia delle letterature della
Scandinavia, bench interamente rielaborata e ampliata, resta,
nelle linee essenziali, aderente al disegno tracciato dieci anni
fa, inteso a cogliere le caratteristiche dominanti dello svolgi
mento letterario dei paesi nordici e a facilitare Vinquadramento
e la diretta lettura dei testi pi originali e significativi.
Mentre nel Nord si scrivono ancora oggi storie letterarie
dei singoli paesi facendo gelosamente coincidere i confini cul
turali con i confini politici1, lo straniero pi incline a rile
vare i tratti d'una comune eredit scandinava, senza perci
chiudere gli occhi sulle differenze reali, che Vaffinit linguistica
sembra dissimulare. Incontestabile appare infatti sin dai pri
mordi Vunit culturale e linguistica (un*ininterrotta catena di
transizioni dialettali lega insieme le diverse parlate; e in certi
periodi storici solo questione di adattamenti fonetici e mor
fologici) di questi popoli germanici: danesi svedesi norvegesi
al centro, islandesi e altri gruppi minori alla periferia, non
smentita n da particolarit locali n da divergenti fattori sto
rico-geografici.
L'antica letteratura norrena, fissata per iscritto fra il XI I
e XI V secolo, ha certo connotati formali e sostanziali che non
ne consentono Vascrizione in blocco a tutta la Scandinavia;
ma indizi e documenti anteriori e coevi (epigrafici, archeologici
storici) e, pi ancora, Vinoppugnabile testimonianza d'una po
steriore tradizione nordica la cui eco non ancor oggi spenta,
comprovano>Vesistenza dun comune fondo culturale, di certe
1Non vanno per taciute le singole voci di implicito dissenso (p. es.
P. Rubow, Herman Bang og fiere kritiske studier, Kobenhavn, 1958,
p. 64) o, sul piano pratico, gli sconfinamenti da una letteratura allaltra
(p. es. gli studi dello svedese Knut Ahnlund sullopera narrativa del
danese H. Pontoppidan, 1956, o del danese Aage Kabell sullopera del
norvegese Wergeland, 1956-57).
6 Le letterature della Scandinavia
caratteristiche generali e profonde, che l'esattezza di distin
zioni filologiche non valsa a smentire. Cosi parallelismi e
strette interdipendenze presenta sia la tarda evangelizzazione
del Nord, mediatrice d'un nuovo credo religioso, di nuove isti
tuzioni civili, di nuova letteratura e arte, sia la storia della
Riforma protestante che attraverso le sue dirette filiazioni
pietismo e illuminismo imprime per secoli a tutta la
cultura scandinava un comune segno, ulteriormente approfon
dito dal Romanticismo del secolo XI X \
D'altra parte Vunit del tema non esclude la pluralit delle
variazioni; e di queste si fatta menzione nel corso del pre
sente lavoro, incentrato si sulle figure e opere artisticamente
pi significative, ma inteso anche a rilevare nomi e fatti che
indichino caratteristiche locali.
Intravista alla lontana dietro le maggiori letterature, fran
cese inglese e soprattutto tedesca, la scandinava apparsa sul
nostro orizzonte critico solo tardi, se si pensa che gi del
preromanticismo europeo il nordico fu, accanto a Ossian,
una componente non trascurabile (scarsa o indiretta cono
scenza ne ebbero, nell'insieme, sia i letterati e i viaggiatori ita
liani che fra il Sei e il Settecento visitarono il Nord: il Negri
il Magalotti il Michelessi VAcerbi; sia, in epoca pi recente,
studiosi di professione a germanisti dal De Gubernatis al Fa
rinelli e al Manacorda). Per riparare appunto a questo ritardo
si tracciato il presente disegno storico, indubbiamente sche
matico e succinto, eppure forse non inutile se servir a dare
un'idea dell'evoluzione letteraria dei popoli nordici attraverso
l'esame dei pi grandi scrittori e poeti, molti dei quali ancora
ignoti alla media cultura italiana o soltanto noti in giudizi
stranieri.
Da ultimo una parola di chiarimento sulla bibliografia posta
in fondo al testo, a integrazione delle note a pi di pagina.
Questa bibliografia vuol essere soltanto di guida al lettore ita
liano, indicandogli in base a un criterio ovviamente sog
gettivo ma forse non perci sempre arbitrario le principali
opere di consultazione su ogni singolo argomento. Rinunciando
di proposito a travasare da repertori cataloghi e periodici
specialistici, intere sfilze di titoli (che oltre tutto non avreb
bero senso, data la situazione attuale degli studi nordici da
1 Chi vuole rendersene conto legga certe pagine dellautobiografia del
danese H. Pontoppidan, Undervejs til mig selv, 1943 (il cap. intitolato
Drenger).
noi), si sempre fatto preciso riferimento bibliografico n
citare determinati giudizi critici, nei quali confluissero i risul
tati di studi precedenti, o che si segnalassero per propria
originalit.
M. G.
Roma 1969
Prefazione 7
ABBREVI AZI ONI PI FREQUENTI
Skjald (F. Jnsson, Den norsk-islanske Skjaldedigtning Kobenhavn-
Kristiania 4 voli., 1908-1915).
Skald (E. A. Kock, Den norsk-islndska skaldediktningen, Lund, 2 voli.,
1946-49).
N.N. (E. A. Kock, Notationes Norrcence, Lund, 5 voli., 1923-24).
Litt. hist. (F. Jnsson, Den norsk-islandske Litteraturs-histore Koben-
havn, 3 voli., 1920-1924 2).
Altn. Litg. (Jan de Vries, Altnordische Literaturgeschichte Berlin-Leipzig,
2 voli. 1941-42; 2aed. 1962-67).
Altg. D. (A. Heusler, Altgermanische Dzcbtung, Potsdam, 1941 2).
Edda Snorra (ed. critica islandese delTEdda di Snorri a cura di F.
Jnsson, Kobenhavn, 1931).
t. f. (Islenzk fornrit, ed. critica delle Saghe islandesi in corso di pubbl.
a cura del Fomritaflag di Reykjavik, 1933 sgg.).
I singoli carmi dellEdda poetica sono citati sia nelled. di F. Jnsson
(Kobenhavn 1932) sia nelTed. del Neckel (Heidelberg, 1926).
ANF (Arkiv for nor disk filologi, Lund, 1883 sgg.).
AaNO (Aarboger for Nordisk Oldkyndighed, Kobenhavn, 1866 sgg.).
Edda (Nordisk tidskrift for litteraturforskningyOslo 1914 sgg.).
APhs (Acta philologica scandinavica, Kobenhavn, 1926 sgg.).
BLM (Bonniers Litterra MagasinyStockholm, 1932 sgg.).
MM (Maal og Minne, Oslo, 1909 sgg.).
N.K. (Nordisk Kultur, v. bibliografia).
OoB (Ord och Bild, Stockholm, 1892 sgg.).
PBB (Paul und Braunes Beitrge tur Geschichte der deutschen Sprche
und Literatur, Halle, 1874 sgg.).
SUGNL (Samfundet HI Udgivelse af gammel nordisk Literatur, Koben-
havn, 1879 sgg.).
ZDA (Zeitschrift fr deutsches Altertum Leipzig-Berlin, 1841 sgg.),
ZDPh (Zeitschrift fur deutscbe Philologie, Halle, 1868 sgg.).
Capitolo primo
Medioevo pagano e cristiano
l ed d a po e t i c a e l ed d a p r o s a s t i c a ,
LA POESI A SCALDI CA, LE SAGHE
La storia delPantica letteratura dei popoli della Scandi
navia ( terra classica del germanesimo secondo la nota
definizione di J . Grimm) sidentifica in larga misura con la
storia della civilt germanica nella lenta fase della conversione
al cristianesimo; anzi ne costituisce il documento comparati
vamente pi vetusto e pi insigne per copia e valore di dati,
anzitutto intorno alla poesia, alla religione, al diritto.
noto che della propria civilt letteraria le stirpi germa
niche non ci hanno tramandato alcun documento redatto in
et pagana, che le iscrizioni runiche vera criptografia sim-
bolico-magica di stretto impiego epigrafico, per pi secoli testi
moniata attraverso una serie di diverse fasi storiche
hanno, aldil dei controversi problemi dorigine e dinterpreta
zione, ben scarso pregio darte.
Quanto a noi giunto passato tutto al filtro del cri
stianesimo.
Fu la missione cristiana a render possibile, con linsegna
mento del nuovo, la conservazione sia pur parziale dellantico,
operando dovunque una rivoluzione anche civile, letteraria e
artistica che tra il quarto e lundicesimo secolo, non certo paci
ficamente, conquist tutti i germani (dai goti di Ulfila ai
nordici) del centro e della periferia europea. Mentre per quelli
pi vicini a Roma modificarono presto o persero senzaltro la
propria fisionomia culturale e in qualche caso anche linguistica,
il Nord scandinavo (anzitutto lIslanda e la Norvegia), serb
invece pi a lungo i monumenti e le vestigia duna tradizione
spirituale che in varia misura fu comunemente germanica.
Fattori geografici (mille chilometri separano l isola atlan
tica dal pi vicino lembo del continente europeo), politici, so
ciali e religiosi (assenza dun potere regio accentra tore e alleato
10
Le letterature della Scandinavia
della chiesa, conversione a opera di missionari dorigine germa
nica) ritardarono qui la vittoriosa diffusione del verbo cristiano
e della cultura della Romania, preservando forme autoctone
di costume sociale e darte altrove scomparse e assai vagamente
testimoniate persino in terre confinanti come Svezia e Da
nimarca.
Non diversamente da quella di altri popoli, lantica lette
ratura nordica fiori dunque per secoli in anonima tradizione
orale e giunse solo tardi a quella forma scritta nella quale ci
dato oggi conoscerla. Che su basi congetturali e con laiuto di
scienze ausiliarie si sia tentato di risalire indietro nel tempo
e di far luce su tale sfuggente tradizione, ben comprensibile,
soprattutto da parte di chi (tedeschi, svedesi, danesi) nella
propria lingua quasi nulla ha da porre accanto al cospicuo
patrimonio letterario* superstite norvego-islandese o norreno1
come per dotta consuetudine si suole chiamarlo.
Si voluto vedere nelle iscrizioni runiche in prosa a ca
denza ritmica allitterante che caratterizza i primordi della civil
t di molti popoli, come in verso eddico e scaldico tracce
duna poesia epico-mitico-magica anteriore a quella a noi nota
dellet vichinga; tracce di una poesia che, sul piano culturale,
dovrebbe fungere da anello mancante nella catena che salda
cronologicamente let vichinga alla precedente et delle grandi
migrazioni dei popoli.
Ora non forse inutile precisare che lesistenza di tale
poesia ovviamente poggia su una ipotesi giustificata certo
dalla maturit dei caratteri esterni e interni con i quali si pre
sentano le pi antiche fonti scritte e che il divario quali
tativo fra poesia runica da una parte e poesia eddico-scal-
dica dallaltra tale da non permettere appunto altro che ipo
tesi al ri'guardo. Per dissipare ogni possibile equivoco (cui
inducono storie linguistiche e anche letterarie) va dunque chia
rito che il rapporto tra i due tipi di poesia non ha nulla a che
fare con quello che passa, per esempio, in campo romanzo,
1Lespressione dgnsk tunga (lingua danese) nei testi nordici dei secoli
XI I I e XIV alternata a quella di norron tunga o norront mi (lingua
norvegese) Snorri nel Prologo della Heitnskringla le usa indiscrimi
natamente riflette con probabilit le denominazioni etniche date ai
nordici (e al loro idioma, ben poco differenziato in et vichinga) dai
popoli occidentali con i quali pi spesso vennero in contatto: anglosas
soni, sassoni, frisoni, e poi entrate nelPuso culturale indigeno (cfr. Einar
l. Sveinsson, Islenzkar bkmenntir i fornld, I, Reykjavik, 1962, p. 5
che riprende le idee di P. A. Munch sullintera questione).
Medioevo pagano e cristiano 11
fra la lirica provenzale da una parte e gli stilnovisti e Petrarca
dallaltra.
Si suole ad esemplificazione di antecedenti poetici dei car
mi eddici e scaldici citare gran copia discrizioni runiche com
memorative e celebrative, e in primo luogo quella pi antica
(ca. 400) su uno dei celebri corni doro di Gallehus (Schles
wig): ek hlewagastiR holtijaR homa tawido (I o Hlgestr
figlio di Holt il corno feci). Ma, nonostante l indubbio valore
storico e fonetico-morfologico, la formulare schematicit di
questi due versi brevi allitteranti ben poco ha da offrire al
gusto estetico. Non diversamente le tanto discusse iscrizioni:
norvegese di Eggjum (Sogn; ca. 700), svedese di Rok (ster-
gtland; ca. 800) e le due danesi di Jelling (Jylland; ca. 900)
non presentano, aldil del loro interesse linguistico-culturale e
figurativo, che i connotati esterni della poesia eddica e scaldica
(affinit metrico-lessicali, costrutti tipici delluso poetico, allu
sioni 1a nomi e fatti mitico-eroici). In qualche altra come per
esempio quella di Gripsholm (Sormland; c. 1050): PaeiR
foru draengila - fjarri at gulli - auk austarla - aerni gafu, - dou
sunnarla - a Sasrklandi (Partirono da valorosi,^lontano in
cerca doro, e a oriente dettero cibo allaquila [cio uccisero
molti nemici], morirono a sud in terra saracena) pu certo
colpire la concisione epigrammatica con cui, quasi in cifra,
tramandato un fatto notevole che si articola su tre noti simboli
delleroismo vichingo: la sete delloro, il mare, il sangue; ma si
tratta per lo pi di una suggestione che scaturisce dallinattesa
rottura del nudo linguaggio formulare in uso: non ci troviamo
davanti a microcosmi di poesia, a parole di risonanza profonda
che attraverso le lontananze del tempo e dello spazio ci tra
smettono la vibrazione dun sentimento individuale variamente
atteggiato.
E qui si offre da s il richiamo a quelle che nelle pi o
meno indirette testimonianze di scrittori antichi (Tacito, Gior
dane e altri)2dovettero essere le forme primitive di poesia
germanica, commemorativa genealogica encomiastica, nellarea
continentale: espressione di una mentalit tribale, di senti
menti atavici collettivi; anche se qui, a differenza di quanto
per lo pi avviene nellepigrafia runica, il nome del poeta
rimane costantemente nellombra.
1S. B. F. Jansson, Runinskrifter i Sverige, Stockholm, 1963 pp. 37 e 40.
2Per una esauriente ricostruzione, sempre per di carattere congetturale,
v. A. Heusler, Altg. D. p. 87 sgg.
12 Le letterature della Scandinavia
Chi voglia limitare il proprio orizzonte alla produzione in
cui predomini lintento artistico, non pu risalire nel tempo
oltre la poesia, con ogni verosimiglianza fiorita in et vichinga
(sec. IX-XI): cio i carmi eddici, scaldici e le Saghe.
Fu in quei secoli dinquieto fermento, dintensa espansione
materiale e spirituale, di sete di avventura e di conquista ma
anche di assimilazione dei pi disparati elementi culturali stra
nieri, di compenetrazione di vecchio e di nuovo, che i nordici
elaborarono una materia cos composita e eterogenea nelle
strutture del carme mitico, del carme eroico e della Saga.
Aldil delle frange letterarie, di cui abbondano i tardi
documenti norreni per lo pi panegiristici, e delle scarne notizie
dei coevi cronisti e annalisti occidentali spiranti fanatismo reli
gioso e imbelle esecrazione, alcuni tratti di questo quadro spic
cano con sufficiente chiarezza.
Guerrieri e contadini a un tempo, i vichinghi1vivono in
sieme sotto la guida dun capo liberamente eletto nel primi
tivo organismo familiare e tribale, stretti dal sacro vincolo
della solidariet del sangue. Spinti da indomito coraggio al
lavventura corrono i mari, combattono, conquistano, predano
citt chiese conventi, commerciano anche, pronti sempre per,
appena padroni duna terra, a stabilirvisi e a colonizzarla; per
impugnar poi nuovamente le armi quando lavidit del gua
dagno, lamore del pericolo e le lotte intestine non li costrin
gano a riprendere il mare in cerca di altri lidi. La debolezza
delle difese periferiche dellimpero carolingio e insieme la pro
pria eccezionale perizia nautica e bellica li incoraggia a intra
prendere scorrerie sempre pi lontane e rischiose, ben oltre i
confini della Scandinavia: a occidente, dove non giovano a
fermarli n le fumanti rovine dei monasteri dInghilterra e
dIrlanda n le flebili litanie della chiesa franca: A furore
Normannorum libera nos, 'Domine! ; e a oriente lungo il
corso del Dnepr e del Volga, dove lespansione apparentemente
intrapresa con pi costruttivi intenti, viene suggellata dal loro
trionfale ingresso nella guardia del corpo del basileus bi
zantino. Dopo essersi attestato dagli sbocchi del Tamigi e della
Senna fino a Costantinopoli, serrando lEuropa come una mor
1 Controverso letimo della parola: dalPags. wc cio accampamento ,
del tipo usato appunto dai nordici per le loro imprese militari? o dal
norreno vi - baia dove i vichinghi solevano nascondersi sulle loro lunghe
navi durante le imprese piratesche (viking)?
Medioevo pagano e cristiano
13
sa richiudentesi nel Mediterraneo, il ferus victor si lasci
prendere e assimilare da superiori civilt. Ma sotto i climi
pi diversi e a contatto delle pi diverse genti, le virt e le
passioni e le credenze tradizionali di questi uomini non
mutano1: amore della libert individuale, della forza, del
l onore, della fama, della guerra, del gioco, della poesia, prodi
galit verso gli ospiti e lealt verso i capi e cieca remissione
al fato in cui appare radicata la loro religione manistica e
magica.
Quale presumibilmente fu lambiente in cui nacque la
poesia vichinga?
I l campo di battaglia e il tumulo del guerriero, laula
regia e lassemblea giudiziaria, il tempio, la nave, la casa del
contadino. Qui lo skld2o poeta celebr le glorie dei principi
e dei capi o incit alla pugna o commemor in un linguaggio
tolto al mito religioso e alla leggenda epica le gesta degli avi
o di altri esemplari eroi del passato anche comunemente ger
manico, qui il Ipgspgumadr o legista pronunci dinanzi
allassemblea dei liberi (ping) le antiche formule giuridiche e
le genealogie memorabili, il godi o il f>ulr comp qui i
sacrifici cultuali invocando la protezione degli dei, qui il
sagamadr narr le Saghe.
In unet illetterata in cui vecchio e nuovo si affrontano
e si confondono (una concezione sostanzialmente giuridico-
sociale della vita di fronte a unaltra individualistico-soterio-
logica) occorre far larga parte a stratificazioni cronologiche, a
sovrapposizioni, a fraintendimenti e contaminazioni molteplici,
rinunciando molto spesso a distinzioni nette nellambito dun
materiale letterario e religioso indubbiamente sincretistico.
Scrtti dunque in Islanda (forse anche in Norvegia e nelle
isole britanniche) e in islandese o, come s detto, in norreno,
da ecclesiastici o da laici non ignari di cultura ecclesiastica,
1Einar l. Sveinsson, cit. p. 11, ricorda acutamente il detto di Orazio:
Coelum, non animum mutant qui trans mare currunt .
2 Tuttaltro che perspicua la figura, la funzione e retimologia dei ter
mini skld (ch un sostantivo neutro) e pulr. La figura dello skld
nordico sembra corrispondere, da un punto di vista storico, al poeta di
corte, allo scop anglosassone e allo scof tedesco antico (secondo G. Bae-
secke, Vor- und Frugeschichte des deutschen Schrifttums I [v. biblio
grafia] p. 487 da riconnettere a scbdpfen = creare). Per le varie ipotesi
sui termini skld e pulr v. Einar l. Sveinsson cit., pp. 93-95 e Jan
de Vries, Altn. Litg 1922, I, pp. 31-34.
14 Le letterature dlta Scandinavia
sono quasi tutti i testi eddici scaldici e le Saghe che servono
a illuminare la pi antica civilt dei popoli nordici e talvolta,
indirettamente, delle stirpi germaniche continentali e anglosas
soni; ma si tratta di fonti tarde, fissate sulla pergamena non
prima del sec. XI I I , quando cio la missione cristiana aveva
gi dietro di s pi secoli di attivit evangelizzatrice e gli ideali
cavallereschi gi cominciavano a penetrare nellestremo Nord.
Indubbiamente per i tre generi letterari ebbero una lunga
non precisabile preistoria orale, le cui punte estreme almeno
per la poesia verosimile risalgano fino allet delle migra
zioni barbariche. Ci che da un punto di vista documentario
sembra dunque linizio duna letteratura invece, a causa di
questo singolare paradosso, il suo epilogo storico.
Travagliata nellintimo dalle lotte oligarchiche per il po
tere, anche la remota Islanda perdeva nel 1262 la sua indipen
denza politica per divenire de facto un feudo della corona nor
vegese: il suo libero parlamento cessava desistere come forza
direttiva della vita politico-sociale per essere gradatamente sop
piantato dalle istituzioni dellalto Medioevo: la monarchia uni
taria dispirazione franco-carolingia e la chiesa gerarchica; la
sua societ legata a primitive concezioni etico-religiose di parti
colarismo tribale e di fatalismo eroico si apriva ai nuovi in
flussi e ideali stranieri; la sua cultura oralmente trdita, epica
storica e poetica veniva codificata in volgare da quanti ancora
ne intendevano lintimo spirito, pur appartenendo ormai ai
nuovi tempi.
Certo non va dimenticato che anche nel Nord ingente parte
del materiale documentario deve essere andata distrutta, forse
alterando cosi la nostra prospettiva storica su problemi fon
damentali. Ed praticamente esclusa ogni possibilit di even
tuali recuperi (per fare un esempio comparativo si pensi a ci
che ha significato il ritrovamento dei Mss. del Mar Morto per
il Vangelo giovanneo). Si aggiunga poi che della maggior parte
dei documenti rimastici signora autore data luogo dorigine;
che sia i carmi eddici come le Saghe e i versi scaldici in queste
interspersi ci sono pervenuti in tardi apografi, anzi spesso in
copie di copie e che neanche per le Saghe le numerose varianti
(della Njais saga per esempio esistono ben ventuno manoscritti
pergamenacei, tredici della Egilssaga) giovano a eliminare passi
irrimediabilmente guasti, interpolazioni e alterazioni. Le diffi
colt della ricostruzione e dellinterpretazione testuale aumen
tano poi a causa della lacunosa conoscenza del norreno, specie
della lingua poetica strutturalmente molto arcaica (su circa
Medioevo pagano e cristiano
15
40 carmi eddici si contano 600 pax legomena, per non dire
dei versi scaldici, la cui tradizione manoscritta cos corrotta
da non consentire che rari tentativi di emendazione) e soprat
tutto dei modi in cui avvenne il passaggio dalla tradizione orale
alla scritta.
Non stupisce perci lenorme congerie dipotesi, avvicen
datesi in incessante serie di corsi e ricorsi, n la molteplicit
ed eterogeneit delle ricerche linguistiche storico-filologiche re
ligiose giuridiche etnologiche archeologiche, n lapplicazione
alla letteratura norrena di criteri esegetici usati nella filologia
neotestamentaria (il problema delle fonti dei sinottici ), ome
rica (come nel 1832 il formalista G. Hermann postul una
Ur-Ilias e una Ur-Odyssee, non mancato nel 1948 chi come
H. Schneider ha tentato la ricostruzione di una Uredda), ro
manza (le idee di J. Bdier sullepica francese sono allorigine
della concezione innovatrice di Sigurdur Nordal sulla Saga)
tante sono le incognite legate alla plurisecolare tradizione
orale in cui quella letteratura visse, prima di essere accolta
nellinterpretazione cristiano-medievale.
Un bilancio odierno non pu pretendere di andar oltre la
costatazione di dati approssimativi; ch neanche lindagine lin
guistica e stilistica stata sufficiente, come si credeva pi di
mezzo secolo fa, a risolvere molti problemi critici fonda-
mentali *.
Come s gi detto, e la poesia eddica e scaldica2e le Saghe,
non diversamente della restante cultura norrena, ci stata tra
1Jn Helgason N. K. cit. p. 31.
2Lars poetica dello storiografo islandese Snorri Sturluson (1179-1241)
(nota gi ai rimatori del secolo seguente appunto col nome di Edda
le varie etimologie proposte per tal nome non sono persuasive: n quella
che lo fa derivare da dr=poesia, per difficolt di passaggi fonetici; n,
per motivi di congruenza logica e storica, quelle che lo riportano a Oddi,
dove Snorri fu educato, o al sostantivo ava : cio o libro di Oddi
o poesia antichissima ) cos chiamata in uno dei principali Mss.
del 1300 c. (Upsaliensis, De la Gardie 11, 4) dove detto: Bk pessi
heitir Edda; hana kefir saman setta Snorri Sturlu som... cio: questo
libro si chiama Edda; lo ha composto Snorri figlio di Sturla... Quando
nellet delle riesumazioni antiquarie, Tanno 1643 il vescovo islandese
di Sklholt Brynjlfur Sveinsson trov un Ms. anepigrafo del sec. XI I I
contenente una trentina di carmi norreni mitici gnomici e eroici (oggi
a Kobenhavn Codex Regius 2365, 4) utilizzati da Snorri nella sua Edda,
battezz con questo nome anche il Ms. trovato, e, attribuitolo erronea
mente al celebre dotto islandese Saemundr frodi (1054-1133), lo fece tra
scrivere e ne intitol la copia Edda Seemundi multisci. Abbiamo dun
que oggi un codice adespoto anepigrafo chiamato Edda poetica o sem
plicemente Edda e un 'Edda prosastica attribuita dalla tradizione a Snorri,
16 Le letterature della Scandinavia
mandata in Mss. databili dal XI I al XV secolo e oltre. Criteri
ortografici e paleografici assegnano i pi antichi al 1200 ca.
e i pi alla penna di islandesi, anche se non va dimenticato
che la maggior parte degli islandesi erano norvegesi emigrati
nellisola atlantica nel IX secolo, i quali poi a lungo manten
nero molteplici vincoli con la terra dorigine. Perci se la
poesia e la prosa narrativa ebbero eccezionale fioritura soprat
tutto in Islanda e per merito dislandesi, innegabile che la
materiale uguaglianza e della lingua e, in larga misura, dei
temi trattati (per non dir altro la massima opera narrativa di
Snorri, la Heimskringla, una storia dei re norvegesi dalle ori
gini mitiche allinizio delle guerre civili!) ci riporta a un am
biente culturale norvegese concordemente attestatoci dalla tra^
dizione.
Nella forma attuale del menzionato Codex Regius i carmi
dlVEdda sia mitici sia gnomici sia eroici, interfoliati da brevi
prose didascaliche (preamboli del redattore o frammenti di
Saghe perdute?) sono disposti in un certo ordine, che proba
bilmente rispecchia le idee pi o meno recepite di chi con
gusto antiquario cur la intera raccolta, forse attingendo ad
altri Mss. o alla propria o altrui memoria.
I l primo, Vglusp 1(vaticinio della veggente) cosmogonico
il quale appunto cita e commenta in prosa gran parte della materia poe
tica attinta allaltra raccolta.
La tradizionale distinzione fra poesia eddica e poesia scaldica ,
duso nella terminologia specialistica moderna, non ha fondamento nella
tradizione. Innegabili sono certo differenze di contenuto e di forma ma
anche punti di contatto e aspetti comuni, tanto che qualcuno (Jan de
Vries cit., I, pp. 89-110) ipotizza una fase storica in cui il carme scaldico
fu composto in metri esclusivamente eddici. Snorri cita indistintamente
nella sua Edda i carmi anonimi dllEdda poetica e i versi scaldici di
noti autori, ne esemplifica i diversi metri, menzionando da ultimo e
senza una parola di commento i metri tipicamente eddici; ma nella sua
opera storica (Heimskringla, Haralds saga hardrda, c. 91) riporta lepi
sodio di Araldo il Severo che, pronto alla battaglia, compone e recita
i medesimi versi prima in stile eddico, poi scaldico, dove la diffe
renza fra i due stili non esplicitamente rilevata nel testo fa pen
sare a quello della retorica medievale fra ornatus facilis e ornatus
difficilis . Pi esatto sarebbe forse parlare di due diverse tendenze del
gusto che, invece di escludersi, non mancano di influenzarsi a vicenda.
1 II titolo si trova nelYEdda snorrica; parimente pi titoli dei carmi con
tenuti nel Re gius si trovano non gi in questo, ma in tarde copie cartacee
del Seicento; n appare perspicua la diversa denominazione dei singoli
carmi: p. esempio mi riferentesi tanto a carmi mitico-gnomici, quanto a
carmi eroici contenenti parti dialogiche; cosi kvida da kveda = recitare.
Medioevo pagano e cristiano 17
profetico escatologico, sembra collocato a tal posto proprio in
virtu del suo intrinseco carattere oracolare: la creazione del
mondo dal caos primordiale, dei giganti, degli dei, degli uomi
ni, dei nani, qui rievocata da una indovina; ella narra poi
deiret delPoro, della guerra fra le due divine stirpi degli Asi
possenti e bellicosi (dinn, Prr ecc.) e dei Vani (Njprdr, Freyr,
Freyja) custodi della pace e della fecondit; dei giuramenti cui
gli dei vengono meno, introducendo cosi la visione apocalit
tica della imminente fine del mondo (il ragnargk o ragna-
rgkr = destino delle potenze o crepuscolo delle potenze)
preannunciata da sinistri segni di declino morale e descritta
come conflagrazione universale nella quale celesti, inferi e
uomini tutti periscono. Un nuovo mondo, pacificato, risorger
dalla tragedia cosmica secondo la predizione della veggente.
Nel secondo, Hvaml (Massime delPEccelso) consuetu
dine vedere un carme di carattere sapienziale, composito per la
materia e per la forma. Sentenze e consigli di vita pratica^
vengono impartiti impersonalmente senza alcun cenno a divi
nit pagane o cristiane: prudenza e diffidenza nel trattare gli
uomini; specialmente saggezza, dosata con quasi classica mi
sura meddsnotr devesser luomo, cio equidistante dalla
stoltezza come dalla sapienza, secondo lideale di vita qui pre
dicato.
Poi, senza coerenza di nessi, si passa ad altre strofe narranti
avventure o disavventure erotiche di Odino e illustranti il
tema della falsit del cuore femminile; sgue il racconto di
come Odino facesse invaghire di s e poi abbandonasse la gi-
gantessa Gunnlgd per impossessarsi dellidromele ispiratore
dellarte poetica. Quindi unampia sezione parenetica del car
me rivolge ammonimenti morali e salutiferi a un ignoto per
sonaggio: Loddffnir; mentre, nellultima parte, il racconto
di Odino che, per penetrare il segreto della magia runica sa
crifica s a se stesso restando per nove notti consecutive
impiccato a un albero e trafitto da una lancia, ci d una cruda
immagine dellestasi sciamanica e dei connessi riti iniziatici1.
Pure di carattere magico la chiusa del carme elencante gli
scopi pratici, cui sono rivolti diciotto diversi incantesimi.
Sempre a Odino ci riportano il terzo, Vafprdnisml e il
quarto Gnmnisml, ai quali ora si voluto attribuire valore
testimoniale di antica magia pagana, ora di tarda compilazione
1A. G. Van Hamel, dinn hanging on the tree, APhS 7, 1933 p. 285
sgg.; e F. R. Schroder in ANF 49, 1933, pp. 263-278.
18 Le letterature della Scandinavia
didattico-antiquaria. I l deus maximus germanico, travestito da
viandante, e il gigante Vaf]?rudnir si misurano pena la
vita in una drammatica gara di sapienza mitologica che si
conclude con la vittoria del primo; cosi, sempre sotto men
tite spoglie, Odino ricompare, col nome di Grimnir, dinanzi al
re Geirrodr per sottoporsi a un vero supplizio sciamanico che
gli d modo di dimostrare il suo essere proteico e il suo sa
pere mitologico.
Skirnisml, ritenuto da alcuni una specie di dramma ritua-
listico-simbolico 1per il tema trattato e per la vivacit dialo
gica e le sequenze sceniche, narra del servo del dio Freyr,
Skirnir, il quale per conto del proprio padrone va a chieder la
mano della gigantessa Gerdr e finalmente lottiene grazie a ma
giche esecrazioni e crude minacce.
Se entro la cornice del Regius Odino appare come il pro
tagonista dei primi carmi, Prr pi o meno al centro dei se
guenti come Hdrbardsljd, Hymiskvida, Lokasenna, Pryms-
kvida, Alvissml. Gli Hdrbardsljd (carme di Barbagrigia) met
tono a confronto i due grandi Asi, Odino e Prr, ma presen
tandoli come figure comiche. Il primo, in veste di barbuto
traghettatore, bisbetico e caustico, non vuol far passare il se
condo, che ha laspetto di uno scalzo e goffo contadino. Ne
nasce un alterco plebeo fatto di vanterie, dinsinuazioni e di
beffe che pu far pensare alla forma popolaresca del con
trasto .
Comica o eroicomica anche la Hymiskvida, dove le gesta
prodigiose di Prr, che si reca dal gigante Hymir in cerca
dun enorme calderone per la birra degli dei, hanno un sapore
favolistico molto affine ad alcuni racconti della Edda di
Snorri.
Tutta comica invece la prymskvida, che ci fa assistere a
una vera e propria farsa: il dio Prr, aiutato dallastuto Loki
scende vestito da sposa nella dimora dei giganti, e, spaccian
dosi per la dea Freyja di cui invaghito il gigante Prymr, si
siede al banchetto nuziale e mangia e beve smisuratamente,
finch, recuperato il suo martello, non fa strage dei commensali.
Brandendo il taumaturgico martello ricompare Prr anche
nella dialogico-drammatica Lokasenna (contesa di Loki); questa
volta per solo nellepilogo del carme e per fugare il maligno
e mendace Loki, che d nome e vita allintero componi
mento. Bench figlio di giganti, Loki, a causa del patto di
1M. Olsen, Fra gammelnorsk my te og kultus, MM, 1909.
Medioevo pagano e cristiano 19
sangue altra volta stretto con Odino, imparentato anche agli
Asi; e tra questi, raccolti a convito, egli ora sinsinua per dileg
giarli e svergognarli con un fuoco di fila di accuse, alle quali
brio e irriverenza, oscenit e scherno dnno un sapore ari
stofanesco.
Unaltra vittoria riporta Prr, nei dialogici Alvissml (Detti
di Alviss), sul nano Alviss, ma questa volta anzich col mar
tello, con lastuzia. La prova di sapienza linguistica, cui il dio
sottopone il nano prima di concedergli in sposa la figlia da
questo agognata, si prolunga per una notte intera; e al sorger
del sole lingenuo Alviss in ossequio a una credenza po
polare germanica viene mutato in pietra.
Quasi tramite tra i carmi mitico-gnomici e quelli eroici, la
V glundarkvida, nota anche fuori del Nord, narra della ven
detta ferocissima del fabbro Vplundr, il quale mutilato e rele
gato in unisola dal re Nidudr, solo intento a soddisfare la
propria sete di oro, ne violenta la figlia, ne uccide i figlioletti
e invia poi al re e alla regina i due crani incastonandovi finis
simi lavori di orafo.
Anche i veri e propri carmi eroici sembrano qui material
mente disposti secondo un criterio di affinit tematica attorno
a nuclei e figure pi o meno storico-leggendari: alcuni intorno
a un eroe di sicura origine settentrionale, Helgi Hundingsbani,
considerato per come Vglsungo cio fratellastro del nibelun
gico Sigfrido, e intorno a Helgi Hjgrvardsson. Segue poi una
genealogia in prosa, con cui ha inizio lampio ciclo dei carmi
sulla stirpe dei Vglsunghi e anzitutto su Sigurdr Ffnisbani
(il Sigfrido che nel Nibelungenlied esemplare rappresentante
dellet cortese ) massimo eroe di tutte le stirpi germaniche
e protagonista delle vicende fatali allintera sua stirpe (in
prosa tale leggenda si ritrova sia nella tarda e composita
Vglsungasaga, che servita in parte a integrare una lacuna
di otto fogli fra i 35 del Ms., sia in varia forma nella Pi-
drekssaga e nella Edda snotrica).
Composta di vari motivi e frammentaria la Helgakvida
Hjgrvardssonar sullamore di una gigantessa per Helgi Hjgr-
vardsson, il quale invece appartiene alla valchiria Svva, e sulla
tragica rivalit fra Helgi e suo fratello Hedinn appunto per
lamore di Svva.
Sempre intorno al tema damore e morte (per vendetta) si
svolgono gli altri due carmi intorno a Helgi Hundingsbani; il
secondo dei quali frammentario e accompagnato da una dida
scalia prosastica. Nel primo, che ha pi carattere di conven
20 Le letterature della Scandinavia
zionale vicenda eroica, Helgi (nato quasi con Parmatura) uc
cide, per ignoti motivi, Hundingr; e poich il padre della di
letta valchiria Sigrun vuole invece darla in sposa a Hgdbroddr,
Helgi si prepara a scontrarsi con lui. Qui si interrompe il com
ponimento tutto pervaso di spiriti guerrieri e di lampeggiar
darmi. Pi tragico e destinato ad avere eccezionale fortuna nel
Romanticismo europeo il secondo, gi adombrante il tema
della Lenore del Burger. Qui il grande sconfitto Helgi. Ucci
sore del padre e dei fratelli di Sigrn, finalmente ucciso dal
pi giovane di questi, Dagr, unico scampato al massacro. E in
una celebre scena (circa venti strofe dialogiche) leroe, assunto
nella Valhalla, ritorna al suo tumulo per lultima notte damore
con Sigrn.
Dedicati alla leggenda di Sigfrido sono gli ultimi quindici
carmi eroici del Re gius. Tralasciando qui quanto la Vglsunga-
saga narra sugli avi di Sigfrido: una fosca storia di odi fa
miliari e di disumane vendette, troviamo nel Regius anzitutto
la Gripisp (profezia di Gripir), che riassume in forma di pre
dizione duno zio di Sigfrido, Gripir, la vita le gesta e la
morte delleroe ma in modo diverso dagli altri carmi. Re-
ginsml, Ffnisml e Sigrdnfuml ritessono in chiave. mitico-
fiabesca la sua giovinezza e le sue imprese: allevato dal fabbro
Regin, Sigfrido simpadronisce di un tesoro sul quale grava
la maledizione del nano Andvari cui stato imposto di fab
bricarlo; e tale maledizione, che ha allorigine la perfidia di
Loki, sar causa di morte a tutti coloro che tale tesoro agogna
no: da Hreidmarr, padre del nano, ai fratelli di questo: Ffnir
(che assume sembianze di drago), Otr (che assume sembianze
di lontra) e Regin, gi fino a Sigfrido stesso e ai principi
burgundi (o nibelunghi) che gliene contendono il possesso.
Esperto di magia, Sigfrido desta quindi dal lungo letargo la
valchiria Sigrdrifa e da lei apprende, fra molti consigli di
saggezza, i segreti della magia runica.
La lacuna del Regius spezza a questo punto il filo narra
tivo della leggenda che riprende nel Brot af Sigurdarkvidu
(frammento del carme di Sigfrido cosi chiamato perch le
sue diciannove strofe presuppongono una prima parte scom
parsa ma parafrasticamente testimoniata nella V glsungasaga,
la quale secondo la geniale ricostruzione di A. Heusler 1
1 Sui legami fra la prosa della Vglsungasaga e i carmi sui quali si fonda:
Sigrdrtfumly Brot, Gudrunarkvida I , Sigurdarkvida in skamma, Helreid
Brynhildar}come pure su altri affini, ipotizzati da Teusler, e su fonti
Medioevo pagano e cristiano
21
avrebbe utilizzato anche altri carmi perduti intorno alla stessa
leggenda).
Giunto nel regno di Gjuki sul Reno, Sigfrido si lega median
te giuramento di sangue ai figli del re, Gunnarr e Hggni (Gun
ther e Hagen del Nibelungenlied) e ne sposa la sorella Gudrun
(la Crimilde del Nibelungenlied); conquista poi, sotto le mentite
spoglie di Gunnarr, la vergine guerriera Brynhildr (che a dif
ferenza della Gripisp, la Vglsungasaga identifica con Sigrdrifa)
attraversando una magica cortina di fiamme che ne circonda
il castello. A Brynhildr, che crede di essere stata conquistata
da Gupnarr, Gudrun svela poi per gelosia la realt dei fatti; e
Brynhildr, offesa dallinganno subito, incita Gunnarr a uccidere
chi lha conquistata. Tale appunto il tema del Brot, dove
Brynhildr, soltanto dopo il feroce assassinio da lei voluto,
proclama la lealt di Sigfrido, che fra s e lei pose nel talamo
la spada sguainata. E cosi appunto ella vuole ora per la secon
da volta giacere, amante non riamata, sulla pira del morto
guerriero.
I l primo dei tre carmi intorno a Gudrun (Gudrunar-
kvida I , I I , I I I ) raffigura Pamata presso il corpo esanime di
Sigfrido, impietrita da un dolore che, soltanto alla vista dei
capelli insanguinati e degli occhi spenti delleroe, si scioglie
nel pianto e nella commossa rievocazione.
Il secondo un monologo in cui Gudrun si confida col re
Teodorico, alla corte di Attila. Gli narra della propria giovi
nezza, del tragico amore per Sigfrido ucciso dallinvidia di Gun
narr e di Hggni, e finalmente delle proprie nozze con Attila.
Il terzo si svolge, sempre alla corte di Attila, intorno a un
tema favolistico: Gudrun, accusata da Herkja (la Helke del
Nibelungenlied) di tradire Attila con Teodorico, si scagiona
sottoponendosi a un giudizio di Dio.
Se Oddrunargrtr (Pianto di Oddrun) esso pure una ele
giaca confessione dellamore infelice di Oddrun, sorella di At
tila, per Gunnarr, i quattro carmi di ben diversa ispirazione
che seguono nel Re gius: Atlakvida e Atlaml, Gudrnarhvgt
e tamdismly sviluppano ampiamente la leggenda di Attila.
Nella Atlakvida, Attila re degli Unni e marito di Gudrun,
che gli ha generato due piccoli, invita i fratelli della moglie
Gunnarr e Hggni (mentre nel pi tardo Nibelungenlied Cri
milde che invita i propri congiunti nella reggia di Attila per
minori rispecchianti diverse tradizioni della leggenda stessa, v. Die Lieder
der Lucke im Codex Regius der Edda, Strassburg, 1902.
22
Le letterature della Scandinavia
vendicare la morte di Sigfrido) per strappar loro con Pinganno
il tesoro di Andvari di cui essi appunto sono venuti in
possesso dopo la morte di Sigfrido. Malgrado gli ammoni
menti di Gudrun, che manda ai fratelli un anello con intrec
ciati peli di lupo, Gunnarr e Hggni accettano impavidi la sfida.
Sopraffatto, Gunnarr si dichiara pronto a svelare il nascon
diglio del tesoro purch gli sia portato il cuore sanguinante di
HQgni. Egli sar solo a conoscere e serbare, dopo luccisione di
Hpgni, il segreto delloro sommerso nel Reno; e affronta da
ultimo senza tradirsi la morte in una fossa di serpenti, sonando
larpa. Segue poi la feroce vendetta di Gudrun, la quale al ma
rito offre in pasto il cuore arrostito dei propri figlioletti; e ap
piccato il fuoco allaula regia provoca la fine di tutti.
Identico per il tema, ma ben diverso per la trattazione
diffusa (105 strofe contro 45) minuziosa, artigianale e dipen
dente da fonti germanico-continentali Atlaml, mentre i due
ultimi carmi del Regius, anchessi affini per materia e spiriti
eroici (Gudrnarhvgt e Hamdisml), fondono con la nibelun
gica la leggenda del re goto Ermanarico.
Nel primo, Istigazione di Gudrun la feroce eroina, sposa
ora di Jnakr e madre di Hamdir e Sgrli, istiga entrambi a
vendicare Svanhildr, la figlia gi avuta dallunione con Sig
frido. Accusata dinfedelt, Svanhildr infatti morta sotto gli
zoccoli dei cavalli del proprio marito Ermanarico. Diversa e di
tono elegiaco la seconda parte del carme, nella quale Gudrun
rievoca la tragica fine dei propri figli, mariti, fratelli.
Il tema centrale dell Istigazione riappare da ultimo in
Hamdisml, ma svolto in poche e scarne scene. Hamdir e Sgrli
si apprestano alla vendetta e danno partendo lultimo addio alla
madre. Ben sanno i due guerrieri che il loro destino segnato,
eppure pronunciano impavidi parole di fede nella fama im
peritura che acquisteranno affrontando da soli Ermanarico.
Invincibili con le armi in pugno, cadranno per dopo immane
strage, lapidati dagli avversari.
consuetudine nelle edizioni delYEdda includere anche
altri carmi affini per materia e forma, mitologici e eroici.
Fra gli eroici va ricordata la cosiddetta Hlgdskvida (fram
menti in versi e prosa dun carme di Hlpdr tolti alla Her-
varar saga) sulla contesa tra i due fratellastri: Hlgdr allevato
presso gli unni, e il goto Angantyr, per leredit del regno di
Heidrekr. Linconciliabile dissidio simpernia soprattutto sul
possesso duna magica spada, Tyrfingr, dalla quale Angantyr
Medioevo pagano e cristiano
23
non vuol separarsi; e si chiude col compianto d Angantyr che
ha ucciso il suo fratellastro. Ancora una volta il fato inelutta
bile ha voluto lo spargimento di sangue fraterno.
Fra i carmi mitologici, anzitutto i Baldrs draumar o Veg-
tamskvida ( Sogni di Baldr o Carme del Viandante
serbatoci in un Ms. AM. 748 4 del sec. XIV) da riaccostare
alla Vglusp per gli stretti reciproci nessi prof etico-escatologici.
Ch questo pure il vaticinio di una veggente, risuscitata da
Odino perch lo aiuti a intendere gli oscuri presagi onirici
di Baldr. I l carme (menzionante soltanto Puccisione del dio
innocente per mano del cieco fratello Hpdr, istigato dal per
fido Loki e Pimmancabile vendetta, che ne consegue) va in
tegrato, per una migliore intelligenza, con altre fonti: anzi
tutto YEdda snorrica e Saxo.
Altro componimento, di carattere mitico-genealogico la
Rigs pula (Catalogo di Rigr serbatoci corrotto e lacunoso
nel Codex Wormianus della Edda snorrica: AM 242 fol. del
sec. XIV) che fa del dio Rigr il progenitore degli uomini e d
insieme un racconto e una descrizione della genesi delle classi
sociali divise in schiavi, liberi, nobili.
Seguono altri, ancora pi o meno in tessuti di motivi fia
beschi; Hyndluljd (nella Flateyjarbk, Ms. del XIV cosi
chiamato perch rinvenuto a Flatey, isoletta delPIslanda occi
dentale) in cui la gigantessa Hyndla, su invito di Freyja, elenca
la lunga genealogia di un certo ttarr affinch questi possa
venire in possesso di una eredit; ma alcune strofe contengono
anche genealogie divine, e soprattutto in una (44) si accenna
a una variante dellepilogo della Vglusp, ripresa ntWEdda
snorrica col nome di Vglusp breve .
Grottasgngr (Carme del mulino Grotti in un codice
dellEdda snorrica) il canto di lavoro di due gigantesse, Fenja
e Menia, che macinano prosperit per il re Frodi, finch, sotto
poste da questo a un trattamento inumano, e costrette a lavo
rare senza tregua al magico mulino, le due gigantesse maci
nano la sciagura del loro padrone.
Da ultimo, riunite sotto il comune titolo di Svipdagsml (a
opera dun moderno studioso norvegese e serbatici in Mss. car
tacei del Seicento) due carmi: Grgaldr (Incantesimo di Gra)
e Fjglsvinnsml narrano: il primo degli amorosi consigli di una
madre al figlio in procinto di partire per un pericoloso viag
gio; il secondo dellamore di Fjglsvidr per Menglgd.
Va infine aggiunto che alcuni carmi o frammenti di carmi
24 Le letterature della Scandinavia
del Re gius compaiono, con diverse lezioni, risalenti forse alla
tradizione orale, in altri Mss 1.
Secondo lopinione prevalente fra gli studiosi romantici
norvegesi e danesi che risentivano delle idee di Herder sulla
poesia popolare 2 e della tradizione antiquaristica del se
colo precedente: P. A. Munch, R. Keyser, S. Grundtvig, C. Ro
senberg, i carmi eddici risalivano a et remotissime. Fu sol
tanto lo studio del danese E. Jessen3 seguito poi da altri,
a dimostrare limpossibilit di riportare aldil delP800 ca.
la forma esterna di tali carmi, cio a unet anteriore alla
sincope nordica (caratterizzata dallindebolimento e poi dalla
caduta delle finali brevi atone e da altri fenomeni a questa con
nessi conclusisi intorno alla met del IX). I l secondo punto
fermo nella storia genetica della critica eddica costituito
dallanalisi di A. Heusler4, tendente a stabilire, soltanto per
indizi, una cronologia relativa: in rapporto allet del Ms.
principale, a quella dei singoli carmi, e alla materia ivi trat
tata. Pur fra i dissensi, ancor oggi valida la sua fonda-
mentale distinzione fra: un primo nucleo poetico di carmi
o di parti di carmi pi antichi paganeggianti, anteriori allet
vichinga (quelli epico-drammatici e gnomici); un secondo nu
cleo a quella coeva; un terzo visibilmente legato al tardo
gusto antiquario islandese (per esempio le elegie eroiche di
Gudrn rievocanti il proprio passato con una sensibilit che
gi risente delPinflusso cristiano). Per generale consenso si
tende ad annoverare fra i pi antichi i seguenti carmi
1Nellapparato critico delledizione elVEdda poetica a cura di G.
Neckel: Edda. Die Lieder des Codex Re gius nebst verwandten Denk-
mlern, Heidelberg, 19262 si trovano puntualmente indicate le varianti
di tutti i Mss., mentre la raccolta di Heusler-Ranisch Eddica minora,
Dortmund, 1903, comprende testi o frammenti di testi con glossario
esclusi dalle edizione del Regius.
2 In Germania ai primi entusiasmi patriottici i G. Schtze (Schutz-
schriften fur die alten nordischen und deutschen Vlker, Leipzig,
1752-57) smanioso di contrapporre i germani ai greci e ai romani, fan
riscontro le parole di W. Grimm a Goethe: Lieder... von so gewaltiger
grossartiger Poesie... [18 giugno 1811]; Uns Deutschen gehoren diese
eddischen Lieder in so vielen Beziehungen an... [11 agosto 1816].
V. R. Steig. Goethe und die Briider Grimm. Berlin, 1892, p. 75.
3 t)ber die Eddalieder, ZDPb, 3, 1871, pp. 1-84: Nachtrage, pp. 251-252;
494. Per laspetto linguistico del problema v. specialmente pp. 25-32.
4Heimat und Alter der eddischen Gedichte in Archiv fiir dar Studium
der neueren Spracken und Literaturen}116, 1906, pp. 249-281.
Medioevo pagano e cristiano 25
eroici: Vglundarkvida, Atlakvida, Hamdisml e forse la
Hlgdskvida; dei mitico-gnomici: Vafprdnisml, Grimmisml,
alcune parti degli Hvaml, mentre la Vglusp si suole ascri
vere al volger del primo millennio. Ai secoli seguenti, fino
al XI I I e forse oltre, verosimilmente tutto il resto della poesia
eddica. Ma chiaro che entro questa verosimile cornice di
successive stratificazioni i giudizi divergono fortemente, e sul1
let e sulla patria dei singoli carmi. S detto come criteri
linguistici e stilistici metrici e sintattici siano stati impiegati
a provare lesistenza di presunti archetipi dei carmi eddici1;
si tentato con argomenti desunti dallarcheologia2, di dare
una datazione molto antica ad alcuni carmi senza tener conto
del possibile intento arcaizzante di questo o quel poeta; e,
come si cercata qualche indicazione cronologica nelle tracce
che la nuova fede pu aver lasciato nei carmi mitici, cos
nelle relazioni fra poesia eddica e poesia scaldica (databile,
almeno in parte), e, negli innegabili nessi di alcuni con le
ballate popolari medievali3si voluto trovare dei punti dap
poggio. Ma con risultati quanto mai incerti e contradditori.
di ieri lennesimo tentativo dun eminente glottologo
di far luce attraverso lesame linguistico, su presunti archetipi
norvegesi dei Mss. eddici (dal Regius allaltro gi citato AM
748 4, a quelli che conservano singoli relitti di poesia ed
dica); ma bastato un raffronto con la restante tradizione
manoscritta per infirmare i risultati di quellesame4. Analo
gamente ma inversamente, quella che dalla fine del secolo pa
reva una conquista della critica formale: il carattere composito
dun carme come Hvaml, stata recentemente e radical
1H. Kuhn Zur Wortstellung und Betonung im Altgermanischen in PBB
51 (1933) pp. 1-109; Die Negation des Verbs in der altnordischen Dich-
tung ivi 60 (1936) pp. 133-160; Westgermanisches in der altnordischen
Verskunst ivi 63 (1939) pp. 178-236.
2B. Nerman, The Poetic Edda in the Light of Archaeology, Coventry,
1931.
3W. Mohr, Entstehungsgeschichte u. Heimat der jiingeren Eddalieder
sudgermanischen Stoffes, in ZD A 15, 1938 pp. 217-280; Wortschatz und
Motive der jungeren Eddalieder mit sudgermanischen Stoff, in ZD A 76,
1939 pp. 149-217; ma v. le obiezioni di E. l. Sveinsson cit., pp. 476-478.
4D. A. Seip, On the Original of the Codex Regius of the Elder Edda
in Studies in Honor of A. M. Sturtevant, Lawrence, Kansas, 1952; e
H. Kuhn. Die norwegischen Spuren in den Liedern der Edda in APhS,
XXLV, 1952. Secondo Kuhn R e A dipenderebbero da una comune
fonte perduta; secondo altri (Heusler, Lindblad) sarebbero esistite altre
raccolte simili a quelle del R.
26 Le letterature della Scandinavia
mente negata nellinterpretazione unitaria duno studioso sve
dese, che crede di ravvisarvi un testo rituale iniziatico duna
societ segreta consacrata al culto odinico l.
Anche quelli che sembrano i pi prudenti criteri di giu
dizio: la verosimiglianza, la probabilit, si rivelano spesso
qui come i pi aleatori. Cosi per esempio, un carme mitico-
satirico quale la Lokasenna, tenuto da alcuni espressione di
puro paganesimo e quindi antico, stato da altri annoverato
fra i recenti nella collezione del Regius. La spietata irrisione
degli dei pagani qui fatta da Loki pu a un tempo parere
sicura prova di recenziorit2 e al contrario esempio illustre
di satira pagana, in cui lirriverenza di fronte al divino avrebbe
avuto una specifica funzione religiosa3. Discorso analogo po
trebbe farsi per un altro carme mitico come Baldrs draumar, il
cui carattere apocalittico-escatologico stato preso, da questo,
come indizio di arcaicit4, da quello, come indizio del con
trario5, pur ammettendosi la possibilit di archetipi perduti.
Va detto che il divario delle due opinioni si tradurrebbe in
questo caso in una alternativa cronologica di tre secoli! Da
ultimo, per seguitare in tale contesto, si pu far cenno alla
Hlgdskvida, nella quale si voluto vedere, tramutato in tipico
conflitto germanico fra consanguinei, il ricordo delle guerre
storicamente combattute fra goti e unni. Anche i connotati for
mali del carme lo farebbero a buon diritto annoverare fra i
pi antichi dellEdda6.
N l elenco finirebbe qui, perch dietro quasi ogni carme
eddico savverte, almeno dal punto di vista dei temi, pi
o meno fluida e sfuggente, una tradizione orale, in cui il
quando il come e il dove di avvenute innovazioni, varianti
e contaminazioni sono e probabilmente resteranno punti in
terrogativi 7. Per accennare ai soli carmi mitici, sono noti
1 I. Lindquist. Die Urgestalt der Hvaml... Lund, 1956; v. de Vries.
Altn. Litg. I 2 pp. 54-56 che in sostanza rigetta la tesi del Lindquist.
2 E. Paasche Norsk Litt. hist. cit. I, pp. 172-173; H. Kuhn in PBB 60,
1936, p. 144; J . de Vries. Altn. Litg. cit. I I p. 121 e nota 15.
3 U. Dronke in lScandinavicayvoi. 4. nov. 1965. p. 155.
4 H. Schneider in PBB 69, 1947. p. 330 sgg.
5J . de Vries, Altn. Litg. cit. I p. 59; I I p. 102.
6 Heusler-Ranisch, Eddica Minora cit. p. VI I sgg. G. Basecke cit.
p. 175; H. Kuhn in PBB, 63, 1939, p. 178 sgg. Secondo F. Jnsson Litt.
hist. I I 1, p. 142 si tratterebbe invece dun carme recente.
7 Tutti i tentativi di attribuire a questo o a quel presunto autore e
luogo dorigine i singoli carmi eddici (p. es. A. Bugge, Amor Jarlaskald
Medioevo pagano e cristiano 27
gli influssi stranieri rilevativi da alcuni studiosi: il norve
gese S. Bugge1e il danese A. Olrik2vi hanno trovato inne
gabili tracce cristiane, iraniche e celtiche; lolandese Van Ha
mel 3, gli svedesi D. Strmback 4e . Ohlmarks 5ricollegandosi
agli studi del norvegese M. Ol-sen 6 oggi seguiti anche da
Mircea Eliade7 hanno dimostrato la presenza di riti dini
ziazione sciamanica; J. de Vries e G. Dumzil hanno tentato
di riportare alcuni motivi e miti eddici ad archetipi indoeuro
pei. Senza dubbio con buone argomentazioni. Ci che non ap
pare chiaro come e quando questi miti siano divenuti poesia
nordica. Perch, anche a prescindere dal non ben definito va
lore ideologico del mito in s preso, evidente che abbiamo
qui a che fare con elaborazioni poetiche e letterarie dei miti
stessi (per qualche aspetto e singola figura non solo nordici,
ma comunemente germanici). Ci che, in questa poesia e let
teratura, ancora presente in fatto di arcaiche concezioni inge
nuamente naturalistiche, magiche, divinatorie, per esempio in
Vglusp Hvaml, Gnmnisml, Sigrdnfuml e altrove, sembra
essere puro relitto, superstite frammento di et scomparse, pi
o meno consapevolmente utilizzato dai poeti-antiquari dellet
vichinga e passato al vaglio della tollerante chiesa cristiana.
A quanto dato congetturare da siffatto materiale gli dei
del pantheon nordico, non difformi dagli uomini, non erano
n creatori, n onnipotenti n onniscienti (anzi, a differenza
degli uomini, sembrano qui per lo pi costituire il bersaglio
preferito dellironia dei poeti) e sottostavano essi pure al
og det forste kvad om Helge Hundingsbane in Edda 1, 1914; S. Nordal,
Islenzk menning, Reykjavik 1942, I, p. 275 sgg.; H. De Boor, Die re
ligiose Sprache der Vglusp in Deutsche Islandforschung, Breslau, 1930,
pp. 68-142); e poi le anonime Saghe islandesi (v. per alcune obiezioni, di
principio H. Lie, Noen metodologiske overveielser i anledning av et bind
av Islenzk fornii in MM 1939, pp. 97-138) restano ipotetici. Ed signi
ficativo il fatto che J. de Vries lunico germanista che abbia osato
una completa ricostruzione sincronica della letteratura norrena nella
seconda ed. della sua opera si sia rifatto a criteri tipologici e geografici
anzich strettamente cronologici. Vedi vol. I I 2op. ct., pp. 338-339.
1Studier over de *nordiske Gude- og Heltesagns Oprindelse, Kristia-
nia, 1879.
2 Om Ragnarok in AaNO 1902 e in N or disk Tidskrift, idem.
3APhS, 7, 1933, pp. 285-286.
4Sejd, Lund, 1935.
5Studien zum Problem des Schamanismus, Lund, 1939.
6 Om Troldruner in Edda V, 1916, p. 225 sgg.
7Le Chamanisme et les techniques archdques de lextase, Paris, 1951.
28 Le letterature della Scandinavia
Fato ineluttabile. Se nella realt storica la religione germanica
sidentifica in sostanza con le consuetudini giuridico-sociali
delle varie stirpi, nulla traspare in questi carmi della sua pi
intima essenza* del rapporto cio fra luomo e gli dei, malgrado
la variet il rilievo e la ricchezza degli episodi narrati e delle
figure messe in scena: da dinn, dio dellispirazione guer
resca magico-runica e poetica a Prr, tutore delle umane leggi;
dalle divinit ctoniche della pace e della fertilit Freyr e Freyja,
ai giganti ai nani e a tutti gli altri esseri della mitologia
inferiore . Ci che sembra aver meglio resistito al fermento
dissolvitore della nuova fede sono i sentimenti ancestrali del
Fato e della solidariet di sangue, punto di convergenza della
vicenda eroica, umana e divina a un tempo.
Se i carmi eddici intorno agli dei ci danno un quadro sia
pur lacunoso e tardo di alcuni miti nordici talvolta intima
mente connessi ai temi eroici non certo di una dot
trina pagana e non trovano paralleli nella superstite
poesia allitterante germanica, i carmi intorno agli eroi, brevi
concisi epico-drammatici, si allineano, per affinit tematica
e formale, anzitutto al mutilo Hildebrandslied (Carme di
I ldebrando)1e al Frammento di Finnsburg2\ per certi aspetti
anche allepos pagano-cristiano anglosassone Beowulf, e al
ben pi tardo e cortese Nibelungenlied.
Che tale poesia allitterante abbia avuto lunga tradizione
orale anteriore allavvento del cristianesimo dimostrato dalla
tenacia con cui sopravvisse, adattandovisi, ai nuovi contenuti
religiosi (certo non senza un sensibile intimo contrasto); anzi
in, essa proprio si pu vedere la conferma3di quella postulata
1Di cui, com noto, restano 68 versi in alto-tedesco antico, frammisto a
basso-tedesco, trascritti verso T800, in un Ms. dellabbazia di Fulda. I l
tradizionale tema eroico dello scontro fra congiunti, fra il padre Ildebran
do e il figlio Adubrando in mezzo ai due eserciti di Teodorico e di Odoa-
cre non trova qui compiuto svolgimento. Fu certo ben noto anche nel
Nord, dove alcuni versi duna tarda saga (Asmundarsaga kappabana) e il
libro 7 dei Gesta 'Danorum di Saxo riflettono appunto lepilogo tragico
del padre che uccide il figlio.
2 Frammento dun perduto carme eroico anglosassone (c. 800) sulle lotte
fra danesi e frisoni, da integrare con i versi 1063 sgg. del Beowulf.
3Jn Helgason N. K. cit. pp. 6-7 sottolinea la corrispondenza non certo
fortuita tra espressioni come jgrmun-grund (Edda), eormen-grund
(Beowulf) per mondo ; bir-salr , migd-rann (Edda), borsele ,
Medioevo pagano e cristiano 29
unit spirituale delle stirpi germaniche che rese possibile lassi
milazione diffusione e conservazione di leggende e motivi eroici
comuni alle genti germaniche del centro e della periferia.
Sono note le complesse e irrisolte controversie sulla re
mota origine continentale del carme eroico germanico.
Alcuni (Heusler, Schneider, Neckel, Kuhn) approfondendo
idee wolfiane sull'epos omerico e lachmanniane sul Nibelungen-
lied e utilizzando gli accenni di scrittori antichi e medie
vali da Tacito a Eginardo, hanno postulato lesistenza gi nei
primi secoli dellera nostra di Urlieder epico-eroici (nati
forse nelle sedi sudorientali dei goti alPepoca delle grandi in
vasioni), dai quali deriverebbero, per migrazione e graduale
rielaborazione, i pi tardi componimenti e quindi anche alcuni
almeno dellEdda, i cosidetti Fremdstofflieder *, cio di
origine germanico-continentale. Nei primi secoli del Medioevo,
che videro sorgere e tramontare effimeri regni e divampare
guerre sterminatrici di capi e di popoli, dov formarsi o raf
forzarsi quelParistocrazia guerriera e quel culto dellonore
della gloria delleroismo ch lispirazione prima dei carmi
stessi: un complesso di valori etici dietro i quali dovette
dunque esserci un nucleo di fatti storici gi pi o meno
leggendarizzati fra il I V e il VI secolo: la morte di Attila
(nellEdda, Atli) avvenuta nel 453, secondo una tradizione po
polare, per vendetta, compiuta la notte delle nozze dalla ger
manica sposa Hildico2; la distruzione, compiuta dagli unni, del
regno burgundo del medio Reno, che fra i propri re contava
Gibico (nellEdda, Gjki) e Gundicario (neYEdda, Gunnarr,
nel Nibelungenlied, Gnther); i re goti Ermanarico (nellEdda,
Jprmunrekr) uccisosi nel 375 quando gli unni annientarono il
suo vasto regno, e Teodorico (nell'Edda Pjdrekr); finalmente
Sigfrido, massimo eroe germanico, probabilmente da identificare
col re franco Sigeberto I di Metz, marito della principessa visi
meodo-aern (Beowulf) per sala del banchetto ;. bgd-serkr , her-
vd , val-dreyri (Edda), beadu-serce , here-waede , vaeldror
(Beowulf) rispettivamente per armatura e sangue di ferita ; sitja
sumbli at (Edda) sittan to symble (Beowulf), sittian at sumble
(nellepos sassone antico Heliand) per sedere a banchetto ; e molte
altre se ne potrebbero aggiungere,
1H. Schneider, Germanische Heldensage I, Berlin, 1928 p. 246 sgg.;
H. Kuhn PBB, 63, 1939 pp. 178 sgg. e 283-299.
2Cfr. H. de Boor, Das Attilabild in Geschicbte, Legende und heroischer
Dichtung, Bern, 19632.
gota Brunilde, assassinato nel 575 da sicari di Fredegonda con
cubina di Chilperico I l.
Heusler e la sua scuola ipotizzano dunque, sulla base di
una pi o meno viva comunanza spirituale originaria tra le
stirpi germaniche, la diffusione dei carmi eroici duna singola
stirpe alle altre. Ma ci non esclude che fra anglosassoni e
nordici si sia parallelamente potuta sviluppare una tradizione di
poesia eroica sia pur tardamente testimoniata nel Beowulf
(i cui personaggi e fatti come noto sono danesi e svedesi
del V-VI secolo) e nella parafrasi latina dei Gesta Danorum
di Saxo.
Comunque sia, anche chi recentemente ha voluto capo
volgere uno degli assiomi della teoria heusleriana (nata forse
come reazione alle idee romantico-populariste dei Grimm e dei
Lachmann e identificante la leggenda eroica presso i germani
col carme eroico) ha poi dovuto riconoscere l'impossibilit di
risalire ai supposti archetipi franchi e goti2.
Dei carmi eroici dlVEdda i pi antichi sembrano aver
serbato i connotati tematici e alcune caratteristiche formali
della primitiva poesia germanica allitterante, della quale vanno
considerati assai tardo sviluppo, anzitutto a causa del raggrup
pamento, anzich stichico, strofico, forse attribuibile a in
flusso scaldico. Si tratta di componimenti brevi (100-200 versi)
senza digressioni informative, di ritmo serrato, di lessico^scelto,
di pathos scabro intenso monumentale. Agli occhi del poeta
non ha valore la vicenda, pur in s memorabile, ma la dignit
eroica con cui il guerriero affronta il destino che gli impone
una scelta fra valori contrastanti; sicch, affrontando il destino,
30 Le letterature della Scandinavia
1Malgrado il dottissimo lavoro (Siegfried, Arminius und die Symblik,
Heidelberg, 1961) di O. Hofler, il tentativo di identificazione eveme-
ristica di rminio a Sigfrido, sulla base di argomentazioni folcloristiche
e sociologiche, non persuade molto.
2H. Kuhn, Heldensage vor- und ausserhalb der Dichtung in Ftstschrift
Genzmer , Heidelberg, 1952, p. 269: Waren die Heldensagen in Lie-
dern entstanden, dann mussten diese erten Lieder wesentUch anders
gewesen sein als die erhaltenen . Seguito su questa strada, non senza
incertezze da H. Schneider (Germanische Heldensage, Berlin, 1962) che
in unappendice (pp. 445-457) modifica alquanto le idee heusleriane so
stenute nella prima ed. del 1928. Di fronte a tanto contrastante conget
turare si comprende lironia di chi ha ridotto lintero problema a una
specie di segreto professionale dei germanisti, come E. R. Curtius, Euro-
paische Literatur und Lateinisches Mittelalter, Bern, 1948, p. 175: Wie
der primare germanische Heldensang ausgesehen hat, wissen nur die
Germanisten... .
Medioevo pagano e cristiano 31
impavido fino al sacrificio della vita, il guerriero, in certo modo,
vi sidentifica con lesemplarit del suo comportamento e di
viene immortale nella gloria postuma. Eliminato perci ogni
dettaglio narrativo, ogni motivazione psicologica, lazione epico
drammatica \ in cui salternano la voce del poeta e dei sin
goli personaggi fortemente tipizzati aldil della consuetudine
epica (Roland est preux et Olivier est sage!) procede a
sbalzi, per scene essenziali e con una tecnica chiaroscurale2
che d rilievo massimo ai contrasti.
Bench incomparabile con il ben pi vasto epos, il carme
ne ha in comune alcuni caratteri: ogni riferimento storico e
geografico, ogni color locale obliterato nella rievocazione
poetica che anacronisticamente fonde personaggi e popoli, fatti
reali e leggendari, mitici e fiabeschi. Come la Canzone di Ro
lando trasforma in saraceni i baschi che nel 778 aggredirono
la retroguardia di Carlomagno in Spagna; e fa di Orlando il
nipote dellimperatore e il protagonista della vicenda e spiega
la sconfitta col tradimento di Gano, i poeti dei carmi eddici,
nel trattare una complessa materia dalla quale ogni stirpe po
teva trarre motivi di orgoglio e di grandezza, apprendono gli
uni dagli altri, stabiliscono fantastiche parentele e discendenze
fra gli eroi, risolvono in scontri individuali conflitti politici
tra popoli, traspongono localit geografiche, guardando cosi
pi o meno liberamente alla vicenda rievocata. I pi anti
chi (per esempio Atlakvida, Hamdisml) sembrano solo con
sci dei vincoli di solidariet di sangue che legano lindivi
duo alla stirpe, dellimperativo morale della vendetta (tipica
dogni societ barbarica), della funesta magia connessa al
possesso delloro; i pi recenti (per esempio Sigurdarkvida
in skamma, Helgakvida Hundingsbana I I , Atlaml) vedono
lindividuo pi libero da tali vincoli, approfondiscono pi o
meno certi fatti psicologici per influsso della nuova fede reli
giosa, sembrano servirsi del motivo delloro come di legame
estrinseco delle vicende narrate.
Si tratta certo in entrambi i casi di poeti molto esperti,
se pur in varia misura, del proprio mestiere, anche se la totale
anonimit pu spiegarsi con la loro consapevolezza di non
essere che dei rielaboratori duna materia per se stessa illustre.
1 I l culmine drammatico il fulcro stesso del carme eroico germanico
ha detto W. P. Ker (Epic and Romance, London, 1897, p. 76).
2L. Mittner, La lingua e lo spirito delVantica poesia germanica, Firenze,
1942, pp. 25-39.
32 Le letterature della Scandinavia
Che anche la metrica eddica, basata sul principia dellictus e
dellallitterazione, indica una maturit artistica agli antipodi
dogni ipotizzato primitivismo .
L'Edda snorrica , come s detto, lunica sia pur tarda
testimonianza dun germano sullantica metrica germanica. Nel
l epilogo della terza parte dellopera sono elencati ed esempli
ficati anche i tipici metri eddici, ma solo in funzione del non
poco pedantesco virtuosismo versificatorio dellautore e senza
una parola di commento, senza una qualsiasi prospettiva crono
logica; e occorre quindi ancora una volta rifarsi alla fondamen
tale ricostruzione storica di A. Heusler i. Nellantico verso ger
manico lunit minima dello schema metrico , secondo Heusler,
costituita da un primo verso breve, con due arsi secondarie,
(studiar o appoggi) collegato mediante allitterazione2a un se
condo verso breve, nel quale, in prima sede, larsi principale
(hgfudstafr): le due unit formano un verso lungo (per esem
pio nell'Hildebrandslied e nel Beowulf). Ma entro tale schema,
variabilissimo da verso a verso, ci che Heusler chiama il
riempimento , cio il numero indeterminato di atone che pre
cedono o seguono gli ictus ricorrenti; sicch il ritmo stesso
del verso ne risulta quanto mai mosso e libero.
Se una lapidaria strofe (77) degli Hvaml in Ijdahttr3
pu dare unidea del massimo rilievo enfatico ottenuto me
diante lallitterazione consonantica e vocalica, che sottolinea
lopposizione dei valori etici fondamentali duna et eroica: da
una parte la morte fatale, dallaltra il coraggio di chi sa affron
tarla intrepido per conquistare limmortalit:
1Deutsche Versgeschichte, Berlin, 19562, I, pp. 86-284; e Altg. D. cit.
cap. VI pp. 30-44.
2 II cui preminente valore quasi rima iniziale in una lingua carat
terizzata dallaccento intensivo e protosillabico intuitivamente sen
tito bench non criticamente rilevato da Snorri, che, pur avendo locchio
al metro classico della poesia scaldica, rigidamente sillabica (Edda Snorra
ed. F. Jnsson, Reykjavik, 1907 pp. 295-298) ha prestato la sua termi
nologia ai moderni metricologi e germanisti.
3 Costituito di 6 versi brevi allitteranti, dei quali il 3 e il 6 hanno allit
terazione propria, usato nei carmi gnomici e didattici (p. es. Hvaml,
Vafprudnisml, Sktrnisml, Grimnisml, Lokasenna). Sia lo Ijdahttr
sia la sua variante amplificatrice il galdralag furono forse in origine i
metri dellincantesimo e della magia (V. Heusler, Deutsche Versgeschichte
Berlin-Leipzig, ed. del 1925, I, p. 230-243). Gli altri metri eddici men
zionati da Snorri: il fornyrdislag di 4 sillabe (metro dei carmi antichi) e la
variante mlahttr di 5 sillabe (metro dei carmi dialogici?), in cui sono
composti la maggior parte dei carmi eroici, sapprossimano, per struttura,
allantico metro allitterante dellepica germanica.
Medioevo pagano e cristiano 33
Deyr f deyja fraendr Muore il bestiame, muoiono i congiunti
deyr silfr it sama; cosi anche tu morrai;
ek veit einn, at aldri deyr: ma, una cosa so che mai muore:
dmr umdaudan hvern. la fama dogni uomo che muore.
altre strofe ci mostrano come in una lingua dura, tagliata con
Fascia e ribattuta con il martello, anche se scelta e elaboratis
sima, che alterna il solenne rilievo delle toniche col precipitoso
fluire delle atone, che punta sullurto dinsanabili conflitti, sulla
giustapposizione di luci e ombre, sullallusiva ambiguit delle im
magini, il poeta riesca a dar forma alle immani passioni, al volon
tarismo eroico che tutto sacrifica a un miraggio di fama imperi
tura. Cos Gunnarr della Atlakvida,1che nega agli unni il tesoro
nibelungico nascosto nel Reno, fa strappare al fratello Hpgni il
cuore; e, rimasto solo depositario di quel segreto, lo svela infine
prima di morire, con gioia feroce allavversario che non potr
goderne:
26
Er und einom mr gli umflgin
hodd Niflunga: lifira nu Hggni!
A me solo noto, a tutti ignoto il tesoro dei Nibelungi: morto
ora Hggni!
27
Rtn skal rda rgmlmi skatna
svinn, skunna arfi Niflunga
i veltanda vatni lysaz valbaugar!
heldr en hgndom gull sktni Huna bgrnum!
Il Reno custodir il tesoro conteso dai guerrieri; il rapido fiume,
il sacro retaggio dei Nibelunghi; nellacqua vorticosa brillino le
armille di morte [o romane], piuttosto che loro scintilli in mano
ai figli degli unni!
Cosi Gudrun con disumano eroismo vendica i fratelli uccisi dal
marito Atli dandogli in pasto i cuori arrostiti dei figlioletti.
33
Ut gekk p Gudrun, Atla i gggn,
med gyltom klki, at reifa gigld rggnis:
piggia knttu, pengill! i pinni hgllo,
gladr, at Gudrno gnadda niflfarna!
Fuori usci Gudrun incontro a Atli col calice doro a festeggiare il
suo sovrano: Felice riceverai, signore, nella tua reggia la selvag
gina abbattuta da Gudrun!
1U. Dronke, The Lay of Attila in Saga-Book of the Viking Society,
16, London, 1962, pp. 1-21.
XXVII - 2. Lett, della Scandinavia.
34
Le letterature della Scandinavia
38
Ymr vard bekkiom, afkdrr sgngr virda,
gnyr und gudvefiom, grto bgrn Huna,
nema ein Gudrun, er hon seva grt
brcedr sina berharda ok buri svasa,
unga, frda, p er hon vid Atla gat.
Gemiti risonarono fra i banchi, sinistro echeggi il canto dei guer
rieri, gemiti uscivano di sotto i mantelli, piangevano i figli degli
unni; solo Gudrun non pianse mai, i fratelli suoi invincibili, i pro
pri figlioletti, da lei generati a Atli.
Cosi, con perfetto parallelismo etico, anche il poeta del Carme
di Ildebrando ' mette padre e figlio di fronte al medesimo
fatale dilemma:
Nu seal mih suasat chind svertu hauwan
breton mit sinu billiu eddo ih imo ti banin werdan! 1
Ora il mio proprio figlio, con la spada mi abbatter; mi uccider
con la sua arma da taglio o io mi far suo uccisore!
Diverso per talvolta il tono in altri carmi: assai pi li
rico-elegiaco. fantasioso e visionario, per esempio nella Helga-
kvida Hundingsbana I I (il carme dell'amore che trionfa sulla
morte), dove l'episodio del guerriero ucciso in battaglia, cui
concesso di tornare alla sua donna per trascorrervi insieme l'ul
tima notte, ci d un colorito saggio di romanticismo vichingo. I l
trapasso dalPestasi amorosa all'angoscia della separazione sembra
quasi precorrere in qualche accento l'addio antelucano di Giu
lietta e Romeo.
46
Vel skolom drekka dyrar veigar
ptt mist hafim munar ok landa!
skal engi madr angrlid kveda,
ptt mr bristi beniar liti!
Berremo felici coppe ricolme, bench privati della vita e degli averi.
Nessuno levi gemiti funebri se vede il mio petto asperso di sangue.
48
N kved ek enskis orvsent vera,
sid n snimma at Sevafigllom,
er pu armi lifdom s0fr,
hvit, i haugi, Hggna dttir,
ok ertu kvik in konungborna!
Nulla mi resta pi da desiderare ora n mai a Sevafigll; ora che
1Hildebrandslied, ed. F. Saran, Halle a. S., 1915, p. 26.
Medioevo pagano e cristiano
35
tu dormi fra le braccia mie inanimate, bianca figlia di Hggni, nel
tumulo; tu che sei viva, figlia di re.
49
Mi er mr at rida rodrtar brautir
lta fglvan io flugstig troa;
skal ek fyr vestan vindhilms bruar,
dr Salgofnir sigrpid veki.
Ma adesso tempo daddio; sui sentieri rosseggianti ora che il
mio fulvo destiero galoppi per laria, per essere a occidente dellar
cobaleno, prima che il gallo della Valhalla ridesti gli eroi!
I l poeta della Lokasenna tocca invece, forse come nessun
altro, le corde dellumorismo moderno. Tutto lOlimpo nor
dico si disgrega e si polverizza sotto la sua beffa corrosiva. In
una lingua perspicua briosa, scoppiettante di maligna e scurrile
ironia, cui la ripetizione delle apostrofi d unintensit quasi
dincantesimo (non per nulla ne risentiremo gli echi in Strind
berg) gli dei vengono accusati e smascherati dei pi turpi vizi.
N giova che Prr, sopraggiunto in extremis, metta in fuga il
perfido accusatore Loki minacciandolo col martello. Le parole
di questo eddico Mefistofele sembrano mettere la pietra tom
bale sullet degli dei falsi e bugiardi.
Fra la Lokasenna e la Volusp il divario non potrebbe
esser pi grande. Quanto l satira e scherno, qui pathos
austero e solenne, seriet etica. I superni sacri dei sono qui
visti da un poeta che, certo, sentendosi al confluente tra vecchio
e nuovo affonda lo sguardo nel mito antico con partecipe com
mozione, illuminato da ideali di giustizia e di speranza, preoc
cupato da angosciosi interrogativi morali. Qui, altrimenti che
nel mito greco, gli dei n domano n vincono i titani, n
la discordia che per causa loro lacera il cosmo. La primeva
gigantomachia qui lultimo atto epico della storia universale
iniziatasi con let delloro. Tutto ci che dal caos generato:
giganti e dei e uomini nuovamente destinato a sprofondare nel
caos dei ragnarpk , cui il poeta fa seguire la speranza duna
rigenerazione.
Non sono certo gli ingenui miti naturalistici della genesi
o della fine del mondo che colpiscono nella Volusp, n in
fondo quella che sembra essere lispirazione etica dal carme
stesso (pur cosi oscuro e guasto com *): il tramonto del mondo
1F. R. Schroder, ANF 67, 1952, pp. 1-29 ha ricordato il lucianesco
consiglio degli dei come remota fonte dispirazione.
36 Le letterature della Scandinavia
odinico, cio della sete delPoro, della magia, degli spergiuri,
della guerra e l'avvento del regno della pace simboleggiato
dallinnocente Baldr (de Vries). Ci che d forza lirico-dram
matica alla profezia della veggente (la quale ridestata da
Odino gli svela le verit apocalittiche primordiali e finali),
proprio il tono poetico di esaltazione individualistica in cui si
compie il vaticinio. I l senso d'un fato ineluttabile che grava su
tutto sin dallalba dei tempi, il terribile problema dell'origine
del male e del dolore, la profonda sfiducia nel presente, tutto
concorre a creare quel senso arcano oracolare del numinoso che
pu far pensare il lettore classicista allo stormir delle fronde di
Dodona o al gorgoglio delle acque di Delfi. stato notato
linflusso formale della poesia scaldica sulla Vglusp 1: il tipico
frequente impiego dei ritornelli nelle diverse visioni (p gengo
regin gli rgkstla le potenze reggitrici sedettero allora a
consiglio sui seggi; vitod er enti, eda hvat sapete ancora
altro o no?; Geyr nu Garmr migk fyr Gnipahelli ora Garmr
abbaia furioso davanti alla grotta degli inferi); la vera e oro-
pria descrizione d'una battaglia, cos rara nei carmi eddici;
e non c dubbio che lanonimo poeta fu un maestro della
tecnica e del verso, ma sullinteresse puramente estrinseco di
gran lunga prevalse2la seriet dell'ispirazione etica e la gran
diosit delle visioni apocalittiche.
Qui i segni funesti della catastrofe saddensano con ritmo
mozzo, angoscioso, in immagini dure, gonfie di compresso
pathos:
45
Broer muno beriaz ok at bgnum verdaz,
muno systrungar sifiom spilla;
hart er i beimi hordmr tnikill,
skegggld, sklmgld, skildir ro klofnir,
vindgld, varggld dr vergld steypiz;
mun engi madr gdrom pyrma.
I fratelli si azzufferanno e si uccideranno, i parenti spezzeranno i
vincoli di sangue, lefferatezza regger il mondo e molti adultri;
tempo di asce, tempo di spade, si fenderanno gli scudi; tempo di
bufere, tempo di lupi, prima che il mondo crolli; nessun uomo il
suo simile rispetter.
1E. Noreen, Den norsk-islndska poesien, Stockholm, 1926, p. 87 sg.
2M. Olsen, Edda-og skaldekvad VI I , Gudedigte, Oslo, 1964, p. 3; De
Vries, Altn. Litg. cit. I 2p. 63.
Medioevo pagano e cristiano 37
lf il presagio duna resurrezione del mondo, arso dal fuoco e
sprofondato nel mare, spalanca Porizzonte e Panimo a una
rasserenante contemplazione:
Sr hon upp koma gdro sinni
igrd r eegi, idiagrcena:
falla forsar, flygr grn yfir,
sa er fialli fiska veidir.
Vede ella sorgere unaltra volta la terra dal mare, riverdeggiante,
scrosciano i torrenti, alta vola l'aquila, che sulle montagne caccia
i pesci.
Nessun poeta eddico come Pautore della Vglusp ha sa
puto fondere nei suoi versi tanta meditazione spirituale e con
cretezza dimmagini, tanta realistica osservazione delPambiente
circostante1e acuta penetrazione dei mondi creati della fan
tasia mitica.
LA POESI A SCALDI CA
Raffrontata allo stile epico-drammatico della poesia eddica
e della Saga norrena, in vario modo alternanti dialogo e narra
zione di fatti e atti memorabili, la rigida consuetudine tecnica
del carme scaldico col suo minuto ma desultorio descrizionismo,
tutto scorci e istantanee , privo quasi di prospettiva tem
porale e spaziale, sembra ancor pi chiaramente scoprire la
sua povert di mezzi espressivi.
I l gusto della metafora fine a se stessa, del bisticcio, del
lindovinello, del gioco di parole, il senso acutissimo per i
valori fonici anche se amelodici; la struttura metrica che in
catena in schemi inalterabili il sentimento; luniformit duna
lingua conservatrice da cui esula ogni venatura idiomatica e
in cui vecchio e nuovo appaiono inscindibilmente saldati: il
virtuosismo formale insomma, che sa trarre smaglianti effetti
esteriori dalla variazione e manipolazione di poche note fon
damentali ci disorienta e ci respinge.
Eppure non meno degli altri due grandi generi della lette
ratura norrena anche questa poesia rispecchia gli ideali e i
1Nella sua edizione islandese del carme, S. Nordal ('Vglusp. Gefin ut
med skyringum, Reykiavik, 1923) sottolinea il valore che pu aver avuto,
per la visione della fine del mondo, lesperienza delle catastrofi naturali
nellisola vulcanica in concomitanza con lattesa chiliastica predicata dai
missionari (pp. 123-125).
38 Le letterature della Scandinavia
modi di vita della societ e dellet vichinga in cui fiori;
espressione anchessa dun fatto di costume, dun determinato
fenomeno sociale, parte integrante dun cerimoniale di corte
come sotto altri cieli la poesia trovadorica e minne-
singhera. Anzi lideale eroico vichingo, poi destinato per secoli
a diventare uno dei temi pi frusti e stereotipi delle lette
rature nordiche, si pu dire trovi qui la sua prima e pregnante
espressione artistica.
Nei carmi scaldici, prima e ancor pi che negli eddici e
nelle Saghe, rivivono certo in forme allusive e quanto mai
convenzionali le gesta di quei guerrieri germanici che cos
a lungo contrastarono la civilt cristiana doccidente per sotto-
mettervisi poi e assimilarla attraverso un lungo e laborioso
processo di amalgamazione.
Se lEdda una volta sola ci offre un lampeggiante ritratto
di vita vichinga nel primo carme su Helgi Hundingsbani, per
contenuto e forma assai vicino al genere scaldico, le Saghe
attingono tutte o quasi le loro avventure e figure eroiche ai
versi scaldici; anzi sono esse stesse per lo pi semplici para
frasi 1o chiose di quei versi, che ripetutamente citano o come
fonte dinformazione storica o come puro motivo ornamentale.
Di queste, persino le migliori dal punto di vista artistico, come
la Eigla, la Njla o come la Heimskringla dalla tradizione con
cordemente attribuita a Snorri, non sempre riescono a eguagliare
la forza di caratterizzazione, la compressa incisivit di certe
strofe scaldiche.
Quanto del duro profilo pagano dun Egill avrebbe potuto
farci vedere la Saga a lui intitolata senza i componimenti poetici
in quella contenuti e a lui attribuiti? quanto sapremmo oggi
' della lirica erotica norrena senza le pur oscure e corrotte strofe
di un Kormkr? quanto alla storiografia dello stesso Snorri
non dovettero contribuire i versi scaldici, da lui copiosamente
citati? quanto infine saremmo in grado dintendere della con
versione dei popoli nordici al cristianesimo se non avessimo i
tardi poemetti agiografici e parenetici di quegli scaldi che pi
o meno avevano assimilato il nuovo verbo religioso?
Anche da un punto di vista puramente documentario la
poesia scaldica merita dunque di non essere posposta agli altri
1S. Nordal, Snorri Sturluson, Reykjavik, 1920, p. 171 sgg. mostra come
Snorri sullo spunto di singoli versi scaldici abbia creato interi episodi
narrativi.
Medioevo pagano e cristiano
39
due generi letterari norreni, linguisticamente pi accessibili e
perci pi studiati.
Donde principalmente trasse ispirazione questa poesia?
Laula regia con le sue festose e solenni consuetudini (in
larga misura comuni a tutta larea germanica) volte a perpe
tuare i sacri vincoli di fedelt della hird al drttinn ,
cio del seguito al principe e di questo a quello; la rievoca
zione della battaglia (quasi assente dai carmi eddici) che ce
lebra e misura le virt del capo e dei suoi prodi sullunico ca
none dogni societ guerriera: il concetto dell'onore; la muni-
ficit del capo cui principalmente rivolto lencomio dello
scaldo, il miraggio della gloria e della ricchezza e la passione
delFavventura; il culto delleroismo e il disprezzo della morte;
lamore delle armi e delle fogge guerresche. Questi, in sintesi,
i motivi dellispirazione.
Se nei carmi epici gli anonimi poeti eWEdda rievocano in
chiave di drammatico conflitto la fosca grandezza delleroe ger
manico dellet delle migrazioni, gli scaldi ci dnno (in tinte
pi luminose e attraenti) un quadro fortemente stilizzato ma
non meno memorabile dellet vichinga.
Con monotona insistenza risuona infatti nei loro versi
lencomio del principe e dei suoi prodi che affrontano con
inconcussa fermezza la battaglia e la morte, o la munificit
del capo che dispensa armille spade scudi navi ai fidi seguaci;
lelegiaco rimpianto dei compagni caduti il cui nome soprav
vive solo nella luce della gloria postuma o lesaltazione della
vendetta dettata dalla solidariet di sangue; lo scherno o lese
crazione del nemico. Vediamo i guerrieri libare nellaula alla
memoria degli antenati o invocare gli dei a testimoni dei sacri
giuri prima di partire per le spedizioni, ignari del ritorno; ve
diamo le navi dalle rutilanti teste di drago salpare come aqui
le ad ali spiegate ; vediamo le onde alte come precipiti
montagne abbattersi sulle prore, e sotto spalancarsi i tene
brosi abissi dove il dio e la dea del mare Aegir e Ran stanno
in agguato; vediamo i campi di battaglia coprirsi di cadaveri
e le spade lampeggiare e i dardi oscurare il cielo e il sangue
scorrere a fiumi. Cosi per centinaia di versi e per generazioni
di poeti! Finch il trionfo del cristianesimo e il graduale av
vento di nuove forme di organizzazione statale e sociale non
avviano al tramonto lethos pagano e i congiunti modi di vita
e darte. Scompaiono allora dal repertorio degli scaldi le san
guinose epifanie delle valchirie e il fragor delle asce dei ber-
40 Le letterature della Scandinavia
serkir 1 sulle cotte ferrigne, le sagome grifagne delle navi
dragonate (il Serpe lungo di lfr Tryggvason, il Bi
sonte di lfr helgi, P Ariete ferreo di Eirkr jarl) e per
sino le semileggendarie incarnazioni delPideale vichingo (un
Vagn Akason e un Ragnar lodbrk che affrontano la morte
senza un gemito, col sorriso sulle labbra, uno Starkadr che an
cora nella minuziosa parafrasi latina di Saxo assurge a mitico
simbolo di sovrumano eroismo) per lasciar posto a pi umane
e cristiane figurazioni. Ma il prezioso descrizionismo scaldico
serba ancora a lungo, pur dopo la vittoria del nuovo verbo
religioso, il suo valore normativo. Tutto o quasi scene
persone cose come prima rappresentato nella rigida ma
niera tradizionale, sezionato con pseudorealistica minuteria,
assai pi che poeticamente ricreato. Gli stessi concetti di Dio
creatore, di trinit, di colpa, di redenzione: lintero simbolismo
cristiano viene ora costretto nelle fruste perifrasi del linguag
gio panegiristico degli scaldi.
A stare alla superstite documentazione la poesia scaldica
nasce in Norvegia. I l pi antico scaldo, quasi coevo di Ansgar
(primo missionario della chiesa franca nel Nord) fu il norve
gese Bragi Boddason (prima met del sec. IX); ma i suoi versi
rimastici sono cos tecnicamente maturi da presupporre una
precedente tradizione poetica. Se a lui attribuita la Ragnar s-
drpa celebrante uno scudo istoriato di scene mitologiche ed
eroiche (il dio Prr in lotta col Serpe del mondo, le vicende
delPeddico Hamdisml), al forse coevo Pjdlfr hvinverski,
Snorri stesso ascrive un componimento analogo (Haustlgng, sul
mito di Idunn e sulla lotta tra Prr e il gigante Hrungnir) e
il genealogico Ynglingatal in kviduhttr sugli antenati del re
Araldo Bellachima, fondatore del regno di Norvegia (875?).
Alle soglie della poesia scaldica troviamo cos due tipi di com
ponimenti encomiastici ( skjaldardrpa, aettartal ) che la te
stimonianza delle Saghe ci mostra, anche in seguito, assai fre
quenti. Del pari encomiastici, anche se forse pi personali
sono i frammenti della pomposa ed oscura Glymdrpa in
drttkvsett sulle imprese guerresche di Araldo e soprattutto
1Lett, pelli dorso. Questi guerrieri che combattevano coperti di pelli
dorso o di lupo ( ulfhednar ) con una sorta di estatico furore, ci sono
attestati nelle Saghe (Ynglingasa nella Heimskringla di Snorri, cap. 6;
nella Vatnsdcela, cap. 9). Cfr. E. Noreen, Ordet barsark in ANF, 1932,
pp. 242-254.
lo Haraldskvsedi o Hrafnsml (in mlahttr e in Ijdahttr)
di Porbjpm hornklofi, dove il trionfo dellunificatore della
Norvegia e la gloria della sua corte sono celebrati nelle forme
epico-drammatiche della poesia eddica, in un dialogo fra una
valchiria e un corvo che giunge dal campo di battaglia col
becco ancora sanguinante.
Con lanonimo Eiriksml commemorante lapoteosi pagana
del pur battezzato re Eirlkr bldox (prima met del X see.)
e con lo Hkonarml di 0yvindr skldaspillir, che anchesso
celebra lingresso dun altro re cristiano Hkon Adalsteinsfstri
nella Valhalla germanica, tocchiamo i confini cronologici della
poesia scaldica norvegese; varcati i quali le fonti documentarie,
quasi soltanto islandesi, tacciono del tutto sulla patria dorigine
e ci presentano la poesia scaldica quale esclusivo monopolio
dei norvegesi trapiantati in Islanda (IX-X see.), bench non
meno di prima fiorente presso le varie corti dei re: norvegesi,
danesi, svedesi e perfino anglosassoni.
questo, si pu dire, il periodo aureo della poesia scal
dica pagana, la quale sembra poi lentamente avviarsi al tra
monto quando la morte di Haraldr hardrdi alla battaglia di
Stamford Bridge (1066) segna il crollo definitivo dellespan
sione vichinga doltremare. Non molto anteriori a tale data
sono il Riscatto della testa (Hgfudlausn), in runhent, il
poemetto encomiastico in onore di Arinbjgrn (Arinbarnarkvi-
da) in kviduhttr e lepitaffio per la Perdita dei figli (Sona-
torrek) pure in kviduhttr di Egill Skallagrlmsson, che tutti
ci attestano una forte e originale fisionomia di poeta, un mae
stro della versificazione scaldica, un esemplare rappresentante
dellideale vichingo; quasi coeva la raffinata lirica damore
mansgngr di Kormkr, e non molto posteriore, intorno al
1000, sia la poesia mitologica di Eilfr Godrunarsson (Prsdr-
pa) sia le grandi drpur encomiastiche e funebri di Einarr
sklaglamm, di Hallfrodr vandraedaskld, di Prarinn loftun-
ga, di Sighvatr J)rdarson (il pi aperto alla cultura europea
e pellegrino di Roma) in lode dellultimo campione del paga
nesimo nordico Hakon jarl; e soprattutto dei due grandi re
evangelizzatori lfr Tryggvason (995-1000?) e lfr Ha-
raldsson (1015-1030?). In mezzo a una vasta e varia congerie
di altri componimenti pi o meno frammentari, pi o meno
pregevoli, sono questi i capolavori della poesia scaldica clas
sica , connessa al mito e alla leggenda eroica.
Nella poesia posteriore come s gi detto il peso
della dottrina e della predicazione cristiana si fa sempre pi
Medioevo pagano e cristiano 41
42 Le letterature della Scandinavia
sentire. La tecnica e il costume tradizionale restano sostanzial
mente immutati (troveremo degli scaldi ancora alla corte del
re norvegese Eirkr Magnusson; 1280-99); i grandi poeti pa
gani vengono ricordati e studiati a un dipresso come gli
auctores latini nelle scuole medievali, per apprenderne la
lezione formale ma lo spirito dei nuovi tempi, l'influsso
delle fonti letterarie scritte, il mutato gusto prevalgono, al
meno da un punto di vista contenutistico, nelle tarde drapur
religiose o di religiosi: come il Raggio di sole (Geisli) di
Einarr Skulason (1100-1160?) ch' una vera e propria apoteosi
cristiana di re Olao il Santo, eroe martire e taumaturgo1,
come il Sole del dolore (Harmsol)2 del canonico agosti
niano Gamli di t?ykkvabcer (X see.) ch una predica versifi
cata sulla necessit della contrizione e in lode della Grazia e
del Redentore; come Leidarvisan (Indice della via); Liknar-
braut (Via della Grazia); Solarijd (Canto del sole); o come
Lilja (I l giglio) del monaco E. Asgrimsson (m. nel 1361) sulla
storia del mondo dal peccato originale alla Passione e Resurre
zione fino al Giudizio. Nella sua drpa in hrynhent l'autore
esplicitamente ripudia le kenningar , segnando cos una svol
ta definitiva nella storia della poesia scaldica.
Gli ultimi echi formali e tematici di questa poesia non si
sono ancor spenti nei rimatori islandesi quattro e cinquecen
teschi, che gi si prepara, favorita dagli impulsi eruditi della
Riforma e autocelebrativi dello Stato assoluto, la rinascita
letteraria dell'intera civilt vichinga. Ancora una volta l'Islanda
al centro del nuovo moto culturale, come quella che sul
proprio suolo serba pi manifesti e numerosi i monumenti
archeologici e linguistici dellantica civilt nazionale.
L'era delle dotte riesumazioni s'apre con il Brevis com-
1Ne restano 71 strofe in drttkvsett, forse tra le prime opere norrene
a essere fissate sulla pergamena subito dopo la composizione Secondo
la tradizione il poeta stesso recit la sua drpa nella Chiesa di
Nidarss (l'odierna Trondheim) durante una solenne cerimonia in pre
senza dellarcivescovo Jn Birgisson e del re norvegese Eysteinn (F.
Jnsson, Litt. hist. cit. I I , p. 66).
Notevoli comunque anche da un punto di vista formale i tentativi di
esprimere i nuovi concetti religiosi ricalcando i termini latini: stella
maris (flcedar stjarna ), pacis visio ( fridar syn ), Trinitas ( eins
gods >renning).
2 65 strofe scaldiche sul peccato e sul Giudizio e sulla Grazia divina,
ricche di nuove kenningar , ma non prive di antichi, quasi inerti
relitti pagani.
Medioevo pagano e cristiano 43
mentarus de Islanda (1593) e con la Crymogeea sive rerum
islandicarum libri tres (1609) di A. Jnsson Vidalin. Non ,
questultima, che un farraginoso compendio storico e etnogra
fico, linguistico e letterario, ma d il primo impulso alla ricerca
delle fonti e alla scoperta del semiobliato patrimonio spirituale.
E come i dotti bizantini migrati in Italia avevano insegnato il
greco agli umanisti, cosi, nel Nord, sono ora gli islandesi (da
Brynjlfur Sveinsson a Ami Magnusson) che a Copenaghen
come a Stoccolma fanno da maestri agli antiquari, agli eruditi,
ai raccoglitori di manoscritti e di documenti antichi. A un
Worm che insieme con le sue ricerche runologiche {Runir
seu danica literatura antiquissima, 1636) d, in traduzione, i
primi saggi della poesia scaldica (17 strofe del Sonatorrek di
Egill; 29 del Krakuml, il carme funebre di Ragnar lodbrk),
come a un Th. Bartholin il Giovane che nei suoi Antiquitatum
danicarum ... libri tres (1685) gi prefigura il mito eroico del
Nord caro ai preromantici europei. Anzi l'interpretazione filo
logica degli islandesi serba a lungo, sin negli errori e negli
abbagli, il suo valore canonico sia per gli antiquari danesi e
svedesi del Seicento, sia per chi a quella attinge e diffonde in
tutta lEuropa la moda della mitologia e della poesia nordica
in nome del gusto anticlassico, come il cosmopolita ginevrino
P. H. Mallet (Introduction Vhistoire de Dannemarc, 1755;
Monuments de la mythologie et de la poesie des Celtes et
particulirement des anciens Scandinaves, 1756) 1.
Per il romanticismo nordico, infatuato, come il tedesco,
di primitivo, di barbarico, dirrazionale, il mito delleroe vi
chingo celebrato dagli scaldi diviene pressappoco ci che per
il classicismo francese era stato il mito delleroe plutarchiano.
Ma lo schema iconografico di questo eroismo si amplia ora a
dismisura. I danesi Oehlenschlger e Grundtvig e gli svedesi
Geijer e Tegnr, per citare solo i maggiori, lo riplasmano
secondo le forme della nuova sensibilit: sentimentale e pa
triottica, metafisica e pedagogica, mentre le seguenti genera
zioni, da Bjomson a Ibsen e a M. Jochumsson, da Strindberg
alla Lagerlof a Jensen alla Undset, ormai familiari con tutti i
temi della letteratura norrena, tentano di imitarne i vari stili
e (anzitutto in Islanda) i vari metri.
1Com noto rielaborati da Th. Percy nelle sue "Northern Antiquities
(1770) e utilizzate da W. Scott, da Chateaubriand e dalla Stael, per
non dir altri.
44 Le letterature deit Scandinavia
Finch la poesia scaldica non cade nelle mani dei filologi
di professione, dei linguisti e dei germanisti per perdere cos
ogni residuo palpito di vita e divenire notomizzata e scien
tificamente analizzata oggetto di fiere polemiche, che ancor
oggi non accennano a spegnersi.
possibile formulare un giudizio critico su questa poe
sia senza passar la vita come hanno fatto i pochissimi
specialisti in materia a emendar testi e a ricomporre i
disiecta membra dun ideale corpus poetico, principalmente
encleabile dai Mss. islandesi e norvegesi dei secoli XI I I , XIV
e XV? Una conoscenza anche sommaria del genere scaldico
indurrebbe a rispondere negativamente.
Lintrinseca difficolt dinterpretazione di questa poesia, la
impossibilit di ricostruirne la genesi e in pi casi daccer-
tarne lautenticit, la scarsa perspicuit dellambiente culturale
in cui sorse malgrado singoli dati biografici e cronologici
sicuri mentre spiega lestrema cautela con cui deve proce
dere ogni seria indagine critica, ripropone anche oggi molti
dei pi ardui e discussi problemi preliminari connessi alla
storia della poesia germanica antica1.
E anzitutto: quale fu la remota origine del carme scaldico?
Nacque esso, come alcuni sostengono2, gi nellet delle mi
grazioni barbariche, insieme agli altri generi maggiori e mi
nori, per vivere poi in lunga tradizione orale storicamente
pressoch inafferrabile e comparire a un tratto in Norvegia,
formalmente elaboratissimo, ma cos permeato di influssi ir
landesi da perdere molti dei suoi essenziali connotati germa
nici3? O fu invece creazione esclusivamente nordica dovuta
1Quanta parte va fatta in questo campo alla critica congetturale ha
dimostrato la pur geniale e prudente ricostruzione storica di A. Heusler.
2 A. Heusler, Altg. D.; pp. 121 sgg., 172; S. Einarsson, Alternate Recital
by Twos in Widsith (?) Sturlunga a. Kalevala in Arv (Uppsala, 7, 1951,
pp. 59-83). v
3 Innegabile una certa affinit di ambiente sociale e di forme poetiche
fra Tlrlanda del IX see. e il Nord vichingo; n va dimenticato che
vichinghi danesi gi intorno al 787 si erano attestati nelle regioni nord-
occidentali dellInghilterra; che l853 Olao il Bianco di Norvegia regnava
a Dublino; che fra i colonizzatori dIslanda cerano degli irlandesi. Ma
per un verso lassenza totale di dimostrabili influssi linguistici irlandesi
sul norreno, per un altro la forma assai evoluta dei primi componimenti
scaldici rende quanto mai problematica lipotesi di influssi specifici
(A. Edzardi, Die skaldiscben Versmasse u. ibr Verhltnis zur keltiseben
Verskunst in PBB 5, 1878, p. 570 sgg.; G. Vigfusson, Corpus poet.
9Medioevo pagano e cristiano 45
a un solo ingegno poetico, die ne fiss il modello ricavandolo
dai ben definiti schemi del carme eroico1? E nella prima ipo
tesi, quali furono i nessi formali e sostanziali tra il carme
scaldico (descrittivo, encomiastico, personale) e il carme eroico
(epico-drammatico e anonimo), se entrambi nacquero in seno
allaristocrazia guerriera germanica e risonarono nellaula regia
sulla bocca di poeti di corte a lode delleroe o a rievocazione
delle sue gesta2? E, nella seconda ipotesi, fu larte ornamentale
geometrico-lineare dellet vichinga o non piuttosto il riflesso
ancor vivo di antiche concezioni magico-sacrali a determinarne
lelaboratissimo concettismo metrico e stilistico divenuto poi
fine a se stesso3?
boreale, Oxford, 1883, I I , p. 2 sgg.; S. Bugge, Bidrag til den seldste
skaldedigtnings bistorte, Kristiania, 1894, p. 65 sgg.; A. Bugge, Vester-
landenes indflydelse paa nordboerne..., ivi, 1905, p. 65 sgg.; A. Olrik,
Nordisk Aandsliv i vikingetiden, Kobenhavn, ed. 1927, p. 59). Molto
pi cauti Heusler (Altg. D. pp. 28, 135 sgg.) e dopo di lui J . de Vries
(Altn. Litg. Berlin, 1941-42. I, p. 69 sgg.) si sono limitati a mettere
in evidenza i caratteri formali che differenziano il carme scaldico dai
tradizionali schemi metrici germanici. Un influsso celtico sulla Fornaldar-
saga ipotizzato da E. l. Sveinsson, tslenzkar bkmenntir, cit., pp. 35-36.
1Heusler, Deutsche Versgeschicbte, Berlin-Leipzig, 1925, I , p. 300 e
Altg. D., p. 28 sgg.; H. Lie, Skaldestil-Studier, in MM, 1952, p. 5 sgg.
; Sulla base di semplici congetture J. de Vries (Altgerm. Religionsgesch.,
cit. in bibliografia, Berlin, 1955-572, I , p. 440 sgg., I I , pp. 67-73) ritiene
che il carme scaldico abbia avuto la sua remota origine nella poesia
cultuale.
2Distinti per contenuto e forma i due generi presentano per, come
t s gi detto, molti punti di contatto e aspetti comuni per non dire
: dei molteplici sicuri indizi di interazione fra poesia scaldica e eddica
(Vglusp, Hymiskvida, Helgakvida, Atlaml, Glymdrpa, Haustlgng, Ei-
riksml, Hkonarml). Bisogna dunque guardarsi da troppo rigide clas
sificazioni, e da una applicazione meccanica delle distinzioni oggettive e
stilistico-formali messe in rilievo da E. Noreen (Den norsk4slndska
Voesien Stockholm, 1926, p. 16 sgg.). Se le accogliessimo, dovremmo
! escludere dalla poesia scaldica: i poemetti di Egill, perch composti in me
tro non tipicamente scaldico; lo Hkonarml e lo Haraldskveedi, perch
dialogici; e finalmente lo Haustlong, perch narrativo. Sarebbe forse pi
esatto e pi conforme alluso della tradizione islandese parlare di due
; diverse tendenze del gusto; giacch quanto oggi, per i moderni filologi,
va sotto il nome di eddico, indic per i rimatori islandesi del Quattro
(p. es. Lilja str. 97) e Cinquecento (che avevano locchio allEdda snor-
! rica) la poesia tipicamente scaldica. Forse chi recitava un carme eddico
sentiva di parlare in nome di una tradizione gi formata, mentre chi
recitava un carme scaldico si sentiva egli stesso creatore duna tradizione,
j Cfr. C. M. Bowra, Heroic Poetry, London, 1961, p. 40.
I 3Heusler, Altg. D. pp. 135-36; de Vries, Altn. Litg. I , p. 90; e per
, i nessi con le arti figurative H. Shetelig, Osebergfunnet, Oslo, 1917-20,
I I I I , pp. 21-25; e soprattutto H. Lie., cit., in MM, 1902., p. 8 sgg. Alla
46 Le letterature della Scandinavia
Se questi e altri irrisolti quesiti rendono quanto mai arduo
il compito del filologo di professione, basta il semplice assag
gio di un qualsiasi componimento scaldico per scoraggiare il
pi entusiasta amatore di poesia, anche se non inesperto di
nordico antico. Pi volte, vero, si son levate autorevoli
voci di studiosi per rivendicare a questo genere letterario il
posto donore che ad esso spetterebbe nella tradizione poetica
del Medioevo scandinavo. Si detto che assai pi dei semplici
popolari e anonimi componimenti eddici, gli squisiti ricami
verbali dei tanti e celebri poeti norvegesi e islandesi costitui
scono lautentico patrimonio letterario della Scandinavia antica,
la gloria della sua aristocratica poesia darte. Si dato partico
lare rilievo alla omogeneit e vitalit della tradizione scaldica,
che per secoli tenacemente resistette al fermento dissolvitore
della nuova cultura introdotta col cristianesimo; attraverso un
approfondito studio linguistico stato anche possibile intender
meglio i valori formali di questo genere poetico e talvolta la
personalit dei singoli autori. Ma almeno in sede estetica, ben
pochi, credo, sono disposti a seguire i patiti della poesia scal
dica sulla via della loro infatuata ammirazione1.
Per formulare un giudizio, sia pur provvisorio, conviene
direttamente affrontare il problema critico sulla base della
superstite documentazione.
I l primo punto fermo nellincerta e lacunosa storia della
poesia scaldica il suo epilogo, chiaramente sintetizzato nella
opera storiografica poetica e critica di Snorri Sturluson. Nel-
magia runica fa risalire la genesi della poesia scaldica M. Olsen (Om
Troldruner in Edda, 5, 1916, p. 235 sgg.). Sul suo esempio . Ohl-
marks (Till frgan om den fornnordiska skaldediktnngens ursprung in
ANF, 57, 1943 pp. 178-207), che si richiama a Giordane (Getica, c. 49
e allepilogo del Beowulf w. 3174-3177) e avanza lipotesi dellesistenza
dun vero e proprio rito commemorativo-apotropaico dei caduti in bat
taglia, mediante la composizione di epitaffi in metro e stile scaldico
(arfijd). Vedi per le osservazioni di J . de Vries Altn. Litg. cit. I 2
p. 100, che ricorda il carme encomiastico in metro scaldico di Porbjgrn
per Araldo Bellachioma ancor vivo; e, per converso, quelli per eroi morti
come Eirtksml e Hkonarml in metro non scaldico.
1 Ultimo fra questi . Ohlmarks (Islands hedna skaldediktning, Stoc
kholm, 1957) che per il suo teutomane entusiasmo (Egill Skallagrimsson
sarebbe addirittura uno dei massimi poeti europei , p. 16) fa pen
sare alla ben nota boria nazionalistica di quegli studiosi tedeschi che
riavvicinavano, anzi anteponevano i poeti minnesingheri a un Archiloco
e a un Mimnermo (v. C. Griinanger, Heinrich von Morungen e il pro
blema del Minnesang, Milano, 1948, pp. 31-32).
Medioevo pagano e cristiano
47
FEdda snorrica (1220-30?) culmina e si cristallizza la secolare
tradizione di questa poesia aulica; viene codificata, critica-
mente studiata e sistematizzata. vero che anche qui, come
pi o meno in tutti i monumenti letterari del germanesimo
antico, Feredit pagana spesso velata e talvolta ricoperta
da evidenti sovrastrutture cristiane, ma non al punto da ren
derne indiscernibili almeno alcuni tratti fondamentali. Se a
ci si aggiunge il discreto stato di preservazione dei tre prin
cipali Mss. delFEdda snorrica (i sinottici : Regius 2367,
4 del 1325 c. con il dipendente Trajectinus, copia secentesca
dun Ms. medievale; Wormianus AM. 242 fol. del 1350 c.;
Upsaliensis, De la Gardie 11,4 del 1300 ca.) e la diretta testi
monianza storico-critica di Snorri, per lo pi coerente e persua
siva, sembra impossibile negare lautenticit duna tradizione
di poesia di corte risalente almeno allet di Araldo Bella-
chioma.
Nel prologo della Heimskringla Snorri esplicitamente in
dica, oltre le genealogie oralmente trdite ( kynkvsl, lang-
fegdatal ) e le altre fonti, anche scritte, di cronisti e narratori
di Saghe, i versi scaldici come fonte principale della sua infor
mazione. ben consapevole del carattere intrinsecamente en
comiastico di tale poesia, ma osserva anticipando cosi di
quattro secoli un analogo e penetrante giudizio di La Roche
foucauld sui vincoli che legano i cortigiani ai loro signori1
che gli scaldi non avrebbero mai impunemente osato di attri
buire ai principi (al cospetto dei quali recitavano i propri car
mi) imprese e glorie immaginarie: ci sarebbe suonato scher
no e non lode 2. Malgrado lintento celebrativo dunque, essi
non potevano mentire quando esaltavano fatti recentemente
avvenuti come p. es. spedizioni e battaglie ( ferdir ok orrus-
tur ) ai quali chi ascoltava aveva preso parte. Cos, se Snorri
accetta, in linea di massima, il valore dei carmi scaldici, lo
condiziona per alla loro incorrotta preservazione e retta in
terpretazione {ef rtt kvedin ok skynsamliga upp tekin) e in
sieme ne documenta lesistenza, citandone direttamente non
meno di 613 strofe3.
1S. Nordal, Snorri Sturluson, Reykjavik, 1920, p. 166; e per il valore
che la tradizione nazionale ha avuto per Snorri cfr. pp. 107-128; 162-167.
2 pat vari p had enn eigi lof (Heimskringla, ed. F. Jnsson, K0-
benhavn, 1893-1901. I, pp. 3-4).
3Nella seconda parte dellEdda snorrica (Skldskaparml) vengono ci
tati 67 scaldi norreni: 4 del IX see.; 35 dellXI; 11 del XI I (cfr,
A. Jhannesson in ZDP h59, 1935, p. 133 sgg.).
48 Le letterature della Scandinavia
Anche sotto questo aspetto lo storico islandese si muove
nel solco duna lunga tradizione. Dalla latina Storia dei re
norvegesi di Teodorico che parla senza citarli di antiqua
carmina (1180 c.) alla leggendaria Saga di SantOlao (1170 c.)
e al cronachistico Agrip (1190 c.) il citar versi scaldici come
fonte documentaria appare una consuetudine fissa, destinata
via via a decadere a puro motivo ornamentale1. Ma soltanto
in Snorri il problema della condizionata attendibilit storica
della poesia scaldica consapevolmente impostato e studiato;
soltanto in lui questa tradizione poetica acquista almeno par
ziale consistenza ed evidenza; soltanto in lui, quali che siano
le riserve da farsi su possibili e probabili fraintendimenti gi
in fase di tradizione orale, il materiale scaldico sottoposto a
una sistematica (e talvolta sin troppo estrinseca e pedantesca)
indagine critica.
Tutte le figure, i tropi, i colori retorici, i tipi despressione
lontani dalluso quotidiano e prosastico (e spesso anche dalla
tradizione poetica eddica) sono passati in rassegna nella se
conda e terza parte della sua Edda ( Skldskaparmal e Ht-
tatal ). Tra questi, rilievo particolarissimo ha la kenning
o metafora poetica. Snorri ne spiega il significato etimologico
e la funzione perifrastica pur senza mai formularne una netta
definizione.
A differenza dei sinonimi o epiteti poetici ( kent heiti
o forngfn )2la kenning si presenta come un composto
nominale formato di due elementi: dei quali il primo (di solito
un genitivo) ha il compito di determinare il concetto fonda-
mentale espresso dal secondo, ma il cui risultato globale ha
un valore semantico diverso da entrambi i componenti. La
spada per esempio detta dins-eldr , cio fuoco di Odi
no, lo scudo hildar-sky o nuvola della battaglia, la batta
glia hjgr-rodd o voce della spada; la nave vag-marr o ca
vallo dellonda; loro Ffnis setr : giaciglio di Ffnir o R-
nar-bl : fuoco del Reno (con allusione alla leggenda nibe
lungica) ecc.
Kenning (semplice) dice Snorri nellHattatal3
1Per esempio nella Hkonarsaga Hkonarsonar scritta intorno al 1165,
dove lautore Sturla jDrdarson cita versi scaldici da lui stesso composti.
2 S. Nordal ha dimostrato lassoluta equivalenza dei due termini (v. Snor
ri Sturluson, cit., pp. 102-105).
3 Edda Snorra, pp. 215-217. Sullorigine della kenning , ben nota anche
fuori dellarea nordica, ma sistematicamente usata e abusata dagli scaldi
norreni, s concentrata lattenzione degli studiosi. Chi ha voluto farla
chiamare fragor dei dardi (flein-brag) la battaglia; doppia
( tvlkent ) chiamare fuoco del fragor dei dardi (flein-
braks-fur) la spada; multipla ( rekit ) quella che accresciu
ta [di ulteriori composti] Inoltre la kenning pu essere
vera ( sannkenning ) quando il tertium comparationis richi
sto dal principio analogico senzaltro evidente (per esempio
chiamare il petto hug-bud , cio dimora dellanimo); detta
invece nyggrfing quando rappresenta una innovazione fan
tastica rispetto alle forme tradizionali (per esempio chiamare
le lacrime brdpgg, br-regn cio: rugiada dei cigli, pioggia
dei cigli); riceve infine lappellativo di nykrat (part, neutro
da ricollegare al sost. nykr, ags. nicor, ingl. ted. nick, Nix
= il proteiforme spirito acquatico delle tradizioni popolari)
quando se ne fa un uso inconseguente e stravagante (per esem
pio dice Snorri quando la spada chiamata prima
serpe e poi pesce o verga... ci detto nykrat , ed una
bruttura )2.
Medioevo pagano e cristiano 49
derivare da motivi desoterismo profano (A. Olrik in N or disk Tdskrift,
Letterstedtska freningen, 1897, p. 339 sgg.; E. Noreen, Studier
i fornvstnordisk diktning, Uppsala, 1921, I , p. 3 sgg.) o sacrale e
tabuistico (F. Kaufmann, Balder. Mythos u. Sage, Strassburg, 1902,
p. 200; W. Krause, Die Kenning, cit., p. 18; J . Helgason, Norron
Litteraturhistorie, Kobenhavn, 1934, p. 22 sgg.; L. Mittner, Wurd.
Das Sakrale in der alt germ. Epik, Bern, 1955, p. 15 sgg.); chi ne ha
messo in evidenza il peculiare carattere metaforico assai affine a quello
della definizione aristotelica (Poetica XXI, 12: La coppa sta a Dioniso
in relazione analoga a quella in cui lo scudo sta ad Ares; perci lo
scudo pu esser detto coppa di Ares e la coppa scudo di Dioniso,
cit. in Heusler, Altg. D., p. 137; e in de Vries, Altn. Litg., I , p. 73);
chi ha voluto spiegarne laccoglimento nel linguaggio scaldico come una
conseguenza inevitabile della complicatissima metrica (F. Jnsson, in
ANF, 6, 1890, p. 387; W. Bode, Die Kenning in der angelschs. Dich-
tung, Darmstadt, 1886, p. 14); chi ne ha voluto tracciare levoluzione
0 meglio linvoluzione, delineandone il processo di scadimento da ori
ginaria e vivida figura poetica ad astrusa formula convenzionale (H. Falk
in ANF, 1889, p. 255; R. Meissner, Die Kenningar der Skalden, Bonn-
Leipzig, 1921, p. 20; W. Mohr, Kenningstudien, Stuttgart, 1933, p. 136);
chi infine, attraverso un esame tipologico, ha tentato di definirne la
varia funzione antonomastica, enigmatica, parabolica, allegorica (E. No
reen, Studier, cit., I , p. 4 sgg.).
1P. es.: fjardar elgs vangs fur e cio: fiardar elgr = alce del fiordo ,
cio nave ; fiardar elgs vangr = piano su cui cammina lalce del
fiordo , cio mare ; fjardar elgs vangs fur = fuoco del piano del
lalce del fiordo , cio oro .
2Notevole lesplicita condanna che di tale uso allotrio della metafora,
gi faceva la retorica classica: I d quoque in primis est custodiendum,
ut, quo ex genere cceperis translations, hoc desinas. Multi autem, cum
50 Le letterature della Scandinavia
Da queste asistematiche enunciazioni di Snorri, e pi an
cora dallesame dei testi scaldici (e eddici) a noi noti, risultano
evidenti alcuni fatti fondamentali.
La kenning , qualunque sia stata la sua remota preisto
ria, fu impiegata dagli scaldi norreni quale mezzo stilistico a
fini prevalentemente letterari: a variare e vivificare la ristretta
tematica del genere encomiastico e dagli ascoltatori fu certo
apprezzata per il suo valore poetico tradizionale e rituale. Fu
essa pi di tutti gli altri connotati metrici e linguistici a
costituire, semplice o multipla, il fulcro della poetica scaldica,
la sua forma despressione pi caratteristica. Se nel Nord non
esistettero, come in Irlanda, vere e proprie scuole di poesia,
vi fu per senza dubbio, favorita da unaristocratica corrente
del gusto, una ben definita tradizione di arte versificatoria,
per lo pi ereditaria, che da un punto di vista storico e filo
logico merita attenzione per il non trascurabile valore docu
mentario e per la ricchezza e variet delle forme linguistiche,
soprattutto metaforiche. Mai come in questa tradizione darte
la metafora, in ogni tempo considerata lanima stessa della
poesia da Aristotele a Vico, da A. W. Schlegel a Leopardi
e a Baudelaire ha trovato applicazione pi metodica e pi
esclusiva. Si tratta naturalmente duna applicazione sui generis,
rispondente, come s detto, a un gusto spiccatissimo per lar
tificio, per lindovinello, per il gioco di parole.
Lo scaldo non dice, per esempio: I l principe mi ha do
nato le armille ma il guidatore del cavallo delle onde (cio
il principe signore di una nave) ha donato all albero della
battaglia (cio al guerriero) lo splendore diurno del fiord
(cio loro); non dice: La mia poesia giunta risonante agli
orecchi di ognuno , ma il corno pieno dellidromele di Yggr
(appellativo di Odino, dio della poesia) giunto spumeggiante
alle bocche delludito di ognuno . Cosi se chiama il mare
casa {bi) della balena (hvalr-) e il ghiaccio pelle (hd)
del mare (seer-), mediante lingegnoso gioco duna kenning
multipla, pu battezzare lislandese che abita in un paese di
ghiacci: labitatore della pelle della casa della balena (hvals
bdar hdlendingr) . Se dunque nelle sue forme pi sem
plici, la kenning si presenta come un composto nominale bi
initium a tempestate sumpserunt, incendio aut ruina finiunt, quae est
inconsequentia rerum foedissima (Quint. Inst. or. V i l i , 6, 50; cit. in
G. Gerber, Die Sprache der Kunst, Berlin, 18842, I I , p. 95).
1G. Finnbogason in APhS. 9, 1934-35, pp. 69-75.
Medioevo pagano e cristiano
51
membre (dins som, jardar konr, Beowulfr ecc.), presso i
maggiori scaldi appare sempre arricchita e complicata attra
verso un processo di deduzione, nel quale un quid simile pu,
con identico valore, sostituire in parte o in tutto l'immagine
originaria.
Questo sofisticato gioco, questo sapiente calcolo analogico
che soffoca il respiro e larticolazione dell'intera frase, assor
bendone in s quasi tutti gli elementi (tranne il verbo in fun
zione descrittiva, l'avverbio, l'aggettivo dimostrativo e posses
sivo) non si presenta come tardo difetto di epigoni, ma gi
discernibile negli scaldi pi antichi.
Sotto tale aspetto Bragi Boddason (prima met del IX see.)
che chiama il corvo cuculo dei cadaveri (hrcera gaukr)
non sostanzialmente diverso da Skallagrmr Kveldlfsson
(860-940?) che chiama il mantice del fabbro, fatto con pelli
di pecora, panni succhianti il vento del fratello dell'ariete
(viar brdur vedrseggjar vdir); Kormkr Ogmundarson
(930-970?) che chiama la spada ripagatore dei cardini della
porta della fragorosa Rn (glym-Rnar gtthlids innir: gly-
mja = rimbombare; Rn = dea del mare; gtt =
porta; hlid = cardine; inna = ripagare) non diverso
da Sighvatr J)rdarson (995-1045?) che chiama il corvo spar
viero delle lacrime delle ferite (benja trmutari: ben =
ferita; tr = lacrima; <<mtari = sparviero; lacrime
delle ferite una kenning per sangue ); Glmr Geirason
(940-985?) che chiama il re prode in battaglia custode della
siepe del destriero nero di Glammi (Glamma sta gards gas tir
Glammi un re vichingo; sti = destriero nero:
kenning per nave incatramata ; gardr = recinto [allu
sione alla fila di scudi variopinti fissati esternamente ai bordi
della nave]; gaetir = custode) non diverso da Gsli
Srsson (m. nel 978?), che chiama il campo di battaglia boc
cone di Muninn (Munins tugga Muninn uno dei due
corvi di Odino) n dal suo collega ]?rarinn svarti Mhlidingr
(fine sec. X), che continuando a ricamare sulla stessa kenning
chiama la spada fuco del boccone di Muninn (Munins tuggu
eldr); lo scaldo-guerriero Egill Skallagrmsson (910-990?) non
diverso dallo scaldo-chierico Einarr Sklason (1110-1160?).
Se il primo insuperato maestro nell'arte d'inventare e
d'invertire le kenningar (il normale passaggio di una kenning
da semplice a doppia e a multipla spesso ulteriormente com
plicato dall'inversione: hrann-hyrr cio fuoco dell'onda =
oro; hrann-hyr brjtr cio spezzatore dell'onda = principe
52 Le letterature della Scandinavia
munifico, diviene in Egill: hyrar hrann-brjtr cio spezzatole
dellonda del fuoco . Analogamente: hjaldr-fold = terra
della battaglia = scudo; hjaldr-foldar Gn cio dea della
terra della battaglia = dea dello scudo; hjaldr-foldar Gnr
snerrandi cio guerriero [snerra = battaglia] che fa lavorare
la dea dello scudo diviene: fold-Gnar hjaldr-snerrandi); il
secondo non da meno nel sapiente impiego di tutti gli arti
fici del mestiere. Ad illustrarli baster una strofe tolta alle
sue visur1.
Hrynia lt en hvita
hausmjgll ofan lausa
strind aurrida strandar,
stalls af reikar fjalli.
I l significato chiaro: la bianca terra lasci cader gi dalla
montagna la neve sciolta. Ma chi guardi alle kenningar tro
ver che: strind cio: terra, lelemento fondamentale duna
kenning quadrimembre (aurridi o gnidi trota; strgnd =
costa; trota della costa = serpe; stallr = sede; sede del
serpe = oro) che semplicemente significa donna ; tnjgtt
cio neve fresca fa parte duna kenning che significa
capigliatura ondulata (hauss testa); fjall cio monte
fa parte di una kenning che significa testa (reik:
scriminatura; monte della scriminatura : testa). Collegate
dunque le tre kenningar equivalgono a: la bianca donna
lasci snodarsi gi dal capo londulata capigliatura. Estrema
sottigliezza verbale e intellettuale! si dir. Senza dubbio;
ma procedente dallo stesso gusto che moveva l artifizioso e
convenzionale (De Sanctis) Petrarca a scrivere: Erano i
capei doro a Laura (laura) sparsi e a trastullarsi talvolta
felicemente con quegli anfiboli bisticci (lauro, Loreta ecc.)
che, secoli dopo, dovevano essere assunti nellOlimpo delle
argutezze, delle figure, dei concetti barocchi2.
E allabilit combinatoria del barocco fa infatti pensare il
gioco dei contrasti e degli inattesi accostamenti concettuali cui
accenna Snorri, quando, nel suo commento alla tecnica scaldica
1E. A. Kock, ftald, I , p. 233, str. 10; e J . Helgason, Norron Litt.
cit., p. 25.
2 Si pensi anche fuori dItalia a Shakespeare che fa discettare
Romeo (Atto I, scena I ) sullessenza dellamore: Feather of lead, bright
smoke, cold fire, sick health... .
Medioevo pagano e cristiano
53
delle antitesi1, si fa ad illustrare un metro detto hrefvaurf
o giravolte di volpe :
Siks glthar veR ssekr
sltt skardb bafi iarthar.
Qui siks glth: splendore della fossa una kenning per
oro ; veR pu essere la terza pers. sing, dellindicativo di
verja : difendere; cos ssekir di saekja : cercare, iarthar
bafi sltt skardh una kenning per indicare un fjord e pro
babilmente allude a una provincia occidentale della Norvegia:
il Firdafylki. I l significato sarebbe dunque: il guerriero (cer
catore doro) difende la provincia di Firdafylki . Ma, osserva
Snorri per mettere in evidenza lapparire e sparire delle
antitesi che savvicendano come giravolte di volpe in fuga
il concetto di acqua (che riempie la fossa in cui risplende loro)
antitetico al concetto di splendore, di ardore; sasktr po
tendo anche essere un sostantivo - assalitore antitetico a
difensore (seekir-veR); slttr, liscio antitetico a skardh,
incavo ; haf: mare antitetico a Firdafylki ch una terra;
sicch il senso .riposto, voluto dalla tecnica scaldica sarebbe:
luomo (veR, got. wair, lat. vir) delloro assale per mare
il Firdafylki. !
Ma c ben di pi. Al lambiccato gioco metaforico e al
vocabolario raro, prezioso, ricchissimo, come s detto, di si
nonimi o epiteti poetici (p. es. jQr , fkr , marr ,
drasill o drgsull : cavallo; lof , dr , bragr ,
maerd , hrdr: poesia; fylkir , drttinn , ]?j-
dann , allvaldr , gramr , visi , jpfurr , hilmir
ecc.: capo) corrisponde, nella tradizione scaldica, una struttura
metrica che ha perduto la libert ritmica della poesia eddica
e il suo enfatico rilievo delle toniche, governata com da un
chiuso numerus syllabarum e da ferree leggi di composizione.
Il principale metro il drttkvsett2, formato di otto versi
1Edda Snorra, cit. p. 223.
2Cio metro della poesia recitata in presenza del sguito del re ;
da Snorri (ed. cit., p. 215) detto upphaf allra btta, cio: metro scal
dico originario, probabilmente perch per la prima volta da lui trovato
in Bragi. Secondo Heusler (Altg. D., pp. 29-30) e de Vries (Altn. Litg., I,
pp. 91-94) modellato su esempi stranieri, forse mediolatini, che i nor
dici conobbero pel tramite della poesia irlandese; secondo H. Lie (Skal-
destil-Studier, cit., p. 16 sgg.) creazione ex novo dovuta al genio di
Bragi. In mancanza di prove o indizi sicuri sembra preferibile associarsi
alle prudenti riserve di S. Nordal che lascia aperto lintero problema
54 Le letterature della Scandinavia
lunghi (di 6, eccezionalmente di 7, 8, e anche 9 sillabe
ciascuno) legati a coppia senza tener conto delle rarissime
anacrusi da tre arsi principali, e sempre terminanti in un
trocheo. In ogni verso dispari del drttkveett normale, poi,
deve esserci semirima interna (skothending), in ogni verso
pari rima piena (adalhending), a quanto sembra, con fun
zione puramente ornamentale (e non di legamento com per
l'allitterazione nella poesia eddica); ma molte furono le varian
ti (lottosillabico brynhent, il trisillabico rnhent, il pentasilla
bico hadarlag ecc.) elencate con minuta prolissit nelle 102
strofe dlVHttatal di Snorri e, a giudizio di molti, sorte sotto
linflusso della innologia mediolatina come sembra dimostrare
la clavis rhythmica (Hattalykill) attribuita a Rggnvaldr delle
Orcadi e allislandese Hallr Prarinsson 1.
Se a ci si aggiunge lintricatissima disposizione delle pa
role nel tradizionale contesto strofico (conseguenza inevitabile
di siffatta prosodia, o piuttosto antico retaggio di magia nu
merica?) si comprende come i componimenti scaldici sia
nella complessa e pomposa forma della drpa 2sia in quella
pi semplice e breve del flokkr e della occasionale lausa-
visa facciano pi pensare a un paziente lavoro derudizione
a tavolino che a creazione mnemonica (comunque non certo
estemporanea, ma lungamente meditata) di gente darme, di
(Islenzk ntenning., Reykjavik, 1942, p. 234 sgg.). Sui rapporti fra me
trica eddica e metrica scaldica v. Genzmer in JGEPh., XI I I , pp. 323-33;
L. M. Hollander, ivi, LI I , pp. 190-197; e E. l. Sveinsson, tslenzkar
bkmenntir, cit., pp. 108-118.
1Dopo G. Neckel (Beitrge zur Eddaforscbung, Dortmund, 1908, p. 14)
hanno sostenuto questa tesi, oltre Heusler (Altg. D.yp. 29) e de Vries
(Altn. Litg., I, p. 212), S. Nordal, Egilssaga Skallagrimssonar, Reykja
vik, 1933, p. 220 e F. J . Raby, A History of Christian-Latin Poetry
from the Beginnings to the Close of the Middle Ages, Oxford, 1953,
pp. 138, 150. Un parallelo nel campo romanzo offerto com noto
dalla metrica trovadorica, i cui modelli pi antichi risalgono allinnica re
ligiosa del Medioevo (H. Spanke in Studi Medievali n. s. 7, 1934, p. 83).
Cfr. anche J. Helgason-A. Holtsmark, Httalykill enn forni, Kobenhavn,
1941, p. 118 sgg.; 142 sgg.; G. Turville-Petre, Origins of Icelandic Litera
ture, Oxford, 1953, p. 141 sgg. Rggnvaldr che sispirava come stato
dimostrato alT Ars major di Donato, fa derivare la allitterazione dal
la poesia latina (!) e ne paragona la funzione nella poesia norrena ai chio
di che tengono insieme la nave (upphaf til kvcedandi peirrar er saman
heldr norrcenum skldskap, sv sem naglar halda skipi saman) in Islands
grammatiske litteratury I I ed. B. M. lsen, SUGNL, n. 12, p. 96.
2 Cosi detta forse per l inserimento in essa di uno o pi ritornelli
(stef) in una o pi strofe (cfr. S. Nordal in APhS, 6, 1931, pp. 144-149).
Medioevo pagano e cristiano 55
individui poeticamente dotati, bench senza alcun dubbio anafc
fabeti1. Due saggi tolti al mutilo carme imprecatorio di Egill
contro Eirikr bldox2e al carme encomiastico del suo allievo
Einarr sklaglamm (Vellekla3) serviranno a concludere questo
breve esame della tecnica scaldica:
Sv skyldi god gjalda
gramreki bgnd af Igndum
reid s rggn ok dinn
rgn mins far hgnum!
Folkmygi lt flyja
Freyr ok Njgrdr, af jgrdum
leidisk lofta stridi
landss panns v grandarl
Berk fyrir hefnd ps hrafna
(hljms) lof (togins skjma
hann nam) vgrdr (at vinna)
vann sins fgdur hranna.
Cosi possano le divinit ripagare
il principe e cacciarlo dalle terre;
sfoghino la loro ira le potenze
e Odino su di lui, ladro dei miei
[beni!
Loppressore facciano fuggire,
Freyr e Njordr, dalle terre;
sadiri lAso di terra []?rr]
contro il nemico dei liberi,
contro il profanatore della sacra
assemblea!
Tributo il mio encomio per la
vendetta che il custode dei corvi
delle onde [corvo delle onde =
nave] prese a causa di suo padre.
Egli riusc a far lavorare la
sonante e lampeggiante spada
sguainata.
Anche qui sono visibili, nel primo verso della prima strofe, i
due studiar o arsi allitteranti (g - g) con lo hQfudstafr
o arsi principale del secondo (g), nonch le rime consonantiche
interne che seguono a vocali toniche diverse {yld - aid), e, nel
secondo verso, le rime interne piene (gn-gn). Del pari, nella
seconda strofe, le rime consonantiche interne dei primi due
versi (h) e le semirime o assonanze (efn-afn; jms-jm; inn-
ann); mentre, a misurare Pincomprensibile arbitrariet dellor
dine sintattico, basta tener presente che l uso prosastico, al
quale, malgrado il lessico scelto, sostanzialmente si attiene lo
stile eddico, richiederebbe: Berk lof fyr hefnd ps vgrdr
hranna hrafna vann sins fgdur; hann nam at vinna hljms
togins skjma - cio letteralmente: porto io elogio per la
vendetta che il custode dei corvi delle onde prese per suo
1Heusler, Altg. D., p. 140.
2Kock, Skald., I , p. 30, str. 29.
3F. Jnsson, Skjald., cit. A. 124, B. 118.
56 Le letterature della Scandinavia
padre; egli riusc a far lavorare lo strepito della sgainata [luce
lampeggiante] spada .
Era cantata o semplicemente recitata questa poesia? Esi
stevano regole (ritmiche, mimiche) che la rendessero intelligi
bile (sia pur entro ristrette cerchie di iniziati, e non senza
sforzo di penetrazione) non solo agli islandesi ma anche ai
prncipi nordici e anglosassoni presso i quali gli scaldi erano
tenuti in tanto onore? Se qui, a differenza di altre aree germa
niche, le fonti non parlano di accompagnamento musicale,
per verosimile pensare che, in corrispondenza di s elaborata
struttura metrica, esistessero determinati canoni di recitazione,
dintonazione1 e anche di disposizione delle parole nel con
testo strofico.
Le strutture pi semplici non presentano in verit ostacoli
insormontabili. Una strofe delle Banasrsvisur di Hallfrodr
ttarson, da noi qui tradotta con indicazione, in parentesi in
incisi e in numeri romani, delle parti da collegare, baster
forse a dare unidea di come tale collegamento a senso, potesse
essere suggerito dalla semplice intonazione della voce:
(Ek munda n andask) (Ora spirerei [I ])
ungr vask hardr i tungu da giovane fui maledico
senn, ef slu minni subito [I I ]; se la mia anima
(sorglaust), vissak borgit. (senza paura [I I I ]) sapessi salva.
Veitk at vsettki sytik So che nulla temo io
(valdi god, hvar aldri) (decise Dio dove la vita mia [I V])
daudr verdr hverr nema ogni uomo muore fuorch
[hr&dumk [ho paura
helviti (skal slita) 2 deirinferno (trover fine [V]).
Non diversamente, la seguente emistrofe3 della drpa di
Einarr sklaglamm in onore di Hakon jarl, risulta intelligibile
anche a chi ha una conoscenza elementare di tecnica scaldica:
Byggdi Ignd (en lunda Occupava la terra (e dei guerrieri
lk ord a pvi) fordum. prendo a prestito le parole) una
Gamia kind, ss granda volta la stirpe di Gamli, che
(gunnbords) vumpor di. profanare (dello scudo) i templi
[os.
1 nota lipotesi di I. Lindquist (Galdrar, Goteborg, 1923, p. 3 sgg.)
sulla recitazione dei carmi magici in falsetto .
2Kock, Skald. I cit., p. 88. De Vries, Altn. L i t g cit. I , p. 217, la
ritiene spuria per ragioni metrico-stilistiche, a causa cio dei tre tipi
di adalhending mai ricorrenti nella poesia di Alfredo (ung, org, it).
3 Kock, Skald. I , p. 66, str. 1.
I Medioevo pagano e cristiano SI
cio: Gamia kind, su es pordi granda v, byggdi fordum I gni,
en gunnbords lunda ord l ek a pvt = La stirpe di Gamli
(figlio di Eirikr bldox) che os profanare i templi, occupava
una volta la terra; e notizia di ci io ho udito (prendo a
prestito) dai guerrieri dello scudo . Qui il primo genitivo
plur. (lunda) fa, per consuetudine, parte duna kenning in
dicante guerra, battaglia ecc.; sicch chi ascolta, e subito
mentalmente lo lega al secondo genitivo (gunnbords) nellul
timo verso, afferra senza sforzo il significato della kenning e
delPemistrofe.
Ma la perplessit comincia quando le strutture si fanno
intricate e complesse fino alFenigma, quando le kenningar a 4
a 5 a 6 composti sannodano e si snodano sincapsulano e si
segmentano, moltiplicando cosi le possibilit dinterpretazione,
ma anche derrore l. Si parlato di schemi fissi della costru
zione strofica; si tentato di analizzarli e di fissarli secondo
una ragionata casistica (allineamento parallelo di due frasi:
ab; inserimento duna frase fra due altre: a(b)a; intreccio di
due frasi: ab- ab)2; ma la complessit strutturale delle sin
gole strofe ha troppo spesso sfidato ogni canone interpretativo
costringendo gli esegeti a sempre nuove congetture. Riprendia
mo, ad esempio, la strofe 10 della Vellekla3, che non presenta
certo problemi insolubili. Jnsson interpreta: Berk lof fyr hefnd
ps vgrdr hranna hrafna vann sins fgdur; hann nam at vinna
bljms togins skjma = faccio lelogio per la vendetta che il
custode dei corvi delle onde (navi) prese a causa di suo padre;
egli riusc a far lavorare lo strepito della sguainata [luce lam
peggiante] , cio, spada . Ma si pu anche con Reichardt4
intendere: Berk lof togins skjma hljms fyr hefnd: faccio
lencomio della battaglia (hljmr strepito ; togins skjma
della spada sguainata ; skjmi elemento fondamentale
1Heusler, Altg. D., p. 135 ricorda a proposito della tmesi dei compo
sti il latino di Ennio e di Alcuino; de Vries (Altn. Litg., I, p. 86,
nota 3) quello di Beda. Altri esempi si potrebbero citare (cfr. W. Kroll,
Studien zum Verstndnis der rm. Lit., Stoccarda, 1924, p. 261 sgg;
F. J. E. Raby, cit., I , p. 191.
2K. Reichardt, Studien zu den Skalden des 9 u. 10 Jahrhunderts, Leip
zig, 1928, p. 79 sgg.; W. Mohr, Kenningstudien, cit., pp. 4-14 parla di
un Erledingungsprinzip, in base al quale sarebbe agevole ricongiungere
e completare le frasi interrotte nel contesto strofico.
3Succitata nel testo e nellinterpretazione di F. Jnsson.
4Op. cit., p. 89.
XXVII - 3. Lett, della Scandinavia.
58 Le letterature della Scandinavia
della nota kenning skjmi daltangar, cio raggio della
morsa dellarco = della mano), a causa della vendetta; ps
hrafna hranna vgrdr vann fgdur sins: che il capo prese a
causa di suo padre; pat nam at vinna: egli vinse. Jnsson
osserva Reichardt preferendo la lezione dun solo Ms., in
contrasto a quella identica di tutti gli altri, emenda il dimo
strativo neutro pat (da riferirsi al sostantivo lof) in nomina
tivo maschile singolare hann; e ci per restaurare la skothen-
ding, del terzo verso; ma nulla vieta che al posto del nom. si
metta lacc. pann e lo si accordi con hljmr. N da escludere
la possibilit duna terza interpretazione 1: Ek ber fyrir p
hefnd, es hranna hrafna vgrdr vann at vinna sins fgdur: hann
nam lof togins skjma hljms cio io narro (nella mia poesia)
la vendetta che il custode dei cavalli delle onde seppe pren
dere a causa di suo padre: egli consegui fama con la sua
spada sguainata .
Ora, fatta pur larga parte alleccezionale memoria e abilit
degli scaldi norreni in fatto di lingua e tecnica versificatoria,
ammessa lautenticit di decisive testimonianze storiche2,
possibile ci si chiesto che i principi nordici e il loro
seguito intendessero, al solo sentirla recitare, siffatta poesia?
Ne spiegava forse lo scaldo stesso, a recitazione ultimata, i
versi difficili, le allusioni mitologiche pi oscure, gli accenni
a fatti malnoti, le innovazioni metriche e stilistiche? O ludi
torio ne afferrava solo genericamente e approssimativamente
il senso? O si vuole addirittura ammettere lassurdo: dun ge
nere poetico fiorito per secoli senza la necessaria mutua com
prensione fra chi poetava e chi ascoltava?
La risposta a simili quesiti varia naturalmente a seconda
dei punti di vista dei vari interpreti, di volta in volta oscillanti
fra opposti radicalismi.
Per la scuola islandese, nata nel solco duna gloriosa tra
1. Ohlmarks, Tors Skalder och Vite Krists, Stockholm, 1958, p. 367.
2 Lo scaldo Mani che recita in presenza, del re Magnus Erlingsson unin
tera drpa poetata 70 anni prima da Haldrr skvaldri (Sverrissaga,
c. 85); Stufr che recita un gran numero di flokkar e poi un proprio
carme encomiastico in presenza di Araldo il Severo, il quale poi lo
ricompensa accogliendolo nella propria bird (Stufssaga, ed. B. M. lsen,
Reykjavik, 1912, pp. 13-14); Araldo stesso, bench non scaldo profes
sionale, capace di giudicare sin nei minimi particolari della tecnica poe
tica, al punto da accorgersi duna licenza (sillaba breve rimante con sil
laba lunga) nella strofe estemporanea composta da l)jdlfr Arnrsson
(cfr. H. Kuhn in ZDA, 74, 1937, p. 60).
Medioevo pagano e cristiano
59
dizione di studi di linguistica e di critica testuale (che va dal
grande Lexicon poeticum antiquae linguae septentrionalis, 1854-
65, di Sveinbjm Egilsson alle ricerche specialistiche di Kon
rad Gislason, di G. Vigfsson, di B. M. lsen e di F. Jnsson),
la pi assoluta libert dellordine verbale e sintattico nellm
bito della strofe non doveva impedirne lintelligenza. Si trat
tava solo di emendare i passi corrotti, e la poesia scaldica
avrebbe cos perduto ogni parvenza esoterica. F. Jnsson so
prattutto stata per un ventennio il massimo rappresentante
di questo razionalistico pruritus emendandi 1che dallinizio
del nostro secolo ha furoreggiato anche in seno alla critica
eddica. In opposizione pi apparente che reale alle idee dello
Jnsson, lo svedese E. A. Kock, nella sua critica e riedizione
dei testi scaldici, ha fatto valere almeno in sede teorica
lesigenza dun ritorno integrale ai Mss. i cui guasti egli cre
deva di dover attribuire allincomprensione degli editori, in
primo luogo a Snorri. Ma nel corso del suo lavoro anche Kock2,
a prescindere da singole geniali intuizioni, non ha fatto che
ripiegare sulle pi dottrinarie posizioni di F. Jnsson.
N molto pi in l si spinto chi, dopo di lui, ha lavo
rato allinterpretazione della poesia scaldica. In Germania R.
Meissner, nel suo studio sistematico e analitico delle kennin-
gar , sostanzialmente rimasto fermo al pensiero di Jnsson;
K. Reichardt e W. Mohr hanno tentato di enunciare nuovi
canoni esegetici senza perci varcare i confini dun sia pur
utile empirismo; e lo stesso H. Kuhn, che in fiera polemica
con Kock ha voluto confutarne il metodo in nome di fondati
principi metrici e sintattici, non ancora giunto a una posi-
1zione teorica e critica feconda di positivi risultati3. Cosi anche
il recente tentativo del norvegese H. Lie, che vuol interpre
tare la poesia scaldica come espressione darte astratta anor
ganica, nata in gara con lanimalistica ornamentale dellet
1V. ANF, 40 (1924), p. 322; 45 (1929), p. 130 sgg.; 49 (1933), p. 1.
A F. Jnsson si deve la prima edizione diplomatica di quasi tutto il
materiale scaldico (dalle origini al 1400 c.) in 2 voli.: Skjald., cit.:
A (testo e varianti), B (testo emendato con traduzione prosaica in danese).
2N.N. cit. (critica al testo di F. Jnsson; per i criteri metodologici
v. specialmente i parr. 131, 149, 155, 201, 502; e Skald., cit. Testi
emendati, senza apparato critico e senza traduzione).
3PBB, 60, 1936, p. 133 sgg. e De Skaldendicktung in Germ. Phillo-
gie (Festschrift O. Behagel, Heidelberg, 1934, pp. 411-418).
60 Le letterature della Scandinavia
vichinga ci sembra pi destinato ad aumentare i dubbi che
a dissiparli.
In realt ancor oggi non esiste una formula univoca, una
chiave, un metodo sicuro per restaurare e interpretare le strofe
scaldiche.
Malgrado la sua complessa e rigida struttura, la lunghis
sima tradizione orale indubbiamente espose questa poesia (e
le riserve formulate da Snorri ce lo confermano) a frequenti
inquinazioni contaminazioni e manipolazioni, che si moltipli
carono allatto delle prime e pi ancora delle susseguenti tra
scrizioni. Se oggi conosciamo alcuni almeno, degli errori di
chi la trascrisse e spessissimo senza intenderla la emend,
quanti di quelli a noi ignoti non saranno gi sorti in fase di
trasmissione orale2? E come avvenne esattamente questo pas
saggio dalla forma orale a quella scritta? Quando e dove
avvenne? E chi furono gli scribi e gli amanuensi? Nulla dato
rispondere a siffatti quesiti, se non in via congetturale. Lo
stato stesso poi in cui troviamo la maggior parte dei versi
1Dopo aver attribuito (in Skaldestil-Studier, cit., pp. 3, 57, 70 sgg.)
a Bragi la creazione della drap a scaldica in drttkvsett, a causa della
indimostrabilit di unevoluzione genetica di tale componimento da pi
antiche forme germaniche, Lie, richiamandosi a spunti di A. OMk
(Nordisk Aandsliv. cit., p. 101) e di Heusler (Altg. D., p. 140 sgg.) e allo
psicologismo estetico di W. Worringer (in Natur og Unatur i Skaldekun-
sten, Atti Acc. Scienze, Oslo, 1957, pp. 5-122) sostiene che Bragi per
primo tent di tradurre in poesia le concezioni magico-sacrali dellarte
figurativa vichinga, imitando le decorazioni mitologiche degli scudi nor
dici. Questa ingegnosa teoria urta per contro non poche difficolt.
Anzitutto la mancanza del relativo materiale archeologico, indispensa
bile a ogni raffronto; in secondo luogo, pur ammessa la genesi figura
tiva della poesia scaldica (in concorrenza con larte anorganica orna
mentale delle navi vichinghe ritrovate a Oseberg), non se ne spiega la
complicatissima metrica; per non dir nulla delle teorie del Worringer
(Abstraktion u. Einfiiblung, Monaco, 1916) tuttaltro che convincenti
quando dal rilievo di determinati caratteri formali vogliono risalire a
indimostrati presupposti psicologici. possibile p. es. sostenere (op. cit.,
p. 80 sgg.) che gH artisti rinascimentali furono costruttivi e non
astrattivi perch ispirati da Einfiiblung, cio da panteistica simpatia
pel mondo circostante? E un Piero della Francesca che creava secondo
1princpi dell aurea geometria ; e un Diirer che componeva secondo
princpi che oggi chiameremmo cubistici?
2 Cfr. F. Jnsson, Litt. hist. I , p. 395 sgg.; E. Noreen, Ben norsk-
islndska Poesien, cit., p. 144, nota 1; e soprattutto J . Helgason (Norr.
Litt. cit., pp. 102-108), che di fronte alla palese corruzione dei testi ci
sembra il pi coerente nel ripudiare le divinazioni della critica con
getturale.
Medioevo pagano e cristiano
61
scaldici, mentre rende insolubili molti problemi dinterpreta
zione e dautenticit (p. es. i versi della Grettissaga apparten
gono, per lingua e stile, al XI I I see. mentre il loro presunto
autore Grettir vissuto circa 250 anni prima; viceversa quelli
della Kormkssaga sono incorniciati da un commento assai
pi recente e palesemente anacronistico), esclude ogni possi
bilit di costruire uno stemma di Mss. sulla base dei fram
menti interspersi nella prosa delle Saghe. Solo quando saranno
pubblicate tutte le edizioni critiche di queste ultime, si potr
forse avere qualche testo meno provvisorio e qualche lezione
pi attendibile.
Ci che intanto va riconfermato, sulla base della pur cor
rotta documentazione, il problema generale della poesia scal
dica. Prima di tutto la mancanza dequilibrio tra forma e
contenuto, anzi il primeggiare di quella su questo (come nella
poesia trovadorica, minnesinghera e, aggiungerebbe il compa
ratista, preislamica1). Alla sbalorditiva ricchezza formale, al
virtuosismo sinonimico, allamore della parola come puro suo
no, non corrisponde infatti una variet di temi, di motivi,
dorizzonti intellettuali; agli equilibrismi duna lingua flessiva
ricchissima di desinenze come e pi del latino2; allinsuperata
perizia tecnica non tiene dietro quasi mai il volo duna schietta
ispirazione poetica, ostacolato com e mortificato dalle pastoie
dei mezzi espressivi3. evidente che per lo scaldo non si
trattava di dare libera espressione ai propri sentimenti, ma di
risolverli, secondo le codificate regole di questo genere delo
quenza dapparato, in una girandola di sottilissime metafore,
in un luccichio di gemme verbali, in una cascata di effetti so
nori, certo non privi di fascino per chi aveva preso parte alle
gesta celebrate dal poeta. I l contributo personale dello scaldo,
il suo orgoglio dartista consisteva dunque nellaggiungere sem
pre nuovi anelli a una catena di stereotipe figure tradizionali,
1Heusler, Altg. D., p. 140, nota 4.
2Idem, ibid., p. 135 sgg.
3Significativa loscillazione di giudizio duno studioso come J. de Vries,
ben consapevole dei problemi di fondo che pone la poesia scaldica.
A p. 49-50 (Altn. Litg. cit. I 2) citando dei celebri versi di Egill afferma
che solo il grande poeta sa piegare questo genere di poesia al senti
mento; a p. 63 censura i filologi che con il loro pruritus emendandi
avrebbero spento lafflato poetico di tale poesia; a p. 99-100 dichiara
che il carme scaldico non proprio poesia, ma cerimoniale di corte;
a p. 109-110 rifiuta il paragone fatto da altri col marinismo, ma rico
nosce che gli scaldi volevano pi stupire che commuovere.
62 Le letterature della Scandinavia
nelPescogitare sempre pi elaborate combinazioni analogiche
e metriche, sempre pi ornate ed enigmatiche locuzioni che
servissero a celebrare la munificit e le imprese del principe.
La poesia scaldica stato detto1 almeno nella sua pi
tipica forma della drpa in drottkvsett, non narra (co
me la Saga) n drammatizza (come il carme eroico), ma per
petuamente oscilla tra la cronaca versificata e la lirica. Ed
vero; ma bisogna aggiungere: senza quasi mai potersi identi
ficare n con Tuna n con laltra, perch Padesione alla sua
intima natura le impedisce tanto un coerente racconto di fatti
quanto una personale effusione di sentimenti. Mai forse ci fu
tradizione darte, almeno in Occidente, nella quale il mestiere,
la convenzione letteraria (pi assai di quanto fosse costume
nel Medioevo) livell e uniform sin quasi a obliterarle le
singole individualit poetiche e ci sia detto con buona
pace degli odierni apologeti della poesia scaldica, troppo spesso
eredi del gusto antiquario di O. Worm, che, gi nel Seicento,
credeva scoprirvi un artificium nequaquam barbarem redolensl
EGI LL SKALLAGRfMSSON
Pure se in sede estetica va riconfermato il carattere in
trinsecamente retorico del metaforismo scaldico la cui ge
nesi fu determinata da non chiari fattori storici e psicologici
non si pu negare che singole figure di artisti, almeno in
occasionale contrasto agli schemi canonici, riuscirono a piegare
l artificio allemozione lirica, a far trasparire, attraverso linsi
stente lavorio dornamentazione, uno schietto sentimento poe
tico. Per esempio i norvegesi Porbjgrn hornklofi e 0yvindr
"skldaspillir che si servirono di modi e metri eddici; gli islan
desi: Kormkr, sul cui analitico e anatomico descrizionismo
passa a volte un soffio di fremente passione; Sighvatr, le cui
eleganti strofe parenetiche gi rispecchiano lo schiudersi della
societ nordica a pi ampi orizzonti intellettuali; e pi ancora
di questi Egill Skallagrmsson.
Senza dubbio il maggiore dei poeti norreni per lassiduo
impegno di tradurre in cifra la realt, per la maestria del
verso, per le audacie metriche e morfologiche, per la vastit
della cultura mitologica e magico-runica, Egill impersona, quasi
in forma paradigmatica, lideale eroico caro alla poesia scaldica
1Heusler, Altg. D., p. 120.
Medioevo pagano e cristiano
63
e alla Saga. Natura ricca di contrasti, bramoso di gloria e di
ricchezza, ribelle e vendicativo, ma insieme non insensibile
alPaffetto e alla generosit, al dolore e alla morte, Egill cam
peggia al centro duna delle pi belle Saghe nordiche, da qual
cuno 1attribuita alla penna di Snorri, e, in tal caso, posteriore
di due secoli ai fatti narrati.
Tutto laspro aroma dellideale vichingo racchiuso in
queste pagine rievocanti con non comune potenza artistica la
figura dun eroe quale poteva concepirlo unet barbarica:
guerriero e poeta gi in tenera et, discendente dei primi
coloni dIslanda, che in pari misura gli trasmettono il furor
bersercicus (berserksgangr) cio il culto della forza bruta e il
dono della poesia, vkingr mikill o grande vichingo, desideroso
di coquistare ricchezza e fama (afla fjr ok frcegdar), saccheg
giatore e devastatore in Curlandia e in Danimarca e poi strenuo
combattente a fianco di re Etelstano a Brunanburh (937); e
finalmente solo e vecchio di fronte alla morte imminente, che
attende senza speranza e senza paura.
un quadro non certo scevro di frange leggendarie, ma
quanto mai incisivo nel disegno e documentariamente prezioso
per i versi scaldici contenutivi (i pi in drttkvsett), della cui
attribuzione a Egill almeno per buona parte non si ha
ragione di dubitare. Troviamo qui, insieme a varie strofe libere,
composizioni pi ampie se pur mutile: venti strofe, in rn-
hent, duna drpa poetata, secondo la tradizione, a York,
per sfuggire alla vendetta di Eirikr Asciasanguinosa (Hgfud-
lausn) e non poche, in kviduhttr, dunaltra in onore del
fedele amico Arinbjgm, signore del Firdafylki (Arinbjar-
narkvida): autentico capolavoro dabilit diplomatica la prima,
di altera e affettuosa gratitudine la seconda, ma entrambe formal
mente irretite nel preziosismo professionale della poesia corti
giana. La terza maggior drpa di Egill sulla morte dei figli
(Sonatorrek) merita un posto a parte nella poesia scaldica sia
per la schiettezza dellispirazione che fonde in una unica vi
brazione lirica le diverse parti del lamento funebre tradizionale
(<erfikv&di), sia per linsolita semplicit deloquio che tende
a infrangere le regole tradizionali. In un tono personalissimo,
in cui salternano rievocazioni e meditazioni unico nella
antichit nordica, Egill vi ha trasfuso il suo sentimento univer
salmente umano prima che pagano: l amore per i figli e il
1S. Nordal, 1. /. cit. I I , prefazione pp. 11-25 sgg., e altri con lui.
64 Le letterature della Scandinavia
dolore per lirreparabile perdita, trapassante in funereo canto
sul destino dellintera stirpe e suo proprio.
Oggi, bench liberato dai travestimenti romantici1, e solo
parzialmente restaurato2, il Sonatorrek fra i pochissimi com
ponimenti scaldici che ancora ci parli con la voce universale
della poesia. Nato com nellmbito duna precisa situazione
storica e tradizione stilistica, materiato duna inconfondibile
concezione fatalistica e tribale, se ne distacca per per il tono
profondamente meditativo, per il volontarismo individualistico,
per la coscienza tragica della realt. Quel che c di stereo
tipo e dimpersonale nella poesia scaldica, sembra scomparso
o attenuato in questa elegia di Egill, cui invano si son cercati
paralleli entro larea germanica3; e anche sul piano formale
il metro epico, un kviduhttr, assai simile alleddico forn-
yrdslag, sobrio, agilissimo malgrado il complesso gioco delle
allitterazioni, il peso degli arcaismi (negazioni enclitiche, par-i
ticelle espletive del verbo, forme medie apocopate ecc.) e delle
oscure kenningar mitologiche4, sottolinea il contrasto alla
fastosa solennit del drttkveett, al pedantesco calcolo delle
sillabe, alla tradizionale unit sintattica delle emisrofe. que
sta intensit di passione individuale, questo stile vissuto che
differenzia il Sonatorrek dalla restante produzione di Egill e in
generale dal pietrificato manierismo della poesia scaldica.
noto come nacque il carme almeno secondo la Saga
(c. 78). I l diciottenne figlio di Egill, Bgdvarr, traversando un
giorno in barca la Hvit, nellIslanda sud-occidentale, fu tra
volto dalla tempesta e anneg. Recuperatone il cadavere (rac
conta la Saga), il padre lo seppell nel tumulo di famiglia al
capo di Digranes, e tornato quindi a Borg si chiuse in casa per
1Celebre quello in quartine trocaiche allitteranti tentato nei Guerrieri
a Helgeland da Ibsen che, sulla scorta della traduzione danese di
N. M. Petersen, filologicamente non sempre sicura (Historiske Fortsel-
linger om Islandernes Faerd hjemme og ude, Kobenhavn, I , 1839) lo
interpret in senso folcloristico-teatrale. Ma anche studiosi moderni hanno
voluto vedervi, non senza una punta dinconsapevole romanticismo, una
sorta di confessione pagana (G. Neckel, Beitrge zur Eddaforschung,
cit., p. 375; de Vries, Altn. Litg., cit., p. 134).
2 Intero ci serbato in un unico e assai guasto Ms. del Seicento, il
cosiddetto Ketilsbk (AM. 453, 4). I l testo di Kock (op. cit. I, pp. 21-
24), qui riprodotto, ricostruito. A solo fine orientativo si indicano qui
le varie radici germaniche dei vocaboli usati dalla poesia scaldica, diffi
cilmente accessibile ai non specialisti.
3Heusler, Altg. D., p. 147 sgg.
4M. Olsen, Commentarli Scaldici, I, in ANF, 52, 1936, pp. 209-255.
lasciarsi morire di fame. Solo uno stratagemma della figlia
Porgerdr valse a farlo desistere da tal proposito e lo indusse
a comporre il Sonatorrek in onore del defunto:
Medioevo pagano cristiano 65
SONATORREK 1
1
Mjgk erum tregt Amara pena
tungu at hrcera, mi stringe la gola;
loptvega e torpida la lingua,
Ijdpundara 2. bilancia del canto.
Esa veenligt N agevole
of Vidurs pyfi3 il tesoro della poesia
n hgdrcegt dai recessi dellanima
r hugar fylgsn estrarre.
2
Esa audpeystr 4,
pvit ekki veldr
E molto doloroso
dallanima
hgfugligr, far sgorgare la poesia;
r hyggju stad la felice scoperta
fagnafundr fatta da Odino
Friggjar nidja5 allalba dei tempi
r borinn
r Jgtunheimum,
nel paese dei giganti.
1Lett.: Perdita irreparabile dei figli ; dal gen. plur. sona, il pre
fisso avv. tor (cfr. got. tur-, aat. zur-, perduto nelle lingue germaniche
e scandinave, fuorch nellislandese, dove ancora duso frequente) e il
sost. rek (cfr. sved. vrak; ingl. wreck e wretch).
2La lingua paralizzata dal dolore e dalla fame qui chiamata bilan
cia [misuratrice] del canto (hljd, got. hliup, ags. hleodor, dan. lyd;
pundari, lat. pondo, ingl. pound); lett. i primi tre versi suonano:
molto difficile muovere la lingua in aria, ecc. Cos Kock, N. N.,
par. 3002; ma vedi anche le opinioni diverse di I. Lindqvist, Norrona
lovkvden I , Lund, 1929, p. 26 sgg.; e S. Nordal, 1. /. I I , 1933, p. 246.
3La kenning preda di Vidurr appellativo di Odino allude a
un noto episodio narrato da Snorri nellEdda (v. sotto nota 5). Hg-
drcegt = lett. facile a trasportare: da haga e draga.
4Dal prefisso avv. aud (manca nel got., ma cf. ags. d = easy) e il
verbo peysa = far sgorgare; lo stesso icastico verbo usa le Saga (cap. 71)
quando Egill, per vendicarsi ignominiosamente del contadino Asmdr
skegg, che aveva osato offrirgli latte acido invece di birra, gli vomita
in viso. Ekki (cfr. norr. gngr, got. aggwus, lat. angustus).
5Lett.: la felice scoperta del parente (nidja un plur. poet, con
significato di sing.) di Frigg ; allusione al mito narrato da Snorri nel-
rEdda (ed. cit., p. 85) e insieme anticipazione del concetto catartico
66 Le letterature della Scandinavia
3
lastalauss perch l'ottimo
es lifnadi1 timoniere
ngktveri 2. esanime fu lasciato
ngkkva bragi3 sul nudo scoglio.
Jgtuns hals 4 Ululano ora le onde
undir pjta a pie' del tumulo
nins nidr
fyr naustdurum5
dove mio figlio riposa.
4
pvit sett min Perch la mia stirpe
enda stendr abbattuta
hreggbardir 6 come, percosso dalla folgore,
acero nella foresta. sem hlynir marka.
E sa karskr madr, Triste colui che
ss kggla berr la salma esanime
della poesia svolto pi avanti alle strofe 23-24. Ma l emendazione del
testo priggja in Friggjar appare dubbia (v. R. Meissner, Die Kenningar
der Skalden, p. 429 sgg.; H. Kuhn, PBB, 60, 1936, p. 144; e M. Olsen,
cit., ANF, p. 212).
1Lifna (cfr. sved. lmna, dan. levne, e il got. af-lifnan, che traduce
il greco perileipesthai): esser lasciato, esser superstite.
2 . Ohlmarks (op. cit., p. 300) giustamente interpreta lapax legome-
non ngkkverr come nudo scoglio dove si pesca (cfr. ags. woer mare
e norr. vermenn = pescatori; verit = stagione della pesca).
3 II bragi della biremi (norr. nokkvi, ags. naca, ted. Nachen; v. Edda
snorrica, ed. cit., p. 62) Bgdvarr. Sembra pi congruente inten
dere bragi come aggettivo e perci scriverlo con la minuscola (cfr. ags.
brego = princeps), anzich pensare a Bragi dio della poesia. Ma vedi
la diversa interpretazione di M. Olsen, cit., p. 215.
4 La kenning: Jgtuns hals undir = ferite del collo del gigante,
allude al mito di cui racconta Snorri nelYEdda (ed. cit., p. 14). Non
sembra convincente linterpretazione di L. Lindquist (Norrona lovkv-
den I , cit., p. 26) che emenda hals in hlds = rugiadoso.
5 Lett.: davanti alla porta della baracca per le imbarcazioni (presso
il capo di Digranes). Fu Bgdvarr sepolto in una nave, secondo luso
vichingo? Ninn prop, vicino, congiunto. L. Wolf in Zum Sonatorrek
(Edda Skalden Saga, Festschrift F. Genzmer, Heidelberg 1952, p. 107)
interpreta, sembra, con scarsa congruenza, naust = aula (di Rn).
V. invece M. Olsen, cit., p. 217.
6 Hregg propriamente la tempesta accompagnata da pioggia, e il part,
pass, del verbo berja va qui accordato con il plur. del sostantivo:
aceri . Laccento alla stirpe introduce uno dei motivi centrali del
carme. Secondo la concezione del germanesimo primitivo la stirpe
infatti depositaria di tutte quelle forze salutifere che reggono lindivi
duo e la collettivit. Da notare anche luso frequente della litote, tra
duzione stilistica dellideale vichingo, della morale eroica, che esigeva
dominio di s e impassibilit di fronte al destino.
freenda hrcers 1
af fletjum nidr2.
5
p munk mitt
auk mdur ht0r
fgdur fall
fyrst of telja.
pat berk ut
r ordhofi
meerdar timbr
mali laufgat3.
6
Grimi vgrum4 hlid,
pats hrgnn of braut
fgdur mins
freendgardi.
Veitk fullt
ok opit standa
sonar skard,
es seer of vann.
7
Mjgk befr Rgn5
of rysktan mik;
emk ofsnaudr
Medioevo pagano e cristiano
dun parente
porta alla fossa.
Devo per prima dire
di mia madre morta,
di mio padre caduto.
Porto ora fuori
del tempio della bocca
i rami dellencomio
rinverditi dalla parola.
67
Crudele spezz
Tonda
il sacro recinto
della stirpe paterna.
Lo vedo: squarciata
e irreparabile sta la breccia
aperta dal mare.
Furiosa mi colp
la gigantessa del mare;
privo sono di coloro
1trcer o breyr (cfr. ags. hryre, lat. ruina) =. cadavere; kggull = giun
tura.
2Flet (cfr. ags. flet = aula, ingl. fiat) pu essere la casa come la fila
dei banchi nelPaula regia.
3Come ha osservato S. Nordal (Egils saga Skallagrimssonar, cit., p. 248)
e poi . Ohlmarks (cit., p. 300 sgg.) lintera metafora ricavata da
un uso cultuale. Durante la mezzestate e in primavera si soleva intro
durre nella sala del banchetto, attigua al sacrario, dei rami frondosi,
che poi, a cerimonia finita, venivano portati via secchi. Timbr masr-
dar = legno dellencomio (got. meripa).
4 Qui come altrove la forma arcaica dei medio apocopato (v. M. Ny-
gaard, Norron Syntax, Kristiania, 1905, p. 160), col pron. in funzione
di suffisso, serve a rafforzare il senso tutto personale della perdita. Da
notare anche nel penultimo verso luso del sostantivo skard = vuoto,
richiamante le immagini e il linguaggio della battaglia (N er skard
fyrir skild, cio: c un vuoto al posto dello scudo , si soleva dire
anticamente per annunciare una grave perdita nellaula regia).
5Rn moglie del dio del mare Aegir (cfr. ags. eagor) e madre delle
oceanine nordiche (Edda Snorra, p. 121; sul problema delletimo vedi
C. A. Mastrelli, Sul nome della gigantessa Rn in Studi Germanici,
Roma, n. 10, pp. 254-264) pgtt ('pttr, lat. texto, sved. tt). Rysktan
voluto dalla costruzione di hafa con i verbi transitivi.
68
Le letterature della Scandinavia
at stvinum.
Sleit marr bgnd
minnar eettar,
snaran pgtt
af sjglfum mr.
8
Veizt1, ef sgk
sverdi of reekak,
vas glsmid 2
altra tima;
eda vgs broedr
ef vega maettak,
frk andvigr
Aegis manni3.
9
Enn ek ekki
eiga pttumk
sakar afl
vid sdbana 4,
pvit allpjd
fyr augum verdr
gamals pegns
gengileysi5.
22
Attak gtt6
vid geirs drttin,
gerdumk tryggr
at trua hnum7,
che mi amavano,
il mare strapp
i legami della mia stirpe,
il vincolo intrecciato
da me stesso.
Tu sai, se con la spada
potessi vendicarlo;
per il Tempestoso
lultima ora sarebbe venuta.
Se potessi vendicarmi sui
fratelli dellonda,
affronterei lesercito
di Aegir.
Ma non credo pi
di possedere
la forza per combattere
col distruttore delle navi,
ch agli occhi di tutti
sono ormai vecchio e solo.
Amico ero
del dio della lancia,
sicuro
fidavo in lui, prima
1Lapostrofe sembra rivolta alla figlia Porgerdr.
^2 Birraio chiamato Aegir con allusione alle onde spumeggianti.
3 Manni (da madr) e non mani (da man cio moglie di Aegir; S. Nor-
dal, cit., p. 249), come giustamente ha emendato e spiegato E. A. Kock.
4 Sdbani (da syja, got. siwjan, ags. siwian e bani). Diversa interpre
tazione d M. Olsen, cit., p. 227 sgg.
5 Lett.: la mancanza di seguito del vecchio signore .
6 tta-ek (da riga).
7 Locus classicus per gli apologeti del puro paganesimo di Egill.
Dalle Saghe sappiamo infatti che, in et vichinga, il rapporto fra luomo
e la divinit si basava sul concetto di fiducia piena (fulltrui) in questo
o quel dio; alterabile perci e denunciabile come un qualsiasi altro
vincolo di amicizia. Ma, in tale concezione religiosa, qualcuno (W. Baetke,
Christliches Lebngut in der Sagareligion, Berlin, 1951, p. 34 sgg.) crede
di ravvisare un calco della idea cristiana del santo . Sappiamo anche
che i primi coloni dIslanda, grandi vichinghi, avvezzi a credere pi
mtt sinn ok megin cio alla propria forza che alla protezione degli
dei, non negavano per a questi ultimi il tradizionale culto pagano.
Quando si parla di fede religiosa in et vichinga bisogna tener
Medioevo pagano e cristiano m
dr vinati
vagna rni1,
sigrhgfundr,
of sleit vid mik.
che lamico dei giganti, [?]
il Vittorioso, strappasse
il vincolo [che lo legava a me].
23
Bloetka pvt
brdur Vilis,
godjadar 2,
at gjarn sak,
p hefr Mints vinr
mr of fengnar3
bglva boetr 4
es et betra telk.
Perci sacrifico non pi
volentieri al fratello di Vili,
allEccelso;
eppure egli, lamico di Munir,
mi ha donato
un rimedio alla sventura,
che io considero il migliore.
conto delle particolari condizioni storiche politiche e sociali create dal
contatto e dalla lenta fusione dei popoli nordici con altre genti europee
gi evangelizzate; e anzitutto dal sincretismo religioso che per secoli
impronta di s la poesia dalTEdda antica alYEdda snorrica le arti
figurative e sin lonomastica. Per i vichinghi, religione significativa ordine
giuridico-sociale prima ancora che credo spirituale. E ci non solo in
Islanda. Come si accorda il puro paganesimo di Egill con ci che
la tradizione racconta per esempio di Helgi il mago che insieme cre
deva in Prr e in Cristo (Landnmabk, ed. F. Jnsson, Kobenhavn,
1900, I , p. 206) o di Rollone, convertito al cristianesimo e poi riconver
tito agli antichi dei, cui sacrific vittime umane (D. C. Douglas, Rollo
of Normandy , in The English hist. Rev. di London, 57, 1942, pp. 433-
434; 436) o del non meno convertito re Redwaldo della East-Anglia
(VII see.), che nel suo tempio aveva due altari: uno per il dio cri
stiano e uno per gli dei pagani (Beda, Hist. eccl. I I , cap. 15, ed. Plum
mer, Oxford, 1896); o di Amljtr Gellini costretto al battesimo, cio
a diventare cristiano con una pura cerimonia, da lafr il Santo,
prima della battaglia di Stiklastadir (Heimskringla, lfs saga belga,
c. 214)? E poi quanto, anche nel Sonatorrek, professione di puro
paganesimo e quanto invece elaborazione letteraria del mito?
1II Ms. ha verZy cio, verri In tal caso vagna verr = luomo dei
carri sarebbe >rr, non Odino. Forse lintero passo corrotto. Se
condo Kock, Odino, lambivalente come sar chiamato alla strofe 25
insieme nemico e amico dei giganti (Mmir e Aegir Suttungr e Loki).
Ma v. le obiezioni di H. Kuhn, PBB, cit., p. 141, in parte condivise
da M. Olsen, cit., pp. 245-248. Che, comunque, si tratti di Odino,
ritiene anche S. Nordal (trunadur Egils Skallagrimssonar in Skirnir,
Reykjavik, XCVI I I , 1924, p. 145-165, ristampato in Afangar, I I , ivi,
1944, pp. 103-128, il quale crede in una vera e propria crisi religiosa
giovanile di Egill, adepto prima di ]?rr e poi di Odino.
2Cio a Odino, detto qui god-jadarr (cfr. ags. eodor = massimo) = deus
maximus.
3Fenginn (da fa, got. fahan, ags. fon, sved. fa). Per la costruz. con
hafa v. strofe 7.
4Cio la poesia come tanti secoli prima gi sapeva lomerico Demo-
doco divino conforto nella sventura (bgly got. balwjan, ags. balew,
ingl. bale; got. bota, ags. bot).
70 Le letterature della Scandinavia
24
Ggfumk iprtt
ulfs of bgi
vigi vanr
vammi firda,
auk pat gedl>
es gerdak mr
visa fjandr2
af vlgndum 3.
25
Nu erumtorvelt4:
Tveggja bga
ngrf nipt5
, nesjum 6stendr.
Skalk p gladr,
gdum vilja,
ok hryggr
Heljar7bida
Il nemico del lupo
[cio di Fenrir] mi don
avvezzo com alla pugna
unarte sacra,
e anche una natura
che mi rese
nemici aperti
gli ingannevoli [amici]. ^
Ma ora finita per me.
La morte mi assilla,
imminente, l al capo
[di Digranes].
Eppure sereno,
e senza rammarico
Taspetter volentieri.
Agli inizi del sec. XI col diffondersi del nuovo verbo
religioso, soprattutto per opera dei due re missionari lfr
Tryggvason e lfr Haraldsson, la tradizione scaldica sembra
scindersi in due parallele correnti del gusto: una pi semplice,
che consapevolmente si sforza di evitare le kenningar mito
logiche, laltra che invece moltiplica fino al puro gioco i vir
tuosismi metaforici e metrici. In questet compaiono anche,
1Ged = natura, sensibilit.
2 Viss (got. weis, ags. wis, sved. vis).
3Aw vlgndum (cfr. vl).
4 Anche qui la litote sta a indicare serena compostezza dellanimo di
^fronte alle forze oscure del destino. Torveldr = difficile.
5 Lett.: la sorella del nemico di Odino = la morte. F. Jnsson
emenda il testo niorfanipt in njgrvanipt, cio sorella (cfr. ags. nefa,
ted. Neffe, lat. nepos) di Narfi o Nari (figlio di Loki, secondo
Snorri: Edda, ed. cit., p. 100); Kock invece (N. N., 7, par. 1037) ne
fa un agg. ngrfr (cfr. ags. nearufb = assillante). Odino ambiva
lente, Tveggi detto nemico del lupo Fenrir perch lo uccider
il giorno dei ragnargk (Lokasenna, 58; Hkonarml, 20).
6 Plur. con valore intensivo.
7 Hel (cfr. got. halja, aat. bella, ags. bell) secondo Snorri (Edda, ed.
cit., p. 100) figlia di Loki; il nome, certo antichissimo, designava nel
Nord il regno dei morti, e solo tardi fu personificato. Strano comunque
che il vichingo Egill anzich alla Valhalla pensi a Hel, dove erano
destinati coloro che non cadevano in battaglia. Secondo il racconto di
Snorri (Heimskringla, Ynglingasaga, c. 21, Odino, per non morire igno-
miniosamente sulla paglia strdaudi si fece trafiggere da una
lancia.
Medioevo pagano e cristiano
71
accanto alla drpa in drttkvsett, i nuovi metri della
poesia scaldica; ma fuori delle corti dovette certo continuare
la fioritura di quel tipo di poesia di tono minore, occasionale,
popolare legata alla melodia (canti di lavoro, di profezia,
di magia) alla quale almeno per alcuni aspetti appartiene il
qui tradotto Darradarljd1.
Eddico per il metro (fornyrdislag) e per certe figura
zioni epiche, scaldico per il contenuto almeno in parte pane-
giristico e per il riferimento a fatti recenti o contemporanei,
il Darradarljd sta a mezza strada fra il carme magico e il
carme di guerra. Dodici valchirie cantano e tessono, su un
antico telaio, una magica tela portatrice di vittoria (vefr dar-
radar) per un principe che si appresta ad affrontare il destino
sul campo di battaglia. Secondo la Njlssaga scritta dopo il
tramonto dellindipendenza islandese e riportante il testo del
carme nellepisodio sulla missione cristiana di Jpangbrandr2
un uomo a nome Dgrrudr3, vede, la mattina della battaglia
di Clontarf (storicamente combattuta il 23 aprile 1014 fra
gli irlandesi di re Brjnn di Munster e i vichinghi di Sigtryggr
di Dublino e del suo alleato Sigurdr Hlgdvesson, jarl delle
Orcadi), dodici valchirie, che tessono in un ipogeo la porten
tosa tela e insieme cantano una canzone. A lavoro finito, strac
ciano la tela, e portandone ciascuna un pezzo, si allontanano
a cavallo, sei in una direzione, sei in unaltra.
I l fatto storico fu indubbiamente loccasione dellanonimo
carme (composto forse nelle Orcadi), giacch a Clontarf, alle
porte di Dublino, con la fine congiunta delleroe della libert
1Secondo linterpretazione tradizionale carme della lance (cos gi
in Herder che sispirava agli antiquari nordici del Seicento
Samtliche Werke, Stuttgart-Tbingen, VI I I , 1821, p. 16 sgg.; e ancora
in F. Genzmer, Sammlung Thule, Jena, 1941, I I , p. 48) A. Holtsmark
(Studier 4 norron diktning, Oslo, 1956, pp. 177-197) ha recentemente
voluto dimostrare che lespressione va intesa in senso metaforico-magico.
cio carme dello stendardo di guerra , che le valchirie tessono per assi
curare vittoria al loro protetto. I l carme, serbatoci nelle varie edizioni
della Njlssaga, stato pubblicato in edizione critica da K. Glslason,
Njdla, I I , Kobenhavn, 1883, pp. 579-597. F. Jnsson, Skjald., I , A,
pp. 419-421; e da Kock, Skald., pp. 193-195.
2Njlssaga, c. 158.
3 Si tratta dun probabile fraintendimento della tradizione, che dello
sconosciuto Dgrrudr (sinonimo di Odino cfr. H. Falk, Odinsheite,
Oslo, 1924, pp. 6-7) fa il testimone della scena magico-profetica. E. l.
Sveinsson (Um Njlu, Reykjavik, 1933, I , p. 85 sgg.) pensa che fu una,
ora perduta, Saga di Brjnn a ispirare il racconto della Njla.
72 Le letterature della Scandinavia
irlandese (assassinato pare nella sua tenda *) e dei suoi avver
sari, tramont anche per sempre legemonia vichinga nellisola.
Spirito eroico e terrore superstizioso confluiscono qui a
creare quellatmosfera di arcano e soprannaturale che tanto
impression J . Grimm. Le spettrali valchirie al telaio, mezze
dee del fato mezze streghe, e la loro tela fatta dintestini
umani e tesa sugli staggi con teschi di morti, sembrano figu
razioni attinte a quellantichissimo patrimonio mitico celtico,
che tante tracce ha lasciato nelle letterature germaniche e
romanze; mentre lapocalittica scena della cavalcata, sullo sfon
do del cielo rigato di sangue, riecheggia i pi cupi temi del
carme eroico germanico.
DARRADARLJD
1
Vitt es or pit2
fyr valfalli
rifs reidisky3;
rignir bidi.
Nils fyr geirum
grr upp kominn
vefr verpjdar,
es vinurAfylla
raudum vepti
Randvs5barn.
1J . Steensrup, Normannerne, Kobenhavn, 1876-1882, I I I , p. 163 sgg.
2 Orpit (da verpa, cfr. got. wairpan, ags. weorpan, ted. toerfen) = lett.
tessuta. Lagg. vitt dovrebbe essere tradotto con ampia , riferito al
sogg. neutro che segue e che una kenning .
3 Rifs reidisky = lett. la pendente nuvola della stanga, cio lordito
(rifry cfr. ingl. rib, ted. Rippe; reidi = sartiame; sky. sved. sky, ingl.
sky) v. Kock, N. N. 2785; e Brennu-Njls saga, ed. E. l. Sveinsson
(t. f. XI I ), Reykjavik, 1954, p. 544.
4 Vinur = lett. .amiche [di Odino], ma la lezione dubbia.
5Randvs bani = uccisore di Randvr. Loscura kenning (cfr. K.
Gslason, op. cit.y p. 581) sembra alludere al perfido Bikki (Gudr-
narhvQt, prosa) che indusse Randvr a sedurre Svanhildr, figlia di Gudrun
e di Sigurdr, e perci fu impiccato. Letteralmente il testo ha: le amiche
[dei guerrieri] tessono con la trama (veptr) vermiglia delluccisore di
Randvr. A. Holtsmark, cit., pensa che qui si alluda appunto alla
forca [di Randvr], intesa come sinonimo di telaio. La tessi
tura dun magico stendardo di guerra narrata nella Orkneyjngasaga
(cap. 11).
tesa la tela,
nube foriera
di prossima strage;
e gronda di sangue.
ora approntato
lordito ferrigno,
la tela dei prodi;
le vergini di Odino
la tessono nel sangue.
Sjs1orpinn vefr
yta pgrmum
ok hardkladr2
hgfdum 3manna.
Eru dreyrrekin 4
dgrr5at skgptum6,
jarnvardr 7yllir
enn grum8hrseladr9.
Skulum sia sverdum
sigrvef penna.
3
Gengr Hildr vefa
ok Hjgrprimul,
Sanngridr, Svipul10
sverdum tognum 11
Skapt mun gnesta 12
skjgldr mun bresta.
Mun hjalmgagarr 13
i hlif koma14.
4
Vindum, vindum
vef dar radar,
panns ungr konungr15
Medioevo pagano e cristiano
2
73
Tessuta la tela
con visceri umani,
son pesi a tirarla
i teschi dei morti;
son lance le verghe
intrise di sangue,
di ferro i battenti,
i subbi son dardi.
Con spade tessiamo
linsegna di guerra.
Or tessono la tela
Hjgrprimul e Svipul
Sanngrfdr e Hildr
con spade sguainate.
Si spuntano le lance
si frangono gli scudi
ora Fascia di guerra
il sangue berr.
Tessiamo, tessiamo
linsegna di guerra,
gi prima guid
1Sj (oppure su = pron. dim.).
2Hardkladr (da hardr e kl, che appunto, negli antichi telai, la
pietra che serve da peso per tener ben tirata la tela; cfr. K. Gislason,
op. cit., p. 582).
3Hgfud (got. haubip, ags, heafod ecc.).
4Dreyrrekinn (da dreyri, ags. dreor = sangue e rekinn da reka. got.
wrikan, ags. wrekan, sved. vrka).
5Darr = (poet.) dardo, lancia (cfr. ags. darop, ingl. dart).
6Skapt (ags. sceafr, sved. skaft) le verghe che tengono separati i fili
dellordito.
7Jarnvardr yllir (forse da norr. ull, got. wulla, ags. wull), ma la le
zione non chiara; cfr. K. Gfslason, op. cit., p. 582).
8Orr (ags. aruwe, ingl. arrow).
9Hraela (forse originariamente senza laspirazione; cfr. ags. reol, ingl.
reel) = spola, subbio.
10Nomi di valchirie, per alcuni dei quali v. Vglusp, 30.
11Toga (cfr. norr. tjga, got. tiuhan).
12Gnesta (cfr. ags. gnaestan).
13Hjalmgagarr=ett. cane dellelmo , kenning per indicare unarma.
141 hlif koma = lett. si metter al riparo (cfr. norr. hlif a, got. hleibjan),
cio penetrer nella carne.
15Ungr konungr : forse in norvegese Sigtryggr, re di Dublino, figlio di
lafr kvran.
74
Le letterature della Scandinavia
atti fyrril!
Framm skulum ganga
ok i folk vada,
pars vinir rir2
vgpnum skipta3.
5
Vindum, vindum
vef darradar
ok siklingi
sidan fylgjum!
par sa Stagnar 4
bldgar randir,
Gunnr ok Ggndul5
es grami fylgdu.
6
Vindum, vindum
vef darradar,
pars ve6vada
vigra manna!
Lgtum eigi
Uf hans farask!
Eigu valkyrjur
vals of kosti7.
7
Peir munu lydir
Igndum rda,
es tskaga8
dr of byggdu.
Kvedk rikjum gram
rdinn9dauda.
il giovine re.
Guadiamo nel sangue
dei morti guerrieri,
ai nostri protetti
vittoria daremo.
Tessiamo, tessiamo
Tinsegna di guerra,
il nobile re
poi seguiremo!
Gli eroi qui vedranno
gli scudi arrossati,
e Ggndul e Gunnr
vegliare sul re.
Tessiamo, tessiamo
Tinsegna di guerra,
linsegna chai prodi
vittoria dar.
Difesa daremo
al prode guerriero,
le vergini di Odino
faranno la scelta.
Avranno la terra
i soli guerrieri
i soli che un giorno
regnarono sul mare.
A morte votato
il grande signore,
1Atti fyrr: potrebbe anche interpretarsi con F. Paasche: che prima
am ; ma da preferirsi K. Gislason, op. cit., p. 585.
2 rr: arcaico per vrr = nostro.
3Skipta vgpnum = lett. tentare la fortuna delle armi.
4Bragnar: poet, eroi, principi (cfr. ags. brego), ma la lezione dubbia;
cfr. K. Gislason, op. cit., p. 586.
5Gunnr e Ggndul: nomi di valchirie.
6 V n. pi. = vessillo.
7 Kostr (cfr. got. kustus, da kiusan) = scelta. Nel testo abbiamo lacc.
plur.
8 lJtskagi = capo estremo [duna terra], cfr. Skagerak (da skagi e rak,
oland. = tratto di via). Si allude evidentemente ai norvegesi.
9 Rdinn (da rda) = sicuro, deciso a ... Si allude al re Brjnn.
K. Gislason, op. cit., p. 588 pensa che la forma singolare del verbo
(kved-ek) traduca le parole duna sola valchiria; e propone perci il plu
rale: kvedum.
N's fyr oddum1
jarlmadr2hniginn.
8
Auk munu trar3
angr 4of bida5,
pats aldri mun
ytum fyrnask 6.
Nufs vefr ofinn,
enn vgllr rodinn.
Mun umb land fara
Isespjgll7gota.
5>
Ns gurligt8
umb at litask9,
es dreyrugt sky
dregr med himni.
Mun lopt lit at10
lyda bidi,
enn spjgrvarrar11
springa kunnu.
10
Vel kvgdum ver
of konung ungan
sigrhljda fjgld,
syngumheilar.
Enn hinn nemi,
es heyrir ,
Medioevo pagano e cristiano
il nobile sire
di spada morr.
Giammai la memoria
di tanta sciagura
dairirico suolo
non dileguer.
La tela tessuta
del sangue versato;
la nuova funesta
eterna vivr.
Paura e sgomento
riempiono lo sguardo,
le nubi sanguigne
trascorrono il cielo.
Rosseggia di sangue
il cielo dintorno,
noi canti di morte
valchirie cantiamo.
Le lodi cantammo
del giovine re,
fortuna e vittoria
il canto dar.
Chi ascolta quel canto
lo accolga e ricanti,
75
1Oddr (ags. ord, dan. od) punta, dardo.
2Jarlmadr Sigurdr, jarl delle Orcadi, secondo E. l. Sveinsson, op. cit.,
p. 456.
3 trar = gli irlandesi di Brjnn.
4Angr (cfr. ingl. anger, lat. angor).
5Bida (cfr. got. beidan, ags, bidan, sved. bida) = attendere.
6Fyrnask = propr. invecchiare (cfr. forn).
7Lsespjgll = notizie funeste (da lae, cfr. got. lew, ags. laewa; e spjall,
got. spill, ags. e ingl. speli = detto, sentenza).
8 gurligt (da gna, got. ogan, ags. oga) = terribile.
9Lita (got. wleiton, ags. wlitan) = apparire, guardare.
10Lita: tingere.
11Al testo di Kock, che segue K. Gfslason, op. cit., pp. 591-592 enn
spjarvarrar - springa kunnu = che le valchirie sanno far avverare sem
bra preferibile, perch pi congruente, quello di F. Jnsson es sknvar-
dar syngva kunnu = che noi valchirie sappiamo cantare . Cos anche
B. l. Sveinsson (op. cit., p. 458). Herder (cit. a p. 73) traduce frain
tendendo: prima che le nostre voci finiscano di echeggiare .
76
Le letterature della Scandinavia
geirfljda1hljd
ok gumnum skemti2!
11
Rzdum hestum,
hart ut berum3
brugdnum 4sverdum
brott5hedan!
dei prodi guerrieri
il cuore gioir.
Sui nudi cavalli
voliamo al galoppo,
le spade sguainate
a dare la morte.
La vittoria di Carlomagno sui sassoni schiude la via del
Nord alla missione cristiana; ma solo tardi, come s detto,
verso la met del sec. XI I , la poesia scaldica comincia ad
aprirsi al contenuto leggendario e dogmatico della nuova re
ligione, e non prima del XI I I see. il Christus victor con le
sue schiere angeliche, e i re missionari e gli eroi della fede
compaiono nella poesia in drttkvsett e in hrynhent assieme
ai concetti evangelici di fede, di anima, di peccato, di Giudi
zio, di dannazione e di redenzione6. La poesia scaldica diviene
ora uno strumento della Chiesa che se ne serve per la sua
predicazione tra i fedeli: non pi recitata nellaula regia
e nelle assemblee, ma in seno alle comunit ecclesiastiche;
e se non ha ancora abbandonato la tradizionale struttura me
trica e stilistica della drpa , tende per sempre pi alla
narrazione epica, al discorso continuato e articolato; persino
al dialogo7. I l concetto stesso di poesia ora un altro. La
poesia non pi virt ( pttt ), o sapere magico, per oscuri
tramiti gi riconnesso allestasi sciamanica e al mito odinico8,
ma secondo la concezione teologica medievale una illu
minazione divina; troppo alta per poter essere espressa in
parole9.
Molte certo sono le figure di transizione che esemplar
mente illustrano nei loro versi il singolare e tenace dualismo
1Geirfljd = poet, donna armata (valchiria).
2 Skemta (propr. da skamr: intrattenere, divertire narrando o cantando).
3 Berr (ags. baer) = nudo, qui: non sellato.
4 Brugdinn (da bregda, cfr. ags. bregdan; bregda sverdi = sguainare la
spada.
51 brott (dan. sved. bori) = via.
6 Cfr. specialmente W. Lange, Studien zur christlichen Dichtung der
Nordgermanen Gottingen, 1958, p. 110 sgg.
7 La drpa pagana come dice Genzmer (Festschrift Kluckhohn-
Schneiderycit., p. 11): ausgesprochen redefeindlich .
8De Vries, Alt germ. Relig.ycit., II, pp. 66-73.
9Harmsl, str. 2; Liljaystr. 92.
Medioevo pagano e cristiano
m
pagano-cristiano. Fra gli scaldi norreni spicca quella di Hall-
frodr ttarson.
La Saga a lui intitolata non si distingue nelPinsieme per
memorabilit di imprese, intessuta com sullo schema cano
nico tradizionale: avventure vichinghe, panegirici in lode di
principi pagani e cristiani (da Hakon jarl a lfr Tryggvason),
un amore contrastato ma tutto terreno per la bella Kolfinna
che va sposa al rivale Griss, sfide e duelli, inframmezzati da
versi satirici e imprecatori. Pagano e cristiano si fondono e
confondono continuamente nei numerosi aneddoti della nar
razione, il cui punto saliente costituito dallincontro tra il
pagano Alfredo e il cristiano re lfr Tryggvason 1. Nellano
nimo racconto e pi ancora nei frammentari versi, ad Alfredo
attribuiti, acquistano personale rilievo da un lato la figura
magnanima ma inflessibile del sovrano, dallaltro quella im
petuosa ma leale del poeta.
Un soffio didealit viene qui a illuminare il prezzolato
rapporto di vassallaggio fra il re e lo scaldo: il primo impone
al secondo la nuova fede e questi obbedisce, soggiogato oltre
che dal tradizionale ossequio alla sacralit del re, dal fascino
duna personalit deccezione; ma almeno a giudicare dalle
fonti la conversione di Alfredo non significa irrevocabile
capovalgimento di valori. Le resistenze, i tentennamenti, i
fraintendimenti (che secondo lanonimo narratore della Saga
servono a spiegare lepiteto di vandrasdaskld cio di
poeta difficile dato dal re al poeta) mostrano il carattere
tipicamente magico di tale conversione, e provano insieme
come nel cuore di Alfredo (e del suo re2) continuino a coe
sistere, malgrado la solenne abiura degli dei pagani, Cristo e
Odino, la legge della croce e la legge della spada.
Cos nella sua poesia.
La reazione al tradizionale gusto barocco , il ripudio
delle astruse kenningar mitologiche, la relativa semplicit di
dizione-, non comportano affatto rottura col passato. Nella
dnapa in drttkveett per la morte di Olao alla batta
glia di Svpldr (1001)3 ritroviamo ancora una volta, accanto
agli insoliti accenti di cordoglio personale e alla invocazione
cristiana, tutti i tradizionali motivi dellencomio scaldico: la
1Illustrato in stile epico-drammatico da Snorri nella Heimskringla,
ldfs Saga Tryggvasonaryc. 83.
2Heimskringla, ldfs saga Tryggvasonar, cc. 76, 80.
3Kock, Skald., cit., I, pp. 82-85.
78
Le letterature della Scandinavia
celebrazione dei sacri vincoli di fedelt al capo, che grandeggia
solo al centro dellazione; il monotono elogio delleroismo,
dellonore, della vendetta; le immagini stereotipe della batta
glia: del cozzar delle spade, del sibilar dei dardi, del sangue
scorrente a fiumi.
Ancora una volta pagano e cristiano nello spirito e nella
forma.
Ma certo la fondazione dei conventi, la canonizzazione
del re missionario, Olao Haraldsson, la graduale diffusione
della cultura cristiana in cerehie piccole, ma dominanti, spiega
il mutamento, lento ma progressivo, anche nellmbito della
poesia scaldica. Non poco si dovette scrivere, almeno a giudi
care dallampiezza della documentazione apografa rimastaci (non
ancora tutta criticamente inventariata *), oltrech in volgare,
come in Inghilterra, anche in latino. Anzitutto da ecclesiastici;
i quali mostrarono ai laici colti le possibilit della lingua ma
terna a fini epici e letterari.
Sappiamo dellintensa attivit culturale svolta nelle scuole
ecclesiastiche islandesi di Sklaholt e di Hlar (XII ) e nei
conventi benedettini e agostiniani di ]pingeyrar, di Munka]?ve-
r, di ]?ykkvaboer, fra le mura dei quali furono scritte le pi
antiche pergamene a noi giunte2. Si tradusse e si rielabor
un gran numero di testi agiografici, liturgici, teologici che te
stimoniano un vivo interesse per il pensiero cattolico europeo:
dai Dialoghi di Gregorio Magno aYElucidario di Onorio dAu-
tun, dalla Histora Scholastica di Pietro Mangiadore al
Soliloquium de arrha animae di Ugo da S. Vittore3. Fiorente
fu, pare, la letteratura delle leggende, dei racconti devoti, dei
miracoli, delle visioni allegoriche, dei sogni profetici, delle
descrizioni doltretomba (bastino come indizi: la MerUnussp4,
in cui, nel metro della eddica Vglusp, il monaco Gunnlaugr
Leifsson tradusse e comment le Prophetiae Merlini di G. di
Monmouth; e la diffusissima Duggals leizla5, nella quale un
anonimo volt in norreno la terrifico-grottesca Visio Tnugdali);
1P. Lehmann, Skandinaviens Antel an der latein. Lit. u. Wiss. des
Mittelalt.y in Atti Acc. Scienze di Monaco, 1936, I, pp. 5-35.
2H. Hermansson, Icelandic Manuscripts, Islandica, New York, 19, 1929,
p. 19.
3 F. Jnsson, Litt. hist., cit., I I , p. 940 sgg.; de Vries, Altn. Litg.
cit., I I , p. 324 sgg. P. Lehmann, op. cit., I I , 1937, n. 35 sgg.
4 In Hauksbk (Det kongel. nord, oldskrift- selskab), Kobenhavn, 1892,
pp. 101-113.
5 In Heilagra manna sQgur, Christiania, 1877, I , pp. 329-362.
Medioevo pagano e cristiano
79
per non dir nulla dei viaggi di studio a Parigi e dei pellegri
naggi espiatori1a Roma, ad limina apostulorum , e a Ge
rusalemme, che portarono i nordici a contatto diretto con i
massimi centri della cultura e della piet medievali.
Si tratta per neirinsieme dun lavorio di assimilazione
e dimitazione ispirato a motivi didascalico-catechistici.
Gli scaldi norreni che scrivono ora le loro drpur
religiose mirano tutti a educare un pubblico di scarsa cultura
ecclesiastica, alla vita cristiana; si studiano di fornire esempi
di ascesi e di santit; di svegliare il terrore del Giudizio e
lardore della redenzione; di celebrare leroismo, il martirio,
lapostolato della fede; ma non sembrano a tal punto penetrati
dal nuovo contenuto da voler infrangere le vecchie forme.
Lencomio profano del principe, col suo schema formulare
dimmagini e di tropi, rester ancora fino al XIV secolo il loro
unico modello artistico.
Uneccezione almeno parziale nellmbito di questo mono
tono panorama costituita dal Slarljd2.
Qui per la prima volta l ispirazione escatologica e apoca
littica prorompe in immagini di alta fantasia; per la prima
1Particolarmente interessante fra questi il nudo ma suggestivo Itinera
rium (Leidarvisir, 1155 c.) di Nikuls Bergsson abate di Munka>ver,
pellegrino gerosolomitano e non insensibile ammiratore della bellezza
delle donne senesi e dei monumenti di Roma (Alfredi islenzk, Ko-
benhavn, 1908, 1, pp. 12-23, ed. Klund. Cfr. la recente traduzione
italiana di Marco Scovazzi, I l viaggio in Italia del monaco islandese
Nikolas in N. Rivista Storica, LI , fase. III -I V, 1967, pp. 358-362.
2Serbatoci intero in Mss. cartacei del Seicento, e dalla tradizione po
polare islandese certo erroneamente attribuito a Ssemundr il
Saggio (1135); pubblicato nelle edizioni ottocentesche dtVCEdda poe
tica; e per la prima volta in ed. critica da S. Bugge (Norroen fornkvae-
di ..., Christiania, 1867, pp. 357-371; poi da F. Jnsson in Skjald, I, A,
pp. 628-633; da M. B. lsen, Safn til sggu Islands, V, Reykjavik, 1915;
da Kock, Skald, I, pp. 308-316. Sulla datazione varie ipotesi sono state
fatte e tutte discordanti. Gi i critici romantici C. Rosenberg (Nord-
boernes Aandsliv ..., Kobenhavn, 1878, I , p. 556) e R. Keyser, Efter-
ladte skrifter, Kristiania, 1866, I, p. 259) lo ascrivevano ai primi secoli
della conversione; molto antico lo giudicavano ancora G. Vigfusson
(Corpus, cit., I, p. 203) e E. Noreen, Den norsk-islandska Poesien, cit.,
p. 290) rispettivamente del XI e XI-XII. F. Paasche (Kristendom og
Kvad, cit., p. 134 sgg.), H. Falk (Slarljd, Skrifter, Videnskapsselskap
i Kristiania, 1914, p. 50 sgg.) e B. M. lsen (op. cit., p. 75) propen
dono con maggior verosimiglianza, per la fine del XI I I . I l fatto che
Snorri non mostri di conoscerlo; la forte impronta edificante che denota
uno spirito tutto nuovo, e la forma relativamente semplice, sono argo
menti persuasivi in favore di una datazione assai tarda.
80
Le letterature della Scandinavia
volta langoscia del peccato e lansia della redenzione, il ter
rore della morte, e la fede nellaldil danno al linguaggio
poetico un palpito insolito, al tradizionale metro della poesia
moraleggiante (Ijdahttr) unaccensione lirica solenne a un
tempo e concitata. I l concetto cristiano della redenzione il
motivo ispiratore del carme, ma altri elementi vi confluiscono:
didattici e sapienziali (attinti al pagano Havaml e ai devoti
exempla) epici e profetici (attinti alla Vglusp) figurativi e
simbolici (attinti allallegorismo delle Sacre Scritture).
Lassenza totale di notizie intorno alla genesi del carme,
allautore, alla data di composizione; la struttura assai sciolta
e in pi punti scucita; loscurit di certe allegorie, hanno dato
luogo a una fiera disputa1alla quale si accenner nelle note
al testo.
I l tema quello consueto delle visioni medievali. Un pa
dre appare dailaldil al proprio figli e gli spiega il vero
significato della vita terrena e della morte, del bene e del male,
del castigo eterno e della beatitudine. Dopo aver esordito con
una dottrinaria esemplificazione di peccati e con lesortazione
a tenersene lontano, egli passa a narrare la sua vita di gaudente
ravvedutosi nellultima ora, il suo doloroso trapasso, linsidia
del Maligno e la finale redenzione a opera di Cristo, che lo
rende cos degno dintraprendere il pellegrinaggio nei regni
doltretomba. La visione si chiude, con la certezza del supremo
ritrovamento nellaldil, con la solenne invocazione della Missa
pro defunctis.
Visto sullo sfondo della secondaria e poco originale pro
duzione pagano-cristiana del sec. XI I I , teologica dogmatica
didascalica, ancor pi netta risalta lispirazione poetica di que
sta Visio, cos personale nel tono e nei motivi lirico-fantastici
e narrativi, a mezza strada fra il truce realismo della Visio
Tnugdalz e gli smaglianti colori della Visio Wattini di Vaia-
frido. Semplice, popolare per lingua e stile, il poeta innalza
qui la sua vicenda autobiografica a simbolo del conflitto tra
bene e male, tra Dio e Satana, inserendola nel tradizionale
1Fra chi, con pi ingegnose che cogenti argomentazioni filologiche,
vuol sostenere lunit del carme e spiegarne ogni passo oscuro (come
Falk, op. cit., p. 51 sgg., F. Paasche, op. cit., p. 163 sgg.; B. M. lsen,
op. cit., pp. 25, 35-36, 58, 64, 66, 69-70, e altri ancora, che si rifanno
a remote* fonti escatologiche bibliche classiche e medievali), e chi
come lipercritico F. Jnsson {Edda, 5, 1916, p. 14 sgg.) quell'unit
nega, tentando di dimostrare interpolazioni confusioni e giunte mol
teplici.
Medioevo pagano e cristiano 81
quadro dun pellegrinaggio oltremondano. Sin dallinizio del
carme, che qualcuno 1 per analogia con lesempio dantesco
ha creduto inteso a condannare eventi coevi: le lotte fra
tricide, la gente nova e i subiti guadagni nellIslanda del see.
XI I I , le strofe didascaliche e sentenziose vibrano di dolente
piet per la fragile natura umana, di contemptus mundi
e di Amor Dei ; e via via che la tensione drammatica cre
sce, via via che il poeta, al bivio fra perdizione e redenzione
affonda lo sguardo nel mistero della vita e della morte, gli si
rivela la suprema Realt per speculum et in aenigmate ,
nella visione del sole misticamente concepito:
36.
Lutr ek sat
lengi, hglludumk,
mjgk vask p lystr at tifa.
Enn sa rd,
es rikri vas.
Vvammi eru feigs ggtur.
Recline a lungo giacqui,
col capo arrovesciato, grande
era il mio desiderio di vita.
Ma Colui che ha il potere decise.
Luomo finito
giunto [allinferno].
39
Sl ek sa,
sanna dagstjgrnu,
drupa1 dynheimum iy
Enn Heljar grind3
heyrdak annan veg
pjta pungliga.
40
Sl ek sa
setta dreystgfum 4;
mjgk vask p r beimi hallr5.
Mgttug leizk
marga vegu
fr pvis fyrri vas.
Il sole vidi
il vero astro del giorno
sparire dal mondo terreno.
Ma il cancello delPinferno
udii dalla parte opposta
stridere sinistro.
Il sole vidi
rigato di sanguinanti rune;
lontano ero io ormai dal mondo.
Sotto molti aspetti
pareva ora pi possente,
di prima.
1F. Paasche, Norsk Litt., cit., I, p. 399.
2 Sette strofe saprono con la visione del sole concepito come simbolo
dellAltissimo. Per la ripetizione del verbo in prima persona B. M. l
sen, op. cit., p. 70, ha pensato allesempio della Vglusp. Drupa dynhei
mum i = lett. sprofondare nel mondo dello strepito; ma il verbo drupa
a differenza di drjupa (dan. dryppe, ted. traufen, ingl. drip) usato
soprattutto in senso metaforico: languire, abbassare il capo [dal do
lore]. Vero astro del giorno detto Cristo in Apocalissi XXII, 16.
3Heljar grind (cfr. Snorra Edda, pp. 49, 92-94, Ski'rnisml, 35, Loka-
senna, 63).
4Setta dreyrstgfum = lett. ornato di rune di sangue (da setja; dreyri,
cfr. got. drjusan, ags. dreor; e stafr.
5Hallr = inclinato (cfr. balla).
XXVII - 4. Lett, della Scandinavia.
82 Le letterature della Scandinavia
41
Sl ek sa; Il sole vidi;
sv ptti mr, mi parve di vedere
sem sseik ggfgan 1 god. Taltissimo Dio;
Henni ek l aut2 davanti al sole minginocchiai
hinzta sinni per lultima volta,
alda beimi i. sulla terra.
42
Sl ek s; il sole vidi;
sv hon geisladiy ed era radioso
at pttumk veetki vita. al punto che venni meno.
Enn Gii far1 straumar Ma i fiumi infernali
grenjudu annan veg spumeggiavano dallaltra parte
blandnir mjgk vid bld. commisti di sangue.
43
Sl ek s Il sole vidi
sjnum skialfandi4 con gli occhi tremanti
breezlu fullr ok hnipinn 5. col cuore contrito e umiliato.
Pvit hjarta mitt Allora il mio cuore
vas hardla mjgk fu sul punto di
runnit sundr t sega 6. scoppiarmi in petto.
44
Sl ek s Il sole vidi, io
t
'
-
'
'
1
1
pi pentito che mai; le spalle
avevo ormai volto al mondo. mjgk vask p r beimi ballr.
Tunga min La mia lingua era
1Ggfugr (got. gabigs) = onorevole, nobile.
2Laut (luta, ags. ltan, sved. luta). Cfr. lepisodio narrato nella Land-
nmabk (c. 38) di fcorkell Mani che giunto a morte si fece portar
fuori, al sole, e si affid nelle mani di quel dio che aveva creato il
sole . Hann lt sik ber a i solar geisla i bnastt sinni ok fai sik
bendi peim gui er slinna befdi skapat. dubbio se sia qui da ve
dere una reminiscenza di culto pagano.
3 Secondo B. M. lsen, op. cit., p. 43, si tratta di una kenning per
indicare il mare. Ma se il testo non corrotto abbiamo qui unal
lusione al mitico fiume infernale Gjgll = lo strepitoso. Sole e mare in
sanguinati sembrano comunque preannunciare il Giudizio. Falk, op. cit.,
p. 26, pensa ai fiumi infernali Gylfar-(Gilvar) straumar, che si richiu
dono sulla testa del padre morente; e cita la descrizione fatta nel
Beowulf, v. 1358 sgg.
4 Sjn (dan. sved. syn, ingl. sight).
5Hnipinn (norr. hnipa, got. ganipnan, ags. hnipian) = flettere.
6 Segi o sigi = pezzetto.
7Hryggr (cfr. breowig, ingl. rueful}dan. ruelse).
Medioevo pagano e cristiano
83
vas til trs metin 1 come mutata in legno
ok klnud allt fyr ut an 2. e il mio corpo in ghiaccio.
Cosi ha inizio lultramondana peripezia, in un alternarsi di
scene di tormenti e tormentati e di pause riflessive e invocative,
dove limpeto visionario si smorza talvolta e ristagna in mo
notona catechesi.
53
Fra pvis at segja,
hvat fyrst of sk,
ps vask i kvglheima kominn:
svidnir3 foglar,
es salir vgru,
ftugu sv margir sem my.
54
Vest an sk
fijuga Vnar4 dreka
oik fell Gleevalds ggtu.
Vaengi skk,
svt vida ptti mr
springa haudr ok himinn.
55
Solar hjgrt5
leitk sunnan fara;
hann teymdu tveir6 saman.
Foetr hans
stdu foldu ,
enn tku horn til himins.
Ora devo dire
quali visioni ebbi, quando
giunsi nel mondo del dolore:
uccelli arsi dal fuoco
anime erano volavano
a miriadi come zanzare.
A ovest vidi volare il drago
di Vn, e calare
sul sentiero di Glasvaldr.
I vanni scoteva
si che sembravami
ne tremassero e terra e cielo.
II cervo del sole
vidi venire da sud,
imbrigliato da due uomini.
I suoi piedi
toccavano la terra,
le sue corna il cielo.
1Metinn (da meta, got. mitan, ags. metan, sved. mata) propr. = misu
rare, stimare.
2Propr. = e raggelato tutto ci chera intorno.
3Svida (dan. sve). Secondo B. M. lsen, op. cit.yp. 50, luso di que
sto termine prova che si tratta appunto delle anime del Purgatorio.
4Vn in Grimmisml, 28, uno dei fiumi infernali; secondo Snorri,
Edda, cit., p. 54 si tratta dun fiume formato dalla bava di Loki in
catene. B. M. lsen, op. cit., p. 50, identifica questo drago al Levia
tano e Glasvaldr il luminoso , a Lucifero (in contrasto allinterpre
tazione letterale che ne d F. Jnsson, cit., p. 149: signore del mare ).
I Mss. hanno fella anzich fell .
5Secondo Paasche, op. cit., p. 151, e Falk, op. cit., pp. 34-35, nel
cervo simboleggiato Cristo. Allorigine di tale simbolo la leggenda
del martire e santo Eustachio, nota anche nel Nord (cfr. Vlcitusdrpa).
6B. M. lsen, op. cit., p. 52, emendando hann teymdi tvy intende:
Cristo imbriglia entrambi cio il Leviatano e Lucifero, e si richiama
al Vangelo di Nicodemo; dove per si parla di Cristo che lega Satana
o Belzeb, come giustamente osserva F. Jnsson (op. c i t p. 14).
84 Le letterature della Scandinavia
56
Nordan sk
rida Ni dja1 sonu
ok vgru sjau saman.
Hornum fullum
drukku peir enn hreina mjgd
r brunni Baugregins2.
61
Menn sk p,
es mjgk l u3
of un d 4af annars bagi5.
Bldgar rnir
vgru brjsti peim
merkdar meinliga6.
62
Menn sk p,
marga fegna;
peir vgru villir1vega,
Pat kaupir s,
es pessa heims
at heillum apask.
63
Menn sk p,
es mgrgum hlutum
vltu of annars eign.
Da nord vidi cavalcare
i figli delle notti illuni,
ed erano sett.
Da corni ripieni
puro idromele bevevano
alla fonte di Baugreginn.
Poi vidi uomini,
che molta invidia
nutrirono deir altrui stato,
rune di sangue, dolorose,
sul petto avevano
incise.
Poi vidi uomini
molto dolenti,
allontanatisi dal retto cammino;
ci acquistano coloro che,
dalla corruzione di questo
mondo, sono tratti in inganno.
Poi vidi uomini
che con molti inganni
si appropriavano i beni altrui.
1 Oscuro il senso della kenning (da nid, cfr. dan. nae = luna calan
te, o da nidr, cfr. got. nipjis = discendente, figlio?). Secondo Paasche,
op. cit., p. 65, i figli della tenebra sono gli angeli che attingono da
Cristo la loro luce. O si allude invece alle sette fasi della luna?
2 Secondo B. M. lsen, op. cit., p. 53, Baugreginn sarebbe Baldr, il
dio innocente che disceso in I lei trov ricoperti i seggi di quella di
mora con anelli doro (cfr. Baldrs draumar, 6-7, e Edda Snorra, p. 29);
e quindi si tratterebbe qui della fonte della misericordia, cui gli angeli
si abbeverano a un dipresso come i guerrieri bevevano idromele
nella pagana Valhalla (cfr. Grimmisml, 25). Interpretando nidja ecc.,
come discendenti di antenati (pagani), lo studioso islandese vuol ve
dere nellimmagine una sorta di norreno limbus patrum , dove sog
giornano i discendenti dei pagani , in analogia alTantinferno dante
sco. Baldr, il dio buono, la cui morte innocente fu pianta da tutti gli
dei pagani, presiederebbe questo limbo norreno! F. Jnsson, op. cit.,
p. 151, ritiene interpolare le strofe 54-56.
3 Ala (lat. alerei).
4 Ofund (sved. avund).
5 Hagr = stato, condizione.
6 Meinliga, avv.
7 Villr (got. wilpeis, ags, ted. ingl. wild), cfr. Hvaml, 47.
Medioevo pagano e cristiano
85
Flokkum fru
HI Fgjarns borgar
ok hgfdu byrdar af blyil.
64
Menn sk p,
es margan hofdu
f ok fjgrvi rasnt.
Brjst i gggnum
rendu brggnum peim
oflgir eitrdrekar 2.
65
Menn sk p,
es minst vildu
balda belga daga.
Hendr peira
vgru heitum steinum
ne gl dar3naudliga.
A gruppi andavano
verso la rocca di Mammona,
portando pesi di piombo.
Poi vidi uomini
che a molti avevano
strappato beni e vita.
Terribili velenosi draghi
trafiggevano
loro il petto.
Poi vidi uomini
che disdegnarono
di osservare i giorni sacri;
le loro mani
inchiodate
a pietre ardenti erano.
Lo sforzo visibile di dar forma adeguata a un contenuto
spirituale del tutto nuovo negli schemi e nei modi attinti alla
tradizione pagana (si pensi per esempio a certi neologismi come
kvcelheimr , cio dimora dei tormenti, per indicare lIn-
ferno; come yndisheimr , cio dimora del piacere per in
dicare il Paradiso; o a certi termini giuridici come grid ,
cio tregua, pace, passato qui a significare: perdono); questo
sforzo non pu far velo al vibrante pathos cristiano, allonda
incalzante delle immagini che, di tanto in tanto, si fa strada,
attraverso gli impacci della forma, come torrente chaita vena
preme .
E qui davvero sentiamo che lanonimo poeta dIslanda
come il fiero Sigambro, nelle celebri parole di San Remigio,
incendia ci che ha adorato e adora ci che ha incendiato4.
1Piombo, invece delloro di cui erano bramosi, secondo la legge del
contrappasso, che fa pensare ai dannati e ai penitenti della Commedia
dantesca. Cfr. anche il Draumkvaede (v. 39).
2 Cfr. Vglusp, 39. A puro titolo di curiosit, ricordiamo che uneco
di questa strofe ancora in Strindberg (Svenska oden och ventyr:
Vikingaliv ).
3La legge del contrappasso punisce le mani che, per sete di guadagno,
furono attive anche nei giorni consacrati. Negla (cfr. norr. nagli, ags.
neegely ingl. nail). Anche nella nota Visio Alberici riserbata una par
ticolare pena a chi non santific le feste.
4Gregorio di Tours, Hist. Franc. I I , c. 22.
86 Le letterature della Scandinavia
LE SAGHE NORRENE
Anche gli ampi racconti in prosa che, soprattutto in Islan
da, vengono fissati sulla pergamena a partire dal sec. XI I I ,
hanno dietro di s, come i carmi eddici e i versi scaldici, una
lunga tradizione orale, ma a differenza di questi, in varia mi
sura legati a un patrimonio mitico-leggendario comunemente
germanico, le Saghe norrene sembrano essere un prodotto
islandese nato dai fatti memorabili della colonizzazione del
usola e della storia norvegese pi o meno a questi connessa.
A stare alla tarda tradizione islandese gli esuli norvegesi
ribelli al potere di Araldo Bellachioma (c. 875-945) e deside
rosi di vivere secondo il forn sidr, cio secondo gli antichi co
stumi giuridici e religiosi, cercarono rifugio in Islanda nellul-
timo quarto del sec. IX, abbandonando, parte la madrepatria,
parte i suoi possedimenti come le Orcadi le Ebridi le Shetland
o gli insediamenti vichinghi sulle coste inglesi e irlandesi.
Analogamente a quanto avveniva in Svezia e in Danimarca,
la tradizione vuole ravvisare anche nelPopera unificatrice di
Araldo una tendenza del monarca feudale a considerarsi quasi
proprietario del popolo e del territorio, su cui regnal. Certo
per che gli esuli o colonizzatori (landnamsmenn) come li
chiama la tradizione, non interruppero, anzi mantennero vive
e frequenti le relazioni con la madrepatria. Grandi capi, alcuni
di stirpe regale, avevano fondato fra le rocce basaltiche e i
dorsi vulcanici di questisola, abitata da qualche eremita se
guace di san Brandano, una democrazia aristocratica sostanzial
mente agricola, governata dal potere legislativo, ma sprovvista
di esecutivo; sicch i conflitti divampanti nella madrepatria fra
la tradizionale libert dei singoli capi e la crescente egemonia
regia si perpetuarono in Islanda sotto forma di antagonismi
1 Sulla controversa interpretazione dellesodo dei norvegesi e sulla co
lonizzazione delTIslanda da vedere S. Nordal, Snorri Sturluson, cit.,
p. 250 sgg.; H. Koht, Inhogg og utsyn i norsk bistorie, Kristiania, 1921,
pp. 99-102; J . Schreiner, in Norsk bistorisk tidskrift, Oslo, 1927, pp. 161-
224; M. Scovazzi, Le origini del diritto germanico, Milano, 1957,
pp. 80-81; I l diritto islandese della Landnmabok, ivi, 1961, pp. 23-30;
218-225; Atti del convegno sul tema\ dalla trib allo Stato, Accademia
dei Lincei, Quaderno n. 54, 1962, pp. 90-110. Di fronte alla opinabilit
e alla incertezza di tanti aspetti del problema, E. l. Sveinsson, cit.
(pp. 16-39) e J . de Vries, Altn. Litg, cit. I 2(p. 155) si astengono dal
prender posizione.
Medioevo pagano e cristiano 87
tra preminenti famiglie e tra individui1. Dopo un periodo di
relativa pace dovuto allinflusso del cristianesimo, le lotte oli
garchiche per il potere tra le eminenti stirpi di Oddi, di Hau-
kadalr e di Reykjaholt rifiammeggiarono allinizio del 1200
per concludersi con tramonto del libero Stato e col suo infeu
damento alla corona norvegese (1268). Se fu lesodo dei nor
vegesi in Islanda (analogamente a quanto avvenne per i poemi
omerici e per il Beowulf) a dare il primo impulso alla preser
vazione del patrimonio culturale autoctono oralmente tradito,
fu certamente la conversione al cristianesimo a renderne pos
sibile la trascrizione.
Probabilmente le prime notizie sul cristianesimo giunsero
nel Nord con quei guerrieri e mercanti che, a contatto con
popoli gi evangelizzati, in Inghilterra, in Normandia e in
Germania si limitavano a ricevere la prima signatio 2per poter
servire alle corti di re cristiani e commerciare con genti cri
stiane, senza perci rinnegare la propria fede. Ma dopo lal
leanza del trono con laltare il nuovo credo conquist tutta,
la Scandinavia, a quanto sembra, senza massacri, senza mrtiri3,
pur lasciando a lungo sussistere visibili relitti pagani nella vita
sociale come nelle forme della poesia e dellarte figurativa4.
1Dopo circa mezzo secolo dimmigrazione e dinsediamento i capi-sacer-
doti pagani (godar) che avevano alle proprie dipendenze i Pingmenn,
appartenenti cio a un determinato parlamento locale (godord) avverti
rono la necessit di leggi comuni a tutta Pisola e fondarono, Panno 930,
nelle piane sudoccidentali dette appunto Pingvellir, il primo parla
mento generale (Alpingi). Questo, presieduto da IJMjtr, chera stato
in Norvegia a raccogliervi le norme costituzionali del nuovo Stato, se
deva ogni anno per due settimane del mese di giugno. I l Iggsggumadr
( legista ) o presidente, era incaricato per tre anni consecutivi di re
citare a memoria e dinterpretare le norme giuridiche (segja Igg) dal
Iggberg (altura della legge) sovrastante la pianura, mentre il corpo legi
slativo vero e proprio (Iggretta) era costituito dai godar. Nel 965 si
procedette alla divisione dellisola in 4 quartieri (fjrdungar) rappresen
tati in seno allo Alpingi dai giudici dei relativi tribunali (fjrdungsdmar).
Solo lintroduzione del cristianesimo (1000) e listituzione di una corte
di cassazione (fmmtardmr) sembrano aver creato un periodo di relativa
pace nella tumultuosa storia della pi antica repubblica dEuropa.
2Kristnisaga cap. 1 ed. B. Kahle, Halle, 1905, fase. 11. V. ora sul
valore storico di questa Saga: C. Albani, Ricerche attorno alla Kristni-
sagayin Rend. 1st. Lombardo Scienze e Lett., Milano, 1968, pp. 3-54.
3Ma non certo senza atti di crudelt e di ferocia contro singoli individui
(p. es. ls Saga Tryggvasonar cc. 76 e 80 in Heimskringla).
4R. Mowinckel, Vor nationale billedkunst i middelalderen, Oslo, 1927,
pp. 44-46.
88 Le letterature della Scandinavia
In special modo in Islanda laccettazione del cristianesimo
come religione pubblica, decretata aWAlpingi pi per motivi
politici ed economici che religiosi, non viet in privato i di
ritti e le consuetudini del culto e del rito pagano l. Ci furono
indubbiamente i conflitti religiosi2, ma pi spesso si ha lim
pressione, come s detto, dun sincretismo pagano-cristiano
avvertibile ancora nella raffigurazione che Snorri fa dei due
re evangelizzatori lfr Tryggvason e lfr Haraldsson, non
meno che nella fortunosa storia della missione in tutto il
Nord3.
Decisivo dunque lapporto della cultura medievale cristiana
alla definitiva elaborazione e codificazione del patrimonio let
terario oralmente trasmesso. Si sa che alcuni degli esuli nor
vegesi si erano convertiti gi prima dellesodo. La vittoriosa
diffusione del cristianesimo fra le genti germaniche deve poi
aver alimentato nei nordici, insieme a dubbi, a fraintendimenti
e a odi tipici di ogni et di transizione, anche un pi vivo in
teresse per la propria cultura cui luso della scrittura intima
mente legato alla religione cristiana apriva nuove possibilit
di preservazione. Allattivit legislativa dello Alpingi, che certo
favoriva il culto della tradizione e lorgoglio genealogico degli
isolani ma anche la loro curiosit intellettuale di udire i fatti
memorabili attinti ai quattro punti cardinali della diaspora
vichinga, saccompagn, con la conversione, linflusso civiliz
zatore della Chiesa, la quale seppe abilmente secondare e tra
sformare le tradizioni locali. I godar, come erano stati pro:
prietari dun tempio pagano (hof), erano ora proprietari
delle chiese che costruivano, e avviavano i propri figli (che
lungo il celibato ecclesiastico rest qui lettera morta)4 a
1M. Olsen MM 1946, pp. 75-88.
2 Qualche testimonianza ce n rimasta nei versi profanatori d'un neo
fita come Hjalti Skeggjason, che lanno 999 paragon Freyja a una cagna
(Skjald. I. p. 169) in presenza eWAlpingt e fu proscritto; cosi pure,
per converso, nellanonima nidvisa (epigramma infamante) contro il
vescovo Fridrekr e il suo discepolo Porvaldr vidfgrli: Hefir bgrn borit-
byskup niu peira er allra porvaldr fadir (Partorito ha il vescovo
nove figli; di tutti padre Torvaldo), alla quale il convertito Porvaldr
rispose uccidendo lincauto dileggiatore (Skjald, I, p. 168).
3 I. de Vries, Altg. Relig cit. 11 pp. 423-430; M. Scovazzi, Paganesimo
e Cristianesimo nelle saghe nordiche, Spoleto 1967, pp. 771-773.
4Ancora nel Cinquecento lultimo vescovo cattolico dIslanda Jn
Arason, poeta e campione della indipendenza dellisola, decapitato nel
1550 dalle autorit danesi, era tenuto, bench padre di pi figli, in
grande stima dalla Chiesa romana.
Medioevo pagano e cristiano
89
imparare nelle scuole clericali a leggere e a scrivere, insieme
al latino, la propria lingua. Cosi se in latino era officiata la
messa, si predicava per spesso in volgare. E in volgare presto
si scrisse in Islanda come gi in Inghilterra. In piena luce sto
rica appaiono ora i primi vescovi dIslanda 1: nel sud, a Skla-
holt, fsleifr Gizurarson (1056-1080) e Gizurr Isleifsson (1082-
1118) che con laiuto del godi cristiano Saemundr frodi intro
dusse listituto della decima (1096); nel nord, a Hlar, Jn
Ogmundarson (1106-1121). Fu certo nei primi conventi be
nedettini: di Jringeyrar (consacrato il 1133) e di Munka-
J)vera (1155), agostiniani (di {>ykkvabcer, 1168) e nelle
scuole ecclesiastiche (Oddi, Haukadalr) che la incipiente sto
riografica tanto agiografica e leggendaria come annalistica fu
fissata sulla pergamena in latino e poi anche in volgare. Anzi
tutto ovvio le vite dei santi e degli apostoli, poi quelle
dei re norvegesi che avevano dato un impulso decisivo alla
conversione: lfr Tryggvason e, pi ancora, lfr Haraldsson,
ben presto trasfigurato dalla leggenda, santificato dalla Chiesa
romana e assunto a perpetuus rex Norvegiae 2. Scritti sacri
e scritti giuridici, di grammatica e di retorica 3, di astronomia,
di geografia, di medicina' attestano la vivacit intellettuale di
questa societ fondamentalmente agricola, priva di centri ur
bani, non certo ricca, conservatrice, eppure aperta a tutti gli
influssi culturali europei.
Se Saemundr frodi Sigfsson (1056-1133) di Oddi fu il
1La cui biografia narrata nelle Biskupa sogur (pubblicate per la prima
volta da G. Vigfusson, Kobenhavn, 1858-62) e importanti come fonti
storiche, specialmente la Hungrvaka (scritta a Skalaholt ca. 1195-1211)
intorno ai primi cinque vescovi islandesi e cosiddetta propriamente
aperitivo per destare curiosit e interesse intorno al soggetto
trattato.
2S. Nordal, Om Olof den Helliges Saga, Kobenhavn 1914, pp. 10-11.
H. Koht, Noreg eit len av St. Olav, Norsk Hist, tidskrift 30, pp. 81-109.
B. Dickins, The Cult of St. Olave in the British Isles, Saga Book of
The Viking Society, London, 12, 1939, pp. 53-80.
3 Specie i quattro trattati grammaticali (nel Wormiamus e nYUpsa-
liensis) dellEdda snorrica (Dahlerup Jnsson: Den hrste og anden
grammatiske Afhandling i Snorres Edda, Kobenhavn, 1886; B. M. lsen,
Den tredje og fiserde grammatiske Afhandling i Snorres Edda, ivi 1884)
hanno attirato lattenzione degli specialisti per la singolare autonomia
con la quale gli anonimi autori trattano questioni retoriche e gramma
ticali risalenti a Prisciano, a Donato e ai loro concorrenti e commen
tatori come Alessandro di Villadieu, Paolo Elia e Everardo di Bthune
(S. Nordal Codex Wormianus ed. in facsimile. Kobenhavn 1931, p. 9;
e J. de Vries Altn. Litg, cit. I 2pp. 333-334; I I , 200-202).
90 Le letterature della Scandinavia
primo a scrivere in latino di storia nazionale con intenti crona- v
chistici e critici, Ari frdi f)orgilsson (1067-1148), educato a
Haukadalr, ricordato da Snorri come padre della storiografia
islandese in volgare. La sua tslendingabk (ne restano sedici
pagine sulla storia politica e religiosa della colonizzazione dal-
l870 fino al 1120 con sobri cenni sulla conversione al cristia
nesimo fino ai due primi vescovi islandesi e con riferimenti
cronologici a fatti storici europei) sembra sia la seconda reda
zione di una precedente perduta, alla quale e per le genealogie
(ttartglur) e per le vite dei re norvegesi (konungasevi) ivi
contenute, Snorri fa specifico riferimento come a fonti docu
mentarie fededegne nel prologo della sua Heimskringla. Sempre
ad Ari va almeno in parte attribuita la cosiddetta Landnma-
bk 1o storia della colonizzazione, che insieme alla tslendin
gabk pare dunque racchiudere in nuce molti degli elementi
costitutivi della Saga islandese scritta. Va subito aggiunto poi
che, a questa tendenza storiografica o cronachistica che sia,
attenta al vaglio delle fonti narrative e delle testimonianze,
saffianca e gradatamente si confonde unaltra dispirazione
esclusivamente claustrale, agiografica, moralistica, che S. Nor
dal, con molta verosimiglianza, fa risalire al convento bene
dettino di f)ingeyrar2, dove appunto furono redatte a fini edi
ficatori le prime Saghe dei re missionari: per esempio quella
in latino (loriginale perduto, ma esistono traduzioni norrene
del 1200 ca.) su lfr Tryggvason dei monaci Oddr Snor-
rason e Gunnlaugr Leifsson, e forse anche laltra anonima, sul
secondo grande re missionario e santo nazionale lfr Ha-
1 una storia topografica della scoperta dellIslanda e della colonizza
zione, che segue il progressivo insediamento dei coloni da sud a ovest
a nord a est e dei loro discendenti fino al 1100 ca. narrandone, talvolta
in vivace forma aneddotica, i fatti salienti. Vi sono menzionate pi di
3500 persone e di 1500 insediamenti umani. Quanto mai fortunosa
per la tradizione manoscritta. Secondo la pi recente redazione ser
bataci, quella di Haukr Erlendsson detta Hauksbk (prima met
del XIV) egli stesso avrebbe attinto ad Ari e inoltre, pi specificata-
mente, alle due redazioni di Sturla fcdarson ca. 1214-1284 e di
Styrmir Karason, morto nel 1245. Le altre tre redazioni (quella fram
mentaria della Melabk e le due assi tarde del sec. XVII) non sono
qui prese in considerazione; per la ricostruzione di tali fonti, quanto
mai problematica, si rinvia a J. Jhannesson, Gerdir Landnmabkar,
Reykjavik, 1941; v. inoltre S. Nordal, N. K., cit., pp. 191-193 e E. l.
Sveinsson, Dating the Icelandic Sagas, London, 1958, pp. 88-94.
2 N. K. cit. p. 252.
Medioevo pagano e cristiano
91
raldsson 1. Se let della codificazione della Saga grosso modo
il sec. XI I I , il genere stesso della Saga2 indubbiamente pi
antico delluso della scrittura. Gli esuli norvegesi portarono
certo con s in Islanda una cultura giuridica, mitologico-
poetica, storica3, affidata alla tradizione orale, ma, in seno a
questa cultura eterogenea, abbracciante anche remoti eventi
leggendari ritenuti per, in et illetterata4 veri , i
fatti salienti dellesodo e poi le vicende della colonizzazione e
della conversione promossa dai re di Norvegia, avranno certo
destato maggiore interesse negli islandesi che direttamente vi
avevano partecipato e nei loro immediati discendenti.
Sullorigine prima della Saga, come su quella del carme
eroico germanico, nulla si sa di certo. verosimile per che i
fatti cronachistici pi tardi menzionati nella tslendingabk di
Ari, e pi ancora i brevi aneddoti (frasggn) della Landnmabk
siano stati, come si detto, i primi nuclei narrativi (peettir)
della Saga (conflitti armati fra individui o famiglie eminenti,
liti giudiziarie, offese, vendette e riconciliazioni).
Che il narrar Saghe fosse in Islanda un vero e proprio in
trattenimento sociale (sagnaskemtun) durante le lunghe sere
invernali, nelle assemblee locali, nello Alpingi sicuramente
documentato. Nel 1119, ci narra la porgils saga ok Haflida5,
fu solennemente celebrato un matrimonio a Reykjahlar (nel-
lIslanda occidentale) e fra i divertimenti connessi allevento
un certo Hrlfr di Sklmarnes narr una Saga da lui stesso
composta. Unaltra fonte6 menziona un islandese, il quale
1Della quale restano solo frammenti; forse il compilatore si rifece alle
idee storiografiche e critiche di Ari (come crede J . Schreiner, Tradisjon
og Saga om Olav den Hellige, Oslo 1926, p. 4 sgg.).
2 II termine, com noto, significa racconto orale (da seja = dire, in
contrasto a kveda = poetare). Malgrado la divergenza e il contrasto di
opinioni sullintricato problema della genesi e dellevoluzione della Saga,
che abbraccia componimenti formalmente e sostanzialmente diversi, non
esiste dissenso sulla realt dun genere narrativo indicato con tal
nome (S. Nordal, N. K.t cit., p. 270; P. G. Foote, Some Account of the
.Present State of Saga-Re search in Scandinavia , nov. 1965, pp. 115-
125; Th. Andersson, The Icelandic Family Saga, Harvard Un. Press,
1967, Pref. V).
3 S. Beyschlag, Konungasogur, Kobenhavn, 1950, p. 200 sgg.
4 Cfr. su questo aspetto del problema Bowra, cit., p. 40 sgg. e anche
recentemente M. I. Steblin -Kamensky, On the Nature of Fiction in
. the Sagas of Icelanders, Scandinavica , nov. 1967, pp. 77-84.
5Nella Sturlungasaga ed. Klund, Kobenhavn, I p. 22.
6II Ms. anonimo islandese, chiamato da fcormdur Torfasus (1636-
1719) la pergamena ammuffita (Morkinskinna} ed. F. Jnsson, K0-
92 Le letterature delta Scandinavia
narra al re Araldo il Severo le gesta da questultimo compiute
anni prima a Bisanzio e nel Mediterraneo; e dice di aver udito
di tali gesta nello Alpingi islandese da un certo Haldrr
Snorrason, che era stato appunto al seguito del re. Allinizio
del prologo della Heimskringla Snorri poi cita fra le sue fonti
documentarie non solo Ari, ma i nomi di coloro che garanti
vano la continuit di una tradizione orale risalente allepoca
di Araldo Bellachioma: cio Oddr Kolsson e Jporgeirr afrds-
kollr.
chiaro per che, affidando alla pergamena il loro patri
monio narrativo, gli islandesi ne resero possibile non solo la
conservazione ma certo anche quella maggiore elaborazione
artistica che i pur dotati narratori semiprofessionali, i sagna-
menn, difficilmente avrebbero potuto conseguire. Non c dub
bio perci che il manoscritto segn una svolta decisiva nella
secolare storia della Saga. Senza por fine alla tradizione orale,
esso permise lutilizzazione di fonti scritte, laffinamento degli
intenti artistici, lapprofondimento dei motivi psicologici, e
dette cosi alle Saghe quella forma definitiva nella quale ci
sono oggi accessibili. Ma come esattamente avvenne il pas
saggio dalla tradizione orale alla scritta?
In un costante avvicendarsi di corsi e ricorsi la storia
della genesi e dello sviluppo della Saga ha oscillato per oltre
cinquantanni tra i poli estremi di due teorie contrastanti:
nelluso corrente indicate coi nomi tedeschi Freiprosalehre e
di Buchprosalehre 1. La prima considera la Saga come pura e
semplice codificazione duna anonima e mnemonica tradizione
narrativa di fatti, cui gli anonimi scribi islandesi del sec. XI I I
non avrebbero apportato alcuna sostanziale modifica; la se
conda, invece, come opera darte di singoli autori, anchessi ano
nimi, nata allatto stesso della fissazione sulla pergamena, sul
fondamento dun minimo di tradizione orale.
La storiografia critica sulla Saga sembra cosi ricalcare, al
benhavn, 1932, pp. 199-200) e contenente appunto questo pttr af
islndingi SQgufrda nonch una narrazione della storia norvegese da
Magnus godi (1035-1047) alla battaglia di R (1177).
1Sullintero problema cfr. anzitutto A. Heusler, Die Anfnge der isln-
dischen Saga, Berlin, 1914; e Altg. D. Postdam, 1941, p. 215, nota 171;
K. Liestol, Upphavet til den islendske AettesagayOslo, 1929; F. Jnsson,
Litt. hist, cit., I I 2p. 207-237; S. Nordal, N. K.ycit., 1953; M. Scovazzi:
La Saga di Hrafnkell e il problema delle Saghe islandesi, Arona, 1960,
pp. 72; 85-293; J . de Vries Altn. Litg.ycit., I I 2; W. Baetke, Ueber die
Entstehung der Islander sagas, Berlin, 1956, passim.
Medioevo pagano e cristiano
93
meno in parte, quella sullepica francese. Come dalle concezioni
romantico-populariste dei Grimm, dei Fauriel e dei G. Paris
si passati, sulla base dellanalisi linguistica e stilistica, alle
idee unitariste del Bdier, cos dalle ricostruzioni dei tradizio
nalisti come F. Jnsson, A. Heusler e K. Liestol, alle odierne
interpretazioni di S. Nordal, di E. l Sveinsson, di W. Baetke.
I fautori della Freiprosalehre sostengono non soltanto lesi
stenza dun corpus di tradizioni orali gi artisticamente ela
borate rispecchianti i fatti memorabili del IX e del X secolo,
ma anche in varia misura la sostanziale aderenza stilistica dei
testi del sec. XI I I a tali antiche tradizioni; gli avversari mini
mizzano la possibilit di una tradizione orale di componimenti
cos ampi come le Saghe (anche 400 pp. a stampa); e sotto
lineando i caratteri distintivi, spesso asseritamente fantastici,
dogni singola Saga, insistono sulla tarda formazione dellintero
genere letterario, sul quale avrebbero influito in misura deter
minante rii ideali religiosi e cavallereschi penetrati nel Nord
con la diffusione del cristianesimo. Insomma ci che secoli
prima avvenne sotto Carlomagno sul continente, si sarebbe a
un dipresso ripetuto in Islanda; a San Gallo, a Fulda, a Rei-
chenau cux risponderebbero Pingeyrar, Hlar e gli altri conventi
islandesi. Inoltre i primi studiosi postulano certo in linea
generale erroneamente una eccellenza artistica iniziale delle
Saghe ritenute pi antiche e quindi pi vicine alla tradizione
orale; e conseguentemente considerano pi antiche le cosiddette
Islendingasogur, cio 40 circa, oltre numerosi p set tir sui fatti e
sui protagonisti della colonizzazione islandese (circa 930-1030).
I secondi capovolgono questi canoni interpretativi e pongono
alPorigine le Konungasggur; cio le pi cronachistiche Saghe
dei re norvegesi (due dozzine circa), che probabilmente furono
le prime a venir trascritte dopo le agiografiche, in parte a opera
di noti autori e in un caso almeno (come gi era altrove avve
nuto per i Gesta Friderici mperatoris di Ottone di Frisinga)
per iniziativa e sotto la sorveglianza diretta dun re 1.
1La Sverrissaga soprannominata Gryla (Spauracchio) e scritta almeno in
parte dallabate di Pingeyrar Karl Jnsson, a celebrazione ufficiale del
vivente sovrano norvegese Sverrir Sigurdarsson (1184-1202); forse in
terrotta dopo la scomunica del re da parte di Innocenzo I I I (1198),
poich il re a capo della fazione dei Birkbeinar condusse una guerra
senza quartiere contro i Baglar, o partigiani della Chiesa. In risposta alla
scomunica Sverrir fece scrivere a un ignoto dotto, che forse studi al-
lUniversit di Bologna (cfr. En tale mot Biskopene, Oslo, 1931, ed.
94 Le letterature della Scandinavia
Necessaria appare una mediazione fra le due tendenze
estreme1; che ammetta un lungo e vario processo di forma
zione e di stratificazione e lasci cos adito almeno a una mag
giore gradualit di trapassi e di elaborazioni.
Come negare infatti che in una societ fondata su saldi vin
coli tribali, come la islandese, e in unet illetterata in cui si me
morizzavano liste genealogiche, versi scaldici, carmi eroici, do
tati sagnamenn siano stati in grado di elaborare artisticamente
brevi narrazioni (le frasggn della Landnmabk) o anche rac
conti pi ampi sul tempo antico (le cosiddette Fornaldarsgur)
cio sul remoto passato mitico-eroico nordico e comunemente
germanico (p. es. la V glsungasaga sulla leggenda di Sigfrido) o
ancora sulla vita dei re norvegesi (p. es. il Hryggjarstykki di
Eirikr Oddsson *, lanonima e pi antica Saga di lfr Haralds-
son). Come spiegare la similarit e talvolta lidentit di certi mo
duli narrativi della Saga scritta, e insomma il suo stile cosi di
verso da quello della coeva letteratura chiesastica medievale
senza una precedente tradizione autoctona. E se non da questa,
da quale altra esperienza formativa pu essere nato lo stile
della Saga?
Che poi T autore o gli autori il sagamadr o lo scriba
o entrambi, incorporando omettendo riplasmando, secondo la
consuetudine cosi diffusa nel Medioevo, e in diretta relazione
al talento artistico, allintento critico o al fine edificatorio, al
momento e alPambiente in cui operarono, abbiano ridotto a
unit organica racconti elaborati dalla tradizione adattandoli a
nuovi contesti, si pu ritener certo. Bisogner dunque tentare,
finch possibile, di determinare, caso per caso, quanto abbia il
suo fondamento in una tradizione orale, e quanto invece sia
nato allatto della elaborazione scritta o sulla base di fonti
A. Holtsmark, pp. 60-61) un libello contro i vescovi in appoggio alla
teoria della sovranit del potere temporale su quello spirituale.
1H. Becker-Nielsen; Th. Damsgaard Olsen; O. Vidding, Non on fortsel-
lekunst, Kobenhavn, 1965, p. 123; J . de Vries, Altn. Litg., cit., I I 2,
p. 323 sgg.
2 Controversa linterpretazione del titolo di questa Saga perduta (di
cui ci d notizia la Morkinskinna ed. F. Jnsson, Kobenhavn, 1932,
p. 419; e Snorri nella Heimskringla Saga di Ingi capp. 7, 9, 11)
intorno al re di Norvegia Haraldr Magnusson gilli (1130-1136), ai suoi
due figli, nonch ai re Magnus Sigurdarson blindi (1130-1139) e Sigurdr
slembidjakn (1130-1139), cio intorno ai protagonisti delle feroci lotte
per la successione al trono dopo la morte di Sigurdr jrsalafari (1130).
Snorri ci dice appunto nel c. 11 che Eirikr narr gli eventi cosi come
gli furono narrati da testimoni oculari.
Medioevo pagano e cristiano
95
scritte; cosa non facile, che anche nelle Saghe artisticamente
pi mature e unitarie (la E giis saga, la Njlssaga, la Laxdcela-
saga) innegabili sono le interpolazioni e le giunte e i pezzi di
raccordo. Ma bisogna anche guardarsi dal formulare troppo
rigide definizioni e classificazioni sulla base dei fluttuanti carat
teri del materiale documentario sempre composito ed etero
geneo; e per esempio prendere la crudezza linguistica per si
curo indizio darcaicit e viceversa leccellenza letteraria per
prova di recenziorit; o con sicurezza affermare la dipendenza
di un genere dallaltro (le Islendingasggur dalle Konunga-
SQgur !, o viceversa), dove forse non c che interazione e pa
rallelismo; o escludere che la Fornaldarsaga, perch visibilmente
mitico-fiabesca, abbia potuto coesistere e forse anche cronolo
gicamente precedere gli altri tipi di Saga.
Anche i criteri di datazione adottati non presentano garan
zie assolute (la coerenza delle genealogie non sempre control
labile, n decisiva la forma della composizione duna Saga, e
neppure la comparazione interna tra pi Saghe, le quali,
anzich dipendere luna dallaltra, possono avere attinto a fonti
perdute o alla tradizione orale; non meno discutibili i risultati
dellanalisi formale basata su determinati costrutti linguistici
e sulluso di certi vocaboli, perch non da escludere la pos
sibilit dintenti arcaizzanti o di tarde interpolazioni). Se come
si detto i manoscritti pi antichi, cio della prima met del
sec. XI I I , si riducono a pochi il cimenti e la stragrande mag
gioranza degli apografi va invece ascritta ai secoli XIV e XV,
pure sembra possibile tracciare almeno uno schema approssi
mativo di evoluzione storica della Saga scritta2. Fra le pi
antiche (c. 1200-1230) redatte, secondo S. Nordal, nel con
vento di Pingeyrar, la lacunosa Heidarvtga saga (Saga delle
uccisioni sullaltopiano), forse risale a due diverse tradizioni
giustapposte: la prima leggendaria, la seconda cronachistico-
tribale legata al quartiere occidentale dellIslanda. Rispetto ad
altre Saghe, indubbiamente pi tarde, che sembrano averne uti
lizzato i temi narrativi, questa presenta difetti di composizione
e caratteri stilistici che giustificano la datazione proposta. Allo
stesso periodo cronologico sembra appartenere la Fstbrcedra
Saga (Saga dei fratelli darme) Pormdr Kolbrnarskld e
Porgeirr Havarsson. La narrazione delle loro gesta e soprat
1Turville-Petre, cit. p. 231.
2S. Nordal N. K. p. 253 sgg. e E. 1 Sveinsson, Dating the Icelandic
Sagas, cit., specialmente p. 127 sgg.
96 Le letterature della Scandinavia
tutto la storia di Pormdr che vendica luccisione di Porgeirr
in Groenlandia e finalmente muore a Stiklastadir al seguito di
Olao il Santo, a tratti intensamente drammatica, malgrado
le digressioni e la composizione alquanto scucita. Allo stesso
periodo appartengono forse alcune Saghe che hanno il carattere
di biografie di singoli poeti apparentemente basate sui versi
scaldici a quelli attribuiti: p. es. la Hallfrodar saga e- la
Kormks saga, la Egilssaga Skallagrimssonar (delle quali si
parlato in connessione con la poesia scaldica), mentre altre
come la Reykdcela, la Eyrbyggja, la Vatnsdcela che narrano le
vicende di intere famiglie o di insediamenti territoriali, spesso
diffuse e prolisse ma di grande interesse storico-culturale; o
come altre, legate al quartiere occidentale, quali la Gisla saga
(la storia di un proscritto innocente che ha ucciso per proteg
gere il fratello) e la Laxdcela (sulla fatale rivalit tra Kjartan
e Bolli per lamore di Gudrun, improntata insieme allo spi
rito eroico vichingo e al gusto cavalleresco) sembrano, per
l'utilizzazione di molteplici fonti scritte, per la salda struttura
narrativa, e per la libert con cui trattano la tradizione, opere
della seconda met del secolo. Alla fase culminante della Saga
(1300 c.) che, insieme alla eccellenza formale gi scopre qual
che segno di incipiente decadenza, vanno probabilmente ascritti
componimenti come la Gunnlaugs saga, la N jais saga, la Gret-
tissaga, la Hrafnkels saga Freysgoda, nei quali agli influssi
stranieri dellamore cortese e della morale cristiana sempre pi
evidenti saccompagnano una maggiore autonomia inventiva e
una consumata perizia dimpianto narrativo; finch, nella se
conda met del secolo, col tramonto dellindipendenza del
l isola, le tradizioni tribali della Saga cessano di essere la fonte
prima dellispirazione. I l genere narrativo non si estingue
certo, ma attinge sempre pi i suoi temi alle traduzioni dei
romanzi cortesi e delle canzoni di gesta e predilige lav-
venturoso il fiabesco e soprattutto Pesotico. Vigoreggia ora e
si diffonde la moda delle Fornaldarsggur, delle Riddarasggur,
dalle cosiddette Lygisggur 1(Saghe menzognere) il cui carattere
1 Sotto il re Hkon Hakonarson (1217-1263) fu iniziata a opera dellabate
Robert la traduzione, in ridondante prosa norvegese, del Tristano del-
langlonormanno Thomas vissuto alla corte inglese di Enrico I I . Segui
rono presto traduzioni, in un rozzo e ibrido linguaggio che ricorda i
poemi cavallereschi franco-italiani, dei Lai di Maria di Francia e dei
poemi di Chrtien de Troyes, nonch della materia classica, nella Trju-
manna Saga (un rifacimento del De excidio Trojse di Darete Frigio).
Medioevo pagano e cristiano
97
favoleggiante e ridondante e il cui lieto fine, qualunque sia la
vicenda tragica narrata, visibilmente contrastano con l'asciut
tezza cronachistica e realistica delle Konungasggur e delle Islen-
dingasggur. Certo anche questo genere di Saghe lungamente
visse al pari delle altre in tradizione orale (ne fa fede tra laltro
anche la testimonianza esplicita di Saxo, che nella prefazione
ai suoi Gesta Danorum paga un debito di riconoscenza ai nar
ratori e agli scaldi islandesi; ma come s detto, mutato lo
spirito che le informa, giacch anche quando riprendono mo
tivi epici tolti elVEdda o alle altre Saghe, invariabilmente ne
iperbolizzano il lato eroico e soprannaturale, come p. es. la
Vglsunga saga, e la Hrlfs saga kraka l, la Ragmrs saga lodbr-
kar e la Fridpifs saga)2.
Al di l delle molteplici differenze esterne e interne la
Saga, almeno nella sua forma pi tipica, si presenta come bio
grafia di un individuo o di una stirpe, come narrazione di vi
cende e di fatti direttamente osservati, o anche se attinti a
testimonianza altrui, esposti sempre con oggettiva imperso
nalit e cura documentaria in una lingua semplice, realistica,
quasi quotidiana, ignara di epiteti esornativi come di accen
sioni liriche, in uno stile uniforme, monotonamente para tattico
e asindetico. Chi narra dissimula sempre il suo io dietro la
1Bench tarda e ricca di elementi leggendari questa Saga contiene un
nucleo epico-storico risalente al V-VI secolo i nomi dei figli di Hrlfr
Kraki, Hrarr e Helgi si ritrovano nel Beowulf: Hrdgr e Halga; e
nei Gesta Danorum di Saxo. E qui appunto, nella parafrasi latina
di Saxo, che in centinaia di esametri sembra aver voluto rendere un
antico carme eroico Bjarkamal, narrata lultima battaglia in cui il re
e i suoi prodi guerrieri fra i quali spiccano Bgdvarr Bjarki e Hjalti
periscono soverchiati dagli avversari. I l carattere encomiastico del carme
visibile non solo nellepilogo, ma nel dialogo tra Bgdvarr e Hjalti; i
quali, prima della battaglia esaltano il valore e la generosit del loro re.
Uneco di questo perduto carme ancora in Snorri (lfs saga belga
cap. 208), dove lo scaldo di Olao, Pormdr Kolbrunarskld, allalba
della fatale battaglia di Stiklastadir, recita appunto alcuni versi dei
Bjarkamal per destare e incitare i guerrieri: Vekka ydr at vini n
at vtfs runum heldr vekk ydr at bgrdum Hildar leiki (non vi
desto alle libagioni n ai colloqui amorosi; vi desto invece al duro gioco
della dea della guerra). E bastano queste parole a darci unidea del
lintonazione eroica del carme, che molto pi tardi ha ispirato scrittori
romantici danesi, come J . Ewald e A. Oehlenschlager.
2Sulla quale certo ha influito la nota leggenda medievale di Fiorio e
Biancofiore ; il romantico svedese E. Tegnr vi si ispir pi tardi per
il suo epos Fritbiofs saga.
98 Le letterature della Scandinavia
nuda sequenza dei fatti, racconta pi che non descriva, rife
risce pi che non commenti, senza prender partito (cosa tanto
pi degna di nota se si pensa che gli anonimi autori della
Saga furono i sia pur lontani discendenti dei protagonisti di
quelle). Anche quando Finter vicenda o il singolo episodio
palesemente fantastico, il tono del racconto arieggia sempre
una fedele osservazione della realt; e a ci contribuiscono non
poco sia i frequenti riferimenti genealogici topografici e crono
logici, sia i dialoghi brevi e freddi e sentenziosi; che servono a
far procedere lazione o pi spesso a caratterizzare situazioni
drammatiche, nelle quali il cupo fuoco delle passioni si nascon
de sotto un incisivo e allusivo laconismo.
DalPesordio piano, dimesso, quasi sempre genealogico che
evidentemente serviva a orientare subito gli ascoltatori sui
personaggi e sui fatti memorabili: Oddr ht madr Onundar son
breidiskeggs... Oddr si chiamava un uomo figlio di Onundr
dalla grande barba (Hoensa-pris saga); Mgrdr ht madr, er
kalladr var gigja, hann var sonr Sighvats hins randa. Mgrdr
si chiamava un uomo soprannominato violino, egli era figlio di
Sighvatr il rosso (Njlssaga); Madr er nefndr Grimr Kamban,
hann bygdi fyrstr Foereyjar dggum Haralds hins hrfagra.
Un uomo chiamato Grmr Kamban viveva una volta nelle
Isole delle pecore al tempo di Araldo Bellachioma (Pttr
Prndar ok Sigmundar), la Saga passa gradatamente, cronachi
sticamente, per una ben congegnata serie di aneddoti e episodi
che preparano i culmini drammatici, alla complessa caratterizza
zione dei personaggi, per lo pi attraverso le loro parole e azioni,
quasi mai mediante la parafrasi del narratore. E gli anonimi au
tori come gi i poeti dei carmi eroici non rinunciano quasi mai
allespediente epico della prognosis: sin dall'inizio prefigurano
lo svolgimento degli eventi velando nei sortilegi, nelle visioni,
nei sogni premonitori quello che sar lineluttabile decreto del
fato. Sicch tutto linteresse narrativo si concentra sul come
questo fato si compir attraverso un abile gioco di fatti minuti,
realistici (dun realismo psicologico non pittorico): una parola
incauta, un contrasto dinteressi appena accennato, unoffesa
anche involontaria allonore tribale mette in moto la macchina
degli eventi che porteranno al climax tragico delluccisione, la
quale, a sua volta, con la vendetta, creer un nuovo climax. Gli
uccisi sono vendicati e i vendicatori uccisi, in un crescendo di
fatti cruenti che sostanzialmente formano la trama di questi
racconti. Cosi nella pi antica Heidarviga, cosi nella pi arti-
Medioevo pagano e cristiano
99
Eticamente matura Njla1. Sicch il pregio maggiore della Saga
non tanto da ricercare nel pur vario e netto disegno delle
cose, nella sapida narrazione dei fatti in s presi, quanto nei
personaggi che li incarnano rendendoli, col proprio comporta
mento eroico, esemplari e memorabili.
Come Eschilo amava chiamare i suoi drammi briciole del
banchetto omerico, cosi oggi si potrebbe chiamare le Saghe pi
o meno dirette filiazioni narrative dei carmi eroici2. Su un
piano pi realistico certo, ma anche meno stilizzato e tipiz
zato. Sorte come lepica eroica per essere ascoltata e non letta3
e quindi difficilmente accessibili al gusto dei moderni per la
unidimensionalit narrativa, per le lungaggini4e minuterie de
scrittive di colpi e ferite, per le disuguaglianze strutturali, tal
volta anche per la folla dei personaggi (la Njla ne ha 600!),
le Saghe spiccano in seno alla letteratura del Medioevo per la
forza plastica della caratterizzazione individuale spesso atte
stante l'unit duna consapevole ispirazione poetica. Figure
come Egill che grandeggia nella fedelt alPamico e nellamore
per i figli non meno che nellodio feroce per gli avversari,
come i proscritti Gisli e Grettir che al fato avverso e allinfa
mante condanna della societ germanica cui appartengono op
pongono il proprio fiero individualismo e lo sprezzo della
morte, come Gudrn che si consuma nellamore-odio del di
letto Kjartan al punto da incitare il marito ad ucciderlo, come
Njll e Gunnarr di Hlidarendi, rappresentanti delle pi alte
virt guerriere eppure combattuti fra lantica morale eroica
e il nuovo spirito cristiano, non possono essere scaturite dal
1In due ampi studi E. l. Sveinsson ha sostenuto la fondamentale
unit poetica di questa Saga sottolineandone la coerente e profonda
tensione drammatica, lampiezza e la chiarezza del disegno, il confluire
e talvolta lo scontrarsi, nei personaggi, del fatalismo eroico e delletica
cristiana. Opera dunque di un solo grande artista (Um Njlu, Reykjavik,
1933, pp. 1-32; 220-298) che per variet e penetrazione psicologica rap
presenta il culmine dellarte narrativa islandese ( Njlsbud, ivi, 1943,
pp. 53; 127 sgg.)
2Lunit di spirito eroico fu gi sostenuta da W. P. Ker, Epic and
Romance, cit., pp. 228-229; e dopo di lui Th. Andersson, cit., ritor
nato sullargomento sviluppandolo e approfondendolo con appropriati
concetti.
3Bowra, cit. p. 215.
4Gi M. N. Petersen osservava a proposito dello stile della Saga (Bi-
drag til den danske litteraturs historieyKobenhavn, 1853-61, I, p. 220:
Den uendelige ensformige Stil uden afvexling og periodbyggning... .
100 Le letterature della Scandinavia
lanonima tradizione popolare che com noto assimila e
serba, ma non crea. Senza la fantasia di dotati artisti (certo
rielaboratori di copioso materiale orale e scritto) non avremmo
i vividi ritratti dei personaggi primi della Saga, caratterizzati
talvolta da una nuda sentenza, ora gravida di minacciosi sottin
tesi, ora di amara ironia, ora deroica impassibilit. Peim
var ek verst, er ek unna mest ( fui pi malvagia verso colui
che pi amai ) esclama la Gudrn della Laxdcela a conclusione
della sua tragedia familiare; Aldri var ek fagrleitr, en litit
hefir pu um bcett ( mai fui bello nellaspetto, ma di poco
mhai tu fatto pi bello ) esclama Helgi della Droplaugarso-
nasaga sotto il colpo dellavversario che gli fende il viso;
Aerit fggr en mser sj; ok munii margir pess gjalda. Enn
hitt veit ek eigi hvadan pjfsaugu era komin i eettir varar
( bella certo e molti per lei soffriranno, ma io non so come
siano entrati nella nostra stirpe quegli occhi di ladra ) dice
nella Njlssaga Hrtr della piccola Hallgerdr, che sar la causa
prima duna fatale catena di eccidi e di vendette; Ek var
ung gefin Njli; he fi ek pvi heitit honom, at eitt skyldi ganga
yfir okkr bcedi ( giovane fui data a Njll e gli promisi che
10 stesso destino ci avrebbe uniti ) risponde Bergpra a chi
vuol distoglierla dal seguire il marito nella morte.
Cosi senza speranza e senza paura muovono tutti incontro
al destino ineluttabile, che qui come nel carme eroico, alluomo
invariabilmente imposta una scelta fra due contrastanti va
lori. La moglie sacrifica il marito per vendicare il fratello,
11cugino vendica il cugino uccidendo lamico; Gisli uccide il
marito della sorella per vendicare il fratello dejla moglie; e
la sorella vendicher a sua volta il proprio marito sul proprio
fratello (Gislasaga); Gudrn vendica lamato Kjartan facendo
uccidere il marito Bolli, da lei stessa istigato allassassinio
(Laxdcela). Questo il tema fondamentale della Saga, anche se
non ne mancano altri e diversi: dalla storia del generoso Brandr
(Brands pttr grva) a quella del plebeo arricchito (Hoensa-
pris saga) allaltra del vecchio feigr che impiega la sua cau-
sidica sottigliezza a frustrare lavidit di un gruppo di capi
che vorrebbero impadronirsi delle ricchezze di suo figlio (Ban-
damanna saga) o allaltra ancora del colonizzatore della Groen
landia Eirikr il Rosso (Eiriks saga rauda) e di suo figlio Leifr,
secondo la tradizione, scopritore dellAmerica.
Sostanzialmente identica per spiriti e forma alla Saga islan
dese classica , ma scritta o fatta scrivere con intenti di vera
Medioevo pagano e cristiano 101
epropria storia la Heimskringla1di Snorri: cio una serie
di Saghe biografiche dei re norvegesi dalle origini mitico-eroiche
fino a Magnus Erlingsson (il primo a farsi incoronare re a Ber
gen nel 1164 dallarcivescovo Eysteinn quale perpetuus rex
Norvegia e vicario di Olao il Santo) e precisamente fino alla
battaglia di R del 1177. Nel ripercorrere circa trecento anni
di storia (ch liniziale racconto mitico della Ynglinga Saga,
basato sul poema genealogico scaldico Ynglingatal, un ten
tativo di dare nobil prosapia, anzi addirittura origine divina,
al fondatore del regno norvegese Araldo Bellachioma e ai suoi
legittimi discendenti), Snorri ricalca alcune almeno delle sue
fonti scritte: lanonimo grip af Noregs Konunga SQgum
(compendio delle saghe dei re di Norvegia) che partendo da
Hlfdan il Nero (sec. IX) padre di Araldo, giunge appunto al
1177, cio alle guerre civili e alla comparsa in Norvegia di
quel geniale rivoluzionario che fu Sverrir; inoltre forse la
cronaca claustrale e erudita del monaco Teodorico di f)rnd-
heimr (Historia de antiquitate regum Norwagensium) abbrac
ciarne allincirca lo stesso periodo storico; quindi la gi men
zionata Morkinskinna che narra i fatti della storia norvegese
da Magnus godi (1035-1047) appunto al 1177; da ultimo la
mutila e anonima Historia Norvegia: dalla dinastia degli
Ynglingar a Olao il Santo considerato perpetuus rex Nor
vegia ; e la Fagrskinna2, di ignoto islandese, che da Hlfdan
il Nero narra i fatti del regno fino al 1177.
Che queste e altre diverse e numerose furono le fonti
scritte di Snorri certo; non escluse quelle di Oddr e Gunn-
laugr, a carattere agiografico, sui due re missionari. Ma Snorri,
pur utilizzandole, talvolta perfino incorporando e trascrivendo,
si mantiene in sostanza sulla linea critico-genealogica di Ari
(a questo infatti e ai suoi predecessori e trasmettitori di noti-
1Attribuita a Snorri dai primi umanisti-antiquari dano-norvegesi Laurents
Hanss0n (m. nel 1558) e Peder Clausson Friis (1545-1614), che da mano
scritti oggi perduti o solo frammentari ne tradussero alcune parti (nel
1633 Ole Worm fece stampare a Copenaghen quella del Clausson dal
titolo Norske Kongers Chronica sammendragen ved Snore Sturleson paa
Island...), lopera fu cosi chiamata dal suo incipit, per la prima volta
dallo svedese J . Peringskiold, che la pubblic a Stoccolma nel 1697:
; Heimskringla eller Snorre Sturlusons Nordlndska Konunga Sagor cio
Orbe terracqueo o Saghe dei re norvegesi di Snorri Sturluson .
2Cosiddetta da Pormdur Torfceus ( La pergamena bella ), distrutta
i nellincendio di Copenaghen del 1728, ma esistente in copia; contiene
fra laltro i versi dell'Haraldskvedi e degli Eirtksml.
102 Le letterature della Scandinavia
zie storiche egli fa riferimento nel Prologo della Heimskringla)
ed inoltre il primo, come s detto, a utilizzare criticamente
la secolare tradizione scaldica (soprattutto di Sighvatr e di
ttar Svarti, ma di altri molti anche), che in gran parte deve
aver conosciuto a memoria. Storico e artista a un tempo, sembra
dunque impersonare i due massimi intenti della Saga1: nar
rare una storia vera e dilettevole a un tempo. Oggettivo e rea
listico nello stile, aneddotico nella tecnica narrativa, tutto il
suo racconto si concentra in profili epici di singole personalit
interpretate alla luce di idee pagane: la vendetta, l'onore tri
bale, il fato, ma anche cristiane medievali: il rex iustus evan
gelizzatore e unificatore del regno; ch Snorri conobbe certo
non solo la massima parte della letteratura norrena scritta e
orale del suo tempo; ma anche indubbiamente non poco della
latina ecclesiastica e della anglosassone2. E se la sua rievo
cazione storica prevalentemente razionalista3 e pragmatica
ed evita di dipingere in bianco e nero, non esclude per mo
tivi leggendari4 e fiabeschi, fraintendimenti5 e libere inven
zioni specie nelle parti dialogiche che, secondo la consuetudine
dogni vera epica, vogliono dar rilievo psicologico ai singoli
caratteri.
I l valore documentario della Heimskringla pu dunque es
sere facilmente discusso; ma tanto pi netto risalta per contra
sto quello estetico. Basta un frusto elenco di re con Pindica-
zione del luogo e del modo della loro morte quale lo Ynglinga-
tal per farci vedere come Snorri abbia saputo trasformarlo
in una dilettosa Saga (Ynglingasaga), non indegna di chi ha
composto quelle della Gylfaginning (neWEdda prosaica). Quan
to c'era di cronachistico, di informe, di slegato in certe narra
zioni d'ispirazione ecclesiastica qui risplasmato dalla mano
1S. Nordal N. K , cit. p. 219-223.
2 O. Moberg, Olav Haraldsson, Knut den Store och Sverige, Lund, 1941,
pp. 220-225.
3 La figura di Olao il Santo non qui quella agiografica del pio neo
fita ligio ai precetti ecclesiastici e taumaturgo, ma quella dun fiero vi
chingo che soltanto quando prossimo a morte, di fronte ai propri
sudditi istigati alla rivolta dal danese Canuto il Grande, si trasfigura
in martire della fede.
4 Nella Haralds saga brfagra cap. 25 ripresa una leggenda gi attri
buita a Carlomagno.
5 P. es. sulle gesta di Araldo Bellachioma nella battaglia di Hafrsfjgrdr
in evidente contrasto alla prima parte delYHaraldskveedi di Prbjgrn,
che era stato testimone diretto (cfr. J . Schreiner, Slaget i Havsfjord}
Festskrift Koht , Oslo, 1933, pp. 103-114).
Medioevo pagano e cristiano
103
dun artista, sviluppato e ordinato in un racconto continuativo,
che senza parere, con mezzi semplici e con semplici parole, pre
para i culmini drammatici; appropriatamente distribuisce le
pause distensive, alterna la concitazione solenne con lampio
e fluente periodare, la frase nuda e incisiva col giro sintattico
elaborato. Certo disuguale il valore delle singole Saghe. Quella
che a quanto sembra fu scritta prima (lfs saga belga)
e che con laltra (lfs saga Tryggvasonar) forma il nucleo
della Heimskringla anche qualitativamente la migliore. Si
comprende che i due grandi re vichinghi e evangelizzatori a
un tempo abbiano accentrato su di s linteresse antiquario
e poetico di Snorri, come quelli che sembravano impersonare
la tradizione antica e insieme preparare la nuova civilt cri
stiana del sec. XI I I , in cui il loro storiografo si trovava a vivere.
E infatti ci che emerge sulla congerie dei fatti la raffigu
razione umana, la caratterizzazione dei re o dei capi; una carat
terizzazione certo pi o meno stilizzata, ma volta sempre a
considerare il dramma morale dellindividuo quale causa prima
degli eventi esteriori. Basta qualche esempio a darcene unidea:
qui il ritratto di Hkon jarl, ultimo fautore del paganesimo in
Norvegia, assassinato con ogni probabilit da un sicario (lfs
saga Tryggvasonar, cap. 50) d modo a Snorri di scoprire ric
chezza umana, di tessere lelogio morale dun personaggio che
pure sembra rifatto sul modello medievale del tyrannus pre
varicatore e pieno di vizi; li, proiettando nel passato remoto
di due secoli*, quelli che dovevano essere gli scottanti pro
blemi politici del suo tempo, lautore della Heimskringla, paga
un tributo al vetusto ideale di libert dellIslanda, prossima
ormai a divenire un feudo della corona norvegese, e nella figura
del vecchio legista svedese porgnyr Porgnysson, che osa
contrastare al suo re e imporgli con minacce di morte la volont
della libera assemblea di Uppsala (lfs saga belga, cap. 80) ci
lascia il vivo quadro, sia pure anacronistico, di unantica tradi
zione germanica. E sempre i contrasti psicologici, le antitesi
drammatiche sono scolpite con serratezza asindetica, con incisiva
ellitticit. Gli bastano pochi rapidi tocchi a creare quelle scene
tipiche della Saga in cui le parole svelano, improvvisamente
illuminandoli, il pensare, lagire, i segreti, le ombre dun per
sonaggio, sia che si tratti della celebre partita a scacchi tra lfr
1cfr. C. Weibull, Sverige och dess nordiska grannstater..., Lund, 1921,
p. 187, sgg.
104 Le letterature della Scandinavia
jarl e Canuto il Grande, con limmancabile tragico esito {lfs
saga belga, capp. 152-153) sia della leggendaria fine di lfr
Tryggvason a Svgldr.
Specialmente memorabile questultima in cui il re ri
tratto nelPimminenza della battaglia contro il ribelle Eirikr jarl
e i suoi alleati: i re svedese lfr scenski e danese Sveinn.
Le imbarcazioni si preparano allo scontro, e il re norvegese sulla
poppa del suo Serpe lungo lancia unocchiata alle singole
navi degli avversari: Ekki hraedumk vr bleydur J)aer.
Engi er hugr 1Dgnum... Betra vaeri Svium heima ok sleikja
um bltbolla sina en ganga a Orminn undir vpn ydur...
Hann mun f)ykkjask eiga vid oss skapligan fund, ok oss er
vn snarprar orrustu af ]?vi lidi. Peir eru Nordmenn sem ver
erum (lfs Saga Tryggvasonar, cap. 104)2. Queste le ul
time parole di lfr prima dello scontro delle navi. La posa
plastica del re, in piedi, sulla poppa del Serpe lungo , il
freddo scherno rivolto agli alleati del nemico, la stessa forma
perifrastica con cui egli invece accenna allunico temibile av
versario quasi oscuro presagio dellincombente fato: tutto
concorre a caratterizzare lintrepida superbia di un personaggio
in cui si sente vibrare lammirazione di Snorri.
Come pochi altri questi poteva guardare alla storia norvego-
islandese con commossa partecipazione. Discendente per parte
di madre dei norvegesi che avevano colonizzato lIslanda e qui
educato dal saggio Jn Loptsson, a Oddi (un eminente centro
di vita culturale dellisola agli inizi del sec. XI I I ), si era
presto affermato come uno dei pi dotti ma anche dei'pi
avidi e influenti godar in quella turbolenta et (Sturlungapld)
di lotte intestine che appunto dalla sua famiglia prese nome.
Due volte Iggsggumadr, era stato due volte, spinto certo dai
suoi interessi storici e politici e da tradizionale consuetudine,
in Norvegia (1218-1237) alla corte dello jarl Skli e del re
Hkon Hkonarson in onore dei quali compose lo Httatal.
Illudendosi forse di riuscire a conciliare linconciliabile fini
vittima dei dissensi sorti fra i due (i pretendenti alla co
rona dellomonimo dramma ibseniano) e lanno 1241, per
ordine di Hkon, fu assassinato nella sua casa di Revkjaholt.
1 Quei vigliacchi non ci fanno paura davvero. I danesi non sanno cosa
sia il coraggio... Gli svedesi farebbero meglio a starsene a casa a
sorbire le loro coppe sacrificali piuttosto che affrontare il Serpe e le
nostre armi... Colui pu avere buone ragioni per combatterci e ci
dar del filo da torcere. Quelli li sono norvegesi come noi .
Medioevo pagano e cristiano
105
Incertezze e debolezze di spirito determinarono certo la parte
infausta da lui avuta nellambigua politica che port al tra
monto dellindipendenza nazionale, ma la sua opera di storico,
di critico, di versificatore (codificata tra il 1220 e il 1235)
fanno di lui a giusto titolo la pi eminente personalit cul
turale del mondo norreno l. Studiando lantichit nordica pre
cristiana trov gi formata una tradizione secolare di poesia
scaldica, e gli parve fra le pi sicure fonti testimoniali per la
ricostruzione della storia patria. Singann certo se credette
di poter risuscitare il passato con la precettistica della sua
Edda1, col virtuosismo metrico dlVHattatal, con gli splen
didi racconti mitici della Gylfaginning3e con la dizione poetica
degli Skldskaparml intimamente connessa ai miti pagani; per
i quali, come s detto, egli attinse fra altro ai carmi serbatici
nell 'Edda in versi. Ma come nelVEdda ha lasciato un eccezio
nale documento critico della pi antica poesia nordica, cosi ha
creato con la Heimskringla un capolavoro dinterpretazione
epico-drammatica di fatti storici, il cui alto interesse umano non
stato eguagliato neppure dalla Sturlunga saga4, tanto fe
dele alla cronistoria degli eventi contemporanei narrati quanto
greve e convenzionale nellintima ispirazione.
1Quanto il suo esempio abbia influito sullevoluzione del genere delle
Saghe difficile stabilire; certo che per secoli il sentimento nazionale
dei norvegesi ha trovato nella Heimskringla la sua prima fonte di ispi
razione.
2In seno alla quale probabilmente vanno distinte molteplici stratifica
zioni culturali (H. Kuhn in Anzeiger fur deutsches Altertum..., 65, 1952,
pp. 97-104): un nucleo pi antico di tradizioni pagane, uno pi recente
da ascrivere al sincretismo religioso dellet della conversione e final
mente una interpretazione evemeristica cristiana pi chiaramente visi
bile nello scolastico Prologo; dove, fra altro, sulla base delle Etymo
logise isidoriane troviamo accostati gli Asi allAsia, Prr a Troia, la
moglie di Prr Sif alla Sibilla, mentre Odino presentato come discen
dente di Priamo! 4
3 Illusione di Gylfi cosiddetto dal nome del mitico re svedese che,
credendo di scoprire i segreti degli Asi, resta invece vittima delle loro
arti magiche.
4Opera miscellanea anonima, dovuta in parte soltanto al nipote di
Snorri, Sturla Prdarson (1214-1284) e narrante in pi Saghe la storia
islandese e norvegese dellepoca: fonte primaria dunque per la biografia
di Snorri. Notevole il celebre episodio serbatoci in una di queste Saghe:
lo scontro tra due capi avversari seguiti da centinaia di armati TAlpingi;
che solo in extremis lo zelo cristiano del prete Ketill ]?orsteinsson
(jborgils saga ok Haflida) giov a evitare. Uno appunto di questi capi,
Haflidi Masson, morto lanno 1130, fu, secondo la tslendingabk di Ari
(cap. 10), colui nella cui casa, fra il 1117 e il 1118, vennero messe per
iscritto le prime leggi islandesi.
106 Le letterature della Scandinavia
Volutamente schematici per evitare finch possibile ipotesi
e congetture, questi cenni sullantica letteratura norrena bar
stano forse a dare unidea delle caratteristiche fondamentali
che la distinguono sia dallepica cristiano-medievale sia da
quella antica greco-romana.
Pur nella variet delle sfumature infatti i carmi eddici, scal
dici e le Saghe ci presentano la vicenda eroica con uno spirito
diverso da quello dellepica di altri popoli. Leroe germanico
I dominato da un fatalismo tragico contro il quale non pen-
sabile ribellione alcuna. stato giustamente detto che se
Edipo uccide Laio ignorando il verdetto di un cieco fato,
Ildebrando uccide il proprio figlio nella piena consapevolezza
di partecipare col proprio volere, anzi di identificarsi, al volere
del fato l. Di qui la solenne impassibilit delleroe germanico
la rigidit quasi ieratica delle sue parole quando muove incon
tro alla prova estrema, quasi atto rituale e cultuale diniziazione
allimmortalit 2; di qui la forte tipizzazione e stilizzazione di
questa poesia che innalza a dignit magico-sacrale, il sogno e
la profezia, lonore e la vendetta, la semi-soprannaturale for
tuna e sfortuna delPeroe, privandolo di quella divina
scintilla della libert che agli occhi del filosofo-poeta Vico
riscattava perfino gli stupidi insensati orribili bestioni della
preistoria. Il riavvicinamento altra volta tentato da studiosi
tedeschi fra lepica e la tragedia greca da una parte e lan
tica poesia germanica dallaltra, si dimostrato fuorviante;
eppure pu forse ancora essere utile a intendere la diffe
renza che passa tra la forza individualizzante dellarte ome-
1C. Grnanger, Einfiihrung in die Geschichte des altgermanischen und
friideutschen Dichtung, Milano, 1942, p. 21. Mettendo in guardia contro
lantistorico mito del Volksgeist e il connesso facile deduzionismo po
litico, vanno qui per ricordate le parole di B. Croce (I l dissidio spiri-
tuale della Germania con l'Europa, Bari, 1944, p. 49): La Germania, la
quale... ha alle origini... la ferocia e limpeto devastatore delle invasioni
barbariche, e i suoi eroi di allora furono niente altro che capi di orde,
e la sua epica non presenta di certo le umane figure dellepica di Grecia
e di Roma e neppure di quella francese, non Achille, Ettore ed Enea, non
Orlando ed Oliviero, non Andromaca n Lucrezia, ma quelle di cupi tru
cidatori e di atroci e semidemoniache femmine sanguinarie ; alle quali
corrisponde lammonimento di Heusler (Alt. D., cit., p. 230) a non
giudicare lantica poesia germanica sulle misure dellEllade e di Roma.
2 Cfr. per la diversa concezione del destino nei tragici greci: M. Valgi-
migli, Poeti e filosofi di Grecia, Firenze, 1964, I I , pp. 173; 235-236;
336-337.
I Medioevo pagano e cristiano
107
! rica e il ben diverso talento artistico degli antichi poeti nor-
: dici. Achille che tinge di sangue i fiumi di Troia e fa scem-
| pio del cadavere di Ettore non certo meno feroce di Gudrun
ddYAtlakvida, che uccide i propri figli e ne d in pasto il
^cuore arrostito al padre; o di Vglundr della Vglundarkvida
; che compie orrendo strazio sui figli di Nidudr; n meno deva
statrici sono in Omero o nei tragici greci la guerra e la vendetta
e il cieco fato, che nellantica poesia germanica. Ma in Omero
e nei tragediografi che ne raccolsero la poetica eredit, tutto
individualizzato e poeticamente interpretato, miti e leggende,
persone e cose: Achille sterminatore che vede se stesso in Ettore
ucciso e nel vecchio Priamo, Ettore che non sa lodio e muore
per la patria, e Agamennone e Ulisse e Diomede. Perfino lasta
peliaca ha una sua individualit ben diversa dalla lancia di Et
tore dalla lunga ombra; e lamore e lillusione, la dolorosa
tristezza e il compianto dei vinti acquistano inconfondibile
rilievo sullo sfondo della vicenda eroica; mentre nellantica
epica nordico-germanica per lo pi si avverte quella mecca
nicit di svolgimenti e schematicit di psicologia che indica
tuttaltra ispirazione e forza poetica.
l a c o n v e r si o n e: l e t t e r a t u r a r e l i g i o sa e l a i c a
La conversione dei nordici al cristianesimo occidentale,
mediatore non solo duna nuova fede ma duna nuova civilt,
trasform la struttura sociale politica e culturale della Scan
dinavia.
Ma il processo di mutua compenetrazione e fusione, con
clusosi anche nel Nord con la finale vittoria della civilt pi
evoluta, fu lento e contrastato. Non solo infatti nei nuovi
quadri sopravvissero a lungo usi e costumi pagani in un ibrido
: connubio che, come s visto, impronta di s la letteratura le
arti figurative e sin lonomastica, ma dallesame delle fonti
appare evidente che del nuovo spirito i nordici non assimila
rono spesso che le forme esteriori. N altrimenti poteva essere,
dato il ritardo di secoli col quale la civilt cristiana conti
nentale qui penetr. In compenso il Papato ebbe mano li
bera. Lorientamento della politica imperiale costantemente
rivolta a sud rese possibile in Scandinavia una stretta collabo-
razione fra i re locali e la Chiesa, desiderosa di creare, in ap
poggio allattivit missionaria, salde monarchie indipendenti
dallimpero. E pare molto verosimile perci che senza levan
108 Le letterature della Scandinavia
gelizzazione dei sovrani nordici, senza l alleanza del trono con
laltare, la storia della missione sarebbe stata ben diversa; ch
n Ebo di Rheims, n Ansgarius che ebbero il favore di Ludo
vico il Pio, di Ludovico il Germanico e di Gregorio I V (dopo
la vittoria di Carlomagno sui sassoni), n gli altri rappresen
tanti della Chiesa franca conseguirono qui successi paragonabili
a quelli di Bonifazio in Germania. Qualche singola conversione,
la fondazione di chiese: in Danimarca a Sleswig, a Ribe, a
Aarhus; e in Svezia a Birka, ebbero carattere, a quanto sembra,
effimero. Solo un secolo dopo si pu parlare dei primi fruttuosi
tentativi, diretti ad attirare il Nord sotto la sovranit spiri
tuale di Roma, e a organizzare una Chiesa.
Haraldr blatgnn e Knutr inn riki di Danimarca, lfr Trygg-
vason e lfr helgi di Norvegia, lfr scenski e Anund Jacob
di Svezia, pi o meno consapevoli dellimportanza politica della
conversione, ed essi stessi neofiti, favoriscono il trionfo della
nuova Chiesa: che, sembra, riceve decisivi impulsi: missionari,
dagli ecclesiastici anglosassoni venuti al seguito dei re nordici,
organizzativi dallarcivescovato di Amburgo-Brema; dove spe
cialmente Adalberto dovette svolgere unintensa attivit di
propaganda politico-religiosa, a giudicare dalla testimonianza
di Adamo da Brema che a lui dedic il terzo libro della sua
celebre cronaca1. Verso il 1200 arrivarono nel Nord i primi
benedettini, poi i cistercensi e i premostratensi, da ultimo
nel secolo XI I I domenicani e francescani a predicare, a fon
dare conventi e scuole. Nel 1103, rescisso ogni legame con
la sede metropolitana continentale di Amburgo-Brema voluta
da Gregorio VI I , sorge il primo arcivescovato autonomo a
Lund, nel 1154 a Nidarss (lodierna Trondheim), nel 1164
perfino a Uppsala2. Nel 1104, cio pi di un secolo dopo la
accettazione ufficiale del cristianesimo da parte dello Alpzngi,
anche a Sklaholt e a Hlar nella remotissima Islanda, che, pur
politicamente autonoma, gi una provincia ecclesiastica del
1Storiografo ecclesiastico e geografo francese autore dei Gesta Ham-
maburgensis ecclesia pontificum (ca. 1070), che molte notizie sulla
storia nordica ebbe dalla viva voce del re danese Svend Estridssen del
quale fu ospite, ma utilizz anche la Vita Ansgarii di Rimberto, la
Vita Caroli di Eginardo, Gregorio di Tours e altre fonti.
2 Gi roccaforte del paganesimo nordico per il suo parlamento e pi
ancora per il suo celebre tempio sui cui culti e riti Adamo da Brema ci
ragguaglia (op. cit.yIV, capp. 26-27) specie per quanto riguarda le ne-
niae multiplices et inhonestae in onore del dio della fecondit ivi ve
nerato.
Medioevo pagano e cristiano
109
regno di Norvegia. E quando nel 1152 il legato pontificio Ni
colaus Breakspear (il futuro Adriano IV) viene nel Nord a
fondare la sede metropolitana di Nidarss1 e in Svezia a
esigere il pagamento della decima, sancisce il solenne ingresso
delle genti scandinave nella comunit cristiana occidentale e
afferma cosi in nome della Libertas Ecclesiae la supremazia
del potere spirituale sul temporale. E il prestigio politico della
Chiesa in tanto pi rapida ascesa quanto pi aspre sono le
rivalit e le lotte intestine fra i re e fra i capi (non esclusa
PIslanda); e ci malgrado i patteggiamenti cui dovuta scende
re, malgrado i fraintendimenti e le superstiti credenze magiche
dei catecumeni, malgrado il livello pi che modesto della predi
cazione catechistica come ancora visibile dai concili eccle
siastici norvegesi e svedesi dei sec. XIII-XIV. Non fu certo il
Christus patiens ma il Christus rex vincitore del de
stino e degli dei pagani, che simpose alla fantasia delle genti
nordiche, avvezze al culto della forza e delle armi, e incapaci
dintendere la santit in contrasto con leroismo guerriero, la
croce in contrasto con la spada. Sicch tanto Snorri quanto
Saxo sono rivolti alla glorificazione degli eroi-apostoli, dei
re unificatori come i due Olai norvegesi, come Valdemaro I
di Danimarca e soprattutto come il suo fido arcivescovo Absa-
lon2, promotore della religiosit bernardina3e insieme debel
latore delle popolazioni slave che contendevano ai danesi il
dominio del Baltico.
Se Snorri, che scrive in norreno, spicca per il discernimento
dei giudizi e per l uso critico delle fonti mentre Saxo indiscri
1Pochi anni dopo, come s detto, nel 1164, larcivescovo incoroner
per la prima volta un re norvegese: Magnus Erlingsson.
2II quale, secondo Saxo, ... non minus piratam se quam pontificem
gessit... Neque enim minus sacrorum attinet cultui publiese religionis
hostes repellere quam coerimoniarum tutela? vacare... (Gesta Danorum,
ed. Olrik-Raeder, 1931, p. 413).
3Gi il predecessore di Absalon, larcivescovo di Roskilde e di Lund,
Eskil (1137-1177) era stato in relazione con Bernardo di Chiaravalle;
e impulsi decisivi dove ricevere Saxo pure dalla Francia, specie dalle
scuole umanistiche di Chartres e di Orlans. (Cfr. F. Blatt, Fra Cicero
til Copernicus, Kobenhavn, 1940, p. 31 sgg.), anche se ben poco
si sa della sua biografia. Studi forse a Parigi, come Absalon (che
fu probabilmente ispiratore dei Gesta Danorum) e la sua opera
scrisse in un latino rifatto sugli scrittori argentei e sul popolarissimo
Marciano Capella, ma con tale virtuosismo da far rivivere in versi ora
ziani e virgiliani le fiere allocuzioni dei suoi eroi nordici e il paesaggio
della sua terra natale, meritandosi secoli dopo lelogio di Erasmo (nel
Ciceronianus..., 1528).
110 Le letterature della Scandinavia
minatamente confonde nel suo latino storia e leggenda (di cui
lascia amplissima congerie aneddotica: su Amleto e su Teli,
su Hagbard e Signy, su Ingjald e Starkadd e su Hrlfr kraki),
entrambi rispecchiano per il tipico dualismo pagano-cristiano.
Nel turgido latino delPuno come nel nudo islandese dellaltro
rivivono per lultima volta gli ideali eroici di unet tramon
tata, in ibrido connubio con le concezioni politico-religiose
della et nuova.
Dalla letteratura religiosa del Nord, esemplata com su
tanto inconsueti modelli stranieri, non c da attendersi ori
ginalit di contenuto n di forma. E non solo occorre qui
guardarsi dal fare pericolosi paragoni con gli ineguagliabili
capolavori della Romnia, ma neppure con la ben pili mo
desta letteratura della vicina Germania sono possibili raf
fronti.
La Chiesa ora la grande guida spirituale e culturale; e
il latino si afferma perci in concorrenza con le lingue nordiche
(sempre pi infarcite di tedeschismi fino alla Riforma e oltre)
dominandole tutte al punto che ancora Linneo e Holberg e
Swedenborg scriveranno tanto dissertazioni scientifiche quanto
opere dinvenzione nella lingua di Roma.
Primeggiano i volgarizzamenti e le parafrasi dei testi latini,
le vite dei santi, le narrazioni dei miracoli e le raccolte di
esempi, e anche i manuali di educazione e di belle maniere a
uso dellaristocrazia, la quale col nuovo assetto sociale
nettamente si distingue oltrech dal clero, dai contadini e
dalla nascente borghesia.
I centri di studio sono anzitutto la Francia e lInghilterra
(talvolta lItalia) e pi tardi la vicina Germania. Gi agli inizi
del secolo XI I I esiste a Parigi un Collegium Danicum per
gli studenti danesi; qui pure il Capitolo di Uppsala fonda un
proprio Collegium studentesco, dove per vari anni sog
giorn un Bryniolf Algotsson innografo e compositore di Uf
fizi latini, finito poi vescovo di Skara; sempre a Parigi insegn,
insieme a Sigieri di Brabante laverroista svedese Boethius de
Dacia. Un altro, svedese o danese che sia, Petrus de Dacia,
domenicano della provincia ecclesiastica nordica, studia sotto
la guida dellAquinate e scrive una Vita benedict se virginis
Christi Christinas \ unumile beghina renana con la quale intrat
tiene fino alla morte un epistolario improntato alla neoplato-
nizzante mistica bemardina.
Medioevo pagano e cristiano 111
In Danimarca Parcivescovo di Lund, gi insegnante a Pa
rigi, scrive, a fini edificatori e didascalici, un poema in migliaia
di esametri sui sei giorni della Creazione (Hexameron), i cui
remoti modelli risalgono alle omelie e alle esegesi bibliche di
Basilio e di Ambrogio,
La penetrazione dello spirito e delle forme cristiane certo
ravvisabile in tutta Parea letteraria nordica. Sotto questaspetto,
malgrado lentusiasmo imitativo, non c differenza tra poesia
in volgare e poesia in latino. Linno scritto per santa Brigida
del vescovo svedese Nicolaus Hermanni ( Rosa rorans boni-
tatem, - stella stillans claritatem, - Birgitta, vas gratiae! -
Rora cceli pietatem, - stilla vitae puritatem in - vallem mi
seria ), pur notevole come documento di fervida assimila
zione letteraria, non da un puno di vista estetico pi ori
ginale dei superstiti frammenti di drpa che lislandese Kol-
beinn Tumason circa un secolo prima, modell in runhent
scaldico sullinnica latina ( Heyr himna smidr, - hvers skldit
bidr: - komi mjk til min - miskunnin f)in; - J>v heitk a
]}ik - Jdvi hefr skaptan mik; - ek em J)raellinn pinn - J) ert
drttinn minn )1. N a questa constatazione si sottrae la mi
stica, che nellinsieme non supera in qualit la restante poesia
religiosa del Medioevo nordico. Petrus de Dacia, che in grezzo
latino pur tenta di dare espressione alla sua mistico-erotica
passione per la beghina di Stommeln 2ricalca altrettanto tra
dizionali modelli retorici quanto Brigida di Svezia, che nelle
sue visioni, con virile eloquenza, narra i miracoli della fede e i
colloqui avuti col Cielo e con linferno e ammaestra e ammo
nisce i suoi contemporanei, papi e re e principi, sui pi vivi
problemi religiosi e morali del tempo.
Pur riconoscendo lalto valore religioso del nome della
santa svedese indissolubilmente legato alle principali vicende
storico-politiche del tardo Medioevo europeo: dallo scisma
doccidente alla riforma morale della Chiesa e alla guerra dei
centanni; pur tenendo esatto conto dellinfluenza da lei eser
citata sulla piet laica e sulla cultura nordica del tempo, non
1 Ascolta celeste artefice la preghiera del poeta: venga la tua
grazia mite su di me; perci ti imploro perch tu mi creasti;
io sono il tuo servo tu sei il mio re .
2O Amantissima mea, o cordis mei intima medulla; rogo te, oculos
attollamus et cor erigamus ad Deum, in qvo omnia sunt unum; et ex
eo et in eo nos invenimus, in qvantum unum sums, qvi in nobis in
plurima dividimur. 0, Carissima! Utinam te ore ad os alloqvi possem
et tecum etiam corporali praesentia commorari .
112 Le letterature della Scandinavia
possibile accettare, senza cedere a preconcetti retorici e didat
tici, il tradizionale giudizio che di lei vuol fare un genio
poetico.
E anzitutto va detta una parola sul problema critico, estre
mamente complicato, della fortunosa storia del testo delle sue
rivelazioni. Sembra infatti che sia le Revelationes (parecchie
centinaia) sia gli altri scritti attribuitile: cio la regola del
l ordine da lei ideato, Regula Sancii Salvatoris, il Sermo An-
gelicus (sulla vita della Vergine Maria dalla nascita alla sua
assunzione in cielo), le Quatuor orationes e le Revelationes
extravagantes (raccolte e annotate da uno dei confessori di
Brigida, Pietro di Alvastra *) furono da Brigida abbozzati o
dettati in svedese ai suoi direttori spirituali e confessori: il
dotto teologo Mattia da Linkping, Pietro dAlvastra e Pietro
da Sknninge; i quali poi, in collaborazione col vescovo spa
gnolo Alfonso da Jan (che ignorava lo svedese), li tradus
sero in latino, indubbiamente rielaborandoli in senso ortodosso
e uniformandoli, dal punto di vista stilistico e dogmatico ai
modelli della letteratura profetica e apocalittica allora cono
sciuta qualcosa di simile a ci che avvenne per lopera della
coeva Caterina da Siena.
Problemi molteplici dunque, forse in gran parte insolubili:
di attribuzione, dinterpretazione, di restaurazione dun fanto
matico testo originario (lascrizione a Brigida2di qualche super
stite frammento manoscritto di contenuto politico e program
matico controversa).
Indiscutibile invece, ben oltre i rifacimenti e le rielabo
razioni, sembra la mediocrit di questa prosa latina che sulla
falsariga di precostituiti schemi teologici ci narra le visioni e
le illuminazioni della santa, le invettive e le preghiere, i col
loqui con la Vergine gli angeli e i santi; e che, secondo la ben
nota psicologia dei mistici, annota, con la stessa minuzia di
1Stampati in latino in otto parti , per la prima volta, a Lubecca,
Tanno 1492 a cura di due monaci brigidini, poi altrove in pi edizioni;
tradotti quindi in svedese e norvegese medievale e finalmene pubbli
cati in svedese moderno da G. E. Klemming (1857-1884). C oggi<una
scelta tradotta (con introduzione di S. Stolpe): Himmelska uppenbarelser,
a cura di T. Lundn, Malm, 1967.
2 Nata a Finstad nellUppland da famiglia aristocratica (forse lanno 1303)
spos il giudice Ulf Gudmarsson, dal quale ebbe otto figli. Rimasta ve
dova dopo un pellegrinaggio a SantJacopo di Compostella, si consacr
a Dio. Lanno del giubileo venne a Roma, dove, con brevi intervalli,
soggiorn fino alla morte avvenuta il 23.7.1373.
particolari, i patimenti di Cristo e i precetti da Lui impartiti
sul taglio sulle stoffe e sulla lunghezza delle vesti monacali del-
Pistituendo ordine brigidino.
Colpisce in Brigida Passenza di esigenze speculative, di
motivi e concetti nuovi (la Riforma protestante sar nel Nord
opera di predicatori e ceti borghesi che nessun vincolo ideale
accomuna alParistocratica discendente dei Folkunghi). Dal
momento in cui Dio le si rivela con le parole: sponsa mea
et canale meum , Brigida si sente al di sopra di ogni autorit
mondana e ecclesiastica. Non ha che una vocazione: Paposto-
lato morale sociale e politico in vista di ben determinati fini:
risanare la Chiesa, riformare i costumi del clero, fondare un
nuovo ordine monastico, far cessare la cattivit babilonese,
por fine alla guerra fra Inghilterra e Francia. Di qui i suoi
viaggi e pellegrinaggi a Roma, a Napoli, a Cipro, in Terra
santa. Anche questo tratto pragmatico della sua attivit e pre
dicazione fa pensare a Caterina da Siena; ma Brigida non si
macera in estasi e digiuni, non fa vistosi miracoli, non ha
stimmate; sempre realistica, pratica, terrena.
Certo non mancano nelle Rivelazioni toni di grande elo
quenza e fervore religioso, di devozione e di sdegno, di com
mozione e di terrore, immagini notevoli per crudezza realistica,
volte alla vita domestica, alla natura, perfino alla vita fisiologica
I femminile che attestano il valore di unesperienza diretta,
! e per contrasto altre che mirano a spiritualizzare la materia
j umana pur anatomicamente analizzata. Eppure si cercherebbe
invano fra tanto acceso predicare (che identifica il capo della
Chiesa a Pilato a Giuda e a Lucifero!) e colorito raffigurare
Medioevo pagano e cristiano 113
1. 1Ecco come descrive il Crocifisso: I tuoi capelli e la tua barba erano
i pieni di sangue del tuo santo capo. Le ossa delle tue mani dei tuoi
! piedi e di tutto il tuo prezioso- corpo erano crudelmente rotte. Eri cosi
spaventosamente flagellato e ricoperto di dolenti piaghe che la tua carne
e la tua pelle innocenti apparivano disperatamente lacerate e strappate .
Ed ecco lelogio alla Vergine: Le tue ciglia e le tue palpebre supe
rano la luminosit dei raggi del sole... Che la bellezza delle tue san
tissime gote sia lodata pi che lo sbocciare roseo dellaurora. Lodata
sia la tua bocca benedetta e le tue dolci labbra, pi belle dello splen
dore delle rose e di tutti gli altri fior... Che le tue santissime braccia
: e le tue mani e le tue dita siano eternamente benedette e venerate pi
; delle pietre preziose... Lodati siano i tuoi benedetti seni pi delle pi
I dolci vive sorgenti... Lodato sia il tuo prezioso petto pi del pi puro
oro; quando tu soffrivi a pi della croce di tuo figlio, i colpi dei mar-
} telli echeggiavano nel tuo petto e serravano come in una morsa il tuo
cuore... .
XXVII * 5. Lett, della Scandinavia.
114 Le letterature della Scandinavia
quellabbandono lirico, quel gusto della contemplazione, quel
rapimento visionario ch proprio delPanima poetica.
Grande merito di Brigida fu indubbiamente la fondazione
dell'ordine salvatoriano e del duplice monastero di Vadstena;
ideato per uomini e donne secondo il concetto mistico del
tempo e forse Paristocratico esempio francese fontevraldense,
da lei imitato nel preporvi la suprema autorit d'una badessa.
Cosi per iniziativa d'una donna incolta totaliter rudis
in scientia gramaticali (come dicono gli atti del processo di
canonizzazione con cui Bonifacio IX la proclam santa nel
1391) nacque quel monastero che approvato nel 1370 con
la bolla di Urbano V solo la figlia di Brigida, Caterina,
vide consacrato nel 1384 e che fu il principale centro di
diffusione della cultura cattolica in tutto il Nord. Qui (e
poco dopo nellaltro convento brigidino di Ndendal in Fin
landia) la famiglia spirituale creata dalla santa raccolse una
biblioteca fra le pi ricche di manoscritti del tempo, qui si
tradussero in svedese dalla Vulgata alcuni libri della Bibbia
nonch i mistici stranieri: Bernardo da Chiaravalle e Tomaso
da Kempen, Enrico Suso e Matilde di Magdeburgo; qui, fino
alle soglie della Riforma, si mantenne vivo il culto della fon
datrice che trov poi rapida diffusione in numerosi monasteri
d'Europa2.
Accanto alla produzione religiosa dominante il quadro
culturale del tardo Medioevo nordico, assai scarso rilievo ha la
letteratura d'ispirazione laica, la quale, fatta eccezione per le
ballate popolari , offre un interesse quasi esclusivamente
storico-linguistico. I l gusto del romanzo cortese (come
gi in Norvegia e Islanda anche in Svezia e Danimarca) atte
stato da rozzi rifacimenti in knittelvers3fra il 1300 e il 1312
di originali mediotedeschi (perduti): Federico di Normandia;
o francesi Ivano o il cavaliere dal leone di Chrtien de Troyes;
1Nel convento di Ndendal soprattutto, pare, a cura del monaco Jons
Budde (1437-1491); in quello di Vadstena forse a opera del confessore
di Brigida, Mattia.
2 Celebre fra questi l Hospitale S. Birgittas de regno Sveciae di
piazza Farnese in Roma, annesso alla chiesa brigidina. Qui dimor e
Brigida e sua figlia Caterina, e pi tardi (1549) Olaus Magni, che vi
sistem una stamperia donde uscirono fra altro la sua e lopera storica
del fratello Johannes, ultimo vescovo cattolico di Svezia.
3 Verso popolaresco per lo pi rimato, di quattro battute con tesi li
bere, subentrato, in tutta larea germanica, a quello allitterante.
Medioevo pagano e cristiano
115
o di traduzioni norrene di Fiorio e Biancofiore1: lavori anonimi,
eseguiti, come esplicitamente detto nei testi, per volont
della regina norvegese Eufemia2moglie di Hkon Magnusson,
in onore del genero svedese duca Erik, e pi tardi ritradotti
in danese. Troviamo pure, sia in Svezia sia in Danimarca, altri
prodotti artigianali a mezza strada fra Pepica cavalleresca e la
cronaca panegiristica in lode di re e principi viventi: opere
anonime queste pure, dovute per probabilmente alla penna
di ecclesiastici, come le svedesi Erikskronika, Karlskrnika,
Lilla rimkrnikan e la danese Rimkronicke: tutte in knit tei
modellate sul genere che aveva avuto la sua grande fioritura
in Francia in Inghilterra e in Germania e probabilmente era
destinato alla recitazione in seno a cerchie aristocratiche3; dal
punto di vista della psicologia e della poesia, inversamente
proporzionale alla sua mole smisurata (migliaia di versi). Se
tale genere cronachistico-fantastico risale per vari tramiti a un
modello non nordico, allopera del chierico anglonormanno
R. Wace: Le Roman de Brut, altri scritti, nati nellambito
della corte e della Chiesa ricalcano con non meno pedissequa
fedelt il pensiero europeo: come lo svedese Um styrilsi Ku-
1II carattere di intrattenimento di simile lavoro sottolineato nel pro
logo: Will iach taka mik til handha ena segn fram at sighia om
j wilin gra liwdh och tighia. Ocb mener iach nokot fram at fora
them til gaman ther a tvila hra... (mi propongo di narrare un racconto
se volete ascoltare e tacere. E credo di saper narrare qualcosa che sia
di spasso a coloro che ascoltano...)
2Di qui il titolo convenzionale Euphemiavisorna.
3La Erikskronika (ca. 1320-1335) che prende nome dal duca Erik
Magnusson rispecchia un travagliato periodo di lotte dinastiche in seno
alla potente famiglia dei Folkunghi. Della cavalleria lanonimo cronista
coglie solo gli aspetti esteriori e aneddotici pi vistosi, soffermandosi in
vece sui fatti e i motivi politici che lo hanno mosso a scrivere. La
Karlskrnika intitolata al re Karl Knutsson narra i conflitti dellUnione
di Kalmar (dal 1389 la regina danese Margherita, vedova di Haakon VI
di Norvegia riun de facto, alla morte di suo figlio, le corone di Dani
marca Svezia e Norvegia. Tale situazione, riconosciuta nel 1397 dalla
dieta di Kalmar, dur, malgrado dissensi e scissioni, fino al 1523, anno
dellacclamazione di Gustavo Vasa a re di Svezia) e agli sforzi della
Svezia per scioglierla. A Karl Knutsson si riconnettono direttamente o
indirettamente sia la Lilla rimkrnikan sia la Prosaiska krnikan. La
Rimkronicke, il primo libro stampato in danese lanno 1495, attribuita
a un monaco di Sor0, utilizza Saxo e narra la storia patria fino alla
morte di Cristiano I (1481) mediante una serie di monologhi messi
in bocca ai singoli re danesi.
116 Le letterature della Scandinavia
nunga ok hdfdingax, come il norvegese e islandese Kongespeilet
(Konungs Skuggsj)2.
In fondo anche i pi o meno anonimi testi giuridici pro
vinciali nelle storie letterarie nordiche presentati come un
numero dobbligo, talvolta addirittura come esempio insigne
di originalit letteraria non escono dai ben circoscritti con
fini della storia linguistica e culturale. Va detto anzitutto che
non si tratta di testi di norme generali in senso moderno, ma
di un'ampia casistica, di una congerie di esempi rispecchian
ti usi e costumi locali, dorigine spesso sacrale e arcaica, la
cui tarda codificazione, promossa dalla Corte e dalla Chie
sa, va di pari passo con gli intenti unificatori di queste
due massime forze politiche dello Stato medievale. Per tale
carattere parzialmente arcaico in cui si riflettono gli elementi
del diritto nordico orale, queste raccolte di leggi pur cronolo
gicamente posteriori a quelle di altri popoli germanici (goti,
franchi, svevi, sassoni) presentano un particolare interesse.
Linflusso del diritto canonico e quindi romano assai debole
e a tratti assente del tutto; ci che subito colpisce invece il
carattere aneddotico; quasi rassegna di situazioni concrete, si
direbbe, esposte a viva voce in un linguaggio sempre perspicuo,
malgrado i barbarismi ortografici e grammaticali, sentenzioso
e sapienziale, ritmico e allitterante, che ricorda talvolta i carmi
gnomici lVEdda. Senza voler qui fare unanalisi particola
reggiata di questi testi, appartenenti, s detto, alla storia della
lingua e della cultura nordica, se ne d qualche saggio perch
si possa rilevare il carattere tecnico, formulare, non gi libe
ramente poetico della lingua in cui sono composti. Ecco un
paragrafo intorno al saccheggio, della legge dello J ylland
(J yske lov) promulgata alla dieta di Vordinborg dal re danese
Valdemar Sejr nel 1241 e adottata poi dal ping provinciale di
Viborg: Gangaer man mseth rathaet raath i annaens mansz
hws oc brytaer hws oc takaer wt antugh fae, ceth klaethae,
ceth wapnae, ceth andrae costae thaer bondaen a, fra bondce
sialf, ceth hans hioon thaer a haldaer tha aer thset haerwaerki.
Bceriaer man oc bondaen ceth saer, ceth hans husfro ceth hans
hioon thaer i faellagh aerae i hans egaeth hws, thaet ser oc
1Sul governo dei re e dei principi (1330-40) esemplato sul. De re
gimine principum di Egidio Colonna, lo scolastico allievo delTAquinate.
2Speculum regale o manuale di educazione aristocratica, che pare abbia
lasciato traccia nella legislazione promossa dal re norvegese Magnus
lagabcetir (1256-1280).
hasrwaerki Ed ecco un paragrafo della legge svedese
delPUppland (Upplandslagen) promulgata in nome del mi
norenne re Birger Magnusson lanno 1296 da una commis
sione di giuristi presieduta dal padre di santa Brigida, Bir
ger Persson: Nu rij^aer man at wasghi, hittir lik aerraet
ok undaet; han a ataer wasndae ok lysse j by J)em, J)as naest
aer. Aer oran fore hanum j J)em by, lysi j by andrum. Aer
ok J>asr oran, lysi j by ]?rif>ise. Standi swa j J)em by sum j
fyrstae, ok sighi: Iaek haver fynd hitt. Liggser lik a wighvalli
cerraet ok undaet, ok wet aengin manz banae. Swarae ]3e, sum
fore ceru: Hwar aer likaeri manz banae aen J)u? Ne, sigher
han: jaek aer aei manz bani. Synis blof>j spiuzfali, undi
oxaeolum, synis spiaci a klaef>um oellr oddaer wip und, han
aer likaer manz banae. Dyl han giaerning, J)a aghu tolff maen
han antwiggiae woerioe aellr faellae 2. Se dalla letteratura
giuridica si passa a dare uno sguardo al teatro nordico medie
vale, poco o nulla si trova che abbia rilievo drammatico. Nacque
certo il teatro qui come nel resto dEuropa dal dramma litur
gico in latino prima e poi in volgare; e dalla chiesa pass
sulle piazze, quasi rito collettivo che attraverso le didattiche
e edificanti Moralit e i Misteri3 serv a vivificare il senti
Medioevo pagano e cristiano 117
1 Se un uomo con premeditazione entra in casa di un altro uomo e
vi si introduce con la forza e ruba o gli averi o gli indumenti o le armi
o gli altri mezzi che il contadino possiede, al contadino stesso o ai suoi
familiari che li custodiscono, ci saccheggio. E se un uomo colpisce
o ferisce il contadino o sua moglie o i familiari che fanno parte della
comunit in casa stessa del contadino, anche ci saccheggio (Kroman-
Iuul, Danmarks gamie Love paa Nutidsdansk, Kobenhavn, 1945-48).
2 Un uomo cavalca per la via, trova un cadavere con cicatrici e ferite.
Deve allora tornare indietro e darne notizia nellabitato che pi vicino.
Se ci sono avversari in quellabitato, ne dia notizia in un altro. Allora
deve qui fermarsi come nel primo e dire: Io ho trovato un cadavere.
C un cadavere sul luogo delleccidio con cicatrici e ferite, e nessuno
sa chi sia luccisore di questuomo . Se i presenti rispondono: Chi
pi di te il probabile uccisore? No dica lui io non sono il
suo uccisore . Se si vede sangue sul manico della lancia o sulle cinghie
dellascia, se si vede strappi sul suo vestito, o punta di lancia nella
ferita, allora probabilmente lui luccisore. Se egli nega il misfatto,
allora dovranno dodici uomini o scagionarlo o condannarlo . (E. Wessn,
Fornsvenska texter, Lund, 19592).
3In un manoscritto danese del 1531 (Brix, Analyseh og Problemer, I,
Kobenhavn, 1933, pp. 57-86) sono raccolti quattro drammi medievali
in knit tei: Ludus de sancto Kanuto duce (che si rif alla leggenda
taumaturgica del duca Knud Lavard assassinato lanno 1131; Dor these
118 Le letterature della Scandinavia
mento religioso dlie plebi. Ma quel poco che qui rimasto
ha solo valore documentario e potrebbe al pi essere oggetto
di una storia di motivi convenzionali non di una storia
letteraria.
Altrove, s gi detto, va cercata la parte viva della poesia
di questepoca, in quel genere, se vogliamo, di arte minore
anonima che fra il 1200 e il 1350 circa alliet e adorn la
vita delle classi aristocratiche in tutto il Nord: la ballata
medievale o come si suole impropriamente chiamarla con voca
bolo danese, la Folkevise. Inseparabile dalla musica, come gi
la lirica nellantichit classica, questo genere letterario pare es
ser nato dalla fusione della materia epico-eroica nordica pi o
meno pagana con la canzone a ballo dorigine francese1. Sembra
probabile che, giunta prima in Danimarca attraverso la Germa
nia e lInghilterra, si diffondesse poi ovunque (anche in Islanda
dove assunse il nome di rima e i connotati formali della
poesia scaldica) sempre pi per accentuando l intimo carat
tere epico-narrativo e circoscrivendo a uno o pi ritornelli
(omkvsed) loriginaria impronta lirica della canzone francese.
Gi nella Danimarca dei Valdemari (sec. XIII) e nella Svezia
dei Folkunghi (sec. XIV) probabile che la Folkevise avesse la
sua prima grande fioritura, per lo pi legata alla melodia e a
un tipo di danza lenta e cadenzata a catena aperta o chiusa,
non a coppie come ci attestano le scarse testimonianze ico
nografiche e letterarie (Olaus Magnus) e l ancor viva consuetu
dine delle isole F0rjar.
Nella sua forma pi comune la Folkevise un componi
mento strofico-narrativo di due o quattro versi con tre o
quattro accenti ritmici in ogni verso, a rima finale mascolina
congiungente, nelle quartine, il secondo e l ultimo verso. Il
capofila cantava le varie strofe e gli altri danzatori ripetevano
in coro il ritornello che aveva una propria melodia e serviva
a legare musicalmente e icasticamente lintero componimento.
Brevi, unitarie per stile e composizione (lessico semplice, im
magini e personaggi stilizzati e tipizzati mediante epiteti e
Komedie (anchesso basato sulla leggenda di santa Dorotea); Paris* dom:
unallegorica raffigurazione del giudizio di Paride non scevra di popo
laresca comicit; Den utro Hustru: una farsa carnevalesca sul motivo
della moglie infedele.
1Si soprattutto voluto ricondurre lorigine della Folkevise alla carole
francese. Pi problematici invece gli asseriti influssi della poesia go
liardica e del Minnesang.
Medioevo pagano e cristiano 119
formule fisse, tematica per lo pi tragica, alternante dialogo
e narrazione: tutto sta a indicare la forte ascendenza dellepica
eddica sulla Folkevise), le ballate nordiche hanno materia cosi
diversa e varia, secondo il mutevole gusto della lunga tra
dizione orale in cui sono vissute, da giustificare in parte al
meno le suddivisioni classificatorie introdotte da quel grande
raccoglitore danese che fu S. H. Grundtvig; senza che perci
si possa giungere a nette e precise distinzioni. Un gruppo di
historiske viser sembra rispecchiare vicende e fatti storica
mente accertati: come la battaglia di Lena fra danesi che so
stenevano Sverker Karlsson e svedesi agli ordini di re Erik
Knutsson, Kung Sverker och slaget vid Lena, 1208 (Re Sverker
e la battaglia di Lena del 1208); come la morte della regina
danese Dagmar nel 1212, Dronning Dagmars Dod (La morte
della regina Dagmar); come lassassinio dellinfelice concubina
di re Valdemaro di Danimarca (secondo altri di re Valdemaro
Birgersson di Svezia) Valdemar og Tove; come la rivolta del
danese Marsk Stig (morto lanno 1293) al re Eric Menved,
Ridder Stigs Dod (La morte del nobile Stig), come Kongemor-
det i Finderup (Il regicidio di Finderup consumato a tradi
mento lanno 1286 sul re Eric Klipping), e come Niels Ebbesen
(che capeggi la rivolta dei nobili danesi contro il conte dello
Holstein, Gert, assassinato nel 1340). Un secondo gruppo, di
ridderviser, appare pi strettamente legato al costume e agli
ideali cavallereschi: Ebbe Skammelsen, Nilus og Hillelille, Hr.
Torbens Dafter (La figlia di Torben), Axel og Valborg, Hr. Lave
og Hr. Jon, Bendik og rolilja, ecc. Un terzo, di trylleviser
o ballate magiche , attinge la materia al mondo del mito,
della Saga, della magia runica e della superstizione come EU
verskud (Il colpo degli Elfi), Harpens Kraft (La forza del
larpa), Agnete og Havmanden (Annina e il tritone), ecc. Un
quarto, di ksempeviser o ballate eroiche , al ciclo dellepica
norrena, soprattutto alle Fornaldarsgur, come Vidrik Ve-
landsson, Aage og Else, Thor af Havsgaard, Havbor og Signil,
Herr Svedendal, Holger Danske (Oggeri il danese). Un quinto
di skeemteviser o ballate giocose caricaturali , riflette
nel suo sboccato realismo e umorismo lambiente e il gusto
popolareggiante, come Karrig Niding (Lavaro Niding), Bon-
den och oxen (Il contadino e il bove), Bruden fra Ribe (La
sposa di Ribe); o la islandese Skidarma, che nel parodiare i
poemi mitologici, sembra precorrere lo Scherno degli dei del
nostro F, Bracciolini; e altri raggruppamenti potrebbero ag-
120 Le letterature della Scandinavia
giungervisi di ballate religiose1 politiche2 leggendarie o di
altro particolare carattere.
chiaro che non la materia qui conta, ma, come per affini
componimenti popolari , poetici o prosastici che siano, il
tono psicologico, la forma interna (Croce) improntata a una
determinata tradizione a una tecnica a un gusto a un ambiente
che non sono quelli della poesia darte . E, per restare
nellambito del nordico, certo che le pi antiche redazioni
a noi giunte presentano caratteristiche formali che permet
tono lascrizione di buona parte delle Folkeviser al Medioevo
e indicano la Danimarca come primitiva area di diffusione,
almeno in rapporto agli altri paesi scandinavi. Anche qui
il tema dominante quello della lirica e narrativa cortese
dorigine continentale: ma il tono diverso per la diversa
tradizione letteraria, il diverso ambiente sociale. Re e regine,
cavalieri e dame sono si ligi tutti al nuovo ideale damore,
ma, spiritualmente, assai pi vicini sembrano ai loro ante
nati vichinghi che a Enea, a Tristano o al favoloso Art
e agli splendidi cavalieri della Tavola Rotonda; e gesta eroiche
e tragedie passionali, vendette ed offese richiamano alla mente
assai pi il rude fatalismo dellepica norrena che laristocratica
cortesia cavalleresca.
Emergono nellingente massa di componimenti solo po
chissimi: quasi piccoli drammi, nei quali si assiste allurto
fatale di inconciliabili passioni e di esseri in lotta col destino.
In Bendik e rolilja per esempio, ripreso con estrema in
genuit e candore di tono il cupo motivo damore e morte di
Tristano e Isotta:
1Per esempio il Draumkvsede norvegese, dopo quasi 600 anni di tra
dizione orale, raccolto nel Telemark da folcloristi e demologi in una
settantina di diverse redazioni pi o meno frammentarie. Per la forma
questo canto del sogno una ballata, per il contenuto una visione
medievale nella quale Olaf kneson, risvegliatosi da un lungo sonno
racconta, in chiesa, ai fedeli le sue visioni delTAldil. Di forme popo
lareggianti e di contenuto ascetico anche lanonima lirica svedese nota
sotto il titolo di Gamble man (Il vecchio): curiosa fantasia di poeta
ossessionato dalTincubo della vecchiaia e della morte.
2Come la cosiddetta Frihetsvisan (Canto della libert) del vescovo sve
dese Thomas di Strangnas (1380-1443) in favore del re Karl Knutsson
avversario dellUnione di Kalmar, e di un altro dei pi risoluti capi
dellopposizione antiunionista, il nobile Engelbrekt Engelbrektsson. Pur
tra studiate allegorie e simboli vibra in questo canto un forte pathos
libertario qualunque sia poi linterpretazione storica esatta da dare
agli intenti politici del quasi ignoto ecclesiastico-poeta che lo compose.
Medioevo pagano e cristiano 121
Eg tikje so vent um ditt gule
[ bar
some epli dei dryp p kviste
ssei er den som deg ma fa
gud b&re den som sk missel
rolilja kvi sov'e du so
[lengje?
Eg tikje sa nr eg sit hj deg,
som eg sat uti solskin bjarta
nr eg og du me skiljast at
sa rivnar b lung og hjarta.
rolilja kvi sove du so
[lengje?
Bendik la dei norda kyrkja
og rolilja sunna,
de voks upp av deires grefti
tvo fagre liljerunnar. ,
rolilja kvi sove du so
[lengje?
Tanto amo i tuoi biondi capelli
come le mele che pendono dai
[rami
beato colui che ti avr
Dio aiuti chi dovr perderti.
rolilja perch non vuoi
[svegliarti?
Tanto dolce esserti vicino
come star fuori nel sole splen
dente,
quando tu e io ci separiamo
mi manca il respiro e mi si
[spezza il cuore.
rolilja perch non vuoi
[svegliarti?
Posero Bendik a nord della
[chiesa
e rolilja a sud,
spuntarono dalle loro fosse
due splendide piante di gigli.
rolilja perch non vuoi
[svegliarti?
Altrove come nel Colpo degli elfi (Elverskud) gi
sensibile, malgrado la linearit e semplicit del tono popo
lare , quel segreto fascino del demoniaco che, attraverso
Herder, tanta suggestione eserciter sulla poesia darte dei
romantici: da Goethe a Leconte de Lisle a Berchet e a Car
ducci.
Hr. Oluf rider med Bjerge
der dansed Elver og Dveerge.
Men Dansen den gaar saa let
[gennem Lunden.
Der dansed Fire der dansed
[Fem,
Elverkongens Datter rsekker
[Haanden frem.
Men Dansen den gaar saa let
[gennem Lunden.
Sir Oluf cavalca lungo le mon
tagne,
lf danzano elfi e nani.
Ma la danza procede leggera pel
[bosco.
LI danzano quattro, l danzano
[cinque,
la figlia del re degli elfi gli ten
de la mano.
Ma la danza procede leggera pel
[bosco.
Ai maliosi richiami dellessere di natura il cavaliere resi
ste, in un drammatico contrasto che culmina nella morte.
Ma come gi nellantico carme eroico germanico cosi anche
122 Le letterature della Scandinavia
qui netta Folkevise ritroviamo quella caratteristica tecnica chia
roscurale di cui secoli dopo faranno sapiente uso i poeti ro
mantici (Ibsen insegni!). Infatti l atmosfera di tensione e di
incubo che sempre vela lapprossimarsi del destino non si
disperde completamente che alla fine. Anche la scena della
vendetta elfica non parla esplicitamente di morte:
Hun slog ham for hans Hjerte- Un colpo gli diede sul cuore
[ bladj
det gjaldet under hans Hjerte- e il colpo echeggi nel profondo.
{rod.
Men Dansen den gaar saa let Ma la danza procede leggera
[ gennem Lunden. [pel bosco.
Hun lof te hr. Oluf paa Ganger Poi lo mise sul rosso destriero:
[ rod:
Du rid nu hjem til din Vee- Torna ora a casa alla tua
[stemo! [sposa!
Men Dansen den gaar saa let Ma la danza procede leggera
[ gennem Lunden. [pel bosco.
Solo da ultimo, quando la promessa sposa solleva la cortina
rossa e scopre il cadavere di Oluf, noi intendiamo appieno il
significato e leffetto della malia:
Hung tog op det Skarlagen r&d, Sollev la rossa cortina,
da laa hr. Oluf og var dod. li c'era sir Oluf ed era morto.
Ne La figlia di Torben il tema della vendetta raffigurato
con tanta potenza e concentrazione drammatica da dar lim
pressione che pentimento e amore quasi sboccino ad una col
sangue versato; in Ebbe Skammelsen rivivono figure di cava
lieri e dame che contano antenati nel carme eroico e nella
Saga *; in Valdemar og Tove assistiamo a un truce dramma
imperniato sul contrasto fra lesultante spensieratezza dellamo
re e il maligno livore della gelosia. N mancano altre ballate
in cui altri e meno crudi sentimenti sono espressi con grazia
ed efficacia dimmagini, come per esempio M0ens Morgen-
dwm (Il sogno mattutino della vergine), sul sogno damore
della piccola Vesselill che va sposa felice al re dei Vendi;
1II motivo della promessa damore infranta dalla donna alla quale il j
rivale fa credere che lamato sia morto; e quello dellimmancabile ven
detta e della strage, nonch dellespiazione finale fa pensare alla Laxdoela |
saga.
Medioevo pagano e cristiano
123
come Den saarede Jomfru (La vergine ferita), dove una pic
cola tragedia si risolve in un cavalleresco sorriso; come Herr
Tideman och lilla Rosa (Il cavaliere Tideman e la piccola
Rosa), tutta vibrante di cortese femminilit e devozione;
e come altre ancora.
Ma il numero non certo proporzionale alla qualit.
Dal punto di vista estetico, infatti, sono assai pochi i com
ponimenti che spiccano per intrinseco pregio darte: i pi si
limitano a manipolare e ripetere, a variare e contaminare gli
stessi o diversi motivi, ora irrigidendoli in mediocri quadretti
di genere, ora cristallizzandoli in stereotipe illustrazioni di
costume, ora anche degradandoli a puro accompagnamento
figurativo di melodie tradizionali.
Invise al gusto classicistico del Settecento (ma non igno
rate n da Holberg n da Dalin) le Folkeviser conobbero
anche nel Nord un vero trionfo letterario quando furono ri
scoperte e certo anche sopravvalutate dai romantici, che, sulla
scorta di Herder, guardarono ad esse come a insuperabili mo
delli di poesia, spontanee anonime creazioni dell anima po
polare non indegne di stare accanto all epos germanico
e persino omerico. Crollato poi il mito romantico-nazionale del
selbstdichtendes Volk , vivo ancora nello storicismo erudito
dei positivisti, le ballate popolari passarono dalle mani dei
raccoglitori dilettanteschi e degli amatori al severo vaglio
della critica storico-filologica che ne scopri lorigine colta o
semicolta, ne spieg lanonimit e la voluta semplicit, ne
studi la tradizione e diffusione geografica e culturale, dando
cosi lavvio alle prime raccolte sistematiche e scientifiche (le
pi antiche redazioni manoscritte e stampate, se si eccettuano
singoli frammenti, risalgono per Danimarca e Svezia, non oltre
il Cinque-Seicento1, per Norvegia, Islanda e Forjar solo alla
met dellOttocento).
Ma a differenza dei grandi paesi europei che nel Medioe
vo produssero capolavori di poesia darte, la Scandinavia non
1Al XV see. risale quella di 200 canzoni circa fatta dalla nobile danese
Karen Brahe e quella del Hjertebogen (libro a cuore .cos chiamato
per la sua forma 1553-55). Nel 1591 Anders Sorensen Vedel cur
la prima raccolta a stampa; e sulla base del materiale da lui lasciato,
Mette Gjoe pubblic un nuova raccolta nel 1657 col titolo Tragica. In
Svezia le prime sono quelle (rielaborate) di Geijer-Afzelius, Svenska
Folkvisor (1814-17). La riproduzione dei testi originali si deve a A.
I. Arwidsson, Svenska Fornsnger (183442),
124 Le letterature della Scandinavia
ebbe allora che le Folkeviser1: unico patrimonio letterario
da contrapporre alloligarchica cultura latina. E a questo ap
punto attinsero per secoli temi e motivi, melodie e ritmi i
pi diversi scrittori sia laici sia religiosi, quando vollero ri
temprare la loro arte nel flusso perenne duna tradizione lirica
che ancor oggi esercita il suo recondito fascino sulle genera
zioni contemporanee.
1Nelle Forjar, s pu dire, quasi fino ad oggi, sono queste Tunica forma
esistente di letteratura (cfr. E. Dal, N or disk f olkviseforsking siden 1800,
Kobenhavn, 1956, pp. 116-132).
Capitolo secondo
Dalla Riforma allet dei Lumi
Se durante il Medioevo lassimilazione della cultura reli
giosa e laica del continente appare assai lenta e contrastata
in tutta la Scandinavia, agli inizi dellet moderna si avverte
ancor pi chiaramente la lontananza materiale e spirituale di
questi popoli dai centri dirradiazione del nuovo pensiero
umanistico e rinascimentale. I l politicismo della Chiesa, il
predominio economico del?Ansa tedesca, lascesa della bor
ghesia, le lotte intestine dellUnione di Kalmar sembrano sal
damente legare il Nord alla Germania, accomunandone le sorti
in una svolta decisiva della storia.
Certo anche qui non furono del tutto ignoti e i modelli
classici antichi e l Italia che se ne mostrava fedele imitatrice
e persino emulatrice: sovrani svedesi come Gustavo Vasa e
i suoi figli Erik XIV e Giovanni I I I 1chiamarono architetti
stranieri, per lo pi protestanti2, a costruire e arredare non
semplici fortezze ma grandiosi castelli (imponente quello di
Kalmar, dove lavorarono gli oriundi bergamaschi Giambatti
sta e Domenico Paar); ecclesiastici come lo svedese Konrad
Rogge che si addottor in giurisprudenza a Perugia nel 1640
ed ebbe nella sua biblioteca sia Cesare che Polibio sia Pe
trarca che Enea Silvio e Poggio; come il predicatore di Erik
XIV, Laurentius Petri Gothus che fu professore di greco a
Uppsala nel 1566; come il danese Rasmus Glad (latinizzato
Erasmus lastus) che scrisse poesia umanistica latina; come
il monaco svedese di Vadstena Peder Mnsson che tradusse,
intorno al 1520, la erasmiana Institutio principis o come il
1La biblioteca di Erik notevole documento dinteressi culturali e
scientifici, mentre Giovanni I I I sembra aver conosciuto almeno alcuni
libri dellArchitettura del Serlio.
2Ma gi nel sec. XII avevano lavorato alla cattedrale di Lund un
Donatus e un Regnerus probabilmente italiani, formatisi alla scuola
renana.
126 Le letterature della Scandinavia
carmelitano Povl Helgesen che la tradusse in danese nel 1521-
22 sono tutte testimonianze che certi fatti di cultura dorigine
italiana erano qui penetrati attraverso la Germania. Ma furono
travolti e sommersi sul nascere dal fermento religioso della
Riforma luterana. Diffusa e imposta dai re per motivi politico
sociali assai pi che religiosi, la Riforma si presenta nel Nord
come un fenomeno di riporto privo di idee autonome e
originali. Non manc certo in Danimarca e in Svezia il fervore
di singoli predicatori seguaci di Lutero, che, tornati da Wit
tenberg (come Hans Tausen, Olaus Petri e Laurentius Petri)
propagarono la dottrina del maestro con lesempio, rinnegando
il celibato con la parola e con gli scritti, sostenendo diatribe
ideologiche (celebre quella fra lerasmiano Helgesen e Olaus
Petri), e talvolta anche avversando, a rischio della vita, il po
liticismo dei sovrani. Ma mentre nel pensiero del maestro
possibile seguire unevoluzione ideale, per i discepoli si tratta
soltanto di applicare soluzioni di problemi altrove posti. In
entrambi i sensi, negativo e positivo, si ripete qui quanto in
sostanza era gi avvenuto in Germania: da una parte, deciso
ritorno al Medioevo scolastico con la tesi teologica del servo
arbitrio, con la negazione della libert umana (annullata da
una concezione veterotestamentaria di Dio), con la giustifica
zione per sola fede e col rinvio alla Bibbia come unica fonte
di salvezza (e quindi rottura con Roma e rottura con gli ideali
filosofici dellumanesimo); dallaltra la necessit di restaurare
il testo originario della Scrittura, per renderlo accessibile a
tutto il popolo comport insieme lesame umanistico-filologico
delle fonti e la creazione di una lingua nazionale, nuova, sem
plice, popolare.
Non solo, ma nella stessa storia della formazione della
Chiesa nordica, si riflette il contraddittorio tentativo del grande
Riformatore di conciliare la giustificazione per sola fede e il
valore trascendente dei sacramenti, il libero esame e linter
pretazione ortodossa della Scrittura, il sacerdozio universale
e la nuova gerarchia ecclesiastica. Decisivo fu il suo esempio
per le traduzioni1 dei vari testi sacri, certo opera di pi
collaboratori: il Nuovo Testamento in danese vide la luce nel
1524 a cura di H. Mikkelsen e di altri che si basarono sul
1 Qualche parziale tentativo era gi stato fatto nel Medioevo: per ini
ziativa di santa Brigida a Vadstena, forse a opera del confessore Mattia;
in Norvegia fu iniziata forse alla corte di Hkon Hakonarson una
traduzione di cui restano due copie note sotto il titolo di Stjorn.
Dalla Riforma allet dei Lumi
127
testo di Lutero, sulla traduzione latina datane da Erasmo e
sulla Vulgata; e nel 1550 lintera Bibbia di Cristiano I I I
cui collaborarono anzitutto Christiern Pedersen e Peder Pal-
ladius, fu portata a termine sulla traccia di quella del 1545
di Lutero e dei suoi intimi. In Svezia Olaus Petri, Laurentius
Andrae e altri dettero una traduzione svedese del Nuovo
Testamento nel 1526 utilizzando essi pure Lutero, Erasmo e
la Vulgata; e nel 1541, sotto la direzione di Laurentius Petri
fratello di Olao usc la Bibbia di Gustavo Vasa 1. Paral
lelamente alla formazione dei testi2, Lutero dette un impulso
decisivo alPorganizzazione delle Chiese nordiche, sia attraverso
il praeceptor Germanise Melantone, sia con laiuto diretto di
Bugenhagen che, chiamato da Cristiano I I I a Copenaghen,
ordin, fra il 1537 e il 1539, il norvegese Geble Pedersson
e il danese Peder Palladius.
Soffocando ogni valore umano in nome della luterana
fiducialis desperatio , la Riforma abbass dovunque il gi
modesto livello della cultura (anche le prime Universit nor
diche, di Copenaghen 1476, e di Uppsala 1477 non ebbero
alcun peso culturale se non nel tardo Seicento); e non solo
ridusse tutta la vita intellettuale a polemica teologica e di
strusse e disperse insieme a biblioteche e chiese e scuole e
conventi una non insignificante cultura cattolica, ma nel giro
di pochi decenni malgrado le resistenze di qualche singolo
riformatore e, talvolta, come in Norvegia, del popolo in
feud completamente la Chiesa allo Stato secondo il cesaro-
papistico principio del cuius regio eius religio . Nel 1527
le diete di Vesters e di Odense riconoscono Gustavo Vasa e
Federico I capi delle chiese nazionali di Svezia e di Danimarca,
e Panno seguente, esiliato Pultimo arcivescovo norvegese Olaf
Engelbrektsson, Pordinanza ecclesiastica di Cristiano I I I (in
gran parte opera di H. Tausen) segna la confisca dei beni
della Chiesa3e il trionfo ufficiale della Riforma in Danimarca
in Norvegia.
1In Islanda la prima traduzione del Nuovo Testamento fu eseguita da
Oddur Gottsklksson e stampata in Danimarca a Roskilde nel 1540;
lintera Bibbia a Hlar nel 1584 a cura di Gudbrandur Jporlksson. Solo
la Norvegia, per le vicende politiche dellUnione di Kalmar, non ebbe
un testo proprio (in aperto contrasto agli intenti volgarizzatori e mis
sionari del Riformatore tedesco) e adott il testo danese.
2Imparagonabili con il grande modello, quanto a genialit creativa e
vivacit idiomatica, e, bench notevoli per lefficacia che ebbero sulla
lingua scritta, di netta impronta latineggiante.
3In Svezia era gi stata sancita dalla dieta di Vesters.
Entro il quadro della rigida ortodossia luterana e delle ten
denze accentratrici dello Stato assoluto, nel languire dogni
cultura letteraria, vigoreggia, favorito dalladozione del vol
gare, quellumanesimo nazionalistico e celebrativo che gi in
Germania con l infiammato appello di Lutero alla Nobilt
tedesca e con YArminio di Hutten aveva contribuito alla rivolta
contro Roma. Se, da una parte isolata e a lungo ignorata resta
la Cronaca svedese (Een swensk Crneka, stampata soltanto
l anno 1808!) di Olaus Petri, per la sua sobriet stilistica e
i suoi intenti critici anteponenti al mito e alla leggenda lac
certamento della veritl, dallaltra prende invece decisivo
avvio quel moto ideologico e sentimentale (per consuetudine
chiamato goticismo ) che doveva aver tanta fortuna di ri
sonanze letterarie, linguistiche e perfino politiche fino al ma
turo Ottocento. Si tratta duna sorta di romanticismo dei
primordi germanici pi o meno intessuto didee medievali e
risalente perci, nella brama di conquistarsi un blasone, a fa
volose ascendenze bibliche e classiche. In Danimarca la grande
fonte dispirazione Saxo, il cui testo latino viene per la pri
ma volta pubblicato a Parigi (1514) dallumanista Christiern
Pedersen, tradotto poi in danese da Anders Sorensen Vedel
(1575) utilizzato ancora da Arild Huitfeldt nella Danmarckis
Rigis Kronicke... (1603); in Norvegia la Heimskringla di Snor
ri tradotta e contaminata con varie fonti da Absalon Peders-
son Beyer nella Om Norgis Rige (1567) e da Peder Clausson
Friis nella sua Norske Kongers Chronica; ma in Svezia soprat
tutto il goticismo celebra i massimi trionfi: dalle favolos
storie dei due fratelli Olaus e J ohannes Magnus 2, che ebbero
enorme diffusione anche fuori del Nord3al romanzo archeo
128 Le letterature della Scandinavia
1Filologica e pedagogica almeno nei propositi la cronaca di Olao va
dallintroduzione del cristianesimo in Svezia al cosiddetto bagno di
sangue di Stoccolma (Stockolms blodbad); e quellepisodio cio, di cui
lautore stesso fu testimone, quando nel 1520 Cristiano I I di Danimarca e
di Norvegia, sconfitto il partito separatista svedese, fece assassinare molti
nobili e i due vescovi di Strangns e di Skara accusati di eresia. Si
comprende come un siffatto tipo di storiografia non celebrativa e aman
te del vero dovesse dispiacere al pater patriae Gustavo Vasa almeno quan
to laltro scritto giuridico attribuito a Olaus Petri Dotnareregler (Norme
giudiziarie), dispirazione schiettamente cristiana e umanitaria.
2Citate a p. 114.
3Furono fra altro fonte dispirazione del Torrismondo del Tasso, e pi
tardi, della teoria climatica del Montesquieu. In Svezia vi attinse J . Mes-
senius (1579-1636) per i suoi indigesti drammi scolastici; e quella di
Iohannes fu tradotta in svedese dal re Erik XIV.
logico del polistore O. Rudbeck Atland eller Manheiml ...
(1689-1702) identificante la Svezia con l Atlantide di Platone!
Alle grottesche fantasie patriottarde si mescolano per in
quella, che anche nel Nord let dellerudizione favorita
dalluso della stampa2, lavidit del sapere, la gioia del cercare
e dello scoprire che d frutti cospicui; sia sul piano degli
studi scientifici sperimentali con T. Brahe e O. Worm, Th.
Bartholin, O. Romer e N. Steensen, non secondi ai loro col
leghi di Leida e di Parigi, di Basilea e di Padova; sia sul
piano dellantiquaria, dellarcheologia, della filologia. Qui il
danese O. Worm e lo svedese J . Buraeus danno lavvio allo
studio delle rune; il danese P. H. Resen e gli islandesi S.
lafsson e G. Andrsson pubblicano la prima edizione sia
AtWEdda snorrica (1665) sia di alcuni carmi dlVEdda poetica
(1673); il danese Th. Bartholin in collaborazione con lislan
dese A. Magnusson, raccoglie nei suoi Antiquitatum danicarum...
libri tres (1685) unenorme congerie di notizie sullet eroica
della Scandinavia; autentica miniera cui attingeranno i prero
mantici di tutta Europa. Svezia e Danimarca si contendono
ora la ricerca e la raccolta di manoscritti islandesi che vanno ad
arricchire le biblioteche regie di Stoccolma e di Copenaghen;
(in questultima appunto serbato il Ms. dell 'Edda poe
tica scoperto dal vescovo islandese Brynjlfur Sveinsson e
con altri da lui offerto in dono a Federico I I I ). Limpronta
erudita e gli intenti pedagogici della Riforma si avvertono
anche nel teatro nordico assai scarsamente documentato e, da
un punto di vista qualitativo, legato alle vecchie strutture di
tipo popolare: allegorie, Misteri, Moralit. Come Lutero e
Melantone avevano dato impulso alla commedia scolastica uti
lizzando oltre la Bibbia il teatro classico (soprattutto Terenzio;
ma Melantone fece rappresentare nel 1525-26 la Ecuba di
Euripide tradotta da Erasmo) a fini didattici e morali, cosi
nel Nord si scrisse e si rappresent in latino prima e poi in
volgare, spesso nelle scuole ecclesiastiche delle cittadine di
provincia anzich nelle Capitali, e con laiuto di attori im
provvisati. Abbiamo una anonima Tobite komedie in Dani
marca e in Svezia (sulla leggenda biblica della miracolosa gua
rigione di Tobia); una moralit del danese Hans Christen-
Dalla Riforma alVet dei Lumi 129
1La traduzione latina Atlantica sive Manheim non dellautore.
2La prima stamperia danese risale al 1482, la svedese al 1493, la islan
dese al 1531, la norvegese al 1643.
130 Le letterature della Scandinavia
sen Sthen, Kortvening1(c. 1565-74) sulla mutevolezza della
fortuna umana; una rozza farsa versificata dun altro danese
Hjeronimus J ustesen Ranch, Karrig Nidding (Lavaro Nidding,
ca. 1598): pi che ritratto dun carattere, burlesca e sboccata
esemplificazione dun tema tradizionale noto alla letteratura
dogni tempo. E si potrebbe aggiungere a questi esempi, bench
cronologicamente pi tarda, la tragedia senecana Rosimunda
(1665) di U. Hiarne, sulla nota leggenda longobarda, opera
anchessa dimitazione del gusto terrifico del teatro elisabet
tiano.
Sedatasi finalmente la polemica teologica e organizzatasi
la nuova Chiesa, i nordici (anzitutto, ovvio, laristocrazia)
riallacciarono i recisi legami con i paesi di tradizione classica,
anche con lItalia; ma il pensiero umanistico e rinascimentale
fu loro accessibile nelle forme estreme del classicismo, cio
del gi trionfante barocco. E cosi, in ununica prospettiva, la
cultura nordica studi e tent di assimilare la complessa e
articolata tradizione spirituale che va da Petrarca a Marino.
Non sorprende perci la mediocrit dei risultati di que
sto tirocinio artistico. Se si prescinde dalle arti figurative, i
modelli stranieri furono utilizzati a fini illustrativi e celebra
tivi o, come s visto, servirono a stimolare la ricerca filologica
e storica.
Solo tardi, con la guerra dei trentanni, la Svezia, vitto
riosa della monarchia dAsburgo e dominatrice del Baltico, si
apre per prima a orizzonti europei. Gustavo Adolfo promuo
ve personalmente la restaurazione materiale e intellettuale del
paese. Sorgono ora anche nei territori conquistati nuove uni
versit; oltre che a Lund in Scania, a bo in Finlandia nel
1647, a Dorpat in Estonia nel 1668; le biblioteche dEuropa
forniscono tesori librari ai vincitori e nel 1669 il Cancelliere
De La Gardie assicura alla biblioteca di Uppsala il Codex
Argenteus , la Bibbia gotica di Ulfila. Anche la figlia di
Gustavo Adolfo, Cristina, mossa da intelligente mecenatismo
e insofferente della rigida ortodossia luterana, si circonda dei
pi eminenti dotti del suo tempo: da Cartesio a Grozio, da
I. Vossius a N. Hensius; studia filosofia e filologia classica,
incetta e acquista quadri, statue, monete, oggetti darte, orga
nizza a corte balletti di gusto classicistico e intermezzi o di
1II titolo della commedia liberamente tradotto: Colpo di for
tuna anche il nome del protagonista.
Dalla Riforma lVet dei Lumi 131
vertimenti scenici musicali coreografici e drammatici a un tem
po, e lascia morendo una delle pi ricche biblioteche dEuropa,
nonch, in francese, unautobiografia incompiuta, un epistolario
e una raccolta di meditazioni morali, Ouvrage de Loisir e Les
sentiments non creto frutto di genio poetico, ma documenti
di intensa vita spirituale, per un misto di umilt e di stoici
smo, che apparentano questi scritti allautobiografia1della da
nese Leonora Christina (1621-1628) figlia naturale di Cri
stiano IV.
Nel campo propriamente letterario saffermano ora, per
vari tramiti (tedesco, olandese, inglese), le nuove forme e i
nuovi ideali di origine classica e neolatina. Fu cos che anzi
tutto sugli schemi retorici dello slesiano Martin Opitz (il
quale nel Buch der deutschen Poeterey, 1624, moveva dalla
poetica rinascimentale appresa da Ronsard e da D. Heinsius) la
poesia colta tent i primi passi: ma la tematica rest ancora
a lungo quella religiosa, didattica, moralistica, ereditata dalla
Riforma.
Eccelle per la vastit degli interessi intellettuali, che ne
fanno la figura pi rappresentativa dellepoca, il polistore Georg
Stiernhielm, il quale, nel suo poema didascalico-allegorico in
esametri Hercules (1648 pubbl. 1658), ricrea a memento della
aristocrazia svedese vittoriosa sui campi di battaglia dEuropa,
la favola di Prodico sofista su Ercole al bivio fra Virt e
Piacere. Idee etico-filosofiche postaristoteliche di schietta deri
vazione rinascimentale, stoiche epicuree scettiche, si fondono
al pathos eroico goticista turgido di emblematica pompa;
ispirazione mondana a pessimismo; sensualismo a ingegno
sit; orge di lessico a ritratti realistici. I l petrarchismo giun
to nel Nord pel tramite di Opitz trov nellignoto autore
dei sonetti Wenerid2 (1680) un interprete che dimostra
1Nota col titolo di Jammers Minde (Ricordo delle afflizioni) nella
sua parte pi interessante la narrazione di 22 anni di prigionia (1663-
1688) trascorsi nella Torre azzurra di Copenaghen sotto la pi o meno
esplicita e fondata incriminazione di complicit col marito Corfitz Ulfeldt,
che mirava a insediare sul trono danese il grande elettore di Brande-
burgo.
2Ciclo di sonetti pubblicati con lo pseudonimo non identificato di
Skogekar Bergbo, il quale, cantando il suo amore cortese per la bella
Veneride, si propone di dimostrare le risorse della lingua svedese
in fatto di rime. Al Pastor fido e a\\?Aminta italiani risalgono attra
verso YAstre di H. dUrf tradotta dal tedesco a opera del danese
S. Terkelsen sia la poesia pastorale del Terkelsen stesso (Astre
132 Le letterature della Scandinavia
quanto ancora angusti siano i confini dellapprendimento e
dellimitazione di una tecnica poetica, mentre sul finir del
secolo, G. E. Dahlstierna, rustico e spesso dialettale traduttore
del Pastor f ido1 { 1695), modella sullottava t\Y Adone il suo
epicedio di Carlo XI Kungaskald (Poesia regale), dando cos
la piena misura della distanza che passa fra la squisitezza
stilistica delPoriginale (che aveva come presupposto una lunga
tradizione letteraria) e la rozzezza del calco ch appena dissi
mulata sotto il fasto delle metafore e dei fregi barocchi attinti
a Hoffmanswaldau e a Lohenstein2. Ligio alla precettistica
dellOpitz anche il danese A. Arrebo modella il suo poema
didattico Hexaemeron (1661) sulla Sepmaine dellugonotto Du
Bartas, che fu in Danimarca e che anche in Svezia come in
Italia trov imitatori3.
Al paragone di questi scritti che pi o meno tutti rientrano
nella letteratura erudita fiorente alla Corte e nelle Universit,
pi viva appare la poesia popolare , cio sia quella religiosa
sorta in seno alla Chiesa luterana, sia quella profana doccasione.
Appena dieci anni dopo i Kirchenlieder di Lutero, Olaus
Petri componeva in Svezia i primi inni liturgici nello spirito
della nuova confessione Stoenske songer eller wisor (1536),
presto imitato dagli altri riformatori nordici, che pongono
cos le basi duna tradizione saimistica quasi nuovo genere
letterario in cui si rispecchia, su moduli ritmico-musicali,
il fervore mistico e laspro volontarismo della Chiesa riformata.
Non mancano, entro i ben saldi confini di questa tradizione
che unisce insieme l inno la preghiera e linsegnamento dot
trinale e che ha larga diffusione, data lautorit e i poteri della
Chiesa di Stato, profondit di sentimento e di fantasia: per
esempio in alcuni salmi sul peccato e sulla grazia di Olaus
Petri o in altri di Haquin Spegel, di J esper Swedberg, di Olof
S)ungechory 1648-1654) sia il romanzo pastorale dello svedese U. Hiarne
(,Stratonice, 1665).
1Direttamente attinte allarte poetica di Opitz sono la Manuductio ad
poesin svecanam, 1651 dello svedese A. Arvidi e Rhythmologia Danica,
1649, del danese Hans Mikkelsen Ravn.
2Assieme allo stile elevato e prezioso del barocco tedesco, Dahlstierna
coltiv anche la poesia popolareggiante e in Giia Kiampa-Wisa
om Kningen a Herr Pdar (Canzone eroica gotica sul re e sul signor
Pietro) cant la battaglia di Narva, allegorizzando levento nella figura
duna nobile dama (Narva) contesa fra Carlo XII e lo zar Pietro.
3In Svezia il salmista Haquin Spegel vi attinse per il suo Guds Werk
och Hwila (Le opere e il riposo di Dio, 1685); in Italia, com noto,
Tasso nelle Sette giornate del mondo creato (1592-1594).
Dalla Riforma all'et dei Lumi 133
Kolmodin, di J acob Frese, dei danesi Thomas Kingo H. A.
Brorson2, A. Stub, dellislandese Hallgrfmur Ptursson3o del
norvegese Petter Dass4: ma si tratta essenzialmente di un
genere liturgico regolato da precisi schemi di vita devota e da
finalit di predicazione e di elevazione collettiva.
La poesia doccasione, coltivata spesso dagli stessi salmisti,
conta molti nomi, fra i quali per abilit versificatoria vanno
anzitutto ricordati il danese A. Bording (1619-1667) e lo
svedese J . Runius (1679-1713); mentre un posto a parte me
ritano in tale quadro i due scapigliati svedesi Lars Wival-
lius e Lasse Lucidor, mezzi avventurieri e mezzi uomini di
penna, dotati entrambi di schietta vena popolareggiante oltre
ch di abilit artigiana; il secondo specialmente destinato dalla
sua tormentata sensibilit alla gloria duna tarda riesumazione
romantica e postromantica5.
1Autore di una raccolta ndeligt sjungekor (Coro spirituale, 1673-1681)
ancora oggi in gran parte inclusa nei salteri danesi.
2Autore di due raccolte Troens rare klenodie (Il raro tesoro della
fede, 1739) e Svanesang (Il canto del cigno, 1765).
3Celebri i suoi Passiuslmar (Salmi della passione, 1666), la cui re
mota ispirazione agostiniana e bernardina d allintero racconto della
Passione e alle connesse meditazioni unimpronta di sofferta schiettezza,
aliena dalla pomposa esteriorit del gusto barocco.
4Autore insieme di luterani canti catechistici (Katechismus-Sange, 1698)
e di un vivo e fresco epos popolareggiante Nordlands Trompet (La
tromba del Nrdland, 1678-1700) ricco di descrizioni paesaggistiche sul
lestremo Nord e di un Bibelske Visebog (Libro dei canti biblici, 1711)
grezzo e scabro nella forma, ma vibrante di intimo pathos religioso, di
devota contrizione e di fiducia nellonnipotenza divina.
5Lars Wivallius fu, dopo una vita di vagabondaggio e di espedienti
in vari paesi dEuropa, condannato a morte in Danimarca nel 1631 per
aver tentato, sotto falso nome, di sposare una nobile, Gertrud Grip.
Scamp in Svezia, ma non alla prigione, dove rimase per circa un de
cennio; e qui appunto nacque la sua poesia pi schietta, libera da fini
apologetici e da atteggiamenti istrionici; soprattutto canzoni di tono
popolareggiante sui temi in voga della gioia di vivere e del terrore della
morte, con ritmi e modi tolti al salmo e al canto popolare (Ack ve,
ack ve, min jammer stor (Ahim, ahim, la mia gran pena...); Lr-
kians sng r allsintet lng (Il canto dellallodola non mai lungo...);
Klagovisa over denna tona och kalla vr (Lamento sulla fredda e
asciutta primavera), nelle quali traspare tutta la sua vita ricca di
esperienze e di colpe, beffarda e amara, avida e delusa, ma espressa
in accenti moderni di fresco e personale lirismo. Lasse Lucidor (pseudo
nimo di Lars J ohansson), assai vicino al contemporaneo Wivallius per
le torbide vicende biografiche, ha lasciato una gran copia di carmi con
viviali ed erotici in pi lingue, anche in italiano, raccolti, dopo la sua
morte, col titolo Helicons blomster, lanno 1689 secondo la con-
134 Le letterature della Scandinavia
Quando ai primi del Settecento lepopea carolina si spegne
nel sangue di Poltava (1709) e il predominio del Baltico pas
sa nelle mani di nuovi e temibili concorrenti: la Prussia di
Federico I I e la Russia di Pietro il Grande, si affacciano
allorizzonte della cultura nordica il pietismo tedesco e lillu
minismo anglo-francese qua e l avvertibili gi nei pi tardi
salmisti.
Legati a una comune origine che il secondo movimento
di pensiero non meno del primo un prodotto della Riforma
collaborano entrambi, anche se da diversi punti di vista,
a quel lungo e lento processo derosione che porter al tra
monto dellortodossia religiosa e dellassolutismo regio. I l pie
tismo semina tra le rovine della guerra dei Trentanni i germi
duna nuova intimit religiosa e duna nuova ascesi antimon
dana, lilluminismo prosegue e approfondisce, pur fra incer
tezze e contraddizioni, lo sperimentalismo secentesco. Ma men
tre in Danimarca e Norvegia sembrano prevalere il pietismo e
poi lo Herrnhutismo zinzendorfiano, sia in seno alla borghesia
urbana sia fra i ceti rurali (fra i predicatori fu lo stesso J . K.
Dippel e poi H. Rosenkrants, J . Dinesen J ersin, J . N. Hauge *),
in Svezia invece trova la sua roccaforte il razionalismo che si
rif a uomini come Cartesio, Grozio e Pugendorf e conta
scienziati come Linneo e Polhem, Benzelius e Celsius (cui non
fu ignota lopera di Galileo) e perfino a corte fa proseliti:
da Ulrica Eleonora, sorella di Federico il Grande, a Gustavo I I I .
Nel campo letterario il primo rappresentante e divulga
tore del pensiero illuministico lo svedese O. Dalin, disce
suetudine del tempo nonch canti spirituali intensamente drammatici
sullesempio dei grandi poeti barocchi tedeschi, anzitutto Gryphius (It
Samtaal emellan Doden och en saker Menniskia - Un dialogo fra la mor
te e un uomo spensierato). Per il suo pathos ardente che dallebbrezza
smodata passa al pentimento e al senso della morte, per lincisivo reali
smo che annuncia Bellmann fu specialmente caro a E. A. Karlfeldt.
1 Sorto, com noto, in Germania nelle pie riunioni (Collegia pietatis)
del pastore Jacob Spener (1635-1705) a Francoforte sul Meno, da uno
spirito di rivolta alla rigida ortodossia luterana e in nome del senti
mento individuale e del valore delle opere, il Pietismo si diffuse, nelle
sue varie forme, dalla Germania in tutto il Nord, preparando anche
qui quel culto del sentimento e del sentimentalismo (che sar decisivo
per il sorgere della poetica romantica entro cerehie accademiche) e, so
prattutto fra i ceti rurali, quelle manifestazioni entusiastico-mistiche,
quella lettura antiscolastica della Bibbia, quel settarismo ascetico ancora
cos vegeto nei paesi nordici in anacronistica antitesi alla totale seco
larizzazione della vita urbana.
Balla Riforma all'et dei Lumi
135
polo del vescovo cartesiano A. Rydelius e precettore di Gu
stavo I I I . Sullesempio dei settimanali moralistici Spectator e
Tatler inglesi e delle allegorie di Swift, Dalin inaugur la
letteratura satirica col suo settimanale Den svenska Argus
(VArgo svedese, che nel motto serba ancora uneco della precet
tistica del tardo Rinascimento: Omne tulit punctum qui mi-
scuit utile dulci , 1732-34; e, in nome della tolleranza, batta
glia contro ortodossi e pietisti a un tempo) e in uno stile reali
stico piano scorrevole modell sulla Henriade di Voltaire il suo
poema allegorico in alessandrini Den svenska friheten (La li
bert svedese, 1742). Ligio alla concezione razionalistica della
poesia rivest in belle forme il contenuto didattico duna sua
allegoria della storia patria Sagan om hasten (La storia del
cavallo, 1740 *), e sispir al classicismo francese quando si
fece a scrivere una fredda e solenne tragedia Brynhilda (1736)
che delloriginale Andromaque raciniana ha solo lestrinseco
paludamento.
Regolista come critico letterario alla scuola del Pope e
compositore di versi doccasione, fra cui i migliori sono can
zoni popolari, ebbe per il merito di far piazza pulita, nella
sua opera storiografica Svea rikes historia (1747-62) dogni
fantasia goticista sui primordi della storia patria; e di spia
nare la via, col suo settimanale satirico e bozzettistico, alla
tradizione narrativa del Settecento deciduo.
Allopera di Dalin sostanzialmente razionalistica fa riscon
tro la sensiblerie settecentesca e la lieve grazia del rococ
dominante nel salotto della tortorella del Nord H. C. Nor-
denflycht e dei suoi compagni ideali: lo stoico e meditativo
F. Gyllemborg e F. Creutz autore di un arcadico poema in
alessandrini, Atis e Camilla2. Ma le due correnti razionalistica
e sentimentale che fanno capo a Voltaire e a Rousseau sintrec
ciano spesso fino a confondersi persino in uomini di chiesa
come Balle e Bastholm in Danimarca, come Lindblom e Wall-
quist in Svezia. Le figure di Linneo e di E. Swedenborg pos
1II racconto messo in bocca a un vecchio contadino che narra del
suo cavallo Grolle e dei vari padroni che gli sono stati in sella. Il cavallo
simbolo della Svezia e i cavalieri che gli rendono difficile la vita e
il lavoro i sovrani: da Gustavo Vasa a Carlo XII.
2Sul contrastato ma trionfante amore del cacciatore Atis e della sacer
dotessa di Diana, Camilla, visibilmente ispirati slTAminta tassesco e al
Pastor fido del Guarini malgrado il linguaggio estremamente raffi
nato e la morbidezza del verso, autentico pezzo da museo, di cui ben
difficile gustare lartificiale perfezione.
136 Le letterature della Scandinavia
sono avere sotto questo aspetto valore rappresentativo. I n en
trambi infatti sallea la pi minuta indagine scientifica allestro
fantastico. I Viaggi del grande naturalista abbondano di osser
vazioni precise e concrete non solo sulla flora e sulla fauna,
ma sugli usi e costumi di quasi ogni provincia svedese, su
fatti ed esperienze di vita, rese con un senso del pittoresco
che non rimasto senza imitatori nella posteriore narrativa
svedese. Daltro lato le visioni pi fantastiche dellAldil (Ar
cana Ccelestia, 1749-56) di Swedenborg sono descritte con la
stessa chiarezza e precisione di particolari, con la stessa ana
litica minuziosit dosservazione che si ritrova nei suoi studi
scientifici di anatomia e fisiologia (M. Lamm); e il suo tenta
tivo filosofico di superare il dualismo cartesiano tra materia
e spirito risolvendolo neoplatonicamente nellunit di Dio, ha
l aspetto dun fantastico ricamo intessuto sul pi preciso di
segno geometrico. Sembra quasi vedere in lui fusi lo spirito
di geometria e lo spirito di finezza pascaliani. N si spieghe
rebbe daltronde lenorme successo delle sue visioni presso i
pi diversi scrittori romantici e postromantici (da Goethe a
Strindberg, da Balzac a Blake e a Yeats) senza tale curiosa
mescolanza di razionalismo e di misticismo.
questa, anche nel Nord, l epoca delle societ segrete, dai
pi o meno esoterici nomi dei clubs, delle associazioni scien
tifiche, delle accademie: Vetenskapssocieteten a Uppsala
(1719), Vetenskapsakademien e Utile Dulci a Stoccol
ma (1739; 1766), Videnskabernes Selskab a Copenaghen
(1742), Videnskabs Selskab a Trondheim (1760), cosi pure
dei salotti letterari (celebri quelli di Kamma Rahbek in Dani
marca, di Malia Silverstolpe in Svezia). Al pedantesco dotto
del Seicento succede il giornalista brillante che da Voltaire e da
Montesquieu ha imparato a discutere con gusto ed eleganza
di problemi culturali e, nei limiti imposti dalla censura (par
zialmente alleggerita in Danimarca solo nel 1756, in Svezia nel
1766) morali nonch politici e religiosi. Giornalisti-scrittori
sono infatti molti letterati del Settecento: dai danesi A. Bor-
ding che in versi pubblica il primo giornale letterario: Den
danske Mercurius (1667-77) e J . S. Sneedorff editore del
Patriotiske Tilskuer (1761-36) che difende puristicamente
le ragioni del gusto , agli svedesi Ch. Gjrwell editore del
Svenske Mercurius (1755-61; 1763-65) e J . Kellgren che
fa dello Stockholmsposten , il massimo organo delle idee
enciclopediste nel Nord (1778-1833).
Dalla Riforma allet dei Lumi
137
LUDVIG HOLBERG
Solo con Ludvig Holberg, si pu dire, ha inizio in Scan
dinavia un teatro nazionale non pi affidato a compagnie
drammatiche semiprofessionali: italiane francesi olandesi ingle
si, chiamate dalle corti: di Svezia, nei castelli di Gripsholm e
di Drottningholm; di Danimarca, in locali di fortuna (Lille
Gronnegade). Capocomici francesi come R. M. de Montaigu
e E. Capion introducono il repertorio di Molire e danno un
decisivo impulso alla nascita del teatro danese di Holberg.
Con lui, oriundo di Bergen in Norvegia, ma formatosi a
Copenaghen, Capitale dei regni gemelli , e, in ripetuti viaggi
allestero, sul pensiero illuministico europeo, si apre unera
nuova per la cultura scandinava in generale; e in particolare
per la dano-norvegese, assai pi della svedese dominata dalla
tradizione scolastico-aristotelica, e dalle tendenze antimondane
del pietismo, che specie sotto Cristiano VI osteggia e anate-
mizza il teatro (1730-46).
La societ borghese della Capitale, beatamente adagiata
nellassolutismo paternalistico e nellortodossia luterana, nel
formalismo scolastico e nel vacuo e sfarzoso gusto barocco,
doveva parere provinciale e antiquata allo spregiudicato Hol
berg che, durante i suoi viaggi per lunghi tratti fatti a piedi
nei grandi paesi europei come Olanda (1704-5), Inghilterra
(1706-8), Germania (1708-9), Francia e Italia (1714-16), aveva
respirato Paria duna nuova civilt utilistica e commerciale l .
E infatti, tornato a Copenaghen, appena nominato (nel
1717), per intervento di Federico IV, professore di meta
fisica alluniversit, scandalizz tutto il pubblico colto con
un suo tuttaltro che metafisico poema eroicomico in alessan
drini (Peder Paars, 1719-20) esemplato sui modelli di Boileau2
e di Cervantes. Un banale fatto di cronaca: il viaggio dun
plebeo che va da Kalundborg a Aarhus a trovare la sua fidan
zata e le varie peripezie intrecciantevisi per intervento degli
dei dellOlimpo sono puro pretesto a satireggiare la scienza
universitaria e la superstizione clericale, il gusto letterario e
il provincialismo della borghesia di Copenaghen, incarnati in
1Importanti in proposito le sue tre lettere autobiografiche (1728, 1737,
1743) poi raccolte in Opuscula latina (1737-1743).
2II quale, com noto, sispir alla Secchia rapita di Tassoni per il suo
eroicomico Lutrin.
XXVII - 6. Lett, della Scandinavia.
138 Le letterature della Scandinavia
personaggi e situazioni drammatiche che gi preludono a quello
che sar il suo mondo scenico.
Per intendere a pieno questultimo occorre inquadrarlo
nella complessa opera polistorica di Holberg, che in realt
diede avvio ed qui la sua maggiore importanza a una
tradizione teatrale nordica, e a una cultura laica basata non
sulla metafisica, ma sullempirismo, non sul dogma religioso
ma sui principi della tolleranza e della fede personale, non
sullautorit ma sulla ragione. Uno stesso intento pedago
gico, una stessa unit dispirazione animano infatti le sue
commedie e i suoi scritti giusnaturalistici e storici (Intro
duction til de fomentste Europseiske Rigers Historier, 1711;
Introduction til Naturens og Folke-Rettens Kundskab, 1716;
Dannemarks Riges Historie, 1732-35; Almindelig Kirke-Histo-
rie, 1738; Store Heltes... sammen-lignede Historier, 1739;
Heltinders... Historier, 1745) l, i suoi romanzi allegorici (Nico
lai Klimii iter subterraneum, 1741, sul modello dei viaggi di
Gulliver, poi magistralmente tradotto in danese dal Baggsen nel
1789) le sue Epistler (quasi cinquecento indirizzate a immagi
nari corrispondenti sui pi svariati soggetti, ma informate tutte
ai canoni del sensus communis e del juste milieu , 1748-
54); le sue satire e le sue favole morali: variazioni tutte dun
unico tema fondamentale: luomo come ricettacolo della rai
son . Allo studioso e al critico che sperimenta e sistema fa
riscontro il commediografo che satireggia ed esemplifica il
materiale umano sulla falsariga dell utile dulci , supremo
canone estetico del tempo. Alla sua commedia che vuol essere
uno specchio che raffigura i vizi umani divertendo insieme
e educando fan riscontro i suoi Moralske Tanker2 (1744)
(s temi gi trattati nelle commedie e qui didatticizzati) che
voglion mostrare come l ombra scambiata per il corpo
e come i difetti vengon confusi con le virt .
Cosi variano gli intrecci e le vicende delle sue numerose
commedie, ma fisso resta un elenco ristretto di tipi e di si
1 Introduzione alle storie dei maggiori regni europei ; Introduzione
alla scienza del diritto naturale e delle genti ; Storia del regno di
Danimarca ; Storia universale della Chiesa ; Storie parallele... de
gli eroi...; Storie... delle eroine... opere in varia misura de
rivate dai modelli di Grozio e Pufendorf e Thomasius, dispirazione illu-
ministico-moraleggiante.
2 Riflessioni morali sul modello degli Essais di Montaigne.
Dalla Riforma all'et dei Lumi
139
tuazioni che costituisce il nerbo del repertorio teatrale: Pigno
rante tronfio di vacua erudizione (Erasmus Montanus) e il
plebeo rifatto in vesti di patrizio Jeppe paa Bjerget ( Beppe
della Montagna ); lo stagnino politicante (Den politske kan-
destober1) e il chiacchierone che affoga nelle sue chiacchiere
(Gert Westphaler); la donna capricciosa (Den veegelsindede2)
e il borghese infranciosato (Jean de France); il soldato millan
tatore (Jacob von Thyboe) e l affaccendato immaginario (Den
stundeslose); laristocratico vanesio (Don Ranudo de Colibra-
dos) e il confidente e la confidente che sciolgono con lastuzia
tutti i nodi dellintrigo (Henrik og Perniile) e ancora molti
altri di altre commedie dintrigo e di costumi: avvocati e
medici, gabbamondo e poetastri, comari e vagheggini e giovani
innamorati. Di qua il vizio, di l la virt; di qua il pregiudizio,
di l il senso comune; di qua il pazzo, di l il savio; di qua il
dotto, di l lignorante: in una colorita galleria di figure che,
pur contando antenati nella lunga storia del teatro europeo,
attingono linguaggio e concretezza di situazioni comiche al
lambiente plebeo e borghese della Copenaghen del tempo.
Si sa che Holberg saccheggi antichi e contemporanei:
da Menandro a Plauto (lintrigo amoroso sciolto con laiuto
duno schiavo o schiava), dalla commedia dellarte (che vide
a Roma, 1814-1816) al Thtre it alien di E. Gherardi (sce
ne comiche e travestimenti, zuffe e storpiature linguistiche),
da Regnard a Molire, da Corneille a Racine a La Fontaine
e perfino al teatro gesuitico di J acob Bidermann (struttura
tecnica del dramma, caratterizzazione dei personaggi, tematica
pedagogica, articolata sul contrasto tra il parere e lessere, la
felicit e la miseria, tra la cupidigia delluomo e la caducit
della vita terrena). E non solo fu debole di inventivit nativa,
ma, nel fervore dellopera, a piene mani attinse alle sue fonti
senza curarsi di assimilare e rielaborare, di ampliare e approfon
dire. Incline agli espedienti meccanici e grossolani della comme
dia dellarte, ai lazzi, agli equivoci e alle beffe, alle agnizioni
e ai travestimenti, al burlesco ingenuo e triviale, sfog il suo
rude umorismo in unattivit che ha insieme del prodigioso e
dellimprovvisato. Nel giro di non molti anni scrisse per il
teatro oltre trenta commedie, studiando anche da vicino e
sia pur con laiuto del De Montaigu la messinscena e i
1Che fu rappresentato da Goethe al teatro di Weimar (1800-10).
2Non senza legami con YIrrsolu di Destouches.
140 Le letterature della Scandinavia
connessi problemi tecnici, certo pi di quanto non sia oggi
documentabile.
Le prime commedie, quelle connesse con lapertura del nuo
vo teatro danese (scritte 1722-23 pubblicate 1723-25 con lo
pseudonimo di Hans Mikkelsen), sono anche le migliori, pi
lineari e pi semplici dei loro modelli francesi, quasi tutte in
cinque atti e incentrate sullo studio dun carattere.
vero che lartificiosit dellintrigo rende spesso i per
sonaggi tuttaltro che convincenti e assai meccanico lo svol
gimento della vicenda (per esempio in Den stundeslose,
Jacob von Thyboe, Ulysses von Ithacia, Melampe), ma pure
qui accade talvolta che i vari tipi infrangono la costitutiva
rigidezza del disegno per animarsi duna vita interiore che a
tratti va oltre leffetto scenico e lintento moralistico: Beppe
della Montagna che, ingannato e maltrattato dalla moglie e
dal sagrestano, dal barone e dal giudice, si svela vittima della
vita, umiliato e offeso1, in lunghi monologhi meritatamente
celebri2; Lisbeth che con la sua candida e viva femminilit
1II tema della commedia attinto al Cenodoxus del Bidermann, ma
lispirazione di Holberg trovava saldi appigli nella realt storica del
suo paese. Se infatti Federico IV nel 1722 aveva permesso la crea
zione del primo teatro danese e sera adoperato per migliorare le con
dizioni di semischiavit nelle quali versavano i contadini, ventanni
dopo, col cosiddetto Stavnsbaand (una specie di servit della gleba),
notevolmente limitava la loro libert imponendo obblighi militari, che
lasciavano largo margine airarbitrio dei padroni.
2Non lalta ispirazione ravviva qui come altrove il teatro di Hol
berg, ma la foga del dialogo, rincalzare delle azioni, limprevisto delle
trovate , la sia pur esteriore vis comica . Talvolta la commedia sfiora
s il tragico, come quando il contadino Beppe, quasi a se stesso, confessa
il proprio abbrutimento; o come quando, per atroce burla trasformato
in barone e condannato a morte, scopre una sua insospettata umanit:
Hun slaaer mig, Ridefogden driver mig til Arbeid som et Beest og
Degnen gior mig til Hanrej. Maa jeg da ikke vel drikke? maa jeg ikke
bruge de Midler, somNaturen giver oss at bortdrive Sorg med? (Mia
moglie mi bastona, il castaido mi spinge al lavoro come fossi una be
stia e il sagrestano mi fa becco. E io non dovrei ubriacarmi? Non
dovrei usare i mezzi che la natura ci d per scacciare il dolore? Atto I,
scena I II ) Ach jeg elendige Menneske! har jeg alt faaet Giften ind?
Ach far vel Nille! Dog, din Carnali! du har ikke forskyldt, at jeg
skulde tage Afskeed med dig. Far vel J ens, Niels og Christoffer! Far vel
min Dotter Marthe! far vel min 0ye-Steen! dig ved jeg selv at vsere
Far til, thi du blev giort, forend Degnen kom hid; du har ogsaa din
Fars Ansigt, vi ligner hinanden som to Draaber Vand. Far vel min
brogede Hest, og Tak for hver gang, jeg har reedet paa dig; nest mine
egne Born har jeg intet Beest elsket saa meget somdig. Far vel Feier-
fax, min troe Hund og Dorvogter; far vel Moens, min sorte Kat; far
Dalla Riforma all'et dei Lumi
141
contrasta persuasivamente allumbratile scienza medievale di
Erasmus Montanus; Herman, lo stagnino politicante, che na
sconde sotto il rozzo desiderio di onori e di potere uno schietto
e sofferto senso di responsabilit: son tutte figure umane che
ancor oggi si mantengono nel repertorio holberghiano.
Ma allora non furono tanto le doti poetiche e psicologi
che che il pubblico borghese della capitale, cui Holberg si ri
volgeva, apprezz di pi, quanto invece la grassa e briosa co
micit delle situazioni e virtuosit degli intrighi, le trovate
sceniche e soprattutto il satirico e divulgativo didatticismo
che della borghesia appunto favoriva laffermazione.
Se tanta parte di questo teatro oggi ricoperta dalla pol
vere del tempo n valgono a risuscitarla gli sforzi nazio
nalistici dei danesi e ancor pi dei norvegesi che in Holberg
vedono lannunciatore del loro ingresso nellEuropa moder
na non va sottovalutata linfluenza enorme, tra le classi
medie, del fermento rivoluzionario nascosto nel suo moderato
ed equilibrato riformismo. Razionalista e deista, ma pi vi
cino a Locke e a Ch. Wolff che a Hume e a Holbach, mai
ruppe con lortodossia ufficiale o esplicitamente critic lasso
lutismo illuminato. I l suo riso stesso egualmente lontano dal
lamaro riso di Molire come dal lieto e cordiale sorriso di
Goldoni non rivela mai n odio n passione profonda. Ci
si sente il letterato e lumanista che insieme un uomo pratico
(Holberg si form una sostanza1 amministrando saggiamente
le finanze delluniversit di Copenaghen) di buon senso e di
larga esperienza, alieno da ogni fanatismo e tutto intento a
registrare le incongruenze e stravaganze, gli errori e le follie
vel mine Stude, mine Faar, mine Sviin, og Tak for got Compagnie, og
for hver Dag, jeg har kiendt jer. Far vel... ( Ah, povero me! mhanno
dato il veleno? Ahim, addio Nille; per canaglia che non sei altro!
Ma non sei stata tu la causa che ora mi fa dire addio. Addio Gianni,
Nicola e Cristoforo! Addio Marta, figlia mia; addio pupilla dei miei
occhi, lo so bene dessere tuo padre, perch tu fosti fatta prima che
il sagrestano venisse a star qui; e poi tu hai lo stesso viso di tuo padre;
tu e io ci somigliamo come due gocce dacqua. Addio mio cavallo pez
zato e grazie per ogni volta che mhai portato in groppa, dopo i miei
figli non ho amato tanto nessuna bestia come te. Addio Feierfax, mio
fido cane e custode della mia porta; addio Moens mio gatto nero;
addio miei vitelli, mie pecore, miei porci e grazie per la buona compa
gnia, e per ogni giorno che vi ho visto. Addio... Atto IV, scena VI).
1Che testamento, in cambio del titolo di barone, allAccademia lingui-
stico-storica di Soro, gi convento cistercense nel Medioevo.
142 Le letterature della Scandinavia
in cui cadono gli uomini quando smarriscono il lume della
ragione.
I l teatro dano-norvegese di Holberg, popolarissimo anche
fuori della Danimarca (solo in Svezia si contano oltre cin
quanta edizioni di Beppe della Montagna), ebbe epigoni e
traduttori: dallo svedese O. von Dalin che ne ricalc le
orme con la commedia Den avundsjuke (Linvidioso, 1738)
ai norvegesi J . N. Brun, C. Fasting e J . Wessel, il quale ul
timo parodi la tradizione drammatica francesizzante ormai
decaduta a pura maniera, nella sua celebre commedia in ales
sandrini Kcerlighed uden stromper (Amore senza calze, 1772)
imperniata sul conflitto eroicomico tra amore e integrit mo
rale.
I l francese, che in tutto il Nord ispira la tradizione tea
trale e in genere letteraria, diviene ora lingua ufficiale della
aristocrazia, dove Pesprit e il joli, il bon ton e il bon gout
dominano incontrastati. I n Svezia Gustavo I I I , (effigiato dallo
scultore Sergel nelle fattezze del?Apollo del Belvedere) sogna
di fare di Stoccolma una copia di Versailles. E i suoi colla
boratori (Gyllemborg, Oxenstierna, Kellgren, Adlerbeth, Leo
pold, ecc.) mimetizzati da perfetti cavalieri francesi, mo
dellano sugli ideali del gran secolo la loro copiosa attivit
di poeti e di scrittori teatrali, anche se i risultati sono ben
lontani dal corrispondere agli intenti, anche se il classicismo
che propugnano attinto pi a Voltaire e a Pope che a Vir
gilio e a Omero. I n francese scrive il monarca stesso, imitatore
di Voltaire e Crbillon, e introduttore in Svezia di Molire e
Regnard, di Marivaux e Destouches; fondatore nel 1773 (su
consiglio dellabate italiano Michelessi) di un Opera che
inaugura con il suo libretto Teti e Peleo; e, nel 1786, di una
Accademia svedese che, come il modello francese, tuteler lo
stile classicheggiante al punto da far sembrare ancor pi rivo
luzionaria la poetica del romanticismo.
CARL MICHAEL BELLMAN
Un posto a parte nel quadro letterario del tardo Sette
cento merita lo svedese C. M. Bellman, non perch sia una
figura di solitario e anacronistico poeta, che anzi ha spicca
tissimo il gusto per la grazia elegante e agghindata del rococ,
ma perch il primo grande lirico che aldil della moda
arcadica sispira direttamente alla vita vissuta. Liberato dalla
incomprensione e dallo pseudomoralismo dei contemporanei
Dalla Riforma all'et dei Lumi
143
come dalle esaltazioni romantiche di posteri, Bellman appare
ancora oggi come il pi geniale interprete di quell'edonismo
e sensualismo che anche nel Nord, col progressivo illangui
dirsi della fede religiosa, domin la cultura e la vita del secolo
illuminato.
La storia esterna della sua esistenza di piccolo borghese
che dall'ambiente familiare pio e non incolto, ma economi
camente dissestato, passa alle angustie degli impieghi statali,
al matrimonio di convenienza, agli insanabili debiti e da ul
timo allo sfacelo fisico e morale, singolarmente contrasta con
la sua miglior poesia rivolta tutta a cantare il vino e l'amore
come supremi ideali di vita.
Gi i giovanili versi d'occasione stampati in parte nella
tarda raccolta del 1791 col titolo di Fredmans Sanger (Canti
di Fredman: ingenue parodie bibliche1, canzonette conviviali
d'ispirazione francese, lettere rimate, pastorellerie, caricature
delle societ segrete, degli ordini settecenteschi col loro pom
poso e fastoso cerimoniale) rivelano un talento ditirambico
che il virtuosismo mimico e musicale di Bellman larga
mente attestatoci dai suoi contemporanei, p. es. J . G. Oxenstier-
na nel 1769 rese presto popolare nella gaudente Stoccolma
del tempo. Ma solo quando egli abbandon i toni comico
parodistici e gli scherzi letterari per sollevarsi a una visione
eroica dellebbrezza e della lussuria, la sua arte cess di essere
puro intrattenimento sociale e dilettazione da simposio.
Poche sono le notizie certe pervenuteci sulla cronologia
del suo canzoniere, parzialmente pubblicato lui ancor vivo
in anonime edizioni popolari e solo pi tardi raccolto in
volume {Fredmans Epistlar, 1790). I l grosso delle composi
zioni sembra gravitare intorno al 1770 2, ma da tutte le epi
stole (il titolo serba ancora un'eco delle giovanili parodie
bibliche: l'alter ego del poeta, Fredman una sorta di sette
centesco san Paolo, autore di epistole ai compagni di fede)
musicate da Bellman stesso e per lo pi da lui adattate a
melodie gi esistenti (arie di Hndel e di Haydn, gli Gluck e
1Non erano queste uninnovazione di B., che gi Dalin, sul modello
francese ( Le regiment de la calotte del quale fecero parte Luigi XIV
e Voltaire) aveva scritto burlesche Prediche in papalina (kalottpre-
dkningar).
2. Lindberger-R. Ekner, Att lsa poesi, Stockholm, 1965, p. 49 sgg.,
che si richiamano a O. Bystrom, Kring Fredmans Epistlar (1945).
144 Le letterature della Scandinavia
di Pergolesi; canti liturgici, canzonette francesi, ecc.) emerge
chiara lunit dellispirazione.
Alla schematica e tipeggiante psicologia del secolo razio
nalista fermo agli ideali di scienza e di progresso Bellman
non ha da contrapporre che il nudo ritratto del degradato
mondo delle bettole e delle case di piacere, ma evocato con un
linguaggio cosi sapido corposo concreto, tutto parlato e dialo
gato, con un disegno cos dinamico e intenso, con un colorito
cos luminoso e caldo da dar limpressione immediata della
vita. Interni semioscuri di taverne e partite di piacere nei
parchi cittadini e nel suburbio, piccoli drammi erotici e lascivi,
scene di brutture fisiche e morali, di grossolana sensualit e di
ubriachezza, ma anche agghindati idilli campestri, albe e not
turni sul Malar, soliloqui e meditazioni sulla morte. E gli
eroi e le eroine di questo mondo plebeo in varia misura
osservati e ripresi dal vero non sono tipi o manichini irri
giditi in atteggiamenti teatrali. Fredman e Mollberg, Mowitz
e Wingmark, Wetz e J ergen Puckel, Cajsa Stina e Lotta,
Susanna e Ulla Winblad, musa del poeta e sacerdotessa di
Bacco, bench non approfonditi caratteri, si collocano ognuno
con una propria individualit entro la cornice dun affresco
che rivela il potente chiaroscurista e il sapiente dosatore di
effetti. Qui Ulla Winblad fa la sua apparizione in foggia di
dama settecentesca (E. 3):
Fader Berg i hornet stter
Si, hur lilla nymfen ster
svingar sig i en dans!
Si hur fader Berg han gapar
nr som Jergen Puckel skrapar
stter han en kadans.
Hurra, si, Ulla dansar:
engageanter fior och frnsar
hvit sultan och blomsterkran-
[ w
hvita ben!
Si, Ijus och lampors sken!
[di lumi!
Padre Berg soffia nel corno
Guarda: la piccola leggiadra
[ninfa
si slancia nei vortici della danza!
Guarda: padre Berg, la bocca
[spalancata,
mentre Jergen Puckel fa rin
ghino,
suona in cadenza.
Evviva! Guarda: Ulla danza:
merletti e veli e frange
pennacchio candido e ghirlande
[di fiori
calze bianche!
Guarda che splendore di luci e
l il gaudente gobbetto J ergen Puckel colto nel suo carat
teristico atteggiamento cerimonioso (E. 17):
Dalla Riforma allet dei Lumi
145
Jergen sig bugar:
han lspar och frugar
sa sknt,
talar fransyska
och tyska.
Blommor p armen,
buketter i barmen
och gront!
J ergen sinchina:
balbetta e fa complimenti
ch uno spasso,
e parla francese
e tedesco.
E ha fiori sul braccio
e mazzetti sul petto
legati di verde!
Ora scandito con ritmo incalzante, febbrile il disordine not
turno duna casa sconvolta dal fuoco (E. 34):
Ack hvad for en usel koja!
sprckta rutor, brutna lsl
Tuppen gal en strdf hoboja
trumman hors i grnden sls!
Verda, verda? Larm p gatan;
Jeppe, bias i tornet, bls!
Som en gas
kacklar den Satan...
Klockan klmtar, vatten fs
Niklas torn som rda gulle
blanker i den m'rka nati.
I en h'vlm p en skulle
: slss tv krngar om en tratt,
ur en snderslagen ruta
\ tittar fram en gulbrun katt
strax besatt
hundarna tjuta...
Larm och butter, grt och skratt!
Ahim che misera bicocca!
vetri infranti e rotti chiavistelli!
Il gallo d fiato al suo rauco
[oboe
e sode nel vico il rullo del tam-
[buro!
Chi va l, chi va l? Fracasso
[in strada;
tu Beppe, sulla tua torre, soffia
[nel corno!
Come unoca
squittisce quel satanasso...
Sodono i rintocchi, arriva lac-
[qua,
la torre di San Nicola come oro
[incandescente
sfavilla nella buia notte.
In un mucchio nel fienile
due comari si contendono un
[imbuto,
da una finestra infranta
saffaccia un gatto marrone
e subito come ossessi
latrano i cani...
Strepito e fracasso pianto e riso!
ora evocato con molle grazia un idillio pastorale (E. 82):
Hvila vid denna klla!
Vr lilla frukost vi framstlla:
rdt vin med pimpinella,
och en nyss skjuten beckasin...
Fermati a questa fonte!
La nostra colazione qui prepa
riamo:
vino rosso tagliato con pimpi
nella,
e un beccaccino appena abbat
tuto...
146 Le letterature della Scandinavia
Dove, fra svolazzi e ghirigori pseudoclassici e rococ di Grazie
e Cupidi, di ninfe e tritoni il viaggio di Ulla Winblad per
quella rustica Citer che era allora il Djurgrden di Stoc
colma (E. 25); dove, con incisiva crudezza, le spettrali sem
bianze dun bevitore consumato dalla tisi (E. 30). Ma sempre
la stessa intensit e immediatezza di visione, la stessa foga
vitale che sembra talvolta preannunciare Strindberg.
certo questa di Bellman una poesia di corto respiro, che
non va oltre il chiuso cerchio dei sensi n mai attinge, nella
raffigurazione del vizio, la tragica profondit dun Baude
laire; una poesia che non si scruta e non si tormenta perch
i suoi paradisi artificiali sono semplici ingenui, scevri dogni
malizia (fuori luogo dunque sembrano i tentati riavvicina
menti tra il bellmaniano Fredman e Falstaff o tra Fredman e il
Panurgo di Rabelais). Neanche il senso della fugacit del pia
cere e delPapprossimarsi della morte, che come nube su un
cielo luminoso di tanto in tanto affiora in questa poesia, ne al
tera l intonazione sostanzialmente ditirambica. Anzi la morte
qui paganamente sentita senza terrori o volutt romanti
che come loltramondano bagno nel Lete, come lannienta
mento totale ( Vuota il bicchiere! Non vedi che la morte ti
attende... Mowitz, la tua tisi ti porter alla tomba, ma
tu pizzica lottava intona le corde canta la primavera
della vita ; E. 30) o come la goccia amara che rende ancor
pi gustosa la coppa della vita ( Caronte gi suona il cor
no , E. 79; Guarda come la nostra ombra, guarda Mowitz,
mon frre , E. 81). Nellombra della morte, pi struggente
ancora si fa la brama di godere intensamente, spasmodica
mente, pi pungente il desiderio di concentrare tutta la vita in
brevi attimi di estasi dionisiaca.
Questi i limiti della poesia di Bellman: ma entro questi
limiti quale iridescenza cromatica, quale orchestrazione po
lifonica! Quale virtuosistica maestria nel fondere e armoniz
zare i toni e i colori, le rime e i ritmi, nel trascorrere senza
apparente sforzo dalla crudezza naturalistica alla grazia vapo
rosa, dallimpeto orgiastico alla tristezza elegiaca, dal gergo
plebeo allincipriata eleganza classicista!
La sua musa era per troppo digiuna di filosofia e
troppo rustica per poter piacere ai letterati dellet gustavia-
na, fermi tutti agli inviolabili canoni dell esprit , del jo-
1N. Afzelius, Myt ocb bild..., Stockholm, 1964, pp. 16-69.
Dalla Riforma allet dei Lumi
147
li e della biensance . Gustavo I I I , vero, non gli fu
avaro di aiuti; e, sulla fine del secolo, Kellgren stesso, supremo
arbitro del gusto illuminista, primo direttore dellAccademia
Svedese, nemico dogni swedenborghiana mistica e interprete
della poesia di moda, frivola e sensuale, raccolse e pubblic
quel canzoniere contro cui anni prima aveva scagliato i suoi
sprezzanti anatemi. Ma per i classicisti gustaviani Bellman
non diversamente dal rude e popolareggiante prete J acob Wal
lenberg 1 rest sempre un irregolare.
Eppure nella seconda met del secolo si fa sentire an
che nel Nord, assieme al razionalismo, lesigenza del sen
timento, insieme al ricanement di Voltaire il pathos di
Rousseau. I n Svezia non solo Kellgren, che pur battaglia
in nome della ragione contro Th. Thorild2(primo Stiirmer
und Drnger nordico e amico di Herder) e B. Lidner3, si
apre, negli ultimi anni, alle correnti del gusto che vengono di
Germania e dInghilterra: Den nya skapelsen eller imbillningens
v'rld (La nuova creazione o il mondo della fantasia, 1789);
ma con lui molti altri gustaviani e collaboratori dello Stock-
holmsposten (A. M. Lenngren, Leopold, M. Franzn) si mo
strano sensibili a quello che un critico svedese (M. Lamm)
ha chiamato il romanticismo dellet dei Lumi . E proprio
uno svedese, C. A. Ehrensvrd, ideale discepolo di Winckel-
mann, fu a iniziare i nordici a quella nostalgia dellantico
(Viaggio in Italia, 1785-88), a quella nobile semplicit e
calma grandezza erroneamente dedotta dalla scultura greca,
che assumer cosi varie e intercambiabili forme nella nascente
spiritualit romantica.
1Autore dun umoristico diario di viaggio alle Indie orientali: Min
son p galejan (Mio figlio sulla gala, 1781) in versi e in prosa, se
condo il gusto del tempo/ Qui il geniale prete di bordo d insieme un
saggio di vivo realismo picaresco e una tuttaltro che convenzionale de
scrizione dun viaggio settecentesco.
2Nel suo epos in esametri: Passionerna (1781) sono esaltati, contro ogni
regolismo classicista, gli ideali del genio e del gusto ; difesi anche
in sede estetico-critica nel saggio: En kritik over kritiker (1791-92).
3Massimo preromantico svedese, molto vicino al gusto dello Sturm
und Drang nel suo patetico e lacrimoso monologo lirico: Spastaras
dd (La morte di Spastara, >1783 apoteosi dellamore duna madre
siciliana, che salva la fglioletta dal terremoto di Messina).
Capitolo terzo
Il romanticismo
In Danimarca pi ancora che in Svezia la corrente senti
mentale alimentata del pietismo di ascendenza tedesca. Fu
l'esempio di Klopstock che a lungo soggiorn a Copenaghen
(1751-58; 1763-70) ad ampliare gli orizzonti in senso neoclas
sico e romantico a un tempo. Luso di metri classici, la gran
diosa tematica biblica della Messiade, e poi il nazionalismo
rivestito di mitologia nordica aprirono, insieme al dilagante
ossianismo e allautobiografismo alla Sterne, nuove vie a J .
Ewald. Nei drammi di soggetto nordico attinti a Saxo: Rolf
Krage (1770) in prosa, e Balders ded (La morte di Baldur,
1775) in endecasillabi sciolti, nelPautobiografia Levnet og me-
ninger (Vita e opinioni - incompiuta, 1774-78), nella lirica:
Rungstedts lyksaligheder (Le beatitudini di Rungstedt, 1773)
e Ode til sjeelen (Ode allanima, 1775) espresse il suo pieti
stico sentimentalismo e virtuosismo, con una musicalit nuova
vibrante, ma anche non poco stancante a causa degli artifici
retorici.
Affine a Ewald per il capriccioso soggettivismo anche
J ens Baggesen, la cui vastissima opera lirica, satirica, pedagogi
ca, anchessa ricca pi di presentimenti e di stimoli che di certi
risultati darte sta a mezza strada fra la settecentesca sen-
siblerie e il nuovo gusto. I l suo diario Ai viaggio Labyrintben
(1792-93) attraverso lEuropa, resta come documento insigne
dellenorme popolarit di Sterne anche nel Nord (vi si ritrova
la linea serpentineggiante quale supremo canone della bel
lezza secondo VAnalysis of beauty di Hogarth; e lammirazione
per la cattedrale gotica di Strasburgo1, che gi nel 1773
aveva ispirato allo herderiano Goethe quel pezzo prosastico
cosi significativo per il titanismo dello Sturm und Drang ).
Ma la prosa di Baggesen risentiva dellartificio come e pi di
1 una tragedia shakespeariana: Re Lear fatta di pietre...
Il romanticismo
149
quella di Ewald, e bench fosse in contatto con Goethe,
e con Tieck, con Klopstock e con Schiller, con J acobi e Ma
dame de Stael, e non poco scrivesse egli stesso in tedesco,
pure battagli per quasi un decennio contro la poetica roman
tica di Oehlenschlger.
Cosi a Copenaghen come a Stoccolma, se i nordici gi pri
ma dellOttocento avevano letto e imitato Rousseau e Montes
quieu, Haller e Ossian, Young e Thomson, Herder e Goethe,
solo quando fu riscoperta la Germania letteraria, una nuova
cultura organica sorse sulle rovine di quella classicistica. Solo
quando il naturalista norvegese Henrik Steffens tenne a Cope
naghen le sue celebri lezioni divulgative in primo luogo
sulla schellinghiana Filosofia della natura (1802) e sul Fram
mento del Faust goethiano (1803) il romanticismo tedesco
agi come elemento catalizzatore di tutte le sparse tendenze
del tempo. Steffens aveva fatto parte del cenacolo di J ena
ma non aveva ignorato n la goethiana Weimar n la novali-
siana Freiberg2n Berlino3, e la sua entusiastica esposizione
dellidealismo filosofico-letterario inaugur come egli scrisse
una nuova era nella letteratura danese : da Oehlenschl
ger a Grundtvig, da Schack-Staffeldt a Blicher.
Rousseau e Ossian (POssian che aveva scacciato Omero dal
cuore del goethiano Werther!), Shakespeare (lo Shakespeare vi
sto da Herder e dagli Stiirmer und Drnger ) e i canti popo
lari, i concetti herderiani di popolo, di natura, di poesia, la filo
sofia dellidentit di Schelling: tutti i fermenti del primo ro
manticismo tedesco acquistano ora nuovo significato, divengono
forze vive operanti nella letteratura danese e, poco dopo, in
quella svedese norvegese e islandese4. Eppure mai come ora
1Dove conobbe Schelling e Fichte, A. W. Schlegel e Wieland, Herder
e Schiller.
2Cfr. H. Beyer, Norsk og fremmed Oslo, 1961, p. 136.
3Dove incontr Schleiermacher, F. Schlegel e L. Tieck.
4Qui le idee romantiche furono introdotte e discusse tardi, anzitutto
nella rivista Fjolnir (1835-47) fondata da J nas Hallgrmsson (1807-1845)
e da altri, divenuta poi subito tribuna culturale del liberalismo e del
la lotta per lindipendenza dellisola. Malgrado ci, non si pu dire che
la tradizione letteraria islandese, sostanzialmente ferma al suo grande pas
sato, si rinnovi e si mostri capace di esprimere nuove voci. Linsularit
per non dire lisolamento della cultura nazionale qui documentata anche
dallestremo conservatorismo linguistico. Ancora fino a pochi anni fa, se
si eccettuano i neologismi e talune innovazioni fonetiche, da un punto
di vista morfologico e ortografico, per non dire tematico, lislandese
in sostanza rimasto quello classico della et delle Saghe. Solo recente-
150 Le letterature della Scandinavia
forse si avverte nelle letteratura nordiche la mancanza di una
esperienza storico-culturale paragonabile a quella umanistica
e rinascimentale dei paesi neolatini. Lassenza di capolavori o
di grandi scrittori capaci di creare una tradizione letteraria
si rispecchia qui anche nella lingua che rimane rozza e im
bastardita da influssi stranieri fino alla vigilia del roman
ticismo.
In Danimarca il primo decennio del secolo dominato
non dal dano-tedesco Schack-Staffeldt, che pure nel 1804
aveva pubblicato un volume di romanticissime poesie, Digte
(1803) l, ma da Oehlenschlger, grande retore delle antiche,
leggende e Saghe in una copiosissima produzione di liriche,
di drammi fiabeschi e cicli epici (Erik og Roller, 1802; Guld-
hornerne, I corni doro , 1803; Hakon Jarl, 1805; Palnetoke,
1809; Correggio, 1811; Helge, 1814; Aladdin, 1820), nei quali
a uneccezionale vena lirica e fantastica, coloristica e mu
sicale, fa riscontro una parimente eccezionale convenzionalit
di procedimenti psicologici. Il virtuosismo formale presta qui
le sue armi, da un lato alla satira della poetica classicistica
(dalla quale peraltro Oehlenschlger stesso come osserv
Madame de Stal non sera affatto liberato), dallaltra alla
celebrazione del proverbiale eroismo nordico interpretato per
alla luce della morale kantiana e schilleriana. Varia il metro,
il travestimento esterno dei personaggi: da Aladino a Hakon,
da Helge a Allegri e a Socrate, ora orientaleggiante ora antico
nordico ora italiano ora classico, ma identica resta la genera
lizzazione e tipizzazione dun linguaggio artistico e duna te
matica attinta a Goethe e a Schiller a Shakespeare e a Tieck
e a A. W. Schlegel o alla antica poesia nordico-germanica.
Pure, Oehlenschlger fu il primo ad attingere con sensi
bilit nuova (bench attraverso il filtro di traduzioni e rifa
cimenti da Birner a Peringskild) a un profondo filone della
mente, in connessione con la seconda guerra mondiale, con la riacqui
stata indipendenza e col progresso economico, si viene affermando una
poesia e una narrativa antitradizionalista. Se gi nel 1930 il Quaderno
di poesia (Kveeakver) di Laxness segnava il trionfo del verso libero,
soltanto molto pi tardi con Steinn Steinarr, con Snorri Hjartarson
Agnar Prdarson e altri la psicanalisi, lesistenzialismo e il surrealismo
fanno il loro ingresso anche nella cultura islandese.
1Dov ravvisabile la conoscenza non superficiale dellopera di Goethe
e di Schiller, di Schelling e di Novalis lo Schack-Staffeldt aveva tra
il 1778 e 1795 pubblicato varie poesie in tedesco nel Musenalmanach
di Gottinga nonch delle forme poetiche dorigine neolatina.
Il romanticismo 151
spiritualit germanica (e di qui la grande importanza storica
della sua opera) vivificandolo del suo fervore fantastico1della
sua inventivit, del suo ottimismo borghese, e creando cosi
una moda letteraria destinata al successo oltre i confini nazio
nali: in Svezia (Tegnr, Geijer, Ling, Atterbom, Stagnelius)
non meno che in Norvegia (Wergeland) e in Islanda (B. Tho-
rarensen).
Con il prolificissimo riformatore ecclesiastico N. F. S.
Grundtvig, il romanticismo varca i confini dellambiente accade
mico e borghese (entro i quali sostanzialmente restano sia i ro
manzi sul Medioevo cavalleresco danese o su epoche e temi
storici di S. Ingemann e di C. Hauch, sia la poesia idilliaca
dellItalia inaugurata dal Correggio di Oehlenschlager e colti
vata poi in Danimarca e in Svezia da Andersen, da Bergs0e,
da Goldschmidt, da B0dtker, e da tanti altri, per oltre
mezzo secolo di colorite oleografie fino a Nicander, Bttiger,
e Malmstrm) e, passando dalla cultura universitaria alla po
litica e al costume, discende sin negli infimi strati del po
polo. Studioso e traduttore del Beowulf e di Saxo e Snorri
in un danese popolareggiante, libero da arcaismi, battezzato:
bargerstuedansk, evocatore in drammatici dialoghi dellincontro
e scontro fra paganesimo e cristianesimo (Nordens mytologi -
Mitologia nordica, 1808; Optrin af Nordens keempeliv - Scene
del paganesimo eroico nel Nord, 1809) Grundtvig sogn, sulla
scorta di idee fichtiane, herderiane e schellinghiane, una rina
scita delleroismo germanico-nordico non solo negli studi ma
nella vita civile, mirando a una mistica identificazione di pa
triottismo e religione. Il vagheggiamento duna chiesa adog
matica fondata sullidea luterana del valore della Parola evan
gelica in contrasto a ogni istituzionalismo (per la quale scrisse
gran copia di canti religiosi: Salmi e canti liturgici)2, la crea
zione di una Universit popolare Folkhojskole3, non meno
dellimpulso indiretto dato dalla formazione duna sinistra de
mocratica in Danimarca dopo la guerra del 64 son tutte
espressioni del suo fervido romanticismo che giudicava crea
zione anonima del popolo la tradizione storica del cristia
nesimo al pari della mitologia e della demologia!
1H. Brix, Gudernes Tungemaae, Kobenhavn, 1911, p. 187 sgg.
2Sangvserk for den danske kirke (in gran parte traduzioni dal tedesco
e dal latino) pi volte ristampato dal 1837 al 1880.
3In origine rurale, basata su una comunanza di vita e di studio, nella
quale confluivano fermenti democratici ma anche antiumanistici e na
zionalistici. La prima fu appunto aperta a Rodding (1844) nello Schleswig.
152 Le letterature della Scandinavia
Poco dopo il trionfo del movimento romantico in Dani
marca, anche in Svezia si ebbero i primi segni del risveglio.
La reazione decisiva al secolo dei Lumi si compie anche
qui nel campo filosofico prima che in quello letterario e gra
vita intorno alle Universit di Uppsala e di Lund che si sosti
tuiscono, nella direzione della vita intellettuale, a Stoccolma,
gi centro della cultura nelPera gustaviana. B. Hijer, pro
fessore a Uppsala, il primo mediatore della filosofia kan
tiana fichtiana e schellinghiana che, insieme allo storico e
poeta E. G. Geijer, fa conoscere in Svezia fra il 1802 e
il 1807. Gi ai primi delPOttocento la polemica anticlassi
cistica divampa negli scritti programmatici della nuova scuo
la l. Nel 1809 il critico letterario L. Hammarskld pub
blica in collaborazione con altri la rivista Polyfem; nel 1810
esce a Uppsala il mensile Phosphoros, organo del cenacolo
letterario di P. D. A. Atterbom che propugna una radicale
riforma della letteratura nazionale; poi fra il 12 e il 22 il
Poetisk Kalender (eco del tradizionale Musenalmanach tede
sco!), tra il 13 e il 24 lo Svensk Litteratur-Tidning, in cui i
fosforisti F. W. Palmblad, L. Hammarskld e altri bandiscono
e interpretano il pensiero estetico-mistico di Novalis e di Tieck,
di F. Schlegel e di Schelling, mentre fra Pi i e il 21 vede la
luce a Uppsala in settantasei volumi la Biblioteca dei classici
tedeschi .
Atterbom, professore di estetica e poi di filosofia a Uppsala,
meglio ancora di Tegnr e di Geijer (che per il culto del
razionale e per il senso del reale sono ancora legati al secolo
XVIII) rappresenta le pi eversive tendenze del romantici
smo tedesco, di cui rispecchia sia levoluzione estetico-religiosa
fino alle aberrazioni della teosofia sia linvoluzione nazionali-
stico-conservatrice sino alle utopie medievalizzanti.
I l platonismo di Schelling e il misticismo erotico di Z.
Werner, la concezione della poesia trascendentale formulata
da F. Schlegel e da Novalis e quella genetica della storia let
teraria propugnata da Herder, la mondbeglntzte Zauber-
nacht del Medioevo cara a L. Tieck, il sentimentalismo di
J ean Paul e il moralismo di Schiller; e anche lalto irraggiun
gibile esempio di Goethe: tutto si ritrova in lui: nel ciclo di
1Anzitutto nel settimanale Polyfem (1809-1812) di Stoccolma che sati
reggiava i rappresentanti della vecchia scuola fra cui Leopold, e poi
nelle riviste uppsaliensi Phosphoros (1810-1813) e Svensk Litteratur-
Tidning (1814-24).
Il romanticismo 153
poesie giovanili, Blommorna(I fiori) come nel frammento
drammatico, Fgel bla (Luccello azzurr, 1813 attinto a un
racconto popolare che a sua volta risale a una fiaba di Madame
dAulnoy) e nel capolavoro dellet matura: Lycksalighetens
(Lisola della felicit, 1824-27). Anche la sua polemica antil-
luministica ricalca in sostanza le orme di Fichte e di F. Schlegel,
di E. M. Arndt e di F. L. J ahn nellasserzione della superiorit
spirituale e linguistica della civilt germanica sulla romanza
e nella tradizionale antitesi fra Nord e Sud: un Nord tutto
eroico e filosofico di fronte a un Sud tutto sensuale e musicale;
in cui lItalia, pur vagheggiata con romantica Sehnsucht vi
appare come autentica terra di morti (non solo Atterbom igno
r un Foscolo un Leopardi un Manzoni; ma quando, sulla scorta
dei romantici tedeschi, si avvicin al mondo delle forme poe
tiche italiane e lesse e in parte tradusse Tasso, Michelangelo
e Petrarca ne romanticizz i metri sconvolgendone il ritmo e
dissolvendone la struttura plastica) l.
I l romanticismo tedesco (Novalis e Schelling) aveva posto
al centro dellarte la fiaba, interpretandola in senso mitico-
musicale-profetico; e non solo Tieck e molti altri, ma dopo il
1820 il neoclassico Platen aveva tentato di fondere insieme
nel nuovo genere di moda: epos lirica e dramma; n ad Atter
bom mancavano altre suggestioni letterarie: dall 'Aladino di
Oehlenschlger al Faust, dallo Shakespeare del Sogno d'una
notte di mezz'estate al novalisiano Enrico di Ofterdingen. Sic
ch quando pose mano a quello che doveva essere il suo ca
polavoro, la fiaba drammatica L'isola della felicit, i pi diversi
elementi ideologici e sentimentali del romanticismo tedesco
confluirono nel suo simbolismo sensuale e nel suo estetismo
musicale.
Intorno a un tenuissimo filo narrativo, desunto dal racconto
popolare svedese, liberamente sintrecciano gli arabeschi di
una fantasia quasi operistica in un caleidoscopico alternarsi
di scene e di intermezzi, di monologhi e di balletti, di duetti
e di arie: dallamletico soliloquio di re Astolfo che sogna un
ideale di bellezza e di felicit assoluta2, allattuazione di que
1Significativi al riguardo: Minnen frn Tyskland och Italien sul suo
viaggio in Germania e in Italia del 1817-18 (pubbl. nel 1859).
2Basta qualche verso a darne unidea: O, gves det en trolldom, /
som drankte all vr nakna verklighet / sa djupt i drombildvarldens
ocean / att ingen brygga ndde frn vr jord / till diktens evigt som-
margrona ... J ag slmile genast fr vad pris somhelst / forbyta mot
ett sdant drommeri / mitt nakna liv, mitt tomma hjltenamn / min
154 Le letterature della Scandinavia
sto sogno nelPIsola della felicit; dal plurisecolare amore
di Astolfo e Felicia al fatale ritorno del re nel suo regno
che si intanto trasformato in demagogica repubblica si
no al finale apocalittico in cui i due amanti, privati della
felicit terrena (lycksalighet), assurgono mediante il sacrificio
e la purificazione religiosa alla beatitudine celeste (salighet).
Al di l delTallegorismo metafisico e dellesotismo sceno
grafico il poema serba ancor oggi un suo episodico valore
lirico oltre quello storico e culturale di primissimo ordine
per quei brevi componimenti cantabili che vi sono inter-
spersi: piccole gemme che nulla perdono a esser tolte dalla
loro fastosa e artificiosa incastonatura (il canto dellustgnoloj
la ballata di Astolfo e Svanvit, il lamento di Svanvit) e che
sullo schema melico della ballata popolare danno compiuta
espressione al sentimento poetico dellAtterbom: alla brama
di vita e alla volutt di morte, alla nostalgia della bellezza e
della felicit e al senso della solitudine e del dolore.
Parallelo alla corrente fosforista capeggiata da Atterbom,
ora in opposizione ora in comunione dintenti, un indirizzo
di pensiero romantico-nazionalistico trov espressione nella
rivista Iduna (1811-24) pubblicata, per iniziativa di E. G.
Geijer, dalla Lega patriottico-letteraria (Gtiska frbundet)
di Stoccolma.
Con A. Afzelius, suo collaboratore nella prima raccolta e
j pubblicazione a stampa dei canti popolari svedesi (1814-17),
e con P. H. Ling, inventore della ginnastica svedese e autore
di informi poemi goticisti, E. G. Geijer fu, almeno in un
primo tempo, il massimo rappresentante nordico di que
sto romanticismo nazionalistico. In lui il culto fichtiano
della forza e della volont eroica si combina con lideale
goticista , cio con la celebrazione delle primeve virt
dellanima nordica, simboleggiate in poemi e ballate roman
tiche alla Goethe e alla Schiller (Vikingen - I l vichingo;
Odalbonden - I l libero contadino; Den lille kolargossen -
I l piccolo carbonaio, 1814), la metafisica schellinghiana, con
siderante la storia come ininterrotta teofania, con la sua
hemska fosterjord, min tunga spira... (O, se ci fosse un incanto capace
di sprofondare nelloceano del mondo dei sogni tutta la nostra nuda
realt; cos che nessun ponte congiungesse pi la nostra terra alleterna-
mente verde isola della poesia... Per questo sogno, io darei subito a
qualsiasi prezzo la mia squallida vita, il mio vacuo nome di eroe, la
mia abominevole terra natale, il mio pesante scettro).
Il romanticismo
155
semplice fede nella Provvidenza, lo storicismo del Savigny col
suo empirismo intuizionistico (Svea rikes hfder - Annali del
regno svedese fino al IX secolo, 1825; Svenska folkets
historia - Storia del popolo svedese fino alla regina Cri
stina, 1832-36; Teckning af Sveriges tillstnd... frn ko-
nung Carl X I I : s dod till konung Gustaf III: s antrde af
regeringen - Disegno delle condizioni della Svezia dalla morte
di re Carlo XII allavvento di re Gustavo I I I , 1838). Ma la
meditazione e l esperienza storica, come da posizioni inizial
mente reazionarie lo spingono, attraverso una sincera crisi
intellettuale, cui dette impulso decisivo il movimento operaio
inglese e il socialismo utopistico francese, nelle braccia del
liberalismo1, cosi lo riscattano dalle peggiori astruserie ro
mantiche.
Goticista come Geijer anche E. Tegnr, professore
di grec a Lund e poi vescovo di Vaxj, la cui opera di
studioso poeta e oratore sembra conciliare in ideale sintesi
leredit classica e romantica. I l culto della lingua ornata
solenne, sentita come espressione simbolica della tradizione
nazionale, il pathos patriottico ispirato allidealismo volonta
ristico di Kant e di Fichte e alimentato dalle guerre napoleoni
che (lodio e poi il culto di Napoleone presente in poesie
come Det eviga, 1810; Svea, 1811; Den vaknade ornen, 1815),
ma rifuggente dalle infatuazioni mistiche dei fosforisti, il
teismo adogmatico, la concezione ellenico-schilleriana della ca-
. tarsi spirituale operata dallarte, il liberalismo politico e mo
rale: tutto mostra come in lui sia vivo e operante lideale
neo-umanistico della nobile semplicit e calma grandezza
formulato da Winckelmann. E anche la sua migliore lirica,
Flyttfoglarne; Skaldens morgonpsalm, 1812-13 ricca di lumi
nose sentenze, di profonde riflessioni, di grandiose visioni, cul
minante nella Saga di Frithiof2 (leroismo vichingo caro al
gusto goticista qui trasferito in una sfera ideale cristiana
e platonica a un tempo) rivela sempre lintima aspirazione clas-
I sicistica, nella dignit e nellarmonia del verso, nella studiata
compostezza dei giri sintattici, nella solennit oratoria del
lessico; e su un piano biografico-psicologico nelle Lettere
1Utili per comprendere il lento maturare di questa crisi i Ricordi (Min-
neny 1834) di Geijer, anche da un punto di vista stilistico degni di nota.
2Attinta alla traduzione antiquaria del Birner e poi anche al testo
della fornaldarsaga la Frithiofs Saga (1825) un ciclo polimetro di ro
manzi a lieto fine sul contrastato amore di Frithiof e Ingeborg.
156 Le letterature della Scandinavia
(Brev) soprattutto in quelle allamico C. G. von Brinkman e
a Martina von Schwerin.
In Svezia il romanticismo non si esaurisce nelle opere
dei massimi esponenti delle correnti goticista e fosforista, ma
pervade del suo ideale e sentimentale lievito altri artisti
come E. Sjoberg che verso quelle correnti assume una vel
leitaria posizione di battaglia, o come F. M. Franzn e J . O.
Wallin, entrambi poeti religiosi e religiosi poeti che rinno
vano in senso idealistico la tradizione saimistica luterana
(soprattutto questultimo con la sua celebre ode Dodens engel
Langelo della morte, scritto in occasione dellepidemia co
lerosa del 1834, e con un gran numero di salmi in cui vibrano
insieme la nostalgia dellinfinito e il senso della caducit
terrena).
Fuori dogni scuola e dogni polemica J ohan Stagnelius
sembra racchiudere nellopera come nella vita breve e infe
licissima oppressa da una chiusa educazione clericale, l essenza
stessa del romanticismo, orgogliosamente individualistico e
scisso da insanabili contrasti; solo, quasi ignorato dai contem
poranei, dedito allalcool e forse alloppio, muore a trentanni
dopo aver pubblicato pochi scritti: un epos esametrico Wla
dimir den store (Vladimiro il grande, 1817) che, oltre a essere
la storia duna conversione al cristianesimo operata dallamore
di una donna, un inno alla Santa Alleanza, alcune liriche
mistico-erotiche: Liljor i Saron (I gigli di Saron, 1821) e due
drammi in versi, Martyrerna (I martiri, 1821) e Bacchanterna
(Le baccanti, 1822) ricchi di scene patetiche, di estasi mistica
e di ebbrezza dionisiaca, mentre la sua fama postuma subito
dilaga quando L. Hammarskld pubblica (1824-26) gran parte
delle opere inedite.
La sua poesia organicamente evolutasi da esordi classici
stici verso un romanticismo sempre pi esasperato e morboso
(sullesempio di Chateaubriand e per lapprendimento delle
forme poetiche neolatine di A. W. Schlegel) riflette tutte
le movenze e le sfumature dalla nuova sensibilit. Primeggia
la lirica1che, per i temi speculativi e per lintensa rappresen
1I lavori teatrali, sia quelli di soggetto nordico antico: Sigurd Ring;
Wisbur; Svegder, sia I martiri e persino Le baccanti sono, mal
grado il raffinato simbolismo, molto melodrammatici, e alcuni addirit
tura ispirati al pi facile e vistoso repertorio romantico, come per es.
Riddartornet (La torre del cavaliere su un motivo dincesto) Gladje-
flickan i Rom (La prostituta di Roma dove lo spettro di un amante
Il romanticismo 157
tazione psicologica e drammatica, sembra anticipare lultimo
Froding e forse pi ancora il Novalis degli Inni alla notte ,
tesa com a conciliare realt terrena e Aldil, lussuria e ascesi,
ansia di piacere e ebbrezza di morte. Qualcuno (A. Osterling)
lo ha ravvicinato a Baudelaire per la struggente e inappagata
nostalgia, per lavvolgente musicalit, ma manca poi a Stagne-
lius il satanismo eroico del francese mentre in lui sempre
fortissima la componente religiosa platonizzante e teologica 1
bramosa di trasumanare la materia e di sublimarla nel fuoco
dellestasi mistica.
Artista finissimo del verso, esperto della tecnica lingui
stica e metrica riesce spesso soffocante col fasto delle sue
immagini preziose ed esotiche, con le sue languidezze senti
mentali; con le sue lacrime e i suoi sospiri, abbondanti persino
nelle migliori composizioni come Necken (Lo spirito delle
acque); Tararne och blodet (Lacrime e sangue); Suckarnes
my star (Il mistero dei sospiri); Mnan och sjeelen (La luna e
lanima); Se hlomman! (Guarda il fiore!); Molnet (La nuvola);
Hsten (Lautunno) ecc., anche se questa tormentata poesia
trover per tutto lOttocento e oltre imitatori e ammiratori.
In Norvegia il romanticismo appare tutto permeato di spi
riti nazionalistici, perch preponderanti qui furono gli eventi
politici. Con la pace di Kiel (1814) la Danimarca ced alla Sve
zia la Norvegia che sin dallUnione di Kalmar era stata in
pratica un territorio di lingua e cultura danese ( la quadriseco
lare notte come dice Ibsen in Veer Gynt). Sulla fine del
sec. XVIII non era mancato qualche sintomo di risveglio nazio
nale soprattutto sul piano letterario con le polemiche in seno
all Associazione dei norvegesi di Copenaghen (Det norske
Selskab). Ma solo molto pi tardi, dopo la fondazione dellUni-
versit di Cristiania (1811) e dopo la dichiarazione dindipen
denza dellassemblea costituente di Eidsvoll (1814), quando
cio il nuovo Stato ebbe raggiunto un minimo di stabilit eco
nomica e politica bench legato ancora in unione personale con
la Svezia (il cui re Carlo XIII per sera impegnato a ricono
scere i deliberati di Eidsvoll), si manifestarono, verso il 1830,
i primi segni di una nuova coscienza nazionale nella polemica po
chiama a s nellAde lamata), Albert och Julia (su una amante che
rinuncia al cielo per seguire lamato nelPinferno).
1V. per questo aspetto del problema loriginale recente lavoro di M. Lu
dovica Koch, La lirica di E. J. Stagnelius, in AION, Napoli, 1968.
XI pp. 211-508.
158 Le letterature della Scandinavia
litico-letteraria fra Henrik Wergeland e J ohan S. C. Welhaven.
Aperti entrambi al pensiero romantico ne rappresentano
per due aspetti o momenti diversi. I l primo pi vicino allir
razionalismo della Sturm und Drang vagheggia la rinascita
nazionale attraverso un ritorno alla natura e al popolo, cio
attraverso la valorizzazione dei ceti rurali, che per secoli (si
credeva), avevano serbata intatta Peredit spirituale dun gran
de e libero passato; il secondo, pi sensibile al realismo post
romantico, sottolinea invece il valore della continuit storica
indispensabile a un vero risveglio nazionale, e viene cosi a
identificare la sua causa con quella dellodiata tradizione da
nese. I l primo, in scritti di tumultuosa improvvisazione e di
ardente genialismo (fra laltro un poema dialogico in pi di
15.000 versi sulla storia del genere umano herderianamente
concepita; Skabelsen, Mennesket og Messias - La creazione,
luomo e il Messia, 1830, indigesto centone romantico, fatto
di allegoria protologia e escatologia, di teologia e liberalismo,
di ansia rivoluzionaria e ottimismo illuministico) e poi in li
riche e articoli, libelli, polemiche e drammi, spesso sotto los
sianico pseudonimo di Siful Sifadda, agita in Norvegia per quasi
un secolo le nuove idee: di libert politica e spirituale, di
eguaglianza sociale e religiosa, di fede nel progresso umano.
I l secondo, sullesempio del danese J . L. Heiberg (special-
mente nei sonetti polemici di Norges deemring - Lalba del
la Norvegia, 1934, ma anche con la posteriore lirica pae
saggistica ed elegiaca) richiama le menti alla necessit di una
aristocratica disciplina artistica e al senso della realt. Da
diverse posizioni collaborano entrambi alla fondazione duna
cultura che voleva essere esclusivamente norvegese. Lopera
del primo checch ne dicano i critici norvegesi da
considerare pi come battagliera affermazione di ideali poli
tici e civili, come documento di generosa improvvisazione priva
di gusto e di misura, che come creazione artistica; anche se
in mezzo alla convulsa enfasi che la rende oggi di cosi difficile
lettura possibile isolare versi di una qualche efficacia descrit
tiva 1. Nel secondo pure primeggia lintento didattico e po
1Perfino nella lirica damore e nella poesia floreale, giudicate dai cri
tici come la parte migliore della sua produzione: Det forste Haandtryck
(La prima stretta di mano); Den Elskedes Slummer (Il sonno dellamata);
Jan Van Huy sums Blomsterstykke (Il mazzo di fiori di J . van Huysum),
Til min Gyldenlak (Alla mia violacciocca) difficile vedere un supe
ramento della retorica estatica e del consueto lirismo effusivo, qua e
l forse attenuato da qualche nostalgico ed elegiaco ripiegamento.
ipromanticismo
159
polare , frenato per da unintima adesione a certi esempi
di poesia darte che si avvertono nel linguaggio pi scelto, e
nella maggiore attenzione ai valori metrici e musicali della sua
poesia.
Visto nel suo insieme lintero moto romantico nordico
sembra dunque polarizzato intorno ai due grandi miti ottocen
teschi di natura e di nazione.
Il naturismo mistico rousseauiano e il nazionalismo, risve
gliato dalle vicende delle guerre napoleoniche (1801: bom
bardamento inglese di Copenaghen; 1808-1809: perdita della
Finlandia svedese che passa alla Russia; 1814: pace di Kiel
e Costituzione di Eidsvoll) sono le due forze che riconducono
questi popoli ancora sostanzialmente contadini alle scaturigini
prime della loro storia. Ma naturismo e nazionalismo si tro
vano gi fusi e confusi in molti scrittori della seconda met
del Settecento. Mentre da Copenaghen il ginevrino Mallet, uti
lizzando la collaborazione di antiquari islandesi, fa conoscere
per la prima volta allEuropa cosmopolita i miti e la poesia
pagana dei popoli nordici, studiosi poeti e pittori scandinavi
(come G. Schoning J . Kraft e T. Rothe, Bjerregaard, Thorild
e Munch, Dahl, Fearnley e Wahlbom) foggiano sulle idee di
Rousseau, di Herder e di Montesquieu limmagine dun antico
Nord tutto primigenia sanit e libert di costumi, tutto eroismo,
tutto grandiosit e semplicit di natura. Parallelamente lin
cetta e la raccolta dei vetusti manoscritti dlYEdda e delle
Saghe (perseguita sin dal Seicento soprattutto dai monarchi
danesi e svedesi ma anche da privati e sempre col prezioso
aiuto di islandesi, da B. Sveinsson a A. Vidalm e a A. Ma
gnusson) mette sotto gli occhi di filologi e poeti, ignoti tesori
e monumenti duna cultura autoctona che il nascente nazio
nalismo, materiato di protestantica avversione ai valori uma
nistici e classici, subito contrappone a quelli della invisa tradi
zione mediterranea.
In un primo momento il quadro di questo antico Nord,
spesso confuso con lossianica Caledonia, appare come unin
differenziata unit panscandinava in cui retrospettivamente si
proiettano tutti i miti e i fermenti del gusto goticista. Luto
pia primitivistica e lo storicismo herderiano; le tendenze ar-
monistiche nellinterpretazione della religione pagana (sullo
spunto di testi antichi: Vglusp, Njlssaga, Snorri, e alla luce
della filosofia schellinghiana, si tentano sconcertanti sintesi che
approdano a vere e proprie mascherate: Grundtvig che chiama
Cristo e Odino figli del Padre degli dei e Atterbom che
160 Le letterature della Scandinavia
riavvicina Frigg alla Vergine Maria sono sullo stesso piano
ideale degli scultori Freund e Fogelberg 1che travestono gli
eroi e gli dei nordici in fogge greche e romane) il pedagogismo
arcaizzante delle societ patriottiche ( Gotiska frbundet ,
1811; Manhemsfrbundet , 1815) sognanti la resurrezione
delle antiche virt guerriere attraverso lo studio della lette
ratura e della storia patria; il culto e il mito di Carlo XII,
campione e martire di un'idea tutta germanica delPonore, fil
trata attraverso il volontarismo fichtiano; e da ultimo, ma non
ultime, persino le fantasie etimologiche e etnologiche medie
vali e cinque-secentesche dei fratelli Magnus e di O. Rudbeck
(che auspici Isidoro di Siviglia e Giordane facevano discendere
i Goti vincitori di Roma da Gog a Magog e riempivano di eroi
ed eroine svedesi lintera storia dEuropa) - tutto convogliato
nel grande alveo di questa corrente del gusto, la cui inegua
gliata forza di attrazione esercita il suo fascino persino su
grandi filologi come R. Rask, Munch e J . Grimm.
E dal goticismo presero le mosse: sia i primi demoioghi
nordici (Nyerup e Thiele in Danimarca; Geijer e Afzelius
in Svezia; Landstad, Faye, Asbjomsen e Moe in Norvegia,
J . Arnason in Islanda) a cogliere nelle vive parlate rurali le
testimonianze delPunit, oltrech politica, culturale e storica
dei rispettivi paesi: sia gli storiografi romantici, Geijer e
Fryxell, Wergeland, Keyser e Munch, tendenti a una visione
del passato sempre pi provinciale e nazionalistica, i cui echi
non sono ancor oggi spenti.
Cosi anche per Tevoluzione linguistica il nazionalismo goti-
cista fu decisivo, soprattutto in Norvegia dove la plurisecolare
sudditanza alla Danimarca aveva portato il paese a quella
profonda scissione politica, sociale e culturale che fa da
sfondo a tanta parte della letteratura dellOttocento e perfino
del Novecento; da K. Elster a T. Andersen, da H. E. Kinck a
K. Hamsun. Mentre qui, nei centri urbani, la borghesia colta
e la burocrazia dorigine prevalentemente straniera aveva adot
tato per lingua ufficiale il danese scritto (infarcito di latinismi
e tedeschismi) bench con pronuncia e accento norvegese,
1La statua di Baldur, il dio mite e bello, vittima innocente della mal
vagit gi nelle antiche fonti nordiche fu modellata da B. E. Fo
gelberg tenendo presenti insieme la Venere di Milo e il Cristo di Thor
valdsen. Si ripensa, di fronte a tale gusto eclettico, al romanticismo acca
demico del celebre quadro di Girodet-Trioson raffigurante i generali I
francesi morti in guerra accolti sui campi elisi da Ossian e Fingai.
Il romanticismo
161
nelle campagne invece sopravvivevano i dialetti rurali indigeni;
quasi ignoti alla minoranza dirigente e privi di una tradizione
viva e dun prestigio letterario.
Nel quadro di questo bilinguismo sinseriscono gli sforzi
riformistici di Wergeland e di K. Knudsen, di P. A. Munch
e di I. Aasen, di Asbjornsen e di J . Moe, di Vinje e di
Garborg, con i quali tutti ha inizio quel vasto movimento
di emancipazione e di riscossa nazionalistica che ancora oggi
uno degli aspetti pi caratteristici della cultura norvegese.
Se Wergeland e Knudsen1sostanzialmente seguivano una linea
moderata accettando la tradizione dano-norvegese e mirando
soltanto a migliorarla (bote) sulla base della lingua effettiva
mente parlata in Norvegia dalle persone colte, lo storico-filologo
P. A. Munch 2e il linguista autodidatta I. Aasen propugnavano
una soluzione radicale che rompesse con il danese per (illumini
sticamente) creare sulla base dei dialetti rurali una nuova lingua
nazionale. Ricollegandosi a questi dialetti (soprattutto occi
dentali) e dimostrandone i legami storici col norreno (e quindi
colla passata grandezza nazionale) dettero entrambi alla nuova
lingua che avrebbe dovuto sostituire il danese3quellimpronta
1Grammatico e istruttore teatrale espose nel vocabolario Unorsk og norsk
(1881) il suo programma volto a sostituire i danismi e i tedeschismi
con idiotismi norvegesi, nella grafia, nel lessico, nella pronuncia, nella
sintassi. Fu lui il revisore linguistico delle prime opere di Bjornson e
di Ibsen.
2Ha lasciato fra altro una monumentale storia della Norvegia (Det
norske folks bistorte, 1851-63, dalle origini fino allUnione di Kalmar).
Com noto, mori e fu sepolto a Roma nel cimitero acattolico.
3Con lo scritto Prover af landsmaalet i Norge, 1853, che una rac
colta di saggi (per lo pi fiabe popolari attinte a narratori dialettali),
Aasen volle fornire esempi storici della nuova lingua, che egli ambi
ziosamente chiam lingua nazionale , creata in realt con criteri an
tistorici e puristici, sulle forme flessionalmente e foneticamente pi
arcaiche, senza alcun riguardo alluso. Ma gi prima, nel 1848, aveva
pubblicato una grammatica (Det norske folkesprogs grammatik) e nel
1850 un dizionario (Ordbog over det norske folkesprog) di questa lin
gua che chiam prima norvegese-popolare, poi, landsml. Al tentativo
radicale di Aasen, che ebbe presto lappoggio del primo giornale lette
rario (Dolen - I l valligiano) pubblicato da Vinje nella nuova lingua
(1858), ne seguirono altri, miranti a valorizzare questo o quel dialetto;
ma nessuno pot validamente concorrere con la lingua ufficiale dellUni-
versit e della chiesa, della stampa e del teatro, che dietro di s aveva
una lunga tradizione letteraria. I l problema linguistico divenne presto
anche politico e lo Storting norvegese introdusse nel 1892 il cosid-
XXVII - 7. Lett, della Scandinavia.
162 Le letterature della Scandinavia
arcaica e cartacea che ancora oggi in parte caratterizza il cosid-r
detto landsml o nynorsk. La lingua creata da Aasen era in lar
ga misura il dialetto della sua provincia natale (Sunnmore) infio
rettato di arcaismi; e perfino la auspicata nuova lingua lettera
ria (samnorsk) che sarebbe dovuta sorgere dalla fusione tra
nynorsk e bokml ancora oggi, a distanza di un secolo, pi
un programma che una realt. E ci malgrado le numerose e
sfortunate riforme promosse dal Parlamento in favore di tale
fusione
Comunque, sin dalla met delPOttocento, il risveglio na
zionalistico non manc di dare i suoi frutti. Peter Christen
Asbjornsen e J orgen Moe, collaboratori nella raccolta e ste
sura delle fiabe popolari norvegesi (Norske folkeeventyr,
1841-44) e fedeli discepoli e corrispondenti dei Grimm (a que
ste fiabe seguirono le Fiabe di fate e leggende popolari norve
gesi del solo Asbjornsen: Norske huldreeventyr og folkesagn,
1845-48) danno il primo esempio di una lingua viva, parlata,
realistica, attinta alla tradizione popolare, ma artisticamente
rielaborata, a mezza strada fra la tradizione danonorvegese
(nella grafia soprattutto) e il colorito dei vari dialetti locali.;
Aasmund O. Vinje, compagno di studi di Ibsen, rif sul clas
sico modello heiniano il suo libro di viaggio Ferdaminni fraa
sumaren 1860 (1861) alternando quadri paesaggistici del ^
Trondelag e riflessioni politico-sociali, poesia e prosa, satira e !
sentimentalit, in un landsml fresco e duttile alle esigenze '
della conversazione giornalistica come della confessione lirica; ?
detto mlparagrafen, che equiparava le due lingue sul piano delTinse-
gnameno statale: il nynorsk o neonorvegese geograficamente diffuso [
nelle regioni occidentali e il riksml o bokml (cio lingua libresca f
denominazione assai infelice perch non rispondente alla realt dei fatti),
in quelle orientali, nella Capitale e in genere di maggior uso corrente.
1Quella del 1907 segna con le nuove norme ortografiche morfologiche
e lessicali una definitiva rottura col danese; quella del 1917, imponendo
lobbligo didattico delle due lingue, ha incontrato seria resistenza; la
terza del 1938 mira appunto a ravvicinare il nynorsk e il bokml (come :
le due lingue si chiamano ufficialmente dal 1929); e nel 1951 stato,
sempre al medesimo scopo, creato un organo consultivo: Norsk sprk-
nemd (Comitato linguistico norvegese). Mentre in pratica gli scrittori
seguono tendenze eclettiche, non si pu negare che il bilinguismo abbia
portato a un arricchimento lessicale e culturale, e non soltanto al caos,
come dicono gli avversari, non solo conservatori, ma anche radicali di
sinistra come A. Overland e S. Hoel. Il cosiddetto Vogt-komiteen
(dal nome del rettore delTUniversit di Oslo, Hans Vogt) creato nel
1964 non stato in grado di apportare sostanziali contributi alla solu
zione dellintero problema.
Il romanticismo
163
Arne Garborg esordisce pubblicando nel suo giornale Vedr-
heimen il primo romanzo ideologico in land smi, Ein Fri-
tenkjar (Un libero pensatore, 1878) su quel conflitto fra scienza
e fede che sar il grande tema del secondo Ottocento.
Esauritosi nello spazio di tre decenni l impulso novatore
del primo romanticismo, riaffiorarono, anche nella letteratura
nordica, verso il 1830, molte correnti del pensiero settecen
tesco che sembravano definitivamente tramontate. Negli stessi
romantici si fa strada ora una reazione antiromantica. Allequi
valenza tra poesia filosofia e religione, alla concezione del
poeta-vate, alla fede messianica nella palingenesi del genere
umano attraverso larte, allestetismo e alledonismo si con
trappone un nuovo bisogno di concretezza, una nuova consape
volezza della realt che, anche sul piano politico, ispira la na
scente stampa liberale ( Fsedrelandet a Copenaghen; Afton-
bladet a Stoccolma; Morgenbladet a Oslo) dei tre maggio
ri paesi nordici. I n tutta la nuova generazione di scrittori visi
bile lo sforzo di conciliare con la realt-gli ideali romantici
ora completamente assimilati nella cultura nazionale: dallauto
nomia e individualit dellarte alle istanze dellirrazionale, del
subcosciente, del soprannaturale; dal concetto di storia allidea
di nazione. I n un primo momento pi che di esplicita con
danna di certi principi e motivi in nome di altri contrari, si
tratta di un maturo eclettismo, di giustapposizione di valori, di
gradazioni e sfumature. Non solo ora un goticista come il gi
menzionato scrittore svedese Geijer abbandona il verso per
tentare la prosa darte nei suoi Ricordi d }infanzia e di viaggio
(1834), tutti materiati dinteressi politici e sociali, ma persino
il capo dallesoterismo fosforista, Atterbom, affronta i proble
mi della critica letteraria su un piano di realt storica (Vrofeti
e poeti svedesi, 1841-55).
Insieme con fosforisti e goticisti, e gi prima di loro, non
manca chi, ai margini delle mode romantiche, prende a bat
tere le modeste e inesplorate vie del racconto sociale o rurale,
spesso autobiografico, tutto descrizione di ambienti e destini
semplici e comuni, di fatti e di esperienze vissute, con uno
spirito critico e satirico che sembra insieme riattaccarsi al
razionalismo settecentesco e preannunciare il radicalismo del
secondo Ottocento. Linterna dualit romantica-realistica
palese qui in tutti gli scrittori che si affacciano allarte nel
nuovo clima creato dalle lotte della borghesia liberale dopo il
30. Non per nulla Byron e Heine sono i due mentori di questa
generazione che freme dentusiasmo allo scoppio delle rivolu
164 Le letterature della Scandinavia
zioni europee e insieme plaude allo scandinavismo patriottardo
dei Ploug, degli Strandberg, degli Sturzen-Becker alla satira
politico-letteraria del Corsaro del danese Meir Goldschmidt1,
al femminismo di ascendenza anglosassone della svedese F. Bre
mer e della norvegese C. Collett e alla narrativa sociale e uma
nitaria dello svedese A. Bianche2,
I n Danimarca J . L. Heiberg epigono di Hegel, del quale
combin la dialettica meccanicisticamente intesa col settecen
tesco generismo letterario, combatte il patetismo romantico con
i suoi amabilmente ironici e innocui vaudevilles , costruiti
sulla ricetta di Scribe e col suo settimanale letterario (Koben-
havns flyvende post, 1827-30), ma tutta la sua opera in
fondo ispirata al gusto antiborghese e allironia dei romantici
(dal vaudeville Aprilsnarrene - Pesce daprile, 1826, alla
commedia popolareggiante Elverhoj - Il colle degli elfi, 1828
da Fatamorgana, 1838 a En sjeel efter doden - Unanima dopo
la morte, 1841) e non va oltre l abile manipolazione di motivi
satirici, di brillanti messinscena, di tipi comici, dintrighi facili
e piacevoli3; Steen Steensen Blicher, efficace pittore di paesaggi
dellJ ylland e di personaggi ossianici, sembra, per la materia
cruda e realistica delle sue novelle di vita popolare, in aperto
contrasto con la moda patetica del primo romanticismo; ep
pure labuso del romanzesco, cio dei casi strani e dei colpi
di scena, degli intrighi macchinosi, dei delitti, dei suicidi, in
somma di tutti gli espedienti del romanzo dappendice o del
romanzo giallo ci riporta costantemente a quella moda. Gli
1Forse la miglior parte della sua ampia produzione narrativa, cui alcuni
ctitici hanno tentato di dar nuovo lustro, da cercarsi proprio in que
sto settimanale (1840-46) modellato su esempi francesi, ma vivo brioso
scoppiettante di umorismo caricaturale nella polemica antimonarchica
(contro Cristiano VIII). Se si eccettua qualche singolo racconto (p. es.
Bjergtagen- Lammaliata) i suoi farraginosi romanzi pi o meno auto-
biografici {En jode- Un ebreo, 1841; Hjemlos- Senza patria, 1853;
Arvingen- Lerede, 1865) hanno oggi soltanto interesse storico.
2Strenuo difensore della libert anche italiana si batt come de
putato alla Seconda Camera per la indipendenza della Norvegia, contro
il proprio paese. Soprattutto con la sua opera narrativa e bozzettistica
(Bilder ur verkligbeten - Scene di vita, 1863-65) attenta allo studio della
realt e di schietta ispirazione morale, contribu allavvento del natura
lismo in Svezia.
3 Senza paragone pi viva, al confronto, lautobiografia della moglie di
Heiberg, lattrice J. Luise nata Patges {Et liv genoplevet i erndringen -
Una vita rivissuta nel ricordo, 1891-92) assai notevole, e stilisticamente
e come documento di storia del teatro danese e di critica dellarte
scenica.
infelici eroi di Blicher: da Morten Vinge (Brudstykker af en
landsbydegns dagbog1- Frammenti di diario dun sagrestano
di provincia, 1834) a Maren (Ak! hvor forandret! - Ahim
tutto cambia! 1828); da Cecilia (Hosekreemmeren - I l mer
eiaio ambulante, 1828) a Linka (Kj&ltringsliv - Vita di vaga
bondi, 1829) da Ma-J bs (De tre helligaftener - Le tre feste
sacre, 1840) a Karen e a Paawal Marri (E Bindstow - La
stanza dei lavori a maglia, 1842), solo per citare qui i pi
noti, sono testimonianze di unarte narrativa che troppo spesso
scade ad aneddotico sentimentalismo.
Lantitesi romantico-realistica sincentra in P. M. Moller
e pi tardi in H. Egede Schack sui contrasti psicologici di per
sonaggi romanzeschi pi o meno autobiografici (En dansk
students eventyr - Le avventure duno studente danese, 1824,
Phantasterne - I fantasticatori, 1859) che sembrano anticipare
linteresse dei naturalisti per i casi clinici, mentre sul piano
lirico E. Aarestrup e Ch. Winther danno di quella antitesi si
gnificative varianti: in erotiche poesie doccasione (Digte, 1838),
il primo sul cui edonismo sensuale scende a volte un velo
di malinconia per la fugacit del piacere in melodiose e raf
finate romanze il secondo, che oscilla fra la vaga spiritualit del
lamore cortese e labbandonata confidenza, il colloquio in
timo e familiare del Biedermeier (Treesnit - Xilografie, 1828-
1832; 77/ E e n - P e t lei; e l epos medievaleggiante Hjortens
flugt - La fuga del cervo, 1855), finch Frederik Paludan-Muller
nei pi che 20.000 versi del suo epico-allegorico poema in otta
ve Adam Homo, 1841-482non raffigurer la disintegrazione e
la restaurazione degli ideali romantici, con spirito dintransi
gente puritano.
Sovrasta tutti per acume critico e dialettico, e per inten
sit di vita interiore Soren Kierkegaard. Cresciuto nellespe
rienza luterana, combatte sul terreno filosofico il panlogismo
hegeliano in nome dellantitesi fra il pensiero e la vita e ri
vendica cos i concetti religiosi di angoscia, intesa come pec
cato e riscatto a un tempo (la fiducialis desperatio di Lu
1Non si riesce proprio a capire come H. Brix, lo possa definire (Dan-
marks digtere, Kobenhavn, 1925, p. 214), un capolavoro , tanto il
racconto materiato di facile patetismo e di moralismo insipido.
2Imperniato sulla tragedia dun dongiovannesco teologo, che per godersi
la vita sta per perdere la propria anima, il poema un autentico ca
polavoro sbagliato , in cui i pi torbidi fondi delPascesi kierkegaardiana
si mescolano alla pedanteria accademica del pedagogo che in extremis
salva il suo eroe con labusato espediente delT eterno femminino !
166 Le letterature della Scandinavia
tero!), di vocazione, di sacrificio supremo quale quello di
Abramo, che appunto spera senza speranza. Furono questi
concetti filosofico-psicologici, scaturiti da una tormentata cri
si personale, a ridestare la coscienza religiosa dei pi diver
si scrittori nordici: da Ibsen a Strindberg, da J acobsen a
Brandes, da Kielland a Obstfelder, da Garborg a S. Lal-
gerlof, con un fermento rivoluzionario che ag in tutte le
direzioni: in senso antidogmatico e pietistico, razionale e mi
stico, nihilistico e superomistico.
In questa congiuntura letteraria va anche iscritta la para
bola poetica di Hans Christian Andersen, per il complesso or
dito della sua arte che congiunge in felice equilibrio gli ara
beschi della fantasia con il senso vivo e pungente della realt
quotidiana.
Figlio dun povero ciabattino di Odense e duna ma
dre non irreprensibile, finita allospizio per alcoolismo, non
conobbe per lunghi anni che le angustie della miseria e le ama
rezze dellinsuccesso e stent, malgrado laiuto di numerosi
protettori e mecenati1, perfino a compiere il pi modesto tiro
cinio intellettuale. Era un ingegno semplice, acritico, ma viva
cissimo, destinato perci a maturare lentamente e faticsa
mente, sicch anche quando giunse, dopo la prima esperienza
diretta dun viaggio in Italia (1833-34), a piena consapevo
lezza delle sue possibilit espressive, non seppe resistete alla
tentazione di cimentarsi in campi in cui era artisticamente
debole o addirittura negato: la lirica il romanzo il dramma2.
Soprattutto qui infatti si avverte lo iato fra una prepotente
effusivit sentimentale e una struttura intellettuale assai mo
desta. Linnegabile valore psicologico e documentario della sua
copiosissima produzione extrafiabesca non pu oggi dissimu-
1Fra i quali il forlivese Giuseppe Siboni (1780-1839), dal 1819 maestro
di canto della scuola teatrale di Copenaghen.
2I suoi primi tentativi letterari nello stile romantico-ironico di Hoff
mann, di Heine, di Waiblinger: Fodrejse fra Holmens kanl til stpyn-
ten af Amager (Viaggio a piedi dal canale di Holmen alla punta orien
tale di Amager, 1829); Digte (Poesie, 1830); Skyggebilleder af en rejse
til Harzen, det sacbsiske Scbwettz... (Schizzi dun viaggio nel Harz e
nella Svizzera sassone, 1831) sono cose modeste, ma ebbero un certo
successo nel mondo letterario danese. Quanto ai lavori teatrali, per
esempio Agnete og Havmanden (Agnesina e luomo del mare, 1833-34);
Mulatten, 1840; Den nye Barselstue (La nuova stanza della puerpera,
1850) privi come sono dogni conflitto drammatico e dogni consistenza
psicologica possono avere interesse dal punto di vista delle intenzioni
del poeta, e qualche volta anche quali abbozzi per le sue fiabe.
lame lesiguo rilievo poetico, al punto da far parere giusti
ficate le sia pur acrimoniose censure della critica ottocentesca:
da Hertz che in Gengangerbreve (Lettere dallAldil, 1830) a
Kierkegaard che in Af en endnu levendes papirer (Dalle carte
di un ancora vivente, 1838) rimproveravano allo scrittore lo
scarso senso della forma, la mancanza duna filosofia , la con
venzionalit dei suoi romanzi e drammi. Se la lirica, facile
scorrevole colorita, sostanzialmente manca di sicurezza ritmica
e soprattutto dintensit, i romanzi e drammi, anche i migliori,
appaiono del tutto sprovvisti di tecnica costruttiva e di forza
creativa (Antonio dell 'Improvvisatore, 1835; Otto Thostrup
di O.T.y 1836; Christian di Kun en spillemand - Un semplice
suonatore, 1837; Peer di Lykke-Peer - Pietro il fortunato,
1870; serbano una certa coerenza artistica solo finch rispec
chiano la vicenda autobiografica dellautore). Appena si esce
dal quadretto di genere o dallarguto e vivace dialogare lAn-
dersen cade subito nel repertorio dei luoghi ~comuni e delle
banalit. Cos anche i suoi diari carteggi e libri di viaggio \
pur ricchi di delicati spunti e di coloriti episodi, hanno nellin
sieme un interesse prevalentemente biografico. La ricchezza
di vita intima o la descrizione di sfondi culturali, il ritratto di
uomini e paesi o di opere darte e dartisti, le osservazioni
su eventi politici e storici che rendono interessanti gli scritti
autobiografici duno Chateaubriand o dun Delacroix, dun
Leopardi o dun Wagner sono completamente assenti in An
dersen. Passa accanto a uomini come Hugo e Vigny, Schumann
e Mendelssohn e non riesce a tirar fuori che qualche cerimo
nioso e banale aggettivo qualificativo, mentre poi non gli ba
stano centinaia di pagine per le oleografie dellItalia roman
tica: lItalia del carnevale e dei briganti, delle processioni e
delle osterie, dei mandolini e dei saltarelli! Gira mezzo mondo
in unepoca di profonde rivoluzioni sociali e di passioni na
zionali che direttamente toccano il suo paese; ma n il 48
n il 64 svegliano in lui pi che un po dimbarazzo al ve
dere che i suoi editori e lettori si trovano ad essere nemici
della Danimarca.
Il romanticismo 167
1 En digters bazar (Il bazar di un poeta, 1842 Sul viaggio dalla
Germania, attraverso lItalia e la Grecia, a Costantinopoli e in Unghe
ria; vi si trova la descrizione del suo primo viaggio in ferrovia da
Magdeburgo a Lipsia); I Sverrig (In Svezia, 1851 dove arriv fino
a Falun, e dove lintera narrazione bozzettistica, ora sorridente ora
lacrimosa, risente molto di Baggesen e di Sterne), e altri di minor
interesse.
168 Le letterature della Scandinavia
Non certo qui la sua forza, ma nel genere minore ,
nella fiaba, che per semplicit di struttura e duttilit di mate
ria meglio si adattava al suo estro fantastico.
Al gusto della fiaba doveva condurlo la sua innata Lust
zu fabulieren e Fumile ambiente provinciale in cui crebbe,
non meno della familiarit con la romantica poesia popolare
e darte danese e tedesca, soprattutto il grande esempio dei
Grimm. Ma ci che egli port di suo in questo microcosmo
dai vastissimi confini geografici e ideali fu un nuovo stile
poetico, unintuizione animistico-magica delluniverso che gli
schiuse il mistero dogni pi umile cosa, facendogli cogliere
coi mezzi linguistici e ritmici sin l indefinito e l impalpabile
dellesistenza.
I l reale e il fantastico anzich identificarsi, come per i ro
mantici tedeschi, serbano sempre in Andersen la propria auto
nomia, quasi sfere di valori indipendenti ed equipollenti. E se
luno spesso panteisticamente trapassa nellaltro, non arriva
mai ad annullarvisi. A ragione i critici danesi (Brix, Rubow,
Gronbech) hanno parlato di duplicit di visione {Dob-
beltsynspunkt) come idea-chiave della poetica di Andersen; il
quale, attribuendo alle cose sentire e sapere umano, mostra
ai suoi simili quanto sia facile scambiare il contingente per
lassoluto, lillusione per la verit.
Il vecchio giudizio di Brandes, che sullo schema tainiano
ravvisava nell infantilit del favolista danese la caratteri
stica fondamentale della sua arte, va oggi, se non capovolto,
sostanzialmente modificato. noto che Andersen si diede a com
porre fiabe con lintento di narrarle ai bambini, secondo quanto
esplicitamente indica il titolo della prima raccolta Eventyr for-
talte for Bom, come egli stesso scrisse nel 1835 in una lettera
a Ingemann (10. 2.) e come era solito fare, improvvisandole,
per la nipotina del suo amico e protettore J . Collin; e che
cos, seguendo un profondo filone della spiritualit romantica,
ritrov se stesso nellelaborazione duna materia tenue e umile
e nelluso duna lingua viva parlata antiletteraria, ma artisti
camente raffinata e geniale, accentuata e modulata per captare
l attenzione dei piccoli: questo non fu per che il primo passo.
I l grande Andersen non n lasciutto pedagogo dellin
fanzia n il romantico allegorizzatore degli schemi proverbiali
e gnomici della tradizione popolare. Se il modulo fiabesco gli
offriva tutti i requisiti corrispondenti alla natura del suo
genio: idea duna poesia di natura , primitivit di conce
zioni magiche e fideistiche (Rubow sottolinea qui limportanza
dello schellinghiano spiritualismo naturalistico di 0rsted), inar
ticolata opposizione di principi etici, psicologia tipologica, sem
plicit di intrecci egli riplasm il tutto alla luce di una ispi
razione sostanzialmente idillico-religiosa che per afionda le sue
appena nascoste radici nelPesperienza vissuta e sofferta della
realt1. Soltanto quando super i suoi autobiografici conflitti
fu artista grande.
Delle centocinquantasei fiabe2 (fra le quali, per affinit
di stile, andrebbero incluse le aeree fantasie del Billedbog uden
billeder (Libro illustrato senza illustrazioni, 1840) che scrisse
fra il 1835 e il 1872, poche sono quelle che non riflettono
lincanto della sua musa, sempre cordiale e, anche nel tragico,
fidente. E nellatmosfera di questa complessa ispirazione rifug
gente dai toni estremi tutto ricreato in chiave di quotidiana
domestica intimit: leggenda (Il vento racconta di Valdemar
Daae e delle sue figlie, Il gorgo della campana) e mito (Van
gelo), favola (La chiocciola e il rosaio) e parabola (Il grano
saraceno), la vita segreta delle piante (L'abete, L'ultimo sogno
della vecchia quercia, I fiori della piccola Ida, La margheritina),
degli animali (Il rospo, Lo scarabeo, Il brutto anitroccolo,
La sirenetta, L'usignolo), delle cose (L'ago da rammendo, La
pastorella e lo spazzacamino, Il vecchio fanale, La goccia
d'acqua, Gli stracci); persino il misterioso mondo degli esseri
soprannaturali (Il colle degli elfi, I l folletto Serralo,ccht, Il
compagno di viaggio).
Non c spunto cosi realistico che improvvisamente non
spalanchi orizzonti di sogno e non c volo cosi fantastico che
dun tratto non approdi ai lidi quotidiani. Ogni volta che
lidillio sta per infrangersi, ecco intervenire lestrosa arguzia
anderseniana a riportare i toni troppo tesi e solenni, il pate
tico o il meraviglioso a un livello pi basso di quotidiana
umanit; come per esempio nella Piccina dei fiammiferi che
Il romanticismo 169
1Non va qui sottovalutata la vana ricerca dun amore: per Riborg
Voigt, per Louise Collin e per la svedese J enny Lind che, insensibili
alle sue profferte, fecero di lui un tipico scapoione, sul piano dellesi
stenza quotidiana; e, sul piano dellarte, contribuirono certo a ispirargli
1pi angosciosi accenti dellamore impossibile e della struggente nostal
gia di felicit (v. La Sirenetta, L'intrepido soldatino di stagno, L'abete).
2 Pubblicate per la prima volta in giornali, riviste e almanacchi, e poi
raggruppate sotto vari titoli che (malgrado lintenzione dellautore) non
rispecchiano una sostanziale diversit della materia trattata: Eventyr
fortalte for Born (Fiabe narrate ai bambini, 1835-42); Nye Eventyr
(Nuove fiabe, 1844-48); Historier (Novelle, 1852-53); Nye Eventyr og
Historier (Nuove fiabe e novelle, 1856-60; 1861-66; 1872).
prima di morire assiderata perde, nella notte invernale, le sue
pantofole larghe e slabbrate ( ...una non sera pi trovata e
l altra se l era presa un monello dicendo che ne avrebbe fatto
una culla per il suo primo figlio... ) o come nella Storia di
una mamma che cerca il suo bimbo rapitole dalla morte e,
non potendo attraversare il lago, si china nella intrepida spe
ranza di berne tutta lacqua [ no, cosi non ne verremo mai
a capo, disse il lago (Brix)] o come nel Colle degli* elfi,
dove la fantasmagoria romantica tutta interpunta da un sa
piente e dissimulato richiamo alla realt.
Ma non c ombra di malignit o di trivialit1in questa
arguzia che anche quando sappesantisce o trapassa in satira
(le Fiabe traboccano di nascosti riferimenti biografici) serba
sempre un proprio tono di sorridente indulgenza e di sincera
piet. Si pensi alla leggerezza di mano con cui nella Gara
di salto fatta la satira del cortigiano adulatore nella figura
di quel cane di corte che, dopo aver annusato la salterella ne
garantisce la provenienza di buona famiglia; o al fine umo
rismo con cui il poeta, in sottintesa polemica coi sui critici,
raffigura se stesso in quella pulce che, pur saltando pi di tut
ti, non vince la gara perch per far figura agli occhi del
mondo c bisogno dun corpone!... (Krop skal der t i l ) o a
quei critici identificati con i grossi ratti, che non capiscono
nulla dei sogni de\Y Abete; Kan De kun den ene Historie?
spurgte Rat terne. Kun den ene! svarede Treeet, den
horte jeg min lykkeligste Aften, men den Gang tesnkte jeg
ikke paa, hvor lykkelig jeg var! Det er en overmaade
daarlig Historie! kan De ingen med Flesk og Teellelys? Ingen
Spisekammer-Historier? Nei sagde Traeet. Ja, saa
skal De have Tak! svarede Rotterne og gik ind til deres.
( Non sapete altre novelle? domandarono i ratti Non
so che questa rispose l albero. La udii nella pi bella
sera della mia vita; non sapevo allora quanto fossi felice.
una storia molto meschina. Non ne sapete una di prosciutti
e di candele di sego? Non sapete storielle di dispensa? No
disse lalbero. E allora, servi devoti! dissero i ratti;
e tornarono alle loro famiglie); o ancora a tante altre fiabe nelle
quali la pensosa religiosit di Andersen si avverte persino nel
ritmo della frase e nel colore delle parole.
170 Le letterature della Scandinavia
1Cfr. F. Book, H. C. Andersen, 28ed. riveduta e ampliata, Stockholm,
1955, p. 230 sgg.
Il romanticismo 171
I l segreto di questarte, s gi detto, tutto nella duplice
e simultanea visione di realt e fantasia, nel repentino e pur
naturale trapasso dalluna allaltra, che permette allo scrit
tore i pi arditi cambiamenti di registro, i pi audaci impa
sti di tinte. Ora d anima e voce umana persino a un vanitoso
Ago da rammendo e poi, con un solo inciso, gli toglie e luna
e l altra ( ...e allora lago sorrise, dentro di s, giacch non
si pu mai vedere dallesterno come un ago ride... ); ora
penetra, senza apparente sforzo, nelle pi oscure pieghe di
unanima sofferente e poi a un tratto spalanca sul dolore il
cielo della piet divina (La piccina dei fiammiferi); ora ab
bozza unamara tragedia mettendo a fronte la sfortunata
grandezza del genio e il facile successo del falsario e del mal
vagio, e poi scioglie ogni nodo nella sorridente irrealt della
fiaba (L'ombra).
qui il grande Andersen, il maestro di tanti narratori
nordici moderni che sulle sue tracce tenteranno nuove e ardue
sintesi di realismo e di fantasia, di toni popolareggianti e in
sieme colti.
Se la crisi romantico-realistica appare superata da un punto
di vista estetico nella fiaba di Andersen, essa si precisa in
tutta la sua portata di crisi di costume, oltrech storico-psico-
logica nella vita e nellopera di Carl J onas Love Almqvist.
Scrittore mistico-esoterico alla maniera di Atterbom e di
Novalis, pietista swedenborghiano e poi collaboratore della
stampa liberale (Aftonbladet, 1839), riformatore rousseauiano
al punto da sposare una contadina e fare il contadino nel
Vrmland (1824), prete protestante e teorico del libero amore
col romanzo antimatrimoniale Det gr an (Cosi va bene, 1838),
illustratore della povert e della probit popolare in un saggio,
Svenska fattigdomens betydelse (Significato della povert sve
dese), e nei racconti paesani: Kapellet (La cappella), Skallnora
kvarn (Il mulino di Skallnora, 1838) e avventuroso manipola
tore di loschi affari che lo costringono, sotto accusa di falso e
di tentato veneficio, allesilio volontario in America (1851),
egli riflette le pi contraddittorie e sconcertanti tendenze del
romanticismo in una copiosissima ed eterogenea produzione
raccolta col titolo di Tornrosens bok (Libro della rosa selvati
ca 1)y del quale cur due edizioni, duodesupplagan di mino
1La rosa selvatica assunta insieme a emblema della romantica con
templazione dellAldil, e a simbolo della vergine natura nordica.
172
Le letterature della Scandinavia
re forgiato in due volumi, 1832- 51; e unaltra imperialoktav-
upplagan in tre volumi (1839- 50). Entro una cornice fan
tastica tolta ai Serapionsbruder dellHoffmann, si succedono,
secondo il gusto romantico, narrazioni e drammi, saggi dottri
nali e poesie, meditazioni e sogni, a opera di personaggi imma
ginari, legati tutti da una sorta di estatica religione quietista,
che astrae completamente dalle convenzioni sociali o morali
del mondo. In Drottningens juvelsmycke (Il diadema della
regina) campeggia la fatale androgina Tintomara, simbolo del
gioco estetico aldil del bene e del male, sullo sfondo del
ballo in maschera del 1792 durante il quale fu assassinato Gu
stavo I I I 1; in Ramido Marinesco abbiamo una variante del
tema del dongiovanni; nel dramma in versi Signora Luna una
Sicilia romantica nella quale si muove una cieca taumaturga;
nel dramma prosastico Colombine riappare la figura della pro
stituta pura di cuore, che viene redenta dalla poesia e dal
l amore; in altri drammi: Isidoros of Tadmor e Marjam
si predica un ritorno al cristianesimo antidogmatico delle
origini, mentre nei lirico- estatici Songes (Sogni)2 che dove
vano pi tardi essere tanto ammirati da simbolisti e surreali
sti, trovano espressione insieme l ebrezza mistica e il ma
cabro realismo del poeta, idilliaco e satanico a un tempo,
assetato di primitivit e di paradisi artificiali. Contraddittoriet
e ambiguit spirituali che sintendono appieno solo se inqua
drate in quella religiosit anarchica che apparenta lo scrit
tore al mistico Blake, in quella quietistica indifferenza che
informa le sue opere, tanto tematicamente ricche e colorite
quanto stilisticamente insipide e monotone.
1 Levento che intermediario lo Scribe ispir Giuseppe Verdi.
2 In alcuni dei quali si avvertono echi novalisiani, per es. in Ben
lyssnande Maria: Stilla rinn, o min sjal, i floden, / i dunkla, him-
melska purpurfloden. / Stilla skjunk, o min salla ande, / i Guda-
famnen... . (Silente fluisci, o anima mia, nel fiume, nelPoscuro fiume
purpureo del cielo; silente sprofonda, o mio spirito beato, nellabbraccio
di Dio...); o in Helgedomens ande: Krast till mnniskan trader jag
om natten. / Da hon vaknar: sjlens ljus upptnder, / sig mot him-
melrikets spegel vnder. / Hgt till Gud hon stracker vita hander .
(PM caro alluomo scendo io la notte. Quando egli si desta; accende
egli la luce dellanima; si volge allo specchio del cielo. In alto a Dio
leva le sue bianche mani).
Capitolo quarto
L'et moderna
Gli scrittori scandinavi maturati entro la prima met del-
l Ottocento, bench critici e polemici di fronte ad alcuni
aspetti dellirrazionalismo romantico, si muovono in sostanza
nellambito di quella tradizione spirituale che genealogica
mente discende dallidealismo tedesco predicato nelle Univer
sit del Nord: lo scandinavismo politico (cio il patriottismo
democratico e sociale alimentato dal comune fondo cultu
rale) il realismo poetico, il protestantesimo liberale, i nuovi
concetti di critica letteraria e artistica non sono che sviluppi
di quel pensiero speculativo. Solo tardi, quando si gi
addentro nel secondo Ottocento, si avverte lo stacco dal
passato, anche se qui, dove per secoli la cultura stata
dimpronta teologica, molti si rifiutano di trarre le estreme
conseguenze dalla crisi dei valori tradizionali1.
Ora sembrano anacronistici non solo poeti e critici come
gli svedesi Pontus Wikner e David af Wirsn, massimo cam
pione, questultimo, della monarchia e della chiesa; o liberali
moderati come Cari Snoilsky, parnassiano cesellatore di so
netti e di poesie patriottiche dintonazione deamicisiana2, ma
perfino i pi popolareggianti finnico- svedesi Johan Runeberg
e Zacharias Topelius, che epigonicamente sattardano, in piena
1 Scriveva G. Brandes della societ nordica nel 1871: E t aldeles ufor-
holdsmaessigt Antal af de toneangivende Msend har vaeret Praester,
Praestesonner eller teologiske kandidater (Un numero del tutto spro
porzionato di persone autorevoli sono stati preti, figli di preti o stu
denti di teologia), Hovedstromninger, vol. IV dei Samlede skrifter ,
1899-1910, p. 11.
2 Smetter (1871), Italienska bilder (Immagini italiane, 1864-65), Dikter
(Poesie, 1881, 1883, 1887): notevoli e per forza di rappresentazione
e per la non superficiale umanit che si avverte anche l dove l artefice
senzaltro prevale sullartista.
174 Le letterature della Scandinavia
et positivistica, a trattare temi storici e eroici1 di educazione
civile e morale, appaiono troppo ligi alle tradizionali forme
accademiche.
Nelleclettismo del giornalista poeta e studioso svedese
Viktor Rydberg i segni di questa crisi si fanno ancor pi
manifesti. Si avverte nei suoi romanzi storici^ come nelle
sue poesie e negli scritti dottrinali quella non ben fusa me
scolanza di fantasia e di erudizione, quel desiderio duna let
teratura moderna realistica e insieme quella predilezione per
i consueti temi patetici che lo induce a servirsi di modi
stilistici convenzionali. Ai suoi romanzi alla Scott e alla Du
mas, per es. Singoalla, 1857, sullamore contrastato fra un
cavaliere medievale e una zingara; Den siste atenaren, 1859,
(Lultimo ateniese), sul contrasto fra ellenismo e cristianesimo,
e in favore della tolleranza religiosa che svelano subito, sotto
la coloritura pseudostorica e sotto l avventuroso, l intento peda
gogico e moralistico corrisponde la sua lirica Dikter, 1882-
1891, che mira insieme allabbandono effusivo- romantico e alla
discussione di problemi ideologico- sociali; alla sua polemica reli
giosa, Bibelns lata om Kristus (La dottrina della Bibbia intorno
a Cristo), del 1862, che, riprendendo le idee di Strauss, negava
la divinit di Ges e il dogma della Trinit, corrisponde, per an
titesi, la sua condanna di materialisti e atei nel romanzo Vapen-
smeden (Larmaiolo, 1891); allinteresse storico- artistico per
l antichit classica (Romerska dagar, 1877, raccolta di saggi e
articoli sul suo viaggio in Italia del 1874) lo studio della mi
tologia nordica [ Undersdkning i germanisk mythologi, 1886- 89)
interpretata secondo i canoni della filosofia schellinghiana.
Malgrado o forse grazie a questa contraddittoriet, molto
deve a lui la nuova generazione di scrittori che, formatasi nel
positivismo razionalista in filosofia e nel naturalismo in arte,
muove a una radicale revisione di tutti valori: dalla letteratura
al costume sociale. I fondamenti stessi della civilt vengono se
non ancora intaccati, discussi. A llorigine di questa rivoluzione
1 II ciclo epico- lirico sulla guerra finnico- russa del 1808-9 {Fanrik Stls
sgner - I racconti dellalfiere Sti, 1848-1860) ha, malgrado la forte sti
lizzazione neoclassica, episodi e figure vivi per la schiettezza psicologica
e la sicurezza ritmica dellevocazione. Noto per gli scottiani Fltskarns
berttelser (I racconti del chirurgo di campo, 1851-66) sulla storia
finnico- svedese (dalla guerra dei Trentanni a Gustavo III), Topelius
fu anche molto apprezzato per le sue raccolte di fiabe popolari (Sagor,
1847, 1848, 1849, 1852) sul modello di Andersen.
intellettuale e morale stanno due uomini: S. Kierkegaard e G.
Brandes, per quanto diverse e contrastanti siano le ideologie che
rappresentano. S detto del primo e della sua volont di supe
rare insieme il panlogismo hegeliano e l'estetismo romantico in
una transvalutazione religiosa della vita individuale. Il secondo
che ha dietro di s$ quasi mezzo secolo di fermenti antiidealistici
(non ultimo quello, sia pur ambiguo di Rydberg) si presenta, al
meno col suo programma critico- estetico come il dissolvitore
delleredit romantica nel materialismo e nello scientismo.
Formatosi sulla filosofia hegeliana ne abbandon presto
Papparato dialettico- metafisico per darsi al positivismo psico
logico di Taine e di Sainte Beuve, che determin il suo
nuovo orientamento, gi visibile nella polemica giornalistica:
Aestetiske Studier (Studi di estetica, 1868) e nei saggi letterari
Kritiker og portreeter (Critiche e ritratti, 1870). In questultima
raccolta si trova appunto sia il saggio sul genio infantile di
H. C. Andersen, interpretato come prodotto della razza, del-
Pambiente e del momento storico, sia la teoria dell infinita
mente piccolo e delPinfinitamente grande in poesia , che, par
tendo da unanalisi dlYEnrico IV di Shakespeare, presenta il
drammaturgo inglese come maestro del naturalismo . Ma in
sieme fanno gi qui spicco le migliori qualit del futuro legi
slatore del gusto: la chiarezza delle idee, la sensibilit stilistica,
l impegno polemico, la fede ardente nella libert del pensiero.
Addottoratosi con una tesi su Taine: Den franske Aestetik i
vore dage (Lestetica francese oggi, 1870), fu in Francia, in
Italia (qui pi di una volta nel 70-71 e nel 98; ma nono
stante il credo neoclassico e goethiano, professato nelle lettere
alla madre e certe pagine sullarte rinascimentale, la letteratura
italiana rest fuori dal suo orizzonte) e in Inghilterra, dove la
diretta conoscenza di Stuart Mill e di Taine rafforz in lui quel
radicalismo antimetafisico gi appreso allUniversit sotto la
guida dello straussiano Brochner. Cos dopo le vicende europee
del 64 e del 70, nel torbido clima letterario romanticheggiante
del Nord, divenne il banditore della filosofia di A. Comte, del
l estetica di Taine e delletica di Stuart Mill; e il 3 novembre
1871 inizi come libero docente allUniversit di Copenaghen
quella serie di lezioni: Hovedstromninger det 19. Aarhun-
dredes europaeiske litteratur (Grandi correnti della letteratura
europea del sec. XIX poi edita in sei volumi, 1872- 1890)
che dovevano renderlo celebre. Intento del Brandes era di rifare
la storia degli ideali della grande Rivoluzione fino al 48, vista
allo specchio della letteratura quasi grandioso dramma in sei
Let moderna 175
176 Le letterature della Scandinavia
atti . Il primo tratta della Letteratura degli Emigrati (1872)
cio dopo un cenno a Rousseau e al goethiano Werther
dei profughi della Rivoluzione: da Chateaubriand a Constant,
da Snancour a M.me De Stael, che qui la figura di massimo
rilievo; il secondo: La scuola romantica in Germania (1873)
del romanticismo tedesco degli Schlegel, di Tieck, di Wacken-
roder e di Novalis, condannato senza appello in nome del natu
ralismo; il terzo La reazione in Francia (1874), contro il princi
pio dautorit della Restaurazione; il quarto II naturalismo in
Inghilterra (1875), quasi una serie di monografie, su Coleridge
Wordsworth e i laghisti, che fa da sfondo alla apoteosi di
Byron gi esaltato dal Taine come supremo eroe della li
bert; il quinto La scuola romantica in Francia (1881) su
Hugo e i romantici francesi; il sesto La giovane Germania
(1890), in gran parte una congeniale celebrazione di Heine,
rivoluzionario e poeta, democratico e aristocratico a un tempo.
Sono ormai note le osservazioni mosse a tale forma di cri
tica tipologica e sociologica, quasi, se cosi si pu dire, di illu
ministica Geistesgeschichte, alla tendenziosit dellassunto, alla
superficialit del metodo e alla conseguente deformazione della
prospettiva storico- critica (gi nel primo volume insieme alla
morte dogni futura metafisica proclamata in nome di Taine e
di Darwin, si misura la grandezza degli scrittori in rapporto di
retto alla loro attitudine a discuter problemi ; cosi passano in
primo piano: G. Sand che discute i rapporti fra i sessi, Byron
e Feuerbach la religione, Proudhon e Stuart Mill la propriet,
Turgenev, Spielhagen e E. Augier i rapporti sociali ); ma non
va daltra parte sottovalutata, insieme ai notevolissimi pregi
formali, la larghezza dorizzonti e il gusto sottile e la forza di
penetrazione con cui sono ricostruiti singoli ambienti letterari
e ritratte figure di artisti (valga per tutti Heine); e finalmente
il significato, sia pur allotrio, dellopera, scritta come disse
Brandes stesso nel libello di risposta ai suoi detrattori: Forkla-
ring og forsvar (Spiegazione e apologia, 1872) e ribad nella
prefazione alla sesta edizione dellopera (1923) in difesa
dei pi alti ideali umani di libert e di progresso .
Se lo scandalo dei conservatori e dei retrivi fu enorme
in tutto il Nord, l adesione di non pochi, allora scrittori di
primo piano come Ibsen e Bjornson, Drachmann e Jacobsen
e Strindberg e di altri minori assicur a Brandes un durevole
prestigio culturale. Dal 1874 al 1878 con l aiuto del fratello
Edvard e, per la creazione poetica, del Drachmann, Brandes
prosegui la battaglia da una propria rivista: Det nittende
Uet moderna
177
Aarbundrede (Il diciannovesimo secolo); e, dopo il volon
tario esilio berlinese (in Danimarca gli era stata negata nel
1877 la cattedra di estetica), il suo ritorno a Copenaghen
(1882) segn il trionfo del brandesianesimo , che anche
sul piano politico doveva preparare la vittoria della Sini
stra antimilitarista e cosmopolita (nel? 84 fu fondato dal
fratello E. Brandes e da V. Horup il quotidiano radicale
.Politiken).
Anche dal punto di vista letterario il soggiorno berlinese
fu dunque fecondo per una serie di monografie su poeti e uomini
politici: E. Tegnr (1878), B. Disrali (1878), F. Lassalle
(1881), Det moderne gjennembruds Meend (Gli uomini della
rivoluzione moderna, 1883), che ulteriormente rafforzarono la
sua fama di critico.
Gi nelle Grandi correnti (per es. nella Scuola roman
tica in Francia, e in Poeti danesi, 1877), insieme alle idee del
Taine, si avverte la lezione dello psicologismo di Sainte Beuve e
pi tardi anche dellumanesimo panteistico di Renan. Ma de
cisivo fu, per una conversione del fronte, soltanto il suo storico
incontro con Nietzsche (secondo l autobiografia: Levnet 1905-
1908, Brandes lo lesse nel 1886): l iconoclasta autore di Umano,
troppo Umano e della Genealogia della morale. Se il ciclo di
conferenze dedicatogli dal Brandes nellaprile- maggio del 1888
fortemente contribu1 a far conoscere allEuropa tutta l aristo
cratico radicalismo del poeta- filosofo tedesco, Brandes non ne
intese certo la recondita ispirazione religiosa2, e vide in lui
piuttosto un alleato forse il massimo contro certi idoli
del tempo. Il suo individualistico culto delleroe e delleroico si
era manifestato in realt gi prima nei saggi su Kierkegaard
(1877), su Holberg (1884), su Ibsen (1867, 1882, 1898) per
restar poi vivo e operante nelle biografie romanzate degli anni
maturi (Shakespeare, 1895-96; Goethe, 1914- 15; Voltaire,
1916- 17; Csesar, 1918; Michelangelo, 1921) ma libero da ogni
delirio superomistico e nazionalistico.
1 Non vanno dimenticati i saggi su Nietzsche scritti assai prima nella
stampa tedesca da un misurato critico come il tedesco- fiorentino Karl
Hillebrand (ristampati in Zeiten, Volker, Menscben, 1874-85; nel vol. I I
uno su Umano, troppo Umano; nel V I sulle Inattuali).
2 dubbio quanto Brandes dov gradire almeno alcune delle parole di
riconoscenza del Nietzsche, che in una lettera del 2.12.1887 lo defin
Ein guter Europaer und Cultur- Missionar (Gesammelte Brief e, Ber
lin, 1905, II I, p. 274).
Nel 1902 la Sinistra al potere gli attribu lo stipendio e
il titolo di professore honoris causa dispensandolo dalPobbligo
dellinsegnamento. Ma n la stima di cui godette ben oltre i
confini nazionali1 n la crisi dei valori apertasi con la prima
guerra mondiale (Brandes esecr imparzialmente il nazionalismo
di entrambi gli avversari), n l accanita opposizione dei suoi
nemici, da Helge Rode a Harald Nielsen, valsero sino allul
timo a rimuoverlo dalla inconcussa fede nellassoluta libert
del pensiero umano.
178 Le letterature della Scandinavia
HENRIK IBSEN
Quando nel 1851 Henrik Ibsen fu chiamato a Bergen dal
celebre violinista Ole Bornemann Bull, principale finanziatore
dellimprovvisato teatro locale, la sua carriera letteraria era
appena cominciata. Aveva scritto alcune liriche ispirate ai ritmi
sentimentali di A. Munch, allasciutta eleganza di Welhaven,
alla foga oratoria di Wergeland; aveva spezzato una lancia per
il quarantottesco movimento operaio di M. Thrane, e aveva
buttato gi anche qualche dramma (Catilina: tre atti in versi
bianchi sulleroe sallustiano; I l tumulo del guerriero: un solo
atto modellato sui metri delle tragedie nordiche di Oehlenschl-
ger), ma di teatro non aveva alcuna esperienza diretta.
Qui per la prima volta pot studiare da vicino la tecnica
scenica e valutarne le esigenze, qui riceve il primo stimolo della
critica e qui forse anche comprese la necessit di ampliare i suoi
orizzonti. Lanno seguente, l incontro a Copenaghen con Hei
berg, direttore del Teatro statizzato e arbitro del gusto lette
rario della Capitale, contribu non poco a sprovincializzarlo. La
conoscenza personale di Heiberg e di sua moglie Johanne Louise
Ptges, futura primadonna sulle scene nordiche del secondo
Ottocento; la polemica sul teatro didee fra lo hegeliano
Heiberg e Hebbel; la fiorente vita teatrale di Copenaghen,
dovera ancora recente il successo di F. L. Hoedt, rivoluzionario
1 Da noi, Scipio Slataper che lo lesse in tedesco, forse ingiustamente,
lo defin: un ingegno mediano tra Vittorio Pica e Guglielmo Ferrer
(H. Ibsen, Firenze, 19442, p. 359). Ma nellambito del brandesiane-
simo concepito quale discussione di idee politiche e letterarie, apertura
a diretti influssi culturali stranieri, comunione spirituale interscandi-
nava, si sono formati tutti gli scrittori grandi e piccoli del secondo Otto
cento, la cui parabola intellettuale si conclude, da un punto di vista
cronologico, allo scoppio della prima grande guerra.
Vet moderna
179
interprete di Amleto, lo legarono sempre pi alla cultura e al
gusto danese.
Cos se la poetica di Heiberg lo inizi agli artifici della
pice bien faite alla Scribe, tenendolo per anni prigioniero
nel pi angusto generismo letterario, la drammaturgia arcaiz
zante di Oehlenschlger con quel suo compromesso romantico
tra il pathos shakespeariano e il moralismo schilleriano che
sar poi detto dramma storico, lo inser in una corrente di
gusto accademico e aulico gi decaduta a pura maniera. Forse
senza questa duplice influenza Ibsen non avrebbe tanto tardato
a trovar se stesso. In Catilina infatti, pur in mezzo alle inespe
rienze e alle ingenuit dellesordiente (frequentissimi cambia
menti di scena a sipario alzato nei primi atti, impacci di svolgi
mento, enfasi romantica, prolissi monologhi, pentapodia giam
bica tolta a Oehlenschlger) era messo in scena il conflitto
morale dun individuo combattuto fra ambizione e vocazione,
fra ideale e realt: chiara prefigurazione del maturo dramma
ibseniano. Nelle prime parole vibranti di volont eroica ( Jeg
maa! Jeg maa! saa byder mig en stemme i sjaelens dyb :
Io devo, devo! Cos mi comanda una voce nellintimo del
lanima! ) come nellepilogo tragico; nella psicologia del prota
gonista, che fallisce perch inferiore alla sua missione, inesora
bilmente travolto dalla Nemesi delle sue colpe, nella caratte
rizzazione dei personaggi secondari come Aurelia e Furia, nella
soppressione dogni particolare storico estraneo al dramma in
timo: Paccento personale di Ibsen era ben percettibile!
Ma il rigetto del lavoro sia da parte del Teatro di Cristia
nia sia da parte degli editori, nonch Paccoglimento della critica,
a pubblicazione avvenuta, indussero Ibsen a conformarsi ai
modelli del gusto letterario corrente. Per oltre un decennio il
dramma storico sar al centro dei suoi interessi teatrali e cul
turali: YEddcrt le Saghe norrene (da lui lette in traduzioni
danesi), le leggende e le canzoni popolari (le prime raccolte del
Faye e del Landstad risalgono rispettivamente al 1833 e al
1853). NelPEdda e nella poesia popolare ricercava, sulla scorta
della precettistica di Heiberg, i temi lirici1, nelle Saghe gli
epici; e sapientemente fondendo gli uni agli altri sperava di
operare Pauspicata nascita nel nuovo dramma.
1 Unapologia di questa concezione romantico- popularista tent Ibsen
stesso nel breve saggio: Kj&mpevisen og dens betydning for kunst-
poesien in Illustrerei Nyhetsblad, 1857, n. 19-20,
180 Le letterature della Scandinavia
La festa a Solhaug (1856) con le sue canzoni e il suo co-
stumismo ma anche con i suoi drammatici antagonismi fra figure
di eroi nordici; La nobile Inger di Qsteraad (rappresentato
nel 1854, pubblicato il 1857) col suo intrigo alla Scribe e col
conflitto di Inger indubbiamente antistorico fra am
bizione e vocazione; I guerrieri di Helgeland (1857) con le sue
situazioni drammatiche e i suoi personaggi arcaicamente mo
dellati su quelli della Vglsungasaga della Egilssaga della Lax-
dcela e della Njla, e I pretendenti alla corona (1863) con il con
flitto psicologico tra Haakon e Skule, sono tappe diverse dun
unico processo di affinamento stilistico, ma che appare conti
nuamente insidiato e rotto da perplessit da compromessi da
contraddizionil . In Inger di 0steraad, che il primo dramma
norvegese scritto in prosa secondo la ricetta classica delle tre
unit, l intrigo alla Scribe e lo sforz di ricostruzione storica
apertamente contrastano col dramma di idee propugnato da
Heiberg; nella Festa a Solhaug l apparato tradizionalmente ro
mantico, anche nella versificazione, mal si concilia con la volont
di scandaglio psicologico; nei Guerrieri si cerca invano di ac
cordare lirica e epica in difficile equilibrio fra visione e narra
zione; nei Pretendenti, dove le tendenze arcaizzanti sembrano
superate in una prosa densa e stringata, duttile e aderente al
l analisi psicologica, gli appigli autobiografici rendono assai ap
prossimativa l oggettivazione artistica. Eppure singoli perso
naggi come Inger e Hjordis, singole scene come l atto quarto
di Inger di 0steraad} l atto terzo dei Guerrieri, l atto terzo dei
Pretendenti gi mostrano il grande drammaturgo, capace di con
densare un carattere in poche sobrie battute dialogiche, il poeta
originale nella scelta delle parole di lunga profonda risonanza,
lamaro e diffidente realista assillato dalla ricerca della verit
a tutti i costi.
Passato nel 1857 a dirigere il Teatro norvegese di Cristiania
Ibsen affronta il problema della lingua (dibattutissimo allora
soprattutto dal punto di vista scenico) mantenendo una posi
zione intermedia fra l estremismo ultranorvegese (dagli avversa
ri sprezzantemente soprannominato dialetto di Pipervik , dal
nome dun quartiere di Cristiania) e la corrente danizzante dei
tradizionalisti.
Condivideva certo anche lui nellinsieme le idee patriottiche
e indipendentiste sia in politica sia in arte, come dimostra la
1 H. Midboe, Streiflys over Ibsen, Oslo, 1960, p. 52 sgg.
L'et moderna 181
sua drammaturgia storica, ma senza fanatismi di antiquario e
con eccezionale sensibilit per la lingua letteraria viva, che, mal
grado ogni velleitario purismo, restava sempre il danese. Assai
pi della pronuncia norvegesizzante e delle coloriture dialettali
gli stava a cuore il rinnovamento dellarte scenica in senso rea
listico (fra l altro l introduzione della celebre quarta parete ,
cio della dizione con le spalle al pubblico) e il superamento
del gusto sentimentale e declamatorio. Eppure ancora nella
Commedia dell'amore (1862), che il suo primo dramma dam
biente borghese contemporaneo, tecnicamente ispirato a Hol
berg e a Molire (La Chesnais) savverte la presenza degli
espedienti tradizionali: dallo schema metrico ai monologhi.
Furono essenzialmente due fatti ad avviare Ibsen verso il
superamento dellintima insicurezza e verso il completo dominio
della forma, sia nella lirica, sia nel dramma. Da una parte l espe
rienza dellItalia, dallaltra la conoscenza di G. Brandes. Val
la pena, prima, di dare uno sguardo alla sua produzione lirica,
pi volte messa in ombra dal preponderante rilievo dato ai
drammi.
Una produzione quantitativamente vasta, che va dal 1847
al 1892: e cio dalla estrinseca abilit versificatoria delle prime
poesie doccasione allo stile sublime delle antitesi eroiche in
Brand (1866), e alla polifonica orchestrazione del paesaggio
norvegese in Peer Gynt (1867); per non dir nulla poi di altri
numerosi drammi tutti scritti in versi; o iniziati in prosa e
rifatti in versi {La commedia dell'amore, 1858- 62) o ancora
iniziati in versi e rifatti in prosa (I guerrieri di Helgeland);
nonch di singole liriche: anticipazione, commento o eco dei
drammi, per i quali furono composte ( Vuggevise per I pre
tendenti; Agnes per Brand; Qrnulfsdrapa per I guer
rieri; Forviklinger per La commedia dell'amore ; Judas
per Cesare e Galileo; De sad der, de to , preludio poetico del
Costruttore Solness) ecc.
Considerato dunque anche soltanto da un punto di vista
esterno, l alternarsi in Ibsen di lirica e dramma rispecchia, aldil
della connessione tematica, il travaglio dun lungo e segreto tiro
cinio1, bbracciante quasi l intero arco della vita, la faticosa
ricerca duna forma semplice nuda scabra, atta ad esprimere la
sua pi alta ispirazione morale. In tal senso e aldil dogni
1 H. Koht, Henrik Ibsen. Bit diktarliv, Oslo, 19522, I, p. 28.
182 Le letterature della Scandinavia
generismo letterario la lirica dTbsen pu esser intesa come
la sua via al dramma: ch, come s detto, in quella come in
questo permangono a lungo le incertezze e le convenzioni stili
stiche dovute a unadesione ai modelli correnti del primo ro
manticismo dano-norvegese.
Fino al Brand e al Peer Gynt la tensione fra dramma e li
rica sar il segno dellirrisolto dualismo ch al fondo tanto dei
primi abbozzi poveri di risultati ma significativi per le
intenzioni poetiche come Kieempehoien (1850, rifatto nel
1854) Sancthansnatten (1852)2,e Rypen i Justedal (1850, ri
fatto nel 1856 col titolo Olaf Liljekrans) quanto degli altri mag
giori come Gildet p Solhaug (1856) e Inger til Ostrt (1854-
1857) Heermsendene p Helgeland (1857) e Kongsemnerne
(1863). Quale trasposizione fantastica di temi drammatici la
Folkevise non solo domina assoluta in Gildet p Solhaug e fa
da preludio simbolico al macchinoso intrigo scribiano dun
dramma in prosa come Inger til Ostrt, ma saccampa al centro
di Hasrmeendene e sinsinua fin nella asciutta prosa quotidiana
di Kongsemnerne.
Meglio ancora dei drammi le poesie giovanili illustrano,
quasi diario intimo, la contradittoria e ambigua evoluzione del
l arte ibseniana.
La prima raccolta, pi volte progettata e finalmente edita
nel 1871 durante la laboriosissima stesura di Cesare e Ga
lileo (1864- 1873) ci d di lui un ritratto cosi vivo e com
piuto che ci aiuta a meglio intendere l enigmatico profilo del
drammaturgo e il suo tortuoso itinerario poetico.
Unispirazione etica antisentimentale e anticonformista alla
base di tutti questi pi o meno acerbi componimenti, anzi gi
dei versi giovanili (altrove pubblicati)3, un assillo di coscienza
tormentata e ansiosa di giudicarsi e di giustificarsi. Anche l
dove la forma frutto di talento imitativo come per es. in
Resignation, 1847; Tvivl og haaby 1848; T il Ungarn, 1849;
T il Norges skjalde, 1849; Ederfuglen (1851); Lysr&d (1855)
si percepiscono gli echi di una volontaristica esaltazione, duna
tensione tragica resa ancor pi aspra dallincapacit di pieno,
libero sfogo. Come in Catilina, si trovano qui tutti gli elementi
1 A cui sembra fermo il pur ottimo lavoro di P. Frasnkel, Ibsens ve til
dramay Oslo, 1955, pp. 63-65.
2 Da Ibsen ripudiato e tenuto sempre come masso erratico nella sua
F
roduzione (Hundrersut gave cit. in bibliografia, X V III, p. 400).
XIV , prefazione.
L'et moderna
183
di fondo della poesia ibseniana. Quel suo cercar la verit alla
luce dun austero moralismo, quel voler risvegliare la coscienza
umana in nome degli ideali di libert di sincerit di sacrificio,
quel dissidio tra vocazione e dubbio, quella consapevolezza del
carattere mistico, notturno della sua musa, espressi in una forma
di contrappunto verbale e metaforico che preannuncia il suo stile
maturo1. Eppure il virtuosismo metrico2, maturato nello studio
dei modelli danesi che vanno da Oehlenschlger a Heiberg, dis
simul a lungo, sotto un misto di vecchie eredit e di nuove
intenzioni, il fermento rivoluzionario della sua arte, la sua
esigenza di rinnovamento umano prima che letterario3. Isolato
in un ambiente culturalmente provinciale, ligio al dogma ro
mantico del verso quale sola forma adeguata ai soggetti aulici
e ideali4, Ibsen tard molto a sentire questultimo come impe
dimento alla creazione dun dramma realistico5. E se la sciolta
prosa di Inger til Qstrt poteva sembrare una rottura con la
tradizione retorica del primo Ottocento6, in realt, i drammi
seguenti segnavano un ritorno al verso e ai modi stilizzati ar
caizzanti della rievocazione storica.
La vena satirica chera una forma dissimulata della sua
ispirazione morale da una parte alimentava in lui le ambi
zioni di poeta civile, castigatore di ogni vilt, esaltatore dello
scandinavismo di fronte agli avvenimenti del 64 (En broder i
md, 1863; Troens grund, 1864) e del sacrificio come unico
mezzo di rigenerazione individuale e nazionale1 (Ved Abraham
Lincolns dod, 1865; Terje Vigen, 1861; Ved tusendarsfesten
1 Er de Glimt fra Sjselens Dunkle, / der igjennem Mulmet brod, / Og
som Lynblink monne funkle / kun til evg Glemsel fodt? / Var for-
gjceves al min Higen, / Var min Drom kuns et Fantom, / Er mig
noegtet Sjclens Stigen, / Var min Digten hold og tom! - / Tier da I Un-
dertoner! - / Kan jeg eder ei forstaa, / Lad mig iblandt Millioner / Leve
glemt og glemt forgaa! / (Sono gli sprazzi di luce che dal buio del
lanima / trafissero la tenebra / e che come lampi abbagliano, / sol
tanto alloblio votati? / Fu tutta la mia brama invano, / il mio sogno
soltanto un fantasma. / Mi negato il volo dellanima? / Fu il mio poe
tare freddo e vacuo? / Ebbene, tacete allora voi arcane voci. / Se in
tendervi non posso, / Lasciatemi fra milioni / vivere e morire obliato),
XIV, p. 43.
2 Che Brandes fra i primi mise in rilievo. H. Ibseny Kobenhavn, 1898,
p. 27.
3 XVI, pp. 302-303.
4 XV II, p. 122 sgg.
s XV II, p. 510 sgg.
6 O. Dalgard, Studiar over Fru Inger til Qsteraad , Edda XXX, p. 8.
7 XVI, p. 208; X V III, p. 16.
184 Le letterature della Scandinavia
18 juli 1872); dallaltra informava le sue confessioni e rifles
sioni di artista (Spillemeendy 1851; 0ppet brev til H. 0. Blom,
1859; I billedgalleriety 1859; P vidderne, 1859- 60; Mindets
magt, 1864) fautore, sulle tracce di Kierkegaard, duna estetica
antiedonistica*. Ma legandolo ancor una volta a una preminente
tradizione letteraria, rappresentata da Heiberg e da Paludan-
Muller, lo faceva indugiare in quella briosa e verbosa conver
sazione rimata che regge da capo a fondo la Commedia del-
Vamore2e ispira le divagazioni biografiche e storico- culturali del
Ballonbrev til en svensk dame (1870) e del Rimbrev til fru
Heiberg (1871).
LItalia (dove trascorse quasi undici anni) gli si present
con un duplice volto. Quello classicistico, di terra della bellezza
ideale, di cosmo storico- estetico armonizzante civilt e natura e
destinato ad ampliare e chiarire il suo senso dellarte e della
vita3, e quello risorgimentale, di paese che veniva riconqui
stando la sua libert a prezzo di eroismi e di sacrifici4. Non
tutto per lui fu illuminante. L Antico lo fuorvi trasformando
personaggi e temi drammatici in conflitti ideologici troppo com
1 Bench consapevolissimo dellessenza e dei fini dellarte, come si pu
vedere in billed gallere ty per es. in questa strofa: ... i Kunsfens Rige /
der er det ene Formen som bar Rang; / hvis du vii domine Skaldens
Tonestige, / saa bor hvorledes, ikke bvad ban sang. / Hvad Kunstneren
bar tsenkt vii intet sge - , / lad da Ideen gaa sin egen Gang; / det
bjalp kun lidt mod Himmelen at hge, / hvis ej paa stserke Vinger du
dig svang... / ja Formen, Formen kun i et og alt / ... ved Formen bli-
ver mine vers til Digte! XIV , p. 243 (nel regno dellarte, la forma
soltanto ha valore; / se vuoi giudicare la gamma musicale del poeta, /
ascolta come, non cosa ha cantato. / Ci che lartista ha pensato, nulla
significa - / non ti curare delle sue idee; a poco giova bramare il
cielo, / se non ti libri su forti ali... / - la forma, la forma soltanto e
sempre / ... solo mediante la forma i miei versi diventano poesia).
Ibsen polemizz pi volte contro l estetica formalista di C. Petersen;
e in una celebre lettera a Bjornson (12 settembre 1865, XVI, p. I l i )
la proclam altrettanto calamitosa per la poesia come la teologia per
la religione.
2 Dove per in nuce gi sono presenti essenziali motivi ibseniani.
Cfr. J . Northam, Love's Comedy, in Scandinavica, voi. 3, n. 1, 1964,
p. 32.
3 Molti anni dopo, nel 1898, sar lui stesso a ricordare quel 9 maggio
del 64 in cui per la prima volta gli apparve a Trieste (il testo curiosa
mente ha: presso Mira Mara) la bellezza dellItalia; e il significato
dellesperienza italiana, quasi miracoloso passaggio dalle tenebre alla luce,
per tutta la sua produzione artistica. XV, pp. 414-415.
4 Lettere a M. Thoresen, 3.12.1865 e a P. Hansen, 28.10.1870, XVI,
pp. 208, 316 sgg.; XV II, p. 16.
Let moderna
185
plessi e lontani dal suo spirito (ellenismo e cristianesimo, libero
arbitrio e servo arbitrio, protologia ed escatologia, in Cesare
e Galileo). Ma, a contatto con l arte michelangiolesca, con la
vita e con la natura meridionale, la poesia di Ibsen attinse le
dimensioni dellenergia eroica e del sublime, acquist densit e
concretezza, precisione e rilievo; e per contrasto * intu
i valori pittorici, e penetr l anima del paesaggio norvegese.
Brand e Peer Gynt, quasi due facce duna medesima realt
poetica sono intimamente condizionati da questa esperienza: il
primo per la monumentalit del disegno, il secondo per la lumi
nosit del colore *.
Analoga, pur nellevidente diversit, l azione esercitata da
Brandes, quasi spirituale maieutica, sul pensiero di Ibsen. Par
rebbe a prima vista impossibile un qualsiasi punto di conver
genza fra l illuministico sconsacratore della religione romantica
e il mistico evocatore di romantici fantasmi. Ma entrambi, in
fondo, erano sulla linea dellindividualismo aristocratico e anar
chico dellOttocento; entrambi si erano serviti del messaggio di
Kierkegaard2come strumento di rivolta a ogni principio dauto
rit; e se nelluno la fede materialista non andava disgiunta da
coerente e sincera adesione ai principi del liberalismo, non man
cava nellaltro, insieme al volontaristico idealismo, il correttivo
duna realistica e disincantata visione delle cose.
Senza dubbio l agitazione del Brandes, intransigente e bat
tagliero in nome della modernit, cio delle verit dellora,
oper su Ibsen come fermento liberatore, come spinta decisiva
al rifiuto dogni sentimentalismo romantico e quietismo politico.
E Ibsen stesso nebbe piena e chiara coscienza3. Il suo para
dossale anarchismo, che in tanta parte del carteggio col Brandes
apertamente irride allo Stato e alla Chiesa, alle rivoluzioni e
alle libert politiche, stirnerianamente auspicando l incondizio
nata sovranit e libert dellindividuo4; il biblico pessimismo
che, persuaso del fallimento della storia umana, invoca pn nuovo
diluvio universale con Paggiunta di un siluro sotto l arca5;
1 Lettera a P. Hansen 28.10.1870 e a Bjornson 12.9.1865, XVI, pp. 315-
319; 109-113.
2 P. Rubpw, Georg Brandes og hans Uerere, Kobenhavn, 1927, p. 10.
3 XV I, pp. 223; 261; XV II, pp. 32; 483; X V III, p. 27.
4 Lettere: 20.12.1870; 17.2.1871 XVI; X V II, pp. 31, 453, 515; X V III,
p. 251; XIX, p. 149.
5 XV I, p. 374 sgg.; Til min ven revolutionsmanden; Rimhrev til en ven
(cio G. Brandes).
186 Le letterature della Scandinavi
la fede in una personale missione di giudice di unet, anzi di
unintera civilt, illuminata di luce cruda sotto i veli delle
consolanti illusioni; e finalmente la stessa naturalistica sve
stizione delluomo ridotto a puro mimo che recita la sua parte
sulla scena della vita (anticipazione del teatro da Pirandello a
Beckett) tutto questo si venne chiarendo in un assiduo e
concorde- discorde dialogo con Brandes.
Fu appunto Brandes a osservare come l evoluzione poetica
di Ibsen procedesse per ripetuti tentativi e abbozzi, per appros
simazioni e indicazioni1 verso una meta ideale perennemente
elusiva, verso una sempre sfuggente certezza assoluta 2, per la
prima volta intravvista nel Brand e nel Peer Gynt.
Ma l osservazione del critico danese non va circoscritta sol
tanto a questa prima fase dellattivit poetica di Ibsen. Ch
tale il ritmo stesso del suo processo creativo, nel dramma come
nella lirica. Se da noi Slataper3 e Croce4 hanno parlato di
uniformit (il primo sinanche di angustia) del mondo ibseniano
e di ricorrenza dei medesimi motivi, anzi di approfondimento
dun motivo unico, altri sulla scorta degli abbozzi e degli ap
punti drammatici, ha potuto con eccessive consequenziarie
deduzioni rintracciare le costanti della sua evoluzione ideale,
il progressivo spostarsi dellangolo visivo da spunti tragici ini
ziali a finali epiloghi comici5.
Comunque sia, non difficile oggi (persino sulle edizioni
francesi e inglesi) seguire da presso il lento processo di scavo
psicologico, che accompagna il corso della creazione ibseniana,
1 Op. cit., pp. 9-11.
2 Come chimerico miraggio questa non cesser mai di attirare tutti i
personaggi dei drammi: Il terzo regno (Cesare e Galileo); Il mi
racolo (Casa di bambola); I liberi aristocratici (Rosmersholm); Il
regno di Appelsinia (Il costruttore Solness) ne sono simboliche testi
monianze (v. L. Jacobsen, En trilogi... in Edda, 1960, pp. 62-65).
3 Egli non conosce che unidea centrale, un fondamentale dissidio di
verit e bugia, coraggio e pusillanimit, individuo e societ, gioia e do
vere gretto... Leggendo, rileggendo, tornando a leggere Ibsen, a un tratto
vi prende una smania indicibile: aria! sangue! Riprendete Shakespeare
in Henrik Ibsen, cit., pp. 216-217.
4 Chi si provato a far la storia dello spirito di lui, stato costretto
a muoversi sempre sullo stesso posto, perch si ritrovata dinanzi, gio
vane adulta e vecchia, sempre la stessa anima, con la sempre presente
e immutata brama dello straordinario e del sublime , nel noto saggio
di Poesia e non poesia.
5 H. Weigand, The Secret .Mark of the Beast, in Journal of English a.
Germanie Philology , vol. XXII, I, 1923, p, 51 sgg. e poi The Modern
Ibsen, New York, 1925, p. 74 sgg.
L'et moderna
187
il suo scrutare e scandagliare alla scoperta duna prismatica
realt sotterranea, fatta di arcani contrappunti e di corrispon
denze fra verit e illusione, tra ci che e ci che pare. Basta,
per convincersene, dare uno sguardo agli infiniti capillari ritocchi
e alle varianti talvolta vere e proprie innovazioni che
investono perfino i nomi dei personaggi o nascono dal senso
musicale della lingua (Rosmershlm insegni).
Parallelamente ai drammi anche la poesia si presenta come
una materia in via di ininterrotta stratificazione. Valga per
tutti l esempio della celebre lirica Bergtnanden, per la prima
volta inclusa con altre nel settimanale satirico Andhrimner
del 1 luglio 1851; poi via via riplasmata e rimaneggiata e
quindi riaffiorante come allucinato simbolo di vana potenza in
uno degli ultimi drammi di Ibsen: Gian Gabriele Borkman
(nel I I Atto e nellepilogo).
Se i ben noti temi ibseniani gi sono presenti nella prima
redazione: l antitesi fra la dolcezza della vita allietata dal sole
e il travaglio nella tenebra sotterranea, fra vita e arte, fra
volont e possibilit, le ulteriori elaborazioni non sono altro
che un progressivo affinamento poetico di questi temi, una
graduale ascesa da incertezze tonali e lessicali a una forma
salda e intensa, che il ritmo trocaico del verso sembra voler
scandire con i suoi colpi di maglio.
stato detto1 che una linea comune ricollega questa poe
sia attraverso gli scritti di M. Hansen e di H. Steffens
ai temi prediletti dei romantici tedeschi (da Noyalis e Tieck
a Arnim e a Hoffmann); ma ci vale soltanto per il punto di
partenza del componimento ibseniano. Nei rifacimenti del
63 e del 71 ben discernibile il tono tutto personale, l espres
sione chiusa e compressa, il mistico volontarismo con cui il
poeta affronta senza speranza e senza paura l enigma della
vita e della morte; e che anche sul piano propriamente formale
si traduce in un metodico rigetto di forme facili e scorrevoli,
di termini incolori e scopertamente romantici (klippe, larm,
bane vej, naturens hjertekammer, sdan gr det slag i slag)
in favore di altri pi congruenti e precisi, saturi di onomato
peica pregnanza {bergvseg, dron, bryde vej, det dulgte, ham-
marslag p hammarslag).
Chi si prova a studiare Ibsen nei particolari non pu non
fare analogo discorso per gli altri versi, non esclusi quelli del
1 H. Beyer, Norsk og fremmed, cit., p. 136 e H. Dahl, H. Ibsen som
lyriker, Oslo, 1958, p. 55 sgg.
188 Le letterature della Scandinavia
Brand e del Peer Gynt: gi punti darrivo, capolavori, rispec
chianti il pi profondo e personale pensiero del drammaturgo;
il quale ad essi appunto si rifar nella sua ultima stagione
poetica.
noto che i due drammi si condizionano a vicenda, per
il contenuto non meno che per la forma. La figura di Peer
gi anticipata in quella di Ejnar del Brand; i problemi del
Brand sono sempre sottintesi nel Veer Gynt. Singole scene
poi, scritte per il primo compaiono invece, sia pur con diverso
intento, nel secondo (per esempio l elogio funebre del Pastore
sulluomo che si tagli un dito per non andare in guerra), il
cui significato risalta appieno solo alla luce di un confronto
con l altro dramma. Per non dire poi del serrato contrappunto,
sul piano formale, tra ritmi trocaici che traducono l implacabile
volontarismo di Brand e i fluidi dattili e giambi nei quali si
riflette l elusivo sogno di Peer Gy nt1. Ma entrambi i poemi
drammatici sono in realt anche se non vi difetta, specie
nel secondo, l elemento comico vere e proprie tragedie
etico- religiose dispirazione kierkegaardiana (qualcuno ha ricor
dato il sacrificio di Abramo e la parabola del Figliol prodigo)2
per quella onnipresente antitesi fra l essere e il dovere essere
che, invece di nullificare, esalta l uomo di fronte al destino.
gi qui il grande Ibsen, il poeta della skranten samvit-
tighet , della coscienza malata (colpevole perfino dei propri
inespressi desideri) che stato detto esemplarmente3
soppone alla brama dello straordinario e del sublime; il pu
ritano confessore e giudice4, ossesso dal peccato originale5,
che sente la vita soltanto come dramma di tentazione e
despiazione.
In unalternanza di assurdo idealismo e di parimenti as
surdo scetticismo Brand e Peer Gynt rappresentano, ognuno
1 A. Bjerke, Rim og rytme, Oslo, 1956, pp. 27-33.
2 M. Valency, The Flower and the Castle, New York- London, 1963,
p. 139.
3 Croce, cit.
4 Non inutile a proposito ricordare le parole duna lettera di Ibsen
a Bjornson (9.12.1867), che sembrano preludere alla celebre quartina di
E t vers (1878): Du kan tro at jeg i mine stille timer roder og
sonderer og anatomerer ganske eerlig i mine egne indvolde; og det paa
de punkter hvor det lider vserst (Credimi pure che nelle mie ore di
riflessione, frugo e sondo e disse2ono nel mio intimo con assoluta sin
cerit, specie nei punti pi dolenti).
5 A Roma sdegnosamente condann Parte raffaellesca, le cui figure gli
parevano anteriori al peccato originale (XVI, p. 252).
Let moderna 189
a suo modo, l individualismo dIbsen proteso in uno sforzo
eroico e vano di autodeterminazione alinfuori dogni legge
umana. Il primo, quasi profeta veterotestamentario assillato
dalla sua imperativa vocazione, invasato di sacro delirio, ana-
temizza la morale corrente in nome dellibseniana esigenza
ideale *, il secondo, eroe della fantasia e dellillusione, rin
nega per entrambe la realt di se stesso, degli altri, di Dio.
Disumani, l uno come l altro, aprono per gli occhi sul proprio
errore tragico prima che la Nemesi li travolga (perch nel testo
non parola di effettiva redenzione, se non nel senso che in
Brand, alla morte dellidealista sopravvive l idealismo, in Peer
Gynt, alla morte del sognatore sopravvive la piet dell eter
no femminino ), fedeli a quellumanit che nasce dal loro
essere figure poetiche, non allegorie o astratti sillogismi2.
Brand, prima di comparire al giudizio del Deus caritatis, vince
la propria volontaristica frenesia e singinocchia e piange e
prega; Peer Gynt, prima di chiudere gli occhi, ritrova la verit
di se stesso nellamore della donna- madre.
Eppure questo inesorabile Brand, che antepone (come poi
far Stockmann e Gregers e Rosmer e tanti altri) l esigenza
1 Sono nel ricordo di tutti le sentenze rivelatrici dei due caratteri: Det,
som du er, veer fuldt og belt, / og ikke stykkevis og delt. (Sii ci che
sei con tutto il tuo essere / non con l animo diviso e distratto); ... Husk
at jeg er streng i kravet / fordrer intet eller alt (Rammenta che io sono
severo nel chiedere / esigo tutto o nulla); Sejrens sejr er alt at miste...
(La vittoria delle vittorie tutto perdere); Evigt ejes kun det tabte
( eterno possesso solo ci ch perduto); Folk! kkordens aand er
Satan! (Uomini, lo spirito della conciliazione Satana!) - Gaa udenom!
(Gira al larga!); Det er saa f ait at se sk&bnen under ojne (Guardare
il destino negli occhi troppo brutto); vdsr dig selv nok (Ti basti essere
come sei!) Tsenke det, onske det, ville det med; men gore det! - nej...
(Pensarlo, desiderarlo, volerlo, va bene, ma farlo: mai!).
2 noto che Ibsen pi volte reag alle accuse mossegli di aver creato
in luogo di personaggi drammatici e poetici, problemi e astratte figura
zioni (XVI, p. 202; X V III, p. 265); ma fu forse lui stesso a dare lo
spunto alla nota osservazione del Croce sulla ambiguit di rappresenta
zione in figure come Brand e Stockmann. Oggi si vede chiaramente come
tale ambiguit sia dovuta al suo atteggiamento ancipite verso certi per
sonaggi; e come in Brand sia gi prefigurato quel trapasso dalleroismo
allillusione, dallidealismo allo scetticismo che caratterizza la sua para
bola drammatica. In fondo lidealismo di Brand , nei suoi effetti pra
tici, non diverso, n meno letale, dal conformismo del Pastore Manders.
Daltra parte non si pu negare quanto gi Brandes (cit., pp. 31; 40-41)
e dopo F. Bull (V I, pp. 34-38) hanno osservato sulla presenza ancor
viva di scrittori moralisti come Heiberg e Paludan- Muller in questi
drammi di Ibsen. Valgano desempio le scene del celebre 4 Atto del
Peer Gynt.
190 Le letterature della Scandinavia
ideale , la verit del singolo alla felicit dei pi; che in nome
del dogmatismo della verit 1 soffoca ogni gioia di vivere2,
un uomo vivo, che soffre e ama, come figlio, come marito
come padre e ch riamato da una donna, per lui pronta a tutto
rischiare e patire; un uomo che non ignora i fremiti della
passione e i dubbi e i rimpianti, anche quando procede intre
pido sulle orgogliose vie delPascesi cristiana. Si rileggano al
cune scene del dramma (la seconda del?Atto secondo, la prima
e la seconda del terzo, la prima e la seconda del quarto, la
prima e la terza del quinto) e si vedr come l estrema ten
sione morale, anzich intralciarne ideologia, si traduce in lie
vito fantastico duna materia intensamente viva e umana.
Non diverso dal Brand, il Veer Gynt, storia allegorica
di tentazione e despiazione, religiosa condanna dellignavia,
eppure animata tutta da una calda passione che ovunque pe
netra a stringere e a sciogliere i diversi fili della vicenda, ad
alternare e armonizzare personaggi e scene naturali su un ma
lioso sfondo di fiaba. Invenzione e riflessione, toni popolareschi
cantabili e rituale solennit tragica, astrazioni concettuali e
esseri vivi in carne e ossa trovano qui posto e si articolano,
in una trama di contrappuntistica rispondenza al Brand. Per
fino le scene dei troll, e, in genere, l evocazione delle primitive
forze demoniache (che fuori del Nord si sogliono interpretare
o come pura mascherata o come Moralit medievali) hanno
qui una loro viva e concreta realt anticipazione del mi-
stico- magico simbolismo ibseniano.
Al paesaggio senza sole in cui si riflette l angusto rigorismo
di Brand fa riscontro lo spirito solare di Peer Gynt, la luce
che si prismatizza in tutti i colori; allesigenza ideale, l esigenza
umana. Vivere, gioire, ridere delle verit eterne e dei terrori
della coscienza, cedere al fascino dellillusione (ch forse
menzogna, ma dir poi Ibsen menzogna vitale,
livslogn): ecco il credo di Peer Gynt. Si dimentichi per un
momento la sua giovanile spontaneit (che gli viene dal mo
dello e dallambiente della fiaba popolare3 e si avvertir in
quel suo affidarsi alla menzogna vitale un presagio del
1 A. Dresdner, Henrik Ibsen, nordmand og europeeer, Kristiania, 1918,
p. 53.
2 E. Beyer, Livsglseden som problem i Ibsens dikting, in Edda, 1948,
p. 169.
3 K. Elster, Henrik Ibsens Peer Gynt, Oslo, 1928, p. 9 sgg. e V I,
pp. 19-26. Ma, a ragione, D. Haakonsen (Henrik Ibsens Peer Gynt,
Oslo, 1967, p. 117) ha ricordati probabili influssi byroniani.
Uet moderna
191
l illuso patetismo di Hjalmar o di Allmers; si ascolti attenta
mente il suo riso beffardo e si indoviner il seguito: il ghigno
cinico di Relling1o il fremente sarcasmo della signora Alving2.
Partito alla conquista del pi fantastico impero, Peer Gynt
finisce con la corona dimperatore dei pazzi nel manicomio
del Cairo; e alla immancabile Nemesi, impersonata dal Fon
ditore di bottoni, nulla ha da opporre. In ossequio al rigo
rismo del moralista dovr essere il suo miglior io 3, cio
Solveig - una nordica Lucia, la cui pura volont di sacrificio
seffonde tutta nel canto a fare da corredentrice in nome
duna teologica satisfactio vicaria . Sar lei a far qui la
parte che in Brand attribuita a Gerd e al Coro degli in
visibili .
In Brand e in Peer Gynt la lingua dIbsen fa le sue pi
alte prove.
Siamo certo ancora lontani da quella forza di caratterizza
zione realistica, che la prima volta savverte gi incisiva nel-
YUnione dei giovani per culminare poi n^YC Anitra selvatica
e in Rosmersholm4, n il poeta ancora sceso per le semplici e
scarne vie che portano alle sue tetre stanze, l, dove il som
messo, in apparenza anodino, dialogare dei personaggi denun
cia la falsit dogni mito, le illusioni della ragione umana e
l irredimibile infelicit del vivere5. Da tale punto di vista,
cio della lineare concentrazione drammatica in poche scene
dintenso pathos, i due drammi non scoprono il loro intimo
pregio. Che altro, ma non minore.
Mai come ora infatti Ibsen sinnalza a tanta potenza di
1 Idealer[ ?] Vi bar ju det gode norske ord: logne! (Gli ideali? Ma noi
abbiamo la nostra buona parola norvegese: menzogne!), X, p. 145.
2 Ja, dette med lov og orden! Jeg tror mangengang, det er det, som
voider alle ulykkerne ber i verden (Ah, questa storia della legge e del
l ordine! Molte volte penso che sia proprio questa la causa di tutte le
sciagure del mondo), IX, p. 89. Si sa che il mito della felicit umana
appariva a Ibsen o come selvaggia libert distinti: per es. la barbarica
innocenza dei vichinghi (di cui si parla in Brand, V, p. 247, e in
Bygmester Solness, X II, pp. 91, 107-108) estrema reviviscenza del
rousseauiano naturismo o come coscienza libera dal peccato originale
(Rosmersholm, X, p. 430).
3 Logeman, A Commentary on H. Ibsens Peer Gyntt Haag- Kristiania,
19542, p. 335.
4 T. Knudsen, Phases of Style and Language in the Works of H. Ibsen,
Scandinavica , 1963, vol. 2, n. 1, pp. 14-15.
5 A l suo tardo virtuosismo basteranno poche parole (aklam - akli - ma-
tisere sig) balbettate da un insignificante personaggio (nella Donna del
mare) per mettere a nudo il nervo duna tragedia.
192 Le letterature della Scandinavia
fantasia, a tanta musicalit e duttilit despressione, a paragone
della quale anche la tarda prosa ritmica di certi drammi come
per esempio La donna del mare troppo spesso mostra una
certa tendenza allesteriore illustr ativ i.
Dietro il movimento intenso e le titaniche impennate del
Brand, dietro la ricchezza e variet del gioco metaforico del
Peer Gynt si sente pulsare tutta la giovinezza del poeta, tu
multuante di smisurati sogni, piena di passioni frustrate e di
precoci rimpianti; e come ora l ispirazione appare enorme
mente cresciuta, dilatata, cosi pi impetuosa e audace la
foga lirica, anche se qua e l trasmodante nelloscuro e nel
prolisso *.
Ora per la prima volta il poeta osa,le pi ardite innova
zioni morfologiche e sintattiche, alterna i pi diversi schemi
metrici (predominante per il knittel ), trapassa senza
sforzo dal pathos alla satira, dal sublime al grottesco, dal rea
listico al simbolico. Malgrado ogni struttura allegorica, il
mondo ibseniano qui ancora aperto: vi circola dentro il
sangue, vi si respira aria libera, vi palpita una vita impetuosa
ricca varia. un mondo che fiorisce e germoglia.
Perci, a tanta distanza di tempo, ancora oggi, si torna
dalle scene di plumbea desolazione di certi drammi, tecnica-
mente perfetti, allacerba fede di Brand e alla sognante no
stalgia di Peer Gynt. Quale slancio lirico in quella inesausta
tensione morale e in quel getto di collera biblica! Quanta
freschezza e purezza in quelle scene tra narrative e dramma
tiche che visualizzano il sempre risorgente contrasto fra sogno
e realt. Quanta vitalit in quei versi sdegnosi, tempestosi, per
fino assordanti con la simmetrica fissit delle loro rime, e in
quel polifonico gioco di melodie che riflettono le continue va
riazioni dellanimo: dalla ferocia di Brand che strappa ad
Agnes i panni del figlioletto morto in nome della carit cri
stiana, allaereo sogno di Peer, alla nostalgica ninnananna con
cui egli accompagna la morte di se; allaltra finale di Solveig,
che, nel suo grembo materno, accoglie il pellegrino derelitto.
Due fra i molti esempi eminenti di questa complessa ispi
razione poetica si possono trascegliere nel Peer Gynt: il di
scorso funebre del Pastore sulluomo che si tagli un dito per
non andare in guerra2, cosi intimamente legato nella sua genesi
cronologica e psicologica al Brand; e l esordio stesso del Peer
1 Brandes cit., pp. 32-33.
2 Gi secondo Brandes (cit., p. 51) En poetisk perle af ho} rang.
Let moderna
193
Gynt che trae colare e nerbo dalla lingua viva del popolo e
insieme (come spesso in Ibsen) adombra l ispirazione simbo
lica dellintero dramma.
Ironici e patetici a un tempo i due episodi rappresentano in
duplice forma la stessa antitesi: il primo, della realt alla
fantasia; della fantasia alla realt, il secondo. Il primo, epopea
degli umili contro i potenti, illustrata da quellanonimo ribelle
allautorit, reo e peccatore di fronte allo Stato e alla Chiesa,
di fronte alla legge e alla societ, eppure veramente eroico
perch fedele a se stesso nellangusta cerchia della famiglia e
del lavoro quotidiano, nella perenne lotta contro la natura e
il destino. Il secondo, apoteosi della fantasia e del sogno che
trasfigurano la realt. Perch il Peer mentitore e spaccone
che fin dalla prima battuta del dramma campeggia al centro
dun mondo di vane illusioni, e che, trascinato dagli eventi,
compare infine privo del suo io gyntiano davanti al Fon
ditore di bottoni, in fondo un poeta, un sognatore, la cui
fantasia sempre pronta a scattare e a impennarsi come il
caprone chegli cavalca verso l abisso sul crinale di Gendin.
E l episodio intero, mentre, senza parere, drammaticamente
evoca con la sua intensa dinamicit, tutta incalzante balenio
dimmagini, l incantato paesaggio norvegese, ci d la chiave
per penetrare nellanima stessa del protagonista.
Anche dal punto di vista formale della composizione il
Peer Gynt , come il Brand, un poema drammatico in
versi prevalente il tetrametro trocaico rimato a scene
per se stanti, entro le quali si svolge l intera vita del prota
gonista; ma, a differenza degli altri drammi ibseniani, tutto
intessuto su una trama di ritmi e di cadenze musicali e reci
tative. Ibsen stesso indic a Grieg le parti da musicare (il
monologo di Peer nel primo Atto, la scena della donna verde
vestita e quelle del castello di Dovre e del Gran Curvo nel
secondo, la scena della morte di se nel terzo, la scena del
canto di Solveig nel quinto, e tante altre ancora); e quando
il dramma per la prima volta comparve sulla scena, il 24 feb
braio 1876, l enorme successo presso il pubblico cancell con
un colpo di spugna le apodittiche pedanterie del critico da
nese Clemens Petersen parimenti celebri, se pur per opposte
ragioni, alle parole di risposta di Ibsen ( Il mio libro
poesia; e se non lo fosse, il concetto di poesia, nel nostro
paese, in Norvegia, si conformer al mio libro...1).
1 In una lettera a Bjornson del 9.12.1867.
XXVII - 8. Lett, della Scandinavia.
194 Le letterature della Scandinavia
Giorgio Brandes iniziava allora, come si detto, la sua
radicale revisione critica della cultura nordica contemporanea;
e per tutta la giovane generazione di scrittori scandinavi le
sue Grandi Correnti furono appunto il nuovo vangelo estetico
e filosofico. Dai soggetti storico- nazionali in versi (Mellem
Slagene, Fra le battaglie, 1844; Kong Sverre, Re Sverre, 1861;
Sigurd Slembey 1862) Bjornson passava, nella prosa polemica
di Redaktoren (Il giornalista, 1874) e di En Fallii (Un falli
mento, 1875), a discutere gli scottanti problemi del tempo;
Ibsen faceva altrettanto precorrendo Augier. Dumas e perfino
Becque con l aspro realismo di De unges for bund (Unione
dei giovani) e anche di Kejser og Galileeer (Cesare e Galileo);
realistico anchesso, malgrado la caotica macchinosit dellin
trigo coi suoi cinquantasette personaggi, di cui quaranta sto
rici!); mentre Strindberg, ancora esordiente, ricalcava le orme
dei due norvegesi.
L Unione dei giovani (1869) e pi ancora Colonne della
societ [ Samfundets sfotter, 1877), sono i due drammi a tesi
che segnano l influsso decisivo del rivoluzionarismo bran-
desiano.
Ma mentre Colonne della societ sinserisce in pieno nella
corrente moraleggiante del tempo, per la figura centrale del
console Bernick che allultima ora sembra pentirsi e accusarsi1
e per gli altri personaggi, rappresentanti tutti, fuorch Lona
Hessel, di una societ che nasconde la sua intima degenera
zione sotto una vernice di rispettabilit; ed opera tecnica-
mente notevole per il serrato concatenamento delle scene e
per i ben preparati effetti teatrali, solo in Et Dukkehjem (Ca
sa di bambola, 1879) Ibsen, abbandonato definitivamente
lo schema tradizionale dei Dumas, degli Augier, dei Sardou
e i connessi espedienti convenzionali (dal resonneur alla
confidente, dalla lettera rivelatrice al malinteso, dal soliloquio
al colpo di scena, ecc.), riesce a foggiarsi quella personale
forma darte che sopravviver alla moda del tempo.
1 Questo il giudizio tradizionale sul dramma (da R. Woerner, H. Ibsen,
Leipzig, 1909, II, pp. 57-61 a E. Reich, Ibsens Dramen, Berlin, 192314,
p. 200, e a R. Williams, Brama from Ibsen to Eliot, London, 1954,
p. 66. Solo di recente J . Me. Farlane, Meaning a. evidence in Ibsen's
drama (In Contemporary Approaches to Ibsen, Oslo, 1966), pp. 38-39
si chiesto se la conversione di Bernick non sia soltanto un atto di
scaltra simulazione e di conformismo alla morale borghese per salvare
se stesso ima volta ancora.
L'et moderna
111
Per YUnione dei giovani e Colonne della societ aveva
ancora avuto bisogno di quindici e diciannove personaggi;
nei drammi seguenti gliene bastano pochissimi: da cinque a
nove; prima l azione drammatica procedeva attraverso una
trama complessa e decentrata nello spazio e nel tempo; ora
evolve rapida e unilineare verso la catastrofe dellepilogo.
E solo il dialogo crea i personaggi: un dialogo semplice, quo
tidiano, anche quando carico di ambivalenze e risonanze
simboliche. Da una situazione drammatica si risale cos gra
datamente, inavvertitamente allantefatto e da questo attra
verso un gioco alterno di luci e di ombre si ritorna a quella:
finch presente e passato, quasi senza che si arrivi a render
sene conto, appaiono stretti entrambi nello stesso nodo del
destino.
Questo per quanto riguarda i mezzi espressivi. Ma in
Casa di bambola c pi assai che il collaudo duna nuova
tecnica teatrale. Qui per la prima volta si rivela quel tipico
contrasto ibseniano tra idealismo morale e radicale scettici
smo, tra volont dassoluto e incapacit di conseguirlo, da
cui scaturir la sua arte pi matura.
La romantica sbarazzina che, allinsaputa del marito onesto
ma conformista, falsifica una cambiale per salvargli la vita, e
poi, scoperta, lo abbandona1 quando a sua volta ne scopre
il meschino egoismo, non quelleroina che i fautori del
femminismo e dellibsenismo hanno acclamato per tanti anni.
Grande certo la generosit del suo altruistico gesto che le
impone sacrifici ed economie; grande anche la fierezza nel
tener per s il suo segreto e nel resistere alle profferte di
aiuto di Rank; ma non meno grande in lei, combinata
con una infantile paura, la capacit di autosuggestione, l aspet
tazione gratuita del miracolo, la volont di chiuder gli occhi
sui fatti spiacevoli; tanto che pi dun critico, a ragione, ha
parlato di tragicommedia anzich di tragedia ibseniana (B.
Shaw, H. Weigand, M. C. Bradbrook).
Non c dubbio che Ibsen inclinasse a contrapporre la
donna nella sua istintivit e spontaneit al calcolato egoismo
e legalismo delluomo, e che vedesse con simpatia, almeno
1 E con lui i figli, per scoprire chi abbia ragione, la societ o io
(at komme efter, hvem der har ret, samfundet eller jeg). Anche di recente
qualcuno ha definito lidealismo ibseniano, sublime nei moventi ma cala
mitoso negli effetti (S. Northam in Contemporary Approaches, cit.,
pp. 11-18).
196 Le letterature della Scandinavia
in un primo tempo, il movimento femminista e anche chi lo
rappresentava in Norvegia; Selma delYUnione dei giovani,
Lona Dina e Martha di Colonne della societ e anche Nora di
Casa di bambola non sarebbero concepibili senza le polemi
che intorno ai diritti della donna, sorte nel Nord verso la
met delTOttocento. Dalle prime stesure del dramma inol
tre chiaro che si trattava di una tragedia: non esisteva qui
n la scena damore n la tarantella in cui culmina il vir
tuosismo femminile di Nora; n Torvaldo, daltra parte, ave
va nulla delle pose eroiche assunte nel secondo e terzo Atto;
e perfino il suo grido di trionfale sollievo, a catastrofe evi
tata, sei salva Nora! , era ben diverso da quello della ste
sura finale: son salvo Nora! . Via via per che i personag
gi prendevano forma e individualit non deve essere sfuggi
ta allocchio inesorabile del poeta la duplicit dellumana
natura, l antitesi tra l essere e il parere, tra la verit interna
e la verit esterna: ed ecco allora mescolarsi alla sincerit dei
sentimenti la teatralit degli atteggiamenti, ecco l imbarazzo
di Torvaldo dinanzi a Krogstad ammantarsi di austerit mo
rale e la puerile paura di Nora farsi velleit suicida e insie
me fede cieca nel miracolo : cio gratuita certezza che il
mediocre e onesto Torvaldo sia pronto a prendere su di s
ogni responsabilit del falso; ecco la scena di addio del ma
lato Rank, a Nora che ama e a Torvaldo che gli amico, pas
sare attraverso tutta la gamma degli equivoci tragicomici, de
terminati dai rispettivi impenetrabili egoismi. Persino il ce
lebre finale ha qualcosa di melodrammatico (Weigand) nel
la circostanziata motivazione delle accuse che piombano sul
capo di Torvaldo e nella teatralit delladdio di Nora.
Quando apparve sulla scena il 4 dicembre 1879 il dram
ma produsse ovunque un effetto potente ma anche pauro
so (Brandes); e la tempesta di indignazione che ovunque si
scaten, a Copenaghen come a Cristiania, a Stoccolma come
a Berlino non si era ancora sedata, che Ibsen gi rispondeva
con Gengangere (Spettri, 1881). Avevano protestato in nome
delletica cristiana contro il gesto rivoluzionario di Nora? Ora
la sorte della signora Alving avrebbe mostrato le conseguenze
duna vita coniugale fondata sulla menzogna.
Nudo cupo inesorabile come tragedia antica, Spettri svol
ge un duplice tema; quello delleredit fisica di Osvaldo che
si compie nello spazio di ventisette anni sotto gli occhi impie
triti di dolore della madre; e quello dellereditariet spirituale
della madre, che vede il proprio ideale di emancipazione e di
L'et moderna
H
libert umana soccombere sotto il peso morto dei pregiudi
zi e delle ataviche superstizioni morali e religiose (Weigand).
Nella tipica forma ibseniana della rivelazione retrospettiva
(M. Jacobs) questi due motivi sintrecciano con un crescendo
tragico che non ha pari nella letteratura drammatica dogni
tempo e dogni luogo1.
Proprio quando la signora Alving crede di essersi liberata
dagli spettri del passato fuori e dentro di s, quando crede
di poter finalmente cogliere il frutto dunintera vita di si
lenzio e deroico sacrificio accanto al marito dissoluto: proprio
allora il destino la colpisce pi crudelmente. La malattia di
Osvaldo, il suo amore inconsapevolmente incestuoso per Re
gina che gli sorellastra, il disperato ma vano sforzo della si
gnora Alving di eludere la volont del fato: tutto converge
a far precipitare il dramma, che, in tre soli atti, corre alla
catastrofe. Sicch quando il figlio, rso dal male inesorabile,
scongiura sua madre di somministrargli, al bisogno, il vele
no che lo liberer, abbiamo gi raggiunto il culmine della
tragedia. E Elena Alving non ha pi scelta: per amore, deve
uccidere suo figlio. Cessa ogni possibilit di azione dramma
tica, ogni possibilit di distinzione tra bene e male; e noi
assistiamo al puro strazio duna vittima la cui grandezza eroica
sottolineata, per contrasto, dalla incolore mediocrit, dal
supino conformismo del Pastore Manders, servilmente attac
cato ai principi del dovere, della legge e dellordine .
V molta polemica contingente2 in questo dramma, che
nel 1889 inaugur sulla Freie Buhne il naturalismo sce
nico in Germania; eppure esso spicca fra gli altri di Ibsen per
la sua fredda luce tragica, per la sua concentrata passione,
per la sua terribile ironia. Osvaldo assetato di gioia e di bel
lezza cerca il sole proprio quando dalla vita non pu pi spe
rare che il veleno; la signora Alving, anche lei anelante alla
felicit e allamore, tutta se stessa sacrifica al bene del figlio
per finire faccia a faccia con la disperazione; il Pastore Man
ders predica il pi sublime idealismo ed direttamente cau
sa del naufragio dogni ideale.
Questa la conclusione del moralismo astratto e delPidea-
1 Cfr. per un acuto paragone con PEdipo sofocleo F. Fergusson, The
Idea of a Theater (cit. in bibliografa), pp. 162-165.
2 Osserva giustamente F. L. Lucas, Ibsen and Strindberg, London, 1962,
p. 160 sgg., Pinverosimiglianza che Peredit sifilitica colpisca solo Osval
do e non la sorellastra Regine, anche lei figlia del Capitano Alving.
198 Le letterature della Scandinavia
lismo metafisico, questo il risultato del semplicistico dottri
narismo che ignora la complessit e l angustia della condi
zione umana.
Ibsen fu accusato di nichilismo perfino da chi sin allora
lo aveva difeso; conservatori e liberali gridarono concorde
mente allo scandalo 1, mentre direttori censori e anche attori
teatrali, da Schroder a Jaeger, da J . Juel a E. Bogh faceva
no a gara a rifiutare il dramma; che soltanto il 22 agosto
1883, grazie alla tecnica e allintelligenza del regista svedese
August Lindberg, comparve, per la prima volta, sulla scena
nella cittadina svedese di Hlsingborg.
Ancora una volta saffrontavano qui, in Ibsen, predicatore e
poeta in un irrisolto contrasto, che il dramma seguente En
Folkefiende (Un nemico del popolo, 1884), ulteriormente sot
toline di sfumature tragicomiche. Anche qui l idealista che
getta la fiaccola incendiaria della verit in mezzo alla stupida
compattezza della maggioranza per riscattarla dallerrore,
un curioso impasto di eroismo e di ingenuit2, gi prean-
nunciante la figura di Gregorio Werle dM Anitra selvatica.
Anche qui il pathos introdotto per dar rilievo alla commedia,
ch Ibsen stesso una volta defin grottesco il suo nemico del
popolo .
Non si tratta come stato detto sin troppo spesso
del tramonto dellidealismo ibseniano. Al contrario: il senti
mento di profonda sfiducia e di tristezza desolata che accom
pagna la tragicommedia dellesistenza nasce ora come prima
da amara disillusione e da idealismo ferito. Quel che qui si
tempera fin quasi a scomparire solo la punta del polemi
sta, l asprezza del riformatore, che cede a un senso di com
passione e comprensione per ogni umano soffrire.
Si sa che Ibsen stesso chiam tragicommedia il suo dram
ma Vildanden (Lanitra selvatica, 1884), ma una tragicomme
dia in cui tragico e comico indissolubilmente si avvicendano,
quasi due facce della medesima realt. Se a volte il comico ad
dirittura trapassa nel farsesco come in quella caricatura di
Amleto che Hjalmar Ekdal, melodrammatico declamatore del
vuoto spirituale, o come in Gregorio Werle, ridicolo predica-
1 II dramma, come dice G. Gran (Henrik Ibsen, Kristiania, 1918,
p. 122) fu come una bomba esplosa in due direzioni . Solo Brandes
e Bjornson presero ie difese di Ibsen.
2 In una lettera al Brandes (17.2.1871) Ibsen sosteneva senzaltro la
necessit di abolire lo Stato .
Let moderna
199
tore dell esigenza ideale indicibilmente triste tuttavia
l impressione che si riceve dal dramma di questi vinti, paghi
tutti, come la loro addomesticata anitra, dun simulacro di
vita.
Sicch persino il suicidio della quattordicenne Edvige, che
getta col suo sacrificio un lampo di tragedia in quella stagnante
atmosfera di quotidiana mediocrit, resta episodio: non porta
al consueto epilogo ibseniano, alla crisi risolutiva della lunga
tensione drammatica. Dinanzi a quel corpo esanime solo la
madre, nella sua prosaica semplicit, piange; mentre gli altri
continuano tutti a declamare la loro parte grottesca e spettrale
a un tempo: Hjalmar Ekdal quella dellincompreso e incon
solabile eroe, Relling quella del freddo scettico, Gregorio
quella di apostolo della esigenza ideale , Molvik quella del
religioso di professione.
Ci che appunto distingue questo dramma dagli altri
l inesistenza duna crisi risolutiva. Come acutamente ha det
to un critico (Weigand), al posto della sequenza causale c
qui il quadro spaziale, cio la raffigurazione di destini umani
nella loro realt quotidiana. E lo svolgimento dei caratteri
non , come di solito, retrospettivo, ma avviene sotto i nostri
occhi, gi fra il primo e il quarto Atto, attraverso un lento,
quasi inavvertito susseguirsi di piccoli tocchi che progressi
vamente dischiudono il labirinto del cuore umano.
Come si compenetrano qui e sintrecciano bene e male,
verit e menzogna, tragico e comico in un alterno irripeti
bile gioco di luci e di ombre! Hjalmar, amleticamente malin
conico anche quando intento a trangugiare appetitose cola
zioni, idolatrato dalla figlioletta Edvige che tutto gli sacrifica,
rispettato e curato dalla devota moglie, eroicizzato da Gre
gorio; Gregorio, chiuso nel suo missionario ideale, che spinto
allassurdo, provoca la morte di Edvige*; Relling, pietoso
nel suo ostentato cinismo, che contrappone alla febbre di
giustizia di Gregorio la teoria dellillusione o della men
zogna vitale , indispensabile agli uomini per vivere.
Sono poche le figure dei drammi seguenti che come que
ste rivelano appieno l arte matura di Ibsen: quella sua capa
1 Qui Lucas, dt., p. 185, ricorda lassurdo sacrificio di Abramo,
tanto caro a Kierkegaard. E sul valore sacrificale della morte di Edvige
ritornano D. Haakonsen, The function of sacrifice in Ibsens realistic
drama (in Contemporary Approaches, cit., pp. 32-33), e gi prima Jens
Kruuse, Farce og tragedie i t , in Mesterv&rker, Kobenhavn, 1955.
200 Le letterature della Scandinavia
cit di rappresentare insieme gli slanci ideali della passione
e i suoi traviamenti, l anelito alla felicit e il senso di colpa
che la rende irraggiungibile. E forse solo Rosmersholm e
Hedda Gabler possono essere ravvicinati all 'Anitra selvatica
per potenza despressione e complessit dispirazione.
Il primo dramma duna simmetria perfetta. Al centro
della prima parte Rosmer; della seconda Rebecca; il primo
Atto svolge il presente di Rosmer, il secondo il suo passato;
il terzo il passato di Rebecca, il secondo il suo presente (Brad-
brook). Rosmer, debole e sensibile, disarma per il patetico e
quasi infantile candore, per l ingenua ma sincera fede nella
possibilit di nobilitare gli uomini, che di lui fa l ultimo rap
presentante della stirpe austera e intemerata di Rosmersholm;
Rebecca avvince per l avvampante passionalit che non co
nosce freni di coscienza.
lei la vera protagonista del dramma. Originaria del
Finmark quellestremo nord che i suoi antenati vichin
ghi difesero come ultimo baluardo dellantico paganesimo
porta nella cupa atmosfera di casa Rosmer l acre fermento
della sua giovinezza spregiudicata e avventurosa. E un paz
zo desiderio di Rosmer simpossessa di lei come fato ine
luttabile.
Apprendiamo retrospettivamente che Beata, la moglie del
Pastore Rosmer, concluse col suicidio l impari lotta a lungo
sostenuta contro la diabolica rivale; ma la vittoria su Beata
non che l inizio della sconfitta di Rebecca. Bench ignaro
del vero motivo di quel suicidio e dolcemente asservito alla
nuova passione, Rosmer non potr essere tutto di Rebecca,
perch incapace di liberarsi dal peso del suo passato; privo
della fede avita, di cui conserva per l altruismo morale, tor
mentato dalla sua delicatissima coscienza, sattarda, invece
di agire, in dolenti fantasticherie e in schive meditazioni.
Il nodo della tragedia tutto qui: non riuscendo a farlo
suo, Rebecca gli si sacrifica volontariamente, vinta se non
conquistata dalla coscienza cristiana delluomo che ama. Ma
questo sacrificio non certo improvviso n incontrastato. La
donna che finalmente confessa a Rosmer il proprio delitto
ben diversa da colei che una volta lo commise, capace di
qualsiasi azione... sicura della sua libera e intrepida volont...
ignara dogni scrupolo e dogni vincolo umano . Cadono ad
una ad una tutte le sue convinzioni e illusioni sotto i colpi
dun destino pi forte di lei. Ma Rebecca non tenta ipocri
tamente di discolparsi n simula pentimento alcuno: anzi,
Uet moderna
201
quando Rosmer, a confessione avvenuta, le offre la sua mano,
non esita a rifiutare, perch sente impossibile la felicit ac
canto a quelluomo indissolubilmente legato al passato. E
quindi la successiva rivelazione del proprio passato incestuo
so che giunge inattesa per bocca del fratello di Beata
a mostrarle i limiti in ogni anarchica emancipazione, non fa
che precipitare in lei ima decisione gi irrevocabile.
Lamore per Rosmer pu ora, ma soltanto ora, purificarsi
ed esaltarsi nel supremo altmistico sacrificio. Ella, per amore
di Rosmer, seguir l esempio di Beata; e, con lei, lo seguir
Rosmer stesso, che in nome dun assoluto e inumano ideali
smo, come Brand, come Gregers e come gli altri eroi ibseniani
nella morte vede l unica via dellespiazione1.
Se Rosmersholm da capo a fondo pietosa tragedia e
tale la sentirono pur tra incomprensioni e svisamenti pub
blico e critica Hedda Gabler uno di quei drammi che
difficilmente si piegano alle definizioni. Freddo incisivo ama
ro come smorfia di disgusto sembra nato dalla puritana rea
zione del vecchio Ibsen a quello che doveva assere il suo
ultimo fuoco damore.
Senza cambiamenti di scena, nello spazio di trentasei ore
si compie il destino della demoniaca e decadente Hedda Gabler.
Quale tetro incubo sugger a Ibsen di legare insieme la
bellezza senza luce e senza calore dellaristocratica Hedda
Gabler e l ingenua e trasudante goffaggine del professore
Jorgen Tesman? Quale amaro capriccio gli fece unire le sor
ti di quella nobile decaduta, esasperatamente egocentrica nel
suo sterile estetismo, al borghesuccio cartaceo la cui pi alta
aspirazione di restaurare e pubblicare gli scritti altrui?
La tragedia di Hedda consiste non solo nellincapacit di
adattarsi al mediocre ambiente circostante, ma nelle contrad
dizioni della sua stessa sterile natura: schiava delle convenzioni
sociali e insieme gelosa della propria libert al punto da re
spingere l adulterio- col dissipato intellettuale Lovborg; dis
simulatrice insieme e sincera nella sua crudelt al punto da
confessarsi alla rivale Thea, sulla quale proprio si esercita
tale crudelt, scioglie finalmente l enigma del suo io distrug
1 Det Rosmerske livssyn adler, men det dreper lykken (La concezione
della vita dei Rosmer redime, ma uccide la- felicit) dice Rebecca quando
finalmente si arrende allinesorabilit del passato; che nelle semplici
parole della signora Helseth trova la sua epigrafe: Salig fruen tog-
dem (La defunta padrona li ha portati via).
202 Le letterature della Scandinavia
gendo insieme alPaltrui la propria vita. Quando tutto intor
no a lei sembra precipitare nel ridicolo e nel volgare ;
quando Lovborg, da lei spinto alla bella morte, finisce invece
nel pi banale suicidio in casa di una avventuriera, quando la
sua geniale opera da lei data alle fiamme in odio alla donna
che Tha ispirata, Hedda trova la forza di sopprimersi per
sfuggire al cerchio delle disillusioni che le si stringe attorno e
al ricatto duno spregiudicato corteggiatore. E al suo gesto di
sperato fa da ironico contrappunto la nascente intesa tra Thea
e Jorgen, i due esseri mediocri, ai quali solo appartiene la vita
e la felicitl .
Gli ultimi quattro drammi di Ibsen segnano le varie tappe
della discendente parabola della sua arte. Non si tratta certo
di improvviso declino, perch anche qui abbondano le scene
di rara potenza creativa, ma i motivi drammatici, come gi
not G. Gran, sono spesso semplici variazioni o ripetizioni
di motivi precedenti (cfr. le somiglianze spirituali e sceniche
fra Brand e Nr vi dode vgner) o sintendono (Il costruttore
Solness valga da esempio) solo sul piano simbolico o solo sul
piano biografico o su una sistematica contaminazione dei due
piani, che d allintera vicenda quella coloritura ambigua e
metaforica che tanto ha affascinato gli odierni interpreti sur
realisti; e nel malinconico rievocare e riecheggiare gi lasciano
intravedere la mano stanca del vecchio.
In Norvegia e ben oltre i suoi confini Ibsen stato il
creatore del dramma moderno. E veramente pochi altri scrit
tori hanno avuto come lui una maturazione spirituale cos in
dipendente e libera da suggestioni esterne, un intuito poetico
cosi precoce e sicuro, pur nel lungo e faticoso tirocinio ar
tistico.
Gi in Catilina si sentiva fra le ingenuit dellesordiente
l accento personale che la posteriore esperienza di istruttore
scenico e la conoscenza diretta dei francesi Scribe, Augier,
Dumas, Sardou hanno solo tecnicamente affinato e scal
trito, non sostanzialmente mutato. Dal punto di vista del
1 noto che Strindberg rivendicava la discendenza della ibseniana Hedda
Gabler dalle proprie eroine: Laura (Fadren) e Tekla (Fordringsgare);
cfr. B. Mmer, Den Strindberg jag kmt, Stockholm, 1924, p. 41. Ma
forse utile ricordare le parole di Valency, cit., p. 195: But however
we assess his relation to Strindberg it must be conceded that if he
borrowed anything from him, he put it strictly to Ibsenist uses.
mestiere impar certo non poco Ibsen e da Oehlenschlger*
da Bjornson, e dai francesi2. Si sa che senza Bataille de dames
e Contes de la reine de Navarre di Scribe e Legouv, Inger di
Qsteraad non sarebbe quello che ; senza la tecnica di Scribe
e Dumas, senza l intrigo e l'artificio impiegati a mantenere la
tensione drammatica e a ritardare la catastrofe finale, senza i
monologhi e gli a parte non ci sarebbe n Inger di 0ste-
raad, n I guerrieri di Helgeland, n Brand, n Peer Gynt
e neppure Colonne della societ. Ma chi poi ha voluto riavvi
cinare Gabrielle di Augier, il Pre prodigue di Dumas e Fer-
nande di Sardou e anche La rivolte di Villiers de l Isle Adam
a Casa di bambola, o Le sphinx di O. Feuillet a Rosmersholm
andato completamente fuori strada.
Mentre la tensione drammatica nei francesi fine a se
stessa, in Ibsen serve solo a illuminare il carattere intimo del
personaggio (in Spettri, per esempio, dove la lenta e senzaltro
pedantesca2preparazione dellincendio che scoppier a distrug
gere l asilo intitolato al defunto Alving, mezzo necessario
alla caratterizzazione del Pastore Manders e del falegname
Engstrand); mentre nei francesi la visione retrospettiva del
passato puro artificio retorico, residuo epico, in Ibsen po
tenziamento drammatico, interiorizzazione artistica.
Nel dramma ibseniano l azione procede con moto alterno,
quasi di flusso e riflusso dal passato al presente e viceversa,
dalla morte alla vita e viceversa. Il passato, cio la morte,
sempre vivo nel presente, e il presente, cio la vita, sempre
rivolto al passato. Tanto che tutta la sua drammaturgia, e
non solo il dramma di Elena Alving, sembra guidata dal mo
tivo dominante degli Spettri o dei morti che ritornano ,
cio del passato ineluttabile, secondo il significato esatto del
vocabolo norvegese. Spettri sono le colpe dei vivi come le
colpe dei morti, cio degli invisibili (M. Jacobs) che ma
terialmente non compaiono sulla scena: quelle del padre di
Peer Gynt come quelle dello stesso Peer, del padre di Nora
come di Nora, del padre di Osvaldo come di Osvaldo, di Beata
Let moderna 203
1 Bjomson lo precedette sempre nella scelta dei soggetti ma, ovvia
mente, solo da un punto di vista estrinseco. (Cr. Hundrarsut gave cit.
Samfundets sfotter - pref., p. 12).
2 Con una precisione di procedimenti (Der exakteste Dramentechni-
cher, der die Literatur aller Zeiten hervorgebracht bat ha scritto
A. Kerr, Die Welt im Drama, Kln- Berlin, 1954, p. 13), che anche ad
altri parsa sin troppo artefatta e calcolata (E. Auerbach, Mimesis,
Bern, 1946, p. 462).
204 Le letterature della Scandinavia
Rosmer come di Rosmer, del generale Gabler come di Hedda.
E in tutti i drammi l arcana e ossessionante parola: colpa
[ skyld, brode)1 risuona come biblica maledizione sui perso-
naggi, protesi in vano sforzo verso il riscatto e la redenzione,
che solo possibile nella coscienza incolpevole (skyldfri samvit-
tighet), fossanche quella degli antichi vichinghi che pre
davano incendiavano e uccidevano, eppure erano felici come
bambini .
Tra la coscienza cristiana della colpa e il desiderio pagano
della felicit non v conciliazione per Ibsen, implacabile come
il suo Brand; se non forse nella forma utopistica del terzo
regno che un giorno succeder ai due della spada e della
croce, del Cesare e del Galileo; o nella forma volontaristica,
pi vagheggiata che attuata, della redenzione spirituale attra
verso l amore (Rebecca e Rosmer, Ellida e Wangel, Rita e
Aimers, Rubek e Irene), che per si rivela sempre peccami
noso o tradito2.
Eppure saccompagna sempre a questo cupo puritano senso
di colpa un dubbio insinuante, una tentazione nichilistica mai
totalmente esorcizzata; anzi, quanto pi ardente lo slancio
dellidealista, tanto pi crudo il sorriso dello scettico; quanto
pi sublime la volont del metafisico, tanto pi crudo il giu
dizio del materialista; e proprio quando ci sembra di ricono
scere in Brand o in Gregorio Werle le genuine fattezze di
Ibsen: ecco, ci lascia perplessi la squillante risata di Peer Gynt
e il ghigno acre di Relling.
Chi segue sugli abbozzi e sulle varianti dei drammi la
genesi e la storia dei personaggi di Ibsen, il quasi inavvertito
spostarsi dellangolo visivo dalla concezione fantastica iniziale
alla redazione finale, pu farsi unidea del suo sotterraneo la
voro di scavo psicologico, icasticamente simboleggiato in una
celebre lirica giovanile, del suo assiduo scrutare e scandagliare
l uomo interiore. Tra le pieghe di ima forma umile dimessa
ma lungamente studiata, scevra di orpelli ma carica di segrete
risonanze, dinfiniti echi, Ibsen vela i pi esasperati e dispe
rati contrasti, le pi strazianti antinomie della vita. Gli basta
1 Colpevoli sono, come s detto, anche i desideri inconfessati: si pensi
a drammi come I l costruttore Solners , che si sente responsabile del
l incendio della casa, o al Piccolo Eyolf dove la donna dei ratti
che attira il bambino nei gorghi sembra la materiale personificazione
dun inconfessato desiderio della passionale Rita.
2 Indrehus, L iti omkring H. Ibsen, in Edda, 1935, p. 547.
Let moderna
205
talvolta una parola sola, un inciso, un particolare apparente
mente secondario1 a scoprire la natura intima dun perso
naggio o a creare la tensione drammatica ( il miracolo di
Nora; mamma, dammi il sole di Osvaldo; il fondo del
mare di Edvige; l aria di palude di Gregorio; i ca
valli bianchi della signora Helseth; gli spropositi linguistici
di Gina, la semicultura di Lyngstrand e la pedanteria di
Arnholm solo per citare qualche esempio dei pi noti).
L ingresso sulla scena di Nora di Casa di bambola, i suoi
primi atti, le sue prime parole, la sua conversazione con Hel-
mer ci danno di lei unimpressione che il successivo dialogo
con la signora Linde dimostra completamente errata; Regina
Engstrand di Spettri, quale si mostra nel primo Atto in com
pagnia del presunto padre non l abile e cerimoniosa simula
trice che un momento dopo accoglie il Pastore Manders in
casa Alving; la ridicola fatuit di Hjalmar Ekdal dell Anitra
selvatica, che vuol far credere a s e agli altri di vivere per
la grande scoperta scientifica che ha in mente, svelata da
brevi impercettibili accenni tra il terzo e il quinto Atto del
dramma. Solo nel terzo infatti Hjalmar, in forma confusa,
confida a Gregorio la scoperta alla quale dice di lavorare da
anni. Tra il terzo e il quarto avviene dietro le quinte
il colloquio rivelatore fra Gregorio e Hjalmar; ma solo nel
quinto, unincidentale domanda di Gina a Hjalmar, che ha
deciso di abbandonare la famiglia, svela dun tratto la ciarla
taneria di questultimo (M. Jacobs):
h j a l m a r (aprendo frettolosamente il cassetto del tavolo) Devo
portar via con me i miei libri. Dove sono i
miei libri?
GINA Quali libri?
Le mie opere scientifiche, no?... le riviste
tecniche che mi occorrono per la scoperta.
Gi n a (posando sul tavolo un pacco di fascicoli) Devo dire a Edvige
di tagliarne le pagine?
h j a l m a r Non occorre tagliarne le pagine.
1 Una nuova interpretazione scenotecnica mirante a sottolineare la vi
sual suggestion delTIbsen drammaturgo ha dato J . R. Northam (Ibsens
dramatic method, London, 1953), e sul suo esempio molti altri, forse
con troppo consequenziario deduzionismo. Si cita qui solo E. 0sterud,
Lenestolsymbolets i H. I. (Ibsen- rbok, Skien, 1962, pp. 82-89); O. Mos-
fjeld (Ibsen- rbok, 1957-59, pp. 109-112); E. Host, Hedda Gabler, Oslo,
1958, pp. 152-155; B. Johnston in Contemporary Approaches, cit.,
pp. 82-85; dove i canoni enunciati nei Seven types of ambiguity del-
lEmpson trovano vastissima applicazione.
206
Le letterature della Scandinavia
Cos basta una esclamazione di Osvaldo per mettere a fuoco
tutto il dramma intimo della signora Alving, sin allora quasi
involto in una discussione accademica sulla possibilit umana
di emancipazione spirituale:
o s v a l d o Oh, la bella splendida vita libera di laggi...
pensare che si possa insudiciarla cos!
p a s t o r e m a n d e r s (alla signora Alving) Che ne dite di tutto
questo?
s i g n o r a a l v i n g Dico che Osvaldo ha ragione in ogni parola
che ha detto... Qui, nella mia solitudine,
anchio sono arrivata alle stesse conclusioni,
signor Pastore. Ma non ho mai avuto il co
raggio di dirlo. Ebbene ora mio figlio parler
per me.
E Rebecca West di Rosmersholm? Anche qui uno sguardo
comparativo alle varie stesure del dramma, prima intitolato
Cavalli bianchi (i cavalli bianchi, sacri, per il loro dono pro
fetico, ai Germani, di cui ci parla Tacito!) e alla stesura defini
tiva sufficiente per constatare il progressivo affinamento ar
tistico, la graduale interiorizzazione del dramma. Quel che
prima appariva sin troppo crudo e spettacolare, per esempio
il motivo dellincesto di Rebecca S i n seguito velato e solo
discretamente accennato: e non per quel puritano riserbo che
tanto offese i pansessualisti antibseniani con a capo Nietzsche2,
e D. H. Lawrence3, ma per intuito poetico; lo stesso intuito
poetico che, pur in mezzo alle tante e tanto spesso censurate
meticolosit e pedanterie strutturali, in mezzo agli urti e agli
stridori polemici, d accenti shakespeariani allimpeto sconvol
gente della passione.
Rebecca West grida ai suoi accusatori:
Voi credete veramente chio abbia agito e calcolato a sangue
freddo! Io non ero allora quella che in questo momento vi sta
raccontando la sua storia. E poi non ci sono forse in ognuno di noi
1 Altrove motivi analoghi sono sempre toccati, ma senza mai dimenti
care il freno dellarte: Edvige che forse figlia di Werle e non di
Hjalmar Ekdal (Spettri); Regine che sorellastra di Osvaldo (Spettri);
Alkners che segretamente ama Asta pur credendola sua sorellastra (Il pic
colo Eyolf).
2 In Ecce homo (Warum ich so gute Bucher schreibe), lo chiam ti
pica vecchia zitella!
3 In Twilight in Italy.
Uet moderna 207
due volont? Si, io volevo sbarazzarmi di Beata, in un modo o in
un altro. Ma non credevo affatto che ci sarebbe avvenuto. A ogni
passo che avevo la temerit e il coraggio di fare, mi pareva di sen
tire una voce che gridasse: non pi oltre! Non un passo di pi!
Eppure non potevo fermarmi. Dovevo fare ancora un piccolo passo,
ancora un solo piccolo passo, uno solo. Eppoi un altro e un altro
ancora... e poi avvenuto.
Hedda Gabler esclama gettando alle fiamme il manoscritto
di Ejlert Lovborg:
Ecco io ora brucio tuo figlio, ricciuta Thea! Il figlio tuo e
di Ejlert Lovborg. Io brucio, brucio ora il tuo bambino!
Non diverse parole pronunciano Agnes del Brand e Osval
do Alving, la signora Alving e Rita Allmers e Irene Rubek
nel loro appassionato dialogare, realistico in apparenza, ma
ordito tutto su un tematismo simbolico in cui riaffiorano i
modi stilistici dellantica poesia eddica. Tra l astruso e popo
laresco simbolismo del Brand e del Peer Gynt e Pallegorismo
rarefatto e schematico del Costruttore Solness (1892), di Gian
Gabriele Borkmann (1896), di Quando noi morti ci destiamo
(1899), sta il simbolismo altamente poetico dei drammi mo
derni , dove simbolo e realt organicamente connessi sillu
minano a vicenda in un inimitabile chiaroscuro; gli spettri che
sinsinuano nelle battute del dialogo tra Elena Alving e Man-
ders, l anitra selvatica che da s irradia su uomini e cose la
luce sinistra duna immutabile disperazione, i cavalli bianchi
annuncianti che la morte si fermata a Rosmersholm, e per
sino l apparentemente triviale cappellino di zia Giuli in Hedda
Gabler, che, appena levato il sipario, assurge a simbolo delle
opposte passioni: sono tutte intuizioni fantastiche dun grande
e schietto poeta quale certamente Ibsen fu, pur nel suo lu
cido disperato negativismo e nel suo paradossale solipsismo \
BJ0RNSTJERNE BJ0RNSON
Se Ibsen aveva meticolosamente studiato e imitato la
tecnica teatrale degli Scribe, degli Augier e dei Dumas per
poi toglier loro di mano il dramma europeo, sollevandolo a
1 Scriveva Joyce gi nel 1900: The naked drama either the per
ception of a great truth, or the opening up of a great question... this is
what primarily rivets our attention... ( Fortnightly Review , London,
p. 375).
208 Le letterature della Scandinavia
dignit di grande arte, Bjornson appare invece nei suoi lavori
teatrali, sia sotto l aspetto tecnico sia sotto quello artistico,
come diligente allievo dei francesi. Si tratta in realt di due
scrittori diversissimi tra loro per statura intellettuale e forza
poetica, che solo vicende e motivi esteriori hanno indebita
mente posto sullo stesso piano. Se il primo fu un solitario e
taciturno asceta del pensiero, chiuso nella pi schiva medita
zione e nel pi impenetrabile riserbo, non distratto da altri
interessi che non fossero quelli dellarte, non rivolto ad altra
lotta che non fosse quella contro i prepotenti fantasmi del
cervello e del cuore , il secondo fu un entusiastico uomo di
azione, aperto e socievole, cordiale e effusivo, sempre pronto
a spezzare una lancia per i problemi dellora, morali, politici,
religiosi. Se quello ha il suo antecedente spirituale nella tor
bida angoscia luterana di Kierkegaard, questo si riattacca al
l ingenuo nazionalismo religioso di N. F. S. Grundtvig.
Per intendere appieno la figura di Bjornson occorre ricol
locarla sullo sfondo di quel vasto fermento patriottico che
nella seconda met del secolo XIX domin la vita pubblica
norvegese e culmin nella vittoria del parlamentarismo e nella
definitiva rottura dellunione personale con la Svezia (1905).
Qui Bjornson acquista giusto rilievo e proporzioni adeguate;
qui non appare pi sfocato e puerile come in sede artistica
il suo virtuistico proselitismo, il suo appello alla volont
di bene, la sua magnanimit conciliatrice.
Giornalista e oratore eminente, puritano e borghese di
sentimenti, malgrado il suo radicalismo politico, il suo po
pulismo e i suoi atteggiamenti antimonarchici, contribu in
misura decisiva alla formazione duna democrazia norvegese
fondata sui ceti rurali. Come gi per Wergeland anche per
lui arte letteratura e teatro furono puri strumenti di educa
zione morale, tribuna libera per difendere cause, affermare
princpi, discutere idee non certo originali le pi, n pro
fonde, anzi quelle letterarie assai povere di senso critico e este
tico; ma messe tutte al servizio dun istintivo buon senso che
aborre da ogni estremismo e sempre animate da un calore
umano e da uneroica fede nella vita che disarma e conquista.
Chiamato dopo Ibsen (1857) a dirigere il teatro di Bergen,
prosegu quasi per due anni e mezzo la battaglia gi prima in
trapresa sulla stampa per impedire l ingaggio di attori danesi
e creare cos un repertorio e una compagnia esclusivamente
nazionali; e anche i suoi primi drammi Mellem slagene (Fra le
battaglie, 1857); Halte- Hulda (Hulda la zoppa, 1858); Kong
L'et moderna
209
Sverre (Re Sverre, 1861); Sigurd Slembe (Sigurd il malvagio,
1862) non diversamente dai racconti in prosa (Synmve Sol-
bakken, 1857; Fiskerjenten, La figlia del pescatore 1868, Arne,
1858; En glad gut, Un ragazzo allegro, 1860; Smstykker, No
vellette, 1860) rappresentano lo sforzo di fondere l antico ethos
eroico germanico con una cultura moderna dimpronta contadi
na, lo stile di Saga norrena con toni fiabeschi e realistico-popo-
lareggianti allora di moda. Synn0ve e Thorbjorn, Arne e Eli,
0yvind e Marit, Petra e Hans 0degrd esemplificano s, chi
pi chi meno, il trionfo della virt sullegoismo, della reli
gione sugli istinti, ma insieme sono figure vive, schiette e
ingenue, ma vere.
Sarebbe ingiusto sottovalutare l importanza documentaria
di questi drammi e racconti che, in Norvegia come altrove,
venivano incontro al gusto romantico- realistico del medio Ot
tocento, ma sarebbe anche difficile oggi vedervi qualcosa di
pi. La maggior concretezza e vivacit di tinte nel narrare
e nel descrivere, il maggior impegno stilistico nel ricreare il
sentenzioso laconismo della Saga norrena, la grandiosa enfasi
lirica non sono in sostanza che una pura variante rustica della
tonalit nordico- sentimentale creata da Oehlenschlger (del
quale ritroviamo anche i metri in Hulda la zoppa e in Re
Sverre). E se ancor oggi si ammira il brio e la scioltezza nella
discussione dei problemi del tempo (politici sociali morali) e
l artigiana perizia degli effetti scenici, che Bjornson dal suo
maestro Scribe aveva imparato a dosare con perizia di me
stiere (dal 1865 al 1867 diresse il Christiania Theater
della Capitale e istru i principali artisti dellepoca come Johan-
ne Juel, Laura Gundersen e J . Brun; dal 1870 al 1872 di
resse persino un proprio teatro), l assenza di vera forza dram
matica o, se meglio si vuole, di vero genio poetico vizia alla base
questi come gli altri suoi lavori, nei quali il moralista finisce
sempre per avere il sopravvento sullartista. Da Leonarda
(1879), dove tutti i personaggi fanno sfoggio di programma
tica generosit, a En handske (Un guanto, 1883), che simpernia
sulla esigenza della castit prematrimoniale anche per l uomo;
dal cauto antimonarchismo di Kongen (Il Re, 1877) alla discus
sione teologica e sociale di Over JEvne (Oltre le forze uma
ne I, 1883, e II, 1895), dove si tocca il vertice delle impoeti
cit con quelle due figure di giovani, Credo e Spera (nomina,
numina!) che predicano la fede positivista nel progresso scien
tifico assunto a panacea universale!; dallumanitarismo di Paul
Lange og Tor Parsberg (1899) col suo celebre epilogo da
210 Le letterature della Scandinavia
dramma borghese settecentesco ( A, hvorfor skal det veer e sa,
at de gode sa ofte blir martyr eri Kommer vi aldrig sa langt
at de blir forerei : Ah! perch devessere sempre cosi che
i buoni finiscono tanto spesso martiri? Non verr mai il giorno
che diverranno guide? ) allantinietzscheanismo dei drammi
Laboremus (1901) e Paa Storhove (1902), l invincibile ottimi
smo di Bjomson 1celebra i suoi trionfi attraverso una ricca gam
ma di intrecci a lieto fine e di tipi da repertorio romanzesco. Co
si pure nella narrativa (Magnhild, 1877; Stov, Polvere, 1882;
Det flager i byen og p havnen, Bandiere sulla citt e sul
porto, 1884; P Guds veje, Sulle vie di Dio, 1889) c pi
volont di bene che acume psicologico. Persino il dramma che,
insieme alla lirica patriottica e popolareggiante, gi Brandes
giudicava il suo capolavoro: Over JEvne I, resta in fondo,
malgrado la grandiosit degli scenari e la tensione drammatica
che ispira al pastore Sang la fede nel miracolo, un caso
psicologico, un esperimento pseudoscientifico simile a quello
cronologicamente posteriore del protagonista del ro
manzo zoliano Lourdes.
Malgrado ogni concretezza e scioltezza di modi, il suo dia
logo manca di intensit, di risonanza interiore, di sfumature
e di mezzi toni, sempre piegato com a un fine moralistico
e affidato agli artifici melodrammatici e agli spettacolari colpi
di scena (che non mancano neppure nel migliore Oltre le
forze umane, I). Forse il migliore Bjomson da cercare
altrove: in qualche lieve e sorridente episodio di commedia
come Geografi og K&rlihed (Geografia e amore, 1885), e pi
ancora in qualche semplice racconto giovanile come II padre,
ch un piccolo capolavoro di contenuto pathos drammatico,
oppure sporadicamente, nei discorsi, nelle lettere, nelle allocu
zioni, che contengono pezzi stupendi di oratoria tribunizia.
A UGUST ST RINDBERG
Nato sotto il segno della contraddizione e dello scandalo,
posto, quasi per biblico fato, al punto di rottura tra l et
1 Perfino un moderno ammiratore di Bjornson, Harald Noreng, scrive
(B. Bj0rnsons dramatiske diktning, Oslo, 1954, p. 138) La maggior
parte dei drammi di B. cosi configurata che l azione pu finire in riso
come in pianto. Che Fautore stesso sia stato in dubbio su come dovevano
risolversi i suoi conflitti provato dal fatto che egli in pi casi ha
cambiato completamente l epilogo dei drammi.
Let moderna
211
decidua e l et veniente1, August Strindberg irrompe come
forza di natura nella letteratura svedese del deciduo Otto
cento sconvolgendola col fermento rivoluzionario delle sue
caotiche esperienze spirituali (pietistiche e rousseauiane, so
cialiste e darwiniane, nietzschiane e swedenborghiane), con le
sue ambizioni titaniche, con i suoi impeti faustiani, con la sua
sete di verit assoluta e di salvezza metafisica.
Degli scrittori ottocenteschi certo il pi esasperato indi
vidualista, sognante l attuazione del suo io attraverso la con
fessione intima, il pi ribelle visionario, bramoso di model
lare cielo e terra sui suoi sogni e sui suoi deliri, mentre per
il forte mordente psicologico e per il furore cromatico della
sua arte il pi deciso annunciatore e anticipatore del turbi
noso Novecento.
A uno sguardo retrospettivo la sua immensa produzione,
polemica drammatica narrativa lirica, scopre subito i difetti
della superficialit e dellimprovvisazione n vale certo
cercarvi finezza e altezza dintuizioni poetiche eppure non
c pagina, si pu dire, che per l intensit del ritmo, per la
vibrante liricit e per la furia ossessiva non porti i segni duna
individualit artistica marcata, vigorosa.
Nella narrativa svedese fu lui l uomo della rivoluzione
moderna preconizzata dal Brandes; ma gi negli scritti desor
dio: il romanzo Roda rummet (La sala rossa, 1879) e il li
bello Det nya riket (Il nuovo regno, 1881), il naturalismo
strindberghiano si presenta con caratteri propri. Qui la realt
esterna si analizzata e ritratta fin nei pi crudi particolari,
ma in uno stile dinamico ardente visionario, l uomo interiore
scarnificato e ridotto ai suoi istinti primevi, ma in funzione
duna indignatio puritana (dietro la quale senti Kierke
gaard) e duna maldissimulata inquietudine religiosa suscetti
bile di ulteriori sviluppi. La satira trapassa sempre in carica
tura, la descrizione in visione, l ironia in sarcasmo.
Se Dickens e Mark Twain, Hugo e Balzac2 iniziarono
Strindberg al gusto del grottesco e del romanzesco, a ragione
egli poteva rivendicare l assoluta indipendenza del suo stile:
uno stile vivo parlato, realistico insieme e lirico, tutto scatti
1 Si cita l ed. critica di J . Landquist, Samlade Skrifter, I- LV, Stockholm,
1912-1921, XIX, p. 186.
2 Assurda sembra la teoria di G. Printz- Phlson (BLM, 1, 1965) che
gi nella Sala Rossa vuol vedere i primi segni della tecnica del Sogno;
e addirittura parla di Kafka!
212 Le letterature della Scandinavia
e movimento, tutto asindeti e verbi. Basta un quadro paesistico
della Sala rossa o una battuta satirica del Nuovo regno per
capire come dun tratto Strindberg potesse diventare l idolo
dei giovani realisti nordici (da Gustaf af Geijerstam a
V ictoria Benedictsson, da A nne Charlotte Leffler a A x el Lunde-
grd, da Alex ander K ielland a A rne Garborg ) e insieme lo
scandalo dei vecchi idealisti e conservatori con a capo Cari
Dav id af Wirsn. Ecco Stoccolma a volo duccello:
Laggi... rumoreggiava la citt appena desta: le gru a vapore ron
zavano gi nel porto di Stadsgrden, le sbarre di ferro strepitavano
nella ferriera, i fischietti delle guardie delle Chiuse sibilavano, i va
pori di Skeppsbron fumigavano, gli autobus per Kungsbacka sob
balzavano fragorosamente sullacciottolato; fracasso e urla nella Pe
scheria, vele e bandiere ondeggianti sul canale, strida di gabbiani e
squilli di tromba da Skeppsholmen, grida cu comando da Soder-
malmstorg, zoccoli di braccianti in Glasbruksgatan; tutto dava
unimpressione di vita e di movimento...
Ma il sole stava su Liljeholmen, e saettava tutto il fascio dei
suoi raggi verso oriente; questi trapassavano i vapori salienti dal
Bergsund, volavano sul Rddarfjarden, sarrampicavano su fino alla
croce della chiesa di Riddarholmen, si gettavano di 11 sul tetto sco
sceso di quella tedesca, giocavano coi pavesi dei battelli ancorati a
Skeppsbron, illuminavano le finestre della Dogana Grande, rischia
ravano i boschi di Lidingn e svanivano in una nuvola rosata laggi,
lontano, dove sta il mare.
Ed ecco la solenne inaugurazione delle prime ferrovie
svedesi:
Il sovrano arriva. L antipasto preso dassalto. La minestra ser
vita. uno scoppiettio di tappi di bottiglia. Il pollo divorato.
Champagne! Un discorso! Una nuova vena aperta (== un nuovo
salasso!). Sangue novello ( = quattrini) affluir allorganismo statale
svedese, il cui cuore risiede a Palazzo Reale; la nazione (cio la so
ciet metallurgica, Kolbotten) si rianimer, rifornita di nuovo ossi
geno. Il prefetto prende la parola: I l popolo svedese ha sempre
amato i suoi re...
In questi scritti come nei primi drammi storici non
certo la psicologia che conta: sommaria incoerente tipeggiante
sempre piegata a pi o meno palesi f ini polemici. I personaggi
della Sala rossa: un Falk, un Fahlander, un Borg non meno
1 Cfr. O. Holmberg, Lovtal over svenska romaner, Stockholm, 1957,
pp. 45-54.
L'et moderna
del Libero pensatore (Fritnkaren, 1870), del Proscritto (Den
fredlose, 1871), di Maestro Olao (Mster Olof, 1872) sono
semplici portavoce di Strindberg, volta a volta idealista roman
tico e puritano con Kierkegaard e Ibsen, determinista e ma
terialista con Buckle e Brandes, pessimista con von Hartmann;
e anche in seguito nei racconti di Svenska den och ventyr
(Destini e avventure svedesi, 1882- 83), nelle novelle sociali-
steggianti Utopier i verkligheten (Utopie nella realt) e anti-
femministe Giftas (Sposarsi, 1884- 86), la sua prosa d i mi
gliori frutti quando con incisiva crudezza disegna tipi di po
polani dalle passioni elementari o rif il dialogare plebeo
in Pi och Per (Pietro e Paolo), quando si distende nel qua
dro paesistico in En ovlkommen (Un malarrivato) o trasfi
gura in maliziosa favola Tamara satira sociale in De lycksaligas 6
(Lisola della felicit). Allora lo stile corre rapido come fiume
in piena senza intoppi e senza freni, e nel suo impeto riesce
a trascinare perfino i pi grevi sofismi e paradossi, a dissimu
lare le incongruenze psicologiche, a velare le inverosimiglianze
storiche.
Sin dagli inizi il suo naturalismo era stato satirico-caricatu-
rale: non impassibile ritratto duna realt esterna, ma rilievo
del significato in essa riposto, deformazione spietatamente vio
lenta di tale realt come rivalsa dun invitto idealismo (le sue
migliori cose sono infatti quelle in cui, anzich procedere sul
saldo filo del raziocinio, la fantasia esplode in immagini di
allucinante visionariet).
Se, in nome della verit rousseauiana, non si stancava di
condannare la vecchia peccatrice l arte, e vedeva l avvenire
della letteratura nella cronaca del giornale e nel bollettino
giudiziarioS o nellautobiografia2, quale forma pi immedia
tamente mimetica della vita; se, nei drammi, diceva di voler
raffigurare l antagonismo fra uomo e donna, la lotta dei sessi,
allincolore lume della scienza3 (il celebre dogma tainiano
identificante il vizio e la virt col vetriolo e con lo zucchero!)
sentiva poi in concreto che la sua vera forza era la trasfigu
razione visionaria della realt4.
1 XV II, p. 234 sgg. Aveva scritto Zola (Le naturalisme au theatre,
Paris, 1881, p. 224) Nous ne faisons que dresser des procs-verbaux .
2 X V III, p. 456 sgg.
3 X III, pp. 101-102.
4 Brev, 24.5.1884. Edizione delle Lettere di Strindberg a cura di Torsten
Eklund (Stockholm, 1948 sgg.).
214 Le letterature della Scandinavia
Come sul piano puramente tecnico egli doveva quasi dun
balzo1 arrivare alla scelta del verso libero (cosi lontano dalle
ben costrutte simmetrie dei romantici: per es. dei parnassiani
Sonetti di Snoilsky), cos anche sul piano tematico non tard
a contrapporre i propri cenciosi e ruvidi eroi alla gente
perbene avvezza a muoversi in alcaici coturni e in giambiche
marsine2. Nel 1872 il suo Mster Olof, spogliato del so
lenne paludamento dei personaggi storici segnava la fine duna
tradizione secolare3; e insieme, nella sua stessa travagliata pa
rabola: dalla iniziale vocazione di riformatore e martire alla
finale apostasia, dal pathos rivoluzionario allapatico nichili
smo, simbolicamente illustrava il ritmo l ampiezza il cammino
della psicologia strindberghiana.
I rousseauiani M. Nordau4 e Tolstoj5, Cernysevskij6
e Zola7 gli insegnavano che compito primo del poeta era de
nunciare le menzogne convenzionali della societ, alzar veli
e toglier maschere, affrettare l inevitabile cataclisma cosmico
preconizzato dalle profezie di von Hartmann e dai palinge
ne s i sogni dei nichilisti russi8. Era un programma allettante
per chi, come Strindberg, sentiva in s la stoffa del riformatore.
Sintomatico fu cos il viaggio in Italia, intrapreso a sfatare
un mito romantico quasi cento anni prima accreditato da ben
altro viaggiatore. In Dikter p vers och prosa (Poesie in verso
e in prosa) e in Somngngarntter (Notti di sonnambulo a
occhi aperti, 1883- 84) tutta la scottante tematica del natu
ralismo: scienza e fede, progresso e felicit, libert e giustizia
sociale passata al vaglio di unanalisi che parrebbe sin troppo
puerile se non fosse costantemente ravvivata dal fuoco della
passione e dal ricordo della personale esperienza. Latteggia
mento antiaccademico e anticonformista qui quello comune
alla sua generazione. Ma la paradossalit dei giudizi schiet
tamente strindberghiana e gi preannuncia l irrazionalismo dei
nostri tempi. Cos l arte? Frivola tentazione9; chi sono Mi
1 I, pp. 238-239.
2 Brev, 1.5.1872.
3 XIX, pp. 29-35.
4 Brev, 12.3.1884; XIX, p. 205.
5 Brev., 17.5.1885; 21.9.1885; XIX, p. 268.
6 Brev, 8.8.1884; 19.11.1885; 18.7.1886.
7 G. och E. Brandes brevvakling med svenska och finska forfattare och
vetenskapsmn, I, Stockholm, 1939, p. 17.
V, pp. 355-358.
9 XVI, p. 187.
Uet moderna 215
chelangelo e Raffaello? I glorificatori delle frodi religiose or
dite dallaristocrazia a danno del popolo1; cos la scultura
classica conservata in Vaticano? Una carrettata di vecchio
gesso2 Venezia? Un tanfo di cloaca.
I versi stessi intenzionalmente brutti3, per spirito polemico
contro l insincerit e l artificiosit del metro, spiccano invece
per forza ritmica e freschezza di immagini. Malgrado l ingenua
fede nelle virt redentrici della dinamite ( Esplanadsyste-
met ) malgrado l invettiva mitologica ( Lokes smdelser )
contro ogni forma di trascendenza, che molto da vicino ricorda
la carducciana chitarronata dellinno a Satana, malgrado gli
accenti antiestetici e utilistici ( Frsta natten ; Andra nat-
ten ; Tredje natten ) il knittel popolareggiante e il verso
libero strindberghiano vibrano tutti di quella vitalit calda e
piena che nasce dal contatto diretto con le cose, di quel senso
dinamico espansivo aggressivo, che erompe dalla nuda anima
lit delluomo.
A preferenza della celebre lirica parigina V id avenue de
Neuilly cosi strindberghiana nel suo crudo palpitante simbo
lismo (un cuore animale in una mostra di macelleria parago
nato a un libro cuore anchesso ma umano, esposto in una
vetrina di libraio), vivo esempio di quel che i Goncourt chia
mavano document humain, pris sur le vrai, sur le vif, sur
le saignant Solnedgng vid havet (Tramonto sul mare)
illustra appieno il carattere dello stile poetico di Strindberg.
Sembra a prima vista il solito quadretto romantico, l elegiaca
descrizione paesaggistica introdotta a specchio di facili pate
tismi. E invece ci disinganna subito la forma aperta, forte
mente ritmata ma non cantabile della composizione e il tono
ironico che saffaccia inatteso gi al terzo verso a rompere ogni
incanto lirico con un progressivo anticlimax. Il vocabolario
stesso, concreto preciso tecnico (dal nome della marca del
sigaro alla terminologia scientifica degli elementi chimici, per
colore o per sostanza, affini al mare), rafforza l intonazione rea
listica del quadro, nitido e perspicuo malgrado la variet e
1 X III, p. 331.
2 XVI, p. 304.
3 Versformen slr tanken i ondiga fjttrar, vilka en nyare tid skall
bortlgga (pref. a Dikter). Aveva scritto Courbet nel suo Manifesto
del realismo (1832) faire vrai ce nest rien, cest faire laid quil
faut .
216 Le letterature della Scandinavia
l audacia delle immagini, destinate pi tardi a far scuola nella
poesia svedese di fine secolo. Concretezza, precisione, espres
sivit figurale concorrono tutte a sottolineare il carattere vi
sivo delParte di Strindberg com stato giustamente os
servato1 sempre refrattaria alle suggestioni delPindeciso
e della sfumatura. 1
Jaz ligger p kabelgattet
rdkande Fem bl brder
och tnker p intet.
Havet r gront,
s dunkelt absintgrnt;
det r bittert som chlormagne-
[slum
och saltare an chlornatrium;
det r kyskt som jodkalium;
och glomska, glomska
av stora synder och stora sorger
det ger endast havet,
och absint!
O du gr'na absinthav,
o du stilla absint glomska,
dova mina sinnen
och lt mig somna i ro
som frr jag somnade
over en artikel i
Revue des deux Mondes!
Sverige ligger som en rk,
som rbken av en maduro-
\ _havanna,
och solen sitter drver
som en halvslckt cigarr,
men runt kring horisonten
sta brotten s rda
som bengaliska eldar
och lysa p elndet.
Sdraiato, la schiena contro loc-
[chio di prua,
fumo un sigaro marca Fem
bl broder
senza pensare a nulla.
Il mare verde, verde
torbido come assenzio,
amaro amaro come
la magnesia, ben pi
salato del clorato,
pi puro delliodato.
Loblio, l oblio, peccati
grandi con grandi pene,
il mare te li d
soltanto, con lassenzio.
Mare verde dassenzio,
tu quieto oblio dassenzio,
stordite i miei pensieri,
fate chio maddormenti
come un momento fa
mi sono addormentato
leggendo la Revue des deux
[Mondes!
La Svezia appena un fumo
il fumo dun avana
e il sigaro quel sole
lass spento a met.
Ma torno torno, lungo loriz-
[zonte
i frangenti son rossi come fuo-
[chi
del bengala e fan luce
sopra la mia miseria.
Sono questi, fra il 1880 e il 1890, gli anni culminanti della
sua crisi spirituale, che, dalle posizioni pi paradossali del na-
1 G. Brandell, Strindbergs Infernokris, Stockholm, 1950, pp. 219-21;
Hans ke Karnell, Strindbergs sprk och stil, ed. G. Lindstrm, Lund,
964, 169 sgg.
Let moderna
turalismo, doveva condurlo alla fede mistico- teologica nel tra
scendente. Vittima dun insanabile dissidio fra sensibilit e
intelligenza, accettava ora e ripudiava acriticamente le idee
pi disparate: dal naturalismo rousseauiano al darwinismo,
dal pacifismo al militarismo, dal populismo al superomismo
nietzschiano e innalzava a supremi valori persino il grosso
giornalismo di Max Nordau e il profetismo grottesco di Jos-
phin Pladan, passando cos con avido sperimentalismo dal
lanalisi psicologica alla lirica, dal romanzo allautobiografia,
dalla ricerca storica alla inchiesta sociale.
Una delle massime espressioni del suo scrupolo di verit
documentaria costituita dalla prima parte dellautobiografia
Tjnstekvinnans son (Il figlio della serva, 1886).
Da un punto di vista teorico Strindberg qui ancora fermo
al suo culto del vero e dellutile ribadito anzich sminuito,
dallassunto scientifico e documentario della confessione auto-
biografica; ma gi si notano in lui, sotto l ardore polemico,
i dubbi e le perplessit, le cautele e le riserve. La natura ora
non pi fonte denergie morali, edenica innocenza, bens
teatro di spietate lotte, cui solo i forti sopravvivono: dietro
Rousseau e dietro Darwin gi sembra dintravedere, alla lon
tana, l ombra di Nietzsche.
Fu per la lettura dellautobiografia di Jules Valls (morto
proprio allora) a orientare definitivamente lo scrittore svedese
verso la scelta dun tema che pareva insieme consentire la
(illusoria) oggettivit del romanzo naturalista e la pi ampia
libert poetica. Pi che dalla fede politica del comunardo,
esaltatore della Francia proletaria e rivoluzionaria, Strindberg
dov sentirsi attratto dalla rancorosa aggressivit dellanticon
formista, ribelle a ogni legge familiare e sociale. Certe minute
scene di uninfanzia martirizzata da incomprensioni, da umi
liazioni, da persecuzioni, non si spiegherebbero senza la let
tura del libro di Valls da Strindberg del resto esplicita
mente ammessa.
Ma nello svedese l evocazione storica di unepoca e dun
ambiente, pur non mancando, resta solo cornice del quadro.
La discussione critica delle idee (che impaccia e offusca spe
cialmente le parti seguenti dellautobiografia) non era aflkr
suo; e ancor meno la caratterizzazione di figure rappresenta
tive della vita pubblica o del mondo intellettuale a lui coevo.
Ci che soprattutto gli premeva era la confessione e la dis
sezione dei propri sentimenti, la storia della propria anima,
delle prime decisive esperienze in quanto premessa alla for-
XXVII - 9. Lett, della Scandinavia.
218 Le letterature della Scandinavia
mazione della personalit adulta. Guardarsi, analizzarsi, pene
trare l enigma del proprio essere aldil dogni idealizzazione
e costruzione romanzesca e dogni freno di pudore o di co
stume: ecco il fulcro di questo autoritratto, che occupa un
posto eminente nella storia delPindividualismo anarchico del
secondo Ottocento. Ossessivamente sincero anche se non ve
ridico Strindberg qui riuscito a diagnosticare e a mettere
a nudo il suo dramma intimo, a dare di s unimmagine quanto
mai viva e convincente la stessa del resto che si ricava dalla
lettura degli altri suoi scritti uomo deccezione, timido e
aggressivo, pietoso e crudele, scettico e mistico a un tempo.
Dissolta la pretesa unit dellio in una successione di di
scontinui stati di coscienza, secondo i dettami della psicologia
contemporanea (soprattutto di Ribot), il suo itinerario bio
grafico e spirituale dove configurarglisi quale casuistica e aned
dotica sequela di azioni e reazioni determinate da fattori
esterni: dal disamore e dallegoismo della famiglia come dalla
tirannia dei maestri e compagni di scuola; dalle ingiustizie
della vita sociale come dalle ipocrisie delleducazione reli
giosa. Non c pagina dellautobiografia che non frema di que
sto cupo pessimismo, di questa titanica (e ahim troppo spesso
retorica) denuncia. La famiglia la scuola la societ: quali mo
struose macchine inventate dalluomo per schiacciare i deboli!
Senza paragone pi viva dellideologia pseudoscientifica,
tolta in prestito al socialismo utopistico e alla psicologia po
sitivista, oggi la parte aneddotica; i singoli schizzi e ritratti
pi o meno legati alla personalit del narratore. Certi pae
saggi e dintorni di Stoccolma rivissuti con favoloso stupore,
certe figure sbalzate a rapidi tratti (il padre, la madre, il fra
tello Gustavo) e talvolta evocate con nostalgica simpatia e
comprensione, certi improvvisi sprazzi di luce sul notturno
dellanima umana, restano nella memoria del lettore per virt
di stile.
Ma si tratta purtroppo di singoli episodi e scorci duna
prosa, che solo eccezionalmente si leva allabbagliante evi
denza, alla rapida stringente concisione di quellopera, che an
cora oggi molti considerano il suo capolavoro: Hemsoboma
(Gli isolani di Hemso, 1887).
Al confluente fra le amare confessioni e denunzie dellau
tobiografia e le crudeli vivisezioni dei drammi naturalistici,
questo piano e brioso racconto segna infatti il momento di
maggior equilibrio artistico nella sua travagliata parabola di
scrittore. Non che qui manchi la prepotente tentazione del-
L'et moderna
219
l arte- problema, cosi tpica in Strindberg, ma questa rimane
appunto solo tentazione, esorcizzata da un intuito poetico che
momentaneamente sembra diffidare dello scientismo positivi
stico e in genere dogni consequenziario dottrinarismo.
Qui va ricercata la genesi psicologica de Gli isolani di
Hems, in un tentativo di evasione dalle trivellanti analisi,
dalle passioni estreme, in un moto di affettuosa tenerezza del
filius loci verso la terra lontana (nellestate dell87 era esule
volontario sul lago di Costanza) e i dolci ricordi che, sin dagli
anni giovani, lo legavano allarcipelago di Stoccolma. Forse
la lettura dei romanzi rusticani di J . Gotthelf fu decisiva per
la maturazione dei vari spunti che a stare alla corrispon
denza gli si erano affacciati alla mente gi anni prima. Ma
resta nellinsieme un fatto esterno, occasionale, malgrado le
innegabili reminiscenze.
Questo staccarsi dal tormentoso battagliare interno, que
sta nostalgia di ritrovare, nella memoria, il contatto con la
nuda schiettezza della natura, con esseri semplici, perfino vol
gari e plebei in apparenza cosi estranei, in realt cos fra
terni al suo rude spirito port a un rifiorire di energie
sentimentali, a una trepida commozione poetica.
Fu cos che la storia de Gli isolani di Hems divenne il
suo capolavoro.
L intento polemico e didascalico cede qui il luogo alla con
templazione, allidoleggiamento, al sogno.
Non fu, sintende, come qualcuno semplicisticamente sem
bra credere, la materia idillica, il fondo desperienze liete cui
Strindberg attingeva, a creare l arte vigorosa e colorita de Gli
isolani di Hems. Basterebbe a dimostrarlo il tono cupo e
amaro dei racconti che, ad una con quello progettati, dove
vano esserne la continuazione col titolo: Skrkarlsliv (Vita
degli abitanti dellarcipelago, 1888). invece esattamente il
contrario. Fu un effimero sogno di felicit (la stesura del libro
dur solo qualche settimana) a creare, diciamo cos, l idillio:
cio nei limiti duna materia paesana un mondo non
iperbolizzato da parossistiche passioni e ruggenti indignazioni,
ma animato da uno schietto anelito alla sanit e alla vita.
Uno Strindberg che ride pu sorprendere; ma un riso
il suo cui fanno da sfondo le visioni angosciose del dramma
Padre e le sataniche ossessioni della Apologia dun pazzo 1
1 Cfr. A. Jolivet, cit. in bibliografia, pp. 113-121.
220 Le letterature della Scandinavia
(scritto in francese, Le plaidoyer d'un fou, 1887- 88). Non certo
l ultimo dei paradossi di questo paradossale scrittore!
Daltra parte questo riso (che non un riso a piena gola)
scopre subito gli invisibili fili che ricollegano anche la storia
di Hemso alla psicologia dei drammi naturalistici. A comin
ciare dalla caratterizzazione dei personaggi, cos intonata al
l ambiente popolare e resa in azione e dialogo pi che in ana
lisi e commenti, eppure cos vicina alla concezione atomistica
della personalit umana, del carattere senza carattere teo
rizzata nella prefazione di Contessina Giulia. Per non dir
nulla poi degli altri spunti polemici e drammatici: dallanta
gonismo fra il contadino Carlsson e il figlio diseredato Gustavo
per il possesso della roba , alla schermaglia plebea fra la
ricca vedova Flod e Carlsson per il baratto della roba col
matrimonio; dal feroce, quasi flaubertiano sarcasmo con cui
a tratti illustrata la religiosit degli isolani di Hems, allo
schietto sentimento della natura che accomuna in un unico
palpito univrso e anima umana.
Ma si tratta, come s detto, di spunti, che nella effet
tiva realt del racconto non diventano mai tesi ideologiche.
Valga desempio la figura del pastore Nordstrom: miserabile
ubriacone plebeo, eppure profondamente umano sotto la ru
vida scorza.
Se Strindberg dunque ha il gusto della sapida volgarit,
della farsa popolaresca, della risata grassa; se ride alle spalle
dei suoi isolani e ne sottolinea la goffa e utilitaria psicologia,
ne rivive per anche, sia pur con distaccata simpatia, la pi
nascosta umanit e tragicit. Troppo spesso, vero, il riso
cercato e provocato gli prende la mano e, col riso, la smisu
rata gioia della rappresentazione, cruda, dellaneddotico e del
pittoresco; ma gli d insieme quella foga vitale, quel brio
travolgente che soffoca sul nascere ogni proposito analitico e
didascalico. Perci parlare di naturalismo si pu qui solo nel
senso di una fervida adesione a tutto ci che forza di natura
fuori dogni costrizione morale: allineluttabilit del tempo e
delle stagioni, del sole e del vento, sempre dinamicamente
presenti nel paesaggio di Hems, come alla primitiva istinti
vit appena raffinata dastuzia, che governa la vita dei suoi
abitanti.
Estroso, immaginoso, favoleggiarne anche quando incide
nella viva carne, lo scrittore trapassa rapido di scena in scena,
senza dispersioni n compiacenti indugi, intento unicamente
a rappresentare. E il vigore del suo stile tale che chi legge
L'et moderna 221
difficilmente si sottrae allincanto di quel ritmo fluido e ser
rato che arieggia l improvvisazione; alla vivacit di quel nar
rare, sempre intenso e concreto, tutto cose vedute e udite.
Soltanto dopo si notano, al microscopio dellanalisi, le incon
gruenze e le assurdit e i non pochi difetti dimpianto (per
esempio il capitolo sesto introdotto solo a prolungare lo spas
so), per non dire di altre incoerenze anche peggiori, rimaste
per fortuna in non eseguiti progetti di rielaborazione.
In verit mai come qui Strindberg riuscito col suo stile
antiletterario discretamente sgrammaticato e asintattico (si
tentati di dire mutuando una frase del Verga) a fondere
narrazione e descrizione, psicologia e paesaggio, parlato pro
prio e parlato dei personaggi in un unico quadro palpitante
di vita.
Basteranno a titolo indicativo alcuni esempi.
Arriv come un acquazzone una sera daprile, con una boccia di
Hganas a tracolla. Clara e Lotta erano venute a prenderlo con la
barca da pesca airapprodo di Dalar, ma ci volle un secolo prima
che tutti fossero in barca. Dovevano passare dal bottegaio per una
botte di catrame, dalla farmacia per l'unguento grigio del maiale,
e poi alla posta per un francobollo, e poi gi alla svolta a lasciare
il gallo a Fia Lovstrm in cambio di una mezza libbra di refe per
riparare i tramagli, e ora serano arenate alla locanda, dove Carlsson
offriva il caff con i biscotti.
Ecco la prima battuta del racconto, la presentazione di
alcuni personaggi, che vivono subito grazie alla dinamicit
dellesposizione. Tutto sembra qui detto a voce alta e mimi
camente accompagnato dagli stessi illetterati isolani, in un
periodare sciolto e mosso e in apparenza disordinato, ma che
invece, ricongiungendo la prima similitudine caratterizzante al
dettaglio finale, fonde insieme nella rappresentazione di Hemso
la voce dei suoi abitanti con quella dello scrittore.
Altrove la caratterizzazione ottenuta mediante la dram
matica espressivit del dialogare, tutto verbi metaforici, in
calzante succedersi di battute e colorite sentenze; un dialogare
che, senza individualizzare neppure per mezzo del dialetto
o del gergo i singoli personaggi, li accomuna tutti in una
sola parlata, quasi voce polifonica dellanima di Hemso:
In quel momento compaiono sulla porta Carlsson e la vecchia col
suo rastrello: un bel rastrello con due cuori dipinti e la data: 1852,
che ria volta il vecchio Flod, allora in vita, aveva fabbricato con le
proprie mani per donarlo alla fidanzata; e neUinterno del manico
222 Le letterature della Scandinavia
cerano dei piselli, che a scuoterlo, sonavano come bubbolini. Il
ricordo delle gioie passate pareva aver destato Pallegria nellanimo
di quella vecchietta arzilla, e senzombra di sentimentalismo indi
cava quella data dicendo: N passato del tempo da quando
Flod mi fece il rastrello... E tu andasti a letto con lui! inter
loqu quello di Svinnockar. A letto ci pu andare anche unal
tra volta incalz quello di vassa. Chi crede ai porcellini
dun mese e alle vedove di due anni, povero lui! motteggi
quello di Fillnga. Pi secca la legna pi bello il fuoco! at
tizz quello di Fivrsatrao.
Pi spesso, come nelle scene della mietitura, della festa
di nozze e in altre ancora, la maestria stilistica si avverte
subito nel calore lirico che, senza effondersi in pitture paesi
stiche e senza nulla concedere alle minuterie del verismo, tra
sfigura il quadro in azione drammatica:
Ebbe cos inizio la battaglia: avanti due dozzine di bianche cami
cie disposte a cuneo come cigni migranti in autunno, falce dietro
falce; e quindi, in ordine sparso come una schiera di rondini di
mare, capricciosamente scartando, deviando ma pur sempre in grup
po, le ragazze coi loro rastrelli, ognuna dietro al suo falciatore.
Era un sibilar di falci e lerba cadeva in fasci; una accanto allal
tro giacevano ora i fiori dellestate che serano azzardati a sboc
ciare fuori del bosco e della macchia: margherite e bruciafave,
rose di macchia e borrane, rugiade di sole, garofani di campo, cer
fogli, melampiri, cacalie, trifogli e tutte l erbe e le gramigne del
prato; un dolce profumo si spandeva per l aria come di miele e
daromi; api e calabroni fuggivano a sciami dinanzi alla schiera mi
cidiale e le talpe si cacciavano nelle viscere della terra sentendo
crollare i loro fragili tetti; il serpe impaurito scivolava gi nella
fossa e sinfilava in un buco guizzando come una scotta al vento;
ma sopra, in alto, sul campo di battaglia, si libravano due allodole
il cui nido era stato calpestato da un tacco ferrato; e da ultimo,
alla retroguardia saltellavano i tordi bezzicando e raccogliendo ogni
sorta danimaletti venuti alla luce del sole ardente. Finita la prima
battaglia al margine del prato, i guerrieri si fermarono appoggiati
al manico delle falci a contemplare la devastazione che seran la
sciati alle spalle, rasciugando il sudore dalle fodere dei berretti
e cavando dalle tabacchiere una nuova presa; mentre le ragazze
saffrettavano a disporsi in ordine sul nuovo fronte.
Ed ecco un nuovo assalto contro il verdeggiante mare dei fiori
che ondeggia irridato sotto la crescente brezza mattutina; e ora mo
stra variopinti colori luminosi, quando gli steli pi gagliardi e le
corolle spuntano fuori dalla molle gramigna ondulante al soffio
del vento; ora invece si distende liscio, verde come un mare in
bonaccia.
Sono, questi, sommari cenni soltanto, ma forse sufficienti
perch chi legge possa individuare da s la migliore arte di
Strindberg, schietta e vigorosa l dove la forza del primitivo
non falsata dalla sensibilit del decadente.
Linfluenza del teatro di Ibsen e di Bjornson non tard
a farsi sentire anche fuori dei confini della Norvegia, soprat
tutto in Svezia, dove Strindberg fu il primo a raccoglierne
l eredit spirituale. Anzi nel rifarsi secondo il gusto del
tempo allantichit nordica fu il primo che direttamente
attinse alle fonti islandesi. La sua parabola per segue da
presso quella dei due norvegesi, passati entrambi, sotto l in
flusso del Brandes, dagli entusiasmi storico- romantici alla di
scussione dei problemi sociali contemporanei.
La Svezia sapriva allora intermediario lo storico dellarte
norvegese L. Dietrichson alla coeva letteratura danese e
norvegese, e dopo il 1870 il teatro di Ibsen e di Bjornson
(Brand e Peer Gynt, Tra le battaglie, Maria Stuarda, ecc.)
simponeva al pubblico spazzando via il polveroso repertorio
storico- borghese di von Beskow e di Borjesson, di Bianche
e di F. Hedberg e suscitando commenti e polemiche di stampa;
e anche Shakespeare (per la prima volta integralmente tra
dotto in svedese da C. A. Hagberg, 1847- 1851) veniva in
terpretato dal Brandes quale ideale progenitore dei due grandi
norvegesi.
Fra questi e lo Shakespeare naturalista si muove in
fatti il primo Strindberg, il drammaturgo di Mster Olof, di
Lycko- Pers resa (Viaggio di Pietro il fortunato, 1882) e di
Gillets hemlighet (Il segreto della Gilda, 1879- 80), e di Herr
Bengts hustru (La moglie del nobile Bengt, 1882).
Ma solo nellambiente parigino del naturalismo il suo
ideale drammatico giunse a piena maturazione.
Le enunciazioni programmatiche della nuova dottrina, non
meno dellesempio di Ibsen, agirono su di lui in misura decisi
va: l inchiesta sociale e l analisi psicologica postulate dai Gon-
court, il metodo pseudoscientifico di Zola e di Taine, le ricerche
di Charcot e della scuola di Nancy sulla suggestione e sullipno
tismo1. Preferiva, sulla scorta della Evolution naturoliste di
Let moderna 223
1 Vedi su questo argomento lesauriente studio di H. Lindstrm, Hjr-
nornas kamp, Uppsala, 1952 e A. Jolivet, cit., pp. 121, 159, 168.
224 Le letterature della Scandinavia
L. Desprez, il dramma al romanzo, perch di effetto pi im
mediato e potente, ma ripudiava gli intrighi complicati della
scuola di Scribe; ammirava l analisi psicologica dei francesi:
Corneille Racine e Molire (al quale ultimo diceva per
la meravigliosa vivisezione di Tartufo bastato un semplice
palcoscenico e due sgabelli ) e soprattutto Zola, che, a diffe
renza di Augier e Dumas, descrive l evento, indica i motivi
dellazione drammatica, ne mostra le conseguenze . Anche in
Shakespeare e in Ibsen vedeva dei precursori delle sue idee
drammatiche: Iago uccide Otello senza servirsi di spada o
pugnale, solo destando in lui il sospetto, e in Rosmersholm
inconsapevolmente trattato il tema dallassassinio psichico
(sjlamord), bench Ibsen non ci mostri come Rebecca West
commette il suo delitto, mentre proprio questo costituiva
l azione drammatica .
Questo dunque il suo ideale drammatico: portare sulla
scena un conflitto psicologico nella fase culminante, essenziale,
sfrondato di ogni elemento accessorio che ne sminuisca l ef
fetto sul pubblico: unit di luogo e di tempo, massima con
centrazione, azione culminante in poche scene parossistiche
atte a dare l illusione duna tranche de vie ; e poi impiego
di tutti i mezzi tecnici del teatro naturalista: niente pi ri
balta, niente pi pause fra gli atti; riflettori laterali e oscurit
completa nella sala, rialzamento della platea; e, per allentare
l estrema tensione drammatica, ricorso ai vecchi espedienti
scenici come monologo pantomima e balletto.
A formulare questo programma Strindberg non arriv cer
to dun tratto. Il dramma in cinque atti del 1886, Marauddrer
(Predatori), rifatto poi in soli quattro Atti nel 1887 col titolo
Camerati, contiene gi il tema favorito del suo antifemmini
smo: la lotta coniugale. Il conflitto psicologico tra Axel e
Bertha di Predatori- Camerati, cui non mancano paralleli nella
coeva letteratura francese, da VAffaire Clemenceau di Dumas a
Manette Salomon e Charles Demailly dei Goncourt, tutto
una satira dellideale femminista e ibseniano *. Assistiamo,
attraverso cinque lunghi Atti, nella prima stesura, e attraverso
1 Cfr. M. Gravier, Le thtre naturaliste de Strindberg, ed. du Centre
National de la Recherche Scientifque, 1958, pp. 107-109 e A. Jolivet,
cit., pp. 106-143. Inoltre, intorno a una ignota fonte norvegese del
dramma: M. Gravier, propos des Camarades... in Etudes Germa
nises, ottobre- dicembre 1961, p. 390 sgg.; luglio- settembre 1963,
p. 360 sgg. 1-- .... .
Uet moderna
225
quattro nella seconda, alle solite scene dambiente, a Stoc
colma come a Parigi, alle solite disquisizioni avvocatesche sui
diritti coniugali delluomo e della donna, ai soliti episodi se
condari, che servono a variare e sottolineare il tema principale.
Ma i personaggi sono, in questi drammi a tesi, semplici tipi:
lui tutto bont affetto e intelligenza, lei tutta ottusit frigidit
e perfidia; vittima il primo, carnefice la seconda. Anche i ri
maneggiamenti della seconda stesura (soppressione del primo
Atto, unit di luogo e maggiore brevit dei dialoghi) intesi a
potenziare la concentrazione drammatica, restano sostanzial
mente nellambito delle innovazioni tecniche.
Solo nel dramma seguente Fadren (Il padre, 1887) com
pare per la prima volta, circondata dal nimbo satanico, la
tipica donna strindberghiana: ora nemica scoperta, che ag
gredisce l uomo per succhiargli vampirescamente il sangue, la
forza, l intelligenza; ora perfida ammaliatrice che attorno al
l avversario tesse la sua tela di invisibili serici fili e len
tamente e inesorabilmente lo soffoca. Una siffatta figura gor-
gonica, un fiore del male che si nasconde sotto l angelicato
nome di Laura l eroina di questo dramma. lei a gettare
nellanimo del Capitano, suo marito, il seme avvelenato del
dubbio, del dubbio che sia lui il vero padre di sua figlia, e
con perfidia inaudita lo spinge alla follia.
In Strindberg combattevano certo due sentimenti opposti,
mentre scriveva I I padre. Voleva per un verso* guardare al
suo soggetto con l occhio snebbiato del naturalista, che analizza
un processo di disgregazione psichica senza formular giudizi
morali; ma, per l altro, non sapeva resistere alla tentazione po
lemica di esaltare enfaticamente il martirio del suo eroe. Vo
leva s incentrare tutto il dramma sul motivo dell assassinio
psichico , del conflitto irriducibile di due volont decise ad
annientarsi a vicenda, curiosamente anticipando cos il nietz
scheano odio dei sessi , lopposizione fra l essere inferiore:
la donna, e l essere superiore: l uomo; ma, scrivendo, gli ac
caduto di sovrapporsi ai suoi personaggi, e specialmente nella
prima parte del dramma, di ricadere fra argomenti e interro
gatori, prove e controprove, nel tono avvocatesco dei suoi pre
cedenti lavori1.
1 Anche chi giudica il dramma un capolavoro, come C. R. Smedmark
(A. Strindbergs dramer, Stockholm, 1964) ammette (p. 207): Dialogen
ar icke lik elegant som i Frken Julie. Den har annu nagot styvt
skriftsprkligt eller alltfor spetsfundigt over sig. . Si comprende quel
226 Le letterature della Scandinavia
Qua e l par dassistere a qualcosa che sta tra il processo
giudiziario e Tesarne clinico. Non che Strindberg sia rimasto
freddo e indifferente. Al contrario. Ma troppo forte era in
lui la foga polemica di denunciare e documentare la perversit
della donna e troppo ingenua, insieme, la fede nella pseudo
scienza. Cos, mentre voleva esaltare il Capitano quale su
peruomo dallaspetto marziale e dalla posa gladiatoria ca
pace con una parola di domare uomini e animali , quale scien
ziato scopritore e investigatore della vita astrale, ha poi do
vuto far di lui per rendere psicologicamente e artistica
mente verosimile il fenomeno della suggestione psichica
un nevrotico debole e irresoluto che si lascia ipnotizzare
da Laura. E per converso, al fine di sfogare il suo antifemmi
nismo, ci ha presentato Laura come un mostro di perfidia e
di perversit, mentre non occorreva tanto per far impazzire
il Capitano.
Con ogni mezzo questi tenta di strapparle la temuta con
fessione dinfedelt e giunge a prometterle il perdono purch
ella lo liberi dal sospetto e dallangoscia; e quando, nellepilogo,
Laura si dichiara innocente ( io non posso prender su di me
una colpa che non ho commesso... ) il Capitano risponde:
Linfedelt si pu provare, ma non il suo contrario .
C del tragico in questa figura di padre straziato e scon
volto nel pi caro dei suoi affetti, in questaffannoso vaneg
giare e smarrirsi dun essere che confonde la realt visibile
e percettibile con i fantasmi tremendi delTimmaginazione; che
trapassa improvviso dallodio allamore, dalla brutalit alla
tenerezza, dal volgare al sublime.
Qui irrompe sulla scena, vaneggiando, con un mucchio di
libri sotto il braccio:
Ecco, sta scritto in ogni libro. Dunque io non ero pazzo! Qui,
nel primo canto dellOdissea, verso 215, pagina 6 della traduzione
uppsaliense, Telemaco che parla ad Atena: Ben afferma mia
madre che egli, cio Odisseo mio padre, ma come posso io sa
perlo?, che nessuno ancora conobbe mai la propria discendenza; e
ci sospetta Telemaco di Penelope, la pi virtuosa tra le donne!
Bella questa eh? Ecco il profeta Ezechiele: L insensato dice:
questo mio padre; ma come si pu sapere le reni di chi Pabbiano
generato?
che di astratto che Zola diceva di trovarci, in una celebre, anche se nor,
molto significativa, lettera inviata allautore.
Uet moderna 227
L abbraccia la figlia, in un impeto damore e dodio in
sieme:
Berta, cara figlia adorata... s, tu sei mia figlia! S, s, non pu essere
altrimenti. cos. Tutto il resto non che fantasia malata, portata
dal vento come la pestilenza e le febbri. Guardami, chio veda la
tua anima nei tuoi occhi! Ma io vedo anche lanima di lei! Tu
hai due anime e mi ami con Tuna e mi odi con laltra... Io sono un
cannibale e ti voglio divorare... io sono Saturno che mangi i suoi
figli, perch gli fu predetto che altrimenti lo avrebbero mangiato.
Divorare o essere divorati: ecco il dilemma!
Eccolo da ultimo, nellepilogo, prigioniero nella camicia
di forza, astutamente affibbiatagli dalla vecchia nutrice. Al con
tatto del morbido scialle di Laura, avviene improvviso il tra
passo dallodio allamore e dallamore allodio:
10 sento il tuo morbido scialle sulla mia bocca; lieve e molle come
11 tuo braccio, e profuma di vaniglia come i tuoi capelli, quando
eri giovane! Laura, quanderi giovane e andavamo insieme nel bosco
di betulle... Omfale, Omfale! Tu scaltra femmina, che ami la pace
e hai abolito le armi. Svegliati Ercole prima che ti tolgano la clava!
Tu volevi toglierci anche l armatura, fingendo di credere che fosse
un ornamento... Omfale! Omfale! La scaltra debolezza ha sconfitto
la forza bruta; maledetta sii tu femmina diabolica; la dannazione
ricada sul tuo sesso!
Il sipario scende mentre il Capitano, prossimo alla fine,
invoca l immagine ideale della donna- madre e recita sommesso
le preghiere dellinfanzia.
Un critico (M. Lamm) ha osservato che Strindberg, al pari
del massimo drammaturgo elisabettiano, circonda di luce di sol
cadente la morte del suo eroe, restituendogli cos, nellultima
ora, tratti di insospettata umanit. Una generica ispirazione
shakespeariana innegabile; ma poi possibile fare con quel
critico dei riavvicinamenti fra Otello, Macbeth, Lear e il
nostro personaggio?
Senza entrare in oziosi confronti ci si limiter ad alcuni
accenni che serviranno a meglio illuminare l arte stessa di
Strindberg. E anzitutto va detto che il Capitano non n un
prode n un impetuoso amante come Otello, n un guerriero
accecato dal sogno della grandezza e della potenza come
Macbeth, e neppure un vecchio ma forte re come Lear ( eve
ry inch a king! ), che in unora di smarrimento commette
un errore fatale. invece un povero malato, che sin dalla
228 Le letterature della Scandinavia
prima scena ben conosce la malvagit di sua moglie e la pro
pria fiacchezza e femmineit, eppure ciecamente crede a quanto
ella vuol fargli credere. E anche la figura di Laura troppo
polemica e schematica. Ferrea e indomita, diritta e consape
vole del piano strategico che ha in testa di annientare l av
versario, senza ombra desitazione, di rimorso; non sembra
unastratta figurazione del male? Vuole il male per il male
quasi disinteressatamente, a freddo, senza gioirne come Jago
e senza soffrirne come Lady Macbeth, senza un barlume di
maternit e femminile umanit, senza motivo e passione che
giustifichi la sua condotta.
In che senso questo carattere andava sviluppato nel dram
ma ce lo mostra l epilogo, dove Laura presentata come un
essere che fa il male senza saperlo:
Io non ho mai riflettuto sugli eventi; questi hanno proceduto su
binari costruiti da te stesso, e dinanzi a Dio e alla mia coscienza io
mi sento innocente, anche se non lo sono...
C dunque incoerenza interna nella caratterizzazione di
questi personaggi, punti oscuri, non chiariti perch non chia-
ribili data l impostazione del dramma; al calar della tela an
cora non si sa se Laura realmente abbia tradito il marito, n
se questi sia impazzito perch crede allinfedelt della mo
glie. Linteresse del dramma non certo qui, ma in quel
rapido trasvolar da un tono allaltro, in quella tragedia di
unanima straziata che passa dalla dolce illusione al duro risve
glio, dallabbandono fiducioso alla furente rivolta, allestremo
smarrimento nelle tenebre della follia.
Assai pi serrato il conflitto psicologico strindberghiano
si presenta nel dramma seguente nato sotto la suggestione
dei drammi brevi del Teatro Libero di Antoine: come
Jacques D amour di L. Hennique o come Uvasion di Vil-
liers de PIsle- Adam
Froken Julie (Contessina Giulia) infatti in un solo atto,
dura unora e mzzo, e non ha cambiamenti di scena. Quasi
ad esasperare maggiormente la sua ossessionante problemati
cit, Strindberg l ha qui rinserrata nellanima piagata e im
pura duna nobildonna, che, dopo essersi data al suo servo
nelloblio della notte di mezzestate, sopraffatta dal disonore,
si uccide.
1 A. Jolivet, cit., p. 164.
Let moderna
229
la notte di San Giovanni, la pi chiara e lunga notte
delPanno. Nella cucina, arredata con veristica minuziosit, pe
netrano gli echi della festa di mezzestate che la servit cele
bra, sullaia, con la tradizionale esultanza.
Poche parole del servo Jean bastano a trasportarci in piena
situazione drammatica:
Stasera la contessina Giulia pazza, completamente pazza. Ap
pena mha visto, mi s gettata addosso e mha invitato per un
valzer. E poi ha ballato in un modo!... Mai visto nulla di simile.
pazza!...
La contessina, inconsapevolmente attratta dalla maschia
avvenenza del suo cavaliere, sabbandona al gioco che le sar
fatale: se lui si ritira, lo schernisce dandogli del casto Giu-
seppe; se accetta la sfida, rintuzza la sua presunzione don
giovannesca; ma non osa mischiare il suo sangue aristocra
tico al sangue plebeo. La servit irrompente ebbra in cucina
il Deus ex machina , che interviene a tagliare l insolu
bile nodo dei suoi pregiudizi nobiliari: nella camera di Jean,
dove i due si nascondono, ha luogo l invisibile scena della
seduzione.
A questo punto ha inizio il dramma dellodio- amore: il
brusco passaggio dallillusione estatica al disgusto. Se la pa
drona saffanna a prolungare la prima e a combattere il se
condo, il servo pensa invece solo alle conseguenze e si di
lunga in eloquenti progetti di fuga. Prima le baciava il piede,
ora la oltraggia; prima le confessava il suo devoto amore; ora
la disprezz'a e la calpesta. Giulia si dibatte nel gorgo in cui
affogher: prega il suo seduttore damarla, daiutarla; poi rim
provera offende comanda, per finire in uno scoppio dodio
selvaggio che sembra scaturito dagli abissi della barbarie
eddica:
Ah! voi credete chio non possa veder sangue, credete che io
sia debole... ah! il tuo sangue vorrei vedere, il tuo cervello
messo a nudo vorrei vedere tutto il tuo sesso in un mare di
sangue si, io mi sento capace di bere nel tuo cranio, io vorrei
bagnare i miei piedi nel tuo petto squarciato, io sarei capace di far
cuocere il tuo cuore e di divorarlo intero. Tu credi ch'io sia
debole, tu credi che io tami, tu credi chio voglia portar nel mio
ventre tuo figlio e nutrirlo del mio sangue, partorire tuo figlio e
prendere il tuo nome! A proposito qual il tuo nome? Non lho
mai sentito io il tuo nome di famiglia!... Tu cane, che porti il col
lare, tu servo che porti il mio stemma sui bottoni della tua livrea
230
Le letterature della Scandinavia
vuoi chio abbia a spartire con la mia cuoca, chio rivaleggi con
la mia fantesca! Ah, ah, ah! Tu credi chio sia vile, che voglia fug
gire. No, io rester e si scateni la tempesta! Mio padre torna
a casa... trova la scrivania scassinata... il denaro rubato! Allora suo
ner quel campanello lf... due volte, per chiamare il servo
e poi chiamer la giustizia e io confesser tutto. Tutto! Ah! Che
gioia, la fine. Purch ci sia una fine per tutti la calma... la pace...
l eterno riposo! Lo stemma sar infranto sulla bara, la stirpe co
mitale sestinguer... e il figlio del servo la continuer in un asilo
di trovatelli, conquister i suoi allori nel fango della strada e finir
in prigione!
Malgrado questodio feroce, Giulia destinata a soccom
bere (nella darwiniana e nietzschiana lotta per la vita
giusto che l aristocratica degenere ceda il passo al sano e forte
plebeo). Ad una ad una cadono le maschere dellamore ro
mantico dal volto del seduttore, ad una ad una cadono le
illusioni nellanimo della sedotta, finch l inesorabile fato na
turalistico, impersonato dal servo che mette il suo rasoio in
mano alla padrona, non pone fine alla tragedia.
Nella prefazione al dramma Strindberg si vantava daver
qui dato esempio in antitesi al matematico e simmetrico
dramma francese e ibseniano duna nuova psicologia (de
dotta dallassociazionismo di Ribot) pi ricca pi complessa
pi vera , e daver sostituito al concetto tradizionale di ca
rattere un nuovo carattere senza carattere , un essere cio
disarmonico contraddittorio incoerente, sempre in balia del
l istinto e del caso. La verit per pi apparente che
reale, pi enunciata che attuata. Anche in Confessino, Giulia,
in sostanza, il meccanismo naturalistico (che per rendere cre
dibile il suicidio ricorre perfino alla suggestione ipnotica) do
mina la vicenda drammatica in un ben congegnato susseguirsi
di cause ed effetti (nel vivo della tragedia i protagonisti si
abbandonano a lunghe disquisizioni sulla loro preistoria so
ciale e psichica, sullereditariet e sullambiente) in un simme
trico gioco di azioni e reazioni. A ben guardare, sotto la conci
tazione dialogica riaffiora il calcolo sapiente, sotto l apparente
naturalezza lo schematismo intellettualistico. La psicologia di
Ribot non era in fondo meno naturalistica della fisiologia
di Zola! 1
1 Secondo S. Ahlstrom, Strindbergs ervring av Paris, Stockholm, 1956,
p. 91, Strindberg avrebbe gi prima del 1883 letto Le naturalisme au
thtre di Zola; e quanto alla superstiziosa fede nella scienza che fu
L'et moderna 231
L interesse scientifico per il meccanismo delT assassinio
psichico traspare ancor pi chiaramente nel dramma che
Strindberg scrisse per il Teatro Libero, immediatamente dopo
Contessina Giulia: Fordringsgare (Creditori, 1889).
Qui la vicenda drammatica sincentra tutta sul motivo
della suggestione ipnotica esercitata da Gustavo, gi stato
marito di Tecla, e da Tecla sul suo attuale marito Adolfo.
In tre brevi scene noi assistiamo a una grandguignolesca
vivisezione di tre anime ossesse dallamore- odio, ossia da ima
brama frenetica di torturarsi e distruggersi a vicenda: Tecla
ipnotizza senza sforzo Adolfo e lo assoggetta ai suoi capricci
di tipica femminista strindberghiana, mentre Gustavo, simu
lando coi gesti i sintomi del malcaduco e forzando cosi Adolfo
a credersi realmente in preda a convulsioni epilettiche (! )
completa l opera di disgregazione psichica della vittima.
Il motivo dellamore- odio, cio dellerotismo decadente
che insieme schiavit e ribellione dei sensi malati, in Cre
ditori come nei seguenti drammi brevi, modellati sui Quart
dHeures di Lavedan e Guiches, delineato con manualit di
procedimenti teatrali. Adolfo un martire agonizzante, Te
cla un vampiro che gli succhia il sangue, un cannibale che
gli divora l anima. Tutto esteriorizzato anche l altro mo
tivo della suggestione ipnotica, che addirittura diventa potere
taumaturgico, quando Gustavo, col solo aiuto della mimica,
provoca un accesso di epilessia nel suo sventurato avversario!
Naturalistico in fondo anche Dddsdansen (Danza ma
cabra, 1891), bench scritto dopo la cosiddetta crisi reli
giosa di Strindberg. Il motivo dellodio- amore non pi
dinamicamente rappresentato quale progressivo sviluppo e
contrasto di passioni, ma visto in profondit, cio esibito sta
ticamente in una serie di quadri:
c a p i t a n o Non vuoi suonarmi qualcosa?
a l i c e Cosa devo suonare?
c a p i t a n o Quel che vuoi.
a l i c e A te il mio repertorio non piace!
c a p i t a n o E a te non piace il mio!
a l i c e Vuoi che apra le vetriate?
si un p* di tutti gli scrittori naturalisti, ma di Strindberg in sommo
grado uno studioso moderno tuttaltro che ostile a Strindberg ha
scritto: hati valde de teorier som passade honom och som samtidigt
overtygade honom om att han utgick frn vetenskapligt bevisade fakta
(L. Josephson, Strindbergs drama Froken Julie, Stockholm, 1965, p. 174).
232 Le letterature della Scandinavia
CAPITANO Se fa piacere a te!...
ALICE Allora lasciamole chiuse!... Perch non fumi?
CAPITANO Il tabacco forte comincio a non tollerarlo.
ALICE Fuma quello debole! la tua unica gioia; come tu
la chiami.
CAPITANO Gioia? Cos la gioia?
ALICE Non lo chiedere a me, io ne so quanto te!...
ALICE venuta la posta?
CAPITANO Si.
ALICE Cera il conto del macellaio?
CAPITANO SI.
ALICE Quant?
CAPITANO Leggilo tu. Io non ci vedo...
ALICE Coshai agli occhi?
CAPITANO Non so!
ALICE Let...
CAPITANO Chiacchiere! Io?
ALICE Certo non io!
CAPITANO Mah!
ALICE Li hai i soldi per pagarlo?
CAPITANO Si, ma non ora!
Poche Battute di dialogo ed ecco evocata, con la con
sueta efficacia, una scena di desolazione in cui si va spegnendo
resistenza di due falliti.
Ma Strindberg, malgrado la crisi religiosa , non ha di
menticato l insegnamento atomistico del Brandes ( il parti
colare la realt, perch il particolare la vita e genera
l illusione ) e anche in Danza macabra costruisce i suoi ca
ratteri senza carattere col metodo analitico della giustappo
sizione e della somma dei particolari (Diebold).
Alice una megera tripudiarne di malefica frenesia:
Tutta la mia vita sono rimasta in questa torre, rinchiusa, sorve
gliata da un uomo che ho sempre odiato e che ora odio cos scon
finatamente che il giorno in cui morr, io scoppier dal ridere.
Come una belva pronta a slanciarsi sulla preda, attende,
spasimando dimpazienza, la morte del marito, e quando que
sti stramazza in terra, colto da un passeggero attacco depi
lessia, ella, credendolo finito, getta urla di trionfo e ride dun
satanico ghigno che gela il sangue:
c a p i t a n o - Lora che hai tanto attesa venuta!
a l i c e - Sf; e tu credevi che non venisse mai!
Uet moderna
233
La fiamma diabolica dellodio brilla cupa in questa furia
strindberghiana, bruciandovi ogni sentimento dumana fem
minilit Sotto la maliosa fascinazione di lei anche il cugino
Kurt attratto nei gorghi dellodio- amore; a un certo mo
mento, non potendone pi, l afferra come un forsennato e la
morde alla gola:
S, io voglio morderti e succhiarti il sangue come una lince;
tu hai ridestato in me la belva... ora che tho vista in tutta la tua
nudit, sono accecato dalla passione e sento tutta la potenza del
male...
Il Capitano ancor pi abietto: puro eroe del male,
essere vampirico che, sprovvisto di vita propria, si nutre del
l altrui sangue. Ma, nel proposito dingigantirne la perfidia
e l ipocrisia, Strindberg l ha sviluppato secondo un disegno
astratto che ne sminuisce le proporzioni e spesso addirittura
lo banalizza. Cosa pensare infatti dei suoi motti cinici e del
ghigno sarcastico, dei diabolici intrighi ai danni della moglie
e di Kurt, delle promesse e delle minacce, quando improvvi
samente si viene a sapere che tutto pura millanteria, fatua
mascherata, messinscena per procurarsi l amara gioia di spa
ventare il prossimo?
Si comprende bene: l odio, il male di per s un castigo,
un incubo, che forse, in mano daltro artista, sarebbe diven
tato oscura sofferenza del personaggio drammatico, germinale
orrore di se medesimo e quindi conflitto interno di passioni.
Ma qui abbiamo invece unanalisi minuta, circostanziata, mi
croscopica, la cui efficacia sta sempre nella quantit non nella
qualit dei fatti narrati. Malgrado i parossismi e gli scoppi
dodio, nulla interviene a produrre la tanto desiderata cata
strofe, sulla si muta nellanimo dei personaggi, nulla risolve
l uniformit della loro vita vegetativa. Il capitano conclude
sarcasticamente:
Com diventata banale la vita; prima ci si batteva, ora si minaccia
soltanto. Io son quasi sicuro che fra tre mesi celebreremo le
nozze dargento... con Kurt come tutore legale! S, tu ridi! Ma non
ricordi le nozze dargento di Adolfo... quello dei cacciatori cam
pali? La sposa portava la fede alla mano destra, perch lo sposo,
1 incomprensibile come un critico danese abbia potuto ravvicinarla
a Mdea! (V. Borge, Kvinden i Strindbergs Liv og Digtning, Koben-
havn, 1936, p. 380).
234 Le letterature della Scandinavia
in un momento di tenerezza, le aveva mozzato lanulare con un
falcetto... che piangi? Ah, no, tu ridi, mi pare! SI, s, figli miei,
noi ora piangiamo e ora ridiamo! Se a torto o a ragione non me lo
domandate... Giorni fa ho letto, in un giornale, di un uomo che
aveva divorziato sette volte e quindi sera sposato sette volte...
Finalmente a novantottanni compiuti scappato da casa e s ri
sposato con la prima moglie! Ecco l'amore!... una cosa seria o
ima farsa la vita? Chi lo sa!... Dunque celebriamo le nozze dar
gento?
a l i c e (ammutolisce)
c a p i t a n o - Di di s certo rideranno di noi, ma che importa?
Gi nei drammi naturalisti di Strindberg l impiego inge
gnoso e raffinato dei mezzi tecnici, intesi ad accrescere l inten
sit del tragico e a sottolineare il meccanismo dellassassinio
psichico, complica l azione drammatica di elementi sopran
naturali e fantastici, di meraviglioso alla Poe; l ipnotismo e
la suggestione diventano mezzi taumaturgici; la passione ero
tica, che dovrebbe simboleggiare il trionfo totale della vita
lit senza rimorsi e senza colpe, invece raffigurata a tinte
fosche, pessimistiche; l analisi dello scienziato trapassa in ama
ra confessione di decadente. Nellantibseniano predicatore di
gioia e di sanit si scopre il mistico, il triste asceta condan
nato a provare in s e a ritrarre in infernali visioni le oscure
bramosie deglistinti, i convellenti spasimi dei sensi.
Cos anche nei drammi posteriori alla crisi religiosa, che
solo apparentemente taglia in due la drammaturgia strind
berghiana, si assiste alla medesima lotta diabolica fre le ani
me martirizzate e le inesorabili Erinni; bench Satana, que
sta volta, sia visto attraverso l esorcizzante fumigar dei turi
boli anzich attraverso il microscopio pi o meno incolore
dello scienziato. La cosmologia naturalistica perde la sua den
sit strutturale e cede il luogo alla suggestione di impalpa
bili fluidi misteriosi; il proteiforme carattere strindber-
ghiano si scioglie nelle sue componenti, la rappresentazione
drammatica si fa visione spettrale. Ma identica resta, a ben
guardare, la concezione deterministica della realt, pur sotto
le nuove etichette mistiche e swedenborghiane, identico il natu
ralistico visionarismo di Strindberg che scopre nella Sraphita
di Balzac l ideale della perfetta umanit: una fusione tra l an
drogino di Pladan e il Superuomo di Nietzsche!
In realt era anche lui giunto al noto dilemma che Bar-
bey dAurevilly pose a Baudelaire dopo la lettura dei Fiori
del Male: o la Croce o il suicidio. Pi duna volta Strind-
Let moderna
235
berg sembr prossimo alTuna e allaltro; ma la tentazione del-
l una e dellaltro non giovarono a risolvere la sua crisi.
Lincontro con Nietzsche che conobbe attraverso Bran
des nel 1888 fu anche per lui come per tanti altri relati
visti in cerca dassoluto1 una rivelazione. Le idee di sovru
manit, di volont di potenza, di transvalutazione di tutti i
valori parevano potenziare, sublimandola, la naturalistica ener
gia vitale, il mistero tragico della vita. Convinto daver perfino
anticipato, nei suoi scritti, l anarchico volontarismo di Nietz
sche, Strindberg vi ader ora contaminandolo di occultismo
e di magia2. Con una delle pi ambigue e sconcertanti sim
biosi tent dinterpretare in spirito nietzschiano il genio intui
tivo e divinatorio di Poe3 e il profetismo antimaterialistico
del rosacroce Pladan4, il neoplatonico allegorismo di Swe
denborg 5e il naturalismo spiritualista di Huysmans6.
La religiosa crisi dinferno cui certo largamente
contribu un pi o meno consapevole, pi o meno ragio
nato disordine di tutti i sensi 7, fu lo sconvolgimento pi
radicale del suo pensiero; lo spinse sullorlo della follia, lo
depresse e lo esalt e lo consum, non senza per approfon
dirne, insieme, la sensibilit, non senza schiudere nuove pro
spettive al suo mondo spirituale. Ci che ancora colpisce nei
documenti di questa crisi non sono n gli spunti veterotesta
mentari e pietisti, swedenborghiani e nietzschiani (il tema
luterano dellirrimediabile malvagit delluomo8, la religione
intesa come puro sentimento ateologico e adogmatico, la pre
1 A. Liebert, August Strindberg, seine Werke und seine Kunst, Berlin,
1920, p. 148.
2K. Strecker, Nietzsche und Strindberg mit ihrem Briefwechsel, Miin-
chen, 1921; e LIV , p. 323 sgg.; H. Ahlenius, G. Brandes i svensk lit-
teratur, Stockholm, 1932, p. 136 sgg.; T. Eklund, Tjnstekvinnans son,
Stockholm, 1948, p. 394; H. Beyer, Nietzsche og Norden, Bergen, 1958.
V. specialmente, II, p. 64 sgg.
3 Nel 1889 O. Hansson se nera fatto interprete nella Vossische Zeitung
(12.5) e lanno dopo in un saggio Literatur und Kritik (Samlede skrif-
ter> X), sottolineandone i legami ideali col romanticismo tedesco.
4 XXV II, p. 612.
5 Rivelatogli dalla lettura della balzachiana Sraphita, XXV III, p. 56 sgg.
6 XXV III, p. 320.
7 K. Jaspers, Strindberg und Van Gogh, Bern, 1922; S. Hedenberg,
Strindberg i skdrselden, Goteborg, 1962. Pur nel contrasto delle rispet
tive tesi, queste due analisi psichiatriche non lasciano dubbi in pro
posito.
8 XXV III, passim.
236 Le letterature della Scandinavia
senza misteriosa degli spiriti correttori*, il sogno duna sovru
manit alimentato dal senso della nullit umana) n le nebbie
esoteriche della teosofia, ma la straziata angoscia (la stessa
che fa vibrare i suoi paradossali drammi), lo sgomento pri
mordiale, infantile, perfino ridicolo2, per sempre vissuto e
sofferto, col quale percepita l impotenza dellintelletto di
fronte ai moniti e ai castighi del soprannaturale.
La disintegrazione dellio nelle sue molte anime, che nella
drammaturgia naturalistica strindberghiana, gi segnava il tra
monto del concetto stesso di individuo, di carattere, di per
sonaggio teatrale, qui al centro della nuova intuizione co
smica, fondata su una swedenborghiana trama di analogie e
di simboli occulti. Realt e sogno, io e tu, passato e presente,
tempo e spazio diventano entit intercambiabili, pure par
venze. Il dramma non pi conflitto di volont contrastanti,
ma recitazione monodica, Mistero medievale, dramma dellani
ma, le cui arcane esperienze sono cosi smaterializzate da po
tersi esprimere soltanto in visioni e disegni musicali. Al
l enigma, sintetizzato nelle parole dello Sconosciuto di Till
Damaskus (Verso Damasc, 1898, 1904): Dove sono io?
Dove sono stato? estate o inverno? In quale secolo vivo
e in quale mondo? Sono bambino o vecchio, uomo o donna,
dio o diavolo? 3, corrisponde la tecnica metamorfico- alluci-
natoria del Sogno (Ett dromspel, 1902) in cui, secondo un
alchimistico esoterismo degno di Bosch, tutto pu accadere,
tutto possibile e verosimile... i personaggi si sdoppiano,
svaniscono, ricompaiono, si dissolvono e si ricostituiscono 4;
e la realt intera, alla luce della metafisica pessimistica e
buddistica di Schopenhauer e di von Hartmann inter
pretata quale illusione, effimero incubo presto trapassante nel
risveglio liberatore5. Ma se qui irreale o surreale vuol appa
rire la trama stessa dellesistenza umana nel suo insieme, le
singole esperienze, i dettagli sono tutti concreti, intensificati,
1 XXV III, pp. 184-188. Fu l idea dun Dio personale, gi affacciatasi
aua e l nei suoi scritti, prima della crisi dinferno (v. M. Lamm,
Strindberg och makterna, Uppsala, 1936, p. 63 sgg.) ad aprire il varco
alla teosofia swedenborghiana.
2 XXV III, pp. 173, 179, 272-273.
3 Var dr jag? Var har jag varit? r det vr eller sommar? I vilket
rhundrade lever jag och i vilken vrldsrymd, r jag barn eller gbbe,
en nud eller en djvul , XXIX, p. 225.
4 XXXVI, p. 216.
5 L, pp. 83; 202; XLVI, p. 406.
Let moderna
237
potenziati al massimo. Non a caso Strindberg si definiva na
turalista- occultista come Linneo, o Zola delloccultismo *, chia
mato a operare la sintesi fra scienza e religione, fra natura
lismo e supematuralismo2 in nome dun asserito monismo
cosmico3.
Vanificata cosi la realt dellio e del mondo, perseguita
nel sottosuolo psichico la ricerca dun cosmo poetico libero
dai vincoli logici e affidato soltanto alle casuali suggestioni del
l ignoto e dellocculto, anche il ritorno alla lirica, dopo la
crisi dinferno doveva compiersi nel segno della mistica, o
come Strindberg la chiama, del contatto con l aldil 4.
Immutato certo anche qui, nella breve raccolta Ordalek
och smkonst (Giochi di parole e arte minore, 1902- 1905)
il fondo autobiografico della materia e il senso vivo per la
concretezza dei particolari del quadro poetico. Si cercherebbe
invano nello Strindberg mistico le sfumature e il chiaro
scuro, le penombre e i silenzi dellintimismo maeterlinckiano
o le sinestesie simbolistiche5 del da lui non meno ammirato
Balzac di Louis Lambert e di Sraphita (quello dei fiori ca
nori, dei colori olezzanti, della luce parlante). Nuova sem
mai l ansia con cui lo sguardo, frugando nella realt, ne rivela
il sostrato misterioso, la forza con cui la fantasia smembra
e frantuma il reale mutandolo in surreale. Si prendano certe
composizioni come Immagini di strade (Gatubilder) o
Lunghe cupe sere (Lnga tunga kvallar)y o LOlandese ,
I lupi ululano (Hollndarn; Vargarna tjuta) o Segale
fumante (Ragen ryker) e si avvertir subito, assieme al rea
lismo di molte descrizioni tutte visive e auditive, rivelanti
lintimo carattere delle cose con una lucidit e istantaneit
1 M. Lamm, Strindbergs dramer, Stockholm, 1924-26, p. 40.
2 XXV III, p. 320.
3 XXV III, pp. 237-248. Nel romanzo occultista Svarta Fanor (XLI,
p. 200, 1907) Tal ter ego di Strindberg, Falkenstrm dir: Tu devi
essere stato naturalista per poter divenire mistico , riprendendo cosf un
concetto tolto allo psicologo Karl du Prel, fatto conoscere agli svedesi
da O. Hansson nel 1885. (Cfr. D. Norman, Strindbergs skilsmdssa frn
S. von Essen, Stockholm, 1953, p. 86 sgg.
4 L UI, p. 231 Anschluss mit Jenseits .
5 Uno dei non pochi paradossi del suo pensiero, dettato certo da po
lemico astio verso i simbolisti svedesi, anzitutto verso Heidenstam, la
condanna in blocco della poetica simbolista, risuscitante, secondo lui,
lallegoria. L UI, pp. 93-94.
238 Le letterature della Scandinavia
estrema, il tono esoterico di confessione, sempre intenta a
scoprire il significato occulto delle cose1.
N si pu dire radicalmente mutata in lui l originaria diffi
denza verso la lirica tradizionalmente concepita (gi visibile
nel titolo della raccolta). Ripudiava il concetto pedantesca
mente restrittivo che avrebbe escluso un Tolstoj dal novero
dei poeti2; e nella polemica contro i simbolisti svedesi, auto-
proclamantisi araldi dun rinascimento lirico in nome della
fantasia e della libert metrica, non si stancava di rivendicare
i propri meriti di distruttore3 di vecchi schemi poetici e di
scolastiche concezioni prosodiche. Ma sentiva anche, senza
dubbio, tutto il valore ritmico- melodico della poesia4 la
funzione del poeta- mago in senso baudelairiano, creatore non
di realt, ma di pi che realt , non di sogno, ma di
sogni a occhi aperti 5.
Gi in alcuni drammi posteriori alla crisi dinferno, come
Kronbruden (La sposa incoronata), Svanevit (Bianca come ci
gno), e, soprattutto, Il sogno e Psk (Pasqua) stato no
tato6 la prosa strindberghiana, quasi per interna accen
sione lirica tende a trapassare nel verso. Si tratta per lo pi
duna prosa ritmica, liberamente fluente, non legata a deter
minati schemi metrici con pause e cadenze fisse. L dove il
presagio o la memoria sembrano decifrare la complessa trama
delle analogie universali, ecco che sovviene la lirica a di
stanziare o a sciogliere la tensione drammatica1. Lo stesso
dialogo diviene allora tema di composizione musicale8.
1 Nel suo diario- confessione del 1903, Ensam (Solo), XXXV III, p. 192
Strindberg stesso spieg, chiarendone la genesi occulta, lispirazione
prima della poesia Vargarna tjuta: Una sera in citt assistetti a un
incendio; e nello stesso istante udii l ululo dei lupi da Skansen; nella
mia immaginazione i capi di queste due diverse fila si congiunsero e si
fusero a formare lappropriata trama di una poesia.
2 LIV , pp. 403-404.
3 L UI, pp. 97-98.
4 L UI, p. 77.
s XXXVI, p. 301.
6 M. Lamm, A. Strindberg, Stockholm, 1948, pp. 313, 339.
7 G. Olln, Strindbergs 1900-tals lyrik, Stockholm 1941, pp. 87, 102.
8 G. Olln, op. cit., p. 94. Malgrado le ripetute invettive contro Wagner,
gli esoterici filosofemi e il naturalismo buddistico del creatore del Par
sifal hanno lasciato visibili tracce nei drammi mistici di Strindberg
(v. R. Raphael, Strindberg a. Wagner in Scandinavian Studies, ed.
C. F. Bayerschmidt- E. J . Fries, American- Scandinavian Foundation, 1965,
pp. 260-268).
Contesti di elementi drammatici, anzi veri e propri sviluppi
lirici di drammi incompiuti sono in Ordalek och smkonst i
due cicli poetici: L'olandese (eh tutto un inno in chiave neo
platonica alla corrispondenza fra macrocosmo e microcosmo)
e La notte della Trinit; anche se non mancano altri e di
versi toni: dairidillio familiare e pastorale in accademici esa
metri tegneriani1 di Viaggio in citt alle meditazioni esote
riche sulla vita cosmica di Numeri e leggi della creazione.
Ma il dramma s gi detto non va pi inteso in
senso naturalistico quale urto di forze individuali e antago
nistiche, perch incentrato tutto nella figura dellautobio-
grafo protagonista di Verso Damasco (il cui monologo inte
riore traduce le visioni oniriche del poeta) o nelle allegorie
del Sogno, illustranti l enigma del vivere e patire umano.
Alla fatalit del male e del dolore si contrappone ora non
una volont eroica, ma la fede nellirrealt del reale e la vaga
aspirazione al sopramondo swedenborghiano. Di qui lo stesso
tono disperatamente triste, passivamente rassegnato dei dram
mi, che si riaffaccia nelle liriche di Ordalek och smkonst:
ora, come in Semele e in Villemo, intensa pena damore espres
sa nei moduli della canzone popolare con la semplicit dei corri
spondenti mezzi stilistici (dalle forme dei verbi e dei sostan
tivi al parallelismo della struttura e alla melodia pastorale
delle rime); ora, come in Sette rose2, crittogramma occultista
racchiudente nella sua ingegnosa architettura di simboli lo
strindberghiano motivo dellodio- amore.
La lirica Chrysatos composta nel 1902, forse la pi
caratteristica e significativa delle poesie di Strindberg, quella
in cui il tema dellinfelicit del vivere umano, risentito in
tutta la sua forza distruttiva, svolto in una serie di visioni
intensamente angosciose. A renderle pi incalzanti, allucinanti,
ossessive, contribuisce per un verso l incongruenza dei nessi
logici, per un altro la composizione musicale della lirica, che
arieggia un movimento sinfonico, e il ritmo, bench estrema-
mente vario, martellante fino alla bravura.
C qualcosa di Poe nellatmosfera stregata, nel potere
L'et moderna 23$
1 M. Lamm, cit., pp. 348-350.
2 Brev. 6.8.1900 a G. af Geijerstam. Lamuleto teosofico ricco di segni
magici, di cui parla la lettera, il punto di partenza per lillustrazione
del dissidio fra sogno e realt. Ai simboli di buon auspicio: la pioggia
di rose sul fuoco, le spighe e la croce, la colomba e i numeri sacri,
inversamente corrispondono l odio, le parole infide e i falsi giuramenti.
240
Le letterature deli# Scandinavia
suggestivo delle prime sette strofe, nelle quali un crescendo
di occulti presagi, un ansioso interrogare senza risposta, d
insieme il tono fondamentale alla lirica e ne prepara il cli
max tragico: la morte di Chrysetos. Da questo culminare
del motivo ispiratore fino allepilogo che sembra chiudere in
un cerchio magico, richiamandoli, i lugubri segni del com
piuto vaticinio, l angoscia urge in gridi disperati e in stra
zianti visioni fatte di presagi e memorie, di percezioni reali
e di allucinazioni. Ma qui non si cade mai nellastniso alle-
gorismo didascalico del teatro e dei romanzi occultistici. Per
quanto accesa sia la rappresentazione drammatica, per quanto
impetuosa e rapida, quasi delirante l awicendarsi dei simboli
e delle analogie (potenziate dalla stessa interpunzione intensa
mente affettiva), l autobiografico realismo strindberghiano ser
ba netto il suo incisivo rilievo. Anzich affidarsi ad aerei echi
e a impalpabili fantasmi, ricorre sempre a immagini auditive
plastiche concrete. E il poeta sa dare suggestione dincante
simo al suo quadro mediante un passo ritmico marcato ep
pure docile a ogni onda e scarto della fantasia, mediante la
ripetizione di modi sintattici e di valori vocalici e consonan
tici intimamente legati da pqlifoniche rispondenze. Se si eccet
tuano alcune note sentimentali e idilliche, inconciliabili con
la predominante tensione tragica, questa forse tra le liriche
di Strindberg la pi artisticamente unitaria e coerente.
Nel quadro di questa singolare simbiosi di realismo e
surrealismo, o per riprendere la gi citata terminologia strind
berghiana di naturalismo e supernaturalismo, si colloca tutta
la produzione posteriore alla crisi di Inferno . Alla quale
appunto hanno guardato come a esempi davanguardia le gio
vani generazioni di scrittori ben oltre i confini della Scan
dinavia1 per esprimere l assurdo e l occulto, gli incubi e
l angoscia della esistenza contemporanea. facile infatti rav
visare nella parabola strindberghiana i temi, gli atteggia
menti morali, gli espedienti tecnici di quella evoluzione della
1 Ancora, nel 1949 ( Dagens Nyheter , Stockholm, 28-1) J . P. Sartre
lo chiamava il nostro creditore ; e sia ONeill sia Tennessee Williams
sia J . Osborne, per non dire daltri (come Adamov e A. Miller, Anouilh,
Ionesco e Beckett), hanno pagato il loro debito di riconoscenza a Strind
berg. (Cfr. Essays on Strindberg, ed. C. R. Smedmark, Stockholm, 1966,
PP. 14, 24).
I/et moderna, 241
poesia moderna che da Baudelaire1 attraverso Verlaine, Mal
larm e Rimbaud culmina in Eliot e in Pound, e che costi
tuisce il presupposto stesso di ogni pi audace sperimen
talismo.
Le immagini scaturite dal rifiuto duna straziante realt,
dalla magia, dal desiderio e dal sogno, non meno che l ansia
e le vertigini della follia2 di fronte alle irrisolte antinomie
della vita; la ricerca di misteriose analogie e corrispondenze
universali sotto il velo della pi triviale realt; la disintegra
zione dellio disumanizzato in tipo o in cosa; l irrealt del
reale3: tutto questo era gi presente nei drammi mistici di
Strindberg: da Psk a Till Damaskus e a Etf drmspel.
Se il primo, allinizio, ancora un dramma naturalista con
quadri di quotidiane e meschine angustie borghesi, che poi si
risolve, grazie alla figura di Eleonora, in visionaria ansia di
redenzione cosmica; il secondo e il terzo specialmente, per la
libert associativa dei temi, per l ambiguit delle immagini,
per il nichilismo gnoseologico, sono gli archetipi della pi radi
cale rivoluzione del gusto moderno4.
Till Damaskus la storia drammatizzata della crisi reli
giosa di Inferno, ossia della lotta tra l uomo ribelle e l im
perscrutabile volont divina.
Il protagonista, detto lo Sconosciuto, intraprende e com
pie, insieme a un altro personaggio anonimo, la Signora, uno
strano pellegrinaggio verso l ospizio del Buon Ausilio, dove
la conversione religiosa dovrebbe aver luogo. Di qui i due
pellegrini retrocedono al punto di partenza.
A llaprirsi della scena, fra una chiesa, un caff e un uffi
cio postale, lo Sconosciuto rivolto alla Signora, che improvvi
samente gli apparsa, dice: Quasi sapevo che sareste ve
nuta... . Signora: Dunque mi avete chiamata...? S l ho
sentito! . Egli la supplica di non lasciarlo, perch ha paura
della solitudine: Nella solitudine non si soli; l aria sispes-
1 H. Friedrich, Die Struktur der modernen Lyrik, Freiburg, 196P,
pp. 2542. Per la genesi della poesia italiana del Novecento cfr. G. Con
tini, Esercizi di lettura..., Firenze, 1947, p. 70 sgg.
2 noto che Ibsen, il quale di fronte alla scrivania soleva tenere il
ritratto di Strindberg dipinto da Chr. Krogh, lo aveva definito l esplo
sione della follia . (Cfr. Hundrar sut gave, cit., XIX, p. 369).
3 Il primo surrealista lo ha una volta chiamato Th. Mann (Altes
und Neues, Frankfurt a. M., 1953, p. 234).
4 M. Valency, cit., pp. 241-271; 303-306; 355-372.
XXVII * 10. Lett, della Scandinavia.
242 Le letterature della Scandinavia
sisce, quasi germoglia e ne nascono esseri invisibili, ma di
cui si percepisce lanimata presenza .
In questa atmosfera misteriosa echeggia lontana la mar
cia funebre di Mendelssohn, mentre lo Sconosciuto racconta
alla Signora la propria vita di ribelle condannato alla solitudine
e alla sofferenza:
Io sono nato nellodio, nellodio!... Da bambino piangevo sem
pre e detestavo la vita, odiavo i miei genitori ed essi mi odiavano,
non tolleravo imposizioni convenzioni leggi... nessuno nella mia
citt era odiato come me, nessuno cos detestato... la mia sorte
stata sempre dandare e venire solo. Se entravo in un locale pub
blico la gente sallontanava dal mio posto... i preti mi scomuni
cavano dal pulpito, i maestri dalla cattedra, i genitori nelle case.
Sono un condannato, ma devo essere stato condannato prima di
nascere, perch la pena cominciai a scontarla gi nellinfanzia.
Difatti le continue disavventure del pellegrinaggio intra
preso sembrano motivare quei lamenti e quelle accuse; i luo
ghi che attraversa, come stregati da inspiegabile malia, lo
sgomentano; la gente a lui prossima per legame di sangue
o damicizia lo rimprovera e lo umilia; gli estranei lo scher
niscono e lo perseguitano, e persino la sua pietosa Beatrice
non tarda ad abbandonarlo. Rimasto solo, in preda allo spi
rito di rivolta, strappa la croce dun calvario per minacciare
l invisibile divinit, e delirando stramazza in terra. Traspor
tato a braccia allospizio del Buon Ausilio e posto a giacere,
si lamenta dun forte dolore allanca, bench non sia possi
bile scoprirvi traccia alcuna di ferita; saccusa poi dogni pi
strano delitto, ma fermamente rifiuta di chiedere perdono
alloscura divinit che lo castiga con le sue folgori.
A questo punto sinizia lo svolgimento inverso del dram
ma, in quanto lo Sconosciuto e la sua riapparsa guida, la
sciando l ospizio ripercorrono in senso opposto la via del
loro pellegrinaggio. Il non convertito Sconosciuto non vuol
saperne neppure adesso dinginocchiarsi davanti al Crocifisso,
affermando daver peccato per volere divino; e quando la
Signora lo esorta a entrare con lei in chiesa, dapprima resi
ste, poi, a malavoglia, si piega dicendo: Ebbene s, posso
entrarci, ma non vi rester! .
Per comprendere un dramma come Verso Damasco, bi
sogna porsi nella posizione di chi, sognando, vede la realt
nelle forme della visione o dellallucinazione, scopre miste
riose corrispondenze fra eventi in apparenza insignificanti,
Uet moderna
243
parla con l ombra di se stesso, intravede e divina, presente
e ricostruisce, senza mai uscire da quella maldefinita zona
della vita psichica in cui le sensazioni sono appena rischia
rate dalla luce della coscienza.
Volendo raccontare le labirintiche esperienze della sua
crisi religiosa, gli incubi e le ossessioni, i terrori e le con
traddizioni del suo inferno swedenborghiano, Strindberg im
magin la tenace lotta tra lo Sconosciuto e l invisibile divinit.
Il dramma intero, incentrato su questa lotta, si riduce quindi
a un continuo monologo dello Sconosciuto. Quanto agli altri
personaggi: il Mendicante, la Signora, i Genitori della Si
gnora, il Medico, il Confessore, ecc. mancano tutti di obiet
tiva individualit, e sono piuttosto irradiazioni psichiche del
protagonista, proiezioni del suo io, personificazioni delle sue
colpe. Cosi si spiega l apparizione della Signora che si sente
misteriosamente chiamata dallo Sconosciuto allinizio del dram
ma, l identit del Mendicante e dello Sconosciuto, l appari
zione del demente Cesare in casa del Medico, e finalmente
la scena dellospizio, in cui compaiono i, doppioni di queste
spettrali figure.
Daltra parte lo strano fascino che esse esercitano consi
ste proprio nella loro enigmaticit e problematicit, giacch
lo Sconosciuto non sa esattamente se debba interpretarle come
ombre, fantasmi della sua mente malata o come esseri reali.
Egli domanda se le persone che vede nellospizio sono rea
li e gli vien risposto che hanno una terribile realt . Si
tratta dunque di allucinazioni soggettive dun cervello insano
o di una oggettiva realt esterna? Proprio questa proteifor-
mit del mondo sensibile, su cui si stende il magico velo del
sogno, costituisce l incanto della situazione.
Lo Sconosciuto l alter ego di Strindberg: un primi
tivo che ha il terrore panico dellignoto e insieme un deca
dente che complica la sua elementare superstizione coi dubbi
duna coscienza raffinata, col ragionare le sue visioni e sen
sazioni; teme e trema dinanzi agli spettri del suo io, eppure
sospetta che siano soltanto prodotti della sua immaginazione.
Fenomenicamente questi spettri sono fuori di lui, ma sostan
zialmente sono forme del suo io, atomi dispersi del suo essere;
capaci si di scambiarsi le loro elusive maschere e reintegrarsi
in lui, ma non mai di opporglisi in drammatica antitesi, per
ch prive dun centro spirituale autonomo. Perci il loro appa
rire e sparire tutto condizionato dal capriccio, dal gioco
vario delle sensazioni.
244
Le letterature della Scandinavia
Il contrasto drammatico si riduce in definitiva alla sola
lotta fra lo Sconosciuto e l invisibile. Ma come si configura
questa lotta nelleffettivo svolgimento del dramma? Quale
aspetto assumono gli swedenborghiani spiriti castigatori
le potenze occulte destinate a ricondurre il peccatore su]
retto cammino? Lo Sconosciuto esclama:
Piccoli dei borghesi che parano il colpo di spada con la punta
dellago alle spalle... che non affrontano in campo aperto, ma ri
spondono con un conto dalbergo non pagato... io posso tremare di
nanzi a un conto non pagato, eppure non mi coprirei il volto per
salire sul Sinai a sfidare l Eterno.
Le piccole disavventure quotidiane, le avversit del de
stino borghese: la mancanza di denaro, le liti familiari, il ma
trimonio non legalizzato, il timore della cattiva reputazione
determinano dunque la ribellione faustiana dello Sconosciuto
alle leggi cosmiche! Ma chi innalza simili dei a sovrani e
onnipotenti signori del destino umano, non rischia di far
scadere la tragedia a commedia? Dov qui infatti il mo
tivo eroico che giustifica questa lotta? Dov lo sfondo mo
rale che la mette in rilievo? Cos il pellegrinaggio dello
Sconosciuto, se non un semplice avvicendarsi di sensazioni?
Che significato infatti possono avere le tanto citate parole
del monologista di Verso Damasco:
L ove prima non vedevo che oggetti ed eventi, forme e co
lori, vedo ora intenzioni e simboli. La vita che prima era solo un
gran caos, ha ora un significato, e io scopro un disegno prestabilito,
dove prima non vedevo che il caso.
quando nel dramma, fra tanta commozione e agitazione, non
v ombra di svolgimento spirituale, di vero pentimento, cio
di consapevole volont morale? Lunico visibile mutamento
anche qui di natura quantitativa non qualitativa e consiste
nellininterrotto accumularsi e ripetersi dei medesimi motivi
di sofferenza fino allo sterile banale grottesco epilogo mora
listico da dramma borghese: la Signora esorta lo Sconosciuto
ad aver fiducia nella bont divina e lo induce a ritirar dalla
posta una lettera che ivi da tempo l attende: Sforzati di
credere che sia una buona nuova! Prover risponde
quello, obbedendo non senza diffidenza. Ed ecco che ritorna
dallufficio postale con del denaro; e poi lasciandosi a malin
cuore tirare in chiesa dalla sua compagna conclude: Eb
bene si, posso entrarci, ma non vi rester! .
Let moderna 211
Non si vuol qui rimproverare a Strindberg la mancata
conversione del suo eroe in nome dun astratto moralismo,
ma solo indicare il carattere autobiografico, effusivo dellin
tero dramma, che pu senza difficolt essere ritrascritto nelle
confessioni diaristiche della crisi religiosa (Inferno, 1897)
e Lgendes (1897- 98). In queste, malgrado singoli spunti
poetici, predomina la prosaicit e staticit della visione gene
rale, l eterno ripetersi dei medesimi motivi, delle medesime
sensazioni, il labirintico vai e vieni di ipotesi e di presagi, di
supposizioni e di fantasticherie. E anche noi come lo scrittore
si resta presi nei gorghi di quella massa caotica di particolari
che lenta gira su se stessa come acqua stagnante, senza mai
rinnovarsi, canalizzarsi e sfociare altrove. Come lui sentiamo
anche noi di soffocare nella grigia relativit del mondo em
pirico, costnte materia grezza, prosaica, che attende invano
la luce dello spirito che la ravvivi, la plasmi, la sollevi al di
sopra dellinconciliabile tormento dei sensi.
Si comprende daltra parte come, verso la fine del secolo,
questo dramma di Strindberg e gli altri coevi di analoga ispi
razione potessero esercitare fortissima suggestione sul pub
blico teatrale e sugli animi depressi dalla foschia naturalistica;
ai quali procuravano di dar conforto le pi o meno sincere
conversioni degli Huysmans e dei Bourget, dei Coppe e dei
Brunetire. In Germania specialmente lo Strindberg di Verso
Damasco trov devoti discepoli fra gli espressionisti. Lui
per primo aveva pur senza saperlo gettato l esta
tico Notschrei der Seele , aveva svelato gli Urgrunde ,
dellanima, aveva creato nella figura dello Sconosciuto mo-
nologista l anima sperduta nella caoticit del mondo empirico
che grida la sua sofferenza, la sua angoscia, la sua inappaga
bile nostalgia del cielo. Come i naturalisti (Hauptmann e
Holz, Schlaf e Halbe) videro nel primo Strindberg un mae
stro, cos gli espressionisti salutarono nel secondo Strindberg
un creatore di nuove forme poetiche. Da Sorge a Hasencle-
ver, da Kornfeld a Stramm, da von Unruh a Kaiser, dagli
espressionisti ai cubisti, dai futuristi ai surrealisti, tutti di
rettamente o indirettamente devono qualcosa allo Strindberg
di fine-secolo, allo Sconosciuto, che sulla via di Damasco, cerca
la sua salvazione senza mai trovarla (Diebold)
1 Anarchie im Drama, Berlin, 1921, pp. 155-249. Vedi inoltre l opinio
ne in tal senso di qualche critico nordico contemporaneo: B. Wiig,
ONeill revaluert, Samtiden , Oslo, 1968, fase. 4, p. 256.
246 Le letterature della Scandinavia
Il trasformismo visionario diviene ora la sua tecnica espres
siva, la trama confusa ed enigmatica dei sogni, la sua forma
darte; e alla luce del sincretismo indo- schopenhaueriano, il
mondo sensibile da lui interpretato quale passegger sogno,
cui tiene dietro il risveglio nella morte. Perfino lo Shakespeare
della Tempesta, visto con gli occhi di Schopenhauer e di von
Hartmann appare bizzarramente legato alla concezione buddi
stica dellirrealt della materia.
Nel Dramma del sogno (1902), il mito indiano della ce
leste forza originaria Brahma che dal contatto con Maya, ma
dre del mondo, si lascia indurre al peccato, introdotto a
spiegare simbolicamente Porigine della materia; la vita umana
dunque non che inganno e peccato, parvenza labile, ma
gico incantamento che si pu solo rompere mediante la vo
lontaria e dolorosa rinuncia. Il dolore redime e la morte
libera i discendenti di Brahma dallincubo tormentoso del
vivere.
La tecnica del trasformismo visionario di Verso Da
masco, anticipante il cinematografo, ora ripresa e perfe
zionata:
Tutto pu accadere, tutto possibile e verosimile, tempo e spazio
non esistono; su uninsignificante trama di realt, l immaginazione
ordisce nuovi disegni... i personaggi si sdoppiano, svaniscono, ri
compaiono, si dissolvono, si ricostituiscono.
Persino la suppellettile scenica obbedisce alle leggi del
sogno e si trasforma: l ingresso dun teatro diviene ufficio
legale, un cancello si muta in banco davvocato e poi in
balaustra di chiesa, un tiglio si fa candelabro e poi attacca
panni...
Il dramma intero si risolve in una serie di allegoriche
visioni, che ripetono tutte il medesimo motivo dellumano sof
frire in una ridda di trascoloranti scene, di trasognate cadenze,
di enigmatiche pause. Tutto abbozzato, velato, accennato
in penombra; i personaggi errano come sonnambuli, oppressi
da incubi, incapaci di volere, dagire, dinfrangere il malioso
cerchio che li stringe, e quindi accasciati tutti nellinerte la
mento.
L Ufficiale attende invano la creatura del suo sogno, la
sua Vittoria, nel corridoio del teatro; l Avvocato naufraga
nei gorghi della ben nota tragedia coniugale; il Poeta, inter
pretando le sofferenze del creato, invoca l aiuto della divinit
senza ottenerlo; la stessa figlia dIndra, che discende in terra
Let moderna
247
per vivere in spoglie mortali l umana esistenza, non sa n
pu mutare il destino di coloro che soffrono1.
Il motivo ispiratore: l infinita piet per le sorti umane
si muta cosi nella sterile rassegnazione, la tragedia cosmica
nel ben noto elenco delle miserie quotidiane.
LUfficiale un martire della vita perch altra volta, accu
sato daver sottratto una moneta altrui, fu ingiustamente pu
nito. Tale ingiustizia ha falsato tutta la mia vita! egli
conclude.
La Madre vorrebbe prestare la sua mantiglia (dono del
marito) alla domestica:
Vuoi prestare alla serva il mio dono?
Non dir cos... ricordati che anchio ho fatto la serva... perch
vuoi offendere uninnocente?
E tu perch vuoi offendere me, tuo marito?
Oh! questa vita! se fai una buona azione, c sempre qualcuno
che la trova cattiva... Se fai bene a questo, fai male a quello. Oh!
questa vita!
Lincollatore daffissi, che ha sempre sognato un retino
verde da pesca, profondamente deluso quando saccorge che
l oggetto, finalmente venuto in sua mano, di colore leg
germente diverso da quello vagheggiato nella fantasia.
L Avvocato, per suo conto, conosce meglio di tutti le di
sillusioni della vita, chiamato com a far da arbitro nelle
frequenti tragedie coniugali; e, saggio di tale esperienza, per
prevenire i fatali malintesi, cos apostrofa la figlia dIndra
(divenuta sua moglie):
AVVOCATO
f i g l i a d 'i n d r a
AVVOCATO
Io prometto di non far pi alcuna osservazione
sul governo della casa... bench per me sia una
tortura...
Ed io manger il cavolo, bench per me sia un
tormento...
Dunque una vita comune nel dolore la gioia
delluno il dolore dellaltro. Povera uma
nit!
1 A puro titolo di curiosit si possono leggere certi riawicinamenti ten
tati da studiosi danesi e tedeschi: fra questo personaggio e... la Beatrice
dantesca (cfr. V. Borge, Strindbergs mystiske Teater y Kobenhavn, 1942,
p. 305; K. Mhlig, Strindbergs Weltanschauung,, Elberfeld, 1923, p. 152).
248 Le letterature della Scandinavia
Di fronte a siffatta tragedia da Des Esseintes si com
muove la figlia dIndra e chiede, rivolta al cielo: Se gli
uomini peccano, colpa loro o del Dio che li ha creati?
Come vedere in questo dialogare, involontariamente fa
ceto, in questi fatti borghesi, la cui tragicit potrebbe forse
essere descritta in un romanzo non gi in un dramma (Die-
bold), la tragedia delPumanit sofferente, l amara pena del
vivere? Come non ripensare qui alla tragicommedia dello
Sconosciuto di Verso Damasco che trema dinanzi a un conto
dalbergo eppure vorrebbe salire sul Sinai a sfidare la col
lera divina; al trito simbolismo della lettera- raccomandata
inscenato in quel dramma; al patetismo farisaico che crede
di farsi eroico sol perch mescola il nome? degli dei alle pi
meschine disavventure?
Se qui il trasformismo visionario e lo sterile dottrinari
smo rendono vana l azione drammatica irrigidendo il movi
mento in atteggiamento (Diebold), in altri drammi come Pa
squa (1901) e come i celebri Drammi intimi1 scritti nel 1907
per il teatro fondato da Strindberg a Stoccolma, sullesempio
del Kammerspielhaus di M. Reinhardt, ricompaiono ag
gravati gli stessi difetti.
Bellissima si la figura della protagonista di Pasqua, Eleo
nora: creatura eterea spiritualizzata, dolente martire che, in
mano un narciso di prato, appare alla sua sventurata fami
glia esortando alla speranza e alla rassegnazione, ma da lei
non emana la volont fattiva del bene, non la virt eroica
che, pur in umile forma, opera come principio di rigenerazione
morale. Nellepilogo del dramma invece la Provvidenza che
fa il miracolo: il vecchio creditore Lindquist, che saggira
minaccioso intorno alla casa dei suoi debitori spaventandoli
a dovere, compare improvvisamente nella figura del burbero
benefico ad abbonare il suo credito; e con lui il Dio strind-
berghiano: non onnipossente e supremo giudice che atterra
e suscita, che affanna e che consola , ma Dio della lettera
raccomandata di Verso Damasco, Dio- Maestro di scuola di
Avvento (1898); una specie di spauracchio da apologo ca
techistico, che assolve perfettamente la sua funzione pra
tica nel mondo della psicologia infantile o infantileggiante,
ma non pu non riuscire insipido e ridicolo in un dramma
1 Spoksonaten (La sonata degli spettri), Branda tomten (Suolo bru
ciato), Ovder (L'uragano), Pelikanen (Il pellicano).
L'et moderna
249
di redenzione morale. La semplicit qui diventa semplicismo,
la fede nel bene, basso interesse utilitario, la conversione reli
giosa, transazione economica (Diebold).
Cosi nella Sonata degli spettri che il migliore dei quat
tro 'Drammi intimi vediamo giustapposti il terrifico- grottesco
e il sentimentale: la fanciulla innocente, nata dallodio- amore
duna coppia di esseri diabolici, accanto alla cuoca- vampiro
che trasforma in vampiro anche la padrona... come? ingozzan
dosi di cibi nutrienti e servendole solo i resti! 1 Allo stu
dente che vuole sposarla la fanciulla ricorda con aria di so
lenne ammonitrice le tremende prove della vita coniugale...
quali? i cibi malcucinati e le cure domestiche: contar la bian
cheria, asciugare i bicchieri, lavare le caraffe dellacqua... in
somma la tragedia del Folantin2 huysmansiano!
E a sfondo di siffatta tragedia che si chiude con la morte
della fanciulla innocente, simbolo della nostalgia di reden
zione nel nome di Budda o di Cristo sorge l isola dei morti
di Bocklin, mentre nellaria risuona una lieve musica dol
cemente triste . Accanto alla visione spettrale, l oppio sug
gestivo della musica dolcemente triste; accanto al diabolico
vampiro Hummel smascheratore smascherato di tutte le pi
nefande colpe di cui lui e gli altri si sono macchiati, l ingenuo
studente e la fanciulla innocente che naufragano nella pi
banale tragedia borghese (Diebold).
Lintero mondo di Strindberg si sfascia qui in un delirio
fantastico, in un caos di visioni terrifico- grottesche fra i fre
miti convulsi e i bagliori sinistri duno stile rotto, segui
tante fino alla monotonia3; e chi ha l occhio a questo calei
1 Qualcuno, seguendo la moda odierna dinterpretare l opera darte con
laiuto della Scienza del simbolismo e di muoversi esclusivamente
nellarea del mito e del rito, ci ricorda che la cucina connessa a un
rituale vampiristico- magico (P. Fraenkel, Strindbergs dramatiske fan-
tasi i Spbksonaten, Universitetsforlaget, 1965, p. 125 sgg.). Altri critici
come B. Rothwell, J . Northam (Essays on Strindberg, cit., pp. 32, 39,
42, 48) sottolineano sia il carattere simbolico di questo dramma che
si potrebbe definire prepirandelliano per quel continuo scambio fra real
t e illusione sia i mezzi scenotecnici intesi a darvi rilevo; fra altri
anche quello della tecnica retrospettiva gi usato da Ibsen in Colonne
della societ e in Spettri . Lintricatissimo intreccio del dramma d
ovviamente luogo a una pluralit dinterpretazioni secondo i canoni dei
Seven Types of Ambiguity.
2 vau-Veau (1882).
3 G. Lindstrom (Strindbergs sprk och stil} Lund, 1964, pp. 173-177)
pur movendo da una valutazione tutta positiva della tarda arte di Strind
berg, ne sottolinea lo stile sempre concreto e naturalistico: psykiska
25 Le letterature della Scandinavia
doscopio intravede, in mezzo allallucinante danza dei cristalli,
la nota fisionomia del poeta, il palpitar del suo cuore messo
a nudo. il malato confessore che ancora una volta si sovrap
pone allartista con i suoi grovigli psicologici, con la sua
brama insaziata di toglier maschere e strappar veli; l ama
ro pessimista che (come negli ultimi romanzi a chiave: Sale
gotiche; Bandiere nere, 1904) prova anche qui una dispe
rata gioia a invelenire le antiche piaghe, a farle sangui
nare atrocemente, spasmodicamente, in una totale esecrazione
della vita umana.
Tutti alla seconda maniera dello Strindberg mistico
appartengono i drammi storici, accolti subito dal favore del
pubblico per la popolarit del contenuto nazionale e per
il realismo della messinscena.
Infatti tanto le figure di primo piano: i sovrani svedesi
dallalto Medioevo al Settecento quanto la gran massa
dei personaggi secondari compaiono e si muovono sulla scena
solo per illustrare con esempi memorabili i misteriosi dise
gni delle potenze occulte che presiedono al divenire storico.
Nella Saga dei Folkunghi (1899) l innocente re Magnus
Eriksson espia le colpe della sua stirpe e soccombe alle oscu
re potenze vendicatrici che invidiano la felicit degli uomi
ni ; Gustavo Vasa (1899) riconosce nelle avversit della sua
vita la mano ammonitrice di Dio e grato china il capo sotto
i colpi inflittigli, che non sintende bene se siano castigo o
premio; Erico X IV (1899), l esteta scettico e problematico
che non ascolta le voci delle potenze occulte , naufraga
in unorgia di trivialit ed rovesciato dal trono; Gus
tavo Adolfo (1900), travestito da eroe della tolleranza reli
giosa, espia le colpe del padre Carlo IX e lentamente fatto
consapevole degli oscuri disegni della Provvidenza; contro la
quale sinfrange anche l avventuroso destino di Carlo X II
(1901).
Di questi drammi storici la critica suole soprattutto met
tere in luce le derivazioni shakespeariane; e si sa infatti che
al grande elisabettiano Strindberg ritorn dopo la crisi reli
giosa, ma sempre seguendo le orme del Brandes. Come prima
freteelser konkretiseras till fysologiska realiteter . Altrove (Spkso-
nateny Lund, 1963, pp. 90-91) lo stesso critico aveva messo in rilievo
lispirazione schopenhauriana del dramma, che alla base del Sogno.
Uet moderna 251
anche ora trovava grande Shakespeare per il suo naturalismo ,
capace di (movendo da suggestioni plutarchiane) descrivere
perfino gli eroi at home , nellintimit domestica, e per la
libert anzi per la negligenza della sua composizione dram
matica 1.
Per un verso mirava perci a decentrare l azione in temi
e sottotemi paralleli, a creare, come Shakespeare nellAmleto,
una sinfonia eseguita polifonicamente con motivi indipen
denti che tra loro armoniosamente sintrecciano 2, per un
altro certo stimolato pi da Brandes che da Shakespeare
a introdurre nellambiente storico il pi crudo naturalismo;
e come Shakespeare aveva attinto a fonti aneddotico-leggen-
darie anzich a opere storiche, cos anche lui attingeva a
Afzelius e a Starback- Bckstrm3.
Ma i risultati furono certo inferiori ai propositi.
Dove nel drammaturgo inglese le cosiddette scene indi-
pendenti sono una sorta di sapiente pausa che alterna e sotto-
linea il tragico (Macbeth Atto primo scena sesta; oppure
Hamlet Atto quinto scena prima) o un motivo di rilievo o
di contrasto (il carattere di Fortimbras delineato in funzione
di quello del Principe di Danimarca) o ancora una maniera di
presentare la vicenda tragica nei commenti di chi non vi ha
preso parte (Macbeth, Atto secondo, scena quarta), in Strind
berg abbiamo una serie di quadri sciolti, una colorita e va
riata scenografia, priva un motivo artistico che dallinterno
guidi l azione drammatica.
Cos il re Magnus una sorta di Sconosciuto di Verso
Damasco col manto e la corona regale, un individuo pro
blematico che non agisce n vuole, non si umilia e non si
ribella alle potenze occulte che lo perseguitano, ma soffre
soltanto e si lamenta ed accusa della propria inettitudine tutti
fuorch se stesso; sicch perfino le sventure che lo colpi
scono restano quasi fatti naturali, che accadono nel dramma
perch una volta accaddero nella realt (Diebold). In Gustavo
Adolfo abbiamo una serie di quadri slegati svolgenti ciascuno
un motivo autonomo. Il re stesso presentato prima, tutto
acceso di fanatismo confessionale, poi, per invisibile effetto
delle invisibili potenze, tutto mite e umano e tollerante come
il lessinghiano Nathan der Weise. E questo spettacolo senza
1 L, pp. 52, 123.
2 L, p. 69.
3 L, p. 296.
252 Le letterature della Scandinavia
motivazione e mutazione danimo, senza sviluppo, senza sfu
mature, fra il passare e ripassare di una sessantina di perso-
naggi- comparse e tra il fraterno salmodiare di maomettani ed
ebrei, di protestanti e cattolici che stanno l ad esemplificare
il principio della tolleranza religiosa! Erico X IV un Amleto
di maniera, Carlo X II un alter ego strindberghiano, mi
sogino avvocatesco e smascheratore di perfide donne, la Re
gina Cristina una fatua e capricciosa femminista che conta
numerose antenate nei drammi di Strindberg.
Anche in questi drammi storici ritroviamo in sostanza gli
stessi caratteri dellarte strindberghiana: il potenziale titani
smo, la forza ciclopica che abortisce per mancanza di volont
eroica, la quale sola permette di sollevarsi al piano tragico
dove l incatenato Prometeo sfida invitto la collera di Zeus.
Gli scritti di Ibsen di Bjornson di Strindberg, come de
gli altri uomini della rivoluzione moderna *, sinquadrano
facilmente in quel lungo processo di rinnovamento civile, di
democratizzazione della societ nordica che ancora oggi non
sembra giunto a conclusione. In fondo la stessa formula del-
l arte- problema enunciata dal Brandes nellultimo quarto del-
l Ottocento non era che l insegna di quel processo allora ap
pena iniziato, l espressione duna sensibilit nuova moderna,
attraverso la quale si veniva criticamente filtrando la pi vi
tale eredit del romanticismo europeo.
Tra i due poli del naturalismo positivistico e dellanti-
naturalismo si muove dunque tutta la moderna poesia, euro
pea prima che nordica; ch per quanto diverse appaiano nelle
singole formulazioni le correnti estetiche teorizzate durante
gli ultimi cinquanta- sessantanni (dal simbolismo allespressio
nismo e al surrealismo) tutte pi o meno scoprono, quasi
comune denominatore, l opposizione al naturalismo inteso
come studio scientifico duna realt oggettiva. Si tratta duna
bipolarit ancor oggi viva e operante in entrambi i suoi ter
mini, com dimostrato (soprattutto, ma non soltanto nel
1 Det moderne gennembruds meend, 1883, Gli uomini della rivolu
zione moderna chiam appunto Brandes, malgrado le gi avvenute
defezioni, la giovane generazione di scrittori che avevano aderito al suo
programma naturalistico, formulato verso la fine di quel suo saggio, come
Jacobsen, Drachmann; e altri, e quella non pi giovane di Ibsen e
Bjornson.
Let moderna
253
Nord) sia dalle periodiche reviviscenze dun neorealismo non
immemore del pathos zoliano, sia dallirrazionalismo ch alla
base di tante odierne esperienze darte.
Gi intorno al Novanta, questa bipolarit variamente
avvertibile in tutti gli scrittori nordici, perfino in quelli che
erano ritenuti o si ritenevano campioni del naturalismo orto
dosso. E qui la parabola ideologica del Brandes e dei bran-
desiani saffianca da s a quella analoga di Zola e, in mag
gior misura, dei suoi seguaci: da un iniziale ottimismo scien-
tifico- democratico a quella banqueroute de la science , alla
quale inevitabilmente doveva approdare il determinismo natu
ralistico l.
Come gi allalba dellet romantica, anche ora Cope
naghen la grande mediatrice dei contatti con il pensiero euro
peo, anche se il mentore dei naturalisti non Henrik Steffens
ma Georg Brandes. S detto che il pi vistoso episodio del
l evoluzione spirituale di Brandes fu lo storico incontro con
Nietzsche2 ma gi prima, in certe sue osservazioni sulla fan
tasia di Balzac3 che sempre trionfa dellassunto documentario,
e pi ancora in altre sullarte antiaccademica di Zola4 e sul
contrasto in lui tra dottrina naturalista e temperamento arti
stico (molto simili a quelle di De Sanctis nei noti saggi sullo
scrittore francese, 1877- 79), Brandes si era mostrato sensi
bile, almeno in sede estetica, al nuovo clima letterario. Era
stato lui, vero, a introdurre nel Nord Darwin e Mill, ma,
insieme, anche Tolstoj e Dostovskij (e sia pure sulle orme
del falso profeta La Vog).
Accanto al Brandes i grandi artisti come Jacobsen, Ibsen,
Strindberg contribuiscono concretamente ai mutamenti del cli
ma letterario nordico: il darwinista J . P. Jacobsen5, trasfigu
rando col suo colorismo impressionistico la realt esterna
1 G. Ahlstrom, Det moderna genombrottet i Nordens litteratur, Stock
holm, 1947, p. 447 sgg.
2 Di cui eloquente testimonianza l articolo scritto in Tilskueren, (ago
sto 1889) dal titolo Aristokratisk Radikalisme , che fu accolto in
tutto il Nord come una transvalutazione di tutti i valori del pen
siero brandesiano; alla quale il filosofo danese H. Hoffding dette rispo
sta nella stessa rivista col titolo: Demokratisk Radikalisme .
3 Hovedstromninger, V I, p. 166 (ed. 1899-1905).
4 Virkeligheden og Temperamentet hos Zola in Tilskueren (1887).
5 Prima che si attingesse direttamente alle fonti del simbolismo fran
cese, il grande mediatore della sensibilit e del gusto decadente per tutti
i nordici sar appunto Jacobsen.
254 Le letterature della Scandinavia
pur documentariamente studiata (Maria Grubbe, 1876;
Niels Lylme, 1880) in illusione visiva; Ibsen, prima sma
scherando col suo rigore logico le ipocrisie e i pregiudizi mo
rali e sociali (da Brand1 alla prima stesura di Casa di bam
bola e a Spettri); poi denunciando con elegiaca disperazione
la vanit dogni ideale umano (sOl'Anitra selvatica a Rosmers-
holm e a Edda Gabler); Strindberg alternando superstiziosa
fede nella scienza2 (neY Autobiografia e nella prefazione a
Contessina Giulia) e occultismo, e anticipando in Verso Da
masco e nel Sogno l espressionismo drammatico del Nove
cento. In tutto il Nord il naturalismo, rinvigorito da .endemici
fermenti pietistici3, e assimilato a una gloriosa tradizione di
scienze sperimentali era stato, pi che fotografica riproduzione
della realt, critica sociale e volont programmatica di rifor
me; ma, intorno al Novanta, si contavano gi numerosi i
transfughi del movimento; o coloro che, come la oggi dimen
ticata femminista Ellen Key, miravano a una sintesi di evo
luzionismo e fede religiosa. Anche qui ormai le istanze di
bellezza e di religione prevalevano su quelle di verit e di
giustizia, alimentando ovunque quella polemica ideologica tra
fautori e avversari di queste o di quelle (basti ricordare la
svedese Strindbergs- fejden del 1910- 12), ch stata una
delle esperienze fondamentali della odierna civilt letteraria
nei paesi nordici.
Non si pu in realt intendere la fioritura narrativa e
lirica connessa ai due grandi sconvolgimenti mondiali del no
stro secolo senza rifarsi ai principi stilistici della poetica sim
bolista; non si intendono gli svedesi Lagerkvist, Sjberg,
Gullberg e neppure Ekelf, senza Strindberg, Froding e Karl-
feldt; n i danesi Bang, Drachmann, La Cour e Bjornvig senza
Jacobsen e Jensen, Claussen e Jorgensen; n i norvegesi Over
land e Vesaas senza Ibsen e Hamsun, Obstfelder e Bull. Per
fino gli odierni sperimentalisti, aperti a tutte le avventure
davanguardia, rimbaldianamente sognanti di esprimere l inef
fabile di fissare le vertigini , inventando nuovi fiori...
1 A. Lidn, Den norska strmningen i svensk litteratur, Uppsala, 1926,
p. 102 sgg.
2 Le parole di Brunetire su Zola Qui na vou quun culte Darwin
et Claude Bernard, qui rassemble de la superstition Le roman
naturaliste, ed. 1896, Paris, p. 24, trovano appropriato riferimento anche
a Strindberg.
3 M. Johnsson, En ttitalist, Goteborg, 1934, pp. 36, 15 sgg., 85 sgg.
Let moderna
255
nuovi astri... nuove lingue , non sarebbero in ultima ana
lisi concepibili senza le teorie delT instrumentation verbale
di Ghil, del vers- librisme di Kahn e dellequazione mal-
larmeana fra poesia e metafisica. Anche da un punto di vista
puramente ideologico significativo il fatto che un simbolista
danese quale Helge Rode abbia protratto oltre i confini del
secolo la polemica antinaturalistica interpretando la crisi spi
rituale della prima grande guerra come inevitabile conse
guenza del biologismo naturalistico facente capo a Brandes
e a Nietzsche Krig og nd (Guerra e spirito, 1917); Regene
ra tionen i voti ndsliv (Rigenerazione nella nostra vita spiri
tuale, 1923); Det sjselelige gennembrud (La rivolta dello spi
rito, 1928). Rivelatesi illusorie gi alla fine del secolo la
pretesa scientifica e la fede nel progresso, gli scettici dove
vano necessariamente vedere nella guerra il fallimento della
ragione, i credenti il castigo divino. Cos se in Rode l oppo
sizione al naturalismo ancora nasceva da un vago e adogma
tico cristianesimo, in J . Jorgensen, ch il tipico convertito
della Decadenza, pronto a bruciare ci che ha adorato e a ado
rare ci che ha bruciato, tale polemica con tutte le sue mol
teplici implicazioni, si precisa nei termini confessionali del
dilemma peccato- redenzione, dellantitesi omnipresente fra sen
suale materialit e mistico cupio dissolvi.
Fattosi banditore del simbolismo francese in senso deci
samente mistico1 con saggi e traduzioni da Baudelaire, Poe
e Huysmans, da Mallarm e Verlaine2, Jorgensen ha espresso
la sua costante nostalgia dun approdo religioso3 in prose e
liriche, Stemninger (Impressioni), 1892; Lignelser (Parabo
le, 1898) e in poesie, Bekendelse (Confessione, 1894); Digte
(Poesie, 1896); Blomster og frugter (Fiori e frutti, 1907);
Der er en brond som rinder (C una fonte che scorre, 1920);
1 Ved. il primo numero del mensile artistico- letterario Trnet, da lui
fondato nel 1893, al quale collaborarono poi, oltre Qaussen, V. Stucken-
berg, S. Michalis e Th. Lange. In generale allopera di Jorgensen,
oltre che a Kierkegaard va ricondotta sia la mistica religiosit che
ispira la narrativa di Harald Kidde, soprattutto in Helten (Leroe, 1912):
una moderna figura di Cristo vista sullo sfondo di esseri perduti, alla
deriva, sia quella assai pi recente di M. A. Hansen. noto che
Jorgensen, malgrado il suo lunghissimo soggiorno in Italia, ben poco
conobbe di Dante e ignor Manzoni (cfr. M. K. Norregaard, Danske
Studier> Kobenhavn, 1965, p. 103).
2 In Tilskueren, 1891-93.
3 V. soprattutto Vers, 1887 e Vxlskland, 1898.
256 Le letterature della Scandinavia
che talvolta superano il prezioso narcisismo e gli intenti di
dattici cosi intollerabili negli scritti autobiografici e apologetici,
per attingere la nuda semplicit della preghiera e la plastica
schiettezza di forme che ricorda l ultimo Oehlenschlger.
Un vero e proprio misticismo naturalistico e non meta
fisico, un puro culto dellarte per l arte stata invece la reli
gione per il danese S. Claussen. Seguace di Baudelaire, nella
battaglia antirealistal, e di Verlaine (di cui fra altro evoc
in celebri pagine la tradizionale immagine faunesca)2 non
meno che di Mallarm, curioso anche di cultura italiana3,
mostr nella scintillante prosa lirica sempre venata di com
mossa ironia dei suoi libri di viaggio e dei suoi studi infram
mezzati alle poesie, daver ben appreso la lezione simbolista:
dalla fede in un arcano analogismo cosmico solo decifrabile
per mezzo del Verbo poetico- musicale, alla funzione antireali
sta delle sinestesie, dal significato della sfumatura e della sug
gestione al valore orfico della parola.
Ma era, malgrado il suo raffinato estetismo nutrito di lar
ghe esperienze figurative e abile nel trattare con grande vir
tuosit tutti i temi della poesia maledetta , una natura sana
contadinesca cordiale, perfino idilliaca4, incapace perci di
sentire a fondo il religioso satanismo di Baudelaire e dei bau-
delairiani fiorito sul mitico albero del bene e del male. Cosi
la linea della sua letteratissima lirica che si disegna netta gi
con Pilefiojter (Flauti compestri, 1899) e Djeevlerier (Diavo
lerie, 1904), tardiva eco delle Diaboliques di Barbey dAure-
villy specie Trappen til helvede, Il letto, Afrodites dampe,
1 In Lovetandsfnug, Kobenhavn, 1918, pp. 147-150; e Forar staler, ivi,
1927, p. 44 sgg.
2 En nat med Paul Verlaine nel libro di viaggi Antonius i Paris,
1896.
3 Viaggi e soggiorn pi volte nel nostro paese nellultima raccolta
di poesie, Hvededynger (Covoni di grano, 1930) c anche una lirica
dedicata a E. Duse ma le pagine sullItalia sono spesso infiorate di
Adda (sic) Negri, di pasta asciuta (sic) e di tutte quelle rituali stor
piature della nostra lingua che sogliono abbondare nella letteratura stra
niera sullItalia. Raffrontato a quello del DAnnunzio il suo estetismo
sembra senza paragone pi ingenuo e semplice, ma insieme anche pi
sano ed equilibrato; e forse Claussen, malgrado tutto, non avrebbe letto
senza sorridere le ditirambiche confessioni di Andrea Sperelli: LArte,
l Arte. Ecco lAmante fedele, sempre giovine, immortale, ecco la Fonte
della gioia pura, vietata alle moltitudini, concessa agli eletti, ecco il
prezioso Alimento che fa l uomo simile a un dio . (Il Piacere, ed. Mon
dadori, 1946, p. 146).
4 E. Frandsen, S. Claussen, Kobenhavn, 1950, I, p. 84 sgg.
Uet moderna 257
Livets kermesse e delle connesse incisioni di F. Rops)
per culminare nei versi di Heroica, 1925 e di Hvededynger,
trapassa di frequente dallo scherzo romantico- ironico di tipo
heiniano, dal tono di canzone popolare, alla raffinatezza dun
ricercato e calcolato satanismo; dai ritmi sonori e dalla rigida
simmetria strofica del parlato baudelairiano, alla preziosa
declamazione e allermetismo analogistico (Pan og diamanter)1.
Non si va forse lontano dal vero se si studia l arte di
Claussen come una scolastica variante del simbolismo fran
cese. La Vnus noire , il Fiore nero della poesia omonima
pur cosi affascinante per l intensit del ritmo e per gli effetti
decorativi, rilevati dallurto delle antitesi tonali e coloristiche
e dalla scelta del lessico prezioso si risolve in fondo in un
aneddoto erotico, in unavventura galante2, perch invano vi
si cercherebbe quel perfetto equilibrio tra intelligenza e fan
tasia, quella drammatica tensione che per lo pi trasfigura
in luminosi simboli perfino il mostruoso sottosuolo dei Fiori
del male. Non diversamente Ekbtana3 per limitarci qui ai
momenti pi alti della sua lirica non che una variazione
del sogno musicale di Verlaine e di Mallarm, e dellidoleggia-
mento dun paradiso perduto della baudelairiana Invitation au
voyage. La dipodia giambica che gi nel titolo sembra affidare
alla magia sonora l evocazione duna misteriosa citt sepolta,
segna con la sua lenta cadenza l atmosfera incantata di questa
esotica fantasticheria. Anche l altro capolavoro di Claussen,
Imperia (1909) simbolo pietrificato duna Natura diabolica,
sterminatrice, invocante l amplesso del suo amante: il fuoco
non si intenderebbe appieno senza lo Hymne la beaut
e il Rive parisien di Baudelaire; n appieno sintende la no
stalgia di supremo annientamento nella cupa melodia del
Buddha claussiano se non rifacendosi ai Pomes antiques, per
es. al Midi di Lecomte de Lisle.
La sovrapposizione e talora la felice sintesi di influssi
esterni e di tradizioni nazionali cui si assiste, intorno al No
vanta, un tratto caratteristico di tutta la letteratura nor
dica, rivitalizzata da una comune nuova sensibilit artistica e
1 Forar staler, cit., pp. 48-53. V. a p. 35 l'ingenua professione di fede
di questo poeta maledetto , fermo a un ottimistico naturismo che
riunisce a ideale convito la Madonna e Pan, Cristo e Bacco.
2 Nel suo prezioso sensualismo assai vicina alla poesia di Aarestrup,
dal quale Claussen non poco impar.
3 Nel resoconto di viaggio Valfart (1896).
258 Le letterature della Scandinavia
linguistica1. E a darvi rilievo giova anche, sia pure da un
punto di vista esterno, la stessa coincidenza cronologica di
certi fatti letterari.
L anno 90, mentre in Norvegia, insieme al primo capo
lavoro della prosa lirica di Hamsun Suit, esce il suo batta
gliero studio sulPinconscio: Fra det ubevidste sjaeleliv (in
Samtiden, la rivista fondata allora a Bergen da G. Gran), vede
la luce in Danimarca l autobiografica requisitoria antinatura
listica di Drachmann (il romanzo Forskrevet - In balia del
materialismo) e in Svezia, qualche anno dopo il Manifest des
Cinq del Figaro , i proclami e i programmi di Heidenstam
e Levertin (Renssans e Pepitas brllop). Si tratta in tutti
i tre casi non di indagini storico- critiche, ma di reazioni po
lemiche di scrittori- poeti agli aspetti teoreticamente pi pa
radossali del naturalismo: e perci qui a paradosso si contrap
pone paradosso: alla stroncatura dell astratto Ibsen uscita
dalla penna di Hamsun (che, dimentico e\ YAnitra selvatica
e di Rosmersholm si richiamava al carattere irrazionale del
l arte) fanno eco le proteste di Heidenstam e Levertin (che
dimentichi di Strindberg) invocano contro il grigiore natura
listico una logica dellimmaginazione .
Ma, s detto, prima e dopo questanno cruciale, l anno
della banqueroute de la science secondo la nota defini
zione di Brunetire nella Revue des deux mondes, non man
cano neppure nel Nord i segni della crisi del naturalismo, sia
in sede teoretica sia come concreta esperienza darte.
In Svezia Ola Hansson dimostra con la sua poesia (Not
turno, 1884), con la sua maeterlinckiana2 narrativa (Sensi
tiva amorosa, 1887), con la sua nietzschiana prosa lirica (Ung
Ofegs visor, Le canzoni del giovane Of eg 1892) la difficolt
dogni schematismo classificatorio, riuscendo a conciliare la cu
riosit sociologica e patologica del naturalismo con una forma
poetica di ineguagliata musicalit. Tutto ci che sfumata
vibrazione sentimentale, preziosa morbidezza di colore, evo
cazione di inespressi misteri (basti qui come saggio un verso
del Notturno):
1 Sono questi gli anni del trionfo di Zorn e Liljefors nelle arti figura
tive, della creazione dei musei etnografici (Skansen in Svezia, Bygdoy
e De Sandvigske samlinger in Norvegia) e del culminare della crisi lin
guistica norvegese in senso nazionalistico.
2 E. Ekelund, Ola Hanssom ungdomsdiktning Helsingfors- Stockholm,
1930, pp. 128 sgg., e 235, 245.
Let moderna 259
Mnens agg-gula / skara hanger / p sammetstacke / i fuktat
bltt. // Stora stjrnor spricka ut i / en strlig darrning / blankt
och vatt. (La falce giallo duovo / della luna pende / su serica col
tre in rorido azzurro. // Grandi stelle fioriscono / in radiosi
fremiti / luminose e stillanti)
si fonde qui al pathos sociale in una ultraromantica ideo
logia, che allinea sullo stesso piano l intuizione di Poe e
di Nietzsche con l indagine psicologica di Ribot e di Lom
broso M
In Norvegia Sigbjorn Obstfelder riprende e varia con le
sue crepuscolari melodie e barcarole, ninne- nanne e notturni
tanto cari a Rilke (Digte, Poesie, 1893) e con la sua prosa
ritmica (To novelletter, Due novellette, 1895; Korset, La croce,
1896) in difficile equilibrio tra l ingenuo e l artefatto, i temi
romantici e mistici dellangoscia, dellaldil e della morte, e,
dopo un soggiorno negli Stati Uniti (1890- 91) il primo nel
Nord a risentire di quella lezione formale di Whitman che
tanta fortuna avr in tutta la poesia del Novecento, perfino
nella conservatrice Islanda, come si pu vedere nel brandesia-
no e nietzschiano J. Sigurjnsson2. Anche fra i romanzieri,
mentre A. Kielland resta fino allultimo fedele alleato di Bran
des con la sua polemica satirica e patetica a un tempo contro
tutti i dogmi religiosi morali e sociali della borghesia (Ar-
beidsfolk, Lavoratori, 1881; Garman og Worse, 1880; Gift,
Veleno, 1883), J. Lie, passa dai romanzi sociali (Familjen
paa Gilje, La famiglia di Gilje, 1883; Kommandorens dotre,
Le figlie del comandante, 1886) in cui ritrae con gusto di
1 Hansson pubblic il suo saggio su Poe gi il 12.5.1889 nella Vossis-
che Zeitung e negli anni seguenti si a&erm (Materialismen i skbn-
litteraturen, 1892; Tolkare och stare, 1893) come uno dei pi strenui
rappresentanti dellambiguo sincretismo letterario di fine secolo, in cui,
non senza stridori, confluivano gli esempi francesi (v. I. Holm, Ver
laine i Norden, in Orbis litterarum , V, Kobenhavn, 1947, p. 19 sgg.)
e i deliri nazionalistici tedeschi di J . Langbehn (il cui Rembrandt als
Erzieher usci anchesso nellanno di grazia 1890). Nel saggio su Bourget
(Det unga Frankrike in Dagens krnika ) scritto per qualche
tempo prima, Hansson mostra di ben conoscere la letteratura francese
della decadenza, alla quale guarda in funzione antizoliana, sullo sfondo
delle filosofie di moda di Schopenhauer e di Hartmann. In rebours
di Huysmans doveva certo trovare lelogio dei santi padri della deca
denza: Baudelaire, Verlaine, Mallarm, Barbey dAurevilly e Poe. Fu
Hansson a far conoscere a Strindberg, Bourget e Huysmans (v. M. Lamm,
August Strindberg, Stockholm, 1940, I, pp. 435, 449).
2 H. Toldberg, J. Sigurjnsson, Kobenhavn, 1965, pp. 146-47.
260 Le letterature della Scandinavia
bozzettista e con colori dimpressionista gioie e pene di anime
femminili oppresse dalle convenzioni, ai brevi racconti popo
lareschi (Trold, Trolli, 1891- 1892) tutti pieni del folclore del
l estremo Nord, cui l arditezza del dialetto d un sapore su
perstizioso e magico a volte assai efficace; A. Garborg pure
abbandona la polemica naturalistica per esprimere nel racconto
Fred (Pace, 1892) e nel ciclo poetico Haugtussa (La visio
naria, 1895) la sua inquietudine religiosa, immersa in un cu
po fondo di allucinazioni e dimmaginazioni e ricca di echi
nietzschiani e tolstojani.
Il contatto col pensiero europeo, l esempio dei modelli
stranieri porta nei pili intellettualmente dotati a un amplia
mento dorizzonte, documentato da numerosi studi saggi tra
duzioni di grande impegno (si pensi a Jorgensen e a Claussen,
a Frding e a Hansson, a Ekelund e a Levertin), ma anche
certo, in molti, al rischio di troppo facili imitazioni. In Sve
zia Verner von Heidenstam impersona non senza ambiguit
e compromessi il rifiuto delle dottrine naturalistiche dascen
denza norvegese e francese in nome dun ritorno alla tradi
zione nazionale1.
Ingegno pi intuitivo che riflessivo, non ignaro deglin
segnamenti brandesiani, che mostra di apprezzare nellambito
della prosa narrativa, proclama per subito i diritti della
fantasia poetica2, in opposizione al naturalismo, richiamandosi
alla tradizione svedese (di cui pi tardi sottolineer la com
ponente rinascimentale, cio classicistica), anzitutto al poeta
Bellman3. Si sente certo anche in lui che il naturalismo non
stato invano. Gli atteggiamenti anticlericali e antiascetici,
la glorificazione dun solare ellenismo di marca hegeliana, hei-
niana e nietzschiana, sotto la vernice orientaleggiante di moda
(Vallfart och vandringsr4. Pellegrinaggi e anni di vagabon
1 Senza averne diretta e precisa conoscenza accenna alla rivolta anti-
zoliana in Francia, poi a Tegnr e alla concezione della Rinascenza ita
liana quale erede della pagana classicit divulgata dal Brandes
(Stridsskrifter, Stockholm 19203, pp. 9, 23, 28, 37).
2 Satireggiando la democraticit dellarte (in Pe pitas brollop) in toni
che gi fanno presentire lideologo del culto dellio e dellenergia eroica.
N va dimenticato, sul piano biografico, il sia pur sporadico entusiasmo,
negli ultimi anni dello scrittore, per il Fascismo.
3 In Klassicitet och Germanism (Stridsskrifter, cit., p. 105).
4 F. Book (Verner von Heidenstam, Stockholm, 1945, I, p. 122) vi ha
rintracciato un. influsso formale e sostanziale dei Senilia di Turgenev,
gi citato da Heidenstam (nei Stridsskrifter); e del resto ben noto e
L'et moderna
251
daggio, 1888; Endymion, 1889) lo apparentano subito a Bran
des (soprattutto al Brandes nietzschiano) e a Strindberg, men
tre sul piano della creazione poetica e della tecnica formale,
la naturalezza del parlato e la concretezza dei particolari delle
sue Dikter (1895) non si spiegano senza le strindberghiane
Somngngarntter *.
Ma a questi motivi saffiancano in sempre maggior mi
sura quelli nietzschiani e nazionalisti (sulla linea di George e
di DAnnunzio) nei versi e nella prosa del pi o meno autobio
grafico poema Hans Alienus che dalledonismo orientale
passa al culto delleroismo classico per finire nel semplice
amor di patria , nelle liriche (Hemmet, Ensamhetens tankar,
Malatestas morgonsng, Tiveden, Jairi dotter) e nellepos mi
stico- patriottico (Karolinerna, 1897- 98). Perfino la tarda poesia
di pensiero (Nya dikter, 1915), considerata dalla critica estre
mo frutto dassimilazione dellumanesimo goethiano e schille-
riano, non sembra varcare i confini dellestetismo: pi ras
segnazione che fede religiosa, pi inquieta ricerca che serena
conquista.
Vicino a Heidenstam in sede critico- estetica, con i pro
grammatici saggi, Naturalism och romantk\ Om humor pub
blicati nella rivista Ur dagens kronika, 1890, Gustav Fro-
ding forse tra i poeti svedesi del Novanta il pi romantico
per il suo morboso misticismo e per il suo virtuosismo mu
sicale, bench pi di altri consapevole delle divergenze e
convergenze della nuova poesia con la precedente tradizione
lirica ottocentesca svedese e straniera: da Tegnr a Stagne-
lius, da Byron a Heine. Anzi appunto perch privo di quelle
certezze metafisiche che la filosofia idealistica e la teologia
liberale tedesca avevano in larga misura tramandato a tutta
la generazione di poeti nordici della prima met del secolo,
il suo romanticismo sembra ancor pi torbido e esasperato.
Almeno nella stagione piena di questa poesia.
imitato modello dun altro scrittore svedese della decadenza: O. Hansson
(v. H. Levander, Sensitiva amorosa, Stockholm, 1944, p. 161 sgg.).
1 Indicativi di una sostanziale comunanza didee fra Strindberg e Hei
denstam e di unidentica parabola letteraria sono intorno al 1885 i giu
dizi antiromantici sull Italia delle zanzare e delle pulci (mygg-och
lopp- Italien) e sulla Venezia dei tuguri (ruckel- Venedig); ai quali
vanno per contrasto avvicinati gli scritti mistico- estetizzanti e superomi-
stici, dove anche l Italia ricompare in ben diversa prospettiva.
262 Le letterature della Scandinavia
Qui Nietzsche da una parte, Tolstoj dallaltra si conten
dono il suo spirito smarrito tra le nebbie teosofiche e ane
lante a impossibili sintesi di valori aldil del bene e del male
(Gralstnk, Spruzzi del Gral, 1898; Grillfngerier, Capricci,
1898; Om Livsmonader Le monadi vitali, 1898). E l espe
rienza stessa del naturalismo con le sue istanze di verit e
di concretezza contribuisce a rendere pi intense e paurose
le allucinazioni e glincubi del soprannaturale. Leggendo la
tarda poesia di Frding (di Nytt och gammati, 1897, Nuovo
e vecchio , e gi in parte di Stank och flikar, Spruzzi e bran
delli, 1896 e di Nya dikter, 1894: per esempio En fattig munk
frn Skara, I Daphne, Drmmar i Hades, En syn, En mor-
gondrom, Vinghsten) tutto questo si avverte chiaramente.
Quanto pi il poeta saffatica a superare i conflitti della vita,
a eliminare in s il dualismo morale e psicologico, risolven
dolo in una specie di edenico naturismo, tanto pi si sen
tono le forzature polemiche, non celate del tutto dagli sma
glianti colori e dalavvolgente melodiosit della lingua.
Malgrado le apparenze, non qui il grande Frding. Non
nella materia solenne e sublime del mito e della storia e nep
pure nella squisitezza dei pastiches (Ur Anabasis, En hg
visa, Saul och David), ma invece nella tanto pi semplice
intonazione popolare e dialettale delle canzoni, nelle quali,
libero da escogitazioni intellettuali, si oggettiva il suo genio
patetico e ironico a un tempo.
Nel raffigurare la piccola vita della provincia varmlandese
(gi entrata nella letteratura vernacolare con Fredrek p
Rannstt , cio F. A. Dahlgren) la poesia di Frding, pur
raffinata e colta, trova il suo tono pi felice, semplice e in
tenso a un tempo, il suo ritmo non estrinseco, le sue imma
gini fresche e immediate, la sua naturale sintassi. Il mondo
sonoro e variopinto dei canti di Bellman sembra qui risusci
tato in scene e figure di palpitante evidenza, che nulla hanno
del tipico e della maniera, in madrigali e in epigrammi, in
quadretti e in situazioni, in fantasie e in visioni che ripetono
e variano la ricca gamma tematica dun secolo di romanticismo
[ Guitarr och dragharmonika Ghitarra e fisarmonica, 1891;
Rggler och paschaser, Storielle e aneddoti, 1895-97; Nya
dikter, Nuove poesie, 1894; Stnk och flikar, 1896). Non
esagerato affermare che l ingenuit e la spontaneit dei sen
timenti popolari non sono mai state espresse con tanta raffi
natezza di forma come in questa lirica.
Vecchi temi di vita paesana dogni tempo: tristezze e gioie
L'et moderna
263
di povera gente, leggende e superstizioni, rapidi scorci di pae
saggio sono evocati con freschezza nuova; non la loro realt
esterna che interessa il poeta, ma ci che dietro vi si nasconde
e che qui si fa ritmo e musica mediante un virtuosismo ca
pace di giungere fino alPecolalia1 [ Vallar eia t, Var an prost,
I ungdomen, Vackert vder, Jonte och Brunte, Sv, sv susa,
Slktvisan). Tutta la grandezza e la dignit degli umili e dei
traviati, le loro ignorate angosce, il loro dramma intimo rivive
in immagini tenere e ironiche a un tempo, in parole semplici,
quotidiane, perfino dialettali (dietro cui per si nasconde un
acerrimo impegno formale), entrate subito, come la vera lirica
popolare, a far parte del patrimonio poetico di tutti. E in que
sta materia tenue ma schietta, pi che nelle straziate confes
sioni e nelle empie meditazioni, Frding riuscito a espri
mere il suo miglior talento.
Dei maggiori lirici svedesi tra la fine delTOttocento e i
primi decenni del nostro secolo Erik Axel Karlfeldt appare
oggi a una serena rilettura come il pi schietto e il pi con
vincente, anche se lo squisito gusto delle nuovissime genera
zioni lo misura dallalto, preferendogli magari la poesia di
pensiero di Verner von Heidenstam o perfino Pumoresco
pathos di Gustaf Froding.
Figlio del suo tempo cio del decadentismo di fine secolo
non meno di Heidenstam e Levertin, della Lagerlf e di
Froding, ai quali era intimamente legato da profonde ragioni
culturali ed estetiche oltrech personali, ebbe vivissimo il senso
della tradizione letteraria nazionale e quello tecnico artigia
nale del mestiere di poeta (bench mai fosse poeta di me
stiere); e studi e appassionatamente am il Seicento sve
dese il secolo dei trionfi militari, ma anche della tardiva
Rinascenza nordica, cio della poesia barocca di remota ascen
denza italiana al quale, fra altro, lo riportavano le vive
tradizioni storiche e artistiche della sua provincia, la Dale-
carlia, e l educazione religiosa fondata sul catechismo sui sal
mi e sulla Bibbia di Carlo X II ; e nella poesia, come col
tiv l arcaismo quale mezzo stilistico- psicologico per meglio
oggettivare e guardare a distanza anche la pi intima realt,
pur senza indulgere a freddezze parnassiane, cosi predilesse
le forme e i ritmi elaboratissimi battuti e ribattuti fino alla
1 Fra i non pochi compositori che hanno messo in musica la migliore
poesia di Frding vanno anzitutto ricordati Peterson- Berger, Sjogren e
Stenhammar.
264 Le letterature della Scandinavia
bravura e alla maniera. Pago delle simmetrie melodiche dei
romantici seppe per creare, mediante l armonizzazione dei pi
diversi toni la variazione ritmica e il gioco delle rime, una
poesia di struttura sintattica semplice, ma di colori forti e di
suoni profondi, musicalissima malgrado la ricchezza delle im
magini visive e il rilievo delle cose concrete.
Non ebbe la grande fede delPet romantica n quella
postromantica nel progresso, e, presto avvertita l intima crisi
della sua, rifiut gli ideali dei nuovi tempi e si strinse ai so
gni di quel passato che il nascente secolo con il suo piede
di ferro sembrava calpestare.
Ma ci fece senza sentimentali abbandoni, senza compia
cenza estetizzante, senza rivolte teatrali. Nel pieno dellauto-
nomia artistica, la sua lirica non fu n documento di costume
regionale n riesumazione storica n arcadismo anemico, s
invece autentica ispirata poesia, in cui tutte le fondamentali
corde umane risuonano a testimoniare una personalit sem
plice ma autentica, sana ma vibrante di passione, che ben
conosce le lotte intime eppure sa vincerle e comporle in unim
pavida accettazione della realt.
Non conobbe, si pu dire, svolgimento intellettuale n
complessa evoluzione psicologica, n prese parte se non per
indiretti accenni in discorsi articoli e poesie doccasione alle
battaglie letterarie e ideali del suo tempo; e anche nella vita
pubblica il dotto bibliotecario Karlfeldt rest fedele a un suo
ideale di dignit e di stretto riserbo non intaccato dai suc
cessi e dalla popolarit nel 1904 divenne infatti socio
della Accademia svedese, nel 1912 segretario permanente; nel
1918, con ottocentesca scrupolosit, rifiut il premio Nobel
che gli fu poi assegnato alla memoria nel 1931, lo stesso anno
della sua morte.
Nel volumetto postumo raccolto e pubblicato da Torsten
Fogelqvist (Pensieri e discorsi, 1932) c ben poco che non
sia deducibile dalla lirica, anchessa peraltro di modesta mole
e venuta fuori a lunghi intervalli in quasi un trentennio di
silenzioso lavoro. Cosi pure i due saggi critici, originariamente
redatti quali Memorie per l Accademia svedese (Il pota Lu
cidor, 1912 e C. F. Dahlgren, 1921) mentre illuminano: il
primo l appassionato studio della poesia barocca nella quale
emergevano due suoi conterranei Georg Stiernhielm e Samuel
Columbus; il secondo l interesse per il Biedermeier svedese,
non rivelano aspetti inediti della sua personalit di uomo e
di poeta.
Uet moderna
265
Karlfeldt veramente tutto nella sua lirica; che si pre
senta come un progressivo e costante approfondimento dei
medesimi temi e motivi in forme sempre pi raffinate e per
fette.
Non c tra la prima e l ultima raccolta, tra Canzoni della
landa e d'amore (Vildmarks- och krleksvisor, 1895) e Corno
autunnale (Hosthom, 1927) differenza sostanziale, come non
ce n fra le tre altre: Canzoni di Fridolin (Fridolins visor,
1901), Flora e Pomona (1906), Flora e Bellona (1918). Vi
passata sopra la prima grande guerra quasi senza lasciarvi
tracce o lasciandovene solo di superficiali, tanto unitaria e
costante e compatta in tutte l ispirazione del poeta: un
sentimento di panteistica comunione con la natura, intuita
ora come fonte di ogni gioia terrena, ora come oggetto di
terrore diabolico, ora come segno di rivelazione divina.
Sarebbe facile tracciando unideale linea di sviluppo tra
le composizioni della giovinezza, della maturit e della vec
chiaia scoprirvi, nellevidente divario delle forme artistiche, la
costanza degli atteggiamenti psicologici. Cos in Ballo prima
verile della prima raccolta si avvertirebbe subito quel senti
mento che lega insieme, identificandone il destino, la natura
alluomo, e che con varia intonazione e intensit ricompare
in Inno alla luna nella fiera di san Lamberto e in Microcosmo
della seconda, in Esperide e Le streghe della terza, in Amore
dei fiori, Tempesta montana e Spirito della terra della quarta,
in Organo invernale della quinta che, sia nella forma sia
nella sostanza, sembra riassumere tutte le sparse voci poeti
che di Karlfeldt in ununica monumentale polifonia. Analoga
mente si rivelerebbe in quel capolavoro di perizia artigiana che
sono le canzonette ballabili come la Polacca di Aspker,
Il nero Rodolfo o A Lisbona si danza la trasposizione sul
piano dellarte di echi e cadenze popolari gi tentata in La
fiaba di Rosali o in La ragazza di Grnge o in Rosenblom
il bello. N del tutto nuova sembrerebbe, a chi leggesse al
cune liriche della prima raccolta, per esempio Lindelinyla cupa
intuizione dellanima femminile che sincontra in altre pi
tarde come Esperide o Le streghe quale esasperata antitesi
tra nostalgia di innocenza e desiderio di perdizione, o addi
rittura quale erotismo mistico, e stasi stregonica placantesi solo
tra le fiamme del rogo.
Perch gioia e trepidazione e rimpianto e tenerezza e
pena e vertigine dellabisso le ritroviamo sempre nellintui
zione naturistica di Karlfeldt; e l amofe in primo luogo,
266 Le letterature della Scandinavia
che forza di natura e alla natura attinge non soltanto co
lori luminosi e solari ma anche tenebrosi e notturni. Ri
facendosi alla natura cosi come egli la concepisce senza
teorizzazioni e speculazioni, non stupisce vederla atteggiata
nelle forme ora serene dellidillio, ora tumultuose della tra
gedia; ora umanizzata come dolce viso di donna, ora de
formata in subsannante maschera di strega, ora anche animata
della presenza del divino, talvolta cristianamente anzi lutera
namente intuito.
Le prime esperienze poetiche si muovono tutte nel clima
letterario dellestetismo creato dai suoi pi anziani compagni
darte, in primo luogo Heidenstam e Froding, ma, nel gene
rico culto della bella forma, nella nostalgia del passato sen
tito come paradiso perduto di armonia estetica e etica si
sente subito il suo accento personale. Per lui quel passato
sidentificava tutto con la tradizione popolare dalecarUa cio
con una realt seppur fatiscente, viva ancora e concreta.
Una realt alla quale egli stesso spiritualmente ritornava come
figliol prodigo, come provinciale inurbato e viziato dalla ci
vilt. Quasi arcana favola la Dalecarlia gli si affacciava alla
memoria col suo paesaggio grandioso e solenne, con i suoi
torrenti precipiti, i suoi laghi le sue lande derica, le sue si
lenti foreste, con la sua gente fiera e sdegnosa, contadini e
minatori i pi, avvezzi a una secolare tradizione di libert e
fedeli a un costume di primordiale virt: il lavoro l onore la
religione la giustizia. Materia poetica dunque questa, intrisa
di affetti domestici, densa di concrete esperienze, umile popo
lare familiare, in cui Karlfeldt, con unadesione a un tempo
tenera e distante, ritrovava se stesso, la sua pena e il suo rim
pianto, la sua apostasia e la sua palinodia.
Da quella gente e in quella terra era nato a Karlbo by,
l anno 1864; e presto aveva lasciata l una e l altra per se
guire la propria vocazione poetica. Gi prima degli studi uni
versitari a Uppsala, aveva per lo pi scritto in fogli di pro
vincia: e solo tardi si decise a licenziare l opera prima, quei
Canti della landa e d'amore che, come s detto, gi conten
gono i motivi fondamentali della sua lirica.
Come quella di Heidenstam, della Lagerlof e di Froding
anche questa di Karlfeldt affonda le radici nellhumus delle
tradizioni popolari. Ma in Karlfeldt non c soltanto la no
stalgia del romantico che si abbandona ai propri sogni. Lin
tima comunione del figlio della terra con la sua terra e con
la sua gente si scopre subito nelPintensit e evidenza, nel
L'et moderna
267
colore e nel sapore della rievocazione fantastica. Aldil dogni
accertata derivazione anche metrica da Bth (Scena prima
verile) e da Frding (Canzone pastorale per un onomastico)
per non dire dei primi romantici svedesi (Voci di una notte
di maggio, Felicit sognata, Dal segreto del cuore) si avverte
qui subito, seppur ancora in instabile equilibrio la presenza
di entrambi gli elementi: il realistico e il romantico; tanto
che anche quando l evocazione nostalgica trasfigura in leg
genda e in simbolo la pi umile vicenda quotidiana, il rilievo
netto delle immagini non viene mai meno.
Quegli amori rustici, quella sensualit sana e baldanzosa
ma scevra di pose eroiche o sentimentali (Amore giovane,
Voglia di cacciatore, Amore selvaggio), quei quadretti agresti
nitidi e palpitanti di vita, vaporanti odor di terra e alito di
primavera [Erica, Quelli in attesa, Serenata, Inghirlandami),
quel guardare e aderire alle cose concrete, allumile lavoro,
alla gente semplice e rude, quel disegno sempre netto pre
ciso dettero a qualche critico l impressione dun sereno idil
lio giovanile. Perfino certi accenti dinquietudine (Canzone
autunnale), certi motivi di superstizione popolare e di terrore
religioso (Il padule, L!indesiderato, Spiriti senza dimora) resi
con pungente angoscia, con ritmi martellanti parvero soltanto
sparse note di colore atte a dar rilievo al quadro dinsieme.
Eppure nella poesia introduttiva allintera raccolta (I pa
dri), quasi confessione autobiografica, Karlfeldt stesso aveva
toccato una delle pi intime corde della sua lirica. Se nel
confronto col primitivo mondo degli avi il poeta avvertiva
tutto il distacco spirituale e la propria intellettuale superio
rit, capiva per anche, scavando nel proprio sentimento, di
esserne lo schietto discendente e continuatore su un altro
piano desistenza.
Da questa concordia discorde nasce la commozione quasi
innica della poesia. Non si tratta della solita effusione e trasfi
gurazione nostalgica. La fantasia antieroica del poeta, anzich
evocare simboli di grandezza e potenza, esseri deccezione e
personaggi illustri (come avevano fatto Heidenstam, Froding
e la stessa Lagerlf) sottolinea l umilt di quel mondo dei
semplici, di quegli oscuri figli della terra che seppero inten
dere il vero senso della vita:
S, in questa antica terra ferrifera
ruppero il suolo in riva al fiume
e il minerale dalla cava accanto.
268
Le letterature della Scandinavia
Non conoscevan lavoro servile, non intendevano cerimonie;
impancati da re in casa propria
trincavano la sbornia della festa.
Baciavano fanciulle nel fiore della vita,
una diveniva loro sposa fedele.
Onoravano il re, temevano Dio,
morivano in silenzio, sazi di anni.
Dal contrasto fra il poeta sradicato dalla terra e gli avi fe
deli alla terra trae forte rilievo il dramma intimo di Karl
feldt e insieme la sua pi segreta ispirazione dartista:
Padri miei! NelFora della pena e della prova
io trassi forza dal pensare a voi
Nello sfarzo allettante del piacere
ho pensato alla vostra lotta, al vostro magro pane.
Sono sradicato come pianta dalla terra natia,
mezzo costretto, mezzo volentieri io tradivo la vostra causa.
Pure, se mai dal mio canto si leva
un frusciar di tempesta e di cascata,
se un pensiero virile e intrepido,
se vi trilla la lodola o la brughiera spoglia
vi getta un guizzo di primavera,
se vi sospira il bosco profondo per miglia
foste voi, foste voi a cantare piano per molte generazioni
ai colpi dellascia, dietro il carro e laratro.
Rifarsi al passato popolare e provinciale significava anche,
in sede poetica, tornare alle illusioni alle speranze ai sogni
della giovinezza, attingere alle sorgenti un linguaggio arcaico,
colorito di dialetto e di vernacolo, di parole rare o desuete,
filtrandolo naturalmente attraverso una raffinata esperienza
artistica. E gi nella seconda e terza raccolta di versi Karl
feldt si mostra al suo punto di perfezione formale, in grado
di fondere con estrema naturalezza toni popolari e aulici, im
magini familiari e nobili, crudo umorismo e delicatezza di
sentimenti in ununica onda musicale.
La complessit della sua ispirazione si rivela cos e si
precisa in una variet di liriche sui grandi temi della gioia
e del dolore, della vita e della morte, della natura e dellamore,
dove la diversit e perfino l opposizione dei singoli senti
menti ritrova una sua intima unit nel tono sempre misu
Let moderna
269
rato e composto, nellequilibrio tra intelligenza e fantasia, tra
immagine e suono.
Al centro di queste liriche sta il Canto dopo il raccolto.
qui introdotto il personaggio di Fridolin il pi elabo
rato dei numerosi autoritratti di Karlfeldt simbolo e in
sieme personificazione del suo ideale umano e poetico. Poeta-
contadino dalecarlio, dotto che parla latino coi dotti e dia
letto coi paesani, giovane ardente eppure gi ironicamente
consapevole desser votato alla fine, Fridolin balla il tradi
zionale valzer nel giorno della festa; e se pieno del dolce
vino della sua terra anche pieno del vino dei ricordi ,
cio delle memorie degli avi scomparsi, che ora sente in s
rivivere; e, rallegrandosi come loro al pensiero del granaio
ricolmo, danza e solleva in alto la sua ragazza contro la rossa
casseruola della luna autunnale .
Il rustico si fonde qui senza stonature al colto e raffinato,
lamore terragno per la roba alla gnomica coscienza della
fugacit della vita, la patina arcaizzante e baroccheggiante al
senso della realt viva e attuale tutto entro la linea ritmico-
melodica duna popolaresca canzone a ballo.
Ma la figura di Fridolin non esaurisce certo la complessa
ispirazione di Karlfeldt, che trae il suo fascino da un pi am
pio contrasto e chiaroscuro, da una fusione delle pi diverse
note psicologiche e stilistiche. La limitatezza di questo mondo
poetico largamente compensata dalla ricchezza dei colori e
dalle sfumature, dallaudacia degli accostamenti e dai paralle
lismi. Non sintende l armoniosa semplicit del mondo di Fri
dolin senza scomporlo e ricomporlo in tutte le sue sfaccetta
ture: dal nichilismo di chi guarda allesistenza come vanitas
vanitatum (Io sono una voce che canta) alla fidente pena
di chi umilmente accetta il dolore come redenzione morale
(Un vagabondo), dalla trepida attesa dellavvenire al rimpianto
del passato (Niente come i tempi dell'attesa, Il mio retag
gio ha nome nostalgia, I canti silenziosi), dalla sconvolgente
passione erotica (I tuoi occhi sono fuochi, Valzer di Boljeby)
allelogio dellenergia e della volont (Di uno sdegno legit
timoy Canzone di un ostinato dalecarlio, Primavera dell*autun
no, Il canto dei vagabondi), dal semplice moto del cuore dei
paesani che, tornando dal lavoro a cadenzato passo di marcia,
vedono spuntare i tetti delle proprie case (Marcia dalecarlia)
alla trama aerea del sogno, tradotta in pura musica verbale
(La sorella sognante) o allintuizione panteistica della natura
che, movendo da umili temi popolari, assurge allaltezza co
270 Le letterature della Scandinavia
smica dellinno, per ridiscendere poi senza sforzo a immagini
di realt quotidiana (Inno alla luna nella fiera di san Lam
berto).
Mai per l equilibrio di questarte si rivela appieno come
nelle Pitture di Dalecarlia in rima.
Per quasi due secoli gli autodidatti artigiani della Dale
carlia avevano istoriato portali e pareti delle loro rustiche
case, e casse armadi e pendole con scene bibliche, sublimando
cosi in forme e modi popolareschi la propria primitiva fede
religiosa; ma n gli stridori anacronistici, n gli ingenui tra
vestimenti di questa pia arte decorativa impedirono a Karl
feldt di penetrarne l essenza, con unironia che non annulla
l impulso sentimentale, con una cordialit consapevole e aper
ta a quanto cera di commovente anche negli effetti ridicoli.
Innamorato delle tradizioni dalecarlie, si dilettava degli errori
popolari degli antichi , di quella sapienza del volgo comu
nemente europea, alla quale Nicol Keplero e Galileo Galilei
avevano gi dato il colpo di grazia distillata in curiosi e
bizzarri scritti del Cinque e Seicento svedese: manuali dagri
coltura, almanacchi, calendari, lunari, pieni di pronostici astro
logici e metereologici, di credenze magiche, di detti, di pro
verbi, di stravaganti figurazioni e immaginazioni, tendenti,
secondo il gusto barocco, al fine didattico, allallegoria e al
l emblema ! ; e a siffatta materia aveva tolto spunti e stilemi per
tanta parte della sua lirica.
Non sorprende perci se il decorativismo biblico di quei
modesti artigiani esercit su di lui cosi gran fascino da spin
gerlo allemulazione. Lutero aveva dischiuso il testo sacro
allanima popolare germanica in modi a questa accessibili;
Karlfeldt avrebbe potuto vantarsi daver fatto qualcosa di
simile quando, senza profanarle, umanizz le grandi figure
della religione cristiana.
Ch qui non si tratta n di ben costrutti pastiches n
di estetica compiacenza per quei simboli smaglianti, ispira
tori di tanto diversi sentimenti ai decadenti di finesecolo. La
religione era una parte integrante di quella poesia delle me
morie che costituiva il fulcro della sua ispirazione. E se egli
non giunse mai a una professio fidei, della religione protestan-
1 Alla poesia emblematica com noto risale la poesia- disegno del-
lEt barocca (p. es. certe liriche di Lucidor); quella poesia- disegno
che risusciter pi tardi nei Calligrammes (1918) del surrealista Apol
linaire.
L'et moderna
271
ticamente vissuta come indivisa passione etica, come coscienza
della fragilit e peccaminosit umana, ebbe per, oltre il senso
poetico, la pungente aspirazione ai valori assoluti.
A una superficiale lettura le 'Pitture si prestano facilmente
a esser fraintese. A prima vista infatti sembrano ricalcare quella
tradizione satirico- parodistica dellilluminismo svedese che va
dalle kalottpredikningar di Dalin alle Epistole di Bellman:
qui Adamo in mutandoni verdi e va in gonnellino di foglie
di fico si muovono nella cornice dun Eden dalecarlio; l un
Giona che, giunto al termine della sua procellosa traversata,
si rif del maldimare con un bicchiere di acquavite allosteria
{ Il viaggio marino di Gion); qui un profeta Elia che, in ve
ste di segretario comunale chiamato da Dio in persona a una
seduta di consiglio, si leva al cielo salutando i compaesani,
col cilindro in testa, la pelliccia e l ombrello verde (L'ascen
sione di Elia al cielo); l un Giudizio finale visto con gli
occhi dei semplici che vivono soffrono e muoiono nella fede
di Nostrosignore; qui una danza macabra nello stile burlesco
di Holbein il giovane (Jorum); l una rievocazione sottilmente
ironica della figura di Giovanni Battista Bernadotte, l ex ge
nerale napoleonico che dalla sera alla mattina si trov re, sve
dese e protestante {Carlo Giovanni). Ma basta andar oltre
le apparenze per avvertire l arte finissima con cui il poeta
trapassa dal popolare al colto, dal grottesco al sublime, dal
quotidiano alleterno, trasportando e innalzando la pi umile
realt nellimpeto e nel ritmo fantastico.
Nel Giudizio il severo martellato ritmo delle antitesi
sufficiente a dare al meraviglioso delle visioni apocalittiche
lansia del riscatto e il terrore del castigo. NellAscensione
di Elia il passaggio dalla familiare campagna dalecarlia alla
solenne maest delluniverso stellato, dallo scampanio della
parrocchia paesana allonda sonora dellorgano celeste avviene
senza ombra di stacco psicologico e stilistico, con suprema
naturalezza. E con quale leggerezza di tocco dipinto il ri
tratto della madonna (La Vergine Maria), incedente sui prati
di Sjugareby quale semplice contadinella dalecarlia dalla pelle
come il fiore di mandorlo, eppure irradiante dal volto arcana
luce! Senza languori preraffaelliti e senza accenti drammatici
la suggestione di questa figura di fiaba, miracolosamente so
spesa fra la vita e il sogno, fra l ideale e il reale tutta affi
data alla pura linea melodica, allandamento pacato del verso,
alle lunghe pause meditative.
Talvolta invece questa materia tradizionale, queste forme
272 Le letterature della Scandinavia
e figure ed episodi che il poeta ricrea nel suo sapido e sapiente
linguaggio, ironico a un tempo e commosso, gli diventano og
getto di sacro terrore, di tentazione peccaminosa. Lo studioso
svedese Oscar Wieselgren segnal in un articolo di giornale
come prima fonte dispirazione della lirica Le streghe un
episodio dei processi di Loudun, durante la tempestosa reg
genza di Maria dei Medici, noto a Karlfeldt in un testo fran
cese delPOttocento. Ma si pu essere certi che il poeta non
aveva bisogno dandare cosi lontano per conoscere le super
stiziose credenze degli avi nella malizia diabolica: nei male
fici e nei sortilegi, nei filtri e nelle orge sessuali fra diavoli
e streghe (ch alla Dalecarlia spetta il dubbio onore daver
alzato in Svezia i primi roghi e bruciato le prime streghe).
I suoi stessi interessi culturali per la letteratura saimistica del
Seicento e per quella tipica figura secentesca che fu Lucidor,
avventuriero e uomo di penna, frivolo e bigotto poeta del
l ebbrezza e del rimorso , della gioia di vivere e della paura
di morire, ci mostra come fossero vivi e nel letterato secen
tesco e nel suo ottocentesco biografo certi fermenti e sedi
menti di religiosit luterana.
Ed ecco cosi riaffacciarsi, in tutto un gruppo di liriche della
tarda maturit, quegli smarrimenti e tormenti spirituali gi
visibili nelle prime poesie e scaduti poi a pura maniera nella
letteratura magica e demoniaca della fine del secolo cosi amante
delle passioni del sottosuolo (Il giovine ricco, Bosco d'autunno,
Malattia, Tempesta autunnale); ecco il suo sano e armonioso
naturismo colorarsi di tinte fosche e lugubri, scomporsi in
satanici ghigni. Alle raffigurazioni delle Veneri rustiche entro
la familiare cornice della Dalecarlia, fra le eriche e i sorbi di
Pungmakarbo, fra lo stridio del re di quaglie e il nitrire del
maldomo puledro, fra lo scroscio del gran fiume e il rimbombo
dei magli di Avesta (Felicit sognata, La silfide del paese natio,
Canto di addio, Il castello di legno), si contrappone ora la
tregenda delle streghe e dei diavoli in un paesaggio irreale,
tradotta in immagini livide e malate, in avvolgente ossessiva
musicalit; ai virginei sogni di purezza alianti come profumo
desperide sotto la luna, l acre afrore del sesso (Esperide).
Altra volta invece il suo naturismo si effonde in toni vir
giliani e insieme biblici (In morte di un uomo della terra),
l inquietudine religiosa si distende in accenti semplici e so
lenni, in cadenze sommesse anche se contrappuntisticamente
e polifonicamente orchestrate (Salmo autunnale, Organo in-
vernale, Saltero e lira), quasi che il poeta rassegnato in un
Let moderna
273
francescano senso di comunanza col destino universale, sin
chini davanti al mistero della vita e della morte. Pago di di
videre l'effimera sorte delle cose, desser dato a innominata
zolla, ma vibrante di nostalgia per tutto ci che trascende
Fumana miseria (Sub luna).
E tale alternarsi e perfino contrapporsi di vari momenti
dima medesima ispirazione concorre, mediante il sottile gioco
dei trapassi cui s accennato, a formare la singolare e com
posita voce della poesia di Karlfeldt.
Come altrove anche nel Nord il naturalismo fu pi un
punto di partenza che un punto di arrivo; e quanto reale fosse
nei pi il contrasto fra le intenzioni tematiche e gli effettivi
risultati lirici e narrativi lo dimostrano, come s visto, un
po tutti gli scrittori formatisi nelPesperienza naturalistica e
poi evoluti verso il simbolismo. I grandi come i mediocri.
Ci furono s le ostentate crudezze di Strindberg, i romanzi
e drammi a tesi di Bjornson e di Kielland, il determinismo
pseudoscientifico di Amalie Skram (che nel suo ciclo di romanzi,
Hellemyrsfolket, La gente di Hellemyr, 1887- 98), volle creare
un parallelo al zoliano Rougon- Macquart di cui potrebbe por
tare il sottotilo storia naturale e sociale duna famiglia ;
e anche qualche mediocre romanzo polemico contro la falsa
educazione sessuale come Fra Kristiania- bohmen (La Bohme
di Cristiania, 1885) di H. Jaeger e Albertine, 1886 (sul tema
della provinciale sedotta e abbandonata) di Christian Krohg;
ma, nellinsieme, il naturalismo ortodosso ebbe