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1954

f25
A Domenico
Rea,
[Napolil
13 marzo f954
Della Laconicit.
Caro Rea', mi domandi
perch sono laconico' Per pi d'una
ragione. Primo,
pet necessit,
poich scrivo in ufficio, sottopo-
sto al febbrile ritmo della
produzione indusriale che governa e
modella fin i nosti
pensieri. Poi per elezione stilistica, cercando
per quanto
posso
di tener fede alla lezione dei miei classici. Poi
per indole, in cui si
perpetua il retaggio dei miei padri liguri,
schiatta
quant'alte mai sdegnosa d'effusioni.
E ancora, sopat-
tutto,
per convincimento
morale,
poich 1o credo un buon me-
todo
per comunicare e conoscere, migliore d'ogni espansione
incontrollata e ingannevole. E pure - aggiungerei
- per polemi-
ca ed apostolato,
perch io vomei che tutti a questo metodo si
convertissero: e quanti parlano della
proprialacciao dell'<<ani-
rha mia>> si rendessero conto di dire cose vane e sconvenienti.
Laconicamente tuo.
Dattiloscritta.
1
In una lettera a Calvino datata r' marzo r954,Rea ha parlato della propria attivit e
poi
ha domandato: <E tu, che fai? Perch sei coslaconico? Perch non hai fiducia in me?
Lo so, faccio una brutta impressione di persona: ho una maschera volgare e superficiale'
Ma non cos l'anima mia, n il mio spirito, n i miei ideali
[...]
>.