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Il terreno era ancora freddo e bagnato dalla pioggia della notte, ma dentro le nuove paia di

scarpe di cuoio nere indossate apposta per loccasione, il calore sprigionato dalla corsa ne
rendeva linterno umido e scivoloso. Certo non erano scarpe di grande qualit, ma erano tutto
quello che il Tata, cos Lui chiamava suo padre, gli era riuscito a recuperare dal magazzino di
smistameto del paese, dove in quel periodo gli alleati tedeschi facevano scalo dei loro viveri
ed indumenti. Sicuramente non erano scarpe che avrebbero indossato qualche ufficiale con la
svastica e nemmeno il pi degradato dei soldati, ma per procurarseli Angelo aveva rischiato di
finire nelle celle di detenzione che si trovavano proprio al piano interrato dello stesso edificio.
Lorigine furtiva aveva reso impossibile la scelta accurata della misura, cos che adesso il
piede, ad ogni passo di corsa, scivolava allinterno; questo gli causava un passo p goffo, che
egli cercava di smorzare accentuando quello che era il movimento delle spalle, cos da farlo
sembrare un movimento scelto piuttosto che imposto; ma con la corsa non cera storia di
mascherare alcunch, e quello che poteva sembrare goffo diveniva ridicolo, con landatura che
ogni dieci passi si faceva saltellante per riacquisire lequilibrio reso precario dalla distanza
delle dita del piede dalla punta delle scarpe.
Doveva fare in fretta, perch seppur si era svegliato presto come mai gli era capitato fino ad
allora, lintorpidimento della giornata ancora da sorgere gli aveva rallentato i movimenti e la
colazione che soleva consumare in cinque minuti nei giorni ormai passati della scuola, vista
anche la scarsit della stessa, che consisteva in latte, zucchero e qualche fetta di polenta
avanzata la sera prima, oggi laveva impegnato per pi di mezzora.