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Argentina '78: calcio, lacrime e sangue



Il 1 giugno del 1978 anni fa l'arbitro argentino Angel Norberto Coerezza
fischiava l'inizio di Germania Ovest Polonia, gara inaugurale del Campionato
del Mondo di Calcio "Argentina '78".
Agli occhi dei tanti giornalisti e dei pochi turisti accorsi nella nazione
sudamericana per assistere all'evento si presentava un Paese ordinato,
efficiente, capace di organizzare la manifestazione sportiva pi importante
dell'anno e di sostenere la "Albiceleste" verso la conquista del titolo pi ambito,
da contendere a squadre, almeno sulla carta, pi forti: la Germania Ovest,
campione in carica, la meravigliosa Olanda, il Brasile.
La calma apparente nascondeva invece morte e disperazione. In Argentina era
in corso il Programma di Riorganizzazione Nazionale, a opera della dittatura
militare capeggiata da Jorge Rafael Videla, insediatasi al potere due anni prima
con un colpo di Stato. Gli obiettivi principali del Programma: superare la crisi
economica, eliminare la corruzione, sopprimere i sovversivi. I sovversivi,
appunto. Venivano classificati come tali tutti coloro che non condividevano
esplicitamente o anche solo in apparenza la politica del regime. Morte e
disperazione: silenziose, invisibili. Scomparsi, desaparecidos. Gli oppositori
della dittatura sparivano nel nulla, all'improvviso. Madri disperate reclamavano
i figli sfilando silenziosamente con le foto dei propri cari a Plaza de Mayo, a
Buenos Aires, sotto la residenza presidenziale, la Casa Rosada.
Cosa succedesse ai desaparecidos fu svelato ufficialmente solo dopo la caduta
di Videla. Prelevati per strada, nelle proprie case, torturati, narcotizzati, lanciati
dagli aerei nell'Oceano. In nome dell'ordine e dell'efficienza. E durante i
Mondiali la necessit di sopprimere le "voci fuori dal coro" aument, per evitare
che qualcuno svelasse al mondo cosa stesse accadendo nella Nazione in quel
momento sotto gli occhi dei riflettori.
Ma il mondo sapeva: si limitava a fare finta di non vedere, appellandosi alla
comoda scelta di non voler confondere politica e sport.
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L'Italia, figuriamoci. Solo due anni prima aveva accettato di sfidare il Cile di
Pinochet con la prospettiva di conquistare per la prima volta la Coppa Davis di
tennis.
Cos il "boicottaggio" (termine all'epoca ancora poco usato) dei Mondiali del
1978 fu frutto solo di alcune isolate iniziative individuali. Jorge Carrascosa, "el
Lobo", il Lupo, era il capitano della Nazionale argentina. Disse no alla dittatura.
Rifiut di insanguinare la sua fascia di capitano, rifiut la convocazione per i
Mondiali, rifiut, non ancora trentenne, di continuare a giocare al calcio.
Qualcuno dice che a rinunciare al Mondiale per motivi politici furono anche il
tedesco Paul Breitner (che quattro anni dopo segn il gol della bandiera nella
finale persa contro l'Italia) e la stella olandese Johann Cruyff. Non c'erano,
vero, ma nessuno dei due ha mai chiarito definitivamente il perch di quella
rinuncia.
Cos, quando il 1 giugno del 1978 cominciarono i Mondiali, a qualcuno
capitava di giocare, ad altri capitava di morire. A pochi metri di distanza. Il
luogo di detenzione e tortura pi famigerato, l'ESMA (Escuela de Mecanica de
la Armada) era a ridosso dello Stadio Monumental di Buenos Aires.
L'Argentina campeon sarebbe stata per il regime di Videla un mezzo di
propaganda irripetibile. Cos, dove non arrivavano la classe e l'impegno dei
ragazzi allenati da Luis Cesar Menotti, "el Flaco", provvedevano corruzione e
arbitri compiacenti. Al Mondiale insanguinato associato l'episodio di
corruzione pi famoso della storia del calcio: la "marmelada peruana".
L'Argentina aveva superato il girone eliminatorio finendo seconda alle spalle
dell'Italia che l'aveva battuta per 1-0 grazie a un memorabile gol di Roberto
Bettega. Girone di semifinale con Brasile, Per e Polonia: chi vince il girone va
in finale, chi arriva secondo gioca per il terzo posto. Argentina e Brasile
arrivarono all'ultima giornata appaiate in testa al girone: la qualificazione si
sarebbe giocata sul filo della differenza reti. Brasile-Polonia e Argentina-Per.
Non in contemporanea, come suggerirebbero la logica e l'onest (e come
avvenne per le ultime partite dell'altro girone): gioc prima il Brasile. Che
vinse 3-1 obbligando i bianco-celesti e vincere il proprio incontro con almeno
quattro gol di scarto.
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Successero cose strane. Nel Per gioc un portiere argentino naturalizzato
peruviano, Ramon Quiroga, da tempo non pi titolare. Centinaia di migliaia di
tonnellate di grano partirono dal territorio argentino con destinazione Lima.
Prima della partita, Videla in persona, accompagnato dal Segretario di Stato
americano Henry Kissinger, fece visita al ritiro della nazionale peruviana.
Argentina-Per termin 6-0: partita senza storia. Il Per, che aveva vinto il
proprio girone finendo addirittura davanti all'Olanda, fu sommerso di gol.
Argentina in finale contro l'Olanda, che aveva vinto per 2-1 la sfida decisiva
con l'Italia, Brasile a giocarsi il terzo posto contro Zoff e compagni. Per gli
Azzurri era lecito aspettarsi qualcosa in pi dopo che avevano concluso il
girone eliminatorio a punteggio pieno davanti ad Argentina, Francia e
Ungheria.
Per arbitrare la finale di Buenos Aires del 25 giugno 1978 fu designato un
italiano: Sergio Gonella. Stadio Monumental stracolmo. In tribuna, accanto a
Videla e ai suoi generali, Licio Gelli, che poteva "vantare" tra gli iscritti alla sua
P2 proprio alcuni di quei militari.
Vantaggio di Mario Kempes alla fine del primo tempo, pareggio di Dirk
Nanninga a otto minuti dalla fine. Tempi supplementari. Ancora un gol di
Kempes prima del definitivo 3-1 siglato da Daniel Bertoni.
Il capitano Daniel Passarella alz al cielo la Coppa: chiss se in quel momento
il suo pensiero and a Jorge Carrascosa, colui che sarebbe dovuto essere il
capitano. Per le strade d'Argentina sfil la gente ebbra di gioia. Era il trionfo di
un popolo e, soprattutto, il trionfo della dittatura di Videla. Si esultava e si
moriva.
Videla rest al potere fino al 1981, la dittatura fino al 1983: la sconfitta nella
guerra delle Falkland contro il Regno Unito favor il ripristino della democrazia.
L'ex dittatore morto in carcere pochi giorni fa, il 17 maggio. Odiato dal suo
popolo al punto che le sue spoglie non hanno ancora ricevuto sepoltura.

Quando si disputarono i Mondiali dei 1978 non avevo ancora sei anni. Di quei
giorni d'Argentina conservo un unico piccolo grande ricordo. Io e mio padre
davanti al televisore in bianco e nero. Nando Martellini, al termine della finale,
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recit la classifica del torneo: Prima Argentina, seconda Olanda, terzo Brasile,
quarta Italia.
Quarta Italia, gli fece eco pap. Mavaff.
Si alz di scatto dalla sedia, stizzito. Era convinto che sarebbe passato chiss
quanto tempo prima che l'Italia avesse di nuovo la possibilit di aggiudicarsi il
Campionato del Mondo.