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CAPITOLO 1

SCELTA INDIVIDUALE
Attori razionali: utilit e preferenza
In politica si presume che le scelte degli individui siano compiute intenzionalmente in vista di un
obiettivo. La scelta individuale quindi un mezzo per raggiungere un fine, in particolare quello che
dar maggiore soddisfazione all'individuo. li attori politici si comportano in modo
strumentalmente razionale. !uesto approccio fu elaborato alla fine del "#$ secolo da %entham,
supponendo che ogni individuo potesse riconoscere il suo grado di benessere, chiamato utilit.
!uest'ultima dunque soggettiva e varia da individuo a individuo, supponendo che ogni attore agir
razionalmente in modo da incrementarla. Le scienze sociali si differenziano quindi da quelle
naturali per la possibilit di utilizzare il metodo dello zero. !uesto modello costruito ipotizzando
che gli individui siano completamente razionali e calcolando la deviazione reale tra le scelte degli
individui e quelle presunte dal modello. &i suppone che ogni attore politico agisca intenzionalmente
in maniera da ottenere un risultato che massimizzi la sua utilit, scegliendo quindi l'alternativa
migliore tra quelli disponibili secondo una scala di preferenza.
La teoria della scelta
La teoria della scelta individuale si basa sui concetti di utilit e preferenza.
' detta variabile della scelta una caratteristica che accomuna le alternative a cui l'attore si trova di
fronte, mentre il valore della variabile di scelta ogni specificazione che la variabile della scelta
pu( assumere. L'azione corrisponde a selezionare un valore della variabile della scelta. )gni
insieme di scelta deve essere costruito in modo da analizzare gli interessi specifici del ricercatore. In
particolare rappresentabile tramite un elenco di valori discreti o continui, oltre che dall'analisi di
una o pi* variabili, che in questo secondo caso sono rappresentate in una tabella doppia entrata. La
teoria della scelta assume che l'attore agisca in maniera razionale e, associando ad ogni alternativa
un valore, esprima la sua preferenza selezionando l'alternativa che massimizza la sua utilit. I
risultati ottenuti possono essere rappresentati su un piano cartesiano e si possono ottenere scelte
lineari, cio che aumentano proporzionalmente, scelte con utilit marginale decrescente, che
aumentano in maniera differente lungo il piano cartesiano e scelte con un punto di solo massimo,
+he sono quelle pi* utilizzate nel tipo di analisi affrontato ,pag.-.. Le scelte possono anche essere
rappresentate con mappe delle curve di indifferenza, che consentono di prevedere il comportamento
degli attori poich/ questi si muoveranno verso livelli di utilit pi* alti.
La teoria della scelta si basa su due propriet principali:
Completezza: L'attore deve essere capace di fare confronti tra le coppie di alternative a disposizione
e stabilire qual quella preferita.
Transitivit: 0n attore che preferisce la prima alternativa alla seconda e la seconda alla terza, deve
necessariamente preferire la prima alla terza.
1ntrambe queste caratteristiche sono necessarie per la scelta razionale individuale.
Individualismo metodologico e attori collettivi
Principio individualista: Lo studio di una collettivit riducibile a quello dei comportamenti degli
individui che appartengono ad essa, alle regole che si sono posti e ai modi in cui interagiscono.
!uesto approccio definito individualismo metodologico. &olo comportamenti individuali possono
essere osservati empiricamente, mentre fenomeni collettivi sono conseguenze dell'aggregazione di
comportamenti individuali. 2on esistono quindi decisioni di gruppo ma solo scelte individuali che
non sono sempre adeguate a migliorare le condizioni dei collettivi. La razionalit individuale non
implica che l'interazione di razionalit produca sempre esiti positivi per gli individui che
appartengono alla collettivit. L'individualismo metodologico si basa sul fatto che tutti i
comportamenti sono riferibili a soggetti individuali. !uando si parla di decisioni riferendosi a entit
collettive sottinteso che queste siano il frutto di processi decisionali interni ad esse che portano a
una decisione condivisa dalla maggioranza.
Incertezza, stati del mondo, utilit attesa
L'attore, nel determinare le sue scelte, non si trova sempre in situazioni che dipendono solo dalla
sua volont, ma pu( capitare che debba scegliere in condizioni di incertezza, quindi il risultato sar
dato dalla sua volont combinata all'azione delle condizioni ambientali in cui si realizza. L'analisi
politica si occupa di questi casi formulando teorie della scelta in condizioni di incertezza.
li elementi che possono influire sulla scelta vengono chiamati stati del mondo, definiti come
l'insieme dei fenomeni che accompagna una scelta individuale e che concorrono a determinare
l'esito, pur non essendo sotto il controllo del decisore. L'analisi richiede l'individuazione degli stati
del mondo che potrebbero influire sui risultati e la capacit di saper formulare ipotesi
probabilistiche riguardo ad essi. In politica non ci si affida solamente ad analisi statistiche ma anche
ad opinioni, intuizioni e valutazioni soggettive per ricavare gradi di fiducia sugli stati del mondo. &e
l'attore in grado di associare ad ogni stato del mondo una probabilit soggettiva si puoi estendere
lo strumento della scelta razionale anche in situazioni di incertezza. L'individuo viene posto davanti
a una lotteria di risultati, ovvero un elenco degli esiti possibili delle sue scelte associati a rispettive
probabilit. L'individuo, agendo razionalmente, sceglier la lotteria dei risultati che gli garantisce
l'utilit attesa maggiore ,pag.34..
Atteggiamento di fronte al rischio
In un attore il ricorso alla probabilit soggettiva ineliminabile. La forma della funzione di utilit
dice in che modo l'attore associa gradi oggettivamente percepiti del proprio benessere ai risultati
concreti ottenuti con quella scelta. La forma di questa funzione rende chiaro l'atteggiamento di
fronte al rischio del soggetto. &e la funzione ha una forma convessa l'attore avverso al rischio, se
ha una forma concava propenso al rischio, mentre se ha una forma lineare indifferente al rischio.
&viluppi analitici e indagini empiriche
La teoria della scelta ha subito diverse critiche:
Innanzitutto implica una conoscenza di tutte le alternative disponibili oltre a quella probabilistica
degli stati del mondo, mentre ci( empiricamente impossibile. li individui cercano comunque di
acquisire nuove informazioni, ma ci( ha dei costi che devono essere considerati valutandoli in
rapporto al beneficio eventuale. ' quindi possibile che il soggetto operi volontariamente in
condizioni di relativa ignoranza poich/ le informazioni sarebbero troppo costose.
&imon sviluppa la teoria della razionalit limitata, giudicando irrealistico il quadro che fa
perlustrare agli attori l'intero insieme delle alternative. &econdo questa teoria l'attore non sceglie
l'alternativa che massimizza la sua utilit ma quella che lo soddisfa sufficientemente.
&econdo 5ahneman e 6vers78 gli individui danno un peso diverso alle probabilit degli stessi
eventi se la scelta presentata in modo differente. &econdo la loro teoria dei prospetti gli individui
si comportano con una funzione di utilit concava per le perdite e convessa per i guadagni. &ono
quindi pi* propensi al rischio in caso di valori negativi, mentre sono avversi per valori positivi.
Altre critiche riguardano lo studio dei processi mentali che sostiene che gli individui agiscono in
modo istintivo e non razionale.
9err comunque utilizzato il criterio classico della teoria della scelta perch/ le alternative non sono
ancora sviluppate a fondo e la teoria gi esposta consente di formulare modelli di azione collettiva
che portano a deduzioni in accordo con l'osservazione empirica.
CAPITOLO 2
AZIONE COLLETTIVA
Il criterio di pareto
L'interazione tra gli individui per determinare le rispettive utilit dipende dalla regola della scelta
collettivo utilizzata nel combinare le utilit individuali. &i dice stato iniziale una situazione nella
quale ad un gruppo di individui assegnata una certa utilit. &e il gruppo posto di fronte a delle
alternative, ogni individuo avr delle preferenze e sceglier quella che massimizza la sua utilit. In
assenza di regole, sar possibile un cambiamento dello status quo solamente nel caso ci sia
un'alternativa che migliora l'utilit di tutti i componenti del gruppo. &econdo :areto, nella
prospettiva individualista, gli unici cambiamenti legittimi sono quelli che non riducono l'utilit di
alcun individuo.
' detto superiore paretiano uno &tato sociale collettivamente preferibile ad un altro, nel senso che
accresce l'utilit di qualche individuo senza diminuire quella di nessun altro. !uesto criterio esclude
ogni tipo di scelta collettiva, in particolare quella proposta da utilitaristi come %entham e ;ill che
affermano, secondo il principio utilitarista, che le utilit individuali sono confrontabili e la felicit
sociale un valore aggregato di queste utilit individuali. &e le proposte sono pi* di due, ogni
individuo potr opporsi a scelte del gruppo che ne diminuiscono l'utilit, fino a raggiungere una
distribuzione collettivamente efficiente. ' quindi detto ottimo paretiano uno stato sociale a partire
dal quale, se si vuol avvantaggiare qualche membro del gruppo, bisogno di ridurre l'utilit di
qualcun altro. &econdo il criterio di :areto quindi, una distribuzione di utilit che non un ottimo
paretiano non una soluzione efficiente dell'azione collettiva. <appresentando l'utilit di due
individui su un asse cartesiano, detta frontiera di :areto il luogo degli ottimi paretiani dei due
individui ,pag =>.. Il criterio di :areto opera come se ogni individuo del gruppo avesse diritto di
veto sull'azione da perseguire. Impedisce quindi il cambiamento dello status quo anche nel caso di
una debole opposizione, negando all'azione collettiva carattere democratico. )gni individuo ha una
ragione di fondo che lo induce a costituirsi in gruppo, tuttavia il criterio di :areto non d alcun
significato collettivo agli esiti delle azioni in termini di benessere sociale, oltre che a portare a
conseguenze contestabili dal punto di vista morale, come il grande peso assegnato alle utilit
individuali e allo status quo iniziale. :er queste ragioni stato spesso oggetto di critiche, tuttavia
un punto di partenza fondamentale nell'analisi politica nella prospettiva individualista perch/
espone come sceglierebbero individui liberi da ogni condizionamento.
&celte interdipendenti
&pesso la mancanza di informazione non deriva da eventi casuali ma da decisioni ignote di altri
soggetti razionali. !uando non si possono assegnare agli eventi dovuti al caso esiti probabilistici,
bisogna ricercare una teoria decisionale per descrivere comportamenti intenzionali degli individui.
Lo strumento che viene utilizzato la teoria dei giochi:
detto gioco una situazione di interdipendenza tra le scelte di individui che pu( essere analizzata
nei suoi effetti tramite la logica.
I giocatori sono gli individui coinvolti nel gioco, interessati a conseguire la maggiore utilit.
Le mosse sono le scelte che i giocatori possono compiere in base alle regole del gioco.
Le regole del gioco stabiliscono quali sono le mosse consentite ad ogni giocatore e dipendono dalle
informazioni che ogni giocatore ha sugli altri.
La strategia un piano d'azione che anticipa lo sviluppo del gioco ed costituita da una
successione di mosse in risposta a quelle utilizzate dagli altri giocatori. La scelta di una strategia da
parte di ciascun giocatore conclude il gioco.
Il profilo delle strategie la combinazione delle strategie di ogni giocatore e definisce come si
svolger l'interazione tra essi, fino alla conclusione del gioco.
I risultati del gioco dicono qual il pa8off assegnato ad ogni giocatore alla fine di ogni possibile
sviluppo dell'interazione.
L'obiettivo di ogni giocatore raggiungere un risultato del gioco a cui corrisponda un'utilit
conveniente.
In ogni gioco:
a. L'incertezza delle scelte non dipende da eventi casuali, ma da eventi intenzionali di altri attori
razionali.
b. Il pa8off non dipende dalla singola strategia ma dal profilo di strategie.
c. Il criterio di massimizzazione dell'utilit perde importanza, poich/ bisogna considerare i criteri di
comportamento degli altri giocatori.
2el caso degli eventi casuali veniva costruito un indice di utilit attesa in base a ipotesi
probabilistiche, con le scelte intenzionali invece ogni attore cerca di prevedere il comportamento
dell'altro attribuendogli una razionalit pari alla propria. Il dilemma del prigioniero ,pag. >4.
1spone il caso della strategia dominata, ovvero quella in cui un giocatore ne ha a disposizione
un'altra che gli offre sempre pi*, indipendentemente dalle scelte degli altri. +i( porta all'unico
risultato che non un ottimo paretiano. ' un gioco statico, poich/ non prevede successioni di mosse
ma i partecipanti scelgono simultaneamente o all'insaputa della decisione altrui.
9iceversa sono considerati giochi dinamici quelli nei quali sono previste mosse in sequenza.
2ei giochi statici solitamente utilizzato una rappresentazione normale, mentre in quelli dinamici
un albero del gioco che mostra le mosse ,pag. >3..
2ell'albero decisionale:
I nodi sono i punti di diramazione dove ogni giocatore sceglie la mossa.
I rami sono le diramazioni che portano da un nodo all'altro.
L'origine il nodo iniziale da cui il gioco si sviluppa.
:er arrivare alla soluzione del gioco occorre che sia verificato il principio della conoscenza
comune:
". I giocatori sono razionali e conoscono le regole del gioco.
3. )gni giocatore sa che gli altri sono razionali e conoscono le regole del gioco.
=. )gni giocatore sa che gli altri sanno che razionale e conosce le regole del gioco.
&i pu( fare una distinzione importante tra giochi con informazione completa, nei quali tutti giocatori
conoscono con certezza le regole e le funzioni di utilit e giochi con informazione incompleta nei
quali esiste qualche giocatore che non conosce con certezza i pagamenti e i risultati di qualcun altro.
I giochi con informazione completa possono essere di due tipi:
Giochi con informazione perfetta, quando ogni giocatore, ad ogni turno, conosce lo sviluppo
precedente e sa quindi in quale modo si trova ,es. gli scacchi. e giochi con informazione imperfetta
quando le decisioni vengono prese ignorando le scelte prese dagli altri e non sapendo quindi in
quale nodo ci si trova ,es. giochi di carte, dilemma del prigioniero..
%eni collettivi
Il problema dell'analisi politica stabilire il modo in cui gli attori prendono decisioni in gruppo. Il
criterio di :areto ha una validit limitata ai casi in cui gli individui agiscano solo in virt* delle
proprie preferenze, cosa che non succede normalmente in un gruppo nella vita reale.
I gruppi si formano in un ambiente sociale che ne condiziona le capacit operative, ed anche quando
l'ambiente esterno li induce coalizzarsi, i comportamenti individuali possono essere non coerenti
con l'obiettivo finale del gruppo. %isogna abbandonare l'ipotesi delle singole preferenze poich/
anche l'ambiente esterno e l'interazione vanno considerati per fornire risultati utili. &e qualche
individuo ha la possibilit di avvantaggiarsi e ottenere un risultato collettivo pur senza partecipare ai
costi, ci si trova davanti a un criterio non efficiente. I beni sono principalmente basati su due
attributi:
L'escludibilit, ovvero il diritto del proprietario di un bene di escludere ogni altro individuo
dall'utilizzo di quel bene.
La rivalit, che indica che l'uso di unit di un bene da parte di individuo sottrae l'uso di quella stessa
unit ad ogni altro individuo.
L'escludibilit pu( essere facile o difficile e la rivalit alta o bassa, determinando quattro principali
tipi di beni.
I beni privati sono quelli con facile escludibilit ed alta rivalit ,orologi, pc, auto..
I beni pubblici sono quelli con difficile escudibilit e bassa rivalit ,aria..
I beni tariffabili sono quelli con facile escudibilit e bassa rivalit ,autostrade, concerti..
I beni comuni sono quelli con difficile escludibilit ed alta rivalit ,prati, bacini idrici..
A parte i beni privati, tutti gli altri possono essere definiti beni collettivi o sociali.
Il problema dei beni pubblici e la tragedia dei beni comuni
La teoria riconosciuta all'inizio del "-44 affermava che i gruppi di interesse competono tra loro per
conseguire il prestigio e il potere, ritenendo ovvio che ogni membro del gruppo agisse in maniera
cooperativa per raggiungere l'obiettivo comune.
)lson sment? questa ipotesi per quanto riguarda i beni pubblici, poich/ essendo non escludibili,
nessun individuo ha particolari incentivi alla loro realizzazione, poich/ ne trarr comunque i
benefici. !uesto comportamento opportunista tende a diffondersi, causando quindi la sotto
produzione di beni pubblici rispetto alla richiesta. La soluzione data dal sanzionare chi agisce in
maniera opportunistica, ma secondo )lson ci( possibile solo quando il numero di individui del
gruppo piccolo, poich/ nei gruppi grandi vige l'anonimato. 0n'altra considerazione riguarda
quello che viene definito @lo sfruttamento dei grande da parte del piccoloA:
In gruppi in cui alcuni membri hanno un peso molto pi* rilevante di altri, ci si aspetta che chi ha pi*
interessi sia disposto a sobbarcarsi l'intero costo del bene collettivo, facendone quindi godere
gratuitamente anche i membri pi* piccoli.
!uesta considerazione si pu( applicare anche ai beni comuni, in maniera accentuata anche dall'alta
rivalit.
Bardin teorizza quella che viene definita la tragedia dei beni comuni:
:oich/ questo tipo di beni non escludibile e ad alta rivalit, gli individui razionali agiscono in
maniera tale da cercare di aumentare la propria utilit immettendo nel sistema pi* risorse di quante
esso ne posso sopportare, arrivando all'esaurimento completo del bene e a un'utilit nulla ,es. 3
pastori..
&econdo Bardin la soluzione a questi problemi risiede nell'eliminazione dei beni comuni, tramite
assegnazione a privati oppure allo &tato, non importa con che criteri.
&ia )lson che Bardin evidenziano la difficolt di conseguire un bene collettivo per un gruppo di
attori razionali che pur hanno un interesse comune.
:artendo dall'esempio dei due pastori di Bardin, )strom elabora un dilemma del prigioniero che
porta i due individui ad agire in maniera non cooperativa.
La condizione essenziale per arrivare a questo risultato l'ordinamento di preferenze di utilit per i
due attori e il fatto che essi non siano sottoposto ad alcun vincolo esterno. La situazione
cambierebbe infatti se fossero previste sanzioni in caso di violazioni.
+ome si realizzano i beni collettivi
:er ovviare agli inconvenienti ipotizzati in questi modelli teorici, i gruppi sociali nella realt
adottano diversi metodi per prevenire l'opportunismo, come leggi che puniscono chi non rispetta gli
accordi, codici d'onore o convenzioni sociali. L'aspetto comune comunque il ricorso ad un'autorit
esterna al gruppo che disincentiva il comportamento opportunistico.
;etodi alternativi sono la trasformazione di beni comuni in beni privati, assegnando diritti di
propriet, oppure quella di beni pubblici in beni tariffabili.
)lson descrive anche il ruolo che hanno nella mobilitazione di gruppo gli incentivi selettivi, ovvero
benefici che il gruppo rende disponibili solo a chi effettivamente svolge la sua parte nella
realizzazione del bene collettivo.
overnare i beni comuni
Le strategie considerate finora fanno aderire gli individui agli scopi del gruppo solo attraverso un
cambiamento istituzionale, o verso l'autorit esterna o verso la privatizzazione. 6uttavia questi
cambiamenti sono costosi e bisogna valutare se i benefici attesi superano i costi richiesti. &ia nel
caso di privatizzazioni che nel caso di centralizzazioni il bilancio delle operazioni potrebbe essere
negativo ,pag. C".. Il ricorso al leviatano di Bobbes pu( quindi rivelarsi una soluzione peggiore
dell'opportunismo.
)strom rivede il dilemma del prigioniero applicando sanzioni ai comportamenti opportunistici,
tuttavia ci( presuppone che l'autorit centrale abbia un livello di conoscenza e di efficacia
sanzionatoria nei confronti degli individui infallibile. 2ei casi in cui siano possibili margini di
errore, come realisticamente probabile, la soluzione pu( cambiare e risultare negativa ,pag. C=..
)strom pensa che possano esserci arrangiamenti istituzionali alternativi migliori di quelli
individuati finora per risolvere il problema dei beni comuni. 6ramite un'analisi teorica ed empirica
scopre che gli individui che interagiscono sul bene comune possono evitare le erosioni delle risorse
attraverso regole elaborate per quel bene e controllate da individui affidabili di quella comunit,
regolate da un sistema di sanzioni. Il suo scopo non criticare )lson o Bardin ma rendere evidente
che non esiste una soluzione unica per gestire i beni comuni. )strom ricerca dei principi che
potrebbero risolvere il problema dei beni comuni attraverso accordi di autoregolazione da parte
degli utilizzatori, creando incentivi che inducono gli individui a conformarsi agli accordi.
FACOLTATIVO
+apitale sociale
La cooperazione in un gruppo risulta difficile soprattutto per la mancanza di fiducia reciproca. :er
cooperare quindi necessario che la fiducia aumenti fino far pensare agli individui che tutti
rispetteranno gli accordi stipulati.
li studi evidenziano due tipi di spiegazione:
Il primo esterno, indipendente dagli attori coinvolti, che fa appello al ruolo dell'autorit che mi
impone rispetto ,contrattualista. o dai condizionamenti comportamentali imposti da valori e
credenze tramandate ,culturale..
Il secondo interno, che spiega l'affermarsi della fiducia come risultato di dinamiche che si generano
dentro il gruppo ,)lson e )strom..
Il capitale sociale l'insieme di dotazioni sistemiche del gruppo che agevola l'attivit produttiva ed
incorporato nelle reti di relazioni che si stabiliscono tra gli individui del gruppo. !uando il
capitale fisico non sufficiente a garantire il bene collettivo, il capitale sociale pu( sopperire questa
mancanza instaurando obblighi tra i membri.
:utnam si chiede se le istituzioni politiche abbiano ruolo nel disegnare poteri e strategie degli attori:
Analizzando le regioni italiane costruisce un indice di rendimento democratico da cui risulta che le
regioni del 2ord hanno un rendimento pi* alto di quelle del sud. :utnam conclude che le differenti
prestazioni sono dovute al capitale sociale, che nel primo caso circola in tutta la societ, mentre nel
secondo solo limitatamente alle relazioni di parentela. +i( dovuto alla diversa evoluzione storica
tra 2ord e sud: Difatti, mentre al 2ord si sono create reti orizzontali decentrate nelle citt stato, al
sud la presa autoritaria dell'impero normanno ha consentito solo reti di relazioni verticali.
L'insorgenza spontanea della cooperazione
Lidia di :utnam che il capitale sociale dipenda dal passato toglie ogni rilevanza ai tentativi di creare
le condizioni della cooperazione. 6uttavia in questo libro si ritiene che il cambiamento istituzionale
possa influire sul mutamento delle condizioni sociali.
0no dei modi in cui si pu( instaurare la fiducia l'abitudine all'interazione. +i( vale sia per le
relazioni orizzontali che per quelle verticali, tuttavia la ripetizione dell'interazione non sufficiente
a garantire la fiducia, poich/ se gli attori sanno che la relazione si svolger un numero finito di volte
e conoscono quel numero, ognuno avr la strategia di cooperazione dominata da quella di non
cooperazione, come il dilemma del prigioniero iniziale ,pag.E".. 6uttavia le relazioni umane si
ripetono generalmente un numero indefinito di volte, quindi ad ogni interazione va data una
probabilit p che essa possa ricapitare. Impostando l'analisi in questa maniera il gioco presenta
diverse possibilit di azione, tuttavia la condotta che apporta maggiori benefici quella detta @colpo
su colpoA, che prevede di cooperare al primo stadio e di agire copiando la mossa dell'altro attore
negli stadi successivi, cooperando se coopera e defezionando se defeziona. &e entrambi adottano
questa strategia viene costruito un profilo di strategie stabile nel quale chi decide di cambiare
comportamento riceve un danno in termini di utilit.
0na conferma di questa ipotesi data da AFelrod, che confrontando diversi modelli simulati al
computer trova che la strategia colpo su colpo sia quella che produce la maggior utilit. Le sue
caratteristiche sono la bont, poich/ non contempla iniziative aggressive, la ritorsione, perch/ non
lascia impunite le mosse ostili, la clemenza, perch/ premia la cooperazione, e la trasparenza, poich/
facilmente riconoscibile dai contraenti. !uesti studi contribuiscono a spiegare l'insorgere di
comportamenti cooperativi entro gruppi di attori anche in assenza di un'autorit politica.
CAPITOLO 3
ISTITUZIONI E ORGANIZZAZIONI
<egole del gioco e giocatori
&ia gli incentivi selettivi di )lson, che l'autorganizzazione di )strom, che l'abitudine all'interazione
di AFelrod sono considerati casi di successo nell'indurre membri del gruppo al rispetto delle regole.
Da quest'osservazione nasce una nuova prospettiva che parte dalla seguente definizione:
stituzione: 0n qualsiasi insieme di regole predisposto allo scopo di consentire al gruppo di
prendere decisioni collettive.
Il suo scopo indirizzare il comportamento degli appartenenti al gruppo verso il beneficio
collettivo.
+orrelata alla precedente, ma distinta, la definizione seguente:
!rganizzazione: 0n qualunque gruppo di attori dotato di istituzioni che consentono al gruppo di
prendere decisioni collettive.
0n'organizzazione un attore collettivo che pu( essere trattato come un attore individuale dotato di
intenzioni e obiettivi ,partiti, sindacati, assemblee, stati..
2ei confronti delle istituzioni che regolano un'organizzazione si presentano due problemi:
a. :erch/ in quell'organizzazione si sviluppato quel sistema istituzionaleG
b. In che modo tale sistema induce l'organizzazione a prendere decisioni collettiveG
&i distingue una fase costituente del gruppo, dove il problema dell'azione collettiva l'insorgenza
endogena delle istituzioni e una fase post costituente, nella quale le regole dell'interazione sono una
realt esogena gi stabilita.
La distinzione tra istituzioni e organizzazioni, ovvero tra regole del gioco e giocatori ,2orth.
importante perch/ consente di distinguere il ruolo nelle decisioni collettive del contesto rispetto agli
attori. &olo facendo questa distinzione si possono analizzare i margini in cui gli attori possono
cambiare le regole quando queste non offrono pi* le opportunit per cui sono state introdotte.
;ercato come istituzione e come bene pubblico
Il meccanismo che fa funzionare il mercato prezzo di equilibrio che si viene a stabilire tra la
domanda e l'offerta del bene. La competizione mantiene il prezzo di equilibrio pi* basso possibile,
rendendo efficiente il mercato. 6uttavia l'attivit di scambio di bene pu( stabilizzarsi in modo
duraturo solo con l'introduzione di norme regolative che limitino il potenziale opportunismo delle
parti in causa. :er questa ragione sono stati introdotti meccanismi di intervento pubblico come la
legislazione civile e la regolazione statale. L'autorit politica istituisce le regole di mercato,
stabilendo cosa pu( essere oggetto di scambio e riassegnando i diritti di propriet, sanzionando chi
non rispetta questa modalit. Il mercato, essendo quindi un insieme regolato di opportunit offerte
agli attori, pu( essere considerato un'istituzione. ' inoltre un bene pubblico poich/ non escludibile e
non rivale.
+osti di transazione e insorgenza contrattuale dell'impresa
li attori che agiscono all'interno del mercato sono le imprese e consumatori. 6uttavia la teoria
economica neoclassica trascura la natura organizzativa degli attori dentro al mercato, non cogliendo
gli aspetti dell'interazione tra imprese e mercato.
La teoria economica dell'organizzazione ha evidenziato che le imprese non adottano il mercato
come metodo per allocare le risorse al proprio interno, ma usano una gerarchia con scambi non
regolati da prezzi ma da ordini. +oase offre come spiegazione all'esistenza di queste organizzazioni
la loro efficienza nel contenere i costi che devono essere sopportati dalla collettivit per istituire il
mercato.
Costi di transazione: +osti che le parti devono sopportare per avviare, negoziare e concludere gli
accordi contrattuali entro il mercato.
:ossono essere di due tipi:
". +osti relativi alla perlustrazione delle opportunit offerte e dal confronto delle suddette.
3. +osti riguardanti le spese durante la negoziazione dei contratti e il successivo controllo che
gli accordi siano rispettati.
Attori razionali che cercano di ridurre i costi di transazione potranno trovare conveniente affidarsi a
una struttura alternativa mercato come l'impresa. L'impresa includer tutte le attivit che, condotte
in modo gerarchico, risultano meno costose di quanto sarebbero se affidate al mercato. :er prendere
questo tipo di decisioni l'impresa deve confrontare i costi interni di produzione con la somma tra il
prezzo di mercato del bene necessario alla produzione finale e i costi di transazione necessari per il
contratto di acquisto.
+
a
H+
b
I+6
ab
0n aumento dei costi di transazione pu( quindi portare un'impresa ad assorbire al suo interno la
produzione di un'altra. 6uttavia +oase non esplicita le caratteristiche dell'impresa che rendono la
sua istituzione un vantaggio rispetto al mercato.
Alchian e Demsetz nel modello di lavoro di squadra del "-E3 offrono al problema
dell'opportunismo la soluzione contrattuale:
&upponendo che un gruppo di lavoratori, coordinando i propri sforzi, riescano ad attribuire a
ciascuno una quota del risultato collettivo di maggior valore rispetto ai casi in cui agiscano
isolatamente, la produzione coordinata sar resa difficile dai comportamenti opportunisti di alcuni
membri. In termini di dilemma del prigioniero la scelta cooperativa dominata da quella non
cooperativa. La soluzione potrebbe essere incaricare un sorvegliante, che per( potrebbe a sua volta
essere uno scansafatiche, oppure incaricare a turno ciascun lavoratore, perdendo per( il beneficio
della specializzazione.
:er evitare questi problemi il sorvegliante potrebbe essere remunerato in modo da decidere i
compensi dei lavoratori in base alla loro produttivit marginale e tenendo per s/ il margine residuo.
1gli quindi incentivato a svolgere con cura il proprio lavoro e verr risolto il problema dei
lavoratori scansafatiche. !uest'inquadramento quello tipico dell'impresa, dove il ruolo del
sorvegliante svolto dall'imprenditore. L'impresa si afferma quindi come organizzazione perch/
distribuisce ai suoi membri pi* di quanto potrebbe fare il mercato.
Jallimenti del mercato e diritti di propriet
I fallimenti del mercato sono spiegati dal concetto di esternalit, ovvero qualsiasi effetto prodotto
dagli scambi sul benessere di attori estranei alle transazioni. Le esternalit possono essere positive,
come nel caso di beni pubblici, oppure negative, come nel caso dell'inquinamento ambientale.
L'autorit pubblica ha il compito di promuovere le esternalit positive tramite sussidi e contenere
quelle negative tramite tassazione.
0no dei problemi maggiori quello di definire il livello di tassazione analizzando i costi sociali che
le esternalit negative comportano.
!uesta idea stata avanzata per la prima volta da :igou nel "-34, affermando che solo lo stato pu(
intervenire ripristinando l'efficienza del mercato sconvolta dalle esternalit. L'idea era quella di
attribuire un prezzo ai beni comuni e farlo divenire la tassa che lo &tato esigeva da chi erode il bene
comune, instaurando un meccanismo di tipo contrattuale.
Altro approccio quello di +oase nel "-C4 che attribuisce i fallimenti del mercato ai costi di
transazione. &e i costi fossero nulli i diritti sarebbero scambiati privatamente al prezzo di mercato,
ma in presenza di costi gli accordi potrebbero essere cos? costosi da rendere impossibile lo scambio
di diritti. !uando i costi sono troppo elevati la soluzione la diretta regolazione governativa.
La pratica di tassare le esternalit negative relativamente recente, mentre i metodi pi* tradizionali
riguardano l'adozione di politiche regolative con istituzione di commissioni che fissano standard
riguardo alla produzione.
6eoria dell'agenzia
La soluzione del sorvegliante imprenditore proposta da Alchian e Demsetz comporta una
specializzazione del lavoro e la divisione dei compiti, stabilendo un asimmetria informativa che
tuttavia, teoricamente, non fa venir meno l'efficienza dell'organizzazione impresa.
La teoria dell'agenzia afferma che nella relazione tra un principale e un agente specializzato,
quest'ultimo ha come obiettivo principale il suo compenso e non lo scopo generale dell'azienda,
essendo anche l'unico che conosce precisamente i costi del servizio richiestogli ,es. pazienteK
medico..
I costi necessari per affrontare l'asimmetria informativa sono di due tipi:
Costi di sorveglianza: &upportati dal principale, comprendono il controllo dell'agente.
Costi di obbligazione: &upportati dall'agente per sostenere la sua reputazione.
Le conseguenze negative dell'opportunismo dell'agente sono due:
"elezione avversa: :oich/ l'asimmetria informativa non consente al principale di conoscere le
effettive capacit dell'agente, il compenso disposto pagare sar una via di mezzo tra una prestazione
appena sufficiente un'ottima prestazione. 1ssendo l'agente l'unico in grado di valutare le proprie
capacit, tendenzialmente accetteranno il compenso solo persone meno qualificate, poich/ i migliori
lo riterranno troppo basso, tendendo a creare un circolo vizioso nel quale vengono assunti solo
dipendenti inadeguati.
#ischio morale: L'asimmetria informativa non consente inoltre principale di controllare
adeguatamente l'operato dell'agente, che tender quindi a non svolgere adeguatamente il proprio
compito poich/ il principale non in grado di controllare la produttivit marginale alla
realizzazione degli obiettivi.
La legge di resham ,mercato dei bidoni, prodotti assicurativi. afferma che la circolazione di merce
scadente molto pi* intensa rispetto a quella di merce buona in virt* della selezione avversa.
Il leader come agente
2ella relazione tra principale ed agente, quest'ultimo assume un ruolo primario a causa delle
competenze riconosciutegli nel momento in cui gli viene assegnato l'incarico. 2el caso il principale
sia un gruppo, l'agente pu( diventare di fatto il leader. &e l'incarico affidato da un gruppo di
individui indipendenti non vincolati da regole istituzionali, l'incarico al leader conferisce una
struttura. La teoria dell'agenzia completa l'idea dei benefici selettivi con l'introduzione della figura
del leader, motivata dal compenso a creare i presupposti per un'azione collettiva dei singoli
individui. &i possono verificare due situazioni nelle quali il leader chiamato ad assolvere il suo
compito, differenti per il grado di organizzazione:
". Il leader pu( ottenere l'incarico di mobilitare un gruppo privo di organizzazione. In questo
caso la sua dote fondamentale quella di esercitare una forte influenza sugli altri attraverso
la propria personalit, evidenziando i tratti dell'autorit carismatica enunciati da ;aF Leber.
:u( inoltre trovarsi di fronte a una comunit gi strutturata che per( necessita di nuovi
impulsi all'azione congiunta. In questo caso il suo compito quello di infondere nuove
energie, proponendo nuovi obiettivi e apparendo come una guida e un interprete della
volont del gruppo.
3. Il leader pu( assumere il suo compito in un gruppo gi costituito. In questo caso il suo
compito costituito principalmente dal potere d'agenda, ovvero la facolt di scegliere le
modalit procedurali che non sono oggetto di statuti codificati. :u( quindi indirizzare
l'azione collettiva secondo le proprie preferenze, ma nel rispetto delle regole e del mandato.
CAPITOLO 4
LO STATO
La scelta costituzionale
Lo &tato l'istituzione fondamentale della politica. In uno stato liberale i suoi compiti sono la
produzione di leggi e la loro esecuzione, la difesa da minacce esterne, il mantenimento dell'ordine.
In uno stato sociale aumentata la tassazione per favorire l'istruzione popolare, l'assistenza sanitaria e
previdenziale. Lo &tato totalitario fa anche da guida religiosa, si occupa della formazione politica,
della pianificazione familiare e del controllo dell'economia. La prima scelta di una societ quella
di dotarsi di vincoli istituzionali entro i quali poi prendere le successive decisioni, ovvero la scelta
di una costituzione.
&econdo la teoria della scelta sociale il problema individuare una regola collettiva, conseguente
dall'aggregazione di scelte individuali, che soddisfi propriet come l'efficienza e la democraticit.
Il problema trattato del teorema di $rro% che cerca di trovare una regola per la scelta collettiva
che associ alle preferenze individuali una preferenza sociale collettiva, rendendo una costituzione
efficace.
6uttavia l'efficacia non soddisfacente perch/ bisogna anche perseguire la natura liberale e
democratica.
Il teorema dell'impossibilit afferma che non esiste nessuna procedura per produrre un ordinamento
collettivo che dipende degli ordinamenti individuali e che soddisfi le propriet enunciate.
Teorema dell'impossibilit:
:ropriet 0 ,dominio di scelta non ristretto.: La regola per la scelta collettiva non deve limitare per
alcun individuo la libert di scelta tra le alternative.
:ropriet I ,indipendenza dalle alternative irrilevanti.: Le scelte collettive dipendono solo dalle
preferenze individuali.
:ropriet : ,debole di :areto.: &e tutti preferiscono un'alternativa ad un'altra, allora anche la societ
deve preferire questa a quella.
:ropriet D ,non dittatorialit.: 2essun individuo deve essere in grado di far coincidere la propria
preferenza individuale con quello della collettivit in ogni situazione.
&nunciato: 2on esiste una costituzione efficace che soddisfi contemporaneamente le condizioni 0,
I, :, D.
ArroM affronta il problema in modo prescrittivo, mentre %uchanan e 6ulloc7 si soffermano sulla
natura del processo decisionale, che non deve essere affidato a un saggio ma essere il risultato di
una scelta collettiva. ArroM affronta il problema in maniera esogena, % e 6 in maniera endogena.
&econdo questi, la scelta richiede la valutazione di costi e benefici di sottomettersi a un potere
comune ed ha lo scopo di evitare che la politica invada il campo della libert individuale.
2onostante il teorema di ArroM fornisca un insegnamento su quante lecito attendersi da una
costituzione, il procedimento di fissare a priori le caratteristiche indicato a stabilire quanto non
debba esserci nelle costituzioni pi* che quanto debba esserci.
% e 6 hanno il merito di rinunciare giudicare la costituzione del suo contenuto contribuendo ad
affrontare le conseguenze che questa pu( avere tra i membri della societ, evidenziando la ragione
storica della nascita delle costituzioni, ovvero il contenimento dell'invadenza del governo nella vita
dei cittadini.
&celta costituzionale come gioco di coordinazione
Il calcolo razionale delle conseguenze variano solo per i cittadini ma anche per i costituenti, con la
differenza che quest'ultimi nella fase di redazione della costituzione hanno il medesimo interesse a
individuare un sistema di regole comuni, coordinando le azioni in modo da trovare un accordo che
offra il bene pubblico dello &tato.
La teoria dei giochi fornisce un esempio noto come la battaglia dei costituenti ,pag. ""3. nella quale
due gruppi sono vincolati tra loro nelle scelte e concordano sul cambiamento dello status quo in
assenza di strategie dominate. In questo caso, per evitare la situazione peggiore, necessario che
coordinino le loro scelte individuando un punto focale di interazione. Infatti se si muovessero per
accrescere la loro utilit subirebbero le conseguenze negative.
2el caso in cui non venga trovato un punto focale, uno dei gruppi pu( prendere l'iniziativa attuando
una mossa strategica e mettendo l'altro di fronte al fatto compiuto.
!uesti concetti implicano l'idea di conoscenza comune, ovvero che gli attori siano razionali, che
uno sappia che l'altro razionale e che ritenga che l'altro sappia che lui razionale. Devono inoltre
conoscere le regole del gioco, sapere che l'altro le conosce e sa che ciascuno le conosce.
&tabilit della scelta costituzionale: equilibrio di 2ash
La caratteristica principale di questi risultati che sono stabili, ovvero che una volta raggiunti a
nessun individuo conviene cambiare strategia unilateralmente.
&'uilibrio di (ash: un profilo di strategie che costituisce una coppia di mutue risposte ottimali di
un giocatore rispetto all'altro.
&eleziona strategie migliori solo a condizione che gli altri si comportino in un certo modo, quindi
un concetto di soluzione di pi* larga applicabilit di quello che si basa sull'eliminazione di strategie
dominate. ' il risultato di mutue previsioni sul comportamento degli attori che si rivelano corrette,
tuttavia la sua stabilit non ne garantisce l'efficienza paretiana.
0n modello contrattuale dello &tato
li stati sono soggetti a un'evoluzione poich/ nascono, si sviluppano e decadono a causa di
conquiste militari, rivoluzioni, annessioni eccetera. Le cause che determinano quest'ascesa e declino
si trovano nelle condizioni che consentono agli stati di svolgere adeguatamente le loro funzioni.
Adattando il modello di Alchian e Demsetz e richiamando la teoria di Bobbes si pu( supporre che
lo &tato sia l'esito di un accordo tra individui isolati per proteggere le propriet dalla minaccia degli
altri, concedendogli il monopolio della violenza. &econdo la teoria dell'agenzia lo &tato dunque
l'agente ingaggiato per ottenere il bene pubblico, la protezione.
Il modello proposto da 2orth prevede un sovrano che scambia coi sudditi la produzione di beni
pubblici come protezione e giustizia con un ricavo. Lo &tato assegna diritti di propriet ga ruppi
diversi agendo come un monopolista discriminatore, differenziando l'attribuzione ai diversi gruppi
secondo modalit volte a massimizzare il suo ricavo. !uesto obiettivo del sovrano non tuttavia lo
stesso di quello della collettivit e la ripartizione dei diritti potrebbe quindi essere inefficiente allo
sviluppo dello &tato. L'alternarsi di sviluppo e sottosviluppo diventa quindi la norma e i sudditi
provocano un cambiamento politico quando ritengono che il costo pagato al sovrano sia superiore a
quello che potrebbero ottenere dai suoi rivali ,militari, antagonisti, stati sovrani esterni..
L'accondiscendenza ai gruppi pi* influenti pu( quindi ostacolare l'efficienza collettiva, poich/ la
riassegnazione dei diritti potrebbe produrre reazioni negative nei gruppi dapprima favoriti. Il
sovrano pu( quindi rinunciare all'innovazione tecnologica per non perdere l'appoggio dei gruppi
dominanti. &econdo 2orth i beni comuni sono beni il cui costo della misurazione superiore ai
benefici dei contratti, cosicch/ nessuno ne vuole i diritti e la propriet rimane comune. &e tramite lo
sviluppo tecnologico un gruppo accresce il suo potere il sovrano potr o modificare i diritti di
propriet indirizzando lo stato verso il mercantilismo o cedere a quel gruppo parte del suo potere di
regolazione di sistema avviando il processo verso il pluralismo.
Lo &tato tra istituzioni e leadership
Lo &tato nasce grazie all'individuazione di un punto focale condiviso che apporta a tutti maggior
benessere e soddisfazione rispetto allo status quo e al quali gruppi affidano il compito di coordinare
le proprie attivit. 1sercita quindi la leadership coordinando l'azione nella fase post costitutiva.
+alvert descrive il leader come chi ottiene dai membri di un gruppo che facciano ci( che altrimenti
non farebbero. 0n gruppo di attori razionali accetta la figura del leader poich/ nella ripetizione delle
interazioni spesso le situazioni si differenziano per informazioni e pagamenti e quindi per non
disperdere le risorse necessario affidarsi ad una leadership efficiente. I comportamenti imposti
saranno seguiti finch/ ciascun attore ha l'aspettativa che gli altri si conformino ad esso e saranno
ritenuti pi* funzionali di altre alternative, tenendo anche conto del fatto che il cambiamento del
leader costoso.
CAPITOLO 5
IL VOTO
+omitati, votanti, costi di comitato
Comitato: )rganizzazione di individui che adotta il voto come procedura per l'azione collettiva.
Le regole di voto possono essere diverse, nel caso della regola dell'unanimit si pu( avere un
cambiamento dello status quo solo se nessun membro del comitato contrario. Il voto pu( quindi
portare solo a situazioni paretianamente superiori. :er tutte le altre regole di voto si arriva ad
un'azione collettiva anche senza accordo tra tutti i membri.
Il comitato pu( infliggere due tipi di corsi ai suoi aderenti:
Costi esterni: !uelli che subisce chi deve sottostare alla decisione pur senza condividerla.
Costi decisionali: !uelli spesi per mettere d'accordo il gruppo di votanti necessario per adottare la
decisione.
%uchanan e 6ulloc7 affermano che i costi attesi dipendono dalla percentuale minima di votanti p
richiesti per una votazione valida. In particolare i costi esterni saranno nulli nel caso di regola
dell'unanimit ,pN". mentre saranno massimi se un individuo pu( imporre a tutti comitato la sua
preferenza ,pN"On.. 9iceversa i costi decisionali saranno nulli per pN"On e massimi se richiesta
l'unanimit.
<egola della maggioranza e paradosso del voto
Coalizione decisiva: qualunque numero di individui il cui accordo rende valida la decisione per
tutti.
)inima coalizione decisiva: 2umero minimo di membri necessari per rendere valida la scelta per
tutti ,5N:F2..
#egola della maggioranza semplice: La coalizione minima decisiva composta da numero di
membri pari alla maggioranza pi* piccola possibile ,5P2O3..
Il potere viene quindi assegnato alla pi* piccola coalizione che non pu( essere contraddetta da una
uguale o maggiore.
2el caso in cui le alternative siano pi* di due pu( accadere che nessuna raggiunga il consenso di
5P2O3 membri.
In tal caso si pu( adottare la regola della maggioranza semplice ,<;&. che mette a confronto ogni
coppia di alternative e decreta vincitrice l'alternativa che batte maggioranza tutte le altre nei
confronti diretti.
6uttavia pu( capitare che la <;& non conduca a scelte univoche poich/ potrebbero verificarsi delle
terne cicliche. !uesto fatto prende il nome di paradosso di +ondorcet. La comparsa di maggioranze
cicliche limita la capacit dell'<;& di risolvere le decisioni collettive non assicurando la razionalit
del gruppo. :er superare questo stallo si pu( adottare la regola della maggioranza relativa, che
dichiara vincitrice la mozione che compare al primo posto degli ordinamenti pi* volte. 6uttavia in
questo modo possibile che la scelta del comitato ricada su un'alternativa che non vincitore di
+ondorcet.
<appresentazione spaziale dei voti
:er poter scegliere tra mozioni ogni votante devi poterle descrivere e valutare, quindi conoscere le
alternative disponibili e saperne assegnare l'utilit. &u questi presupposti si basa la teoria spaziale
del voto. Le mozioni devono poter essere definite e distinte mediante i valori di una variabile. )gni
individuo disporr quindi le alternative in base al contenuto della variabile e le giudicher in base
alle proprie preferenze. )gni votante avr quindi una funzione di utilit individuale che esprime
curve di utilit ad un solo massimo, poich/ razionalmente l'alternativa mediana tra due estremi non
sar mai la pi* sgradita ,pag. "Q=..
Il votante mediano
La rappresentazione spaziale fa individuare alla teoria dei comitati il risultato di voto con la regola
della maggioranza semplice ,<;&.. Le curve di utilit a un solo massimo possono avere
caratteristiche basate su scale di misurazione costruite appositamente, come nel caso di politiche
relative all'interruzione della gravidanza o sanitarie. Il votante mediante quello che ha alla sinistra
del suo punto ideale alla tanti punti ideali di altri votanti quanti alla sua destra. &ar quindi in grado
di formare una maggioranza sia alleandosi con i membri alla sua sinistra che con quelli alla sua
destra e risulter il vincitore di +ondorcet.
Teorema del votante mediano: &e l'ambiente della scelta in un comitato di votanti rappresentabile
con una sola variabile e le curve di utilit sono a un solo massimo, ogni mozione mediana non pu(
essere battuta da alcuna altra con la <;&.
I votanti mediani vedono sempre prevalere a maggioranza i loro obiettivi, tuttavia non diventano
dittatori poich/ il loro successo dipende dalle preferenze degli altri oltre che dalle proprie.
Il teorema di %lac7 dell'elettore mediano non contraddice quello di ArroM poich/ ricavato grazie a
condizioni specifiche e poich/ la <;& non detto che soddisfi le condizioni di ArroM.
;a8 ha affermato che la <;& l'unica regola per la scelta collettiva che soddisfa la 0 di ArroM,
ovvero la propriet secondo cui la regola fa dipendere l'utilit sociale delle funzioni di utilit , ma
non da quali individui hanno quelle funzioni ,Anonimit. n/ quali alternative sono messe a
confronto ,2eutralit.. Inoltre, in ogni confronto a coppie, se qualcuno sposta la propria preferenza,
l'utilit sociale non pu( muoversi nella direzione opposta ,<isposta positiva..
&pazi pluridimensionali
2el caso in cui la trattazione di una mozione sia influenzata da pi* di una variabile, lo spazio delle
scelte di comitato sar pluridimensionale. Lo spazio pu( essere rappresentato sul piano cartesiano
attraverso contorni di isoutilit di vario tipo. :ossono essere circolari nei casi in cui le differenze tra
membri riguardino solo diversit per quanto riguarda il punto ideale, ellittiche se hanno funzione di
utilit diverse in entrambe le variabili o quadrate se l'utilit deriva dalla somma degli scostamenti
delle due variabili dal punto ideale ,pag "C4.. 2oi utilizzeremo solo il primo caso.
Linee mediane, insieme vincente, caos decisionale
!uando ci si trova in uno spazio bidimensionale la regola della maggioranza semplice spesso non
consente di stabilire un vincitore di +ondorcet ,pag "C=.. !uesto stallo non contraddice il teorema
del votante mediano poich/ questa nozione si applica sono in uno spazio unidimensionale.
Linea mediana: )gni linea che, passando per due punti ideali, divide in due parti l'insieme dei punti
ideali dei votanti, in modo che i punti sulla linea possono formare una maggioranza alleandosi sia
con quelli da una parte sia con quelli dell'altra.
Teorema delle linee mediane: La <;& porta a una decisione stabile in uno spazio bidimensionale se
e solo se la distribuzione dei punti ideali dei membri del comitato tale che tutte le linee mediane si
incontrano in un punto.
&olo nel caso in cui tutte le linee mediane passino per uno stesso punto equidistante dai punti ideali
di ogni attore si trova un punto mediano in tutte le direzioni.
;c5elve8 enuncia il teorema del caos decisionale: Le mozioni presentate e votate con la <;&
possono far prevalere qualsiasi proposta nello spazio bidimensionale. :ertanto si pu( ricavare un
esito definitivo solo in situazioni eccezionali e il comitato pu( accogliere, in linea teorica, qualsiasi
mozione votata.
Istituzione di comitato
:er superare questo stallo i comitati adottano procedure che integrano la regola della maggioranza,
assegnando forme di potere d'agenda, ovvero modalit di presentazione e di votazione delle
mozioni, al fine di scegliere le proposte da portare voto e di limitare il dibattito.
;c5elve8 ha elaborato il teorema del potere d'agenda: +hiunque abbia il pieno controllo del potere
d'agenda in un comitato che decide con la regola della maggioranza semplice, pu( portare la
decisione collettiva verso qualunque esito, ed in particolare verso il proprio punto ideale. +os?,
mentre l'assenza del potere d'agenda porta all'anarchia, l'assoluto potere porta alla dittatura. 2ei
comitati reali viene quindi adottato un potere d'agenda intermedio, che prevede modalit di voto che
riguardano una dimensione alla volta, garantendo un equilibrio dato dal fatto che esiste sempre un
elettore mediano in ognuna delle due dimensioni. )gni procedura che integra l'<;& costituisce un
sistema di voto, come la regola della maggioranza relativa, voto per approvazione, a punti. 6uttavia
queste modalit non sempre selezionano il vincitore di +ondorcet.
:er evitare la ripetizione di votazioni che prevede la <;& si adotta la procedura ordinaria di
comitato, che afferma che ogni mozione battuta a maggioranza eliminata e che la mozione
imbattuta viene posto a confronto con lo status quo. 6uttavia, pur riducendo il numero di votazioni
necessarie e pur selezionando sempre il vincitore di +ondorcet quando esiste, quando non esiste si
manifesta il paradosso del voto *teorema della procedura ordinaria di comitato+, Difatti la <;&
produce una decisione di comitato solo nel caso di alternative in spazio monodimensionale, poich/
in spazi pluridimensionali va corredata di ulteriori accorgimenti che privano i membri comuni di
parte del loro potere.
&cambio dei voti
Il potere d'agenda non esclude che i membri del comitato si servano di altri mezzi per garantirsi i
propri interessi come ad esempio lo scambio dei voti ,logrolling.: decisione da parte di un membro
di votare a favore di una proposta di un collega in cambio del favore simmetrico.
Il logrolling nasce dal fatto che i membri hanno interessi di intensit diversa nelle questioni che si
votano, inoltre il meccanismo favorito dalla stabilit di partecipazione e dalla frequenza di
votazioni, poich/ si pu( ricorrere alla minaccia di esclusione da scambi futuri. li effetti sono un
all'allargamento del consenso per le decisioni del comitato, anche se non esclude che si possano
verificare perdite sociali, possibili quando i vantaggi della maggioranza sono inferiori agli svantaggi
della minoranza. Inoltre anche in presenza di scambi di voti ci si pu( trovare di fronte a una terna
ciclica e quindi a nessun vincitore di +ondorcet.
9oto strategico
<azionalmente, ognuno voter in modo da ottenere risultati preferiti e ci( pu( indurre, talvolta, a
votare per l'alternativa diversa da quella ritenuta migliore. !uesta strategia prende il nome di voto
strategico, cio il non votare per la mozione preferita, poich/ realisticamente poco probabilmente
vincitrice in un confronto, al fine di contribuire all'adozione della misura meno sgradevole. !uesta
capacit si manifesta anche quando esiste un vincitore di +ondorcet e il potere d'agenda potrebbe
condizionare la scelta ,:linio, pag. "E3..
Procedura di voto manipolabile: regola che offre ad almeno un membro del comitato vantaggio a
non esprimere la propria preferenza.
Procedura di voto dittatoriale: regola che produce sempre una decisione di comitato che coincide
sempre con la preferenza di un dato individuo.
!uindi ogni procedura di voto applicata a pi* di due mozioni o manipolabile o dittatoriale.
CAPITOLO 6
MAGGIORANZA, DEMOCRAZIA, ELEZIONI
La concezione procedurale della democrazia
La teoria dei comitati affronta la situazione della democrazia diretta, dove i votanti determinano il
risultato della decisione tramite regole mettendo ai voti le proposizioni che definiscono le
distribuzione di utilit dei membri. Adattando la teoria dei comitati alla democrazia rappresentativa
i votanti diventano degli attori degli agenti eletti e tra essi si stabiliscono legami che sono relazioni
d'agenzia.
&econdo la dottrina classica della democrazia il bene comune evidente e perseguibile da ogni
persona in buona fede. &chumpeter propone un altra teoria della democrazia basata sul carattere
competitivo e procedurale di questa forma di governo, secondo la quale i sistemi democratici si
caratterizzano per regole usate per l'esercizio della competizione elettorale necessaria per
selezionare la leadership di governo.
<i7er sviluppa l'argomento di &chumpeter contrapponendo la concezione procedurale ,liberale. a
quella classica ,populista., affermando che quest'ultima ritiene le opinioni della maggioranza giuste,
mentre quella liberale non le ritiene superiori moralmente, ma solo l'esito di una convenzione tra
attori razionali. La prospettiva procedurale risolve il dilemma tra idea di democrazia come governo
del popolo e realt nella quale sostenuto da elite politiche. Il peso centrale delle elezioni conferma
il primato dei cittadini sul governo ma riduce anche il grado di iniziativa che essi hanno,
riconoscendo apertamente la discrezionalit del governo nel determinare scelte collettive.
Anche se leader e partiti non sono disinteressati alle politiche, devono disporsi per conquistare il
consenso degli elettori per realizzare quanto desiderano.
Le motivazioni degli elettori
:er conoscere le ragioni che inducono gli elettori a votare per un determinato partito bisogna
costruire una mappa delle questioni rilevanti per gli elettori, ricavare una distribuzione delle
opinioni ed esaminare le proposte dei candidati dei partiti. &ono stati compiuti diversi studi empirici
dagli anni >4 da alcuni studiosi statunitensi:
Lazarsfeld ha condotto una ricerca su un campione di =444 elettori dello stato di )hio per le
elezioni del "->4 tra <oosevelt e Lil7ie e successivamente per quelle del "-># tra 6ruman e
DeMe8, al fine di individuare gli elementi sociali e politici che portano cittadini a votare in
determinati modi. Le correlazioni statistiche pi* forti si ebbero tra lavoratori cattolici e voto
democratico e tra ceto medio protestante e voto repubblicano. 1merse anche una tendenza generale
di conoscenza piuttosto schematica della politica e di un elettore medio con motivazioni deboli e
impegno conoscitivo scarso.
0n altro studio empirico di +ampbell sulle elezioni del "-Q3 ed il "-QC rivela che i giudizi degli
elettori sono legati principalmente a programmi sociali, politiche estera e corruzione, anche se
l'elemento decisivo stato costituito dalla personalit dei candidati. Attraverso sondaggi e
dichiarazioni di preferenza su una scala di gradimento, emerge che c' coerenza tra preferenze
dichiarate e scelte elettorali, anche se ci( non spiega le ragioni del voto. !uest'ultimo dipende
dall'interesse personale in un partito, dall'attenzione per i programmi e dal senso di appartenenza a
un determinato gruppo sociale. li elettori hanno predisposizioni al voto di lungo periodo e
determinati di breve periodo. 1lementi di lungo periodo come la predisposizione sociale, la classe e
la religione producono voto stabile. Determinanti di breve periodo come i candidati e i programmi
elettorali generano il voto fluttuante. &i ricava quindi il concetto di identificazione partitica, che
caratterizza un legame degli elettori verso un partito, ereditato principalmente dall'ambiente
famigliare e caratterizzato dalla costanza di voto.
:er quanto riguarda l'Italia, un saggio di :arisi e :asquino analizza le elezioni del "-EC
individuando due tipologie di determinati del comportamento elettorale:
Il voto di opinione, ovvero quello di elettori che scelgono valutando le varie proposte
programmatiche dei partiti e valutando le conseguenze attese delle politiche sul loro gruppo sociale
di appartenenza e il voto di appartenenza, cio quello di elettori che affidano le proprie sorti al
successo di un partito, non facendo derivare la loro scelta da una valutazione comparata ma da una
credenza stabile e diretta tra successo elettorale del partito e soddisfazione personale. &time
sull'incidenza di questi due tipi di voto attribuiscono all'appartenenza un quarto dei voti e
all'opinione pi* di un terzo.
Il ruolo dei partiti
li elettori vedono la politica come fatta di candidati e proposte in competizione, con un'offerta
determinata dai partiti.
In tempi meno recenti i partiti erano usati per ottenere potere politico, con candidature spontanee
nell'elettorato attivo, ma con l'estensione a suffragio universale la scelta del candidato doveva
avvenire tramite un processo decisionale. )ltre ad influenzare il processo elettorale tramite la
nomina di candidati, i partiti contribuiscono anche alla formazione dell'immagine della politica da
parte degli elettori. 2el tempo c' stata l'evoluzione da partiti notabili, caratterizzati da attivazione
solo per candidature e campagne, a partiti di massa, con organizzazione permanente. 0n'evoluzione
del partito comitato e del partito di massa il partito pigliatutto, che vede la tendenza alla
diminuzione dell'identificazione ideologica, il rafforzamento della leadership e la ricerca di consensi
in tutto l'elettorato e non solo in certo gruppo, perdendo la capacit di produrre identificazione. La
strategia elettorale consiste nella ricerca di candidati con qualit attraenti indipendentemente
dall'offerta politica. 0n'ulteriore metamorfosi del partito pigliatutto il cartel part8, caratterizzato da
un rapporto diretto tra partiti e &tato e da un nuovo tipo di relazioni tra partiti con minore
competizione e maggiore collusione, con politici che costruiscono un ceto orientato alla cattura di
benefici e privilegi. &compare la separazione tra membri del partito e sostenitori grazie a nuovi
strumenti di partecipazione come primarie e sondaggi televisivi. &i fa distinzione tra sistemi
bipartitici e pluripartitici. I primi sono caratterizzati da minore conflitto interno e maggiore durata
media, oltre che da una pi* facile individuazione della responsabilit delle politiche e quindi un
maggiore impegno nel rispetto dei programmi elettorali. 6uttavia la correlazione tra l'instabilit e i
governi di coalizione potrebbe essere spuria, ed inoltre non pregiudica la stabilit nel loro azioni
politiche. &artori elabor( un criterio nel quale la dimensione irrilevante, catalogando i partiti
secondo il potenziale di coalizione, nel caso siano possibili alleati della coalizione di governo e
potenziale di ricatto, nel caso in cui abbiano la capacit di influenzare dall'opposizione. 6uttavia
concetti qualitativi sono inadeguati alla ricerca empirica. 9iene quindi introdotta la formula per
calcolare il numero effettivo dei partiti: "OR
n
iN"
p
3
i
Dove : la forza percentuale del partito e la somma estesa tutti i partiti considerati. !uesto criterio
hai il pregio di tener conto della distribuzione del consenso tra i partiti. Altri elementi che
caratterizzano i sistemi di partiti sono le fratture sociali, dove si evidenziano contrapposizioni nelle
politiche socioeconomiche, religiose, culturali, urbano rurali, di sostegno al regime e di politica
estera.
&istemi elettorali
1sistono vari tipi di sistemi elettorali, ma per consuetudine questi devono:
a. +onsentire l'espressione del voto.
b. Definire il modo di aggregare i voti.
c. &tabilire come passare dallo spoglio delle schede alla determinazione del vincitore.
a. il voto:
L'espressione del voto avviene tramite scheda elettorale e il metodo pi* usato il voto singolo, che
consente di indicare all'elettore sono l'alternativa pi* alta del suo ordinamento di preferenza.
6utti i successivi tipi di voto sono varianti del voto multiplo:
-oto bloccato: 2umero dei voti assegnati all'elettore uguale al numero di seggi in palio.
-oto limitato: +onsente l'espressione di pi* di un voto ma inferiore a quello dei seggi in palio.
-oto cumulativo: +onsente la convergenza di pi* di un voto disponibile su un solo candidato.
-oto per approvazione: +onsente di segnare tutti i nomi con considerazione positiva.
-oto ordinale: +onsente l'espressione dell'ordinamento soggettivo dei partiti, come nei casi del -oto
alternativo: gli elettori esprimono un voto ordinale ed vincitore che ha la maggioranza semplice
delle prime preferenze dei votantiG se non c' questa condizione si cancella il candidato con meno
voti e si riassegnano le preferenze indicate per seconde. &i continua cos? fino a quando non sussiste
un vincitore.
-oto a punteggio: Ja corrispondere una serie di numeri in ordine decrescente alla posizione del
candidato nell'ordinamento di preferenza.
b. il collegio:
Il collegio indica l'insieme degli elettori in una data elezione. La divisione in collegi induce i
rappresentanti eletti a considerare gli interessi specifici degli elettori e da essa dipende una
distorsione del principio democratico secondo il quale tutti i voti valgono uguali, poich/ in alcuni
collegi essi sono sovrarappresentati e in altri sottorappresentati. )gni collegio attribuisce un
determinato numero di seggi 2. I collegi sono uninominali quando 2N" e plurinominali quando
2P".
c. la regola:
:er dichiarare i vincitori bisogna far corrispondere ai voti degli elettori i nomi dei candidati che
occuperanno i seggi. La divisione avviene secondo due tipi di regole: maggioritarie e proporzionali.
Al primo gruppo appartengono le regole della
)aggioranza relativa, che applicata sia a collegi uninominali che plurinominali e consiste nel
dichiarare vincitore chi ha ottenuto pi* voti e della
)aggioranza semplice, dove dichiarato vincitore chi riceve pi* del Q4S dei voti e pu( essere
applicata solo a collegi uninominali.
In caso di regole maggioritarie poich/ collegi uninominali non consentono la rappresentazione di
pi* di un opinione deve essere limitato il numero di voti per elettore per evitare sovra
rappresentazioni della maggioranza. 6uttavia anche in caso di voto singolo possono esserci
distorsioni nella rappresentanza.
Le regole proporzionali si avvalgono del metodo della quota del metodo dei divisori.
.uota: 2umero di voti da raggiungere in un collegio per ottenere un seggio.
.uota di /are: in un collegio con 9 elettori ed 2 seggi c' in palio il rapporto tra 9 e 2: q
n
NT9O2U
0n partito con ; voti ricever ;Oq
n
seggi.
1s: "44.444 voti, # seggi, partito A =>.444 voti:
"44.444O#N"3.Q44
=>.444O"3.Q44N 3,EN3 seggi
I successivi seggi si assegnano calcolando i resti pi* grandi, tuttavia questo metodo favorisce i
partiti pi* piccoli. :er evitare questa distorsione si utilizza la
.uota di 0roop: Data dalla parte intera della somma di " pi* rapporto tra il numero dei votanti del
collegio e quello dei seggi in palio aumentati di ": T"I9O,2I".U
!uesti metodi assegnano i seggi in modo proporzionale ma l'assegnazione non monotona ,con
l'aumento dei seggi potrebbero diminuire i seggi dati a un partito.. !uesto difetto viene corretto
applicando metodi del tipo di divisori come il
)etodo d'/ondt: I seggi in palio sono distribuiti alle liste dividendo i voti ottenuti per ", 3, =...
ottenendo una tabella di quozienti e assegnando i seggi ai numeri pi* alti in tabella.
Le regole proporzionali si applicano solo a collegi plurinominali.
CAPITOLO 7
LA COMPETIZIONE ELETTORALE
La teoria spaziale delle elezioni
DoMns formula un modello di democrazia come competizione elettorale dove gli attori sono gli
elettori e i partiti, cercando di individuare gli incentivi che muovono gli attori. :er far ci( introduce
due ipotesi fondamentali:
". li elettori sono interessati al benessere che pu( derivare dalle politiche dei partiti.
3. L'interesse dei partiti rivolto ai voti.
li elettori cercando quindi di massimizzare il redditoKutilit, ovvero i benefici ottenuti meno i costi
sostenuti. Il voto richiede una comparazione dei vari redditiKutilit, ma l'informazione limitata
dalla scarsa informazione degli elettori. I partiti quindi cercano tramite campagne elettorali di
promuovere le rispettive ideologie, ovvero un insieme coerente di asserzioni intorno a come
dovrebbe essere la societ ideale. L'importanza dell'ideologia deriva dall'incertezza dovuta alla
scarsa informazione degli elettori. La difficolt dei partiti sta nel formulare un'ideologia che
raggiunga il massimo dei consensi. ;entre per gli elettori sufficiente capire qual la proposta che
massimizza la loro utilit, i partiti devono trovare il programma ottimale anche rispetto a quello dei
concorrenti. I partiti sono impegnati quindi in un'arena di scambio di elementi del programma in
cambio di voti e un'arena competitiva con gli altri partiti per la conquista degli stessi.
Il modello spaziale di DoMns afferma che il valore della variabile ideologica collocabile in uno
spazio destraKsinistra unidimensionale e le preferenze degli elettori sono rappresentate da una
funzione di utilit a un solo massimo che decresce simmetricamente allontanandosi dal loro punto
ideale. &ervendosi della teoria dei comitati, poich/ la distribuzione dei punti ideali in uno spazio
unidimensionale conduce a una posizione mediana, questa sar, teoricamente, la posizione che
cercheranno di assumere i partiti che non sono interessati all'ideologia ma solamente ai voti.
+onvergenza programmatica nei sistemi bipartitici
L'elettore vota per il partito con l'ideologia pi* vicina al suo punto ideale, ma ci( non dipende dalla
funzione di utilit dell'elettore, ma solo dal fatto che sia simmetricamente decrescente rispetto al
punto di massimo ,pag.3"E.. In generale, il partito che si assicura il voto degli elettori mediani
vince la competizione elettorale.
Introducendo l'ipotesi del modello procedurale di &chumpeter che afferma che i partiti puntano a
vincere le elezioni conquistando voti, si deduce che il loro punto focale dato dalla convergenza
verso la posizione mediana dell'elettorato, che rappresenta quindi l'equilibrio di 2ash. In un sistema
bipartitico quindi la convergenza delle proposte elettorali data dalla tendenza a ridurre la distanza
tra proposte per avvicinarsi alle preferenze degli elettori mediani.
Le ipotesi che consentono questo risultato sono:
". I partiti si muovono liberamente nello spazio ideologico.
3. li elettori votano sempre per il partito pi* vicino al loro punto ideale.
=. li elettori sono interessati solo ai programmi.
>. Il sistema partitico costituito da due soli partiti.
:artiti come organizzazioni
2ei partiti reali la prospettiva di vincere le elezioni non l'unica ragione che guida le loro strategie.
Difatti essi hanno anche interessi non strumentali per le ideologie e i programmi, non si possono
quindi spostare a piacimento sull'asse destraKsinistra alla ricerca del consenso.
&i dicono caratteristiche ascrittive quelle che non sono scelte nel breve periodo della campagna
elettorale ma che identificano distinguono in partito, come la cultura e la dottrina. !ueste
caratteristiche determinano l'identificazione partitica da parte degli elettori. 0n ruolo fondamentale
svolto dagli attivisti, cio membri attivi che cercano di far conoscere le idee del partito presso gli
elettori. Il leader quindi combattuto tra una campagna elettorale che si avvicini al punto mediano
dell'elettorato e la soddisfazione delle politiche enunciate dagli attivisti che potrebbero diminuire il
loro impegno politico, e quindi i voti al partito, in caso di allontanamento dalle stesse.
)gni partito deve quindi conciliare la variabile dell'intransigenza, ovvero la disposizione degli
attivisti a tollerare discostamenti dalle loro posizioni ed estremismo, ovvero la distanza tra la
posizione degli attivisti e quella dell'elettore mediano ,pag.33>.. Dall'interazione tra i modelli si
evidenzia che i partiti non hanno convenienza a ricercare una posizione pi* vicina all'elettore
mediano maggiore di quanto gli attivisti siano disposti a tollerare.
li attivisti hanno un'effetto sugli equilibri competitivi:
' detta alienazione la diminuzione di utilit nel votare per un partito che si allontana dal proprio
punto ideale. La strategia dei partiti dipende dall'intransigenza degli attivisti e dall'alienazione degli
elettori:
&ono detti rigidi partiti con intransigenza maggiore dell'alienazione, mentre sono flessibili quando
gli attivisti sono meno sensibili degli elettori agli scostamenti delle posizioni ideali.
2ella competizione tra due partiti rigidi la strategia migliore arroccarsi nella posizione deliberata
dagli attivisti.
In presenza di due partiti flessibili l'equilibrio di convergenza dei programmi elettorali nel punto
competitivo del sistema.
In presenza di un partito rigido e uno flessibile al partito rigido converr arroccarsi nella posizione
degli attivisti e a quello flessibile scegliere il programma che pi* si avvicina all'elettore mediano.
Astensione e partecipazione: quando e perch/ si vota
L'azione degli attivisti non l'unica ragione che pu( indurre i partiti a non convergere verso la
posizione degli elettori mediani. 0n altro motivo dato dalla percentuale di astensionismo nelle
elezioni.
L'astensione si distingue in astensione per indifferenza, dove gli elettori non votano perch/ non
percepiscono una differenza tra proposte politiche ed astensione per alienazione dove non si vota
perch/ le proposte elettorali sono troppo distanti dal proprio punto ideale. 2el primo caso l'effetto
sui partiti identico, quindi nessuno ha interesse a cambiare dalla posizione mediana. 2el secondo
caso, se la distribuzione di preferenze asimmetrica, i partiti avranno interesse a spostarsi dalla
mediana alla moda. 6uttavia l'alienazione dell'elettorato deve essere sufficientemente forte e diffusa
per essere presa in considerazione dai partiti. &eguendo il principio razionale di analisi dei costi
benefici e della probabilit che il proprio voto sia decisivo, l'elettore dovrebbe teoricamente
astenersi dal voto. !uesto principio prende il nome di paradosso della partecipazione.
0na prima replica a questa ipotesi si basa sul fatto che lettore non vuole massimizzare l'utilit attesa
ma minimizzare il massimo rimpianto.
0n'altra ipotesi fa riferimento alla prospect theor8 affermando che gli individui sovrastimano le
probabilit molto piccole ,pag. 3="..
&i tiene anche conto del fatto che le elezioni non siano solo a livello nazionale ma anche di
circoscrizioni locali e che quindi pochi voti possono risultare decisivi.
0n modello alternativo afferma che gli elettori non hanno interesse sono alla vittoria e alla sconfitta
del partito ma sono interessati anche all'offerta di incentivi selettivi.
Il costo della partecipazione pu( essere scomposto in due:
il costo fisico per recarsi al seggio e il costo in termini di tempo per esprimere un voto informato.
!uest'ultimo varia da elettore a elettore.
L'analisi della partecipazione considera anche le interdipendenza tra le valutazioni degli elettori,
poich/ se tutti gli elettori considerassero i costi maggiori dei benefici nessuno voterebbe, ma in tal
caso anche un solo voto risulterebbe decisivo, quindi la situazione non stabile. 1lettori razionali
quindi si rendono conto che i benefici del voto dipendono dal comportamento degli altri.
0n'altro approccio riconosce che il voto non solo il risultato dei benefici attesi moltiplicati per la
probabilit di risultare decisivo con la sottrazione dei costi, ma bisogna aggiungere una componente
data dal piacere di prendere parte ad un evento importante ed espressivo come la votazione.
Il ruolo dei valori nella competizione partitica
Il voto degli elettori influenzato, oltre che dalle ideologie e dai programmi, anche da aspetti
simbolici come il carisma di un leader o la reputazione di onest dei membri del partito. Il giudizio
degli elettori dipende quindi sia dai vari interessi rappresentati, che sono differenti da elettore ad
elettore, sia da valori considerati comuni sui quali tutti gli elettori hanno le stesse credenze.
2ella competizione elettorale quindi assumono importanza due questioni:
.uestioni di polic1: oggetto della scelta ideologica dei partiti e sui quali gli elettori hanno
preferenze diverse.
.uestioni di valore: non scelte dai partiti ma attribuite dagli elettori che condividono un giudizio
verso chi ne dotato.
Le questioni di valore possono risultare decisive poich/, a parit di programma, l'elettore preferir
votare per il partito considerato pi* onesto. ;a la distanza dal punto ideale dell'elettore non pi* la
sola variabile della curva di utilit perch/ dipende anche dai valori. :u( quindi capitare che un
elettore voti un partito pi* distante dal suo punto ideale perch/ prevalente sul piano valoriale
,pag.3=#..
I partiti sono quindi distinti orizzontalmente in base all'offerta ideologica e verticalmente in base
all'idea che hanno gli elettori dei valori condivisi. !uesta teoria riesce spiegare eventi elettorali
come la vittoria di partiti estremisti in momenti particolari di tensione politica come la vittoria di
<eagan nel "-#4 o quella di Bitler negli anni =4.
+ompetizione sui valori: @negative campaigningA
I partiti presentano proposte ideologiche per conquistare voti e ottenere il potere. 6uttavia, i valori
hanno un ruolo importante nella vittoria elettorale e la competizione si svolge anche su valori
condivisi oltre che ideologici. 0n partito, avendo risorse limitate, dovr decidere se competere
orizzontalmente o verticalmente.
2el caso di larga differenziazione ideologica i partiti sono incentivati a competere orizzontalmente
poich/ una vittoria sui valori offre meno incentivi in termini di voti rispetto a una vittoria sulle
ideologie.
!uando invece i partiti sono vicini sull'asse destraKsinistra, sono incentivati a competere
verticalmente poich/ i voti contesi sono pochi e un'affermazione sui valori pi* remunerativa. I
valori condivisi sono solitamente l'onest morale, la competenza e la coesione sociale. I partiti
possono quindi cercare di convincere gli elettori di avere queste doti, oppure cercare di convincerli
che gli avversari non le abbiano. !uest'ultima strategia, ovvero la denuncia dell'inadeguatezza degli
avversari, prendi il nome di negative campaigning. !uesto un tema a cui gli elettori sono
particolarmente sensibili poich/ un buon modo per controllare se i partiti perseguono i valori
condivisi.
+ompetizione nei sistemi pluripartitici
2ei sistemi bipartitici i risultati stabiliti cambiano, poich/ la conquista dell'elettore mediano non
pi* la strategia vincente e la convergenza ideologica non pi* un equilibrio di 2ash.
2ell'analisi multipartitica si distingue in:
Partiti interni: !uelli posizionati tra altri concorrenti.
Partiti periferici: !uelli che non sono interni.
$rea di consenso di un partito: &pazio dei punti ideali degli elettori che votano quel partito.
I partiti interni hanno aree di consenso delimitate a sinistra destra mentre quelli periferici si
estendono fino alle estremit dello spazio ideologico.
L'area di consenso di un partito formata dall'unione dell'ala sinistra e dell'ala destra, ovvero delle
aree di consenso degli elettori che hanno preferenze a sinistra alla destra della proposta elettorale.
I partiti accoppiati sono due partiti che si accostano alla stessa posizione ideologica.
Teorema di e'uilibrio per un sistema pluripartitico: 2ella competizione tra un qualunque numero di
partiti le posizioni sono un equilibrio di 2ash se e solo se:
a. i partiti periferici sono accoppiati
b. l'area di consenso di un partito non minore dell'ala sinistra o destra dell'area di consenso di
qualche altro partito ,pag.3>#..
2el caso di sistemi pluripartitici la campagna negativa risulta pi* vantaggiosa con la prossimit tra
partiti, ma solo per i partiti d'opposizione e solo contro partiti di governo che sono loro contigui
,pag 3Q4..
+i( richiede una suddivisione dei partiti in uno spazio ideologico destraKsinistra che pu( essere
svolto con vari metodi:
+odificando le dichiarazioni elettorali dei partiti, dove vengono enunciati i punti di vista.
6ramite metodi di computazione automatici delle espressioni verbali anche da documenti
diversi dai programmi elettorali, come discorsi del leader.
Analizzando le votazioni dei parlamentari e ricostruendo le preferenze di voto dal loro
comportamento singolo, riuscendo anche ad analizzare la disciplina interna, l'affiliazione
partitica e le fratture politiche o religiose.
L'interrogazione di esperti, in modo qualitativo tramite interviste o in modo quantitativo
distribuendo questionari.
CAPITOLO 8
LE ISTITUZIONI RAPPRESENTATIVE
Il circuito rappresentativo
Le elezioni per essere efficaci richiedono che alla regola democratica della maggioranza siano
affiancati altri strumenti come potere d'agenda e sistemi elettorali. Le elezioni inoltre influenzano
l'esito della delega di attualit da parte del governo.
L'analisi delle istituzioni rappresentative cerca di stabilire in che modo esse si influenzano a vicenda
nel processo che porta alla stesura e all'attuazione delle leggi.
Il voto degli elettori comunemente usato per = ragioni:
". Definire la composizione del parlamento.
3. 2ei sistemi presidenziali definisce anche l'elezione del presidente, sia indiretta come negli
&tati 0niti, che diretta come in Jrancia.
=. :er prendere decisioni specifiche tramite temi popolari, con il referendum.
&pesso nei regimi parlamentari, come in Italia, l'esecutivo deve avere la fiducia del :arlamento per
rimanere in carica. +i( non richiesta nei sistemi presidenziali, dove tuttavia comunque
necessaria la maggioranza per approvare le leggi.
2ei regimi parlamentari l'agente dell'elettore il :arlamento, di cui l'esecutivo a sua volta agente,
mentre nei regimi presidenziali sono entrambi agenti dell'elettorato.
I partiti svolgono sia un ruolo istituzionale, coordinando il sostegno al governo, sia eFtra
costituzionale, formando liste elettorali per presentare programmi. 2el caso di sistema bipartitico la
maggioranza coesa, nel caso di sistema multipartitico si sviluppano competizioni tra partiti di
maggioranza che minano la stabilit e durata del governo. &pesso per governare quindi necessaria
una coalizione di maggioranza, data dalla partecipazione di un partito il governo.
I governi di minoranza si distinguono in:
Governi di minoranza formale: Il gabinetto costituito da una coalizione minoritaria che tuttavia ha
una maggioranza parlamentare stabile legata un programma.
Governi di minoranza sostanziale: &ostenuti in :arlamento da una coalizione che non ha la
maggioranza, hanno quindi sostegno parlamentare incerto.
I governi di maggioranza si distinguono in:
Coalizione minima vincente: !uando l'esclusione di un partito la trasforma in coalizione di
minoranza.
Coalizione eccedente: &ussiste quando non tutti partiti sono necessari per formare una maggioranza.
overni minoritari non sono n/ eccezionali n/ instabili. La durata di un governo pu( essere
identificata in vari modi, con il cambio del primo ministro, con quello del gabinetto dei ministri o
con le dimissioni.
Il :arlamento dibatte le proposte di governo, ne avanza di proprie e decide a maggioranza quali
approvare. La sua struttura pu( essere unicamerale o bicamerale, con quest'ultima prevalente. 2el
caso di bicameralismo con camere con funzioni simili si parla di bicameralismo simmetrico, nel
caso contrario di bicameralismo asimmetrico. L'organizzazione dell'attivit parlamentare comporta
l'attivit delle commissioni che esercitano giurisdizione esclusiva in specifici settori di politica.
L'attivit dell'esecutivo inoltre diretta sia verso il :arlamento, che verso l'amministrazione
pubblica che ha il compito di trasformare le decisioni prese nel :arlamento in azioni.
La burocrazia pubblica quindi l'agente operativo dello &tato. Il potere burocratico ha alcune
caratteristiche principali:
L'esercizio continuato.
Definizione precisa della giurisdizione degli uffici.
:rincipio della gerarchia.
I funzionari non sono proprietari dei mezzi materiali necessari.
La conformit agli atti amministrativi.
!ueste caratteristiche implicano la necessit della delega dei poteri dai livelli pi* alti a quelli pi*
bassi e la discrezionalit di ogni livello.
Infine si ha la percezione da parte degli elettori dei costi e dei benefici ricavati delle politiche che
costituiranno la base per il voto successivo.
:oteri di veto delle istituzioni
0na proposta legislativa diventa legge solo se ha la maggioranza di voto in :arlamento.
!uest'ultimo ha quindi potere di veto, ovvero la capacit di impedire il cambiamento dello status
quo. !uesto potere condiviso con altre istituzioni come il presidente della <epubblica e la corte
costituzionale in Italia e il presidente negli 0&A. Il potere pu( essere anche informale, come quello
dei sindacati dei lavoratori o dei partiti politici che formarono una coalizione minima vincente,
poich/ hanno un'influenza sostanziale ma non formale.
Il veto pla8er quindi un attore individuale o collettivo dotato di poteri di veto, quindi in grado di
impedire cambiamenti dello status quo.
6sebelis espone la teoria dei veto pla8er:
&e ogni attore politico ha una funzione di utilit nello spazio bidimensionale con un punto ideale e
contorni circolari, sar disposto a cambiare lo status quo solo se la nuova proposta interna al suo
contorno di indifferenza ,pag. 3E-.. Il cambiamento sar quindi possibile solo nell'area condivisa da
tutti i veto pla8er.
2inset dello status 'uo: Area delimitata dall'intersezione di tutti contorni di indifferenza di tutti i
9eto pla8er che partecipano alla decisione collettiva a partire dallo status quo ,pag. 3#4.. La
decisione pu( quindi essere presa solo all'unanimit e il triangolo con vertici nei punti ideali dei
veto pla8er ha due propriet:
Dato un punto : interno triangolo non ne esiste un altro preferito all'unanimit dai veto
pla8er, l'area del triangolo quindi un insieme di ottimi paretiani.
:er ogni punto esterno al triangolo ne esiste almeno uno interno preferito all'unanimit.
nsieme di pareto: Luogo dei punti dello spazio politico che attori con funzioni a un solo massimo
non possono battere votando all'unanimit.
&e lo status quo non appartiene all'insieme di pareto esistono punti del Minset preferiti all'unanimit
dai veto pla8er. &e invece lo &! appartenesse all'insieme non sarebbe possibile modificarlo e la
situazione sarebbe stabile. La grandezza dell'insieme di pareto quindi l'indice della stabilit delle
politiche, poich/ individua situazioni che non possono essere cambiate. Il Minset invece individua
punti preferiti rispetto allo &!. !uindi la grandezza dell'insieme di pareto e piccolezza dell'Linset
dello status quo sono indicatori della stabilit delle politiche e quanto pi* il Linset contiene punti
lontani dall'insieme di pareto, tanto pi* sono possibili riforme rilevanti.
Aumentando il numero di 9eto pla8er pu( aumentare l'insieme di pareto e diminuire il Linset, ma
l'ingresso del nuovo veto pla8er pu( anche risultare ininfluente, in questo caso si parla di veto
pla1er assorbito: un qualunque veto pla8er la cui presenza non influenza la stabilit delle politiche.
:ossono sussistere anche veto pla8er con punti ideali esterni all'insieme di pareto ma che non
modificano il Linset dello status quo. L'allontamento di un veto pla8er dal punto ideale degli altri
riduce il campo delle riforme possibile ,aumenta l'insieme di pareto e diminuisce il Minset dello
status quo..
<egimi parlamentari e presidenziali: il potere d'agenda
nei regimi presidenziali c' un veto pla8er in pi* Kil presidenteK rispetto ai regimi parlamentari. +i(
rende le decisioni pi* complesse e con minor spazio per le riforme politiche. L'affermazione che i
regimi presidenziali siano pericolosi per la democrazia ha una validit esclusivamente statistica
poich/ non tiene conto del valore dato alle istituzioni democratiche e ha esempi come quello degli
0&A.
:er quanto riguarda l'individuazione dei veto pla8er, poich/ in Italia sono i due rami del parlamento
e che spesso sono composti dalla maggioranza parlamentare, la coalizione dei partiti che formano la
stessa costituisco l'unico veto pla8er effettivo. !uando le maggioranze sono +;9 ciascun partito
un veto pla8er. 2el caso del regno unito il partito al governo l'unico veto pla8er, mentre nel caso
degli stati uniti i veto pla8er sono =: i due rami del parlamento e il presidente.
:ossono anche sussistere veto pla8er occasionali, come il presidente della repubblica in Italia in
momenti di crisi di governo, o la corte costituzionale quando deve decidere sulla costituzionalit di
una legge emendata, o infine qualunque gruppo di potere che riesca a esercitare pressioni
abbastanza ampie da influenzare le politiche del governo.
La differenza pi* rilevante tra regimi parlamentari e presidenziali sull'influenza del processo
decisionale riguarda il potere d'agenda. L'attore che ha la possibilit di scegliere per primo riuscir a
scegliere un punto del Minset pi* vicino al proprio punto ideale. Il potere d'agenda quindi tanto
pi* grande quanto maggiore il Minset, mentre nullo nella situazione in cui non possibile un
cambiamento dello status quo. +on l'introduzione di un terzo veto pla8er il potere d'agenda risulta
ulteriormente ridotto, mentre se un veto pla8er ha potere d'agenda e proprio punto ideale all'interno
del Minset potr imporlo agli altri.
"trategia dell'agenda setter:
". individuare il Minset di tutti gli altri veto pla8er
3. scegliere la politica pi* vicina al proprio punto ideale dentro quell'insieme
:oich/ nei sistemi presidenziali c' un veto pla8er in pi* il potere d'agenda conter di meno. Difatti
il potere d'agenda nei regimi parlamentari si trova in mano all'esecutivo, mentre in quelli
presidenziali pi* condiviso tra esecutivo e legislativo.
6uttavia ci sono rilevanti differenze per quanto riguarda l'influenza del potere d'agenda nei regimi
parlamentari, a seconda dei tipi di coalizioni di governo presenti:
Coalizioni minime vincenti: disaccordo tra esecutivo e legislativo meno probabile, perch/ i partiti
della maggioranza coincidono con quelli di governo e una dissociazione condurrebbe a una crisi
parlamentare
Coalizioni eccedenti: il potere d'agenda meno forte che nel caso precedente poich/, seppur una
defezione non farebbe venir meno la maggioranza, solitamente si cerca un accordo tra partiti prima
di presentare una proposta in parlamento.
Coalizioni di minoranza: la sua permanenza dipende solo dalla sua posizione nello spazio politico e
pu( quindi scegliere il sostegno parlamentare in diverse direzioni. 2el caso in cui ci sia un solo
grande partito questo risulta l'unico veto pla8er che pu( quindi avere un potere d'agenda addirittura
superiore a quelli esposti precedentemente.
Il potere di definire l'agenda quindi la variabile chiave da cui dipende l'iniziativa legislativa delle
istituzioni del governo.
Jederalismo, bicameralismo, maggioranze qualificate
0n aspetto rilevante la struttura unitaria o federale dello stato. Il federalismo implica il
decentramento di molte importanti decisioni politiche e richiede la presenza di istituzioni in grado
di:
Affrontare problemi comuni di un gruppo di unit politiche, organizzandole in uno stato.
:reservare l'identit delle unit competenti.
:er mantenere questo equilibrio gli stati federali adottano strumenti di due tipi:
una seconda camera che rappresenti le unit federate e dotata di potere di veto e il ricorso a
maggioranze qualificate per prendere decisioni. <icorso a regole di voto come quella dell'unanimit
servono a garantire le unit che compongono lo stato contro decisioni che ledono i loro interessi.
2ella teoria dei veto pla8er il voto a maggioranza qualificata o all'unanimit e una seconda camera
dotata di potere di veto rende pi* difficile il cambiamento delle politiche. :oich/ il federalismo si
pu( avvalere di una seconda camera c' una forte correlazione tra bicameralismo e federalismo. 2el
caso di bicameralismo simmetrico entrambe le camere hanno potere di veto e quindi sar pi*
difficile cambiare le politiche, mentre in quello asimmetrico le possibilit di cambiamento sono
maggiori. 2el caso di regola della maggioranza qualificata la possibilit di cambiamento ancora
pi* ridotta che nel caso di bicameralismo forte.
Core di una regola decisionale: l'insieme dei punti dello spazio politico che non possono essere
cambiati con quella data regola.
+on la regola dell'unanimit il core l'insieme di :areto, ma lo stesso concetto pu( essere esteso a
qualsiasi regola, cos? si avr il core di una maggioranza qualificata o semplice. L'introduzione di
una seconda camera e di maggioranze qualificate aumenta la stabilit delle politiche ,diminuendo la
possibilit di cambiamento.. 2el bicameralismo quindi le riforme si possono affermare solo nella
parte di Minset dello status quo esterna al core bicamerale. 2elle due camere il punto scelto sar pi*
vicino al punto ideale dell'attore che detiene il potere d'agenda.
<eferendum
0n'altra delle istituzioni rappresentative il referendum. ' un esercizio di democrazia diretta
interno ai sistemi rappresentativi, adottabile in via eccezionale per assegnare potere decisionale al
voto popolare. La teoria dei veto pla8er analizza il referendum svolto in uno spazio bidimensionale.
Le preferenze del popolo probabile che non coincidano con quelle del parlamento, a causa di
distorsioni nella rappresentanza. Inoltre i veto pla8er tradizionali possono scomparire per far spazio
ad altri come la corte costituzionale in Italia. Il referendum pu( offrire a qualche attore politico
l'opportunit di orientare la decisione diversamente rispetto a come avverrebbe col processo
normale. %isogna stabilire se i referendum sono obbligatori o attivabili da qualche attore e chi
l'attore che pu( attivare i referendum, poich/ da ci( dipendono gli effetti del referendum. In
sostanza, bisogna stabilire chi regola il potere d'agenda. &e un veto pla8er ha il potere di indire un
referendum, ci si pu( trovare di fronte a due scenari:
presidenziale, dove sono possibili tutte le alleanze
parlamentare, dove la coalizione di maggioranza stabile
2el caso di scenario presidenziale l'agenda setter pu( ottenere risultati migliori rispetto all'indizione
del referendum scegliendo di accordarsi con partiti pi* vicini al suo punto ideale. &e invece nessuna
coalizione potesse garantirgli un risultato migliore verr indetto un referendum.
2el caso di coalizione stabile la soluzione interna al sistema di pareto e non c' quindi possibilit
di scostarsi dalla decisione presa e il risultato sar quindi conseguito con o senza referendum.
2el caso in cui l'agenda sia concessa a qualsiasi organizzazione, gruppo di elettori o partito, solo le
proposte pi* vicine al punto ideale dell'elettorato hanno possibilit di affermarsi. &e invece i
detentori del potere d'agenda sono ridotti e gli elettori disinformati, le decisioni potranno essere
molto lontane dal punto ideale degli stessi.