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STATI UNITI E GIAPPONE: DUE NUOVE POTENZE MONDIALI.

-Lo sviluppo industriale negli Stati uniti.


Nell'ultima parte del XIX secolo si svilupparono Stati Uniti e Giappone, nuove
potenze accanto all'Europa, in grado si superarla nel giro di un secolo.
Arrivarono a questo traguardo grazie ad un intenso processo di
industrializzazione.
Gli Stati Uniti seguirono un percorso 'classico',la costruzione di ferrovie favorì
l'industrializzazione che trovava sul territorio le materie prime
necessarie,l'agricoltura era facilitata dagli immensi spazi dell'ovest.
La scarsità del lavoro fu risolta dall'immigrazione di 35 milioni di europei tra il
1840 e il 1924. I lavoratori erano dotati di bassissima specializzazione, come
richiesti dalle fabbriche che sempre più seguivano i principi di Taylor.
In anticipo rispetto all'Europa, si svilupparono le corporations, gruppi industriali
alle quali il governo cercò di opporsi con una rigida legislazione antitrust che
doveva impedire la concentrazioni di più società in grado di controllare il
mercato.

-Il sistema politico e il movimento operaio.


I repubblicani furono i rappresentanti di industriali e imprenditori agricoli nord-
occidentali, sostenitori di una politica liberista e dell'impegno dello stato nella
costruzione di infrastrutture che garantissero l'unificazione dell'intera nazione.
La presidenza repubblicana durò dal 1860 al 1912.
Dagli anni '70 del XIX secolo, si sviluppò anche qui un agguerrito movimento
operaio che portò a una serie di scioperi. Il primo fu quello dei ferrovieri
avvenuto nel 1877 a cui susseguirono altri, tra cui quello del 1884-1886 dove
si protestò per ottenere le 8 ore di lavoro e che si concluse con l'impiccagione
dei dirigenti che avevano guidato la protesta (1 maggio).
Si andavano sviluppando due tendenze nel movimento operaio: uno era quello
legato alla tradizione del sindacalismo britannico e che mirava
all'organizzazione dei sindacati per mestiere, il secondo -di ispirazione
marxista- mirava alla solidarietà di tutti i lavoratori superando le barriere
professionali.
Il massimo esponente del primo gruppo fu Samuel Gompers, fondatore dell'Afl
nata nel 1886, si trattava di un sindacato corporativo di cui facevano parte gli
operai bianchi specializzati di più antica immigrazione.
Il secondo gruppo (Iww) teorizzava un sindacalismo di massa. Qui confluirono
operai senza mestiere e immigrati dell'Europa meridionale (fra cui italiani).

-Theodore Roosvelt: riformismo e imperialismo.


Nonostante l'importanza sempre maggiore del movimento operaio, la
rappresentanza politica dei lavoratori rimaneva sotto il controllo di democratici
e repubblicani.
Emersero in questi anni i populisti (che rappresentavano le masse contadine), i
progressisti (ala riformatrice del vecchio partito repubblicano) e il partito
socialista.
Queste trasformazioni politiche avvennero durante le presidenze di T. Roosvelt
(1900-08).
In questi anni ci si impegnò affinchè le grandi masse si riavvicinassero al
partito repubblicano, si tento poi di ridimensionare l'enorme potere delle
corporations con una decisa poltica antimonopolistica.
Alle elezioni successive (1912), però, venne eletto T.N Wilson, democratico.
In questi anni gli Stati Uniti si riallacciarono alla dottrina del presidente J.
Monroe enunciata nel 1823, contraria all'ingerenza dell'Europa nei territori
dell'America centrale e meridionale che esprimeva l'intento statunitense di
esercitare la propria egemonia su questi territori.
Questo fenomeno prese il nome di panamericanismo.
Nel 1895, volendo estendere la propria sfera di influenza su Cuba, gli Stati Uniti
intervennero accanto alla popolazione isolana contro la madrepatria Spagna,
che venne sconfitta.
Cuba ottenne una dipendenza 'formale' perchè di fatto gli Stati Uniti
intervenivano nella sua vita politica.
Acquisendo come protettorato Panama, Gli Stati Uniti portarono a termine
(1916) la costruzione del canale che univa Oceano Pacifico a Oceano Atlantico
(Stretto di Panama).

-Giappone: il peso delle strutture feudali e la 'rivoluzione' del 1868.


Fino alla metà dell'800 il Giappone era un paese feudale dominato da più di
duecento anni dai Tokugawa,importante dinastia di signori feudali che aveva
esautorato l'imperatore e che aveva imposto al paese un completo isolamento
dal mondo vietando qualsiasi penetrazione sociale e culturale estera nel paese.
Nel 1853,quando una flotta della marina americana forzò la chiusura del
Giappone imponendogli uno scalo commerciale,il paese nipponico si rivelò
terra di non facile conquista.
Nel 1868 venne abbattuto il potere de Tokugawa e ridimensionato quello dei
daimyo (i grandi proprietari terrieri). Venne restaurata l'autorità
dell'imperatore e il nuovo governo avviò un intenso programma di sviluppo
economico che favoriva le attività imprenditoriali.
L'accumulazione di capitali avvenuta fino a quegli anni da parte dei daimyo,
venne orientata verso l'industrializzazione forzata del paese.

-Rivoluzione industriale e continuità della struttura sociale.


Una delle grandi differenze rispetto ai paesi europei e agli Stati Uniti, sta nel
fatto che pur avvenendo una rapida industrializzazione del paese, la struttura
sociale e la cultura persistente non vennero modificate in modo radicale.
Il motivo stava nel fatto che la società nipponica si presentava disciplinata e
obbediente alla gerarchia. La società giapponese aveva sempre accettato il
fatto che le ricchezze fossero esclusiva di pochi e accettò senza discutere che il
capitalismo moderno venisse edificato in mezzo a rapporti ancora feudali.
Prima della guerra del 1942, 15 famiglie (zaibatsu) rappresentavano più
dell'80% dei capitali giapponesi. Queste famiglie-industriali rappresentavano
l'equivalente dei daimyo-proprietari terrieri.
Le imprese che nacquero in quest'epoca, conservarono una struttura familiare,
una mistura di feudalesimo e paternalismo.

-Il sistema politico giapponese.


Questo tipo di società giustifica il fatto che la monarchia assoluta, fondata su
un forte potere oligarchico, non incontrò mai opposizioni di rilievo.
La Costituzione del 17 giugno 1868 sanciva la restaurazione imperiale e
consolidava il potere di quella ristretta oligarchia che aveva accettato di
sottomettersi al sovrano. Fu questa classe dirigente a guidare
l'industrializzazione del paese.
Venne istituita la leva obbligatoria, costruito un moderno sistema fiscale e
creato un governo centrale che fosse alle dirette dipendenze dell'imperatore.
Dopo 15 anni dedicati al consolidamento e sviluppo economico, nel 1889
venne scritta una nuova Costituzione che si basava sul modello della
costituzione della Germania guglielmina. Questa nuova Costituzione rafforzava
il potere del mikado (sovrano) e affidava al parlamento un ruolo praticamente
inesistente il cui unico potere era porre il diritto di veto sulle leggi finanziarie.

-L'espansione giapponese verso la Cina.


La rivoluzione del 1868 e le conseguenze economiche e politiche, portarono il
Giappone ad affermarsi in pochi anni come potenza industriale e coloniale.
La richiesta di materie prime, la ricerca di mercati extranazionali e la pressione
demografica spinsero il Giappone a imboccare la via dell'espansionismo
coloniale.
Lo sguardo venne rivolto verso la Cina, che a causa del funzionamento
antiquato e corrotto della macchina statale, aveva poche industrie attive sul
suo territorio e si presentava potenzialmente come un immenso mercato.
Il Giappone riuscì a conquistare dopo un breve conflitto, la Corea,l'isola
Formosa e le isole Pescadores.
La Cina tentò di opporsi a questa condizione ma venne sconfitta dalle truppe
alleate delle nazioni industriali. Queste sconfitte portarono a una vera e propria
menomazione della sovranità nazionale e dinastia e governo divennero
semplici intermediari degli interessi economici delle potenze industriali presenti
sul territorio.
Nel 1904 il Giappone dopo un conflitto con la Russia, riuscì a conquistare la
Manciuria e dopo aver battuto la flotta dello zar, intensificò la penetrazione in
Cina che venne interrotta solo nel 1914 dallo scoppio della guerra.

DALLA DESTRA ALLA SINISTRA.


Una nuova classe dirigente.
-I limiti della politica economica della Destra.
Raggiunto nel 1876 il pareggio di bilancio, un ciclo della storia della politica
italiana poteva dirsi concluso.
Tra il 1861 e 1876 la Destra aveva portato a termine l'unificazione nazionale e
collocato l'Italia nel sistema delle relazioni internazionali. Ora però la distanza
tra i gruppi dirigenti e la società nel suo complesso si stava allargando: la
tassazione eccessiva aveva oppresso il paese, sopratutto le classi più povere,
la Destra non rappresentava interessi e bisogni del nuovo ceto industriale.
La politica liberoscambista della Destra aveva consolidato uno sviluppo
agromanifatturiero dove l'industria svolgeva un ruolo solo complementare
concentrato nella produzione di semilavorati tessili destinati all'esportazione.
Questo modello si affermò in questi anni perchè la Destra era espressione della
classe dirigente italiana rappresentata in massima parte da grandi proprietari
fondiari che non riuscivano a immaginare un ruolo diverso dalla semiperiferia
agraria per l'Italia.

-Crisi delle manifatture centro-meridionali e sviluppo di nuovi ceti industriali.


La scelta liberista se da un lato aveva incoraggiato l'esportazione di derrate
agricole e dei prodotti tessili, aveva sottoposto le deboli industrie italiane al
confronto con quelle d'oltralpe.
Di questa situazione se ne approfittarono i produttori di vino,seta,olio che
videro crescere le domande per i loro prodotti.
I contraccolpi di questa politica furono però numerosi.
Le manifatture centro-meridionali non resistettero al confronto con quelle
europee: le più obsolete vennero espulse dal mercato e gli investimenti nel
settore industriale divennero nulli.
Resistette a questa situazione e andò a consolidarsi solo l'industria tessile
padana che si avvantaggiò della maggior vicinanza con i paesi importatori e del
crescere del mercato urbano.
Milano,Genova e Torino cominciarono ad avere i tratti delle moderne città
industriali,qui nacquero la nuove iniziative industriali di diverso genere (Cirio,
Ansaldo, Pirelli...) e i primi istituti bancari.
-L'emergere del nuovo ceto industriale e la crisi della Destra.
Lo sviluppo delle ferrovie anche in Italia, favorì la costruzione di locomotive che
anche se in numero irrilevante,movimentò l'industria italiana.
Andò a formarsi una nuova aristocrazia finanziaria costituita da proprietari
fondiari, banchieri e ricchi mercanti che videro nelle compagnie ferroviarie un
settore d'investimento.
In questo contesto nacquero i primi istituti bancari il cui compito era
convogliare verso gli investimenti fondiari le crescenti risorse finanziarie
reperite sul mercato.
Grazie alla formazione di un sistema industriale nell'Italia settentrionale, si
formò un nuovo ceto che cominciava a esprimere la propria identità e che
iniziò a chiedere allo Stato una politica che li tutelasse e che fosse meno
interessata al pareggio del bilancio e che promuovesse lo sviluppo delle
industrie.
La crisi del governo di Destra esplose nel 1876 dopo che già alle elezioni
politiche di due anni prima la maggioranza si era fortemente ridotta.
Il motivo della crisi e della successiva caduta del governo avvenne sulla
questione delle concessioni ferroviarie: la destra era intenzionata alla
nazionalizzazione del sistema, mentre la sinistra (che rappresentava gli
interessi di banchieri e finanziatori delle ferrovie stesse) si opponeva
fermamente.
La sinistra ottenne la maggioranza parlamentare facendo cadere il governo di
Marco Minghetti, al suo posto la presidenza venne assunta da Agostino
Depretis, imprenditore. Si era realizzata la così detta 'Rivoluzione
Parlamentare'.
-Le componenti sociali della Destra e della Sinistra.
La Sinistra era formata da tre componenti principali: liberali moderati (eredi di
Rattazzi e rappresentati da Depretis), mazziniani moderati (come Cairoli e
Zanardelli) ,pochi estremisti (come Cavallotti) e la sinistra meridionale,
espressione della borghesia del Sud.
La differenza con la Destra non era così definita perchè a causa del basso
numero di elettori, i deputati erano praticamente eletti dal loro gruppo sociale.
La Destra rappresentava gli interessi di ricchi commercianti, imprenditori
agricoli che si riconoscevano nella politica liberista (che consentiva loro di
arrichirsi enormemente esportando i loro prodotti agricoli di pregio) e negli
ideali risorgimentali.
La Sinistra era invece espressione dei ceti più dinamici e sensibili alle nuove
correnti politiche e culturali internazionali.
-Il protezionismo e il programma della Sinistra.
Dopo il 1873 una grande crisi del capitalismo mondiale spinse i paesi
industrializzati ad abbandonare il liberismo a favore del protezionismo.
L'offerta di prodotti agricoli e industriali (settori
cerealicolo,meccanico,tessile),superava la domanda e questa
sovrapproduzione causò un crollo dei prezzi che conseguentemente portò al
fallimento di moltissime imprese.
Gli industriali italiani richiesero l'adozione di dazi e dogane a Depretis accolse
la loro domanda.
Dal 1878, il governo Depretis concesse all'industria la protezione doganale e
cominciò a investire denaro per favorire l'industrializzazione sopratutto nei
settori meccanico,siderurgico e metallurgico.
E' in questi anni che nascono le prime centrali elettriche la cui sopravvivenza
era legata quasi esclusivamente alle commesse statali.
La crisi fu percepita anche nell'agricoltura che era ancora la voce principale
dell'economia italiana: tra il 1880 e il 1885 il prezzo del grano si ridusse di un
terzo e il suo crollo si portò dietro quello dell'intera produzione agricola.
A questo punto anche i ricchi proprietari fondiari e imprenditori fino ad allora
favorevoli al liberismo richiesero l'adozione di alti dazi a difesa dei loro prodotti.
Nel 1887 venne varata la nuova politica doganale che ergeva uno steccato
insormontabile a protezione della produzione italiana.
Ormai lo Stato si faceva guida dello sviluppo economico.