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Antinucci F.

(da varie citazioni)


SCUOLA E GIOCO

Secondo la citazione di Antinucci F. “scuola e gioco” sono termini antitetici: se qualcosa appartiene

all’uno non può appartenere all’altro e viceversa. Secondo il mio punto di vista oggi questa

affermazione può apparire desueta perché, nel corso degli anni i giochi si sono evoluti infatti, siamo

passati da oggetti inanimati come bambole di pezza e spade di legno, a oggetti computerizzati come

videogame, bambole capaci di parlare e di muoversi. È sotto gli occhi di tutti che gran parte delle

attività di un videogioco consentono lo sviluppo delle abilità e le coordinazioni complesse a livello

senso motorio e logico deduttivo caratteristiche tipiche dell’apprendimento. In altri termini il

bambino di oggi riceve stimoli diversi erogati da una velocizzazione di informazioni provenienti da

più parti. Mai come oggi dunque il ruolo di mediazione che viene attribuito alla scuola riveste

un’importanza strategica nella formazione e sviluppo di competenze, utili al bambino per lo

sviluppo armonico della sua personalità futura. È dunque il percorso scolastico, cioè educativo

diventa un viaggio di ricerca e l’allievo ( come afferma Antonacci) protagonista attivo del suo

percorso di apprendimento. La diffusione delle tecnologie della comunicazione nelle strutture

scolastiche e la loro applicazione diretta nella didattica, inducono modifiche nel rapporto tra

insegnante e allievo, sempre più segnato da metodi e strumenti che costituiscono degli “ ambienti di

apprendimento” totalmente nuovi, che possono incidere sull’epistemologia sottesa al modello

didattico ( con il passaggio dal tradizionale approccio realista ad uno costruttivista), determinando

contenuti rispetto ai quali il sapere scolastico non sempre è adeguato. È opportuno, innanzitutto,

chiarire il nuovo scenario ed avanzare alcune previsioni sulle tendenze in atto, riguardo al tipo e al

grado di diffusione delle tecnologie, e ai processi di assorbimento nel sistema scolastico formativo e

di appropriazione diretta e significativa di questi strumenti da parte degli attori della conoscenza:

allievi e docenti, non fruitori passivi ma terminali importanti di una rete comunicativa. Il momento

concreto della comunicazione quotidiana della conoscenza, della comprensione e acquisizione dei

concetti e dei principi, delle teorie, dei procedimenti e degli atteggiamenti, dell’attribuzione di
significato e di valore poggia inequivocabilmente su una base dialogica interpersonale insostituibile,

entro la quale possono e debbono essere integrate le nuove tecnologie, non per sostituirsi o incrinare

tale base, ma per potenziarla e renderla più efficace ed efficiente. Le nuove tecnologie ci aiutano

anche a capire certi limiti di una metodologia didattica ripetitiva e meccanica. Se si tratta di

anonime spiegazioni, di letture affrettate di testi, di interrogazioni orali o scritte stereotipate, di

meccanici riti quotidiani, questi possono essere svolti anche dalle macchine, e forse meglio di noi,

soprattutto ora che si aprono le porte a sistemi interattivi che integrano parole e immagini. Se il

computer può aiutare ad avere più dati, è il modo con il quale l’educatore sa usarli per affrontare

questioni significative che contano, cioè la sua capacità di selezionare i problemi, di impostarli, di

inquadrarli in un sistema di concetti e di teorie adeguate, nel saper reperire informazioni e dati

affidabili e adeguati, nel saperli elaborare con gli strumenti che la tecnica gli fornisce. La domanda

educativa che emerge dal contesto che si viene sempre più chiaramente delineando sfocia in un

insopprimibile, profondo e potente anelito dell’uomo: essere libero. La domanda di libertà implica

la richiesta di un cammino di liberazione, che certamente non potrà essere percorso da altri che da

se stessi, ma al quale possiamo dare spazi, tempi, opportunità, sostegno, guida ed esperienze, che lo

facilitano, orientano, portino a un progressivo avvicinamento alla meta utopica. In questo contesto

un ruolo del tutto peculiare spetta alla cultura che riusciamo a promuovere come patrimonio

personale stabile, significativo, spendibile per capire, spiegare, dare senso positivo alla massa delle

notizie, delle storie, dei dati, degli stimoli emozionali e fantastici, che ci avvolgono e talora ci

travolgono. Accanto e al di sopra delle congerie delle immagini del mondo che vengono dalla

televisione, dei dati che ci forniscono i computers, ci deve essere una capacità di riflessione critica e

una capacità di controllo prospettico adeguate alla nuova complessità dei messaggi e delle

informazioni.

CERULLO DEBORA