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Esercizio di Interpretazione su Le Pitre Chti di Mallarm

Giuseppe Carrara
Le pitre chti
La prima versione di questo sonetto fu scritta nel marzo del 1864, ma rimase inedita fino al
1929, anno in cui fu pubblicata dal genero del poeta, il dottor Bonniot. La stesura definitiva,
invece, che presenta notevoli differenze rispetto alla prima, apparve nel 1887. La presento
qui di seguito nelloriginale francese e tradotta in italiano:
Yeux, lacs, avec ma simple ivresse de renatre
Autre que lhistrion qui du geste voquais
Comme plume la suie ignoble des quinquets,
Jai trou dans le mur de toile une fentre.

De ma jambe et de bras limpide nageur tratre,
A bonds multiplis, reniant le mauvais
Hamlet! cest comme si dans londe jinnovais
Mille spulcres pour y vierge disparatre.

Hilare or de cymbale des poings irrit,
Tout coup le soleil frappe la nudit
Qui pure sexhala de ma fracheur de nacre,

Rance nuit de la peau quand sur moi vous passiez,
Ne sachant pas, ingrat! que ctait tout mon sacre,
Ce fard noy dans leau perfide des glaciers.

IL PAGLIACCIO PUNITO

Occhi, laghi e lingenua mia ebbrezza di rinascere
diverso dallistrione che col gesto evocava
come piuma lignobile fuliggine dei lumi,
ho sfondato nel muro di tela una finestra.
Con gambe e braccia limpido nuotatore fellone,
a guizzi ripetuti, rinnegando il penoso
Amleto! come se nellonda io rinnovassi
mille sepolcri per vergine scomparirvi.
Oro ilare di cembalo con i pugni percosso,
colpisce il sole a un tratto la nudit che pura
si rivelata dalla mia freschezza di perla,
rancida notte della pelle allorch passavate
su me, ignorando, ingrato! chunico crisma il belletto
mera, sciolto nellacqua perfida dei ghiacciai.

Il testo si apre subito con unanalogia stupenda fra gli occhi della donna e dei laghi, due
parole semplicemente giustapposte, una di fianco allaltra, senza connettori testuali, che
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creano un perfetto paesaggio danima essenziale che non pu non far tornare alla mente quei
versi di Le poison di Baudelaire che recitano:

[]De tes yeux, de tes yeux verts,
Lacs o mon me tremble et se voit lenvers

Con due sole parole Mallarm riprende il suo modello preferito e non aggiunge altro per
lasciare un alone di vaghezza, mantenendo intatta la forza evocativa delle immagini che,
estirpate dalla loro datit referenziale, devono offrirsi come finestre aperte sullAssoluto.
La vista di questi occhi, per il poeta, talmente inebriante, talmente sconvolgente, da voler
desiderare di uscire dal suo ruolo, dal suo essere, dal suo essere istrione che, inutile dire,
altri non che il poeta stesso come ben sottolinea luso del qui pronome relativo soggetto
al verso 2, una volontaria sgrammaticatura per rendere ancora meglio lidentit tra listrione
e il poeta intento a recitare: il suo gesto da consumato artista capace di evocare sulla
scena suggestive atmosfere come un piumino che toglie la polvere dalle lampade; e il
riferimento al piumino non certo casuale, Mallarm infatti user la stessa metafora in
unintervista quando dir che lunico modo per dare un senso alla sua vita spolverare
quotidianamente con la [] nativa illuminazione lapporto casuale esterno, che si raccoglie,
piuttosto, sotto il nome di esperienza. Ma questo piumino non vuole spolverare soltanto la
lampada, bens soprattutto listrione, vuole cancellare le macchie della contingenza e per
fare ci il pitre commette un folle atto: sfonda nel muro della tela una finestra.
Ora questo sfondamento della tela va, a mio avviso, interpretato in diversi modi. In
primo luogo sicuramente livresse dellistrione che lo porta a quel gesto disperato nella
speranza di rinascere come un uomo comune, un uomo normale per poter avere quegli
occhi; ancora una volta evidente il richiamo al maestro Baudelaire: il poeta/istrione solo
per le strade affollate, caotiche e sente il bisogno di mescolarsi con la folla e, proprio come
il poeta che perde la sua aureola e accoglie questa perdita quasi come una benedizione
perch ora pu passeggiare in incognito, fare delle basse azioni, darsi alla crapula come dei
semplici mortali, cos listrione di Mallarm vuole saltare da quella tela/finestra per
diventare uno qualunque, un uomo che non si volta, per dirla con le parole di Montale.
Lartista si sente sempre pi isolato, inutile, reietto, non ha pi nulla da insegnare, si sente
perso nella vacuit della realt cittadina e per questo vuole annullarsi anchegli pur di non
soffrire pi, pur di offuscare la realt splenetica che lo opprime, pur di sopravvivere vuole
diventare hypocrite, come se Hrodiade accettasse per un attimo i consigli della nutrice,
se decidesse, per un attimo, di abbandonare la qute per lAssoluto e tornare alla religione
tradizionale. Si pu leggere dunque questo sfondamento della tela come una volont di
uscire dalla contingenza, un atto estremo per annullare lo spleen, ma non tendendo
allAssoluto, bens obliandolo. Peccando di anacronismo potremmo dire che questa finestra
che listrione si crea non altro che quello che dir, ovviamente con le dovute differenze,
Montale In limine:

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Cerca una maglia rotta nella rete
Che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!

Per Montale la poesia era un mezzo per uscire da quella campana di vetro che lo
imprigionava, per sopravvivere a quel senso claustrofobico di angoscia. Anche
listrione/Mallarm imprigionato, ma non in un campana di vetro, bens nel tendone e,
quasi rinnegando il potere salvifico della parola poetica, sceglie di rompere la tela per
immergersi nel mondo dei cadaveri in maschera; questo varco nel muro di tela ci rimanda
ad unaltra poesia di Mallarm, Les Fentres, composta nel giugno 1863, di poco
anteriore, quindi, alla prima versione Pitre chti:

[] Je fuis et je maccroche toutes les croises
Do lon tourne lpaule la vie, et bni,
Dans leur verre, lav dternelles roses,
Que dore le matin chaste de lInfini
Je me mire et me vois ange! Et je meurs, et jaime
- Que la vitre soit lart soit la mysticit -
renatre. Portant mon rve en diadme,
Au ciel antrieur o fleurit la Beaut!

[] io fuggo e mi abbranco a tutte le chiuse vetrate
donde alla vita si voltan le spalle, e l, sacro
nel loro vetro lavato da eterne rugiade,
che indora il casto mattino dellinfinito
mi specchio, e me angelo vedo, e muoio e amo
- e questo vetro sia arte, sia misticismo -
rinascere con il mio sogno come un diadema
al cielo anteriore dove Bellezza fiorisce!

In questi versi il poeta si rappresenta nellatto di slanciarsi verso la vetrata di un ospedale,
che rappresenta il diafano ma resistente diaframma tra la squallida vita reale e il sogno, ma
nello stesso tempo gli rivela la sua natura puramente spirituale di angelo che aspira ad un
mondo ideale dove fiorisce la bellezza. Il suo tentativo di fuga, per, si ferma di fronte a un
drammatico interrogativo: come sfondare il cristallo, deturpato dallimmagine mostruosa
della stupidit imperante, e fuggire, con le sue due ali senza piume, a rischio di precipitare
per leternit?

Est-il moyen, Moi qui connais lamertume,
Denfoncer le cristal par le monstre insult
Et de menfuir, avec mes deux ailes sans plume
Au risque de tomber pendant lternit?

Come, o mio Io che conosci tutto lamaro,
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sfondare il cristallo contaminato dal mostro
e con le mie due ali senza piume fuggire
a rischio di precipitare per leternit?

Nel Pitre chti, quindi, come ha egregiamente notato Valeria Ramacciotti, ritorna
insistente lidea della rinascita purificante, ma al posto dellangelo mistico troviamo
listrione, il saltimbanco dal volto imbrattato di cerone, tema prediletto dai poeti della fine
del secolo, e a cui fa ricorso anche Mallarm. [] Ancora una volta la finestra rappresenta
la possibile via di fuga: ma []essa aperta da un tuffo che lacera la tela della tenda,
squarciata con violenza, nellansia di libert che divora il povero pitre, cos come con
disperazione in Les Fentres il malato voleva infrangere il cristallo che lo separava dal
rve.
analogo nelle due composizioni il desiderio di sfuggire alle leggi della gravit, per volare
nello spazio infinito o nuotare in unacqua limpida, nellebbrezza di un movimento
armonioso. Al di l delle analogie, le fughe dei due protagonisti, come sottolinea Poulet,
sono di natura inversa: luna verso il sogno, lo spazio ideale, laltra lontano dalla scena
fittizia dellarte, verso la realt, entrambe destinate al fallimento. La tensione tra le due
contrapposte aspirazioni comunque drammatica: Car le chtiment rserv celui qui cde
la tentation du rel, est identique celui quencourt laudacieux qui a voulu forcer les
barrires de lidal. La ricaduta sotto il segno della claustrazione tanto pi opprimente
quanto pi liberatoria era stata levasione sognata: quanto suggeriscono gli interni,
descritti luno come sordido ospedale, metafora della vita quotidiana, e laltro come fumosa
tenda di un misero circo, la sfera dellarte di cui prigioniero il clown.
Nella seconda quartina ecco che viene ripreso il paesaggio danima che aveva aperto
il componimento, come Baudelaire di Les poison andava a dissetarsi negli occhi/laghi
della donna, cos Mallarm vi si getta completamente, diventa un nuotatore con la speranza
che quelle acque lo purifichino e lo facciano rinascere, per questo, rinnegando Amleto,
rinnega la sua attivit teatrale e, fuor di metafora, rinnega la poesia.
Non va dimenticato che la prima stesura di questo sonetto stata fatta negli anni della crisi
di Tournon e a questo proposito vorrei ricordare una lettere del 28 aprile 1866 a Cazalis che
potrebbe ben spiegare questa perdita di fiducia nel valore assoluto della poesia:
Malheureusement, en creusant le vers ce point, jai rencontr [] le Nant, auquel je suis
arriv sans connatre le Bouddhisme, et je suis encor trop dsol puor pouvoir croire mme
ma posie.
Tornando al testo, listrione, per tuffarsi nel lago, si mostrato nella sua nudit
colpita con violenza dal sole con la stessa intensit di un cembalo dal suono stridente e qui il
testo arriva alla suo acme: il poeta/istrione vuole credere alla pi grande illusione di tutte:
lamore, pensa che questa passione, che probabilmente ritiene essere assoluta, in quel
momento, possa essere la sua via di fuga e rinuncia alla sua maschera, alla sua maschera
viva di poeta, viva perch la rivelazione dellio metafisico, del pensiero che si pensato,
la maschera che il Je indossa per essere un autre. Ma ecco che rinunciando a cercare
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una finestra aperta sullAssoluto per una finestra aperta sulla contingenza che la froide
majest de la femme strile rivela come tutto sia inutile, la volont del poeta di rivelare il
suo io per essere amato cos, semplicemente, viene vanificata in un attimo da quellacqua
che cancella tutto ci che aveva di sacro: il suo trucco.
In conclusione dunque, come afferma Strazzeri, a ben vedere ci troviamo davanti alla
confessione di un fallimento: laspirazione allideale ha condotto il poeta a rifiutare la
squallida realt in cui vive e ad escluderla, in quanto tale, dalle sue creazioni artistiche; nel
momento, per, in cui egli riuscito faticosamente a raggiungere un equilibrio interiore nel
supremo e rarefatto mondo dellarte, egli prova il desiderio, merc una intensa e
coinvolgente passione amorosa, di ritornare a quel mondo reale da cui era fuggito, ma il
risultato una dolorosa e amara sconfitta. Ne deriva, come corollario, che lunica
dimensione possibile per lui quella del balzo, dello slancio, lemozione profonda di
scuotere la grigia polvere del quotidiano dalla propria anima e farla brillare, sia pur per un
breve e intenso istante.
Esperienza fallimentare, quella del pitre, che mi pare ritrovare in un testo di Caproni che
esprime, come corollario, una delle verit che il testo mallarmeano potrebbe suggerire:
Ho provato anchio.
stata tutta una guerra
Dunghie. Ma ora so. Nessuno
Potr mai perforare
Il muro della terra.
Ed in unintervista su La fiera letteraria che Caproni, commentando Il muro della terra
mi sembra in realt commentare anche inconsapevolmente? Le pitre: c un piccolo
pazzo, nel mio libro, che vorrebbe forare quel muro, ma non per vedere cosa c di l, bens
cosa c di qua.
Volendo forzare un po l'interpretazione del testo, mi sembra che la rinuncia allo
status di poeta e il conseguente naufragio negli occhi/laghi possano essere interpretati come
il riconoscimento della contingenza del linguaggio che significa anche il fallimento di un
ideale artistico; se dunque vero che il naufragio una costante della poetica mallarmeana,
come possiamo vedere in Salut, in Igitur, nel sonetto Ses purs ongles trs haut, nel
Coup de ds, ed la condizione necessaria e dolorosa per vedere lo splendore delle
costellazioni, mi sembra che il poeta che nuota negli occhi/laghi della donna vada
interpretato come un naufragio inevitabile della lirica che concepisce se stessa come
mimesis, per rinascere come poiesis di un mondo autonomo. Listrione dunque, squarciando
la tela, uscendo dal suo ideale artistico viene punito per aver smesso di spolverare la
lampada che non dimentichiamoci uno di quegli oggetti-simbolo che trascende la sua
datit di oggetto, divenendo rivelatore delle forme armoniche dellideale e, quindi, fuor di
metafora, per aver abbandonato la poesia, ma purificato e maledetto da quei laghi/occhi
rinasce con le nuove forme per rivelare LInconnu. Si potrebbe quindi qui ravvisare un
punto di partenza di quella nuova poetica che, da Baudelaire, oppone alla contingenza del
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mondo naturale la necessit di un mondo governato da leggi estetiche. I simbolisti, e primo
fra tutti, appunto, Mallarm, teorico della posie pure, portano allestremo questo concetto.
Ma che cosa succede se la parola stessa, strumento magico della poesia, si riscopre affetta
dalla contingenza? proprio da qui che nasce lebbrezza di rinascere del pitre e sono
espressioni sintomatiche di questa crisi linguistica di fine secolo proprio il Coup de ds di
Mallarm, la demistificazione dellarte in Umano troppo umano di Nietzsche e il
cosiddetto Chandos-Brief di Hofmannsthal; e non un caso che proprio in questo periodo
nasca il verso libero.
La contingenza del linguaggio e del pensiero per Mallarm diventa una vera
ossessione; questa arbitrariet del linguaggio si esprime nel fatto che esistono molti
linguaggi al posto di uno solo supremo. Essa si rivela anche nel suono delle parole, che
spesso addirittura contraddice ci che esse significano: ad esempio il suono chiaro di nuit
ben lontano da suggerire oscurit (da Crise de vers). Ed con il progetto del Livre che
Mallarm vuole superare questa arbitrariet, ma si rende ben presto conto dellimpossibilit
della sua impresa e cos, come scrive nellautobiografia che manda a Verlaine, arriva ad
accontentarsi anche di poesie solamente screziate dAssoluto. per tale via che giunge
quasi ad una poetica post simbolista: cerca di organizzare il discorso poetico, ormai privo
di un tetto metafisico, in modo da poter superare la contingenza senza tuttavia trascenderla
(Winfried Wehle) elaborando quella che sempre Wehle chiama poesia relativa: nel Coup
de ds Mallarm reintroduce quellarbitrariet che avrebbe tanto voluto eliminare, il caso,
inteso come indeterminatezza, dischiude nuove possibilit che si riuniscono in costellazioni.
Linfinito, ora, raggiungibile al massimo in forma di in-definito (Christine Ott). Ci non
significa che Mallarm voglia introdurre larbitrio totale, piuttosto si serve dello hasard per
creare indeterminatezza semantica. Ed questo il punto di arrivo della poesia di Mallarm,
ma anche il punto di partenza se vogliamo: una lirica postontologica non pu che rinviare
a se stessa, allautoreferenzialit, se da qui dunque che nasce lermetismo mallarmeano,
da questo stesso punto che parte Montale: si tratta di unautoriflessivit, di unimmanenza
linguistica che lo stesso poeta ligure ha riconosciuto come carattere fondamentale della sua
poesia: Meglio che di una poesia metafisica potrebbe parlarsi [] di una poesia che trova
in se stessa la sua materia.
Alla luce di queste riflessioni si potrebbe considerare le pitre chti come un
capolavoro dellermetismo mallarmeano che con poche evocative parole consegna al lettore
un testo con diversi livelli di interpretazione e quello pi immediato sicuramente la
volont del pitre di sentirsi scabro ed essenziale, un sentimento di recusatio che
attraversa molti testi montaliani, ed per questo, per la necessit di trovare un varco, per
lautoriflessivit della poesia, per la poetica degli oggetti, con le dovute differenze,
ovviamente, che un accostamento fra Montale e Mallarm, soprattutto alla luce del sonetto
in questione, mi pare doveroso.
Vorrei concludere con delle parole di Montale che mi sembrano ricalcare alla
perfezione linterpretazione del testo qui sostenuta; nel noto scritto del 46, Intenzioni
(Intervista immaginaria), parlando degli anni tra il 20 e il 25 in cui componeva Ossi di
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seppia, Montale come il pitre - si racconta retrospettivamente cos: Mi pareva di vivere
sotto a una campana di vetro, eppure sentivo di essere vicino a qualcosa di essenziale. Un
velo sottile, un filo appena mi separava dal quid definitivo. Lespressione assoluta sarebbe
stata la rottura di quel velo, di quel filo: una esplosione, la fine dellinganno del mondo
come rappresentazione. Ma questo era un limite irraggiungibile ... (Mestiere 1, 1480).