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I SONETTI di FOSCOLO

"Alla sera"
Il sonetto fa riferimento sia alla "sera della vita umana" che alla sera neoclassica e
preromantica, come momento in cui l'anima aspira alla quiete e alla serenit, e quasi si
percepisce la morte ("la fatal quiete") come la pace ultima che pone fine all'inquietudine
della vita.
Forse perch tu, o sera, sei l'immagine della morte, giungi a me cos gradita! Sia quando ti
fanno compagnia le luminose nuvole estive e i venti sereni della primavera, sia quando tu, o
sera, porti a me le tenebre notturne del cielo invernale, con le sue nuvole cariche di neve: in
ogni caso, sempre, arrivi a me da me chiamata, e occupi dolcemente i pesnieri pi nascosti della
mia anima. (In ogni stagione dell'anno la sera arriva come momento gradito al
Poeta).Questi primi versi sono la parte descrittiva del sonetto, che fa richiamo alle stagioni.
Lla seconda parte invece fa una meditazione sulla morte ("il nulla eterno"):
Tu, o sera, mi fai pensare alla morte; e intanto sfuma via la colpevole et contemporanea (cio
la storia contemporanea, fatta di violenza e tradimenti), e con essa scappano via i nodi delle
preoccupazione per colpa delle quali consumiamo il nostro tempo; mentre guardo la tua pace, o
sera, si calma l'anima battagliera che ruggisce dentro di me.

"In morte del fratello Giovanni" (1802 -03)
Il tema l'affetto per il fratello Giovanni, morto suicida, avvelenato, a Venezia, a causa di
debiti di gioco pagati rubando i soldi alla cassa dell'esercito per cui era volontario; riguarda
anche l'importanza del sepolcro come luogo di ricomposizione della famiglia, e la madre
viene vista come garante dell'unit familiare; dal Poeta la vita viene vista come una
tempesta.
Un giorno, se non sar sempre in viaggio tra un popolo e l'altro (tema dell'esilio e della
lontananza dall'amata casa), mi vedrai seduto sulla tua tomba (tema ricorrente
dell'importanza dei sepolcri), fratello mio, a piangere il fiore reciso dei tuoi givani anni.
Solo nostra madre ora, trascinando la sua stanca vecchiaia, parla di me col tuo corpo morto, ma
io tendo invano a voi le mie mani, e se saluto da lontano (Foscolo era in esilio a Milano) la mia
casa (a Venezia), sento che gli dei mi sono contrari e sento le mie segrete preoccupazioni che
hanno sempre agitato la mia vita, come una tempesta, e invoco anch'io la quiete della morte
(tema della ricerca della more come momento di pace dopo le tragedie continue e le
delusioni della vita).
Questo tutto quello che mi rimane oggi nella vita, di tutto quello che ho sperato. Almeno vi
prego, genti straniere presso cui ora vivo, quando morir almeno riconsegnate il mio corpo a mia
madre, perch possa piangermi.

"A Zacinto"
In questo sonetto torna ancora il tema dell'esilio, tanto che Foscolo si paragona ad Ulisse, e
tocca il tema della nostalgia dall'amata patria lontana, intitolando il sonetto all'isola in cui
era nato, Zante, qui chiamata con l'antico nome greco, descrivendola come un paradiso
perduto caratterizzato dal riferimento agli antichi dei della mitologia greca, a cui sa che non
avrai mai la fortuna di tornare, come invece era riuscito a fare Ulisse, alla fine del suo
pellegrinaggio nei mari del Mediterraneo.
Non torner mai pi sulle rive della mia patria, dove il mio corpo si pos da bambino, o Zacinto
mio, che ti rispecchi nel mare greco da cui nata vergine la dea Venere, acque rese fertili dal suo
sorriso, motivo per cui ha cantato il tuo cielo limpido, i tuoi boschi e la gloriosa poesia di
Omero, che ha raccontato le avventure di Ulisse, volute dal destino, e il suo esilio in luoghi
diversi, esilio alla cui fine Ulisse riusc a baciare la sua rocciosa Itaca, proprio Ulisse reso
affascinante dalla sua gloria e dalle sue tribolazioni.
Tu (Zacinto, mia amata isola) non avarai altro che la mia poesia, di me che sono tuo figlio, o
terra che mi sei stata madre; a noi il destino ha destinato una sepoltura senza lacrime (in terra
straniera).
Qui rislata la funzione eternatrice della poesia; Foscolo si paragona al poeta greco Omero,
che con la sua poesia riuscito a rendere eterni i luoghi da lui amati.