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2002
GUI LLERMO CARNERO
SEPOLCRI E GI ARDI NI
4
ELS PLECS DEL MAGNNI M
Collana diretta da Ricardo Bellveser
51
Traduzi one dal l o spagnol o di
Emi l i o Coco
Gui l l ermo Carnero, 2002
Del l a presente edi zi one:
I nsti tuci Al fons el Magnni m
Di putaci de Val nci a, 2002
Quevedo, 10
46001 Val nci a
al fons.magnani m@di putaci on.m400.gva.es
www.al fonsel magnanim.com
Di segno di Gui l l ermo Carnero per l a coperti na
e l ettera capi tal e di Juan Ramos
Deposi to Legal e: V-2849-2002
Ti pografi a Ll u s Pal aci os, Sueca
5
vila
d Avi l a l a pi etra ha cesel l ati pi ccol i cuori di
madreperl a
e uccel l i dagl i occhi vuoti , come se fosse stato i l
ferro martel l ato da Fancel l i
bul i no di pi uma, e non scorre dal l e sue feri te n
mai scorso il sangue,
cos come dai col l i troncati sol o sgorga l o stesso
marmo che sintrecci a al margi ne del l e di ta
i n un contenuto spi egamento di petal i e di rami ,
i n del i cati crani quasi trasparenti nel l a penombra
del l e vol te
che conservano l a leggera ombra azzurra degl i occhi
ri gidi nel l e radi ci del la pi oggi a,
l a morbi dezza, l e rotonde guance dei bambi ni nati
al marmo per l a morte,
i seni vagamente steri l i del l e Parche di l ui te i n ri gi di
fasci di vol ute e frutti ,
i l dol oroso pul sare del l e i ri date ti bi e sui cusci netti
di marmo, ondul ati
per offri re un ri poso cal do e attenuare l esi li t gel i da
di quel l a mano dambra che accarezza con i l l ento
ri tmo del l a pi oggi a
l a testa di un cane anche morto nel l a pi etra,
morto nel la pi etra vi ci no a del l e di ta e a un corpo
troppo bel l i per essere vi ssuti ,
morto nell a pi etra mentre si ascolta sgorgare verso
l a tomba
tutta uni mmensa vegetazi one dal i .
Poi , per l a ci tt, ha l a notte
un lontano orizzonte di olivi e forse qualche cappella
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tra l e fi amme col or del cardo che sal gono si no al l e
fi guri ne di bronzo del l e fontane,
i brandel l i di merli che l ambi scono tra l a notte
i l torturato bracci o del l e nori e,
i brandel l i di merli che ardono come un torbi do
ruscel l o, tra i l geli do crepi tar del l e fontane,
tra l o sci vol oso gocci olare, nel l ari a
del l a steppa, del sordo suono dei secol i .
Nonostante l a notte, i mpossibi l e
ri costrui rne l a morte.
Mettere i nsi eme anti chi i ncensi e sudari ,
medagl i oni , e arri va fi no a me l o scal pi ti o
di un caval l o sui l evigati specchi del l a notte,
i mpossi bi l e, nessuno sapr, n quel l e radi ci
n quel l e pi ccol e uve di umi di t e sal ni tro
n quel tenue gi ai etto come i l salto di un uccel l o
che i n control uce sci vol a, nei crepuscol i ,
i n fondo al la carne degl i angel i morti nel marmo.
C qual che bar aperto dove suona un di sco.
cos vasto il tuo regno che non ti pu ri empi re,
ma i o so che ni ente c di te fra i tuoi l ibri ,
nel l e tue parol e, ni ente pu sapersi , ni ente
puoi mostrare.
Anche tu hai ri cevuto l oscura eredi t di un
i mmenso domini o inaccessi bi l e
che non ha n principio n fine n speranza nel tempo.
Ma oggi qual cosa rinasce nei pi ccol i fi ori dossi do
del l e orbi te vuote,
i nnal za di tra gl i ammucchi amenti di scorie echi e
presenze di uccel l i ,
trascorre con un l eggero tremore dal i per l e del i cate
vi e del sangue, ri svegl i a
affi evol i te voci i n fondo ai corpi , i ni zia
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i soffocati batti ti dei freddi cuori di ferro.
Per questo, fra l i mmenso pul sare del l a notte
i nnal zato tra un rumore di vi ti umi de, tri ste
non avere neppure un pugno di parol e, un debol e
ri cordo ti epi do per i mmagi nare
qui , nel l a notte, che un gi orno potremo
i nventarci che si amo vi ssuti , i nfi ne.
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Alba a Burgos
Nel si lenzi o dei chi ostri ri posa
l a l uce i ncatenata dal l epi fani a del tempo.
Fi orisce l alti ssima tomba
i n bi anchi bocci oli di bri na. Un ambi to
da un al tro nascosto trascorre, sol o attraverso l astre
che oscuramente ri suonano, i ncubando
i l crescendo angosci oso del l a procl amazi one del l a
morte.
Fedel t non provata nel momento di vi vere,
ri mane ogni cuore sotto i l del icato sudari o
che ni ente oppri me. Sopra l e pi etre si apre
una fontana di muschi o. Perch forse
abbi amo temuto di vi vere, nel l ombra germi na
l a fi ori tura del l a carne morta. Stracci e oro
l o spl endore ri vel ano dei corpi anti chi .
Tra i mmagi ni di l ontana bel l ezza, pi etosamente si
nasconde
l a carne morta. E cos bel lo
scorrere fugacemente tra l eterni t del l a vi ta,
i ncastonata
dal l a geometri ca perfezi one dei bi anchi sepol cri ,
come chi ni ente ascol ta, vi sto che non saremo
neppure
chi amati ai torbi di festeggi amenti del l a morte
n l amore e i l desi deri o corrotto, e l i mpal pabi l e
pol vere dei baci
al terano, nel l al ba ti epi da che turba l ari a,
l armonioso volo del l a pi etra, i nnal zato
i n muta cascata di dol ore.
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Les charmes de la vie
Watteau
Non turbi no i l crepuscol o gl i uccel l i.
Sta per i ni zi are il val zer. Tutto resti avvol to
nel l e tenebre. Nascondi no l e sete
l e aperte fi nestre, e qual cuno sl eghi
i grossi vel l uti . Ni ente deve
mi nacci are i l fl usso del l a musi ca:
nessuno spi gol o o marmo o uccel l o addormentato.
Ni ente ri manga. Sol amente l ari a
i l lumi ni l e fontane nascoste del l a notte,
di ffondi nel l e stanze uno sci vol ar di remi
negl i stagni , catturi l o sfiorare del le fogli e
che i l vento scompi gl ia tra i pi oppeti ,
spenga gl i scinti l l i i sopra i fi nestroni,
pongano l e tende i l l oro cal do al eggiare
sopra ogni vetro cosi cch gl i specchi
non scoprano da dove sgorgano gl i zampi l l i ,
perch non sci vol i no verso l e bal austre
i serpenti del l acqua, perch nel l a penombra
i col ori del marmo e dei vel l uti
emani no un l eggero gorgogl o di luci
e cos , da un rotondo l abi ri nto di al vei
a poco a poco l a musi ca, sgorgando dal loscura
trasparenza del l ari a, i rrompa da ogni
cri stal l o i rri gi di to, da ogni modanatura,
l i beri sopra i l muschi o le voci del la notte
affi nch nel si lenzi o gi rando l e correnti
gel i de, n l e di ta n l a curva del torso
del l a statua di ssentano dal l immobi l e presenza
dei vasi che nei crocevi a oppri mono
un pugno di i nerti radi ci sprofondate.
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Anacreonte seppe ri nunci are a quasi tutti i mi ti del
suo tempo:
patri a, fama, tri onfo, di gni t di soldato,
ri spetto per i morti e ami cizi a con gli dei .
Come non rassenerarsi , se tutto perduto?
Le montagne azzurre, i n l ontananza, sono l ambi te
dal l ombra.
Di segna i contorni del le torri lontane
i l geli do pal l ore di un vento sottomari no,
i l lumi nando l o spl endore degl i occhi, ni ti di e vi ci ni
ma i mpossibi l i , come tracci a di ombroso verde che
suggeri sce
l al veo nascosto di un fiume sotterraneo.
Ri suoni il l iuto, perch l e voci
squarcerebbero l ari a del l a sera.
Sci olgano le di ta, tra i merletti ,
l unani me pi anto del l e cose,
ma nessuno cerchi unal tra vol ta di far vi brare l e
radi ci del l a vi ta.
Al cadere del sole l anceranno i l oro ul ti mi sci nti l l ii ,
sopra l e fogl i e gial l e,
l e i ridescenze del l a musi ca,
e gl i dei sil vani convocano i l si lenzio nell a boscagli a.
Nessuno cerchi di scopri re i suoni
ori ginari.
La notte scende
sopra l e vasche del l e fontane mute, come l e fogl i e
morte,
e opprime con mano tiepida gli attributi della musica:
ottone l uci dato del l e cornamuse,
ri sonanze che chi udono la l oro coroll a vi ci no ai
bucrani
ornati con festoni di grappol i e nastri .
Adesso scivola l ungo l a gradi nata
l a mol tepl i ce aureola del l e l uci
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(e perch non sal ire se tutto perduto?)
e va scorrendo i l valzer tra l e risa
mentre i l ustri ni del le maschere
ri fl ettono un bri l l ante turbi ni o di sete,
come un enorme specchi o al luci nato.
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Watteau a Nogent-sur-Marne
Nel l o spl endente centro del l a sal a si sentono
l e ri sa e l orol ogi o. I n quattro cerchi
gi rano l e Stagi oni , e l e Grazi e nascondono
l a l oro nudi t nel coronamento.
Se agate e noce si ntrecci ano
ai pi edi del l orol ogi o, l a cassa oppri me
l e ri sonanti corde, l e sotti l i reggette e l al veo
contenuto del l a musi ca.
Bronzee panche lavorate e Pomone velate di muschio.
I l cerchi o degl i aranci , contenuto con vi ol enza ed
arte,
concede nel l a di stanza un umi do ri fugi o. Come pu
l ari a fresca del l a notte conservare l a sua origi nari a
purezza,
col vi avai di candel abri e l i vree separato sol tanto da
trasparenti vetrate.
Fi nzi one o i nganno. Ma gl i appresi passi di danza,
sono forse
ragi one per una vi ta? Mezzeti n, Ci terea,
l o spettacol o, l uni verso vostro in me sorto
ove non sono estraneo.
Guardate: c pi vi ta
nella mano inguantata che oppri me di merletti la sua
maschera,
o sotto l e l osanghe del l arl ecchi no che pi zzi ca l e
corde del l arpa,
che i n tutti voi, passeggi atori dei Campi El i si .
Perch l uomo desidera conoscere ci che ama,
deci frare i l sangue che pul sa tra l e sue di ta,
percorrere
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i nti mamente i senti eri i ntui ti dal cancel l o.
Ni ente di quanto vostro mi nascosto, personaggi
di favol a, perch sono con voi una sol a cosa,
e tuttavi a, sono cos sol o come quando, entrando nel
sal one,
stri nger una mano sconosci uta sotto la seta, nel l a
prossi ma danza.
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Capriccio ad Aranjuez
Raso gi al lo i n cambi o del la mi a vi ta.
I ri camati bal dacchi ni , i l ni veo
pal l ore del le sete. Gi al l i
e azzurri e rosati vell uti e tul l e,
e nascosti da stoffe damascate,
argento, gi ada e sotti l e i ntarsio.
Fosse breve vi vere. Fosse unombra
o fugace costel l azi one al ata.
Geometri ci gi ardi ni . Aleggi a
un penetrante aroma di magnol ie.
Sfumi i l bal cone, mi nasconda
l a volta di ombroso rampi cante.
Fosse bel lo mori re. I nfi orescenze
di marmo sul la grata i ncatenata:
perpetua fi oritura sul l e col onne
e un bi mbo ci eco gi oca con l a morte.
Un si l enzi o freschi ssi mo gorgogl i a
dal l e coroll e del l a bal austrata.
Ci el o dargento grigi o. Freddo grani to
e unoccul ta cannel l a i l lumi nata.
Di serti no i bruni ti candel abri
tra cal di petal i e pi ume.
Tri podi di mogano, i ncensi eri
o del i cato cri stal l o. Dodi ci orologi
scandi scono al luni sono l e ore.
Gi oco di pi etra e acqua. Dei l oro veli
si l i berino i fauni . Nel la cassa
di fragrante pero stanno spuntando
argenti ne e pungenti pennel l ate.
Musi che nel l a sera. Croci era,
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pol i cromo cri stal l o. Lasci ate, l asci atemi
nel l a l uce di questa cupol a che i nnaffi ano
l e trasparenti braci del l a sera.
Abi tata sol itudi ne, raso gial l o
i n cambi o del l a mi a vi ta.
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Giardino inglese
Di sposi zi one convenzi onal e
e materi a vi gente, accredi tata
prosodi a: i l l ustrazioni
che da savi i ntercal are tanto nel l a vi ta stessa
come nel di scorso del l a poesia. Dar l oro
un i ngredi ente di tenerezza.
E l a tri stezza
(l a sensazi one di colpa)
di parl are unarte vecchi a, con scarsa vocazi one
per i l tri onfo: dar l oro,
come nei di orami del le feri e,
un tocco di nqui etudi ne: l i quore prezi oso
del dubbi o, passi one per i forti ,
non questo gi ardi no steril e
e questa ri gi da stagi one, con i l suo ci elo fisso.
Nel l a steri li t
conci l i a lerosi one le sue fi gure
con l e vi ci ssi tudi ni del l a memoria.
Le statue suggeri scono
unanima a questo giardino, non il suo stesso passato
ma l a vaga real t che adesso mi compi acci o
di i nventare i n suo onore, e lemozi one poeti ca,
pi che di saggi a preci sione, fa fede
di una certa i gnoranza convenuta
a modo di veri t.
E terra morta
pi che spogl i a qui . N i senti eri
men che terra.
E rotol are gl i anni
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l oro del l a pati na
come uni ngi uri a i nuti l e su quanto gi caduto.
Gl i al beri senza li nfa e i corpi senza luce
danno nei vi al i gi cancel l ati
al vento i l loro ri gore, e l i mmortal i t
patri moni o fermo di quanto morto.
Cos i l tuo corpo fu. E ri cordarlo adesso
un mondo senza eco, una ci tt vuota
dove sol o l a sua carne
avrebbe real t, come questa terra assente,
e pur essendo in lontananza, come un mare nascosto,
una grande mi nacci a.
E i l suo ricordo vi ve.
Nei vol ti rotti
nel l oro mi gli or profi lo, come l o scal pel l o
che l i evemente ul cera
l a morbi dezza i nerme del l e pupi l l e vacue
vari andone l a feri ta come una corda uni ca,
l o specchi o del l imo,
l a voce del ghi acci o, l inci si one del l ari a,
recl amano i nudi ,
al zata contro i l mare e il ci el o opaco
l a fredda sci mi tarra del l a l oro geometri a,
un casti go perenne sul l a l oro ri gi da carne
per megl i o senti re: beffarsi del l a morte,
ri mandarl a; cercare
i l mal e, e pati rl o. Questo fu amore al l ora.
Nel l ari a senza l uce
di segnano l e statue i l pul sare tremante
di l abbra che non baci ano e bracci a che non
oppri mono
bracci a che non sentono, e sguardi
senza pupi l l a: ri chiamo
pi del tempo tenace, non al zato
i l di segno dal l e forme abbruni te
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di desi deri o, al ri paro e contro i l soffi o
del l a caduci t, di segno del l a morte,
e nel suo rigore, pi che nel l a stessa vi ta,
c un segno di gl ori a.
Nel l a steri li t ruti l a quanto
non stato: l umi l i azione, l odi o
che non sono stati .
Terrazze
dove ascol tare i l vento, deci frare
l assenza del col ore e del l a forma,
quella dun corpo senza fi ne, perch senza fine lodio
cerca di sazi arsi , e al za
l a testa una vol ta
e poi unal tra ed tanto forte
quanto recente i l tempo
del suo anni chi lamento; ruti l a l a paura
di senti rsi vi vere, e l umi l iante corso
del l e ore.
E ri empi e
l oscuri t, quando i corpi odorano
i ntensamente, l a pl aci da ri sata
del l e cose ami che.
Nel l a steri li t ruti l a l odi o,
l a vul nerabi l i t, l a paura, che non sono state,
come l a vi ta stessa, una mancanza di gusto,
e l a sua mi gl iore stori a.
I n pri mo pi ano i tendaggi
di verde, e seguendo l el i si one
dei pochi colori, una fuga i l l usori a,
gradazi one dei toni , apparenza
di prospetti va e di profondi t
come nel l a dupl i ce seri e di pi ani successi vi
gl i scenari del teatro.
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E a un l ato del l a tel a una facci ata sempl i ce
dal l o schema si mmetri co; del i cata armoni a
del l edi fici o e del l a natura,
e nel l a penombra di un boschetto
dei corpi nudi .
Cos il ricordo eserci ta
l a sua i gnobi le potest: non ri corda, el ude,
e conferi sce i l cari sma del l a sua tri stezza vaga
ai gi orni perduti , che acqui stano nel l assenza
una serena l ontananza.
I n unatmosfera di pace
dei corpi nudi ; per dar l oro ril i evo
un l eggero vesti to che non vel i l e l oro forme
n offenda i l col ore: una macchi a granata.
E i l ri cordo spi ega l a sua grande arti gl i eri a
con i ci nque col ori del l a sua fi gurazi one
bri l l ando i n mani era ri tmata: bel Libro dOre
sfogli ato con noncuranza, sempre l a stessa pagi na,
ci ottol i di zaffi ro, acquemari ne
i n un campo doro, verande
su un fondo dazzurro, verziere senza muri ,
torri non guarni te, Ci tt cel este.
Perch i n ogni mil l imetro
di pel l e una memori a
trucca l a sua fi nzi one e i n essa vi ve,
ri di pi nge i l suo cadavere, tesauri zza li nerzia
dei fantasmi quoti di ani ,
converte i ricordi
i n i mmagi ni devote, i donee
a dare ori gi ne
al l a fi nzi one poeti ca. (E non al contrari o, forse?)
E gl i occhi, l e mani ,
ogni pal mo di pel le ri ntrona l aria
recl amando i l tuo corpo; niente sanno
di umi l i azione, bens di assenza ora.
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E i l l oro cl amore sembra
l a pi ferma ragi one. La ragi one del l a pel le
e del l e l abbra, certa
contro l a vol ont:
Terra di Nessuno.
Pri mi gi orni di Marzo sul l a tavol ozza
di Palma il Vecchio Ambra
i campi di l avoro, o verde pal l ido
i nondato di l uce. Bi anca l a carne,
l i evi l e forme,
i rreal e il colore come unal l egori a
(o forse un ri tratto,
pri ma che i l corpo di menti chi ).
E nella finzione dellaria
e nel suo ni ti do tratto c un segno di gl ori a.
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Convento di Santo Tom
La tua fi gura dopo tanti anni
non ha perso un brandel l o di bel l ezza,
n i l sereno poggi ar del la tua testa
o l a fragi li t del l armatura,
n smenti sce i l tuo vol to l a tersezza
n l a sua nobi l t l a qui eta fronte,
n i tuoi occhi la pace e l i nterezza
forgiata nel l a fede con saggezza.
Eri gi ovane quando i l tuo cammi no
oscur un sil enzi o del l a sorte
e scal pel l l a tua sorpresa i mmagi ne;
per contrari a uguagl i anza di desti no
tu mori sti dun col po del l a tua morte,
i o son morto lentamente del l a mi a vi ta.
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Fantasia di unalba dinverno
A point in space is an argument place.
Wi ttgenstei n, Tractatus, 2.0131
I l tempo si anni da nel col ore
e l a memori a i ntui sce l imi ti
nel di scerni mento del l a l inea,
e i toni del l ari a confi gurano
una defi ni zi one del l a di stanza,
mi surano col l oro ritmo e ri torno
quel l i del l e stagi oni del di scorso.
Cos all ori zzonte si ri frange
un corteo di vi nte i mmagi ni
che dal l al tro lato del vetro
si ncarnano i n spi ri to di neve
o nel l a sfumata l uce, gel i da e l i mpi da,
emergono da sotto i l tappeto
per deci dere col l oro mormori o
l a verti cal e profanazi one del l ari a.
Sferi ci suoni vegetal i
ri ntronano i n alti ssime caverne
che mi nacci ano pi nnacol i sonori
di cri stal l ini angol i di edri
mentre l ari a pl aci da propende
per l a cubatura del matti no,
drago processi onal e che scoppi a muto
nel l asteni a attorci gl iata che l a bruma
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di vi de i n oro e gri gio, terso tri dente
col suo miraggi o di fugace vol ume.
Bri ll ante emerge i l paesaggi o concavo,
rotondi t sospesa da un punto di fuoco
dopo aver cal pestato pi rami di dombra
con trasparenza grave di boll a,
l ogica i narrestabi l e del l a l uce
i n cui l a soggezi one dei ri gi di col ori
i scriver con fiumi e con montagne
i l mi racol o chi aro del la l i nea.
Sopra l a ghi aia pi ove sordamente
l a memori a, e al l a fine del gi ardi no
supera l azzurro spi gol o del lori zzonte
un corteo di mmagi ni vi nte,
fi guri ne dal tremul o girare
mentre suona l e ore un orol ogio a cuc:
l a Dama e i l Pastore
pantomi mano l a Danza del l a Morte.
Due corpi di l ui ti che l a di stanza i ndora,
menzogna e fasto del l al legoria
che solo nel l a di stanza scandi sce e regge
i l fasto e l a menzogna del di scorso.
Cos mi sal vo dal l a sol i tudi ne:
gi rano le stagi oni , e senza rischio
i l mi racol o impassi bi le del l a parol a giusta
ri spl ende da questo l ato del vetro
a si l labe contate, che grande maestri a.
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Cattedrale di Avila
Come sul l a sogl ia del l a cappel l a bui a
uni nferri ata tratti ene l o sguardo
e dopo l o di sperde, confi nato
negl i nganni che finge l a nerezza
confondendo i l vol ume e l a fi gura
del l a statua gi acente abbandonata,
quando l a mi a mano si fermer gel ata
una mensol a sar l a mi a sepoltura.
Sar del i cata l astra l a coperta
e l eti chetta epi taffi o pi pi etoso,
e mi nor la speranza dal tra vi ta,
e nel si lenzi o l a parol a morta
del l obl io godr e del ri poso,
i n fi gura e i n vol ume gi confusa.
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Ragione damore
(Sepolcro in Lombardia)
...la dolencia
de amor, que no se cura
sino con la presencia y la figura.
S. Juan de l a Cruz
Vola l a tenerezza nel sil enzi o
verso i l grembo del l oro affati cato
che copre un corpo i n marmo tramorti to,
assente nel l a maschera del l a sua bi anchezza,
e l a mi a mano si perde nel ni tore
del petto acuto, boffi ce e bombato;
desi deri o abbel l ito ed abbrevi ato
senza presenza, ma con l a fi gura:
i l presente i n speci e di memoria
anti ci pa l a sua pace e nobi l t,
e i l termi ne i l punto di partenza
i n cui si omette l a mi schi ata gl oria
di vacui t, di ncanto e di vi l t
che chi ami amo impreci samente vi ta.
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Leicester Square
Aquestos son l os farautes
que yo env o al corazn.
Rodri go Cota, Dilogo entre
el amor y un viejo.
Nel l a tensi one del nodo del la tua cami cetta
raddoppi ano i tuoi tacchi i l l oro batti to
senza al terare l a sfera del gel ato
che di vori fel i ce, stri zzando l occhio.
Mi hai portato a questo parco dove lamore incombe
facendo vi brare ai gi ovani il sorriso
e i rami dei frassini aureol a
con una rete bri l lante dal l egri a.
Accende di rosso l a buca del l e l ettere
e tutto i n gi al lo i l canto degl i uccel l i ,
fl essi bi li t dentro i l pi cci olo,
ondeggi a nel l a costanza del l e fontane.
Mi stendi sopra l erba dove svani sce i l mondo
ri assunto nel fi occo di una nube,
assenza verti cal e in cui l azzurro accorre
al tuo cal ore che dorme sul mi o fianco.
Gi oco a credere i n te fuori del tempo
e nel suo tepore orizzontal e sal e
l a sera con l a prontezza di una bol l a,
gal l eggia per tremare e di l ui rsi
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quando verr l a notte col suo sorri so l ogoro
mia uguale, mia compagna e mi dar uno specchio
mentre una canzone mi feri sce col suo avvi so:
Youll never find a warmer soul to know.
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Mi hai tolto la pace dei giardini
Mi hai tol to l a pace dei gi ardi ni ,
l a gradazi one dei verdi , dal nero
umi do nel sussurro del l a grotta
al l Apri le col or smeral do e gi al l o,
l i ndugi are del l acqua e del l a l uce
nel tempo rotondo del l e fonti ,
cal i ce di certezza senza fessura
come scri gno di l acca ri l ucente;
l i nazione del l o specchi o che affastel l a
i l rosso del l e luci vaci l l anti
del l a sera: avesti mol to acume
per tagl i are un l acci o cos stretto,
accecare gl i zampi l l i ri lucenti ,
spegnere i l rumore dei ruscel l i
che accendevano l ombra ed i l sil enzio
nel ri petere i l nome tuo versato;
di menti care l e l ente col azi oni
bri oche e pl um-cake nel fazzol etti no
con merl etto i ncrespato sul l argento
e dodi ci spl endenti confetture,
l e notti destate che sol evano
volger l a rotta al di l ettoso stretto
l asci andosi portare dal l a corrente
del l a carezza di una tovagl i a di l i no.
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Mi hai tol to i l ri fugi o del l e mappe
l a fuga del l e ci fre e dei nomi ;
oggi la vel oci t sol o mi porta
uno schi zzo di favil l e incol ori ,
l e ceneri del l usso e l a di stanza,
l a fecci a del l a l uce che non ri esce
a sorgere i n cos rotondi ci eli .
Cos mi hai di sfatto l a memori a,
e gl i sporchi brandel l i con i petal i
che furono una vol ta una ghi rl anda
marci scono nel senti ero verso l a notte
i n cui pi ove senza perdono i l tempo.
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Ledi zi one del numero 51 di
ELS PLECS DEL MAGNNI M,
Sepolcri e giardini
di Gui l l ermo Carnero,
stata stampata su carta Torren,
tanto l i nterno quanto l a sopraccoperta,
e con caratteri Di dot per i l testo.
Fi ni ta di stampare
i l 18 l ugl i o 2002,
a Sueca,
dal l e offi ci ne ti pografi che
di Ll u s Pal aci os
b