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I

La cameriera entrò, portando la posta che posò su un piccolo tavolo accanto alla comoda
poltrona. La signora di Thury tese la bella manina grassoccia, prese una busta di carta finissima,
spezzò il sigillo con lo stemma dti Brusfeld, spiegò il foglio che aveva tolto dalla busta, e lesse :
“Signora e cara sorella,
“Dopo uno scambio di corrispondenza con mio cugino di Somers, abbiamo decisa che il
matrimonio di Luisa e di Carlomanno avvenga fra tre mesi, verso la fine di aprile. Vi sarò molto
grato se vi occuperete, del corredo di mia figlia. Che sia quale si conviene al suo grado, ma tenete
presente che la vita a Montaubert è semplice e patriarcale, come mi dice Geraldo di Somers. In ogni
modo, mi rimetto pienamente alla vostra delicatezza e al vostro buon gusto.
“Spero che la vostra salute vi permetterà di accompagnare Luisa ad Ambleuse, per farle da
madre. Basta che arrivi due giorni prima della cerimonia, che sarà molto intima. Il mio triste
focolare non si addice a ciò che può avere un'àpparenza di festa. Geraldo di Somers, impedito dalla
sua salute non verrà, e Carlomanno sarà accompagnato soltanto dal suo fratello minore.
“Ringraziandovi delle cure che avete avuto per Luisa, vi bacio le mani, signora e cara
sorella.
“ CARLOMANNO principe di BRÜSFELD”
Ambleuse, 7 gennaio 1854.
La signora di Thury posò la lettera sul tavolino e si sprofondò ancor più nella poltrona. Sulla
sua fronte liscia si disegnava una piega leggera. Detestava tutto ciò che disturbava la sua vita
tranquilla di donna egoista, le sue piccole comodità abituali, la sua esistenza ovattata dalla
devozione, dei suoi servitori. D'altra parte era difficile rifiutare quanto le chiedeva il cognato. Luisa
era stata educata in casa sua, e lei era la, sua unica parente. Inoltre, il principe di Briisfeld era stato
sempre molto generoso, e non ammetterebbe che ella si astenesse dal compiere la parte di madre
presso la sua figliuola.
L'allusione fatta al suo buon gusto aveva anche solleticato il suo amor proprio, special-
mente perchè veniva da un uomo poco portato ai complimenti. Sì, per il gusto, sapeva bene di non
avere rivali.
Guardò un momento, con compiacenza, il vestito di taffetà viola che ben si addiceva alla sua
carnagione ancor fresca, nonostante l'avvicinarsi della cinquantina.. Non era mai stata bella, ma il
suo viso troppo tondo era piacente e fresco e la sua bella bocca, lasciava vedere fulgidissimi denti.
Era molto ricca, e avrebbe ritrovato facilmente marito ; ma. era stata poco felice nel primo
matrimonio e aveva preferito non ripetere la prova. Una buona tavola, vestiti eleganti, relazioni
piacevoli, che occorreva di più per la sua felicità?
La presenza di Luisa, figlia della sua sorella minore morta a ventiquattro anni, non aveva
modificato in niente quella vita gradevole, perchè la signora di Thury sapeva ridurre a1 minimo i
propri doveri.
Per un istante fu incerta se comunicare subito o più tardi alla nipote le decisioni di suo
padre. Poi tese la mano 'e sonò un campanello.
— Avvertite la signorina che devo parlarle, — disse alla cameriera appena questa comparve.
Con le dita adorne di anelli si lisciò un istante i capelli biondi brizzolati che la piccola cresta
di trina bianca non arrivava a coprire. Nel caminetto scoppiettava un bel fuoco di legna. Un
cagnolino dormiva sopra un cuscino di seta rosa, un pappagallo si agitava sul suo trespolo e
attraverso i vetri lucci-canti entrava un pallido sole invernale.
La signora di Thury pensò al pasticcio con i tartufi che le avrebbero servito tra poco.
Natalia, la cuoca, lo faceva molto bene. A questo pensiero un sorriso dischiuse le sue labbra, ma
terminò in una smorfia di disgusto. Che brodicchi le servirebbero ad Ambleuse? Carlomanno non
era mai stato sensibile ai piaceri della tavola e la sua misantropia non aveva certo contribuito a
modificare i suoi gusti.
La cugina che dirigeva la sua casa era una inetta. Si aspettava dunque un paio di giorni poco
piacevoli da passare laggiù.
Questo pensiero la mise di cattivo umore e accolse con aria imbronciata la giovinetta apparsa
silenziosamente.
—Vieni, Luisa. Ho qui una lettera di tuo padre. —
Luisa si avvicinò con passo leggero. Non era molto alta, ma ben proporzionata. Si fermò a
qualche passo dalla zia e attese, con una fisonomia fredda e chiusa.
—Si tratta del tuo matrimonio fissato per la fine di aprile ; ti accompagnerò ad Ambleuse....
necessariamente. — E qui vi fu una nota amara nella sua voce. — Staremo li due giorni
soltanto. Tu ne ripartirai con tuo marito, e io tornerò a casa mia. Ma in-tanto devo occuparmi
del tuo corredo. Per fortuna qui possiamo combinare qualche cosa di buono ! —
La prospettiva dei vestiti da scegliere, delle stoffe da palpare spianò a un tratto la sua
fisonomia.
Non vide il fremito che passò sul viso di Luisa, quel viso dai tratti delicati, dalla carnagione
eburnea e vellutata. Non vide il baleno di quegli splendidi occhi viola.
—Dunque, sono proprio condannata a questo matrimonio?
Si sforzava visibilmente alla calma.
—Condannata? Vale a dire? —
La signora di Thury, stupefatta, osservava la nipote.
—Era deciso, da sempre, che avresti sposato Carlomanno di Somers.
—Sì, ma speravo che sarebbe successo qualche cosa per impedirlo. Zia, mi ripugna
sposarmi così, senza aver mai visto l'uomo al quale mi destinano !
—L accaduto così più di una volta nelle nostre famiglie. Io vidi il, signor di Thury quasi
ogni giorno per sei mesi, e non per questo sono stata più felice.
—Penso che a me non occorrerebbero sei mesi per sapere se una persona mi piace o no, —
disse seccamente Luisa.
—E quale importanza ha che un uomo piaccia o no a una scioccherella di diciotto anni? Potrebbe
essere ugualmente un gran cattivo soggetto. Carlomanno di Somers vive in famiglia, in un
ambiente patriarcale, come scrive suo padre. E presumibile che vi con-duca una esistenza
degna e seria. Il fisico è secondario, in un uomo.
−Non e' è soltanto il fisico. L'intelligenza e la cultura hanno la loro importanza.
—Eh, eh ! Senti che parlantina ! Perchè la signorina è sapiente, le ci vorrebbe un pedante
rimpinzato di latino e di greco !
—Una donna non può dirsi sapiente perchè ama lo studio e si appassiona a questioni che
esulano da quelle materiali.
—Ti consiglio di non parlare così davanti a tuo padre ! Scelse mia sorella tra cento al-tre e
l'amò immensamente, soltanto per la sua bellezza. La cultura in una donna gl' importava ben
poco.
—Non capisco come una donna possa con-tentarsi di essere sposata soltanto per la sua
bellezza !
—Che pretenzione ! Ebbene, ora basta con le sciocchezze ! Questo matrimonio fu deciso
dieci anni or sono dal principe di Briisfeld e dal conte di Somers, e dovrà farsi. Fin da
domani chiamerò qui la signorina Gotte. Bi-sogna che si procuri le stoffe necessarie. Per la
biancheria,, mi rivolgerò alla signora Gaulin, che ha un'ottima ricamatrice.
—E io scriverò a mio padre per chieder-gli di dispensarmi da questo matrimonio. —
Colpita, la signora di Thury fece quasi un salto sulla poltrona.
—Scrivere a tuo padre ! Te lo sconsiglio. Sentirai che cosa ti risponderà !
—Non potrà rifiutare di farmi almeno conoscere prima colui che devo sposare !
—Luisa, mettiti bene in testa che il principe ha delle idee tutte sue, e che non vuole esser
contraddetto. Questa sua abitudine è stata molto aggravata dalla morte di tua madre, dall'
isolamento in cui si è confinato. Inoltre nella sua famiglia i figli hanno sempre dovuto
inchinarsi senza fiatare dinanzi alla volontà paterna. Non hai dunque altro ,da fare. Ora torna
in camera tua. —
Luisa s' inchinò leggermente e usci dalla stanza, seguita dallo sguardo della zia che pensava:
“Che testarda ! Ce carattere ! Su questo punto, mi pare che assomigli a suo padre: Per la
bellezza è tutta sua madre, con qual-che cosa che la, nostra povera Blandina non aveva. Mi
domando che impressione farà su Carlomanno, che non 1' ha vista da dieci anni.”
Luisa salì il vecchio scalone di pietra, entrò nella grande stanza bene ammobiliata, e si
sedette in un angolo del camino dove franava un mucchio di brace accesa. Le sue dita affusolate
spiegazzavano distrattamente la seta del vestito. In quella casa aveva sempre goduto di una vita
fastosa. Era la principessa Luisa di Briisfeld, l'unica erede di un'antica stirpe e di un gran patrimonio.
Ma il suo isolamento morale era sempre stato completo. Non vi era affetto tra la zia e lei. La signora
di Thury non poteva ispirarlo a una ragazza come Luisa, dal cuore caldo e vibrante, dalla mente
acuta e un poco diffidente. Quella fanciulla, ancora giovanissima, aveva un'anima fiera e sensibile,
molto fresca e molto pura. Istintivamente si teneva lontana dal male e dalla mediocrità.
Tra le ragazze nobili che frequentava, in quella piccola città della Borgogna dove abitava la
signora di Thury, non si era sentita attratta da nessuna, e non aveva una vera amica. In quanto poi ai
giovanotti....
Era andata ben poco in società. Tuttavia 1' inverno precedente, a un ballo dato per il
matrimonio di Lucilla d'Arbigny, aveva ballato col signor di Montgiroux e lo aveva poi rivisto
diverse volte in riunioni giovanili. Dallo sguardo di costui trasparivano senti-menti che facevano
battere un poco il cuore di Luisa. Giovane, piacente, di buona famiglia, poteva aspirare alla sua
mano. Era proprio amore quello che provava Luisa per lui? No, non ancora ; ma lo vedeva con pia-
cere, e probabilmente si sarebbe lasciata attrarre, se non ci fosse stato quell' impegno.... quell'odioso
impegno.
“Come può un padre essere così crudele, così senza cuore?” pensava nei suoi momenti di
ribellione.
Suo padre!... Lo conosceva ben poco. Dal giorno della nascita, che era costata la vita a sua
madre, l'avevano relegata in una parte del castello dove il principe non andava mai. Disperato per la
morte della moglie troppo amata, egli si rinchiudeva nelle sue stanze, oppure errava nel parco
accompagnato solo dai cani. Con l'andar degli anni lo aveva scorto qualche volta : alto, magro, un
po' curvo, con il viso ossuto e un gran naso aquilino.
Quando lo vedeva la balia la portava via, dicendo in tono spaventato :
—Non bisogna disturbare il signor principe ! —
Una volta, in un corridoio, la bambina si era trovata improvvisamente davanti a lui. Egli
aveva indietreggiato un po', guardandola con una specie di orrore, Luisa non trovava altro termine,
poi aveva mormorato :
—Ah, come le assomiglia ! —
E allontanandola col gesto, era passato, voltando altrove Io sguardo.
Poco tempo dopo questo incontro egli aveva chiesto alla signora di Thury di accoglierla in
casa sua e di farla educare secondo il suo grado.
Una sera l'aveva fatta chiamare nello studio, dove passava la maggior parte delle giornate.
La bambina aveva visto bene, allora, quel viso magro, quello sguardo duro e cupo che la faceva
tremare. Le aveva detto con voce secca, o che almeno voleva mante-nere tale :
— Partirai domani per andare a vivere da tua zia, la signora di Thury, che accetta l'incarico
di educarti. Ci resterai fino al tuo matrimonio con il mio figlioccio Carlomanno, il figlio maggiore
di mio cugino, il conte di So-mora. Di comune accordo abbiamo deciso che, essendo la sola
discendente del ramo principale dei principi di Briisfeld. porterai il titolo e i beni dei tuoi antenati al
ramo cadetto, nella persona di Carlomanno che puoi considerare fin da ora come tuo fidanzato. —
Poi l'aveva guardata per un istante con strana intensità. E volgendo altrove gli occhi aveva
detto con voce fioca :
— Vai, ora. —
In tal modo ella aveva conosciuto il suo destino fin dall'ottavo anno di età. Di lì a poco,
lasciava Ambleuse accompagnata dalla balia,, rimasta con lei come cameriera. Non rimpiangeva
Ambleuse, la troppo vasta di-mora piena di mobili preziosi diventati inutili, e dove nessuno si
occupava dell'orfa• nella, tranne la buona Zeffirina, affezionata ma d'intelligenza molto limitata.
Presso la signora di Thury, tuttavia, l'accoglienza non aveva riscaldato quel cuoricino. Fin dai
primi giorni, c'era stato tra zia e nipote un segreto antagonismo che doveva sussistere nel corso
degli anni, accentuandosi via via che Luisa cresceva. La signora di Thury l'accusava di scortesia,
perchè non l'adulava nè adottava tutti i suoi gusti e le sue opinioni. Luisa detestava in lei
quell'egoismo così assoluto, quella certa ipocrisia che disgustava la sua rettitudine. Perciò erano
vissute fino a quel giorno come due estranee. E ora a quel cuore rimasto solo, assetato, ardente,
veniva imposto il matrimonio con uno sconosciuto.
“Che fare?” pensava disperatamente. “Obbedire? Non vi sono altre alternative.”
Poichè sapeva bene che la signora di Thury aveva ragione, e che era inutile scrivere al padre.
Si chinò verso il fuoco, tese al calore della brace le mani gelide; la luce rossastra le illuminò
il viso inquieto, ravvivò il color d'oro brunito dei capelli ondulati che incornicia-vano la bella
fronte. Pensava :
“Mia madre avrebbe lasciato far questo?”
Si, senza dubbio, poichè era una sistemazione di famiglia. Costumanze di altri tempi. Eppoi,
il carattere autoritario del principe di Briisfeld avrebbe imposto, anche in questo, la sua volontà.
Luisa rivide col pensiero la piacente fisonomia di Filippo di Montgiroux, il suo sguardo nel
quale si leggeva un rispettoso amore; sospirò, e, rialzatasi, appoggiò la te-sta stanca sulla seta a
fiorami della poltrona.
II

Nel corso del diciassettesimo secolo, il principe Leopoldo di Briisfeld, cadetto di un piccolo
sovrano tedesco, aveva lasciato il suo paese in seguito a un grave dissenso col fratello maggiore. Si
trasferì in Francia, dove sua moglie, una Montmorency possedeva vaste tenute.
Uno dei suoi figli minori, che portava il titolo di conte di Somers, sposò l'unica erede di una
vecchia famiglia della Franca Contea. E proprio a tino dei suoi discendenti, Carlomanno di
Briisfeld, che non aveva eredi maschi per perpetuare il suo nome, destinava la mano di sua figlia.
Il possesso di Montaubert, residenza dei Somers, era situato nel Giura, alla frontiera
svizzera. il corpo principale del castello apparteneva al secolo XV, ma più tardi vi erano state fatte
delle aggiunte. Oltre a ciò, nel parco esistevano ruderi di costruzioni molto più antiche. Intorno si
estendevano grandi boschi di abeti e di larici che formavano lo scuro rivestimento di que'altipiano
montuoso.
All' incirca nello stesso momento in cui il signor di Briisfeld scriveva alla cognata, il signor
di Somers, una mattina, fece chiamare il figliuolo maggiore.
Si trovava in una grande sala che chiama-vano il parlatorio, che veniva scaldata da
un'enorme stufa sempre accesa, poichè Geraldo di Somers era diventato freddoloso dopo che un
incidente, dieci anni prima, lo aveva reso infermo.
Quella sala, dal soffitto a cassettoni dipinti con stemmi e motti, dalle pareti ricoperte di
antiche tappezzerie, dava, per mezzo di tre porte a vetri, sul giardino, in quel momento coperto di
neve. Il conte, che era uno studioso, aveva lì la sua biblioteca. Era anche il luogo di riunione della
famiglia, special-mente dopo il pasto della sera.
Il signor di Somers, avvolto in una calda veste da camera, era seduto nella sua poltrona ad
alta spalliera, davanti a una tavola massiccia che gli serviva da scrivania. Aveva passato la
cinquantina, ma dimostrava qual-che anno di più, per la calvizie incipiente, il viso ossuto e rugoso, i
lunghi baffi quasi bianchi che inquadravano una bocca autoritaria.
Quando la porta venne aperta, egli sollevò la testa per guardare colui che entrava.
Era un giovanotto alto e smilzo, troppo alto e troppo smilzo, col profilo di uccello, gli occhi
neri piuttosto belli, ma dallo sguardo un po' sfuggente, dalla bocca sinuosa sotto i baffi bruni.
Desiderate parlarmi, padre mio?
Sì, due parole sole. Sono stato in corrispondenza col principe di Briisfeld in questi ultimi
tempi, e abbiamo deciso che il tuo matrimonio con sua figlia avvenga verso la fine di aprile. —
Le labbra di Carlomanno ebbero una rapida contrazione. La notizia non sembrava
rallegrarlo.
Di già? — disse.
Come, di già? Hai ventisette anni, Carlomanno, e Luisa ne ha diciotto.
Sì.... ma pensavo che.... avrei voluto rimanere libero ancora per qualche tempo.
È invece l'ora che tu ti sistemi. Godrai di un patrimonio ingente, avrai una moglie
incantevole.... ---
Carlomanno ebbe un risolino sarcastico.
Una moglie incantevole? Lo supponete voi, padre mio, poichè non la conoscete.
Se assomiglia a sua madre, deve essere una vera bellezza. In ogni modo, è stata educata
perfettamente dalla signora di Thury.
Purchè non sia una smorfiosa ! — disse Carlomanno con un sospiro. — E se è avvezza a una
vita mondana, che cosa farà qui?
La farai viaggiare.
Ah, questo poi no ! Lasciare le mie abitudini, visitare città e paesaggi di cui non m'importa
affatto? No, padre mio. Questa preziosa Luisa si adatterà a vivere qui, perchè io non cambierò
niente per lei. —
Il conte fece un gesto d'impazienza, picchiando sulla tavola le dita ossute.
Parli come un bambino, ma spero che il matrimonio ti faccia metter giudizio. Farò preparare
l'appartamento di tua madre. La sposa lo modificherà poi come vorrà. Per i regali di nozze abbiamo
deciso, Briisfeld ed io, di non occuparcene. Luisa comprerà da sè, più tardi, ciò che desidera.
Che cosa ne farebbe qui? A meno che non voglia rivaleggiare in eleganza con Flavia o con
la bella Sigrid. Se ciò le farà pia-cere, non troverò niente da ridire, purchè non cerchi di contrastare i
miei gusti.
Va bene. È inteso che v' incontrerete Ambleuse, dove Luisa e la signora di Thury, sua zia,
arriveranno due giorni prima della cerimonia. Questa avrà luogo nella più stretta intimità, ha scritto
il principe ; e ha anche aggiunto : “Saranno ugualmente per me momenti duri da passare; ma
riconosco che è necessario, nonostante tutto, che quel giorno Luisa abbia vicino suo padre)). —
Carlomanno approvò con un cenno della testa.
Questa maniera di agire appiana le case. Almeno non dovrò farle la corte !
Giacomo ti accompagnerà e sarà tuo testimone. Avevo pensato in un primo tempo a Marco,
ma non si sa mai quali occupazioni possano piombargli addosso.
Oh, Giacomo sarà adattissimo ! Se po- tesse sposarsi lui in mia vece, sarebbe anche meglio.

Il signor di Somers fece una spallucciata che dimostrava la sua impazienza. Mentre il figlio
da lui congedato usciva dalla sala, egli lo seguì con gli occhi e mormorò :
Sì, Giacomo starebbe meglio al suo posto!... Peccato ! -
Carlomanno, attraversò il grande vestibolo a volta, salì lo scalone di pietra senza tap-peto,
percorse un corridoio dagli angoli oscuri e aprì una porta che dava in una grande stanza ben
rischiarata da un pallido sole invernale.
Ebbene, Giacomo, saremo presto di cerimonia, caro mio ! —
Davanti a una finestra aperta dalla quale entrava l'aria pura e gelida della montagna, stava un
giovanotto che si voltò rapida-mente.
Perchè ? —
Era un po' meno alto di Carlomanno, molto agile, di proporzioni eleganti e vigorose, col
viso dai lineamenti marcati e gli occhi bruni, dallo sguardo leale un poco imperioso.
Per il mio matrimonio. Fra tre mesi, capisci ! E tu mi accompagnerai al sacri-ficio. —
Il corrugarsi dei sopraccigli dimostrò che Giacomo non apprezzava molto quell'onore.
Ma arriveremo soltanto per la cerimonia, — continuò Carlomanno. — Il mio fu-turo suocero
ha avuto questa buona idea. In fondo, è piuttosto strambo quel principe di Briisfeld. uno strano
modo, questo, di fare sposare la sua unica figlia.
—Sì, povera creatura ! —
La voce un po' secca di Giacomo aveva un tono di compassione.
—La morte della moglie pare lo abbia reso del tutto misantropo. Non credo che a me
accadrà mai una simile disgrazia. —
Carlomanno rise nel dire queste parole. Suo fratello lo guardò con disapprovazione,
accompagnata da un certo disprezzo.
—No, sei troppo egoista! Ed Estella? —
Carlomanno sembrò imbarazzato.
—Ebbene, Estella.... spero che sarà ragionevole; le farò capire....
—L' hai ingannata due volte : prima, tenendole nascosto l'impegno preso per te da nostro
padre da parecchi anni ; poi, facendole credere che la vostra unione era valida. Che cosa dirà
quando le annunzierai il tuo matrimonio?
— Eh, bisognerà pure che si persuada ! — disse Carlomanno con disinvoltura. = Mi
trincererò dietro la volontà di mio padre. Veramente, era un po' sciocca a credere che il conte di
Somers potesse accettare per nuora la figlia di un brigadiere di finanza ! —
Un lampo di sdegno passò nello sguardo di Giacomo.
—Allora, perchè glielo hai dato ad intendere? È ignobile, Carlo !
—Più che altro, è noioso, — rispose questi senza commuoversi. - Durerò fatica a farle
accettare la cosa. Ma bisognerà arrivarci. Mi darà molti grattacapi ! —
“Che incosciente!” pensava Giacomo men-tre suo fratello si allontanava.

III

Il castello di Ambleuse era situato ai con-fini della Borgogna e del Giura, in una amena
vallata. La bella costruzione del secolo XVII era circondata dagli alberi annosi di un gran parco
alquanto trascurato da quando il padrone si disinteressava di tutto. D'altronde, niente funzionava
molto bene in quella casa sotto la fiacca direzione della signorina Ra-landa di Porrieux, cugina del
castellano.
Quando la carrozza della signora di Thury si fermò davanti alla doppia scalinata di pie-tra,
verde di musco, il signor di Briisfeld apparve sulla soglia della sua dimora e venne incontro alle due
signore che salivano gli scalini. Quell'uomo di cinquant'anni sembrava un vecchio, con l'alta figura
curva, la barba e i capelli bianchi, la pelle incartapecorita, del viso ossuto la cui magrezza faceva
apparire più accentuata ancora la curva del naso a becco di aquila.
Egli s'inchinò davanti alla signora di Thury, le disse qualche parola accogliente, baciò la
mano che ella gli tendeva. Poi si rialzò e guardò sua figlia rimasta indietro. Luisa, pallidissima, col
cuore stretto, fissava su di lui i suoi begli occhi viola, fieri e ansiosi. A un tratto i lineamenti del
principe si sconvolsero; un certo smarrimento passò nel suo sguardo ; e sottovoce, tanto che nessuna
delle due donne potè udirlo, bisbigliò :
— Blandina ! —
Poi parve fare uno sforzo violento su se stesso e tese la mano a Luisa che la baciò, secondo
l'antica reverente usanza conservata in famiglia.
— Sii la benvenuta, figliuola ! — disse.
Aveva la voce roca, come strozzata. Voltandosi di nuovo verso la cognata, le offri il braccio
per entrare nel castello.
Luisa li seguì, Quell'accoglienza glaciale non era fatta per calmare il suo povero cuore da
qualche settimana tanto angosciato. Ma poteva forse aspettarsi altro dal padre che aveva dato una
risposta così secca alla lettera che, nonostante tutto, ella gli aveva scritto? In lui il cuore era morto.
Non gli restava che il desiderio di perpetuare la sua stirpe, magari sacrificando la figlia.
“Un matrimonio di convenienza come questo ti darà più soddisfazione che uno stupido
matrimonio di amore,” concludeva, nel suo breve scritto.
A Luisa, dunque non rimaneva che subire la sua sorte.
La signorina Itolanda di Porrieux, una donna alta, magra, dal profilo di pecora, venne ad
accogliere le nuove arrivate e le accompagnò nelle loro stanze. La signora di Thury palesò subito le
sue esigenze, fece correre tutto il personale per il castello alla ricerca di ciò che le pareva mancasse
ai suoi comodi. Frattanto Luisa si sistemava nella camera preparata per lei. Nell'attiguo salottino la
fedele Zeffirina tirava fuori da un baule il vestito che la sua giovane padrona avrebbe indossato per
il pranzo. Seduta vicino a una finestra, Luisa guardava vaga-mente il bel giardino alla francese, in
disordine come tutto il resto. Nell'avvicinarsi della data del suo matrimonio, viveva come in un sob
o penoso. Ma il sogno stava per finire : il giorno dopo avrebbe dovuto guardare in faccia la realtà,
cioè il fidanzato sconosciuto.
— Credo che per la signorina sia l'ora di vestirsi, — disse Zeffirina.
Luisa sussultò. Si alzò subito e andò a sedersi davanti allo specchio. Zeffirina l'avvolse in un
accappatoio bianco, sciolse i bei capelli ondulati che si sparsero sulle spalle della fanciulla come un
serico mantello. Lo specchio rendeva l'immagine di un viso incantevole dallo sguardo ansioso.
“Che infamia!” pensava Zeffirina afflitta per la tristezza della padroncina. “Costringerla a
maritarsi così, lei, così bella e così buona!”
Il principe, per dispensarsi dal sostenere la conversazione, aveva invitato a pranzo un vicino,
il signor d' Ottignies, il solo col quale avesse conservato qualche relazione.
Era un uomo della sua età, amabile, riservato, piacevole e colto. Egli sostenne la
conversazione con la signora di Thury, soddisfatta di trovare un altro interlocutore oltre al cognato.
Questi stette quasi sempre zitto, col viso impietrito. Accanto a lui, Luisa non apriva bocca, eccetto
quando il signor d' Ottignies le rivolgeva la parola. Mangiava appena; ogni boccone le costava uno
sforzo. I padre non sembrava accorgersi della sua presenza. Quel pasto, servito da un vecchio
maggiordomo dai movimenti lentissimi, le parve di una lunghezza intollerabile.
In sala, mentre il principe faceva una partita a scacchi con la cognata, il signor d' Ottignies si
avvicinò alla fanciulla e sedette accanto a lei. Le parlò della piccola città che ella aveva lasciata e
che egli conosceva bene. Luisa lo ascoltava ,con piacere, sentendo in lui una certa bontà e una certa
simpatia.
Abbassando la voce, egli disse :
—Come somigliate a vostra madre ! —
Ella replicò con cordoglio :
—Ciò non mi renderà cara a mio padre!
—Bisogna perdonargli, cara bambina mia. uno di quelli che esaltano in sommo grado i loro
sentimenti e non cedono nè al freno della religione nè a quello della ragione. Ha sofferto molto, e
soffre ancora molto, credetelo.
—E forse un motivo per obbligarmi a questo matrimonio, senza neppur permettermi di
conoscere prima colui al quale mi destina? —
Il signor d' Ottignies osservò un momento il bel viso che lasciava apparire la rivolta
dell'animo.
—Non avrete la sottomissione di vostra madre, — disse pensosamente. — In voi esiste una
volontà. Sarà un bene o sarà un male? Forse avrete da soffrire di più. In quanto al vostro
matrimonio, gli avevo fatto osservare che era desiderabile che il vostro fidanzato e voi poteste
incontrarvi un po' di tempo prima; ma è stato irremovibile. “Questo matrimonio deve farsi per
riunire i due rami,” mi ha dichiarato. “Carlomanno può magari non piacere a Luisa, ma si abituerà a
lui, e forse sarà più felice che se avesse contratto un matrimonio d'amore.”
Così ha scritto anche a me. Ma io non condivido tale idea e trovo spaventoso che mi venga
imposta questa unione. Mi direte, lo so, che tante altre hanno subito la stessa sorte. Ma non pensate
che in casi simili viene profanato il sacramento, poiché non vi si porta il libero consenso?
—Appunto per questo, bambina mia, bisogna che diate il vostro consenso, con la risoluzione
di compiere il vostro dovere, per quanto penoso vi apparisca. —
Ma Luisa scosse la testa. Era tutt'altro che convinta ! Il signor d' Ottignies pensò :
“Questa povera figliuola deve avere disgraziatamente un cuore troppo ardente, una mente
troppo elevata. La sua felicità dipende da come sarà questo Carlomanno.”

Nel pomeriggio del giorno seguente Carlomanno e Giacomo di Somers arrivarono ad


Ambleuse. Il signor di Briisfeld li accolse da solo e li fece condurre nelle loro stanze. Il matrimonio
doveva essere celebrato a mezzanotte secondo l'usanza di famiglia. Il principe dava a sua figlia,
come regalo di nozze, una comoda vettura con dei bei cavalli. Questa carrozza avrebbe portato gli
sposi novelli a Montaubert, dove sarebbero arrivati prima di sera.
Mezz'ora prima di cena, i due fratelli comparvero nella sala. Il signor di Briisfeld li
aspettava insieme con il signor d' Ottignies, che sarebbe stato il testimone di Luisa. C'era anche il
notaro, venuto per la firma del contratto, e il sindaco del paese, che doveva ce lebrare il matrimonio
civile.
Il signor di Briisfeld fece le presentazioni. Aveva il viso più sciupato del solito. Guardava
Carlomanno, poi Giacomo, come se li paragonasse l'uno all'altro.
Entrambi in abito da cerimonia, pure avendo tra loro alcuni tratti di somiglianza erano del
tutto dissimili. E il signor di Briisfeld, buon giudice in materia, doveva essere .colpito non solo dai
doni fisici del cadetto, ma anche dalla distinzione, dalla prestanza dei suoi modi, dalla fermezza un
po' fredda della sua fisonomia, accanto alla quale quella del maggiore rimaneva poco attraente.
Una porta a due battenti venne spalancata dal maggiordomo. La signora di Thury e Luisa
entrarono con un gran fruscio di seta.
Luisa indossava un vestito di taffetà ce-leste pallido che ben si addiceva alla sua delicata
carnagione, in quel momento accesa da un po' di febbre, e faceva spiccare il biondo caldo dei suoi
capelli. Ella s' irrigidiva per reprimere la sua emozione, per nascondere la sua angoscia. Il signor di
Briisfeld si avanzò e s' inchinò davanti alla cognata.
—Ecco, signora, il mio figlioccio Carlomanno di Somers. Luisa, ecco il tuo fidanzato. —
Carlomanno salutò, un po' impacciato, baciò la mano che gli offriva la signora di Thury, poi
si rivolse verso Luisa.
Questa gli tese la mano fine e bella che ebbe una contrazione quando egli vi accostò le
labbra.
Poi il principe presentò Giacomo alla cognata e alla figliuola.
Luisa lo guardò appena. Era sotto la scossa dell'antipatia subitanea che le aveva ispirato il
suo futuro sposo.
In quanto a Giacomo, la sua abituale freddezza parve cedere un istante per effetto di una
emozione che animò il suo sguardo quando comparve Luisa.
Allorchè gli ospiti del principe furono seduti, il notano dette lettura del contratto. Luisa non
avrebbe saputo dire, un istante dopo, neanche una parola di quello che con-teneva; come pure il
susseguente discorsetto del sindaco, che, per quanto ben fatto, non potè trarla da quella specie
d'insensibilità che le dava movimenti e gesti di automa. Ella ebbe appena coscienza del “sì” che
pronun ziava e che la univa davanti alla legge a Carlomanno di Somers.
Durante il pranzo rimase stranamente assente. Mangiò distrattamente, senza accorgersi dei
tentativi galanti di Carlomanno, senza vedere le smorfie sprezzanti della zia, rannuvolata, davanti a
quella mensa male imbandita, a quelle vivande mal cucinate, che giustificavano i suoi giudizi circa
le capacità della signorina Rolanda di Porrieux.
Carlomanno invece faceva onore abbondantemente ai piatti e ai buoni vini delle cantine di
Ambleuse. Non si mischiava alla conversazione impegnata tra suo fratello, il signor d' Ottignies e il
sindaco, uomo intelligente e di buon senso, che si era fatta una cultura a forza di leggere e di
osservare ; conversazione interessante, perchè Giacomo aveva soggiornato a lungo a Parigi, presso
un fratello di sua madre, e lì aveva conosciuto scienziati, artisti, letterati ; e la sua sveglia
intelligenza aveva profittato largamente di questi con-tatti.
Luisa, in qualsiasi altra occasione, non avrebbe perso nulla di quella conversazione; ma per
lei oggi non contava che quella dolo-rosa prospettiva : diventare la moglie di quel Carlomanno che
le ispirava tanta repulsione.
Il pasto si trascinava interminabilmente. La signora di Thury non poteva trattenere dei segni
di nervosismo per la lentezza del servizio. Lanciava sguardi furiosi al cognato seduto in faccia a lei,
impassibile, quasi muto, divenuto ancora più cupo da quando era apparsa Luisa e l'aveva vista
accanto a Carlomanno.
Finalmente si alzarono da tavola. Il notaro e il sindaco passarono con il principe nel sa-lotto
da fumo per farvi una breve sosta prima di congedarsi.
Il signor d' Ottignies condusse Giacomo nella vicina biblioteca per fargli vedere una certa
stampa del secolo XVII sulla quale ave-vano discusso tra loro. Luisa si era avvicinata a una porta a
vetri della sala aperta sul giardino in quella notte tiepida di una fine di aprile quasi estiva. La
signora di Thury, sprofondata in una, comoda poltrona, si voltò verso Carlomanno che in piedi, a
qualche passo di distanza, non sapeva che cosa fare di se stesso. Il vino, bevuto generosamente, lo
rendeva taciturno e imbronciato ; ma non dava altri segni di ebbrezza.
— Andate dunque un po' sulla terrazza con la vostra fidanzata, caro figliuolo. Bisogna bene
che vi conosciate ! —
Senza rispondere, Carlomanno si diresse verso la porta a vetri. Luisa volse verso di lui il
viso pallido dagli occhi seri e tristi.
— Sì, cugino, bisogna che parliamo un poco insieme. —
Uscirono sul piazzale che si stendeva da-vanti a quel lato del castello. Luisa fece qual-che
passo, poi si fermò davanti a Carlomanno.
— Dobbiamo parlare francamente in questa grave circostanza della nostra vita. Saremo uniti
senza conoscerci, costretti a piegarci davanti alla volontà paterna. Poichè anche voi siete stato
forzato a questo matrimonio, non è vero?
— Forzato.... sì. Ma ora ne sono ben lieto. Non sapevo che foste così.... così.... —
Non trovava le parole. Luisa distolse un istante gli occhi dal suo sguardo, e con voce
leggermente tremante soggiunse :
— Ho pregato mio padre di non impormi questa unione, o almeno di permettere che, prima,
noi ci incontrassimo un po'. Non ha ceduto, e ho dovuto obbedire. Ma voglio dirvi.... --
S' interruppe un momento, con la voce soffocata dall'emozione.
— Desidero che il tempo del fidanzamento che ci è stato rifiutato, lo abbiamo ora, per
conoscerci, per non essere più così completa-mente estranei l'uno all'altro. —
Per un momento Carlomanno sembrò sbalordito. Poi sogghignò e la sua voce prese un
accento di collera per replicare :
— A quanto pare non vi piaccio punto, cara cugina ! Ciò non mi lusinga, credetelo ! —
Ah, come detestava in quel momento quello sguardo sfuggente e quasi cattivo ! Ma non
distolse il suo mentre ribatteva :
— Pensavo che mi avreste capita, in una circostanza così strana. Non potevo certo supporre
che ve ne offendeste. Vogliate perdonarmi se • mi sono sbagliata. —
Egli abbassò un po' gli occhi sotto quello sguardo leale così puro e così franco.
— Non penso mica che abbiate avuto l'intenzione di dispiacermi ! E dopo tutto, forse avete
ragione. Qualche ora fa non ci eravamo mai visti, e ora ci uniscono in questa maniera spiccia.
Vostro padre è un uomo strano, cugina mia !
— Purtroppo ! Ma è specialmente un ma-lato, credo.
— E il mio non è meno autoritario. Ma non è misantropo come lui. —
Luisa disse con sforzo :
— Parlatemi un po' della vostra famiglia, perchè la conosca fin d'ora.
— C' è mia sorella Flavia che ha sposato Marco di Morières. La bella Flavia, la frivola
Flavia.... —
Carlomanno accompagnò queste parole con un risolino canzonatorio.
— Vi aspetta con impazienza, sperando di poter parlare con voi di vestiti, cappelli e di altri
soggetti di un valore ugualmente palpitante. Marco è.... un uomo di affari. Si assenta spesso. Hanno
un figlio, un noiosissimo frugoletto di cui Flavia non si occupa affatto. Conoscete il mio fratello
minore, Giacomo : ama la musica, i libri e tutte le cose di questo genere. —
Di nuovo dal tono di Carlomanno traspariva l'ironia.
— E voi? — domandò Luisa.
— Oh! A me non piace altro che la pesca e la caccia. Ho sotto a Montaubert un piccolo
possesso dove vado spesso. Là ci sono boschi ricchi di selvaggina, un fiume e anche uno stagno. il
mio paradiso.
— Sarei contenta di vederlo, — disse Luisa facendo forza a se stessa per pronunziare quella
frase gentile.
Carlomanno ne sembrò ben lieto.
— Sì, vi ci condurrò. Flavia asserisce che vi morirebbe di noia, ma penso che il vostro
cervello sia un po' più serio del suo. Ah, dimenticavo ! C' è anche Barbara, la nostra governante, la
indispensabile Barbara, che dirige tutto. Speriamo che le andiate a genio. Ma anche lei non vedeva
di buon occhio un matrimonio concluso in queste condizioni. Me lo ha detto chiaramente, perchè
non ha peli sulla lingua.
— Ė una prova in favore del suo buon senso.
— Eh.... si ! Dopo tutto, non potevamo farci niente. L' importante è di riuscire adesso a
intenderci bene.
— Ė quanto chiederò a Dio tra poco, — disse Luisa e gli tese la mano, aggiungendo :
— Vi ringrazio di aver aderito al mio desiderio. —
Egli baciò le dita affusolate che erano gelide, poi tornarono nel salotto. La signora di Thury
si alzò, dicendo :
— Bisogna che tu ti riposi un poco, Luisa, nel tempo che resta prima della cerimonia.
Saliamo nelle nostre stanze. —
Si avviarono, e Carlomanno andò nel sa-lotto da fumo, dove poco dopo apparvero il signor
d' Ottignies e Giacomo. Il notano e il sindaco erano tornati alle loro case. Il signor di Briisfeld e il
signor d' Ottignies in-cominciarono una partita di whist. I due fratelli rimasero nel salotto da fumo.
Ottimo sigaro, — disse Carlomanno, esaminando l'avana acceso che teneva tra le dita. — Vi
sono diverse cose buone qui ; ma Barbara direbbe che il servizio è difettoso. —
Poichè il fratello non rispondeva, lo guardò un momento, meravigliato.
— Che significa codesta aria seria?
— Non ho ragione di rallegrarmi, vedendo in procinto di unirsi due esseri così poco
fatti l'uno per l'altro, —
Carlomanno fece una smorfia sarcastica.
— Non posso contraddirti su questo punto, caro amico. Quella giovane Luisa è bella, è
graziosa, è tutto quello che vuoi, ma è anche quello che temevo: un'arpia.
— Carlo ! — disse Giacomo, e nella sua voce vibrava una sorda indignazione.
— Sì, un'arpia. Sai che cosa mi ha detto or ora? Vuole un periodo di fidanzamento perchè
abbiamo il tempo di conoscerci !
— Povera bimba ! —
Carlomanno sogghignò un poco.
— E me, non mi compatisci? Sono sicuro che sarà sempre imbronciata e brontolona, e che
non anderemo d'accordo su niente.
— Lo temo anch' io.
— C' è da stare allegri ! Eppoi le clausole del contratto attestano una insultante sfiducia a
mio riguardo.
— Io non vi ho riscontrato che una prudenza naturalissima, considerato che il signor di
Briisfeld non ti conosce.
— Sì, è vero.... ma non è forse paradossale che un padre usi tanta prudenza quando si tratta
del suo patrimonio, mentre non si preoccupa affatto del carattere doli' individuo quando si tratta di
dare la figliuola a uno sconosciuto, come sono io per lui?
— Sì, purtroppo ! Ma non è il solo, a quello che ho sentito dire.
— Infine, mi domando che cosa faremo di questa bella Luisa a Montaubert. Ho
l'impressione che non piacerà affatto a Flavia. Forse mio padre la troverà simpatica, perchè ha il
fare da gran signora, nonostante la giovinezza, e più che altro in vista della sua ricchezza. Ma io....
povero me.... —
Sospirò, fece il viso accigliato, e si mise a fumare senza più aprir bocca.
Anche Giacomo aveva acceso un sigaro, ma lo teneva tra le dita che appoggiava al bracciolo
della poltrona. Con la fronte corrugata, era assorto in pensieri così profondi, che sussultò quando il
signor di Briisfeld, dalla sala, chiamò il suo figlioccio e futuro genero.
— È l'ora, Carlomanno I —
Il giovanotto si era assopito. Si alzò precipitosamente e andò nella sala, seguìto dal fratello.
Un istante dopo entrarono Luisa e la signora di Thury. Luisa vestiva un abito di damasco
bianco sul quale ricadeva il velo di trina appuntato sui capelli. Sebbene ella non volesse, la signora
di Thury le aveva messo un po' di cipria rosa sulle guance. In quel-l'abito sontuoso era di una
bellezza straordinaria. Il signor di Briisfeld, che si avanzava verso di lei, si fermò per qualche
istante. Sembrava còlto da un malore improvviso, tanta era l'alterazione del suo viso. I suoi occhi
incontrarono quelli di Luisa, addolorati, patetici. Egli abbassò le palpebre ; poi, bruscamente, fece i
pochi passi che lo separavano dalla figliuola e le porse il braccio, sul quale ella appoggiò la mano
tremante.
Poco dopo, nella cappella del castello adorna di fiori, Luisa di Briisfeld veniva unita, davanti
a Dio, a Carlomanno di Somers. In una. breve ma ardente preghiera la giovane sposa aveva
invocato l'aiuto divino per la nuova vita di cui temeva le incognite, rappresentate per lei dal marito e
dalla nuova famiglia. Ella rabbrividiva, nonostante la mitezza della temperatura. Vicino a lei, tutto
accigliato, Carlomanno pensava :
“Che sonno ! Ah, che bel sonnellino farò tra poco in carrozza!”
Tornata in sala, Luisa si allontanò con la zia per indossare l'abito da viaggio. Carlomanno
fece altrettanto. Il signor d' Ottignies si congedò dal suo ospite, e nel salone non rimasero che il
signor di Briisfeld, Giacomo e la signorina di Porrieux, che sonnecchiava su di un canapè.
I due uomini non parlavano. Giacomo corrugava la fronte, preoccupato ; il principe
sembrava affranto da una fatica immensa. Si alzarono entrambi quando apparvero Luisa, la signora
di Thury e Carlomanno.
Vi fu un breve scambio di addii. La signora di Thury abbracciò la giovane sposa con una
parvenza di emozione. Giacomo le baciò la mano, pensando in cuor suo che doveva avere la febbre,
perchè quella mano bruciava. Poi Luisa si avvicinò a suo padre. Egli fece tre passi verso di lei,
s'inchinò, e le sue labbra aride sfiorarono la fronte che si offriva al suo bacio.
Addio, figliuola. —
La sua voce era sorda, quasi strozzata. Si rivolse verso Carlomanno e gli tese la mano.
Te l'affido. Rendila felice. —
E, voltatosi, usci precipitosamente dalla stanza.

IV

Uscita da un torpore febbrile, Luisa si sol-levò e guardò fuori dallo sportello, il cui vetro
abbassato lasciava entrare l'aria pura, di una freschezza deliziosa, satura di aromi halsamici.
La carrozza procedeva per una strada stretta, in un paesaggio montano. Gli abeti e i larici
coprivano il fianco delle gole nelle cui profondità scrosciavano torrenti gonfi per il dimoiare delle
nevi. A una voltata apparve un villaggio che sembrava inchinato verso l'abisso. Poi disparve a
un'altra svolta. Luisa pensò :
“È certo Bonnières. “
Bonnières era il paese più vicino a Montaubert, le aveva detto Carlomanno.
Presto sarebbe dunque entrata in quella casa che stava per diventare la sua.
Un brivido la scosse. Da quando era partita, si alternavano in lei il calore e il gelo. Il suo
organismo non poteva sopportare impunemente le emozioni, le sofferenze morali alle quali veniva
condannata dalla volontà paterna. Dopo la tensione degli ultimi giorni, si sentiva affranta.
Qualunque fosse l'accoglienza che le serbava Montaubert, aveva fretta di arrivare per riposarsi
finalmente, per cercare di non pensare almeno per un po' di tempo, che era la moglie di
Carlomanno.
Gettò un'occhiata verso di lui : dormiva, sprofondato nei cuscini della vettura, con la testa
voltata verso l'altro sportello. Da quando era partito da Ambleuse, aveva ostentato verso Luisa
un'aria contegnosa, e, con gran sollievo della giovane, le aveva rivolto appena la parola.
Luisa si avvolse freddolosamente nel mantello da viaggio, poi chiuse gli occhi pensando :
“Se potessi anch' io dormire un po'!”
Ma un istante dopo li riaprì colpita dal-l'olezzo balsamico ancor più forte. La carrozza aveva
preso una strada sotto bosco, e intorno a lei si stringevano abeti e larici. In quelle mezze tenebre,
Luisa provò un' impressione dolorosa, dovuta, senza dubbio al suo attuale squilibrio nervoso,
poichè, di solito, non era paurosa. E provò quasi un sollievo vedendo Carlomanno fare un
movimento, come stesse per svegliarsi.
In quel momento qualcuno saltò sul predellino e stese un braccio verso il dormiente. Risonò
una detonazione. Poi lo sconosciuto scomparve nel bosco.
Luisa aveva avuto appena il tempo di vedere un viso pallido i cui occhi sparivano per metà
sotto un cappuccio nero tirato sulla fronte. Volle gridare, ma i suoni non uscivano dalla sua bocca.
La carrozza si era fermata; il cocchiere saltò a terra, seguito da Zeffirina, la cameriera di Luisa. La
giovane sposa guardò con spavento il viso livido di Carlomanno accasciato, inanimato. Cercò di
dire qualche parola, poi perse i sensi.

Il sole entrava liberamente dalla finestra spalancata e giungeva fino al letto dove Luisa stava
aprendo gli occhi. Vide chino su di sè il buon viso di Zeffirina, dagli occhi da cane fedele.
— Ah, la signorina sta meglio, finalmente ! Il dottore lo aveva pur detto, che in capo a due
giorni.... —
Luisa la interruppe.
— Che cosa ho avuto? Che c'entra il dottore? —
Si sentiva debole, ma come sollevata, con l'impressione di essere giunta alla fine di un
viaggio allucinante, per trovare finalmente riposo.
— La signorina non ricorda? Voglio dire la signora....
— Signora? --
Luisa pensò un momento, poi i suoi linea-menti si alterarono e nei suoi occhi guizzò un
lampo di terrore.
— Ah, sì, sì ! Carlomanno ! Dio mio ! —
Il pavimento di legno lucido scricchiolò sotto un passo. Si udì una voce calma, imperiosa.
— Non stancate la. vostra padrona, ragazza mia. Andate, andate, mi occuperò io di lei. —
Zeffirina si scostò e uscì docilmente. Luisa vide avvicinarsi una donna alta, vestita di nero,
che s'inchinò cerimoniosamente.
— Sono Barbara, signora.
— Barbara ! Ah, sì ! Barbara..:. —
I begli occhi viola osservavano perplessi quella donnona colorita, con i capelli grigi spartiti
sulla fronte, sormontati da una cuffietta di tulle nero.
— Sì, mi ha detto.... ma.... ah, è terribile ! —
Una mano robusta si posò sulle sue spalle tremanti.
— Via, non vi tormentate ! — disse la voce autoritaria. — Il nostro povero Carlomanno non
è morto sul colpo ; ha potuto pentirsi e ricevere l'assoluzione. Penso che non possiate provare molto
dolore, visto che siete stata forzata a questo matrimonio, e basta vedervi per capire che il nostro
signorino non sarebbe stato il marito che ci voleva per voi. —
Questa franchezza trovò subito un'eco nel-l'anima di Luisa. Sì, era vero, non provava, non
poteva provar dolore. Provava solo lo spavento di aver visto la morte violenta col-pire al suo fianco,
l'uomo del quale portava il nome.
Arrossì un po' sotto lo sguardo benevolo di Barbara, che proseguì:
— Vi siete spaventata, si capisce. Ora cercate di dimenticare, pensate solo a riposarvi.
— Ma quel delitto.... Chi è stato?
— Non si sa ancora. State tranquilla vi dico, signora, non abbiate preoccupazioni. Il signor
conte voleva venire a trovarvi, ma gliel' ho impedito. Aspetterà che stiate meglio. E anche la signora
Flavia. Col suo chiacchierio, vi farebbe impazzire. Tra poco vi porterò un certo infuso di mia
invenzione che vi rimetterà in piedi più presto delle droghe del dottor Tillon, per quanto sapiente si
creda. —
Uscita Barbara, Luisa si lasciò prendere da un piacevole intorpidimento. Non aveva più
febbre, ma soltanto una gran debolezza. In quello stato, benediceva Barbara che le aveva
risparmiato la visita del suocero e della cognata.
Il signor di Somers venne a trovarla nel pomeriggio del giorno seguente. Era vestito a lutto e
la sua fisonomia alterata attestava quanto profondamente, a dispetto del suo egoismo, lo avesse
colpito la morte del figlio maggiore.
Baciò Luisa e le disse :
— Starò qui solo un momento, cara figliuola, poichè hai ancora bisogno di riguardi. Ma
desideravo conoscerti e vedere che graziosa contessa di Somers ci conduceva il mio povero Carlo.

Aveva modi cortesi, l'aria amabile e bene-vola, e Luisa lo giudicò abbastanza simpatico.
Seppe trovare alcune parole commosse per prender parte al dolore di quel padre, e anche a lui
chiese:
— Chi ha ucciso?
— Non lo sappiamo. La polizia indaga. Il giudice istruttore venne ieri. Quei signori
vorrebbero interrogarti, Luisa, poichè ti trovavi accanto a lui. Credi di poterli ricevere domani?
— Se è necessario, sì. Ma non posso dir molto. Tutto fu così rapido. —
Rabbrividì a quel ricordo.
— Che cosa potesti distinguere?
— Un braccio che si allungava, una testa incappucciata, la parte inferiore di un viso di
donna. —
Il signore di Somers ebbe un moto vivace di sorpresa.
— Un viso di donna?... Ne sei proprio si-cura?
— Mi pare di sì. Ricordo una piccola bocca dischiusa, denti finissimi e bianchissimi. Questo
mi colpì.... ma sotto gli alberi era buio.... —
Il signor di Somers sembrò agitato.
— Queste cose potrebbero mettere i magi-strati sopra una pista interessante. Gliele ripeterai,
Luisa. Adesso ti lascio. Aspetto Giacomo, che ho fatto avvertire in fretta.
— Dove era? — domandò distrattamente Luisa.
— Subito dopo il tuo matrimonio si era recato a Digione, dove aveva da fare. Sarà qui
domani, e le esequie del mio povero figliuolo avverranno il giorno dopo. —
Sospirò, passò la mano sulla fronte, poi si chinò per baciare la mano della nuora.
— Arrivederci, Luisa. A presto. Mia, figlia Flavia vorrebbe venire a trovarti, ma quel
dragone di Barbara, che si ritiene responsabile della tua salute, asserisce che in un momento ti
farebbe diventare pazza col suo chiacchierio. E qui, sai, bisogna obbedire a Barbara, te ne
accorgerai anche te. —
Sì, la governante di Montaubert sembrava una persona onnipotente. Zeffirina era come
schiacciata dal suo sguardo sereno, e le obbediva senza mormorare. Ma ella dava a Luisa un'
impressione di serietà, di buon senso, di rettitudine, molto confortante.
L' inteProgatorio dei magistrati ebbe luogo il giorno dopo, come aveva annunziato il signor
di Somers. Le poche cose che Luisa disse loro' parvero interessargli.
II procuratore imperiale scambiò uno sguardo col giudice istruttore, poi si alzarono
entrambi, ringraziandola e scusandosi di averla stancata.
Essi raggiunsero il conte nella grande stanza chiamata “il parlatorio “, dove egli stava
abitualmente. Giacomo arrivato allora allora, era accanto a lui.
Dopo le presentazioni, il procuratore imperiale disse :
— Potreste darmi, signori, qualche informazione sulla vita sentimentale della vittima?
Secondo la signora di Somers, il delitto sarebbe opera di una donna.
Il signor di Somers sospirò, appoggiando i gomiti a una tavola posta vicino a lui e
stringendosi con la mano la testa calva.
— Signor procuratore, Il mio povero figliuolo ha fatto la corte a quasi tutte le ragazze del
luogo, con più o meno successo, s' intende. Forse una di esse, abbandonata, ha voluto vendicarsi?
possibile. Ma io non so darvi alcun ragguaglio a questo proposito.
— Neppure voi, signore? — domandò il procuratore rivolgendosi a Giacomo.
— Neanche io, signor procuratore, — rispose freddamente Giacomo.
— Una inchiesta nel villaggio potrà forse illuminarci. —
I magistrati andarono via ; padre e figlio restarono soli. Il signor di Somers si raddrizzò, stirò
un poco le sue gambe dolenti e sospirò di nuovo-
— Quello sciagurato Carlo ! Sì, deve trattarsi di una vendetta. Hai qualche idea, Giacomo?
Alzò la testa per guardare il figlio, rima-sto in piedi dopo la partenza dei magistrati.
— Delle idee, se ne possono avere.... ma non converrebbe gettare dei sospetti su chicchessia,
poichè, senza volere scusare il delitto, ho il dolore di temere che il primo colpevole sia Carlo, quello
sciagurato Carlo, come dite voi, padre mio. —
Rimasero in silenzio per un momento. Poi il signor di Somers domandò :
— Vedrai Luisa adesso?
— No; la vedrò dopo le esequie. Temo di stancarla, dopo l'interrogatorio di quei signori.
— Ho mandato un corriere per dare la terribile notizia al principe di Briisfeld. Mi metterò
poi in corrispondenza con lui per , prendere gli opportuni accordi. una situazione strana per quella
povera Luisa. una creatura veramente affascinante !
— Sì, — disse breve Giacomo.
Fece qualche passo nella stanza, poi andò verso la porta dicendo :
— Vado nella camera di Carlo. Starò fino all'ora di cena.
— Deve esserci Flavia.
— Flavia? Oh, allora manderò Barbara per farla uscire, poichè non potrei sopportare i suoi
bisbigli vicino a quella salma ! —

VI

Luisa occupava l'appartamento che era stato in addietro quello di tutte le castellane di
Montaubert. Era vòlto verso mezzogiorno e le finestre davano sul giardino. La camera era stata
ammobiliata in stile impero, ma l'attiguo salotto conservava i mobili del se-colo XVIII, col parato
un po' stinto e delle tende di seta che il conte aveva fatto cambiare per la nuora.
C'era anche un piccolo oratorio nel quale Luisa si ritirò per pregare mentre alla chiesa di
Bonnières venivano celebrate le esequie di Carlomanno.
Il vecchio dottor Tillon le aveva dato il permesso di alzarsi, e Barbara non si era opposta.
Non aveva più febbre, la stanchezza diminuiva. Il suo spirito riacquistava in pari tempo la lucidità
abituale, turbata un istante da quella successione di eventi dolorosi e tragici.
Appoggiata al vecchio inginocchiatoio di quercia scolpita, con la fronte tra le mani, ella
pregava per colui che, di nome, era stato suo sposo. Poi pensò al proprio avvenire. Sarebbe dovuta
rimanere a Montaubert, ora che era la vedova di Carlomanno ? Che cosa avrebbero deciso suo padre
e il signor di Somers?
Aveva il cuore stretto dall'ansia. Quella di-mora e i suoi abitanti rappresentavano per lei
l'ignoto.
Di Giacomo aveva appena un vago ricordo, e il conte aveva fatto un'apparizione troppo
breve, presso di lei, perchè ella potesse farsi un'opinione di lui. Nelle prime ore del pomeriggio vide
entrare nel salotto Barbara che teneva tra le braccia un bambinetto dai capelli biondi, vestito di seta
bianca, con una golettina di merletto.
— Vi ho portato il nostro Lulù, il figlio della signora Flavia. Vi piacciono i bambini,
signora?
— Se mi piacciono ! —
Luisa. si avanzò, tendendo le braccia.
—No, è troppo peso per voi. Sedetevi, signora; ve lo metterò sulle ginocchia. —
Lulù fissava la giovane donna con i begli occhi meravigliati. Si lasciò baciare da lei, e le
passò carezzose le mani sul viso.
— Che caro bambino ! —
Luisa se lo strinse al petto, appoggiando la guancia contro i bei capelli biondi.
— Non è punto timido con voi. Gli piacete, — disse Barbara; poi tendendo l'orecchio,
soggiunse : — Ecco la signora Flavia. —
Risonò un rumore di tacchi nel corridoio. Barbara andò ad aprirle la porta, e Luisa vide
apparire una giovane donna bionda, piccola, rotondella, con un viso bianco e roseo che usciva da un
abito nero.
— Cara sorella, avevo tanta voglia di conoscerti !... Ma che vedo, il mio diavoletto è già qui
a stancarti?
— Non mi stanca affatto, — disse Luisa. Si alzò, mettendo in terra il bambino.
— Sì, sì, ti stanca certamente. I bambini sono carini, ma che noia a volte !
— Noia! — protestò ancora Luisa.
— Vedrai, vedrai, cara ! Nonostante tutto, lo adoro, il mio Lulu! —
Si chinò, prese tra, le braccia il ragazzino e lo copri bruscamente di baci. Questi si mise a
piangere cercando di divincolarsi.
— Ecco, vedi che caro bambino ! Porta via questo cattivo ragazzo, Barbara; non voglio più
vederlo! —
Consegnò il figlio a Barbara e si rivolse a Luisa.
— Bisogna che ti abbracci, cara sorella ! — Le gettò le braccia al collo. Un profumo
penetrante avvolse Luisa.
— Povero Carlo ! Ho pianto tanto, alla funzione ! Che mostro ha potuto assassinarlo in tal
modo? Stai meglio ora? No, non hai ancora buona cera. Che colpo per te ! E orribile ! —
Parlava senza tregua, con voce squillante. Luisa profittò di una breve pausa per offrirle una
sedia e sedersi anche lei.
— Marco dice che non si troverà mai l'assassina. Sarebbe troppo !... arrivato sta-mani,
appena in tempo per le esequie. Volevo condurlo con me per presentartelo, ma non sono riuscita a
trovarlo. andato non so dove con Giacomo. Ma raccontami un po' com' è andata?
— Preferirei non sollevare quel ricordo, — disse Luisa.
— Ah, lo capisco ! Parlami piuttosto del tuo matrimonio. Che cosa strana sposarsi così
senza conoscersi ! Io sono stata fidanzata sei mesi. Mio padre acconsentiva di malavoglia al nostro
matrimonio, perchè Marco non era molto ricco. Ma ha avuto un'eredità, o non so che altro. Era tanto
innamorato, poveretto ! Non voleva altra moglie che me. —
Parlava parlava, e stordiva Luisa. Questa si domandava come un uomo serio avesse potuto
innamorarsi di quella bambola senza éervello. Avendo gettato un'occhiata sulla veste da camera• di
velluto marrone che Luisa indossava, Flavia seguitò:
— Non porti:ancora il lutto ? Aurelia Doré ti farà qualche cosa di molto carino. È una
sartina di paese, ma è proprio brava. Guarda : questo vestito me lo ha fatto lei. — Accennava al suo
vestito da lutto. — abbastanza ben fatto, non ti pare? Il nero mi sta bene, per fortuna, ma è molto
triste. Vorrei portare il lutto bianco come Sigrid.
— Sigrid?
— Sì la bella baronessa di Prauzelles. Il suo vecchio marito morì l'anno scorso, ma lei si
vestì di nero soltanto per il funerale; dopo, si è sempre vestita di bianco, come le regine bianche. Sai
che le regine di Francia in altri tempi, vestivano di bianco durante la vedovanza? Ohi Sigrid è
un'originale! E ha avuto fortuna, perchè il signor di Prauzelles le ha lasciato tutto il suo patrimonio,
a patto che non riprenda marito. Questo è al-quanto seccante, certo ; ma lei fa una vita così
piacevole ! Una parte dell' inverno a Nizza, alcune settimane a Parigi, a Roma.... e che abiti, che
gioielli ! —
Flavia s'interruppe tendendo l'orecchio.
— Riconosco il passo di Marco. E Giacomo deve essere con lui. —
Si slanciò verso la porta e l'aprì.
— Entrate, signori ! Tenevo compagnia alla nostra graziosa sorella; non ha cattiva cera,
vero? L' ho distratta, un po'....
— L'hai soprattutto stancata, credo, — interruppe Giacomo. — La saluteremo, poi la
lasceremo riposare. —
Flavia fece una smorfia di dispetto.
— Stancarla? Via! Non è mica come te che vorresti sempre cucirmi la bocca.
— Sarei molto brava se ° vi riuscissi, — disse ironicamente Giacomo.
S' inchinò davanti a Luisa, le baciò la mano, gesto cortese che venne imitato dal signor di
Morières.
— Ecco mio cognato Marco, che desiderava presentarti i suoi omaggi prima di partire. —
Flavia. si alzò bruscamente.
— Come, riparti, Marco? Mi avevi detto che saresti potuto restare qualche giorno qui.
Sì, ma ho ricevuto or ora una lettera che mi obbliga ad assentarmi di nuovo, per circa una
settimana. —
Guardava sua moglie con un mezzo sorriso, socchiudendo appena le grosse labbra
circondate da una barba rossiccia. Era un uomo sulla quarantina, piuttosto piccolo, con le spalle
larghe, la testa rotonda coronata di capelli rossi, gli occhi affettuosi e imperiosi a un tempo. Tutta la
sua persona dava una impressione di forza e di agilità.
— E ti porterò qualche cosa, di tuo gusto, Flavia. —
La fisonomia della giovane donna si rasserenò. Con certe smorfiette da gattina, strofinò la
testa al braccio del marito. Luisa vide Giacomo alzare leggermente le spalle, mentre le sue labbra si
schiudevano a un risolino di disprezzo.
Si voltò verso la cognata e disse con una cortese freddezza che veniva smentita dalla
commozione velata dello sguardo :
— Mi premeva di augurarti il benvenuto; un triste benvenuto purtroppo. Ora mi ritiro,
perchè non voglio abusare delle tue forze.
— Sì, ci ritiriamo, cara Luisa. Ma ci rivedremo spesso ! —
Flavia abbracciò impetuosamente la cognata e se ne andò, attaccata al braccio del marito
preceduto da Giacomo.
Luisa si sdraiò sopra un'agrippina. Quella pazzerella di Flavia l'aveva veramente stancata.
Come poteva suo marito sopportare una simile gazza?
Barbara entrò in quel momento portando un bicchiere di vino vecchio e dei biscotti.
— Prendete questo, signora. Dopo una vi-sita della signora Flavia, c' è bisogno di ria-versi.
Non è cattiva, poveretta. Al signor Marco piace così com' è. Gli uomini qualche volta hanno una
strana rotella al posto del cervello !
— Si assenta spesso, vero? — disse Luisa.
— Molto spesso, sì.
Barbara non disse il motivo di quelle assenze, e Luisa non se ne informò. Marco non le era
simpatico, Flavia la snervava in modo unico ; in quanto a Giacomo....
Lo aveva visto quel giorno per la prima volta, per così dire. Il giorno del suo matrimonio
coloro che vi avevano assistito erano rimasti per lei come avvolti in una specie di penombra, dalla
quale emergevano solamente il signor di Briisfeld e Carlomanno : colui che la condannava. a quel
matrimonio e colui al quale la univano per forza.
Giacomo era tutt'altro tipo del fratello, fisicamente e, certo, anche moralmente. C'era nel suo
sguardo una forza e un fascino di cui Luisa aveva subìto l'effetto.
“Se fosse stato lui a sposarmi.... forse....” pensò.
VII

Luisa sedette per la prima volta, il giorno dopo, alla tavola di famiglia. Poichè Giacomo era
ripartito per Digione, non c'erano che il signor di Somers e Flavia.
Questa si sfogò a chiacchierare, passando da un soggetto all'altro con la massima
disinvoltura. Il signor di Somers non le badava,, mangiava, con calma, con la serenità di chi compie
una funzione essenziale della, vita.
Luisa, ritrovando un po' d'appetito, giudicava eccellente la cucina di Montanbert, meno
complicata di quella della signora di Thury. Verso la fine del pasto, profittando di un momento in
cui Flavia gustava una crema di cui si era; riempita il piatto, do-mandò
— Sarebbe possibile, padre mio, che questo pomeriggio mi facessi condurre al cimitero?
Vorrei andare sulla tomba di Carlomanno. —
La parola “mio marito” non le veniva alle labbra.
— Ma certo, figliuola ! Non devi fare altro che avvertire, per mezzo della tua cameriera,
Filiberto, il nostro cocchiere.
— Al cimitero'? — disse Flavia. — Io non ti accompagno davvero ; è troppo triste pensare
che il povero Carlo è lì. Quando tornerai a casa, vieni a trovarmi. Ci distrarremo chiacchierando un
po'. —
Un'ora dopo Luisa lasciava il castello per un viale di vecchi faggi probabilmente centenari.
Arrivata in fondo al viale, la carrozza varcò un portone sempre aperto tra due antichi pilastri
coperti di museo. Poi, tra prati e boschi, si svolgeva una strada che calava verso il vecchio paese
costruito in parte sopra un dirupo boscoso, mentre alcune delle sua abitazioni, dai tetti ad angolo
acuto come in tutti i paesi di montagna, si sparpagliavano lungo un torrente.
La carrozza si\ fermò davanti alla chiesetta incastrata tra i contrafforti, costruita di pie-tra
scura levigata dalle intemperie secolari. Luisa s'inginocchiò a caso. Faceva quasi freddo lì, venendo
dell'aria aperta riscaldata da un sole primaverile. La giovane strinse intorno a sè il suo scialle da
lutto, congiunse le mani, pregò un po', con gli occhi fissi al-l'altare ornato sobriamente. Davanti a
una piccola mensola collocata a destra del coro, era in piedi una donna che accomodava dei fiori in
un vaso. Era alta e piuttosto massiccia, vestita di grigio. Luisa vedeva di profilo un viso dai
lineamenti marcati, dal capelli neri, coperti in parte da una mantiglia di trina. Due lunghe mani agili
si movevano con vivacità scegliendo i fiori e accomodandoli nel vaso. Poi la sconosciuta portò
questo sul-l'altare, e fatta una genuflessione scomparve nella vicina sagrestia.
Luisa si alzò, uscì di chiesa, e ne fece il giro per entrare nel cimitero. Tra le tombe adorne di
fiori primaverili crescevano dei tassi.
Alcuni uccelli cinguettavano su un vecchio salice che lasciava pendere i suoi rami dalle
foglie pallide sulle lastre tombali che coprivano i sepolcri del Somers, ai piedi di una pesante croce
di granito.

CARLOMANNO—LUIGI DI SOMERS
MORTO IL 28 APRILE 1854
ALL' ETÀ DI VENTISETTE ANNI
RIPOSI IN PACE '
Carlomanno !... Luisa ripeteva sottovoce questo nome. Non rappresentava più per lei che il
ricordo di una grande angoscia. Pensò, con un po' di terrore :
“Sarei felice di...?”
Questa distensione, questa impressione di liberazione provata negli ultimi giorni....
Piegò i ginocchi, raccolse il viso tra le mani. No, non voleva pensare che a colui che
riposava sotto quella pietra, all'anima che aveva tanto bisogno di preghiere. Dio non poteva
chiederle di più, poichè Carlomanno era stato per lei quasi uno sconosciuto.
Quando si rialzò e si voltò, vide dietro a sè la donna alta, vestita di grigio.
— Chiedo scusa di presentarmi da, me stessa; sono Ida Veyrier, una cugina di vostro
suocero. --
Due grandi occhi scuri, dolci e profondi, fissavano la giovane donna.
Spontaneamente il cuore di Luisa andò verso quella estranea che le tendeva le mani.
— Mia cognata vi ha ricordata stamani, durante la colazione, ma è subito passata a un altro
argomento. —
La signorina Ida sorrise con aria canzonatoria.
— Povera Flavia ! Testolina sventata ! Che cosa sarebbe successo a Montaubert, se non ci
fosse stata Barbara per mandare avanti tutto? Ma, bambina mia, volete venire un momento in casa
mia? Parleremo un po'. —
Luisa accettò subito. Uscendo dal cimitero, la signorina Ida domandò :
— Volete camminare un po'? Sto a cinque minuti di strada.
— Certo ! Mi sento quasi forte, adesso.
— Diremo dunque al vostro cocchiere di venire ad attendervi da me, per ricondurvi a
Montaubert. —
In quel momento, una carrozza attraversò la piazzetta nella quale si inalzava la chiesa. Era
una vettura elegante, attaccata a un bel cavallo molto vivace guidato da una giovane donna bionda
vestita di bianco. Luisa intra-vide un bel profilo e un piccolo cappello.
— La baronessa di Prauzelles, — disse la signorina Ida.
Ella si diresse verso la carrozza di Montaubert e dette un ordine al cocchiere. Poi, con Luisa,
prese un sentiero vicino al cimitero, ai cui lati si ergevano delle casette rustiche, col loro giardino
molto ben tenuto, che fioriva ora nella tarda primavera della montagna.
La signorina Ida diceva :
— Qui si fabbricano orologi. È la principale industria di questo paesino. Un'altra è la
fabbricazione del formaggio. Il signor di Somers possiede nei dintorni delle cascine dove pascolano
le mucche della sua fattoria, una delle meglio tenute della contrada. —
Dietro una stecconata di legno tinto di marrone, si stendeva un giardinetto pieno di
giunchiglie. Circondava una casa bassa alle cui mura si aggrappava una vite del Canadà ancora
senza foglie.
— Qui abita Aurelia Doré, una brava sarta. Flavia ve ne ha forse già parlato, poichè per lei
l'abbigliamento è un affare di Stato.
— Sì, ricordo questo nome.
— Anche sua figlia Estella è brava, ma si dedica soprattutto alla biancheria. Eccola, per
l'appunto. -
Sulla soglia della casa comparve una giovinetta, piccola di statura, dai capelli color di
fiamma. Gettò un'occhiata sulle due signore, fece per indietreggiare, poi salutò.
— Buon giorno, Estella, — disse la signorina Ida. — Tua madre è guarita bene della
bronchite?
— Sì, signorina. —
La voce della fanciulla era un po' roca. Aveva il viso piuttosto bellino, con la carnagione
molto fresca; ma il suo sguardo era sfuggente.
Rientrò lesta lesta in casa.
— Sono brave persone, — disse la signorina Ida. — Il padre era brigadiere della dogana, e
fu ucciso due anni fa, mentre dava la caccia ai contrabbandieri. La madre è un'ottima donna, ma
senza autorità ; la figlia invece ne ha fin troppa. L difficile conoscerla, questa Estella, e ignoro. in
fondo, quel che valga. --
A brave distanza di lì si alzava un vecchio muro incappucciato di edera. Un portone aperto
lasciava vedere un cortile selciato che precedeva una grande casa grigia, la cui pie-tra era striata da
cordoni di piante rampi-canti che presto l'avrebbero ricoperta di fogliame.
— Ecco la mia casa, — disse la signorina Ida. — Siate la benvenuta, cara figliuola. —
Luisa salì accanto a lei gli scalini di pie-tra corrosa, la seguì in un grande vestibolo, poi in un
salotto che dava su un giardino pieno di sole. Era arredato con mobili antichi scelti con gusto,
ricoperti di stoffe dai colori vivaci. Alcuni fiori disposti in vasi di vecchia ceramica, vari libri sopra
un tavolino dal piano di marmo, un telaio da ricamo, davano a quella bella stanza un'aria di intimità
che subito piacque a Luisa.
Stette un momento in ascolto, poi disse :
— Che è questo?
— È il fiume. Passa in fondo al mio giardino. Ve lo farò vedere un altro giorno, come pure
la mia serra.
— Avete una serra?
— Sì, voglio aver fiori in ogni stagione per ornare la chiesa. Mi piace molto occuparmi di
giardinaggio; sedetevi, cara; vi farò servire una merenda. ---
Luisa si lasciò servire. Entrando in quella casa si era sentita invasa da un vero benessere.
Mentre la sua ospite si allontanava per dare gli ordini, pensò :
“Preferirei vivere qui, che a Montaubert”.
La signorina Ida tornò subito e sedette accanto a lei, difaccia al giardino, donde giungeva
l'aria resa tiepida dal sole radioso. Poi domandò, prendendo tra le sue mani grandi e belle le dita
affusolate di Luisa :
— Credete di non annoiarvi troppo quassù, tra i nostri monti?
— Non so, signorina....
— Dite cugina, se volete. Cugina, e più che altro amica, vorrei essere per voi, perchè
intuisco che siete un po' sbalestrata, povera figliuola !
— Oh,, sì ! — mormorò Luisa, mentre gli occhi le si empivano di lacrime. — Ho avuto
tante, ma tante pene da qualche tempo ! Il matrimonio impostomi da mio padre.... Non potete
immaginare che cosa fosse per me la sola idea di maritarmi in quel modo!
— Lo capisco, bambina mia. —
La signorina Ida guardava con affettuosa compassione la giovane, il cui sguardo svelava
un'anima leale e sofferente.
“Com' è carina!” pensava. “Che cosa sarebbe diventata con quello sciagurato Carlo-mano, di
animo men che mediocre?”
— Non sono mai stata molto felice, — soggiunse pensosamente Luisa — e neppure infelice,
se vogliamo. Mia mia zia di Thury ed io non potevamo comprenderci. —
Questo non lo aveva mai confidato a nessuno; ma spontaneamente riponeva la sua fiducia in
quella donna, che non aveva mai vista prima di allora.
— E poi, quale sarà adesso la mia sorte? Che cosa rappresento qui? Sposa per qual-che ora
soltanto, non posso credere di essere davvero la nuora del signor di Somers, di aver diritto di
rimanere sotto il suo tetto.
— Non preoccupatevi per l'avvenire, cara Luisa. Per ora dovete ricuperare tutte le vostre
forze, e in questo vi aiuterò. Per cominciare, fate colazione. —
Mentre beveva del latte freschissimo, la giovane ascoltava la signorina Veyrier che le
parlava di Montaubert e dei suoi abitanti.
— Il signor di Somers è un uomo intelligente, colto, di carattere autoritario, ma capace di
molta benevolenza verso coloro che gli piacciono. Voi sarete certamente tra questi, tanto più che
desiderava molto questo matrimonio.
— Per il mio patrimonio, certamente ! — disse Luisa con una sfumatura di amarezza.
La signorina Ida non rilevò la parola, e continuò :
— Conoscete Giacomo?
— Si, ma ben poco. L'ho appena intra-visto.
— Ha l'aspetto un po' freddo, un carattere chiuso; ma credo che possegga nobili qualità che
potranno svilupparsi.... se non subirà influenze nocive. —
Luisa notò la breve pausa nella voce della sua ospite.
— In quanto a Flavia, avete potuto giudicarla. In lei non c' è niente di segreto nè di
complicato. Non direi altrettanto di suo ma-rito.
— Non mi piace, — disse spontaneamente Luisa.
La signorina Ida scosse la testa.
— Da tre anni, cioè da quando ha sposato Flavia, non ho ancora potuto farmi un'opinione di
lui. Ecco quanto posso dirvi ; tanto pili che è spesso assente per i suoi affari.
— Quali affari? — domandò Luisa.
— Lo ignoro. Quando lo chiesi a mio cugino, mi rispose in modo evasivo, e non insistetti.
Oltre questi, una persona che fa quasi parte della famiglia è Barbara. —
Luisa sorrise.
— Sì, ha l'aria di comandare tutto e tutti.
— È una buona donna di buon senso e di cuore. Potete fidarvi di lei. Ed ecco tutto. La vita
sarà certamente un po' monotona per voi, bambina mia. D'estate ci sono alcuni vicini nelle proprietà
dei dintorni.
— Quella baronessa di Prauzelles? — Il viso della signorina Veyrier si oscurò un poco.
— Abita anch'essa vicino alla frontiera, come noi, ma dalla parte della Svizzera. Suo marito
apparteneva a una vecchia famiglia del cantone di Neufchàtel. Era parente del, signor di Somers per
parte materna. Un attacco di apoplessia lo portò via l'anno passato. Era molto più vecchio della
moglie.
—Si dice che sia molto bella.
— È bella davvero. È una forestiera, una svedese che aveva grande successo come can-
tante. Il signor di Prauzelles la sposò durante uno dei suoi frequenti viaggi. Era un originale, lui,
tipo strano. Aveva fatto sistemare il suo castello di Beudant in modo meraviglioso, pare.
— La signora di Prauzelles è in relazione con mio suocero e con i suoi figliuoli?
— Ma certo, poichè è diventata loro parente in seguito al matrimonio. —
Qualche cosa, nell'accento e nella Nono-mia della sua ospite, lasciò Luisa perplessa sul
grado di simpatia che ella provava per la bella vedova.
Si congedò, promettendo di tornare presto. La carrozza la ricondusse a Montaubert. Ella
guardava il paesaggio boscoso, i monti carezzati dalla luce del tardo pomeriggio. La invadeva una
specie di gioia raccolta, la gioia di pensare che non era più sola, che godrebbe di un'amicizia forte e
delicata.
In fondo al viale di faggi apparve il castello, grande costruzione grigia alla quale si
affiancava a destra una torre quadrata. Quando Luisa ne ebbe varcato la soglia, vide apparire Flavia,
che alzò le braccia.
— Che è stato di te, cara? riai prolungato la tua passeggiata?
— Ho conosciuto la signorina Veyrier che mi ha condotta in casa sua.
— Ah ! Quella buona cugina Ida ! Come ti è parsa?
— Molto carina, simpaticissima.
— Si, ma è un po' troppo austera. Disapprova sempre i miei poveri vestitucci. Oh, senza
dirlo ! Ma le si legge sul viso. Eppoi non vuole bene a Marco.
— Perchè pensi questo?
— Non me ne parla mai. E dopo tutto, anche a Marco non piace punto lei. —
Avvicinandosi alla cognata Flavia la prese a braccetto.
— Vieni a chiacchierare un po' con me, vero? --
Prima che Luisa avesse potuto rispondere a questo invito, sopraggiunse Barbara.
— Bisogna che la signora si riposi, fino al-l'ora di pranzo, signora Flavia, — disse con
autorità.
— Oh, Barbara.... questa Barbara ! —
Senza badare all'aria offesa della giovane donna, Barbara offrì il braccio a Luisa che ci si
appoggiò per salire la scala, mentre Flavia si avviava verso il salotto.
— La nostra piccola signora Flavia vi avrebbe assordita per un'ora, signora ! Cercate di non
lasciarvi sopraffare, poichè stanca come un mulino a vento. Il signor conte e il signor Giacomo non
ci fanno più caso. Vi ci abituerete anche voi.
— Spero bene, — disse Luisa,
Si sentiva ben disposta alla pazienza, alla benevolenza, specialmente ora che sapeva dove
trovare un appoggio morale nei crucci che potevano capitarle in quella casa.

VIII

L'appartamento di Luisa dava sul giardino del castello. Era un vecchio giardino, dalle folte
siepi, dalle aiuole circondate di bossolo.
Il giorno dopo la sua visita al cimitero, dopo colazione, Luisa profittando di un momento in
cui Flavia era risalita nel suo appartamento, usci da una delle porte a vetri del salotto che si
aprivano sul piccolo cortile lastricato che precedeva il giardino. A sinistra c'era la limonaia. Luisa.
prese un vialino difaccia a lei. Lungo le siepi s' inalzavano al-cune statue grigiastre, assai mal
ridotte dal tempo; erano dèi e dee che ella si diverti a identificare.
Raggiunse un piccolo specchio d'acqua circondato da bossoli tagliati In forma di palle e di
funghi. Quell'acqua pura, discesa da una sorgente di montagna, rifletteva l'azzurro chiaro del cielo e
la chiara luce di maggio. Luisa si attardò a contemplarla. Poi continuò ad avanzare e si trovò sotto
una volta di alberi, già folti di fresche foglie primaverili.
C'era lì una statua di pietra un po' verdastra che rappresentava una giovane donna che teneva
un'urna inclinata. Da quell'urna cadeva in una gran vasca di marmo coperta di museo un rivolo
d'acqua che doveva trovare uscita da qualche condotto sotterraneo. Accanto vi era una panchina
sulla quale Luisa sedette.
Aveva portato un libro con sè e si trattenne a lungo, soddisfatta di quella solitudine, re-
spirando quell'aria di montagna che la rinvigoriva. Non volle pensare all'avvenire, seguendo il
consiglio della signorina Ida : “Non vi tormentate ; abbiate fiducia nel Signore”.
Mentre tornava a casa costeggiando lo specchio d'acqua, vide una giovane donna vestita di
bianco che le veniva incontro. La luce di quel chiaro pomeriggio ravvivava la bianchezza quasi
marmorea di quel viso lungo e sottile, il biondo argenteo dei capelli liberati dal cappello a larghe
tese che la signora di Prauzelles teneva in mano. Avanzava guardando Luisa, e un sorriso le
stendeva le labbra il cui rosso vivo spiccava su quella carnagione di neve.
— Sono venuta a presentarvi le mie condoglianze, signora.... —
La voce aveva delle intonazioni un po' lente e un timbro armonioso. Quegli occhi forse
azzurri, forse grigi, guardavano la giovane contessa di Somers senza curiosità almeno apparente.
— ....ed ero anche desiderosa di fare la vostra conoscenza. Devo presentarmi? Forse avete
sentito parlare di me : sono la baronessa di Prauzelles, e un po' vostra parente, perchè mio marito e
vostro suocero erano cugini.
— Ho sentito parlare di voi, difatti, — rispose Luisa, stringendo la lunga mano sottile che le
era offerta.
Mentre rispondeva con qualche parola cortese all'estranea, una strana impressione la
penetrava : era diffidenza, antipatia, istintiva repulsione dell'anima?
Ritornarono insieme verso casa. Sigrid non faceva allusione al matrimonio di Luisa o al-
l'assassinio di Carlomanno, ciò che la giovane contessa considerò una lodevole discrezione in quella
circostanza.
Nella sala il signor di Somers era solo ; ma quasi subito comparve Flavia che si gettò al
collo della visitatrice, senza curarsi del freddo riserbo di costei. Fu portato il tè che Luisa servì con
la cognata.
La signora di Prauzelles, rincantucciata in una poltrona imbottita ad alta spalliera, la-sciava
scorrere la fiumana di parole di Flavia. Le sue belle mani erano appoggiate sul cappello posato sui
ginocchi. Accanto alla fede brillava un magnifico smeraldo, l'unico anello che portasse la giovane
donna. Era calma e cortese e diceva ogni tanto qualche parola, quando Flavia gliene lasciava la
possibilità. Si congedò poco dopo, riaccompagnata fino alla porta dalla signora di Morières.
— Ebbene, Luisa, che cosa pensi della bella castellana di Beudant? —
Il signor di Somers guardava la nuora con un sorrisetto strano, mentre le rivolgeva questa
domanda.
Luisa esitò prima di rispondere. Si era' novamente seduta sulla poltrona che occupava prima
della partenza, della visitatrice e appoggiava il gomito sopra una tavola che aveva vicina.
— Non so che cosa dirvi, padre mio.... è difficile giudicare in così poco tempo.
— Nessuna simpatia spontanea, in ogni caso.
— Veramente rio.... ma deve essere una donna intelligente, di piacevole compagnia.
— Intelligente sì.... e soprattutto abile. —
Sprofondato nella poltrona, con le gambe inferme tese, il signor di Somers osservava la
giovane seduta di fronte a lui. Il biancore della sua carnagione conservava la sfuma-tura rosea che
vi aveva accesa l'aria pura e fresca; le ciglia castane davano un po' d'ombra ai begli occhi pensosi.
Per un momento il signor di Somers non parlò. La sua fisonomia esprimeva una soddisfazione che
Luisa non rilevò.
— Scrivendo a tuo padre, cara figliuola, gli ho fatto dei complimenti sul tuo conto. Stamani
ho ricevuto una lettera della quale ti parlerò nei prossimi giorni. Vedrai che per il tuo avvenire,
abbiamo tutto sistemato per il meglio. —
Quest'ultima frase risvegliò in Luisa una grande inquietudine. Che cosa potevano significare
per lei le sistemazioni di un padre dal cuore insensibile, se non qualche nuova amarezza?
Quasi senza pausa, il signor di Somers soggiunse :
— Penso che uno di questi giorni rivedremo Giacomo. —
Flavia ritornò in quel momento e si mise a discorrere del nuovo vestito che aveva in-dosso la
signora di Prauzelles. Il signor di Somers, aperto un libro, si era assorto nella lettura. Luisa prese un
ricamo e cercò di non ascoltare l' insipido monologo della cognata. Vi si sarebbe abituata in seguito
come prevedeva Barbara.

Giacomo arrivò tre giorni dopo, nel corso della mattinata. Luisa lo vide all'ora di colazione.
Fu cordiale e riservato. Riuscì a far tacere la sorella per un momento, e parlò del suo soggiorno a
Digione, dei parenti della madre, ai quali aveva fatto visita. Luisa lo ascoltava con interesse. Le
piaceva quelli voce un po' grave, quella parola chiara ed elegante. Si domandava anche, con qualche
perplessità, che cosa vi fosse sotto quell'aspetto freddo che a volte una calda luce dello sguardo
veniva a smentire.
Interrompendolo in mezzo a una frase, Flavia esclamò :
— Luisa ha già fatto grande amicizia con la cugina Ida, sai, Giacomo? —
Il giovanotto guardò la cognata e sorrise. Aveva un sorriso molto simpatico, ma sorrideva
raramente. Così almeno giudicò Luisa quella sera.
— Me ne congratulo. La nostra cugina è mia grande anima, ha una notevole intelligenza,
unita a un sano ragionamento.
— Ma non sembra entusiasta di Sigrid, — aggiunse Flavia.
— Ah ! — disse Giacomo.
Qualche cosa nel suo sguardo, nel tona della sua voce, meraviglia.... contrarietà?, sorprese
Luisa.
— Venne Sigrid a trovarci tre giorni fa, — seguitò Flavia. — Voleva conoscere Luisa,.
Aveva un altro vestito nuovo, molto carino. Bisognerà che dica ad Aurelia di cercar di vederlo per
farne uno uguale. —
Il signor di Somers alzò le spalle.
— Che cosa te ne farai, qui? Ne hai già degli armadi pieni, ne sono sicuro.
— Mi piace cambiare. Eppoi Marco ha idea di condurmi a fare un viaggetto, questa estate. n
questo momento deve guadagnare parecchio, perchè è molto generoso.
— Non è una ragione per sciupare il denaro in sciocchezze, — brontolò il signor di Somers.
— Non è una sciocchezza contentarmi, rispose Flavia seriamente.
E continuò a chiacchierare, senza accorgersi che nessuno l'ascoltava più, e che 'la fisonomia
di suo fratello si era oscurata quando aveva parlato di suo marito.
Quando il signor di Somers fu tornato nella sala e si fu risistemato nella sua poltrona con
l'aiuto di Giacomo, disse a quest'ultimo :
— Dovresti condurre Luisa fino al vecchio castello. Non conosce ancora quella parte del
nostro possesso.
— Molto volentieri, se gradisce fare questa passeggiata. —
Luisa accettò e salì in camera sua per prendere un mantello, poiché il cielo si copriva
di nubi e la temperatura era raffrescata. Quando ritornò in salotto, Flavia era scomparsa,
dichiarando che non li avrebbe accompagnati per sentieri nei quali le sue eleganti scarpette si
sarebbero sciupate.
— Ebbene, andate, figli miei, — disse il signor di Somers.
Li guardò allontanarsi, entrambi eleganti nell'andatura, aristocratici nell'aspetto.
Girarono intorno alla limonaia ed entrarono nel bosco che cominciava da quella parte. Per
un momento Giacomo rimase silenzioso. Poi spiegò alla sua compagna che un altro castello aveva
preceduto quello che abitavano, un castello antichissimo del quale restavano solamente dei ruderi,
— Non hanno ricostruito sullo stesso posto, probabilmente perchè sul principio del secolo
quindicesimo, quando fu costruito il nostro Montaubert, quell'antica dimora era ancora abbastanza
solida per servire a qual-che cosa.
— Era una famiglia molto antica del luogo, quella della nostra avola che sposò uno dei figli
di Leopoldo di Briisfeld?
— Era infatti molto antica. I nostri archivi lo provano. Un conoscitore della re• gione ne
parla in un lavoro ben documentato. Se ti interessa, lo troverò nella biblioteca.
— Oh, certo! M'interessa molto tutto ciò che si riferisce al passato. —
Giacomo lanciò un'occhiata di approvazione al profilo fine che una leggera sciarpa, gettata
sulla testa della giovane donna, la-sciava scoperto.
— Non credo che andrai d'accordo con mia sorella nè su questo punto nè su molti altri.
— Sono sicura di no ! —
Quella franchezza fece sorridere Giacomo.
— Bisogna che mi' congratuli con te. La nostra povera Flavia è purtroppo la frivolezza in
persona, e sarebbe inutile nascondercelo. Non può essere di grande aiuto per distrarti, se hai dei
gusti un po' seri, se ami la musica o la letteratura.
— Sì, tutto ciò mi piace.
— Troverai allora più risorse nella cugina Ida. —
Avanzavano chiacchierando lungo i sentieri coperti di musco, all'ombra ancora chiara delle
foglie novelle. Quei sentieri salivano e il terreno diventava, più irregolare. Si sentiva il rumore dei
torrenti che scorrevano in fondo alle gole, nascosti dai boschi. Continuando la loro passeggiata
raggiunsero un ripiano che gli alberi avevano in parte invaso. Lì erano i ruderi di quello che era
stato il primo castello di Montaubert.
Ne rimanevano dei pezzi di mura con le loro porte spalancate, una grande sala la cui volta
romanica e i pesanti pilastri erano ancora intatti e una torre quadrata che sembrava in abbastanza
buono stato di conservazione. Al di là di questo, si ergeva la montagna, coperta di prati dove
pascolavano alcune mucche delle quali si sentivano le campane.
— Ecco la prima dimora dei Somers, — disse Giacomo.
Poichè Luisa si avanzava, egli la prevenne.
— Attenzione ! Ci sono dappertutto dei rottami di pietra ! —
L'apertura del ponte levatoio era ancora in piedi. Avevano gettato un ponte rudimentale sul
fossato pieno d'acqua che veniva dalle sorgenti della montagna,. Dall'altra parte c'era un caos di
pietre divelte, di mura crollate.
Esisteva un solo passaggio praticabile che conduceva alla torre; doveva essere frequentato
assai spesso, poichè l'erba non vi cresceva come tutto intorno.
Luisa vi pose il piede guardando intorno con grande interesse. Giacomo la seguiva, dandole
qualche spiegazione su quegli avanzi del passato.
Arrivarono vicino alla torre le cui spesse mura avevano sfidato i secoli. Sotto un'apertura a
forma di arco, c'era una portai in buono stato.
— Si può entrare? Mi piacerebbe visitarla, — disse Luisa.
— Non c' è niente d' interessante da vedere, e le scale sono molto consumate. Eppoi la porta
è chiusa a chiave.
— Peccato ! La veduta deve essere bellissima, di lassù ! —
Come se non avesse udito, Giacomo girò intorno alla torre, e aiutando la giovane a
scavalcare le rovine la condusse fino a quella che era stata la cappella. Non ne rimanevano che
alcune colonne, alcuni capitelli, e, al suolo, delle pietre tombali le cui iscrizioni si distinguevano
appena.
— Qui riposano gli antichi signori di Montaubert, — disse Giacomo.
Luisa si raccolse un istante in preghiera. Un lieve venticello sollevava sulla sua fronte una
ciocca di capelli inanellati. Le sue ciglia brune battevano dolcemente sugli occhi abbassati verso le
antiche sepolture. Giacomo la guardava con un'emozione che in quel momento dava un altro aspetto
alla sua fisonomia.
— Hanno bisogno certamente delle tue preghiere, poichè, secondo la cronaca, alcuni tra di
loro furono uomini terribili. —
Ella alzò su lui lo sguardo pensoso.
— Mi piacerebbe conoscere la storia della famiglia.
— Ebbene, te ne racconterò qualche episodio. Abbiamo degli archivi abbastanza completi.

Tornarono sui loro passi. Quando ebbero oltrepassato il fossato, Luisa si voltò per guardare i
pascoli.
— Sono vostri? — domandò.
— No, fanno parte del possesso di Beudant, e si trovano in territorio svizzero. Qui siamo
proprio al confine.
— Ah, sì, Beudant, dove abita la signora di Prauzelles ! Non credevo che fosse così vicino.
— Prendendo per i sentieri di montagna, ci si arriva presto; andando a piedi e per la strada,
ci vuole per lo meno un'ora.
Soffermandosi ad osservare i diversi punti pittoreschi del paese, Giacomo e Luisa scesero
verso il castello. Nel bosco, s' incrociarono con un doganiere che li salutò. Luisa chiese :
— Vi sono molti contrabbandieri da queste parti?
— Buon numero, sì. A dire il vero, una parte delle persone del paese praticano più o meno il
contrabbando, se non di fatto almeno per tacita complicità.
— Male ! — disse Luisa.
Giacomo rimase zitto e accigliato per tutta la via del ritorno.
Al castello, trovarono in sala il signor di Somers che leggeva il giornale e fumava un sigaro.
Scambiò qualche parola con la nuora sulla passeggiata che aveva fatto, poi Luisa sali nel suo
appartamento.
Giacomo sedette difaccia a suo padre, che spinse verso di lui la scatola dei sigari.
— L'inchiesta in seguito all'assassinio del nostro povero Carlo non ha portato a nulla, come
già sai, — disse il signor di Somers.
— Lo supponevo. Luisa intravide appena l'assassino, o l'assassina; troppo poco per dare
qualche utile indicazione. —
Il signor di Somers tirò qualche boccata dal suo sigaro. L'ombra di tristezza che il ricordo
del figlio morto aveva portato nel suo sguardo, già si dissipava per effetto di un nuovo pensiero.
— Sono stato di recente in corrispondenza col principe di Briisfeld. Questa disgrazia lo ha
colpito molto. Egli pensa però, al pari di me, che sua figlia non può rimanere in questa situazione e
che la morte di tuo fratello non deve cambiare niente alle nostre sistemazioni di famiglia. Perciò
abbiamo deciso che tu sposerai Luisa. —
Giacomo sobbalzò, lasciando sfuggire il sigaro che si preparava ad accendere.
— Sposare Luisa? Io?
— Sì, tu, mio unico figlio, ormai, e solo erede del mio nóme. Dopo la morte di Carlomanno.
di Briisfeld tu assumi il titolo di principe di Brtisfeld, e, ppr parte di tua moglie, sarai proprietario di
grandi possessi del ramo primogenito.
— No, no davvero! —
Giacomo si alzò con tale vivacità, che per poco non rovesciò la seggiola.
— Questo matrimonio è impossibile, perchè io.... amo un'altra donna. —
Il signor di Somers ebbe un sorrisetto ironico.
— Un'altra donna! E chi dunque, per favore?
Sigrid. —
Questo nome fu lanciato da una voce secca. La fisonomia del giovanotto esprimeva una
fredda risoluzione. Ma l'ironia si accentuò sul viso di suo padre.
— Si, so che tra lei e te esiste già da tempo un tenero sentimento. Credo anzi che il vecchio
Max se ne fosse accorto e che il suo testamento sia stato una vendetta postuma.
— Che importa il testamento ! — disse con violenza Giacomo. — Non abbiamo bisogno
delle sue ricchezze.
— Tu senza dubbio : mo, lei?... La vedi tu, la bella Sigrid senza le sue toilettes, i suoi
splendidi gioielli, la sua vita di granlusso? Per aver tutto questo, ella sposò un uomo che aveva
quarant'anni più di lei; e vorresti che ora abbandonasse ogni cosa per amor tuo ? Non bisogna
chieder troppo a certe donne, caro mio, per non passare da imbecilli. —
Giacomo era diventato pallidissimo. La sua voce tremava un po' replicando :
— Le fate torto, padre mio ! Sigrid sposò il signor di Prauzelles perchè ne stimava
l'intelligenza, ne ammirava il talento di musici-sta. Allora aveva il cuore completamente libero e
pensava di trovare in quel marito di età matura un sostegno morale e un forte affetto al quale era
pronta a corrispondere. Purtroppo non sapeva che aveva a che fare con un perfetto egoista.
— Raccontino a uso dei giovani innamorati troppo ingenui ! —
Il signor di Somers ridacchiava. Il sangue salì alla testa di Giacomo.
— Non posso sopportare, padre mio, di sentire dubitare così della sua lealtà !
— E sia, serbati le tue illusioni. Le delusioni vengono sempre troppo presto. Ma anche
ammettendo che la giovane signora acconsentisse ad abbandonare tutto per te, io non acconsentirei
mai a quel matrimonio, mettitelo bene in testa, Giacomo. Sposerai Luisa, perchè tutti i titoli e le
ricchezze di Briisfeld rientrino in casa nostra.
— No, padre mio, non sposerò mai una donna mentre ne amo un'altra e a lei mi sono
promesso. —
Il tono energico di Giacomo fece uscire il conte dalla calma ironica fino allora simulata.
— Hai fatto questo? Hai promesso che cosa? — tonò, guardando suo figlio con collera. —
Che cosa hai promesso? Parla !
— Le ho detto che le sarò sempre. fedele, che il mio cuore non cesserà mai di appartenerle.

Il signor di Somers sembrò sollevato.
— Ah ! Va bene ! Nessuna promessa di matrimonio : ciò l'avrebbe imbarazzata. Su, su, non
fare il cipiglio, caro mio. Ma non può mica, se vuoi restare “la vedova bianca)), impedire a te di
sposarti per perpetuare la tua razzal... Bisogna essere ragionevoli, Gia como, e non fare il bel
tenebroso che sospira ai piedi della sua bella. Luisa è una donna incantevole, che ha in sè tutto ciò
che può desiderare il più difficile degli uomini. Lo negheresti?
— No, non lo nego, ma, amo Sigrid.
— Ebbene, mio caro, se l'ami devi sposarla. —
A quella brusca conclusione del padre Giacomo sobbalzò, guardandolo con una stupe-
fazione mista a incredulità.
— Acconsentireste?
— Ma sì, sì. Perchè no, dopo tutto? —
Il signor di Somers stropicciava l'una contro l'altra le mani asciutte, e la luce di sarcasmo
aumentava sempre più nel suo sguardo.
— Se l'ami, se ella ti ama abbastanza per rinunziare a tutto, vi darò volentieri la mia
benedizione.
— Ma è che....
— Che cosa? —
Il conte osservava di sottecchi l'imbarazzo del figlio.
— Data la situazione, mi è difficile prendere l'iniziativa di chiederle di spogliarsi di tutto. È
questione di delicatezza.
— E vorresti attendere il suo beneplacito, pronto a perdere così i più begli anni della tua
giovinezza dietro un'abile civetta? Niente di tutto ciò, amico mio ! Sei abbastanza intelligente per
capire che questa situazione ha durato abbastanza. Sigrid ti ha raggirato, perchè è bella e abilissima.
Ma bisogna uscirne. Devi capire il mio punto di vista.
— Si, lo capisco. —
La voce di Giacomo era un po' sorda ed esitante.
— Ci penserò, padre mio. Parlerò a Sigrid...
Benissimo. Non ti chiedo altro. Far luce, avere una situazione chiara, più presto possibile.
Non dirò niente a Luisa fino ad allora. Suo padre è d'accordo con me perchè vi sposiate tra cinque o
sei mesi. Otterremo facilmente le autorizzazioni necessarie, date 'le circostanze che hanno
accompagnato il suo matrimonio. Sicchè siamo intesi?
— Siamo intesi, padre mio. —
E Giacomo lasciò la stanza, con la fronte attraversata da una piega.
Il signor di Somers si stropicciò le mani un po' più forte, mormorando :
— Potevo permettermi il lusso di lasciargli far questo passo senza pericolo. Ah ! Ah ! --E si
mise a ridere solo solo.
IX

La mattina dopo la carrozza di Montaubert condusse in paese Luisa, Flavia e Giacomo, per la
Messa domenicale. Arrivando nella piazza davanti alla chiesa, sorpassarono una donna magra,
vestita di nero, con un velo nero intorno alla testa. Luisa riconobbe Aurelia Doré, la sarta che le
aveva fatto i vestiti a lutto.
Appena scesa di carrozza, Flavia si precipitò verso di lei.
—Aurelia, ho un colletto da ricamare. Dite a Estella di venir da me.
— Signora mia., Estella è malata. —
Luisa guardava quel viso appassito, che aveva dovuto essere grazioso, gli occhi tristi, pieni di
stanchezza.
In quel momento credette di distinguervi mi grande imbarazzo.
— Malatal... Che cos' ha ?... — domandò Flavia.
— Un grande esaurimento, dice lei.
— Sarà piuttosto un'altra delle sue ubbie. Povera Aurelia, l'avete coccolata troppo la vostra
figliuola, lo dice anche la signorina Ida. —
La tristezza parve accentuarsi nello sguardo di Aurelia.
— Forse è vero, signora, — mormorò.
In chiesa, Luisa prese posto nella panca avita, con la cognata e Giacomo. Aveva te-muto che
Flavia continuasse il suo chiacchierio durante la Messa ; ma la chiesa era l'unico luogo dove la
signora di Morières riusciva a tacere. In cambio però non perdeva nulla dei fatti e dei gesti dei fedeli
e traeva da quel-l'esame elementi di conversazione, come Luisa potè accorgersi al ritorno.
La signorina Ida era lì alla sua panca, molto raccolta.
Un po' più lontano vi erano un vecchio dai capelli bianchi e una giovane donna bruna che
sembrava aver passato la trentina. Il signor di Somers aveva parlato alla nuora di quei suoi vicini
che abitavano uno chalet un po' sopra al paese, tra gli abeti. Arrivavano nel mese di maggio e
partivano ai primi freddi. Il signor Piennes aveva esercitato a lungo la medicina. Viveva con l'unica
nipote, Matilde, pittrice di valore e molto delicata di salute. Perciò passavano l'inverno a Nizza, e
tornavano ogni anno di primavera a respirare l'aria di montagna e l'aroma de-gli abeti che facevano
molto bene alla giovane.
Vennero presentati entrambi a Luisa al-l'uscita della Messa. Il dottor Piennes aveva un buon
viso quasi senza rughe, con occhi buoni e maliziosi. Matilde era una di quelle donne brutte alle
quali la vivacità dello spirito, la bontà dell'animo' danno tanto fascino. Essi annunziarono la loro
visita per il giorno seguente e si allontanarono nel loro calessino basso attaccato a un cavallino
guidato dalla signorina Piennes.
La signorina Ida, uscendo di chiesa, si avvicinò al gruppo dei giovani parenti. Dopo uno
scambio cli parole cortesi; Giacomo dichiarò :
— Vi conduciamo via con noi, cugina.
Farete colazione a casa nostra.
— Oh, sì, sì!. esclamò Flavia. — Nessun rifiuto, cugina Ida.
— No, non rifiuto, cara bambina ; ma bisogna che faccia avvertire a casa mia. —
Cercava con lo sguardo attorno a sè. Aurelia usciva a sua volta di chiesa.
— Mia buona Aurelia, volete avvertire Ce-leste che faccio colazione a Montaubert?
— Volentieri, signorina; ci vado subito. —
E si allontanò in direzione della sua dimora.
— Pare che Estella sia malata, — disse Flavia.
— Ah! Ieri, però, la vidi che cuciva in giardino. Mi sembrò infatti che non stesse bene.
— Non è una ragione perchè non possa ricamarmi un colletto, — disse Flavia in tono risentito.
— Ricamalo da te, cara. Passerai il tempo, — disse Giacomo seccamente.
Fin dalla sera precedente era taciturno e accigliato. Anche quel giorno, durante il pasto parlò
poco, e dopo non si trattenne in salotto. Mezz'ora pipì tardi usciva a cavallo e prendeva la strada
verso la frontiera : andava verso Beudant. Una salita piuttosto ripida e una lunga discesa lo
condussero fino al paese raggruppato in fondo alla valle. Un poco più su, sopra un altipiano
circondato di boschi, s'inalzava una lunga costruzione di stile italiano, con ripiani e terrazze. Il nonno
del defunto barone di Prauzelles l'aveva fatto costruire e ornare piuttosto lussuosamente. nell'interno.
In seguito erano state fatte delle modifiche, specialmente negli anni precedenti secondo il gusto della
giovane moglie forestiera condottavi da Max di Prauzell.es.
Giacomo attraversò la cancellata guarnita di lievi dorature che circondavano tutto il cortile
inghiaiato, in mezzo al quale un gruppo di pietra rappresentava le quattro stagioni. Un cameriere in
livrea turchina e argento venne a prendere la briglia del cavallo; un altro lo accolse sulla soglia
dell'ingresso pavimentato di marmo rosso e bianco il cui alto soffitto, dipinto e dorato, rappresentava
Giove circondato dalla sua corte di dèi. Giacomo domandò :
— La signora è nel salotto delle Danze?
— Si, signore. —
Giacomo apri una porta, attraversò un salone sontuoso ed entrò in una stanza un po' piccola. Le
mura erano coperte da affreschi rappresentanti delle ninfe che danza-vano in mezzo a fiori strani, ad
alberi sconosciuti, sulle rive di specchi d'acqua sui quali scherzavano i raggi del sole. I1 pavimento
di marmo bianco era in parte nascosto da ricchi tappeti persiani. Un pianoforte a coda, di
palissandro, era pasto difaccia alle due porte a vetri, aperte sopra una terrazza. Oltre a questo, non vi
era nessun altro mobile tranne una biblioteca, un tavolincino e un mobiletto settecentesco posti
accanto all'agrippina sulla quale era distesa Sigrid.
—Siete qui, caro amico ! —
Un sorriso rischiarava gli occhi della giovane donna, in quel momento quasi azzurri.
Giacomo prese le mani che ella gli tendeva e le baciò a lungo.
— Arrivai ieri.
— Ora non lascerete Montaubert per un po' di tempo, suppongo?
— Non credo. —
Rispondendo così il giovanotto si sedeva su una poltrona accanto alla signora di Pranzelles.
— Che e' è di nuovo? — Ella si chinava verso di lui, guardando quel viso pensieroso. — Avete
qualche seccatura?
— Sì. Più che una seccatura. Mio padre vorrebbe che sposassi la vedova di Carlomanno, mia
cugina Luisa di Briisfeld. —
Il viso di Sigrid ebbe un cambiamento immediato, forse non abbastanza palese per chi non avesse
conosciuto bene la giovane donna. Ma Giacomo sapeva che quel piccolo movimento delle labbra,
quel colore grigio scuro degli occhi indicavano una emozione spiacevole.
— Vuole che sposiate vostra cugina? — Qualcosa era cambiato anche nel timbro armonioso della
voce. — E che cosa gli avete risposto?
— Che il mio cuore è impegnato altrove e che non posso offrirlo a nessun'altra donna. —
L'accento di Giacomo era grave 'e appassionato.
Il giovanotto aveva preso la mano destra di Sigrid e la stringeva tra le sue, che bruciavano un po'.
Le palpebre fini e bianche, dalle ciglia di un biondo argenteo, si abbassavano sugli occhi di
Sigrid velandoli quasi completamente. Ella domandò :
— Che cosa ha detto?
— Mi ha dichiarato che, essendo io l'ultimo dei Somers, devo prendere il posto di mio
fratello per ottenere con questo matrimonio l'eredità, i titoli e i beni del ramo principale.... che
sono in età di sposarmi per perpetuare la nostra stirpe.... —
L' imbarazzo, l'emozione piena di ansia di Giacomo, resa manifesta più dal tono della voce
che dall'espressione del viso, non potevano sfuggire alla signora di Prauzelles. Ella rimase in
silenzio, mentre con la mano sinistra, lisciava lentamente la seta bianca del vestito che indossava.
Giacomo, abbassando un istante gli occhi, vide scintillare il meraviglioso smeraldo chef le ornava
il dito. Egli riprese, cercando le J parole
— Gli ho detto che intendo rimanere fedele al mio amore per voi..., che vi ho dato 1a'~ ' mia
parola....y~
— E venite a chiedermi di liberarvene?
— Sigrid ! —
Le sue dita stringevano più forte ancara la bianca mano fine e lunga, delicatamente profumata.
Guardava con ardore la giovane donna, i cui occhi restavano mezzi velati dalle palpebre.
— No, non vi chiedo una cosa simile ! Non voglio cessare di amarvi, e per voi rinunzierò senza
esitare all'eredità dei nostri avi. Con-vincerò facilmente mio padre....
— Lo credete? Ebbene, anche se ciò dovesse essere, non acconsentirei mai a tanto sacrificio.
— Ma non è un sacrificio !
— Ora no forse; ma pipì tardi, quando, diminuito l’amore, vi accadesse di considerare ciò che
avreste perduto per cagion mia.... —
Egli disse con impeto :
— Non cesserò mai di amarvi come oggi ! — Ella scosse la testa. Un sorrisetto ironico le
schiudeva le labbra.
— Chissà ! E poi, ammettendo che riusciate a convincere vostro padre, cosa di cui dubito, come
accoglierebbe una nuora che ha, non soltanto impedito a suo figlio di diventare l'erede del
principi di Briisfeld, ma che en-tra povera nella famiglia? E come mi troverei io? Ci avete
riflettuto, Giacomo? Avete pensato a ciò che soffrirebbe la mia fierezza in tali circostanze? —
Il suo sguardo era ora scoperto e fissava il giovane con una dolcezza mista a risoluzione.
— É vero! — mormorò lui.
Le sue mani si aprirono lasciando ricadere quella di Sigrid.
— Per quanto forte possa essere il mio sentimento per voi, amico carissimo, non con-sentirei mai a
subire una simile prova. Inoltre, mi riuscirebbe infinitamente penoso essere cagione di un
disaccordo tra padre e figlio, vedervi ribelle alla volontà paterna.
— Ma vi assicuro, Sigrid, che mio padre non si opporrebbe.... mi ha detto che, se voi accettaste,
acconsentirebbe al nostro matrimonio. —
Un lampo, subito spento, passò nello sguardo di Sigrid. Sporse la mano e prese le dita scottanti di
Giacomo.
— E perchè non ha dubitato un solo istante che ci fosse in me abbastanza fierezza, abbastanza
senso d'onore, per rendervi la vostra libertà in simili circostanze. Gli direte che lo ringrazio di
questo e che voglio mostrarmi
degna di tanta fiducia. Tra noi due non vi sarà più che amicizia, una profonda e fedele amicizia !
Sposate vostra cugina che è vera-mente graziosa.
— Un'amicizia? — egli gridò, stringendo violentemente la mano fresca e bianca. — Si possono
forse comandare certe cose? Si può scacciare di proposito l'amore dal proprio cuore? Potete farlo
voi, Sigrid?
Di nuovo gli occhi si nascosero sotto le palpebre. La voce.della giovane donna tremò un poco,
mentre sussurrava:
— Mi proverò almeno. Fate altrettanto, Giacomo. —
x

Poco prima dell'ora di pranzo, Giacomo entrò nel salotto dove il signor di Somers si trovava
solo. I1 conte posò sulla tavola vicino a se il giornale che stava leggendo e gettò un'occhiata sul
viso sempre accigliato del figlio.
— Ebbene, quella domanda di matrimonio? —
Giacomo si fece avanti, posò le mani sulla spalliera di una poltrona e rispose fredda-mente:
— Sigrid mi ha incaricato di dirvi, padre mio, che è troppo fiera per entrare povera in una famiglia
nella quale le sarebbe rimproverato di aver impedito la mia unione con l'ereditiera; dei Briisfeld.
Ha soggiunto che vi ringrazia di non aver dubitato della sua fierezza e'di aver capito che aveva
abbastanza onore per rendermi la mia libertà, anche se voi acconsentite al nostro matrimonio. —
Un sorriso sarcastico si disegnò sulle labbra del signor di Somers.
— Va bene ! L` una, donna assennata. Non ne dubitavo affatto. Domani parlerò a Luisa.
— Non ancora! —
La voce di Giacomo era tagliente, quasi violenta.
— Non e' è fretta. Mi occorre un po' di tempo per abituarmi a questa idea. Eppoi, j non e' è
bisogno di un fidanzamento così lungo. —
Il signor di Somers aggrottò le spesse sai• pracciglia grige.
— Voglio un impegno da parte tua, Gi corno. La situazione di quella giovane si tro-, verà in tal
modo definita meglio, poichè or~ come ora il suo posto sarebbe presso suo p dre o presso sua zia.
— Non sarebbe ammissibile che, essenti fidanzati, si abitasse sotto lo stesso tetto.
— L' vero. Ma Ida ti darà volentieri os talità. Infine, acconsento a parlare a Lu' soltanto tra un
mese. Spero che nel fr tempo imparerai ad amarla come merita.
— In quanto all'amore non ci contate, padre mio. Avrò per lei tutte le premure, tutto il rispetto,
tutto l'affetto di cui è degna, ma non parliamo di amore. Del *resto, ho 1' inten• zione di
spiegarmi lealmente con lei a questo riguardo.
— Le dirai che sei innamorato di Sigrid? — domandò ironicamente il signor di Somers.
— Non parlerò di Sigrid. Ma non vorrei davvero lasciarle credere che io l'ami.
— Non vedo che cosa ci sarebbe di male in questo ! Specialmente se ella ti amasse. —
Giacomo disse tra i denti :
— Spero bene di no ! —
Flavia entrò in quel momento, seguita poco dopo da Luisa; poi apparve Marco di Morières, che
era arrivato nel pomeriggio. Il pasto fu perciò più animato e il silenzio di Giacomo passò quasi
inosservato, eccetto forse a,Luisa, involontariamente attenta ai cambiamenti di quella fisonomia che
la incuriosiva in modo particolare.
Mentre suo padre, Marco e Luisa cominciavano una partita di whist, il giuoco favo-rito del conte,
'Giacomo scomparve e non lo rividero più per tutta la serata.
I l dottor Piennes e sua nipote vennero il giorno dopo a Montaubert, e la simpatia provata da
Luisa fino dal primo incontro si con-fermò.
Il dottore era allegro, malizioso e bene-volo. Sebbene in politica non si trovasse d'accordo con il
signor di Somers, tra di loro erano molto cortesi, tanto più che evitavano quel soggetto spinoso e s'
intrattenevano specialmente su questioni letterarie o scientifiche. Matilde aveva un carattere allegro
e nello stesso tempo riflessivo. Volle vedere gli acquerelli eseguiti da Luisa quando viveva con la
zia, e su richiesta della giovane donna, si prestò con grande amabilità a darle qual-che consiglio.
— Venite a vedere la nostra casetta, signora, — disse il dottore congedandosi. — I l vostro lutto
vi proibisce le visite, lo so; mai noi siamo dei vicini di campagna, e, paso sando, potete bene
entrare per riposare; un po'. —-
I l conte approvò, e fu deciso che Luisa sai rebbe andata qualche giorno dopo allo chalet` in
compagnia della signorina Ida.
— Saremo lieti di vedere anche il signó
Giacomo, — soggiunse il dottore. — Ditegli di dedicarci qualche momento del suo tempo. O
piuttosto che venga a fare colazione da noi, un giorno di sua scelta.
— Glielo dirò, dottore. Non so dove sia oggi ; non 1' ho più rivisto da stamani. Certo percorre la
montagna alla ricerca di qualche pianta. —
Giacomo apparve quella sera all'ora di pranzo. Era stato infatti a erborizzare e portava qualche
pianta interessante. Quella sera fu più loquace, e quando Luisa disse che le sarebbe piaciuto
occuparsi di botanica, egli si dichiarò pronto a prestare dei libri e a darle qualche lezione pratica.
— Falle vedere anche il tuo erbario, — disse il signor di Somers. — Conoscerà così tutta la flora
dei nostri monti.
— Volentieri ; domani sarò a tua disposizione, se credi.
— Oh, certo, mi farà molto piacere ! La cugina Ida mi aveva già detto che eri un bravo botanico.'
— Gli piacciono tutte queste cose noiose, — disse Flavia con un leggero sbadiglio. Per fortuna
tu non sei come lui, Marco ! T'interessano soltanto i tuoi affari, e tanto;'.* basta.
— E anche troppo, — disse Giacomo sotto- ;, voce.
Marco gli gettò un’occhiata che sorprese Luisa. Vi era dell’ostilità, quella ostilità latente che
Luisa aveva già notata tra i due cognati.
Giacomo occupava le due stanze che for mavano il primo piano della torre. Una dE quelle era il
suo studio. Conteneva mobili; antichi di quercia dalle belle sculture, in per’.`, fetta armonia con gli
arazzi a figure che c o privano le pareti. In un armadio profond}:; erano allineati gli erbari che
Giacomo t i r 8 ’ fuori la mattina dopo per farli vedere all+s cognata. Chino su lei, le dava le
spiegaziol s e rispondeva alle sue domande. A un ce •’.; momento la sua guancia sfiorò i capelli
colo d’oro brunito, così lievi e così morbidi, fin’’• mente profumati. Si alzò di scatto. I beg occhi
viola lo fissarono, un po’ sorpresi. Eg,” ne distolse i suoi e continuò a esaminare caratteristiche di
una pianta molto rara, ; e perta da lui l’anno prima in un remoto l u o : d della montagna.
— Come devono essere interessanti queste ricerche ! — disse Luisa. — E come mi piacerebbero
quelle passeggiate sui monti ! Credi che la cugina Ida mi condurrebbe, se la pregassi?
— Non ne dubito. E io pure ti accompagnerò volentieri.... tra qualche tempo. Ma prima dovrai fare
un po' di esercizio per avvezzare il piede alla montagna. Sono certo però che in questo sarai più brava
di Flavia, che si sgomenta davanti a una salita troppo ripida.
— Credo infatti che mi piacerebbe moltissimo. Dev'essere appassionante percorrere queste belle
montagne ! —
Luisa aveva nella voce alcun che di pro-fondo. Incontrandone lo sguardo fisso su di sè, Giacomo
ebbe la sensazione che un'anima ardente, amantissima, si nascondesse sotto quel riserbo un po' fiero,
sotto quell'apparenza di freddezza che la giovane aveva preso stando a contatto con la signora di
Thury. Che sguardo meraviglioso ! Che occhi incomparabili !
Quando tutte le pagine dell'erbario furono sfogliate davanti a lei, Luisa si alzò e si con-
gedò dal cognato. Egli l'accompagnò corte-semente fino al suo appartamento e le detta. un trattato di
botanica che era andato a prendere nella biblioteca.
— Studia prima questo, — disse — e do-mandami tutte le spiegazioni necessarie; poi vedremo di
combinare qualche escursione con la cugina Ida. —
Fu il principio di rapporti più frequenti tra Luisa e lui. Ella aveva avuto un' istruzione estesa, nella
quale il latino, la storia, le letterature di ogni tempo abbondavano. Lo studio era sempre stato una
gioia per lei e non chie-'ti deva altro che ampliare la sua cultura. I l si-) gnor di Somers e Giacomo
potevano dunque intrattenersi piacevolmente con lei. Tali con-vessazioni avevano inoltre il felice
risultato di tener lontana Flavia, che peraltro era:; spesso con il suo Marco i cui affari pareva', non lo
chiamassero altrove per il momento1
Un pomeriggio, però, le due cognate and&”à rono in carrozza fino allo chalet del dottor Piennes.
Vi furono accolte con cordialità dovettero accettare un rinfresco. Poi, in com pagnia dei loro ospiti,
salirono fino al racchiuso tra i boschi. Sotto il sole, lo specchio d'acqua appariva di un verde
luminoso, scintillante. Luisa sarebbe rimasta a lungo a guardarlo, ma Flavia, non si estasiava; affatto
dinanzi alle bellezze della natura. Tutti e quattro ridiscesero dunque verso lo chalet. La signora di
Morières camminava avanti col dottore, e Luisa li seguiva, con Matilde Piennes. Parlando di luoghi
ammirevoli da vedere nelle vicinanze, questa citò il castello di Beudant.
— I davvero molto bello?... — domandò Luisa.
— Bellissimo ; un po’ troppo ricco nell’ in-terno, per il mio gusto. La casa è arredata con gran
lusso, un lusso che soltanto il ragguardevole patrimonio del barone di Prauzelles poteva permettersi.
— E che la sua vedova mantiene?
— Sì. Il lusso è il suo elemento. Anche a Nizza ha una bellissima casa. Quando era vivo suo marito
vi accoglieva numerosi ospiti. Era ammirata e corteggiata.. Qualche volta cantava nei concerti di
beneficenza. L' ho sentita anch' io. Ha una voce molto pura, flessibile, ma fa uno strano effetto.... che
non so definire. Il mio nonno dice : “n una voce d’ incantatrice. Così dovevano cantare le si-rene”.
— Siete in relazione con lei?
— Pochissimo. Una, visita durante il soggiorno che facciamo qui, e basta. Noi conduciamo una vita
molto semplice, senza alcuna mondanità. Eppoi, a dirvi il vero, quella signora non ci è simpatica.
— Neppure a me! —
Matilde guardò sorridendo la giovane donna che camminava accanto a lei.
— Non la conoscete ancora bene. Senza dubbio avrete occasione di vederla assai spesso
quest’estate, poichè la signora di Morières ne è fanatica. Il signor Giacomo sonava spesso con lei,
ma quest’anno il lutto glielo impedirà.
— È un buon musicista, lui?
— Perfetto. Violino, violoncello, piano-forte e altri strumenti. E voi, signora?
— Anche a me piace molto la musica. L' ho studiata con un ottimo maestro. Mia zia doveva
mandarini il mio pianoforte, ma ora sa” rebbe inutile.
— Potrete servirvene l'anno prossimo.
— L'anno prossimo? —
Luisa pronunziò queste parole con un tono pensoso che colpì la signorina Piennes.
Quando, un po' più tardi, si ritrovò sola col nonno, Matilde gli disse :
— Che cosa ne pensi della situazione in cui è venuta a trovarsi quella giovane donna? Vedova, a
soli diciotto anni, senza essere stata sposa per davvero. Che cosa, fa a Montaubert?
— Ma, cara bambina, sposerà suo cugino Giacomo. E proprio adatto, non ti pare?
— Evidentemente. Ma vorrà, lui? Fosti tu, nonno, che un giorno affacciasti l'idea che ci fosse
qualche cosa tra la signora di Prauzelles e lui.
— Fu una mia supposizione. Se c' è stato qualche cosa, hanno usato tanta e tale discrezione che
nessuno ne ha parlato. Altrimenti a quest'ora la signora di Morières lo-avrebbe già sparso ai quattro
vènti. Ma Giacomo non potrà sposarla.
— Perchè? Forse perchè è protestante?
— No, poichè la madre di lui apparteneva a quella stessa religione. Ma, ammettendo che il signor
di Somers autorizzasse questa unione, non credo che la bella baronessa ri-
nunzierebbe tanto facilmente all'eredità di suo marito.
— Ma se lo amasse? —
Il dottore ebbe un risolino sarcastico.
— C' è amore e amore, Matilde. Credo di non sbagliarmi pensando che la baronessa di Prauzelles
non sia donna da provare uno di quegli amori che vanno fino al sacrificio. A ogni modo, io credo che
Giacomo sarebbe infinitamente più felice con la graziosa Luisa che la Provvidenza ha preservata da
essere la moglie di Carlomanno, quel tristo figuro.'
— La Giustizia non ha ancora scoperto? niente a proposito della sua morte?
— Niente; il processo è archiviato. Sarà mt, altro delitto impunito, a meno che non sopravvenga
qualche rivelazione imprevista, cosa non desiderabile per la famiglia di So `; mers, poichè
potrebbero esserci delle sorpresi dolorose, trattandosi di un uomo che, ay quanto ho sentito dire, è
stato così poco sei';, rio. Certo, non era lo sposo desiderabile pe quella giovane di animo eletto, di
cuore e modi gentili. —

XI

In piedi davanti a una delle finestre del suo salotto, Luisa, che aveva finito proprio allora di
vestirsi, respirava il profumo delizioso che saliva fino a lei. Barnaba, il giardiniere zoppo, aveva
tirato fuori dalla limo-naia i vasi di oleandri e di aranci per disporli intorno al piccolo cortile
lastricato davanti a casa. Le rose della facciata erano in fiore, gli amorini profumavano l'aria dalle
loro aiuole. In un angolo il piccolo Luigi, sorvegliato dalla sua bambinaia, giocava, strillando
allegramente. Il vecchio giardino, con le sue siepi e i suoi bossoli, prendeva sotto il sole un aspetto
quasi allegro.
Luisa pensava :
“Qui sto bene. Non mi annoio. Tutti sono buoni con me. La cugina Ida è per me quello che
avrebbe dovuto essere mia zia. Mio suocero è un ottimo uomo. Giacomo è simpatico,
compiacente.... un po' strano a volte.”
Sì, durante il mese appena trascorso, si era dimostrato in certi momenti alquanto enigmatico.
Sembrava chiudersi in se stesso, oscurarsi, diventare di ghiaccio. Luisa aveva l' impressione che un
muro si alzasse tra di loro. Ne soffriva, e provava una gioia segreta quando rivedeva negli occhi di
lui quella espressione pensierosa ma serena che le piaceva tanto. Avevano cominciato a erborizzarsi
in compagnia della signorina Ida, e Giacomo dichiarava che la cognata era molto brava in materia.
Che piacevoli passeggiate avevano! già, fatto tutti e tre insieme ! Per i boschi, nelle gole profonde,
nell'aria pura e vivili-canta della montagna! Giacomo ne propo neva altre, più lontane, ora che Luisa
si era abituata a camminare.
Un rumore di passi interruppe le fantasti cherie della giovane donna. Guardò in basso e vide che
suo cognato usciva dal salotto. I1 piccolo Luigi gli corse incontro. Egli lo sol, levò da terra, lo
baciò, poi andò in giardino,
Mentre Luisa si allontanava dalla fines comparve Barbara : veniva a dirle che il signor di Somers
chiedeva di lei. Un po' sorpresa, ella scese e andò nel salotto dove si trovava il conte. Seduto nella
sua poltrona, con le mani incrociate davanti a sè, egli accolse la nuora con un saluto cordiale.
— Siediti, cara figliuola. Devo comunicarti una cosa molto importante. —
Luisa prese una seggiola e si sedette difaccia a lui, incuriosita e un po' ansiosa, benchè la
fisonomia del signor di Somers esprimesse una grande contentezza.
— Non hai pensato qualche volta, cara figliuola, che la tua odierna situazione non poteva
prolungarsi?
— Difatti..., io.... sì, mi domandavo.... — Ella pensò a un tratto, col cuore stretto : “Mi
rimanderanno dalla zia.”
— Hai diciotto anni, sei stata sposata senza essere effettivamente sposa. Ufficialmente sei
vedova. Ma la volontà, di tuo padre, e il mio desiderio, sono sempre di vedere uniti i due rami
della nostra famiglia e di perpetuare la discendenza dei principi di Briisfeld. Dopo una
corrispondenza con mio cugino Carlomanno abbiamo deciso che tu, ultima discendente del ramo
primogenito, diventi la moglie di Giacomo, che ora è il mio solo erede maschia. —
Che strana impressione di gioia ! Tutte le inquietudini svanivano, cadevano nel nulla.
I l signor di Somers guardava di sottecchi la nuora che teneva le palpebre abbassate. Ciò che vide
sul viso di lei lo soddisfece, poichè un sorriso socchiuse le sue labbra, sotto i baffi grigi.
— Che ne dici, Luisa?
— Ma io.... penso che devo ubbidire a mio padre.... —
La sua voce tremava leggermente.
— Certo, ma, spero, senza troppa difficoltà. —
Luisa si riaveva, dopo essere stata stordita da quella comunicazione inattesa. Sorrise al suocero e
rispose :
— Credo di conoscere sufficientemente Giacomo per pensare che è buono, che possiede ottime
qualità.... infine che potrei essere felice con lui.
— Benissimo. Giacomo ha infatti una belle intelligenza e buon carattere. Sarà un marito perfetto,
ne sono sicuro, sul quale una donnaix potrà appoggiarsi con fiducia. —
Il signor di Somers tacque per un momento, poi soggiunse :
— Prima d' impegnarsi, egli mi ha espresso il desiderio di avere un colloquio con te. Vorresti
concederglielo tra poco?
— Sicuramente. —
Nell'accento della giovane si sentiva una certa sorpresa.
— Seppure soggiunse il conte — tu non voglia raggiungerlo in giardino. Mi ha detto che andava
a fumare una sigaretta, aspettando la tua risposta. —
Luisa acconsentì, e uscì dal salotto. Dopo aver baciato a sua volta il piccolo Luigi, imboccò un
viale fiancheggiato da bossoli tagliati a forma di palla, orgoglio di Barnaba. Il giardiniere, intento a
cogliere delle violacciocche, la salutò al suo passaggio. La sua lunga bocca sdentata mormorò
— E proprio piacente, la giovane signora. —
Luisa camminava lentamente lungo lo specchio d'acqua. I l cuore le batteva un po' più presta del
solito. Sentiva in sè una gaiezza, una quiete, come se avesse trovato alla fine la mèta della sua vita.
Giacomo era fermo, presso la fontana, sotto la volta dei vecchi olmi. Vedendo la cognata, gettò
via la sigaretta che teneva tra le dita e le mosse incontro.
— Tuo padre mi ha detto che volevi parlarmi. —
Ella gli tese la mano con un gesto un po' timido. Un lieve rossore salì alle sue guance
— Si, voglio avere un colloquio con te a proposito del matrimonio. Vuoi che ci se-diamo, o
preferisci camminare un po'?
— Preferisco camminare. —
Presero per un viale che conduceva verso un folto di carpini. Il sole non penetrava attraverso lo
spesso fogliame.
Giacomo volse uno sguardo al profilo delicato, poi domandò :
— Che ne dici del progetto del principe di Briisfeld e di mio padre? Saresti disposta ad
acconsentirvi?
— Ma sì! —
Il colorito roseo si accentuò sul viso di Luisa.
— Del resto, mi pare che non ci lascino scelta.
— Scusa. Per nessuna ragione accetterei che tu mi sposassi per forza, come ti costrinsero a fare
con il povero Carlo.
— No, non ti sposerò per forza. Ho fiducia, in te. —
C'era un piccolo fremito nella sua voce, tra le sue labbra.
— Ti ringrazio, Luisa. Ma perché sia degno della tua fiducia devo essere sincero con te. Mio padre
desidera ardentemente il nostro matrimonio. Io ho per te la più grande stima e un grande affetto. Ma il
mio cuore non mi appartiene. —
Ella sussultò leggermente e si fermò. Giacomo vide alzarsi su lui quegli occhi dei quali più di una
volta aveva ammirato la calda sfumatura violetta. Credette di scorgervi una sorpresa inquieta, forse
un'angoscia, e quasi subito dopo, un lampo di fierezza.
— Ciò vuoi dire che ami un'altra donna?
— Si, Luisa, e l'avrei sposata, se non avesse rifiutato di entrare nella nostra famiglia tollerata da mio
padre, che non le avrebbe per-donato di aver impedito la mia unione con te. Ti dico queste cose
francamente, perché, ti ripeto, ti stimo molto, ho per te il massimo rispetto, e non mi perdonerei mai di
averti ingannata. Sarò per te uno sposo fedele, affettuoso, pronto a compiere tutti gli obblighi presi
davanti a Dio. Luisa, vuoi accettarmi così? —
Ella abbassò la fronte e congiunse strette le mani. Giacomo la guardò con un'emozione alla quale
si univa un'ansietà di cui non aveva chiara coscienza.
Finalmente ella disse, senza alzare gli occhi :
— Vorrei riflettere. Ti risponderò domani.
— E sia ! Sono a tua disposizione. —
Ripresero il cammino e fiancheggiando lo specchio d'acqua che rifletteva l'azzurro pallido del
cielo, passarono tra i bossi scuri. i
Barnaba li seguiva con lo sguardo e apriva' la bocca in un largo sorriso, mormorando :'.
— Eh!'Eh! Eh! —
Si fermarono vicino alla porta che dava di-rettamente sull' ingresso principale.
Luisa si voltò a metà verso il compagno,`; mormorando :
— Si, domani, ti dirò.... —
Giacomo s'inchinò ed ella entrò in casa.
Il giovane entrò in salotto. Il signor di So-t mers lasciò cadere sulle ginocchia il libro che teneva
in mano e guardò il figliuolo con quel sorrisetto sarcastico che gli era abituale.
— Luisa ha chiesto un giorno per riflettere, — disse brevemente Giacomo.
— Ah! Ah ! La cosa non deve esserle riuscita molto gradita, si capisce. almeno lì per lì. Ma in
seguito capirà che ti sei comportato bene. Come siete stupidi, poveri ragazzi ! Stupidi! Più tardi ne
converrete. —
E alzando le spalle, scoppiò in una grande risata.

XII

La signorina Ida sonava al pianoforte una ,onata di Handel, quando Luisa entrò in casa sua verso le
quattro di quello stesso giorno. Ella si alzò e venne incontro alla giovane 3onna, con le mani tese.
— Buon giorno, cara bambina !... Eh ! Che :t' è di nuovo? —
Si era accorta subito di un cambiamento in quella fisonomia che cominciava a conoscere bene.
— Vengo a chiedervi un consiglio. —
Con mano nervosa si tolse il pesante cappello di crespo e il grande scialle di lana in cui era avvolta.
Si sedette accanto alla signorina Ida sopra un canapè ricoperto di tela stampata a fiorami.
— Allora, figliuola mia?... Che cosa è successo?
— Mio padre e mio suocero vogliono che sposi Giacomo.
La signorina Ida non mostrò alcuna sorpresa.
— Supponevo già che questa fosse la loro idea, — disse soltanto. — E non ti piace? —
Luisa arrossì leggermente.
— Ciò mi piacerebbe se.... Giacomo fosse libero.
— Come, se fosse libero? — Questa volta la signorina Ida dimostrò un po' di meraviglia e una
certa emozione. — Ha forse un impegno?
— No. Ma il suo cuore appartiene a un'al-tra, così mi ha detto. —
Luisa ripetè le parole di Giacomo. La signorina Ida scosse la testa.
— E stato un atto leale, ma.... non biso gna darvi troppa importanza, cara Luisa.-s Quando sarai
sua moglie, Giacomo non amerà che te. Sei dotata di tutte le qualità che hanno valore per un uomo
come lui. —
Luisa congiunse sul vestito le mani tre-1 manti.
— Avrei sempre paura che non dimentà, c~ue.
— Dimenticherà e non amerà, più che te. Un giorno che parlavamo del tuo triste matrimonio, mi
disse : “ I l cuoré e l'anima di Luisa devono racchiudere dei tesori”. —
Il rossore si accentuò sul viso della giovane.
— Oh ! Come vorrei credervi, cugina!
— Abbi fiducia, bambina mia. Giacomo ha un'anima bella, un po' troppo orgogliosa forse, ma
molto leale. Lo credo capace di amare profondamente e fedelmente. Devi tu guadagnare
quell'amore.
Luisa s'inchinò per abbracciare la signorina Ida.
— Mi rendete fiducia, cara e buona cugina !
— Lo ami, cara piccina? —
Luisa mormorò, nascondendo il viso sulla spalla della compagna:
— Credo di sì. —
La signorina Ida sorrise, passando una
mano carezzevole sui bei capelli soffici.
— Tutto dunque va per il meglio. E adesso
ritorno al mio vecchio Hà,ndel. —
Per un'ora, la signorina Ida sonò i suoi pezzi preferiti, che erano anche quelli preferiti da. Luisa.
Poi questa la lasciò, con l'animo più calmo e con la decisione presa. In piedi, sulla soglia della
porta, la signorina Ida la guardò allontanarsi, con una leggera ruga sulla fronte di solito liscia.
Pensava :
“ D i chi dunque è innamorato Giacomo? Forse di Sigrid? Lo temo. In tal caso ci sarebbe un
pericolo. Diffido di quella donna. Forse ho sbagliato nell' incoraggiare Luisa a questo matrimonio.
Ma d'altra parte, che cosa farebbe? Come si troverebbe, dopo un rifiuto? Equale donna meglio di lei
sarebbe capace di far dimenticare anche una Sigrid?”

La mattina dopo, Luisa mandò al suocero un biglietto nel quale lo informava che acconsentiva
alla domanda di Giacomo. Il signor di Somers lo fece leggere al figlio quando questi venne, come
ogni mattina a salutarlo. Giacomo non fece commenti. Il signor di Somers parlò dei passi necessari
per poter celebrare il matrimonio ai primi di autunno. Avrebbe luogo nella cappella del castello, in
grande intimità.
Luisa vide Giacomo quando scese in sala un po' prima del pranzo. Egli le baciò la mano e le
rivolse una frase cortese di ringrazia-mento. Flavia, alla quale suo padre aveva annunziato allora
allora quel fidanzamento, saltò al collo della cognata con grandi dimostrazioni di affetto. In quanto
a Marco, egli rivolse a Luisa dei rallegramenti piuttosto sostenuti. L ' inimicizia segreta che la
giovane donna aveva intuito tra i due cognati gli far ceva certamente vedere senza alcun piacere
quel matrimonio che avrebbe dato a Giacomo una posizione di primo piano.
Dopo il pranzo, mentre prendevano il caffè nel cortile davanti alla sala, Polidoro, il vecchio
cameriere, venne a consegnare a Flavia una busta listata di nero. Ella l'aprì, ne trasse un cartoncino
che subito scorse e disse llegramente :
— Un invito di Sigrid ! —
Lo lesse ad alta voce :
— “Cara Flavia,
“Sto per assentarmi per un po' di tempo, ma prima vorrei averti a colazione, te e la tua graziosa
cognata. Non mi dite che siete in lutto, poichè saremo tra parenti. Marcò e Giacomo mi faranno un
gran piacere se verranno con voi. Dunque a domani, eh? Mandatemi due righe per dirmi che
venite.”
— Sarà una piacevolissima distrazione per voi, signore, — disse Marco. — Per conto mio, vi
accompagnerò volentieri. Beudant è una dimora da “Mille e una notte)), la castellana è una donna
meravigliosa, e il suo cuoco è al disopra di ogni elogio.
— Sicché, siamo intesi : manderò Battista a portare la risposta. —
E Flavia si alzò impetuosamente.
— Ma, cara, non domandi a Luisa se è disposta ad accettare quest'invito? —
La domanda era fatta da Giacomo in tono leggermente sarcastico.
— E perché rifiuterebbe.... non è vero, Luisa? —
Lo sguardo interrogativo di Luisa, andò dal suocero a Giacomo. Questi distolse un poco gli
occhi. Rispose il signor di Somers.
— Ma certo, figliuola, puoi benissimo accettare. Non è che una colazione tra parenti; come ben
dice la signora di Prauzelles. Vedrai laggiù delle cose molto belle, e forse avrai il piacere di sentir
cantare la vostra ospite, ed è un dono di lusso.
— Un piacere che non concede spesso, — aggiunse il signor di Morières. — E piuttosto
originale nella sua qualità di bella donna molto ricca. Accetta 1' invito per me, Flavia. E tu,
Giacomo? —
Giacomo era intento ad arrotolare una sigaretta. Poichè non 'rispondeva, rispose anche questa
volta il signor di Somers.
— Anche Giacomo, diamine ! Perchè no?
— Difatti, perchè no? — disse Giacomo recisamente, con voce un po' rude.
— Eppoi bisogna che tu le annunzi il tuo fidanzamento. Dunque vado subito a scrivere due righe!
— concluse Flavia che, precipitandosi in casa per poco non pesticciò i balocchi lasciati in terra da
suo figlio.
La sigaretta mezza fatta sfuggì dalle dita contratte di Giacomo. Egli si chinò per raccoglierla. Era
leggermente arrossito.
— Che cosa fai questo pomeriggio, cara figliuola? — domandò il signor di Somers.
— Pensavo di andare allo chalet per chiedere alcuni consigli alla signorina Piennes per
l'acquerello che ho cominciato.
— Ottima idea. Potresti condurla lassù con la tua carrozza, Giacomo.
— Ma certo ! Con piacere. —
Il tono del giovanotto era imbarazzato e il suo sguardo era diventato cupo. Le dita un po'nervose
avevano ripreso ad arrotolare la sigaretta.
Luisa in quel momento non lo guardava. Osservava il signor di Morières che si era alzato e
camminava per il cortile fumando il sigaro. A un tratto le tornò in mente una cosa. La notte prima,
presa da insonnia, si era alzata, attratta alla finestra dalla freschezza dell'aria satura degli effluvi del
giardino. Mentre era lì che osservava le siepi, le aiuole, sotto il pallido chiarore lunare, un lieve
rumore di passi aveva attirato la sua attenzione. Sporgendosi, aveva visto due uomini che, svoltando
all'angolo della limo-naia si dirigevano verso la casa. Avevano dei cappelli a larghe falde calati
sugli occhi e la parte bassa del viso avvolta in una specie di sciarpa di lana o di largo fazzoletto
nero. trio era alto e magro, l'altro più piccolo, con larghe spalle. Entrambi erano entrati zitti zitti in
casa. Luisa era rimasta perplessa, un poco inquieta. Aveva pensato d'interrogare Bar-bara, ma quella
mattina non aveva visto la guardarobiera, che era andata da una sorella malata. E poichè nessuno
aveva accennato a quel fatto durante la colazione, Luisa pensò che quei visitatori notturni fossero di
casa, forse parenti di qualche servitore.
Ora, guardando Marco che si aggirava per il cortile, osservava che uno di quegli uomini aveva la
sua stessa andatura agile, un po' felina.... la stessa andatura, la stessa altezza....
— Quando vuoi partire, Luisa? —
La voce di Giacomo la tolse dalle sue riflessioni.
— Quando vuoi. Sarò pronta in un momento.
— Tra mezz'ora?
— Certo. Salgo subito in camera mia.
— Vado a dire a Battista di attaccare. —
Si mossero insieme. Sulla porta dell'appartamento di Luisa, Giacomo s'inchinò, dicendo:
— Tra un momento verrò a prenderti. —
Luisa entrò in camera e chiamò Zeffirina. Mentre si vestiva era pensierosa, con un certo malessere
addosso. Perchè? Non lo sapeva.... forse perchè avrebbe desiderato in Giacomo qualche cosa Più di
quellà cortesia, di quella amabile bontà.
Quando egli picchiò alla porta del suo apportamento, ella era pronta. Appena furono nell'
ingresso, s' incrociarono con un uomo magro, alto, dai capelli grigi. Mentre salutava, passando, i
suoi occhi indagatori scrutarono Luisa. Ella domandò :
—- Chi è?
— Un uomo al servizio di Marco, — rispose brevemente Giacomo.
Salirono nel calesse, il cui cavallo ombroso era trattenuto da Battista. In quel momento apparve
correndo Flavia con un pacchetto in mano.
— Potreste passare da Aurelia per consegnarle questo? t urgente.
— Oh! Urgente ! — replicò Giacomo in tono ironico. — Hai abbastanza vestiti nell'armadio.
Però, via, dammelo. Andare fin là non ci farà ritardare molto.
— E tante cose alla signorina Matilde ! Andrò a trovarla uno di questi giorni.
— Cosa che non le farà un grandissimo piacere, — disse Giacomo ridendo, mentre il calesse
lasciava la corte di Montaubert. — Flavia si pianta in casa sua per tutto il pomemeriggio, e la
povera signorina ci guadagna un terribile mal di capo. —
Dopo dieci minuti, con il vivace cavallo di Giacomo furono in paese e da questo raggiunsero la
casa di Aurelia Doré. Luisa scese per andare a consegnare il pacchetto e, attraversato il giardino,
bussò alla porta.
Questa fu aperta quasi subito, e Luisa vide davanti a sè la figlia della sarta.
Estella sussultò e quasi indietreggiò. Il sangue le salì alle guance.
— Porto questo a vostra madre da parte della signora di Morières, — disse Luisa, porgendole il
pacchetto.
— Ah ! Bene.... glielo consegnerò. Grazie, signora.
— Come state? Vi sentite meglio? —
Luisa osservava con una insistenza inesplicabile il viso magro e pallido, gli occhi dallo sguardo
strano che sfuggivano i suoi.
— Oh, no.... sto al solito !
— Se aveste potuto rimettervi a lavorare, vi avrei pregato di farmi qualche ricamo. Mia cognata
me ne ha fatti vedere alcuni che sono veramente perfetti.
— No, non posso ancora lavorare. Eppoi, andrò 'via per un po' di tempo. —
Mentre parlava, Luisa osservava tra le labbra un po' grosse, di un rosa pallido, i denti piccoli e
brillantissimi, e le tornò alla mente, a un tratto, il ricordo di denti simili, intra-visti un giorno : un
giorno tragico.
Questo pensiero la turbò. Ella disse quasi precipitosamente:
— Buona sera, signorina. —
E tornò al calesse, che, dopo avere svoltato, prese la strada dello chalet.
Luisa rimase zitta, e il suo compagno non sembrava disposto a parlare. La lasciò alla porta della
casetta, dicendo che sarebbe tornato a prenderla sul finire del pomeriggio.
Luisa e Matilde sedettero nella grande stanza piena di luce che serviva da studio a Matilde.
Lavorarono fino alle quattro, poi; andarono in giardino dove, sotto la volta di fogliame si trovava il
dottore. Lì, Luisa annunziò ai suoi ospiti, il suo fidanzamento. Essi le dimostrarono una viva gioia,
e le fece capire in che stima tenessero como.
— Eccovi dunque stabilita a Montaubert — disse il dottore. — Ma il signor Giacom ama molto i
viaggi, e avrete con lui un'esi; stanza varia e piacevole.
— Dovrete venire a far conoscenza con la nostra bella costa mediterranea ! — suggerì Matilde.
— Saremo felicissimi di offrirvi ospitalità : un'ospitalità molto semplice, poiché la nostra casa è
piacevole soltanto per la posizione, per la vista meravigliosa che si gode dalla nostra terrazzina.
— Niente da paragonare col palazzo abitato dalla baronessa di Prauzelles, — soggiunse ridendo
il dottore.
— A proposito della baronessa, dimenticavo di dirvi che siamo invitati a colazione da lei
domani.
— Ah! — esclamò Matilde.
Dopo un breve momento di silenzio do-mandò :
— Ci andate tutti?
— Sì, tranne il signor di Somers, natural-mente. Nel biglietto indirizzato a Flavia, la signora di
Prauzelles dice che tra poco dovrà assentarsi.
— È strano. Di solito passa qui l'estate.
— Forse si tratterà di un'assenza breve.
— Forse ! — disse Matilde.
In quel momento apparve la cameriera annunziando che erano venuti a chiamare il dottore per una
malata.
— E chi è? — domandò.
— La moglie del doganiere Miraux, signore. Ha un'emorragia e nel tempo che ci vuole per andare
in paese a cercare il dottor Tillon....
— Bene, vado. Fate attaccare il cavallo. A tra poco, signora. —
Uscì, mentre Matilde diceva :
— Quei poveri Miraux non hanno fortuna., Hanno perso un bambino quest'inverno e il padre fu
ferito qualche mese fa durante un giro d' ispezione.
— Gravemente? - Sì. Disperavano di salvarlo, ma finalmente è guarito bene.
— Il marito della signora Doré non ha avuto altrettanta fortuna.
— No, poveretto! Era un uomo rude, molto coraggioso, ma di carattere difficile. La buona
Aurelia non ha avuto una vita piacevole. Credo che Estella somigli il padre.
— Non ha una fisonomia molto simpatica.
— Simpatica? Tutt'altro. Dicono inoltre che sia orgogliosa e di carattere chiuso. Temo che sua
madre abbia poche carezze da lei. Suo padre invece ne godeva tutto l'affetto, e la ragazza ce 1' ha a
morte con chi lo ha ammazzato.
— Sanno chi è stato?
— No. In questo paese quelli che fanno il contrabbando sono solidali e per nulla al mondo
denunzierebbero uno dei loro. Perciò dubito molto che Estella possa venire a sa-pere il nome
dell'assassino, per far vendetta, come annunziò nel primo momento della disperazione.
— Sarebbe capace di farlo?
— Chissà ! — disse evasivamente Matilde.

XIII

La signora di Prauzelles ricevette il giorno dopo i suoi ospiti nel gran salone che prece-deva il
salotto delle Danze dove stava abitualmente.
Quella stanza di dimensioni imponenti, era tappezzata di broccato giallo oro, adorna di bellissimi
intarsi, di mobili preziosi, di lampadari antichi dagli innumerevoli pendagli di vetro, di quadri di
autore, di oggetti d'arte a profusione. Tutto vi era disposto con innegabile gusto artistico. Ciò
nonostante non piacque a Luisa, che di gusto delicato non amava un lusso troppo sfarzoso.
Sigrid era di una bellezza perfetta con il suo vestito di crespo bianco, di una sapiente semplicità.
Si dimostrò una padrona di casa amabile e piena di tatto. Vedendo la sua aria tranquilla e naturale
nei riguardi di Giacomo, e la fredda cortesia di quest'ultimo verso di lei, chi avrebbe mai potuto
supporre i loro reciproci sentimenti?
Durante il pasto raffinato e succulento, servito da camerieri in livrea, in calzoni corti e calze di
seta, Flavia chiacchierò molto secondo il solito. Forse suo fratello, per una volta, vi trovò qualche
vantaggio. Marco apprezzava da buongustaio la scelta delle vivande, pronunziando ogni tanto
qualche complimento che veniva accolto con un sorriso dalla padrona di casa. Questa, quando Flavia
taceva per mangiare, rivolgeva qualche parola a Luisa e a Giacomo, parlava del viaggio in Russia
che avrebbe fatto ben presto, perchè aveva accettato l' invito di una delle sue amiche.
— Resterete sino alla fine dell'estate? domandò Luisa.
— Probabilmente. —
Flavia, interrompendo la degustazione una galantina di pollo, esclamò ;
— Ma non tornerai qui, dopo? T
— Non posso.
— Ci dai una cattivissima notizia, cara cugina, — disse galantemente Marco. — Ma e
comprensibile che il soggiorno a Beudant sia un po' monotono per te. Flavia ed io, più
modestamente, andremo a passare qualche settimana a Lione, da mio fratello.
— Sì, perché ci annoiamo tanto a Montaubert ! — esclamò Flavia.
— A me non pare, — sussurrò Luisa.
Giacomo le rivolse uno sguardo in cui alla sorpresa si univa una viva attenzione.
Flavia replicò, nel suo modo impetuoso :
— Perché ci stai da poco tempo ! Tutto ti sembra nuovo. Ma se tu ci dovessi stare sempre....
— Credo che saprei far sempre qualcosa in modo da, non annoiarmi. —
Sigrid fissava su lei uno sguardo inquisitore, come se volesse penetrare sino in fondo al suo
pensiero.
— Non ami il mondo, cugina?
— Quello che ho conosciuto mentre stavo con mia zia di Thury m'interessava poco.
— Giacomo ve lo farà conoscere sotto un aspetto più piacevole a Parigi, dove vi condurrà
certamente, — disse Marco.
Sigrid ebbe un leggero movimento che poteva considerarsi dovuto alla sorpresa. Rivolse un po' la
testa verso Giacomo che sostenne quello sguardo con una calma apparente. Sigrid soltanto dovette
accorgersi di una leggera alterazione nella sua voce, mentre spiegava:
— Per desiderio del principe di Briisfeld e di mio padre, Luisa ed io siamo fidanzati da ieri.
— Ah, bene!.... È una cosa naturalissima. I miei rallegramenti, cugina. Anche a te, Giacomo.
Dunque Montaubert conserverà la sua giovane castellana, e il signor di Somers una deliziosa nuora.
che mi parve piacergli molto. —
Era impossibile dimostrare maggiore disinvoltura, essere più naturale di così, pensava Giacomo, il
solo che conosceva i veri sentimenti di Sigrid.
Dopo colazione, la signora di Prauzelles condusse i suoi ospiti nella sala delle Danze. Flavia
corse verso il pianoforte, lo apri, e fece qualche accordo. Poi si voltò verso la baronessa.
— Oh, Sigrid, cantaci qualche cosa ! ,:
— Volentieri, cara Flavia. —
Si sedette al pianoforte. Le lunghe mani bianche scorsero per un po' la tastiera. Poi la sua voce si
alzò, molto pura, ampia. Cantava un'aria italiana. Un'aria appassionata, tanto per la musica quanto per
le parole ; la cantava senza calore, ma ciò nonostante da quella voce emanava un fascino
conturbante : “una malia” aveva detto Matilde Piennes a Luisa. Si, era una strana maliarda, quella
Sigrid tanto bella, bianca e fredda come la neve.
Giacomo si era avvicinato a una delle porte a vetri aperte sul giardino. Voltava quasi le spalle alla
cantante e ai suoi ascoltatori. Quando Sigrid tacque, quando ebbe ricevuto i rallegramenti iperbolici
di Marco e di Flavia, e quelli più moderati di. Luisa, rimase ancora immobile per un momento. Poi
si voltò e domandò :
— Non ti farebbe piacere visitare i giardini, Luisa?
Prima che la cognata potesse rispondere, Flavia esclamò :
— Oh, sl, sì, bisogna farglieli vedere, Sigrid ! Sono così belli !
— Molto volentieri. - _
La signora di Prauzelles era in piedi, appoggiata al pianoforte. Il vestito di crespo bianco
avvolgeva con pieghe leggere il suo corpo snello. Un sorriso le schiudeva le labra. Gli occhi, sotto
le palpebre semichiuse; sembravano non guardare nessuno, ma invece lanciarono un rapido
sguardo verso Giacomo. Questi ne distolse il suo. Aveva il viso contratto e la sua bocca fremeva
leggermente. Flavia prese Luisa a braccetto e la condusse verso la porta a vetri.
— Vieni, cara, questi giardini sono un so', gno! —
Giacomo si scostò per lasciar passare le due giovani ; Marco le seguì. Sigrid rimase immobile,
sempre appoggiata al pianoforte. Giacomo si era di nuovo voltato verso l'esterno. Allora la
baronessa si avanzò. Col suo passo leggero sembrava sfiorare appena il bel mosaico di marmo.'.
Ella posò la mano sulla spalla di Giacomo.
— Ebbene; andiamo a raggiungerli, amico mio. —
Senza guardarla, egli scese accanto a lei gli scalini di marmo.
Davanti a loro si stendevano le aiuole fiorite, le vasche, le fontane dalle acque zampillanti, le
statue e i vasi di marmo. Dei boschetti inquadravano quei giardini, che sali-vano poi in ripiani
verso la base di un monte coperto di abeti e di larici.
— E così, eccoti fidanzato? —
La voce era seria con una sfumatura di tristezza.
— Era pur necessario ! — disse Giacomo con una certa asprezza. — E tu, parti?
— Sì, ho pensato che è meglio così.... per tutti e due. —
Ella sospirò prima di aggiungere :
— Poichè purtroppo non dobbiamo più amarci.
— No, — mormorò Giacomo.
Egli guardava, in un viale davanti a lui, la giovane donna vestita di nero che camminava tra
Flavia e Marco. La vedova di suo fratello, la sua fidanzata. A lei d'ora innanzi avrebbe dovuto il suo
affetto, la sua dedizione. Ma non poteva darle il suo amore. Questo apparteneva alla donna che
camminava accanto a lui, a quella incantatrice del paese delle nevi che un giorno d' inverno, tre anni
prima, aveva ricevuta per la prima volta, vestita di velluto bianco guarnito di cigno, sulla soglia del
castello di Beudant, dove la conduceva Max di Prauzelles.
Luisa e i suoi compagni si erano fermati vicino a una fontana la cui acqua usciva dalla bocca di un
tritane di bronzo. Quando Sigrid e Giacomo li ebbero raggiunti, Flavia si sfogo di nuovo in
esclamazioni di entusiasmo. Luisa, usando termini più misurati, espressi con parole gentili il piacere
che provava alla vista di quei giardini.
—- E la serra ! — esclamò Flavia. — Falle vedere la serra, Sigrid! —
Con un sorriso la signora di Prauzelles prese il braccio di Luisa e la condusse verso la lunga serra,
al riparo di boschetti. Gli altri le seguirono. Un po' dietro alla sorella e al cognato, Giacomo
guardava le due giovani donne. Aveva i sopraccigli aggrottati, le labra strette. Non entrò nella serra
e si spinse fino a un chiosco di marmo dove si sedette. Lì lo trovarono poco dopo la baronessa e i
suoi ospiti. Fumava una sigaretta, mentre accanto a lui il maggiordomo preparava il caffè.
— Guarda queste rose meravigliose, Giacomo ! —
Flavia metteva sotto il naso del fratello il mazzo che teneva in mano.
— .... Abbiamo qualche bella varietà a Montaubert, ma niente di paragonabile a queste !
— No, certo, — rispose Giacomo distrattamente.
Guardava Luisa. Aveva anch'essa delle rose in mano. Era rimasta sulla soglia del chiosco, nella.
chiara luce del sole di giugno. Il delicato biancore del suo viso era sfumato di rosa. I suoi capelli
avevano dei toni d'oro scuro. Alzò i fiori fino al viso per aspirarne l'odore e le ciglia brune
sbatterono sugli oc-chi sorridenti, di un bell'azzurro violaceo.
Anche Sigrid la guardava. Si era seduta sopra un sedile di marmo, guarnito di lussuosi cuscini e
giocherellava nervosamente con il lungo filo di piccole perle che aveva al collo.
— Vieni dunque a sederti, Luisa: Flavia, tu che ami tanto il moto, vuoi per favore servirci il
caffè? —
Flavia accettò, felice. Luisa pensò che non avrebbe mai affidato a quelle mani nervose delle
porcellane così fragili. Barbara non permetteva che toccasse, altro che per bere, le tazze di vecchia
Sassonia, regalo di matrimonio del principe di Briisfeld a suo cugino di Somers. Giacomo salvò a
tempo un piattino che stava per cadere in terra, Marco impedi quasi miracolosamente a una tazza di
seguire la stessa sorte. Ma la signora di Prauzelles sembrava incurante della sorte del suo prezioso
servito cinese. Chiacchierava tranquillamente con i suoi ospiti : conversazione futile, a brani, in cui
venivano sfiorati mille soggetti.
Quando gli abitanti di Montaubert manifestarono il desiderio di tornare a casa, non cercò di
trattenerli. Flavia le strinse calorosamente le mani, chiedendole di scriverle qualche volta.
— Mi racconterai cose della Russia. Sarà molto interessante.
— Te le racconterò quando ti rivedrò, cara. Sarà meglio.
— Ma hai detto che non sai quando tornerai
— Oh, sono una capricciosa! Forse avrò voglia di rivedere Beudant più presto quanto pensi!—
Giacomo si congedò da lei per ultimo. S'inchinò e baciò la mano che gli era offerta. Poi, senza
guardare la giovane donna, segui i suoi compagni.
Appena seduta in carrozza, Flavia esclamò :
— Che cosa ne dici di questa dimora da “Mille e una notte”, Luisa'?
— Vi sono delle bellissime cose, e altre che mi piacciono meno.
— Che ti piacciono meno? —
Flavia spalancò gli occhi.
— A me piace tutto : quei saloni, quei giardini....
— I giardini sì. I saloni mi piacciono poco. Preferisco un lusso più moderato.
— Che idea ! Hai sentito, Marco? I l mio sogno sarebbe di vivere in un palazzo come questo !
Beata Sigrid ! È milionaria, libera di fare tutto quello che vuole....
— Tranne che risposarsi, — interruppe Marco.
— Ah, certo ! Ma forse non gliene importa affatto. Che bel vestito aveva ! E quella col-lana di
perle!...
— Come lutto di vedova è abbastanza.... fantasioso, — disse ironicamente Marco.
— Capirai bene che, in fondo, non deve rimpiangere molto il vecchio Max !
— Credi che non lo amasse? — domandò Luisa.
Flavia fece un cenno di dubbio.
— Veramente non lo so. Pareva d esiderasse di piacergli, sembrava felice.
— Allora, se era stato buono con lei, avrebbe potuto fare lo sforzo di seguire le solite convenienze
!—
Fino allora Giacomo aveva ascoltato quello scambio di parole senza sembrare di udirle e
guardando fuori della Carrozza. A queste ultime parole si voltò un po' verso Luisa.
Fu forse la vista di quel viso serio, sinceramente meravigliato, e disapprovatore che fece
diventare cupo il suo, mentre distoglieva di nuovo lo sguardo imbarazzato?
Flavia replicò, facendo una smorfia di noia :
— Come sei severa, Luisa ! E io che avevo appunto l'idea di terminare il mio lutto in bianco !
Mi disapproveresti, tu, Marco?—
Guardava il marito con un'aria furba, di gattina. Quegli alzò le spalle, rispondendo:
— Non ci vedrei :nessun inconveniente. In fondo, sono cose poco importanti e suppongo che
Max di Prauzelles non ne sia affatto addolorato, là dove si trova. —
Il sorriso un po' ironico col quale accompagnò queste parole spiacque molto a Luisa.
Volse lo sguardo verso Giacomo e vide che i suoi sopraccigli si riavvicinavano, dando alla,
fisonomia un'espressione impaziente e irata. Egli pure disapprovava la spiritosaggine di
quell'antipatico Marco.

XIV

Quindici giorni dopo, il signor di Morières e sua moglie partirono per Lione. Nessuno ne provò
un gran dispiacere; neppure il piccolo Luigi, che era sempre in cerca di Luisa e avrebbe passato
volentieri tutta la giornata con lei.
— Per fortuna Flavia non è gelosa, altri-menti questa preferenza di suo figlio porterebbe a delle
seccature, — diceva il signor di Somers a Barbara.
— È troppo indifferente per questo. Se fosse sola con Lulù, starebbe fresco, povero piccino ! —
replicava la guardarobiera con la sua solita franchezza.
Luisa continuava le sue passeggiate con la signorina Ida e con Giacomo. Si appassionava sempre
più per la botanica e aveva cominciato a comporre un erbario, seguendo i consigli del suo
professore. Avevano insieme delle lunghe conversazioni, che però non si limitavano a quella scienza.
Giacomo guidava la giovane donna nelle sue letture, le prestava dei libri; poi ne discutevano
insieme, con un piacere evidente. Giacomo imparava così a conoscere sempre meglio le doti della
intelligenza e del-l'animo di Luisa, la sua rettitudine, la sua semplicità e la sua delicatezza. Ella, da
parte sua, apprezzava sempre più le qualità intellettuali e morali di colui che doveva diven tare suo
marito.
La cerimonia nuziale era stata fissata per la fine d'ottobre. Il signor di Briisfeld, in poche righe
glaciali, aveva espresso alla figliuola la soddisfazione che gli procurava quel matrimonio, ma
annunziava la sua intenzione di non muoversi da Ambleuse per assistervi.
Neppure la signora di Thury si sarebbe presa quel disturbo. Mandò una pelliccia alla nipote
con queste parole :
“ N e avrai bisogno nelle tue montagne, cara bambina; quando ti sposerai, farà già troppo freddo
perchè possa venire costà. Sai di quante cure ho bisogno. Devo dunque contentarmi d' inviarti i
miei auguri di felicità. Come potei giudicarne ad Ambleuse, avrai un marito affascinante,
infinitamente superiore a quel povero Carlomanno.”
L'egoismo di quei due fece dunque si, che nessun rappresentante della sua famiglia fosse
presente alle seconde nozze di Luisa. Se pur ne provò una certa amarezza, non ne fu punto
meravigliata, come dichiarò alla, signorina Ida un giorno in cui questa, venuta a colazione a
Montaubert, stava ad agucchiare con lei nel cortile, tra le piante di aranci e di oleandri.
— Non avevo mai trovato un affetto prima di venir qui. Ma ora, grazie a Dio, sento che voi ne
avete un poco per me, cara cugina.
— Un poco? Di' molto, figliuola. E hai anche quello di tuo suocero. In quanto a Giacomo, egli
certamente ti apprezza sempre di più.
— Non lo so, — mormorò Luisa.
No, ella non sapeva quali sentimenti nutrisse Giacomo per lei. A momenti le pareva che il suo
strano riserbo, sempre avvolto nella più amabile cortesia, fosse vicino a fondersi. Sì, talvolta
credeva di vedere nel suo sguardo una calda dolcezza. Illusione? Senza dubbio. Ma per qualche
istante ella ne restava tremante di gioia.
In quel momento egli apparve sulla soglia del salotto. Avvicinandosi alle laboriose signore
domandò :
— Facciamo una passeggiata? —
La signorina Ida alzò gli occhi verso il cielo carico di nubi.
— I l tempo è minaccioso. Preferisco non allontanarmi. Ma voi che siete giovani e potete
camminare più presto, farete bene a sgranchirvi le gambe.
— Che ne dici, Luisa? Un giretto nei dintorni.
— Ben volentieri. Prenderò il mantello col cappuccio, per difendermi da uno scroscio di pioggia.
— Andremo fino alle rovine ; là troveremo,, occorrendo, un rifugio. —
Un quarto d'ora dopo se ne andarono per i boschi, salendo verso il vecchio castello. Giacomo
aveva offerto il braccio alla giovane donna. Andavano avanti quasi in silenzio, per un sentiero
ancora sconosciuto a Luisa. Arrivarono così ai margini di un piccolo precipizio accanto al quale era
stata eretta una croce di legno. Ai piedi di questa, si vedevano alcuni mazzolini di fiori, ormai
appassiti.
— Che significa questa croce? — domandò Luisa.
— Qui fu ucciso il brigadiere di finanza Doré, il marito di Aurelia. Sua figlia, durante la buona
stagione, è solita venire a por-tare dei fiori.
— È andata a Pontarlier già da qualche tempo, e questo spiega perchè quei mazzolini non sono
stati rinnovati. —
Luisa si fermò ai piedi della croce, e disse un De profundis; Giacomo si tolse il cappello.
Continuarono quindi la loro passeggiata. Erano vicini alle rovine. I l cielo si oscurava sempre più e
già cominciava a pio-vere.
— Spero che sarà un acquazzone di breve durata, — disse Giacomo, guardando le nuvole. — È
meglio aspettare un po' qui, mettendoci al riparo. —
Le fece scavalcare mucchi di vecchie pietre sostenendola con mano ferma. Raggiunsero così la
grande sala, le cui volte resistevano ancora. Cominciava a cadere la pioggia che divenne ben presto
torrenziale.
— Raccontami qualche cosa dei tuoi ante-nati, — disse Luisa.
— Di quale devo parlarti? Di Thierry, che fu un gran brigante, che ricattava e massacrava i
viaggiatori che avevano la sfortuna di passare vicino a Montaubert? Oppure di sua figlia Cristina,
che entrò in un monastero per espiare i delitti paterni ? Ovvero di Bertrando, che soprannominarono
il “Santo” per la sua grande pietà e per le sue virtù? O.... —
Con un brusco movimento Giacomo afferrò la sua compagna per la vita e indietreggiò, con lei.
Una pesante pietra si era staccata dalla volta ed era caduta al suolo nel punto stesso dove erano un
momento prima.
Luisa si sentì stretta contro un petto ansimante. Una voce soffocata dall'emozione mormorò il
suo nome.
Tutta fremente, abbandonò la testa contrò la spalla di Giacomo; e fremette ancor più, questa
volta di gioia, ricevendo il primo bacio.
— Non restiamo qui, — disse Giacomo. Potrebbero staccarsi altre pietre. —
Tenendola sempre avvinta, la condusse fuori.
— È meglio prendere la pioggia, che correre un rischio simile. —
La guidò attraverso le rovine, dopo averle alzato sulla testa il cappuccio del mantello, poi
ripresero la via di casa camminando tanto rapidamente quanto lo permetteva lo stato dei sentieri.
Giacomo teneva la giovane stretta a sè. Tacevano oppressi dalla gioia.
La signorina Ida era ancora a Montaubert, seduta in sala accanto al signor di Somers. Quando i
giovani entrarono, li guardò, sorrise loro, e quel sorriso divenne ancora più dolce, e anche un po'
malizioso, vedendo gli occhi brillanti di Luisa e la fisonomia animata di Giacomo.
“Sono innamorati ! ” pensò. “Ora tutto va bene!”
— In che stato siete, figli miei ! — esclamò il signor di Somers.
— Avreste potuto vederci in uno stato anche peggiore, padre mio ! —
Mentre Giacomo raccontava vivacemente 1' incidente, Luisa, tutta allegra, usciva di sala per
andare lesta lesta a cambiarsi. Barbara, chiamata dal campanello del padrone, portò poco dopo
delle bevande calde, e tutti e quattro finirono allegramente quel noioso pomeriggio di pioggia, che
sarebbe rimasto uno dei ricordi più dolci di Luisa.
Qualche giorno dopo, Marco riaccompagnò la moglie, e subito ripartì per la Svizzera. I suoi
affari, quei famosi affari di cui Luisa non conosceva ancora il genere, poichè nessuno ne parlava,
dovevano essere fruttuosi, a giudicare dai bauli pieni che Flavia riportava.
— Vedrai. Ho delle stoffe magnifiche ! — disse alla cognata. — Aurelia mi farà dei capolavori.
E pellicce, e merletti.... e un monte di cosine deliziose ! Quest' inverno torneremo di nuovo a
Lione. Marco vi ha preso in affitto un piccolo appartamento ; mi condurrà al teatro e a ricevimenti
di amici. Per qualche settimana mi distrarrò almeno un poco ! —
Offrì a Luisa, come regalo di nozze, un gran velo bellissimo, di punto d' Inghilterra.
— Lo porterai il giorno del tuo matrimonio, — disse.
Quando Luisa mostrò quel regalo a Giacomo, stupì vedendo che si accigliava. P e r un momento
rimase zitto; poi disse, con un certo imbarazzo che colpì la giovane donna :
— So che mia madre aveva un velo preziosissimo, eredità di famiglia. Preferirei che tu portassi
quello per il nostro matrimonio.
— Ma certo; ne sarò felicissima!
— Dirò a Barbara di fartelo vedere. Flavia non potrà essere offesa se non adopri il suo. —
Esitò alquanto, poi soggiunse, sempre con aria imbarazzata :
— Vorrei, Luisa, che tu non accettassi da Flavia niente di ciò che è stato pagato col denaro di suo
marito.
— Se lo desideri, obbedirò, Giacomo. Ma ora non saprei come fare a renderle questo velo.
— Capisco. Ma avrai il ripiego di adoperarlo per andare in chiesa, per esempio. Tra qualche
tempo Flavia non ci penserà più. -
Giacomo non spiegò altro. Luisa aveva capito che la sorgente dei profitti di Marco non era pura.
Questa doveva essere la ragione del-l'ostilità tra i due cognati.
Aurelia veniva quasi ogni giorno a lavorare per Flavia. Sembrava più triste e più chiusa del solito.
Quando le domandavano notizie della figliuola, rispondeva laconicamente :
— E sempre da mia sorella a Pontarlier. Credo che torni quest' inverno. —
Barbara, profonda osservatrice, disse un giorno a Luisa :
— Quella donna ha qualche cosa che la opprime. Estella deve averle fatto qualche colpo
mancino. E un gran guaio che suo padre sia morto. Non aveva un buon carattere, ma aveva sani
principii ed era severo con Estella, che lo amava più di sua madre. Per lei la sua morte fu un dolore
terribile.
— Che brutta morte ! Eppure quell'uomo non faceva altro che il suo dovere ! Il contrabbandiere
che sparò su lui è un assassino. —
Barbara strinse un po' le labbra, prima di replicare :
— Non bisogna dire queste cose alla gente di qui, signora, poichè la maggior parte di costoro
considera legittima la lotta tra doganiere e contrabbandiere.
— È un concetto molto strano.
— Sì, signora..., può darsi. Ma volerlo far capire a loro, sarebbe come se voleste cogliere delle
arance da in meta. Eppoi, vi diranno che essi pure corrono molti rischi.
— Se li corrono, è perchè vi trovano il loro vantaggio, e ciò non diminuisce la loro colpa;
tutt'altro !
— Dite bene, signora, specialmente quando quel denaro serve per fare il lusso. —
Queste parole erano state pronunziate con un tono di disprezzo, che accentuava la piega delle
grosse labbra di Barbara.
La cerimonia nuziale doveva essere celebrata nella cappella del castello. Cerimonia intima,
poichè un'ombra di lutto era ancora su Montaubert. Luisa continuava la sua vita calma, allietata
dalla lettura, dalle gite con Ida e Giacomo in quelle ultime belle giornate autunnali. Era felice
perchè sapeva di essere amata. Giacomo però non le aveva ancora detto una parola di amore. Ma i
suoi sguardi, le sue attenzioni, i suoi silenzi stessi erano abbastanza eloquenti per l'innamorato
cuore di Luisa.
Il sole rischiarava le antiche vetrate della piccola cappella, quando i fidanzati s'inginocchiarono
davanti all'altare. Luisa indossava un abito di velluto grigio argento, e due
forcine tempestate di brillanti reggevano, sui suoi bei capelli, il velo di antico B r u g e s c h e
Barbara aveva tirato fuori dalla scatola dei merletti della defunta contessa di Somers. Flavia,
vestita di bianco, sfoggiava una bella collana di perle, regalo recente del marito. I l signor di
Somers era raggiante. Anche tutti gli altri presenti mostravano una letizia che era la prova della
simpatia ispirata dagli sposi.
La cerimonia nuziale fu officiata da un cugino del signor di Somers monaco del convento
benedettino delle “Sante Spine”. Una colazione fu servita subito dopo, alla quale presero parte la
signorina Ida e gli abitanti dello c h a l e t . Quando passarono in sala per prendere il caffè,
Barbara portò a Luisa un bellissimo mazzo di rose e una busta.
Flavia esclamò :
— Sono certamente rose di Beudant. —
Luisa aprendo la busta, lesse ad alta voce

“Qui di passaggio, cari cugini, vi mando i miei auguri e questi pochi fiori. Credete nella mia
sincera amicizia.

“ S IGRID DI PRAUZELLES”

— È a Beudant e non è venuta al vostro matrimonio ! Che idea ! —


Questa osservazione era stata fatta da Flavia. Marco fu il solo a rilevarla.
— Veramente è molto strano. Ma quella non fa mai niente come tutti gli altri, si sa.
— Mettete queste rose in un vaso, Barbara, — disse seccamente Giacomo.
— Un vaso della camera della signora?
— No, qui.... o altrove. La signora scriverà poi una parola di ringraziamento che farete portare
domani. —
Sulla sua fisonomia, che prima esprimeva una gioia profonda, pareva che a un tratto fosse calata
un'ombra. Nessuno se ne accdrse, tranne il signor di Somers e la cugina Ida.

XV

La prima neve era già caduta, quando i novelli sposi tornarono a Montaubert dopo un soggiorno
abbastanza lungo a Parigi.
Luisa aveva avuto calorose accoglienze dai parenti di Giacomo, zio e zia materni, cht abitavano la
capitale. Le era piaciuto quel. l'ambiente in cui la mondanità era velata dalla discrezione, lasciando
ampio posto alli occupazioni della mente. Ella stessa era stata molto apprezzata. I complimenti su
lei non erano mancati a Giacomo, “ i l più felice degli uomini”, diceva suo zio ed egli non pensava
certo a contraddirlo.
Prima di partire da Parigi, Luisa aveva scritto a suo padre per chiedergli se gi avrebbe fatto
piacere che si fermasse ad Am bleuse con suo marito, prima di tornare a Montaubert.
Ricevette queste parole di risposta :
“Vi ringrazio, figliuoli, ma mi basta di sapere che siete felici, ed è proprio inutile che veniate qui
a rattristarvi.”
A Montaubert furono accolti con gran gioia. Il signor di Somers si era annoiato molto durante la
loro assenza. Eccetto quando veniva la signorina Ida, non aveva nessuno per le sue partite a carte o
a scacchi, poichè Flavia non era atta a servirgli da avversario e neppure a offrirgli la risposta di una
converzione sensata.
La signora di Morières manifestò una gioia esuberante nel rivedere la cognata e una viva
curiosità per i regali offerti a Luisa da Giacomo. Erano molto belli e di un gusto perfetto.
Flavia si estasiò, ammirò, e dichiarò che avrebbe chiesti dei simili a Marco.
— Se ha i mezzi di comprarteli, — disse il signor di Somers, al quale Flavia aveva fatto
questa confidenza. — Giacomo, dopo il suo matrimonio, ha rendite ingenti e ha voluto, per
delicatezza, che ne profittasse subito in modo speciale, sua moglie.
— Oh, Marco saprà bene trovare il mezzo! Bisogna che diventi ricco come Giacomo, e allora
andremo ad abitare a Parigi ! —
Il signor di Somers alzò le spalle ; aveva rinunziato già da molto tempo a deporre un briciolo di
ragionamento nel cervello della figliuola.
Luisa si sistemò con gioia nel suo appartamento dove, durante la sua assenza, erano stati fatti
alcuni lavori, seguendo gli ordini di Giacomo. Ella cominciò a conoscere l'inverno aspro e
vivificante della montagna. Giacomo la conduceva in slitta sugli altipiani bianchi nei quali d'estate
pascolavano i greggi, per le strade della foresta silenziosa e ghiacciata. Le insegnava a guidare la
slitta, e presto le riuscì benissimo. Al ritorno da quelle corse aveva il viso roseo, gli occhi pieni di
vita.
“Una vera bellezza,” diceva suo suocero.
E lo sguardo di Giacomo appoggiava la dichiarazione del castellano di Montaubert.
Benchè fosse poco freddolosa, Flavia preferiva restare pigramente nelle stanze ben chiuse e ben
riscaldate del castello. Tutt'al più, faceva la concessione di andare in chiesa la domenica. Si vestiva
ora di bianco, ora di grigio o di viola, e chiamava spesso spesso Aurelia Doré per nuovi
cambiamenti ai suoi vestiti. La sarta, sempre più stanca e più magra, si prestava passivamente ai suoi
capricci.
Estella non era ancora tornata. Alle domande di Flavia, Aurelia rispondeva con un'aria
impacciata che avrebbe colpito un'osservatrice più profonda.
— Sua zia ha ancora bisogno di lei.... spero di vederla tornare presto. —
Ma quando la signora di Morières lasciò Montaubert verso la metà di dicembre per un soggiorno
di due mesi a Lione, Estella non era ancora tornata.
Sistemata la moglie a Lione, in un appartamentino vicino alla casa di suo fratello, Marco ritornò
a Montaubert. Luisa aveva rivisto più volte Calichoux, l'uomo magro e brizzolato che Giacomo le
aveva detto essere alle dipendenze del signor di Morières. Una mattina, passeggiando nel bosco
vicino a Montaubert, li incontrò tutti e due che tornavano verso il castello, parlando con
animazione. Essi la salutarono senza fermarsi ed ella continuò il suo cammino fino alle rovine,
sepolte sotto la neve.
Vi erano tracce di passi; certamente quelle dei due uomini, che continuavano verso il ponte sul
fossato e fino alla porta della torre, come vide Luisa per una curiosità piuttosto insolita in lei.
Ciò le dette da pensare. Osservò la porta in buono stato, la serratura che non aveva traccia alcuna
di ruggine. Con il pretesto che la scala era rovinata, Giacomo si era schermito quando l'aveva
condotta 11 la prima volta, ed ella aveva esternato il desiderio di visitare la torre. Che cosa facevano
là, Marco e il servitore? Se lo avesse interrogato in proposito, Giacomo glielo avrebbe certamente
detto. Ma una delle qualità di Luisa era la discrezione. Se egli giudicava opportuno di non
illuminarla su ciò, era perchè lo riteneva inutile, e lei non doveva forzare le confidenze.
Tornata al castello, dopo avere indossato un elegante vestito da casa, scese per andare nella
limonaia. Questa era stata abbellita con qualche mobile, ed era un luogo intimo, caldo e piacevole
nel quale Luisa stava volentieri a dipingere o a ricamare. Oltre agli aranci e agli oleandri, Barnaba
vi teneva dei rosai rampicanti che ornavano la parete opposta alla vetrata e, in orci di terra, diverse
piante di cui era molto fiero.;;
Di solito, per andarvi Luisa passava dal salotto e dalla sala. Arrivando vicino alla porta di questa,
rimasta socchiusa, sentì parlare e riconobbe due voci : quella del signor di Somers e quella di
Marco. Discutevano animatamente. Alcune parole, pronunziate dal conte, giunsero agli orecchi
della giovane donna.
— Ho tollerato questo per diversi anni, m a ora basta ! Ti sei fatto una fortuna sufficiente non hai
più scuse per correre ancora tali rischi. Se non è per te, pensa a Flavia e a tuo figlio.
— Ma io penso appunto a loro !... —
Luisa indietreggiò, uscì dal salotto e si recò nella limonaia passando per un corridoio che
separava gli appartamenti del pianterreno.
Sedette davanti alla tavola sulla quale teneva tavolozza e pennelli. Stava per finire una ventola
che voleva offrire alla signorina Ida all'albero di Natale che pensava di fare con l'aiuto di Barbara.
Le famiglie del paese vi sarebbero state invitate, e il piccolo Luigi avrebbe distribuito balocchi e
dolciumi ai bambini.
Mentre l'abile pennello tracciava sulla seta bianca fiori e farfalle, Luisa rifletteva. Fino ad allora i
rapporti tra suocero e genero le erano parsi, se non cordiali, almeno abbastanza buoni. Per la prima
volta era a conoscenza di un dissenso tra loro, e ciò a proposito di quei misteriosi affari che davano
la ricchezza a Marco. Gli affari che Giacomo disapprovava e dei quali non parlava mai....
Ella cominciava a capire di che genere fossero. Ma si domandava perchè Giacomo non le aveva
detto tutto con semplicità.
Dopo mezz'ora circa- trascorsa a lavorare in quell'atmosfera tiepida in cui si mescola-vano il
profumo del fogliame, della terra umida e dei fiori, Luisa aveva finito il suo lavoro. In quel
momento la porta che comunicava con il salotto si apri ed entrò Giacomo.
— Ancora al lavoro, cara? —
Venne avanti e tirò a sè una seggiola, sedendosi accanto alla poltrona di Luisa.
— Ecco, ho finito. Guarda.
— È perfetto ! La nostra buona cugina ne sarà contenta, poichè le piacciono tanto le cose belle.—
Posò la ventola sulla tavola, e soggiunse
— Mi domandavo se e r i qui. Mio padre: non ti aveva vista.
— Non sono passata dalla sala, perchè 1' ho sentito parlare con Marco. —
La fronte di Giacomo si corrugò.
— Sì.... hanno avuto una discussione. —
Sembrò esitare un momento, poi posò una mano un po' nervosa sul braccio della moglie.
— Luisa, credo sia meglio dirti tutta. Forse hai già indovinato qualche cosa della verità? Marco fa
il contrabbando, e questa è la sorgente delle sue ricchezze.
— Oh ! Fa questo? Si, ne dubitavo un po'....
— Fu il nostro cugino di Prauzelles a incoraggiarlo su questa cattiva strada. S ot to le rovine del
vecchio castello esiste un passaggio sotterraneo che conduce oltre il confine, sulle terre di Beudant.
Marco, abile e attivo, ha messo su una vera organizzazione con l’aiuto degli uomini del posto.
Questi, protetti dal loro mestiere di boscaioli, di ciabattini, di carbonai, fanno il contrabbando sotto
i suoi ordini. Forse hai osservato che tutti vivono agiatamente?
— Difatti.
— Questo è il segreto di tale agiatezza,. Ebbene, io mi sono sempre opposto a, questo traffico
illecito, ed è perciò che esiste tra Marco e me quell'ostilità della quale ti sei certa-mente accorta.
— Ma tuo padre?... Era necessario il suo permesso perchè il genero utilizzasse quel passaggio?
— Difatti, lo permise. I l contrabbando godeva di una certa considerazione presso i nostri
antenati, che non lo giudicavano un delitto, col pretesto che il contrabbandiere rischia la libertà e la
vita. Anche mio padre era di questa idea. Ma sento che ora deplora di aver permesso a Marco di
mettersi su quella strada. Questi, dapprima abbastanza prudente, è diventato più audace. Fino ad
ora, pare che nessuno dubiti di lui. Ma i doganieri, da quanto abbiamo saputo, stanno sempre più
all'erta, e il loro tenente ha giurato che questi contrabbandieri non si burleranno più a lungo di lui.
Perciò mio padre ha imposto a Marco di rendergli la chiave della torre e di non servirsi più di quel
passaggio.
— Ebbene?
— Ebbene, Marco fingerà forse di ubbidire, ma continuerà, con l'aiuto di quel Calichoux, che è la sua
anima dannata. Il marito della nostra povera Flavia ha ben pochi scrupoli. E un uomo astuto, dal
quale mio padre si lasciato ingannare per parecchio tempo. Ma io lo capii subito, ed è perciò che
non mi può soffrire. —
Luisa aveva giudicato sempre Giacomo molto moderato nei suoi giudizi sugli altri; perciò quello
che espresse sul cognato, per severo che fosse, aveva molto peso ai suoi occhi, tanto più che si
accordava con le sue stesse impressioni, come ella subito gli disse. `
— Sì, la tua anima retta aveva una repulsione istintiva per quel truffatore. Ma molti altri ci
cascano. Max di Prauzelles lo apprezzava molto. Lo considerava un uomo pratico, sbrigativo, che
non si perdeva, come me, nell' idealismo.
— Chiamava idealismo la semplice onesta?
Giacomo ebbe un sorriso ironico.
— Secondo lui c'erano diversi generi di onestà. Noi non potevamo intenderci a questo proposito.
— E Sigrid?
— Sigrid? —
La mano rimasta sulla spalla di Luisa ebbe un leggero fremito.
— Si, che cosa pensava di questo?
— Non si occupava di queste cose. Non credo che suo marito l'abbia mai messa a parte di ciò.
— E Flavia non ne sa nulla? —
Questa volta una vera risata sarcastica uscì dalle labbra di Giacomo.
— Flavia ! Tanto varrebbe gridarlo ai quattro vènti ! No, Flavia non lo sa e non ha mai cercato di
saperlo. Accetta a occhi chiusi tutto quello che le racconta suo marito circa i suoi pretesi affari. Dal
momento che questi le procurano i mezzi per appagare la sua frivolezza, non si occupa di altro.
Eppure eppure, se Marco un giorno fosse preso, o ferito, o ucciso, in che situazione si troverebbe?

Luisa chinò la testa e appoggiò teneramente la guancia contro la mano del marito.
— Caro Giacomo, capisco le tue preoccupazioni ! Hai fatto bene a parlarmene, perchè adesso la
tua famiglia è la mia e tutto quello che ti concerne, concerne anche me.
— Lo so, cara Luisa, sei di quelle alle quali si può confidare tutto, certi di trovare in te la
comprensione e, se occorre, il se corso morale. —
La mano stringeva quella di Luisa. Una gioia profonda penetrava l'anima della giovane sposa. Sì,
si comprendevano in modo perfetto, quasi senza parole, si amavano di un amore nobile e ardente, e
la loro esistenza coniugale non aveva conosciuto nubi fino ad allora.
O così poche ! Talvolta Luisa credeva di vedere un'ombra, un pensiero in quel bello sguardo di
uomo nel quale aveva imparato a leggere tanta tenerezza. Anche ora ella pensava con fuggevole
angoscia :
“Pensa ancora a quell'altra, a quella seconosciuta? L'ama ancora?”
Ma allontanava il dubbio che la turbava, e ritrovando negli occhi di Giacomo tutto il suo amore,
si proibiva di ascoltare più a lungo ciò che tacciava di immaginazione.

XVI

Quasi ogni giorno Giacomo e Luisa andavano a pattinare sul lago, più in su dello chalet dei
Piennes. La signorina Ida si univa qualche volta a loro. Si fermavano a casa sua al ritorno, a
prendere il tè, e godevano un po' di musica. Fecero così anche la vigilia di Natale. Nel salotto
chiaro, ben chiuso, rallegrato da un gran fuoco, la vecchia cuoca servì loro delle pizze piene di
marmellata, che piacevano molto a Luisa. La buona vecchia era stata la bambinaia della signorina
Ida, e perciò godeva di certi privilegi. Quando ebbe posato il piatto sulla tavola, annunziò :
— Ho saputo or ora una cosa molto strana, signorina !
— Che cosa, Melania?
— Me 1' ha detta la nipote del signor par-roco, altrimenti avrei creduto che fosse un' invenzione.
Dice che Estella è tornata, portando con sè un bambino appena nato, e che secondo lei.... sarebbe
sposata.... sposata e vedova!—-
La signorina Ida esclamò brevemente :
— Sposata a chi?
— Si rifiuta di rispondere quando glielo domandano. Dice soltanto : “Lo saprete in seguito”. —
Giacomo stava in piedi dietro la moglie, mettendo a posto il violino col quale aveva, finito allora
di sonare. Ebbe un sussulto cosi nervoso che l'arco per poco non gli scappò di mano.
— Che storia è questa? — disse la signorina Ida visibilmente incredula. — Quella povera
Estella avrà fatto qualche sciocchezza.
— Anche sua madre asserisce che è stata sposa, ma neppure da lei si può sapere di piu.
— Naturalmente, non vorrà contraddire la figliuola. Ma se la cosa fosse vera, che motivo avrebbe
di nascondere il nome del marito?
— Ah, certo ! È quello che dicono in paese. Dopo tutto, si vedrà, — concluse Melania. —
Nell'attesa, le signore e il signore mangino le mie pizze ben calde ! —
Luisa non si fece pregare per obbedire all'invito; ma Giacomo, che pure aveva annunziato di
avere una gran fame dopo il pattinaggio, sembrava avesse perso l'appetito. Sua moglie se ne accòrse
e chiese con una certa inquietudine :
— Ti senti male?
— Niente affatto! Non ho più fame, ecco tutto. —
La signorina Ida gli rivolse un'occhiata scrutatrice. A un tratto ella pure sembrò impensierita e
non fece più alcuna allusione a Estella. Poco dopo, i suoi ospiti la lasciarono, dandole appuntamento
per la Messa di mezzanotte; dopo, sarebbe andata con loro a Montaubert per la veglia, e vi sarebbe
rimasta tutto il giorno seguente per aiutare Luisa a ricevere gl' invitati all'albero di Natale.
Flavia aveva mandato dei costosi balocchi per il figliuolo, accompagnati da una lettera a: Luisa
nella quale parlava soprattutto dei suoi divertimenti, dei suoi abiti, della generosità dimostrata nei
suoi riguardi da Marco. Leggendo questo, Luisa si sentì il cuore stretto, poichè ora sapeva quello
che poteva costare a quella testolina sventata la “generosità” del marito.
La mattina di Natale fu impegnata a terminare la preparazione dell'albero in una grande sala del
pianterreno, dove nessuno stava quasi mai, che il vecchio Polidoro e Battista, il cocchiere, avevano
decorato con rami di agrifoglio. All'ora di colazione la signorina Ida e Luisa apparvero nella sala da
pranzo, soddisfatte della loro opera. Ma quel pasto non fu allegro. Il signor di Somers e Giacomo
erano entrambi preoccupati, e Luisa ne sapeva la ragione. Per distrarli, quando furono tutti in
salotto, ella propose di sonare un po'.
Il conte, grande musicofilo, acconsentì con gioia. Giacomo, Luisa, la signorina Ida, sonarono i
suoi pezzi preferiti. Luisa cantò dei vecchi canti natalizi con la sua voce pura edespressiva che
aveva tanto fascino.
Quando scoccarono le tre, le due signore si ritirarono per andare a sorvegliare l’accensione delle
candeline del grande abete, poichè si avvicinava il momento in cui sarebbero arrivati gli invitati.
Barbara era venuta ad aiutare. Luisa, occupata a raddrizzare uno dei fiocchi di nastro rosso che
adornavano l'albero, sentì una esclamazione sorda della guardarobiera, e si voltò. Sulla soglia della
porta che dava sull' ingresso vide Estella avvolta in un grande mantello con i lembi del quale
copriva un bianco involto che teneva in braccio.
La giovane aveva in testa un vecchio ber-retto di pelliccia dal quale sfuggivano dei riccioli di un
biondo rossiccio. I suoi occhi ave-vano un'espressione di trionfo.
Fece un piccolo saluto protettore a Luisa, e rivolgendosi a Barbara disse in tono misterioso :
— Vorrei parlare al signor Giacomo.
— Al signor Giacomo? —
Barbara la squadrò sorpresa.
— In questo momento? Avreste potuto scegliere un altro giorno.
— Scelgo il giorno che mi piace. —
Raddrizzò la testa con arroganza. Barbara guardò 1' involto bianco che si moveva un po' sotto il
mantello ora dischiuso ; poi borbottò :
— Venite di qua. —
La condusse nella stanza vicina, dove la la-sciò dicendo :
— Vado ad avvertire il signor Giacomo. —
Estella sedette i n una poltrona, schiudendo bene il mantello; teneva sui ginocchi un bambino. Lo
contemplò con un barlume di orgoglio nello sguardo, e la sua espressione colpi Giacomo quando
entrò, qualche minuto dopo.
— Desiderate parlarmi, Estella? —
Nello stesso tempo il suo sguardo cadde s u l bambino, e i suoi lineamenti si contrassero.
— Voglio presentarvi vostro nipote : Carlomanno di Somers. —
Alzava su lui gli occhi sfolgoranti di un trionfo selvaggio.
— È il figlio del vostro fratello maggiore, che fu mio marito. —
Giacomo fece un passo verso di lei. Dopo il primo momento di sorpresa la sua fisonomia era
diventata calma e fredda.
— Mio fratello non è mai stato vostro ma rito, Estella.
— Non è stato mio marito? Ora vedrete. —`
Tirò fuori da una borsa che pendeva a l s u o braccio un foglio che tese a Giacomo. Egli lo
prese, vi gettò un'occhiata e glielo rese.
— Questo cosiddetto matrimonio fu celebrato in Svizzera, in una chiesa protestante, con l'aiuto
d i un pastore di quella religione. Non è valido nè davanti alla legge nè davanti alla Chiesa.
— Non è valido? —
Estella gettò questo grido, alzandosi bruscamente.
Il bambino vagì.
— Non è vero !... Oh, sapevo bene che avreste inventato qualche cosa per opporvi ai miei diritti !
Poichè lui, mio figlio, sarà conte di Somers dopo la morte di vostro padre, e la metà dei beni
apparterrà a lui ! —
Il sangue le montava al viso pallido. La collera, una collera piena di odio, sprizzava dal suo
sguardo.
— V'ingannate, Estella; o per dir meglio, quello sciagurato Carlo vi ha ingannata. Glielo
rimproverai il giorno in cui, in un accesso di sincerità piuttosto raro in lui, mi confessò il
sotterfugio che aveva usato nei vostri riguardi. —
Per un momento ella sembrò colpita da stupore. Guardava Giacomo con gli occhi sbarrati. Egli
ripetè, con voce addolcita d l l a pietà .
— Vi ha ingannata. Fu uno sbaglio, un grande sbaglio che egli commise. —-
Ella già si riprendeva, e guardava il suo interlocutore con un'arroganza furibonda.
— Mentite ! Mentite ! Non crediate che mi lasci mettere in mezzo così. Difenderò i di-ritti di
mio figlio, verso e contro chiunque.,'
— Vostro figlio non ha diritti, Estella, o almeno non sono diritti legali. Moralmente, sì, lo
riconosco. Perciò non mi propongo di disinteressarmi di lui. Verremo incontro alle, vostre necessità
e alle sue. Parlo in nome di mio padre che mi approverà, lo so, e m'interesserò di questo bambino.
— Ah ! Ah ! E credete che accetterò le vostre elemosine, quando mio figlio ha diritto di vivere
sotto questo tetto, da nipote ed erede? —
Giacomo aveva davanti a sè una donnd trasportata dall' ira, che lo sfidava orgogliosamente.
— La vedremo!... Non mi arrenderò, e tutto il paese saprà di che si tratta.
— Vi consiglio di essere prudente. —
Queste parole, dette in tono glaciale, parvero impressionare Estella. Ciò nonostante conservò la
stessa arroganza, domandando:
— Prudente? Che cosa volete dire?
— Che sarebbe forse preferibile non atti-rare su voi l'attenzione. Potrebbero essere fatti dei
raffronti spiacevoli. —
Questa. volta Estella diventò pallida come una morta.
— Che raffronti? —
La sua voce non aveva più la baldanza di prima, ed ella stringeva macchinalmente al petto il
bambino che vagiva di nuovo.
— Mio fratello fu ucciso da una donna il cui unico scopo non poteva essere che la vendetta. La
Giustizia non è riuscita a scoprirla. Ma non bisognerebbe dar luogo a so-spetti.... —
La donna gli lanciò uno sguardo di odio. I suoi denti, i suoi dentini scintillanti, si scoprirono in
una specie di ghigno.
— Dei sospetti? Su me? Voi mi accusate di.... quella morte?
— Non vi accuso, Estella. Non è compito mio. Ma i magistrati che hanno condotto 1' in-chiesta
potrebbero ricordarsi certe cose, certe deposizioni capaci di metterli sulla pista, se vi abbandonaste a
delle rivendicazioni.
— È stata vostra moglie che ha dato delle indicazioni.... false, naturalmente. Quella bella Luisa
tanto ricca per la quale Carlo mi abbandonava.... Oh, la odio! —
Giacomo disse con improvvisa violenza :
— Tacete ! Non una parola su lei. Mio fratello, sposandola, obbediva alla volontà paterna; non
l'amava.
— Non importa ! Mi abbandonava per lei, io che ero davvero sua moglie. checchè ne diciate. La
odio ! Ma se ella avrà un figlio, non sarà lui l'erede dei Somers ; ma il mio bambino, il mio
Carlomanno ! —
Gridando queste parole, stringeva a sè il bambino, che piangeva, e il furore deformava il suo
viso.
— Questa scena è durata abbastanza, Estella. Portate via questo povero piccino che corre il
rischio di ammalarsi, tenendolo fuori con questo freddo. Vi ripeto, farò per lui ciò che mi comanda
il ricordo del mio fratello colpevole e il mio dovere di cristiano. Voi avete ormai un diritto morale
su me, e non lo dimenticherò; ma in quanto ad altri diritti, no, no, e no !
— Vedremo, signor Giacomo di Somers. Volete tenere per voi tutta l'eredità, ma non lascerò
spogliare mio figlio, sappiatelo ! —
Uscì, sfidandolo con lo. sguardo. Egli chiuse la porta dietro di lei e si sedette, appoggiando la
fronte sulla mano. Fin da quando aveva saputo della maternità di Estella, aveva previsto che si
sarebbe fatta forte di quel preteso matrimonio per esporre delle rivendicazioni.
Probabilmente, in quanto alla validità di quella unione, la ragazza era in buona fede. Carlomanno
aveva approfittato criminosa-mente della sua ignoranza, e nello stesso tempo della sua ambizione
di entrare nella famiglia dei castellani, lei, la figlia di un brigadiere di finanza e di una sarta. Aveva
diritto alla compassione, e più specialmente ne avrebbe avuto il diritto se non si fosse fatta giustizia
da sè.
Poiché Giacomo non dubitava che la morte di Carlo fosse opera sua. Lo aveva supposto fin dal
primo momento, e poco prima, vedendo i dentini scintillanti tra le labbra socchiuse, si era ricordato
di quel particolare accennato da Luisa.
Carlomanno, che aveva abusato dell' ignoranza, della credulità di quella giovane, probabilmente
rimasta onesta fino ad allora, aveva ricevuto da lei la punizione della sua colpa. Giacomo non
scusava il delitto, ma pensava che i giudici avrebbero trovato in questo fatto delle circostanze
attenuanti.
Egli non metteva in dubbio che Estella, riflettendo, avrebbe prudentemente serbato il silenzio
circa le sue rivendicazioni. Senza dubbio avrebbe lasciato il paese. Egli avrebbe dato una larga
rendita e avrebbe messo una grossa somma a disposizione del bambino. Ma nei riguardi di suo
padre, voleva mantenere il segreto su quella triste avventura di Carlo. La, salute di suo padre
lasciava a desiderare ; le preoccupazioni che gli dava Marco erano nocive per lui, e Giacomo
sapeva che avrebbe sofferto molto nel conoscere l'azione disonesta commessa dal figliuolo
maggiore.
“Sì, assumerò io questa responsabilità, “ pensò. “Forse un giorno ne parlerò a Luisa, poichè il
nome del cosiddetto marito di Estella sarà indovinato in tutto il paese. Sì, bisognerà che gliene
parli, perchè chissà quali' voci potrebbero giungere al suo orecchio, e gliene parlerò benchè mi sia
penoso farle sa-pere che genere di sposo era quello al quale: l'aveva data suo padre.”

XVII

Nella sala numerosi invitati giravano in-torno all'abete illuminato, carico di regali di Natale.
C'era quasi tutto il paese. Luisa, vestita di panno grigio guarnito di cincilla, con le guance arrossate
dal calore, andava dal-l'uno all'altro, semplice, affabile, guardata con ammirazione. Il piccolo Luigi
zampettava dietro a lei, biondo e roseo nel suo vestitino di velluto blu. Prendeva i balocchi e i
dolciumi che la zia staccava dall'albero e li offriva ai bambini raccolti intorno a lei. Dopo il primo
momento di timidezza, cominciarono a squillare risatine ed esclamazioni di gioia.
I l signor di Somers fece una breve apparizione, ma tornò presto nel suo salotto, insieme al parroco,
col quale avrebbe fatto la sua partita a carte. C'era anche Giacomo,che si sforzava di essere
allegro, intrattenendosi con gli ospiti. Quando venne servita la merenda sui
tavoloni apparecchiati, egli aiutò Luisa a occuparsi dei bambini. Questi ridevano
e chiacchieravano allegramente, e l'animazione nella sala era al colmo, quando,
a un tratto, si fece un gran silenzio.
La porta si era aperta e sulla soglia era apparsa la signora di Prauzelles,
vestita di velluto bianco guarnito di cigno ; un cappellino, di cigno anche quello,
copriva in parte i capelli di un biondo cinereo. Sembrava un' incarnazione della
neve, del bianco inverno steso su tutta la regione; e pareva che con lei fosse
entrato il freddo dell'esterno agghiacciando tutti i presenti.
— Buon giorno, — disse la sua voce lenta e armoniosa.
Fece qualche passo, lasciando passare un grande levriero bianco dal pelo
lungo che si slanciò nel salone, poi una giovane donna bruna e un uomo magro
e biondissimo.
— Mi son presa la libertà di venire a, presentarvi i miei amici, il signore e la
signora Voreneff. Arrivammo ieri l'altro da Parigi. —
Si rivolgeva a Giacomo e a Luisa, che in quel momento erano accanto. Luisa le andò incontro,
prese la mano che le veniva tesa, strinse quella dei forestieri, ai quali Sigrid presentava:
—La signora Luisa di Somers, principessa di Brüsfeld.... il signor Giacomo di
Somers. —
Lì per lì Giacomo sembrò allibito. Per alcuni istanti fissò Sigrid con
un'espressione strana nella quale erano collera e angoscia. Poi le si avvicinò
con una certa rigidezza e fece i debiti gesti di cortesia.
— Non vogliamo disturbare questa bella festa, — disse la signora di
Prauzelles. — Se volete condurci da vostro padre, Giacomo, sa-remo felici di
salutarlo. Flavia non c' è?
— No ; si tratterrà a Lione ancora una quindicina di giorni, — rispose Luisa. — Ma Marco è qui ;
andrà via domani. Volete vederlo, cugina?
— Ma certo ! Ho portato un regalo per suo figlio. —
Si voltò, fece segno a un cameriere rimasto accanto alla porta, il quale entrò,
posò in terra una lunga scatola di cartone, ne tolse il coperchio e si ritirò.
— Tieni, Lulù, è per te, — disse la baronessa.
Il ragazzino si precipitò e, gettando grida di gioia, tirò fuori un magnifico
pulcinella vestito di seta verde.
— Ringrazia la signora di Prauzelles, — disse Giacomo con freddezza.
Luigi tese le braccia alla giovane donna che lo sollevò, lo baciò sulla guancia
e lo rimise in terra.
— E ora, Giacomo, se vuoi accompagnarci da tuo padre.... —
Uscirono dalla sala seguìti dal bel levriere. Ma oramai il brio era svanito. Sui
presenti era sceso un imbarazzo indefinibile. La signorina Ida aveva la fronte
corrugata; anche Barbara sembrava pensierosa.
Luisa si sforzava di essere allegra, ma in lei era rimasta una strana
impressione di gelo. Riassumendo, tutta la gioia di quella festicciola era
svanita, come spazzata da un vento gelido.
Quando, più tardi, l'ultimo degli ospiti si fu allontanato, Luisa e la signorina Ida
andarono in salotto. In quella stanza ben calda, adorna di agrifoglio, Sigrid e i
suoi compagni stavano seduti intorno al signor di Somers. Vi era anche Marco, allegro e
animato. Seduto un poco in disparte, Giacomo pareva disinteressarsi della conversazione.
— Cara cugina, la tua presenza ci man-cava, — disse la signora di Prauzelles.
Si rivolgeva a Luisa con un amabile sorriso. Adagiata in una poltrona,
appoggiava i piedi, calzati di camoscio bianco, sul levriero disteso davanti a lei.
— Ho portato il mio Juri per fartelo vedere. Mi avevi detto che ti piacciono
molto i cani.
— Questo è bellissimo.
— L il dono che la nostra cara baronessa ha ricevuto da un suo fanatico
ammiratore, —disse il signor Voreneff. — Egli possiede i più bei barzoi della
Russia. Forse sapete che da noi questa razza si chiama così.?
— Sì, lo so, — disse Luisa. — Sono animali di gran lusso e di bellissime forme.
Ma io preferisco quelli dal muso più intelligente.
— Sono del tuo parere, Luisa. —
Giacomo dava, non richiesto, la sua opinione. La signora di Prauzelles gli
rivolse un rapido sguardo, senza smettere di sorridere.
— E perfetto, tra due sposi, avere sempre la stessa opinione.
— Non sempre, ma spesso, — replicò brevemente Giacomo. .
La signora Voreneff fece una risatina.
— Oh, non è così tra Alessio e me ! Tra noi ci contraddiciamo spessissimo. —
Bastava guardarli per ,non meravigliarsene : lui, biondo e smilzo, dalla fronte
caparbia, dalla mascella imperiosa.... lei, una bruna dai lineamenti regolari, con
grandi occhi neri poco espressivi, dai modi pretenziosi.... Era facile capire che
non potevano andare d'accordo.
Barbara portò il tè che Luisa servì aiutata da, Giacomo. Marco, animatissimo,
chiacchierava molto. Il signor di Somers sembrava stanco.
Forse Sigrid se ne accòrse, perchè non tardò a dire :
—E ora ce ne andiamo, caro cugino, per non stancarvi più oltre.... ma voi,
Luisa, Giacomo e Marco, dovete promettermi di. venire uno di, questi giorni a
prendere il tè con noi. —
Li guardò uno a uno, fissando più a lungo Giacomo che era seduto fuori del
cerchio di luce effuso dalle lampade.
—Ben volentieri, — disse Marco. — Purché sia prima della fine della
settimana, perché devo partire per Lione.
—Ebbene, scegli il giorno.... —
La signora di Prauzelles si rivolgeva questa volta specialmente a Luisa.
La giovane donna voltò gli occhi verso il marito guardandolo
interrogativamente.
—Fai come preferisci, cara. —
L'accento di Giacomo aveva qualche cosa di imbarazzato che l'orecchio di
Luisa, e forse anche quello di altri, percepì.
—Dopo domani, penso....
—Per me va benissimo, — disse Marco.
—Allora siamo intesi'. --
Sigrid prese il gran manicotto di velluto bianco, bordato di cigno, che aveva
posato sopra una tavola.
—Faremo un po' di musica. Alessio Nyrilowitch suona la viola, il flauto e non
so che altro ancora. Sarà un vero concerto.
—Durante il quale sentiremo la voce meravigliosa della nostra ospite, —
soggiunse il signor Voreneff.
—E poco probabile, perchè il medico mi ha raccomandato di tenere in
riguardo la gola.
—Come? Correte forse qualche pericolo? -- chiese Marco.
—No. Ma la voce è il più delicato strumento....
—E il più prezioso, quando è di tale qualità, — disse galantemente il signor
di Somers.
Sigrid gli rivolse il suo enigmatico sorriso. Infilando le mani nel manicotto, si
alzò e disse:
—Su, Juri, andiamo. —
Il levriero balzò in piedi e Sigrid, avanzandosi verso il conte, si congedò da lui
sorridendo sempre; poi strinse la mano di Luisa e della signorina Ida e offrì la
sua al bacio di Marco e di Giacomo rimasto nella penombra.
—A presto! — disse.
Uscì, seguita dai suoi amici, lasciando nel salotto un delicato profumo di fiori.
Giacomo e Marco li accompagnarono fino alle slitte che aspettavano nel
cortile. I l signor di Morières e il giovane russo sistemarono Sigrid, l'avvolsero
nelle sue pellicce, mentre Giacomo si occupava della signora Voreneff. Quando
le slitte si misero in moto, Sigrid ripeté :
—A presto ! —
Soltanto la voce dì Marco ripeté allegra-mente :
—A presto, graziosa cugina ! —
I due cognati ritornarono nell' ingresso. I l signor dì Moriéres salì le scale,
seguìto da Giacomo. Mentre andava verso il suo appartamento, Giacomo disse
seccamente :
—Devo dirti due parole, Marco.
—A proposito di che cosa? —
Il signor di Moriéres lo squadrò con una certa arroganza.
—Mio padre mi ha messo a parte del colloquio che ha avuto con te. Mi ha
detto che non intendi abbandonare il tuo traffico delittuoso, nonostante il suo
desiderio di vederlo cessare.
—Naturalmente, rifiuto ! Tra qualche anno vedremo. Ma non sono ancora
tanto ricco da smettere di lavorare.
—In tal caso, dovrai cercare di lavorare in altro modo, perché mio madre, non tollererà più che
tu utilizzi quel passaggio, e mi ha incaricato di dirtelo.
—Bah ! — Marco sogghignava. — E in che modo si propone d' impedirmelo,
quel caro suocero?
—Per impedirti il passaggio della torre, ti ordina di restituirgli la chiave. —
Questa volta Marco scoppiò in una grande risata.
—La chiave ! Rendergli la chiave ! Ma,
—caro mio, quando anche volessi, i miei ragazzi lo impedirebbero ! È troppo
comodo per
loro quel passaggio. No. Non credete mica sul serio, padre e figlio, che vi
restituisca docilmente quella preziosa chiave?
—E sia ! Ma ne subirai le conseguenze, — replicò Giacomo, con lo stesso
tono calmo che era riuscito a conservare durante il colloquio.
—Che cosa gli frulla per la testa, a quello stupido ? — borbottò Marco,
aprendo la porta della sua camera.
Giacomo si diresse verso l'appartamento di. Luisa. Entrò nel salotto odoroso di garofani e di lilla
mandati a Luisa da Matilde Piennes, e sedutosi in un angolo del caminetto, dove scoppiettava un bel
fuoco, appoggio la testa alla spalliera della poltrona e chiuse gli occhi.
Nelle ultime ore aveva avuto delle scosse morali che si era imposto di
dissimulare agli occhi di tutti. Ora, nella solitudine, nella pace di quel salotto
tiepido e fiorito, la sua fermezza cedeva, ed era invaso dallo scoraggiamento.
Riandava al colloquio con l'assassina di Carlomanno, s' indignava e si
vergognava del-l' inganno in cui suo fratello aveva tratto quella povera ragazza
ignorante e credula.... pensava sgomento ai dispiaceri che costei poteva dare
ai castellani di Montaubert quando fosse sicura che Carlomanno l'aveva ;
ingannata.
E oltre tutto questo, la conturbante apparizione di Sigrid !... Sigrid, uguale in
tutto al primo giorno in cui l'aveva vista sulla so-glia del castello di Beudant.
Egli aveva ventun anno, e non aveva mai amato. Quel giorno ella aveva cantato
nel salotto delle Danze, e, da vera sirena, aveva avvinto a sé quel cuore
giovane e ardente.
Rabbrividì pensando :
“Forse l'amo ancora?"
No, ora amava Luisa. Sigrid non era più che un ricordo..., non doveva essere
più che un ricordo.
Luisa, la cara Luisa dall'anima amorosa, dagli occhi così belli ; Luisa la sua
moglie amatissima.
Si udì una porta che si apriva nella stanza vicina; seguì un fruscio di passi sul
tappeto; una portiera venne sollevata, e Luisa apparve sulla soglia del salotto.
—Sei qui, caro Giacomo ! Ho lasciato tuo padre in compagnia della buona
cugina, assorti entrambi nel loro giuoco di scacchi, e vengo a riposarmi un
poco. —
Si avvicinò, si sedette accanto alla poltrona sopra una seggiola bassa. Egli si
era ripreso, rideva.
—I stata una giornata faticosa per te, carissima.
—Sì, un poco. Ma ero tanto contenta della gioia di tutti, specialmente dei
bambini! Lulù era addirittura elettrizzato. Non capisco come Flavia si privi di
tali soddisfazioni.
—Preferisce le sue futilità, il suo egoismo, tutte cose coltivate in lei dalla,
stupidità di Marco. —
I l tono irritato del marito colpì Luisa, che alzò la testa per guardarlo
attentamente.
—Hai ancora qualche altra questione con Marco? —
Egli le ripeté il recente colloquio col cognato.
La giovane domandò :
—Come farai a costringerlo a renderti la chiave?
— Non la renderà. Potremmo far cambiare la serratura, ostruire l'entrata del
sotterraneo; ma bisognerebbe farsi aiutare dalla gente del paese, che sarà poco
disposta a fare quel lavoro. Inoltre, si risveglierebbe l'attenzione della dogana,
e sarebbe una grande imprudenza. Sicché mio padre pregherà la signora di
Prauzelles di far chiudere l'uscita del sotterraneo dalla sua parte.
— Credi che lo farà?
−Perché no? Non vedo perché non lo farebbe. Così, riparerebbe la colpa di
suo marito, che spinse Marco su quella strada. Evidentemente, questo ci farà
passare dei brutti momenti, perché Marco, furibondo, ecciterà contro di noi i
contrabbandieri dei quali é il capo.
— Caro amico, quanti dispiaceri ti aspettano!
Appoggiò la testa sul suo petto e gli cinse il collo con un braccio.
—Stai tranquilla, Luisa. Probabilmente
tutto si sistemerà.... sì, tutto.... — S'interruppe, esitando, poi terminò :
—Anche con Estella. —
Luisa si meravigliò.
— Estella? Che c'entra?
—Preferisco dirtelo subito, perchè tu non venga a saperlo, indirettamente, se quella ragazza
chiacchiera. t venuta con il suo bambino.... che é figlio di Carlomanno. —
Luisa sobbalzò, guardando il marito, stupefatta. Il figlio di...?
—L una cattivissima azione commessa dal mio sciagurato fratello, Luisa.

In poche parole, Giacomo raccontò la sto-ria del preteso matrimonio di Estella
e di Carlomanno.
Luisa abbassò la testa. Capiva quanto una. simile rivelazione riuscisse dolorosa
a Giacomo e non voleva che leggesse nei suoi occhi lo sdegno che provava
anche lei.
—E venuta a rivendicare la successione di. Carlo per quel bambino, il diritto
all'eredità e al titolo di mio padre.. Ho dovuto disingannarla, assicurandola
però che assisterò lei e la sua creatura, finanziariamente e moralmente. Ma
si é incollerita, ha finto di non credermi, mi ha minacciato.... senza dubbio
per poi tacere.
—Credi che tacerà? —
Poiché Giacomo non rispondeva, Luisa alzò gli occhi e incontrò il suo sguardo
pensieroso. Allora mormorò :
—Oh, Giacomo, mi domando se.... se.... —
Egli capì dalla espressione angosciosa del viso e dal tremito della mano
appoggiata sulla sua, ciò che non osava dire.
— .... Se non sia stata lei che ha ucciso mio fratello? — suggerì a bassa voce.
Ella fece con la testa un segno affermativo.
—Lo temo, Luisa. Deve avere un carattere appassionato e vendicativo.
Carlo non le aveva parlato del suo matrimonio con te. Rimetteva sempre la
cosa a più tardi, per ti-more di scene terribili. Da più di due mesi ella si
trovava a Besanon con sua madre, che aveva subito un'operazione
chirurgica. Al suo ritorno, seppe la notizia, proprio quando mio fratello
tornava da Ambleuse con te. Il furore, il desiderio di vendetta.... la rivoltella
del padre a sua disposizione.... sì, purtroppo, temo....
—Era una cosa tremenda per lei ! — disse Luisa con voce tremante.
—Purtroppo ! Era una povera anima traviata. Si valse della inesperienza di
Estella, dei suoi desideri ambiziosi, dell'amore che poté ispirarle. Se ci fosse il
processo, sarebbe assolta. Ma credo che non voglia attirare su di sé i sospetti
della Giustizia, sostenendo le sue rivendicazioni, soprattutto quando avrà
saputo, se interroga qualche avvocato sul suo caso, che i suoi diritti sono
illusori.
—Oh, Giacomo, come possono due fratelli assomigliarsi così poco ! —
C'era nello sguardo che ella alzava su lui una calda tenerezza, una sincera fiducia. Quei begli occhi
puri, leali, erano a lui ben cari ! Egli vi leggeva un aperto amore, un amore senza mistero.... senza
quel mistero che spesso era stato per lui soggetto d'inquietudine e di malessere quando lo leggeva in
altri occhi....
Ma non voleva già ricordarsi di quegli occhi. Serbava una sorda irritazione contro Sigrid, da che
gli era apparsa in un vestito simile a quello che portava il giorno del loro primo incontro. Voleva
forse ricordare l' istante in cui, acceso di passione giovanile, era stato preso nelle reti dell'
incantatrice? Pensava di mancare al patto di amicizia che solo doveva ora esistere tra loro? Si chinò
e baciò le palpebre di Luisa.
— Tesoro mio ! —
Il tono appassionato della sua voce fece fremere di gioia la giovane sposa.

XVIII

Gl'invitati della signora di Prauzelles vennero ricevuti il giorno dopo nella sala
delle Danze. Come Sigrid aveva detto, fecero della musica. I l signor Voreneff
accompagno al pianoforte il violino di Giacomo; Luisa canto, accompagnata da
suo marito, prima da sola, poi in un duetto con Marco che era un baritono
piuttosto buono. Soltanto la padrona di casa non volle far sentire la sua voce.
Era stanca, dichiarò. Ma sonò con Giacomo e Marco la parte del pianoforte in
un trio di Beethoven che chiuse quel piccolo concerto.
— E stato proprio un godimento ! — esclamò con entusiasmo la signora
Voreneff quando ognuno si sedette intorno alla tavola del té che i domestici
avevano apparecchiata.
— Che pomeriggio incantevole ! Vado pazza per la musica, io ! Signor di
Somers, siete più che un dilettante, e voi, signora, avete una voce veramente
deliziosa. Non é vero,-Sigrid ?
—Verissimo ! — annui la signora di Prau zelles.
Era in piedi, vicino alla tavola, e maneggiava con le dita affusolate le porcellane
d Sévres.
—Volete aiutarmi, Sonia? —
La signora Voreneff si precipitò. Luisa la giudicava un po' troppo
complimentosa nei riguardi dell'amica, un po' troppo in ammirazione davanti a
lei. Ciò dipendeva forse dal fatto che il signor Voreneff, giocatore e spen-
daccione, aveva ricorso al signor di Prauzel les in un momento difficile, e
rimaneva tuttora obbligato verso la baronessa.
Giacomo aveva detto questi particolari a sua moglie, aggiungendo :
—Hanno un po' il tipo degli avventurieri Con la sua esistenza cosmopolita, il nostro cugino di
Prauzelles non era molto difficile nelle sue relazioni. Ma Sigrid avrebbe potuto farla finita con
costoro. Non capisco per ché mantenga questa amicizia. —
La signora di Prauzelles, dopo aver servito i suoi ospiti, si era seduta,
sull'agrippina. Parlava poco, gettando ogni tanto una parola nella
conversazione intrattenuta, soprattutto dai Voreneff e da Marco. Spesso
lanciava uno sguardo verso la giovane donna che, vestita di un abito di velluto
nero che lasciava scoperta la perfetta attaccatura, del collo circondato di
perle, portava sui capelli, il cui tono si confondeva, con quello della preziosa
pelliccia, un berretto di zibellino guarnito di un mazzo di violette ; poi quello
sguardo si posava sul viso pensoso di Giacomo che prendeva poca parte alla
conversazione.
A un tratto disse, rivolgendosi a Luisa :
—Poichè ti piacciono i fiori, voglio farti vedere alcune piante nel giardino
d'inverno. —
Si alzò. Intorno a lei ondeggiavano le larghe pieghe del suo vestito di seta
bianca. Fece qualche passo e disse :
—Vieni, cugina.... e anche tu, Giacomo. —
Uscirono dal salotto, seguìti dal levriero bianco. I l salotto attiguo, di gusto
cinese, era separato da una grande vetrata dal giardino d'inverno. In questo, le
piante esotiche adornavano una fontana di marmo, sempre gocciolante.
Intorno a esili colonne si ergevano liane dai fiori strani, portate dai tropici.
—Guardate questa. Fiorisce per la prima volta. —
Tra le foglie di un verde pallido occhieggiavano delle larghe corolle di un viola
caldo e vellutato.
—Che bel colore ! — esclamò Luisa.
— E uguale a quello dei tuoi occhi. —
Queste parole erano uscite dalle labbra di Giacomo. Luisa rivolse al marito
uno di quei dolci sorrisi tanto graziosi sulle sue labbra. Sigrid s' inclinò verso
una delle corolle per aspirarne l'odore ; poi fece qualche passo, accarezzò il
levriero che alzava verso di lei i l ' suo lungo muso, e disse a Giacomo :
—Ho ricevuto stamani due righe da tuo padre a proposito della chiusura
del sotterraneo da questa parte. Non chiedo di meglio' che di fargli piacere,
ma ciò mi metterà in discordia con tuo cognato.
—Forse no. Marco te ne serberà rancore,. ma ambisce molto a rimanere in
relazione con te. —
Ella scosse la, testa.
—Non so. In verità, la cosa è molto delicata per me. Fu mio marito a farlo
entrare nel contrabbando e a permettergli di servirsi di questa parte del
sotterraneo. Certo io sono padrona di porre fine a questo permesso ; e
sebbene a malincuore, se lo volete assoluta-mente, lo farò per voi.—
Quel “ v i ” era accennato, ma così poco, che Giacomo solo lo notò.
−Ci teniamo molto, Sigrid. I l giuoco minaccia di diventare pericoloso per
Marco, e di conseguenza, anche per noi, che saremmo considerati suoi
complici.
—Ebbene, dirai a tuo padre che ci penserò e che gli risponderò più presto
possibile. E ora, venite : vi farò vedere delle vecchie stampe olandesi che
comprai questa estate passando dalla Germania. —
Questo invito era rivolto ai due sposi, ma ella prese il braccio di Giacomo e
lo condusse verso il vicino salotto. Luisa li seguì; guardava la giovane donna
agile e slanciata, che pareva sfiorasse il pavimento di marmo, appoggiata al
braccio di Giacomo; entrambi della stessa statura, entrambi eleganti e belli,
e così bene assortiti! Una strana inquietu-dine l'assalì. Inquietudine di che?
Non sapeva spiegarselo.
— Cerca in questo mobile, Giacomo; vi troverai le stampe di cui parlavamo. —
La signora di Prauzelles si sedette vicino alla tavola, offrendo a Luisa una
poltrona accanto a sè. Quando Giacomo portò le stampe, gli indicò una
poltrona alla sua destra, di modo che ella venne a trovarsi tra i due.
Il disagio di Luisa aumentava. Ella ascoltava appena le spiegazioni della
castellana. E anche Giacomo, sebbene Sigrid si rivolgesse specialmente a lui,
non faceva grande attenzione alle stampe che ella gli passava ad una ad una :
aveva le sopracciglia aggrottate e i lineamenti alterati.
—Ah! Eccovi qui, tutti e tre. —
—Sulla soglia della porta che separava il salotto cinese dalla sala delle Danze era apparso
Marco. Aveva alcun che di cinico nello sguardo, e un ghigno gli schiudeva le labbra.
Sigrid lo guardò e sorrise.
Ma sì, caro cugino, eccoci qui ! Ti piacciono queste vecchie stampe?
—Francamente no. Sai bene che non ho i gusti di Giacomo in questo campo.... benche neppur
tu ci badi molto in questo momento, cognato. —
Giacomo si alzò senza aver l'aria di aver udito.
—È tempo di pensare al ritorno, Luisa. Avevamo promesso a mio padre di
non tornare tardi.—
Luisa non si ricordava di questa promessa; forse non era presente quando suo
marito l'aveva fatta al signor di Somers. Si alzò tuttavia con una sollecitudine
che non sfuggì a Marco.
−Quello é davvero un uomo fortunato ! Ha una nuora pronta a lasciare la
più piacevole compagnia per sottomettersi ai suoi capricci ! — disse
ironicamente.
Luisa lo squadrò con una certa alterigia e replicò :
−Non ho mai riscontrato capricci in mio suocero, e sono sempre felice di
fargli piacere.
—Bene, bene ! Non potrà dire altrettanto di me.
—No, purtroppo ! —
Anche Sigrid si era alzata. Li guardava uno dopo l'altro, col suo . sorriso enigmatico sulle labbra.
Avvicinatasi a Marco lo prese a braccetto.
— Via, non far credere di essere così cattivo ! Riconducimi dai miei amici, che
abbiamo lasciati soli poco cavallerescamente. —
Mentre passavano nella stanza vicina, Giacomo si avvicinò alla moglie, le
prese le mani e vi appoggiò a lungo le labbra, poi si scambiarono uno sguardo
pieno di tenerezza ; quindi, senza parlare, raggiunsero gli altri nella sala delle
Danze. Sigrid non insisté per trattenere i suoi ospiti.
Pregò soltanto che Giacomo e Luisa ritornassero nei prossimi giorni per una
seduta musicale, invito che i due russi appoggiarono con entusiasmo.
Essi risposero con una vaga promessa e si congedarono, accompagnati fino
alla loro slitta da Alessio Voreneff. Questi, tornando nel salotto dove erano
rimaste sua moglie e la, baronessa, esclamò :
Che donna affascinante ! Che bellezza, che grazia, che distinzione. Suo marito ne è
innamoratissimo. Bisognava vedere come ha preso dalle mani del cameriere la pelliccia di zibellino
per mettergliela da sé sulle spalle ! E con che cura l'ha sistemata e coperta nella slitta ! --
Sigrid era stesa sull'agrippina, con una mano sotto la testa e l'altra sulla
testa del levriero appoggiato alle sue ginocchia. I l cane mandò un guaito di
dolore. La signora Voreneff esclamò :
—Che cos' ha il povero Juri?
—Niente. Gli ho strizzato un orecchio. Cara Sonia, ora vorrei riposarmi un
poco fino all'ora di pranzo.
—Ma certo, cara amica ! Vi lasciamo. Quel signor di Moriéres chiacchiera
molto ed é piuttosto stancante.
—Si, il signor di Moriéres.... — mormorò Sigrid con uno strano sorriso.
Quando fu sola, incrociò le mani dietro la testa e rimase immobile, a occhi
chiusi, con le lunghe ciglia d'oro che sbattevano febbrilmente agli orli delle
palpebre bianche.

Nella slitta che conduceva Giacomo e Luisa verso Montaubert, ci fu da


principio un gran silenzio. Poi Luisa domandò :
—Credi che accetti di far murare quell' ingresso
— Non lo so.... è tanto stramba.... — rispose Giacomo con una certa
contrarietà che Luisa osservò.
—Non hai molta simpatia per lei? —
La domanda lo colse alla sprovvista. Per un istante sembrò tutto intento a
guidare la pariglia, poi rispose con un'altra domanda :
—Perché mi chiedi questo?
—Perché sei molto freddo con lei e non sembri disposto ali' intimità.
—È che penso che.... forse non siete fatte per capirvi, voi due. È una
forestiera, e certe cose in lei potrebbero meravigliarti, spiacerti.
—Spiacciono anche a te? —
Le lanciò uno sguardo ansioso. Perché aveva quel tono timido dal quale
trapelava una certa inquietudine?
—Ma.... sì, a volte. —
Un silenzio.... poi ancora questa domanda :
—Sposò quel vecchio signor di Prauzelles perché era ricco, non é vero?
—Credo di sì.
—Avrei preferito lavorare tutta la vita, piuttosto che fare un matrimonio di
quel genere. —
Egli non replicò; ma pensava che anche lui, perfino nei giorni della sua più
calda passione per Sigrid, aveva provato talvolta un certo disgusto, un certo
malessere spirituale al pensiero che quella giovane donna, capace di
guadagnarsi la vita con la sua arte, aveva per il vile interesse sposato un
vecchio e si compiaceva di quel lusso, di quell'abbondanza di gioie materiali
che sembrava fossero l'unico scopo della sua vita. Sì, ella teneva alla
ricchezza più che a ogni altra cosa al mondo, ora Giacomo lo capiva. E
s'insinuava in lui una tristezza mista ad amaro disprezzo.
Quando Luisa e suo marito, arrivati a Montaubert, salirono lo scalone per
andare nelle loro stanze, Barbara apparve sul pianerottolo del primo piano.
—Lulù non sta bene, — annunziò. — Ha la febbre e tosse molto.
—Andiamo da lui, — disse Giacomo.
Entrarono nella camera del bambina e vi- . dero che stava molto male. Luisa
si tolse il mantello e sedette al suo capezzale. Poco dopo apparve Marco,
tornato allora allora. Guardò il bambino, sentenziò che non era nulla di grave e
lo baciò teneramente per ché, a modo suo, gli voleva bene; poi, senza molto
garbo ringraziò Luisa che lo curava in assenza della madre.
Luigi, che udì queste parole, disse con una vocetta. arrochita :
—La mamma non saprebbe farmi guarire. Preferisco la zia Luisa. —
Marco fece una risata sardonica, e guardando l'aria confusa della cognata :
−Decisamente, — disse — qui hai rubate tutti i cuori, Luisa ! Per fortuna
Flavia. non é di natura gelosa.
—E chi le impedisce di essere qui a occuparsi di suo figlio ? — disse
bruscamente Giacomo. — Invece di divertirsi a Lione, il suo posto non
sarebbe forse qui? —
Marco ridacchiò con una certa insolenza.
—Non ha i tuoi principii rigidi, caro cognato, e sono molto contento che mia
moglie abbia dei gusti un po' frivoli. Ciascuno faccia ciò che preferisce, é il
mio motto, e lo adotto, vantandomene, perché non mi atteggio a modello di
virtù, io ! —
Dopo aver pronunziato questa ultima frase con un altro sogghigno, Marco
usci dalla stanza.
Il sangue era salito al viso di Giacomo che contenne a stento un gesto di
minaccia appena abbozzato.
—Che uomo odioso ! — disse Luisa indignata.
Giacomo si chinò sul nipote e lo baciò sulla fronte un po' scottante.
—Cerca di dormire, Lulù. Barbara chiamerà Annetta che resterà qui con te.
—No, voglio la zia Luisa !
—Tua zia verrà più tardi. Ora va a cambiarsi il vestito e a riposarsi. Vieni,
Luisa.—
Uscirono, seguìti dallo sguardo di Barbara. La fisonomia della guardarobiera
esprimeva una grave pena. Dalle sue labbra sfuggirono alcune parole :
—Le cose vanno male, in questa casa.--

XIX

I l giorno dopo, lo stato del piccolo Luigi si aggravò e il vecchio dottore Tillon
apparve preoccupato. Marco era partito non si sapeva per dove. Giacomo
mandò un telegramma a Flavia. Luisa e lui assistevano il bambino che li voleva
sempre con sé.
La signorina Ida, avvertita, venne a passare la notte al castello perché Luisa
potesse riposarsi. Sul far del giorno il bambino non era migliorato. Tutti
trascorsero la giornata nell'ansietà. Verso sera arrivò la risposta di Flavia che
diceva : “Tornerò presto”. Ma il giorno dopo non e-1ra ancora arrivata quando il
piccolo Luigi rese a Dio la sua anima innocente.
Flavia arrivò nel tardo pomeriggio, avvolta in ricche pellicce. Si gettò in
ginocchio accanto al letto su cui giaceva il morticino rischiarato dal chiarore
delle candele, infitte nei candelabri d'argento. Fece una scena di disperazione,
con grida, singhiozzi e susseguente svenimento. Suo fratello e Barbara la
portarono nella sua camera, dove la guardarobiera pensò a curarla.
Poco dopo arrivò Marco. Giacomo era riuscito a farlo avvertire da Calichoux,
quel servitore sempre informato dei suoi spostamenti. Entrò nella camera,
rimase un momento in piedi, a braccia conserte davanti a suo figlio morto, poi
uscì, irrigidito, col viso indurito in una certa impassibilità. I l signor di Somers fu
molto addolorato della morte del nipotino, ma le speranze di maternità della
nuora lo aiutarono a rassegnarsi. Egli provava gran gioia ali' idea della nascita
di un maschietto che sarebbe stato il futuro conte di Somers e principe di
Briisfeld.
Quando il piccolo Luigi fu deposto nella tomba di famiglia dove riposavano gli
ante-nati di sua madre, il signor di Moriéres la-sciò di nuovo Montaubert senza
prender commiato da nessuno, eccetto dalla moglie. Si era fatto portare i pasti
nel suo apparta-mento, come se non avesse più voluto avere rapporti con gli
abitanti del castello. Questi ne provarono un gran sollievo. La vista di quella
faccia cupa e dura non aveva niente di piacevole, come confidò il signor di
Somers alla cugina Ida.
— La perdita di suo figlio ora lo affligge, — diceva. — Ma si consolerà presto.
Eppoi, potrà avere altri figli. —
Nei primi giorni Flavia non cessava di piangere, di strillare che era una
disgraziata
einconsolabile madre. Poi arrivarono i bauli inviati da Lione, contenenti i più
svariatiog-.getti di lusso da lei comprati in città. Ella si mise a sistemarli
aiutata dalla sua cameriera,
eversò nuove lacrime sugli e l e ganti vestitini scelti per il figlio ; poi li dimenticò
nella contemplazione dei suoi vestiti, dei suoi cappelli
edi tutti i costosi gingilli comprati col denaro del generoso Marco.
La sua cameriera raccontò poi come, dopo aver ricevuto il telegramma, la
sua padrona avesse indugiato a partire per assistere a un pranzo di
fidanzamento che le dava occasione di rinnovare un vestito.
— Giacomo esagera sempre, — aveva detto ai parenti. del marito. -- Eppoi c' é mia cognata che
assiste Lnlù ; sicché sto tranquilla. —
Luisa deplorava tanta incoscienza !... La morte del bambino, al quale si era
affezionata, l'addolorava profondamente. Giacomo pure era afflitto; ma aveva
anche altre preoccupazioni. Benchè Estella non desse segno di voler sostenere
le sue rivendicazioni, che qualcuno forse le aveva fatto capire essere
insostenibili, ne aveva già parlato troppo, perché la verità non si fosse sparsa
nel paese. Da Barbara, Giacomo sapeva che tutti dice-vano : “ L il bambino di
Carlomanno di Somers, che ha fatto .finta di sposare quella povera ragazza)).
La indegnità del fratello era un gran peso per l'animo suo tanto onesto.
Avrebbe voluto riparare, almeno in qualche modo, il torto fatto a Estella. Ma
questa, scontrosamente, si teneva lontana da Montaubert, e alla signorina Ida,
che informata da Giacomo, era andata a parlarle, aveva risposto :
“ H o diritto all'eredità di Carlo per mio figlio; non occorre che gli venga fatta
l'elemosina.”
Inoltre, le relazioni con Marco non miglioravano. Egli continuava, nelle notti
senza luna, a far trasportare le mercanzie nascoste nel sotterraneo ; i suoi
uomini le caricavano su carri coperti dalla legna tagliata nella foresta. La
vigilanza dei doganieri non era ancora riuscita a scoprirli, ma il signor di
Somers e suo figlio erano certi che un giorno o l'altro vi sarebbero riusciti.
La signora di Prauzelles aveva risposto per lettera al conte che, quantunque
le dispiacesse agire contro Marco, avrebbe fatto quanto egli le chiedeva; ma
che rimandava la cosa a un giorno o due dopo la sua partenza per il
Mezzogiorno, per non essere esposta alle recriminazioni del signor di Moriéres.
Aggiungeva che i suoi amici russi erano partiti, e che lei avrebbe lasciato.
Beudant ai primi di febbraio.
Quando il signor di Somers comunicò tale risposta al figliuolo, capì che questi
ne era molto contento, e pensò fosse perchè sarebbe cessato quel losco
commercio; anche lui era contento, ma si preoccupava della reazione che la
chiusura del sotterraneo avrebbe avuto sopra un uomo del carattere di suo
genero.
— Ne subiremo il contraccolpo, vedrai. Speriamo che lasci Montaubert, dove
non. avrà più niente da fare. Mi dispiacerà per Flavia, ma lei si adatta
felicemente dappertutto.
— Specialmente se la conduce a Lione. Se avessero giudizio, potrebbero
vivere larga-mente con quello che posseggono. Comunque, Flavia troverà
sempre qui un rifugio, qualora il marito si trovasse a corto di de-nari. —
Questo colloquio tra padre e figlio avveniva nel salotto, dopo colazione. Luisa,
molto in-freddata, non era uscita dalle sue stanze, e Flavia era rientrata nelle
sue.
Giacomo, allontanandosi, disse a1 'signor di Somers che sarebbe andato quel pomeriggio da uno
dei loro contadini, per ordinargli certi lavori da fare. Salì in camera, di Luisa, parlò un momento con
lei, quindi andò a prepararsi per quella passeggiata. Uscì a piedi, come spesso gli piaceva di fare,
con le scarpe munite di certi “cerchi)) che in altri paesi si chiamano racchette, e che servono per
cani--minare sulla neve. Camminava molto svelto, nel freddo intenso, nel biancore ghiacciato della
foresta e dei passi alpini. Si attardò dal contadino che abitava vicino alla frontiera, per dargli
qualche consiglio circa un figliuolo ammalato. Quando prese la via del ritorno, il contadino,
guardando il cielo, gli disse :
—Temo che venga una tormenta di neve, signor Giacomo. Guardate si alza
già il vento.
—Non sarebbe la prima volta che mi capita. Arrivederci, Moreux. —
Si allontanò rapidamente. Ma poco dopo la neve venne giù a fiocchi fittissimi
che il vento faceva turbinare. Giacomo, accecato, durava fatica ad andare
avanti. Mentre imboccava la strada che doveva prendere per raggiungere il
paese, una slitta passò vicino a lui; ma subito, a un ordine dato da una voce di
donna, si fermò.
—Giacomo ! — chiamò poi quella stessa voce.
Egli s' inchinò, e si avvicinò per salutare la signora di Prauzelles.
—Di dove vieni con questo tempaccio?
—Dal nostro podere di Hautlieux.
—Sali, presto ; vieni a Beudant, ad aspet-
tare che cessi la tormenta.
—Oh, non importa ! Vado a casa. Buona sera, Sigrid. —
Ma ella lo trattenne con un gesto imperioso.
—Vieni, devo parlarti. —
E vedendo che egli indietreggiava, soggiunse con un certo risolino
canzonatorio
—Avresti forse paura di me? —
L'orgoglio fece tacere la prudenza. Giacomo nonostante l'istinto che lo
avvertiva del pericolo, disse seccamente
—Che idea ! --
E mentre ella si spostava per fargli posta nella slitta, salì e le sedette
accanto. La slitta riparti. La neve li sferzava in viso ed essi rimasero in silenzio
durante il breve tragitto. Davanti al castello, Giacomo aiutò la baronessa a
scendere. Ella sali la scalinata, precedendolo, dette un ordine a uno dei
servitori accorsi nell' ingresso, poi entrò con l'ospite nella sala delle Danze.
—Siedi, caro amico. Prenderemo il té. Dopo, parleremo un po'. —
Si tolse il berretto guarnito di cigno e si sdraiò sull'agrippina, raccogliendo
intorno a sè lé ampie pieghe del suo vestito di velluto bianco. Il freddo le aveva
colorito le guance,
ein quel momento i suoi occhi erano azzurri.
—Non posso fare tardi, Sigrid, — disse Giacomo brevemente. — Con questo tempo, mia
moglie e mio padre staranno in pensiero.
—Non ti tratterrò a, lungo, so che ormai conto ben poco per te !... —
C'era nella sua voce una lieve malinconia,.
—Non hai per me neppure l'amicizia che mi avevi promessa.
—Non ho amicizia per te? Che dici !
—No, sento benissimo la tua freddezza, il tuo.... allontanamento. Sei
tutto per tua moglie, e l'ami, nonostante ciò che un giorno mi dicesti.
—Si, l'amo, devo riconoscerlo, Sigrid. Ma questo sentimento legittimo
non può impedirmi di restare fedele all'amicizia pro-messa. —
Ella chiuse per un istante le palpebre. Le sue lunghe mani bianche
accarezzavano il velluto del vestito. Rialzando gli occhi, incontrò lo sguardo
un po' turbato di Giacomo.
—Mi dicesti perfino, quel giorno, che non volevi cessare di amarmi.... che
l'amore non si comanda.... che non si riesce a scacciarlo dal proprio
cuore.... —
Egli la vedeva simile a quella che aveva amata nella prima foga della sua
inesperta gioventù. Aveva lo stesso sguardo tenera-mente azzurro tra le
lunghe ciglia bionde, quello sguardo indecifrabile che gli era sembrato tanto
attraente. Un leggero tremito delle fini labbra rosee pareva accusare una
viva emozione. Ella ripeté :
—Non si può scacciare.... no, no! —
Tendeva le mani verso di lui e lo supplicava con lo sguardo. Giacomo si alzò
così bruscamente, che per poco la poltrona non si rovesciò.
—Sigrid !... impossibile, lo sai bene ! — Aveva la voce alterata dall'angoscia.
—Tutto sarebbe possibile, se tu volessi ! — Sorrideva : era il sorriso tentatore,
che egli
conosceva bene, il sorriso della sirena. Ella mormorò :
—Oh, Giacomo, io non vivo più, se mi ab-bandoni!. Possiamo amarci ancora.

Giacomo indietreggiò, fremendo. Per alcuni istanti vacillò ; poi si riprese e
riacquistò la sua fermezza, la sua lucidità per un attimo in grave pericolo. La
bella Sigrid da-gli occhi supplici, dalle labbra sorridenti, gli apparve come la
sirena che voleva trascinarlo verso l'abisso.
—No, non possiamo amarci. Siamo gia, stati colpevoli, Sigrid, ma ne sono
pentito e non voglio cadere mai più.
—Se tu non l'amassi.... —
Queste parole fischiarono tra le labbra che non sorridevano più.
—È mia moglie, e le dedico l'amore al quale ha diritto. —
La voce di Giacomo era calma e sicura, il suo sguardo non si distoglieva dagli
occhi della maliarda.
—Addio. Spero che dimenticherai presto questo episodio della tua vita.
— Non lo sperare. Non dimentico nulla, io. —
Vi era nell'accento della donna ira, minaccia, rancore mal contenuto.
Giacomo aveva sotto gli occhi una Sigrid sconosciuta, dalle labbra contratte,
dallo sguardo pieno di odio.
—Addio, — disse poi a sua volta, e si lasciò ricadere sui cuscini.
Giacomo riprese nell' ingresso il pastrano e usci dal castello; ma invece di
passare, per la solita strada, si diresse verso il parco per prendere le
scorciatoie che lo avrebberoricondotto più presto a Montaubert. Ciò lo
costrinse a passare davanti all'antica abitazione mezza. rovinata dove si
trovava ancora l'entrata del sotterraneo che conduceva. al castello di
Montaubert. Quando fu lì, ne vide uscire un uomo : era Calichoux, il factotum
di Marco. Costui si allontanò rapida-mente facendo vista di non aver
riconosciuto Giacomo. Il quale, molto seccato dell' incontro, imboccò il sentiero
che si apriva, a pochi passi di distanza.
La tormenta non tendeva a calmarsi. Ci volle tutto il vigore di Giacomo, e la
sua pratica di quei sentieri difficili, per avanzare nel turbinio di fiocchi ghiacciati
che lo accecavano. Si trovò tuttavia ben presto sul suolo di Montaubert, e nel
bosco trovò anche una relativa calma.
Nonostante il freddo, sentiva nelle membra un calore febbrile. Era sconvolto.
Quella donna che aveva amata, per la quale aveva compromesso la salvezza
dell'anima sua, gli appariva a un tratto quale era veramente, quale il suo spirito
accecato dalla passione gli aveva impedito di vederla. Ora che i suoi occhi si
erano aperti, ricordava molte piccole cose che provavano che era priva di
cuore, bramosa di fasto, avida di quel lusso di cui l'aveva circondata B. signor
di Prauzelles. Che pazzo era stato a illudersi che, per amore, ella potesse
rinunziarvi ! E ora ella avrebbe voluto fargli tradire Luisa, la sua nobile é pura
Luisa. Era tornata a Beudant per tendergli un tranello, per cercare di toglierlo
alla moglie. Ah, come ringraziava Dio di avergli aperto gli occhi affinché
vedesse la bruttura dell'anima di S i grid !
Arrivò all'uscita del bosco e udì un rumore di ruote. Un carro molto carico
apparve da un sentiero. Due uomini camminavano accanto ai cavalli. La neve
copriva la catasta di legna sotto la quale erano nascoste merci che venivano
dal sotterraneo. I cavalli avanzavano a fatica, ma i contrabbandieri trova-vano
propizio quell'orribile tempo per sfugbire alla vigilanza della finanza.
Giacomo pensò :
“Ecco perché Calichoux si trovava laggiù ! Aspettava qualche arrivo. Ah, quel
male-detto Marco ! E ora, lei é capacissima di rifiutare la chiusura del
sotterraneo. Mi odierà a morte, 1' ho letto nei suoi occhi.”

XX

Dopo il soggiorno a Lione, che era stato per lei un periodo delizioso, Flavia si
annoiava sempre più a Montaubert. In mezzo a lacrime e gemiti lo dichiarò al
marito quando questi ricomparve all' improvviso, secondo il suo solito.
—Abbi pazienza, piccina mia, -- rispose. —In primavera faremo un viaggio,a
—A Parigi? Oh, gioia ! Ma nel frattempo la tua povera Flavia morirà di noia.
Non sono come Luisa, che si diverte con la sua musica, i suoi libri, e parla con
papa, Giacomo e Ida di tante cose noiose. Conducimi almeno a Beudant. Ho
saputo che Sigrid si trattiene ancora per qualche giorno. Giacomon non ha
voluto condurmici, adducendo un protesto che non ho neppure ascoltato.
—Bene, ci andremo domani. —
Ella batté le mani gridando :
—Tu, tu solo mi capisci, piccolo caro Marco ! Papà ha l'aria di prendermi in
giro, Giacomo mi fa un viso da maestro di scuola....
—Oh, Giacomo ! — brontolò Marco. — Se potessi fargli passare le sue arie
di puritano ! —
Il giorno dopo Flavia propose alla cognata di andare con loro a Beudant, ma
Luisa rifiutò : una visita alla signora di Prauzelles non le offriva alcun
divertimento, tutt'altro ! Ella si recò quel pomeriggio dalla signorina Ida che
stava poco bene. Al ritorno, la sua slitta si trovò davanti alla porta del castello
insieme con quella che riconduceva Marco e Flavia.
Questa prese a braccetto la cognata e la condusse in casa, cominciando a
chiacchierare. Marco era rimasto indietro per fare una raccomandazione a
Battista riguardo ai cavalli. Cadeva la sera. Da un angolo buio uscì una donna
che sembrava in attesa e che si avanzò verso il signore di Moriéres.
—Ah, siete voi, Estella? — domandò questi con sorpresa.
—Sì, sono io. —
Si avvicinò a lui fino a toccarlo e lo afferrò per un braccio con mano dura.
—Ascoltate.... —
Parlava a voce bassa. Aveva gli occhi lustri come per febbre.
—So chi uccise mio padre.
Marco sussultò, ma rimase in apparenza calmissimo.
—Ebbene? — disse.
Ella seguitò, come se non avesse udito.
—Il vecchio Timoteo, che quel giorno vi accompagnava, é morto stamani.
Ma prima sono riuscita a farlo parlare.
—Divagazioni di un moribondo ! —
Il tono sarcastico parve accendere in Estella un subitaneo furore. Strinse i
denti e gettò su Marco uno sguardo selvaggio, prima di mormorare :
—Badate ! Ho giurato di vendicare mio padre, e 10 farò con tutti i mezzi.
Guai a voi! —
Si allontanò quindi a gran passi verso il viale. Marco rimase un istante
immobile, col viso un po' contratto. Poi, alzando le spalle, entrò nell' ingresso.
Quella sera, durante il pranzo, Flavia parlò a lungo sulla visita a Beudant.
Sigrid era più bella che mai e di una amabilità squisita. Aveva condotto la
signora di Moriéres nel suo appartamento per mostrarle i vestiti elegantissimi
destinati al suo soggiorno nel Sud.' Vere meraviglie ! Flavia era rimasta in
estasi. Non sapeva strapparsi a quella contemplazione. Frattanto, Sigrid aveva
mostrato a Marco, nel suo salottino, una statuetta, o un dipinto.
—Che cos'era, Marco?
—Una statuetta indiana, di giada, rappresentante una dea.... la dea della
vendetta, credo. —
Flavia fece una smorfia.
—Doveva essere molto brutta, allora !... Perché é male vendicarsi, me lo
hanno insegnato in collegio.
—Che sia male é possibile, ma é molto piacevole, — disse Marco.
Era stato in silenzio fino ad allora, con l'aria accigliata.
Parve a Giacomo di sentire una certa esuberanza nella sua voce sardonica.
—Ma via ! — disse il signor di Somers, alzando sul genero uno sguardo
disapprovatore, quasi sprezzante. — Hai dei bei sentimenti, Marco.
—Belli o no, a me piacciono, e li coltivo ! — replicò il signor di Moriéres
con un sogghigno che esasperò il cognato.
—Non ti piacerebbe molto se tu ne fossi la vittima. —
Questa battuta di Giacomo indignato, sembrò sgomentare alquanto Marco.
Senza dubbio ricordava la minaccia di Estella. Tutta-via riprese presto il suo
sangue freddo, almeno in apparenza, e si mise a ridere come se avesse udito
una barzelletta.
—E chi mai penserebbe a vendicarsi di me, prego?
—Si, chi mai, mio piccolo Marco?... — esclamò Flavia con un'occhiata
tenera verso di lui. — A chi puoi aver fatto del male, tu così buono?
−A nessuno infatti, — disse Marco con un tono di voce bonario. — Sono un
uomo innocuo, io, purché nessuno s'immischi, nei fatti miei. —
Giacomo capì l'allusione e pensò :
“ Sigrid gli ha parlato ; sa già che vogliamo impedirgli di servirsi del
sotterraneo.”
Sentì in cuore un impeto di collera e di disprezzo. Che bassezza in
quell'anima femminile, per vendicarsi in tal modo !
Secondo il solito, dopo pranzo Marco si ritirò nel suo appartamento dove
Flavia lo seguì. Prima di fare un po' di musica per il suocero, Luisa lesse una
lettera di Matilde Piennes giunta quella sera, insieme con un panierino che
conteneva mimosa e garofani. Aveva messo i fiori nell'acqua, aspettando di
disporli nei vasi ai quali erano destinati, cosa che contava di fare la mattina
dopo.
Quando ebbe sonato, nel salotto attiguo, uno dei pezzi preferiti del signor di
Somers, tornò nella sala dove Giacomo preparava la scacchiera per la partita di
suo padre. Questi sembrava molto -preoccupato. Guardava Giacomo, il cui viso
non era meno scuro.
—Credi che Sigrid farà quanto le abbiamo chiesto? — chiese alla fine.
—Temo di no. —
La risposta cadde dalle labbra di Giacomo con una freddezza laconica.
—Perché? Temerà forse di scontentare Marco?
—Certamente, padre. —
Il signor di Somers. scosse la testa.
—Guai a lei se non vuoi capire a q u a l i pericoli ci espone quell'uomo. —
Giacomo sorrise sprezzantemente.
—Non é donna da occuparsi dei pericoli altrui. —
Il signor di Somers gli rivolse uno sguardo sorpreso, ma tacque. Luisa prese il
suo lavoro e si sedette al solito posto. Quel giudizio del marito sulla signora di
Prauzelles le faceva piacere, senza che si rendesse conto del motivo.
Era bensì inquieta perché già da vari giorni lo vedeva molto preoccupato, e
quando lo interrogava sulla ragione del suo malumore, egli rispondeva :
—Non ho niente più delle solite preoccupazioni, ma sono sufficienti, lo sai.
--
Con la sua innata discrezione, ella non insisteva, e a forza di tenerezza, di gentili_attenzioni,
cercava di allontanare le nuvole che si addensavano sulla fronte di Giacomo. Ne attribuiva il motivo
ai suoi timori circa Marco, timori visibilmente condivisi dal signor di Somers.
Quanto doveva rimpiangere, quest'ultimo, il permesso concesso in altri tempi al genero; certamente
dietro consiglio del signor di Prauzelles ! Ora, se quel traffico di contrabbando fosse scoperto, il
signor di Montau• bert passerebbe per complice.... e forse anche Giacomo. Giacomo così retto, così
leale, dalla coscienza così delicata !
Ella così pensava, la mattina dopo, mentre nella limonaia, in piedi davanti a
una tavola, disponeva dei fiori in un vecchio vaso di ceramica. Sentendo aprire la
porta che dava sul corridoio, voltò la testa ed ebbe un leg.gero sussulto vedendo
entrare Marco.
—Buon giorno, Luisa, scusa se vengo a disturbarti nella tua graziosa
occupazione.
—Buon giorno, — disse freddamente Luisa. — Che cosa vuoi?
—Vengo a chiederti qualche ciocca di mi. mosa per Flavia. Le piace tanto ! —
Luisa stese la mano additando un mazza posto in disparte sulla tavola.
—Lo sa bene che serbo sempre per lei dei fiori mandati dalla signorina
Piennes.
—Ah, benissimo ! Vado subito a portar-glieli. —
Prese il mazzo e lo annusò.
—Delizioso ! Flavia piangerà, ora, perché la conduca su quelle rive
incantate. Ma quest'anno non é possibile. Tu invece, Luisa, avrai certamente
il piacere di passarvi un po' di tempo.
—Giacomo non ha nessun progetto del genere.
—Forse non te lo ha confidato. Ma lascia che ti dia un consiglio fraterno....

Ella gli rivolse uno sguardo sprezzante, di cui l'altro non si curò, perché
soggiunse, con lo stesso tono sdolcinato che aveva assunto:
—Se gli venisse in mente di andare a Nizza, cerca di dissuaderlo ; sarebbe
preferibile per la vostra pace.
—Che cosa. vuoi dire con questo? — Ella lo guardava con alterigia.
—Sarebbe preferibile che egli non rive-desse.... una certa persona....
—Quale persona? —
A un tratto il sangue salì alla testa di Luisa.
Marco sorrise con cattiveria.
—Oh, indovini facilmente di chi voglio parlare ! Si sono amati
appassionatamente.... e si amano ancora.
—Non é vero ! — esclamò con violenza Luisa.
—Non é vero? Domandagli dov'era mercoledì, quando lo credevi dai
Moreux ! Era andato a trovarla, e tornò a casa per le scorciatoie.... quelle
care scorciatoie che gli per-mettevano di arrivare segretamente da lei, ad-
meno così credeva; ma io sono convinto che il signor di Prauzelles non si era
lasciato ingannare, e che appunto per questo motivo ha incluso nel suo
testamento la clausola che l'avrebbe diseredata se avesse ripreso marito.
Non voleva che, morto lui, profittassero entrambi dei suoi beni, e, ben
conoscendola, sapeva che non avrebbe sacrificato la ricchezza all'amore !
—Miserabile ! -- gridò Luisa, fremente.
—Oh, sapevo già che i miei consigli sarebbero stati accolti made ! Ma ho
creduto mio dovere avvertirti lo stesso. Ora fanne l'uso che vuoi. Ma al tuo
posto, non mi fide-rei molto.... perché lei lo ama sempre, e passerà su tutto
pur di riprendertelo. —
Il malvagio si allontanò, tenendo in mano un mazzo di mimosa e garofani e
sorridendo diabolicamente.
Luisa non seppe mai che cosa aveva fatto durante il tempo che era rimasta
in piedi vicino alla tavola, maneggiando distrattamente i fiori, prendendoli,
guardandoli e ribtittàndoli sulla tavola. Un tremito l'agitava, una vampa di
fuoco le saliva al viso. Aprì finalmente la porta della limonaia e sporse fuori la
testa nell'aria gelida.
Perciò non sentì aprire la porta del salotto, e la voce di Giacomo che entrava
nella stanza la fece sussultare.
—Che fai, Luisa? Prenderai un raffreddore ! —
Ella balbettò :
—No.... mi fa bene.... —
Indietreggiò un poco. Giacomo, avvicinatosi, mandò un'esclamazione
d'inquietudine vedendole il viso alterato.
—Che hai? Ti senti male?
—Un po'.... ma non é nulla.... — Sedette sopra una poltrona.
—Forse é l'odore dei fiori? Vieni in salotto, ci starai meglio. —
Si alzò e prese il braccio che il marito le offriva. Nel salotto, egli. chiamò
Barbara perché le preparasse un cordiale. Circondata di cure, la povera
giovane si sforzava di sorridere, di riprendere la sua aria abituale. Vi riuscì. Per
tutto il resto della giornata poté apparire come era di solito, e Giacomo si
rassicurò. Ella temeva di ritrovarsi con Marco, ma per fortuna costui mangiò nel
suo appartamento, con la moglie, come talvolta solevano fare.
In serata arrivò un messaggio che informava il signor di Somers della morte di
suo cugino nella prioria benedettina delle Santi Spine. Giacomo doveva partire il
giorno dopo per assistere al funerale. Luisa ne provo quasi un sollievo. Durante
la sua assenza avrebbe potuto pregare, riflettere, dimenticare le odiose calunnie
di Marco.
Calunnie, sì, almeno circa i rapporti che ora correvano tra Giacomo e la signora
di Prauzelles. Che costei fosse la donna amata da Giacomo prima delle sue
nozze, era possibile; ne aveva anzi da qualche tempo il vago sospetto ; ma mai,
mai accoglierebbe il dubbio che ora egli non le appartenesse. Lui così leale.... lui
che appunto il giorno di cui parlava Marco si era mostrato con lei delicatamente
affettuoso e buono.
No, neppure un dubbio doveva passarle per la mente !
Giacomo partì nella mattinata. Il signor di Moriéres apparve a colazione con
aria quasi allegra, senza badare al viso arcigno del conte e al silenzio
sprezzante di Luisa. Flavia, occupata nelle sue chiacchiere, non vi badò.
Soltanto verso la fine del pasto, Marco fece osservare ironicamente :
—La vita qui diventa sempre più allegra. Pare di essere nel refettorio di un
con-vento. —
Il signor di Somers replicò seccamente :
—Ebbene, puoi cercarti un luogo più attraente. Nessuno ti trattiene a
Montaubert.
—Caro suocero, non é ancora venuto il tempo in cui vi libererò della mia
presenza. Dovrete pazientare ancora un po' su questo punto.
—Che dici ! — esclamò impetuosamente Flavia. Perché pensi che mio
padre sarebbe contento se tu lasciassi lvIontaubert? —
Marco scoppiò a ridere guardando sua moglie con aria canzonatoria.
—Perché non abbiamo sempre le stesse idee, tesoro mio. Ma siamo persone
troppo educate perché, nonostante tutto, le cose non continuino ad andare
nello stesso modo.
—Fino a che le cose non si mettano male, — disse bruscamente il signor di
Somers.
Si alzò, prese i bastoni che il domestico gli porgeva, e rivolgendosi a Luisa :
—Vieni, cara figliuola. Ti prego di finire di leggere quell'articolo che
cominciammo ieri.
—Sono sicura che mio padre ha qualche cosa contro di te, — disse Flavia
quando la. porta si fu richiusa dietro al conte e a Luisa.
Marco alzò le spalle.
—È un po' bisbetico in questo momento. Credo che Giacomo lo metta su
contro di me. —
Flavia spalancò gli occhi.
—Giacomo? E perché?
—Che ne so? Mi ha sempre detestato, quel ragazzo.
—Oh, Marco !
—Sì, sì, é così, tesoro mio.... e io lo contraccambio di cuore !... È inutile fare
quel viso spaurito. È così, non c' é rimedio.
E prendendo a braccetto la moglie, la condusse verso il loro appartamento.

XXI

A Luisa parve che il giorno dopo non finisse mai. Suo suocero si sentiva poco
bene, forse tormentato dall' inquietudine, ed era di umor nero. Il suo stato
d'animo non la rendeva capace di rallegrarlo; riusciva a stento a scacciare il
pensiero doloroso che la opprimeva. Per un momento pensò di andare a
trovare la signorina Ida e di confidarle ciò che Marco le aveva detto. Ma non
avrebbe forse avuto l'aria di sospettare suo marito? Oh, no, no ! Voleva credere
in lui, sempre, sempre !
Marco era scomparso dal castello fin dal mattino. Flavia stava chiusa nelle
sue stanze. Forse voleva in tal modo protestare contro la cattiva volontà di
suo padre verso il suo caro Marco.
Sul mezzogiorno cominciò a nevicare. Nel pomeriggio si alzò il vento, soffiando con violenza
sui fiocchi compatti. Verso le cinque il domestico comparve nel salotto dove Luisa prendeva il té
col suocero. Teneva in mano un foglietto.
—Lo ha portato un ragazzo, — spiegò. - Gli ho domandato chi lo mandava,
ma lui se n'é andato di corsa. Dev'essere il figliuolo dello zoccolaio. —
Il signor di Somers strappò il pezzettino di carta ingommata che teneva
chiuso il foglietto. Questo tremò nella sua mano mentre lo leggeva. Rimandò
Polidoro, e porse il foglio a Luisa.
—Guarda, figliuola. —
Ella lesse queste parole, scritte con caratteri informi :
“ V i hanno denunziati. La finanza é sulle vostre tracce. Prendete le vostre
precauzioni.”
—Oh, Dio ! — mormorò la giovane donna.
—Non posso far niente ! — disse il signor di Somers, appoggiando ai
braccioli della poltrona le mani tremanti. — Marco non é qui. Probabilmente
stanotte ci sarà un trasporto di merci, per profittare di questo tempo
favorevole. E Giacomo non c' é ! —
Luisa cercò di rassicurarlo facendogli osservare che il signor di Moriéres
avrebbe potuto salvarsi una volta di più.
—Ammettiamo pure che ciò accada anche questa volta; la minaccia
resterà sempre so-spesa sulla sua testa, e uno di questi giorni..., Ah, che
cattiva idea ebbi quando permisi questo matrimonio ! Ma la mia povera
scioecherella si era invaghita di costui durante un soggiorno che fece presso
i nostri parenti a Lione. Lei aveva una bella dote assegnatale dalla madrina.
Marco fece presto a finir-gliela. Fu allora che Max di Prauzelles gli insinuò
l'idea del contrabbando.... e io ebbi la debolezza di acconsentire. Oggi ne
sono ben punito. —
Bisognava che quell'orgoglioso fosse molto turbato per riconoscere così i
propri torti !
—Chi ha potuto fare questa denunzia? Lo sapete? — domandò Luisa.
—No. In paese quasi tutti sono favorevoli ai contrabbandieri. Credo che
siano invisi soltanto alla finanza.
—Allora, qualche parente di un doganiere, forse.... oppure.... —
Egli la guardò con sorpresa.
—Che cosa vuoi dire? —
Luisa aveva parlato per impulso ma se ne pentì subito.
—Una semplice idea.... non so davvero chi....
—Neppure io. Un parente di qualche doganiere.... non saprei chi potrebbe
essere. —
Appoggiò la fronte alla mano e rimase pensieroso. Col cuore stretto Luisa
pensava a Estella, a quella donna vittima di Carlo manno, che doveva odiare
tutti i Somers. Carlomanno, inconseguente per natura, le aveva forse confidato
qualche cosa delle gesta di suo cognato. Inoltre, il brigadiere Doré, suo padre,
era stato ucciso dai contrabbandieri !
Barbara, a cognizione di quasi tutti i fatti della famiglia, venne chiamata dal
padrone il quale le confidò il pericolo che correvano in quel momento. Da certe
parole, da certe riflessioni della donna, Luisa capì che anche lei pensava a una
vendetta di Estella.
La serata trascorse tristemente, nell'ansietà. Il vento soffiava forte e la neve
continuava a cadere. Quando Luisa, verso le nove, salì in camera sua, non
andò a letto, ma rimase accanto al fuoco, agucchiando e pensando a Giacomo
al quale almeno era risparmiata l'angoscia di quella notte.
Finì con l'assopirsi. Il rumore della porta che si apriva la fece riscuotere.
—Signora ! —
Era la voce ansimante di Barbara..
—Un uomo é venuto ad avvertire che e' é stata battaglia. I doganieri hanno
assalito il convoglio in queste vicinanze. I l signor Marco é stato ferito ; hanno
fatto dei prigionieri.... gli uomini che sono riusciti a salvarsi lo hanno poi
portato verso la torre.... ora cercano di trasportarlo a Beudant passando dal
sotterraneo.—
Luisa si era alzata mandando una fioca esclamazione.
Barbara seguitò
—L'uomo dice, da parte di Calichoux, che se riescono a passare il
sotterraneo prima del-l'arrivo dei doganieri, questi non potranno trovare lì
nessuna prova, perché tutte le merci che vi si trovavano erano state caricate
sui carri, per far posto a quelle che il signor Marco aspettava la notte
prossima. La neve che cade ha per fortuna cancellato le tracce dei passi e
delle ruote. Calichoug avverte anche di stare in guardia, perché l'ufficiale della finanza
verrà probabilmente a perquisire qui, ma non c' è niente di compromettente.—
Luisa era ricaduta sulla poltrona.
—Era prevedibile ! — mormorò, congiungendo le mani. — E Giacomo non
c' è!
—Non vi tormentate, signora ! Se il signor Marco può passare in Svizzera,
probabilmente tutto si accomoderà. I prigionieri non parleranno. La gente di
qui non vende i compagni. Dunque, se la dogana non trova niente qui e
neppure nel sotterraneo, che prove avrebbe contro il signor Marco?
—Voglio sperare che sia così, Barbara ! Ma bisognerà avvertire il signor di
Somers....
—Purtroppo, pover uomo !... Ma basterà dirglielo domattina. ÌJ meglio che
passi la notte tranquillo.
—Avete ragione. Domani andrò ad avvertirlo con tutte le precauzioni
possibili. Ma c' é anche Flavia.
—A lei ci penso io, signora. Bisogna che cerchi di. farle capire la cosa
perché non dica parole imprudenti davanti ai doganieri. Non sarà una cosa
da nulla! —
Luisa ritrovava già `tutta la sua energia. Vedendola così coraggiosa, Barbara
pensò :
“Questa é proprio la moglie che ci voleva per il nostro signor Giacomo ! “
Fu lei, infatti, che la mattina dopo ricevette il tenente dei finanzieri e lo
condusse dal signor di Somers. L'ufficiale si scusò gentilmente di disturbarlo,
ma aveva, disse, motivo di supporre che uno degli abitanti del castello facesse
parte della banda dei contrabbandieri, alcuni dei quali erano stati arrestati
durante la notte. In conseguenza di ciò, doveva visitare quella casa.
—Qui non c' é nessun contrabbandiere, — disse il signor di Somers con la
massima calma. — Ma fate pure il vostro dovere.
—Non e' é una comunicazione sotterranea tra il vecchio castello e il
territorio svizzero ? — interrogò l'ufficiale.
—Sì, esiste da tempo immemorabile.
—Non serviva forse a far passare illecita-mente le merci? —
Il signor di Somers si raddrizzò, guardando l'altro con alterigia.
Tenente, non mi sono mai occupato di contrabbando.
—Ma altri se ne sono potuti servire. La serratura. della torre é in buono
stato, sicchè dovevano valersi segretamente di quell'ingresso. L ' ho fatta
forzare e ho visitato il sotterraneo.
—Ebbene?
—Ho trovato che é ideale per il contrabbando.
—Senza dubbio; ma questa considerazione non prova che qualcuno se ne
sia servito a tale scopo.
—Avete la chiave di quella torre?
—No, non 1' ho più da diversi anni, e non so dove sia andata a finire.
—Indubbiamente però qualcuno apre spesso quella porta, perché la
serratura é in ottimo stato.... e un testimone afferma di aver visto vostro
genero, il signor di Moriéres entrare 11 una sera.
—Non mi occupo di ciò che fa mio genero. Interrogatelo voi a questo
proposito.
—qui, ora? — domandò l'ufficiale.
—Non lo so. Fa una vita molto indipendente, e vi dirò per giunta che
andiamo poco d'accordo. Non ho da aggiungere altro, tenente. —
Poiché il signor di Somers dava segni di stanchezza, l'ufficiale non insisté.
Intraprese con i suoi uomini la visita minuziosa del castello, che richiese un
certo tempo, visti gl' innumerevoli ripostigli di quella vecchia dimora. Dalle
cantine alle soffitte aprirono mobili, bauli; antichi cassoni, sperando di trovarci
merci di frodo. L'appartamento di Marco fu oggetto di un esame particolare;
trovarono Flavia a letto in camera sua, con Barbara che la vigilava.
C'era voluta molta pazienza alla guardarobiera per far capire alla giovane
donna l' importanza di quella dolorosa verità. Come ! Il suo Marco
contrabbandiere ?... Costrette a fuggire, a nascondersi?... E per fortuna Barbara
non le aveva detto che era stato ferito ! Flavia aveva strillato, pianto, si era
lamentata, aveva dichiarato che non tollerava che qualcuno venisse a frugare
nei suoi cassetti. Barbara l'aveva indotta ad andare a letto e fingersi malata.
Ma era rimasta vicina a lei, mentre quei noiosi visitatori mettevanc sottosopra
cassettoni e armadi, spiegandc merletti, osservando vestiti e gioielli. Final
mente si allontanarono: avevano fatto un buco nell'acqua ; e Flavia poté dar
libero sfogo al suo furore e alle sue recriminazioni. Ma Barbara, non avendo più
ragione di rimanere vicino a lei, la lasciò alle cure della sua cameriera per
occuparsi delle cose più urgenti.
Andò dal suo padrone, il quale si consigliò con Luisa e con lei. Bisognava
aver notizie di Marco. Certamente si era rifugiato a Beudant. Ma di quale
gravità era la sua ferita? Nessuno degli abitanti di Montaubert poteva
raggiungerlo ; ci voleva una persona che non destasse sospetto. Convennero
di rivolgersi alla signorina Ida. Luisa si recò subito da lei per informarla dei
tragici eventi della notte, ma ella ne aveva già sentito parlare dalla vecchia
cuoca, il cui nipote, una delle reclute di Marco, era prigioniero. Senza esitare,
accettò il compito che volevano affidarle. Mezz'ora dopo partiva in slitta, e
Luisa riprendeva il cammino di Montaubert.
Ella fece fermare la slitta alla chiesa, dove si trattenne a lungo cercando nella preghiera
conforto-alle sue pene. Uscendo entrò in una bottega del paese per comprare della lana. La merciaia
era parente di Barbara. Dopo aver consegnato alla giovane castellana quanto aveva richiesto, le
disse, non senza esitare alquanto :
—C' é una persona di cui il signor conte dovrebbe diffidare, perché gli farà
tutto il male possibile, come pure ai suoi di casa.
—Estella Doré, non é vero?
—Oh, lo sapete, signora?
—Lo suppongo almeno.
—Racconta che fu il signor Marco che uccise suo padre e perciò si é
vendicata. Ma quando i contrabbandieri del paese sapranno che é stata lei a
fare la spia le converrà andarsene di qui.
—Credete sia, vero che il signor di Morières...?
—E possibile. Che volete, é uno dei rischi del mestiere. Non dico di
approvare il contrabbando, e ringrazio Dio che mio marito non abbia mai
voluto praticarlo ; ma qui la tentazione di far quattrini, rischiando magari la
vita, sarà sempre forte.
−Sapete quanti prigionieri 'hanno preso? - domandò Luisa.
—Quattro. Uno é stato ferito. Gli altri devono aver varcato il confine. —
Quella donna non fece commenti su Marco, e Luisa le fu grata della sua
discrezione.
Nel pomeriggio, la signorina Ida tornò a Montaubert. Aveva visto Marco, ospitato
a Beudant, ferito piuttosto gravemente, ma il medico chiamato dalla signora di
Prauzelles non credeva che fosse in pericolo di vita.
—Vuole che sua moglie vada a trovarlo a Beudant. La signora di Prauzelles
parte tra due giorni per il Mezzogiorno, ma lascia a loro disposizione il castello,
fino a che il ferito non potrà essere trasportato.
—Trasportato, dove? — chiese brusca-mente il signor di Somers. — Qui non
può tornare. Vada Flavia a trovarlo, é suo dovere. Ma bisogna dirle che é ferito.
—Ci penso io, — dichiarò la signorina Ida — e domani la condurrò laggiù.
—Ma cara e buona cugina, é inutile che vi scomodiate ! Giacomo sarà qui
stasera e condurrà lui sua sorella a Beudant. —
La signorina Ida vide forse il sussulto che Luisa non poté reprimere? Fatto sta
che disse in tono categorico:
—No, no, andrò io. L meglio evitare che egli varchi il confine in questo
momento. —

XXII

Due giorni dopo Barbara portò dal paese la notizia che Estella, malmenata
dalle mogli dei contrabbandieri, si era rifugiata a stento in casa sua, e che era
partita quel giorno stesso col suo bambino per Fontarlier, dove abitava la
parente presso la quale aveva già soggiornato.
Correva anche voce che fosse l'assassina di Carlomanno di Somers.
−Ciò che ha fatto 1'ha resa n e s a r i a mente sospetta! — disse Giacomo,
quando apprese la notizia. — Lo spirito di Vendetta é stato in lei più forte di
ogni altra considerazione.
—Che cosa le accadrà? -- domandò Luisa.
— Cercherò di provvedere a lei e al bambino, in modo che abbiano tutto il
necessario. Ma non sarà facile, con una donna simile. --
I l giorno dopo arrivò una lettera di Flavia portata da un domestico di
Beudant. Pregava che le mandassero la sua cameriera e gran parte dei suoi
abiti.
“Marco sta meglio e il dottore assicura che potrà spostarsi fra tre o quattro
settimane. Mi ha detto che non torneremo a Montaubert per un pezzo.
Andremo a stare per qual-che tempo a Ginevra. Dopo, Marco cercherà
un'occupazione. Gli era riuscito così bene quest'affare ! Secondo lui é stata
Estella che lo ha denunziato; ma non ha voluto dirmi il parche. Quella
tremenda Estella ! E io che sono stata tanto carina con sua madre ! ))
Seguiva un elogio ditirambico del castello e della castellana.
“Purtroppo la cara Sig,rid parte domani ! Sarò molto sola, con Marco che é in
questo momento molto nervoso e sgradevole, e l'infermiera che non dice
quattro parole in tutta la giornata e mi manda via quando voglio parlare col
suo malato per distrarlo. Volevo pregare Giacomo e Luisa di venire a trovarmi,
ma Marco me lo ha- proibito. Pare proprio che detesti mio fratello. Non ci
capisco niente.”
-- No, non capirà mai niente, povera Flavia mia ! — disse il signor di Somers,
dopo aver letto la lettera ad alta voce. — Spero che quel figuro non le renda
amara la vita. Deve avere ancora qualche soldo da parte, se non ha già
mangiato tutto. Poi ricorrerà ai gioielli della moglie. Forse allora troverà
qualche cosa da fare; ma sarà un'occupazione onorevole? Da un tipo simile
c' é da aspettarsi di tutto.
—Sì, purtroppo, — disse Giacomo. — Ma Flavia troverà sempre un rifugio
qui, qualora ne abbia bisogno. E noi possiamo ringraziare il cielo che tutto
sia finito cosa, senza guai maggiori. —
Per un momento rimasero zitti tutti e tre. Il signor di Somers si arricciava
distratta-mente i baffi. Finalmente fece osservare :
—Trovo molto strano il modo di fare di Sigrid. Perché non ha aderito
subito alla preghiera che le avevamo rivolto? E ora perchè parte senza
neppur salutarci? Si direbbe che non vuol più aver che fare con noi.
-- E possibile, — disse brevemente Giacomo.
Suo padre lo guardò, sorpreso.
—Per quale ragione?
—Si può forse chiedere delle ragioni a una donna come quella? —
Il cuore di Luisa provò un certo sollievo. Con che tono aveva parlato ! Un tono
glaciale e un po'sprezzante.
Le sue mani tremavano leggermente continuando ad allargare la lana nel
cestino da lavoro. Poco dopo ella si alzò, lasciando il conte e Giacomo a
giocare a carte e andò a sedersi nella limonaia.
Sopra una tavola vi erano alcuni indumenti da neonato. Ella prese un
camiciolino avviato, e le sue dita affusolate lavorarono con i ferri la fine lana
bianca. Ma col pensiero precorreva il dolce evento, e si riscosse sentendo aprire
la porta del salotto.
Giacomo le si avvicinò e posò dolcemente una mano sulla sua spalla.
—Ora bisogna pensare a te, cara Luisa.
—Pensare a me? Che cosa vuoi dire? —
Alzava su lui uno sguardo meravigliato.
—Sembri stanca, esaurita. Tutti questi eventi dolorosi ti hanno turbata, nonostante il tuo
coraggio, tanto più che il tuo cuore gentile, la tua anima affezionata, ha preso viva parte ai nostri
crucci, ha condiviso le nostre inquietudini.
Si era seduto accanto a lei, parlando, e le prendeva la mano che aveva
lasciato cadere sulle ginocchia il camiciolino bianco.
— Ne parlavo poco fa con mio padre. Anch'egli é del parere che devi
accettare l'invito del dottor Piennes e passare a Nizza la fine dell' inverno.
Poiché non posso lasciare troppo a lungo mio padre nello stato di salute in cui
è, ti accompagnerò laggiù e mi tratterrò li una settimana ; vi farò poi una
permanenza certamente più lunga, tornando a prenderti. —
I ferri erano scivolati dalle mani di Luisa e caduti in terra. Senza guardar suo
marito, la giovane donna rispose, cercando di tratte-nere l'emozione che
minacciava di far tre-mare la sua voce :
— Non vedo affatto la necessità di questo viaggio. Veramente mi sono un
po' stancata, ma mi rimetterò. Quale aria potrebbe essere migliore di quella
dei nostri monti?
— Forse un cambiamento potrebbe essere vantaggioso sotto molti punti di
vista. Mi sembri un po' nervosa, la tua allegria non é più schietta.... si direbbe,
Luisa, che hai qualche preoccupazione. - - =
Ella fece una risatina, che a lui parve forzata.
—Una preoccupazione? Che idea !
—Eppure ho quest'impressione, e -pensavo che ti saresti confidata con me.
– , Luisa si chinò per raccattare i ferri. Quando si rialzò, egli vide che le
tremavano le labbra.
—Desidero restar qui, Giacomo. Devo lavorare per il nostro bambino.
—Niente t'impedirà di lavorare laggiù e la signorina Piennes ti aiuterà.
—No, non voglio.... —
Nella voce un po' soffocata vi era un'angoscia tale, che Giacomo l'avverti.
Con un gesto impulsivo abbracciò sua moglie.
—Che hai? Da qualche tempo sento in te qualcosa che ti allontana da
me.... qualcosa che parrebbe dubbio, sfiducia....
—Sogni, — ella mormorò.
Ma egli sentì che tremava.
—No, non sogno ! Devi dirmi tutto, Luisa ! Un giorno mi. hai dichiarato di
avere in me piena fiducia. Me lo ripeteresti oggi? —
—Ella non rispose, ma tremò ancor più
—Luisa ! —
La voce di Giacomo era ardente, imperiosa.
—Voglio una spiegazione ! —
Ella disse sottovoce :
—So chi é colei che amavi.... e mi hanno detto che l'ami ancora.
—Che l'amo ancora?... Ah, questo poi no!... —
Che protesta violenta ! Luisa alzò su lui uno sguardo pieno di gioia.
—Chi ti ha detto questo, cara? .
—Marco. Asseriva che non eri andato dai Moreux e che ti avevano visto
uscire da lei.
—Marco? Miserabile ! —
Per un momento l'indignazione rese muto Giacomo. Poi riprese,
dominandosi :
—Andai dai Moreux e andai anche a Beudant. Ascoltami, Luisa.... —
Le fece il racconto del suo incontro con la signora di Prauzelles e del breve
colloquio che aveva avuto con lei nel suo castello. Ella aveva cercato invano di
riprenderlo, e in questo era il segreto dell'animosità che l'aveva indotta, per
vendicarsi, ad assecondare Moriéres nel contrabbando.
- Mi credi, Luisa? - domandò, terminando.
—Oh, sì, con tutto il cuore !
—Perciò non hai niente da temere, ed eviterò d' incontrarla, a Nizza. —
Ella arrossì, vedendo che aveva indovinato il motivo del suo rifiuto.
—Perdonami, se ho avuto un po' paura.... di lei.... — mormorò, nascondendo
il viso contro la spalla del marito.
—Non ho niente da perdonarti, tesoro mio. Fui un vero ragazzo a credere di
poter trovare l'amore in mezzo alle frivolezze e al materialismo. Non parliamo
più di quel passato di cui mi vergogno. Seguiamo serenamente il nostro
destino di sposi uniti davanti a Dio, per la buona come per la cattiva sorte. —
Ella ripeté con fervore :
—Per la buona come per la cattiva sorte!—

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