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CITAZIONE DI VIRILIO P.

Prendo spunto dalla citazione di Virilio per affermare che già con le innovazioni nei
mezzi di comunicazione della seconda metà dell’800, mi riferisco alle ferrovie, al
telegrafo, al telefono ecc…, si è avuto un accorciamento delle distanze che ha minato
la concezione di spazio come luogo circoscritto, chiuso, in cui hannno luogo le
pratiche sociali determinanti. Lo spazio, o meglio la percezione di esso, è andato
dilatandosi, e progressivamente perdendo di consistenza materiale. Ci si è avviati,
così, verso la concezione di spazio come un campo aperto e non lineare, propria
dell’epoca contemporanea.
Cioè lo spazio è il luogo in cui avvengono le “pratiche” che sono simultanee nel
tempo.

Prima dell’avvento dei mezzi di comunicazione di massa, e in particolare dei nuovi


media, il concetto di simultaneità era collegato a quello di contiguità spaziale, poiché
l’interazione sociale simultanea poteva avvenire solo tra coloro che condividevano
uno stesso spazio fisico. Già con l’invenzione del telegrafo elettrico e del telefono
furono possibili comunicazioni simultanee tra persone che appartenevano a luoghi
fisici differenti, non contigui, e che condividevano, in questo modo, uno spazio della
comunicazione immateriale, che oggi definiremmo virtuale.
Ma l’avvento dei media elettronici multimediali ha portato questo fenomeno alle sue
estreme conseguenze. Meyrovitz parla di una trasformazione del senso del luogo,
dovuta alla dissociazione, creata dai nuovi mezzi di comunicazione di massa, tra
luoghi fisici e situazioni sociali.
(J.Meyrowitz, Oltre il senso del luogo, Baskerville, Bologna, 1995)
Con la diretta tv si può partecipare ad un evento estremamente distante dallo
spettatore, ma simultaneo. Anzi l’evento, o almeno la sua rappresentazione, viene
addirittura assistito come se avvenisse davanti ai nostri occhi, nelle nostre case, nel
nostro spazio privato.
La comunicazione in diretta, afferma Virilio, annulla la partizione dello spazio, in cui
osservatore ed osservato si con-fondono. Si condive con l’evento uno spazio comune
altro, nuovo, virtuale, che è quello, nel caso specifico, del televisore.
Inoltre, l’esperienza degli eventi, mediata dalle tecnologie e non più collocata in uno
spazio e un tempo propri, si derealizza, e alla materialità dell’oggetto subentra la
virtualità della sua apparenza.
Ciò comporta un sempre più forte disorientamento nel nostro rapporto con la realtà
tanto che l’idea stessa di reale sfuma.
I nostri luoghi oramai sono virtuali e mutevoli, seguono la velocità assoluta delle
immagini e del flusso di informazioni che li costituiscono. Esautorati,quindi, da ogni
riferimento spazio-temporale, viviamo solo la realtà del momento.
Ciò si riflette pesantemente anche sul nostro senso di identità: identità sempre più
vaghe, infantili, fungibili, virtuali, legate ad un presente senza sviluppo, in spazi
sempre più indeterminati. (A.Fattori, Memorie del futuro. Spazio,tempo, identità
nella scienze fiction, Ipermedium libri, Napoli, 2001).
L’identità, allora, così come la realtà, perde di consistenza.