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12.12.

1 Introduzione
Il 28 maggio 1901, il Primo Ministro persiano Atabeg
(in rappresentanza dello Sci dellImpero Persiano,
attualmente Repubblica Islamica dellIran) e William
Knox DArcy, un privato cittadino inglese, sottoscris-
sero, conferendogli efficacia, il contratto per la prima
delle grandi concessioni petrolifere che avrebbero profon-
damente trasformato il mondo mediorientale. Il prece-
dente giuridico stabilito dalla concessione anglo-per-
siana riveste ancora oggi una grande importanza per
lIraq e per tutti gli altri paesi produttori di petrolio del
Golfo Arabico.
Lo Sci, allora suprema autorit musulmana del-
lImpero Persiano, esercitava le proprie legittime prero-
gative di monarca designato da Allah, cio da Dio (non
doveva, tuttavia, essere insignito del titolo onorifico di
sovrano, riservato esclusivamente alla divinit stessa). Il
precedente giuridico cui si richiamava era costituito dalla
pratica, inaugurata quasi tredici secoli prima dal Profe-
ta Maometto, di rilasciare concessioni private che ave-
vano come oggetto giacimenti minerari e terreni ad alcu-
ni dei suoi pi fedeli seguaci. Inoltre, lo stesso Maometto
era un mercante e apparteneva a una famiglia di com-
mercianti della Mecca e, di conseguenza, la legge isla-
mica (la sharia) considerava favorevolmente la propriet
privata, cos come il commercio, a condizione che fosse
esercitato in conformit alla legge (hallal).
12.12.2 La legge islamica e le prime
concessioni petrolifere
nel Medio Oriente
Il Capo di Stato del primo impero musulmano, fondato
agli albori dellIslam con capitale a Medina (termine che
significa la citt del profeta), nellArabia occidenta-
le, fu lo stesso Profeta. A quel tempo, Maometto diede
in concessione ad alcuni dei suoi pi fedeli seguaci un
certo numero di terreni e confer loro il diritto di gesti-
re e sfruttare finanziariamente alcune miniere doro. Que-
ste concessioni minerarie (iqta) riguardavano giacimen-
ti doro situati nellarea montuosa che si erge alle spal-
le della costa del Mar Rosso, nellattuale Arabia Saudita
occidentale.
Secondo la legge islamica, la validit delle conces-
sioni petrolifere del 20 secolo quelle rilasciate dal-
lIran, poi dallIraq e pi tardi ancora dal Bahrein, dal
Kuwait, dallArabia Saudita e dallOman si fondava
sui precedenti giuridici creati dal Profeta con quelle anti-
che transazioni, cos come sulla legittima autorit eser-
citata dai monarchi islamici del Golfo Arabico, in quan-
to rappresentanti di Dio. Nel periodo in cui iniziarono
a essere rilasciate, allinizio cio del 20 secolo, le con-
cessioni petrolifere erano considerate perfettamente leci-
te dalle scuole giuridiche sia sunnita sia sciita. A quel
tempo, infatti, le autorit religiose, gli ulama (i dottori
della legge), non sollevarono obiezioni contro queste
concessioni di diritti sul petrolio, n contro il fatto che
tali diritti fossero conferiti a societ straniere e non
musulmane.
Innanzitutto, in Iran fu creata una nuova compagnia
petrolifera, la First Exploration Company, in seguito regi-
strata in Gran Bretagna col nome di Anglo-Persian Oil
Company (APOC), da cui sarebbero nate lAnglo-Iran-
ian Oil Company e poi la British Petroleum (BP). Que-
sta prima concessione petrolifera del Medio Oriente obbli-
gava la First Exploration Company ad attribuire buona
parte delle azioni allo Sci, dando luogo a quella che pro-
babilmente rappresentava una delle prime forme di par-
tecipazione statale. Pi di ventanni dopo, la stessa com-
pagnia, lAPOC, avrebbe siglato insieme ai propri part-
ner un accordo analogo con il monarca islamico Feisal
I, Re dellIraq, ma in questo caso non fu concordata nes-
suna forma di partecipazione statale: questa disatten-
zione provoc disastrose conseguenze politiche, poich
795 VOLUME IV / ECONOMIA, POLITICA, DIRITTO DEGLI IDROCARBURI
12.12
Iraq
allontanava gli interessi economici del paese ospite da
quelli del concessionario straniero.
12.12.3 La sovranit sulle riserve
e sulle risorse petrolifere
e la propriet delle stesse
La Costituzione irachena attualmente in vigore, e che
senza dubbio sar profondamente modificata dopo le
elezioni del 30 gennaio 2005, stata promulgata nel
1991, sotto il regime di Saddam Hussein, e non ammet-
te la propriet privata delle risorse nazionali e dei
mezzi di produzione di base (art. 13), cos come la
propriet straniera di beni immobili (art. 18), pre-
sumibilmente terreni, edifici e cos via, a eccezione
dei casi previsti dalla legge. Linterdizione della pro-
priet privata dei giacimenti minerari e petroliferi esi-
stenti nel sottosuolo comune a tutti i paesi arabi e
deriva da precedenti giuridici stabiliti sotto lImpero
Ottomano.
Nel 1888-89, il Sultano Abdul Hamid, legittimo
sovrano dellImpero Ottomano, che includeva lIraq-
Mesopotamia, cio il territorio situato tra i fiumi Tigri
(Dijlah) ed Eufrate (Furat), trasfer con speciali firmani
i diritti petroliferi e minerari su tutto il territorio del-
lImpero alla dotazione della Corona (Shwadran, 1959).
Nel frattempo, rispettando una disposizione del Sultano
e del Califfo, i funzionari amministrativi e i dotti isla-
mici dellImpero Ottomano avevano iniziato una codi-
ficazione della sharia, destinata a essere resa vincolan-
te in tutti i domini del Sultano, coordinati da una com-
missione giuridica creata nel 1869 a Istanbul e presieduta
da Ahmad Jaudat Pasci, responsabile del diwan legale,
che port a termine la sua missione sette anni pi tardi
(El-Ahdab, 1999). Gli articoli della versione ottomana
della sharia, nota come Megelleh, accoglievano la linea
interpretativa della Scuola Hanafi e derivavano dalla
scienza del fiqh, dalla dottrina giuridica e dalla giuri-
sprudenza.
Pi tardi, con lascesa del Movimento dei Giovani
Turchi, i diritti petroliferi furono sottratti alla dotazio-
ne della Corona e assegnati al Ministero delle Finanze
turco. Questi eventi sono molto importanti per diverse
ragioni:
diedero un fondamento giuridico ai diritti del futuro
Stato iracheno sul petrolio in situ, che si sostituiva-
no a ogni altro diritto che i proprietari terrieri avreb-
bero potuto rivendicare sui giacimenti minerari pre-
senti nel sottosuolo;
linterpretazione sunnita della legge islamica adot-
tata dagli Ottomani, fornita dalla Scuola Hanafi, rico-
nosce i diritti del proprietario del terreno sul petro-
lio e sugli altri minerali presenti in situ nel sottosuo-
lo, proprio come la common law inglese. Tali diritti
petroliferi possono essere esercitati dal proprietario
terriero stesso o concessi a terzi. La scuola giuridi-
ca Hanafi quella che gode di maggior seguito tra i
Sunniti iracheni ma, per la maggioranza sciita, la
linea interpretativa dominante quella della scuola
Jaafari (Imami). In pratica, tuttavia, tutte le nazioni
musulmane conferiscono il diritto di propriet sul
petrolio e sui minerali in situ allo Stato;
anche ai nostri giorni, la Megelleh ottomana rappre-
senta unimportante fonte del sistema giuridico ira-
cheno (v. oltre). Questo diritto processuale non esclu-
de la possibilit per un non musulmano di ricorrere
ai tribunali islamici, n allarbitrato, per la risolu-
zione di controversie tra una societ straniera e un
musulmano, bench, come si vedr in seguito, vi siano
alcune difficolt in relazione a questultimo punto;
ci danno la misura della complessit della questione
della titolarit dei diritti petroliferi in Iraq. Di recen-
te, alcune fonti turche hanno rivelato che la Turchia
potrebbe rivendicare diritti residui in Iraq, in conse-
guenza della sovranit un tempo esercitata dal Sul-
tano ottomano sul suo territorio e di alcuni trattati
entrati in vigore dopo la fine della Prima Guerra Mon-
diale (Mahmud, 2003).
Nella loro analisi della legge islamica sul petrolio e
sui minerali, Blinn, Duval, Le Leuch e Pertuzio affer-
mano che le risorse naturali esistenti nel sottosuolo
appartengono sempre allo Stato (Blinn et al., 1986), per-
ch questultimo agisce in qualit di custode della pro-
priet comune inalienabile.
1
I limiti che la legge islamica pone alla sovranit asso-
luta dei governanti di questo mondo non comprometto-
no in alcun modo lindipendenza degli Stati musulma-
ni come soggetti di diritto internazionale: nessun paese
islamico sar disposto a riconoscere di essere soggetto
a un altro potere, n straniero n sovrannazionale. Secon-
do la legge, quindi, lo Stato iracheno esercita la sovra-
nit su tutto quanto rientra nella sfera della proprie com-
petenze, incluse le risorse minerarie e petrolifere pre-
senti nel territorio dello Stato e nelle sue acque marine,
delimitati dai confini nazionali. Per quanto riguarda la
propriet del petrolio in situ, tutte le nazioni arabe con-
cordano nel ritenere che la generosit di Dio, sotto forma
di giacimenti petroliferi presenti nel sottosuolo, debba
essere considerata patrimonio naturale del popolo e che
non possa essere alienata a privati. Che conseguenze se
ne devono trarre per quanto concerne il conferimento
di diritti sulle riserve, a testa pozzo (nei vecchi contratti
di concessione) o alla consegna, allesportazione e al
momento della designazione nel contratto di parte-
cipazione alla produzione? Il quadro della situazione
796 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
LA DISCIPLINA NAZIONALE DELLINDUSTRIA DEGLI IDROCARBURI
1
Occorre sottolineare che non tutti gli autori sono di que-
sta opinione.
piuttosto confuso e verr analizzato nelle pagine che
seguono.
Nellottobre 2004, dopo la sostituzione del regime
di Saddam Hussein, il Ministro della Pianificazione,
Mehdi Al Hafedh, annunci che il Governo aveva esor-
tato il Consiglio per il Petrolio e il Gas, recentemente
costituito, ad attenersi ad alcune direttive politiche (Oweis,
2004a). Il Primo Ministro ad interim, Iyad Allawi, sug-
ger di dare inizio al dialogo tra lIraq e le International
Oil Companies (IOC) tenendo presente, al tempo stes-
so, che occorreva conciliare la necessit degli investi-
menti stranieri con gli interessi nazionali dellIraq. Le
soluzioni contrattuali proposte sono poco chiare poich
si cita a modello un Production Sharing Agreement (PSA),
ma poi si afferma che tale modello compatibile con la
previsione di un profitto garantito per le IOC anche nel
caso in cui il prezzo del petrolio dovesse diminuire. Si
tratterebbe quindi di una tipologia pi vicina allaccor-
do di riacquisto (buy-back agreement) iraniano che al
PSA. Il primo, infatti, prevede un tasso di remunerazio-
ne garantito, abitualmente il 18% nei contratti di produ-
zione, non per lintero ciclo E e P (esplorazione e pro-
duzione), ma non permette alle IOC di acquisire la tito-
larit delle riserve.
Nel gennaio 2004, un articolo pubblicato sulle pa-
gine dellOil and Gas Journal dagli avvocati Andrew
Derman e Scott Hounsel ha gettato nuova luce sulla que-
stione. I due autori affermano che nel 1990 il Ministro
del Petrolio iracheno aveva adottato una curiosa posi-
zione, in base alla quale i contratti stipulati con le com-
pagnie straniere non autorizzavano queste ultime a riven-
dicare diritti sul petrolio iracheno. Se ci corrispondes-
se al vero, le IOC non potrebbero acquisire la titolarit
del greggio iracheno; il loro status sarebbe quindi assi-
milabile a quello del service contractor (fornitore di ser-
vizi), che non ha alcun diritto sulla quantit di prodotto
estratto, una posizione apparentemente simile a quella
prevista nellaccordo di riacquisto iraniano. Risulta che
il Ministro del Petrolio iracheno, Thamir al-Ghadbain,
abbia in proposito affermato: Il Ministero ha studiato
modelli di investimento per anni, incluso quello del ser-
vice contract impiegato da alcuni paesi, come, per esem-
pio, lIran, e quello del production sharing agreement.
A qualche anno di distanza dalla sua introduzione,
laccordo di riacquisto stato analizzato nei dettagli dal-
lautore iraniano Jahangir Amuzegar (Amuzegar, 2001),
il quale evidenzia i difetti del sistema, riconoscendo,
tuttavia, i limiti costituzionali in cui esso opera. Egli
osserva, innanzitutto, che il nome stesso fuorviante,
perch il buy-back non prevede lacquisto o la vendita
di greggio o di gas. Si tratta di un contratto a breve ter-
mine che, tuttavia, remunera generosamente la IOC per
limpiego dei suoi capitali e della sua esperienza. Lac-
cordo di riacquisto, che nella versione sviluppo-produ-
zione trasferisce il rischio commerciale dalle IOC allo
Stato iraniano, non prevede, inoltre, alcun trasferimen-
to di tecnologia. La struttura dellaccordo tende a inco-
raggiare le IOC a massimizzare la produzione negli anni
immediatamente successivi allinizio dello sfruttamen-
to e offre un minor numero di incentivi rispetto al con-
venzionale contractor agreement (production sharing)
perch non consente alle IOC di acquisire la titolarit
delle riserve prodotte (v. oltre).
12.12.4 I diritti petroliferi iracheni
Alla fine del 19 secolo, diverse societ europee, e cio
la tedesca Anatolian Railway Company, linglese APOC,
langlo-olandese Anglo-Saxon Oil Company (Royal
Dutch/Shell, che contava tra i suoi consulenti il famoso
Calouste Gulbenkian), nonch una compagnia america-
na, il Chester Group, entrarono in competizione per i
diritti petroliferi sullarea orientale dellImpero Otto-
mano (Mesopotamia). A quel tempo la Gran Bretagna e
le altre potenze europee erano determinate a tener fuori
gli Statunitensi dal Medio Oriente e cos le trattative con
la Sublime Porta finirono per essere condotte dai Gover-
ni della Gran Bretagna e della Germania.
La Turkish Petroleum Company (TPC) fu costituita
con un capitale azionario suddiviso tra lAnglo-Persian
Oil Company (partecipazione di maggioranza), lAnglo-
Saxon Oil Company, la Deutsche Bank, proprietaria delle
Ferrovie Anatoliche e il signor Gulbenkian, pi noto col
nome di Mister Cinque per Cento, detentore del 5% delle
azioni. Il 19 marzo 1914, la TPC fu creata in Inghilter-
ra e cinque giorni pi tardi gli ambasciatori della Gran
Bretagna e della Germania chiesero al Gran Visir turco
di rilasciare alla nuova compagnia una concessione per
lesplorazione e lo sfruttamento dei giacimenti petroli-
feri dei vilayet (distretti) di Mossul e di Baghdad. Il 28
giugno 1914, allincirca un mese prima dello scoppio
del conflitto mondiale, il Gran Visir rispose con una let-
tera in cui faceva riferimento al conferimento dei diritti
petroliferi sui vilayet di Mossul e di Baghdad alla TPC,
al diritto del Governo turco di entrare a far parte, nel
momento in cui lo avesse desiderato, della compagnia,
e allobbligo per la TPC di indennizzare qualsiasi altro
titolare di diritti nelle suddette aree.
Durante la Prima Guerra Mondiale, i Turchi comincia-
rono la perforazione per la produzione del petrolio nei pres-
si di Baghdad, in una struttura nota col nome di Qaiyarah.
Il 10 marzo 1917, i Britannici, che da Bassora avanza-
vano verso nord, raggiunsero Baghdad
2
e, poco dopo, co-
struirono una piccola raffineria per sfruttare il petrolio
prodotto a Qaiyarah, che fu usato come carburante per
797 VOLUME IV / ECONOMIA, POLITICA, DIRITTO DEGLI IDROCARBURI
IRAQ
2
Circa ottantasei anni pi tardi, le truppe britanniche si
sarebbero di nuovo messe in marcia verso Baghdad.
gli autocarri dellesercito (Owen, 1975). Tale situazione
rimase immutata fino al periodo successivo alla firma
dellarmistizio, nel novembre 1918.
Dopo aver sconfitto la Turchia e la Germania nella
Grande Guerra, le potenze vincitrici iniziarono ad affron-
tare una serie di questioni riguardanti lex Impero Otto-
mano, tra cui quella dei diritti petroliferi in Mesopota-
mia. A rigor di termini, questo nome indica solo il terri-
torio compreso tra il Tigri e lEufrate, ma allora era
comunemente impiegato anche per designare larea che
oggi chiamiamo Iraq. Non avendo partecipato ai dispe-
rati combattimenti contro lImpero Ottomano, gli Stati
Uniti non furono consultati, ma in seguito, quando final-
mente fu rilasciata, tentarono di ottenere una quota nella
concessione irachena. Allo stesso tempo gli Alleati si
spartirono i territori dellex Impero Ottomano, affidan-
do i Mandati della Palestina, della Transgiordania, della
Siria e dellIraq alla Gran Bretagna e alla Francia. AllE-
miro Feisal, figlio del Sovrano hashimita Hussein del-
lHigi az e della Mecca, furono assegnati prima il trono del-
la Siria e poi quello dellIraq e a suo fratello Abdullah
quello vacante della Transgiordania.
In ogni caso, dopo una serie di dure trattative tra gli
Alleati, i Tedeschi furono estromessi dalla TPC e la loro
quota pass alla Compagnia di Stato francese, la Com-
pagnie Franaise des Petroles (CFP), la Total. Ma, allim-
provviso, la situazione politica dellIraq precipit. A tre
anni circa dalla liberazione da parte delle truppe bri-
tanniche, il neonato Iraq divenne teatro di una vasta
ribellione: nel 1920, la maggioranza sciita innalz la
bandiera nera della rivolta che fu soffocata nel sangue
(tra gli Iracheni si contarono 8.450 vittime e tra i Bri-
tannici 2.200). Cos, le ambizioni della maggioranza
sciita vennero drasticamente ridimensionate a vantag-
gio di quelle della minoranza sunnita e il 23 agosto 1921,
il Re sunnita Feisal sal sul trono di un Iraq formalmente
indipendente.
3
Si tratta di un evento di cruciale importanza: Feisal,
infatti, apparteneva alla Casa di H ashim nellHigi az, allo
stesso lignaggio tribale, cio, del Profeta, cosa che legit-
timava la sua autorit (o almeno cos si pensava) agli
occhi sia degli sciiti, sia dei sunniti. Allo stesso tempo,
fu stipulato un accordo per la difesa del paese con la Gran
Bretagna, in base al quale i soldati britannici avrebbero
presidiato le loro basi e, inoltre, gli uomini del Governo
britannico preferivano che lo sviluppo dei campi petro-
liferi iracheni fosse promosso da capitali inglesi. Le ana-
logie tra la situazione dellIraq degli anni Venti del 20
secolo e quella in cui si trova attualmente il paese sono
sorprendenti: oggi come allora, infatti, il problema delle
basi militari straniere al centro dellattenzione.
Nel 1922, scoppi una controversia tra il Regno del-
lIraq, di recente divenuto indipendente, e la neonata
Repubblica Turca sulla linea di confine che divideva i
due paesi e, in particolare, sulla situazione del vilayet di
Mossul e dei suoi abitanti curdi. Le clausole dellaccordo
concluso nel giugno 1926 tra la Turchia, lIraq e la Gran
Bretagna sono molto importanti perch stabilirono che
la linea di confine fosse modificata in modo da soddi-
sfare tutte le parti in causa e che per venticinque anni
lIraq avrebbe versato alla Turchia il 10% delle royalty
petrolifere prelevate nellarea di Mossul o, in alternati-
va, la somma di 500.000 sterline per la rinuncia della
Repubblica Turca ai propri diritti (Shwadran, 1959).
Mahmud sostiene che le condizioni dellaccordo sono
state rispettate, dal momento che alla Turchia stata
pagata la somma stabilita per la rinuncia ai suoi diritti
(Mahmud, 2003).
Nel frattempo, i geologi dei vari azionisti della TPC
iniziarono a lavorare sul terreno in condizioni molto dif-
ficili. Tuttavia, nessun accordo era stato stipulato per
quanto riguardava i diritti petroliferi in Iraq: esisteva solo
la lettera di intenti scritta prima del conflitto dal Visir
ottomano e dagli azionisti della TPC. Occorreva porre
al pi presto rimedio a questa situazione ma, a quel punto,
entr in gioco la grande diplomazia. Gli Statunitensi, che
temevano di esaurire le proprie scorte di petrolio, ave-
vano finalmente deciso di avventurarsi nellesplorazio-
ne internazionale. Ben presto si resero conto che il fatto
di non aver ratificato il Trattato di Versailles aveva inde-
bolito la loro posizione in Iraq, ma cinonostante riba-
dirono che tutte le potenze vincitrici dovevano essere
trattate allo stesso modo negli accordi postbellici e che
si doveva permettere alle compagnie petrolifere statuni-
tensi di entrare a far parte della TPC, imponendo quel-
lo che in seguito sarebbe stato chiamato principio della
porta aperta. Tuttavia, come avrebbe osservato Henry
Longhurst, nei casi in cui erano in gioco i diritti petro-
liferi sullArabia Saudita, la porta tendeva ad aprirsi
in una sola direzione, vale a dire, come accade anche
ai giorni nostri, a esclusivo vantaggio degli Stati Uniti
(Longhurst, 1959).
Nel frattempo il neonato Regno dellIraq aveva dovu-
to affrontare un altro ordine di problemi: il 21 marzo
1925, infatti, esso si era trasformato in una monarchia
costituzionale. In base alla nuova Costituzione, lIslam
era la religione ufficiale del paese (anche se le corti civi-
li e penali, cos come quelle laiche, avrebbero dovuto
coesistere con le diverse giurisdizioni religiose). La sovra-
nit risiedeva nel popolo e il Parlamento doveva essere
costituito da una Camera dei Deputati e da un Senato.
Qualche giorno dopo, il 24 marzo 1925, fu firmato il
contratto di concessione che conferiva alla TPC ogni
diritto petrolifero sui vilayet di Mossul e di Baghdad.
Bench tuttaltro che perfetta, la monarchia costitu-
zionale irachena era, a suo modo, un sistema politico
798 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
LA DISCIPLINA NAZIONALE DELLINDUSTRIA DEGLI IDROCARBURI
3
Prima di allora, lIraq era governato dalla Gran Bretagna
come Mandato sotto legida e in nome della Lega delle Nazioni.
rappresentativo. In Iraq, le ultime libere elezioni (prima
di quelle del 2005) si svolsero nel 1953. In seguito, dopo
il rovesciamento della monarchia, nel 1958, furono adot-
tate ben tre diverse Costituzioni repubblicane (1965,
1990 e 1995), lultima delle quali riconosceva il potere
di Saddam Hussein, dei membri della sua famiglia e dei
suoi congiunti. Attualmente, il paese retto da una Costi-
tuzione provvisoria. Tenendo conto della composizione
della popolazione, fortemente differenziata dal punto di
vista etnico e religioso, i Governi iracheni non hanno
mai aderito a un sistema giuridico islamico ben defini-
to (v. oltre), optando per una combinazione di leggi lai-
che, commerciali e di altro tipo, emanate in base alle
circostanze.
Negli anni successivi hanno avuto luogo altri impor-
tanti eventi. Il 30 giugno 1927, la TPC inizi la trivel-
lazione del suo sesto pozzo, il Baba Gurgur n. 1, situa-
to sullanticlinale di Kirkuk, nel vilayet di Mossul, in
quello che oggi alcuni ritengono sia territorio curdo. Il
14 ottobre 1927, una volta raggiunti i calcari primari del
Miocene (lo stesso orizzonte geologico dei produttori
di Asmari, in Iran), dal pozzo fuoriusc un getto di petro-
lio che sovrastava la taglia fissa e che seguit a sgor-
gare a un ritmo stimato in 90.000 barili al giorno. Nono-
stante questo colpo di fortuna, gli azionisti inglesi, olan-
desi e francesi della TPC mantennero la parola data e,
il 31 luglio 1928, col Red Line Agreement, gli Statuni-
tensi entrarono a far parte della TPC.
Nel 1929 la compagnia cambi nome, assumendo
quello di Iraq Petroleum Company (IPC) e, pi tardi,
ottenne i diritti petroliferi su tutto il territorio a est del
Tigri, per un totale di 46.000 miglia quadrate. In segui-
to, i diritti petroliferi sullintero Iraq, incluso il vilayet
di Bassora, furono conferiti allIPC, nel quadro di una
serie di nuovi contratti di concessione cui erano stati
apportati diversi emendamenti. Questa vasta area di con-
cessione avrebbe reso difficili i rapporti tra il Governo
ospite e lIPC, esercitando una profonda influenza sulla
stesura dei contratti di concessione moderni.
12.12.5 Le concessioni dellIraq
Petroleum Company (IPC)
Quello della concessione uno strumento giuridico piut-
tosto antico, riconosciuto sia dalla common law inglese
sia dalla tradizione del codice civile francese, bench non
sia facile trovarne definizioni soddisfacenti. Il sito web
del Governo della Nuova Zelanda si rivela molto utile a
questo proposito, poich fornisce una definizione infor-
male, ma ampiamente applicabile, delle concessioni che
possono essere rilasciate dai suoi dipartimenti per le-
sercizio di attivit commerciali sul suolo pubblico: La
concessione unautorizzazione ufficiale che consente
di operare in unarea gestita da un dipartimento e pu
essere rilasciata in forma di locazione, licenza, permes-
so o servit prediale.
Nel paragrafo successivo, si afferma che il rilascio
di una concessione previsto, inter alia, per lesplora-
zione e lo sfruttamento dei minerali e che i concessio-
nari devono pagare una tassa di concessione per il dirit-
to loro accordato di trarre vantaggi commerciali o di altra
natura dal suolo pubblico. Questa tassa deve essere deter-
minata attraverso una contrattazione e pu essere costi-
tuita da una percentuale del ricavo lordo, da una certa
somma per ettaro, da un importo fisso o da una combi-
nazione dei precedenti. A volte, la possibilit di ottene-
re una concessione oggetto di unofferta pubblica (
messa cio allasta e aggiudicata al concorrente che fa
lofferta pi vantaggiosa), ma la maggior parte delle con-
cessioni viene rilasciata su richiesta di persone fisiche o
giuridiche che contattano il dipartimento per ottenere
lautorizzazione necessaria a esercitare una particolare
attivit. La concessione cos rilasciata assicura il diritto
giuridicamente riconosciuto di svolgere lattivit impren-
ditoriale in questione nel territorio gestito dal diparti-
mento, la definizione dei rapporti formali tra il conces-
sionario e il dipartimento tale da rendere entrambe le
parti consapevoli dei propri obblighi, la certezza del pos-
sesso fino al termine della concessione, purch il con-
cessionario ne rispetti i termini.
Tutte queste definizioni e precisazioni possono esse-
re direttamente applicate alle prime concessioni petroli-
fere rilasciate in Medio Oriente, anche se queste ultime
sembrano avere una portata pi vasta (v. oltre). Nel 1925,
quando fu stipulato il contratto di concessione con la
TPC, in Iraq non esisteva una legislazione petrolifera che
conferisse efficacia alla transazione, bench fosse stata
da poco promulgata una nuova Costituzione. Secondo
Shwadran, si deve ritenere che laccordo per il conferi-
mento dei diritti petroliferi alla TPC abbia assunto forza
di legge nel momento in cui il Governo iracheno (sic)
sottoscrisse il contratto.
Nel frattempo furono conclusi alcuni accordi che con-
sentivano di sfruttare i giacimenti petroliferi rinvenuti in
aree cedute dallIran allImpero Ottomano in occasione di
una rettifica della linea di confine tra i due paesi (Bunter,
2004). La Gran Bretagna ottenne dalla Turchia il ricono-
scimento del fatto che la concessione anglo-persiana copris-
se anche quelle aree. Cos, il 30 agosto 1925, fu stipulato
un accordo tra il Governo iracheno e lAPOC, in base al
quale una consociata dellAPOC, la Khanaqin Company,
avrebbe ottenuto una concessione petrolifera esclusiva della
durata di trentacinque anni su 684 miglia quadrate di quei
territori, ben distinta da quella del gruppo TPC-IPC. Lac-
cordo prevedeva inoltre la costruzione di una raffineria che
avrebbe fornito prodotti petroliferi a tutto lIraq e che si
sarebbe a sua volta approvvigionata di petrolio dal campo
di Naft Khaneh, scoperto in quellarea, che aveva una capa-
cit produttiva di circa 3.000 barili al giorno.
799 VOLUME IV / ECONOMIA, POLITICA, DIRITTO DEGLI IDROCARBURI
IRAQ
In seguito, fu costituita una societ affiliata di distri-
buzione, la Rafidain Oil Company, che aveva il compito
di rifornire il mercato iracheno di prodotti petroliferi, in
particolare benzina, cherosene (chiamato anche paraffi-
na) e diesel. Owen asserisce che negli anni Cinquanta le
due compagnie erano di propriet dello Stato iracheno;
inoltre, entrambe svolgono ancora oggi la loro attivit
separatamente dallIraq National Oil Company (INOC),
questione su cui torneremo pi avanti (Owen, 1975).
Dal punto di vista giuridico, il celebre Red Line Agree-
ment molto interessante: rappresenta, infatti, uno dei
primi esempi di quello che oggi chiamiamo Joint Oper-
ating Agreement (JOA), con cui due o pi compagnie
petrolifere, spesso di diversa nazionalit, formano un
gruppo imprenditoriale privo di personalit giuridica per
la gestione delle operazioni petrolifere. Questa sempli-
ce forma di accordo non assimilabile a una vera e pro-
pria partnership nel significato che la common lawingle-
se attribuisce al termine;
4
tuttavia, tale espressione viene
spesso impiegata in senso atecnico in riferimento al JOA,
bench non sia affatto appropriata. Nel JOA, i partner
IOC formano un gruppo no profit allo scopo di finan-
ziare e gestire congiuntamente le operazioni petrolifere
di esplorazione e produzione e spesso si accordano per
non trovarsi a dover competere in unarea di mutuo inte-
resse (Area of Mutual Interest, AMI).
5
Nel caso di spe-
cie, larea di mutuo interesse era definita dalla linea rossa
tracciata su una mappa da Calouste Gulbenkian, con cui
questultimo intendeva delimitare la sovranit prebelli-
ca del Sultano ottomano generalmente riconosciuta dal
diritto internazionale.
6
Il gruppo creato dallIPC era cos valido che le com-
pagnie che ne facevano parte lo utilizzarono per le atti-
vit di esplorazione e produzione condotte in altri paesi
del Medio Oriente, dato che in seguito esso ottenne con-
cessioni petrolifere in Palestina, in Siria, in Oman e negli
Emirati Arabi Uniti: alcune di queste sono ancora in vigo-
re. Il capitale azionario del gruppo IPC si sarebbe poi
suddiviso come segue: Anglo-Persian, 23,75%, Royal
Dutch-Shell, 23,75%, Compagnie Franaise des Petro-
les, 23,75%, Calouste Gulbenkian, 5% e lamericana
Near East Development Corporation, 23,75%. Questul-
tima era a sua volta di propriet dellAtlantic Refining
Company (16,66%), della Gulf Oil Corporation (16,66%),
della Pan American (Standard Oil dellIndiana, Amoco)
(16,66%), della Standard Oil del New Jersey (Esso, 25%)
e della Standard Oil di New York (SOCONY-Mobil, 25%).
LAnglo-Persian ottenne una royalty addizionale pari al
10% della produzione, in riconoscimento della sua posi-
zione di preminenza nel gruppo.
I contratti di concessione stipulati tra il Governo ira-
cheno e lIPC, cos come quelli conclusi prima e dopo in
Iran, in Bahrein, in Kuwait e in Arabia Saudita erano sen-
za alcun dubbio giuridicamente validi per la legge islami-
ca, poich gli ulama non sollevarono nessuna obiezione
in merito. Presentavano, tuttavia, taluni sciagurati difet-
ti che hanno profondamente condizionato il modo in cui
sono strutturati gli attuali contratti: erano concessioni
esclusive, coprivano grandissime estensioni e avevano
una durata molto lunga.
7
Gli oneri fiscali potevano essere corrisposti al Gover-
no sotto forma di royalty (tanti scellini per tonnellata di
petrolio), indipendentemente dal prezzo del petrolio; in
seguito, tuttavia, lutile imponibile inizi a essere cal-
colato in base al prezzo di riferimento del petrolio, che
era tendenzialmente fissato dalle IOC (Vernon, 1976).
Nonostante il precedente stabilito nel 1901 dalla con-
cessione persiana, nella maggior parte dei casi, non si
fece ricorso, se non in modo ambiguo, alle diverse forme
di partecipazione statale.
Non erano state ancora introdotte le clausole di rilascio
di aree, cosicch la IOC, dopo aver scoperto un giaci-
mento, poteva impegnarsi a sfruttarlo senza dover con-
durre ulteriori esplorazioni nella sua vasta area di con-
cessione. Ci significava che i piani finanziari del Gover-
no, strettamente legati alle entrate provenienti dallarea
di concessione, dipendevano dalle necessit contingen-
ti della IOC.
Questultimo difetto in una certa misura connatu-
rato agli accordi aventi a oggetto lestrazione di mine-
rali. Tuttavia, gli attuali contratti di concessione riguar-
dano aree di concessione molto meno vaste di quelle del
passato e obbligano la IOC a concordare un programma
di lavoro relativo alle operazioni di esplorazione da effet-
tuare entro un breve periodo di tempo, per poi restituire
tutta larea non soggetta alla licenza di produzione al
Governo, che pu accordare a terzi una nuova licenza
sullarea resa.
800 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
LA DISCIPLINA NAZIONALE DELLINDUSTRIA DEGLI IDROCARBURI
4
Nef ha usato il termine co-partnery, decisamente pi
appropriato, in riferimento ad accordi analoghi conclusi da
societ attive nel campo dellindustria del carbone inglese (Nef,
1932).
5
Nel caso dellIPC, il gruppo non era privo di personalit
giuridica, poich era stato registrato in Gran Bretagna come
societ a responsabilit limitata. Ai nostri giorni, questa tipo-
logia di partnership verrebbe definita incorporated joint ven-
ture.
6
interessante osservare che Gulbenkian non incluse nel-
larea delimitata dalla linea rossa lo Stato del Kuwait, cosa che
sembra indicare che le pretese avanzate dallIraq nei confron-
ti del Kuwait, oggi venute meno, fossero decisamente poco
fondate.
7
Nonostante le affermazioni di alcuni autori, questi difet-
ti non riguardano solo le concessioni rilasciate in quel perio-
do nel Golfo Arabico e in Africa settentrionale. Negli anni Set-
tanta, una compagnia petrolifera ha ottenuto una concessione
esclusiva su una vasta area al largo della Danimarca e, dopo
lapprovazione del Petroleum (Production) Act, nel 1934, nel
Regno Unito stata rilasciata una licenza mineraria della dura-
ta di 75 anni rinnovabile per altri cinquanta. Fino a non molto
tempo fa, inoltre, nei Paesi Bassi si rilasciavano licenze mine-
rarie perpetue.
I vecchi contratti di concessione sono poco chiari
anche per quanto riguarda la propriet del petrolio. Ben-
ch le monarchie islamiche potessero conferire diritti sui
giacimenti petroliferi esistenti nel sottosuolo a conces-
sionari stranieri, tali diritti non erano privi di limiti. Blinn
et al. (1986) asseriscono che secondo la legge dellIslam
i depositi di idrocarburi, espressione con cui probabil-
mente indicano lOlio e il Gas In Situ (abitualmente in
lettere maiuscole), non possono in alcun modo essere
acquisiti da un privato. Il loro sfruttamento da parte di
terzi pu aver luogo solo attraverso la stipulazione di un
contratto di sfruttamento, per un periodo prestabilito e
nei limiti dellarea di concessione. Gli autori proseguo-
no affermando che la IOC non pu divenire proprietaria
del deposito e che i suoi diritti si limitano allacquisi-
zione del minerale a testa pozzo. Non spiegano, tuttavia,
se questo principio fosse condiviso dalle IOC nel perio-
do in cui furono firmati i primi contratti di concessione.
Un tale punto di vista sembra in disaccordo con linter-
pretazione del significato del termine che in arabo sta
per concessione (iqta) offerta da el-Malik nel 1996 (v.
oltre). Inoltre, nella sua analisi delle vecchie concessio-
ni minerarie nelle Indie Orientali Olandesi, anche lav-
vocato indonesiano Kusumaatmadja ha espresso lopi-
nione secondo cui i diritti dei concessionari stranie-
ri erano molto ampi e includevano la propriet, che
poteva essere ipotecata, essendo in rem pi che ad rem
(Kusumaatmadja, 1974).
12.12.6 La geopolitica moderna
e lo status giuridico
del petrolio iracheno
Nel mondo vi sono molti grandi Stati-nazione costituiti
da gruppi etnici e religiosi molto diversi tra loro e, tra
questi, lesempio pi calzante probabilmente quello
della Confederazione Elvetica (Svizzera), che forse la
nazione meglio governata del globo. Non esiste, quindi,
una particolare ragione per cui lIraq, nonostante la com-
posizione fortemente differenziata dal punto di vista etni-
co e religioso della sua popolazione, non debba riuscire
a godere di unanaloga, invidiabile, stabilit.
8
Negli anni Venti e Trenta del 20 secolo, la situazio-
ne del nuovo Regno dellIraq, nato dallo smembramen-
to dellImpero Ottomano, era tuttaltro che tranquilla.
Lemigrazione ebraica nella Palestina Araba, allora sotto
mandato britannico, non fu priva di conseguenze per la
politica irachena e, nonostante lorientamento filobri-
tannico del Primo Ministro del tempo, Nuri es Said, la
presenza dei Britannici nel paese non era ben vista dalla
popolazione. Tuttavia, per la partnership dellIPC, que-
sta presenza era di inestimabile valore, perch non solo
infondeva un benefico senso di sicurezza a tutti gli inve-
stitori del gruppo, ma offriva ai partner non britannici
una vera e propria garanzia di copertura, finanziata dai
contribuenti britannici. Il comune cittadino iracheno ten-
deva a confondere la presenza dellesercito, delle basi
militari e degli acquartieramenti britannici con la pre-
ponderante influenza del Governo britannico e dellIPC.
Non sorprendente, quindi, che in alcuni settori delle-
sercito iracheno iniziasse a serpeggiare un senso di scon-
tentezza e di insoddisfazione, misto a sentimenti nazio-
nalistici.
Nel 1941, il malcontento degli Iracheni si trasform
in aperta rivolta e un gruppo di ufficiali superiori del-
lesercito, noto col nome di Quadrato doro, tent un
colpo di Stato, che fu soffocato sul nascere dai soldati e
dai marinai britannici. Ma ormai il danno era stato fatto:
tra i Britannici e gli Iracheni non si ristabilirono pi buoni
rapporti e, nel 1958, la monarchia filobritannica fu rove-
sciata da un altro gruppo di ufficiali, tra cui si distinse
il generale sciita Qassem. La legge n. 80 del 12 dicem-
bre 1961 escluse dalla concessione dellIPC tutti i terri-
tori precedentemente assegnati, a eccezione di quelli che
circondavano i campi di produzione.
Prima del colpo di Stato del 1958, lIraq, nonostan-
te la crescente importanza delle entrate derivanti dal
petrolio, era ancora un paese prevalentemente agricolo.
La classe dirigente irachena era dominata da un pugno
di grandi proprietari terrieri e nel paese vi erano 4,4 milio-
ni di contadini senza terra, mentre 3.600 persone posse-
devano l80% dei terreni coltivabili, una situazione comu-
ne a molti paesi arabi. In una certa misura, il Governo
iracheno aveva deciso di finanziare i propri obiettivi di
sviluppo nazionale con le entrate derivanti dal petrolio
e, nel 1950, cre il Consiglio per lo Sviluppo dellIraq
(Iraqi Development Board, IDB) che aveva il compito di
sovrintendere alla spesa della quota di ricavi petroliferi
dellIraq (Tanzer, 1969). Inizialmente, il Consiglio avreb-
be dovuto ricevere lintera quota irachena ma, come molti
altri contratti petroliferi di quel periodo, nel 1952, la con-
cessione Iraq-IPC fu rinegoziata, e gli utili ripartiti nel
seguente modo: 50% al Governo e 50% allIOC. Cos,
in considerazione del notevole aumento della quota ira-
chena, si decise di ridurre la quota spettante allIDB al
70% e di assegnare il rimanente 30% al budget ordina-
rio del Governo per le spese correnti.
In seguito alla caduta della monarchia, nel 1958, e
alla successiva acquisizione di controllo dellIPC, lIraq
e altri paesi arabi iniziarono ad avventurarsi in quello
che sarebbe stato un lungo periodo di nazionalismo for-
temente tinto di socialismo. Questa tendenza si ispirava
801 VOLUME IV / ECONOMIA, POLITICA, DIRITTO DEGLI IDROCARBURI
IRAQ
8
Occorre precisare che, nonostante la netta prevalenza dei
musulmani e, in particolare, degli sciiti (60-65% della popo-
lazione), in Iraq vi sono molte comunit di cristiani assiri e
caldei, cos come gruppi islamici pi eterodossi. La presenza
degli Ebrei, che una volta costituivano unimportante mino-
ranza, oggi irrilevante.
agli esempi dellegiziano Gamal Abdel Nasser e della-
rabo siriano cristiano Michel Aflaq, fondatore del parti-
to Baath (Rinascita) che aveva diramazioni clandestine
in Siria e in Iraq. Nasser aveva gi nazionalizzato una
consociata della Shell egiziana, lAnglo-Egyptian Oil-
fields, e in tutto il mondo arabo sembrava che il con-
trollo statale dei posti di comando delleconomia fosse
ormai un fenomeno che rientrava nellordine naturale
delle cose. Nel 1952, in Iran, Mossadeq nazionalizz
lAnglo-Persian Company (che aveva assunto il nome di
Anglo-Iranian Company), senza tener conto del fatto che
per realizzare il valore del petrolio occorreva venderlo
sul mercato. In Iraq, in Kuwait, in Arabia Saudita, in
Libia, in Algeria e in altri paesi mediorientali stavano
per essere effettuate altre nazionalizzazioni, ma innan-
zitutto i grandi paesi produttori di petrolio dovevano
strappare alle IOC il controllo dei meccanismi di for-
mazione del prezzo del petrolio.
Nel 1960, a Baghdad, fu fondata lOrganization of
Petroleum Exporting Countries (OPEC), nel corso di
un incontro tra i primi cinque paesi produttori di petro-
lio del mondo, esclusi gli Stati Uniti e lUnione Sovie-
tica. I cinque membri fondatori dellOPEC erano lIraq,
lIran, il Venezuela, il Kuwait e lArabia Saudita che,
non a caso, appartenevano tutti alle file dei paesi meno
sviluppati. In seguito, sarebbero entrate a far parte del-
lOPEC molte altre nazioni, tra cui lIndonesia, la Libia,
lAlgeria e la Nigeria.
In Iraq, un lungo periodo di instabilit politica aveva
fatto seguito agli anni relativamente tranquilli di Nuri es
Said e della monarchia costituzionale. Durante uno dei
tanti colpi di Stato che si succedettero in quel periodo,
rischi di perdere la vita il giovane Saddam Hussein,
allora membro del partito Baath. Nel 1963, il generale
Qassem, allora a capo del Consiglio del Comando Rivo-
luzionario e nuovo Capo del Governo iracheno, fu assas-
sinato. Nel 1964, nel corso di un breve Governo costi-
tuzionale fu creata lINOC, alla quale, nel 1967, furono
conferiti i diritti petroliferi esclusivi su gran parte del
territorio nazionale. Nel 1968, la compagnia nazionale
irachena diede inizio alle operazioni petrolifere autono-
mamente e, nello stesso anno, il partito Baath prese il
potere, che lasci solo quando costretto. Sotto molti aspet-
ti, questo evento fu una vera e propria calamit per gli
Iracheni, anche se inaugur un periodo di sviluppo nazio-
nale e prosperit personale per molti.
12.12.7 Partecipazione statale
e nazionalizzazione
negli anni Settanta
del 20 secolo
Una volta fondata, nel 1960, lOPEC rimase inerte fino
a quando, nel 1969, il mondo del petrolio fu sconvolto
dallascesa al potere in Libia del Colonnello Muam-
mar al Ghaddafi. Come molti membri delle classi diri-
genti dellIraq, dellAlgeria e dellEgitto, Ghaddafi
era un radicale, determinato ad aumentare il peso dello
Stato libico nel settore petrolifero. Decise di colpire
per prima la pi debole delle IOC attive in Libia, la
relativamente piccola Occidental Petroleum (la Oxy),
sapendo che questa compagnia era in possesso di impor-
tanti contratti di fornitura di greggio ma non dispone-
va di sufficienti fonti di approvvigionamento. Ridus-
se unilateralmente la produzione della Oxy, per poi tor-
nare sui suoi passi in cambio di un aumento della quota
di ricavi spettante al Governo. Poi fu la volta delle altre
IOC e il controllo dei ritmi di produzione da parte del
Governo ospite fin per sostituire il vecchio sistema
del prezzo di riferimento. In questo periodo emerse
unaltra richiesta: i Governi ospitanti volevano parte-
cipare come soci ordinari alle operazioni condotte dalle
IOC nei loro paesi. Negli anni Sessanta e Settanta, il
soddisfacimento di queste due richieste, quella cio
relativa al controllo del prezzo del petrolio attraverso
le quote di produzione imposte dal Governo e quella
riguardante lassociazione partecipativa, segnarono il
passaggio del potere dalle IOC ai Governi dei paesi
produttori di petrolio.
Allincirca nello stesso periodo, lAssemblea Gene-
rale delle Nazioni Unite eman una serie di risoluzioni
che assicuravano la sovranit permanente delle nazioni
sulle proprie risorse minerarie. Nelle principali nazioni
produttrici di petrolio furono cos create le Compagnie
petrolifere di Stato (State Oil Companies, SOC). Nel
1972, lIPC fu parzialmente nazionalizzata (in realt, fu
concessa una percentuale di partecipazione allo Stato
iracheno); non entr, tuttavia, a far parte dellINOC ma
divenne una distinta compagnia di Stato, lIraqi Com-
pany for Oil Operations (ICOO), creata subito dopo la
nazionalizzazione.
9
Questa forma di partecipazione statale la caratteri-
stica del settore petrolifero iracheno. Nel paese operano
molte piccole o medie imprese petrolifere, upstream,
midstream e downstream, di propriet dello Stato, ognu-
na delle quali svolge differenti funzioni e ha diverse aree
operative (v. oltre) e non chiaro se potranno sopravvi-
vere nellattuale forma dopo la restituzione della sovra-
nit al popolo iracheno. Nel 1973, durante la guerra arabo-
israeliana del Kippur, il Governo iracheno nazionalizz
anche le quote degli ultimi partner americani dellIPC:
la Standard Oil del New Jersey, la Mobil Oil, la Royal
Dutch e la famiglia Gulbenkian. Rimanevano solo i part-
ner inglesi e francesi, ma nel 1975 anche le loro quote
furono nazionalizzate.
802 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
LA DISCIPLINA NAZIONALE DELLINDUSTRIA DEGLI IDROCARBURI
9
Ci si chiede cosa sarebbe accaduto in Iraq se la percen-
tuale di partecipazione irachena alla IPC fosse stata trasferita
a vantaggio dei privati cittadini iracheni.
Il diritto internazionale riconosce agli Stati la facolt
di disporre la nazionalizzazione o lespropriazione di
attivit economiche o beni privati mediante provvedi-
menti legislativi, a condizione che venga offerto un ade-
guato indennizzo. Sembra che alcuni insigni studiosi
musulmani abbiano posto in questione la legittimit, dal
punto di vista della sharia, delle nazionalizzazioni delle
concessioni petrolifere (iqta) effettuate in Medio Orien-
te negli anni Sessanta e Settanta. Secondo il giurista isla-
mico Al Maududi, nessuno Stato e nessuna assemblea
legislativa hanno il diritto di privare arbitrariamente le
persone dei loro diritti, cos come quello di rilevare pro-
priet legittime o di interferire con la loro gestione, se
non per una giusta causa.
Nel diritto islamico lespressione giusta causa riman-
da ai casi di estrema necessit, come, per es., le guerre o
le carestie, che non sembra abbiano fatto da sfondo alle
nazionalizzazioni effettuate in Iran, in Arabia Saudita, in
Kuwait e in Iraq. Qualsiasi illegittima privazione di pro-
priet legalmente detenute considerata un ghash, vale
a dire unusurpazione, e qualsiasi trasferimento di tali
propriet a un terzo d luogo a un possesso illegittimo
(yad mutila) del terzo stesso. Se le concessioni petroli-
fere dovevano considerarsi atti con cui si conferiva essen-
zialmente il diritto amministrativo di estrazione dei mine-
rali, vale a dire iqta istighlal, allora il concessionario,
non avendo acquisito il diritto di propriet sui minerali
del sottosuolo, non poteva chiedere un indennizzo per la
sua perdita al momento della nazionalizzazione. Poteva,
tuttavia, rivendicare la propriet di tutti i minerali estrat-
ti prima della nazionalizzazione e chiederne la restitu-
zione. Nel caso, invece, in cui le concessioni fossero con-
siderate iqta tamleek, vale a dire trasferimenti del dirit-
to di propriet sui giacimenti minerari presenti nel
sottosuolo, allora il concessionario poteva chiedere un
indennizzo per tutti i minerali estratti da altri anche dopo
il decreto di nazionalizzazione (El-Malik, 1996).
Nel 1975, le unit di produzione dellIPC nei vilayet
di Mossul e di Baghdad erano passate alla nuova SOC,
la ICOO, e quelle del vilayet di Bassora allINOC, men-
tre i pi piccoli impianti dei territori al confine apparte-
nevano alle imprese di Stato Khanaqin Oil Company e
Rafidain Oil Company. Quellanno il paese produsse un
totale di 2.248.000 barili al giorno. In quel periodo, a
causa di una serie di problemi politici, le esportazioni di
petrolio dallIraq settentrionale attraverso la Siria erano
quasi del tutto cessate e quelle che passavano per Israe-
le si erano interrotte gi da molto tempo. NellIraq meri-
dionale era stato costruito un sistema di oleodotti per le-
sportazione che arrivava allo Shatt al Arab e, in seguito,
ne fu realizzato un altro che attraversava il confine con
lArabia Saudita, congiungendosi col sistema di oleo-
dotti di questo paese.
Nonostante le sue accentuate tendenze socialiste, lI-
raq era ben lungi dallessere contrario agli investimenti
stranieri nel settore petrolifero e, tra il 1968 e il 1972,
stipul con le IOC tre risk service agreements per inte-
ri cicli petroliferi (E e P). In questo tipo di accordo, la
IOC straniera agiva in veste di contractor nei confron-
ti della SOC irachena, assumendo, tuttavia, tutti i rischi
relativi alle fasi di esplorazione e di produzione. Nel
caso in cui avesse effettuato una scoperta commercial-
mente apprezzabile, la IOC aveva diritto al rimborso
delle spese e a essere remunerata per i rischi corsi con
una quota concordata della produzione, corrisposta per
contanti. In alternativa, la IOC poteva acquistare una
quota della produzione con il denaro guadagnato. Non
sappiamo se questi contratti prevedessero una forma pi
o meno accentuata di partecipazione diretta dello Stato.
Il primo risk service agreement iracheno fu stipulato
con la compagnia francese Elf-Erap e copriva una regio-
ne orientale vicina al confine con lIran, dove i france-
si scoprirono tre campi, due dei quali celavano riserve
dellordine di miliardi di barili. Nel 1972, la INOC con-
cluse un risk service contract con la Braspetro, che nel
1977 scopr il campo di Majnoon, le cui riserve am-
montavano a venti miliardi di barili. Nel 1973, la IOC
concluse un accordo analogo con lindiana Oil and
Natural Gas Corporation (ONGC) ma, nel 1977, que-
sti diritti vennero meno. Nel 1978 e nel 1979 vennero
meno anche i diritti dei gruppi Elf e Braspetro.
12.12.8 Il sistema giuridico
iracheno
El Ahdab ha descritto a grandi linee il sistema giuridico
attualmente vigente in Iraq, riconoscendo in esso la
profonda influenza delle seguenti tradizioni giuridiche:
a) la versione ottomana della legge islamica e il fiqh,
vale a dire la Megelleh; b) la legislazione inglese, risa-
lente al periodo delloccupazione britannica, tra la fine
degli anni Dieci e gli anni Venti del 20 secolo; c) la legi-
slazione egiziana, attraverso la profonda influenza eser-
citata dalle istituzioni e dalle leggi di questo paese in
tutto il mondo arabo; d) la legislazione socialista, che
rispecchia le idee economiche e sociali del partito arabo
Baath (El-Ahdab, 1999).
A questo elenco si potrebbero aggiungere la legge o
le leggi consuetudinarie tribali e la common law. sor-
prendente constatare come, nonostante il peso prepon-
derante della Gran Bretagna nelle vicende politiche del
Golfo Arabico e del Medio Oriente in generale, almeno
nel periodo precedente agli anni Cinquanta, in questa-
rea prevalessero altre influenze giuridiche. Gran parte
del sistema giuridico di questi paesi stato profonda-
mente influenzato dal codice civile egiziano e dal dirit-
to civile francese, al quale, in una certa misura, il primo
ispirato: lEgitto, infatti, ha sempre svolto un ruolo di
primo piano nella vita politica ed economica del mondo
803 VOLUME IV / ECONOMIA, POLITICA, DIRITTO DEGLI IDROCARBURI
IRAQ
arabo, a eccezione del breve periodo dellapertura di
Sadat allo Stato di Israele, negli anni Ottanta.
Nel 19 secolo, il Sultanato Egiziano, bench for-
malmente soggetto alla Sublime Porta di Istanbul, era
divenuto de facto uno Stato indipendente governato da
un Vicer, (khedive). In questo paese, la sharia coesi-
stette con diverse versioni del diritto europeo, applicate
dai tribunali consolari e poi dai tribunali misti egiziani,
fino al 1875, anno in cui furono promulgati, sotto lau-
torit del khedive, numerosi codici che si ispiravano al
diritto francese, vale a dire al codice civile, al codice
commerciale, al codice della navigazione, al codice di
procedura civile e al codice di procedura penale france-
si. Questo processo di recezione legislativa in seguito fu
adottato da molti altri paesi arabi, incluso lIraq.
Unaltra decisiva influenza quella delle dottrine e
delle pratiche del socialismo arabo e, in particolare, di
quelle adottate dal Baath. Bench la storia di questo
partito sia ben documentata (Mansfield, 1978), non
facile districarsi nel groviglio delle credenze dei suoi
padri fondatori. Occorre ricordare che tra gli anni Tren-
ta e gli anni Quaranta, il mondo sembrava diviso tra due
poli dattrazione politici: il socialismo/comunismo, da
un lato, e le diverse forme di fascismo, dallaltro: la demo-
crazia liberale sembrava essere in declino e lIslam era
scarsamente visibile come forza politica. Lesempio della
Russia sovietica e quello del socialismo, come strumento
di liberazione nazionale, esercitavano unattrazione irre-
sistibile sulle popolazioni coloniali del Medio Oriente e
dellAfrica. Nel 1944, larabo cristiano Michel Aflaq
fond in Siria, insieme a un pugno di persone che con-
dividevano le sue vedute, il partito Baath. Mansfield
ritiene che gli scritti di Aflaq, che colpiscono per il loro
romanticismo e il loro idealismo, non siano affatto chia-
ri. Egli afferm che la missione degli arabi era definita
dal trinomio libert, unit e socialismo, che, a suo pare-
re, significava libert politica, culturale e religiosa, cos
come liberazione dal dominio coloniale, unaspirazione
che non sembra essere stata pienamente realizzata in nes-
suno dei paesi arabi.
Unaltra influenza formativa pu essere individuata
nel Movimento Egiziano dei Giovani Ufficiali, sorto nel
periodo successivo, e, in particolare, nel carisma eserci-
tato negli anni Cinquanta sulle masse arabe da Gamal
Abdel Nasser, secondo il quale lUnione Socialista Araba
(Arab Socialist Union, ASU) avrebbe dovuto prendere
il potere prima in Egitto e poi negli altri paesi arabi. La
sua insistenza sulla necessit di rendere di propriet pub-
blica i mezzi di produzione, di distribuzione e di scam-
bio svolse un ruolo di decisiva importanza nello svilup-
po delle politiche economiche arabe, inclusa quella ira-
chena. Le bandiere nazionali di molti paesi arabi, compresa
quella dellIraq, sono direttamente ispirate a quella rossa,
bianca e nera adottata in Egitto dopo la rivoluzione del
1952 (Ahad, 2004).
LEgitto di Nasser fu uno dei primi paesi a naziona-
lizzare le compagnie petrolifere straniere attive allin-
terno dei confini dello Stato, e il Baath, bench in una
certa misura rivale dellUnione socialista araba, adott
entusiasticamente la sua politica economica. Ispirando-
si al modello politico ed economico messo a punto da
Nasser e dal Baath, i paesi da poco divenuti indipen-
denti dellAsia e dellAfrica entrarono in una fase di
nazionalismo economico che non ha ancora avuto ter-
mine. Il clamore di recente suscitato dalla notizia secon-
do cui lindustria petrolifera irachena sar almeno in
parte privatizzata sembra quindi del tutto fuori luogo. Le
diverse influenze storiche subite dal sistema giuridico
arabo e, in particolare, iracheno, qui analizzate, sono di
decisiva importanza perch seguiteranno a condiziona-
re lo sviluppo economico e politico dellIraq negli anni
a venire.
Infine, il sistema legislativo iracheno stato influen-
zato, forse in misura ancora maggiore, dalla crescente
importanza della sharia islamica. Bench non goda del
grande prestigio conferito alla Penisola araba dal fatto
di ospitare i due luoghi santi dellIslam, il territorio del-
lIraq riveste unimportanza non secondaria per la comu-
nit musulmana, lummah. Il quarto Rashidun (Califfo
rettamente guidato) Al, cugino del Profeta, stabil la
propria base operativa nellIraq meridionale, dove lui e
suo figlio Husayn sono sepolti. Inoltre, nell8 secolo,
la dinastia abbasside trasfer la sede del Califfato da
Damasco a Baghdad, facendo probabilmente di que-
stultima la citt pi importante del mondo a quel tempo.
A Baghdad, i Califfi crearono un grande centro di studi,
che attrasse una brillante assemblea di insigni accade-
mici: qui, come a Medina, i grandi dotti islamici, tra cui
Abu Hanifa e i suoi seguaci, diedero inizio allopera di
scrittura dei principii della Legge Sacra, il fiqh. Linter-
pretazione della legge islamica elaborata dalla scuola
hanafita ancora in vigore allinterno della comunit
sunnita irachena.
Per gli sciiti, il territorio occupato dallIraq riveste
unimportanza ancora maggiore. Lo scisma islamico,
successivo alla morte di Al e al martirio di Husayn, de-
terminato dallassunzione del Califfato da parte degli
Omayyadi, fece dellIraq meridionale una regione tenu-
ta in alta considerazione dai partigiani di Al (shiatu Ali),
gli sciiti. I pi importanti seminari di teologia sciita, dove
gli ulama, i dotti nelle scienze religiose e giuridiche,
sono investiti dellinterpretazione della legge, sono situa-
ti nellIraq meridionale, a Kerbala, e soprattutto a Najaf.
LIslam non opera alcuna distinzione tra osservanza dei
principii religiosi e osservanza della legge e quindi la
posizione degli ulama sciiti considerata degna del mas-
simo rispetto. Diversamente da quello sunnita, il clero
sciita diviso per gradi gerarchici, al vertice dei quali si
trovano gli ecclesiastici insigniti del titolo Ayatollah. Il
Grande Ayatollah Al al Sistani a capo della comunit
804 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
LA DISCIPLINA NAZIONALE DELLINDUSTRIA DEGLI IDROCARBURI
sciita, insieme agli altri sette membri della marjaiyah
(marja significa insigne giureconsulto). La legge isla-
mica riconosce a questo gruppo di ecclesiastici il dirit-
to di nominare i giudici che devono esaminare partico-
lari cause civili e penali rientranti nella loro giurisdizio-
ne. Inoltre, gli Ayatollah esercitano una forte influenza
politica.
Dopo aver analizzato le diverse ascendenze giuridi-
che del paese, El-Ahdab afferma che le principali leggi
irachene sono: a) la legge penale di Baghdad emanata il
21 novembre 1918 che di origine ottomana, ma stata
pi volte modificata sotto linflusso del diritto egiziano
e inglese; b) il codice di procedura penale di Baghdad
promulgato il 15 novembre 1918, che risente dellin-
fluenza del diritto sudanese, indiano, ottomano e ingle-
se; c) la legge societaria, uguale a quella indiana, ema-
nata nel 1919 e in seguito riformata nel 1957 e nel 1981;
d) il codice commerciale, promulgato nel 1943 e poi
riformato nel 1959, con i suoi ulteriori emendamenti; e)
il codice di procedura civile e commerciale promulgato
il 25 agosto 1956.
Nel 1933, il Governo iracheno, ormai libero dal con-
trollo esercitato dagli occupanti britannici sulla legisla-
zione interna del paese, assegn a una commissione giu-
ridica il compito di redigere un nuovo codice civile. Dal
momento che i lavori della commissione andavano per
le lunghe, tre anni dopo, nel 1936, lincarico fu affida-
to a un altro gruppo di esperti guidato da Abdul Razzaq
Al-Sanhuri, Preside della Facolt di Giurisprudenza del-
lUniversit di Baghdad. Il 4 giugno 1951 la stesura defi-
nitiva del nuovo codice civile fu approvata dallAssem-
blea Nazionale e, il 9 settembre 1953, entr in vigore.
Nel memorandum esplicativo allegato al nuovo codice
si precisava che, con quella raccolta di leggi, si era volu-
to definire un normativa generale per lIraq che fosse
coerente con i principii generali della sharia e del fiqh
musulmano, ma che si rimaneva in attesa di un pi gene-
rale codice civile arabo. In quel periodo, infatti, la poli-
tica panaraba era profondamente influenzata dalla pro-
spettiva dellunit dei paesi arabi.
In teoria, tutte le leggi irachene sono pubblicate sulle
pagine della Gazzetta ufficiale (al Waqaa i al Iraqiyya).
Tuttavia, a giudicare dalle fonti consultate, la situazione
giuridica del diritto commerciale iracheno appare poco
chiara. dato sapere che la l. n. 40/1951 entrata in
vigore nel 1953 ma che in seguito stata modificata dalla
l. n. 21/1997 sul diritto societario. Tuttavia, la fonte pi
importante della legislazione commerciale sembra esse-
re costituita dalla l. n. 30/1984. La l. n. 83/1969, il codi-
ce di procedura civile, contiene le procedure da adotta-
re per la risoluzione delle controversie civili e commer-
ciali. Nonostante la relativa modernit del sistema
giuridico iracheno, evidente il peso di tradizioni molto
antiche. La ratio giuridica sottostante alle diverse parti
del diritto commerciale rivela la profonda influenza della
legge islamica, come, per esempio: a) il diritto dei con-
tratti (offerta e accettazione, validit, risoluzione e reces-
so, eventi imprevedibili e causa di force majeure, danni,
debiti/interessi; bench la legge irachena ammetta il pa-
gamento degli interessi, lusura proibita); b) il diritto
societario (registrazione, societ nazionali, societ este-
re, filiali di societ estere); c) le agenzie; d) il diritto
commerciale (esportazione, importazione, marchi, dirit-
ti di privativa, diritti di propriet intellettuale, brevetti,
diritti dautore). Sembra che in Iraq non esistano leggi
concernenti la concorrenza o lantitrust.
Il sistema giudiziario iracheno organizzato in giu-
risdizioni civili, Tribunali di stato personale e Tribuna-
li penali. Ognuno di questi tre sistemi costituito da Tri-
bunali di prima istanza, Tribunali dAppello e Corti di
Cassazione. Il Collegio della Corte di Cassazione la
pi alta autorit giudiziaria del paese. In Iraq qualsiasi
individuo, iracheno o straniero, pu iniziare unazione
legale rivolgendosi a un avvocato iracheno e, bench
lIraq non abbia ratificato la Convenzione di New York
sul riconoscimento e lesecuzione delle sentenze stra-
niere di arbitrato, possibile accedere ad altri mecca-
nismi di risoluzione di tali controversie, anche se sem-
bra che questa possibilit sia soggetta a severe limita-
zioni giuridiche.
12.12.9 Il quadro giuridico iracheno
del settore petrolifero
Quanto alle operazioni petrolifere, la prima legge scrit-
ta irachena concernente questo tema fu la l. n. 80/1961.
Il legislatore iracheno dellepoca aveva conferito forza
di legge al contratto di concessione del 1925, bench non
esistesse una legislazione specificamente dedicata al
petrolio, ma la legge del 1961 priv lIraq Petroleum
Company e le sue affiliate di tutte le aree di concessio-
ne non soggette alle operazioni di produzione. La l. n.
80/1961 non occupa pi di due pagine e il suo titolo,
Definizione delle aree di sfruttamento delle compagnie
petrolifere nella Repubblica dellIraq, non rende giu-
stizia al suo reale significato giuridico e storico. Dopo
lemanazione di questa legge non furono pi rilasciate
concessioni del vecchio tipo nei paesi arabi, mentre in
alcuni paesi europei si seguitarono a stipulare contratti
per concessioni petrolifere di lunga durata e che copri-
vano vaste aree.
Wlde (2003) analizza nei dettagli la questione dei
presunti diritti residui degli azionisti del consorzio IPC.
Il diritto internazionale e le risoluzioni dellAssemblea
Generale delle Nazioni Unite approvate negli anni Ses-
santa riconoscono agli Stati il diritto di nazionalizzare
imprese nazionali e straniere contro il pagamento di un
giusto indennizzo. Wlde prende in esame tutti i diritti re-
sidui delle IOC che andavano sotto la dicitura di Vecchio
805 VOLUME IV / ECONOMIA, POLITICA, DIRITTO DEGLI IDROCARBURI
IRAQ
titolo (sic) e tenta di stabilire se fosse o no dovuto a tito-
lo di indennizzo per le attivit di cui i soci erano stati
privati, pur ritenendo che ormai questa questione aves-
se un interesse solo dal punto di vista storico.
Lemanazione della l. n. 11/1964 diede origine alla
costituzione dellINOC, il cui atto istitutivo fu modifi-
cato dalla l. n. 88/1965. Nello stesso anno, il Governo
adott, con la l. n. 74/1965, una serie di misure che gli
consentivano di esercitare un pi rigoroso controllo sulle
risorse di gas del paese. Nel 1967, lINOC fu autorizza-
ta a operare in gran parte del territorio nazionale, inclu-
se le acque territoriali, e nella parte irachena della zona
neutrale tra lArabia Saudita e lIraq. Iniziate nel 1968,
le operazioni condotte in esclusiva dallINOC presumi-
bilmente non riguardavano le aree di competenza delle
compagnie petrolifere di Stato Khanaqin e Rafidain,
ancora oggi in attivit. La l. n. 299/1970 sulla Preser-
vazione del patrimonio petrolifero e di idrocarburi natu-
rali, determin lentrata in vigore di dettagliate norme
che regolavano la conduzione delle operazioni di esplo-
razione e produzione nel territorio nazionale. Questa
legge fu firmata da un certo Ahmad Hassan Al Bakr,
cugino e predecessore di Saddam Hussein nella carica
presidenziale. Larea di competenza dellINOC fu modi-
ficata ancora una volta dalla l. n. 83/1971.
Allinizio degli anni Settanta, il clima politico dei
paesi del Golfo Arabico inizi decisamente a propende-
re per il controllo statale delle industrie petrolifere nazio-
nali. Il 1 giugno 1972, con lemanazione della l. n.
69/1972, tutte le attivit dellIPC furono nazionalizzate.
Lart. 2 di questa legge disponeva la creazione dellIra-
qi Company for Oil Operation (ICOO) e conferiva le
operazioni dellex IPC allICOO e non allINOC, men-
tre lart. 3 affrontava la questione dellindennizzo per le
attivit dellIPC, prendendo in considerazione la possi-
bilit di un risarcimento in denaro per gli azionisti della
compagnia, cui, tuttavia, occorreva sottrarre tutte le tasse,
le competenze, i salari e altri importi, un linguaggio che
si prestava a interpretazioni discordanti.
Nel 1968, la Repubblica Irachena adott una Costi-
tuzione provvisoria, in seguito modificata da un decre-
to presidenziale. Al Capo dello Stato, coadiuvato da due
Vicepresidenti, era affidata la funzione esecutiva del
Capo del Governo. Era inoltre previsto un corpo paral-
lelo, il Consiglio del Comando Rivoluzionario (Revolu-
tionary Command Council, RCC), una struttura esecu-
tiva e politica comune a molti dei regimi arabi pi radi-
cali. Il Consiglio dei Ministri, subordinato al Presidente
e allRCC, era formato da tre Vice Primi Ministri e da
una serie di altri Ministri, incluso quello del Petrolio.
Nel 1987, il Ministero del Petrolio e lINOC furono ac-
corpati e non chiaro se il Ministero e la compagnia
petrolifera di Stato, a esso formalmente subordinata, ab-
biano mai avuto unesistenza indipendente luno dallal-
tra. inoltre difficile capire in che misura il Ministro
esercitasse un controllo regolatore sullINOC e in che
misura dirigesse un separato apparato per il conferimento
di diritti di esplorazione e produzione petrolifera. Per-
tanto pi che probabile che a quel tempo gli esperti
tecnici del Ministero e dellINOC esercitassero le seguen-
ti funzioni: a) definizione e attuazione della politica
petrolifera irachena dalle operazioni upstream a quelle
downstream; b) gestione di una compagnia di esplora-
zione e produzione; c) parziale regolazione delle opera-
zioni upstream, midstream e downstream condotte nel
paese; d) negoziazione di contratti di esplorazione e pro-
duzione con le IOC.
A quel tempo, lINOC operava per proprio conto o
in cooperazione con le IOC sulla base di accordi confor-
mi alla legge che assunsero la forma di service contract
(contratto di prestazione di servizi); le compagnie agi-
vano quindi in veste di contractor nei confronti del-
lINOC. In seguito, lINOC riusc ad assumere in toto le
funzioni dellICOO. Negli anni Novanta, lINOC diven-
ne una compagnia di esplorazione e produzione ben inte-
grata, pur non operando come societ holding. AllINOC
era associato un certo numero di compagnie upstream,
midstream e downstream, tutte di propriet dello Stato
ma apparentemente operanti sotto una diversa gestione:
a) Iraq Drilling Company (Compagnia di trivellazio-
ne irachena); b) Iraq Oil Tankers Company (Compa-
gnia delle petroliere irachena); c) The National Company
for the Distribution of Oil Products and Gas (Compa-
gnia nazionale per la distribuzione dei prodotti petroli-
feri e del gas); d) National Company for Oil and Gas
Exploration (Compagnia nazionale per lesplorazione
petrolifera e del gas); e) Northern Petroleum Company
(Compagnia del petrolio del Nord), che effettuava ope-
razioni petrolifere nellIraq settentrionale; f ) Southern
Petroleum Company (Compagnia del petrolio del Sud),
che conduceva operazioni petrolifere nellIraq meridio-
nale.
Vi erano inoltre le compagnie Rafidain e Khanaqin,
cos come una serie di altri enti: le State Enterprises for
Oil and Gas industrialization (Imprese statali per lin-
dustrializzazione del gas e del petrolio), la State Enter-
prise for Petrochemical Industries (Azienda statale per
le industrie petrolchimiche), lo State establishment for
Oil Refining in the Central Area (Ente statale per la raf-
finazione del greggio nellarea centrale), lo State Estab-
lishment for Oil Refining in the North (Ente statale per
la raffinazione del petrolio nel Nord) e, infine, lo State
Enterprise for Pipelines (Azienda statale per gli oleo-
dotti). Non chiaro lo status di questi enti, bench alcu-
ni sostengano che essi seguitano a esistere e a operare,
seppure in condizioni molto difficili.
10
806 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
LA DISCIPLINA NAZIONALE DELLINDUSTRIA DEGLI IDROCARBURI
10
Seguiteranno a operare per qualche tempo nellattuale
forma o saranno sciolti e ricostituiti in forme diverse?
12.12.10 I moderni modelli
di contratti
e di accordi petroliferi
impiegati dallIraq
Nelle pagine seguenti verranno presi in esame due recen-
ti contratti petroliferi iracheni, che risalgono al 1998 e
al 2001, al periodo cio immediatamente precedente la
caduta del regime di Saddam Hussein. Tali contratti non
presentano nessuna caratteristica che non sia gi nota
anche a uno studente di moderna pratica contrattuale
internazionale. Il primo assume la forma di un contract-
or agreement (production sharing) per un intero ciclo
(E e P) e il secondo quella di un contractor agreement
(production sharing) destinato a essere usato quando il
contractor IOC straniero deve dedicarsi allo sfruttamento
di un campo esistente. Bench, naturalmente, essi non
siano pi vincolanti per le operazioni petrolifere, sem-
bra abbastanza probabile che alcune delle loro linee-
guida vengano riprese nella struttura generale dei suc-
cessivi contratti petroliferi. Saranno fornite, inoltre, alcu-
ne informazioni relative a un contratto per un intero ciclo
petrolifero (E e P), i cui termini e le cui condizioni sono
analizzati nel rapporto annuale della compagnia petro-
lifera indipendente irlandese Petrel Resources.
I contratti del 1998 e del 2001 sono stati stipulati
dalle stesse parti: il Ministero del Petrolio, e non lINOC,
in rappresentanza dello Stato iracheno, da un lato, e la
IOC, o un raggruppamento di IOC, in qualit di con-
tractor, dallaltro; tuttavia, il modo in cui questultimo
definito leggermente diverso. Nessuno dei due con-
tratti reca in allegato lelenco dei principii contabili, n
il testo della lettera di garanzia di una banca o di una
societ madre; inoltre, non chiaro in che misura le sin-
gole clausole di ogni contratto siano negoziabili.
A questo punto, il caso di precisare che oggi, nel
Golfo Arabico, ci sono tre paesi che hanno avviato nego-
ziati con le IOC: lIran, lArabia Saudita e il Kuwait,
mentre lIraq sembra deciso a seguirli. Nonostante nei
primi due paesi sia stato concluso un buon numero di
contratti petroliferi, sembra che in nessun caso una IOC
sia riuscita a ottenere la titolarit delle riserve di petro-
lio o di gas.
11
Fino a oggi i modelli contrattuali iracheni
sembrano non aver posto limiti alla capacit delle IOC
di prendere in consegna il greggio o di acquisire la tito-
larit dello stesso. Tuttavia, le decisioni prese dal Mini-
stro del Petrolio nel 1990 (v. sopra) sembrano contrad-
dire quanto stabilito nei contratti. Tale questione dovr
indubbiamente essere chiarita sotto il profilo giuridico
dalle competenti autorit irachene.
Il primo contratto petrolifero che verr analizzato
un Production Sharing Contract (PSC) per lesplora-
zione e lo sviluppo nel deserto occidentale, che risale
allaprile 1998. Lanalisi sar focalizzata solo su alcuni
punti che meritano di essere commentati. Il documento
si apre con due dichiarazioni di rito: La Repubblica del-
lIraq lunico proprietario di tutte le risorse naturali
presenti nel suo territorio e nelle acque antistanti e ha
quindi il diritto esclusivo di esplorare, sviluppare, estrar-
re e utilizzare le risorse naturali e Il Ministero del
Petrolio lOrganismo Governativo che si occupa del-
lesplorazione, dello sviluppo e della produzione del
petrolio ecc..
Lart. 1 indica il punto di consegna, in cui la titola-
rit del greggio trasferita al contractor. Lart. 2 defini-
sce la responsabilit solidale degli enti da cui il contractor
costituito e i loro obblighi, mentre lart. 3 fissa un perio-
do di cinque anni (tre pi due), con la possibilit di otte-
nere unestensione di due anni, per le operazioni di esplo-
razione. Lart. 5 stabilisce che, dopo la prima fase, una
percentuale pari al 60% delle aree assegnate deve esse-
re restituita. Dopo lapprovazione del piano di sviluppo,
al contractor consentito di dare avvio a un periodo di
sviluppo della durata di tre anni, al termine del quale
deve avere inizio la produzione, la cui durata negozia-
bile. Lart. 4 prevede il pagamento, allatto della firma,
di un bonus trasferibile, di un bonus allatto del ricevi-
mento e di un bonus al momento della produzione. Lart.
6 concerne il programma dei lavori, che negoziabile.
Lart. 8 indica i consueti motivi di risoluzione, vale a dire
mancata esecuzione del programma dei lavori, dichia-
razioni essenziali false, fallimento, ecc., ma concede un
certo periodo di tempo per eliminarle.
Lart. 9 rimanda alla l. n. 84/1985 per quando riguar-
da la conduzione delle operazioni petrolifere e racco-
manda di fare buon uso dei giacimenti di petrolio. Que-
sta legge opera come un insieme di regolamenti con-
cernenti le attivit petrolifere pi che come un vero e
proprio provvedimento legislativo. Lart. 9 fa riferimento
alla supervisione generale e al controllo di un Joint
Management Committee (JMC), menzionato anche nel-
lart. 13. Dopo aver recuperato una percentuale nego-
ziabile delle spese, il contractor obbligato, secondo
lart. 9, par. 10, a formare, insieme a un Ente di Stato
iracheno, una joint operating company. Una copia del-
latto costitutivo di questa societ si presume allegata
al contratto.
Lart. 10, par. 1, dispone che il gas connesso e non
connesso di propriet del Governo, salvo quanto sta-
bilito nei successivi articoli. Non consentito bruciare
il gas, a eccezione dei casi previsti dalla l. n. 84/1985.
Tuttavia, il contractor autorizzato a tentare di com-
mercializzare la scoperta di un gas non connesso, ma
807 VOLUME IV / ECONOMIA, POLITICA, DIRITTO DEGLI IDROCARBURI
IRAQ
11
Questa importante lacuna indica una posizione giuridi-
ca diametralmente opposta a quella assunta dalle riserve di
olio e di gas nei vecchi contratti di concessione e nei pi recen-
ti contractor agreements conclusi in Indonesia, in Egitto, in
Angola e in altri paesi. In questi casi, le IOC avevano potuto
bloccare le riserve.
questo diritto viene meno dopo due anni. Ai contractor
sono quindi assegnati quattro anni per sviluppare un even-
tuale giacimento di gas. Lart. 10, par. 20, impone la sti-
pulazione di un Natural Gas Production Sharing Agree-
ment (NGPSA) di cui, tuttavia, non si definiscono le
caratteristiche. Lart. 17 dichiara che il diritto di espor-
tazione del petrolio, consegnato al contractor, sar tra-
sferito al contractor nel punto di consegna; mentre lart.
18 stabilisce la determinazione del prezzo del greggio
in base ai prezzi internazionali, da cui andranno dedot-
te alcune spese, come, per es., quelle per il trasporto, ecc.
Lart. 19 concerne il recupero delle spese e la quota
di profitti. Lammontare del cost oil (petrolio per la coper-
tura dei costi) e quello del profit oil (petrolio assegnato
a titolo di profitto) spettanti al contractor sono negozia-
bili. Un meccanismo per la determinazione del prezzo
del gas fissato nellart. 19, par. 5. subpar. i, bench sia
subordinato al comune accordo tra le parti. Lart. 21 auto-
rizza il contractor a trattenere il ricavato della vendita
del greggio o del gas prodotto da aree limitrofe. Lart. 23
stabilisce lo status di soggetto esente dal pagamento delle
tasse del contractor, cos come di eventuali subcontrat-
tisti non iracheni. inoltre consentita limportazione in
regime di esenzione doganale.
Lart. 27 obbliga il contractor a stipulare un JOA con
un non meglio specificato ente iracheno, in modo da con-
ferire il 25% delle partecipazioni del contractor stesso a
questultimo, che diviene cos una delle societ da cui il
contractor costituito. Il meccanismo di finanziamento
della quota di costi spettante allente iracheno sembra
tener conto del valore delle attivit gi esistenti nella-
rea del contratto. Lart. 39 consente il ricorso allarbi-
trato internazionale delle controversie, a Ginevra e in lin-
gua inglese, secondo le regole della Camera di Com-
mercio Internazionale (CCI).
Il secondo contratto, del 2001, reca la seguente inte-
stazione: Iraq, modello di production sharing contract.
Nella prima pagina sono indicati i contraenti: il Mini-
stero del Petrolio, il contractor IOC e lente iracheno che
diviene parte del contractor. Lart. 2 statuisce che lac-
cordo ha come oggetto un contratto di produzione e lart.
9 definisce la portata delle operazioni allinterno del-
larea cui fa riferimento il contratto, che sembra essere
limitata alle operazioni di produzione. Non sembra che
lesercizio dei veri e propri diritti di esplorazione sia
escluso allinterno dellarea del contratto (pozzo esplo-
rativo del nuovo pool) e che il contractor sia obbligato a
valutare il campo. Salvo qualche differenza, questo con-
tratto sembra quasi identico a quello del 1998; cambia-
no solo, in qualche caso, i numeri degli articoli e alcu-
ne formulazioni di dettaglio.
Lart. 18 affronta il tema del recupero delle spese e
della ripartizione della produzione. La percentuale di
cost oil negoziabile e anche la quota rimanente di greg-
gio (che non definita profit oil ) ripartita in base a una
formula negoziabile. Lart. 23 garantisce lo status di sog-
getto esente dal pagamento delle tasse del contractor e
dei subcontractor non iracheni. Tuttavia, questo tipo di
accordo sostanzialmente diverso dal precedente per-
ch non prevede il ricorso allarbitrato internazionale.
Laccesso allarbitrato consentito solo a Baghdad e in
lingua araba.
Un caso interessante riguarda il tentativo di realiz-
zazione da parte di una compagnia di un progetto riguar-
dante un intero ciclo petrolifero (E e P) in Iraq. La Petrel
Resources una compagnia indipendente irlandese entra-
ta in trattativa con i funzionari iracheni prima dellini-
zio della guerra per lassegnazione di unarea del deser-
to occidentale, ancora praticamente inesplorato. Questa
compagnia ha avviato un negoziato anche per i diritti
relativi a giacimenti di petrolio gi scoperti (Aldrick,
2004). Il rapporto annuale della Petrel fornisce molte
informazioni di carattere tecnico, legale e fiscale sugli
ultimi tipi di contratti petroliferi iracheni (Teeling, 2004).
Nel marzo 2002 la Petrel ha concluso un contractor agree-
ment con la compagnia petrolifera desplorazione del
Ministero del Petrolio iracheno per un intero ciclo di
esplorazione e produzione nel blocco sei del deserto occi-
dentale iracheno, che si trova cento chilometri a sud-est
del giacimento gassifero scoperto ad Akka. Nel rappor-
to della Petrel si menziona unaltra compagnia petroli-
fera di propriet dello Stato, la State Company for Oil
Projects, ma la struttura del settore petrolifero che dipen-
de dal Governo iracheno risulta poco chiara.
Il rapporto della Petrel conferma che le IOC non devo-
no aspettarsi di acquisire la titolarit delle riserve di olio
e di gas, ma spiega che le spese sono recuperate dal cost
oil. La quota rimanente di petrolio definita profit oil
ed presumibilmente ripartita tra il contractor e lEnte
di Stato iracheno, secondo una formula prestabilita. Nel
rapporto non si fa riferimento a particolari concernenti
il bonus allatto della firma, al programma lavori e allim-
piego del dollaro come valuta di riferimento. In ogni
caso, il contratto della Petrel prevede un Rate Of Retour
(ROR, tasso di remunerazione) pari a circa il 20%, anche
se, in alcune circostanze, la IOC pu ottenere un accor-
do di remunerazione che porta il ROR al 40%, in pre-
senza di talune modalit daccesso al greggio.
12.12.11 Larbitrato
nella legge irachena
Nel periodo precedente il 1956, i principii dellarbitra-
to invalsi in Iraq rispecchiavano le norme della Megelleh
ottomana, che, a loro volta, derivavano dallinterpre-
tazione della legge islamica offerta dalla scuola hanafita.
A questo punto, sar il caso di analizzare il pensiero che
sta alla base della concezione musulmana dellarbitrato.
Il Corano fornisce due interpretazioni della nozione di
808 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
LA DISCIPLINA NAZIONALE DELLINDUSTRIA DEGLI IDROCARBURI
arbitrato, entrambe nella sura 4, an-Nisa (la donna). La
prima, al versetto 35, evoca larbitrato in riferimento al
caso di una controversia tra marito e moglie, e tende a
presentare il procedimento come un tentativo di conci-
liazione, molto vicino alla nostra idea di amiable com-
position. La seconda, al versetto 58, definisce le basi di
un procedimento legale per molti versi paragonabile a
una risoluzione giudiziale. Tuttavia, El-Ahdab ci mette
in guardia contro i pericoli derivanti dallapplicazione
del nostro modo di pensare ai concetti musulmani di arbi-
trato. Spiega che su questo tema si registrano divergen-
ze di opinioni persino allinterno delle diverse scuole
giuridiche islamiche (madhab) e consiglia chiaramente
di rivolgersi ai pi dotti tra gli ulama per conoscere il
loro parere legale.
La l. n. 88/1956 abrog le disposizioni della Megelleh
e nello stesso anno, col nuovo codice civile, furono sta-
bilite alcune norme specificamente dedicate allarbi-
trato. In seguito, tuttavia, queste ultime, giudicate ambi-
gue, furono riformulate dalla l. n. 83/1969. Lart. 1 del
nuovo codice civile iracheno stabilisce che, nei casi in
cui non esista una specifica disposizione cui far riferi-
mento, il giudice deve basarsi sul diritto consuetudinario
iracheno, vale a dire sulla legge tribale, e, in mancanza
di una norma consuetudinaria, affidarsi alla guida della
sharia. Tuttavia, non c lobbligo di far riferimento a una
particolare scuola giuridica islamica in modo da non scon-
tentare nessuna delle diverse tradizioni religiose esisten-
ti nel paese. Lart. 15 stabilisce che bisogna adempiere
alle obbligazioni contrattuali interpretando il contenuto
del contratto secondo buona fede. Le norme sullarbitra-
to della l. n. 83 sono contenute negli artt. 251-276.
El-Ahdab asserisce che in Iraq esistono due tipi di
arbitrato: larbitrato opzionale, che pu essere parago-
nato alla nostra amiable composition o allarbitrato pro-
priamente detto, nazionale o internazionale, e larbitra-
to obbligatorio. Senza esaminare nei dettagli questi due
tipi di arbitrato, El-Ahdab solleva alcuni problemi che
dovrebbero far riflettere gli investitori stranieri. Bench
non escluda la possibilit per una societ straniera atti-
va in Iraq di far ricorso allarbitrato internazionale, El-
Ahdab ritiene che un tale atto potrebbe essere conside-
rato ostile, oltre che contrario allordine pubblico. Lart.
32 del codice civile iracheno, infatti, dispone che non
si possono applicare le disposizioni di una legge stra-
niera [] se queste disposizioni sono contrarie allor-
dine pubblico o al buon costume iracheno, una norma
che forse pu essere interpretata come un residuo del
diritto socialista iracheno.
Tuttavia, lart. 69 dello stesso codice civile contrad-
dice questa norma, stabilendo che le controversie devo-
no essere sottoposte allarbitrato, senza precisare se
nazionale o internazionale. Inoltre, secondo unaltra
fonte citata da El-Ahdab, dal momento che larbitrato
non espressamente proibito, non c motivo di ritenere
che un tale procedimento non possa aver luogo al di
fuori dei confini dellIraq, a condizione che non sia
contrario allordine pubblico o alla morale. A questo
punto, dato il crescente livello di complessit giuridi-
ca della questione, siamo costretti a rinviare il lettore
allo studio di ventiquattro pagine dedicato da El-Ahdab
al tema dellarbitrato interno ed esterno alla giurisdi-
zione irachena.
Leccellente analisi di El-Ahdab prende in esame alcu-
ni aspetti di un evento di grande interesse, quello della
creazione del Centro Arabo per lArbitrato Commercia-
le, fondato negli anni Ottanta a Rabat. Considerando il
volume dei giudizi arbitrali originati da attivit com-
merciali esercitate nei paesi arabi e incardinati presso
vari fori arbitrali non arabi, alcuni giuristi islamici si
chiesero come mai non fosse stata ancora creata unap-
posita sede competente araba per la risoluzione delle
controversie commerciali. Cos, il Consiglio dei Mini-
stri della Giustizia arabi decise la creazione di unorga-
nizzazione permanente per larbitrato commerciale. Il
14 aprile 1987, il testo definitivo della Convenzione araba
sullarbitrato internazionale fu ratificato ad Amman dai
rappresentanti di 12 paesi arabi: Giordania, Tunisia, Alge-
ria, Gibuti, Sudan, Siria, Iraq, Libano, Libia, Marocco,
Mauritania e Yemen. La Convenzione si applica alle con-
troversie commerciali tra persone fisiche e/o giuridiche
di qualsiasi nazionalit che prendano parte a transazio-
ni commerciali con uno degli Stati membri, o con una
persona (fisica o giuridica) che risieda o che abbia la
principale sede di affari in uno di questi Stati.
Esiste unaltra convenzione inter-araba, la Conven-
zione araba sulla cooperazione giudiziaria di Riyadh.
Ratificato il 6 aprile 1983 da venti Stati arabi, incluso
lIraq, questo atto giuridico ha lo scopo di uniformare i
sistemi giudiziari degli Stati arabi e prevede un mecca-
nismo per lesecuzione delle sentenze e dei lodi arbitra-
li. Tuttavia, Derman e Hounsel (2004) precisano che lI-
raq non ha ratificato la Convenzione di New York sul
riconoscimento e lesecuzione delle sentenze arbitrali
straniere del 1958. Ci significa che lesecuzione di una
sentenza arbitrale sfavorevole al Governo iracheno potreb-
be risultare problematica; a ogni modo, futuri accordi
bilaterali di investimento potrebbero prevedere il reci-
proco riconoscimento dei diritti (Bilateral Investment
Treaties, BIT).
12.12.12 Lo stato giuridico delle
transazioni petrolifere
negoziate dal regime
di Saddam
Prima che avesse inizio linvasione dellIraq, nel marzo
2003, Thomas Wlde, del Centre for Energy, Petroleum,
Mineral Law and Policy dellUniversit di Dundee, in
809 VOLUME IV / ECONOMIA, POLITICA, DIRITTO DEGLI IDROCARBURI
IRAQ
Scozia, aveva gi preso in esame i probabili effetti di un
cambiamento di regime in quel paese (Wlde, 2003).
Innanzitutto, Wlde consider le conseguenze che un
eventuale cambiamento di Governo avrebbe prodotto nel
settore petrolifero, per poi rivolgere la sua attenzione allo
stato giuridico dei contratti gi conclusi dagli enti petro-
liferi del paese. Tali contratti sono riconducibili a due
tipologie: il vecchio titolo dellex concessionario IPC e i
vari tipi di transazioni che un certo numero di nuovi arri-
vati (compagnie russe, nella maggior parte dei casi, ma
talvolta anche francesi e cinesi) avevano concluso a par-
tire dagli anni Novanta con il regime di Saddam Hussein.
Wlde riconosce che gli accordi negoziati dai nuovi
arrivati, bench resi non effettivi a causa delle sanzioni
delle Nazioni Unite, non sono privi di conseguenze nel-
lattuale situazione. Egli inoltre spiega che, rispetto a un
secolo fa, oggi gli obblighi derivanti dal rispetto dei dirit-
ti umani e la nozione di buon governo esercitano un peso
molto maggiore nella definizione dei limiti della sovra-
nit dei Governi. Per limitare il potere di un Governo di
concludere contratti giuridici vincolanti ci si pu appel-
lare alla violazione di una serie di principii giuridici inter-
nazionali inderogabili (sovranit permanente sulle risor-
se minerarie, rispetto dei diritti umani fondamentali).
Il 22 maggio 2003 le Nazioni Unite hanno approva-
to la Risoluzione 2003, n. 1483, del Consiglio di Sicu-
rezza che aboliva le sanzioni economiche decretate con-
tro lIraq e riconosceva lAutorit Provvisoria (Coalition
Provisional Authority, CPA) come autorit de iure in Iraq
(Kirgis, 2003). I diritti, i doveri, gli obblighi e le respon-
sabilit delle forze doccupazione in tempo di guerra
sono stati chiaramente definiti nel corso dellevoluzio-
ne, durata molti secoli, del diritto internazionale (Paust,
2003). In seguito, lautorit del CPA stata estesa al
Governo iracheno ad interim, entrato in carica alla fine
del giugno 2004, e quelli successivi, seguenti le elezio-
ni del 30 gennaio 2005.
Gli avvocati americani Derman e Hounsel, che hanno
esaminato la questione delle transazioni petrolifere con-
cluse dal precedente regime, si chiedono se i contratti
che le compagnie straniere hanno stipulato con que-
stultimo saranno rispettati (Derman e Hounsel, 2004).
Innanzitutto, i due autori spiegano che un contratto vali-
do non pu essere invalidato da un cambiamento di regi-
me: indipendentemente da quanto fosse odiosa la vec-
chia forma di governo, pacta sunt servanda. Citano,
quindi, come precedente la sopravvivenza giuridica dei
contratti conclusi da uno dei regimi dittatoriali del Costa-
rica anche dopo il suo rovesciamento (sentenza Tinoco
Granados). Di sicuro, nel corso dei trentanni e oltre della
sua esistenza, nessuno ha posto in dubbio la legittimit del
regime di Saddam Hussein: secondo Derman e Hounsel,
una volta firmato dal Ministero del Petrolio e ratificato
dal Consiglio del Comando Rivoluzionario, un accordo
diveniva giuridicamente vincolante.
Un altro giurista, Peter Bekker, precisa che, in s, la
deposizione di Saddam Hussein e il successivo cambia-
mento di Governo non dovrebbero pregiudicare nessun
diritto di propriet, inclusi quelli concernenti i contratti
negoziati da contraenti stranieri con lIraq, dando in qual-
che modo per scontata una circostanza che andrebbe
dimostrata, vale a dire che i diritti di cui godevano le
compagnie straniere includevano quello di propriet
(Bekker, 2003). La Risoluzione 2003, n. 1483 delle Nazio-
ni Unite, che riconosce lo status di occupazione del paese,
non dichiara nulli e invalidi tutti i contratti conclusi nel
periodo precedente.
Le incertezze politiche e i problemi relativi alla sicu-
rezza dellIraq sembrano aver spinto la maggior parte
degli investitori stranieri a rimanere in attesa, per vede-
re come si mettono le cose. Una portavoce della Total ha
dichiarato che ogni intervento da parte della societ in
Iraq sar rinviato di almeno cinque anni (Batt, 2003). Il
presidente della compagnia, Thierry Desmarest, ha richia-
mato lattenzione sulla necessit di rendere operanti anche
in Iraq le regole di trasparenza rispettate in tutti i paesi
del mondo, condizione necessaria per la creazione di un
sistema formale di aste per il conferimento dei diritti
petroliferi. Nel settembre 2004, il Primo Ministro ad inte-
rim Iyad Allawi, a Londra per una serie di colloqui con
Tony Blair, ha sollecitato il sostegno economico e diplo-
matico russo e francese, necessari allopera di ricostru-
zione del paese.
Vi sono anche altri problemi. Nel 1998 lammini-
strazione curda aveva dichiarato che i giacimenti di
petrolio esistenti nel sottosuolo del territorio delle regio-
ni autonome dellIraq settentrionale appartenevano
allAmministrazione Federativa del Nord Iraq (Northern
Iraqi Federative Administration, NIFA). Secondo Der-
man e Hounsel, in seguito, il Governatorato Regiona-
le di Sulaymaniyah, territorio subfederale che rientra
nella giurisdizione del NIFA, passato dalle parole ai
fatti, concludendo un contractor agreement (produc-
tion sharing) con una compagnia privata turca (per ulte-
riori dettagli sui contratti petroliferi nel Kurdistan, si
veda Bunter, 2005).
12.12.13 Sviluppi futuri
Non possiamo prevedere come evolver la situazione
dopo la restituzione di unautorit costituzionale al popo-
lo iracheno, avvenuta il 30 giugno 2004, e le elezioni del
gennaio 2005. Nel periodo immediatamente successivo
allo svolgimento di queste ultime, ha avuto luogo un
intenso processo di negoziazione politica che ha porta-
to prima alla formazione di un Governo di transizione e
poi allavvio di consultazioni con i capi dei partiti costitu-
zionali, cui far seguito la presentazione di un progetto
di Costituzione, che il popolo iracheno potr ratificare
810 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
LA DISCIPLINA NAZIONALE DELLINDUSTRIA DEGLI IDROCARBURI
o rifiutare (v. oltre). Non sappiamo che forma assumer
la futura Costituzione, ma sembra che i Curdi si riter-
ranno soddisfatti solo se ai loro territori sar ricono-
sciuto lo status federativo e che gli sciiti non siano meno
determinati a ottenere una qualche forma di autonomia
per larea meridionale su cui esercitano il loro control-
lo (Howard, 2004). Sembra che la maggioranza dei Curdi
abbia votato per unAssemblea Legislativa destinata a
entrare a far parte di un Iraq unito federativo democra-
tico (Loyd, 2005a, 2005b). Non chiaro in che misura
ci incider sui diritti petroliferi o sulle operazioni delle
compagnie petrolifere di Stato, anche se alcuni recenti
sviluppi indicano che, per quanto riguarda questo aspet-
to, un certo grado di autonomia locale gi stato riven-
dicato.
Indubbiamente la legge delle conseguenze imprevi-
ste entrata in vigore in Iraq e, come disse Trotsky, la
guerra la locomotiva della storia (Kochan, 1962).
chiaro che per consentire lo sviluppo individuale e il pro-
gresso economico, il popolo iracheno dovr assumersi
alcuni difficili compiti e delicate funzioni politiche, tra
cui: a) la creazione di un Governo legittimo e democra-
tico con ben definiti livelli amministrativi centrali e peri-
ferici e rappresentativo di tutte le fedi e le popolazioni
del paese; b) la creazione, in tempi brevi, di unAssem-
blea Costituente, che dovr occuparsi di definire la futu-
ra struttura dello Stato iracheno e le sue basi giuridiche
(repubblica unitaria, monarchia, sistema federale o con-
federale); c) la ripartizione, nel caso in cui si renda neces-
saria, della propriet del petrolio e dei minerali, cos
come degli introiti da questi derivanti, tra le parti costi-
tutive del nuovo Stato iracheno; d) la definizione delle
rivendicazioni delle compagnie petrolifere russe, fran-
cesi, indiane e cinesi, ecc., basate sugli impegni sotto-
scritti dal precedente Governo iracheno (quello di Sad-
dam Hussein); e) la definizione dello status del futuro
Ministero del Petrolio (ancora attivo nonostante i bom-
bardamenti), della Compagnia petrolifera nazionale ira-
chena e delle sue consorelle, le funzioni di alcune delle
quali potrebbero essere divise tra le diverse giurisdizio-
ni subfederali; f ) la definizione dello status della legge
islamica e dei diversi gruppi confessionali attivi nel paese,
i musulmani (sunniti e sciiti), i cristiani e cos via; g) la
definizione del ruolo che le compagnie straniere dovran-
no svolgere nello sviluppo delleconomia nazionale e
quindi nel settore petrolifero, upstream, midstream e
downstream.
Secondo il New York Times del 12 settembre 2003,
nellagosto di quellanno un gruppo di funzionari della
Pertamina, la compagnia petrolifera di Stato indonesia-
na, hanno visitato Baghdad, entrando in contatto con
alcuni funzionari dellamministrazione irachena e otte-
nendo da questi ultimi il permesso di dare inizio alle
operazioni di esplorazione e di sviluppo in un giacimento
di petrolio, situato a sud di Baghdad, che essi avevano
acquisito contrattualmente nellaprile 2002. In seguito,
altre compagnie, alcune delle quali coinvolte in transa-
zioni concluse prima della guerra, hanno avviato tratta-
tive con i funzionari iracheni.
Cosa riserver il futuro ai contratti petroliferi ira-
cheni? molto difficile che gli Iracheni si discostino
molto dagli accordi contrattuali conclusi dai loro poten-
ti vicini, lArabia Saudita, il Kuwait e lIran, e quindi
probabile che la scelta cada su una forma di buy back
agreement iraniano. Ci significa che le IOC non potran-
no ottenere la titolarit delle riserve, ma ci non costi-
tuisce un ostacolo insormontabile per gli investimenti.
Non molto tempo fa, Lord Brown, amministratore dele-
gato della BP, ha dichiarato: Noi [le IOC] siamo pas-
sati dalla propriet assoluta [delle risorse delle aree delle
vecchie concessioni dalle] tasse e [dalle] royalty [nelle
concessioni pi recenti] ai production sharing contract
[contractor agreement] e dovremo spingerci ancora pi
lontano.
Alla domanda se il concetto di booking reserves (pre-
notazione delle riserve) fosse passato di moda, Lord
Brown ha risposto: Penso che abbia ancora un ruolo ma
non necessariamente un ruolo esclusivo. Dopotutto, non
effettuiamo book reserve nelle attivit di vendita al minu-
to o in quelle di raffinazione. Sono attivit molto vali-
de, offrono buoni tassi di rendimento e in un portafoglio
come quello della BP possono esserci attivit di tutti i
tipi (Report [...], 2004).
stata avanzata lipotesi che, almeno nelle nazioni
ricche di petrolio del Golfo Arabico, il tradizionale con-
tractor agreement e le concessioni abbiano fatto il loro
tempo (Bunter, 2005): sembra che, se i Governi ospitanti
saranno disposti a concedere diritti E e P alle IOC, pos-
sibilit che in Kuwait appare remota, ci avverr attra-
verso il service agreement.
Nel marzo 2004, Adnan Al-Janabi ha pubblicato unu-
tile analisi delle future opzioni di politica petrolifera del-
lIraq, precisando che in Iraq il costo di produzione del
petrolio forse tra i pi bassi del mondo se non il pi
basso del mondo. A suo parere, laumento della produ-
zione giornaliera irachena di un milione di barili a par-
tire dai giacimenti di petrolio gi esistenti richiedereb-
be una spesa in conto capitale non superiore a 2,5 miliar-
di di dollari: si tratta di una cifra relativamente modesta,
considerato lenorme fabbisogno di capitali dellodier-
na industria petrolifera, anche tenendo conto degli atti
di sabotaggio contro gli oleodotti e della violenza che
affligge il paese (Al-Janabi, 2004).
Nellaprile 2004, Faruk Al-Kasim ha espresso le sue
opinioni circa la futura politica petrolifera upstreamdel-
lIraq, in un articolo pubblicato sulle pagine del Middle
East Economic Survey (Al-Kasim, 2004). Kasim ha lavo-
rato per undici anni per lIraqi South Oil Company e in
seguito ha assunto un ruolo di primo piano nellindustria
petrolifera norvegese: pu quindi essere considerato una
811 VOLUME IV / ECONOMIA, POLITICA, DIRITTO DEGLI IDROCARBURI
IRAQ
fonte autorevole. Secondo Al-Kasim, prima di dare ini-
zio ai negoziati per i grandi contratti, si sarebbe dovuto
dotare lIraq di una Costituzione permanente, insieme a
una legge e una serie di regolamenti relativi al settore
petrolifero. Tuttavia, egli si sarebbe dovuto rendere conto
del fatto che la certezza contrattuale non dipende esclu-
sivamente dallesistenza di una tale struttura legislativa,
sebbene questultima contribuisca molto a rafforzarla.
Al momento del crollo dellUnione Sovietica, nellotto-
bre 1991, le repubbliche ricche di petrolio dellimpero
sovietico si trovarono di fronte allo stesso dilemma: come
garantire certezza contrattuale alle numerose compagnie
petrolifere in cerca di affari in assenza di una legisla-
zione aggiornata? La soluzione fu relativamente sem-
plice: conferire ai contratti petroliferi forza di legge, con-
sentendo la loro ratificazione da parte del potere legi-
slativo.
Quindi, Al-Kasim passa a esaminare altri aspetti della
politica petrolifera irachena, proponendo ladozione di
un sistema in cui le imprese di Stato possano compete-
re e cooperare con le compagnie nazionali e straniere nel
settore E e P. Ci dovrebbe assicurare gli auspicati livel-
li di efficienza. Tuttavia, Al-Kasim raccomanda anche
un approccio differenziato allinvestimento. A suo pare-
re, le compagnie di Stato dovrebbero svolgere un ruolo
guida nei progetti petroliferi a basso rischio, mentre le
IOC dovrebbero condurre la maggior parte, se non tutte,
le operazioni relative ai progetti ad alto rischio, quelli
cio comprendenti lintero ciclo E e P; la gestione dei
progetti a medio rischio, infine, andrebbe divisa tra le
IOC e le compagnie di Stato. possibile, peraltro, che
le IOC considerino discriminatorio un tale approccio.
Kasim propone inoltre che una serie di aste sia organiz-
zata da unagenzia indipendente per il rilascio di licen-
ze E e P upstream. Non tiene conto, tuttavia, della dimen-
sione federale assunta, forse definitivamente, dalla poli-
tica irachena, che renderebbe impossibile la creazione
di unagenzia centralizzata per la concessione di licen-
ze petrolifere: un certo grado di devolution alle istitu-
zioni subfederali sembra inevitabile.
Per quanto riguarda i contratti petroliferi risulta che
negli ultimi tempi hanno avuto luogo le seguenti transa-
zioni: la BP e la Shell hanno ottenuto alcuni contratti di
consulenza per il Ministero del Petrolio, nel quadro del-
lassistenza tecnica fornita per il nuovo sviluppo dei campi
di Rumaila e di Kirkuk (Klinger, 2005); una compagnia
canadese (Oil and Gas International, OGI) ritiene che la
sua offerta per lo sviluppo del campo di Himrin sia stata
accettata (Oweis, 2004b); un gruppo formato da compa-
gnie turche, britanniche e irachene sembra aver ottenu-
to un contratto per il nuovo sviluppo del Khurmala Dome
(Francis, 2005).
Naturalmente, dopo le elezioni del gennaio 2005,
questi contratti dovranno essere ratificati a ogni cam-
biamento di Governo.
12.12.14 Le elezioni
del 30 gennaio 2005
Senza dubbio, le diverse forze doccupazione hanno fatto
di tutto per indurre gli Iracheni a schierarsi contro lOc-
cidente. Si sostenuto che le truppe straniere potrebbe-
ro aver gravemente danneggiato uno dei siti archeologi-
ci pi importanti del mondo, quello della Babilonia di
Nabucodnosor, che, sotto il regime di Saddam, era stato
oggetto di interventi di restauro e di conservazione (Treas-
ures [], 2005). Solo il tempo potr dire se questo tipo
di condotta e la terribile perdita di vite umane indurr il
popolo iracheno a opporsi allintervento degli stranieri
nel settore dellindustria petrolifera. Persino la CIA ha
riconosciuto che dopo linvasione dellIraq, il mondo
divenuto un luogo pi pericoloso (Reid, 2005). Alcune
importanti autorit irachene, come, per es., Gailan Ramiz,
assassinato dopo la liberazione, hanno affermato che la
lunga notte di Saddam ha demonizzato lanima irache-
na. Ma sarebbe sbagliato aspettarsi comportamenti gene-
ralizzati di questo tipo (Hilsum, 2004).
In ogni caso, e nonostante lalto livello di violenza e
i numerosi assassini, le elezioni per lassegnazione dei
275 seggi dellAssemblea Nazionale di Transizione (Tran-
sitional National Assembly, TNA), si sono regolarmen-
te svolte il 30 gennaio 2005. In realt, hanno avuto luogo
contemporaneamente tre distinte elezioni basate sul siste-
ma proporzionale. La pi importante stata quella per
lAssemblea Nazionale, nel corso della quale gli eletto-
ri hanno dovuto scegliere anche i membri dei Consigli
Municipali, mentre gli abitanti del Kurdistan hanno dovu-
to eleggere i membri dellAssemblea Regionale Curda.
La percentuale dei votanti stata pari al 58% degli aven-
ti diritto. Centoundici partiti politici hanno presentato
400 liste elettorali sulle quali figuravano i nomi di 8.000
candidati. Lo spoglio delle urne ha visto attibuiti il mag-
gior numero di seggi alle seguenti liste:
12
Alleanza dellIraq Unito (140 seggi), il pi impor-
tante gruppo sciita guidato da Abdul Aziz Al Hakim
e da due Vicepresidenti: Ibrahim Jaafari e Ahmed
Chalabi. Questo gruppo di partiti detiene la mag-
gioranza parlamentare, anche se per un esiguo nume-
ro di seggi, e dovr allearsi con altri gruppi per impor-
re la propria politica e i propri candidati. La dirigenza
proviene dal Supremo Consiglio per la Rivoluzione
Islamica in Iraq (Supreme Council for Islamic Revo-
lution in Iraq, SCIRI) e da un gruppo islamico riva-
le, il Dawa. LAlleanza ha presentato 225 candidati,
provenienti soprattutto dalle regioni meridionali e
centrali del paese, in rappresentanza di 111 partiti che
si affidano alla guida politico-religiosa del Grande
812 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
LA DISCIPLINA NAZIONALE DELLINDUSTRIA DEGLI IDROCARBURI
12
Secondo lordine non troppo rigoroso seguito da The
Times (Farrell, 2005).
Ayatollah Al al Sistani, il Marja sciita. Attualmente
divenuta unalleanza informale di gruppi sciiti mo-
derati attivi nelle regioni meridionali del paese ed
favorevole a un rapido ritiro delle truppe americane;
Alleanza del Kurdistan (75 seggi su 165 candidati),
il cui leader Jalal Talabani, membro dellUnione
Patriottica del Kurdistan. Si batte per lautonomia del
Kurdistan e rivendica al Kurdistan la citt di Mossul.
Appartengono a questo gruppo anche i sostenitori di
Masoud Barzani, del Partito Democratico Curdo;
Lista Irachena (40 seggi su 258 candidati), rappre-
senta un gruppo sciita di orientamento pi laico del-
lAlleanza dellIraq Unito e sostiene il gruppo vici-
no al Primo Ministro ad interim Iyad Allawi;
altri partiti tra cui a) il Partito dellIraq che appog-
gia la minoranza sunnita e fa riferimento allex Pre-
sidente ad interimGhazi Al Yawer; b) lAlleanza dei
Democratici Indipendenti, guidata da Adnan Pacha-
chi, Ministro degli Esteri prima della presa del pote-
re da parte di Saddam Hussein, e prevalentemente
costituita da Sunniti esiliati, laici e liberali; c) il Par-
tito Nazionale Democratico, con candidati prevalen-
temente sunniti laici e liberali; d) la Lega per lUni-
ficazione e la Liberazione di Mashaan Al Jebouri,
sunnita; e) lAlleanza Democratica Nazionale, par-
tito laico e liberale; f ) Quadri ed lite Nazionalisti
Indipendenti, gruppo sciita che si affida alla guida
dellecclesiastico radicale Hojatolislam Moqtadr Al
Sadr e conta un certo numero di sostenitori nei quar-
tieri poveri di Baghdad; g) Fronte Turkmeno dellI-
raq, che rappresenta uno dei pi piccoli gruppi etni-
ci iracheni; h) lUnione del Popolo, gruppo comuni-
sta che rappresenta una tendenza in passato molto
importante nel Medio Oriente.
Le elezioni del gennaio 2005 non hanno segnato la
conclusione del dibattito politico. Il 15 febbraio 2005,
lAssemblea Nazionale di Transizione si riunita per eleg-
gere un Presidente, il curdo Jalal Talabani, e due Vice-
presidenti, che formano un Consiglio di Presidenza a tre.
Quindici giorni dopo, il Consiglio di Presidenza cos costi-
tuito ha designato il Primo Ministro, lo sciita Ibrahim al-
Jaafari, con una maggioranza di due terzi dei seggi. Ora,
il Consiglio di Presidenza e il Primo Ministro dovranno
formare il Gabinetto dei Ministri, basandosi ancora una
volta su una maggioranza di due terzi dei seggi, ma sem-
bra che ci non avverr in tempi brevi (AFP, 2005).
Quindi, lAssemblea Nazionale creer un comitato
cui sar affidato il compito di iniziare la stesura della
nuova Costituzione irachena. Il 15 agosto 2005, lAs-
semblea perfezioner la bozza di Costituzione per poi sot-
toporla a un referendum popolare che dovrebbe svolger-
si il 15 ottobre. Sar sufficiente il voto contrario di tre Pro-
vince su diciotto per bocciare la bozza di Costituzione.
Il 15 dicembre 2005 si sono svolte le elezioni per il nuovo
Governo. Un animato dibattito politico ha preceduto le
elezioni. I Curdi hanno ribadito che il giacimento di olio
di Kirkuk, il primo e il pi grande scoperto in Iraq, deve
essere usato per garantire un introito speciale al Kurdi-
stan. Tra i problemi pi importanti che rimangono da
affrontare, c quello dei contratti petroliferi conclusi dal
precedente regime e quello del campo di applicazione
della legge islamica nel settore dellindustria petrolife-
ra. Infine, lapplicazione di un eventuale nuovo accordo
giuridico federale, che potrebbe incidere sullo status delle
compagnie petrolifere di Stato, richieder lunghe con-
trattazioni. Tuttavia, il problema del disarmo dei civili
deve avere lassoluta priorit. I grandi investimenti petro-
liferi upstream sembrano, quindi, ancora molto lontani.
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