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FACTA

A J OURNAL OF ROMAN
MATERI AL CULTURE STUDI ES
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Direttori
Daniele Malftana Jeroen Poblome John Lund
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S. E. Alcock (Brown University, R.I.) P. M. Allison (Australian National University)
M. Bonifay (Centre Camille Jullian- UMR 6573, CNRS) R. Brulet (Universit Catholique
de Louvain) L. Chrzanovski (International Lychnological Association) F. DAndria
(Uni versit di Lecce) M. de Vos (Universit di Trento) K. Dunbabin (McMaster
University, Ontario) M. Feugre (Equipe TPC- UMR 5140, CNRS) I. Freestone (Cardif
University) M. Fulford (University of Reading) C. Gasparri (Universit di Napo li
Federico II) E. Giannichedda F. Giudice (Universit di Catania) A. Hochuli- Gysel
(Fondation Pro Aventico, Avenches) S. Ladsttter (sterreichische Akademie der
Wissenschaften) M. Lawall (University of Manitoba) M. Mackensen (Ludwig-
Maximilians-Universitt, Mnchen) D. Manacorda (Universit di Roma Tre) D. Mat-
tingly (University of Leicester) M. Mazza (Universit di Roma La Sapienza) D.
Michaelides (University of Cyprus) M. D. Nenna (Maison de lOrient et de la Mditer-
rane, Lyon) M. OHea (University of Adelaide) E. Papi (Universit di Siena) D. P. S.
Peacock (University of Southampton) N. Rauh (Purdue University) P. Reynolds
(University of Barcelona) G. Sanders (The American School of Classical Studies at
Athens) F. Slavazzi (Universit di Milano) K. W. Slane (University of Missouri-Colum-
bia) N. Terrenato (University of North Carolina, Chapel Hill) M. Torelli (Universit
di Perugia) H. von Hessberg (Universitt zu Kln) A. Wilson (University of Oxford)
D. Yntema (Vrije Universiteit Amsterdam)
Consulente di redazione per la grafca e la fotografa
Giovanni Fragal
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FACTA
A J OURNAL OF ROMAN
MATERI AL CULTURE STUDI ES
1 2007
PI SA ROMA
FABRI ZI O SERRA EDI TORE
MMVI I I
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SOMMARI O
Facta. A Journal of Roman material culture studies
Jeroen Poblome, Daniele Malfitana, John Lund, Tempus fugit, Facta
manent. Editorial statement
Michel Feugre, Techniques, productions, consommations: le sens des objects
Johan Mode, Outline of a New Theory of Artifacts
Enrico Giannichedda, Lo scavo, i residui e lafdabilit stratigrafca
Gary Reger, Regions Revisited. Identifying Regions in a Greco-Roman Mediter-
ranean Context
Lucio Fiorini, Mario Torelli, La fusione, Afrodite e lemporion
Marcello Mogetta, Nicola Terrenato, Architecture and Economy in an
early imperial Settlement in Northern Etruria
Marie-Dominique Nenna, Production et commerce du verre lpoque imp-
riale: nouvelles dcouvertes et problmatiques
Fabrizio Slavazzi, Un piatto in porfdo da Cremona. Note su una classe di vasel-
lame di lusso
Helga Di Giuseppe, Proprietari e produttori nellalta valle del Bradano
Indirizzi degli autori
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PROPRI ETARI E PRODUTTORI
NELL ALTA VALLE DEL BRADANO
Helga Di Giuseppe*
a recente ricerca archeologica condotta nellalta valle del Bradano, tra i territori
degli attuali comuni di Acerenza, Oppido Lucano e Tolve, situati nel Potentino
orientale, ha rivelato limportanza dellarea in un periodo compreso tra la Tarda
Repubblica e lAlto Medioevo.1 Grazie ad un discreto numero di epigraf, su stele
funerarie e su instrumentum domesticum, rinvenute in occasione di scavi di ville roma-
ne o casualmente, stato possibile collocare il comprensorio bradanico al centro de-
gli interessi di importanti famiglie dellaristocrazia urbana e italica qui insediatesi per
trarre vantaggi economici dallo sfruttamento delle risorse naturali. Gli Acerronii, gli
Annii, i Cornelii, i Domitii, i Fundanii, gli Iunii, i Metilii(?), i N(a)evii, i Tuccii, i Valerii, e
i Veidii (Figg. 1-2) sono tra coloro che avviano nellarea aziende fondate prevalente-
mente sulla cerealicoltura e sullallevamento, variamente integrati con attivit arti-
gianali, come la lavorazione laniera, la produzione ceramica e doliare. Vedremo in
che modo gli interessi di tali gentes si intrecciano tra loro in un complesso gioco di
convivenze e passaggi di propriet che portano alla formazione precoce del patrimo-
nium Caesaris, non prima per di aver introdotto brevemente le peculiarit antiche del
territorio.
Non a tuttoggi chiaro se questa parte dellalta valle del Bradano si trovasse nel-
la II (Apulia et Calabria) o III (Lucania et Bruttium) regio augustea, per via dellambigui-
t degli autori antichi che pongono gli abitati romani ad essa pi vicini Bantia, Ace-
rentia e Forentum ora nelluna ora nellaltra regio, seguendo lo spostamento dei
confni nel tempo2 (Fig. 3). La zona era servita da un tratturo che attraversava la Lu-
cania settentrionale in senso est-ovest, collegando il Potentino interno con il Tavolie-
re delle Puglie e che venne denominato Regio in epoca aragonese.3 Secondo la rico-
struzione di alcuni studiosi tra Oppido Lucano e Tolve doveva situarsi la stazione
viaria nota dallitinerario antonino con il nome di Ipnum.4
Il territorio mostra vocazioni produttive rimaste inalterate nel tempo e rintraccia-
bili attraverso le innumerevoli emergenze archeologiche. Le ville romane individua-
* La mia gratitudine va a Felice Senatore e Marco Maiuro che mi hanno fornito utili suggerimenti
bibliografci, ad Alfonsina Russo e Marcello Tagliente per avermi permesso di disporre della documenta-
zione fotografca relativa ai bolli delle ville di S. Pietro e S. Gilio e allepigrafe funeraria di Annia Felicula e
infne, ma non meno importante, a Nicola Figliolo per aver realizzato le foto dei reperti presentati.
1 Le indagini sono il frutto di una serie di collaborazioni avviate fn dagli anni Ottanta del secolo scorso
tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata ed quipe di ricerca delle Universit Alberta del
Canada, di Perugia (coordinate da Helena Fracchia e Maurizio Gualtieri) e di Roma La Sapienza (coor-
dinate da Andrea Carandini).
2 Su questi argomenti Silvestrini 2005, p. 96, ripresi in Di Giuseppe (in stampa), a.
3 Moles 1982, p. 67; Moles 1993. Sul tratturo Tolve-Gravina: Gabba-Pasquinucci 1979, p. 176, nota 20,
n. 71.
4 Miller 1916, p. 343; Buck 1971, p. 81; Buck 1974, p. 66; Vinson 1972, p. 67; Russi 1973, p. 1942.
L
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te tramite ricognizioni di superfcie e scavi archeologici, fondano la loro economia,
come accennato, sulla cerealicoltura,1 sullallevamento ovino/caprino2 e sulle attivi-
1 Ne sono testimonianza per il passato le innumerevoli macine granarie a trazione manuale e animale
rinvenute nelle ville scavate e nei siti di ricognizione e la presenza di ampi granai (ad esempio a S. Pietro, cfr.
infra): Magaldi 1947, pp. 18, 56; Gualtieri 2001, p. 86; Fracchia-Gualtieri 1998-1999, siti, nn. 8, 21 e 26; Di
Giuseppe (in stampa), b. La vocazione cerealicola della zona si evince anche dalla statistica del Regno di Na-
poli del 1811, in cui la coltivazione del frumento sembra alla base dellagricoltura del Potentino orientale (De-
marco 1988, pp. 252-253, 281, 297, 381) e dalla carta alimentare del 1856 di Benedetto Marzolla, che mostra la
coltivazione del grano come una delle caratteristiche specifche di territorio tra Tolve e Oppido Lucano
(Manzi 1987, tav. iii). Questa zona, inoltre, fornisce a tuttoggi il grano ai pi importanti pastifci dItalia.
2 Strumenti per la cardatura, fuseruole, rocchetti, conocchie, pesi da telaio, aghi, cesoie in ferro per la
tosatura della lana, grattugie in bronzo, scrematoi fttili per la lavorazione del latte, sono stati rinvenuti ab-
Fig. 1. Carta della Basilicata con distribuzione dei gentilizi attestati nel territorio compreso tra
i comuni di Tolve e Oppido Lucano nel Potentino orientale (scala 1:100.000; cfr. anche Fig. 2).
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proprietari e produttori nell

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t artigianali (cfr. infra). I movimenti delle greggi, che due volte lanno percorrevano
i tratturi per raggiungere lAppennino lucano in estate e le pianure apule in inverno,
stimolarono la formazione di uneconomia della lana fondata su specializzazioni pro-
duttive: dal reperimento della materia prima alla realizzazione del tessuto fnito, pas-
bondanti in questi siti dallepoca repubblicana a quella imperiale; anche i reperti osteologici mostrano sem-
pre, almeno per lepoca imperiale, una prevalenza di ovini e caprini tra gli animali allevati: Di Giuseppe (in
stampa), b. Sulla vocazione alla pastorizia della regione Varr., r.r. 2, 9, 6; Calp. Ecl., vii, 16; Hor. Epod. i,
27-28; Epist. ii, 2, 177-178; Verg., Georg. iii, 146-151; Giust. xxiii, 1, 8; Vitr. viii, 3, 33; iscrizione di Polla (cil
x, 6950 = ils 23 = ilr I 454) in cui si fa riferimento alla lotta tra agricoltori e pastori: Giardina 2004, p. 145;
Magaldi 1947, pp. 50-52.
Fig. 2. Proprietari e produttori nellalta valle del Bradano.
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sando per il lavaggio delle lane, la cardatura, la flatura, la tessitura, la follatura e la
cucitura dei tessuti, tutte le fasi sono documentate contemporaneamente nelle ville
di epoca ellenistica, mentre in quelle di epoca imperiale sono distribuite in modo ra-
zionale e complementare.1 Inoltre, la presenza di ricchi bacini argilliferi, di abbon-
danti corsi dacqua e di una ftta rete viaria terrestre e fuviale, tra cui si ricorda il cor-
so del Bradano che doveva essere navigabile almeno in alcuni momenti dellanno,2
favorirono la nascita della manifattura ceramica e doliare.
Le emergenze archeologiche coprono un arco cronologico compreso tra lepoca
preistorica e quella alto-medievale.3 Gli insediamenti pi importanti ai fni delle no-
stre ricostruzioni sono rappresentati da quattro ville, dislocate lungo il tratturo Regio
o ad esso facilmente collegate. La pi antica di queste la villa del Moltone di Tolve
(Fig. 4, n. 1) sorta sul monte omonimo, in posizione strategica, e abitata dalla met
del iv agli inizi del ii sec. a.C., certamente un insediamento di tipo elitario, come
1 Nelle ville di S. Pietro e S. Gilio sembrano prevalenti le prime fasi della lavorazione laniera, in quella
di Masseria Ciccotti la follatura e cucitura dei tessuti: Di Giuseppe (in stampa), b.
2 Dalena 2006, pp. 11, 13.
3 Per un quadro dinsieme del territorio Tocco et al. 1982, Tocco et al. 1992; Gualtieri 1999a, Gual-
tieri 2001 e Gualtieri 2003, pp. 167-199.
Fig. 3. Ipotesi ricostruttiva di Th. Mommsen del confne tra II (Apulia et Calabria)
e III regio (Lucania et Bruttium) augustea (da CIL X, Tav. II),
con indicazione delle ville del Moltone, S. Pietro, S. Gilio e Masseria Ciccotti.
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proprietari e produttori nell

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Fig. 4. Planimetrie delle ville. 1. Moltone (da Russo-Tagliente 1992, fg. 66).
2. S. Gilio (da Di Giuseppe in stampa, d). 3. S. Pietro (da Di Giuseppe in stampa, c).
4. Masseria Ciccotti (da Gualtieri 2001, fg. 20).
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esemplifcato dallarchitettura e dagli arredi restituiti; essa doveva appartenere ad un
facoltoso allevatore, che praticava la cerealicoltura, larboricoltura, la lavorazione del-
la lana e del latte e la fabbricazione di ceramica a vernice nera e comune.1
Le altre tre ville S. Pietro,2 S. Gilio3 e Masseria Ciccotti4 (Fig. 4, n. 2-4) , inve-
ce, nascono a quote pi basse e prossime alle vie di comunicazione, tra gli inizi del
i sec. a.C. e gli inizi di quello successivo. Tutte e tre le ville sembrano fondate su
terreni privi di occupazione precedente, se escludiamo pochi frammenti residui di
epoca repubblicana (o pi antichi) che al momento non possiamo attribuire a
nessuna preesistenza stabile. Tale situazione unitamente alle importanti famiglie
non locali che qui investirono i loro capitali, lascia intuire la presenza di ager publi-
cus verosimilmente generatosi in seguito alle pesanti confsche subite dai Lucani
allindomani della seconda guerra punica5 e forse rimasto tale fno ad epoca tardo-
repubblicana.
Gli edifci costruiti in questa fase continuano ad essere occupati con alterne vi-
cende e sviluppi almeno fno al vi sec. d.C., con frequentazioni che si protraggono
nel vii secolo. Tutte e tre le ville sono dotate di una pars urbana e una rustica; quel-
la di S. Pietro sembra la pi modesta, con una vocazione maggiormente produttiva,
costruita con tecniche edilizie semplici, tipicamente locali, che prevedono zoccoli in
muratura composti da flari di pietra calcarea alternati a marcapiani di tegole e im-
piego di laterizi solo per gli ambienti termali; le concessioni al lusso sono rappre-
sentate da semplici mosaici che rivestono il triclinio e tre probabili oeci.6 Le ville di
S. Gilio e Masseria Ciccotti, invece, mostrano caratteri di monumentalit fn dal-
linizio della loro storia, essendo costruite su basis villae, con tecniche edilizie che
prevedono opus incertum mixtum e opera listata, dotate di duplici e ampi balnea (dal
carattere forse pubblico e privato), abbondantemente approvvigionati da grandi ci-
sterne e acquedotti. Mosaici, sectilia, intonaci riccamente decorati, stucchi e capitel-
li marmorei fornivano rivestimenti e arredi nei primi secoli dellimpero. Le attivit
in queste ville subiscono una cesura nel corso avanzato del iii sec. d.C., in seguito
alla quale, il sito di S. Pietro torna ad essere occupato solo in modo modesto da nu-
clei familiari di stato sociale non elevato, mentre in quelli di S. Gilio e Masseria Cic-
cotti si procede ad una riorganizzazione degli spazi, allallestimento di nuovi pavi-
menti musivi e alla costruzione di ambienti di rappresentanza. Fino alla fne della
loro occupazione stabile, inoltre, sia i proprietari di S. Gilio, sia quelli di Masseria
Ciccotti mostrano un certo potenziale economico nella capacit di continuare ad ac-
quistare derrate alimentari e vasellame fne da mensa dallAfrica e dallOriente, com-
1 Tocco et al. 1982, Tocco et al. 1992; Russo Tagliente 1992, pp. 173-175 e 269-270; Soppelsa 1991.
2 Terrenato et al. 1992; Di Giuseppe 1992, Di Giuseppe 1994, Di Giuseppe 1996a, pp. 214-28, Di Giu-
seppe 1996 (in stampa), c.
3 Di Giuseppe 1996a, pp. 219-220; Di Giuseppe 1997, Di Giuseppe (in stampa) d; Nava 1997, pp. 487-490.
4 Gualtieri-Fracchia 1993; Gualtieri 1994, Gualtieri 1999a, pp. 147-151; Gualtieri 1999b, Gual-
tieri 2001, Gualtieri 2003, pp. 168-174, 187-190, 239-243, 259-260.
5 Lepore 1972, pp. 1889-1890; Fraschetti 1981, pp. 203-205; Russi 1995, pp. 36-39; Russi 1999, pp. 505-514,
519-520; Giardina 2004, p. 145.
6 La perdita di met della villa, corrispondente alla parte residenziale, a causa dei lavori di allargamen-
to del tratturo Regio, attuale statale Gravina-Potenza, potrebbero, per, privarci di importanti elementi di
giudizio in merito allo status della villa. Resta il fatto che mancano del tutto, anche a livello residuale, mar-
mi e decorazioni architettoniche; scarsi sono i vetri e i rivestimenti parietali.
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pletamente assenti nella villa di S. Pietro, dove arrivano esclusivamente i manufatti
locali, come le tipiche ceramiche comuni dipinte cosiddette tipo Calle, di epoca tar-
doantica.1
Ma veniamo ora allanalisi degli assetti proprietari della zona.
I proprietari terrieri
I Domitii
Tra i proprietari pi importanti della zona vanno annoverati i Domitii, che nella villa
di S. Pietro avevano installato una lanaria o lanifcium, ovvero un luogo in cui si svol-
gevano attivit laniere, in particolare la flatura destinata ad una commercializzazio-
ne su vasta scala. Ne sono indicatori principali due fuseruole (Fig. 5) realizzate a ma-
trice, delle medesime dimensioni (diam. 7,7 cm) recanti su entrambe le facce la
menzione al genitivo del proprietario degli oggetti L. Domitius Cnidus , con evidenti
mansioni di lanipendus, addetto alla pesatura e distribuzione della lana, nonch so-
vrintendente del lavoro delle flatrici (quasillariae). stato proposto da chi scrive che
si tratti di un liberto di Domitia Lepida, zia di Nerone, ricca proprietaria terriera, coin-
volta nel commercio cerealicolo in Campania, dove aveva ereditato dal primo mari-
to, M. Valerio Messalla Barbato, gli horrea situati nei praedia Barbatiana2 e nello stesso
tempo allevatrice di ovini in fondi sparsi nella Calabria, dove operavano suoi servi-pa-
stori.3 Le ragioni che hanno portato ad una simile identifcazione sono state gi espo-
ste in altri lavori,4 per cui non verranno ripetute in questa sede, occorre per tornare
sul fatto che, accettata lattribuzione del lanifciuma Domitia Lepida, ne consegue che
la villa di S. Pietro potrebbe rappresentare un caso di formazione precoce di una pro-
priet imperiale, gi in epoca giulio-claudia.5 Infatti, su istigazione di Agrippina, Do-
mitia Lepida fu condannata a morte nel 54 d.C. dallimperatore Claudio (Tac., Ann.
12, 65), che aveva sposato sua fglia Messalina6 e tra le accuse le fu imputato anche di
aver turbato lordine pubblico non sedando una rivolta di suoi servi pastori nelle pro-
priet che aveva in Calabria. Queste, dopo la sua morte, dovettero passare per eredit
prima nelle mani di Claudio e quindi in quelle di Nerone suo fglio adottivo. Rafor-
zano una simile ricostruzione gli interessi di entrambi gli imperatori per la produzio-
ne laniera in Apulia e nel Lazio.7
1 Da ultimo Di Giuseppe-Capelli 2005. 2 Camodeca 1994, p. 108.
3 Camodeca 1982, pp. 108-109; Syme 1993, p. 246; Raepsaet-Charlier 1987, pp. 285-286; Manacorda
1995, pp. 149, 155; Manacorda 2001, pp. 403-404; Espluga 2005, p. 87; Carlsen 2006, pp. 87-89.
4 Di Giuseppe 1996b, Di Giuseppe (in stampa), b, Di Giuseppe (in stampa), c.
5 Ipotesi accettata da Gualtieri 1999a, p. 376, nota 12; Gualtieri 2001, p. 88; Gualtieri 2003, p. 192;
Manacorda 2001, pp. 403-404; Zevi 2001, p. 641. 6 pir1 d155; pir2 d180.
7 Si ricordano i lanipendi/ae schiavi dellimperatore Claudio attestati in area romana (ae 1903, 156, Gatti
1902, p. 468) e nella zona di Gaudiano (cil ix, 321; erc, i, 170). Si ritiene che le propriet imperiali in
questarea si siano formate per confsca ai beni di C. Calvisio Sabino suicidatosi in seguito allaccusa di lesa
maest: Chelotti 1999, p. 431. Gli interessi di Nerone per la produzione laniera, invece, in stretta continui-
t con quelli di Claudio, sono ravvisabili nella presenza di greggi imperiali amministrate nella valle del
Galesus da Tiberius Claudius Etruscus, liberto di Claudio (Stat. Silv., iii,3,93) e nellampio uso da parte del-
limperatore delle vesti canosine per abbigliare suoi mulattieri (Svet., Nero, xxx, 8): Sirago 1993, pp. 209-
213; Vicari 2001, p. 25 e p. 28; Milano 2004, pp. 258-259.
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164 helga di giuseppe
I Valerii
Spostandoci ora nella vicina villa di S. Gilio, il documento pi importante e integro
rinvenuto ai fni della ricostruzione della propriet unepigrafe funeraria di tardo ii-
pieno iii sec. d.C., oggi scomparsa, menzionante una Valeria Ursula moglie del de-
funto Valerio Secondo1 (Fig. 6). Si tratta, verosimilmente, di due liberti non dichia-
rati, o discendenti degli stessi, di un patronus (ex dominus) comune, della gens Valeria,
1 D(is) (hedera) M(anibus). /[-] V
.
a
.
lerio Secundo; /Valeria Ursula/coniugi suo b(ene) m(erenti) /et sibi /
p(osuit). Ringrazio il prof. Lioi per avermi messo a disposizione la foto dellepigrafe.
Fig. 5. Le due fuseruole, rinvenute nella villa di S. Pietro,
con la menzione di L. Domitius Cnidus riportata su entrambe le facce,
(foto Soprintendenza Basilicata).
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proprietari e produttori nell

alta valle del bradano 165


di cui non possibile rintracciare il ramo per via dellomissione del praenomen.1 La
gens, una delle pi antiche e nobili di Roma,2 molto difusa gi in et repubblicana
nel Lazio, in Campania,3 in Apulia4 ed tra le famiglie pi importanti anche in Luca-
nia, dove vanta edili, duoviri, quattuorviri e consoli.5 Le attestazioni dei Valerii a S. Gi-
lio non si limitano a questa epigrafe, ma appaiono anche in epoca precedente su bol-
li laterizi (cfr. infra).
Gli Acerronii
Sempre nel territorio di Oppido lucano, in un punto non precisato, ma non lontano
dalla villa di Masseria Ciccotti, stata rinvenuta unepigrafe funeraria menzionante
una liberta della gens Acerronia, cui si attribuisce ipoteticamente la propriet della vil-
la stessa.6 In attesa delledizione defnitiva dellepigrafe, che certamente fornir in-
formazioni illuminanti, utile sottolineare che tale gens, per la rarit del gentilizio, e
vista la concentrazione delle attestazioni, ritenuta di origine lucana e precisamente
potentina. Infatti la famiglia senatoria degli Acerronii vanta esponenti di spicco nella
1 Autore della prima lettura il prof. Lioi (Lioi 1980); cfr. anche Di Giuseppe (in stampa), d.
2 Castrn 1975, p. 233, n. 428.
3 Magalhaes 1998, pp. 166-167. Un omonimo e coevo Valerius Secundus, fglio di un classiario C. Valerius
Clemens di Misenum, appare in cil x, 3646, ma non abbiamo motivo per stabilire se il personaggio sia lo
stesso.
4 In particolare a Canosa: erc ii, 275, add. 2 e 373; Silvestrini 2005, indici, 234 e soprattutto a Venusia,
dove sono patroni fno al iii sec. d.C.: L. Valerius Apronianus (cil ix, 592) e M. Valerius Messalla (ii, 13, 2= Fasti
Venusiani, an. 31); Valerius Calenus et Valeria Prima, Valeria Eutychia e Valerius Cerontius: Simelon 1993, pp. 162-
163, nota 617. 5 Simelon 1993, p. 161, n. 134.
6 Gualtieri 2000, p. 333; Gualtieri 2001, p. 98, Gualtieri 2003, p. 173; Silvestrini 2005, p. 97.
Fig. 6. Epigrafe funeraria, rinvenuta nei pressi della villa di S. Gilio,
con dedica di Valeria Ursula a Valerius Secundus (foto di F. Lioi).
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classe politica di Potentia1 ed tra i possibili restauratori dellantico santuario di Mef-
te Utiana a Macchia di Rossano, dove viene costruita una grande sto,2 usando anche
tegole con bollo Ace

r., cosa che lascia intendere il possedimento di fondi con annes-


se fglinae nellagro di Potentia3 o semplicemente la possibilit di commissionare te-
gole con il loro nome da destinare ai nuovi corpi di fabbrica del santuario.
Gli Acerronii avevano rapporti di amicizia con Agrippina, madre di Nerone e sposa
di Claudio, come si desume da un passo di Tacito (Ann. 14, 5-6), in cui unAcerronia Pol-
la, confdente di Agrippina e fglia del console Cn. Acerronius Proculus (37 d.C.), perse
la vita nel 59 d.C., a causa di uno degli agguati che Nerone tese, senza successo, a sua
madre durante una gita in barca a Baia.4 Dallo stesso passo sappiamo che Agrippina,
scampata a quella aggressione, si ricord come prima cosa, di requisire tutte le pro-
priet di Acerronia. Ora, se questultima fosse efettivamente legata al prestigioso ra-
mo lucano ben attestato a Potentia e nel Potentino orientale, ne conseguirebbe che al-
cune delle propriet sottrattele da Agrippina potrebbero essere quelle situate nellarea
di Masseria Ciccotti e che con la morte di Agrippina stessa, anchesse, come la villa di
S. Pietro, potrebbero essere entrate a far parte del demanio imperiale.
Gli Annii
Anche gli Annii sono piuttosto ben attestati nellalta valle del Bradano.5 Da contra-
da Petrara, considerata da M. Gualtieri larea funeraria della villa di Masseria Cic-
cotti,6 proviene unepigrafe funeraria che menziona un Annius Nucerinus,7 mentre
una Annia Felicula, nel vicino territorio di Tolve, dedica tra lavanzato ii e la prima
met del iii secolo, unepigrafe funeraria al fglio e nipote Gabius (Gavius) Restitutus8
(Fig. 7). Il rapporto tra i Gavii e gli Annii ravvisabile, oltretutto, in unepigrafe
funeraria di i sec. d.C., reimpiegata nel monastero di S. Ippolito di Monticchio, nel
comune di Atella e ora conservata nel museo di Venosa.9 Nellepigrafe si menziona
un P. Annius Gal(eria) Gal(lus?), cui fanno una dedica i fgli ed eredi P. Annius Gavia-
nus e P. Annius Campuleianus, evidentemente adottati rispettivamente da un Gavius10
e un Campuleius.11
1 cil x, 142; 144-145; Camodeca 1982, 151.
2 Russi 1973, p. 1910; Lejeune 1990, p. 73 (RV-22); M. R. Torelli 1990, pp. 83-94; Simelon 1993, pp. 81-82.
3 Lejeune 1990, RV-41, tav. xxviiia; Gualtieri 2000, p. 334. 4 Camodeca 1982, p. 151.
5 Essi sono ampiamente presenti sia nella II Regio (erc i, 54; Andermahr 1988, p. 150; Silvestrini 2005,
indici, 227) in particolare a Canosa e Venosa (Simelon 1993, pp. 84-86), sia in Lucania (cil x, 126, 148, 166,
186, 241-242, 247; Bracco 1974, p. 42, n. 12, 14: ae 1978, n. 268): Simelon 1993, pp. 84-86. Sulle propriet im-
periali riconducibili ad Annio Vero in Calabria cfr. Manacorda 2001, p. 404.
6 Gualtieri 2000, p. 333.
7 Lioi 1980, p. 36: D(is) M(anib us). / Annio Nucerino/ vix(it) an(nis) lxv, / Cosia Antis coniugi / cum quo
vix(it) an(nis) / xxx / b(ene) m(erenti) f(ecit).
8 Pica 1982, p. 65; Di Giuseppe (in stampa), e: D(is) M(anibus). / A' nnia Felicula/ Gabio Res<ti>tuto/ flio
et nipoti / benemerenti = / bus fecit, q(ui) vi = / xit a
'
n(nis) xxv.
9 Silvestrini 2001, pp. 281-283; Chelotti 2003, pp. 172-173, n. 68.
10 I Gavii sono difusi a Grumentum (cil x, 157), Potentia (cil x, 157), Paestum (Simelon 1993, p. 111, n. 56,
nota 262), Vietri di Potenza (cil x, 395 = Bracco 1974, p. 45, n. 65 = Solin 1981, p. 32, n. 65; cil x, 397 =
Bracco 1974, pp. 45-46, n. 67; Capano 1986, pp. 52-53, nota 122; Capano 1990, 105) e in altre epigraf di Ve-
nusia (cil ix, 422, 64; Silvestrini 2005, indici, 230). Per le propriet di questa gens in Calabria cfr. Mana-
corda 2001, p. 404, fg. 8.
11 Campuleius un gentilizio raro documentato a Potentia (cil x, 8340): Silvestrini 2001, p. 283.
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proprietari e produttori nell

alta valle del bradano 167


Altri sicuri proprietari nel comune di Tolve sono i N(a)evii1 e i Cornelii,2 tra loro impa-
rentati, i cui esponenti rivestirono cariche importanti in vari centri lucani e in particola-
re nelle vicine Potentia e Venusia,3 e forse i [T]uccii noti a Potentia4 Paestum5 e a Rudiae.6
Domini, ofcinatores e fglinae
Le ville dellalta valle del Bradano hanno restituito una notevole quantit e variet di
tegole bollate, estremamente utili ai fni della ricostruzione delle forze sociali impe-
gnate nella produzione doliare e indirettamente delle propriet, anche se questulti-
mo aspetto legato strettamente allinterpretazione che possibile dare di volta in
volta al signifcato del bollo. Il dibattito a tal proposito ancora aperto tra gli studio-
si che considerano i bolli ora unindicazione di propriet della fglina, ora di quella del
committente del manufatto,7 ora forme di locatio-conductio tra le parti in gioco.8
Va innanzitutto precisato che lepigrafa doliare in questa parte della Lucania
estremamente semplice, composta perlopi da bolli rettangolari, solo raramente
circolari, recanti singole formule onomastiche attribuibili a personaggi di varia estra-
zione sociale, tra cavalieri, liberti, schiavi e ingenui: P. Veidius Pollio, C. Iunius Kanus,
[---]inn., C. Ma(---), Pomarius di S. Gilio9 (Fig. 8); C. Mt

l. Isc. (C. Metilius Iscu.?) di S. Pie-


tro10 (Fig. 9); Herculis, Pote
.
[---], Pansa
.
[e---], C.E. Gal
'
i., [---]dan., C. Iunius Kanus e P. Vei-
dius Pollio di Masseria Ciccotti11 (Fig. 10).
1 Pica 1982, p. 65. 2 Pica 1982, 66; Di Giuseppe (in stampa), e.
3 cil x, 434: Simelon 1993, p. 132, n. 86; Cornelii: cil x, 160: Simelon 1993, pp. 103-104; Chelotti 2003, p. 197.
4 Licordari 1982, p. 38. 5 Pica 1982, p. 66; Simelon 1993, p. 158, n. 129.
6 cil ix, 23. 7 Su questi argomenti Manacorda 1993, p. 46; Manacorda 2000, pp. 132-133 e 372.
8 Steinby 1993, pp. 140-141. 9 Di Giuseppe (in stampa), d.
10 Di Giuseppe (in stampa), c. 11 Gualtieri 2000; Gualtieri 2001, pp. 95-97, fgg. 13-18.
Fig. 7. Epigrafe funeraria, rinvenuta in localit ignota del comune di Tolve,
con dedica di Annia Felicula a Gabius Restitutus (foto Soprintendenza Basilicata).
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168 helga di giuseppe
Tra questi, i personaggi meglio riconoscibili sono P. Veidius Pollio cavaliere di ori-
gine libertina, amico di Augusto1 e C. Iunus Kanus, da cui stato proposto discendere
un Kanus Iunus Niger, legato di Traiano.2
P. Veidius Pollio
Publio Veidio Pollione, diventato ricchissimo probabilmente nella provincia dAsia,
dove Augusto doveva avergli afdato il compito della riscossione delle imposte, viene
ricordato esclusivamente per leferatezza delle sue azioni, come labitudine di fare
spettacolo dando in pasto gli schiavi alle murene.3 Possedeva beni a Roma e in Cam-
pania, in particolare a Posillipo, dove si trovava la bellissima villa marittima donata ad
Augusto4 e verosimilmente nellarea beneventana, probabile luogo dorigine, dove
noto un fundus Vedianus in Beneventano pago Caetano;5 il vino prodotto in queste pro-
priet veniva immesso sul mercato entro anfore Dressel 2/4 e 2/5 bollate con il suo
nome;6 infne dedic alla colonia di Beneventum il Caesareum.7
Le attestazioni lucane relativamente alle ville di S. Gilio (1 bollo; Fig. 8, n. 1),8 Mas-
seria Ciccotti (20 bolli; Fig. 10, n. 1)9 e ad un insediamento (1 bollo) situato 3 km ad
ovest di questultimo sito,10 forniscono due possibili informazioni: tra i vari investi-
menti di Veidio Pollione poteva esserci anche la produzione doliare praticata nella zo-
na compresa tra le due ville di S. Gilio e Masseria Ciccotti, dove abbondanti erano i
giacimenti di argilla, oppure, semplicemente, egli possedeva pi propriet in zona
(comprese le ville di S. Gilio e Masseria Ciccotti), per la cui costruzione aveva com-
missionato tegole bollate con il suo nome.11 Se una delle due ville o entrambe sono
appartenute a Veidio Pollione, potremmo avere altre conferme, oltre quelle fornite
dalla villa di S. Pietro, della formazione precoce di una propriet imperiale in epoca
augustea, visto che Publio Veidio Pollione lasci in eredit ad Augusto alcuni suoi
beni, quando mor nel 15 a.C.12
C. Iunus Kanus
C. Iunus Kanus, invece, doveva essere un liberto della gens Iunia, dal cognomen tipica-
1 pir2 iii, 390 sgg.; Syme 1961; Shatzman 1975, p. 362; Camodeca 1982; M. R. Torelli 2002, pp. 171-175,
note 10-13 con bibliografa.
2 pir2 iv, 782-783; Gualtieri 2000, pp. 335-336 (ae 2001, 890c); Gualtieri 2003, p. 191; Silvestrini 2005,
p. 97, nota 12.
3 Ovid., Fasti 6, 639-644; Dio. liv, 23; Plin. N.H. ix, 77 e 167; Sen., de ira iii, 40, 2; Sen., de clem. i, 18, 2.
4 De Caro-Vecchio 1994. 5 Adamo Muscettola 1996; M.R. Torelli 2002, p. 373.
6 Sono state rinvenute a Cartagine (ae 1971, n. 487; Andreau 1999, 275) e in Cisalpina (ae 1972, n. 188).
Allattivit produttiva di Veidio sono state attribuite anche anfore bollate con la scritta BENEV. (cil xv, 2,
4544: Tchernia 1969, 145), che sembrerebbe per riferita piuttosto ad una produzione pubblica della citt
di Benevento. Da ultimo Kirbihler 2007.
7 cil x, 1556 = ils 109. 8 Di Giuseppe (in stampa), d.
9 Gualtieri 2000, pp. 332-333; Gualtieri 2003, pp. 188-189; ae 2001, 890f; Silvestrini 2005, 97. Nellam-
bito della discussione condotta al convegno Le brique antique et mdivale, D. Manacorda, p. 372 ha ritenuto
che il numero superiore dei bolli di Veidio Pollione rispetto agli altri bolli attestati, possa essere un criterio
per individuare proprio in Pollio uno dei proprietari della villa di Masseria Ciccotti.
10 Gualtieri-Fracchia 1993, 327, sito n. 3; Gualtieri 2000, p. 333, nota 7.
11 Gualtieri (2001, p. 97) ritiene che proprio la villa di Masseria Ciccotti nella sua prima fase potrebbe
appartenere a Veidio, data labbondante attestazione di questi bolli. Per una discussione sul signifcato degli
stessi si cfr. Gualtieri 2000 con gli interventi di D. Manacorda. 12 Syme 1961.
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proprietari e produttori nell

alta valle del bradano 169


mente lucano.1 Il bollo omonimo, di met i secolo d.C., stato raccolto sia sul sito di
S. Gilio2 (Fig. 8, n. 2) sia in quello di Masseria Ciccotti.3 Alle informazioni fornite dai
bolli si aggiunge unepigrafe inedita, reimpiegata nella cattedrale di Acerenza, in cui
si menziona una Iunia Dafne, testimonianza certa della presenza di questa gens sul
territorio con propriet gestite da liberti.4 Gli Iunii in Lucania sono attestati anche a
Grumentum, dove mostrano legami con i Bruttii5 e ad Atina.6
Rintracciare il ramo a cui appartengono gli Iunii dellalta valle del Bradano non
facile, per via dellampia difusione della gens tra Lucania e Apulia;7 tuttavia il pi pro-
babile appare essere quello dei Giunii Silani8 per le ragioni che vedremo. Vasti e arti-
colati dovevano essere i legami che essi intrattennero con larea apula compresa tra
Bari, Canosa9 e Venosa.10 Infatti abbiamo un L. Iunus Silanus Torquatus,11 nipote di
Iunia Lepida, che fu relegato prima ad Ostia e poi a Bari, dove fu ucciso; a Canosa vie-
ne fatta una dedica al pretore e augure L. (Iunius) M. f. D. n. Silanus, dubitativamente
identifcato con il fratello di M. Iunus Silanus console nel 25 a.C.;12 un Q. Iunius Silva-
nus (cognome considerato variante di Silanus)13 pedaneus a Canosa;14 C. Appius Iunus
Silanus, ultimo marito di Domitia Lepida (cfr. infra) fu accusato di maiestas insieme a
C. Calvisius Sabinus console nel 26 d.C., suicida nel 39 e proprietario di fundi nellarea
di Gaudiano.15 In sostanza, Canosa e il territorio circostante sembrano rappresenta-
re un fulcro di interessi della nobile famiglia, non solo in virt di legami parentelari,
ma anche politici.
Per quanto riguarda Venosa, va valorizzata, in particolare, lepigrafe murata nella
chiesa della SS. Trinit, ovvero una dedica di un C. Iuni[---] ad un [---Iu]nio Sil
.
[---],
incontrovertibilmente identifcati come Giuni Silani.16 Un C. Iunus Numidianus, pa-
trono di Canosa nel 223 (cil ix, 338, 1, 16), viene ritenuto originario di Venosa per
lappartenenza di un suo avo P. Iunius M.F. Hor. Numida (cil vi, 3525) alla trib
Horatia,17 ma i rapporti con i Giuni Silani in questo caso non sono chiari. Incerto
pure se i Cassii di Venosa18 vadano ricondotti ai Cassii Longini,19 e in questultimo caso
dovremmo sottolineare che il C. Cassius Longinus, console del 30 d.C., fu sposo di Iunia
1 Kanus ritenuto cognomen di origine osca (Lissi Caronna 1990-91, pp. 340-341; Salomies 1987, p. 124),
ma attestato sia come gentilizio (cil x, 384: M. R. Torelli 1995, p. 285, n. 4) sia come praenomen nel Kanus
Iunius Niger sopra citato. 2 Lissi Caronna 1990-1991, pp. 340-341, fg. 170.
3 Gualtieri 2000, pp. 335-336; Gualtieri 2003, p. 189.
4 Dellepigrafe viene fornita la sola foto in de Lachenal 1995, p. 70, fg. 55. Del testo malamente leggi-
bile si ricostruisce D(is) M(anibus) / Iuniae Daphn/ ae m
'
atri sibi / devotissim/ ae q(ui) vixit a
'
n(nis) -- / +++er
flius /fecit. 5 Si tratta di un Iunius Nutritus: Giardino 1983, p. 205, n. 57.
6 Si tratta del pretore Iunius Felix: Solin 1981, pp. 8 e 39; Bracco 1987, p. 57; Simelon 1993, p. 15, nota 62,
74, nota 10. 7 erc i, 58-59 e 372; Musca 1966, p. 159; Silvestrini 2005.
8 Syme 1993, p. 282 sgg. 9 pir2 iv, p. 838; erc i, pp. 26-27, 58.
10 Camodeca 1982, p. 147; Camodeca 1991, pp. 75-76; Chelotti 2003. 11 pir2 iv, p. 838.
12 pir2 iv, 827; cil ix, 332; Grelle 1981, pp. 223-224; erc i, pp. 26-27, n. 21; Andermahr 1998, pp. 310-311,
n. 287.
13 pir2 iv, pp. 822, 823, 833, 837, 839. 14 erc i, p. 58, n. 35.
15 pir2 ii, p. 354. Chelotti 1999, p. 431; sullidentifcazione discussa del Calvisius patrono di Canosa (cil
x, 414): Grelle 1981, p. 223 e erc i, p. 25.
16 Chelotti 2003, pp. 33, 223, n. 143. 17 pir2 iv, 786; Camodeca 1982, 147.
18 cil ix, 422, r. 50, 496, 563; Chelotti 2003, n. 18.
19 Cos Chelotti 2003, p. 33; mentre lidentifcazione appare probabile per Manacorda (Manacorda
1995, pp. 149-155; Manacorda 2001, p. 402) il quale sottolinea lintreccio con Calvia Crispinilla imprenditri-
ce dai notevoli interessi economici in Italia meridionale.
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170 helga di giuseppe
Lepida,1 cugina di Appio Silano e zia di Giuno Torquato ucciso a Bari, istituendo cos
un ulteriore rimando ai Giuni.
Ora, nonostante non si abbia nessuna prova defnitiva per collegare gli Iunii del-
lalta valle del Bradano con gli Iunii Silani di Canosa e Venosa, considerata lestre-
ma vicinanza delle aree, possibile immaginare che gli interessi fondiari di questa
famiglia si siano estesi anche verso sud in prossimit del Bradano. A suggerire lipo-
tesi lattribuzione, alquanto accreditata (cfr. supra), della villa di S. Pietro a Do-
mitia Lepida, moglie, come accennato, in terze nozze di quel C. Appius Iunius Sila-
nus, console del 28 d.C.,2 ucciso nel 42 d.C. Domitia Lepida lo aveva sposato per
volere dellimperatore Claudio, che sperava in questo modo di raforzare il suo prin-
1 pir ii, 575; Nanna 1983, p. 152. 2 pir2 iv, 822; Syme 1993, pp. 246, 268-69, 288-89, 408, 410.
Fig. 8. Bolli su tegola dalla villa di S. Gilio. 1. P(ubli) V
'
ei(di) Pol[lion(is)]. 2. C(ai) Iuni Kani.
3. [Q(uintus)] V
.
inn(ius)?. 4. [Q(uintus) V]inn(ius)? 5. [---]n I+[---]. 6 Cn(ei) Ma(---). 7. Pom' ar '
.
i
.
.
(foto Soprintendenza Basilicata).
1 2
3 4 5
6 7
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alta valle del bradano 171


cipato. La gens Iunia, infatti, era diretta discendente della casa di Augusto e da essa
ci si aspettava che emergesse un nuovo imperatore (Tac. Ann, 13,1). Per questo mo-
tivo, secondo il racconto di Tacito (Ann. 12, 3-4), furono uccisi, perseguitati, esiliati
e indotti al suicidio da Agrippina che tramava per lascesa al trono del fglio Nero-
ne.1 Infne non va trascurato il fatto che Domitia Lepida o meglio un suo liberto
L. Domitius Phaon2 possedeva propriet sparse in Lucania, ognuna con nome di-
verso (fundus Iunianus, Lollianus, Percennianus, [S]tatuleianus, Quaesicianus, Gallicia-
nus), che vengono in parte donate, con rispettive case e ville, ad un santuario di Sil-
vano, ricordato nella nota iscrizione di Caposele.3 Interessante la suggestione che il
fundus Iunianus potesse collocarsi nella fascia compresa tra lOfanto e lalto Brada-
no, vista la discreta concentrazione degli Iunii in tale zona, dove peraltro vengono
ipotizzate anche propriet degli Statilii, cui rimanda il fundus [S]tatuleianus della
stessa epigrafe di Caposele e a cui collegabile il toponimo S. Andrea di Statiglia-
no rintracciabile nel territorio di Atella.4 In questa prospettiva interpretativa sia C.
Iunus Kanus di S. Gilio e Masseria Ciccotti, sia Iunia Daphne di Acerenza potrebbe-
ro essere considerati liberti degli Iunii Silani se non addirittura del marito di Domi-
tia Lepida, ipotesi da meglio verifcare.
Cn. Ma(---) e Q. Vinnius?
I bolli con [---]+inn [---]inn5 (Fig. 8, nn. 3-4), [---]n I+[---] (Fig. 8, 5) e Cn. Ma(---)6 (Fig.
8, n. 6), provenienti dalla villa di S. Gilio, recano informazioni troppo brevi per poter
essere identifcati con qualche margine di certezza. I personaggi menzionati potreb-
bero comunque essere proprietari di fglinae e, in particolare nei primi due casi, po-
tremmo pensare che si tratti di un Q. Vinnius o di un esponente della stessa famiglia,
che bolla tegole a Venosa insieme ad un suo probabile schiavo di nome Celer. Questa
identifcazione viene raforzata se ammettiamo che il bollo di Fig. 8, n. 3 sia sinistror-
so, da cui conseguirebbe che la prima lettera a destra potrebbe essere letta agevol-
mente come una V, mentre non avrebbe senso nel caso di un bollo destrorso. La gens
Vinnia, considerata di origine etrusca, attestata poche volte, anche nella forma Vi-
nia in area apula e irpina.7
Pomarius
Rimanendo ancora a S. Gilio, il nome di un probabile ofcinator o schiavo ricostrui-
bile da un frammento di bollo in rilievo su tegola, entro cartiglio rettangolare , Po-
m'ar
.
i
.
' (Fig. 8, n. 7) con M e A in nesso seguite da unasta molto alta, interpretabile co-
me altro nesso tra R e I.8 Lunico scioglimento proponibile sembra essere Pomarius al
genitivo, classifcato tra i cognomina derivati da attivit commerciali9 e attestato esclu-
1 Syme 1981; Nanna 1983, pp. 145-149. 2 Bruun 1989.
3 cil x, 444 = ils 3546 = Bracco 1974, n. 7; Solin 1981, 8, 15-16, 22; Giardina 2004, pp. 145-146.
4 Manacorda 2001, pp. 400-401.
5 In ambito apulo possibili integrazioni di gentilizi sono Tinnii e Vinnii: indici in Chelotti 2003 e Sil-
vestrini 2005.
6 Per i gentilizi che iniziano in Ma in area lucana cfr. Simelon 1993, pp. 125-128, in area apula cfr. Silve-
strini 2005, indici, 231. 7 Sabatini 1991, p. 168, n. i. 5.
8 Di Giuseppe (in stampa), d. 9 Produttore e mercante di frutta: Kajanto 1982, pp. 83, 321.
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172 helga di giuseppe
sivamente a Canosa,1 su unepigrafe funeraria irreperibile, nota da fonti antiquarie.
Lepigrafe canosina riguarda una dedica efettuata dal liberto P. Valerius Pomarius ad
altri liberti di un Publio Valerio. Vista lapparente rarit del cognomen e la presenza del-
la gens Valeria a S. Gilio (i gi menzionati Valerio Secundo e Valeria Ursula) non im-
probabile che il nostro Pomarius sia lo stesso personaggio di Canosa coinvolto, pro-
babilmente per conto dei sui domini, in unattivit di produzione laterizia, collocabile
non lontano dalla villa e forse proprio nella villa stessa di S. Gilio, dove peraltro sono
stati rinvenuti indizi di una produzione laterizia.2
Iscu. e C. Mt

l. Isc.
Tornando ora alla villa di S. Pietro, per locazione o successivi passaggi di propriet,
ledifco fu usato ad un certo punto della sua storia da un liberto verosimilmente ap-
partenente alla gens Metilia. Egli doveva gestire, prima come schiavo e in seguito co-
me liberto, la produzione doliare nella villa, dotata tra la fne del i e la met del iii se-
colo d.C. di cinque fornaci per la cottura di tegole, piccoli dolia, anforette a fondo
piatto per il trasporto locale di derrate, ceramica comune da cucina, lucerne e cera-
mica comune dipinta medio-imperiale.3 Tra i molteplici indicatori di produzione in
questo senso, i pi signifcativi sono un sigillo in piombo di forma rettangolare re-
cante la menzione dello schiavo Iscu. (Fig. 9, n. 1), forse abbreviazione di Isauricus,4
Isochrysus,5 Iscrutarius6 e due bolli semilunati su tegole con scritte [---I]sc. (Fig. 9, n. 2),
e C. Mt

l. Isc. (Fig. 9, n. 3), chiaramente lo stesso personaggio, o un suo fglio, ormai li-
berato. Lo scioglimento del gentilizio composto da lettere in nesso non immediato,
potrebbe trattarsi di un MTI o pi probabilmente un MTL con omissione delle vo-
cali da ricondurre ai Metilii,7 gi proprietari di fondi nellager Venusinus, precisamente
nella non lontana Atella, da dove proviene il noto sarcofago di Metilia Torquata.8
C.E. Gal
'
i.
Tra i possibili domini o ofcinatori di questarea va annoverato anche un C.E. Gal
'
i. (Fig.
10, n. 2), dalla villa di Masseria Ciccotti menzionato su un bollo integro e uno fram-
mentario, non chiaramente leggibili, per i quali stato proposto lo scioglimento C.
Egnatii (o Equitii?) Gali., gentilizi entrambi attestati in Lucania.9 Tuttavia, vista la pros-
simit dellalto Bradano allarea apula e i numerosi collegamenti istituibili con Venosa
e Canosa, potremmo pensare, oltre che agli Egnatii e Equitii, attestati anche a Venosa,10
agli Eclanii, Egii, Egnatuleii, Ellenii, Ennii, Ennenii, Epidii, Eppii, Erucii, Esquilii, Etrii,
Exonii, noti a Venosa, Canosa e altri centri apuli.11 Il cognomen Gali. potrebbe essere
labbreviazione di Gal(l)ianus, Gal(l)io, Gal(l)icanus, Gal(l)icianus, Gal(l)icinus, Gal(l)icla-
1 cil, ix 350. 2 Di Giuseppe (in stampa), d. 3 Di Giuseppe (in stampa), c.
4 cil ix, p. 2669. 5 cil ix, pp. 1052, 3710.
6 tra i cognomi che Kajanto (Kajanto 1982, p. 324) identifca come originati da attivit lavorative, nel
nostro caso un commerciante di vestiti.
7 Per le varie proposte cfr. Di Giuseppe (in stampa), b, Di Giuseppe (in stampa), b.
8 cil ix, 658; Grelle 1993, pp. 132-133; Gualtieri 2001, p. 100, fg. 19. Per i collegamenti tra Metilia
Torquata e Erode Attico cfr. Torelli 1969, p. 12, nota 9; Torelli 1991, pp. 23-24.
9 Gualtieri 2001, p. 95, fg. 15. 10 Chelotti 2003, indici, p. 316.
11 Chelotti 2003, indici, p. 316; Silvestrini 2005, indici, p. 229.
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ra, Gal(l)icus, Gal(l)inaria, Gal(l)inianus, Gal(l)itianus,1 tutti poco attestati sia in Lucania
sia in Apulia. Un collegamento forse istituibile tra il nostro personaggio e Fundania
Gallitana di Grumentum2 sia per via della possibile coincidenza del cognomen, sia per il
fatto che un Fundanus ugualmente attestato tra i bolli di Masseria Ciccotti (cfr. infra).
Comunque, vista la rarit del cognomenin queste aree, non si pu fare a meno di pensare
ancora una volta al fundus Gallicianus della gi citata iscrizione di Caposele.3
Fundanus
Fundanus, ricostruito da un frammento di tegola [Fun]dan(i),4 va considerato verosi-
milmente un dominus, essendo il nome attestato come gentilizio a Paestum, Grumen-
tum, Venusia e Herdonia.5
Pote
.
[---], Herculis e Pansa
.
[e---]
Pote
.
[---] (Fig. 10, n. 3) e Herculis (Fig. 10, n. 4), su bolli di Masseria Ciccotti, sono stati
in prima battuta attribuiti ad ofcine pubbliche, rispettivamente del centro romano di
Potentia Pote
.
[ntinorum (fglinae)] e di un santuario dedicato ad Hercules Acheruntinus
nel vicino centro di Acerenza.6 Linterpretazione potrebbe, per, essere orientata
anche verso altre soluzioni. Nel primo caso potrebbe trattarsi di un ofcinator o di uno
schiavo, ad esempio un Potentinus, Potens, Potensis, Potentianus, Potentius, Potestas,7 nel
secondo caso di uno schiavo con teonimo Herculis8 o del committente, ovvero del
santuario di Ercole Acheruntino, i cui addetti potrebbero aver commissionato tegole
alle fglinae site a Masseria Ciccotti,9 in altre parole il bollo farebbe riferimento non al
produttore, ma al proprietario cui i manufatti erano destinati.10
1 Kajanto 1982, indici, p. 393. 2 cil x, 256; Simelon 1993, p. 110, n. 53.
3 Cfr. p. 204, nota 4. 4 Gualtieri 2000, p. 334, fg. 6; Gualtieri 2001, 95.
5 Simelon 1993, p. 110, n. 53; Sidebotham 1980, pp. 241-242; Silvestrini 2005, indici, p. 230.
6 cil ix, 947; Gualtieri 2000, pp. 332-333; Gualtieri 2001, p. 95, fg. 13.
7 Kajanto 1982, p. 405.
8 Gualtieri 2003, pp. 187-188, che nota per lanomala connotazione del nome.
9 Qui lesistenza di fornaci viene al momento ipotizzata solo sulla base delle prospezioni geo-archeolo-
giche e della ricognizione intensiva di superfcie: Gualtieri 2001, p. 86; per la continuit di produzione a
Masseria Ciccotti anche in epoca tardoantica cfr. Fracchia 2005.
10 Sulla discussione suscitata da questi bolli cf. D. Manacorda in Le brique antique et mdivale, 372.
Fig. 9. Bolli dalla villa di S. Pietro. 1. Sigillo in piombo con nome Iscu. in rilievo e andamento
sinistrorso. 2. [C(ai) Metili? I]sc. 3. C(ai) M(e)t(i)l
'
(i) Isc.
(foto Soprintendenza Basilicata; restituzione grafca di H. Di Giuseppe).
1 2 3
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174 helga di giuseppe
Una nota di approfondimento va dedicata al cognomen Pansa
.
[e---] (Fig. 10, n. 5),
su tegola frammentaria di Masseria Ciccotti e da un sito di ricognizione interpreta-
to come vicus in localit Petrara.1 Il cognomen piuttosto frequente in area sannita,2
ma raro nel resto dellItalia meridionale: non mai attestato in Calabria,3 n in Lu-
cania e solo due volte in Apulia,4 dove per emerge L. Vibius Pansa di Brindisi.5 Vi-
sta la rarit di questo elemento onomastico e solo come ipotesi di lavoro da verif-
care, si potrebbe pensare che la gens cui appartiene Pansa sia proprio la Vibia, di
origine osca e ben nota sia in Lucania,6 con particolare riferimento a Potentia7 e al-
1 Fracchia-Gualtieri 1998-1999, pp. 321-322, n. 22. 2 cil ix, indici, p. 740.
3 Zumbo 1992. 4 Musca 1966, indici, p. 175. 5 cil ix, 202.
6 Simelon 1993, p. 164, n. 139. 7 cil x, p. 169.
Fig. 10. Bolli su tegola dalla villa di Masseria Ciccotti. 1. P(ubli) V
'
ei(di) Pollion(is). 2. C(ai) E(gnatii vel
Equitii) Gal
'
i. 3. Pote
.
[---]. 4. Herculis. 5. Pansa
.
[e---] (da Gualtieri 2001, fg. 13-15, 17-18).
2 3
1
4 5
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la villa ellenistica del Moltone di Tolve,1 sia in Apulia, soprattutto nelle vicine Ve-
nusia e Canusia.2 Nellambito di questa prospettiva interpretativa, va ricordato che
C. Vibius Pansa Cetroniano, di probabile origine perugina, console morto nella bat-
taglia di Modena del 43 a.C., lega il suo nome alle ofcine Pansianae (frmate nella
fase tardo-repubblicana Pansae ' Vibi), difuse in area nord-adriatica, fno al Piceno e
che passarono dopo la sua morte nelle mani di Ottaviano.3 Al momento non sono
noti manufatti di queste ofcine in Italia meridionale, ma proprio in virt della ra-
rit del cognomen, andr verifcata la possibilit della loro presenza in area bradani-
ca o potentina in genere; a tal proposito non vanno trascurati i toponimi Monte
Pazzano e valico di Pazzano,4 nel comune di Tolve, toponimi che in area adriatica
e nella forma Panzano vengono ricondotti a praedia Pansiana.5 Del resto non sa-
rebbe il primo caso di proprietari che hanno fondi e ofcine gravitanti contempo-
raneamente verso la fascia adriatica meridionale e settentrionale, dove era possibi-
le sfruttare comode vie di comunicazione, terrestri, fuviali e marittime. Calvia
Crispinilla rappresenta uno di questi esempi6 e lo stesso C. Vibio Pansa possedeva
propriet nel territorio di Cortona e in Valdichiana,7 a Roma, Napoli, Puteoli, Cu-
ma e forse Pompei;8 la sua famiglia potrebbe essere arrivata in queste zone al se-
guito degli interessi economici generati dalle rotte di transumanza che collegavano
le aree sabine a quelle lucane (Varr. r.r. 2, 9, 6).9
Conclusioni
Abbiamo visto come questa porzione del territorio settentrionale della Lucania, in-
centrata sullalta valle del Bradano, fosse tuttaltro che isolata in passato. Il totale si-
lenzio delle fonti letterarie viene compensato dal gran numero di epigraf che rivela
gli interessi economici delle famiglie pi importanti dellaristocrazia urbana e muni-
cipale: Acerronii, Annii, Domitii, Fundanii, Iunii, Metilii(?), N(a)evii, Tuccii, Valerii, Veidii
e forse Egnatii o Equitii, Vibii e Vinnii, lo ricordiamo, sono tra i gentilizi attestati. Dai
legami individuati, anche se solo in via ipotetica, si ha limpressione che lalta valle del
Bradano risenta fortemente della vicinanza dellarea irpina, da cui provengono alcu-
ni dei proprietari citati e nello stesso tempo che fornisca un importante bacino eco-
nomico per le gentes pi in vista di Venosa e Canosa, oltre che di Potentia.
Le informazioni analizzate rivelano che tutte e tre le ville di S. Pietro, S. Gilio e Mas-
seria Ciccotti potrebbero essere appartenute a famiglie senatorie legate ai giulio-clau-
dii e passate per motivi di eredit e confsca nelle mani degli imperatori, in particola-
re di Claudio e di Nerone entrambi coinvolti nello sfruttamento laniero. Non
sarebbero queste le uniche propriet imperiali del comprensorio; se ne individua
1 P. Bottini 1982, p. 22, note 32 e 33.
2 Musca 1966, pp. 203-204; Chelotti 2003, p. 275; Silvestrini 2005, indici, p. 234.
3 Le fglinae Pansianae una volta divenute propriet imperiale, acquisirono i nomi dei successivi impera-
tori: Patitucci Uggeri 2006, pp. 57-58 con bibliografa precedente.
4 Moles 1982, n. 20. 5 Patitucci Uggeri 2006, p. 57, nota 16.
6 Manacorda 2001, p. 402. 7 Gualtieri 2005, p. 394; Torelli 2005, p. 376.
8 Shatzman 1975, p. 437, n. 219.
9 Per motivi legati agli allevamenti transumanti e alle possibilit economiche ad essi connessi si ritiene
di giustifcare, ad esempio, la presenza dei Calvisii, di origine spoletina, nella zona compresa tra Canosa e
Gaudiano: Grelle 1981, p. 223.
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176 helga di giuseppe
unaltra, ad esempio, nel Potentino nord-orientale, ai margini dellalta valle del Bra-
dano, precisamente a Monte Torretta, dove dovevano situarsi fondi dellimperatore
Nerva. Lo si deduce dal rinvenimento di unepigrafe funeraria1 dedicata a M. Cocceius
Aug(usti) lib. Restitutus da parte dei fgli Flavius Speratus (forse avuto da una relazione
illegittima con una Flavia, quando ancora non era stato afrancato) e Cocceius Restitu-
tus e della contubernale Cocceia Primigenia.2 Del resto sappiamo che simili propriet
dovevano essere piuttosto consistenti nellagro di Potentia se nella seconda met del
ii sec. d.C. fu nominato un procurator Lucaniae3 con la funzione di gestire il demanio
imperiale,4 formatosi verosimilmente anche a seguito di quel fenomeno di progressi-
vo passaggio dellager publicus populi Romani non assegnato nel patrimonium Caesaris
avvenuto nel corso del ii sec. d.C.5
Se il carattere inevitabilmente ipotetico delle ricostruzioni proposte necessita di
conferme, un fatto che una forida economia silvo-pastorale, la disponibilit di
risorse idriche, di abbondanti banchi dargilla e la vocazione cerealicola della zona,
senza trascurare una buona rete di comunicazioni terrestri e fuviali, che consentiva
facili collegamenti sia con la costa adriatica sia con quella ionica, dovettero rappre-
sentare in questarea fattori di forte attrattiva per gli investimenti di capitali da parte
di illustri personaggi fn dallepoca tardo-repubblicana.
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1 ae 1995, 375.
2 Gli interessi di Nerva si estendevano anche in Puglia, a Taranto, dove noto un altro suo liberto (ae
1896,111 = ils 6462); cfr. anche Silvestrini 2005, p. 229. Per le attestazioni della gens Flavia in Lucania cfr.
Simelon 1993, p. 109. 3 cil xiv 161 = ils 1427. 4 Russi 1999, p. 552.
5 Su questi argomenti cfr. Lo Cascio 2000, pp. 111-120; Segenni 2004. Altre propriet imperiali nella Lu-
cania settentrionale dovevano trovarsi nel comparto meridionale dellager Potentinus, presso Pignola, dove
sono state rinvenute iscrizioni (ee viii 265-266) che menzionano servi dellimperatore (Caesaris servi); inol-
tre, probabili liberti M. Vipsanius Amerimnus (cil x 8059, 444) di M. Vipsanio Agrippa, genero di Augu-
sto, o loro discendenti, sono ugualmente attestati nellagro di Potentia, cosa che potrebbe spiegare un even-
tuale allargamento del demanio imperiale in questa zona, formatosi in seguito ai lasciti testamentari a
favore di Augusto da parte di Agrippa (Russi 1973, pp. 1914-1915, Russi 1975, Russi 1999, pp. 552-553), oltre
che, come abbiamo visto, verosimilmente di P. Veidio Pollione.
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proprietari e produttori nell

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Abstract
Larea oggetto del contributo si colloca sul versante orientale della Lucania settentrionale, nel-
lalta valle del Bradano, sul confne tra la II (Apulia et Calabria) e III (Lucania et Bruttium) regio
augustea. Il territorio attraversato da un tratturo Regio in funzione dallepoca preistorica ai
nostri giorni con lo scopo di collegare il Potentino interno con il Tavoliere delle Puglie. Lun-
go il tratturo e le sue diramazioni si afacciano ville romane di epoca ellenistica, imperiale e
tardoantica coinvolte nella produzione cerealicola su vasta scala, nella manifattura ceramica
e doliare e soprattutto negli articolati processi della lavorazione laniera. Grazie ai documenti
archeologici ed epigrafci fnora rinvenuti siamo in grado di collocare questa zona al centro
degli interessi delle pi importanti famiglie dellaristocrazia urbana e italica: gli Acerronii, gli
Annii, i Cornelii, i Domitii, i Fundanii, gli Iunii, i Metilii(?), i N(a)evii, i Tuccii, i Valerii, e i Veidii e
forse gli Egnatii (o Equitii), i Vibii e i Vinnii avviano qui aziende gestite da schiavi e liberti per
lo sfruttamento delle risorse naturali. Vedremo in che modo gli interessi di tali gentes si in-
treccino tra loro in un complesso gioco di convivenze e passaggi di propriet che portarono
alla formazione precoce del patrimonium Caesaris.
The area, which is the object of this contribution, is located in northern Lucania, on an east
slope in the upper valley of Bradano, at the borders between the IInd (Apulia et Calabria) and
IIIrd (Lucania et Bruttium) regio augustea. A cattle path transverses the territory; it has func-
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tioned as a conduit connecting the interior of Potentino with the Tavoliere delle Puglie from
the prehistoric period until today. Along this path and its branches are located villas dating
from the Hellenistic, Imperial and Late Antique periods, which were involved in the large-
scale production of grain, and also in the making of pottery and doliae, and especially in the
manufacture of wool. The archaeological and epigraphical documents which have been found
until now enable us to associate this zone with some of the most important families of the ur-
ban aristocracy in Italy: the Acerronii, the Annii, the Cornelii, the Domitii, the Fundanii, the Iu-
nii, the Metilii(?), the Maevii, the Tuccii, the Valerii, the Veidii and perhaps also the Egnatii (or
Equitii), the Vibii and the Vinnii, whose farms here benefted from the natural resources and
were administered by slaves and liberti. The paper shows how the interest of such gentes in-
teracted in a complex interplay of cohabitation and changing ownership, which was relevant
to the incipient formation of the patrimonium Caesaris.
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composto, i n carattere dante monotype,
i mpresso e ri legato i n i tali a dalla
accademi a edi tori ale

, pi sa roma
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(cz2/fg21)
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