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20/03/14 << indietro
LA FAVOLA DEI MAESTRI CANTORI - Francesco GAZZONI
LAccademia dei Maestri Cantori era nata sul modello di quella di Nrnberg,
citt purtroppo passata alla storia per le adunate oceaniche dei seguaci di
Orco, ma nota, viceversa, ai pi colti, per il racconto che ne aveva fatto
Richard Wagner, musicista insigne.
LAccademia radunava i cantautori pi bravi ed era presente in citt
importanti, ma anche, ormai, in altre quasi sconosciute. Dunque vi era una continua corsa degli
Accademici per trasferirsi da unAccademia allaltra, pi prestigiosa o pi vicina alla propria
residenza.
LAccademia pi importante si chiamava Homo Sapiens, ma, con il tempo, aveva subto una
progressiva diminuzione dellorganico. La successione avveniva infatti per voto interno degli
Accademici, ma quelli della Homo Sapiens per anni non accettarono nessun nuovo cantautore,
perch ritenevano il livello dei giovani insoddisfacente. E cos essa si era progressivamente
spogliata, perdendo i suoi pezzi migliori, quando, per let, essi dovevano lasciare il posto a
causa del deterioramento delle corde vocali.
In realt, ad evitare di dover far loro lesame, estremamente imbarazzante tra cantanti colleghi di
pari grado, tanto pi in quanto lesame fosse condotto dallodiato Beckmesser, il censore con la
sua lavagna, era stato accettato il principio secondo cui, compiuta una certa et, si doveva
lasciare. Solo che questo limite era stato posto con riferimento ad unet in cui la quasi totalit
degli Accademici non cantava pi, perch a nessuno interessava veramente comporre e cantare,
dato che limportante era mantenere i pennacchi, i mantelli e gli onori riservati agli Accademici.
E cos, uno dopo laltro, avevano dovuto abbandonare lAccademia Homo Sapiens cantautori tra
i pi importanti, come il Pifferaio, non solo esperto solista e autore di fondamentali opere per
piffero, coro e orchestra, ma anche rapper tra i pi apprezzati, specie per i testi dal tono un po
moraleggiante e indignato, che egli cantava o piuttosto declamava con tono vibrante e
appassionato. Con quella magnifica voce da tenore alla Beniamino Gigli, si sarebbe potuto
dedicare allopera lirica, ma egli purtroppo la considerava sorpassata e polverosa. Infatti con le
sue canzoni giovanili, era andato controcorrente, tant che esse si potevano paragonare, per il
loro carattere rivoluzionario, a quelle dodecafoniche con le quali Schnberg si era opposto alla
tonalit.
Se ne and, senza lasciare rimpianti, anche Colli, che sarebbe stato un buon tenore di grazia
alla Miguel Fleta, se la voce non avesse avuto strane venature stridule che disturbavano,
ricordando molto da vicino il verso del pavone, come noto assai poco gradevole. Un vero
peccato, anche perch quel verso non era lesito di un dispetto della natura, ma dellatteggiarsi di
Colli, facendo egli la ruota in continuazione. Le sue operine, poi, erano intessute, quanto ai
libretti, di continui giochi linguistici, davvero fastidiosi, ma in compenso esse avevano il
vantaggio di essere brevi, anche se ripetitive: un piccolo tema musicale era proposto e riproposto
fino alla noia.
LAccademia Homo Sapiens tir un sospiro di sollievo con luscita di Dotto, un cantante con una
dizione terribile e dialettale, al punto che nessuno riusciva a capire che cosa stesse declamando
quando cantava le sue composizioni, ma questo era sicuramente un bene, visto il loro mediocre
livello.
Alla fine usc perfino Till Eulenspiegel, un tempo il giovane di bottega della sua Schola
Cantorum, un rompiscatole patentato inviso ai pi, anche perch negli ultimi anni si era dedicato
a comporre canti di protesta, polemici e provocatori, per certi versi paragonabili ai fescennini,
che cantava a squarciagola ad ogni occasione, divertendo pochi e inimicandosi molti. Till come
cantautore non era migliore di altri, ma come cultura musicale batteva tutti, compreso Colli, il
quale si atteggiava a critico musicale. Memorabile era rimasto, negli annali dellAccademia, un
suo intervento ad una riunione di amanti della musica, in cui Colli si esib nel definire la nona
incompiuta di Bruckner una sinfonia protestante, definizione oltremodo offensiva per il
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