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Leonardo Da Vinci

Leonardo di ser Piero da Vinci (Vinci, 15 aprile 1452 – Amboise, 2 maggio 1519)
è stato un artista, scienziato epittore italiano. Uomo d'ingegno e talento
universale del Rinascimento italiano, incarnò in pieno lo spirito universalista della sua
epoca, portandolo alle maggiori forme di espressione nei più disparati campi dell'arte e
della conoscenza.

Fu pittore, scultore, architetto, ingegnere, anatomista, letterato, musicista e inventore,


ed è considerato uno dei più grandigeni dell'umanità.

La fortuna critica del pittore è stata immediata e non ha mai subito oscuramenti. Già
per il Vasari [27]«volle la natura tanto favorirlo, che dovunque è rivolse il pensiero, il
cervello e l'animo, mostrò tanta divinità nelle cose sue che nel dare la perfezione di
prontezza, divinità, bontade, vaghezza e grazia nessun altro mai gli fu pari», e per
il Lomazzo «Leonardo nel dar il lume mostra che habbi temuto sempre di non darlo
troppo chiaro, per riservarlo a miglior loco et ha cercato di far molto intenso lo scuro, per
ritrovar li suoi estremi. Onde con tal arte ha conseguito nelle facce e corpi, che ha fatto
veramente miracoli, tutto quello che può far la natura. Et in questa parte è stato superiore
a tutti, tal che in una parola possiam dire che 'l lume di Leonardo sia divino». [28]

Per il pittore Delacroix, [30] Leonardo «giunge senza errori, senza debolezze, senza
esagerazioni, e quasi d'un balzo, a quel naturalismo giudizioso e sapiente, lontano del pari
dall'imitazione servile e da un ideale vuoto e chimerico. Cosa strana! Il più metodico
degli uomini, colui che fra i maestri del suo tempo si è maggiormente occupato dei
metodi di esecuzione, che li ha insegnati con tanta precisione che le opere dei suoi
migliori allievi sono sempre confuse con le sue, quest'uomo, la cui maniera è così tipica,
non ha retorica. Sempre attento alla natura, consultandola senza tregua, non imita mai sé
stesso; il più dotto dei maestri è anche il più ingenuo, e nessuno dei suoi emuli,
Michelangelo e Raffaello, merita quanto lui tale elogio».

Per il Wölfflin, [32] «è il primo artista che abbia studiato sistematicamente le


proporzioni nel corpo degli uomini e degli animali e si sia reso conto dei rapporti
meccanici, nell'andare, nel salire, nel sollevare pesi e nel portare oggetti; ma anche quello
che ha scoperto le più lontane caratteristiche fisionomiche, meditando coordinatamente
sopra l'espressione dei moti dell'animo. Il pittore è per lui il chiaro occhio del mondo, che
domina tutte le cose visibili».
La pittura e la scienza

Studio di testa femminile,Windsor, Raccolte Reali


Una raccolta di manoscritti di Leonardo, redazione estremamente abbreviata di
quella messa insieme dall'allievo ed erede Francesco Melzi, apparve per la prima volta
a Parigi nel 1651, con incisioni tratte da disegni di Nicolas Poussin, grazie al precedente
impegno di Cassiano dal Pozzo, insieme con la traduzione francese; un'altra edizione
italiana del Trattato della Pittura apparve a Napoli nel 1733. Copie di scritti di Leonardo
sulla pittura circolavano già nel Cinquecento: il Vasari riferisce di un anonimo pittore
milanese che gli mostrò «alcuni scritti di Lionardo, pur di caratteri scritti con la mancina
a rovescio, che trattano della pittura e de' modi del disegno e del colorire»; Benvenuto
Cellini possedeva scritti di Leonardo sulla prospettiva. Leonardo studiò anche per primo
in Europa la possibilità di proiettare immagini dal vero su un foglio dove potevano essere
facilmente ricopiate, con la cosiddetta camera oscura leonardiana.

La pittura, per Leonardo, è scienza, rappresentando «al senso con più verità e
certezza le opere di natura», mentre «le lettere rappresentano con più verità le parole al
senso». Ma, aggiunge Leonardo riprendendo un concetto aristotelico, è «più mirabile
quella scienza che rappresenta le opere di natura, che quella che rappresenta [...] le opere
degli uomini, com'è la poesia, e simili, che passano per la umana lingua». [37]

Fra le scienze la pittura «è la prima; questa non s'insegna a chi natura nol concede,
come fan le matematiche, delle quali tanto ne piglia il discepolo, quanto il maestro gliene
legge. Questa non si copia, come si fa le lettere [...] questa non s'impronta, come si fa la
scultura [...] questa non fa infiniti figliuoli come fa i libri stampati; questa sola si resta
nobile, questa sola onora il suo autore, e resta preziosa e unica, e non partorisce mai
figliuoli uguali a sé». [38]Gli scrittori a torto non hanno considerato la pittura nel novero
delle arti liberali, dal momento che essa non solo «alle opere di natura, ma ad infinite
attende, che natura mai creò». E non è colpa della pittura se i pittori non hanno saputo
mostrare la sua dignità di scienza, poiché essi non fanno professione di scienza e «perché
la lor vita non basta ad intender quella».

«Il primo principio della scienza della pittura è il punto, il secondo è la linea, il
terzo è la superficie, il quarto è il corpo [...] il secondo principio della pittura è l'ombra»;
e si estende alla prospettiva, che tratta della diminuzione dei corpi, dei colori e della
«perdita della cognizione de' corpi in varie distanze». Dal disegno, che tratta della
figurazione dei corpi, deriva la scienza «che si estende in ombra e lume, o vuoi dire
chiaro e scuro; la qual scienza è di gran discorso». [39]

La pittura è superiore alla scultura, non solo perché lo scultore opera «con esercizio
meccanicissimo, accompagnato spesse volte da gran sudore composto di polvere e
convertito in fango, con la faccia impastata, e tutto infarinato di polvere di marmo che
pare un fornaio, e coperto di minute scaglie, che pare gli sia fioccato addosso; e
l'abitazione imbrattata e piena di scaglie e di polvere di pietre», mentre il pittore «con
grande agio siede dinanzi alla sua opera ben vestito e muove il lievissimo pennello co'
vaghi colori, ed ornato di vestimenti come a lui piace; ed è l'abitazione sua piena di vaghe
pitture, e pulita, ed accompagnata spesse volte di musiche, o lettori di varie e belle opere,
le quali senza strepito di martelli od altro rumore misto, sono con gran piacere udite»; lo
è soprattutto perché il pittore «ha dieci vari discorsi, co' quali esso conduce al fine le sue
opere, cioè luce, tenebre, colore, corpo, figura, sito, remozione, propinquità, moto e
quiete», mentre lo scultore deve solo considerare «corpo, figura, sito, moto e quiete; nelle
tenebre o luce non s'impaccia, perché la natura da sé le genera nelle sue sculture; del
colore nulla». [40]. E la pittura supera anche la poesia, perché mostra fatti, non parole; la
pittura «non parla, ma per sé si dimostra e termina ne' fatti; e la poesia finisce in parole,
con le quali come briosa sé stessa lauda

Una prima verità si trae dall'esperienza diretta della natura, dall'osservazione dei
fenomeni: «molto maggiore e più degna cosa a leggere» non è allegare l'autorità di autori
di libri ma allegare l'esperienza, che è la maestra di quegli autori. Coloro che
argomentano citando l'autorità di altri scrittori vanno gonfi «e pomposi, vestiti e ornati,
non delle loro, ma delle altrui fatiche; e le mie a me medesimo non concedano; e se me
inventore disprezzeranno, quanto maggiormente loro, non inventori, ma trombetti e
recitatori delle altrui opere, potranno essere biasimati». [41] Se poi costoro lo criticano
sostenendo che «le mie prove esser contro all'alturità d'alquanti omini di gran riverenza
appresso a' loro inesperti iudizi», è perché non considerano che «le mie cose esser nate
sotto la semplice e mera sperienza, la quale è maestra vera».