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L'accademia d'Arcadia

L'accademia d'Arcadia nacque il 5 ottobre 1690 a Roma per volere di 14 letterati


(fra cui GRAVINA e CRESCIMBENI) uniti dalla comune appartenenza al circolo lett
erario della regina di Svezia Cristina, morta l'anno prima, dopo essersi trasfer
ita nel 1655 a Roma in seguito alla sua conversione al cattolicesimo e alla cons
eguente rinuncia al trono.
Il nome prescelto (ARCADIA) rinvia al mondo fittizio della poesia pastorale o bu
colica e indica chiaramente il carattere d'evasione attribuito dall'accademia al
l'attivit poetica*; cos come il fatto che ciascun accademico assumeva il nome di u
n pastore della letteratura bucolica greco-latina, il presidente diveniva il "cu
stode", la sala riunioni il "bosco Parrasio" e il protettore era il Bambin Ges (p
rotettore dei pastori)
*non avremo infatti poesia "impegnata", ma un'abbondante produzione "d'occasione
"
Tutto ci indica la volont di separatezza e di autonomia professionale di questi le
tterati, accentuata dall'importanza attribuita alla creazione di un'organizzazio
ne in qualche misura autonoma dei poeti, organizzazione che li sottrae al circui
to di corte avvicinandoli allo status e alle condizioni di lavori usuali (UNIFIC
AZIONE DEL CETO INTELLETTUALE)
Il loro programma ideologico era minimo: restaurazione del buon gusto e la messa
al bando del disordine, degli eccessi e del cattivo gusto barocco.
La conseguente circolazione di opere che mirano a creare uno standard poetico co
mune cre poi di fatto un pubblico omogeneo. A favorire questo fenomeno contribu la
creazione di una comune e convenzionale "grammatica poetica" minima, che offriv
a una lingua poetica ripulita e neutra, resa funzionale alle esigenze della comu
nicazione (la tendenza a semplificare il lessico e la metrica prelude in certa m
isura alla sensibilit sentimentale del primo '800)
All'interno dell'accademia si possono individuare due tendenze:
GIAN VINCENZO GRAVINA sostenitore di una poesia modellata sull'esempio della gra
ndezza morale e civile di OMERO e di DANTE; abbandoner l'Accademia nel 1711 e fon
der l'ACCADEMIA DEI QUIRITI in cui sostenne un'organizzazione pi aperta e pi favor
evole ad un razionalismo critico ed un programma laicizzante del pensiero.
GIOVANNI MARIO CRESCIMBENI sostenitore di un linguaggio semplice e chiaro comunq
ue legato alla tradizione italiana e di un'organizzazione fortemente centralizza
ta secondo lo schema di un potere autoritario e gerarchico che imitava quello d
ella curia romana e ne esprimeva le tendenze culturali (tendenza filoecclesiasti
ca).
Prevalse questa seconda tendenza.
Una prima fase della produzione lirica dell'Arcadia, si pone all'insegna dell'im
itazione petrarchesca, prediligendo il sonetto.
Il petrarchismo arcadico privilegi tra i sentimenti quelli pi comuni,medi, nel pro
posito di attenersi rigorosamente al vero e al verisimile (INTENTO MORALISTICO:d
evono essere espressi solo sentimenti sani in modo che la poesia possa raggiunge
re il fine dell'utilit morale)
N.B. Il mondo affettivo, i sentimenti non sono negati, ma viene affermata l'esig
enza di sottoporli, attraverso la letteratura, al controllo razionale
"un sogno fatto alla presenza della ragione".
La poesia vista come attivit sociale si ha perci una produzione poetica abbondante
, d'occasione, non si scrivono pi versi in risposta ad esigenze espressive autent
iche, ma come segno di distinzione sociale e di prestigio.
Si giunge ad avere non pi creazione, ma riproposizione e ricombinazione del gi not
o e del gi detto (carattere stereotipato della poesia del periodo)
Si ha perci in questo periodo una poesia povera di spunti veramente vivi (LETTERA
TURA DELLE NUDE PAROLE, si dir in seguito).
C' inoltre da dire che l'ambito di diffusione erano le sole Accademie, il che acc
entu l'isolamento del letterato dalla realt sociale,da cui poter trarre spunti/arg
omenti.
Il tema prediletto fu quello pastorale: nel mondo pastorale rappresentato dagli
arcadi si proiettava il vagheggiamento di un paese di sogno, isolato dalla realt
storica, un mondo di semplicit naturale e di volutt galante.
(Nasce cos il mito settecentesco della NATURA come immediatezza del vivere e del
sentire).
Accanto all'eleganza galante, all'evasione bucolica e idillica, si manifestavano
anche esperienze eroiche che si traducevano nel vagheggiamento di gesti magnani
mi e nel gusto di esplorare sublimi contrasti interiori.Questa tendenza si espre
sse nel MELODRAMMA .
In obbedienza al razionalismo arcadico e ai canoni classicisti, ci si propose di
riformare il genere, ridando dignit letteraria e autonomia al "libretto"/testo p
oetico, che nel '600 era stato subordinato alla musica, e conferendo al testo un
a dignit eroica che gli consentisse di competere con i grandi modelli tragici, si
a del passato che del presente.
Colui che diede compimento alla riforma fu PIETRO METASTASIO.
Oltre al melodramma, venne riformata la commedia, nel nome del buon gusto e dell
a regolarit (artefice fu GOLDONI).