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DANTE DE GIORGI

Poesie dell’amore malato


A cura di Alfredo Romano
INTRODUZIONE

Dante, amico mio.


Quando ho finito di leggere le poesie di Dante sui tanti fogli sparsi, poesie degli
ultimi tre anni della sua vita, ecco, mi sono detto, questi versi sono il suo testamento
più vero, sono soprattutto tutto ciò che lui non ha mai potuto dire o gridare nell'arco
della sua tormentata esistenza. Vi traspare, questo sì, un'esasperata impossibilità di
vivere, di amare e di esserne ricambiato, ma anche uno stile che si traduce
nell'evocazione di ritmi, suoni e parole che vanno al di là dello sfogo personale e che
sono invece di sorprendente e rara poesia.
Eppure, malgrado fossi un suo vecchio amico, non sapevo che Dante, nei suoi
ultimi anni, avesse scelto la poesia come compagna di viaggio, in un dialogo solitario,
è vero, ma pur sempre un messaggio in bottiglia che lui, naufrago, lanciava di giorno
in giorno nella speranza che venisse raccolto almeno da una pagina amica. A onor del
vero, da quando da ben 17 anni aveva contratto matrimonio, era come scomparso, si
negava, rifiutava gli inviti. Era andato a vivere a Roma, certo, ma aveva conservato il
suo lavoro qui a Civita Castellana, e io e altri amici non sapevamo darci spiegazioni.
In seguito capimmo: Dante non era riuscito a trovare quella gioia e quella serenità
familiare che tutti s'aspettano quando mettono su casa. Lui è stato sfortunato, ecco, e
forse non voglio cercare altre motivazioni, quasi che ormai siano inutili. Sappiamo per
certo che in tutti questi anni non ha fatto altro che invocare amore, inseguendo come
un'ossessione l'oggetto del suo desiderio. Il resto, anche gli amici, tutto era diventato
secondario per lui. Finché ha avuto un filo di speranza, ha evocato in bei versi questa
sua ossessione, poi un giorno quel filo si è rotto e ha gettato la spugna. Vana a quel
punto anche la poesia, quella poesia che, si sa, salva la vita.
Dante se n'è andato in un giorno di gennaio del 2000. Aveva 50 anni. Era nato a
Tricase, in provincia di Lecce, ed era approdato a Civita Castellana negli anni
sessanta, con tutta la famiglia, all'epoca della massiccia emigrazione dei salentini a
Civita Castellana.
Di lui, qui a Civita, sono stato il primo amico. Accomunato dal suo stesso destino,
lo conobbi nella Tenuta Terrano dove allora c'era la più grande concentrazione di
famiglie meridionali, compresa la mia, dedite alla coltivazione del tabacco. Entrambi
frequentavamo nel sud le scuole superiori e l'estate raggiungevamo le nostre famiglie,
a dividere con loro la faticosa raccolta del tabacco al ritmo di 15 ore di lavoro il
giorno.
Dante in realtà, unico figlio maschio, adorato dai genitori e dalle due sorelle,
veniva un po' risparmiato dalle grandi fatiche, quasi che a lui fosse stato affidato il
riscatto sociale di una famiglia che lottava, come tutte allora, per la sopravvivenza.
Come per gli extracomunitari oggi, anche per noi allora il termine "leccesi" stava a
significare una colpevole diversità sociale e culturale. E non mancò il razzismo, pur in
una Civita Castellana progressista dove la sinistra raccoglieva il 64% dei voti. Tutti ne
soffrivamo per questo, ma si mordeva il freno, la strada per un'affermazione sociale e
professionale era difficile. Dante, diplomatosi ragioniere, trovò ben presto un impiego
presso l'azienda Colavene dell'imprenditore Gianni Colamedici di Civita Castellana.
Dotato di intelligenza e capacità operativa non comuni, ben presto divenne la persona
di fiducia dell'imprenditore e nelle sue mani vennero poste le sorti amministrative
dell'azienda. Questa divenne la sua seconda famiglia, Gianni Colamedici il suo
secondo padre. Me ne parlava sempre con ammirazione, come di un uomo che s'era
fatto da sé. Dante, per trent'anni e più, ha profuso in quell'azienda tutte le sue risorse, e
non stava lì a contare le ore di lavoro, non si risparmiava neppure il sabato e la
domenica a volte, o durante le vacanze estive. Era, come si dice, "arrivato", e ne era
orgoglioso. E lo era anche la sua famiglia che smise la coltivazione del tabacco. Una
villetta alla periferia del paese fece il resto: quelle schiene ricurve all'alba di scuri
mattini nel silenzio rotto dal ticchettio di foglie spezzate erano ormai un ricordo
lontano.
Mi accomunava con Dante una certa idea romantica della vita, un guardare le cose,
gli avvenimenti e le donne, sempre con lo sguardo della poesia. Che poi significa
vedere al di là. Già fin d'allora si mostrava attento alle buone letture e si faceva a gara
a scoprire questo o quell'autore che ci fornivano riflessioni o discussioni di motivo
esistenziale, per non dire confidenze sui nostri umori ed amori. Io ogni tanto salivo su
di un treno e andavo lontano a tentare nuove esperienze di lavoro. Gli scrivevo da
Milano e lui non vedeva l'ora che tornassi per fargli rivivere con gesti e parole le mie
trascorse avventure. M'invidiava per questo, per quel mio sapermi staccare dalla
famiglia e provare a vivere da solo in circostanze difficili. Era anche affascinato da
quelle mie nuove idee di rivolta sull'onda dei movimenti giovanili di allora; incuriosito
anche da quelle mie strane canzoni di satira e protesta tirate fuori dal mio bagaglio
milanese. Io, per contro, mi schernivo: il fortunato era lui perché lui aveva un lavoro e
io ero ancora in affanno.
Questo rapporto a due ben presto finì. Si affacciavano nuove amicizie per me e
trascinai anche lui nella mia banda di sbandati, per dirla alla Fo. Si passavano intere
notti a cantare, a discutere animatamente, a giocare con i destini dell'umanità armati di
tanta speranza e voglia di capire e di fare. C'erano ragazze nel gruppo e nascevano
sguardi e amori, delusioni e abbandoni. Era la vita. Un sogno a ricordare.
Negli anni seguì il riflusso e ognuno quasi si ritirò per la sua strada. Ma se questo è
successo con alcuni amici, con Dante non sarebbe stato possibile. Poteva capitare di
rivedersi anche dopo qualche tempo, ma era come essersi lasciati il giorno prima. Nel
fare ogni sera ritorno a Roma, lui percorreva con l'auto una strada non molto distante
da casa mia. Si fermava talvolta, per poco, poi ripartiva in fretta, come assillato da un
incubo che l'attendeva. Io non capivo, ma lui era restio a confidarsi. "Ti voglio almeno
una volta a cena con la tua donna," imploravo. Ma lui mi guardava con quel suo gesto
di mordersi un labbro. Non insistevo. Mistero. Poi, prima dell'addio, ha lasciato scritto
il perché: c'era purtroppo bisogno di un gesto per dare la sua anima in pasto alla verità,
alla sua verità.
Gli succedeva delle sere a volte, sul tardi, di telefonarmi. Diceva che aveva bisogno
di sentire la mia voce e quella di Mina, la mia compagna. Nelle mani, magari, un
bicchiere di vino lo incoraggiava a delle confidenze, a echeggiarmi, ancora una volta,
il suo pessimismo cosmico. Una domenica pomeriggio mi chiamò col cellulare: era
presso la riva del mare dalle parti di Fregene. "Senti le onde," mi ripeteva "ti ho
chiamato per farti ascoltare il mare." Da quella voce traspariva tutta la sua radicata
solitudine, una malattia dalla quale non voleva guarire, come dovesse pagare un
prezzo a tutti i suoi sogni infranti. E intanto scriveva poesie, bellissime poesie che lui
non mi leggeva. Come se niente e nessuno al mondo avesse potuto smuovere il duro
gioco cui era legato. Lui non voleva aiuto, non gli serviva: lui voleva il suo amore, il
suo amore chiuso a chiave di cui pur avvertiva il respiro nel silenzio della notte.
A giugno del 1999, otto mesi prima di quell'infausto 29 gennaio 2000, si prestò a
partecipare a un premio di critica letteraria recensendo il mio ultimo romanzo. Ne era
così entusiasta che non faceva che comprare copie e regalarle ai suoi amici ed amiche.
Era come se fosse il suo di romanzo, come se l'avesse scritto lui. Ecco, nessuno più di
lui ha saputo regalarmi osservazioni e commenti tra i più appassionati, per non dire di

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alcuni spunti ironici che l'avevano fatto ridere tutta una notte. Ero sorpreso. La giuria
del premio, riunita a Otranto, assegnò a Dante il secondo premio. Lo inorgoglì questo
evento: qualcuno, lontano, s'era accorto di lui. Ma non gli bastò a procurargli una
maggiore stima si sé, a volersi un po' più di bene almeno, quel tanto da fargli capire
che la vita è ricca di tante opportunità. Eppure Dante non era privo di interessi. Fino
alla fine ha coltivato le sue buone letture: non soltanto romanzi, ma anche saggi di
filosofia che potessero dare magari una qualche risposta ai suoi interrogativi di natura
personale; non mancava altresì di interessarsi di matematica, di politica, di economia.
Quando si parlava di libri, Dante tirava fuori una cultura e un linguaggio insospettati.
Mi sono sempre chiesto come mai queste sue invidiabili risorse non siano state per lui
un buon motivo di aggancio alla vita: ma Dante inseguiva solo e soltanto un sogno.
Tre mesi prima. Un colpo di telefono dall'azienda: "Alfredo, ti annuncio che sto per
divorziare. Trovami un appartamento a Civita, ma che sia luminoso." E io pronto: "Era
ora, un passo che dovevi fare da tempo." E già, credevo che solo uno strappo avrebbe
potuto cambiare in meglio la sua vita. E lo credo tuttora. Così mi sono messo a
cercare. Incredibile, su di un anonimo VENDESI, c'era proprio scritto “Appartamento
luminoso…” M'attacco al telefono: "Dante, te l’ho scovato l’appartamento luminoso!"
Lui si è messo a ridere, a ridere che non la finiva più, a ridere che io avessi potuto
prendere sul serio la sua “azzardata” richiesta.
Poi 20 giorni prima l'ultima telefonata: "Ciao Alfredo, volevo salutarti…" Poi:
"Passami Mina." Sentivo Mina ribattergli in modo più spassionato, senza fronzoli:
"Basta, Dante, vieni ad abitare a Civita. Ti puoi rifare una vita, conosci tanta gente qui
e sul lavoro non ti manca la stima. E poi ci siamo noi che ti vogliamo bene, ci sono
altri amici…"
Ma Dante De Giorgi inseguiva solo e soltanto un sogno.
Alfredo Romano

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NOTA DEL CURATORE

Dante, nelle sue ultime volontà scritte prima del tragico gesto, ha lasciato il suo
manoscritto di poesie proprio a Gianni Colamedici, che, purtroppo, è scomparso
qualche anno dopo di lui. Era un desiderio di Colamedici veder pubblicate le poesie di
Dante, mi disse che era per rendergli omaggio e anche giustizia. Gli eredi Colamedici,
dando l’assenso alla pubblicazione di questo volume, intendono così rispettare la
volontà del padre.

In quanto al manoscritto, si tratta di fogli sparsi, alcuni con data, altri senza. Ho
usato il criterio di accomunare le poesie datate, mentre le altre nell'ordine sparso in cui
sono state trovate.
Le poesie sono tutte scritte a mano con penna stilografica, la maggior parte su fogli
a quadretti, altre su prestampati delle aziende Axa e Kerasan di Civita Castellana,
aziende per le quali Dante si prestava per lavori di contabilità.
Con qualche eccezione, le poesie sono senza titolo. Ho preferito perciò dare loro un
numero progressivo.
Ho rispettato gli a capo non allineati, esattamente come nel manoscritto.
Evidentemente, Dante, si affidava a una poesia anche visiva.
1

Non ho radici
le ho tagliate
con esse son cadute le foglie
dei rami.
Le zolle
umide
d'autunno
non bastano.
La scorza dei tronchi
inaridita di muschio
mi lascia.
La vita
è
morte continua.
Sorridi ai tuoi amici
ai tuoi cari
ai tuoi cieli
radici profonde che il sangue
ti porta brividi al cuore.

1996
2

È
il vuoto dell'anima
che
ti risucchia a vivere.
È
il non essere
che
appare e turbina.
Dove sei
amico mio
morbido specchio
della mia anima.

1996

7
3

Spossata
dall'arida estate
la fonte
già quasi
non gocciola più.
Il muschio
(umili ricordi)
disseta l'anima.
Basterà per l'inverno.

4 agosto 1996

8
4

No
la sola cosa che dici
No
un'arma pesante
fracassa il cuore
No
e il pensiero spezzato
mi smarrisce
No
e il volo del cuore
rovina
si spacca
precipita in mille dubbi
che restano.
Veleno nell'anima
il mio dolore infinito
incompreso il tuo.
Chi siamo?

24 dicembre 1996

9
5

Le mie bandiere
le ho bruciate
sul compromesso
d'un giorno in più
d'un passo più avanti
d'un altro sguardo
poco più in là.

E gli altri
andavano
lontani miglia
su strade larghe
scordando vicoli
scordando angoli
di pietra nera
là dove l'anima
resta più sola
ed è insicura
ma è sincera.

Azzurro sole
di casa mia.

20 aprile 1997

10
6

Spegnete il lume
della ragione
adesso.

Aprite le porte al vento caldo


e all'indolenza
taccia la scienza.

Che i nostri figli siano


il tempo
candidi come gigli
limpidi
semplici
materia primordiale di creazione
acqua d'impasto
unione
d'universo.

19 dicembre 1997

11
7

Potessi
raccogliere con le mani
il tuo sorriso.

Potessi
con i miei occhi
comprenderti d'un tratto
fossi il tuo letto
l'aria che respiri
turbinio di pensieri
che ti spinge
come vela al vento.

Luce
scintillante gemma
che ti circonda
fossi l'abbraccio
nudo
in cui ti stringi
sola
nei solitari attimi
in cui ti struggi
di malinconia.

Fossi io
quell'ultimo sogno
anelito amore
d'un dolce bisogno
di semplicità
di allegria
di riso
ineffabile segno
di felicità.

Potessi
amarti
come tu mi vuoi
Maria.

19 dicembre 1997
12
8

Di frana scomposta
in un bosco
di massi ancor freschi di terra
di nidi travolti
di muschio divelto
di rami spezzati
di tronchi feriti
da tanta coerente violenza
che arrossa il ruscello di fango
è percorso
il trillo del merlo
smarrito
null'altro vi scopre
il mio cuore malato.

21 aprile 1998

13
9

E
se c'è un Dio
dei deboli!
dei deboli contro Dio
dov'è
che fa
chi è.
Un dio senza ragione
senza senno
irrazionale e…
debole
dove è
abbracciami amico mio
fratello.

14 maggio 1998

14
10

Esplodere
l'improvviso pensiero
in VERITÀ…
… e non comprendere
più la VITA.

Eppure
è qui lo zero assoluto
l'attimo iniziale
l'UNIVERSO.
Ripetere
l'unicità d'essere
all'infinito
nell'unità di conto
nel so
nel sum
nel me
e se
le parole bastassero a dire
quel che la vita ti bagna
ciò che del tempo ti segna
dove trovarle
quali le sillabe antiche
gonfie di vero
di certo
d'universale.
Solitudine è
conoscere
e niente parole per dire.

maggio 1998

15
11

E come
il velluto del muschio
si sveglia pian piano
al sentore di gocce
già rade
di pioggia
d'agosto
sì secco il mio cuore
mi tenta al risveglio.
La coppa di sale
nell'aria stagnante
martella anche l'ultima
stella.
Ma
la polvere
è crosta
già secca.

luglio 1998

16
12

E
nei tuoi occhi
fieri d'orgoglio e
lucidi di pianto
ritrovo
limpido
il senso d'essere.
Carezza l'anima
il tuo tormento
come il turgore di fresche nubi
lava la polvere d'una calda estate.
Basta la pioggia promessa
a riaccendere l'antica sete.
Basta quel buio improvviso
a far risplendere il sole nascosto.

7 luglio 1998

17
13

Scrosciano
nelle pozzanghere
sotto la pioggia
le molte auto
che s'allontanano.

Brillano
di gocce lucide
quasi si dondolano
le fioche lampade
lungo i viali.

Quietamente
piove.

E senti rivoli
scorrere limpidi
tra i tuoi capelli
sulle tue spalle
lavarti il cuore
delle sue nebbie
dei suoi rancori.

Piangi col cielo


non soffri più.

4 dicembre 1998

18
14

Le labbra mie che sfiorano


le guance tue arrossate.

Le mani mie che colgono


le gambe tue rotonde.

Le dita tue che arruffano


i miei capelli radi.

Nei nostri occhi brilla


il riso e il desiderio
(furtive occhiate
e scoppi
di risa imbarazzate)
poi
quell'attimo infinito
di verità profonda
quel mare che s'acquieta
nel turbine silente.

… nelle pupille splende


un sole di dicembre

19 dicembre 1998

19
15 ICONA

Potrei
lasciarti addosso
quel timore (e quel piacere)
d'essere amati.
Potrei
sfilarti l'anima
con un sorriso (o una lacrima)
di verità.
Ma poi
il rimorso del silenzio
soltanto
mi rimarrebbe
…e di te
neanche l'immagine.

8 marzo 1999

20
16

Invano
arando i pensieri
cerco parole
d'amore.
Inutili
sguardi lontani
chiedono
amore.
Soltanto
il cristallo
reale
dell'essere soli
rimane.
E
con esso
il rimorso
di non ricordare
d'avere
vissuto.

8 marzo 1999

21
17

Ho bisogno d'inverno
di freddo che passi le ossa
di vento che tagli la faccia
di ricordi di morte
di rami spezzati
di amori traditi
di te
della tua disperazione
consolata dal dubbio
del mio ritorno
del gelo che scalda
e rannicchia
nel senso del solo
nel buio dispero.

17 marzo 1999

22
18

Mi basta
quell'umile bacio
ch'ho dato
a fiore di labbra
sull'orlo del cuore
per dirti
di avere vissuto.

Non bastan
parole,
né baci
o carezze,
è per dire alla vita
che ho amato.

2 aprile 1999

23
19

Gli uomini
non parlano più con me.
È
la loro muta condanna
del mio rifiuto.
È
il loro esplicito consiglio
di essere.
Così
solitario
nella loro solitudine
mi chiedono
di spegnermi.

4 aprile 1999

24
20

Strano
l'amore
capriccio di bimbo,
sorriso di donna,
risata in gola,
mani tremanti,
cuore disciolto,
amico timido,
valzer sull'erba,
un ammiccamento
un bacio in piazza
neve bianchissima
sole a dicembre
fragor di primule
sapor di fragole
musica
aria di primavera.

12 aprile 1999

25
21

Nella povertà
del mio vivere
sempre
ho vissuto
la ricchezza
delle donne
a me vicine.

La tua ricchezza…
i tuoi colori
la tua risata
l'amore semplice
per derelitti
bastava un fiore
dei tuoi vasetti
a farmi ricco
e
non ho più fiori per ripagarti
non ho più grazie
più non ti basta
questo mio amore
Maria.

12 aprile 1999

26
22

Non ho ancora visto i tuoi occhi


appannarsi d'eternità.

Non ho ancora visto il tuo viso


disciogliersi in serenità.

Ma già temo
il silenzio
della tua voce
il rompersi
delle tue idee
l'inutile
seguito
del mio futuro
l'obbligo vivido
di continuare
l'immane compito
di dover vivere
l'incapacità nota
di saper amare.

17 aprile 1999

27
23

Ed ecco
quel vuoto di musica nota
pervade la sera
piovosa d'aprile.

Qualcuno richiama
ad un'antica preghiera.

La notte che scende


è ancora più sola
dopo il canto dei merli
perduti
dietro canti d'amore.

Oh tristezza che scendi


solitaria follia
acuto momento
di malinconia
pensiero d'eterno
stanchezza di vivere
ma ecco…
La mano è già tesa
ad un nuovo giorno.

Aspetta…
ritorno.

20 aprile 1999

28
24

Com'è limpido il lago


stamane
sotto un cielo rigonfio di pioggia
le piccole onde
(quasi l'affetto d'un cane)
carezzano lente la spiaggia.

I merli
vivaci discutono
correndo i viali deserti.

Che pace.

Che vuoto
che inutili attimi
gettati come grani di sabbia
nella squallida nebbia
dell'alba.

Mi sento più solo dell'onda


che carezza la spiaggia.
Nemmeno il pensiero di te
riempie quel vuoto che prende
le viscere, gli occhi, la mente,
che tronca il grido al gabbiano
che spegne lampare al mattino
che gonfia di rabbia
quell'onda paciosa
che spacca la sabbia
cacciandoti in gola
quell'urlo di vita
che non ti consola.

Ecco
le reti son piene.
Tiratele su.

21 aprile 1999

29
25

Ho un piccolo dono
da farti stanotte
è un fiore di maggio
appena sbocciato
è falce di luna
in velluto di stelle
è sogno d'amore
appena accennato
è un piccolo canto
è il soffio d'un bacio
è un sorriso
è uno scherzo
è un giro di valzer
fatto su un prato.

È il sentirmi felice.
È saper che lo sei.
È sentirti vicino
quanto basta al pensiero
(quasi fosse una rosa)
sussurrarti all'orecchio
amore ti amo.

3 maggio [1999]

30
26

Dai tuoi occhi


dai tuoi teneri abbracci
dalle tue labbra
dalle tue parole
sincere
dai tuoi morbidi seni e…
dalle tue spalle altere
dai tuoi ricordi
dalle tue piccole mani
dai tuoi sogni
dai tuoi desideri
dai tuoi doni
dai tuoi pensieri
dalle tue attese
dai tuoi ritorni
dalle tue paure
dai tuoi entusiasmi
dalle tue risa e…
dai voli di rondine
ad ali incrociate
ove io
(come sempre senz'ali)
mi sono trovato
da questo impossibile
sogno di vita
da questa partita
perduta e giocata
a carte scoperte
e poste nascoste
da queste giornate
striate di sole
e intinte di morte
da quella dolcezza
che ci riprende
guardandoci fissi
dal fondo del cuore
da questo soltanto
comprendo ed apprendo
d'aver conosciuto
anch'io
31
l'AMORE.

21 maggio 1999

32
27

Non posso donarti


l'amore che cerchi.

Non potrò mai amarti


coi tuoi sentimenti.

Posso solo spostare


orologi all'indietro.

Posso farti rivivere


sogni effimeri
all'alba.

Quel profumo di viola


che ancora permane
tra le pagine chiuse
di un libro di scuola.

O sfiorar con le dita


le tue labbra socchiuse.

Poi
ancora una volta la notte
chiuder queste palpebre inquiete.

Taceranno nel sonno forzato


i pensieri, i ricordi, le attese.

E tu che mi chiami
e tu che non chiedi
e tu che non torni.

Questa nebbia che lieve s'avanza


ormai copre la luna e la stanza.

Il tuo nome è nascosto alle stelle


non ho nulla
neanche parole.

Vuote
33
anche quelle.

maggio 1999

34
28

E neanche
la voglia assassina
di masturbazione.

E neanche
la gola assetata
di vino o di grappa.

E neanche
la forza imbecille
di correre in auto.

In gola
serrato
soltanto
la voglia
di pianto.

E sentir che ci sei


e sentir che sei accanto
che mi ascolti i pensieri
che cammini i ricordi
nostri
soltanto.

E aver la paura
di perderti ancora
e aver la certezza
che mi sei vicina
è questo
il conto del tempo
che si è fermato
il nostro tempo vissuto
il nostro tempo sognato.

maggio 1999

35
29

Non c'è canto


stanotte
che sappia ascoltare
il mio cuore
né profumo
di fiori
d'aprile
a portarmi
i tuoi baci.

C'è soltanto la luna


smarrita nel buio
d'un suono di piano.

C'è soltanto
il pianto sommesso
dell'ultimo uomo
sommerso
dal primo peccato
e dall'eterno perdono.

2 giugno 1999

36
30

Ho cercato
nella luce della sera
quell'abbraccio di donna
quella voce d'amico
quel senso di vita
che il tuo sorriso
mi ha dato stamane.

Ma il tempo
scorrendo tra i muri
di strade intristite
di questa città
mi nega
persino
il ricordo.

luglio 99

37
31

Lo so
che adesso
soltanto pensarti
è sleale
(non puoi più essere mia).

Lo sento
che ora
il tuo senso di vivere
è solo
di Essere
(di essere tua).

I miei sentimenti
son briciole
sprazzi di luce
riflessi di specchi
malmessi
rumori di tempo scordati
accordi di piano dismessi
parole
con rime già usate.

Vecchiaia già nota


carezze
ormai conosciute.

………….. Eppure
negli occhi ancor pieni
di voglia di vivere
e di amore.

Ci sono
ti sento
ci siamo
e
ti amo.

23 luglio 1999

38
32

Sapessi
passarti ogni attimo
di verità
insospettata
che giunge
al mio cuore.

Sapessi
donarti ogni brivido
d'infinito essere
che mi spalanca l'anima
e si spegne
sapresti
di certo
il dolore
di vivere.

23 luglio 1999

39
33 ECLISSE

Non sciogliere
il nodo di vita
che ancora ci lega
lontani.
Socchiudi le labbra
in una preghiera
pagana.
Allarga le dita
per una carezza
a me nota.
Sorridi
guardando
da sola
il sole
calante.
Son dentro la neve
nascosto nell'erba
assopito nel raggio di luna
che adesso ti bacia.
È un soffio
il mio vivere
nel tuo pensiero.
E adesso
mi basta.

11 agosto 1999

40
34

Piove
ed è musica che si spande
in aria.

È ritmo soffuso
di parole ascoltate
e aspettate
è un tuono sommesso
e lontano
è lo scroscio di grandine
nell'acqua piovosa
è il passo affrettato
di chi torna a cena
è pena sopita
è dolce rimpianto
è il conto
d'un cuore senza più focolare
è luce bagnata
sui vetri di casa
è attesa
è sussurro pacato
tranquillo,
sereno,
è invito al riposo
sommerso d'oblio
e pago di gioia
appena sfiorata
è acqua che cade
quasi senza ragione
indolente e sincera
che abbraccia
illumina
e bagna di un bacio
la sera.

21 settembre 1999

41
35

Ritorna
sul filo radente
del vento di tramontana
il bisogno
il ricordo
l'assillo penetrante
il desiderio di vita.
Eppure
nemmeno quest'aria
allarga il mio cuore.
Attendo una voce
già spenta
e il sole s'oscura
silente.
Ho solo parole
che più non so dire.
Persino la luce
è remore.
Mi manchi
e lo so.

8 novembre 1999, h 22.50

42
36

Il Vuoto.
L'estetica suprema
del nulla.

Pur nulla soverchia


abbondanza.

Il niente
la mancanza
vertiginosa caduta
senza fine
senza termine.

Neanche il terrore
a cui aggrapparsi
l'assoluto inesistente
soltanto
e
sicuramente
per sempre.

10 novembre 1999

43
37 RAMMENTO

Bambino rubavo
da terra fumante
di solchi d'aratro solerte
a novembre
quell'umido odore
il colore,
l'abbraccio
di terra feconda.

Oggi son le tue tenere braccia


le calde tue mani frementi
gli aneliti ardenti
di baci spezzati
da sguardi
e carezze
e cercar nella mente
emozioni già note
e che pure ci lascian
stupiti.

Si schiude la terra
a ricevere il grano
si schiudono gli occhi
ad ascoltare parole
si schiudon le labbra
a chiedere amore

si schiude la nebbia…
che splendido il sole.

25 novembre 1999

44
38

Oh Dio dell'Amore
che la vita mi hai dato
ho da renderti grazie
per ciò che ho vissuto
per una sola parola
di ciò che ho ascoltato
per un solo essere
che ho conosciuto
perché del tuo Amore
lo hai sempre vivificato.
Vivere ed Amare
è lo stesso sentire.

3 dicembre 1999

45
39

Il bisogno
di avere vicino
qualcuno da amare
a cui dire le cose
che dentro son vive
esplode nel cuore.
… ma è come di notte
una luce in montagna
sommersa da nebbia
disperata
solitudine
maligna.

3 dicembre 1999

46
40

Le luci
che a mille t'illuminano
Roma
non hanno faville
e nemmeno quell'anima
che in piazza
a Natale
(eterna notte profonda)
scaldavano le mani ed il cuore
bambino
stupito
da un fuoco di streghe
di bimbi e di mamme
di fiamme d'inferno
vicino alle chiese
e ad occhi color paradiso.

7 dicembre 1999

47
41

Ma adesso
che quel poco di me
che ho dato al lavoro
è finito.
Cos'è
che rimane
a darmi l'aiuto
che cerco?
Nemmeno quell'alito lieve
di comuni ricordi condivisi
che illumina i visi
e gli umidi occhi
dei vecchi
che parlano agli altri
guardandosi dentro
spegnendo candele
per far brillar gli occhi
di voci passate
di sensi sbiaditi
di cose perdute
ma poi ritrovate
più vive
più vere
nel pieno ricordo
d'un semplice sguardo
d'un lampo di gioia
nel riso d'un gioco
che spezza la noia
con l'esser presente
del passato attuale
vivo
vivente
nel muto racconto
del Bene
del Male.

7 dicembre 1999

48
42

Nemmeno una musica


ravviva
nemmeno una preghiera
a cui stringere
le scarne dita
dell'ultima ora.

La stella,
la nostra stella,
è spenta
da quattro lampioni
gialli di città.

49
43

E basta la porpora
d'un freddo tramonto
bastano i rami
(le dita)
d'alberi spogli
nel verde incupito
di prati nascenti
per sciogliere
il cuore.
Svanisce
nel cielo dorato
la bianca spuma
d'aereo.

50
44

Il cielo è plumbeo
striato di bianco
l'aria è ferma
nevica
da qualche parte
nevica.
Ho i piedi gelidi
la testa vuota
nevica
da qualche parte
nevica.
Sporche le strade
di carte secche
e foglie umide
sporchi i pensieri
di vecchi ricordi
di pene antiche
inutili
trascorse e non risolte.
Nevica
da qualche parte
nevica.

51
45

Potessi
d'un volger di sguardo
ridarti l'anima
gli anni bruciati
le frasi non dette
i gesti, i momenti i giorni
voluti.
Potessi
spezzando un sorriso
svelarti le cose
che sempre hai saputo
che sempre t'ho dato
ma ignote
scordate,
sbagliate.

52
46

Forse
vivere
non è altro che
sentirsi svanire,
spegnersi
come fiamma
senz'aria
scivolar via
come acqua di fiume
superficie eterea
impalpabile luce
di luna.

53
47

Altri
dissimulando
l'ansia di vivere
ebbri
di splendore d'essere
tronfi
di bandiere facili
gonfi
di sorrisi e lacrime
certi
del giusto
del vero
vivono.
La mia (vita)
sparsa nei rivoli
di sguardi spezzati
da mutezza d'essere
di voci rotte
da timor d'esistere
di gioie perse
speranze inutili
nomi imploranti
occhi di grazia
muore
di giorno in giorno
inutile
nell'impossibile
certezza d'essere
vuota
anche d'estetica.

54
48

E pur di vivere
tu spacchi l'anima.
Con un sorriso
sugli occhi limpidi
scevri
d'ogni malizia
pieni
di sole giovane
libero
nel tuo pensiero
ebbro
nel tuo sentire
dominus
dei tuoi amati.
Eccoti
Eccoci
noi, non vivi,
a te osanniamo
grati.

55
49
(a Sergio)
Quella finestra
mia
sul mondo
s'è chiusa
per sempre.
I tuoi occhi
non mi guardano
più.
Le tue risate
delle mie paure:
l'aiuto a vivere
sicuro.
Il vuoto
non lo conoscevo
solo
solo
solo.

56
50

Essere
immane parola
t'espandi nel tempo
opprimi la mente
esplodi
nell'aria, nel pianto,
sconfini
oltre il cielo
ti sciogli
in amore.
Essere
oscuro pensiero
d'un sé sconosciuto
o forse ben noto
ma incontrollabile
specchio
d'altri simili
storti pensieri
attimi
sprazzi di luce dell'anima
schizzi e colori
di carezze
appena accennate
forse
soltanto sognate,
vissute più intense
sentite più tue
non vere.

57
51

Coccole
le dita che carezzano
la gola morbida
piena di parole estranee
semplici,
vaghe
sfondo
ad un profondo essere
turgido di vita e
pronto
a espandersi in cieli liberi
vividi
di luce tersa
specchiata al fine
verdi
occhi
languidi.

58
52

Graffiano
e pure t'acquietano
sprazzi di luce di bimba
nuvole al vento di donna
ancora stupita
da occhi smarriti.
Dove
trovare il coraggio
d'aprirti i miei dubbi
l'inutile senso dell'essere
che sento e mi opprime
Dove.

59
53

Buona sera
sera mia.
Come sempre
radio accesa
a fare compagnia
e sogno un focolare.

Come sempre
calde luci di finestre
nella via
palpiti di vita
chiacchere a tavola.

Sguardi
sorrisi
pianti di bimbi
lontani
come i miei ricordi
del vivere d'altri
mai
fatto mio.
Buona sera
mia sera.

60
54

Aggrappato al volante
dietro fari gialli nella notte
e il buio d'attorno,
e paura di fermarsi
e voglia di correre
e paura di giungere.
Buio nell'anima
il cuore
non vede più nulla
alza i fari.
Un muro è il silenzio
in agguato da sempre.
È inutile piangersi addosso
adesso
tocca a te.

61
55

E tra le mani
il tuo viso
m'ha ridato
lo stupore dell'essere
le tue labbra
il senso della mia giovinezza
perduta
nel tuo no.
Nell'anima
conta il ricordo.

62
56

Il silenzio
invadente,
penetrante,
opprimente.
Unica realtà
di peso
la notte
semplice
inutile
come l'urlo di sirena,
lontano.
Dolore
d'altri.

63
57

Smettete di vivere
di essere
di dirvi
in TV
morite
cessate
svanite.
La vita Deve Rivivere.

IPOLR(T)1

1
Sigla non decifrabile riportata come scritta. Forse un messaggio?
64
58

Potrà
esser mai
la Violenza
l'unica ragion
d'essere?

65
59

Nel cielo
serale
di Roma
volteggio di silenti gabbiani
attorno al rumore di luci
… e lampare
dei Fori
mi torna
alla mente
sbiadito
e
tagliente il mio mare
percorso da onde lucenti
da stelle
da corvi leggeri.
Non sento
il diverso rumore.
Frenetica è l'onda
ed il flusso continuo di auto.
Incredulo
mi bagno
di pace!

66
60 FIORI DEL MALE

O verità strette
dal profondo malessere
dell'anima portata
agli ultimi spasimi
di sopportazione.
Impercettibili riflessi
della vita
dell'essere
intravisti
nella profonda loro essenza
nella loro VERITÀ
ma
in un attimo
pagato caro
è volato via
prima
d'essere compreso
capito
afferrato
fatto proprio
universale.

67
61

Come placida alga


che in un seno
si culla nell'onda
un pensiero rincorre
un sereno ricordo
di dare.
Come riso di bimbo
rincorre una palla
beato nel sole d'aprile
scintilla un ricordo
di gioia.
Come occhi di donna
che coprono il cielo
d'azzurro striato di nuvole
bianche
frementi di vento
di brezza d'aprile.
Brividi, chiari, di brina
scaglie di luce
abbagli d'amore
è questo il mio cuore
stasera.

68
62

E tu
dove sei
amico cercato
luce, scroscio di pioggia
sole che spacca le nubi
stella
scintilla di fuoco nel buio
limite dell'universo.

Dove cercarti
dove.

69
63

Ricordo
pacato
di strada che scorre
serena
di fianco a un tramonto
d'autunno
e tu che mi parli
ed io che t'ascolto
sereno.
La vita che scivola via
col nostro tranquillo consenso
appagati dai pochi momenti
di quiete nel vento
che scrolla gli alberi
spenti
che scuote di brividi
foglie.
Che tavola il lago
stasera
che limpido il chiaro di luna.
Ti amo.

70
64

L'oh-issaa plumbeo
su un mare placido
protetto appena
da un muro esile
sono i tuoi occhi
terrore panico
mi prende l'anima
allo stupore
di baci morbidi
senza futuro
eppure
quell'aria limpida
di primavera
un'ottica forte
mi fa paura
… e m'innamoro.

71
65

Obbligato a vivere
condannato a soffrire
e gli altri
ti sopportano
e te lo dicono
e tu lo intendi
lo senti
l'avverti
lo noti
l'intuisci
ti spezza.

Non uno
degli amici
mi è rimasto
non uno.

72
66

Dai tuoi occhi


parole nuove cercavo
non specchi
che spezzano l'anima.

L'addio
sarebbe più facile
quasi come un colpo di vento.

Un taglio
netto
distinto
che spacca un bivio infinito
tra l'ombra e la luce
sperata.

73
67

Ascolta
quel grido
con cui
ci arrendiamo
tra i fumi del vino
a inattese verità.

74
68

Non guardarmi negli occhi


non dischiudere labbra e parole
che più non so ascoltare.

Le tue mani soltanto


mi parlano appena
sfiorando le mie
di tremuli palpiti.

Solo occhi stupiti


continuano a dirmi
CI SIAMO.

75
69

E adesso
soltanto
le scorze di noci mangiate
mi restano in tasca.

Nell'aria bagnata di pioggia


nemmeno il ricordo pacato
dell'ultimo sole.

Soltanto quel fango


umiliato
da un'auto in corsa
acquieta l'anima sola.

Soltanto quegli occhi


imploranti l'amore
proibiscono uscir dalla vita
e accettarne
il dolore.

76
70

Ma
se
persino ascoltando
nell'ora consueta
parole a noi care
non hai
saputo gridarmi
l'amore che provi
(per me?).

Ma
se
guardando i miei occhi
non hai mai compreso
il posto supremo
che t'ho dedicato
perché
ancora
mi chiedi
di essere.

Io sono
soltanto
se
e quando
tu sei.

77
71

È trascorso
il mio tempo
lontano dagli altri
e dalla mia vita.
Non ho più ricordi
non ho più radici.
Soltanto parole
vuote
brillanti nel nulla
di momenti sbagliati.
È un pozzo
la vita
guardata
dal basso.
I sogni
riflessi
di luna
lontana
e smarrita.
È il bivio che incombe.
È il nulla che preme.
Potessi
gridarti
di starmi
lontano!

78
72

Se tu
non conosci la furia
pacata di malinconia
dell'attesa infernale
d'un cenno d'amore.

Se ti basta
il tintinnio allegro di nacchere
a sopprimere sogni
di gioia e paure
d'amore.

Allora,
passeggia,
serena,
su viali,
di vita,
vissuta.

Il tuo sguardo
è acqua di fonte
che sfiora la pietra.

Non ama.

79
73

Che oggi
nessuno mi guardi
vedrebbe quel vuoto profondo
che prende la mente
e vanifica il cuore.

Che oggi
nessuno mi senta
udrebbe parole di rabbia
graffiate dall'ira e rancore
seccate
da quell'odio infinito
che solo la vita
può dare.

Per viali
già calari di luna
e di sera
trasporto indolente
un corpo senz'anima.

Per me
la vita
è vilente2.

2
Licenza poetica.
80
74

Quante volte ho mendicato


il pane d'un saluto
il sorso d'un sorriso
lo sguardo innamorato
negli angoli di strade
sconosciute.
Quante volte.
Quante volte.

Quante volte
sorpreso
sconcertato
ho trovato l'amaro
d'un riso di schermo
del furbo di turno
la lama affilata
di invidia pietosa
quella cara
che ammazza
e non lascia
neanche gridare.

81
75

Stanotte
i miei sogni
hanno colori
di verdi marciti
del nero dell'erba
seccata nell'ombra
di muri sbrecciati.

I ricordi
stanotte
son ruvide mani
spaccate di calce
che tengono bici da donna
con sella di cuoio consunto
e raggi di ruota spezzati.

La veglia
è percorsa
da rami interrotti
da visi, da voci, da canti e paesi
già noti
scordati.

La vita (ed il giorno)


è ancora lontana
così come
il tenue tocco
di una campana.

82
76

Un pensiero
mi basta ……..
e ascoltar la tua voce
m'adombra un ricordo.

Scintilla
nel tepore
di sera
d'estate,
il tuo amore sereno…
le tue fresche risate.

La brezza
dai monti
preannuncia
l'autunno
e i tuoi occhi
(finestre sul cielo)
mi danno le ali
e mi fan migratore.

Stupisce
l'immenso
orizzonte.

Ma stiamo vicini
siam senza paure.

83
77

Il crepuscolo scende
isolando i rumori di fondo
di questa città.

È la vita che pulsa


tranquilla
come il fiume che scorre.

Quattro lampade accese


tra finestre socchiuse
due portiere che sbattono
un aereo che passa
lontano
un cane che abbaia
un richiamo di madre
un riso di un bimbo.

Nell'aria si spande
un profumo di cena.

Qualcuno fischietta lontano


una coppia parlotta vicino
vicino.

Ridendo
qualcuno
mi chiama.

Che pace
stasera.

84
78

E adesso
che il bisogno di birra
di grappa
o di fumo
è importante
tanto
quanto è mancante
una Donna
è adesso
che senti il destino schiacciarti
anche nei tuoi pensieri
liberi
forse
persin nel passato.
Accanto ti scorre
la vita degli altri
e la senti più viva
del cuore che piange.

85
79

Ti sento
anche se sei lontana
nella tiepida casa
alla tenue montagna azzurrina
aggrappata,
che al mattino
ancor prima dell'alba
la vedo occhieggiar da lontano;
son tremule luci
di finestre appannate
che calde si svegliano
al freddo mattino.

Rammentano dolci
che ancora qualcuno
saprà sussurrarti
ti amo.

86
80

Datemi
un soffio giocoso di vento
che scacci d'un tratto
la malinconia.

Datemi
un riso scomposto di bimba
che dica alla vita
SEI MIA!

Basterebbe
per vivere ancora mill'anni
e soffrir queste pene d'inferno.

87
81

C'è uno strano tremore


nell'aria
stasera

un frullio di rondini garrule


intorno
al mio cuore

il tuo nome
rincorre
il pensiero

le tue risa
m'avvolgon
di pace

la tua voce
(pacata di flauto)
racconta serena
di sogni
e di vita.

Mi basta
un trillo di rondine.

Il tuo sguardo
spalanca la mente
e m'acquieta l'anima stanca.

88
82

E poi
smettendo di pensare
svuotando l'anima
spaccare il cuore
e sciogliere la mente
in un taglio
netto
limpido d'ira
gonfio
di rimorsi
indicibili
gridare
il silenzio d'una notte
illune
muta
rotta
dal pianto di novembre
vuoto
spento
arido è il pensiero.

89
83

E come sempre
mi ritrovo
nello squallore
di una periferia
ai margini di un quartiere
lontano da tutti
ai margini d'una folla
mai capita
mai amata.
Nevica
nell'aria gelida
della mia anima
neve sporca ed inutile.
Non è Natale.

90
84

Quel fremito
di voce tremula
ride.
Quegli occhi
profondi di tacite intese
sperdono
l'anima e i sensi
esaltano.
Brilla
sprizzando vita
il sole del tuo sorriso.
Taci
ed il cuore palpita
sazio e in attesa.

91
85

Ed io che mi chiamo ragazzo


e tu che mi chiami già vecchio
e gli altri
che ormai non chiamano più.
Vorrei circondarmi di specchi.
Vorrei circondarti di anni
ripieni di affanni
e pur di ricordi
che almeno aiutassero
ad essere,
senza bisogno di specchi
senza bisogno di chiedere
a chi ci sta accanto
chiamami
saprò d'esser vivo.

92
86

È da vigliacchi
salvare il salvabile?
Ma
cosa vuol dire vigliacco?
È amore il bisogno assoluto
di qualcun altro?
e l'amore cos'è?

93
87

Domanda
(non razionale)
perché le cose belle
debbono essere rifiutate
a priori?!

94
88

Ore 10 e ventidue
Leopardi e l'Infinito suo
nostro oramai
e tu
che chiami sempre
ed ora
che non chiami mai.
In cielo la luna
nel cuore l'attesa
(paura di già
di attesa delusa).
Ma so che ci sei
sappiamo di attenderci.
Lottiamo
per dirci
quello che sentiamo.

95
89

Ho chiesto aiuto a…
una puttana
a…
un amico
a…
una sorella
a…
una moglie
a…
un'amante
a…
una madre
a…
un padre
a… tutti
quelli che venivano fuori
in ordine alfabetico.
NESSUNO HA RISPOSTO.

96
90

Squilla il telefono
sobbalza il mio cuore
mi squilla l'anima
pazzo d'amore.
So che ci sei
sento che t'amo
delirio
riflesso
e sciolgo
in parole
il sentire.

97
91

Ore 23
d'un uomo (?)
d'una persona (?)
d'un ESSERE
perché sento
d'essere.

Una feritoia
sul terreno
la luna in cielo
un cellulare
una (la) penna
Leopardi
ed il pensiero di te.

Forse è nulla
oppure
tutta la mia vita.

98
92

Una volta il mio cuore


aspettava silente
e paziente
quel trillo di luna
che illumina l'anima
e scioglie la mente
e i pensieri più tristi
in dolci parole.

Adesso si sbrana
in attese già vane
prima d'esser ricordi
di sensi spezzati
di amori
appassiti
noccioli
di vita
vissuta
o forse
perduta.

99
93

Scialba
serata
di settembre
intrisa
di malinconia.

Un brivido
trafigge il cuore
già saturo
di nostalgia.

Il cielo arancio
le nubi turgide
già foglie cadono.

[Di seguito una variante della stessa poesia, scritta sulla stessa pagina in seconda
colonna]

Livida aurora
di settembre
intrisa
di malinconia.

Trafigge un brivido
il cuore saturo
di nostalgia.

Il cielo è arancio
le nubi turgide
le foglie cadono
memorie inutili
[…]3 estate.

Venga l'inverno
il freddo e l'umido
a riscaldarci
ed asciugare
le piaghe vere
le primavere.
3
Incomprensibile nel testo.
100
94

Sono gli altri


che ci fanno morire
con la poca memoria di noi.
Siamo noi
che portiamo la morte nel cuore
se viviamo di soli ricordi.

101
95

L'inutilità di vivere
ho sentito
nel ricordo negato
nel saluto appassito
d'un amico perduto.

Il vuoto dell'anima
ho toccato
in un viso sbilenco di donna.

Il freddo d'un addio


al tramonto
non viene scaldato neanche
dal sole di luglio.

Il sogno è finito.
Il treno riparte.

102
96

Eccomi
inutile
a contentar le aspettative erotiche
d'un altro ignoto.

Eccomi
specchio
di desideri inconfessabili
alla moralità
corrente.

Ed io?
nulla.

Inutile presenza dell'essere.

103
97

I sentimenti.
Vere nuvole
e coltelli
su cui posare
il capo
… la notte.

104
98

Ho sperato
nel saluto d'un amico
nell'amore di una donna
nel calore di una casa.

Era solo il trillo d'un telefono


niente più.

105
99

Inutile illudersi.
La fine è quel muro
di logica umana
e destino divino.

La pietra
il suo duro sentire
è la sola misura
dell'essere.

Soltanto
il vitreo
pensiero
d'un serpe
innocente
riflette
la mente
dell'umanità.

106
100

Vivere?
Continuamente
dentro sé stessi
dietro le lenti
degli occhialini
dei finestrini
dell'automobile
del grigio schermo
del tuo computer
nel velo spesso
dei tuoi pensieri?

Non altri che te


e
in tua funzione!

Sciogliersi
è vivere
e anche perdersi.

107
101

La mente
piccolo
tremendo controllo
dell'anima immane
cinico bisturi
per fare l'uomo.

Spaccatela
datele
un'anima.

108
102

Eppure
HO CHIESTO AIUTO
a te
eppure non c'eri
più.
__________________
Non chiedo nient'altro
che
scomparire.
__________________

109
103

L'amore non è personale.


L'amore non è temporale.
AMARE è UNIVERSALE
Nel tempo
Nel soggetto
Nel modo
Nel senso (o sentimento).
FORSE
L'UNICO!
L'UNO
Dell'ESSERE……….
MA
Dove Può ESSERE il VERBO
PER Dirlo?

110
104

Bisogno di superare il conosciuto l'ormai noto


Come si spande l'odore a chilometri di distanza?
La capacità umana di portare esempi a conforto e paragoni della nostra
idea è aumentata in maniera parossistica.
L'esempio è riduttivo non applicativo
CACCIALO VIA!!

111
105

Nel buio di luna


calante
nel vivido d'essere
solo eppur presente
necessita
vivere
magari soltanto dicendo
buon giorno
oppur
buona notte
all'ultimo ignoto
oppure al primo
amico.

112
106

L'AMORE cos'è
il ritmo di tacchi già noti?
il senso di piaceri conosciuti
un profumo sperato
una voce
forse nota?
la parola?
il gesto?
forse un volto
ma basta un cenno
nascosto
imprevisto.
Ti AMO
e non so perché
e non so per quanto
ma t'amo.

113
107

Silenzio
lasciate che l'erba
ricresca
all'ombra di palpebre chiuse.

114
[QUARTA DI COPERTINA]

Questa raccolta di versi vuole essere un omaggio a un uomo che


in vita sua ha dato a tutti più di quanto abbia ricevuto, un
omaggio a un poeta che se n'è andato lasciandoci in eredità dei
versi tragici, sì, ma belli, teneri, appassionati, esempio di
quell'amore che devasta, vissuto fino in fondo, a espiare quasi
quei tanti e frivoli amori che non sanno neppure l'intensità di uno
sguardo, di un fugace e timido sguardo.
Alfredo Romano
__________________________________________________