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libro

Edizione artandgallery, Milano, Maggio 2004


253 pagine

Il libro raccoglie citazioni di diversi scrittori che contengono tutte la parola -libro-

Qualche premessa

1 Questo libro è un’autobiografia, la polaroid di un autoritratto. Le diverse citazioni, via


via che le raccoglievo, ma apparivano il racconto delle mie stesse esperienze

2 Il libro mi ha sempre affascinato anche come forma, come contenitore. Lo si può aprire
e chiudere, leggere e guardare, far risuonare. Ha sempre mosso la mia fantasia. Mi ha
sempre riportato alla calma anche lo scrittore più inquieto

3 Leggere un libro è guardare dall’altra parte del cannocchiale: vedere la propria curiosità
riflessa, qualcosa di nuovo o di vecchio di noi stessi che ci era sfuggito

4 Leggere un libro è come scorrere le parole – figure della nostra infanzia che risuonano
in noi insieme al paesaggio di allora. Nel suono magico della loro pronuncia, nel loro
effetto evocativo veniamo riportati a gratitudini, rapine e a immense nostalgie. E’ in
questo patire che inizia l’ascolto delle parole, le parole un tempo gesti e ora libro

5 Lo spazio bianco attorno al testo è per ospitare eventuali glosse e commenti e disegni

6 Con questo libro ho tentato di ordinare i vari biglietti disseminati qua e là sul mio
tavolo: creavano un disordine fastidioso

7 Comprare questo libro è come comprare un mio disegno. E’ dipinto su carta con
inchiostro nero tipografico marca K + E

8 Di tutti i libri citati consiglierei la lettura integrale

Meri Gorni

Del non avere fretta


(introduzione di Manuela Gandini)

I fogli sparsi sulla scrivania riportano poche parole. Non c’è disordine, ma una sorta di
catalogazione, di mappa, di percorso non ancora ricomposto. Sono squarci di paesaggi mentali,
trovati nel tracciato delle vite scritte. Le frasi sui libri, tratte dai libri letti da Meri Gorni, si
spalancano nei nostri pensieri, dolci come cartoline di luoghi ambiti; continue come le lettere che
Alighiero Boetti mandava ogni giorno dall’Afghanistan ai suoi amici. Ma qui non c’è un ufficio
postale, non ci sono francobolli e posta elettronica, c’è un libro che contiene altri libri (come tutti i
libri in fondo). Se Boetti trascina la parola, colorata e misteriosa, nella scacchiera dell’opera e
trasforma la quotidianità nell’eccezionalità, chiedendo alle donne afgane di ricamare le sue mappe,
Meri chiede ai poeti e agli scrittori – anzi chiede ai loro libri – di realizzare la sua opera. Come
Andy Warhol demandava ai miti contemporanei l’icona del suo tempo e ai collaboratori della
factory l’esecuzione seriale delle opere, Meri si avvale della molteplicità della individualità per
tracciare la mappa della contemporaneità intima e sociale. La parola si fa disegno e s’accompagna
al monumento libro. Come sarebbe la nostra storia se ai monumenti pubblici degli eroi si
sostituissero i libri alle armi? Questo è un racconto corale, familiare, inevitabile. E’ un percorso
emozionale che ha il potere terapeutico di rallentare il tempo. “Oggi siamo tutti in terapia con il
fisico o con lo spirito” ha affermato recentemente Urs Luthi parlando del suo lavoro, con una
stridula nota ironica.
“Possiamo sfogliare questo libro – scriveva Anais Nin – nei giorni vuoti, quando né la nostra
tristezza, né la nostra felicità trovano voce”.
Ciò che troviamo in questo libro è il viaggio necessario, contrapposto al minaccioso e lugubre
avventarsi di parole e immagini nel fiume grigio della cronaca. Il viaggio che si contrappone
all’incombenza del presente, perché quasi tutti i pensieri sono espressi al passato, sono già esauriti,
compiuti, superati. Sono i nostri pensieri, espressi con quel lessico familiare che è la storia di
sempre.

Luigi Malerba, Testa d’argento, Mondadori


Leggevo tutto, dalla mattina alla sera, leggevo anche di notte e il giorno dopo ricominciavo a
leggere, come un malato, come un drogato che non può fare a meno della droga. A forza di leggere
mi ero rovinato la vista, avevo perso gli amici e la fidanzata, poi mi ero sposato distrattamente ero
stato tradito e abbandonato. Non riuscivo a partecipare alla cosidetta vita perché la mia vita era là,
fra le pagine dei libri.

Edmond Jabés, Il libro dell’ospitalità, Raffaello Cortina Editore


Da te prendo congedo. Ma vivrò della tua lettura. Smisurata è l’ospitalità del libro.

Grazia Livi, Da una stanza all’altra, La Tartaruga


“Se leggo un libro che mi geli tutta così che nessun fuoco possa scaldarmi, so che è poesia. Questi
sono gli unici modi che ho di riconoscerla. Ve ne sono altri?” Intanto tiene d’occhio la pendola e
con sollievo vede che la visita, attesa così spasmodicamente, sta per concludersi.

Carlo Betocchi, Tutte le poesie, Garzanti


Leggo poco ormai; più che nei libri
Leggo in me stesso, lento, quasi compito;

Gertrude Stein, Autobiografia di Alice Toklas, Einaudi


Io dico sempre che non si può mai capire che cosa è veramente un dato quadro od oggetto, se non lo
si spolvera tutti i giorni, e non si può capire che cosa è un libro se non lo si dattilografa o se non se
ne correggono le bozze. Solo allora vi produce un effetto cui non arriva la semplice lettura.

Fernanda Pivano, Amici scrittori, Mondadori


“Siamo tutti vulnerabili, moriremo tutti”, disse Ginsberg riprendendo l’affermazione di Jack
Kerouac: “Scrivo questo libro perché tutti dobbiamo morire”.

Victor Hugo, L’ultimo giorno di un condannato a morte, SE


Con la matita, col gesso, col carbone, a lettere nere, bianche, spesso con profonde incisioni nella
pietra, e qua e là con certi caratteri rugginosi che paiono scritti col sangue. Se avessi l’animo più
sgombro, sicuramente proverei interesse per lo strano libro che si svolge davanti ai miei occhi,
pagina dopo pagina, su ogni pietra della cella.

Erica Jong, Paura dei cinquanta, Bompiani


Scrivo questo libro da un luogo di autoaccettazione, rabbia purificatrice, rauco riso. Sono
abbastanza vecchia per sapere che il riso, non la rabbia, è la vera rivelazione. Parto dal presupposto
di non essere tanto diversa da te… da voi. Intendo scrivere della mia generazione ed essere
ferocemente sincera, posso solo cominciare da me stessa.

Karl Kraus, Detti e contraddetti, Adelphi


Per istruirsi uno scrittore dovrebbe più vivere che leggere. Per divertirsi uno scrittore dovrebbe più
scrivere che leggere. Allora possono nascere quei libri che il pubblico legge per istruirsi e divertirsi.

Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé, SE


D’altronde un libro non è fatto di periodi incollati l’uno dopo l’altro, bensì di periodi innalzati, con
l’aiuto delle immagini, a forma di archi o di cupole.

Friedrich Nietzsche, Umano troppo umano, Adelphi


Il libro deve desiderare penna, inchiostro e scrivania: ma di solito sono penna, inchiostro e scrivania
a desiderare il libro. Perciò i libri valgono così poco.

Elias Canetti, Il gioco degli occhi, Adelphi


Oh, essere un libro, un libro che viene letto con tanta passione!

Antonin Artaud, Van Gogh. Il suicidato della società, Adelphi


Una candela su una sedia, una poltrona di paglia verde intrecciata, un libro sulla poltrona, ed ecco
illuminato il dramma. Chi entrerà? Sarà Gauguin o un altro fantasma?

Leonardo Sciascia, Porte aperte, Adelphi


Il nome di uno scrittore, il titolo di un libro, possono a volte, e per alcuni, suonare come quello di
una patria.

Claudio Magris, Microcosmi, Garzanti


Il caffé è un luogo della scrittura. Si è soli, con carta e penna e tutt’al più due o tre libri, aggrappati
al tavolo come un naufrago sbattuto dalle onde.

Attila Jozsef, Poesie 1922 – 1937, Oscar Mondadori


(…)
Ho ricevuto un vestito e dato libri al contadino e all’operaio.
Ho amato una ragazza benestante
La sua classe me l’ha tolta.
Ogni due giorni mangiavo una volta
(…)

Maurizio Bettini, Con i libri, Einaudi


Il bello dei libri invece è che, li si legga o meno, non mutano. Si può lasciare Robinson Crusoe sulla
sua isola, a metà del volume, e ritrovarlo trent’anni dopo sotto il medesimo albero.

Erri De Luca, Una nuvola come tappeto, Feltrinelli


Mi sono cari i suoi caratteri nitidi, il verso di lettura che va da destra a sinistra, le pagine che si
sfogliano, rispetto al nostro uso, a ritroso. Nel corso degli anni quel libro è diventato la mia intimità.
Pietro Citati, L’armonia del mondo, Rizzoli
C’è un piccolo tavolo: libri su una sedia e per terra. Ma dove sono tutte le altre centinaia di migliaia
di libri, che quest’uomo avido e insaziabile ha letto durante la vita? Li ha nascosti in cantina –una di
quelle cantine parigine simili a mondi, celebrate da Georges Perec? Non credo: deve averli
trangugiati, come il rotolo dolce e amaro che l’angelo offre a Giovanni nell’Apocalisse. Questa
civiltà produttrice di libri, L’Europa, figlia di un libro, sa che i libri vanno celati: assimilati,
mangiati, trasformati in una sostanza immateriale- puro spirito, memoria, o al massimo tracce
d’inchiostro su un foglio di carta.

Antonella Anedda, Cosa sono gli anni, Fazi


Dormite libri nelle vostre pagine piene d’ombra. In quell’ombra ci siamo io, lei, le parole. C’è la
strada che si divarica ogni sera: il sonno, la vicinanza di chi amiamo qui, subito semplicemente, o
laggiù, la solitudine.

Jan Potocki, Manoscritto trovato a Saragozza, Mondadori


Dapprima non ci avevamo fatto molta attenzione, già molto annoiate dai libri sui quali imparavamo
a leggere; ma la curiosità era cresciuta con gli anni. Cogliemmo l’istante in cui l’armadio proibito
era aperto, e prelevammo alla svelta un piccolo volume che si scoprì essere: ‘Gli amori di
Medgenun e di Leillé’, tradotto dal persiano da Ben-Omri. Quest’opera divina, che descrive con
parole di fiamma tutte le delizie dell’amore, illuminò le nostre giovani menti.

Anton Cechov, Reparto n° 6, Einaudi


Noi, che non vediamo né udiamo intorno a noi intelligenza di sorta, siamo dunque privati d’ogni
piacere. E’ vero, ci restano i libri: ma questi non son davvero la stessa cosa che una viva
conversazione e un reciproco scambio d’idee. Se mi permettete di ricorrere a un paragone non del
tutto calzante, i libri sono le note, mentre la conversazione è il canto.