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IL

RE BELLO

Opere

di

ALDO PALAZZESCHI
(Edizioni
Vallecchi)

//

Codice di Per eia. Romanzo, 2. a edizione.

L. 6

// <fte bello.

Novelle
mancati.

......"
Romanzo

imperi....

"6
3. a edizione definitiva.

PROSSIMAMENTE

L' Incendiario, Liriche, 1905-1909.


Poesia, Liriche,

1910-1914.

LI

5SA'

ALDO PALAZZESCHI

IL

RE BELLO

VALLECCHI EDITORE FIRENZE

PROPRIET LETTERARIA

Firenze,

1921

Stabilimenti Grafici Attilio Vallecchi

Via

Ricasoli.

IL

RE BELLO

Regina attende. Silf, gran Maresciallo di Birnia, dette queste parole rimase fermo nel mezzo della sala, sotto l'immensa scintillante lumiera vela
Il

Sua Maest

conte Ercole Pagano

neziana,

considerando la persona del Re.

Ludovico XII, Re di Birnia, alzatosi in piedi incominci a camminare assalito da una palese agitazione, da un tremito nervoso. Andava e veniva davanti alla specchiera della consolle,
acciuffandosi gli

enormi

baffi orizzontali,' neri e ferrigni,


terribili

stesso coi
le spalle,

occhi

rotondi
il

dilatati,

fulminando s inarcando

spingendo in avanti

petto robustissimo, ag-

giustandosi dipoi la giubba azzurra gallonata d'oro.


gio assai che a vent'anni, io

Come a vent'anni pensava Ludovico XII pegmi sento oggi pi impail

ziente e imbarazzato di allora.


ghiera

Tutto pronto
Tutto, Maest.

chiese

Re.

Fu pensato a

tutto

tutto.

Voleva Ludovico XII domandare se gi la prenella cappella Reale fosse incominciata ma


di

non osava, non intendeva palesare

ammettere

so-

8
verchia importanza a quel fatto soprannaturale, e non

avrebbe voluto dopo rimproverarsene il torto. Era convinto che Dio, lo avrebbe meglio esaudito direttamente che per mezzo del prelato di corte, ma siccome altra volta ci non era accaduto voleva che la formalit fosse adempiuta.

il

conte Ercole Pagano

Silf,

al

quale nulla sfug-

giva del pensiero del Sovrano, comprese.

dinanzi all'altare acceso, dall'alba di stamane


soline alzano al cielo la loro invocazione,

Monsignore vicario gi da mezz'ora genuflesso le Or-

Monsignora
il

Superiora delle Clarisse fece eseguire

il

digiuno di pretriduo
di Bi-

parazione, e nella cattedrale fu adempiuto


solenne, al grido di tutte le vergini e le
rnia.

madri

Andiamo disse
Il

il

Re interrompendolo
e,

brusca-

mente.
gran Maresciallo apr la porta
il

passato
e

il

So-

vrano, lo segu a capo basso per


corridoio della Reggia.

lungo

deserto

Giunti ad una porta


sciallo

si

ferm

il

Re,

il

gran Mare-

l'apr, entr, e fattosi


:

a un passo dalla soglia

annunzi

Sua Maest il Re. Nel mezzo di quella camera tappezzata di seta zurra a gigli d'argento, cadente di ampi ricchissimi
cortinaggi, cordoni e galloni, sopra

una

chese

longtte,

sorretta

da innumerevoli cuscini
gli

la

Regina Sofia Cledormente.

mentina di Birnia era


All'annunzio apr

distesa, cerea, quasi

occhi con quel terrore rassegnato

eh*

hanno

moribondi davanti
l'

al

sacerdote che porge


li

loro gli ultimi conforti per

ignoto viaggio, e

ri-

chiuse quasi subito stancamente sopita.


Il

conte Ercole Pagano


la porta, rest

Silf si ritir,

chiuse cautabasso,
si

mente

un momento a capo
il

dette a girellare su e gi per

corridoio, e fermandosi
le
!

davanti ad una finestra e levando in alto la testa e


braccia parve volesse dire
:

Signore, esaudiscilo

Ludovico
varcati
i

XII Re

di Birnia,

Re

assoluto, tipo

straordinariamente forte di

soldato,

aveva da poco

quarantanni, e regnava da dodici sul trono di Birnia. Era adorato dal suo popolo che vedeva in lui degnamente e fedelmente rispecchiata secondo quella
tradizione la grandezza, simbolica ormai, di Ludovico
il

Grande
il

di Birnia

riunito

che quattrocento anni prima aveva Regno, dichiaratane l'indipendenza, fissatane


fra le turbe riverenti

la costituzione.

Quando Ludovico XII passava


e si volgeva

da destra a

sinistra coi

tremendi

baffi oriz-

zontali e gli occhi sgranati, terribile, lanciando sguardi

da sgherro d'operetta, le folle protese a capo chino e scoperto se ne sentivano invase beatamente e possedute tutte.

Come gli grande Come Lui ognuno


!

diceva e pensava.
!

baffi, gli occhi, la

persona tutta

io
Che garbo da Sovrano Quanta maest Sarebbero stati tutti ben volentieri ventiquattro ore digiuni per offrire a lui un pranzo di gala, e si sarebbero sentiti tutti pieni, e se taluno avesse toccato un filo d'erba solo in Birnia non un cittadino sarebbe rimasto indietro d'un passo al suo Re per difenderlo. Era il Regno della Birnia come una patriarcale
!

Come

gli

Re

famiglia.

della

Vicino alla figura fortissima del Re eravi quella Regina, pallida e sofferente da varii anni per
le si

una nevrosi cardiaca che


d,

e la faceva rimanere

andava aggravando ogni sempre colla bocca aperta


al

come i pesci. Raramente


malata com'

essa poteva mostrarsi

popolo cos
solennit

era,

ma quando

nelle

grandi

compariva boccheggiando e dolorosamente sopita, ognuno guardandola in espressione desolata e amorosa pareva supplicare Signore Perch, perch non V hai esaudita ? Per: !

dello Stato vi era costretta e gli

ch l'hai voluta

infelice?

* * *

S'era poco a poco addensata


cielo

una nube

sul limpido

di quel

Regno, una nube che pareva oscurare

dalla fronte del

Re

quella dell'ultimo cittadino.

II

quando il Sovrano assorto nel pensiero divenuto fisso, dava un enorme pugno sulla tavola, quello che si chiamava in Birnia il pugno di Ludovico, e venivano a quel modo prese le decisioni supreme dello
Stato, e
ziato,
il

giudizio inappellabile del

Re

era pronun-

poteva pi dire ch'esso fosse divinamente puro, che un riflesso di quella nube ne turbava la se-

non

si

renit.
Il

conte Ercole Pagano


era
il

Silf,

Birnia,

regolatore

di

quel pugno, e

gran Maresciallo di faceva


mezzi tutti a
pi possibile
di Stato,

colla sua parola, collo sguardo, coi suoi

che
in

il

braccio del

Monarca

si

movesse

il

tempo, ed era
il

riuscito, l'eminente

uomo

a farglielo tenere su alzato per tre quarti d'ora interi


e a fargli dare

pugno proprio

nel

momento

giusto.

Quando Ludovico XII, allora Principe ereditario di Birnia, spos la principessa Sofia Clementina Spifz Mai de Burgo Manro, nove mesi in punto da quel giorno
Eufrasia ora popolo all'avvento, e non molto tard a nuovamente esultare quel popolo sapendo che un nuovo dono regale attendeva dall'augusta coppia e

benedetto vide

la luce la bella principessa


il

diciottenne. Esult

a breve diGiovanna Francesca, e Maria Carolina. E siccome era tradizione dei Ludovichi avere numerosa e fiera prole seguirono dipoi gli
fu la principessa Angelica, alla quale segu

stanza, quello delle principesse

avventi delle principesse Olimpia, Zelinda. Zaira, Co-

lomba.

E fin qui nulla avrebbe turbato la pace del nostro Sovrano e del Regno tutto della Birnia se a tale punto,

per la fatica dei parti troppo frequenti non ne fosse


uscita turbata la salute della Regina Sofia Clementina,

che venne assalita da una ancor lieve affezione


i

di cuore per la quale

medici del regno e quelli chia-

mati dai regni

limitrofi, si

pronunziarono per un certo

periodo di riposo dai doveri coniugali, e sopratutto a che


le fatiche di

Sua Maest non avesse dovuto subire, a breve scadenza una nuova gestazione e di un parto conseguente, per non dover gravemente risentirsene in salute. Attese fiducioso il Re di Birnia, e non appena l'augusta consorte parve guarita and a lei con tutto
il

suo poderoso slancio e la pi ardente speranza

si-

curo che quella sarebbe stata la sua ultima fatica e

insieme

il

Non ment

coronamento di tutte le il sangue Ludovico,

altre.

la graziosa signora
il

pot in breve fare annunziare a tutto

popolo suo che

l'avvento troppo lungamente anelato era prossimo.

Tutto fu

alla Corte
il

preparato colla sicurezza nel

cuore, e primo

Re, dopo quasi due anni di tregua,

dopo
quello

la malattia della Regina, certo sarebbe giunto

eh' era

aspettato in Birnia

come

il

messia,

l'erede, colui

che doveva essere Ludovico XIII.

Giunse il parto assai scabroso per la debolezza della Sovrana che fu dovuta sostenere con farmachi, e quando il Gran Maresciallo si present a darne annunzio al Re, che aspettava trepidante, comprese il Re da
quello sguardo.

No
E

No

grid

Sua Maest

Vai via

sai,

brutto pagliaccio che non sei altro, via

questa nuova principessa fu chiamata Geltrude.

13

urlava ora spaventosaSangue Ludovico mente il Monarca come un' invocazione una minaccia e una bestemmia. Le nove principesse erano state segregate all'ultimo
!

Da

quel giorno

si

oscur la pace del

felice Stato.

piano della Reggia, e venivano condotte a prendere aria


per
egli,
i

giardini nelle ore che

il

Re dava

udienze, acci

attratto a carezzarle per quel dolce istinto pagli

terno che in tutti

uomini, non venisse assalito

dal pensiero orribile, che lo turbava di e notte, proprio


nel

momento che
si

le

piccole teste gli erano fra le

mani

non

sentisse

lanciato a stritolarne

una senza po-

tersi

rendere responsabile del suo operato.

Cadeva il Regno nelle mani dei Ludovichi Giulii, ramo bastardo dei Ludovichi, e che viveva fuori Regno.
pi,

Senza dubbio essi avrebbero stretto alleanza cogli Sgrdominatori di quattro secoli prima, vinti e cacciati da Ludovico il grande con soli settantasette uomini. E
sulla piazza dei Settantasette era
di
il

monumento equestre

Ludovico

il

Grande. La Birnia sarebbe divenuta

un lacch

della Sgorpa.

Tutto

finiva, la tradizione eroi!

ca, tutto cadeva, era la fine dei Ludovichi

tutto perch

una donna, una


1

pallida

donna dan-

nata non riusciva a dare alla luce che delle miseraEra dunque maledetta ? bili principesse. Quale gastigo Che aveva in corpo costei ? E quella che aveva adorata e stretta nelle estasi pure della giovinezza prese a

odiare

come

il

peggiore nemico. Per la sua mano, per

la sventura che l'aveva segnata tutto cadeva, Birnia, E sapeva che il dinasta, Ludovichi, la pace, tutto
!

popolo con lui ne soffriva quanto lui. Il conte Ercole Pagano Silf, aveva tentato di condurre
il

sovrano a

riflettere, si

sarebbe potuta ritoc-

care la costituzione ed ammettere la

donna

al regno.

La

bella principessa Eufrasia

sarebbe stata una re-

gina meravigliosa.

Mai
il

urlava

il

Re.

Mai

Sotto

regno dei Ludovichi la femmina era stata

amata solamente come tale, ma non le era stato concesso da nessuno dei dodici Re l'ombra di accesso nelle cure dello Stato. Furono le donne dei Ludovichi sagge ed ottime spose, e migliori madri; giunse taluna ad occuparsi colle proprie mani della cucina della Reggia, non pi in l. Che direbbero gli occhi di Ludovico il Grande dalla Piazza dei Settantasette nel vedere un giorno una gonnella ai suoi piedi, sul suo trono, per
la festa della costituzione ?

Mai! Il buono e saggio Maresciallo aveva anche consigliato qualche strattagemma per salvare la situazione e il Regno dalla rovina, avrebbe potuto il Re segretamente giacersi con altra donna, fingere una nuova gestazione della Regina,
ratto,

operare

sapientemente

il

ba-

come Mai!
mai

in mille altri casi del genere erasi usato.

su questa faccenda
riuscito

il

conte

Ercole Pagano
filo

Silf

non

era

ad attaccare un

solo al brac-

ci del

15

Monarca

il

pugno Ludovico era sempre ca-

duto disperatamente senza piet e fuori di tempo. Non c'era che una via, sottoporre la Regina ad un'ultima estrema prova e fu fatto. I medici, dopo
avere preparata l'augusta donna al cimento, e avere
cercato prima ogni mezzo per sollevarla e rinforzarla,
si
si

espressero che pure essendo assai pericoloso

il

farlo

poteva tentare, e fu l'avvento,

il

decimo, della prinresistito,

cipessa Genovieffa.

siccome Sua Maest aveva

pure sofla furia

frendo orribilmente, Ludovico

XII con tutta

della sua disperazione la costrinse brutalmente ad un undicesimo fatto del genere che fu l'avvento della principessa Penelope, durante il quale la Regina fu dichia-

rata perduta.

N
mase

si

sa

come

riusc dipoi

a tenersi in

vita,

ma

ri-

in condizioni tali

da non potersi pi
i

sollevare,

e colla bocca

sempre aperta come

pesci.

* *

Era avvenuto da due anni


principessa Penelope.
Il

il

parto tragico della

Re compariva
solennit
il

ora solo, come un vedovo, nelle

grandi

naccioso,

Stato, guardava torvo, mipopolo suo, ultimamente aveva firmato


dello

una sentenza di morte colla pi grande naturalezza di questo mondo, cosa mai avvenuta in Birnia. Tutto il Regno ne era turbato, sconvolto. Consultati ancora una volta e chirurghi e ostetrici

i6 uno apposta dall'America, dopo due anni sua Maest si era ridotto a questo ultimo inumano tentativo pure nella certezza che la Ree specialisti e fattone venire

gina vi sarebbe rimasta definitivamente uccisa.

Ma
s

che voleva dire ormai


?

?
!

S'ella avesse S'ella


!

dato alla

luce l'anelato erede

L'eroe

moriva, moriva
il

eroicamente per la sua patria


Silf,

conte Ercole

Pagano

e tutti

dignitari e medici della corte,

e lo stesso monsignore Vicario, e Monsignora Superiora


delle Clarisse, e

Monsignora Generalissima

delle

Roc-

chettine ve l'avevano persuasa.

E
nella

allorch

il

Grande Maresciallo

di Birnia fu
lo

annunziare che Sua Maest la Regina

ad attendeva
la

camera dell'appartamento

ufficiale

dove

prima
sent
l'ul-

volta l'aveva stretta fra le sue braccia possenti, folle


di

amore

e di desiderio, vergine, forte e bella,


egli

si

invaso da un tremito convulso,

andava per
si

tima volta da

lei

quasi morente, ella

era rassegnata
ri-

a soggiacere ancora una volta, poteva darsi che gli manesse cadavere fra le braccia, pareva che l'odio
si

gli

placasse in cuore e vi rinascesse l'amore, per quella


odiare,

donna che poco a poco aveva dovuto


tutto
to,
il

ma

che

suo istinto avrebbe portato all'adorazione. Cerprima di darle quella suprema stretta le sarebbe
ai ginocchi

caduto

ed avrebbe pianto con


di

fanciullo in

una pi viva commozione

lei come un quando soli

a vent'anni si dettero il primo bacio, ora che la sorte dopo tanto amore li aveva rabbiosamente divisi. Due ore dopo la porta della camera regale fu aperta ne usc il Re, e vi entrarono con premura il medico e


il

i7
le

infermiere e cameriere, e

chirurgo della Corte e


l

Gran Maresciallo che aveva vegliato e forse sperato e pregato, segu in silenzio Sua Maest che rientr senza dir motto nelle sue stanze.
di

a poco

il

Vicario.

Il

sangue Ludovico che mai non ment ebbe ragione anche questa volta e pochi giorni dopo il popolo di Birnia seppe quello che doveva aspettare.
Il

Santa creatura Angelo sulla terra Gridava ogni Ella muore per noi Per salvare sua patria diletta
!
! !

cittadino.

la

dovuta assistere durante la pericolosissima gestazione quotidianamente con farmachi, caffu


feina,

La Regina

morfina e cocaina e strofanto.

Il

Re rimase

torvo,

cupo, levando ora la testa al cielo in atto che voleva


essere di preghiera

ma

che pareva di atroce minaccia

e di bestemmia, ora l'abbassava alla terra quasi volesse schiacciarla tutta

come un

rettile

sotto

il

tal-

lone, ora fissando

paurosamente gli occhi sbarrati sul povero Maresciallo che sembrava divenuto la causa di
tutta la sventura.

Quando il conte Ercole Pagano Silf comparve tremante ad annunziare al Sovrano che Sua Maest la
Regina era stata assalita dal tremito del parto questi fu addosso e afferratolo per la nuca lo schiacci a terra Odi, brutto pagliaccio che non sei altro, vai, annunzia al popolo l'erede del trono o sei morto .
gli
:

II

b$Uo.


Sette ore dopo, fra
e delle
letti e
Silf,

18

trombe
di bandiere e di fazzoil

gli squilli altissimi delle

campane, e sventolare
cenci tutti della Birnia,

conte Ercole Pagano

Gran
la

Maresciallo, apparve al balcone della Reggia

dove

porpora era distesa ed annunzi che Ludovico XIII era nato vivo e vitale
!

Solo allorquando l'urlo delta gioia pi selvaggia, ch'era sprigionato cos naturale dal seno di quella
folla,

fu potuto

un pochino

acquetare, con gesto lento,

con voce spenta, dolorosamente il buon maresciallo annunzi che Sua. Maest la Regina Sofia Clementina
era agonizzante.

* *

cipe. Si

Lontano dagli occhi di tutti cresceva il giovine. prinsapeva che mai non usciva dalle mani del suo istitutore, e mai non doveva uscirne, uomo straordinariamente dotto e rigidissimo appositamente fatto venire

da Tatillon. Pure anelava


vederlo,
il

il

popolo di potere anche fuggevol-

mente

ma non gli veniva concesso che assai di rado nelle pi eccezionali solensuo giovine Re,
nit dello Stato,

quando

Monarca.

Oh Come ne
!

vi compariva alla sinistra del gongolava tutto in quei giorni,

in quei brevissimi istanti

Quali Che Quali

che

gli

era concesso goderlo.

fattezze

pelle vellutata

sguardi di fuoco

i9


Si

La magnificenza

dei capelli
!

Come

le ali

dei corvi
!

Le labbra coralline La bianchezza dei denti Tu ci hai fatto languire ad


! !

aspettarti perch eri

tanto bello

sapeva gi

di certi gesti imperiosi del Principe,

di sguardi sdegnati che avevano abbruciato interi per-

sonaggi nella Corte.

Oh

s'egli

era giustamente superbo d'essere tanto


!

bello e tanto

Di
il

tutti

grande i Ludovichi questo,


il

il

pi agognato, era

pi bello e

pi

sovrano,

nella

sua eccezionale

figura.

La povera Regina
colla

s'era spenta nel dare alla luce

un

simile prodigio, era rimasta ancora

per

quattro anni

bocca spalancata in agonia, prima d'esalare la sua anima purissima a Dio. Ma che voleva dire ? Ella si era tutta sacrificata
il

per la patria adorata,

sacrificio era stato


lui,

a pieno

coronato, s'era trasfusa intera in


risplendeva, e la
santa.
si

grande venerava gi come una martire


e in lui pi
la nascita dell'erede

Lo
si

stesso

Ludovico XII, dopo


si
il

era placato, offuscato,

sentiva pi

poco

la

sua

presenza in ogni cosa, e infine


s'era fatto

suo pugno di ferro

mansueto, e il conte Ercole Pagano Silf poteva oramai manovrarlo come un manico qualsiasi

attaccato alla spalla del Re.

Un

giorno,

il

bellissimo principe sarebbe stato in-

Coronato
scelta
!

20

salito
il

Con quale grandezza avrebbe


!

trono,

e cinta la corona e vestito l'ermellino Gli sarebbe stata

una sposa degna

di lui, e tutto ritornava a sorriil

dere lietamente in Birnia dopo


principesse, e della infelice

dramma

delle undici

Regina Sofia Clementina. D'anno in anno le principesse crescevano e andavano spose alle pi lontane e vicine corti, e venivano per loro mezzo strette nuove e salde amicizie, in tutto era tornata la pace e la felicit.

* *

Compiva il ventesimo anno il giovine Principe, e Ludovico XII Re di Birnia, moriva.


Si sa che negli ultimi istanti della sua vita volle al suo capezzale solo
il

figlio,

e che proprio

prima di
che
e
ri-

chinarvi sopra la testa definitivamente fece chiamare

ancora una volta

il

conte Ercole Pagano


il

Silf,

mase

fino

all'ultimo presso

morente Sovrano,
i

fianco* di quello

che sorgeva.
funerali

per primissima cosa terminati

imponen-

tissimi di

Ludovico XII ed

il

lutto brevissimo, se pure

angoscioso e sincero, fu deciso di dare

una sposa a Luuna

dovico XIII.
Il

popolo reclamava

il

giusto atto, reclamava


si

Regina, della quale da tanto


tanto Re.

sentiva privo, degna di


E
fu
delle pi

21

precisamente alla corte di Caudina che una pure e soavi 'principesse della terra gli venne

destinata.
I giorni che precederono le fauste nozze tutto il popolo and sottosopra per l'avvenimento, ognuno coltiv fiori nel campo e nel giardino, nell'orto, sopra il

balcone, e in

vanzale

fior

un testo, nell'angolo del pi umile dauna rosa per quel giorno e fu la Birnia
di

un

solo giardino.
II

Re

di

Caudina conduceva

sua

mano
ai

la

gra-

ziosa principessa fino

alla soglia

della

Reggia di Lupiedi
del

dovico XIII dove l'altare era inalzato,


quale
ei

l'avrebbe impalmata dinanzi al popolo.


egli

Come
si

fu bello quella mattina benedetta dal

pi smagliante azzurro del cielo, dal sole pi fulgido,

sarebbe lasciato uccidere ogni cittadino per un suo

bacio.

Escono maestosamente dalla porta della reggia le reali, e dipoi i componenti il corpo diplomatico e corpi religiosi, i grandi dignitari della Corte, le dame, cavalieri, gli ufficiali, squillano alto nel cielo le trombe d'argento e il tutto s'apre in due bande, appare alla
guardie
i

soglia

il

Re

coronato, fermo, alto, superbo, lanciando


tali

con divina semplicit

sguardi

fieri

sulle plebi in
tali

ginocchio ammonticchiate, nella polvere....

sguardi
so-

che ognuno implora dal cielo pra


le

gli sia

messo quel piede

spalle per sentirsene schiacciato e posseduto.

Altre

angeli dal fondo del viale,

trombe d'argento rispondono come coro di una berlina come cigno


e al volo

d'oro

si

muove

s'avanza.

Il

Re

di Caudiria

22
conduce di sua mano la sposa, e appena la berlina giunge e si ferma ne discende essa e il padre l'accompagna ai piedi dell'altare dove Ludovico XIII con un sorriso sovrumano, alzando il braccio verso di lei,
intreccia la sua in quella

mano,

e insieme sul broccato

d'argento

s'

inginocchiano.

Nel

silenzio della piazza e degli attigui viali, scopi

piano e sussultano

singhiozzi di tutto
il

un popolo,

nessuno ha saputo contenere

pianto.

quante volte volle poi quel popolo che i graziosi sovrani venissero al balcone della Reggia, mai dissetandosi di quella religiosa ammirazione, nessuno poteva mai sentirsene satollo. E quel popolo che aveva trascorsa la notte intera sul piazzale, che nemmeno la fame sarebbe stata capace di allontanare,
avendoci portate
furono accesi
i

le

provvigioni, incominci

bivacchi,

fuochi

dell'accampamento, in attesa
del

del d seguente,
della sua sposa.

per

V incoronazione

Sovrano

* *

Congedati
cariche,
i

grandi dignitari della Corte, quelli delle


i

gentiluomini,
il

cavalieri, le

dame,

gli ufficiali,

tutto quanto
gedarsi fu

corpo diplomatico e corpi


soli.

religiosi,

giovani sposi vennero alfine lasciati


il

Ultimo a conSilf,

vecchio conte Ercole Pagano

che,

fattosi presso al Sovrano, balbett qualche parola

som-

23

messamente, guardingo, in aria sospetta, alla quale il Sovrano rispose con una mossa della pi brusca e completa seccatura.

Aveva proprio bisogno

di essere lasciato solo

Luriil

dovico XIII, anelava un'ora di tranquillit e di

poso dopo la scena snervante del suo matrimonio,


ricevimento
ufficiale....

il

resto,

non ne poteva
il

pi.

Ora andava
private del

di finestra in finestra per

salone che
le

era quello delle conversazioni e precedeva

stanze
i

Re

della

Regina.

Guardava

assorto

bei colli della Birnia

seminati di

ville e di villaggi,

alzava di tanto in tanto la testa al cielo

come per

trarre

un pi lungo

respiro, torcendosi
si

un

po' nei regali indu-

menti quasi vi

fosse sentito troppo stretto, ed avesse

una grande voglia di sciogliersi. Nemmeno degnando di uno sguardo la tenera sposa che rimasta ferma presso un tavolo gelido di musaici, colla mano appoggiatavi appena come sul ghiaccio, tremante quale colomba attendeva senza il coraggio di alzare il capo d'oro, un po' stopposo, sul suo
Re, sullo sposo suo, sul giovane bellissimo dal quale
rideva vacillante e ignara una prima stretta. Fece ancora alcuni passi dall'una all'altra finestra,

Ludovico XIII, e

poi,

come avesse dato corso ad ogni

SUO pensiero, e si sentisse stanco e seccato si lasci andare sopra una di quelle ampissime poltrone ad occhi semichiusi.

Fu dopo

alcuni minuti di questa posizione, che scos-

sosi e riaperti gli occhi,

come sovvenendosi che

un'al-

tra persona era

con

lui nella

stanza, e che forse aspet-

24
da
tava proprio una sua parola, un gesto, qualche cosa lui, la sua sposa, ancora in piedi, colla fronte a terra,
avvolta ancora nei veli candidi....

Uhm....

Sorrise Ludovico

in

quella

posizione.

XIII scorgendola
cara,
siediti

Uhm....

siediti

pure, sciogliti, mettiti pure in libert, fai


sai,

il tuo comodo anche te poverina devi essere stanca e stonata quanto me, levati, levati pure, io sono addirittura smembrato, mi sento la testa come un tamburo. Dio mio, che corv ! Uhm.... la consider bruscamente, immobile che faccia da stupida che e' hai pen-

sava.

Oh ma non
!

ne hai mica colpa

te, te

Y hanno
suo

fatta cos.
Si alz,

and ancora verso una


l

finestra,

ma

il

pensiero era ora vicino,


cornici che
d'oro,
si

in quella sala dalle grandi

attorcevano dappertutto come serpenti


era colla giovine

dove

lui

donna quasi rattrap-

pita dal suo contegno stranamente indifferente.

Gi....

prese
Eh!

poi a dire
diffcile

incominciare un discorso

come

chi

non sappia
eh
!...

gi....

po-

vera piccina.... portata qua, te


vero
?

sei

venuta

ci sei venuta....
!

rihanno come un salame, non


qua.... anzi,
al pi bel

Povera creaturina

Sposa

Re

del

pi beato regno della

terra....
diffi-

And ancora
tegno passivo di

per la sala, imbarazzato dalla

colt delle proprie parole, e per nulla aiutato dal conlei,


:

mente, accigliato che da un'ora sono qui e non

ma

poi, avvicinandosi dolorosadici,


ti

che

pensi di me, che

abbraccio,

ricuoprirti di baci e di carezze, ora che sei mia, e

non corro a non

25
ci

avvinghiamo insieme immemori di tutto colla forza dei venti anni nostri ?... Povera piccola mia, sai ? e pi le si avvicinava pietosamente carezzevole, con una grande amarezza nelle parole ella non sapeva pi dove nascondere lo sguardo per la soggezione, la gola le si era serrata, gli occhi le si velavano, credendo che il momento ignoto fosse giunto, tremava senten;

dosi cos

vicina la bella persona profumata,

stretta nell'uniforme sfolgorante.

ancora
in-

Un

orribile

ganno pesa su
destino

te,

su me,
tiene

un

orribile

inganno,

un

perverso

ci

nel

suo pugno e ghigna e

ride in quest' istante della nostra sciagura.

Guardami,
la

guardami, alza
guardami,

la faccia,

alza la faccia sopra di me,


!

ma

guardami per Dio

Alz

testa

spaventata la Regina, e parve che

gli

occhi arginassero

un

rivo di pianto che fosse per isgorgarvi,

cara, la
pelli,

mia

le

di nulla

guardami mia bocca, il mio sguardo, i camani, ma guardami per Dio, non ti accorgi, ti accorgi ? Non senti ?... Che senti vicino
pelle, la

me

?...

Due
le

grosse lacrime riuscirono a sgorgare

guance rosee della fanciulla che guarnulla comprendere, colla confusione di un bambino che si senta rimproverare da una persona della quale abbia la pi grande soggezione. Guardami.... ti sembra davvero che io

ed irrigarono
il

dava

Re

senza nulla vedere,

sia

il

tuo
ti

Re

Lo sposo tuo

Non
sue

agghiaccia un poco
la stretta della
?

Che
le

senti vicino a

me

prese la

mano

fra le

mia mano troppo morbida,

troppo bianca

Ti pare, dimmi, che con questi occhi

possa io impossessarne della tua piccola anima intera,

- 26di te
?

Povera piccina mia,


tuo Re,
il

sai,

non sono un Re, non

sono

il

tuo sposo, trascino da venti anni

sopra la terra la pi ridicola menzogna, ed ho giurato


a mio padre, al suo letto di morte di trascinarla sem-

sono dannato a questa pena, questo solo tu dividerai meco, questa ridicola e infame menzogna, questo
pre,

Vag ancora guarper stanza scuotendo dolorosamente grandi occhi perduti nel vuoto dinanzi. dando pi bel Re del pi beato regno venuta terra ghignando amaramente scandendo parole come quello una ad una torcendo ancora vero Rise non no, no, Non sono tuo Re mia bocca. spalanc braccia coci siamo due proprio andare gi morte lungo
gorgo infernale, questo solo
la
ci unir.

solo ci unisce. Sei stata

trascinata

con

me

in

un

la testa,

coi

Sei

sposa.... al rise

della

le

bello

delle fala bella

vole,

il

cara,

ec-

qui,

regine....

le

cos

e le lasci

la persona.

And ancora Ludovico XIII


guardava
dal sole.
i

verso la finestra che

colli

verdeggianti della Birnia inondati


per te s crudele la sorte, tu, ri-

Oh

Ma non
ci

fatta

dallo

stupore,

abituata
nel

atroce che
rinchiusi

avvince e
in

quale

a rivestire V inganno siamo insieme

come

mente

essere felice,

una botte di ferro, potrai ugualSi volse a guarnon disperare.

darla ancora nella primitiva posizione piangendo

si-

lenziosamente pure senza capire, piangendo per il disagio di quel momento senza scorgere pi in l, senza
rendersi ragione

nemmeno un poco

di quelle parole,

27
di quel

contegno cos inaspettato, sentendo che qual-

che cosa di ignoto e di orribile era su lei. Vieni, vieni, guarda, disse ora il

Re
il

nella

persuasione ch'ella avesse seguito e compreso


discorso,
le

suo
la al

and ancora vicino e la prese per mano dolcemente come si fa con un fanciullo
quale
si

voglia
alla

ristagnare

il

pianto

conducendolo
chicca
e
le

finalmente
balocco,
la

cosa

desiderata,
la

una

o un
il

port

presso

finestra

collo affettuosamente e se la strinse al petto

guarda
l,

cinse

guarda cara,
la
nell'

l,

in fondo allo scalone, vedi quello


?

guardia, la guardia, vedi

Guarda
fiero,

come
alta
noi,
la

bello
testa,

uniforme di gala, come

avr....

poco pi di vent'anni, come


cavallo di sangue,
le tue,
te,

uno dei

giovani pi belli del Regno, dei pi

forti,

perfetto

come un
tu sei
i

sono

le

nostre guardie
i

d'onore quelle,
calzoni
alla

guardie fedeli
sul

come

cani,

dove

vigilano su
gli

tuo respiro, guarda


le

come
?

serrano bene

gambe

robuste, guarda,
e
vi-

su,
le

coscia,
forti

guarda, sembrano nude, lo vedi

mani
i,

stringono la sciabola, con


s'

quanta

quanta grazia! Oh!

egli

potesse

imagi-

nare che in questo istante noi lo guardiamo avvinti

Pensa quale languore deve dare la sua stretta, pensa, nell'oscurit della notte sentirlo ardalla sua bellezza
!

rivare clandestino dentro la tua stanza furente di desiderio,

pazzo

di

voglia, prenderti

stringerti,

pos-

sederti tutta, e abbandonarti svenuta fra le sue braccia

dopo di averlo atteso, atteso, ed ogni istante esser sembrato un anno Pensa Guardalo, com' bello
I
!

28
Appena ha ombrato
il labbro superiore, guarda la sua bocca fieramente chiusa eppure dolce, pensa immergere le tue in quelle labbra, perdertici dentro, ah che morsi deve dare quel boia Guardalo, ce ne sono tanti
!
!

come lui, hanno degli ocguardano e ti frugano e ti arrivano fino in fondo dove pi non vergogna e ragione, non pudore, hanno delle grandi sopracciglia folte, e ci sono i biondi, belli quanto gli altri, e sono
sai alla corte, ci

sono

bruni,
ti

chi che

ti

spogliano se

cose tue, tu, spiando dalla finestra, puoi scegliere quello

che

il

tuo capriccio
lo

il

tuo desiderio vorranno, e con un

solo cenno, senza parola, la

donna che

ti

stata desti-

nata te

far la notte giungere fra le braccia, anche

stanotte istessa se vorrai, e potrai chiamarlo

sempre, quando vorrai, ed essere

felice, e

se

ancora e ne vorrai

un
tu

altro, potrai averlo, e


sei la

un

altro ancora, tutto potrai,


lui,

Regina, padrona di

puoi farlo uccidere se


Tu....

vuoi....
lice....

e puoi essere la
io....

maio....

lasciando
si

sua schiava.

tu

sei fe-

la spalla rattrappita

della
sta,

donna Ludovico XIII


i
!

port una

mano

alla te-

arruffandone

zione

magnifici capelli in atto di dispera-

io....

no

Nulla per me,

il

deserto nel

mio

cuore, la tortura pi infame nei miei sensi, io sono

Re, intendi ? A questa frase ch'egli pronunzi imperiosamente alzando terribile 3' indice al cielo e lo sguardo fisso, dilatato, la giovane Regina alz la testa
il

e lo guard con tale faccia trasognata e rasciugata, spa-

lancando

gli

occhi,

scostandosi poco a poco da

lui,

indietreggiando

mito

di

cauta inorridita, assalita da un trepaura orrenda. Era un pazzo dunque quello


che
le
si

20.

un
folle

era destinato per marito,

orribile,

questo solo comprese finalmente, nulla avendo potuto afferrare del resto. Era la folla, e tentava ora istintivamente di fuggire a quelle ungine atroci che gi si
sentiva affondare nel collo.
Rise, rise, Ludovico
rore.

Ma che
stupida
!

ma

XIII comprendendo il suo che grulla ah che grulla


! ! !

ter!

ma

che
se

Non

ci

credi
ci

Vedrai, vedrai, poi, ti

far vedere.

Ora quando

spogliamo, vedrai, vedi,

mi tolgo questa corazza che mi serra sono come te, ce 1' ho anch' io il seno, guarda, come il tuo, tutto come te, s, le poppe, come te, pi belle delle tue, vedrai, grulla
!

Ma ella

sempre pi rattrappita rientrava

in se stessa

colla gola serrata indietreggiava verso la porta chiusa

nella certezza di

non potere pi sfuggire

alle grinfie

orrende del mentecatto, come avesse voluto scomparire sotto


il

pavimento.

E
di

tutto andare sopra

una

Ludovico XIII lasciandosi quelle ampissime e mor-

bide poltrone

rideva, rideva.

Ah

Ah

Ah

Ah

* *

E
e al

nel!'

ora

dell'

incoronazione la mattina seguente,

grazia e di

poi, fu Ludovico XIII di una una gaiezza divine. Pareva sprigionargli dagli occhi una felicit non pi terrena.

pranzo di Corte

Regina gli sedeva accanto colla faccia cerea, un poco contratta e sofferente di chi non abbia potuto


pavano
tutti,

30

dormire per una notte intera.

Ma

di lui solo s'occu-

affascinati dalla sua prodigiosa e

pur de-

licata figura che tutto illuminava e riscaldava.


gli
!

Come bello E come accanto sua sposa che pare una tortorella spaventata. Dopo tanto trambusto emozioni.... E notte Dove mettete notte Come deve averla conciata Poverina Tutti Re Birnia,
felice
alla

di

Il viaggio....

la

la

la

cos

di

tutti cos
si

intanto che la cerimonia lentamente

svolgeva

Ludovico XIII che tutto cerc di illuminare intorno col suo sguardo e il suo sorriso, sopra la piazza dei
Settantasette non volle lasciare all'oscuro alcuna delle

magnifiche guardie reali che ai piedi del baldacchino


impettite e immobili per
statue.

quattro ore rimasero come


balbett ad un certo punto
S quello di ieri,
?

Guarda, guarda
?

ieri.
?

impercettibilmente alla sua sposa.


bello eh

Guardalo come
ti

?
il

quello di

ricordi

Alla finestra

Bello eh

Ti piace

Videsi
e gli

Regina ingollare un singhiozzo occhi due lacrime, e un no amarissimo parvero


collo della

rientrare

quelle
s.

me,
sotto
!

labbra tremanti.

A me
d'

Come

ti

guarda

guarda anche

figlio

un

cane. Sapessi

un

po' te che ci sta

_. 3 i

E
dal
Silf,

allorquando infine

Gran Maresciallo di e da tutti i dignitari


i

avanzarono i paggi seguiti Birnia Conte Ercole Pagano


si

della Corte e dalle altissime

cariche dello Stato, e dal corpo diplomatico e corpi religiosi, e

cavalieri tutti della


i

Rosa

di Birnia, e

dame

e ufficiali, e furono

paggi inginocchiati ai piedi del


il

trono reggendo alto

cuscino

di porpora, e le voci

bianche, accompagnate
l'

inno a Dio, s'alz

da cento violini intonarono Ludovico XIII, erano le plebi nella


diamanti
dal

polvere protese, e presa la corona di


tale gesto s solenne e grazioso

cuscino se la pose lentamente sulla bella testa,

con

ad un tempo, come Re di nessun popolo di nessun tempo pot avere mai. E fu un vero miracolo se ognuno di quei cittadini non ne
ritorn,

per la gioia, pazzo alla propria casa.

* *

ca tre

mesi
Silf

dopo
il

questi

memorabili

avveni-

menti, una mattina


cole

vecchio Maresciallo conte Er-

Pagano

veniva di premura chiamato in udienza

privata dal Re.

Ludovico XIII era ad attenderlo seduto al suo banco di lavoro con la consueta aria seccata e distratta la quale sbrigava con lui le faccende pi gravi dello io, accettando sempre con sorridente ironica natu,

ogni consiglio dell'ormai infallibile

uomo

di

ino.

32

cenno,
il

E
l'

non appena questi


lui,

fu entrato e la porta fu bene fece

richiusa dietro a

gli

Sovrano, con

indice della sinistra di avvicinarsi pi del consueto.

>

Maresciallo, voi dite sempre:


?

poche parole

non

vero

Cos Maest. Poche parole dunque sono gravido. Oh Sua Maest Re, proprio Oh che sciagura Che sciagura Egitto E non sa che donne fanno che una cosa nuova ma Io Cos doveva E come fu fu una cosa molto semplice, semplicis: ! !

Il

lui.
!

d'

si

le

figlioli,
s,

S,

voi....

io

io.... io.

finire.

Fu....

sima,

non dovevano venir


S....

di sopra quei giovinotti,


?

dragoni, per la Regina, la notte

Non Ohi

Gi,

ma....
siete voi

che avete combinato

il

trucco

e siccome la

Regina poveretta

la

pi

citrulla creatura

che sia sopra la terra,

non ne ha
il

voluto sapere, perch crede sempre che io sia


e badate,

Re,

non

e'

da

dire che

non

glie l'abbia fatto

vedere che cosa sono

io,

ma

lei

tanto grullerella che


gli c'entra,
si

non

se ne persuader mai,

non

inutile.

Ho
se

tentato di mostrarle.... tutto quanto,


trovasse davanti a

cuopre la

faccia e scappa inorridita con la stessa vergogna


si

come

un uomo davvero. D'altronde,

33
non pu farsene una ragione e non ha poi tutti i torti, via.... convenitene, un bel trucco, ma bello davvero.
Il

vecchio Maresciallo chinava la testa sotto

il

peso

della

nuova arruffatura

nell' intrigo reale del

quale

un

giorno la disperazione l'aveva reso autore.


riprese Ludovico XIII con Allora.... allora molta disinvoltura non avendone voluto saper lei, 1' ho pregata, anzi, sar sincero, ce 1' ho quasi costretta, a farmene sapere qualche coserellina a me, non ne potevo proprio pi sapete, scoppiavo.... ed ho preso il suo posto. Del resto nemmeno questo bastato a

convincerla,

Oh! Che Maresciallo Con estinguono popoli, vivete pure E Maest, ne avete Quanti sono La guardia reale compone ora
ragazzi,
i
I

s,

ci

vuol

altro....

quelli l

non

si

tranquillo.
?

voi,

conosciuto.... pi d'uno

si

di

...

trentasei

uomini.

Che Tutti Ho paura di Oh Maest Maest Tanto, uno pi o uno meno, a voi che vi fa Bisogna allontanarli tutti dal regno, bisogna far
Eh....
allora....
?
?

s.

cambiare

Basta che me ne lasciate almeno tre o quattro Se volete che le cose camminino, se no faccio baracca Ve lo giuro io Poi rabbonendosi, quasi
eh
?
!

la guardia.

supplichevole
3

almeno.... almeno.... uno guardate, sono


!

Il

R*

Mh.

discreto,
sciallino,

mi contento di uno, via siate buono mareuno solo, uno.... del quale forse.... sono cos.
!

sempre

che da tante sere sempre ritorna, e vuole ritornare, lui, il furfante, che animale Maresciallo

E
Si

conoscete
chiama....

il

suo
si

nome

chiama....

Gastone.

bruno,

con
fieri

delle

enormi sopracciglia nere e i grandi occhi e dolci, dove arriva quel ragazzo con quegli oce la faccia oblunga, e
i

chi....

denti bianchissimi, quando


egli

ride bello

come

il

sole.

In queste ultime notti


io volli lui solo, e

sempre volle ritornare ed

attende

palpitante l'ora del segnale, e di giorno

mi

beo, inso-

spettato a guardarlo, a fissarlo, quando gi nel cortile

Ma Nulla,
E

a far la guardia, in fondo


egli nulla sa ?

allo scalone....

nulla povero bamboccione mio, nulla, e

come potrebbe
nosciuto.

? Nulla ha compreso di chi abbia coalz il capo fieramente il Re, guardate guardate che se aggrottando imperioso la fronte gli torcerete un capello solamente voi finite nel forno

Per
il

il

resto

continu abbassando di

tono. Per

resto.... far quello

che voi vorrete.

Taceva
le

il

vecchio Maresciallo colla testa stretta fra

mani, incapace di trovare sul

momento una

via

d'uscita dal groviglio.

Mio caro Maresciallo, ne avete combinati tanti ne sono un bell'esempio, mi pare, coraggio, pensateci un pochino e ne troverete un altro senza dubbio che ci caver
dei pasticci nella vostra lunga carriera, e io
tutti dall' impiccio.


poi....

35

Il

Ma smarrito ma Gennaio, Febbraio, Marconte Ercole Pagano e calcava mesi puntando leggermente polpastrello della destra sul banco del Sovrano LuAgosto Agosto, met del mese. verso saremo Dio Dio centenario della costituzione Agosto. quindicesimo giorno quarto centenario, E cosa volete che faccia Tutto, tutto contrario. Rimandate Rimandare.... una parola. Non mi farete mica venir con quella panpoi....

balbettava

il

Silf

zo....

il

glio,

gi,
!

l,

la

il

il

di

ci

in

le

festa.

fuori

cia, o,

peggio ancora, appena sgravato, o partoriente


le

Bisogna rimandare
meglio, pi fresco.

feste

a Settembre, a Ottobre,


ste

Ma voi Maest, non conoscete il vostro popolo E cosa me ne importa a me del popolo ? Se
!

sapeste un po' dove ce

1'

ho

io,

il

popolo, non saresignor Maresciallo!

nemmeno capace di figurarvelo, Ah Quale jattura


!

Insomma,
e'

fate

come
?

volete, basta che


io,

chiate me,

intendiamo

perch

non non ne posso

secpi.

* * *

Ora accadde che Ludovico XIII venne


sero a

assalito

da

certe febbri intermittenti che poco a poco lo costrin-

non uscire pi dalla Reggia.

Negli

ultimi

tempi

si

era

presentato

al

popolo

tutto ravvolto in un'ampissimo mantello bianco.


stato notato con

Era

muto
come

lacerante dolore

il

tremito delle

sue labbra, e tutta una leggera deformazione del bel


volto purissimo
s'esso si maturasse, ingrossasse

e colorisse soverchiamente.

Anche
cos

nelle udienze di Corte

si

stringeva sempre

addosso freddolosamente quel

solito

mantello bianco

ampio come a nessun

re era stato veduto mai.


il

Infine nessuno lo pot pi vedere, eccetto

Gran Marecava

resciallo per gli affari urgenti del governo, e si

nella
Il

camera dalla quale

il

vecchio Maresciallo di Birnia

Sovrano pi non usciva. gli era a fianco


dello Stato.

quasi costantemente per confortarlo e incoraggiarlo,


oltre che per le decisioni

supreme

Coraggio, coraggio Maest


politico divenuto ricurvo

esortava l'abile
il

uomo

sotto

peso

degli

anni e del governo aspro e

difficile,

coraggio.
!

Ah

Maresciallo mio, che frittata


far

Sono vera-

mente una creatura da

compassione

ai sassi.

E quella

povera Regina anche compassionevole, disgraziata anche lei, in che ginepraio venuta a ritrovarsi. Non pi che un'ombra, io ingrosso tutti i giorni e lei sempre scema, tanto grullerella poverina. Eppoi ? E dopo ?... Dove andremo a finire ? Si pu durarla in una situazione di questo genere ? Ah Padre mio Padre mio, che facesti mai E anche voi c'entrate
!
! !

per la vostra

parte.
il

Il

vecchio
al

Maresciallo

di

Birnia chinava

capo

dinanzi

avvolto nell'ampissimo mantello.

Sovrano tutto Potevo essere f-

37
lice....

e sono la pi miserabile creatura dell'universo,


i

tutto per

vostri pasticci, vecchio intrigante che

non

siete altro. Io....


io

non sono

nulla....

non

lo so

nemmeno

che cosa sono, sento salirmi

al

cuore qualche cosa

a inondarlo di dolcezza, e subito un pensiero lo riaweMaresciallo, che dolcezza sentirsi madre lena, ah
!

quando mi guardo con


l'

questi

calzoni

addosso...:

e questa panciona grossa grossa....


aprirsi

faceva atto di

immenso mantello davanti Ludovico XIII


piangere....
s forte, s

mi viene da

Coraggio, corggio Maest, foste


forte

su-

perbamente

in

ogni istante della vostra vita,


il

vero sangue Ludovico

vostro, sangue d'eroi

Ah

questo certo.
il

Coraggio, ricordate

giuramento a vostro pameravigliosa fer-

dre, egli

vede e benedice
cielo.

la vostra

mezza dal

Benedice.... benedice....

e che cosa

me

porta a

me
?

se benedice, e io

sono cos

ne imChe colpa

Che feci mai ? All'ultima delle dodici sodovevano capitare tutte queste sciagure. Le mie sorelle sono felici, sparse per tutte le corti del mondo,
ne ho io
relle

vivono e godono, amano e sono riamate, possono partorire finch vogliono circondate di carezze e di affetto, io....

eccomi qui, non sono n maschio n femsono....

mina, non lo so pi neppure io che cosa

Coraggio,

coraggio
i

Maest,
suoi occhi

ricordate

la

pro-

messa a vostro padre,


in quell' istante

come

vi fissarono

supremo.

* * *

Era
quanto
Re,
i

la festa dello Stato. Il

quattrocentesimo anni-

versario della costituzione del regno di Birnia.


i

Per

festeggiamenti, che avrebbero dovuto avvenire


fossero stati rimandati per la malattia del
si

strepitosi,

cittadini tutti fino dai grigiori dell'alba

aggi-

ravano cupamente sopra la piazza dei Settantasette che avrebbe dovuto essere una giostra di colori, un vulcano di gioia e di felicit, ed era invece grigia e muta

non uno spiraglio di finestra vi era aperto in segno di lutto, cupamente si aggiravano i cittadini dinanzi alla Reggia, sull' ampio piazzale, nei parchi
in quell'alba,
adiacenti, per

La

festa

i viali, a capo chino e scoperto. rimaneva serrata dentro i cuori, gelosa-

mente custodita
il

il

gaudio vi

si

raccoglieva in un' inrisanare

vocazione al Signore perch

presto facesse

Sovrano adorato.

in quell'alba istessa,

il

Gran Maresciallo
al letto del

di Birnia,

conte Ercole Pagano Silf veniva d'urgenza chiamato


siamo, lo fo

Re

sofferente.
!

prio oggi,

Maresciallo, Ohi Ohi sembra fatto apposta.


!

ci

Pro-

Corse
e insieme

il

vecchio Maresciallo a chiamare


l

il

chirurgo

di Corte che di
si

a poco giunse con un' infermiera,

chiusero nella camera regale.

39
Silf

._

In poco tutto fu preparato e il conte Ercole Pagano andava e veniva per la stanza in una trepidazione

incontenibile. All'uomo che

aveva atteso i dodici parti pareva che una Clementina, Regina Sofa desolati della speranza fosse rimasta accesa sotto le ceneri in fondo
all'anima e giungesse ora ad irradiarne la pupilla.

gridava il Re tenendo la bella Ohi Ohi Ohi Ohi sui cuscini scomposta bruna testa biannella mano spremeva mordendo il fazzoletto che ca, mentre il chirurgo e V infermiera gli sottoponevano
!

aromi

alle narici

gnavano con farmachi

affannosamente spalancate, e ne baristoratori le tempie che pul!

Ohi Ohi Dio mio, che male Ohi savano forte Ohi questi non sono dolori da Re caro Maresciallo, Ohi. vorrei un po' sapere come ve la caverete ora Ohi Uhm.... che male atroce Finch era qui dentro.... Ohi Ohi era un'altra faccenda, c'era il mantello che cuopriva ogni cosa.... Ohi! Ohi! Ohi! Ah! Che tor! !
!

tura....

Uhm

!...

vorrei sapere

come

farete a ricuoprire

ora, ci vuole altro che mantello!

Cosa pensate
turina
?...

di

farne di

questa mia

Ohi! Ohi! Ohi!... povera crea-

Neppure badava
vrano spasimante,
voso stirando
l'altra le dita.
le

il

Maresciallo alle parole del So-

ma continuava a passeggiare nergambe, le braccia, torturandosi l'ima


nato maschio davvero
!

Almeno

se ero

Mi sono
! !

toccate tutte le sciagure delle donne, tutte quelle degli

uomini senza un benefizio di nessuno. Ohi Ohi Povera mamma mia, come devi aver patito a farci

40 ~
tutte
e
dodici,

scalcinata

come

eri

povera donna

Questi uomini sono proprio delle bestie irragionevoli,

Povero piccino mio, tu non ne hai colpa ma mi fai soffrire troppo cos. Chi sa suo padre a quest'ora come se la gode, che ne sa lui, se ne frega, il maiale Ohi Ohi Ohi Ah Mi sento strappare i reni Mi par d'averci dentro un battaglione di Ohi Ohi Maresciallino mio che male. soldati. Ohi Passeggiava nersovamente il vecchio Maresciallo inirragionevoli
! !

Ohi

Ohi

vaso dal suo pensiero che

gli

bruciava in seno e

gli

dava

la febbre per tutte le

membra.
il

Un
il

urlo lacerante usc dal petto del Re, alz preil

sto le coltri

chirurgo e ne scuopr

corpo candido,
gli

parto era aperto. Tele cerate e topponi e ovatte


sotto,

furono destramente posti di

facendosi uno
e
l'

da un lato uno
presero le

dall'altro

il

chirurgo
si

infermiera

gambe

d'avorio che
gli

spalancarono, mentre
gli

un mugghio
Il

atroce

sussultava dal petto e


di Birnia dietro, in

moai

riva nella gola.

Gran Maresciallo

mezzo

due

assistenti spiava

mandando da
che
il

destra a sinistra
i

la testa scheletrita fra le fessure

due lasciavano
quello di

operando, e

si

vide ad un

tratto

suo collo lungo,

fermo, rigido, uscito fuori dal busto


pollo automatico che
rientrare,
sta,
si sia

come

un

guastato e pi non lo possa

e gli occhi anche parevano usciti dalla tesenonch dopo esser rimasto a lungo in quella tensione orribile ne usc dando un guizzo ed un grido rauco secco che parve essergli, come la corda dell'arco,

schiantato

il

cuore in petto,

ma

invece delle

41 ~
grandi lagrime ristora trici
gli

guance incartapecorite e
bito gallonato
Il

gli

inondavano le fosse delle scendevano gi gi sull'a-

come

quelle di

un

fanciullo.

vecchio, freddo e indurito

uomo
da

di governo, per

la

prima volta piangeva

cos in vita sua, senza potersi


folla
si

pi contenere, e

come

assalito

gett sui
si

cuscini e stretta la bella

testa del Sovrano

dette a

baciarne la fronte.

Ludovico XIII ancora mezzo sopito sui cuscini mentre il chirurgo lo assisteva e l' infermiera che aveva preso il neonato ne immergeva le fragili membra nel latte caldo, e ne frizionava e profumava le tenere carni delicatamente. Presto Via Presto Le girava attorno palpitante il conte Ercole Pagano Silf scoppiando d' impazienza. Presto Via Via ansava il vecchio pestando i piedi come un fanciullo, non potendo pi contenersi, mentre la donna curava ancora il corpicino. Presto Via E quando fu bene mondo e ravsi

Ma

ritorceva spasimando,

volto in flanelle e ricoperto in

un broccato
il

d'oro,

il

Gran
della

Maresciallo afferratolo nelle braccia fugg dalla camera.

Come
Reggia e

per incanto fu spalancato


la

balcone
le

porpora cadde, suonarono

campane,

squill alto l'allarme per la nascita del Re.


reale sorpresa fugg fuori senza
il

La guardia
di disporsi,

tempo

si gett sul piazzale, ignara di quello che accadeva, ignara della parte che pure in quello che accadeva rappresentava, si schier al completo in

precipitosamente

fretta e senza sapere che facesse present le

armi al Re. Esce sul balcone della Reggia ad un tratto il conte


Ercole Pagano
l'

42

di Birnia col:

Silf

Gran Maresciallo
!

involucro d'oro alto nelle braccia e grida


lui
Il
!

Eccolo

lui

il

Re

popolo che dalle prime ore della mattina s'aggirava torvo dolorosamente assorto nei pressi della reggia,

s'adun sotto

al

balcone

al

richiamo inaspettato

colla faccia tutta spalancata in su senza potersi ren-

dere in nessun

modo
lui
!

ragione di quello che accadeva,

senza nulla comprendere di quella scena.

lui
il

Urlava

il

maresciallo a squarciadelle

gola tra

frastuono delle
delle folle
!

campane

movimento

accorrenti.

trombe e del
lui
!

Il

Re

Popolo di Birnia

Il

tuo
?

Re

Ma come

Ma

che

Ma

chi

Chi

l'

ha

fatto

Pareva interrogare ogni faccia. Che cosa era quello che succedeva ? Nessuno potendo capire.
Il tuo Re S No gridava il Gran Maresciallo cercando di superare colla sua voce la marea montante della folla! Il tuo Re! E si udiva ancora qualche sua
! !

parola a intervalli
ditta!

Giovanna d'Arco! Dove? Come? Quando? Mentre il sole di mezzogiorno irradiando l' involucro d'oro lo faceva risplendere come un astro.

Ester

No Che?
!

Chi ?

Giu-

Vedi, vedi popolo

Urlava senza pi

fiato
le

il

Maresciallo, e aperto

il

broccato e lasciate cadere

flanelle

tene

le

che l'avvolgevano, scoperto il corpicino e apercoscine morbide indicando nel mezzo il segno

impercettibile,

come

il

pistillo del fiore,

quel piccolo

natore superando tutti

segno che aveva amareggiato tutta la sua vita di goveri rumori: url e Ludovico!

43
Ma
mano
uguale
gli

dalle vetrate della


al

loggia lo

nosamente,
si

che

il

Maresciallo

si chiama affannon risponde, una

sporge primo,

recando

un

altro

involucro d'oro

al

egli accorre, un'altra

creatura uguale

viene porta, mentre egli credendo di avere smar-

rita la ragione si sente vacillare.

S,

maschio, anche questo,


!

gli si

grida di dentro.

Sua Maest
in

sogno

il

Or ora Senza capire pi, agendo come Grande Maresciallo afferr l'altra crea!

tura nell'altra

Due

mano e fattosi al balcone url Due Re Popolo di Birnia Due Re


:
!
!

Guardava
l'alto

in sul principio

ognuno smarrito verso

senza potere capire in alcun


ragione di ci che accadeva.

desse, in quell'
sibile

modo che accaimmane frastuono senza farsi una posChi erano


chi

pose a gridare intero popolo, come vivesse un sogno. Evviva Evviva Tra trombe doppi campane note dell'organo scoppi dei mortaretti Evviva Quasi aspettandone un terzo uguale primi due Evviva E
! !

? Chi li aveva fatti ? Chi appartenevano ? Ma afferrato poi da quel delirio che dal balcone scendeva e invasolo tutto Evviva Evviva ?
li

Due Re
fare

doveva

si

il

gli squilli delle


gli

delle

le

ai

alle facce

venuti
nella

che giungevano interrogando


Il

di

dove sono
ancora.

Gran Maresciallo
l'urlo di tutto

alzati
il

due corpi nudi


s'alz allora

mani
il

e alte le braccia

verso

cielo url

Di lass
verso

un popolo

cielo.

44

* * *

Per quanto la situazione venisse poco alla volta


chiarita essa rimase

sempre in un'atmosfera

di leggenda

e di mistero.
Il

Re Ludovico XIII
per salvare
dilegu dopo

fu dichiarato creatura fuori

del sesso, e al disopra di ogni umanit, venuto sopra


la terra solo

un paese
il

giusto dalla

rovi-

na. Esso

si

miracolo, nessuno n'ebbe

pi nuova, e certamente
Il
il

sal al cielo.

suo regno fu chiamato


della Vergine

Regno
.

Regno Santo o anche ancora il Regno del Mi il


:

si chiamarono Ludovico XIV, e Ludovico XIV e Mezzo, per il qual modo la costituzione non venne toccata d'una vir-

racolo

Ne

segu

il

regno dei Gemelli che

gola sola. I Gemelli

regnarono in maniera tanto mai


fratelli

esemplare, e furono cos


col vantaggio che l'uno
dizio dell'altro

come un

solo

uomo,
il

temendo

e rispettando

giu-

ognuno
il

si

pieno di riserbo che


dall'unione.

mostr sempre tanto cauto e pi grande equilibrio ne risult


il

E fu per questa giustizia detto


e con

regno della bilancia,

appunto si us simbolizzarlo. Essi ebbero poi due spose belle, forti, che si sedettero maestosamente e piene di grazia al loro fianco sulla piazza dei Settantasette dove solamente il baldacchino fu dovuto ingrandire un poco, senza ledere per

una

bilancia


cavallo
figliuoli,

45

questo un pelo soltanto la grandezza e l'autorit di Ludovico il Grande che s fieramente dall'alto del suo
il

tutto vigilava.

diciotto dei quali


il

Ebbero insieme ventisette maschi e fu assicurato cos

per un millennio

regno alla dinastia dei Ludovichi.

Per le lontane e pi luminose capitali d' Europa visse e vag una certa contessa Marina Del Pioppo, che
tenne vita simpaticamente libera, e un poco licenziosa
dicono
scit profonde e

donna suanime e febbri in molti corpi, alla bellezza essa accoppiava una maniera cos aristocratica da doversi dubitare qualche volta, pure ignorando sempre quali fossero i suoi precisi natali, ch'ella discendesse da qualche gran sangue, pure nessuno avrebbe mai osato pensare o intravedere in quella bellissima donna, una spodestata Regina, n, tanto meno, un Re assoluto. Si sa infine, che una notte, anzi, nelle primissime ore del mattino circa un mese dopo il Miracolo dei Gemelli, ad una stazione di frontiera in Birnia, erano discese da una misteriosa vettura due figure aristocratiche. Le persone di servizio non tardarono a riconoscere nel vecchio signore il Conte Ercole Pagano Silf Gran Maresciallo di Birnia, seppure in incognito e vestito in borghese e a capo scoperto, gli si inchinarono dinanzi. Nessuno pot per fare accertamenti a
i

peggiori critici sociali, la bellissima


folli

passioni in molte

carico della signora, bellissima di figura,

ma

alla quale

un velo troppo due aspettando

fitto
il

cuopriva interamente

la faccia. I

passaggio del treno, parlavano assai

- 4 6intimamente e con
volarono per
:

affetto e al

momento
a
io,

di salutarsi

Eh volevo proprio salvare Patria, e un poco anche trappola. Alzato quindi velo
queste
!

l'aria delle parole presso


ci

poco
s,

come

Maresciallo, per
voi,

la

vecchia

il

fin

sopra la bocca
bacia

la bella signora

pos la sua faccia fresca su quella rue lo baci

gosa e dura di
e caro padre.

lui,

come

si

il

vecchio

L*

ANIMA

come un
Ma
sei

grosso lupino d'oro con la sua cam-

panellina che lo tiene infilato alla catena.

proprio sicuro che non l'avesse portato


?

addosso altra volta

Sono sicurissimo
lei,

Io so tutto di

essa

non
la

e'

cosa eh' io

di non averglielo mai veduto. non mi ha nascosto mai nulla, non conosca, che non abbia veduto,
la ragione,
il

della quale

non sappia a puntino


il

perch,

provenienza. Ecco

primo segreto.
felici

In questo giorno di disperazione, l'ultimo che ella


con

me

sotto

il

nostro tetto di sposi

per trencostretto

ta anni, ecco la

prima nube.

Ed

io

sono
il

a mescolare

miei singhiozzi pi sinceri,

mio

lace-

un dubbio, non un dubbio sapete, perch io sono sicuro di lei, della sua fedelt, del suo amore non un dubbio, una cosa che non capisco e siccome ho sempre capito tutto della sua vita, mi sembra di profanare il nostro amore, il mio dolore, parlandone solamente.
rante dolore, a questo.... che non
; ;

Ed
Si.

era nascosto dentro l'abito


Ella diceva spesso ridendo
:

se

l'abito

che voglio indossare

Me

lo

muoio quello ha detto fino


allora la fa-

da
4

quando aveva vent'anni,

capite, e

IlRt

bello.


di sua madre, diceva
essere

50

l'abito

cevo tacere stringendomela al petto e cuoprendomela di baci. In questi ultimi sei anni poi, dopo la morte
:

quando muoio,
il

deve

quello

che

feci

per

lutto della povera


in

mam-

ma

lo
Io,

aveva messo

l,

un angolo

del suo ar-

madio.

stamane, sono andato per compiere di mia

mano
sona
;

ogni atto pietoso attorno alla sua adorata perdentro il giacchetto, attaccata con uno spillo,
;

ho trovato una busta

ho aperto, ed eccoti questa ca:

tenina d'oro con questo medaglioncino, e nel foglio

la

mia ultima volont


sei

che mi sia messa attorno


.

al collo

E duta, Mai.
i

questa piccola catena....

proprio sicuro di non avergliela mai ve-

ch'ella

non te ne avesse mai parlato.... Quando sei anni or sono mor sua madre,
gioielli

essa'port in casa diversi


getti del genere,

molti

piccoli og-

ma io
:

vidi ogni cosa, so tutto,

aprendo

non trovo una sola cosa che mi sia sconosciuta. Dunque Che mi sia messa attorno al collo questa piccola catena. Il medaglione non racchiude nulla la mia anima. La sua anima Ma che cos' l'anima ? .,., tutto ci che al momento della morte
suoi cassetti
:

ansua benedetta e pura ci sar gi a quest'ora. Che cosa vuol dire dunque ? La sua anima staccandosi dal corpo sarebbe venuta qui dentro ? Ma sembra l'ultima affermazione di una
dare....

finisce in noi, si distacca dal nostro corpo.... per

diciamo pure, nel

cielo, e la

mente
essa

bizzarra,
fosse

squilibrata,

ed io so invece quanto
serena, saggia....

equilibrata,

semplice....

5i

pi,

Mio caro non fantasticare

tu

soffri

terri-

bilmente p ver 'uomo, senza che nessuno se ne fosse mai accorto, quella creatura semplice, serena, aveva dei
pensieri suoi,

una sua

filosofia.

Ma

che

filosofia,

per carit,
di

ma

che

filosofia,

chi
s,

pu conoscerla meglio
colta, tutto quello

che

me? Era intelligente.... volete, ma incapace assoluta:

mente di poter pensare a cose di questo genere. Di una cosa soltanto non mi sapr mai dar pace ella qui nella stanza vicina, morta, dopo trent'anni di amore, di fiducia, di idolatria, dopo il dolore che m' ha lacerato il cuore, fra pochi istanti me la porteranno via per sempre, per
esistenza, tutto,

me

finito tutto, felicit,


al

non mi resta nulla

mondo, e sono

qui a discutere.... a ....baloccarmi fra le dita questa


catena....

e questo ninnolo d'oro....

E
Sono

sono sicuro della sua intera, luminosa fedelt.

sicuro, capite, perch ho avuto, insieme con lei, ventanni, e sono stato geloso, sospettoso, 1' ho pro-

vata....

sorpresa, la pi limpida, la pi amorosa,

la

pi pura

anima

di

donna

Sono

sicuro....

eppure....

non

vorrei metterle addosso questa cosa che

vedo oggi
di quella

per la

prima

volta.

Vorrei che questo giorno chiu-

desse la nostra felicit con


luce di candore

un ultimo raggio
il

che illumin sempre

nostro cam-

mino.

L come un

grosso lupino d'oro, con la sua cam-

panellina che lo tiene infilato alla catena.

Non
;

da nessuna parte
pieno, o quasi.

la traccia di

un suggello

si vede deve essere

e che

52

anima,
avessi

un

Vuole portare con male e' ?


vedete,

se sotto terra la sua

Nessuno, nessuno, avete ragione

Se io
:

figlio,

una

figlia,

io

le

direi

va',

ponile

tu questo che stato l'ultimo suo desiderio. Avete


ragione,

sembrare grande una cosa piccola. Io stamane la vestii, ed io debbo completare la mia opera, portatemi, portatemi da lei. Io rispetto il tuo ultimo desiderio.... sicuro, convinto, che esso non lede un solo istante del nostro
il

dolore che

mi

fa

amore. Ti
solo

bacio....

per l'ultima volta.... col mio pola nostra felicit, eppure....


il

vero cuore spezzato.... In trent'anni di amore, non un

punto nero macchi


nero....

questo bottone d'oro sopra


cos

tuo seno, mi sembra


se
tu....

cos

grande....
no....

come

non

fossi

stata

mai

mia....

no....

no....

no....

* *

Volete sapere che cosa c'era dentro a quel bottone

Lo

volete proprio sapere

Ebbene,

io so quello

che
la

c'era,

una cosa molto semplice, sentite. Quella donna era stata davvero la pi

fedele,
le

pi amorosa, la pi pura e saggia di tutte

mogli.

Aveva quarantanni e non aveva amato che suo manon solo, ma non aveva tradito il suo amore nemmeno con un pensiero o con uno sguardo. Aveva quarantanni e la sua fedelt pareva oramai
rito,


pi che assicurata.

53lasciava la casa che per re-

Non

da sua madre dove il marito andava, di solito, a riprenderla. Sua madre abitava poco distante da lei, al primo piano di un elegante grandissimo casamento. Ella aveva
carsi col marito, o, se sola, per recarsi

incontrate per quelle scale tante svariate persone, ed

aveva veduto tanti inquilini cambiarsi. Tutti sapevano prima o poi chi ella fosse, e che cosa andasse a fare l. Tanti uomini per quelle scale, e altrove, si
erano soffermati lanciandole
gli

sguardi pi evidenti

a sottolineare la sua squisita finissima bellezza. A quarantanni era ancora giovane, fragrante di
semplicit e
di

un

fascino

infantile,

contornata di

un'eleganza severa e aristocratica, aveva due occhi celesti scuri,

grandi e buoni.
incontr,

Un

giorno

salendo

nuovo inquilino
si

del mezzanino,

dalla mamma, un un giovane tenente di


:

cavalleria, bello alto, bruno, roseo, elegantissimo

egli

appiccic al

muro

per lasciarla passare, ed ella sent

salendo, due occhi neri, vivi, che la seguivano, e le

bussavano a chi sa quale porta imperiosamente. Perch lo aveva notato ? Perch se ne ricordava ? Pens a lui per tutto il tempo che stette dalla mamma, e scendendo tem di incontrarlo ancora. La sera lo pens. E quando fu vicina a suo marito sent fulminarsi addosso un brivido forte, come se quello fosse il primo peccato. Per le scale lo incontr ancora tante volte.

Sembrava che

lui l'aspettasse, e lei

intanto

si

sen-

tiva trascinata pi spesso dalla

mamma,

e a quelle

54
ore
solite....
lei
si

Dio

Dio

Dio
?

Ma

veniva dunque cos

tardi per

la perdizione

Ora che
sava

sentiva sicura, tanto lontana, e non penpi....

Al tramonto della sua giovinezza, quel giovine che poteva avere poco pi di vent'anni.... Per quelle scale si incominci con un saluto, un sadi lui,

nemmen

luto pi espressivo, pi lungo, pi vicino, pi insistente

da parte
di
lei

con un abbassare della testa da parte

da un capogiro.... poi occhiate.... strette tremende di mano, strette,... strette, poi.... poi un giorno la mamma non c'era su, e lei and.... ad aspetassalita

tarla gi, al mezzanino.

amore durava da tre anni, nel quale tempo la vecchia madre si era ammalata e allora le visite erano divenute pi frequenti, e a qualunque ora, e senza una regola pi. I due poterono amarsi liberamente, perdutamente, senza che un solo lontanissimo sospetto balenasse agli occhi di nessuno. Erano riuIl

loro

sciti

a nascondere.
di

Lei uscendo cercava con spasimo


giovine buono,
generoso,

non

trasci-

narsi dietro nessun tramite di contagio.


Il

innamorato di quel-

l'amore spontaneo e fresco proprio della migliore pi


ignara giovinezza, che gode di concedersi all'amore

che

sa,

pure inconsciamente, assaporando

il

frutto or-


mai giunto quelle mani
al al

55

maturazione
le

pieno della

sua

che
si

fra

contatto di quella freschezza pi

spre-

me
ze,

e in

pieno disperatamente esala

sue fragran-

l'aveva sempre aiutata, senza forzarla una volta,

solo attendendo quello ch'ella

poteva

dargli.

gli

dava

un'anima, un corpo, tutto un amore, tutta un'angoscia,

un

dolore,
di

tramonto mantina.

tutta una purit. Era l' inaspettato fiamme dopo una giornata limpida, ada-

La
poi

vecchia madre mor,


il

ma

ella

pot tornare an;

cora nella casa,

quartiere rimase suo per alcuni mesi

non fu pi suo, vennero i nuovi inquilini, lei non and pi l, poi.... ecco il baratro. Bisognava sapere spezzare la propria vita Doveva salvare quarantanni di virt, doveva sapersi ritirare a tempo dalla ro!

vina,

tutto le diceva: basta.

il

suo cuore era di quelli


spietata, e la

che

si

lasciano abbrancare da

una mano

sua

mano

fu la pi spietata nell'abbrancarlo per soffo-

carlo, per nasconderlo gi gi neh" imbottito,

perch

nessuno
udire
le

lo potesse

pi vedere, perch nessuno potesse


giovine non
si

sue grida.
il

Finito tutto,

accamp un

diritto,

non

guard attorno deserto, e cerc altrove amore, compagnia, oblo. Decise il suo matrimonio. Pochi giorni prima che egli si sposasse ella gli ridisse
sola parola,

una

torn per l'ultima volta.

Nulla era fra loro nessun legame, non un biglietto, non un vecchio fiore, non un sospetto nulla nulla nulla. Il marito non aveva potuto accorgersi di niente,

-56i

tristi giorni della

separazione erano venuti con quelli

della

orribili

morte della mamma. Ella pianse, pass giornate ma ne aveva ben ragione poveretta, era cos
;

evidente....

il

buon marito

fece di tutto per conso-

larla e fu convinto infine di esservi riuscito.

La mattina
soffocata fra
Si

delle nozze, ella, chiusa nella sua stanza,


!

due cuscini, pianse, url. Era tutto finito guard nello specchio, era vecchia, vecchia, vecchia. La sua vita serena aveva avuto quel tramonto di fuoco ed ora ne sentiva il gelo nella notte.

Gli

sposi

andarono, naturalmente, in viaggio di

nozze.

Una sera, l, sulla riva di un lago, in un crepuscolo mentre egli era presso alla sua dolce e mite compagna, pensava alla donna che lo aveva amato per quattro anni, che gli aveva donato un tesoro di amore e di dolore, che aveva spasimato e sofferto, gioito con lui, laggi, nel vecchio nascondiglio. Pens a quell'ultima volta, quando ella gli ritorn, a quell'ultimo istante di lacerazione, pens alla mattina delle sue nozze, e la vide chiusa in una stanza, e ne sent i singhiozzi. Lasciata per un istante la giovane sposa, and ad uno scrittoio, prese un foglietto, vi scrisse una riga sola,
e la

mand a

lei.

-57Quando
fronte
si

essa la ricev

cambi fulmineamente, come


il

per incanto, non pianse pi,

suo dolore

si

calm, la

rifece serena, la faccia giovanile

come quat-

tro anni prima. Bruci la busta, tagli con cura la sola

riga che

ne fece un rotolino fra il pollice e l' indice. Era quello che le restava del suo amore. Si vest con un lungo mantello nero, un cappello che le nascondeva mezza la faccia, si cuopr con
il

foglietto conteneva,

due ben
vi scelse

fitte velette, e cos invisibile

and da un orafo,
il

una catenina, un
il

piccolo medaglione,

pi

semplice, vi pose dentro

suo rotolino di carta, pass

nel lavoratorio perch la saldatura ermetica fosse ope-

rata sotto

suoi stessi occhi.


:

Quella riga diceva

nessun corpo avr mai

la

tua

anima

* *

Ora

io la

vedo quella donna, perdonatemi,

la

vedo

sotto terra,

ma non

ora, fra tanti tanti anni; ella

non
e'

pi una donna, quello


il

non

pi

un corpo, non

solamente uno scheletro candido, a cui vien gi sulla gabbia del petto, una catenina
pi
vestito, nulla,

d'oro, e in

uno spazio,

fra

due

costole, scende, quasi

altalenandosi un bottone....

L'INGEGNERE

Sono

le

otto della mattina.

Ammettiamo

di esserci

levati cos presto e di essere gi fuori.

matdunque niente di cos straordinario e possiamo ammetterlo quasi comodamente. Noi girelliamo per uno di quei preferiti quartieri
bella

una

tina a fine di Giugno,

di vie secondarie,

aggruppamenti
si

di piccole vie, viette,

viuzze, smilze, tortuose, che


l'altra.

rimescolano l'una nel-

Questi quartieri, situati nel centro di una grande

citt, vi

rimangono
venette

incorniciati dalle grandi arterie, e


laboriosis-

in

essi,

venuzze, circola, rumina

sima

la vita in sottana, quella stessa vita

che per

le

grandi

vene circoler poi

rivestita.
vi

Da

quelle vi tra;

versa, se deve, frettolosa,

sfugge se pu

mentre

soltanto poche ore dopo, vi passer tranquillamente,

beatamente in pompa magna. Mi viene in mente una cosa


affascinante delle

la pi carina, la pi

vostre amiche, vorreste vederla nel


?

suo elegante salotto passeggiare in gonnellino

Tro-

verebbe
alle

ella

le

stesse pose,
e
il

avrebbe

gli

stessi

movi-

menti morbidi
cinque per

felini,

del giorno,

quando

vi riceve

Mentre invece che essa passegger naturalissima col suo sottanino nella camera da letto o da bagno, nel suo spogliatoio.
th
?


Perdonatemi
particolare, che

62

Esse hanno
il

la divagazione e ritorniamo nei nostri

quartieri e per le nostre vie.

loro odore
;

non

quello delle grandi vie

ne-

gozi di generi alimentari che vi sono fittissimi, espan-

dono
le

loro profumi, calcano la loro nota nelT aria,

e specialmente nelle belle mattine estive

quando tutte

porte sono spalancate e

le

mercanzie in parte espo-

ste all'esterno, e dappertutto circolano barrocci e panieri colmi di frutte e di verdure.

Noi girelliamo

fra le servette rubiconde, e

non ru-

biconde, fra le grasse comari, e comari secche, in giro


per le provvigioni della giornata, vecchie beghine che

fanno anch'esse qualche spesicciola dopo avere ascoltata tre o quattro volte almeno la santa Messa, o che si avvicinano alla candida latteria, linda come le loro

anime
poco

di fresco nettate,

dopo

le

devozioni divenute

alla volta necessit

quotidiana della loro esistenza

scarnita.

Potreste voi indovinare che quelle figurine


sbilenche che vi passano vicino, brune e
s

pi o

meno

untuose, sono invece di dentro di

lucente candore

fresco. Questi quartieri secondari della citt, cos

imbottiti nel centro, sono freschissimi anche d'estate.

Le case molto
tettoie quasi
si

alte, le vie strette e irregolari, le loro

sembrano volersi baappena vi lasciano il sole non vi pu dare scorrere un ruscello azzurro che una sbirciatina sul mezzo del giorno, non pi. P| Per ^si* presente una giornata caldissima, l'aria
ritoccano, talune
il

ciare

altre

tenersi

broncio,
;

assolutamente ferma.

-63 Noi girelliamo cos per abitudine, scrutando sempre con pi o meno interesse la vecchia umanit e avendo
tutta l'aria di fare

un vecchio

mestiere.

Eccoci ad una piazzetta asimmetrica, piccolo largo fatto dinanzi alla parrocchia. Saliamo tre scalini, e
per
la

porta

sgangherata
l

polverosa

entriamo.
abi-

Noi entriamo anche


tudine di non

naturalmente,

nostra

arrestarci

davanti

a nessuna

porta.

Una capanna meticolosamente

guernita di polverosis-

sime cianfrusaglie. Sulle due file di panche alcune vecchie qua e l biascicano con disappetenza le loro orazioni. Un colpo di tosse, unico rumore. Ma ai piedi
dell'altare maggiore,

subito

ci
;

colpisce

dove si celebra la santa Messa, un gruppetto di persone. Andiamo

gruppo la sola cosa che possa interessarci non tardiamo a identificare il fatto si tratta di un matrimonio. Uno di quei matrimoni che debbono passare inosservati, per un pelo non eravamo fra persone perusciti di chiesa senza avvedercene bene, che hanno tutte le buone ragioni per fare quel
avanti
il

qua dentro, e

passo senza solennit alcuna, senza

il

pi lieve pro-

fumo

di cerimonia.

Si potrebbe scommettere che le persone di quel gruppo vennero in chiesa alla spicciolata e a piedi infatti fuori, sulla piazzetta, nessuna vettura attende. Arriviamo fino alla balaustrata dell'altare maggiore per vedere le nostre figure almeno di profilo. Sembra che non si accorgano affatto di noi intente come sono a guardare l'altare dove il prete sta offi
;

-64 hanno percosso come un marito ad un certo punto volge cautamente la testa per vedere chi osserva, ma si ricompone ben presto. E giacch ce li abbiamo sorpresi caldi caldi perch non dobbiamo cercare, se ci riesce, di ficcare un po' il naso nei fatti loro ? Tanto siamo a bighellonare per le strade, possiano trattenerci qui un poco, nessuno ci chieder conto del tempo che avremo sciupato, non
ciando.

Eppure

nostri passi
il

martello di legno

silenzio. Il gestante

siamo noi sfaccendati di mestiere ? Gli sposi sono in mezzo, in ginocchio


ginocchiatoio due signori in piedi
in piedi,
;

ai lati dell' in-

dietro,

esse pure

due signore. Anche le due signore si volgono quasi contemporaneamente dalla parte nostra, ma non sembra che
la nostra

presenza dia loro troppo fastidio e


I

si

ricom-

pongono con molta naturalezza. sono pi duri, non si volgono punto l'aria di averne voglia.

due signori ai lati affatto e non hanno

per nell'atmosfera rarefatta e stranamente


di questo luogo, qualcosa che attrae

profumata

sempre

pi la nostra indomabile curiosit.


All'entrare nella chiesa
tro persone e
il

gruppo sembrava

di quat-

non

di sei, gli sposi, inginocchiati nel

mezzo, non apparivano, e l'assieme cos stretto non saltava dapprima tanto agli occhi se noi non avessimo notato la loro attitudine estatica potevamo averli scambiati per uno di quei famosi gruppetti di fore;

stieri

perduti dinanzi alle bellezze dell'arte


gli

vero

per che qui, di bellezze, sfido anche

americani

-6 5

di

pirsi,

buona volont a trovarne, ma non e' mai da stuquella gente eminentemente prodiga di ammiil

razione artistica, e gira


L'ora, pur
mattina....

mondo

per questo.

non essendo
pi
il

fuori di regola, le otto della

ma

fatto di

non avere

attirata l'at-

tenzione di nessuno entrando nella chiesa. Si sa bene oramai che quando gli uomini fanno uno di cotesti passi sul loro cammino, li circonda lo stupore di moltissima gente, tanto che i poveretti, dispostissimi a fare con la massima naturalezza il loro passo, vedendosi tanto osservati hanno tutta l' illusione di mettere
il

piede in fallo e dare in un maledetto ciampicone.


possibile che nessuno segua
il corteo di un batun matrimonio al suo entrare Quello di un funerale ? Quest'ul;

Com'

tesimo, e pi, quello di


nella casa di

Dio ? timo in special modo provoca lo stupore e considerando l' individuo avere fatti a quel certo momento tutti i suoi passi, lo si va a salutare n pi n meno come

uno che arriva

alla stazione.

E
sit

il

noi sia

dover constatare che nessuno all' infuori di qua dentro ad appagare una cos lecita curiofa supporre che questa gente

mi

non
?

passata per la porta. Sapete una cosa

sia neanche Sono passati

per la sagrestia o per la casa del parroco.

La messa quasi
che per primo
abito di

alla fine.

Un

fatto molto evidente


:

ci salta agli

occhi questo

la diversa

et degli sposi.

La

fanciulla, vestita di

un semplice

panno

grigio chiaro, cappello

grande di grossa

paglia grigia

con
si

ali

bianche, e velo rabescato dal

quale appena
5

intravede un visino pallido, oblungo,

Il Ribello.

66
non pu avere pi
neri ancora per
blu,
di vent'anni.

L'uomo,

forte,

maturo,

dalla faccia sanguigna, abbastanza grossolano, capelli

due terzi, vestito con semplice abito non pu averne- meno di quaranta.
sinistra e

A
non
sia

a destra, evidentemente,

testimoni,

facile sbagliare.

curiosa che anche qui, bench

un fenomeno abbastanza secondario, dobbiamo notare un nuovo squilibrio di et. Ma che cosa stiamo dicendo, i testimoni sono belli di tutte le et, non debbono mica sposarsi loro. Uno alto secco, di circa trenta
anni, biondiccio, con, faccia lunga giallastra, inespressiva,

miope,

capelli duri, dritti


gli

come

le setole di

una

spazzola, le lenti in oro che

annebbiano due occhi


cal-

verde-grigio stagnati.
L'altro,

un vecchietto rotondo, luminosamente


che rasentano la cerimonia.
dietro,

vo, accuratissimo, saturo della sua posizione, con


di quei tati neri

uno

Le due signore
stita di

una vicina

ai

quarantanni,
blu,

figurina esile, abbastanza signorile, ancora carina, ve-

un elegante

abitino di

panno

cappello

blu, ali rosse. L'altra, di circa sessanta, vestita accura-

tamente in nero, cappello nero, ah nere. L'effetto complessivo che ne riceviamo questo gente perbene. Infatti noi non abbiamo sbagliato, e nei vari passi che siamo per citare ci proponiamo di sostenerlo a spada tratta nel caso che taluno si prendesse la bega di contraddirci. Oh se queste brave persone, sicure di essere sfuggite alla morbosa curiosit del prossimo loro, sapessero che
: !

per l'appunto noi


interessi
!

67

ci

siamo a caso imbattuti nei loro


?

Ora che questa benedetta curiosit lecita e naturale accingiamoci ad un lavoro di identificazione. Anzi procederemo con uno di sem-

Ma

chi sono

Chi sono

plificazione o di

epurazione che dir vogliate,


ringraziando
i

ci libe-

reremo
del loro farcene.

del superfluo

bravi testimoni

buon

servizio perch noi

non sappiamo pi che


occuparci del prete e

Altrimenti

dovremmo

del chierico, e delle beghine, e anche di quello che


toss.

rimaniamo allora con due sposi e due signore, o meglio, un maschio e tre femmine. Un maschio di quarant'anni circa, e tre femmine, una di venti, una di quaranta e l'altra di sessanta. E anche questo sempre approssimativamente giacch per
ora lavoriamo alla facciata.
Il

maschio, ditemi un poco, volete sapere che cosa


l'

fa

Fa

ingegnere.

la

sua professione.

lui

l'

in-

gegnere.

vero, chi poteva essere di quelle


le altre

quattro

persone dacch

sono tutte femmine

Un mo-

mento, e chi vi assicurava che una di quelle tre signore non potesse essere lei, proprio lei, l' ingegnere ? Non punto impossibile, si potrebbe scommettere che
in
<

America, o anche solamente a Parigi,

1"

ingegnere

bbe stato lei, precisamente, un' ingegneressa. A noi non suona ancora bene per, ci siamo abituati alla
dottoressa,
professoressa,

avvocatessa

ingegneressa
l'

non ci suona bene, deve essere anche

architettessa....

perch

ingegnere

architetto.


Ma
come....
le

68

Cos cantano gli atti

nostre tre donne sono ancora da considerarsi

attendenti a casa.
gi detto che

dello stato civile.

Abbiamo

il

nostro eroe pu avere

circa quarant'anni, ebbene, ora

siamo in grado

di af-

fermare che ne ha giusti giusti quarantacinque.


questa piccola differenza
ci

Non

per

sentiremo imbarazzati ad
il

intraprendere con una certa rapidit

racconto della

sua

vita,

o meglio, a fissarne certi punti.


ingegnere
sia,

Abbiamo
subito
!

detto

ingegnere,

laureiamolo

Venticinque anni. Siamo pi che a met delle nostre


fatiche
!

pensare, quanti sudori, quante lunghe ore


gli gli
!

di tavolino, notti insonni, lotte di volont,

sar

costato quel piccolo foglio di laurea


cos....

che noi

diamo

su due

piedi....

con tanta leggerezza

D'altra

parte, nella vita di

eccessiva
i

un ingegnere non possiamo dare importanza al tempo in cui esso costruiva

o colla mota,

spiaggia del mare, o tanto meno al giorno in cui detto professionista spunt il primo dente. Noi dobbiamo considerare il suo esame di laurea come il suo primo
suoi palazzi colla sabbia sulla

dente.

Appena

laureato, a Pisa,

il

nostro giovinotto venne

qui in questa citt vittorioso di un concorso che lo

chiamava ingegnere municipale. Il mio maliziosetto lettore sta per

tirare ironiche

somme

la storia alla fine, e

il

vostro eroe bello


l'

e che sepolto.

Non
si

mica vero che facendo

ingegnere
cose,

comunale non

possano costruire

bellissime

-6 9 come
nia

noi vedremo,

un

po' di pazienza, e

bando

all'

iro-

mio

scaltro amico.

due onesti campagnoli, i campagnoli sono onesti, che avevano fatto V impossibile sempre quasi per far giungere a tanto il loro unico figlio dotato da
Figlio di

madre natura di spiccatissime spaventose qualit numerarie, fu, dopo tanto prodigio, il prodigio finale della la vittoria di quel concorso, l'affermazione suprema
:

gloria.

E
citt,

d'altronde, giungere per la prima volta in

una
cogli

impiantarvi uno studio,

svelarsi,

imporsi,

struirsi

una

clientela, costruzione difficile

anche per

ingegneri, cosa che fa sorridere anche te cittadino

autentico.

Non

era

nemmeno

il

caso di pensare ad im-

prese di questo genere. I buoni ed onesti genitori lo

avevano mantenuto facendo ogni sforzo, spremendosi fino all'ultima stilla, anzi, dovendo attingere qualche
gocciolina in prestito.

Ma

il

ragazzo, aveva corrisposto in


;

una maniera
seme
di
i

inverosimile

alla fine del

mese

soldi gli erano

pre avanzati.

Udite, studenti

di tutti

paesi

tutte le facolt, c'era


al
il

una volta uno,

tra voi, vi fu,

avanzarono sempre, e per tasche del povero ma fortunato padre, di undici invece che di dodici mesi o voi, che non chiedereste di meglio ad un novello Giulio Cesare, o a Numa Pompilio che ve lo rifacessero
quale
i

soldi del mensile

quale l'anno divenne, alle

di

ventiquattro

Di questi giovani

campagnoli

che

partono

per

- ?o
l'universit ve
rie

si

sono che

gettano di sfascio, con

tutta la forza della loro verginit, in braccio all'ozio e


ai vizi, e allora l'universit,
il

tempio, diviene l'ultima


ve

spelonca dei loro pensieri.


vero, che

Ma

ne sono, pochi

in-

appena

voltisi attorno, fiutata la via, si isolano

paurosamente, diffidenti di ogni cosa, di ogni persona, seguono le lezioni come cronometri, e se ne vanno a casa ratti, a testa bassa, per sfuggire al sorriso dei burloni vagabondi. Saranno spesso dei poveri esseri mediocri, questi,

dei rustici, degli sgobboni


li

la loro volont, la loro

forza d'animo,

faranno alla fine mirare assai pi

vicino al proprio naso di che

non possa guardare


essi

at-

traverso

il
;

fumo

della propria sigaretta l'ultimo dei

fannulloni

ma

quante lacrime

risparmiano agli
dolori al cuore

occhi della loro

madre lontana, quanti


va

del loro padre che si

di giorno in giorno disperatafigliolo,

mente sfiduciando
pi dolci e rosee

sul conto del proprio


illusioni,
si

le.

desolatamente e
rigori del

si

vede cadere da dosso sente rimanere solo e ignudo ai


?

prossimo inverno.

Ma

che cosa vado contando


i

Non sono

le

lacrime

in apposite sacche dentro

nostri occhi, che cosa ci


?

stanno a fare

il

freddo non la salute dell'uomo

Gli accresce l'appetito e gli rassoda le carni, e pare

uccida anche un' infinit di


cillo
Il

bacilli,

non escluso

il

ba-

virgola.

nostro ingegnere, a dire la santa verit, era pro-

prio nato ingegnere,

ma

il

padre, al solito, ne aveva


di quegli avvocati che vendeputati.... del loro

sognato un avvocato.

Uno

gono

fatti cavalieri,

commendatori,

71
paese.... clie

~
le

quando arrivano

autorit

vanno a

sa-

lutarli fino al treno,

a prenderli colla banda, che si tratal pi un giorno, nel quale debbobrevemente, tengono

ne, pronunziare

no sbrigare migliaia di faccende, udire migliaia di persoalmeno tre o quattro discorsi. Poi gli applausi.... lo stupore universale.... il banchetto, la banda, Cose da pazzi le autorit e un'altra volta al treno quel galantuomo, e Sogni che facevano girare la testa a quali tanti sacrifizi aveva fatti sotto forma di ri!
!

sparmio.
glio....

Ma

di fronte alle attitudini indiscutibili del

fi-

Non

era poi tipo da far

l'avvocato....

parlava

con una fila di scrunon vi sempoli, arrossiva per nulla.... Notate bene bra che quel campagnolo lo volesse direttamente assassinare ? Ma fu abbastanza ragionevole e lo prese ingegnere. Non che ingegnere non sia una bella, bellissima cosa, magnifica, mah !... Oh Dio.... sono sempre
poco.... male....

timido.... onesto,

su per

ponti.... sulle fabbriche.... fra

muratori,

gli

sterratori, g' imbianchini, colle scarpe impolverate, le

mani

anche.... C' in tutto


l'

questo ancora troppa terra

per formare

ideale d'un

campagnolo ambizioso;

egli

non spiccava
re per
aiti
il

il

volo cos alto sui poveri ignorantoni'dei


Il

paesani che lasciava.

padre avrebbe voluto un me-

quale tutti avessero dovuto inginocchiarsi


figliolo.

al

suo

* *

venticinque anni, risultato idoneo all'esame, entr

ingegnere civile nel nostro municipio con uno stipendio

72

che avrebbero po-

di 'lire dueceritocinquanta mensili e

tuto giungere alla fine della carriera fino a cinquecento.

molto rispettabile specialmente presso il suo paese dove con cinquecento lire si pagavano tutti g' impieCifra gati del

comune messi

insieme.

Per prima cosa bisognava trovarsi un alloggio, una camera in luogo quieto pulito, presso una buona famiglia. L' ingegnere girovag prima, poi pens meglio di rivolgersi

ad un commissionario,
Quel

di quelli che

lustrano anche le scarpe, e al quale spieg


quali pressi intendeva sistemarsi.

come

e in

commissionario assicurato sul conto del suo tipo, gli seppe fornire un indirizzo davvero eccellente. Una signora con la figlia, vedova di un impiegato governativo, persone distinte, che davano via una stanza per ricavare parte della pigione troppo gravosa per le novanta lire mensili,

di pensione colle quali


Il

dovevano vivere
il

signor ingegnere fu ricevuto con tutto

rispetto,

la vedova cap subito che era una brava e buona creatura e gli prodig le pi cordiali accoglienze. La casa,

per la sua ristrettezza, esigeva la massima familiarit


fra quelle persone
d' ingresso,
:

tre stanze e la cucina.

La stanza

discretamente arredata, e tenuta con pro-

da stanza da pranzo, da lavoro, da ricevimento. In fondo era la porta del dozzinante, a sinistra quella della camera delle due signore, quella della cupriet, serviva
cina, e un'altra porticina pi piccina

accanto, avete

capito

Questa era la casa. Quando V ingegnere, dopo essere stato per


?

la

prima

volta in un caff pieno di luci e di splendori, la sera,

73
alle

dieci

si

ritir,

nella

stanza d' ingresso, attorno

erano tre persone. La giovine seduta viun giovanotto bruno di ventiquattro o venticinque anni la madre in fronte eseguiva un lavoro
alla tavola

cino ad

d'ago.

Superate
venevoli, e
il

le

prime incertezze furono

fatti

con-

dozzinante venne dalla padrona di casa


figlia

presentato con deferenza al futuro sposo di sua

Margherita.
Il

nostro giovine per

si

trov imbarazzato, non

era punto avvezzo alla societ, la stanza, la famiglia,

tutto andava bene, ma dover passare per quel salotto dove quelle signore stavano tutto il santo giorno, e per di pi la sera con quel terzo incomodo.... Quando
glie

l'avevano fatta vedere, la camera, non glie l'aved' ingresso


l,

vano mica detto che quella stanza

rap-

presentava un' infinit di altre stanze....

La

sera dopo prov a rincasare pi tardi, alle dieci

e mezza.

Quando
ai

fu sotto guard prima, inutile,

il

sa-

lotto era illuminato,

bisognava affrontare
le

il

saluto. Sal

preparandosi

convenevoli, cerc di aprire l'uscio ed


:

entrare con disinvoltura

tre persone

erano

come
luce

non
zato,

si

fossero

mosse dalla sera avanti.


tutti
allo stesso

Figlia, fidan-

madre,

posto.

Sotto

la

verdastra nobilitata dalla gonnella d'un modesto lume

a petrolio, se ne stavano in silenzio come spettri. alzarono tutti, salutarono, si risederono.

Si

V
Non

ingegnere rimase desto, pot constatare che

il

fidanzato

non

se ne

andava che
fare,

alle undici e

mezza.

c'era niente

da

bisognava abituar

la faccia

- 74a quel saluto, o cercarsi un'altra camera. Salutare tutte


le sere, e

anche

tutti

giorni,

che fosse venuto a casa. dare un momento di l

E
?

insomma tutte le volte se una sera dovessi anPensava. Siccome per


si
si

c'era in lui la stoffa dell'uomo che

abitua, c'era a
si

pezze intere, a magazzini pieni,


tempo....

ci

abitu, e

abi-

tu anche a fare ogni sera quattro chiacchiere,


lite,
il il

le so-

comune...

le

sue fatiche....

le

pre-

ghiere della vedova per qualunque cosa potesse occorrergli,

che non facesse un complimento


si

al

mondo,

che non

riguardasse di nulla e facesse conto d'essere


accomodi....

in casa sua.

Ma

si

Grazie.

Un momento.

-- Grazie. Il fidanzamento, a quando le nozze, i lavori che le signore avevano per mano, che erano naturalmente del corredo della figlia.

Un momento soltanto. Grazie. E non si accomodava

mai.
sodisfatto

spogliandosi per andare a letto, sorridente


di

bicondo, sodisfatto della sua giornata,


sentirsi

oramai

come

in casa sua, sodisfatto dei suoi


terzetto.

progressi di

uomo

di societ, ripensava al
!

Che fortuna avere incontrato cos subito, in una citt grande,, dove tanto difficile imbattersi in brava gente. Anche quel facchino, che galantuomo Rimaner vedova cos giovane....
!

Gente perbene, molto perbene

Poveretta.... Abituata bene.... ritrovarsi in strettezze....

E come

sanno mascherare bene

il

loro piccolo,

con

75
che dignit! Chi sa quali
Chi sa
ro...

sacrifizi

dovranno

fare....

come mangiano poco per potersi vestire con decoAnche il fidanzato sembra tanto perbene, Antonio,
far strada!

bel nome....

Oh

bravo giovane.... Impiegato ferroviario.... La ragazza molto carina, un po' pallida.... La madre invece no, bene in carne una bella donna, e non punto vecchia.... che potr avere ? Trentasei o trentasette anni ? Li porta bene per Dio ancora una bella donna Gentile, distinta.... ha dei li occhi neri.... mi voleva dare anche l'acqua calda !.. ivvero che se avessi la disgrazia di ammalarmi qui
!
! !

I.

mi sembrerebbe d'essere in casa mia, son sicuro che non mi lascerebbero un momento solo, che mi assisterebbero come fossi un loro
;

mi

troverei in pensiero,

parente.
chio.
to
!

E
!

gi in camicia,

si

guardava

nello
il

spec-

Oh

Non

c'erano di quei pericoli per

momen-

Poteva campar tranquillo, aveva una faccia da

crepar di salute.

* * *

dopo due mesi, l'ingegnere si accomod poi tutte le sere. E i quattro incominciarono ad impegnare vivaci e allegre conversera finalmente,

Ina

accomod.

si

sazioni
aliti

e invece che alle dieci incominci a ritornare nove e mezza eppoi alle nove. Arrivava quasi sempre contemporaneamente al fidanzato, spesso s' incontravano alla porta di casa. Avevano messo su un accanito
;

- 7 6quartetto
sposo, la
di

scopone.
coli'

La

signorina

col

suo futuro

vedova

ingegnere.

questi incominci

con una bottiglia di Marsala, poi dei dolci.... Sul principio portava cose di un ordine un po' scadente, ma senza che lui se ne fosse accorto, lo avevano poco alla
volta

stradato nelle migliori ditte di quei

generi,

passando sopra al prezzo, si chiamava felice di farsene onore e di riscuotere i complimenti della figlia e della
madre.

Le

serate passavano gaiamente, tutti e quattro al-

legri e contenti

giuocavano, ciarlavano, mangiavano e

bevevano, giungendo fino a toccare la mezzanotte. La casa pareva rianimata. Erario ormai tutta una famiglia,

quattro persone che

si

volevano bene, che

si

erano

simpatiche, che formavano

un

tutto invidiabilissimo.
la figlia, anzi,

Quando, un anno da questi tempi,


Margherita,
si

fu
il

sposata e part per

un paese

della

Calabria dove
far carriera,

suo Antonio era stato destinato per


ingegnere balen per la buona, dolcisluttuoso nome, e perch

all'
l'

sima anima,

idea d' impalmare quella vedova, peril

ch non avesse pi a portare


in fondo, questo

bravo giovanotto amava le situazioni Il matrimonio dei giovani lo aveva messo in ottime disposizioni, ma la donna che pure ne sarebbe stata felice, non aveva osato
chiare

come

la luce del sole.

sperarlo.

Poi calcol frddamente. Perch questo eccesso di


? Le faccende non erano chiare ugualmente ? Incominciava a divenir cittadino davvero. I quattordici anni di differenza.... tutto compreso, e tenuto conto

zelo

77
che nulla sarebbe cambiato ed avrebbe conservata tutta la sua libert tir avanti, e lasci ogni cosa al suo
posto,
nella casetta
fece
lei,
il

dove ora

La donna
in casa,

possibile per indurlo a

due vivevano lieti. mangiare


la

con

gli

avrebbe preparato

mensa

se-

condo
alla

suoi gusti, ogni suo desiderio sarebbe stato

scrupolosamente sodisfatto. Perch ostinarsi ad andare


trattoria dove tutto falso e malsano, quando poteva mangiare cos bene e cos igienicamente in casa propria ? Ecco perch per due ragioni la brava io va non pot giungere al suo scopo prima, persi
:

ch sembrava
la vita in

all'

ingegnere che una volta accettata


ci

comune

volesse ad ogni costo quel bene-

detto pezzo di carta bollata, seconda, perch


noi

come

sappiamo gi, era uomo talmente abitudinario da sentirsi una stretta al cuore a dover fare un bel giorno un'altra strada per andare a ^mangiare.

Mentre qui le cose andavano cos benino, tutto camminava in santa pace e beatitudine, laggi nelle irsute Calabrie, tutto andava a rifascio. Antonio, quel caro, quel bravo, il buono, il timido Antonio, era divenuto ad un tratto un mascalzone; cos, come due e due fanno quattro. Faceva soffrire pene d' inferno alla povera Margherita, glie ne faceva di tutti i colori e viveva maledicendo il momento di averla sposata, im-

precando contro di lei, contro la madre, contro la Casua figlia, la piccola Vera, perch bisogna sapere che dopo nove mesi di matrimonio la Margherita aveva puntualmente dato aVa luce una bella
labria, contro

bambina. Era diventato un altro uomo, scriveva


rita,

la

Marghe-

irriconoscibile, la lasciava di notte e di giorno,


si

giuocava,

ubriacava, la picchiava anche nel tempo


al petto.

che aveva la creatura

Erano
cia di sua
Il

trascorsi

appena due anni, quando


lei

la

Mar-

gherita, pallida, magra, sofferente, ritorn nelle brac-

madre avendo
bravo,
il

nelle sue la piccola Vera.

bello,

il

timido Antonio aveva piantato

baracca e burattini, se n'era andato per conto suo,


chi sa

come

chi sa dove.

V infelice
grande* piet
l'

sposina fu ricevuta nella sua casa con

ed amore,

sia dalla

madre come

dalsi

ingegnere.

La

faccia

serena

di

quest'uomo non

alter, fece tutto quello

che

gli

era possibile per alle-

viare le pene delle due donne, e vi riusc.

Le conduceva
doni alla

a spasso, a teatro, portava loro dolci,


piccola Vera.

fiori,

Aveva

sborsato, a titolo d' imprestito

tutto ci che possedeva dei suoi risparmi. Si era com-

portato

insomma pi che da galantuomo da angelo custode. Siccome per la piccina non sempre si poteva condurla, e sola non si poteva lasciare, la nonna chin
incominci
il

la testa e

suo

sacrifizio, se

ne rimaneva

tranquilla e rassegnata colla sua bella nipotina.

L' ingegnere e Margherita

andavano oramai sempre

insieme, per svagarsi, per distrarsi, per dimenticare.

-79 Infatti la sposina infelice incominci

veramente a

di-

menticare

due

orribili

anni della sua vita, l'orribile

delusione, la tragica fine del suo amore.

Al calore
si

di tanto affetto vero


si

che la circondava,

incominci a riprendere,

rifaceva carina, ingrassava,

coloriva, ritornava gaia,

tanto tanto carina, nella

sua buona casa colla sua amata creatura. Solamente che quando pronunziava la parola Calabria bra avevano ancora un fremito febbrile.
*
le

sue lab-

Fu
quelle

per virt della Margherita che un giorno,

atteso e

non pi sperato familiare miracolo

si

tanto oper fra


il

mura domestiche alle ore dodici e un quarto. La tavola fu circondata da quattro persone. L* inil

gegnere sedeva fra


la

seggiolotto della piccola

Vera

gli era seduta di fronte. pens subito di cambiar casa per liberarsi da quelle strettezze e se ne trov una di cinque belle

Margherita, la nonna
Si

stanze e la cucina. Sala da pranzo e salotto da ricevere


;

la

camera

dell'

ingegnere, accanto c'era quella

della Margherita, che


la

nonna che dava

e la Verina

davano tutte e due sulla strada, dormivano insieme in un'altra

sul giardino.

Quante volte V ingegnere pens

di fare
!

della

gherita la sua cara e legittima sposa

Ma

Mardove pe-

8o
scare quel

demonio
Si

di marito

E come
il

firp un nn imbastire
?

divorzio

? si

sarebbe prestato

mascalzone
chi sa
?

Dove
un'abi-

era

Lo

credeva in America,

ma
se

tudine inveterata di pensare a quel benedetto


tutte le volte che

paese

un farabutto
!

ne va. Che cattiva


si

nube

fra
il

due buoni esseri tempo passava e questa spina


i

conficcava

sempre pi nel cuore


a
tutti,
ai
il

dell'

uomo

ora

maturo.

Egli

voleva avere una moglie, una moglie da far vedere


suoi colleghi, agli amici,

una donna che


in nessuna ora

portasse

suo nome, un essere adorato che potesse

vivere con lui senza dover


e con nessuno.

mai mentire

E invece il tempo, incalzando, rendeva la menzogna sempre pi grande, sempre pi indispensabile.


La
Vera, la piccina cresceva, era una giovinetta ora, e

minacciava di farsi un amore di ragazza. Uscendo con queste due donne sentiva il bisogno di gridarlo per le vie, a tutti, a chi non lo voleva sapere, che se quella non era la sua legittima moglie la colpa non era sua, che lui non avrebbe domandato
di

pi e di meglio al creatore del cielo e della terra,


;

che fosse sua, sua proprio, a voce e per iscritto


per la fanciulla non sarebbe stato no,

che

un

patrigno,

ma

il

pi tenero,

il

pi amoroso

padre che fanciulla


cielo.

abbia mai avuto sotto la cappa del

l'uomo sereno si oscur, la sua posizione sociale gli era divenuta una fissazione. Il semplice e buon campagnolo non poteva rassegnarsi a dover tanto amare per tutta la vita senza poter
il

tempo passava

8i

contare una moglie al suo attivo, e


colta di
figlioli.

una buona

rac-

nica, e sfogava

Faceva lunghe passeggiate con la Vera la domecon la giovinetta il suo malumore, la sua malinconia indefinita, senza ch'ella potesse imaQuel pezzo
di

ginare la vera causa che l'alimentava.

diavolo grasso e rosso cos triste,

cos sconfortato la faceva di sovente dare in lacrime,

e allora le lacrime di lui andavano ad unirsi alle sue e fondevano insieme la loro tristezza. La fanciulla era di natura malinconica sentimentale, egli lo era transi-

toriamente, e le forniva
curo, e a lui
si

stringeva sempre di pi.

un appoggio un ricovero siLo chiamava

come lo aveva sempre udito chiamare in casa, dalla nonna e dalla madre, ma provava per lui un abbandono dolce, un benessere nel socchiudere
signor ingegnere
gli

occhi su quelle solide spalle e su quel ben costrutto

torace.

Egli osava talora fissare


fanciulla e
di
lei

suoi occhi in quelli della

si

sentiva tremare
di

le

gambe mentre
rossore.

le guari ce

si

cuoprivano

un candido

Incomin-

ciava a dubitare di

s, si

sentiva tutto agitato,

come

smarrisse la ragione,

la rettitudine,

non sapeva pi

se fuggirla o stringersela e dolce creatura. volaglia, oltre

disperatamente quella pallida

Ma

oltre questa

adunazione di nuil

questa fuggente tempesta, c'era


i

se-

reno per tutti e due, e malgrado


tutti
i

brontoli cupi di

tuoni, e

le

di tutte le folgori, essi

minacce metalliche pi acuminate guardavano tranquilli un punto

luminoso.
6

II

bello

* *

occhi di chi

una cosa tanto logica e semplice Eppure, agli non abbia come noi veduto chiaro qua dentro, pu sembrare complicata e illogicissima. Ma Non vero ? E dopo aver chiarito, tutto chiaro non era gi chiaro di suo ? Vi stupite forse di vedere
! !

l,

inginocchiati dinanzi a quell'altare


?

l'

ingegnere e la

bella e malinconica Vera


indifferenti, la

composte e con ai lati quei due signori che senza dubbio debbono essere le
dietro,
?

Con

Margherita e sua madre

persone pi specchiate, pi rette che possa vantare


nostro municipio
?

il

Eppure, se bene
l'

ti

ricordi,

mio

difficile

lettore,

ingegnere avrebbe sposata, e a occhi chiusi, la Mar-

gherita,

senza pensarci sopra un minuto, con tutto

sua anima buona e generosa. Che colpa ne ha avuta se proprio non 1' ha potuto fare ? Se fra le loro due bont c'era di mezzo il male sotto forma di marito che li ha irreparabilmente separati ? Non
lo slancio della
solo,

ma non

gli

era balenata per la testa


?

l'

idea di

sposare anche la madre, la nonna


fu sposa la Margherita, se quella
lui

Sissignore

quando
voluto,

donna avesse
cuore
e

l'avrebbe fatto, con tutto

il

con tutta

l'anima.

Noi dunque, nella nostra conclusione, non possiamo


che, tutt' al pi, permetterci questa

domanda, guar-

-83 dando
il

gruppetto

ai piedi di quell'altare, nella chie:

succia dove per caso capitammo stamattina

che cosa
nero,
ali

penser in questo
ni vestita

momento
di

la

signora di sessantan-

accuratamente
quella
di

nero, cappello

nere

quaranta, in elegante abitino di


?

panno

blu, cappello blu, ali rosse

cosa infine

la

tenera colomba di venti in grigio perla,

cappello di

grossa paglia grigia,


la nostra capacit

ali

bianche

Ecco dove con tutta


L'ingegnere.... noi lo
:

nemmeno

noi possiamo arrivare.

proposito,

e l'ingegnere?

abbiamo

visto finalmente costruire qualche cosa

una

solida barriera per la quarta generazione.

V ANGELO

Oh!...

oh!...

mie....

bianca di

lino, specie

di

Angelo! In una vestaglia lunga camicia, l'americana


:

piagnucolava a scatti certi suoi singhiozzini gutturali


Oh!... Oh!...

diceva di tanto in tanto frasi

sconnesse, con un' intonazione alta in testa, sgradevolis-

sima. I suoi quattro capelli grigi, tirati fin sulla punta della testa peracea, e stretti fanciullescamente con un
nastrino,
si

ritorcevano in gi a fontanina. Gli occhi

bianchi, inespressivi, erano quasi completamente, fuori

Aveva in una mano un fazzoletto, neluno specchio ovale da toilette. Per la camera si espandeva palpitante la luce delle candele di due candelabri posti ai lati del letto attorno ad esso erano, colla vecchia zittella, tre delle sue donne, mute, gelide, incapaci di un gesto, di un sorriso consolatore,
delle orbite.
l'altra
;

attendevano pietrificate nella notte fatale. Sopra il letto giaceva.... come una piccola foca di cioccolata acquattata sui cuscini, inerte, dall'aspetto
floscio,

gonfio.
i

L'americana continuava
foenita
!

suoi vaneggiamenti.

Ah!...

foenita
il

!...

Mie

angelo

Mie

vita

Pass due o tre volte


e cogli occhi che

fazzoletto sopra lo specchio,

sembravano definitivamente vomi-

tati dalle orbite lo sottopose alla

bocca della bestia e

attese, nel freddo sepolcrale dell' istante, in

una tencoda
quei

sione

folle.

Il cristallo

appena appena
fila

si

vel, la

irrigidita della bestia sub un'oscillazione bile


;

impercetti-

l'americana emise a
della

tre o quattro di

suoi singhiozzini sospiro, poi tacque.

camera fu aperta, un'altra donna entr ed introdusse con grande cautela un vecchio
prete
:

La porta
egli

ansava, e

si

sforzava di tacere
si

il

suo ansito

che nel silenzio di quella stanza

sentiva troppo.

La chiamata notturna
le

dell'americana lo aveva messo


la

tutto sottosopra, infin Drusilla,

serva, che contro


feroce, implaca-

chiamate di notte nutriva un odio

bile,

quando

sent

trattarsi

di

Miss Globe,
il

cambi
fiotti

subito tono, corse difilato a fare alzare


torrente di parole

prete, e quel

monosillabo
lo

non seppe versare che a


..

su.... su.

su.... su....

intanto

un
che

aiutava ad

infilarsi le

brache.

Miss Globe era stata negli ultimi tempi la sola ed ultima benefattrice della sganasciatissima parrocchia
di quel povero villaggio, senza di
lei

parroco e serva

sarebbero andati qualche volta a letto senza cena.

Miss Globe aveva fornito


il

il

denaro per raccomodare

quando una aveva scoperchiati, lei aveva fatte riverniciare le panche ridotte in uno stato compassionevole, e quattro ne aveva donate nuove, bastava insomma ricorrere a lei per avere soccorso. Quando Don Pasquale andava per la benedizione annua della villa
tetto della chiesa e della casa del prete
li

famosa bufera

la

vecchia zittella lasciava

affondare

di

sua

mano

-8 9 nella secchia dell'acqua santa

un pezzo d'oro da cento


con monosillabi e
a disagio o
pagni,
si

lire,

un grosso pesce giallo, accompagnava il gesto


noncuranza. Persi

sorrisi di altezzosa

ch poi quel bel pesciolino giallo lucente non


dovesse insudiciare fra
gli

trovasse

oscuri

com-

Don Pasquale appena


lo

fuori dal cancello lo ripe-

scava bravamente con due dita e strofinatoselo alla

tonaca se

metteva in tasca. Ecco perch Drusilla non

i notturni disturbatori. Ci dovete pensare prima di buio quando avete qualcuno che deve morire, non si aspetta all'ultimo momento Ignorantoni Il prete troppo vecchio, eppoi non meritate nulla Ecco perch Don Pasquale arriv col fiatone, aveva fatta la salita a passo di corsa, gli sembrava d'esser diventato un bersagliere. Ora era anch'egli ai piedi di quel letto e non capiva nulla Miss Globe non sembrava essersi accorta della sua presenza, le quattro donne fissavano il bassotto morente con occhi e lagrime vePentrificati.... Ma che cosa vogliono dunque ? sava il parroco Perch mi hanno chiamato ? Chi ha bisogno di me ?... A questo punto gli balen il

inve contro

sospetto
del cane.

Non

sar nuca.... per quello

suoi

occhi rimasero affondati nella schiena gonfia e lucida

Iere stava bene. Mie....

Signor Preore!...
Preore

Tony

Ahi... Dedotto anne

Don Pasquale

accorta della sua presenza.


I

si

riscosse,

ella si

foenita

Signor

Ah

!...

Onne domeneca mie


...

Tony....
tutto el

ascoltare

sua messa.... Signor Preore.... ah!...


genocchiato.... Pregare.

tempo eni

pregare per mie.... angelo

Be-

- 9 ottedire!...

Benedite
era
!

/...

foenta!...

Il

vecchio par-

roco strizz forte


desto.

le

palpebre per accertarsi di essere


di

Dove

Benedire

Era proprio sicuro

non sognare

Grid l'americana volgendosi

final-

mente verso di lui e mirandolo coi due occhi che sembravano partire come proiettili. Le cinque donne caddero inginocchiate d'un colpo, il vecchio prete non sapendo pi come cavarsela, istupidito dal caso, alz la
destra tremolante,

segn in aria una.... serpolina.... qualche cosa che potesse rassomigliare ad una croce

ma

che non lo
!

fosse,

per

amor

di

D'o

Che non

lo

fosse

*
*

Don
sc,

Pasquale rientrando in casa a notte tarda us

ogni cautela per non destare Drusilla,

ma

non

vi riu-

appena a caposcala
insist
:

domand

la serva lo

ssss....

chiam,

lo richiam,

fece

due o

tre volte

and Che cosa doveva raccontare ? Di dove doveva incominciare ? Quella donna era capace di far nascere un
prete, e spazientito
difilato nella

sua camera.

il

putiferio

Non era per ancora entrato nel


:

ltto che

un'ombra bianca si fece alla sua porta Drusilla in camicia. Ce ne volle per rimandarla senza spiegazioni, e se ne and con tale nodo di rabbia alla gola che per tutta la notte borbott ad altissima voce.

9i

All'alba fu lasciato alla parrocchia

un

biglietto ur-

gentissimo da parte di Miss Globe.


lesse, lo

Don

Pasquale

lo

malmen,
e alle sette

gir su e gi per la stanza, poi ri-

soluto usc gesticolando.


le otto,

Rincas che erano suonate

doveva dire la messa, era cupo inquieto. Drusilla, muta, sibillina, seguiva ogni passo ogni gesto con piglio di minaccia, come un Dio offeso terribile nella sua vendetta. Era la prima volta che la fede aveva un mistero per lei.

Alle

undici la serva apparve con

un nuovo
nel

bi-

glietto. 11

parroco seduto al tavolo,


caricata,

fisso

pensava, la

donna entr come

quando fu
e

mezzo

della

stanza gett la busta al prete con tale violenza che questa and a battergli sul nicchio
sotto la tavola.

ruzzol

dipoi

Girando quindi sui tacchi, come un


uscire.
alla fine
!

automa, Drusilla era per


!

Drusilla Drusilla Grid randosi testa mani Drusilla Ma che pu sapere Che
!

il

prete ser-

la

fra le
?

e'

Si

e' ,

vecchio

scimunito

92 Senti per, se t'ammazzo T'affogo nel pozzo Ma parli giuraddio Lass.... dall'americana... S S Dall'americana....
senti,
!
!

parli
!

t'ammazzo

Druslja,

Drusilla.... senti, ieri sera.... lass....

S.

gli

Ho capito Mi hanno chiamato.... Lo so che hanno chiamato, dica Sai per chi mi hanno chiamato Per chi Se Uh Mamma mia M' hanno chiamato.... Per pinco Per cane Eh cane Quel canaccio color tabacco, gambe rotte morto. La salamandra E volevano che come con voglion funerale capisci Portarlo in La salamandra
S
!
!

1'

ciarli t'affogo per....


!
!

il

?...

Il

colle

facessi

lui
?

coi cristiani

fare

il

chiesa.

lei cosa gli ha risposto ? Che non sono matto come loro, che non lo faccio, nemmeno se mi ricuoprissero d'oro; hai capito Drusilla ? E dire che 1' ho mezzo benedetto matta

Ma

93

Il vecchio tacque sprofondato nel suo matta !... rammarico. Drusilla, che alla parola oro aveva dato

uno scossone istintivo, rimase un po' pensosa, poi and a cercare la busta sotto la tavola, inforc gli occhiali, e con grandi movimenti delle labbra lesse il
biglietto dell'americana la quale
si

serviva di chiave

americana per forzare


dare voi subito
lire

la serratura.

Se fare funerale
.

diecimila. Jennet Globe


:

compit prima la cifra poi grid diecimila lire ? Alz in aria un grugno porcino come per acclimatarsi
in quell'atmosfera aurea, e

Drusilla

siccome
lire
!

il

prete taceva


le

Ohe

sordo

Diecimila
?

che vuol dire


lire
:

Diecimila

sillabe

come

fossero

ventimila

Un

ripet monete
il

la

serva ninnolando
glie

Se

ne chiedessimo

pensava....
!

Ma
il
!

Drusilla

dendo

suo giro d'

Drusilla

cane

Diecimila

lire ?

Grid vecchio, non comprenidee Drusilla Che pensi Ripeteva donna ancora
?...

?...

la

cos estranea a quel suolo.


!

Un cane grid parroco. Un cane Grid serva. Ma scopre Avremo diecimila ce faremo dare avanti. Ma vescovo Per diecimila veporterebbe anche Zitta Zitta demonio questo
il
!

la

se si

lire,

le

il

lire

lo

il

il

Li

provvidenza divina

Ma non

lo

vede vec-

94
chio balordo che
si

muore
belli e

di

fame
ci

per

il

sacro n pel profano, se

? Non s' ha olio n guastiamo con que!

st'americana siamo

buggerati
!

Ci lascian cre-

pare di fame, e ci ridon dietro

Non ne

vuol pi sapere

nessuno del prete, non 1' ha capita lei ? E questa matta chiediamogliene ventimila ci pu far ricchi pen-

sava,

ma non

os.

Vado
!

io

dall'americana

Drusilla t'ammazzo

ce lo

Questo cane la provvidenza il cielo che manda, il nostro Signore che viene a sollevarci
! !

da questa po' po' di miseria E lei lo vuol calciare ? La serva ora quasi Povero baggiano star fresco piangeva pel dolore di non poter convincere.
!

Ma

Drusilla,

Drusilla,

diceva

il

prete

dolce-

mente per un cane....

pacificarla, Drusilla tu

mi

fai

paura, pensa,

Nossignore non un cane non pu Ma pare che possa entrare con un cane Tu ispirata dal demonio in questo momento. Io non mi meraviglierei che venisse in forma di scarpione Ma scopre e scopre^ sono
essere.
ti

ci

il

cielo

sei

si

capisci,
ci

si

sicuro,

ci

capiter di peggio,

manderanno
!

via

come

cani

rognosi.

Ma avremo
ci

diecimila lire

Eppoi.... eppoi l'amelei

ricana eh' ha fatta far la buggerata,

ci

penser
il

Quella matta
al fico
!

pu

far ricchi,
!

legheremo

collare

Fermati B allora

Vado

io dall'americana
sai,

brutta stregacela
lei,

vada

tincone

95
Drusilla.... senti,

'

veniva alla mia messa tutte


1'

della

Senti dice che quella domeniche.... Sicuro, ce ho vista mille e dice che stava tutto inginocchiato. Ha capito Ha capito Vada Vada,
le le

bestiola

volte.

S....

senti....

il

tempo
giurad-

messa....

dio,

vada

* *

Un angelo Un angelo correva su tutte bocche Un bimbo venuto dall'Amemorto ad un tratto nella Miss Globe
le

All'Ave Maria, quella sera, suonarono lungamente


!

campane a morto
le

rica

villa di

funerali, indetti per la


gnifici,

sera dopo, sarebbero stati

ma-

come

specie.
di

conveniva a un gran signore di quella Cose mai viste. In poco il villaggio fu pieno
si
il

questa notizia. Nella circostanza l'americana getgranoturco, tutti dovevano

tava oro a palate, come


beccare.
bile

Le

regalie furono stabilite in un' intermina-

seduta che Miss Globe ebbe con


Lire

Don

Pasquale.

500 alla banda paesana per il suo concorso, Lire 100 a ciascun parroco che dai paesi vicini fosse
intervenuto. Lire 100 a ciascuna delle quattro fanciulle

che a spalla avrebbero portata la baricella coll'angclo.


Lire 50 al crocifero e 25 ciascuno ai

due portalanterna.

(Impubblicata rimase sempre la ricompensa per Don Pasquale). Ai fanciulli sotto i sette anni che fossero

Q 6 --

intervenuti vestiti da angelo Lire io, Lire 5 finalmente a chiunque altro avesse seguito il funerale. Avanti l'alba del gran giorno Don Pasquale part, con una diligenza, per la citt, fece acquisti di parati, di torce torcetti candele candelieri, infine una cam-

pana che nel campanile da pi


per fare
le
il

di dieci anni

mancava
angioli,

doppio. Miss Globe pagava. Drusilla era per


essere le
ali

furie.

Come dovevano

degli

come dovevano andar


giovani....
i

vestite le vecchie, le spose, le


le ali degli angioli

ma
!

sette anni

Gridava

sopra tutto

Sotto

la serva

quasi fosse

un

articolo della legge

Le

ali,

le ali,

domandavano

tutti

Sotto
:

con

l'

indice in aria
i

sette anni

Figli di cani

quanti ce n'avete di questi angioli

* * *

Bdbun.... Bdbun....

Bdbun.... Bdbun bun bun.... Bdbun.... Bdbun bun bun.... Dopo la banda paesana, a quattro o cinque passi
il

di

distanza incominciava

funerale.
il

Don
della

Pasquale,
giornata.

primo,

camminava un
dalle

po' a stento,

vecchio parroco

era forse stanco

tante

fatiche

Dietro di lui salmodiavano


vicini.

sei preti venuti dai paesi (Relativamente vicini perch uno di essi aveva fatto a piedi trenta chilometri di scorciatoie per in-

tervenire). Poi la piccola

bara dorata dove in un pre-

zioso cofano d'argento era stato deposto l'angelo, ve-

ni va

07

di tutte

portata a spalla da quattro fanciulle vestite e

velate di bianco, e dietro


le qualit, di

uno sciame d'angeli


i

tutte le misure, di tutti

colori, in velo

celeste, bianco, rosso,

con cintura

ali

e corona di carta

dorata
verde,

come piccoli diavoli e diavolesse, in giallo, in con un semplice grembiale, alla marinara, ma

sempre angioli colle ali, angioletti angiolini.... angioloni. Se ne vedevano di quindici o sedici anni con due alette dietro e via. Cacione, un brindellone di venticinque anni arrancava dietro idiotescamente con due alucce di foglio, una in forma di cuore, l'altra di pera. Madri che portavano l'angelo in collo, e lo tenevano voltato dalla parte delle ali, ad uno appena nato le ali erano state messe davanti e
gli
le

collo. Seguivano i fanciulli e prima comunione, quei pochi eli e non erano stati inclusi nella categoria angeli. Le figlie di Maria cantavano.... stonavano per conto loro. Poi

ciondolavano dal
della

fanciulle

ultimi gli uomini. C'erano dei menati per la mano, e due donne che portavano sopra una sedia un vecchio paralitico. In ultimo, due
le

spose, le vecchie, e
hi

grandi vetture nere a due cavalli nella prima Miss Globe


:

sola, estatica nel

suo dolore, nella seconda


via

le

sue quat-

tro

donne.

questo funerale percorreva

la

deserta

villaggio,

non uno era


le finestre,
si

sulla strada e vederlo passare,

tutto quel popolo era diventato funerale.


ile le

Chiuse
;

le

bot-

case

non
iti,

ferma
i
1

al

non uno era rimasto una sola era mossa Drusilla. Vegliava sugli suo posto, pronta a tutto, a chiunque
:

-98 ~
si

fosse presentato,
al

preparava

frasi

per averle sulla

punta della lingua

momento

del bisogno, e girando

su e gi per l'andito fra la chiesa e la sagrestia, borbottava, gestiva, si fermava, si puntava, si lanciava.

Quel buon
legare

uomo

stato ingannato
!

un
!

povero

baggiano, non ha colpa


!

Quell'americana matta da

Eppoi hanno gabbato, siamo innocenti Meglio un cane cristiano che un cricambiando tono Porci Ma mentre per la bianca stiano cane Porci via provinciale si dilungava nel bel tramonto d'autunno
L'

l'allegro funerale, la

serva in fondo in fondo carezzava


lire

un vecchio sogno. Le diecimila

dell'americana sacasi.

rebbero bastate al suo progetto nel peggiore dei

si

vedeva gi in una piccola fiaschetteria della


persone
civili, i

citt,

fra

soliti frequentatori.... essere

chia-

mata....

padrona....

signora....
lei

cucina,
il

sapeva far necessario, guadagnare,


la
il

come

un po' di buona quando non le mancava


fare
es-

vivere .agiatamente....

sere ritenuta

gi

donna piena di quattrini.... E vedeva vecchio, non pi prete, tutto il giorno a fare la
altro, lei
assidui.... oh avrebbe saputo
!

sua partita nel retrobottega coi migliori


egli

non doveva pensare ad

da

sola far prosperare l'esercizio....

De

profundis

clamavi)

ad

te,

Domine

Domine,

exaudi vocem meam.

Requiem aeternam dona ei, Domine. Et lux perpetua luceat ei.


Pater noster.

Don Pasquale

sudava,

sudava....

gli

scendevano

gi dei goccioloni freddi, e sentiva

un

liquido gelido


come

99

colargli nella midolla spinale

le

spalle gli

pesavano
del sa-

se piedi giganteschi vi premessero per acquat-

tarlo e schiacciarlo al suolo nell'ora


crilegio.

suprema

Dies

illa,

dies trae....
il

Aveva

fatto

lungo percorso senza capire, senza

vedere, ora nella chiesa, dinanzi al suo altare diceva

senza udirsi pi. Al letto del moribondo aveva segnato

una croce che non era una croce, ma ora diceva, doveva realmente dire le parole dei salmi, era in faccia
a tutto
il

suo popolo.
ei, ei.

Requiem aeternam dona


Et lux perpetua luceat

Domine.

porta inferi

Erue, domine,

animam

ejus.

Requiescat in pace.

Amen. Domine exaudi orationem meam. Et clamor meus ad te veniat.


Affranto,

con

mano

tremante, senza vedere pi,


insolitamente in quell'ora
era gettato.

senza sentire pi, incens benedisse. Le centinaia di

lumi che irradiavano


la piccola e
le

cos

povera chiesa balzavano nella nebbia come


si

lingue del rogo infernale sul quale


* * *

Miss Globe compr dal Municipio, tutto per s, mezzo camposanto, e per l'anniversario della morte
del suo

Tony

vi fu

inaugurato

il

monumento opera

OO
di

un

illustre scultore fiorentino.

base marmorea, con quattro

faci di

Sopra una splendida bronzo agli angoli,


volte
spie-

un immane cane bassotto, pure in bronzo, venti almeno il naturale, con due immense ali d'aquila
gate verso
il

Tony and Jennet Globe. Fu creduto dai buoni paesani un drago americano, anche uno stemma, quello dei Globe,
cielo.

In basso, alla base, scritto

altri

disse che quello era

il

leone di Venezia,

ma

nes-

suno seppe mai precisamente. Il funerale rimase negli annali di quel popolo il fatto pi celebre. Vi furono
famiglie che riscossero pel loro intervento settanta e

ottanta

lire.

Drusilla lo consider sempre

il

colpo della
;

custodiva intatte

provvidenza scesa in soccorso del povero parroco ella le diecimila lire nascoste dentro la

materassa del suo letto dovranno passare sopra il mio corpo Aveva anche un gruzzoletto di certe astute
!

economie fatte il gran giorno dell'aurea grandinata, lei aveva pagato tutti e aveva imposta qua e l qualche tara, specie di tacci, specialmente a quei famosi
angeli.

Don Pasquale
taciturno,

rimase per molto tempo indisposto,


ogni

pauroso,

mangiava quasi pi, due o tre volte si abbas durante -la messa,
specialmente
si si

rumore lo riscuoteva, non quando officiava si sentiva male,


nella chiesa
alla volta
triste....

sentiva

Poi,

poco

riebbe, ricominci a mangiare, Drusilla gli preparava

tutte le sue passioncelle con gran cura e senza economia.

Miss Globe divenne definitivamente l'amica della


chiesa, ogni settimana

mandava

doni, e forse almanac-

cava gi pel suo immenso funerale.

101

Fu accomodato
mare
in chiesa

l'organo e questo serv a richiadi pi, e

qualcuno

Don Pasquale

inco-

minci a riaversi, e andava ripetendosi che non aveva


officiato

coll'anima quella volta, che infin dei conti

quel funerale non aveva nessun valore.


quill,

E
:

si

ritran-

riprese,

si

riebbe, torn a sorridere, e la sua

coscienza entr pian piano in

una nuova

fase

cominci

a pensare che quella bestiola fosse andata davvero in paradiso, e nelle allucinazioni del suo benessere se u
fatte

una convinzione.

Il

cagnolino non era stato


le

proprio accolto in paradiso, per


degli angeli,
...

vie celesti fra

cori

ma

San Pietro

lo

aveva trattenuto nella


se
lo

specie di portineria,

teneva,

gli

s'era

/ionato, gli faceva compagnia....

e gli faceva co-

modo,
a

gli

-quale,
i

si domandava Don come mai nessuno prima di lui avesse penmandargliene uno, ad un posto come quello

serviva da guardia. Anzi,

voleva,

era indispensabile.
alla

la

bestiola

correva

uando qualcuno bussava


aiava qualche
li

porta,

annusava, abgli

volta.... forse

quando avrebbe bussato


fosse

chi sa che

non

lo

avesse riconosciuto.... e

aitato
Ile

addosso a sue messe ?

fargli festa...

non era sempre andato non era stato per tutto il tempo

n%e nocchi ato ?

TRE DIVERSI AMICI


E TRE LIQUIDI DIVERSI

Tolgo dalla prima lettera listata a nero che un amico mi scriveva dopo la morte di suo padre Per quanto verso mio padre io non nutrissi sentimenti di figlio affettuoso come mi avrebbe dettato, e come avrebbe voluto il mio cuore, e, lasciamelo dire, la mia bont pure, la sua fine mi ha molto rattristato, ed ho sentito una grande voglia di piangere ho resistito fino all'ultimo, mi sono fatto forza, non ho voluto cedere ma sentivo quanto il mio cuore volesse il suo
:

sfogo

Leggendo questa
tenuto
il

lettera io

pensavo

perch ha rat?

pianto

Perch non ha pianto

Perch

Passeggiavo sulla cima di un bel monte con un

amico che
giorno.

ero

andato a trovare lass per qualche


?

V hai
S.

vista

una
S.

bella donna, vero

Nel suo genere ben

inteso....

una

bella

mon-

tanara....

Iob

Ha un bel seno Turgido Eppoi, Hai visto come mi ride Oh ha marito America....
!

S.

fresca....

S.

S.

figurati....

il

in

Non
le

mica vero per che quass siamo


gi....

fuori

da tutte

tentazioni....

vorrei saper dove.... Tutte queste

donne debbono stare senza il marito per mesi e mesi, un po' che voglia ne hanno, talune per anni.... e sono giovani.... Che potr avere ?... Neanche trent'anni.
figurati

Quasi
Eh....
?

s.

quasi

si

finisce

per essere pi distratti

in luoghi

pare

dove se ne vedono delle migliaia, non ti Non si ha il tempo di posar l'occhio sopra una,
ti

che un'altra
sce per....

davanti....

questa solitudine

fini-

Gi. Basta una. Eppoi.... pu bastare anche meno. Ma non penso, ^ono venuto quass appoio
ci

di

sta per

non

pensarci.
noi....

Non
balle
!

mica vero

sai

che sia una

Gi. Non ne persuaso No. Perch Perch pensi. Sfido cosa vuoi, Ti fanno capire che E dunque
sei
?

necess't per

ci

io,

si

vedono....

si

guardano.

ci starebbero....

107
Ah No Ho detto di non pensarci, sono vequass apposta, figurati un poco, voglio rimanuto nerci due mesi interi, non un'ora di meno, e ci star. Mentre il mio amico parlava io pensavo: ma perch ? Perch ? Perch ?
!
!

Dunque che
Dunque....

la

Uscivamo dalla casa di una gentile ospite presso quale avevamo pranzato. Mezzanotte, la via era deserta. Vedo il mio amico appena fuori dal poril

tone dare in smanie, sbuffare, torcersi, dimenarsi, correre verso

muro come

se volesse buttarcisi dentro,

e darsi con quella po' po' d'agitazione a sodisfare

un

piccolo bisognino, piccolo piccolo,

il

pi semplice ed

innocente di questo mondo.

Sono da quattro ore in agonia Ho sofferto le pene dell' inferno Ma non mi hai visto che non potevo pi star fermo sulla sedia ? Non hai visto la mia
! !

Beh

Oh

impazzato ? Uhf Ehu Ohi


Sei
! ! !

Insomma

faccia

tu seguitavi a parlare della Divina

Comme-

dia, del paradiso.... ti avrei


ti
!

sgozzato

In certi momenti

ho odiato Non mi ero mai accorto quanto sei ridicolo quando parli.... che gnola !.... Fai proprio voglia di vomitare Oh Mi par d'esser rinato Credevo proprio di scoppiare Ma non m' hai visto quando ti facevo segno d'andarcene ?
e

insulso

io8


sate,

No.

Sono arrivato che erano le sette e mezza passono salito di corsa.... non ho pensato.... Ho insoffrire dal principio del

cominciato a

pranzo, figurati
!

un

E come dovevo fare Di fronte ad un bisogno Non m' capitata mai


S.
?

poco....

Quattro ore, Perch ? Come perch ?

capisci, quattro ore

cos urgente....

l'occasione.... lei
l,

non

si

assentata
sera

un minuto

eravamo

tre soli, tutta la


hai

come
S

tre pioli....

Appunto....
...

la

seconda volta che vai in una

casa....

un

bel dire....

Beh

oramai andata
si

cos e

non ne

parliamo pi. Mentre il mio amico


fava,
si

torceva., si

dimenava, sbufperch
?

giustificava,
?

io

pensavo

ma

Per-

ch

Perch

alla

mi domando perch oggi mi vengono insieme memoria questi tre diversi amici, e i loro tre liquidi diversi.... E mi domando ancora perch ? Essi avevano nelle loro persone queste tre sostanze fluide, perch si ostinavano a non lasciarle liberamente fluire ?
Io
:

Perch.

PICCOLO GIOIELLO SENTIMENTALE

Come a

quella povera piccina piacevano


!

fiori

poteva averne che pochi e ben di rado. Che infelicit I fiori sono delle spese inutili le diceva la grossa madre. Una famiglia non pu permettersi di gettar denaro in certe buggerate. Ella sarebbe andata volentieri a letto senza cena per due belle rose. Mor la piccola sentimentale. Ora la madre le porta in cimitero, almeno due
cosa straordinaria
.
!

Una

Ma non

volte ogni settimana,


vare.
I

pi bei

fiori

che

si

possano tro-

suoi fiori
:

dice la grossa

donna sbuffando
!

lunghi sospiri

come a

quella povera piccina piace.

vano

fiori

Una

cosa straordinaria

PER

UNA BELLA DONNA


(COMMEMORAZIONE)

II

Ri

Mio

Esco in questo momento dalla

visita di

una salma.
pensieri,
alla

Ho
mia

fatto la strada assorto nei pi

rosei

e rientrando in albergo
visita.

penso ancora serenamente

morta una signora che conoscevo da molto tempo e che amavo fraternamente. Ella stata precocemente strappata alla vita, voi penserete no, noi eravamo amici stante l'enorme differenza di et che ci separava. Io ho ora giusti ventiquattro anni, essa ne aveva certamente settantaquattro, cinquanta di pi. tante ci assolutamente necessario ch'io subito vi dichiari che i nostri rapporti furono solamente
;

quelli

di

una simpatica fraterna

amicizia, e del pi

-chietto cameratismo.

mente
vi

per una stranissima combinazione che ho potuto


Tutti e due
ci

rivederla.

trovavamo contemporaneala

di passaggio in questa citt senza saperlo. Ella


io,

morta,

avutane stamani per caso

notizia,

sono corso a visitarla un'ultima volta prima che divenisse possesso del becchino.

Sono andato. Il segretario dell'albergo mi ha fatto >mpagnare nella camera ch'ella occupava, trasformata in cappella ardente. Il letto, coperto da una ricca

n6
coltre di velluto rosso, era circondato

da

altissimi can-

delabri

dorati

a moltissime candele elettriche tutte

accese, e sul letto la

mia povera amica era


ricordare. Solamente

distesa.

Nella stanza cinque o sei tipi di estranei, nessuno che


la

mia memoria potesse


sua cameriera,
le
il

Fanny,

la

stava vicino senza piangere,

ma

intenta a vegliare
piedi,

come

s'ella

cadavere scrutandolo da capo a dasse asse quella rappresentazione, rappresenta di


si

mostrarlo alle facce indifferenti che

trovavano nella

Fanny mi ha riconosciuto e mi ha rivolto un mesto sorriso. La mia povera amica non mi ha mai lasciato cos sodisfatto di lei come dopo quest'ultima visita. Mai, altra volta, partendomi da lei, le ho rivolto cos intero il mio pensiero, mai- mi piaciuta tanto come
ai piedi del letto
.

camera. Quando sono stato

quest'ultima volta

Non un fiore intorno, la camera non portava nes sun segno eccezionale, nessun indizio di disordine ri
parato in fretta, non recipienti che non fossero quelli
dell'uso quotidiano,

non

bottiglie di farmachi rimasi

qua

e l,

nulla

tutto in bell'assetto

come

in

ogn

altro pomeriggio quand'ella stava bene. Per tutto u

odore fresco di rose.

Di dove

entrata la

morte qua dentro

Io

mi

domandavo guardandomi attorno La mia povera amica dunque giaceva


una tunica
attillata,

supina, col

busto rialzato, in attitudine molto disinvolta, vestiva


semplicissima,
di

panno nero,

senza alcuna guernizione,

scapolare. Questa"" tunica, scollata

formata davanti come a un po' in forma di

-II?

il

rettangolo, lasciava scoperto tutto

collo e la

sommit
e

del seno che apparivano di alabastro invece che di

carne.

Delle

calze

nere

finissime

trasparenti,

dei

meravigliosi scarpini di velluto rosso cupo con ricche


fibbie in oro e strasse.

Le maniche, che finivano


le

al

gomito,

lasciavano venir fuori

braccia

perfette e

candide, e due manine accuratissime, che sembravano


di cera,

riposavano

ai lati del

corpo leggermente, con


di eleganza. L'accon-

semplicit.

La

testa era

un capolavoro

ciatura dei suoi magnifici capelli d'oro con grande ca-

scata di anelli e ricci, sorretti da


lucido, riusciva

un cerchio d'oro
;

d'un effetto sorprendente

e la faccia

con tale insuperabile squisita finezza come per un ricevimento o un ballo. Sfumate morbidamente le guance di un roseo caldo, vellutato le narici,
era preparata
;

le

labbra, toccate di minio con inarrivabile maestria

e alle orecchie,

infiammate, due grosse perle

ai lobuli,

tenute a vite. Sul seno, dalla parte del cuore, un gruppo


di rose, rosso cupo, del colore preciso degli
stivalini.

Mi sono avvicinato fisso sulle rose, domandandomi se il delizioso odore che invadeva tutta la stanza fosse emanato da esse, e quando sono stato -per chinarmi ad esaminarle, Fanny, con un gesto molto naturale, mi ha fatto capire che erano finte. Ella ha sorriso e ha fatto presso a poco il gesto che avrebbe fatto la sua padrona se avesse potuto scorgere la mia curiosit.
ito

un

desiderio pazzo di darle


di quegl' intrusi,

ma un

po' per la

vergogna

un bacio, un po' an-

li 8

scomporre quel volto perfetto, Fanny stessa certo me lo avrebbe impedito, mi sono detto di non farlo. Ho guardato coloro che erano per la stanza.
che
al pensiero di

Ma

ella

erano ? Fanny non mostrava di curarsene, non si occupava che della sua signora. Ad un tratto ha aggrottato le ciglia in un istante di ansia,
chi

fissando strenuamente la piccola bocca vermiglia della

padrona, poi

ha

emesso un
di quello

grande
?

respiro

solle-

vandosi. Di che aveva paura

Fanny

Che cosa poteva


?

ormai succedere pi

che era successo gi

Ho
fidente

lasciato quella stanza

quei

tipi,

Ella m' ha sorriso

squadrando in modo difsorridendo mestamente a Fanny. astraendo per due secondi la sua
e

attenzione

dal

cadavere,

sono sceso,

quasi

quasi
di

preso da una.... da
ballettare....

una volont
il

di fischiettare....

Ho

inchinato

segretario al bureau,
al

fatto

un profondo ringraziamento
sulla porta, poi

ho portiere che m' ha

aperta la vetrata con premura, sono rimasto


incerto

un

istante

mi sono

deciso da quale parte

dovevo dirigermi e sono venuto qui, in albergo, a riposarmi un poco e a pensare alla mia povera amica.
Se ella avesse potuto imaginare che per l' appunto io, di tutti i suoi amici, doveva vederla oggi Quale combinazione mi ha riserbato la sorte Ella qui di passaggio, ci si ammala rapidamente, vi muore, senza che nessuno ne abbia notizia nello stesso tempo io mi trovo in questa stessa citt, a caso so stamani della sua morte, e giungo proprio in tempo per rivederla poche ore prima della sua definitiva scomparsa.... Io sono affondato in questa poltrona e non posso di! ! ;

no.
stogliere
il

mio pensiero da

lei,

e forse per molti giorni

questa impressione mi seguir. Ma quella gente estranea.... Che fossero delle comparse
?

Delle persone messe


?

per chi potesse casual-

mente venire

Nessuno

di

quelli

aveva un aspetto

troppo elevato per esserle amico.... eppoi la loro espressione era precisamente quella di gente che sta l pagata,
a ore. Si tenevano tutti indietro, senza nessuna intimit col cadavere.... Ma non era dunque che una rapquella alla quale ho assistito ? Io ho avuto questa fortuna di goderla e il ricordo mi seguir sempre. Ma com' che Fanny non stata pi espres-

presentazione

siva con

me

?
!

Povera amica mia Se l mi avessero chiesto di comporre due parole per la sua sepoltura a"rei scritto
cos

Qui fu sepolta una bella donna. Mi sembra che queste poche parole comprendessero tutto. Nella strana circostanza della sua morte invece non posso far nulla
:

per

lei.

Se io

fossi

ammalato

di necrofilia potrei re-

carmi qualche volta a farle lunghe visite al cimitero, intravedendola ancora, traverso la pesante pietra che la ricuoprir, tale e quale ella era la mia povera amica,
e illudendomi di
nell'altra

andare ancora da

lei.
i

Se
fra

io credessi

vita

come

ce la descrivono

nostri buoni
le

parroci potrei

almeno ora

imaginarla

turbe

degli angioli del paradiso...


cos

ed

ella

dovrebbe stare

da angelo.... Una tunica leggera volubile come una nube, rosea, coi suoi bei capelli
bene vestita
il

d'oro fermati dal cerchio d'oro lucido.... e


di

fascio
.

rose sanguigne sul seno, dalla parte del cuore.

120
gli stivalini....

po' troppo allegro, se vo-

Un

angelo

un

gliamo,
il

un

po' turbolento,

ma

che rialzerebbe dimolto

morale

di tutta quella

gente cos monotona e sbia;

non posso far nulla se non penso al suo passato non la vedo pi e mi sento cadere nel vuoto con lei. Chi mi d la forza di vederla ancora se non con quella tunica nera, coi ricci d'oro, e il cerchio, e gli stivalini, e il fascio delle rose ?... Io non riesco neppure a separarla da Fanny che pure vive. Io non sono che un povero scrittore e non posso che servirmi di questa mia qualit per renderle un ultimo omaggio commemorarla. Si fanno tante commemorazioni per degli orribili uomini che seminarono la terra della loro bruttezza, si pu permettere ad un bravo giovinotto come me di scrivere qualche parola per una bella donna.
dita lass....

Invece

io

*
i

Nacque.... ma gi, che cosa e' importa di sapere dove nacque una bella donna ? L' importante si ch'ella nacque. La chiamarono Michelina un nome veramente che la rimpiccioliva un poco, ma secondo
;

la

pessima abitudine

glie lo

chiamavano

tutti Micheline.

avevano esotizzato, e la Noi per questa volta solla


defi-

tanto sopporteremo lo storpiamento esotico, visto che


nel caso nostro serve

almeno a nascondere

cenza del brutto

nome imposto ad una

bella donna.

121

la

Tratteremo rapidamente, con molta semplicit,


nei punti pi salienti.

sua vita, soffermandoci, senza eccessiva importanza,

Non ebbe una natura


ristica
ziale,

precoce, anzi, ebbe la caratte-

assolutamente opposta. Questo dato essennoi

dobbiamo

ricordarlo

come cardine

nella de-

scrizione di questa vita.

allora sorvoliamo pure sulla

sua infanzia
ciulla

ma

ci assicurano che non fu una bella fanun tipo abbastanza comune. E sorvoliamo
;

pure sulla sua adolescenza. A vent'anni la dettero sposa ad un conte campagnolo piuttosto maturo, e rimase con lui nella ricca sepoltura di una villa sontuosa per venti. Ella aveva quarantanni quando questo marito mor, e noi dobbiamo raggiungerla precisamente a questo punto. Come si fa presto non
i

vero a scrivere la vita di una bella donna

Eppure

credetemi una cosa simpaticissima, io la provo per

prima volta e ne sono tutto entusiasta. Voi potreste ragionevolmente imaginare che la mia fatica sia pressoch al termine e mi guardate gi con certa aria diffidente. Sento che state per farmi una domanda molto naturale: era bella allora? Ecco.... non era certo brutta.... ma non si poteva ancora dire ila fosse gi una vera bella donna. In campagna
la

va tenuto una vita pi salubre che elegante, a ve \


'

prc

vestito

con semplicit eccessiva,


si

quasi
dicono,

con
ve-

trascuratezza,
stire,

non
;

era

mai

saputa,

pettinare

suoi capelli erano belli

s,

ma

di

un
gli

colore castano scuro poco appariscente.... la sua bocca

poco colorita non risaltava sul pallore del viso, e


occhi

122

infiniti.

non
i

vi si

aprivano come due baratri

La

sua figura
tutti

alta, forse

un

po' secca,

un

po' dura....

Da
di

dati

da

me

scrupolosamente raccolti

risulta

insomma

ch'ella fosse

una

bella

donna

s,

ma

non

quella quasi eccezionale bellezza ch'ella fu poi.

Voi

osserverete senza dubbio,

come posso

io spiegare

questo

fenomeno e parlare di albori di bellezza in un individuo all'et di quarant'anni ? Ma ve lo posso spiegare io questo ? Sono io addentro nei segreti della natura ? Questo fiore che potevamo considerare gi appassito, prossimo alla seccagione, dobbiamo invece considerarlo

un compattissimo
al

bocciuolo,

e assistere meravigliati

suo smagliante sbocciare. Io credo che tanto la bel-

come la virile possano eccezionalmente rimanere latenti in un individuo, per svariatissime ragioni in attesa del loro naturale sviluppo. natura
lezza femminile
forse,

questa madre tanto bizzarra, non segn sul suo

libro quel

tempo che
?

certi

beniamini sciuparono sulla

cattiva

strada

In

ogni

modo non prenderemo

il

nostro caso

come

la regola

ma come

l'eccezione di essa.

Aggiunger infine per documento comprovante la fedelt delle mie parole che, quelli che la conobbero,
assicurano essere rimasta questa donna quasi invariata
dal giorno del suo matrimonio a quello della morte del

marito avvenuta giusti giusti vent'anni dopo. Non ebbe figli.


Micheline rimasta sola, abbandon la campagna, venne ad abitare un bell'appartamento di citt. Ah Giova dire che durante il lungo periodo del matrimo!

nio, essa fu la

moglie pi

esemplare,

la

sposa pi


fedele, e

123

badate che

il

marito era tutt'altro che un

magnifico signore, e tutt'altro che una simpatica creatura


:

un uomo
il

assai brutto, e

Michelino

diveniva

bella

bella
la

molto rozzo. bella. Qui incosua bellezza giorno


sereno,
si-

mincia

prodigio.

Metteva fuori

per giorno, ogni giorno, nel suo

cammino

curo, per andarsi a posare tranquillamente sulla

cima

Sembrava che quedonna avesse avuta la vita non simile ad una corsa tutta in lungo come le altre misere mortali di questa terra, ma come un viaggio di andata e ritorno, e che
pi alta della bellezza femminile.
sta

giunta ai quarant'anni dovesse poi contarne trentanove


invece di quarantuno, per uscire nel nulla dalla parte
opposta.
I

suoi capelli divennero biondi,

morbidi, lucenti,
s'

ondulati,
narici
si

voluttuosi

suoi occhi
i

ingrandirono, le
il

colorirono, e le labbra, e

denti e

sorriso,
si

divennero incanti di fascino e la persona tutta


lezza e di seduzione,
si

ar-

rotond, incominci ad agitarsi in movimenti di bel-

come

se

una

coscienza, un'anima,
lei.

fossero poco a poco risvegliate dentro di

tutto

questo con una grande infinita semplicit, con un' infantilit

innata

diveniva bella allegramente sempre


giovani,

pi gaia, sempre pi buona.


I

suoi
i

compagni furono
am....
le

giovanissimi,

quasi
le le

fanciulli,

teste ricciute,
folti di

immergere
occhi vivi,

sue dita bianche nei capelli

un

bel ragazzo,

labbra appena appena ombreggiate, e

gli

bramosi e inesperti. Fugg l'uomo fatto, odi


vanni,
i

Don
i

Giopiani

trucchi, la politica, gli accidenti in amore,

124
fatti, gli irresistibili....

niente niente di tutto questo.

Cercava quello che c'era di pi fresco' e di pi buono, gioendo di tutte le inesperienze, di tutte le folle, ridendone fraternamente. Il piacere non era per lei che l'ultima fase di un bel giuoco da bimbi che precedeva

un sonno
ciarle,

tranquillo.
di questi fanciulli ? Forse pi d'uno.
:

Ne am

Le
po'

ahim non mancarono


folla ?

ve

lo figurate

un

questo lurido
rito

mondo davanti
la

allo spettacolo di cos


?

Le trovate di spimale non aderiva alla pelle di questa creatura privilegiata. Era un'anima divina. Nessuno come lei pu mai avere compreso ed amato tanto la giovinezza, lei, miracolo di eterna giosemplice e sana
?...

Le puntate

Ma non

toccarono mai,

il

vinezza.

Noi dobbiamo ora discutere insieme quello che chiameremo il capolavoro di questa
eccoci al meglio.
esistenza,
di
il

Ed

momento pi

bello.

siccome

si

tratta

un capolavoro sentimentale voi mi potete osservare


l'et del

che

protagonista deve essere pericolosamente

ma questo credetemi, non vuol dir nulla, non vedemmo noi artisti d'ogni genere produrre la loro opera massima a venti a trent'anni, come a sessanta o settanta ? E non vi infusero i secondi come i
avvantaggiata,
primi la stessa vita
?

Gli stessi tesori di forza di sen-

timento di giovinezza come s'essi avessero generato la loro opera fuori del tempo ? Micheline ha, vero,

cinquantanni,

ma

il

pi acuto osservatore,
scuoprirgliene

il

giudice

pi severo non pu

che trenta. Ella


ri-

scherza, ride, ride rumorosamente, lunghe, limpide

125
sate zampillanti di giovinezza
fra la giovinezza,

ma

non ha mai amato davvero, o almeno non ha mai sofferto. Ha amato tutto e tutti, la vita ecco.
Dalla gaia combriccola che la circonda, dalle proporzioni perfette di questo quadro, qualche cosa esorbita dinanzi ai nostri occhi, qualche cosa che richiama

pi insistentemente, che

si

illumina di pi, troppo


il

facendo piano piano oscurare


divino organismo, l'armonia.

resto guastandone

il

Michelino voi la vedete ora indugiarsi in lunghi colloqui, quelli che


si

chiamano colloqui

ma

che non sono

smorzano quando in quando l'ansia del tacere spasimoso, come riposi del troppo che si dice tacendo. Il suo bel volto si vela.... e si appanna la sua gaiezza.... Maurizio.... un bel bruno di venti anni che le si avvince per
altro
di

che lunghi

silenzi nei

quali le parole

quella forza di facili sentimenti giovanili ancora informi

mescolati fra loro. Vanit, desiderio, e ignoto, ignoto

sopra tutto.
si

Ma

Micheline

lo

ama,

lo

ama

davvero,

sente oramai lontana da tutti e vicina solamente a

lui.

Lo ama

colla freschezza dei vent'anni

ma

con

la

forza dei suoi cinquanta. Ella


li

deve avere, se
lei,

ha cinquant'anni perch nessuno la conobbe mai dove andasse


la

potrebbe avere
torno a
lanti
il

sua vera

et.

Ma

tutti lo

sanno at-

il

tempo

inesorabile, e ne aspettano ane-

dissolvimento 'giorno per giorno, la decadenza.

Troppo ha pesato il suo avvallo sulla perfidia degli altri. Che vuol dire, se in una lotta miracolosa ella
a

vinto la sua stessa materia


sera,

?
:

Una

questa strana fanciulla diceva

T2 Maurizio, sono ancora bella Tanto ripeteva fanciullo tanto Ma sono vecchia. Si vede, dimmi, dimmi profondamente sincero, sono vecchia No. Te giuro. E giovane fissava coi
?
il

bella.

lo

il

suoi grandi occhi

il

viso di lei

come per
?

cercarvi in fondo

quegli anni che

E allora Non
Di',
?

non

riusciva a scuoprire.

perch lo sono

lo sei.

brutta

mi

potresti

amare

se fossi vecchia, se fossi

No, non potrei amare. Puoi pensare che sar domani Non posso pensare. Neanche potrei sopportare disfacimento,
ti

io lo

forse

ci

io sai

il

no, sar bella per te, per te soltanto, e finch vorrai


te,

cos

Quanto credi Maurizio eh' Sempre. No, Maurizio, parla Molto, molto ancora. Ma quanto Di' senza paura.
?

poi..,

poi...

pi.
io

possa rimanere

sul serio,

quanto credi

Il

fanciullo

voleva pensare ora a quello che di


era la firma

ceva, sentiva senza comprenderlo che la sua risposta


in quel

momento
occhi di

sopra una cambiale

ma

gli

lei

che ormai naufragavano nei suoi


di quello

lo decisero, e disse

meno

che pensava

ma

pi

di quello che voleva.

Dieci anni.


E
si

127

ad un tempo, generoso
scrisse

sent prodigo e avaro

e pitocco. Micheline

con semplice risolutezza

una data.

* *

tore che gli anni furono


fu

Diremo subito per acquietare la curiosit del letveramente dieci, e che questo vero e grande amore. Vero perch Micheline un

innamorata sapeva essere la pi ingenua la pi tenera colomba grande perch esso viveva la sua vita soprannaturale nella marner pi naturale di questo
;

mondo. Poco a noi importa dell'uomo,


che
ci

e la vita della
ci

donna
solo di

piace sottolineare ed esso

interessa

riflesso.

essere

nel suo amore, che non riusciva ad abbastanza sincero per essere vero, si sentiva teso in un disagio al quale credeva potersi sottrarre col ragionamento. Quella dolina non era vec-

Maurizio,

chia

ma

lo

doveva

essere.

essere di questa terra

Essendo esso il pi comune non sapeva rimanere sereno di


il

fronte al miracolo ed era necessariamente portato a

turbare

l'

incanto dei suoi cechi profanando


gli

suo

amore, rendendosi indegno di quello che


concesso. Nei

veniva

momenti

dolorosi la fissava tutta affan-

nosamente, come per frugare nel suo corpo dove nascondesse quei venti anni che
le

mancavano.

Ma non

128
era forse

un

errore dello stato civile

A
s'

intervalli era

riassalito dall'amore, e dinanzi a lui

ingigantiva se-

renamente la bellezza soprannaturale della donna e della compagna. Eppoi ancora il dubbio si riaffacciava a torturarlo. Egli dava in faccia a tutti la sua giovinezza ad una vecchia, portava questo giogo immon per una fanciullaggine, per do, senza un vincolo vero ora si doveva calpestare che un istante romanzesco
;

per salvare la propria dignit, per sottrarsi alla vergogna, ora che l'uomo.
si

sentiva di divenire

un uomo. Questo

era

Nulla sfuggiva a Micheline, tutto capiva, sicura di


s

andava avanti con una serenit divina, come quei


artisti,

sublimi

consci del loro valore, seguono


indifferenza e le ostilit, certi
giustizia,

il

loro di

cammino
stessi.

fra

l'

non

una pur lontana

ma

certi e

paghi solo di s

Non m'accusate

di lirismo

o di esagerazione amici,

non mi accusate di volere ad ogni costo fa*"e un simbolo di bellezza con un povero pezzo di carne. Lettore, io ti supplico, aiutami a dir bene di questa domia, la mia penna non arriva pi dove ormai la mia anima.
Passarono
gli

anni, cinque,

sei,

sette, otto...

L'unione era riinasta invariata,


per

ma

l'uomo era ora

incatenato dalla soluzione. Ella doveva uccidersi per

aveva giurato, lo aveva scritto mantenuto nobilmente la sua parola, i dieci anni, ella doveva mantenere la sua. Ma si uccideva per lui ? O piuttosto per non assistere al dissolvimento della sua bellezza ? Non era invece una pazza dettata dall'orgoglio folle di quella donna ? Ma
lui,
il

suo amore,

lo

quella sera. Egli aveva


pi
?

120

intanto egli se ne liberava. Che ne avrebbe dovuto far

Essa

si

avvicinava alla decrepitezza


?

Dio
si

Dio

Come aveva potuto amarla


cos presto la

Michelina che

alzava

mattina, non
finita,

si

faceva vedere che tardi,

mai prima
ghi,

poteva pi, era

bene che non ne reggeva per virt di ripiecon interminabili sedute di toilette, forse soffriva
delle dieci, si capiva tanto
si

terribilmente e nascondeva la sua sofferenza.

Come

poteva avere ancora voglia di vivere e di amare a quell'et ? Ella manteneva il suo contratto per onore
alla firma

ma

certo agognava la fine.

la fine si

appressava e Maurizio

si

sentiva sempre
S,

pi ostile nei suoi pensieri, nel suo dubbio.

doveva
i

morire, solamente colla morte poteva ripagarlo di quello

che cos impudentemente


dieci

gli

aveva usurpato

suoi

anni di giovinezza.

Era la fine. Pochi giorni mancavano alla data. Michdinc non aveva cambiato dal primo giorno, era rimasta paurosamente uguale, il miracolo dava la vertigine del vuoto quando l'essere comune che vi era dinanzi poteva guardarlo serenamente. Per quanto la passione fosse morta in Maurizio, sull'ultimo si riaccese. L'avvicinarsi di quel giorno metteva una certa paura addosso al giovane, gli faceva sentire una sensazione di freddo. Eppure si doveva ammazzare, quale orricanzonatura per lui altrimenti ? S'ella fosse venuta ad implorare ?... Se avesse chiesto tempo ancora?... Dio Dio Quella donna gli faceva ribrezzo
bile
!
!

Ma
non
si

fra

loro nulla era

appare ntemente cambiato e

parl mai della data.

130

La notte che precedeva il giorno rissato si present come ogni altra notte del tempo vissuto assieme.
L'agitazione di quelle due anime invece di erom-

pere e rivelarsi doveva quella sera ricevere l'ultimo


suggello, e

mentre l'uomo non era

riuscito

a leggere
in quella

una
sera

sola parola in quella della donna, la

donna quella

non aveva pi una parola da leggere

di lui.

dinanzi a questa grande superiorit


sentirci

come non
?

dobbiamo noi

ammirati e commossi

A
gli

Maurizio, che non aveva avuto la forza di cre-

dere, la notte port ore terribili. Si alzava dal letto,

era impossibile di dormirvi, guardava dietro la finevia deserta,


silenziosa,
la luce
si

stra e la persiana la

scialba che
sentito

l'

illuminava lo rabbrividiva come

fosse
il

nudo

nella nebbia, orecchiava con terrore,

tremito lo assaliva, tornava a coricarsi a seppellirsi


sotto le coltri, poi
ricava.
si

rialzava ancora, e ancora

si

ricolui,

Eppure non credeva, quella donna, secondo


d'uccidersi,

non era capace

ne sbagliava il perche, ma lo sentiva, lo sapeva, non si sarebbe uccisa, non credeva ma aveva paura, come quegli uomini vissuti tutta
la vita senza
i

una fede

all'ultimo istante

segni della loro religione.

la

paura
vile

di

un

tonfo, di
!

un
egli

colpo,

una

domandano un grido, immonda paura


di
l....

questa

La mattina

sarebbe andato

nella

sua

stanza.... I brividi lo riassalivano, si

tappava

le orec-

chie colle mani, quasi stesse per udire

un

colpo. Attese.

Come

si

sarebbe uccisa

rire alla

sua porta

Gli

Non sarebbe venuta a mosembr di udire in basso,

I3i

No Ebbe paura ad aprire, all'uscio, raspare. Dio ebbe paura a tacere, il silenzio lo faceva delirare, si stropicciava forte le orecchie colle mani, non voleva
!

pi sentire, pi vivere. Forse era

l,

gi

morta

Come

Avvelenata forse
sentito

Si fece forza, tacque, nulla. Si sa-

? Avrebbe ad un tratto uno schianto nella via.... Gli parve udire il cigolare di una persiana, una finestra che fosse aperta

rebbe forse gettata dalla finestra

con cautela.
ritratto

suoi

occhi,

naufraghi per
quelli

la

stanza,
:

incontrarono finalmente la loro tavola di salvezza


di

il

Micheline, e in
si

che
si

li

guardavano
volta.

con dolcezza

affidarono

immemori un'ultima

sent sollevato. Maurizio rimase cos fisso. Ripos e Ora sarebbe andato, no, non doveva uccidersi povera Ma dopo ? Che ne avrebbe fatto ? donna no no Avrebbero pattuito, si sarebbero separati da buoni amici. Si incominci a vestire, tremava, tremava, nel!

l'alba tragica....

che cosa

suo appartamento
correre

lo aspettava ? Andando nel come l'avrebbe trovata ? Morta ?

Morta come ? Come aveva potuto indugiare ? Voleva mentre continuava a vestirsi lentamente. Perch non glie ne aveva parlato la sera avanti ? Essa lo
va lasciato come ogni altra
dormisse
ricordasse
sera....

che invece ella


?

immemore

il

pi pacifico sonno
?

Che non
?

pi la data

Che

si

fosse sbagliata

Dieci

anni erano passati da quella sera quando fu scritta,


chi ne

aveva parlato pi da allora


il

Non poteva
gli

star

fermo, girava su e gi per la stanza, tutto


dentro,

palpitava

suo cuore era per scoppiare.


le

Erano

sette, era

appena

il

primo chiarore

del-


l'alba,

132

la luce grigia

delle persiane chiuse

per la stanza.

penetrava a suoli dalle gelosie E Michelino che


!

non apriva

la

sua porta prima delle dieci

Attese,

attese, poi, trovato l'estremo coraggio usc.


dirigersi risolutamente, entr nella sala

Non

seppe

da pranzo anch'ella

cora tepida e profumata dalla sera avanti. Sulla tavola erano sparsi avvizziti
i

petali di
;

una rosa

aveva
nere e

sfogliato ninnolandosi

mozziconi delle sigaloro


di

rette erano nel piattino di porcellana insieme colla cei

fiammiferi estinti
;

il

ancora prigioniero
lieve e fresco

il

profumo

lei, il

profumo vagava suo profumo

come

quello delle rose.... Si diresse alla

porta tante volte, ritorn alla tavola, voleva sedersi,


voleva aprire, non voleva....
la

ma

che cosa c'era dentro

sua anima, la pi grande tragedia o la pi ridicola


?

farsa

La porta
si

dello spogliatoio era aperta,

il

suo cuore
letto

ferm ma camera aperta....

ebbe la forza di entrare, la porta della


entr....
nulla....

nessuno....

il

era rifatto, gir, cerc, nulla, pi nulla,

non uno

scritto,

non ebbe
gridassero

fiato di
:

chiamare
!

ma

le
!

sue labbra pareva

Micheline

Micheline

* * *

Un

bel pomeriggio d' inverno, quasi dieci anni

dopo

da questo fatto, Maurizio passeggiava sotto il bel sole napoletano della riviera di Chiaia. Era divenuto un

uomo

posato, le sue arie frivole erano scomparse, aveva.


quarant'anni oramai e

133
li

si

dimostrava perfettamente.
era de-

Non

pi cos accurato ed elegante nell'abito,

ciso a divenire

uno

degli infiniti esseri di questa terra.

Gli erano cresciuti

smisuratamente

barn e

gli
il

davano

un'aria anche pi matura. Gironzava sotto


tepore, lungo
la riva
il

delizioso

mare, quando vide venire avanti lungo

una bella signora alta, bionda, elegante, accompagnata da un giovinetto men che ventenne, pi basso di lei, pure elegantissimo, tutti e due marciavano di buon passo allegramente. Potevano sembrare la madre di quaranta col figlio di venti.

rizio

Che bella donna Pens istintivamente Maumentre la coppia si avvicinava.


Maurizio
?

Micheline ? Tu qui -- Maurizio balbettava. Come mai Da di passaggio. Anche noi La signora era franca per quanto commossa. Anche partiremo fra due giorni
?

....s....

tre giorni,
!

noi,

s,

per

Palermo, siamo in quattro, una carovana.


il

Ah

scusa....

signor.... tal

dei

tali,

abbiamo tante volte parlato

Maurizio, del quale


I

due

si

strinsero la

mano

Bene, io spero di poterti rivedere, noi siamo

alloggiati qui, all'

Hotel Santa Lucia,


?

vuoi

venire a

colazione

da noi domattina
che facesse

Maurizio annu senza caAllora....

pire quello

a domani
sorriso

La
I

signora
e

gli strinse forte la

mano, con un
quello
del

buono
sole.

caldo

che

somigliava

vecchio

134 due uomini


stavolta.
si

strinsero

la

mano con

pi espressione

Maurizio rimasto a guardar dietro la coppia che


allontanava.... quella bella

si

donna

dritta....

con quella

magnifica

figura.,.,

quella faccia....

quei
:

quel giovinetto cos educato.... pensava

anni ha
io?...

Tutto disorientato
e'

quel tipo che

Ma quant'anni ho ha insieme?... Hotel Santa

Ma quanti

capelli....

Lucia....

Ah

Nella presentazione che Micheline fece dei due

signori, io

mi sono
:

servito della vecchia e poco sim-

patica formula

tal dei tali,

per

il

giovine che l'accom-

pagnava,
altrimenti

ma mi
;

era assolutamente impossibile fare

eppoi era anche inutile farlo perch certo


si

avevate gi capito da voi di chi


bravi.

trattava.... ecco,

LA BOMBA

Bum

Bum Ah Eh Una bazzecola E pu bastare


!
!

Primi a vederla furono due pensionati gottosi.


!

il

calore del sole

M' intende

Un

contatto

Paragu credo. E allora Lo Giunse una servuccia con una bambina per Bum Eh Eh
ai,
?

Vede

l'asta
?

a quel terrazzo

Un

consolato.

Austria

stesso.

la

mano.

Mamma
E

mia

Bomba.... bomba.... Potrebbe essere anche una


quella di Madrid

bomba.

il

Giunse un garzone di macelleria col panierone sotto


braccio.

Bum Eh
!

Per carit

Eh Non
!

si

avvicini
!

Benedetta imprudenza
I giovani....

138

una vettura.

Gi.

Alto

l.

Fu

gridato ad

Bum Nooooo.... E guardie Le Gi. La citt corre un serio pericolo Sono scarse numero. E di Pass un cittadino scettico senza voltarsi Eh Eh Involtata in un cencio di Al E Parigi Giunse un cittadino di dodici anni. In un cencio di
!

Che cosa

essere

questo

le

guardie....

I cittadini....

di

zelo.

neanche

balla....

solito.

balla....

Il

cittadino di dodici anni fece atto di raccoglier

un

Misericordia Accidenti Ih!


Il

sasso.

ai ragazzi

giovane di macelleria

gli

misur

il

panieron
la servuc-

sulla testa.
I

due pensionati gottosi ripresero


! ! !

fiato,

cia si riebbe, tutti si riavvicinarono.

Bum Eh Eh E Porto Arthur giapponesi


I
?

Gi.

139

E Dardanelli Una bazzecola Mi capisce Non una pentola.


i

si

sa mai.... la forma strana.

Bum
Come

quella di Madrid.

Si aggiunsero

un

barrocciaio,

un
si

frate,

due ragaz-

zucce anemiche.

Un


Il

altro cittadino scettico

non

volt

nemmeno.

Eh
!

Eh

Dopo mezz'ora non


Sono tutte nel centro

si

vede

il

becco di una

guardia

della citt.
?

sul luogo del pericolo

Centro e non centro...


cittadino di dodici anni era tenuto d'occhio.

Eh Eh Caspita!
!

Bum E se non
! !

fosse

S'aggiunse un cittadino senza professione.

Fu guardato con

sospetto. Egli considerava atten

tamente l' involucro. Gli altri in cerchio considera vano lui attentamente, pure non perdendo d'occhio
nessuno, in special
Il

modo

il

cittadino di dodici anni.

cittadino senza professione guardava sempre pi

l'oscuro

involucro nel mezzo del viale.

D'un tratto
vi
si

sembr scattargli dentro una molla e


sopra.

butt

Bum!


Fu
lanci

140

bomba
esplo-

fatto

il

largo che avrebbe fatto la

dendo. I due pensionati, bench gottosi, seppero i

da
si

cavallette.
il

La

servuccia, le ragazzucce, fuggi


il

rono guaendo,
tanto
bianchi che
Il

barrocciaio bestemmiando,

frat<

rialz la tonaca
gli

da mostrare due mutando scendevano fino a mezzo i polpacci.


l'oggetto, scucito la stoffa e

cittadino senza professione rimasto solo, chin

tosi,

aveva rovesciato

lo

ncuopnva....
I fuggiaschi a

grande distanza ora guardavano

sua manovra.

Giunsero due guardie. Che Un cestino Chi ve ha dato Era Date qua a Ma ho trovato. Per questo bisogna portarlo
cos'
?

di fichi secchi.
?

1'

qui.

noi.

io

1'

al Municipio, sca-

duta la prescrizione sar vostro. L'avr perduto qual che barrocciaio.

Ma Ma

io.... io....

ma

io....

date qua, eppoi sappiamo


spiegarsi troppo.
la vita
!

vostro nome,

Ah Ah Tutti a poco a poco Sicuro ho rischiato Ah Ah Ah Ah


!
!

Ma io Ah Ah

non occorre ho rischiato


!

si

erano riavvicinati.
la vita
!


erano

I4i

quando avete visto che quando era una


*

Voi vi

siete avvicinati

fichi secchi,
!

ma

io l'ho preso

bomba

Si allontanino signori.

Fichi secchi

Fichi secchi

Phue

Ha Ah

rischiato la vita
1

Ah

Ah

Ah
!

Figlio d'un cane

Ma Un

che razza di gente


lazzarone
!

Bell' originale

Pregiudicati....

c'intendiamo?

Eh

Eh

IL

BORSAIOLO

Sorprese Guido
e

il

mio gesto rapido


ne
io so

di

nascondere,

mi fu addosso

incuriosito,

perch mi venne

fatto cos naturale di nascondere quell'oggetto che a

caso m'era capitato fra mano, forse per risparmiarmi

questa spiegazione, che, del resto, neppure so spiegare


perch, a niun'altro avevo dato mai.

Fammi vedere, va' l, Ma nulla, nulla, non


S,

sei

buono.

nulla.

qualcosa hai nascosto, una roba nera, una

calza, di' la verit.


ravo
il

Ma
Una

che calza

calza d'una tua ex amante.

Ma
Una

che amante
cosa nera,
1'

ho vista bene, hai fatto troppo

presto a nasconderla

con tutta

la

mezzo aperto Deve essere una cosa molto interessante perch ti preme troppo di non farcassetto

persona ripa-

mela vedere, ne sono incuriosito,

sei buono....

non

Ebbene

via,

ti

voglio contentare, bracone che

sei altro,

guarda.

Una

borsa di velluto nero con cerniera e catena di

metallo bianco.
io

Il

Rt

btUo.

146

deluso,

Ha

appartenuto a tua madre

Disse

Guido

No. Ad una vecchia signora certamente. ne ha tutta vero Sei stato l'amante una vecchia, me l'avevano
Eh.... forse,
l'aria,
?

dopo

essere rimasto zitto alcuni secondi.

di

detto una volta al caff, non volli crederci, ora incomincio a convincermene, sei stato l'amante di qualche vecchia infame, bacchettona, e che tabaccava per giunta, dentro e' una tabacchiera, ci scommetto.

Ma
:

che vecchia, che tabacchiera, smetti grullo

Vuoi proprio sapere come venuta qui questa borsa


Senti
sono, ero fermo alla porta,

stavo per uscire, un giorno.... cinque anni or

mi infilavo i guanti e davo qualche disposizione alla mia donna, essa teneva la porta mezza aperta. Vennero dalla via a un tratto delle
grida confuse, e quasi insieme,
te dentro la stanza,
ci

capit addosso senza

che lo avessimo sentito, uno precipitandosi violentemenla

donna fugg spaventata

ma
al

io
la-

potei subito distinguere che le grida dicevano

dro! al ladro! Compresi, era


la porta, la
testa,
il

lui.

Chiusi istintivamente

donna era
si

affacciata cogli occhi fuori della

ladro

rasente al
servare la

in fondo alla stanza, capo basso, alzava gli occhi per osmuio a

era fermato

mia espressione senza

supplicare,

e senza

avere per nulla aria minacciosa, aspettava quello che


io avrei fatto.

proprio mentre io pure lo osservavo incapace di

prendere su due piedi una risoluzione qualunque, suo-

narono

il

campanello,

feci lesto

un cenno

al

giovane di


ritirarsi

147

donna pure
si

nella stanza vicina, la

ritir,

aprii lesto, tutto

pronto com'ero per uscire, cappello

pastrano guanti bastone.... una guardia municipale, e


dietro,
alle

sue spalle facevano capolino ansanti tre


le scale si

o quattro borghesi, e per


lire

sentiva gente sa-

e vociferare.

Scusi, entrato qui, in questa casa,

un

ladro,

mio che ha strappato una borsetta ad una signora,


T hanno visto entrare in questa casa,
li

trovarlo,

li

ma non ci riesce non e' . Ma.... non so davvero, io non mi sono accorto nulla, qui non pu essere entrato certamente, io

stavo per uscire ero qui, la porta era chiusa, se vuole


issi

>ra
Itri

pure,

ma
le

inutile.... impossibile....

non

so....

Oh

pare, scusi....

L' intonazione delle

mie parole fu

tale

che non

la-

n adito a sospetto.
Scusi, scusi
10 sbagliato,

Disse due volte

la guardia,
il

avranchi sa,
agli

vedremo

o sar scappato per

tetto...

siccome loro salirono presto

piani io richiusi.
voltai ecco

da una porta apparire la iccia esterrefatta della mia donna gonfia di paura e pavimento dispetto, doveva sentirsi bruciare il
)tto
ia
ria
i

Appena mi

piedi

con quel tipo

in casa, irata di fronte alla

naturalezza,

ma

incapace di trovare la prima pafece


la-

per la circostanza.
si
il

Sulla soglia dell'altra porta, in fondo,


ro,

era rimasto

l,

solamente dietro

la portiera, e si

ipose

come prima

nella identica posizione, allo stesso


posto.

148

Un

ragazzo sui diciassette diciotto anni, vestito

non troppo male, come un operaio, un giovine meccanico, teneva il berrettino in mano. Bene educato. S, mi guardava senza dir nulla.

Io andai su e gi per la stanza tre o quattro volte.

Per

le scale

era

un

saliscendi, alla porta di strada s'era


di

adunato un enorme gruppo


vano,
gi
alle

persone che vocifera;

finestre tutti erano affacciati


s

e sbraccia

vano, sbraitavano

no no
no....

su

Chi l'aveva visto, chi

poco a poco tutti

uscirono delusi dall' infruttuosa ricerca, e la gente


po' alla volta
si

un

squagli, le finestre
il

si

richiusero per-

ch faceva freddo,

ladro era

l.

Rimanevamo

in quella stanza io e lui e la


alla porta,

donna

cne andava e veniva colla testa

fulminan-

domi ansiosa cogli occhi, ma nessuno dei tre era capace di dire la prima parola. La donna, si vedeva,
aveva pi voglia di tutti di dire qualcosa, di sfogarsi, contro di me, contro il mio modo di procedere, pigliarsi i ladri in casa, strapparli dalle mani della giustizia, mettersi a rischio di finire in galera con essi.... cose da dar la testa nel muro, ma non le riusciva di
cominciare, io sentivo che bisognava dire qualche cosa,

bisognava

fargli

una paternale, bisognava


il

parlargli fra-

ternamente, toccargli
cisione, invitarlo

cuore, dissuaderlo dalla sua de-

a desistere, e spiegare cos la propria

condotta, giustificare di averlo a quel


il

modo

salvato,
istinto

mariolo.

Ma

siccome

io lo

avevo \ salvato per

149

senza riflettere un solo istante, tutti

bei discorsi

mi

morivano sulle labbra. Lui non aveva in fondo voglia di dir nulla, la sua posizione era chiara netta, si mostrava freddo, ed aspettava in fondo eh' io gli aprissi la porta, non arrivando a comprendere' che io avevo incominciato a ragionare,
e ragionando dicevo

se lo

mando

via ora cos subito,

troppo presto,

e'

ancora qualcuno nella strada che

pu vederlo e prenderlo o farlo prendere, la strada non pu essere ancora del tutto dimentica e distratta dal

fatto

occorso

pochi momenti
feci

fa,

qual-

cuno pu
modarsi.

essersi appostato, gli

cenno di

acco-

No, rimase sempre in piedi appoggiato alla parete col suo berrettino in mano, guardando in terra
e alzando tratto tratto su

Si

accomod

me

gli

occhi calmi, aveva


bella testa

dei capelli neri ricciuti scomposti,

una

bruna

da adolescente e tutta
figurina snella.

la faccia pallida sensuale,

una

quello che pi di tutto

mi turbava
colla fred-

era la sua naturalezza, pareva ora che fosse sicuro di

quello che io sentivo per

lui,

mi considerava
solo

dezza del giuocatore nato che continua la sua partita


senza
il

movimento

di
il

un

muscolo della

faccia, di

quasi sicuro di essere

padrone della situazione, e


spiato

dominarmi.

La donna dopo avere


sto che

un po'

la scena,

vi-

nessuna risoluzione veniva presa sia dall'una


si

che dall'altra parte,

ritir nella

sua stanza, messe


il

150

si

catenaccio con rabbioso furore, e

ud poi

il

ru-

more

di qualcosa gettato contro l'uscio.

Siccome per incominciava ad imbrunire, pensai


che l'unica era di farlo uscire, avrebbe potuto essere uscito benissimo da s gi da molto tempo, io ero rimasto tante volte fermo guardando fuori dalla finestra va-

gamente,
io
la

ma non

l'aveva fatto, sentiva che quella non

era la logica soluzione,

lui.

E
in

mano

si sentiva legato a me come quando fu per scendere la sera mi messi tasca, estrassi dal mio portafoglio un bi-

glietto

da cento

lire gli

andai vicino
glie lo

glie lo

messi nella

mano

senza dire perch

davo, e

lui lo strinse

appena, senza avidit sempre seguitando a guardare


in terra.

Mi

affacciai alla finestra, scrutai

bene

la via

nel grigiore del crepuscolo, andai alla porta, l'aprii cau-

tamente, orecchiai, mi volsi a lui, lui prima fece un atto come per dirmi qualcosa poi alz una spalla, decidendosi si mosse, sempre col suo berrettino in mano mi strisci dinanzi guardandomi con disinvoltura senze

timore e senza gratitudine


Aprii la finestra per

strisci

ratto, io richiusi.

vederlo uscire,

non

c'era

pi,

era gi sparito.

Avr pensato che

quelle fossero le tue consue-

tudini di padrone di casa, vi comportaste entrambi a


fil

di galateo.

potuto capirlo.

Chi sa che cosa avr pensato, io non ho mai Dopo andai a chiamare la donna, ce

ne volle per farla uscire, si era barricata nella camera, prima non voleva rispondere in nessun modo Non e' pi, vieni, andato via, vieni fuori ce ne volle.


Pei borbottando,

I5i

rimuovendo tutto quello che aveva ammassato dietro la porta usc indignata. Io me ne vado via su due piedi Sono cose da mentecatti Mettersi a tali cimenti. Io non intendo

di

combattere cos coi matti.

un
I

disgraziato
!

chi sa

come su isuoi, chi sa hanno Sia chi voglia me ne Ma no, dette buona Poi
lo

Perch non gli ha dato da bePerch non lo ha invitato a pranzo ? Cosa vuoi, un ragazzo, lui non ne ha colpa,
ladri in casa
tirato
io
di chi
....

si

vado....
si

stai

fru-

gare per
digli,

tutte le stanze, negli armadi,


i

pei

nascon-

dato via
Io

non voglio saper tante cose, conosco i miei polli, non voglio mica finire strangolata per lei sa, o al bagno un corno Ma che strangolata, ma che al bagno ma che corno E non seppe mai l'affare delle cento lire che se no mi avrebbe dato il caff amaro per un anno intero.
!

sotto

letti.

Ma

se
io.

andato

via, gli

ho aperto

io,

1'

ho man-

Giusto, Non nata Non E come


?

e quelle cento lire perch glie le daste

lo so.

Perch fosse contento della sua gior-

lo so.

c'entra la borsa
la

donna, dopo avere sbraitato, cercato frugato, messo paletti e catene, la vedo andare nelAspetta,
l'ingresso sotto
il

credenzone, buttarsi

tutt;i

distesa in

terra a cercarvi sotto, io ridevo

credendo che cerca


ancora
il

i52

ladro

che cerchi
il

Ma

sei

pazza

sbuf-

fando con grande fatica ne trasse fuori questa borsa. Lei aveva visto che entrando il ragazzo aveva gettato qualche cosa sotto

mobile, io non

me

ne

ere

per nulla accorto a quel

modo come mi

era precipitate

addosso,

si
:

dette sempre borbottando

a cercan

dentro, eccola
il

guarda, un fazzoletto bianco di tek


trenta trentacinque
diciassette

rosario, e questo portamonete, dentro: dieci, cinque


dieci venti
:

uno due,
lire e

trentacinque centesimi. Mentre la donna

fmgava

nella borsa

mi sovvenne che

il

ragazzo per tutto

tempo aveva guardato


l'aveva buttata.

l sotto, sotto al

mobile dove

io

che non

lo

sapevo, che non me

ne ero accorto. Peccato perch tu saresti stato davvero compito prendendola fuori e consegnandogliela con garbatezza, aver tenuta la borsa per te non va, chi sa come ti avr giudicato severamente quel bravo giovinotto
!

Ma
Il

gi, gi, s proprio,


te,

voleva la sua borsa.

borsaiolo ora sei


1'

meno male che non

ha denunziato,
ziare.

hai scampata bella, lo puoi ringra-

Precisamente,
il

certo, e

come potevo

fare

Ecce

mio denaro senza alcuno entusiasmo, voleva il suo, la sua borsa, quello che ci doveva essere l, anche se era meno di quello, lo avvinceva, non le mie cento lire.
perch prese
Gli hai tolto tutto
il

gusto della sua professione.

Ecco, bravo.

naggi

153rintracciarlo, certi perso-

Ma
si

potevi

pursempre

Ma no, ma no. vero, non sarebbe Non c'era pi ragione oramai. L'ho
si

sa presso a poco dove capitano.

ridato.

rivisto tante

volte dopo, e

sempre in luoghi e in attitudine

sospetti,

fermo

alle

stazioni dei tranvai,

fuori alle uscite dei

teatri dei caff, per

due o
?

tre

anni

ho continuato a

rivederlo.

No, non ne ho mai avuto il coraggio, e il suo incontro mi ha sempre turbato, mentre lui mi guardava sempre con la pi grande naturalezza e sicurt,
e bonomia.

Vi siete salutati

rubo . Un bravo giovanotto in fondo, tu non gli hai mai restituita la visita n la borsa che aveva lasciata
sulla sua fronte io leggevo

Non

ti

ha serbato rancore.
bene
:

in casa tua.

Poi non ho pi incontrato pi, non da anni, chi sa dove andato a In galera. Probabilmente,, o sar emigrato... In America. Forse. Ne senti un po' nostalgia, No, ma conservo sempre questa borsa tale
lo rividi
1'

finire, soldato....

di

di' la verit.

quale,
alla

qualche volta mi accade

di

pensare a

lui,

nostra avventura.

ALLA MORTE NON SI SFUGGE

Se una ragazza giunge all'et di vent'anni con una dote abbastanza vistosa essa ha certamente dovuto allontanare da s qualche pretendente. Nessuno
fa ressa

dove

le

tasche sono buie,


si

ma

dove

e'

qual-

che cosa che luccica tutti

avvicinano gonfi di cu-

riosit e di speranza. Sperare e lecito, e vale

anche

la

pena
resto

di tornarsene

con un
:

rifiuto.

Il

quale rifiuto del

sempre

discreto

chi

queir imbecille

che
Ci
si

va a

farsi dire

un

no

bello

tondo, sul

muso

avvicina pian pianino a spirale,


stringendo sempre pi
il

come fanno i mosconi,


si

cerchio,

fiuta, ci
ci
si

si

posa

magari un istante,
ed eleganza.

magari neanche,

allontana

pian pianino, a spirale, tranquillamente, con dignit

La ragazza

fa la schizzinosa, scorbutica
il

che ancora non venuto


la corte di quello, si
quell'altro....
tidue....

si vede suo momento, e non accetta


;

mostra seccata
padre
il i

delle assiduit di

gli

anni passano, venti, ventuno, venil

la

madre

nonni

gli

zii

fratelli....

quella gran cicala che


tare.

mondo incomincia a
?

can-

Come mai questo

Perch quest'altro

Bisogna

proprio prenderlo questo famoso marito, e la fanciulla

-158
piega la testa per
il

a colui che non ama non disprezza. Una buona dote anche un gran calmante al cuor< e ai sensi di una fanciulla tutti le fanno coda ad oc chi bene sgranati ed ella intanto impara a sgranai
suo
s
;

suoi,

tutti

ragionamenti che

il

cervello le

pei
g

late sul suo

mette di fare in simili intervalli sono tante docce sangue vigoroso e bollente.
Colei che lusso di tanto ragionare,
;

il

non ha dote invece non pu permetter* il tempo stringe, e la frett

attorno a lei i giovani mosconi ronzano mei minore soggezione, fiutano, scrutano liberament pesano bene la loro mercanzia con la pi grande cali e pochissimo rispetto, oppure sono pieni, straboccai di amore, di passione di folle, di romanticismo, cose poetiche, e mentre dalla bene dotata si pensa per primissima cosa ad un buon pezzo di carta da bollo che ne assicuri il patto matrimoniale, qua il pezzo di carta lo si vede all'orizzonte lontano, piccino piccino, tanto che chi non abbia vista pi che buona
riscalda
e con

pu non vederlo

addirittura.
ei

Nel primo caso il cancello chiuso pel quale si tra direttamente nel giardino, ammettendo che sia
giardino, nel secondo la panchina in fondo ad
viale lungo eterno, di tigli e tutto assiepato di rose.

ui
ui
li

una volta dentro succeder quello ci succeder a quella panchina invece non ci si arriva ira un infinito languore di passo in passo fino alla consi mazione. Ed una fortuna sapete che quella panchina sia tanto lontana. Quando gli sposi finalmente, un tai
quel giardino
;


tino sfibrati, vi arrivano
si

i59

sta cos male....

accorgono che tutta sconsi

quassata.... schiodata.... ci
ci liberi, e gira e rigira

la

posizione,

un Dio non giungono mai a trovare curiosa perch da lontano pareva tanto

carina e tanto fatta bene....

qui chiudiamo pure le nostre oziose considera-

incominciamo la storia di una certa Elena la quale si trovava precisamente nel primo caso suddetto. Questa ricca fanciulla aveva dovuto decidersi al matrimonio, come un dovere, non essendo conveniente rimanere oltre zitella a ventiquattro anni suonati, dopo
zioni e

avere storta la bocca a qualche dozzina di aspiranti.


Scegli scegli, scelse
dali scelse
il

uno

dei tanti, per


lei

non dare scan-

la sposava per suo denaro, questo almeno c'era di buono, per il

uno

ricco

come

che non

resto

vedremo

poi.

Il tran tran matrimoniale non andava malaccio, sposo buono, gentile, educato, pareva fatto apposta per essere un bravo padre di famiglia la sposa buona,

lo

gentile, educata,

pareva fatta apposta per essere una

brava madre. L'equilibrio della bilancia sembrava perfetto.

Elena nei primi due anni di matrimonio aveva dato alla luce due bambine Anna e Agnese. Esse
:

formavano
glior

la tranquilla felicit di

quel padre e

il

mipo-

passatempo per quella madre.


cos, e
il

Se tutta questa gente avesse seguitato


teva anche darsi,
essere

nostro racconto minaccerebbe di

poco interessante davvero.


noi non ci contenteremo di

Ma

una guardatina

su-


perficiale

160

ad un benessere superficiale, e secondo la precederemo gli avvenimenti ficcando un po' il naso dentro le anime dei nostri personaggi. E ci accorgiamo senza indugio che mentre uno ben piantato sul piatto della bilancia, l'altro non vi che buttato sopra provvisoriamente, e da un istante all'altro vedremo i piatti andare a gambe all'aria e l'equilibrio con essi. Mentre nell'anima di quell'uomo non era pi nulla di esplorabile, nulla da scuoprire, da svolgere, il suo filo era tutto sdipanato la donna se ne sentiva dentro un gomitolo intatto, stretto, compresso,
cattiva

abitudine

un

globo, e lo sentiva pesare

come una
:

pietra dentro

l'anima.

Talora
trover
l'uomo,
il

le

capo

balenava pel cervello di questo gomitolo ?


il

Se un giorno io
il

capo
si

lo

trov
:

alla fine, e tutti capite

bene di che capo


le

trattava

l'amore, l'abbandono,

piacere....
il

vivere e

non pi vegetare, come

diceva
il

suo cervello mal-

leabile, e, sotto la vernice,

suo brutale istinto.

Da
i

quel giorno la sua faccia non fu pi tranquilla,


si

suoi occhi
la

svelarono e sprigionarono bagliori di


fior,

fiamma,

bocca

divenne sensuale, tutto

l'essere

sub, in ritardo, la sua

maturazione rapidamente, in
prodigio

pochi giorni quella donna cambi tutta, divenne un'altra.

.Spero che voi non penserete che simile

fosse operato per unica consolazione e gioia di quel

buon uomo ch'era suo marito gli che il gomitolo aveva mostrato il bandolo, l'ora era scoccata, e la donna
;

afferratolo incominciava la sua corsa.


indizi,

ii

Voi sapete meglio di me quali possano essere gli per un marito, del suo momento critico. Io non pretendo certo di aggiungere una pagina alla grande
dell'

Fisiologia del Matrimonio ha illuminate abbastanza

immenso Balzac,

egli

le
il

teste maritali,

perdi' io

pretenda di volerci portare

mio moccolino. D'altra

parte nel nostro caso non importava chiedere aiuto al

grande scrutatore del matrimonio, questa donna voleva, risolutamente voleva e trovava giusta e logica
la

sua condotta. Era divenuta intollerante cattiva.

Rimaneva
lui,

era del suo

quanto e quando le piaceva, non voleva essere che di sfidava tutto e tutti. Che cosa glie ne importava
fuori di casa,

amore

soltanto,

del marito, delle figlie, dei parenti tutti

Amava. Non

avevano capito che quando questo istante fosse giunto ella non avrebbe arrestato di un attimo il suo cammino, e sarebbe andata dritta al suo scopo ? Non era un' ipocrita, non ammetteva di prostituirsi, non si era data per quello che non era, dovevano averlo capito, colpa loro.

Una
mente.
ntroce

sera essa fu, nella sua casa, aspettata lunga-

Un
:

povero

uomo

colla testa stretta fra le

mani,
pi

attese colla pazienza del dolore pi rassegnato,

due creature gli erano attorno con occhi che parevano interrogarlo, e ai quali non seppe rispondere, la vecchia zia, in un angolo, addolorata, muta, vegliava come ad una salma. Elena col suo amante era fuggita, via, lontana felice, felice di aver calpestato tutto, oh avrebbe voluto gridarglielo a quell'uomo che si era illuso, a quel
attese
:

ir

Il

R*

btln

I2
povero imbecille; quale era l'amore Che credeva egli ? Non aveva sentito, piccolo essere, di avere accanto una cosa, ed era convinto di amare e di essere amato, era convinto che quello fosse l'amore vero, doveva andare a vedere ora quale era Egli non ne aveva mai neanche intraveduto il tacco di uno stivale Ora sen!
S

tiva tutta la

forza del suo sangue, della sua vita, la

piena del suo cuore da traboccare tutta in quello dell'amato. Poi

non pens pi che alla sua felicit e per tanto tempo non si ricord di avere avuto un marito,
!

di avere partorito delle creature, nulla


I

due amanti vissero

fuori, lontani dalla loro citt,

due anni del due bamsuo matrimonio Elena aveva dato bine, cos dalla nuova unione saltarono fuori due maper tre bellissimi anni.
nei primi
alla luce

Come

schietti che furono

chiamati Natale e Stefano.

* * *

Trascorsi questi tre anni,


dispensarsi,
citt.

il

suo amante non pot

per

urgenti affari dal tornare nella sua


lo segu

Elena naturalmente

immemore ancora

una via di quella citt stessa, abbandonato un giorno un altro uomo e due piccine. Vi ritornava con questo che amava ancora come il primo giorno, e coi due maschietti pei quali aveva quelle cure che tutte le madri hanno pei loro figli, senza per avere ancora sentito neppure per essi il grande trasporto materno, istinto per il quale una donna pu
di avere l, in

soltanto bestia

i63

figli.

rendersi capace di tutto, dimenticando s stessa, rinun-

ziando alla propria vita per quella dei


per
il

Ella fu

suo uomo, una parola doveva


citt,

renderla

madre d'un

colpo.

Rientrata nella sua


falsa famiglia,

Elena, viveva nella nuova


era la vera, con la pi

che secondo

lei

grande naturalezza. Molti dei vecchi amici, anzi i pi, non le rivolsero il saluto e la segnarono del loro disprezzo. Essa era fuggita, ma chi sa quali e quanti
pettegolezzi
tra famiglia e vi ritornava
il
!

avevano seguito la sua fuga Aveva un'alcon quella indifferenza, era


!

colmo Viveva appartata, usciva poco, di rado. Alcune vecchie amiche per furono molto liete di rivederla,

come

se.

nulla fosse accaduto, ghiotte di que-

sto genere di lecconere, ficcarono finch fu loro posile il naso nelle sue faccende. C'era anche chi la compativa tutte quelle mogli, ad esempio, che avendo incappato in un marito della pi ottima specie poteo permettersi anche il lusso di disprezzarlo quelle vano per lei parole di scusa Essa non aveva potuto amarlo, il bestione, una donna d' impulso, di ione, come poteva rimanere con una marmotta di Di pi, quella pasta ? Troppo aveva pazientato. quelle che si trovavano in posizioni simili alla sua cor;

sero tutte, divise,

divorziate,

rimaritate, raccerottate

con
nel

uomini che non combinavano perfettamente loro nome con quello che scritto allo stato civile
altri

per legittimo

compagno, tutte quelle picce insomma

non

di

primo getto.

Un
giorno,

i6 4

amiche che le davano di una guancia affrettandos poi a carezzarle la guancia opposta, o viceversa, una Sapete mia cara Elena di queste dunque le diceva che quel vostro marito veramente un imbecille ? Vo non potete mai indovinare che cosa sia andato ac inventare alle vostre creature Che voi siete morta Morta Essa esclam dando un balzo. Quella fu la parola che baratt un cuore di amante in quello
di queste
solito

una

uno

schiaffo sopra

di

madre.

suo seno

Elena sent bene Morta Vigliacco


!

il
!

baratto

dentro

Ella pens

Si

curo mia cara, e

le

piccole infelici pregano

per

voi,

hanno
offrono
tina.

fatto
fiori

presso al loro letto

un

altare al quale

lacrime e preghiere ogni sera e ogni mattutti


i

Morta Ella pensava me volesse dire smemorata


!
:

modi il vostro ritratto, non mia buona Elena i vostri ritratti sono tutti banditi da quella casa, eppoi per quel mezzo le piccine potrebbero un qualche giorno giungere a riconoscervi gli hanno invece dat per il loro altare una fotografia della Vergine Santissima, che esse dicono la loro madre .
Volevano in
gli

stato concesso, capirete

fra s questa parola e


!

E Anna

?
?

Agnese
io
1

Io

le

aveva dimenticate. Come saranno


cresciute....
le

Forse

ho incontrate per via senza


saranno
Agnese,

riconoscerle.... chi sa coni'


ora.... sette anni... e s

Anna ha

mie bambine....

In quel

momento dimentic

il

suo amante, non

solo,

ma

Natale e Stefano.

-i6 5 -

Morta
sofferto,
l'

Vigliacco

infelice,

nel cuore

delle

Si vendicato! Forse.... avr ed ora si vendica, mi ha uccisa mie bambine, che sono mie, per!

ho fatte io, perch ho sofferto nel darle alla luce, ho gridato, carne strappata dal mio corpo.... Vigliacco.... chi sa come Ella pensava vigliacco avr sofferto.... forse.... esse domandarono di me.... e lui non seppe che rispondere.... La zia Gilda forse ha
ch
le
!

detto senza pensare a quello che diceva.... senza ca-

ha fatto molto male quella vecchia, bisogna riparare Le mie bambine.... chi sa come saranno belle.... Anna.... Agnese.... erano rosee.... perch le ho abbandonate ?
pire di far male.... di far tanto male....
!

Il

giorno seguente, l in una via eccentrica, solitadi piccole case signorili,

ria,

una via fabbricata

una

signora elegante, velata, con visibile impazienza per-

Ecco sbucare ad un tratto trotterellando due bambine con una cuffna nera, e dietro di un passo una vecchia signora la zia Gilda le due bambine belle, fresche, sembravano una pariglia di cavallini neri che trascicorreva su e gi da

un capo

all'altro la strada.

nassero

il

pesante

convoglio

della

vecchia.
le

La

zia

riconobbe subito la signora velata,


pirono nulla
;

bimbe non ca-

venne avanti, rimase a lungo ferma dinanzi alla porta dove esse salterellando e ridendo
la signora

erano entrate.

La vecchia

arriv su senza fiato.

La

sera

parl col nipote dell'apparizione,

e piansero insieme.

Quella donna era capace di tutto, di qualunque bassezza,

ed erano quasi in diritto di dubitarlo, di

qu;i-

i66
lunque vendetta,
si

sarebbe vendicata. La zia raccont

di averla vista in attitudine imperiosa, crudele, spa-

valda, di belva spietata quale era, ed aveva sentite


le

sue ginocchia piegarsi per

le

piccole creature che

nulla avevano compreso.

Ora quella signora quasi ogni giorno passava per quando aveva vedute le bimbe si dileguava. Talvolta era dentro una vettura chiusa, ferma a pochi
la via,

passi dalla porta, voleva sentire la loro voce.


Il

marito, in preda a crudele agitazione, non usciva


lei
;

pi di casa nella tema d' incontrarsi con


chia zia uscendo
si

la vec-

raccomandava al Signore perch quella donna non giuocasse un brutto tiro alle picpassavano talora daccanto senza badare, un giorno si ferm a guardarle dietro, e Anna si
cine.
le

Esse

volt insieme con lei ma senza capire nulla.... che cosa doveva capire povera bimba ? Pensava la sua buona mammina tanto lontana, e non le bastava il fiuto per sentirla invece tanto vicina. La sera rimanevano lungamente in ginocchio dinanzi all'altare della mam-~ ma Dove sarai povera mammina nostra ? In paradiso da Ges . E forse a quell'ora una donna misteriosa alitava attorno alla casa.

Non
idea
:

si

sa

come mai

alle

La

mamma

morta,
.

due fanciulle venne questa dunque bisogna andare

a trovarla al camposanto
chiedere e domandare.
Il

E
:

non

si

stancarono di

povero padre pensava


?

queste fanciulle cre?

scono, incominciano a capire, che sar di noi


si

Come

pu continuare

Quella donna sar spietata, io mi


sono vendicato su
sulle sue creature.
lei
;

167
essa

si

vendicher ferocemente

Si dov trovare un estremo espediente, comperare un posto nel cimitero, uno di quei posti che si comprano in vita per la morte, porre una lapide, e scrivere sopra il nome di quella donna. Avrebbe avuto
il

coraggio di rovinare questo incanto per


si

le

innocenti

orse

sarebbe sentita avvilita, vinta, definitivamente,

ivrebbe ceduto, abbandonata la preda.

E
s,

l'uomo, pur

ivorando per
li

le

sue creature, ebbe un ultimo rancore


la fronte
:

marito calpesto, rialz


Il

bisogna sep-

>llirla.

posto fu comprato e sulla lapide fu scritto


zia ripeteva
;

Elena

'ascia Tarantini.

La

siete

troppo piccine per andare


tanto
insistettero
rose,

camposanto

ma

loro

che
le

un
belle

jiorno bisogn condurvele. Cariche di


iccine salirono sulla vettura che
lalla
le

doveva portare
la solita

mamma. Mentre
?

la carrozza si

muoveva

igura apparve proprio in quel

- Dove vanno
Ila

Essa

momento.

pens

Portano

fiori

la

o alla Madonna, perch voglia bene loro mamma.... belle !.... Sembrano anch'esse due
maestra,
invece Natale e Stefano sono cos
pallidi....

rose....

memici....
pite
ssi

Oh

Era

naturale,

quelle creature concecos,


ille-

negli spasimi della volutt,

portavano in fronte
del vizio
;

la

dovevano essere macchia del piacere

ito,

le

due bimbe invece no, non furono

mcepite per
ie....

il

piacere dell'uomo, erano cresciute sa-

belle....

erano state concepite nella purit...

Oh


fuggire
via

i68

avesse potuto prenderseli tutti e quattro

suoi piccini e

con loro

Ma

l'avrebbero

amata

Non

avrebbero,

un

giorno, conosciuta la verit, incominciato


!

Che povera donna aveva fatto ? Aveva amato un uomo, se quello fosse stato il marito, se non l'avessero spinta al matrimonio troppo presfo, ora sarebbe stata felice, tranquilla.... Ma quei due uomini perch non si odiavano ? Perch non si mettevano l'uno di fronte all'altro con una pistola in mano ? Oh Ella avrebbe voluto vederli scomparire, e rimanere sola coi suoi bambini, uno non lo aveva amato mai, l'altro non lo amava pi. Amava i suoi figli, e specialmente le sue bambine che la credevano morta. Morta Che vigliaccheria Bisognava vendicarsi ma senza toccare le piccole, oh! i loro visetti rosei non dovevano impallidire. Un giorno, alcune delle solite amiche, le vennero a dire Mia cara Elena noi veniamo qui, a casa vostra, e vi troviamo bella e fresca come un fiore, e quando andiamo in cimitero a pregare per i nostri poveri defunti ci sentiamo prese dalla voglia di recitare anche
a
odiarla....

a disprezzarla.... Dio
!

infelice era lei

in fondo che

per voi qualche orazione. Le vostre piccine sono


quasi ogni giorno a spargere

Oh

fiori

sopra la vostra tomba.


!

Porco

Anche questo

L'aveva seppellita

Non
re!

c'era

pi speranza, non le rimaneva che farsi

mettere viva in quella tomba per amore delle sue creatu-

Era troppo! Era troppo! Ecco dove portavano le rose And al cimitero trov la sua tomba colla lapide attorno tante rose, tanti fiori accomodati da quelle
!

quattro manine....

__ 169
Quel giorno essa aspett
Si

le piccole

ma

non vennero.
i

recavano

il

gioved e la domenica,
le

giorni di

vacanza. Ella torn ancora e ve

incontr.
pensosi....

Erano
tre-

inginocchiate.... cogli occhioni belli,

Che succeder mando.


I

pens

la

vecchia

zia

primi giorni

Anna

Agnese avevano domandate


profonde che
la
ri-

centomila cose, un diluvio di osservazioni che nella


loro

ingenuit saltavano fuori cos

vecchia dov radunare tutta la sua esperienza per

spondervi senza sbagliare.

Perch

la lapide della

come quella che quando


mato
le

degli altri
il

dolore

trovare tante parole.

bimbe tutte quest'altre ? E alla loro tenerissima et avevano guardato quasi come un vecchio
scettico le lunghe filastrocche, ed erano contente che
la

non era tutta scritta morti ? La zia aveva risposto vero e grande non si possono E allora ? Avevano escla-

mamma

mamma
Quando

fosse cos tutta bianca,


si

si

rinonosceva bene

da lontano,

distingueva dalle altre con quelle tre


inverno, la vol

parole sole in mezzo.


scelsero la cappina per
l'

lero

nera ad ogni costo.


al

La nostra passeggiata

sempre
di nero.

camposanto, e al camposanto ci si va vestiti L incontravano tante persone vestite di


...

nero cogli occhi rossi di pianto

S' inginocchiavano una accanto all'altra, dicevano una preghiera tutta loro, una di quelle preghiere vere, che dovrebbero andare di volo dalle anime all'anima

di chi porgesse orecchio

ad

ascoltarle.

facile

pregare

170
macchinalmente, con vecchie parole, e
i

monaci pos-

sono rimanere ore e ore ogni giorno biascicando le consuete frasi, ma se essi dovessero pregare colle
parole loro, oh
!

La preghiera

non durerebbero che pochi minuti. di queste due bambine era una
;

di

quelle piccole cose fatte apposta per far versare fiumi


di lacrime ai cuori teneri

ma
:

che noi abbrevierem


ci sia possibile.

per raccoglierne minor msse che

Esse
si-

dicevano presso a poco cos

Piccolo Ges, la

gnora maestra ci ha insegnato che tu risuscitasti dopo che eri morto, tu che sei tanto buono insegna alla nostra mammina che qui sotto, come hai fatto, e allora
lei

ritorner colle sue

dietro piangeva e

bambine . La vecchia guardava all'orizzonte sempre

zia
te-

mendo La

di veder comparire la solita figura.

signora vi

si

recava, e da lontano osservava

la scena.

Come sono

punita

Quale cuore pi straziato

mio ? Le mie creature sono l, e piangono e pregano sulla mia tomba, ed io a pochi passi da loro non posso correre a rialzarle, abbracciarle e farle felici. E sento che la forza che mi tiene mi abbandoner, che io non resister e non posso e non debbo andare !... Dio come sono punita Nessun cuore pu essere pi lacerato di quello colpito neh" amore dei
del
! !

suoi

figli

Ebbe un impeto
veva sepolta.

di

sdegno contro l'uomo che

l'a-

Ah Tu mi
!

hai uccisa e sepolta

Va bene Sono
! !

morta,

ma

ancora in tempo per risuscitare


La domenica, quando
un
grido,

I 7I

furono allo svolto


diedero insieme

le fanciulle

che recava alla tomba della

mamma,

uno

scatto, e

una

corsa. Sulla lapide, in piedi,

immobile, c'era una bella signora vestita di nero, pallidissima, tutta coperta

da un lungo velo nero.


!

La
!

mamma La mamma
!

gridavano Geella inginocchiata,

Ges

Le

si

avvinghiarono ed

se le stringeva, e piangeva e singhiozzava....

La vecchia ebbe un primo impeto sdegnato,

No No
!

Ma poi
le

e grid

chin la testa.

le piccole

gridavano che Ges aveva fatto come gli avevavo detto loro, glie lo avevano detto loro a Ges, e appena
smessero di gridare
raccontarono.

Intanto due uomini erano giunti, e con due grossi


pali di ferro avevano sollevata la lapide dinanzi alle bambine. La tomba era vuota, bianca, nuova, pulita. Come era bella la tomba dove era stata la mamma Non faceva punta punta paura La mamma era ri!
!

suscitata

La fecero salire nella vettura, essa non voleva,

ve la obbligarono, non fu possibile resistere, la spinsero su tirandosela in mezzo.


Il le

padre era immerso nei suoi pensieri quando ud

grida e vide l'apparizione. Rimase fermo senza po-

ter capire.

Risuscitata
la
!

Gridavano
!

insieme

le

fanciulle

come

co^a pi naturale di questo

mondo
?

Risu-

scitata

Non
S

ci

crede

S.

Non

la

mamma

Disse l'uomo con voce spenta, inca-

pace ancora di raccapezzarsi

allora

172
I

due

si

avvicinarono,

si

strinsero piegando

il

capo

ad un giogo che le due creature imponevano schezza di una corona di rose.

colla fre-

Risuscitata

* * *

Ma.... alla

nemmeno quando
tare
:

morte non si ha Lazzaro non pi

si

sfugge,

mia cara
di

signora,

la fortuna

poter risusci-

fra noi.

In quella stessa ora, in un'altra casa di quella stessa


citt,

tro per
gigli

un uomo passeggia nervosamente avanti e indieuna stanza due fanciulli pallidi che sembrano
;
:

sbatacchiati dalla tempesta


?

la

mamma
L'uomo

domandano con un
:

la

mamma ?

filo

di voce.

ciglia,

poi con
i

trita fra

morde il labbro inferiore aggrottando le una mossa rabbiosa, pestando un piede, morta denti una parola secca
si
!

LE

DUE FAMIGLIE

Quando
a fare del
riuscita

la

vedova
la

del colonnello usciva per condurre

moto

sua famiglia, intraprendeva invero

una faccenda che a qualunque altra donna sarebbe molto difficile per non dire assolutamente impossibile. Ma questa donna avrebbe saputa sbrigare a dovere quella e ben altre faccende. Di mastodontica
corporatura,
bella

ancora nella sua eccessiva robu-

stezza, figlia della forte

Romagna, nascondeva

sotto

il

suo rigoglioso e

virile aspetto, sotto la

sua apparenza di

burbera e intollerante, un immenso dolcissimo cuore,

una grande anima aperta

Miei cari

leale e generosa.

soleva ripetere ai suoi amici


al

io

vi vorrei

vedere un po'

mio posto,
!

uscire con cin-

que ragazze di questa specie Traversare il centro di una citt, passare sotto migliaia di occhi indiscreti, dinanzi a tutti g' imbecilli che vi si parano sul cammino. Se fosse vivo quel brav'uomo del colonnello potremmo almeno dividerci la razione E le ragazze hanno bisogno del moto come del pane quotidiano, hanno bisogno di luce, di aria, questi diavoli Provate a tenere fermo il vostro ferro esso vi far la ruggine, te eh' io lasci arrugginire una stirpe di tale specie ? bembra dunque eh' io conduca le puledre sul mer!
!

176
cato
?

Non vi

faccio questo effetto

Mi sembra. Pu dars

Pensate eh' io non posso neppure servirmi di una vettura pubblica, nossignore, per coneh' io

equivochi.

durle fuori,

via,
;

all'aria

aperta, a scavallare

un

pc

queste bestiole
sei

possono
? ?

farsi strascicare per le strade

donne a questo modo tutte sopra una vettura


Per divenire
Per
le le

Possono, dite voi

favola della citt


della bella

Un
una

carro simile

strade

Firenze
?

biroccia carica di grazia di Dio


i

come questa
loro fazzoletti

Migliaia di imbecilli ci sventolerebbero

non potendo pi
Fino a poco
fa,

farci udire

loro ridicoli commenti.

vedete, la faccenda

non era poi

cos
sissi-

complicata, ve ne erano delle bambine,


gnore, Valentina

ma

ora

non ha che dodici anni e mi d pensiero come le altre, s'ella non mi sembra gi la pi provocante di tutte nella sua fanciullezza. Noi marciamo due per due, sissignore, come le educande di
Santa Dorotea. Questa esuberante donna,
facile

ad esagerare an-

che nell'esprimersi, pure, quando parlava cos non si pu dire che esagerasse molto. Aveva cinque figlie
la

maggiore delle
;

quali,

Federica,

non aveva ancora


;

vent'anni

la seconda, Guglielma, diciannove


;

la terza

Guida, diciassette

la quarta, Pietra, quindici

l'

ul-

tima, Valentina, dodici.

Le prime quattro
figure
lesti,

si

rassomigliavano come gocce

d'acqua, quattro belle creature bionde, rigogliose, dalle


alte,

morbide, slanciate, dai grandi occhi

ce

e con pronti e franchi sorrisi sulle labbra, anime

aperte, allegre, sincere. L'ultima, Valentina,

aveva

in-


un pochino
S' io

*77

vece dei bellissimi capelli neri, e grandi occhi azzurri


pensosi, carni brune, ed era, nella sua candida espressione,
triste,

strano contrasto coll'eterna

giovialit delle sorelle.

non fossi la donna che sono si direbbe che questa bella creatura non fosse di quel galantuomo.
Si mai visto gatte bianche partorire gatti neri ? Suo padre voleva convincermi ch'essa il ritratto della

madre

sua.

Come due
?

animali

rossi

hanno potuto
?

mettere assieme questa creatura cos nera


voi dirmelo

Sapreste

Questa vedova era stata, si vedeva ancora bench prossima alla cinquantina, una magnifica donna,
di quelle

monumentali,

dai

lineamenti regali, dalla

superba figura.
reggia.
Il

Un felice impasto di popolo e di povero colonnello l'aveva conosciuta oramai


trent'anni e risoluta a non

vicina

ai

maritarsi pi.

In possesso di
le

una grossa fortuna


;

pretendenti non

erano mancati

ma

per

il

suo impetuoso carat-

tere

aveva

sempre

Una
po'

volta fu

melenso e contro a mano tesa e il giovine brancolava per portarsela alla bocca e baciargliela, la ragazza sentendo in quel cincischiare la sua mano prossima alla faccia del;

mandato sottosopra ogni cosa. chiesta da un giovine aristocratico, un mentre ella gli andava intimidiccio

l'

individuo

gli

assest

un

cos solenne ceffone, tanto

istintivo, ch'ella si chiese poi

come

fosse partito dalle

mani.
nuti
;

Alle

sue

strette
il

bisognava essere prevenetto distaccamento del

voi provavate, prima,

braccio dalla spalla, dipoi, sentivate


l

come

migliaia di

URtMo.

-178
formicole circolare al posto del braccio che non senti-

vate pi. Anche


le

le

sue

risate

erano

favolose, altri

chiamerebbe qualunque frastuono, ed uscivano


suo cuore.

addirittura sconvenienti,

superavano
metalli-

limpide,

che, che rivelavano la sua contentezza, la serenit del

Col povero colonnello, morto di un colpo apople-

quando Valentina aveva appena quattro anni, nei momenti della massima comunione, dopo avere pi o meno amorosamente discusso o parlato, o altercato, di faccende o di opinioni, finivano con una stretta di mano, ugualmente mortale da ambo le parti, ma che ditico

mostrava la reciproca stima dei due focosi esseri. Cosa molto rara fra marito e moglie. Quando ella, risoluta a non maritarsi pi, s' imbatt in quella buon'anima, allora capitano d'artiglieecco il mio ria, alle prime parole avute con lui disse, si scambiarono la prima di quelle strette, uomo s' intesero, si amarono. Tutti pretendevano un'unione piena di baruffe e senza prole, sissignori, io e quel valentuomo e' intendevamo come il pane col formaggio e per la prole eccovi, quale sorta di creature siamo stati capaci di mettere alla luce del sole La gente di questo mondo non apre la bocca che per dire delle bestialit. Il poveruomo era un santo Che anima Che sangue Per tutti i diavoli, era un uomo, non s' incontrano pi che degli scarabocchi Bisogna ricorrere ai tempi antichi Pure morto senza avere la sua sodisfazione. Dio noi

giusto, ogni volta eh' io era per partorire, egli, pre-

179
palava segretamente un bel nome per un fanciullo, sissignore, che per cinque volte ha dovuto assestarlo a delle piscione come queste, oh, egli non si prendeva
la

bega di cercarne un

altro, in

ultimo
al

cap,

il

bag-

mondo, per sua nomi a doppio bisognava trovare dei disgrazia, che uso. Queste ragazze portano dei nomi come i maschi Oh povero galantuomo, ti d la mia parola, infelice mi dato un novello Garibaldi ti avrei cadde addosso come un cencio mentre disputavamo da buoni amici, mi cadde nelle braccia fulminato, era nato per questo, si vedeva bene, la sua faccia era un vulcano, il sangue gli invadeva la testa di congiano, che c'erano anche le

donne

tinuo.

Quando

la

vedova

del colonnello ancora giovane

e bella, rimase sola, molti le furono attorno a consigliarle un novello matrimonio. La sua situazione, pef quanto ricchissima, era delle pi scabrose, con tante
figlie.

Volete eh' io ricominci

il

mio lavoro

dove

troverei ancora una vena di quel sangue ? Credete eh' io potessi vivere con una mormotta chicchessia ? Mi cre-

dete incapace a trarmi d' impaccio con queste piscione

Vedremo
cizio

se io sono

una donna

Si era levata d'

che

le

impaccio a meraviglia, l'unico eserpesava era quello di condurle a spasso


;


ella

i8o

il

lanciava occhiate furibonde a chi sottolineava

passaggio o con sguardi troppo indiscreti o con parole

troppo lusinghiere.

sembrano bocconi per i tuoi denti, pezzo che non sei altro ? Aveva qualche volalzato ta l'ombrello da sole, e da acqua, sulla testa
Ti
d' imbecille

di qualcuno.

Io

spero che

le

mie

fanciulle

non cadranno

nelle

mani

di questi piccoli fiorentinucci.

*
:

I bei frutti si

maturavano rapidamente

primi

di essi, nella loro esuberante freschezza nei loro


glianti colori
ci lasciate

parevano proprio dire


.

coglieteci,
il

cadere
li

la colonnella era

smanon ricco ceppo

ambulante che Era un po'

sosteneva.

difficile

rompere

il

ghiaccio,

non per

quelle care e belle creature,


essa godeva, fra chi

ma

per la bollente madre,

non
si

la

conosceva bene, una fama


balei si

del tutto sbagliata, la


terribile,
e,

considerava come una donna


;

qualche volta, un tantino volgare


parole, e che tutto

stava conoscerla per convincersi che di terribile in

non c'erano che le sintetizzava in una

il

suo essere

sola parola

salute.

Era molto

dif-

ficile meritare le sue strette ecco, e i suoi scappellotti, che noi dobbiamo considerare come le carezze di un

affetto

impetuoso e sincero.

i8l
Due
dei

tenenti di artiglieria, forti e bravi giovinotti,

fraternemente e saldamente uniti, impossessatisi a volo


cuori di Federica e di Guglielma,
;

tentarono da

eroi l'assalto alla fortezza

essa rispose al

primo at-

tacco con mitraglia,


dei

ma
si

al bell'aspetto florido e gaio

due

tipi, e

tenuto conto di un debole speciale per


arrese.
il

quell'arma, la fortezza

Quest'artiglieria
!

deve essere
!

mia famiglia
pra

Da

bravi giovinotti

E picchiando soda camerata


figlie

Rubicone della
la

le spalle dei saldi artiglieri colpi

colonnella decise la sorte delle

sue due

maggiori.
!

La mia non
! !

pi

una

casa,

un arsenale

Venite

pure a vedere
il

finimondo

Queste bestie di artiglieri mi fanno Eppoi con un sorriso pieno di gioia


il

pur sempre simpatico


!

rumore

degli speroni

Gran

bella cosa E questa masnada di donne non poteva durare di pi, io mi sarei data la testa nel muro Venite a vedere, le mie piscione si maritano
!
!

Una

volta in casa,

fidanzati,
si

messero un ameno

scompiglio.

Guida

Pietra

fecero

un po'

serie,

un p crucciate, sentivano di rimaner sole e si appartavano malinconiche. Il loro sangue vivace dava loro una naturale irrequietezza. A che Eccole, tutte in amore le mie gatte

Si

cosa pensereste mai, voi, signore piscione che avete

ancora
nerale.

il

latte sulle labbra

respirava per un'aria gi di matrimonio ge-

Chi pu fare

tali

proposte onoratamente
nelle

Vosa-

lete eh' io

metta

le

mie creature

mani

di

un

182
tiro
?

quindici anni

si

debbono maritare
?

le

ragazze

Ma

in che

mondo viviamo
dietro
i

Quando Federica
tirono
felici

e Guglielma furono spose e parloro

molti mesi che

compagni, non passarono un certo avvocato si present di punto

in bianco dalla colonnella e chiese risolutamente la


di Guida. La madre ne rimase di sasso, ma la sembrava prevenuta ed era raggiante nella sicurezza ch'essa non l'avrebbe ostacolata. Questo avvocato era un bel giovinotto bruno, ricco possidente

mano
figlia

palermitano.

Palermo ? Che discorsi mi fate ? Andresti duna Palermo pure di attaccarti ad un idiota di uomo ? E che cosa sono mai questi avvocati colle loro
que
fino

chiacchiere

Non

certo colle chiacchiere che

si

viene

a far mercato da me.

Ma

Palermo una magnifica citt, mammina. Andare fin laggi, in quella orribile Sicilia
!

Mammina, ma
Cosa ne
sai

la Sicilia

un

incanto,

il

para-

diso terrestre.

volta dal tuo avvocato

Eppoi verremo sempre a Firenze, spesso spesso, a trovarti, e tu verrai da noi, laggi, vedrai com'
bello

tu che ne senti parlare per la prima


?

Tu

sei esaltata,

questo tuo avvocato


Si

ti

fusa la testa colla sua parlantina.


incanto,
il

capisce,

ha con un
si

paradiso della terra, naturalmente,


al
!

pu benissimo andare fino a due calzoni Scellerate


!

Messico per correr dietro

Voi non somigliate vostra

-i8 3
madre
!

a quella buon'anima del colonnello


si

Il

smaschera non appena siate influenzate da un imbecille chicchessia. Sembrate delle monache frustate e non avete poi vergogna a mostrarvi furibonde per il primo idiota coi calzoni. Ma anche l'avvocato siciliano, che era un bravo e
vostro aspetto

simpatico giovinotto,

ebbe

suoi

buoni colpi sulla


pi che diciot-

spalla dalla colonnella e Guida, poco

tenne, part beatamente per la sua Sicilia.

doveva essere la volta di Pietra (che nome povera piccina, mi pare che almeno questa volta il bravo colonnello poteva darsi la pena di assestargliene un altro). La madre la teneva ancora vestita da marinaio come una bimba, ed essa ne era mortificata. Malgrado i suoi diciassette anni sentiva il gran momento assai pi vicino di quanto non lo prepo' di riposo eppoi
;

Un

tendesse la madre.

Ma

che cos' hanno nel sangue queste


delle bestie in caldo
d' infanzia
!

infelici

Sono come

Un compagno

di

Pietra e delle altre,

che aveva sempre avuta una particolare tenerezza per lei, bench avesse quattro anni di pi, aveva or ora finito il suo corso di scienze sociali, e si preparava
a partire per un'ambasciata.

ma

La vedova

del colonnello

annusava gi la fine di questa infantile amicizia e praparava a scattare furibonda sopra il giovine che

aveva conosciuto dalla nascita. Una sera, dopo un pranzo dato ad alcuni amici, e al quale era stato invitato anche il futuro diplomatico, la

colonnella

li

sorprese, lui e Pietra, in sentimeli-


tale colloquio dietro
stra.
I

184

nel

una tenda,

vano

di

una

fine-

colpevoli vennero in faccia a tutti smaschedella frusta.

rati e minacciati

Che cosa sono queste


il

tresche
?

Che

cos' la

mia
!

casa,

bordello

universale
!

Avete

tutti congiurato

contro di

me ?

Furfanti
io le

Queste creature
tutte, le

Mi lascerete sola come un ca ne ho dovute precipitare, assassinare

dei loro carnefici

ho dovute mettere nelle mani dei primi venuti, prima che avessero terminato il loro
;
!

sviluppo naturale
loro l'uscio sul

Dovranno pentirsene

Io allora far

muso! Credete eh' io voglia essere la delle rovina mie povere creature ? Cosa pretendi tu
questa vitella al Nel centro dell'Africa ? Fuori della civilt ? Non coFuori della mia casa ? Io sono furibonda Questa orribile schiatta di aninosco pi ragioni mali mi ha fatto dar di volta al cervello Rimango sola come una bestia Queste rinnegate, una volta via, non scrivono pi, non sanno pensare che ai loro decolle tue ambasciate, di trascinarmi
?

macello

spoti
glio
!

la

Ma
in

No
i

mia Federica ha gi partorito il secondo fiL'arca di che diventer mai questa casa persona Questi insensati si riproducono come
! !

conigli,

che sanno

Non sanno
!

nulla, che sia la vita

Ai miei tempi era ben diverso, ora


caro in
tarsi

tutto

diviene

una maniera indegna Si pu pensare a maricon tanta leggerezza ? Eppoi gente di questa specie ? Che posizione mai questa della tua ambasciata ? E questa creaturina dovrebbe venirti dietro
alle

ambasciate

Mai

Volete farmi venire un colpo

apoplettico,
voi

I8 5

come al colonnello ? S'egli fosse vissuto, non avreste fatto di vostra testa, le mie sgualdrinelle, avrei ben saputo farlo rispettare io, quel povero baggiano La mia opinione non conta pi di una vecchia ciabatta qua dentro, queste spudorate hanno fatto
!

tutte di loro capriccio,

si

sono lasciate

tirar nel precipizio


!

a occhi chiusi, io

bailamme
riti ?

mi trover sul lastrico per loro Che divenuto mai questo, con tutti questi ma-

Cos sono fatte le belle ragazzine dei nostri giorni,

a dieci anni non arrossiscono pi, agiscono come donne qualunque, fanno cose da fare arrossire i carabinieri E genitori le trovano nascoste dietro le tende Questa
!

non

la fiera, fuori, fuori di casa


di

mia

Una

esse a Torino, seguita a partorire

figli

non pensa pi a sua madre. Una a Belluno Che cos' mai questo paese di Zul ? Si pu pensare che una delle mie creature vive a Belluno? Ho io ragione di darmi la testa muro ? L'altra a Palermo, in quell'orribile isola n< dei cataclismi, di tutti gli accidenti della terra Zeppa Questa vuoi tu condurmela in capo al di briganti mondo ? Dove dunque ? Dove ? Fra i selvaggi ? Io vi ripudio tutte Io non ho pi famiglia, ho partoPrenserpenti, e ne pago caro il fio una stirpe di detevi dunque, andate all'inferno, ch'io non vi veda mai pi, eh' io non senta mai pi parlare di voi, assassini che non siete altro osi le quattro sirene bionde avevano lasciata la a ed erano partite felici cogli amati compagni, accom-

come una

gatta, e

Belluno, capite

tS6

pagnate da molti scappellotti e grida della colonnella che ormai era abituata cos a carezzare le persone che amava. Avvenne per che questa donna cos esuberante ed espansiva, che sentiva bisogno di agitarsi di continuo per vivere, e di mettere a soqquadro tutto il suo mondo senza interruzione, era rimasta sola con Valentina che aveva ora giusti sedici anni. Questa ultima figlia, nel suo magnifico sviluppo era divenuta la pi bella di tutte, ma aveva un carattere tranquillo taciturno a differenza delle altre, sentiva certo quanto e pi di loro, ma non era cos vivace ed espansiva quanto loro, non amava il chiasso e si mostrava affettuosamente rassegnata a quello, molto, che la

madre
dere
i

le

faceva dattorno.

la colonnella sbuffava,

incapace di attaccare con questa creatura e di prensuoi sfoghi naturali indispensabili

come

il

pane

per la sua esistenza.

Il

mio sangue
!

tutto partito

sparso per

il

Questa ragazza non ha il mio sangue nelle Dove vene, io sono un pesce fuor d'acqua con lei sono le mie povere creature ? Non si pu fare un discorso in regola, che cos' questa sorniona ? un
!

mondo

libro

chiuso
si

una

disperazione

Le

altre

erano
!

aperte,

leggeva loro in fondo al cuore a guardarle

Come
viscere

ha potuto venir fuori quest'animale dalle mie


?

Si

direbbe eh' io fossi stata conciata nel sonno.


!

Chi si sensi, un marmo La pu gi fidare di certi tipi ? Sono i peggiori mia signorina, sembra che voi non ne vogliate, io non

Questa fanciulla non ha


mi
fiderei per

i8?

mi aspetto sempre che

questo di

voi, e
!

ne facciate

una

delle belle

Tutti questi quotidiani borbottamenti non approil terreno era sfavorevole e il seme rimaneva sterile, la bella creatura rispondeva con gentili e buoni sorrisi, con monosillabi

davano a

nulla,

del fracasso vi

rispettosi e niente pi.

Un
per

giorno la colonnella, vicina a sentirsi crepare


di sfogo, usc colla faccia congestionata,
;

mancanza

borbottando, sbuffando, gestendo


cola grazosissima fox-terrier.

ne ritorn di l a poche ore con una bella cagnolina in braccio, una pic-

Ecco

la

mia creatura
!

Io

potr almeno sfo-

garmi un po' con essa Si pu continuare a vivere con una sorta di persone come quella ? Questa bastarda la mia disperazione,

mi vedr schiantare

non dar un grido, non far un gesto, la sua freddezza

ILa
cit
scorsi,

Hji assassina robusta vedova


!

si

sfogava ora colla bella cagno-

na che

chiamava Burrasca, ed era di una vivascandalosa, sembrava avesse il mercurio nelle vene,
si

proprio quello che

ci
si

voleva per

lei

e le teneva dila

rimproveri,

abbaruffava

con

bestiola,

erano

figlie le

insomma due burrasche che andavano benissimo me per fare un temporale solo.
Io

non ho pi che una


s'ella

l'anima mia,

si

avr in corpo che non


nostre vere creature,

mia burrascuccarina quel demonio ferma un minuto ? Le mie


figlia, la
! (

mi hanno rigettato o mi detestano, queste sono


queste care gioie
ci

ama no

davvero
;

x88

mondo
!

il

loro

amore

assai pi disinteressato di

quello della gentaccia di questo

Ella

mi

salta

addosso per darmi la sua anima, non pensa ad abbandonarmi, mi seguirebbe s' io me ne andassi al diavolo
!

Un
tina e

tenente di artiglieria chiese la


gli

mano

di Valen-

fu concessa immantinente senza punto sbrai-

tare stavolta.

mia stella, ve l'avevo detto Venite il rumore degli speroni sulle mie scale a sentire Mi pareva di vivere in un convento, questa bambinuccia poteva far la monaca senza sentirne
la
!

orifizio.

Per

il

matrimonio
sola la

di Valentina erano presenti tul

le sorelle coi rispettivi

mariti e

figli.

Rimasta
fece
la
?

vedova del colonnello, sapete che dispose per prima cosa di alzare di un piano

sua bella palazzina.

Come
?

si

genere

pu
le

alloggiare

una trib

di

questo

Per

nozze di Valentina c'era chi avevf


i

dormito per terra e sopra

sof.

La mia casa pu da un momento all'altro sere ridotta in un ghetto autentico Pensate s'essi capitano tutti in una volta per un accidente qualsias
!

dove posso

io alloggiare quella

banda
!

Vedete se quel

che mi succede di nuovo genere


lasciata sola

Ora che mi ham come un cane debbo alzare di un pian

la

mia

casa.

Poi, rivolta alla sua burraschina che le si lanciai

addosso come un bolide ogni due secondi, osserv

ci


si

i89

lei

poteva ben dare un cencio di marito anche a

poverina.
stro
le
?

Non
si

hanno
lei

le bestie lo stesso istinto

no?

Non ha anche
figliole

questo diritto poverina

mie
di
il

che sembravano delle sante Caterine

unte non
fuori

sono

come tante

nemmeno vergognate cialtrone. Oh


!

a farsi vedere
!

Io

non sar

certo

tuo carceriere piccola anima

uno sceltissimo campione chiam Libeccio e la burraschina di l a sei mesi partor due graziose creaturine. Spesso spesso la Colonnella si metteva in viaggio, una volta per l'alta Italia dove erano due delle sue figliole, e si tratteneva qualche giorno da ognuna. Scappavano fuori dei marmocchi da tutte le parti MaGridava Che schi, femmine Che stirpe Un'alsangue Quella buon'anima del colonnello tra volta per la bassa Italia dove ne aveva altre due, una a Palermo, l'altra a Napoli. I nipoti, erano bruni come zul, o biondi, dalle carni di oliva o dalle carni
fu introdotto in casa
si

della razza che

di rosa, di tutti

colori

Pietra era andata

col suo attach a Parigi,

ma

la

Colonnella non aveva ancora saputo decidersi ad an-

dare fin

l.

Verranno

essi

pi possibile acconciarsi in

da me, alla mia et non una citt di donne sudi ce


si

come quella. Quando ritornava a Firenze non


ella

poteva dire che

fosse pi sola.

Un'altra famiglia l'attendeva, ed

aveva sostituito quella che poco per volta si era dispersa. E come avrebbe potuto vivere senza un po' di
fracasso d' intorno quel flagello di

donna

igo

La Burraschina e Libeccio avevano avuto due figli Grandine e Bufera, questi poi ne avevano avuti a loro volta tra loro fratelli.... e dalla Burraschina stessa, la qual cosa era stata cos straordinaria per la vedova del colonnello che aveva ricoperta di vituperi la povera ed innocente Burraschina. E pian pianino di questo
passo la famiglia a Firenze era giunta
al

numero

di

ventiquattro componenti. Ventiquattro esseri che sem-

bravano di gomma elastica e che tutti saltavano con molta elasticit addosso alla loro amata signora. Dunque Burrasca, Libeccio, Grandine, Bufera, Tramontano, Briscola, Scamuzza, Menelich, Lampo, Balilla,
:

Culins,

Schizzo,

Folletto,

Buzzetto,

Belzeb,

Trot-

tola, Saetta, Musolino,

Monachina, Pandemonio, Bizza,


il

Frizzo, Vituperio, Terremoto.

La mia

famiglia se Y portata via


!

vento,

questa la mia famiglia


vedrete.

Partorite delle

figlie

eppoi
rovi

Esse vi abbandoneranno come un cane

gnoso

quando

vi rivedono

appena

vi

guardano,

considerano quanto uno strofinaccio, e vi accarezzano se

occorrono loro dei denari. Se


torta vi chiameranno carnefice,

direte, loro
si

una parola daranno arie da vit!

time. Per queste invece siete Iddio, siete tutto

Potete

batterle, credete che vi fuggiranno, nossignori, vi

amela

ranno pi che mai

Due

volte all'anno, per

il

Natale e la Pasqua,
il

colonnella riunisce per alcuni giorni, sotto


tetto, al completo, le sue

proprio

di

dicembre e dopo la
figlie,

due met

famiglie. Verso la
di

met

ciano a giungere le

coi mariti figli balie

quaresima incominbambi-


naie cameriere.
I

igi

si

nipoti
!

non

contano pi, quasi

come
lati

quelli dei cani

La mia Federica
!

gi quattro

me
le

di questi vituperi,

vuol dare

ne ha scodelpaghe alla sua


le

vecchia

Valentina

al

suo primo

ma non

man-

cher

il

tempo.
il

Solo Pietra e
tificato.

suo attach non hanno ancora frut-

Che

cos' di voi

due
?

Cosa sono queste arie


fate

da quaresima che
maledetta Parigi
cos'
?

vi date

Che

mai

in

quella

l'aria

che vi ha reso
di citt
?

sterili ?

Che
fini-

mai quel pandemonio


le

Tutta rimescolata

questa gente,

grida

salti le risa,

un uragano,

il

mondo

Credete che la vedova del colonnello

si

trovi

imbarazzata in mezzo a tale cataclisma? Ella dispensa


sculaccioni, scappellotti, strette di

mano,

colpi di spalla,

riparando a tutto ed a
gia spaventosa
I

tutti,

presiedendo con un'enerdelle pi


le

una riunione
nipoti
i

movimentate.

generi

le figlie i
;

cani

saltano addosso da

ogni parte
pi o
l'

quando una

delle famiglie, la regolare,


l'altra,

meno regolarmente seduta a mensa,


gambe, salta sopra
le

irregolare, circola irregolarissimamente sotto la

tasi

vola, fra le sedie, le

ginocchia,

rimescola nel frastuono generale, e sulle onde di quell'oceano in burrasca di tanto in tanto
tutti
i

si

fa largo sopra

rumori

il

varo di una di quelle belle risate sane

e felici della colonnella.

IL

MENDICANTE

n Il

Re

bello.

Nel via vai del mezzogiorno appariva all'angolo della strada il nuovo mendicante. In quell'ora frettolosa non fu molto notato le prime
volte.

Ma
di

la

sua giovinezza faceva pensare.


pi di venticinque anni. Vestiva
di fuori

Non poteva avere


un abito nero
stato,

moda,

vecchio

ma

non

logoro, portava

un cappello

grigio di feltro ancora in

buono

e le sue scarpe pure

non erano

rotte.
;

Dall'abito

non

poteva ispirare alcuna piet

ma

la

sua giovinezza faceva pensare.

La

faccia era pallidissima, e se

grinfava

sopra,

un naso adunco vi due occhi oblunghi, vissuti, semi-

Bpenti vi naufragavano.

Faceva pensare ad un aquilotto malato. Rimaneva immobile, muto, per circa un'ora su
quella cantonata, dipoi si allontanava camminando come un qualunque fornito cittadino di questo mondo. La sua mano restava, per tutta quell'ora in atto supplichevole, non di insistente richiesta. Buoni padri di famiglia, ottime madri, depositavano monete nella mano del giovine infelice. Ma questi, non serrando le dita per sostenerle le lasciava gi
;

iyo
rotolare nel

come

quella di

mezzo della strada una statua.

dalla

mano immobile

Questo strano contegno fu accolto assai diversadi un grado temperatura della sua piet raccolse pazientemente guardando quindi la moneta e gliela pose in tasca
la
:

mente dai pi o meno benefici cittadini. Taluno cred ben fatto alzare ancora

stupito
Altri

il

nuovo genere
si

di accattone.

allontan furibondo, nauseato.

Un'ostinata

vecchia

beneficatrice

che seguiva

la

scena dalla finestra,


vero,
cibo,

mand

cento messaggi di cuoco

e cameriere e maestro di casa


alloggio,

ad

offrire al giovine

po-

vestimenta, protezione. Invano.


il

La

pietosa dama, perduto

lume

degli occhi, gli sbatt vetri

cos forte la finestra sul

muso che due

ne caddero
il

fracassati sulla strada.

Una

cicciuta

del pallido

vedova cred indovinare mendico e dal suo balcone, gli


;

bisogno

fece intra-

vedere a spiragli paradisi spalancati.


Il

delegato di pubblica sicurezza

gli

piant in fac-

cia la sua, gonfia di potere.

Il

Che cosa cercate dunque voi su questa cantonata ?


giovane alz
il

volto bianco su quello pregno di


:

sussiego che lo scrutava, e con semplicit rispose

Delle opinioni. Delle opinioni


!...

Cospetto

Eh

Una

bagattella

Uhm

Quando non sdegn

gli

pass dinanzi

il

deputato del

collegio,

fermarglisi vicino in attitudine paterna.

197

il

Venite, mio caro, io sar


il

vostro benefattore,
opi-

- diceva
nioni,

dotto uomo. Voi domandate delle


giusta, dovete averne.
Io....

una cosa troppo

Non
sono

potete continuare a vivere senza, affatto.


dispostissimo a darvi delle mie.

Siccome il mendicante non accennava neppure un qualunque Dio ve ne renda merito l'onorevole soggiunse
:

Ringraziate almeno la sorte che vi ha fatto ca-

pitare cos bene.

Come

potreste seguitare a vivere in


!

una

simile condizione
ne....

? Che diavolo Avete mille ragioni.... non si pu vivere senza.... dacch dovete prenderne, meglio che prendiate

Vi capisco tanto be-

addirittura delle ime.


Il

zione.

mendicante non rispondeva.


Scusate,

non
?

meglio prendiate
vi

le

mie che

quelle di
S.

un

altro

Non
il

pare

Disse

giovine senza nessuna convinin

Del
rite le

resto....

tono di superiorit

del

incalz l'onorevole sorridendo


resto....

come

volete. Prefe-

Oppure fanno stesso Quali preferite insomma


S.

mie

vi

lo

quelle di un'altro

S.

Lo

stesso.

IL

GOBBO

Quando natura manda

fuori

dalle sue fucine


si

un

gobbo, voi credete certamente ch'ella


tatina di testa la quale altro

dia

una

grat-

questo

non vorrebbe dire che guardate un poco che cosa ho fatto, quello
!

che mi successo

credete forse che rivolta alla


:

sua creatura essa esclami presso a poco cos

per-

dona, piccolo essere io me ne accorgessi,


Niente di tutto
,
per
gli
il

infelice,
ti

mi accaduto senza che domando scusa sai poverino... .

ci.

gobbo, un argomento allegro, allegro per s


e per la natura stessa che

altri

dopo averlo

creato sorride rapidamente dell'opera sua.


riso,

quel sor-

intendiamoci bene, non rivolto

al

suo

figlio

gobbo,

ma
.

ai suoi figlioli diritti


:

questo vuol dire quel


?

suo risolino

Ah

voi credete ora di ridervi di lui

Vedremo
il

Natura, infaticabile equilibrista, dopo averlo creato,

gobbo, se lo prende amorosamente sulle ginocchia,


esamina,
lo

lo

palpa,

l'accarezza,

intinge

quindi la
;

punta

un suo misterioso vasettino e ne spruzza di un qualcosa che sembra sale il corpiciattolo deforme. Ed a questo punto precisamente ch'ella
delle dita in

permette quel suo rapido sorriso

Ah

voi vi era-

- 202 vate preparati a ridervi


caro
Il
:

sue spalle
?

alle
.

Fxco mio

spriffete e

spruffetc

gobbo, un bel

dire, si ride delle

persone diritte
lui.

assai assai pi ch'esse

non

si

ridano di

il

suo

cieco, per questo senso di meno, pi fini ed elaborati gli altri sensi, e s'egli non pu vedere le cose, vede nei fatti, intravede nelle vicende, non soltanto, ma potr per questa sua mancanza, vedere il mondo molto pi bello che non lo vedano coloro provvisti di due buoni occhi. Il sordo sentir cogl 'occhi.... amer i colori, ne penetrer la vita, le sinfo
nie,

compenso. Avr, il

come

chi ci sente

ama

e penetra

suoni e

le lori
1

orchestre....

e cos via di seguito.

Non accusiamo

nostra grande madre di essere stata parziale con no


e di averci riserbata

una

speciale sventura anche se

siamo gobbi

essa ci scodella la vita a tutti ugual

mente come una identica minestra. Se natura paga la vita in un solo pezzo da a
che
lo

colui

dovr spendere tutta

la necessaria

per spenderlo nel


la pazienza

momento

migliore. Se glie la

avvedutezz paga in

tanti centesimini spiccioli fornisce quell'essere di tutta

che occorre per spenderla uno alla volta.


si

Quelli che
to,

uccisero ebbero, vero,

una

vita di scar-

ma

glie la dette

come una cambiale

in bianco, ed

ebbero facolt di firmarne la scadenza quando pi


piacque. Coloro che vennero uccisi non avevano avuta una vita ma erano gli aggregati di una vita. Allorch natura crea, ad esempio, un imperatore, aggrega alla sua vita migliaia e migliaia di altre vite, ma non
loro


come
vita.

203

vite

ben inteso, come cose indispensabili a quella


la vita

Questo per dimostrarvi che essendo


per tutti, non dovete considerare
infelice

uguale

un gobbo un uomo

perch gobbo, un essere triste e avvilito,


altri,

ma
Eb-

un

come tutti gli Giacomo Leopardi


essere
!

anzi,

dei

pi

lieti.

Io vi sento esclamare.

bene, amici miei, quel dabbenuomo, assicuratevi, non fu


cos infelice per la

gobba che portava sopra

la schiena,

ma
la

per quella pi grossa assai che portava dentro

sua grande anima di poeta. Che s'egli avesse avuta una gobba sola sulla schiena, ve lo sareste visto
pirular puntuto davanti e arzillo, pieno di astuzia, con

un

tagliente risolino ironico fra le labbra, e poco vi

sareste azzardati a ridervi di lui e della sua gobba,

n ad appressarvici troppo per trarne fortuna, n ora il mondo si occuperebbe pi tanto di essa.

Un gobbo dunque

si

ride della gente diritta pi

che questa non si rida di lui, della gente diritta intendiamoci bene, perch un gobbo non ride mai d'un altro gobbo.

Ecco

il

problema

quando due
all'altro.
?

di questi esseri
essi
il

si

trovano uno di fronte

Conservano

loro

No. Una famiglia che fosse in possesso di due gobbi dovrebbe risolvere il difficile compito del quieto vivere. Voi non invitereste certo

umore

faceto e pungente

a pranzo due gobbi in una volta n


in faccia all'altro
le

li

porreste l'uno

n a lato. E non avrete mai veduto andarsene amichevolmente a digobbi vie due

porto.

204

cosa veramente deliziosa e di buon gusto


lo

Vantare un gobbo assiduo del proprio salotto in ogni tempo,


Imperatori, e grandi
la vita.
il

fu. Papi,

dame sene tennero

mitiva

Un gobbo in una cobuon augurio, la felicit. E tutti se lo accarezzano, non colle mani ben inteso, se lo rubano, se lo giuocano, mah !... un giuoco d'azzardo, che v' impone di misurare bene ogni mossa.
uno carissimo per tutta
il

sorriso, la gioia,

Ve ne

furono, di queste piccole

creature,

dotate di

tale scaltrezza

da comprendere, parlando, che il loro interlocutore era tutto preoccupato od assorto nella loro gobba pure senza guardarla, anzi, facendo ogni
sforzo per distrarne lo sguardo.
arrossire pi d'un

fecero impallidire o
Il

povero di

spirito.

gobbo

una

persona di

spirito.

Ed

ora, finite queste considerazioni, diciamo cos,

occupiamoci del nostro gobbo. Viveva in una piccola citt della Toscana, si chiamava Mecheri, il gobbo Mecheri o soltanto il Mecheri . Era l'uomo pi noto di quella provincia. Le
di razza,

sue gesta correvano su tutte

le

bocche e

si

posavano

qua

e l a colmare propriamente le molte ore d'ozio

che sono la prerogativa delle citt provinciali. Pare che con questo Mecheri natura, forse sbadatamente, avesse un po' abbondato di quella presa che

sembra

sale, e ch'egli

avesse avuto compenso ad usura


egli rideva,

della sua disgrazia.

Quando

rideva tutto,

gobba palpitava gioiosamente alla serenit del suo riso. Alto un metro giusto, non era reale, ma bene dritto davanti, snello, e dietro, dalla

e la sua altissima


vita in su, gli
s'

205

come
cos

inarcava una gobba cos alta e cos

puntita che guardandolo bisognava domandarsi


spina dorsale avesse

potuto seguire

una curva

acuta senza rompersi.

Una

faccettina rotonda, rossa,

sbarbata, rosso di capello e ricciuto, sempre con una

bombetta nera

in testa, e vestito con

la cui falda gli

un tait verdognolo scendeva gi a venti buoni centimetri

compagna una giannetta fine, che completava meravigliosamente la sua figura nel camminare agile ballettato. Non poteva pesare pi di una ventina di chilogrammi un gioiello insomma, la perfezione della specie. Celibe, viveva di una piccola rendita lasciatagli da una zia. Questo stato di agiatezza gli permetteva
:

distante dalla persona. Era sua indispensabile

di

esercitare

comodamente ed esclusivamente
Girare tutto
il

il

suo

mestiere di gobbo.
luoghi

santo giorno pei

meno

deserti della citt, fermarsi

ad ogni passo,
le

sedere al caff ore ore ore, ridere e far ridere.


Tutti avevano finito per scrollare} prima o dopo,
bargli spalle dinanzi a lui, nessuno era stato capace di ser-

scaltro faceto

Ed

profondamente rancore, nemmeno quando lo avea passato la pelle colle sue punture. era in questo modo rubato da tutti nei negozi
:

se lo tiravano dentro, dal farmacista, dal tabaccaio, dal

parrucchiere, avvenivano

ovunque interminabili sedute

)gnuno che entrava rimaneva un po' a dissetarsi a quella limpida sorgente di giocondit. Era uno dei rari uomini
imati sinceramente,

mpre.
ielle,

non invidiati da nessuno e cercati Ogni giorno saltava fuori con nuove stofacezie, qualche sortita spontanea, le donne erano

206
sua pi grande palestra, esse scrollavano pi o meno bonariamente le spalle e si prendevano*tutto
la

in santissima pace.

C'era per

una

classe di persone, esigua, che lo odia-

va di un odio felino, tenace. Per l'uomo che aveva saputo ridere di tutto e di tutti, c'era una cosa al mondo che lo faceva ridere in una maniera particolare, con un' intensit inarrivabile la vista di un altro gobbo. Allora guardandolo voi non vedevate pivi l'uomo
:

ma

il

riso.
i

In quella piccola citt

gobbi erano

cinque,

egli

aveva quattro compagni, quattro nemici. Questi poveri esseri se ne stavano celati,
pubbliche
dinanzi a
vie,
lui,

lo

teme-

vano, erano rimasti talvolta passivi di scenate sulle

quando

la

combinazione
lividi,

li

erano divenuti

viperini,

aveva portati pur non

essendo capaci di articolare una sillaba di fronte alla


terribile e serena

canzonatura. Lo scansavano con ogni


fa, in-

mezzo,
di

ma come si un povero essere,

finisce

per diventare

l'

incubo
si

una

citt di ventimila abitanti


li,

appena, dove gira

e rigira

siamo sempre
zonzo tutto

e ci

deve

vedere tutti almeno un paio di volte nella giornata, e


col Mecheri poi che era
a
il

santissimo

Dovevano serrarsi in casa per sempre ? Non uscirne pi mai come i detenuti ? Come degli assassini ? Chiudersi vivi nella tomba ?
giorno.

Uno
gobbo

di essi era giovine di studio

d'un

avvocato,

reale,

ma

brutto per, colla faccia verdastra

207

rugosa.
le

Egli,

dovendo indispensabilmente percorrere


era
il

vie in forza della sua professione,

pi

ras-

aveva ricome aveva e era sposto potuto, non poco, con grida, lazzi osceni, ma era accaduto di peggio, meglio era
segnato, alle risate

indegne

del

Mecheri

lasciarlo ridere queir immondo. E gli altri, i diritti, come dovevano non ridere quando era un gobbo che primo rideva di un altro gobbo ? Come potevano essere rispettati in un simile paese ? Come i gobbi trattati con quella speciale delicatezza che s' impone

alla loro specialissima condizione

Essi

dovevano per

forza rimanere
11

il

ludibrio di tutti.
villa storica adibita
;

secondo era custode in una

nelle sue parti

a museo, alla periferia della citt si vedeva di rado, il Mecheri non capitava, ed era quello

che se la passava meglio, in centro cercava di venirci


il

meno
Il

possibile.

terzo,

negozio in

un una

calzolaio che
delle vie

aveva avuto un tempo principali. Il buon uomo si


al

era ritirato a lavorare in casa con gravi perdite di interessi.


Il

Mecheri passando dinanzi

suo negozio sosi

leva fermarsi, affacciarsi a ridere,

una volta

era in-

trodotto insieme ad altri con la scusa di farsi prendere


le

misure per
i

le scarpe.
il

Ne

era seguita una scena epica

fra

due gobbi,
quarto

cervello del calzolaio ne era uscito

sconvolto.
Il

infine,

figlie,

niente affatto

un benestante, con moglie gobbe e quasi da marito

due

uo

grave, nel suo genere, a cui sarebbe piaciuto molto uscir


fuori liberamente a tutte l'ore, starsene in caff a discu-

208
tere, e fare

come

lo

anche lui tranquillamente il gobbo altolocato comportava la sua natura. Dei quattro era i
cui,

pi invelenito, nella sua apparenza dignitosa di citt

dino benestante a

pur essendo gobbo, era stat


belli

concessa in moglie una signorina di ottima famigli


provvista di dote, e dalla quale aveva avute due
figlie

niente' affatto gobbe,

covava

il

suo odio, calo


egli,

lava, studiava la sua vendetta.

Doveva

uomo

riguardo, scendere sulla pubblica via con

Perch poi la scena avesse servito a tutto il paese ? Egli in fondo, che non si consideravi
zone
?

un mascal da carnevale

completamente gobbo, in confronto col Mecheri potevi uomo normale, glie lo avevan ripetuto cento mila volte la moglie e le figlie, aveva talvolta ricor a viaggetti eh' erano durati fino a due e tre mes
dirsi

era stato fuori colla famiglia per respirare


bere.
ressi ?

in aure

Doveva abbandonare per sempre


Ogni suo bene
g' infelici
?

propri int

Questi quattro gobbi erano veramente quattro


felici,

della

citt.

perch

Perch un

gobbo, un loro compagno, un loro


di loro,
il

fratello,

gobbo

pi

pi gobbo di

tutti,

si

rideva spudorata

mente

della loro sventura.


li

Oh

lo

scherno di una per

sona diritta non

inaspriva tanto, non lo temevano


intollerabile.

ma

quello di

un gobbo era

* * * Si dice

che una notte furono veduti giungere

alla

casa del gobbo benestante, uno alla volta, tre gobbi,


essi

209

andando ognuno per


i

si sarebbero trattenuti lungamente, e soltanto poco prima dell'alba ne sarebbero ripartiti. Si sarebbero

separati alla porta della casa

di-

versa direzione.
Si aggiunge che nel separarsi,
tre gobbi, si fossero

guardati amorosamente, e dipoi serrati al seno l'uno


dell'altro.

La voce circol e circolando fu man mano sformata e da tutti creduta una nuova burletta del gobbo
Mecheri.

Era

il

venti settembre, la citt tutta imbandierata

e intrecciata

da

festoni di lauri, di quercia, di allori,

tutte le finestre

pendevano come

frutti

lampioncini

veneziani tricolori pronti gi per la luminaria della


?ra.

La banda
il

cittadina eppoi la militare dovevano

suonare tutto

pomeriggio nei giardini pubblici, tre >ande venute dalle vicinanze avrebbero suonato in

dtre ore in punti vari della citt.

Una
ori in
le

magnifica giornata di fine estate, tutti erano

grande uniforme a far bella mostra di s. Per vie lunghe fila di banchi coi dolci delle fiere, giocatchincaglierie,
si

toli,

stoffe,

cappelli,

frutta,

ovunque

la

gente
:hi

accalcava. I contadini dei dintorni cogli

mori,
festa.
Il

imbambolati dal movimento, intontiti dai ruciondolavano distratti fra il pulviscolo della
nostro Mecheri dalle otto della mattina percorle vie principali in

reva
14

lungo e in largo, tutti

si

fer-

Il

Rt Mio.


mavano con
lui, lo

210

il

salutavano, lo interrogavano,

fosse stato un'autorit.

Indossava

tait

come buono che

ancora non aveva cominciato a buttare il verde, la bombetta nuova, una bella catenona d'oro all'orologio, col

corno di corallo,
lui,

che sembrava, perch ad-

dosso a

mastodontica, e un'ampia cravatta di raso


fiorellini
si

bianco coi

verdi e rossi.
dif-

La gente
sura.

rimescolava sempre con crescente

ficolt per le vie e le piazze

che

si

gremivano a dismifresco, e tutti ora si

Era un pomeriggio limpido,


i

dirigevano verso

giardini pubblici dove le


loro concerto.

bande do-

vevano eseguire

il

La Marcia Reale
enorme

fu salutata al suo termine da

un

scroscio d'applausi.

Fu

poi intonato V inno di


;

Garibaldi accolto pure freneticamente da quel popolo

quindi ebbe principio


l'opera

Norma

Il

un pezzo delbravo Mecheri in un gruppetto


il

concerto con

di cittadini parlava concitatamente,

teneva cattedra
di rappresenta-

di

musica antica e moderna, narrava


il

zioni celebri, di grandi cantanti, ballerine, e fatti ri-

guardanti

teatro.

Era il primo intervallo. Ecco giungere dal viale di mezzo e dirigersi proprio verso il gruppo dove si trovava il Mecheri, a passettini precipitosi un omettino alto non molto pi di un metro, vestito con certa presunzione, di un tait nero e un cappellino di paglia dal nastro marrone. Gi da lontano, non era facile sbagliare, si capiva trattarsi di un gobbo e di che gobbo Come il Mecheri, con una sola gobba dietro, ma cos
!


acuta che
chi.
la

211

punta

gli

giungeva all'altezza degli orec-

Un Mechcri venti centimetri pi alto. Un gobbo nuovo ? Venuto di fuori ? Per la festa ? il famoso gobbo pisano pens subito Mecheri

mentre l'uomo si avvicinava. sano che veniva a fare una


parlare mille

Sicuro,

il

gobbo

pi-

gita,

volte, era proprio cos,

ne aveva sentito era lui, bisognava

rimandarlo a
sua
visita.
Il

Pisa

a raccontare qualche cosa della

gobbetto, con la sua aria estremamente presuntuosa e spavalda era proprio venuto a dividere il nostro gruppo, senza mostrare affatto di accorgersi che vi era in esso alcuno che molto gli rassomigliava,
risate

ma non

vi

fu

appena

scoppiarono, squillarono

mezzo che le per l'aria come un


in
il

esplosione di fuochi d'artifizio. Mecheri rideva rideva,

rideva additando

il

gobbo

a tutto

mondo

presente

non aveva mai riso cos il riso si propogava rapidamente scoppiettante, acuto, urlante, volante, e il gobbo sembrava doversi liquefare tutto nel calore della sua gioia. Il gobbo a nosciuto era passato senza punto curarsi del lazzo lasciava dietro di s, ma non appena venti metri dioh
!

come rideva questa

volta, egli

stante dalla gaia combriccola,


t

si

ferm, corse rapido


il

oh

la

mano

alla

sua gobba sotto

tati,

ne trasse

stamente un grosso fardello di stracci che dop agitati in aria con grande abilit gitt lungi da in un'aiuola, voltosi quindi al suo canzonatore e
togli

fat-

un profondo inchino, con

gesto

elegante

<!

212
mano parve
diritto

invitarlo a fare altrettanto.

Dando quindi
s,

sui tacchi se

ne and tutto impettito, omarino


fuso.

ma

come un

La

gioia a bollore del

gobbo Mecheri ebbe come una

congelazione fulminea, egli tent di ridere ancora, ma il colpo era stato visibile a tutti. Quattro grandi risate gracchiarono nell'aria, e Mecheri volgendosi scrse

quattro gobbi che lo circondavano in quadrato. Il nemico era chiuso, prigioniero. I quattro gobbi ridevano

velenosamente, vomitando l'amaro livore ingoiato per


tanti anni. Mecheri nel mezzo,
lo

fra tutta la gente che

circondava, tent

di ridere
riso,

ancora, di riattaccare
vi riusc,
si sfor-

la

vena del suo magnifico

ma non

z,

tremava, barcollava, assalito da un tremito convulso. Qualcosa si era fermato, schiantato dentro di
:

ma
la

lui

La burla
provinciale.

molla della gioia nel congegno della sua anima. corse in men d'un'ora su tutte le bocche,
ore d'ozio della citt

e fece poi le spese delle molte

Tutti attendevano ansiosamente ci


fatto
il

che avrebbe
si sa-

Mecheri,

come

si

sarebbe rifatto, come


la

rebbe comportato dopo che


rata tra
Il
i

guerra era stata dichia :

gobbi.
di' sostenersi, di riprendersi,

Meccheri tent

non
fu

vi

riusc,

era divenuto

torvo,

guardingo, e non

pi buono, per quanti

sforzi facesse,

a ridere

come

una

volta.
si

Non
non

sentiva pi tranquillo che nella sua casa,

chiuso, cominci a

non

uscire pi tanto spesso, poi a

uscire pi di giorno.

213

Invece per le vie si vedeva circolare indisturbato il gobbo benestante, con aria assai grave andava e veniva per i fatti suoi. E si diceva gi con certezza che il gobbo calzolaio avrebbe aperta al pi presto una grande bottega sul Corso. Il gobbo custode ogni sera veniva
in centro a prendere
il

tabacco e vi
Il

si

intratteneva

tranquillo a fare

una buona pipata.


si

giovane di stuMecheri. Tutti

dio era divenuto assiduo del caff per la partita dello

scopone. Chi non


si

vedeva pi era

il

domandavano come mai, che cosa gli era successo, come fosse avvenuto questo cataclisma nella stirpe dei gobbi, come un uomo di quello spirito avesse potuto impermalirsi di una burla, e cercavano altrove
la ragione del

suo allontanamento. Mecheri usciva di


i

notte, strisciando

muri come una

talpa,

bagnando

con amare lacrime di dolore quel terreno che aveva

un tempo inondato di gioia. Teneva gli occhi socchiusi perch temeva di scorgere nell'ombra la sua gobba
mostruosa che ogni giorno cresceva cresceva sulle sue spalle fino a toccare le vette del firmamento. Poi non
usc pi,

non fu pi
gli

visto

da nessuno,

e si

seppe ch'era

partito per sempre, senza sapere per dove, senza un

perch che
altro

altri

capissero,

ma

che solamente un

gobbo avrebbe potuto


*

capire.

Una
massime

mattina, prima dell'alba, un una delle nostre


citt, gli spazzini

che spazzavano
scrsero in

le vie, alla

luce dei primi grigi bagliori,

un angolo


del marciapiede
vicin,

214

un fardello di cenci. Uno d'essi si avsembrava che sotto ai cenci, al suolo, vi fossero come dei tentacoli umani aderenti al lastricato, qualcosa che pareva una gigantesca chiocciola vestita,
chiusa e attaccata alla terra

con

la

sua grande casa

sopra la schiena.

Toh
S,

un Un gobbo ?
!

gobbo

venite a vedere

Guarda guarda, davvero un gobbo. Un gobbo


!

LA VEGLIA

Alla soglia del salottino debolmente rischiarato dal

trepidante lume di una candela, apparve Rosina, con


in

mano

la scodella del

brodo nel quale aveva sbattuto


fosse fermata nella

un

rosso d'uovo.

Sembrava
Poi,

ch'ella

si

tema

di

venire respinta.

guardando con aria supplichevole la sua paavvicin, e venne a posare sul tavolino, davanti a lei, con mano incerta, la scodella. Le due donne si guardarono negli occhi e dettero insieme in uno scroscio di pianto. La signora Costanza singhiozzava e il voluminoso petto le ansimava pesantemente, affranto. Le lacrime di Rosina sgorgavano come da una polla, copiose e grandi era il bel pianto del bimbo il suo, erano perle che il tesoro della sua anima candida generosamente elargiva, a dovizia. Che cosa avrebbe voluto dire alla sua amata padrona Ma non riusciva che a piangere non riusciva che ad esprimere cos il suo dolore, e il suo amore. La signora Costanza era una donna di quarantanni grossa, di media statura, non bella, ma con una facciona sanguigna di donna franca e sincera che subito
drona,
le si
;
!


le

218

conciliava la simpatia.

Aveva occhi

grandi, neri, vi-

vaci,

e capelli neri ancora completamente.

Rosina era secca, lunga, senza nessun garbo


minile nella persona,
spalle
;

fem-

un

po'

ricurva dalla vita alle

con una faccia stretta, rettangolare, dei lunghissimi denti da cavalla, e degli occhi gialli inespressivi.

Cogli scarsi capelli, di nessun colore, tirati sopra

la testa e alle

tempie che

le

formavano dietro un mi-

serabile tortellino.

vederla cos, di primo colpo, con l'ampia sottana

di percalle a gala in fondo,

un giacchetto

fuori di

moda,

con una lunga fila di bottoni davanti, le si potevano dare fino a cinquant'anni ma non ne aveva che trenta.

Uno
uno
larvi
tutti,

di quei poveri esseri che di quei corpi

non furono mai

giovani,

che passarono inosservati dinanzi a


li

come
il

se

natura

avesse abilmente fatti per ce-

tesoro di un'anima splendente di divina bel-

lezza.

Quel nome di Rosina era cos poco adatto a


sue carni terrastre, cosparse di lentiggini,

lei,

le

come pote-

morbide voluttuose sfumature di quel fiore ? E nella figura non e' davvero fiore al mondo che le potesse rassomigliare; essa poteva tutt'al pi somigliare ad un asparagio. Tremava dinanzi alla sua povera padrona, avrebbe voluto dire tante cose, oh il suo cuore era colmo di
le
!

vano ricordare

Un po' di non sapeva che piangere. brodo Sono due giorni che non ha Voleva dire mangiato, che non ha voluto prendere nulla.... Anzi,
tenerezza,

ma

si

poteva dire che

giorni fossero otto addirittura.

219
Si era tante volte iva

portato direttamente

provata ad esortarla, questa volta il brodo, sperando, senza


gi.

parlare, ch'ella

avrebbe accettato di buttarlo

Dalla scodella, posata sulla punta del

tavolinetto

da lavoro, le spire calde salivano su su, e Rosina le guardava attraverso le belle lacrime trasparenti. Ma la signora Costanza continuava i suoi singhiozzi senza
nulla vedere nulla guardare.

Poche ore prima


il

le

avevano portato via per sempre

suo Anselmo
soli

bravo, caro uomo, esemplare marito,

quarantasei anni, per una violenta infiammasignora Costanza, dopo la perdita di


era

zione di petto, in otto giorni era gi al cimitero.

La

cri

tutto per la sua vita, rimaneva desolatamente sola, e

da uno stato
Il

di agiatezza

piombava

in serissimi

imba-

razzi finanziari.

signor

Anselmo morendo non lasciava che

un

sincero rimpianto dietro di s,

un

disperato

dolore,

ma

vedova, del suo buon impiego governativo che solamente da diciotto anni esercitava. Erano stati sposi diciotto anni prima, erano venuti
nessun
diritto, per la

in quella casa felici, vi fetto accordo

avevano vissuto nel pi per-

una vita serena e tranquilla. Dopo tre aveva preso seco Rosina, una bambinetta di quindici anni, di Calamecca. su, l'aveva scovata un anno sulle montagne del Pistoiese che era andata lass a passare un mese dell'estate col marito. E come aveva saputo indovinare nella sa
anni la signora Costanza
;
I

fosse intuizione di quella

tunato caso,

ella

brava donna, o fosse il inciampato in un tesoro aveva

for-

ma


nuovo stato che

220

si

aveva saputo gelosamente custodirlo. La piccola montanara, dalla sua alpestre miseria,
le

era assuefatta

al
si-

era sembrato fin dal principio di

gnora addirittura. Tutto le era sempre parso troppo, e terza persona della i due coniugi l'amavano come la
loro famiglia.
se la

Raramente

la lasciavano

in

casa sola,

portavano quasi sempre con loro, a fare scampagnate, e qualche volta, in carnevale, anche al teatro.
Sradicata cos tenera pianticella, Rosina, era cresciuta nell'adorazione per
i

suoi padroni buoni, aveva

imparato a cucinare, stirare, a far tutte le faccende con tanto amore, quanto non ne avrebbe potuto sentire

una donna impagabile, non sempre qualche cosa da fare mai, trovava fermava si nel lindo appartamento che fra donna e padrona tenevano lucido come uno specchio. Quando la piccola domestica venne da Calamecca, con la sola camicia di dosso, un abito di finta flaper la sua stessa casa, era
nella, e

un paio

di scarpe coi chiodi, la signora le cuc

subito ella stessa, la

biancheria,

lavorarono insieme

ai vestiti, grembiuli,, calze, tutto.

dimenticato.
era

Il

suo salario,
a dodici,

Rosina nulla aveva prima di sei lire al mese,


quali venivano per tre

giunto fino

le

buoni quarti risparmiate dalla sobria donna.

E
licit,

ora

Una

ventata malefica capovolgeva una


il

fe-

bisognava sopportarne

rovescio.

* *

Passato

il

incominci a guardarsi attorno


e senza indugio, al

primo stordimento del dolore la vedova era d'uopo pensare,


:

da

farsi

non un parente, non un

amico intimo al quale domandare appoggio e consiglio, rimaneva con le diecimila lire portate in dote, e 10 cinque che il buon padre le aveva lasciato morendo. 11 vecchio giudice negli ultimi anni della sua vita aveva economizzato il centesimo per lasciare qualcosa
sua unica ed amata figliuola. la padrona, seduta al suo tavolinetto da lavoro, nel bel salottino arredato con ricercatezza e tealla

Ora

nuto con scrupolosa cura, in quella stanzetta che aveva albergato per diciotto anni la sua felicit, fissava dentro
gli

occhi Rosina, incerta, passiva di fronte alla


;

sciagura

luto dire

guardava dipoi attorno come avesse voLa mia bella casa, la mia roba, che ho tanto amata, che abbiamo messa assieme poco alla volta, che ho curato religiosamente, pulita.... ecco.... gna dire addio a tutto, vendere tutto, dar di bacIlio a ogni cosa, e andarsi a rifugiare in una sola e poChe ra stanza.... Con quindicimila lire di capitale
si
:

<

rendevano, al quattro per cento, seicento


Lavorare.

lire

all'anno.

Non
?

c'era altra via, bisognava lavorare.


;

come

Che

Cucire, era l'unico lavoro adatto


cucitrice.

cucire

biancheria,

che era assai buona

Andare a


cercare
il

222

lavoro, andarlo a riportare, ascoltare pazien-

temente i rimproveri, specialmente finch non f<> divenuta esperta lavorante. Questi propositi sconvolgevano addirittura il cervello di Rosina, la sua signora era cos in alto ne

suo intelletto, ch'ella non vedeva


zione fra
se
il

nemmeno una

rela-

dire e

il

fare cose di questo genere,

uno

ci

venisse a dire che la Regina d' Italia


le

come domani

ander a spazzare

Eppoi? Gettarsi nell'Arno. Ma la signora Costanza non era donna da far questo, era troppo sana, troppo equilibrata si sentiva forte anche di fronte alla sventura. Mettere le quindiciFinire
il

strade di
?

Roma.

capitale

mila
cio
?

lire

in un' industria, aprire

un

piccolo

commer-

Ma non

c'era tutto

il

pericolo di finirle e rima?

nere sul lastrico addirittura


cervello,

In tutti questi pensieri che

le

turbinavano per
:

uno scendeva a straziarle il cuore bisognava abbandonare Rosina. Lei non era buona che a fare
le

faccende di casa, sapeva cucire malamente, venuta

dalla

montagna dove non aveva

fatto

che

la

guar-

una casa degna di lei, e depositare il tesoro. La povera donna lo capiva, se ne stava dinanzi alla padrona fissa, coi suoi occhi giallastri, pronta a tutto Oh se non fosse
lasciarla, trovarle
!
!

diana di pecore. Bisognava

stata cos timida, cos povera di spirito, sarebbe an-

data a mangiare
per portare
i

il

fuoco sulla piazza della Signoria

da campare lei e la sua signora. E un'altra cosa le dava uno scoramento grandissimo, l'abbatteva, l'avviliva bisognava anche lasciare la
soldi
:


glie

223

casa, quelle stanzette testimoni della sua felicit, che

ne avrebbero giorno per giorno suggerito i ricordi belli, alle quali avrebbe confidata la sua sventura ricevendone conforto, come da chi la conobbe
pi cari, pi sotto la

buona

stella,

dove tutto
gli

le

parlava di
gli

lui,

del suo adorato sposo, dove lo aveva amato la prima

volta

la

camera dove
di

aveva chiuso

occhi per
le

sempre, dove, dopo una vita serena e tranquilla,

era

sembrato

dover morire insieme.


l'altra sba-

Ed
icora

ora,

uno gi morto, ancora giovane,

tacchiata nel turbine della vita e per chi sa


!

quanto

Questa agitazione dur vari giorni; finalmente, una a Rosina lattina, la vedova alzandosi si avvicin
:on fare risoluto
trarre
certo,
il
;

la

donna

le

stava

davanti
il

senza
;

respiro,

suoi occhi esprimevano

terrore
:

avrebbe data la sentenza bisognava separarsi per sempre. le disse con voce tremante, commosRosina che te, ti voglio bene come ad una io non ho pi sa sorella, come ad una figliola, io non posso pensare
la signora le

lem meno di abbandonarti, so che tu mi vuoi


bene, lo so,
:he

lo stesso

mia

cara,

mia amata Rosina.


le

La donna,

aveva contenuto

lacrime fino a queir istante,

non ne pot

Dai suoi occhi sccnlevano rotoloni fino in terra, come avessero dovuto Lo so, Rosina mia, rotolare anche sul pavimento. lo so, tu sei un angelo, noi non saremo d'ora in avanti che due sorelle, niente altro, trovata la via d'uscita, forse ho trovato il mezzo di rimediare senza dover
pi, le traboccarono.

224
rinunziare a quello che
casa.

a te e alla mia disse questo nome e co:

mi

Amalia Polidori

pi caro

gnome come una


per
il

rivelazione,

come

s'esso avesse virt,

solo fatto di essere pronunziato, di salvare la

situazione.

rispose netto la donna come chi giura, S non arrivando a capire, ma pronta ad accettare ad occhi chiusi qualunque proposta.

Tu

la conosci

S.

ragazza.

Lei,

come vive
lire

Sai che

non ha che trenta


il
!

lire

al

mese
trenta

di pensione che le lasci


capisci,

padre, niente

Nel suo quartierino di quattro stanze colla cucina ha due dozzinanti, con essi ricava la pigione di casa e le rimane
altro,

che miseria

qualche cosa da aggiungere

al

suo franco al giorno.

ormai vicino a cinquantanni ed da vent'anni che vive cos, le camere rendono bene. Amalia paga trecentoJire all'anno di pigione e ne ricava forse pi di
quattrocento,
e
tira

Ha

avanti,

una donna che con


io

un uovo campa un giorno, ma migliori, ho di pi, eppoi siamo


affittare.

sono in condizioni

in due.
ci

Non abbiamo
mettiamo ad

bisogno di nulla, la casa questa, noi

Dimmi Rosina, tu disposta me bene male questa La donna diceva suo


sei
il

S.

a -dividere con

il

di

vita

S.

il

quando

la

padrona diceva

la

penultima sillaba della sua frase,


e lo diceva
ricevesse, l'ostia santa,

225

gli occhi,

alzando la testa, chiudendo

come

o come ingoiasse un ignoto boccone disposta a trangugiarlo per la salvezza del mondo,

a qualunque costo, fosse anche una presa di stricnina.

Noi....

darsi che qualche giorno

dobbiamo andare incontro a tutto dobbiamo contentarci

di

Pu un

magro

desinare....
S.

E
S

se

un

mese.... io

non

avessi

da darti

le

tue

rispose anche stavolta Rosina. Oh Aggiunse poi non voglio pi, mi parrebbe rubarle. Ma vedrai, continu vedova levandosi speranza vedrai che buon Dio
!

dodici

lire ?...

io

le

di

vedrai....

la

sol-

alla

il

ci

aiuter.

Ed
eh
!

ora incominciamo a stabilire qualche cosa. Bi-

sogna, naturalmente, che io rinunzi alla

mia camera,
;

questo un sacrificio indispensabile


il

la stanza

pi bella di tutto

quartiere, eppoi... a

me

basta di

vederla, di andare a farci la pulizia, di avere


i

sempre
forse.

suoi mobili

qualcuno

me

ne

terr,

il

letto

Quanto
stre,

credi che in

pretendere di

una citt come Firenze si possa una camera cos grande, con due fine?

e cos bene ammobiliata

Non

lo so.
lire al

Mettiamo trenta

mese, e mettiamone anlire

che venticinque, sono gi trecento


salotto

all'anno.

Del

buono ? pi piccolo, ma arioso, quando ne abbiamo fatta una camerina vien sempre una bella

Il

R*

b*U.

226
stanza,

centottanta

mettiamo di affittarlo a venti, a quindici, sono lire anche di questo e, naturalmente, bisogna ridurre a camera da letto anche il salotto da pranzo mettiamo altre duecento lire, si va sulle settecento lire all'anno, ne paghiamo seicento.... Eppoi chi ci dice che non affittiamo meglio ? Abbiamo calcolato dei prezzi minimi. A noi rimane il salottino da lavoro, che diventer camera mia, la tua camera, e la cucina.
;

Seicento

lire

mie, pi cento sono settecento che sa-

rebbero.... aspetta....
no....

sarebbero circa due


e mezzo....

lire al gior-

Eh

Certo, bisognerebbe fare di pi per andare


lire

avanti bene, almeno due


di tenere alti
i

l'

esclam Rosina gi rinfrancata alperch non affitta idea luminosa della padrona
Signora

prezzi.

Ma

se poi ci

Cercheremo rimangono sfitte ?

anche

luce....

E dove vado a dormire Nella mia camera, grande, Ci porta un po' sua mobilia buona.... E tu? O non stanzino Ma pare Un c'entra benissimo, quando sta
io
?

il

salottino

da lavoro

bella,

e'

aria,

della

e'

lo
!

ti

letto

ci

il

mia cassina io sono contenta.... e' il finestrino, comodo anzi per me, accanto alla cucina, gli attrezzi li mettiamo sul palco morto. Questo vedremo, insomma la via trovata, domani vado dal padrone. Una sola cosa mi spaventa chi metteremo in casa ? Pensa come bisogna stare attenti Amalia Polidori una volta mi raccont un certo
letto e la


dalla vergogna.

227

fatto che se accadesse a me, ne morirei dal dolore e

Ma
!

lei

sola capirai, deve forzata-

purch paNoi siamo in due non lasceremo la casa nemmeno un minuto, sapremo fare il fatto nostro.... Eppoi.... il Signore ci aiuter, non sono donna da farmi canzonare molto facilmente. I dozzinanti avranno tutto il rispetto, tutte le cure da parte nostra, ma dovranno fare altrettanto da parte loro, se no, fuori Pensa Rosina, moglie di un alto impiegato
assentarsi, affitta a chi le capita,

mente

ghino, poveretta

del governo,
di

un pezzo grosso

dei Sali e Tabacchi, figlia

un

giudice, dover dar via delle

camere

Il

destino
s'

Intanto noi non affitteremo che a uomini, questo


tende.

in-

Ribatt Rosina impugnando risoUomini lutamente questa bandiera per la prossima campagna.
!

le

Erano trent'anni che la signora Costanza affittava La sua casa veime frequentata fino dal principio da persone della migliore specie, alti impiegati,
camere.

studenti di scienze sociali o di medicina, professionisti.

Essa era una padrona un po' dispotica, ma i dozzinanti vi si trovavano bene, come nella loro famiglia.

Le camere erano tenute con

tale meticolosa propriet,

con tale nettezza, che nulla avevano di comune coi soliti dubbi Era scrupolosa fino alletti di dozzina.


l'eccesso, esigeva la biancheria,
le
il

228

la mobilia,

massimo riguardo per

tappezzerie, e sopratutto bisognava

tenere un contegno da gentiluomini perfetti. La sua camera, quella di Rosina, perch questo angelo in veste di serva era voluta andare per forza nello stanzino

accanto alla cucina, era proprio davanti alla porta


d' ingresso,

sentiva tutti ritornare la sera,

il

suo

uscio rimaneva socchiuso, e


novizio, ella

quando un dozzinante era

sere, perch capisse

dava due buoni colpetti di tosse le prime bene che non era possibile non ri-

spettare la legge, e di passarla liscia in caso contrario.


il primo ospite, la casa non era minuto il portinaio, il padrone, g' inquilini, tutti avevano rispetto e lode per la loro inquilina, si sapeva per tutto il vicinato che il suo quartiere era un santuario, che con quei principi si potevano affittare quante camere si voleva e rimanere vere signore da doversi fare tanto di cappello. Tutti le mostravano una grande deferenza questa simpatica donna piena di energia, onesta fino all'esagerazione, che aveva saputo risolvere un cos difficile problema con tanta dignit, meritava veramente il plauso e la simpatia ch'ella riscuoteva da tutti. Le sue camere furono ricercatissime. Il comm. Ta-

Da quando

era entrato

stata lasciata

un

solo

bacchini, consigliere di corte d'Appello,

vecchio sca-

polo, vi'mor^dopo 17 anni che vi abitava, era divenuto

come persona

della famiglia, la signora Costanza lo aveva assistito fino all'ultimo momento proprio in quella camera dove aveva assistito un tempo il suo indimenticato Anselmo. E anche questo vecchio spir nelle sue


Sempre tutto

229

braccia benedicendo la sua assistenza cristiana di vera


di molto valore. anche il salottino da lavoro che era riuscito un gioiello di camerina e g' introiti erano via via aumentati, e per quanto il padrone di casa avesse poco alla volta portata la pigione fino a otsorella, e le lasci in ricordo oggetti
affittato,
;

tocento

lire, la

signora Costanza col suo lavoro era riu-

scita negli ultimi anni pi che a raddoppiarla.

Rosina
le

fu l'angelo custode.
pulire,

Non

si

stancava mai di lavorare,


biancheria,
gli

lustrare,

curare
era caro

la

abiti,

scarpe dei dozzinanti, ella


l

amava
quando

tutto
si

ci

che era

dentro, tutto
;

le

trovava fra quelle

le portava Risparmio felice di accumulare dei soldi che potevano un giorno venire a bisogno alla sua signora. Oh come sarebbe stata felice di fare quel sacrifizio, e rendere tutto quello che

mura

le

sue dodici

lire ci

furono sempre,

di sei in sei mesi alla Cassa di

le

era stato dato.

Ma non

c'erano di questi bisogni,


le

due donne vivevano comodamente pure lavorando dalla mattina alla sera e non uscendo che per le spese e le faccende indispensabili e la domenica, una alla volta, per la messa. La mattina c'era da preparare la colazione per tutti, il caff nero, o caff e latte, a seconda, e anche quelli erano piccoli guadagni per la padrona, e Rosina a fine mese riscuoteva le sue mance, che giungevano qualche volta a otto e a dieci lire, e andavano ad accrescere il suo patrimonio. Insomma la tranquillit si era poco alla volta ristabilita in quella casa dopo una bufera di quel genere.
la

barca andava a vele gonfie,

230
La
signora Costanza era divenuta intima di Amalia
la

Polidori,

benedetta ispiratrice della salvezza

le

aveva talvolta mandato dei buoni inquilini seri, sicuri, di quelli che aveva imparato a conoscere lei, ma non
si

sarebbe certo riguardata dal riderle sul

muso

se

l'amica avesse osato proporgliene uno dei suoi. Amalia


Polidori, veniva,

da trenta anni, immancabilmente


e,

la

domenica nel pomeriggio,

con Rosina, parlavano delle loro faccende, sopratutto dei loro ospiti. Qualche volta si fermava anche l'uno o l'altro di essi a far due chiacchiere. Nella sua cameretta alla cui parete centrale in

una grande cornice dorata pendeva

l'

ingrandi-

mento

fotografico del suo Anselmo, e sotto, su di

una

mensola in un vaso era perennemente qualche fiore, la signora Costanza presiedeva la conversazione non per-

dendo mai l'occasione

di ribattere

suoi ottimi siste-

mi

di ospitalit,

specialmente con inquilini nuovi, stuquelli

denti,

ch'erano

che sorvegliava di pi, e in

faccia alla Polidori specialmente ch'ella riteneva troppo

ne viene qua poveretta, e l chi combinano i suoi studenti Che disgrazia rimaner soli a questo mondo! E cos dicendo guardava Rosina che le rendeva uno sguardo pieno d'amore. Sicuro, io che ho gente mille volte pi seria della sua non lascerei la casa mezzo minuto secondo.... mah questione d' idee E anche star sempre sola come un cane ? Eppoi chi le compra quel boccone da mangiare ? Ha ragione, in condizioni
corriva:
se

Lei

sa che diavolo

le

peggiori delle mie, la compatisco,

ma

io

voglio dire

che una vera signora pu dar via alcune stanze della


suno
le

231

affittacamere
!

propria casa rimanendo sempre una vera signora. Nespotr mai dare
dell'

la parola che le stava

sopra la testa come


glie l'avesse

il
!

Ecco nembo,

oh

se

mai uno
il

al
!

mondo

detta

divenuta feroce

Avrebbe fatta una pazza

Sarebbe povera

donna, era

suo prestigio, la sua giusta dignit la respingeva, era con tutta la forza della sua vita che

aveva lottato per tenerla lontana da


parola, per esserne

s quella rovente se

immune
il

E immune

ne sentiva,

pure vivendo in sospetto, come chi in tempo di epi-

demia

si

guarda per

corpo spasmodicamente col teril

tore di vederne comparire

Vi sono persone che non affittano e le loro case non sono per questo delle case perbene. Questione di
persone.

primo segnale.

talora narrava la sua storia,

lici,
lei,

la

i suoi begli anni fesua giovinezza, l'amore del vecchio giudice per

levando
e

la

testa
il

al

quadro come

al

cielo,

l'amore del caro sposo,


disperazione,
si

rovescio di fortuna, la

sua

tutta la sua vita, l'uditore

penetrava nel racconto, riviveva doveva forzatamente dare

segni di gioia prima, di cordoglio poi, e di plauso in-

Rosina ad un lato della tavola, ascoltava in silenzio, curva sul suo lavoro di calza o di rammendo, e quando la signora raccontava nei minimi particolari la sua sciagura, due grosse lacrime solcavano le guance della vecchia fedele compagna.
fine.

">

* *

la signora Costanza, bisogna divenuta un po' brontolona, anche coi dozzinanti pi provati, troppo sofistica, troppo spedita
dirlo, era

Invecchiando per

nell'osservare, nel riprendere.

Rosina

se

ne accorgeva,

ma
alla e

non avrebbe

certo osato trovare

sua padrona, cercava di essere


lei

un torto addosso ancora pi buona

premurosa, raddoppiava

in dolcezza cogli inqui-

Specialmente aveva preso un po' la fissazione di vantare la specchiabilit della sua casa, i suoi sistemi
lini.

di rigore, severi, espliciti

quando

dozzinanti rientra-

vano

la sera, forse per

l'

insonnia senile, faceva sem-

pre a tutti quei colpettini di tosse che erano divenuti

un po' ironici ormai, pareva quasi ci si divertisse. Lo avevano capito a saziet che l non si scherzava, che non era possibile ritornarsene in nessuna compagnia, non importava continuasse a logorarsi i polmoni
di pi. L'uscio era socchiuso,
lenzio.

poteva ascoltare in
:

si-

Quella tossettina pareva proprio dire


la fate,

non me

sono

io

che

la faccio

a voi

Inoltre,

Voi

ultimamente, era stata poco cortese con qualche amico venuto a visitare uno dei suoi ospiti. Che pure avendola riverita com'era d'obbligo e d'uso, era stato
ricevuto bruscamente. Si seccava ad aprire troppo di

sovente la porta. Pretendeva sapere vita morte miracoli dei visitatori, pretendeva sentire quello che dice-

233
il

vano, quando se ne andavano dovevano passare sotto

suo sguardo investigatore e diffidente.

Questa
il

diventata la casa di
!

Nazareth
si

Io

non

faccio

portiere
scarpe,

mai
tutto
lo

le

Questi non vengono su dalla strada


cialtroni
;

puliscono

ricoperti di

pillacchere e
!

la

mi portano il fango in casa mi sporcano Questo ha una faccia poco rassicurante Quelnon si degna nemmen di salutare Cosa sono io, sua serva ? L'altro ha sgocciolato l'ombrello nell' in!

gresso

Si

sa, era la vecchiaia,

aveva ormai varcata

la settantina, e le

persone pi care e pi buone a quel-

l'epoca prendono dei difetti anche se

non

li

ebbero mai.

Amalia

Polidori, che

aveva varcata

la settantina

giorno sent una voce che la chiamava a s e


di seguirla

da assai pi tempo della signora Costanza, un bel le pareva

come

in

un sogno.

Tu
ora

hai finito di fare

l'affittacamere

povera creatura,
il

dormirai

senza

dover

rifare pi

tuo letto e quello degli altri.

Un

inquilino della Polidori, una mattina venne ad

avvisare la signora Costanza che la sua padrona stava


male, e la buona amica corse ad assisterla,
le

prodig

cure e medicine,

le fu

vicina di notte e di giorno, e

quando rimaneva a casa per riposarsi, andava Rosina presso 1* inferma, anch'essa aveva fatte parecchie nottate. E dopo quindici giorni, pare che la buona vecchia

234
cedesse
all'

insistenza dell' invito, e cedesse

il

suo ver?)

gine corpo alla terra, e la sua bell'anima (perch no


al cielo.

siccome mor che Rosina in persona era a farle candide braccia di que-

la nottata, all'alba spir nelle

st'altra vergine eh' io

non indugerei a chiamare santa. La signora Costanza and ad eseguire di sua mano
lei la

ogni pietoso atto intorno alla salma dell'amica, e per


la

notte decise di fare

veglia funebre. Senonch

tornata a casa per mangiare un boccone espresse a

Rosina un certo suo invincibile timore. Stare l sola, tutta la notte con la morta.... in quella casa dove non c'era nessuno.... non sapeva come mai.... le metteva

un

certo sgomento

Ci fossero almeno
si

dozzinanti.

Ma

appena
il

la

padrona

era

ammalata uno aveva

battuto

a casa in
la veglia,

ma

uno studente, era andato vacanze. Rosina insist per fare lei da sola
trentuno, l'altro,
le
il

pare,

ma

le

pare

1'

avrebbe

fatta con tutto

cuore e senza che la disturbasse nes-

sun

triste pensiero,

ma
?

la

padrona dopo averci un po'


:

pensato pronunzi l'ultima parola


e due.

la casa

grid

Andiamo

tutte

Rosina ad una notizia

per trent'anni non abbandonata un secondo, il cui onore era stato mantenuto alto nella luce del sole con questo mezzo infallibile, ora la si abbandonava per un' intiera
cos strabiliante. Quella casa che

era

stata

notte.

Stai sicura

mia cara Rosina,


raccoglie vizio.

la casa noi

potremsi

mo

lasciarla d'ora in avanti tutte le sere.

Quando

se-

mina

virt

non

si

Eppoi non

che per

235
una notte non
e'

da dubitare. In trent'anni

io

ho

saputo insegnare alla gente come ci si comporta quando non siamo in casa propria, e specialmente presso una
signora a cui
si

deve tutto

il

rispetto.

E
gliere

sicura del fatto suo, orgogliosa, gonfia di raccoil

frutto di tanto virtuoso lavoro, decise di fare

insieme con Rosina la veglia.

* * *

Erano

nella sua casa, in quel tempo, queste persone.

maggiore a riposo, gentiluomo verso i settanta, uomo spaventosamente metodico, molto galante, e molto ciarliero pure parlando con una lentezza ed una
solennit
alla

Un

imponentissime.
per la

Usava

esso

ogni riguardo
severi,

padrona,

quale aveva

complimenti
fiotti,

e colla quale rimaneva, nei giorni di pioggia, in lunghi

conversari

facendo che, molto a

ve esistenza sgorgasse dalle labbra, e


>>ltare

la sua non non sdegnando

con tutta gravit quella che torrenzialmente ruzzolava fuori per quelle della vedova.
ria

Poi c'era un dottore, assistente all'Ospedale di S. MaNuova, giovine simpatico educato che non rimaneva
Vi era quindi

in casa

che per dormirci. uno studente di recitazione, romasi

gnolo, tipo allegro,

tirava su per brillante

la signora
il

Costanza era stata molto dura nell'accettarlo,


tore della scuola di recitazione

diret-

aveva

scritto di

suo

236
lettera raccomandandoglielo, ma non era troppo nel suo calendario, e fu talvolta eccessivamente rustica con lui, egli os alzare la voce, lei lo rimesse al po-

pugno una

sto di santa ragione.


tutt 'altro,

Non

che fosse un cattivo ragazzo,

ma uno

sciatto di

prima

riga,

uno

spensie-

ratone incurabile, lasciava la stanza in condizioni da far piet, ci voleva la serena anima di Rosina a non

andar su tutte le furie, a non sentirsi montare il sangue alla testa ad entrarci la mattina per rifarla. Scarpe,
cappelli, biancheria, parrucche, libri tutto
stra,
il

una mine-

giorno del giudizio

non

c'era verso di ot-

tener nulla da quel satanasso.

La quarta ed ultima persona


squisitissima.

era

un

poeta, asteesile

mio, poco pi che ventenne, bruno, una figurina

Era

il

cucco della vedova, di questo giosi

vine prudente e delicato


la casa
giornali,

sarebbe fidata a lasciargli

una settimana
riviste,
fiori,

intera.

Lui
si

le

portava in dono
cioccolata
al

qualche

volta

della
sa,

talora dei

che finivano,
bulbi

davanti

qua-

dro del defunto marito. Ella


quisa,
le

n'era
dei
i

ridevano
le

capelli

commossa, conquando il
inchini,
la

compito giovine
tre

strisciava

suoi

faceva
sa-

passettini

di

corsa per

stringerle

mano,

lutarla,

riverirla,

e le snocciolava

un

signora

con

una lunghissima o come si conviene ad una vera dama. Non metteva punto in disordine la stanza, si scusava sempre e di tutto, anche se non ce n'era bisogno, un inquilino d'oro, da tenerselo come la rosa
al naso.

237
Siccome
gli

altri

erano fuori, la signora Costanza

buss alla porta delle muse, che le vennero incontro domandando ansiosamente notizie della signora Polidori.

All'annunzio della morte

il

giovine poeta ne

fu cos costernato, cos affranto, che la

vedova ne

ri-

mase incantata.
e

Che

angelica creatura

pensava,

quasi

gli

Senta, faccio una raccomandazione. Ma ma Voglio fare veglia povera Amalia, e


io le
faccia,
dica....

stava per porgere coraggio.

la

alla

sic-

come a
fetto,
stati
i

star l sola tutta la notte

mi

fa

un

certo efci

cosa vuole, anch' io sono vecchia, se


dozzinanti....
!

fossero

immagini Ho deciso Ma
S'

di far venire

certo.... lei

anche Rosina. deve bene aver qualcuno,


notte....

le

pare,

star l sola tutta

una

Gi. Rosina viene dopo, a buio,

quando ha

fi-

nito di far le faccende. Quella povera diavola sola

come un cane.

Ah

Poveretta

giusta che finisca

cos,

senza che nessuno pensi

al

Ancora giovane Oh per questo, tribolare ha Oh Ma ha ragione. Ma signora, signora, com' buona, com' caritatevole, e strascicava queir o poeta. Avrei potuto accompagnarla
!

suo cadavere, nulla, una santa creatura


felice lei,

come

quella

finito di

lei

il

io,

tenerle compagnia,

avremmo

vegliato assieme.

23 8

la casa,

da

Troppo, troppo buono, mi raccomando


che non
e'

la prego, so fare, in

pericolo, conosco

con chi ho

ogni

modo mi raccomando.

Alle otto tor-

ner anche il signor maggiore, glie lo dica lei che siamo andate via, lui lo sa gi che morta. Domattina saremo qui presto, Rosina lascia tutto preparato. Verso le sette, tutta vestita di nero, con una sciarpa nera in testa anche Rosina lasci la casa. Signorino mi raccomando, io vado via. Il poeta si fece alla porta. Domattina vengo per la

colazione e per
tutta la

panni, per non

farla
?

star l sola

notte poverina, ha capito

io

volevo che

mandasse me, non ha voluto.


in questi giorni.

Si strapazzata tanto

Arrivederlo signorino.

* *

Nella stanzuccia bislunga e disadorna come un pezzetto di andito, miseramente arredata, sul suo lettine
di ferro, la

povera Amalia Polidori giaceva vestiti di nero. Le mani composte al petto stringevano
crocifisso.

Sul comodino erano accese due candele in due candelieri di vetro, sul cassettone altre
lieri

due in due cande-

d'ottone.

Il lettino era rasente al muro, all'altro muro, sedute l'una accanto all'altra, la signora Costanza Rosina pregavano. Col rosario fra le dita passavano


le

239

orazioni lentamente

erano avvolte, l'ima in un grosso

scialle, la

aveva

il

signora in un'ampia mantella pellicciata, ed cappello in capo perch faceva molto freddo.
la

momenti

padrona quasi

si

appisolava,

allora

Rosina le sorreggeva lo scaldino sulle ginocchia per paura che le si rovesciasse addosso, ma poi sussultando riprendeva le preghiere, il suo animo per non era tranquillo, il gelido spettacolo della morte la turbava, si faceva forza per ritrovare la padronanza di s, e
considerare serenamente l'amica morta.

Rosina invece no, serena dinanzi a quel fatto naturale, guardava con occhio calmo quel corpo esanime, e su quella fronte bianca pareva vi leggesse la parola pace. Non aveva nemmeno sonno, ed era la seconda
:

notte che vegliava.

A
la
la

certi

momenti dicevano

il

rosario assieme, poi

e padrona si fermava assorta nei suoi pensieri Certo, di donna continuava sola sottovoce. me non sar questo squallore, Rosina far le cose Ella come si deve, oh ne sono pi che sicura. in testamento da tanti anni aveva fatto il suo favore di Rosina, e pareva pregustare la immensa meraviglia che ne avrebbe provato quell'angelo, e la

sua eterna gratitudine

Il

maggiore, o chi al suo po-

sto, era fissato, avrebbe dovuto cedere la stanza, quella dove aveva amato la prima volta, dove era morto il suo Anselmo, e da dove doveva essere presa per venire trasportata al suo posto laggi, vicino a lui, dove

l'attendeva da trent'anni

Eppoi....

suoi dozzinanti

non sarebbero

certo fuggiti, le

pareva di vederli, attorno

240
al

suo

letto,

sarebbero venuti anche dei loro amici,


lei

quelli

che anche

tutti dietro alla sua

conosceva bene, sarebbero andati bara come dei parenti, avrebbe


:

avuto senza dubbio due belle ghirlande


sina,
!

una

di

Ro-

una degli inquilini Che differenza Eppure era stata anche lei una diseredata, come Amalia Polidori, la differenza consisteva nelTaver saputo fare, tenere una donna, essersela affezionata pi di una figliola, pi di una sorella, questione di saper
fare

a questo

mondo

Questa povera diavola, sola

come un cane, cambiando inquilini ogni sei mesi, ecco come andata a finire Se non avesse avuto me sarebbe stata fresca
!

Tali pensieri la rincuoravano e riprendeva la pre-

ghiera con fervore, incoraggiata.

Ma quando

furono

le

cinque la testa non


notte

le

stava pi su, era stanca,

finita.

Rosina che non aveva avuto un sopore in tutta la si appoggi, si appoggi qui a me. le diceva aveva paura di addormentarsi in quel Ma non voleva, luogo, aveva paura di doversi risvegliare l, non voleva Senti Rosina disse dormire, e non ne poteva pi. infine non ne posso proprio pi, mi sono strapazzata troppo in questi giorni, facciamo cos io fra poco
:

vado a
tutti e

casa, a

momenti far giorno, scaldo il caff per mi butto un po' sul letto, tu m'aspetti qui,
te,

verso le dieci ritorno e vai via

ma

ora ho proprio

bisogno d sdraiarmi nel mio


tre ore, faccio colazione
fino all'ultimo oramai,

letto,

mi bastano due o
rimanere

e
alle

vengo

via, voglio

quattro e mezzo vengono


a prenderla,
stro dovere.
il

241

il

Signore vedr che abbiamo fatto

no-

padrona,

Rosina strinse bene la mantella addosso alla sua le gir due volte attorno al collo una sciarpa le ripet menSi copra bene per carit di lana. tre le faceva lume per la scala, e se ne ritorn sola e

tranquilla presso la

donna morta a pregare.

* *

Era

l'alba,

un'alba cupa,
le

erano ancora accesi


i

lampioni,

ma

per

vie circolavano gi

barrocci colle

derrate alimentari che andavano al mercato di S.

Amil

brogio. I lattai, col biroccino a cofano sotto al quale

lampioncino acceso tremulava come una gocciola. Gli operai attraversavano la citt per recarsi al lavoro. Era
quel primo movimento frettoloso dell'alba invernale.

Quando
la

la signora
le

Costanza pigi

la

chiave dentro

serratura
si

parve di cascare addosso alla porta

che

apriva, tanto
le

aveva sonno, tanto era stanca,


il

tanto

sue vecchie ossa erano intirizzite. Anelava


di potersi sdraiare sul suo

momento

buon

letto.

Aprendo intravide mera del poeta presso


la

della luce venir fuori dalla cala sua,

un lume

vi era acceso,

porta spalancata. Si udiva l'orchestra di vicine e lontane respirazioni pesanti nel sonno. Fece un passo,
urt in una sedia rovesciata, presso alla quale raccok<>

16

11

R Mio

242

in qualcosa che

una giacca da uomo, inciamp ancora rotol una bottiglia.


Dall'orchestra di quelle respirazioni
diglio acuto, poi alcune parole
:

si

alz

uno sbaCi siamo

C
!

gente
!

Ehi
!

L' avevo detto io


!

addormentati

Ehi
!

Fufi

Fufi
!

Sei

morto

giorno

Ah

Ah

Ah

La vecchia
gli

Batt forte

occhi,

fu

desta d'un colpo.

Una

donna seminuda, con

la sola camicia e la sottana le

fu davanti sulla soglia, nella penombra, pareva sorridesse, dalla faccia trasognata,

sembr intravedere un

uomo

rovesciato che dormiva attraverso

porta vicina fugg

come uno

spettro

un letto. Dalla un'ombra bianca

ed entr nell'uscio di fronte. Un'altra ombra si fece alla porta ma non ne apparvero che due grandi occhi ebeti esterrefatti.

Ombre, ombre, non pi figure grida sconnesse non pi parole, singulti, non pi oscurit e grigio dinanzi agli occhi, ma tutti i colori dello spettro ballanti una ridda spaventosa, penetrando nelle pupille lame co;

lorate acutissime accecatrici, raggi fusori nelle molecole del cervello....

La vecchia
una
poli.

corse due volte su e gi sobbalzando


il

pesantemente per
porta,

corridoio,

afferr la maniglia di

sbatacchiandola,

sussultoriamente,

entr

ballonzolando sulle

gambe
della

irrigidite

come su

dei trame

Fu

nel

mezzo

camera,

nell'aria calda

pregna di fumo, dinanzi ad una poltrona dove un vecchio era sconciamente disteso, seminudo, ravvolto
in

uno

scialle,

addormentato profondamente. Ella pa-

243
reva fare un gesto disperato per svegliarlo, pareva volesse emettere un grido, ma le sue mani, come

parevano arranfare il cielo, e la sua bocca rimaneva aperta paurosamente spalancata vuota e nera. Sobbalz ancora tutta la persona in un tremito sussultorio, orribile tarantella di morte, mentre alla soglia apparivano e sparivano,
grinfie spiegate in alto,
si

stringevano e
I

si

dilatavano occhi grandi spauriti


neri

trasognati.

suoi

immensi occhi

come due

altre

bocche parevano volere inghiottire quel vecchio che continuava il suo sonno. Dalla gola le sal uno strappo come la corda di un violino troppo tesa che si schianta, e cadde gi pesantemente nel mezzo della stanza pro-

ducendo un cupo rimbombo per tutta

la casa.

La prima

edizione del pi pettegolo


:

dei giornali

portava questo stelloncino di cronaca

Stamani
rimanendo

alle

ore sette nella

Via*** ]y.***

l'affit-

tacamere Costanza Chiodaroli veniva colpita da apoplessia

mente soccorsa dai suoi numerosi inquilini,


signorine certa
si

sa come, si

Essa veniva prontae da alcune.... Nella B*** certa Olghina le quali, non trovavano precisamente nella sua casa.
all'

istante cadavere.

)ette

signorine per

lo

spavento provato

si

sono date a

gridare

dalle finestre e per le scale, mettendo sottosopra


vicinato,
e

Uto
ia.

il

facendo accorrere gente anche dalla


brave
ra-

La

scena era delle pi interessanti. Le


gazze
date,

244
dallo spavento subito
si

appena

riavutesi

sono

nel loro costume ridotto ai

minimi

termini, a vee

gliare religiosamente la

salma della povera

compiacente

padrona di casa.
casa....

Non

occorre aggiungere trattarsi di


il

una

da

th.

Il bello poi questo, che

contado rac-

capricciato dallo scandalo indignatissimo contro la de-

funta che

si

era fatta abilmente ritenere da tutti come

una donna

delle

pi scrupolose
.

costumate.

Nel suo

genere ben inteso

INDUSTRIA

Ma

che bel bambino


belli

Bello bello bello

Ce ne
il

sono molti ve' di


di tutti.
ciullo sorrideva.

La giovine madre che teneva in

quass,

ma

questo

il

pi bello
fan-

collo

anni
Gli

rise stringendo forte

Vuoi andare con questa signora ? Il bel ricciuto con tutte due le braccia il collo della madre. Le sue bracci ne grasse grasse facevano una profonda risega olla fine del polso, e le manine, fino alle dita, sembravano due guancialini. Mah !... La signora guard suo marito presso a lei Andiamo Narciso ? Il marito annu col capo e un poco colla persona Mah.... Addio bello !... Addio.... Buonasera. Buonasera signora. Anche il marito salut toccandosi con due dita la

Ventotto mesi! Sembra di quattro Davvero Ma che bei ricci !... Ma gli occhi !... occhi.... Vuoi venire con me ?
!

tesa del cappello.

Da un
ogni sera.

paio di mesi questa scenetta accadeva quasi


I

due

signori, coniugi senza


i

figli,

il

marito

muoveva appena

primi passi nella cinquantina la


gli

moglie tirava via a far

ultimi della

quarantina,

passavano da molti anni

l'estate lass a

Vincignano,

248
il

delizioso paesello della


;

Toscana verso

il

confine

Um-

bro

affittavano sempre la stessa villetta, e la sera


al calare del sole salivano fino alla
si

puntualmente
del villaggio,

piazza

sedevano allo stesso tavolino del Caff Nazionale, prendevano entrambi un bitter al seltz, e dopo mezz'ora se ne ritornavano a casa prima che
fosse proprio buio.
glie di

La giovine col un contadino che abitava


il

fanciullo era la
sulla via
i

mo-

pochi passi dal paese. Quest'anno


in pi la fermatina per salutare
la

maestra a coniugi facevano


;

piccino

a quell'ora
c'era

donna era

di solito sul cancello,

quando non

aspettavano un po', guardavano dentro, e se ne andavano molto a malincuore se non era stato loro possibile di vederlo.

Che bel bambino


!

Che

begli
?

occhi

Come

questo non ce n'

Non

vero Narciso

Ma

che
:

parte

ricci....

Vuoi venire con

me

?...

E
:

dall'altra

Nossignora, sissignora....

ecc....

Ecco

il

primo germe

di questa industria.

Una

sera la signora disse scherzando

Volete

vendermi questo bambino ? Voi potete farne subito uno pi bello, io invece.... La giovine madre sorrise. La sera dopo la frase fu ripetuta con minore accento scherzoso, la madre sorrise appena, la sera dopo an-

cora

Ci avete pensato E
il

la

donna fu seccata
i

di questo stupido discorso.

Parlando col marito disse dell'ammirazione che

due avevano per


che non
si

piccino e disse che quella signora

ripeteva ogni sera di volerlo comprare.

dicono neppure per ischrzo

Sono cose concluse.

249

* *

Era la fine di settembre, i coniugi lasciavano la campagna per tornarsene a Roma dove abitavano
;

quel giorno nella loro casa

si
:

concludeva solennemente
la propriet

un importantissimo
Beppino

affare

di

un

certo

di mesi ventinove passava a loro. Essi lo

comil

peravano. Al tempo stesso firmavano in suo favore

loro testamento, lasciandolo erede di ogni loro bene.

Pretendevano solamente, i nuovi genitori, che al nome di Beppino fosse anteposto quello di Cesare, nome troppo adorato e che custodivano intatto da quasi
trent'anni.
1

genitori di

quemila.
tutte
lei,

Fu

Beppino ebbero in compenso lire cinsulle prime la moglie a volerle sborsare


feliil

quasi riconoscesse, in queir istante di

cit, tutto

suo
le

torto nella infruttuosa unione e in;

tendesse cos pagarne la pena

e allora
lui
il

salt

fuori

il

marito che
allo stesso

voleva pagare tutte

come convenendo
colpevole. Infine,

modo

di essere lui solo

dopo
lire

in

lungo colloquio, decisero di mettere ognuno


le
si fa,
i

duemilacinquecento. Dovevano essere unite

parti.

Cos

cos
figli

debbono
davvero.

fare

tutti,

due anche

quelli

che fanno

250
*%
Beppi.... pardon, Cesare, fu portato a

Roma

non

tard a familiarizzarsi ed affezionarsi ai nuovi genitori.

Chi sa mai quello che sar passato per la sua te-

stolina

ma

le

condizioni del baratto erano cos favosi

revoli ch'egli
d' Italia

trov magnificamente nella capitale

dove

lo

avevano chiamato a regnare.

E
Non
tutta

quei coniugi, quella gente misurata e metodica,

era diventata altra gente, gente

nuova

avevano man-

date al diavolo
si

le

abitudini ed erano tornati fanciulli.


di giuochi, di piccoli induprati....

occupavano pi che

menti, di belle passeggiate al sole, corse sui

una

vita rimasta in loro latente, ora

si

svilup-

pava, cos tardi.


Si

passavano l'oracolo dall'uno


la sera
il il

all'altro,

ridevano,
;

gridavano, correvano, gioivano.... spudoratamente

quando

piccolo chinava la testina


latte,

bevuto tutto

suo

se lo

uno dall'altro gliarlo cos addormentato e a metterlo presto sotto le coperte, eppoi lo baciavano, zefifirandogli appena le guance perch non si destasse, assaporando il suo alito candido di latte. E lo guardavano ancora, e si guardavano incontrandosi in una frase lampante sebbene non espressa Quelle gioie potevamo averle proPassava vate da quasi trent'anni Di chi la colpa ?
lato,
:

uno da un

dopo aver portavano a letto, e cooperavano a spo-

251

Pevelocemente quest'ultima nuberella fra i due diceva un ultimo sguardo pacificatore r.... per.... chi sa se loro sarebbero riusciti ad averne uno tanto

beUo.

Prima che
buoni, due

la

vita di questi pseudo genitori fosse

cos totalmente cambiata, essi

avevano a

Roma

due

cari amici, un'altra coppia di coniugi sulla

cinquantina,

come

loro,

come

loro senza

figli,

non perI

ch
tro

gli

fossero morti,
loro
al
il

ma
:

perch non erano mai riusciti


quatalla

ad averne, come
si

Pippo e Lavinia Tuzzo.

trovavano
il

pomeriggio per la passeggiata,


teatro, e in ogni luogo do\e
ci

sera per

caff o

fosse

da andare andavano insieme. Pagavano a met la vettura, a met il palchetto, pagavano a met anche al caff perch le signore prendevano tutte e due il cappuccino, gli uomini tutti e due il caff. Si facevano buona compagnia, si comprendevano a meraviglia, avevano le stesse abitudini, gli stessi gusti, i medesimi rimpianti. Andavano di sovente in quei giardini dove i bambini giuocano, e le mogli emettevano i medesimi
sospiri,
si

lasciavano andare

le

stesse confidenze,

le

stesse piccole amarezze. I mariti dietro dietro, pi se-

veramente, facevano eco

alle mogli.

Quando

si

trova-

numerosa prole> e magari orribilmente gonfia di un nuovo essere, le due donne guardavano la povera giovenca con grande amvano dinanzi ad una madre
di


donna
essere cos beneficata

252

mirazione, la seguivano attonite.


in tutto e per tutto
?

In fondo era una

non avevano loro ? fronte ad un mesto, preoccupatissimo padre di molti marmocchi, lo squadravano dalla cima dei capelli alle suola delle scarpe, quasi avessero voluto dire Che bel ragazzo Perch ognuno di quei quattro rico: !

come loro, perch doveva Che cosa aveva ella ? Che cosa E quando i due mariti erano di

nosceva nel coniuge

la

colpa maggiore,

ma

in fondo
si

erano tutti colpiti da quello del proprio sesso che


era cos potentemente affermato.

questo sfregaccia-

mento

la gelida

due coppie serviva un po' a riscaldare tana delle loro unioni infruttuose. Quando Lavinia e Pippo Tuzzo andarono alla stafra le
i

campagna, avevano preparata li mettesse di buon umore. Credettero prima ad uno scherzo, poi, vedendo che quelli non avevano punto aria di scherzare e si portavano a casa con grande premura il fanciullo, rimasero fra loro pensierosi.
zione a salutare
si

loro amici di ritorno dalla


gli

non

pot dire che la sorpresa che

Una

barriera insormontabile veniva a dividere


il

vecchi amici,

tran tran della stessa vita

non era

as-

solutamente possibile riprenderlo. Le antiche abitu-

ne andarono tutte a capo fitto. I due non uscivano pi la sera perch non avrebbero mai eppoi mai
dini se
affidato
il

piccino nelle

mani

della

donna

di servizio,

uscivano invece presto la mattina, perch Cesare abituato alla campagna doveva rimaner fuori pi che
fosse possibile
:

andavano per

viali,

per

le ville, col

piccolo che

si

trascinava dietro

un

carretto, o

un

tre-

253
no,

un

cavallo,
il

dei palloni variopinti,


si

si

camminava

secondo

volere di Cesare,
lui,

andava dove e come


valesse al "mondo,

piaceva a

tutto era cambiato dalle fondamenta,

non

c'era pi che

una parola che


:

un' idea,

un nome

Cesare.
si

Lavinia e Pippo Tuzzo


a questa gioia,

mischiarono in principio

non ne godevano, non sapevano pi che farsene, si capiva bene rimanevano impacciati davanti a loro, non potevano godere pi cos spudoratamente come quando erano soli. Siagli altri

ma

in fondo

dicevano Siamo.... come nondicevano male, si sentiva, per paura diessere corbellati, perch loro non si sentivano nonni un corno, ma si sentivano il padre e la madre di quel
i

mo

nonni....
lo

ni....

Ma

fanciullo e niente altro.


Poi,
il

bimbo che diveniva sempre pi

festoso,

semsue
in-

pre pi sorridente, dispensava anche agli intrusi


grazie, e loro

le

non volevano assolutamente


stato....

generosi da lasciargliele andare.


fine....

come trapiantato, avendo gi cambiato i genitori una volta, se non ha sofferto nel mutamento un vero miracolo, non
bene farlo accostare a troppa gente, se matarlo bene al nuovo terreno.
si

Eppoi....

essere cos

eppoi

questo bambino

vuole accli-

Certo certo

interloquiva

il

marito

natu-

ralmente.

Le due amiche divennero


insidiose, gli uomini,

fredde, e anche

un poco

molto pi

sereni, riconobbero nella

loro

flemma che non era pi

possibile vivere insieme

come prima.


Le
I

254

visite

furono diradate.
figlio

trovarono sul principio immensamente ridicola la condotta dei loro amici. Per aver comperato un fanciullo erano divenuti due per-

coniugi senza

fetti imbecilli.

Alla loro et era anche molto

perico-

loso lasciarsi scorgere in pasto a simili debolezze.


Ma....
soli....

divennero malinconici, incominciarono fra

loro

piccoli malumori.... piccoli malintesi.... dissensi

prima volta si guardarono in cagnesco rimproverando l'uno all'altro la profino allora sconosciuti.... per la

pria sventura.

un giorno
s'

poi scoppi fra

due

la

vera guerra, due parole


cidiali siluri. Il

incontrarono come due mi-

la

violenza

di

Sterile!

marito lanci dalla sua parte, con tutta cui poteva disporre, questa parola
:

La moglie

quest'altra:

Allentato!

E
un

due rimasero lungamente senza guardarsi.Lavinia Tuzzo corse dalla vecchia amica e senza
ritegno pi parl della sua situazione, della solitu-

dine, del dissidio col marito. fare precisamente quello che

Mia abbiamo

cara, voi dovete fatto noi


:

pren-

derne uno, noi siamo

felici

Pensate

alla gioia di

avere quale

una

di queste creaturine per la casa, sentirsi

chiamare

mamma,
il

e avere
il

una persona tanto carina

alla

volere tutto

nostro bene, alla quale dare tutto, tutto

nostro pensiero, lasciare quello che abbiamo. Volete anche voi lasciare il vostro denaro a dei lontani parenti che vi riderebbero dietro? Mia cara, io ti giuro che non v' nulla di meglio al mondo che vedersi
sulla

saltare

ginocchia uno

di

questi

piccoli

esseri.

Queste creature prese cos piccine sono come nostre,


fare subito

255

non v' differenza alcuna, noi le educhiamo, le tiriamo su come vogliamo noi.... come un fiore. Voi dovete

come noi

prenderne uno, scriver

io

Vincignano per informazioni, subito, non dubitate, dovete prenderne uno anche voi, di genitori sani, robu-

come abbiamo fatto noi, madre di Cesare io stessa.... La madre di Cesare non tard la sua risposta. Ella era incinta gi da quattro mesi, ma non avrebbe acconsentito mai a ripetere il suo fallo. Dopo la cessione
sti,

ben

inteso,

conosciuti,

scriver subito alla

di

sola che

Beppino era stata molto male, non vedeva il momento

si

era sentita tanto

di avere

messo

alla

luce

un

altro

Beppino.
i

Fu

replicato, ribattuto,

Tuzzo stavano per andare


:

in persona

a Vincignano quando giunse questa lettera

Illustrissima signora,

mio uomo mi forza anche questa volta a fare lo non vorrei fare, cio di fare quello che feci con Beppino, io non volevo a tutti i modi ma lui ha voluto, se no dice che io sono una madre snaturata, dice

//

sbaglio che io

che

il

Signore
e

ci

benedir perch leviamo

poveri alla

miseria
tristi.

mettiamo al mondo dei signori invece che dei


la volont di

Sia fatta

Dio

e del

per questa volta.

Dunque rimane
gli faccio il

fissato

mio uomo anche che appena io


da
s.

mi sono sgravata
no
il

telegramma perch loro vengo-

colla balia, perch sento lo vogliano allattare

Per

fissato del prezzo dice

Nando non meno di

diecimila per-

ch se no sarebbe troppo sagrifizio. Dice

credino che lui se

li

voglia

il mio uomo non mangiare Questi soldi ma li

256
asserba per

quando verr per farci la dote perch anche lei sia una signora come i suoi fratelli e non una trista perch se no ci potrebbe un giorno maledire. Dia per me un bacio a Beppino che sono tanto
figliola

una

contenta che stia bene, e

mi firmo sua umilissima


tanto anche
e

serva

Filumena

con pi la saluto

da
il

parte di

Nando
sorte
.

e saluti

anche quegli

altri signori

suo con-

Quattro mesi dopo arriv questo telegramma

Filomena sgravata felicemente di una vengano pure colla balia. Nando .

bella

bambina

Fu un
I

disastro,

un

disastro

Una

giornata orribile

Tuzzo volevano il maschio e nasceva una bambina Che cosa dovevano fare ? Dovevano prenderla ? I ge!

nitori,

di solito,

si

rimettono nelle mani della sorte

per questa faccenda,


gli

ma non
il

era la stessa cosa

eppoi

amici avevano avuto

maschio.... Infine loro erano

genitori in condizioni tutt'affatto speciali, e potevano anche permettersi il lusso della scelta, avevano, vero, impegnato il figlio, ma sicuri che fosse stato un maschio. Chi poteva pensare ?... Salt fuori una loro amica, vedova benestante, sola, quasi cinquantenne, ella avrebbe tanto decisa a non riprendere marito volentieri rilevata una bambina per sua compagnia, purch di buoni gemtori, sani, e di indole mansueta. Fu stabilito di andare tutti assieme, la vedova e i Tuzzo, a Vincignano, e andarono. La vedova pattu per la bambina dietro compenso di lire quattromila non appena avesse compiuto l'anno
;

257
e fosse slattata, e i due coniugi, ormai in fregola, e oramai a Vincignano, comprarono da due forti e bei genitori un magnifico maschio di tre anni giusti. Non era compiuto l'anno dunque che a Vincignano erano stati venduti questi tre fanciulli. Sembra che la voce circolasse rapidamente, per Roma e fuori di Roma tutti parlavano di questi fanciulli. I fanciulli di Vincignano! I fanciulli di Vincignano I fanciulli di Vincignano divennero celebri, argomento* di tutte le conversazioni di quei coniugi senza figli. Molti andarono in persona e vi trovarono veramente una magnifica razza, e una gran quantit di genitori dispostissimi a cedere rampolli dietro
;

compenso

alle condizioni

suddette

che fosse fatta

loro donazione di beni in vita


nisse loro assicurata

o in morte, e che veposizione.


il

una buona

L'anno seguente ne furono venduti nove,


anno, ventidue,
sto,
il

terzo

quarto, sessantasette,

il

quinto, que-

ha avuto luogo in Vincignano, il primo mercato. Quei paesani, decisi a non vendere pi la loro mercanzia alla spicciolata,

stabilirono di tenerne

una volta

l'anno, in epoca

da

destinarsi, sulla piazza di Vinci-

gnano, un regolare mercato.

* *

Una
d'oro,

bella

mattina di giugno
i

il

sole

aveva riserbato

nelle sue tasche per


il^

colli

toscani una speciale riserva

piccolo gruppo di case sulla


R* Mio.

cima palpitava

r7

II

-2 5 Salla vivacit della luce e del calore. Vincignano,

uno

degli ultimi villaggi delle catene toscane verso V


bria,

Um-

guardava gi

pendii verdi, arati di vigne, inar-

gentati dai morbidi manti degli oliveti, cosparsi di cipressi, questi obelischi vivi della

come puntelli nel divino paesaggio tutto non si confonda in una divinit
lori

natura messi qua e toscano, perch


di luci e di co-

Dalle primissime ore del mattino


in

davanti agli occhi dell'umile osservatore. il paese era tutto

movimento.
I fanciulli

dovevano venire anche


l,

dalle vicinanze,

purch fossero venduti

a Vincignano, su quella piaz-

za, dovevano avere questa marca di fabbrica Vincignano . Si erano installate lass, gi da vari giorni, coppie

attempate,

zitelle,

zitelli,

vedovi, facce pi o

meno

arcigne che venivano incontro ad

un

torrente di gioia.

I piccoli alberghi, le case, rigurgitavano.

Un

america-

no giungeva dall'America espressamente per comperare dodici fanciulli da portare in dono alla sua sterile sposa. Egli diceva di assicurare ai piccini un milione
per ciascheduno.
cello,

Due

coniugi francesi dal

muso

d'uc-

volevano due maschietti colle gambe secche e

dritte

da introdurre come innesto per tentare

la ripo-

polazione della Francia.

Da

ogni parte

si

domandavano

informazioni e spiegazioni.

Bisognava vederli farli visitare dal' medico e accuratamente, bisognava essere certi della razza, al momento del mercato il
I

genitori

genitori

medico avrebbe dato

il

responso.

259

basta

i
li

Io

mi accontento
?

del

collo

del

padre.

A me

diceva una secchina arricciando naso e bocca.


denti
I

denti

faccia d'arancia e

due occhi come grani

dove

mettete

Phue

Incalzava un'altra colla


di

pepe
!

>

Il

seno della madre

Soffiava

un grassone
!

dalla faccia

paonazza

li

im-

portante

capelli

capelli

capelli
?

Non

voi

Non guarda
uno

ai capelli lei

tutto.

Lasciava
secco,

contate

precipitare

alto quasi

due metri, secco

con

un tubino grigio sotto


Vincignano
si

al quale, nella

cute bianca, nagiallicce.

sceva una ghirlandina di lunghe setole

popolava si popolava, si riempiva. Da tutti gli sbocchi apparivano sulla piazza donne che conducevano fanciulli, piccoli in fasce pi grandicelli, se ne vedevano fino agli otto e ai dieci anni. Ce n'erano dall'espressione triste, malinconici o che piagnucolavano,
altri in

piena allegria e floridezza andavano


al

incontro

spensieratamente

loro

destino.

Alcuni,

bambine in specie, parevano fiutare sottilmente una nuova vita di agi e di ricchezze. Erano tutti ben messi, pi piccini seminudi mostravano braccia e gambe paffute. Una madre ne teneva uno a gambe all' ins mostrandolo sotto come una meraviglia, infatti il piccolo
i

agitandosi esponeva carni meravigliose di freschezza


e di colore. Altre erano intente a ravviare capelli, soffiare

per

1'

ultima volta un naso. Poi facevano passegil

giare in bella mostra


in

loro prodotto mettendolo pi

evidenza che fosse possibile.


e se lo

Un

giovanotto ne prene
il

deva uno

portava sopra

la testa,

bimbo

260
brillava e rideva al giuoco. Chi ne trascinava

uno a
chi gli

forza

come

al macello.... chi

ammoniva con promesse


uno d'improperi,
l'

esorbitanti,

chi ne ricuopriva
le

stringeva forte

dita per farlo star su, dritto, o perch

sorridesse ai signori che circolavano, e

innocente fa-

ceva sempre pi

la faccia d'uggia. Intorno, sulle


si

chine della piazza,

panvedevano madri che davano il

latte alla loro creatura sfoggiando ai passanti

una mam-

mella portentosa.

fra tutta questa gente circolavano

concorrenti.

Le signore

coi loro occhialetti giravano, cercavano, si

chiamavano,

accarezzavano,

domandavano,

tutti

si

rimescolavano oramai sulla piazza.

Ve ne erano anche

venuti in gita, per pura curiosit, e ridevano, e face-

vano mille meraviglie per la novit del caso. Il Condotto Il Condotto Fu gridato da una parte. Il medico corse all'appello e fu rinserrato da un aggrup! !

pamento istantaneo
Il

di persone.
lire

mercato era aperto. Fu venduta per

quattro-

mila una bambina di quattro anni, bruna, la quale per il grande trambusto e per la soggezione del mo-

mento
fetti

si

diede a piangere
dinanzi

dirottamente. Portata suquali

bito nel vicino caff le furono presentati vasi di cone

drofs

ai

la

piccina

ristagn

accennava timidamente quali di quei dolci le convenivano di pi. Jl mercato era aperto. Si correva da destra a sinistra e tutti via via s'aggruppavano dove un affare si concludeva.
le lacrime, e

Uh

Bellino

2I

Che vaccinato Che occhi Fategli aprir bocca Che dentini Perle Com' tondo Un tordo Grasso Grasso Guardi qui Qua! Su! Gi! Sciu Scia Uno sculaccione
spalle
!

la

e la vendita

era fatta.

Chi portava via un fanciullo in collo di tutta corsa, coppie che ne tenevano uno in mezzo e camminadi stringerselo e di baciarlo. I
:

vano chinati per guardarlo bene, non ancora capaci due si guardavano in viso ancora una volta Avremo combinato bene ? Sar sano ? Sar buono ? Mah Speriamo Dissensi

che saltavano fuori all'ultimo


si

momento

fra coniugi

che

guardavano velenosamente prossimi ad acciuffarsi. poveri fanciulli erano ormai intontiti, si portavano
si
si

loro dolci, giuochi,

tiravano,

si

alzavano,

si

spoglia-

vano,
ferno.

si

rivestivano,

stringevano in quel fracasso d' in-

L'americano ne aveva gi comperati quattro per un complessivo di lire venticinquemila Cento Cento Gridava correndo in cerca di nuovi soggetti,
!

sodisfattissimo della razza.


I

due francesi

se

ne tiravano uno per la

mano

in

22
cerca disperata dell'altro da portare
ri popolazione

della Francia. I ragazzi

come innesto per la andavano a ruba.


uno, vi-

Alle undici
genitori
si

non ce n'era pi uno


decisero sul

disponibile. Alcuni

momento a venderne
:

sta l'affluenza sul mercato.


Si grid

in vendita
si

a pi riprese C' pi nessun fanciullo Nessuno, il mercato era finito, la piazza


;

spopolava

tutti

correvano a fare

passi necessari
i

per l'acquisto della propriet, interrogavano


tori sulle abitudini sui gusti. Il

geni-

Condotto era strappato da tutte le parti, tutti se lo contendevano. Nella piazza tornata in calma, la gente sedeva sulle panchine commentando, discutendo delle vendite, pr e contro la nuova industria. Una piccola zitella di una cinquantina d'anni girellava delusa. Era venuta anche lei per comprare ma non si era fatta avanti, troppa confusione, eppoi i prezzi enormi.... non ne erano stati venduti a meno di tremila lire. Lei infine non poteva promettere che una
posizione modesta, aveva da vivere appena

comoda-

mente.

Si

ferm vicino ad una


di

panca, vi

sedeva una

donna grassa
secco, gracile,

mezza

et, al

suo fianco, quasi nascosto,

nel cavo della sua vita,

un

piccolo essere,

un bambino
berretto da

vestito con

calzoncini e giacchetta di
e

grossa roba di lana,

un lungo mento

un

marinaio che gli calzava fino sugli occhi.

Questo disse vostro S rispose donna. Non volevate vendere


? ?

la zitella soffermandosi

la

lo

263

ho portato solamente per provare. Pi degli altri avrebbe avuto bisogno di essere venduto ma.... io non ho voluto esporlo, avrebbero forse riso, lo avrebL'

bero schernito poverino, un


su lo mostr in piedi.

gobbo.
e'

nato

Era gobbo,

infelice.

alzandolo
lui di tro-

mostruosamente

cos.

Oh! Avrebbe bisogno

vare protezione, noi siamo dei poveri contadini, e in casa


pane solo per chi

La donna

parlava

pu lavorare, lui forse non potr.... profondamente amareggiata,


belle teste ricciute,

aveva vedute vendere tante


genitori riscuotere sacchetti
solo a cercare
i

andare
i

incontro agli agi, alle ricchezze, aveva veduti


d'oro....
belli e

loro

sani....
il

Qui vengono

La
madre
si

zitella

accarezzava

fanciullo teneramente.
le

La

la

guard in maniera espressiva,


!...

due donne
io

capirono.

cercavo una bambina....

Mah

disse

la

zitella

poverino....

Ma
si

glie lo

darei per poco,

buono,

affeziona, e
gli

non

si

buono sa, tanto staccherebbe mai da una

persona quando

vuol vene.

Ma

io

cercavo una bambina....


si

Intanto qualdisfaceva in
alle
lei

cosa di fossilizzato a quel calore


le

veniva dolcemente agli occl, alla bocca

mani
la

al cuore....

ad inondarla tutta

la

sua maternit. L'ail

more per
amore
di

l'essere infelice, la

cura per

meschino,

dedizione pietosa..., tutto un


ella

poema
essere

di tenerezza e di

intravedeva.

Oh

sane creature non era cos

madre di belle e grande come essere madre


!

un

infelice.

264

Glie lo darei anche per cinquecento lire

in-

calz la donna.

La

zitella sent di

doverselo stringere al seno

lo

prese, lo circond, lo baci, lo strinse.

La

creatura dalla

bazza puntuta
bacio malato,

la baci nella

ma

dal quale

si

bocca viscidamente, un travasavano gocce della

sua povera anima molle. A questo punto viene su dal fondo della piazza un nuvolo di persone. l'americano che sbraita inseguito da gente che ride sorride sghignazza....
.

Empossibole
Non Ne

Empossibole

era riuscito che a comperare otto fanciulli, e


lasciata Y Italia senza
i

non avrebbe
alla consorte.

dodici da portare

cercava ora da comperare di seconda

mano, a qualunque prezzo, a qualunque condizione. Giunto alla cima della piazza, scorta la zitella che abbracciava
il

tella

Questo Questo signore madre. Non emporta gobbo. Non emporta. Questa signora prenderebbe.... Quanto dare Cinquecento balbett timidamente lasciando Mille l'americano.
? ?

piccolo infelice

si

avvicin.

infelice

disse la

lo

lire

la zi-

il

fanciullo.

disse

La

zitella clta

da uno scatto

di rabbia per la spa:

valderia di quel tipo disse secco secco

Millecinquanta.

as
Millecinquecento Milleseicento Duemila.
La
livida,
sti,
!

ritoss la zitella.

piccola zitella

guardava

segni cogli

tremava di rabbia, era divenuta madre saettandola, facendole geocchi, ma essa non guardava pi che
la
il

l'americano, esterrefatta per

sopraggiungere cos inat-

teso della fortuna.

Cinquemila Diecimila Grid l'americano. Ventimila Venne ancora dal gruppo aizzato giuoco. Un gobbo Un gobbo Dicevano Mamma mia E ridevano e gridavano.... Trentamila Url l'americano senza neppure Ma un gobbo Ges mio Porta fortuna fortuna Fu gridato in vari punti della piazza. Porta fortuna Quarantamila Cinquantamila
lire
!

Un

bell'umore del gruppo gett un grido

fuori

al

tutti

voltarsi.

la

La madre divenuta pazza,

furente, assalita

da un

fre-

in mito febbrile, salita sulla panca col povero braccio, e mentre la piazza rumoreggiava ancora una volta affollata, mentre tutti gridavano, ridevano sconinfelice

ciamente, incominci a togliere

le vesti di

dosso al fan-


ciullo e

266

a lanciarle via alzandolo nudo sopra


:

sua

testa,

Guardatelo

La
Centomila

gridando da forsennata
!

vero

vero

sole

reale
!

pazza, lanciando

il

figlio

nudo verso

il

Le due

curve mostruose di quel povero torace rilucevano ai


raggi.

tuon l'americano sorpassando

ogni rumore, girandosi paonazzo verso la folla in atto


di sfida.

piazza rimase

muta d'un

colpo.

* * *

Non

vero che questa industria straordinaria?


:

Ma

il

pi straordinario questo

che

il

nostro buon

Giolitti

non abbia ancora pensato

di farne

un mono-

polio dello Stato.

INDICE
Re

Il

bello
.

...
'

Pag.

L'anima

47

L' ingegnere L'angelo

Tre diversi amici e tre


Per una bella donna

liquidi diversi

Piccolo gioiello sentimentale

59 85 103 109 113


135 143 155 173 193 199

La bomba
Il

borsaiolo

Alla morte

non

si

sfugge

Le due
Il Il

famiglie

mendicante gobbo
veglia

La

215
245

Industria

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