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HOLLYWOOD, HOLLYWOOD, EUROPA HOLLYWOOD, EUROPA EUROPA

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ALESSANDRO ALESSANDRO ALESSANDRO ROFFENI ROFFENI ALESSANDRO ROFFENI ALESSANDRO ROFFENI

Alessandro Roffeni

HOLLYWOOD, EUROPA
LINCONTRO CULTURALE CHE HA DISEGNATO
LIMMAGINARIO DEL NOVECENTO

Youcanprint Self - Publishing

Titolo | Hollywood, Europa Autore | Alessandro Roffeni Copertina a cura dell'autore ISBN | 978-88-91122-53-7 Prima edizione digitale 2013 Tutti i diritti riservati allAutore Youcanprint Self-Publishing Via Roma 73 - 73039 Tricase (LE) info@youcanprint.it www.youcanprint.it Questo eBook non potr formare oggetto di scambio, commercio, prestito e rivendita e non potr essere in alcun modo diffuso senza il previo consenso scritto dellautore. Qualsiasi distribuzione o fruizione non autorizzata costituisce violazione dei diritti delleditore e dellautore e sar sanzionata civilmente e penalmente secondo quanto previsto dalla legge 633/1941.

A Donatella, che mi ha dato la forza per non arrendermi.

A Vieri Razzini, che mi ha fatto conoscere tanti maestri del cinema.

Introduzione 9 GLI UOMINI E LA STORIA 1. Alla conquista dellAmerica 15 AS TIME GOES BY The Sound of Silence 37 La grande illusione 46 Let dellansia 54 Il lungo addio 60 Gli ultimi fuochi 65

2. 3. 4. 5. 6.

HIGHLIGHTS 7. DallEuropa ebraica 71 8. I figli di Caligari 81 9. Cuori tenebrosi, donne fatali 94 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. QUANDO I MONDI SI INCONTRANO I creatori di universi 105 Lo spirito umanistico 139 Rapsodie ungheresi 165 Una grazia leggera 180 I visionari del lato oscuro 198 Tutte le facce della passione 220 Uomini contro 252 Brividi e avventure in salsa inglese 279 Pochi soldi, grandi emozioni 309 Un incontro troppo breve 335 SCHEDA FILMOGRAFICA 349

Introduzione

Let delloro del cinema americano, che copre allincirca il mezzo secolo che segue allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, non stata forgiata solo da talenti nati e cresciuti negli Stati Uniti come D.W. Griffith, Cecil B. De Mille, John Ford, Raoul Walsh, King Vidor, George Cukor, Howard Hawks, John Huston, Orson Welles, Anthony Mann, Joseph Mankiewicz, ma deve in gran parte il suo splendore allapporto conferito da artisti provenienti da quasi ogni angolo dellEuropa per contribuire a modellare la nuova arte del XX secolo secondo gusti, prospettive e sensibilit che affondano saldamente le radici nella cultura europea. Cos Stroheim e Sternberg, Lubitsch e Chaplin, Curtiz e Lang, Siodmak e Wyler, Hitchcock e Wilder, insieme a tanti altri, danno vita a un corpus stupefacente di opere, tanto sfaccettato quanto pervaso da una miriade di echi e rimandi interni, la cui unicit pu essere racchiusa nella definizione di arte cinematografica euroamericana.1 Molti di costoro, provenienti per lo pi dallAustria, dallUngheria, dalla Germania e dalla Russia, sono ebrei, e insieme alla cultura del Vecchio Continente portano con s umori e idiosincrasie profondamente radicate nella visione
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Frank Capra ed Elia Kazan, vissuti fin da bambini negli USA, sono pi vicini al gruppo degli autoctoni anche se nati rispettivamente in Sicilia e a Istanbul.

INTRODUZIONE

del mondo del loro popolo, anche in assenza di qualsiasi legame tradizionale di tipo religioso. Mentre le loro comunit vengono sradicate con la deportazione e lo sterminio dal tessuto sociale che le ha ospitate per secoli, e a cui hanno dato un contributo straordinario nel mondo delle professioni, delle arti e del pensiero, questi cineasti insieme agli scrittori e ai musicisti salvano i tesori di ingegno di cui sono depositari trasferendoli in America, dove spesso trovano a capo delle case di produzione altri ebrei, gi espatriati prima di loro. Tutta questa schiera di uomini di cinema, geniali innovatori o semplicemente professionisti di grande talento, dar un contributo incalcolabile allo sviluppo della nuova arte in cui il XX secolo riesce a esprimere al meglio la propria identit. Con loro entra nelle storie e nel linguaggio delle opere cinematografiche anche se dominati dalle regole spesso rigide dello studio system ci che forse agli autori nati e cresciuti in America sarebbe mancato: lanalisi degli strati pi oscuri della psiche, lambiguit, lerotismo, la lussuria, leccesso, la follia, il sogno, il bizzarro, il terrificante, il soprannaturale, il crepuscolare, langoscia dellindividuo perseguitato dalla societ o dal destino, ma anche leleganza sofisticata mitteleuropea, lironia mordace, lumorismo tanto beffeggiatore quanto intriso di comprensione nel ritrarre lassurdit della condizione umana. E poi il ricordo ora nostalgico, ora distaccato dellEuropa: i suoi caff, i suoi boulevards, i suoi negozi, i suoi vicoli; i suoi prncipi e aristocratici come i suoi operai e umili commercianti; i suoi ricchi giacimenti di saggezza e cultura e gli orrori e le brutalit delle antiche e nuove barbarie. Questa articolata, ma intimamente unitaria, produzione artistica si dipana lungo larco di mezzo secolo dagli anni della prima guerra mondiale sino a quelli delle contestazioni e delle effervescenze degli anni 60, preludio a un nuovo mondo tecnologico ed omogeneizzato. In essa si materializza un incontro, mira10

INTRODUZIONE

coloso e irripetibile, tra la genialit, lintrospezione e la secolare eredit culturale e artistica dellEuropa da una parte, e dallaltra, la freschezza, il dinamismo, la spontaneit (anche ingenua), cos come pure le risorse economiche e imprenditoriali, dellAmerica. Un matrimonio spesso difficile e tempestoso, e non di rado votato allinsuccesso, ma che nel complesso ha arricchito entrambe le realt culturali producendo feconde forme di sincretismo, di meticciato intellettuale, dove la tradizione dellalta cultura si rivitalizzata, pur declassandosi, a contatto con lesuberanza energica ed effervescente della cultura popolare, che a sua volta ha sublimato la sua volgarit intrinseca nel balsamo dellarguzia ironica e dello spirito critico. In particolare, il cinema americano dellepoca classica, quello che prende slancio dallavvento del sonoro e viene messo parzialmente in crisi nel corso degli anni 50 tanto dalla commissione per le attivit antiamericane quanto dalla comparsa di un rivale formidabile come la TV, sino al declino dei grandi studios alla fine del decennio, in gran parte il meraviglioso frutto di un incontro culturale tra Europa e America, paragonabile in qualche modo a ci che sono stati in campo musicale il blues e il jazz, prodotti dalla creativit afro-americana e poi entrati nel mainstream della cultura di massa. Questo periodo storico, tanto tragico e tormentato quanto fertile culturalmente, vede un apporto straordinario da parte dei registi europei1 che si impossessano con entusiasmo delle nuove tecnologie e le mettono al servizio, in un rapporto spesso fruttuoso anche se non esente da forti contrasti con la politica degli studios, di una produzione artistica di altissimo livello che riesce a coniugare la raffinatezza estetica con la spettacolarit popolare, la
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E insieme a loro, degli attori, musicisti, direttori della fotografia, sceneggiatori, provenienti anchessi dalEuropa, con cui questi registi scelgono spesso di lavorare.

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INTRODUZIONE

sofisticazione europea con la concretezza americana, la creazione di mondi fantastici con lanalisi impietosa della realt sociale. qui che larte euro-americana raggiunge i suoi massimi trionfi: qui che si forgiano miti e modelli che godranno di vitalit duratura, frutto di una collaborazione tra due culture unica e irripetibile, alla cui intensit contribuisce certamente anche la terribile drammaticit dellepoca, nella cui temperie si sollecitano e si incalzano le coscienze e le intelligenze, coinvolte in una svolta epocale della nostra civilt.

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GLI UOMINI E LA STORIA

1. Alla conquista dellAmerica1

Il flusso migratorio che trasform il volto del cinema americano durante la sua Golden Age, immettendovi centinaia di operatori europei che ne avrebbero condizionato lo sviluppo nel linguaggio, nellestetica, nelle tematiche, in qualit di registi, attori, sceneggiatori, direttori della fotografia, scenografi, musicisti, un fenomeno che occupa sostanzialmente i primi 40 anni del Novecento. Ma qualcuno aveva gi preparato il terreno per queste schiere di artisti e intellettuali: quegli uomini che, dalle comunit ebraiche dellEuropa centro-orientale, si trasferirono al di l dellAtlantico tra gli anni 80 dellOttocento e i primi del 900, per cercare fortuna. Dotati di grande fiuto imprenditoriale ma anche di creativit ed immaginazione, costoro, partendo da piccoli commerci, passarono allacquisto dei primi nickelodeon per giungere infine alla fondazione o alla direzione dei grandi studi di produzione che hanno reso il cinema la suprema arte popolare del Novecento. Questi uomini non avevano quasi mai grande cultura, ma abbastanza lungimiranza e intelligenza per attirare (quando non addirittura lanciare) alcuni tra i protagonisti della nuova arte cinematografica, spesso anche loro provenienti
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Per i dati bio-filmografici di questo capitolo (come di tutto il libro) abbiamo utilizzato World Film Directors Volume One 1890-1945, edited by John Wakeman, The H. W. Wilson Comany, New York, 1987, oltre ai siti web The Internet Movie Database, AllMovie (AllRovi) e Wikipedia.

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GLI UOMINI E LA STORIA

dallEuropa, con cui creano preziose sinergie (accompagnate per da scontri e dissidi anche virulenti). Negli anni 80 dellOttocento erano sbarcati negli USA in giovane o addirittura tenera et il tedesco Carl Laemmle, futuro padre della Universal (che lancer Stroheim e verr poi guidata da Carl Laemmle Jr. negli anni dei grandi film horror), lungherese Adolph Zukor, che diverr boss della Paramount (insieme a Jesse Lasky), e il russo Joseph Schenck, che sar produttore di Buster Keaton e presidente della 20th Century Fox (mentre loriginaria Fox Film Corporation viene fondata nel 1915 dallungherese Wilhelm Fuchs, al secolo William Fox, portato a nove mesi nel Lower East Side). Alla fine del decennio giungevano inoltre dalla Polonia, al seguito dei genitori, i tre fratelli Wanskolaser, Hirsch (Moses), Aaron e Szmul, mentre il quarto, Itzhak, nacque di l a poco nel nuovo continente: insieme, i quattro fratelli, ribattezzati Harry, Albert, Sam e Jack Warner, fonderanno nel 1918 gli studi della Warner Bros. che Jack guider per quasi mezzo secolo. Qualche anno pi tardi approdavano anche il polacco Schmuel Gelbfisz (che avrebbe anglicizzato il suo nome in Samuel Goldfish, trasformato infine in Goldwyn) e il russo Eliezer Mayer, alla guida come Louis B. Mayer della Metro Goldwyn Mayer per oltre trentanni. Questi uomini dominarono lo studio system sino al suo esaurimento, alla fine degli anni 50, insieme ad altri ebrei, nati in America ma figli di immigrati: Marcus Loew, Harry Cohn della Columbia, David O. Selznick, figlio del produttore russo Lewis Zeleznik. Quasi tutti questi pionieri dellindustria cinematografica eccetto i pi giovani sono gi saldamente alla guida delle loro prime case di produzione negli anni della Prima Guerra Mondiale, quando il cinema muto entra nellet adulta e comincia a prendere coscienza di s come nuova forma darte, incoraggiato non poco su questa 16

ALLA CONQUISTA DELLAMERICA

strada dalla prima ondata di registi europei, tutti provenienti dalla Gran Bretagna e dalla Francia. A partire dallavvento del sonoro, con il contributo delle nuove leve di cineasti europei ora per lo pi tedeschi, austriaci, russi, spesso ebrei essi daranno forma compiuta allo studio system attraverso il quale, lungo larco di un trentennio, vedr la luce una produzione artistica prodigiosa, unica e irripetibile nel panorama del Novecento. Questi ebrei, sfuggiti alla miseria e ai pogrom della vecchia Europa intollerante, si legano con entusiasmo alle istituzioni e al way of life della loro nuova patria, divenendo spesso pi orgogliosamente americani degli stessi americani autoctoni. Ma, in qualche maniera, tutto il cinema che uscir dai loro studi avr unimpronta europea, tanto pi quando a realizzarlo concretamente saranno artisti e tecnici nati e cresciuti nel vecchio continente, nei confronti dei quali i Laemmle, i Goldwyn e i Mayer fungeranno da intermediari culturali, utilizzando le loro risorse creative in funzione e alla luce della realt americana, della mentalit e delle esigenze di questo popolo tanto dinamico quanto spesso naf. Pertanto, questo marchio ebraicoeuropeo che contraddistingue lindustria cinematografica americana esercita senza dubbio una ulteriore attrazione per i cineasti (o aspiranti tali) che dallEuropa dilaniata dalle guerre e dalla violenza guardano speranzosamente alle libert, tanto sociali quanto artistiche, che sembrano risplendere al di l delloceano1. Esaurita, dunque, londata migratoria degli uomini che fonderanno e dirigeranno gli studi cinematografici, comincia quella assai pi vasta di coloro che, lavorando allinterno di questi, realizzeranno, insieme ai loro colleghi
1 Per una disamina ampia e articolata dellattivit degli ebrei che hanno creato gli studios di Hollywood, e pi in generale delle relazioni tra la comunit ebraica e la societ americana, si veda Neal Gabler: An Empire of Their Own How the Jews Invented Hollywood, Anchor Books, New York, 1989.

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autoctoni, quel corpus di opere in cui si materializza let doro del cinema. Le avanguardie di quello che sarebbe stato lenorme esercito di registi europei operanti negli Stati Uniti furono alcuni giovanotti che sbarcarono sulla costa del nuovo mondo tra la fine dell800 e i primi anni del 900, senza avere la minima idea di quello che sarebbe stato il loro futuro campo di attivit. Primi fra tutti arrivano, negli ultimi anni dell800, due anglo-irlandesi non ancora ventenni: William Cunningham Deane-Tanner che, divenuto regista di successo col nome di William Desmond Taylor, verr assassinato nel 1922 (il celebre scandalo che ne segu coinvolse alcune delle sue attriciamanti); e Herbert Brenon, figlio di un giornalista londinese e di una scrittrice dublinese. Li seguono, allinizio del nuovo secolo, uno studente darte parigino, George Fitzmaurice, e un attore teatrale di Liverpool, Charles Brabin. Quindi, tra il 1908 e il 1909, il turno di una coppia di ebrei viennesi (che, come vedremo in seguito, mostreranno pi di un tratto in comune, oltre al von di cui si fregeranno) che, per il momento, si chiamano Jonas Sternberg ed Erich Stroheim. Il primo dei due, al momento dello sbarco in America (ma ci ha gi vissuto tre anni da bambino), ha appena 14 anni, e per ora sta solo seguendo il padre nei suoi vagabondaggi. Il secondo di loro, invece, ha gi 24 anni quando sbarca a New York lanno seguente, cercando di sfuggire alla rispettabilit borghese del negozio di cappelli del padre, anche attraverso la costruzione di immaginarie, pi nobili, identit. Subito dopo sbarca a New Haven, dove lattende un impiego presso le ferrovie, un irrequieto diciassettenne di Dublino che stato cacciato via dalla scuola, Reginald Montgomery Hitchcock (diventer noto come Rex Ingram, dal cognome della madre). Nel 13 arriva un altro giovane ebreo, il diciottenne russo Lev Milstein (cugino del grande violinista Nathan Milstein, far una lunga carriera col 18

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nome di Lewis Milestone), anchegli in fuga dagli studi di ingegneria e dalla fabbrica di confezioni paterna.1 Nello stesso anno approdano negli USA dallInghilterra due giovani un po pi stagionati che, pur non avendo ancora alcuna esperienza di cinema, hanno per gi un piede nel mondo dello spettacolo, essendo entrambi ben rodati attori di vaudeville: Charles Chaplin e Frank Lloyd. Il primo di questi, dopo uninfanzia terribile negli slums londinesi degna di un personaggio di Dickens, lavora nel teatro di variet dallet di nove anni e si trova per la seconda volta in America con la compagnia di Fred Karno, di cui costituisce la principale attrazione (con lui, fra gli altri, c un certo Arthur Stanley Jefferson, che durante la successiva tourne della troupe, nel 1916, decider di fermarsi anchegli, e in seguito diventer noto come Stan Laurel). In questo periodo si segnala anche larrivo dellebreo londinese Edward Sloman, attore-regista nel teatro e nel vaudeville. Tutti costoro esordiranno come registi cinematografici tra il 1911 e il 25, dopo periodi pi o meno lunghi di apprendistato in cui, con percorsi diversi, iniziano ad impadronirsi dei ferri del mestiere (nei primi anni gli studi sono sulla East Coast e a Chicago, mentre alla fine della guerra il trasferimento a Hollywood sar ormai completato). Ma intanto, tra il 1912 e il 15, lindustria cinematografica francese introduce una forte dose di professionalit nei nascenti studios americani inviando a Fort Lee, New Jersey, tre registi gi affermati, anche se in misura diversa: nella filiale della Path Louis J. Gasnier, gi attore e regista di teatro, passato poi alla direzione di
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Nel 1903 si stabil negli USA anche il siciliano Frank Capra, e nel 1912 il greco nato a Costantinopoli - Elias Kazanjoglou (Elia Kazan) ma, considerato che al tempo avevano rispettivamente 6 e 3 anni, sembra pi corretto considerarli figli di immigrati (lo stesso vale probabilmente per laltro italiano Robert Vignola, per linglese Irving Rapper e per il russo Edward Ludwig).

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cortometraggi dove si distinto per avere scoperto e lanciato Max Linder; e in quella dellclair Maurice Tourneur (M. Thomas), emerso dal 1912 come la figura di punta del cinema francese e destinato a un ruolo di primo piano anche in quello americano, ed Emile Chautard, gi attore di teatro, regista di film sin dal 1909. Con lui c anche il pi giovane George Archainbaud (di cui ha sposato la madre) che gli far da assistente per due anni, prima di intraprendere una lunga carriera di regista, per lo pi in generi di nicchia. Inoltre la William Brady Picture Plays chiama il regista Albert Capellani, famoso per le sue trascrizioni letterarie. Nel 16 tenta lavventura americana anche il grande comico Max Linder (Gabriel-Maximilien Leuvielle) che per, sfortunatamente, nonostante abbia influenzato tutti i grandi della slapstick comedy compreso Chaplin, non riuscir a conquistare il pubblico americano n ora (con la Essanay di Chicago) n nei tre film girati a Hollywood, dopo il suo ritorno nel 21, con una sua casa indipendente (morir suicida in Francia nel 25). La Prima Guerra Mondiale interrompe questo flusso migratorio, che riprende come un torrente impetuoso negli anni Venti, incoraggiato dal successo e dalla popolarit della nuova arte cinematografica, che vede ormai in Hollywood, anche grazie ai film di Griffith, De Mille e Chaplin, la sua capitale a livello mondiale. E, a differenza del primo periodo, ora sono la Mitteleuropa e lEuropa orientale a fornire il maggior numero di questi artisti o aspiranti tali, con una percentuale altissima di ebrei (e questa tendenza si rafforzer ancora di pi dopo lavvento del Nazismo). Il decennio si apre con larrivo negli studi della Universal di Wilhelm Weiller, un ebreo alsaziano che, ancora diciottenne, per sfuggire al negozio di abbigliamento del padre, stato raccomandato dalla madre alle cure del di lei cugino Carl Laemmle, padrone della casa di produzione, che anche in futuro si dimostrer sempre 20

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molto ben disposto verso i giovani talenti imparentati con lui o appartenenti allo stesso milieu. Divenuto cittadino americano col nome di William Wyler, avr una straordinaria carriera registica sino al 1970. Nel 21 approda a Hollywood, chiamato dallattrice Mary Pickford, lebreo berlinese Ernst Lubitsch, che era gi evaso per tempo dallimmancabile negozio di confezioni paterno grazie a una brillante attivit di attore nella compagnia di Max Reinhardt e in vari film comici, e quindi come regista di film di successo come Carmen, Die Austernprinzessin, Madame DuBarry, Die Puppe, Anna Boleyn. Lo stesso anno sbarcano negli Stati Uniti anche lattore e regista teatrale inglese Edmund Goulding e i parigini Robert Florey, che ha fatto un po di tutto nei cortometraggi, e Bretaigne Windust, giovane di origini anglo-americane. Il prosieguo degli anni 20 vede larrivo del francese (nato in Argentina) Henri DAbbadie DArrast, che dopo sette film e mezzo e continui scontri con gli studios lascer Hollywood nel 33, e dellebreo russo Gregory Ratoff che, gi attivo come attore nel teatro moscovita, dopo lo scoppio della rivoluzione era fuggito a Parigi da cui, lavorando nella Russe Revue, sarebbe approdato a Broadway e al teatro yiddish, e infine a Hollywood, che allinizio lo impiega come caratterista (professione che affiancher sempre a quella di regista). Analogo il percorso del suo coetaneo Rouben Mamoulian, armeno nato a Tiflis in Georgia, le cui regie teatrali londinesi gli hanno valso un invito a dirigere opere e operette a Rochester, dove la sua strepitosa inventivit registica e scenica lo fa conoscere alla Theater Guild di New York, con cui firmer spettacoli memorabili come Porgy di DuBose Heyward e vari testi di ONeill. Viene chiamato a Hollywood nel 29, ma continuer sempre a lavorare nel teatro, con esiti eccelsi soprattutto in quello musicale. Anche il russo-polacco Marion Gering ha alle spalle varie esperienze nel mondo del teatro, sia in Russia che negli States, dove fonda la 21

GLI UOMINI E LA STORIA

compagnia sperimentale Chicago Play Producing Company, prima di giungere a Broadway. Lungherese Kroly Vidor, dal canto suo, arriva a New York dopo aver fatto laiuto-regista allUFA di Berlino, ma allinizio deve accontentarsi di fare il cantante wagneriano. Diriger poi per quasi un trentennio come Charles Vidor. Al contrario di costoro, lo svedese Victor Sjstrm viene chiamato a Hollywood (dove rester dal 1923 al 30) sullonda della fama di grande maestro del cinema europeo che si creato con i suoi 40 film, tra cui il magnifico Krkarlen. Dietro suo incoraggiamento, Louis Mayer invita negli studi della MGM anche il suo amico e collega Mauritz (Mosche) Stiller, un ebreo russo nato a Helsinki e trapiantato in Svezia dove ha lanciato lancora sconosciuta Greta Gustafsson, in arte Garbo, che lo seguir a Hollywood. Qui la giovane attrice mieter un successo dopo laltro, mentre il suo Pigmalione, in parte per la sua incompatibilit con lo studio system in parte per problemi di salute, torner in Svezia nel 1927 dopo aver girato due soli film. Un altro regista scandinavo invitato dalla MGM nel 1925 il danese Benjamin Christensen, che ha gi diretto film in Danimarca, Svezia e Germania e ne girer sei a Hollywood, prima di tornarsene in patria, con lavvento del sonoro. Quasi identica la vicenda del regista russo Dimitri Buchowetzki, che ha lavorato a lungo in Germania e nel 24, su richiesta di Pola Negri, che egli ha gi diretto in vari drammi in costume (tra cui Sappho, del 21), viene chiamato dalla Paramount e lascer lAmerica dopo 7 film. Intorno alla met degli anni 20 attraversa loceano anche lattore e regista polacco Richard Boleslawski (Boleslaw Ryszard Szrednicki) che, dopo aver fatto un film di propaganda per la Russia sovietica, lha combattuta lanno dopo come ufficiale della cavalleria polacca, girando quindi un film semi-documentario sulla campagna bellica. Dopo aver lavorato con Dreyer a Berlino, eccolo 22

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negli Stati Uniti dove inizia come regista sia sui palcoscenici di Broadway che nel teatro davanguardia fonda anche lAmerican Laboratory Theatre dove insegna il metodo del maestro Stanislavsky prima di approdare a Hollywood nel 29. Questa ricerca di grandi talenti europei port negli studios californiani tra il 1926 e il 27 un consistente manipolo di affermati cineasti ungheresi e germanici. Gli ebrei Mihly Kertsz e Alexander Korda (per lanagrafe Man Kaminer Kertsz e Sndor Kellner) lasciano lUngheria nel 1919, ma per ragioni opposte: Kertsz per sfuggire alla nazionalizzazione dellindustria cinematografica decisa dal governo comunista di Bla Kun su iniziativa proprio di Kellner/Korda, e questultimo, pochi mesi dopo, messo in fuga dal Terrore Bianco imposto dal nuovo regime del dittatore Horthy, che dominer lUngheria sino al 44, quando la consegner a Hitler. I due vanno entrambi a dirigere a Vienna, dove Kertsz ottiene grandi successi con Sodom und Gomorrah e Die Sklavenknigin e Korda inizia anche lattivit di produttore. Mentre Kertsz rester negli USA per tutto il resto della sua lunghissima carriera, assumendo il nome di Michael Curtiz, Korda trascorrer in America solo pochi anni senza ottenere particolari soddisfazioni (ma torner a girarvi un film nel 41), per continuare quindi la carriera di regista e produttore in Inghilterra, dopo un breve periodo parigino, con la sua London Films Productions insieme ai fratelli Zoltn (regista) e Vincent (art director). Un terzo ungherese, Pl Fejs, ha lasciato la patria dopo i due connazionali, nel 1923, spinto dalla crisi economica e dal regime oppressivo, ma arrivato in America prima di loro, in quello stesso anno. Torner in Europa nel 30, dopo appena 4 film, e diverr in seguito un rispettato documentarista etnologico e antropologo culturale. I prestigiosi registi tedeschi F.W. Murnau, Paul Leni e E.A. Dupont esordiscono tutti e tre a Hollywood nel 1927, 23

GLI UOMINI E LA STORIA

il primo per la Fox e gli altri per la Universal. Friedrich Wilhelm Plumpe (in arte Murnau, dal nome del villaggio bavarese reso celebre dal pennello di Kandinsky) aveva conquistato fama internazionale con Nosferatu e Der Letzte Mann, mentre Leni (il cui vero nome Paul Josef Levi rivela radici ebraiche) aveva dato un importante contributo al cinema espressionista tedesco con Das Wachsfigurenkabinett. Incredibilmente, vivranno entrambi una breve e tragica stagione hollywoodiana, incorrendo in una morte prematura dopo soli quattro film: Leni per un misterioso avvelenamento del sangue, nel 29, e Murnau in un incidente dauto (molto chiacchierato), due anni dopo. Dupont, reduce dal successo di Variet (1925), non riesce a ripeterlo, e torna a lavorare in Europa, da cui ripartir definitivamente nel33 per una nuova (ma poco brillante) carriera hollywoodiana sino al 1954. Gi attivi nel cinema austro-tedesco, Paul L. Stein, Lothar Mendes e Ludwig Berger ripartiranno per lEuropa nei primi anni 30 (ma Mendes torner in USA allo scoppio della guerra). Viennese come Stein, lattore-sceneggiatore John Reinhardt diriger B-movies (molti di questi in spagnolo, tra cui due musical con Carlos Gardel) per un ventennio. Mentre il decennio volge al termine, sorge lalba del cinema sonoro che contribuisce, con le enormi nuove possibilit che offre, ad attirare ancora altri cineasti o aspiranti tali verso gli studios hollywoodiani, negli ultimi anni prima che lavvento del Nazismo in Germania spinga a un pi massiccio, e pi drammatico, esodo. Il belga Jacques Feyder (Jacques Lon Louis Frdrix), apprezzato regista di film francesi tra cui spicca Thrse Raquin, viene chiamato nel 29 dalla MGM a dirigere The Kiss con Greta Garbo, che interpreter per lui anche la versione tedesca di Anna Christie; dopo appena sette film, Feyder chiuder gi nel 31 lesperienza americana. 24

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Il rumeno Jean Negulesco giunge negli Stati Uniti per organizzare mostre dei suoi dipinti, dopo essersi dedicato a lungo alla pittura a Parigi; dopo una lunga gavetta, comincer a dirigere negli anni 40. A breve distanza luno dallaltro si presentano a Hollywood due ebrei viennesi, lesperto regista teatrale/cinematografico ed ex-scrittore Berthold Viertel, che se ne ripartir dopo tre anni e otto film che non lasceranno il segno1, e il giovanissimo Fred Zinnemann, fresco di studi presso la Scuola Tecnica di Cinematografia di Parigi, che inizier la carriera facendogli da aiutoregista alla Fox, dopo essere approdato alla Universal con la solita lettera di raccomandazione per Carl Laemmle. Ad infoltire la schiera dei nuovi arrivati, in questi stessi anni, si aggiungono il grande direttore della fotografia di Der Letzte Mann e Metropolis, lebreo boemo Karl Freund, che diriger anche otto film negli anni 30, e tre figure nate nel teatro che svolgeranno un ruolo fondamentale nel cinema euro-americano: James Whale, Wilhelm Dieterle ed Edgar G. Ulmer. Unico volto nuovo ad affacciarsi in questo periodo dallInghilterra, lattore, scenografo e regista teatrale James Whale, sullonda del successo londinese di Journeys End, viene invitato a dirigerlo prima a Broadway e poi a Hollywood, dove si affermer negli anni 30 presso la Universal. Una carriera pi duratura sar quella dellattore-regista ebreo tedesco Wilhelm (poi William) Dieterle, per anni attore versatile e instancabile su tutti i palcoscenici della Germania un pupillo di Max Reinhardt quindi interMa la moglie Salka, sceneggiatrice/attrice, rester a Los Angeles facendo della propria casa, negli anni 30 e 40, il centro dela vita mondano-culturale degli emigrati tedeschi, compresi gli scrittori (tra cui i fratelli Thomas e Heinrich Mann e Franz Werfel) e i musicisti. La vita a Los Angeles degli emigrati europei raccontata da John Russell Taylor, Strangers in Paradise The Hollywood migrs, 1933-1950, Holt, Rinehart and Winston, New York, 1983.
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GLI UOMINI E LA STORIA

prete anche cinematografico con i maggiori registi (Das Wachsfigurenkabinett con Paul Leni, Faust con Murnau) nonch cineasta in proprio: suo laudace e sconvolgente Geschlecht in Fesseln, sulla repressione sessuale nelle carceri. Un po pi giovane di lui lattore e scenografo Edgar Georg Ulmer, ebreo viennese (o moravo?), che stato anche assistente di Murnau e ha co-diretto con Robert Siodmak, a Berlino, Menschen am Sonntag, capolavoro del nuovo realismo cinematografico. La Grande Crisi sembra fermare per alcuni anni lafflusso di cineasti europei verso gli studios americani, ma la presa del potere da parte del Partito Nazista di Hitler, nel 1933, rimette in moto impetuosamente questo processo, soprattutto in Austria e Germania, e particolarmente come ovvio tra gli artisti ebrei. Cinque registi viennesi appartenenti a diverse generazioni, Joe May, Friedrich Fritz Lang, Samuel Billy Wilder, Wilhelm Thiele e Reginald Le Borg, giungono a Hollywood nel 1934 (accompagnati dal capo della produzione allUFA, il tedesco Erich Pommer), i primi quattro seguendo un percorso praticamente identico: fuggono infatti da Berlino nel 33 e fanno tappa a Parigi, dove Lang e Pommer realizzano Liliom e Wilder dirige Mauvaise Graine (mentre May e Thiele faranno una sosta anche a Londra). Ma a questa strada comune che verr percorsa negli anni successivi da numerosi intellettuali, tra i quali il musicista Kurt Weill, il sociologo e futuro studioso di cinema Siegfried Krakauer e il romanziere russo Vladimir Nabokov sono approdati seguendo cammini diversi (come diversi saranno anche gli esiti americani). May che si chiama in realt Joseph Otto Mandl uno dei padri fondatori del cinema tedesco, per cui ha diretto e scritto film sin dal 1912, creando anche la propria casa di produzione, con tanto di studi e laboratori, per cui il giovane Fritz Lang scriver le prime sceneggiature (tra cui quella di Das Indische Grabmal, diretto da May, che poi Lang rigirer personalmente nel 26

ALLA CONQUISTA DELLAMERICA

1959). Nonostante la fama conquistata con Asphalt, del 1929, i nove film diretti a Hollywood tra il 1934 e il 44 non gli daranno il successo sperato. Lang nel 33 ha gi diretto numerosi film, tra cui Dr. Mabuse, der Spieler, Die Nibelungen, Metropolis, M, ed il pi famoso regista tedesco. Non tanto per le sue origini razziali che ha paura (la madre ebrea si era convertita in giovane et al cattolicesimo), ma sono le proposte fattegli da Goebbels, che lo vorrebbe a dirigere i film del Terzo Reich, che lo fanno scappare da Berlino a rotta di collo (questa la versione ufficiale accreditata dallo stesso Lang). Il pi giovane Wilder, dal canto suo, appartiene a una famiglia ebrea al 100%, che negli anni successivi verr in gran parte sterminata. Ex-reporter, lavora presso gli studi dellUFA, per cui ha scritto numerosissime sceneggiature, a partire da quella del gi citato Menschen am Sonntag; e anche a Hollywood far per otto anni lo sceneggiatore, lavorando spesso con Lubitsch, che sar il suo mentore. Il quarto del gruppo, Thiele (per lanagrafe Isersohn), ha un discreto curriculum registico nel cinema europeo, ma a Hollywood avr poche occasioni per brillare, non diversamente da Le Borg (Grobel, al contrario), che ha diretto opere e commedie musicali nei teatri della Mitteleuropa. Anche il geniale inventore del teatro tedesco moderno e co-fondatore del festival di Salisburgo, Max Reinhardt, costretto dalle persecuzioni antisemite il suo vero nome Maximilian Goldmann a trasferirsi nel 34 in America, dove gi tanti suoi allievi lhanno preceduto, uno dei quali Wilhelm Dieterle lo assister nella direzione dellunico film che far, A Midsummer Nights Dream (in Germania ne aveva girati quattro prima della Grande Guerra). Lo segue il figlio Gottfried, che diventer assistente personale di Lubitsch e, prima di tornare in Germania, diriger tre film nei primi anni 50. Un altro ebreo tedesco giunto in questanno fatidico, Erik Charell (Erich Karl Lwenberg), specialista in operette e regista di Der Kongre tanzt per Erich 27

GLI UOMINI E LA STORIA

Pommer allUFA (per cui anche Thiele ha diretto due commedie musicali), riesce a firmare una sola regia: il musical Caravan per la Fox. Completamente diversa la situazione che conduce nel 1934 il parigino Jacques Tourneur a trasferirsi a Hollywood. Figlio del grande regista Maurice Tourneur, ha gi vissuto negli USA dal 1914 al 27, acclimatandosi con lambiente degli studios e facendo spesso da assistente al padre, che ha poi seguito anche dopo il suo ritorno in Europa. Non molto soddisfatto dei quattro film girati in Francia negli anni 30, ha quindi preferito allontanarsi dallingombrante genitore per tornare nel paese di cui era cittadino gi dal 1918. Larrivo nel 34 del grande regista austriaco Georg Wilhelm Pabst passa invece quasi inosservato, perch gli basta un solo film con la Warner Bros. per decidere di rientrare subito in Europa (dove, nello sgomento generale, trascorrer in Germania tutto il periodo bellico). Nel 1935 entra negli studios della 20th Century - Fox lebreo viennese Otto Preminger che, nonostante la giovane et, pu gi vantare un curriculum di tutto rispetto: chiamato da Max Reinhardt, ha lavorato dal 28 nello Josefstadt come suo braccio destro e regista, subentrandogli nella direzione del teatro negli ultimi due anni; e ha girato anche un film, Die Grosse Liebe. Lo stesso anno gli USA accolgono il direttore della fotografia ebreo Rudolph Mat (nato Rudolf Mayer, a Cracovia), che le collaborazioni con Dreyer in La Passion de Jeanne DArc e Vampyr1 hanno gi reso famoso, e che inizier a dirigere solo nel 47, e lebreo tedesco Arthur Dreifuss, produttore e coreografo di musical per il teatro, che sforner numerosi B-movies nellarco di tre decenni. Sempre nel 35 inizia una oscura carriera ventennale nei B-movies lungherese John H. Auer, gi approdato negli USA nel 1928
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Carl Th. Dreyer, La passione di Giovanna dArco, 1928: Il vampiro, 1932.

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ma poi passato in Messico a dirigere alcuni film. Il 36 vede il ritorno del praghese Gustav Machat gi assistente di Griffith e Stroheim che ha suscitato scalpore nel cinema cecoslovacco (e non solo) con i film erotici Erotikon ed Extase, famoso per il clima orgiastico e la scena di nudo campestre, grazie alla quale anche la seducente Hedwig Kiesler trover la strada di Hollywood, dove diventer Hedy Lamarr. Ma Machat non avr fortuna: dopo quattro collaborazioni uncredited, riuscir a girare solo due thriller, tra il 39 e il 45. Tra il 1936 e il 37 approdano in California due registi ebrei che si sono gi creati una buona reputazione dirigendo numerosi film in diversi paesi dEuropa: il berlinese Hermann Kosterlitz (destinato a diventare Henry Koster) e lucraino Mikhail Anatol Litvak, fuggiti entrambi nel 33 a Parigi dalla Germania. Litvak, in particolare, ha goduto nel 36 con Mayerling di un successo straordinario, che lo ha condotto a Hollywood, insieme alle star del film, Charles Boyer e Danielle Darrieux. Il 1937 vede arrivare in America, inoltre, lungherese Lszl Benedek, che ha fatto un po di tutto nel cinema in giro per lEuropa e approder alla regia solo nel 48, e il non pi giovanissimo ebreo Hans Brahm, regista teatrale amburghese che a Londra ha avuto modo di dirigere anche alcuni film (in seguito si firmer John Brahm). Ad Amburgo, da genitori danesi, era nato anche Claus Detlev Sierk (che pi tardi germanizzer il suo nome in Hans Detlef Sierck e infine lo trasformer in Douglas Sirk, a Hollywood), che visse alcuni anni in Danimarca, prima di tornare in Germania a terminare gli studi. Diviene ben presto uno dei pi brillanti registi teatrali tedeschi, ma osteggiato dagli ambienti filo-nazisti per i suoi orientamenti politici di sinistra e la forte critica sociale che immette nei suoi lavori. Dopo la presa del potere da parte del Partito Nazista, va a dirigere film per lUFA, ma nonostante alcuni notevoli successi lascia anche questa, una 29

GLI UOMINI E LA STORIA

volta passata nelle mani dello Stato. Alla fine del 37 ripara a Parigi, insieme alla moglie ebrea, e infine nel 39 accetta linvito fattogli dai Warner Brothers, i quali, nello stesso anno, accolgono anche il suo connazionale Kurt Bernhardt (trasformandogli il nome in Curtis), la cui storia sorprendentemente simile ma essendo ebreo arrivato a Parigi gi nel 33, dopo una fuga rocambolesca, e qui ha girato il film che gli ha dato la notoriet, Carrefour. Sempre nel 39 lanno in cui Hitler invade la Cecoslovacchia e la Polonia, con conseguente scoppio della Seconda Guerra Mondiale arrivano anche lebreo bavarese Max Nosseck, un altro esule del 33, il prussiano Frank Wysbar e lungherese Istvn Szkely: tutti e tre, pur avendo alle spalle un disceto curriculum come registi in vari paesi europei, non riusciranno a dirigere a Hollywood che una manciata di Bmovies, prima di tornare in Europa negli anni 50. Nello stesso anno ricompaiono gli emigrati da Londra, ormai prossima alla guerra, con larrivo del produttore registasceneggiatore irlandese Herbert Wilcox, fondatore degli Elmstree Studios (torner in Inghilterra gi nel 43, dopo un pugno di film, quasi tutti musical, con la fidanzata Anna Neagle) e di due prestigiosi registi, entrambi ingaggiati dal produttore indipendente David O. Selznick, le cui lunghe carriere procederanno in parallelo fino al 1976: lormai celebre Alfred Hitchcock che, a 41 anni e con alle spalle quasi ventanni di cinema i cui maggiori successi sono i thriller The Man Who Knew Too Much, The 39 Steps, Young and Innocent, The Lady Vanishes si appresta a divenire losannato maestro del brivido; e il pi giovane Robert Stevenson, forte della reputazione di Tudor Rose, The Man Who Changed His Mind (un horror con Boris Karloff) e King Solomons Mines (dal best-seller di

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Haggard), e destinato a grandi fortune con la Walt Disney Productions negli anni 60 e 70.1 Nel 40, con linizio dei bombardamenti tedeschi su Londra, fuggono oltre Atlantico anche i fratelli Korda, al secondo dei quali, Zoltn, toccher ora di girare alcuni film americani negli anni 40 (uno lo diriger anche Alexander nel 41), dopo il successo inglese di Sanders of the River e The Four Feathers; laltro ebreo ungherese Endre (poi Andrew) Marton, che ha gi lavorato a Hollywood come montatore di Lubitsch dal 1923 al 29, per poi tornare in Europa e lasciare infine la Germania nel 34; il regista-produttore Victor Saville (Salberg) e luomo di teatro Lewis Allen. Il 1940 lanno in cui le truppe tedesche invadono la Francia, e alcuni importanti registi residenti a Parigi decidono di fuggire prima del loro arrivo, scegliendo percorsi diversi che li condurranno entro pochi mesi tutti a Hollywood, da cui per, a differenza degli espatriati degli anni 20 e 30, torneranno in Europa al termine della guerra o al massimo pochi anni dopo. Il giorno prima che Parigi venga occupata, il regista ebreo tedesco Robert Siodmak parte per Hollywood, dove lo attendono il fratello Curt (che vi lavora come sceneggiatore gi dal 37) e un contratto con la Paramount. Siodmak si gi fatto apprezzare come regista dirigendo sei film a Berlino per Erich Pommer, prima che gli attacchi di Goebbels al suo ultimo film (lo definisce corruttore della famiglia tedesca), nel 1933, lo convincano a cambiare aria e a scappare a Parigi, come fanno anche Lang e Wilder. Ma, mentre questi ultimi lasciano lEuropa gi lanno seguente, Siodmak si ferma a Parigi sette anni dirigendo altrettanti film, il migliore dei quali lultimo, Piges, che preannuncia nelle atmosfere e nel linguaggio il cinema noir che far in America. Esat1

Ma gi nel 38 sono stati preceduti dalluomo di teatro londinese Peter Godfrey.

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tamente identico il percorso seguito dal connazionale ebreo Richard Oswald (gi Ornstein), autore dello scandaloso Anders als die Andern1 con un Conrad Veidt omosessuale, che per riuscir a fare solo tre film negli anni 40 (un po meglio andr al figlio Gerd, che negli anni 50 firmer un paio di buoni thriller). Julien Duvivier, celebre per Pp-le-Moko e Un Carnet de bal, si rifugia a Hollywood (dove ha gi diretto The Great Waltz nel 38) in questo stesso anno, cos come Ren Clair (Ren-Lucien Chomette), il regista di Un chapeau de paille dItalie, Le million e nous la libert, che scappa nel bel mezzo della realizzazione di un film, che lascia incompiuto. Una strada pi lunga viene invece presa da Jean Renoir e Max Ophuls, che approderanno a Hollywood solo lanno seguente. Renoir, figlio del pittore Pierre-Auguste, e uno dei grandi maestri del cinema europeo (La chienne, Boudu sauv des aux, La grande illusion, La bte humaine, La rgle du jeu), durante lavanzata dei tedeschi verso Parigi riceve un invito a lavorare per il governo tedesco, e in dicembre parte per Lisbona, dove simbarca per New York. Ophls, che si chiama in realt Oppenheimer, un ebreo tedesco naturalizzato francese cresciuto nella regione della Saar che passava continuamente di mano dai tedeschi ai francesi e viceversa. Ha iniziato come attore e regista teatrale, per passare poi alla regia cinematografica, lavorando in mezza Europa, particolarmente in Germania e Francia, e ottenendo il maggior successo con Liebelei. Nella sua fuga attraverso la Francia sfugge miracolosamente alla polizia di Vichy, e riesce a raggiungere la Svizzera da cui, dopo un paio di regie in un teatro di Zurigo, partir infine per gli USA. Da Parigi si rifugia in America, in questo periodo, anche il regista russo Lonide Moguy (Leonide Moguilevski), attivo in Francia dal 36 e noto soprattutto per il
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Diverso dagli altri, 1919.

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dramma sociale Prison sans barreaux1, che dopo tre film modesti torner in Europa nel 47; e lattore-regista ceco Hugo Haas il quale, dopo un discreto successo davanti alla mdp, si metter in proprio come regista di Bmovies negli anni 50. E presumibilmente hanno seguito la stessa rotta lo slovacco Harry Horner e lebreo austriaco Naftuli (poi Nathan) Hertz Juran che, dopo aver iniziato come art directors, intraprenderanno una carriera da registi negli anni 50: brevissima nel caso di Horner, pi lunga (ma sempre confinata ai B-movies) quella di Juran. Lultimo di questa generazione di cineasti espatriati a rifugiarsi in America durante la guerra il regista ungherese che qui verr chiamato Andr de Toth mentre aveva firmato come Endre Tth le cinque regie fatte nel 1939 in Ungheria. Dopo una breve sosta in Inghilterra alla corte di Alexander Korda, sempre disponibile verso i suoi conterranei, lo raggiunger nel 42 negli Stati Uniti, dove rester sino al 1960. Naturalmente, la colonia di artisti (mittel) europei che viene a formarsi a Los Angeles intorno al 1940 non solo composta di gente di cinema, ma di essa fanno parte anche personalit del calibro di Thomas e Heinrich Mann, Bertold Brecht, Lion Feuchtwanger, Franz Werfel, Arnold Schoenberg... Tutti costoro comunque non possono sfuggire al fascino del mondo di Hollywood, e si incontrano spesso nelle residenze di Salka Viertel e di Wilhelm Dieterle, che si adoperato con instancabile generosit per aiutare molti di loro ad emigrare. Alla fine della guerra, nel 45, reduce dal campo di concentramento di Auschwitz, si trasferisce negli USA il quindicenne cecoslovacco Jack Garfein, che dedicher la vita al teatro e allActors Studio, ma diriger anche due film alla fine degli anni 50. Far inoltre una breve comparsa sulla scena di Hollywood il regista inglese Compton
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Prigione senza sbarre, 1938.

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Bennett (Robert Compton-Bennett) che, sulle ali della fama di The Seventh Veil, diriger tre film tra il 1948 e il 50. E negli anni 50, in controtendenza rispetto ai suoi colleghi connazionali, il veterano regista tedesco Helmut Kutner, a cui si dovette il cinema di maggior qualit prodotto in Germania durante e dopo il nazismo, tenta anchegli lavventura hollywoodiana, ma gli bastano due film poco brillanti nel 1958-59 per convincerlo a tornare in patria. Dopo un vasto iato temporale, in una situazione internazionale radicalmente modificata (anche per quello che riguarda il mondo del cinema), arrivano nel 68 in America due giovani registi ebrei, i cui genitori sono morti ad Auschwitz, che in qualche maniera, in forme aggiornate, riprenderanno quella sintesi creativa a cui hanno dato vita i loro predecessori, e che ormai sta languendo: il polacco Roman Polanski (Rajmund Roman Liebling, destinato per a tornare presto in Europa) e il ceco Milos Forman. A partire dal 1980, in un contesto di globalizzazione che non ha pi nulla a che fare con lemigrazione, anche il tedesco Wim Wenders contribuisce di tanto in tanto a tenere viva questa produzione cinematografica in cui la realt americana viene filtrata attraverso le lenti della cultura europea.

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2. The Sound of Silence

Il neonato cinema americano si apre negli studi di Fort Lee, New Jersey ai registi europei nel 1911, con i primi film dellinglese Charles Brabin, seguiti lanno dopo dagli shorts dellirlandese Herbert Brenon, ma sembra pi appropriato individuarne il varo ufficiale nel fatidico anno 1914, inizio della Grande Guerra. In quellanno compaiono i primi cortometraggi diretti da Charlie Chaplin ed esordiscono i francesi Maurice Tourneur, Louis Gasnier (en trambi gi rispettati registi in patria) e George Fitzmaurice, a cui nei due anni seguenti si uniscono lo scozzese Frank Lloyd e lirlandese Rex Ingram. Nel 1919, a guerra conclusa, dopo il definitivo trasferimento degli studios dalla East Coast e Chicago a Holly wood, compare sulla scena registica lastro abbagliante dellebreo viennese Erich (Von) Stroheim, che segner indelebilmente gli ultimi dieci anni del cinema muto, quelli in cui questo nuovo mezzo di comunicazione e intrattenimento diventa forma darte compiuta e matura. Ma lesigua produzione di Stroheim, tutta di livello straordinario, sar segnata da incredibili difficolt di lavorazione a causa di scontri insanabili con i boss degli studios, che lo costringeranno a dedicarsi esclusivamente alla professione dellattore nellepoca del sonoro.

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Tra il 1923 e il 28 (ultimo anno del cinema muto, non considerando lanomalo The Jazz Singer1) iniziano la loro carriera hollywoodiana, che spesso si prolungher con successo nellepoca successiva, numerosi espatriati dallEuropa, alcuni dei quali si trovano gi da tempo sul suolo americano e hanno alle spalle una solida gavetta in cui si sono impadroniti dei ferri del mestiere (Sternberg, Wyler, Milestone), mentre altri la maggioranza sono cineasti gi affermati a cui gli studios, alla ricerca frenetica di grandi talenti europei, hanno rivolto inviti allettanti (Sjstrm, Murnau, Lubitsch). dunque allultimo quindicennio del cinema muto che danno un contributo fondamentale i cineasti provenienti dallEuropa, aiutando questo nuovo linguaggio a svilupparsi dalle prime forme pioneristiche ad una piena maturit artistica. Questo quindicennio il periodo cruciale che, prendendo le mosse dalla Grande Guerra originata in Europa, conduce alla Grande Depressione scatenatasi con la crisi di Wall Street del 1929 (lanno di nascita del cinema sonoro), passando attraverso The Roaring Twenties, i ruggenti Anni Venti scanditi dal ritmo frenetico del charleston, dalle sbornie proibizioniste e dalle sventagliate di mitra dei gangster. La produzione filmica di questi straordinari talenti (quella che sopravvissuta) ha come elemento unificante il loro sforzo cosciente e determinato di fare dellopera cinematografica una forma darte: sforzo spesso premiato da realizzazioni eccellenti, ma che pone molti di loro in frequente urto con i capi degli studios, col risultato di una brusca e precoce separazione (da Stroheim a Ingram, da M. Tourneur a Murnau). Questa alta considerazione della loro missione artistica tende inevitabilmente a tradursi in intransigenza nell esigere costosi livelli produttivi per le loro messe in scena, o
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Alan Crosland, Il cantante di jazz, 1927.

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THE SOUND OF SILENCE

Charlie Chaplin divide il suo magro pasto con Jackie Coogan in The Kid.

in scelte tecnico-estetiche ritenute troppo sofisticate per il gusto del pubblico americano, o in entrambe le cose insieme. da questa dialettica, daltronde, che nascono opere darte (o comunque di alto intrattenimento) di valore durevole e prendono forma linguaggi e approcci culturali che condizioneranno tutto lo sviluppo futuro della cinematografia, che in questa puntigliosa ricerca della perfezione vedr una costante fonte dispirazione (anche se non sempre un modello da seguire). Con un certo grado di approssimazione, possiamo riscontrare nellopera dei filmmakers anglo-francesi una tendenza pi marcata verso la bellezza pittorica, le narrazioni fantastiche o avventurose, la ricca orchestrazione di situazioni dinamiche e movimenti di massa. Quelli dellEuropa centrale e nordica, dal canto loro, sembrano avere una forte propensione per un approccio pi interiorizzato, orientato ad analizzare comportamenti e costumi delle persone, ed a scandagliare le pulsioni pi profonde ed anche pi distruttive che pongono lindividuo in conflitto con gli altri (e talora con se stesso). Lopera geniale di Charles Chaplin resta per al di fuori di ogni schema, nel corso dei 15 anni di shorts e lun gometraggi dellera del muto, che lo incoronano come 39

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lartista cinematografico pi popolare nel mondo, dive nuto tuttuno col personaggio del suo Tramp (il Vaga bondo). Alfieri di un cinema ricco di pathos e movimento, che ricorre spesso ai classici della letteratura popolare, sono senzaltro i britannici Frank Lloyd e Rex Ingram. Mentre lo scozzese godr di una lunga carriera (sebbene alquanto povera di titoli) nel cinema sonoro, lirlandese abbandoner il nuovo medium dopo un solo tentativo, avendo comunque gi lasciato Hollywood per Nizza e il Nord Africa, insieme alla fedele compagna (nella vita e nel lavoro) Alice Terry, per insanabili contrasti con Louis B. Mayer, simili a quelli che il tirannico boss della MGM stava avendo col suo amico e sodale Erich Stroheim. Nei suoi film pi noti, tratti da romanzi europei di grande successo popolare (tutti rivisitati, con dovizia di colori ma minore inventiva, negli anni 50), Ingram affianca al fascino delicato della moglie Alice Terry quello latino e guasconesco di Rudolph Valentino e Ramon Novarro, dimostrandosi come Stroheim - un maestro della composizione visiva, fatta di dettagli insoliti e rivelatori e di pura bellezza nellorganizzazione dello spazio e della scenografia. Nel capolavoro The Four Horsemen of the Apocalypse, da Blasco Ibez, che consacra Rudy al rango di star (ma litaliano veste insoliti panni borghesi nel pi pacato dramma psicologico The Conquering Power, tratto da Euge nia Grandet di Balzac) e nei sontuosi swashbucklers (cappa e spada) The Prisoner of Zenda e Scaramouche, dai romanzi di Anthony Hope e Rafael Sabatini, Ingram, ancora im mobile la mdp, ci fa percepire il turbino degli intrighi e delle passioni sullo sfondo di cataclismi storici, con un montaggio dinamicamente inventivo e la ricchezza di movimento di cui rigurgitano le sue spumeggianti inquadrature. 40

THE SOUND OF SILENCE

Ramon Novarro incrocia vittoriosamente la spada con Lewis Stone in Scaramouche di Rex Ingram.

Dei pochi film sopravvissuti dalla vasta produzione silent del talentoso e collerico Herbert Brenon i pi signi ficativi sono il delizioso Peter Pan (con la giovane Betty Bronson come protagonista), il classico dellavventura Beau Geste, formidabile racconto dazione traboccante di energia (con Ronald Colman) e il toccante Laugh, Clown, Laugh, con Lon Chaney infelicemente innamorato della quindicenne Loretta Young. Senza dimenticare il diver tente cappa e spada The Spanish Dancer, con Pola Negri zingara rubacuori. Lunico ebreo del gruppo britannico Edward Sloman, che diriger un centinaio di film, quasi tutti muti, per la Universal di Carl Laemmle: di questi oggi si ricordano soprattutto His People e We Americans, ambientati nel quartiere ebraico di New York. Maurice Tourneur utilizza tutte le pi moderne tec niche filmiche per sviluppare una sua particolare estetica cinematografica che valorizza la bellezza della composizione, la tersa eleganza dello svolgimento narrativo, ed il frequente utilizzo di scenografie anti-realistiche per creare atmosfere fantastiche. Indifferente ai generi, ambisce a fare di ogni film unopera darte, che si tratti di un western, di una favola, di una storia avventurosa o dun dramma 41

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Sboccia un amore appasionato tra Vilma Bnky e Rudolph Valentino in The Son of the Sheik di George Fitzmaurice.

storico. Tra i suoi capolavori troviamo il delicato The Blue Bird (dal dramma simbolistico di Maeterlinck) e il tumultuoso Lorna Doone, con la sua felice ricostruzione del mondo rurale inglese del Seicento. Per quanto infedele al romanzo di J.F. Cooper, The Last of the Mohicans colpisce per la sottigliezza poetica della messa in scena. Con A Girls Folly dirige inoltre il primo film in cui il mondo del cinema rappresenta se stesso, collocando la sua storia allinterno del Peerless Studio di Fort Lee. Dal canto suo, George Fitzmaurice si mostra particolarmente a suo agio con i drammi romantici (The Cheat con Pola Negri, The Dark Angel e The Night of Love con Vilma Bnky e Ronald Colman), ma il suo film pi celebrato resta comunque The Son of the Sheik, con lardente Rudolph Valentino, qui al suo ultimo film, irretito dal fascino della Bnky, che prima deve subire la sua violenza sessuale e poi lo ritrova al suo fianco per sgominare tutti i suoi ne mici. Passando ora al campo germanico/nordico, osserviamo come lesigua produzione di Stroheim, tutta di livello stra ordinario, sia segnata da incredibili difficolt di lavora zione a causa di scontri insanabili con i boss degli studios (praticamente solo Blind Husbands e The Merry Widow sono 42

THE SOUND OF SILENCE

Erich Von Stroheim corteggia Francelia Billington in Blind Husbands.

usciti indenni), che lo costringeranno a dedicarsi esclusivamente alla professione dellattore nellepoca del sonoro. Tra i registi tedeschi emigrati negli anni 20 avendo gi alle spalle una brillante carriera in Europa, spiccano Ernst Lubitsch e F. W. Murnau. Nellopera silent del berlinese, le passioni romantiche e gli affollati tableaux in costume (cos preminenti nella sua produzione germanica) lasciano gradualmente il posto a quelle scintillanti commedie sofisticate, intrise di mordace ironia e connotate da una strin gata eleganza attenta al dettaglio rivelatore, che poi egli perfezioner con esiti strepitosi allinterno del cinema sonoro. Dei tre film fatti da Murnau per William Fox, solo Sunrise, uno dei capolavori assoluti del cinema, ha potuto essere diretto dal regista in totale libert, mentre pesanti interferenze dello studio hanno condizionato la produzione sia di Four Devils a quanto pare andato perduto che di City Girl, recuperato in versione integrale solo nel 1970. Anche il magnifico Tabu, girato senza sonoro nel 1931, incontra terribili difficolt di produzione, che per fortuna non ne intaccano lesito finale. Dei nove film americani di Victor Sjstrm attualmente ne sono reperibili solo due. He Who Gets Slapped una 43

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Norma Shearer e John Gilbert non vedono le sofferenze del clown Lon Chaney in He Who Gets Slapped.

magifica trascrizione del dramma di Leonid Andreev, con Lon Chaney tragico clown che si prende una feroce vendetta contro luomo che gli ha rovinato la vita, salvando nel contempo lamore dei giovani Norma Shearer e John Gilbert. Locchio di V. S. infallibile nella composizione delle movimentate scene circensi e la recitazione mirabilmente controllata degli interpreti carica questopera di una emozionalit travolgente. Ma forse la vetta artistica del Sjstrm americano la troviamo nello straordinario The Wind, dove Lillian Gish deve affrontare nel deserto del Mojave la furia degli elementi e le passioni lussuriose degli uomini. Questo capolavoro, che infonde una visionariet fantastica in una potente drammatizzazione della materialit dellesistenza, pu in qualche modo essere accostato a Greed di Stroheim. Il suo amico Mauritz Stiller, invece, vuoi per problemi di salute vuoi per il suo carattere dittatoriale che lo pone subito in conflitto con gli studios, riesce a dirigerne solo due, entrambi con Pola Negri (anzich con la sua scoperta Greta Garbo): lunico di valore Hotel Imperial, dalla commedia di Lajos Bir (filmata molte altre volte), che narra con vigore drammatico e vivo senso dei dettagli la storia damore e gli intrighi spionistici che si sviluppano in 44

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un hotel polacco conteso, durante la Grande Guerra, da austriaci e russi. Il danese Benjamin Christensen deve la sua fama europea allo stupefacente Hxan, la cui potente visionariet figurativa si sposa a unincalzante denuncia della violenza dellignoranza e del bigottismo. Dei sei film realizzati a Hollywood, lunico che conosciamo Mockery, un dramma pieno di fuoco e passione, terso e incisivo nella composizione visiva, ambientato nella Siberia attraversata dalla rivoluzione, dove il rozzo contadino debole dintelletto interpretato da un Lon Chaney un po sopra le righe intreccia il proprio destino a quello di una bella contessa, mentre intorno a loro si scontrano le opposte fazioni. Delle opere realizzate dai registi ungheresi, oggi si ricorda principalmente Lonesome di Pl Fejs, un brillante studio della solitudine urbana degno di essere accostato allopera di Murnau e Eisenstein. Le icone pi seducenti del cinema muto americano quelle da cui nasce lo star system sono spesso incarnate da attori e attrici provenienti anchessi dallEuropa, dalle cui terre recano aromi e stili di cui speziano queste pel licole, cos traboccanti di elementi romantici, esotici, av venturosi (sia che siano dirette da registi emigrati che da cineasti autoctoni). Sono i volti fascinosi del pugliese Rudolph Valentino (Rodolfo Guglielmi, di madre francese), dellungherese Vilma Bnky (Vilma Koncsics), del linglese Ronald Colman, della polacca Pola Negri (Barbara Apolonia Chalupiec), della svedese Greta Garbo (Greta Gustafsson), dellebrea ucraina Alla Nazimova (Mariam Leventon) e ovviamente il pi famoso di tutti quello, munito di baffetti e bombetta, del tramp Charlie Chaplin.

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3. La grande illusione

Il primo periodo del cinema sonoro si apre e si chiude con due catastrofi internazionali, la grande crisi economica originata a Wall Street e lentrata in guerra degli Stati Uniti in seguito allattacco giapponese a Pearl Harbor, due anni dopo linizio del conflitto in Europa, gran parte della quale (compresa la Francia) era ormai sotto il dominio tedesco. Mentre lAmerica iniziava faticosamente a rialzarsi grazie al New Deal di Franklin Delano Roosevelt, lascesa al potere, nel 33, del partito nazista in Germania provocava, negli anni successivi, un esodo di dimensioni epocali di artisti e intellettuali ebrei o semplicemente invisi al regime verso lAmerica (cio in pratica la California), passando solitamente, con soggiorni pi o meno lunghi, dalla Francia o altri paesi europei. Questo periodo di importanza cruciale coincide con una mirabile fioritura del cinema euro-americano, che vede la definitiva maturazione artistica dei cineasti che hanno gi iniziato brillantemente la loro carriera americana con il cinema muto: Lubitsch, Sternberg, Curtiz, Wyler, Milestone, Goulding, Frank Lloyd per nominare solo i pi prestigiosi non hanno nessuna difficolt ad adattarsi al sonoro, con cui si mostrano subito a loro agio, nonostante che alcuni di loro siano ben lontani dal padroneggiare perfettamente la lingua (un discorso a 46

LA GRANDE ILLUSIONE

parte merita Chaplin, i cui rari film del decennio, per quanto grandi, segnano linizio della sua emarginazione). Insieme a loro prendono posto sulla scena registica numerosi altri espatriati, gi presenti da anni sul suolo americano o sbarcati solo di recente, e aventi alle spalle svariate esperienze nel teatro e/o nel cinema, seppur molto raramente nella regia cinematografica. Agli studios ora interessano artisti magari alle prime armi come cineasti ma con brillanti competenze per quanto riguarda la recitazione e in generale il mondo del suono, del canto e della musica (con il possibile correlato della coreografia), e troviamo in prima fila Mamoulian, Boleslawski, Whale, Dieterle, Charles Vidor, Ratoff e Ulmer. Ad essi si aggiungono, a partire dal 33, gli uomini fuggiti dalla Germania nazista: Fritz Lang, Kosterlitz, Litvak, Joe May, Preminger, Brahm (c anche Billy Wilder, per il momento solo sceneggiatore) Naturalmente, in questo momento servono a Hollywood anche dei musicisti di professione per inventare exnovo una componente cinematografica che dora in avanti sar fondamentale in ogni film: la colonna sonora. E chi meglio dei musicisti europei, eredi di una ricchissima tradizione classica, pu svolgere questo ruolo nella maniera pi sapiente e inventiva? Ecco dunque comparire negli studios compositori e pianisti di eccezionale talento, primi fra tutti il viennese Max Steiner, gi attivo a Broadway dal 1914, a cui si deve la creazione della sintassi e della grammatica della musica da film, e lucraino Dimitri Tiomkin, negli USA dal 25, apprezzato interprete pianistico di Gershwin, a cui negli anni successivi si aggiungeranno molti altri emigrati, quasi tutti ebrei come loro. Fra il 1933 e il 37 approdano in America i tedeschi Friedrich Hollnder e Franz Wachsmann (che diventer Waxman), i viennesi Erich Wolfgang Korngold (il Mozart del XX secolo), Ernst Toch e Hans J. Salter, e il russo naturalizzato italiano Daniele Amphitheatrof. Nei primi 47

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anni 40 si aggiungono lungherese Mikls Rzsa, al seguito del connazionale Alexander Korda, e il tedesco Hanns Eisler, sodale di Bertolt Brecht. Il cinema pre-bellico dei filmmakers europei a Hollywood trasuda fantasia, gioia creativa, gusto dellinvenzione. Con alle spalle un solido background culturale, questo gruppo di artisti si slancia con entusiasmo sulle straordinarie risorse tecniche, produttive e distributive che lindustria cinematografica americana offre loro, per esplorare tutte le possibilit espressive connesse con questa nuova arte che sta entrando nella fase della maturit. La loro familiarit con la musica, larchitettura, la pittura, il teatro e la letteratura del Vecchio Mondo, a contatto col senso del dinamismo e lessenzialit comunicativa propri del Nuovo, li porta a creare opere sorprendentemente classiche e sperimentali nello stesso tempo, dove il gioco delle idee si offre allocchio dello spettatore in termini di tessitura delle immagini e dei suoni, di orchestrazione del ritmo e del movemento. unarte fresca, energica e vitale in cui la libert della macchina da presa, la fluidit dei suoi movimenti, concorrono a darci un senso drammatico dei contrasti e dei conflitti, delle passioni e delle pulsioni, anche le pi estreme, anche quelle legate a dimensioni travalicanti le normali esperienze conosciute. La cifra dominante la leggerezza, la grazia. I drammi avventurosi sono infusi di unaura romantica, le commedie illuminate da una brillantezza spumeggiante che ora ne immorbidisce il cinismo latente (Lubitsch), ora ne irrobustisce la fatuit favolistica (Koster), spesso con un retrogusto delicatamente amaro. I melodrammi irradiano un senso di languoroso abbandono, di stoica accettazione del dolore, in sintonia con leleganza tersa e composta della messa in scena. Gli eroi sono spesso circonfusi di una nobilt malin conica, che li spinge a votarsi al sacrificio in nome di un 48

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Marlene Dietrich d il volto alleroina tormentata di Shanghai Express di Sternberg.

amore tanto appassionato quanto disinteressato o di alti ideali e un senso profondo dellonore: in questo brillano soprattutto le eroine, le cui passioni sublimate si irradiano luminose dai volti di Marlene Dietrich (con Sternberg e Boleslawski) e Bette Davis (con Goulding e Litvak). Quelli pi solari e spregiudicati, daltro canto (come i ruoli di Errol Flynn con Curtiz), danno alla loro fisicit uneleganza spavalda che ne trasforma la violenza fremente in un magico, squisito balletto. Le incursioni nel soprannaturale, o comunque oltre la soglia che separa il mondo conosciuto dallignoto e linesplicabile, in territori al confine tra la vita e la morte, avvengono allinsegna del garbo e dellironia, in una dimensione fantastica in cui i brividi metafisici di ascendenza germanica sono conditi da un pizzico di humour anglosassone. un cinema che esalta se stesso, che aspira primariamente ad abbracciare sia il remoto nel tempo che il lontano nello spazio, ad esplorare realt potenziali, mondi resi possibili dai sogni e dallimmaginazione delluomo. La sua vocazione al fantastico cattura i demoni che aleggiano sullOccidente, restituendoli sotto le sembianze inquietanti dei personaggi pi ambiguamente torbidi della 49

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La Grande Guerra vista dai tedeschi in All Quiet on the Western Front di Lewis Milestone.

letteratura inglese (Frankenstein di Mary Shelley, Il Dottor Jekyll di Stevenson, Luomo invisibile di Wells, Dracula di Bram Stoker), o di altre figure sinistre di scienziati tormentati e deliranti che discendono direttamente dal Dottor Caligari e dagli incubi del cinema espressionista tedesco. Ma sono anche presenti, soprattutto nella seconda met del decennio, uno spirito critico che indaga sui mali celati tanto nellindividuo quanto nellintera societ, e unansia riformatrice di impianto umanistico . Quale che sia, comunque, il genere o il linguaggio scelto, la produzione dei registi espatriati dal Vecchio Mondo dominata dalla matrice culturale europea. In queste opere, create in una metropoli ultramoderna e tumultuosa sulla costa delloceano Pacifico, si celebrano appassionatamente le glorie (e le nefandezze) della vecchia Europa, del suo passato e della sua letteratura, attraverso lamorevole rievocazione dei suoi vicoli e delle sue piazze, dei suoi negozi e delle sue case, dei suoi castelli e delle sue cattedrali. Dal medioevo oppressivo e fantasmagorico di Victor Hugo a quello favolistico in cui Robin Hood combatte gli oppressori normanni; dalle prodezze di Francois Villon alle fanfaronate di David Garrick; dagli amori infelici della regina Cristina di Svezia a quelli lus50

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Merle Oberon e Laurence Olivier sono Cathy e Heathcliff, gli amanti tormentati di Wuthering Heights di William Wyler.

suriosi dellimperatrice Caterina di Russia; dalla lotta di Pasteur e Zola contro loscurantismo e il pregiudizio alle oscure trame di Rasputin nella Russia pre-rivoluzionaria; dalla carica dei 600 cavalieri inglesi a Balaclava alla sciagurata impresa messicana di Massimiliano dAsburgo; dalla Grande Guerra di Remarque che porta alla tragedia la giovent tedesca a quella degli intrighi spionistico romantici di Mata-Hari; dalle passioni tumultuose nelle brughiere di Emily Bront alle lotte contro il potere dei miserabili di Victor Hugo; dallo scienziato tedesco di Mary Shelley che crea la vita dalla morte a quello scozzese di Stevenson che separa nelluomo il bene dal male, e a quello inglese di Wells che crea il superuomo invisibile; dalla Parigi gaudente degli immigrati russi zaristi o comunisti a quella densa di ombre minacciose del Dottor Mirakle e Barbabl; dai drammi che si consumano nel Grand Hotel berlinese ai giochi degli equivoci che si intrecciano in una Budapest reinventata dai commediografi ungheresi... Le icone del cinema euroamericano prebellico sono spesso incarnate da attori anchessi europei: Greta Garbo che si fa fucilare come spia in Mata Hari di Fitzmaurice, che si apre al riso e alle dolcezze della vita parigina in 51

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Lotta mortale per Boris Karloff e Bela Lugosi in The Black Cat di Edgar Ulmer.

Ninotchka di Lubitsch, o seduttiva di un erotismo bisessuale in Queen Cristina di Mamoulian; Marlene Dietrich che canta in frac e cilindro o in costume da gorilla, che strega gli uomini con la sua sessualit conturbante e ambivalente, incorniciata dai preziosi barocchismi di Sternberg; Maurice Chevalier spavaldo seduttore canterino nelle frizzanti operette di Lubitsch e Mamoulian; le fattezze disumane e ieratiche di Boris Karloff, mostro incolpevole nei film su Frankenstein di Whale e inquietante visitatore dallaldil in The Mummy di Freund; lo sguardo allucinato e dolente di Peter Lorre, in preda al delirio omicida in Mad Love di Freund e The Face Behind the Mask di Florey; laura soavemente inquietante di Bela Lugosi, carnefice in The Murders of the Rue Morgue di Florey e vittima in The Black Cat di Ulmer; il volto ghignante e sornione di Charles Laughton, sadico comandante Bligh in Mutiny on the Bounty di Frank Lloyd e deforme Quasimodo innamorato in The Hunchback of Notre Dame di Dieterle; quello sanguigno e mutevole di Paul Muni, caparbiamente intento a far progredire lumanit nei panni di Pasteur, Zola e Juarez sotto la guida di Dieterle; lombrosa bellezza aristocratica di Laurence Olivier, torturato eroe romantico di Wuthering Heights di Wyler e bel tenebroso moralmente 52

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ambiguo in Rebecca di Hitchcock ; la languida eleganza di Herbert Marshall, distaccato seduttore con Lubitsch e marito tradito con Wyler; il fascino irresistibile di Charles Boyer, con Litvak ora nobile russo in esilio in Tovarich ora vittima di un amore impossibile in All This And Heaven Too; la spigliatezza frizzante di Ronald Colman, ladro gentiluomo in Raffles di DArrast e Fitzmaurice e dinamico Francois Villon in If I Were King, con Lloyd; la baldanza volitiva di George Brent, assiduo compagno di Bette Davis con Goulding, Curtiz e Wyler

Roland Young, Maurice Chevalier e Jeanette MacDonald nella commedia libertina One Hour with You di Ernst Lubitsch.

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4. Let dellansia

Con larrivo in massa dei profughi del 40 si apre il decennio pi terribile di tutto il Novecento, diviso a met tra guerra e dopoguerra: la lunghissima, sanguinosa Seconda Guerra Mondiale (1939-45, con gli USA coinvolti dal dicembre 41) comprendente lo sterminio nazista di sei milioni di ebrei, e il lento e faticoso periodo di ricostruzione in Europa coincidente con linvoluzione in senso autoritario della politica interna statunitense (culminante nelle inchieste del 47 del Comitato per le Attivit Antiamericane, HUAC, sotto la presidenza del senatore John Parnell Thomas, poi continuate per la prima met degli anni 50) connessa con lo sviluppo della Guerra Fredda nei confronti dellURSS. In particolare, per quanto riguarda il mondo del cinema, si crea gi verso la fine degli anni 40 un clima di persecuzione nei riguardi di tutti gli artisti di Hollywood sospettati di simpatie comuniste o, pi semplicemente, di idee politiche di sinistra o critiche verso taluni aspetti del way of life americano. Ma allinizio le cose vanno ben diversamente. Lenorme schiera di cineasti emigrati, molti dei quali in intenso contatto con gli scrittori, intellettuali e musicisti fuggiti dallEuropa in fiamme, ora composta in netta maggioranza dai profughi del 1933-40, che prendono in mano la direzione del nuovo cinema euro-americano, insieme a registi esordienti ma insediati negli USA gi prima di loro 54

LET DELLANSIA La persecuzione di Van Heflin da parte di Robert Ryan trova infine la sua conclusione, in Act of Violence di Fred Zinnemann.

(Zinnemann, Negulesco), e accanto ad esponenti vitalissimi della vecchia guardia (Curtiz, Dieterle, Wyler, Goulding, Milestone, Florey, Ulmer, C. Vidor...), mentre alcuni dei massimi esponenti di questa Chaplin, Lubitsch, Mamoulian subiscono uneclissi, dovuta a svariate ragioni. Molti di questi cineasti sono ebrei o comunque uomini di idee democratiche che sono stati messi in fuga dalla persecuzione nazista, ed ora vedono il paese in cui si sono rifugiati minacciato dallattacco diretto sferrato dagli alleati dei tedeschi e costretto a intervenire contro i responsabili del loro esilio e, spesso, del massacro dei loro familiari (come nel caso di Wilder e Zinnemann). Alcuni di loro partecipano attivamente allo sforzo bellico, lavorando nellUnit Cinematografica dellEsercito degli Stati Uniti: Wyler gira due importanti documentari sui combattimenti aerei, Litvak firma la serie Why We Fight insieme a Frank Capra, mentre Hitchcock dirige a Londra due mediometraggi di propaganda della resistenza francese. Non sorprende, quindi, che gran parte dellopera euroamericana di questi anni sia orientata verso la denuncia degli orrori generati dai regimi nazifascisti e delle atrocit causate dalla guerra, declinata in forme molteplici legate 55

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Tyrone Power e Joan Fontaine cercano riparo dalla guerra nella locanda di Nigel Bruce in This Above All di Anatole Litvak.

allapproccio e alla sensibilit propri tanto dei singoli cineasti quanto degli studios in cui lavorano. I film sulla guerra e sulla resistenza nei vari paesi occupati da tedeschi e giapponesi vedono impegnato in primo piano soprattutto Lewis Milestone, ma contributi degni di nota vengono anche da Wyler, Litvak, Curtiz, Renoir, Hitchcock, Stevenson, Ratoff: tutte le nazionalit degli espatriati si trovano unite contro il nazifascismo. In generale, questa vastissima e variegata produzione appare connotata, rispetto al decennio precedente, da un passo pi teso e nervoso, uno sguardo pi duro e realistico sul mondo contemporaneo, unattenzione pi marcata alle zone oscure dellanimo umano, alle sue ansie e ai suoi incubi. Nei suoi drammi o melodrammi essa d risalto, ora con un approccio pi aspro e tagliente ora con una vena di malinconico romanticismo, ma con un fondo costante di pietas umanistica, alla sorte di esseri storpiati nel corpo o nellanima, sia direttamente dalla guerra che pi in generale dalla condizione di alienazione delluomo contemporaneo. Lontani da ogni parvenza di eroismo, ora vittime ora carnefici (quando non entrambi nello stesso tempo), si muovono in un mondo dove lombra predomina sulla luce 56

LET DELLANSIA

Alexamder Granach e Brian Donlevy si affrontano in Hangmen Also Die! di Fritz Lang.

alla ricerca di unautorealizzazione per lo pi irraggiungibile, sempre irta dostacoli. Qui i mitteleuropei dominano incontrastati: da Zinnemann a Negulesco, da Wyler a Dieterle, da Bernhardt a Wilder. Questo corpus di opere, che indagano con lucida compassione le fragilit umane, spesso trascolora quasi insensibilmente in quella straordinaria produzione di thriller e drammi psicologico/criminali, per gran parte della quale la critica francese conier la fortunata definizione di film noir. senzaltro questo il principale e pi riconosciuto contributo dei cineasti euro-americani al cinema hollywoodiano degli anni 40, divenendo praticamente lemblema tout court dellintero decennio, ancorando nella mostra memoria le icone pi pregnanti di quella straordinaria stagione creativa. Barbara Stanwyck e Rita Hayworth sensuali adescatrici nei torridi Double Indemnity e Gilda, Dana Andrews incalzato dai suoi demoni in Laura e Where the Sidewalk Ends, labisso della follia nellocchio di George Brent in The Spiral Staircase, Burt Lancaster che attende la morte in una squallida camera ammobiliata in The Killers, Edward G. Robinson trascinato alla rovina dalla bramosia sessuale in The Woman in the Window e Scarlet Street, Joseph Cotten killer seducente 57

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Joseph Cotten e Ginger Rogers alla ricerca di una difficile felicit in Ill Be Seeing You di William Dieterle.

in Shadow of a Doubt, Tom Neal che sprofonda nellincubo in Detour, Joan Crawford accecata dalla frustrazione in Possessed e Mildred Pierce, Robert Mitchum loser incalzato dal destino in Out of the Past ed Angel Face La tragedia che, seppur lontana, getta la sua ombra su questepoca, spoglia le alquanto rare commedie euroamericane della briosit spumeggiante e sofisticata degli anni 30, che lo stesso Lubitsch riesce a conservare solo in parte prima di scomparire prematuramente, e che il suo allievo Wilder cerca imperfettamente di riprodurre nei suoi primi, incerti, tentativi. Essa viene sostituita da una garbata e ironica nostalgia dellAmerica fin-de-sicle (Curtiz, Mamoulian) o da una sorta di piacere capriccioso del fantasticare, sotto la cui superficie garbata si agita un che di torbido e inquieto. Cos nelle ambigue evocazioni di angeli, leprecauni e conigli giganti del germanico Koster(litz), cos nellopera dei due francesi appena sbarcati Ren Clair e Duvivier, le cui elucubrazioni fantastiche sono intrise di humour nero. Anche il geniale Monsieur Verdoux, unica opera di Chaplin del decennio, un amaro apologo sulla decadenza sociale che si presenta come una commedia deliziosamente cinica. 58

LET DELLANSIA

Nel campo dei B-movies seriali, pu essere interessante ricordare come gli ultimi sei film della serie di Tarzan, interpretati dal rumeno Johnny Weissmuller e prodotti da Sol Lesser tra il 1943 e il 48 (mentre nei dieci anni precedenti erano targati MGM), vengono affidati tutti a registi europei che trovano la formula giusta per un racconto avventuroso spigliato, divertente, di ficcante scioltezza narrativa: due li dirige William Thiele, tre Kurt Neumann, e lultimo Robert Florey.

Humphrey Bogart e Ingrid Bergman si lasciano per la seconda volta nel cult movie Casablanca di Michael Curtiz.

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5. Il lungo addio

Lo scenario americano dei primi anni 50 dominato dalla guerra di Corea che vedr impegnati in prima persona gli Stati Uniti dal 1950 al 53, determinando inoltre la guerra fredda con lUrss e un clima di paranoia anti-comunista di cui faranno le spese cittadini e organizzazioni orientati a sinistra. Per quanto riguarda il mondo del cinema, riprendono, dopo quella del 1947, le audizioni-processo dellHUAC nel 1951, 53 e 54, provocando la nascita di una black list che roviner uomini e carriere, avvelenando laria stessa degli studios, per un decennio circa. Anche se questa caccia alle streghe non investir che marginalmente gli emigrati dallEuropa ma tra le sue vittime si troveranno molti sceneggiatori, registi e attori figli di immigrati, spesso ebrei numerosi tra loro ne saranno lambiti, e comunque tutto il rapporto tra questa comunit artistica, decisamente democratica e antifascista, e gli studios timorosi di sanzioni governative ne risulta profondamente inquinato. Su un piano meno drammatico, tutto il mondo del cinema riceve un formidabile scossone quando, nel 1950, iniziano negli Stati Uniti le trasmissioni televisive, costringendo gli studios negli anni seguenti a elaborare risposte tecnologiche allaltezza della nuova sfida, con lintroduzione in particolare nel 53 del CinemaScope (definito da Fritz Lang buono solo per riprendere serpenti e funerali). Guarda caso, proprio uno dei registi emigrati, Henry Koster, a tenere a battesimo il nuovo formato che, col suo 60

IL LUNGO ADDIO

rapporto di 2.55:1 (che poi scender a 2.35:1) al posto del vecchio 1.37:1, costringe a riformulare radicalmente la composizione delle inquadrature, con ledificante The Robe, antesignano di un nuovo genere cinematografico che riunisce in s linfluenza palpabile di entrambi i fattori sopra indicati. Infatti, la risposta degli studios allassalto combinato della televisione e della pressione politico-culturale verso un intrattenimento conformistico ed edulcorato consister in gran parte per fortuna non esclusivamente nella produzione di opere altamente spettacolari (CinemaScope, Technicolor) dal contenuto innocuo quando non addirittura melensamente convenzionale. Vediamo cos come i nostri registi emigrati, avvezzi a scavare nelle zone buie dellanima e a osservare la realt sociale senza paraocchi consolatori, si ritrovano sempre pi spesso a dirigere - per non restare disoccupati musical, film di guerra dagli accenti nazionalistici, drammi strappalacrime di assoluta rispettabilit, o sontuose ricreazioni in costume di vicende tranquillamente confinate nel passato, svarianti dal western al kolossal biblico (o pseudo-biblico) al film storico ambientato prevalentemente in Europa. Naturalmente, molte di queste opere riescono ad essere comunque di grande valore ed a veicolare almeno in parte il mondo espressivo e culturale di questi cineasti, i quali per, generalmente, vivono con palese disagio questo clima soffocante e intimidatorio, chi cedendo con riluttanza allandazzo corrente, chi tentando rabbiosamente di ritagliarsi degli spazi di autonomia, magari andando saltuariamente a girare in Europa, chi cercandosi nuove nicchie nei vari serial della TV o rifugiandosi nel teatro, e chi imboccando la via del ritorno in Europa se non, addirittura, del silenzio (non di rado mescolando o alternando alcune di queste opzioni). 61

AS TIME GOES BY Una rissa dalle conseguenz e fatali tra Ernest Borgnine e Frank Sinatra in From Here to Eternity di Fred Zinnemann.

Il primo a riprendere la strada di casa Anatole Litvak che, dopo aver girato The Snake Pit nel 48, torna nella sua Parigi dalla cui base continuer a fare film in Europa (anche se spesso in produzioni americane). Lo segue Robert Siodmak, di nuovo in Germania dal 52, per riprendere anchegli una nuova carriera europea (con luci e ombre). Sar poi la volta di Fritz Lang - la cui ultima regia americana del 1956 che diriger tre film in Germania alla fine degli anni 50, tentando (senza molto successo) di riprendere l dove aveva lasciato. Wilhelm Dieterle e Detlef Sierk recuperano il loro nome tornando anchessi in Germania, rispettivamente nel 58 e nel 60, dove si dedicheranno soprattutto alle regie teatrali. Fred Zinnemann proseguir la sua carriera registica avendo come base lEuropa a partire dal 58, ma anchegli, come Litvak, senza rompere completamente i legami con le case di produzione americane. La loro partenza non viene certo compensata dal passaggio dietro la macchina da presa, con risultati non pi che interessanti, di alcuni cineasti gi attivi a Hollywood, come il direttore della fotografia Rudolph Mat, lattore Hugo Haas e gli art directors Harry Horner e Nathan Juran. 62

IL LUNGO ADDIO

Audrey Hepburn e Gregory Peck sulla scala di Trinit dei Monti in Roman Holiday di William Wyler.

Il declino delle majors, che intorno allinizio degli anni 60 si trovano ormai assediate dalle piccole case indipendenti, porta al graduale sfarinamento del grande cinema classico, che la schiera dei registi e filmmakers emigrati dallEuropa ha contribuito a foggiare in maniera determinante. In questo periodo di grande trasformazione e riposizionamento, non pochi dei registi espatriati hanno comunque modo di giocare un ruolo di primo piano, scrivendo alcune tra le pagine pi luminose della loro carriera e della storia del cinema in generale: primi fra tutti Alfred Hitchcock, Billy Wilder e Douglas Sirk (ma anche Fritz Lang, Fred Zinnemann e Otto Preminger). Le opere di questi maestri rivelano uno sguardo duro, ironico e disincantato sulla realt umana e sociale del dopoguerra, e suggellano con unautorevolezza spoglia di illusioni la fine dellera del grande cinema classico. Molti dei capolavori o comunque dei film di maggiore successo di questo periodo sono firmati da registi emigrati dallEuropa: High Noon e From Here to Eternity di Zinnemann, Rear Window, Vertigo e North by Northwest di Hitchcock, Roman Holiday e Ben-Hur di Wyler, Sabrina e 63

AS TIME GOES BY Joe E. Brown e Jack Lemmon nella celebre ultima scena (Nessuno perfetto!) di Some Like It Hot di Billy Wilder.

Some Like It Hot di Wilder, Written on the Wind e Imitation of Life di Sirk, The Man with the Golden Arm e Anatomy of a Murder di Preminger, The Big Heat di Lang I volti che danno risalto iconico a questa produzione appartengono per lo pi, diversamente dai periodi precedenti, ad attori autoctoni, spesso celebri star che questi cineasti emigrati riescono a rivitalizzare offrendo loro delle parti che si scolpiranno nellimmaginario collettivo: da James Stewart a Gary Cooper, da Cary Grant a Humphrey Bogart. Ma troviamo tra di loro anche numerosi giovani interpreti il cui talento ed appeal vengono scoperti o valorizzati dal geniale acume dei registi europei, le cui opere di questi anni spesso offriranno loro i ruoli con cui prenderanno posto tra le massime icone della cultura del 900. Da Marilyn Monroe a Audrey Hepburn, da Montgomery Clift a Charlton Heston, da William Holden a Grace Kelly, da Rock Hudson a Frank Sinatra, devono in gran parte i momenti magici che li hanno immortalati sullo schermo a Wilder e Zinnemann, Hitchcock e Wyler, Preminger e Sirk (cos come nel decennio precedente Burt Lancaster e Barbara Stanwyck, Joan Bennett e Dana Andrews hanno offerto le loro interpretazioni pi intense sotto la guida degli esuli europei creatori del noir).

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GLI ULTIMI FUOCHI

6. Gli ultimi fuochi

NellAmerica degli hippies, del movimento per i diritti civili e della guerra in Vietnam, con i grandi studios di Hollywood pesantemente ridimensionati e orfani del grandi mogul che hanno fatto la storia del cinema classico, gli ultimi registi euro-americani sopravvissuti allet o allemigrazione di ritorno combattono le loro battaglie finali per affermare tenacemente ladesione, pur se in forme parzialmente mutevoli, al loro mondo culturale ed espressivo. Questa situazione di turbolenza e di trasformazione tanto di prassi produttive quanto di valori offre anche delle novit estremamente positive al mondo del cinema (ma saranno le giovani generazioni ad avvantaggiarsene maggiormente). Infatti, viene finalmente abbandonata lodiosa pratica delle liste nere, che tanto male ha fatto per pi dun decennio sia allarte cinematografica in generale che alla vita e alla carriera di numerosissimi artisti e intellettuali, a partire dal 1960, quando il coraggio e la determinazione di Kirk Douglas, produttore e interprete di Spartacus, ottengono che il nome dello sceneggiatore Dalton Trumbo che in questi anni ha potuto lavorare solo grazie a prestanome compaia nei titoli di testa di questo film (diretto da Stanley Kubrick), uno spartiacque nella storia del cinema. Questo clima di maggiore tolleranza, connessa ai fermenti libertari e anti-autoritari che pullulano in tutta la societ americana, viene ulteriormente ribadito allinterno del mondo del cinema dalla cancellazione nel 1968 del 65

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Burgess Meredith, Kirk Douglas, John Wayne e Dana Andrews in In Harms Way di Otto Preminger.

famigerato codice Hays, responsabile di una rigida censura imposta sulla produzione hollywoodiana a partire dal 1934, quando a capo di questo ufficio si insedi il ringhioso (e antisemita) Joseph Breen, al posto del pi malleabile Will Hays. Con luci ed ombre, ma spesso con un nuovo radicalismo permesso da questa realt pi permissiva, William Wyler (sino al 70), Otto Preminger (sino al 71 ma con unappendice europea), i due inglesi Alfred Hitchcock e Robert Stevenson (entrambi sino al 76) e, ultimo ad arrendersi, Billy Wilder sino all81, arricchiscono con la loro straordinaria professionalit una realt cinematografica in profonda trasformazione che, pur tributando loro i dovuti onori, fa fatica ad accettarne lincoercibile diversit. Va comunque osservato che, per realizzare alcune delle loro opere pi fuori dagli schemi classici, talvolta connotate da vari gradi di scabrosit, anche Wyler, Hitchcock e Wilder scelgono di tornare in Europa, dove Preminger (sino al 79) e Zinnmann (sino all82) continuano ancora ad operare. Il cinema euro-americano si arricchisce comunque di nuove linfe con larrivo nel fatidico 68 dei due ebrei Roman Polanski e Milos Forman: il polacco rinverdisce il cinema horror e il thriller in chiave noir con Rosemarys Baby e Chinatown, mentre il ceco affronter, con rinnovato 66

GLI ULTIMI FUOCHI

Walter Matthau propone a Jack Lemmon una truffa contro lassicurazione in The Fortune Cookie di Billy Wilder.

spirito umanistico e sguardo totalmente irrispettoso, il lascito della grande cultura europea (Amadeus, Valmont) e le contraddizioni della realt americana evidenziate dai nuovi romanzieri (Someone Flew on the Cuckoos Nest, Ragtime). Lincontro saltuario, a partire dal 1980, del tedesco Wim Wenders col cinema americano (che allinizio si configura come una sorta di meta-cinema, col neo-noir Hammett) vede il suo momento pi significativo nel road-movie Paris, Texas, ma si situa allinterno di un contesto globalizzato lontano anni luce dalla realt fin qui analizzata, strettamente connessa con un lungo e capillare processo di osmosi culturale, determinato da un massiccio fenomeno migratorio realizzatosi in diverse ondate successive, lultima delle quali in concomitanza con la guerra pi devastante che il mondo abbia conosciuto nel corso dellera moderna. Ma linfluenza culturale e artistica di questi uomini provenienti da ogni angolo dellEuropa ancora oggi mantenuta viva e portata avanti in forme attualizzate dalla generazione dei nipoti degli emigrati di fine 800 e inizio 900: cineasti come Martin Scorsese, Francis Ford Coppola, Woody Allen, Steven Spielberg, con la loro ironia e irri67

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verenza, intelligenza ed asprezza, eleganza raffinata e approccio universalistico.

Paolo Stoppa e Gregory Peck vecchi partigiani in Behold a Pale Horse, girato in Franncia da Fred Zinnemann..

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HIGHLIGHTS

7. DallEuropa ebraica

Molta della tensione intellettuale e culturale che innerva la produzione hollywoodiana a partire dagli anni 20, ma soprattutto negli anni 30 e 40, data dalla singolare concentrazione di uomini di cinema provenienti dallEuropa ebraica. Mentre la vecchia Europa li perseguita e stermina, molti dei migliori talenti delle comunit ebraiche da Vienna e Berlino sino a Budapest e Kiev offrono fresca linfa vitale alla nuova arte che si va affermando sulla costa occidentale del continente dove, allinizio del secolo, altri ebrei di una precedente generazione hanno contribuito a farla nascere. Stroheim e Leni, Sternberg e Lubitsch, Curtiz e Dieterle, Wyler e Milestone, Ulmer e Koster, Litvak e Bernhardt, Ratoff e i fratelli Korda, Siodmak e Brahm, Preminger e Wilder, Zinnemann e Ophuls (senza contare Fritz Lang, ebreo solo a met), danno vita a un linguaggio cinematografico ricco di fermenti, dove la vivacit iconoclasta si sposa alla sensibilit sociale, lumorismo ora tenero ora motteggiatore alla percezione compassionevole della tragedia, losservazione acuta dei rapporti umani alla visionariet che d forma anche agli abissi pi insondabili. Spesso, nellopera pi libera e personale di questi registi (in particolare quando riescono ad esercitare un controllo totale o parziale sulla sceneggiatura, lavorando in simbiosi con gli screenwriters) si riconosce un approccio culturale e umorale la cui cifra principale lirriverenza, lanticonformismo, la scelta di temi controversi o scabrosi, che essi declinano ora con amabile arguzia ora con tesa 71

HIGHLIGHTS

drammaticit, esibendo una vocazione costante a scandagliare le relazioni umane con sguardo inesorabile ma ricco di pietas, il cui referente non proclamato ma saldamente presente un umanesimo ricco e sfaccettato, frutto di una cultura secolare aperta anche al nuovo. I principali esponenti di questo cinema considerato spesso oltraggioso (quando non addirittura sovversivo) dai settori pi rispettabili del pubblico americano e dalle varie leghe preoccupate di difendere la morale delle famiglie, sono William Wyler, Fred Zinnemann, Otto Preminger e Billy Wilder (e in una qualche misura anche William Dieterle): tutti uomini che, al di l del successo ottenuto, hanno avuto pi dun problema con gli studios, con il pubblico e con la critica. Pi di tutti gli altri, Billy Wilder riesce a condire i suoi temi controversi, che spesso sembrano violare autentici tab, con ampie razioni di umorismo ebraico, a molti apparso troppo violentemente cinico, mentre per lo pi cela dietro il tono beffardo un fondo amaro dalle radici squisitamente umanistiche. Ma in generale tutta la sua opera, come sceneggiatore e regista, ci appare profondamente intrisa di cultura ebraica, che si manifesta estensivamente, come ci ricorda nella sua acuta analisi Guido Fink1, anche attraverso i motivi della trasformazione e dellemigrazione (ovvero degli incontri tra diverse culture). Maschere, travestimenti e mimetismi, spesso resi necessari dallautoconservazione, innervano buona parte della produzione wilderiana, producendo talora conseguenze di sdoppiamento della personalit: dallufficiale inglese Franchot Tone, in Five Graves to Cairo, che prende il posto del cameriere sciancato per eludere e spiare gli uomini di Rommel, ai due jazzisti Tony Curtis e Jack Lemmon, in Some Like It Hot, che assumono identit femminile per
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Guido Fink, Non solo Woody Allen La tradizione ebraica nel cinema americano, Venezia, Marsilio, 2001, pp. 165-182.

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Felix Bressart interpreta il monologo di Shylock tra finzione e realt, in To Be or Not to Be di Ernst Lubitsch.

sfuggire ai gangster (ritrovandosi cos a corteggiare Marilyn Monroe da una posizione ambigua), al poliziotto Jack Lemmon che, in Irma la Douce, diventa il rivale di se stesso per conquistare Shirley MacLaine, a Marthe Keller che prende il posto di sua madre per assicurare alla diva leterna giovinezza (Fedora). La posizione dellebreo, eterno transfuga in fuga da un paese allaltro, costantemente alle prese con altri gruppi etnici per definire un sempre precario rapporto di convivenza, sta evidentemente alla base delle riflessioni sugli incontri/scontri di culture che Wilder introduce tanto in Ninotchka e Bluebeards Eighth Wife (con Lubitsch alla regia), quanto in A Foreign Affair, Love in the Afternoon, One, Two, Three ed Avanti!, dove europei ed americani, tra reciproche diffidenze e seduzioni, cercano faticosamente di trovare dei punti dintesa nella loro comune umanit. Non sorprende che, data la natura fortemente strutturata della produzione degli studios, i riferimenti espliciti al mondo ebraico e ai suoi terribili problemi siano rarissimi e quasi nascosti, spesso sottintesi ed evocati indirettamente. Curiosamente, i film delepoca classica che trattano apertamente dellantisemitismo sono opera di registi

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HIGHLIGHTS

figli di immigati europei non-ebrei: Gentlemans Agreement1 del greco-turco Elia Kazan, e Crossfire2 di Edward Dmytryk, di origine ucraina (oltre, ovviamente, a The Great Dictator, dove Chaplin si sdoppia nei personaggi del Fhrer e del barbiere ebreo)3. Il geniale Lubitsch, la cui opera tutta impregnata di ebraismo mitteleuropeo, offre un unico riferimento alla persecuzione nazista degli ebrei attraverso il personaggio dellattore interpretato da Felix Bressart, in To Be or Not To Be. Questa impareggiabile figura eleva un inno dolente alla compassione e alla tolleranza pronunciando il monologo di Shylock, dal Mercante di Venezia, in una fusione vertiginosa di arte e vita, in cui le ragioni dellumanesimo vengono invocate per combattere la barbarie.4 Sembra che lartista ebreo espatriato preferisca la dissimulazione, il mimetismo, le allusioni criptiche (in sintonia con una sua lunga tradizione), alle dichiarazioni pronunciate apertamente e allesibizione pubblica di sentimenti e opinioni profondamente radicate. Non a caso film come Ben-Hur, di William Wyler, ed Exodus, di Otto Preminger (del 59 e 60), dove il coinvolgimento dei due cineasti nelle tematiche trattate appare fin troppo scontato, sono fra le opere pi accademiche e meno convincenti di questi maestri del cinema, ben altrimenti incisivi quando affrontano situazioni di conflitto con gli strumenti impersonali della narrazione, senza dover sventolare tessere o bandiere. E infatti tanto Counsellor at Law di Wyler quanto The Life of Emile Zola di Dieterle, in cui pure la parola ebreo
Barriera invisibile, 1947. Odio implacabile, 1946. 3 Uninteressante elaborazione sul tema, ma con toni da commedia, ce la offre il regista inglese Peter Glenville che mette insieme, in Me and the Colonel, Danny Kaye (ebreo nella finzione e nella vita) e Curd Jrgens, in un adattamento della pice di Franz Werfel Jacobowsky and the Colonel. 4 Mentre il vanaglorioso capocomico, interpretato dallebreo Jack Benny (Benjamin Kubelsky), ha molte delle caratteristiche dello schlemiel.
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DALLEUROPA EBRAICA

John Barrymore vs. Vincent Sherman: due generazioni di ebrei a confronto, in Counsellor at Law di William Wyler.

non viene mai prounciata, raggiungono egualmente una grande efficacia nel riflettere, luno, sulla condizione di scissione socio-culturale dellebreo contemporaneo, e nel denunciare, laltro, la virulenza dellantisemitismo nellEuropa fin-de-sicle.1 Una maggiore disinvoltura nel trattare i temi connessi con limmigrazione ebraica era sembrata possibile negli anni 20 del cinema muto, quando linglese Edward Sloman aveva diretto due ottimi film per la Universal di Carl Laemmle, His People e We Americans, dove con un sorprendente stile naturalistico metteva a fuoco i conflitti inter-generazionali che opponevano padri e figli nel Lower East Side di Manhattan. Memorabile, in His People, il pater familias di Rudolph Schildkraut (padre di Joseph e stella della compagnia di Max Reinhardt sia a Berlino che a Broadway), al suo primo film americano.
La parola Jewish viene invece pronunciata ben due volte in un altro film della Warner Bros., Mr. Skeffington (La signora S.), diretto nel 1944 dallebreo americano Vincent Sherman (Abraham Orovitz) con Bette Davis e Claude Rains, e tratto dal romanzo di Elizabeth von Arnim. Evidentemente il periodo storico consente al mondo del cinema una maggiore apertura nel trattamento dei soggetti (la sceneggiatura dei fratelli Julius e Philip Epstein, ebrei anchessi).
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HIGHLIGHTS

Leo Fuchs (al centro) combina il suo primo matrimonio in Amerikaner Schadchen di Edgar Ulmer.

Nei film girati in yiddish negli anni 30 dai cineasti immigrati il peso della cultura ebraico-europea ovviamente preponderante, ma ugualmente essi si fanno carico sia nei temi che nel linguaggio dello scontro culturale che, presente sin dallorigine nelle fibre pi autentiche di questo mondo e della sua tradizione, si fa ancora pi drammaticamente acuto per lesperienza esistenziale delle comunit ebraiche trasferite in America come ultima tappa della loro diaspora.1 Dalla letteratura e dal teatro yiddish Edgar Ulmer ricava le sue ricostruzioni idealizzate della vita e dei contrasti negli shtetl dellEuropa orientale (risuscitati nel New Jersey), Grine Felder, Yankl der Schmid e Di klyatshe, mentre con Amerikaner Schadchen realizza una commedia sofisticata con inserti musicali in cui la vecchia cultura ebraica rappresentata dalla tradizionale professione di sensale di matrimoni cerca di trovare una sintesi con la raffinatezza degli ambienti newyorkesi, in cui si muove a suo agio il galiziano Leo Fuchs.

Un esame pi approfondito del cinema yiddish, tanto americano quanto europeo, lo fa Ugo Casiraghi in Naziskino, ebrei ed altri erranti, Lindau, Torino, 2010, pp. 187-223.

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Questi scontri inter-etnici assumono connotazioni anche sociali e politiche in Uncle Moses di Sidney Goldin (nato a Odessa) e Aubrey Scotto, col grande attore ucraino Maurice Schwartz, fondatore dellYiddish Art Theatre di New York, che anche regista (oltre che del film muto Broken Hearts) di Tevye, la celebrata trascrizione della magnifica novella di Shalom Aleichem che ispirer anche in toni assai pi idilliaci il musical The Fiddler on the Roof1. Ma, al di l dei temi trattati, nel miglior cinema ebraico euro-americano possibile cogliere una sorta di quarta dimensione difficilmente definibile, che percorre sotto la superficie il fluire delle immagini: una tensione, unimpellenza, generanti uno stato deccitazione che ci tocca sin nel profondo (e che forse ha a che fare con lunheimlich, il perturbante, di Freud). Lesempio forse pi significativo della presenza incisiva e determinante di questa quarta dimensione ravvisabile nel cosiddetto film noir degli anni 40, in cui un vibrante bianco e nero viene usato per creare contrasti sempre cangianti di luci ed ombre, che ci fanno percepire drammaticamente le tensioni e i conflitti che assillano i personaggi, nonch gli elementi inquietanti della condizione urbana che li contiene. A questa temperie di straordinaria intensit partecipano altri immigrati ebrei che, attraverso il vigore e la sottigliezza interpretativi, offrono allo schermo volti in cui pare di leggere le millenarie esperienze del loro popolo: Lszl Lwenstein (Peter Lorre), Emanuel Goldenberg (Edward G. Robinson), Meshilem Meier Weisenfreund (Paul Muni), Leslie Howard Steiner (Leslie Howard), Pl Lukcs (Paul Lukas), Asa Yoelson (Al Jolson), Frantisek (Francis) Lederer, Hedwig Eva Maria Kiesler (Hedy
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La versione cinematografica di Norman Jewison: Il violinista sul tetto, 1971.

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HIGHLIGHTS

Lamarr), Luise Rainer, Joseph Schildkraut, Vladimir Sokoloff, Felix Bressart, J. Edward Bromberg (Josef Brom berger), Alexander Granach, Ludwig Donath e naturalmente Erich (von) Stroheim, passato stabilmente davanti alla macchina da presa dopo essere stato uno dei pi geniali e controversi registi del cinema muto (mentre Gregory Ratoff lavora regolarmente sia davanti che dietro la mdp). Peter Lorre, prima ancora di passare a Hollywood, divenuto unicona della cultura del 900 nei panni del diverso per eccellenza, lagghiacciante e tormentato uccisore di bambine in M di Fritz Lang. Curiosamente, nella memorabile scena finale del film lassassino Lorre si trova a dover fronteggiare il tribunale dei malviventi il cui capo impersonato dallaltro nuovo astro del teatro e cinema tedesco, Gustav Grndgens, futuro collaboratore del regime nazista e come tale immortalato nel Mephisto di Klaus Mann (trasformato in film da Istvn Szab1). E dopo esser passato dalle mani dellaltro mago degli incubi, Alfred Hitchcock, Lorre cerca affannosamente in America ruoli e soggetti che sappiano valorizzarne lenergia ora eccitata ora sorniona, larrovellamento bizzarro e amaro, lo sguardo torbido rivolto verso oscuri paesaggi interiori. Il ruolo della sua vita potrebbe essere quello di Raskolnikov, ma uno Sternberg poco ispirato gliene riduce limpatto con una messa in scena raggelata. Altri registi europei riescono in parte a catturarne il fascino ambiguo: Freund, Ingster, Curtiz, Florey, Negulesco, Dieterle (oltre a John Huston) una presenza ombrosa fluttuante attraverso il cinema americano, che ne resta ammaliato ma cerca nello stesso tempo di disinnescarne loscura carica eversiva (imprigionandolo nella serie di Mr Moto). Limmigrato ebreo ha anche i tratti massicci, le labbra turgide, gli zigomi e gli occhi orientali di Emanuel Gol1

Mephisto, 1981.

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DALLEUROPA EBRAICA

Edward G. Robinson e Francis Lederer in Confessions of a Nazi Spy di Anatole Litvak.

denberg, ribattezzato Edward G. Robinson negli Stati Uniti dove era approdato a 10 anni dopo aver lasciato con la famiglia la nativa Bucarest. A suo agio con personaggi intensamente volitivi e determinati, gangster o poliziottiinvestigatori che siano (memorabile lassicuratore di Double Indemnity di Wilder), appare particolarmente in sintonia con le ragioni culturali dellebraismo europeo interpretando il dott. Ehrlich e Julius Reuter per Dieterle, il nevrotico capitano superomista Wolf Larsen con Curtiz, o i due borghesi di Fritz Lang, sprofondati in un gorgo di perdizione alla ricerca di unimpossibile realizzazione umana e sessuale (The Woman in the Window, Scarlet Street). Unaura in qualche modo affine la possiamo riscontrare nella figura camaleontica del galiziano Weisenfreund alias Paul Muni, a lungo stella del teatro Yiddish prima di approdare a Broadway, dove si segnaler nellinterpretazione dellavvocato ebreo di Counsellor at Law di Elmer Rice, che poi William Wyler diriger mettendo al suo posto (per scelta di Carl Laemmle) John Barrymore. Passato al cinema, Muni mette i suoi tratti angolosi e mobilissimi al servizio di un mimetismo virtuosistico, che gli permetter di passare (alla stessa stregua di Robinson) da ruoli di gangster traboccanti di efferata energia stre79

HIGHLIGHTS

pitosi quelli in Scarface1 di Howard Hawks e I Am a Fugitive From a Chain Gang2 di Mervyn LeRoy - ad altri in cui entra con passione effervescente nei panni di uomini che hanno fatto la storia: Louis Pasteur, Emile Zola e Juarez, tutti con W. Dieterle. Meno visibili e popolari, ma ancora pi pervasivi e determinanti nel dar vita allestetica cinematografica dellera classica, sono i musicisti ebrei giunti dallEuropa ricchi di cultura e tradizione, che utilizzeranno creativamente per inventare le sintassi delle colonne sonore dei film (insieme ai loro poco numerosi conterranei nonebrei, ed agli ancora pi rari colleghi nati in America). Dimitri Tiomkin, Max Steiner, Erich Wolfgang Korngold, Hans Salter, Hanns Eisler, Franz Wachsmann (Waxman), Friedrich Hollnder, Ernst Toch, contribuiscono in maniera determinante a foggiare il linguaggio e la struttura del cinema classico, radicando una forma darte nuova e popolare nella grande tradizione ebraicoeuropea, ormai minacciata di estinzione. Unoperazione consimile viene tentata, nel mondo del teatro musicale, dallex-compagno di Bertolt Brecht, Kurt Weill, le cui meravigliose composizioni, esemplari dal punto di vista della sintesi euroamericana, filtreranno spesso anche sullo schermo, sia durante la sua breve vita che negli anni successivi (mentre le sue sole collaborazioni cinematografiche sono per You and Me di Fritz Lang e Where Do We Go from Here? di Gregory Ratoff).

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Lo sfregiato, 1932. Io sono un evaso, 1932.

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8. I figli di Caligari1

In aggiunta alla secolare tradizione culturale e artistica dellEuropa, il maggiore dono che i cineasti europei portano in dote nel loro matrimonio con lAmerica consiste nella straordinaria esperienza del cinema tedesco degli anni 20. Al di l dellapporto diretto che i protagonisti di quella formidabile stagione offrono allo sviluppo del cinema di Hollywood significativo ma limitato nel caso di Murnau, Leni, Joe May, Karl Freund (come regista), vasto in quello di Lubitsch e Lang lintera opera dei filmmakers germanici (e non solo loro) a farsi portatrice, lungo larco di almeno quattro decenni, dei linguaggi, dei temi, delle tecniche, resi famosi dal cinema di Weimar. Naturalmente, di quella formidabile produzione quello che meglio attecchisce sul suolo americano quel filone, ammirato in tutto il mondo, che si suole definire cinema espressionista: arte antirealistica o addirittura decisamente fantastica, evocante visioni di paura e di orrore o
Ovviamente il riferimento al bel saggio di Siegbert S. Prawer, Caligaris Children, Oxford University Press, Oxford, 1980 (I figli del Dottor Caligari, Editori Riuniti, Roma, 1981). Lo studio pi completo sul cinema tedesco prima del Nazismo invece quello dellebreo tedesco Siegfried Krakauer, From Caligari to Hitler A Psychological History of the German Film, Princeton University Press, Princeton, 1947 (Cinema tedesco 1918-1933, Mondadori, Milano, 1954).
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HIGHLIGHTS

Werner Krauss e Conrad Veidt in Das Cabinet des Dr. Caligari di Robert Wiene, capolavoro del cinema espressionista tedesco.

scenari metafisici, imperniate su una poetica della distorsione scenografica come rivelazione degli incubi interiori emergenti dallinconscio (in stretta alleanza con Freud e il surrealismo). un universo creativo di grande spessore culturale ma anche di formidabile impatto popolare, che affonda le sue radici tanto nelle antiche storie e leggende il Golem, i Nibelunghi quanto nella visionariet fantastica della letteratura romantica il Faust di Goethe, Hoffmann, Chamisso sino a giungere ad audaci escursioni nella fantascienza ed a thriller criminali di agghiacciante tenebrosit (principalmente grazie allopera di Fritz Lang). Le opere dal carattere pi decisamente espressionistico sembrano possedere unimpronta culturale di ascendenza ebraica. Infatti, nei capolavori degli ebrei Robert Wiene, Henrik Galeen (Wiesenberg) e Paul Leni (Levi) senza dimenticare il direttore della fotografia Karl Freund e lo sceneggiatore Carl Meyer - troviamo le pi eloquenti espressioni di quella poetica della distorsione e della deformazione, della negazione esplicita del naturalismo, della creazione di atmosfere dincubo e di stati di allucinazione, che identifichiamo col cinema espressionista. Quei vicoli stretti e tortuosi, quelle case inclinate secondo 82

I FIGLI DI CALIGARI

le pi incredibili angolazioni, quelle ombre minacciosamente oblunghe ed aguzze (in Das Cabinet des Dr. Caligari e Raskolnikow di Wiene1, Der Student von Prag di Galeen2, Das Wachsfigurenkabinett di Leni) ci appaiono cariche della memoria sepolta degli antichi ghetti ebraici della Mitteleuropa, come quello di Praga evocato da Gustav Meyrink nel Golem. E, non a caso, proprio la leggenda ebraica del Golem occupa un posto cospicuo in questa cinematografia con una versione del 1915 di Galeen e Wegener, e unaltra, pi conosciuta, del 20 di Wegener e Boese, che avranno uninfluenza straordinaria sul cinema euro-americano. Un altro essere mostruoso che, insieme al Golem, pu avere influenzato i film di James Whale su Frankenstein, Alraune (La Mandragora), uscita dalla penna di Hanns Heinz Ewers (cos come Lo studente di Praga), che nelle due versioni di Galeen e Richard Oswald3 vede la bionda Brigitte Helm (gi robot di Metropolis) incarnare lessere demoniaco creato in laboratorio dallinseminazione di una prostituta col seme di un condannato a morte. Anche la cultura francese d il suo contributo al cinema macabro-fantastico con La Chute de la maison Usher4 dellebreo francese Jean Epstein, che coniuga Nosferatu con atmosfere decadenti che sembrano rifarsi a un Edgar Allan Poe filtrato da Baudelaire. Lo stesso Vampyr5 del danese Carl Theodor Dreyer viene girato in Francia: in unatmosfera trasognata popolata di ombre, un viandante dallaura kafkiana si trova risucchiato da una dimensione dincubo e allucinazione, in

Il gabinetto del dottor Caligari, 1920; Raskolnikow, 1923. Lo studente di Praga, 1926. 3 Alraune (La mandragora, 1928; Alraune la figlia del male, 1930). 4 La caduta della casa Usher, 1928. 5 Il vampiro, 1932.
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HIGHLIGHTS

cui la minaccia sembra scaturire dai fantasmi dellinconscio. I mostri dei registi e cineasti euro-americani sono esseri di frontiera che esplorano tutte le zone pi estreme in cui umanit e disumanit vengono a incontrarsi. Sospesi in una zona grigia tra la vita e laldil (Frankenstein, The Mummy, Dracula), lacerati e sdoppiati nel corpo e/o nella psiche (Mad Love, The Mystery of the Wax Museum, Dr Jekyll and Mr Hyde, The Invisible Man, The Face Behind the Mask) o regressi (anche per eccesso di progresso) ad una fase di connubio col mondo animale (The Undying Monster, The Cat People, The Fly), essi presentano tutti una condizione di ambivalenza se non addirittura di doppiezza, che sembrano tradurre in forme simboliche le apprensioni novecentesche per le degenerazioni dellessere umano e gli abissi vertiginosi in cui troppo spesso sprofondato. Creatore di questo essere innaturale o mostro egli stesso, quasi sempre lo scienziato che in queste opere tenta di condurre lumanit lungo sentieri proibiti, vuoi per una brama prometeica di conoscenza, vuoi per il bisogno di esplorare nuovi territori di libert estrema. Tutti figli in qualche modo del dottor Caligari (e di Rotwang, linventore del robot in Metropolis), queste figure di scienziati (o quanto meno di intellettuali versati in qualche rarefatta regione della mente), dai pi disinteressati (Frankenstein) ai pi ripugnanti (il dottor Mirakle), appaiono cristallizzazioni del turbamento delluomo occidentale, privo dei fidati punti di riferimento in un mondo in vorticoso mutamento, al di fuori di ogni sistema etico. Il tema della casa stregata (haunted house), derivato dalla ghost story anglo-americana, si ritrova spesso accanto a quello dei mostri/scienziati, quando non addirittura associato ad esso, laddove queste dimore minacciose in particolare quelle di Dracula e Frankenstein - appaiono 84

I FIGLI DI CALIGARI

Paul Wegener interpreta The Magician per Rex Ingram.

unestensione simbolica dellessenza disumana e trasgressiva dei loro formidabili proprietari. Il primo film horror dei cineasti euro-americani, The Magician di Rex Ingram, ispirato dal romanzo di W. Somerset Maugham, potrebbe in realt essere considerato un film europeo tout court in quanto il regista irlandese lo gira nei suoi studi di Nizza, dove si trasferito nel 24 con la moglie Alice Terry, se non fosse che la casa madre resta ancora la MGM, dove ha ottenuto i suoi maggiori successi. La perfetta composizione delle inquadrature sviluppata a Holly3wood si sposa con le atmosfere torbide e tenebrose di matrice germanica ben incarnate dallinquietante Paul Wegener (gi formidabile Golem), per comporre unopera ricca di modulazioni, dove agli ambienti sofisticati di Parigi e Montecarlo si giustappone passando attraverso la visione di uno scatenato sabba infernale - il maniero decrepito dove si compiono deliranti esperimenti, le cui tracce ritroveremo nei film su Frankestein di James Whale. Per quanto riguarda Hollywood, il primato allinterno di questo genere cinematografico gi affermato dalla Universal con The Hunchback of Notre Dame e The Phantom of 85

HIGHLIGHTS

Una mano mostruosa in The Cat and the Canary di Paul Leni.

the Opera1 - brillanti trasposizioni dai romanzi di Victor Hugo e Gaston Leroux imperniate sul virtuosismo di Lon Chaney viene ulteriormente rafforzato grazie al contributo fornito dagli artisti europei entrati nella scuderia di Carl Laemmle. Negli ultimi anni del muto Paul Leni firma con The Cat and the Canary il prototipo di tutti i film a venire sulle case stregate, con la sua bizzarra miscela di paura e umorismo, che ripeter anche in The Last Warning, magistrale esercizio di stile. Invece, con The Man Who Laughs fa del personaggio di Victor Hugo il primo esponente cinematografico dei mostri incolpevoli ispiranti pi compassione che ribrezzo. Nei primi anni del sonoro James Whale, ispirandosi tanto al cinema tedesco quanto alla letteratura inglese (Mary Shelley e H.G. Wells), d forma al canone definitivo del cinema horror fantastico, grazie a Frankenstein, The Invisible Man e The Bride of Frankenstein (mentre The Old Dark House si pone nel solco di The Cat and the Canary). Queste quattro gemme, in realt, pi che film di paura, costituiscono un mix inimitabile di stile, fantasia e umoriWallace Worsley, Il gobbo di Notre Dame, 1923; Rupert Julian, Il fantasma dellopera, 1925.
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I FIGLI DI CALIGARI

Boris Karloff interpreta il Mostro di Frankenstein in due film di James Whale.

smo, governati da un gusto impeccabile nel dettaglio visivo, e genereranno uno stuolo infinito di imitazioni, sequels (tra cui The Invisible Man Returns del tedesco Joe May) e parodie. Negli stessi anni il grande direttore della cinematografia Karl Freund (dopo avere fotografato e in parte diretto Dracula di Tod Browning) attinge alla sua straordinaria esperienza nel cinema tedesco per creare due opere di sottile e inquietante pregnanza psicologica (The Mummy, Mad Love), con i volti ambigui e misteriosi di Boris Karloff1 e Peter Lorre nei ruoli del sacerdote egizio tornato alla vita e dello scienziato libidinoso che impianta in un pianista le mani di un delinquente (remake di Orlacs Hnde2 di Robert Wiene). Lunico film diretto per la Universal da Edgar Ulmer The Black Cat, un horror tanto brillante quanto atipico che mette insieme per la prima volta il potente carisma di Karloff e Lugosi, in una messa in scena di lucida e incalzante visionariet, mentre Robert Florey firma una gemma di horror macabro, The Murders of the Rue Morgue,

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Questo attore inglese si chiama in realt William Henry Pratt. Le mani di Orlac, 1924.

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HIGHLIGHTS

Il sacerdore egizio Boris Karloff ritrova la sua amata reincarnata in Zita Johann, in The Mummy.

con Bela Lugosi a suo agio nei panni di uno scienziato parigino dedito a esperimenti di folle perversit. Al tema della casa stregata torna The Secret of the Blue Room di Kurt Neumann, che orchestra con scioltezza le molteplici peripezie degli ospiti di un castello dove avviene una serie di delitti della camera chiusa. Per la Paramount, Rouben Mamoulian mette in scena un Dr. Jekyll and Mr. Hyde tanto scoppiettante di invenzioni linguistiche quanto anticonvenzionale nel porre al centro delle ardite ricerche dello scienziato (Fredric March) una prorompente sessualit repressa. Alla Warner Bros., Michael Curtiz dirige in chiave postespressionista due film horror speziati con tocchi di commedia, Doctor X e The Mystery of the Wax Museum (questultimo verr rifatto ventanni dopo dal suo conterraneo Andr De Toth, con Vincent Price al posto dellinglese Lionel Atwill), inaugurando il primo Technicolor bicromatico. Negli anni 40, probabilmente perch reso inattuale dai ben pi micidiali orrori della guerra, il cinema horrorfantastico subisce uneclissi che, se non lo fa proprio scomparire, quanto meno lo relega ai piani bassi della produzione cinematografica. Nelle occasioni in cui i registi euroamericani si trovano a cimentarsi con questo genere 88

I FIGLI DI CALIGARI

Lo scimmione si rivolta contro Bela Lugosi in The Murders of the Rue Morgue di Robert Florey.

operandovi peraltro delle trasformazioni significative si tratta immancabilmente di B-movies dal budget modesto che essi riescono a vitalizzare con la loro cultura e creativit. I pi significativi tra questi sono i due thriller diretti da Robert Florey con un grande Peter Lorre, che dona una struggente intensit a The Face Behind the Mask nei panni di un ingenuo immigrato condotto al delitto dal Fato, mentre in The Beast with Five Fingers, dalla vena fantastica di ascendenza espressionista, viene trascinato dai suoi demoni alla follia omicida. A met tra lhorror e il noir, Stranger of the Third Floor del lettone Boris Ingster un thriller tanto povero quanto ingegnoso il cui clou rappresentato dalla memorabile sequenza dellincubo, in puro linguaggio espressionista, in cui si rappresenta visivamente il terrore di essere accusati ingiustamente di avere commesso un delitto. Peter Lorre (ancora lui!) offre il suo volto lunare con rimandi espliciti ad M come fulcro di tutte le paure e inquietudini serpeggianti attraverso un mondo fatto di strade buie e di figure umane ostili o indifferenti. Due sequels stilisticamente interessanti, da parte di registi che presto realizzeranno opere ben pi significative, 89

HIGHLIGHTS In The Undying Monster, la figura del lupo mannaro (che ha rapito una ragazza) si inserisce in un arabesco di ombre.

sono The Undying Monster di John Brahm, una brillante rivisitazione della figura delluomo-lupo, e Son of Dracula di Robert Siodmak, da un soggetto del fratello Curt, la prima e la migliore delle reincarnazioni americane del contevampiro. Anzich un sequel, quello realizzato da Frank Wisbar (Wysbar) con The Strangler of the Swamp un remake del suo Fhrmann Maria girato in Germania nel 36, dei cui umori metafisici da antica saga nordica riesce a conservare qualche traccia, pur in un contesto di assoluta povert. Uno stagno immerso nelle nebbie si trasforma ai nostri occhi nel regno degli inferi, ma al posto di Caronte c una bella ragazza a guidare il traghetto in mezzo ai miasmi venefici tra cui fluttua il fantasma dello Strangolatore. Completamente originali, e appartenenti a una dimensione culturale radicalmente diversa, sono Cat People e I Walked with a Zombie, in cui Jacques Tourneur e Val Lewton (come produttore per la RKO) iniettano magiche atmosfere inquietanti in cui la realt trascolora e si sfalda: il primo unammaliante fantasia in cui Simone Simon tramuta in ferocia felina la sua sessualit repressa, mentre il secondo ripropone una Jane Eyre delle Antille dove gli 90

I FIGLI DI CALIGARI

Robert Mitchum mostra la mano dellamore in The Night of the Hunter di Charles Laughton.

intricati arabeschi di ombre disegnano magici paesaggi notturni dellanima. The Uninvited un magnifico racconto di fantasmi nella migliore tradizione britannica, che linglese Lewis Allen ambienta in una Cornovaglia i cui antichi manieri conservano tra le proprie mura i delitti e i drammi del passato. Questopera intensa e delicata si dipana come un thriller del mistero, in cui i mortali (raccolti intorno al gallese Ray Milland) devono partecipare al conflitto ingaggiato da due spiriti femminili non pacificati. Lunico film diretto dallinglese Charles Laughton, The Night of the Hunter, tratto dal bel romanzo di Davis Grubb sulla miseria della Grande Depressione, una fiaba nerissima che, col suo racconto della persecuzione di due fanciulli da parte di un orco malvagio (Robert Mitchum), costruito magistralmente sul gioco espressionistico delle ombre, si innalza ad apologo sulla lotta tra il Bene e il Male, nella stolta indifferenza della massa degli uomini, sempre pronta a inchinarsi alle melliflue menzogne del demagogo di turno. Le tematiche del cinema horror dellepoca classica ritornano fuggevolmente in Daughter of Dr. Jekyll, dove Edgar Ulmer ci ripropone efficacemente unestrema metamorfosi delluomo-lupo (il titolo fuorviante). Ma esse trovano soprattutto uno straordinario aggiornamento al 91

HIGHLIGHTS

Anthony Perkins con i suoi uccelli impagliati in Psycho di Alfred Hitchcock.

moderno clima scientifico con The Fly di Kurt Neumann, un thriller di sottile potenza che propone uninquietante metamorfosi delluomo verso il mondo animale. Un ibrido uomo/animale anche il lucertolone venusiano di 20 Million Miles to Earth disegnato da Ray Harryhausen per Nathan Juran, che ne fa una vittima incolpevole dellisterica violenza degli uomini, mentre in The 7th Voyage of Sinbad e Jack the Giant Killer ci trascina dentro mondi fantastici popolati di mostri generati dalla mitologia e dal nostro inconscio collettivo. Nel 1960 Alfred Hitchcock ridefinisce il cinema horror portando i temi della casa infestata e del doppio nellera contemporanea, con Psycho. In una realt sociale malata di solitudine e venalit, il maniero stregato domina uno squallido motel e al suo interno si consumano i delitti di un giovane schizofrenico reso folle dalla repressione sessuale. Del famoso humour britannico ormai non c pi traccia, e lorrore si spostato dal fantastico al quotidiano, cos come accade col visionario The Birds, dove la violenza di un Male imperscrutabile esplode a opera degli animali, gli uccelli, che siamo abituati a vedere, innocui, accanto a noi. Ma forse larrivo di una strega nascosta sotto le fattezze angeliche di Tippi Hedren che ha scatenato la rivolta contro gli uomini dei nostri amici pennuti Nel 1963, il viennese Reginald Le Borg dirige per una piccola casa indipendente la sua opera migliore, un film 92

I FIGLI DI CALIGARI

imbevuto dello spirito classico del cinema horror-fantastico, Diary of a Madman. In una Parigi fine 800 dai morbidi colori pastello, il giudice Vincent Price, indebolito dalla solitudine e (presumibilmente) dallastinenza sessuale, viene invaso dal demone Horla (ispirato dalla novella omonima di Maupassant) che lo trasforma in un essere dalla ferocia omicida. Elaborazione sul tema del doppio non priva di eleganza e sottigliezza narrativa, ingiustamente sottovalutata. Let classica e il nuovo cinema trovano il loro punto dincontro nel 1968 in Rosemarys Baby del giovane Roman Polanski che mettendo in immagini di sottile potenza il romanzo di Ira Levin - trasporta lorrore dalla vecchia Europa nel cuore di New York, facendoci entrare nella mente di una ragazza assediata da forze malefiche annidate in un antico palazzo di Manhattan, da lungo tempo testimone della presenza del Male. Linquietante ambiguit che pervade questopera straordinaria si accompagna alla tensione dualistica tra passato e presente, espressa plasticamente nellincontro/scontro tra i veterani della golden age Ruth Gordon, Ralph Bellamy, Sidney Blackmer e Elisha Cook e gli astri nascenti Mia Farrow e John Cassavetes.

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9. Cuori tenebrosi, donne fatali

Nel corso degli anni 40 e 50 (ma soprattutto a partire dal 1944, che anche lanno del massimo orrore in Europa) i cineasti euro-americani danno vita a una straordinaria produzione di thriller psicologici o film noir, le cui radici affondano tanto nelle visioni deliranti del cinema espressionista quanto nella scoperta dellinconscio da parte della psicanalisi, che svelano con lucidit implacabile le doppiezze, le fobie, le paranoie delluomo alle prese con la moderna societ di massa.1 Al centro del film noir vediamo anime ferite, angeli caduti, donne fatali, menti malate, dibattersi febbrilmente alla ricerca della salvezza o precipitare senza rimorsi verso la perdizione. Qui dominano lambiguit, il mistero, le psicologie contorte, non di rado la follia e lomicidio. Lo scenario tipicamente metropolitano, allinterno del quale si avverte palpabilmente la solitudine o lo spaesamento dellindividuo, spesso schiacciato da una societ ostile o indifferente, ma anche in frequente conflitto con se stesso. In uno smagliante bianco e nero dove i contrasti di luce e ombra si inseguono e si trasformano vertiginosamente, la mdp incalza, agile sinuosa implacabile, i personaggi
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Naturalmente del canone del film noir fanno parte (secondo i criteri di oggi, molto pi allargati rispetto a quelli pi restrittivi dei critici francesi) anche numerose opere di registi americani autoctoni, come John Huston, Nicholas Ray, Howard Hawks e Joseph Losey, la cui opera ci sembra comunque possedere differenti tratti stilistici e soprattutto una diversa impronta culturale.

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CUORI TENEBROSI, DONNE FATALI

Edward G. Robinson incontra Joan Bennett davanti al suo ritratto in The Woman in the Window di Fritz Lang.

tormentati, tesi o impauriti che si muovono febbrilmente alla caccia di un sogno o in fuga da una minaccia: braccandoli attraverso una rapida, spiazzante alternanza delle inquadrature angolazioni oblique dallalto e dal basso, carrellate frontali e laterali, movimenti di gru, fulminei primi piani nel chiuso claustrofobico delle loro case o lungo strade male illuminate colme dinsidie (le mean streets di Raymond Chandler). In questi racconti, tanto tenebrosi quanto vibranti, che svelano il male che si cela dietro le apparenze pi rassicuranti e rappresentano luomo in preda a forze oscure che lo travolgono, regnano supremi i cineasti ebrei (quasi tutti germanici) che riformulano gli incubi del cinema di Weimar, in cui innestano lattenzione al mondo dei vinti tipico del dramma sociale francese, attraverso le nuove lenti, pi adatte alla cultura americana, del realismo narrativo e dellanalisi psicologica e sociale. Ma anche alcuni goyim lasciano il segno con opere memorabili, che aggiungono diverse modulazioni a questa grande sinfonia collettiva che scandaglia il lato oscuro delluomo con sottigliezza e partecipazione. Per il grande Fritz Lang le dimensioni del thriller si allargano sino ad abbracciare anche connotazioni socio95

HIGHLIGHTS

Ella Raines sta per ricevere una tremenda rivelazione dallo scultore Franchot Tone in The Phantom Lady di Robert Siodmak.

politiche, senza peraltro escludere le risonanze metafisiche che fanno vibrare le sue opere migliori. Dopo la trilogia anti-nazista (Man Hunt, Hangmen Also Die!, Ministry of Fear) in cui fa incontrare i climi da incubo della sua produzione germanica con i temi e gli scenari della realt contemporanea, nel meraviglioso dittico Woman in the Window Scarlet Street ci fa assistere alle discese agli inferi cui costretto un inibito borghese, divenuto zimbello del destino mentre lotta vanamente per sconfiggere la repressione (uno stupefacente Edward G. Robinson con la magnifica dark lady Joan Bennett). Lincontro tra nevrosi e pulsioni omicide al centro di Secret Beyond the Door e House by the River, opere non perfettamente equilibrate, ma fondamentali nel definire il canone classico del film noir, mentre in The Big Heat il cuore di tenebra ormai annidato in unintera societ violenta e corrotta, da cui anche gli onesti rischiano di farsi contagiare. Otto Preminger mette a punto il canone di questa forma espressiva, disegnando le varie sfaccettature della femme fatale, ora scatenante le pulsioni represse delluomo (Laura), ora portatrice essa stessa di follia distruttiva (Angel Face); inseguendo le ansie e le lacerazioni delluomo dilaniato tra colpa e brama di redenzione, nella giungla 96

CUORI TENEBROSI, DONNE FATALI

Sara Allgood osserva intimorita il misterioso pensionante Laird Cregar in The Lodger di John Brahm.

della metropoli (Dana Andrews in Fallen Angel e Where the Sidewalk Ends, come gi in Laura), ed esplorando lintreccio perverso tra la nevrosi manipolatoria delluomo (Jos Ferrer) e quella autodistruttiva della donna (Gene Tierney), in Whirlpool. Dal canto suo, il cinema di Robert Siodmak popolato di psicopatici o losers frustrati (e spesso entrambi nello stesso tempo) che ci vengono incontro con il loro carico di dolore e nevrosi, mettendoci nella condizione inquietante di non riuscire a sottoporli a un facile giudizio morale, e guidandoci attraverso un mondo di ombre, doppiezze e illusioni. Assassini cripto-fascisti (The Phantom Lady, The Spiral Staircase), individui portati al crimine dalla repressione (The Suspect, Uncle Harry, The Dark Mirror) o piccoli gangster votati allo scacco (The Killers, Criss Cross, Cry of the City), acquistano significanza dallilluminazione fortemente contrastata e dalle inquadrature distorte con cui Siodmak li consegna alla nostra titubante piet. Pi sottovalutata ma non meno interessante appare lopera di John Brahm, che ci conduce tra i vicoli nebbiosi e conturbanti di una Londra fin-de-sicle dove uomini soli e repressi (uno stupefacente Laird Cregar) vengono trascinati dalla trance omicida, nel dittico The Lodger-Hangover 97

HIGHLIGHTS

Michael Curtiz scatena la sua sensibilit neoespressionista in The Unsuspected.

Square, mentre in Guest in The House e The Locket il regista tedesco contribuisce efficacemente a dipingere la figura della vamp manipolatrice, della vedova nera insaziabile. Analogamente, in Bluebeard e Strange Woman Edgar Ulmer esplora gli abissi di menti malate nella Parigi (John Carradine) e nellAmerica (Hedy Lamarr) di fine 800, mentre nel travolgente Detour ci conduce in una discesa terrificante nellincubo la cui radicalit senza compromessi resa possibile dalla stessa scarsit delle risorse. Dobbiamo forse a Billy Wilder lincarnazione suprema della femme fatale (che ha le fattezze di Barbara Stanwyck): il suo thriller Double Indemnity, dal romanzo di James Cain, rappresenta oggi per noi la quintessenza del film noir, con i suoi famelici amanti omicidi, la desolazione di una buia Los Angeles (la stessa dei romanzi di Chandler, qui alla sceneggiatura con B. W.), linesorabile avanzare dellineluttabile castigo. Sempre pronto a cimentarsi con qualunque genere o linguaggio cinematografico, Michael Curtiz mette a frutto le sue esperienze nel cinema tedesco, attraverso luso espressionistico delle luci e linclinazione vertiginosa delle inquadrature, per farci immergere nelloscurit della notte 98

CUORI TENEBROSI, DONNE FATALI Kirk Douglas e Barbara Stanwyck espiano insieme un passato di colpa in The Strange Love of Martha Ivers di Lewis Milestone.

americana, vibrante di riverberi luminosi e pulsioni lancinanti, in Mildred Pierce e The Unsuspected. Dopo avere superbamente dato espressione alle frustrazioni di Mildred, la magnifica Joan Crawford ci fa entrare in una dimensione di incubo delirante interpretando lassassina psicopatica di Possessed di Curtis Bernhardt, che mette la malattia mentale al centro anche dellavvincente thriller The High Wall, con Robert Taylor. Anche nellopera degli ebrei russi non mancano memorabili esempi di film noir. Anatole Litvak lo utilizza per rappresentare con maggiore incisivit il mondo dei vinti: se The Long Night traduce con efficacia il capolavoro di Carn, Le jour se lve, rivelando il debito del film noir verso il cinema europeo, Sorry, Wrong Number si pone come uno dei momenti esemplari di qusto linguaggio filmico, nel suo far incontrare la nevrosi e le pulsioni omicide in una narrazione di frenetica intensit, a cui contribuisce il formidabile talento di Barbara Stanwyck. La quale massima dark lady del film noir espia a caro prezzo un passato di colpa anche in The Strange Love of Martha Ivers, un noir virante al gotico di Lewis Milestone in cui si respira aria di tragedia greca, a conferma del fatto che lispirazione dei registi slavi tende, pi di quella dei colleghi germanici, al 99

HIGHLIGHTS

Joseph Cotten cerca di uccidere la nipote Teresa Wright in Shadow of a Doubt di Alfred Hitchcock.

turgore del melodramma, allenfatizzazione di laceranti drammi interiori. Accanto a loro, in un ruolo di primo piano ma con caratteristiche squisitamente originali che lo rendono sostanzialmente un compagno di strada del film noir, si pone linglese Alfred Hitchcock che, oltre a una straordinaria stagione creativa in Europa, ha in comune con Lang la predilezione per psicologie ambiguamente torbide descritte tramite meccanismi formidabili di suspense. In Shadow of a Doubt compie unesplorazione mozzafiato nella doppiezza e nella tenebrosit dellanimo umano, mostrandoci il fascino del male incarnato nel volto rassicurante di Joseph Cotten a contatto con la mediocrit e il torpore di una piccola comunit. Nella trasposizione di Strangers on a Train di Patricia Highsmith crea un thriller interamente modulato su strutture dualistiche, seguendo lattrazione/repulsione fatale tra due uomini entrambi odiosi e brillanti, uguali e diversi, legati da un oscuro destino di colpa. In Vertigo compie un tuffo vertiginoso nella dimensione del delirio e dellincubo, introducendoci nelle ossessioni private, venate di erotismo compresso e deviato, di un uomo (James Stewart) disperatamente 100

CUORI TENEBROSI, DONNE FATALI

Rita Hayworth, ammaliante donna fatale in Gilda di Charles Vidor.

impegnato nel tentativo di dare realt allimmagine illusoria di una misteriosa donna fatale (Kim Novak). Tuttaltre le atmosfere di Gilda di Charles Vidor, uno dei film-mito della storia del cinema, smagliante nelle immagini (il grande Mat alla fotografia) e carico di tensione grazie alle pulsioni erotiche emanate dal rapporto odio/amore tra Rita Hayworth e Glenn Ford, pi che dal complicato intrigo internazionale dipanantesi in un casin di Buenos Aires. Anche Jacques Tourneur, maestro del cinema fantastico, lascia il segno nel campo del thriller noir: con Experiment Perilous ci offre uno studio di una nevrosi omicida nellalta societ newyorkese, mentre in Out of the Past disegna il classico ritratto di una vorace femme fatale che tesse una tela intricata di menzogne ed inganni, in cui restano impigliati inesorabilmente i due uomini (Robert Mitchum e Kirk Douglas) che se la contendono. Nel sottobosco dei B-movies i registi euro-americani sguazzano come pesci nellacqua: oltre al grande Ulmer, altri cineasti (da Max Nosseck a Istvn Szkely, da Harry Horner a Gerd Oswald), pur avendo in sorte una relativa oscurit, arricchiscono lo straordinario repertorio del film noir con contributi originali e interessanti, muovendosi 101

HIGHLIGHTS

con disinvoltura nel mondo delle piccole case indipendenti. Un rimando esplicito al film noir dellepoca classica contenuto in Chinatown di Roman Polanski che, negli anni 70, rivisita la Los Angeles degli anni 30 di Raymond Chandler con una brillantezza stupefacente impastata di una durezza amara tipica di unera ormai priva di illusioni ( lanno dello scandalo Watergate). Scandito da un tema musicale per tromba di struggente malinconia, come nei capolavori noir degli anni 40, il film segue gli inani tentativi del private eye Jack Nicholson e della bionda fatale (per se stessa) Faye Dunaway di battersi contro il Male e la corruzione di un potere soverchiante, che rendono impossibile ogni lieto fine. Nel 1982, Hammett di Wim Wenders (dal romanzo di Joe Gores) un caso di cinema sul cinema che si configura come lestremo omaggio a questo genere cinematografico, ormai non pi attualizzabile ma da contemplare come un paradigma culturale o un sistema di icone (cos come hanno il valore di icone le presenze di Sylvia Sidney e Elisha Cook) depositate nella nostra memoria collettiva.

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QUANDO I MONDI SI INCONTRANO

10. I creatori di universi

Allinterno della prima generazione di cineasti europei espatriati in America, spiccano alcune figure dalla taglia gigantesca che non solo hanno contribuito a fondare il cinema come massima arte del 900, ma hanno elaborato dei veri e propri mondi, ben identificabili sia in termini di valori culturali che in senso stilistico, alternativi o comunque contigui a quello che tutti conosciamo, i quali hanno arricchito in maniera determinante i paradigmi dellimmaginario di quel secolo tanto appassionante quanto travagliato. evidente che, per giungere a conseguire tali risultati, questi uomini hanno dovuto conquistare - o quanto meno sforzarsi di conquistare un controllo pressoch totale sulla loro opera: controllo che gli studios hanno concesso assai raramente, e del tutto malvolentieri. Non quindi un caso se, per cinque dei sei protagonisti di quella grande stagione culturale che abbiamo qui ritenuto di individuare, i rapporti con le case di produzione e talvolta anche con la stessa societ americana sono stati a dir poco difficili. Alla corte di William Fox, che gli concede allinizio totale libert di manovra, il grande Murnau esordisce subito con uno dei suoi capolavori, nonch una delle maggiori realizzazioni del cinema euro-ameri105

QUANDO I MONDI SI INCONTRANO

cano: Sunrise. Questo dramma sulle tortuosit e le contraddizioni dellamore soprattutto un saggio di grande arte cinematografica, dove lespressionismo germanico si sposa con il naturalismo americano attraverso una ricerca incessante sugli intrecci tra illuminazione e senso del movimento (ottenuto miscelando creativamente sovrimpressioni, montaggio, mobilit della mdp e azione allinterno dellinquadratura). I contrasti di atmosfera legati ai diversi scenari la palude con la sua luce fosca e i suoi selvaggi fremiti erotici, la distesa dacqua del lago che nella sua ambivalenza esprime la dicotomia bene/male, le luci della citt ed i momenti di commedia che questa offre fuggevolmente illuminano i moti dellanima della giovane coppia che ha rischiato per due volte di perdersi, ma riesce a sconfiggere tanto la violenza che scaturisce dal profondo quanto quella esercitata dalla Natura e dal Fato. Sebbene le maggiori interferenze dello studio ostacolino il lavoro di Murnau nei due film successivi1, troviamo comunque in City Girl ritmi perfetti, grande dinamicit del montaggio, uno sguardo acutissimo sulle bramosie, le paure, gli impulsi pi inconfessati degli individui osservati in relazione col loro ambiente. Lontano dagli studios, lultimo film di Murnau (ancora muto, nonostante siamo nel 31),Tabu, un capolavoro che sembra trascendere i limiti di spazio e tempo, ponendosi come opera darte assoluta, sfuggente ad ogni categoria. La collaborazione con lamericano R. Flaherty ben presto viene meno, perch evidentemente al tedesco interessano solo fino a un certo punto gli usi e i costumi degli indigeni della Polinesia, che egli preferisce vedere come apollinei abitanti di un paradiso perduto, su cui si abbatte la scure del Destino, con il suo infernale carico di morte. Lo stato e la religione, come nella tragedia classica, si alleano a schiacciare laspirazione alla felicit del buon selvaggio, ignaro
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4 Devils, del 1928, considerato perduto.

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I CREATORI DI UNIVERSI Tre momenti di Sunrise.

Margaret Livingston seduce George OBrien.

Il tumulto della grande citt.

George OBrien implora il perdono da Janet Gaynor.

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QUANDO I MONDI SI INCONTRANO

delle leggi spietate di una societ chiusa in s stessa. La luce solare sui bronzei corpi seminudi deve cedere il passo alle ombre scure, attraversate da guizzanti strisce di luce, che si stendono tanto sulle onde delloceano quanto sugli umani domati. I viennesi Stroheim e Sternberg, alfieri di un cinema scenograficamente sontuoso e trasudante erotismo cinico e decadente, fanno infuriare gli studi di produzione (quasi sempre guidati da altri ebrei gi americanizzati) con il loro perfezionismo esasperato e una dedizione autocratica e totalizzante alle ragioni dellarte, che fa spesso dimenticare loro i problemi di budget e le esigenze del botteghino. Mentre si sforzano di celare le loro origini etniche (anche grazie al von pseudo-nobiliare anteposto al cognome), contemporaneamente sconvolgono gli studios hollywoodiani con dimostrazioni inusitate di altezzosit e arroganza che costeranno loro la perdita prematura della sedia di regista. Il pi anziano dei due quello che a partire dal 1919 - sfida con maggiore sfrenatezza i limiti imposti dalle case di produzione hollywoodiane. Fattesi le ossa alla scuola di Griffith, con cui ha collaborato nei titanici Birth of a Nation e Intolerance1, Stroheim nutre il suo gigantismo delirante con una fascinazione morbosa per la decadenza, espressa principalmente in termini di erotismo e tradotta visivamente in immagini di un realismo spregiudicato e tagliente. La sua cultura dichiaratamente europea: i suoi mariti ciechi e le sue mogli sciocche si muovono tra le Alpi e Montecarlo, dove
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La nascita di una nazione, 1915; Intolleranza, 1916.

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I CREATORI DI UNIVERSI

Il bacio tra Gloria Swanson e Walter Byron viene raddoppiato dagli specchi di Queen Kelly.

pseudo-aristocratici corrotti tessono perfide trame di seduzione1. E a Vienna si dipanano gli amori, cinici seppure non del tutto esenti da romanticismo, dei suoi libertini folleggianti tra giostre, vedove allegre e marce nuziali2. Mentre in un fantomatico staterello mitteleuropeo (prima del suo sbarco in un bordello africano) si ordisce la seduzione di Queen Kelly, nel film che vede la definitiva espulsione di Stroheim dalla carriera registica, a opera della attrice-produttrice Gloria Swanson (ma li riunir un altro ebreo viennese, Billy Wilder, in Sunset Boulevard, dove la diva torner a tiranneggiare lantico maestro, pur crogiolandosi dinanzi alla propria immagine come Queen Kelly). Di Queen Kelly ci restano un lungo frammento la prima parte, tutta giocata su svariate tonalit di erotismo, col rapimento della ragazza dal convento da parte del principe, promesso sposo della viziosa e malvagia regina che si prende le sue vendette sui due innamorati e uno pi breve nel bordello africano, dove la ragazza costretta al matrimonio con un vecchio ripugnante e lascivo in stampelle (di nuovo Tully Marshall, gi Barone Sadoja in
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Blind Husbands, Foolish Wives. Merry-Go-Round, The Merry Widow, The Wedding March.

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QUANDO I MONDI SI INCONTRANO

The Merry Widow), che lilluminazione fortemente contrastata trasforma in una maschera grottesca e ghignante. Greed, invece, probabilmente il capolavoro (per quanto massacrato) di Stroheim, americanissimo, a partire dal romanzo naturalista di Frank Norris, McTeague. Qui locchio lucido e impietoso delleuropeo viviseziona lanimo americano, e ne mette a nudo la malattia dellavidit. I primi piani ossessivamente reiterati dei due protagonisti ne rivelano gli abissi di desolazione in cui sprofondano, il precario equilibrio su cui si regge la normalit del loro vivere quotidiano. La magnifica scena della fine di McTeague nella Valle della Morte sembra annunciare la nascita di un nuovo, grande regista euroamericano che potr sondare con sguardo implacabile i luoghi e i modi del vivere americano. Tutto invano, ahim! Nel 1928, a 43 anni, Stroheim ha gi terminato la sua carriera registica. Ha visto il magnifico Foolish Wives tagliato di un terzo, stato cacciato dal set di Merry-GoRound da Irving Thalberg (un altro ebreo che lasci il segno nel cinema, pur attraversandolo come una meteora), che poi gli ha ridotto Greed a 10 rulli dai 42 girati, e non ha potuto finire di filmare n The Wedding March n Queen Kelly (praticamente solo Blind Husbands e The Merry Widow sono usciti indenni). Nel 33 tenter di girare finalmente un film sonoro, ma non sapremo mai quale apporto avrebbe potuto dare alla seconda fase della storia del cinema, perch la pellicola gli fu tolta di mano e sepolta su uno scaffale degli studios (prima di venire triturata come un hamburger e interpolata in un altro film). In questo incontro/scontro tra le ragioni dellarte della vecchia Europa e quelle bread and butter del nuovo mondo, le prime ne escono con le ossa rotte, ma intanto preparano il terreno alle nuove forme di sintesi che verranno.

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I CREATORI DI UNIVERSI

Jonas Sternberg che poi diventer Josef von Sternberg ha fatto avanti e indietro tra lEuropa e lAmerica fin da bambino, imparando il mestiere di cineasta attraverso una lunga gavetta (fra laltro uno dei tagliatori di The Wedding March di Stroheim) che lo porter dietro la macchina da presa nel 25. Il suo primo successo il gangster movie Underworld, scritto da Ben Hecht, dove il mondo del crimine fa solo da sfondo al triangolo amoroso che coinvolge il capobanda George Bancroft, la sua ragazza Evelyn Brent e lavvocato alcolizzato Clive Brook. In un tripudio di invenzioni stilistiche, Sternberg celebra il matrimonio fra le ombre guizzanti del cinema tedesco e il dinamismo incalzante di quello americano, uniti in una esaltazione neo-romantica della furia delle passioni e dello spirito di sacrificio. Lo stesso impasto di realismo e visionariet innerva The Last Command, dove lo spaesamento dellemigrato europeo si incarna nella figura dellex-generale russo Emil Jannings, ridotto a comparsa hollywoodiana alle dipendenze delluomo che egli fece incarcerare prima della rivoluzione. Dal canto suo, The Docks of New York una magnifica opera di sottile analisi psicologica che sembra preannunciare il realismo sociale del cinema francese di CarnPrvert-Gabin. Lamore anti-romantico fino allo sprezzo tra il fuochista di una nave ed una prostituta sembra consumarsi nellarco di una sera e di una notte in una locanda del waterfront newyorkese, dove sagome indistinte di esseri ai margini della societ guizzano dentro e fuori dalla nebbia, inseguite dalla mobile e partecipe mdp di Sternberg, ben lontano dai climi algidi che verranno. Con lutilizzo del sonoro e la messa al centro del suo universo dellicona Dietrich, il regista viennese elabora con ogni film il suo trattato sullamour fou, attraverso un cinema personalissimo, visualmente sontuoso, poco inte111

QUANDO I MONDI SI INCONTRANO

Emil Jannings si fa sedurre da Marlene Dietrich in The Blue Angel.

ressato allo sviluppo o alla verosimiglianza della trama, puntellato da una costellazione di singole immagini pregnanti ognuna delle quali ne cristallizza (e delocalizza) il senso morale. Paradossalmente, tutte queste caretteristiche che connotano luniverso-Sternberg sono ancora allo stato latente nel suo film pi famoso, quel Der Blaue Engel/The Blue Angel che rappresenta il trionfo del mito della Berlino della Repubblica di Weimar e costituisce il suo unico film europeo (essendo abortito I, Claudius1), una co-produzione tedesco-americana girata negli studi della UFA. Il testo del romanzo di Heinrich Mann frena alquanto la fantasia di Sternberg e lo costringe ad accettare qualche manierismo di troppo da parte di Emil Jannings, nel delineare il trapasso del Professor Rath/Unrat dal moralismo arrogante allabiezione pi degradata. Quella che accende la passione del borghese represso, e lo conduce alla perdizione, la cantante di cabaret Lola-Lola, seducente quanto amorale, il cui personaggio illuminato dallo splendore del1

Tratto dai romanzi storici di Robert Graves, la sua lavorazione negli studi londinesi (nel 1937) fu interrotta dopo poche settimane dal produttore Alexander Korda: Charles Laughton interpretava limperatore Claudio, Merle Oberon Messalina.

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I CREATORI DI UNIVERSI

lastro nascente Marlene Dietrich, magnetica quando canta "Ich bin von Kopf bis Fu auf Liebe eingestellt" di Friedrich Hollnder nello squallido caff e radiosa persino nella sciatteria della vita domestica. Dopo essersi immerso nelle atmosfere espressioniste della Berlino pre-nazista (ma con alle spalle le esperienze e il vocabolario cinematografico acquisiti in terra dAmerica), Sternberg giunge ad una elaborazione definitiva e compiuta della sua poetica nelle sei opere per la Paramount dedicate ad elevare un inno ora estatico ora sprezzante, ma sempre numinoso - alla sua nuova diva. Nella trilogia dopo The Blue Angel la tensione nasce dal contrasto tra la dimensione delirante della passione amorosa e latmosfera raggelante, paralizzante, in cui la costringono i vincoli imposti dalle situazioni e/o i dubbi reciproci con cui gli amanti si tormentano a vicenda. Le storie esotiche e avventurose sono ancillari al dipanarsi della passione sino allinevitabile sacrificio di s (della Dietrich): la consumazione amorosa rimpianta, agognata, rinviata, frustrata, deviata, quasi mai realizzata. In Morocco la bellezza fulgida della Dietrich e di Gary Cooper serve solo a far sentire ancora pi penosa la frustrazione per il mancato incontro dei due amanti, e giunge liberatoria limmagine finale di Marlene che, scalza, segue nella sabbia la colonna dei legionari avviata verso la probabile catastrofe. Il momento-simbolo del film, quello che ne cattura tutta la carica erotica, quello in cui la Dietrich canta in un locale con un abito da sera maschile (con tanto di cilindro) e, avvicinatasi a un tavolo, bacia sulle labbra una ragazza che le ha offerto un fiore. Nel dittico composto da Dishonored e Shanghai Express, Sternberg rende ancora pi astratto e pletorico il ruolo del partner maschile (che assume le fattezze poco fascinose di Victor McLaglen e Clive Brook) e di conseguenza ancora pi luminosamente delirante la passione spinta sino allautosacrificio che accende come una torcia il volto am113

QUANDO I MONDI SI INCONTRANO

Marlene Dietrich cerca di resuscitare lamore di Clive Brook in Shanghai Express.

maliante e malinconico della Dietrich. Limmagine-feticcio di Dishonored quella, che unisce circolarmente lapertura e la chiusura del film, di Marlene che si solleva la gonna tirandosi su una calza: allinizio, sul marciapiede che lha vista perdere lonore, e alla fine, davanti al plotone di esecuzione che le permette di recuperarlo, in spregio di ogni logica mondana. Shanghai Express lopera in cui la miscela di kitsch e sublime tipica di Sternberg raggiunge la maggiore perfezione, ponendosi come paradigma assoluto del cinema come arte, popolare e aristocratica allo stesso tempo, dedicata alla creazione di universi a s stanti . Qui il viso della Dietrich viene incalzato ossessivamente per tutto il film, in primi piani di bruciante intensit, anche grazie ai veli, ai vetri e alle ombre che si interpongono, che la dipingono ora santa ora puttana, ora inebriata nellestasi, ora incupita nel dolore. Poco importa che il suo sacrificio per strappare lamato dagli artigli di Warner Oland (che, come gi in Dishonored, la concupisce invano trovando invece la morte) sia questa volta evitato grazie a un provvidenziale happy ending: la trama da fumetto un pretesto per distillare preziose essenze visivo-emotive in cui il cinema 114

I CREATORI DI UNIVERSI

si afferma come invenzione pura, dimensione alternativa alla realt. Tra Europa e America si snoda invece il percorso di perdizione e salvazione della protagonista di Blonde Venus, dove la Dietrich smarrisce se stessa tra Melvyn Douglas malato e Cary Grant ricco playboy, per ritrovare infine la propria innocenza perduta al termine del suo viaggio penitenziale. Di nuovo cantante di cabaret come in Morocco, ci offre il suo momento clou nel numero musicale Hot Voodoo dove, indossando una parrucca bionda mentre esce da un costume da gorilla, si propone come immagine conturbante di sensualit animale e di metamorfosi. A questo si contrappone la scena dapertura, una rievocazione nostalgica di una sorta di paradiso terrestre intriso di erotismo virginale: lincontro nella Foresta Nera tra un gruppo di studenti americani e un gruppo di fanciulle che nuotano nude in un laghetto, schermate ai nostri occhi dai rami dei salici. Con le due tappe finali del viaggio Sternberg-Dietrich si assiste al raggelamento definitivo dellamour fou, degenerato in delirio tout court e ossessione sado-masochistica, mentre la fantasia compositiva del maestro viennese si scatena in un tripudio barocco che sembra voler tendere allonirico e al surreale. Sia in The Scarlet Empress che in The Devil Is a Woman lerotismo si carica di una selvaggia frenesia mentre lamore diventa rinuncia e frustrazione, pulsione auto-punitiva: la Dietrich sia come imperatrice Caterina che come Concha Perez nella Siviglia di Pierre Lous tormenta implacabilmente gli innamorati pi fedeli il conte Alexei e Don Pasqual negandosi loro e facendoli assistere alla girandola dei suoi amori, pur senza volersene separare mai. Questo clima di disfacimento morale ed emozionale trova il degno corrispettivo visivo nella stralunata evocazione di un palazzo imperiale popolato di statue grottescamente contorte in Empress - e in un turbinio di festoni, stelle filanti e maschere (che 115

QUANDO I MONDI SI INCONTRANO

Marlene/Conchita nella frenesia del carnevale in The Devil Is a Woman.

richiama una analoga scena di seduzione in Dishonored) in cui le identit di The Devil si perdono, si torcono e si confondono. Lionel Atwill-Pasqualito, perfetto sosia del regista come gi Adolphe Menjou in Morocco, assiste accigliato e impotente alla ridicolizzazione del suo potere virile e al suo accantonamento da parte della maliarda che lha stregato e che, dal canto suo, appare una parodia grottesca e incanaglita delle precedenti incarnazioni della Dietrich. Terminato questo lungo poema in sei capitoli sulle tortuosit e le perversit dellamore, incentrato sulla sua musa1 e creato grazie alle risorse messe a disposizione dalla Paramount (sempre pi insoddisfatta durante lultima fase), Sternberg trascorre un beve periodo di purgatorio alla Columbia dove confeziona malvolentieri due opere di scarsa vitalit, che pure avrebbero potuto entusiasmare un esponente della cultura mitteleuropea. Crime and Punishment un film esangue, di imbarazzante nudit scenografica (sembra di essere in uno studio della RAI anni 60), privo di ogni riferimento spazio-temporale, che
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Durante una vacanza della Dietrich ha anche diretto una versione fredda ma ricca di spunti interessanti di An American Tragedy di Theodore Dreiser, che originalmente doveva essere affidata ad Eisenstein.

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I CREATORI DI UNIVERSI

riduce la complessit del romanzo di Dostoevskij a un lungo e teso duello di nervi tra Peter Lorre-Raskolnikov ed Edward Arnold-Porfiry. The King Steps Out un musical tratto da unoperetta viennese con musiche di Fritz Kreisler, e pu forse essere considerata la prima puntata della saga di Sissi: ma Sternberg dimostra di non possedere la verve di un Lubitsch o di un Koster (cos come Franchot Tone un Francesco Giuseppe fin troppo casual). Evidentemente si trova pi a suo agio col produttore tedesco Arnold Pressburger, che gli permette di tornare a Shanghai e a quel mondo fantastico dove Oriente e Occidente si incontrano e tutte le passioni e le emozioni dellanimo umano sembrano possibili, offrendogli la regia di The Shanghai Gesture, lultimo suo film con bagliori di grandezza. La magia purtroppo incompleta un po perch al posto di Marlene c una acerba ancorch seducente Gene Tierney, un po perch lo Hays Office con i suoi asfissianti divieti sottrae alla sceneggiatura compattezza e fluidit. Ma Sternberg riesce comunque a evocare davanti ai nostri occhi una realt fluttuante e torbida dove ogni identit diviene incerta e le pulsioni pi inconfessabili fanno sprofondare in un gorgo di autoperdizione. Disoccupato per dieci anni, viene chiamato nel 50, in quella che gi una nuova era del cinema americano, alla RKO del bizzarro magnate Howard Hughes, allora in piena paranoia anticomunista. Deve infatti girare lo strampalato Jet Pilot, un nuovo Hells Angels1 con John Wayne a caccia di spie sovietiche, che Hughes non far uscire e rimanegger a lungo, e apparir sugli schermi solo nel 57. Gli va un po meglio col secondo film, Macao, che lo riporta tra le sue amate ambientazioni cinesi, e questa volta non solo con la fantasia, ma anche con la
Gli angeli dellinferno (1930), di H. Hughes, con contributi di E. Goulding e J. Whale.
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macchina da presa. Tra vicoletti affollati e oscure banchine del porto pullulanti di figure minacciose, lavventuriero Robert Mitchum si fa sedurre dalla carica sensuale della procace e peccaminosa Jane Russell, che si esibisce in un localino cantando due canzoni, quasi un omaggio a Marlene. Ma neanche qui fila tutto liscio con Hughes, che fa rigirare a Nicholas Ray le scene dazione, e Sternberg si congeda per sempre dal cinema americano con in bocca il sapore amaro della delusione che lex-collega Stroheim aveva conosciuto sin troppo bene. Tanto Sternberg quanto Ernst Lubitsch, alfieri di unarte spregiudicata e fuori dalle convenzioni che si aggancia idealmente allesperienza di Stroheim, con cui compongono un portentoso trio ebraico dalla cultura libertina e mitteleu ropea, mettono al centro della loro visione del mondo la passione amorosa. Ma, mentre nellopera di Sternberg questa ci conduce in una sfera di sfrenatezza delirante dove lamore e la distruzione sono due volti della stessa ricerca dellesperienza estrema, in quella di Lubitsch assume le forme di un gioco funambolico e beffardo allinsegna di unarguzia dissacratoria.1 Quasi tutti i suoi film americani vedono i personaggi muoversi tra Parigi e lInghilterra, la Spagna e la Russia, Montecarlo e lItalia, Budapest e Varsavia (oltre alla Sylvania di Love Parade), ovviamente ricostruite, o forse meglio dire rievocate, in studio. Dopo il burrascoso
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Inoltre a Lubitsch, certo facilitato dalla precedente esperienza cinematografica europea, riesce meno difficile andare daccordo con i capi della produzione, sino a diventare addirittura uno di loro (e in questa veste dar un contributo determinante al siluramento proprio di Sternberg).

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Claudette Colbert insegna a Miriam Hopkins le arti della seduzione in The Smiling Lieutenant.

esordio di Rosita (segnato dagli scontri con Mary Pickford), Lubitsch trova quella che rester poi la sua strada con una serie di commedie sofisticate incentrate su complicati intrecci amorosi, dove lo stile asciutto e sagace si sposa con una rappresentazione bonariamente ironica delle debolezze umane. Le acrobazie e gli imprevisti dellamore in The Marriage Circle e Kiss Me Again sono costellati del suo inimitabile tocco(e i remakes sonori che far egli stesso non supereranno gli originali), mentre in Lady Windermeres Fan compie una squisita trasposizione per immagini del testo di Oscar Wilde, e in So This Is Paris orchestra una scatenata sarabanda a ritmo di charleston. Prima di tornare, col sonoro, al suo cinema libertino, Lubitsch si concede un breve interludio con la commedia romantica The Student Prince in Old Heidelberg (girata in Germania negli esterni), con Norma Shearer e Ramon Novarro, nelle cui immagini infonde la stessa grazia malinconica delloperetta di Franz Lehr, e il dramma alpino Eternal Love, girato sulle montagne canadesi, con il fascino di John Barrymore a rendere credibile una storia damore e morte. 119

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Con lavvento del sonoro, Lubitsch ci propone cinque operette dallinconfondibile aura mitteleuropea, ancorch rivisitata dal tempo e dalla distanza e venata tanto di mordace ironia quanto di complice nostalgia. Le tensioni erotiche devono affrontare ostacoli causati dal censo e dal denaro in Love Parade, dove il conte Maurice Chevalier si trova a disagio come sposo della regina Jeanette MacDonald, in Monte Carlo, con la MacDonald (affiancata dallo scozzese Jack Buchanan) che intona la magnifica Beyond the Blue Horizon, in The Smiling Lieutenant, dove la violinista Claudette Colbert cede altruisticamente il bel Chevalier alla principessa Miriam Hopkins, e in The Merry Widow, con Maurice e Jeanette per lultima volta insieme in questa versione insuperabile delloperetta di Lehr (in One Hour with You, remake di The Marriage Circle, sono i coniugi felici che si sforzano, non sempre con successo, di non farsi sedurre). Ma dichiaratamente mitteleuropea soprattutto la magica leggerezza con cui Lubitsch orchestra le mille capriole del balletto a cui d vita il desiderio amoroso, motore supremo di ogni vicenda e relazione umana, il cui dispiegarsi al di fuori delle convenzioni morali e sociali spesso origine di vertiginosi triangoli e quadrilateri, dalla commedia borghesedi One Hour with You alla squisita leggerezza malandrina di Trouble in Paradise, dalla trasgressione spumeggiante di Design for Living alla grazia malinconica di Angel e al cinismo di marca ebraica di That Uncertain Sentiment. Allassoluta perfezione di Trouble, col suo gioco calibratissimo di porte che si aprono e si chiudono (ma non sempre quelle che ci aspettiamo) a disegnare anche geometricamente le linee del triangolo amoroso che si crea tra i due ladri internazionali e la ricca dama parigina, contribuiscono la sceneggiatura impeccabile di Samson Raphaelson (dalla solita commedia ungherese) e la magistrale adesione ai personaggi di un gruppo di attori dai 120

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Fredric March, Miriam Hopkins e Gary Cooper non sono del tutto convinti del loro menage trois in Design for Living.

protagonisti Herbert Marshall, Miriam Hopkins e Kay Francis, ai caratteristi Edward Everett Horton, Charlie Ruggles, C. Aubrey Smith e Robert Greig (lincarnazione definitiva del maggiordomo) che riassume in s il senso di unintera epoca e stagione culturale. Pi esilarante in alcune scene (scritte da Ben Hecht da una pice di Noel Coward), ma meno armonico nellinsieme, Design vede la Hopkins circondata da tre uomini, di due dei quali Gary Cooper e Fredric March allapice della loro freschezza ricambia lamore, mentre il terzo il sempre formidabile Horton si limita a sposarlo. Un anno pi tardi, il codice Hays render impossibile un cos libertino inno alla vita. Nelleleganza pi pacata di Angel si insinuano ombre fin qui sconosciute, e la rinuncia a Melvyn Douglas da parte di Marlene Dietrich, per restare accanto al marito Herbert Marshall, ha il sapore di una rinuncia. That Uncertain Sentiment (remake di Kiss Me Again) vorrebbe tornare alla gaiezza ribalda dun tempo, ma forse il momento storico non dei migliori (siamo nel 41) oppure Merle Oberon e Burgess Meredith non hanno la sottigliezza lubitschana necessaria per affiancare Melvyn Douglas. 121

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Melvyn Douglas risveglia al riso Greta Garbo in Ninotchka.

Pi in generale, il mondo di Lubitsch d limpressione, paradossalmente, di rafforzare e approfondire il suo radicamento europeo quanto pi accetta di misurarsi, facendola in parte propria, con la realt americana. Le convenzioni che essa impone al maestro berlinese, costretto a ripudiare il fantastico e lavanguardistico che ne illuminano spesso la produzione germanica per sfornare in serie commedie di scintillante e scorrevolissima scrittura, sembrano spronarlo a radicalizzare il suo umanesimo europeo, che arricchisce le sue commedie da boudoir di un sottofondo fatto di garbo e ironia, cinismo e tolleranza, disincanto e alta civilt (da cui il suo leggendario tocco). Il pacifismo di The Man I Killed (su di un soldato francese che va in Germania a chiedere perdono ai familiari del giovane che ha ucciso), per quanto nobile nelle intenzioni, non appare abbastanza spontaneo da evitare al film un senso di costrizione. Con larrivo di Wilder e Brackett alla sceneggiatura, lo sguardo di Lubitsch si sposta sullincontro/scontro tra Europa e America, Oriente e Occidente (che continuer a essere caro a Billy Wilder). Con Bluebeards Eighth Wife il match ingaggiato dal plutocrate americano (Gary Cooper) e dallorgogliosa europea (Claudette Colbert) finisce con un sostanziale pareggio: per la felice unione tra i due 122

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Margaret Sullavan e James Stewart si detestano e si amano nel negozio di The Shop Around the Corner.

contrari propiziata soprattutto dalla sagacia e laccortezza della rappresentante della vecchia squattrinata Europa. Ninotchka, dal canto suo, non tanto un film anti sovietico, quanto un inno spregiudicato e cordiale a quanto di meglio stato edificato dalla civilt europea, alla bellezza, alleleganza e alla gioia di vivere trionfanti nelle sue grandi citt, e che nel periodo tra le due guerre hanno forse potuto raggiungere il loro culmine, assumendo un valore paradigmatico. Il film stesso, col magnifico concerto cosmopolitico degli attori, si pone come un esempio di dialogo fervido e appassionato tra le componenti della cultura occidentale: intorno allamericano (ebreo) Melvyn Douglas, epitome della squisitezza parigina, si muovono la divina svedese Garbo insieme ai tedeschi Sig Ruman e Felix Bressart, e agli austro-ungarici Bela Lugosi e Alexander Granach. Dalla lontana California, lebreo Lubitsch ci manda questo estremo sogno dellEuropa su s stessa e ci che avrebbe potuto essere, proprio mentre la guerra iniziava a mandarlo in pezzi. Lo stesso sguardo affettuoso su questa vecchia Europa triste e gentile genera la favola buffa e malinconica, tenera e amara, di The Shop Around the Corner, dove in un negozio della vecchia Budapest (della cui ebraicit fanno fede Felix 123

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Jack Benny e Sig Ruman in una situazione molto intricata di To Be or Not To Be.

Bressart e Joseph Schildkraut) i commessi Margaret Sullavan e James Stewart si detestano come colleghi mentre si amano come pen mates sconosciuti luno allaltra. Commedia degli equivoci e delle bizzarrie dellamore, anche una riflessione delicata e ironica sul contrasto tra lessere e lapparire, e sulla difficolt di superare le barriere della solitudine. Tra le sue fonti dispirazione (oltre alla pice di Mikls Lszl da cui tratta) c probabilmente laltra commedia ungherese The Good Fairy, diretta da William Wyler (qui lautore Ferenc Molnr), da cui Lubitsch prende a prestito lambientazione in una Budapest stralunata e la coppia Margaret Sullavan-Frank Morgan, gli autentici mattatori in entrambi i film. Dopo lentrata in guerra, nel 42, il regista berlinese giunge ad una summa stupefacente dei suoi motivi e delle sue tecniche, intensificata da una nuova altezza shakespeariana da cui osserva, con disperata bonomia, le tragicomiche vicende della specie umana: To Be or Not to Be. In un gioco di specchi vertiginoso in cui la realt e la finzione (del teatro) si inseguono, si intrecciano, si scambiano di posto, leterno triangolo lubitschano diventa una divertita rotella allinterno dellimmenso ingranaggio della guerra e della resistenza. Allottusit degli oppressori si 124

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oppone lintelligenza e linventivit dellarte che scompagina i ruoli prefissati e moltiplica le forme del reale: Shakespeare e lebraismo si alleano per riaffermare, con la grazia dellironia, ci che la violenza tenta di distruggere. Mentre Varsavia, e con essa tutta la vecchia Europa, viene ridotta in macerie, una compagnia di guitti tenta di mantenere accesa la fiammella intorno alla quale si costruita nel corso dei secoli la grande civilt europea. Ma le commistioni di farsa e tragedia lasciano interdetto il pubblico americano, e il cineasta berlinese ritorna alla commedia pura per i due film che costituiscono il suo canto del cigno. Dietro le fattezze di Don Ameche in Heaven Can Wait e Charles Boyer in Cluny Brown non difficile intravedere la persona del Maestro stesso, che nel primo fa i conti con tutta la sua vita di vecchio libertino e nel secondo non vuole rinunciare allestremo sberleffo fatto al noioso perbenismo parruccone da parte di un amabile esule che crede solo nella leggerezza e nel gioco. Laltro grande auteur euroamericano dellepoca classica, Charlie Chaplin, spesso per cepito dalla propaganda anti semita come il pi ebreo di tutti (secondo Marco Ramperti, il pi sozzo, il pi ripugnante, il pi disumano e nemico Charlot), ci appare costante mente, attraverso tutte le sue maschere, come un re (a New York e a Hollywood) in esilio, un alieno strenuamente impegnato in unardua convivenza con la cultura e la societ americana, che riesce genialmente a fare della propria diversit una fonte di riso e divertimento (e di successo). 125

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Il vagabondo succhia i chiodi del suo scarpone in The Gold Rush.

Lungo quasi un decennio di shorts, accompagna le peripezie del suo Vagabondo, sbarcato in America su una nave di emigranti, attraverso le strade di un paese di cui vive ai margini, sballottato dalla violenza degli uomini ma talora consolato dalla dolcezza delle donne, in mezzo a una realt spesso di sordida miseria, che solo il sense of humour pu rendere sopportabile. Approdato nel 21 al lungometraggio con The Kid, che combina il melodramma vittoriano con la comicit americana, crea (esclusivamente come regista) con A Woman of Paris il prototipo della commedia di costumi dai toni sofisticati, per tornare infine alle avventure poeticamente comiche del suo Tramp, che in The Gold Rush ci regala probabilmente le gag pi strepitosamente esilaranti. Conclusa almeno ufficialmente lera del muto, Chaplin esprime il suo disagio verso il cinema sonoro, e la stessa societ che lo sottende, attraverso due grandi opere ostinatamente senza dialoghi parlati in cui definisce, in forme di divertimento popolare non esente da unaccorata malinconia, la condizione di solitudine dellindividuo nel moderno mondo meccanizzato. City Lights una favola mirabile che tiene insieme in prodigioso equilibrio il romanzo dappendice vittoriano e la satira sociale contem126

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Lincontro del vagabondo con la ragazza cieca in City Lights.

poranea, trasfigurandoli entrambi attraverso una geniale operazione di sintesi, in cui ritroviamo il riso e il pianto, la poesia e la commedia di costumi, fusi inestricabilmente insieme in una sorta di realismo fantastico. Le storie parallele della fioraia cieca e del milionario generoso e con tendenze suicide la notte (da ubriaco), che di giorno da sobrio dimentica tutto e torna alla durezza del suo ruolo sociale, trovano ununit nella magia di un racconto asciutto ed essenziale, lieve e musicale. Gag esilaranti (lincontro di boxe) convivono senza sforzo con momenti di forte emozionalit, come lo struggente finale aperto in cui il vagabondo e la ragazza si riconoscono. In Modern Times Chaplin si arrende solo in minima parte al sonoro, adottandolo esclusivamente per le voci disumane del padrone della fabbrica che impartisce i suoi ordini attraverso dispositivi audio/video orwelliani, e del registratore che magnifica le virt dellalimentatore automatico per gli operai. E naturalmente per lunica voce davvero umana del film, quella udita per la prima e ultima volta del Vagabondo (the Tramp) che improvvisa la sua immortale canzone nonsense: una magnifica affermazione di sfiducia nei confronti della comunicazione verbale allinterno del discorso filmico. Con un linguaggio cinematografico dalla semplicit disarmante, sia dal punto 127

QUANDO I MONDI SI INCONTRANO Due scene di vita di fabbrica da Modern Times:

il Grande Fratello controlla loperaio

che riceve il pasto tramite la nuova invenzione meccanica.

di vista delluso della mdp che da quello della struttura narrativa, Chaplin costruisce una serie memorabile di sequenze dallimpatto travolgente, prime fra tutte quelle dellomino in fabbrica, impegnato a girare bulloni alla catena di montaggio (con conseguenze devastanti per tutti quelli che gli capiteranno a tiro) e trascinato allinterno degli ingranaggi delle macchine: immagini ormai radicate nel nostro immaginario collettivo. In questa a tratti ingenua denuncia della disumanizzazione della societ industriale massificata, larte chapliniana incanta per la limpida esaltazione degli slanci dellanima e della freschezza dei sentimenti in opposizione a un mondo irregimentato e burocratizzato, per il suo rimandare costantemente a un 128

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altrove che si pone in tensione dialettica con lo spettacolo assurdo della commedia umana. Chiude il decennio col capolavoro anti-nazista The Great Dictator (primo suo film parlato), vertiginosamente in anticipo rispetto alla politica neutrale delAmerica dei suoi tempi: unopera che, nel riflettere sulla storia in corso, contribuisce a farla. Mentre da un lato attraverso il personaggio del barbiere, ultima metamorfosi del Vagabondo si identifica con gli ebrei perseguitati, dalaltra Chaplin abbassa al rango di buffoni le figure di Hitler e Mussolini (ma la scena di Hynkel che gioca col mappamondo grande cinema, oltre che satira), comunicando certamente un senso di disagio a noi posteri, ma mostrandoci innanzi tutto la radicalit del genio che osserva la realt con sguardo spregiudicato, libero da ogni soggezione. Con la sua commistione di farsa e tragedia, questo film si espone a molti rischi e non sempre ne esce con successo (vedi il lungo discorso umanistico nel finale): ma questi sono i parziali fallimenti di chi si misura con i traguardi pi alti. Come gi molti anni prima con A Woman of Paris, Chaplin ricorre per Monsieur Verdoux a unambientazione parigina per comporre unopera singolare e fuori dagli schemi, mescolando dramma e commedia alla luce di una sarcastica e amara riflessione sulle miserie delluomo e le ipocrisie della societ, allindomani dellimmane bagno di sangue della Seconda Guerra Mondiale (non a caso, entrambi i film furono dei fiaschi). Impregnato di black humour come nella migliore tradizione inglese, Verdoux mette a nudo anche se in forma dissimulata il lato oscuro di questo ex-beniamino delle folle, il cui personaggio nasconde abissi di tenebre sotto una superficie di grazia e amabilit: abissi che vengono portati alla luce dalle catastrofi sociali ed economiche che fanno saltare gli assetti consolidati del vivere civile. Supportato alla regia da Robert Florey (forse come esperto di atmosfere pari129

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Chaplin spiega a Claire Bloom, in Limelight, che il pi bel giocattolo sta dentro la testa.

gine), Chaplin d qui per sempre addio al look e alla gestualit del Vagabondo, offrendoci uninterpretazione straordinaria che riesce a commuoverci e spingerci al riso proprio mentre ci suggerisce la cronica incapacit dellessere umano di liberarsi dal Male. In pieno delirio maccartista, Chaplin d laddio al cinema americano, in cui ha lavorato per ben quarantanni, con la mesta elegia di Limelight, con cui compie un ritorno alle proprie origini, chiudendo quindi in qualche modo un cerchio, mentre nel contempo fa un consuntivo, venato damarezza, della sua lunga carriera ormai agli sgoccioli. Il film ambientato nella Londra del 1914, che egli aveva abbandonato da poco, e rievoca un mondo del variet di stampo ancora ottocentesco, che la Grande Guerra avrebbe presto spazzato via. Ma riflette anche la crisi, intellettuale e morale, che il grande artista sta attraversando attualmente, e che trover il suggello definitivo con lesilio alla rovescia che, a partire da quello stesso anno, gli impedir di tornare in America, dove rimetter piede solo nel 72. Nella saggezza, umanit e disperazione di Calvero, artista di vaudeville sul viale del tramonto in un mondo che sta per subire terrificanti sconquassi, il cineasta inmglese 130

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infonde tutto se stesso, riconoscendosi erede di quellesperienza culturale (in un manifesto di Calvero si pu leggere la scritta The Tramp Comedian) e rispecchiandosi allo stesso tempo nel vecchio guitto, in quanto anchegli si trova ora sulla soglia di una nuova epoca di cui sente che non potr far parte. La danza, la musica, la comicit, lumanesimo, sono il lascito di una grande esperienza storica e culturale che, attraverso questo film magico e straziante, Chaplin cerca di trasmettere alle generazioni future. Nei due aridi film che diriger in Inghilterra non riuscir pi a ritrovare la grazia e la perfetta fusione tra forma e contenuto che hanno impregnato la sua opera americana, innervata dal rapporto di amore e odio che ha intrattenuto con questo paese dalle mille contraddizioni. Leclettismo rispetto ai generi presente nellopera di Rouben Mamoulian trova il suo centro unificatore in una inesausta ricerca di sperimentazione che la rende sempre inventiva e spumeggiante, ricca di nuove soluzioni sonore e visive al servizio di un approccio creativo incentrato sul ritmo e il movimento. Questa squisitezza spiccatamente europea rende questo grande regista armeno, alla stessa stregua di Sternberg, poco incline ad assoggettarsi alla politica degli studios, da cui verranno entrambi ben presto emarginati. Le instancabili ricerche di Mamoulian sugli intrecci tra ritmo, immagine e suono, fanno delle sue opere delle esperienze estetiche elettrizzanti (nella misura in cui gli studios glielo consentono), a partire dal suo film desordio, Applause, che trasforma un romanzo lacrimoso sul rapporto tra una declinante star del burlesque e la figlia in un dramma appassionante grazie alluso sempre originale 131

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In Dr. Jekyll and Mr. Hyde, Fredric March fa emergere il lato oscuro dello scienziato durante la metamorfosi.

della mdp, che Mamoulian riesce a liberare dallassoggettamento alle tecniche ancora rudimentali del suono (siamo nel 29). Nei tre film successivi un gangster movie (City Streets), un horror fantastico (Dr Jekyll and Mr Hyde) e una commedia musicale alla Lubitsch (Love Me Tonight) ci offre un concentrato della sua arte preziosa e innovativa, che non riuscir pi a riproporsi a questi livelli di tensione creativa (resi possibili anche grazie alla Paramount). City Streets vede uno smagliante Gary Cooper, affiancato dalla deliziosa Sylvia Sidney al suo esordio e dal sempre impeccabile Paul Lukas, in una cupa storia di omicidi e vendette al tempo del proibizionismo. Mamoulian d forza e credibilit alla vicenda (il soggetto di Dashiell Hammett) con unimpeccabile direzione degli attori ed una tessitura visiva fitta di preziose dissolvenze incrociate, di suggestive scene notturne e di squisite invenzioni formali, come il montaggio alternato che mette in parallelo le immagini di due personaggi con quelle di due statuette di gatto. Tratto dal capolavoro di Stevenson, Dr. Jekyll and Mr. Hyde nasce allinsegna di Freud e nello spirito euforico ed elettrizzante delle avanguardie europee. Pi che un esplo132

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ratore delle vie dellocculto, il medicoscienziato londinese interpretato in modo stupefacente da Fredric March appare dominato da una carica prorompente di libido sessuale repressa che, sublimata da una parte in ricerche avveniristiche e smania di svecchiare quel mondo decrepito, dallaltra scalpita per soddisfare i propri impulsi frustrati dalla rigidezza vittoriana. Attraverso lappeal seduttivo di Miriam Hopkins, il regista armeno costruisce una tensione erotica conturbante non c ancora il codice Hays che mantiene come nota costante di tutto il film anche mentre introduce diverse modulazioni, svarianti dalorrore alla suspense alla meraviglia. In questopera colma di immagini riflesse, lesuberanza trasgressiva di Jekyll/Hyde si rispecchia in quella di Mamoulian, che la suggerisce con straordinarie invenzioni linguistiche, dalla sequenza soggettiva iniziale allo schermo diviso in due met contrapposte (cos come la psiche del protagonista), alla frequente preferenza per il movimento della cinepresa al posto delluso del montaggio. Ma ogni inquadratura appare fresca e inventiva in questopera di strepitosa creativit, in cui le immagini perturbanti di una Londra buia e piovosa ci restano incise nella mente non meno della virtuosistica metamorfosi attraverso la quale il gentleman si spoglia delle proprie inibizioni mettendo a nudo lanimalit del desiderio. In un clima generale di irriverenza ironica dal sapore ebraico (Mamoulian recluta Richard Rodgers e Lorenz Hart per le musiche e per la sceneggiatura il russo-lituano Samuel Hoffenstein, gi suo prezioso collaboratore per Jekyll), Love Me Tonight rappresenta la piena maturit del musical operettistico1 e contemporaneamente la sua aperta e definitiva trasgressione. La sua prima, sbalorditiva, mez1

Mamoulian lo realizza nel 1932 negli stessi studi della Paramount dove Lubitsch ha appena girato il suo quarto musical, One Hour with You. Da questo film riprende anche gli attori: Chevalier, la MacDonald e Charlie Ruggles.

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Mamoulian riprende da Lubitsch la coppia MacDonaldChevalier per Love Me Tonight.

zora costituisce una dichiarazione di poetica da parte di un rivoluzionario che utilizza tutte le possibilit del cinema per riplasmare creativamente la realt: dalla iniziale sinfonia dei rumori nelle strade di Parigi alla suite della magnifica canzone Isnt It Romantic, intonata da Maurice Chevalier e poi ripresa da varie persone tra cui un gruppo di soldati e infine da Jeanette MacDonald, sino alla comparsa delle tre streghe del Macbeth, custodi del castello e del suo mondo decrepito. Straordinaria anche la generosit fuori dagli schemi con cui Rodgers e Hart accettano di de-romanticizzare in contrasto con i titoli e i versi ufficiali tanto questa canzone quanto la successiva Lover (che la MacDonald intona a bordo del calesse prima di rovesciarsi), introducendo versi prosaicamente incongrui con la loro musicalit delicatamente sognante. Come in Jekyll, questopera parodistica e autoparodistica trabocca di una vena erotica prorompente che attraversa senza pudore la sua tessitura deliziosamente leggera come un merletto.1
1 Per una preziosa analisi di questo film, rimando a: Joseph Horowitz, Artists in Exile How Refugees From Twentieth-Century War and Revolution Transfomed the American Performing Arts, Harper, New York, 2008, pp. 347-352.

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Mamoulian ricostruisce la coreografia della Pasqua ortodossa in We Live Again.

Dal romanzo dinizio secolo di Hermann Sudermann, The Song of Songs un dramma ultraromantico dove, sulle note della Patetica, lamore sublime si scontra con lerotismo carnale con conseguente deragliamento dellanima: Mamoulian scandaglia ogni palpito, ogni scintilla di luce sul volto magico di Marlene Dietrich, ora acceso dal fulgore dellinnocenza, ora rabbuiato dalle ombre della perdizione. Anche i suoi parziali fallimenti portano sempre il segno dellinvenzione geniale: unammaliante Garbo dalla sensualit androgina in Queen Cristina, loriginale traduzione di Vanity Fair di Thackeray in teatro da camera con Becky Sharp, il primo film in Technicolor a tre strisce dove R. M. ritrova la formidabile Miriam Hopkins: e la magnifica sequenza del servizio liturgico per la Pasqua ortodossa in We Live Again, da Resurrezione di Tolstoj, con lucraina Anna Sten e Fredric March (che subito dopo vestir i panni di Jean Valjean e Vronsky). Con The Gay Desperado torna alle atmosfere di Love Me Tonight, al divertissement canterino e al cinema che racconta se stesso, ma in un contesto di povert da Bmovie, ben simboleggiato dal passaggio da Parigi al Messico (nella realt dagli studi Paramount alle locations in 135

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Arizona). Con un cast di secondo piano il tenore veronese Nino Martini, il caratterista Leo Carrillo (strepitoso il suo inglese messicano) e una Ida Lupino diciottenne il regista georgiano si diverte prendendo in giro le convenzioni cinematografiche e forse anche il pubblico, a cui presenta delle ombre gigantesche proiettate sui muri (lessenza del cinema), davanti ai quali file di spettatori assistono a innocue esibizioni vocali, divenendo essi stessi i protagonisti inconsapevoli. Non sono i numeri musicali in se stessi a contare, ma i contesti in cui vengono eseguiti: Celeste Aida eseguita da Martini in uno studio radiofonico presidiato da banditi armati, ed Estrelita interpretata dal cantante ammanettato a un poliziotto, con effetti esilaranti. In High, Wide and Handsome mescola i generi con fresca disinvoltura, dando vita a un pastiche di dramma, commedia, azione avventurosa e fantasia, il cui lievito dato dalle canzoni di Kern e Hammerstein, interpretate dalla frizzante artista circense Irene Dunne, coniugata col prestante costruttore di pozzi petroliferi Randolph Scott. Lamore per il teatro lo porta alla scelta temeraria di tradurre in cinema, con risultati comunque dignitosi, il dramma di Clifford Odets Golden Boy, che copre con una fittizia patina italiana lambientazione e la tematica tipicamente ebraiche (un giovane ambizioso diviso tra la boxe e il violino, a cui il padre lha destinato).1 Alla Fox, cambia di nuovo genere cimentandosi nei remakes di due classici del muto come The Mark of Zorro e Blood and Sand, utilizzando uno spavaldo Tyrone Power (affiancato dalla giovanissima Linda Darnell, gi due volte
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A teatro le parti di Joe Bonaparte e di suo padre erano interpretate dagli ebrei Luther Adler e Morris Carnovsky (attivi anche nel cinema). Nel film Joe William Holden, ma gli stanno al fianco due attori dalla pronunciata ebraicit come Lee J. Cobb (Leo Jacoby) e Sam Levene (Samuel Levine). Lo stesso Odets figlio di immigrati ebrei (il vero nome del padre Gorodetsky).

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Tyrone Power, con la maschera di Zorro, minaccia lalcalde (J. Edward Bromberg) in The Mark of Zorro.

con lui) nei ruoli di Douglas Fairbanks e Rudolph Valentino. Nel primo confeziona uno squisito divertissement smaccatamente fumettistico, imbottito di magnifici attori europei (gli inglesi Basil Rathbone e Montagu Love, il rumeno J. Edward Bromberg, il greco George Regas, il siciliano Frank Puglia) e/o destinati a entrare dieci anni dopo nella lista nera (Gale Sondergaard e lo stesso Bromberg). Memorabile il duello allarma bianca tra Power/Zorro e Rathbone/Capitan Pasquale, che rinnova i fasti dellanalogo scontro, in The Adventures of Robin Hood, tra Errol Flynn e linterprete di Sherlock Holmes, abile spadaccino. Meno divertente, il melodramma sulla ascesa e caduta dellambizioso torero si pone come un fremente gioco di colori, musiche, gestualit fisiche, in cui spicca la bramosia crudele di Rita Hayworth. Lastratta eleganza della scena della corrida riassume il senso estetico del film, in cui Mamoulian rende indirettamente omaggio a Valentino e a quella grande epoca del cinema offrendo il ruolo della madre di Juan ad Alla Nazimova, amica e collega dellattore italiano. Nel decennio successivo, segnato da trionfi nel teatro musicale basti pensare a Oklahoma!, replicato per cinque 137

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anni, e Carousel il cineasta armeno gira solo due film, la garbata commedia romantica Rings on Her Fingers (con Gene Tierney affascinante imbrogliona e Henry Fonda amabile credulone) e lintrigante e anomalo musical Summer Holiday, tratto dalla pice di Eugene ONeill Ah, Wilderness!, affettuosa rivisitazione della vita di provincia intorno allo scorcio del secolo, con la strana coppia Walter Huston-Mickey Rooney. Chiude infine la sua carriera hollywoodiana nel 57 con Silk Stockings, riproponendo un classico del cinema euroamericano, Ninotchka, con la mediazione di Cole Porter, traducendo genialmente in termini di ritmo, movimento, coreografie e colori le tematiche erotico-politiche di Lubitsch e Wilder: Fred Astaire e Cyd Charisse elevano un inno alla vita attraverso la danza e Peter Lorre fa da legame con la vecchia Europa da cui tutto ha avuto origine.

Ancora unimmagine da The Mark of Zorro: qui Tyrone Power incrocia la spada con Basil Rathbone.

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11. Lo spirito umanistico

Ai pi grandi narratori del cinema euro-americano sempre stato negato il titolo di autori a causa del paraocchi contenutistico dominante tra la critica europea a partire dagli anni 60, nonostante che questi supremi metteurs en scne mostrino approcci stilistici e culturali fortemente connotati mentre si muovono con scioltezza tra generi diversi. In particolare, allinterno della classicit che contraddistingue il loro approccio creativo ben distinguibile una forte adesione a quello spirito umanistico che il massimo portato della civilt europea, e che riesce meglio ad amalgamarsi con lanima democratica americana nei due decenni degli anni 30 e 40. Sia William Wyler che Lewis Milestone portano avanti un cinema stilisticamente impeccabile, tanto lucidamente controllato nella struttura narrativa quanto attento a una rappresentazione drammaticamente intensa dei conflitti umani, a cui un rapporto privilegiato col teatro e la letteratura danno un forte spessore culturale. Nellopera variegata dellalsaziano lempito umanistico e la sensibilit sociale vanno di pari passo con un discorso narrativo di classica lucidit, che esplora con tensione implacabile situazioni molteplici dove individui separati per cultura, ceto, aspirazioni, si ritrovano in lacerante conflitto. 139

QUANDO I MONDI SI INCONTRANO Herbert Marshall, Frank Morgan, Margaret Sullavan e Reginald Owen nella scintillante commedia The Good Fairy.

Dopo una lunga sfilza di due rullie cinque rulli, tutti western grazie a cui impara i fondamentali del cinema dazione, chiude lera del muto con due commedie The Shakedown e The Love Trap che preannunciano il grande cineasta che verr. Abborda con sicurezza il cinema sonoro col primo dei suoi western umanistici, Hells Heroes (la terza, e forse la migliore, delle cinque versioni del romanzo di Peter Kyne The Three Godfathers), e due opere di origine teatrale: il dramma Counsellor at Law di Elmer Rice (Reizenstein), vibrante di energia grazie alle carrellate vorticose della mdp e a un formidabile John Barrymore nella parte dellavvocato ebreo lacerato tra un umile passato pieno di ombre e un presente da Park Avenue moralmente vuoto, e la squisita commedia The Good Fairy, il cui indiavolato gioco degli equivoci sostenuto dal luminoso candore di Margaret Sullavan e dal talento impareggiabile di Herbert Marshall e Frank Morgan. Passato con Sam Goldwyn, inizia la sua opera di denuncia dellintolleranza e della violenza con la prima delle sue due versioni della pice The Childrens Hour di Lillian Hellman (ebrea anchessa), These Three, dove il tema della persecuzione e della calunnia si incrocia con quello dellomosessualit femminile. Per il momento deve ras140

LO SPIRITO UMANISTICO

segnarsi, in omaggio allo Hays Office, a sostituire il tema centrale con quello di un pi banale mnage trois coronato da uno happy ending (mentre la seconda versione, in tempi pi tolleranti, potr recuperare sia il titolo che il contenuto del testo teatrale, anche se perder parte del mordente originale). In Dodsworth, tratto da una riduzione teatrale del romanzo di Sinclair Lewis, scandaglia le dinamiche conflittuali che si producono in seno a una tipica coppia americana dellalta borghesia, messa a contatto con gli effetti disinibenti dellambiente europeo, in un confronto Europa/America alla Henry James (questa percezione dellEuropa come vacanza o carnevale contrapposta allAmerica come luogo del lavoro e dei doveri, torner ancora, in unatmosfera assai pi blanda, in Roman Holiday). Dead End lascia riconoscere ancora pi facilmente la sua origine teatrale (dramma di Sidney Kingsley), ma la profondit di campo della fotografia di Gregg Toland gli permette di creare un cinema da camera con superbe soluzioni visive che fanno perdonare gli schematismi e i luoghi comuni del testo. Locchio deep focus della cinepresa riesce a cogliere e mettere insieme tutte le contrapposizioni racchiuse nella formicolante vita di quartiere: i ricchi e i poveri, gli umili e i superbi, chi ce lha fatta a restare sulla retta via (Joel McCrea, il volto buono della Depressione, tornato dopo These Three) e chi lha abbandonata per poter evadere (Humphrey Bogart), le diverse scelte delle donne di fronte alla durezza dello slum. Tutti questi contrasti, che potrebbero affondare nello stereotipo, prendono vita attraverso i contrasti di luce ed ombra della fotografia e le angolature della mdp che incalza con partecipazione i volti di questumanit sofferente. Come bisognoso di aria nuova, Wyler abbandona temporaneamente lanalisi delle lacerazioni della societ contemporanea per fare una lunga escursione nella memoria e nellimmaginario storico delle sue due patrie, lAme141

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rica e lEuropa, con tre film ambientati nell800: Jezebel, Wuthering Heights, The Westerner. I primi due sublimi melodrammi di romanticismo teso e delirante, tenuto a bada solo dallocchio freddamente classico del regista, in cui lamore/odio delle due coppie di amanti li porta alla distruzione reciproca, nella New Orleans pre-bellica devastata dalla febbre gialla e nella brughiera inglese popolata dei demoni di Emily Bront. In Jezebel Wyler si dimostra pi che mai grande creatore di scene di tensione dallintensit quasi intollerabile, costruite intorno alle aspettative contrapposte dei personaggi coinvolti: vedi il ballo in cui Bette Davis sfoggia il vestito rosso andando verso la catastrofe al braccio di Henry Fonda, e larrivo di questultimo con la sposa mentre Julia in attesa spasmodica di offrirgli il suo amore. Con Wuthering Heights rende omaggio alla grande letteratura europea guidando con la bacchetta di un magistrale direttore dorchestra un cast allBritish quasi perfetto - Laurence Olivier, Merle Oberon, David Niven, Flora Robson, pi lirlandese Geraldine Fitzgerald in unopera insieme elegante e popolare, appassionata e controllata, che vede ancora una volta il dispiegamento delle tensioni allinterno di una piccola comunit svilupparsi sino alla fine ineluttabile. The Westerner, opera filo-pacifista di impianto psicologico, un western atipico in cui, insieme a quelli che diriger negli anni 50, Friendly Persuasion e The Big Country, Wyler contesta alla radice la pratica della violenza e della sopraffazione che connota lesperienza storica americana e seppure in forme idealizzate - questo popolare genere cinematografico. Per due volte Gary Cooper e una volta Gregory Peck si pongono in mezzo, come uomini di pace e ragionevolezza, a laceranti conflitti, riuscendo in parte a mitigarne lasprezza e a ricondurli nellalveo di un confronto civile.

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Bette Davis invischiata nella rete delle proprie menzogne in The Letter.

Jezebel costituisce il primo pannello del trittico diretto da Wyler con la magnifica Bette Davis, che in ognuno di essi fa ascendere il suo personaggio a nuovi livelli di delirio e perfidia. Se nel primo quadro leroina mette un ego smisurato al servizio di un sadomasochismo votato allautodistruzione, nei due successivi fronteggiata da un marito debole e quasi succube a cui linglese Herbert Marshall d il giusto languore - condotta allira omicida da una sensualit insoddisfatta (The Letter) e perviene infine a un apice assoluto di malvagit gretta e avida (Little Foxes). Nei due film forse la massima vetta raggiunta sia dal regista che dalla sua diva Wyler pu ritornare ai suoi amati testi teatrali (di Somerset Maugham e Lillian Hellman) partendo dai quali riesce a creare grovigli di tensioni psicologiche che si annodano inesorabilmente allinterno delle spazio limitato che le contiene. In The Letter la cinepresa costruisce una trama inesorabile di luci ed ombre che cattura la rete di contrasti amore/indifferenza, verit/menzogna, bramosit/frustrazione che si stringe intorno ai personaggi e nella quale la protagonista finisce infine impigliata. In Little Foxes la claustrofobia si fa ancora pi soffocante e il testo sovraccarico della Hellman (che preannuncia il decadentismo sudista di Tennessee Williams) d modo a Wyler 143

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e Gregg Toland di orchestrare scene dalle inquadrature complesse dove si incrociano e si scontrano gli odi, le bramosie, le ripulse, di un piccolo mondo chiuso in se stesso. Lentrata in guerra degli Stati Uniti spinge il cineasta alsaziano a dirigere un film di propaganda che per anche un abbraccio affettuoso e angosciato allEuropa che egli ha lasciato ed ora sanguina sotto il tallone nazista. In questopera dedicata ad esaltare lumile eroismo quotidiano con cui una famiglia inglese affronta i drammi e i travagli della guerra (Mrs Miniver), abbandona il suo sguardo pugnace e acuminato per darci un ritratto idilliaco ma pieno di calore di quanto di prezioso lantica civilt europea sta rischiando di perdere, e sottolinea il valore e il ruolo della donna che di quella il cuore e il motore, e si trova oggi in prima linea nel combattere la barbarie. Dopo aver partecipato attivamente allo sforzo bellico, lavorando nellUnit Cinematografica dellEsercito degli Stati Uniti, dove gira due importanti documentari sui combattimenti aerei, Wyler ritrova il suo consueto empito umanistico con The Best Years of Our Life, racconto polifonico sul difficile ritorno a casa dei reduci, le cui emozioni vengono sondate con una partecipazione che rischia talvolta di virare verso il sentimentalismo, ma salvato dallo sguardo acutissimo della mdp che attraverso il deep focus di Toland scandaglia le relazioni e le dinamiche contenute nei diversi piani dellinquadratura, e tramite la dilatazione temporale delle sequenze costruisce stati di tensione sempre crescente che affondano coraggiosamente nei problemi psicologici e sociali creati dalla societ postbellica. Lottimismo pressoch inevitabile del lieto fine non oscura in alcun modo la lucida messa a fuoco dei temi pi dolorosi, rappresentati da un lato dallo strazio della mutilazione (il marinaio con gli uncini al posto delle mani) e dallaltro dal clima reazionario che comincia ad adden144

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Teresa Wright, Dana Andrews, Myrna Loy e Fredric March affrontano le difficolt del dopoguerra in The Best Years of Our Lives.

sarsi, bene espresso dal cliente di un bar secondo il quale lAmerica avrebbe combattuto contro i nemici sbagliati. Le sensibilit e le prospettive delle diverse generazioni vengono efficacemente incarnate dalla coppia Fredric MarchMyrna Loy da una parte, e da quella Dana AndrewsTeresa Wright (due attori in perfetta sintonia coi cineasti euro-americani) dallaltra. Quindi, al termine della sua gloriosa associazione con Goldwyn e legato per cinque film con la Paramount, Wyler si prende una vacanza dalle ansie dellAmerica contemporanea concedendosi la trasposizione di due testi letterari, due classici americani di fine secolo: Washington Square di Henry James e Sister Carrie di Theodore Dreiser. The Heiress un film di bellezza squisita, e la migliore versione cinematografica che sia mai stata fatta di unopera di Henry James (con la mediazione, ancora una volta, di una trasposizione teatrale). La sua stupefacente eleganza, come gi in The Letter, al servizio di una vivisezione inesorabile di un piccolo mondo gretto fatto di crudelt, egoismi, frustrazioni. Olivia de Havilland, Ralph Richardson, Montgomery Clift e Miriam Hopkins assecondano in modo ammirevole il maestro alsaziano nel disegnare il 145

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Sta arrivando il momento della verit per Joseph Wiseman, Kirk Douglas e William Bendix nella stazione di polizia di Detective Story.

trapasso della sua eroina da uno stolido romanticheggiare allinaridimento di unastiosa perfidia. Dopo i saloni raffinati della New York aristocratica, il volto medio-basso di Chicago e New York evocato dalla penna dello scrittore figlio di emigrati tedeschi. Carrie non un film riuscito, in parte a causa di una Jennifer Jones priva della durezza necessaria, ma soprattutto per le manchevolezze della sceneggiatura e i tagli e le manipolazioni che dovette subire e ne ritardarono di due anni luscita. Essa unopera comunque interessante (anche grazie alla presenza di due vecchi attori di Wyler come Laurence Olivier e Miriam Hopkins) per il rinnovato tentativo del cineasta alsaziano di mettere in mostra i lati pi oscuri della vita sociale americana, nonostante il nuovo clima degli anni 50 sia sempre meno propenso ad assecondarlo. Come lAmerica del 1900 accolse con accuse scandalizzate di immoralit il romanzo dello scrittore, cos quella dellanticomunismo maccartista, mezzo secolo dopo, scoraggia rudemente tanto le franchezze sessuali quanto lanalisi impietosa dei pi gretti comportamenti sociali e la messa in mostra della miseria urbana. In attesa della sua uscita, dirige il dramma teatrale Detective Story, con un Kirk Douglas (lebreo Issur Demsky) allapice del suo vigore 146

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espressivo: qui Wyler riesce a portare avanti una tensione quasi insostenibile per tutto larco del film, facendo cozzare uno contro laltro svariati frammenti di umanit smarriti, lacerati o malati, di tanto in tanto placati da sussulti di piet. Roman Holiday soprattutto una vacanza per Wyler che, certo disgustato dellaria che tira negli USA, va a respirare per un po quella dellEuropa, girando a Roma, quasi come un gesto di ripudio, una deliziosa commedia che non sembra avere alcun rapporto con la sua abituale pratica cinematografica. Comunque, dietro limmagine spensierata di Gregory Peck e Audrey Hepburn che scorazzano in Vespa per la citt eterna, si intravedono in filigrana malinconie e ansie ben mimetizzate: la principessa deve tornare dentro il suo guscio soffocante e la festa romana, per la lingua inglese, indica un vantaggio ottenuto a scapito di altri (forse lAmerica che festeggia a spese di unEuropa non ancora risollevata dalla guerra?). In The Desperate Hours riunisce due dei suoi pi grandi attori, Fredric March e Humphrey Bogart, a cui offre nuovamente (al suo penultimo film) un ruolo da bad guy, 18 anni dopo Dead End. Tratto dal romanzo-pice di Joseph Hayes, questo film riporta Wyler a quelle situazioni di aspro conflitto in un ambiente circoscritto tra esponenti di mondi socio-culturali contrapposti, che aveva tanto prediletto negli anni passati. Con il suo passo lento e misurato e lattenzione minuziosa ad ogni sfumatura delle psicologie e dei comportamenti, esso costruisce una tensione implacabile che solo lesito sanguinoso, con la conseguente catarsi liberatoria, potr sciogliere. I tranquilli borghesi verranno premiati per essere riusciti a crescere moralmente nel corso della terribile prova che devono affrontare, mentre la loro vittoria non esente da una nota di piet per la sorte dei gangster prigionieri del loro destino, in particolare per quella del giovane fratello di Bogart, probabilmente vittima sacrificale di un meccanismo socia147

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le spietato che non gli ha offerto alcuna chance di salvezza. Illuminante in tal senso lo scambio di battute tra Bogart e il fratello: Ti ho insegnato tutto, vero?S, mi hai insegnato tutto ma non a vivere in una casa come questa. Il cinema nervoso e ricco di tensione di Wyler ora se la deve vedere con le esigenze di spettacolarit che ormai dominano il mondo di Hollywood, e i suoi tre film della seconda met degli anni 50 sono opere ipertrofiche in cui il CinemaScope, il Technicolor, i tempi smisurati e i ritmi ponderosi rischiano di soffocare lispirazione del regista, comunque mai del tutto spenta. Curiosamente, i due westerm Friendly Persuasion e The Big Country hanno il passo e il respiro del cinema classico pur ponendosi, con la loro ideologia pacifista, in controtendenza rispetto alla tradizione e alla ragion dessere di questo genere cinematografico. Il quacchero Gary Cooper e il gentiluomo dellEst Gregory Peck sono due figure centrali della cultura euro-americana del 900 per il loro rifiuto della violenza e la paziente disposizione al dialogo e al confronto, in un mondo istericamente contrapposto e incapace di ascoltare le ragioni degli altri (sia nel tempo narrativo che in quello reale). Anche nel blockbuster Ben-Hur si possono ravvisare spunti tematici coerenti con la poetica di Wyler, come loppressione degli ebrei da parte dei romani, che rischiano tuttavia di passare inosservati proprio a causa della loro sovraesposizione, mentre restano negli occhi di tutti le immagini della corsa delle bighe tra Charlton Heston e Stephen Boyd, peraltro filmate da Andrew Marton e Yakima Canutt. Wyler ritorna ai suoi interessi pi veri realizzando, con The Childrens Hour, il remake di quel These Three che, 25 anni prima, la censura gli ha imposto di edulcolare, riprendendo, come si visto, testo e titolo del dramma di Lillian Hellman, suggeritole dal suo compagno Dashiell Hammett. Ma il recupero di quel groviglio di tensioni col marchio anni 30 d in qualche modo limpressione di 148

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Il gangster Humphrey Bogart tiene prigioniera la famiglia di Fredric March in The Desperate Hours.

girare a vuoto, e il volto invecchiato della grande Miriam Hopkins (che nel primo film aveva la parte ora di Shirley MacLaine, mentre Merle Oberon viene sostituita da Audrey Hepburn, e Joel McCrea da James Garner) contribuisce a far sentire la nostalgia per quella grande stagione culturale. The Collector e The Liberation of L.B. Jones il suo ultimo film sono due opere di estrema durezza e assoluta mancanza di compromessi, anche per gli standard dei permissivi anni 60. Linquietante sgradevolezza del primo, incentrato su una maniacalit omicida pervasa di violenza sessuale, rende pi opportuna la lavorazione nella pi disinibita Inghilterra, dove non a caso, nello stesso anno, anche Otto Preminger filma il suo Bunny Lake Is Missing, un altro ritratto di una morbosa malattia mentale. Dal canto suo, Jones unopera assolutamente sconvolgente, dove il razzismo verso i neri, sostenuto da un potere corrotto (incarnato con la consueta efficacia da Lee J. Cobb), viene denunciato con una crudezza non edulcorata che d un carattere incredibilmente apocalittico al canto del cigno di questo cineasta squisitamente classico. In mezzo a questi due film inquietanti, dirige per due opere decisamente diverse. Restando in Europa dopo The 149

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Collector, gira in Francia How to Steal a Million, una raffinata commedia romantica con Audrey Hepburn, Peter OToole e Charles Boyer, quindi torna negli USA per la versione filmica del classico musical Funny Girl, con Barbra Streisand che riprende il ruolo, gi interpretato sul palcoscenico, della cantante-attrice Fanny Brice, star delle Ziegfeld Follies, ebrea anchessa (il suo vero nome Fania Borach). Come Wyler, anche il russo Lewis Milestone deve compiere un lungo apprendistato nel cinema muto, alla conclusione del quale mostra di possedere una buona scioltezza narrativa nella commedia sofisticata The Garden of Eden e nel gangster movie The Racket. Dischiude quindi lera del cinema sonoro ricavando da Remarque il suo grande, accorato poema della morte e della piet, dei sogni giovanili e dei destini infranti, della grandezza dellindividuo e dellorrore delle manipolazioni collettive: All Quiet on the Western Front, unalta lezione di cinema impegnato a rappresentare con dolorosa partecipazione le sofferenze e gli errori dellumanit. Ci propone poi negli anni 30 tre lavori di scattante, nervoso impianto teatrale (anche se due di essi derivano da testi narrativi). Con Front Page ci offre la prima versione cinematografica della famosa commedia di Hecht e McArthur, lunica in cui la durezza cinica del testo non sia sommersa dalla comicit slapstick, anche grazie ad Adolphe Menjou che ci offre un Walter Burns di soave cattiveria. Quella di Rain invece la seconda versione (ma la prima sonora) della celebre novella di Maugham, passata anche attraverso adattamenti teatrali, da cui stata evidentemente ispirata, con la sua atmosfera tesa e clau150

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La tragedia sta per compiersi per Lon Chaney Jr. e Burgess Meredith in Mice and Men.

strofobica. Joan Crawford una Sadie Thompson immatura ma veemente, mentre Walter Huston dona al personaggio del prete bigotto e segretamente lussurioso una terrificante implacabilit. Lultima parte di questo trittico teatrale appare oggi la pi fresca e incisiva delle tre, Of Mice and Men, tratto dalla amara novella di John Steinbeck (che ne fece anche una riduzione per il palcoscenico) sulla fragilit e la ferocia insite negli uomini. Pur se il testo appare oggi un po datato e qualche interpretazione manierata, il film colpisce ancora come un pugno nello stomaco col suo ritratto di vite frustrate e lattesa inquietante della catastrofe finale che si abbatter sul gigante dal cervello di bambino. Le simpatie progressiste di Milestone sono evidenti ma con esiti assai diversi tanto nella stramba satira sociale Hallelujah Im a Bum (con Al Jolson declamante dialoghi ritmati) quanto nel magnifico racconto dazione The General Died at Dawn, che coniuga limpegno sociale (lo script alquanto ridondante di Clifford Odets) con le forme squisite di un intrigante dramma romantico-avventuroso, acceso dal fulgore di Gary Cooper e dellhitchcockiana Madeleine Carroll. Pi debole sui toni leggeri della commedia, il russo se la cava con una certa grazia 151

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con le intricate peripezie da crociera di The Captain Hates the Sea (una sorta di Grand Hotel oceanico con lalcolizzato John Gilbert che interpreta praticamente se stesso nella sua ultima parte) e di Anything Goes, con Bing Crosby e Charlie Ruggles a guidare la sarabanda degli equivoci del musical play di Wodehouse e Cole Porter. Pi ispirata appare la favola musicale di Paris in Spring, una deliziosa bagatella fatta della materia di cui sono fatti i sogni, con le schermaglie amorose di due coppie di amanti orchestrate con eleganza spumeggiante dal sapore tipicamente europeo, rafforzato dalla presenza di Tullio Carminati e Ida Lupino. Tra il 1943 e il 45 accompagna lo sforzo bellico degli alleati dirigendo quattro film di guerra, di valore disuguale, in cui volge lattenzione ai diversi scenari internazionali in cui si sta svolgendo il nuovo conflitto: dalloccupazione tedesca in Norvegia e in Russia (Edge of Darkness e The North Star) alla prigionia in Giappone (The Purple Heart) e allo sbarco di Salerno (A Walk in the Sun). Edge of Darkness probabilmente lopera cinematografica di maggiore rilievo che sia stata realizzata sulla resistenza dei paesi europei al nazismo, insieme a Hangmen Also Die! di Fritz Lang. Al netto dellenfasi patriottica che affiora inevitabilmente in questo genere di film, e pur scontando due interpreti principali (Errol Flynn e Ann Sheridan) alquanto incongrui, pu vantare alcune sequenze dalla tensione formidabile (lingresso dei soldati tedeschi nel villaggio popolato di cadaveri, lassalto allhotel da parte dei cittadini insorti), una serie di carrellate funamboliche e un racconto corale sostenuto da un gruppo di magnifici caratteristi guidati da Walter Huston, Ruth Gordon e Morris Carnovsky, lex-interprete del teatro yiddish che negli anni 50 verr messo nella lista nera. Ancora pi esposto ai futuri attacchi anti-comunisti risulta The North Star, di nuovo con Walter Huston (protagonista anche dellaltro film pro-sovietico, Mission to Moscow di Curtiz) insieme a una miriade di celebri attori 152

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Dana Andrews, Farley Granger e Richard Conte attendono linevitabile verdetto in The Purple Heart.

quasi tutti fuori parte, e scritto da Lillian Hellman che cade nellumorismo involontario col suo quadro di festosa vita campestre nei villaggi ucraini. Ma Milestone riscatta questopera di propaganda, che doveva generare simpatia presso gli americani per i loro alleati russi impegnati nella difesa contro le truppe tedesche, con le scene di terrificante potenza che descrivono linvasione dei carri armati nei villaggi in fiamme. The Purple Heart un dramma claustrofobico che si svolge quasi interamente in unaula di tribunale e in una cella di prigione, dove lequipaggio di un bombardiere americano, deciso a non fornire le informazioni richieste anche resistendo alla tortura, attende linevitabile esecuzione. Limpasto di angosciosa cupezza e retorica patriottica viene vitalizzato dalla magistrale illuminazione contrastata e dalla trama impalpabile dei movimenti della mdp. Per celebrare la liberazione sul fronte europeo, dirige il sensibile, intelligente A Walk in the Sun, analisi corale delle paure, le speranze, le emozioni di un gruppo di soldati americani sbarcati a Salerno e ritrovatisi ben presto abbandonati a s stessi, costretti a trovarsi da soli un qualsiasi modesto obiettivo allinterno dellimmane insen153

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Il timore e lincertezza del futuro negli occhi di Dana Andrews in A Walk in the Sun.

satezza della guerra. Le vertiginose carrellate laterali di Milestone dinamizzano visivamente il chiacchiericcio ininterrotto, punteggiato di flussi di coscienza, con cui questi uomini tanto eroici quanto spaventati tentano di opporre un mondo di fantasie e discorsivit alla prospettiva del nulla che li accerchia1. Con The Strange Love of Martha Ivers contribuisce al genere noir con un dramma di lancinante durezza, scritto anchesso da Rossen: colpe non espiate e torbide ossessioni, sino al climax di distruzione reciproca, per la femme fatale Barbara Stanwyck ed il marito-complice Kirk Douglas (la Stanwyck va incontro allo stesso destino in Double Indemnity, con lamante-complice Fred MacMurray, e Sorry, Wrong Number, col marito Burt Lancaster). A guerra conclusa, dirige con professionalit senza passione Arch of Triumph, che non rinnova la brillantezza del suo primo incontro con Remarque, nonostante la presenza di Ingrid Bergman e Charles Boyer (i due esuli alla deriva nella Parigi del 38) e di un impareggiabile Charles Laughton nei panni di un viscido nazista.
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Lo script di Robert Rossen influenzer probabilmente Terence Malick per The Thin Red Line (La sottile linea rossa, 1998).

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Gregory Peck conduce i suoi soldati alla conquista della collina che d il nome a Pork Chop Hill.

A dieci anni di distanza, Milestone ritorna a Steinbeck (che scrive anche la sceneggiatura) con The Red Pony, ma dellamarezza graffiante di Of Mice and Men non c pi traccia, probabilmente a causa del maccartismo imperante che non vede di buon occhio n lo scrittore n il regista, uomo di idee democratiche, che si sente certo soffocare dal nuovo clima politico che attanaglia il mondo del cinema (e lAmerica tutta). Primo technicolor di L. M., questo film garbato e non privo di momenti intensi, incentrato sulliniziazione alla vita di un ragazzino in una fattoria del West, alle prese problematicamente sia col mondo dei cavalli che con quello degli adulti (il pi vicino a lui il cowboy Robert Mitchum), risulta innocuo e fragile, nonostante la coloratissima colonna sonora di Aaron Copland. Cinque anni dopo la sua fine, Halls of Montezuma dispone il quinto tassello della saga di Milestone sul conflitto mondiale (anche se in realt fa da contrappunto allinizio della guerra di Corea), raccontando di uno sbarco americano su unisola controllata dai giapponesi. questo un film duro e spigoloso, dove il cineasta russo ci mostra la guerra come una lotta incessante contro la paura e la 155

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nevrosi mentre si va incontro alla morte cercando di eseguire gli ordini ricevuti, senza interrogarsi sul perch (ottimi Richard Widmark e Karl Malden). Dirige quindi senza entusiasmo una nuova versione di Les Miserables che, mentre fa rimpiangere quella di Boleslawski, conferma comunque il suo alto livello di professionalit (e quello dellottimo cast britannico, da Michael Rennie a Robert Newton, da Edmund Gwenn a Elsa Lanchester). Dopo una poco proficua parentesi europea, ritorna al cinema bellico per la sua ultima opera di valore, Pork Chop Hill, che ci riporta in qualche modo alle atmosfere di A Walk in the Sun, ma la piet per limmane carneficina della guerra (di Corea) appare venata da una nota di asprezza disincantata, da unamarezza meno incline al lirismo dettata dalla coscienza della stolida e feroce inutilit di questa guerra, come di ogni guerra. Purtroppo il film viene rimontato dal suo attore protagonista, Gregory Peck, in modo non conforme ai desideri del regista. Che i tempi e i rapporti di potere siano cambiati allinterno degli studios, Milestone lo pu verificare nei suoi ultimi due film, in cui si limita ad assecondare le gigionerie di Frank Sinatra & Co. in Oceans Eleven, e a lasciare libero Marlon Brando di prendere in mano a suo piacimento il sontuoso remake di Mutiny on the Bounty (dopo aver gi fatto scappare dal set il regista originario, Carol Reed). Regista di punta della Warner Brothers, accanto a Curtiz, anche William (Wilhelm) Dieterle deve assogettarsi alla politica da catena di montaggio imposta dal rozzo e incolto (ancorch geniale, a modo suo) Jack Warner, seppure con minore arrendevolezza rispetto allungherese. Lesordio hollywoodia156

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no, infatti (dopo alcune versioni tedesche di film della casa), segna subito uno stupefacente incontro fra la cultura europea e quella americana con unopera The Last Flight sulla Lost Generation di Hemingway e Fitzgerald sorprendentemente fresca e matura al tempo stesso. La mdp di Dieterle insegue, mobile, acuta, spietatamente lucida, questo gruppo di cinque uomini e una donna che, feriti nel corpo e nellanima dalla guerra e dallatmosfera ammorbante che ne sprigionata, vagano da un bar allaltro di mezza Europa scambiandosi battute surreali tra la spregiudicatezza e la disperazione, in attesa che il destino dia una svolta o ponga bruscamente fine alla loro vita. E non mancano neppure nella produzione successiva numerose piccole gemme dal tocco pi personalizzato, quali la commedia viennese Jewel Robbery, dal frizzante spirito libertino che anticipa Trouble in Paradise di Lubitsch (dello stesso anno, ancora con Kay Francis, qui sedotta dal fascinoso ladro William Powell, in attesa di Herbert Marshall), o il ben congegnato thriller (con tocchi di commedia) Fog Over Frisco, che Dieterle gira per le strade di San Francisco con impeccabile scansione ritmica, riserbando al pubblico la sorpresa di vedere Bette Davis uccisa a met del film (un quarto di secolo prima di Psycho!). Il meno brillante The Great OMalley presenta qualche motivo dinteresse grazie alla tematica sociale, nascosta tra le pieghe dellintreccio poliziesco che vede il rigido poliziotto Pat OBrien condurre col suo zelo sulla via della rovina e del carcere il povero Humphrey Bogart (nella sua unica collaborazione col regista tedesco), sino allimprobabile riscatto finale per entrambi. Curiosamente, realizza anche, nel corso del decennio, due progetti commercialmente fallimentari che pure hanno ottenuto limprimatur del parsimonioso boss della casa di produzione, probabilmente intimidito dallaura highbrow del primo A Midsummer Nights Dream e toccato nei suoi sentimenti democratici per quanto riguarda il se157

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Paul Ehrlich (E.G. Robinson) espone le sue teorie al Dott. Koch (Albert Bassermann) in Dr. Ehrlichs Magic Bullet.

condo Blockade. La commedia fantastica di Shakespeare co-diretta da Dieterle, con la sua consueta generosit, per dare una mano allex-maestro, lebreo Max Reinhardt appena sfuggito alla Germania nazista, mentre il film sulla guerra di Spagna coraggioso nelle intenzioni del produttore Walter Wanger risulta appannato e incerto per i troppi compromessi cui deve sottostare. Ma il regista tedesco riesce a coniugare il successo commerciale con limpegno culturale e politico, in una serie di cinque biografie in cui la meticolosa ricostruzione del passato si mette al servizio di una appassionata apologia dei valori umanistici che proprio la sua patria dorigine sembra voler cancellare dalla faccia della terra. In fruttuoso e stretto sodalizio con due attori ebrei immigrati, il galiziano Paul Muni (Meshilem Meier Weisenfreund) e il rumeno Edward G. Robinson (Emmanuel Goldenberg), Dieterle fa respirare aria dEuropa al pubblico americano, introducendolo alla storia, alla scienza, allarte e ai problemi sociali del vecchio continente intorno alla fine dell800 e allinizio del 900. Mentre la Germania nazista sta gettando la sua ombra sullEuropa, il cineasta ebreo tedesco addita al mondo limpegno pugnace e volitivo di Louis Pasteur ed Emile Zola, del dottor Paul 158

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Emile Zola (Paul Muni) incontra Paul Czanne (Vladimir Sokoloff) in The Life of Emile Zola.

Ehrlich e di Julius Reuter, in lotta per i valori eterni dellumanesimo e del progresso contro la sopraffazione, loscurantismo, la conservazione dei privilegi, attraverso un cinema insieme didattico e romanzesco, divulgativo e stilisticamente raffinato. Listrionismo camaleontico dellex-interprete del teatro yiddish (prima del passaggio del testimone alla pi sobria pacatezza di Robinson) mette in scena con sanguigna energia lincessante scontro tra il meglio e il peggio della vecchia Europa, in una prospettiva di ottimismo progressista, proprio mentre il peggio sta per vincere la partita. Attraverso la lucida disamina del caso Dreyfus, in The Life of Emile Zola, Dieterle sferra il pi duro e appassionato atto daccusa contro la persecuzione degli ebrei gi iniziata in Germania, che il cinema di tutto il mondo abbia prodotto in quegli anni (anche se lebraicit di Dreyfus viene lasciata in gran parte sottintesa, cos come in Dr. Ehrlichs Magic Bullet viene appena accennata lostilit di alcuni colleghi verso il ricercatore tedesco anche per la sua identit razziale).1

Gli altri titoli sono: The Story of Louis Pasteur e A Dispatch from Reuters.

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Quasimodo (Charles Laughton) accanto alla statua gotica in The Hunchback of Notre Dame.

In Juarez, forse lopera politicamente pi audace prodotta da Hollywood durante la sua epoca classica, Muni si cala nei panni dellindio che diventa il primo presidente messicano, dopo aver fatto fucilare malvolentieri lingenuo e idealistico Massimiliano dAustria, vittima degli intrighi del vanesio Napoleone III (un prezioso cameo di Claude Rains). Al termine del decennio, W. D. firma due dei suoi capolavori, The Hunchback of Notre Dame e All That Money Can Buy, entrambi ispirati da fonti letterarie. Nella formidabile versione del romanzo di Victor Hugo, il tema del conflitto tra superstizione e ragione, oscurantismo e progresso, prende vita in uno scenario vibrante dove si intrecciano amore e lussuria, la bestialit degli uomini e lumanit innocente del mostro Quasimodo. Dieterle fonde genialmente la scorrevolezza narrativa del cinema americano con le sinistre scenografie, potentemente contrastate, di quello tedesco per risuscitare il passato della vecchia Europa attraverso immagini di straordinaria potenza, in cui le mostruose gargolle della cattedrale e la deformit grottesca del campanaro, insieme alle imprevedibili inquadrature espressioniste, ci fanno percepire drammaticamente il travaglio di unumanit in lotta feroce con s 160

LO SPIRITO UMANISTICO

Edward Arnold (Daniel Webster) e Walter Huston (il Diavolo) si contendono lanima di James Craig in All That Money Can Buy.

stessa. Nella messa in scena del popolarissimo racconto di Stephen Vincent Benet, di nuovo lAmerica e lEuropa creano preziose sinergie attraverso forme originali e innovative. Il folklore della frontiera americana, col suo inno alla libert democratica, viene esplorato con la lente di chi ha attraversato la stagione grandiosa del cinema di Weimar, partecipando in aggiunta personalmente in qualit di attore alla realizzazione del capolavoro espressionista di Murnau, Faust, il cui sogghignante Mefisto (Emil Jannings) preannuncia il riso altrettanto luciferino del campagnolo Mr. Scratch (Walter Huston). Negli anni 40, lasciata la Warner Brothers e la sua catena di montaggio, W. D. libero di muoversi da uno studio allaltro (MGM, Paramount, Selznick), con inevitabili alti e bassi. Dopo una efficace (anche se storicamente poco accurata) biografia del presidente Andrew Johnson (Tennessee Johnson, con grandi interpretazioni di Van Heflin e Lionel Barrymore) ed un Kismet (gi girato in tedesco dallo stesso W. D. nel 30) degno di nota principalmente per lo sfarzo kitsch del suo primo Technicolor e le gambe pitturate doro di Marlene Dietrich, campeggia in primo piano tra le sue opere la squisita tetralogia romantico-musicale con Joseph Cotten. 161

QUANDO I MONDI SI INCONTRANO

Ill Be Seeing You un blues lento di mirabile fattura, solo apparentemente dimesso e spoglio, in realt infarcito di mille preziosi dettagli che illuminano lincontro struggente tra due anime ferite (Ginger Rogers e Joseph Cotten in un duetto stupefacente), due esseri sconfitti alla deriva schiacciati dalla violenza insensata della societ, attraverso la guerra lui e attraverso la prevaricazione sulle donne lei. Il loro faticoso brancolare dal buio verso un barlume di luce (un ribaltamento totale del percorso dalla letizia alla disperazione della coppia di Sesso in catene) procede con toni delicatamente sommessi sulle note della squisita canzone del titolo, che sembra promettere un arrivederci allumanit sofferente. Il secondo atto, Love Letters, una fantasia romantica dominata anchessa da un incedere lento e pensoso, un tema musicale dolcissimo (di Victor Young) che accompagna incessantemente tutta la vicenda, e uno scavo dolente nellanimo di due esseri soli che hanno perduto s stessi. Di nuovo la guerra proietta la sua ombra minacciosa, ma questa volta la coppia alla ricerca della propria anima perduta (lei Jennifer Jones) si muove in uno scenario inglese, popolato di umbratili inquietudini gotiche e tormentose memorie da disseppellire. Il terzo atto, The Portrait of Jennie, uno dei capolavori euro-americani (e uno dei migliori 10 film di tutti i tempi secondo Luis Buuel) e la vetta della produzione di Dieterle degli anni 40: una magica fantasia surrealista dipanantesi sulle note di Debussy arrangiate da Tiomkin. Cotten, non pi soldato ma pittore, ancora una volta unanima smarrita, devota a una inafferrabile bellezza, che si lega alla presenza fantasmatica di Jennifer Jones (qui allapice del suo fascino) che entra ed esce dalle pieghe del tempo, viva e morta insieme, tanto radiosa quanto inquietante. Qui la cultura europea del romanticismo tedesco e delle avanguardie del 900 si sposa alla perfezione col potere illusionistico di Hollywood al massimo del suo 162

LO SPIRITO UMANISTICO

Joseph Cotten e Jennifer Jones si amano sullo sfondo di una Londra fantasmagorica, in Love Letters.

splendore (c David Selznick in cabina di comando), e lirrompere della luce verde nella scena della tempesta marina segna un acme di meravigliosa potenza, che si scioglie nellincantata catarsi dellimmagine finale del ritratto di Jennie rifulgente di colori (unanticipazione di Andrej Rublv?). Lultimo atto della tetralogia September Affair ci riconduce in regioni pi prosaiche con la sua ambientazione realistica e piena di colore locale nellItalia del dopoguerra (Roma, Napoli, Capri, Firenze), fotografata con amore da un Dieterle gi messo sotto il torchio dal nuovo clima maccartista, e reduce dalla lavorazione di Vulcano nelle isole Eolie, con Anna Magnani. Ma la coppia Cotten Fontaine, seppure pi solida e vincente di quelle che lhanno preceduta, condivide con esse lo stato di solitudine e spaesamento, la ricerca spasmodica di una felicit mai prima conosciuta, la cui fragile precariet sottolineata dal tema ricorrente di September Song, la meravigliosa elegia di Kurt Weill che Dieterle, con originalit, inserisce sia nella colonna sonora che dentro la storia, dove si alterna con il Concerto in Do minore di Rachmaninov. 163

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Lizabeth Scott e Charlton Heston vedono davanti a s un futuro pieno di ombre in Dark City.

I suoi thriller di questi anni Rope of Sand, Dark City si distinguono invece per un che di torbido e inquieto, un velo di cupezza che si stende sugli sforzi inani di uomini mediocri e colpevoli (Burt Lancaster, Charlton Heston) alla ricerca di un improbabile riscatto. Nel primo, la presenza di un Peter Lorre mellifluo e intrigante e di un Paul Henreid di inusitata ferocia fa pensare a una sorta di Casablanca grottescamente distorto. Nel secondo, la bionda regina dei B-movie noir, Lizabeth Scott, riesce a salvare lanima al suo insopportabile fidanzato, il bel Charlton al suo esordio. In unAmerica conformista e repressiva dove non si sente pi a suo agio, lanziano umanista ci offre nel 56, prima del ritorno in Europa, lultima delle sue biografie dedicate a uomini che hanno aperto nuove strade, Magic Fire. Ma sono proprio il fuoco e la magia a latitare, in questo ritratto di un egocentrico Richard Wagner osservato con lucido disincanto.

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12. Rapsodie ungheresi

Nellopera di alcuni cineasti emigrati i valori umanistici sopra discussi, seppur presenti, appaiono meno palesi, restando pi sotterranei rispetto a una vena affabulatoria prorompente, che pare voler aspirare a rappresentare la totalit dellesperienza umana, nelle sue grandezze e nelle sue miserie, nella luce e nellombra. certo questo il caso dellebreo ungherese Mihly Kertsz (ormai divenuto Michael Curtiz), instancabile macinatore di film per la Warners per 35 anni, ad un ritmo di 4-5 allanno nellepoca doro di questo studio (per non parlare della sessantina di film girati in Europa nellera del muto), che forse il pi perfetto artefice della sintesi Europa-America allinterno dellarte cinematografica. Nelle sue mani qualunque copione, sia esso una commedia o un western, un film dellorrore o un gangster movie, un dramma o uno swashbuckler, riceve limprinting della sua formidabile verve di narratore. Questo autocrate del set, terrore degli attori ma delizia dei produttori per la sua prodigiosa adattabilit, ci incanta nei momenti pi ispirati con una narrazione filmica di straordinaria fluidit ed eleganza, pulsante di vitalit, energia e musicalit, nel segno di un romanticismo ora struggente ora dinamico ed esuberante. Nel biennio 1932-33 si esibisce in due deliziosi pastiches dove introduce lhorror post-espressionista discendente da 165

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Bette Davis la pupa del gangster Spencer Tracy in 20,000 Years in Sing Sing.

Caligari allinterno dei tipici moduli della Warner Bros., allinsegna di ritmi spigliati, personaggi popolari e parlata slang. Linglese Lionel Atwill e la briosa ameriana Fay Wray incarnano efficacemente, sia in Doctor X che in Mystery of the Wax Museum, questa bipolarit, che con modulazioni diverse si pone al centro di entrambe le opere. In un suggestivo Technicolor bicromatico che conferisce un fulgore antirealistico, Curtiz supera con slancio le occasionali rozzezze delle sceneggiature con la magica fluidit dei movimenti della mdp (il suo inconfondibile marchio di fabbrica) che scivola attraverso set neo-espressionisti con le angolazioni pi intricate. Doctor X, un misto di horror e thriller con forti elementi di commedia, sembra una risposta al Frankenstein della Universal su un piano meno colto e pi popolare, con la sua figura di scienziato/serial killer dedito al cannibalismo. Wax Museum, opera ricca di echi culturali (da Leni al Fantasma dellopera) risulta pi compatto e compiuto, animato da uno slancio visionario di torrenziale vitalit. I due protagonisti, lartista prigioniero delle sue ossessioni e la giornalista tutto-pepe, incarnano perfettamente lincontro/scontro tra la vecchia decadente Europa e lAmerica pratica e sbrigativa, e il regista mantiene in prodigioso equilibrio inquietudine e 166

RAPSODIE UNGHERESI

Geoffrey Thorpe (Errol Flynn) riceve il titolo di baronetto dalla Regina Elisabetta (Flora Robson) in The Sea Hawk.

divertimento, raffinatezza visiva e vigore narrativo, spessore culturale e candore fumettistico. Impegnato anche nei criminal movies dove la Warner Bros. ha un ruolo di primo piano, infonde in 20,000 Years in Sing Sing, Kid Galahad e The Angels with Dirty Faces unintensit narrativa che li rende dei classici del genere (con vigorose interpretazioni dei grandi Spencer Tracy, Edward G. Robinson, James Cagney e Humphrey Bogart). Leggerezza e rapidit, scioltezza e brio sono le caratteristiche delle sue opere pi leggere di questi anni, spesso incentrate su ragazze spigliate (Bette Davis in prima fila) decise a tenere il passo degli uomini nellarena professionale o sessuale (Female, Jimmy the Gent, Front Page Woman). In particolare, nella produzione pre-bellica di Curtiz trovano la loro formulazione definitiva la sintassi e gli stilemi del cinema avventuroso dazione, i cui mondi fittizi entrano di prepotenza nellimmaginario collettivo grazie alla loro potenza incantatoria. Questo straordinario corpus di opere (che trova la sua fulgida icona nella brillantezza spavalda dellaustraliano Errol Flynn, pronto a diventare bandito o pirata, cavalleggero o eroe del West, per le grazie della radiosa Olivia de Havilland) ridona alluomo contemporaneo la dimensione del mito, attraverso una 167

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Edward G. Robinson (Wolf Larsen) affronta John Garfield in The Sea Wolf.

narrazione spumeggiante e vorticosa il cui ingenuo disimpegno viene sublimato nella ricercatezza della tessitura visiva e sonora. Alla brillantezza trascinante di Captain Blood, The Adventures of Robin Hood e The Sea Hawk contribuiscono infatti in maniera determinante le brillanti architetture sinfoniche del grande Erich W. Korngold. Nella trilogia western del biennio 39-40 si cimenta con il consueto slancio (ma senza il piglio esibito nei swashbucklers) con questo genere tornato in voga proprio allora nel cinema americano, in cui appare meno vincolato dei suoi colleghi da un qualche intento storiografico, contribuendo piuttosto (con Dodge City e Virginia City) a costruire la dimensione mitologica dellepopea del West; mentre in Santa Fe Trail sacrifica la verit storica sulle battaglie abolizioniste di John Brown alle proprie esigenze di drammatizzazione scenica (cos come in The Charge of the Light Brigade ha costruito un meraviglioso racconto davventure che perpetua la leggenda dei 600 di Balaclava). Gli anni 40 si aprono e si chiudono per Curtiz con due capolavori con John Garfield (gi presente nel trittico sulle quattro sorelle iniziato con la vibrante commedia drammatica Four Daughters): The Sea Wolf e Breaking Point. Due 168

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Peter Lorre invoca invano laiuto di Humphrey Bogart in Casablanca.

film dove il bianco e nero raggiunge una magica intensit, due film in cui il cinema eccezionalmente eguaglia lalto livello del mezzo letterario da cui prende spunto, se non lo supera addirittura, nel caso del romanzo di Hemingway. The Sea Wolf il miglior film che sia mai stato tratto da Jack London, e il suo ritmo scattante e implacabile mostra il regista ungherese in uno dei suoi momenti pi ispirati, certamente a proprio agio e in perfetta sintonia sia culturale che umorale con gli altri due artisti ebrei che danno allopera il suo formidabile vigore: il rumeno Goldenberg/Robinson e il newyorkese Garfinkle/Garfield. La cultura ebraica, divelta a forza dallEuropa, si trasforma e si rigenera a contatto con la vitalit della societ americana, utilizzando le forme del racconto popolare di avventure per parlarci della tragedia del superomismo. Il duro e incisivo Breaking Point (da Avere e non avere) conclude degnamente un decennio straordinario per il cinema euro-americano e per Curtiz, che mette a frutto la sua magistrale fluidit narrativa intrisa di atmosfere noir, per raccontarci il gorgo infernale in cui si inabissa un loser incalzato dal destino. 169

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La propaganda filo-sovietica di Mission to Moscow provocher la reazione irritata della destra americana.

Ma in mezzo a queste due opere assurdamente poco note, troviamo quella a cui il nome di Curtiz perennemente associato, e che ancora oggi rappresenta uno dei cult movie pi amati della storia del cinema: Casablanca. Alla magia di questo capolavoro non estraneo lo stato di grazia del magnifico cast europeo, dalla svedese Ingrid Bergman al triestinoaustriaco Paul Henreid, dai tedeschi Conrad Veidt e Curt Bois agli inglesi Claude Rains e Sidney Greenstreet e agli ebrei Peter Lorre (slovacco), S.Z. Sakall (lungherese Ger Jen) e Marcel Dalio (il francese Israel Moshe Blauschild, accompagnato dalla moglie Madeleine Lebeaux), che circonda un Humphrey Bogart avvolto dal regista in unaura mitica. La sinergia cosmopolita, orchestrata da questo esule ebreo dal talento stregonesco1, genera qui, pi che in ogni altro film, energia, senso deccitazione, abbandono totale allincanto del racconto, che riesce ad abbinare in modo credibile la struggente storia damore (perso, ritrovato e di nuovo perso) allimpegno politico (lAmerica appena entrata in guerra), i convulsi destini individuali allimmenso dramma collettivo.
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E innestata sullo script quasi perfetto dei fratelli Epstein, ebrei newyorkesi.

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Se Passage to Marseille (dove ritornano molti degli attori di Casablanca), notevole per i flashback a scatole cinesi, fatica tuttavia a liberarsi dalla zavorra della propaganda bellica, appare addirittura grondante di propaganda filosovietica il semi-documentaristico Mission to Moscow, che diventer il principale capo daccusa contro il supposto sinistrismo di Hollywood durante le sedute del 47 della Commissione per le Attivit Anti-Americane. Lungherese si dimostra al culmine della sua brillantezza creativa con i drammi a tinte noir Mildred Pierce e The Unsuspected. Dal romanzo di James Cain (autore anche del celebre The Postman Always Rings Twice, pi volte filmato, e di Double Indemnity, da cui Billy Wilder ha tratto il suo classico noir) Curtiz ricava uno dei pi intensi e acuminati thriller del decennio, estraendo da Joan Crawford forse la pi grande interpretazione della sua carriera, nella parte della donna ambiziosa stretta in una morsa tra una figlia egoista ed ingrata e un amante dandy scaltro opportunista (un eccellente Zachary Scott). La sceneggiatura di The Unsuspected ha vari punti di contatto con quella di Laura di Preminger: il film inizia inquadrando il ritratto di una giovane donna che si suppone morta, e invece riapparir viva e vegeta; inoltre il colpevole degli omicidi, Claude Rains, un uomo colto e rispettato che lavora alla radio, come Clifton Webb (di cui per non condivide la bruschezza puntuta, nascondendo la crudelt dietro una maschera melliflua). Ma le somiglianze finiscono qui, per questo thriller che Curtiz carica di toni frementi attraverso violenti contrasti di luci ed ombre, tra i quali si agita un mondo di paura, inganno e paranoia. Il regista si scatena nelle inquadrature pi arrischiate, con vertiginose angolature dallalto che riducono i personaggi a formiche ed altre dal basso che li carica di una minacciosit in contrasto con lopulenza lussuosa che li circonda. Mirabile la scena assolutamente espres sionista in cui il sicario ascolta nella penombra di una 171

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Curtiz si rivela degno erede del cinema espressionista in The Unsuspected.

camera dalbergo la voce suadente del suo mandante che descrive alla radio la sua condizione di braccato, mentre fuori dalla finestra vengono inquadrate le lettere luminose KILL (facenti parte dellinsegna dellhotel). Affabulatore incontenibile, Curtiz si mostra a suo agio tanto nel melodramma (Flamingo Road, con scontri formidabili tra Joan Crawford e Sydney Greenstreet, e Bright Leaf, un pre-Dynasty con Gary Cooper e unaltra ebrea di talento, Lauren Bacall) quanto nella rievocazione ricca di umori del passato prossimo americano: Yankee Doodle Dandy, amorevole ricostruzione dellAmerica dinizio secolo dellultra-patriottico artista di variet George Cohan (un esplosivo James Cagney), Roughly Speaking, carrellata lungo quarantanni di vita di una donna indomita (Rosalind Russell), e Life with Father, deliziosa commedia sulla New York di fine 800 con un impareggiabile William Powell nei panni di un pater familias positivista. Se la cava con onore, ma meno brillantemente, nei film musicali, il migliore dei quali Young Man with a Horn, una quasi-biografia di Bix Beiderbecke con Kirk Douglas tormentato trombettista accanto a Lauren Bacall e a una giovane Doris Day (che ha gi fatto esordire in Romance on the High Seas e avr con s in altre due commedie musi172

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Kirk Douglas e Hoagy Carmichael scatenati in un brano jazz in Young Man with a Horn.

cali), mentre appare troppo celebrativa ed edulcorata la biografia di Cole Porter Night and Day, con un improbabile Cary Grant nei panni del compositore, la cui omosessualit viene adombrata con allusioni criptiche. I filmi di Curtiz degli anni 50 sono paradigmatici della nuova situazione in cui i cineasti euro-americani si trovano a operare, svolgendo con competenza ma senza entusiasmo (e talora con stanchezza) i compiti che gli studios, sempre pi di rado animati da slanci creativi, gli affidano. E cos questo maestro del ritmo e dellemozione dirige con fredda perizia tediosi film in costume (The Egyptian, Francis of Assisi) e commedie luccicanti ma senzanima (White Christmas, A Breath of Scandal), sterilizzando persino il capolavoro di Mark Twain, The Adventures of Huckleberry Finn. Naturalmente, il vecchio leone riesce ancora a tirar fuori qualche unghiata di tanto in tanto: in alcune gag di Were No Angels (dove ritrova i suoi attori degli anni doro Humphrey Bogart e Basil Rathbone), nelle atmosfere vibranti dei locali notturni in The Helen Morgan Story, e infine nel pimpante western The Comancheros (dove John Wayne incontra e uccide per la prima volta Lee Marvin), il suo canto del cigno. 173

QUANDO I MONDI SI INCONTRANO

Lo psichiatra Ralph Bellamy cerca di psicanalizzare il gangster Chester Morris in Blind Alley.

Impossibilitato, negli anni 30, ad uscire dai binari di un competente ma poco significativo artigianato, lunghe rese Charles (Kroly) Vidor incomincia a mostrare il suo talento (forgiato negli anni allUFA) col passaggio alla Columbia nel 39. Nonostante il solito trattamento della psicoanalisi da parte di Hollywood (che la riduce a una sorta di rebus da decifrare), riesce a fare di Blind Alley un thriller pieno di suspense dallatmosfera claustrofobica, in cui i movimenti fluidi e avvolgenti della mdp scavano febbrilmente nei volti dei personaggi costretti a una coabitazione forzata carica di minaccia (dallo psichiatra indagatore Ralph Bellamy al gangster nevrotico Chester Morris, dalla giovane criminale per amore Ann Dvorak al mediocre borghese che ritrova se stesso Melville Cooper), unendo vorticosamente tra di loro tutti i punti di uno spazio originariamente teatrale. Un altro B-movie non privo dinteresse Those High Grey Walls, un film carcerario imperniato sulla figura del bonario dottore/detenuto Walter Connolly, brillante e corpulento caratterista di alcune delle migliori commedie del decennio. Ma probabilmente con The Lady in Question e Ladies in Retirement, due film intrisi di cultura europea e sospesi tra il dramma e la commedia, che Vidor riesce a trovare le 174

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tonalit a lui pi congeniali e la giusta formula narrativa, imperniata sullo studio delle dinamiche incalzanti che si vengono a creare allinterno di un gruppo di personaggi dalla personalit fortemente caratterizzata. Lady, un remake di Gribouille di Marc Allgret realizzato appena tre anni prima, uno squisito divertissement permeato di ironia e amabile bizzarria, che si dipana con magica leggerezza e un senso del ritmo di perfetta musicalit. Lungherese si dimostra impeccabile nella direzione degli attori: se la giovane coppia Rita HayworthGlenn Ford (che con Vidor creer un forte legame) appare luminosamente accattivante, quella composta dallinglese Brian Aherne (lautentico mattatore del film) e dal tedesco Curt Bois nei panni dei due giurati che hanno salvato Rita dalla ghigliottina ma una serie di equivoci spinge a continui scontri verbali, trasmette una vis comica tanto formidabile quanto costruita sullasciuttezza dei mezzi espressivi. Memorabile anche Evelyn Keyes, sia in questo film nel ruolo della svampita sorella di Glenn Ford ansiosa di trovare un marito, sia nei panni di una servetta licenziosa nel successivo Ladies, tratto da una nota pice teatrale inglese ambientata in un cottage di campagna. Qui la mdp del regista si muove instancabile per creare unatmosfera neo-gotica tramite sempre nuovi giochi di luci ed ombre e carpire ogni lampo o tremolo negli sguardi dei suoi personaggi tormentati, affamati o stralunati. Intorno allassassina per amore Ida Lupino (che quattro anni dopo, in Devotion di Bernhardt, si trover di nuovo nella campagna inglese al centro di un altro terzetto di sorelle, le Bront) si muovono le due sorelle squinternate e ignare di essere la causa di tutti i guai (magnifiche Elsa Lanchester ed Edith Barrett) insieme allinsinuante mascalzone Louis Hayward (sempre efficace nelle parti di brillante canaglia). Negli anni 40 ci offre due gioielli del musical e del thriller noir: Cover Girl e Gilda, entrambi con una fulgida Rita Hayworth (Margarita Cansino), lattrice preferita del 175

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Ida Lupino costringe le sorelle Edith Barrett ed Elsa Lanchester a giurare di comportarsi bene, in Ladies in Retirement.

regista. Lungherese, appassionato melomane, firmer molti film di contenuto musicale, ma Cover Girl, un lussuoso Technicolor con canzoni di Jerome Kern e Ira Gershwin, oltre che il primo anche il migliore, con magnifici numeri di danza di Rita e Gene Kelly (memorabile la sua Alter Ego Dance). Con il suo mix inimitabile di erotismo romantico, intrighi misteriosi immersi in ombre noir, e movimenti vorticosi della mdp che creano un senso eccitante di interconnessione degli spazi e dei personaggi ma ciascuno solo e prigioniero delle proprie private ossessioni allinterno di questo formicolante spaccato dumanit Vidor fa di Gilda non solo il suo capolavoro ma una delle opere pi magiche degli anni 40, sfuggente a ogni categoria, che riprende in modo originale le atmosfere frementi di Casablanca del suo connazionale Curtiz. Grazie allinterpretazione ammaliante di Rita Hayworth, suprema e definitiva incarnazione della femme fatale come oggetto del desiderio dal travolgente potere seduttivo, regala allimmaginario collettivo unicona duratura dalla sconvolgente carica sensuale. La scena in cui Gilda canta Put the Blame on Mame (senza dimenticare Amado mio) resta probabilmente il momento musicale pi emozio176

RAPSODIE UNGHERESI

Rita Hayworth riattizza la passione di Glenn Ford dutante il ballo mascherato in Gilda.

nante mai apparso sullo schermo, insieme allesecuzione di As Time Goes By di Dooley Wilson, seduto al piano accanto a Ingrid Bergman, in Casablanca. In mezzo a questi due film forse le vette della sua arte dirige altre due opere interesssanti, ma di valore disuguale. Una piccola gemma Together Again, una delle ultime grandi commedie romantiche, con Irene Dunne e Charles Boyer ancora insieme a tessere intricate schermaglie damore lui scultore newyorkese, lei sindaco (in stato vedovile) di una cittadina di provincia sul filo di un ritmo perfetto che scandisce le battute, gli sguardi, i gesti, le entrate Decisamente meno riuscito risulta A Song to Remember, in cui leleganza e la scioltezza narrativa di Vidor non possono fare molto con un atroce trattamento hollywoodiano della vita di Chopin e George Sand, interpretati in maniera poco attendibile da due attori, Cornel Wilde e Merle Oberon, del tutto fuori parte, nonostante il loro background europeo (lui Kornel Weisz ebreo ungherese, lei angloindiana, a lungo attiva nel cinema inglese col marito Alexander Korda). La produzione di C. V. degli anni 50 pende decisamente verso la cultura e la storia europea, al servizio delle 177

QUANDO I MONDI SI INCONTRANO

quali mette a frutto la sua eleganza visuale, pur con qualche incertezza nella scelta dei registri espressivi. Hans Christian Andersen, pi che una biografia, una incantevole favola giocata sugli intrecci di suoni e colori, che trovano la loro sintesi negli squisiti balletti di Roland Petit. Quasi una fiaba anche The Swan, dalla commedia di Ferenc Molnr, la cui grazia un po languida viene ben assecondata dallaplomb britannico di Alec Guinness. Un linguaggio realistico pur nelle convenzioni proprie al genere mlo domina invece sia Rhapsody che A Farewell to Arms, girati il primo in Svizzera e il secondo in Italia. Lapproccio alla cultura europea di cui intriso Rhapsody, a partire dagli attori (Elizabeth Taylor, Vittorio Gassman, John Ericson e Michael Chekhov) sino allo svolgimento tematico, in cui la musica classica svolge un ruolo di primo piano, riceve il tipico trattamento MGM, sovraccarico di opulento romanticismo, che impedisce a Vidor di conferirgli il necessario mordente. Nella mastodontica trascrizione del romanzo di Hemingway voluta dalla megalomania di David Selznick, C. V. ottiene i risultati migliori nella sfolgorante fotografia delle montagne italiane e nelle scene di massa (memorabile la ritirata di Caporetto), mentre i drammi personali dei due amanti (meglio il sobrio Rock Hudson della troppo fremente Jennifer Jones) e del medico Rinaldi (un Vittorio De Sica sopra le righe) risultano spesso intaccati da un turgore non sufficientemente controllato. In realt il regista ungherese sembra molto pi a suo agio quando si immerge nelle atmosfere spesso sordide ma vibranti della realt americana, del cui mondo del music-hall racconta grandezze e miserie attraverso la biografia di due star dei locali notturni, la cantante dellet del jazz Ruth Etting e il comedian degli anni 30 e 40 Joe E. Lewis (lebreo Joseph Klewan). Lintreccio tra pop culture, mondo della malavita e drammi personali, gestito con incalzante senso del ritmo e acuto scavo psicologico, fa sia 178

RAPSODIE UNGHERESI

di Love Me or Leave Me che di The Joker Is Wild due opere elettrizzanti con ottima musica e interpretazioni superlative (Doris Day cantante strepitosa in Love Me, con James Cagney memorabile maritogangster, e Frank Sinatra, nei panni del vecchio amico Lewis, che esegue per la prima volta la sensazionale All the Way).

Rita Hayworth si scatena nel suo numero di ballo in Gilda.

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13. Una grazia leggera

Molti cineasti euro-americani sono oggi in parte o totalmente dimenticati, nonostante alcuni di loro siano stati famosi e apprezzati al loro tempo, per il fatto che la loro opera appare troppo legata allepoca che lha prodotta oppure non reca in s limpronta di una visione o di un approccio stilistico sufficientemente riconoscibili. Quelli di cui ci occupiamo in questo capitolo condividono per unidea di sobria eleganza, di grazia lieve e garbata, che nei momenti pi ispirati pu immettere nelle linfe del cinema americano che si tratti di frizzanti commedie o di malinconici drammi preziosi distillati del miglior lascito della civilt europea. Appaiono oggi fortemente sottovalutate le opere dei francesi Fitzmaurice e DArrast che pure hanno impreziosito il cinema classico, a cavallo tra muto e sonoro, con la loro grazia ed eleganza sofisticata, la loro abilit nel costruire storie romanticamente avventurose, spesso speziate di scintillante cinismo, con impresso il marchio costante della signorilit, mostrando di prediligere i luoghi e le atmosfere della vecchia Europa. Dopo i drammi romantici dellera del muto, negli anni 30 lex-scenografo George Fitzmaurice, perfetto esponente dello stile MGM, offre il meglio del suo talento negli intrighi spionistici ambientati sullo scenario della Grande Guerra, in cui i suoi personaggi, dotati di squisita nobilt danimo ed alti codici donore, si immergono in intrighi che fanno spesso collidere la fedelt alla patria e il 180

UNA GRAZIA LEGGERA

Lamore esploso tra Cary Grant e Jean Harlow, in Suzy, destinato ad avere vita breve.

richiamo, assai pi potente, della passione amorosa. In Mata Hari Greta Garbo affronta il plotone desecuzione per salvare il bellufficiale russo Ramon Novarro, cos come in Suzy lufficiale francese Cary Grant offre la sua vita in prima linea per permettere a Jean Harlow di ricongiungersi col marito Franchot Tone; mentre in The Emperors Candlesticks gli aristocratici Luise Rainer e William Powell (russa lei, polacco lui) portano il loro charme in giro per le capitali dEuropa, facendo scintillare dun delicato lucore lintreccio filiforme della Baronessa Orczy. Nonostante lItalia da cartolina e la scarsa adattabilit dellintreccio pirandelliano, anche la commedia romantica As You Desire Me non priva di un suo languido fascino, grazie alla sempre magica Garbo, alle prese con un tirannico Stroheim. Si muove con destrezza anche nella sophisticated comedy, sfruttando al meglio lappeal elegante di Ronald Colman (aristocratico inglese diviso tra Loretta Young e Myrna Loy in The Devil to Pay!) e Robert Montgomery, impegnato a contendere Myrna Loy a Reginald Owen in una capanna del Labrador nel frizzante Petticoat Fever, di impianto teatrale, e pittore troppo ambizioso al fianco di Rosalind Russell in Live, Love and Learn. Co-dirige inoltre il compassato poliziesco Raffles (sul 181

QUANDO I MONDI SI INCONTRANO

William Powell e Luise Rainer danno la caccia ai candelieri dello zar in The Emperors Candlesticks.

ladro gentiluomo inglese creato da E.W. Hornung, perfet tamente incarnato da Ronald Colman, successore di John Barrymore e precursore di David Niven) sostituendo a met delle riprese lamico Henri DAbbadie DArrast (in America Harry DArrast), il quale, dal canto suo, nello stesso 1930 dirige la deliziosa commedia sofisticata non priva di risvolti drammatici Laughter, la cui finezza di tocco, eleganza scenografica e visione bonariamente amorale della vita anticipano Lubitsch e gran parte dello spirito delle commedie degli anni 30. Firma poi laccattivante commedia di Pagnol Topaze, intrisa di soave malizia propiziata da un magnifico John Barrymore nei panni dellingenuo professore a cui arride il successo solo quando si trasforma in affarista senza scrupoli. Attivi nel cinema europeo sia prima che dopo la loro breve esperienza americana, il viennese Paul L. Stein e il tedesco Ludwig Berger ci lasciano solo qualche debole traccia del loro soggiorno a Hollywood. Prima di trasferirsi in Inghilterra nel 32, Stein dirige una manciata di film del genere romantico, non privi di un loro aroma pungente e di uninteressante prospettiva al femminile, tra cui Sin Takes a Holiday, dove Constance Bennett manda allaria 182

UNA GRAZIA LEGGERA

un matrimonio di convenienza per vivere il suo amore con Basil Rathbone, e A Woman Commands, con Pola Negri, sposa per dovere al re di Serbia (il sempre ammirevole attore londinese Roland Young), e pronta a sacrificarsi per salvare la vita al bellufficiale Rathbone. Quanto a Berger (figlio delleconomista ebreo Ludwig Bamberger, ministro di Bismarck), riparte per lEuropa nel 30 dopo appena quattro film, di cui gli ultimi due quelli sonori sono delle gradevoli commedie musicali in cui riesce a proseguire, con nuove modulazioni, la sua attivit precedente nel teatro musicale tedesco (anche se deve scontare le terribili limitazioni tecniche del primo cinema sonoro). Con The Vagabond King trasporta sullo schermo loperetta omonima di Brian Hooker, con musiche del praghese Rudolph Friml, mantenendo nei panni di Francois Villon lartista che lha portata al successo a teatro, linglese Dennis King, purtroppo inadatto al cinema col suo eloquio declamatorio. Per quanto statico e greve, questo film vanta dei bei numeri musicali di Jeanette MacDonald e King, leccellente interpretazione dello scoto-australiano O.P. Heggie come Re Luigi XI e la presenza luminosa di Lillian Roth in una delle sue rare interpretazioni.1 Dal canto suo, The Playboy of Paris una allegra sarabanda, certamente sgangherata ma stracolma di movimento ed effervescenza, con uno scatenato Maurice Chevalier (giunto in America lanno prima, con lavvento del sonoro) nei panni di un cameriere divenuto milionario che, al termine della giornata di lavoro, si trasforma in spregiudicato frequentatore di night-club (una clausola contrattuale scoraggia tanto lui quanto il suo datore di lavoro O.P. Heggie dal separarsi).
1 La carriera dellattrice-cantante ebrea termina praticamente nel 33, a causa di gravi problemi dalcolismo (la sua storia verr narrata in Ill Cry Tomorrow - Pianger domani, 1955, di Daniel Mann, ispirato alla sua autobiografia.

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QUANDO I MONDI SI INCONTRANO

Ralph Bellamy inizia a comprendere il pietoso inganno di Ruth Chatterton in The Magnificent Lie.

Pi sfortunato ancora, il suo collega operettista Erik Charell riesce a dirigere un solo film a Hollywood, il quasi-musical Caravan: una bubbola leggera e vaporosa come una bolla di sapone, con le movimentate peripezie amorose del quartetto Charles Boyer-Loretta YoungPhillips Holmes-Jean Parker che si snodano in un tripudio di danze e musiche gitane in unUngheria da favola. Degli otto film girati in America dallebreo viennese Berthold Viertel (pi noto per il bel ritratto che gli dedica Christopher Isherwood in La Violetta del Prater) pochi sono sopravvissuti: tra questi The Magnificent Lie e The Man from Yesterday, dove il regista guida con competenza essenzialmente teatrale gli attori attraverso varie complicazioni amorose innescate in qualche modo dalla Grande Guerra. Nel primo la cantante di cabaret Ruth Chatterton finge di essere unaltra per compassione verso lex-soldato Ralph Bellamy, divenuto cieco, mentre nel secondo Claudette Colbert si innamora del bel medico Charles Boyer (che in The Lie impersona una brillante canaglia), credendo morto il marito Clive Brook (praticamente lo stesso intreccio di Suzy di Fitzmaurice, che per rovescer lesito finale).

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UNA GRAZIA LEGGERA

Sylvia Sidney ed Edward Arnold stanno per separarsi per sempre in Jennie Gerhardt.

Allo stesso decennio appartiene lopera del russo Marion Gering, consistente in drammi e pi raramente commedie dallo stile alquanto anonimo, la cui fragile eleganza riesce comunque a servire con una certa efficacia attori del calibro di Sylvia Sidney, Cary Grant e Carole Lombard. Tra le sue migliori realizzazioni (prodotte per la Paramount da B.P. Schulberg, padre dello scrittore Budd Schulberg) svetta il magnifico mel Jennie Gerhardt, con una strepitosa Sidney nella parte della sfortunata eroina del romanzo di Theodore Dreiser, che attraversa la vita passando da una tragedia allaltra (la perdita dei suoi due amanti e della figlia) con stoica tenacia. In 24 Hours ci narra a ritmi serrati le traversie di un uomo in crisi matrimoniale (Clive Brook) che viene accusato dellomicidio di una cantante di cabaret (la straordinaria Miriam Hopkins, che subito dopo interpreter un ruolo consimile in Dr. Jekyll and Mr. Hyde), prima di tornare tra le braccia della moglie (Kay Francis, in una delle sue tipiche parti). La sottile linea di confine tra normalit quotidiana e mondo criminale viene esplorata anche in Pick-up, dove lex-detenuta Sylvia Sidney deve difendere se stessa da false accuse e il proprio amore per lingenuo 185

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tassista George Raft dallaggressivit sessuale di una ragazza della buona societ. Thirty-Day Princess invece una gradevole escursione di Gering nei territori della commedia, in cui brilla il suo talento teatrale nella direzione degli attori, al di l dellesilit della trama, che vede unattricetta assumere le vesti di una principessa per non compromettere un affare finanziario internazionale. La deliziosa Sidney in questo doppio ruolo ben coadiuvata da un giovane ma gi brillante Cary Grant e dal sempre grintoso Edward Arnold, non ancora approdato alla corte di Frank Capra. Lopera migliore del berlinese Lothar Mendes costituita probabilmente dai tre film diretti durante la pausa inglese dal 34 al 371, ma questi sono preceduti da vari drammi e commedie di impianto romanticosofisticato di buona fattura. Tra questi Ladies Man con William Powell affascinante mascalzone, Strangers in Love, una garbata girandola di equivoci incentrata sulleleganza accattivante di Fredric March e la carica seduttiva di Kay Francis, e Luxury Liner, un Grand Hotel su una nave da crociera dalla Germania agli USA (simboleggiante lanalogo passaggio che sta avvenendo nel cinema e non solo l), dove il regista giostra con efficacia le mille vicende che si intrecciano, tra cuori spezzati e sogni di una nuova vita, con un bel cast internazionale in cui spicca la rumena Zita Johann, in una delle sue rare apparizioni. Tornato in America negli anni 40, Mendes si congeda dal cinema con The Walls Came Tumbling Down, un B-movie poliziesco di sorprendente freschezza e spigliatezza, nonostante la sceneggiatura mostri pi dun debito verso The Maltese Falcon, la cui preziosa statuetta qui viene sostituita addirittura da un dipinto
1 In particolare Jew Sss, dal celebre romanzo di Lion Feuchtwanger (di cui il tedesco Veit Harlan girer un remake in chiave antisemita, per volere del regime nazista: Jud S, Suss lebreo), e il magnifico The Man Who Could Work Miracles, dal racconto fantastico di H.G. Wells.

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UNA GRAZIA LEGGERA Al Shean, leggendario zio dei fratelli Marx, e Reginald Owen (qui con Douglass Montgomery) sono gli interpreti pi efficaci di Music in The Air.

perduto di Leonardo! Intorno allimpassibile Lee Bowman, si muovono personaggi di varia e bizzarra umanit, tra cui spiccano il finto reverendo dalleloquio forbito di George Macready e il grottesco mercante darte del camaleontico rumenoungherese J. Edward Bromberg. Il primo film creato dalle mani dei filmmakers fuggiti dalla Germania nazista, Music in the Air (1934), un musical tratto dalloperetta di Kern e Hammerstein, nasce dalla collaborazione di Erich Pommer come produttore, Joe May come regista, Billy Wilder e Robert Liebmann come sceneggiatori, ma non offre alla Fox il successo sperato, col suo improbabile quartetto bavarese (di cui fa parte Gloria Swanson) in situazioni alla Lubitsch ma senza il mordente e la cattiveria necessarie. Mentre lex-direttore della pi importante casa di produzione cinematografica dEuropa, lUFA, vede fallire immediatamente la sua possibile carriera americana, al regista di Asphalt non basteranno tre ottimi film in cui dimostra tutto il suo talento nella co struzione drammatica e nella illuminazione di ascendenza espressionista, per evitare il declassamento nei B-movies, con conseguente fuga da Hollywood dopo il 44. 187

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Il direttore dorchestra Basil Rathbone seduce la bella cantante Kay Francis in Confession.

Confession, remake di Mazurka di Willy Forst (con Kay Francis nella parte gi di Pola Negri e Basil Rathbone nel ruolo del musicista seduttore), un superbo dramma psicologico con vertiginosi movimenti della mdp e spiazzanti spostamenti dei punti di vista e dei piani temporali. The Invisible Man Returns rappresenta un soddisfacente sequel del capolavoro di Whale e anticipa nel soggetto (scritto dallo stesso May con Curt Siodmak) e in buona parte del cast The House of the Seven Gables, che con scarsi mezzi ricrea il romanzo di Hawthorne distribuendo sapientemente le ombre attraverso la grande casa che ha diviso tragicamente i due fratelli (Vincent Price e George Sanders), ultime vittime di unatavica maledizione. Ha inizio nel 1936 (e durer trentanni) la carriera americana di Henry Koster (Hermann Kosterlitz), la cui produzione garbata ed elegante si nutre di toni fiabeschi da operetta mitteleuropea nella saga in sei puntate incentrata sulla spigliatezza e la freschezza canora della giovane canadese Deanna Durbin, da Three Smart Girls a 188

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It Started with Eve, prodotta per la Universal dal suo amico e sodale sin dai tempi di Berlino, lebreo ungherese Joe Pasternak (che era gi stato in USA negli anni 20, alla Paramount). Il clima favolistico che impregna cos profondamente lopera di Koster e Pasternak raggiunge il suo apogeo con First Love, dove la storia damore tra lorfanella Deanna Durbin e il bel principe azzurro Robert Stack si sviluppa seguendo gli schemi di Cenerentola, in unalta societ di New York che, con le sue corse a cavallo e il vorticare dei valzer, appartiene essenzialmente alla sfera dellimmaginario. Mentre il burbero padrone di casa Eugene Pallette e la sua strampalata famiglia discendono evidentemente da My Man Godfrey1 di La Cava (ma con minore demenzialit e pi tenerezza di sentimenti), Koster disegna con grazia impeccabile attraverso la musica il progresso della maturazione della sua giovane star, il cui happy ending si materializza proprio mentre lei affronta le altezze vertiginose di Un bel d vedremo. Nel 40, mentre in Europa divampa la guerra, H. K. e J. P. regalano agli americani lultimo sogno degli europei espatriati su s stessi e sul mito della felix Austria di Francesco Giuseppe, sovrano bonario attorniato da personaggi candidi e bizzarri, in mezzo a un turbinio di valzer, in Spring Parade. Deanna Durbin e Robert Cummings allapice della loro freschezza, S.Z. Sakall irresistibile panettiere viennese e Henry Stephenson nella pi amabile incarnazione dellimperatore, danno vita a una favola spumeggiante che celebra il ruolo supremo del cinema nella creazione dellimmaginario. Nella loro ultima collaborazione per la Universal, It Started with Eve, Koster e Pasternak mettono in scena una scatenata commedia degli equivoci dai tempi perfetti, dove lo stranito Robert Cummings se la deve vedere con
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Gregory La Cava, Limpareggiabile Godfrey, 1936.

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Charles Laughton si finge moribondo con Robert Cummings e Deanna Durbin in It Started with Eve.

una finta fidanzata (la Durbin) preferita dal padre (uno strepitoso Charles Laughton) a quella vera. Che se la sappia cavare benissimo anche senza lamico, il regista tedesco lo dimostra sia in The Rage of Paris, una screwball comedy irresistibile dove Danielle Darrieux (nel suo unico film americano) cerca di sposare il milionario Louis Heywood ma finisce tra le bracce del suo migliore amico Douglas Fairbanks Jr., che in Between Us Girls, dove Robert Cummings (per la quarta volta con H. K.) e John Boles si trovano invischiati sentimentalmente con una madre e una figlia (Kay Francis e Diana Barrymore) la cui scelta di abbassarsi let genera non poca confusione. Orfano della Universal e di Deanna Durbin, dal 44 H. K. coltiva con nuove modulazioni la sua vena umoristica dal cesello squisito, intessendo di note musicali i farseschi incontri/scontri col mondo di personaggi dallingenuit fanciullesca. In Two Sisters from Boston (lultima collaborazione con Pasternak, ma alla MGM) una June Allyson spigliata e frizzante parte da Boston alla volta di New York per salvare la sorella dallugola doro Kathryn Grayson dallambiente peccaminoso del music-hall (dove regna un Jimmy Durante dallenergia incontenibile). Mentre questa approder al Metropolitan e a Wagner che 190

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Lo svenimento di June Allyson crea un serio imbarazzo a Peter Lawford in Two Sisters from Boston.

interpreter al fianco del corpulento Lauritz Melchior, anchegli dotato di una imprevedibile carica umoristica dal talento di H. K. June trover lamore tra le braccia dell aristocratico svampito Peter Lawford (ruolo interpretato anche in Cluny Brown di Lubitsch). Ancora due irresistibili sorelle in Come to the Stable, con Loretta Young e Celeste Holm intrepide suore francesi impegnate a costruire un ospedale per bambini nel New England, mentre in The Inspector General listrionismo dellebreo Danny Kaye trasforma la satira di Gogol in una scatenata sarabanda musicale. Nel contempo il regista tedesco riesce a coltivare anche la sua vena pi trasognata e saturnina insinuando qualche ombra malinconica o inquietante nelle visitazioni che unumanit sviata e infelice riceve da amabili emissari di altri regni: langelo di The Bishops Wife (un Cary Grant pi seducente che mai) che ridona la pace dello spirito al vescovo David Niven, il leprecauno di The Luck of the Irish (un fantastico Cecil Kellaway) che rimette sulla giusta strada il giornalista Tyrone Power, e il coniglio gigante di Harvey, compagno fedele del placido beone James Stewart (ma corteggiato anche dallo psichiatra C. Kellaway), in un fenomenale mix di commedia, farsa e fantasia dove i toc191

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Tyrone Power scopre che il suo maggiordomo Cecil Kellaway un leprecauno, in Luck of the Irish.

chi di ilarit sono controbilanciati da sottili venature di amarezza. A questo punto, H. K. si prende una vacanza dagli USA al culmine dellisteria maccartista, andando a girare un film in Inghilterra, ma portandosi dietro tanto James Stewart che nello scienziato aerospaziale Honey infonder non poca dellamabile balordaggine delluomo col pooka quanto Marlene Dietrich, che ritrova Jimmy dopo Destry Rides Again1 e firma unaltra collaborazione con un eminente regista europeo. Facendo sfoggio della consueta delicatezza e signorilit, H. K. mostra con No Highway in the Sky di sapersi muovere con agio anche lontano dai copioni e dagli studios di Hollywood. Lepoca e i costumi di Two Sisters tornano in Technicolor in Stars and Stripes Forever, ma incorporando unenfasi patriottica alla Yankee Doodle Dandy, che dieci anni prima aveva supportato lentrata in guerra americana contro la Germania e il Giappone, mentre ora il conflitto in Corea a fare da sfondo alle immagini dei soldati che partono per Cuba (nel 1898) per combattere gli spagnoli. Clifton Webb come al solito impareggiabile nei panni del
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George Marshall, Partita dazzardo, 1939.

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In Harvey, James Stewart espone il ritratto che lo mostra insieme al coniglio gigante.

grande bandleader John Philip Sousa, e H. K. sembra pi interessato ad iniettare la sua elegante bonomia nella cascata di musiche e di balletti che a celebrare le virt della nazione (che in quel periodo impegnata in una feroce caccia alle streghe contro i democratici come lui). Come per molti altri suoi colleghi, la carriera di H. K. compie a questo punto una brusca svolta (siamo nel 52). Prima dirige, con sorprendente competenza, un mystery romantico ambientato nellInghilterra vittoriana, My Cousin Rachel, tratto da un romanzo di Daphne Du Maurier che rovescia specularmente lo schema di Rebecca, con ottime interpretazioni di Olivia de Havilland nei panni della dama misteriosa e di Richard Burton (al suo esordio americano) in quelli del giovane parente stregato dal suo fascino ambiguo. Poi si trova impelagato in megaproduzioni in CinemaScope (e ovviamente Technicolor) che lo costringono a vedersela con ponderose ricostruzioni storico-biografiche (Desire, The Virgin Queen), edificanti drammi pseudo-biblici (The Robe, The Story of Ruth) e melodrammi a forte intensit emotiva (Good Morning, Miss Dove e D-Day the Sixth of June). Per quanto evidentemente non a suo agio con materiali cos seriosi, riesce comunque a mettere a frutto la sua cul193

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tura europea per realizzare produzioni eleganti dalla messa in scena inappuntabile, in cui brilla come sempre la sua direzione degli attori (una particolare menzione per Marlon Brando come Napoleone e Jean Simmons come la sua innamorata Desire, per Bette Davis regina Elisabetta per la seconda volta, e per Jennifer Jones nei panni dellinsegnante zitella Miss Dove). Incredibilmente, riesce ancora a stupirci con lultima zampata memorabile della sua carriera, allinizio degli anni 60: Flower Drum Song, unimpeccabile messa in scena del delizioso musical di Rodgers & Hammerstein ambientato tra gli immigrati di prima e seconda generazione della comunit cinese di San Francisco. Una sorta di Guys and Dolls (Bulli e pupe) trasferita a Chinatown, ci incanta con la freschezza espressiva dei suoi interpreti, e conferma lintelligenza non convenzionale di questi cineasti europei espatriati. Tornato finalmente alle sue amate commedie, ne dirige ancora quattro prima di andare in pensione, sfornando un trittico col suo vecchio amico Jimmy Stewart, scritto dal grande Nunnally Johnson, allinsegna della gradevolezza e dellamabile bizzarria. Il pi divertente dei tre Mr. Hobbs Takes a Vacation, del filone vacanze matte, dove Jimmy ha accanto a s Maureen OHara, mentre in Take Her, Shes Mine e Dear Brigitte si ritrova a Parigi per salvare la figlia contestatrice e per far incontrare con Brigitte Bardot il figlio genio matematico. Sempre nel 36 esordisce dietro la macchina da presa lattore pietroburghese Gregory Ratoff, che dimostra un notevole talento soprattutto nei drammi e nelle commedie romantiche, in cui la musica gioca spesso un ruolo di primo piano. Nei mel Rose of Washington Square e Intermezzo A 194

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Alice Faye una scatenata Fanny Brice in Rose of Washington Square.

Love Story, coniuga efficacemente la passionalit russa con la soap opera americana, offrendoci un ritratto indimenticabile (ispirato dalla storia vera di Fanny Brice, a cui in seguito torner William Wyler con Funny Girl) del rapporto tormentato dellartista di variet Alice Faye col suo amante mascalzone Tyrone Power, ed una appassionata storia damore tra il violinista Leslie Howard e la giovane pianista Ingrid Bergman (che tre anni prima ha interpretato in Svezia la stessa parte). Nella spumeggiante commedia Wife, Husband and Friend la musica lirica a fare da filo conduttore intorno a cui si intrecciano le complicazioni matrimoniali/amorose di un quartetto alla Lubitsch. Nella commedia sofisticata I Was an Adventuress G. R. mette in scena con garbo frizzante un carosello di leggerezza ed eleganza europea (dal marchio prevalentemente ebraico-germanico) con i sommi Erich Stroheim e Peter Lorre impegnati a derubare con maestria i magnifici babbei Fritz Feld e Sig Ruman, mentre la complice Eva Brigitta Hartwig (in arte Vera Zorina, stella del Ballet Russe) si pente per amore del bellinglese Richard Greene: il tutto coronato dallo squisito balletto dal Lago dei cigni coreografato dal grande Balanchine, conterraneo del regista e marito della Hartwig. 195

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I due fratelli corsi (Douglas Fairbanks Jr.) si incontrano per organizzare la loro vendetta, in The Corsican Brothers.

Il russo mostra anche un vivace talento narrativo nelle storie avventurose con un pizzico di fantasia romantica: sia The Lancer Spy che The Corsican Brothers ruotano intorno alle peripezie di una coppia di sosia/gemelli, George Sanders impegnato in intrighi spionistici nella Grande Guerra e Douglas Fairbanks jr. in lotta con se stesso in mezzo alle faide rusticane di Dumas. Confinato spesso nel recinto del musical negli anni 40, si fa notare soprattutto per la coloratissima fantasia Where Do We Go From Here?, tanto sgangherata quanto ricca di sagacia e irriverenza ebraiche, in cui Ratoff sfrutta al meglio lo script di pungente demenzialit di Morrie Ryskind (autore dei dialoghi pi brillanti dei fratelli Marx) e le frizzanti canzoni di Ira Gershwin e Kurt Weill, oltre a offrire un gustoso cameo a Otto Preminger nei panni di un settecentesco colonnello prenazista... Memorabili, in questa farsesca carrellata nella storia americana, il discorso hitleriano pronunciato da Fred MacMurray davanti agli ufficiali tedeschi durante la guerra coloniale, e lirresistibile peana che eleva alle future glorie del nuovo mondo per sventare un ammutinamento sulla nave di Colombo. 196

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Gracie Fields e Constance Bennett organizzano la fuga di soldati angloamericani dalla Francia occupata, in Paris Undergound.

G. R. contribuisce efficacemente alla filmografia non vastissima sulla resistenza francese con la produzione indipendente Paris Underground, in cui ci racconta del coinvolgimento di due donne, una americana e laltra inglese, nella lotta anti-nazista nella Parigi occupata, prima di tornare nel 1948 in Europa a continuare lattivit tanto di regista quanto di attore (lo vedremo in Exodus di Otto Preminger).

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8. I visionari del lato oscuro

I cineasti germanici (ebrei) lasciano unimpronta indelebile nel cinema americano attraverso una serie di opere in cui danno visibilit ai fantasmi del nostro inconscio e della nostra immaginazione, e a quel groviglio di paure, bramosie, rovelli, che sembrano accompagnare luomo del 900 uscito frantumato dalle immani carneficine delle due guerre. I brividi indotti dalla contiguit con limperscrutabile e il soprannaturale, tipici degli anni 20 e 30, lasciano in gran parte il posto, nei due decenni successivi, a unanalisi impietosa del male nascosto nei pi oscuri recessi dellanima e in una societ malata e afflitta dalla solitudine. Con The Cat and the Canary Paul Leni inaugura il suo ahim breve soggiorno americano con un intrigante pastiche di deliziosa assurdit, in cui coniuga con nonchalance il cinema dellorrore con la sua parodia, fondendo inestricabilmente gli effetti di paura e quelli umoristici. In questo modo recupera il lessico del cinema espressionista tedesco, ma declinandolo secondo lindole e i gusti del popolo americano, poco avvezzo alle dimensioni fantastico-metafisiche. Anche una sottile vena di erotismo contribuisce a speziare questa opera prima singolare e fuori da ogni categoria, ma che contiene in s praticamente lintero vocabolario a cui attinger in seguito tutto il cinema sulle case stregate, tanto serio quanto parodistico. La stessa formula viene efficacemte utilizzata da Leni in The Last Warning, dove al posto della casa stregata 198

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Il difficile amore tra due esseri menomati: Mary Philbin (la ragazza cieca) e Conrad Veidt (luomo che ride) in The Man Who Laughs.

troviamo un teatro infestato da una presenza omicida celata nellombra con echi del Fantasma dellopera che getta nel terrore la variegata troupe che vi lavora. Inquadrature vertiginose, ritmo mozzafiato, la contaminazione del racconto poliziesco col cinema fantastico-espressionista, segnano questaltro magnifico incontro tra le avanguardie europee (impareggiabili le scritte dei dialoghi che si animano seguendo le emozioni dei personaggi!) e lintrattenimento americano. Con The Man Who Laughs la cultura europea si afferma con vigore ancora pi perentorio sia attraverso le pagine del romanzo di Victor Hugo che grazie alla presenza di Conrad Veidt, la massima icona del cinema tedesco, che presta il suo volto da pierrot lunaire alle fattezze sfigurate di Gwynplaine, luomo immobilizzato per sempre in una terrificante smorfia di riso. Questo tenero, struggente romance, tra le cui pieghe si annidano anche momenti di torbido erotismo, inaugura nel segno del lirismo grottesco quella lunga serie di esseri mostruosi, a cui daranno vita i cineasti europei in fruttuosa collaborazione col mondo americano.

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Peter Lorre innamorato pazzo in Mad Love.

Nel 1932 fa il suo esordio registico ufficiale, presso la Universal, il grande direttore della cinematografia Karl Freund. Gi lanno prima ha contribuito con lelegante fotografia (e anche con una partecipazione alla regia di cui ignoriamo lampiezza) al successo di Dracula, diretto con competenza alquanto compassata dallamericano Tod Browning, e forte della formidabile presenza scenica dellungherese Bla Blasco (in arte Bela Lugosi), la cui manierata bonomia appare speziata di sottintesi erotici. Al timone anche della regia, nello squisito dittico dellamore impossibile, composto da The Mummy e Mad Love (questultimo per la MGM), Freund crea memorabili intrecci di luci ed ombre dove il sovrannaturale si sposa col quotidiano, limpossibile col dramma umanissimo dellamore non corrisposto. Uomini di grande statura ma separati dal mondo dei comuni e mediocri mortali, il gran sacerdote egizio (Karloff) e il Dott. Gogol (Lorre) si ritrovano ad una distanza siderale dalloggetto del loro amore fanatico e ossessivo, e i delitti che ne derivano non sono che la conseguenza dellesplosione del loro delirio frustrato. merito di Freund che la forza devastante della loro passione ci faccia quasi dimenticare il versante fantastico di queste storie (rispetto a Orlacs Hnde di Wiene, in Mad 200

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Love laccento viene posto sui deliri del grande chirurgo, anzich su quelli del pianista dalle mani spappolate), anche grazie allintensit inquietante dei volti di Karloff e Lorre (qui memorabile col suo cranio rasato). Al di fuori della sfera horror, Freund mette in scena con perfetto senso del ritmo un frizzante musical antiDepressione, Moonlight and Pretzels, girato a New York, dove riesce a inserire qualche richiamo a Metropolis. Nei primi due film con cui esordisce nel cinema americano, Fury e You Only Live Once, Fritz Lang attacca senza soggezione la debolezza della societ statunitense nel difendere i diritti dei suoi cittadini, e la propensione del suo sistema giudiziario a stritolare in un ingranaggio infernale individui innocenti. Per quanto si intraveda anche la mano di un Fato cinico e spietato nello spezzare i sogni di felicit delle due giovani coppie (prima Spencer Tracy poi Henry Fonda, sempre con Sylvia Sidney), nel primo esso trova un valido strumento nella psicologia fascistoide della massa, e nel secondo in una macchina della legge prevenuta e indifferente. In questi due film cupi e pessimisti (al di l del poco convincente happy ending di Fury), Lang sembra voler trasferire nel grande paese della democrazia pulsioni antidemocratiche e propensioni alla dittatura della maggioranza che sembrerebbero appartenere piuttosto al paese da cui il regista fuggito. In particolare, lesemplare prima parte di Fury contiene unanalisi ficcante dei processi che conducono una pluralit di individui componenti una comunit a trasformarsi, in un clima di frenesia sempre crescente, in una massa compatta e indifferenziata, unita in un odio omicida furioso e irrazionale rivolto verso un capro espiatorio. Dal canto loro, lo sguardo disperato 201

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Lultimo sorriso prima della fine per Sylvia Sidney e Henry Fonda in You Only Live Once.

di Henry Fonda e le immagini livide e buie dominate da una ominosa pioggia battente - in You Only Live Once proiettano lopera di Lang al di l del contesto immediato che la contiene, ponendola in partecipe sintonia con le tragedie che stanno per abbattersi sul mondo intero. In pi, nel tracciare il percorso dellabbruttimento morale dei due protagonisti, egli ci mostra come esso sia interamente determinato da una serie di processi innescati dalla macchina sociale, da cui la vita degli individui viene a essere inevitabilmente condizionata. Nella ricerca frustrata della felicit, liniziale predisposizione al bene si blocca e si torce, e la limpidezza morale si appanna e si intorbida, come contagiata dalle forze che la soffocano. Il sistema hollywoodiano, preso dapprincipio alla sprovvista dal baldanzoso attacco di Lang, reagisce ben presto e cerca di imporgli opere meno indigeste: ma ne escono una commedia sghemba e strana che assomiglia pi a un dramma dalle cadenze brechtiane (You And Me, con tanto di canzoni di Kurt Weill), e due western anomali, di fredda eleganza, in cui la poetica di Lang e le convenzioni del genere sembrano coesistere fianco a fianco senza amalgamarsi e creare sinergia. Tanto in The Return of Frank James (illuminato dallesordio della radiosa 202

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Gene Tierney, in un interessante ruolo di proto-femminista) quanto in Western Union, il regista viennese osserva le vicende dei suoi personaggi ed i magnifici scenari naturali (filmati in Technicolor) che li racchiudono con sguardo asciutto e distaccato. Identificando nella Germania hitleriana lemissario di un Fato maligno, negli anni 40 Lang firma il trittico anti nazista Man Hunt, Hangmen Also Die! e Ministry of Fear, mescolando minacce terribilmente concrete (la dura repressione di Praga in Hangmen, a cui collabora anche Bertold Brecht) a climi immateriali di persecuzione per disegnare formidabili percorsi di paura. Con Man Hunt, riesce a dare ad una storia legata allattualit il film, del 1941, immagina un attentato a Hitler le forme inquietanti e quasi metafisiche di un incubo grazie alla fotografia fantasmagorica e a un uso incalzante della suspense imparentato a quello di Hitchcock. In questincubo si ritrova risucchiato inesorabilmente il protagonista che, nonostante si muova nella sua citt, si ritrova praticamente alla merc di nemici oscuri e spietati, che sembrano piuttosto emissari del Dottor Mabuse che di una potenza straniera. Il ritratto della giovane prostituta innamorata (impersonata, concluso il ciclo di Sylvia Sydney, da Joan Bennett) sembra poco integrato nel film, innervato dallambiguit morale delleroe e dallevocazione conturbante di una Londra fourmillante cit, cit pleine des rves. Nello stesso solco si pone Ministry of Fear (da Graham Greene), dove in una Londra buia e piovosa un Ray Milland incalzato dalla mano del Caso si trova impigliato in una gigantesca ragnatela colma di ombre e mistero dove raramente ognuno quello che sembra, e le forze del Male si incarnano provvisoriamente in una rete di spie naziste. Il dittico noir del 44-45 Woman in the Window-Scarlet Street costituisce probabilmente lapice del Lang hollywoodiano, a suo agio con un grande attore di cultura europea come lebreo rumeno Emanuel Goldenberg (alias 203

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Edward G. Robinson si fa sedurre dal sex appeal di Joan Bennett in Scarlet Street.

Edward G. Robinson) e laffiatata coppia Joan Bennett-Dan Duryea. I capricci e le giravolte del destino si impossessano delle vite degli uomini e le torcono a loro piacimento, facendosi gioco delle speranze e aspettative di questi. Con un piglio meno truce che negli anni 30, ma con altrettanta gelida cattiveria, Lang osserva le crudeli capriole a cui lesistenza di un pacifico borghese di mezzet deve sottostare. Se l lattacco era alloppressione sociale, qua diretto alla repressione sessuale, che allimprovviso fa uscire di carreggiata un uomo apparentemente appagato, messo per la prima volta di fronte a una sconvolgente attrazione erotica. La magia di Lang fa s che, in Woman, la cornice del sogno fornisca uno happy ending paradossalmente pi incredibile delle pur fantastiche vicende che fanno deragliare il protagonista dalla sua routine borghese, lasciandoci il sospetto che lincubo sia in effetti la realt, e il risveglio rassicurante lillusione. In Street, ispirato da La chienne di Renoir, tutti i personaggi il bancario pittore della domenica, la perfida adescatrice e il suo amante imbroglione sono pupazzi del destino che li fa ballare sul suo filo, divertendosi a rimescolare i copioni loro assegnati. Alla ragazza spietata per mancanza di immaginazione toccher in sorte di essere ricordata co204

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In Secret Beyond the Door Joan Bennett turbata dalle oscure ossessioni che Michael Redgrave cela dentro di s.

me una grande artista, mentre quel piccolo truffatore del suo partner andr alla sedia elettrica per un delitto che non ha commesso, specularmente al pittore che non viene condannato per lomicidio, ma sar dannato per sempre per non avere creduto al proprio talento. Dopo Cloak and Dagger, ultimo atto dello scontro antinazista (con Gary Cooper e molti attori europei, tra cui lebrea tedesca Lilli Marie Peiser, alias Lilli Palmer), ancora pulsioni sessuali non risolte sembrano essere alla base delle nevrosi omicide che sconvolgono lequilibrio mentale dei due intellettuali Michael Redgrave e Louis Hayward, in Secret Beyond the Door e House by the River: opere minori, ma ricche di una seducente carica dambiguit, febbricitante nella prima, stilisticamente pi composta nella seconda. Sebbene il soggetto appaia pesantemente debitore di Rebecca, e contenga assurdit che sfiorano lumorismo involontario, Secret resta comunque un pregevole esercizio di stile, in cui le atmosfere neo-gotiche si sposano con le ombre inquietanti del film noir per disegnare frementi percorsi di paura (intensificati dalla musica di Miklos Rozsa) intorno alla figura ammaliante di Joan Bennett, per la quarta e ultima volta con Fritz Lang. 205

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Nel sottovalutato House by the River Lang ricrea con sottigliezza e originalit le atmosfere gotiche legate alle ambientazioni tardo-vittoriane, gi esplorate da numerosi suoi colleghi euro-americani (Ulmer, Brahm). In un mondo oscuro e fluttuante come lacqua da cui lambito, si sfaldano le certezze e le identit ed uno scrittore frustrato pu diventare un assassino e una canaglia quasi senza volerlo, oppure e questo dubbio carica il film di uninquietante ambiguit morale il suo inconscio a creare quello che sembra un incidente fortuito per poter finalmente realizzare tutto il potenziale di malvagit che gli covava dentro. Un ispirato Louis Hayward attore britannico-sudafricano che solo i registi euro-americani hanno saputo valorizzare a pieno infonde nel suo personaggio tutte le torve pulsioni sessuali che una realt sociale gretta e repressa contribuisce a indirizzare lungo i sentieri del male. Spinto come tutti i suoi colleghi a battere strade nuove dai venti minacciosi che soffiano nei primi anni 50, dirige alcune opere dal valore diseguale, tra cui emergono Rancho Notorious e Clash by Night. Il primo una tipica storia langhiana di vendetta sotto le vesti anomale di una ballata western, notevole principalmente per lincontro del regista con Marlene Dietrich (lelemento soccombente nel triangolo composto anche da Arthur Kennedy e Mel Ferrer), mentre quello con Howard Hughes non ha certo giovato allesito finale. Il secondo un teso dramma dallambientazione neorealistica, tratto da Clifford Odets, in cui Lang esplora con sguardo tagliente le pulsioni e le frustrazioni allinterno di un altro triangolo amoroso, in cui una grande Barbara Stanwyck cerca di dar senso alla propria vita tra Robert Ryan e Paul Douglas.

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Lee Marvin e Gloria Grahame sfigurati dal caff bollente in The Big Heat.

Ma il passaggio dalla RKO alla Columbia rimette F. L. sulla strada a lui pi gradita. In The Big Heat, il pi potente dei film di Lang degli anni 50, viviamo una terrificante discesa nellincubo che non solo legata ai demoni interiori dellindividuo, o alla minaccia del nemico nazista, ma ha a che fare una volta ancora dopo Fury e You Only Live Once con la violenza e la corruzione che inquinano la societ, senza risparmiare le coscienze di chi dovrebbe difenderla. Unopera tesa, scattante, dai ritmi inesorabilmente perfetti, dove i rari momenti di fuggevole serenit rendono ancora pi sconvolgente il passaggio a nuove esplosioni di ferocia virulenta. Leroe di turno (Glenn Ford) viene risucchiato come gi Spencer Tracy nel gorgo di una furiosa brama di vendetta, e per giungere a un finale moderatamente lieto bisogna passare attraverso un girone infernale di violenze fisiche e morali di cui fanno le spese soprattutto le donne: memorabile la scena che in realt noi non vediamo - in cui Lee Marvin scaglia il caff bollente sul viso di Gloria Grahame (che poi lo ripagher della stessa moneta). In un mondo in bianco e nero infestato dal maccartismo anche se questo Lang non lo dice esplicitamente gli unici segnali di speranza 207

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Glenn Ford nella sua locmotiva in Human Desire.

vengono dalla solidariet offerta dai reduci della guerra contro la dittatura. Lanno dopo Lang ritrova la coppia Ford-Grahame, in Human Desire, ma questo tentativo di convertire la cultura francese (La bte humaine di Emile Zola ma anche di Jean Renoir) in un film noir con la solita donna fatale che conduce alla rovina tutti gli uomini che incontra, appare poco convinto, nonostante alcuni momenti di acutissima tensione e lefficacia dei due protagonisti nel suggerire il senso di vuoto di un intero periodo storico. Fritz Lang si accomiata dallAmerica nel 56 con due film tersi, avvincenti e freddi, come freddo doveva essere il suo stato danimo a quel punto della sua carriera, dopo ventanni di alti e bassi. In entrambi il protagonista Dana Andrews, attore eccellente molto amato dai registi emigrati, tra i quali in particolare Otto Preminger ha saputo valorizzare la carica di ambiguit contenuta nelle pieghe del suo tipico understatement. While the City Sleeps, mentre da un lato sembra occhieggiare in direzione di M, dallaltro utilizza il personaggio del serial killer di giovani donne come puro elemento catalizzatore per indagare tra gli intrighi e le lotte di potere nel mondo dei media (con la TV ormai fermamente insediata accanto alla stampa), torbidamente orientato verso la cronaca nera, come gi emergeva dal precedente The Blue Gardenia. Un maniaco omicida ben poco interessante si fa rubare la scena da 208

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Dana Andrews si rivolge direttamente al serial killer attraverso la TV, in While the City Sleeps.

unaccozzaglia di esponenti del quarto potere, quasi tutti umanamente mediocri, impegnati a inseguire personali vizi e ambizioni, senza che delle vittime importi loro nulla. E i brividi del film noir, a quanto pare non pi attuali, vengono messi in seconda fila dallanalisi dei comportamenti di una disincantata comedy of manners. Dal canto suo, Beyond a Reasonable Doubt si ricollega circolarmente a Fury, il suo primo film americano, anchesso intriso di ambiguit morale e culminante in un processo, ma qui non c traccia di alcun tipo di furia, n sullo schermo n fuori di esso, e tutto appare dominato da un gelido raziocinio in un mondo gretto e senza passione. Con il minimo di movimenti della mdp, Lang fotografa una realt in cui trionfano lapparenza e linganno, il cui disvelamento pu forse preludere a unaltra forma dinganno. Il pi che mai ambiguo Dana Andrews prima uccide poi confessa il delitto senza troppa emozione, mentre lalgida Joan Fontaine lo manda a morire con unadesione alla lettera della legge moralmente altrettanto discutibile. Lunica autentica passione civile che fa capolino, quella delleditore impegnato contro la pena di morte, viene ben presto dimenticata nella trama di falsificazioni su cui la societ sembra ormai essere costruita, e la disumana sedia elettrica riafferma il suo primato, facendo 209

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concludere il film l dovera cominciato, e suggerendoci cos lineluttabilit del male. Robert Siodmak inizia a trovare la sua strada con The Son of Dracula, da un soggetto del fratello Curt, la prima e la migliore delle reincarnazioni americane del conte-vampiro, che qui ha le fattezze di Lon Chaney Jr. e ha rovesciato il proprio nome in Alucard, e Cobra Woman, con i suoi cobra, templi maledetti e regine gemelle in Techni-

color. Ma tra il 1944 e il 50 dirige dieci thriller psicologici quasi tutti per la Universal - costituenti un corpus di opere organico e compatto di straordinaria fattura e costante tensione narrativa, che lo consacrano maestro del noir. In essi rivolge uno sguardo lucido e amaro sul male che si annida nelluomo, sulle pulsioni laceranti che lo spingono a uscire dalla routine che la societ gli impone, fino a sopprimere altri esseri che ne ostacolano lappagamento dei bisogni pi insopprimibili. Fanatici paranoici o patetici perdenti alla ricerca di un impossibile brandello di felicit, i suoi anti-eroi si muovono in un desolato mondo in bianco e nero di squallidi bar, vicoli male illuminati scintillanti di pioggia, stanze rese claustrofobiche dalle prospettive oblique e i contrasti taglienti di luce ed ombra. Il suo primo ritratto di psicopatico omicida quello di Franchot Tone in Phantom Lady, tratto da Cornell Woolrich: un film raffinato colmo di tensione, magistrale nel ritrarre un mondo notturno attraversato da pulsioni divoranti, al cui centro vi la mente paranoica di un intellettuale superomistico, il cui intreccio di cultura, malattia e criminalit non pu non suggerire un collegamento con le efferatezze che si stanno compiendo in quegli stessi anni in Europa. 210

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Locchio della follia omicida in The Spiral Staircase.

Dopo di lui incontriamo Gene Kelly in Christmas Holiday, in cui Siodmak sovverte numerosi stereotipi hollywoodiani, dando un titolo da film panettone a una denuncia impietosa del matriarcato americano, affidando la parte dei protagonisti di questo amaro noir a due beniamini della musical comedy (laltro Deanna Durbin), e infine scandendo lintera pellicola con la ripetizione quasi ossessiva di Always di Irving Berlin, che da canzone sentimentale si trasforma in una struggente ironica enunciazione della spietatezza del fato. Sulla stessa lunghezza donda di Phantom Lady si pone il magistrale, inquietante The Spiral Staircase, con un pedale pi deciso sul registro del gotico e del clima di terrore, nella tradizione del vecchio maniero infestato non pi da fantasmi ma da esseri demoniaci concretissimi. Ancora una volta, le oscure motivazioni che spingono il protagonista al delitto, il bisogno di eliminare gli esseri fisicamente imperfetti o deformi, rimanda a pi vasti e terribili orrori contemporanei. E la scelta di George Brent (un volto tradizionalmente rassicurante, come gi Franchot Tone e Gene Kelly) per incarnare il killer psicopatico si inquadra nellopera di ribaltamento delle apparenze e delle certezze portata avanti da questo regista cos come da Lang, Hitchcock e Preminger. 211

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Burt Lancaster accetta di diventare un criminale per riconquistare Yvonne De Carlo in Criss Cross.

Nei pi pacati, ma non meno perturbanti, The Suspect e The Strange Affair of Uncle Harry, assistiamo con un miscuglio di sentimenti dove non assente la piet, al doloroso dibattersi di due uomini timidi, soli e repressi sessualmente (George Sanders e Charles Laughton, due maestri dellunderstatement britannico), per sfuggire, anche con la violenza, alle costrizioni che li soffocano. Ma questi inetti ribelli, fratelli di sangue dei due personaggi interpretati da E.G. Robinson per Fritz Lang, vengono schiacciati dalla ben pi potente violenza che la societ e il destino, in micidiale combutta, sanno esercitare su di loro. Nel dittico The Killers-Criss Cross R. S. coniuga con eccezionale potenza e originalit il crime movie gangsteristico con lo scavo nelle fragilit morali e psicologiche dei reietti, che trova nel film noir lo strumento espressivo ideale. The Killers (che sviluppa lagghiacciante racconto di Hemingway) ci conduce, attraverso i racconti-flashback dei vari personaggi, sulle tracce di Burt Lancaster/Ole Anderson, seguendolo lungo il suo percorso fallimentare dal ring alla rapina fino allassassinio in una camera ammobiliata. La mdp fotografa impietosa un mondo buio e notturno, attraversato da balenanti lame di luce, in cui come lupi affamati gli uomini brancolano verso un 212

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Olivia de Havilland si sdoppia nelle due sorelle gemelle di The Dark Mirror.

improbabile successo, attirati dalle lusinghe delladescatrice senza scrupoli (qui Ava Gardner). Gi dalle prime battute del tema ominoso di Mikls Rzsa presentiamo che i due amanti ansiosi e palpitanti di Criss Cross (Burt Lancaster e Yvonne De Carlo) sono due losers, condannati ineluttabilmente alla disfatta. In un terso bianco e nero, la mdp fruga impietosa tra le ombre dei bar e negli sguardi voraci di esseri in vana lotta col destino, percorrendo con fluidit incalzante le tappe che porteranno allinevitabile catastrofe. Latmosfera e la visione sociale rimandano direttamente al cinema di Carn, che Siodmak declina magistralmente attraverso limplacabilit della suspense e la vertiginosa mobilit della mdp. Nellaltro dittico costituito da The Dark Mirror e Cry of the City, Siodmak rielabora in forme nuove e originali uno dei temi pi affascinanti della cultura germanica, quello del doppelgnger, del doppio o del sosia. Nel primo, smorza gli aspetti pi stupefacenti della storia (in cui una gemella cattiva, resa tale dalla frustrazione, prima uccide un uomo, poi cerca di incolpare la sorella buona) con una regia dal passo tranquillo e scorrevole, non esente da qualche tono da commedia, per depurare da ogni enfasi la riflessione sullambiguit del male e limperscrutabilit dellanimo umano. Nel secondo, camuffa da thriller 213

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Un Gregory Peck dostoevskiano in The Great Sinner.

sociale, impegnato a dipingere uno slum italoamericano, una vertiginosa ricognizione sui lati oscuri delluomo, sulle sue doppiezze, sullintrecciarsi di colpa e innocenza. Il criminale e il poliziotto (Richard Conte e Victor Mature, dalle fattezze straordinariamente simili) condividono lo stesso ambiente in cui sono cresciuti, le stesse conoscenze (Mature chiama Mamma Rosa la madre di Conte), la stessa propensione alla violenza, la stessa personalit ossessiva, cos da apparire immagini speculari luno dellaltro, non diversamente dalle due Olivia de Havilland di Mirror. In questo groviglio di immagini riflesse luno, molto amato dalle donne, uccide per soddisfare i propri impulsi, mentre laltro, che non sembra averne nessuna intorno, lo perseguita con accanimento maniacale. Entrambi fuggono feriti da un ospedale, ed entrambi si ritrovano alla fine riversi su un marciapiede bagnato, stremati dalla lotta contro il proprio doppio, come i sosia di Poe e Dostoevskij. Con The File on Thelma Jordon R. S. conclude la sua lunga carrellata nelluniverso noir offrendo anchegli a Barbara Stanwyck (dopo Wilder, Milestone e Litvak) la possibilit di ritagliare nuove sfaccettature nella sua 214

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incarnazione della femme fatale, che questa volta si arricchisce di nuove venature romantiche. In The Great Sinner, libera riscrittura del Giocatore di Dostoevskij ad opera di Christopher Isherwood per la MGM, lopulenza della messa in scena e la grandiosit del cast (Gregory Peck, Ava Gardner, Melvyn Douglas) nascondono solo in parte limpressione di accademismo e di uno scarso coinvolgimento da parte del regista. Il quale, vista laria che tira, nel 52 si porta con s a Napoli lamico Burt Lancaster per le avventure acrobatiche di The Crimson Pirate: ancora sotto contratto con la Warner, ma ormai lavventura americana finita. Anche lopera di John (Hans) Brahm prende le mosse da un B-movie in chiave horror, The Undying Monster, che, per quanto povero nei mezzi e nel cast, riesce a superare le molte ingenuit della sceneggiatura tramite una superba rivisitazione del tema delluomo lupo (e quindi del doppio), creando una tessitura visiva di impalpabile leggerezza in cui lilluminazione inquietante di ascendenza espressionista, langolazione bassa delle inquadrature, i movimenti ben calibrati della mdp, concorrono a comunicarci il brivido dellignoto, una percezione oscura del male celato nelluomo. Come molti altri colleghi europei, anche Brahm d il suo contributo alla propaganda bellica con Tonight We Raid Calais, che si dipana con la tensione di un thriller raccontandoci la difficile esecuzione di unazione di sabotaggio da parte dei contadini di un villaggio francese, esasperati dalle feroci rapprsesaglie tedesche, resa possibile dalla conversione anti-nazista di una giovane donna 215

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Gli specchi del camerino di Merle Oberon moltiplicano limmagine della figura minacciosa di Laird Cregar, in The Lodger.

rimasta finora neutrale (la bellissima francese Annabella, al secondo dei suoi quattro film americani). Allinterno della sua purtroppo esigua produzione successiva spiccano The Lodger e Hangover Square (con uno straordinario Laird Cregar come protagonista), in cui il regista tedesco esplora i pi oscuri recessi della mente, mettendo a nudo le pulsioni ossessive che scaturiscono dalla repressione e dalla deviazione del desiderio. The Lodger una conturbante rielaborazione del caso di Jack the Ripper (partendo dal romanzo della Belloc Lowndes gi utilizzato da Hitchcock), in una Londra ottocentesca dai vicoli oscuri dove le figure attraversano la nebbia come fantasmi. In unatmosfera di angosciosa minaccia non immemore di M di Lang, veniamo condotti da Brahm nei meandri di una mente malata, di unanima tormentata in cui la repressione sessuale conduce forzatamente allomicidio (non diversamente dal killer di Peter Lorre). La rivisitazione della lezione espressionista, condotta attraverso un alternarsi incalzante di inquadrature destabilizzanti dallalto e dal basso, di campi lunghi e palpitanti primi piani, costruisce un universo visivo di assoluta integrit e compattezza che sonda con partecipe compassione le aberrazioni dellanimo umano. 216

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Il musicista assassino (Laird Cregar) porta in cima al fal il corpo della ragazza uccisa, in Hangover Square.

Hangover Square rappresenta la seconda parte di questo meraviglioso dittico dove i vicoli e le piazze illuminate dalle lampade a gas della Londra fin-de-sicle (con i suoi chiassosi cabaret) traducono visivamente i conflitti e i tormenti che lacerano il moderno uomo civilizzato. Come The Lodger dominato dalla nebbia e dallidea dellacqua come lavacro purificatore (o liquido amniotico), cos Hangover Square percorso dallimmagine del fuoco: fuoco distruttore che simmetricamente apre e chiude il film (allinizio il musicista in preda alla trance omicida appicca il fuoco al negozio dellantiquario ebreo che ha ucciso, e alla fine continua a suonare il suo concerto nel teatro in fiamme), e ne segna a met il formidabile apice, col protagonista che porta in cima al fal di Guy Fawkes1 il corpo della ragazza uccisa, davanti agli occhi di tutto il quartiere festante.

Ogni 5 novembre questi fal commemorano il fallimento del cosiddetto Complotto della polvere da sparo che nel 1605 si propose di uccidere il re James I.

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Con la pura forza delle immagini e dei suoni il conturbante concerto per piano composto da Bernard Herrmann - Brahm ci fa percepire il fuoco che brucia la mente dellartista in preda ai suoi demoni, diviso tra lo slancio creativo e gli impulsi carnali. Con Guest in the House e The Locket Brahm, abbandonando lEuropa per la pi prosaica America, contribuisce al genere noir con due memorabili ritratti di donne nevrotiche e manipolatrici. Se Anne Baxter, nel primo film, deve alla fine arrendersi nei suoi deliri di dominio di fronte alla compattezza di una famiglia americana adamantina, laltrettanto soave Laraine Day riesce a soggiogare tre uomini prima di cedere alle proprie furie. Guest in the House un bellesercizio di stile dai toni misurati e latmosfera claustrofobica (Brahm si ingegna al meglio col budget minimale della piccola casa di produzione), con al centro la scena memorabile della tempesta che traduce espressionisticamente lesplosione del furore parossistico della protagonista. The Locket un racconto intrigante costruito a flashback incastonati uno dentro laltro come scatole cinesi, che ci conduce nei recessi pi profondi della mente di una donna malata, una ladra e assassina demoniaca dalle fattezze angeliche, lultima incarnazione della belle dame sans merci. Con The Brasher Doubloon Brahm contribuisce con disinvoltura alla saga del leggendario private eye Philip Marlowe, creato da Raymond Chandler (il romanzo in questione The High Window): la sua opera conclude con scioltezza e perizia la trilogia iniziata negli anni precedenti da Dmytryk con Murder, My Sweet1 e Hawks con The Big Sleep2. Con attori di seconda fila e un budget evidentemente modesto (che fa scivolare via il film troppo frettolosamente), Brahm ci offre un thriller denso di guizzanti
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Lombra del passato, 1944. Il grande sonno, 1946.

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chiaroscuri, carico degli odori di avidit e corruzione di cui trasuda la Los Angeles di Chandler. In Singapore le atmosfere noir si intrecciano con uno scenario esotico reminiscente di Casablanca, dando vita ad un intrigo romantico dove troviamo torride passioni, amori perduti e ritrovati, amnesie, loschi avventurieri, torbide ombre malesi. Il congedo di Brahm dal grande cinema affidato al mezzo film in cui volge in magnifiche immagini in bianco e nero, dominate dal volto inquieto dellinglese James Mason, il racconto di Joseph Conrad The Secret Sharer(il doppio film Face to Face1): nessun altro regista mai riuscito a calarsi cos nelle fibre delle atmosfere dello scrittore anglo-polacco. The Miracle of Our Lady of Fatima dello stesso anno (1952) ma appartiene gi ad una nuova era nella storia di Hollywood. Primo film a colori di Brahm, un inno maccartista al dovere della devozione religiosa, apparentemente minacciata dalle dittature social-comuniste, girato nel Portogallo del dittatore Salazar per conto dei Warner, in pieno riflusso dopo avere esposto troppo la testa negli anni 40. Non c da stupirsi che di l a poco Brahm si lanci in una carriera televisiva, dove scriver pagine memorabili in tutti i principali serial, in particolare con Hitchcock e in The Twilight Zone2.

1 Laltro episodio The Bride Comes to Yellow Sky (dal racconto di Stephen Crane), diretto da Bretaigne Windust, che lanno prima ha firmato il classico poliziesco The Enforcer. 2 Ai confini della realt, ideato da Rod Serling, 1959 -1964.

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15. Tutte le facce della passione

Il mel attraversa come una presenza sicura e costante tutto il cinema americano, generando, a partire dagli anni 50, la soap opera televisiva, la quale a sua volta contribuir, nel corso degli anni, ad influenzarlo e ridefinirlo. Nellopera dei cineasti europei, esso si colora di particolari tonalit, quasi sempre ben riconoscibili: da un clima di delirio in cui le passioni ora si innalzano fino al sublime, ora precipitano nel deragliamento mentale, a una profonda e sincera pietas per lincapacit degli uomini di governare la tempestosit del propri sentimenti; da uno sguardo acuto e incisivo che mette a nudo le ipocrisie e le grettezze della societ, a una densit di racconto che rifugge dagli effetti pi scontati per sforzarsi di captare e rivelare le vibrazioni pi nascoste, per quanto disturbanti esse possano essere, dellanimo umano. Nella filmografia trentennale del belga Jacques Feyder lopera realizzata in America, tra il 1929 e il 31, non costituisce che una parentesi, tuttavia tra quei sette film restano ancor oggi di grande interesse i due che accompagnano Greta Garbo nel passaggio dal cinema muto a quello sonoro: The Kiss e Anna Christie. Il primo un melodramma con risvolti da thriller che avrebbe potuto essere banale senza le incessanti invenzioni visive e narrative di Feyder e la magia che emana dal fascino luminoso della Garbo (mentre le musiche di ajkovskij risultano alquanto enfatiche). La storia di un 220

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In Anna Christie Greta Garbo cerca un difficile equilibrio tra Theo Shall e Hans Junkerman.

triangolo (o quadrilatero) amoroso che sfocia in un omicidio animata dalla fantasia compostiva del regista che, avvolgendo la sua diva in sontuosi ambienti Art Deco targati MGM, supera la teatralit delle situazioni attraverso loriginalit delle inquadrature e la grande libert di movimento della mdp, sorprendendoci anche con luso di alcuni flashback, compreso uno inventato (anticipando quello in Stage Fright di Hitchcock). Delle due versioni girate una dopo laltra (come usava spesso allepoca) del polveroso dramma marittimo di Eugene ONeill Anna Christie, sulla difficile riunione tra un marinaio svedese e la figlia costretta dal suo abbandono alla prostituzione, quella in lingua tedesca di J. F. appare pi convincente di quella in inglese di Clarence Brown, dove la Garbo, al suo primo approccio col sonoro per di pi in una lingua che non la sua e alle prese con attori americani, sembra meno a suo agio. Qui invece, spalleggiata da una squadra tutta europea oltre al regista, i tedeschi Hans Junkermann, Theo Shall e Herman Bing e la galiziana Salka Steuermann Viertel, in seguito sceneggiatrice di molti dei suoi film Greta ci comunica con controllato fervore le lotte interiori di unanima ferita che, 221

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nella sua ricerca della salvezza, aiuta anche gli uomini che ha intorno a superare i propri limiti. Racchiusa nellarco degli anni 30, la produzione di Richard Boleslawski soffre oggi di un ingiusto oblio, forse causato in parte dalla sua prematura scomparsa, dopo aver goduto di una grande reputazione presso i contemporanei. Una sontuosit visiva, ricca di pathos e movimento, la cifra stilistica dei melodrammi del cineasta polacco, siano essi attinti alla letteratura o alla storia o allinvenzione fantastica, in cui i grovigli di passioni e conflitti assumono dimensioni titaniche, dispiegandosi in un tripudio di neoromanticismo. Nelle sue mani (grazie probabilmente allesperienza teatrale), attori di culto degli anni Trenta ci regalano interpretazioni memorabili: i tre fratelli Barrymore in Rasputin and the Empress, Charles Laughton e Fredric March in Les Misrables (questa versione del romanzo di V. Hugo rimasta insuperata), la Garbo e la Dietrich, alle prese - in The Painted Veil e The Garden of Allah con amori perduti e ritrovati, allinsegna di un sublime spirito di sacrificio in cui la pulsione erotica trova la sua delirante espiazione, sullo sfondo di estranianti scenari esotici. R. B. traduce il romanzo di Somerset Maugham mettendo la mdp al servizio del volto di Greta Garbo, sulle cui ombre e illuminazioni seguiamo il suo percorso dalla scoperta dellamore carnale (col brillante ma opportunista George Brent) allimmersione in quello spirituale (per il noioso ma eroico Herbert Marshall), favorita dalla tumultuosa esplosione del colera. Dalla Cina al Nord-Africa: in un ammaliante Technicolor dalle calde tonali rosso-brune (non per niente la produzione di David Selznick) perfettamente intonato alla colonna sonora voluttuosamente 222

TUTTE LE FACCE DELLA PASSIONE Uno dei numerosi faccia a faccia tra Jean Valjean (Fredric March) e lispettore Javert (Charles Laughton) in Les Misrables.

romantica di Max Steiner, questa seconda versione del romanzo di Robert Hichens1 ci presenta le due anime perdute Marlene Dietrich e Charles Boyer mentre vagano per il deserto del Sahara, lacerati tra lafflato religioso e le pulsioni carnali, incontrando sulla loro strada laristocratico in caffettano Basil Rathbone e un arabo chiacchierone interpretato con gusto dallebreo Joseph Schildkraut Ancora nel deserto, questa volta del Mojave2, si consuma il dramma dei tre banditi di Three Godfathers (sette anni dopo Hells Heroes di William Wyler), che sacrificano la propria vita per salvare quella del neonato che trovano mentre fuggono dopo una rapina. Questa versione di R. B. (a cui seguir quella di John Ford) preme senza pudore sul pedale delle emozioni, facendoci commuovere sullumanit ritrovata dei tre desperados, dallanziano filosofo di Lewis Stone al simpatico ingenuo Walter Brennan sino al cinico e duro Chester Morris. In un racconto pieno di brio dove il sentimento si sposa con lumorismo, riesce a trovare posto anche il monologo di Macbeth, recitato prima della fine dal bandito-intellettuale.
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Gi filmato da Rex Ingram nel 1927. Ma, ovviamente, anche il deserto del Sahara di The Garden localizzato nella California meridionale.

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Dai racconti di Robert Chambers, Operator 13 un dramma romantico ambientato durante la guerra civile che vede linevitabile colpo di fulmine scoccare tra Marion Davies e Gary Cooper, due spie operanti nei campi avversi. Prima dellinverosimile lieto fine, la storia scorre emozionante e ricca di suspense, attraverso un racconto vibrante di ombre e bagliori, impregnato di musicalit, sul filo di una tensione sempre incalzante. Lo stesso non si pu dire, putroppo, per Clive of India, dove una sceneggiatura piatta ed evasiva non permette a Boleslawski di dare vigore e credibilit alle imprese colonialiste dellufficiale inglese interpretato senza troppa convinzione da Ronald Colman che favor la supremazia britannica in India. Qualche bella scena di massa e qualche ficcante primo piano sono gli unici segni del talento visivo e affabulatorio del regista. Il polacco mostra di saperci fare anche nella commedia sofisticata, orchestrando con eleganza in Theodora Goes Wild - le schermaglie amorose di Irene Dunne e Melvyn Douglas, impegnati a liberarsi dal peso e dai pregiudizi dei rispettivi ambienti sociali, ma la morte, nel 36, non gli permette di completare The Last of Mrs Cheyney (portato a termine da George Fitzmaurice, specialista in co-regie, e Dorothy Arzner), con la ladra di gioielli Joan Crawford divisa tra William Powell e Robert Montgomery. Rispetto ai suoi contemporanei degli anni 30 e 40, linglese Edmund Goulding si distingue per una pi accentuata vocazione al melodramma puro, al racconto partecipe e pudico di vite spezzate di donne e uomini perdenti, dove ancora una volta Bette Davis ha modo di sfoggiare il meglio del suo repertorio. 224

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Lincontro tra lattrice (Greta Garbo) e il ladro (John Barrymore) in Grand Hotel.

Per quanto talora gravato da sceneggiature pompose (Razors Edge) o lacrimose (Dark Victory, The Old Maid, Til We Meet Again), il suo un cinema fascinoso, profondamente britannico nel senso migliore del termine, impregnato di grazia ed eleganza, il cui simbolo pi perfetto potrebbe essere il ladro gentiluomo di John Barrymore (in Grand Hotel) che, colpito dal brutale industriale tedesco, viene fatto morire lontano dai nostri occhi (cos come Bette Davis ammalata di cancro in Dark Victory) da questo regista dalle buone maniere. Nella sua produzione silent spicca una versione di Anna Karenina opportunamente ribattezzata Love, in quanto la sceneggiatura fa trionfare lamore ad ogni costo, regalando un incredibile happy ending ad Anna e Vronsky! Ma E. G. dimostra gi di saperci fare, offrendoci una narrazione asciutta, essenziale, piena di vigore e sottile nei dettagli, dominata dalla grazia magica della giovanissima Greta Garbo (che torner a questo ruolo nel 35 con Clarence Brown), ben assecondata da un focoso John Gilbert. Allinizio degli anni 30 ci regala cinque meravigliosi minuti di screwball comedy allinterno di una commedia abbastanza compassata, Reaching for the Moon in cui Douglas Fairbanks si scatena in strepitose acrobazie 225

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alcoliche che sembrano anticipare quelle della scimmia in Monkey Business1 di Hawks. Quindi E. G. inanella una lunga serie di magnifici melodrammi, prima per la MGM poi per la Warners, cominciando con lo strepitoso Grand Hotel, uno dei film mitici degli anni 30, prodotto da Irving Thalberg e tratto dal romanzo di Vicki Baum ambientato a Berlino. Nel mettere in scena questa vorticosa girandola di personaggi tragici, ridicoli e bizzarri, la sua esperienza teatrale riesce a stento a tenere a freno listrionismo scatenato della Garbo e dei fratelli Lionel e John Barrymore, che guidano un cast all-star comprendente anche Wallace Beery e Joan Crawford. La stessa pietas mostrata verso questi amabili perdenti Goulding la rivolge al sacrificio di giovani vite insensatamente condannate alla distruzione in Dawn Patrol, celebrazione antieroica delleroismo dei giovani piloti inglesi durante la Grande Guerra, con un magnifico cast all-British capitanato da un Errol Flynn sorprendentemente efficace in una messa in scena teatrale, punteggiata da scene di duelli aerei di folgorante intensit. La morbida leggerezza con cui E. G. fa fluttuare la mdp sui tormenti e i conflitti dei suoi personaggi femminili, nel quartetto di film dedicato al talento drammatico dellemergente Bette Davis (la cui carriera decoller proprio da qui), ci fa dimenticare di buon grado le improbabilit e le forzature sentimentali delle trame da romanzo dappendice. In That Certain Woman il regista inglese sonda per la prima volta tutte le possibilit espressive di questattrice dal formidabile temperamento, che qui deve vedersela con una figura femminile volitiva, orgogliosa e disposta al sacrificio, la cui statura sovrasta quella degli uomini pavidi o titubanti che le stanno intorno. Memorabile la scena in cui la mdp indugia, per ben 12 secondi, sul flusso di emo1

Il magnifico scherzo, 1952.

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Bette Davis osserva infastidita leccessiva cordialit esibita da George Brent e Mary Astor in The Great Lie.

zioni che le attraversa il volto, quando rivede dopo quattro anni lex-marito Henry Fonda da cui stata lasciata. Nei panni di una ragazza brillante e viziata che di fronte a un male incurabile scopre in se stessa insospettate risorse interiori, la Davis e insieme a lei il suo regista vince una sfida quasi impossibile, evitando le trappole della lacrimosit e facendo di Dark Victory unopera impregnata di delicatezza e pudore, a cui ben contribuiscono gli irlandesi George Brent e Geraldine Fitzgerald (meno un Humphrey Bogart fuori parte). Le atmosfere mel si fanno pi accese e frementi nel dittico composto da The Old Maid e The Great Lie. Nel primo (tratto da una commedia ispirata da una novella di Edith Warton), Bette Davis deliziosamente imbruttita accetta obtorto collo di fare da zia brontolona alla figlia avuta nel peccato durante la Guerra Civile, cedendola alla cugina Miriam Hopkins, mentre nel secondo, specularmente, costringe lalgida e seducente Mary Astor a cederle il figlio, sulle note del Concerto per piano di ajkovskij. In questo trionfo del kitsch, mentre laitante George Brent nelle vesti dellamante-padre entra ed esce dalle loro vite, il regista inglese esplora con amorevole partecipazione le trepidazioni e i deliri delluniverso femminile, distillando 227

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Dorothy McGuire la mogliebambina di Robert Young in Claudia.

dalle sue attrici preziose gocce di emozione decantate da ogni scoria. In Til We Meet Again gli riesce limpresa temeraria di raccontare con garbo e tenerezza lincredibile incontro, e innamoramento, tra due giovani condannati a morte: Merle Oberon e George Brent (miracolosamente luminosi e leggeri) che, a bordo di un piroscafo, centellinano le poche ore loro concesse prima che la malattia (per lei) e la forca (per lui) li separino. E. G. conclude alla grande il lungo e fruttuoso sodalizio con la Warners con The Constant Nymph, remake di un film muto inglese, anche se non gli riesce del tutto di contenere la sovreccitazione di Joan Fontaine, nel ruolo di unadolescente innamorata del fascinoso musicista Charles Boyer, destinata a spirare tra le note del sontuoso poema sinfonico di Korngold, vittima sacrificale della sua passione impossibile. Inaugura quindi la sua collaborazione con la 20th Century-Fox, con cui esplorer nuovi stili di narrazione, con la commedia dolce-amara Claudia (che vede esordire una pimpante Dorothy McGuire, nel ruolo di una mogliebambina, al fianco di Robert Young), coniugando cinema e teatro con la consueta grazia e perizia. 228

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Lamore di Colleen Gray nulla potr contro lambizione di Tyrone Power in Nightmare Alley.

Poco importa se le montagne indiane dove Tyrone Power cerca la saggezza, in The Razors Edge, sono dei fondali di cartapesta altrettanto falsi quanto il guru che vi abita e le massime che gli propina; questa trasposizione del romanzo di Maugham (da cui Goulding ha gi tratto, con esiti non molto brillanti, una nuova versione di Of Human Bondage) resta preziosa grazie ad uno squisito Herbert Marshall nei panni del romanziere, ad un sublime Clifton Webb in un ritratto indimenticabile di uno snob impenitente, ed alle meravigliose Anne Baxter e Gene Tierney che si contendono il giovane idealista Tyrone Power. Imprevedibilmente, Goulding si avvicina ora alla sensibilit post-bellica che sta producendo il cinema noir, dirigendo lincalzante dramma a tinte fosche Nightmare Alley, dove esplora implacabilmente il lato oscuro di Tyrone Power, imbroglione e manipolatore senza scrupoli alla ricerca del successo che, dopo un percorso circolare dominato dal Fato, si ritrova schiacciato egli stesso. Il regista inglese si muove con scioltezza in un mondo notturno di strade desolate e fiere di periferia popolate di figure grottesche, ammorbato dallolezzo dellinganno e della credulit. 229

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Mostra quindi di saper padroneggiare alla perfezione la scansione dei tempi della screwball comedy con lesilarante Everybody Does It (remake di Wife, Husband and Friend di Ratoff, con Paul Douglas al posto di Warren Baxter nella parte del marito che diventa tenore operistico suo malgrado), e si congeda infine dal decennio, e dal grande cinema, con linsolito Mister 880, dove il conterraneo Edmund Gwenn (candido falsificatore di biglietti da un dollaro) imprime le cadenze duna commedia ad una riflessione malinconica sullo sradicamento degli emigrati: una lezione di understatement. La carriera americana dellucraino Anatole Litvak inizia nel 37, quando ritrova sul set, nella deliziosa commedia Tovarich sugli emigrati russi a Parigi (di cui anchegli aveva fatto parte), il magnifico Charles Boyer (in coppia con una scoppiettante Claudelle Colbert) che, dopo le glorie di Mayerling dellanno precedente, lo ha accompagnato a Hollywood, dove peraltro lattore aveva gi lavorato. Ma nei restanti film del decennio, tutti diretti per la Warners, Litvak abbandona la commedia per il melodramma e il dramma a contenuto sociale, dove mostra grande competenza e sensibilit nel costruire storie di forte impatto psicologico e visivo, in cui i destini mutevoli e tumultuosi dei personaggi si intrecciano e si snodano in una narrazione di fluida eleganza. La precisione nel dettaglio quasi documentaristico emerge nei drammi criminali Castle on the Hudson (remake di 20,000 Years in Sing Sing di Curtiz, con John Garfield al posto di Spencer Tracy) e Confessions of a Nazi Spy, il primo film anti-nazista di Hollywood, del 39 (con gli USA ancora neutrali), che si avvale di un magnifico cast europeo comprendente E.G. Robinson (gi con A. L. lanno prima 230

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nellanomalo poliziesco The Amazing Doctor Clitterhouse), Paul Lukas, Francis Lederer, George Sanders, Sig Ruman. invece la sontuosit della ricostruzione storica che rifulge nei mel con Bette Davis The Sisters e All This and Heaven Too: il primo una soap opera in cui Bette deve affrontare una maternit e il terremoto di San Francisco dopo essere stata abbandonata dal marito scavezzacollo Errol Flynn; il secondo un dramma di fulgida e straziata bellezza, dominato dal volto tormentato di Charles Boyer e da quello teneramente appassionato della Davis. Quasi un seguito di Mayerling, esso vede i due (platonici) amanti ottocenteschi frustrati e schiacciati da una societ ipocrita e crudele, e Litvak suggerisce con ancora maggiore intensit le terribili furie che divorano gli animi dei protagonisti, lasciando che le loro esplosioni avvengano fuori dallo schermo, su cui vediamo scorrere unicamente le tensioni che le accompagnano. Mentre il melodrammatico City for Conquest (con lottimo Cagney nel ruolo del pugile che si sacrifica per il fratello musicista) ha al suo attivo scene potenti di vita metropolitana, Litvak chiude in tono minore lera prePearl Harbor con due opere non riuscite, ancorch interessanti. Sia Out of the Fog che Blues in the Night soffrono di sceneggiature sopra (o fuori da) le righe del marxista Robert Rossen che per quanto ebreo - nel primo riesce a spogliare di ogni ebraicit la sua enfatica versione del dramma Gentle People, del correligionario Irwin Shaw, mentre nel secondo compone una stramba contaminazione tra thriller e musical. Dopo lentrata in guerra degli USA dirige il sofferto, appassionato melodramma This Above All dove, con morbidezza di toni e partecipe adesione alle tensioni interiori dei personaggi, ci racconta il conflitto dilaniante in cui si dibatte il disertore inglese Tyrone Power la cui ben articolata coscienza di classe trova raramente spazio nel cinema hollywoodiano incalzato dal patriottismo, non 231

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Barbara Bel Geddes e Henry Fonda in The Long Night, rivisitazione in chiave noir del cinema di Carn.

esente da qualche traccia di retorica, dellausiliaria aristocratica Joan Fontaine. Tornato negli studios dopo la serie Why We Fight, Litvak non ha alcuna difficolt a coniugare i suoi melodrammi strazianti con il linguaggio e le atmosfere del noir, che sembrano offrirgli le forme ideali per raccontarci le sue storie di esseri sconfitti dalla vita o devastati nella mente. The Long Night, remake di Le jour se lve1, un inno damore del cineasta ucraino al cinema europeo e un tentativo appassionato di trapiantarne le atmosfere e le tematiche sul suolo americano. ovviamente improponibile la comparazione col capolavoro di Carn-Prvert, con le sue torbide malinconie e i perversi giochi del destino che fanno intrecciare le vite delle due coppie, per poi distruggerle (anche a prescindere dal quasi-lieto fine certo voluto dalla RKO). Per la versione di Litvak un noir fascinoso e coinvolgente, anche per merito del conturbante tema per pianoforte del maestro Dimitri Tiomkin, suo conterraneo, e del duo Henry Fonda-Vincent Price, che offre la migliore controparte possibile ai magnifici Jean Gabin e Jules Berry (mentre manca il fascino di Arletty allesordiente Barbara Bel Geddes, che peraltro offre un contributo fuori dagli schemi al cinema americano nei suoi cinque film degli an1

Marcel Carn, Alba tragica, 1939.

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Olivia de Havilland nellinferno di The Snake Pit.

ni 40). La preziosa lezione stilistica di Litvak ci fa comprendere come il noir tragga la sua ispirazione sia dal cinema sociale francese che da quello espressionista tedesco, fusi e rivisitati attraverso una orchestrazione vibrante, sempre cangiante, dei contrasti luce/ombra. Sorry Wrong Number la quintessenza del noir americano: listeria della protagonista il centro nevralgico dellopera, su cui si irradia definendone il ritmo, latmosfera, le psicologie. Attraverso i flashback narrati dai vari personaggi (in un crescendo di frenesia lungo il filo del telefono), Litvak costruisce una implacabile ragnatela in cui la Stanwyck, ex-femme fatale vittima del suo egocentrismo patologico, resta intrappolata. Vittime e carnefici si scambiano di ruolo, spiriti deboli dalle ambizioni smisurate cercano nevroticamente di sopraffarsi lun laltro, distruggendosi a vicenda. Burt Lancaster, eterno loser, tenta invano di prendere la scorciatoia per il sogno americano, nella grande metropoli dove ciascuno solo come la donna inferma nella grande casa, avente accanto nientaltro che il telefono per cercare un improbabile dialogo con gli altri. Dal canto suo, The Snake Pit affronta con coraggio e passione il tema della follia, disegnando intorno a unot233

QUANDO I MONDI SI INCONTRANO Oskar Werner mette a disposizione la sua vita con lufficiale americano Richard Basehart, in Decision Before Dawn.

tima Olivia de Havilland una realt ospedaliera delirante, full of sound and fury, che ci colpisce come un autentico inferno dai tratti quasi espressionistici. La forza della denuncia del trattamento della malattia mentale non viene sminuita dal solito approccio semplicistico alla psicoanalisi portato avanti da Hollywood. Tornato in Europa, Litvak inizia lultima fase della sua carriera con Decision Before Dawn, andando in Germania a fotografare in un fulgido bianco e nero le devastazioni delle citt tedesche e lo strazio della giovinezza tradita nello sguardo di Oskar Werner, oscuro eroe che si immola innocente per espiare le colpe del proprio paese. In seguito, diriger almeno due film di grande spessore che, per vari aspetti, mostrano un filo di continuit con la sua opera americana: Anastasia, di nuovo (dopo Tovarich) sulla comunit russa emigrata a Parigi dopo la Rivoluzione, e The Night of the Generals, dove la riflessione sulla follia e sugli orrori della guerra nazista innesca un thriller dallimpatto micidiale, in cui il Male assume le fattezze deliranti dellirlandese Peter OToole.

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Curtis (Kurt) Bernhardt sforna lungo tutto il decennio degli anni 40 per la Warner Brothers (e poi per lMGM) una serie di magnifici drammi, che tengono costantemente a bada la melodrammaticit di molte delle sceneggiature con una narrazione rigorosa, serrata, attenta alle pi delicate sfumature psicologiche, pronta a scavare alloccasione sotto la superficie per mettere a nudo oscure ossessioni e deliri lancinanti. In queste opere dove il mel trascolora talvolta nel noir, Bernhardt cattura gli impulsi pi segreti dellanimo femminile sfruttando al massimo le potenzialit delle sue grandi attrici: Barbara Stanwyck, Ida Lupino, Bette Davis, Jane Wyman. Ma linizio in sordina, tanto vero che Jack Warner, reso diffidente, gli blocca per un anno e mezzo i due film che dirige nel 44: Conflict e My Reputation. Ma se nel primo un thriller notevole soprattutto perch H. Bogart e S. Greenstreet si scambiano i loro ruoli consueti di good guy e bad guy il regista mostra qualche incertezza, nel secondo merita solo applausi. My Reputation un magnifico weepie che in realt riesce a mantenersi sempre a due passi dal fazzoletto grazie alla intelligente e discreta regia di Bernhardt, eccellente nello scandagliare con morbidi chiaroscuri i volti e i gesti dei personaggi, posti in relazione con gli ambienti entro cui si muovono da incalzanti geometrie (anticipando in qualche modo il cinema di Sirk, il cui All That Heaven Allows deve molto a questo film per il soggetto). Grazie alla strepitosa interpretazione di Barbara Stanwyck nei panni di una donna che, attraverso lamore per George Brent, scopre lautonomia e lautorealizzazione, Bernhardt incomincia qui a costruirsi una grande reputazione di ladies director .

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William Thackeray (Sydney Greenstreet) prende sotto la sua protezione Charlotte Bront (Olivia de Havilland) in Devotion.

Nonostante le improbabilit della sceneggiatura (soprattutto riguardo allaitante curato Paul Henreid che sconvolge la vita delle due sorelle-genio), Devotion risulta toccante e convincente nelambientazione e nelle caratterizzazioni, a cominciare dal sublime cameo di Sydney Greenstreet come Thackeray per arrivare alla seducente inglese Ida Lupino nei panni della grande scrittrice autodidatta Emily Bront (altri eccellenti caratteristi di origine europea sono Montagu Love e Victor Francen). Bernhardt firma probabilmente il suo capolavoro con A Stolen Life, una miscela strepitosa di dramma romantico e delirio onirico, dove il tema del doppio viene trattato con nuove sfaccettature rispetto alla tradizionale dicotomia bene/male. I due volti di Bette Davis che seducono lingenuo Glenn Ford (che nello stesso anno rifulge anche in Gilda) pi che antitetici sono complementari, risultando entrambi compromessi da tare profonde. Tra le nebbie del mondo marino, contrapposto alla rigida opulenza degli ambienti bostoniani, le identit si sfaldano e si confondono e da questo ribollo la vita si rigenera incessantemente, passando anche attraverso la morte.1
Bette Davis tenter nuovamente di rubare la vita alla sorella gemella (con esiti catastrofici) nel thriller di Paul Henreid Dead Ringer.
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Van Heflin si sente soffocare dallamore ossessivo di Joan Crawford, in Possessed.

Nei due magnifici mel-noir Possessed e The High Wall Bernhardt disegna con maestria percorsi da incubo nel delirio della malattia mentale per Joan Crawford e Robert Taylor, in lotta con i loro fantasmi nel buio della metropoli. La Crawford di Possessed una schizofrenica votata al masochismo che arriva ad uccidere luomo per cui ha concepito una passione morbosa (Van Heflin), un egoista senza scrupoli che non vuole pi saperne di lei, dopo essersi in precedenza convinta di avere ucciso la donna, morta invece accidentalmente, che assisteva come infermiera. Anche questo dramma post-espressionista, come The Locket di Brahm, dominato dalla malattia mentale e raccontato in flashback, in questo caso dalla psiche disturbata della stessa protagonista. In un clima di delirio e di incubo, Bernhardt ci narra lo sviluppo di unossessione apparentemente slegata da un particolare contesto socioeconomico, ma riconducibile alla zona di tenebra eternamente incombente sullanimo umano. Nello stesso anno il regista tedesco dirige The High Wall, unaltra opera di potente, desolata bellezza, che pone di nuovo al centro il buio della malattia mentale allinterno di una realt ostile o indifferente alla solitudine dellindi237

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Robert Taylor e Audrey Totter nel buio della metropoli di The High Wall.

viduo. Attraverso un lungo viaggio nellincubo, per strade notturne di aggiacciante tenebrosit e spazi chiusi affogati nellombra, con solo pochi bagliori di luce a disegnare i contorni dei volti umani, Robert Taylor ricerca pervicacemente le prove della sua innocenza, e nello stesso tempo luscita dalla disgregazione psichica, in una lotta frenetica contro Herbert Marshall, magnifico nei panni di un assassino di soave perfidia. In The Doctor and the Girl abbiamo un altro itinerario di maturazione per Glenn Ford, giovane medico che passa dalla boria dei quartieri alti e dallaltezzosit del padre (Charles Coburn) allumilt dellimpegno sociale e alla solidariet con gli umili. Spaziando per New York, dal Bellevue Hospital alle stanze sovraffollate di Harlem, la mdp di B. fa miracoli particolarmente quando esplora con movimenti avvolgenti e felpati gli ambienti sontuosi e sovraccarichi dominati da unatmosfera di privilegio e pregiudizio. Bette Davis ritorna in grande stile in Payment on Demand (apparendo pi giovane e pi vecchia della sua et), disegnando il difficile percorso di una donna avida, egoista e spietata la cui crosta di durezza viene ammorbidita dagli anni e dalla solitudine. Bernhardt fa fluttuare la mdp con la consueta eleganza e ricerca del dettaglio 238

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attraverso le sale e le scalinate dellennesimo appartamento ammorbato dallopulenza e dallaridit dellanima. The Blue Veil, che segue con delicatezza e leggerezza di tocco la vita di Jane Wyman impegnata ad allevare i figli degli altri, conclude questa produzione gloriosa mentre dischiude, allalba degli anni 50, una nuova sensibilit e un nuovo linguaggio, facendo scivolare i temi della solitudine e della sofferenza dallacutezza tagliente dellanalisi psicologica e della critica sociale verso una sciropposit edificante (per ora fortunatamente solo in nuce). Negli anni 50 la MGM gli affida soggetti orientati verso la storia e la cultura europee, e Bernhardt riesce a maneggiare con sciolta eleganza la fastosit e il colore imposti dai nuovi tempi, anche se il calligrafismo prevale sulla sincerit dellispirazione. Mentre la sua versione di The Merry Widow, privata di buona parte della musica di Lehr, risulta gradevolmente innocua, appaiono pi convincenti il dramma biografico in costume Beau Brummell, girato in Inghilterra con Stewart Granger, Elizabeth Taylor e Peter Ustinov, e soprattutto il mel Interrupted Melody, dove Eleanor Parker affiancata da Glenn Ford e un giovane Roger Moore si fa efficace interprete dei trasporti e tormenti della cantante lirica australiana Marjorie Lawrence, la cui lotta contro la poliomielite fornisce al film i momenti pi toccanti, che trovano la loro sublimazione nella ricca partitura musicale.

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Il rumeno Jean Negulesco, dopo un lungo apprendistato nei cortometraggi, nei cinque anni con la Warners (194448) riesce ad offrire il meglio del suo talento - che verr invece in gran parte oscurato nella sua produzione per la Fox, in particolare dopo il 52 - dando mostra di un tocco agile e felpato nellaffrontare i suoi thriller e drammi psicologici, a cui conferisce un nitore sommesso e discreto. In The Mask of Dimitrios (da Eric Ambler) e Three Strangers J. N. ci conduce lungo percorsi intricati e labirintici dominati dallombra, dove esseri guidati dai loro demoni inseguono mete sempre sfuggenti (lo strepitoso duo Lorre-Greenstreet rinnovella i fasti di The Maltese Falcon1). Nei magnifici melodrammi Nobody Lives Forever, Humoresque e Johnny Belinda Negulesco raggiunge lacme della sua arte, coniugando un passo morbido e misurato con una narrazione preziosa e sottile di vite straziate e passioni laceranti, per la quale ottiene interpretazioni stupefacenti da John Garfield, Joan Crawford e Jane Wyman. Nel dittico con John Garfield, Humoresque supera di gran lungo Nobody Lives Forever quanto a fama e successo, ma parte del fascino di questo melodramma di un romanticismo delirante e opulento viene compromessa dai dialoghi sovraccarichi e ultrasofisticati di Clifford Odets, che rischiano talvolta di soffocare la regia agile e incisiva di Negulesco. Memorabile il finale forse il culmine del melodramma hollywoodiano con Joan Crawford che si avvia lentamente verso le onde delloceano, mentre risuonano le note del Liebestod dal Tristan und Isolde suonate dal violino di Garfield (in realt di Isaac Stern), il giovane artista oggetto di un amore impossibile.

John Huston, Il mistero del falco, 1941.

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John Garfield e Joan Crawford al culmine della loro passione in Humoresque.

J. N. asseconda e smussa allo stesso tempo, con i suoi discreti e morbidi movimenti della mdp e lo squisito senso del ritmo, lebraicit (newyorkese) quasi ossessiva di questo dramma parente stretto del Golden Boy dello stesso Odets incarnata perfettamente nella coppia GarfieldOscar Levant, contrassegnata rispettivamente da una rabbiosa ambizione e un umorismo cinico. Il meno noto Nobody Lives Forever un thriller-romance dal passo pi sobrio e dai toni pi sommessi, ma forse pi vicino alle corde del regista rumeno, che mostra grande delicatezza nel raccontare il lento schiudersi della coscienza di un giovane criminale arrogante (un Garfield sempre eccellente in questi ruoli sfaccettati), toccato dallamore candido e ingenuo di una radiosa Geraldine Fitzgerald (attrice irlandese sottovalutata). In strade tristi e nebbiose, in interni dove rare strisce di luce guizzano tra muri dombra, Negulesco dipinge con maestria solidale unumanit nervosa, affamata, ora crudele ora generosa. Chiude quindi la sua esperienza con la Warners con un sorprendente dittico girato fuori dagli studi ed incentrato, coraggiosamentre, sulla figura di una ragazza minorata alle prese con un ambiente ostile e arretrato: Deep Valley e Johnny Belinda. Se, nel primo, il malinconico idillio boschi241

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vo tra due reietti la balbuziente Ida Lupino e levaso Dane Clark non entusiasma il grande pubblico, questultimo accoglie invece con favore (ma non cos Jack Warner, evidentemente) il delicato racconto di uno stupro subito da una sordomuta una Jane Wyman da Oscar e del suo riscatto grazie allopera di un medico generoso e solitario (Lew Ayres). Inizia bene alla Fox, firmando un thriller venato di noir, Road House, ancora con Ida Lupino che interpreta una seducente cantante di night e un Richard Widmark formidabile psicopatico; un film di guerra fuori dagli schemi, Three Came Home, in cui Claudette Colbert fa sfoggio della sua arte matura come prigioniera di un campo di concentramento giapponese, e il sensibile dramma Phone Call from a Stranger, dove lottimo Gary Merrill va a far visita ai parenti delle vittime di un incidente aereo a cui sopravvissuto (tra questi c Bette Davis, sua moglie nella vita reale): qui troviamo per la prima volta quella struttura episodica, o polifonica, che sar spesso associata alla sua opera. Strapazzato dalla critica (in particolare quella francese) per la sua produzione negli anni 50, in realt J. N. non ci fa mancare, in questepoca di repressione sociale ed escapement culturale, molte opere di delicata sensibilit ed arguta eleganza, per quanto inserite in un quadro relativamente convenzionale. Nel suo primo Technicolor, Lydia Bailey, fa sfoggio di una buona scioltezza nel racconto dazione che purtroppo non avr pi occasione di esibire negli anni seguenti. Dal romanzo storico di Kenneth Roberts, ci narra la rivolta degli schiavi neri di Haiti, capitanati da Toussaint LOuverture, contro lesercito francese di Napoleone, mescolando storie private (lincontro di una coppia di americani con gli insorti, alla cui causa si uniranno) e drammi collettivi, rendendo il popolo degli afroamericani il vero protagonista di questa storia avvincente tutta giocata sullintreccio 242

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Stephen MacNally cerca di sedurre Jane Wyman con la magia del violino, in Johnny Belinda.

tra ritmo, sonorit e colori ( qui particolarmente evidente il talento pittorico del regista). In Scandal at Scourie - lultimo degli otto film della coppia Greer Garson-Walter Pidgeon, per la MGM riesce ad accoppiare ad una massiccia razione di buoni sentimenti unintelligente difesa della libert e tolleranza religiosa, che forse richiede un certo coraggio in anni come questi. Dei quattro film polifonici tre dei quali con Clifton Webb il pi riuscito Titanic, notevole per la ricostruzione dellaffondamento del transatlantico, a bordo del quale si intrecciano varie storie, in primo piano quella dei tormenti coniugali della coppia Webb-Stanwyck. Bene confezionati sono anche How to Marry a Millionaire e Womans World, entrambi strutturati sullo schema tre coppie + 1, probabilmente assai utile al regista rumeno per riempire gli enormi spazi laterali che il nuovo formato in CinemaScope gli impone.1 Sia nella sophisticated comedy sulle tre donne in cerca di un marito ricco che nella com1 How to Marry a Millionaire e The Robe (di Henry Koster) vennero prodotti in contemporanea dalla Fox col nuovo formato, ma fu questultimo ad apparire per primo sugli schermi, anche se terminato pi tardi.

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media drammatica sui tre aspiranti manager - con rispettive signore - messi sotto esame da un capitano dindustria, la brillantezza del discorso narrativo non cela del tutto un certo retrogusto amarognolo, in cui ha modo di emergere la sottigliezza chiaroscurata di Lauren Bacall (ma i ricchissimi cast sono gestiti come sempre ammirevolmente da J. N.). Il quarto della serie, Three Coins in the Fountain, girato in Italia, non riesce a sfuggire a un approccio turistico nel raccontare le peripezie sentimentali di tre donne americane, tra le quali riescono a interessarci solo le relazioni tra gli attempati Dorothy McGuire e Clifton Webb. Laddio di J. N. al grande cinema probabilmente Daddy Long Legs, unamabile e sofisticata versione musicale di un romanzo edificante di Jean Webster filmato altre 6 volte, i cui numeri di danza, immersi in unatmosfera di sogno, vedono lo spericolato incontro di Fred Astaire con Leslie Caron, di 32 anni pi giovane. Detlef Sierck, ribattezzandosi Douglas Sirk, si muove da uno studio allaltro nel corso degli anni 40 con una produzione interessante ma diseguale, che non trova ancora un ben marcato punto focale. Il trittico con George Sanders e il dittico con Claudette Colbert, che compongono probabilmente il meglio della sua opera in questi anni, si muovono con discrezione e ironia tra la commedia e il dramma criminale, evocando sottilmente atmosfere della vecchia Europa. Summer Storm riesce nellimpresa quasi impossibile di trasferire nel cinema americano un testo di echov (La partita di caccia), permettendo a Sanders il migliore attore dellepoca secondo Sirk di esprimere con efficacia il groviglio di contraddizioni di un giudice della Russia pre-rivoluzionaria, divenuto un assassino. In A 244

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In Summer Storm George Sanders ed Edward Everett Horton sono due aristocratici nella Russia prerivoluzionaria.

Scandal in Paris lattore inglese ci fa ripercorrere con la sua sorniona bonomia la straordinaria carriera di FranoisEugne Vidocq da criminale a capo della polizia, mentre nella Londra tenebrosa di Lured si trova implicato nei delitti di un serial killer con la passione di Baudelaire. Altrettanto a suo agio col garbo raffinato della non pi giovanissima Colbert, Sirk si produce in autentiche acrobazie di regia reticoli di ombre in stile noir, scorci obliqui dal basso e dallalto - per fare di Sleep, My Love (la cui sceneggiatura ricalca Gaslight1 con qualche spruzzo di Suspicion) un thriller credibile e incisivo, aiutato dal talento dellattrice, la quale padrona assoluta anche delloriginale Thunder on the Hill, detective story dai toni leggeri in cui la franco-americana si inventa un ruolo da suora-Sherlock Holmes. Nel 53, quando gran parte del cinema americano di origine europea e non deve affrontare una fase di riflusso a causa delle mutate condizioni socio-culturali, Sirk apre la stagione pi esaltante della sua carriera firmando numerosi melodrammi di straordinario livello.

George Cukor, Angoscia, 1944.

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Don Ameche manipola linconscio di Claudette Colbert in Sleep, My Love.

La prima parte del dittico imperniato sulla coppia Jane Wyman-Rock Hudson, Magnificent Obsession, un rifacimento del film diretto da John Stahl nel 35 con Irene Dunne e Robert Taylor, che interpolava toni da commedia in un melodramma di buona fattura tratto da un romanzo che sfidava spesso il ridicolo con la magniloquenza del messaggio spirituale e limprobabilit della trama. Con laiuto di alcuni ritocchi alla sceneggiatura, Sirk compone un dramma di spettacolare eleganza formale, in cui la sequenza incredibile degli eventi (il playboy Hudson causa senza volerlo la morte di un eminente chirurgo e successivamente la cecit della giovane moglie di questi) fornisce il pretesto per disegnare il grafico dei tumulti interiori dei protagonisti, attraverso i mutevoli arabeschi di luci ed ombre, e le collocazioni delle figure nello spazio fisico che li circonda. Lacme dellopera segnato dalla scena del fal della Vecchia nella cittadina svizzera, con i due innamorati che prendono coscienza del doloroso ma inebriante rinnovellarsi della vita, nel superamento dei vecchi schemi ed egoismi. Il secondo dei due film con Jane Wyman e Rock Hudson, All That Heaven Allows, meno delirante e pi realistico del primo, e il suo attacco alla grettezza delle 246

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convenzioni borghesi diretto ed esplicito. Tuttavia, in questa storia di un amore tra una donna matura e un uomo pi giovane ostacolato ferocemente dai figli e dagli amici di lei, Sirk non rinuncia completamente a condurci attraverso un labirinto di apparenze, in un mondo di immagini riflesse negli specchi o percepite attraverso i vetri. In effetti, lamore del boscaiolo un po altezzoso per la vedova borghese pi vecchia di una decina danni sembra contenere un che di torbido e ossessivo, mentre linteresse di Jane per Rock possiede senza dubbio una forte motivazione sessuale, cosa che non sfugge alla piccola comunit sessualmente repressa. La verit di Sirk che lamore merita di trionfare anche, o soprattutto, se attraversato da una venatura di follia o di anarchismo libertario, mentre il riflesso del viso di Jane, imbruttito e invecchiato, nello schermo del televisore regalatole dai figli ci fa capire il pensiero del regista sulla massima invenzione del decennio. Lo happy ending con Rock che si desta dal coma come la bella addormentata nel bosco, mentre fuori dallenorme vetrata (ancora!) si avvicina un cerbiatto alla Disney, un capolavoro di consapevole, ironico utilizzo del cinema come fabbrica dei sogni. Dodici anni dopo Double Indemnity, Barbara Stanwyck e Fred MacMurray ci riprovano in Theres Always Tomorrow1, ma anche Sirk condanna il loro amore al fallimento. In uno scintillante bianco e nero solcato da dense ombre scure che sembra riportarci al noir del decennio precedente, Sirk denuncia con spietatezza corrosiva linanit del sogno americano costruito sul successo e la famiglia borghese. Come in All That Heaven Allows, sono di nuovo i figli (questa volta di lui), i teenagers degli anni 50, i pi feroci
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Si tratta di un remake di un film dello stesso titolo diretto con sobria efficacia nel 1934 dallinglese Edward Sloman, con la connazionale Binnie Barnes e un sorprendente Frank Morgan che, per quanto fuori parte in un ruolo romantico, riesce a mantenere un difficile equilibrio tra il dramma e la commedia.

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Il robot campeggia in primo piano mentre Fred MacMurray e Barbara Stanwyck si lasciano, in Theres Always Tomorrow.

difensori del conformismo e delle convenzioni, ma a differenza dellambiguo e fiabesco happy ending di Heaven, il lieto fine di questo film, con la famiglia che rinserra le fila imprigionando il peccatore contrito dentro il carcere domestico, risulta amaramente sarcastico. Al termine della scena memorabile in cui i due innamorati dicono addio ai loro sogni davanti ai vetri della finestra investiti dalla pioggia scrosciante, MacMurray rimpicciolisce sullo sfondo mentre campeggia in primo piano il robot che egli destinato a diventare, e il leit-motiv di Blue Moon si deforma e incupisce. Written on the Wind lapogeo del freddo delirio che governa e anima i film di Sirk degli anni 50, unopera dove la stupefacente bellezza formale serve tanto ad esprimere quanto a contenere le furie che squassano lumanit disperata che vi si agita. Attraverso le modulazioni cromatiche - i rossi accesi per leccitazione sessuale (associati quasi sempre alla scatenata Dorothy Malone), gli azzurri per la pacatezza e la formalit, i gialli per il deragliamento mentale Sirk disegna la rete di tensioni psicologiche che avviluppa, come in una ragnatela, i quattro protagonisti: i freddi e raziocinanti Rock Hudson e Lauren Bacall (gli 248

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eroi) e i paranoici, autodistruttivi, inappagati e appassionati Robert Stack e Dorothy Malone (i cattivi). Girato come un noir, con pozzi dombra che si inghiottono volti e oggetti normalmente avvolti in una lucentezza laccata, con frequenti angolazioni dal basso e molti campi lunghi che rivelano la solitudine dellindividuo nello spazio che lo circonda, Sirk fa un film genialmente sovversivo pur rispettando apparentemente i canoni pi perbenistici di Hollywood. Due anni dopo, riunisce i tre protagonisti di Written on the Wind (senza la Bacall) nel magnifico The Tarnished Angels, tratto da Pylon di Faulkner, notevole anche per linsolita ma smagliante fotografia in bianco e nero. Un pilota ex-eroe di guerra votato allautodistruzione (di nuovo un formidabile Robert Stack), una donna frustrata e assetata damore (la sempre sensuale Dorothy Malone), un giornalista alla ricerca di se stesso e di qualcosa in cui credere (un Rock Hudson toccato dalla grazia, per la settima e ultima volta con Sirk), pi altri due spasimanti della bella paracadustista (Jack Carson e Robert Middleton), incrociano e scontrano i loro sogni e rimpianti in una New Orleans immersa nella Depressione, e pervasa dalla frenesia di un Mardi Gras popolato di maschere di morte e di clown ghignanti. Illuminando di nuovo le scene pulsanti di tormenti inespressi con le lame di luce ed ombra di ascendenza germanica, solitamente associate al film noir, Sirk eleva una calda elegia al tramonto di unera di grandezza e passione, che si eclissa insieme allaereo di Stack che sprofonda nel lago, mentre dallEuropa cominciano a rullare i primi tamburi di guerra. In Interlude Sirk ripropone lincontro/scontro tra Europa e America attraverso liniziazione sentimentale di una giovane donna americana alle prese col fascino di un direttore dorchestra austro-italiano tra Monaco e Salisburgo. I due mondi si completano e si attraggono: luno, la freschezza, lottimismo e la semplicit; laltro, larte, la cul249

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Robert Stack saluta Dorothy Malone prima del volo, in The Tarnished Angels.

tura, la nevrosi. Ma, come sottolinea la visita alla casa di Mozart, la bellezza e il genio sono troppo inseparabili dal dolore, e gli americani preferiscono ritirarsi nel loro mondo di prosaiche certezze. Vicino al termine del suo ventennio americano, D. S. si riaccosta alla Germania (a cui sta per tornare definitivamente) per dare autenticit al dolente affresco di amore e morte uscito di nuovo dalla penna di Remarque, una volta ancora dopo Niente di nuovo sul fronte occidentale impegnata a denunciare gli orrori della guerra e linsensato spreco di vite umane: A Time to Love and a Time to Die. In un CinemaScope dai colori abbaglianti che rende ancora pi lancinanti le violenze degli eserciti e le mute sofferenze dei singoli individui, D. S. accompagna con affettuosa pietas il doloroso ritorno a casa del soldato John Gavin in una Berlino devastata dai bombardamenti, dove fiorisce il suo breve impetuoso amore, in attesa della morte assurda che lo attende al varco sul fronte russo da cui partito. John Gavin (un doppione pi imbronciato di Rock Hudson) torna anche nellultimo film americano di Sirk, Imitation of Life, ma in questa seconda versione del roman250

TUTTE LE FACCE DELLA PASSIONE

zo della scrittrice ebrea Fannie Hurst (la prima la firma John Stahl nel 34, con Claudette Colbert) a dominare incontrastate sono le donne due madri e le loro figlie mentre gli uomini appaiono pallidi satelliti che ruotano intorno ai ben pi determinati e sanguigni pianeti femminili. Con la sua stupefacente fotografia che fascia spesso i personaggi in inquietanti zone dombra, Sirk eccelle una volta ancora nelle dissimulazioni e nel non-detto, togliendo rilevanza ai tormenti esistenziali del terzetto in primo piano, Lana Turner-Sandra Dee-John Gavin, e caricando tutto il peso intellettuale ed emozionale del film sulle spalle della coppia di colore, a cui spetta il compito di lanciare una denuncia virulenta del razzismo e della violenza della societ americana, nascosta sotto le sembianze di una soap-opera tutto sommato rassicurante. Volando pi in alto della rete di grettezze, chiusure ed egoismi che avviluppa tutti i personaggi, ciascuno invischiato nel proprio ruolo, linno cantato in chiesa da Mahalia Jackson conclude il canto del cigno di Sirk dando lultima parola, tagliente e vibrante, agli umili e agli oppressi.

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16. Uomini contro

Chi pi chi meno, tutti i registi espatriati di cui abbiamo discusso lopera, sono stati degli uomini contro in almeno uno o due momenti della loro avventura americana. Ma alcuni di loro (come gi accennato in DallEuropa ebraica nel capitolo Highlights), ebrei volitivi, testardi e irriverenti, hanno impresso in tutta la loro opera, cos come nelle scelte di vita, il marchio di un irriducibile spirito iconoclastico, di una indisponibilit a piegarsi agli andazzi approvati dalla maggioranza, di una necessit mai appagata di denunciare le contraddizioni e le ingiustizie di una societ che pure li ha accolti, salvandoli dalla persecuzione. Questa irrequietudine di vita e di scelte non ha sempre significato grandi esiti artistici, ma ha comunque contribuito ad infondere le linfe culturali della grande civilt europea nelle vene della tumultuosa, a volte confusa, eterogeneit della realt americana. Nei suoi cinque mirabili noir, tra il 44 e il 52, Otto Preminger ci fa entrare in un universo di ansie, nevrosi, sensi di colpa e oscure ossessioni, che si scolpisce indelebilmente nel nostro immaginario collettivo. Nel primo e nellultimo di essi disegna due ritratti memorabili della figura della donna incantatrice, dalla 252

UOMINI CONTRO

Due immagini di Laura.

Dana Andrews stregato dal ritratto di Laura.

Clifton Webb e Gene Tierney stanno per lasciarsi per sempre.

cui aura misteriosa e seducente gli uomini vengono morbosamente irretiti. Il magnetico incipit di Laura, col tema musicale di ammaliante bellezza (composto da David Raksin) sovrapposto al ritratto di Laura/Gene Tierney mentre scorrono i titoli di testa, ci precipita immediatamente in un clima stregato, di torbida fascinazione, che il prosieguo del film non far altro che sviluppare, cominciando dallesplorazione della casa di Waldo Lydecker (Clifton Webb), carica di raffinatezza decadente. 253

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I movimenti felpati, insinuanti, della mdp ci conducono lungo i meandri tortuosi e ingannevoli di una detective story, tra le cui pieghe immerse nellombra baluginano universi di smarrimento morale, di ossessione erotica deviata, da cui sono travolti i due protagonisti maschili che si attirano lun laltro per tutta la durata del film, accomunati dallo stesso incantamento di cui sono preda. Bagnata dalla luce crepuscolare della morte, la sensualit radiosa di Laura (costantemente evocata dal tema di Raksin, sia dentro che fuori dalla narrazione) sembra stregare ancor di pi le fantasie morbose tanto dellintellettuale assassino quanto del poliziotto solo apparentemente pi terrigno (Dana Andrews). I versi di Ernest Dowson (sostituito da DAnnunzio nella versione italiana!) imprimono il giusto suggello a quello che resta il pi magico dei film noir euro-americani: Non sono lunghi/I giorni del vino e delle rose/Fuori da un sogno nebbioso/Emerge il nostro cammino per un poco/Quindi si richiude dentro un sogno1. Anche in Angel Face, gi dalle prime note del conturbante tema per pianoforte e orchestra di Tiomkin, presentiamo che stiamo entrando in un mondo dove le ombre predominano sulla luce, dominato da oscure passioni. Lo sguardo freddo e obiettivo di Preminger ci fa entrare in una ragnatela di inganni e autoinganni, di torbide pulsioni che minano la tranquilla normalit delle convenzioni sociali, che egli incalza con una mdp implacabile nella sua quasi-invisibilit. Dietro il viso dangelo di Jean Simmons e lapparente bonomia di Herbert Marshall, si cela il malessere di due intellettuali espatriati inglesi - che hanno smarrito s stessi allinterno di una realt americana che li condanna allimpotenza creativa e alla nevrosi.
They are not long, the days of wine and roses:/Out of a misty dream/Our path emerges for a while, then closes/Within a dream. Da Vitae Summa Brevis (1896).
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UOMINI CONTRO

In Fallen Angel, Linda Darnell e Dana Andrews sono due anime smarrite alla ricerca di unimprobabile realizzazione.

Il povero Robert Mitchum, epitome dellonesto ma debole americano, finisce per restare irretito come gi in Out of the Past dal fascino malato e dalleffluvio velenosamente inebriante di una sfera di bellezza dal midollo irrimediabilmente corrotto. Alla fine, la menzogna proclamata nellaula di tribunale, ammantata di finta autorevolezza e razionalit, viene spazzata via come una foglia secca dalla terrificante carica di verit contenuta nellinevitabile scelta estrema (che ritroveremo in Jules et Jim di Truffaut). Lanno dopo Laura, O. P. ne realizza una sorta di copia in negativo, in cui tutti gli elementi si ripresentano specularmente rovesciati e intorbiditi: Fallen Angel. I due uomini che qui vengono irretiti dalla seduttivit di una donna bruna dalla travolgente carica erotica sono due falliti senza scrupoli, mentre la cameriera di birreria Linda Darnell una versione incanaglita della ricca e raffinata Gene Tierney, e tutta lambientazione in una squallida cittadina di provincia avvolta in unatmosfera di sordidezza e sogni inaciditi, accentuata per contrasto dalla suadente melodia di Slowly di Raksin. Il pi che mai ambiguo Dana Andrews e il poliziotto fellone Charles Bickford devono rinunciare al loro oggetto del desiderio, e il lieto 255

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Jos Ferrer cerca di impadronirsi della mente di Gene Tierney attraverso lipnosi in Whirlpool.

fine riservato al giovane imbroglione (forse) redento, sotto forma della placida e bionda Alice Faye, ha tutta laria di un premio di consolazione (impressione a quanto pare condivisa dallattrice che, insoddisfatta della sua parte, lascer il cinema per quasi un ventennio). Il mondo dellinconscio, la nevrosi, la psicanalisi e lipnosi sono gli ingredienti dellhitchcockiano Whirlpool, la cui protagonista una Gene Tierney seducente e fragile come nella vita reale una cleptomane tormentata e repressa che sembra anticipare leroina di Marnie, mentre il suo arrogante e spietato manipolatore (un magnifico Jos Ferrer alla sua seconda prova cinematografica) corrisponde in pieno al precetto del maestro inglese secondo cui quanto pi affascinante la figura del cattivo, tanto migliore risulta il film. Questi due personaggi negativi, entrambi mentalmente malati e bloccati nei ruoli rispettivi di vittima e persecutore, dominano incontrastati la scena lasciando nellombra la figura asettica del marito psicoanalista (Richard Conte) che non si mai accorto di avere accanto a s la persona pi bisognosa di cure e di comprensione. In questo universo di esseri smarriti, incapaci di fuoruscire dal proprio guscio, lunico barlume di umanit normale sembra provenire dalla figura del vecchio 256

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Per il detective Dana Andrews i fantasmi del passato si incarnano nel gangster Gary Merrill, in Where the Sidewalk Ends.

poliziotto (Charles Bickford come sempre impeccabile) che torna ogni sera nella sua casa solitaria, dopo avere caparbiamente compiuto il proprio dovere. Andrews e la Tierney sono di nuovo insieme in Where the Sidewalk Ends, uno dei pi limpidi esempi di film noir classico, con i temi della colpa, del destino e della redenzione che si annodano in un groviglio di formidabile tensione psicologica, sullo sfondo di un inquietante scenario metropolitano. Lungo le strade fredde e desolate di una New York notturna, il detective Dana Andrews si dibatte freneticamente per sconfiggere i fantasmi del passato annidati dentro di lui, andando a caccia del gangster Gary Merrill che di questi fantasmi lemblema, mentre la fulgida Gene Tierney fa brillare la luce di una possibile salvazione. Talvolta, per, O. P. devia il proprio talento in opere poco coerenti o significative, come la versione filmica della strampalata commedia di propaganda anti-nazista di Clare Boothe Luce, Margin for Error, di cui anche interprete come lo stato a teatro insieme al correligionario Milton Berle. Non priva di fascino la sua trascrizione del romanzo scandaloso di Kathleen Winsor, Forever Amber, sulla carriera spregiudicata di una donna ambiziosa alla 257

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Frank Sinatra precipitato nella spirale della droga in The Man with the Golden Arm.

corte di Carlo II (Linda Darnell) ma, nonostante il magnifico cast britannico e levocazione della tenebrosa pittura secentesca in un caldo Technicolor, lo script troppo edulcorato le toglie mordente. Tratto dalla commedia di Oscar Wilde, gi rivisitata da Ernst Lubitsch, The Fan appare speziato di aromi ebraicoviennesi (lo screenplay di Walter Reisch e Dorothy Parker) miscelati intelligentemente con la sagace britishness di Madeleine Carroll e George Sanders. Di nuovo Linda Darnell, insieme a Michael Rennie e a uno Charles Boyer invecchiato e barbuto, in The 13th Letter, remake in terra canadese del grande Le Courbeau1 di Clouzot, che fa rimpiangere loriginale mentre vuole probabilmente denunciare sotterraneamente le delazioni filomaccartiste attraverso questa storia di lettere anonime e ossessioni paranoiche. Preminger si propone come uno dei pi bellicosi e provocatori registi americani a partire dal 53, quando filma linnocua commedia The Moon Is Blue, contenente per vocaboli giudicati offensivi dal Production Code, come vergine, incinta o sedurre. Pi interessante appare la sua battaglia anti-razzista che si concretizza nella pro1

Il corvo, 1943.

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duzione di due musical all-black, Carmen Jones e Porgy and Bess (subentrando per questultimo a Rouben Mamoulian), a cui seguir negli anni 60 un dramma di denuncia tanto mediocre quanto benintenzionato, Hurry Sundown. In due opere degli anni 50 i temi scabrosi appaiono perfettamente funzionali al risultato artistico raggiunto: The Man with the Golden Arm e Anatomy of a Murder. Dal romanzo di Nelson Algren O. P. trae un film di grande impatto (con un eccellente Frank Sinatra e una strepitosa colonna sonora jazzistica di Elmer Bernstein) dove il tema della drug addiction viene scagliato per la prima volta in faccia al pubblico, senza veli o pudori.1 In questopera dalla tipica intensit ebraica (oltre al regista, al romanziere e al compositore, ebrei sono anche il title designer Saul Bass, il musicista Shorty Rogers, il direttore della fotografia Sam Leavitt e svariati attori) e dalle atmosfere dostoevskiane, un gruppo di umiliati e offesi si dibatte freneticamente per strappare alla vita un brandello di felicit o semplicemente per sopravvivere, riuscendo soltanto a spingersi lun laltro verso labisso. Formidabile la sovrapposizione dei titoli di testa di Saul Bass (alla seconda delle loro numerose collaborazioni) col tema musicale esposto dalla tromba di Shorty Rogers, allinsegna di unenergia elettrizzante e selvaggia. Troppo belle e curate appaiono, invece, le due protagoniste Kim Novak ed Eleanor Parker, per appartenere credibilmente a quella congrega di esseri alla deriva. Dopo la parentesi europea per realizzare Saint Joan e Bonjour Tristesse (dove i risultati non sono pari alle intenzioni), O. P. torna nel suo elemento col thriller processuale Anatomy of a Murder, in cui riesce senza sforzo a trovare il punto di congiunzione tra il cinema classico e
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Questo film anticipa di due anni tanto A Hatful of Rain di Fred Zinnemann, quanto Monkey on My Back di Andr de Toth, che parlano della dipendenza dalla morfina dei reduci di guerra.

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quello pi aggressivo e dinamico che si va affermando, circondando il volto familiare e rassicurante di James Stewart con un gruppo di giovani attori come Ben Gazzara, Lee Remick e George C. Scott, e mettendo al centro dellattenzione un caso scandaloso di violenza sessuale, di nuovo a ritmo di jazz (composto ed eseguito da Duke Ellington, presente di persona nel fim), ma con un discorso narrativo pacato, minuzioso, dallampio respiro.1 I quattro film fluviali realizzati nei primi anni 60, tutti incentrati su grandi temi e situazioni a dir poco scottanti, fanno decisamente pi fatica a tenere insieme i singoli momenti di grande cinema allinterno di una struttura narrativa spesso debordante e sfilacciata. I retroscena del mondo della politica, fatti di intrighi e meschinit, sono largomento di Advise and Consent, forse il suo ultimo grande film americano (con un cast straordinario dove spicca un Charles Laughton di formidabile perfidia), mentre The Cardinal, analogamente, svela le ombre e le miserie che si celano dietro la carriera di un principe della chiesa. La storia recente campeggia invece in Exodus, sul viaggio travagliato della nave omonima carica di emigranti ebrei e la successiva nascita dello stato di Israele, e In Harms Way, una sorta di sequel di From Here to Eternity dove la guerra sembra solo fare da contorno ai drammi personali di John Wayne, Kirk Douglas e Patricia Neal. In Inghilterra come si gi accennato dirige, in sincronia col Collector di Wyler, una storia dolorosa di deragliamento mentale, Bunny Lake Is Missing, che ci parla anche di unAmerica prigioniera del proprio infantilismo

1 Inoltre, il rapporto tra lavvocato di James Stewart e quello pi anziano e semi-alcolizzato di Arthur OConnell ricorda curiosamente quello che lo sceriffo di John Wayne intrattiene contemporaneamente con i suoi due aiutanti, Walter Brennan e Dean Martin, in Rio Bravo (Un dollaro donore) di Howard Hawks, uscito anchesso nel 1959.

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dinanzi alle complessit del mondo europeo (ben incarnate da un impareggiabile Laurence Olivier). Terminer la sua formidabile carriera in Europa, alla fine degli anni 70, criticato e discusso ma sempre indomabile. Laltro lebreo austriaco Billy Wilder, in America dal 34 e sceneggiatore di successo con la Paramount, trova negli anni 40 la strada della regia, che lo render nei quarantanni successivi uno degli autori cinematografici pi osannati, contestati e controversi del panorama mondiale. Le due commedie The Major and the Minor e The Emperor Waltz appaiono alquanto timide e innocue, ma sono comunque interessanti perch introducono, la prima, il tema del mascheramento, e la seconda quello dello scontro culturale tra Europa e America, che subito dopo B. W. sviscera con lucida ironia, colma di tolleranza lubitschana, in A Foreign Affair, tra le rovine di una Berlino in cui la debolezza umana affratella i GI americani alla disincantata chanteuse Marlene Dietrich. La fusione di umorismo e tragedia percepibile anche in Five Graves to Cairo, ultima metamorfosi di Hotel Imperial di Lajos Biro, dove il tema del mascheramento acquisisce un pi forte spessore, e Wilder incontra per la prima volta sul set il suo maestro Eric Stroheim, nei panni di un indimenticabile Rommel. La collaborazione con Raymond Chandler, cosceneggiatore del romanzo hard-boiled di James Cain, contribuisce al successo del conturbante film noir Double Indemnity. Di fuori il sole della California, di dentro stanze con le veneziane abbassate dove rari rettangoli di luce sono solcati da striscie orizzontali dombra, che si posano 261

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Fred MacMurray e Barbara Stanwyck avvolti dalle ombre del film noir in Double Indemnity.

dappertutto, anche sui volti e le figure delluomo e della donna che, belli fuori e corrotti dentro, inseguono impossibili mete lungo strade impervie e sbagliate. Lui (Fred MacMurray) irretito dal sesso, lei (Barbara Stanwyck) incapace damare, ma entrambi bramosi di denaro ed evasione dalla routine, ci vengono indicati da Billy Wilder come rappresentanti di unAmerica avida e vuota, stolidamente affamata di benessere (simboleggiato dal supermarket dove i due tengono i loro incontri furtivi). Lo sguardo del regista secco, duro, tagliente, cos come i magnifici dialoghi che portano il marchio di Raymond Chandler. I movimenti della mdp sono sobri ed essenziali, tali da farci quasi dimenticare che essa esista. La musica fascinosamente inquietante di Miklos Rozsa aleggia come un destino ineluttabile su questo mondo senza una bussola, dove lunico barlume di umanit e ragionevolezza sembra sprigionarsi dal personaggio inquieto dellinvestigatore dellassicurazione, interpretato forse non a caso dal formidabile Robinson/Goldenberg (erede insieme a Wilder della grande cultura dellEuropa ebraica). Ma altrettanto neri appaiono The Lost Week-End, Sunset Boulevard ed Ace in the Hole, tre grandi film con cui B. W. mostra laltra faccia dellAmerica, fatta di dispe262

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Lo sguardo allucinato di Ray Milland devastato dalla dipendenza alcolica in The Lost Weekend.

razione, follia, avidit, arido materialismo. I bar desolati battuti ossessivamente dallo scrittore fallito Ray Milland, prigioniero dellinferno dellalcolismo, la grande villa abitata dallex-diva del muto Gloria Swanson, vagheggiante un impossibile ritorno al passato grazie allaiuto del cinico sceneggiatore William Holden, e il grande circo mediatico messo in piedi dallancor pi cinico giornalista Kirk Douglas sulla pelle di un disgraziato prigioniero in una minera, sono immagini che ci restano scolpite nella memoria a testimonianza della formidabile energia che lo sguardo lucido di un europeo poteva generare a contatto con la multiforme e tumultuosa realt americana. Queste due ultime opere, in particolare, escono nel biennio 1950-51, quando allapice la caccia alle streghe pseudo-comuniste allinterno degli studios di Hollywood, e segnano la risposta amara e rabbiosa di uno spirito democratico che ha perso la famiglia ad Auschwitz, di fronte allimbarbarimento in atto tanto nel mondo dellinformazione quanto in quello del cinema. In entrambe il protagonista negativo, che sacrifica al denaro ogni briciola di dignit, finisce ammazzato, ma questa conclusione, lungi dal suggerire qualche barlume di speranza, sembra 263

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Lex-diva Gloria Swanson si tagliata le vene per amore del giovane sceneggiatoe William Holden in Sunset Boulevard.

piuttosto incarnare la volont di Wilder di sanzionare moralmente la codardia intellettuale di chi rinuncia a usare creativamente il proprio talento. Al contrario di Ace, che sar un fiasco ai botteghini, Sunset Boulevard ottiene un grande successo nonostante sia unopera secca e pungente, che lascia in bocca un sapore acre. Lo sguardo satirico di B. W. colpisce sia le pretese del mondo del cinema di vivere nel ricordo dei propri miti incarnati in Gloria Swanson ed Erich Stroheim, che interpretano praticamente s stessi - che la venalit e mediocrit delle nuove generazioni, a cui presta il suo volto William Holden (lunico sprazzo di luce lo fornisce il fresco entusiasmo della giovane sceneggiatrice). Ma la scena chiave del film, quella che probabilmente rivela le inclinazioni pi profonde di B. W., il ritorno della diva nel suo vecchio studio alla Paramount, dove Cecil De Mille sta girando un film e tutti i membri della troupe la riconoscono e le si stringono intorno: un momento di pura magia pre-felliniana. Con Ace in the Hole mette invece alla berlina (con laiuto di Kirk Douglas, un altro ebreo grintoso e lucidamente impegnato, figlio di immigrati russi) con selvaggia ferocia la mancanza di scupoli dei mass media, la crassa volgarit 264

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William Holden e Audrey Hepburn in un momento romantico di Sabrina.

dilagante nella societ, la propensione dei pubblici funzionari alla corruzione, la bramosia del successo a tutti i costi. Stalag 17, ambientato in un campo di prigionia tedesco, ci parla anchesso della credulit collettiva di fronte agli imbonitori, a cui lunico antidoto sembra venire dallo spirito pratico di un maneggione in possesso di unacutezza dal sapore ebraico (ancora William Holden). Questo film il primo atto di un trittico teatrale, che comprender anche Sabrina e The Seven Year Itch, due film con cui (insieme ai successivi Love in the Afternoon e Some Like It Hot) B. W. far di Audrey Hepburn e Marilyn Monroe due icone che entreranno nellimmaginario collettivo del Novecento. La giovane belga-anglo-olandese Audrey Kathleen Ruston, lanciata lanno prima da William Wyler in Roman Holiday, il vero centro di gravit della deliziosa commedia romantica Sabrina, con cui il cineasta viennese abbandona temporaneamente certo a causa dello spirito dei tempi lumore graffiante e il sarcasmo corrosivo, a cui metter lo sordina per tutto il resto del decennio. Per quanto lasciato decisamente sottinteso, il tema dellincontro culturale Europa-America tocca anche questa amabile variazione sul tema di Cenerentola, in cui la grazia gentile 265

QUANDO I MONDI SI INCONTRANO

dellumile figlia di uno chauffeur inglese, impreziosita da uno spruzzo di charme parigino, riesce a fare breccia nella pacchianeria edonistica e nel prosaico senso degli affari di una famiglia di industriali di Long Island. Alla prima parte scintillante e traboccante di brio malizioso, animata dalla verve di William Holden1, si contrappone sfortunatamente una seconda parte pi appannata, in cui si avverte linadeguatezza dellanziano Humphrey Bogart nei panni di un maturo seduttore, che erano originariamente destinati a Cary Grant (e infatti Bogey e la Hepburn, notoriamente ai ferri corti sul set, non riescono mai a farci sentire veramente il loro innamoramento). Tratto da una pice di George Axelrod (assai pi scollacciata del film2), The Seven Year Itch costringe B. W. ad affrontare per la prima volta il formato del CinemaScope, col suo enorme spazio da riempire: compito non da poco, in quanto per met del film c in scena il solo Tom Ewell, che per laltra met divide il suo appartamento con la Monroe! In questa bonaria presa in giro del maschio borghese americano e della sua scissione tra la sfera dellimmaginario (con annesse fantasie erotiche) e la mediocrit della vita reale, B. W. trova anche il modo di deliziarci con il primo dei suoi ineffabili psicanalisti (il formidabile Oskar Homolka, ebreo viennese come il regista), ennesimo esempio esilarante di satira inter-ebraica. A partire da Love in the Afternoon (1957), tutti i film di B. W., sino allultimo nell81 (con lunica eccezione di Witness for the Prosecution, eccellente trascrizione del dramma poliziesco di Agatha Christie, in cui Marlene Dietrich rielabora con successo il suo ruolo di A Foreign Affair accanto a un
E pervasa dalle note dei due capolavori di Rodgers e Hart, Isnt It Romantic e Lover, comparse 22 anni prima, in forma auto parodistica, in Love Me Tonight di Mamoulian. 2 Curiosamente, questa commedia teatrale viene citata da B. W., in una sorta di auto-promozione, in Sabrina, quando Bogart compra i biglietti per portare la Hepburn a vederla (ma non ci andranno).
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UOMINI CONTRO Gli avvocati Charles Laughton e John Williams osservano perplessi Marlene Dietrich in Witness for the Prosecution.

superlativo Charles Laughton), saranno commedie scintillanti darguzia e spirito caustico, che egli scrive in collaborazione con lebreo rumeno Itek Dommnici, in arte I.A.L. Diamond. Girando in Francia per ritrovare alle fonti lo spirito di Lubitsch (e forse anche per guardare da lontano gli ultimi giorni di caccia alle streghe), con Love in the Afternoon fa unopera tenera e nostalgica, maliziosa e malinconica, che rappresenta lestremo omaggio di Wilder tanto al cinema del Maestro quanto alleleganza e al savoir faire di unepoca ormai passata (ma per la seconda volta affianca a Audrey Hepburn un attore troppo anziano, in questo caso Gary Cooper1). Some Like It Hot, nel 1959, conclude e riassume tutto il cinema classico, di cui costituisce probabilmente la commedia pi brillante e fissata nellimmaginario collettivo: il suo essere infarcita di cultura e umorismo ebraico-europei la dice lunga su quanto il cinema di Hollywood e alla fine noi tutti debba allapporto di questi uomini espatriati per sfuggire alla distruzione. La fuga dei due suonatori di jazz, costretti a travestirsi da donne per sfuggire alla
1 Lo stesso anno (1957) fa lo stesso errore con The Spirit of St. Louis, dando al cinquantenne James Stewart il ruolo del venticinquenne Charles Lindbergh (ma forse a B. W. non interessa disegnare il ritratto fedele di un personaggio di cui non poteva ignorare i trascorsi filonazisti e anti-semiti).

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QUANDO I MONDI SI INCONTRANO Tony Curtis e Jack Lemmon si incontrano con Marilyn Monroe al momento di salire sul treno, in Some Like It Hot.

morte per mano dei gangsters di Chicago, si pone come metafora della condizione dellebreo condannato dalla persecuzione alla diaspora e sovente alla mimetizzazione. Costruito con ritmi impeccabili, gag fulminanti, interpretazioni stupefacenti, comunica un senso di perfezione assoluta, di armonia inarrivabile, ribadita dalla saldadura senza sbavature di talenti dalla fresca maturit (Marilyn Monroe, Jack Lemmon, Tony Curtis) e di icone della Hollywood dei tempi doro (George Raft, Pat OBrien, Joe E. Brown). Il connubio culturale tra Europa e America raggiunge qui uno dei suoi vertici supremi, anche introducendo sotto la superficie del divertimento disimpegnato una tensione erotica tuttaltro che addomesticata, provocatoriamente speziata di venature omosessuali. Lanno dopo, esaurita lamabilit romantico-favolistica, ci offre in The Apartment un amaro ritratto di una middleclass divisa tra solitudine e volgarit, con Jack Lemmon (ormai il suo principale attore di riferimento) alla ricerca di un faticoso riscatto insieme a Shirley MacLaine, mentre Fred MacMurray, tornato in una societ di assicurazioni ma con un grado superiore dopo Double Indemnity, ora sfoga la sua libido in assai pi prosaici passatempi. Con One, Two, Three Wilder, di nuovo in Germania dopo A Foreign Affair, ritorna alla tagliente satira politica gi esibita come sceneggiatore in Ninotchka, riprendendo e 268

UOMINI CONTRO

aggiornando1 lo scontro capitalismo/comunismo che l si risolveva con unesaltazione dei valori superiori della civilt, mentre qui viene annullato dalla loro comune dedizione ai valori dellaffarismo e del consumismo, plasticamente incarnati dalla frenesia iper-efficientista dello scatenato James Cagney. Ancora con la coppia Lemmon-MacLaine, in Irma la Douce eleva un inno ironico alla gaiet parigina (il film tratto da un musical francese) incarnata in unamabile prostituta, sottolineando con la brillantezza dei colori (non pi usati da The Spirit of St. Louis) e la girandola dei travestimenti la nuova euforia da anni 60. Col dittico in bianco e nero che segue, B. W. ritorna alla sua vena pi corrosiva seppure coperta da una patina brillante gi manifestata in The Apartment. Tutta lAmerica puritana gli si scaglia addosso per Kiss Me, Stupid, indignata dal disinvolto scambio di coppie che vede un marito geloso andare a letto con una prostituta mentre la moglie prende il posto di questa con un cantante dongiovanni. Dal canto suo, la feroce satira di The Fortune Cookie sullavidit e la mancanza di scrupoli della middleclass (per quanto attenuato da una sorta di lieto fine) ci presenta la coppia Matthau-Lemmon come una versione incialtronita e balorda dei due amanti di Double Indemnity, che al confronto appaiono inondati di una luce di grandezza, per quanto malfattori. Anche questi ultimi aspiranti truffatori devono lottare contro un caparbio detective della societ di assicurazioni, prima di arrendersi alla sconfitta, ma al posto del dramma arroventato abbiamo una commedia al vetriolo che preferisce farci ridere della mediocit imperante nel mondo attuale. Dopo di che B. W. sceglie di respirare per un po laria dellEuropa, che gli ispira una bizzarra ma affascinante
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Ma lo spunto glielo d una commedia del 1930 di Ferenc Molnr, un altro ebreo espatriato.

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QUANDO I MONDI SI INCONTRANO

Dean Martin e Kim Novak in una scena movimentata di Kiss Me, Stupid.

escursione nellimmaginario britannico (The Private Life of Sherlock Holmes) e un gioioso peana al libero amore, favorito dalla mitezza del clima e dai costumi tolleranti di Ischia: Avanti! Nel suo penultimo film americano, The Front Page, B. W. giunge forse al perfetto equilibrio tra sarcasmo corrosivo e bonaria accettazione degli inestirpabili vizi degli uomini, rivisitando la commedia di Ben Hecht e Charles MacArthur gi proposta da Milestone (oltre che da Hawks con molte libert), senza risparmiare nulla e nessuno, compreso uno psicoanalista viennese molto freudiano Dopo lultimo ritorno in Germania per Fedora, una meditazione non priva di fascino sul tempo, lidentit e la decadenza del cinema, Wilder chiude la sua straordinaria carriera con una farsa alquanto sottotono, Buddy Buddy, che ha per il merito di ribadire il suo inestinguibile legame con lEuropa, trasferendo in America Lemmerdeur di Edouard Molinaro (dalla pice di Francis Veber).1

Il rompiballe, 1974.

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UOMINI CONTRO

Dopo lesordio messicano col documentario neorealistico Redes e una lunga pratica nel cortometraggio, Fred Zinnemann si presenta al grande pubblico americano con due thriller di buona fattura, per quanto B-movies: Kid Glove Killer e Eyes in the Night, il primo dei quali di particolare interesse per la narrazione secca e scattante incentrata sulle attivit di un laboratorio della polizia scientifica, il cui direttore (Van Heflin) riesce a risolvere un caso di omicidio. Nel suo primo fim importante, The Seventh Cross, attinge al romanzo appena pubblicato dallebrea tedesca Anna Seghers per inaugurare la sua mirabile galleria di personaggi ostinatamente determinati, soli nel seguire il loro codice etico contro forze preponderanti pronte a schiacciarli. Nonostante vari difetti (la musica altisonante, la fastidiosa voce fuori campo di Ray Collins, che impersona la prima vittima legata alla croce) resta unopera memorabile, di incalzante tensione, coraggiosa e non convenzionale in diversi episodi di spietata durezza. Supportato dalla fenomenale fotografia di Karl Freund, si dipana come un thriller dalla suspense implacabile in cui la caccia alluomo di cui Spencer Tracy fatto oggetto da parte dei Nazisti (con echi sia di Man Hunt che di Hangmen Also Die! di Lang) genera un terrore che certo doveva seguire anche fuori dalla sala lo spettatore del 44. Ancora un inseguimento mozzafiato in The Search, ma questa volta di un bambino ceco (la parola ebreo non viene mai pronunciata) scampato al campo di concentramento, da parte della madre e di un simpatico marine (Montgomery Clift al suo secondo film), in mezzo alle rovine della Germania post-bellica. F. Z. ci colpisce con immagini di bruciante intensit il muto terrore scolpito sui visi degli orfani di guerra ma alla fine non pu 271

QUANDO I MONDI SI INCONTRANO

Il marine Montgomery Clift si prende cura del ragazzino scampato ai campi di concentramento, in The Search.

esimersi dal regalarci un lieto fine per sciogliere la tensione insostenibile che riuscito a generare. Di nuovo una caccia alluomo spietata e incalzante nel formidabile thriller Act of Violence, dipanantesi col ritmo frenetico e i lancinanti contrasti di ombre e luce del pi classico dei noir, ma con un ben preciso sottofondo di critica sociale che affonda ancora una volta nella denuncia delle atrocit della guerra. Tanto lo stalker assetato di vendetta (Robert Ryan) quanto il pilastro della societ che ha sulla coscienza il tradimento, con conseguente annientamento, dei suoi compagni di prigionia (Van Heflin) sono degli esseri alla deriva che la guerra ha massacrato nel corpo (Ryan) e nello spirito (entrambi), e lambiguit morale della loro condizione fa s che F. Z. ci impedisce di parteggiare per luno o per laltro, ma ci costringe ad abbracciarli entrambi, seppure con riluttanza, in un unico slancio di piet. Mentre le donne tentano, col balsamo della dolcezza e della compassione, di lenire le loro ferite brucianti, gli uomini si affrontano nello scontro finale come in un western (preparando il terreno a High Noon). Il discorso sulla guerra comprendendone anche gli antefatti e le conseguenze prosegue col crudo e coraggioso The Men, a tratti volutamente sgradevole nel porci 272

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John Ericson offre della cioccolata ad Anna Maria Pierangeli in Teresa.

dinanzi allagghiacciante realt dei danni irreversibili causati dalla guerra a numerosi reduci: ferite del corpo che si comunicano anche allo spirito. Diretto con uno stile seccamente neorealistico, ci conduce in un reparto ospedaliero di paraplegici facendoci passare da un letto allaltro, da una sedia a rotelle allaltra, immergendoci nella miscela di disperazione, esitanti speranze, umorismo amaramente cinico, con cui questi giovani affrontano giorno per giorno la loro nuova, quasi impossibile, esistenza. F. Z. ottiene dal debuttante Marlon Brando uninterpretazione di grande potenza, e firma la prima collaborazione con i correligionari Stanley Kramer (alla produzione) e Carl Foreman (alla sceneggiatura). Teresa, che conclude (temporaneamente) la riflessione di Zinnemann sulle devastazioni lasciate dalla guerra, si riallaccia da un lato a The Search, di cui riprende le locations nellEuropa post-bellica questa volta in Italia e dallaltro a The Men, offrendoci un toccante ancorch spesso sgradevole ritratto del malessere psichico ed esistenziale di un giovane reduce afflitto da una madre possessiva, interpretato efficacemente dal giovane immigrato tedesco John Ericson (Joseph Meibes), anchegli esordiente come Marlon Brando, con cui ha pi di una somiglianza sia 273

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Lo sceriffo Gary Cooper riesce finalmente a uccidere il suo persecutore in High Noon.

nellaspetto fisico che nella dolente emozionalit che riesce a trasmettere (un altro esordio di lusso quello di Rod Steiger nella parte dello psichiatra). Anche Anna Maria Pierangeli al suo terzo film appare una replica azzeccata della ragazza acqua e sapone ma coraggiosa e volitiva, gi incarnata da Teresa Wright in The Men. La tensione dialettica tra la prima parte del film, con le sue magnifiche scene (sia di guerra che damore) girate in Italia, e la seconda con la sua atmosfera newyorkese di ansia e repressione, esprime con plastica incisivit la bipolarit euro-americana del regista viennese. Allapice della caccia alle streghe maccartista, High Noon (che vede di nuovo Kramer e Foreman al fianco di F. Z.) sembra voler dare le forme accattivanti di un classico western a una denuncia del clima di indifferenza e codardia che attanaglia il paese, lasciando soli quei pochi che lottano per la giustizia sociale di fronte alla prepotenza di cricche di fanatici insediate in posti di potere. Poco credibile come western (non a caso specialisti come John Ford e Howard Hawks lo hanno detestato), High Noon un thriller avvincente con un magnifico Gary Cooper e una galleria straordinaria di personaggi attraverso cui il trio ebraico (a cui va aggiunto Dimitri Tiomkin con la sua 274

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Eros incandescente tra Burt Lancaster e Deborah Kerr in From Here to Eternity.

celebre ballata) indaga le diverse sfaccettature di unumanit ora pavida, ora ipocrita, ora gretta, ora opportunista. Will Kane, con la sua dirittura morale, resta lincarnazione pi plastica del mondo etico e intellettuale di F. Z., insieme al Thomas More di A Man for All Seasons, e il film resta a tuttoggi il pi popolare dellopera di questo cineasta, nonostante rappresenti in qualche maniera un compromesso rispetto ai suoi interessi pi autentici e alle modalit espressive a lui pi congeniali. Anche From Here to Eternity, dal best-seller di James Jones, segna un grande successo commerciale per questo regista noto per le scelte difficili e rigorose, ma che per la seconda volta riesce nellimpresa di coniugare uno spettacolo di grande presa per il pubblico (lavorando, non senza difficolt, per la Columbia del temutissimo Harry Cohn) con unesplorazione serrata e incalzante dei suoi temi preferiti: la lotta ostinata di un individuo contro un sistema che lo vuole omologare, il comportamento degli uomini messi di fronte a situazioni estreme. Il film ricco di pagine memorabili, dalle persecuzioni cui sottoposto il soldato Montgomery Clift (voluto fortissimamente da F. Z. dopo The Search) al martirio subito da Frank Sinatra per mano del sadico Ernest Borgnine (in realt altrettanto wop 275

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quanto il collega), dallabbraccio sulla battigia di Burt Lancaster e Deborah Kerr, uno dei momenti pi erotici del cinema di tutti i tempi, allattacco degli aerei giapponesi su Pearl Harbor, che di colpo sommerge i drammi individuali dentro la tragedia collettiva. I tempi grami lo spingono ad uscire di strada per dirigere il musical Oklahoma! portato al successo a Broadway da Mamoulian ma nonostante le magnifiche composizioni di Rodgers e Hammerstein, che reinventano una sorta di folklore americano partendo dalle radici nelloperetta europea1, e alcuni efficaci sprazzi di visionariet, questopera appare il frutto di un solido mestiere ma non dettata da unintima convinzione. Con A Hatful of Rain si ritorna alle ferite lasciate dalla guerra (questa volta di Corea) sul corpo e sullanima che F. Z. aveva scandagliato in Act of Violence e The Men. In un panorama urbano plumbeo e quasi disseccato, il morfinomane Don Murray si dibatte come una cavia in gabbia tra gli spacciatori che non gli danno respiro, una moglie che ignara di tutto si sta staccando da lui e un padre egoista
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Il morfinomane Don Murray non si sente aiutato n dal padre Lloyd Nolan n dalla moglie Eva Marie Saint, in A Hatful of Rain.

Sia Richard Rodgers (Abrahams) che Oscar Hammerstein II appartengono a famiglie ebree provenienti dalla Germania (come anche Lorenz Hart, il primo paroliere di Rodgers).

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e impiccione, mentre laiuto del fratello lo ha precipitato sempre di pi nella addiction. Senza squarci consolatori o scintille di speranza, Zinnemann osserva come un entomologo il progressivo sprofondare in un baratro infernale di queste persone mediocremente normali, e incapaci di contestualizzare la loro tragedia privata allinterno delle dinamiche sociali e dei malesseri collettivi. Lesperienza americana di F. Z. finisce qui. Gli ultimi sette film il regista viennese andr a dirigerli - tra il 1959 e l82 in Europa, con puntate in Africa e in Australia, anche se solo due di questi, A Man for All Seasons e The Day of the Jackal, sono ufficialmente delle produzioni europee. Ma anche la paternit americana degli altri cinque film rimane solo formale, in quanto il rapporto con gli studios di Hollywood si ormai irrimediabilmente incrinato, e questo cineasta orgoglioso e fedele alla propria poetica non vuole pi sottostare ad alcun tipo di compromesso nel mettere in scena quella realt conflittuale che pi gli sta a cuore: lo scontro, nellintimo della coscienza e sulla scena pubblica, tra un singolo individuo fortemente determinato a restare fedele alle proprie scelte e lazione coercitiva esercitata su di lui da forze organizzate o strutture di potere. Gi The Nuns Story, pur con una diva popolare come Audrey Hepburn, sviluppa quel tipo di linguaggio lento e ponderoso che F. Z. elaborer in forme estreme nelle due produzioni europee. questa unopera che molti trovano indigesta, soprattutto per la puntigliosa ricostruzione della vita in un convento di monache condotta con rigore semi-documentaristico. Ma anche quel bianco e nero povero, quello sguardo duro e senza illusioni sulle sconfitte della democrazia in Europa, in Behold a Pale Horse (con un poco credibile Gregory Peck come vecchio partigiano), testimoniano la tendenza di questo Zinnemann europeo verso un cinema scomodo, talora sgradevole, rifuggente dalla fluidit narrativa classica (tendenza gi presente, daltronde, nellopera hollywoodiana, come si 277

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visto). Due parziali eccezioni a questo rigore ideologico sono comunque rappresentate da The Sundowners, col suo racconto arioso e divertito di una esistenza nomade e anarchica negli immensi spazi australiani, e Julia, la cui narrazione di una vita dedicata alla lotta contro loppressione nazista (tratta da uno scritto autobiografico di Lillian Hellman) si nutre di toccanti note intimistiche e recupera il meglio di un discorso filmico dallincedere classico. La presenza di Bob Mitchum (accanto a Deborah Kerr e Peter Ustinov) nel primo, e di Jane Fonda e Jason Robards (accanto a Vanessa Redgrave) nel secondo, testimoniano plasticamente il perdurante ancoraggio nel cinema americano del cineasta viennese. Col suo ultimo film, Five Days One Summer, F. Z. realizza il ritorno sia affettivo che culturale alle sue radici, andando a girare sulle sue amate Alpi svizzere una storia che sembra ricollegarsi direttamente al cinema di montagna che era stato cos popolare nella Germania di Weimar, tra anni 20 e 30.

La solitudine dello sceriffo Will Kane in High Noon.

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17. Brividi e avventure in salsa inglese

I cineasti britannici riescono con successo a trapiantare sul suolo americano la loro attitudine a una narrazione movimentata e avventurosa, ricca di emozioni, condita di humour (non di rado black humour), che i produttori hollywoodiani accettano spesso di buon grado di ambientare (nella finzione, sintende) proprio nella patria di questi filmmakers, magari appoggiandosi a dei romanzi di forte presa popolare, tanto dellOttocento quanto del nuovo secolo. Oltre al grande Rex Ingram, uno dei massimi autori del cinema muto, questo non vastissimo manipolo di registi, divenuto pi consistente con lesodo del 1939-40, pu vantare almeno altre due personalit di livello eccelso, le cui opere sono divenure familiari in ogni angolo del pianeta: James Whale e Alfred Hitchcock. Linglese Charles Brabin, gi attivissimo nel cinema muto, dirige pochi film sonori prima di andare in pensione, ma tra questi almeno tre per la MGM sono degni dattenzione. The Mask of Fu Manchu (con un contributo alla regia di Charles Vidor) un horror esotico dallatmosfera delirante in cui campeggiano come cattivi il sadico cinese Boris Karloff e la sua figlia ninfomane Myrna Loy: avventure deliziosamente fumettistiche che preparano il terreno a Indiana Jones. The Beast of the City un poliziesco di straordinaria durezza e intensit con un grande Walter Huston: assolutamente mozzafiato la scena finale in cui poliziotti e gangster si massacrano gli uni con gli altri. Una 279

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Boris Karloff/Fu Manchu offre la figlia (Myrna Loy) allesploratore inglese, in The Mask of Fu Manchu.

magnifica soap opera invece The Secret of Madame Blanche, con Irene Dunne che attraversa con eroico spirito di sacrificio un mondo di uomini deboli o stolti. Negli anni del cinema muto, lo scozzese Frank Lloyd mostra gi una solida padronanza dei meccanismi narrativi e della direzione degli attori nelle trasposizioni dickensiane A Tale of Two Cities e Oliver Twist (con Lon Chaney e Jackie Coogan nelle parti di Fagin e Oliver) e nella tumultuosa e incalzante avventura marinaresca The Sea Hawk (dal romanzo di Sabatini che ispirer anche Michael Curtiz), con cui prepara il terreno a Mutiny on the Bounty. Si dimostra, negli anni 30, un formidabile cantore delle vicende storiche tanto europee quanto americane ma particolarmente anglosassoni che egli riesce a evocare costruendo racconti di vigorosa e tesa drammaticit a cui lo sfondo storico-sociale aggiunge spessore e ricchezza di scenario. Nei multi-premiati Cavalcade dalla pice di Noel Coward e Mutiny on the Bounty ci offre degli spaccati di vita inglese, in terra e sui mari, a cui la sottigliezza nei dettagli e il vigore implacabile del racconto conferiscono una dimensione epica. Il suo Bounty (prodotto dal 280

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Un teso faccia a faccia tra Clark Gable e Charles Laughton in Mutiny on the Bounty.

grande Irving Thalberg per la MGM) surclassa ancora di gran lunga tutti i remakes che ne sono stati fatti, anche grazie alle interpretazioni memorabili di Clark Gable e soprattutto di Charles Laughton nei panni del feroce Capitano Bligh. Altrettanto vivida e ricca di contrasti, ma in chiave di arioso divertissement, appare la rievocazione della Parigi medievale di Francois Villon, If I Were King, con lelegante Ronald Colman, che anche il legionario conteso da Claudelle Colbert e Rosalind Russell, tra una battaglia e laltra con gli arabi, nel romantico Under Two Flags (dal romanzo di Ouida). Il regista si mostra in tuttaltra vena in Berkely Square, da una trasposizione teatrale di un racconto di Henry James, dove vediamo Leslie Howard passare dallAmerica di oggi alla Londra della fine del 700, che lo seduce e respinge nello stesso tempo: qui leleganza del racconto e del quadro storico si accompagna ad unatmosfera trasognata1. Con Maid of Salem, Wells Fargo e The Howards of Virginia ci racconta la storia degli Stati Uniti, delle sue lotte e dei
Un efficace remake inglese firmato da Roy Ward Baker nel 51: The House in the Square (La grande passione), con Tyrone Power.
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suoi conflitti, delle sue grandezze e delle sue miserie, coniugando un formidabile vigore narrativo con un lucido senso della storia soprattutto nei primi due, in cui affronta la caccia alle streghe nel Massachusetts del 600 (con la singolare presenza di due attori da commedia come Claudette Colbert e Fred MacMurray) e la colonizzazione del West attraverso lo sviluppo del famoso servizio postale, qui incarnato nel tenace e indomito Joel McCrea. The Howards, sfortunatamente, punta troppo in alto (la rivoluzione americana) con attori fuori posto (in primis Cary Grant). Chiude in bellezza, nel 55 (dopo un lungo periodo di oscurit), con una celebrazione degli eroi di Alamo che, come il suo Bounty, ancora non stata superata da nessuno del fastosi remakes (anche grazie a un carismatico Sterling Hayden nella parte di Jim Bowie). Tutta lopera filmica dellinglese James Whale coincide esattamente con gli anni Trenta e viene prodotta (quella che pi conta) negli studi della Universal dei Laemmle, che faranno di questo regista elegante, ironico, idiosincratico, il maestro incontrastato del cinema horror fantastico grazie a Frankenstein, The Old Dark House, The Invisible Man e The Bride of Frankenstein. Nel tratteggiare la figura del mostro, nei due film dedicati a Frankenstein, J. W. gioca con eleganza e humour nero la cifra dellironia e dellambiguit. Mentre la creatura (memorabili i primi e primissimi piani di Karloff con lo straordinario trucco di Jack Pierce) reca con s unaura di orrore intrisa di una triste nobilt - dopotutto un essere a cavallo tra laldiqua e laldil - il mondo vociante e tremebondo che lo attornia, dagli abitanti di casa Frankenstein alla gente del villaggio, appare di una deso282

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Il Dott. Pretorius (Ernst Thesiger) con una delle minuscole creature da lui create, in The Bride of Frankenstein.

lante, gretta mediocrit. Lo stesso dottor Frankenstein non altro che un fanatico egoista e lunatico, accanto al quale si muove, nel primo film, il crudele servo gobbo Fritz (gi pronto a trasformarsi nellIgor di Mel Brooks!) e, nel secondo, il dott. Pretorius, un pazzo criminale di formidabile impatto cinematografico (memorabili, nelle due parti, Dwight Frye e linglese Ernest Thesiger). La scena che genera pi autentico senso dorrore quella, tuttaltro che soprannaturale, in cui la popolazione aizza i cani alla caccia del povero mostro, colpevole di avere gettato senza malizia la bambina nello stagno, e la furia omicida che li anima ricorda quella di una folla vogliosa di linciare uno schiavo o detenuto fuggiasco. Con unarte di fredda intelligenza, illuminata da lampi di sagacia saturnina, James Whale costruisce questo meraviglioso dittico, ricco di echi culturali il goffo patetico mostro ci colpisce come una geniale rivisitazione della figura del Golem di Wegener, richiamato anche iconicamente in cui levidente appeal popolare copre una divertita quanto amara escursione fantastica sulla follia e linnata violenza insite nelluomo. Lo stesso approccio culturale segna la trasposizione di The Invisible Man di H.G. Wells, con un accento pi 283

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Luomo invisibile (Claude Rains) si spoglia per sfuggire alla polizia in The Invisible Man.

marcato sullumorismo nero che Whale spande a piene mani, contrapponendo la sciocca goffaggine dei campagnoli al delirio di onnipotenza di marca fascista del protagonista. Ma questopera ci colpisce, allo stesso tempo, come un thriller fantastico di grande tensione con formidabili invenzioni visive, dove si incrociano frenetiche cacce alluomo di spietata ferocia.1 In tono leggermente minore ma sempre di squisita fattura, la horror-comedy The Old Dark House (sulla scia di The Cat and the Canary di Leni) mette insieme Karloff e Thesiger (con laggiunta di Charles Laughton e Melvyn Douglas) in una vecchia casa assediata dalla tormenta e popolata da una congerie di esseri stralunati, minacciosi o buffi, il cui frenetico agitarsi (di origine teatrale) viene orchestrato brillantemente da Whale con il gioco delle luci e la fluidit della mdp, fulminea nei primi piani. Il regista inglese si rivela un maestro anche nei territori del dramma offrendoci un Waterloo Bridge duro e incisivo, e una versione di Show Boat di Kern e Hammerstein di ammaliante magia scenica (entrambi questi film appaiono oggi ben superiori ai loro pomposi remakes). Se la cava
Lefficace sequel The Return of the Invisible Man diretto nel 40 dal tedesco Joe May.
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anche con la commedia sofisticata By Candelight grazie ad uno squisito talento pittorico che trasforma ogni scena in un magico arabesco di luci ed ombre, tra cui i suoi attori europei si muovono con la grazia dun balletto. Lontano dai Laemmle, Whale si concede una felice escursione nel mondo del teatro del 700, raccontandoci le burlesche schermaglie tra David Garrick e la Comdie-Franaise (The Great Garrick), nonch una vacanza nel mondo del romanzo popolare, regalandoci con The Man in the Iron Mask (da Dumas) un esempio ispirato di cinema avventuroso cappa e spada capace di generare sottili frissons di paura. La produzione di Alfred Hitchcock nel suo primo decennio americano, per quanto brillante e ricca di pagine memorabili, sembra pervasa nel complesso da un senso di disagio, risultando spesso sforzata e priva dello slancio fresco e spigliato che ne aveva animato lopera in Inghilterra. Evidentemente il futuro maestro della suspense (sicuramente turbato dai bombardamenti su Londra e da qualche senso di colpa per averla abbandonata) non riesce ancora a compiere una sintesi soddisfacente tra i due mondi socioculturali, nascondendosi frequentemente dietro il virtuosismo tecnico per celare lincertezza dellispirazione. I suoi primi tre thriller (intervallati da una rapida escursione senza lode n biasmo nella commedia sofisticata, Mr. and Mrs. Smith), per quanto non esenti da pecche, sono comunque molto brillanti e forse non casuale che siano tutti ambientati in Europa, probabilmente per un bisogno del maestro inglese di muoversi (anche se solo a livello intellettuale) su un terreno a lui pi congeniale, mentre prende le misure allindustria cinematografica americana, certo pi aggressiva ed esigente di quella britannica. In 285

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George Sanders cerca di ricattare Laurence Olivier e Joan Fontaine in Rebecca.

essi chiama a raccolta il fior fiore degli attori inglesi emigrati a Hollywood (peraltro molto richiesti anche dagli altri cineasti europei), cos come continuer a fare negli anni a venire, consentendo loro di ritagliarsi ruoli memorabili. Anche se le plumbee atmosfere neo-gotiche di Rebecca (tratto dal romanzo di Daphne Du Maurier) appaiono lontane dalle sue corde, questo sontuoso melodramma, prodotto da David Selznick reduce dal trionfo di Gone with the Wind1, unopera ricca di fascino la cui inesauribile tensione riceve alimento anche dalla colonna sonora intensamente romantica di Franz Waxman e dalle interpretazioni impeccabili di un meraviglioso cast britannico capitanato da Laurence Olivier e George Sanders, dove la giovane Joan Fontaine riesce a volgere a suo vantaggio la propria inesperienza, incarnando la fanciulla timida e insicura conquistata dallo charme del signore di Manderley. Decisamente pi pimpante e in linea col suo talento appare Foreign Correspondent, il prototipo dei suoi futuri intrighi internazionali, che sotto la veste impegnata (voluta dal produttore Walter Wanger) della propaganda
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Via col vento, di Victor Fleming, 1939.

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interventista e dellimpostazione da cinegiornale (la coda finale dei bombardamenti su Londra viene girata addirittura cinque giorni prima che avvengano davvero!), contrabbanda un racconto arioso e scapigliato pieno dazione, mistero e umorismo, che riprende con maggiore perfezione tecnica i migliori thriller inglesi di A. H1. I protagonisti americani spigliati ma alquanto acqua e sapone (Joel McCrea e Laraine Day) trovano un rinforzo formidabile nel maggiore spessore dei comprimari europei, da Herbert Marshall un cattivo dallaplomb elegante in perfetto stile hitchcockiano2 a George Sanders, da Edmund Gwenn una parte da killer sorridente per questo campione di bonomia al carismatico Albert Bassermann e a Eduardo Ciannelli. Con Suspicion, Hitchcock sembra voler offrire una riscrittura di Rebecca, ma con un approccio a lui pi congeniale che vira pur mantenendo lambientazione inglese resa credibile dai soliti meravigliosi interpreti britannici, da Nigel Bruce a Cedric Hardwicke a May Whitty - verso il thriller anzich verso il melodramma, e mettendo accanto a una Joan Fontaine ancora pi efficace nellinterpetare di nuovo la parte della ragazza tanto inesperta quanto innamorata, uno spumeggiante e incontenibile Cary Grant nei panni di un giovane scapestrato il cui fascino (come per Joseph Cotten in Shadow of a Doubt due anni dopo) cela forse pulsioni omicide. Il poco convincente finale (voluto dai dirigenti della RKO, inorriditi allidea di fare di Cary Grant un assassino) non scioglie del tutto, comunque, il clima di tensione costruito magistralmente nel corso del film (vedi la celeberrima scena del bicchiere di latte, illuminato allinterno da una lampadina, portato su per le scaLa coda e altre sequenze mancano dalla versione italiana, che la distribuzione ha massacrato amputandola di ben 30. 2 Il lato oscuro di Herbert Marshall verr esplorato ancora da altri registi emigrati (Lewis Allen, Kurt Bernhardt, Otto Preminger).
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Una cena piena di tensioni per Hume Cronyn, Henry Travers, Teresa Wright e Joseph Cotten in Shadow of a Doubt.

le da Grant alla moglie malata), lasciandoci in bocca un sapore di ambiguit. Abbandonate per il momento le ambientazioni europee, con Saboteur Hitchcock d una verniciata di propaganda anti-nazista a una ripresa dei suoi thriller picareschi inglesi, in particolare di The 39 Steps, costruendo un altro racconto appassionante di caccia alluomo ma con due attori protagonisti inadeguati che anticipa il futuro capolavoro North by Northwest. Ormai a suo agio con le location esterne lontane dagli studi, A. H. ripete lesperienza con il primo dei suoi capolavori del decennio, Shadow of a Doubt, dove affronta, in anticipo sui suoi colleghi mitteleuropei, lambivalenza e la propensione al male presenti nellanimo umano. Per il suo primo (o secondo?) cuore tenebroso sceglie un homme fatal, il seducente killer di vedove allegre Joseph Cotten che nasconde il suo disgusto psicopatico per il mondo sotto una facciata di accattivante bonomia, ponendosi come il lato oscuro del suo alter ego, la solare nipote Teresa Wright. La pacifica cittadina di Santa Rosa viene scossa dalla presenza elettrizzante di questuomo sofisticato e anticonformista, e la sua scomparsa la far tornare nel solito torpore, spegnendo anche i sogni di una vita diversa 288

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coltivati dalla ragazza, pronta ad unirsi con lopaco poliziotto Macdonald Carey, una volta rimasta orfana del suo doppelgnger. I movimenti calibrati della mdp alla caccia del dettaglio rivelatore, lattenzione alla psicologia di ogni singolo personaggio memorabili i due amici appassionati di omicidi Hume Cronyn e Henry Travers si pongono al servizio di uno studio inquietante e carico di ambiguit delle lacerazioni di unanima dannata, la cui condizione di outsider in una realt svuotata di ogni bellezza (simboleggiata dalle distorsioni del valzer dalla Vedova Allegra) non certo lontana dalla sensibilit del regista inglese, in perfetta sintonia col commediografo Thornton Wilder. Nel 1944, lanno in cui la guerra infuria con la pi terrificante intensit, Hitchcock deve distogliersi dai suoi interessi pi veri per offrire il suo supporto allo sforzo bellico degli alleati, andando prima in Francia a girare due mediometraggi di propaganda sullattivit della resistenza, e dirigendo quindi Lifeboat, in cui affronta una sfida tecnica tanto bizzarra quanto coraggiosa, attraverso la scelta di montare la mdp su una scialuppa di salvataggio in mezzo al mare, dove otto americani di varia estrazione e un tedesco riproducono in un microcosmo le difficolt di convivenza che affliggono, in questo momento storico, tanto gli individui come le nazioni. Il ritorno tra le braccia di Selznick (dopo Rebecca) gli permette soprattutto di fare il felicissimo incontro con Ingrid Bergman, unattrice europea il cui fascino e talento, cos straripanti in Casablanca, ne fanno una perfetta interprete hitchcockiana per i primi due film girati dopo la fine della guerra. Nonostante Spellbound sia indebolito da una sceneggiatura che tratta la psicoanalisi e linterpretazione dei sogni come una sorta di gioco enigmistico (ma la sequenza onirica disegnata da Salvador Dali, purtroppo tagliata da Selznick, resta comunque di grande fascino) e da un eroe 289

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Unimmagine del sogno ideato da Salvador Dali per Spellbound.

non abbastanza ambiguo come Gregory Peck, tuttavia la costante tensione narrativa e la presenza carismatica di Michael Chekhov il grande attore ebreo nipote del commediografo accanto alla morbida radiosit di Ingrid Bergman, rendono questopera un thriller appassionante (anche grazie allo struggente tema musicale di Miklos Rozsa) che ci coinvolge nella ricerca del disvelamento delle verit che stanno nascoste negli angoli pi bui della psiche. Con Notorious (il secondo capolavoro del decennio) A. H. costruisce una spy story dalla suspense formidabile che contiene al suo interno anche uninquietante storia damore (che forse invece unanalisi della incapacit di amare da parte di anime raggelate o imprigionate in una corazza di egocentrismo). Il fulgore di Cary Grant e Ingrid Bergman si intorbida nella messa in opera dellinganno (per quanto politically correct) ai danni di Claude Rains, trasformando lamore del gentleman filo-nazista in odio omicida (cos come avverr anni dopo col triangolo Cary Grant-James Mason-Eva Marie Saint in North By Northwest). La ragnatela di tensione in cui la magia hitchcockiana ci avviluppa ha meno a che fare con improbabili armi segrete nascoste in cantina che con lo stato dansia che attanaglia lanima delluomo uscito dalla guerra. 290

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Tra Claude Rains, Cary Grant e Ingrid Bergman si crea un triangolo torbidamente ambiguo in Notorious.

Nellultimo lavoro per Selznick, The Paradine Case, A. H. non appare a suo agio con un lento dramma processuale in cui la presenza opaca di Gregory Peck questa volta non viene controbilanciata dagli attori protagonisti europei, fuori parte - Alida Valli come femme fatale e Louis Jourdan come stalliere o deboli (Ann Todd), anche se resta memorabile il sordido giudice del grande Charles Laughton. Un altro tour-de-force tecnico, dopo Lifeboat, lo affronta con Rope, unopera claustrofobica di impianto teatrale costruita con piani-sequenza ininterrotti che braccano una coppia di assassini superomistici allinterno di un appartamento, in una sorta di versione seria (e anche seriosa) di Arsenic and Old Lace.1 Questa fase poco ispirata si prolunga nel biennio 194950, in cui Hitchcock tenta con scarso successo di riprendere i contatti col cinema inglese, dirigendo in patria due opere incerte, nonostante la presenza di Ingrid Bergman e Joseph Cotten in Under Capricorn e quella di Marlene Dietrich in Stage Fright.

Arsenico e vecchi merletti, commedia di Joseph Kesselring filmata da Frank Capra nel 1944.
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Farley Granger e Robert Walker si incontrano su un treno, con conseguenze fatali, in Strangers on a Train.

Rientrato negli USA, A. H. torna alle sue atmosfere preferite con la trasposizione di Strangers on a Train di Patricia Highsmith, creando un altro magnifico ritratto di psicopatico omicida (Robert Walker), ricco di charme e brillantezza ma dominato da una madre fagocitante, contrapposto al famoso (ma antipatico) tennista Farley Granger, con cui compone una realt dualistica oscuramente ambigua (come gi in Shadow of a Doubt). I formidabili meccanismi di suspense sembrano annullare ogni distinzione etica, facendoci percepire lintreccio inestricabile dei vari destini individuali, governati da forze paurosamente indecifrabili. Memorabile lincalzante montaggio alternato della partita di tennis e del recupero dellaccendisigari dal tombino, e la sequenza finale della giostra impazzita dove la mdp crea fisicamente quel senso di vertigine che fa parte integrante delluniverso espressivo del maestro inglese. Seguono due opere minori, ma sempre interessanti e ricche di tensione, in cui A. H affronta il problema del trasferimento della colpa (I Confess, con Montgomery Clift prete cattolico) e attinge di nuovo al teatro per un altro thriller claustrofobico (Dial M for Murder) notevole soprattutto per lincontro con la bellezza elegante di Grace Kelly, 292

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a cui il mago del brivido dedica un trittico che costituir, per qualit e quantit, la parte pi significativa della breve filmografia della futura principessa di Monaco. Allinterno del periodo 1954-60, straordinario per laltissimo livello creativo nella produzione hitchcockiana, emergono due capolavori del cinema del 900 che costituiscono le opere pi sottilmente inquietanti della piena maturit del cineasta inglese: Rear Window e Vertigo. In entrambi abbiamo un James Stewart arricchito di oscure pulsioni quali nessun regista aveva saputo cogliere in lui menomato nel corpo o nello spirito e prigioniero di ossessioni pi o meno dissimulate che lo spingono ad assumere un ruolo ambiguo di vittima e persecutore, nello stesso tempo. Come il fotografo voyeuristico dalla gamba ingessata diventa il bersaglio di un uxoricida (ma egli stesso, come tutti i personaggi hitchcockiani, diffida fortemente del matrimonio) dopo avere compulsivamente violato la privacy sia di costui che di tutti gli abitanti della casa di fronte, cos lex-detective afflitto da vertigini finisce per causare la morte della donna che, insieme al suo complice (un altro uxoricida!), lo ha tratto in inganno, col suo bisogno nevrotico di manipolarla perch incarni la figura fantasmatica che gli ha vampirizzato lanima. Lo straordinario spessore psicologico, oltre che cinematografico, di questi due capolavori alimentato in maniera sostanziale dalle vibrazioni sotterranee di un erotismo non convenzionale identificabile in superficie nello charme sfolgorante delle biondissime Grace Kelly e Kim Novak collegato intimamente con le nevrosi dei due uomini, scapoli incalliti dalla sessualit in qualche modo contorta (con maggiore evidenza in Vertigo). Opere dal ritmo lento e solo apparentemente indolente, traggono molta della loro forza dal contrasto tra queste dimensioni di delirio e di incubo e la realt esterna minuziosamente radiografata il condominio con i suoi variopinti abitanti, le strade e case di San Francisco inondate di sole che le contiene ed ha 293

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con loro una stretta interrelazione. Particolarmente rilevante risulta, in Vertigo, quellelemento ebraico da filmnoir in Technicolor, che gli viene conferito dallo straordinario contributo del musicista Bernard Herrmann (fedele partner di A. H. da The Trouble with Harry a Marnie), il cui tema stregato accompagna come unombra la discesa nel maelstrom del protagonista, e del title designer Saul Bass abituale collaboratore di Otto Preminger le cui animazioni nei titoli di testa (fantasmagorie di spirali) e nella sequenza dellincubo culminante nella caduta nel vuoto, abbinate alle note di Herrmann, ci precipitano in un vortice di autentica vertigine preparandoci a un viaggio nei meandri del disordine mentale. In mezzo a queste due vette, dirige quattro opere di valore diseguale, allinterno delle quali si ritrovano comunque alcune delle icone pi legate allimmaginario collettivo, connotanti luniverso hitchcockiano (e per due di questi film torna a respirare laria dellEuropa). Le prime due sono commedie, ma di un genere assai diverso. To Catch a Thief una pregevole miscela di thriller e romance, dove il sex appeal apparentemente freddo di Grace Kelly si sposa alla perfezione col fascino britannicamente sornione di Cary Grant, che ritrova Hitch dopo Notorious. La bellezza sfolgorante degli scenari della Costa Azzurra accentua latmosfera da vacanza che sembra avvolgere vicende e personaggi, lasciando che la componente mystery venga assorbita da una bonaria e sottile vena di erotismo. Con The Trouble with Harry abbiamo invece un delizioso divertissement intriso di black humour britannico, girato negli esterni del Vermont. Al centro della buffa compagnia che cerca in tutti i modi di sbarazzarsi di un cadavere ingombrante c, non a caso, un maestro dellunderstatement come Edmund Gwenn, connazionale di Hitchcock e suo vecchio sodale. 294

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La polizia arresta luomo sbagliato (Henry Fonda) in The Wrong Man.

The Man Who Knew Too Much, remake del film inglese del 34, permette ad A. H. di tornare nuovamente in Europa per orchestrare la ricerca del figlio rapito da parte di James Stewart e Doris Day, il cui apice costituito dalla caleberrima scena dellattentato al Royal Albert Hall londinese. Rispetto alla versione precedente, briosa ma sbrigativa, questa opulenta produzione Paramount (che sostituisce efficacemente Marrakesh a Saint Moritz nella parte iniziale, ma perde un cattivo deccezione come Peter Lorre) vanta una struttura narrativa pi ampia e robusta e alcuni momenti di tensione di straordinaria intensit, pur senza escludere un pizzico di humour. Il genio di Hitchcock fa s che la celebre esecuzione di Que sera sera da parte di Doris Day non solo non interrompa lo svolgimento dellazione, ma contribuisca anzi alla sua accelerazione, mescolando la suspense al godimento del brano musicale. Il ritorno in America spinge A. H. a un capovolgimento di atmosfere, che ora diventano cupamente angosciose nel dramma in bianco e nero The Wrong Man, scritto dal commediografo Maxwell Anderson. Sebbene il tema dellinnocente incolpato al posto di un altro sia evidentemente caro al regista inglese, limpianto semi-documentaristico scelto contrasta con la libert visionaria che connota la sua opera 295

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pi autentica. Henry Fonda riprende efficacemente il ruolo gi ricoperto ventanni prima in You Only Live Once, mentre nella parte della moglie sconvolta nel suo equilibrio mentale troviamo la giovane Vera Miles, che Hitch ha scoperto lanno prima dirigendola nel suo primo episodio televisivo, lo splendido thriller Revenge. Ritrova per la quarta e ultima volta il prediletto Cary Grant per il formidabile North by Northwest, che ci fornisce la versione definitiva dei suoi racconti on the road imperniati sulla caccia a un uomo accusato ingiustamente di un crimine che non ha commesso. Probabilmente la pi perfetta fusione tra cinema inglese e americano che A. H. abbia realizzato, questopera stupisce per lassoluta armonia con cui gli elementi delluniverso hitchockiano lo humour e la suspense, la tensione erotica e il senso di spiazzamento vertiginoso si combinano magicamente dando vita a una narrazione dai ritmi infallibili, intrisa di una musicalit interna che trova voce nella impareggiabile colonna sonora di Bernard Herrmann. La coppia eroe/cattivo, incarnata dai sommi inglesi Cary Grant e James Mason, raggiunge il pi alto livello di fascinosit possibile, secondo i noti dettami estetici del Maestro. Il quale ci regala due delle pi elettrizzanti pagine di cinema di tutti i tempi, scolpite per sempre nella nostra memoria collettiva, con la scena della fuga del protagonista in mezzo ai campi, per sfuggire allattacco del velivolo disinfestante, e con lo showdown mozzafiato sul Monte Rushmore, geniale rivisitazione delleredit espressionista. Il deragliamento mentale di Vertigo perde ogni residua aura di romanticismo per quanto malato e decadente trasformandosi nellincubo delirante di Psycho, il film che vede il definitivo addio di A. H. al tradizionale humour britannico e ai personaggi affascinanti e seduttivi. In unAmerica grigia e fredda, dove lamore sembra ridursi a sesso frettoloso e la felicit si pu comperare solo con i soldi, in uno squallido motel ai piedi del pi terribile dei 296

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La terrificante uccisione di Janet Leigh sotto la doccia in Psycho.

manieri stregati tramandati dalla letteratura neo-gotica si annidano la follia, la disperazione, la devianza, del serial killer Norman Bates (Anthony Perkins), che si circonda della presenza della morte anche nella quotidianit, con gli uccelli che impaglia (per non parlare della madre). Tutta la furia visionaria del film si dispiega nella prima parte e, contrariamente alle apparenze, lintera seconda parte appare pleonastica e anti-climax, quasi una concessione del maestro inglese alle convenzioni narrative che esigono necessariamente un passaggio esplicativo e un epilogo. Tra gli incalzanti, nervosi titoli di testa di Saul Bass in perfetta sinergia con le frasi frementi di Herrmann, autore di un altro tema di ominosa bellezza e la sconvolgente scena delluccisione di Janet Leigh sotto la doccia, abbiamo una delle pi potenti ricognizioni del malessere contemporaneo che il cinema abbia mai compiuto. Negli anni 60, il cinema di A. H. contraddistinto da una lucida freddezza attraversata da bagliori di crudelt (gi evidenti in Psycho), che sembra provenire da uno sguardo sempre pi disincantato sulla realt delluomo e della societ. Questo cambio di passo e di prospettiva trova iconica evidenza nellalgida bellezza di Tippi Hedren, infelice eroina di The Birds e Marnie, film inquietanti domi297

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nati dal punto di vista femminile. Lescursione del cineasta inglese nellhorror semi-fantascientifico, ispirata dal racconto di Daphne Du Maurier, resta un unicum allinterno della sua produzione e fa di The Birds unopera insieme emozionante e scostante, tanto ammirevole nel virtuosismo narrativo quanto angosciosa per la sua visione catastrofista ( lanno dellassassinio di John Kennedy). Preziosa, accanto al gruppetto dei giovani attori protagonisti, la presenza dellinglese Jessica Tandy (moglie del vecchio amico di A. H. Hume Cronyn). Pu essere considerata una sorella di Marion Crane (il personaggio interpretato dalla Leigh in Psycho) la protagonista di Marnie (si chiama come lei, ed anchessa una ladra). In questo thriller psicologico dalle emozioni raggelate a partire dai colori freddi, con una nota dominante di giallo, sino alla musica inquietante di Herrmann A. H. ritorna alla psicoanalisi, dopo Spellbound, ma questa volta senza alcun romanticismo consolatorio, immergendosi invece nelle profondit perturbanti di oscure ossessioni e torbide pulsioni, freudianamente legate alla sfera sessuale. In una realt fatta di maschere e doppi fondi, il virile e affascinante Sean Connery nasconde dentro di s un egoistico manipolatore, mentre la donna ladra e bugiarda espone alla nostra curiosit voyeuristica la propria nevrosi che costretta a interporre tra s e un mondo insopportabile. Nei suoi ultimi film americani il maestro inglese sembra convivere con crescente difficolt con la realt produttiva hollywoodiana, che aveva saputo tenere bene sotto controllo nei suoi anni doro. Senza i suoi prediletti Cary Grant e James Stewart, i thriller spionistici Torn Curtain e Topaz, pur impeccabili nella costruzione narrativa, perdono mordente e brillantezza. Nella prima parte di Curtain, il grigiore e la sgradevolezza della situazione e dei personaggi (il cinico scienziato Paul Newman va nella Germania dellEst a fare spionaggio industriale) sembrano 298

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imbrigliare la fantasia visionaria del regista, che d sfogo alla sua nuova vena di crudelt con una delle pi terrificanti scene di omicidio a cui il cinema ci abbia fatto assistere: reso ancor pi inquietante dal fatto che viene commesso dal protagonista, con cui la convenzione narrativa ci chiede di immedesimarci. Lo spaesamento morale del pubblico giunge allapice quando compare sulla scena lo scienziato vittima del furto, la cui carismatica personalit magnificamente plasmata dal viennese Ludwig Donath rende ancora pi stridente il contrasto con la sterilit interiore dellamericano. Ma poi A. H. sembra tornare allantico fuoco quando, nellultima parte, riprende il suo tema preferito della caccia alluomo che si accende di bagliori visionari con la comparsa di due aiutanti magici: lebreo David Opatoshu col suo autobus salvifico e la russa Lila Kedrova, con la sua dolente umanit. Solo tornando a Londra, quasi mezzo secolo dopo The Lodger, per mostrarci le efferatezze dun altro serial killer, in Frenzy, lanziano mago del brivido riesce a ritrovare qualche lampo della sua grandezza, ma ci lascia sbigottiti con la crudezza estrema del suo sguardo ormai del tutto disincantato. Dopo lottima ricostruzione del clima di rigidit e violenza delle scuole vittoriane in Tom Browns Schooldays, Robert Stevenson ci dimostra, con Back Street (gi filmato con successo da John Stahl), come anche la letteratura rosa possa offrire al cinema un materiale succulento, elevando nella sfera dellarte il romanzo di Fannie Hurst grazie a una regia che riesce a dare credibilit a una delirante storia damore illuminata dalla magica radiosit di Margaret Sullavan e dal fascino ambiguo di Charles Boyer. Con Joan of Paris offre il suo contributo al cinema di propaganda anti-nazista, riscattando lenfasi sentimentalpatriottica che appesantisce qua e l la sceneggiatura con una regia alla Fritz Lang che rende la caccia al pilota fran299

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Margaret Sullavan e Charles Boyer nella New York dinizio secolo di Back Street.

cese da parte dei tedeschi occupanti un thriller avvincente immerso in una rete di ombre da film noir. Il personaggio di Paul Henreid anticipa quello che riprender pochi mesi dopo in Casablanca (e qualcosa del candore vibrante di Michle Morgan, al suo primo film americano, si ritrover nellIngrid Bergman divisa tra Henreid e Bogart), cos come il minaccioso agente della Gestapo interpretato da Alexander Granach (nella vita un comunista ebreo sfuggito sia a Hitler che a Stalin!) diventer, lanno dopo, il terrificante ispettore della Gestapo di Praga in Hangmen Also Die! di Lang. Memorabile anche il comandante nazista di Laird Cregar, un attore che i registi euro-americani sapranno valorizzare al meglio, nella sua troppo breve carriera. Con la collaborazione di Aldous Huxley alla sceneggiatura, R. S. fa di Jane Eyre un dramma romantico di straordinaria suggestione, la cui potenza va ben oltre i meriti del romanzo di Charlotte Bront. Ben assecondato dal fenomenale Orson Welles (ogni altro Rochester dello schermo impallidisce al suo confronto) e da una Joan Fontaine che fa tesoro della sua esperienza con Rebecca, ci catapulta in un mondo dominato dalla prepotenza e da un feroce classismo, i cui aspri scenari naturali si rispecchiano 300

BRIVIDI E AVVENTURE IN SALSA INGLESE Joan Fontaine, nella parte delleroina di Charlotte Bront, incontra Orson Welles/ Rochester in Jane Eyre.

nella tetraggine dellimmenso maniero e nella violenza selvaggia delle passioni. Da una prospettiva di lontananza, sembra che gli esponenti della cultura inglese riescano a riaccostarsi alla propria storia e letteratura con una lucidit e una visionariet intensificate dalla drammaticit del momento storico. Dopo la guerra, R. S. pare voler imboccare con deci sione la strada del thriller, iniettandovi insoliti risvolti psicologici. In Dishonored Lady si impegna con dedizione assoluta ad estrarre ogni goccia di fascino e mistero dal volto ammaliante di Hedy Lamarr, esplorando ogni sfumatura del suo sorriso enigmaticamente leonardesco, dietro il quale si intravedono oscure pulsioni erotiche. Tra gli uomini che le girano intorno, oltre al rude e virile Dennis OKeefe, spiccano lo psichiatra Morris Carnovsky e lattempato ex-amante John Loder (nella vita suo marito, anche se ancora per poco, e fedele sodale di R. S. sin dai tempi dellInghilterra). Dal canto suo, To the Ends of the Earth un thriller ricco di suspense, dalla narrazione fredda e tagliente, che vede lagente governativo Dick Powell inseguire da un paese allaltro un carico di droga, sciogliendo lungo la strada la ragnatela di dubbi e sospetti in cui si trova impigliato (i misteriosi personaggi con cui ha a 301

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Signe Hasso conforta Maylia sotto gli occhi di Ludwig Donath e Dick Powell in To the Ends of the Earth.

che fare hanno il volto della svedese Signe Hasso, del russo Vladimir Sokoloff e del viennese Ludwig Donath). A questo punto lincontro col bizzarro boss della RKO, Howard Hughes, rischia di mandare la carriera di R. S. in un vicolo cieco: dei quattro film fatti insieme due sono trascurabili (I Married a Communist un delirante pamphlet maccartista), mentre gli altri due vengono tenuti in ghiacciaia per due anni dallo strampalato tycoon. In Walk Softly, Stranger R. S. si muove in parte nella scia del suo amico Hitchcock, utilizzando Joseph Cotten in un ruolo memore di Shadow of a Doubt, con al fianco Alida Valli, appena uscita da The Paradine Case (i due si ritroveranno lanno dopo a Vienna per The Third Man1). Un noir romantico avvolto da un velo di malinconia, questo piccolo gioiello risulta in qualche modo strozzato e irrisolto, probabilmente a causa delle nevrosi di Hughes. My Forbidden Past un torrido dramma del profondo Sud allinizio del 900 in cui R. S, sfruttando al meglio il fascino prorompente di Ava Gardner e quello libertino di Melvyn Douglas (mentre Robert Mitchum sembra scolpito

Carol Reed, Il terzo uomo, 1949.

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nella pietra), tenta di immettere energia e vitalit, in parte frustrato dalle evidenti penurie della RKO. Dopo cinque anni dedicati esclusivamente alla TV, in seguito al divorzio dal sempre pi delirante Howard Hughes, la carriera del regista inglese subisce una brusca impennata nel 1957, grazie allincontro con la Walt Disney Productions. Questa fruttuosa liaison produrr ben 19 film nellarco di ventanni: tutti family movies tra lavventuroso e il fantastico, dove il regista di Jane Eyre avr modo di fare sfoggio di una versatilit impregnata di leggerezza e umorismo, che la sua opera precedente aveva fatto trapelare solo in nuce. La sua ben radicata britishness riesce comunque a fungere da efficace passepartout, soprattutto nei primi anni, per acclimatarlo nei mondi rassicuranti ma per nulla banali della Disney, pronti ad accogliere tanto il folklore quanto la storia e la letteratura delle isole britanniche. Se nel delizioso Darby OGill and the Little People, popolato di maliziosi ma simpatici folletti (e con Sean Connery al suo esordio americano), ci fa incontrare la mitica Irlanda che abbiamo sempre sognato, per Kidnapped torna addirittura nelle Highlands scozzesi per narrarci le ariose peripezie dei personaggi di Robert Louis Stevenson (forse un suo antenato), finiti in mezzo alle lotte dei seguaci dellultimo principe Stuart contro le truppe di re Giorgio. Il matrimonio tra Walt Disney e la cultura britannica incarnata da Robert Stevenson produce il suo capolavoro con Mary Poppins, un prodigioso mix di musiche, balletti, invenzioni fantastiche, cartoni animati e unaffettuosa rivisitazione della Londra di inizio 900, il tutto condito da uno spirito libertario e uneuforia anti-autoritaria molto anni 60. Il pregevole cast britannico a cui si aggrega il comedian televisivo americano Dick Van Dyke asseconda ammirevolmente gli intenti del regista, dalla giovane Julie Andrews (premiata con lOscar per questo suo esordio cinematografico, ma gi famosa sul palcoscenico per My Fair Lady) praticamente perfetta come la nanny che im303

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Sydney Greenstreet, nei panni del torbido Conte Fosco, rivela le sue bramosie ad Alexis Smith, in The Woman in White.

persona, agli impareggiabili David Tomlinson e Glynis Johns nelle parti del bancario pentito e della suffragetta impenitente, al sempre effervescente Reginald Owen, alla sua penultima apparizione sul grande schermo, nelle vesti delleccentrico ammiraglio col cannone. Le altre collaborazioni Stevenson-Disney non possono vantare la ricca tessitura compositiva di Mary Poppins, ma riescono comunque a offrire un solido prodotto di intrattenimento per famiglie, da The Absent-Minded Professor a That Darn Cat, da Blackbeards Ghost a The Love Bug, di sicuro buon gusto e accattivante inventivit fantastica. Il miglior retaggio hollywoodiano di Peter Godfrey affidato alla coppia di film dominati dalla presenza carismatica del suo connazionale Sydney Greenstreet, Christmas in Connecticut e The Woman in White: il primo una commedia esilarante dai ritmi perfetti che permette a Barbara Stanwyck di rispolverare il suo talento comico, il secondo una magnifica trascrizione del labirintico mystery di Wilkie Collins, attraversata da ombre gotiche e squisite atmosfere britanniche. Meno riuscito ma non privo dinteresse risulta il thriller The Two Mrs. Carrolls, con 304

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Gail Russell e Ray Milland sfidano la stanza dei fantasmi in The Uninvited.

Humphrey Bogart in un improbabile ruolo alla Barbabl, e la Stanwyck come una delle sue infelici mogli. Dellopera di Lewis Allen resta nella nostra memoria principalmente il magistrale racconto di fantasmi The Uninvited, uno dei pi affascinanti film soprannaturali che siano mai stati fatti, in cui Ray Milland cerca di strappare Gail Russell dalla morsa di due spiriti non riconciliati che se la contendono, in un desolato maniero della Cornovaglia. Accompagnato dalle note romantiche di Stella by Starlight di Victor Young, il film, non privo di echi hitchcockiani, si dipana, tra sprazzi di umorismo e momenti di contatto con lignoto pi stupefatti che paurosi, in un mondo dominato dalle ombre e incalzato dalle colpe e le passioni del passato. Non pi che dignitosi risultano, in confronto, il thriller The Unseen, di nuovo con la fragile bellezza di Gail Russell (affiancata da Joel McCrea e Herbert Marshall, in uno dei suoi ruoli da cattivo), e la soap opera in Technicolor 305

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Lo sceriffo Sterling Hayden ingaggia un duello di nervi col killer Frank Sinatra in Suddenly.

Desert Fury, nel cui groviglio di passioni e sentimenti inconfessabili si trovano invischiati la proprietaria di un casin, sua figlia e tre uomini (una grande Mary Astor sovrasta i giovani Lizabeth Scott, John Hodiak, Burt Lancaster e Wendell Corey). Negli anni 50 firma un thriller tanto povero quanto efficace, Suddenly, dove lo sceriffo Sterling Hayden riesce a impedire lassassinio del presidente americano da parte del killer Frank Sinatra (inquietante la premonizione dellattentato di Dallas di pochi anni dopo). In Illegal (da una pice teatrale gi filmata due volte) offre allo strepitoso Edward G. Robinson il ruolo moralmente ambiguo di un procuratore distrettuale che, travolto dal senso di colpa per avere mandato un innocente sulla sedia elettrica, riesce a redimersi sacrificando la propria vita dopo essere entrato in collisione con la criminalit organizzata da cui, divenuto avvocato difensore, si lasciato invischiare. La migliore produzione americana di Victor Saville (per la MGM) possiede una britishnesss ben marcata e una vena narrativa robusta e di ampio respiro, che trasferisce sullo schermo le pagine di vari narratori inglesi contemporanei. The Green Years, dal romanzo dello scozzese A.J. Cronin, 306

BRIVIDI E AVVENTURE IN SALSA INGLESE Charles Coburn e Gladys Cooper dissentono sulleducazione del piccolo Dean Stockwell in The Green Years.

un brillante racconto di formazione che ci narra il difficile percorso di crescita del piccolo orfano Dean Stockwell in una famiglia scozzese di fine 800, dove lumanit del simpatico bisnonno anticonformista Charles Coburn e laffetto di una schiera di parenti (i magnifici attori inglesi Gladys Cooper, Jessica Tandy e Richard Haydn) riescono a neutralizzare lavarizia del pater familias Hume Cronyn. Green Dolphin Street unaltra storia romanzesca (tratta da Elizabeth Goudge), colma di passioni, avventure, emigrazioni, scherzi del destino, anchessa animata da uno stuolo di magnifici interpreti, tanto inglesi (di nuovo la Cooper con Edmund Gwenn, Reginald Owen, May Whitty) quanto autoctoni (una sorprendente Lana Turner insieme a Van Heflin, Frank Morgan e Donna Reed). Con Kim Saville ci offre una trascinante messa in scena (in un sontuoso Technicolor) del romanzo di Kipling, andando in India a filmare le coloratissime avventure del ragazzo reclutato come agente segreto (ancora Dean Stockwell, dopo Green Years), del suo lama (Paul Lukas) e del prode Barba Rossa (Errol Flynn). Lo stesso Tecchnicolor della MGM messo a disposizione di Compton Bennett per le trasposizioni di due popolari romanzi inglesi: That Forsyte Woman (da John 307

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Il capitano Reginald Owen accoglie sulla sua nave il fuggiasco Van Heflin in Green Dolphin Street.

Galsworthy) e King Solomons Mines (da Henry Rider Haggard). Il primo un felice incontro tra la letteratura vittoriana e la migliore soap opera americana, con lammaliante Greer Garson assediata dallamore di Errol Flynn (in un ruolo per lui inconsueto di aristocratico rigido e duro), Robert Young e Walter Pidgeon. Il secondo un avvincente racconto davventura girato nelle autentiche savane africane, e impreziosito dal fascino virile di Stewart Granger e dal fulgore spavaldo di Deborah Kerr (le scene dazione sono dirette dallungherese Andrew Marton, specialista in collaborazioni e co-regie, a cui si deve anche la famosa corsa delle bighe di Ben-Hur e la parte americana di The Longest Day).

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18. Pochi soldi, grandi emozioni

I cineasti europei espatriati in America hanno spesso dovuto accontentarsi di lavorare a Poverty Row, cio nel circuito dei piccoli studi indipendenti ricchi di idee ma poveri di mezzi economici (come la Producers Releasing Corporation, la Republic Pictures o la Monogram Pictures), o in alternativa di dirigere B-movies a basso costo per gli studi medio-grandi: i cosiddetti programmers, film della durata di poco pi di unora presentati in coppia per comporre un doppio programma. Naturalmente, per coltivare un efficace appeal popolare, queste produzioni puntano a trasmettere forti emozioni e sicuro intrattenimento al loro pubblico, e pertanto i generi preferiti sono il western, il racconto davventura e, primo di tutti, il thriller nelle sue varie declinazioni: horror, fantastico o criminale. Non certo sorprendente che, pur dedicando di buon grado il loro talento a tutte queste variet narrative, sia proprio al thriller che vanno le preferenze dei registi emigrati, che spesso ci offrono dei veri e propri gioielli degni di stare alla pari come efficacia artistica, se non nella ricchezza spettacolare, con le opere di un Lang, di un Hitchcock o di un Siodmak. Ma anche nei quartieri poveri si manifestano diversi gradi di successo, e nel regno dei B-movies campeggia in primo piano il terzetto costituito da Robert Florey, Edgar G. Ulmer e Jacques Tourneur.

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A dimostrazione dellenorme talento del francese Robert Florey, in gran parte sprecato negli anni seguenti quando verr relegato nelle produzioni a basso costo, abbiamo i magnifici shorts tra lavanguardistico e il fantastico (a cui rester sempre fedele) tra cui The Life and Death of 9413, a Hollywood Extra, che esercita la sua sagace ironia sulle pratiche disumanizzanti del mondo del cinema, e Skyscraper Symphony, un inno damore ai grattacieli di Manhattan. Dopo la sua fase sperimentale, Florey, sfrattato dal progetto di Frankenstein (affidato a James Whale) dalla Universal, viene parzialmente risarcito lanno dopo con The Murders in the Rue Morgue, una libera rivisitazione del racconto di Poe in cui viene spalleggiato dai principali artefici del successo di Dracula, Karl Freund e Bela Lugosi. Con un budget modesto, i tre europei creano unopera densa di atmosfera che richiama esplicitamente il Dr. Caligari di Wiene in pi di un aspetto: la Parigi dipinta su scenari in chiave espressionista, la presenza della fiera come luogo magico di fuoruscita dalla realt, il Dottor Mirakle che, come il suo predecessore italo-germanico, si macchia di orribili delitti con laiuto di un servitore inconsapevole (qui un gorilla, l un sonnambulo). I temi della follia e dellinconscio, l dominanti, qui vengono sostituiti pi modestamente dallaccento su innominabili pratiche sessuali (il Dott. Mirakle cerca ragazze dal gruppo sanguigno adatto per un accoppiamento animalesco); il codice Hays ancora lontano, e lorrore americano tende a rifuggire dalla metafisica, oltre che a tingersi di venature umoristiche.

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Il Dott. Mirakle (Bela Lugosi) studia esperimenti di folle perversit in The Murders in the Rue Morgue.

Nello stesso decennio, per quanto confinato nella serie B dei programmers, oltre a firmare una commedia sofisticata maliziosamente risqu, Ex-Lady, si segnala per numerosi thriller di buona qualit, come The Preview Murder Mystery - dal ritmo mozzafiato e le angolazioni pi arrischiate della mdp e Dangerous to Know, interessante ritratto in chiaroscuro di un boss della malavita (il russoarmeno Akim Tamiroff). Con un budget probabilmente un po meno risicato, dirige un magnifico remake di Hotel Imperial, animandolo con lo spirito della Mitteleuropa che certo doveva informare il racconto di Lajos Bir. Con un cast stupefacente di origine europea (Isa Miranda, Ray Milland, Reginald Owen, Curt Bois, affiancati dai sempre impeccabili Gene Lockhart e J. Carrol Naish), riesce incredibilmente a comprimere in un racconto di 67 minuti le avventure, gli intrighi, gli amori, i mascheramenti che hanno luogo in un hotel della Galizia conteso dallesercito austriaco e da quello russo, facendoci sentire allo stesso tempo la futilit degli sforzi umani e la vitalit sprigionata dagli incontri, anche se casuali e antagonistici, tra uomini e popoli diversi, con una spumeggiante tessitura narrativa che riesce a trasmettere tutta la tavolozza delle emozioni. 311

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Il sogno di felicit di Peter Lorre ed Evelyn Keyes, in The Face Behind the Mask, nasce sotto una cattiva stella.

Nel 1941, in un film a basso costo per la Columbia, The Face Behind the Mask, Florey confeziona quello che probabilmente il suo capolavoro: un micidiale thriller ad alta tensione che fonde apparentemente senza sforzo lanalisi sociale (i sogni di integrazione di un ingenuo immigrato ungherese), lhorror di nobile tradizione (The Mystery of the Wax Museum, ma non mancano echi anche di The Man Who Laughs) e il gangster movie. Raccontando limplacabilit del destino che perseguita ferocemente un uomo buono e gentile spingendolo al delitto e alla catastrofe, Florey d mostra di una lucida fermezza degna di un Fritz Lang, al quale lo apparenta anche la presenza carismatica dello sbalorditivo Peter Lorre, calato autobiograficamente nei panni di un emigrato europeo costretto a mettersi una maschera sul viso per affrontare da vincente la giungla ameriana. Sempre costretto a lavorare con budget ridotti anche con la Warner Bros., Florey ambienta nel 46 The Beast with Five Fingers con set minimalisti in una bizzarra cittadina italiana (San Stefano), presumibilmente in Liguria ma ossessionata da malocchio e jettatura. Di nuovo alle prese con mani di pianista dotate di vita propria, dopo Mad Love, Peter Lorre, nei panni di uno studioso di astrologia dallequilibrio instabile, d la stura a tutto il meglio del 312

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suo repertorio riempiendo lo schermo con primi e primissimi piani del suo volto tormentato, e solcato dalle ombre della follia. Il bellitalo-americano Robert Alda (Alfonso DAbruzzo), la francese Andrea King e il belga Victor Francen, insieme allamericano J. Carrol Naish che fornisce il controcanto umoristico nei panni del commissario, fanno da dignitosa cornice agli scontri deliranti tra il piccolo di statura mattatore slovacco e la mano che lo sfida con mille acrobazie. Prima di passare alla TV, il francese si dimostra, con The Crooked Way, perfettamente padrone della dialettica luci-ombre del film noir, fotografando con tersa eleganza un mondo notturno immerso nella violenza, in cui John Payne tenta di ricucire i pezzi lacerati della sua coscienza. Dopo aver diretto un inquietante film educativo, Damaged Lives, che denuncia i pericoli delle malattie veneree, Edgar Ulmer ha lunica occasione della sua vita di lavorare per un grande studio di Hollywood quando dirige per la Universal The Black Cat, un horror tanto brillante quanto atipico che mette insieme per la prima volta il potente carisma di Karloff e Lugosi, in una messa in scena di lucida e incalzante visionariet. Anzich nellAmerica di Poe, siamo in una vecchia Europa intrisa di incubi passati e presenti (e futuri), in unUngheria grondante di dolore immersa in unatmosfera insieme decadente e futuristica. Al posto di un vecchio maniero gotico, abbiamo una magnifica residenza architettonicamente allavanguardia (disegnata dallo stesso Ulmer) che rende ancora pi intenso e credibile lorrore dei riti satanici, con sacrifici umani, perpetrati dallingegnere Boris Karloff che, mentre da un lato preannuncia il futuro Dottor Phibes, dallaltro pre313

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Anche George Sanders cade nella rete dellammaliatrice Hedy Lamarr, in Strange Woman.

figura ancor pi minacciosamente una personalit sadica e manipolatrice da criminale nazista. Temporaneamente messo al bando da Hollywood per aver portato via la moglie a un dirigente dello studio, nellultima parte degli anni 30 E. U. lavora a New York per le minoranze etniche locali, dirigendo in economia film in yiddish e ucraino, oltre che per la comunit nera. A partire dagli anni 40, si barcamena tra vari piccoli studi indipendenti, realizzando film spesso sorprendenti il cui elemento costante costituito dal budget irrisorio e la velocit di lavorazione, tra i quali spiccano alcune opere in cui si intrecciano liberamente lincubo, la follia, la seduzione del male, limplacabilit capricciosa del fato. In Bluebeard e Strange Woman lambientazione ottocentesca rispettivamente parigina e americana sembra conferire una sorta di distanziamento emotivo, che permette di sondare, tramite forme narrative squisitamente classiche, gli abissi pi oscuri e terrificanti dellanimo umano. Il dono di Ulmer quello di farci entrare in mondi di ambiguit morale, dove la follia omicida e la perversit si intrecciano inestricabilmente alla grazia e al fascino, a una sorta di candida innocenza precipitata lungo le vie del male. Non possiamo fare a meno di farci sedurre tanto 314

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Quando si trova un cadavere tra le braccia, inizia lincubo per Tom Neal, in Detour.

dalleleganza sensibile del burattinaio-pittore John Carradine, quanto dallo sguardo luminoso e la dolcezza ammaliante della perfida arrivista Hedy Lamarr: schiavi di un destino atroce che li costringe a seminare morte e dolore tra coloro che vengono attratti dallalone di bellezza che li avvolge. (Un passabile remake di Bluebeard girato da William Thiele, The Madonnas Secret, vede il pittore parigino - Francis Lederer nel ruolo di Carradine trasferirsi a New York e trovare un lieto fine.) Quanto questi film hanno un passo misurato e trattenuto, altrettanto Detour, il capolavoro riconosciuto di E. U., appare scatenato e delirante, lapoteosi definitiva del cinema noir, un parossismo di incubo terrorizzante che travolge ogni barriera sia a livello di consuetudini narrative che di forme espressive. Con set a dir poco scarni e tre attori semi-sconosciuti, Ulmer riesce a comunicarci, grazie a un linguaggio mirabilmente allusivo di stringata durezza, il senso della malignit del Fato ai danni di esseri socialmente e moralmente spaesati, in un paesaggio urbano notturno di desolata indifferenza. Se Strange Illusion, denso di ombre inquietanti e di echi dellAmleto, affronta di nuovo la dimensione dellincubo e del deragliamento mentale, nellinsolito Her Sisters Secret rivitalizza il tema 315

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mel di The Old Maid di Goulding (una donna cede il figlio alla sorella) infondendovi una tensione inquietante, dominata da unaura di fatalit. Insolitamente dotato di mezzi pi consistenti, Ulmer dirige due opere di qualit ma ostinatamente estranee ai generi consacrati: Carnegie Hall e Ruthless. Nel primo ci offre una lunga galleria di eccellenti esecuzioni di musica classica (o classico-leggera), in cui la parte del leone la fanno musicisti dallEuropa ebraica come Rubinstein, Heifetz, Walter e Stokowski; nel secondo scandaglia la furia ossessiva e il talento manipolatorio di un capitano dindustria (un ottimo Zachary Scott, che i registi europei hanno sempre saputo valorizzare al massimo, e che lanno dopo avr di nuovo a che fare con Sidney Greenstreet in Flamingo Road di Curtiz). Apre gli anni 50 con lultra-economico The Man from Planet X, il primo film sugli invasori dallo spazio, pi denso di atmosfere di mistero (non sono chiare le intenzioni e inclinazioni dellalieno riguardo ai terrestri) che di paura, con quelle brughiere nebbiose dove gli uomini si muovono avanti e indietro come zombie. Dopo una poco significativa parentesi europea (che gli permette di guardare da lontano gli ultimi anni di caccia alle streghe), Ulmer realizza nel 55 forse le opere pi riuscite ma sempre povere della sua tarda maturit: Murder Is My Beat e The Naked Dawn. Il primo un thriller poliziesco in bianco e nero narrato con una asciutta freddezza lontana anni luce dalla furia ossessiva che permeava i film noir ulmeriani degli anni 40. Visivamente emozionante nella prima parte, con quei paesaggi innevati in mezzo ai quali il poliziotto Paul Langton d la caccia a Barbara Payton sospettata di omicidio, il film perde mordente quando il vero colpevole viene identificato e ai due protagonisti viene offerto un lieto fine in cui forse neppure speravano. Apparentemente un western dambiente messicano, The Naked Dawn lunico film 316

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americano a colori di Ulmer - si rivela in realt un apologo morale sui temi dellinnocenza, della corruzione e della redenzione, in cui il bandito Arthur Kennedy prima induce due giovani nativi ad abbandonare la retta via, e poi li aiuta a riabilitarsi sacrificando la propria vita. Ulmer torna ai temi a lui pi congeniali con Daughter of Dr. Jekyll, un delizioso recupero del cinema horror anni 30 e 40 che ripropone, pi che un revival del personaggio del titolo, una riedizione delluomo-lupo (con una spruzzatina di Dracula). Indifferente alle credenziali ufficiali dellessere mostruoso, E. U. crea con efficace essenzialit unatmosfera di terrore e minaccia che avviluppa i personaggi (e il pubblico) dallinizio alla fine, facendoci sentire tangibilmente la presenza ineludibile del Male, che si cela anche sotto le vesti pi innocue (in questo caso del mite attore irlandese Arthur Shields, uno dei prediletti di John Ford). Nel 1960 si congeda dal cinema americano con due deliranti escursioni nella fantascienza a bassissimo costo, dove le strampalate sceneggiature vengono quasi redente dallimplacabile rigore della sua mdp, le cui geometrie sembrano possedere una musica che costituisce il vero fulcro di queste piccole produzioni. In The Amazing Transparent Man troviamo un improbabile connubio tra un erede dellUomo Invisibile e il pericolo delle radiazioni nucleari: mentre i criminali si distruggono a vicenda, lo scienziato di turno (lesperto attore russo Ivan Triesault) ci ammonisce sulle minacce che incombono. Nel pi brillante Beyond the Time Barrier la trama fumettistica (un incrocio tra La macchina del tempo e Metropolis) fa da pretesto ad una ambientazione futuristica le cui stranianti strutture triangolari - opera dellart director Ernst Fegt, anche lui emigrato tedesco - sembrano ricongiungersi in qualche maniera con le scenografie del cinema espressionista tedesco da cui tutto iniziato (e la presenza del veterano attore russo Vladimir Sokoloff nei panni del Supremo fa da collegamento con la storia del cinema classico). Quello che 317

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Ulmer ci comunica, attraverso il frenetico annaspare dei suoi raggelati personaggi in un mondo senza vita, un senso di profondo smarrimento, di assoluta dislocazione di ogni punto di riferimento consolidato. Jacques Tourneur con Ulmer - il poeta del B-movie, un esteta (come suo padre Maurice) che estrae gioielli dagli stereotipi della cultura popolare americana. Tornato in America nel 34, dopo un periodo di gavetta trova la sua strada presso la RKO con cui dirige pur nelle ristrettezze di budget una serie di opere di squisita poesia visuale, tra il 42 e il 49. Le prime due realizzate con il geniale produttore Val Lewton (Vladimir Leventon, ebreo di origini ucraine nipote di Alla Nazimova), Cat People e I Walked with a Zombie, ci conducono in un mondo onirico e crepuscolare, pi colmo di malinconia che di terrore, in una dimensione assediata dal mistero e dallimperscrutabile. Cat People pu anche essere letto metaforicamente come il tentativo dincontro, appassionato ma fallito, tra la vecchia decadente Europa la serba felina Simone Simon (francese come il regista) e il bravo (e noioso) americano Kent Smith. Girato come un noir, con i suoi reticoli ed arabeschi sempre cangianti di luci ed ombre, crea un sottile stato di inquietudine che ha pi a che fare col turbamento delanima che con la paura, intrecciando il tema soprannaturale della donna pantera con quello del desiderio e della repressione sessuale. In I Walked with a Zombie veniamo immersi in un mondo dominato dalle ombre, dai fruscii del vento, dai canti e dai tamburi di una dimensione dove la razionalit occidentale vacilla sino a smarrirsi, assediata dalle forze spirituali che non pu controllare e dai fantasmi di un 318

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In Cat People le minacce si manifestano sotto forma di ombre.

passato colonialista ancora in cerca di espiazione. In questa Jane Eyre delle Antille Tourneur e Lewton ci mostrano come si possa fare grande cinema con pochi mezzi e bravi attori di secondo piano (Frances Dee, Tom Conway, James Ellison), costruendo atmosfere ipnotiche che fanno percepire quel che i sensi normalmente non percepiscono. La loro terza collaborazione, Leopard Man, invece un teso e avvincente thriller tratto da Cornell Woolrich, che per risolve la tensione uomo-felino in una pi prosaica perversione criminale. Se Days of Glory (che registra lesordio di Gregory Peck nel ruolo di un ufficiale americano che combatte con i partigiani russi) appare pi che altro politicamente e moralmente corretto, pi accattivante latmosfera torbida che pervade Experiment Perilous, un altro studio di una mente malata, questa volta di un uomo della ricca societ di New York che commette un omicidio per non perdere la giovane moglie, e poi tenta di farla impazzire. Il film denso di umori culturali europei, ribaditi dalleleganza dellattore ungherese Paul Lukas, che disegna un ritratto di soave paranoia, dalla bellezza misteriosa della viennese Hedy Lamarr e dalla solida pacatezza dellirlandese George Brent. 319

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Lincontro con Jane Greer in Messico risulter fatale per Robert Mitchum, in Out of the Past.

In Out of the Past abbiamo la quintessenza del film noir, col suo ambiguo eroe risucchiato inesorabilmente dalle sabbie mobili del passato, la sua femme fatale dal cuore di ghiaccio che seduce e manipola gli uomini che le stanno intorno, e il magistrale gioco delle ombre che scandisce il progressivo inabissarsi dei personaggi verso il pozzo senza fondo che li inghiotte. Tratto dal bel romanzo di Geoffrey Homes (pseudonimo dello sceneggiatore Daniel Mainwaring, che per lo script si fa aiutare anche da James Cain), contiene un lungo flashback in cui il protagonista Robert Mitchum ci racconta il momento fatale in cui la sua vita ha preso la piega che determiner poi tutto il suo corso, facendosi impigliare nelle torbide trame del losco affarista Kirk Douglas e della bella ammaliatrice Jane Greer. Tornato nel tempo presente, questo ex-detective che sembra un Philip Marlowe uscito di pista per lunica sbandata presa nella sua vita, si dibatte furiosamente tra gli intrighi, gli omicidi e le doppiezze in cui si trova invischiato, con sul volto lamarezza di chi sa di non avere scampo. Tourneur raggiunge qui lapice e la sintesi della sua arte, con un perfetto lavoro di squadra con i tre giovani attori, incisivi e vibranti di intensit controllata, e 320

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col direttore della fotografia, il calabrese Nicholas Musuraca, magistrale manipolatore del mondo delle ombre. Tra Parigi, Berlino e Francoforte (queste ultime ovviamente devastate), J. T. realizza un intrigo internazionale che deve molto a Hitchcock e anticipa anche qualcosa di The Third Man: Berlin Express. Per propagandare lo spirito di fratellanza necessario per ricostruire lEuropa (incarnato nellidealista Paul Lukas), il cineasta francese congegna un incalzante mystery-thriller dove un gruppetto di persone rappresentanti lalleanza democratica guidato da Robert Ryan, Merle Oberon e Robert Coote si batte contro le trame oscure di una cellula nazista, il cui capo (il bel tenebroso Charles Korvin, nato in Ungheria come Geza Korvin Karpathi) si nasconde in mezzo a loro. Nel corso degli anni 40 e 50 J. T. dirige anche cinque western, di cui i primi quattro sono di particolare interesse, mostrando un approccio del tutto particolare a questo genere tipicamente americano. I morbidi colori di Canyon Passage ci offrono un affresco pieno di delicata poesia degli ammalianti scenari naturali dellOregon, una sorta di paradiso terrestre dove gli uomini di buona volont ben incarnati in Dana Andrews con la sua forza tranquilla - potrebbero vivere in pace e amicizia, se il Male, assumendo le forme dellavidit e della brutalit (oltre al peccato originale dellaver rubato la terra agli indiani), non irrompesse in questo Giardino dellEden corrompendone i frutti. Il trittico con Joel McCrea si focalizza sullazione civilizzatrice portata avanti da uomini di pace e di legge a contatto, nel primo film, con i problemi quotidiani di un villaggio rurale del Sud, e negli altri due con lillegalit e la brutalit dominanti una realt di frontiera in tumultuosa transizione. Stars in My Crown, in realt, pi che un western lanalisi della vita di una piccola comunit condotta con pacatezza e spirito ottimistico, ma senza occultare la virulenza dei problemi sanitari, sociali e di 321

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convivenza razziale. In Stranger on Horseback osserviamo gli sforzi tenaci di un giudice distrettuale (che porta una pistola e sa come usarla) per frenare le prepotenze di un signorotto semi-feudale, assicurandone alla giustizia il figlio omicida.1 Lincantato paesaggio dellArizona fa da contrappunto alla violenza testarda degli uomini, impegnati a conservare od abbattere antichi privilegi, il cui superamento viene assecondato dalla maggiore malleabilit dellanimo femminile (notevole il vigore espressivo della sfortunata Miroslava, attrice del cinema messicano nata a Praga e sfuggita ai campi di concentramento, che si suicider quello stesso anno per lennesima delusione amorosa, dopo aver girato Ensayo de un crimen Estasi di un delitto - con Luis Buuel). La trilogia si conclude alla grande (in tutti i sensi, trattandosi del primo CinemaScope di J. T.) con Wichita, uno dei pi preziosi ritratti che il cinema ci abbia dato del leggendario sceriffo Wyatt Earp2, qui impegnato con pacata ma testarda determinazione a tenere la violenza e il disprezzo delle regole lontani dalla vita della comunit. Ma, prima di questi due magnifici western umanistici, il regista francese ha passato quattro anni i pi bui del maccartismo di relativa oscurit, concedendosi anche una parentesi inglese per dirigere un interessante thriller, Circle of Danger, che vede Ray Milland frugare tra le pagine buie della guerra per gettare luce su una morte misteriosa, difficilmente attribuibile al fuoco nemico. Attraverso unincalzante alternanza dei piani temporali si dipana il magnifico thriller Nightfall, dove il romanzo di David Goodis, con i suoi dialoghi acuminati, fornisce a Tourneur prezioso materiale per fare di una storia mozzaQuesto tema torner spesso nel cinema western, in particolare nel celebre Rio Bravo (Un dollaro donore, 1959) di Howard Hawks. 2 Tra i film pi importanti ispirati alla sua figura, ricordiamo My Darling Clementine (Sfida infernale, 1946) di John Ford e Gunfight at the O.K. Corral (Sfida allO.K. Corral, 1957) di John Sturges.
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Braccato sia dalla polizia che da due killer, Aldo Ray pu solo contare sullaiuto di Anne Bancroft, in Nightfall.

fiato di caccia alluomo una formidabile rappresentazione dellimprevedibilit e assurdit del male e del potere del passato di fagocitare il presente (come gi in Out of the Past). Dai due giovani attori italo-americani Aldo Ray e Anne Bancroft lui ruvido e tenero nello stesso tempo, lei fulgida come non mai - Tourneur ricava uninterpretazione memorabile. Per ritrovare atmosfere fantastiche, deve tornare nuovamente nella vecchia Europa facendosi accompagnare da Dana Andrews come esponente del razionalismo americano alle prese, in Curse of the Demon, con gli esseri demoniaci e gli antichi sortilegi della campagna inglese, partoriti dalla mente di M.R. James. In America, dove J. T. gira il suo ultimo film nel 63, lorrore ormai lo si trova nellomicidio di Kennedy e nella escalation della guerra in Vietnam, mentre sugli schermi domina quella sua stilizzazione estremizzata che lo rende innocuo se non addirittura divertente, brevettata da Roger Corman. Ed proprio allo scrittore che manipola per Corman i racconti di Edgar Allan Poe, Richard Matheson, che Tourneur si rivolge per The Comedy of Terrors, coinvolgendo Vincent Price, Peter Lorre, Boris Karloff e Basil 323

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Rathbone in un divertissement che scrive il necrologio di un grande capitolo culturale del 900. Sei anni dopo The Cat and the Canary, nel 33, la Universal ritorna, con The Secret of the Blue Room, al tema della casa stregata dove avvengono inspiegabili omicidi e sparizioni, affidandone la regia a un altro tedesco, Kurt Neumann. Senza il risvolto umoristico e con unattenzione pi marcata agli aspetti di mistero che a quelli di paura, vengono messe in scena con brillante verve narrativa le intricate peripezie degli ospiti di un castello (compreso un maggiordomo dallaria molto sospetta), che si trovano ad affrontare una serie di delitti della camera chiusa (un topos classico del romanzo poliziesco). Condotto con spigliatezza dallelegante ungherese Paul Lukas (non ancora approdato ai ruoli di cattivo) e dallimmancabile inglese Lionel Atwill con la sua carica di ambiguit, il film giunge a sciogliere i suoi enigmi con larrivo sulla scena del corpulento e rassicurante commissario Edward Arnold. Dopo il trittico di Tarzan negli anni 40, nel decennio successivo il sottovalutato regista tedesco ci offre due interessanti opere di fantascienza povera, raccontandoci di un inquietante incontro tra un gruppo di astronauti ed ostili abitanti di Marte regrediti allo stadio di uomini delle caverne in Rocketship X-M, e suggerendoci in Kronos lorrore di una minaccia aliena dalla violenza imperscrutabile, che non assume le forme di una normale invasione, bens di un assorbimento dellenergia del nostro pianeta (ponendosi cos in relazione con le paure ambientalistiche del nostro tempo). Con The Fly riprende con successo la figura dello scienziato che si avventura in zone proibite, in questo caso attraverso la manipolazione degli atomi. Limmagine delluomo-mosca e dellancora pi terrificante mosca con la testa duomo - si pone come licona definitiva del mostro connotato da una realt dualistica, lestremo appro324

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Lawrence Tierney presta una maschera di inquietante ferocia al celebre gangster, in Dillinger.

do di un lungo viaggio nella disumanit che si conclude, nellera nucleare, con il ritorno allanimalit. La presenza di Vincent Price e Herbert Marshall, anche se in ruoli di contorno, serve a dare una patente di nobilt a questo straordinario B-movie che ha avuto un mediocre sequel lanno successivo (1959) e un efficace remake nel 1986, diretto da David Cronenberg. I due brillanti thriller del 1945, Dillinger e The Brighton Strangler, diretti da Max Nosseck, ci suggeriscono chiaramente come il talento di questo ebreo tedesco sia stato sottoutilizzato dagli studios di Hollywood. Il gangster movie col legnoso ma inquietante Lawrence Tierney (che M. N. utilizzer altre due volte), con il suo ritmo serrato e il montaggio scattante e inventivo, un concentrato di energia la cui carica di violenza appare in anticipo sui tempi. Quelle di The Strangler, in sintonia con le ambientazioni inglesi, sono invece atmosfere neo-gotiche, dove si acquatta nellombra la minaccia innescata dalla follia, prodotta a sua volta dalla pi gigantesca follia della guerra: il volto rassicurante di John Loder al contrario di quello di Tierney amplifica per contrasto lorrore del furore omicida della sua mente ottenebrata. 325

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Jane Randolph cerca vanamente di mitigare la disperazione di Nils Asther in Jealousy.

Sempre nel 45, linglese John Loder compare, con il suo aplomb elegante, anche nel sorprendente film noir Jealousy, del praghese Gustav Machat, che sforna un piccolo gioiello costruito su ritmi tesi e scattanti, e su inquadrature ricercate capaci di evocare atmosfere sottilmente inquietanti, rimandanti alla cutura europea. La trama principale, che vede il bel John Loder amato da due donne, una delle quali uccide il marito dellaltra per fare ricadere la colpa su di lei, si intreccia con la sottotrama, che probabilmente il vero cuore pulsante di questo thriller fuori dagli schemi, incentrata sulla drammatica condizione di frustrazione vissuta dal grande scrittore emigrato per sfuggire ai campi di concentramento interpretato dallaffascinante attore danese Nils Asther che in America non riesce ad avere il riconoscimnto del proprio talento: la stessa conosciuta dal celebre regista di Extase, che a Hollywood ha diretto solo due opere e prende congedo con questo amaro atto daccusa. A dare corpo e calore a questa malinconica riflessione sullo stato degli europei espatriati, Machat inserisce nel cast anche il suo connazionale cecoslovacco Hugo Haas, la cui sanguigna bonomia fa da contraltare alla fredda disperazione di 326

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Paul Henreid ritrova riflessa nello specchio limmagine del suo doppio in Hollow Triumph.

Asther, e fa scorrere il racconto sulle note della struggente melodia Jealousy dellaltro praghese Rudolf Friml. Lungherese Istvn Szkely (alias Steve Sekely) fa un cinema denso di atmosfere noir, con pochi mezzi, sceneggiature modeste e attori bravi di secondo piano (John Carradine, Paul Henreid). In Waterfront e Hollow Triumph ci conduce in un mondo torbido di vicoletti oscuri e locali malfamati dove un sottobosco di emigrati filonazisti o delinquenti comuni (che per sembrano aver letto Freud) si combattono ferocemente lun laltro senza mai emergere nei piani alti della societ americana. Laltro ungherese Endre Tth ribattezzato Andr de Toth sembra non possedere uno stile o una visione ben identificabili, ma in qualche maniera i suoi film non mancano di colpire per un certo tono brusco che conferisce unasciutta efficacia alle sue storie dure e senza illusioni, con personaggi spesso sgradevoli. Se non sembra sicuro di s nel thriller Dark Waters, con una nevrotica Merle Oberon alle prese col villain gioviale Thomas Mitchell, in Pitfall ci offre un quadro formidabile di cinismo metropolitano, mostrandoci un antipatico Dick Powell tornare tranquillamente in grembo alla famiglia dopo avere cau327

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Lamore per Dick Powell sar fatale a Lizabeth Scott in Pitfall.

sato la morte dellamante Lizabeth Scott, lunica figura luminosa in un mondo torbido e gretto. Questa scelta di non-eroi moralmente ambigui viene ribadita da Slatterys Hurricane (efficacemente girato in Florida), dove per il pilota Richard Widmark riesce a imboccare la strada della redenzione mettendosi rischiosamente in gioco. Negli anni 50 si dedica prevalentemente al western (in controtendenza rispetto agli altri registi europei), non firmando nessun capolavoro ma segnalandosi per una narrazione vigorosa e non di rado spietata, tutta incentrata sullazione. Ben sei titoli vedono Randolph Scott protagonista, ma i suoi risultati migliori sono The Indian Fighter, dove lo scout Kirk Douglas si batte per riportare la pace tra indiani e bianchi, compromessa dal malvagio Walter Matthau, e Day of the Outlaw, che vede lo scontro allultimo sangue tra il ranchero Robert Ryan e la banda di tagliagole capeggiata da Burl Ives (meno brillante appare Springfield Rifle, nonostante la presenza del grande Gary Cooper nei panni di un ufficiale dellUnione impegnato in unazione di controspionaggio). Ma il meglio dellopera di Toth risiede probabilmente fuori dal western, e in particolare in due lavori realizzati per una major, la Warner Bros.: House of Wax, il primo e il 328

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migliore dei film in 3-D degli anni 50, un magnifico horror che ripropone The Mystery of the Wax Museum del connazionale Curtiz in una narrazione di fluida eleganza dai morbidi colori vellutati, con uno strepitoso Vincent Price lanciato nella sua nuova carriera e un memorabile Charles Bronson nei panni dellinquietante servo sordomuto Igor; e il secco e tagliente thriller Crime Wave, col rude poliziotto Sterling Hayden impegnato a tenere fuori dai guai un exgaleotto. Per quanto sia un B-movie, ci colpisce per la straordinaria intensit anche il dramma crudamente esplicito Monkey on My Back, sulla lotta contro la dipendenza dalla morfina di un ex-eroe di guerra, in cui Cameron Mitchell ci presenta il ruolo pi significativo della sua carriera. La carriera registica del direttore della fotografia Rudolph Mat sembra partire sotto ottimi auspici grazie a tre brillanti film diretti nel 1950, che lo vedono perfettamente padrone del linguaggio del melodramma e, soprattutto, del thriller/noir. In No Sad Songs for Me riesce nella non facile impresa di raccontarci con leggerezza di tocco e sobria asciuttezza narrativa gli ultimi giorni di una donna malata terminale (la grande Margaret Sullavan, al suo canto del cigno, soffusa di una dolente luminosit), che spinge lo spirito di auto-sacrificio al punto di incoraggiare lamore del marito Wendell Corey per la giovane assistente Viveca Lindfors. Nei tesissimi e incalzanti thriller D.O.A. e Union Station Mat gira quasi sempre in esterni, offrendoci degli spaccati formidabili di una realt metropolitana dominata da un senso di desolazone e ansia febbrile. Memorabili le strade buie di San Francisco battute freneticamente da Edmond OBrien condannato a morte da un avvelenamento operato da forze oscure e misteriose, emissarie di un Fato tanto malevolo quanto inesplicabile. Pi tornito e rifinito del grezzo ed economico D.O.A., Union Station, realizzato per la Paramount (da cui Mat eredita la coppia 329

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William Holden conclude la caccia al criminale nelle viscere di Los Angeles in Union Station.

William Holden-Nancy Olson, appena uscita da Sunset Boulevard) ci conduce, sulle tracce del rapitore di una ragazza cieca, per le strade intorno alla Union Station di Los Angeles, disegnate dalle lame di luce ed ombra con cui Mat fotografa, forte della sua esperienza espressionista, un mondo ostile e violento. Purtroppo, per, leclettica produzione anni 50 del polacco, forse intimidito dal clima paranoico che ha invaso il mondo del cinema, appare stilisticamente pi anonima, anche se non mancano opere di buona fattura, dallapocalittico racconto di fantascienza When Worlds Collide, che interpreta efficacemente il senso di panico predominante negli anni della guerra fredda, al robusto western The Violent Men, notevole per laspra vitalit infusa nei loro personaggi da Glenn Ford, Barbara Stanwyck e E.G. Robinson. Della scarsa produzione registica del boemo Harry Horner, brillante e fedele scenografo di Max Reinhardt (sui cui tristi ultimi anni ci lascer una preziosa testimonianza), resta soprattutto da ricordare il bel thriller Beware, My Lovely, dove il tema della malattia mentale genera un crescendo di tensione costruito con un impeccabile senso del ritmo, rispettando le unit di tempo e di spazio. Col 330

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supporto del magnifico duo Ida Lupino-Robert Ryan, H. H. ci colpisce con limmagine dolente di una mente devastata, sullo sfondo di una realt sociale permeata di solitudine. Con una major, la 20th Century Fox (ma con un cast da B-movie), Horner appare meno ispirato nel dirigere Vicki, un remake non pi che dignitoso del thriller I Wake Up Screaming1 di H. Bruce Humberstone. Decisamente interessante appare lopera realizzata, negli stessi anni 50, dallaltro cecoslovacco Hugo Haas, che produce, scrive, dirige e interpreta i suoi film, dando loro unimpronta fortemente personale. Dei suoi drammi veleggianti ai margini del noir, quasi tutti incentrati sul tema di un uomo anziano che viene condotto alla rovina dallincontro con una donna pi giovane (forse ripreso dai due film di Fritz Lang con E.G. Robinson), il pi riuscito probabilmente The Girl on the Bridge, con le sue penombre ominose, le sue atmosfere malinconiche cariche di minacciosi presagi dove, in sottotraccia, si pu cogliere una riflessione amara e spoglia di illusioni sulla condizione di sradicamento delleuropeo espatriato nellAmerica spietata della Guerra Fredda. Sempre in questi anni, lebreo tedesco Gerd Oswald firma due thriller di buona fattura che portano avanti, in forme aggiornate, il discorso sia stilistico che tematico del film noir. In A Kiss Before Dying abbiamo un ritratto inquietante di un cuore tenebroso nascosto sotto fattezze accattivanti (Robert Wagner), le cui fredde trame omicide si snodano in mezzo ai paesaggi dellArizona, fotografati in brillanti colori. Con Crime of Passion ci ritroviamo nelle ben note atmosfere metropolitane in bianco e nero, incontrando per lultima volta Barbara Stanwyck in un ruolo di femme fatale, impegnata ad aiutare la carriera del marito poli-

Situazione pericolosa, 1941.

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Un rapporto difficile tra Ralph Meeker e Carroll Baker in Something Wild.

ziotto Sterling Hayden (reduce da The Killing1 di Kubrick) andando a letto con (e poi ammazzando) il di lui capo Raymond Burr. Meriterebbe sicuramente di essere pi conosciuta lopera del cecoslovacco Jack Garfein, che ha diretto solo due film, a cavallo tra anni 50 e 60, la cui coraggiosa durezza sia nel linguaggio che nei contenuti gli valse lostracismo da parte delle case di produzione. Latmosfera satura di violenza e omosessualit allinterno di unaccademia militare del Sud, in The Strange One, suscit sdegno e scalpore, ma ancora pi sconvolgente risulta Something Wild, con le sue immagini di squallore metropolitano che raccontano lincontro inquietante tra una ragazza sullorlo del suicidio a causa di uno stupro subito (Carroll Baker) e un meccanico dallanima ferita (Ralph Meeker) che, dopo averla salvata, la tiene sequestrata in casa sua. La regia claustrofobica di J. G. (ex-detenuto di Auschwitz), la fotografia disturbante nella sua freddezza di Eugen Schfftan e la musica martellante e stridente di Aaron Copland (oltre a un contributo del title designer hitchcockiano Saul Bass) caricano
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Rapina a mano armata, 1956.

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questo film poco conosciuto di una tipica intensit ebraica, quasi per nulla temperata dalle convenzioni cinematografiche. Lapprezzato art director rumeno Nathan Juran, premiato con lOscar per How Green Was My Valley1, passa nel 52 alla regia, barcamenandosi senza lode n biasimo tra le piccole case indipendenti, finch lincontro col mago degli effetti speciali, nonch ineguagliabile creatore di mostri, Ray Harryhausen, gli permette di realizzare due piccoli capolavori di fantasy, 20 Million Miles to Earth e The 7th Voyage of Sinbad. Nel primo di questi, va a girare in Italia, per seguire il cammino di un essere venusiano dal mare di Sicilia (in realt Sperlonga) in cui affondato con una nave spaziale, sino a Roma dove, divenuto ormai un gigantesco uomo-lucertola, ingagger una battaglia spettacolare con gli uomini, da Ponte SantAngelo ai Fori Imperiali al Colosseo. I riferimenti a King Kong2 sono espliciti, in questo goiellino ricco di suspense e movimento, ma lo stupefacente essere mezzo uomo mezzo animale, che affascina e genera paura allo stesso tempo, ridesta anche echi della creatura di Frankenstein, come questa colpevole soltanto della propria diversit. In Sinbad Juran si trasferisce in Spagna dove, da Maiorca alla Catalogna allAlhambra di Granada, trova gli scenari ideali su cui si dipanano le meravigliose avventure delleroico marinaio e della bella principessa miniaturizzata da un mago malvagio alla caccia di una lampada col suo genio Ma, in questa ammaliante fantasia traboccante di invenzioni, impreziosita dalla musica elettrizzante di Bernard Herrmann, la parte del leone la fanno ancora una volta i mostri di Harryhausen, i cui ciclopi, draghi, uccelli a due teste, sembrano emergere dal mondo
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John Ford, Comera verde la mia valle, 1941. Merian Cooper ed Ernest Schoedsack, King Kong, 1933.

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Il mostro vesuviano uccide un elefante nel centro di Roma, in 20 Million Miles to Earth.

sotterraneo, pullulante di forme demoniache, della nostra psiche collettiva. Con un altro creatore di mostri, Jim Danforth, ma gli stessi attori maschili - Kerwin Mathews nella parte delleroe e linglese Torin Thatcher in quella del perfido mago Juran completa questa sorta di trilogia con Jack the Giant Killer, dove questa volta si combatte per il trono di Cornovaglia, e il clima fiabesco venato di brividi di paura e attraversato da visioni inquietanti, quali lattacco alla nave da parte delle streghe e lo scontro finale di Jack col mago trasformato in drago.

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19. Un incontro troppo breve

Alcuni maestri del cinema europeo, messi in fuga dalle truppe e dalle bombe tedesche, giungono negli USA nel 1940 da Parigi e Londra ma ripartiranno tutti alla fine della guerra, tra il 45 e il 49, dopo appena una manciata di film, vuoi per il richiamo ineludibile della loro patria vuoi per il clima oscurantista che viene a crearsi in quegli anni nella societ americana. Il loro breve incontro con Hollywood, anche se ha i caratteri dellincompiutezza, non manca tuttavia di scrivere alcune pagine sfolgoranti di questo grande rapprochement culturale di cui costituisce un tassello. Il primo contatto di Julien Duvivier con Hollywood avviene in realt nel 1938, quando viene chiamato dalla MGM a dirigere una biografia romanticizzata di Johann Strauss, The Great Waltz. Mentre i venti di guerra si stanno addensando sullEuropa, gli europei espatriati (nel reparto scrittura ci sono Gottfried Reinhardt, Samuel Hoffenstein e Walter Reisch) regalano allAmerica un altro dei suoi arazzi fantastici ed edulcorati sulla vecchia Europa idealizzata, in questo caso la felix Austria di Strauss e Francesco Giuseppe. In un turbinio di valzer e in mezzo a un pizzico di rivoluzione, si snodano le vicende artistico-amorose del musicista, della moglie fedele e della cantante-amante, a cui prestano le loro fisionomie splen335

QUANDO I MONDI SI INCONTRANO Una maschera cela agli occhi di Robert Cummings il vero volto di Betty Field, in uno degli episodi di Flesh and Fantasy.

denti il belga Fernand Gravey, laustriaca Luise Rainer e la polacca Iliza Korjus, mentre intorno a loro si muove unumanit fremente e appassionata che ha il volto di Curt Bois, Lionel Atwill, Leonid Kinskey, Sig Ruman, Hugh Herbert (lunico americano della compagnia) Duvivier ritorna in America (sfuggendo allarresto nazista in seguito alla realizzazione di Untel pre et fils) nel 40 realizzando quattro film. Il primo, Lydia (una versione americanizzata, ma profondamente permeata di cultura europea, di Un carnet de bal, realizzata da J. D. insieme al produttore Alexander Korda, anchegli appena sbarcato) forse il migliore di tutti, con la sua grazia ariosa e la romantica malinconia infuse in questa narrazione episodica a flashback che percorre lintera vita di una donna sola (una Merle Oberon morbidamente fascinosa) tra amori perduti (Alan Marshal) e rifiutati (Joseph Cotten, il viennese Hans Jaray e George Reeves). I due successivi, co-prodotti con Charles Boyer che ne anche uno degli interpreti principali, compongono un dittico dalla squisita tessitura stilistica impostato sulla struttura a episodi concatenati, costituenti una serie di quadretti sostanzialmente autonomi. Le lunghissime carrellate vorticose tengono insieme i diversi episodi, tutti 336

UN INCONTRO TROPPO BREVE

E.G. Robinson realizza il vaticinio del chiromante (Thomas Mitchell) in Flesh and Fantasy.

allinsegna di una bizzarria capricciosa, di Tales of Manhattan, popolati da attori meravigliosi prevalentemente europei, tra cui spicca Edward G. Robinson nella parte di un clochard invitato a una cena con gli excompagni di universit. In Flesh and Fantasy J. D. riesce a dare unit espressiva e dispirazione ai tre episodi (che dovevano essere quattro) dallatmosfera magica in cui la mano del Destino interviene nella vita degli uomini, facendo leva sui sogni, i terrori e le pulsioni del loro inconscio. Di nuovo al centro della scena ritroviamo il magnifico Goldenberg/Robinson nella magistrale trasposizione del classico Lord Arthur Savilles Crime di Oscar Wilde, ma non gli sono da meno Boyer e la Stanwyck in un racconto circense di incubi e premonizioni, mentre lepisodio con Betty Field e Robert Cummings, con le sue enigmatiche maschere carnevalesche, incanta per lo squisito romanticismo. Nel suo ultimo film americano, The Impostor, J. D. ritrova accanto a s la sua star di La Bandera e Pp Le Moko, Jean Gabin, ma il risultato non certo a quellaltezza, perch questa storia di un delinquente comune salvato dalla ghigliottina da una bomba nemica, che si trasforma in un eroico combattente pronto a sacrificarsi 337

QUANDO I MONDI SI INCONTRANO

per la patria, non fa altro che aggiungere un ulteriore capitolo alla vasta produzione di film di propaganda in auge in quegli anni. Tra i cinque film diretti da Jean Renoir negli anni 40 spicca, per riuscita artistica ed efficacia nella sintesi culturale euro-americana, il magnifico poema campagnolo The Southerner, girato in gran parte nel Texas, che illumina e nobilita lumile fatica e la caparbia resistenza alle avversit di una famiglia di agricoltori (ma Zachary Scott e Betty Field non risultano del tutto credibili). Gli altri quattro sono contraddistinti da luci ed ombre, e rivelano molte difficolt nel mettere a punto fruttuose sinergie col cinema di Hollywood. Grazie agli esterni purtroppo rari girati nelle paludi della Georgia, dove si nasconde Walter Brennan accusato falsamente di omicidio, lavventuroso Swamp Water appare sfiorato dalla grazia, ma i disaccordi con Darryl Zanuck della Fox lo privano dellafflato necessario. Leccesso di zelo predicatorio nuoce invece a This Land Is Mine, dove il mite maestro francese Charles Laughton sceglie il martirio per denunciare gli occupanti nazisti. The Diary of a Chambermaid, dal romanzo satirico di Mirbeau, pur con squarci di grande cinema, non riesce a sprigionare la necessaria carica di virulenza (come invece riuscir assai meglio a Luis Buuel nel 64). Lultimo dei film americani di J. R., The Woman on the Beach, pur non apparendo pienamente compiuto e risolto, opera di grande fascino e ricca di molteplici suggestioni, vicina in qualche modo al cinema di Fritz Lang (se non altro per la presenza della dark lady Joan Bennett, oltre che 338

UN INCONTRO TROPPO BREVE

In The Woman on the Beach Joan Bennett, Charles Bickford e Robert Ryan danno vita a uno strano triangolo colmo di sentimenti contrastanti.

di Robert Ryan). Tramite il suo triangolo di reietti tormentati, composto da due uomini devastati nel corpo e nellanima e da una donna seducente dagli impulsi oscuri e misteriosi, si dipana una storia colma di venature noir dove sembra accadere di tutto (tra cui due tentati omicidi) ma in realt non avviene nulla quanto meno in superficie e si ritorna circolarmente al punto di partenza. Lontano dal mondo civile, in mezzo agli elementi primordiali, lacqua e il fuoco, i tre outcasts si lacerano e si feriscono, in un vortice damore e odio apparentemente inarrestabile, finch il pi anziano dei tre (Charles Bickford in un ruolo romantico da grande pittore americano!) decide di por fine a questo gioco al massacro, dando un giro di manovella alla vita per farle riprendere il suo corso. Al confronto, appare pi compatta e omogenea la produzione di questi anni di Ren Clair, che d vita, nei suoi quattro film, ad ammalianti fantasie dalla squisita levit di tocco, popolate da stuoli di personaggi di variegata umanit (e pure travalican339

QUANDO I MONDI SI INCONTRANO

La conoscenza degli eventi futuri mette nei pasticci Dick Powell in It Happened Tomorrow.

ti, con immutata amabilit, la sfera dellumano) le cui movimentate peripezie hanno la grazia dun balletto. In The Flame of New Orleans, lincanto sparso sullintera citt dalla spiantata contessa francese Marlene Dietrich potrebbe porsi a buon diritto come metafora dellimpatto esercitato dai raffinati artisti europei sulla realt americana, indiscutibilmente naf ma anche dotata di vigorosi sentimenti spontanei. Con I Married a Witch abbiamo la prima parte del dittico soprannaturale, nella quale la strega vamp Veronica Lake in combutta col padre stregone Cecil Kellaway finisce per innamorarsi di Fredric March, vittima designata di un secolare maleficio, al termine di una forsennata sarabanda dove la magia della fabbrica dei sogni hollywoodiana si abbevera alla fonte del surrealismo francese. La seconda parte del dittico, It Happened Tomorrow, probabilmente il capolavoro americano di R. C., e resta a tuttoggi uno dei pi straordinari film fantastici di tutti i tempi, con la sua ammaliante atmosfera finde-sicle, i ritmi sempre impeccabili di una commedia surreale, e la ricchezza di umori culturali assicurata dalla squadra europea composta, oltre che dal regista, dal produttore ungherese Arnold Pressburger, dal tedesco 340

UN INCONTRO TROPPO BREVE

Eugen Schfftan alla fotografia, dallart director serbo Ern Metzner, e dal musicista austriaco Robert Stolz. And Then There Were None (dal bestseller di Agatha Christie dotato di un inedito lieto fine) conclude lavventura americana di R. C. con una bizzarra ma accattivante miscela di brividi e umorismo, animata dalla variopinta galleria di personaggi che, intorno al bonario giudice assassino Barry Fitzgerald, hanno il volto di Walter Huston, Roland Young, Mischa Auer Max Ophuls esordisce in America con The Exile, una deliziosa fantasia pseudo-storica colma di leggerezza, romanticismo, movimento. Con la mdp fluttuante come un aquilone per accompagnare in piani-sequenza mozzafiato i concitati andirivieni dei personaggi, gli uni sostenitori di Charles II Stuart in esilio in Olanda, gli altri Puritani in missione per eliminarlo, il regista franco-tedesco evoca davanti ai nostri occhi unEuropa come labbiamo sognata, spumeggiante di vita, intrighi, amore e dedizione. Laffascinante re di Douglas Fairbanks Jr., acrobata, spadaccino e tenero innamorato della soave locandiera, anima con grazia appassionata il meraviglioso arazzo sfacciatamente artefatto che, alla fine, viene spazzato via dal passo pesante e dal volto arcigno della Storia, con le sue grevi necessit. Tratto dalla sconvolgente novella di Stefan Zweig, Letter From an Unknown Woman ci appare come la quintessenza della cultura ebraico-europea, ma la sua perfezione formale formidabili i contrasti di luce e ombra della fotografia di Franz Planer, ritrovato in USA dopo Liebelei e lacutezza dello sguardo della mdp sugli ultimi giorni di una felix Austria moralmente sfibrata ed attratta 341

QUANDO I MONDI SI INCONTRANO

Louis Jourdan e Joan Fontaine attraversano il Prater di notte in Letter From an Unknown Woman.

dalla propria fine, traggono linfa e vigore tanto dalla prospettiva distanziata, quanto dalla capacit delle tecniche cinematografiche hollywoodiane di riempirla di echi e suggestioni culturali. Allasprezza amara di Zweig Ophuls sostituisce una morbida, ovattata malinconia che avvolge la rievocazione struggente di una Vienna ormai perduta, tra le cui strade si dipana lamore impossibile della donna sconosciuta per il musicista irrimediabilmente egocentrico (Joan Fontaine e Louis Jourdan mai cos fulgidi). Lo sguardo di M. O. si volge ora, dalla sua Europa, al paese che lo ospita, attraverso la lente del linguaggio cinematografico che in questi anni opera con maggiore incisivit per esprimere le ansie e le insicurezze delluomo contemporaneo: il film noir. In esso, naturalmente, trasfonde tutta loriginalit e la peculiarit della sua cultura cinematografica profondamente europea, trovando un valido supporto nella duttilit ed eleganza di un interprete inglese del calibro di James Mason. In Caught la stupefacente profondit di campo della mdp, con le sue angolazioni dal basso in alto, nei saloni e lungo le immense scalinate del palazzo del tycoon Robert Ryan, ci fa percepire visivamente, attraverso la gelida vastit degli spazi, la solitudine e la nevrosi che serpeg342

UN INCONTRO TROPPO BREVE

La profondit di campo sottolinea labisso morale che separa Robert Ryan da James Mason in Caught.

giano per queste stanze desolate. In opposizione, nel modesto e angusto studio medico di James Mason la mdp vola come un uccello da una stanza allaltra dandoci lillusione di attraversare le pareti, e trasmettendoci sensazioni di vitalit, entusiasmo, gioia nel lavorare con gli altri e per gli altri. A cavallo tra questi due mondi, Barbara Bel Geddes vive schizofrenicamente la sua doppia vita, a cui forse il consolatorio lieto fine fornisce una risoluzione puramente illusoria. Anche in The Reckless Moment la mdp di M. O. d prova di una mobilit prodigiosa, ma i suoi voli vertiginosi hanno la funzione di accompagnare ed intensificare la tensione spasmodica che avviluppa i due protagonisti, Joan Bennett e James Mason, mentre vengono trascinati in un vortice mortale che li risucchia. La famiglia borghese di cui la Bennett la guardiana, e che ci viene mostrata come onnipresente col suo incessante, snervante ronzio, sopravvive senza troppi traumi alle sue colpe e miserie, grazie al 343

QUANDO I MONDI SI INCONTRANO

Vivien Leigh e Laurence Olivier sono Emma Hamilton e Horatio Nelson in That Hamilton Woman.

sacrificio dellimmigrato irlandese che trova la forza di redimere il suo oscuro passato con un gesto di generosit eroica. M. O. ci regala un inquietante film noir atipico, con la sua location nellisola di Balboa, lontano dalla metropoli, in una realt suburbana dallapparenza ingannevolmente immacolata. Anche i due fratelli Korda (Kellner) si fermano poco in America, dopo larrivo nel 40: Alexander nel 43 gi nella sua amata Londra a produrre e dirigere con la sua London Films Productions. Zoltan resta un po di pi, finch lasfissiante clima maccartista, dopo il 48, non fa scappare anche lui. Nellultimo e migliore dei suoi film americani, Alexander Korda eleva un peana solenne e appassionato alla storia e alla grandeur del paese di cui ha preso la cittadinanza, la Gran Bretagna, mettendo in scena in forma idealizzata la travagliata e tragica liaison tra Horatio Nelson ed Emma Hamilton (That Hamilton Woman), che attraversa e accompagna gran parte della storia europea tra fine 700 e inizio 800, dalla rivoluzione napoletana alla battaglia di Trafalgar. Il magnifico cast britannico, con 344

UN INCONTRO TROPPO BREVE

Il sergente Humphrey Bogart si fa aiutare dal prigioniero italiano J. Carrol Naish in Sahara.

Vivien Leigh e Laurence Olivier in prima fila, asseconda con perfetto spirito di squadra gli intenti del regista ungherese (ma svisceratamente anglofilo), confezionando uno spettacolo sontuosamente romantico, la cui sfacciata partigianeria compensata dal colore nelle caratterizzazioni e dallimpeccabile vigore narrativo. Oltre a Lydia per Duvivier, produce, col fratello Zoltan alla regia, Jungle Book (ispirato in qualche modo allopera di Kipling) che, pi che un film euro-americano, appare come lultima delle loro collaborazioni inglesi dedicate a celebrare limpero britannico in India e in Africa, pren dendo spunto dalla narrativa di Wallace, Kipling e Mason. Degli altri quattro film americani di Zoltan Korda due sono dedicati alla guerra, e la sceneggiatura di John Howard Lawson (il pi combattivo degli Hollywood Ten) li rende contemporaneamente delle opere di propaganda e delle riflessioni internazionaliste sulle relazioni tra i popoli. Il primo dei due, Sahara, non risulta appesantito da questi apparati ideologici ma si rivela come una delle pi elettrizzanti storie davventura raccontate dal cinema (euro)americano, in cui gli incontri/scontri sulle sabbie del deserto tra uomini di molteplici razze e lingue (su cui campeggia il ruvido sergente Humphrey Bogart) 345

QUANDO I MONDI SI INCONTRANO

Guerra di nervi e dastuzia tra Paul Muni e Ludwig Donath in CounterAttack.

che lottano allultimo sangue per la conquista dun pozzo dacqua sembrano appartenere a una dimensione fantastica (la stessa di The Four Feathers), pur nella concretezza della battaglia. Pi esposto sul versante della propaganda, anche Counter-Attack ci colpisce comunque come unopera di grande impatto narrativo, nonostante la verbosit dello script e limpianto teatrale claustrofobico. Chiusi in una cantina, due soldati russi (Paul Muni e Marguerite Chapman) devono fronteggiare sette prigioneri tedeschi, ingaggiando con loro una sorta di partita a scacchi psicologica la cui posta in gioco sono le informazioni segrete che ciascuno di loro vuole carpire al nemico. Ne risulta un thriller appassionante, anche se un po greve, saldamente incardinato sul virtuosismo del grande Muni, magnificamente assecondato da un gruppo di attori straordinari, reclutati in massa dalle schiere della Sinistra (ebraica) hollywoodiana: tra gli europei, lestone Ivan Triesault, il tedesco Rudolph Anders, il viennese Ludwig Donath, e tra gli americani Roman Bohnen e Larry Parks. Questi ultimi tre, insieme a Lawson, verranno pochi anni dopo perseguitati dalla HUAC e messi nella black list, a causa della luce favorevole in cui sono presentati i combattenti russi, 346

UN INCONTRO TROPPO BREVE

Incominciano a sepeggiare le prime tensioni tra Robert Preston, Joan Bennett e Gregory Peck in The Macomber Affair.

ancora alleati degli americani in questi ultimi mesi di guerra durante i quali viene girato il film.1 Ritorniamo in Africa (anche se in gran parte immaginaria) con The Macomber Affair, dove Z. K. cerca di tradurre in immagini il mondo di Hemingway, con i suoi aspri codici di comportamento per luomo messo alla prova in situazioni estreme. Loperazione riesce solo a met, ma lungherese riesce comunque a darci un film non convenzionale, duro, teso, a tratti anche sgradevole, in cui il groviglio di tensioni in cui si trovano impigliati lesperto cacciatore e la coppia in crisi viene veicolato efficacemente dal trio Gregory PeckJoan BennettRobert Preston, mentre laggiunta della scena finale del processo indebolisce la vigorosa crudezza del racconto. Qualcosa del genere succede anche per A Womans Vengeance (il congedo di Zoltan Korda da Hollywood), dove Aldous Huxley, autore di elegantissimi dialoghi, aggiunge una lunga coda al suo racconto The Gioconda Smile per rendere pi appetibile al pubblico cinematografico americano una storia cinica di egoismi e perfidie in
1 Bohnen muore dinfarto nel 49 probabilmente in conseguenza della lista nera, cos come J. Edward Bromberg nel 51 e John Garfield nel 52.

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QUANDO I MONDI SI INCONTRANO

un ambiente britannicamente raffinato. In tal modo, il protagonista di questo dramma psicologico quasi-noir un Charles Boyer impeccabile come sempre si presenta ai nostri occhi come un affascinante uomo di mondo intrappolato dallastio vendicativo di una zitella frustrata, ma salvato allultimo momento dalla sagace perseveranza dellamico dottore. I duetti tra questi due personaggi una magnifica Jessica Tandy che al sorriso leonardesco unisce unespressivi delicata e ritrosa e un Cedric Hardwicke formidabile maestro di understatement costituiscono il fulcro artistico dellopera, a cui conferiscono un marchio di pacata, signorile britannicit. La quale riesce a fondersi senza sforzo con la trama fremente degli arabeschi di luci ed ombre, che fa da ponte verso la sensibilit mitteleuropea del film noir, evocata anche attraverso il commento musicale sottilmente perturbante di Miklos Rozsa, da sempre amico e sodale dei Korda.

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Scheda filmografica 1

The Uninvited (La casa sulla scogliera, 1944) The Unseen (Il fantasma, 1945) Desert Fury (Furia del deserto, 1947) Suddenly (Gangsters in agguato, 1954)

Allen, Lewis

The Seventh Veil (Il settimo velo, 1945) That Forsyte Woman (La saga dei Forsyte, 1949) King Solomons Mines (Le miniere di re Salomone, 1950, con Andrew Marton)

Bennett, Compton

Playboy of Paris (Il Playboy di Parigi, 1930) The Vagabond King (Se io fossi re, 1930) Bernhardt, Curtis Carrefour (Kurt Bernhardt, Un caso famoso, 1938) Conflict (Nebbie, 1945) My Reputation (Quella di cui si mormora, 1946) Devotion (Appassionatamente, 1946) A Stolen Life (Lanima e il volto, 1946) Possessed (Anime in delirio, 1947) The High Wall (La muraglia delle tenebre, 1947) The Doctor and the Girl (Il dottore e la ragazza, 1949) Payment on Demand (Lambiziosa, 1951)
1

Berger, Ludwig

Per ogni regista euro-americano vengono riportati solo i film citati in queste pagine. E il nome con cui lo identifichiamo quello con cui ha firmato la maggior parte delle sue opere (ma per quelle dove ha utilizzato nomi diversi, anche questi vengono indicati).

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SCHEDA FILMOGRAFICA The Blue Veil (Pi forte dellamore, 1951) The Merry Widow (La vedova allegra, 1952) Beau Brummell (Lord Brummell, 1954) Interrupted Melody (Oltre il destino, 1955) Rasputin and the Empress (Rasputin e limperatrice, 1932) The Painted Veil (Il velo dipinto, 1934) Operator 13 (Lagente n.13, 1934) Clive of India (Il conquistatore dellIndia, 1935) Les Misrables (Il sergente di ferro, 1935) The Garden of Allah (Anime nel deserto, 1936) Three Godfathers (I tre padrini, 1936) Theodora Goes Wild (Ladorabile nemica, 1936) The Last of Mrs. Cheyney (La fine della signora Cheyney, 1937) The Mask of Fu Manchu (La maschera di Fu Manchu, 1932) The Beast of the City (Il pericolo pubblico n1, 1932) The Secret of Madame Blanche (Il figlio dellamore, 1933) The Undying Monster (Il mostro immortale, 1942) Tonight We Raid Calais (Questa notte attacchiamo Calais, 1943) The Lodger (Il pensionante, 1944) Guest in the House (Veleno in paradiso, 1944) Hangover Square (Nelle tenebre della metropoli, 1945) The Locket (Il segreto del medaglione, 1946) The Brasher Doubloon (La moneta insanguinata, 1947) Singapore (Singapore, 1947) The Miracle of Our Lady of Fatima (Nostra signora di Fatima, 1952) Face to Face (Uomini senza paura, 1952, con Bretaigne Windust) The Spanish Dancer (La danzatrice spagnola, 1923) Peter Pan (Peter Pan, 1924) Beau Geste (Beau Geste, 1926) Laugh, Clown, Laugh (Ridi pagliaccio!, 1928)

Boleslawski, Richard

Brabin, Charles

Brahm, John

Brenon, Herbert

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SCHEDA FILMOGRAFICA

The Kid (Il monello, 1921) A Woman of Paris (La donna di Parigi, 1923) The Gold Rush (La febbre delloro, 1925) City Lights (Luci della citt, 1931) Modern Times (Tempi moderni, 1936) The Great Dictator (Il grande dittatore, 1940) Monsieur Verdoux (Monsieur Verdoux, 1947) Limelight (Luci della ribalta, 1952)

Chaplin, Charles

Der Kongre tanzt (Il congresso si diverte, 1931) Caravan (Carovane, 1934) Hxan (La stregoneria attraverso i secoli, 1922) Mockery (Derisione, 1927)

Charell, Erik

Christensen, Benjamin

Un chapeau de paille dItalie (Un cappello di paglia di Firenze, 1928) Le million (Il milione, 1931) nous la libert (A me la libert, 1931) The Flame of New Orleans (Lammaliatrice, 1941) I Married a Witch (Ho sposato una strega, 1942) It Happened Tomorrow (Avvenne domani, 1944) And Then There Were None (Dieci piccoli indiani, 1945) Sodom und Gomorrah (Mihly Kertsz, Sodoma e Gomorra, 1922) Die Sklavenknigin (Michael Kertsz, I re schiavi, 1924) Doctor X (Il dottor X, 1932) 20,000 Years in Sing Sing (20000 anni a Sing Sing, 1932) Mystery of the Wax Museum (La maschera di cera, 1933) Female (Femmina, 1933) Jimmy the Gent (Jimmy il gentiluomo, 1934) Front Page Woman (Donna da prima pagina, 1935) Captain Blood (Capitan Blood, 1935)

Clair, Ren

Curtiz, Michael

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SCHEDA FILMOGRAFICA The Charge of the Light Brigade (La carica dei 600, 1936) Kid Galahad (Luomo di bronzo, 1937) The Angels with Dirty Faces (Gli angeli con la faccia sporca, 1938) The Adventures of Robin Hood (La leggenda di Robin Hood, 1938) Four Daughters (Quattro figlie, 1938) Dodge City (Gli avventurieri, 1939) The Sea Hawk (Lo sparviero del mare, 1940) Virginia City (Carovana deroi, 1940) Santa Fe Trail (I pascoli dellodio, 1940) The Sea Wolf (Il lupo dei mari, 1941) Casablanca (Casablanca, 1942) Yankee Doodle Dandy (Ribalta di gloria, 1942) Mission to Moscow (Missione a Mosca, 1943) Passage to Marseille (Il giuramento dei forzati, 1944) Mildred Pierce (Il romanzo di Mildred Pierce, 1945) Roughly Speaking (Parlare alla buona, 1945) Night and Day (Notte e d, 1946) The Unsuspected (Lalibi di Satana, 1947) Life with Father (Vita col padre, 1947) Romance on the High Seas (Amore sotto coperta, 1948) Flamingo Road (Viale Flamingo, 1949) Breaking Point (Golfo del Messico, 1950) Bright Leaf (Le foglie doro, 1950) Young Man with a Horn (Chimere, 1950) The Egyptian (Sinuhe legiziano, 1954) White Christmas (Bianco natale, 1954) The Helen Morgan Story (Quando lamore romanzo, 1957) A Breath of Scandal (Olympia, 1960) The Adventures of Huckleberry Finn (Le avventure di Huck Finn, 1960) Francis of Assisi (Francesco dAssisi, 1961) The Comancheros (I comanceros, 1961)

Laughter (Risata, 1930) Raffles (Raffles, 1930, con George Fitzmaurice) Topaze (DAbbadie DArrast, Topaze, 1933)

DAbbadie dArrast, Harry

352

SCHEDA FILMOGRAFICA

Dark Waters (Acque scure, 1944) Pitfall (Tragedia a santa Monica, 1948) Slatterys Hurricane (Furia dei tropici, 1949) Springfield Rifle (La maschera di fango, 1952) House of Wax (La maschera di cera, 1953) Crime Wave (La citt spenta, 1954) The Indian Fighter (Il cacciatore di indiani, 1955) Monkey on My Back (Quando la bestia urla, 1957) Day of the Outlaw (La notte senza legge, 1959) Geschlecht in Fesseln (Wilhelm Dieterle, Sesso incatenato, 1928) The Last Flight (Lultimo volo, 1931) Jewel Robbery (Lavventura di Teri, 1932) Fog Over Frisco (Nebbia su San Francisco, 1934) A Midsummer Nights Dream (Il sogno di una notte di mezza estate, 1935, con Max Reinhardt) The Story of Louis Pasteur (La vita del dottor Pasteur, 1936) The Great OMalley ( Il grande OMalley, 1937) The Life of Emile Zola (Emilio Zola, 1937) Blockade (Marco il ribelle, 1938) Juarez (Il conquistatore del Messico, 1939) The Hunchback of Notre Dame (Notre Dame, 1939) Dr. Ehrlich's Magic Bullet (Un uomo contro la morte, 1940) A Dispatch from Reuter's (La vita di Giulio Reuter, 1940) All That Money Can Buy [The Devil and Daniel Webster] (Loro del demonio, 1941) Tennessee Johnson (Tennessee Johnson, 1942) Kismet (Kismet, 1944) Ill Be Seeing You (Al tuo ritorno, 1944) Love Letters (Gli amanti del sogno, 1945) The Portrait of Jennie (Il ritratto di Jennie, 1948) Rope of Sand (La corda di sabbia, 1949) September Affair (Accadde in settembre, 1950) Dark City (La citt nera, 1950) Magic Fire (Fuoco magico, 1955)

De Toth, Andr

Dieterle, William

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SCHEDA FILMOGRAFICA La bandera (La bandera, 1935) Pp-le-Moko (Il bandito della Casbah, 1937) Un Carnet de bal (Carnet di ballo, 1937) The Great Waltz (Il grande valzer, 1938) Lydia (Lydia, 1941) Tales of Manhattan (Destino, 1942) Untel pre et fils ( Untel padre e figlio, 1943) Flesh and Fantasy (Il carnevale della vita, 1943) The Impostor (Limpostore, 1944) Lonesome (Primo amore, 1928) Thrse Raquin (Teresa Raquin, 1928) The Kiss (Il bacio, 1929) Anna Christie (Anna Christie, 1931) The Dark Angel (Langelo oscuro, 1925) The Son of the Sheik (Il figlio dello sceicco, 1926) The Night of Love (La notte damore, 1927) Raffles (Raffles, 1930, con Harry DAbbadie DArrast) The Devil to Pay! (Guai in vista!, 1930) Mata Hari (Mata Hari, 1932) As You Desire Me (Come tu mi vuoi, 1932) Petticoat Fever (Finalmente una donna!, 1936) Suzy (Il mio amore eri tu, 1936) The Emperors Candlesticks (I candelabri dello Zar, 1937) Live, Love and Learn (Vivi ama e impara, 1937) The Life and Death of 9413, a Hollywood Extra (Vita e morte di 9413, una comparsa di Hollywood, 1928 ) Skyscraper Symphony (Sinfonia dei grattacieli, 1929) The Murders of the Rue Morgue (Il dottor Miracolo, 1932) Ex-Lady (Ex-Lady, 1933) The Preview Murder Mystery (Luomo senza volto, 1936)

Duvivier, Julien

Fejs, Pl

Feyder, Jacques

Fitzmaurice, George

Florey, Robert

354

SCHEDA FILMOGRAFICA Dangerous to Know (Una conoscenza pericolosa, 1938) Hotel Imperial (Hotel Imperial, 1939) The Face Behind the Mask (Luomo della maschera, 1941) The Beast with Five Fingers (Il mistero delle cinque dita, 1946) The Crooked Way (Incrocio pericoloso, 1949) Someone Flew on the Cuckoos Nest (Qualcuno vol sul nido del cuculo, 1975) Ragtime (Ragtime, 1981) Amadeus (Amadeus, 1984) Valmont (Valmont, 1989)

Forman, Milos

The Mummy (La mummia, 1932) Moonlight and Pretzels (Raggi di luna e salatini, 1933) Mad Love (Amore folle, 1935) The Strange One (Un uomo sbagliato, 1957) Something Wild (Momento selvaggio, 1961)

Freund, Karl

Garfein, Jack

24 Hours ( 24 ore, 1931) Pick-up (Conoscenza casuale, 1933) Jennie Gerhardt (Jennie, 1933) Thirty-Day Princess ( Principessa per trenta giorni, 1934) Me and the Colonel (Io e il colonnello, 1958) Christmas in Connecticut (Il sergente e la signora, 1945) The Two Mrs. Carrolls (La seconda signora Carroll, 1947) The Woman in White (La castellana bianca, 1948) Uncle Moses (Zio Moses, 1932, con Aubrey Scotto)

Gering, Marion

Glenville, Peter Godfrey, Peter

Goldin, Sidney M.

355

SCHEDA FILMOGRAFICA Love (Anna Karenina, 1927) Reaching for the Moon (Chiedere la luna, 1930) Grand Hotel (Grand Hotel, 1932) That Certain Woman (Vivo per il mio amore, 1937) Dawn Patrol (Missione allalba, 1938) Dark Victory (Tramonto, 1939) The Old Maid (Il grande amore, 1939) Til We Meet Again (Trovarsi ancora, 1940) The Great Lie (La grande menzogna, 1941) The Constant Nymph (Il fiore che non colsi, 1943) Claudia (Claudia, 1943) Of Human Bondage (Schiavo damore, 1946) Razors Edge (Il filo del rasoio, 1946) Nightmare Alley (La fiera delle illusioni, 1947) Everybody Does It (Se mia moglie lo sapesse, 1949) Mister 880 (Limprendibile signor 880, 1950) The Girl on the Bridge (La ragazza sul ponte, 1951) Dead Ringer (Chi giace nella mia bara?, 1964)

Goulding, Edmund

Haas, Hugo

Henreid, Paul

The Lodger (Il pensionante, 1927) The Man Who Knew Too Much (Luomo che sapeva troppo, 1934) The 39 Steps (Il Club dei 39, 1935) Young and Innocent (Giovane e innocente, 1937) The Lady Vanishes (La signora scompare, 1938) Rebecca (Rebecca, la prima moglie, 1940) Foreign Correspondent (Il prigioniero di Amsterdam, 1940) Mr. & Mrs. Smith (Il signore e la signora Smith, 1941) Suspicion (Il sospetto, 1941) Saboteur (Sabotatori, 1942) Shadow of a Doubt (Lombra del dubbio, 1943) Lifeboat (Prigionieri delloceano, 1944) Spellbound (Io ti salver, 1945) Notorious (Notorious, lamante perduta, 1946)

Hitchcock, Alfred

356

SCHEDA FILMOGRAFICA The Paradine Case (Il caso Paradine, 1947) Rope (Nodo alla gola, 1948) Under Capricorn (Il peccato di Lady Considine, 1949) Stage Fright (Paura in palcoscenico, 1950) Strangers on a Train (Delitto per delitto, 1951) I Confess (Io confesso, 1952) Dial M for Murder (Il delitto perfetto, 1954) Rear Window (La finestra sul cortile, 1954) To Catch a Thief (Caccia al ladro, 1955) The Trouble with Harry (La congiura degli innocenti, 1955) The Man Who Knew Too Much (Luomo che sapeva troppo, 1956) The Wrong Man (Il ladro, 1956) Vertigo (La donna che visse due volte, 1958) North by Northwest (Intrigo internazionale, 1959) Psycho (Psyco, 1960) The Birds (Gli uccelli, 1963) Marnie (Marnie, 1964) Torn Curtain (Il sipario strappato, 1966) Topaz (Topaz, 1969) Frenzy (Frenzy, 1972) Family Plot (Complotto di famiglia, 1976) Beware, My Lovely (La jena di Oakland, 1952) Vicki (Hanno ucciso Vicki, 1953) The Four Horsemen of the Apocalypse (I quattro cavalieri dellapocalisse, 1921) The Conquering Power (Il potere conquistatore, 1921) The Prisoner of Zenda (Il prigioniero di Zenda, 1922) Scaramouche (Scaramouche, 1923) The Magician (Il mago, 1926) Stranger on the Third Floor (Lo sconosciuto del terzo piano, 1940) 20 Million Miles to Earth (A 30 milioni di Km. dalla terra, 1957)

Horner, Harry

Ingram, Rex

Ingster, Boris

Juran, Nathan

357

SCHEDA FILMOGRAFICA The 7th Voyage of Sinbad (Il 7 viaggio di Sinbad, 1958) Jack the Giant Killer (Lammazzagiganti, 1962) That Hamilton Woman (Il grande ammiraglio, 1941)

Korda, Alexander Korda, Zoltan

Sanders of the River (Bozambo, 1935) The Four Feathers (Le quattro piume, 1939) Jungle Book (Il libro della giungla, 1942) Sahara (Sahara, 1943) Counter-Attack (Contrattacco, 1945) The Macomber Affair (Passione selvaggia, 1947) A Womans Vengeance (Il sorriso della Gioconda, 1948) Three Smart Girls (Tre ragazze in gamba, 1936) First Love (Il primo bacio, 1939) Spring Parade (Parata di primavera, 1940) It Started with Eve (La prima stata Eva, 1941) Between Us Girls (Frutto acerbo, 1942) Two Sisters from Boston (Due sorelle di Boston, 1946) The Bishops Wife (La moglie del vescovo, 1947) The Luck of the Irish (Lisola del desiderio, 1948) Come to the Stable (Le due sorelle, 1949) The Inspector General (Lispettore generale, 1949) Harvey (Harvey, 1950) No Highway in the Sky (Il viaggio indimenticabile, 1951) Stars and Stripes Forever (Squilli di primavera, 1952) My Cousin Rachel (Mia cugina Rachele, 1952) The Robe (La tunica, 1953) Desire (Desire, 1954) The Virgin Queen (Il favorito della grande regina, 1955) Good Morning, Miss Dove (Buon giorno miss Dove!, 1955) The Story of Ruth (La storia di Ruth, 1960) D-Day the Sixth of June (Operazione Normandia, 1956) Flower Drum Song (Fior di loto, 1961) Mr. Hobbs Takes a Vacation (Mr. Hobbs va in vacanza, 1962) Take Her, Shes Mine (Prendila mia, 1963)

Koster, Henry

358

SCHEDA FILMOGRAFICA Dear Brigitte (Erasmo il lentigginoso, 1965)

Dr. Mabuse, der Spieler (Il dottor Mabuse, 1922) Die Nibelungen (I Nibelunghi, 1924) Metropolis (Metropolis, 1927) M (M, il mostro di Dusseldorf, 1931) Liliom (La leggenda di Liliom, 1934) Fury (Furia, 1936) You Only Live Once (Sono innocente, 1937) You and Me (Tu ed io, 1938) The Return of Frank James (Il vendicatore di Jess il bandito, 1940) Western Union (Fred il ribelle, 1940) Man Hunt (Duello mortale, 1941) Hangmen Also Die! (Anche I boia muoiono, 1943) Ministry of Fear (Il prigioniero del terrore, 1944) The Woman in the Window (La donna del ritratto, 1944) Scarlet Street (La strada scarlatta, 1945) Cloak and Dagger (Maschere e pugnali, 1946) Secret Beyond the Door (Dietro la porta chiusa, 1947) House by the River (Bassa marea, 1950) Rancho Notorious (Rancho Notorious, 1952) Clash by Night (La confessione della signora Doyle, 1952) The Blue Gardenia (Gardenia blu, 1953) The Big Heat (Il grande caldo, 1953) Human Desire (La bestia umana, 1954) While the City Sleeps (Quando la citt dorme, 1956) Beyond a Reasonable Doubt (Lalibi era perfetto, 1956) The Night of the Hunter (La morte corre sul fiume, 1955) Diary of a Madman (Diario segreto di un pazzo, 1963) Das Wachsfigurenkabinett (Il gabinetto delle figure di cera/Tre amori fantastici, 1924) The Cat and the Canary (Il castello degli spettri, 1927)

Lang, Fritz

Laughton, Charles

Le Borg, Reginald Leni, Paul

359

SCHEDA FILMOGRAFICA The Last Warning (Lultimo avviso, 1929) The Man Who Laughs (Luomo che ride, 1928)

Mayerling (Mayerling, 1936) Tovarich (Tovarich, 1937) The Amazing Doctor Clitterhouse (Il sapore del delitto, 1938) The Sisters (Io ti aspetter, 1938) Confessions of a Nazi Spy (Confessioni di una spia nazista, 1939) Castle on the Hudson (Il castello sullHudson, 1940) All This and Heaven Too (Paradiso proibito, 1940) City for Conquest (La ciit del peccato, 1940) Out of the Fog (Fuori dalla nebbia, 1941) Blues in the Night (Blues nella notte, 1941) This Above All (Sono un disertore, 1942) The Long Night (La disperata notte, 1947) Sorry Wrong Number (Il terrore corre sul filo, 1948) The Snake Pit (La fossa dei serpenti, 1948) Decision Before Dawn (I dannati, 1951) Anastasia (Anastasia, 1956) The Night of the Generals (La notte dei generali, 1967) A Tale of Two Cities (Storia di due citt, 1917) Oliver Twist (Oliver Twist, 1922) The Sea Hawk ( Il falco dei mari, 1924) Mutiny on the Bounty (Gli ammutinati del Bounty, 1935) Cavalcade (Cavalcata, 1933) Berkely Square (La strana realt di Peter Standish, 1933) Under Two Flags (Sotto due bandiere, 1936) Maid of Salem (La vergine di Salem, 1937) Wells Fargo (Un mondo che sorge, 1937) If I Were King (Un vagabondo alla corte di Francia, 1938) The Howards of Virginia (Quelli della Virginia, 1940) Alamo (Alamo, 1955) Carmen (Sangue gitano, 1918) Die Austernprinzessin (La principessa delle ostriche, 1919)

Litvak, Anatole

Lloyd, Frank

Lubitsch, Ernst

360

SCHEDA FILMOGRAFICA Madame DuBarry (Madame DuBarry, 1919) Die Puppe (La bambola di carne, 1919) Anna Boleyn (Anna Bolena, 1920) Rosita (Rosita, 1923) The Marriage Circle (Matrimonio in quattro, 1924) Kiss Me Again (Baciami ancora, 1925) Lady Windermeres Fan (Il ventaglio di Lady Windermere, 1925) So This Is Paris (La vita un charleston, 1926) The Student Prince in Old Heidelberg (Il principe studente, 1927) Love Parade (Il principe consorte, 1929) Monte Carlo (Monte Carlo, 1930) The Smiling Lieutenant (Lallegro tenente, 1931) The Man I Killed [Broken Lullaby] (Luomo che ho ucciso, 1932) One Hour with You (Unora damore, 1932) Trouble in Paradise (Mancia competente, 1932) Design for Living (Partita a quattro, 1933) The Merry Widow (La vedova allegra, 1934) Angel (Angelo, 1937) Bluebeards Eighth Wife (Lottava moglie di Barbablu, 1938) Ninotchka (Ninotchka, 1939) The Shop Around the Corner (Scrivimi fermo posta, 1940) That Uncertain Sentiment (Quellincerto sentimento, 1941) To Be or Not to Be (Vogliamo vivere!, 1942) Heaven Can Wait (Il cielo pu attendere, 1943) Cluny Brown (Fra le tue braccia, 1946)

The Hitch-Hiker (La belva dellautostrada, 1953) Erotikon (Erotikon, 1929) Extase (Estasi, 1933) Jealousy (Gelosia, 1945)

Lupino, Ida

Machat, Gustav

Applause (Applausi, 1929) City Streets (Le vie della citt, 1931) Dr Jekyll and Mr Hyde (Il dottor Jekyll, 1931)

Mamoulian, Rouben

361

SCHEDA FILMOGRAFICA Love Me Tonight (Amami stanotte, 1932) The Song of Songs (Il canto dei cantici, 1933) Queen Cristina (La regina Cristina, 1933) We Live Again (Resurrezione, 1934) Becky Sharp (Becky Sharp, 1935) The Gay Desperado (Notti messicane, 1936) High, Wide and Handsome (Sorgenti doro, 1937) Golden Boy (Passione, 1939) The Mark of Zorro (Il segno di Zorro, 1940) Blood and Sand (Sangue e arena, 1941) Rings on Her Fingers (Ragazze che sognano, 1942) Summer Holiday (Vacanze estive, 1948) Silk Stockings (La bella di Mosca, 1957) King Solomons Mines (Le miniere di re Salomone, 1950, con Compton Bennett) The Longest Journey (Il giorno pi lungo, 1960, con Ken Annakin e Bernhard Vicki) No Sad Songs for Me (Non siate tristi per me, 1950) D.O.A. (Due ore ancora, 1950) Union Station (Lultima preda, 1950) When Worlds Collide (Quando i mondi si scontrano, 1951) The Violent Men (Uomini violenti, 1955) Das Indische Grabmal (La tomba indiana, 1921) Asphalt (Asfalto, 1929) Music in the Air (Musica nellaria, 1934) Confession ( Confessione, 1937) The Invisible Man Returns (Il ritorno delluomo invisibile, 1940) The House of the Seven Gables (La casa dei sette camini, 1940) Ladies Man (Donnaiolo, 1931) Strangers in Love (Lusurpatore, 1932) Luxury Liner (Piroscafo di lusso, 1933)

Marton, Andrew

Mat, Rudolph

May, Joe

Mendes, Lothar

362

SCHEDA FILMOGRAFICA Jew Sss (Sss lebreo, 1934) The Man Who Could Work Miracles (Luomo dei miracoli, 1936) The Walls Came Tumbling Down ( e le mura caddero, 1946)

The Garden of Eden (Il giardino dellEden, 1928) The Racket (Il Racket, 1928) All Quiet on the Western Front (Allovest niente di nuovo, 1930) Front Page ( Prima pagina, 1931) Rain (Pioggia, 1932) Hallelujah Im a Bum (Hallelujah io sono un vagabondo, 1933) The Captain Hates the Sea ( Il capitano odia il mare, 1934) Paris in Spring (Una notte al castello, 1935) The General Died at Dawn (Il generale mor allalba, 1936) Mice and Men (Uomini e topi, 1939) Edge of Darkness (La bandiera sventola ancora, 1943) The North Star (Fuoco a oriente, 1943) The Purple Heart (Prigionieri di Satana, 1944) A Walk in the Sun (Salerno ora X, 1945) The Strange Love of Martha Ivers (Lo strano amore di Martha Ivers, 1946) Arch of Triumph (Arco di trionfo, 1948) The Red Pony (La valle lunga, 1949) Halls of Montezuma (Okinawa, 1950) Les Misrables (I miserabili, 1952) Pork Chop Hill (38 Parallelo: missione compiuta, 1959) Oceans Eleven (Colpo grosso, 1960) Mutiny on the Bounty (Gli ammutinati del Bounty, 1962)

Milestone, Lewis

Nosferatu, eine Symphonie des Grauens (Nosferatu il vampiro, 1922) Der Letzte Mann (Lultima risata, 1924) Faust - Eine deutsche Volkssage (Faust, 1926) Sunrise (Aurora, 1927) Four Devils (I quattro diavoli, 1928) City Girl (Il nostro pane quotidiano, 1930) Tabu (Tab, 1931)

Murnau, F. W.

363

SCHEDA FILMOGRAFICA The Mask of Dimitrios (La maschera di Dimitrios, 1944) Three Strangers (Lidolo cinese, 1946) Nobody Lives Forever (Una luce nellombra, 1946) Humoresque (Perdutamente, 1946) Deep Valley (Disperato damore, 1947) Johnny Belinda (Jonny Belinda, 1948) Road House (I quattro rivali, 1948) Phone Call from a Stranger (Telefonata a tre mogli, 1952) Lydia Bailey (La rivolta di Haiti, 1952) Scandal at Scourie (Lorfana senza sorriso, 1953) Titanic (Titanic, 1953) How to Marry a Millionaire (Come sposare un milionario, 1953) Womans World (Il mondo delle donne, 1954) Three Coins in the Fountain (Tre soldi nella fontana, 1954) Daddy Long Legs (Pap gambalunga, 1955) Secret of the Blue Room (Il segreto della camera azzurra, 1933) Rocketship X-M (Destinazione luna, 1950) Kronos (Kronos il conquistatore delluniverso, 1957) The Fly (Lesperimento del dottor K., 1958)

Negulesco, Jean

Neumann, Kurt

Dillinger (Lo sterminatore, 1945) The Brighton Strangler (Lo strangolatore di Brighton, 1945)

Nosseck, Max

Liebelei Une histoire damour (Amanti folli, 1933) The Exile (Max Opuls, Re in esilio, 1947) Letter from an Unknown Woman (Max Opuls, Lettera da una sconosciuta, 1948) Caught (Max Opuls, Nella morsa, 1949) The Reckless Moment (Max Opuls, Sgomento, 1949) A Kiss Before Dying (Giovani senza domani, 1956) Crime of Passion (Delitto senza scampo, 1957)

Ophuls, Max

Oswald, Gerd

364

SCHEDA FILMOGRAFICA

Rosemarys Baby (Rosemarys Baby, 1968) Chinatown (Chinatown, 1974) Die Grosse Liebe (Il grande amore, 1931) Margin for Error (Margine derrore, 1943) Laura (Vertigine, 1944) Fallen Angel (Un angelo caduto, 1945) Forever Amber (Ambra, 1947) The Fan (Il ventaglio, 1949) Whirlpool (Il segreto di una donna, 1949) Where the Sidewalk Ends (Sui marciapiedi, 1950) The 13th Letter (La penna rossa, 1951) Angel Face (Seduzione mortale, 1952) The Moon Is Blue (La vertigine sotto il tetto, 1953) Carmen Jones (Carmen Jones, 1954) The Man with the Golden Arm (Luomo dal braccio doro, 1955) Saint Joan (Santa Giovanna, 1957) Bonjour Tristesse (Buongiorno tristezza, 1958) Porgy and Bess (Porgy and Bess, 1959) Anatomy of a Murder (Anatomia di un omicidio, 1959) Exodus (Exodus, 1960) Advise and Consent (Tempesta su Washington, 1962) The Cardinal (Il cardinale, 1963) In Harms Way (Prima vittoria, 1965) Bunny Lake Is Missing (Bunny Lake scomparsa, 1965) Hurry Sundown (E venne la notte, 1967)

Polanski, Roman

Preminger, Otto

The Lancer Spy (La spia dei lancieri, 1937) Wife, Husband and Friend (Siamo fatti cos, 1939) Rose of Washington Square (La rosa di Washington, 1939) Intermezzo A Love Story (Intermezzo, 1939) I Was an Adventuress (Ero unavventuriera, 1940) The Corsican Brothers (I vendicatori, 1941) Where Do We Go from Here? (La parata dellimpossibile, 1945) Paris Underground (A parigi nellombra, 1945)

Ratoff, Gregory

365

SCHEDA FILMOGRAFICA A Midsummer Nights Dream (Il sogno di una notte di mezza estate, 1935, con William Dieterle) La chienne (La cagna, 1931) Boudu sauv des aux (Boudu salvato dalle acque, 1932) La grande illusion (La grande illusione, 1937) La bte humaine (Langelo del male, 1938) La rgle du jeu (La regola del gioco, 1939) Swamp Water (La palude della morte, 1941) This Land Is Mine (Questa terra mia, 1943) The Southerner (Luomo del Sud, 1945) The Diary of a Chambermaid (Il diario di una cameriera, 1946) The Woman on the Beach (La donna della spiaggia, 1947)

Reinhardt, Max

Renoir, Jean

The Green Years (Anni verdi, 1946) Green Dolphin Street (Il delfino verde, 1947) Kim (Kim, 1950) Broken Hearts (Cuori spezzati, 1926) Tevye/Tevya (Tevye, 1939) Menschen am Sonntag (Uomini di domenica, 1930, con Curt Siodmak, Edgar G. Ulmer) Piges (Limboscata, 1939) The Son of Dracula (Il figlio di Dracula, 1943) Phantom Lady (La donna fantasma, 1944) Cobra Woman (Il cobra, 1944) Christmas Holiday (Vacanze di Natale, 1944) The Suspect (Quinto non ammazzare!, 1944) The Strange Affair of Uncle Harry (Io ho ucciso!, 1945) The Spiral Staircase (La scala a chiocciola, 1945) The Killers (I gangsters, 1946) The Dark Mirror (Lo specchio scuro, 1946) Cry of the City (Lurlo della citt, 1948)

Saville, Victor

Schwartz, Maurice

Siodmak, Robert

366

SCHEDA FILMOGRAFICA Criss Cross (Doppio gioco, 1949) The Great Sinner (Il grande peccatore, 1949) The File on Thelma Jordon (Il romanzo di Thelma Jordon, 1950) The Crimson Pirate (Il corsaro dellisola verde, 1952)

Summer Storm (Temporale destate, 1944) A Scandal in Paris (Uno scandalo a Parigi, 1946) Lured (Lo sparviero di Londra, 1947) Sleep, My Love (Donne e veleni, 1948) Thunder on the Hill (La campana del convento, 1951) Magnificent Obsession (La magnifica ossessione, 1954) All That Heaven Allows (Secondo amore, 1955) Theres Always Tomorrow (Quella che avrei dovuto sposare, 1956) Written on the Wind (Come le foglie al vento, 1956) The Tarnished Angels (Il trapezio della vita, 1957) Interlude (Interludio, 1957) A Time to Love and a Time to Die (Tempo di vivere, 1958) Imitation of Life (Lo specchio della vita, 1959) Krkarlen (Il carretto fantasma, 1921) He Who Gets Slapped (Luomo che prende gli schiaffi, 1924) The Wind (Victor Seastrom, Il vento, 1928) His People (La sua gente, 1925) We Americans (Noi americani, 1928) Theres Always Tomorrow (C sempre un domani, 1934)

Sirk, Douglas

Sjstrm, Victor

Sloman, Edward

Sin Takes a Holiday (Il peccato va in vacanza, 1930) A Woman Commands (La mia vita per mio figlio, 1932)

Stein, Paul L.

Underworld (Il castigo, 1927) The Last Command (Crepuscolo di gloria, 1928) The Docks of New York (I dannati delloceano, 1928)

Sternberg, Josef von

367

SCHEDA FILMOGRAFICA Der Blaue Engel/The Blue Angel (Langelo azzurro, 1930) Morocco (Marocco, 1930) Dishonored (Disonorata, 1931) An American Tragedy (Una tragedia americana, 1931) Shanghai Express (Shanghai Express, 1932) BlondeVenus (Venere bionda, 1932) The Scarlet Empress (Limperatrice Caterina, 1934) The Devil Is a Woman (Capriccio spagnolo, 1935) Crime and Punishment (Ho ucciso!, 1935) The King Steps Out (Desiderio di re, 1936) The Shanghai Gesture (I misteri di Shanghai, 1941) Macao (Lavventuriero di Macao, 1952) Jet Pilot (Il pilota razzo e la bella siberiana, 1957) Tudor Rose (Destino di sangue, 1936) The Man Who Changed His Mind (Luomo che cambi idea/la sua mente, 1936) King Solomons Mines (Le miniere di Re Salomone, 1937) Tom Browns Schooldays (Non sono una spia, 1940) Back Street (Gli amanti, 1941) Joan of Paris (Lora del destino, 1942) Jane Eyre (La porta proibita, 1943) Dishonored Lady (Disonorata, 1947) To the Ends of the Earth (Oppio, 1948) I Married a Communist/The Woman on Pier 13 (Lo schiavo della violenza, 1949) Walk Softly, Stranger (Ormai ti amo, 1950) My Forbidden Past (Voglio essere tua, 1951) Darby OGill and the Little People (Darby OGill e il re dei folletti, 1959) Kidnapped (Il ragazzo rapito, 1960) Mary Poppins (Mary Poppins, 1964) The Absent-Minded Professor (Un professore fra le nuvole, 1961) Blackbeards Ghost (Il fantasma del pirata Barbanera, 1968) The Love Bug (Un maggiolino tutto matto, 1968) Herr Arnes pengar (Il tesoro dArne, 1919)

Stevenson, Robert

Stiller, Mauritz

368

SCHEDA FILMOGRAFICA Erotikon (Verso la felicit, 1920) Gsta Berlings saga (La leggenda di Gosta Berlings, 1924) Hotel Imperial (Hotel Imperial, 1927) Blind Husbands (Mariti ciechi, 1919) Foolish Wives (Femmine folli, 1922) Merry-Go-Round (Donne viennesi, 1923, con Rupert Julian) Greed (Rapacit/Ingordigia, 1924) The Merry Widow (La vedova allegra, 1925) The Wedding March (Luna di miele, 1928) Queen Kelly (La regina Kelly, 1929) Waterfront (Steve Sekely, Zona portuale, 1944) Hollow Triumph (Steve Sekely, Jim lo sfregiato, 1948) The Madonnas Secret (William Thiele, Nessuno ti avr mai, 1946) Cat People (Il bacio della pantera, 1942) I Walked with a Zombie (Ho camminato con uno zombie, 1943) The Leopard Man (Luomo leopardo, 1943) Days of Glory (Tamara figlia della steppa, 1944) Experiment Perilous (Schiava del male, 1944) Canyon Passage (I conquistatori, 1946) Out of the Past (Le catene della colpa, 1947) Berlin Express (Il treno ferma a Berlino, 1948) Stars in My Crown (Stelle nella mia corona, 1950) Circle of Danger (La cortina del silenzio, 1951) Stranger on Horseback (Il paradiso dei fuorilegge, 1955) Wichita (Wichita, 1955) Nightfall (Lalibi sotto la neve, 1957) Curse of the Demon/Night of the Demon (La notte del demonio, 1957) The Comedy of Terrors (Il clan del terrore, 1963) A Girls Folly (La follia di una ragazza, 191 7)

Stroheim, Erich von

Szkely, Istvn

Thiele, Wilhelm

Tourneur, Jacques

Tourneur, Maurice

369

SCHEDA FILMOGRAFICA The Blue Bird (Luccello azzurro, 1918) The Last of the Mohicans (Lultimo dei Mohicani, 1920, con Clarence Brown) Lorna Doone (Lorna Doone, 1922) Menschen am Sonntag (Uomini di domenica, 1930, con Curt Siodmak, Robert Siodmak) Grine Felder/Green Fields (Campi verdi, 1937) Yankl der Schmid/The Singing Blacksmith (Yankel il fabbro, 1938) Di klyatshe/The Light Ahead (Lo zoppo, 1939, con Henry Felt) Amerikaner Schadchen/American Matchmaker (Sensale di matrimoni americano, 1940) Damaged Lives (Vite rovinate, 1933) The Black Cat (Il gatto nero, 1934) Bluebeard (La follia di Barbabl, 1944) Strange Illusion (Sangue nel sogno, 1945) Detour (Detour, 1946) Her Sisters Secret (Il segreto di sua sorella, 1946) The Strange Woman (Venere peccatrice, 1946) Carnegie Hall (Sinfonie eterne, 1947) Ruthless (Il dominatore di Wall Street, 1948) The Man from Planet X (Luomo dal pianeta X, 1951) Murder Is My Beat (Lomicidio il mio mestiere, 1955) The Naked Dawn (Fratelli messicani, 1955) Daughter of Dr. Jekyll (La figlia del dott. Jekyll, 1957) The Amazing Transparent Man(Lo stupefacente uomo trasparente, 1960) Beyond the Time Barrier (Oltre la barriera del tempo, 1960) Blind Alley (Vicolo cieco,1939) Those High Grey Walls (Quelle alte mura grigie, 1939) The Lady in Question (Seduzione, 1940) Ladies in Retirement (Tenebre, 1941) Cover Girl (Fascino, 1944) Gilda (Gilda, 1946) Together Again (Ancora insieme, 1944) A Song to Remember (Leterna armonia, 1945)

Ulmer, Edgar G.

Vidor, Charles

370

SCHEDA FILMOGRAFICA Hans Christian Andersen (Il favoloso Andersen, 1952) Rhapsody (Rapsodia, 1954) Love Me or Leave Me (Amami o lasciami, 1955) The Swan (Il cigno, 1956) A Farewell to Arms (Addio alle armi, 1957) The Joker Is Wild (Il jolly impazzito, 1957) The Magnificent Lie (La magnifica menzogna, 1931) The Man from Yesterday (Lamore perduto, 1932) Hammett (Hammett: indagine a Chinatown, 1982) Paris, Texas (Paris, Texas, 1984) Journeys End (La fine del viaggio, 1930) Waterloo Bridge (La donna che non si deve amare, 1931) Frankenstein (Frankenstein, 1931) The Old Dark House (Il castello maledetto, 1932) The Invisible Man (Luomo invisibile, 1933) By Candlelight (A lume di candela, 1933) Bride of Frankestein (La moglie di Frankenstein, 1935) Show Boat (La canzone di Magnolia, 1936) The Great Garrick (Lultima beffa di Don Giovanni, 1937) The Man in the Iron Mask (La maschera di ferro, 1939)

Viertel, Berthold

Wenders, Wim

Whale, James

Irene (Irene, 1940) No,No, Nanette (No, no, Nanette, 1940) Sunny (Sunny, 1941) Mauvaise Graine (Amore che redime, 1934, con Alexander Esway) The Major and the Minor (Frutto proibito, 1942) Five Graves to Cairo (I cinque segreti del deserto, 1943) Double Indemnity (La fiamma del peccato, 1944) The Lost Week-End (Giorni perduti, 1945) The Emperor Waltz (Il valzer dellimperatore, 1948)

Wilcox, Herbert

Wilder, Billy

371

SCHEDA FILMOGRAFICA A Foreign Affair (Scandalo internazionale, 1948) Sunset Boulevard (Viale del tramonto, 1950) Ace in the Hole (Lasso nella manica, 1951) Stalag 17 (Linferno dei vivi, 1953) Sabrina (Sabrina, 1954) The Seven Year Itch (Quando la moglie in vacanza, 1955) The Spirit of St. Louis (Laquila solitaria, 1957 Love in the Afternoon (Arianna, 1957) Witness for the Prosecution (Testimone daccusa, 1957) Some Like It Hot (A qualcuno piace caldo, 1959) The Apartment (Lappartamento, 1960) One, Two, Three (Uno, due, tre!, 1961) Irma la Douce (Irma la dolce, 1963) Kiss Me, Stupid (Baciami, stupido, 1964) The Fortune Cookie (Non per soldi ma per denaro, 1966) Private Life of Sherlock Holmes (La vita privata di Sherlock Holmes, 1970) Avanti! (Che cosa successo tra mio padre e tua madre?, 1972) The Front Page (Prima pagina, 1974) Fedora (Fedora, 1978) Buddy Buddy ( Buddy Buddy, 1981)

The Enforcer (La citt salva, 1951) Face to Face (Uomini senza paura, 1952, con John Brahm) Fhrmann Maria (La traghettatrice Maria, 1936) The Strangler of the Swamp (Lo strangolatore della palude, 1946)

Windust, Bretaigne

Wisbar, Frank

The Shakedown (Clem, bizzarro monello, 1929) The Love Trap (Trappola damore, 1929) Hells Heroes (Gli eroi del deserto, 1929) Counsellor at Law (Ritorno alla vita, 1933) The Good Fairy (Le vie della fortuna, 1935) These Three (La calunnia, 1936) Dodsworth (Infedelt, 1936)

Wyler, William

372

SCHEDA FILMOGRAFICA Dead End (Strada sbarrata, 1937) Jezebel (Figlia del vento, 1938) Wuthering Heights (Cime tempestose, 1939) The Westerner (Luomo del West, 1940) The Letter (Ombre malesi, 1940) Little Foxes (Piccole volpi, 1941) Mrs Miniver (La signora Miniver, 1942) The Best Years of Our Life (I migliori anni della nostra vita, 1946) The Heiress (Lereditiera, 1949) Detective Story (Piet per I giusti, 1951) Carrie (Gli occhi che non sorrisero, 1952) Roman Holiday (Vacanze romane, 1953) The Desperate Hours (Ore disperate, 1955) Friendly Persuasion (La legge del signore, 1956) The Big Country (Il grande paese, 1958) Ben-Hur (Ben Hur, 1959) The Childrens Hour (Quelle due, 1961) The Collector (Il collezionista, 1965) How to Steal a Million (Come rubare un milione di dollari e vivere felici, 1966) Funny Girl (Funny Girl, 1968) The Liberation of L.B. Jones (Il silenzio si paga con la vita, 1970) Redes ( Reti , 1936) Kid Glove Killer (Delitto al microscopio, 1942) Eyes in the Night (Occhi nella notte, 1942) The Seventh Cross (La settima croce, 1944) The Search (Odissea tragica, 1948) Act of Violence (Atto di violenza, 1948) The Men (Il mio corpo ti appartiene, 1950) Teresa (Teresa, 1951) High Noon (Mezzogiorno di fuoco, 1952) From Here to Eternity (Da qui alleternit, 1953) Oklahoma! (Oklahoma!, 1955) A Hatful of Rain (Un cappello pieno di pioggia, 1957) The Nuns Story (La storia di una monaca, 1959) The Sundowners (I nomadi, 1960) Behold a Pale Horse (e venne il giorno della vendetta, 1964)

Zinnemann, Fred

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SCHEDA FILMOGRAFICA A Man for All Seasons (Un uomo per tutte le stagioni, 1966) The Day of the Jackal (Il giorno dello sciacallo, 1973) Julia (Giulia, 1977) Five Days One Summer (Cinque giorni unestate, 1982)

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