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PRINCIPI DI EMODINAMICA Capitolo 47

G. RINDI
I princpi che regolano lo scorrimento del sangue nei vasi ematici
sono gli stessi che regolano lo scorrimento dei liquidi in generale nei
condotti (leggi dell'idrodinamica). Tuttavia, le leggi dell'idrodinamica
non sono valide in senso assoluto nel caso del sangue sia per la
particolare natura di questo (liquido inomogeneo) sia per il
particolare tipo di condotti (vasi ematici) entro cui scorre.
Legge di Poiseuille.
La legge di Poiseuille (1828) mette in relazione il flusso (o portata;
volume/tempo) di un liquido attraverso la sezione di un condotto
con la pressione che lo determina, le caratteristiche geometriche
del condotto (lunghezza e raggio) e le caratteristiche fisiche del
liquido (viscosit). Secondo Poiseuille, il flusso F dato da:
dove P1 e P2 sono la pressione all'inizio e alla fine del condotto (AP
la differenza tra le due pressioni); r e 1, il raggio e la lunghezza del
condotto stesso; i, la viscosit del liquido che nel condotto scorre. Il
numero 8 stato introdotto per mantenere la viscosit in unit
consistenti con gli altri fattori, dato che la forma dell'equazione di
Poiseuille su esposta quella derivata teoricamente.
La formula di Poiseuille assai razionale e di facile ricordo: dice
che il flusso attraverso un condotto aumenta con l'aumentare della
pressione di spinta, con l'aumentare del raggio del condotto, con il
diminuire della sua lunghezza e della viscosit del liquido che vi scorre.
Particolare influenza ha il raggio, essendo il flusso proporzionale
alla sua quarta potenza. Cos l'aumento del raggio da 1 a 2
produce, a parit di ogni altro parametro, un aumento del flusso di
2
4
= 16 volte.
Se, nell'applicazione della formula di Poiseuille, si usano le unit
del sistema C.G.S., la viscosit i risulta espressa in Poise, P. La
viscosit dell'acqua a 37 C 0,007 P, mentre quella del sangue
normale circa 0,035 P.
Poich il flusso anche dato dall'espressione (v. pag. 875):
dove v la velocit media di scorrimento di un liquido in un condotto
di raggio r, dalle [1] e [2] si avr:
secondo la quale la velocit media di scorrimento di un liquido
dipende, direttamente dal gradiente di pressione e dal quadrato del
raggio del condotto, e inversamente dalla sua lunghezza e dalla
viscosit del liquido.
[2]
882 Apparato cardiocircolatorio
Resistenza al flusso.
In analogia alla resistenza elettrica, Re, che, secondo la legge di
Ohm, data dal rapporto tra differenza di potenziale e intensit
della corrente (Re = E/I), la resistenza al flusso, R, definita come
la differenza di pressione per unit di flusso, cio:
[4]
F
P
R

dove AP la differenza di pressione agli estremi del condotto e F il


flusso attraverso di esso. La resistenza al flusso quindi calcolabile
dal rapporto tra pressione e flusso, indica la resistenza che un
liquido incontra allo scorrere in un condotto ed numericamente
espressa come calo di pressione per unit di flusso.
Sostituendo nella [4] il flusso, definito dalla formula di Poiseuille [3],
si ricava:
[5]
4
8
r
l
R

da cui risulta che la resistenza al flusso dipende dalla viscosit del


liquido che scorre nel condotto e dalle caratteristiche geometriche
(lunghezza e raggio) del condotto stesso. Da sottolineare che la
resistenza al flusso inversamente proporzionale alla quarta potenza
del raggio, per cui piccoli aumenti o riduzioni del raggio (calibro) di un
vaso, causeranno forti riduzioni o aumenti della resistenza al flusso. Se
si indica con H (da hindrance = ostacolo) il fattore geometrico
4
8
r
l

,
riferentesi cio alle sole caratteristiche geometriche(lunghezza e
raggio) del condotto (vaso) e pi propriamente detto impedenza
resistiva, risulta l'espressione:
[6] H R .
che sottolinea come la resistenza al flusso dipenda da due componenti:
la viscosit del liquido, per cui un liquido pi viscoso e pi offre
resistenza al fluire, e lo stato di costrizione e la lunghezza del vaso,
aumentando i quali aumenta l'ostacolo al fluire. Invece della resistenza
al flusso, si pu usare la conduttanza, C, che, come in elettrologia,
l'inverso della resistenza.
L'impedenza resistiva, H, totale di un distretto circolatorio
l'effetto sommato, dovuto ai singoli vasi posti sia in serie che in
parallelo: dipende perci dalla loro lunghezza, dalla loro sezione e dal
loro numero, nonch dalla loro posizione reciproca. L'ostacolo
maggiore opposto dalle arteriole che sono vasi di piccolo calibro,
scarsi di numero e relativamente lunghi rispetto al diametro. Minore
invece l'effetto dei capillari i quali, anche se di diametro inferiore,
sono pi numerosi, relativamente corti e determinano un pi ampio
letto vasale: la loro posizione reciproca , poi, prevalentemente in
parallelo.
In generale pu dirsi che se i vasi di un distretto sono posti in
parallelo tra loro, l'impedenza minore (come se si avesse un unico
vaso, l'area della cui sezione la somma delle aree delle sezioni dei
singoli vasi). Viceversa, se i vasi sono in serie, come avviene per la
Principi di emodinamica 883
Fig. 47-1. Diagrammi ideali flusso-pressione (A) e resi-
stenza-pressione (8) di liquidi newtoniani, scorrenti in
vasi a pareti rigide (legge di Poiseuille).
sequenza arteriole-capillari-vene, l'impedenza aumenta (come se si
avesse un unico tubo la cui lunghezza la somma della lunghezza dei
singoli componenti). In conseguenza di ci i vasi di individui di taglia
diversa, o di animali di taglia o specie diversa, hanno impedenze
diverse: quelli di taglia maggiore, in cui il numero delle arteriole in
parallelo proporzionalmente maggiore, presentano impedenza mi-
nore rispetto a quelli di taglia pi piccola. Anche se nei primi il si-
stema vasale pi lungo, la maggior lunghezza a carico dei vasi pi
grossi, ad impedenza minore. Cos complessivamente i vasi ematici
del cavallo hanno un'impedenza inferiore rispetto a quelli del
topolino.
Validit della legge di Poiseuille.
La legge di Poiseuille strettamente valida quando si verificano le
seguenti condizioni, che sono anche quelle per cui essa stata
dimostrata: a) flusso del liquido laminare; b) liquido incomprimibile
ed a viscosit costante; c) pareti dei vasi rigide. evidente che,
verificandosi le condizioni di cui sopra, la legge di Poiseuille diventa:
P K F
dove K una costante che ingloba viscosit, raggio e lunghezza del
tubo. Analogamente, anche
4
8
r
l
R

diventa costante. Per cui, se si


pone in diagramma l'andamento del flusso in funzione della pressione
(diagramma flusso-pressione) o l'andamento della resistenza in funzione
della pressione (diagramma resistenza-pressione), si ottengono curve
come quelle in fig. 47-1.
I liquidi per i quali un aumento di pressione causa, come prevede la
legge di Poiseuille, un aumento immediato di flusso (fig. 47-1)
attraverso un tubo a pareti rigide, sono detti newtoniani: la loro
viscosit costante e indipendente dalla velocit del flusso e dal
calibro del tubo.
Le condizioni che si verificano per lo scorrimento del sangue nel
sistema circolatorio non sono strettamente quelle indispensabili per la
completa validit della legge di Poiseuille. Infatti, il sangue, pur
essendo un liquido incomprimibile il cui flusso nei vasi prevalente-
mente laminare, ha viscosit non costante e scorre in tubi le cui pareti
non sono rigide.
La viscosit del sangue, che circa 5 volte superiore a quella
dell'acqua a parit di temperatura, direttamente proporzionale al
numero di emazie (valore ematocritico) presenti (fig. 47-2). Inoltre, a
parit di valore ematocritico, la viscosit apparente tende a diminuire
al ridursi del calibro vasale, sicch in vasi di diametro inferiore a 500
m (arteriole) essa si avvicina sempre pi a quella dell'acqua col
ridursi del calibro stesso, finch nei capillari con diametro pari a quello
dell'eritrocita essa diventa infinita (il sangue non scorre pi perch
l'eritrocita occlude il lume del vaso (fig. 47-3). noto che per viscosit
apparente di un liquido s'intende il rapporto tra il flusso di questo
liquido e quello dell'acqua nelle stesse condizioni di diametro del tubo
884 Apparato cardiocircolatorio
Fig. 47-3. A, Diagramma dell'andamento della viscosit
apparente del sangue perfuso attraverso tubi di vetro di
vario diametro o attraverso un vaso ematico isolato (arto
di cane) in funzione della concentrazione in eritrociti
(ematocrito); B, diagramma della relazione tra viscosit
apparente del sangue e diametro del tubo in cui scorre
(effetto sigma) (modificata, da Rothe, 1971).
usato, di temperatura e di gradiente di pressione. La diminuzione della
viscosit apparente del sangue che scorra in tubi di diametro sempre
pi piccolo detta effetto Fahraeus-Lindquist o effetto sigma.
Spiegazione, parziale, di questo effetto che esso dipende dall'accu-
mulo assiale delle emazie (scrematura). Accumulandosi l'emazie al
centro del vaso, lasciano una zona di plasma libero aderente alla sua
parete. Il plasma, che meno viscoso del sangue in toto e fa da
lubrificante, ha uno scorrimento migliore, sicch la viscosit totale
apparente diminuisce. Riduzioni di viscosit per effetto sigma sono
apprezzabili appunto in vasi (o tubi) con diametro inferiore a 500 [m,
dove la scrematura incide di pi. A rigor di termini, quindi, la viscosit
del sangue nel letto vasale varia al variare dell'attivit vasomotoria che
modifica il calibro vasale: tuttavia l'influenza di ci sulla resistenza al
flusso estremamente modesta. Infine, la viscosit apparente del
sangue diminuisce anche per aumento della velocit di flusso.
Riassumendo, la viscosit del sangue, che dipende dal numero
degli eritrociti, non costante, ma varia direttamente con il calibro
vasale (soprattutto se questo inferiore a 500 m) (fig. 47-3) e
inversamente con la velocit di scorrimento.
Tuttavia la discrepanza maggiore, rispetto alle condizioni di
validit assoluta della legge di Poiseuille, data dall'essere i vasi
ematici a pareti distensibili, non rigide.
Di conseguenza i diagrammi flusso-pressione e resistenza-
pressione per il sangue che scorre in detti vasi hanno un andamento
simile a quello riportato in fig. 47-4.
Confrontando i diagrammi delle figg. 47-1 e 47-4 risulta che, a
differenza di quanto avviene per i liquidi newtoniani scorrenti in tubi a
pareti rigide, l'aumento di pressione (fig. 47-4 A) non causa nei vasi
ematici un immediato aumento di flusso. Esiste una pressione, detta
pressione critica di chiusura, per valori al di sotto della quale non si ha
flusso nel vaso ematico: il vaso chiuso. Aumentando la pressione al
di sopra del valore critico di chiusura, il vaso si apre, determinandosi
cos un flusso che ha per un andamento assai pi ripido di quello
previsto dalla legge di Poiseuille per i tubi rigidi. La pressione critica di
chiusura un fattore che, ovviamente, contribuisce alla resistenza al
flusso dei vasi; si sviluppa essenzialmente nelle arteriole ed tanto
maggiore quanto maggiore il loro tono, in quanto il vaso tende a star
pi saldamente chiuso se lo stato di contrazione delle fibrocellule
muscolari lisce maggiore (fig. 47-5). Anche i diagrammi resistenza-
pressione sono diversi per i liquidi newtoniani scorrenti in tubi rigidi
Fig. 47-4. Diagrammi ideali flusso-pressione (A) e resi-
stenza-pressione (B) di sangue scorrente in vasi ematici.
Pc, pressione critica di chiusura.
Principi di emodinamica 885
rispetto al sangue scorrente nei vasi. In quest'ultimi, piccoli aumenti di
pressione determinano una rapida diminuzione della resistenza al flusso
(il vaso si apre), la quale, poi, per valori pi elevati di pressione, tende a
rimanere costante (fig. 47-4 B). Il diagramma resistenza-pressione (fig.
47-6) mostra che, diminuendo la pressione ematica nel vaso, si raggiunge
un valore (appunto la pressione critica di chiusura), in cui il vaso tende
inesorabilmente a chiudersi, con la conseguenza di far aumentare
rapidamente la resistenza al flusso. Questa raggiunge valori massimi
(infinito), quando il vaso chiuso ed in esso il sangue non pu pi
scorrere.
Lo stesso diagramma (fig. 47-6) mostra che la resistenza al flusso
e la pressione critica di chiusura aumentano con il tono vasale (stato di
costrizione delle pareti).
Pressione di perfusione e pressione transmurale.
Agli effetti emodinamici vanno considerati due tipi di pressione
con significato qualitativo e quantitativo diverso: la pressione di
perfusione (o di spinta) e la pressione transmurale.
La pressione di perfusione o di spinta, data dalla differenza tra
pressione arteriosa e pressione venosa in ogni tratto del letto vasale,
la pressione che primariamente determina e regola il flusso del
sangue.
La pressione transmurale data dalla differenza tra la pressione
interna al vaso e la pressione esterna. La pressione interna di un vaso
in effetti la pressione arteriosa o venosa a seconda che il vaso sia
un'arteria o una vena. La pressione esterna quella del tessuto, o pi
genericamente, dell'ambiente, in cui il vaso si trova. La pressione
transmurale non dipende dalla pressione di spinta e perci non
determina direttamente il flusso. Tuttavia, determinando il diametro
dei vasi distensibili, essa influisce sulla resistenza al flusso e perci,
indirettamente, sul flusso.
Se la pressione arteriosa e quella venosa crescono dello stesso
valore, la pressione di perfusione resta evidentemente costante:
perci il flusso dovrebbe restare costante. Tuttavia l'aumento della
pressione arteriosa, che pressione interna al vaso, determina
nell'arteria un aumento della pressione transmurale qualora quella
esterna resti costante. Di conseguenza, aumentano il calibro vasale ed il
flusso. In conclusione, in questo caso il flusso aumenta non per
aumento della pressione di perfusione, che resta costante, ma per
diminuzione della resistenza al flusso conseguente all'aumento della
pressione transmurale, e perci del calibro.
La pressione transmurale pu aumentare, oltre che per aumento
della pressione interna, anche per diminuzione della pressione
esterna, come avviene ad esempio nei vasi venosi del torace,
specialmente durante l'inspirazione che crea una maggior depressione
intratoracica.
Particolarmente sensibili alle variazioni della pressione
transmurale sono i vasi venosi, data la struttura a prevalenza fibrosa
delle loro pareti.
Perci, specialmente nelle grosse vene, un aumento della pressione
transmurale tender a dilatarle e a far loro assumere un profilo della
Fig. 47-5. Diagramma flusso-pressione per vasi dell'a-
vambraccio di un individuo sottoposto a vasodilatazione
o a vasocostrizione. Si noti l'aumento della pressione
critica di chiusura (flusso O) in vasocostrizione
(ridisegnata, da Burton, 1972).
Fig. 47-6. Andamento tipico delle curve resistenza-
pressione del letto vasale, quando aumenti la
vasocostrizione da 1 a 4 (ridisegnata, da Burton,
1972).
886 Apparato cardiocircolatorio
Fig. 47-7. Schema di come si sommano le resistenze
vasali in serie ed in parallelo. R, resistenza complessiva
del tratto vasale; r9, rc, rv, resistenze arteriosa, capillare e
venosa.
sezione rotondo, mentre una diminuzione tender a farle collabire con
un profilo della sezione ellittico.
Resistenza periferica totale.
Utilizzando la definizione di resistenza al flusso R =F si pu
definire l'unit empirica di resistenza periferica, Rs, come la resistenza
che richiede una differenza di pressione di 1 mm di Hg per dare un
flusso di 1 ml/sec; oppure, il che uguale, come la resistenza che fa
diminuire la pressione di 1 mm di Hg per ogni ml/sec di flusso.
Perci:
L'indice s indica che questa unit ha per base il secondo. Analogamen-
te si pu definire l'unit di resistenza periferica con base minuto, R
m
.
Per resistenza periferica totale, RPT, s'intende la resistenza al
flusso offerta da tutto il circolo sistemico, considerato come condotto
unico che origina all'aorta e finisce alla vena cava, costituito da arterie,
arteriole, capillari e vene, indipendentemente dal fatto che i vari
segmenti appartengono a distretti circolatori diversi. In base alla
definizione di resistenza al flusso:
evidente che alla RPT contribuiscono i vasi di tutti i distretti
circolatori, soprattutto di quelli pi estesi. Quindi la resistenza
effettiva del sistema circolatorio data dall'insieme delle resistenze dei
vari distretti prevalentemente posti in parallelo (v. fig. 46-1), ognuno
dei quali, a sua volta, costituito da resistenze individuali poste in
serie (resistenze arteriolare, capillare e venosa). Le resistenze al
flusso, poste in parallelo (quelle cio distrettuali), si sommano tra loro
come le resistenze elettriche in parallelo per le quali, com' noto, si
sommano le rispettive conducibilit, essendo la conducibilit l'inverso
della resistenza. Perci, se R la resistenza al flusso totale e R1, R2,
R3, ..., R le resistenze dei singoli distretti circolatori in parallelo, sar:
Le resistenze al flusso poste in serie nei singoli distretti (arteriolare.
ra; capillare, r, e venosa, rv) si sommano come le resistenze elettriche
in serie, per cui la resistenza individuale, R, sar (fig. 47-7):
Nel letto vasale mesenterico di cane, tenuto conto della disposizio-
ne in serie e in parallelo dei diversi vasi ematici, il 93% della resistenza
Principi di emodinamica 887
TABELLA 47-I.
Resistenza al flusso (valori approssimati).
Condizione
Pm
aorta
mm
di Hg
Pm cava
mmdi
Hg
F, gittata
cardiaca,
ml/sec
F
P
R

, Rs
Riposo (circolo sistemico) 95 5 90 90/90 = 1
Attivit muscolare:
modica 140 5 270 135/270 = 0,5
intensa 155 5 450 150/450=0,33
Ipertensione essenziale 200 5 90 195/90 = 2,1
Riposo (circolo polmonare) 13 4* 90 9/90 = 0,1
Pressione nell'arteria polmonare. * Pressione nelle vene polmonari. Pm, pressione
media.
al flusso data dall'insieme dei vasi arteriosi (66%) e dei capillari
(27%); il restante 7% dai vasi venosi. Analoghi valori si hanno in altri
distretti circolatori.
Nella tab. 47-I sono riuniti esempi di valori di resistenza al flusso
totale in alcune condizioni, nel circolo sistemico e nel polmonare.
Durante l'attivit muscolare c' una notevole dilatazione dei vasi
del distretto muscolare. Costituendo il muscolo circa il 50% del peso
corporeo, la sua vasodilatazione contribuisce in modo prevalente
rispetto agli altri distretti, che in parte si costringono, all'abbassamen-
to della RPT (tab. 47-I e fig. 48-8).
L'uso delle unit assolute di resistenza (Rs o Rm) poco indicato,
quando si vogliano paragonare le RPT d'individui di taglia (o di
specie) diversa od anche le resistenze al flusso di singoli distretti
circolatori. Infatti le unit assolute non l/minno conto dell'estensione
del Pmto vasale e perci della quantit di tessuto irrorato dai vasi. In
generale esiste una relazione inversa tra RPT e taglia corporea. L'uso
di un'unit relativa di resistenza, che tenga conto anche dell'estensione
TABELLA 47-11.
Resistenza al flusso di alcuni distretti circolatori. Uomo di 65 kg; superficie
corporea 1,8 m
2
; pressione arteriosa media 90 mm di Hg; gittata cardiaca
5,4 llmin; RPT = 1 R,. (Autori vari).
Distretto circolatorio
Flusso,
ml/sec
Resistenza, unit
R,
Peso,
kg
Resistenza
unit Rkg
1. Epato-portale
25 90/25= 3,6 2,6 9,4
2. Renale
21 90/21= 4,3 0,3 1,3
3. Cerebrale
12,5 90/12,5=7,2 1,4 10,1
4. Cardiaco
4,2 90/4,2= 21,4 0,3 6,4
5. Cutaneo
3,3 90/3,3= 27 2 54
6. Muscol. schelet
16,6 90/16,6=5,4 35,0 189,0
7. Tessuto residuo
13,3 90/13,3=6,7 27,0 200,0
888 Apparato cardiocircolatorio
del letto vasale, rende pi agevoli i confronti e pi evidenti le
differenze dovute alla taglia o al tipo di tessuto.
L'unit di resistenza relativa (empirica come quella assoluta) pu
essere definita come la resistenza che richiede una differenza di
pressione di 1 mm di Hg per dare un flusso di 1 ml/sec per kg di peso di
tessuto. La si ottiene moltiplicando l'unit assoluta R per il peso del
tessuto in kg, e si indica con Rkg. Va sottolineato che l'unit relativa di
resistenza una grossolana approssimazione, tuttavia utile nell'analisi
di ordine fisiologico (tab. 47-11).
Considerando i valori di resistenza al flusso in unit Rs e tenendo
presente che i vari distretti circolatori sono in parallelo tra loro, si pu
scrivere che:
dove R1, R2, ..., R
n
sono le resistenze dei distretti epato-portale,
renale, ecc. (tab. 47-11).
I numeri cos ottenuti non danno, per, un'idea immediata delle
resistenze relative dei vari distretti n del loro contributo alla
resistenza periferica totale. Se si considerano, invece, le resistenze in
unit Rkg, si pu notare che alcuni distretti (epato-portale, renale,
cerebrale e cardiaco) hanno una relativamente bassa resistenza al
flusso rispetto ad altri (cutaneo, muscolare scheletrico e tessuto
residuo). Perci i primi contribuiscono alla resistenza periferica totale
nel senso della diminuzione, mentre i secondi nel senso dell'aumento; i
primi si dicono anche distretti a bassa resistenza ed i secondi ad alta
resistenza.
prevedibile che quando necessiti un aumento di pressione
arteriosa per vasocostrizione, ci pu avvenire efficacemente solo per
costrizione dei vasi dei distretti pi ampi e normalmente a bassa
resistenza: praticamente dei distretti epato-portale e renale, dato che il
cerebrale e il cardiaco sono di limitata estensione e riguardano organi
essenziali per la sopravvivenza dell'individuo, sicch il loro flusso non
pu essere ridotto. In effetti, il controllo di quest'ultimo prevalente-
mente locale (metabolico) e non centrale (nervoso). Viceversa,
quando necessaria una diminuzione di pressione arteriosa per
vasodilatazione, ci pu avvenire efficacemente per dilatazione dei
vasi dei distretti ampi e normalmente ad elevata resistenza: soprattutto
del muscolare.
Quindi l'uso delle unit Rkg, pur grossolanamente approssimate,
giustificato anche dalla possibilit di esprimere con esse in modo
efficace il contributo che le resistenze dei singoli distretti danno al
mantenimento della pressione arteriosa.
Legge di Laplace e sue applicazioni.
La pressione transmurale (distendente) di un recipiente a pareti
distensibili la risultante delle pressioni opposte che agiscono sui due
lati della parete. La legge di Laplace descrive la relazione tra pressione
transmurale, tensione sulla parete del recipiente in un punto ed entit
della curvatura della parete in quel punto. Se r1 e r2 sono i due
Principi di emodinamica 889
Fig. 47-8. Relazione tra pressione distendente e tensione
parietale in un pallone. La pressione P all'interno del
pallone si trasmette in modo uguale a tutte le parti
dell'aria contenuta (legge di Pascal), mentre la tensione
sulla parete varia in funzione del raggio nel punto
considerato (legge di Laplace) (modificata, da Gregg,
1966).
principali raggi di curvatura, T la tensione nella parete e P la pressione
transmurale, la legge di Laplace stabilisce che la pressione transmurale
data dal prodotto della tensione per la somma del reciproco dei due
raggi di curvatura:
[8]
|
|
.
|

\
|
+ =
2 1
1 1
r r
T P
Questa versione della legge di Laplace pu essere applicata a
recipienti ellittici.
Nel caso di un cilindro di lunghezza infinita, o con le estremit
aperte, essendo r
2
= e perci 0
1 1
2
=

=
r
, l'espressione della
legge di Laplace diventa:
[8]
1
r
T
P =
da cui si ricava:
1
r P T =
Nella versione [8] la legge applicabile ai vasi ematici od
all'intestino.
Nel caso invece di un recipiente sferico, essendo r1 = r2 = r,
l'espressione diventa:
[9]
r
T
P
2
=
da cui:
2
r P
T

=
Nella forma [9] la legge di Laplace pu essere applicata al cuore,
allo stomaco, all'utero, alla vescica urinaria e agli alveoli polmonari.
Dalla legge di Laplace, qualunque sia la sua forma, risulta evidente
che l'entit della curvatura della parete ha maggior importanza
rispetto al volume totale del recipiente. Se il recipiente ha forma
irregolare, la tensione pu variare nelle diverse parti della parete,
sebbene la pressione interna sia dappertutto uguale (fig. 47-8). Inoltre,
poich la pressione considerata quella transmurale, pressioni esterne
sviluppate da strutture adiacenti o da apparecchi possono modificare
la situazione in qualche parte della parete.
Un'importante conseguenza della legge di Laplace che per
raggiungere una determinata pressione all'interno del recipiente
necessaria una tensione maggiore se il raggio di curvatura maggiore
(od anche la tensione sviluppata sulla parete minore se il raggio di
curvatura minore, a parit di pressione interna).
Quelli che seguono sono alcuni esempi di applicazione della legge
di Laplace in fisiologia:
1) Nei vasi ematici, minore il loro raggio, minore la tensione
necessaria a bilanciare la pressione ematica all'interno di essi. Questa
tensione nella parete vasale anche detta tensione di mantenimento.
Nell'aorta la tensione che si sviluppa nelle pareti 170.000 dine/cm
(circa 170 g), essendo la pressione media nell'aorta 100 mm di Hg (pari
890 Apparato cardiocircolatorio
a 1,3 x 10
5
dine/cm
2
) e il raggio 1,3 cm. Invece nei capillari (raggio 4
m e pressione 30 mm di Hg, pari a 4 x 10
4
dine/cm
2
) la tensione
solo 16 dine/cm (circa 16 mg). Questa una tensione estremamente
bassa, se si pensa che una striscia di 1 cm della carta pi fine resiste a
un peso di 50 g prima di strapparsi. evidente, quindi, che i capillari,
pur essendo a parete molto sottile (spessore 1 m), possono
sopportare la pressione interna abbastanza elevata di 30 mm di Hg, in
quanto hanno un raggio molto piccolo, che li avvantaggia rispetto allo
sviluppo della tensione.
2) Nel cuore, un ventricolo sinistro patologicamente dilatato si
trova meccanicamente svantaggiato rispetto ad un ventricolo normale.
Infatti deve sviluppare una tensione maggiore, e perci compiere un
lavoro maggiore consumando 02, per raggiungere la stessa pressione
che in un ventricolo normale permette di aprire la valvola semilunare
aortica: ci dipende dal maggior raggio di curvatura che il ventricolo
dilatato ha (v. anche pag. 847).
3) Nell'utero gravido, l'emissione di un certo volume di liquido
amniotico ha la conseguenza di causare una riduzione del raggio
dell'utero tale che la tensione sviluppatasi nella parete uterina
favorisce il compiersi del parto.
4) Negli alveoli polmonari, se la tensione nelle loro pareti
restasse sempre costante, essi tenderebbero a collabire durante la
espirazione. Infatti nell'espirazione, in cui diminuisce sia il raggio di
curvatura degli alveoli (deflazione) che la pressione intrapolmonare, la
tensione, se restasse costante, supererebbe la pressione distendente
causando il collabimento dell'alveolo. noto invece che una speciale
sostanze tensioattiva, posta sulla parete interna alveolare, riduce la
tensione superficiale, sicch l'alveolo non collabisce (v. pag. 996).
5) Nella vescica urinaria alcuni caratteri sia del riempimento che
dello svuotamento sono interpretabili con la legge di Laplace. Nel
riempimento vescicale, l'aumento del volume di urine non accompa-
gnato, entro certi limiti di volume, da aumenti di pressione intravesci-
cale (v. fig. 58-2). Ci, evidentemente, comporta aumento della
tensione nella parete (v. pag. 1157).
Nello svuotamento vescicale il muscolo detrusore della parete si
contrae per sviluppare la pressione necessaria a spingere l'urina fuori
dalla vescica. Fortunatamente, appunto per la legge di Laplace, man
mano che la vescica si riduce di dimensioni, svuotandosi, e che il
muscolo si accorcia, diventando sempre meno capace di sviluppare
tensione, anche la tensione richiesta diminuisce, in quanto diminuisce
il raggio della vescica. Com' esperienza comune, la traiettoria del
getto di urina, fuori dalla vescica, resta, dopo l'inizio della minzione,
pressoch costante per un certo tempo (poi diminuisce). Ci significa
che, per quel tempo, la pressione in vescica resta quasi costante:
perci, per la legge di Laplace, raggio e tensione devono calare
assieme.