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GdN martedì 1 maggio 2007

CRONACA DI NAPOLI

I7

GIALLO SULLA MORTE DI CARLO GALENO, 46ENNE DI VIA ORAZIO, MORTO A PIGNATARO
MAGGIORE

Stritolato dal treno, in tasca soldi e pistole


PIGNATARO MAGGIORE. È un giallo quello che avvolge la morte di un uomo, Carlo
Galeno, 46 anni, residente a Napoli, in via Orazio, stritolato dalle ruote di un
treno nei pressi di Pignataro, al chilometro 201 della linea ferroviaria che
collega la cittadina a Capua. Un giallo il ritrovamento della sua moto, una
Kawasaki 900, ad una ventina di metri dal luogo della morte, un ulteriore mistero
il fatto che nelle tasche avesse una grossa cifra circa 300mila euro- e due
pistole. Ad indagare su questa morte gli agenti della questura di Caserta e quella
di Napoli che stanno cercando di ricostruire le ultime ore di vita dell'uomo.
Galeno viveva con la mamma, apparteneva ad una benestante famiglia napoletana di
imprenditori, non

avrebbe avuto problemi di carattere economico o tanto gravi da poter pensare che
volesse togliersi la vita, come invece era stato ipotizzato in un primo momento. E
da qui partono le indagini che, al momento, restano ancorate ad una serie di dubbi
che forse verranno dissipati solo dopo l'autopsia. Secondo una prima ricostruzione
l'uomo sarebbe giunto a Pignataro poco prima della mezzanotte di domenica. Per
raggiungere il chilometro 201 non è sicuramente entrato dalla stazione di
Pignataro dove alcuni cancelli avrebbero gli impedito il passaggio con la moto.
Presumibilmente ha raggiunto il piazzale che si trova al confine con Vitulazio, in
località Torre Lupara, e da qui i binari. Lo slargo -dove la sera si ritrovano le
prostitu-

te- ha infatti un accesso libero alla strada ferrata dove Galeno sarebbe passato
per arrivare alle rotaie. Un elemento questo che per gli investigatori risulta
ambiguo. Quel piazzale, infatti, è poco noto finanche alle persone del luogo; per
un napoletano sarebbe stato pressoché impossibile trovarlo e avventurarcisi a
quell'ora di notte vista anche la presenza di prostitute. Per concludere lo
scenario già ingarbugliato il ritrovamento di quei soldi e delle pistole. Il
46enne li aveva addosso al momento della morte? Era solo? Qualcuno ha infilato
nelle sue tasche pistole e soldi subito prima del passaggio del treno Reggio
Calabria-Milano? Questi i soli elementi da cui partire per le indagini di una
morte che ha tutti i risvolti del giallo.

Pioggia e fango, a Pianura si trema


Opere urgenti mai completate, allagamenti e smottamenti sono normalità
DAVIDE GAMBARDELLA
Un quartiere paralizzato per ore da fiumi di fango e detriti. È storia datata ma
che periodicamente si ripropone nella periferia nord-occidentale della città, area
definita nel 2001 ad alto rischio a causa dell'incombente pericolo rappresentato
dagli smottamenti della collina dei Camaldoli. Anche ieri, nel quartiere di
Pianura, le strade erano allagate: un refrain non tanto diverso da quello della
settimana scorsa, in cui i commercianti di via Comunale Vecchia e delle strade
limitrofe si videro costretti a spalare la melma con i propri mezzi. Le arterie
principali della zona sono state invase da fiumi d'acqua fuoriusciti dalle
caditoie intasate da detriti e rifiuti, costringendo le pompe idrovore del
servizio Fognature del Comune ad entrare in azione per liberare dall'acqua piovana
le vie Napoli e Montagna Spaccata. Traffico in tilt e danni alle attività
commerciali hanno di nuovo fatto impennare il livello di guardia nel quartiere, ed
in alcuni casi - come in via Monti - sono intervenute le squadre dei vigili del
fuoco per scongiurare smottamenti di costoni della collina dei Camaldoli. Un
problema dunque che ripiomba nella periferia nord-occidentale con un qualsiasi
acquazzone. Nonostante gli interventi operati in diversi punti del quartiere, le
problematiche endemiche che flagellano Pianura e Soccavo non sono state ancora
risolte. E gli esempi si sprecano. Emblematico invece il "caso" del senso
rotatorio di via Montagna Spaccata: da più di un anno proseguono i lavori per il
completamento della rotonda, ma nella progettazione non sono stati previsti canali
per le acque reflue. Risultato: gli avvallamenti rischiano di far crollare la
carreggiata, il traffico va in tilt, il materiale di risulta invade il manto
stradale. La soluzione, assicura l'amministrazione , dovrebbe arrivare con la
conclusione del sistema di raccolta delle acque reflue alle pendici dei Camaldoli.
I tempi per il completamento, però, sembrano destinati a slittare: i lavori per
una delle vasche di raccolta in via Monti, assicurò l'assessore Giorgio Nugnes,
avrebbero dovuto iniziare entro la fine del mese di aprile. Eppure l'area
interessata non è stata nemmeno cantierizzata, scatenando le ire degli esponenti
di centrodestra alla IX Municipalità. «Quelli finora adottati dall'amministrazione
sono interventi tappabuchi - accusa il consigliere di Fi Claudio Ciotola - In via
Torciolano, come in via Monti, la situazione non è cambiata». Nel 2003 la Regione
stabilì che parte del bilancio (circa 4 miliardi di euro) sarebbe stata destinata
al rifacimento del sistema fognario di viale Adriano, alla messa in sicurezza
della collina dei Camaldoli e al rifacimento degli alvei Sant'Antonio Abate, San
Domenico e Palmentiello. Fondi che però non sono mai stati trasferiti al Comune.
L'associazione Volontari Campani si occupa di soccorso civile ed emergenza
ambientale, svolgendo le stesse mansioni della Protezione Civile. Spesso si
ritrovano da soli a spalare fango: di interventi da parte della Provincia e del
Comune ne hanno visti ben pochi. «L'incolumità pubblica dovrebbe essere garantita
dalle istituzioni - ricorda il presidente dell'associazione Luigi Schiattarella -
ed invece il più delle volte, siamo costretti ad intervenire laddove gli enti
pubblici la titano. Siamo stati abbandonati».

AGNANO E PIANURA LE ZONE PIÙ COLPITE DALLA PIOGGIA DI IERI ___________(FOTO


AGN/NICOIS)

MAUSOLEO DI POSILLIPO. IL MONUMENTO DEGLI SCHILIZZI MINATO DAL DEGRADO. LE


PROTESTE DI FABIO CHIOSI

PER QUESTA EDIZIONE IL GIOIELLO DELLA WOLSELEY

Dopo gli "allori" il silenzio


FEDERICO II

Al viale Virgiliano rivive lo storico circuito di Posillipo di auto storiche


Il club partenopeo - federato all'Automotoclub Storico Italiano - ricomincia da
dieci: oggi a partire dalla 10 avrà, infatti, inizio la decima edizione di quello
che è ormai un vero e proprio evento-cult per gli appassionati dei gioielli a
quattro ruote. Oltre cento saranno le autovetture d'epoca che parteciperanno alla
sfilata. Sul tracciato di viale Virgilio faranno bella mostra di sé alcune delle
più belle auto di tutti i tempi. Autentica protagonista dell'edizione-2007 della
rievocazione del Gran Premio sarà un autentico bolide del passato: un rarissimo
esemplare di Wolseley Limousine del 1934, splendida vettura inglese di cui
esistono pochissimi esemplari in tutto il mondo. La "perla automobilistica" della
giornata venne realizzata in Regno Unito negli anni Trenta ed è un,autentica
pioniera di una categoria automobilistica che ha fatto storia: quella delle auto
di lusso. La casa inglese prende il nome dal suo fondatore Frederick York
Wolseley. Il primo prototipo della scuderia venne realizzato in gran segreto,
oltre cento anni fa, vista la scarsa fiducia e l'improbabile successo che si
associavano al settore automobilistico, ancora ai sui albori. Nonostante i dubbi
iniziali, l'autovettura ha ottenuto un enorme successo, entrando di diritto nel
ristretto club delle automobili da collezione. L'ultimo esemplare delle Wolseley è
stato prodotto nel 1975, ma i modelli della casa inglese continuano ad essere
ancora oggi celebrati in tutto il mondo da appassionati e collezionisti. Non è
però la prima volta che il Classic Car Club offre al suo pubblico gioielli
automobilistici di questa levatura: già l'anno scorso, per la nona edizione della
rievocazione storica del circuito, protagonista fu l'unico esemplare esistente in
Italia della Monaci 8C bimotore. Al fianco della storica Wolseley sarà possibile
ammirare anche una Ansaldo Sport del 1928, le Ferrari e le Triumph degli anni
Sessanta e Settanta; la Jaguar XK 3400 e una Mercedes 170 degli anni Cinquanta,
una Austin Healey 3000, una Giulietta Sprint del 1963, una Fiat 509 degli anni
Quaranta, la Topolino degli anni Cinquanta e tanti altri gioielli della meccanica
automobilistica.

Errori clinici e sicurezza


Gli errori in corsia, il management del rischio clinico, la sicurezza del
paziente, l'adozione di percorsi e procedure orientate al miglioramento continuo,
la formazione manageriale e la lotta agli sprechi nelle strutture sanitarie
pubbliche e private: questi i temi al centro della giornata inaugurale del Master
di II livello in Management sanitario, promosso dell'Università Federico II e dal
corso di perfezionamento in Gestione del rischio clinico nelle strutture sanitarie
coordinato da Maria Triassi, ordinario di Igiene alla Federico II. Il convegno è
in programma domani dalle ore 14,30 alle 19,30, nell'aula magna della Facoltà di
medicina Federico II. Nell'occasione si inaugura anche il corso master in
management sanitario. Il corso affronta il rischio clinico come strumento avanzato
del management sanitario, la gestione del rischio clinico come strumento di
miglioramento della qualità assistenziale, la gestione degli aspetti igienico
sanitari nelle strutture sanitarie, implementazione di un sistema di gestione del
rischio clinico nelle strutture sanitarie, la prevenzione dei conflitti e la
gestione dei contenziosi. Da un lato i pazienti: sempre più esigenti e pronti a
denunciare chi sbaglia sulla loro pelle. Dall'altro i medici: che per paura di
rivalse giudiziarie, oltre al consenso informato, ridotto ad una forma di tutela
burocratica, adottano procedure diagnostiche e terapeutiche sempre più prudenti
allontanandosi dal comportamento che adotterebbero se fossero liberi da riserve
mentali. Due punti di vista diametralmente opposti al cui centro c'è solo la
necessità di fare la scelta più adatta per salvaguardare la vita dei malati.

Tombe rotte sul cui frontespizio non si leggono nemmeno più i nomi di chi, in
epoca più o meno recente, ha donato la sua vita per la Patria. Volte pericolanti
sorrette da vecchi ponteggi di cui si è perso l'anno di costruzione, scaloni
ripidi e maltenuti, fanghiglia nei viali laterali, crepe sulla facciata che
preoccupano non poco i tecnici. Il Mausoleo di Posillipo, esempio splendido di
stile neoegizio in Italia, vive la sua peggiore stagione. Dimenticato,
abbandonato, vive i suoi cinque minuti di gloria esclusivamente in occasione della
festa della Liberazione quando una delegazione in pompa magna porta una corona di
alloro ai caduti per la Patria. Costruito nel 1881 su commissione di Matteo
Schilizzi, che intendeva utilizzarlo per onorare la memoria dei suoi familiari, il
monumento passò al Comune nel 1919 per i caduti napoletani della prima guerra
mondiale e ospitò, poi, le vittime delle Quattro giornate e della Seconda Guerra.
Per un certo periodo di tempo sono rimaste qui anche le spoglie di Salvo
D'Acquisto. E puntualmente ogni anno il presidente della Municipalità, Fabio
Chiosi, non partecipa ai festeggiamenti per protestare contro il degrado del
monumento. La struttura in effetti presenza carenze e crepe che addirittura ne
fanno temere la statica. Gli impianti elettrici sono inadeguati e pericolosi con
molti fili scoperti, sono state appurate infiltrazioni d'acqua nelle tombe, crepe,
le fontane non hanno più acqua, i vetri alle finestre sono rotti lasciando entrare
i tantissimi piccioni che hanno fatto nido in quei giardini. Una situazione al di
là di ogni più nera previsione è quello che si para dinanzi agli occhi di un
visitatore, i pochi che ancora possono entrare. E le proteste del presidente
Chiosi, reiterate negli anni, non sono servite a nulla. Dagli amministratori non
una sola parola su quello scempio che annualmente si cerca di coprire con scudi di
fanfare, parate e drappi rossi.

MAUSOLEO. IN ALTO LOCULI CORROSI DALLE INFILTRAZIONI E IN BASSO IMPALCATURA A


SORREGGERE LA VOLTA ___

PIAZZA DEGLI ARTISTI. DOPO LA CHIUSURA DI VIA ALVINO GLI UFFICI NON REGGONO LA
MOLE DI LAVORO

Poste: in fila sotto la pioggia battente


Bisogna pagare luce, acqua o telefono? C'è la necessità di fare un vaglia oppure
un conto corrente? I napoletani sanno che qualsiasi operazione da effettuare in
uno qualunque degli uffici postali in città, significa perdere delle ore;
significa mettersi in fila e attendere, 3060-90 minuti prima di poter, finalmente
arrivare a quello sportello dove "doverosamente" pagare. Per un anziano è
ovviamente un disagio in più, costretto a restare in fila, costretto a dover
chiedere per favore un posto a sedere. Fin qui la normalità o quasi. Ma ci sono
degli uffici in cui, per carenze storiche, la situazione è ancora più tragica. Per
esempio gli sportelli di piazza degli Artisti. In questo storico ufficio a causa
della chiusura dei locali di via Enrico Alvino, da qualche mese si assiste a scene
avvilenti. Nonostante l'apertura pomeridiana non riesce a sopperire alla carenza
di sportelli e, di conseguenza, alla mole di lavoro che si conta in un'area grande
quanto un cittadina del nord Italia. Ieri mattina, giornata a cavallo tra il fine
settimana e la festa dei Lavoratori di oggi, ha visto un'affluenza limite e
divenuta quasi insopportabile per le decine e decine di persone che hanno atteso
il loro turno snodandosi in un fila lunghissima, almeno fino a quando non ha
iniziato a piovere. A quel punto, volente o dolente, chi era in coda fuori ha
dovuto abbandonare la postazione per evitare un bagno. Per tutti coloro che non
sono riusciti a pagare in tempo le bollette scatterà la penale e, cosa forse
peggiore, toccherà loro sottoporsi ad una nuova mattinata da incubo.

[VB]