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EDITH STEIN LA MISTICA DELLA CROCE

SCRITTI SPIRITUALI SUL SENSO DELLA VITA

INTRODUZIONE

Nel giugno 1979, Giovanni Paolo II si rec in pellegrinaggio nella sua patria polacca. Ad Auschwitz, ricord in particolare coloro che, come Edith Stein e Massimiliano Kolbe, furono vittime di uno spietato odio razziale. L'ebrea Edith Stein, i cui antenati erano immigrati in Polonia, e il sacerdote polacco Kolbe dimostrarono, in quanto cristiani, che anche di fronte all'orrore dello sterminio si pu irradiare luce ed amore fraterno. Vengo per pregare con voi, ha detto il Papa ad Auschwitz, con tutta la Polonia e tutta l'Europa. Vengo ad inginocchiarmi su questo Golgota del mondo contemporaneo, su queste tombe, in gran parte senza nome. Questo un luogo in cui vogliamo considerare fratelli ogni popolo ed ogni uomo. E se c' stata amarezza nelle mie parole, cari fratelli e sorelle, esse sono state pronunciate non per accusare, ma per ricordare. Parlo infatti pensando a coloro che sono morti ai quattro milioni di vittime cadute su questo campo enorme , parlo a nome di tutti coloro i cui diritti vengono ignorati e violati. Parlo perch mi obbliga, ci obbliga a farlo, la verit
(Oss. Rom., 7 giugno 1979).

La seguente scelta di testi, tratti da scritti e lettere della filosofa e carmelitana Edith Stein, vuole mostrare a quali grandezze chiamato l'uomo. Edith Stein proveniva da una famiglia ebraica. La religiosit della madre fu rispettata, ma non imitata dai figli, fin dal tempo degli studi, la ricerca della verit fu decisiva per Edith Stein. Verit non solo come conoscenza teoretica, ma come radicale atteggiamento di fondo, che informa tutta la vita. Fino a 21 anni, Edith Stein credette d poter trovare la verit al di fuori della religione. Ricorder il momento a partire dal quale decise consapevolmente di non pregare pi. Cerc la verit nella psicologia e

nella filosofia. Da studentessa, si impegn per la parit della donna e si interess di politica. Presto per riconobbe che il sapere porta alla responsabilit, che le regole morali devono plasmare la vita individuale per divenire fondamento costitutivo di un popolo e della sua struttura statale.

Edith Stein era una persona spiritualmente vivace e sensibile, pronta ad aiutare con generosit chi le chiedesse aiuto. Nella cerchia dei parenti e degli amici, era considerata gi negli anni di studio particolarmente degna di fiducia per il suo carattere saldo e discreto. L'incontro con i filosofi Edmund Husserl, Max Scheler, Adolf Reinach, Hedwig ConradMartius le fece conoscere il mondo cristiano. Husserl era evangelico, Scheler si converti al cattolicesimo, Reinach e ConradMartius al credo evangelico. Edith Stein conobbe la fede cristiana dapprima attraverso il contatto con le persone e solo in seguito attraverso le letture e lo studio. Esperienza travolgente fu per lei scoprire che la fede in Ges Cristo crea vincoli di familiarit e di amicizia tra persone prima estranee e dona ai credenti una forza di amare e una conoscenza di s che Edith Stein non aveva mai sperimentato. Nel corso della sua ricerca della verit, dal 1916 cominci in Edith Stein un travaglio inferiore che la port poco per volta ad accettare la croce di Cristo. La morte di un suo caro amico le aveva fatto provare con improvvisa consapevolezza la forza della croce. Ma sarebbe stato necessario un lungo conflitto interiore per poter accettare l'esistenza di un Dio personale che ama. Leggendo i suoi studi di fenomenologia negli annali husserliani, troviamo indizi del fatto che Edith' Stein intendesse il suo cammino verso Cristo come un itinerario mistico. Ella analizza infatti come nella profonda disperazione esistenziale un uomo sia incapace di prendere delle decisioni, e descrive l'esperienza risanatrice e consolante di una pace trascendentale che si

spande nell'anima, e che si pu identificare solo con Dio. La lettura dell'autobiografia della spagnola Teresa d'Avila, Dottore della Chiesa, fu per lei una conferma della propria esperienza personale.

Edith Stein si convert al cattolicesimo nel 1922 con il desiderio di entrare nell'Ordine di Teresa d'Avila. La sua conversione non tard a crearle difficolt in famiglia, dove nessuno riusciva a capire la sua scelta; tutto ci la indusse a vivere i successivi dieci anni della sua vita lavorando. Come insegnante e docente a Speyer, come conferenziera sui problemi di una moder na educazione femminile e come assistente universitaria a Mnster, Edith Stein, cristiana impegnata professionalmente, cerc di unire in una fruttuosa sintesi il rapporto profondo con Dio e l'impegno gravoso che esigeva la sua attivit. Aiut molti a vedere in modo nuovo la propria vita e a vivere seguendo l'esempio di Cristo. Fin da quando Hitler prese il potere, Edith Stein, allora a Mnster, cap quale destino sarebbe stato riservato all'ebraismo europeo. Assistette agli assalti degli studenti aizzati contro gli ebrei dall'influsso del nazionalsocialismo. Queste esperienze acuirono in lei la coscienza di dover fare qualcosa per il suo popolo. Sper in un'enciclica del Papa sulla questione ebraica. Non essendosi avverato questo suo desiderio, cerc ancora quale fosse il suo compito specifico, quello a cui si sentiva chiamata. L'improvviso esonero dall'incarico nella primavera del 1933, che dovette accettare insieme con molti suoi concittadini ebrei, le apr ad un tratto una nuova strada. Rifiut una proposta di lavoro in Sudamerica, come pure la possibilit di continuare tranquillamente il suo lavoro scientifico a Mnster in attesa di tempi migliori. Il 4 ottobre 1933, entr nel Carmelo di Colonia. Come ebrea e come cristiana, Edith Stein si sentiva chiamata a rappresentare il suo popolo

davanti a Dio, intercedendo per esso con la preghiera e il sacrificio. Pensava di poterlo fare nel modo migliore nel Carmelo. Entrare nel Carmelo significava per lei imparare a rinunciare a s come Ges, partecipare alla sua opera di redenzione. Vedeva la discriminazione di cui era vittima il suo popolo ebraico come una partecipazione alla croce-di Cristo. La persecuzione degli ebrei era per Edith Stein la persecuzione dell'umanit di Ges. Seguendo l'esempio di Cristo, vedeva la possibilit di vincere il male con il bene. Vincere il male non significava per lei fuggire la sofferenza, ma prenderla su di s nella forza della croce, in segno di solidariet con gli altri e per gli altri. L'incomprensione della sua famiglia ebrea, che vedeva la sua entrata in un monastero di clausura come fuga dalla realt, come infedelt nei confronti dei perseguitati, faceva parte dell'esperienza di dolore di Edith Stein. Ma non riusci a distoglierla dalla sua strada. Dopo nove anni di vita religiosa nel Carmelo di Colonia e di Echt in Olanda, le fu chiesto ci che fino a quel momento aveva vissuto segretamente: il sacrificio per i fratelli come testimonianza in nome di Ges Cristo. Il 2 agosto 1942, Edith Stein e sua sorella Rosa Stein furono arrestate ad Echt dalla Gestapo e condotte nel campo di concentramento di Amersfoort. Il 7 agosto 1942, fu deportata nel campo di sterminio di Auschwitz in Polonia con innumerevoli altri detenuti ebrei. In base a tutte le testimonianze finora raccolte, mor il 9 agosto 1942, uccisa nelle camere a gas di Auschwitz Birkenau. Ancora oggi sono valide le parole di Reinhold Schneider, morto nel 1958: In Edith Stein riposta una grande speranza, una promessa per il suo popolo e per il nostro popolo: che questa figura impareggiabi le entri veramente nella nostra vita, ci renda chiaro ci che lei aveva compreso, e la grandezza e l'atrocit del suo sacrificio commuova entrambi i popoli

CAPITOLO I. CON LA MANO NELLA MANO DEL SIGNORE

In fondo, ci che devo dire sempre una piccola, semplice verit: come imparare a vivere con la mano nella mano del Signore. Se la gente richiede da me qualcosa di totalmente diverso e mi propone temi di alta speculazione che per mi sono estranei, posso usarli solo come introduzione per giungere infine al mio ceterum censeo. Forse questo un sistema molto opinabile. Tenere conferenze un'attivit che mi piovuta addosso d'improvviso, tanto che non ho ancora avuto il modo di rifletterci bene sopra. Forse prima o poi dovr farlo ' (BI 87). Quando si stati cos spesso insieme vicino al Salvatore come noi due, allora se ne pu anche parlare serenamente. Ah, se solo fossero molte le persone con cui poterlo fare, senza dover temere che qualcosa di sacro venga profanato! Concediti in chiesa tanto tempo quanto ti necessario per trovare serenit e pace. Non servir solo a te, ma anche al tuo lavoro e a tutti coloro con i quali hai a che fare (BI 89). Lo abbiamo visto a Monaco che difficile su alcune questioni la comprensione tra le vecchie e le giovani generazioni. Ci nonostante, ci si deve sforzare per mantenere una coesione. Si ha sempre da imparare quando si ascoltano e si considerano senza pregiudizio le vedute dei pi anziani, soprattutto partendo dalla loro esperienza (ET 90). Dio conduce ciascuno per una via particolare: l'uno arriva pi facilmente e pi presto alla mta di un altro. Ci che possiamo fare , in paragone a quanto ci vien dato, sempre poco. Ma quel poco dobbiamo farlo: cio pregare insistentemente affinch, quando ci verr indicata la via, sappiamo assecondare la grazia senza resisterle. Chi va avanti cos con

perseveranza non potr dire che i suoi sforzi furono vani. Per non si deve porre una scadenza al Signore
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(BI 98).

Alla domanda se sia da preferire un istituto religioso, una libera associazione oppure una vita solitria al servizio di Dio, non si pu dare una risposta in generale, bens ciascuno deve rispondervi personalmente. La molteplicit degli Ordini, congregazioni e libere associazioni non puramente casuale, n segno di disorientamento. Essa corrisponde bens alla variet degli scopi e degli uomini. Nessuno adatto a fare di tutto, e cos un'associazione od organizzazione di un certo tipo non pu far di tutto. Uno il corpo molte le membra. Uno lo spirito molti i suoi doni. Il posto di ciascuno di noi dipende unicamente dalla nostra vocazione ed il problema pi importante per te dopo l'esame. La vocazione non la si trova semplicemente dopo aver riflettuto ed esaminato le varie strade: una risposta che si ottiene con la preghiera lo sai e in molti casi deve essere cercata imboccando la strada dell'obbedienza. Ho gi dato ad altri questo consiglio, ed hanno trovato serenit e chiarezza3 (BI 101). Esiste una chiamata a patire con Cristo e a collaborare cos con lui alla sua opera di redenzione. Se siamo uniti al Signore, siamo membra del corpo mistico di Cristo; Cristo continua a vivere nelle sue membra e soffre in loro; e la sofferenza, portata in unione col Signore, la sua sofferenza, innestata nella grande opera della redenzione, e per questo feconda. Questo il principio su cui si fonda la vita di tutti gli Ordini religiosi e in primo luogo del Carmelo: attraverso una libera e gioiosa sofferenza, intercedere per i peccatori e collaborare alla redenzione dell'umanit 4 (BI 125). Ti auguro inoltre tanta pazienza per tutto il tempo della sofferenza e la consolazione finale, della quale ti ho gi parlato altre volte: cio che la via della sofferenza la pi

sicura per giungere all'unione con Dio. Specialmente in tempi come i nostri, cos necessaria questa corredenzione attraverso il dolore portato con gioia. Ti prego anche in particolare di ricordarti dei miei cari nelle preghiere 5 (BI 145). Immediatamente prima della mia conversione e poi ancora per un certo periodo, ho pensato che la vita religiosa significasse rinunciare ad ogni cosa terrena e vivere pensando solo al divino. A poco a poco ho imparato a capire che ci viene richiesto altro in questo mondo e che anche nella vita pi contemplativa il legame con il mondo non pu essere reciso; credo anzi che quanto pi si sprofondati in Dio, tanto pi si debba uscire da s, entrare nel mondo, per portarvi la vita divina. L'essenziale solo che ogni giorno si trovi anzitutto un angolo tranquillo in cui poter avere un contatto con Dio, come se non ci fosse nient'altro al mondo le ore del mattino, prima che cominci il lavoro, mi sembrano il momento migliore. Inoltre si deve accogliere la propria missione, giorno per giorno, attraverso il contatto con Dio, non sceglierla; infine bisogna considerarsi davvero uno strumento e soprattutto ritenere le forze con cui si lavora (nel nostro caso l'intelletto) qualcosa che usiamo non noi, ma Dio in noi6 (BI 54-55). Ci sono situazioni in cui ci si capisce meglio senza parlare. So che nessuno a Santa Maddalena condivide le mie gioie e i miei dolori pi profondamente di Lei. Non veda le sofferenze troppo grandi e le gioie troppo piccole. Il cielo non prende niente senza ripagare smisuratamente 7 (BI 53). Penso che Lei potr aiutare meglio gli altri se si preoccuper il meno possibile di come farlo e sar il pi possibile semplice e gioiosa (BI 53). Naturalmente, la religione non qualcosa da confinare in un angolo tranquillo o in alcune ore di festa, ma deve essere, come del resto Lei stessa sente, radice e fondamento di tutta la vita, e non solo per pochi eletti, ma per ogni vero cristiano (BI 54). La mia vita comincia da capo ogni mattina e termina ogni sera, non ho progetti n mire di pi lunga durata; la previsione, naturalmente, pu far parte del lavoro quotidiano un'attivit scolastica ad esempio impossibile senza un piano ma non deve mai essere una preoccupazione per il giorno dopo (BI 55).

San Pietro in Vincoli (la festa di San Pietro in catene) una festa molto cara anche a me, non come commemorazione ma nel senso della liberazione dalle catene da parte dell'angelo. Quante catene sono gi state sciolte e come sar bello quando cadranno le ultime! In attesa di quell'ora, dobbiamo resistere in quelle che ci sono state assegnate e pi si resiste in silenzio, meno si sente il male. Inoltre non si deve intralciare il lavoro degli angeli8 (BI 65). Non uso particolari sistemi per prolungare il tempo di lavoro. Faccio quanto posso. La capacit di fare aumenta evidentemente in proporzione alla mole di ci che devo necessariamente sbrigate. Quando non c' nulla -di urgente, allora smetto molto prima. Certamente, il cielo sa economizzare 9. Perci, evidentemente, quello che Lei fa dopo le nove non pi necessario. Che nella pratica non tutto vada secondo il buon senso, dovuto al fatto che non siamo puri spiriti. Ribellarsi non serve. O Signore, dammi tutto ci che mi conduce a te. O Signore, prendi tutto ci che mi distoglie da te. O Signore, strappa anche me da me e dammi tutto a te
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(BI 71 s.).

La generazione di oggi passata attraverso molte crisi e non ci pu pi capire. Siamo noi che dobbiamo cercare di capirla, e forse allora potremo un pochino aiutarla La grazia di essere guidata da Dio si fatta sentire in queste ultime settimane in modo particolare. Mi par di intravedere pi distintamente qual il mio compito. Naturalmente, comprendo sempre pi a fondo la mia totale insufficienza; ma al tempo stesso, malgrado questa insufficienza, intravedo la possibilit di essere strumento
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(BI 129).

Ci che Lei scrive della piccola Teresa [s'intende santa Teresa di Lisieux] mi ha sorpreso. Mi sono accorta per la prima volta che si pu vederla anche da questo punto di vista. L'idea che avevo di lei era quella di una persona totalmente informata dall'amore di Dio. Non conosco nulla di pi grande e vorrei imparare da lei il pi possibile, per me e per tutti

quelli che mi stanno attorno 13 (BI 133). Ci si pu solo sforzare di vivere la vita che si scelta con sempre maggior fedelt e purezza rendendola sacrificio accettabile per tutti coloro ai quali si legati. La fiducia che il mondo in noi ripone e la stima fin troppo alta che fuori cos tante persone hanno della nostra vita, sono uno sprone costante
14 (BI

159).

Sono solo uno strumento del Signore. Se uno viene da me, vorrei condurlo a lui. E quando noto che non posso e che sono interessati alla mia persona, non potendo servire da strumento, prego il Signore che intervenga in un altro modo. Lui non costretto a servirsi di un'unica persona
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(BI 77).

Quando ottengo qualcosa per cui ho pregato a lungo e insistentemente, mi fa un effetto ancor pi travolgente che non quando vengo esaudita subito (BII 5). x Le mie meditazioni non raggiungono grandi altezze spirituali, sono per lo pi molto semplici e modeste. La cosa migliore che contengono il ringraziamento per aver ricevuto in dono un posto in questa patria terrena da cui salire alla patria eterna (BII 18). La fiducia che qualcosa della nostra pace e della nostra quiete trabocchi nel mondo e sostenga coloro che sono ancora in cammino, questa fiducia da sola fa s che io mi dia pace di essere stata chiamata in questo meraviglioso, sicuro rifugio prima di tanti altri pi degni di me. Lei non pu immaginare come mi senta profondamente imbarazzata ogni volta che qualcuno parla della nostra vita di sacrificio. Fuori conducevo davvero una vita di sacrificio. Ora sono stata liberata di quasi tutti gli affanni ed ho in abbondanza ci che fuori mi mancava. Certamente, ci sono tra di noi sorelle a cui sono richiesti ogni giorno grossi sacrifici. Anche io attendo di poter sentire un giorno la mia chiamata alla croce pi di adesso, che vengo trattata ancora dal Signore come un bambino (BII 28). La sua domanda se mi sono abituata alla solitudine mi ha fatto un po' sorridere. La maggior parte della mia vita l'ho trascorsa in maggior solitudine che non qui. Non sento la mancanza di ci che fuori ed ho qui tutto quello che fuori mi mancava, cosicch non mi resta che ringraziare continuamente Dio per l'immensa grazia, non meritata, della vocazione 18 (BII 30). Quale smisurato tesoro la Sacra Scrittura! (BII 41). Da alcune settimane ho ripreso il mio lavoro filosofico: devo preparare una grande opera, per la quale mi manca moltissimo materiale. Se non avessi fiducia nell'obbedienza e nel fatto che il Signore, se vuole, pu ottenere qualcosa di buono anche attraverso uno

strumento debole e incapace, non tenterei nemmeno. Cos, invece, faccio tutto il possibile e vado a prendere coraggio dal tabernacolo, quando mi sento scoraggiata di fronte all'erudizione di molti altri19 (BII 42). In genere, quando ci si vuol liberare della propria vecchia croce, capita di doverne portare una pi pesante (BII 72). Ho appena ricevuto questo testo di sant'Ambrogio: Dio fa tutto al momento giusto. Qualunque cosa faccia, non mai il momento sbagliato, bens accade proprio nell'attimo favorevole A- e capita per me nel momento giusto (BII 75). Non mi mai piaciuto pensare che la misericordia di Dio si fermi ai confini della Chiesa visibile. Dio la verit. Chi cerca la verit cerca Dio, che lo sappia o no21 (BII 102). Ci che della nostra storia crediamo a volte di capire pur sempre un fugace riflesso di ci che rester un segreto di Dio fino al giorno in cui tutto sar chiaro. La speranza in questa futura rivelazione mi d una grande gioia. E questa fede nella storia segreta delle anime deve fortificarci quando ci che vediamo esternamente (in noi e negli altri) ci toglierebbe il coraggio
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(BII 157).

In ogni caso credo che una via sicura sia quella di diventare un vaso vuoto per la grazia divina Certo, Dio in noi, tutta la Santissima Trinit. Se nell'intimo del nostro cuore sapremo costruire una cella ben protetta in cui ritirarci il pi spesso possibile, non ci mancher mai niente dovunque ci troveremo24 (BII 118).
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(BII 116).

CAPITOLO II. LA RICERCA DELL'ESSERE


L'uomo anela ad avere sempre di nuovo in dono l'essere, per poter attingere ci che l'attimo gli da e al tempo stesso gli toglie. Non vuol lasciare ci che gli d pienezza, e vorrebbe essere senza fine e senza limiti, per possederlo completamente e per sempre. Gioia senza fine, felicit senza ombre, amore senza limiti, massima intensit di vita senza cedimenti, attivit vigorosa che sia al tempo stesso quiete perfetta e libert da tutte le tensioni questa la beatitudine eterna... Questo l'essere che cerca l'uomo nel suo esistere1 (WP 110). Di fronte all'innegabile realt per cui il mio essere fugace, prorogato, per cos dire, di momento in momento, e sempre esposto alla possibilit del nulla, sta l'altra realt, altrettanto inconfutabile, che, nonostante questa fugacit, io sono e d'istante in istante sono conservato nell'essere e che in questo mio essere fugace colgo alcunch di duraturo. Mi sento sostenuto e trovo in ci riposo e sicurezza: non la sicurezza, conscia di s, dell'uomo che, con le proprie forze, sta su un terreno solido, ma la dolce, beata sicurezza del bambino sorretto da un braccio robusto, sicurezza non meno ragionevole, se oggettivamente considerata. O sarebbe ragionevole il bambino che vivesse nel timore continuo che la madre lo lasci cadere? Cf. Teresia a Matre Dei, Edith Stein, cit., p. 171. 33

2 (EE 56). Nel mio essere dunque mi incontro con un altro essere, che non il mio, ma che il sostegno e il fondamento del mio essere, di per s senza sostegno e senza fondamento. Per due strade posso giungere a riconoscere l'Essere eterno in questo fondamento del mio essere che incontro in me stesso. L'una la via della fede: quando Dio si rivela come l'essente, il creatore e il conservatore, e quando il Redentore dice: Chi crede nel Figlio ha la vita eterna>vqueste sono risposte chiare all'interrogativo concernente l'enigma del mio proprio essere. E quando Dio, per bocca dei Profeti, mi dice che mi pi fedele del padre e della madre, che l'amore stesso, allora riconosco quanto sia ragionevole la mia fiducia nel braccio che mi sostiene, e quanto sia stolto ogni timore di cadere nel nulla, a meno che non mi stacchi io stesso dal braccio che mi sorregge 3 (EE 51).

2 Cf. ibd., p. 169. J Cf. ibid. Proprio per il senso della creazione, il creato non pu essere una copia perfetta, ma solo un' immagine parziale, un raggio riflesso: Dio, eterno, increato ed infinito, non pu creare una cosa identica a s, perch non pu esserci un secondo essere eterno, increato ed infinito (EE 321). L'essenza pi profonda dell'amore di essere un dono. Dio, che amore, si dona a tutte le creature che egli ha creato per amore (EE 383). L'amore per vita nel grado pi perfetto: essere che si dona eternamente, senza subire diminuzioni, che porta frutti eternamente (EE 386). Il cuore il vero e proprio centro della vita, l'organo del corpo alla cui attivit legata la vita fisica. Ma di solito il cuore viene inteso anche come il profondo dell'anima, evidentemente perch esso partecipa pi fortemente a quanto accade nel profondo dell'anima, perch in esso si sente pi chiaramente che altrove il legame tra anima e corpo. Nel profondo, l'essenza dell'anima sbocciata verso l'interno. Se l'io vive qui sul fondamento del suo essere, dove veramente di casa e dove deve stare comprende

qualcosa del senso del suo essere e sente tutta la sua forza, prima che sia suddivisa in forze singole. E se vive a partire da questa profondit, vive una vita piena e raggiunge l'apice del proprio essere. I contenuti assorbiti dal di fuori e penetrati, non rimangono solo patrimonio della memoria, ma si possono trasformare in carne e sangue. Possono cos diventare fonte di forza dispensatrice di

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vita. Tuttavia, anche possibile che penetri qualcosa di estraneo all'essenza, qualcosa che leda la vita dell'anima e costituisca un pericolo mortale, se questa non raccoglie tutte le sue forze per eliminarlo (EE 402). La coscienza manifesta come i fatti siano radicati nel profondo dell'anima e trattiene nel profondo l'io, nonostante la sua libera mobilit: la voce dal profondo lo richiama sempre al suo posto, per un colloquio sul suo agire, e per convincersi delle conseguenze delle sue azioni, poich i fatti lasciano tracce nell'anima, e l'anima di conseguenza si trova in uno stato diverso. L'anima qualcosa in s: tale quale Dio l'ha posta al mondo. E questo quid ha la sua struttura caratteristica, che pone un marchio a tutta la vita in cui si sviluppa: per questo, anche se due persone fanno la medesima cosa, non ne risulta lo stesso effetto. L'anima sente nel suo profondo quid e quomodo essa sia, in quel modo oscuro e indicibile che le rivela il mistero del suo essere come mistero, senza svelarlo. Porta inoltre nel suo quid la determinazione di ci che deve diventare; attraverso quello che prova e fa. Sente se ci che accoglie in s compatibile o meno con il proprio essere, e quindi opportuno o no, e se ci che fa in accordo con il suo essere o non lo . E a questo corrisponde lo stato nel quale si trova dopo ogni contatto e confronto con il mondo (EE 406). Questo quanto i conoscitori della vita intcriore hanno sperimentato in ogni tempo: essi sono stati attirati nel proprio io pi profondo da qualcosa che aveva maggiore attrattiva dell'intero esterno; hanno sperimentato lo sbocciare di una vita nuova, superiore e pi potente, della vita soprannaturale, divina. ...Se cerchi un luogo elevato, un luogo santo, trasformati interiormente in tempio di Dio. "Il tempio di Dio infatti santo, e voi siete il tempio". Vuoi pregare nel tempio? Prega in te stesso. Ma dapprima devi diventare il tempio di Dio, perch egli ascolta nel suo tempio colui che prega. ...Liberami dall'errore: sii tu la mia guida e io ritorner in me e in te. La grazia mistica fa sperimentare ci che la fede insegna: che Dio abita nell'anima. Colui che cerca Dio, guidato dalla fede, si incamminer liberamente verso il medesimo luogo in cui altri sono attirati per grazia mistica: cio a spogliarsi dei sensi e delle immagini della memoria, dell'attivit pratica naturale dell'intelletto e della volont per ritirarsi nella deserta solitudine interiore, e rimanervi nella fede oscura, nel semplice sguardo amoroso dello spirito rivolto al Dio nascosto, che velato, ma presente. Egli soster qui in una profonda pace perch questa la sede della sua quiete, finch piacer al Signore trasformare la fede in visione4 (EE 407 s.).

Cf. ibid., p. 182.

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proprio dell'essenza dell'uomo che ogni singolo e l'intera stirpe, per realizzare ci che determinato dalla loro natura, debbano svilupparsi nel tempo, e che questo sviluppo sia legato alla libera cooperazione di ogni individuo e all'azione comune di tutti (EE 481). Il pensare argomentativo formula concetti rigorosi, ma che non sono in grado di cogliere l'incomprensibile, anzi lo situano a quella distanza che propria di tutto ci che concettuale. La via della fede ci d di pi che non la via della conoscenza filosofica: Dio vicino come persona, che ama ed misericordioso, e una certezza che non propria di alcuna conoscenza naturale. Ma anche il cammino della fede un cammino oscuro. Dio stesso accorda il suo linguaggio alla misura dell'uomo, al fine di permetterci di cogliere l'inafferrabile (EE 58). La fede una luce oscura. Ci fa comprendere qualcosa, ma solo tanto da indirizzarci a un qualcos'altro che resta per noi incomprensibile. Poich il fondamento ultimo di tutti gli enti insondabile, tutto quello che viene visto a partire da esso si sposta, entrando nella luce oscura della fede e del mistero (EE 25 s.). Accogliere Dio significa volgersi a lui nella fede, cio credere in Deum, tendere a lui. In tal modo, credere equivale ad un afferrare Dio. Ma l'afferrare presuppone un venire afferrati: non potremmo credere senza la grazia. E la grazia partecipazione alla vita divina. Quando ci apriamo alla grazia, accettia 38 mo la fede, abbiamo in noi l'inizio della vita eterna (EE 28). La fede pi vicina alla sapienza divina di ogni scienza filosofica e anche teologica. Ma poich arduo per noi procedere al buio, ogni raggio di luce che cade nella nostra notte come un preannuncio della luce futura un aiuto inestimabile per non smarrirci nel nostro cammino (EE 29). Ci che non era nel mio progetto, era nel piano di Dio. E se questo accade ripetutamente, si fa pi viva in me la convinzione di fede che per Dio non esiste il caso, che tutta la mia vita gi disegnata nel piano della provvidenza divina fin nei minimi particolari e che un insieme perfettamente intelligibile agli occhi onniveggenti di Dio. Perci, fin d'ora attendo con gioia il lume di gloria in cui anche a me sar svelato questo contesto pieno di significato 5 (EE 110).

Dio non esige nulla dall'uomo senza dargli contemporaneamente la forza necessaria. La fede ce lo insegna, e l'esperienza della vita di fede lo conferma. Il punto pi profondo dell'anima un vaso in cui penetra lo spirito di Dio (la vita di grazia), se l'anima si apre a lui in un atto di libert. E lo spirito di Dio significato e forza. D all'anima una nuova vita, la rende capace di opere che per natura non

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sarebbe in grado di compiere, e contemporaneamente le indica la direzione del suo agire. 5 Cf. Teresia Renata de Spiritu Sancto, Edith Stein, cit., p. 37. In fondo, ogni esigenza piena di senso che appare all'anima con forza obbligante una parola di Dio. Non c' alcun senso che non abbia nel Logos la sua eterna patria. E chi accoglie con prontezza una simile parola di Dio, riceve al tempo stesso anche la forza di corrispondere a questa parola. Ogni aumento di grazia per anche un potenziamento dell'essere spirituale e schiude all'anima una comprensione pi ricca e pi sottile della parola divina, per quel senso soprannaturale che ci parla negli avvenimenti e che si fa intelligibile come colloquio nel profondo. Per questo l'anima, che in virt della sua libert si appoggia allo spirito di Dio o alla vita di grazia, capace di rinnovarsi e di trasformarsi completamente 6 (EE 409). L'amore in ultima analisi dono del proprio essere e identificazione con l'amato. Colui che fa la volont di Dio impara a conoscere lo spirito divino, la vita divina, l'amore divino, e tutto questo non significa altro che Dio stesso. Mentre col dono di s fa ci che Dio esige da lui, la vita divina diventa la sua vita interiore: quando ritorna in s, trova Dio (EE 410 s.). Dio egli solo abbraccia totalmente ogni spirito creato: colui che si d a Dio raggiunge la massima perfezione nell'unione d'amore con lui, in quell'amore che contemporaneamente conoscenza, dono del cuore e atto libero. Egli volto totalmente verso Dio, ma nell'unione con l'amore divino lo spirito creato abbraccia anche se stesso, conoscendo e donandosi liberamente. Il donarsi a Dio contemporaneamente donarsi al s amato da Dio e a tutta la creazione, quindi a tutti gli esseri spirituali uniti in Dio (EE 420). Se l'anima si apre interiormente alla vita divina, essa stessa, e per suo tramite il corpo, viene formata ad immagine del Figlio di Dio, da essa partono fiumi di acqua viva, che hanno il potere di rinnovare mediante lo spirito il volto della terra. Lo spirito umano, penetrato e guidato dallo spirito divino, riconosce nella luce divina la figura originaria della creazione sotto i veli che la nascondono e pu collaborare al suo ripristino (EE 426).

Teresia a Matre Dei, Edith Sten, cit., p. 180.

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III. PREGHIERA - MEDITAZIONE

Non dovrebbe forse essere realmente possibile trovare un'ora di mattina in cui non ci si disperda, ma anzi ci si raccolga, in cui non ci si esaurisca, ma anzi si acquisti forza, per combattere tutta la giornata? Ma certamente, serve pi di un'ora. Si deve vivere nelle ore successive a partire da quell'ora, in modo da poter tornare indietro. Non pi possibile lasciarsi andare, anche solo temporaneamente. Non ci si pu sottrarre al giudizio di colui che si frequenta tutti i giorni. Anche se non ci si dice neanche una parola, si sente come gli altri si rapportano a noi. Si pu cercare di adattarsi alle circostanze, e se questo impossibile, la convivenza diviene un tormento. La stessa cosa succede anche nel rapporto quotidiano con il Signore. Si acquista una sensibilit sempre maggiore per comprendere ci che a lui piace e ci che gli dispiace. Se prima si era nel complesso abbastanza contenti di s, poi le cose vanno diversamente. Si trova che molto sbagliato e si cambia, per quanto possibile. Si scopre che esstono cose che non si possono considerare n belle n buone e 45

che pure cos difficile cambiare. Allora si diventa a poco a poco molto modesti ed umili, si diventa pazienti ed indulgenti per le pagliuzze negli occhi degli altri, perch si vede la trave che nei propri, e infine si impara anche a sapersi accettare nella luce inesorabile della presenza divina e a rimettersi alla misericordia di Dio, che sa venire a capo di tutto ci che si fa beffe della nostra forza 1 (WS 22).

Nell'infanzia della vita spirituale, quando abbiamo da poco incominciato ad affidarci alla guida di Dio, sentiamo molto forte e salda la mano che ci conduce; davanti a noi, chiaro come il sole, sta ci che dobbiamo fare e che cosa dobbiamo lasciare. Ma poi non sempre cos. Chi appartiene a Cristo, deve vivere tutta la vita di Cristo. Deve maturare fino all'et adulta di Cristo, deve percorrere una volta o l'altra la via della croce, dopo essere passato per il Getsemani e il Golgota. E tutte le sofferenze che provengono dall'esterno sono nulla in confronto alla notte buia dell'anima, quando non risplende pi la luce divina e la voce del Signore non si fa pi sentire. Dio presente, ma nascosto e tace 2 (WS 18 s.). Dalla soddisfazione di s di un buon cattolico, che fa il suo dovere, legge un buon giornale, vota il partito giusto, ma altrimenti fa quello che gli pare, c' un lungo cammino da percorrere fino a poter vivere una vita con la mano nella mano di Dio, guidata dalla sua mano, con la semplicit del bambino e l'umilt del pubblicano. Ma chi ha percorso una volta quella strada non torna pi indietro 3 (WS 22 s.).

Il nostro animo per natura pieno di sentimenti, tanto che l'uno soppianta sempre l'altro e tiene il nostro cuore in continuo movimento, spesso in tumulto ed inquietudine. Quando ci svegliamo la mattina, i doveri e le preoccupazioni del giorno cominciano gi a molestarci (se non hanno gi disturbato il riposo notturno). Allora si pone la domanda inquietante: Come si pu risolvere tutto questo in un giorno? Quando far questo, quando quello? Come devo affrontare questo o quel problema? Ci si vorrebbe scuotere e dar subito da fare. Allora bisogna prendere in mano le redini della situazione e dire: calma! Soprattutto ora, nulla mi deve disturbare. La mia prima ora del giorno appartiene al Signore. Voglio incominciare il lavoro giornaliero che il Signore mi affida, lui mi dar la forza di portarlo a termine. Voglio accostarmi all'altare di Dio. Non per me e per le mie piccole preoccupazioni, si tratta del grande sacrificio di riconciliazione 4 (WS 46 s.).

Cf. Teresia a Matre Dei, Edith Stein, cit., pp. 176-177. 2 Cf. ibid., pp. 148-149. 46 3Cf. ibid, p. 176. 4Cf. Teresia Renata de Spiritu Sancto, Edith Stein, cit., p. 151. 47

Cos comincia il lavoro giornaliero: magari a scuola, quattro o cinque ore di seguito. Ci significa essere presenti, ogni ora in una situazione diversa. In questa o quell'ora non si riesce ad ottenere ci che si voleva, o forse non succede mai. Stanchezza, interruzioni impreviste, difficolt degli alunni, un cumulo di fatti spiacevoli, inquietanti, angoscianti. Oppure il lavoro d'ufficio: relazioni con superiori e colleghi sgradevoli, pretese impossibili, rimproveri ingiusti, meschinit, e ancora difficolt di ogni genere. Arriva mezzogiorno. Sfiniti, spossati, si torna a casa. E magari ti aspettano altri guai. Dov' allora la freschezza mattutina dell'anima? Di nuovo ci si vorrebbe agitare ed infuriare: sdegno, rabbia, rincrescimento. E ancora tanto da fare fino a sera! Si deve subito ricominciare? No, non prima che sia sopraggiunta, almeno per un istante, un po' di pace 5 (WS 47 s.). Quando l'intelletto osa raggiungere il suo limite, trova allora i propri confini. Parte alla ricerca della verit suprema ed ultima e scopre che tutto il nostro sapere frammentario. L'orgoglio allora si spezza e due sono le alternative: o si capovolge in disperazione, oppure si inchina con venerazione davanti alla verit impenetrabile e accetta umilmente con fede ci che la naturale attivit intellettiva non pu conquistare. Allora l'intellettuale, alla luce della verit eterna, comprende il giusto atteggiamento nei con-

48 fronti del proprio intelletto. Cf. ibid., pp. 151-152. Comprende che le verit supreme ed ultime non possono venire svelate dall'intelletto umano'e che nelle questioni pi essenziali e di conseguenza nell'orientamento pratico della propria vita la persona pi semplice, se ispirata dalla grazia divina, pu essere migliore del pi grande scienziato. Dall'altra parte riconosce l'ambito legittimo dell'attivit intellettuale e li compie il suo lavoro, come il contadino considera il suo campo come qualcosa di buono ed utile, ma limitato nei suoi angusti confini come ogni altra opera umana. Chi ha capito questo, non tratter pi nessuno dall'alto in basso. Avr quell'umanit schietta e genuina, la modestia sincera e profonda, che supera ogni barriera con semplicit e naturalezza. Potr parlare senza timore tra la gente la sua lingua intellettuale, perch questa gli sar cos naturale come alla gente la propria lingua e perch evidentemente non la considerer migliore. Potr approfondire i suoi problemi intellettuali, visto che questo in fondo il suo mestiere naturale: user il suo intelletto come il falegname la mano e la pialla, e se potr aiutare gli altri con il suo lavoro, sar ben

disposto a farlo. E come ogni lavoro onesto, compiuto secondo la volont di Dio e per la sua gloria, anche questo tipo di lavoro pu diventare uno strumento di santificazione. Cos mi immagino san Tommaso: un uomo che aveva avuto da Dio una non comune capacit intellettuale e che aveva messo a frutto questo suo talento; un uomo che andava per la sua strada tranquillo e 49

senza pretese e che si immergeva nei suoi problemi quando aveva un momento libero; un uomo che volentieri e di buon grado si rompeva il capo e cercava delle risposte quando gli si ponevano difficili questioni. Cos diventato una delle maggiori guide, proprio perch non aveva mai voluto esserlo 6 (WS 74 s.). Ognuno deve conoscersi o imparare a conoscersi, per sapere come e quando poter trovare un po' di quiete. La cosa migliore sarebbe, se possibile, trovare un momento di tanto in tanto per sgravarsi di tutte le preoccupazioni davanti al tabernacolo. Chi non pu farlo, chi magari ha necessariamente bisogno anche di un po' di riposo fisico, si conceda una pausa nella propria stanza per riprendere un po' il fiato. E quando in nessun modo si pu ottenere un po' di riposo esteriore, quando non c' un posto in cui potersi rifugiare, quando compiti improcrastinabili impediscono di concedersi un'ora tranquilla, allora almeno interiormente ci si isoli per un istante da tutto il resto e si cerchi rifugio nel Signore. Egli presente e pu darci in un solo istante ci di cui abbiamo bisogno. Cos la giornata continuer, forse con grande stanchezza e fatica, ma in pace. E quando giunge la notte e ripensando alla giornata trascorsa si vede che tutto stato solo un lavoro frammentario ed imperfetto e che non si fatto tutto quello che ci si era proposti, se riflessioni del genere suscitano profonda umiliazione e rammarico, allora si deve prendere la situazione cos come , riporla nelle mani di Dio ed affidarla a lui. Cos si potr riposare in lui, riposare davvero e iniziare il nuovo giorno come una nuova vita 7 (WS 48). Bisognerebbe inoltre mostrare che la domenica dovrebbe essere una grande porta d'ingresso, attraverso la quale la vita eterna possa entrare nella quotidianit e possa dare la forza necessaria al lavoro di tutta la settimana, e che le grandi festivit, i periodi di festa e di penitenza, vissuti nello spirito della Chiesa, possono far maturare un uomo di anno in anno e prepararlo al riposo del sabato eterno. Compito essenziale di ognuno sar riflettere su come si debba organizzare la giornata e l'anno, secondo la propria disposizione e secondo le proprie condizioni di vita, per preparare la strada al Signore. L'organizzazione esteriore dovr essere diversa per ognuno e con il passare del tempo dovr adattarsi con elasticit alle diverse circostanze. Anche la disposizione spirituale diversa per ognuno. Per quanto riguarda i mezzi adatti a stabilire, mantenere o rianimare il contatto con l'eterno meditazione, letture spirituali, partecipazione alla liturgia e alle diverse funzioni e cos via non tutti sono sempre e comunque fecondi per ognuno.

Cf. Teresia a Matre Dei, Edith Stein, cit., p. 158. 7 Cf. Teresia Renata de Spiritu Sancto, Edith Stein, cit., p. 152.

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Ad esempio la meditazione non pu essere praticata da tutti e sempre nello stesso modo. importante scoprire il mezzo volta a volta pi efficace e valersene 8 (WS 49). Ci sono notoriamente due strade per unirsi a Dio e giungere cos alla perfezione dell'amore: salire faticosamente a lui grazie ai propri sforzi, certo con l'aiuto della misericordia a Dio, ed essere portati in alto verso di lui, il che permette di risparmiare molta fatica personale, anche se prepararsi a questa esperienza e saperla vivere esigono un grande sforzo di volont (WP 50). Nessuno penetrato cos a fondo nella profondit dell'anima come coloro che hanno abbracciato il mondo con fervore e sono poi stati liberati da quell'irretimento e spinti nel proprio intimo, nell'interiorit pi profonda dalla forte mano di Dio. Accanto a Teresa d'Avila c' in prima linea sant'Agostino, a lei profondamente simile e da lei cos sentito. A questi maestri della conoscenza di s furono svelate le segrete profondit dell'anima: per loro erano esperienze innegabili non solo i fenomeni, la movimentata superficie della vita dell'anima, ma anche le forze che si esplicano nella vita immediatamente cosciente, e infine persino l'essenza dell'anima stessa 9 (WP 66 s.). * Cf. ibid., pp. 152-153. 9 Cf. Teresia a Matre Dei, Edith Stein, cit., p. 54. 52 Cristo la via per la vita intcriore. Il suo sangue la cortina attraverso cui entriamo nel sancta sanctorum della vita divina. Nel battesimo e nel sacramento della penitenza ci purifica dal peccato, ci apre gli occhi per la luce eterna, ci schiude le orecchie per sentire le parole divine e le labbra per elevare inni di lode, preghiere di espiazione, di supplica, di ringraziamento, che sono tutte solo forme diverse di adorazione, ossia di omaggio da parte della creatura di fronte all'onnipotente, alla bont suprema. Nel sacramento della cresima segna e fortifica il soldato di Cristo affinch professi lealmente la sua fede. Ma soprattutto il sacramento in cui Cristo stesso presente a renderci membra del suo corpo. In quanto partecipiamo al sacrificio e al banchetto sacrificale e ci cibiamo della carne e del sangue di Cristo, diveniamo noi stessi la sua carne e il suo sangue. Solo finch siamo membra del suo corpo, lo spirito di Ges pu darci nuova vita e vivere in noi10 (WS 43). Nel tacito dialogo con il Signore delle persone consacrate a Dio si preparano quelli che poi saranno gli eventi della storia della Chiesa che rinnovano la faccia della terra. La vergine che custod nel suo cuore ogni parola a lei inviata da Dio il modello di quelle

persone in ascolto, nelle quali rivive sempre di nuovo la preghiera sacerdotale di Ges. 10 Cf. Edith Stein, La preghiera della Chiesa, Morcelliana, Brescia 1959, pp. 31-32. 53

Il Signore ha prediletto donne che come lei hanno completamente dimenticato se stesse per sprofondare nella vita e nella passione di Cristo, e le ha scelte come suoi strumenti per compiere grandi opere nella Chiesa: santa Brigida, Caterina da Siena. E quando santa Teresa, la grande riformatrice del suo Ordine nel tempo dell'apostasia, volle venire in aiuto alla Chiesa, comprese che il mezzo migliore era nel rinnovamento dell'autentica vita intcriore n (WS 36 s.). Il centro dell'anima il punto da cui si fa sentire la voce della coscienza, il luogo della libera decisione personale. Proprio per questo e poich nell'unione piena d'amore con Dio necessaria la libera donazione personale, il luogo della libera decisione deve essere al tempo stesso il punto della libera unione con Dio. Partendo da questa considerazione, diviene anche comprensibile perch il dono della volont a Dio fu considerato da Teresa d'Avila essenziale nell'unione mistica: il dono della nostra volont ci che Dio esige da tutti noi ed ci che possiamo dargli. la misura della nostra santit. al tempo stesso la condizione dell'unione mistica, che non in nostro potere, ma un dono gratuito di Dio. Perci si da anche la possibilit di vivere a partire dal centro dell'anima, di forgiare se stessi e la propria vita, anche senza avere doti mistiche (WP 67 s.). Cf. ibid., p. 22. All'interno della Chiesa ci sono esperienze collettive del tipo pi vario: devozione, entusiasmo colletti-

54 vo, opere di misericordia e cos via, ma la Chiesa non deve a questo la sua esistenza. Siccome il singolo sta davanti a Dio, libert divina ed umana sono l'una di fronte all'altra, l'una per l'altra, gli data allora la forza di essere disponibile per tutti e questo uno per tutti e tutti per uno costituisce la Chiesa... Tanto pi si pieni dell'amore divino, tanto meglio si riesce a mettersi al posto di ciascun altro (WP 163). Nell'aridit e nel vuoto l'anima' diventa umile. L'orgoglio d'un tempo sparisce, quando non si trova pi nulla in se stessi che autorizzi a guardare gli altri dall'alto in basso. Anzi, gli altri ci appaiono ora molto pi perfetti e si desta nel cuore l'amore e la stima nei loro riguardi. Adesso poi si troppo impegnati con la propria miseria per prestare attenzione agli altri. Preso atto della propria impotenza, l'anima diviene sottomessa ed ubbidiente, anela infatti ad una guida per mettersi sulla buona strada 12 (KW 47). Lo spirito che inteso in senso largo ed obiettivo non significa soltanto l'intelligenza ma anche il cuore grazie alla meditazione giornaliera si familiarizzato con Dio, lo

Milano I960, p. 76. 55

conosce e lo ama. Tale conoscenza e tale amore sono divenuti parte integrante del suo essere: press'a poco come avviene nei rapporti con una persona con cui si vive da lungo tempo in compagnia e si quindi in stretta confidenza. 12 Cf. Edith Stein, Sdentici Crucis. Studio su S. Giovanni della Croce, Editrice Ancora,

Due persone cos legate non hanno pi bisogno di informarsi l'uno dell'altro o di riflettere lungamente l'uno sull'altro per conoscersi a fondo vicendevolmente e per convincersi di essere degni dell'amore che si portano. Si pu dire che tra di loro non c' quasi pi nemmeno bisogno di parole. Va da s che ogni nuovo incontro frutta un nuovo risveglio ed un rafforzamento dell'amore, forse anche un'ulteriore conoscenza di qualche nuovo particolare: ma questo si verifica quasi automaticamente, senza che ci sia bisogno di alcuno sforzo in tal senso. Cos avviene anche nei rapporti di un'anima con Dio dopo un lungo allenamento nella vita spirituale. Non ha nemmeno pi bisogno di meditare per conoscere Dio ed imparare ad amarlo. Ha gi percorso la strada e l'ha lasciata assai indietro, ormai riposa sul traguardo. Non appena si mette a pregare, essa gi accanto a Dio, cullandosi nell'abbandono amoroso in sua presenza. Il suo silenzio gli pi caro di molte parole13

(KW 103).

E una grazia che ci raggiunga il messaggio della fede, verit rivelata da Dio. una grazia quella che ci da la forza di accogliere il messaggio della fede e di divenire credenti, anche se dobbiamo poi condurre a termine l'azione di grazia con un atto di libera determinazione. Senza il soccorso della grazia, non possibile alcuna preghiera n alcuna meditazione. Eppure tutto ci compito della nostra libert e si realizza con la collaborazione delle nostre energie. Cf. ibid., pp. 136-137. 56 Dipende pure da noi il dedicarsi alla preghiera, se e quanto a lungo ci abbandoniamo nella contemplazione 14 (KW 103). La potente realt del mondo naturale e dei doni soprannaturali deve venire scardinata da una realt pi potente ancora. Questo avviene nella notte passiva dell'anima. Senza di essa la notte attiva non arriverebbe mai allo scopo. la stessa forte mano del Dio vivente che deve intervenire a liberare l'anima dalle pastoie del creato, attirandola a s. Questo intervento la contemplazione oscura, mistica, legata alla rinuncia di tutto ci che precedentemente era stato fonte di luce, di ristoro e di consolazione 15 (KW 106). L'anima lascer a Dio mano libera di operare in lei ci che egli mira ad ottenere con tali largizioni soprannaturali. Essa invece si contenter di starsene nell'oscurit della fede, perch ormai non solo ha imparato, ma anche sperimentato, che tutto ci non Dio n in grado di porgerle Dio, mentre possiede nella fede tutto ci che le necessario: Cristo

stesso, che l'eterna sapienza, e in lui l'incomprensibile Iddio. Sar tanto pi disposta a questa rinuncia e alla perseveranza, quanto pi a fondo sar gi stata purificata nella notte oscura 16 (KW 108). Cf. ibid., pp. 137-138. Cf. ibid, pp. 140-141. Cf. ibid., p. 142. 57

Siccome la ragione naturale non pu afferrare la luce divina, deve essere condotta nell'oscurit dalla contemplazione 17 (KW 114). Perci l'anima deve considerare l'aridit e il buio come fausti presagi, come segni che Dio le sta al fianco per liberarla da se stessa, strappandole di mano l'iniziativa. Certo, avrebbe potuto far molto da sola, ma non sarebbe certo arrivata ad un'azione cos completa, radicale e stabile come quella che subisce ora che Dio stesso la prende per mano. Egli la guida attraverso vie oscure, come se fosse cieca, senza che sappia nemmeno dove stia andando. Per sicura di viaggiare su strade che non avrebbe mai scoperto, nonostante tutto il suo affannoso vagare e guardare dappertutto. Fa grandi progressi senza neppure accorgersene, pensando anzi di essere perduta 18 (KW 122). Si gi espressa precedentemente l'idea che le sofferenze della notte oscura sono una partecipazione alla passione di Cristo, specialmente al dolore pi lancinante: l'abbandono da parte di Dio. Ci ha ricevuto un'ulteriore esplicita conferma nel Cantico spirituale (di Giovanni della Croce). In questo, il desiderio ardente del Dio nascosto il tormento che domina tutta la via mistica. Non s'arresta neppure nella felicit dell'unione nuziale. Anzi in un certo- senso aumenta di intensit man mano che cresce la conoscenza e l'amore di Dio, perch diventa sempre pi tangibile il presentimento di ci che la chiara visione di Dio in gloria ci dovr portare 19 (KW 227).

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Cf. ibid., p. 150. Cf. ibid., p. 159.

Cf. ibid., p. 274. 59

IV. VIVERE IN MANIERA EUCARISTICA

Vivere in maniera eucaristica significa uscire da se stessi, dalla ristrettezza della propria vita e crescere nella vastit della vita di Cristo. Chi cerca il Signore nella sua casa non gli chieder solo di preoccuparsi di lui e delle sue faccende. Comincer ad interessarsi delle faccende del Signore. La partecipazione giornaliera al sacrificio ci coinvolge automaticamente nella vita liturgica. Le preghiere e i riti della messa mantengono presente alla nostra anima, nel corso dell'anno liturgico, la storia della salvezza e ci permettono di penetrare sempre pi a fondo nel suo significato. E l'atto sacrificale imprime in noi ogni volta di nuovo il mistero centrale della nostra fede, il perno della storia universale: il mistero dell'incarnazione e della redenzione. Chi ha spirito e cuore sensibili non potrebbe stare vicino alla vittima santa senza rendersi disponibile al sacrificio, senza farsi prendere dal desiderio che la sua piccola vita personale si inquadri e risolva nella grande opera del Redentore. I misteri del cristianesimo costituiscono un tutto indivisibile. Quando si penetrati in uno, si comprendono tutti gli altri (WS 23). 63

La sofferenza e la morte di Cristo continuano nel suo corpo mistico e in tutte le sue membra. Ogni uomo deve soffrire e morire. Ma quando un membro del corpo di Cristo, la sua sofferenza e la sua morte ricevono forza redentrice dalla divinit del capo. Questo il motivo per cui tutti i santi hanno desiderato la sofferenza. Non si tratta di un desiderio morboso di soffrire. Agli occhi dell'intelletto naturale, questo sembra addirittura perversione. Ma alla luce del mistero della redenzione si dimostra invece suprema ragionevolezza. E cos chi legato a Cristo resister imperturbato anche nella notte oscura in cui si sentir lontano ed abbandonato da Dio; forse la provvidenza divina usa la sofferenza per liberare chi oggettivamente incatenato. Per questo Sia fatta la tua volont! anche e soprattutto nella notte pi oscura (WS 19). Il nostro amore umano la misura del nostro amore per Dio. Ma diverso rispetto all'amore umano naturale. L'amore naturale va a questo o a quello che ci vicino, legato a noi da un vincolo di sangue o per affinit di carattere o per comunanza di interessi. Gli altri sono estranei, dei quali non ci si interessa, che magari ripugnano per come sono, tanto da volerseli tenere possibilmente ben lontani. Per i cristiani non esiste nessun estraneo. Si tratta di volta in volta del prossimo che abbiamo davanti a noi e che ha molto bisogno di noi; indifferente che sia o non sia un parente o che ci piaccia o meno, che sia pi o meno degno moralmente di aiuto. L'amore di Cristo non conosce frontiere, non cessa mai, non indietreggia rabbrividendo davanti alla bruttura e al sudiciume. tfenuto per i peccatori e non per i giusti. E quando l'amore di Cristo vive in noi, allora facciamo come lui e andiamo alla ricerca della pecora smarrita (WS 16). Ges non ha solo partecipato alle funzioni religiose pubbliche e prescritte. Forse ancora pi di frequente, i Vangeli raccontano di preghiere solitrie nella quiete notturna, sulla cima indisturbata delle montagne, nel deserto, lontano dagli uomini. Quaranta giorni e quaranta notti di preghiera precedettero la vita pubblica di Ges. Prima di scegliere e di inviare i dodici apostoli, si ritir in preghiera nella solitudine delle montagne. Nelle ore trascorse sul Monte degli Ulivi, si prepar a salire il Golgota. Che cosa disse al Padre in quelle difficili ore della sua vita, ci stato rivelato in poche brevi parole: parole che ci sono state date per guidarci nelle ore in cui anche noi saliremo sul nostro Monte degli Ulivi. Padre, se puoi, allontana da me questo calice. Ma sia fatta la tua volont, non la mia!. Queste parole sono come un lampo che per un istante illumina la vita pi profonda dell'anima di Ges, l'insondabile mistero del suo essere divino ed umano e del suo dialogo con il Padre2 (WS 33).

1 Cf. Teresia a Matre Dei, Edith Stein, cit., p. 175. 2Cf. Edith Stein, La preghiera della Chiesa, cit., pp. 17-18.

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Non si tratta di contrapporre la preghiera interiore, libera da tutte le forme tradizionali, in quanto devozione soggettiva, alla liturgia, come preghiera oggettiva della Chiesa. Ogni autentica preghiera preghiera della Chiesa: attraverso ogni vera preghiera accade qualcosa nella Chiesa ed la Chiesa stessa che prega, perch in lei vive lo Spirito Santo, che in ogni singolo prega per noi con indicibili gemiti. Proprio questa la vera preghiera: perch nessuno pu dire Signore Ges, se non nello Spirito Santo... La dedizione a Dio, illimitata e piena d'amore, e la risposta divina a quest'amore, l'unione piena e duratura: questo lo stato pi alto che ci sia accessibile, il pi alto livello della preghiera. Coloro che lo hanno raggiunto sono veramente il cuore della Chiesa: in loro vive l'amore sacerdotale di Ges. Insieme con Cristo, sprofondati in Dio, non possono fare altro che irradiare negli altri cuori l'amore di Dio di cui sono pieni e collaborare cos affinch tutti si completino nell'unit in Dio3 (WS 40 s.). Nella vita del Signore le ore pi" felici furono certamente quelle da lui trascorse nel silenzio della notte, in solitario dialogo col Padre. Ma esse furono soltanto una pausa di respiro dopo un'attivit febbrile che lo poneva in mezzo al tumulto degli uomini e gli mostrava giorno per giorno e ora per ora il triste impasto della debolezza, della bassezza e della cattiveria umana, porgendoglielo come un miscuglio di fiele ed aceto4 (KW 265). Non sappiamo e non dobbiamo chiedere prima del tempo dove ci vuole condurre su questa terra il Figlio di Dio. Sappiamo solo questo: che per coloro che amano il Signore, tutto si volge al bene. E inoltre che le vie del Signore oltrepassano i confini di questa terra. Oh, miracoloso scambio! Il creatore del genere umano ci dona la sua divinit assumendo un corpo umano (WS 14). Il regno del re divino risultato diverso da come lo avevano raffigurato i Salmi e i Profeti. I romani restarono signori del paese e i sommi sacerdoti e gli scribi continuarono a tenere il popolo sotto il loro giogo. Chi apparteneva al Signore portava invisibile in s il regno dei cieli. Non gli fu tolto il suo fardello terreno, anzi gliene furono affidati degli altri; ma ci che aveva in s era una forza possente che rendeva dolce il giogo e leggero il peso (WS 15). Il bambino divino diventato un maestro e ci ha insegnato che cosa dovevamo fare. Affinch l'intera vita umana sia compenetrata dalla vita divina, non basta inginocchiarsi una volta all'anno davanti al presepe e farsi prendere dall'incanto della notte santa. Bisogna stare per tutta la vita in contatto quotidiano con Dio, ascoltare le parole che lui ha detto e che ci

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sono state tramandate e seguire questi insegnamenti. 3 Cf. ibid., pp. 27-28. 4 Cf. Edith Stein, Scientia Crucis, cit., p. 319. Occorre soprattutto pregare, come il Signore stesso ci ha insegnato e come con insistenza ci ha sempre di nuovo raccomandato di fare. Chiedete e vi sar dato. Questa la sicura promessa che si sar esauditi. E chi ogni giorno dice con tutto il cuore il suo Signore, sia fatta la tua volont, pu essere certo di non tradire la volont divina anche se non ha pi alcuna certezza personale (WS 20). Il Signore sa che siamo uomini e che rimaniamo uomini, che ogni giorno devono combattere con le proprie debolezze, e viene in aiuto alla nostra umanit in maniera veramente divina. Come il corpo terreno ha bisogno del pane quotidiano, cos anche la vita divina in noi esige un continuo nutrimento. Questo il pane di vita, disceso dal cielo. In chi lo fa diventare davvero pane quotidiano, si manifesta ogni giorno il mistero del Natale, l'incarnazione della Parola. E questa certo la via pi sicura: mantenere costante l'unione con Dio, crescere ogni giorno con sempre maggiore saldezza, profondit nel corpo mistico di Cristo. So bene che a molti ci sembrer una richiesta troppo radicale. Praticamente, significa per la maggior parte dei casi, se si comincia da capo, una trasformazione di tutta la vita esteriore ed interiore. Ma deve proprio essere cos! Nella nostra vita si deve far posto al Salvatore eucaristico, affinch possa trasformare la nostra vita nella sua vita. Si pretende troppo? (WS 21). La preghiera della Chiesa la preghiera del Cristo vivente. Il suo modello la preghiera di Cristo durante la sua vita terrena 5 (WS 26). Cristo ha partecipato alle funzioni religiose pubbliche del suo popolo, le ha messe in strettissimo rapporto con la sua offerta sacrificale, dando loro cos un senso pieno e specifico quello per cui la creazione rende grazie al creatore. In questo modo ha trasformato la liturgia del Vecchio Testamento in quella del Nuovo Testamento6 (WS 33).

Le preghiere solenni che innalzano i monaci, bocca sonante della Chiesa, incorniciano la santa vittima, incorniciano anche, compenetrano e santificano ogni altro lavoro giornaliero, cosicch preghiera e lavoro diventano un unico opus Dei, un'unica liturgia. Le loro letture dalla Sacra Scrittura, dai Padri della Chiesa, dai testi liturgici e dalle encicliche dei suoi Pastori sono un grande e continuo inno di lode all'opera della provvidenza e alla progressiva realizzazione del piano eterno di Dio. I loro canti di lode

mattutini chiamano a raccolta l'intera creazione, perch si unisca nella lode del Signore: monti e colline, fiumi e torrenti, mari e venti, pioggia e neve, tutti i popoli della terra 7 (WS 30). 5Cf. Edith Stein, La preghiera della Chiesa, cit., p. 8. 6Cf. ibid., p. 17.

7Cf. ibid., p. 14.

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Che cosa sarebbe la preghiera della Chiesa se non il dono d'amore a Dio, che l'amore stesso? 8 (WS 41).

Il tuo sguardo amoroso nel mio affondi porgi l'orecchio ai deboli sussurri e il cuor ricolmi di profonda pace. Ma il tuo amore di ci non ancor pago che in tal scambio resta divisione e intimit maggiore il cuore agogna. Passa la carne tua per la mia carne l'anima tua con la mia si salda quel ch'ero prima gi io pi non sono. Tu vieni e vai, ma in me lasci un seme ch' come un pegno di futura gioia seme nascosto nella mortal carne (GG 8 s.). possibile, o Signore, che uno possa rinascere se ha gi oltrepassato la met del corso della vita? Tu l'hai detto, e in me divenne realt: mi liberai del grave peso di colpa e dolore di una lunga vita10 (GG 11). Nel tuo cuore abita la pace eterna.
Cf. Teresia Renata de Spiritu Sancto, Edith Stetti, cit., p. 25. Cf. Teresia a Matre Dei, Edith Stein, cit., p. 184. 10 Cf. Teresia Renata de Spiritu Sancto, Edith Stein, cit., p. 231.

Vorresti infonderla in ogni cuore, vorresti traboccarvi, ma non trovi accesso su questa terra. Non hanno orecchie per te, che bussi piano, con il martello devi picchiare. Dopo la lunga notte appena si fa giorno, il tuo regno nasce tra alte grida (GG 15 s.).

Il Signore preme nel torchio, le sue vesti sono rosse. Possente, spazza il paese con una scopa di ferro. Nell'ululato della tempesta annuncia il suo ultimo avvento. Sentiamo il sibilo potente il Padre solo sa quando. Chi ci condurr dalla notte alla luce? Come finir il terrore? Dove il tribunale colpir i peccatori? Quando si volger il destino? (GG 16).
11 Cf. ibid., p. 251.

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Sul Monte degli Ulivi, mentre sudava sangue, lottava con il Padre e lo scongiurava, a lui tocc la vittoria e si decise il destino del mondo. L gettatevi a terra a pregare e non chiedete pi chi? come? dove? quando? 12 (GG 17). Non permetterci di giudicare per non essere giudicati, tutti ci inganna l'apparenza delle cose. Vediamo enigmi qui sulla terra, solo il creatore sa

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la verit 13 (GG 17).

Benedici l'anima affranta dei sofferenti, la pesante solitudine degli uomini, chi senza pace, il dolore che nessuno mai confida ad altri. E benedici il cammino 1 Cf. Teresia a Matre Dei, Edith Stein, cit., p. 202. Cf. Teresia Renata de Spiritu Sancto, Edith Stein, cit., p. di chi vaga di notte e non teme gli incubi di vie sconsciute. Benedici la miseria degli uomini che stanno morendo. Concedi loro, Signore, una buona fine. Benedici i cuori, Signore, i pi amareggiati. Dai sollievo ai malati.

A chi hai tolto la cosa pi cara, insegna a dimenticare. Su tutta la terra non permettere a nessun anima di essere straziata. Benedici chi lieto, Signore, proteggilo. Non hai mai preso la mia tristezza. Talvolta grava, pesante, su di me. Dammi la forza

per sopportarla 14 (GG 21 ss.). Chi sei, luce, che mi inondi

14 Cf. Teresia a Matre Dei, Edith Stein, cit., p. 201.

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e rischiari la notte del mio cuore? Tu mi guidi come la mano di una madre, ma se mi lasci non saprei fare neanche un passo solo. Tu sei lo spazio che circonda l'essere mio e lo protegge. Se mi abbandoni cado nell'abisso del nulla, da cui mi hai chiamato all'essere. Tu, pi vicino a me di me stessa a me pi intimo dell'anima mia eppure sei intangibile ed incomprensibile e di ogni nome infrangi le catene: Spirito Santo Eterno Amore " (GG 23 s.). Tu che dal cuore del Figlio scendi nel mio cuore non sei forse la mamma degli angeli e dei beati? Lui che dalla morte
Cf. ibid., p. 188.

si sollevato alla vita dal sonno della morte ha risvegliato anche me a vita nuova e mi d nuova vita di giorno in giorno. la sua pienezza mi inonder, la vita della tua vita s, tu stesso: Spirito Santo Vita Eterna (GG 24 s.).

Sei tu il raggio che guizza dal trono del giudice e irrompe nella notte dell'anima, che mai si comprende? Misericordioso e inesorabile penetra in pieghe segrete. Sbigottita alla vista di se stessa, da spazio al timor sacro, al principio di quella saggezza che viene dall'alto e ci ancora saldamente al cielo d spazio alla tua opera

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che ci rigenera: Spirito Santo Acuto Raggio (GG 25 s). Sei tu la pienezza dello spirito e la forza con cui l'agnello scioglie gli enigmi del volere eterno di Dio? Da te incitati, i messaggeri della giustizia cavalcano per il mondo e con spade affilate dividono il regno della luce dal regno della notte. Allora rinascer il cielo e rinascer la terra ed ogni cosa sar al suo posto grazie al tuo soffio: Spirito Santo Forza Vittoriosa (GG 26 s.) Sei tu il canto dell'amore e del timor sacro che risuona eterno intorno al trono di Dio, che sposa in s il puro suono di tutte le cose? L'armonia, che unisce le membra al capo, nella quale ognuno trova beato il senso profondo del proprio essere ed esultando scorre nel tuo fluire: Spirito Santo Giubilo Eterno (GG 27).

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V. Croc e resurrezione. Si giunge a possedere una scientia crucis solo quando si sperimenta fino in fondo la croce. Di questo ero convinta fin dal primo istante, perci ho detto di cuore: ave crux, spes unica! 1 (BII 167).

Molto pi efficace della mortificazione che ci si impone di propria scelta la croce esteriore o interiore che Dio stesso ci carica sulle spalle 2 (KW 265). La fede presenta Cristo allo sguardo dell'anima: povero, annientato, crocifisso, abbandonato dallo stesso Padre celeste nell'istante cruciale del supplizio. Nella sua povert e nel suo abbandono, essa ritrova la propria miseria. Aridit, disgusto e afflizione formano ora la croce spirituale pura che le viene offerta. Accettandola, essa constata per esperienza come si tratti di un giogo soave e d'un peso leggero. La croce le serve da bastone che le facilita la marcia verso la vetta. Cf. Edith Stein, La scelta di Dio, cit., p. 152. Cf. Edith Stein, Scientia Crucis, cit., p. 319. 81

Quando si rende conto che il Cristo ha effettuato la sua opera pi eccelsa nell'avvilimento supremo, nell'annientamento della croce, realizzando cos la riconciliazione e l'unione dell'umanit a Dio, allora si ridesta anche in lei la convinzione che la morte di croce subita da vivi, sia nel corpo che nello spirito, sia l'unica via che porta all'unione con Dio. Come Ges, nell'abbandono prima della morte, si consegn nelle mani dell'invisibile e incomprensibile Iddio, cos dovr fare anche l'anima, gettandosi a capofitto nel buio pesto della fede, che l'unica via verso l'incomprensibile Iddio3 (KW 107). Nella passione e morte di Cristo i nostri peccati sono stati consumati dal fuoco. Se accogliamo con fede questa verit, accettando fedelmente e senza riserve il Cristo tutto intero in modo da scegliere e percorrere la via dell'imitazione di Cristo, allora attraverso la sua passione e la sua croce, egli ci condurr alla gloria della resurrezione. appunto ci che si prova nella contemplazione: attraverso il fuoco dell'espiazione si giunge alla beata unione d'amore. Alla luce di questa realt si spiega anche il suo carattere contraddittorio. morte e resurrezione. Dopo la notte oscura splende la viva fiamma d'amore 4 (KW 165).

Cf. ibid., p. 141. Cf. ibid., p. 207. 82 Il mondo che percepiamo coi nostri sensi su un piano puramente naturale il saldo terreno che ci sostiene, la casa in cui ci sentiamo a nostro agio, che ci alimenta e ci fornisce tutto il necessario, la fonte delle nostre gioie e dei nostri piaceri! Se ci viene tolta o ci vediamo costretti a sloggiare, abbiamo veramente l'impressione che ci manchi il terreno sotto i piedi, che la notte ci avviluppi da ogni lato; ci sembra di affondare, di essere finiti. Ma non cos. In realt stiamo per essere sistemati su una via pi sicura, bench si tratti di una strada buia, immersa nella notte: la via della fede. senz'altro una via, perch conduce al traguardo dell'unione. Ma per una via notturna, perch paragonata alla chiara visuale della ragione naturale la fede una conoscenza oscura: ci fa conoscere qualcosa che non riusciamo a vedere. Ecco perch si deve dire che il fine da raggiungere sulla via della fede anch'esso una notte: sulla terra, anche nell'unione dell'estasi, Dio ci resta nascosto. L'occhio del nostro spirito non in grado di sostenere la sua luce sfolgorante e si guarda intorno come nel buio notturno. Tuttavia, come la notte cosmica non sempre oscura allo stesso modo per tutta la sua durata, cos anche la notte mistica ha i suoi segmenti temporali e le corrispettive gradazioni. Il progressivo sommergersi del mondo dei sensi assomiglia al cadere della notte, quando della chiarezza del giorno resiste ancora una luce crepuscolare. La fede invece il buio della mezzanotte,

perch allora non solo eliminata ogni attivit dei sensi, ma persino ogni conoscenza intellettiva naturale. Quando per l'anima incontra Dio, sorge gi nella sua 83

notte la luce dell'alba, preludio al nuovo giorno dell'eternit (KW 39). Come Ges, nel suo abbandono di morte, si consegn nelle mani dell'invisibile e incomprensibile Iddio, cos l'anima si dovr gettare a capofitto nel buio pesto della fede, che l'unica via verso l'incomprensibile Iddio. Allora le verr concessa la contemplazione mistica, il raggio di tenebra, la misteriosa sapienza di Dio, la conoscenza oscura e vaga: solo questa adatta all'incomprensibile Iddio, che acceca l'intelletto e gli si presenta sotto forma di tenebra. Essa dilaga nell'anima e lo fa con tanto maggior trasparenza quanto pi l'anima depurata da ogni altra impressione. qualcosa di molto pi puro, delicato, spirituale e intimo nei confronti di tutto ci che noto alla conoscenza della vita spirituale naturale; e per di pi, elevata com' al di l di ogni ordine di tempo, risulta un vero principio della vita eterna in noi. Non una mera accettazione del messaggio della fede, da noi udito, n un semplice volgersi a Dio conosciuto solo per sentito dire ma un intimo contatto e un'esperienza di Dio che ha la forza di staccare l'anima da tutte le cose create, sollevandola in alto e sommergendola al tempo stesso in un amore che non conosce il suo oggetto 6 (KW 107). Cf. ibd., p. 68. Cf. ibid., pp. 141-142. Si conosce Dio solo se egli si rivela; e gli spiriti ai quali si rivela trasmettono la sua parola. Chi conosce la buona novella la annuncia. Ma quanto pi profonda la conoscenza, tanto pi essa oscura e misteriosa, e tanto meno possibile esprimerla a parole 7 (WG 37). Pi l'anima si innalza verso Dio, pi si sprofonda in se stessa: l'unione avviene nell'intimo dell'anima, nel suo fondo estremo 8 (KW 137). Credere vuol dire anche occuparsi di quella realt di cui tutte le verit della fede parlano: Dio. Allorch l'anima, in questo suo abbandono totale, sperimenta l'abbraccio dell'oscuro e incomprensibile Iddio, abbiamo la contemplazione oscura, che Dio stesso partecipa all'anima sotto forma di luce e di amore al tempo stesso9 (KW 119). Sicch la propria perfezione personale, l'unione con Dio e l'azione che mira a perfezionare gli altri e ad unirli a Dio, vengono a formare un solo complesso indivisibile. Ma il passaggio obbligato la croce. E predicare la croce sarebbe cosa vana, se non fosse in realt espressione d'una vita vissuta in unione con il Crocifisso 10 (KW 252 s.). 7 Cf. Edith Stein, Vie della conoscenza di Dio e altri scritti, Edizioni Messaggero,

Padova 1983, pp. 133-134. 8Cf. Edith Stein, Scientia Crucis, cit., p. 175. 9Cf. ibid., p. 155. 10 Cf. ibid., pp. 303-304.

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Il progressivo sgretolamento della natura apre sempre maggiore spazio alla luce soprannaturale e alla vita divina. Quest'ultima si impadronisce delle energie naturali, trasformandole in energie divinizzate e spiritualizzate. Cos ha luogo nel cristiano una nuova incarnazione di Cristo, che equivale ad una resurrezione dalla morte in croce. L'uomo nuovo porta anche lui nel proprio corpo le stigmate di Cristo: sono un ricordo della miseria del peccato da cui egli sorto a nuova vita, ma anche del caro prezzo con cui questa stata pagata. Gli resta inoltre il dolore e la nostalgia di una vita piena e completa, fino a quando non potr entrare nella luce senza ombre, passando attraverso la porta della effettiva morte corporale. L'unione nuziale dell'anima con Dio il fine per cui essa fu creata, pagato con la croce, consumato sulla croce e sigillato con la croce per tutta l'eternit " (KW 241). ben diverso essere uno strumento, quanto si voglia eletto, e possedere la grazia. Non dobbiamo giudicare e dobbiamo aver fiducia nella imperscrutabile misericordia di Dio. Non dobbiamo neppure perdere di vista gli ultimi eventi. Dopo ogni incontro, in cui sento sempre pi l'impotenza di ogni azione diretta, si acuisce in me un desiderio ardente di essere holocaustum, che si definisce sempre pi in un hic Rhodus, hic salta. Pu anche darsi che la forma di vita attuale non ci sembri la pi adeguata, in fondo che cosa ne sappiamo? Ma una cosa certa, che noi viviamo qui ed ora per ottenere la nostra salvezza e quella di coloro che ci sono affidati. E allora vogliamo aiutarci, pregando l'uno per l'altro in questo tempo santo, affinch impariamo sempre pi, ogni giorno, ogni ora, a costruire nell'eternit, non vero? 12 (BI 59 s.).

Nel 1917, allorch Edith Stein era assistente di Edmund Husserl, giunse a Friburgo una notizia dolorosa. Adolf Reinach, anche lui assistente di Husserl, era morto sul campo di battaglia delle Fiandre. Il dolore di Edith Stein fu grande; pens alla moglie di Reinach. Da Gottinga, la pregarono di ordinare il lascito di Reinach. Edith Stein temeva di rivedere la vedova. Il suo animo era sconvolto: Reinach, che insieme con Husserl costituiva il fulcro del circolo di Gottinga, non viveva pi. Attraverso la sua bont, aveva potuto gettare uno sguardo in quel mondo che le sembrava sbarrato. Il ricordo non la aiutava. Che cosa avrebbe potuto dire alla moglie, certamente in preda alla disperazione? Edith Stein non poteva credere ad una vita eterna. L'atteggiamento rassegnato della signora Reinach la colp come un raggio di luce che proveniva da quel regno nascosto. La vedova non era abbattuta dal dolore. Nonostante il lutto, era piena di una speranza che la consolava e le dava pace.

CF. ibid., p. 290.

Cf. Edith Stein, La scelta di Dio, cit., pp. 46-47.

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Di fronte a questa esperienza, andarono in frantumi gli argomenti razionali di Edith Stein. Non la conoscenza chiara e distinta, ma il contatto con l'essenza della verit trasform Edith Stein. La fede risplendette a lei nel mistero della croce. Era necessario ancora un lungo cammino prima che riuscisse a trarre tutte le conseguenze da questa esperienza. Per una pensatrice come Edith Stein, non era facile tagliare tutti i ponti e osare il salto nella nuova vita. Ma il colpo fu cos forte che ancora poco prima della sua morte, cos parlava di questa sua esperienza al gesuita padre Hirschmann:
Fu il mio primo incontro con la croce e con la forza divina che essa comunica a chi la porta. Vidi per la prima volta, tangibile davanti a me, la Chiesa, nata dal dolore del Redentore, nella sua vittoria sul pungolo della morte. Fu il momento in cui and in frantumi la mia incredulit e risplendette la luce di Cristo, Cristo nel mistero della croce 13 (WH 337 s.).

Inizio della persecuzione degli ebrei


L'uomo incominci a parlarmi e raccont ci che riferivano i giornali americani sulle atrocit di cui erano vittime gli ebrei. Erano notizie non confermate, che non voglio nemmeno ripetere. Cf. Teresia a Matre Dei, Edith Stein, cit., pp. 44-45. rVoglio ricordare solo l'impressione che provai quella sera. Avevo gi sentito parlare in precedenza di crudeli provvedimenti contro gli ebrei. Ma solo allora mi apparve chiaro all'improvviso che Dio metteva di nuovo duramente alla prova il suo popolo e che il destino di questo popolo era anche il mio destino. Non feci notare all'uomo che mi sedeva di fronte quello che sentivo dentro di me. Evidentemente, non sapeva nulla delle mie origini. In genere, in casi simili, ne parlavo. Quella volta non lo feci. Mi sarebbe sembrata una violazione del diritto di ospitalit se gli avessi turbato il riposo notturno con una tale rivelazione 14 (TR 129).

Enciclica contro la persecuzione degli ebrei


Informandomi a Roma, seppi che non avevo alcuna speranza di poter avere un'udienza privata (con Pio XI) a causa dei troppi impegni del Papa. Si sarebbe potuta ottenere per me solo una udienza particolare (ossia, in un piccolo gruppo). Ma non era quello che desideravo. Cos rinunciai al viaggio e misi per iscritto la mia richiesta. So che la mia lettera fu consegnata sigillata al Papa; qualche tempo dopo, ricevetti anche la sua benedizione per me e per i miei cari. Ma non ci fu nient'altro.

Cf. Teresia Renata de Spiritu Sancto, Edith Stein, cit., p. 168.

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In seguito, mi sono spesso chiesta se qualche volta quella lettera non gli sia tornata in mente. Infatti negli anni successivi si realizzato punto per punto ci che allora avevo previsto sul futuro dei cattolici in Germania 15 (TR 131). Provai quasi un senso di sollievo al pensiero di essere veramente coinvolta nella sorte generale, ma dovevo naturalmente riflettere su ci che avrei dovuto fare in seguito 16

(TR 132).

Circa dieci giorni dopo il mio ritorno da Beuron, pensai se non fosse ormai tempo di entrare nel Carmelo. Da circa dodici anni, il Carmelo era la mia aspirazione. Da quando mi era capitata tra le mani, nell'estate del 1921, la vita della nostra santa madre Teresa, ed aveva posto fine alla mia lunga ricerca della vera fede. Quando ricevetti il battesimo, il giorno di Capodanno del 1922, pensai che era solouna preparazione al mio ingresso nell'Ordine. Quando per alcuni mesi dopo mi trovai di fronte alla mia cara mamma per la prima volta dopo il battesimo, mi apparve chiaro che non era ancora pronta a questo secondo colpo. Non ne sarebbe morta, ma si sarebbe riempita di amarezza, e non potevo rendermene responsabile. Dovevo attendere pazientemente. Cos mi fu consigliato anche dal mio direttore spirituale. Alla fine l'attesa era diventata per me molto dura. Ero divenuta estranea al mondo. Prima di iniziare l'attivit a Mnster e do po il primo semestre, avevo chiesto insistentemente il permesso di entrare nell'Ordine. Mi fu rifiutato, considerando l'opposizione di mia madre e l'attivit che svolgevo da alcuni anni nel mondo cattolico. Avevo obbedito. Ma ora tutti gli impedimenti erano crollati. La mia attivit era finita. E mia madre non mi avrebbe preferita in un monastero in Germania piuttosto che in una scuola in Sudamerica? Il 30 aprile era la domenica del Buon Pastore nella chiesa di San Ludgerio si festeggiava il santo pregando per tredici ore di seguito. Ci andai nel tardo pomeriggio e mi dissi: non esco prima di sapere se posso entrare adesso nel Carmelo. Quando fu data la benedizione finale, avevo il consenso del Buon Pastore " (TR 133). Consideravo Beuron come l'anticamera del cielo, ma non avevo mai pensato di farmi benedettina; ero sempre stata convinta che il Signore mi avesse tenuto in serbo nel Carmelo qualcosa che avrei potuto trovare solo l 18 (TR 135). La fede nel Messia quasi sparita negli ebrei di oggi, anche nei credenti. E quasi altrettanto la fede in una vita eterna. Per questo, non sono mai riuscita a far capire a mia madre n la mia conversione n la mia scelta di entrare nell'Ordine. Ed proprio per questo che soffre ancora molto per la nostra separazione, senza che io possa dirle una

parola di conforto.

Cf. ibid., p. 170. Cf. ibid., p. 171. 17 18 Cf. ibid., pp. 171-172. Cf. ibid., p. 174.

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Devo scriverle, ma non posso dirle niente di essenziale. La mia speranza solo nel fatto che per tutta la vita ha creduto in Dio con la fiducia di un bambino e che la sua stata una vita di sacrifici. E chiss che non sia proprio la separazione dalla figlia pi piccola, che amava in modo particolare, e qualche piccolo accenno che talvolta mi sono permessa di fare a provocare nella sua anima delle riflessioni di cui nulla traspare all'esterno. Spem suam Deo committere, diceva san Benedetto (Regola 4, 41) 19 (BII 61). Che cosa mi si potrebbe dire per consolarmi? Umanamente, c' poco da consolarsi, ma colui che ci da la croce sa anche renderci il peso dolce e leggero 20 (BII 127). Ci fa bene pensare che abbiamo la cittadinanza delparadiso e che i santi in cielo sono i nostri concittadini e coinquilini. Questo ci fa sopportare pi facilmente le cose quae sunt super terram 21 (BII 135).

Scimus quoniam diligenti bus Deum... (Rm 8, 28: a chi ama Dio, tutto volge per il meglio)

varr anche per mia madre, perch ha veramente amato il suo Dio (come spesso diceva con vigore) e con questa fede ha sopportato molte dure prove e ha fatto molto del bene22 (BII 64 s). 19 Cf. Edith Stein, La scelta di Dio, cit., pp. 106-107.

20 Cf. ibid., p. 134. 21 Cf. ibid., p. 139. 22 Cf. ibid, p. 108.

Quella frase della Lettera ai Romani (Rm. 8, 28) mi ha dato grande conforto e gioia nell'estate del 1933 a Mnster, quando il mio futuro era ancora molto incerto. Mai ho letto cos di cuore come allora l'Ufficio dei Martiri del tempo pasquale, in cui la si ripete tante volte. Anche adesso deve essere il mio sostegno. Da quattro generazioni mia madre era il perno che teneva unita la famiglia. Adesso il dolore che tiene tutti uniti intorno a lei, anche i nipoti che sono in terra straniera. Ci che seguir sar ancora pi doloroso per chi resta. D'ora in poi, per tutta la mia vita dovr prendere io il suo posto, insieme con mia sorella Rosa, che unita a me nella fede 23 (BII 65). Le mie lettere fanno dei lunghi giri ed hanno bisogno di molto tempo per arrivare a destinazione. Ma una volta arrivate, trovano subito risposta. Naturalmente, anche in questi casi molto resta non detto. Sono solo segni che non si pu essere divisi da una separazione spaziale quando si uniti in Dio. E questo resta valido anche se questi segni dovessero venire a mancare (BII 65).

Grazie infinite per la sua cara lettera del 23 novembre. Devo dirle che ho portato il mio nome da religiosa gi quando ero postulante. Mi stato dato cos come l'ho chiesto. 23 Cf. ibid., p. 109.

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Sotto la croce ho capito il destino del popolo di Dio, che fin da allora cominciava a preannunciarsi. Ho pensato che chi comprende come tutto questo sia la croce di Cristo dovrebbe prenderla su di s in nome di tutti gli altri. Oggi so un po' pi di allora che cosa vuol dire essere sposa del Signore nel segno della croce. Certamente, non lo si capir mai per intero, perch un mistero 24 (BII 124). Cara madre, mi permetta di offrire me stessa al cuore di Ges quale vittima d'espiazione per la vera pace: affinch cessi il dominio dell'anticristo, possibilmente senza una Seconda Guerra mondiale, e possa venire instaurato un nuovo ordine. Vorrei farlo ancor oggi, perch mezzanotte. So di essere un nulla, ma Ges lo vuole, ed egli chiamer certamente molti altri in questi giorni " (BII 133). Non l'attivit umana che ci pu salvare, ma soltanto la passione di Cristo. Esserne partecipe, questa la mia aspirazione 26 (TR 135).

mia vita e la mia morte a suo onore e lode, secondo le intenzioni della Chiesa, e affinch il Signore sia accolto dal suo popolo e il suo regno venga con gloria, per la salvezza della Germania e la pace del mondo, infine per i miei cari, vivi e defunti, e per tutti coloro che Dio mi ha affidato: che nessuno di loro si perda 21 (WH 428).

Testamento
Fin da ora accetto con gioia la morte che Dio mi ha riservato, sottomettendomi pienamente alla sua sacra volont. Prego il Signore che voglia accettare la mia vita e la mia morte a suo onore e lode, secondo le intenzioni della Chiesa, e affinch il Signore sia accolto dal suo popolo e il suo regno venga con gloria, per la salvezza della Germania e la pace del mondo, infine per i miei cari, vivi e defunti, e per tutti coloro che Dio mi ha affidato: che nessuno di loro si perda.