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In copertina:
(in alto a sinistr): A. M. Remy, Trttato dell'arte del carpentiere, prima trduzione italiana dell'Ing. Gi Romano Antonelli, Venezia, 1856
(in basso a sinistra): nodo monaco-catena rotto di una capriata (S. Eufemia, Verona)
(a destr): bellissimo esempio di nodo chi uso (foto genti l mente oferta da LegnoDOC, Firenze)
Copyright 2000 by FrancoAngeli s. r. l . , Mi lano, Italy
Ri stampa Anno
2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 20 l o
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"FrancoAngeli, vi ale Monza 106, 20127 Mi lano"
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Indice
Introduzione, di Franco Laner
1 . Capriate: i ntuizione, tecnologia e scienza delle costruzioni
2. Storia, come fonte di conoscenza per l ' i nnovazi one
1. Le capriate: sviluppo storico della concezione strut
turale, di Umberto Barbisan
2. Terminologia e tipologie, di Franco Laner
l . Terminologia. Tetti e capriate
2. Tipologie
3. Esempi di dimensionamento, di Umberto Barbisan
l . Cenni preliminari sui criteri di dimensionamento
2. Capriata trangolo sempl i ce con carico concentrato al
colmo
3. Analisi nodo puntone-catena
4. Aste composte
5. Capriata con monaco
6. Capri ata tri angolo semplice con carico uni forme
mente distribuito
7. Verifica attrito agli appoggi di una capriata rispetto
al vento
8. Capriata con monaco e due saette
9. Confronto capriata soggetta a carichi concentrati e a
carichi uniformemente di stribuiti
l. Capriate all ' inglese
1 1 . Capri ate soggette a carichi non simmetrici
1 2. Soluzioni a confronto
1 3. Capriata i nteramente iperstatica con carico unifor
memente distribuito
1 4. Copertura a travi i ncl inate
1 5. Arcareccio soggetto a flessione deviata
4. Paricolari costruttivi, di Franco Laner
l . Interfacci a capriata-muro
2. Puntone-catena
3. Monaco-colmo e monaco-puntone
4. Il nodo monaco-catena
b. Criteri e tecnologie per il recupero, di Franco Laner
l . L' ipotesi del l a sostituzione di parti
pag. 7
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V4
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l 01
l 01
J
2. Un esempio di recupero per sostituzione mirata ( Arse
nale di Venezia)
3. Attualit del la tradizione del legno
4. Sulla cautela dell ' i mpiego di resine e del l ' acciaio
pag. 1 03
1 07
l 08
b.Manti di coperura, di Umberto Barbisan
1 1 2
Appendice A. La deformazione diferita del legno, di
Federico Zgo
1 27
l . Consi derazioni generali sul l a deformazione differita del
legno 1 27
2. Fattori che infuenzano la deformazione vi scosa per i l le-
gno di conifera
1 28
3. Appl icazioni numeriche 1 29
4. Osservazioni sul l a frecci a 1 3 1
5 . Commento 1 3 7
Appendice B
1 40
Bibliografia
1 45
Introduzione
T . Capriate: i ntui zione, tecnol ogi a e sci enza del le co
struzi oni
Lo studio sul l e capriate, si a che venga svolto con i ntendimenti storici -
il suo i mpiego fora la coltre di molti secoli - o con i ntendimenti tecni
co-costruttivi - le sol uzioni adottate contemplano i pi alti saperi sul
legno - o i nfine con obietti vi didatti ci o di i nnovazione, rivela l a com
plessit di questo componente strutturale diffusamente adottato per me
die ed i mportanti luci di copertura.
Il forte intreccio di storia, tecnologia, architettura e cultura materiale,
fa inoltre comprendere come l a capriata non sia faci lmente riducibile a
categorie, schematismi o anche complessi model l i strutturali . Anzi, con
efficace si ntesi , si pu affermare che le capriate non appartengono al
la scienza delle costruzioni, bens all ' arte del costruire, quasi a sottoli
neare che, per quanto raffinati siano i model l i di calcolo, ni ente pi
del l a perizia esecutiva, speci e nella real izzazione dei nodi di confluen
za del l e membrature resi stenti, o gi unzioni e unioni, o nel l a scelta del
materiale, garantisca la sicurezza strutturale.
A questo proposito significativa la raccomandazione di Pall adio che,
nel descri vere le modali t esecutive dei ponti reticolari i n legno, i nvita
al i ' attenzione per il dettaglio, specie dei nodi di confluenza delle aste,
che descrive minuzi osamente, mentre non dedica nemmeno una riga
del dimensionamento degl i elementi struttural i . Anzi il nodo strutturale
che propone (Libro III, cap. VII) cos fatto, che quanto maggiore ca
rico c sopra il ponte, tanto pi le parti si stringono assieme e fanno
maggiore la fermezza dell ' opera.
D' altra parte anche l e stati stiche sulle cause di fuori -servizio' del le
strutture l ignee non regi strano casi dovuti ad i nsufficienza di sezione,
quanto piuttosto, quando il crollo ascri vibile a cause strutturali , al le
incertezze progettuali e, soprattutto all ' errata esecuzione dei nodi di in
terfacci a legno-legno o l egno-altri materi al i .
I l disegno e l ' esecuzione del particolare costruttivo dunque i l massi
mo i ndicatore del l a capacit progettuale e della perizia tecnica. I l det
taglio la cartina al tornasole delle strutture l ignee e dal particolare
faci l e risalire alla concezione strutturale e rendersi conto del valore
del l ' opera.
L' altro grande argomento del progetto del l e capriate e, i n generale, di
tutte l e strutture lignee, riguarda la necessit di concepire la struttura
spazialmente. La grande dimestichezza con le strutture in calcestruzzo
?
Cantiere medioevale con carpentieri che appa
recchiano l a coperura; perni e cavicchi in le
gno sono i mpiegati per l ' uni one degl i elementi
strutural i . Soto, analogo ti po struturale conte
nuto nel l ' edizione veneziana del 1 567 del tratta
to di Vitruvio tradotta da D. Barbaro con di se
gni di A. Palladio.
,rico di casa rurale in Romania, regione di Maramures: particolare e suggestivo esempi o di nodo l i gneo. Le due saette
'Ila mensola sono unite al pi l astro con incastro a tenone e morasa e cavi cchi di legno. La necessit strutturale quindi
egata dalla capacit del magistero costruttivo (foto di A. Al pago Novell o). A destra dettagl i di nodi in edificio rurale al pino
. Gebhard, Alte Bauernhauser. Von den Halligen bis zu den Alpen, Callawey, Monaco, 1 977).
terpretazione di un nodo di col legamento delle aste di un
mte l i gneo proposto da A. Palladio, l quattro libri dell'ar
Jitettura, Venezi a, 1 570, Libro 11.
Crol l o di una capriata mal concepita ed indebol ita nel pun
to di massi ma sol lecitazi one (G. Del l a Gi usti na, Pari gi ,
1 985).
.
dversement
du mur
chevrons 8 X9
6 nvir0n
pannes 18 X9
arbaltriers 17 X 11

i
armato o in muratura e la ancor scarsa pratica con le strutture in ac
ci aio, sono un forte ostacolo alla concezione tridimensionale, al i ' im
piego dei controventi , alla l imitazione del l e l uci l ibere di i nflessione e
alla convi venza con un materiale che ha un relati vamente basso modu
lo di elasticit.
Concezione strutturale spaziale, attenzione al dettagl io e alla deforma
bilit del legno sono quindi i grandi temi del progetto con un materiale
che, se ben capito, pu riservare soddi sfazione sia sul piano economico
e tecnico, sia e soprattutto su quello espressivo.
Un altro fattore contribui sce a rendere poco "calcolabili" l e strutture in
legno. Mi riferisco alla notevole di spersione dei valori di resi stenza
meccani ca tale da non consentire, pur appl i cando grandi coefficienti di
sicurezza, gi udizi signi fi cati vi sul l ' effi cienza strutturale (il ragiona
mento vale soprattutto per i l legno massiccio e meno per i l l egno la
mellare che ha contenuti coeffi cienti di di spersione) .
Come noto, l a resi stenza meccanica del l egno, anche del l a stessa spe
cie legnosa, assai variabile, non solo per i luoghi di provenienza, ma
addirittura per segati dello stesso albero.
Dati sperimentali , osservati su un cospicuo numero di provini sottopo
sti a flessione, portano a coeffi cienti di di spersione o variazione (b = O
/ Rm, rapporto fra scarto quadratico medio e resi stenza media) i l cui
valore supera faci lmente lo 0, 2 (20% ) , ritenuto parametro oltre i l quale
ha poco significato l' applicazione dei normali criteri di verifi ca della
sicurezza. Come i nfatti si vede, nel successivo grafico, la relazione
coef di dispersione/coef di sicurezza assai aleatoria quando si ha a
che fare con forte di somogeneit. | d' altra parte assai intuitivo che pi
cresce l ' i gnoranza sulle effettive capaci t di resistenza, pi ci si debba
cautelare.
Relazione schematica fra coeficiente di sicurezza e coeficiente di di
spersione. Materiali omogenei (basse di spersioni) sono gravati da piccol i
coeficienti di si curezza. Aumentando la di spersione, aumentano i coefi
cienti di sicurezza. L'andamento asi ntotico della curva fa vedere come
sia i mproprio e labile assegnare coefficienti di si curezza per o maggi ore
del 20%.
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0,5 0,10 0,15 0,20
coeHicientedid|sperslone

Caratterizazione storica del controventamento


di facciata i n edifici del l ' alta, medi a e bassa
Germania. Nel l a pri ma riga edifici medi oeval i
(fino al 1 470), quindi dal l a transizione (1 470-
1 550), del ri nasci mento (1 550-1 650) ed infine
del periodo barocco (1 650-1 750).
otura "per trazione" di un monaco delle ca
iate del palcoscenico del Teatro la Fenice a
:mezia.
t
I
\ * .
1000 cm
Si puo m parte superare questa difficolt raggruppando gli elementi
strutturali in cl assi pi omogenee che, i n sintesi, l ' i ndiri zzo assunto
dali ' Eurocodice 5 Strutture in legno, oppure spostando l ' attenzione
nell ' estrema cura ai dettagl i costrutti vi e, soprattutto, all e modal it di
messa in opera.
L' i ntroduzione del l egno l amell are, materiale che subisce severi con
trol l i di qual it durante il processo di produzione, con eliminazione di
scarti e difetti e selezione sia del materi ale di base sia delle condizioni
del le fasi di processo, permette di ottenere prodotti fniti con dispersio
ne del l ' ordine dello 0,0470,06. Tale contenuto coefficiente ha riconse
gnato i l legno al l a "calcolabi lit" offerta dal l a scienza delle costruzio
ni, anche se l a tecnologia rimane protagoni sta per l ' attesa di sicurezza.
I fattori che i nfl uenzano l a dispersione delle caratteri stiche meccaniche
del l egno sono, oltre alla gi accennata intri nseca disomogeneit di
questo materiale naturale, anche i molti "difetti" (fra vi rgolette, poich
ci che per noi sono difetti, come nodi, fessure, deviazioni, per l ' albe
ro sono fattori congeniti) e, soprattutto, dove questi difetti vengono a
trovarsi in opera. Per esempio, le fessure dovute al ritiro per perdita di
umidit hanno efetto diverso i n una trave se sono poste vertical mente
od orizzontalmente. Infatti il modul o di resi stenza di una trave compo
sta verticalmente superiore a quello di una trave composta orizzon
talmente a meno, ovvi amente, di perfette unioni .
Ancora, un nodo (i ntendiamo qui i l cl assico e noto "difetto" del l e
gno), posto i n una zona tesa, molto faci l mente pu scatenare l ' energia
di frattura, a causa di possi bi l i , localizzate, devi azioni della fi bra, men
tre lo stesso nodo, posto i n zona compressa, non indeboli sce l a trave.
La posa in opera del l e travi presumerebbe quindi una attenta val utazio
ne del l a di stribuzione e localizzazione dei difetti, cosa oggi quasi im
possibile, ove si pensi che i l cantiere sempre pi organizzato a "pro
va di errore", nel senso che sempre meno la posa deve essere infuen
zata dai gi udizi soggettivi e i materiali e componenti sono sempre pi
standarizzati, omogenei, ripetitivi, ugual i .
Nel 1 992 - narro questo episodio per megl io attirare l ' attenzione sul
l ' aleatoriet del l e capacit meccaniche del legno - fui incaricato dal
Comune di Venezia, di accertare l e cause della rottura di un monaco di
una capriata del palcoscenico del Teatro la Fenice a Venezia. Durante
una revisione del l e strutture, i n occasione della realizzazione del sipa
rio tagl iafuoco, venne infatti notata una fessura trasversale estesa a pi
di met del l a sezione del monaco.
La sezione di tale monaco, i n legno di rovere, era (l ' imperfetto d' ob
bligo, visto che ora non c' pi a causa del tragico i ncendio che ha
completamente distrutto i l celebre teatro veneziano) di 30 X 30 cm.
Come poteva, una tale sezione rompersi , quando molto pi deboli era
no la staffa in ferro, i bulloni di chiodatura o l ' incastro superiore del
monaco al puntone e alla controcatena?
Per portare a rottura il monaco, sarebbero stati necessari pi di
500. 000 daN ( c1 A = 600 X 30 X 30 = 540. 000 daN), mentre per l a staf
fa in fero sarebbero stati necessari 60. 000 daN (3.000 X l X !x 2 =
60.000 daN) ed ancor meno per i bulloni .
I 0
Per il monaco era rotto. Certo, la struttura era sottoposta a forti cari
chi dinami ci , come gl i improvvisi arresti dei tiri i n quota del l e scene,
cedimenti di ferenziali potevano aver fatto lavorare i n modo improprio
i l monaco, ma era i mpossibile trovare una motivazione del l a rottura
val utando gli stati di sol l ecitazione.
E se fosse stato messo i n opera gi rotto?
Chiesi ai uto al prof. Giordano, sottoponendogl i il caso e l a mia idea.
Mi rispose con una l unga memoria che trattava dei frequenti casi di
rottura di tronchi durante i l taglio per cause di v erse. Queste rotture so
no diffcil mente osservabi l i , perch i l tronco, subita la rottura, ri chiude
l a fessura e una percentuale (qualche unit per mi l le) di tronchi rotti
pu essere messa i n opera.
La rottura riscontrata nel monaco alla Fenice era per cos dire "fi siolo
gica", non patologica, ma ci l a dice l unga sul l ' aleatoriet del l e cara t
teristiche meccaniche del l egno massiccio e sul l a ri sibil it dei tradizio
nali coeffi cienti di sicurezza.
Un altro difetto, che contribuisce ad aumentare l ' aleatoriet delle carat
teri stiche meccaniche del l egno, la deviazione del l a fibratura che si
manifesta con fessure pi o meno i ncl i nate.
L'angolo di i ncl i nazione, rispetto al i ' asse longitudinale, rappresenta
l'indice di difettosit. Per ogni grado di i ncl i nazione - stando al la l ette
ratura necessario penal izzare di due-tre punti l a tensione ammi ssi
bile. Da prove sperimentali che ho eseguito su un buon numero di
campioni per ri sultato che se l a tra ve ricavata dall ' i ntero tronco
(trave con cuore) la resistenza non subisce diminuzione, ma se la trave
ricavata da mezzo tronco o da un quarto (trave fuori cuore) , la ridu
zione di resistenza drammatica, proprio perch l e fbre sono interot
te e faci lmente si i nnesca l ' energi a di frattura.
Spesso, considerato che l e travi sono consegnate "bagnate", ovvero
con umidit superiore al 25%-30% (personal mente non accetterei travi
con pi del 1 6- 1 8%, in dipendenza anche dal l ' umidit del l ' ambiente
con cui dovranno essere poste in opera), i l difetto suaccennato si mani
fester in eserci zio e nulla si potr fare per riportare le travi alla rettil i
nearit.
Nemmeno le fessure che si apriranno per perdite d' acqua del legno sa
ranno mai ri sarci bil i : l a cosa migliore sarebbe poter acqui stare travi gi
fessurate, cos almeno i "difetti" saranno evidenti e ci si potr conse
guentemente regolare. Ma per avere travi "stagi onate" - ovvero fessu
rate - i l legname deve essere esposto all ' ari a per diverse stagioni . Nes
sun commerciante per pu faci lmente permettersi i l l usso di tener a
l ungo fermo tale capitale: oltretutto la commi ttenza diffi cil mente ac
qui sta l egno fessurato!
Il progetto col legno massicci o qui ndi una sfida. Con un materiale
anisotropo - le caratteristiche variano secondo l e tre direzioni, longitu
dinale, radiale e tangenziale, per preci sione sarebbe ortotropico - pieno
di l uoghi comuni sulla sua durabi l it e resistenza, spesso privo di codi
ci per la sua assenza del l a scena costruttiva degl i ultimi 60-70 anni e
spesso trattato surrettiziamente come altri materiali pi conosci uti,
necessario tenera alta l ' attenzione e non possibile abbassare la guar-
I I
Schema delle roture da abbati mento o roture
da caduta che si possono verificare: 1-11-111, per
ostacoli prossi mi al l a base; IV-V, per ostacoli
nel l a pare mediana del tronco da lavoro; VI-VII
VIl i-IX, per ostacoli verso la chi oma o i l ci mal e;
R, rottura del tronco da lavoro; r, rotura del ci
male (G. Gi ordano, l/ legno dalla foresta ai vari
impieghi, Hoepl i , Mi lano, 1 956).
Determi naz!one del l ' angolo O di i ncl inazi one
della fibratura, secondo le norme DIN 4074, ta
bella dei coeficienti riduttivi ed esempi o di rot
ture di trave "fuori cuore" con fi bra tora.
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0,D/
dia. Ma in questo conti nuo confronto c' anche tutta la bellezza del
progetto col l egno, che non mai conclusivo, nel senso che ogni suc
cesso significa conoscenza aggi untiva e capacit di domarl o.
Infine, richiamando ancora lo slogan iniziale, a proposito del l ' apparte
nenza del l e capriate al i ' arte del costruire e al l a tecnologia pi che ai
model l i strutturali del la scienza delle costruzioni, assai i l l umi nante i l
gi udizio del l ' Albenga ( 1 958) a proposito dei ponti l ignei settecenteschi
dei costruttori svizzeri Grubenmann:
Del resto anche noi, dopo tanto progresso della scienza, ci troveremmo a disa
gio nel calcolo di strutture cos complesse, iperstatiche in grado elevato, nelle
quali alle deformazi oni elastiche se ne sovrappongono altre, dello stesso ordi
ne di grandezza ed anche maggiori, irregolari e mal e anal izzabi l i, alle qual i
non quindi lecito applicare le ordinarie teorie del la scienza del le costruzioni.
La Svizzera la terra classica di questi sistemi, che a partire dal la seconda
met del secolo XVIII, si diffondono molto, ricorrendo ai pi di versi tipi spi n
genti: poli gonati di aste, archi con asse curvi l ineo, saettoni, caval letti e portali
uniti con travature reticolari i ncompleti e labi li, che di per s non potrebbero
reggere. Ne risultano qualche volta i ndefi nibil i ed irrazionali accozzamenti di
aste". Con tutti questi difetti e tutte le i ncertezze, che a noi consigli erebbero
somma prudenza, i costruttori svizzeri si abbandonarono ad arditezze sorpren
denti ; l i soccorsero la bont dei materiali, la esatta lavorazione, i l basso valore
del sovraccarico. Giuseppe Ritter alla fine del Settecento super l a Kander
nell ' Oberland Bernese con un sol balzo di m 50,7, non esitando ad impiegare
l unghissi mi saettoni .
Ma, quand' anche volessimo ricavare una pulita e chiara concezione
strutturale nel l e grandiose incavall ature di C. Whren per l o Sheldonian
Theatre di Oxford e per l a cattedrale di S. Paolo a Londra sarebbe im-
:annessione per deviazione fi bra di travi appoggiate. I l difetto del l a torsi one del l e fi bre, consi derato che i l l egno strutturale
:me generalmente consegnato con umi dit dal 20-30%, si manifesta i n opera a causa proprio della perdita di umi dit che
alta il ritiro e la rotazione. Sotto, sol levamento dell'unione di una trave composta ed i mbul l onata per efeto di riti ro e de
:zione della fi bra. In questi casi preferibile ricorrere a cerchiature, pi uttosto che a bul l onature. Le cerchiature "assecon
lno" megl i o tal i i ncontrastabi l i rotazioni , mentre la presenza dei bul l oni spaccherebbe ancor di pi l 'elemento strutturale o
annetterebbe eventual i uni oni . Si di spiega ci o in questo caso, tutta la difi colt del l ' operare col legno, superabile solo
'n atenta esperienza, che assai pi dei l i bri o dei calcol i , condizione di buona ri uscita del suo i mpiego.
formidabile i ntreccio di aste e puntoni , travi ed archi di un ponte i n legno real i zzato nel 700 da Grubenmann, sorretto da
ta complessa concezione strutturale.
I?
Capriata di Whren per lo Sheldonian Theatre di Oxford. Anche in questo
caso i mpossi bi le estrapolare una concezione strutturale chiara. La ca
tena concepita come trave, anche se l ' i nsieme potrebbe essere consi
derato un "arco", le sotti l i aste i ntermedie non si i nnestano nei nodi, fra
monaci e puntoni ci sono dei potenti controventamenti massicci "a gi
nocchio di nave".
possibi le, poich ben vero che alcuni elementi strutturali sembrano
sovrabbondanti, come hanno messo in l uce Harold Dorn e Robert
Mark2, ma non bisogna dimenticare che l a capriata deve essere "co
struita" e molte aste hanno solo funzione reali zzativa, anche se poi , in
esercizio, non danno apporto.
Z. Storia, come fonte di conoscenza per l ' i nnovazione
Val la pena di sottolineare come, nel caso del l e capriate, niente pi del
l a ri vi si tazione storica pu suggerire i nnovazione. Le grandi costruzio
ni medioevali , rinascimentali e successive, fino alla fi ne del l ' ottocento
sono state realizzate con coperture l i gnee.
Grandi ingegni e magnifiche soluzioni hanno contrassegnato il costrui
to ci vi l e e rel igioso, sfruttando appieno l e risorse del conosciutissimo
legno. Guardare i ndietro quindi spesso fonte di preziosi suggerimen
ti, non solo per la sol uzione di giunzioni e dettagl i costruttivi , ma an
che per la scelta del l a specie legnosa, che oggi sembra appiattita sul l ' a
bete rosso e in parte sul larice.
Solo per l ' arredo o per finiture (serramenti e pavimenti ) sono diversifi
cate le specie, ma nel l ' ambito strutturale non c' alternativa, se non
costosa, per altre specie di v erse dal l ' abete rosso, eppure, proprio nel le
capriate, alcune parti andrebbero real izzate con altre specie legnose.
Cos ad esempio prescrive i l Meduna, per le capriate del l a ricostruzio
ne ottocentesca del l a Fenice:
Il tetto costruito nel l a parte mediana dell ' edificio ha tredici incaval l ature, di
cui le maggiori l unghe m 28, 80, alte m 6,80. Ognuna di esse composta di
una catena, una controcatena, due puntoni con due sottopuntoni, tre monaci e
due mensol oni . Questi ul timi cinque membri ed il primo sono di larice, gli al
tri cinque di abete: la loro riquadratura di m 0,38, e m 0,26; la maggiore
del le quali dimensioni nei due puntoni mi nora verso l a sommit dove si ridu
ce a m 0, 35, com' nel lato omologo del monaco al vertice. La catena costi
tuita di tre travi unite i n continuazione con doppio dente in terzo nelle giuntu
re, che sono l unghe m 4,00, e strette agli estremi da fascie e nel mezzo da ca
vigl ie di ferro. L'unghia dei puntoni e sottopuntoni s ' i nserisce nella catena
con incastro marginale a sempl ice dente cuneiforme, e vi trattenuta da staffa
di ferro che abbraccia anche il sottoposto mensolone: altra staffa in ciascuno
dei tre monaci .
IJ
B. Meduna: studi o di capriate per le coperu
del Teatro l a Fenice dopo l ' i ncendio del 1 836
rchi vio Carive).
Nella concezione ad arco a tre cerniere di molte capriate, il nodo pun
tone-monaco sollecitato a compressione trasversale. In quel punto
l ' abete non i l legno ideale, servendo legno resistente a tale azione,
mentre va benissimo l ' abete per l e strutture presso-inflesse.
Cos i doppi cunei di contrasto nel l a giunzione a dardo di Giove, devo
no essere di legno duri ssi mo, come il bosso e posto i n opera allo stato
pi anidro possibi l e. La mensola di appoggio preferibi l e si a di mate
riale resistente al l ' umidit, come il larice o il castagno.
Ma soprattutto la ri vi si tazione storica mette i n luce l a costante atten
zione alla concezione spazi al e del le strutture.
Anche il monaco di una sempl ice capriata di un fienile pu aprirsi ra
dialmente, con saette che contrastano sia la trave di col mo, sia i punto
ni. Non c' i l l ustrazione della trattatistica o manual istica - salvo l a re
cente pubbl ici stica - che non dimostri la costante attenzi one alle tre di
rezioni del l o spazio. Non solo l ' insieme, ma anche un semplice nodo
cos ben concepito che, spesso, rotture locali non si ripercuotono sul
l ' insieme.
Come storicamente sia gi stato detto tutto - o quasi - sul le strutture
l ignee di copertura si pu ricavare dalle poche, ma pesanti ssi me, paro
le che Pal l adio dedica ai tetti .
In poche righe descri tto a cosa servi vano (non solo per riparare dall a
pioggia, ma anche per l ' i sol amento termico e l ' umidit del l a notte),
come sia preferibi l e costruirl i per la sicurezza statica (non ci si affidi ai
soli appoggi ai muri esteri che faci l mente marciscono). Infatti, Palla
dio perentoriamente afferma - e come ha ragione! - che ci siano gl i
sporti, con i l coredo di gronde e pl uvi al i che allontanino l ' acqua.
Nondimeno si deve trascurare la l oro bel l ezza. Dopo quasi 500 anni
queste affermazioni conservano una freschezza unica tanto da apparire
"scritte appena ieri" !
Note
l . Ci riferiamo al prezioso lavoro di Gaetano Della Giustina (La pathologie des char
pentes en bois, Moniteur, Parigi, 1985) che per conto del l e societ assicurative francesi
ha preso i n esame pi di 800 casi di fuori servizio di strutture l i gnee.
2. H. Dorn, R. Mark, "L'architettura di Christoper Wren", L Scienze, n. 157, 1981.
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Esempio di capriata "spazi al e", as
sai comune nei fieni l i del l a Val Pa
dana.
le poche, ma esemplari e freschis
si me ri ghe che Pal l adi o nei suoi
Quattro libri dell'architettura (Vene
zia, 1 570) dedica al le coperure.
1. Le capriate: svil uppo storico
del l a concezione struttural e(
La confi gurazione strutturale del l a capriata in legno si sostanzia nella
tarda tecnica romana fra i l I V e il V . secolo d. C. , quando per l a coper
tura delle basiliche cristiane si diffonde l ' uso di coperture a falde con
puntoni, monaco e catena (sempl ice o doppia) saldamente uniti tramite
chiodature e/o fasce metal liche.
In precedenza l a tecnica greca non util izzava la struttura a capriate
bench si ano noti esempi di coperture a falde con travi inclinate e pi la
strino centrale sostenuto da trave orizzontale, fra loro non vi ncolati e
quindi si stemi per sovrapposizione d' elementi orizzontal i , verticali e
inclinati . Per esempio, il Bul euteri on di Priene (IV secolo a. C. ) aveva
una copertura a capriate di oltre 1 5 m di luce l i bera; possi amo suppor
re si trattasse di un si stema a travi appoggiate, pilastrini in legno e tra
vi inclinate, realizzabile con travi di sezione 60 X 60 cm come nell a
Skeuotheke del Pireo, oppure che dietro il frontone ci fosse una coper
tura a tenda o che fosse anche senza copertura.
Risulta che nel pronao del Pantheon ( I I secolo d. C. ) vi fossero del l e
capriate in legno o addirittura in bronzo, poi demolite e rifatte in legno
per recuperare i l prezioso materiale metal l ico. La capriata quindi po
trebbe essere stata introdotta dal l a tecnica romana dato che Plinio ( Na
turalis Historia, 16, 20 l e 26, l 02) e D ione Cassio ( Historie Romanae,
55, 8 e 66,24) descrivono travi di ol tre 30 m di lunghezza con sezioni
quadrate di 50 X 50 cm e anche 70 X 70 cm che potrebbero essere state
catene di capriate per le coperture delle basi liche forensi model lo per
le successive basi liche cristi ane in cui accertata la presenza del l e ca
priate (IV-V secolo d. C. ).
Secondo la cronologia la capriata non dovrebbe essere stata cosciente
mente nota prima del - secolo d. C. e Vitruvio non avrebbe potuto
conoscerla. D' altra parte le descrizioni inerenti l e coperture in legno di
Vitruvio non sono molto l i mpide: "sopra quello frontespicio si deve
ponere il colmello, o i canteri , o costali , i tempiali i n modo che il gron
dale ri sponda alla terzera del tetto perfetto"2. Viceversa disegni di ca
priate sono presenti nelle edizioni rinasci mentali del canone vitruviano.
I pi antichi esempi esi stenti e oroginali di capriate si suppone siano
quelle presenti nella chiesa di Santa Cateri na sul Monte Sinai le cui
strutture dovrebbero risal ire al VI secolo d. C. Tal i capriate sono forma
te da due puntoni , catena e monaco staccato dalla catena, di uguale se
zione e due saette di sezione mi nore.
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In alto: a sinistra, ricostruzione del tempi o di Apollo a Creta con coperura a falde (travi incl inate, trave orizzontale e pi lastro
centrale); a destra e sotto costruzioni medi oeval i del centro e nord Europa nel le qual i l a coperura a falde risolta con si ste
ma a travi incl inate e travi orizzontal i . H. Phleps, Allemanische Holzbaukunst, Wiesbaden, 1 967.
A destra, progressione del l o svi l uppo della capriata romana secondo G. C. lzenour, Roofed Theaters of Classica/ Antiquity,
Val e University Press, New Haven, 1 992.
A sinistra, capriata l i gnea della chiesa di S. Caterina sul Monte Sinai . L.T. Courenay, Holzdacher und Tirme, in Aa. Vv. (a cura
di R. Mark), Von Fundament zum Deckenwolbe, Bi rkhauser Verlag, Basel, Boston, Berlin, 1 995, ed. tedesca di Architectural Te
chnology up to the Scientific Revolution. The Ar and Structure of Large-Scale Building, Mit Press, Cambridge (Mass. ), 1 993.
A destra, sezione prospettica di una stavkirke medioevale norvegese.
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Capriate secondo Jacopo Mariano detto il Taccola, Liber Tertius de inge
neis ac aedifitiis, 1 427-1 433.
L'impiego del l e capriate tende qui ndi ad assumere speci fi che caratteri
sti che local i . Nel l e regi oni mediterranee si consol ida un tipo essenzi al e
con ridotta i ncl i nazione di falda, nel centro e nel nord Europa sono
presenti capri ate generalmente pi compl esse, con articolati tipi strut
tural i spesso iperstati ci . Inol tre, nel centro e nord Europa si trovano
strutture di copertura orientate verso una concezione strutturale tri di
mensional e, soprattutto nel le coperture a fal da ad accentuata i ncl i na
zione dove maggi ore l ' azione l aterale del vento, real i zzate con nume
rosi el ementi di controventamento nel l e tre dimensi oni . Tale sol uzione
presente anche i n ambi to mediterraneo essenzialmente nelle copertu
re di maggi ore impegno statico, mentre nel l ' edi fi cato strutturalmente
meno complesso e con falde poco i ncl i nate si ricorso pi frequente
mente al l ' uso di capriate i n serie concepite bi dimensi onalmente.
Nel centro e nord Europa la capriata spesso parte i ntegrante del l a
struttura i n el evazione, con sottotetti abitabi l i, e catene che svolgono
anche l a funzi one di sostegno dei sol ai . In alcuni casi , come nel le
stavkirke norvegesi , copertura e pi l astrature in legno sono parte di un
i nsieme strutturale concettualmente vicino al l o schematismo del tel ai o
con nodi parzi almente rigidi .
Agl i esordi del Rinascimento Jacopo Mariano detto il TaccolaJ pro
spetta di versi di segni di capriate in l egno, fra cui due con il monaco
strettamente unito al l a catena ri nforzata i n mezzeria, una senza catena,
e una senza monaco e catena i n metal lo, i n cui appare abbozzata l ' i dea
del la concezione reticolare.
La consuetudi ne di staccare il monaco dal l a catena trova i ncerta data
zione. Per esempio attorno al 1 539 Gi ovan Batti sta Da Sangal l o di se
gna una capriata a tre monaci e due saette i n cui i monaci sono eviden
temente staccati dal l a catena.
Tale si stema costruttivo appare pl ausi bi l mente suggerito dalla necessit
di non i nterferire nel l a catena cui spesso erano appesi del icati soffitti
l i gnei i ntonacati e qui ndi affrescati , oppure pseudo-vol te real i zzate con
centi ne in legno i ntonacate al i ' i ntradosso.
Nel l e capri ate presenti nel trattato di Andrea Pal l adio4 non appare i l
monaco staccato dal l a catena, anzi i n al cuni di segni lo stesso plausi -
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~* . ` ` ...:-------
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.___ ~ ..
Capriata con triplo monaco staccato dalla cate
na. G. B. da Sangal lo, 1 539 circa, di segno a cor
redo di una traduzione manoscrita del trattato
vitruvi ano.
A. Pal ladio, l quattro libri dell'architettura, Ve
nezia, 1 570.
S. Serlio, Tutte l'opere d'Architettura di Seba
stiano Serlio Bolognese, Venezia, 1 584.
Leonardo da Vinci, analisi del l ' equi l i brio della
capriata.
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.
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-

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.

bi lmente formato da tavoloni strettamente chiodati al l a catena o, al


contrario, la catena bi nata e stri nge fortemente il monaco, real i zzan
do, di fatto, nodi prossi mi al i ' i ncastro. I noltre, le capriate presenti nel
trattato pall adiano spesso hanno appoggi i ntermedi in quanto, come lo
stesso Pal l adio ricorda5 : "quando i muri di mezo vanno a tor suso le
travi , faci lmente si accomodano, e mi piace molto, perch i muri di
fuori non sentono molto carico e perch marcendosi una testa di qual
che legno, non per la coperta in pericol o".
I n sostanza, l a concezione strutturale delle capriate presenti in Pal ladio
appare ori entata verso un i nsieme di elementi strettamente connessi fra
loro ma non ancora evidente l ' i dea del l a reti col are pura. Viceversa,
nei progetti di ponti i n legno senza appoggi i ntermedi , Pal l adio dimo
stra di avvi ci narsi maggiormente al i ' idea del l a reticol are.
Fra il Ri nascimento e il Settecento l ' uso del le capriate si speci ali zza i n
di verse appl i cazioni dal i ' edi l i zi a resi denzial e, al l e forti fi cazi oni , ma
gazzi ni , grandi depositi, teatri e ponti .
Nei ponti , capriate e reticolari retti l i nee spesso si combinano i n struttu
re a molte iperstatiche. I n particolare i ponti alpi ni di mostrano articola
te sol uzioni in cui presenta l a confi gurazione del l ' arco, della trave re
ticolare rettil inea, e di verse soluzi oni di pseudo-capriate.
Nel Ri nascimento Leonardo si occupa, fra le sue numerose riflessi oni ,
anche del l a capriata tentando l a vi a dell ' anal i si del l ' equi l ibrio, i n ana
logia a quanto fatto per l ' arco, cercando di val utare lo stato di solleci
tazione sul l a catena tramite un si stema di pesi e carucole e, come ci
si poteva aspettare da Leonardo, l ' i mpostazione del problema esem
pl are.
Jacob Leupold6 fra i pri mi a tentare l ' anal i si del l o stato deformativo
dell a capriata consi derandola come una trave unitaria a sezione varia
bi l e.
Bel i dor, nel celebre trattato l Science des Ingnieurs, del 1 729, si oc
cupa margi nalmente del l e capriata, ma i ntroduce, fra i pri mi , i l concet
to di scomposi zi one delle forze nelle travi i ncl i nate, affermando7:
Se si considera la trave AC (tav. XI, fig. 111) posta su due appoggi, uno pi
alto del l ' altro, certo che il peso D sospeso alla met del l a sua l unghezza,
non agendo secondo una direzione perpendicolare al braccio di leva, far tan
to mi nore sforzo per rompere questa trave, quanto pi l ' angolo CFG, formato
dal la trave colla l i nea orizzontale FG si avviciner ai 90; che per se l ' ango
lo GFG fosse effettivamente retto, il peso D non produrrebbe pi alcun effet
to, perch l a sua direzione e quella del la leva troverebbersi nella medesima l i
nea. Ma se la trave fosse soltanto i ncl inata, come qui l a supponi amo, all ora
costruito il rettangolo EFCH, l ' azione del peso su la tra ve orizzontalmente
posta, star a quella del medesi mo peso quando la trave obliqua come la
diagonale EC sta al lato EF, o come i l seno del l ' angolo CFE sta al seno del
l ' angolo FCE; sicch volendosi che questa tra ve fosse caricata nel l a si tuazio
ne obliqua come Io dovrebbe essere nel l ' orizzontale, supponendo che dovesse
rompersi nel l ' uno o nel l ' altro caso, si vede che se nella si tuazione orizzontale
l e bi sognerebbe un peso espresso dal lato FE o dal seno del l ' angolo FCE,
nella si tuazione obl i qua i l peso dovrebbe essere espresso dalla diagonale
EC . . .
Bullet, parlando dell e armadure di legname nella sua Architettura Pratica, dice
l a forza d' una trave di legno inclinata, aumenta i n ragione degli angol i formati
da questa coll a l i nea orizzontal e; e siccome alcuni prendono faci l mente le au-
?0
torit per ragioni, stimo prezzo dell'opera il portar qui parola per parola l ' opi
nione del l'autore citato, per aggiungervi poi alcune osservazioni che forse non
torneranno inopportune .. .
Dopo aver ci tato le opionioni del Bul let, Bel i dor svolge proprie osser
vazi oni fra cui :
N dir gi che un pezzo posto ad angolo si a capace di sopportare un peso
i mmenso (n. f.t. in relazione all ' opinione del Bul let); so bene che ad una certa
altezza potr piegarsi ed anche rompersi. Ma quando ci accade non accade
mai per cagioni che possono sottoporsi a certe regole, e deve attribuirsi o al
peso non col locato a piombo e che spinga obliquamente, o che il legno non
sia proprio -erpendicolare, o, ci che sembra pi verosi mile ancora, che il filo
possa essere obliquo, e conseguentemente faci l e a rompersi dal lato pi debo
le. Ma siccome conosciuto i l peso che pu portare una trave orizzontale pur
conosciuto quel lo che sopporter essendo obliqua, travasi, giusta quanto ab
biamo detto, che questa forza non aumenta in ragione dell ' apertura degli an
goli, ma secondo che i l seno totale maggiore del seno dei complementi degli
angoli formati dal la l i nea orizzontale e dal travicello.
Leonardo de Vegni , nel la riedizi one settecentesca del trattato di Gio
vanni Branca propone un' i nterpretazione del la capriata prossima all ' i
dea dell a reticolaziones:
Nel le composizioni di Armature di qualunque maniera s'abbia sempre riguar
do di far si che ni uno de' legni spinga immediatamente contro i muri, ma che
tutti i nsieme compongano una macchina, che graviti su quel l i perpendicolar
mente e spi nga il men che si possa.
Analogamente il Mi li zi a afferma9:
II caval letto (n. f. t. la capriata) consiste in vari travi tra loro diversamente con
nessi e concatenati. La travatura di uno stesso caval l etto pu essere varia, di
pendendo o dal la forma dell'edificio, o dal la forza che si vuole assegnare al
tetto da una o pi parti i ncli nato, come anche dal l ' arbitrio dell'Architetto, il
quale con di verse combinazioni pu ottenere lo stesso fine .. .
.. . nel l a composizione del le armature, la regola generale che ni uno de' legni
spinga i mmediatamente contro i muri, ma tutti i nsieme compongano una mac
china che graviti perpendicolarmente su di essi muri e che spi nga i l men che
si possa.
RondeletiO quando tratta del l e coperture "ad armatura" i n legno afer
ma che le "curvature e ondulazi oni che si osservano . . . avvengono
piuttosto pei di fetti dei legni messi in opera che per la pochezza delle
loro dimensioni e la cattiva combi nazi one del l e armatura". Rondelet,
pur senza alcune i ncertezze, chi arisce che l a capriata, affinch si a sol i
da armatura, dev' essere "un si stema di tri angoli perch la figura di essi
non pu gi ammai variare quando i pezzi che le formano sono commes
si in modo conveni ente"
1
Nel l ' Ottocento, con la nascente scienza del le costruzioni , la capriata
anali zzata come struttura reticolare e di venta oggetto di accurate rifles
sioni .
Fra i pri mi studiosi che si occupano, i n termi ni di anal i si struttural e,
del l e forme reticolari, i n particolare delle coperture degl i edifi ci con
capriate, trovi amo l ' inglese !. Ban\s che nel 1 803 propone una essen
ziale rifessione su tale struttura: "On the strenght of beams or poles of
?I
J. Leupol d, Theatrum Pontifica/e, Li psia, 1 726,
tavola VIli, anal i si del comporamento deforma
tivo della capriata.
J. Wi lhel ms, Architectura Civilis, Nori mberga,
1 668.
B.F de Beli dor, La Science des /ngnieurs, Pa
ri gi , 1 729, Tav. Xl, fig. 1 1 1 , inerente al l ' anal i si
del l a trave i ncl i nata.
P. Le Muet, Manire de bien bastir, Pari gi , 1 681 .
D. Diderot, J. B. d' Aiember, Enciclopdie, 1 747-
1 766, capriate "alla Mansar".
v

A. R. Emy, Trattato dell'are del carpentiere, prima traduzione italiana del


l'ng. Gi Antonio Romano, Antonel l i , Venezia, 1 856.
wood or iron. when used in the form of triangl es, to supporto weights.
load waggons, rai se stone upon bui ldi ngs"I 2.
A. F. Mobi us 1 \ nel 1 837, studi ando i l problema del l ' equi l i brio del l e re
ticol ari , formal i zza la nota equazione di stabi l it nel pi ano del reti col o:
a ~ 2 n 3 (dove: a = numero del le aste, n ~ numero dei nodi) condi
zione i ndi spensabi l e ma non sufficiente per garantire l ' i ndeformabi l it
di un reticolo pl urimo di aste i n quanto entra in gioco anche la di sposi
zione del l e stesse.
Progetto (1 81 7-1 81 8) per l a coperura del l a sal a d'esercizio a Mosca, l uce
di 45 m, secondo la restituzione grafica di J. B. de Rondelet, Trattato teo
rico pratico dell'arte di edificare. Prima traduzione italiana sulla sesta
edizione originale con note e giunte imporantissime per cura di Basilio
Soresina, Mantova, 1 832 .

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Let A D, represent thc upper nnd C D, the l owcr Atring of hct


t russ frnmc. Let A C, E F ond D D, represcnt thrcc posts. l.et
h e di ngonnls E C, nnrl E D, represent thc mnin brnces, nnd F A, RUd
F B, thc counter brnces. For the s:ke of i l l utrntiou , we nre to
suppose thc truss frnmo dc
plived of the counter hrnc
es, F A, and F D, nnr thc
stl"ings i n thc posi ti on ofthc
curvcd rlottcd l i ncs, A E D
O
nml C F D. Lct t he wei ght
G, be suspended from tbc
centre post n t F, henYy
enough to drpress the trn;s
frnmc, ti l l thc strings occupy the posi ti ons rcprescntcd hy thc
itrnight l i nes A D, nnrl C, D. ':hi le tlnts rleprcssc11, Jet thc coun
ter brnccs, F A, nn d F D, be frmly i nRerted i n thcil plnccs. Thcsc
being i nserter1, lct the weight G, be removed, nnd i t is obvious,
thnt the strings, A D, Rn C D, Yili sti l i remnin strni ght. It is nlso
obvious thnt if thc weight be ngnin nttnchcd, i t wi ll hnve no

other
efect upon thc frnme thnn, thnt merely, of rclieving thc conntcr
hrcrs of tl mi r nct i on.
J. Banks, On the Power Machines, W. Pennington, Londra, 1 803, tavola correlata al l a scarna descrizione del la resi stenza del
la reticolazione (triangolo sempl i ce) el aborata sul la scora delle speri mentazioni di Reynolds. A destra, anal isi della reticola
zione secondo S. H. Long, Description of Col. Long's Bridges, together with a series of directions to bridge builders, John F.
Brown, Concord, N. H. , 1 836.
H. Moseley, The Mechanical Principles of Engineering and Architecture, Longman, Londra, 1 843.
'l' I I F ST,\ ni !. I TV oF \VAr. t.s susTA I NII RooFs.
30+. Tmt.ff 117HJn l"e ferl 0 fltc t--s nf 0 ,nof, the /tt
ben m n0t being .w.fpendcd fmm f"c ,idgc.
1 f be taken tu rcprcscnt thc wci ght of ench !<J I I arc foot
'' of t hc roofng, 2L thc spnn, ' t hc

\ i ncl nali on lAC of thc rafters 0


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t hc hori zon, q lhc 1l i stanrc t. c.
twecn cach two pri nci pnl rRncr,
ond 0 the i ncl innton to thc 0ltic l
of thc resul Ln nt pressure l on thc foot of e n eh raftcr ; then Wi li
L sec. ' repretcnt thc lenglh of cacli raftcr, :d p1 Lg fcc.
t he wcight of roofng borue by cnch raftcr. Let the wcighl 5
thus bornc by ench of the rnfters AD nnd l C he i m1gi ned t u
be tnl l eCt ed i n two cqunl wei ghts nt i t s ext rcmi ties ; thc CUh
di t i ons of thc tIui l i brimn wi l l remoi n unchnngcd, onrl thrrc
will be Col lCClctl n L I thc weight supporltd hy onc rnfter nnrl
rtprescnterl hy p1 Lq sec. f and Rt A antl C wcighl, rnch
uf whi ch i s rCprcscntcrl by !.1 Lq scc. 1 . Now, i f Q hc l:kcn
to rcprcsent the thrust produced in thc <l i rCcli on of thc
l cngt h of Ci thcr of t hc rnft ers Al nnd lC, then (Art . 1 3.)
p1 Lq sec. t
=
2Q cos. ABC : hnt ABC=7-2 . ; thcnforc
cos. ABC=si n. ; thcreforc !Q sin. =f1 Lq sec.
Thc pressurcs nppl icd lo t he foot A of t hc rnfter nre tho
t hrust C and the weight j,

Lsec. nnd thc requi rctl prr


surc P ! t he resultnnt of thcsc two prc!surcs. lttsnhing
Q verti cnll y nnd hori rontnl l y, wc oht ni n Q si n. nnd Q eu. |
OI , L8CC. f nnd ,, Lq 0D5Cf Thc whnl c prcsmc np
pl icd , crti cnl l y nt A is t hcrefur0 rcprcsPntetl hy p1 Lq s,
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it fol l ow. ( Art . I l .) thnt
j,, Lq cosec.
!nn. a = ____= col. . . . . . (1,
If the i ncli nati un of thc roof be mnde lo vnry, the spnn
rcmai ni ng the sn mc, 1' wi l l nttnin R mi ni mum vnl ue when
l
ln. h! ur when
I t s t hcrcforc nt this i ncl i nntion of thc roof of 0 gi 0u
spnn, whosc trusses are of thc simplc forrn shown i n lhe
fgure, thnt the le0st presure wi l l be prouce upon the feet
of the rnfters. If represent the l i miting nngle of resista n ce
6etween the fcct of the raftcrs 1I I thc surfnce of the ti e, thc
feet of thc raftcrs would not si i p even if t h ere werc no morlice
0lnotch, provide thnt W wcre not grcntcr thnn q ( Art. 1 4 1 .),
0I j00l. not grcnter LhRn tan. or
f not grenter thnn cot. ~

jztan. ,) . . . . . (4.1 ).
305. 1'e tlmut .,-- the feet ofthe rafter8 of a :--in wl1ich
flu! tie-benm s.ptded from the rirge by a king-post.
lt wi l l be 5hown in 0 suhsCquCnt por ti on of thi s work
. .
(sce cquntion 5G3) that, in this
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@ nml proCC0di ng cxnctly ns in thc l nst artide, wc shnl l
obti n for thc prCssurC P upon the fcet of the raftcrs, and
i ts i ncl i nntion lD the vcrt i cnl , lhe expresions
l f thc surface5 of contoct be o8k, 0d thin lips of ook p!ank hc lxcd
0ndct thc fcet othc rnfcr so thnt lhc surfacs of cont:cl may precnt
(rfllcl lbrc ofthc woI tone unothrr(by which orrnngem

nt the friction
wilt Ix grently imrcncl), tnn. ~ 18(see g. 52.) nhrnccrt follows thnt
IhcrnJtcr wilt not slip, pro,iJel that their inc!inntion excecll cot.-1 '9,or
10" 0.
TWO PAEL TRUSSES.
I. There nre three forme of truss dnpt8bl e to
brirl gcs with a single centrai bcnm or ctoss benrer
F1a. a
O

a b c
(which mny be called two
pnnl trusses), the general
characterietics of wbich,
are respectively repre
sented by Fi gues 3, 4 nn d
5. Fig. 3 rept'esents B
po.r of rnfer brnceR, with
fcet connecte.d by horizontal tie, anc with a vertical
tie by which the beam is uspeded nt or near the
hori Zotnl tic, or the chord, ns usunl ly designnted.
For coneni encC of compnl' iAon, l et bd =v, = l , = ver
ticnl rench of obl i e members in each :gure. A}so,
l et ech chonl equa l 4v, = 4, and the half cbor = 2
h = hori?ontnl rcach of obliques in Figa. 3 nnd 4. Then
ad, I'ig. 3, cquals v l2+v2 M v5, aud if tbe tl'uss be
J onded wi th R wcight , at tbe point b, bd will bave &
tcneion equnl to V nnd abc, [eee rul e at end of Sec.
VII,B eeion equnl to ]u, weight s.stied by ad,
mul t i pl i cd by thc hori zontal , and divicled by the ver
ticnl rcnch of ad ; thnt is, equa! to ]w, = ]ic J, ^ w ;
"hi l e ad e1if'rs compression from end to end, equal to
;. Dut ad = .5, nnd v =l. Whcnce j
}vl
Z+ 1h OUE 1UO0.
w I Uo eeen l!8t O lDOr 0nU l' !lce, nn the olJ l iques
p:nl l el the1ewi t h, nrc ! nU o to mnxi mum wei ghts os
Ol ! Ow8 procei ng from end to end.
1to. I.
1 9 8 4 0 0 ? 0
t 2 4 6 8 !2 I6 20 2
20 20 16 2 0 6 4 2 1
.
om.=ort.
JnU Drace 9. (w+to') 10. t
U ueG. 1 . . . . . a . . = . = - . . - . . Z 1 '
.. 2 .- - - - - - - - - - - - - - 1 . 533 "
- - - . . . 1 . U6 "
.. 4 - - = - - = a = - = - - - J. '
' . . . . = = . . . = = . . . . . . a . 233 "
" 6 . . . . . . . . . . . . . . . . . .
'' . . . . . . . . . . . . . . . . .
* . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Tcnsot.
.233 to
. 600 "
] . OG6 "
1 bdd "
2. 1 0 . .
2. f6 "
To!!ls 1 1 . 533w B.200zo.
Then, doubling for the O scts, mnlti plyi n hy
8QnaruOl eng h ( 1 . 44), nnU chnngi ng u loM', vC Duvo
O rCe8Onl mntcrinl . . . . for comgre$on 33. 215M, ten
8IOn 23. 6161'.
The end bmce, 8tI8In n n 4. 5 (w + w'), = 6tl, oxCr|8
n t enei on Ol 4w upon the end eecf i on Ol lhu O\\:Cr
ch01d. The next brnce susfnine Ji (w + w') = 210,
Wu

u@ n len8 on ol 5.3331o for tho 8ecol 8Cctt On.


l i c e i on unU thnt Ft ingonnls eOl i ng t l t e c| I orU
| 1l etuolI thruot oct|on whlcb tle movoIIu Ioad umtlu t O thrnvv
",s-..-.
thuemnlI tom|on upon 1 and2, TO noutro||dby
.. Whi pple, An Elementary and Practical Treatise on Bridge Building, seconda edizione, New York, 1 873.
i. Whi pple, An Elementar and Practical Treatise on Bridge
ruilding, seconda edizione, New York, 1 873.
l . Haupt, Genera/ Theor of Bridge Construction, Appleton
, Company, New York, 1 853.
1+ 8RDGE CUNSTRUCTlUN.
su m of thcsc wcights must Ic equRI to u. W c therefore lte
U 1 H 1 r d
d

e
= I0 or (C d z = c d z = ;
Substituting this \"Riuc wc fnd
For the pressurc upon A Rnd B =
X d X (l + d)
For the presanrc upon C =
l + d
If the end of the posts inste:d or resting :g:unst sol id poinf
of support, be plaeed upon eecond beam, the circumstanccs
of the cnse will be \'ery difercnt.
Fxa. 42.
Let A C and D F bo two equRl beams connected by 0B
upright in the ccntre Rn loaded with a weight at B.
Ir we suppose B E to be perfcctly incompreesiile, then in
cnso of fexurc W c an D F \ould retnin thcir pRrnllel posi
tions, nn e:ch would nssiat equnlly i n eustnining the lond, the
pos t would thcn be presse!) upwars ogninst the poi nt J W|h
0 force equ:l to the rcRction of the lower bc:m or equa! to
J0I I l the post be clasti c i t lViii be compressed I0 80mo ex
tcnt by the oclion of _ nnd ns a consequence, D F would
ris<, ond the delection becoming less it would eustnin Jess of
the w0ighta A C must then sink lo\er to compensate for this
di mi ni shcd etmin on the lower beam, :nd in proportion to thc
elasticity of B r will be the diferenco of the etraina upon A c
and D F.
To detcrminc lhc strains Rnd delections of thc beRms ahd
the degre0 of comprcssion of f. he posts by cnlcuiRtion. Let the
benms bo suppos(d of nny relntive eize, 0hd to mRke thc case
Uno dei pri mi trattati contenenti l ' anal i si strutturale delle capriate si
deve al l ' i nglese H. Moseley1 4 che se pur trattando i l problema del l a
stabi l i t dei piedritti si occupa, di riflesso, del le capriate.
Lo statunitense S. Whipple, i nvece, nel An Elementar and Practical
Treatise o n Bridge Building, del 1 873 seconda edizione stesa sul l a ba
se di An Essay on Bridge Building (Utica, N. Y. ) del 1 847, affronta l ' a
nal isi statica delle reticol ari , i n riferimento ai ponti, a cui fa seguito i l
trattato di H. Haupt, Generai Theor of Bridge Construction (New
York, 1 85 1 ) . Whipple pubblic i l suo trattatel lo nel 1 847 i n cui dimo
strava il metodo per calcol are le sollecitazioni nelle travi reticolati ma
venne contestato da H. Haupt il cui trattato vide la luce solo quattro
anni dopo quello di Whipplel s .
Whipple, inoltre, anal izza a fondo l a questione dei nodi preccupandosi
di val utare la questione del col legamento fra acciaio e legno e legno
con legno.
Fra i l 1 850 e i l 1 854 i l russo D. E. Jourawski , docente all ' Istituto di In
gegneria delle vie di comunicazione di San Pietroburgo, anal i zza i l
problema delle travi reticolari rettili nee e l o studio del tagl i o nel l a fes
sione. Ambedue i problemi si erano posti al l ' attenzione di Joukowski
nella progettazione dei ponti ferrovi ari in legno a trave reticolare e con
elementi a travi in legno sovrapposte.
Uno dei pri mi manual i europei contenenti procedimenti di anal i si delle
sollecitazioni nel le capriate quello di J. Wei sbach1 6 che propone un
essenziale procedimento: per esempio, per l a seguente capriata triango
lo CAC:
0- 23

J
Wei sbach determina l a sollecitazione orizzontale H con:
H ~ S G l h ~ V cotg a ~ V l tang a
dove:
S ~ bracci o di leva del carico G
G = carico
h ~ altezza della capriata
V ~ reazione.
J. W. Schwedlerl 7 fra i primi a ri solvere analiticamente e compiuta
mente il problema del l a valutazione delle sollecitazioni nelle reticolari ,
seguito dagl i studi di Wohlerl s.
?J
Schewdler el abora una articolata spiegazione e dimostrazione del fun
zionamento del l e reticolari , procedimento che pu essere cos interpre
tato1 9:
Ne = M /h
s
Nd = T d/h
S
dove:
Ne = sollecitazione di trazione o di compressi one nei correnti paral l el i
M momento nella sezione in esame

h = altezza della sezi one


Nd = sollecitazione di trazione o di compressi one nei di agonali
T
s
= tagl i o nella sezione i n esame
d lunghezza del di agonale
Maggiormente noto sar il procedi mento A. Ritter2 pi l i neare in ter
mini di spiegazione del fenomeno. Il procedi mento si basa sul l ' i potesi
(non sempre veri fi cata) che sia possi bi le sezionare i l si stema reti cola
re in due parti in modo che i l tagl io operato lasci i ncogni to lo sforzo
di una sola asta:
J. W. Schwedler Theorie der Brickenbalkensysteme, Zeitscheriet fur Bauwesen, Berl ino, 1 851 . A destra, anal i si del le reticola
i secondo le riflessioni del Prusmann riferiti a quel l e di Wohler contenuti in Prusmannn, Weber Schimiedeeiferne Bricken,
Zeitscheriet des Architechten, Hannover, 1 855.
Theorie dcr cttckcnbaIkcnsystcmc
Vob
J. JY. Schte dl e r.
( F orlotung.)

GlcicLgcwicM ayatmati&chor Dalkenayatemo aue ToDen und
Kreuzatrcben cnetrir.
Es sei ein Dolkensystem gegeben von beistebender
For:
d
c
Dasselbe wird gebildel aus zwei symmelrisch g-
gen di U horizonlle Axe gebogeoen Raen , welche
senkrecht dure h glcichweit von einander entre
r
nte
An
ker verbunden sind. Ein jedes auf diese Art gebildete
Viereck wird durch zwei Diagooalstreben oder Kreuz .
stteben ausgeCUlh. Es wird vorusgesetzL :
?
G
=2 11
a ~2 . ~ | ,.
!ir nun nbcr (iig. I O) ic (oat ' . a(. a. t:|+:.' .
.. 1 0.
!'f bt6 a:: t:a a aa: aa( t.: Q"ni,fr .a,:t:+. a+:
t:.qt b:tat:a e || :6" irrn cinrm !unftc C , (:|:
0

fommen bie 4 a+!|: U unb C \ |I l cm .nnc ic frcmc
0
P
!c tt1|,t:at ck: luif,flcnlirgcncn $unftc Ne !dMlt mc
blltdJ ben a :t.tt:a. : in abci Ne hlI h1)mc n,
mad}t. btB aa1, bic t:nt: gld.f)nh1Big im o('rh'I L l\'ir
int aa|ma m+m:a at !itfuRo fommr.
Consi derando la parte destra con tutte le forze presenti (cari chi e rea
zione vi ncolare) si pu defi nire il momento ri sul tante di tutte le forze
note rispetto, per esempio, al nodo A, ottenendo N_. Determinato N_ i l
si stema di forze esterne applicate al l a parte destra equi val ente al si
stema di forze Na, Nb, Ne che l e tre aste a. b. c trasmettono da destra a
si ni stra. da cui :
Na h = -N_ ( si ni strogiro)
dove:
h = di stanza ortogonale al prol ungamento di Na ri spetto al polo A
|u sol lecitazione sul l ' asta (a) ri sul ta:
Na = -M / h
u
con segno negativo i ndi cante lo stato di sol leci tazione assiale di com
pressi one (in caso di segno positivo l ' asta ri sulta ovviamente tesa).
Anal ogamente si pu determi nare la sollecitazione n el i ' asta (c) assu
mendo come polo i l nodo B, che ovvi amente avr momento destrogi ro.
e qui ndi la sollecitazione Ne ri sulta di compressi one.
Teori camente i l metodo si pu appl i care anche per determi nare la sol
leci tazione sul l ' asta (b) ma dato che l' i ntersezione del le l i nee degli assi
del l e aste (a) e (c) (il polo rel ativo al l ' asta b) cade i n posi zi one molto
l ontana rispetto al di segno, si adottata una di versa metodologi a. Inol
tre nelle travi reticolari a correnti paral leli gl i stessi hanno i l pol o al
l ' i nfi ni to e qui ndi i l procedimento di Ri tter ri sul ta non appl icabi le. In
questi casi si ritenuto uti le sfruttare l a condizione y = , secondo l a
qual e devono essere ugual i e contrarie l a somma del l e componenti ver
ticali delle forze esterne che precedono l a sezione s, cio il tagl i o T re
l ativo alla sezione s, e quel l a del l e componenti verticali degli sforzi
nel l e aste tagl iate da s:
d
1
, N+
W PO
a
g N.
Soluzione grafica della reticolare secondo Cul
mann. Anwendungen der Graphischen Statik
nach Professar dr. K. Culmann von W Riter
Professar am Eidgenossischen Polytechnikum
zu Zirich, Zweiter Tei l , Das Fachwerk, Verlag
von Meyer & Zel ler, Zlri ch, 1 890.
g. d.
0
K
Nb sen o = - J da cui : Nb = - J / sen o
Per ottenere la sollecitazione nel montante verti cale essendo sen 90 ~
l si otti ene Nd = J, essendo J il valore del tagl io rel ativo al l a sezione
i n esame.
Karl Culmann2 I aveva gi risolto grafi camente il problema proponendo
di determi nare la ri sul tante R di tutte le forze da una parte del l a sezio
ne. Inoltre Cul mann raggruppa i n un solo grafico i diversi poligoni, ot
tenendo una rappresentazione grafica del l e sollecitazioni che anticipa il
procedimento poi svi l uppato da Luigi Cremona22.
Cuh'ann conferi sce qui ndi si stematicit al l a soluzione del le reticolari
mentre con Cremona trova "compimento il progetto di Cul mann per
l ' integrazione del la stati ca nel l a geometria proietti va; in essa il disegno
acqui sta pi vaste i ntenzioni facendosi l i nguaggio scientifico perfetto,
tale da riassumere i n s il criterio del la sua coerenza"23. Il diagramma
di Cremona riuni sce in un' unica figura i poligoni di equil ibrio dei no
di ; ottenuto disegnando i n scala l e reazioni , i carichi e l e parallele ad
ogni asta. Determinati i val ori del le reazioni RA e RB questi vanno ri
disegnate in scala e in successione, quindi, con verso opposto vanno
disegnati , sempre in scala, i cari chi da cui partono l e parall el e alle aste,
come i l lustrato nel seguente di agramma interpretati vo:
P2
catena
Se il verso del lo sforzo va verso il nodo di partenza l ' asta ri sulta com
pressa (puntone ) , se i l verso dell a forza si allontana dal nodo di parten
za l ' asta tesa (tirante). Nel caso in esame i puntoni e le saette sono
compressi , il monaco e l a catena tesi .
L' eredit di Cremona sar quindi assunta da Carlo Saviotti24 uno dei
primi a risolvere grafi camente i l problema del l e reticolari con aste ca
ricate.
Le reticolari acquistano sempre maggiore attenzione da parte della sta
tica e della scienza del l e costruzioni e la diffusione della teoria su tali
strutture si svi l uppa i n primo luogo dall e scuole tecniche di i ngegneria.
?
- b1.
'
.

LP30
|

d=UO

O. Warh Die Konstruktionen in Holz, 1 899, anal i si grafica della capriata.


Capriata ti po Polonceau e "capriata armata" secondo M. Hittenkofer, Neuere Dach-Binder, Li psia, 1 873. J.B. Cami l l e Polon
ceau, fi gl i o di Antoine-Rmi , ha proposto questa paricolare capriata con puntoni in legno, monaci lateral i in ghisa e ti ranti
in acci ai o, fra il 1 839 e il 1 840, in paricolare per le coperure dei depositi ferroviari. In tale strutura si legge la ricerca, ti pi ca
del l ' ingegneria ottocentesca, di raggi ungere il massimo risultato con il mi ni mo sforzo (inteso come mini mo i mpiego di mate
ria prima), ci o del l ' otti mi zzazione strutturale orientata a definire le sezioni mi ni me dei materiali in base al lo stato di sol leci
tazione e al le prestazioni degl i stessi material i . Polonceau adotta, perci, l ' acciaio negl i elementi tesi , la ghisa i n quel l i solo
compressi e i l legno in quel l i presso-inflessi.
r. 7l .
f4
__- :_ ~~~===~ ----. ---
t 8 V 4
C. Saviotti, La statica grafica, Hoepl i , Mi lano, 1 888.
Gl i allievi di Cul mann si diffondono nelle scuole del centro-nord Euro
pa; personaggi come Mil ler a Vienna, Mohr a Stoccarda, Bauschi nger
a Monaco, e quindi Harl acher, von Tetmajer, ecc. contribui scono al l a
diffusione del l ' anali si stati ca del l e reticolari . Cremona diffonde i l suo
procedimento grafi co a Mi l ano e a Roma fra i l 1 870 e i l 1 880, trovan
do proseliti nel gi ci tato Saviotti , i n Favaro e i n Grugnola, quest' ulti
mo gi all ievo di Culmann. In Inghi lterra la teori a del l e reticolari trova
una certa inerzia nel l ' essere applicata e spesso ri troviamo rielaborazio
ni e traduzioni dei l avori di Culmann e Ritter; in Francia diffusa ad
opere di Lvy, i ngegnere des Ponts et Chausses.
A. Clebsch25 negl i anni Sessanta del l ' Ottocento svi l uppa i l calcolo de
gli sforzi nelle aste attraverso la determinazione del l o spostamento dei
nodi 26 e Maxwel l , nel 1 864, applica un si stema misto grafi co-analitico
per valutare lo spostamento dei nodi verificando i l teorema di reci pro
cit pi tardi enunciato da Betti .
I procedimenti di Maxwell27 per il calcolo delle incognite staticamente
indeterinate sono sviluppati da Mohr28 che impiega i l principio dei la
vori virual i . Mohr scopre che l a deformazione di una reticolare in fun
zione degli spostamenti dei nodi per efetto del le variazioni dimensionali
delle aste causate dagl i sforzi esteri , da variazioni termiche o difetti di
assemblaggio dei nodi . I procedimenti di Maxwell saranno per poco
noti fino alla fine de l i ' Ottocento, per trovare poi larga difusione sopra t
tutto nella cultura anglosassone in cui, ancor oggi , il metodo grafico per
la soluzione delle reticolati viene defnito diagramma di Maxwel l .
La valutazione grafica del l e deformazioni di una reticolare invece ri
solta dal Wi l l iot29 nel 1 877.
Un di verso metodo per determinare gli spostamenti virtual i proposto
da Heinrich F. B. Miil l er-Breslau nel 1 887 e da N. E. Joukowski . Ambe
due osservano che l ' equazione dei l avori virtuali pu essere interpreta
ta come ideale equazione di equi librio alla rotazione delle forze.
J0
I n si ntesi Whi pple e Weisbach introducono fra il 1 843 e il 1 850 i fon
damenti del l a teoria delle reticolari , Schwedler, Ri tter e Culmann ap
plicano il metodo del l ' equi l ibrio dell e sezi oni , Maxwel e Cremona
quello dei nodi tramite procedimenti grafici realizzati con la costruzio
ne dei di agrammi reciproci .
Le strutture ret i co l ari hanno qui ndi attirato l ' attenzione degl i studiosi
i n quanto con un i nsi eme di aste e nodi a cerniera si di sponeva di un
model l o pri vi legiato per ogni appl icazione strutturale3 tutto si riduce
va alla determinazione dello sforzo assiale nelle aste. Infatti , il trattato
di Mil l er-Breslau3 1 dedica quasi met del la sua celebre opera alle
strutture reti co l ari e Colon netti 32 un i ntero volume allo stesso argo
mento.
A met del Novecento il noto testo di Bel luzzi33 propone due capitol i
sulle reticol ari (i l primo per quelle nel pi ano, il secondo per quelle nel
Io spazi o) e il capitolo sui l avori vi rtuali particolarmente riferito alle
reticolari . In Bel l uzzi le capriate sono rigorosamente anali zzate ripor
tando, con accurata si ntesi , tutti i criteri noti per l a determinazi one del
le solleci tazioni nelle aste e deformazioni del l ' intera struttura; le i pote
si sempl i ficative fondamental i per appl i care uno dei metodi di calcolo.
deli neate dal Belluzzi , sono cos riassumi bi l i :
- le aste si considerano incernierate nei nodi , con attrito nullo;
- le aste sono considerate disposte nel medesimo piano al quale appartengo-
no i nodi e i carichi esterni ;
- i carichi sono rigorosamente applicati nei nodi ;
- non si tiene i n considerazione il peso proprio del le aste, tranne in quelle i n
' 'cemento armato";
si trascurano le deformazioni elastiche delle aste, per cui le stesse sono
soggette solo a sforzi normali di trazione o compressione.
Bel l uzzi per osserva34:
Queste ... i potesi consentono una grande sempl ificazione del calcolo. Infatti,
mentre la reazione di un vi ncolo di un' asta incastrata ha tre parametri i ncogni
ti .. . , un' asta articolata e scarica non pu essere che tesa o compressa secondo
l'asse . . . ; quindi l' unica i ncogni ta l o sforzo assi ale S. Si hanno perci tanti
sforzi S i ncogniti quante sono le aste.
In pratica la pri ma del le due i potesi raramente verificata, poich nelle trava
ture in ferro ogni nodo costituito da una piastra al l a quale sono inchiodate o
saldate le aste che vi concorrono; e in quelle in cemento armato l 'unione delle
varie aste concorrenti i n un nodo rigida, e anzi accuratamente rinforzata.
Tuttavia, gli sforzi assiali che si ottengono supponendo le aste articolate dife
ri scono poco da quelli veri ; mentre i momenti flettenti nelle aste sono di solito
assai l i mitati , specie se le aste sono snel l e . . . Qui ndi, per evitare lo studio di
un sistema a molte iperstatiche, si accetta di solito l 'ipotesi suddetta, sal vo
calcolare i n un secondo tempo i cosiddetti sforzi secondari nei casi pi i mpor
tanti. Quando i nvece le aste sono caricate, l e reazioni hanno anche una com
ponente normale all 'asta . . . ; tuttavia il calcolo, sebbene un poco meno sempl i
LC. non cambia sostanzialmente.
Con Bel l uzzi si completa un ideale ciclo di anal i si delle strutture reti
colari , che si riapre nella seconda met del Novecento con l ' introdu
zione del metodo agl i elementi fni ti delineato quasi contemporanea
mente da numerosi matemati ci e i ngegneri .
La struttura continua suddi visa in sottodomini , detti appunto elementi
fi niti , dove . la connessione tra gli el ementi contigui si i poti zza avvenga
Jl
H. F. B. MOI Ier-Bresl au, La scienza delle costru
zioni. Prima traduzione italiana. . . a cura degli
ingegneri Carlo Rossi e Luigi Santarella, Hoe
pi i , Mi lano, 1 927.
l |Iinrmmi nc/i <t>o</rJIIICII/i ?
. `` -- - ""
rl' lllNl i an |c ( (rl r) r (rl r)
h' t (h r) l t (b 01 ( L h l Q j h
rt ' (r r) r (r 0) I 1 D 7 D l 4 ,
l nl' i l n sl. esso 1 1 1 ndo (' " q' . | ndH s|i poi a l l e t nndi zi oni d' appoggi ! > ,
si lrnsporl i no gl i sn-la| ncn|| drl nmi nali /' l , 0' rl' , {" {', g" q'
dci ] 1 1 1 1 1 1 | b, rl, {, ' n ri r l i agmnnni rsrgui l i srrondo i l lr. Z ]H' l' ] r
s, ,r g} c l
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.
fr r si di segni no in qnrsl ' l l i l i l l l i lr fi gurr U |',
" rl . r[ r . r ,, Sl l l l i l l a l i <- l rnvr u b. ,, r/. / (. r ,
.) - 1ru\i H | r:t I t t mu o l | I | ju \' ur| u - Ul l t ra l i cci o d i | | po d i
vnsn dn quel l i fnorn csn r ni nali l o s i pn t.r nsfnrmarr (mr!l i o c; m
hi ando i l si slrra cl ' ppoggio) i n u no, i l rui cl i n!l' nlll l l l a c l rgl i sposln1 11en l i
si pu ol. ltnerr prr ri pelu ln risol u7i nne clel problema pri nci pa l r espos t o
n l Nr. J2, dopo el i a v(rC dnppri mn s e nrrcssnrio di srgna t n, prr l e i n
gole pnrl i , de i cl i nra r nmi pnrl i rol ari er l a cltl .rrmi nni onc degl i
sposln r('n(. i rcr. i proci el i qur. i c crrni nc rl r e cnl l rq<l l l ll qncslr par l. i .
Dnpn di tn si l olgnno gl i nppo!ti :1gRi nnl i , si r.ml l nni dr i no, n l k
pnr l i dn i mnr ngi nrsi ri gi el r de l l ral irri n. do. gli spnsl n | nrnt i e c l rl ll'
roi <Jzi on , prr l e C f l l nl i vcngnno snclel i sfa( ( r l e rrnt i enndi zi nni d' : r p
pngRi n. || | esempi seguen t i hnsl cr;l l l l l n pcr i l hr sl rnn. qnrsln r nr l odn.
l . l sEMPI O. - I l l ra l i r(i o r<pprrsen l n t o i n l g. 'i`! rons l n di dnr
p:u t i l r l l col lrga tc e l nl l n c.lri rr f r da l l e as lr . t i c 7 rnn l < t l'sln t n l
drl mon lnnl r nsci l l n n t c b In si l mv<J unn rrmi rr d' nppoggio fissa.
i n q nun r n nhi l l ori 7znnl n l r urnl r. l'rr t rovn rr. gl i spnslam(n l i dri
r r orl i tI i qrll'<lo Lrl i cri , si cklrnni l l nno nr r 7.i t n i.Ln, mrt | n n |c i c l i <
grml l l i pn rl | roi <J ri ( l) r. ( / 1) cl r r- si di <C"gnnr r n [im l e pnrl i t: 1 1, i r r
hasr n l Nr. JZ, le vnri nzi nni ( I , Q 2, ( h, Q cl ri scgmcnl. i |i,
r l g, g, i ndi en t i hrrvcr 1 1 rn tr. Lll I , 2 , 9 I ndi si snppnngn che i l
uoc l n g si n I hc(o, crI n rnr nprnsn prri1 c|c l i s| n gui r l : l l.o nrl l n di re -
zi one l /, l s i di se(ni i l di: gr n nl nl n ddl n fg. :3 A.
.
attraverso un numero fi nito di punti , detti nodi , i cui spostamenti ( me
todo degli spostamenti ) o sforzi (metodo delle forze) sono assunti co
me incognite35, da cui risulta evidente l ' analogia con il "gruzzolo di
aste e nodi" tipico del l ' anal i si del l e reticolari .
Diagramma di Maxwel l appl i cato al l a soluzione di una capriata. F. S. Mer
rit, M. K. Lofi n, J. T. Ri cketts, Standard Handbook for Civil Engineers,
Fourh Edition, McGraw-Hi l l , New York, 1 995.
JOINT 1
(b)
a *
JOINT 2
JOINT 3
(c)
^ =
JOINT 5
4@1 2' =48'
(a)

JOINT 4
(d)
i
.

0
JOINT 0
(e) (f)
Attualmente la diffusione di software a basso costo agli el ementi fi niti
ha adombrato i vi rtuosismi del l a statica grafica; nei trattati pi diffusi
europei sono presenti i procedimenti di Ritter e di Cremona, mentre
nel l a cul tura angl osassone preferita la sol uzi one proposta da
Maxwell e l ' i mpiego di tabelle approntate sul metodo dei coefficienti .
Tale consuetudine, tipica dell a cul tura nord-americana, pur essendo ef
ficace, appare priva di riflessione critica.
Note
l . Per la stesura di questo capitolo devo un particolare ringraziamento ad Antonio Mat
tarucco che ha dato prezioso aiuto per la ricerca bibliografca.
2. D. Barbaro, l dieci libri dell'architettura di M. Vitruvio (. . . ) , Venezia, 1 567, Delle
ragioni Toscane de i sacri Tempi, cap. VII, p. 192.
3. J . Mariano detto i l Taccola, Liber Tertius de ingeneis ac aediftiis non usitatis, 1427-
1 433, edizione a cura di J. Beck, Il Pol iflo, Milano, 1 969.
4. A. Palladio, l quattr libri del/ 'architettura, Venezia, 1570.
5. A. Palladio, op. cit., Libro Primo, capitolo XXIX.
6. J. Leupold, Teatrum Pontifca/e, Lipsia, 1 726.
7. B. F. de Belidor, L Science des lngnieurs, Pari gi , 1 729, tr. i t., L scienza degli in
gegneri . . . con note del signor Navi e r . . . versione italiana di Luigi Masieri, Mi lano,
1 840, Libro IV, pp. 204-205.
8. G. Branca, Manuale d'architettura, Roma, 1 629, edizione riveduta e corretta da L.
De Vegni , Roma, 1 772, p. 25.
J?
Colt lnm. FreIn Slmpe 1
Force in membeFI |t abl e coeffoci en t l X ( pane | l ood, Wl
T o ndi cat es Unao on, C o ndi cales compr us i an
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B I c 2 . 5 0 3. 33 3 . 50 4 . 6 7
A D c 4. 74 3. 35 2. 70 CK c 4 . 00 5 . 3 3 6 . 00 B . OO
BE c 3 95 2. BO 2 . 26 DM c 4 . 50 6 . 00 7 . 50 1 0 . 00
DC T 4 . 50 3. 00 2. 25 EO c
. .
B . OO 1 0. 67
FC T 3 . 00 2 . 00 1 . 50 GH o o o o o
D E c l . 06 0. 90 O. B4
GJ T 2 . 50 3 . 3 3 3 . 50 4 . 6 7
E F T l . 06 0 . 90 O. B4
GL T 4 . 00 5 . 33 6 . 00 B. OO
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7 . 50 10. 00
Truss 2 - F i nk
AH c 3 . 00 3. 00 4 . 00 4 . 00
l J c 2 . 5 0 2 . 50 3 . 50 3 . 50
BO c I I . OB 7. B3 6. 31 KL C 1 . 50 1 . 50 2 . 5 0 2 . 50
C H c 1 0. 76 7. 3B 5. 76 MN c 1 . 00 IOO | . 50 l . 50
DK C 1 0. 44 6. 93 5. 20 OP c
. .
l . 00 l . 00
E L c 10. 1 2 6 . 4B 4. 65
H l T 3. 53 4 . 1 7 4 . 95 5 . B3
FG T 1 0. 50 7. 00 5. 25
J K T 2 . 1 2 2 . 50 3 . 54 4. 1 7
F l T 9 . 00 6 . 00 4 . 50
LM T o. 7 1 O. B3 2 . 1 2 2 . 50
NO T
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o . 7 1 O. B3
FM T 6 . 00 4 . 00 3. 00
GH c 0 . 95 O. B9 0. 83 Truss b ~ Ho w e
H l T l . 50 1 . 00 0 . 75 BH o o o o o
l J C l . 90 | . 79 | . 66
CJ c 2 . 50 3 . 3 3 3 . 5 0 4. 67
J K T 1 . 50 l . 00 0 . 75
DL c 4 . 00 5 . 33 6 . 00 B. OO
K L c 0. 95 O. B9 O . B3
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. .
7 . 50 10. 00
G l T 2 . 5 0 3 . 3 3 3 . 50 4 . 67
JM T 3. 0 2 . 00 1 . 50
GK T 4 . 00 5 . 33 6 . 00 B . OO
LM T 4 . 50 3 . 00 2 . 25
GM T 4 . 50 6 . 00 7 . 50 10. 00
GO T
. .
B . OO 10. 67
Tr uu * Ho w e AH c 0. 50 0. 50 0. 50 0 . 50
B F c 7 . 9 5. 59 4. 5 1
I J T 1 . 50 | . 50 2 . 50 2 . 50
CH c 6 . 32 4. 50 3. 61
KL T 0. 50 0 . 50 I . 50 l . 50
MN T o o 0 . 50 o . 50
DJ C 4. 75 3. 35 2 . 70
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EF T 7 . 50 5. 00 3 . 75
H l C 3. 53 4 . 1 7 4 . 95 5. B3
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JK c 2 . 1 2 2 . 50 3 . 54 4 . 1 7
GH c I . SB l . 1 2 0 . 90
LM c 0 . 7 1 O . B3 2 . 1 2 2 . 50
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. .
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hk
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#I2 # # # # # # # #I2

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6
Howe ponel
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D - E +

Howe - ponel
#I2 # # # # # #r2

Worren ~ ponel
Metodo dei coeficienti per la val utazione delle sollecitazioni i n capriate e travi reticolari. J. E. Ambrose, Simplified design of
steel structures, John Wi ley & Sons, New York, 1 997.
9. F Mi l izia, Principi i di architettura civile, Final e, 1 78 1, edizione Remondi ni , Bassa
no, 18 13, tomo III, p. 113.
l O. J . B. de Rondelet, Trait theorique et pratique de l 'art de batir, Pari gi , 1803, tr. i t. ,
Trattato teorico e pratico del/ 'arte di ediicare, Mantova, 1832, tomo II, pp. 1 1 3- 116.
I l . 1. B. de Rondel et, op. ci t. , tomo II, p. 1 17.
12. J. Banks, On the Power Machines, W. Penni ngton, Londra, 1803, pp. 108- 109.
1 3. A. F. Mobius, Lehrbuch der Statik, Lipsia, 1837.
1 4. H. Mosel ey, The Mechanical Principles of Engineering and Architecture, Long
man, Londra, 1843.
1 5. J. K. Finch, The Story of Engineeri ng, Anchor Book, New York, 1960, tr. i t. , Storia
del/ 'ingegneria, Sansoni, Firenze, 1962, p. 32 1.
1 6. J. Wei sbach, Der lngenieur, Drud und Berlag von Friedrich Bieweg und Sohn,
Braunsweig, 1850, pp. 495-496.
17. J. W. Schwedler, Theorie der Briickenbalkensysteme, Zeitscheriet fr Bauwesen,
Berl ino, 185 1.
1 8. Wohler, Theorie rechteckiger eiserner Briickenbalken mit Gitterwinden und mit
8/echwinden, Zeitscheriet fir Bauwesen, Berlino, 1855.
JJ
1 9. Contenuto in E. Benvenuto, L scienza delle costruzioni e il suo sviluppo storico,
San soni , Firenze. 1 98 1, pp. 785-786. Tale interpretazione contenuta, i noltre, in S. P.
Timoshenko, History of Strenght of Materia/, New York, 1 953, p. 189. Ambedue gl i
studiosi interpretano i n maniera esempl i ficati va quanto esposto da Schwedler nel
Theorie der Briickenba/kensysteme. Berlino, 185 1 , che risult assai pi complesso ed
espositivamente meno li mpido.
20. A. Ritter, Elementare Theorie und Berechnung eisernen Dach und Briicken Con
struktionen, Hannover. 1870.
2 1 . K. Cul mann. Die Graphische Statik, Zurigo, 1866.
22. L. Cremona, Le .figure reciprche nella statica grafica, Mi lano, 1 872.
23. E. Benvenuto, La scienza delle costruzioni e il suo sviluppo storico, Sansoni, Fi
renze. 198 1. p. 794.
24. C. Saviotti. La statica grafica. Lezioni dell 'ingegnere Carlo Saviotti Prof presso la
R. Scuola d ' applicazione per gl 'Ingegneri in Roma. Con una prefazione del prof Luigi
Cremona, Hoepl i , Mi l ano, 1888.
25. A. Clebsch, Theorie der Elasticitat fester Korper, 1862.
26. Citato in P Pozzati, Teoria e tecnica delle strtture, vol. l , Utet, Torno, 1972, p. 33 1 .
27. J. C. Maxwel l , On reciproca/ figures and diagrams offones, The London, Edim
burgh and Dublin Phi losophical Magazine and Joumal of Science, vol. XXVII, 4 th se
ries, 1 864, p. 294 e sg.
28. O. Mohr, Beitrage zur Theorie des Fachwerks, i n atti Zeitschrit des Architekten
und lngenieur Vereins, Hannover, 1 874.
29. M. Wi l l iot, Notion pratique sur la statique graphique, in Annales du Gnie Ci vi l ,
1 877, p. 713.
30. E. Benvenuto, op. ci t. , p. 777.
3 1 . H. F. B. MUi ler-Breslau, Die graphische Statik der Baukonstruktionen, Lipsia, 1896.
32. G. Colonnetti, L statica nelle costruzioni, Torino, 1932.
33. O. Bell uzzi, Scienza delle costruzioni, Zanichel l i , Bologna, 1 94 1 e seg. , vol. I ,
cap. XIV, vol . 2, cap. XXIII .
34. O. Belluzzi, Scienza delle costruzioni, Zanichel l i , Bologna, 194 1 e seg. , vol . l , pp.
525-526.
35. F. Scaramuzzino, Calcolo strutturale con gli elementi fniti, Etas Libri, Mi lano, 1995.
/. Termi nol ogi a e tipol ogi e
1 . Termi nol ogi a. Tetti e capriate
La vasta di ffusione del le coperture in legno e la loro compl essa artico
lazione ha arricchito anche i l lessico del l e parti , componenti , apparec
chi , strumenti di lavoro, con sfumature regional i e tal vol ta local i , che
solo attente ricostruzioni l i ngui stiche o etnologiche - i ndicative sono
ad esempio le raccolte museali del lavoro tradizionale del carpentiere e
del fal egname - possono restituire.
La terminologia delle coperture stata defi ni ta dalle tabelle UNI 8090-
809 1 del l a qual e l a prima figura del l a pagi na seguente, sintetizza alcu
ni contenuti .
Certamente una terminologia "comune ed uni ficata" necessari a, pena
la confusione ed errori conseguenti . Per esempio - accadutomi nel di
mensionare un solaio - per i piacentini "tavol ato" significa tramezza,
( partizione i nterna verti cal e non portante), per noi veneti il tavolato so
no le tavole interposte fra l e travi i n legno: c' voluto un po' di tempo
per chiarire, dopo fax e tel efonate, che i l carico trasmesso dai tavol ati
pi acentini era gi usto che fosse l 00 daN/m2 e che quello dei tavol ati ve
neti poteva essere di 20 daNJm2 !
Ma in questa uni fi cazione termi no l ogi ca c' anche una perdita cul tu
ral e.
I l l i nguaggio di cantiere assai ricco e spesso congela efficacemente,
in un nome, non solo l ' oggetto, ma la sua destinazione, il modo di es
sere posto i n opera, la sua funzione. Appena lontanamente la parola
rompi tratta, assai generica, sostitui sce la parol a "cristo", n "tegola
curva" potr mai sostitui re l ' i mmediatezza di "coppo", cos come "in
cal mo" efficacemente indica quel l ' operazione di sostituzione di una
parte degradata di trave con un tassel l o sagomato, si mi l e alla tecni ca
botanica del l ' i nnesto ( i ncal mo, appunto, in veneto).
Molti termini delle coperture l i gnee hanno origine da nomi di animal i :
a cominci are da capriate, cicogna, gattel lo, cane di ferro: sarebbe i nte
ressante approfondi re l ' etimologia, ma i l cantiere edile (cantiere da
canterius ~ bestia da soma) sempre stato ricco di queste analogie
(gru, cavall etto, somiere, capra, asi no) .
Nel le figure del le pagine seguenti , sono i ndicati i princi pal i elementi
che costitui scono un tetto in legno coi l oro nomi, una capriata ed una
sezione del pacchetto di copertura, mentre la successi va i mmagine, a
pagina 37, riporta qual che esempio di uni one di travi l ignee, la cui va
riet non solo di pende dal tipo di sol lecitazione, ma dagli strumenti ed
accessori a di sposi zi one, nonch dalla cul tura e tradi zi one dei l uoghi .
J'
RB80 CORVB|8
OfZZOR8B
trave rompitrata
8K8
WR|O

RB8 0| COPVB|S8
RCR88
~onacosuper|oe
.
puntone
A si nistra, assonometria di una co
perura con i ndi cazi oni termi nol o
gi che.
Al centro, struture pri nci pal i e se
condarie.
Sotto, termi nol ogi a degl i elementi
della capriata.
trave di colmo
arcarecci
listelli
puntone o trave di falda
dormiente

controcatena
-

------

.

saea

p
f
..........
menso,a

staa cateoa g| unz| oo|

c.
manto
(tegole, scandal e,
l astre, . . . )
l iste I l i
(4x4o 4x6cm)
tavolato
terzera (arcareccio o
corrente)
gattello
canale di gronda
puntone
(o trave J| falda)
testa sagomata
dormi ente (banchi na o
rema o radice)
Termi nologia degl i elementi di coperura.
A si ni stra, gi unzioni e uni oni di elementi l i gnei di cultura occidentale e gi apponese. La composizione rivela profonde diferen
ze, dovute al "geni us loci " e obietivi diversi, come la maggior duti l it delle unioni a grappolo (aumento supericie di contat
to, qui ndi attrito) per megl i o resistere al l ' azione sismica.
A destra gi unzioni e unioni di elementi l ignei di tradizione europea.




.
|
l
u

1. . . ~ . . . .._

. `
.


.

Tipi di capriate in legno.
capriata
sempl ice
capriata
con saette
capri ata
pal l adi ana
sempl ice
capriata
palla di ana
composta
capriata
zoppa (o con
catena
rialzata)
capri ata
a forbice
Tipologi e di profi l i teste sporgenti delle travi nelle coperure.
Concezioni strutural i in relazione al le modalit di esecuzione dei nodi .

I
!
tra ve
sempl icemente
appoggiata
arco a tre
cerni ere
tra ve
reticolare
I I confronto fra le unioni in legno europee e quel l e giapponesi , ad
esempio, dimostra, macroscopi camente, proprio nel l e differenze con
cettual i ed esecuti ve del l e unioni, come il costrui re si a una componente
essenzi almente cul tural e. Ma notevol i di fferenze esi stono tra paesi eu
ropei , ol tre che fra l e nostre regioni .
Infi ne spesso uti l e, quando ci si i mbatte in un nome nuovo, anche se
si i ntui sce i l si gni ficato, cercare di approfondire, proprio perch dietro
un nome si aprono questioni non sol o termi nol ogiche, ma tecnol ogiche
e cul tural i . Un gl ossario di termini del l a carpenteri a edi l e in legno
spesso ri portato nei l i bri di G. Gi ordano e nel l a ri vi sta Adruleu.
Z. Ti pol ogi e
I tetti di cui ci occupiamo sono a fal de spi oventi . General mente l e fal
de sono due, ma anche tre o quattro (a padi gl ione) e, per aggi unta di
corpi di fabbrica o di segno di pi ante compl esse, possono variamente
articol arsi , specie se si i mpone uguale quota al l a l i nea di gronda.
L' el emento struttural e, caratterizzante i tipi che appartengono a queste
parti zi oni , sono l e strutture l i gnee di sostegno, l e capri ate, anche se so
vente l e fal de sono ottenute con travi sempl icemente appoggi ate a muri
interni di spina o trasversal i . In questo caso fondamentale la direzio
ne del l ' ordi tura del l e travi princi pal i . Se ci sono muri di spina trasver
sal i , sagomati a triangol o, il tetto pu essere real i zzato appoggi ando l e
travi orizzontal mente al l e fal de. Se i l muro di spina l ongitudinal e, l e
travi sono i ncl i nate, paral l el e al l e fal de. Nel primo caso si ha l a ti polo
gia cosiddetta "al l a piemontese", nel secondo si tratta del tetto "al l a
lombarda".
Ovvi amente, questa disti nzi one non sufficiente a cl assificare le strut
ture l ignee del tetto, anche se, dal punto di vi sta del l a prevenzione si
smi ca, l a pecul i ariet del tetto al l a pi emontese che non genera spinte
sui muri d' ambito. Si qui ndi preferito di fferenziare le tipol ogie di ca
priate con un cri terio afferente la concezione strutturale sottesa al pro
getto e al l a confezione del l a capri ata.
Le grandi famiglie indi vi duate, si ri chi amano alla trave sempl icemente
appoggi ata (a), al l ' arco, con monaco staccato (b), al l a tra ve reti col are
( c), con nodo chiuso, con arti fi ci ed apparecchi di grande intel l i genza
costrutti va, al l e sol o apparenti capri ate (d), poich i monaci e l e catene
appoggi ano su muri o pi l astri intermedi , fi no al l e capriate spazi al i (e),
che si vol uta considerare ti pol ogi a - nonostante l a sua rarit - per l a
sua uti l i t i n caso di si sma e per l a bel l ezza formal e.
Questo criterio di cl assifcazione si dimostrato mol to uti l e per l a conse
quenzi al i t che esiste fra particolare costruttivo (nodo monaco-catena,
puntone-catena, puntoni monaci di col mo), concezione strutturale e l ogi
ca di intervento conservativo o di adeguamento. Consente, quindi , di ri
conoscere immediatamente l a corettezza degl i i nterventi di recupero e di
guidare l ' intervento ed eventual i addizioni , senza contraddire l ' esi stente.
Di segui to si riportano, in modo quasi escl usi vamente iconografico,
esempi del l e di verse cl assi ficazioni , che dimostrano ol tretutto l e quasi
infi ni te possibi l i t di vari azioni sul tema.
J
- `
==
H

/
Ti pi di capriate secondo C. G. Reuss, Anwei
sung zur Zimmermannskunst, Li psia, 1 764.
Esempi di tracciamento di piante di tetti con
ugual quota di l i nea di gronda. La regola fonda
mentale che le l i nee di colmo i ncl i nate siano
bisettrice dell 'angolo da cui parono (0. Warh,
Die Konstruktionen in Holz, Li psia, 1 900).
:56
Tavola riassuntiva dei ti pi di capriate i ndi vi dua
te nel Nord-Est del l ' Ital i a (F. Laner, Atlante delle
parizioni orizzontali, ricerca Mi nistero per i Be
ni Ambiental i e Cultural i , luav, 1 997).
Schema e paricolari dei tipi "alla lombarda" e
"al l a piemontese".
Za- lla lom6arcc
Fienile a Este (Padova); esempi o di funziona
mento a trave sempl i cemente appoggi ata di
una strutura che sol o formal mente assomi gl ia
ad una capriata (ti po "a").
TIPI

.
C

CAPRI ATE TERRI TORI O


Monaco appoggiato Venezia-Rovigo-
MilanoVerona
Nodo Aperto Tuto il Nord Ital i a
Nodo Chi uso Verona-Vicenza-
BellunoVenezia
Capriata "apparente" Venezia e vi l l e
veneta
Capri ata spozi ol e Pianura Pedona
DIFFUSIONE lrispeno al
totale capriole)
DATAZIONE
1
Fienili, Tenoie
dal \ O
Abitozioni<hiese-fienili e i n tuNi i restauri.
Speie quelli
"conservativi"
r
Cap
r___
n
g_rimo
successivi
! b
l monaci appoggiano sui !Polla di o
muri
Z
Per coperure grondi luci
letti o padiglione
Sopratuno nei fienili
COD
!lpo a`. Caprlafa a frave
Questo tipo piuttosto raro. Anche se di ovvia concezione, solo appa
rentemente di faci l e real izzazi one, poich ri sulta assai instabile e, co
me mostrano le foto, necessario il ricorso a controventature e sbadac
chiature.
Forse pu essere consi derato l ' archetipo del l a capriata, a causa del
l ' i mmedi atezza concettuale. Anche se non genera spi nte, la sua intri n
seca i nstabi lit non la rende particol armente adatta alla resi stenza si
smica. La "catena" - ovviamente fra vi rgolette, in quanto una vera e
propria trave anche se formalmente pu essere scambiata per catena -
dovrebbe esser
e
dimensionata per il carico concentrato l in mezzeria
(M = PL / 4) , ma questo probabil mente non mai avvenuto. Perci so
no generalmente sottodimensionate e spesso si c ricorso a saette latera
li per diminuire la luce e quindi le deformazioni che l a struttura denun
ciava.
Nemmeno gli appoggi , al colmo e ai l ati , sono coerentemente proget
tati, spesso infatti ci sono ibridazioni che rendono dificile la lettura
della concezione struttural e sottesa. Ma forse questa una pretesa as
surda, considerando la modestia di queste real izzazioni . Per coerenza,
i nodi dovrebbero avere schemi struttural i come nel l ' i l l ustrazione a
fianco.
A destra, schemi per appoggi o col mo e interaccia trave-muro per capria
te tipo "a".
Sotto, ril ievo di coperura i n edi fi ci o rurale a Schi o (Vicenza), al tro esem
pio di capriata ti po "a".
4!

,. l

'
|

a &. .
- l

col mo
- ' appoggi o centrale

---

ppoggi o laterale
nodo di col mo
a
b
nodo
di appoggi o
a
b
Schematizzazione nodo di colmo e di appoggi o
capriate ti po "b".
La tradizione angl osassone e tedesca ha sem
pre concepito i l nodo monaco-catena chi uso
tramite i ncastri e stafe di acci ai o.
!lpo `Do Caprlafe a nodoapeno
| di gran lunga il tipo pi diffuso e praticamente l ' unico riportato nei
manuali tecnici ital i ani . In area germanica ed anglosassone invece le
capriate sono state concepite e continuano ad essere proposte col mo
naco "chi uso", cio ben fissato alla catena.
| questo un aspetto assai intrigante, che mi ha portato a tante discus
sioni, ricerche, tesi , con pochi elementi fermi , d' altronde ribaditi in al
tri parti del libro, primo fra tutti il concetto che, in caso di restauro,
debba essere in ogni modo ri spettata la concezione origi naria, nel sen
so che se trovo un nodo chiuso, non lo posso "aprire", solo perch
controllo meglio la concezione ad arco!
Che il monaco sia staccato dal l a catena la regola insegnata in tutte le
nostre scuole tecniche e cos accettata che non si esita, nei casi di in
tervento sul l ' esistente, qual ora i l monaco sia in qualche modo solida
rizzato alla catena, di segarlo e renderlo indipendente e reali zzare cos
il comportamento ad arco a tre cerniere.
A ben vedere, questa regola abbastanza singolare. General mente, nel
le costruzioni, gli elementi strutturali sono fra loro giuntati ( c' conti
nuit, con possibil it di rotazione) od uniti (conti nuit senza possibil it
di movimento), mai c' discontinuit.
Per la verit, anche se monaco e catena non si toccano, pure la staffa
mantiene in asse il monaco, l o controventa cio, e, in casi di infl essio
ne dell a catena, per fluage o per poca inerzia del l a catena, la staffa
un utile indice di tale abbassamento, poich la catena le si appoggia.
Chiesa a Correggio (Reggi o Emi l ia); i n questo caso anche se i l monaco
fissato con un "piolo" pu considerarsi l i bero in quanto il perno, i nfisso
parallelamente al le fibre, non ha eficacia e qui ndi permette lo scorri men
to vericale.
4?
Ma che funzi one pu avere il monaco staccato? Ai fi ni strettamente
struttural i , nessuna. Il monaco pu permettere di real i zzare l ' i nterfacci a
dei due puntoni al col mo e, quando ci si ano l e saette, di venta ti rante,
assumendo i n questo caso ovvia funzi one struttural e. La presenza del l e
saette, a loro vol ta, permette la gi unzione dei puntoni di fal da. Le saet
te, in questo caso. sono compresse.
Lo schema struttural e. a cui si pu ri condurre questa tipol ogia, come
spesso ripetuto, c l ' arco a tre cerniere. Qual ora si ano note l e reazioni ,
si possono cal col are l e sol l eci tazioni nel l e varie sezioni :
J( x ) = K_ - px
` . . | . | . . . | . |
!
Ha= pL2
2
Ha = pL8f
Nell ' immagi ne di pagi na 42 c schemati zzato il nodo di colmo e quel l o
di appoggi o. I si stemi di di stacco del monaco del l a catena sono assai
vari e le figure ne dimostrano la variet.
Esempi di nodi "aperi" con stafe metal l iche suficientemente "l asche" per permettere lo spostamento del monaco i n ma
niera i ndi pendente dalla catena. La maggior eficacia del collegamento delle stafe data dal l ' al l argamento di pi chiodi ,
realizzando la condizione pi idonea al l a resistenza a trazione. Ovviamente, i n caso di trazione del l a stafa, ci o quando i l
nodo chiuso.

4J
Esempi di nodi "aperti " ottenuti con perni e
"fermo-gui da".
Si stemi per l a real i zzazi one di nodi "aperti "
senza util izo di staffe metal l i che.
Casa rurale a Castion (Fri ul i ); anche se il nodo
monaco-catena fosse stato "chi uso", saremmo
di fronte ad una delle pi interessanti capriate
realizzate per le costruzioni in zona si smica. In
fatti , la struttura "chi usa", i ntelaiata e il con
troventamento assi curato dalle terzere chi use
tra puntone e trave di falda.
Nodo aperto. Con i l difuso i mpiego dell 'acciaio
i n edi l izia (nel l ' Ottocento, nel Veneto), la catena
viene spesso realizzata con questo materiale.
Vedi , ad esempio, i l caso Arsenale, dove gli i n
gegneri torinesi sostitui rono le catene l i gnee
delle grandi tese. Il problema del nodo in que
sto caso non si pone e la questione si sposta
al l ' appoggio, con ricorso a scatole metal l iche.
L' i nteraccia legno-acciaio non di faci l e sol u
zione, a causa del diverso comporamento i gro
termico: si formano condense, qui ndi umi dit,
funghi , xi lofagi . E necessario realizzare sempre
la possi bi l it di areazione.
C Merl oni (Ravenna); in questo fieni l e stata
real izzata una capriata con nodo "chi uso" e ca
tena doppi a real i zzando uno schema oggi
usual e per le capriate i n legno lamel l are.
Massalombarda (Ravenna); capannone con co
perura in legno iperstatica e nodi chi usi .
!/pO "C". Capr/a/e a nOdO Ch/uSO
Questa tipologia si trova quasi escl usi vamente in capriate con una da
tazione precedente al 1 850, o in zone di forte i nfluenza tedesca ed an
glosassone. , a nostro gi udizio, la capriata classica, concepita come
reticolare, quindi con nodi chi usi .
la capriata proposta da Pal l adi o, che trova nel nodo quel meccani
smo che "quanto pi l a capriata caricata, tanto pi si rinserra" e che
ha trovato nel corso dei secol i innumerevoli appl icazioni, ma che ora si
trova assai raramente, perch le capriate sono state modificate e le
nuove sono tutte a nodo aperto. Si presta ad essere real i zzata con la ca
tena doppia, nel le capri ate composte da pi elementi (assi) e nelle ca
priate complesse. Si riportano alcuni esempi .
4
Capriate di un deposito ferroviario; la strutura, molto aricolata, rinvia a
schemi centro-europei sia per la complessit, sia per i nodi "chi usi ". Ci
molto probabi l mente dovuto al fatto che fra la fine del l ' Otocento ed i
pri mi del Novecento gl i i ngegneri ferroviari si rifacevano al l a manuali sti
ca francese, tedesca e i nglese per la realizzazione delle grandi struture
l i gnee come i depositi ferroviari, i si los e i fieni l i .
S. Eufemi a (Verona). I l nodo chi uso, se non correttamente realizzato, es
sendo soggetto a fori sol lecitazioni in caso di cedi menti e deformazi oni
del l a struttura, pu collassare faci l mente come i n questo caso.
Casacca (Udi ne), esempi o di capriate a nodi
chi usi con monaco e catena doppi.
Torrile (Parma); complessit di una coperura di
un deposito real i zzata con struttura reticolare
iperstatica a nodi "chi usi ".
Capriata con appoggio i ntermedi o della catena;
tale situazione nega, di fato, la funzione della
capriata e la catena una trave su tre appoggi,
peranto, sol o apparentemente la struttura
una capriata.
Capriata i perstatica risultato di interventi di re
cente modifica.
Casacco (Udi ne), capriata apparente di recente
realizzazione e di dificile letura statica.
!/pO "d". Capr/a/e apparen//
Si vol uto dedicare un paragrafo a questa configurazione strutturale,
che a causa d el i ' introduzione di appoggi intermedi, di fatto nega l ' es
senza del l a capriata che per su definizione appoggia solamente agli
estremi . Il comportamento strutturale quindi rapportabile a quel lo
delle travi continue su pi appoggi, anche se formal mente mantiene l a
configurazione di capriata. Spesso questa tipologia i l ri sultato di in
terventi a posteriori , specie quando gli appoggi sono col locati in corri
spondenza dei monaci . In caso di intervento, il problema che si pone
non indifferente: mantenere l ' anomalia strutturale o restituire le ca
priate origi narie?
4

!/pO "e". Capr/a/e Spaz/a//


Come concezione strutturale questo tipo di capriate appartiene ai grup
pi "b" o "c".
La particolare attenzione a questo tipo per sottol ineare i l passaggio
"spaziale", l' orditura delle strutture nelle tre direzioni dello spazio, ov
vero l ' intenzi one controventante di questa struttura, rispetto al i ' appiat
timento del l e precedenti tipologie.
Le strutture esili, come quelle i n acci aio o, appunto, in legno, necessi
tano di una forte attenzione controventante e questa tipologia sottoli
nea questa esigenza, dimostrando come sia gradevole anche sul piano
formale. Special mente in zona sismica, legare, anche trasversalmente,
le capriate, con aste e correnti fra i rispettivi monaci , conferisce un mi
glior comportamento statico e d' i nsieme, come abbiamo spesso prece
dentemente sostenuto.
Conegl i ano (Treviso), assonometria di capriata "spazi ale".
Podenzano (Piacenza), oltre al l a spazial it della capriata, si pu notare la
sovrapposizione delle terzere nel l ' appoggio, l ' i nnesto piuttosto alto del le
saette del monaco, i l tavellone laterizio a vista come interposto.
4
Esempi di capriate "spazi al i " i n cui si nota la ri
cerca, da pare di costruttori, di un compora
mento reti col are tri di mensi onal e. In genere
queste strutture risultano molte volte i perstati
che e la sola analisi nel piano pu rivelare stati
tensionali elevati.
d. Esempi di dimensionamento
T . Cenni prel i mi nari sui criteri di di mensi onamento
Il processo di dimensionamento delle capriate i n l egno in genere ri
dotto a quello degli elementi maggiormente sollecitati , cio puntone e
catena, anche in presenza di capriate plurisaette e con pi monaci . II
problema sostanziale risiede nel modo di considerare i nodi che, per
semplicit di calcolo, si considerano ceriere ma in realt possono ave
re configurazione assai di versa (i ncastro e semi -i ncastro).
Dal punto di vi sta del tipo strutturale l a capriata triangolo semplice (o
con i l monaco staccato dal l a catena) assimilabile ad una struttura for
mata da due membrature vi ncolate da tre cerniere se i l nodo puntone
catena consente di trasmettere il carico ali ' appoggio nel piano baricen
trico del piedritto. Viceversa nella configurazione con monaco collega
to all a catena, o i n presenza di pi monaci e saette, l a situazione assi
mil abile a quella di una reticolare. Nel caso i n cui i nodi siano assimi
l abili ad incastri (per esempio capriate leggere a tavoloni chiodati) la
capriata di viene una struttura iperstatica.
Rispetto agl i appoggi e in funzione del tipo di nodo fra le varie aste e
agl i appoggi, varia lo schema strutturale; in rel azione agl i appoggi si
hanno le seguenti condizioni
.
.
a) capriata esternamente i postatica, in equili brio solo rispetto alle forze
attive verticali, trasmette ai piedritti solo forze reattive vertical i :
c
b) capriata esternamente isostatica, sempre in equi libri o; per forze atti
ve vertical i trasmette ai piedritti solo forze reattive vertical i , e, per
forze attive orizzontali, trasmette forze reattive orizzontali all ' i mpo
sta con ceriera U.
J0
c
c capriata esternamente iperstatica, sempre in equilibrio, quindi non
pu essere analizzata indipendentemente dai piedritti ; comunque
prevedibil e che sia per forze atti ve vertical i, sia per forze attive
orizzontali , trasmetta ai piedritti forze reattive verticali e orizzontali
i n funzione del la deformabilit degl i elementi che vi partecipano (ti
ranti e piedritti ) :
c
Per essere completamente isostatica la capriata deve rispettare la nota
relazione:
a + v = 2 n
dove:
a = numero del l e aste
v = numero dei vincoli esterni
n = numero dei nodi
| quindi possibi l e sosti tuire una o pi aste con ugual e numero di vin
coli esterni di pari grado di libert; per esempio, nella capriata Polon
ceau, esternamente ed internamente i sostatica, pu essere eliminata l ' a
sta orizzontale centrale inferiore variando le condizioni di vincolo al
l ' appoggio trasformando la, di fatto, i n una struttura formata da due
membrature pluricorpo vincolate da tre cerniere con rel ativa azione
orizzontale nei piedritti assente nel la prima condizione:
c
c
nel l a Polonceau a sini stra si ha:
a = 1 1 n = 7
JI
quindi :
1 1 = 2 X 7 - 3 = 1 1 internamente isostatica
v = 2 + l = 3 esternamente isostatica
nella Polonceau a destra si ha:
a = 1 0 n = 7
quindi :
l < 1 1 i nternamente labile
ma essendo cambiate l e condizioni di vincolo esterne:
v = 2 + 2 = 4 a + v = 2 n
1 0 + 4 = 2 X 7
l a capriata ritorna i sostatica; ovviamente evidente che i n tal i condi
zioni i vincoli esteri dovranno essere ambedue cerniere che trasmetto
no ai piedritti azi oni inclinate.
I l procedimento pi rapido per ottenere i valori del l a sollecitazione nei
puntoni e nella catena, gli elementi maggiormente sollecitati e che in
feriscono nella determinazione dei nodi , inizia calcolando l a reazione
d' appoggio:
Ra - Pa
ueo uu . eu . eeo uuo e * e, uu , u eeou q ,u
+=*
_

_____=
_

Ra - pA
Ne puntone =
sen L
Ra - Pa
Nt catena = --
tang L
Analogamente anche in presenza di capriata soggetta a carico unifor
memente di stribuito nei puntoni :
J?
' q L
L

Ra Rb
L
essendo
Ra
. .
L/4
q L
Ra - -
4
Ne puntone =
sen a
q L
Ra - -
4
Nt catena = --
tang a
q L
Ra =
"
2
le precedenti diventano:
dato che:
q L
Ne puntone =
4 sen a
q L
Nt catena =
4 tang a
h 2h
tang a =
=
~
L L
2
la sollecitazione di trazione sulla catena uguale a:
qL2
Nt catena =
8h
L/2
Ad analogo risultato si gi unge, ovviamente, imponendo l ' equi l ibrio dei
momenti ri spetto alla cerniera C:
qL L qL2
Nt h = "
= "
2 4 8
JJ
da cui :
qL2
Nt catena =
8h
Nel l e capriate non assimilabil i al l a struttura tri angolo semplice, c1 0e
quando il nodo puntone-catena risulta esterno al baricentro del piedrit
to (capriate plurisaette con elementi connessi ad incastro o semi -i nca
stro interamente iperstatiche) l o schema strutturale assimilabile a
quello di una trave ad anima all eggerita con sezione ad altezza variabi
le. Per il calcolo delle sollecitazioni agenti nel puntone e nella catena
deve qui ndi essere valutata l a reazione applicata al nodo; nella situa
zione sinistra del seguente diagramma, essa Ra, in quello a destra,
ovviamente, Ra - P l :
R
R
I n tali condizioni si pu procedere sfruttando quanto deli neato da
Schewdler2 e Ritter3, cio di videndo il valore del momento in ogni se
zione per la relativa altezza e quindi, in presenza di carico assimilabile
a quello uniformemente distribuito, l a sol lecitazione massima non
quella presente in mezzeria come, d' altra parte, avviene in ogni capria
ta con moltepl i ci saette e catena formata da di verse aste:
R
dato che:
J4
L
M
x
Nt
x
catena =
h
x
qLx qx2 qx(L - x)
M
x
=
-
- =

2 2 2
h
x
= x tang L
ne consegue che:
essendo:
qx(L - x) q(L - x)
Nt
x
catena = =

2 x tang L 2 tang L
2h
tang L
L
qL(L - x)
Nt
x
catena
4h
Ovviamente ne consegue:
q(L - x) q(L - x)
Nc
x
puntone
2 tang L cos L 2 sen L
Per x si ottiene:
q L
Ne puntone ~
2 sen L
qL2
Nt catena
4h
Come si pu notare la sol lecitazione nel puntone e nel l a catena
doppi a rispetto a quel l a relativa al triangolo sempl ice o al l a reticola
zione pura con nodi a cerni era e nodo catena-puntone assiale all ' ap
poggi o.
I nfatti, in mol ti manuali anglosassoni e tedeschi , i n riferimento al
problema del disassamento del nodo puntone-catena ri spetto al pie
dritto e capriate iperstatiche si propongono analoghe formul azioni .
Per esempio per l e capriate con moltepl i ci saette e carico uniformen
te distribuito K. Gotz, D. Hoor, K. Mohl er, e J. Natterer propongono4
(pensando al possibi le di sassamento del nodo puntone catena ri spetto
al pi edritto ) :
Drei eckformi ge Fachwerktrager: erf. h
b
I I I I I I I -
-
_

q . l
A = , =
2
zur Vorbemessung:
Obergurt : mox O L

=
l
2 si n

l
2
UnfergurI . mox U U
d
Tale procedimento inoltre presente anche in testi come quelli di G.
LederS, W. Schuell er6, W. Monck7 che utili zzano analoga formulazio
ne; per esempio i n Schueller:
B-
C.
O-
J
Nb = V / tang a = VL / 2d w L2 / 4d
Nt = -V / sen a = - (wL / 2) / sen a
ci o con si mbologia a noi consueta:
N trazione

ulla catena = RA / tang a = T / tang a qL2 /4h


N compressione sul puntone =
= -RA / sen a = -T / sen a = -q L / 2 sen a
H. J. Cowans semplifica i n:
N catena = RA / tang a
N puntone = -RA / sen a
Analogamente avviene nella capriata triangolo semplice interamente
iperstatica soggetta a carico uniformemente distribui to e nodo puntone
catena disassato rispetto al piedritto:
dato che:
Q = q L
L

L
M
x
Nt
x
catena =
h
q Lx
M =
x
2
x
qx2 qx(L - x)
=

2 2
z &chwerk md qene1qten 6urten

A- B -ze
M'" in Fef-
mit
,
"
e
Mm _
erh;; %e
e
Oe
Zsin{
q
e
<
i
"
4
Oesni lst!ce
A.f;005
-
>
MHx
A (;OOJ
J?
G. Leder, Hochbaukonstruktionen, Band 1:
Tragwerke, Springer-Verlag, Berl i n, Heidelberg,
New York, Tokyo, 1 985. Nella penulti ma colonna
a destra procedimento per i l di mensionamento
dei puntoni e della catena per capriate multi
saete i n legno, al l ' estrema destra per capriata
i n acciaio. Come si nota la sollecitazione di tra
zione sul l a catena proposta pari a ql2 / 4h.
2h
h = x tang L = x -
X
L
L' equazione generale quindi :
per x = L l 4:
Nt catena =
qL(L - x)
4h
L 2h h
h
L/
4
= -=
4 L 2
L
q
'
qL -
4
M
L/
4
=
2 2
3qL2

M
u
4
32
Nt catena = =
h
L/
4
h
-
2
per x = L l 8, l ' equazione diventa:
7qL2
Nt catena =
32h
per diventare, in prossi mit degl i appoggi :
qL2
Nt catena =
4h
3qL2
=
32
3qL2
=

1 6h
I n generale per l ' anali si delle reti co l ari iperstatiche (per sovrabbon
danza di aste o di vi ncol i ) si fa ricorso al principio dei l avori vi rtuali
bench si a possi bi l e, con accettabi l e approssimazione, scomporre l a
struttura i n due o pi strutture i sostatiche, sommando i l valore dell e
sollecitazioni trovate. Per, necessario rimarcare l a questione del
l' aleatoriet di cal col i troppo sofisticati impiegando strutture i n l egno
e che nelle capri ate i n l egno l a questione si centra soprattutto sul l a
soluzione dei nodi che condiziona l o stesso dimensionamento del l e
aste.
Z. Capriata tri angol o sempl i ce con carico concentrato
al col mo
Progetto di una capriata a triangolo semplice a sostegno di una trave di
colmo, nelle seguenti condi zioni :
J
P = 2. 500 dN
S l S2
8 m
i l carico di 2. 500 daN, si divide equamente nei due puntoni e si pu
scomporre, graficamente o analiticamente, nelle forze S I e S2:
S I = S2 = P l (2 cos 70) = 2. 500 l ( 2 cos 70) 3. 655 daN
(sollecitazione di compressione sul puntone)
La sollecitazione di 3. 655 daN appl icata alla base dei puntoni si scom
pone in S3 e S4:
S3 S I cos 20 = 3. 655 cos 20 3. 434 daN
(sol lecitazione di trazione sul l a catena)
S4 = S l sen 20 3. 655 sen 20 = 1 . 250 daN
(ovvi amente pari alla reazione)
La forza S4, pari al valore del la reazione, viene trascurata nel dimen
sionamento degl i elementi del l a capriata poich si trasferisce diretta
mente al l ' appoggio (purch sia assiale al nodo) .
La forza S3 tende a spaccare "il tallone" dell a parte termi nale del l a ca
tena: in questo caso diviene fondamentale val utare la sezione orizzon
tale reagente sollecitata a taglio nel piano delle fibre (esempio 4. 2).
Per i l dimensionamento del l e aste necessario util izzare un procedi
mento di dimensionamento che consideri il problema del l ' i nstabili t.
I n queste condizioni possiamo utilizzare l a formul a di Eulero per de
terminare orientativamente il momento di inerzia minimo della sezio
ne, poich, generalmente, si rientra entro i l imiti di val i dit del l a teoria
euleriana:
72EJ .
RH
N
crtico

-Lt2
dove:
E modul o di elasticit del legno
72 1 0

coefficiente di sicurezza pari a l O


J momento di i nerzia minimo della sezione, in cm4
RH
L t lunghezza teorica del l ' asta snella, in cm, in funzione della con-
figurazione dei vincol i (i n genere per l e capriate e le reticolari
i n legno si assume la situazione di asta vi ncolata a ceriera agl i
estremi e quindi Lt Lreale)
J
Ne consegue che si pu esplicitare la formul a di Eulero rispetto a J .
m
H
assumendo come riferi mento il carico N presente nel l ' asta:
Nel caso in esame:
N = 3. 655 daN
N Lt2
J =
m
m
E
L t = L (condi zioni di vi ncolo a cerniera) = 430 cm
E = 90.000 daNicm2
J
min
= (3. 655 x 4302) l 90. 000 = 7. 509 cm4
momento di inerzi a cori spondente a una sezione 1 7, 3 X 1 7, 3 cm, cio
1 8 X 1 8 cm con A = 324 cm2 e J * = 1 84/ 1 2 = 8. 748 cm4.
m
m
Verificando con i l metodo "omega", si ottiene:
dove:
N = carico assiale, in daN
A = area del l a sezione resistente, i n cm2
w = coefficiente, in funzione del rapporto di snellezza R, specifico per
ogni materi al e, per il legno secondo l e norme tedesche Di n l 052
(legno massiccio di conifera):

o 1 , 00 80 2, 20 1 60 7, 68
1 0 1 , 04 90 2, 58 1 70 8, 67
20 1 , 08 1 00 3, 00 1 80 9, 72
30 1 , 1 5 1 1. 0 3, 63 1 90 1 0, 83
40 1 , 26 1 20 4, 32 200 1 2, 00
50 1 , 42 1 30 5, 07 21 0 1 3, 23
60 1 , 62 1 40 5, 88 220 1 4, 52
70 1 , 88 1 50 6, 75 230 1 5, 87
R = rapporto di snellezza dato da Lt l p (in cm), dove: Lt = l unghez
za teorica del solido, i n cm, i n funzione della confi gurazi one
dei vincoli
p = raggio di i nerzia mi ni mo, in cm, dato da:
dove:
!
m
i n = momento di inerzia minimo, in cm4
A = area del l a sezione, in cm2
Applicando nel caso in esame:
J = J = 1 84 l 1 2 = 8. 748 cm4
m
H
0
A = 1 8 X 1 8 = 324 cm2
Lt = Lreale = 430 cm
p = 5, 2 cm
R = Lt l p = 430 l 5, 2 = 82, 7
w = 2, 58 (si assume per sicurezza i l valore di w superiore cio R = 90)
N = 3. 655 daN
a
c
= w N l A = 3. 655 x 2, 58 l 324 = 29, l daNicm2
Il puntone i noltre soggetto a fessione per peso proprio:
peso proprio puntone (supponendo trattarsi di un legname con massa
volumica pari a 550 kglm3) = ,1 8 X ,1 8 X I X 550 = 1 8 daNim
L = 4, 3 m
M
ma
x = (q L2 l 8) COS L = ( 1 8 X 4, 32 l 8) COS 20 =
39 daN m = 3. 900 daN cm
W = 1 83 l 6 = 972 cm3
x
af = M l W = 3. 900 l 972 = 4 daNicm2
a
totale
= 4 + 29, l = 33, I daNicm2
Tensione che risulta in sicurezza per ogni legname idoneo al i ' impiego
strutturale e uti le anche per contenere il fenomeno del l a deformazione
istantanea e differita del legno (ovviamente a mi nore stato tensionale
corrisponde una sezione maggiore e qui ndi una freccia i stantanea e dif
ferita minore). A tale proposito utile ricordare l ' insuficienza del di
mensionamento rispetto alle sole tensioni ammissibi l i normate, soprat
tutto quando sono ottenute con coeffi cienti di sicurezza variabil i da 3 a
4, poich determi nano dimensionamenti tal i da determinare elevate
deformazioni . La manualistica di fine Ottocento, infatti, suggeri va di
dimensionare gli elementi compressi e i nflessi rispetto a stati tensionali
di ci rca 50760 daNicm2. Per esempio, dovendo di mensionare una trave
in l egno di grande luce rispetto a una tensione ammissibile di 1 20
daNicm2 si troverebbe poi una frecci a i stantanea cos elevata al punto
di ri sultare pi rapido procedere i mponendo a priori una freccia l imite
e quindi risalire al momento di i nerzia del l a sezione.
La catena soggetta, oltre che a trazione, anche a flessione per peso
proprio e quindi, supponendo trattarsi di un l egname con massa volu
mica pari a 550 kglm3, otteniamo:
peso proprio catena = ,1 8 X ,1 8 X l X 550 = 1 8 daNim
L catena = 8 m
I
M
ma
x
= q L2 l 8 = 1 8 X 82 l 8 = 1 44 daN m = 1 4.400 daN cm
W = 972 cm3
X
c r = M l W = 1 4. 400 l 972 = 1 4, 8 daNicm2
La tensione di trazione nella catena :
N catena = 3. 434 daN
A = 1 8 X 1 8 = 324 cm2
c
c
= 3. 434 l 324 1 0,6 daN
c
t
_ = 1 0, 6 + 1 4, 8 = 25,4 daNicm2
to a e
che ri sulta in sicurezza per qualsiasi tipo di legname per i mpieghi
struttural i .
I n sostanza si pu considerare l a capriata dimensionata con sicurezza
adottando elementi con sezione quadra 1 8 X 1 8 cm necessari per conte
nere i problemi di instabi lit nei puntoni compressi, i fenomeni defor
mati vi i stantanei e differiti , e anche per realizzare un congruo collega
mento fra puntone e catena.
A titolo di esempio si propone l a valutazione del l a deformazione della
catena soggetta solo al peso proprio, considerata nella condizione peg
giore di trave semplicemente appoggiata (i n realt un elemento incer
nierato o parzialmente incastrato agli estremi in rel azione tipo di nodo
e soggetto ad uno stato di trazione che favori sce una diminuzione della
freccia) :
L = 800 cm
q = 0, 1 8 daNim
J = 8. 748 cm4 x
E = 90.000 daNicm2
f = (5 x ,1 8 X 8004) l ( 384 x 90. 000 X 8. 748) !,2 1 cm
pari a circa 1 1661 del l a luce; la deformazione differita :
dove:
! l
=
|
+ k
|

.
tota e J istantanea J istantanea c
ane l per
manenti
k = coefficiente di deformazione differita variabile fra 0,5 e 2 in fun
zione del l e condizioni di umidit previste.
Supponendo una condizione di umidit media e quindi un coefficiente
k = !, essendoci i n questo caso solo carichi permanenti, si ottiene:
!otale
= 1 , 2 1 + ( 1 X l , 2 1 ) = 2,42 cm
pari a 1 1330 del l a l uce.
?
3. Anal i si nodo puntone-catena
Nel l e capriate i n l egno risulta i mportante valutare l o stato tensionale
del legno nei nodi , i n particolare i n quel l o puntone-catena. Per esem
pio nell a parte terminale di una catena nelle seguenti condi zioni :
N = 5. 000 daN
b = 30 cm
a = 40 cm
a = 30 circa (angolo di inclinazione del puntone rispetto al l a catena )
La forza N si scompone in N I e N2, dove N l vale:
N l = N cos a = 5. 000 cos 30 = 4. 330 daN.
I nteressa verificare l ' effetto del la sollecitazione causata da N I che ten
de a "staccare il tallone", mentre la N2 le comprime (situazione da ve
rificare a tagl io se i l nodo disassato rispetto al piedritto) .
Questa azione di 4. 330 daN appl icata al l ' area:
A = b a = 30 X 40 = 1 . 200 cm2
per cui , l a verifica a tagl io semplificata porge:
T = T l A = 4. 330 l 1 . 200 = 3,6 daNicm2 < 8-9 daNicm2.
La sezione appare quindi i n grado di sopportare l ' azione tagl iante in
dotta dal puntone, se il legno risul ta "sano" e pri vo di fessurazioni.
Non sarebbero, i n teoria, necessarie chiodature o fasce metalliche che
comunque si i nseriscono per garantire l a capacit prestazionale del no
do nel tempo, i n previ sione di variazioni dimensionali determinate dal
l' umidit e garantire un comportamento pressoch simile alla cerniera.
4. Aste composte
In due travi ugual i , per esempio per real izzare un puntone o una cate
na, la resi stenza del l ' insieme uguale alla somma algebri ca della resi
stenza del le due travi , cio i l modulo di resi stenza W ri sulta:
J
w = 2 (bh216)
mentre se si i mpedi sce lo scorri mento del l e due travi rendendol e soli
dal i , per esempio con bul l oni e biette, come nella seguente figura:
i l modul o di resi stenza assume un valore doppio rispetto al precedente:
w = b (2h)216 = 4 (bh216)
Le biette, in genere in l egno "duro", poste a distanza (d) l e une dal l e al
tre, sono quindi soggette da una forza tangenziale complessiva data da:
r b d = Td l h
X
Per esempio9 per realizzare una trave di colmo composta, semplice
mente appoggiata con cari co uniformemente di stri buito, nelle seguenti
condizioni :
L = 9, 22 m
q (totale con peso proprio presunto) = 1 . 050 daNim
b = 24 cm
M
m
ax
= 1 . 1 1 60. 000 daN cm
assumendo una tensione di riferi mento pari a 70 daNicm2, otteniamo:
W = 1 5.942 cm3
da cui :
h = 63, 1 cm
da cui scegl i amo una sezione composta formata da due travi di 24 X 32
cm, forando una sezione totale di 24 X 64 cm. Una simile sezione, se
unitaria, comporta una frecci a teorica istantanea di 2, ! cm, cio pari a
1 /428 del l a luce e quindi pi che accettabile per una trave di colmo di
copertura.
La sollecitazione di tagl io :
T = ( 1 . 050 x 9, 2) l 2 4. 830 daN
4
da cui :
T = ( 1 , 5 X 4. 839) l (24 X 64) = 4, 7 daNicm2 < 9 daNicm2
Lo scorimento S su met trave :
S = T b (LI4) = 4, 7 X 24 X (920 l 4) 26. 000 daN
Si i mpiegano quindi 7 biette in legno duro di sezione 8 X 8 cm con
T = 1 2 daNicm2.
s1curezza
Ri spetto al rifol l amento si ha
'
9
rifollament
o
= 30 daNicm2) :
s
1
=
'
0,5 h
biett
a
(r = 24 X 4 X 30 = 2. 880 daN
Ri spetto al tagl io:
s
1
= b L
bie
tt
a
1 2 = 24 X 8 X 1 2 = 2. 300 daN
per cui 7 biette:
S
1
= 7 X 2. 300 = 1 6. 1 00 daN
Gli altri 9. 900 daN (24. 840 - 1 6. 1 00) saranno assorbiti da perni < 22
mm:
S
2
A 22 = r L. t
_
9
= 3, 1 4 X 1 , 2 X 1 2 30 = 1 . 240 daN

ll1 JssJone eonca I
cio 8 perni (9. 900 l 1 . 240 8) disposti come i l l ustrato nel disegno a
fianco
l o.
b. Capriata con monaco
Si supponga di dover verificare una capri ata i n l egno con aste di
16 X 1 6 cm di sezione e tre carichi concentrati nei nodi confrontando il
procedimento grafico di Cremona con quello analitico:
P3= 1 . 00 daN
.2m
L
=
6 D
R=2.70 daN
!

-
- .

R=2
. 750 dN
R
R
J
o
.._..... ..
Trave composta con biete in legno duro e per
ni metal l i ci .
Capri ata senza catena, procedi mento grafico
per la determi nazione delle sol lecitazi oni nelle
aste secondo F. E. Kidder, T. Nol an, The Archi
tects' and Builders' Handbook, J. Wi ley & Sons,
New York, 1 884, edizione 1 921 .
120
Spn . 60'0''
Rise s'o "
R: 420
Trs without Tie-bea:. Trs
diagra
Trus without Tie
beam. Stres-diagram
Graficamente, uti l i zzando il cremoniano, si ottengono le seguenti solle
citazioni (il disegno fuori scal a) :
puntone, compresso = circa -2. 300 kg
catena, tesa = circa + l . 900 kg
Come si nota nel cremoniano i carichi P1 e P3 sono el iminati in quan
to si considerano assorbi ti dal i ' appoggio.
Svolgendo il procedimento anali tico rispetto al solo carico P2 = 2. 500
daN (dato che i carichi P l e P3 sono assorbiti dal i ' appoggio) si ottiene:
N trazione sul l a catena = M l h
M = P L l 4 = ( 2. 500 x 6) l 4 = 3. 750
N = 3. 750 l 2 = + 1 . 875 daN
in luogo di 1 . 900 daN ottenuti graficamente (errore dovuto al l ' appros
si mazione del disegno)
N compressione sul puntone = T d l h
T = P l 2 = 2. 500 l 2 = 1 . 250 daN
d = 3, 6 m
N compressione sul puntone = 1 . 250 X 3,6 l 2 = 2. 250 daN
in luogo di 2. 300 daN ottenuti graficamente (erore dovuto ali ' appros
simazione del disegno) .
Assumendo i valori maggiori per sicurezza:
puntone = -2. 300 daN di compressione
catena = + l . 900 daN di trazione
La capriata in esame formata da elementi in legno a sezione quadrata
da 1 6 X 1 6 cm di sezione (A = 256 cm2) soggetti a:
u
I
= 2. 300 l 256 = 8, 98 daNicm2
aaea-
',,(a,
= 1 . 900 l 256 = 7,42 daNicm2
tensioni modeste che i nducono a ritenere pi che soddisfacente i l di
mensionamento delle sezioni resistenti ; per sicurezza va verificato ad
instabi li t i l puntone inferiore utilizzando i l metodo "omega":
u = w N I A
C
J = J = 1 6 X 1 63 l 1 2 = 5. 46 1 cm4
RH
A = 1 6 X 1 6 = 256 cm2
Lt = Lreale = 360 cm
(considerando i l puntone come asta i ncerierata agl i estremi )
p = = 4,6 1 cm

D//4/| ^ ,2
I
l
I
t L
SltR5 m
ADD Ll/(.
' .
// A////c/OZ.
//l/ /CD/ /CC/ //U.
R = Lt l p = 360 / 4,6 1 = 78
w = 2, 2 (si assume per sicurezza il valore di w superiore
ci o per R = 80)
N = 2. 300 daN
O = N w l A = 2. 300 x 2,2 l 256 = 1 9, 76 daNicm2
C
tensione modesta per qualsiasi legname idoneo al l ' i mpiego strutturale.
. Capriata tri angol o sempl i ce con cari co uniforme
mente di stri buito
Si supponga di dover progettare una capriata tri angolo semplice i n le
gno lamel l are per coprire una luce di 1 2 m, con catena binata e carico
uniformemente distribuito lungo i puntoni . Le capriate si presume ab
bi ano interasse di 4 metri :
q JDm



?
/t!fD S!CTIOI
OaPiLUL OUTCR
AalND C
J-1_..- Dft!L n _
Manual istica anglosassone, progetto per trave
reticolare a sostegno delle travi i ncl i nate di fal
da. W.J. Jaggard, F. E. Drury, Architectural Buil
ding Construetion, Cambridge University Press,
Londra, 1 942.
Riconducendo i l carico ai nodi :
P
A
= P
8
= 2. 1 00 daN P
c
= 4. 200 daN
Da equi librio di sezione:
Ncatena = (4. 200 - 2. 1 00) X 6 l 4 = +3. 1 50 daN
Npuntone = (4. 200 - 2. 1 00) 7,2 l 4 = -3. 780 daN
Ovviamente si giunge allo stesso risultato con:
Ncatena = qL2 l 8 h = 700 X 1 2
2
l 8 X 4 = +3. 1 50 daN
Util i zzando il procedimento approssimato di dividere l a reazione, epu
rata del carico direttamente gravante ali ' appoggio, per l a tangente e il
seno del l ' angolo fra il puntone e l a catena si ottiene:
q L
Nt catena = = (700 1 2) l (4 tang 33) = +3233 daN
4 tang L
q L
Ne puntone = -- = (700 X 1 2) l (4 sen 33) = -3. 855 daN
4 sen L
I n questo caso i valori del l e soll ecitazioni sono approssimati per ecces
so i n quanto il puntone in realt l ungo 722 cm e l ' angolo di incl ina
zione leggermente superiore a 33; adottando un software di calcolo
agli elementi finiti si otterrebbe, i nvece, un valore di 3. 785 daN.
Essendo i l carico uniformemente distribuito lungo i puntoni questi de
vono necessariamente essere progettati e verificati a presso-flessione:
L = 7, 2 m
q = 700 daNim
M
ma
x = (700 X 7,22 l 8) cos 33 = 3. 804 daN m = 380.400 daN cm
Si pu quindi impostare il dimensi onamento delle sezioni dei puntoni
adottando una tensione di riferimento alquanto contenuta, per esempio
55 daNicm2, e determinare i l modul o di resi stenza:
W = M l o
,,
= 380. 400 l 55 = 6. 9 1 6 cm3
che corisponde ad una sezione l ame I lare di 20 X 48 cm ( 1 5 lamel l e da
3, 2 cm ognuna) con W x = 7. 680 cm3 e A = 960 cm2.
Verifca a presso-flessione:
o__
.
_= (3. 780 l 960) + (380.400 l 7. 680) = 3,9 + 49, 5 = 53,4 daNicm2
In realt il valore tensionale inferiore in quanto si dovrebbe omo
geneizzare la tensione di compressione e quella di flessione. In questo

caso stato trascurato il procedimento in quanto l ' approssimazione va


a favore dell a si curezza. Inoltre, come si potr notare stato escl uso,
nel la calcolazione, il peso proprio, i n quanto stato adottato un valore
tensionale di riferimento contenuto. In sede di verifica esecutiva si po
tr anche ridure l a sezione resi stente di una o due l amell e, dopo aver
verificato la deformazione teorica istantanea e differita. In linea gene
rale l a sezione 20 X 48 cm dei puntoni risulta comunque idonea per ga
rantire una suffi ciente stabilit nel tempo.
La catena, supposta bi nata, pu essere real i zzata con due sezioni
l O X 48 cm (ricordi amo che i l legno l ame I l are ha sezioni standardizza
re nei seguenti passi 8, l O, 1 2, 1 4, 1 6, 1 8, 20 cm) soggette ad uno stato
tensionale di trazione di poco superiore a 3 daN/cm2. In teoria le cate
ne appaiono sovradimensionate ma dovendo comunque contenere i fe
nomeni deformati vi per peso proprio e realizzare le bullonature del no
do, tale sezione risulta soddisfacente.
Il riferimento principale per i l dimensionamento del bullone la ten
sione di rifol l amento del legno di maggiore rilevanza rispetto al pro
blema dell a sezione parzializzata dall a presenza dei fori , dello stacco
del le fibre e del taglio sul bul lone.
La tensione di rifollamento del legno agomento ancora non del tutto
sviscerato; facendo riferimento alle norme tedesche, svizzere e francesi e
all ' Eurocodice 5, si possono adottare, in sede di progetto, i seguenti valo
ri di sicurezza (pari a circa i l 70% di quell i proposti dalle citate norme):
<rif 1 5 7 20 daN/cm2
'
rif = 20 7 30 daN/cm2
'
rif 30 7 40 daN/cm
2
per giunzioni con due elementi
per gi unzi oni con tre o pi elementi
(elementi lateral i )
per gi unzioni con tre o pi elementi
(elementi central i )
La forza da assegnare ai si ngol i bul l oni :
dove:
F forza massi ma accettabile dal bullone, i n daN
< rf tensione di rifollamento di sicurezza, in daN/cm2
_ diametro del gambo del bullone, in cm
s
1
spessore del minore degl i elementi i n legno attraversati dal bul
lone, i n cm
A

Nella disposizione dei bul loni assolutamente necessario rispettare le


seguenti distanze minime fra gl i stessi e i bordi del legno (di stanze che
ovviamente i nfl ui scono nel dimensionamento degli elementi ) :

d
d2

l
d3
&........,,&&.&&&&&&_.......
l
.a.a.a.a.....~...~.a.a.a. .a.a. _..,,... ..a
i
|
|
.a.a_a. a. a. a._.a.a.
spessore elemento inferiore = s l 0,5 s2 6 _
distanze = d l , d2, d3 3 _e comunque l O cm
di stanze = d4, d5, d6 6 _e comunque l O cm
d4
dJ
d
Nel caso in esame, essendo il nodo puntone-catena costitUito da tre
elementi si pu fare riferimento ad una tensione di rifol l amento com
presa fra 20 e 30 daNicm2. Considerata l a confi gurazione del l a capriata
supposta isostatica interamente ed esternamente si assume la forza di
sollecitazione di trazione sulla catena:
solleci tazione di trazione = 3. 1 50 daN
s _ = spessore del l ' elemento pi sottile = l O cm
F =
'
,,
.
_
S I
_ = F l rri f s
1
= 3. 1 50 l (30 X l O) = 1 0, 5 cm
cio 6 bul loni 1 8 mm. Ogni bullone sopporta:
3. 1 50 l 6 = 525 daN
la superficie che si oppone al legno, ricondotta ad un rettangolo di lun
ghezza l O cm e altezza pari al di ametro, cio l , 8 cm ( in realt si tratta
della met di un ci l i ndro) ha la seguente area:
?0
1 , 8 X l O 1 8 cm2
che si traduce in uno stato tensionale pari a:
u = 525 l 1 8 = 29, 2 daN/cm2
accettabil e per un buon l amel l are.
. Veri fi ca attrito agl i appoggi di una capriata ri spetto
al vento
Si supponga di voler verificare la situazione al l ' appoggio di una ca
priata parte di una copertura l i gnea per un ambiente di 7 m di l uce nel
l e seguenti condizioni :
7 m
La capriata, che si suppone verificata, trasmette agl i appoggi un carico
pari a 1 . 308 daN.
Tab. - Coeficienti di attrito radente
Natura dei corpi Coeficiente Coeficiente Coeficiente
di attrito di atrito di attrito
massimo medio minimo
l egno su l egno (secco) 0, 50 0, 35 0, 1 9
l egno su l egno ( umido) 0,25
l egno su l egno ( unto) 0, 1 6 O, 1 1 0, 06
l egno su muratura in o laterizio 0, 60 0, 50 0, 30
l egno su calcestruzzo 0, 55 0, 45 0, 25
Assumendo un coefficiente di attrito fra i l legno e i l cordol o di calce
struzzo armato di appoggio pari a 0,45 si ottiene:
At K_ 0,45 X 1 . 308 589 daN di attrito
La spi nta generata dal vento supposta pari a 60 daN/m2 che agisce su
ogni capriata :
2 X 3,9 X 60 468 daN < 589 daN
per cui l ' attrito sufficiente ad assicurare la stabilit al l o scorrimento
degl i appoggi dovuto al vento se questo genera azioni non superiori a
?!
Ti pol ogi e tradi zi onal i di nodi al l ' appoggi o. F
Stade, Die Holzkonstruktionen, Li psia, 1 904.
Capriata l i gnea con elementi doppi e bi nati uti
l izzata per un ponte i n legno con oltre 1 2 metri
di l uce l i bera. A. Mucha, Holzbricken, Bauver
lag, Wiesbaden e Berl i no, 1 995.

z, , z -

l
I
"

l
. .

:apriate con gi unti chiodati . O. Fri ck-Knol l , Baukonstruktionslehere, Tel l 2, Holzbau, Stoccarda, 1 948. A destra, gi unzi oni
: on cavi gl iere metal l iche. H. Bronneck, Holz im Hochbau, Vienna, 1 926.
iezione longitudi nale e trasversale della coperura del la sala conceri di Snape, I nghi lterra (1 967-1968), studi o Arup. Aa.Vv.,
lolbau Atlas 1, l nstitut fur i nternationale Architektur-Dokumentation, Monaco, 1 980.
.angsscni tt, Querschn itt
)etoi lquerscn i tt
)ochtrogwerk
'
TrDgerlage
kAnsluB Giebelsprren
t Fintpunkt mit Zugdiagonalen
0 1,2 Knoren, Zugdiagonalen
eod Drudst6be
0Auflagor
1 Oborgur 2 4,51
2cm Vallholz
2 Drudulabo
9, 5111 cm Vallholz
3 DrucbiGbo
9,5123 cm Vollholz
4 Zugsl6b ( 19 mm
5 Sparren
2 4,5123 cm
in Walmflaco
6 Dbl ( 10 mm
I AnscluOplallo
8 Docplallon
9 8olzon ( 5 mm
l0 Futlorhalz
11 Pfollon
60 daNim2. Gi in presenza di un vento che generi azione pari a 80
daNim2 si ha:
2 X 3,9 X 80 = 624 daN > 589 daN
per cui l ' attrito non garantisce l a stabil i t del l a capriata che dovr essere
collegata a ceriera con i piedritti diventanto esteramente iperstatica.
. Capriata con monaco e due saette
Si supponga di dover progettare una capriata con monaco e due saette
per coprire una luce di 1 2 m (interasse 4 m) con carichi concentrati sui
nodi, nel l e seguenti condizioni :
FJ
I F4
.
FI F>

P1 = P5 = 1 . 000 daN P2 = P3 = P4 = 2. 000 daN


RA = RB = 4. 000 daN
Ncatena = (4. 000 - 1 . 000) X 6 l 4 = 4. 500 daN
Npuntone (inferiore) = (4.000 - 1 . 000) X 7, 2 l 4 = 5.400 daN
Nmonaco = 2. 000 daN
Nsaette = 2000 X 3 l 3, 3 = 1 . 8 1 8 daN
Ovvi amente il dimensionamento viene svol to in funzione del l ' asta
maggiormente sollecitata e quindi l o spezzone inferiore di puntone
soggetto ad un carico di 5. 400 daN di compressione.
Rispetto alla sol a soll ecitazione di compressione assiale si potrebbe, in
teoria, adottare un puntone assai esile, per dovendosi realizzare i nodi
(si richiedono da 6 a 8 bulloni < 20 mm per contrastare l ' azione oriz
zontale) l e sezioni dovranno tener conto del l e distanze minime fra i
bulloni e fra i bordi esterni degl i elementi .
I noltre, essendo le aste vincolate solo ai nodi possono entrare in carico
di punta, soprattutto se dimensionate solo a compressione assiale.
In questo caso risulta rapido util izzare l a formul a di Eul ero per deter
minare orientativamente il momento di i nerzia mini mo del l a sezione:
?J
dove:
12EJ .
N
Rm
critico
=
-
)Lt2
E = modulo di elasticit del legno medio pari a 90. 000 daNicm2
12 1 0
)
= coefficiente di sicurezza pari a l O
J
mi n
= momento di i nerzia minimo del la sezione, in cm4
L t = l unghezza teorica del l ' asta snella, in cm
Ne consegue:
N
di sicurezza
=
90.000
'mi n
Lt2
da cui, utilizzando lo sforzo presente:
J
-
mi n -
Lt2 N
90. 000
Nel caso in esame:
Lt = 360 m ( i l puntone l ungo complessivamente 7, 2 m,
condizione di articolazione a ceriera agl i estremi)
N = 5. 400 daN
J
Ri n
= 3602 X 5.400 l 90.000 = 7. 776 cm4
da cui deriva una sezione 1 8 X 1 8 cm con J = 8. 748 cm4.
Verificando con il metodo "omega":
N = 5. 400 daN
J . = 8. 748 cm4
m m
A = 1 8 X 1 8 = 324 cm2
L = 360 cm
p = 5,2 cm
R = 360 l 5,2 = 69, 23 70 w = l , 88
a = w N l A = 1 , 88 X 5. 400 l 324 = 3 1 , 33 daNicm2
tensione di valore modesto che induce a provare con la sezione com
merci al e inferiore l a 1 6 X 1 6 cm:
J . = 5. 46 1 cm4
m m
?4
A = 1 6 X 1 6 = 256 cm2
L = 360 cm
p = 4, 6 1 cm
A = 360 l 4,6 1 = 78 80 w = 2. 2
a = w N l A = 2, 2 X 5. 400 l 256 = 46,4 daNicm2
Una ulteriore riduzione di sezione ri sul ta non idonea in quanto, adot
tando l a 1 4 X 1 4 cm, la tensione ri sul terebbe pari a 7 1 daNicm2 valore
rel ativamente elevato rispetto alla ricerca di contenere lo stato defor
mativo e, inoltre, per reali zzare i nodi non consigl iabile scendere al
di sotto del l a sezione 1 6 X 1 6 cm, preferi bi l mente optando per la sezio
ne 1 8 X 1 8 cm.
La catena, lunga complessi vamente 1 2 m, soggetta a una forza di tra
zione di 4. 500 daN e da flessione per peso propri o, ma compl essi va
mente l a tensione non supera i 1 8 daNicm2.
Risulta quindi evidente come il dimensionamento del la capriata sia
fortemente condizionato dalle modal it di realizzazione dei nodi che,
in sostanza, condizionano l o stesso dimensionamento delle aste.
Per esempio, supponendo di reali zzare la capriata con catene binate
stri ngenti i puntoni , il monaco e le saette, tramite bul l onatura, la catena
potrebbe essere realizzata in legno l amel l are util izzando due sezioni
8 X 32 cm, oppure 8 X 28,8 cm, sovrabbondanti per l a resistenza a tra
zione ma utili per una corretta bul lonatura.
. Confronto fra capri ata soggetta cari chi concentrati e
a cari chi uniformemente distri buiti
Un aspetto significativo la scelta del l a soluzione con i l carico unifor
memente distribuito lungo i puntoni oppure con travature secondarie
che concentrino il carico nei nodi :
q COS O
P2
8 m
8 m
nel caso A supponendo che:
P l = P3 = 1 . 000 daN P2 = 2. 000 daN
Problema del disassamento del nodo puntone
catena rispeto al l 'appoggi o. L'are del costruire
i nsegna di ridurre al mi ni mo i disassamenti fra
il nodo puntone-catena e il piedrito di soste
gno. H. Neuhaus, Lehrbuch des lngenieurhlz
baus, B. G. Teubner, Stoccarda, 1 994.
Reazioni = 2. 000 daN
Npuntone = 1 . 667 daN
Ncatena = 1 . 333 daN
Nel caso B, assumendo q cos L = 500 daNim (cio la stessa quantit di
carico concentrata sui tre nodi ) si ottiene analogo risul tato di soll ecita
zione su puntoni e catena, per la presenza del carico distribui to l ungo
i l puntone (generalmente trasmesso attraverso tavolato chiodato) el i mi
na i l problema del l ' i nstabi li t l aterale dei puntoni pur generando fles
sione e taglio negli stessi .
Supponendo per esempio che i puntoni siano formati da travi in legno
14 X 14 cm di sezione resistente, nel caso A si ottiene:
A = 14 X 14 = 1 96 cm2
Npuntone 1 . 667 daN
L = 5 m
p = 4,4 cm
R = 1 1 3
w = 7, 62
r = w N l A = 1 . 667 X 7, 62 l 1 96 = 64 daNicm2
tensione accettabile a compressione assiale che permetterebbe di uti liz
zare una sezione abbastanza esile i n assenza di problemi nell a realizza
zione dei nodi .
Nel caso B, essendo presente i l carico Np = 1 . 667 daN e q = 500
daNim, si ha:
r = P l A = 1 . 667 l 1 96 = 8, 5 daNicm2
M
m
ax = qL2 cos L l 8 500 x 52 x cos 37o l 8 = 1 . 248 daN m =
1 24. 800 daN cm
W x
= 1 43 l 6 = 457 cm3
r
f
= M l W = 1 24. 800 l 457 = 273 daNicm2
tensione non aCCcllablc.
Di conseguenza necessario aumentare la sezione dei puntoni , per
esempio adottando una sezione 1 8 X 26 cm con W
x
= 2. 028 cm3, A =
468 cm2, che comporta:
r = P l A = 1 . 667 l 468 = 3,5 daNicm2
?
af = M l W = 1 24. 800 l 2. 028 = 6 1 ,5 daNicm2
O lDlc
= 3, 5 + 6 1 , 5 = 65 daNicm2
I n sintesi a parit di l uce, inclinazione e sollecitazioni estere, l a solu
zione con i l carico uniformemente distribuito l ungo le aste richiede
una sezione da 1 8 X 26 cm ( A = 468 cm2) pi che doppia rispetto alla
soluzione con carichi concentrati nei nodi con sezione di circa 14 X 1 4
c m ( A = 1 96 cm2) oppure una sezione 1 6 X 1 6 c m (A = 256 cm2).
T. Capri ate all'nglese
Le capriate senza monaco o montanti verticali o con montanti e pluri
saette sono spesso definite all ' inglese i n quanto originariamente pi
diffuse nel le costruzioni anglosassoni . In questa categoria di capriate i n
genere si usa sostituire le aste tese con tiranti metall i ci . Per esempio l a
seguente capriata senza montanti verticali nel le seguenti condizioni :
Soluzi oni per nodi . M. Mittag, Baukonstruktionslehre, C. Berelsmann Verlag, Gutersl oh, 1 953.
f|nooktdorSerrooddr

s..
.- . .- ..
.. ...,......,

`
1I| _ _
7 ` .
-


t : : i
r.-. m mil
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,
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.-

. .
=

~
=
-
. . .

.
.. `
--.

,,__

.
_,,__

'
-

Aren cer Abstirung: ( Stirn luA redtwinklig zur Srrebenoberkante (Sporren.


oberkonle), ( Stirn lavA noc der :in!elholbierenden, @ Stirn lauA rectwinklig
zur Bollenoberkonte, 0 Stirn luA redt.inllig zur FuBsmiege.

Venalz fal1c unc ridtig: folsd. rictig: bei kurzem Balkenkopf Versotz
an der lnnenseite .-.+-.- fol sc ricl i g: bei doppelter Klaue in nere Klaue
tiefer ol s OuBere Klaue anordnen, dodurc zwei AbscherCchen.
Reict die ua.+miege lt die Aufnahme der Scerlr6fe ni ct aus, kooeoHnkelx
kl6Heeingebut werden: _von hinten engesetzt (bei f 2-3mm Luf .a.e. l),
_ bei grOBerer Vorholzlange Ver.atz.loz an der Oberlante. _mit durc.
laufendem Klotz.
_. _aufgedUbehe Shle mi l vieredigen Horholzdi.beln (Ouerscnitl 4I6, 5t8,
6II 2 usw. ) Uber die ganze Bolken- und Sohlbreite je hClfig e;ngelassen. _Sparren
scwelle umkrect zur Oacneigung, @scwace Sporrenscwelle mi zwei Abscer
f6cen.
??
P1 = P5 = 1 . 000 daN
P2 = P3 = P4 = 2. 000 daN
RA = RB = 4. 000 daN
J
r
1 2 m
N catena (estremi) = (4. 000 - 1 . 000) X 6 l 3 = 6. 000 daN
N puntone (inferi ore) = (4. 000 - 1 . 000) X 6,7 l 3 = 6. 700 daN
Per deterinare lo stato di sollecitazione sul tronco centrale del l a cate
na lecito, per esempio, determinare i l valore del momento massimo
in mezzeria, considerando la capriata come una trave soggetta a tre ca
richi concentrati :
M = P L l 2 = 2. 000 1 2 l 2 = 1 2. 000 daN
ma
x
e quindi per l ' equi l ibrio alla rotazione:
Ne (spezzone centrale) = M
ma
x
l h = 1 2.000 l 3 = + 4. 000 daN
Le altre aste sono soggette a valori di sollecitazione inferiori e qui ndi
la loro sezione determinata dalle modal it di realizzazione dei nodi
sapendo che se si mantengono le medesime dimensioni di sezione di
puntone e catena saranno ampiamente verificate (le saette pi lunghe
sono interessate a trazione da ci rca 1 . 500 daN, mentre quelle pi corte
a compressione da circa 1 . 885 daN) .
Aumentando i l numero del l e aste, si ottiene:
P4
P5
P6
1 2 m
?
P1 = P7 = 250 daN
P2 = P3 = P4 = P5 = P6 = 500 daN
RA = RB = 1 . 500 daN
N catena = ( 1 . 500 - 250) X 6 l 3 = 2. 500 daN
Npuntone = ( 1 . 500 - 250) X 6, 7 l 3 = 2. 792 daN
Le sollecitazioni sui montanti verticali sono rispettivamente O daN per
quel li estremi, 250 daN per gli intermedi e 1 . 000 daN di trazione per
quello centrale, quindi un tondino < 1 6 mm sarebbe pi che abbondante
essendo soggetto a 500 daNicm2 di solleci tazione unitaia di trazione.
per necessario pore attenzione sulle condizioni di carico poich una
sol lecitazione dal basso verso l ' alto dovuta al vento (per esempio una
copertura i n un ambiente aperto da due lati) pu modifcare lo stato di
sollecitazione di tali elementi come vedremo in successivo esempio.
T T . Capriate soggette a cari chi non si mmetri ci
I n genere la sostituzione degl i elementi tesi delle capriate complesse
con tiranti metal lici attuata solo per gl i elementi sicuramente sempre
tesi , in quanto per l e di verse condizioni di carico (vento e neve) varia
lo stato di sollecitazione negli elementi , gi ungendo, in alcuni particola
ri casi, ad inverti rsi lo stato di sollecitazione (da compressione a trazio
ne e viceversa) .
Per esempio nell a seguente capriata:
Capriata con appoggio intermedio. R. Ahner, K. H. Krause, Typische Baukonstruktionen von 1890 bis 1960. Band 1, Verlag
fur Bauwesen, Berli no, 1 991 . A destra, magazzi no scuole Pitsfiled, Massachusets (1 982) realizzato con strutura a telaio e
coperura a capriate con monaco passante la catena che sostiene un solaio praticabi le. J. Sobon, R. Schroeder, Timber Fra
me Construction, Garden Way Publ ishi ng, Pownal , Vermont, 1 984.
7u
m
|

tl
Ld
?
P3
P4
1
2
m
P 1 = P5 = 1 . 000 daN
P2 = P3 = P4 = 2. 000 daN
Ne (estremi ) = +6. 000 daN
Ne (centrale) = +4.000 daN
Np (inferiore) = -6. 700 daN
Np (superiore) = -5. 21 8 daN
Ns (estere) = - 1 . 885 daN
Ns (centrali ) = + 1 . 500 daN
i nserendo due carichi vertical i dal basso verso l ' alto:
0
rz
P6 = 1 . 000 daN
P7 = 2. 000 daN
r0
r
r+
z
r:
:i mangono tesi solo la catena e la saetta centrale sinistra, mentre tutte
l e altre aste risul tano compresse (la saetta centrale sinistra da + 1 . 500
1a, passa a -745 daN) .
1nalogamente pu accadere con carichi asimmetri ci ; per esempio i n
Jna capriata che debba sostenere una terrazza i n legno ri sulterebbe
;aggetta ad elevati carichi vertical i da una parte, supponiamo a sini
;tra, ed a uno laterale del vento sul l a terrazza che si trasmette alle
;trutture del l a capriata; supponendo tale condizione di carico:
0
Pl = 250 daN
P2 = 4. 000 daN
P3 = 4. 000 daN
P4 = 500 daN
P5 = 250 daN
P6 = 1 . 000 daN
P7 = 250 daN
P8 = 1 . 000 daN
P9 = 1 . 000 daN
PI O = 1 . 000 daN
N (puntone inferiore sini stro) = - 1 0. 342 daN
N (puntone superiore sini stro) = -8. 1 06 daN
N (puntone superiore destro) = -7. 547 daN
N (puntone inferiore destro) = -8. 665 daN
N (catena estremo sinistro) = + 1 3. 250 daN
N (catena centrale) = +8. 750 daN
N (catena estremo destro) = +8. 750 daN
N (saette estera si ni stra) = -4. 243 daN
N (saetta esterna destra) = O daN (comunque un puntone)
N (saetta centrale sinistra) = +3. 354 daN
N (saetta centrale destra) = O daN (comunque un tirante)
Come si nota cambiano le condizioni di sollecitazione delle aste. Per
cui in sede di dimensionamento del l e sezioni necessario comprendere
in maniera effcace le possibil i condizioni di carico che dovranno esse
re comunque sempre tutte verificate e utilizzae con l e dovute cautele
l a sostituzione degl i elementi presunti tesi con tiranti metall i ci .
I
Strutura a capriate di gran l uce con puntoni re
ticolari. H. Bronneck, Holz im Hochbau, Vienna,
1 926.
T Z. Sol uzi oni a confronto
A parit di luce e carichi la di versa concezione strutturale, in pratica la
quantit di aste e l a loro disposizione, determina i l variare delle solle
citazioni nelle aste e quindi nei nodi .
Per esempio, rispetto a una l uce di l O metri , con i seguenti carichi con
centrati nei nodi :
Pl = 1 . 000 daN
P2 = 2. 000 daN
P3 = 1 . 000 daN,
e aste di sezione costante pari a 20 X 20 cm, la pi semplice tipologi a
strutturale, quella a triangolo, dimostra i seguenti stati di sol lecitazione:
P2
l' l
1 0 m
RA = RB = 2. 000 daN
Npuntone = -1 . 943 daN a = -,9 daN/cm2
N catena = + 1 . 666 daN a = +4, 2 daN/cm2
Inserendo un monaco strettamente uni to all a catena non cambia l o sta
to di sollecitazione sui puntoni e l a catena, infatti :
2
P2
1 0 m
Pl = 1 . 000 daN P2 = 2. 000 daN P3 = 1 . 000 daN
RA = RB = 2. 000 daN
Npuntone = -1 . 943 daN
N catena = + 1 . 666 daN
a = -4,9 daN/cm.:
a = +4, 2 daN/cm2
l nserendo due saette
PJ
P2
P4
1 0 m
P l = P2 = P4 = P5 667 daN
P3 1 333 daN
RA = RB 2. 000 daN
Npuntone inferiore = -2. 592 daN a = -6,5 daN/cm2
Ncatena = +2. 222 daN a = +5, 6 daN/cm2
N monaco = +667 daN a = l ,7 daN/cm2
N saetta = -648 daN a = l , 6 daN/cm2
cio aumentando il numero di aste, a parit di cari co totale (RA = RB
= 2. 000 daN, ma con di versa distri buzione) aumenta la sollecitazione
sul 1 e aste principali .
l nserendo altri due monaci , o montanti verticali, si ottengono analoghi
val ori :
P3
P2
P4
8 7
6 5
l O m
Npuntone inferiore = -2. 592 daN a = -6,5 daN/cm2
Ncatena = +2. 222 daN a = +5,6 daN/cm2
Come faci l e osservare la presenza dei due montanti non comporta
variazioni del la sol lecitazione su catena e puntoni . Modificando la con
figurazione strutturale, per esempio adottando il seguente schemati smo
statico:
J
P3
P2
P4
| 0 m
sempre a parit di carico totale:
si ha:
RA = RB = 2. 000 daN
Np = 2. 98 1 daN c = 7,4 daN/cm2
Ne = 2. 667 daN c = 6,6 daN/cm2
cio aumentano i valori di sollecitazione su puntone e catena, come
analogamente accade se si trasforma la struttura in una capriata tipo
Polonceu:
P3
P2
P4
l O m
Npuntone inferiore = -3. 588 daN c = -8, 9 daN/cm2
Ncatena inferiore = +3. 1 1 9 daN c = +7, 8 daN/cm2
Npuntone superiore = -3. 289 daN c = -8, 2 daN/cm2
Ncatena centrale = +2. 000 daN c = +5,0 daN/cm2
N saetta = + 1 3 1 3 daN c = +3,3 daN/cm2
Ncontraffisso = -573 daN c = -1 ,4 daN/cm2
in questo caso la soll ecitazione su puntone e catena risulta l a pi eleva
ta rispetto alle precedenti soluzioni .
I n altri termini l ' aumento del numero di aste non direttamente col le
gato a una diminuzione del lo sforzo su quelle pi sollecitate e, vicever
sa, lo schemati smo essenziale (i l tri angolo semplice) quello pi effi -
4
ciente in termini di ottimizzazione carichi-sezioni resistenti e semplifi
cazione dei nodi se non entrano in gioco problemi di i nstabilit degl i
elementi snell i .
Altrettanto interessanti sono l e considerazioni legate all a dislocazione
degli appoggi. I n una capriata con monaco e due saette nella seguente
classica configurazione:
P
P l
P3
8 m
P 1 = P2 P3 = 1 . 000 daN
RA RB = 1 . 500 daN
Npuntone inferiore -2. 500 daN
Npuntone superiore -1 . 667 daN
Ncatena +2. 000 daN
Nsaetta = -833 daN
Nmonaco + 1 .000 daN
se si aggiunge un appoggio sotto i l nodo monaco-catena otteniamo, ol
tre alla vari azione del l e reazioni , si ha anche una modifcazione del l o
stato di sollecitazione nel l e aste:
P2
P l
P3
A
8 m
Npuntone (a sinistra) -833 daN
Npuntone (a destra) 0,0 daN
Ncatena (a sinistra) +673 daN
Ncatena (a destra) 0,0 daN
Nsaetta (a sinistra) -833 daN
Nsaetta (a destra) -9 daN
B
Ci quanto spesso accade nel l ' edificato storico o ve per effetto del ri
l assamento ed ammaloramento del l egno nel tempo la capriata si
deforma fno ad appoggiarsi al l e eventuali pareti intere presenti . La
J
situazione diviene pi interessante nel caso di cupri u|u con dupp1 a 'a
tena e due monaci lateral i :
P2
P l
p_

H
A
H
8 m
nell a condizione con carrello e appoggio i n A e B , si ottiene. sempre
supponendo P l = P2 = P3 = 1 . 000 daN:
Ncatena i nferi ore = +2. 000 daN
Npuntone inferiore = -2. 500 daN
Ncatena superiore (in realt un puntone) = -1 . 333 daN
Npuntone superiore = -833 daN
Nmonaco = 0,0 daN (comunque funzionante come tirante)
I nserendo un appoggio in C la si tuazione diventa:

P
8 U
Ncatena inferiore = + 2. 000 daN
Npuntone i nferiore = - 2. 500 daN
Ncatena superiore (i n realt un puntone) = - 1 . 333 daN
Npuntone superiore = - 833 daN
Nmonaco = 0,0 daN (comunque funzionante come tirante)
Se i nvece si i nseri scono appoggi ri spettivamente in C e D l a situazione
cambia i n maniera rilevante:
P2
P l
P3

3
m
A
B
8 m

Ncatena inferiore = +28 1 daN


Npuntone inferiore = -35 1 daN
Ncatena superiore (diviene un tirante) = +385 dal
Npuntone superi ore = -833 daN
Nmonaco = -1 . 289 daN
cio legittimando quanto Pall adio affermava nel Capitolo XXX c||
Primo Libro de lquattro libri dell 'architettura (Venezia, 1 570) :
. . . fa di bi sogno fare il coperto: il quale abbracciando ciascuna parte della
fabbrica e premendo col peso suo ugualmente sopra i muri come un legame
di tutta l'opera . . . Varie sono l e maniera di di spore il l egname del coperto: ma
quando i muri di mezo vanno a tor suso l e travi , faci lmente si accomodano, e
mi piace molto, perch i muri di fuori non sentono molto carico e perch mar
cendosi una testa di qualche legno, non per la coperta in pericol o.
ln sostanza le capriate proposte da Pal l adio sono spesso appoggiate
non solo agl i estremi ma anche su "muri de mezo" e tale configurazio
ne risulta staticamente vantaggiosa.
Come noto, allo sviluppo i n altezza cori sponde una minore l a solleci
tazione di compressione nei puntoni e di trazione nella catena; a parit
di luce e carico si ha:
Come si pu osservare i l vantaggi o maggiore si registra nel passaggio
di altezza da 3 a 6 m, mentre util izzando l e altezze da 8 e a l O m l a di
minizione di sollecitazione contenuta.
Viceversa riducendo l ' altezza l a sol lecitazione ovviamente cresce i n
maniera elevata:
?
3. 0d
3.0
- 4. Zd - 4. Zd
1, 5 m
- 8. 139 d - 8. 1 39 d
j0.75 m
1 . 50 dN
1 . 50 dN
1 . 50 dN
1 . 50 dN
8 m 8 m
I n sostanza con angolazioni di falda comprese fra 35 e 50 s i ottiene
un risul tato strutturalmente otti male, confermato dall a tradizione, con
minimo i mpiego di sezioni resi stenti rispetto alla luce e ottimizzazione
dei si stemi di gi unzione.
Al tra conferma della tradizione costitui ta dai si stemi di interfaccia
con i piedritti che di consueto sono reali zzati con i l nodo puntone-cate
na posto il pi possibile prossimo al baricentro del l ' asse del piedritto.
Come per l ' i ncli nazione di falda ottimale anche in questo caso la tradi
zione i nsegna il si stema pi efficace rispetto al i ' economia strutturale:
ovviamente in A l a sollecitazione nel piedritto di sola compressione
assiale:
c = P I A
In B e in C i l piedritto soggetto a presso-flessione:
c . = P l A Pe l W
H8X-HH
i l cui valore aumenta i n funzione dell ' eccentricit e. Inoltre i n C si in
nesca il problema del taglio nello spezzo ne di catena fra i l nodo e l' ap
poggio.
Tali regole di otti mizzazione, sancite dal la tradizione, non sono indero
gabi l i ma necessario teneme conto in quanto ogni di scostamento dal
la situazione ottimale genera maggiori problemi rispetto ali' economia
strutturale della capriata.

1 3. Capri ata i nternamente i perstati ca con cari co


uni formemente di stri buito
Si supponga di dover dimensionare una capriata "leggera" multi saette
con carico uniformente distribuito nel l e seguenti condizioni :
40dN/m

2 m
Ra Rb
1 2 m
Considerando i nodi fra le aste come incastri ed essendo il nodo punto
ne-catena disassato rispetto ai piedritti , la capriata assimi l abile, se
condo quanto precedentemente esposto, ad una trave ad anima allegge
rita con altezza di sezione variabile e qui ndi si appl i ca:
q L
Ne puntone = = (400 X 1 2) l (2 sen 1 8) = 7. 766 daN
2 sen a
qL2
Nt catena = = (400 X 1 22) l (4 X 2) = 7. 200 daN
4h
Ad analogo ri sultato si giunge, ovvi amente, con:
Ne puntone = Ra l sen a = 2.400 l sen 1 8 = 7. 766 daN
N t catena = Ra cotang a = Ra l tang a = 2.400 l tang 1 8 = 7. 386 daN
La differenza di valore di sollecitazione sul l a catena conseguenza
dell ' approssimazione del valore di h i n realt pari a 1 ,9495 m.
Assumendo per sicurezza i valori maggiori di sollecitazione e una ten
sione di riferi mento del legno pari a 50 daNicm2, ne consegue:
Sezione puntone = 7. 766 l 50 = 1 55 cm2
cio una sezione, per esempio lamell are, pari a l O X 1 6 (5 lamel l e da
3, 2 cm ognuna) con area A = 1 60 cm
2
.
In tal e tipo di capriata i nodi sono generalmente ottenuti per sovrappo
sizione chiodata, avvitata o bullonata degli elementi , per cui una solu
zione pu essere costituita dalla realizzazione di puntoni e catena bina
ti stringenti le saette interne (ovvi amente si potranno ridurre le sezioni ,
essendo binate, per esempio a 8 X 1 6 cm).

1 4. Copertura a travi i ncl i nate


Progetto di una copertura in l egno con travi inclinate ne l l ' L guent 1
condizioni :
4 m
| | carico considerato uniformemente distribui to lungo il puntone O
Q = qL = 400 X 4,61 = 1 . 844 daN
La componente parallela al puntone che genera nello stesso una solle
citazione di compressione :
Ne = Q sen a = 1 . 844 sen 30 = 922 daN
La componente perpendicolare al puntone che genera nello stesso fles
sione e taglio :
' l = Q cos a = |+ 844 cos 30 = 1 . 597 daN
, | / | I ! L \ ii cu| cc.
" Hb= Q / Z cos a = ( 1 . 844 l 2) cos 30 = 798 daN
lu l omponente parall el a al puntone :
Ri = 1 . 844 sen 30 = 922 daN
L' azione orizzontale trasmessa alla catena :
Ne cos a = Q sen a cos a = 922 cos 30 = 798 da
Lo stato flessionale nella trave incli nata risulta preponderante ||spcuu
all a sol lecitazione assiale e quindi conviene procedere i ni zi ando dal l a
fessione:
0
q = 400 daN/m
L = 4,6 m
M
ma
x
= qL2 cos a l 8 = 400 4,62 cos 30 l 8 = 9 1 6 daN m =
9 1 . 600 daN cm
Supponendo di fare riferimento ad una tensi one di 55 daNicm' ` l ' | . |
a = M l W 55 daNicm2
W = M l 55 = 9 1 . 600 l 55 = 1 . 665 cm
modulo di resi stenza che induce ad util i zzare una sezione standardi z
zata di tra ve in l egno di 1 8 X 26 cm con modul o di resi stenza W
\
2. 028 cm3 .
La verifica a presso-fl essione indica:
peso proprio del la tra ve (m. v. 550 kglm3) =
O, 1 8 X 0, 26 X 550 = 26 daNim
q = 400 + 26 = 426 daNim
M = 426 X 4, 62 X cos 30 l 8 = 9 1 6, 25 daN m = 9 1 . 625 daN cm
R8 X
W = 2. 028 cm3
X
Ne = 922 daN
A = 1 8 X 26 = 468 cm2
atotale = Ne l A + M l W = 922 l 468 + 9 1 . 625 l 2. 028 = 1 ,97 + 45, 1
47,07 dacm2
Verifica della freccia teorica i stantanea:
L = 460 cm
q = 4 daN cm
E = 90. 000 daNicm2
!_ = 1 8 X 263 l 1 2 = 26. 364 cm4
f = 5 q cos e L 4 l 384 E ! = 5 4 cos 30 46Q l
384 X 90. 000 X 26. 364 = 0, 85 cm
una freccia teorica istantanea pari a 1 1541 del l a l uce e che nel tempo
(freccia differita) potr gi ungere a circa !,7 cm pari a circa 1 1270 del l a
l uce.
Per assorbire l ' azione ori zzontale suffi ciente un tirante di acciaio <
1 2 mm con A = I , 1 3 cm2 che risulta soggetto ad una tensione di poco
superiore a 700 daNicm2 e quindi ampiamente i n sicurezza.
T 0. Arcarecci o soggetto a flessi one devi ata
Verifica di un arcareccio nel l e seguenti condizioni :
9/
sezione arcarecci o: l O X 1 4 cm
Q = 500 daN
*arcareccio
= l ,5 m
Ql = Q sen a = 500 sen 20 = 1 7 1 daN
Q2 = Q cos a = 500 cos 20 = 470 daN
N = 1 7 1 X 1 , 5 l 8 = 32 daN m = 3. 200 daN cm
W1 = 1 4 1 02 l 6 = 233 cm3
u1 = N l W1 = 3. 200 l 233 = 1 3,73 daNicm2
M
2
= 470 X 1 ,5 l 8 = 88, 1 2 daN m = 8. 8 1 2 daN cm
W
2
= I O 1 42 l 6 = 327 cm3
u
2
= M
2
l W
2
= 8. 8 1 2 l 327 = 26,94 daN/cm2
u1 + u
2
= 1 3, 73 + 26,94 = 40,67 daNicm2.
Note
l . E. Guagenti Grandori, F Bucci no, E. Garavaglia, G. Novati, Statica. Introduzione
alla meccanica delle strutture, McGraw-Hi ll Libri Italia, Mi lano, 1995, pp. 206-207.
2. J. W. Schwedler, Theorie der Brickenbalkensysteme, Zeitscheriet ftr Bauwesen,
Berlino, 1851.
3. A. Ritter, Elementare Theorie und Berechnung eiseren Dach und Bricken Con
struktionen, Hannover, 1870.
4. K. Gotz, D. Hoor, K. Mohler, J. Natterer, Holzbau Atlas, Institut fr intemationale
Architektur-Dokumentation, Minchen, 1980, p. 63.
5. G. Leder, Hochbau-konstruktionen. Band 1: Tragwerke, Springer-Yerlag, Berli n,
Heidelberg, New York, Tokyo, 1985, p. 129.
6. W. Schueller, The Design ofBuilding Structures, Prentice Hall, Upper Saddle River,
New Jersey, 1996, pp. 501-502.
7. W. Monck, Holzbau, Yerlag fir Bauwesen, Berlino, Monaco, 1995, p. 285.
8. H. J. Cowan, Handbook ofArchitectural Technology, Van Nostrand Reinhold, New
York, 1991, p. 161.
9. Esempio di calcolo redatto da F Laner.
?
l O. In questo caso non viene seguito quanto prescritto dalle norme Din tedesche, ma i
risultati di sperimentazioni in laboratorio. La Di n prevede, per i bulloni , F = < s _ O
nlOl
lqmcn|O
dove s l lo spessore del l ' elemento pi sottile della giunzione. In questo caso,
per, trattandosi dell ' unione di due travi sovrapposte, l a sperimentazione diretta ha di
mostrato come l a lunghezza di infissione sia inferiore allo spessore di uno dei due ele
menti, mentre l ' area del legno che si oppone al pero tutta l a circonferenza.
Areazione della sede di appoggio ottenuta di
staccando l a testa della trave o della capriata
dal muro e realizzazione di presa d' aria dal l 'e
sterno (G. Liotta, Gl inseti e i danni del legno,
Nardi ni , Firenze, 1 991 )e
Nicchia di aerazione
Materiale islante (neprene)
Copi in cono
Tavolato piallato
Griglia di aerazione
Cusino in nepren
9. Particol ari costruttivi
1 . l nterfaccia capri ata-muro
Questo capitolo sui particol ari costrutti vi pi di altri ha bisogno di di
segni ed esempi , che dovrebbero essere assai pi eloquenti di lunghi
discorsi . Le parole e le descrizioni saranno perci sostituite dal l i n
guaggio grafico, capace di esprimere concetti e soluzioni .
L' obiettivo pri ncipale da raggi ungere nella costruzione con i l legno
ovviamente la sicurezza, ma anche la durabi l it gioca un ruolo deter
minante, per tacere del la bellezza che la costruzione lignea recl ama.
Cos scriveva E. Griffi ni ( 1 953) nel suo l i bro sugl i el ementi costrut
tivi :
Per assicurare la durata dei legnami del tetto buona norma evi tare che
vengano racchi usi dal l e murature onde i mpedi re un rapido deterioramento e
conseguente i ndeboli mento o rovi na del l e armature. Uti l i accorgi menti ri
chiedono soprattutto l e testate del l e catene e dei puntoni, e l e banchi ne. An
che l e incaval l ature richiedono di l i genti provvedimenti nei punti di appog
gio sui muri . Le testate devono per norma essere murate a secco con pietra
o mattoni, avendo cura che l'aria possa ci rcol are li beramente attorno al tra
ve (n. f. t. ovviamente: alla imve).
L' appoggi o quindi del l e travi o del le capri ate presume particol are
studio per fare in modo che non ristagni "acqua" (i n ogni sua forma,
di condensa, vapore e umidit) ; infatti , la quasi totalit del l e patolo
gie - in edi l izia e per il l egno i n parti col are - data dal l a presenza
del l ' acqua.
I l l egno, posto in l uogo asci utto e venti lato, non pu essere attaccato
n dai batteri del marcimento, n da funghi e difficilmente da insetti .
Per venti l are le sedi degli appoggi ci sono di versi modi . Si tenga per
presente che se la trave inserita in un cordolo in calcestruzzo armato,
asciutto, la trave non marcisce.
Un esempio di appoggio ben aerato, proposto da G. Liotta ( 1 99 1 ) , ri
portato nel l ' il l ustrazione a sini stra.
L' obiezione che viene spesso sollevata quando l a tra ve viene staccata
( l cm circa) dal le pareti del l a sua sede riguarda sia lo scollegamento
legno-muro, sia l ' indebolimento del muro, dato dalla discontinuit.
per necessario osservare che anche senza "l ' aria" l a tra ve scolle
gata ed i l muro i ndebol i to, quindi l' ammorsamento fra l e due parti
zioni deve essere realizzato con altri sistemi , come il cordolo che rap
presenta ancora il miglior mezzo di cerchiatura.
4
Alcune proposte di soluzione per l ' appoggio delle capriate in legno la
mellare al muro o ai pi l astri .
La figura a destra i l lustra i l particolare appoggio di una capriata i n le
gno lamel l are che ho real i zzato nel recupero delle chiese di S. Dome
nico a Foligno. In questo caso l e catene avevano anche i l compito di
collegare trasversalmente i muri .
La figura i n alto i l l ustra, i nvece, alcune soluzioni di appoggio legno la
mel l are-c. a. di semplice realizzazione e buona efficacia.
Dalla manualistica del recente passato possibile ottenere una interes
sante proposta di elementi l aterizi con superficie ondulata o scanalata
per bloccare indesiderate risal ite d' umi dit per capi l l arit.
La frapposi zione di una trave di banchina il sistema tradizionalmente
pi frequente per l a sua funzione sia di legatura della muratura, sia di
so lamento. i nteressante osservare i l si stema di col legamento punto
ne-trave di banchina delle costruzioni in legno nord-americane, i mpo-
state sul concetto di "staffatura-cerchi ante" con ferramenta standardiz-
zata e presente in cataloghi. Viceversa, in Europa, e in Itali a in partico-
l are, preferito l ' i mpiego di lunghi chiodi o tirafondi.
Anche l a mensola i n l egno sottoposta alla catena dalle teste delle ca
priate ha - oltre ad altre funzioni - valore di "sacrificio", nel senso che
- i n caso di risal ita di umi di t per capi ll arit - pu essere faci l mente
sostituita poich marcir prima dell a testa del l a capriata.
L' appoggio pu essere realizzato anche su una tra ve i nserita intera
mente al muro, con il vantaggio che cos l e teste saranno sicuramente
aerate. A questo sistema si pu ricorere quando le teste infisse nel mu
ro sono marcite, spostando l ' appoggio sul l a parte sana.
Se l a catena i n acciaio, poco cambia, nel senso che i l puntone pur
PAR T COL A R E ANCORAGGI O
SCALA ' \
Coperura della chiesa di S. Domenico a Fol
gno; paricolare del nodo di interaccia caprie
ta-muro, che tiene conto della sismicit del l uc
go (Adrastea, n. 6, 1 996).
Laterizi speci al i per la ci rcolazione del l ' aria a
torno agl i appoggi delle teste di travi o caten
di capriate.
sempre in legno e si interfaccer al muro con uno dei sistemi descritti

in precedenza, mentre, se la capriata appogger sui ritti di legno non ci


sono problemi di aerazione, ma diventa fondamentale i l tema del con-

troventamento, che saette o controventi a ginocchio di nave, risol vono


` /'/
con eleganza e particol are suggestione.
J
Ferramenta standardi zzata (produzi one Si m
pson, Usa) per il fissaggio di puntoni al l e travi
di banchi na.
L'appoggi o del l e travi e capriate su travi di banchi na ancora un sistema
di buona eficacia per la stabi l it e la durabi l it.
Paricolare del l 'appoggio delle grandi capriate del Teatro della Fenice a Ve
nezia (progeto A. Rossi, esecutivi in legno F. Laner).
TAVOLATO GREZZO D I
ABETE 5 2 . [P
PANCONCELL LAR l CE
1 2x l 2 I NT . -39 [F
CORDOLO I N C . A .
ARMATO CON
7 1 8 St 06/25 CO
GRONDA IN P I ETRA
D ' l STR I A
PEDUCC I O
I NT . = l O O CO
MENSOLA
I N P I ET RA
C

STAF FE
ACC I A I O
Z. Puntone-catena
Nel paragrafo precedente, negl i schemi di interfaccia capriata-muro so
no rappresentati anche alcuni esempi del l a giunzione puntone-catena.
I n tal e nodo l a forza che percorre il puntone, si scompone in una com
ponente orizzontale ed in una verticale.
La forza verticale - reazione - quanti fi ca il tagl i o al i ' appoggio, mentre
quella orizzontale esprime l a sollecitazione che impegna la catena e
soprattutto sollecita il tallone, che pu "saltare" per spacco come de
scritto in un esempio contenuto nel capitolo sul dimensionamento.
E buona regola che i tre assi (puntone-catena-muro) si incontrino in un
punto come nei casi a), b), c), altrimenti si ingenerano momenti fletenti e
sforzi tangenziali assai pericolosi (caso d) e da val utare nel di mensiona
mento delle sezioni resistenti.
- . - -~ -
-1
. .. .. .. .. .
1
__
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l
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a)
o)
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-... -- -- -- _l_
1
l
l
l
l
c)
/
.
l

d)
?
Appoggio al l a muratura di capriata mista legno
acciaio.
Corina D' Ampezzo (Belluno); appoggio della ca
priata su pi lastro l i gneo; il nodo i l l ustrato rievo
ca i sistemi costrutivi tipici della carpenteria de
centro Europa (per esempio come quello i l l ustra
to da O. Warh, Die Konstruktionen in Holz, Li
psia, 1 900) anche se privo degl i incastri, che so
no sbrigativamente sostituiti dalla bul lonatura.
Paricolare puntone-catena pericoloso poich
mi ni ma la sezione resistente che soppora lo
sforzo di tagl i o.
Nodo monaco-puntone. La testa del monaco
soggetta a forte compressione trasversal mente
alle fi bre. Per tale motivo la trattatistica otto
centesca privilegia, per questo elemento, l ' i m
piego di specie legnose pi resistenti a tale sol
lecitazione (legni duri).
buona regola che l ' asse del puntone, della catena e del muro si in
contri no in un punto poich ogni disassamento d l uogo ad indesiderati
momenti flettenti , oltre che a pericolose tensioni tangenzi ali, come i l
caso del particolare nel l a seguente i mmagine, che i mmediatamente, an
che senza avere forti doti di perspicacia statica, trasmette una sensazio
ne di insicurezza.
Sui tipi di giunzione (non di unione, poich il nodo preferibil mente de
ve consentire piccole rotazioni ) si pu ricorere a pi o meno comples
si incastri , a chiodature, bullonature e staffature. La scelta dipende ov
viamente da ci che si preferi sce vedere o dall e attrezzature a disposi
zione. Per la protezione al fuoco, bulloni e chiodi sono da preferirsi ,
perch protetti dal legno.
3. Monaco-col mo e monaco-puntone
Anche questi nodi si possono concepire con particolari incastri o con il
ricorso a ferramenta pi o meno celata al l a vista.
La manuali stica del l ' Ottocento riporta ingegnose soluzioni . La testa
del monaco ri sul ta, per l ' effetto contrastante dei puntoni , sol lecitata a
compressione.
Sol uzi oni del nodo monaco-col mo secondo la tradizione della carpente
ria tedesca (T. Krauth, F. Sales Meyer, Die Bau und Kunstzimmerei, Li
psia, 1 895).

a)
b)
.
staffa
bulloni
d)
c)

chiodature

chiodatura e
e)
_ piatto d'acciaio

piara in legno
confinato
g)
e chiodatura
piastra dentata
g)
Esempi di sol uzioni del nodo puntone-catena secondo T. Krauth, F. Salt
Meyer, Die Bau und Kunstzimmerei, Lipsia, 1 895.
In alto, a si nistra, sol uzioni per il raforzamento del nodo puntone cate1
secondo A. Ceccotti, Raforzamento antisismico delle struture di /eg1
di antichi edifici, i n Restauro de/ legno, Palutan, Mi lano, 1 983.
Sotto, a si ni stra, sol uzioni per uni oni al colmo di puntoni di capriate
legno lamellare.
ben noto come il legno, in caso di compressione trasversale, sia p
vulnerabile. Perci sarebbe buona norma impiegare l egni resi stenti
tale sollecitazi one, i mpiegando specie di verse dal i ' abete che i nvece
benissimo per le altre membrature del l a capriata.
Questa regol a ora del tutto trascurata, considerato l' appiattimen
culturale e tecnologico del cantiere, condizionato solo da ragioni ec
nomiche, per cui l a specie legnosa scelta solo i n base alla consuet
dine commerciale.
Le soluzioni col l egno l amel l are di questi nodi sono suscettibil i di nu
ve invenzioni, soprattutto per l a faci l i t di i nserimento di piastre met
l i che (vedi cap. 3 ), oppure di raddoppio del l e aste, che comunque ha
suo archetipo nel l a tradizione, specie del l a cul tura centro-europea.
4. Il nodo monaco-catena
i l particolare costruttivo che rivela non sol o la capacit tecnologi1
del carpentiere, ma anche riporta - come spiegato nel capi tolo 3. 3 - '
la concezione strutturale sottesa alla capriata. Le figure di quel capito
possono i spirare anche la reali zzazione - aperta o chiusa - di ques
nodo.
Se il monaco concepito staccato dall a catena (funzionamento "ad 2
co" dell a capriata) si ricore alla staffa che ovviamente non deve a
poggiare alla catena, n deve essere ad essa chiodata. Se il nodo co
cepito chiuso (funzionamento a "reticolare" del l a capriata) , i l monat

Paricolare esempio di nodo "chi uso" monaco


catena, ti pico della tradizione della carpenteria
toscana. Il si stema di bl occaggi o ottenuto
con cuneo e stafa chi odata (per gentile con
cessione Legno DOC, Firenze).
appogger alla catena e l a staffa unir, con chiodi sul monaco e nella
catena, i due elementi .
Nel caso in cui l a catena sia doppia, per far scorrere il monaco, si ri
core ad asole. Niente di nuovo - quindi - sotto il sole. Nel capitolo 3
sono riportate tipologie ancora assai attuali o comunque ispiratrici di
soluzioni innovatrici, sempre possibili col legno, poich le variazioni
sul tema sono inesauri bi l i .
Dettaglio unione monaco-catena tramite cuneo.
A sinistra, sol uzione del nodo monaco-puntone-controcatena realizzato
con controcatene gemel late strigenti il monaco e parzialmente il puntone
(Adrastea, n. 6, 1 996).
Soto, esempi di nodi tratti dalla manual istica ottocentesca (O. Warh, Die
Konstruktionen in Holz, Lipsia, 1 900).
I 00
b. Cri teri e tecnol ogi e per il recupero
1 . L' i potesi del l a sostituzi one di parti
Se dovessi indicare un testo introduttivo al l a questione del la "diagno
stica" e conseguente "terapi a" per gli interventi di recupero del l e
strutture l i gnee non avrei dubbio nel consi gl i are la l ettura di E. A.
Poe o A. Conan Doyle, ovvero di indicare nel pensiero positi vi sta l a
fonte di un operare ancora assai ri cco di i nferenze per l a comprensio
ne del manufatto, indispensabi l e premessa al i ' azione progettuale di
recupero.
Si tratta cio - parafrasando il metodo proposto da questa corrente fi
l osofica ottocentesca - di raccogliere, si stematicamente, dati, tutti i da
ti e cl assificarli . Solo i dati possono i ndurre alla comprensione, o se si
vuole, dai dati si pu dedurre e formulare la di agnosi .
I parti colari costrutti vi - soprattutto - sono gl i i ndi ci e gli indizi pi
persuasivi che ci possono ricondurre al l a concezione strutturale origi
naria e di insieme. Da ci l ' insi stenza osservati va sul l ' esecuzione del
manufatto l i gneo pi che sulla figura statica che pu sottendere. Il giu
dizio su una struttura lignea di copertura questione di "occhio cl ini
co", nel senso che necessario riconoscere rapidamente la logica sotte
sa nel manufatto, che convali data da piccole sfumature costruttive,
da quasi impercetti bili particol ari , capaci di ri levare l ' intel ligenza che
ha guidato le mani e l ' ascia del carpentiere. Cos come l a medicina e la
chirurgia devono essere i nsegnate nelle aule universitarie, ma studiate
al l etto del paziente, anche gli interventi sul l e strutture l ignee presup
pongono una vasta conoscenza di teorie costrutti ve, di concezioni
struttural i, di leggi della statica e del la resi stenza dei materiali, ma solo
i l l avoro sul campo, l ' attenta osservazione del manufatto pu consenti
re una diagnosi e prescrivere una terapia, perch si riconosciuto un
processo, o se vogl iamo, si arrivati a "possedere" l ' ideazione che ha
presieduto alla reali zzazione. Se non si "possiede" il manufatto meglio
sarebbe non intervenire.
Alcune ipotesi prel iminari sono ovviamente necessarie per restringere
la ricerca dei dati rilevanti, altrimenti si correrebbe il pericolo del l a di
spersione o di raccogliere dati inuti l i . Su tali ipotesi di base non faci
le trovare consenso, specie nel settore del recupero, dove le posizioni
teoriche osci l l ano fra l ' estremo del l ' assol uta conservazione e l ' opposto
del l a nuova aggiunzione o riprogettazione.
L' ipotesi forte, che sta al l a base del mio modo di concepire una struttu
ra l ignea, che chi l ' ha progettata ed eseguita aveva la consapevolezza
che alcune parti sicuramente sarebbero degradate, marcite, nonostante
l 0l
La sostituzione di un dente rotto in un rastrello
facile i n quanto logicamente prevista i n fase
di costruzione.
Protezione di una testa di trave .. sporgente con
scandola "di sacrificio" (Agordo, Bel l uno).
l a pratica del l a manutenzione. Quelle parti erano generalmente proget
tate per essere faci l mente sostituite.
Questa ipotesi va spiegata, anche perch le sue conseguenze sono deci
sive, sia per i l recupero, sia per i l progetto del nuovo.
Nei luoghi dove i l legno materiale costruttivo per tradizione, la ma
nutenzione pratica corrente. Manutenzione e legno sono termini cor
relati : sol o la manutenzione garantisce al legno durabi lit.
Al contrario, le costruzioni in pietra o in mattoni e recentemente in cal
cestruzzo armato, inducono a mi nori attenzioni manutentive. Anzi, no
nostante i l degrado sia evidente, anche in edifici recenti , i l unghi tempi
di vita assegnati dalla colletti vit agl i edifici in calcestruzzo armato e
in muratura, hanno radicato la cul tura della non-manutenzione. Un ma
nufatto costruito venti-trent' anni fa, considerato "nuovo", anzi , se
mostrasse segni di degrado, ci sarebbe sorpresa e si cercherebbero le
"colpe" (errori nei copriferro, processo di carbonatazione, ambiente ag
gressivo . . . ) e difficil mente si programma una attivit manutentiva. Vi
ceversa, alla tradizione costruttiva col legno, associata la necessit e
la pratica del l a manutenzione.
Un' altra mental i t oggi col letti vamente radicata: "l ' usa e getta".
Quando un oggetto fuori- servi zio, preferi bile, poich comodo e
conveniente, disfarsene: montagne di rifiuti , cimiteri d' auto, materi ali
indistruttibili e inquinanti testimoniano l ' insuccesso di un tale atteggia
mento che nel frattempo per ha cancel l ato ogni pratica atta a prolun
gare la vita dell e cose, degli utensil i e degli oggetti i n generale. Ma
quando gl i utensil i e l e macchine erano di legno - e fino a poco tempo
fa non c' erano molte alterative - erano curati , progettati per parti so
stituibi l i , in particolare quelle soggette ad usura o pi vulnerabi l i .
Si guardi, per esempio, al rastrel l o in legno per fieno. Oggetto bel l i ssi
mo, leggerissimo, ma anche assai delicato e fragil e, specie nei denti .
Ma se un dente si dovesse rompere, assai faci lmente lo si pu sostitui
re, poich il si stema di fissaggio a cuneo si presta all ' immedi ata ripara
zione con l ' infissione di un nuovo dente. Cos, con l a stessa faci l it, si
pu sostituire il manico o la rastrel liera.
Quando l a sostituzione previ sta, non si pu parlare di manomissione,
di di struzione, bens di conservazione. Sostituzione quindi come manu
tenzione, come i ntell i gente e programmata conservazione di un bene.
La cul tura del legno strettamente legata alla stori a del l ' uomo, poi
ch i l legno i l materi ale per eccel lenza. Non credo si a possibil e se
parare, storicamente, i di versi settori d' uso, come l' utensi l eria, L' ar
redo, gl i strumenti di l avoro, le macchine, le strutture: la cul tura del
legno unica. Possi bi l e che, constatando l ' ammaloramento inevitabi
l e e ripetuto di parti di una struttura l ignea, come le teste del l e travi
appoggi ate ai muri , non si sia pensato a parti di sacrifi ci o, da sosti
tuire, con la stessa logica degli utensi l i o del l e parti dell e macchi ne
rotte?
Sostengo, infatti . che qualora si dimostri che ci sia questa logica nel
progetto del manufatto da recuperare, legittima l a sostituibili t dell ' e
l emento ammalorato, proprio cogliendo l ' intento di conservazione del
bene. Molti esempi si possono portare a sostegno di questa idea.
I0?
La protezione delle teste delle travi in legno sporgenti avveniva con ta
volette faci l mente sostituibi l i , cos come la logica della copertura dei
tetti con scandale, o coppi, ha i n s, l a sosti tuibil it degli elementi fuo
ri -servizio. Il rivestimento dei ponti alpini in legno inteso come re
movibile e di protezione del l a struttura, cos come di sacrificio sono le
tavolette frapposte fra trave e muro, dove l ' umidit ascendente provoca
i maggiori danni .
Come esempio di durabi lit e conservazione delle strutture l ignee ven
gono spesso additate le Stavkirken norvegesi, perfettamente conservate
dopo otto-dieci secoli dalle loro reali zzazioni , dimenticando per che
esse sono state progettate pensando alla faci l e sostituibilit degl i ele
menti , non solo di quel l i esterni , ma anche l e stesse parti portanti, spe
cie quelle a pi diretto contatto col terreno. Cos come templ i in legno
giapponesi o cinesi sono di fatto periodicamente rifatti con regole e di
mensioni della pi ferrea tradizione.
L' ipotesi qui ndi di "sostituibi l i t" del legno di forte riferimento nella
"conservazione" delle strutture e degl i edifici, poich cos si fatto,
poich economico ed intel l i gente, specie se si progettato con questa
logica. L' assunzione di questa i potesi del imita fortemente la necessita
raccolta di dati per la diagnosti ca e conseguente i ntervento.
Z. Un esempi o di recupero per sostituzione mi rata (Ar
senal e di Venezia)
L' esempio si riferisce ali' intervento di straordinaria manutenzione alla
copertura delle tese (capannoni) degli Scali alla Celestia di propriet
del Comune (gran parte d el i ' Arsenale veneziano di competenze del l a
Marina Mi l i tare), che ho eseguito nel 1 996. Sotto queste tese (25 60
m in pianta) sono ricoverate le i mbarcazioni della regata stori ca.
Forti attacchi da funghi (meruluis lacrimans) e altri saprofiti dovuti a
scarsa manutenzione delle coperture e degl i scarichi dell ' acqua piova
na, che traci mando dal l e gronde di compl uvio intasate, infradici avano i
muri di appoggio delle grandi capriate, avevano portato a forti danni
localizzati e ad un provvi sorio intervento di riparazione, i n attesa di un
defi nitivo progetto di recupero.
Dopo aver proceduto ad un accurato rilievo del degrado, nel predispor
re il progetto di consolidamento, pensai di intervenire sostituendo le
parti fuori-servizio delle capriate. I nfatti , nel ri levare le capriate e resti
tuendone la composizione, si mani festava chiaramente come, nel pas-
Sezione del l e tese alla Celestia (Arsenale di Venezia). Il punto di maggior
vul nerabi l it i l compl uvio, dove, i n caso di ostruzione del condotto di
scarico del l a gronda, l ' acqua traci ma bagnando gl i appoggi del l e capriate
e provocandone il marci mento.
! 0J
Manto di coperura in scandale. La sostituib
degl i elementi degradati o fuori servizio (
naturata in chi costruisce con il legno nelle
moltepl i ci appl icazi oni : le scandale nuove
breve tempo, si uniformeranno superi ci al n
te al le altre.
Stavkirke di Heddal i n Norvegi a, Xlii secolo.
Mensola di una capriata delle tese della Cela
stia attaccata da merulius /acrimans.
Testa di capriata di strutta dai funghi del marci
mento. I l conseguente abbassamento del nodo
di appoggi o ha provocato dissesti esterni a tut
ta la falda e altre i nfi ltrazioni d' acqua.
Ricostruzione di una saeta con legno di recupe
ro. Si noti anche l ' i ncalmo della contro-catena.
sato, si fosse gi intervenuti per parti : ne erano testi monianza le di ver
se specie legnose che le componevano, le sostituzioni con elementi
strutturali evidentemente rici cl ati, rozzi incalmi e differenti magi steri ,
specie nelle giunzioni .
Ho ricostruito un abaco degl i elementi che compongono l e capriate:
sarebbe riduttivo definirlo un "meccano", ma essenzial mente la capria
ta un insieme di pezzi, assemblati in modi diversi, poich di versa la
concezione strutturale sottesa al l e di verse capriate, al fi ne ul timo di su
perare grandi luci , i mpossibi l i con un elemento di un solo pezzo.
Proprio i nodi di gi unzione denunciano la concezione d' insieme: spes
so nella capriata congelato l ' arco, altre volte la tra ve reti colare, altre
comportamenti misti : non sempre possibile ridurle a schemi e le ori
ginarie categorie concettuali del costruttore spesso sfuggono alle attuali
concezioni statiche e non disvelano gli arcana costrutti vi sottesi. Di
fatto non difficile la sostituzione per parti. Difficile, di fronte al mo
numento, un di scorso di verso dal la conservazione, che l a sosti tuzione
di pezzi non sembra alludere, poich di fatto lo nega. Oggi si preferi
sce "conservare", anche se l a conservazione di un elemento l igneo im
pone il rifaci mento dell a parte ammalorata con tecnologie estranee, ad
esempio barre di vetroresina e getti di malte epossidiche, di cui non si
conosce l a durata e che, come nel caso delle teste delle capri ate, irri gi
discono, i l nodo puntone-catena, nodo che, originariamente in legno,
era di assai di versa dutti l it. Per tacere degli alti costi di questi inter
venti di "conservazione". Ma, assegnando alla mensola di appoggio
del l a capriata, funzione di sacrificio, ol tre che di artificio di riduzione
del l a luce e di rinforzo per i l tagl io, di venta conseguente l a sua sostitu
zione, non appena marci sca. La gi ustificazione di questa ovvia sostitu
zione pu essere automaticamente estesa anche altre parti della capria
ta? Gli el ementi pi vul nerabil i , dopo le teste, sono i puntoni, che spes
so subi scono, a partire dal l ' estradosso (faccia a contatto del l a copertu
ra), profondi attacchi fungini e xilofagi . Generalmente possibile l ' in
calmo, ci o la rimozione di tutta l a parte ammalorata e l a sostituzione,
precisa, con un tassel l o di legno nuovo. Ma se l a parte ammalorata in
teressa gran parte dell ' elemento, non esi sterei a sostituirlo, ritrovando
in questa operazione maggior coerenza che nelle artificiose protesi con
materiali estranei . L' estrema faci li t operativa constata nelle operazioni
di sostituzione, i n particolare delle mensole, depone a favore dell ' idea
che la sostituibilit sia stata progettata.
Nel caso delle capriate dell a Celestia, per sfilare la mensola ammalora
ta e sostituirla con la nuova, si fatto ponte sul l e capriate adiacenti e
con un modesto argano, dopo aver fatto passare la fune sotto la catena,
si appena sollevata l a capriata e riabbassata dopo l a sostituzione dell a
mensola.
Per alcune capriate questa operazione stata pi complessa, a causa
del forte abbassamento di al cune teste (30 cm), per i l completo marci
mento del l e mensole, tutta l a copertura si era adeguata, deformandosi,
con forti avval l amenti e tensioni i mproprie.
La riparazione di una catena, schiantatasi in corri spondenza del l ' unio
ne centrale, per l ' i ndebol i mento causato dal la presenza di un grosso
nodo proprio nella giunzione a dardo di Giove stata effettuata con un
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Impal catura i mpostata fra due capriate per s
levare, con l ' argano fissato al l a putrel l a, la 1
priata centrale e interporre la nuova mens1
(Impresa Edilrestauri, Venezi a, foto archh
Adrastea).
Abaco di una delle 31 capriate (interasse 2
delle tese della Celestia. La struttura conce
ta spazial mente per cui ad un cedi mento di U
pare, e a un danno local izzato, soccorre l ' i ns
me senza provocare i l crol lo.
Esempi di i ncal mi e "fettoni " i mpiegati per i l
consolidamento delle capriate del l ' Arsenale di
Venezia.
Il "troppo pieno" realizzato i n due punti dal l un
go compl uvio per "avverire", considerato che
l 'acqua entrer nel l 'edificio, che tempo di pu
l i re la gronda!
preciso i ncalmo, meno costoso e distruttivo, in questo caso, del l a sosti
tuzione del l ' i ntera catena.
L' i ntervento i nsomma ha pri vi legiato la sostituzione degl i elementi fa
ci lmente sostitui bi l i e degradati, mentre ha i mpiegato la tecnica dell ' in
calmo e delle fettonature, per i danni local i , poco estesi .
I nfine, nonostante siano evidenti i danni provocati dal l ' assenza di ma
nutenzione, che i n particolare l e strutture lignee reclamano e nonostan
te gli iterati inviti a programmare l a manutenzione, sia con articol i ,
convegni, si a con l ' insegnamento, nessuno, n privato n pubblico, fa
manutenzione agl i edifici, n credo che tale pratica sar attuata i n tem
pi brevi . Nel caso descri tto, considerato il grande svi l uppo del l a gron
da di compluvio dei due tetti , sar inevitabile che qual che pl uviale si
ostruisca e che l ' acqua trae imi, i mbibendo i l muro sottostante e quindi
favorendo nuovi marci menti alle teste delle travi . Fra l e altre cause di
ostruzione degl i scarichi, dopo aver messo i n opera l a gronda in rame,
oltre alle foglie, sono da mettere in conto scarafaggi e l ucertole, che
non riescono a risal ire l e parti l i sce e curve e muoiono arrostite per le
alte temperature superficiali del rame.
Per ovviare a questo i nconveniente - su suggerimento del l ' architetto
M. Piana del l a Sovrintendenza di Venezia - ho realizzato un "troppo
pieno": un doccione, che in caso di intasamento, scarica l ' acqua al i ' in
temo del l ' edificio, avvertendo cos che ora di pul ire la gronda!
La logica dell ' intervento descritta, in sintesi : sostituzione del l e menso
le marcite col legno del l a specie ritenuta originari a (l arice) , anche se
c' erano parti in rovere e abete rosso; i ncalmi, come nella riparazione
della catena a dardo di Giove e fettonature diverse, i n cori spondenza
del l ' appoggio sul muro centrale dell e grandi tese, una logica di con
servazione, anche se si sono effettuate alcune sostituzioni . Non sono
state impiegate resine e le unioni sono state realizzate con staffe, piut
tosto che con perni .
La "legittimi t" del l a sostituzione del l e mensole, deri va dal l a con
vi nzione che tali el ementi sono gi stati i ntesi come el ementi di sa
crifi ci o. Mi sento di aggi ungere che, nonostante questo ti po di i nter
vento abbi a fatto risparmi are mol ti soldi rispetto a quanto preventi
vato, non stato un criterio economico a gui dare la tecnol ogi a di re
cupero, anche se tale parametro spesso i nfluenza e gi ustamente pesa
sulle scelte.
Si apre invece un interessante campo di indagine per ci che riguarda
la conservazione del l e strutture l ignee: la consapevolezza dell a vulne
rabi li t di alcune parti, esplicitata nel progetto originario, o riconosci
bile nei particolari magisteri esecuti vi , indica che l a vita del manufatto
garantita dal l a manutenzione che prevede anche la sostituzione di
elementi di sacrificio.
I ndica soprattutto un modo - innovativo, nella sua riscoperta - di pre
disporre un progetto che abbia in s un programma di manutenzione,
poich composto di elementi faci l mente sostituibili .
Questa logica si presta ovviamente meglio qualora i si stemi costrutti vi
i mpieghino tecnologie "a secco" (col cacciavite o l a chi ave inglese, per
intenderei ) piuttosto che "ad umi do" (con getti o saldature o resi ne) .
I 0
La sostituzione di parti o la loro integrazione, se l ' opera non presenta
queste intenzi oni, non rientra ovvi amente nel l a logica della conserva
zione, quanto piuttosto in un discorso di anastilosi o peggio di mano
missione. Non vorei legi ttimare, con la sostituzione di un coppo rotto
o di una mensola, la sostituibili t di un capitell o!
3. Attual it del la tradi zi one del legno
La degradabi lit del legno, specie i n presenza di umidit, ha da sempre
messo in atto accorgimenti di conservazione, fra i quali assai significa
ti va quello appena descritto, consistente nella sostituzione degl i ele
menti o parte di essi, specie quando i l progetto abbia previ sto questa
eventualit, predisponendo elementi di sacrificio.
Anche altre raffinate ed attuali tecnologie di intervento hanno prece
denti storici : pochissimo di nuovo c' sotto il sole! L' innovazione con
siste spesso nella riproposta di qualcosa che era dimenticato, ma che l a
ricerca, sovente, fa ri affiorare. Si potrebbero citare esempi clamorosi,
come quello del legno l amel l are, l a cui ideazione, datata primi ai primi
del Novecento (brevetto Hetzer), ha i l l ustri precedenti a partire da De
l orme (XVI secolo); anche i solai misti legno-calcestruzzo hanno, nella
pratica di infi ssione di chiodi sporgenti nel l ' estradosso del l e travi dei
solai e inglobati nel getto del terrazzo alla veneziana, un chiaro tentati
vo di legare legno-calcestruzzo. Nemmeno il successo recente delle re
sine epossidiche pu essere considerato innovazione in quanto le colle
sono sempre state usate !
Un altro esempio, che fa riferi mento a pratiche del passato, lo stato
di coazione dovuto al la messa in opera di conci trasversali al l ' orditura
delle travi di uo solaio, s da formare una trave rompitratta.
Questa presol l eci tazione mi ha suggerito un i ntervento con conci
preforati per l ' inserimento di un' armatura di cucitura per formare solai
ortotropi , quindi, cambiata la scala, sono stati messi a punto sistemi di
precompressione col legno lamellare per formare cassettonati di grande
luce. Vedi ad esempio la piscina di Sacca Fisola a Venezia, con maglia
di 4 m di l ato, su 32 m di luce.
Un altro i mportante suggerimento si potuto recepire osservando l a
pratica di l egatura con staffe di acci aio del l e membrature l i gnee ecces
si v amen te spaccate o fessurate.
Si pu osservare - a sostegno di come tecniche ripaative siano comu
ni a settori diversi - che la pratica di legatura comune in agricoltura
(con virgulti) o in ortopedia per "steccare" ossa rotte.
Per dar corpo a queste osservazioni si sperimentato il contributo che
potrebbe deri vare dall ' i mpiego di reggiatrici da i mbal l o per riparare
spaccature oppure per chiudere fettonature o incalmi . I ri sultati, consi
derata la notevole forza di queste macchine sono stati entusiasmanti : si
tratta di introdurre questa tecnologia, dopo aver individuato alcuni ul
teriori requi siti delle reggette, come l a resi stenza al fuoco e l a maggi or
maneggevolezza dell a reggiatrice.
I 0?
Sostituzione della mensola e del travetto d
sporo. Sempl ice operazione di manutenzic
non di manomissi one come ceri rigidi con:
vatori sostengono.
I nseri mento di conci trasversal i fra le travi p
ci pal i ; la forma a cuneo e l ' aumento di di r
sione per l ' assorbi mento di umi dit ambien1
conci sono stati messi i n opera allo stato ,
dro) hanno creato una tensi one trasvers
bloccata dalla trave contro il muro, formai
una vera e propria trave rompitratta.
La tecnica i l l ustratala nel l ' i mmagi ne precedE
ha suggerito i nterventi con conci prefora
serrati da una precompressione dovuta al
di una barra e treccia di acci ai o i nserita nel
gno. Con questo sistema sono state realiZ
i mporanti strutture precompresse i n legno
mel l are, come la piscina di S. Biagio a Vene2



Appl icazione di una reggetta ad un travetto di
legno rotto; i l travetto cos riparato, sottoposta
a prove speri mental i ha di mostrato elevata efi
cienza.
Esempi o di ri parazione di elementi l i gnei di ca
priate con reggette metal l iche.
Esempi o di i ncal mo di un puntone di una ca
priata e, sotto, con elementi i n legno l amel l are.
Il ricorso alla tecnica del lamel lare trova gi usti
ficazione nella mi gl iore essiccazione delle tavo
le rispetto al legno massiccio, cos da ridurre i l
pericolo di movimenti e gl i scol lamenti. Ha l o
svantaggi o di essere assai pi costosa.
Si accennato alle tecniche di i ncalmo e fettonatura. Tal i tecniche so
no particolarmente indicate quando i danni sono l ocali zzati e ci suc
cede sempre nei punti dove per cause di verse ristagna l ' umidit, i n pri
mis in corri spondenza degl i appoggi ai muri . Il tipo di incalmo dipende
ovviamente dal i ' enti t del danno e soprattutto dal tipo di sollecitazione
(compressione, torsione, flessione, tagl io) che i nsi ste sul l ' elemento.
Ovviamente l' incalmo pi difficile dove ci sia trazione o flessione,
mentre quasi banale nel caso di compressione.
Spesso l a sovrapposizione dei pezzi per garantire l a tenuta cos este
sa che assai pi veloce ed economica l a sostituzione del l ' i ntero ele
mento.
Affi nch non ci sia "ri getto" fra l e parti incalmate - nel senso visivo,
ma anche comportamentale, specie dal punto di vi sta deformativo
i grometrico - si deve scegli ere legno del l a stessa specie legnosa, ma
soprattutto con l a stessa umidit fra i pezzi . Un incalmo con legno
"fresco" (con umidit superiore a quel l a compatibile col l ' ambiente in
cui dovr coesi stere), provocher i nevitabil i di stacchi , rotazioni , spac
cature.
Perci si possono ricavare i pezzi da sostitui re da travi in opera, o ri
correre a sovrapposizione di tavolette, che per i l loro l i mitato spessore,
sono faci l i da "stagionare".
L' i ncalmo pu anche essere esegui to con getti di conglomerati epossi
dici, generalmente con barre di vetroresina o acciai o.
questa una tecnica che molte i mprese attuano ormai da al cuni anni e
che non amo per niente, perch preferisco l egno con legno e perch
questi getti irrigidiscono nodi e parti modificando vincoli e concezi oni.
Ad ogni modo non difficil e trovare od avere assistenza per chi i nten
da seguire questa strada riparativa. Non si intenda questo atteggiamen
to come presa di posizione contro l e resine, che peraltro uso giornal
mente per altre appl icazioni nelle strutture l ignee, a cominciare dal l a
mel l are o per le connessioni legno-calcestruzzo, ma solo per coscienza
restaurativa, vi sto che si pu tranqui l l amente fame a meno ed i mpiega
re legno col legno.
4. Sul l a cautela del l ' i mpi ego di resi ne e del l 'acci ai o
Ho gi ribadito l a preferenza da assegnarsi agl i interventi riparati vi do
ve il l egno sia sempre protagonista: non solo per ovvie ragioni di com
patibilit, ma soprattutto perch l ' esito del l e protesi esegui te con altri
materiali meno affidabile. La mi a preferenza al legno anche dovuta
alla totale fiduci a che assegno a questo materiale.
Spesso le protesi esegui te con l ' acciaio portano al l a distruzione rapida
del legno, sia perch l a massa acciaiosa favori sce la condensa, sia per
ch spesso precl usa ogni possibilit di circolazione del l ' ari a. Ogni
volta che succede questo, a causa del l ' umidit persi stente, si svi luppa
no funghi, le cui ife distruggono l e sostanze organiche del legno anche
i n punti distanti dall e cuffie metal liche. L' acciaio pu comunque essere
impiegato, con garbo e discrezione. Nella figura mostrata una protesi
"pesante". La figura della capriata, ripresa dal l a pubbl icazione del-
I0
l ' ASSA (Associazione per lo Svil uppo delle Strutture in Acciaio) L'ac
ciaio nel consolidamento, 1 99 1 , dimostra una completa sfiducia nelle
caratteristiche del l egno e del l e sue condizioni di vita (pag. 1 1 0).
La figura al centro mostra invece un intervento di rinforzo di una trave
sottodimensionata con la tecnologia dell a "tra ve armata". Qui il van
taggio evidente, poich il rinforzo ottenuto senza agire sul pacchet
to di copertura, ma solo nel l ' intradosso della tra ve.
Sugl i interventi con l e resine, specie quando queste siano i mpiegate
non come coll ante, ma come "massa", che sostitui sce in pratica la tra
ve di legno per buoni tratti, d' obbligo la sospensione del giudizio
perch non ancora chiaro i l comportamento nel tempo del l a massa
epossidica che, con forti escursioni termiche, sembra infragi l ire e,
quindi , microfessurarsi , perdendo l e caratteri stiche di resi stenza a tra
zione. Comunque questo fenomeno non ha, fi no ad oggi , dimostrazio
ne scientifica. Al tempo, grande gi ustiziere, il responso.
Invece, come gi accennato, la protesi epossidica modifica le condizio
ni di vi ncolo. Infatti, specie nel nodo puntone-catena, non pi possi
bile nessun tipo di rotazione o assestamento e ci pu i ndurre tensioni
non prevedibi l i , o, comunque, di difficile controllo. Anche i n questi ca
si i l problema non tanto quello di dire si o no alle resi ne, quanto
quello di i mpiegarle per ci che servono, senza esagerazione. Nessuno
vuole demoni zzare il nuovo, la tecnologia, la chimica. Il problema
sempre l ' uso di screto, mirato, opportuno. Le teste delle capriate si pos
sono riparare con ottimo esito con di screti incal mi , che richiamano la
maestria del carpentiere, la tradizione, i l rispetto del l ' esistente.
Infine, a concl usione di questo capitolo sui materi ali per il consolida
mento, un cenno al l ' impiego del legno l amellare. Brevemente, il le
gno l amel l are non "legno", perci non lo si deve considerare come
sosti tuto. Si pu intervenire, con successo, con i l legno lamel l are !ad
dove non sia pi possibile interveni
.
re con le tecniche per i l legno fi
nora i l l ustrate. Il l egno l amel l are, pi del calcestruzzo armato o del -
Ri parazione di una testa di capriata con cuf
metal l i ca; a pare l ' i nestetica protesi, l ' acci
che avvol ge compl etamente il legno provo
condensa e non permette l ' areazione, condE
nando i l legno a i nevitabi l e degrado.
Esempi o di i ntervento di consol idamento c
l ' acciaio, per l ' armatura della trave eccessi\
mente sol lecitata. Questo i ntervento ha i l vE
taggio della faci l it esecutiva, non eccessi\
mente i nvasivo ed totalmente reversi bi le.
Ri costruzione di un nodo puntone-catena con beton epossidico e barre di vetroresi na o barre i n acciai o ad aderenza mi gl
rata. Dall 'alto verso i l basso: el i mi nazione del l egno deteriorato e i nseri mento del l a barre; realizzazione del cassero e ge1
del conglomerato epossi dico; di sarmo. Due consi derazi oni si i mpongono: la durabi l it del conglomerato epossidico (cor
relativo i nfragi l i mento della resi na) e i l conseguente i rrigidi mento del nodo prima capace di deformarsi i n relazione ai cari<
e al l e variazioni di umi dit.
| 0

!
ML9E II .
0UL|0
Realizzazione con tecnologie "i ndustri al i " di ca
priate i n legno lamel lare e relativi nodi monaco
puntone e monaco-catena (Laner, I legno la
mel/are, Habitat, 1 988).
Proposta di protesi metal l iche troppo i nvasive
(L'acciaio nel consolidamento, Assa, 1 991 )e
l ' acciaio, ci avvicina al i ' esi stente, poich le caratteristiche sono simil i
e la concezione strutturale l a medesima. Ma sempre di nuovo mate
riale e di progetto si tratta, non di restauro; pertanto, anche se si man
tengono tipologie, schemi e concezioni del l ' esistente, deve essere
chiaro che i l legno lamel l are non un surrogato del legno e se ne
metteranno in mostra le di verse prestazioni. Il legno lamellare un
prodotto d eli' i ndustria, non dell ' artigianato. Anche per questo i parti
colari costruttivi saranno di versi . Ad esempio (v. foto a fi anco), i l no
do monaco-catena della capriata un "nodo aperto", ottenuto con
un' asola nel puntone, molto faci l e da realizzare con l e attuali tecnolo
gi e e nuovo pure l ' i ncastro di colmo, real izzato con l ' inserimento di
una l ama di acciaio, in una sede ottenuta con un semplice tagl io prati
cato con l a motosega.
Ancora un breve cenno all e possibilit real izzative consentite dai mez
zi di cantiere. Generalmente si cerca di effettuare la riparazione del le
strutture in opera senza rimuoverle dall a loro sede, sia per i costi, sia
per coerenza con l ' esi stente: l a conservazione anche rispetto del sito
e di chi cos l ' ha fatto: ogni rimozione manomissione, anche se non
una regola insuperabi l e. Talvolta tuttavi a necessario l avorare su piani
e in spazi pi comodi ; certe strutture, allora, possono essere preparate
a pi d' opera o in stabi l i mento, e faci l mente rimesse in sito.
Non ho mai sentito nessuno gridare allo scandalo quando una scultura
o un quadro vengono rimossi dal l oro sito e portati in laboratorio per i
necessari restauri . Perci ritengo compatibile anche il restauro di un
componente edi lizio, come l e capriate, a pi d' opera o in offici na, vi sto
che spesso bisogna consolidare sia gli appoggi delle capriate, sia rifare
i pacchetti di copertura. Le macchine di sollevamento permettono oggi
nuove alternati ve: in un giorno due autogr con cestel lo hanno consen
tito a quattro operai di sostitui re l ' intero manto di c_opertura di coppi di
un condominio di ci nque piani proprio davanti casa mia ed i n assol uta
sicurezza. Per questa operazione ci sarebbe voluta una settimana solo
per i ponteggi di accesso al tetto.
8
! ! 0
Montare con autogru una capriata anche una sorta di col laudo: se
non ben chiusa nei nodi faci l e che non regga ad i mprevisti arresti
dinamici durante il sollevamento.
I nnovati vi e potenti mezzi di cantiere, dutti l i e flessibili macchine per
la l avorazione del legno, ma soprattutto un nuovo atteggiamento nei
confronti del manufatto l igneo, concettualmente e culturalmente diver
so dai manufatti i n muratura, o acci ai o o c. a. , stanno profondamente
modificando l a filosofia del recupero del legno, finora debitore di pra
tiche ed intenzioni proprie di altri materiali, ma ora sempre pi in gra
do di proporsi con codici e magisteri propri, carichi di invenzione e
reinterpretazione del l a tradizione.
Esempi o di i ncal mo di un puntone di una capriata (coperura Teatro
Trento).
I I I
Capriate riparate a pi d' opera.
Sol levamento delle capriate riparate a pi d' c
pera. l mezzi di cantiere consentono nuove te1
nologie di riparazione.
b. Manti di copertura
Dal punto di vista termico il legno un "materiale i solante", poich
ha un coefficiente di conduzione termica variabile fra ,1 2 a 0,20
kcal/m h C, quindi elevato rispetto ai 0,6070,90 kcal/m h L dei mat
toni pieni e 0, 3070, 70 kcal/m h L dei l ateri zi forati . Il sughero
espanso un otti mo materi ale i sol ante avendo un coefficiente di con
duzione termica variabile da 0, 035 a 0,05 kcal/m h C, come pure il
conglomerato di fibre di legno che ha coefficiente variabile fra 0, 054
e 0,068 kcal/m h C.
Come noto, i l legno assorbe l ' umidit aspetto, questo, negativo poich,
se assorbita i n eccesso, favorisce il deterioramento e l ' attacco da parte
dei funghi .
Fortunatamente il rischio di degrado del legno si presenta con umidit
superiore al 1 8%, se posto in opera non i mpregnato.
La seguente tabel l a restituisce i valori di equilibrio igroscopico del le
gno in funzione del l a temperatura ambientale e del tasso di umidit:
Umidit Temperatura Temperatura Temperatura Temperatura
relativa ambiente ambiente ambiente ambiente
dell'aria 1 0 oc 20 oc 30 oc 40 oc
30% 6, 2 6, 1 5, 9 5, 6
40% 7, 9 7, 5 7, 3 7, 1
50% 9, 6 9, 1 8, 9 8, 4
60% 1 1 , 5 1 0, 8 1 0, 5 1 O, 1
70% 1 3, 7 1 3, 1 1 2, 7 1 2, 1
80% 1 7, 0 1 6, 2 1 5, 7 1 5, 1
90% 22,0 20,6 20, 1 1 9, 3
1 00% 30,0 30,0 30,0 29,0
Come si pu osservare il problema si evidenzia in presenza di umidit
ambientale del l 00% e il fenomeno della putrefezione del legno fa
vorito con temperature variabi l i dai l ai 30 C, mentre superati i
45750 L e sotto i L il fenomeno inibito, come pure in presenza
di umidit del legno inferiore al 1 8%.
La presenza del l e condizioni negative si pu presentare, per esempio,
nella copertura i n legno di una piscina, in una sauna, mentre gi un ba
gno posto direttamente nel sottotetto in l egno, pur raggiungendo i valo
ri critici di temperatura e umidit, tale condizione non costante e, in
genere, ogni locale bagno ha un sistema di ventilazione interna.
l l2
L' esperienza dimostra che il deterioramento precoce del legno deter
minato, nella maggior parte dei casi , dal diretto contatto del legno con
i nfiltrazioni meteoriche e mancanza di drenaggi o.
Avendo perci l ' accortezza di non porre i l materiale l i gneo a diretto
contatto con fonti di umidit ( infi l trazioni da cornicioni, manti senza
strato di i solamento, ecc. ecc. ) i n genere non sussi stono sostanziali
problemi e il tetto i n l egno dimostra elevata durabi l i t nel tempo.
In base al funzionamento termoigrometrico si possono avere quattro ti
pi di pacchetto di copertura:
l . Coperture non isolate e non ventilate. Fra le quattro categorie la soluzione
pi semplice e oggi non pi proponi bile per l ' edi fcato residenziale; formata
dagli elementi portanti (capriate, travi, arcarecci), dagli elementi di supporto
(tavolato e l i stelli) e dallo strato di tenuta all ' acqua (manto di tegole o lastre).
2. Copertura non i solata e venti lata. Questo tipo, uguale al precedente, per
realizzato con sistema di venti lazione del l ' ambiente interno oppure con mi
croventilazione fra gli elementi di tenuta al i ' acqua e lo strato di supporto.
3. Copertura i sol ata e non venti l ata. Questo tipo di copertura, spesso definito
"tetto caldo", permette l'uti lizzo degl i ambienti sottotetto.
4. Copertura i solata e ventilata. Fra l e quattro tipologie quel la che somma i l
maggior numero di vantaggi pur di mostrando una stratificazione di mag
giore complessit.
La scelta del tipo di soluzione non sempre faci l e ed immediata, in
quanto i ntervengono di versi fattori poich si tratta di valutare l ' artico
l ato equil ibrio fra una real isti ca previ sione dell a temperatura, del l ' umi
dit e venti lazione interna e le condizioni ambientali esterne! .
I l tetto ventilato sfrutta l a circolazione del l ' aria che entra dalla l i nea di
gronda e fuoriesce al colmo apposi tamente predisposto per rispondere
a tale requi sito; i n tale mani era si riduce l a concentrazione di umidit
fra i coppi e le tegole contribuendo a mantenere pi costante la tempe
ratura fra gli strati .
Il tetto ventil ato ri sulta i n genere vantaggioso nel cl i ma mediterraneo,
viceversa i n talune condizioni pu essere non efficace. In Germania e
nei paesi nordici "al cune ricerche sui tetti venti l ati e non, effettuate i n
edifici sperimentali in condizioni cl imatiche normali (n. f. t. rispetto ai
cl i mi nordi ci ), quanto riscontri pratici di danni causati dal i ' umidit sui
tetti venti lati, hanno dimostrato che i tetti venti lati non sono pi sicuri
di quelli non venti l ati e che, anzi pu essere vero i l contrari o"2
La scelta del ti po di stratificazione esterna dipende molto dali ' i ncli na
zione di falda, a sua volta in funzione del le condizioni ambientali loca
l i oltre che da questioni prettamente compositive.
I ncl i nazi oni orientative del l e falde di coperure i n relazione alla condizioni
meteoriche local i delle regi oni cl i matiche itali ane.
Zona
alta montagna
zone al pi ne
val l e padana e si mi l i
alto Appenni no
basso Appenni no
Ital i a central e
I tal i a meri di onal e e i sol e del Sud
Pendenze medie
P 60%
50+60%
35+50%
40+45%
30+35%
25+35%
1 5+25%
I IJ
C O P E R T U RA
NON I SOL ATA- NON v(NJ| cJ
' .
C OP E R T UR A
I SOLATA * N O N VENTI L ATA

C O P E R T U RA
NON I SOLATA - V (NT I L ATA

\0tuMt
| scAt 0Ao


M At0A0
O P E R T U R A
I SOLATA .
V E N T I L ATA
Schema dei quattro pri nci pal i ti pi di coperu
i n relazione al comporamento termoi gromet
co. R. Nelva, Le coperure discontinue, Be-N
Mi lano, 1 987.
mic|oveoti|azoo
venti|azone
Schema pri nc1 p1 o di funzi onamento del tet1
venti lato; a si nistra ventilazione sempl ice o M
croventilazone otenuta lasciando passare l ' ar
dalla gronda al colmo fra l e tegole e i l istel l i P'
sti paral lelamente al l ' andamento della falda;
destra teto ventilato con doppio strato.
Rapporto fra l ' i ncl i nazi one in percentual e e
l ' angolazione in gradi e pri nci pal i stratificazione
di coperura: A) coperura con lastre di rame o
di piombo; B) coperura con pannel l i di lamiera
metal l ica; C) coperura con "tegole canadesi "
bi tumi nose: D) copertura con scandale i n le
gno; E) coperura con lastre ondulate di fibro
cemento F) coperura con lastre sotti l i di arde
sia; G) coperura con tegole di calcestruzzo o
laterizio a i ncastro; H) coperura con tegole di
laterizio; l ) coperura con coppi di laterizio o l a
stre pesanti i n pietra.
Tipi di stratificazioni di coperura.

B
n

Ordi ni di grandezza del peso proprio di coperure comprensive del l ' ardi
tura secondaria.
Tpo di coperura Ordine di grandezza del peso proprio
compresa orditura secondaria
tegol e "canadesi" o si mi l i in materi al e si ntetico
lastre di fibrocemento
tegol e e coppi
lastre di l ami era zi ncata, i n rame e si mi l i
lastre sotti l i di ardesi a
l astre di pi etra natural e
in daN/m
da 60 a 1 00
da 1 1 0 a 1 20
da 1 00 a 1 20
da 1 20 a 1 30
da 1 40 a 1 70
da 200 a 240
Peso proprio a m2 di al cune soluzioni di stratificazione.
Tpo di strato Peso proprio in daN/m2
comprensivo dell'eventuale
sovrapposizione
lastre metal l iche spessore 0, 8-1 mm
l ami ere grecate rivestite
lastre di pi ombo 3- mm
tegol e si ntetiche ti po tegol a canadese
l astre di materiale pl astico, transl uci do, ondul ate
scandal e in l egno, spessore 1 5-25 mm
lastre di ardesia spessore da 8-1 4 mm
lastre di fi brocemento, spessori 6-8 mm
tegol e i n calcestruzzo
tegol e ed embri ci i n lateri zi o
l i stel l i i n l egno per pi ccol a armatura sottotegol a
cartonfeltro bi tumi nato, guai ne e si mi l i
pannel l i rigi di termoi sol anti i n l ana di roccia o si mi l i ,
spessori 25-40 mm
pannel l i di l egno truci ol are o si mi l i
pannel l i i n l egno mi neral izzato spessori 4-6 cm
tavelle o pi anel l e i n laterizi o, spessore 3-5 cm
tavolato spessore 2, 5 cm
8-1 0
1 0-1 5
35-45
1 0-1 5
4-8
20-30
30-80
30-45
50-65
35-75
4-8
2-5
3-1 0
35-45
8-1 2
35-60
1 5-25
Fra le capriate e lo strato esterno si inseriscono, a seconda del l a confi
gurazi one strutturale uti l izzata, gl i arcarecci e la piccola ordi tura che
svolge anche parziale funzione di controventamento ortogonale delle
capriate. Per grandi luci arcarecci e piccola orditura possono essere
non sufficienti , soprattutto nel casi di elevati i nterassi fra le capriate,
per cui si tende a real izzare controventamenti ortogonal i al piano delle
capriate con strutture reticolari .
Gli arcarecci che svolgono la doppia funzione di travi pri ncipali di so
stegno del l a stratificazione di copertura e di elementi di controventa
mento, sono i n genere di sposti parallelamente alla l i nea di col mo e so
no val utati come travi semplicemente appoggiate (anche se chi odate o
collegate alle capriate e qui ndi parzi al mente incastrate) soggette a fes
sione devi ata.
In genere si tende a non uti l izzare arcarecci a trave continua su pi ap
poggi poich le di l atazioni termiche e la maggiore compl essit di mon
taggio ne vanifi cano il vantaggi o economico derivato dal la ri duzione
di sezione.
I I4
Sopra gli arcarecci sono posti in opera i travetti del la piccola orditura
anche questi , generalmente, verificati come travi sempl icemente ap
poggi ate.
Tradizionalmente le stratificazioni esterne di copertura erano caratte
rizzate dal la reperibi l it del l a materia prima e dalle caratteristiche cli
matiche del sito. Attualmente i manti esteri sono cos suddivi si :
- copertura con canne palustri;
- scandale i n legno;
- elementi in pietra;
- elementi i n laterizio (coppi ed embrici );
- elementi sintetici con feltri bitumati (spesso definite "tegole canadesi");
- tegole i n calcestruzzo leggero.
Al le stratificazioni con singoli elementi si contrappongono manti a
lastre continue cosi divisibi l i :
- coperture a lastre i n piombo;
- coperture a lastre in rame;
- coperture a lastre di all uminio;
- coperture a lastre di acciaio zi ncato;
- coperture a lastre di fibro-cemento;
- coperture a lastre di resine si ntentiche fi bra-rinforzate.
Per quanto riguarda i si stemi di impermeabi l i zzazioni e di isolamento
termico si impiegano:
- cartoni o feltri bitumati;
- fogl i si ntetici el astici;
- lastre si ntetiche ondulate sottotegola;
- pannel l i in l ana di roccia;
- pannel l i in l egno mineralizzato.
In ogni caso, necessario valutare con precisione il tipo di impermea
bili zzazione e di isol amento termico in funzione del tipo di struttura e
ambiente sottotetto, assicurando sempre adeguata venti l azione che evi
ta, nelle strutture di copertura i n legno, i l precoce deterioramento del
materiale.
La copertura con scandale in legno, soluzione tipica del la tradizione
alpina, sono real izzate con elementi in legno spaccati l ungo l e fibre
con cuneo o segati . Le scandale ottenute per "spaccatura" radiale del
tronco ri sultano pi efficienti nel tempo, rispetto a quel le "segate", in
quanto l e fibre rimangano i ntatte. Viceversa l e scandale ottenute per
segagione, pur essendo di pi razi onale posa i n opera essendo di spes
sore costanti , hanno durata inferiore poich l e operazioni di tagl io con
sega reci dono le fibre in maniera casuale.
Quando poste i n opera le scandale hanno i l caratteri stico colore chiaro
del legno e nel l ' arco di sei-otto mesi passano alla colorazione grigio
chiara e, successi vamente, grigio scuro, a causa de l i ' esposizione ai
raggi ul traviol etti e degl i agenti aggressivi atmosferi ci .
Le dimensioni del l e scandale variano da un minimo di 6 X 1 2 cm ad un
massimo di 30 X 90 cm (medio per legnami europei 16 X 60 cm) con
spessori variabili da poco meno di I cm ad un massimo di 2-2,5 cm.
I IJ
Produzione del la scandale in legno per spacc
radi al e del tronco con formazione di scandale
sezione cuneiforme. H. Pheleps, Holzbaukun
Der 8/ockbau, A. Bruder, Karlsruhe, 1 942.
12
* `
- - :3co+
O 7O
I


IJ
Dettagl i copertura a scandal e in l egno (due
strati). O. Schmi dt, Finderckung der Dacher, Je
na, 1 885.
Coperura con lastre di pietra, regi oni al pi ne. G.
Si moni s, Costruire con la pietra, Mi lano, Trento,
1 993.
_ _ _

a-"- -r

c < u
. ..

< wa= > +C<., + |


--- ;_:: .. ; `
Le scandale sono posate sovrapposte a strati (da 3 a 5) dando preferen
za a scandale pi l unghe se la pendenza i nferiore al 60%; la penden
za mi ni ma del 40% sotto l a quale aumenta il rischio di infi l trazione
del l ' acqua. La sovrapposizione non deve essere inferiore a 2-3 cm e i l
fi ssaggio viene reali zzato con un solo chiodo per quel le di spessore e
dimensione minore, e due chi odi per altre. La chiodatura deve essere
posta a non meno di 1 -2 cm dal bordo e sempre ricoperta da successi
va scandola, o tavola di col mo che ricopra i chiodi del l e ultime scan
dale superiori .
Le scandale vanno fissate su l i stel l i e non a diretto contatto con lo stra
to di i sol amento (i n genere tel i bitumi nosi ) in quanto in tale si tuazione,
mancando la venti lazi one i nferiore, aumenta l a veloci t di deteriora
mento delle stesse. La distanza, o altezza dei l istel l i , fra le scandale i l
tavolato con sovrastante guaina bituminosa, varia da un mi ni mo di 3
cm per le pendenze maggi ori ad un massi mo 6-8 cm per la pendenza
del 40%.
La durata del tetto in scandale, se correttamente real izzato, varia da un
mi ni mo di 20 anni per l e pendenze minori ( 40%) ad un massi mo di 30
anni per la pendenza massi ma, essendoci una diretta rel azione (sanci ta
dalla tradizione) fra la pendenza e l ' umidit che ri stagna e i mpregna le
scandale.
Le coperture con lastre di pietra sono generalmente realizzate con roc
ce sci stose sfaldabi l i l ungo pi ani di sci ssione. Le lastre sono quindi ta
gl iate in riquadri regol ari o forme irregolari e sovrapposte per alcune
decine di centimetri . Dato l ' el evata massa vol umica dei lapidei (peso
proprio del l strato da 30 a 80 daN/m2) tal i coperture richiedono struttu
re portanti di maggi ore consi stenza e l a verifica di quelle secondarie
(l i stel l i , arcarecci e simi l i ) .
I l princi pale lapideo uti l i zzato per l e lastre sottili (3-8 m m) l ' ardesia,
tagl iata nelle pi di verse forme (quadrata, rettangolare, spina di pesce,
coda di rondine, ecc. ) e messa i n opera con elementi sovrapposti per
circa 2/3 del la loro l unghezza; l a pendenza mi ni ma deve essere supe
riore al 25-30%.
La colorazione del l ' ardesi a vari a dal grigio al nero e a di v erse varia
zioni di verde; per una buona durabi l i t l ' ardesia si deve presentare
compatta e con ridotta percentuale di i mpurit (mi nerali ossidabi l i , cal
care, carbonato di calcio, solfuro di ferro, ecc. ) ; una prova empirica
del l a quali t del l ' ardesi a data dal modo con cui "risuona" i l materi ale
al colpo di martel lo metal l i co (un suono l i mpido e chi aro i ndice di
compattezza e suffi ci ente omogeneit) e dal modo i n cui si mostra un
incisione fatta con punta metall ica ( l ' i nci sione scura e poco leggibile
evidenzia la presenza di i mpuri t di carbonio che ne faci l i tano l a di
sgregazione).
I ti pi di l astre di ardesi a e rel ativa di sposizione sono:
- copertura a lastre alli neate: lastre quadrangolari poste in opera con sovrap
posizione di ci rca 2/3;
- copertura con elementi romboidal i , detta "al l a francese": lastre romboidali
poste i n opera con di sposizione diagonale;
- copertura a "squame": lastre di piccole dimensioni , rettangolari con lato i n
feriore arroto'dato, sovrapposte per circa 2/3.
I I
Le lastre di ardesia per le coperture sono soggette alle verifiche deli
neate dall a normati va Uni 8635 che sancisce l e seguenti prove da effet
tuare su campioni :
- esame visivo del l ' aspetto;
- determinazione del le dimensioni e della pl anarit;
- determinazione del l a massa volumica convezionale;
- determinazione della permeabi l i t al l ' acqua;
- determinazione del la tensione di rottura per flessi one;
- determinazione del l a resistenza al gelo;
- determinazione del numero di l astre per metro quadro.
L' esame visivo del l ' aspetto teso a individuare la percentuale di difetti
presenti come fessurazioni, sporgenze e protuberanze superiori ai 2
mm, scagl iature e imperfezioni dei bordi .
La determi nazione del l e di mensioni, spessori e forma orientata a de
terminare le tol leranze accettabil i .
La determinazione del l a massa volumica valuta i l peso per unit di vo
lume in un certo numero di campi oni in determinate condizioni di tem
peratura e umi dit.
La permeabil i t al i ' acqua di una lastra di ardesia ri tenuta accettabile
quando dopo 24 ore non sussi stono cadute di gocce d' acqua attraverso
una lastra di spessore stabilito nelle seguenti condizioni :
assena di gocciolamento
dop 24 ore
La prova a rottura per flessione viene effettuata sottoponendo una la
stra di 20 cm di lunghezza ad un carico concentrato i n mezzeri a:
N

.. ..
b
L
dato che:
a = M I W
Tipi di lastre i n ardesia e sovrapposizione;
lastre al l i neate"; al centro, "a lastre romboic
l i "; sotto, "a squame".
Coperura a coppi a sovrapposizione sempl ice.
Pendenza i nsuficiente e l unghezza della falda
(rel azi onata al l a quantit d' acqua) possono
causare i nfi ltrazioni d' acqua i n funzione del ti
po di manto di coperura.
r r r

t t

dove:
a = tensione unitaria a fl essione, in daNicm2
N momento massi m o, in d aN cm, nel caso N___ = N 20 l 4
W modulo di resi stenza, in cm3, nel caso W
x
b s2 l 6
a = 30 N l b s2
Le norme Uni stabi l i scono una serie di valori valori minimi di stato ten
si onale a rottura per flessione in funzione degli spessori inferi ori , fra cui :
Spessore medio della lastra
in ardesia
3
4
5
Resistenza minima a rttura
per fessione in daN/cm2
1 00
1 60
230
La resi stenza al gelo delle lastre di ardesia, reali zzata i mmergendo i
campioni in acqua con temperatura + 1 5 L per 48 ore e sottoponendoli
poi a ci cl i di congelamento a -1 5 L per l ora e +1 5 L per I ora,
consi derata accettabi l e se con una successiva prova a flessione i cam
pioni si fratturano con valori non inferiori al l ' 80% di analoghi campio
ni provati a secco e senza ciclo di gelivit.
Ampi amente diffuse e parte del l a tradizione sono l e coperture con cop
pi, embri ci e tegole in laterizio. La scelta fra il coppo, l ' embrice e l a te
gola in funzione dell ' i ncli nazione e della l unghezza del l a falda. Per
esempi o, una copertura con coppi ed embri ci , i nclinazione del 35% e di
l unghezza superiore ai l O m, i n caso di elevata e prolungata piovosit
pu permettere i l trafi l aggio d eli ' acqua in quanto il bordo degli embrici
non i n grado di contenere l a quantit d' acqua che scorre. I n tale si tua
zi one di viene necessario aumentare l ' inclinazione dell a falda (ricorren
do al fi ssaggio dei coppi e degl i embri ci ) oppure interrompere l a falda.
I coppi i n lateri zi o, l unghi ci rca 45-50 cm del peso medio di 2 kg ogu
no, sono posti i n opera i n doppio strato, quello i nferiore con la conca
vit ri volta verso l ' alto; l a pendenza minima superiore al 30% e la
sovrapposizione dei coppi mediamente di l O cm ma dipende dal l e
condizioni cl i matiche ambi ental i e dall a l unghezza della falda. I coppi
lateri zi possono essere posti i n opera sempl i cemente appoggi ati appura
fi ssati con speci fi ce staffe, necessario per pendenze superi ori a
40745% o in condi zioni ambientali particol armente gravose (presenza
di forti venti ) . La struttura di supporto viene real izzata con l i stel l atura
in legno o material i al terati vi come elementi preconfezi onati in mate
riale plastico, oppure direttamente sul l o strato di calcestruzzo con fi s
saggio a malta (coperture i n latera-cemento o legno-calcestruzzo) .
Fra le tegole si di stinguono, l ' embrice o tegola romana (elemento pi a
no trapezoidale in l ateri zi o, posta in opera in connubio con i l coppo; i n
alcuni casi si pone i n opera con doppi o ordine) ; tegola portoghese (for
mata dal l ' unione di un coppo e un embri ce); tegola marsi gl i ese (qua
drangol are piana con incavi e si stemi di i ncastro per la sovrapposizio
ne) ; tegol a ol andese (con sezione ondulata) ; tegole piane.
Queste tegole sono prodotte anche i n congl omerato cementi zio sotto
posto ad elevate pressioni e rivestite di grani gl iato con di versi fi cata co-
I I
l orazione. L' inclinazione minima di falda e di ci rca il 30% e la sovrap
posizione, garantita da sagomatura della tegola, di circa 7-1 0 cm.
La norma Uni 8635 sanci sce le prove da svolgere sugli el ementi di co
perura i n laterizio, e prevede le seguenti anal i si :
- esame vi sivo del l ' aspetto;
- determinazione delle dimensioni e del l a planari t;
- determinazione del la massa volumica convenzionale:
- determi nazione della resistenza al gel o;
- determinazione del l a porosit;
- determinazione del l a permeabil it al l ' acqua;
- determinazione del la resistenza a rottura per flessione.
Stabilite le tolleranze per dimensioni , planait e massa volumica conven
zionale, e la resistenza al gelo, come per le lastre di ardesia, di particolare
importanza la valutazione della porosit in rapporto alla gel ivit della
tegola o coppo in laterizio. Tale prova consiste nella determinazione, con
porosimetro al mercurio, del diametro e del volume dei pori ; se i l diame
tro dei por superiore a l ,8 mm (definito diametro critico) il materale
accettatto e considerato non gelivo mentre nel caso di pori di diametro in
feriore a 0,5 m l ' elemento non accettato e considerato gelivo.
La permeabili t all ' acqua degl i elementi laterizi per coperture viene
svolta con prova pi complessa rispetto a quella per le lastre di ardesia;
I' elemento viene inserito in apposito contenitore e regolando l ' acqua in
modo che tutta la tegola o i l coppo abbiano una copertura d' acqua non
inferiore a l O cm. Dopo 7 giori l ' elemento non deve aver permesso il
passaggio di 6 cm3 di acqua per cm2 di superficie bagnata ogni 24 ore.
La prova di resi stenza a fl essione viene effettuata a secco e dopo i l ci
clo di gel i vi t; nel l e condizioni a secco i l carico concentrato di rottura
del l ' elemento non deve essere inferiore a 1 . 500 N, mentre dopo il ciclo
di geli vit non inferiore a 1 . 000 N. I n generale a riguardo della val uta
zione visiva delle tegole o coppi i n lateri zio, la norma Uni 8626 stabi
li sce i seguenti parametri di riferi mento:
Tpo di difetto Definizione Limite di accettazione
Fessurazi one I ncri nat ura di pi ccol a l campi oni non devono presentare
estenzi one ri guardante fessure vi sivamente ri levabi l i o
t utto l o spessore del - ri l evabi l i con percussi one
l ' el emento
Protuberanza Sol l evamento parzi al e Per ogni campi one non sono am-
e l ocal izzato di lateri zi o messe protuberanze nel l a superi ci e
esterna ( estradosso) di di ametro
medi o maggi ore di 1 5 mm; i noltre
non devono presentarsi pi di 1 pro
tuberanza di di ametro medio com
presa fra 7 e 1 5 mm ogni 2 dm2 di
superfi ci e
Scagl i atura I rregolarit del l a super- Si appl i cano gl i stessi l i miti previsti
f i ci e or i gi nata dal di - per l e protuberanze
Sbavatura
stacco di scagl i e di l a-
teri zi o
Sporgenza di l ateri zi o Di fetto tol l erato purch non i ntereri
i n corri spondenza dei sca nel l a posa i n opera degl i el e-
bordi menti
I I
Le cosiddette tegole canadesi sono costi tui te da tel i di fibre i norga
niche i mpregnate di bitume, hanno dimensioni di circa 30 X 1 00 cm,
sono molto l eggere (circa l O daN/m2) di faci le posa i n opera e adat
tabi l i anche a coperture non retti l inee. Possono essere messe in ope
ra con qual si asi i ncl i nazione di falda superi ore al 1 5 -20% essendo
chiodate al lo strato di supporto che deve essere i n tavolato l i gneo, in
pannel l i multistrato oppure costitui to da uno strato di calcestruzzo
leggere tale da poter sopportare i chiodi di acci ai o zi ncato a testa
l arga.
Essendo impregnate di materiale bituminoso sono soggette a variazioni
dimensional i dovute alla dil atazione termiche per cui sono poco indi
cate i n regioni soggette ad elevati sbalzi termici che ne limitano l a du
rata nel tempo, variabile da l O a 30 anni in funzi one del la qualit del
prodotto.
Per la loro deformabi l i t e adattabilit le "tegole canadesi" sono adatte
anche per coperture di configurazione complessa e irregolare pur ri
chiedendo un preciso e piano di supporto.
I requi siti che le "tegole canadesi" devono soddi sfare riguardano la
stabilit dimensionale alle elevate temperature (conteni mento degl i al
l ungamenti e ritiri rispetto alle variazioni di temperatura; il calore,
inoltre, non deve determinare fessurazioni e degrado del l e capacit di
resi stenza al passaggio del l ' acqua) , flessibil it al freddo (alle basse
temperature le "tegole canadesi" non devono perdere elasticit e infra
gi l irsi ), resi stenza al l ' acqua, al l ' ozono e ai raggi ultravioletti , e resi
stenza alle azioni meccaniche (i n particolare trazione (generata dal l e
di l atazioni termiche).
Detagl i o al l 'appoggi o e del contrafisso nel l ' Ar Museum a Schi ma; 5)
manto di coperura i n tegole; 6) canale di gronda in acciaio; 7) tubolare
in acci ai o; 8) seto in calcestruzzo armato; 9) trave di bordo in legno la
mallare 20 x 20 cm; 1 0) monaco compresso tubo la re i n acciaio < 19 m m;
1 1 ) nodo ci l i ndrico metal l ico < 55 mm; 1 2) tirante i n acci ai o < 9 mm; 1 3)
sistema di col legamento ti ranti . Detai, n. 5, l ugl io-agosto 1 996.
bb
|20
Le lastre in piombo, di spessore variabi l e fra 2 e 3 mm, sono vantag
gi ose per l a durata nel tempo, l ' impermeabi l i t e l ' adattabili t alle for
me pi svariate e non retti linee. I l pi ombo, che non richiede verici
protettive, per l a sua composizione forma uno strato superfici al e di os
sido che l o protegge naturalmente dal i ' ossi dazione successiva. Come
elemento negati vo hanno l ' elevato costo e il peso proprio. Le l astre in
piombo sono faci l mente deformabi l i a freddo e non sono attaccabi l i
dagli aci di . A contatto con la mal ta cementi zia e di cal ce idrauli ca i l
piombo rapidamente corroso e quindi deve essere protetto con spal
matura di bitume o avvolto in carta catramata.
Le coperture a l astra continua i n rame, pur avendo come il piombo un
elevato costo i niziale, presentano di versi vantaggi, fra cui :
- ottima resistenza agli agenti atmosferici poich la pati na che si forma a
contatto con l ' ossigeno de li ' aria protegge il rame dal la successiva ossida
zione;
- adattabi l i t ai pi di versi supporti e forme, confrontabi le a quel l a del
piombo;
Prospeto e dettagl i costrutivi della cappel l a di Si lton i n Canada. Aa.Vv.,
Holzbau Atlas 1, l nstitut tur i nternational e Architektur-Dokumentati on,
Monaco, 1 980.
Schni tt
und Gru ndri f
Trogwerk
A Anscl uB
Dochpyromi de
Houpttrager
_a
i Houpt
t rager
28/78 cm
2 Trouf
bol ken
42/33 cm
3 Spreng-
werkri egel
1 8/23 cm
4 Grot-
sporren
2 x5/25 cm
5 Zugst ob
C 5 mm
6 Zugst ob
zwi scen
Grot
sporren
C l 9 mm
7 Sporren
St 25 a l l e
40 cm

/"
//
B
*
bb
B Kreuzungspunkt
Houpttrager
', C Spi tze Dadl

pyromi de

GC
c
l 2l
Lastre grecate
Distanziatore
Elemento
portante

Telo
resistente
Tampona mento
interno
termico
Telo posato
su supporo
Lastra o nastro
Sol uzioni per coperure ventilate i n rame. C. Comoleti , Il rame sui tetti,
Electa, Mi l ano, 1 994.
- buona resistenza meccanica che permette ridotti spessori e qui ndi contenu
to peso dell a stratificazione di copertura;
- buona durabilit e ridotta manutenzione;
caratteri stica colorazione dovuta alla pati na di protezione (attualmente si
pu ottenere anche il rame preinverdito ) .
La propriet principal e delle lastre di rame l a grande resi stenza agl i
agenti atmosferici dovuta al l a formazione di uno strato di carbonato
basico (il colore verderame) in presenza di aria umida, che costitui sce
una pel licola aderente che protegge il metal lo dall a successiva carbo
natazione; il rame per tende a corodersi a contatto con altri metalli
come alluminio, ferro, nichel , stagno e piombo; inoltre attaccabile
dal i ' acqua marina.
Nelle lastre di copertura si i mpiega rame elettrolitico con spessore va
riabile da 0, 5 a l mm, mediamente 0,6-0, 8 mm.
La dimensione del l e lastre commercialmente disponibili sono di l X 2
m, mentre le lastre a rotolo hanno larghezza variabi le da 25 a l 00 cm.
Essendo el evata l a di l atazione termi ca, per escursione termi ca di
80--90 C, tipica di molte regioni italiane, si verifica un al lungamento
di 1 -1 ,5 mm per ogni metro di l unghezza di lastra, circa 8--1 2 mm per
una lunghezza di 8 m che costituisce la lunghezza massi ma accettabi l e
per lastre di rame unitarie, superata l a qual e necessario interrompere
la continuit delle stesse.
Quindi nella posa i n opera e nel l a giunzione delle lastre i n rame deve
essere tenuta in considerazione l ' elevata dilatazione termi ca.
I??
inoltre necessario evitare coppie gal vani che n el i ' unione del rame
con al tri metal l i ; in particol are si deve evitare il di retto contatto fra i l
rame l ' acci aio, lo zinco e l ' al lumi ni o, poich i l rame ne causa l a cor
rosione.
Le coperture a lastre di alluminio a pannelli sagomati verniciati hanno
i seguenti fattori positi vi :
- elevata resistenza alla corrosione;
- elevata leggerezza rispetto alle prestazioni meccaniche;
- possi bi l i t di ottenere lastre di consi stente di mensione;
- elevato potere riflettente del cal ore.
L' alluminio metal lico o primario resiste bene al i ' ossidazione in quanto
la sua superficie si ricopre di un sotti le strato di ossido, di aspetto opa
co, che protegge i l materiale dal i ' ulteriore ossidazione.
Risulta un metallo con elevata duttilit, modesta resi stenza alle solleci
tazioni meccaniche rispetto al i ' acciaio e ri dotta resi stenza a fatica
(azione ciclica di carichi statici ) . Al contempo resiste bene all ' aria e al
l ' acqua, al l ' anidride solforosa, agli acidi organici , al l ' ammoni aca, agli
idrocarburi , e alle resine del l a cel l ulosa.
L' alluminio pri mario ed alcune del l e sue leghe possono essere trattati
elettroliticamente in modo da formare uno strato di ossido molto com
patto che protegge il metallo da un' ulteriore ossidazione e pu essere
anche variamente colorato (alluminio anodizzato). Lo strato anodizzato
viene per intaccato dal le malte di calce o di cemento poich l ' ossido
i ntaccato dal i ' idrossido di calce. Ri sul ta quindi osservare alcune cau
tele nella progettazione di elementi costruttivi che utili zzano i due ma
teri ali (mal te e alluminio anodizzato). Con un particolare tipo di ano
di zzazione si pu colorare con verniciatura a polveri (pol veri termoin
durenti a base di resine epossidiche, poliuretaniche e acri l iche) che po
l i merizzano formando una pellicola resi stente e l i scia.
Le l ami ere per l e coperture sono sagomate in modo da ottenere sezioni
irrigidite tali da permettere la posa i n opera su appoggi con interasse di
circa l m e oltre; di particolare i nteresse ed effi cienza sono i pannel l i
formati da due l astre di al luminio sagomato a sandwich con interposi
zione di materiale isolante.
Lo spessore delle lastre di alluminio varia da 0, 6 a l mm; la l unghezza
del l e l astre pu raggiungere anche i 1 2 m e l a posa in opera viene ef
fettuata chiodi speciali o viti di fi ssaggio al l ' orditura portante ed pos
sibile utilizzarle anche per coperture di modesta inclinazione.
Gli strati di copertura con l astre di acciaio zincato sono costitui te da
lamiera ondulate o grecate per ottenere l a necessaria rigidezza del l e
stesse, pur potendosi utilizzare lastre li sce che devono essere fissate su
supporto pi ano (in genere tavolato).
Le lastre i n l ami era zi ncata hanno spessore variabile da 0, 6 a l ,5 mm
e, quando sagomate, possono essere sostenute da orditura con i nte
rasse fi no a 2 m. La posa in opera deve rispettare i seguenti accorgi
menti :
- la di sposi zione delle lastre utile sia realizzata con adeguata sovrapposi
zione longitudinal e dei gi unti;
I?J
Dochbohn Ankerklip
Pfete
Verklemmen der Vernkerun
|DO
Holtestrifen
&Prfilbnd
halter
Coperure a lastre in al l umi nio. Aa.Vv., Baukc
struktionslehre Teil 2, Teubner Verlag, Stutga
1 993.
- la lunghezza della sovrapposizione laterale deve avere non meno di una so
vrapposizione di un'onda o di una greca nelle zone poco ventose e non
meno di due sovrapposi zioni nelle zone ventose;
- il fissaggio delle lastre ali' orditura secondaria in legno deve essere real i z
zato con chiodi o viti di acci aio (con guarnizione) protetti contro l 'ossida
zione, per i chiodi sono preferibi l i quel l i ad aderenza migliorata;
- il chiodo o la vi te devono essere posizionati sulla sommit del l ' onda o del
la greca dove non passa i l flusso di acqua che scorre nel l a gola;
- la chi odatura o avvi tatura vi ene disposta in file distanziate non oltre l m.
La durabi l i t delle lastre in acci aio zincato in funzione del l o spessore
del rivestimenti in zinco che per risulta idoneo negli ambienti rurali ,
alpini e urbani non industrializzato i n quanto gl i agenti corrosivi che
formano per associ azione del l ' acqua e del l ' anidride carbonica si realiz
zano ossidi di zinco, correntemente e vol garmente chiamati ruggine
bi anca che ral lentano l ' ulteriore corrosione del le lamiere zincate; al
contrario negli ambienti in zona mari na e industriali zzati la zi ncatura
tendere a dissol versi pi rapidamente a cusa del l a presenza di sostanze
come l ' anidride solforosa, solfuri, cloruri che i n presenza del l ' umidit
intaccano lo zinco. Di particolare durabi l it sono le l astre in acci aio
inossidabi l e particolarmente resistenti alla corrosione ma di ovvio ele
vato costo.
Particolarmenti effi caci sono le lastre mi ste formate da un elemento in
l amiera zi ncata rivesti te in ambo l e superfci ; per esempio con strato di
al luminio o di asfalto e fbre o di rame (con interposizione di strato
isolante per evitare la corrosione galvanica).
Le l amiere grecate sono indicate per realizzare fal de di copertura di
elevata ampiezza e ridotta incl i nazione (fno al 2% per l astra continua
e 7% per l astre sovrapposte) e quindi anche in verticale (90). Prodotto
non solo in acciaio zincato ma anche in rame, acciaio inox e all uminio,
sempl ice e a sandwich (con coibentazi one interna) sono poste i n opera
secondo due sistemi :
- lastre di copertura autoportanti: lamiere grecate e pannel l i dotati di adegua
ta resistenza meccanica ai carichi i n modo da essere poste con orditura se
condaria o pri ncipale ad elevato intersasse;
- lastre di copertura poggi ate: lamiere grecate di contenuto spessore che
svolgono solo la funzione di strato di tenuta all'acqua e che richiedono uno
strato di supporto continuo (tavolato o pannel l i in legno multi strato) in gra
do di sopportare i cari chi previ sti.
Particolare attenzione va posta nell ' i solamento termico e nel controllo
della condensazione i n quanto l a lastra metal lica costituisce una barrie
ra al vapore posta nel l ato freddo del l a copertura, cio dove non an
drebbe posizionata l a barriera al vapore.
In tal i condizioni appare auspicabi l e reali zzare i l tetto ventilato se le
condizioni di incl inazione di falda lo permettono (evidentemente con
inclinazioni minime minimo i l contributo del l a ventilazione fra gli
strati) oppure i mpiegare pannel l i coibentati che riducono l a condensa
zione ali ' intradosso dello stesso.
I n funzione del tipo di profilo grecato e dello spessore della l ami era si
possono realizzare pannel l i semplice o sandwich di copertura fi no a
quasi 6 m di luce grazie al l e prestazioni meccaniche di tali pannel l i .
I?4
Le lastre in fibro-cemento, in genere a sezione ondulata ma anche pia
na, risultano di maggiore peso proprio rispetto a quelle in acciaio per i l
maggiore spessore richiesto (mediamente 6 mm), sono poco soggette
alla corrosione ma risultano fragi l i e richiedono l e dovute attenzioni
nel l a posa in opera.
Sono economicamente vantaggi ose e sono poste in opera analogamente
a quelle ondul ate in metallo con l a dovuta maggiore attenzione dovuta
alla loro fragi l it.
Le lastre ondul ate, sagomate, piane i n fibro-cemento per coperture so
no soggette alla norma Uni 8635 che sancisce l e seguenti prove:
- esame visivo;
- determinazione del l e dimensioni, profi l o e pl anarit dell e lastre;
- determinazione della permeabi l i t al l ' acqua;
- determinazione della resistenza a] gelo;
- determinazione del l a resistenza a rottura per flessione.
Le prove sono svolte i n maniera analoga a quel le per le l astre di arde
sia, precedentemente i l l ustrate, e devono garantire i seguenti ri sultati
affi nch le lastre siano accettate:
- le facce esterne devono essere l i sce, con bordi dritti e ben squadrati;
- le di mensioni devono avere tol l eranze di l O m m ( -5 m m per la l arghezza);
- ] o spessore deve avere una tolleranza di 5 mm;
- i l profi l o deve evere to1leranze di J mm in altezza, 2 mm su] passo, 8 mm
sul le onde termi nal i ;
- per essere considerate impermeabil i al i ' acqua l e lastre devono dimostrare
di non permettere il passaggio del l ' acqua dopo 24 ore (un lato dell a lastra
sottoposto a 50 cm di acqua che non deve attraversa, sotto forma di gocce,
]a stessa l astra) ;
- dopo la prova di geli vit le lastre devono di mostrare assenza di fessurazio
ni o altre alterazioni ;
- la resistenza a flessione non deve essere i nferiore a 200 daN/cm2 (a1cune
lastre speci al i possono raggi ungere una resi stenza a fl essi one di 400
daNfcm2).
Le lastre i n materiale sintetico (ondulate e piane) possono essere opa
che o translucide, sono in genere molto leggere (da 2 a 3 daN/m2) e so
no formate da resine si ntetiche e fibre e sono poste in opera come
quelle ondulate in lamiera.
Un' ul tima questione: per l ' efficienza della copertura sono importanti le
canalizzazi oni di gronda e i pluvial i .
I l manto di copertura deve essere posizionato i n modo che l ' acqua me
teorica cada al centro del canale di gronda, e i l canale deve essere pro
porzionato in funzione del l a piovosi t onde evitare il trabocco del l ' ac
qua.
Il canale di gronda, che pu assumere di verse configurazioni in ragio
ne delle esi genze compositive del corni cione, deve comunque avere,
oltre ad una sezione adeguata alla quantit d' acqua, una leggere pen
denza verso i l pluviale di raccolta (non inferiore al i ' l %) . Facendo rife
ri mento al canale di gronda a sezione semicircolare in funzione dei m2
di copertura (i n proiezione piana), si possono adottare i seguenti riferi
menti :
I?J
Sezione di coperura in legno e tegole, detagl
del canale di gronda. O. Schmidt, Findercku,
der Dacher, Jena, 1 885.
WUFD1|L
[ ALHQt1AI L_ 1
PFANNLNI ttL 1 1
lt LLL wN [ / ~ :z --

L
.

AUbLL tl UN D---;
i
~" Z
20
Dettagl i o di copertura i n l egno con tegol e,
gronda e teste del l e travi protette. H. Banz,
Baukonstruktions-Detail, Karl Kramer Verl ag,
Stuttgar, 1 985.
Detagl i aggancio gronde. H. Schmit, A. Heene,
Hochbau Konstrukion, Vieweg, Braunschwei g,
Wiesbaden, 1 993.
Area della coperura
in m
1 0
1 0+30
30+60
60+1 00
1 00+200
>200
Diametr medio del canale
di grnda in cm
8+1 0
1 0+1 4
1 4+1 6
1 6+1 8
1 8+20
>20
Diametro minimo
del pluviale in cm
6
8
1 0
1 2
1 4
>1 6
Lo spessore del le l amiere d' acci ai o zincate per i canali di gronda non
dovrebbe essere inferiore a 0,6 mm al fine di evitare un precoce dete
rioramento; per gronde di lunghezza e dimensione normale risulta i do
neo uno spessore di 0, 8 mm. Per grondaie di maggiore dimensione si
adottano spessori maggiori tenendo presente il maggiore costo di lavo
razione soprattutto nel caso di sezioni articolate.
Le lamiere zincate devono qui ndi essere trattate con accurate stratifica
zioni di verici protetti ve.
Alterativa alle lamiere zincate sono le gronde in lamiera di rame di
l unga durata nel tempo e di particolare ri sultato per i l cromatismo del
rame (normale o preinverdito ) .
I pluviali di scarico sono generalmente in l amiera zincata o i rame e
devono avere diametro e di sposizione proporzionata alla quantit d' ac
qua.
In generale idonea l a loro col locazione esterna alla struttura del l ' edi
ficio bench in alcune situazioni i pluviali contrasti no con la configu
razione della facci ata. La consuetudine di i nserire i pluvial i ali ' interno
del l a struttura rischiosa sia per la difficolt di reali zzare la manuten
zione, sia per l a concentrazione di umidit nel condotto.
In altri termini i pluvial i dovrebbero essere presi in considerazione co
me el emento congruamente i nserito nei prospetti, oppure necessario
inserire gli stessi entro apposite cavit ispezionabili .
Altrettanto problematica la collocazione del pluvial e entro i pil astri ,
soprattutto se interni al i ' edificio, sia per i problemi di condensazione
del l ' umi di t, sia per la gi ci tata difficolt di realizzare la manutenzio
ne. I n tali situazi oni il pluviale conviene sia in materiale pl astico di
consistente spessore e con giunzioni accuratamente realizzate analoghe
a quelle dei tubi di scarico del l e acque degli impianti igienico sanitari .
Note
l . Per maggiori approfondimenti si confronti con R. Nelva, Coperture discontinue, Be
Ma, Mi l ano, 1987; S. Croce, "1 si stemi di copertura ed il processo di difusi one del va
pore", Modulo, n. 5, 1975; E. Berti ni Malgari ni , Coperture discontinue a grandi ele
menti, Be-Ma, Mi lano, 1986; Aa. Vv. , Una copertura chiamata tetto, Be-Ma, Milano,
1979.
2. E. Schunk, T. Finke, R. Jenisch, H. J. Oster, Dach Atlas, Institut ftr internationale
Architektur-Dokumentation, Monaco, 1996, tr. it.. Atlante dei tetti, Utet, Tori no, 1 998,
p. 78.
I?
Appendice A
La deformazi one differita del l egno
U| OOO//CO ZdgO
T . Consi derazi oni general i sul l a deformazione diferita
del legno
I mpiegare i l l egno come componente strutturale comporta sempre
un' azione progettuale molto complessa.
Le difficolt interpretative sul reale comportamento delle giunzioni, le
pecul i arit proprie di un materiale di natura biologica, l ' elevata ani so
tropia, l a diversit di modul i elastici a compressione e a trazione, l ' e
strema sensibil i t alle variazioni igrometriche i nducono a dover consi
derare i l legno come un materiale al tamente specialistico. L' arte del
costrui re che, unitamente al le forul azioni teori che del l a scienza del l e
costruzioni, gi oca un ruolo sempre molto importante per ogni materiale
strutturale, diviene fondamentale e forse preminente per il progetto dei
si stemi costrutti vi lignei.
La capriata costituisce, per gli aspetti citati, un esempio classico. Pur
non presentando le problematiche del l e travature reticolari o di tipo
Vi erendeel , essa si configura pur sempre come un telaio a nodi sposta
bili pi o meno complesso. Risulta, dunque, non sempre agevole, se
mettiamo in conto i di versi fenomeni , determinare con sufficiente ap
prossimazione gli effetti primari . Le diffi colt, naturalmente, si esalta
no per quelli del secondo ordine e, fra questi, la deformazione differita
dovuta alle azioni di l unga durata; deformazione che, com' noto, in
crementa nel tempo l a deformazione el astica i stantanea. Quest' ul ti ma,
peraltro, gi di consistente entit a causa del rel ativo basso val ore del
modul o elastico del legno.
Nella capriata, quale si stema costruttivo iperstatico, l a deformazione
differita modifica non solo lo stato deformativo delle singole membra
ture ma anche quello tensionale, il quale tuttavi a pu subire l ' effetto
spesso benefico del rilassamento. La capriata, inoltre, per essere realiz
zata necessita di giunzioni che presentano caatteristiche viscose diver
se da quelle del l egno, per cui l o scorimento vi scoso si esalta e pu
presentarsi sia a trazione che a compressione causa il rifollamento del
legno stesso. Nel telaio, e dunque nella capriata, a tale complessit di
fenomeni si aggiungono l e deformazioni conseguenti alle sollecitazioni
composte dovute alle azioni di l unga durata: tensoflessione e, soprat
tutto, pressoflessione.
I fenomeni che incidono sugli effetti del secondo ordine per i l materia
le l i gneo sono di conseguenza innumerevoli, deci samente complessi e,
causa l a loro difficil e identificazione, non trattabil i in modo si stemati
co con le formulazioni del la scienza delle costruzioni . Nel tempo, pe-
I??
raltro, la deformazione elastica pu i ncrementarsi in misura anche no
tevole non solo per vi scosit, bens per un accumulo di percentuale di
deformazione elastica non restituita causa l ' alternarsi stagionale dei ca
richi e dell ' umidit. Tale particol arit stata riscontrata i n molte mem
brature di legno anti co.
Nei componenti l ignei inflessi i n condi zioni parti colari , ad esempio per
costruzioni in ambiente molto umido e con carichi agenti in modo per
manente capaci di determinare uno stato tensi onale pari a quello mas
simo consentito, l a deformazione differita pu tripl icare quella el astica.
Per i l calcolo del l a freccia totale dovuta al momento flettente i l modu
lo elastico convenzionale di calcolo, in tale ipotesi, deve assumersi pa
ri a E/4.
Z. Fattori che i nfl uenzano la deformazi one vi scosa per
il legno di conifera
Ad umidit d el i ' aria variabi l e, cio nel caso generale, la deformazione
vi scosa ri sul ta essenzial mente i nfluenzata dai seguenti fattori :
Specie /ignea, il legno di larice tende a fluire in misura maggiore del
l ' abete;
Qualit /ignea, ad un pi elevato modulo elastico corrisponde una leg
gera riduzione del l a vi scosit;
Entit del carico di lunga durata, per carichi di lunga durata capaci di
valori di tensione inferiori a 1 /5 del l a massima consentita l ' incidenza
sul fenomeno vi scoso modesta;
Tipo di sollecitazione, l a deformazione viscosa per compressione pu
considerarsi dell ' ordine del 50% di quella per flessione, mentre tra
scurabile a trazione. A tagl i o pu essere omessa in quanto le sezioni
delle membrature che compongono una copertura non sono n di tipo
snello, n variabi l i ;
Valore medio dell 'umidit dell ' aria, l a deformazione vi scosa aumenta
molto velocemente al i ' aumentare del l ' umidit relativa d eli ' ari a;
Campo di variazione dell ' umidit, maggi ore i l campo di variazi one,
maggiore l ' entit del fenomeno viscoso;
Difusione de/l ' umidit ambientale nel componente /igneo, l ' i ncidenza
sulla deformazione vi scosa tanto pi elevata quanto pi esile il
componente ligneo.
Alla luce di tali fattori , attraverso una campagna di prove sperimental i
svolte presso il laboratorio di Sci enza delle Costruzioni del l ' IUAV di
retto dal prof. G. Creazza, chi scrive ha el aborato un metodo per il cal
colo del la deformazione nel tempo! che uti l i zza dei coefficienti per
mettere i n conto le diverse variabi l i i n gioco.
Per una membratura i nflessa, la freccia totale a tempo i nfinito, a meno
del la deformazione differita per tagl io, si scri ve:
|?
nella quale f
P
esprime la freccia i stantanea per azioni di breve durata,
1 + il fattore per fuage e variazioni di umidit che si appl ica al la
freccia istantanea per azioni di l unga durata (fJ e la freccia per effetto
tagliante dovuta ai carichi total i (q p + g).
II parametro ', nel caso generale, ad umidit relativa variabi le, con il
metodo dei coeffi cienti elaborato speri mentalmente, si scrive.
Gli stessi coefficienti ri sultano, rispetti vamente, funzione del modul o
elastico, del valore medio del l ' umidit relativa del l ' aria, del tipo di
sollecitazione (flessione o compressione) e del la specie li gnea, del
campo di variazione del l ' umidit del l ' aria e, infine, del rapporto di for-
ma (
bh
, con b e h rispetti vamente base e altezza della sezione).
b + 2h
Il parametro ', in ambito flessional e varia da un minimo di O, I4 ad un
massimo di 3, 33. I l valore inferiore corrisponde a membrature i n legno
di abete lamel l are, di modulo elastico pari a 1 4. 000 N/mm2, poste in
ambiente ad umidit costante del 50% e soggette ad una tensione do
vuta a carichi di l unga durata non maggi ore di 3 N/mm2.
Quello superiore rel ativo a membrature in l arice massiccio, di modu
lo elastico pari a 1 0.000 N/mm2, con umidit medi a del l ' aria del 90%,
soggette ad una tensione per carichi di l unga durata di 1 0 N/mm2, con
campo di variazione del l ' umidit del 1 6% (82 e 98%) e aventi rappor
to di forma non maggiore di 2 cm.
Lo stesso parametro , rapportato al l e numerose riduzioni previ ste
dal l e normative i nternazional i 2, vari a da O a 3 per l e norme francesi
e tedesche e da O a 2, 75 per quelle svi zzere. I val ori massi mi , co
munque, sono riferiti a costruzi oni i n ambiente estremamente umi do
e con cari chi totali escl usi vamente di l unga durata. Per l ' Eurocodice
5 Strutture in legno il parametro dovuto al i ' i nci denza per fl uage e
per variazione di umi di t, sempre per azioni di l unga durata, vari a
fra 0, 5 e 2: il val ore pi alto riferito al l a cl asse maggi ore di umi
dit.
3. Appl icazi oni numeri che
La norma tedesca DIN l 052 E 1 984 prevede che l a freccia elastica per
componenti l i gnei costituenti un solaio non superi 1 /300 del l a luce,
mentre per arcarecci e correnti consente 1 /200. Per l e membrature di
una capriata o di un tetto in l egno possiamo, dunque, senz' altro atte
nerci al rapporto di 1 1200 della luce mettendo in conto anche gl i effetti
differiti per i carichi di lunga durata ed eventual mente la freccia elasti
ca per taglio per quelli totali .
I n condizione di semplice appoggio con carico uniformemente di stri
buito, la freccia totale per una membratura i nflessa a sezione rettango
lare, si scri ve:
|?
bL qV
f
t
ot
= [p + ( l + <)g]+ 1 , 2 --
384EJ 8GA
nel l a qual e p e g esprimono l ' entit dei carichi di breve e l unga durata
ed L la lunghezza del l a membratura. Nel caso che l a stessa sia i ncl i na
ta, si considerano trascurabi l i gli efetti conseguenti allo sforzo assial e
(di trazione n el i ' ipotesi che lo spostamento al piede si a prevalente o di
compressi one qualora lo spostamento prevalente avvenga i n sommit) ;
tale sforzo, infatti, a fronte delle dimensioni del la sezione, i nduce ef
fetti modesti gi del primo ordine.
3. 1 . Esempio: umidit ambientale variabile fra il 60 e l'BO%;
q= 700 daN/m, di cui 400 di lunga durata
Verifica di una membratura i ntessa per una capriata i n abete massiccio
di seconda categori a, di sezione pari a 24 X 30 cm (J = 5,4 1 Qcm4, A =
7, 2 I02cm2, coeffi ciente di forma = 8, 6 cm) di luce L = 600 cm, i cui
valori di E e G si ano 1 0.000 e 500 N/mm2, soggetta a carichi di breve
e l unga durata capaci di tensioni pari a 3, 75 e 5,00 N/mm2, posta in
ambiente ad umidit media rel ativa del 70% il cui campo di variazi one
sia del 20%.
c = | ,08 0, 80 0,62 1 ,03 1 ,00 = 0, 55
La frecci a risulta:
5 64 l 08 7 6
2
l 04
f
t I
= ( 3, 0 + 4, 0 X 1 ,55) + 1 , 2
D
384 l U5,4 l U 8 5 7, 2 l U'
= 0,937 + l ,938 + 0, 1 05 = 2,98 cm < 600/200
Osserviamo che la freccia per deformazione differita, pari a 0, 69 cm,
i ncide per i l 23% del la totale e quel l a elastica per tagl i o per appena i l
3, 5%. Quest ' ultima, i nfatti , con sezione costante, pu sempre essere
espressa in funzione del l a tensione per flessione e del l ' al tezza della
trave secondo la rel azione:
t h
f = 0, 2 a (0, 2 X 8, 75 X 30/500 = O, 1 05 cm).
T
G
3.Z. Esempio: umidit ambientale variabile fra il 68 e il 92%;
q= 560 daN/m, di cui 400 di lunga durata
Stessa membratura del l ' esempio A3. l , soggetta a carichi di breve e
lunga durata capaci di tensioni pari a 2 e 5 N/mm2, posta in ambiente
ad umidi t medi a relati va del l ' 80% con campo di variazione del 24%.
I l parametro c, ri sulta
c = l , 08 l , 1 5 0,62 I , 1 6 I,O l = 0,90
IJ0
La freccia totale di viene:
5 64 l 08 5,6 62 l 04
f
t
l
= ( 1 ,6 + 4 X 1 ,90) + 1 ,2
O
384 X l 0 X 5,4 X 1 08 8 X 5 X 7,2 X 1 05
= 0, 500 + 2, 375 + 0,084 = 2,96 cm < 600/200.
In tale semplificazione la freccia per deformazione diferita, pari a I , 1 3
cm, incide per i l 38% del l a total e.
3. 3. Esempio: umidit ambientale variabile fra l'BO e il 96%;
q= 400 daN/m di lunga durata
Sempre l a stessa membratura del l ' esempio precedente, soggetta a cari
chi escl usi vamente di l unga durata capaci di una tensione pari a 5,0
N/mm2, posta in ambiente ad umidit media relativa dell ' 88% con
campo di variazione del 1 6%.
I l parametro c, diviene:
c = |,08 x l , 80 0,62 , 05 l ,06 = l , 34
La freccia total e, risulta:
f =
5 64 l 0
2, 34 4 , 2
4 62 I04
lO|
384 X 1 0 X 5,4 X 1 08 8 X 5 X 7, 2 X 1 05
= 2,925 + 0,060 = 2, 99 cm < 600/200
La frecci a differita, pari a l ,68 cm, i ncide per il 56% del l a totale. Sot
tol inei amo che la tensione per flessione pari a soli N/mm2 che cor
risponde al 50% del l a massima consentita. Qualora i l valore del modu
lo E fosse da considerare inferiore a l 0. 000 N/mm2, la tensi one e per
tanto i l carico dovrebbero ridursi ulteriormente.
4. Osservazi oni sul l a freccia
Per una membratura l i gnea di copertura con carico uniformemente di
stribui to, in condizioni di sempl ice appoggio e di sezione rettangolare
costante, il rapporto fra le tensioni di flessione e taglio, con L luce ed h
altezza, risulta:
a L
=
' h
Con E e G, rispettivamente pari a 1 0. 000 e 500 N/mm2, il rapporto fra
le frecce elastiche diviene:
f 5 L2
a
=
--
f 96 h2
T
IJI
4. 1 . Parametro c = 0,50 (g = q)
Nel l ' ipotesi che i l parametro < sia pari a 0, 50 ( l + < = 1 , 5 ; E" =
E/ 1 , 5) con carichi esclusi vamente di l unga durata, o con altre combina
zioni equivalenti di carico sino a < = 0,75, e assumendo che la freccia
totale per fessione (elastica + differita) sia pari a 1 /200 del l a l uce, la
tensione in funzione di L ed h e con E = l 00.000 daN/cm2, si scrive:
h
a = 1 . 600 -( daN/cm2).
L
I l carico totale q, assume la seguente forma:
4 h3 6.400 h3
q = --ab = b -(daN/cm).
3 L3 3 L3
La tensione per taglio, diviene:
h2
r= 1 . 600 -( daN/cm2).
L2
Le frecce elastiche per flessione e tagl io dovute al carico totale (p + g
= q), sempre natural mente in funzione di L ed h, risultano:
L
f = = L/300 (cm),
t1
1 , 5 X 200
L 95h2 h2
f = -= 0,064 (cm).
T
300 5L2 L
Nella tabel la l , per < = 0, 50 e 0, 75, sempre in rel azione al l a percen
tuale di carico di l unga durata, abbiamo riportato i n funzione del l a ten
sione per flessione (a), dovuta ai carichi totali (q = p+ g), i valori del
rapporto L/h, del carico q, del l a tensione tangenziale (r)e del l a freccia
elastica per tagl io (f
T
), assumendo che l a freccia totale a tempo infi nito,
a meno di quella elastica per tagl io, sia pari a 1 1200 del l a luce.
Tab. 1 O e i n daN/cm2. q i n daN/cm
p = O, g = q; = 0, 50
p = q/3; g = 2q/3; " = 0, 75
O 1 00 90 80 70 60 50
Uh 1 6,00 1 7, 78 20, 00 22, 86 26, 67 32, 00
q/b 52, 08% 37, 97% 26, 67% 1 7, 86% 1 1 , 25% 6, 51 %
6, 25 5, 06 4, 00 3, 06 2, 25 1 , 56
f.h 4, 0%o 3, 6%o 3, 2%o 2, 8%o 2. 4%o 2, 0%o
IJ?
4.1 . 1 . Applicazione
Membratura di copertura in legno di abete, tensione per carichi di lun
ga durata pari a 60 daN/cm2, L/h = 20, Eo = E l l , 5 (freccia differita =
0,5 della freccia elastica).
La tensione dovuta ai carichi total i , diviene:
1 . 600
a = = 80 daN/cm2 ;
20
80 - 60 l 3
p = q = -q; g = -q.
80 4 4
26, 7 b
q = -- = (cfr. tabel l a l ) .
1 00
Poich con p = O e g = q il parametro < pari a 0, 50; per p = q
e g = q, lo stesso di viene 0,666 0, 50 ,
Per esempi o, con sezione pari a 24 X 30, risulta:
f =
go
5 64 l 08

6,4
+ .
6,4 l ,666,
384 X 1 0 X 5,4 X ) 08 4 4
= 0, 3 1 25 9, 6 = 3, 00 cm (600/200)
La freccia differita evidentemente uguale al 50% di quel l a elasti ca
( l , 00 cm di differita e 2, 00 cm di el astica per un carico totale di 640
daN/m) ; i nfatti per ipotesi abbiamo assunto Eo = E/ 1 ,5.
Quella elastica per tagl io, dovuta ai carichi total i , si scri ve:
302
f = 0,064 = 0, 096 cm,
7
600
freccia che si pu ottenere anche dal la citata relazione:
f = 0, 2 = 0, 2
80 X 30
= 0,096 cm
1
G 5. 000
4. Z. Parametro ,= 1,00 (g = q)
Qualora le condizioni ambiental i del l a copertura richi edano per le
membrature l ignee che la compongono la scelta di un parametro < pari
a l , 00 ( l + < = 2,0, Eo = E l 2, 0) con carichi di l unga durata, o con al
tre combinazioni equivalenti di carico sino a < = l , 25, la tensione di
flessione e il carico totale q risultano:
IJJ
h
a = l . 200 -( daN/cm2),
L
h3
q = 1 . 600 -(daN/cm).
LJ
La tensione dovuta agl i effetti taglianti , sempre in funzi one di L ed h,
diviene:
h2
T = 1 . 200 -(daN/cm2).
L2
Le frecce elastiche per flessione e taglio, dovute al carico totale, s1
scri vono:
L
f = = L/400 (cm)
t1
2 X 200
L 96h2 h2
f = -= 0,048 -(cm)
400 5L2 L
Le ri sul tanze, per < compreso fra !,00 e l ,25, in rel azione alla percen
tuale di carico di l unga durata, vengono riportate in tabel l a 2.
Tab. 2 O e i n daN/cm2,q i n daN/cm
p = O; g = q; ' = 1 , 00
p = q/5; g = 4q/5; ' = 1 , 25
O 1 00 90 80 70 60 50
Uh 1 2, 00 1 3, 33 1 5, 00 1 7, 1 4 20, 00 24, 00
q/b 92, 59% 67, 50% 47, 41 % 31 , 76% 20, 00% 1 1 , 57%
8, 33 6, 75 5, 33 4, 08 3, 00 2, 08
t /h 4, 0%o 3, 6%o 3, 2%o 2, 8%o 2, 4%o 2, 0%o

4.Z. 1 . Applicazione
Membrature di copertura in l egno di abete con rapporto L/h = 1 6, < =
!,20 ed E" = E/20.
La tensione per carichi totali , diviene:
1 . 200
O = = 75 daN/cm2.
1 6
I l carico totale q ri sulta:
|J4
1 . 600
q/b = 39, 06%,
] 63
quello di l unga durata (g) dato dal totale (q) per il rapporto fra i para
metri :
1 ,00
g = q = 0, 833q,
1 , 20
-
32, 55
b g -
1 00
Sempre con sezione 24 X 30 cm, la freccia totale si scri ve:
f =
a
o
5 X 4 84 X 1 08
' ( 1 , 56 + 7, 8 1 X 2, 20) = 0, 1 28 X 1 8,74
384 X 1 0 X 5,4 X 1 08
= 2,40 cm ( 480/200) .
La differita i n tal caso, poich Eo = E l 2, 0, eguaglia quella el astica.
Quell a per tagl io, dovuta a q, diviene:
302
f = 0,048 = 0, 09 cm.
1
480
4.3. Parametro c = 1,40 (g = q)
I n condizioni ambientali maggiormente sfavorevoli i l parametro c de
ve assumersi maggiore di I,00. Per c, ad esempio, pari a I,4 ( l + c =
2,4, E
o
= E/2,4) con carichi esclusi vamente di l unga durata, sempre as
sumendo che la frecci a per fl essione a tempo i nfi nito sia eguale a
1 1200 della luce, la tensione per flessione nonch il carico q e la ten
sione per tagl i o assumono i seguenti valori :
h
a = 1 . 000 -(daN/cm2),
L
4. 000 h3
q = b = -(daN/cm),
3 L3
h2
T = 1 . 000 -(daN/cm2).
L2
Le corrispondenti frecce elasti che risultano:
L L
f = = -(cm)
a
2, 4 X 200 480
h2
f = 0,040 -(cm).
1
L
!JJ
Nel la tabel l a 3 si riassumono le risultanze conseguenti al variare del l a
tensione per flessione.
Tab. 3 e i n daN/cm2; q i n daN/cm
p = O; g = q; ' = 1 , 40
O 1 00 90 80 70 60 50
Uh 1 0,00 1 1 ' 1 1 1 2, 50 1 4, 29 1 6, 67 20, 00
q/b 1 33, 33% 97, 20% 68, 27% 45, 73% 28, 80% 1 6, 67%
1 0, 00 8, 1 0 6, 40 4, 90 3, 60 2, 50
f/h 4, 0%o 3, 6%o 3, 2%o 2, 8%o 2, 4%o 2, 0%o
4.3.1 . Applicazione
Membratura di copertura capace di carichi di breve e lunga durata, l e
cui condizioni ambientali consigl ino di assumere i l parametro < del
l ' ordine di l , 80.
Tale valore, relativamente elevato, non si pu conseguire con tensioni
dovute a carichi di lunga durata troppo modesti .
Assumiamo che i carichi total i siano capaci di una tensione del l ' ordine
di 80 daN/cm2 e che il parametro < per tali carichi sia di l ,50 (E" =
E/2, 5, freccia differita uguale a l ,5 volte l ' elastica) .
I l rapporto L/h, riferito a < = 1 ,4 (cfr. punto A4. 3) , si scrive:
L
=
l + l ,4

l . 000
= 1 2
h l + 1 , 5 80
Le frecce, elastica e differita, ad esempio con h = 30 cm, divengono:
L 300
f =
= = 0 72 cm
O
2, 5 X 200 500
' '
Quell a totale, naturalmente, pari a l , 80 cm (360/200) .
I l carico totale, in funzione del l a l arghezza del la membratura, risulta:
q =
1 + l ,4
X
4 000
b = 0,74l b(daN/cm),
1 + 1 , 5 3 X l 23
di cui 0, 6 1 8 b
1

50
0, 74 l b,di l unga durata e 0, 1 23 b di breve durata.
1 , 80
Infatti, con b = 24 cm ad esempio, si ottiene:
f =
O=
IJ
5 3 64 1 08
'
(2, 96 + 1 4, 82 2, 80) = 0,0405 44,456
3 84 l 05,4 l 0
= 1 , 80 cm.
Per la sollecitazione tangenziale, possiamo scrivere:
2,4 1 . 000
r= X = 6, 67daN/cm2;
2, 5 ] 22
f ~

-
0,040 -30
=

2
80 -30
, = 0,096 cm.
2, 5 1 2 5. 000
b. Commento
Rileviamo che con tensione per flessione pari a 50 daN/cm2, corispon
dente al 50% della massima compatibile per i l legno di abete, una
membratura di copertura, consi derata semplicemente appoggiata, con '
= 0, 50 o 0, 75 (cfr. Tabel l a 1 ) , pu raggiungere una l uce pari a 32 volte
l ' altezza, la stessa luce si riduce a 24 volte l ' altezza con ' = l ,00 o
l ,25 (cfr. Tabell a 2) e a 20 volte l ' altezza con < = l ,4 (cfr. Tabel l a 3 ) .
I l carico totale q passa rispettivamente dal 6, 5 1 b% ( daN/cm) ali ' 1 1 , 57
b% e al 1 6,67 b%. Mentre la luce, dunque, si ri duce del 25% e del
37, 5%, i l carico a parit di b aumenta del 77, 7% e del 1 56%.
Avendo assunto, pertanto, l a freccia per flessione a tempo infinito pari
a 1 1200 della luce, con E e G rispettivamente pari a I00.000 e 5. 000
daN/cm2, la tensione dovuta alla flessione per i carichi di breve e lunga
durata (c), quella di taglio (r) e i l carico totale (q) in funzione di L/h,
in generale si scrivono:
xy =
2. 400
l + (
2. 400
xy2 = --
l +
'
4 2. 400
xy3 = -X
3 l + '
con x = c e y = L/h; ( l )
con x = re y = L/h; (2)
con x = q/b e y = L/h ( 3)
I l val ore del modulo el astico fi ttizio per fl uage e umidit (Eo) , natural
mente, ri sulta:
Eo = E l l + <.
Riprendendo, ad esempio, la verifi ca del puntone ri portata al para
grafo 4.9 del testo, di luce pari a 500 cm e di sezione di 1 8 X 26 cm,
del qual e peral tro conosci amo i l carico total e q ( ci rca 4, 00 daN/cm)
e dunque l a tensione per fessi one pari a 6 1 , 5 daN/cm2, dal l a l si ot
tiene:
l + ( =
2. 400 -26
6 1 , 5 -500
= 2, 03
Il parametro ' i n tale esemplificazione raggiunge il valore di l ,03 per
carichi esclusivamente di lunga durata; l a freccia a tempo infinito, a
IJ?
meno di quella per taglio, risulta naturalmente di 2, 5 cm (500/200). Lo
stesso parametro < assume il val ore di l ,54 ( l ,03 X 3/2) qualora i cari
chi siano per 1 13 di breve e 2/3 di lunga durata. I n questo caso, infatti,
diviene:
f =
5 X 54 X 1 08
-4 + -4 X 2, 54
D?
384 X 1 0 X 2, 6364 X 1 08 3 3
= 2, 5 cm (500/200) .
La freccia per tagl io, noti r, h e G, oppure in funzione di l + <, h e L,
rispettivamente si scri ve:
f = 0, 2 X = 0, 2 X
61
'
5 X 26
= 0,064 cm,
1
G 5. 000
96 h2 96 262
f = -X = -X = 0,064 cm.
1
5 ( l + <) 200L 5 2,03 200 500
La freccia totale diviene di 2, 564 cm e l ' incidenza di quella dovuta al
taglio per i carichi totali sul l a complessiva pari al 2,5%.
Rileviamo che, riducendo l a frazione di carico di l unga durata e au
mentando nel contempo il parametro < (ad esempio, < = 2,06 con p =
g = q/2) la freccia per flessi one a tempo ' ri sulta sempre pari a l /200
del l a luce. Tale ipotesi , per, non ri sulta compatibil e; invero, ad un pa
rametro < dovuto al fl uage e all ' umi di t rel ativamente elevato ( l + < =
3, 06) corrisponde una tensione per i carichi di lunga durata di appena
30,75 daN/cm2 (6 1 , 5/2). Tensione questa decisamente modesta per por
gere, anche i n condizioni molto sfavorevoli di umi dit, un val ore di <
dell ' ordine di 2,00.
Con il metodo dei coefcienti, infatti, il valore di |per tensione dovuta
ai carichi di lunga durata di 3,0 N/mm2 pari a 0,46 (abete massiccio di
seconda categoria) e raggiunge il valore massimo di l 00 per tensione cor
rispondente a l 0,00 N/mm2. Poich in condizioni estreme il valore pi
elevato di <, come accennato al punto A 2, di 3, 33, con | = 0,46 lo
stesso parametro < non pu superae il valore di 1 ,53 (3, 33 X0,46/ 1 ,00) .
Ne consegue che <, con p = g = q/2 e con tensione del l ' ordine di 3
N/mm2, deve risultae non maggiore di 1 ,53; pertanto 2,06 non compa
tibile. Per ottenere tale valore, in condizioni sempre estreme ( legno com
pletamente imbibito), la tensione per flessione dovuta ai carichi di lunga
durata deve risultare almeno pari a 5 N/mm2 ||= 0,62) .
In prima approssi mazione, e peranto in fase progettuale di predi men
sionamento, i l parametro < pu assumersi del l ' ordine di l ,00 per cari
chi esclusivamente di lunga durata capaci di tensione per flessione
co

presa fra l a massima consentita e i l 50% dell a stessa.


I n questo caso come operare sulla freccia elastica con un modulo ft
tizio pari al l a met di quello elastico e l a freccia totale, a meno di quel
l a per taglio (peraltro sempre trascurabile nelle membrature di copertu
ra in quanto generalmente a sezione costante e con rapporto b/h com
preso fra 0,5 e 0, 8), ri sulta esattamente doppia di quella elastica.
!J
Note
l . F. Zago, Il legno di conifera: la deformazione diff erita, Editrice Habitat Legno, Bre
scia. 1 993.
2. F. Zago, La qualit tecnologica del materiale l igneo nei si stemi costrutti vi , Adra
stea, n. 4, 1 995.
3. F. Zago, l/ legno di coniera . = . ci t. , pp. 62. 65, 67. 70 e 7 1 .
Appendi ce B
Per ottenere un modulo specifico significativo stato diviso il modulo E in daN/cm2 con la m. v. in dNfm3 anche se si sa
rebbero dovute utili zzare uguali unit di misura.
Confronto modul i specifici di al cuni material i ; come si pu notare i l l egno risulta un materiale di elevata eficienza struturale
Materiale Modulo E daN/cm2
(compressione o fessione)
pvc 28. 000
muratura 1 43. 000
tufo 98. 000
calcestruzzo 1 50. 000
450. 000
marmo 400. 000
500. 000
pi oppo 60.000
paral l . fi bre 85.000
ghisa 1 . 250. 000
teak 1 1 0.000
1 30.000
larice 90.000
paral l . fi bre 1 20.000
calcare 300. 000
700. 000
abete rosso 90.000
paral l . fi bre 1 1 0.000
al l umi ni o 650. 000
740. 000
acciaio 2. 1 00. 000
Umi dit medi a del l egno i n esercizio
Situazione
ambi ente i nterno, areato e ben riscaldato in i nverno
ambi ente i nterno, poco areato, ri scal dato i n i nverno
ambi ente i nterno, non areato, riscaldato i n i nverno
ambi ente esterno, ri parato ( regi one a normal e umi dit)
ambi ente esterno, non ri parato ( regi one a normale umi dit
ambi ente i nterno molto umi do, non venti l ato
el ementi i mmersi in acqua
I 40
Massa volumica
daN/mJ
1 . 400
1 . 800
1 . 750
2. 400
2. 700
2. 750
420
430
7. 000
660
560
580
2. 400
2. 700
450
460
2. 700
2. 800
7. 850
Modulo specifico medio
E/m. v
Umidit media nel legno
0, 1
0, 1 +0, 1 4
0, 1 4+0, 1 5
0, 1 6+0, 20
0, 1 8+0, 24
0, 24 saturazione
saturazione e oltre
20
79
56
1 25
1 64
1 70
1 78
1 81
1 83
1 92
21 9
252
267
Durabi l it in esercizio del legno
Specie legnosa Durabilit rispetto
all'atacco di insetti
l ari ce
dougl as
abete
pi no
querci a
robi ni a
castagno
pi oppo
medi a
medi a
mi ni ma
mi ni ma
medi o al ta
medi a
medi a
mi ni ma
Tensi oni ammi ssi bi l i secondo le norme tedesche Di n 1 052
Sollecitazione
fl essi one con fi bre paral l el amente
tese e compresse
trazi one paral l el a alle fi bre
trazi one perpendi colare al l e fi bre
compressi one paral l el a al l e fi bre
compressi one perpendi col are al l e fi bre
tagl i o l ongi tudi nal e
tagl i o trasversale
torsi one
00jjgjjg
legno di
l categoria
daN/m2
1 30
1 05
0, 5
1 1 0
20
9
9
1 0
Durabilit rispetto
all'attacco di funghi
elevata
medi a
medi o bassa
medi a
elevata
elevata
medio alta
mi ni ma
00jjgj]g
legno di
Il categoria
daN/m2
1 00
85
0, 5
85
20
9
9
1 0
Capacit di impregazione
buona
moderata
buona
elevata
medi a
medi a
buona
buona
00jjgjjg
legno di
111 categoria
daN/m
70
60
20
9
9
1 0
Modul i di elasticit per legno di conifera secondo le normative DI N 1 052, Regles CB 71 e SIA 1 64
Sollecitazione D/N 1 052 D/N 1 053 CB 71 CB t1 SIA SIA
l Il l Il 1 64 1 64
daN!cm2 daN/cm daN/cm2 daN/m B-FB C-FC
daN/m2 daN/m
fl essi one paral l el amente al l e fi bre 1 1 0. 000 1 1 0. 000 1 1 0. 000 99. 000 1 1 0. 000 1 1 0. 000
fl essi one e tagl i o 1 1 0. 000 1 1 0. 000 1 28. 500 1 1 5. 000 1 1 0. 000 1 1 0. 000
trazi one 1 1 0. 000 1 1 0. 000 1 28. 500 1 1 5. 000 1 1 0. 000 1 1 0. 000
compressi one perpendi col armente al l e fi bre 1 1 0. 000 1 1 0. 000 1 28. 500 1 1 5. 000 1 1 0. 000 1 1 0. 000
compressi one perpedi col armente alle fi bre 30. 000 30. 000 74. 000 67. 000 30. 000 30. 000
tagl i o 50. 000 50. 000 38.000 34. 000 50. 000 50.000
torsi one 50. 000 50.000
I 4I
Sistema di classi di resistenza per il legname struturale proposto nel prEN 338 del 1 992. Tabella tratta da L. Uziel l i , Metodi
di prova e classificazione dei legnami strutturali, in G. Giordano, Tecnica delle costruzioni in legno, con la col laborazione di
A. Ceccotti e L. Uziel l i , Hoepl i , Mi lano, 1 993
LEGNAME DI CONIFERE E DI PIOPPO LEGNAME DI LA TI FOGLIE
Cl 4 Cl 6 CI S C22 C24 C27 C30 C35 C40 030 035 04 050 060 070
Propriet di resistenza in Nlmm

Flessione
, t
1 4 1 6 1 8 22 24 27 30 35 4 30 3S 40 so 6 70
Traione parallela
,c,t
8 10 I l 1 3 1 4 1 6 1 8 21 24 1 8 21 24 30 36 42
Traione perpendicolare
x t
0,3 0,3 0,3 0,3 0,4 0,4 0, 4 0,4 0,4 0,6 0,6 0,6 0,6 0,7 0, 9
Compressione parallela
:.c,t
1 6 1 7 1 8 20 21 22 23 25 26 23 2S 26 29 32 34
Compress . perpendicol.
:,x, t
4,3 4,6 4,8 S , l S, 3 S, 6 S, 1 6, 0 6, 3 8,0 8, 4 8, 8 9, 7 IO, S 1 3, 5
Taglio
., t
1 ,7 1 , 8 2,0 2,4 2,S 2, 8 3, 0 3, 4 3, 8 3, 0 3,4 3, 8 4, 6 S, 3 6, 0
Propriet di rigideza in kN/mm

Modulo elastico medio


parallelo
Eo,men
7 8 9 l O I l 1 2 1 2 1 3 1 4 I O I O 1 1 1 4 1 7 20
Modulo elastico so per-
centile parallelo
Eo,os
4, 7 S, 4 6, 0 6, 7 7, 4 8, 0 8, 0 8, 7 9, 4 8,0 8, 7 9,4 1 1 , 8 1 4, 3 1 6, 8
Modulo elastico medio
perpendicolare
E9, mean
0, 23 0,27 0, 30 0, 33 0, 37 0,4 0,40 0,43 0,47 0,6 0,69 0,75 0, 93 1 , 1 3 1 , 33
Modulo tangeniale medio
Gmean
0,44 0, 50 O,S6 0,63 0,69 0,75 0,75 0, 8 1 0,88 0, 60 0, 65 0,70 0, 88 1 ;06 1 ,25
Massa volumica in kg!m
3
Massa volumica so pere.
Vk
290 3 1 0 320 340 350 370 380 40 420 530 S6 590 650 700 90
Massa volumica media
emean
350 370 380 41 0 420 450 460 480 so 640 670 700 780 840 1 080
NOTE
l) Le clasi di resistenza riportate rappresentano la pi recente versione di un diffcile compromeso fra le contrapposte esigenze di vari Paesi; esse si basano prevalentemente
sui valori caratteristici delle principali Coni fere nordeuropee, pur cercando di tenere conto anche di altre spcie e provenienze. per assai dbbio che la versione attuale possa
risultare di generale applicabilit in tutta Europa. ,
2) L 'impiegodele clasidi reitenza non obbligatorio, dato che si pssono anche utilizre direttamente i vaori caratteristici di singole spcie legnose, per sfruttar le lD modo ottimale.
3) l valori caraueristici sono soggelli priodicamente a reviione, per tenere conto dei mutamenti che si verifcano sia nella qualit del legname che man mano viene prodotto,
sia nelle informaioni disponibili, sia nei metodi di lavorazione, di classifcaione e di impiego del legname strutturale.
4) Non sono ancora stati pubblicati doumenti defnitivi CEN indicanti a quali classi di resistenza possano essere assegnati i pi comuni tipi di legname strutturale; a titolo
indicativo si segnalano i seguenti valori caratteristici di resistenza a fessione (fm. j che erano stati proposti nella versione 1 987 dell' Eurocodice 5 per alcuni legnami europei (Abete
bianco, Abete rosso, Pino silvestre) e nordamericani (Douglas fir-larch, Hem-fir, Spruce-pi ne-fr).
Categorie S6, D. l , n. 2: lS N/mm2 Categorie S8, Sei . : 1 , 3 N/mm2; Categoria SI O: 28, 5 N/mm2
Le categorie S6, S8 e SIO sono clasifcate secondo la norma raccomandata ECE e la UNI 81 98 (v. pag. 567 e seguenti); le categorie n. l, n. 2. Sei. sono classificate secondo
le nore nordamericane NLGA ( 1 979) o NGRDL ( 1 975), classi joisl e plnk (v. Bibliografa).
Confronto tensi oni ammi ssi bi l i per legno di conifera secondo le normative DIN 1 052, Regles CB 71 e SIA 1 64
Sollecitazione D/N 1 052 D/N 1 053 CB 71 CB t 1 SIA SIA
l Il l Il 1 64 1 64
daN/cm daN/m daN/cm daN/cm B-FB C-FC
daN/m daN/cr
flessi one paral l el amente al l e fi bre 1 30 1 1 0 1 50 1 20 1 40 1 20
trazi one paral l el amente al l e fi bre 1 05 85 1 50 1 20 1 1 0- 1 00 1 00-80
trazi one perpendi col armente alle fi bre 9 7 1 , 2 1 , 2
compressi one paral l el amente al l e fi bre 1 1 0 85 1 50 1 20 1 1 0- 1 00 1 00-80
compressi one perpendi col armente al l e fi bre 25 25 27 22
tagl i o 9 9 1 3 1 3 1 0 1 0
torsi one 1 6 1 6
umidit medi a 1 8% 1 8% 1 5% 1 5%
I 42
Valori medi caratteristiche meccaniche di al cune principal i specie legnose
Specie Rottura per Rottura per Sfibramento per Rotura per Rotura per Modulo E
legnosa trazione com p. com p. fess. taglio fess,
par. alle fibre par. alle fibre ortog. alle fibre par. ale fibre orog. alle fibre par. alle fibre
daN/cm2 daN/m2 daN/cm daN/cm2 daN/cm2 daN/m
abete bi anco 600-700 340-380 45-55 500-660 40-50 90. 000
1 20. 000
abete rosso 600-720 350-370 45-55 580-640 45-55 90. 000
1 20. 000
l arice 700-800 450-500 60-70 600-800 70-80 1 00. 000
1 20. 000
douglas 740-800 440-470 55-65 590-690 65-75 1 00. 000
1 20. 000
castagno 800-900 450-500 60-70 700-900 65-75 90. 000
1 00. 000
noce 800-950 600-650 80-85 800- 1 000 60-70 1 00. 000
1 1 0. 000
pi oppo 400-600 300-380 20-40 450-550 25-35 70. 000
80. 000
robi ni a 900- 1 000 600-700 1 00-1 20 900-1 000 1 00- 1 1 o 1 20. 000
1 30. 000
rovere 700-900 500-570 80-90 700-880 80- 1 00 1 20. 000
1 30. 000
Sezioni composte i n legno (H. Neuhaus, Lehrbuch des lngenieurholzbaus, B.G. Teubner, Stoccarda, 1 994)
auer
. ' . ...
schnin
Verbindung verleimt verleimt, verleimt, verleimt verleimt verleimt genagelt
GurSteg verdibelt Verbund-
quer-
schnitt
Steg- BSH BSH Holzwerk Holzwerk- Holzwerk- Kreuzla- Holzwerk-
materia l stofe stofe, oft stofe, of genhol z stofe, of
BFU BFU BFU
Gurt- BSH BSH BSH, BSH BSH BSH NH
materia l NH
Ferigung
iberwiegend industriali
hand-
werklich
I4J
Area, asse neutro, momento di i nerzia e modulo di resistenza di al cune principali sezioni . H. Bronneck, Holz im Hochbau,
Vienna, 1 926
Querschnitt

Flichen
inhalt
F
( l
( l

b o ( H -l,
B H -( l
Schwerpunkts-
abstand
Trigheitsmoment
J
l
:
l
2
-|
z
J
l
3
H
:
H

6_ - 0, 4244 1
6_ = 0, 57561
R
d'
_= 0, 049 1 d<
1 o
`9'
=
- 0, 1098 1
Widerstands
moment
0 -
6
b
o
]2
-
|
1 2 "

=0, 1 1 79 h
3

~ 0,0982 d
; D -d'

g
z L
w g - 0,2587 ,.
W _ = O, 1 908 r
Ri duzione del legno dovuta al fuoco (campi oni 5 x 1 2 x 80 cm), rielaborata da M. Cai roni , L. Bo nera, I legno la mel/are: il cal
colo, Habitat Legno, Brescia, 1 989
Specie legnosa Penetrazione in mm Penetrazione in mm Penetrazione in mm
al minuto dopo 1 O minuti al minuto dopo 20 minuti al minuto dopo 30 minuti
abete rosso 0, 68 0, 78 0, 70
castagno 0, 56
douglas 0, 75 0, 70 0, 63
larice 0, 62 0, 58 0, 61
pi no si l vestre 0, 53 0, 50 0, 52
faggio 0, 72 0, 77 0, 69
|44
Bi bl i ografi a
Le fonti bibliografiche sul l e coperture i n legno e l e capriate i n
particolare sono assai numerose, anche perch, come abbiamo
gi ricordato, in tutto il mondo e da sempre, il legno stato i m
piegato a questo fi ne.
Le ri vi ste di architettura e di edi l i zi a riportano spesso interessan
ti i mpieghi del legno, specie ora che il sottotetto abitato e
quindi le strutture sono a vista. Nel nostro paese l ' unica rivista
che si occupa escl usi vamente del l ' i mpiego del legno e del legno
l amel l are per strutture Adrastea, editore Habitat Legno, curata
da F Laner.
Altre riviste che riguardano il settore legno in edi l izia sono Ser
ramenti e Falegnameria e Mondo legno di A. Greco editore, Xi
fon, edizioni Cepra e Il legno, edita a cura dell ' industria del mo
bi l e; ri vi sta Il Tetto. Il trimestrale Puu, finl andese, e il mensile
Bauen mit holz, tedesco, entrambe pubbl i cazioni degl i i ndustriali
del settore, sono i l riferimento pi aggiorato e documentato in
ambito europeo.
Fra i l ibri i mpossibile occuparsi di legno senza riferirsi a quel l i
del prof. Gugl i el mo Giordano, che ha segnato l a cultura tecnica
nel nostro paese di questi ultimi cinquant ' anni .
Ulti mamente, anche nel nostro Paese, a questo prestigioso auto
re si sono affiancati i suoi collaboratori e al l ievi, ol tre a valorosi
studiosi, per cui l a produzione scientifica assai vasta ed artico
l ata. Certamente, come si vede scorrendo titol i ed autori, la let
teratura di area tedesca protagonista di questo settore, anche se
per l ' innovazione e la ricerca bisogna guardare soprattutto ci
che viene dal nord America, Canada e Usa.
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