Sei sulla pagina 1di 232

F

CURIOSIT
POPOLARI TRADIZIONALI

crt-

G,S*oOc
?

CURIOSIT
POPOLARI TRADIZIONALI
PUBBLICATI.
PEI:

GIUSEPPE PITRE.
Vol. XIV.

TEATRO POPOLARI- LUCCHESE

:
.

*~'

TORINO -PALERMO

CARLO CLAUSEN
1895.

PA,

-i/OT

SU-

<va
?

TEATRO POPOLARE
LUCCHESE

GIOVANNI GIANNINI

TORINO PALERMO
-

CARLO CLAUSEM
MDCCCXCV.

^iA<3

-r

Propriet letteraria.

Edizione

ili

soli

200 esemplari

ordinatamente numerali.

N.

13

Palermo- Hfografa Jcl Giornale

di Sicili.

xfW

^o/a

GIUSEPPE PITR
CON'

QUELLA STIMA E CON QUELL'AFFETTO


Cll'

EGLI SOLO PU INTENDERE.

e;
:

5/V

<s

I*
re/v

lA#

A/aa

PREFAZIONE.

a popolazione che abita

la

valle del

Serchio

una

delle-

pi caratteristie oltre

che della nostra Penisola. Seria, parca

ogni dire industriosa, vive a


rata dalle altre e intenta
al

s,

quasi sepaparte

per

la

massima

lavoro dei campi, in cui maravigliosamente


1'

dispiega V attivit e
proprie.

intelligenza che le

son

Cadano o sorgano governi,


!

ministeri,
i-

alleanze
deali

Si affanni
!

pure

'

umanit dietro
al

inarrivabili

Che cosa importa

con-

tadino lucchese di tutto ci che succede nel

mondo, quando non venga

a toccarlo

diret-

-1/cVf
*

"

1j

^
nei

tamente

suoi

interessi
di
e

Il

suo

unico

mandato
terra

quello

Stivare
gli

quel pezzo di

che

gli
altri:

lasciarono
il

avi
di

o che

egli la-

vora per
ricavarne

suo

ideale,

migliorarlo e

un frutto

sempre
suo,
,

maggiore. Consenza cure amegli

vinto cosi del compito


biziose

che

lo

distraggano

lavora coalba fino


fa-

stantemente
a

dal
cali

primo sorger
la

dell'

che non

sera,
e

non risparmiando
in

tiche

n sacrifizj

mettendo

pratica tutti
quali
egli

quei mezzi ingegnosi, merc

de'

sopra

un terreno

sfruttato

da

secoli

riesce a

ottenere una ricca e svariata vegetazione che


desta un senso di

maraviglia in tutti coloro


la

che

visitano

per

prima

volta

la

nostre

campagne.

Ma
1

quel che vi ha
andato
a

di

singolare nell'indole
!

Ma

toccare

suoi campi

Dje

anni

fa

un

ricco
col

proprietario di Valdottavo

aveva

intavolato

delle trattative
la

Comune
le

di

Livorno per

la

cessione di una polla d'acqua,

quale,

incanalata e portata in quella citt,

avrebbe dovuto alimentarne

lontane:

ma
nor
,

contadini, che da vario


i

tempo

se ne

giovavano

per inaffiar nell'estate

proprj terreni,
Ila

si

sollevarono

in

massa

di

sua abitazione gridando e


le
;

minacciando

e lo

costrinsero a

romper

trattative.

Anche

al-

successero subbugli e eh
l'acqua.

la

stessa quistione del-

{
:

ri;

vm

u\3

dei contadini

lucchesi che un

amore
facolt

cos

intenso per

il

lavoro materiale, che parrebbe


le

dovesse

assopire

pi nobili
a

dello

spirito e renderli

restii
si

qualunque

educa-

zione intellettuale,
a

trova in essi congiunto


di

un vivo desiderio
la

apprendere, d'istruirsi

ed elevare

mente

alla

contemplazione del

bello rappresentato e riprodotto dall'arte.

Nei

giorni
il

di

festa
,

la

sera

quand' han

terminato

lavoro

entrando nelle loro cail

supole annerite dal fumo, non raro


di

caso

trovarli tutti assorti

nella lettura di qual-

che

libro

che
fra

li

commuova
libri

o ne

ecciti

la

fantasia.

che pi spesso ralled'

grano

le

lunghe veglie
dei
i

inverno

e gli

ozj
del

domenicali
tutto esclusi
ratura;

nostri

contadini vanno
della

capolavori

nostra lette-

che anzi
conosciuti
liberata
1'

alcuni di essi
fra

sono abbala

stanza

noi,

come
il

Gerusa-

lemme anche

che molti sanno a memoria ed


Furioso,
i

Orlando innamorato,
del Metastasio,
ci
si

MeGiu-

lodrammi
sti.

le
!

Satire del
in

Xon
le

crederebbe

eppure

qualche

rustico casolare dei nostri

monti ho trovato

perfino

traduzioni dtYlliade e e\Y Odissea,


n

qui a Tereglio

nell'inverno dell'anno pas-

sato una pastora leggeva Ogni sera in


a

mezzo

un crocchio

di

popolani

la

'Divina

Comme-

dia,

aiutandosi a interpretarla col

commento
gli

del

Camerini.
e

Pi noti ancora
tichi

pi

diffusi
,

sono
i

an-

romanzi

cavallereschi
i

come
i

Reali di

Francia e

Cucirino

Meschino,
siili'

quali esercidei

tano

tanta

attrattiva

animo

nostri

campagnuolij che spesso traggono perfino


figliuoli
'.
i

e
d.\

volentieri essi ne

nomi
poi

mettere

ai

proprj

Che
,

dire

di

quei poemetti roreligiose


,

manzeschi

di

quelle

leggende

di

quei contrasti morali, di quelle storie


vigliose di

merala

miracoli e di
in

delitti,
si

stese per

massima
rozzi

parte

ottave, che

vendono

dai

mereiai o dai cantastorie ne' giorni di


in

fiera,

libercoli

di

poche
solilo

pagine

Questa

povera Letteratura a un
tezzo Arturo
(irai

d,\

accolta

come la battempo immedove ha

morabile con gran favore


fiorisce

Ira

noi, prospera e

tuttora quass nel Lucchese,

Per

es.:

Fioravanle, Dusolna, Gisberlo, Rinaldo, Fiore, Ri,

{ieri,

Lisetta

assai

comuni

specialmente

nella

Val

di

Sercbio

inferiore.

gip
SS

trovato
sidui,

non solamente

suoi lettori pi as-

ma

perfino tipografi e autori \ S an1'

che

suoi autori; perch

ingegno naturale
si

dei nostri

campagnuoli
le

non

appaga sol-

tanto d'ammirare
si

opere

altrui,

ma

spesso
esso

sente incitato
i

dall'

esempio

a calcare

pure

difficili

sentieri dell'arte:

onde

in

ogni

tempo

da ogni angolo della nostra vallata


avuto una
,

abbiamo

serie

non
il

interrotta

di

poeti artigiani

senza contare

finito degl' improvvisatori che non

numero inmancano
le

mai
feste

di

rallegrare
i

colle loro

ottave

nostre

nostri conviti.

Con
cosi

tale

passione per

la

poesia e colla visi

vacit e prontezza

d'ingegno che
nei contadini

riscontra

comunemente
far

lucchesi
il

non

dunque maraviglia

se anche

no-

Ricordo

fra

gli

stampatori
,

lucchesi di storie
,

popolari

Do-

menico
Baroni
pi
,

Marescandoli

Francesco Bertini
un' infinit.

Francesco e Niccola

che ne pubblicarono
:

Le
il

storie

sono per

Io

anonime

fra
i

le

poche che portano

nome

dell'

autore ho

trovato ricordati

lucchesi Gio. Francesco Quadri, Gaspare

Ca-

sentini, Raffaello Bertolucci, F.


stiani;

Aurelio Angeloni e Ippolito Baaccenni


di

ma
di

molte

altre per gli


di

locali e

per certe

forme

vernacole

dan
qui.

motivo

credere

essere

state

composte da

gente

XI

stro contado pot

avere un vero
in

proprio
fa

Teatro, che, sorto


gli

tempi lontani,
le

ora

ultimi sforzi contro


dei

tendenze uguaglia-

gliatrici
Il

tempi nuovi.
lucchese

Teatro popolare
le

comprende
i

Maggi,
i

Befanate,
i

le

Zingaresche,

Contrasti,

Testamenti e
11

Bruscelli.

Maggio,
canzoni
in

cos

chiamato
si

probabilmente

dalle

che

cantavano un
si

tempo
il

che

qualche luogo
di

cantan tuttora
per
festeggiare

priri-

mo
inai

giorno
della

Maggio
che

il

tomo

Primavera

esso

dalle

quali pare

orge-

assicurato

derivi

'.

il

nere pi noto della


lare,

nostra Drammatica

po-

non

della

nostra soltanto

scritto

in e

istrofette di quattro ottonarj a rime chiuse

tratta

argomenti
classici
e

religiosi,
,

romanzeschi, ed

anche

storici

desunti per lo pi

dd leggende devote, da romanzi e da


cavallereschi
,

poemi

da tragedie

da

melodrammi

che ottennero una certa popolarit,


S.

come

la

Uliva,

il

S.

'Pellegrino,

il

Buovo

d'

Antona,

'

V.
:

D'ANCONA, Origini
voi.
II,

del Teatro italiano; Torino, Loescher,

1S91

pag. 245, cJ anche un

mio

articolo nell' Alceo di

Pistoia del

24 Febbraio

1889.

XII

un SU

il

Ruggero

Br adamante

il

Cleonte

Isabella

F Artasersc, Y Incendio di 'Troia ecc.

Opina
colla
a

il

D'Ancona che nascesse


cra

un parto

Sa-

Rappresentazione \ colla quale ha


certi

col'in-

mune
mose
cenza.
gi
di
la

caratteri e certe
1'

forme,

come
delle
e

tento morale,

assoluta
,

mancanza
il

fali-

unit aristoteliche

prologo

la

Anche
forte

il

S&aggo ha per
caratteri

iscopo non

pittura dei

o lo svolgimento
la

una

passione

come
la

commedia

il

dramma moderno, ma
del

rappresentazione

di

avvenimenti straordinarj, compiuti


braccio o colla santit della vita:
coll'intelletto
la

colla forza
e,

perch

insieme
la

restino appagate anche


degli spettatori,
si

vista e

fantasia

vale

spesso anche
glioso
,

dello spettacoloso e del


nell'

maravi-

introducendo

azione drammatica

battaglie,

giostre e duelli e
in
e

facendo

interve-

nire sovente,
angeli,
santi

mezzo
Il

personaggi umani,
la

fin

Cristo medesimo,

Ver-

gine,

il

Diavolo.

^Caggio viene
e

accompa-

gnato con una cantilena lenta


cui da

uniforme, in
talora

un

pezzo

in

qua

s'

introduce

D'Ancona, Op.

al.,

voi.

II.

pp.

2S4

341.

XIII

e::

qualche

arietta

musicale
e fra

moderna

per

romdi

perne
tra

la

monotonia;

una strofa ed un'al-

ha luogo costantemente un intermezzo


Si
la

violini.

rappresenta
sera
in

fra

noi

nei

mesi

di

estale,

dei giorni
le

testivi,

quando SOH
per lo

terminate
pi
in

chiesa

sacre

funzioni,

una piazza sopra un palco improvvifrasche e di tavole,

sato di

ma
di

in

certi

luoin

ghi

della

Val

di

Serchio inferiore

anche

ediiizj
cati

stabili

di

legname o

pietra, fabbri-

appositamente.
stile e nello

Simile nello

schema metrico
Befanata

al

Maggio,

ma

pi breve, pi semplice e ristretta


la

ad un unico argomento
la

religiosa,

quale ha per soggetto

il

viaggio dei Re Magi


per adorare
la
il

alla

grotta di

Bethlehem

Divino

Fanciullo.

La

'Befanata trae

sua pi remota

origine dal

dramma
del
';

liturgico

con cui
si

nei prila

mi
festa

secoli

Cristianesimo
il

celebrava

dell'Epifania

quale,

coll'andar degli
i

anni,

mutatesi

le

condizioni,

gusti e
il

bialla

sogni della vita sociale, cedette


1

luogo

Da

Epifania per corruzione deriv


(v.

il

vocabolo Befania

e da

questo Befana e Befanata


e

Mansi,

Istoriai notizia idi' origine

significati delle

Lucca, 1766).

xiv

lA?

Sacra Rappresentazione nelle citt

e al

dramma

popolare nelle campagne. Sotto questa nuova

forma
il

si

continua a rappresentare ogni anno


nel paese di

6 di

Gennaio

Vico Pancello-

rum (non ne ho
trove), dove
del detto
si

trovato altro

esempio

al-

canta nella ore

pomeridiane
di

giorno
tre

da

una compagnia

sei
i

uomini;

dei quali a cavallo


a

raffigurano

Magi, uno

sedere sopra un trono portato


il

da quattro rappresenta
la

Re Erode,

due

altri

parte fan Epifania personaggio fantastico che personifica Festa e dell'andell'


la

cella

di

lei.

Lo

spettacolo

si

chiude con una


in

doppia
delle
tori

questuj, che vien

fiuta

suffragio

Anime
'.

purganti

vantaggio dei can-

Ma
della
gli

il

carattere del

personaggio

principale

BcfaitataY Epifania
segreti
del

che,

leggendo neil

arcani

Cielo e predicendo

prossimo arrivo dei Magi, avea qualche cosa


della profetessa e

dell'indovina, alterato

sem-

pre pi dalle molte leggende accumulatesi via

V. Le

l,

fainite

del

Contado Lucchese, paragr. Vili, (archivoi.

vio delle tradizioni popolari,

XII, p.

161).

\f-

f
via intorno
si

ai
la

Tre Re

alla

loro testa,
di

fece
altre

che anche

Befanala a contatto
e

forme drammatiche
garesca,
in

specialmente della Zinil

quei luoghi dove

sentimento re-

ligioso era

meri vivo,

si

trasformasse sostandi

zialmente
fana
'.

cambiandosi
il

religiosa

in
la

proBefa-

Perduto

primitivo carattere,
e

nala divenne
lare
,

una vera

propria farsa popo-

conservando

per lo schema
la

metrico

della strofa ottonaria e

cantilena tradizio-

nale e seguitando ad esser rappresentata


pre per
di
la

semscopo

festa

dell'Epifania,

al

solito

ottener delle mance.

E non
Zingaresca,

altro
il

che

farse
il

popolari

sono
2

la si

Contrasto e

Testamento

che

recitano di

Carnevale da giovani mascherati,


di

generalmente
Tutt' e tre
trico

sera e
a

nelle
lo

case

private.

hanno

comune
del

schema me,

che
1'

quello

Sirventese

della

evoluzione della Befanala


religioso
a
lirica.
1

si

arrest solamente al pas-

saggio del genere


l'orma

al
il

profano, che

cambi

anche

la

drammatica

V.

mio

citato studio sulle *Befanale.

{Archivio, voi. XII, p.


2

66

e se
cit.,

Sui Contrasti

v.

anche D' Ancona, op.

p.

334 e segg.

Un

Testamento

fu

gi pubblicato in appendice a una mia lettera

sul Carnevale net

Contado Lucchese (Archivio

cit.,

voi. VII).

k,

XVI

ir
strofa

cio
il

di

tre

settenarj col

un
il 1'

quinario,

rimanti

secondo
strofa

terzo e

quarto col

primo

della

seguente

uso
il

delle

maschere
pitano.,

popolari

come
e
i

il

"Dottore,

Cae

Arlecchino,

Pulcinella

Stenterello,

spesso anche l'intreccio


feriscono in questo
:

caratteri;

ma

dif-

che

nella Zingaresca la

parte principale sostenuta da


la
bili
si

una Zingara,
la

quale,
t,

dopo avere decantato


i

propria asua,

ed enumerati
di
,

prodigi

dell' arte

vale

questa a benefizio degli amanti dis-

graziati

procurando

loro coi suoi


il

incante-

simi

il

modo
il

di

ottenere

fine

bramato: nei

Contrasto

motivo comico consiste principallitigio

mente
che va

in
a

qualche disputa o in qualche


finir

sempre

in

un duello o

in

una

scarica di legnate;

mentre nel Testamento

co-

stituito dalla parodia dei testamenti o dei


tratti
si

con-

nuziali.

Quest'ultimo per qualche volta

riduce anche ad un semplice

monologo.
ad-

La Zingaresca
dietro. In
di

risale

circa tre secoli

origine

non

era che

una semplice

canzone

questua, cantata da un individuo


,

mascherato da Zingara
descrivere
la

che
e

cominciava col
miserabile ch'era

vita

raminga

g>

costretta a

menare

e,

dopo

aver decantato
agli

le

bellezze
sulla sua
vita

dell' ascoltatrice

veniva
alle

accenni

vita

passata e

predizioni sulla

futura,
In

terminando
le

col chiedere l'elemo-

sina.

seguito

Zingaresche
d.\

cominciarono
pi

ad esser cantate in brigata

individui
di

che

s'

alternavano
e

fra

loro

le

strote

una
si

stessa canzone,

poich quando questi

incontravano con un'altra comitiva, nascevano


degli alterchi
in

si

trasformarono
in

poco
'.

poco

contrasti

finalmente

farse

Ad
trasto

epoca ancor pi remota


che
si

risale

il

Con-

trova gi nella letteratura latina


e

medioevale, nella francese antica


secoli

nei primi
di

della nostra,

cominciare da quelli
di

Fra Bonvesin da Riva,


di

Cielo dal Canio e


alla

Jacopone da Todi
e

venendo gi lino
di

Rappresentazione

festa
ci

Carnasciale

della

Quaresima,

di

cui

nota una stampa cin-

quecentistica \ Del
1

Testamento pure
alle

abbiamo
da
lu

V.

la

diligente

nota del Lovarixi

Zingaresche

pubblicate in Cannoni antiche del popolo italiano,

riprodotte se-

condo

le

vecchie stampe, a cura di

M. Menghini. Rena. 1S90-,):,

pag. 118 e ?egg.


2

La ripubblic
e

!..

MANZONI

nel

Libro di Carnevale
p

hi

XV

XVI',

Bologna, Rom.ignoli, 1881,

-cgg.

XVIII

lO<

un esempio
che
si

assai antico nel


altri,
'

Testamentum Asini,
in

legge, fra gli

un codice ammutatis mutan-

brosiano del sec. XI li


dis
,

e che,

si

recita

ancora a Palermo,
i

proprio nel
2
.

Carnevale

come

Testamenti

lucchesi
il

Ma
in

sarebbe impossibile determinare


cui tanto questo
a far parte

tempo

come
che

il

Contrasto entrarono

della

nostra Drammatica popolare.

Oltre

quelli

abbiamo

ricordati
i

fin

qui, esiste un'altra specie di Testamenti,

quali del

tranne
Sirventese

nel metro, eh'

sempre quello

non han

nulla di

comune

coi

primi. Pi estesi e

pi complessi, non mirano


le

gi a mettere in ridicolo

curiose disposi-

zioni

testamentarie

di

un

vecchio

barbogio

il

fraseggiare di qualche notaio gravido di

erudizione legale,

ma

celebrare,

come
i

certi

Maggi,

il

valore dei Cristiani contro


in

Turchi,

ponendo
da

iscena duelli
il

e battaglie

compiute
in

essi per della

possesso
propria

di

una donzella o

nome
1

religione,

che finiscono

Fu stampato dal Novati

in

Carmina Meati JEvi

Firenze,

Libreria Dante,
2

l88}, pag. 79 e segg.


e

V. PiTR, Usi
1889, voi.
f,

Costumi

tiri

popolo

siciliano',

Palermo, Clau-

sen,

pag. 91.

xix


sempre coiic
toria
facile

immaginare

colla vit-

Jei

primi.

Perch

dunque

si

chiamano

Testamenti? Essi in sostanza sono veri e proprj


Contrasti,
d,\

sebbene abbiano un intento diverso

quelli

faceti

o
il

satirici

ch'esaminammo
fatta

poc'anzi;

e torse

titolo di Testamenti deriv


dal

ad essi da una confusione


fra

popolo

due generi che

si

assomigliavano.
nel

Anche
farse

il

Brusccllo rientra
e
l'

genere
la

delle

carnevalesche
caratteri
e
li

per

l'

intreccio,
delle
il

pitci

tura dei

uso

maschere

rammenta spesso
specialmente
il

Zingaresca,

Testamento e

Contrasto;

ma

pi

sostenuto

nien volgare, e talora

congiungendo
nella

l'ele-

mento
ratteri
liare
'.

patetico

al

comico

rappresentaci

zione dell'amore contrariato


di

offre

ca-

una vera

propria
fra

commedia famie le altre

La differenza
si

questo

farse

surricordate
se
la
si

manifesta anche maggiormente

guarda

alla

forma

esteriore, che

mentre
schema
Mitene, da
e

Befanata profana ha conservato

lo

V.

il

Brusccllo intitolato:

Gii

am

ri

di

II

Un

la

me
e
v.

pubblicato per Nozze Lovarioi-C.iru

anche:

Il

'Brusccllo

'.

Pistoiesi

lo

di

R. Fucini nella

Donien

t-+fc

metrico della religiosa, cio


naria e
le

la

quartina ottoi

Zingaresche,

Contrasti e

Testamenti
istrofette

sono
di

scritti,

come avvertimmo,
e

in

tre

settenarj

un quinario il

Bruscello

steso In ottave legate l'una coll'altra per


della rima,

mezzo
storia

secondo l'uso degl'improvvisatori


la

toscani.
di
e,

Esso ha sempre per soggetto


che
si

due giovani

amano ardentemente
dei

malgrado
di

la

contrariet

genitori e

le

mene
in
di

qualche altro pretendente, riescono


litigi

finalmente a sposarsi: quindi


famiglia, pianti e lamenti,

baruffe

convegni fuori
dai servi, e da

casa scoperti quasi

sempre

ultimo appianamento di ogni difficolt e giubilo

generale.

La rappresentazione ha luogo

nei giorni di Carnevale in qualche sala privata

ma

pi spesso in piazza all'aperto, mentre


sollevato fra
le

della comitiva tiene

uno mani un

ramoscello d'alloro adorno


zoli.

di nastri e di fron-

accompagnato
fine
di

da una melodia piana

lamentosa, interrotta da un intermezzo di

violini in

ogni ottava.
designava nel Conche
si fa

Col

nome

di Bruscello si

tado Senese una specie

di caccia

col

frugnuolo,

la

quale

come

tante altre

usanze

U
*;

trov

la

sua parodia

in certe
di

mascherate par-

ticolari,

con cui que'


i

Siena mettevano in

ridicolo
e

costumi

dei
gli
le

contadini, imitandone
atti,
i

contraffacendone
e soprattutto

discorsi,

la

par-

lata

rozze canzoni. La

madare

scherata,

col sorger dell'Accademia dei


si

Rozzi

la

quale

propose

specialmente

di

rappresentazioni rusticali

il

si

ampli

e prese
il

forma

drammatica
di
si

conservando
Bruscello

sempre

nome
quale

Bruscello.

Ora

popolare,

canta oggid, sarebbe forse derivato


?

da quello dei Rozzi

Per crederlo

bisogne-

rebbe ammettere non solo

che

il

contado

come
la

osserva

il

D' Ancona

avesse imitato

citt

ma e

questo mi pare davvero inavesse fatto suo un

credibile

che
il

compodi

nimento
sare
dei
il

quale aveva l'unico scopo


oltrech
il

ver-

ridicolo su di lui:

Brincello

Rozzi

assolutamente diverso dal nostro.


il

Suppose perci
neschi sorse

D'Ancona che
la
la

come

dal-

l'imitazione de' costumi e de' canti contadiin

citt

contraffatta

mascheimpulso

rata de' Bruscellanti,

quale via via divenne

Bruscello dei Rozzi; cosi per naturale

poetico e per innata tendenza verso lo spet*?

XVII

w
|

\
che tuttora
vi si

tacolo drammatico, dall'improvviso canto al-

terno e dalla mascherata rusticale fosse nata,


gi innanzi, nel contado quella forala di Bruscello

perpetua e che sarebbe


storia conosciuta,

perci, sebbene
di

non abbia

origine assai antica


Il

\
il

Maggio

le

due

Tlefanate e
la

^ruscello

vengono, come
contrario,
il

dissi, cantati;
il

Zingaresca al
il

Contrasto,
si

Testamento faceto e

Testamento cavalleresco
e

declamano

a voce alta
tutti

piuttosto affrettata.

Cominciano

quasi
lo

sempre con un
spettacolo (nel
della

prologo, in cui si
si

annunzia

Maggio
si

cantano invece
la tela

le lodi

Primavera),

espone

del

dramma

o
e

si fa la si

presentazione di qualche personaggio

chiede attenzione, e terminano generalcolla licenza in

mente
e si

cui

si

saluta

il

pubblico
2
:

domanda scusa
di

degli errori

commessi

dopo

che, se
al

il

dramma

rappresentato apcarnevalesche,

partiene

genere

delle farse

s'intreccia

un
op.

ballo fra gli spettatori e gli at-

D'Ancona,

cit.,
il

voi. II, pag. 244.


la

volte

oltre

prologo e

licenza

si

cantano dal poeta


ottave

stesso che
in

compose

il

dramma
il

dal suggeritore alcune


p.

principio ed in fine. V.

Contrasto a

55 del presente voi.

XXIII

61P

vai

tori.

Questi

clic,

tranne nel Maggio, son


fan
,

sempre uomini anche quando

le

parti

di

donna

il

durante

lo

spettacolo

cercan di

riprodurre anche nel vestiario e nell'abbiglia-

mento

costume

dei personaggi
nel

che rappre-

sentano:

ma mentre

Maggio, nella Befanat


la

religiosa e nel

Testamento cavalleresco

trucca-

tura seria o

almeno pretende

di esserlo, nelle
a

forse invece grottesca e ridicola,

Cappelli

a
al

cilindro del secolo

passato (si adatta anche

caso nostro
fece
il

la

pittura efficace e briosa che ne

Fucini

per

Bruscelli del
,

Pistoiese),

giubbe lunghe intignate


sottane
,

solini
di

giganteschi,

vite e

fazzoletti

bella seta antica


delle

che avranno servito allo sposalizio


e

nonne

bisnonne, scarpe scollate con fibbie


che da una cinquantina
disperati di resurrezione
la

e calzoni

corti

d'
,

anni dormi-

vano

rivedono

in
la

questa circostanza
lieta

luce,

certo allegri per

sorpresa

agio sulle
per
la

ma forse non troppo a loro nuove membra addosso alle quali


,

maggior parte

si

adattano

alla

peggio,

chi per avere troppo padrone da ricoprire, chi

per averne troppo poco


1

'.

Fucini, articolo

citato.

XXIV

non

in-

if

quanto abbia
fatto,

non mi
pi

riuscito

trovarne

alcuno. Rinvenni invece per caso questa biografa di


t

uno

fra

felici scrittori di

Maggi
in

e di Bruscelli della

nostra vallata, che un suo


sulle
di

ammiratore
bianco
di

scrisse

pagine
lui; e

rimaste
la

un

dramma

pubblico
curiosit

per rispondere in qualche


di

modo

alla

chi

volesse

conoscere un

po' pi da vii

cino questi curiosi poeti popolari,


le

loro studi,

loro fonti e

segreti della loro arte.

nel

tempo

stesso un curioso

documento demopsila

cologico che
letteraria e

mostra come intenda


ne faccia

critica

come

uso

il

contadino

lucchese. Eccolo.

La

nascita
di

di

Riccardo
,

Meconi
in

fu

in

Tempagnano
detto

Valdottavo

un
era era

castello

degli Andreucci.
,

Suo
cui

padre

uomo
Giovan
alla

saggio e prudente
Battista;

il

nome

sua madre Margherita. Diedero


figli,

luce molti
il

tutti

di

buona

ritentiva:
gli
altri

ma
suoi

detto Riccardo
,

oltrepassava

fratelli

bench
il

poca

scuola

avesse

avuto.

Dunque

detto Riccardo nacque l'anno mille

ottocento due.
ragione, fu

Quando

era in et dell'uso di

messo

agli studj

da un certo

Ma-

XX.VI

rio,

cappellano di detto loco: e questo mae-

stro lodava
gli

molto
a

il

suo bene operare, perch


e in

dava lezione

mente
di

poche ore quat-

tro

sei

pagine

Dottrina Cristiana. Poi fu

messo
voglia

in

Elementi
':

grammaticali

cio
li

di

grammatica
di

ma

poi questa lasci e


istruirsi

venne
z

andare ad

in

una

profes-

sione, cio di calzolaro, e andiede in

Borgo

da

un

certo
la

Bendinelli

in

poco

tempo
alle

port via

professione. Poi
di

gli

capita
e

mani un'opera
s'in vaghi

Torquato Tasso,
poco tempo
libri

leggendo

quelle poesie, cio Canto l'armi pietose, eccetera,


tanto, che in
lo ritenne

tutto a memoria. Poi quanti


poesia,
in

trovava

di

bramava
circa

di

leggerli:

poi,

quando

era
i

et di

ventun anni

montava

per

teatri a recitar

commedie
3
:

e farse di

qualunque
la

genere: poi circa quell'et fece e

compose
in

Gerusalemme
e
ci

liberata

poi

la

messe

azione

prese tanta passione, che poi ne ricom-

pose quattro sull'istesso tenore


1

ma

diferenti

';

Elementi

si si

chiamava
studiano
i

que' tempi
principi
il

la

prima classe del Ginlatina.

nasio, in cui
2

della

grammatica

'Borgo per antonomasia


Intendi:
il

Tlorgo a

Morano.
liberata.

Maggio

intitolato

La Gerusalemme

'

Di/erenti per differenti: vernacolo lucchese.

xxvii

I
due
lo

compose il 1828, uno 1840, e l'altro compose prima poi li venne voglia di
li
il
:

comporre

il

Tancredi ed Erminia nel canto


gli

di

Camillo Camilli. Poi


l'

capita
la

per

le

mani

Iliade

di

Omero
di
di

e ci

ricav

Distruzione dei

Trojani,

queste

opere ne lece due: poi


detta

rilev su
ci
il

una commedia

Griselda e
lo rilev

kcc un bellissimo Maggio; questo

1837: poi rileva un Bruscello in una farsa


il

detta

Fini' Ungherese
il

il

1838:

poi

rileva

la

Vienila difesa,

1839. Poi rileva V Amadigi c\\ '

un'opera rilevata sul Bernardo Tasso, padre


di

Torquato
(sic)
,

sulle
il

guerre

di

Francia e Xilsu
di

chitera

1837. Poi

rileva

una

//

commedia

del

Fagiuoli due Bruscelli;


'

uno
altro

detto / genitori carelli


sordo fatto sentire per
l'altro
la
il

dai figliuoli, e

foraci:
li

uno

lo (ccq

il

1863 e

1863. Poi
*

fu

dato un volume sopra


li

Corsia
e

liberata;

e,

leggendolo,

andiede

genio

ci

compose

un' opera molto tragica

Coretti
1

per correi ti.

V
In

nei

verune

pia-

Dura
-

si

sdoppia costantemente.

Corsia per

Toscana
in

il

fra

due vocali
di

si
1"

aa

e in certi vernacoli

come
la

quello del Pian


ite

Lucei

zione cosi forte, che

consona

XXVIII

9S>

r
con molte comparse
non pius (sic)
fu
di
ultra,

^
variabili

che

si

pu

dire

il

come
l

disse Ercole
io,

quando
perch

sul

Grande Oceano. Cosi dico


la

otto opere tragiche

nona, ch' questa,


2

credo che non ne abbia


di
1'

fatte altre

e diceva
la

sua propria bocca che questa era

sola e
gli

avrebbe volentieri

vista in azione.

Poi

fu portato

da persone di Diecimo un'opera


:

detta Genoveffa a ricomodarla

ma

lui

di

ri-

comodar
fu

l'opere di

altri

poeti

non ne volea

saper niente; e per quella via di quest'opera


li

data

la

Vita

di

detta Genoveffa e ci riil

lev un'opera bellissima, e fu

1865; poi fu

messa

in azione

il

1867
,

a Villabuona:
li

ma

lui

non potendola vedere


giare.

dispiacque

molto,

perch era troppo lontano e non poteva viag-

Poi questi
la

detti

di

Villabuona

li

por-

tarono
giorni,

Vita di Barlaam e Giosaffat, e in 24


continui, la fin di

non sempre

pre; e questo l'ultimo

Maggio che

comha com-

posto.

avanti a quest'opera di Giosaffat avea

5
1

Intendi:

Maggi.

Intendi: Di otto opere tragiche credo che

non ne abbia

fatte

altre cosi belle


*

come

questa che
:

la

nona.

Opera; anche qui intendi

Maggio.

s
UXr-

XXIX

f
principiato un Bruscello detto
la

Tancia
di

ri-

levato su

di

una commedia

rusticale

Mi-

chelangelo Buonarroti, nella Accademia della

Crusca detto
poi,

{'Impastato, tragedie del


finire
,

Diodati

':

non potendolo
ottave

arrivato a cin-

quantuna

dell' atto

primo

venti
si

quattro versi

dell' atto

secondo. Poi

amla

mal

mori,
si

quest'opera restata in esse \


trovare
stile

Dove

potr

un poeta

che
e

possa

finire

su di uno
versi

compagno
e

con

que' bellissimi
di

consonanti

bei

modi

procedere qualunque verso, con quelle belle

rime sonore come campane, che riempiscono


1'

orecchio

di

un

bellissimo
cantarli
la
?

eco
li

con una

bella gentilezza nel

con che ma!

niera accozzava

insieme
e

rima

Teneva

la

mente
la

compre
alla scena.

neh' istesso

tempo avea
e

mente
far

che bei modi che aveva


attori
le

per
(sic)

comparire

gli

in

iscena

che
ci

stando a osservare

opere sue, non

era da
e tutte

una scena
le

all'altra

nessuni impedimenti,

opere

sue
Lo

le

dava ad

intendere a

II

senso non corre.

scrittore

deve aver dimenticato qual-

che parola nella penna.


2
/;"

restata in esse: rimasta incompiuta.

XXX

Jl

forza di notazioni
;

con termini

intelligibili

ornati di belle parole.

Poi fece
sulla

altre

operette diverse

fece

un
si

inno

Passione di Ges
il

Cristo

che
si

canta in chiesa

Giovedi santo, che


:

do-

manda La
verse

morte asprissiina

poi ha tatto dinel Natale


:

pastorelle da

cantarsi

poi

fece canti di Epifania, poi sonetti e altre


rette

opevor-

diverse

specie

che a narrle
sorta.

ci

rebbe

venti

pagine di questa

La sua

morte

l'ho scritta qui appresso, perch l'ul'

tima opera sua

.
il

ora attenti, che s'alza


TeregliQ

sipario

(Montagna Lucchese), 28 Ottobre 1894.

Giovanni Giannini.
1

..

data che

si

leggo sul ms.

1S67.

tornea

xxxi

U3:

ap

-A/af

I 1

TEATRO POPOLARE LUCCHESE.

Wi

-,
>.
-

,C

\'i

-iA9

rbl/

A/c

EPIFANIA DI

N.

S.

G CRISTO

(Befanata religiosa).

I,

R/V

vu)

Personaggi

Gasparo

INVITO.
Araldo.

Del paese ogni casata

Salutiam con allegria

veder Y Epifania

L'invitiam qui ritornata.

Ancella.

Il

decoro

delle

donne

Non
Che,

comporta, o mia signora,


solette, su

quest' ora

Siam vedute per Sionne.


Epifania.

Ben racchiusa

in
1'

mio soggiorno

Me Ma
Ancella.

ne sto
la

intera annata;

sera a

me

dicata
a giorno.

Vo' spassiarmi fino

12

Qual mai diva

siete

voi

Palesate a me, sincera,

Che

riscuote in questa sera


fra
di

Tanti onori

noi.

5
Epifania.

niun altro vo' svelare,

Che

te

sola,
1'

ancella

mia,

Esser io

Epifania,

Sempre
E
se

al

mondo
al

singolare.

2(>

troppo

tuo pensiero

Questo nome sembra strano,


Di saper che grande arcano

Ne
Ancella.

contiene e gran mistero.


il

^4

Ma, signora,

mio

talento

Cose arcane non comprende:

Non

capisce e
sia

non intende
28

A
Epifania.
11

chi

di
a

giovamento.
noi

promesso

Messia,

Uomo-Dio, Adam' secondo,


1.

gi nato in
sa
1'

questo
sia.

mondo;

E nessun

dove

Vorr poi

eterno Iddio

Sua venuta eternamente

Non

dimentichi

la

gente

Appellar col

nome
dall'

mio.

36

Tre monarchi

Oriente
passaggio
:

Devon
Son

far

di

qui

segreti per

viaggio
1"

E
Ancella.

guidati da lor gente.


in

Cose grandi

veritade,

Con grandissimo contento, Or da voi narrar mi sento


Avvenir per
la

cittade.

41
\

e.

lAJB

-Va

1
/
tre

Magi.

In

citt

vasta e grande,

Fatti privi della stella,

A
Ce

trovar
n'

la

prole bella
in

andremo

queste bande.

48

Anderemo
Che
1

dal re Erode;

a lui certo sar

noto

Quest arcano tanto ignoto,


Senza inganno e senza frode.
Giovinetta vaga e degna

52

Deh
Che
Epifania.

ci

addita in cortesia
sia

La contrada quale
alla

reggia

il

cor

e'

insegna.

56

Deh!

col, che voi

vedete
vetusto,

Quel palagio

assai

Vi soggiorna quell' augusto

Gran monarca che chiedete.


/
tre

60

Magi. Per dovere

convenienza

Mille grazie vi rendiamo,

Ed

il

passo rivolgiamo

Alla regia residenza.

64

Epifania.

Quelli sono, ancella mia,

DelT Oriente

tre
e
al

monarchi,
carchi,

Di regali onusti

Che
Araldo.

sen
sire,

vanno

gran Messia.

68

Magno Con

nell' istante,

regal serto alla fronte,

Tre monarchi han voglie pronte


Presentarsi a te davamo.

Erode.

Quali mai

alte

persone
all'
l'

Or

saran, che

improvvii
a\

Scnz' aver ciato

Porta

me

fredda stagione?

76

Se monarchi loro sono,


Digli
za

pur che
far

gli

permesso,

dimora, adesso,
al

Presentarsi
/

regio trono.

80

tre

Magi. Gran monarca degli Ebrei,


Riverenti
e'
ti

inchiniamo.

Additarci
Il

preghiamo

re

nato dei Giudei.


dell'

Nelle parti

Oriente
stella.

Nascer viddemo una

Denotar

ci

volle quella

Del gran principe nascente. Per veder questo Bambino

E adorarlo con decoro, Con incenso, mirra ed oro Xoi ci msemo in cammino.
Erode.

y2

Cosa intendo da voi mai


Di
1

tal

fatto

ebbi contezza...
prestezza
n' .inderai
!

Sapienti con

A
Amido.

chiamar

tu

Al tuo cenno, o gran signore,


Alli

Satrapi del

regno

Di recarmi ho grande impegno

E mi

tenue) a

sommo

onore.

100

Satrapi.

regal

magna corona,

Riverenti e inchiniamo,

E saper bramosi siamo

Che
Erode.

fa

uopo
dell'

a tua

persona.

104

Dai monarchi

Oriente

Poco

fa

mi

fu svelato
sia

Che

nel

mondo
re di
di

gi nato
:

Nuovo

questa gente
sapere

108

sol

bramo

Se bambin cosi reale


Fra di noi abbia
il

natale,
1

O
Satrapi

tra

genti pi straniere.

12

Noi sappiam per veritade

Che un

tal

duce d Isdraello

Deve nascer bambinello


Di Bethlem'
nelle contrade.
la

116

Non

creder che
la

Scrittura

Per

sua grande eccellenza,


far
il

Possa

giammai
vasto
l

fallenza,

Fin che
Erode.

mondo

dura.

120

Dunque

voi

n'
e,

anelerete

cercarlo;
1'

ritrovato

Che

abbiate ed adorato,
ritornerete:
io

Qui da me
Mentre anch'

124

andar ne voglio

veder

in

quelle bande

Personaggio cosi grande,

Che

1'

nato per

il

soglio.

[28

[tre Magi.

A Bethlemme
Consolati
e
i

ce

n'andiamo,

ben devoti,
nostri
voti;
i

A
I.

compire

Minar

qui

promettiamo.

;2

IIM
(Vico I'ancellokum Comune
dal sig.

dei

Bagni

di

Lucca

Trascritta

Costantino Biagioni

di detto

luogo, nel
di

1882).

NoTB.
ms.:

v.

V. 46.

Il

ms.:
e

Quasi privi

una

stella;

v.

v.

67.

Il

Di

regal vetusti

carchi]

v.

86.

Viddemo, Lucchese

= veNon

demmo;

92.

Ci msemo,

Lucch.=ci mettemmo]

117.

creder per

il

verso

non crdere.

A&Sa,-.-

LA CONTESSA

D'

ALTONORE

(Befanata profana).

s
,

M-

~f

Personaggi

Paggio
Fattori.

Li onii do,
Bj
i

servo del lattare


la

\n.\,

detta

Coni

Gustavo,

figlio dei fattore

Adelina, figlia della Befana

Araldo

servo delia Befana.

PROLO GO.
Paggio.

Buona

sera,

o miei signori

Vi saluto tutti quanti.


Ascoltate
i

nostri canti
nostri errori.

scusate

Vi dar una buona nuova:

Non

vi

.sembri
fuori la
la

cosa strana,

qua

Befana

Chiederebbe
I

padrona.
figlia
:

la

portato

la

sua

La vorrebbe maritare
Si

vorrebbe consigliare,
la

Perch 'un trova chi

piglia.

12

Ora
Paggio.

si

presenta

il

fallare e gli dice se si potesse vedere


:

Un

consiglio gli vo' dare


si

'Un

voti

pur

la

testa

Non saprei miglior di Dove la possa trovare.


ms.

questa
t

mancano cinque

strofe.

'

<
Fattore

Ni

trovasse da ridire
la

Sopra me,
Va
'io.

sposerei.
di

Ecco

il

servo

costei.

I-ultore.
//

Presto fatela venire! {al servo)


viene
e

20
e

servo

porla

la

Conlessa d'Altonore

dice:

Preparate da .sedere,

Perch
I

ritta

non pu

stare

la

una pancia singolare,


fa

Che
Befana.
Fatto/e.

tutti

travedere.

Buonassera sor Fattore!

Come

voi mi conoscete

Grazia, dite a

me

chi

siete!

Befana.
Fattore.
Si

La Contessa
potesse far

d'
1"

Altonore.

28

aliare,

Sono anch'io un grosso


Befana.

signore.

Se ne puoi tosto discore'.

Servo mio, vallo


(Il servo

chiamare.

va

chiamare
figlio
il

la

figlia)
1'

Vostro
Fattore.

ove

avete: (al
a

fattoi

>

Con
Che

servo

andato
vi

caccia.

L'aspettar non
fra

dispiaccia;

poco
il

lo vedrete.

36

Araldo

Far tosto

dover mio.
T altro
si

(1/ un con
;
1

consiglia,
:

(da s)

aran tutta una famiglia

Avr maggior paga anch'


Fattore.

io) ('Parie).

40

Viene appunto.
(

Gustavo.

signor padre

HW-

14

J^9

Vfc

\
Fattore.

Come
Chi

avete fatto sorte?


?

Gustavo.
Fattore.

costei

La mia consorte.
Sar mia seconda madre.

Gustavo.

44

Che ne
Befana.

dice,

o mia signora?
?

Sar mia seconda madre

Se contento

vostro padre,

Vi sar suocera ancora.


Gustavo.

48

possibile che sia.

Ma
Befana.
Gustavo.

la

figlia

ove

1'

avete
!

Forse voi

mi burlerete
la figlia

Ecco qua

mia! (Tiene Adelina) 52


vedere (a Leonildo)
:

Servo mio, vieni

Bella giovine garbata

Per mia sposa destinata.


Leon ilo.
Fattore.

Io

ci

avrei

molto

piacere.
?

56

Siete voi figlia di


Si

quella

Adelina.

signor, cosa vuol dire


stupire
!

Leon Udo.
Fattore.

E una cosa da
Cospettone,

proprio bella
indugiare.

60

Non
Gustavo.

tempo da
dite,

Cosa

figlio

mio?
io,

Son deciso proprio anch'


La vo' subito sposare.

64

Adelina.

Al

comando

di

mia madre,

Venni qua per obbedire;

Xon
Fati

la

devo contradire.
68

Cos fan T alme leggiadre.

>

-LfW

^r

Madre mia che cosa

vuole,
a

Che mi
I

ha

mandato

chiamare

li

concluso un

beli' aliare

In

pochissime parole.
prendi
il

Se

tu

mio

consiglio,

Ci vogliamo maritare

(Credi a

me

che un
io

beli' affare !)

Tu
Jilti)

col

padre ed
piace
1'

col

figlio.

7*

Non mi
Io cosi

apparecchio;
lo niente.

non ne
la

Riderebbero
\ oi

gente

co' un giovin io co" un vecchio.


vi

A
Befana.

sposar non

affrettate

Pria bisogner

sentire.

Voi dovete

me

obbedire,
dubitate.
!

E pi
I

allor

non

'ore.

Io son vecchie;, lo vedete

(al

figlio)

Ilo bisogno esser servito.

Gustavo.

Basta basta,

ho

gi capito;

Voi
Fattore.

la

giovine volete.

il

ss
:

Questo appunto
Voi
la

mio disegno

vecchia prenderete.

Gustavo.

Ma che Non mi
E
la

diavolo direte?

metto

tale

impegno.

92

Io son giovinetto ancora,

giovin vO
a

pigliare.

Fattore.

Tocca

me

il

primo
di

levare.

Gustavo.

Padre mio, date

Inora.

96

a
la-

Fattore.

Che ne

dici,

o servo mio
a

?
?

A
Leonido.

chi tocca

prender moglie
si

La quistion presto
Se
ci

scioglie,
io.

devo entrare anch'


di

IOO

Fattore.

Acconsento
Purch

buon cuore,
(hai ben capito ?)
stabilito.

sia

Ci che avevo
Leonido.

Sentir quelle signore. (Tarte

104

signore, permettete

Che

spiegar vi possa, e poi


ira noi,

La questione che
Sole voi
la

scioglierete.
fatti

108

Sono ormai
Di sposare

trattati
i

miei padroni,

Quei due grossi signoroni,


(Ionie avete fatto
i

patti.

12

Befana.

Per iscioglier

la

questione,

Ilo bisogno di sentire...

Late subito venire

Qui da me

il

vostro padrone.

Il6

Che questione
Che ne
Adelina.
dici,

sar questa?

figlia

mia

La medesima pazzia

Che
Leonido.

voi avete per

la

testa.

I2o

Padron mio, bisogna andare;

Che
Fattore.

1'

attende
a

la

signora.

Anche

me

parca mill" ora

Di potermici abboccare.

'7

<

nora, cosa dite

Bi 'una.

Che
E

contesi- son
fra

fra

Decidiamole
voi
altri

noi,
figli)

acconsentite! (ai

Gustavo.

Il

pensici'

del

padre mio

Che
E
lui

vi

sposi
la

mi consiglia,
vostra
figlia.

(alla 'Befana)

vuol

fatia.

E
Siam

cosi

ho pensato anch'io.
!

152

d'

accordo: andiamo, andiamo

Ci vogliam tosto sposare.


Gustavo.

Ma non
Fino
a

cosi

1'

affare

qui
?

non

e"

intendiamo.
parlate.
fatto...
!

136

II.

lana.

Ma com'
Non

Dunque

Credeo fosse tutto


Gustavo.

questo

il

nostro patto

La parola mi mancate.
/.
1

pi

mia suocera diceste,


Vi dar
la

mia
la

figliuola.

Non mancate
Che
Anche
cosi

parola,
te
!

mi pr

144
(al j

a
a

voi

non
fste
la

vi
la

dispiaccia

Che

me

promessa

Di sposare

conte
dalla

Oliando venni
Gustavo.
liceo

caccia.

148

il

servo: or

voi
1

pallate (all'Ara

Se non

cosi

all'are,

cftfP

iS

Quando
Araldo.
Il

lei

andaste a chiamare.

(Accenna Adelina)

cos:

non

dubitate!

152

cerca' e cosa curiosa

Tizio, Caio, oppur

Sempronio:

Ci son io per testimonio;

Questa qua ia vostra sposa. {Ade!.} 156


Clic ne dite
?

Adelina

Ohim
Nel
Se
ci

m' annoglio

sentire contrastare.

devo anch'

io parlare,

Io quel vecchio non lo voglio.


Farei patto di star sola,

160

Divertirmi con lo specchio,

Se dovessi prende' un vecchio.


Befana.
Fallare.

Ti ricuso da

lgi

noia

164

Se non posso prender quella,

Ti ricuso
Gasi avo.
Fattre.

d.\

figliuolo. star solo.


bella.

Ma

vi

conver

Sposer un'altra pi

168

Adelina.

Dunque me mi
Pi non
Io
siei

rifiutate? (alla
la la

madre)

Befana.
'

mia

figliuola.

l'attore.

mantengo
voi

parola.
(al patire)

Gustavo.

Anche
Bella,

mi ricusate?
la

172

datemi
!

mano

(ad Adelina)
!

Fattore.

Adagino

ol fermate
in

Va
He fa n a.

a
il

finire

bastonate.
a
tutti

Va

disegno

invano.

176

19

iU

Araldo.
disiavo.
Adelina.

Vedo,
<)

male incominciata.

Fattor

non

vi

accostate! (al padre)

Voi, Befana, indietro andate! (alla madre


Prendi intanto una roccata
('Picchia la figlia con la
i

Befana.

Gustavo.

Ferma
Io

l,

brutta Befana
la

Lascia star
Fallo
ti

mia consorte.

sfido

lino a morte.
(Il {ladre
si

balle col figlio)

Leon Udo.

Ci vo' mette' anch' io uni mano.

184
st
'

(Ci

sali a

il

Via fermate, alme leggiadre,

O
Gustavo.
Pallore

il

mio colpo picchio anch'

io

(Picchiati tulli)

Addio, padre

Figlio,

addio

(Cnlono a
Befana.
Adelina.

terra).

Addio,

figlia

Addio, mia madre!

188
due).

(Cadono

tuli' e

LICENZ
Paggio.

A.

Quanti

affanni,

pene

doglie

Questo

stato un bel
figlia

partito

Madie

un bel marito
(^Accenna
le

dotine)

llan tro\ato, e lor

la
(

moglie.
gli

192
nomini)

Accenna

Wj-

20

JWE

s
Quella gente
via
i

portate
benefizj;

(ai servi)

Compensate
Giacch
i

loro sposalizi
in

Son

finiti

bastonate.

196

Fine.

(Dal copione
ni un e

di

Pietro Malesci

di

Villa a Roggio

Co-

di Pese agii a).

Note.

V.
la

17.

'KLori

trovasse da ridire. Ellissi delle


v.

cong.=Se

non trovasse da

ridire;

16,

gli le; v.

24, travedere

= meravivocabolo

gliare; v. 25. Buonassera.E dell'uso tose, spccialm. del fiorentino,

raddoppiare

consonante
in

in principio di parola,

quando

il

che precede termina


della preposiz.
5<;

vocale=5t>>/c7 sera;

v. 26.

Grafia. Ellissi

=*per grafia;

v.

29. Solita ellissi della congiunz.

v.

v.

31. puole,
dell'
/-,

Lucch.=pu: <foco/V=discorrere,

collo sdop-

piamento

regolare nel vernacolo della

Campagna Lucch.
del

42.

Far

sorte

qui=

far caccia;
/'

v.

54.

Ellissi
il

pronome:

Che b

Ila giovine;

v.

77.

apparecchio

progetto;

v.

80.
e

Espressione

ellittica

Se vedessero
v.

sposati voi

con una giovane


in
;

me con un
l'

vec.hio;

di

83.

Voi dovete a me ubbidire


v.

vece delv.

96. = ubbiditemi; 95. levare = = parlate \ pazzo; m. Quei due grossi padroni; Si sottintende: Sar; gnoroni, apposizione 123. ora per rima = mille ore; 141. Espress.
imperativo
scegliere

date di fuor a

v.

si-

v.

9.

v.

iniir

la

v.

ellittica

passaggio dal discorso indiretto

al

diretto

Diceste di
la

>

voler essere la
gliuola;

mia suocera
149. par late

diceste:

vi
v.

dar in moglie

mia

fi-

v.

dite;

130. Se non cos l'a/jarc

=
'

se no'i diceste cos;


v.

v.

v.

137. m'anuoglio Lucch.

= w' annoio;
v.
Il

159. ci

su

quest'argomento:
169.
sei,

v.

i6j..

da

= per;
v.

167. ms.:

converti

= converr;
i

Lucch. =sci]
il

193.
ai

Giacch

vostri sposalizi:

ma

qui

discorso rivolto

servi.

21

7i

w~ ?

BEO

DI

BERTO

(Zingaresca).

fiU1

Personaggi

Arlecchino

Beo

i)i

Bj

Pulcinella

TEA,figliuola di Beo di Berlo

Strolaca

Mencio,

sposo di

Tea
CI'I
!

Dottore

2|

-A/fc

PROLOGO.
Paggio.

Vengo T
Qua,

avviso a dare
fin

al

di

messaggiere.

Clic qua gente straniere

Son per

venire.

Vi faranno sentire
D' una zinghcra
1'

arte,

poi, a parte a
Il

parte,

susseguente.

Io parto immantinente.

Altro bel paggio invio

Ti lascio con desio,

Amica

stella.

12

Slrolaca.

Io

ti

saluto,
di

bella

Diva

ogni vaghezza,
e

Di aspetto

gentilezza

Ben compita.

16

25

6V

lli

te

si

vede unita
e
la

La grazia

beltade,

la

benignitade

Ed

il

decoro.

20

Vengo

dal lido
il

moro
sembiante

Per rimira

Dite, che ad ogni

amante
24

Dai conforto.
Io
dall'

occaso

all'

orto

Scorsi,

quanto potea,
28

Per ogni parte.

Uso
E

la

magic' arte,

taccio T indovina;

detta Droghettina

Son per nome.


Se tu saper vuoi come
Indovinar eh' io brami,

J-

Maria Tea

ti

chiami.

Ma
Sei di
Il

in

amore
:

sincero cuore
1'

viver tuo
chi
ti

onei

Amar
Il

ama

questo
1"

tuo desire.

Scusa

il

mio troppo

ardire:

Perch solo mia cura


11

dar buona ventura

chi se

'1

metta.

il

tru-

26

iA$

ili 1

"

~
Vivi sicura e certa,

-'-"#

Che

te

fortuna avrai,
viverai

al

mondo

In allegrezza.

48
e

Vi

un che

ti

ama
ti

prezza,
:

E un

altro assai
te

tnge

Questo per

mi

stringe

far

vendetta.
fretta

52

Far, se vi, che in

Polvere ne diventi,

che abbia gran tormenti

E pene

assai.

56

D queste prove ormai

V ho
E

fatte

tante e tante:
bastante.
credi,

Ancora son
se

non

60

Quest' urna che tu vedi, Vi

gran cose

fatate,

Che ancora son

pregiate;
!

Eh son
Deccoti
a

provvista
vista

G.[

prima
1'

Di

lc;;o (?)
fa

ammollile

Appar'

civile

A
Bene
al

chi

non

fosse.

68

Queste due bende rosse


dolor di
testa:

Orgenia mi die questa,


li

questa Alcina.

72

27

va

?
Questo
fior
fa

V erina,

Che

col

semprice odore
1'

Isveglia

noni

clic

muore

l.i

benigno.
del
alle

La penna ecco
Che, postami

cigno
piante,

Mi porta
In

in

un

istante

dove voglio.

80

Questo

uno

scritto foglio

Questo libbro ha potenza


Sconvolvere ogni astro
L' ebbi
Il
:

d.\

Zoroastro,

primo autore.

SS

Da un

altro incantatore,

Nominato Simone,
A' tempi
Ebbi
di

Nerone,
92

'est borsa,

Che

la

ritiene a forza
filo,

Delle tre parte un

Che

il

bel crin di Urilo

Alio parente.

96

Disagc

(?)

il

primo dente
(sic),

Perdette fauce strano

E posto

di

mia mano
roo

Ebbi gran rena.

*
e/v-

lA4

Visto che
Fei clic

si si

fu

appena,

permutasse,

Ogni grand mutasse


In

mille spirti.
dirti,

104

Altro non voglio

Per

te pi

non

tediare.

Mi

voglio

ritirare,

Che
Mencio.

vien gente.
la
si

108

Per quanto

sente,

Tu' padre

ostinato,
il

E vuol che

parentato

Non
Ti grida
Se
a te e

si

faccia.

112

ti

minaccia,

ne vengo appresso.
!

O
Tea.

risolvcla adesso

Vien con mne


Pensiamola [perjbene.
Cerchiali]
di

116

non

noiarlo.

Se no, possiamo farlo

Un
Io non

altra

volta.

120

D' andare a briglia sciolta


ti

ci

consiglio;

il

Perche quest'
Delli

periglio

amanti.
!

124

Mencio.

Tu

pensi troppo avanti


al

Attaccamoci

certo

Che

T avvenire incerto,

E pu

fallire.

128

29

-enm

Tea.

Te
L'

lo

vorrebbi dire

!...

amor

dice eh' io vada,


istia

Che non

pi a bada
I

A
Man- io.
Pigliela,

quel sermone.
!

?2

Ecco V ispirazione
Tea,
e

viene.

Tea.

Ma
Di qui

po' mi

vorrai

bene

Mencio.

O
ci

gue!
sta
tu' di

pe

Andiamcene
Tea.
.lil rechino.

que

Hai

te

ben detto

Caro compagno
Ti prego
di

del,

nari

Che

in'

hai

meno

a
?

fare
I
I

In
Pulcinella.

questo loco
pi

Aspetta ancora un

Che

ch'ilio

che foraggio
lo vedraggio:
!
I

Ancor

tu

Slanne chiotto
Arlecchino,
Pulci nel la.
Si

48

ha da mangiare un botto.

Siranno maccheroni.
Boni, boni,

Arlecchino.

ma boni Dove sono ?


sia
lian

r?2

Pulcinella.

dello:
ci

bono
d.\

Che
Ce
V

capotar;
:

hanno da portar

Xon

dir bugie.

;6

lT\

M 6U
5

Arlecchino.

Dir

le

tue e le mio.
?
!

Ilo da principiar ora


Pulcinella.

Sta zitto,

\i\ie

in

malora
!

Stanne a freno
Arlecchino.

160

Mi sento venir meno.... La gola mi


fa
lappi....
fe

Pulcinelli!.

Mi

si

abbruciali

cappi....

"Becco

ch'ilio !

164
:

Arlecchino.

Cuccio,

ho da
la

sentillo

Dopo

sua proposta,
risposta
!

Una pronta

Egli d al yerto
Beo.

16S

Ecco Beo

di

Berto
la

Che ha perso

figliola

E non

sa se V

sola,

O
E
la

accompagnaha.
l'

172

Mencio me

ha sviaha 3
a

vuole

sua onta.
la
!

Ma
Lo
sa

se la trovo,

sconta,

Je'

mio

176
!

come son
scervio

io

Quando mi
Ni
la

fa billera,

mnsiera,
bella.
stella,

Bench

tSo

Ah

giur' a

Diana

Ecco qua due persone.


Gli

voglio da un testone,

Se lo sanno.

S
Signori, che con' limino,
Cli

Mino mi han
figlia

gitardaho
graffiato.

Tua

hanno
vicino.

E T
Cu.'i
!

188

Se sono indovii
la
//('//

Me
Pilli' Ht'1 IH.

insegnereste un
ci
/
/

pi

,....

Beo.

Eccoti

un pollo.
'1

[92
?

Alle echino. Pule ine! la.


Beo.

X' ho da

tirare
!

collo

Managgio

non

Ecco due zecche, doa

Ora no
}

assai

196
e
l;

Arlecchini'.

Lascia

me

tutto,

vai

Da
(.he

quella
il

mora
ti
1'

tutto

dir,

Dove
La

andata.

tiene rimpiattata

Credi che mi

la

so:

Ma

ora

gli

parler
la

Che
<

te

renda.

2<>
|

Beo.

meglio
Sapere

la

faccenda
risp<

e la

Arlecchino.

)r

ci

v:\do di

posta

Per

servirti.
dirti:
d.\

208

Una

cosa ho da

Ti prego, T
Ti prego

hai

tare

a strolacare

Un

qua che viene.

21 2

32

a/

Credi non
Il

Sirolaca.

sappia bene
e
il

tu'

inganno

tu'

imbroglio

Ma
Arlecchino.

stimolar lo voglio,

Perche un empio.
Grazie
!

216

non

vi

altro esempio.
!

Vecchino, and col


Beo.

Io [lo] sento di qua

Che

lei

mi

aspetta.
fretta.
!

220

Grazie [grazie], che ho

Statemi allegramente

Yo

di\

lei

prestamente,
vuole.

Che mi

224

Signora, quando pule,

Sono

ai

comandi
la

sua.

Ho
Sirolaca.

digiuna

cuha....

Tosto mi
Mostra tua mano

spiccia

228

arsiccia.
!

Beo.
Sirolaca.

La miri da ogni parte

Eh

queste linee sparte

Annunziali pene.
Beo.

232
mne.
:

OU
Io

m' importa

assai

non cerco questo


dia

Bramo che mi

presto

La mia Tea.
Strolaca.

236

Tu

sei

di

pazza idea,

Arditezza mentale.

T' annunzio che un gran male


(

)r

ti

minaccia.

33

tin

r
5<?o.
(

4
)h

va'

la

zingaraccia,
di

Sperpero
Si

galline
al

ha da lodare

fine,
2
|

Se non mi sbri
Strolaca.

Questa bistorta
Mostra che

riga

sei

bugiardo,

E questa un infingardo
Fra
Beo.
i

poltroni.
i

2 |S

Mi montano
Se pi mi

cacchioni,
in

tieni
fai

corda.
?

Yo'

la

Tea;
!

da sorda

Oh
Strolaca.

ti

arampino.
e

2 ;2

Tristo,

empio

malandrino
!

Parti senza tardare

Ti far tormentale
In guisa strana.
Beo.
(

256

)h

va

quella befana,
sul
li

'Un mi ruga

grugno

Oh
Strolaca.

va',

che

do un pugno
denti
!

Dentro
Far che
tu
ti

ai

penti
funesta.
testa,
!

Gon pena
Beo.

assai

Yo'

darti

sulla

Brutta
Strolaca.
Invisibili
Spiriti,

mora

264

ad ora,
tormentate,

Quel' empio (Vagellate,

E con

catene.

268

-0/fc

S
Beo.

Fermatevi ohimne

Un pover omo
Che
Contro
di

[in]

tanti?...

Levatevi davanti,
siete
brutti.
tutti.
!

272

me

son

Giustizia da

demonia

Oli va' che mi sgropponan'

Con

quel fero

276

Un

diavolaccio nero
la

Che mi abbrucia
Che

bocca.

Per quella cosa sciocca


dissi

anno.

280

Quanti colpi mi danno,

baci alle mascelle


la

Mi levano

pelle

Colla fiamma.

284
!

Ah potr w< Ne moro


E
'un
ti

inanima

senza tue

rivedo pine,
le

Fra
Arlecchino.

scepi.

28S

Avanti che tu crepi,

Mi
E

ti

vo' seppellire.

tu

niente hai da dire

Fmo
Be.

alle
la

corte

292

Or
l

che vedo

morte

provo gran tormento,


far
si

Vorei

testamento,
pule.

Se

s
Pulcinella,

Ma
'

ecco chi
''ilio

ci

vuole

dottore amato,

Appunto

capitato.

Venga
Dottore.

Colma

diabolus sta
?

lu
Arlecchino,

campa

tuttora

Forse

quest' ora

Farem contra
Dottore.

Io

lo

far ipso fatto:


ini
si

Basta che [egli]


L' affare

;u;y/

come
rar//.

Di

308

l'

jns degli

avvocati

..:;,;

312

.omo ho da
Che
E
il
il

tempo va

passane!

troppo chiacchierando

316
Cai,
Il

;///

convien che detta


quando,
cu!
la
il

che,
r77.\'j'

il

o>'//<\

Il

cogn
,

prosen

120

Non son per dire nenie, N per mi tratener. Ma lare mio d


il

Subitamente.

3-

t&V

il

in-

f
Son dottor
In tutta
delisenle
1'

occasion
altrui,

Non bramo
Arlecchino.

se

non
328

Tosto mi

sbriga.
ti

Ma

basta eh' io

dica

Quest"

omo

vuol crepare.

Ma
Dottore.

prima vole fare

Un
Leggere

testamento.

35 2

e
li

computere

Ma

pria
Il

vo' toccere

po/s

un

poc.
toc

y^

Ah che diavol di Or wi venni a


Pria di

senlere

[Egli] potria crep re


starnile.
rt/////c,

340

Ma

Z>/.>//'

che lo

L' esser cos dolente.

Disi su rettamente

Ci che avviene.
Beo.

311

Acci
I

lei

sappia bene....

Dottore.

lai

tu tanto potere,

D' accrescere sapere

Ad

un

dottor

343

Al pi grave orai or,


Dottor sapiente arg\

Dottor

d'
di

ogni virt

eloquenza?

352

37

iA3

ir
con
indifferenza

Che mi ha
(

sapf agguagliare: (sic)

)r

mi vuole inseguire

Un mezzo

wor/

mi dottor

di

mia
il

sorte.
sa,

Che grammatico
E
logiche

ha studia

Per disputerei
Rettorico
Il
il

sapere,
T aritmetico,
e
il

conte
il

musico

poetico

E
Io so,
al

/////'

un.

364

par di ciascun,
-comctlria;

L' arte di
li

della

strologia

Come
Sono
a

che lare

(sic).

368

considerare
il

Delle spere

cammin
il

del

mondo

confin
3

72

So dare

belli

esempi

Della generation,

E so

la

comprension
vii.

Di nostra

Non

son per dire


il

ni, in'

Che

cuor tanto

ascolta

8o

38

-O/

<
Ma
per
%i'

non son stran,

D scusar- Y ignorante;

Mentre che vien davante

si

rimet.

384

388
Agio
dello

che mi sbvi,

Che

pi

non

vo' aspettare;
fere,

dis coni''

ho da

Acci
Beo.

eh' io scrive.

392

Mentre che Beo vive


Questi pochi momenti,
Lascia tutti contenti;

Se han del bene.


Lascio
le

396

acerbe pene

Alle partorienti,

Acci sian

diligenti
i

Verso
I

figli

400

maturi consigli
In bocca dei

vecchioni,

le

stibulazioni (sic)

Ai cortigiani

404

Le bugie
Il

ai
ai

ciarlatani;

giuro
chi
I!

giuocatori;
li

segue

amori
:

sospirare

408
r
:

5
39

inganno innel pesare

La cabala a chi vende,

Liscio le

faccende
|i2

Ai contadini.
Lascio
l'arte
ai

miei vicini
miei dolori;
gli

dei

Per acquistar
Al

onori
\\C>
|

galantuomo.
ogni poer'

Lascio

omo

Che

viva nel su' stato,

Acci che tribolato


Si

mantenga.
si

(.20

Lascio che ognun

astenga,

Massime ogni garzone,

Da

dir

mal del padrone


1-i

Che han s buon costume, \Jn campo che ora il fiume


Su
ci

passa.

[28

Gianni una gran massa

Di mobili
ie 3

in

dono,

per debiti, sono


Seguestrati.
1.32

Certi

legni tarmati

Lascio a Meo, con impronto,


Acci-''

scassi
sa

quel conto
lue.

Che

},6

10

Dottore.

-///

crepare
de
Stil ii ni ti
il

~l):

fore

cash nasse
lasciare
?

A me
E
i

osi

me

n'

ho da
1

lare

Forse quest Possa stracciar


Furfanton

la le
!

paghe

braghe,

17-

Ecco

la

condi^ion,
te

Se sto pi qui a

abbada'

A
Cos
1

te

che

me

ne vada

Con
Capitano.

onore.

476

tanto

rumore
?

Ch' io sento da lontan


Arlecchino.

Deccolo

il

Capitan

Mancia-ragione.
Capii ano.

Chi mai fece quistione,

W
Io,

Che vedo un omo morto


vendicare
Inncl
il

torto

momento.

48

Se fossero seicento,

con una guanciata.


farei

Ne
Tutto

farinata
|.88

Prestamente.
il

mondo
li

dolerne,

So questo brando stringo;

tutti

costringo

portar duolo.

492

Sotto esto ferraiolo

Cento guerrier

difesi,

Che

si

davano

ptesi,

Ad
E
poi in

un' armata.
tal

giornata,
disfogai.

Che non mi
Le porte
Della
Arlecchino.

rossicai
citt.
!

Salva salva de ca

estro ni potria cappate

Anche mi
In
tal

rosicare

boccon.

Capitano

di

Alessandro

Magno
compagno

Io senza alcun
L' atterrai.

E un Eo

di

che ne scontrai

stuol di

Zamburlano,

Tutti colla mia


lo
li

mano

uccisi.

Mille capi recisi


In un giorno di
estate.

Or

vo"
I

che rimiriate
le

ar

fette.

Arlecchino.

Se lusser polpette,

Ognun
.1(7

stimo capace;
a
le

Massime

me

che piace:

voi la

magna*.

?
Capitano.

Ma

or chi mor vor'?

Se

Mi
Di

di'

insegna quell' em]

Ne

voglio fare scempio


altrui.
dissi
(
>

r-\

[o dici

voi

Clic morti ora sarete.

Se non m' insegnerete


11

malfattore.
!

5-'s

Strolaca.

Fermatevi o signore

Tanto non
Ch' io

v' alterate;

Voglio che voi sappiate


fui

quella
fella

>j2

Che

per sua lingua


visibilmente
i

spirto nocente

Fosse oppresso.
Capitano.

J6

Dunque

ti

prego adesso,
e

Volto gentile

amato,

Tu

n'

abbia perdonato.
a
te

Se

piace.

54

Se no. sar capace,

Con

quest' arma, difesa


1'

Prender, che tu

abbia intesa
5
1
!

A
Strolaca.

tutte

1'

ore.

Far, per vostro amore,

Umil ne venga
Si

al

tutto.
il

cordi

il

pianto e
al

lutto,

E sorea

trati

>/V-

44

-i/tf

*a/c

s
Beo.

Mi ero addormentato, E mi sognao


Clic con
la

Tea
stea.
!

Mencio ne
sogni pazzi
!

Ah
aman

))-

'

Gi, poeri ragazzi


Si
di

vero 'uore;
1'

E, per levar

amore,
:

Io so che fare Io
li

55<

far sposare.
a

Se

prendersi

n disposti,

Acci non stiano ascosti:


Tea.

Ene permesso

t6o

Dccoli appunto adesso

Ne
Tea.

lo

voglio dir

io.
!

Ben

visto,

babbo mio
?

A
Beo.

che pensate
vi

5^4

Penso che

sposiate,

Corpo
Voi

del
le

mio Baccone
persone

late

Mormorare.
Tea.

;6S

Se

vi

ho da contentare.
vi
la

Non
B
.

voglio disdire. vorrebbi dire,


!

Te

Schicchignosa
Mencio.

57

Conci udiani questa

ci

Checchi

farete voi,

Siam

d'

accordo anche noi


e
fatta.

bella

SA;
r,

s
Ti pensi
Cli
sia

unn gatta
mpra* innel sacco
di
!

T' inganni, ade

\\.\cc^

Mangia,
Mencio.

sai

580

Questo

gi

lo pensai:

Aggiustiamoci on pe.
Beo.
<

)ra

t'

aggiustore

C
Mencio.
Il:
.

poa dote.
?

quanta

Ec(

te,
ci

Che drento
Quel popuin

contiene
di

bene

Che
Mencio.
Beo.

ti

de.

Mo", che

la

leggi

un pe

qualche abbreviatura.
scrittura.
e

M<

ncio

Intendo ogni
Ascolta

atteni

592

milleottocento
1'

Dicci,

otto di maggio,
di
(

te

Beo

raggio

F' lo scritto,
di

96

In

c<

presenza

Betto,

Che testimone
Per quanto
In

stato,

stritolato

questo foglio.

faOO

Beo.

Eccolo

il

primo imbrog]
a

Stipulato avei

dire

Mencio.

Io

lo

volevo

dire,

C' o

lA#

zcu.

SU1
3

a/

?
Diremo
Il
Il

in

primo loco:
della
soia

letto

letto e le Untola,

Sior lettore

608

Maic io.

Yi;t

per

il

primo erore
:

Si

deve perdonare
a

E meglio

compitare

Abbadeie.

612
!

Dunque sentiamo un pe

Me ic io.
Beo.

La madia, un
La madia
e

catarctle...

un
!

canterale,

Sbalordito
Mencio.

616

Eh

vien eh' 'un

ho dormito

E son
Beo.

cosi cosie.

dunque

attendi

lie,

A
Mencio.

dir

che viene.
:

620

Adesso dir bene

Una
Beo.

cassa alla peggio..


e

Vn.x cassa

un laveggio
sfregia.

Mencio.
PuO.

Anco una
Per mne dice

624

teglia.

Mencio.
Beo.

La branca

ci

sar.
tu'

Le corna

di

pa'

Ci dice panca.
Mencio.

62S
!...

Qui

si

che non
!

ci

manca

Ah
Beo.
(

e'

il

naso bistorto.
1

)li

va a

fa'

cascami
fretta
!

>rt<

Mencio.

Non

pi

6; 2

S
Beo.

Sentiamo un po' anche

<

Mencio.

'

'tale;

camicie pacate,

E una
beo.

gollella.

Ti caschili

le

cervella
lag)

Due

este

Due camicie
l

piegale,

una gonnella.
si

"I
!

Mencio.

C )

questa

eh'

bella

Qui
Beo.

ci

dice un porco hi

Ci dice un palino albag

Buacchione
Mencio.

MI

Ahi anche

tu

Ora

p" sto in cervi


beli issi tuo
.7
etti
ili

Un

agnello,
pietra.
tetra tardi
! !

648

Beo.

questa

si

eli'

Ti vor cocer
Mencio.

Aspetta un po' che guardi.

Se fallavo.

6J2

Ah
(

!...

anello con pietra.

)ra

po' lo da bravo
le

Tre

ho

dette;

Queste son scene.


Ascolta se dio h

656

Ma

ci

vuol

testa.

660

-lA

s
Pel
di

della

foresta
dell' inchini
;

Ni assegno
l per

niente ai vicini
fo
il

Xi
Beo.

chiasso.

64

Viso

di

Pratanasso,

Che

tu

possa desiare

Me

11

L'io.

Ma
Si;

vuoi appellare

Anche
Beo.

a questa

668

pel di della festa

Ni assegno due Ai parenti


e
il

^cechini;

ai vicini

Ni
Mencio.

fo

pranzo.

672
!

Ci vora pi

di

un manzo

Non
Beo.

dissi

bene apposta.
la

O
Anch'

dunque

proposta
!

?...

Mencio.
Beo.

Questo, no
io

676
vo"

dunque

'un la

La puce innel capo.


Mincio.

La

le'

Cecco

di

Lapo
680

Beo.

Aff che giuraddella

Non

se

1'

ha

c\a

vantare

Onore mi

vo' lare,
sta

Che
Minio.

bene.

684

Ma

prima
il

ci

conviene

Fissar
Beo.

matrimonio.
?

Ma

senza testimonio

Mencio.

Eh ne

fan tanti

688

.
/j

49

iA3
4

&s>

o/a

Beo.

t
Pensiamci bene avanti.

La polledra
Mencio.

viziata...

Anco

sia

scozzonata.

Si rimanda.

692
!

Beo.

Colle celie da banda

Stimate chi son


Mencio.
Io penso
Io
Tea. Beo.
al

io.

fatto

mio;
696
!

non so

niente.

babbo, vien qua gente

Ti struggi

abbada

tene
:

A Mencio non
Ci andr

conviene
io.

700
!

[OlJ corpo

di

mio

Mi pare o non mi pare

Me
Slrolaca.

la

venni a sognare,
la

E
So che
tu

saluto.

704

sei

venuto

Da

me, tu, ora, adesso;


ti

Perch
I

abbia concesso

testimoni.
ai

708

Beo.

La comanda

demoni,
!

AH e

lo giurerei
1'

Chi ne

ha detto

lei ?...

712
Slrolaca.
In

creanza

commessa

(s ; c)

Di

te
ti

mi vo' scordare,

vo' contentare
In ci che vi.

n/a

Io dico e
dissi

voi
.stare;

Che

qui vogliate

Mentre viene a sposare

Mencio

Tea.

720

Fine,

(Dal copione

di

Balduino Silvestri

di

Veneri

Connine

di

Te scia).
Note.

Il

titolo

nel nis. quest::

Antichissima zingaresca di
/'

Beo di 'Berlo nuovamente messa in

i scena

anno iSjS da Giro-

lamo
del
v.

T^idolfi. Lpppeglia.

Anione teatrale. Loppeglia un paesetto


di messaggere
v.

Lucchese.
3,

V. gente, Lucch. =
tAmica
il

2,

al fin

= come

messaggero;

genti;
Il

io.

Il

ras.:

Altro bel passo invio;

v.

v.

12.

siella.

saluto rivolto a Tea;


25.
Il

bio fra

tu

il

voi;
si

usa

v. 17.

Scam-

v.
le

ms.: Io per la cani e Vorto;


al

46. Nel Lucch.

anche
v.

soggetto;

v.

59.

Si sottin-

tende: a
st'urna;

fame

delle

altre;

61. Ellissi della preposiz. in que-

v.

66, ammoni/e, Lucch., per protesi

Bene

si

sottintende, fanno
dell'/
Il

al
le

v.

74, semplice

= monile; = semplice
,

v.

70.

collo

scambio

in r,

comune

vernacolo della
f laute;

Campagna Lucch.;

v.

78.

ms.: che postovi


il

v.

v.

85, libbro
/';

libro.

Nel

Lucch. Irequente
dire:

raddoppiamento

del

v.

109. Si sottint.:

Per quanto

(la) si sente dire;


v.

12. Attaccamos,

Lucch.
Pi-

= attacchiamoci;
gliela,
v.

129, vorrebbi,
viene,

Lucch.

=
v.

vorrei; v.

131.

Lucch.

= pigliala;

Lucci).
}

vieni (imperativo);

136, gue, per

paragoge

= gua'

v.

qui esclamazione di

meravidiletto;

glia;

v.

137, pe,

pa, L\icch.=padre;

141. Deli,

,.7

v.

142. 'bLar' (Lucch. narare')=narrart;

v.

143, fare

= =

fare,

far che
v.

?=a

che scopo?

119. Siranno, Lucch. =$aranno;


sentirlo;
il
/

si

165, seni ilio

Lucch., per assimilaz.

fra

v.

172, ac-

compagnaha
aspira;

=
v.

accompagnala. Ne]
176.

Fiorentino

due vocali
f'

Formula

di

giuramento, per non dire


la

de

Dio;

v.

178,

mi fa bllera=mi monta

collera;

v.

179, MI,

31

tfilp

f
Lucch.
per
il

p//: sceiv.'o

viso (musi);

sccrpo 183.
v.

lompo:

la

musiera burlescamente

Testone, antica
il

moneta;

v.

187.

Arlecchino dice grafjiaho per fare


ni

verso a Beo;
:

v.

195.

=
v.

<;//:

v.

195, pecche


v.

196, io, inno,

= cecchini Lucch. = sono;


per
11

doa, Luccli.

dna

=
,

dite;

v.

226, sua, Fiorent. jmo/;

2:5.

Mne
varila

Fiorent.

paragoge
ms.
i

= me
;

v.

2ji

Fiorent.
219.
la

=
11

= guarda.

v.

Oh

to' quella

\ingaracci l
i

ms. Or mi montano
;

cacchioni.

Montare

e.

=. scap-

par

a pa\icir x
ti

2jo, mi tieni in corda


acciujfo;

mi
In

tieni sospeso;

252,

arampino ti

v.

236.

11

ms.:

vita strana;

258.

'Un

nuu, Lucch.- non: rugare, Lucch.


per faccia;

sgridare:
/'/

grugno

dispregiativo

v.

270. Espress, ellittica:

mttlele in tanti a battere un

pover'

uomo solo?

v.

273,

ponan, apocope nella

a
i

a pers. plur. dei e 2

verbi, regolare nella

Campagna Lucch. Sgropponare


fero,
al

= rompere

il

groppone;

..V

v.

Lucch.=ferro;
recitato

v.

280, anno,

Lucch.l'anno
v.
:

ssorso.

Allude Lucch.

dramma

nell'anno anteced.;

= guancie; 285,
Lucch.

me', Fiorent.
v.

= mia

(lat.

meo);

v.

288,
11

siepi;

296, [noie, Luce.


vv.

=pu;

v.

302.
il

ms. Co-

stui tanto

tuttora;

v.

361-6.1, a uu

dottore per
ecc.

quale par-

lare

dell'arte

retorica, di tonti, di aritmetica

tuli'

un

bene ogni cosa;


fa

11

3S8.

Qui

il

ms. gi

difficile

intendersi,

si

indecifrabile.

copista costretto a scrivere un dialetto che


la

non

intendeva, perdette
v.

bussola
sbri'

e le parole che

seguono

fino al
fra
il

Aijo detto che

me

non han senso. Solo ho potuto,


\

resto, legger questi tre versi: Pitta ohe mi assicura

Il

ver dottor

'Variandolo

Insiem

coli' archmandol

...;

v.

396. Se hai del bene


;

=
v.

se

son
Il

felici;

v.
i

39S.

11

ms.

Alle

donne partorienti
v. .J09.

401.
nel;

ms.: Lascio

maturi consigli;
il

Innel,

Lucch.

=
V.

vv. 427-28, che ora


il

fiume su

ci passa.
lite,

Anacoluto

sul quale ora passa

J.

v.
:

436. Ln

Lucci).

hi;
se
;

457, ciua
v.

Lucch.

duca

v.

437, anno

/'

anno

v.

442. Ellissi della congiunz.

chi

pigli anche la
v.
, | 1

moglie

re=

442, sbavigli, Lucch.


ci

sbadigli;

1.

2i/)n ci ha V allv
self, ir

= non

ha

1'

abitudine a sbadigliare
'

cio

la

fame;

52

v.

446,

ni,

Lucch.
Il

=
in

gli;

v.

451, 'oda, Luccli.

w.
sior,
v.

459-60.

ms.:

Fi prego dimenticare Del mo dolore;

comunissimo
Il

Toscana

signore.

J91.

ms./
559,

tulli li convinco;

orai
;

v.

= cuoccia 462, ms. per ha mori = morir 521, mor'


v.
11

5/

vori

subito;
vorr
v.
v.
v.

v.

;;'

ni

gli;

vv.

che ne venga: = = stava Fiorent. sognavo; 550, sogna 551, = = Lucch. cuore; ne, Fiorent. 560, 55}, 572, Scbicchignosa = schinigncLucch. = 562,
v.

543-544. Che in la intenda


:

545. Ellissi della congiunz.

uniti

0,

v.

sica

'uore,

v.

ne,

glie;

v.

sa,

smorfiosa: perch
il

Tea
573.

fa

vista

di

prender marito per conten-

tare

padre;

v.

ConcruJiamo
e fatta,

= concludiamo;

v.

v.

577.

>

Mencio ha detto

bella

senza pensare alla dote;

perci
cosi

Beo

gli

dice che

sua

figlia

non

una

gatta da prendersi

senz'altro e gli

rammenta che anch'

essa mangia;

5S4, poa

= poca;
corso poco;

v.

5S6.

Che dentro, anacoluto

= dentro
60
|.

cui;

v.

587,
e'

popuino (po' pochino)

= pecbctlino;
(cos,

v.

II

ms.

C\Ca
e

w.

617-1S. Proviene

dal non aver

dormilo

dal
del

sentirmi non troppo bene

cose);

v.
v.

620.

Con

ellissi

dimostrativo, alla latina: ci che viene;


pa' (padre)! Esclamaz. di

v.
!

627. Le corna ditti'

sdegno;

v.

42.;.

Qui
430.

che

non
c'

ci

manca una
lettera che

lettera! che c' scritto chiaro

v.

Ab!
v.

una

pare un naso bistorto;

641. Bua echio ne (accresci-

tivo di bue)

= stupido;
11

v.

649, tetra

= grossa;
!
e

6^0.

'l'i

vorrei cuocer tardi, se

agnello col cui di pietra

dice scher-

zando Reo;
di
le,

v.

v.

665. Praia/tasso per non dir Satanasso;


dire scoppiare;
'X.
1

gli

v.

666,
gli,

tiare

per

non

v.

670.

NJ, Lucch.
si

loro;

674.

'/

lessi

bene

apposta;
se
si

sottintende:

brandomi una proposta strana; poich


tutti
(1
i

dovesse dar pranzo a


ci
!

vicini chi sa quanta carne di


la proposta,
la
vo';
si

man;o

dunque

sottint.,

ti

piace?
,

dunque ginrad
sia
lilla.

v.
v.

678, pace

vorrebbe 675. 677. ms.: AnLucch. = pulce 681,


v.

v.

Il

v,

Lucch. per non dir g iuraddio;

v.

691.

11

ms.:

Anco

un po' scoronala;-

joi,di mio, per non dire di Dio. Cosi


invece
di

anche per mio, o per

:io,

per

Dio.

~d^
!

:!'

53

JW

r::

u'

CONTRASTO
FRA UN VECCHIO AVARO E UN GUERRIERO.

Personaggi

Ariodante, guerriero
Stenterello, suo servo

Elisa, sua

figliti
sei

Simone, suo

vo

Ambrogio,

vecchio avaro

Callutte,

corsaro turco.

mWj

>

OTTAVE PRIMA DEL CONTRASTO.


Carissimi ascoltanti,
in

questa sera,

voi

mcn vengo,
a

pregovi

di

dare
cera,

Ascolto

quanto noi, con


e

lieta

Siam per rendervi noto,


Contrasto
fare,

un singolare

con
a

bella

maniera;

Se grata udienza
h\

noi

verrete a lare

questa stanza, dove ascolterete


di

Cose, che assorti

stupor sarete.
vedrete,
e bella:
sete.

Ln vecchio infame e avaro voi Con un.\ figlia assai leggiadra


Questi,
dell'

oro per
di

1'

ingorda

Nega sposa
lui

far
all'

la

meschinella;
rete,

essa,

tratta
in

amorosa
di

accesa

seno

ardente lacella
lei

1/ un giovanetto, a

lido e costarne,

Per

nome addimmdato

Ariodante.

11
57

A/>

^ 1
Questi, per ottener
li
al
s'

bella

amante,

risrto rapirli
all'

genitore.

Mentre

opra

accinge, ecco un

furfante

Corsaro, servo del

Tracio Signore;
giovine galante,

Che, nel veder

la

Tenta

rapirla
via
la

con inatto furore.


trascina,

Mentre

ecco

all'

istante
:

Comparisce improvviso Ariodantc


Che, nel veder
la

sua diletta amante


dall'

Via tratta a forza

empio corsaro,
piet

D'
Il

ira,

di

sdegno
assale

e di

fiammante,

Turco
si

col fulgente acciaro.


e

Tanto

mostrer prode
ai

prestante,

Che

il

Saracino

colpi suoi riparo

Non
La

trova, e altin, ferito, a suo dispetto,

bella

donna

di
il

lasciar

costretto.

Dopo

tante fatiche
in

caro oggetto

Viene

poter del giovine guerriero,


si

Che, del padre


L'

rigido
il

al

cospetto,
fiero.

impalma

seda
uniti,

suo cordoglio

Poi,

insieme

con sincero

alletto,

Faran partenza per altro sentiero,


Per dare
al

lor

desio compito pasto.


1'

E
Elisa.

qui termine avr

opra

il

contrasto.

Udienza mia benigna,


Eccovi Elisa innante,

Ma

sventurata amante.
Disgraziata.

lA3

_^g
:

Io sono innamorata

Di un giovine guerriero

Ma
Non

il

padre mio severo


consente.

Non

vuol saperne niente,


imbecillito,

Quel vecchio
Ch' io
parli
di

marito

se

ne parlo,

12

Dice che pazza io ciarlo,

La secca

testa

scuote,

E. a discorrer di dote,

Mi rimprovera.

16

Ma

se dovessi

povera
la

Tutta passar

vita,

Voglio vivere unita


Al mio Ariodante.

20
!...)

(Vecchio avaro ignorante


Ambrogio.
Elisa.

Cosa

stai

brontolando

Eh

vi

andavo lodando,
24

Caro padre.
Ambrogio.
S,
le

figlie

lei^iadre
far

Soglion

sempre onore

Al loro genitore:

tu

fai

bene.

28

Pensa che non conviene


Discorrer mai
d'

amori

Metton
Per

cattivi
le

umori
32
\

case.

LTU

59

Dell'uom
In
I.

la

miglior base

questo
chi

mondo
lieto.

01

ha molto tesoro

Vive
Elisa.

36

(Crepa, vecchio indiscreto!)

Ambrogu
Elisa

Tu

che ne
a

dici,

figlia

Io dico

meraviglia
dite.

Voi ne

I"

Ma non
Ch'
Ambrosio.
io

so se capite
sono....
\Jn

po' civetta:
fretta,
!

Lo

so.

Parti
ti

con

bastono

-Il

Elisa.

Vi

domando perdono
(Ti venga un mal

di

petto

(nel p,

A
Ambrosio.

tuo marcio dispetto,

Yo' marito
Vedete
I

!)

(parti3)

-*

se struito
la la

Io ben

mia famiglia

Vedete

mia

figlia,
!

Che
E
e
li'
)

rispetto

qualche sospetto,
rifaccio avanti,

Mi
E

ci

in

casa

degli

amanti
;<

Non
I

ne voglio.

tatti

miei non soglio


a

Farli

nissun
a

sapere,

E T oro

mio piacere
60

Vo' contare.

X
t/V
60

fife/

-'Vh
mare

ilo quattro navi

in

E trentasei poderi E due boccali interi


Di diamanti.
I

6[

quattrini in contanti

Soli centomila pezze.

Ho

tredici

cavezze
:

Da

cavalli

68

Un rasoro dai Un dente di


E
Ci ho

calli;

elefante,

del Golia gigante


la

spada:
;

r-

Sette cascion di biada

L'elmo
La barba

di di

Rodomonte;
Caronte,

il

cor di Giove.

76

Ma

chi per

me

si

muove...

Bisogna vada

via

Subito, a casa mia;

Perch ho sospetto

80

Che qualche maledetto


Ladro mi nibbi
11

tutto
frutto
([ni rie)

capitale e

il

Di
Aiiodaulc.

tanti

anni,

84

mici perenni affanni

Che, per cagion

di
il

amore,
core,

Mi

batte in

petto
e

Notte

giorno.

sin

Vengo

in

questo contorno,
la

Sol per

bella
ferito
e

Elisa, in

Che mi ha
Aspra

guisa

crudele.
fedele

Ma

io le .sar

Fintanto che respiri,

lei

miei sospiri

Sempre andranno.
Se
il

96

padre suo tiranno


la

Non me
Io
la

vorr dare,

far scappare,

1'

avr vinta.

[00

Basta eh' Elisa accinta


Sia a far quanto vogl' io
:

Sar quest' idol

mio
1

La mia consorte.
(Simone, che ha sentito
avvisare
sieme,
e
il il

discorso, parie

per andare ad
e

padrone, ed incontra Stenterello,


in
le

s'urtano in-

cadono ambedue
Io corro per

terra riltti).

Simone.

corte
avvisare,

Ambrogio ad
Che non
lasci

scappare

La padrona.
Stenterello.

108

Bestiaccia

burrona,
i

Li vedi

nostri noi

Simone.

Corpo

di

cento buoi
affare

Che

questo

i-

02

-A/a

s
StClL

Vattene

via,

fa

presto

ti

do una zampata,
di

Faccia

una patata
cotta
!

Mezza
Simone.
Io....

116
rotta

dopo essermi
e
ti

La schiena
Sleilevelo.

la

casacca

Va

via,

do una pacca
!

Fuor
Ti
stritolo,

del corpo
ti

120

storco,
ti
t'

Ti macino,

smilzo,
infilzo,

Ti

trucido,

po'

ti

salo.

124

Ti pianto dietro un palo,


Bestiaccia animalesca;

all'

usanza turchesca

Morirai.

128
? ?

Simone.

E che

Che
sei

sar mai

Forse
Stenterello.

Rodomonte
gli

(parte)
?

Padrone,

do

in
!

fronte

Ariodante.

Impertinente

I?2

Fino ad ora, presente

Stenterello.

Dor eri, Oh bella


Ma

scellerato
!

sono

stato...

Sono
Ariodante.
Stenterello.

stato...

I36

dove, dissensato?

Dove, non mi ricordo.

Aridi

inte.

pezzo

di
siei

balordo!

Ma

pazzo

140

\
mj
6?

?
Slculcrcllo.

potr raga
ltico sarchi

voi

Ariodante.

Iniquo,
I

;i'

pad r OH tuoi
rispondi
ti

;i

14

l'ai

c.isc)

che

sfondi
il

Con
Stelliti clo.

questa spada
dal

peti
!

Fuggi

mio cospetto

Sior padrone, (s'inginocchia)

Abbiahe compassione
Del

vostro Stenterello:

Non sono
D.\

un fegatello,
I

infilzarmi.

52

Ariodante.

Alzati; e

tempo panni
metta giudizio,

Che

tu

che dal mio servizio Via


ti

caccio.
ti

I?

Io da padre

laccio,
tu
faccia.

Accio
Stenterel

1"

uomo
la

Scusahemi, se
L'

faccia
I

ho da donna.
la

60

Io non porto

gonna;
?

Volehe che mi s'eopra

Son

omo
In
po',

sotto e sopra,
e in

cima

londo.
!

164

Ariodante,

Taci un

cervel tondo

Vien qui per un momento.


Stai
a

quanto

io dico attenl

Senza imbroglio.

168

e/v

64

-i/\$

Prendi cotesto foglio,

Che

di

lettera

in guisa

Consegnalo ad
In

Elisa

propria mano.

172

se

il

suo padre strano


a

Fosse
Il

colei dappresso,

foglio tien tu stesso,

E non

li

dare.

176

Devi insomma guardare

Che

lui

non

se n

avveda.

Va

guarda non succeda

Alcun errore.
Se da buon servitore
In questo

mi

sarai,

Quando

ritorni,

avrai

'Na ricompenza.
Stenterello.

184

Se mi mctlehe

mensa
intero,

Almeno un anno
Far pulito.
Ar'wdante.
S,

Vi prometto da vero
188

vanne via spedito,

E sappi il fatto fare, Che ti far mangiare.


Fin che campi.
Stenterello.

192

Xo, no,

di

questi inciampi

Non

ne voglio sapere:
e

Voglio mangiare

bere

Per un anno.

I96
;

^ %v
65

rJ

Sciocco, non

fai

a tuo

danno
?

fare

in

questa guisa

Vai, vai dalla

mia
al

Elisa;

Io penso
Stenterello.

resto.

200

Ma

se crepo pi presto,

Anche
Chi

soltanto un mese,

me le fa le spese, Doppo morte ?


alle

204
!

A)

iod ani e.

Su

via, pazzo,

corte

Parti

all'

istante e
la

bada

Di non

fallir

strada,
(li

O
Stenterello.

che

ti

legno,

la lettera)

208

Parto, tu venga pregno,

Se

il

legno tua bravura

Se 'un avessi paura,

Lo
Arodanle.
Stenterello.

vedresti

212

Vanne

ti

dico

Resti

(parte)

Arodanle.

Lei qui deve venire.

Meco
Eh

dovrai partire,

Elisa bella.
!

216
quella,

quando son con

Sfido qualunque

sia.

Se dalla

mano mia
rapire.

La pu

220

Al nuovo comparire
Della nascente aurora, Colei che m' innamora

Sar meco, (parte)

22

66

-iA9

Cauin

Callutte, nissun teco

Per ora aver non


S,
li

dei.

compagni miei
Restino addietro.

22S

Quest' un villaggio tetro,

Dove

nissun

mi vede:
far
le

se

posso
Io

prede,

me

prendo.

252

Gemme

danaro intendo

Con nissuno spartir; E porto al gran Visir


Le donne
Corsaro io sono,
belle.

236'

quelle

Son

le

prede pi rare.
il

Poco

distante

mare
240

E
L'

il

mio

naviglio.

uno

dall' altro

un miglio
sicuri

Lontani

mal

Qua vedo gli abituri, E poca gente.


Dunque sicuramente

2 44

Qua (Ma

nella selva spessa...

qui qualcun

s'

appressa...

Stiam nascosti).
Simone.

248
!

Corpo

di

cento arrosti

(sbadigliando)
!....

Quel maledetto avaro

Con

tutto
Si

il

suo danaro,

digiuna.

252

'

- K

i/\4

fy
Del Sole
e

'-

della
all'

L/m
osteria
:

Mi manda E
In

povera mia
Pancia
1'

ho sminza.

2)6

Che
E
Calutte.

ti

venga una grinza

Neil'
in

oro
tutti

e
i

nei

diamanti,
contanti
! !

tuoi

Galantuomo

Simone.

mamma
Forse
il

mia, che

uomo
?

Ditemi, che volete diavolo


il

siete,
?

O
Culliate.

ser\ itore

iG\

Non

fa'
ti

tanto romore,
stacco
la

testa.

Dimmi, dov' ora


Il

resta
?

tuo padrone

OS

imone.

ritto,

o ginocchione,

O
diluite.

aggiaccato, o a sedere...
io sol voglio sapere

Ma

Ora dov'
Simone.
Cttlhi.'le.

2~2
?
?

Me lo contate ho A chi
1'

me

da contare

Presto, senza indugiare,

Dimmi
che
i!

il

tutto;

276

capo

ti

butto
passi.
i

Lontano cento
Simone.
L,
l,

finiamo
i

chiassi

complimenti.

Era, or son due

momenti.

Dentro

dei

suoi calzoni

in

tredici

giubboni

Avvoltolato.
Calutlc.

284
?

Ma dove
In casa

1'

hai lasciato

fuorivia

Simone.

Credo che andato

sia

Dallo speziale,

288

Per

tarsi

un

serviziale;
assai
:

Perch va duro

Ma non vuol morir mai


Bestia con
Calluttc.
1'

effe !

292

Perche

ti

fai

berle
?

Di

lui,

nel tuo parlare

Che

forse da mangiare

Te
Simone.

ne manca

296

Vedete

faccia bianca

Che ho

fatto dal digiuno

Non
E
pieno

conosce nissuno

Queir avaro.
di

JOO

denaro,

E
La

lascia
figlia

anche stentare
sua, n dare
la

A
E
bella

alcun
il

vuole.
:

304

come

sole

E Xon
il

vecchio rimbambito
gli

vuol dar marito,

A
11.

nessun patto.

308

SIP
:

A/

b
Io
ci

dovento matto

Gi, lo voglio lasciare,

Vo' veder

di

trovare
12

Altro padrone.
Qilliiitt

Eccoti

1'

occasione

Tu

sarai

servo mio;
ti

Fa quanto

dico

io,
:

E non pensare Che bevere


e

316

mangiare
:

Non
E
se

ti

mancher mai
ubbidirai,
ricco.

mi

Ti far
Simone.

}20

Dite pure, e mi liceo,

Per voi, anche nel luoco

Purch lavori
Per
Callutte.
la

il

cuoco
324
(gli

pancia.

Intanto ecco una mancia!

d una borsa)

Dimmi,

quell'

uomo
il

avaro,

Lo

sai

dov' ha
?

danaro 328

Rinserato
,

Simone.

L' oro,

1*

ha rimpiattato

In fondo del suo letto;

E dentro

in
il

quel cassetto

Vi ha
Callutte.

diamante.

))

Narrami adesso quante


Ila
in

casa,

lui.
il

persone.

Simone.

Vi sta solo

padrone

la

figliola.

I
Callultc.

Oft
e

<S

Vuol dirmi una parola


Stenterello.

388
d.i

(Simone per
e

/'

ordine ricevalo

Cahtlle sia

ritto

non parla).

Stenterello.

Ma

che
il

fai,

lo zimbello,
di

mercante
sta
11

fiato

Guarda,

piantato,
!

Come
Elisa,
Stenterello

un palo

392

inutile.

Io

m
bel

ammalo
citrullo.

veder quel
il

Saresti

trastullo
!

Elisa,

addio

(va per partire)

j,yu 390

Elisa.

No, Stenterello mio;


Sia

qualunque

1'

imbroglio,
foglio,

Recami pur quel


Ch' io
Pria che

lo legga,

400

mio padre vegga.


star zitto;

Simone
Vero
Stenterello.
?

Bravo

sta

ritto,

L 'mpernato.

4O4

Fa

carestia di fiato.

L,

vi polche

fidare:
?

Non

lo

vedete

pare

Un
Elisa.

barbagianni.

40S

Dai qua

mi par milf anni


il

Di veder

galante

e/v

73

iAm

<^P
ZZ:\
-

o/a

TX

Caratter dell' amante.


Stenterello.

Eccovi
Stenterello porge ni leva).

il

foglio.
foglio

412
ad
lilisa,

(Mentre
vecchio
e

il

arriva

il

Ambrogio.

Cos' cotesto imbroglio?


Penser
a
vi
la

tutto

Ambrogio.
il

Stenterello.

che
l

venga

gogio
?

maniera

416

Dahemi
Ch'
Ambrogio.

la

lettiera,

ella

non viene

voi.

Io leggerolla, e poi

Penser
(Ambrogio, dopo
e gli

io.

420

letta

la lettera, si rivolge a Stenterello

da una bastonala).

scellerato e rio,

Di qui

all'

istante parti,
ti

Se non vuoi che

squarti

Col bastone
Stenterello

\i\

Ohe

ohe! questa lezione,


1*

Per me,
Ambrogio.
Perfida

stata

assai

figlia,

vai

In casa tosto.

428

(Poi rivolto a Simone:)


l

tu,

che

stai

qui ascosto,

Non mi
Che

sapevi dire
?...

Elisa vuol fuggire

Xon

favelli

432
(Simone non parla)

74

^0/5:
<5

Dunque anche
Birbante,
siei

tu
J'

con

quelli,

accordo?...

Yo

veder se

siei

sordo,

se tu senti.

436

(Gli d dietro a bastonale)

parla,

dieci

o venti
n' avrai:

cento ancor

Finch non parlerai,

Meno
Callnllc.

legnate. (Partono)

440

Le gemme

1'

ho trovate,
1'

Ed ho

trovato
il

oro.

Ho
Ma

rubato

tesoro

A
v'

quell* avaro.

444

un tesor pi raro,

Qual'

una donna amata,


inviata

Che ho veduto
L
Io vado
l

nel bosco.

448

nel fosco

E
Ed

alla

sua volta riedo;

allor che la vedo,

La
Qucst'
il

rapisco.
di

452
!

che gioisco
a celare...
!

L andiamoci

(parte)

Ar lodante.

mie vicende amare

O
Eorse di

beli' Elisa,

456

me
tu sa

divisa,

Ancor
l

piangerai....

chi

quando mai
?

Potr vederti

$/V
75

sm

o/a

?
J ili sa.

Ma
A

voglio possederti,
costo della
!

vita.
!

Aita

aita

aita

(Fuori del parco, mentre la rapisce

Cai hit le).


|6
|

AriodanU
Elisa.

Voce

triste

!....

Soccorso! Chi mi assister


Barbaro
!

traditore

Ariodante.

Verso questo rumore

Andiamo

avante.
!

(.68

Coraggio Ariodante
Callutte

Da me non
Concubina

fuggirai.
il

(Strascina Elisa verso


sarai

parco)

Del gran Sultano.

Lasciami, empio, inumano!

Soccorrimi, Ariodante! (vedendolo)


Ariodante.

Lcco, ecco

il

tuo amante

In tua difesa. (Dice a Callutte:)

476

Meco

hai da far contesa,

Barbaro Mossulmano
Lasciami
'l'i

Elisa,

al

piano
(So
!

distendo.

Callutte.

Battiti,

mostro orrendo
chi pi
la

Vedremo
Ariodante,

forte...

(Si battono)

Qui

troverai

morte,
!

Empio pagano
Callutte.

484

Stoltissimo cristiano,
Callutte proverai
!

I
$/V-

-76

uu Ariodante.

Per

le

mie man cadrai


al

Disteso
([lene
llato
il
il

suolo.

488

Vecchio lutto affannato, perch gli hanno ru-

tesoro).

Ambrogio.

Non
Il

posso pi dal duolo


tutto

M' hanno rubato


capitale e
il

frutto

Di

tanti

anni.
(dice

492
ad Elisa)

Tu
Elisa.

sol

di

tanti affanni

Siei stata la

cagione.
il

Quello, stato

ladrone,

Che
Stenterello.

si

batte.

496

Spetta: ni do due patte (con una granata)

quel brutto mostrino.

Renditi porcospino,

O
Callntte.

ingranato.

500

(Ni d una granatala)

cielo

son piagato.
la

Perdonami
Ariodante.

vita

Cedi

la

spada, e udita
la

Sia

cosa.

504

Questa donna vezzosa,

Dimmi ove
E che robba
Ambrogio.
Stenterello.
in

l'hai trovata,

serata
!

quella cassa

508

La cassa

mia.

Tu

passa,
(li
ilii

una granatala)

77

Ambula, arcicamina:
(

che

la

medicina
!

Ce
Ariodante.

V ho io
1

]\i

tu,

beli

idol

mio,

Xon
Elisa.
I

puoi narrarmi niente?


!

cielo

lilialmente

Ora

respiro.
te sospiro,
1

516

Or

che per

Ti narrer

intero.

Aveo preso
Per
jl

il

sentiero

bosco.

520

Mentr' ero nel pi fosco,

Venni da

lui

assalita;

E mi

rapi'a,

se aita

Xon mi
Voleva
fra
gli

davi.

2
|

schiavi
:

Del gran Sultan menarmi

Ma

tu,

mio ben, con


hai

1'

armi

Mi
Ariodante.

salvato.

52S
Callntlc)

Tu dunque
Da
E
li

sentenziato (dice a

quella esser ne dei.


tesori

Ambrogio.

miei
li

Chi
Ariodante.

me
s'

rende
?

552

Che

tesori

intende

Ambrogio.

Quella cassetta

mia

Mi

fu

portata via

D.\

quel birbante.

j6

(Accenna Cali ut le)

'

I ?

SIP

-Jq

Aiiodanle.

Tu

favella

all'

istante,
:

(a

Caulle)

E parlami
Quel che
Caulle.
S,

sincero
lui

dice,

vero?

perdono
!

54

Vi chiedo
Ariodante.

A
Che
alla

te

ridono

Quella cassetta, a patto


tua figlia esatto
rendi.

Conto

514
?

Quella cassetta

intendi

48

A me A me
Perch

sol
s

si

dovrebbe;

apparterrebbe

Quel danaro:
al

ladro corsaro
sol gli

Col brando

ho

tolto,

Ed

te,

vecchio stolto,
verra.

Non

552

Ma

solo Elisa sia


in

Giudice

questo Auto
il

E anche

colui che
fare.

ratto

Volea
Stenterello.

556
ranata)

fabelo infilare, (con a

Eppoi
Elisa.

si

cuoce arosto.

No, no; che ad ogni costo

Non

vo' morte.

560

Tu

sappi,

mio
la

consorte;

Mezza

cassa sia
la

Sol per
Il

dote mia:
ei
1"

resto

abbia.

564

79

:,

\p

Stenterello.

Guarda guarda, che rabbia!


Egli,

Elisa.

senz' altra cura,

Sciolto, alla sua

ventura

Sia
Stenterello.

lasciato.

568
(vede Simone)
!

Hcco quel Senza -fiato,


Ben
visto,

pezzo duro
ornai

Ariodante.

Il

tempo
All'

maturo

ore

liete.

Yojaltri due sarete

Prove
Stenterello.

ai
!

nostri sponsali.
de'

Ma,

dite

boccali
?

Se ne beve
Ariodante.

57*
breve.

Facciam

la

cosa
al

in

Parlate su

momento:
contento,
!

Di ci

siete

Sior
Stenterello.

Ambrogio

580

Parla,

o vecchio barbogio,

Fai

come
la

il

tuo Simi

Simone.

Adesso

ragione
io
la

Anch'
Ambrogio.
Io
la

intendo.

$84

ragion comprendo;

E acconsentir prudenza.
Potete
in

mia presenza J05

Anzi sposarvi.
Stenterello.
Si,

anch' io potr larvi


briciolin
di
il

Un

lume
pattume
(sic).

E andar

sotto
1'

udir

odore

J92

.SO

<z

Ar iodanle.
Elisa.

mio
!

felice
in
la

amore,

Deh Ed io

questa

man

riposa.

man
ti

di

sposa

Ecco,
Stenterello.

reco.

596

To

to

povero cieco,
ci
il

Guarda come La
se
li

vede

porge
la

piede

E non
Elisa.
Il

mano.

600

cielo

non invano
facea sperare
:

Noi due
Si,

volle consolare

Alfn due amanti,

604

Quali saran costanti


Insiem fino
alla

morte:
?

Non
Ariodanle.

ver,
S,

mio consorte
!

mia cara
ti

607

Tu a Da
Stenterello.
S,

partir

prepari

questa terra lungi, (dice a Callnlte)


s,

vanne

far fungi,
!

Brutto
Callnlte.

muso

612

Con

chi

si

sia
fi

mi scuso,
la

Se mal

mia

parte.

Io non sono

dell' arte

Della scena.

616

questa udienza piena

Compatimento chiedo.

M' inchino

il

mio congedo
620

Intanto prendo.

Si

s
A
medicare intendo

Andarmi

la

lctira.

diluite, riverita

Udienza, parte. (Parte)


WllOllt'.

624

Se anch' io

di

servo

1"

arte

Male disimpegnai,
Sappia T udienza ornai

Ch'
Se
la

io chiedo scusa.

628

mente confusa

Non mi fece parlare, Un po' ci doveo fare,


E un
D' un
civettili

po' ci
le

feci.

632

veci

Io faccio a voi, vicini;

Con cinquecento
Io vi saluto.

inchini

636

Ambrogio.

S' io

feci

il

sostenuto

Contro Fu
1'

la

mia

figliola,

avarizia sola,
ci
agli

Che
Mangiando

volle.

6.|o

e cipollj

Aveo un tesor leggiadro; Ma poi quel Turco ladro

Me
Dunque
Che
vi

lo prese.

'Il

io palese

del

mio mal

talento

Chiedo compatimento.

tutti

quanti.

64X

82

l03

B\A~

w
s

Stenterello.

Aneli'' io

vengo

davanti.

Scusate, se vi scuso,

E questo amabil muso


Rispettate.

6j2

se non mi scusate, Mi scuser da mne, Che credo di far bene


I

complimenti.

G-,6

Bestie,

amici, parenti,
il

Levatevi

cappello,

Che

il

vostro Stenterello
vi

Qui
Elisa.

pianta.

660

Se queir amor che incanta

Mi

prevaricare,
a

Anche
II

non

rispettare
66r-

padre mio,

Al femminil desio

Cotesto attribuite:
Udienza, compatite
I

miei trasporti.
e torti

668

Ariodantt.

Dritti sentieri

Ticn Anch'

1'

uomo innamorato
amore.
errore,

io ero acciccato

Dall'

672

(A

due)

D' ogni

commesso

amabili ascoltanti,

Xoi appassionati amanti


Comportate.

676

83

SU

"Vf
r

f
E
se
(

s
non
ci

scusate,

)ra

che sposi siamo,

Di

nuovo richiediamo
Scusa
a

voi.

6So

Mancarono

gli croi....
si

Ma
Se

il

termin

presenta;

!"

udienza contenta,

Abbiam

finito.

684

OTTAVI- DOPO

IL

CONTRASTO.

Carissimi ascoltanti, or che compito

Questo nostro Contrasto adesso abbiamo,


Se
ili

qualche punto
tutti

si

fosse fallito,

Di perdonarci,

vi

preghiamo
di

E non
Se
vi

sol

in

questo,

ma

pi vi

invito,

piacere che un ballo tacciamo,

ballare
a

con noi con


ci

lieto

core,

Avendo

condotto un suonatore.
onore,

Dunque

vi

supplichiamo

farci

Giovin donne, fanciulle

maritare,

Per che

il

Carnevale presto muore,


e

divertirvi,

cUc con noi balliate


si
\\\

Xoi che

tutto

per vostro

amore

invitiamo a ballar, donne garbate;

Prima per faremo un ballo noi;

Dopo

di

questo, ballerete voi.

x,

iA3

9S>

3p
Su dunque, suonator,
sbrigati
!

poi

Da

questo luogo noi farem partenza.

Ma

prima contentar vogliamo noi

Tutta questa benigna e grata udienza.

Xoi ringraziam

della grata

accoglienza

Che

cortesi
al

ci

han

fatto,
il

e intanto

diamo
3

Termine

canto, e

ballo principiamo.

Fine.

(Dal copione
Piscia).

di

Baldltxo Silvestri

di

Veneri

Comune

di

Note.
becillito,

Ottava

3,

v.

2,

ritrto hucch.=risoluto;

v.

v.

11,

im-

Lucch. da imbecillir e

= divenire
Ellissi

imbecille;

ij,

a di-

scorrer=se gli parlo;

v.

39.

della congiunz. lo dico che;

v.
v.

66, pena, antica moneta;

v.

69, rasoro, Lucch.

=
,

rasoio;

73, cascione, misura di capacil;


si

v.

77. C\Ca chi per

me

si

muove,

sottint.:

se

ne ritorna a

man vuote;

v.

105

(dida-

scalia) rivrto, h\icch.=riveltot supino;

-v.

109.

Buggerone (qui

bu^erone p^r

affettare

una pronunzia forestiera)

uno

dei

tanti

dispregiativi usati in
la

Toscana;

v.

110. / nostri noi, burlesco

mia persona;

v.

119, pacca

=sei;

pugno;

v.

v.

140,
I

siei,

Lucch.

v.

142, sarehe, V\orent.=sarele;

in

152.

fegatelli s'in-

filzano in

un gambo

di

finocchio; v. 176, li=gli;


v.

v.

199, vai
Sole,

(imper.) Lucch.

= va';

233. ^Cangiare air osteria del


e'
il

prover. == non mangiar nulla. Qui

giuochetto

di

parole,

che

il

Sole e la

Luna son due

trattorie

Lucca;

v.

256, smin^o,

Lucch.

smilzo; v. 2|.

Si sottint., di

lui?

v.

270, aggiaccalo

(da acciaccare) Lucch.=sdraialo;v. 292. Bestia coWeffe barone coir f\


sottint.,

come
.\/ii,si
~

v. 343.

Altro

Esclam.

di soddisfaz.;
il

v.

235.

anche che debba interrompere

colloquio:

v.

370, x u\\u-

rulont, Lucch. =slupido;

v.

373, coratella, burlesco per parodiare

1/W~

8i

r
la

metafora cuore, con


v.

cui

..
si

-s
chiamano
l'un l'altro gl'innamorati;

376.

Calo,
l,

si

sottint.

di
v.

peso=mi consumo;
406.
/.fi

v.

38

5,

/:/'

U,

Lucch.
curare;
scalia).

= lui

11

costui;

e /'aj/o,

servono per

rassi-

v.

.(09, dai

(imperai.), Lucch.
v.

da';

412, (dida-

vecchio

Ambrogio;

415, gogio, Lucch.


nel

=0^0;
fra

Vu

v.

478. Mussulmano.

E frequente

Lucch.

lo

scambio

e Vo;
v.
:

v.
11

v.

510.

Arcicamina. Caminare, Lucch.

v.

544,

rendi,

Lucch.

= renda;
si

v.

558, arosto,

= camminare; Lucch. = ar =
un
v.

561.

Tu
Il

sappi,

Sottint.
;

quaV

il

mio desiderio;
,

564.

ms.

resto lui

V ubbia

v.

611

fungi, Lucch.

funghi. Va a far funghi


po' ci feci,
si

l=va

a farti benedirei

6;:.

/;

sottint. apposta.

*-

IL

RE DI SPAGNA
(Testamento).

k
tfb

$m

va
*>

Personaggi

Menello,
Gisella,

servitore dei
figlia

Re

Scudieri
ii

servitore di

Ger-

del

Re

ero

Ugo, generale

guerriere
di

GERN1ERO, amante
Gilfroi, guerriere

Armando
Spagna

Re pagano

Due

guardie de! Re

Corriere del Sultano.

/V

-U14 8

sin

o/ai
5

Menelo.

Con permesso, mi avanzo


Avanti
Il

questa udienza.

farvi

riverenza

mio dovere.
Faccio ad ognun sapere
Gli' io

io

1'

arte di servo,

E sempre mi conservo
In allegria.

Qual dunque

di

me
al al

sia

Pi fortunato

mondo,
tondo,
12

Correrlo tutto

Io non saprei.

Son

gi corsi anni
la

sci,

Che

propizia sorte
quivi
di

Drjzzommi
Al Re

in

corte,

Spagna.

16

i
iA<J

89

Una vita compagna ho da passare? Dove Poco ho da lavorare,


1'

E mangio bene.

Ma quando mi
Signori, del

sovviene.
passato
!...

Crediate anch' io ho provato

Mie

afflizioni.

Se mie tribola/ioni
Avessi a voi narrarle,
Piii

troppo, a raccontarle.

Avrei

d.\

fare.

28

Voglio

all'atto

obbriare
vita

Ci che

in

ho

sofferto,
al

Che

pi

non temo

certo

Di perire.
Il

32

re

sono
sua

servire
Gisella
;

figlia

Anzi io solo ad

ella

Ora

il

servizio.
e

}G

Senno adopro

giudizio

Per quella principessa.

Oh

bella

ecco

si

appressa

A
Gisella.

questa volta.
il

40
e

(Cavandosi

cappello
!

inchinandosi)

Menello, mi ascolta

Mcncllo.
Gisella.

Comandi, alma Signora


Tosto, senza dimora.
Dei
pai tire
!

*90

Menello.
Gisella.

Son pronto

ove do gire

Al campo, ove mio padre


Si

trova con sue squadre


Alle frontiere,

48

Dell' affricane schiere

reprimer

1"

orgoglio,
il

Che

per rapirci
Si

soglio

avanzavano.

52

Di morte minacciavano

Mio padre
Lor
Mentilo.

me

(noi

sai ?);

Perch' io non accettai


re in
di

consorte.
tal

?6

Come
Che

un re
v'

sorte

inalzava al trono

Non

credeste

buon dono
?

Voi, Gisella
Gisella.

60

Sai che di

stirpe fella

Procede quel regnante,

E sembra
L"n

al

suo sembiante
?

vero mostro
il

64

Menello.

Ma

intanto

popol vostro
in

Per voi va tutto


Perderete
al fin

guerra.

terra,

Stato e regno.

68

Cos

di

quell'

indegno

Diverrete consorte.
Gisella.

Ti giuro pria

la

morte,
7^

D' accettare.

Wj

91

caa iai

in
5

Mentilo.

Ma

dovreste pensare,

Principessa d'onore,

Che

per voi

il

genitore
periglio.

E
Gisella.

in In

gran

76

sai?

suo consiglio

Di

rifiutar

Menaldo,

Dicendo che
Il

un ribaldo

re

africano.

80

Simile

il

gran Sultano
sapere in carte

Ci

le'

Ch' io adoperassi ogni arte

A
Venne
Maiella.

ricusarlo.

84

Eppoi ad affrontarlo
anch' egli
in

persona.

Quest' una nuova buona,

Mi

rincora.

88

Uniti sono allora

Vostro padre
Gisella.
S,

il

Sultano

contro Y Affricano;

Ed

egli solo.

92

Di eroi un immenso stuolo

Qua

il

Gran Sultan condusse,


le

Pronti per dar

busse

Agli Affricani.

96
!

Mei iella.

Anche loro son


li

cani

Lo so, che ho provati Che dimorai in c;ue' lati Un anno intero.

100

92

-1/fo

s
Ed
Gisella
il

re

?...

quello fiero
intesi
dire,

Per quanto

Di paura morire

Fa
Menci io.
Io pi

mirarlo.
parlo.

104

non ve ne
di

Meglio

me
1'

il

sapete;

Gi, veduto

avete.

Gi sei la.
Parti
,

Eh

ci

parlai.

108
:

eh'

tempo

ornai

Pi non complimentiamo.

Molto udir nuove bramo


Alfin del

campo.

12

Mene! lo.

Parto, qual fossi un

lampo
(in
allo di partire)

Gisella.

Odimi

!...

Menello.
Gisella.

Cosa

(tornando in dietro)

Andrai

A mio
Non pu

padre
la

dirmi
figlia

Che

sua

116

asciuttar le ciglia,
liete

Senza sue

nuove.

Ci avuto,

tu
il

rimuove
piede.
fede,
(parlatilo)

Indietro
Menello.

120

Abbia pure

in

me

Che
Gisella.

fo
!

quanto mi ha imposto.

Addio

Ritorna tosto,

Servo amato

12.4

Wh

93

lA

\fa

Perch tanto indugiato

Quest'oggi abbia

il

dispaccio?

Temo

1"

ultimo schiaccio
.-.vino
!

Abbiamo

[28

del,

donami

ajuto

tu,
listi

gran Maometto,
il

mio
!

diletto
I

Genitore
Porgi
ai

\2

nostri

valore

fai

dalle lor
tutti
gli

mani

Sian

Affocarli
!

Stesi

terra

36

Ugo.

Gisella, della

guerra
?

Non
Gisella.

giunse ancor notizia

Ahim, quanta mestizia


Glie

ho

nel

seno

|o

Quasi ne vengo meno,

Pensando

al

genitore.

Tu,

vice-re d' onore,

Immaginarti

II

Non

puoi ne figurarti
affligge:

La doglia che mi

Crede che mi trafigge


In

seno

L'

alma.

l.S

Ueo.

Idolo w\go, calma

Del tuo cuore ogni ambascia:

Compiere

ai

guerrier lascia
I

La faccenda.

12

m
91

w
Ma
tranquilla
ti

renda
il

Di tanti eroi

valore,

Pugnando

in

tuo favore,

O
Gi sei In.

volto bello.
gi che

156

Molto

Menello

Spedii per questo eccesso, (sic)

Ugo.

Appunto eccolo adesso, (accennando


Frettoloso.

fuori)

160

Gisella.

Maometto

pietoso,

Mi abbandono in Mio cuor, prego


Consolato
Mentilo.
!

tue braccia
tu

faccia

164

Sovrana,

1'

ordin dato
s'

(Menello entrando

inchina

ad ambedue)

Ad
Il

eseguir ne andai.
corriere incontrai,

Lungi
Egli,

sei

miglia.
ciglia,

168

con meste

Questa bolgia mi diede,


(mostrando
la

taschetta)

Per Babilonia

il

piede

Poi drizzando.

172

Ed

io allor gli

dimando
s

Per cosa era


l'i

mesto.
e

non

rispose,

lesto

Caminava.
Correndo, mi pregava
Il

176

dispaccio apportare.

95

L'

ho

di

Ugo

consegnare [80
e

In

propria ninno.

(China un ginocchio
Gisella.

gli

/>.

Ah

che parlare strano!


rio cordoglio
!

Ahim, che
Presto,

Ugo,
1

leggi

il

foglio

Vo
Ugo.

ascoltarti.

IS;

Son, Ugo, ad annunziarti, Qtgge)


Io,

capitan

d'

armata,

L' infelice giornata

Che
clic
eie]
le

fu

questa.

ISS

Appena
"

fu
la

desta
bella

Nel

Aurora,

Anche

parti

allora

Si

fur

mosse.

192

Il

suon delle percosse


udi nel

Si

primo
in

assalto,

E volavano

alto

Ermi
in

cimieri.
fieri
:

196

Fummo

<<

prima noi

avremmo messi Se non muovea sua


Gli

in

rotta,

trotta

re affocano.
il

200

Drizzossi ove

Sultano

il

nostro re fean guerra


a

E poste aveano

terra

Sue bandiere.

2"
|

w-

- 96-

i/W

Egli,

((

che a gran potere


sui,

Giunse coi guerrier


Gli abbatte, ed

ambedui
208
a sedere
e

Gli fa prigioni.
(

Gisella

si

getta

sviene)

<(

nostri campioni,

Vedendo questo inciampo,


Abbandonando
il

campo,

Ognuno

fugge.
si

212

D'

ira

e rabbia

strugge

Mio

cor, che nelle

mani

Siamo

degli Affricani,

Tutti, presto.

216
resto.

Diman torniamo

a'

Tuo

consiglio ne attendo.

Muorr,
Per

ma combattendo
la

Spagna
e

220
:)

(Follandosi a Gisella,

vede che svenuta

O
Menello.

giovinetta magna,

Che
Ugo.

fu

Ella svenuta.

Se adesso non

si

aiuta,

Va
Menello.

a perire.

224

Per

farla

rinvenire,

Tengo un
(Si leva

certo liquore

un

vasetto di tasca e gli

pone al naso)

Essa col solo odore


Si

rinviene.

228

97

I
Gisella.

Non

ci

per

me

pi bene

Calmati, principe
Mentilo.

La meschinella oppressa

Dal dolore.
/'0.

2^2

No. non aver timore!


Fin eh

Ugo
il

avrai al tuo lato,

.uro

tuo stato

E
Gisella.

la

tua vita.
fallita

256

Ah

dei

Veggio

Per
Ugo.

me
via

ogni speme
!

e pace.

Deh,

sovrana, tace
assicura
!

ti

240

o promette
Far

e giura

dell' Affrica

scempio,

portarti dell'

empio
244

Re
Menello.

la

testa.

Deli

pi

non
che

state mesta,

Gisella,

Ugo

forte:

Metter tosto a morte


ni

Affricano.
e
il

248

Gisella.

Ho mio

padre
i'

Sultano
!

Perduti;

resto vada

Nemmeno
Al
Pi non mi

a me pi aggrada mondo stare.


far
!

252

penare

Maometto
Di
vita,

ornai

mi

togli

mi raccogli
!

Nel tuo seno

2; 6

::

ex

-98-

Ahi

che non posso

il

freno
il

Regger del duolo

pianto

Vado

a sfogarmi

alquanto

Da mie

ancelle. (Parie piangendo)

260

Tu

di
!

condurla a quelle,
prenditi la cura:
a

Via
Poi
Menello.

Si,

me tornar procura Ugo amato.

264

Ugo.

Adesso ho decretato
Molti soldati armare

gire a liberare

P
Se
1'

re e

il

Sultano.

268

infame Affricano
ardire,

Di prenderli ebbe
Io giuro di punire

Sua

fierezza.

272
(Menello arriva)

Menello, con destrezza

Al capitano andrai
In

mio nome

dirai

Che armi sua

stiera;

276

Onde
Menello.

vo' in questa sera


all'

Far fronte

Affricani.

Xon

sapete che cani

Sono- quelli?
Portan quei mostri
felli

280

Certi scomposti baffi

Fan con quei

brutti ciaffi

Gran

terrore.

284

99

i r n

'^M
Deh
vien,
figlia

gradita,

(Gisella arriva, e si abbracciano)


In
si

lieto

momento
312

A
Gisella.

parte del contento

Di mia sorte

Chi mai dalle

ritorte,
?

Babbo,

vi

ha liberato

Armando.

ardire, figlia, stato

Di quel prode.
Costui degno
di

316
:

lode

Ragione

di

onorarlo;

Anzi ricompensarlo

Ugo.

di

dovere.

320

1/ ardir di un sol guerriere,


Sire,

non pu
tu
11

far tanto;

Che
No;

con
vai

si

gran vanto

esaltando.

324

eh' ci solo,

pugnando,

Non

potea dalle mani

Tratti degli Affricani,

Come
Gisella.

hai

detto.

328

gran guerrier perfetto,

Mi

hai

reso gioia
1'

calma;

Anzi nel peno

alma
332

Mi
Geniiero.

hai

rimessa.

real

principessa,
intesi

Ci

mio dovere,

Quando

incontrai un corriere

Lacrimando....

IDI

fAJ 1

?
Gisella.

Egli ogni di portando

A
Gerniero.

noi

venia

il

dispaccio.

Ed

io narrar

mi laccio
Il
'

Ogni motivo;

Che

di

allegrezza privo,
ei

Era anch'

in
il

tal

momento.

Elio .sbandi

tormento:

il

suo racconto

344

Ben cominciando, pronto


Della guerra trattando,

Tutto chiaro notando


In bel sermone,
3-lS

Fosse torto o ragione,

Xon
Io

perdiede un accento.

commovermi
Il

sento
petto.
>)-

cuore

in

Gisella.

Mi

dici

quale effetto
i

Ti
Gerniero.

le'

nostri

riprendere

Che

la

ragion difendere
giurato.

Ho
Preso
il

556

corrier

commiato,

Io m' indrizzai alla guerra.

Di Spagna mirai

a terra

Ogni
Armando.

stendardo....

160

Deh

taci,

eroe gagliardo!

Ch' io voglio raccontare,

Quando

nel

campo

entrare

Ti mirai.

a
.

SU"

s
Mentre eravamo
Io,
in guai.

unito

al
i

gran Sultano,
piedi
e

Con ambo

ninno

Incatenati,

368

Fummo
Sovra

entrambi portati
di

un

vicin colle.
il

Vedamo bene
Re
in

folle

battaglia,

672

Che

colla sua canaglia

Stracciar nostre bandiere

(Cadute nostre schiere)

Avea T

ardire.

376

Ognun

cerca fuggire:

Dai nemici inseguiti,

Cadeau morti

e feriti,

Stesi al suolo.

380

Da

lungi un guerrier solo


:

Vedemmo comparire Ma non potamo udire


Il

suo parlare.

384

Sembrava che fermare


Volesse chi fuggiva,

Ma
Da

nessuno

1'

udiva

Ed

egli,

avante

388

se venia costante,
:

Dai fuggitivi urtato

Vedamo

il

brando

alzato,

Fiammeggiando.

103

Con

nessun

si

affrettando,
1

Finche non giunse

ali

empio

Menaldo,
le'

e
di

prima scempio
lui.

396

Allora

guerrier sui

Lor
S,

re

non vendicare
si

molti

avventare)
elio....

Contro ad
Ugo.

400

lui

Armando.

A questo Mena colpi e

quello
:

tempesta
la

chi stacca

testa,

chi le braccia.

404

chi partia la faccia,

Squarciando

petti

e busti,

E sempre dava giusti


I

crpi suoi.

408

Ugo.

Tanti affricani croi,

Che

pria

nostri fugavano,
si
?

Da un
Armando

solo or

lasciavano

Squarciare

412

Chi potea riparare

Sua spada fulminando,

Or

questi or quelli urtando,

Spenti

al

suolo

416

Per questo
Si

il

nostro stuolo

rivolta orgoglioso,

E torna A

furioso
vendicarsi.

420

101

<

Vedemmo
I

in

fuga darsi

miseri Affricani,
piani

Correndo per quei


Impauriti;

424

da' nostri

feriti

Veniano

nelle spalle,
la

Ricoprendo

valle

Di defonti.
Gisella.

428

Babbo, questi racconti

Adesso terminiamo,

a render laude

andiamo 432

Maometto.
diletto

Avrebbi ancor

Saper del gran Sultano...

Annando.

Tornato

salvo e sano

Alla sua corte,


Coli'

436

annosa consorte
trarre
i

di

telici.

Dunque parliamo,
In
allegria
!

amici,

(Sottono tulli)
!

J40

Sniditi

i.

Quasi darei in pazzia

Quaitt' che vo' cercando,

quanti ho gi

dimando
!

Di Gerniero
Il

444

mio padron guerriero un omo troppo audace:

lui,
Il

solo

li

piace

guerreggiare.

105

Basta, quivi arrivare

Mi hanno detto che deve.

Dunque
Pu

aspettiamo che in breve


venire.

152

Non

lo volli

seguire
:

Di battaglia nel campo

Quasi peggiore inciampo


111)

rincontrato.

\)C

Da

poi in qua sono stato

Senza mangiar pi niente,

E son precisamente

Due

giornate.

460

Perch tanto indugiate,

Padroncino mio amato,

Che

vi

era tanto grato

Lo
Gli servio

scudieri

)'
|

volentieri
vi

!...

Ma

pur

vo' trovare,

Quando

avessi a cere
il

Tutto

mondo.

468

Ecco

il

guerrier giocondo!
sbaglio:
s

Xon
(Si leva
il
li

che
,

desso.

cappello e si inchina

poi appresso se

li

appressa

prende

la

mano)

Sior padron, vengo appresso.


Gcrniero.

Ah
Rivederti

servo amato!
al

472

mio

lato,

Prova

il

cor gran piacere.

1AS

Scudieri.

Ed

io,

signor guerriere,

A
Da che
Gerniero.

veder voi.
poi

476

partiste in

Io son senza mangiare.

Come

hai

fatto a
?

campare,

Poveretto
Il

480

cor mancarmi in petto,

Per

te sento,

scudieri.

Qui

a corte volentieri

Al cuoco andrai,

484

E
Scudieri.

in

mio nome
hai di

dirai

Che

mangiar bisogno.
!

prence, mi vergogno

Cerniere

Con me
(Sortono,

vieni

488
e

Entrano Armando

la figlia).

Armando.

Si,

veggio anch' io che peni,

Mia

figlia,

per

amore,

Che nutre

nel tuo core

La passione
1X1 famoso campione
l

492

della bella
egli

sembianza;
si

Ma

non

avanza

In
Gisella.

alcun detto.

496

Mio

padre, avr sospetto,

Perch sua condizione

Non

sar

al

paragone

Del mio stato.

500

tu
Hit

J>
[0

Armando.

Per me, quando


Al

sia

nato

mondo

il

pi meschino,
destino,

Sua sposa

ti

E son contento.
Per
il

>04

grande ardirne
in

Che regna

sua persona,

Lo

io di

una corona

Possessore.

Senza

del
di

suo valore
vita

Ero
S' io

privo:
lui
!

dunque per
Lui qui regni

vivo,

12

Ma

pure che

si

degni
in
ispc
tal

Di averti
Se
far

te

non vuol
re:

cosa,

Pu

tare

u6

Qui

corte

comandare
par mio.

A
Gisella.
Si,

tutto,
pa'dre,

di

aveo desio

Di saper que

520

Di

me
E

il

giovine one

forte

innamorato;
azzardato

Ma non si mai A favellarne.


Armando.

r~\.

Tu

con

egli

trattarne

Potrai con tuo piace

Vado ove
Mi

il

mio dovere
(Parte)

richiede.

528

Gisella.

Appunto

inoltra

il

piede
;

Qua
Mio

il

giovinetto vago

deso adesso pago

Posso

fare.

532

(Gerniero arriva sulla porta)

Mi

permesso

di

entrare,
?

O
Gisella.

principessa onesta

Alcun luogo non

resta
.

A
G.uerrier

te

impedito.

536

famoso

e ardito,

Hai
Per

libert passare
tutto,

comandare
a

Puoi anche
Gerniero.

noi.

540

10 sempre

ai

cenni tuoi
gentil

Son servo, o

dama,

Che

in

belt porti
il

fama
544

In tutto
11

mondo.

tuo viso giocondo

Non

trova paragone

In alcuna regione

Della terra.
Gisella.

548
!

Deh

taci,

eroe di guerra

Non meno
Sei
S,
il

io laude alcuna.
la

Tu, che sotto


migliore,

luna

552

in

armi porti onore;


siei
il

In beltade

primo:

Pi

|le|

tue virt stimo,


)

Di un impero,

76
>

109

la4

(trtr

'W;

Tu

sci

il

ritratto
dell'

ve

Vago,
Si,
la

alma mia:

tua Leggiadria
tolto
di
il

Mi ha
Gerniero.

il

cuore.

Donna degna
Taci, che

amore,

tuo bel viso

Mi

ha abbastanza conquiso
Il

cuore in petto
diletto,
t

56

idol

mio

Da

in

poi che

ammirai,
stai

Sempre impressa mi
Dentro

del seno.

56S

Per liberarmi appieno,

Deciso ho
Gisella.

far

partenza

'Ib

da mia presenza

Vuoi

uggire

572

Mi

devi in grazia dire


altra
d'

Se

donna
a"

tu

ami,

O
Gemmo.

Imeneo
Sici

legami

gi stretto.

576

Finora, amato oggetto,

Mai donna alcuna amai:


S,

sempre conservai

Mio core

intero.

No

Ma, parlando sincero,

Da tua l'accia graziosa Con catena amorosa


Fui allacciato.
5

S4

S
.

::

TX

___

no

Tu

di

troppo alto stato


a

Essendo

fronte
te

al

mio,

Perci da

voglio io
partire.

Quindi
Gisella.

568

Se

il

vedermi morire

Ti sar cosa grata,


Lasciami abbandonata,

E
Gerniero.
Gisella.

parti

ornai

(Piange)
?

592

Di che piangendo

vai

Perch vuoi abbandonarmi

E
Gerniero.
Gisella.

ricusi

sposarmi.
dici
?

Cosa

196

Potremmo

esser felici
fino alla morte,

Xoi insiem

Tu
Gerniero.
Gisella.

re di

questa corte

Ed
Ti pare
!...

io regina.

600

Ci destina

A
Gerniero.
Gisella.

questo

il

padre mio.

Che sento

Ti

aecert' io,

Non
Gerniero.

dubitare.
stare
!

604
?

Ma come
S,

mai pu
tal

Io felice a
Gisella.

segno

tu

di

questo regno
!

Ile sarai

608
!

Gerniero.
Gisella.

del, quanto ascoltai

tua nobil

persona

in
d\9

?
Di

mar vuor sua corona


Il

mio buon
le

padre:

Perdi' esso e
Al

sue squadre

campo gli salva Quando brando impugna


il

In

suo Livore.
!

616

Armando.

mio benefattore
e

(Entra Armando
cenno
si
r

due guardie
i

Mene! lo,

poi

ad un

ilirano fuori tutti

ire)
sire,

Gerniero.

Monarca, invitto

Sempre son per

servire

Al tuo comando.

Armando.

Gerniero, tu

1'

istando
piacere
?

Con

Gisella hai
di

Ti aggrada
Ella
in

godere
?

isposa
s

624
cosa.

Gemino.
Armando,

Non morto

io

alta

Tuoi merti non han

l'ondo

Non
Ma
(

basterebbe

il

mondo
628

In tua mercede.
se pur tu vuoi, cede

1)'
)

esser

mio successore,

giovine d' onore,


Qu;il tu
si ci.

Gerniero.

Se

ai

benefizi miei
offri
figlia

Tu mi

e trono,

Qual dunque maggior dono


Mi puoi dare
?

636

12

^n

9
Io sol

s
bramo sposare
il

Gisella, ed

comando
640

Avrai tu sempre, Armando,

E
Attuando.

il

regio soglio.

Anzi donarti voglio

Tutto quanto possiedo,

Ed

in

tuo poter cedo


la

Anche

vita.

6 44

Deh

via

figlia

gradita,

questo amator degno


la

Porgi

destra, e

pegno
!

Sia d'
Gisella.

amore
!

648
(Li porge la Viano)
!

Ah

tenero amatore

Gerniero.
Gisella.

Gisella tanto amata

O
Xon

l'accia

delicata

Gerniero.

Ah

volto ameno,

6?2

so spiegarti appieno

Dell'
Gisella.

alma mia

il

contento

Io dal piacer
Il

mi sento
!

cuor balzare

6,-6

Armando.

La

fedelt serbare

Entrambi

vi

dovete,
vi

Che promessa

siete

Al mio cospetto.

660

Dopo

tre d
fedeli
i

permetto,
amatori,
vostri

Godervi
In

amori

compagnia.

"3

F
Gisella.

Clic effettuato sia


Il
i

sommo
:i

sposalizio

fuochi d' artifizio

canti

suoni

668

Oh

magnifici doni

Offerti

da un regnante
all'

Permettete

istante,

O
A
Armando.
Ite

genitore,

672

Clr io insiem col mio amatore


spasso possa andare.

dove
()

vi

pare,

coppia vaga. (Partono)


vista

6j6

Quanto mia
Drizzato a
Il

appaga
!

Del giovine ogni gesto

me

ha cotesto

gran Maometto.
diletto
!

Mcnello mio
Mcnello.

Comandi, eccelso

sire

Armando.

Tua

cura

sia

spedire

Nel mio stato


Corrieri in ogni lato,
L' editto a promulgare,

684

Che ognun venga


Il

onorare
.

gran Gernien

68S

Mio
Re

successore e vero
di

questa corte,

Dichiarato consorte

Di mia

figlia.

692

114

-in

<z

Menello.

Mi

fa la

gran maraviglia

(Mentre segue

medesima strofa,

si

vedr comparire
re)

lo

scudiere di Gerniero, non

veduto da Menello e da
re

Vedere un

pagano
a
!

Dar sua

tglia

un cristiano

Per isposa

696
cosa,
cristiano
!

Armando.

Stupisco a udir

tal

Che Gerniero
Menello.
Stai certo,

mio sovrano,
t'

Non
Corre gi
Ch'
io a
ci
il

inganno.
1

700

settim

anno
trovai,

Roma mi
dimorai

Dove

Soli otto mesi.

704
:

Sua patria

ardire intesi

Gerniero ognun nomava,

Sua fama

ri

suona va
il

In tutto

regno.
pi

708
:

In giostre era

il

degno

Bench fosse

xittello,

Sempre vinceva quello


Il

torniamento.

712

Avean

tutti

spavento
cristiani;

Quei baroni

Di sue robuste mani

Ognun
Ben

temea.

816

io lo conoscea.

Quando

quivi

il

mirai,

il,

lA<

".:
-.

mw
Tosto
raffigurai
egli

?
Ch'
era dosso.

720

Armando.

Io son iuor di

me

stosso,

Monello,

al

tuo racconto:

Ma

sapr a tutto, pronto,

Rimediare.

724

Xo, non
Sul

vo' coronare

mio
gli

soglio un cristiano.
offersi

Tutto

invano

Figlia e trono.

628

Se vuol godersi

in

dono

Mia

figlia

'1

regno mio,
suo Dio 7^2

H dover che

il

Prima rinneghi.
Pi tempo non
In
s'

impieghi

ciarle inutilmente;
egli
sia

Quand'

presento,

Parleremo. (Partono)
Ugo.

736

Quanti anni

gi

eh' io

premo

Col

pi

cotesto suolo,

Del regio immenso stuolo


Generale
!

7 -io

Da

Gisella reale

La sua graziosa mano

Sempre ho preteso invano


D' ottenere.
quel
1.'

744
ha giurato

vii

cavaliere
li

ottenne, e

16

Amore,

coronato
!

Verr forse

748

Ma

se valgon

mie forze
ardire,

E mio tremendo
Mai non

sar egli sire

Della Spagna.

752

di

Gisella

magna
colla

Ei diverr consorte,

Finche

Ugo Non sia

morte

spento.

756

qui fo giuramento

Per

il

Dio Maometto
verr ad effetto

Che non

Simil fatto.

760

Vogl' io a qualunque patto

Al re guerra intimare.

Giuro
Il

di

sconvoltare

regno intero.

764

Se

1'

infame Gerniero
torna in suo paese,

Non

Quivi molte contese


Seguiranno.

768

Se adesso Don m' inganno,


Colei sembra
Gisella....

(guardando fuori)

Ah

s,

che appunto quella,


soletta.
!

Ed

772

Principessa diletta

Ugo, ben trovato

117

m\

F"~
Ugo.
,

'

~^
776
j8o

Siam

soli,

idolo

amato!

Gisella.

E che vuoi dire?


Sol

L^o.

bramo
cara,

a te di offrire,
il

Mia
Se

cuor

di

amante,,

di essermi costante

Mi prometti.
Dolce cambio
di
affetti
ti

Ah fai con E non voler


!

chi

adora,

eh' io
!

muora
784

Dal dolore
Gisella.
t-'go,

a chiedermi
ti

amore

Pi volte

avanzasti
trovasti

E sempre mi

Di un pensiero.
Ugo.

yS8

Mia speme,

il

tutto vero;

Ma
Gisella.

pur deso di amarti.


speri invano.

Lo

Ah

parti,

E non
Ugo.
Gisella.

tardare.

792

Almen
Ah,

ti

vo' baciare. (Accostandosi)

parti,

o
!

ti

punisco

Ugo.

Perdonami

obbedisco
(Tarte)

Sull' istante.
Gisella.

796

Al mio fedele amante

Mi voglio conservare
Sol
lui

ho giurato amare,
vita.

Finch ho
Si,

Soo

vo' vivere unita

Al mio caro Gerniero,

A;

118

X
Che
presto sar vero

Mio

consorte.

804

Oh! che felice sorte, Avendo per marito Il pi fort' uomo e ardito. Che sia al mondo
!

808

Il

giovine giocondo

Eccolo
Gerniero.

consolarmi.

Quando

potr vantarmi,

O
Esserne

mia

Gisella,

812

Della tua faccia bella


il

possessore
dall'

Mi sento

amore
816
!

Consumare.
Gisella.

Gernier, lasciami stare

Quando

il

tuo volto miro,

Se sogno o se deliro,
Io non comprendo.

820

Tutta

di

amor mi accendo,
rifugio

Che non trovo


Ed
Gerniero.

ardo.

Io per te brucio,

Idolo caro.

824

Forse

il

destino avaro
ci

Temo
Di non

abbia a impedire
potersi unire,

O
Gisella.

gioia mia.
e
ria
!

828

Ahi nuova cruda

119

sin

Che

gi
il

sento morirmi...

Caro,
Gerniero.
Il

motivo dirmi
dovere

di

832

fartelo sapere

Ch'

io,

cara, son

cristiano

Perci speriamo invano

Di goderci.

836

Possiamo
Se ci

persuaderci,
sa
il il

padre tuo,
soglio suo
figlia.

Mi nega E
Gisella.
la

sua

840
!

Oh

cielo

oh meraviglia

Per quanto mi hai proposto,


Esser vo' ad ogni costo

Tua
Cos vuol

consorte.

844

la

mia sorte
anch'io:
padre mio

Che

sia

cristiana
al

Ma
Scudiere.

niente

l'arem sapere.

848

Permettono

?...

Gerniero.
S, parla
!

O
Desio parlare a

scudiere,
?

cosa vuoi
voi,

Scudiere.

Ma
Gerniero.

in segretezza.
!

S52

Spiegati con franchezza

Pu
Scudiere.

tutto ella ascoltare.


s

Ma

potrem

fidare
:

Di una donna

856

120

Gerniero.

Qual dubbio

che

ti

assonna

Fida sul braccio mio


Scudiero.

Udite

poc' anzi io,

Di voi cercando,

860

Qui giungo

veggio Armando,
ascoltava
:

Che Menello

Ed

egli

gli

narrava

Chiaramente

864

Che

voi,

prence possente,
:

Siete un eroe romano

Insomma

per cristiano

Vi ha spacciato.

868

Ed

i'

re ha decretato
farvi
;

Maometto adorar
Ovvero
d'

impalarvi

Ha
Gerniero.

stabilito.
?

872

Hai

ci,

Gisella, udito

come
Gisella.

io lo dicea.
ci

Questa non

volea

Nuova
Scudiere.

crudele.

876

Mio

principe fedele,

Partiam senza indugiare;


Se vedersi impalare

Non
Gisella.

vogliamo.
venir

880

Se

parti, io

bramo
bene.

Con
Gerniero.
Gisella.

te,

mio caro

Mira! tuo padre viene.

Ed

turbato.

,
121

r
Scudiere.

o/a

1
Fuggiam, padrone amato!
Taci, senza timore
!

Cerniera.

^Armando.
Gerniero.

Gerniero

!...

O
Ti saluto
!

gran Signore,

888

^Armando.

te

son io venuto,
grazia a implora:'.-.
re che

Una
Gcriiit ro.

Ln

pu bramare
chiedi
?

Ebben che
Armando.

Ho

saputo che credi


Cristo e

siei

In

cristiano.

Gerniero.

S,

vero, son
rio

romano.
!

Armando.

dispetto

896

Sai per che


Si

Maometto
noi;

adora

tutti

Se tu comandar vuoi,
Farai lo stesso.

900

Di ci che

ti

ho promesso,

Io nulla mi riprendo:

Ma
Gerniero.

che tu adori intendo


1

nostri dei.
re,

904
farei
il

Questo, o

non

Per quant' oro abbia


Io breve
ti

mondo.
90S

rispondo,

Alta Eccellenza:
Sol, per
Sire,

mia ricompensa,

tua figlia chiedo:


ti

L' offerto tron


l

cedo

vado

via.

912

?
Armando.
Credi
hi la

figlia

mia
?

Dar

voglia a un cristiano

Pria voglio di mia

mano
916

Uccider quella.

Se brami

di

Gisella, tare acquisto,

Gemiero,

Tu

devi, prima, Cristo

Rinnegare.
Gisella.

920

Lasciamoli adorare,
Burch'
ci

sia

mio

consorte.

Armando.

Gisella, a simil sorte

Cederesti
Gisella.

924

S!

Armando.

Ingrata, prenderesti

Un
Gisella.

Cristian
!

per marito

Volentieri

Armando.

Ho
Empia che

capito,
sei
!

928

Gisella.

padre,

nostri dei

Rinego per Gemiero,

E adorar vo
Da'

il

Dio vero 932


mani
?

cristiani.

Armando.

Ah

chi

mi

ticn

le

(Snuda

la

spada.)

Che non

faccio ora
figlia

scempio

sia

mia

esempio
?

chi congiura

936
1

iA9

SIP-

Scudiero.

Io, principe,

ho paura

Fuggiam da questo

sito

Mt nello.

Come
Pi

tu

siei

impaurito,
!

iveraccio
ti

Gerniero.

Sovran, saper
Fai

taccio

meglio
tua

colle
figlia,

buone
e

Darmi

unione
94
|

Sia tra noi.

Gi scila.

Cedete

ai

detti

suoi
e

(Si appi essa


indietro)

verso

Gerniero

Armando

rilira

Armando.

Ti accheti, ingrata

figlia ?

Le temerarie

ciglia
!

Abbassa, indegna

948

Che Armando

invai]

non regna

Tu
Gisella.

dovresti pensare.
voi

Ancor

rammentare
952

Vi dovreste

Di quando rimaneste
In

man

dell' Africani,

Per virt
Salvo

di

qual mani

siete.

956

Qual guiderdone avete


Dato
Armando.
al

liberatore

Dichiarato signore

Del mio regno,

960

Se

tralascia,

1'

indegno,
il

Di adorare

suo Dio.

124

b\n~

Gisella.

Permettete armn eh io

Venga sua sposa


Armando.
Di un Cristian
Si
Verniero.
?...

964
cosa
!

Mai

tal

potr

al

mondo

dire

Ascolta, eccelso
Il

sire,

mio

progetto.

968

Tuo
E

falso

Maometto
il

Aborro ed

tuo soglio,

solo adorar voglio


Il

giusto Iddio.
:

972

Gi sento

il

petto
e

mio
di

M' arde

d' ira

sdegno;

Partir da questo

regno

Io ho pensiero.
Gisella, addio
Gisella.
!

976

Gcrniero,
ili

(Pruiile la destra

Gernicro in ambo
il

le
,

mani.
con

Ar-

mando
le

afferra la figlia per

braccio

manco

ambo

maii)

Venir vo' teco

Armando.
Tal grazia
1"

Mai
averai,
!

Figlia spietata
Gisella.

980

Lasciatemi

Armando.
Gisella.

No,

ingrata

Deh
Gernicro

soccorrimi, amante

(Lascia
tra/tiene

la figlia ;
e

va per

finirla

con la spada

lo

disarma)

I
Uh-

ft

123

i/f

RP

e
Armando.
Gei
ti

Muori,

figlia

incostante

Mostro ingr

Dopo
'I"

che liberato
ebbi dallo catene,
figlia

Tua

ed

il

mio bone
?

Uccider vuoi

y88

Armando.
Guardie.

guardie

Ai cenni tuoi

Siam pronti.

Armando.

Disarmate

E tosto incatenate
(Le guardie vanno da Gerniero)

Quel fellone!
Scudieri.

Fuggiam, signor padrone


Ti arrendi
al

Guardie.
Gerniero.

nostro ardi
la

Addietro, se morire (Snidando

spada)

Non
Armando.
Gerniero.

volete

996
?

Avanti

E che temete
inoltra
il

Qui

piede a sorto

Tutti sfida

di

morto
IO
IO

Questo brando.
Guardie.
Il

nostro ardire, Armando,

Muoversi non sostiene

Trovare

ti

conviene

Altro soccorso.

1004

Armando.

Ad Ugo
Che

vai

di

corso,

Mentilo, e ci racconta;
qui avr gente pronta

Ai miei comandi.

1008

fc/V
\

IV

w
^
Menelo.

Vo

pronto ove mi mandi

Qui
Gerniero.

in

breve avrai lo stuolo.

Se

ti

avanzi sul suolo,

Cadi spento.
Menelo.

o1

Aiuto

oh che spavento
e
il

Mi trema V alma
Armando.

cuore...

Ah

scorno

ah disonore
!

Di uno stato

1016

Vedermi rinserrato
Qui,
di

mia corte appresso

un sol guerrier concesso


l

di

far

questo.

1020

Coraggio manifesto,
Miei
ridi,
ci

vuol tosto.

Lui morto ad ogni costo,

O
Gerniero.
Si

morti noi
di

1024

Chi vuol morir


avanzi
!

voi

di

un sol passo.

Avanti
Guardie.

O O
si

re,

sta

basso,

sbudella.
!

1028

Gisella.

Gerniero

Gerniero.
Gisella.

Ah
Deh
salva
il

Gisella
!

genitore

Gerniero.

Tutti salvi
Essi,
li

il

tuo amore,
tiene.

1032

Ma

veggio, unico bene,


ornai
la

Che

sorte avara

127

>\n

Non

permette che

all'

ara

Noi

si

vada.
la

1036

D* insanguinar

spada
nel

Mi

d'
iia

uopo

tuo re^no.

Deh

meglior disegno
bai. do.

Prender

io |d

Vivr, ognor sospirando,

Lungi da

te,

idol

mio.
addio,

Dunque per sempre


Cara Gisella
!

1044

Armando.

Vanne

La sorte
in

fella
!

Ti adduca
Mentilo.

perdizione

sire,
(

che campione
era quello
d' elio
!

.he

La voce sola

Dona
Anche

questi terrore,
.

tecenaando
il

guardie)

me sempre
martella.

cuore

Mi
Armando.

I0J2

Rincorati, o Gise

Diviso

quello strr.no,

Che
^

iacea

con sua

mano
io6

A ognun
Gisella.

paura.

Voi, padre, addirittura

Farmi morir volete,

Che
Armando.

divisa

mi

Da
Mia
figlia,

Gerniero.
se

1060

hai

pensiero

Vederti maritare,,

Meglio, non dubitare

Ve
Di andar

ne sono.
d'

1064
al

uopo

trono:

Deh
Gerniero.

vieni
di

accompagnarmi.

Al

fin

contentarmi

(Allo scudieri cambialo di panni)


Siei disposto
?

1068

Scudieri.

S,

principe: anche a costo,


Io, di

dover morire,

Di volervi obbedire

Ho
Gerniero.

decretato.
!

1072

Bravo scudieri amato


Vai pure risoluto
:

Di essere conosciuto

Non
Rasscmbri

temere

1076

Della Spagna un guerriere


al

naturale....

Poi, giunto alla reale

Mia
Questa

Gisella,

1080

lettera
in

ad

ella

Consegna

propria mano,

Acci non riesca vano


Il

mio disegno.

1084

Procura col tuo ingegno


Porgerla in segretezza.
Scudieri.

Vo

il

tutto

con prestezza

Ad

eseguire. (In allo di partire) 1088

139

sr
(uriner.

iftQ :

Scudiere

!...

ti

vo' dire
il

Quand'

ella

foglio ha letto,
ti

Ci che d

lei

detto

Tu
Scudieri.

farai.

1092

Fidatevi

Gerniero.

Allor vai

Scud.

Gern.

Addio

Gerniero.
Si, la

Dolce Gisella,
tua faccia bella
trattiene.

Mi
Io

1096

non avr
Deso

pi bene,
;

Se non posso goderti


di

possederti,
fiore.

Unico

IIOO

Nel tuo leggiadro core


Ilo mie speranze ferme;

Che,

in

tutto T limali germe,


il

Poi ti

vanto.
intanto:
l'

1104

Quindi
Poi,

partir vo'

quando

sar

ora,

Sar, senza dimora,

Ove ho
Gisella.

fissato.

(Parie)

108

Caro Menello amato,


Stare
al

mondo mi
e

spiace.

Menello.

Datevi calma

pace,
11 12

Principessa.

Vostra persona

stessa,

Da

tutto

il

mondo

amata,

1^

no

Vi tiene sconsolata

Un
Anco
quel

vii

cristiano

1 1

16

sovrumano

Guerrier,

Ugo nomato,
v'

di

voi innamorato,

E molto
Gisella.

ama.

I2()

Mio cuore altro non brama, Che amor di Gerniero.


1'

Meneo.

Potete egli davvero

Smenticare.
Scudieri.
Gisella,
a te

I24

parlare
deso.

Avrei
Gisella.

sommo
starti

Pronta, guerrier, son io

Di
Scudieri.

udire.

1128

Deve

egli

pria sortire
e

Di qui, che vede


Gisella.

sente.

Menello, prontamente

Ti allontana

II ?2

Mt

nello.

Voglio aneli

io,

mia sovrana,

Sentir quel eh' egli dice.


Scudieri.

Vedrem

se a te

ti

risee

(Mette

mano

alla

spada)
1 1

Questo
Maiella.
Scudieri.

fare.

36

Ahi ahi

lasciami stare. (Scappa)


Gisella...

Dunque, cara
Sentiamo
(Lo
la

Gisella

novella,
e

conosce, lo abbraccia

lo

baca)
1

mio

scudiero.

140

131

vm
e
Chi
Scudieri.
Gisella.
ti

manda
da
?

Gerniero...

Nume
Che

me

adorato

dice

Scudieri.

Ti ha mandato

Questo
Armando.
Gisella, io

foglio.

ti

non voglio

Cotesto corteggiare.
Gisella.

Non
Mi

vi

da dubitare,
I

O
Da Ugo
Armando.

padre amato.

I4S

vien questo inviato


generale.
tale,
!

Se dunque sar

Mi

si

mostri

152

(Gli prende
Gisella.

il

foglio

in

mano)

voi gli affari nostri


Si,

Armando.
Scudieri.

di

saperli

bramo.
!

Ah

sdegno,

ira

fuggiamo

Armando.

Dove
Addietro
!

vai

156

qui starai,
letto.
il

Tinche non abbia


Scudieri.

Da

parte! o

ti

apro

petto (Snuda)
1

Con
Armando.

il

brando.
il

160

imprc osi

comando
?

un

re,

vile qual siei

Tosto

dai colpi miei


1

Sarai punito.
Scudieri.

164

Non

sarai tanto ardito,

l?2

Barbaro re spagnolo:
Finche
ti

veggio solo,
pavento.
1 1

Non
Qui
Guardie (che
arrivano)
Scudiero.

68

lacerato e spento

Cadrai dalla mia mano.


Arrenditi, inumano,

Al gran potere.

wni
!

Ah

rabbia e dispiacere
il

Armando.

Tosto

foglio

si

legga,
e

Acci che intenda


Chi
tu siei.

vegga
1176

Ah

troppo, ingrati dei,


il

Lacerate

mio cuore
!

Ah
Armando
(legge:)

Gisella

ah dolore
!

Ah

sorte ria

180

Unica speme mia,


(Mentre comincia a leggere, entra Menci lo)

Fo prova
Se

ora, se

mi ami,

meco unirti brami. Onde procura,


sia

1184

Come

notte oscura,
clic

Prndeti ci

vuoi,

quindi partir puoi

Col mio scudieri.


agli

1188

A Roma,

miei

alteri
:

Palagi ne

anderemo

Felici

vivcremo,
1

In lieta pace.

192
(

135

<s
'

\ m

essenni fallace,
!

Idolo mio diletto


sul
\1

Vieri

porton

ti

aspetto

muraglionc.

(A
!

Gisella:)
(allo

Ali

empia

Ah

ribaldone
il

Scudiero.)

Vi ha fallato

disegno.
1'

Voi

in

carcere

indegno

(alle

Guardie)

Conducete!

1200

Bene

lo serrerete;

Che non possa


Guardie.

fuggire.

Siam pronti ad eseguire


Il

tuo comando. (Partono)

[204

Scudieri.

te

mi raccomando,
(partendo, in uie^o alle guardie)

Gisella.
Gisella.

Ah

rio destino
!

M'

incresce, poverino

Che
Jnuando.
Menci lo.
Gisella.

innocente.
!

1208

Menci lo, qua

Presente

ciel

che vorr mai


tosto andrai
a

Armando.

Ad Ugo
Ed

Giffroi.

1212

Digli che venti eroi

Scelgano nelle schiere,


Dei pi che abbian potere.
Menci lo.
Parto, o
sire. (In allo di partire)
1

Armando.

Ascolta

Li hai da dire,

Iscelti

che

li

avranno,

'3

A me
Menel/o.
Si,

li

condurranno,
istante.

Siili'

1220

vado, o gran regnante. (Come sopra)


Gli
farai

Armando.

chiaro intendere
essi

Che debbono
Gerniero.

prendere

1224
mestiero

Se dunque

tal

Li sembra pochi venti,

Al lor piacer

si

aumenti

Pure
Maiella,

il

conto.

1228

Altezza, io vo' pronto

Ad

avvisar que' grandi,


ai

Che, pronti

tuoi

comandi
(Parte)
s)

Essi saranno.
Gisella.

1232

Che

ti

venga

il

malanno, (da
!

O
Armando.

padre disumano
s,
1'

Or

empio
la

cristiano

Avr

morte.

1256
forte,

So che Ugo

molto
:

E
Li

simile Gilfroi
altri

prescelti croi
tutti fieri.

Son

12.(0

Convicn certo che


Di averlo
nelle

speri

mani
ai

Dovr per pasto


Egli servire.
Gisella.

cani
I2.|4
sire,

Dovreste, o padre, o

Voi rammentarvi ognora

og

m/h-

iA9
iJ)

Cl' ci
Il

vi

salv ed ancora

gran Sultano.

1248

Armando.

Figlia,

adoperi invano
1'

Tutte

arti

ed

preghi.

Mai non

sar che pieghi

Ai desir tuoi.
Gisella.

Padre spietato, voi

Voi moriie mi vedrete,


Se
la

vita

togliete

Al mio Gerniero.

1256

Armando.

Levati dal pensiero,


Figlia,

questo nomaccio
ti

O
Gisella.

che provar

laccio

Questo
Anzi,
il

acciaro.

1260

morir mi

caro,

Gi che non posso avere Chi mi potea tenere


Il

cuor contento.

1264
!

Armando.

Non L

darti alcun

tormento

avrai in breve al tuo lato,

O
Gisella.

morto o
Il

incatenato,
iero.

Cristian

1268

Ah

crudel padre, io spero


del suo gran coraggio

Che

Sapr darvene un saggio

A
Armando.

tutti

quanti.
!

1272

Non

creder certi vanti


i

liceo

bramati

eroi...

156-

Sol vedo

Ugo

Gilfroi...

Per qual motivo?

276

'

Ugo eGilfr.O

sire,

al

nostro arrivo,

Sembri alquanto turbato.

Noi

pronti, al .uo inviato


Si

obbedito.

1280

Armando.

Mi

avete trasgredito.
al

Ribaldi,

mio comando.
vero,

Ugo

e Gilfroi.

Xo, non

Armando.
?

Armando.

il

sostenete
1'

1284

Dunque dove
I

avete

venti eh' io vi chiedo;


soli

Che due

vi

vedo
?

A me
Ugo.

venire

1288
!

Ascoltami, o gran

sire
ti

Se

il

mio

dir
la

non

aggrada,

Ti depongo

spada

E
Gilfroi.

ti

abbandono.
io

1292
:

Simile ad

Ugo
di
:

sono

Giuro

far

lo stesso.

Armando.

S,

croi

tutto e concesso

A
Ugo.

voi di fare.

1296

Se un cristiano affrontare,
Venti guerrieri, andiamo,

Che onor ne riportiamo


Ai giorni nostri
Gilfroi.
?

1300

La

strada

mi

si

mostri

A B
cf9x/V~ -~~

lui

wulo volando.

-r--

i37

C Ji

uro con questo brando


Dargli morto.

[304
1'

Armando

Ma voi, quanto sia Non potete sapere Lo vidi io nelle schiere


:

Dei nemici.
Ugo.
Zittati
!

1308
?

Ah

cosa dici

Fosse pur Marte

fiero,

Di morte, Ugo,
Sol lo
sfida.

l'altero,

Tu

in

mio brando
col
J

confida, (al re)


resta
la

Gilfroi,

re tu
a

(a

Gilfroi)

Ch' io vo

prender

testa
1

Di quel Marte.
Gii [voi.

16

Anch'

io vo'
a
si

essere a parte
eccelsa lode.

Ugo,
Ugo.

Pria, ad affrontar quel

prode,
I

A me
Ugo
e

si

aspetta.
in
fretta.

X20

Gilfr Xoi,
,

re,

partiamo
io

Armando.
Ugo
e

Anch'

bramo

venire.

Gilfr oi.

Tu

resta

pure, o sire,
Gisella.
fella,

Con
Gisella.

13 2 4

(Andate, o gente

(da
!)

se)

Pur

tutti

alla

malora

Armando.

Andiam, che tarda


Invitti

l'ora,

(patte)

eroi

(partono)

1328

Gisella.

Dio

dei

cristiani,

voi

Fate quei due pagani

I/V-

Sian morti per

le

mani
1332

Di Gerniero.
Il

suo caro scudiero

Vo, pronta,

sprigionare
di

Con

lui

desio
al

andare

Fino
Gerniero.
Gisella,

porto. (Parie)

1336

ah mio conforto,
:

Dolcezza del mio cuore

Deh

vieni

ali*
ti

amatore
!

Che
Pure

adora

1340

e gi scorsa
in

un'ora
dichiarato,

Che

carta

ho

Dallo scudier mandato

A
Chi
a

te,

mio

bene.

1344

questa volta viene?

Gilfroi,

Ugo

ed Armando...
in

Nudo hanno

mano
!

il

brando.

Oh
Da

che stupore

1348

Gran Dio, dammi valore


riportar vittoria,

Lasciar degna

memoria
1352

Di mio

ardire.
!

Possa P empi punire


Tutti
i

tre.

Siei

morto o prigioniero
questa spada spero

Gerniero.

Con

Far difesa.
Ugo.
L' ultima tua contesa

1356

Sar questa, o fellone!

tyu
139

xm i

Addietro
I

al

paraj
I

sol

lo sfido.

lo

Gerniero.

Tuo

folle

ardir derido!
ti

Uso.

Col brando
Riparati,

rispondo
sfondo,
il

(Si ballotto)

ti

Ingrato,
Gerniero.

petto.

1364

Invoca

il

tuo Maometto,
a

Che venga
Ugo.

darti

aita

Tu,

a
(

difender tua vita,


)ra
il

tuo Dio
!

1368

Gilfroi.

Coraggio, amico mio

Quasi vinta
Gerniero.

hai

la

guerra.

Qui

estinto cadrai in terra

Empio,
Ugo.

tra

il

sangue

157^

Tu

qui resterai esangue,


il

Ingrato, sopra
Gerniero.

suolo

Io non temo uno stuolo

Di tuo
Ugo.

pari.

1376

Vedrem
Ugo,

se tu

ripari
il

Dei miei colpi

furore.

Armando.

siei

vincitore;
!

Bravo
Gerniero.

avanti

1380

Gi

colpi,

vacillanti

Scendono

dal
!

tuo braccio:
impaccio,
!

Ah
Tu,

misero

d'

Presto, sorti

1384

Uso.

perfido, tra

morti
!

Cadrai per questo acciaro

3
Irtr-

140

i/\

Gernier.

Tu non

avrai riparo

Dal mio brando!


Ugo. Io mostrer, pugnando,

1388

Che
Gernier.

di

te

non pavento.

Non

curo V ardimento

Di un pagano.

59 2

Muori per
Ugo.

la

mia mano

Aiuto

(Cade)

Cadi estinto
Ingrato,

non

hai vinto
T

Niente ancora.
Gernier.

39^

Ambo,

senza dimora,
ria,

Venite, o gente

Acci

1'

internai via
!

Facciate insieme
Arni,
e

1400

Giifr. Siei giunto all'ora estrema.


Difenditi da noi
!

Gernier.

Io non temo di voi


Il

folle

orgoglio.
vi

1404

Veder morti

voglio,

Qui
Arni,
e

stesi

sullo smalto.
all'

Gilfr.

Non

resisti

assalto

D' una coppia.


I

1408
!

colpi pur raddoppia

Ma non
Gernier.

ti

gioveranno.

Muorite, o re tiranno

E
Gifroi.

tu,

Gilfroi

141

Non

stimo

detti tuoi.

\__ W

i|l

^
4
:
)

sm
Tu
proverai
1

pena
arena
i

Che Ugo

sull'

Morto

giace.

\\6

Arm.eGifr. Guerricr perfido, audace,

Qui

estinto resterai
ti

Empio,

pentirai
!

Di tanto ardire
Gcnii e 10.

|2<>

Voi dovete

perire

Sotto dei colpi miei.

Chiamate

vostri

dei
!

A
Ai mando.
Gilfroi.

darvi aiuto

I424

Affatto

siei

perduto!
vi

Per

te

non

pi
al

scampo

Grniero.

Della mia spada

lampo,
!

O
Mio
Gilfroi.

rei,

tremate

14 }X

Par che pi non possiate


braccio riparare...

Vogliatemi aiutare, (cade)

Ove son
Armando.

ito?

4 2

Anche questo
morto

hai

punito
il

Io vo' passarti
Grniero.
Gisella.
Siei
!

seno.

Io vengo meno...
in

(Lo afferra
donna,
e

allo d ucciderlo e vi eie trallenitto dalla


lo

Grniero

disarma)

Amante mio,
Fermati
rniero.
!...

1436

Che

vetra' io

142

r
Gisella,

S
o mio tesoro
ti
!

Sempre

amo

ti

adoro,

O
Gisella.

bella face.

1440

Xeppur

io

son

fallace.

Non
(Armando prende
Armando.
Gerniero.

dubitar,
la

mio caro

spada di Gilfroi
quest' acciaro
!

dice:)

Muori per

Ah

traditore,
!

M44

Non
Gisella.

scampi

Per mio amore


Lasciami
il

padre in vita

Gerniero.

Yo
lo

sempre, alma gradita,

Te
(Come sopra

obbedire.
e getta

1448
in terra la spada.)

disarma

Se meco vuoi venire,


Partir voglio
Gisella.
all'

istante.

Disposta sono, o amante,

Di seguirti.

45 2

(Armando riprende
e

li

spada

e getta

via Gerniero (sic)

dice:)

Armando.
Gerniero.
Gisella.

\o\

barbaro, punirti.
tenti
!

Che

rio

pagano

T' arresta

Gerniero.

Speri invano

Lo vo
Gisella.

ucciso.

1456

Pria

il

capo mio reciso


caro, col tuo brando.
il

Sia,

Salvo

padre dimando,
tu

E me

svena

1460
e

U3

ini

Gentil

donna serena,
il

(ledo, e

padre

ti

rendo.

Tua

figlia,

o mostro orrendo,
i

Ti ha salvato.

1^

Armando.
Mentilo.
Scudieri.

Menello

!...

Cosa
Eccoti,

stato?

empio

fellone,

(Lo comincia a

pie chiare)

La paga, che prigione


Fui serrato.
Gisella.

1468
!

Piet del padre

amato

Armando.
Menello.

Parti, senza indugiare

Ma

dove devo andare,


Diavolaccio
?

1472

Armando.

Al general Boccaccio,
Derigitor
d'

armata.

Digli con gran brigata

Qui

1'

aspetto.

1476

Vedremo,
Vuoi

se rispetto

Lui mi far portare.


Menllo.

qui farmi svenare

Da Gemi ero
Permette
Gtrnitro.
ci,

i.:8o
?
:

o guerriero
ti

Va pur dove
Che
a

aggrada
la

insanguinar

spada

Ho

cominciato.

1484

O
*

re perfido e ingrato,

Qui

la

tua stiera esangue

fi

l/VF
'

il


Vedrai spalsa
di

sangue

SulP arena.

1488
!

Armando.

Parti,

e molti

ne mena
il

Qui
Mentilo.

ter
re;

fermo

piede.

Vo,

ma
o

poni fede
!

Al suo parlare
Coir. del Sui t.

49 2

Molto

hai,
?

re,

da tremare...

Armando.
Corriere.

Perch

Intesi in tua corte

Che qua

siei,

per dar morte

Al gran guerriere

1496

Che
Armando.
Corriere.

1'

affricane stiere

Sconfisse di sua

mano.

Chi

ti

manda

?...

O
Lo
Tosto che
saprai,

re strano,

1500

ascolterai
il

Di questo
(Mostrando
e lo
il

suo tenore.

foglio, e si china con

un braccio

in terra

porge a

Gemiero.)
In

man tue, gran Lo consegno.

signore,

1504
!

Gemiero.

Alzati,

o scudier degno
!

(allo

scudiere)

Leggi cotesto foglio


Scud. (legge:)

Di Babilonia
Io,

al

soglio,

gran Sultano,
di

1508

Scrivendo

mia mano,
a

Chiamando

me

Gerniero,

MS

Liberatore vero
|

Di mia
alla

sorte,

12

T'aspetto

mia corte:

Ti

io del
a

trono erede.

Natura

me non

diede

Alcuna prole.
il

i;i6

Tutto

popolo brama
questa corona:
la

Tua

sia

Ma

pi

mia persona
ci brama.
ti
ti
I

E che

J20

Mia consorte

chiama

Per

figlio
siei

accettiamo;
n'

Che

Cristian,

abbiamo
] ')

Cognizione.

Del tuo oprare, o campione,

Cotesta

la

mercede

Ognuno

ha ferma fede

Battezzarsi

1528

Vien pronto a contentarsi,

Eccelso eroe romano.

Lo

affermo:

il

gran Sultano
) )

Tu
!

sarai.

Mentilo.
Gerniero.
Gisella.

Stupisco

Che
Gerniero,
il

ascoltai

gran signore
egli

Scudieri.

Prestiamo ad
In

onore
1536
il

questa riva.
(Tulli insiemi', meno che

re:)

140

(a coro.)

Il

gran Sultano evviva

Evviva

il

gran regnante!
a

Armando.

Son prono

te

davante,

Eccelso, augusto.
Girili ero.

1540

Sta in piedi.
11

Bench ingiusto,
perdono.
ti

tutto

ti

Armando.

Volentieri

dono
J

Mia
Scudieri.

Gisella.

544

Adesso

li

dai quella,
sia

Anche che
Aiutando.

cristiano.
la

Porgi, sposa,

mano
1548
!

Al tuo Gerniero.
Gisella.

Gerniero.
Gisella.

Tu siei mio sposo vero Tu siei mia sposa amata


Or
s,

son consolata

Gemino.
Sire,

Io son contento

1552

adesso
io,

il

momento,

Ch'

colla
alla

mia consorte
gran corte

Partami

Del Sultano.

1556

Armando.

Eccelso eroe romano,

Vo' accompagnarti
Gerniero.

al

trono.

Di ci contento sono

E
Mcnello.

consolato.

l 60

Io

fui

il

primo

arrivato,
J

il

primo vo

partire.

Vi prego a compatire
I
falli

miei.

1564

i-i7

Corriere.

Se mia parte non

lei

Come dovevo fare, Ancora me scusare


Mi
Scudieri.

potete.

1568

Me

ancor compatirete,

Leggiadrissima udienza,
1

che, a vostra presenza,

Abbia mancato. (Parie)

1572

Armando.

S' io

dunque

avessi errato,

Chiedo

a tutti

perdono

Con
Anch
1

questo, vi

abbandono
(Parte)
avanti,

Tutti quanti.
Gisella.
io
vi

1576

vengo

Udienza tanto amata,


Per essere scusata.
Del

mio oprare.

)Xo

Gemiero.

Se

si

venne ad errare

Quest' opera, o signori,


Nostri commessi errori
Scuserete.
ij's
}

So che
Il

cortesi siete

congedo attendiamo.
88

Prima, due ottave, bramo

Di cantare.
Fine.

15

(Dal copione
P<

di

Balduino Silvestri

di

Veneri

Comune

eia).

I S/V

148

Note.
ressi;

V.
v.

1.

Ellissi della

preposizione,
;

corre/lo (se lo cor,

obli ve;
v.

27, pi, pleonastico


v.

v.

v.

29,

obbriare

Lucch.

59,

dono

= offa
la;

Si.

Simile

?= similmente;
tratteniamo in
1

no.

Ellissi

della
v.

congiunz.

Che pi' non

ci

complimenti]

115, dirmi, Lucch.

= dirai;

v.

19,

rimuove
ro-

(imperat.), Lucch.

== rimuovi;

v.

127, schiaccio

=
147.

disfatta,

vina; v.
perat.),

]4, fai (imperat.), Lucch. ==/"a;

v.

Crede (imv.

Lucch. =creJi;

v.

Per cosa
v. v.

= per

195, frotta,

Lucch.=flotta;
qual motivo;

155,

pugnando
v.

= pugnanti;

196. Ermi, Lucch.

v.

239, tace

= elmi; (imperat. =
taci;
intesi,
si

174.

276, stiera, Lucch.=scbiera. Cos stioppo, stiocco, stiantare ecc.,


v.

al

283, ciaffo, Lucch.

=
v.

ceffo;

Il

v.

334.

Ci

sottint.,

che fosse;

v.

336.

Il

gerundio lacrimando anche qui


342.

riferito

complem. oggetto;
v. v.

ms.: Anch'elio in tal momento;


v.

345, pronto

= prontamente;

348.

Il

ms.: Il bel sermone;

353. Effetto in vece di causa. Tali errori

non sono

infre-

quenti nel nostro popolo;

vv.

355-56, La proposizione esplicita

per l'implicita:

al

La causa fu

l'aver giurato di difendere la ragione;


,

v.

371.

Vedamo

sdrucciolo;

v.

= vedevamo che nel 377, cercda = cercava


s,
si

Lucch.

si

pronuncia

v.

383, potamo

vamo
9.

v.

489.

Da

sottint. solo: costante

= pote= costantemente;
si

392. Fiammeggiando, anche qui riferito all'oggetto; v. 408,

corpi,

Lucch.colpi;

v.

416. Spenti, qui predicato di urtare:

lutando spenti (gettando spenti);

complem. agente dai


la

nostri.

v. v.
si

427.

Ricoprendo

riferisce

441. Scudieri=scudiere. Nel

Lucch.
Cosi
il

desinenza ere

al singol.

cambia quasi sempre in


(carnei iere);

eri.

bicchieri, l'ingegneri,

un camberieri
v.

v.

li=gli;

nel rivederli;

465,
v.

Servio
v.
,

= servivo;

447,

473. Ellissi della preposiz.

475, guerriere o guerrieri,

Lncch. guerriero;

v.

491. Nutre

qui usato intransitivamente

= crescere;
v.

v.

499, sar in vece di


princip.;

per attrazione di avr della proposizione


523,
il

318, di par mio, Lucch. =al pari di me;

ana Ida lo,

Lucch.
lui

= attardato;
al

v.

525, con egli. In

Toscana

popolo dice

anche

soggetto: e qui Fautore, temendo di cadeie

il

: :

149

:"3

nel solito errore,

ha usato

egli

al

complemento;

v.

53-!. L'.lissi

della
co>i

preposiz.: di passare;

v.

o Ibb, Lucch.

ohib:

imi
1,

immi
Giulia
v.

=
li

obmi, ecc.
v.

v.

587,

pleonasmo;

vuor

= vuol;
6;

621. [sta

stare con

fa piace e?

v.
'

629, ced

ucch.

cedi;

un regnante;

v.

699. Stai

(imperat.)=J/a'

v.

v.

723, pronto

= prontamente]
d.\

v.

750. Nella

Camp. Lucch.
cale
si

l'articolo

preceduto
il

parola che termini in vo716, //=///,


/,;

elide,

e'

regn

=e

0; v.

v.

fatto

affare;

763, sconvotare (per analogia con rivoltare)


788.

= sconvolgere,
v.

v.

Di un pensiero

= di

un sentimento]

827, potersi, Lucch.=poterci;v. 831, dirmi (imperat.) Lucch.

dimmi;

v.

8,7, persuaderci tener per fermo;

v.

S42.

nostante quanto tu m'hai dichiarato]

v.

037, assonnare, qui


sei;

fare indugiare]

v.

891,

siei

Lucch.

v.

897.

11

ms.:

Sai per che qui Maometto]

920.

Rinegare, Lucch.
s

= rimi
v.


ci

v.
v.

935. Si sottint.:

non faccio

che mia figlia sia d'esempio ?


v.

0)8, libberatore, L\icch.=liberatore;

963, armno, Lucch.

alunno;

v.

987.

Tua

figlia

ed

il

ben.',

endiadi;
si

1005, di

corso, per la

rima
v.

= di

corsa;

v.

102S,

sbudella, al
v.

solito=
1051, di-

sbudella;

1
;

1039, meglior, Lucch.

= miglior;
v.

viso, si sottint.

da noi;

v.

1066, vieni

'tarmi.

La pre(ira-

posiz.

si

contrae coll'a

di

accompagnarmi;

1074, vai

perat.)=va

v.

1115.

Vostra persona stessa, ecc.

persona come voi, che siete, ecc.;


risce,
v.

v.

tl2^, di

= anche una = 1135


a;
v.

Lucch.

riesce;

v.

iii, impre, Lucch.

impon

1186. Prindeli, Lucch.

loro;

li

v.

1226, sembra,

= prenditi; impersonale:

vv. 1217-12:6. Li
v.

sli,
si

1247, ed ancora,
v.

sottint.

salve;

v.

12S1. Mi, pleonasmo;

1287. Ellissi della

preposiz. in due soli;


/'

v.
,

1543, dallc=per me^ep dello]

v.

13",3.
te.

=
v.

gli

v.

1576. 'Di tuo pari


esci

= di
che

uomini pari a
in

v.

1384,

sorti

=
1

francesismo
s

comunissimo

Toscana;
sul-

1415. La pena di aver fatto


;

Ugo Ciaccia morto


in

V arena
plicita:

vv.

[67-68.

La proposiz.
in

esplicita
te;

vece
v.
1

dell'

im-

dell'essere stato

senato

prigione da

172.

Dia-

150

o/a fr

volaceli
pitano;

esclamazione;
v.
1

v.

1474. Derigitore

?
direttore
,

tra-

sparsa; smo;
v.
v.

|86, siter,

Lucch. schiera;

v.

14S7, Spahil,
v.

Lucch

v.
1

1490, fcr, Lucch.


1

terr;

1502, suo, pleonaal

Passaggio dal discorso indiretto

diretto;
li,

1529, contentarsi, Lucch.

=: contentarci;

v.

=gli;

1545,

Lucch.

v.

1571. Ellissi della preposiz.: in

ci.

+&&*

151

-JW

iFs

%v

\f

TESTAMENTO-MONOLOGO.

fc/v

-i/Vfiff

-A/a

*!

Riveriti, signori

Se farete dimora,

Vo'

dirvi

una parola
quanti.

tutti

Carissimi ascoltanti,

Se mi darete udienza, Vi dir


di

mia scienza
dottrina.

E mia
Vengo
dalla

marina

In questi bei paesi

Senza portare arnesi,

valigino.

12

Passai, da pellegrino,

Per

citt

[per] castelli,

E non trovai in quelli Da far bene.

16

155

^p
Se mi ascoltate mne.
Vi vo
1

chiarire
[aj

il

latto,

Siccome

chi

matto

G' intraviene.

20

Credevo

di

sta'

bene
alle

And' dietro
Di saziar
le

donne;

mie voglie
contento.
24

star
di

Al numero

cento

Io mi sono accostato,

da tutte burlato
Sentirete
!

28

N mai
Di

pace n quiete
!

notte, ne di giorno
se

son vivo

al

mondo,
r-

Che

per fortuna.
di

Vi conter
e'

una

ero innamorato;
pelato
barba.

Mi sverebbe
Insiti
la

36

Era

finta

e bugiarda.
a

Credevo

sue parole

Ma

poi aveva un cuore

Tristo e

falso.
?

40

Che
Come

fate

il

mi' ragasso
diceva.

Sempre
i

me mi
!

gatti,

faceva

Marcimelo

44

- i


e
Alfine:

Vh

Amico 'un Pi
disse

^
ci

caro,

tornate

Che

me min mi
vi

garbate,

E non Mi

voglio.

48

trovai in d' un imbroglio,

Essere abbandonato.
E,

meco

disperato,

Via andai.

52

Un

fra

me

pensai.

Un'
Ebbi

altra di
a

trovarme
1'

passa' fra
fra
i

arme
56

E
E
certi

bastioni.

giovinoni,

Che avevan
Mi posrno

pretenzione,
il

bastone

Sulle spalle.

60

Non
Mi

potei numerarle.
feceri

tristo

effetto;

Mi misseno

nel letto,

riposare.

64

L mi convenne stare

conta'

travicelli:

E mi parevan
Lunghi
L'

quelli
!

assai

68

unguento che consumai

Fu una gran porzione.


Ecco
la

consolazione,
!

Che ho cavato

72

i)7

imi?

6lA

Dopo,
Io
l

in foci

un altro tato
una passata,
bella

una

scappata

Volli

fare.

76

Mi voleano appczzare

Con una

sciaboler,

Per una certa muffetta


Del paese.
Io con parlar cortese

80

M'
E

ebbi a raccomandare,

Pi
Mi
io,

non

ci

tornare

disse quello.

34

Ed

meschinello,
a

Cominciai
In altra

pensare

parte andare,
di
il

Fuor

paese.

88

Appena

missi

pi.de
Porcari,
pie

Nel comun

di

Che un

salto a

pari

92

Mi convenne scappare,
Per via
di

certi

fanti.

Ed

io per certi

campi

Via scappai.

96

Un'

altra

ne trovai
di

Nel comun

Lunata,

Ch

era bella e garbata


li

assai

gentile.

100

s 158

lAS

L, vi durai a ire
In
circa

mesi quattro.

Udite poi bel fatto

Mi Mi

successe.

104

dissen certe vecchie


fidassi,

Che non me ne Che peggio


Era quella.

dei ragassi

108
!

Non

una bagattella

Per infino diciotto

Ce ne

trovai in d' un botto,

In d'

un fossone.

112

Avevan compassione
Quelle buone vecchine
Dell'

anime meschine
Ch'
erari

sotto
!

116

Io,

poero merlotto

Ci rimasi burlato.

Ni avevo regalato

Un

bel grembiale.

120

farla

buggerare
in

La mandai

sul

momento,
124
?

ci

buttai cento

Sagratoni.

Credete

vi

canzoni

Santa Margherita

una copia

infinita
:

Di rasasse

128

iJ9

lTW

c::

&A~
Ma
tutte
triste

?
e
false,
:

E son minchionatore
E p
1

fare
in

all'

amore
!

Vanno

capanna

132

Alla Pieve a Carraia

Io non

ci

volli

andare

Non

volli

contrastare

Colla superbia.

136

Una che

(acca V erba
dell'
la

Nel comun

Annunziata,
strada,

Passando per

Mi fermai.

140

questa domandai

Se era buona strada,

Per andare

una casa,
1

A
Disse

San Casciano.

Lei con parlare


:

umano
nv aspettate,
le

Se

V
Mi

insegner

strade

Anche

pi corte.

148

E, con parole accorte,

prese a dimandare
a

Se andavo

cercare

Delle donne.

152
si

La vergogna

'un

asconde

Anch' io cerco marito.

156

Ed

io restai stupito,

via

ne andai.

ibO

no n
CE

Ef

Mi fecen bastonare
Nel mezzo
della strada
aria
:

Mi mandorno per
La pelucca.

iSX

Fu

'na persona giusta,

Mi

ricoperse tutto.
era resto asciutto
i

Non mi

Neanco

denti

192

mi

dia

centoventi

Malanni lunghi un braccio

Eppoi un mezzo sacco


Di
saette
!

196

poi certe donnette


"1

Che tengon
Quelle
di

sotto-damo..

San Colombano,

Passo e camino.

200

poi a Scgromigno

Non
Mi

ce

la

feci

male.

volici*

regalare

Un

pajo di calze.

204

Camiglian non valse


Il

mio divertimento
Di signore.

Ci trovai uno spavento

208
(sic),
:

Ne E

contavo

il

tenore

Se non mi compatite
adesso ne sentite,

il

caso udite.

212

<j -tfr
:::s
..
-

162

A/3

?
A
Totbri venite
(sic)

poi a Petrognano.
poi presi
il

piano

Per San Gennaro.

216

E un
Mi Mi

fatto cosi

amaro
!

segui presso Villa


fu

messa

la

briglia

Dagli

sbirri.

220

tei

molti sospiri

contar mia ragione;

E, per un girottone,

Fui legato.
Subito interrogato

224

Dal signor commissario,

Mi

disse

Tu
!

sei

bravo

caminare

228

Mi messi un po' a pensare Dove potevo ire: E mi volli partire


Per
la

montagna.
all'

2^2

Una
Mi

mattina

alba
a
la

Me

n' andiedi

Padana

prese per

mana
256
?

Una

vecchiaccia

Cercate una ragassa

Ve

la

trover io

Perch so lare anch' io

La

condottiera.

240

/V

U9
165

tfU1

A/a p
r\

^
Coltrone
lo guardai,

E
L

poi scesi nel


ci

Bagno

colmai uno staio

Di malanni.

272

Una di quattordici anni Mi missi a patteggiare; Mi fece ariscaldare


La memoria.
E, per
fini'
1'

276

istoria,

Aveva un

altro

damo

Mi

f'

provare un ramo

Di castagno.
Io credo, se non sbaglio,

280

Di guadagnar
I

assai

colpi

li

numerai

Da
Al Borgo

cento dieci.

284

me
e

ne scesi,

Umile

contrito;

dissi:

Ho

rifiorito (sic)

Delle botte.
Dissi pur tante volte
:

Malidetta rassaccia
s'

Gi, chi con voi

impaccia

un

gran minchione

292

far colazione

Me

ne andiedi

Dssa

Una, senza cavessa,


Ci trovai.

296

I*.
I

165

-iTO

i
A
questa dimandai

Se voleva marito
Disse
:

Farei

partito

Anche
Ed
io,

col gatto.

300

stupido allatto
restai;

Di quella ne

di

lungo

tirai,

Andare

Cello.

304

li

col

mio
la
:

cervello
richiesta,
la

Ni

feci
dissi

Dia
le

pesta
!

A
Di

quelle

donne
sponde

308

Girando per
tutta la
le

montagna,
calcagna

(Eppure

Non
Per Modena

finirti !)

312

partitti,

poi per Lombardia,


e Pavia,

Parma

poi Piagenza.
in
e'

316

Io vi giuro

coscienza

Che non

paragone:

di

brave donnone

In quei paesi.

320

Li Stati Bolognesi

Roma
E

il

Napoletano;

poi scesi nel piano

Di Portogallo.

324

L.

166

^
Nel regno,
se

non

sbaglio,

'Na vedova trovai;

dei patti assai

Feci con quella.

328

Un

busto e 'na gonnella,

Compreso un orologio,
E, sotto
'1

mente,

il

gogio
132

Avea per

dote.

Vidi con chiare note

Che aveva
Iddio
ci

1'

occhi bianchi.

guardi e scampi
certa gente
!

Da

SS 6

Per esser pi valente,


Partii

dal Portogallo,
(sic)

Per pigliare un dettaglio


Al naturale.

340

volli

camminare

Insino a primavera,

E E

giunsi nella tor

Della Spagna.
tutta
1'

344

Allernagna,

Per mio divertimento,


Ci trovai uno spavento

Di mascalzoni.
Per discorsi son buoni,

348

lesti

sulle
le

gambe:
scranne

Preparano

Per sedere.

352

3S

- 167-

^lA^y-

Quelle fanno

il

lor dovere,
perfette,
civette,

E son donne
l

non son n

muffatole.
di

356

Un mazzo
Preparali

viole
le

per

feste,

Di rose e violette

E
Partitti

tulipani.

360

da quei piani,

Colla grata licenza;

E ne

giunsi a Fiorenza, In breve tempo.

364
!

Ne

trovai

uno spavento
cappellino

Nel regno fiorentino


Portano
il

Alla ritonda.
Alla testa paran
1'

368
:

ombra
Prato

Finto

il

loro carnato.
a

E
E
11

da Firenze

Venni
1

a Pescia.

72 >i

dalla stanchessa
ali

Andiedi

osteria;

Poi venni a casa mia,


Difilato.

576

Or, che sono invecchiato,


Far voglio testamento,

vo' lasciar contento

Ogni

ascoltante.

380

168

Q.3

Possessioni n'

ho

tante

Tutti vo' contentare

A ognuno
La
Senza
far pi

vo' lasciare

lor porzione.

384

menzione,
lasciare

A babbo vo' Un fiasco di


Quattro libbre

boccale,

Pien di vino.
di

388

vino

Lascio a una mia cognata,

Compresa una granata

Da

spazzare.

392

Gianni vo' lasciare

Uno

staio di fagioli
J

E anche
Tre
Lascio
alle

suoi figlioli

scudelle.

396

mie sorelle
nuova,
si

Una Con
E

cassetta

tutto

quanto

trova

Dentro a
lascio

quella.

400

una padella

A
Il

Cecco fornaciaro;
mezzino
e lo

staro
:

Al sor piovano
Al signor cappellano

404

Un

piatto di pan cotto,


saleicciotto;
!

Compreso un

si

contenti

408

|k

169

AP--

?
Lascio
al

m
?
prete
g' incerti
:

Un

fiasco col bicchiere,

Perdio 'un mi dia bere,

Un Un
soldo

giorno,
di

al

fiasco.

412

tabacco
v.\

[Io] lascio al

Francesco,
storletto

Compreso uno

E un picchia-lardo.
Lascio a Nardin
di

416

Nardo

Un mazzo
Ed

di

radicchio,

a Piero di

Picchio

Una
E
lascio

cipolla.

420

una bigongia
di
la

A Menno
Il

Polcrcma,
lanterna,
1-1

lume

E un
La pentora
e

rusignuolo.
il

paiolo

Cecco

di

Tabaro;
'1

La penna

calamaro

Al sor dottore.

428

Brogio muratore
Gli lascio
la

paletta;

La ramina

e la secchia
fratelli.

Ai suoi

432

Pellegrin Panelli

Una panca frodata, E insieme una granata


E una
Cn
(\,

bilancia.

436

/V-

170

SIA

3 T ;;3

^
Di
poi, lascio per

mancia

chi

mi ha

a sotterrare,
str.re

Che meco venghi a


In compagnia.

440

Fine.

(Tiaeeella a voce e trascritta

da!

sig.

Attilio Del Carlo

Porcari

Comune Note. V.
14.

di

Cabalinoli, nel iScjo).

Il

ras.

Per
si

citt,

ville e

casttlli;
v.

11

v.

22.

Anda

=a
notte,

andare:

la

preposiz.

contratta;

30.

ras.

di

ni di giorno;

ss;

v.

34.
v.

Che

e ero

innamorato, anacoluto

=
%{

di cui ero innamorato;

aspro

si

pronuncia

v.

51,

mef{o=me;io;
si

41, ragasso. Nella


50. Ellissi $7,

Camp. Lucch.

v.

della

preposiz. ad essere;
giovinotti',
le

v.

giovinon

posrno, Lucch.=posarono;~v. 61. Si sottint.


\(uffelta
,

legnale;
la

v.
v.

59,

80.
al

dice di

uomo

cui

salta

facilmente

mosca

naso;

v.

90. Porcari, e
v.

pi sotto Lunata, villaggi della Camp.


dissero;
v.

107, ragassi 105, disseno, Lucch. = di = raga"J; 116. del pronome: Che eran 119. Ni = vv. 121-22. Mandare uno a farsi buggerare = mandarlo diavolo; 124. Sa^r aloni = bestemmie gravi; 125. ms. Credete che vi cannoni? 126. Marghevillaggio presso Lucca. 133. Tieve di Carraia, e pi
Lucchese;
v.
Ellissi

sotto

lei;

v.

/<;

al

v.

v.

Jl

v.

5.

rita,

v.

sotto, la SS. 'Annunciata

villaggi della

Campagna Lucch.
ecc.

v.

137. Ellissi della proposizione

Con una,

v.

v.

144.

San Ca-

sciano e Lombari (o Laminari

come

il

popolo) Moriano, Sesto e

Valdottavo
passai;
v.

pure

nella

Campagna Lucch.
Lucch.==ffW;
v.

v.

158. Si

sottint.

173, tnhsi,

178.

Ogog nano,

forse

invece di Gagliano. Gagliano e Sultocchio sono

altri

due paesi della

Camp. Lucch.

v.

185, fecen

= fecero;

188, pelacca, Lucch.


ricoperse tutto;

=parrucca;v.

190. Ellissi del

pronome Che mi

v.

193.

Mi

dia centoventi malanni! Imprecazione

mi pren-

dessero centoventi malanni;

v.

199. Ellissi della preposiz. Intorno

%*> $/V

iW

a quelle, ecc. S. Colombino, Segro'iiigno, Camigliano,

'l'efori,

Pe-

trognano e

S.

Gennaio,
si

villaggi sparsi

su quella catena di colli

che da Moriano
di signore,

estende fino a Pescia;

v.

v.

207, uno spa


di signore da fare
Villa
Basi,

Lucch.
v.

una quantit

cos

grande

spavento;

in

213, venite
di

= venni

(?)

218.

Partano
gabondo;

Val

Pescia;
Il

v.

223, girellone (da girare)

=
Camp.

v.

237.
v.

ms. Se

cercate, ecc.: ragassa,

Camp. Lucch.
arba,

= rogala; 2 Lucch. = alba; 252, sdrenita


v.

16,

viddi, Lucch.

= vidi;
v.

v.

2.(7,

v.

219. Menabbio o Denabbio in Val di Lima;

(srenita)

colla spina dorsale guasta;

v.

253. Mattuccia, forse

malfatta;
v.

256. Si sottint. per

v.

258.

Xun, Lucch. =non\

260.

fuoco!

fuoco! specie

d'allarme per chiamar gente;'

v.

264. Sen^a sostanza, Lucch. =*

sar a y
Lima;

ragione;

v.
Il

267.

Il

Prato

fiorito presso

Controni
i

in

Val

di

275

v.
,

270.

Bagno per antonomasia

Bagni

di

Lucca;

v.

ariscaldare per protesi


v.

= riscaldare.

Riscaldar la me-

moria

innamorare;
282.
a.

297. Ellissi del sogg. Costui

mi
v.

fece c:c.

v.

Di guadagnare
Ellissi

di

aver guadagnato

2S4.

Da
di

= circa
Serchio;

del

verbo: furono',

v.

2S5.
e

Il

"Borgo a Moiin

cano (Borgo per antonomasia), De-^a (Dessa)

Gello

Val

v.

290, malidetta

maledetta

rassaccia

ra^a

v.
della
v. v.

295, cavessa=cave%{a. Sen-a caver figuratamente


v.

= sen%a
peste;

ritegno;

299. Farei partito


:

=
v. v.

mi

sposerei;

v.

preposi*.
finitti,

per andare

307, pesta, Lucch.


316.

312,

Lucch.

finii;

= = Piagenza Piacenza;
Lucch.=mento : g

304. Ellissi

321. Si sottint. visitai;

v.

v.

351, mente,

0110; 343, 347, muffatole = orgogliose; da F. a P. 376,

Lucch.

=g

v.

tira,

Camp. Lucch.

terra;

v. v.

345.

Si sottint. visitai;

v.

spavento. V. nota al

v.

207;

556,

371. Si sottint. per

la
v.

via che

mena
mez-

v.

scudelle,

Lucch.
i

scodelle;

403.

Il

zino e lo staio servono a misurare


v.

cereali; v. 415,
v.

stori. Ito...

421, biqongia, Lucch.=!>igoncia; = pentola; 434, frodata = foderata.


v.

425, pentora, Lucch.

e::

172

<\f

RONDONE

ROSALBA

(Bruscello).

-i/\

in-

m ?

Personaggi

Paggio.

Giannello,

cacciatore.
II.

Rondoni:.

Cacciatore
suo servo.

Arlecchino,
Pescatore.

Guido.
Rosalba, sua
figliti.

Xotaro.

17

i/VJ

'3

3 T a/af "3

PROLOGO.
Paggio. Profonda riverenza a tutti quanti

Noi

far

vogliamo. Se siete contenti,


principio a questi nostri canti;
al

Darem

Accompagnati

suon degli strumenti,

E supplicando voi, grati ascoltanti, Che a' nostri canti star vogliate attenti: E per voi, ragazzine viso-adorno,
Si canter

un bruscello
di

in

questo giorno.

Un

albero per voi,

fiori

adorno,

Abbiam Ed uno

portato, sol per vostro amore:


stuol di giovinotti intorno
(sic)

Vi son cortese

con allegro cuore.


si

Quel chiaro
Si

sol che qui

la

soggiorno
(sic)

ha condotto a voi con gran furore,


di

Alquanto stanchi siam

caulinare,

Pei venir questa gente a ritrovare.

C/V

75

-lT\

sm-

~v&

t
Ed un inchino pur
Al vago aspetto
Se
Io
il

si

deve

fare

di

queste signore:

nostro canto starete a 'scottare.


ringrazi ero di
e

vi

vero cuore.
singolare,

Ragazzine garbate
Fide ne siate
al

vostro amatore:
state

se fide nel cor

costante,

Pensate sol per un fedel amante.

Ora che

giunti siamo, in questo istante,

In questo luogo delizioso e bello,

Pria che di qui vogliam volger

le

piante,

vostro onor

si

canter un bruscello.
a

Or deve comparire
Rondone
il

me
il

davante

vecchio e
lo

suo servitorello

presso

me

vedo

Porgete udienza;

eh' io

me me

venire...

ne vo

ire.

Rotici.

Senti,

mio

servo, ci che a te vo' dire


il

Ascolta

mio

parlare, osserva e guarda.

Fra poco, qui da me, deve venire


Il

vecchio Guido e sua

figlia

Rosalba.

quella giovin vorrei comparire.


hai da pettinare e far la barba
;

Or mi

Acci che da quel viso almo e sereno

Uno

sguardo

d'

amor

ricevi
si
si

almeno.

Arecch. Scusi, signor padron;

ma

faremo
discrc
:

Canzonar, se
L' aspetto suo

di

donne

non

da volto ameno.
e

(Guardate che facciaccia

che colore

/U

iT6
176

I 3

sm-

A/a

Di tigna

il

capo
il

lui

si

trova pieno,

E vuole
Rohlone

far

vago

nell'

amore
e

!...)
?

Che

dici,

o servo ingrato

impertinente

Ho
Arlecchino.

inteso tutto.

Mi non

dicea niente.

Andiamo Sono a
Rondone.
Arlecch.
SI,

pur, che pronto ed ubbidiente


far ci

che Lei mi comanda.

La barba mi
volentier
:

hai da far subitamente.

tiriamoci da banda.
e

Rondone. Facciamo
Bestia
!

ammodo Non senti ?


fai

diligentemente

!...

l'acqua troppo calda.


delle sgraffiate,

Se nel volto mi

Termina questa
Giann. Io
ni' affatico

volta in bastonate.
e la state

V inverno

Sempre
Sempre Anche
in

alla

caccia senza alcun riposo.


e

Per monti
di

alpestri

per
fui

campagne
desideroso.

arate

andar ne

quest'oggi due lepre ho chiappate.

Or vo' appressarmi a un albero frondoso E dentro un bosco qua fra V arboscelli,


Per preda prender poi
Pescai. Sulla
di

vari uccelli.
belli

sponda

del

mar, dei pesci

Spero, colla mia canna, oggi pigliare:

se

gran quantit prendo


quanti
li

di

quelli,

tutti

vo'

regalare.
naselli,

Rondone. Se de' persi tu prendi o de'


Portali a

me; che

li

voglio comprare.

Pescatore. Lasciate a

me

la

cura, e

non temete

Se pesci chiapper, pesci averete.

177

sm-

E .]

:::d

?
Arlecch. Aprite un cantiti

?
bocca, e

non temete
'

Che

vi

assicuro clic siete sbarbato.


tatto a
rete,

Avete un certo viso


Pieno
Il

di

grinze e tutto rattoppato.


lar

vago con Rosalba


la

volete...

Rondone. Finita 'un


Arlecch.

vuoi fare, o servo ingrato?


:

Vada

pur,

sor padrone

1'

assicuro
glielo giuro.

Che sembra un giovinotto,


E
di

io

ben pettinar!*) mi procuro,

Acci che comparir possa pi bello.


Rondone. Se mi servirai bene, io
ti

assicuro

Che
Al

al

mondo non
dei

sarai pi mcschinello.
ti

fin

desinare, oggi,
di

giuro

Di darti un centellin
Anzi vogliamo
Pria che
1'

moscatello.

ora anticipare,
ci

Guido

venga

a ritrovare.

II

Tosto che

hai fatto,

vanne apparecchiare;

Che
Arlecch.

le

bevande qua son preparate.


in furia,

Xe vado
Andiamo

senza pi indugiare.

pur, che

non

vi

ripentiate

Ho
Arlecch.

una fame, che pi non posso

stare.

Rondone. Pane e formaggio intanto ora mangiate.


Venite, sor padrone, innel

momento;
12

Che
Rond.

della

fame sento gran spavento.

Grande

appetito, in verit,
a

mi sento.

Ponghiamoci
Arlecch.

seder, senza riparo.

Ne vengo

tosto in furia,

come

'1

vento.
!

Rondone. Mangiar pi adagio potresti, o

somaro

Aj-

.AOT
178

Arccch.

Scusi,

signor padron

son vuoto drento.

Di questo pan ne mangera uno staro.

Al capo questa

alzar lasciami adesso

Un

trinke svin far, se

mi

permesso.

A
Roidoic.

dirle

il

ver, di palle d' accipresso


sia

Parmi che

composto questo
sei
!

vino.

Asino ben che

posa

adesso

La zucca; che vo' bever


Arlecch.

io

un tantino.
fesso,

Rotta ancora non

ma
1'

suona a

per bont supera

artimino.
!

Rondone. Animai da carrozza, impertinente

Mangiar
Pescat. Sulla

potresti

un poco pi prudente.

14

sponda del mare, oggi, sovente,


colla

Andai

ma canna

la

mia
triste

rete.

Ma
M'

tutt' a

un tratto un gran

accidente:
:

sopraggiunto come udir potrete


del

Mentre

mar

levato
di

si

repente

Gran mormorio

venti; se credete,

M
Giann.

convenuto T onde abbandonare,


pcricol di vita in
io
di

Con

mezzo

al

mare.

15

Oh

quanto stanco

son dal camminare


lodole e
fanelli,

Dietro uno stuol

Per a Rosalba bella regalare,

Che son

per verit

tanti

e belli

Or

che vedo per

aria,

ora, passare

Calandri, rusignuoli e lnmguelli,

E con

beli' arte

con gentil maniera,


gettarli in tera.

Spero col mio

fucil

16

>

179

1-

Guido.

Amata

figlia,

pri.i

clic

giunga

sera,

Voglio che andiamo dal vecchio Rondone.


Di averti per isposa, so, lo spera
;

Ed

io di darti
in
il

ho

fatto promissione

Ed

quest' oggi

trover maniera
a conclusione.

Che

matrimonio venga
pi indugio,
ti

Dunque, senza

non tardare

Te con
Rosalba.

costui

devi maritare.

17

padre mio, ricuso d'accettare

La cura che per

me

presa

vi

siete.

Volermi con un vecchio maritare,

Contro mia voglia,


Pi tosto sola

far voi

non potete
;

me

ne voglio stare

Che
L*

lo

mio cuore non avr

pi quiete.

Abbiate da saper che lo mio cuore

ho donato

Giannello cacciatore.
al

18

Guido. Questo 'un sar mai ver, che

genitore

Esser non debba

la

figlia

ubbidiente.

E
Se

questo affetto levati dal cuore;


ti

Se no,
ti

punir severamente.
col

vedo parlar
volter
a

cacciatore,
:

Teco mi
Giacche

come un serpente Rondone n' ho dato parola,


19

Sposarlo tu lo devi, o mia figliuola.


Rosalba. Misera

me
di

che, abbandonata e sola,


dal

Mi conver
Prima

padre mio fuggire


tal

acconsentire a

parola,

Piuttosto son contenta di morire.

ii>o

Ma Un
Con

sento che

il

mio cuore

si

consola.

cacciator panni veder venire,

viso

adorno

con allegro cuore


il

Questo
Giann. Rosalba

senz' altro e
al

mio vezzoso amore. 20

bella,

tuo vago sprendore


;

Son

ritornato, se contenta sei


le

Donandoti
In te
Rosalba.

chiave del
gli

mio cuore,
affetti

depongo ancor
infelice
la

miei.

Quanto

son

Per vostro amore


accetterei.

Pur volentier

morte

[Ma] prima che

mio padre ubbidir


eh' io

voglia,

Per vostro amore con vera


Giann. Provo dentro
il

moglia.
doglia.

21

mio cuore acerba

Ditemi
Rosalba.

la

cagion, caro
al

mio

bene.
la

Per adempire

padre mio

voglia,

Oggi sposare un vecchio mi conviene.

Come potr soffrir mai tanta doglia ? Un vecchio accanto che mi d gran pene !? Ma non sar mai ver che lo tuo cuore Non contradisca al mio promesso amore. 22
Giann. Porgi
la

mano

al

tuo fido amatore.

Non
Deh Che

dubbitar, che sposa

mia

sarai.

bandisci dal cuor tanto timore,


tu contenta in breve resterai
!

Tu
E
Rosalba.

ritornar potrai dal genitore,

poi per

tempo
clic

qui mi rivedrai.

Io far ci

voi

mi comandate.
!

Vi lascio

il

cuore a voi, non dubbitate

23

Iol

\P

im-

?
R
</</.

^
Or
che pranzato abbiamo, [sparecchiate
a
!

Voglio che Guido andiamo


E,

ritrovare,

come servo mio, meco


di

ventiliate;
d.\

Che
Arlecch.

sua

figlia

oggi
voi,

s'

ha

trattare.
!

Sempre sar con


Volesse
il

non dubbitate
!

ciel

che poteste sposare

se

contenta sar sua persona,


la

Io volenticr sposerei

pad:

Giann. Gran
Cacciai. 2.

mormorio

d' uccelli

qui risona
si

Caro compagno mio non


Sciogli le
fier,

ha

tardare

che una gran caccia buona


s'

Spero quest' oggi che


Giannetto.

abbia da tare.

Oh

meglio
al

cacciatoi" di

mia persona,
si

Spero che
Caccia t. 2. Spara
il

mondo non

possa dare.
!

fucil,

Giannello mio gradito

Giannello.Decco
Cacciatore 2.
Pesca!.

il

colpo.

Mi avete

sbalordito.

25

Povero pescator,

tutto smarr

Son

ritornato a voi

pien di dolore.

Sono

stato quatti'' ore sbalordito,

tuttavia

tengo gelato

il

cuore

Mentre da una balena


Neil' alto

fui

assalito
e furore

mar con impeto


di molt*

Per seguir

Arno

le salse

onde,

(sic)

Del Serchio approssimar vedo

le

sponde.
!

26

Gann. Caro compagno, non passar altronde

Luogo

qui panni di far


gli

buona
si

caccia;

qui fra

alber'

un cignal
si

asconde.

Voglio che

d' esso

noi

vada

in traccia:

1S2

m ?

SIA

Mi par

di

rimirarlo fra
fucil

le

fronde

di

ferirlo col

mi

piaccia.

Se questo colpo non andr sbagliato,

Spero che
Rond.

della
siate

vita

sia

privato.
il

27

Buon Guido,

sempre

ben trovato

A
1

voi Rosalba ancor tutto m' inchino.


io
vi

Da molto tempo
Guido.

ho

aspettato,
il

verso voi ne ho preso


molti affanni
1'

cammino.
:

Da
Se

ero incomodato
al fa

Venir non son potuto


di

mio

destino.

restar
la

con noi

vi

piacere,

Ecco
Rosalba.

sedia;

mettetevi a sedere.
di

28

Sempre desiderosa

godere
i

Fui, nella primavera,

vaghi

fiori:

se al padre

mio

fosse piacere,
i

Volentieri ne andrei tra

vaghi alvor

>

sic ) (

De'

gigli

raccogliendo; volentiere

A
Guido.
Rodoie.
Il

lui

ne porterei de' pi migliori. contento son.

Per

me

Contenta

siete

mio servo con

voi
e

menar

potete.

29

Arlecch. Venite pur con

me

non temete,
bella.

Padrona na

garbata, onesta e

Quando
Rosalba.
Arleccb.

del

padron mio sposa

sarete,

Viva Arlecchini Pagliaccio


Sposa
di

e Pulcinella

Rondon me mai mi
1'

vedrete.
!

O
E

questa qui sar

altra
il

pi bella

Prendete per isposo

padron mio,
ci

poi a dormir con voi

vero

io.

183

iA3$ ;-trb

Rosalba,

Questo vostro parlar vada


Io

in

obrio.
:

vo

cercando

il

mio vezzoso amore


!

per sposar costui dovessi, oh Dio


eli

Pria
Aecc).

mia
il

man mi

leverei

il

cuore.

dirle

vero sarei quasi anch'io


istarci

Per non Perch

pi per servitore;

un vecchiaccia tanto fastidioso,


e notte

Che giorno
Rosalba. In cerca

non trovo
-

riposo.

31

andiam

d'

un cacciatoi

grazioso,

Se voi Rondon volete abbandonare,

Che

in

breve tempo spero averlo sposo

Allora voi con


Arlecch.

me

potete stare.
:

Io di servirla son desideroso

Ma

se

il

padron non mi vede arrivare,

Cosa

sar del

povero Arlecchino:...
prendo
al
il

Sia cosa vuol! con voi


Rou.

camino.

^2

Pria che Rosalba torni

suo destino,
trattare.

Voglio

del

matrimonio ggi

Quando

poi torner con Arlecchino,


la

A
Guido.

casa mia
la

potete mandare.

Circa

dote

nemmeno
vi

un quattrino
:

Presentemente non

posso dare

Ma
Che
Se
a

in

carte vi far

buona

scrittura,

tcmpo-a-luogo l'avrete sicura:

33

testare

un notato mi

consiglia;

Giacche (Eccolo

in quest'
il

oggi dsve qui arrivare...


!)

sor notaio
li

alla

mia

figlia

Quanto possiedo

voglio donare.

IN,

--ififP

Notaio.

Padronissimo

sei;

n meraviglia

Io mi far di questo tuo parlare:

E
Io

se
ti

ti

sembra buon questo

partito,

consiglierei darli marito.

34

Guido. Per questo bene avevo stabilito


Il

codicillo e

il

testamento

fare.

Rondone. Signore mio, notato, riverito!


Faccia
Notaro.
le

cose

ammodo,

si

pu accomodare.

Signore mio, [sor] vecchio scimunito,


Forse
ti

credi 'un s.ippia quel che fare

Rondone. Anzi, lo stimo molto, o

mio notato,
35

E mi
Noi aro.

preparo a

darli

del danaro.
siete

O
Il

signor, se con
tutto scriver

me non

avaro,

con diligenza.

Ho

porto carte, penna e calamaro.


passate qua a mia presenza.

Dunque

Lasciate in vita erede vostra figlia


l,

doppo morte

poi, chi

piglia piglia.

36

Rond.

Or dunque

carta e calamaro piglia


a

Segna ci che
Guido.

Rosalba

si

perviene.

Territorio ne ho da cento miglia.

Rondone.
Guido.

Dunque posso ammannir governo


Dodici scudi

seme.
figlia,

Ci ho poi una vacca pregna (se mi


li

tocco ben bene.)

Ed un Anche

albero

all'

anno da

solfare (sic)
J7

su questo potete contare.

I
/V

.85

lM

Rotid.

Ln

macellaro mi convien trovare

1
testare.
:

Per ispacciar cotesta mercanzia.


Guido.

Piano

che
di

ci

ho

dell' altro

d.i

Ripiena

mobilia casa mra,


'1

E tengo

sotto

letto

V orinale;
via

Ancor quello potete portar

Una

botte ammuffita gi in
alla

cantina...

Or passiamo
Ci ho paiolo,
[E]
ci

roba

di

cucina.
e
ci

38

ci

ho secchia

ho ramina:

ho un servito poi

di porcellana:
fina,

Trenta salvietta una tovaglia


Per voi riposi
il

giorno
in

di

Befana:
di

Ci ho poi un banco,

tondo

cucina,

Con chiave e toppa all' usanza romana; Un arcil vecchio poi, per far la pasta.
Il

tutto avete inteso

Rondone.

fio inteso, e basta,


a

y)

Nolaro. 'Putto quel che lasciate

vostra
.

figlia

tutto qui, e voi

sottoserf.

Che invan sarebbe senza


Il

vostra firma

testamento, voi gi lo sapete.


in

Guido.

Unius scrivete ismeis


Intanto voi
il

quisisirma.

Notaro.

denaro conterete.
e se
in

Rondone. Ecco dieci

luigi,

non

basta,

La borsa ho sempre
Notaro.

mano.

Or
Dunque
la

basta, basta.

40

Rond.

vostra
di

figlia

amata
veni

e.

Appresso

me

fatela

Perche

me

pi [di averla] 'un

contrasta,

Io vo' sposarla, senza alcun Guido.


Il

fallire.

tardar qualche giorno poi

non

guasta,

Per quanto prima ne vorrebbi uscire.


Rondone.
Guido.

Ma non vorrei che si pentisse Ho detto la mia figlia sta per


in

poi. voi.

41

danti. Giacche

quest' oggi stanchi

siamo noi

Da

questa lunga caccia e caulinare


le

Si discioglin

fier

pertanto, e poi
tornare.
a voi,
:

Vogliamo da Rosalba oggi


Rosalba.

Caro Giannello mio, eccomi


Porgete
aita
al

tanto

mio penare
a

Se non date soccorso

questo cuore,

Mi vedrete morir per vostro amore.


Giana. Calmate, o mia Rosalba,
il

42
!

gran furore
?

E quii cagion
Rosalba.

v'
il

indusse qui venire


fatto

Di raccontarvi

non ho cuore

Ve
Ai
lecci}.

lo dir
il

costui,

senza mentire.

Rondone,
Chiedere

vecchio eh' era mio padrone,

il

matrimonio ebbe l'ardire;


1*

lo

suo padre tanto


di

ha pregato, ha giurato.
al

Che

darli

Rosalba

li

43

Giana. Rosalba, non temer; che sempre


Io
ti

lato

sar, se tu

mi

sei

costante.

Anderem da tuo padre


Ai
leceb.

tanto ingrato..
1'

Ed

io

tar

che

//'

sposi
in

amante.
questo
le

Se Rondone tornasse

lato,

Credimi pur che

ci

lascia

ciampc.

187

-A

SIP

A/fc
e;

Giannetto.

Andiamo pur
Che
io in
?

tuo padre a ritrovare,


ti

quest'oggi
stata tanto a
e
il

vorrei sposare.

\\

Guido.

Come

sei

ritornare,
?

Figlia bastarda

male accostumata
giorno
a

Ti fermi tutto

civettare...

\o

pigliare

il

basron della granata.

Giannello. Meglio la figlia potresti trattare:

Troppo ha
Guido.

ragion, se non ritornata.

tu,

servo Arlecchin, va dal padrone,


ti

Che preparato
Pescai. In

ha

la

colazione!

})

quest' oggi nel

mare uno stornioneruppe


timone,
:

Pescai colla mia canna e mia retina.


Alla mia barca
si
il

Sommerso
Mi

ebbi a restar nella marina

Fra varj venti d'acqua era quistione.

convenuto abbandonar
a

la

prima.

Or son venuto
Per donar
Rotici.

voi di doglia pieno,

Rosalba un pescio almeno.


petto mi nutrisce
il

46
(sic)

Grand'

ira

in

seno,

Che lo mio servo non vedo Quando sar quel d lieto e sereno, Che sposo con Rosalba potr stare ?

arrivare.

A ritrovarla voglio andare almeno. Oh se in quest' oggi potessi sposare


!

E consolare
Arecch.

quest' affritto cuore


il

Lasciatemi fuggire: ecco


!

padrone.

47

Rnd.

Ben trovato, sor Guido


Si

In

concrusione

ha da compire ormai questo trattato?


:

188

lA3

-A/a C-D

Guido.

Se mia
Darvi
il

figlia

contenta, io contentone

consenso son ben preparato.


di

Rosalba.

Uscitemi

qui, vecchio birbone;

Che

lo

mio sposo qua


questo
e

lo

tengo

al

lato

vi

dovrete alquanto vergognare


di
la

Voler
Rond.

moglie pigliare.
1'

48

Qui poco

da storgermi

affare. scritto.

Voi mantenete ci che avete


Guido.

Eh

se

mia

figlia
ci
ti

non

vi

vuol pigliare,
!

Far niente non


Arecch.

posso; e state zitto


volei maritare.

Con
E
ti

questa qua
ti

Lei non

vuol per niente, a

me

1'

ha ditto

consiglierei, vecchio barbuto,


la

Tornare per
Rond.

via che sei venuto.

49

servo indegno, questo quel dovuto


Rispetto che tu devi a mia persona
?

Arleccb.

Io servo tuo non son,

ma

ti

rifiuto.

Ti sappi questa qua la

mia padrona.

Voglio essere pagato ed assoluto:


Prendi
la

borsa, e qui
la

moneta suona.

Rondone. Questa

borsa, e queste son monete.


(lo

bastona)

Arleccb.

Per

carit,

per

me

tutti

correte

50

Guido. Se qua

Rondone
la

voi venuto siete,


vi
si

E qua
Rondone.

rabbia

fa calare.

Me
E

coli'

orgoglio non mi mangerete:


1'

voi per tutti

avete a pagare.

189

sin
Ti vo' rompe
1

-va

n
Li

Arlecch.

testa

come

il

pepe,

E
Rondone.
Guido.
Gitimi. Si

il

muso
serve,

rotto a casi di portare.

Non

con costoro, aver ragione!


la

Ti vo' rompe'

testa

il

cotrione.

5i

termini fra voi questa questione.

Rosalba.

Eh

voi

per

me

potete andare in pace.


in

Rondone. Son queste azion cattive

concrusione:
(sic)

Chi se lo scorda
Qjuand' un
s'

una persona audace,


fra
il

impaccia

queste birbone,

Innamorato, eh' hanno

cuor tenace,

Meglio sarebbe andarsi ad affogare,

Che da costoro mercede


Arlecch. Sentite

sperare.
vi

52

amico

un consiglio
a

vo' dare,

Se mi ascoltate,

tutta

confidenza.

Xon
Se
vi

vi

dovete poi pregiudicare.


siili'

tocco un tantin

impotenza.

Prendendo moglie, dovete pensare

Che

li

fareste
alla

L\

dell'

astinenza;

Perch

vostra et, se rifrettete,

Contentare una donna non potete.

53

Ed
E
-

allora

la

moglie troverete

Bisbetica ogni giorno e scorucciata,

spesse volte sentir vi dovrete

Uscitemi

di

qui,

mummia

slacciata

(sic)

Come
Di
pi,

va a terminar ben lo sapete.

Trovarsi spesso chi mangia incalzata:


vi

toccher per vostra sorte


di

'Na corona portar

corna torte.

54

UJO

Afe
Roid.

.--

Ma

te,

Arlecchino,

ti

ringrazio torte

D' avermi sopra questo illuminato;

Che

io pi

tosto bramerei
in
il

la

morte,
:

Che vedermi

tal

guisa incoronato

E ne

ringrazio

cielo che, per sorte,

La Rosalbina mi abbia canzonato.


Vi prego
tutti

volermi scusare;
55

Onde

parto di qui senza tardare.

Giana. Dunque, sior Guido, a

me

volete dare,
figlia ?

Per mia consorte, vostra cara

N
Guido.

dote n a coredo non pensate.

Far mente ne vorei nella famiglia.

A
E

tutti

due

il

consenso
per
la

vi

vo' dare.
tu
piglia,

Dunque Rosalba
tutti

man

testimon ancor voi

siate,

Piccoli e vecchi e

donne

maritate.

56

Giann. Ecco

l'

anel che in dito voi portate


di
di

Segn
Purch
Rosalba.
Arlecch.

esser voi

mia cara sposa,


siate.

questo cuor contenta


d'

Contenta son sopra

ogni

altra

cosa,
!

Al povero Arlecchino almen pensate

Solo mi basta
Guido.

di

mangiar qualcosa.

Oggi,

tutti

v'

invito alla mia mensa,


rester senza.
fate

chi

sar di fuor,

57
!

Pesca. Graziosi sposi,

deh

accoglienza

Se mi volete, qua venuto sono. Di vaghi ameni


[Vo'
|

pesci,

alla

presenza,

a tutti

quanti regalarvi un dono.

<&&

191

nr r

\f

:>

quel/a: 6, piaccia per la

rima \=piace;

o. 29, 4, divori: cosi

il

ms.:

forse allori: 6, pi meglio, pi migliore,


coli

comune

a tutti

verna8,

della

Toscana;

camp. Luccb.=vT;
pleonastico;


e;

o.
o.

30, 4. Si
51,
1,

sottint.

Grider viva:
5.

vero,
ci

obrio al solito=oW/o:

11

0. 32, 8,

camino, Lucch.=cammuc;
si

o.

33, 8.

La

frase a tempo e a luogo nel Lucch.


sola,
3
(

pronunzia

come una

parola

con
t

ellissi
le;

dell'

o.

o.

34,

1. 11

ms. Se a trovare un notare:


3,

U=gJi

o.
o.

36,

2, deli<*en~a,

Lucch. =if itigev.-a:

calamaro,
//
1,

Lucch.

mi

calamaio; toccano;
38,
1,

= concime: 37, macellaro = macellale; 39,


4,

governo

6,

tocco

=
si 3,

o.

ramina,

Lucch. utensile

di cucina,

pi grande di un ramaiolo con cui

leva l'acqua dalla secchia: 7, arcile, Lucch.

= madia;

0.

40,

invano: aggett.=i'awo: 4.
pete:
II

11

ms. Sarebbe

il

testamento, or gi sa-

5.

Parodia

le

antiche formule latine dei notari;


6,

o. 41, 2.

ms. Presso di me:

vorrebbi, Lucch. =vorrti: 8. Ellissi della

congiunz.:
preposiz.
Luccli.
lo

Ho
e

detto che la

mia

figlia,

ecc.

o.

42,

2. Ellissi

della

=
si

dal camminare (Lucch.: caminare):

3,

si discioglin,

di sciolgano]

o.

43,

2.

11

ms. Per qual cagioni

7.

suo padre: qui padre oggetto e V pleonasmo;


in

o.

44, 6,

ciampe, Lucch. =-<///> che qui

senso dispregiai per gambe;


in

o.
ti

45, 8. Che preparata


bastoner b ne,

ti

ha la colazione,
5.
Il

senso ironico

che

o. 46,

ms.: Fra varj venti d'acqua


:

una

questione.

l'enti di

acqua

prima
>

retata: 8, p. scio,

Lucch.

quest'oggi: 7, affritto afflitto;


4. Ellissi

= venti marini 47,


pesce;
0.
0.

6, 6.

la
Il

prima
ms.:

= la
:

Che in

48,

concrusione=conclusione:
qui sotto

della preposiz. a darvi il consenso. Cosi

vo4.

ere=a
Ellissi

volere,

0.

49,

1,

storcermi, Lucch.=lorcermi;

della

congiunz.

Tu (Ti) sappi che;


0.

o.

30,

o.

51,

8, colrione,
4,

Lucch. =dorso, groppone;

=far
8.

motto, parlarne;

.E

chi sar di
se

fuor echi
o.
8.
11

56,

3,

coredo=:orredo:
Il

far mente

57, 2.

ms. Segn di

esser la
58,
si I.
11

mia:
ms.:

non interverr;
:

o.

Graziosi sposi
stra:
7.
Il

fate accoglienza

(dia presenia,
fine.

sottint. vo-

ms. Viva:

ms. Oggi daremo

FlKE.

195

^Wj

d\9

'~*r,

INDICE
\

Dedica
Prelazione

Pag.
^

V
j
I
'

Epifania di N.

S.

G. Cristo. (Befanata religiosa)

...
-.

La Contessa d'Altonore. (Befanata profana)


Beo
di

n
.

Berto. (Zingaresca)
e

25
55

Contrasto fra un vecchio avaro


Il

un guerriero

>

Re

di

Spagna. (Testamento)

87
ii3

Testamento-monologo

Rondone

Rosalba. (Bruscello)

17;

i
Wj

195

iA'

$m

ri

n& n

Vmerfy

hmto

khrzry

DO NOT REMOVE THE CARD FROM


THis

POCKET
AC m
L

^iat.

Ubra ^ Card Pocket


Ref.
i

ndexF