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IL

PENSIRO GRECO

Voi. 4.

EMILIO

BODRERO

ERACLITO
TESTIMONIANZE E FRAMMENTI

TORINO FRATELLI BOCCA, EDITORI


MILANO
-

ROMA

IQIO

PROPRIET LETTERARIA

Torino

Vincenzo

Bona, Tipografo

di S.

M.

RR.

Principi (10688).

Al Dottor ERMINIO TROILO


Libero docente di filosofa teoretica nell'Universit di

Roma

Bodrero, Eraclito.

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Non
cose

si

pu scandagliare

la

natura delle

senza aiutarsi

dell'immaginazione e

del sentimento.

Leopardi.

Piace a me, carissimo

amico, che

sia

a voi

dedicato questo mio lavoro,

al fine di significare

con

un

atto

di

pensiero,

il

sentimento che
si

in

me
i

s'ingenera dall'analogia onde


e
le

congiungono
Noi
discor-

nostri studi

nostre fortune.

remmo una anche come


faticosa via

volta
di

insieme

di

Paolo

Tannery,
la

colui

che ne precedette su
,

che entrambi seguiamo


dell'investigazione,

non solo
la

per l'indole
singoiar

ma

pure per

diversit

che intercedeva tra

l'attivit

del suo intelletto e le cure della vita, e ci parve


di

sentirci

accomunati

in

quel

ricordo e inco-

raggiati all'opera

ed

alla

speranza.

Ancora

nel

nome

di quel

pensatore profondo e originale di

cui l'infaticabile operosit fu pari alla vasta erudi-

zione, nel

nome

di colui

che

seppe

cos

acu-

tamente penetrare nello

spirito della prima, oscura

ed altissima
struirne

filosofia della razza nostra e riconle

con

indagini pi sapienti e sicure la

iv

Prefazione.
i

genesi, la storia ed

confini, nel

nome

infine di

Paolo Tannery che consacr di una


laborioso,
il

alle discipline dell'astrazione

nobilissima

vita lo sforzo pi

quale voi ed io siam

capaci

come

pochi
queste
la

altri

di

apprezzare, intendo, con dedicarvi

traduzioni e

queste

ricerche, esprimere

simpatia delle nostre vite in cos strano

modo

somiglianti,

come

in

un auspicio che dal tenace


il

travaglio del presente induca

conforto di una

serena speranza.

Per non solo per questo ho voluto che

la

mia esposizione s'inaugurasse nel nome vostro, ma anche perch mi parve che a nessuno meglio
che a voi che proclamate e difendete
dello
spirito,
i

diritti

potesse

offrirsi

una

raccolta

di

quanto

rimane

dell'opera

di Eraclito

d'Efeso,

augusto e imperioso enunciatore di dottrine e di


principi che

suonano sempre

alle

nostre orecchie
io
la

come meravigliose
ben
di frequente
sitiva

rivelazioni.

Ed

meco

stesso

mi stupisco che
frammenti

scienza pofossili

del

tempo nostro
questi

denomini
della

del

pensiero

prima

inspira-

zione filosofica della nostra civilt e ad essi attribuisca

un valore che non va


il

oltre quello

che

pu avere
curiosit
di

soddisfacimento

di

una semplice
forma
il

storica.

Ci accade per un fenomeno


di

democrazia e

reazione ad ogni

di

individualismo, ben facile a spiegarsi, per


la

quale
il

scienza

moderna ha

di tanto

scemato

va-

lore

della personalit

ed

in

genere

deWuowo,

Prefazione.

v
in

riguardo all'acccttazione dei sistemi, che,

ogni

ramo
d

della

sua

attivit,

non

consente

alcuna

emanazione
si

sintetica, e

commina

l'ostracismo che

al

dogma
si

nella vita dello spirito, alla poesia

nella

vita

pratica e cotidiana, per

ogni

opera
e

che non
su

fondi

rigorosamente su

la critica

l'analisi.

La

scienza ha sino ad ora

abbas-

sato l'uomo, cercando di elevar la materia sino

lui,

in

quanto
la

ha

chiamato questa a coopeinorganica,


insensibile

rare

con

sua

fredda,

brutalit

inerte, all'agile, libera, alata

creazione

dell'umana fantasia, nutrita di quelle osservazioni


e di quell'esperienza

che pu

solo

raccogliere

una fede individuale, uno sguardo personale su


tutti
gli
gli

aspetti in cui
al

il

mondo

si

presenta a

occhi ed

pensiero di un essere che sappia

astrarsi dalla realt.

La
ritti

filosofia

moderna ha abdicato
della

cos dai dii

pi sacrosanti
alla schiavit

dello spirito ed ha offerto

polsi
inutile

materia e di ogni sua

complicazione

interiore, rinunciando alla

l'umanit delle forme, senza pensare che


rit

vegli

convien

che abbia

forma umana se a
se,

uomini deve rivolgersi e che


la

come

io penso,

forma

la

conscienza,

la

scienza

nostra
d'intel-

informe, inerte, inefficace.


letto

Ogni

uomo
al

ha sacrificato

il

suo

pensiero

metodo,

che solo ha oggi l'onore della considerazione da


parte
degli

operai

dello spirito, e pensatore

oggi stimato solo colui che pi scrupolosamente

vi

Prefazione.

sappia

nascondere
inflessibili

se

stesso, nell'uso dei con-

gegni

del metodo, colui che con vopari a quella


i

lutt di
alle

abbandono

che

sospinse

solitudini e alle macerazioni

primi eremiti
si

della

nostra

superstizione, tutto
le

getti

come

strumento

cieco tra

spire di

una

verit che

non

solo

non

egli

ha divinata,

ma

che ine-

luttabilmente straniera all'organismo naturale del-

l'uomo.
Io

sento
alla

ancora
filosofia

possentemente
pronunciare
scienza
le
il

che

spetta

sempre
sar

verit che

poi

compito

della

dimostrare,

poich questa nostra disciplina rimane sempre per

me

un'arte che ha ritmi suoi e nell'idea e nelsi

l'espressione, a cui

confidano sincerit d'im-

pulso e lusinga di persuasione, armonia di con-

cepimento e

facile

consenso d'intelligenza. Deve


gli antichi,

accadere, per dirla con


getti
il

che

l'io,

assog-

non

io,

non

il

contrario, poich l'acquisto


l'interesse

di

una conoscenza che trascenda

che

l'individuo ha per se stesso e le possibilit della

natura e dei rapporti in che l'uomo

si

trova con
turvi-

questa e

con

suoi
la

simili,

non pu che
in

bare

la dignit e
i

misura

che vivono e
spirito.

vranno
io

problemi eterni dello

Conviene,

penso ancora, e non ne arrossisco, conviene


la

che

filosofia,

per quanto

le

consentito dalla

indole sua, rimanga in


in

un

certo senso poesia e


riveli

questa parte della sua espressione


ogni
virt,

ed

esplichi

originaria e

individuale di

Prefazione.

vii

convinzione da parte del creatore, di

consenso
di-

da parte

di coloro a cui s'indirizza,

poich
volta,

versamente,
solo, quasi

come ebbi
allo

a dire

altra

non

nuova Cassandra che respinse Apollo,


sterile vaticinio,

condannata

ma

anche,

nuova Ofelia che getta ogni suo


nella
follia.

fiore,

s'annega
dagli

Oggi, snaturata e

deturpata
il

eccessi

demolitori a cui l'ha spinta

feticismo

per un metodo, che pur potendo soddisfare ad


alcune sol tanto fra
le

necessit dello spirito, di


in

questo

ha

imprigionato

vece

ogni

attivila

senza temprarla, sembra,

come una donna


su
l'angolo

per-

duta che

sta

di

notte

d'una via
la

spiando chi possa


filosofia,

illudersi di

fecondarla, che
altra

come

in

genere

ogni
alla

disciplina

dell'intelletto,

nella servit

cieca tirannide

delle formule esecutive passivamente attenda che


le

scienze

si

compiacciano ogni
fare,

tanto di darle

qualche cosa da

qualche verbo da svolgere

con cautela,
riguardosa

le

quali la trattano poi

con quella
questo me-

superiorit

onde

giovinette leggere

usano con venerabile peccatrice.


todo che
ella stessa

ha creato, ora come deges, privata d'ogni

nere rampollo l'ha asservita a


diritto e d'ogni libert,

constringendo quella che


principe dello spirito

doveva esser

la disciplina

umano, a
conda
ogni

porsi in gregge con le altre ed in se-

linea,

quasi se ne fosse or mai sfruttata

utilit.

L dove,
il

ripeto, la filosofia

ha per

me sempre

compito

precipuo

di

formulare

viii

Prefazione.
le

quelle verit naturali e spontanee sotto

quali
eledi

l'umanit

si

raccoglie

secondo

gli

schemi

mentari
tradurre

della
i

conformazione
le

dei

pensiero,

problemi e

approssimazioni

ideali

tra cui gli

uomini instancabilmente, necessariainvariabilmente


si

mente ed

aggirano, nel

lin-

guaggio pi piano e conforme

allo spirito delle

epoche, di tener desto quel gioco


azioni e reazioni quasi
la

constante di
il

meccaniche per
si

quale

vita del

pensiero
in

ci

mostra

storicamente
certi

foggiata

come

un unico congegno, onde


perenni

atteggiamenti primitivi della conscienza filosofica


ci

sembrano
in cui

le
si

sole,

ed

immutabili

forme

perpetua una necessaria ed eteraspirazione alla verit.


chiedersi
le

namente

insaziabile

Ma,

qui

potrebbe

taluno

se

la

scienza non dimostri

verit che la filosofia ha

proclamato, o

peggio

se

dimostri

il

contrario,
il

non pu logicamente indursene che


tali

valore di

enunciati abbia ad esser posto per lo

meno

in

dubbio

storia, se

Che altro ci mostra dunque tutta la non la fervida lotta tra la convinzione
?

e l'osservazione, tra la fede e la ragione, tra la

scienza e

la
il

metafisica?
trionfo
?

Da

qual parte

dobbiamo
la scienza,

riscontrare
In questo

momento, indubitatamente,

nel senso pi rigoroso della


fatto ogni metafisica.

parola, ha sopraf-

Ma
di

d'altra parte, se

bene

dobbiam persuaderci
tra
il

una grande sproporzione


intellettuali,

progresso di certe attivit

pa-

Prefazione.

ix

ragonato a quello delle

attivit sentimentali,
la

non

possiamo poi dire che


fisica

logica verbale, metain

anch'essa,

del

metodo
coordina

che

viviamo,

abbia annullato del tutto quella intima ed organica,

che giustifica

gli

elementi delle

singole

inclinazioni.

Per ora mi basta assodare

che questa sfrenata tirannide del metodo, lascia

per in fondo a moltissimi

di

coloro
lo

che

pur

sinceramente e rigarosamente
libert latente di

praticano,

una
si

credenze e d'impulsi, a cui

deve
o con

se

si

trovano,

pur

troppo, uomini che

passaron
lo

la vita

curvi su di una tavola anatomica


fisso

sguardo

in

un telescopio,

quali,

abbacinati
ritismo,
teosofia,
in

un giorno
ora

dalle imposture dello spile

dividono

allegre

dottrine
alla

della

pur seguitando, quanto


le

professione

che esplicano
osservatori

attivit intellettuali,

ad esser

stretti

dei

principi
si

inesorabili del-

l'obiettivit.

alcuno

chiede

come

costoro

possano conciliare

questo

doppio impiego del

loro spirito, ed eludere questo duplicismo contradittorio tra

una

fede,

qualunque essa

sia,

ed

una convinzione, per quanto possa


Ci accade perch, a
intuitivo,
il

valere.
il

mio vedere,
il

metodo
speri-

metodo

affettivo,

metodo

mentale non conducono che


di verit,

allo stesso risultato

all'identico

confine d'impossibilit di

fronte a quello che alla natura


di sapere. Io

umana

vietato
la

mi penso che

la

chimica e

mec-

canica delle cose non

possano

provare se non

Prefazione.

quello

che consentito

dalla

chimica e dalla

meccanica delle idee


percepire
le

e dei sentimenti. Io posso

azioni e le reazioni che la scienza

sperimentale provoca sulla materia solo in quanto


le

idee

corrispondenti

possano

agire e reagire
la

nel

mio pensiero, ed
verit che

inversamente,

chimica

e la meccanica delle idee


di

conducono ad un punto
quanto
l'esperimento. Ogni

dall'ignoto equidistante

quello

cui
di

mi

conduce

strumento
serie di

conoscenza

corrisponde

ad una

conoscenze o meglio
le
si

di aspetti di cono-

scenze
altre

quali

non

s'intralciano le
si

une con
che un

le

contradicono, anzi

possono

comar-

pire e

perfezionare a vicenda. Cos


la

gomento basato su
non pu essermi

logica

di

un individuo

distrutto

da un argomento ba-

sato su di un impersonale strumento, ne da

uno
da

che s'appoggi ad un
altra parte

impulso

irresistibile

non

analizzabile

dell'animo

mio, e

vicendevolmente. Ogni strumento di conoscenza


serve per una serie di cognizioni o per meglio
dire, di stati, e l'esperimento
ritto

non ha nessun
la

di-

di

dar
la

le

riprove di ci che
inspira,

logica for-

mula o
molire

fede

n ha
altri

il

potere di defattori

quanto

questi

due

di stati lo-

possono creare. Cosi come mille argomenti


gici

non saprebbero scuotere

il

fascino di un
di

sentimento intenso e profondo, dall'animo

un

uomo che ami. E qui consentitemi

che

io vi

dica ancora un

Prefazione.

xi

pensiero mio che contradice singolarmente allo


spirito del

tempo

nostro. Io
la

ho accennato

all'u-

manit della verit che

filosofia

deve proclala verit


la

mare

intendevo dire con questo, che

filosofica

non deve

essere, a
di

emanazione

personale

mio vedere, che un puro esercizio


deve cercare
gli

di

raziocinio guidato da

un acuto
Il

intuito nell'osserin

vazione del mondo.

filosofo

se stesso la verit da formulare a

uomini, ed

esser della verit strumento insieme e creatore,

ma non
delle

oltrepassare

confini dell'uomo

n quelli
II.

possibilit

della

al

comprensione umana.

dire la verit
gli
altri

non

solamente rivelare ci che


caso di verificare, o signiagli
il

non sono

ficare
sibile,

con parole ci che

uomini insendire ci che


si

non

in fine solamente

assodato
nel guidare

che
lo

ma

il

dire la verit

consiste

spirito altrui a

pensare ci che

pu
,

essere,

avendo umanamente veduto ci che


individuale per quei rapporti tra

con

l'affetto

la realt

e l'io e tra gli elementi della realt in

s,

che dettato dall'impulso verso un'armonia


del
il

suprema
crearne
zione

mondo con
La
gli

colui che cos viene a

sistema.

verit dev'essere

una creadiretta,

dell'uomo, se a

uomini

mille osservatori che

mi dicano con

la

pi miverifi-

nuziosa precisione tutto ci che avranno

cato nell'analisi della materia, m'avran compilato


il

pi fedele catalogo dell'universo,

ma non mi

avranno

pronunciato

una

sola verit filosofica.

xn

Prefazione.

pure, per dare un esempio

dell'applicazione
al

di questi sistemi, oggi

sarebbe posto

bando

della considerazione dei pi seri consessi, quegli

che ancora volesse far o


dell'arte, in

la storia della letteratura

base ad una sua scala

di

valori,

anzi che in base all'analisi livellatrice del valore

estrinseco dei prodotti, ed guardato


lettante (ci equivale a

come

di-

mostro

di

demenza)
tal

chi

ingenuamente voglia esaminare se un


sia pi

sonetto

meno

bello o se quel tal placito di un

antico profeta sia pi o


cabile.

meno
si

giusto o giustifi-

L dove gran
la

lode

tributa a colui che

sappia dir

data precisa in cui un orribile soo che

netto fu scritto

scopra quel
felicit,

vero,
risiede

indi-

spensabile

all'umana

che

nella
in

conoscenza della genealogia del manoscritto


cui pi storpiata
si

legga una sentenza assurda di

un antico

plagiario.

questo per un verso un


provvidenziale,
al-

freno, lo dico

sinceramente,

l'ingegno degli uomini, cresciuti di


possibilit,

numero

e di
;

anche

economiche,

di

espressione

per un altro, secondo me, a dirittura

bestiale.

Ma, introdotto
discipline,

il

metodo
la

scientifico in tutte le
ai

una ancora ne rimaneva che

suoi

seguaci lasciava

personale indipendenza del

giudizio e la libert pi serena dai legami


teriali

mafilo-

con

il

campo

dello studio, ed era la


.la
,

sofia

ma

anche questa
conquistarsi

demagogia

scientifica

ha

voluto

ed sorta

quella

che

tutti si

ostinano a chiamare

la filosofia

moderna,

Prefazi nella quale, persino qui,


il

xin

giudizio di realt ha

soppresso

il

giudizio di valore.

Dunque l'uomo creatore di verit abolito, come feudatario, come il mercante di schiavi, come il taumaturgo. La verit identificata con
il

la

realt

ed vietato

allo spirito

umano

ricercare

un vero che oltrepassi quello

risultante dall'acceri

tamento
ed

di

quanto riguarda

sensi,

anche

forzati

acuiti di l dalle utilit

individuali

per

cui

furon creati.

La

ripercussione

meditativa della

verit su l'organismo interiore dell'uomo,

sembra
le

or mai

residuo di barbarie, n
le

si

pensa che

epoche

quali

annoverano

maggiori benefat-

tori dell'ideale

umano

e dell'umana dignit,

non

son quelle
satori
si

in cui lo studio

assiduo dei loro pen-

logor ad enumerare sino all'esaurimento


variet delle cose,

l'infinita

ma ben

quelle in
la-

cui

da

altre tirannidi fu

per miracolosamente
al

sciata all'uomo
rit,

chiamato

sacerdozio della ve-

quella libert sconfinata alle attivit dello spi-

rito,

per

la

quale l'esperimento non fu fine a se


a pena per cos dire lievito all'ingegno
la

stesso,

ma

creatore di chi lo tentava, per

quale l'osservadell'opera
alle

zione non fu
scientifica,

la

conclusione

ultima

ma

la

prima preparazione
la

dedu-

zioni pi ardite, per

quale

l'universo
di

non

fu

solo

uno

sterile

campo sterminato

nomencla-

tura e d'ipotesi,
tutto dalla

ma

anohe un
alla

regno

immenso
del

sorte

offerto

dominazione

genio.
Bodrero, Eraclito.
Il

xiv

Prefazione.

ancora; io non mi perito a dire, su l'alba


il

del secolo ventesimo, che


constretti a far uso, ci

metodo
alla

di cui

siam

conduce

pi inutile

violenza, verso

1'

integrit

dell'attivit filosofica.

Quando accennavo ad una


savo pure che
oltre alle possibilit della

verit

umana,

io

pen-

la verit filosofica

non deve andar


sensibilit u-

normale

mana.

Gli strumenti scientifici, se

ben

ci

fanno

verificare fatti reali, dalle

conseguenze

tratte dal-

l'osservazione dei quali


dette
tiche,

le

scienze propriamente
applicazioni prail

desumono innumerevoli
non possono

dare, a parer mio,

minimo

contributo diretto alla formazione di una verit


filosofica,

come che

essa,

ripeto,

debba esser
contemperi
sua indivi-

creata dall'uomo, in
l'attivit

quanto

questi
la

intuitiva

che caratterizza

dualit,

con

la

pi logica ed acuta,

ma
Il

semplice
filosofo,
si

ed umana
nel

osservazione della realt.


della
i

senso pi eroico

parola,

convien
il

creda solo nel mondo, con


cervello, per pronunciare

suoi sensi ed

suo

una

verit fatta a sua


di dottrine

imagine e somiglianza.
desunte e basate su

Un complesso
il

l'ultra sensibile,

intendendo

con
che

ci di
si

specificare
l

campo d'osservazione
non
dar mai
s

stende di

dalle estreme possibilit nasensi,

turali e
filosofia,

normali

dei

una

cio un sapere di utilit teorica,


d'utilit

bene
la

una scienza, sapere


filosofia

pratica.

Perch

adempia

al

compito che nella complessa


le

funzione dello spirito

segnato, conviene che

Prefazione.
m

xv

essa dalla vita,

comunque

intensificata e,

diciam

pure, migliorata, dalla

realt,

comunque denoattivit soggettive


i

minata

e,

se

si

vuole, sviscerata, dall'esperienza


limitata
delle

rigorosamente

dello spirito ed indefinitamente estesa di tutti

fenomeni
l'attivit
tificiata,

individuali, senz'altro intermediario che

puramente umana e normale e non


della

ar-

logica, della sensibilit e dell'inle

trospezione,
stenza,
del

deduca

norme supreme
della
felicit.

dell'esi
gli

pensiero,
la

Tutti

strumenti di che

natura

umana dispone

pos-

son servire a questa conoscenza sintetica, poich


le
li

cose ed

fatti

esistono per noi solo in quanto


ottearti-

possiam percepire, e se una conoscenza


e,

nuta con mezzo sperimentale


ficiale,

dir cos,

pu parer
acquistato

distruttiva

di

una conoscenza

empirica o trascendentale, in effetto ci che pu


essersi

con

mezzi

straordinari
sensi,

alla

maggiore intensit normale dei duce che ad una


sfano a
serie di

non con-

conoscenze che soddiche

bisogni

dello

spirito

non hanno

nulla a che vedere con quelle per le quali ope-

rano

gli

organi della conoscenza empirica o tra-

scendentale. In altre parole ciascun


quisto di conoscenza, mostrer
del

mezzo

d'ac-^j"

un nuovo

aspetto',

mondo,
e

e riveler

una nuova

possibilit specuil

lativa, sito

ma non

distrugger affatto
degli altri

valore acquidi

imperituro
lo spirito

strumenti
di

cui

dispone

umano. Ogni mezzo

cono-

scenza corrisponde ad un'analogia dello

spirito,

xvi

Prefazione.
la

dove finiscono

conoscenza e
senza

l'attivit

filo-

sofica,

incominciano,
l'attivit

contaminazioni,
Poich,

la

conoscenza e

scientifica.

come

recentemente ebbe a dire un chiaro espositore


di Platone,

Charles Huit, la pense ne snffit pas


:

la philosophie

il

lui

faut lame
la

enticrc.
io

Posto

ci,
la

pu affermarsi che quelle che


chimica e

ho

chiamato
letto,

meccanica

dell'intel-

in certo

modo

nello
le

spirito riproducano,

per mezzo delle idee,


le

azioni e le reazioni che

cose corrispondenti ad esse idee operano nella

realt,

secondo leggi

e processi analoghi,

ma

of-

frendo all'individuo note di persuasione d'indole


diversa e per nulla contraria a quella delle note

che egli pu cogliere dall'osservazione sperimentale.

Cos pu dirsi
al

degl'impulsi

che possiamo

avere

trascendentale, nell'azione dei quali noi

possiamo

trovare

indubitatamente

una rispon-

denza

tra l'ipotetica realt e la


fine,

forma del nostro


ogni

sentimento. In

ripeto

ancora,

mezzo

per

il

quale possa ingenerarsi in noi una conoa diverse

scenza corrisponde

possibilit di co-

noscenza, anzi a dirittura a conoscenze diverse,

che nessun rapporto lega reciprocamente

ma

che

servono tutte
dividuo.

alla

perfezione

spirituale

dell'in-

Un

esperimento non potr darmi nesdi

suna riprova

una conoscenza

intuitiva

di

una

fede, n tanto

meno
mio
le

distruggerle,
spirito ci

una fede
che
pos-

non potr

toglier dal

sono avervi lasciato

osservazioni sperimentali

Prefazione.

xvn
i

le

deduzioni della mia logica, ed

pi

com-

piuti

accertamenti della mia attivit intuitiva non

potranno mai per veruna guisa demolire un edificio

conoscitivo

che

l'esperienza abbia archidi

tettato in

me

o l'integrazione metafisica

una

mia persuasione trascendentale.

Ora

la

conoscenza

trascendentale pone

fra

l'individuo e la realt rapporti indipendenti dal-

l'uno e dall'altra,

ma

interiori

e
in

spontanei,

la

conoscenza sperimentale pone


dividuo e
la realt

vece tra

l'in-

rapporti indipendenti dall'uno

e dipendenti dall'altra, imposti per ci

da

attivit

che non noto se trovino riscontro nell'analogia


interiore

dell'osservatore, e finalmente

la

cono-

scenza
la

logica o intuitiva
i

pone

tra

l'individuo e

realt

rapporti subiettivi pi

conformi

alia

percettibilit
alla

ed

all'attivit

meditativa, in relazione

pi estesa possibilit di formazione dell'idea


pi rigorosa relativit del giudizio.
lotta

ed

alla

la

eterna

tra

queste due attivit da


lo spirito

cui alternativamente

dominato
di

umano,

quella
lotta

che

ho

tentato
la

riassumere sin qui,

che

forma
si

maggior sollecitudine delle


alla

menti che

son votate

fra tutte

nobilissima
si

professione del pensiero, lotta che


in
tutti
i

riproduce

dualismi
al

d'ogni

attivit
dall'

umana, dal
materiadal

classicismo
al

romanticismo,

individualismo
al

collettivismo, dallo spiritualismo


libero
all'

lismo, dal

arbitrio al

determinismo,
il

nazionalismo

imperialismo, tra

sentimento

xvin
in fine

Prefazione.

ed

sensi, lotta la quale,

sino a che

gli

uomini vivranno nell'assoluto e dell'assoluto, partendo


le

loro conoscenze per piani e gerarchie",

anzi che per instinti operanti separatamente e con-

cordemente, secondo
tracciati,

altri

piani su diversa linea

non sar per comporsi.


artefice degli altri colui

Ma, come pi grande

che sa porsi di sopra ad ogni scuola e ad ogni


gusto
particolare,

come Dante, Shakespeare


classici e

Goethe sono insieme


sono
n

romantici e non

l'una n l'altra

cosa, in egual
ardita
la

modo
le

nella filosofia

una logica
la

ed acuta deve
fede o
cor-

poter equilibrare

scienza e

rispondenti esigenze dello spirito.

La

possibilit

della coesistenza di queste attivit constituisce la

perfetta felicit intellettuale, quella in cui,

come

me

sembra, nessuno ha saputo vivere meglio


e

dei

sublimi

misteriosi
Io

pensatori

che prece-

dettero

Socrate.

son

fermamente convinto
si

che

essi,

nella vergine libert dei loro spiriti,

posero nella pi sana condizione per sentire

per dire quel tanto di verit che a noi sia dato

umanamente conoscere da che il tempo grava


vite e

e che,

dopo

tanti secoli

su la

memoria
essi

delle loro

dei

loro

ammaestramenti,

possono

ancora viver con noi, non come soggetti d'esercizio alla nostra sterile indagine,
s

bene ancora

come
tali.

enunciatori di precetti e di leggi immorli

Nessun pensatore

ha superati ancora, ed
di

essi

rimangono sempre come esempio insigne

Prefazioni

xix

penetrazione, di sincerit, di altezza, a chiunque


voglia accostarsi alle cime pi perigliose dell'inten-

dimento umano.

presocratici

hanno detto
per

forse

pi di quanto non abbia ripetuto la nostra scienza

deforme, e

ci

additano ancora

la via

la

quale

l'organismo del nostro intelletto pu contemplare


pi da vicino, se bene in vano,
della verit.
ardito, la
Il
i

confini estremi

loro

metodo

quasi paurosamente
la
li-

loro

ingenua e semplice audacia,


la

loro fede nelle energie dello spirito,

loro

bert sconfinata e sicura,


ravigliata

la

loro

curiosit

mepen-

ed intrepida,

tutto ci

manca

al

siero nostro, disingannato, inceppato,

mal certo.

Socrate turber questo divino equilibrio di tutte


le

attivit spirituali

che

sofisti

hanno tentato
lo

d'arrestare e

di

stabilire,

d'allora

spirito
tali

umano non
siamo che

avr pi tregua. Noi studiando

esemplari e genuini artefici del vero, non


invidiare

pos-

questi

mirabili

definitori

d'ogni essenza riposta


giosi

delle cose, questi prodi-

construttori

dell'ideale

perfetto della vita


spirito e,

pi attiva e feconda

dello

soggiungo

senza

vergogna,
in

noi,

pur

rammentandoci del

tempo
genze

che viviamo, per conseguire l'approsesi-

simazione pi totalmente soddisfacente delle


interiori,

ed ancor pi per l'intima ed egoipensiero,

stica gioia del nostro

dovremmo

an-

cora cercar di collocarci nell'angolo visuale da cui


essi
si

posero

per

gettare

il

loro sguardo

sul

mondo,

di riprodurre in noi quel sereno e lim-

xx

Prefazione.
essi si

pido stato d'animo in cui

trovarono per

architettare la verit, di resuscitare in noi quello

slancio misurato e temerario insieme, con cui la


loro fede nella potenza e nella
resistenza della

ragione,
rori

li

sospinse senza rimpianti e senza ter-

contro l'ignoto e nell'infinito.

risorgerebbe
utile,

la

filosofia,

quella vera e

ve-

ramente

quella che ora s' arenata pi

nelle
le

contradizioni

aspre

in

cui

si

dibattono
Il

azioni confuse di tutte le forze della vita.


siero,

pen-

amico mio, se bene paia

il

contrario, lenla

tamente decade, decade l'entusiasmo per


astrazione,
il

pura

disinteresse della concezione teorica

per

il

solo scopo della felicit spirituale, la poesia


del

dello spirito in fine,

quale scompare

il

bel

ritmo antico che


in

gli

uomini ancora cercano


la

ma

vano, piegati sotto


di

dominazione or mai deinesorabile,

finitiva,

una legge

inflessibile e

poich oggi,
trecento,

come

gi diceva

Bindo Bonichi nel

fansi tedeschi que'

che son

latini.

N mi
fico,

si

confonda qui con


progresso

il

progresso
di

filoso-

quel

scientifico

cui

l'epoca

nostra

mena

cos gran vanto.


le

Al quale noi non


superficiali della

dobbiamo che
ci

comodit pi

nostra vita materiale,


aiuti

ma non un
ci

conforto che

a vivere,

una gioia che


un

renda pi

in-

tensa l'attivit spontanea dell'intelletto, un oblio

che

ci

restituisca

sorriso. D'altro canto, a chi

Prefazione.

xxi

voglia professare

le

discipline dello spirito, oggi

vietato

di

pensare,

ma

a tutti

imposto

di

eseguire, poich l'avversione tutta germanica ad

ogni emanazione attuale e formale di fantasia e


la

guerra feroce che


ogni

lo spirito

democratico muove

ad

affermazione individuale,

hanno

fatto

della filosofia

una burocrazia,
dove

possiamo sapere

voi ed io sin
si

ci sia vero, cos che,


il

come
il

detto

da taluno,

microscopio ha ucciso

pensiero.

Ho

finito,

amico carissimo, ed

in

questa lunga

requisitoria contro lo scherno della libert, ch'

presunta
servi

conquista dei tempi nuovi, debbo estal

sembrato

ora ben retrivo e dogmatico,

tal'altra
fista

ingenuo

ed

oscuro, sempre

assai sosoffio
il

e paradossale.

So bene che con un


ed
romanticismo.

mio

castello di carta cadrebbe,

io stesso saprei

demolire questo mio


parte io
preferisce
il

Ma
verit
il

d'altra
triste

mi son uno che a una


una
lieta

menzogna, e se
tutto
il

togliere
nulla,

velo che nasconde


la

dolore
pi

del

dovesse costarmi
cante tra
cos,
le

perdita della
io

insignifi-

mie

illusioni,

sceglierei di restar

con

la

mia ignoranza,
fallace ideale

ma con
che
al

tutta la pu-

rezza del
io solo

mio

meno

io

ed

ho per
al

me

edificato.

preferisco parere,

contro

gusto comune, un lodator del tempo

passato, pi tosto che un adoratore del presente,


cos arido e cos mercantile, in cui viviamo.

Del

resto

il

tempo che

io

lodo cos lontano, e per

xxn
di pi le

Prefazione.

fantasie squisite di quei mirabili prodella


filosofia

genitori
e

son cos profondamente


belle, poste a canto
alle

incomparabilmente

formule faticose e deformi dell'algebra contemporanea, che io non esito a riposarmi in quelle

tentando di crescer per esse come posso

il

qua-

lunque valore che


rappresentare.

la

mia personalit ostinata pu

Ed
rate,

eccovi
vi

il

mio volume. Non mi rimprovela

prego,

contradizione tra quanto vi ho


il

detto sin qui e ci di cui


in

mio lavoro appare


il

vece per

la

forma

e per
vita
ci

metodo,

il

risul-

tato e l'osservanza.

La

nostra ordinata

or mai in guisa tale che

corre

l'obbligo

di

produrre della
intimi e fidati
il

filologia,

ma

solo a gli amici pi

possiamo

liberamente esprimere

nostro sentire con la sicurezza di

non esser
altro

derisi o fraintesi.
in

Voi

siete

meglio d'ogni

condizione

di

comprendere

e di scusare tale

dissidio,

ed

in

questa amichevole confidenza mi

grato

confermarmi

Roma, 8 settembre mcmv.


il

vostro affezionato

Emilio Bodrero.

+-

BIBLIOGRAFIA
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CXI1I
26
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I.

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il

suo Eraclito Fi-

30.

mosyne N.
nostro].
33. J.

S.

VII

(1878)

402-408.
vi
si

Si

tratta

del-

l'omonimo allegorista

ma

ragiona anche del

Mohr

tiber d. histor. Steli. Herakleitos v.


[di pp. 6i\.

Eph.

Wiirzburg 18j6
34. J.

Mohr
I.

Herakleitischen Studien Wiirzburg 1886


pp. J2].
[in

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35. K.
6oj-8].

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XV (1880)
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Jahrb. f. Protestane
49.

XIV

177-218].

Edm. Pfleiderer was


S3\

ist

der Quellpunkt
Titbingen

der
[di

Heraklitischen
PP50.

Philosophie ?

1886

Edm. Pfleiderer
ihr

die pseudoheraklitischen Briefe


[in

und
51.

Verfasser

Rhein Mas.

XLII

{1887)

153-163I

Edm. Pfleiderer

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p. 216-222].

CRITICA DEL TESTO senza


altri

citare

le

singole pub1

blicazioni relative alle fonti s'indicano

nomi degli
(Exercitatt.

emendatori

Bast, Bekker,

Bergk

xxx
critt.

Bibliografia.

spec.

VI

Ind.

lect. hib.

Marbnrg

i8j) B-jresch

Casaubon, Cobet (Misceli, crit. p. ijj, /. I p. 187, Mnemosyne IX 4J7) Cousin, Creuzer, Cruice, Diels [Rhein. Mas. XXXI 33 XXXIII j8) Dindorf, Dunker, Etienne, Gaisford, Gataker, Heiberg (Jahrb. f kl. Philol, Suppl. XII 399 sg) Heindorf, Hschel, Huschke, Meineke, Miller, Rper, Sauppe, Scott, Siebeck (Zeitschrift f. Philos. LXVII 245 sg.) Susemihl {Jahrb. f. Philol. i8yj p. 714 sg.), Sydenham, Sylburg, Valckenaer, Vulcan, Wakefield, Werfer, Wilamovitz (Philol. Unters. / 21J in) Wordsworth.
(Klaros, oj)

AoytoO 'EpuoO

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enciclopedie di

oltre a gli articoli delle

Ersch und Gruber e di Pauly-Wissowa, le raccolte Didot del Mullach e degli epistolografi di Hercher (Boissonade), le bibliografie del Fock e del Lortzing, le opere generali dei
Benn,

Gomperz, Ritter e~Preller, Schwegler, Ueber1.

Chaignet, B ertini, Burnet, -

Croiset, Dring,

weg, Usener, Zeller, et, di capitale importanza Hermann Diels die Fragmente der Vorsokratiker. Griechisch und Deutsch. Zweite Auflage. Erster Band [p. 54-87] Zweiter Band, erste Halfte [p. vi
e 660-667] Berlin

(Weidmann) 1906-1907.

xxxn

Bibliografia.

ALTRE QUESTIONI
I.

EFESO
i.

oltre alle storie generali del

Curtius del

Grote del Busolt Barklay V. Head

del

Beloch

et, v.

chronol. sequence of coins of

Ephesus [aNumisnt. chronick n. s. XXtav. IX 2-6]. 2. Ernst Curtius Beitrge zur Gesch. und Topogr.
[in Ber. d. Beri. Ak. 1872}. Ephesus [conferenza al Circolo ScienCurtius Ernst 3. tifico di Berlino! Berlin 1874.

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G. Curtius Inschriften aus Ephesos

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Perrot
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[p. 84-j]

Mi'mchen {Bruchmanr) 1901.

III.

GLI OPUSCOLI IPPOCRATEI


Hippocrate oeuvres compltes... par
E.

1.

Littr

Paris
[p.
2.
I.

(Baillire)

1849

VI

[p.

477' Sl

486-97}

LX

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98 sg.). Ilberg Studia pseudo-hippocratea Leipzig 1883. G. P. Weygoldt die pseudo-hippokrat. Schrift uepi
[in

icurrK

Jahrb.

f.

klass. Philol.

CXXV
sg.].

{1882)

p. j'61-17'S4.

Friedrich hippokrat. Unters. [p. 112

LA FILOSOFIA PRESOCRATICA ED ERACLITO D'EFESO


In
Eraclito
e

stata

raggiunta per

la

prima volta

l'idea filosofica nella sua

forma

speculativa, e

non

c' principio in

Eraclito

che

io

non

abbia

introdotto

nella

mia

logica.

Hegkl.

LA FILOSOFIA PRESOCRATICA
ED ERACLITO D'EFESO

Racconta Aristotele (i) che alcuni stranieri volevano un giorno visitare Eraclito d' Efeso e, recatisi da lui, lo trovarono che si scaldava presso un gran fuoco. S'arretrarono essi, ma il filosofo li incoraggi ad entrare egualmente, dicendo loro che pur in quel luogo eran gli Dei. Cos, soggiunge lo Stagirita, anche alla ricerca su la natura di ciascun animale conviene accingersi di buon animo, poich da per tutto qualche legge di
natura e qualche bellezza.
L' aneddoto,

sembra

offrire in

ogni senso,

lo

spunto pi opportuno per chi voglia discorrere


delle antichissime filosofie e di quella di Eraclito
in ispecie.

Poich, innanzi tutto,

il

pensiero

mo-

derno e la stessa anima nostra potrebbero trovar molti Dei nelle sentenze e nelle dottrine di questi antichi profeti, che nessuna audacia di consapevole progresso ha ancora oltrepassato. Ma con-

vengono umilt ed affetto a chi voglia accostarsi alla fiamma gagliarda di che quelle verit s' ac(i) Cfr.

Testimonianze,

9.

La

Filosofia presocratica

ceser, convien superare oscurit, dubbi, conta-

minazioni, per riescire a rintracciare quelle parole


mirabili,
stile,

convien che

si

veda, a traverso

altro

'

in diverso linguaggio, per entro differenti congegni d' espressione, come in quei placiti si contengano, ancor vivi per la nostra fantasia e per la nostra curiosit del vero, i problemi pi limpidi dell'assoluto. Poich, se ben da per tutto qualche legge di natura e qualche bellezza, pur nessuna filosofia, a chi cerchi d' esaltarsi sinceramente nel fremito d'un pensiero ideale, rivela tanto naturale bellezza quanto quella dei precursori di Socrate, e tra questi nessuno, come Eraclito, rende con egual spontaneit l'ansia tormentosa, in che non ostante seguitiamo a vivere, in vano attendendo risposta alle domande eterne che rivolge all'universo lo spirito umano (i). Anche qui son gli Dei, dunque, ma Dei che non osiamo adorare. Pure, come disse Leibnitz, facendo notare le tracce della verit presso gli antichi, si trarrebbe l'oro dal fango, il diamante dalla miniera, e la luce dalle tenebre (2); pure, quanto pi la scienza integra le sue scoperte, o precisa le sue identificazioni, tanto pi dobbiam tornare a dirci che, in fondo, il primo sguardo filosofico gettato sul mondo da questi amici della saggezza vide tutta la verit pure, oltre all' in;

tuizione pi sicura ed
tracciar

ardita, noi possiamo rinsempre viva in questi frammenti di anime sincere, una bellezza che non pi sapremmo creare.

In oltre, incomparabile

il

fascino che

emana
Il

da

tutte queste

letterature

frammentane.

caso,

(1)
(2)

Cfr.

Gomperz

I,

78.

Citato dal Soulier.

ed Eraclito d'Efeso.
l'invidia del

tempo, l'oblio, a noi, lontani rampolli di una stirpe che invent 1' espressione, hanno concesso il godimento di una nuova bellezza a punto riducendo a questi residui mutili ed informi, libri degli antichi. Poche gioie di s, molti fra vincono quella che uno spirito desideroso e fantastico pu provare leggendo di seguito frammenti dell'opera d'un tragedo, d'un lirico, d'un filosofo. Sembrano accordi staccati e lontani d'una sinfonia eroica, linee spezzate di un edificio glorioso, misteriose parole che a quando a quando ci rimandi un'eco sopranaturale a cui si rivolge la voce di tutte le vite. La lettura dei frammenti pone innanzi allo spirito una delle pi squisite forme di mistero, come quella che sembra al meno delineare l'ignoto, pur senza svelarlo, traversar di rapidi raggi di luce una tenebra in che ci offenderebbero fulgori abbaglianti, e segnar quasi un ritmo di pensiero onde la musica dell'anima vorrebbe saper trarre una divina armonia. Nulla come un libro di frammenti, fa vero quel che defin Teofrasto, dicendo che la bellezza un tacito inganno, E quantunque, allor che vogliamo liberamente goderli in noi stessi, gli autori che ci giunsero frammentari possano darci compiacenze somme, facendoci quasi immedesimare con loro nella felicit di compirne il pensiero, come intessendo una trama ideale su fili d'oro onde ancor si congiungono a noi, per quando in vece intendiamo restituirli neh' approssimazione meno inverosimile, cadono tutti sogni di prima ed il mistero, non pi adorno di suggestioni, si presenta questa volta come un nemico del nostro desiderio, ari i i

mato

di contradizioni e

di scrupoli, cinto

d' in-

Bodkero, Eraclito.

La

Filosofia presocratica

sormontabili difese. Cos che gli Dei paiono svanire come chimere, per dar iuogo a dubbi penosi
d'

interpretazione

d'intendimento, a pro-

blemi aridi e discordi, contro cui sembra che in vano abbia a lottare la nostra indagine. Pure a volte anche passi oscuri o testimonianze strane, sembrano preludere o concludere a verit meravigliose su cui pare di poter posare il pensiero, e

spesso anche se nella lettera loro solo

appaiono quali brani incomprensibili di maggior discorso, certi frammenti esercitano un influsso potentissimo su la mente, quasi dessero solo il tempo su cui l'intiero pensiero antecedente o successivo si misurava, senza accennarne in modo veruno il motivo. Sarebbe contrario ad ogni pi sano dettato di critica fondar su tali entusiasmi spesso fallaci, qualsivoglia forma d'argomentare: ma da tali testi, pi che conclusioni logiche e sicure possiam trarre spunti suggestivi, senza

preoccupare

in alcun

modo

quella migliore o di-

versa intelligenza

una

critica

che altri pu preferire o che provveduta dei migliori sussidi potr

far risultare.

* *

Presso

il

fuoco,

adunque

si

scaldava Eraclito

quando vennero gli stranieri a visitarlo. Del fuoco, egli, Prometeo del pensiero umano, aveva fatto
l'elemento principe dell'universo: qual meraviglia
se invit
gli

ospiti a entrare,
gli

dicendo che pur

nel fuoco eran

Dei

noi, cui gli strumenti della percezione sen-

sibile e della

percezione intellettuale, sin dal primo

prodursi della conscienza, traducono immediata-

ed Eraclito d'Efeso.

mente
le

nel linguaggio della convenzione che coni',

interpretazioni della natura e della vita, a noi

riesce
di cos

ben arduo,

se

non impossibile, circondarci

serena ignoranza, e di cos divina libert, da riprendere passo per passo lo svolgimento di quegl' intelletti Oggi, pi o meno, chiunque di
.

noi, se
la

non

a parole,
i

definisce nel

suo

spirito

materia e
la

suoi

stati, le

energie e gl'impulsi,
di pi d'al-

la morale e

il

diritto,

lo

stato e l'individuo, la

natura e
lora,

divinit.

Non sappiamo
di

ma

certo

conosciamo

pi, e la

nostra

che ha luogo come una solidariet degli spiriti onde proviene una pi rapida diffusione di metodi e di dottrineNoi viviamo in un'atmosfera scientifica, che a un greco di ventiquattro secoli fa, pu affermarsi
facesse assoluto difetto.

societ or mai ordinata in

modo

Non possiamo
genua
gioia

quindi riprodurre in noi V

in-

che da una profonda meditazione


filosofi

faceva scaturire nell'animo di uno di quei


l'essersi

dato una risposta plausibile e quanto altra


s

da non escludere nessun fenomeno, a quella folla di domande che uno spirito evo-

mai vasta,
luto

non pu non
della

farsi

in

conspetto di

tutti

segreti

natura. N, osservo, gi piccolo


tali

merito essersi fatte

domande, poich

solo in

atteggiamento di risoluta speculazione, era un cos profondo distacco dal passato ed una cos libera forza d'intelletto, che parrebbe quasi dovesse sopragiungere una nuova domanda ad
questo
accrescere
la

moltitudine dei nostri dubbi, quando

fossimo curiosi di sapere come e perch questi primi fisici e naturalisti osarono staccarsi dalla grazia tranquilla delle teogonie di che s' erano
acquetati
i

loro padri, per

mutare cos radicai-

La
di abito

Filosofia presocratica

mente mente

mentale e avventurarsi audaceil

nell'astrazione.

tempo, il sole e gli astri, perch siamo nati e moriamo, come e che sentiamo e sappiamo, che cosa sono forma e sostanza, e poi che cosa la materia e che cosa la forza,
Dio, lo spazio e

ma
lo

tutto ci,

spogliato
la

mascherava

onde mitologia, doveva apparire mondei veli vaghissimi

struosamente pauroso. E pure rapidamente il pensiero ellenico seppe dirsi senza esitare tutte queste parole terribili, coordinarne le idee, unificarne i
significati,

organizzarle in dottrine, raccoglierle in

un

cementato da un tenace potere etnico d'assimilazione e d' espressione, formarne i materiali tutti su cui si sarebbe fondata la religione della nostra gente. E ci per opera d' osservazione
tutto
e di

fantasia,

cui

processi

s'

intrecciavano ar-

monicamente aiutandosi
ciascuno per
delle
la

a vicenda e

compiendo

il patrimonio delle idee appartenne a quel periodo della primavera del pensiero, e che noi non abbiamo ancora eguagliato. Una scheggia di ghiaccio si liquefa, divien acqua quest'acqua evapora, divien fumo il fumo si condensa, torna a divenir acqua, quest'acqua

sua parte

verit che

si

gela, torna allo stato solido: tutto ci

avviene

per ministero di calore (i). Ecco la prima osservazione da cui la mente umana formula il pro-

blema
dirne

della materia:
il

come

il

uomini sapranno perch, saranno essi gli Dei.


gli

quando

Posto innanzi a questo fenomeno rappresentativo delle vicende dell'universo, il primo filosofo, Talete,

colui che Aristotele

chiama

il

fondatore

di

(i) Cfr.

Plat.

Tini.

49

e.

ed Eraclito d'Efeso.

questa maniera di

filosofia li),

s'arrest alla con-

siderazione del continuo mutarsi delle cosi.

Le
del

nubi

rassomigliavano

al

fumo,

gli

scogli
gli

mare sembravano
parlato

ghiaccio, forse alcuno

aveva

dei paesi ove tutta la terra par fatta di

aveva ben veduto che ogni fenomeno meteorologico si risolveva in una transformazione dell'acqua, e d'altra parte anche l'antica credenza popolare e teologica poneva l'Oceano e Teti come autori dell'universo. E disse che tutto acqua, tutto deriva dall'acqua, tutto
ghiaccio, egli stesso

diviene per l'acqua

era fondata la filosofia.

Per questi stati diversi della materia facevano ben s pensare che la materia fosse una, ma non era necessario ammettere pure che fosse unica. Forse questi aspetti apparivano per le propriet speciali della materia, non per la mutazione di un' unica sostanza fondamentale, forse non era precisabile ci che fosse la materia essa era una mescolanza infinita che prendeva forme diverse secondo il modo di aggruppamento delle parti che la componevano. Poich le cose non sono solamente solide, liquide, aeree, ma anche a:

sciutte, calde,

pesanti e

loro contrari. Quindi,

pens forse Anassimandro, non basta affermare che l' universo la mutazione di una materia occorre rendersi ragione di tutte le forme che la materia prende, imaginandole gi tutte esi:

stenti nella

materia, in potenza, capaci di rac-

cogliersi e di differenziarsi a

seconda del gioco

di questi aspetti dell'infinitamente piccolo.

Ecco
della
delle

dunque un nuovo pensiero:


materia
,

alla

qualit

si

aggiunge

la

considerazione

(i)

Metaph.

3,

983 b

20.

io

La

Filosofia presocratica

qualit e degli
vit

aspetti

della

materia,
il

l'atti-

speculativa

estende ancora

suo

campo

d'azione.

Pitagora doveva formulare


plessivo
gli

il

primo sistema com-

chiamando gli uomini e in un certo senso Dei, le forme e le sostanze ed implicitamente


le

la

materia e

forze, la

scienza e la

religione unii

a concorrere alla formazione di


versale, di

una logica
di tutti

una dottrina riassuntiva


spirito e della

fe-

nomeni

dello

natura.

Non

pi

non pi l'autocrazia speculativa della dalla divinit, non pi la semla separazione plice considerazione del sensibile interpretata da
materia,

luogo ad un'astrazione. Le cose tutte sono in quanto constano, e constano in quanto vivono in un'armonia ogni cosa che , ogni sensazione, ogni pensiero
un'ipotesi

unica,

ma

ora

si

fa

numero, dunque il problema dell'universo si risolve nel numero, dunque il numero il fondamento di tutto. Cento parti formeranno il ghiaccio, venti l'acqua, una l'aria; non basta questo a spiegare l'origine e l'essenza delle cose ? L'essere il numero, e la materia stessa esiste in quanto esiste il numero. Qui la speculazione, non solo per la maggior complessit del sistema, ma anche per es un'armonia,

dunque

tutto

sersi

accresciuta

Dei siano ancor l'Olimpo, possiede gi queste conoscenze direttive e fondamentali dell'esistenza di una magli
:

numero, prende pensiero umano, se ben

questa attivit ideale del il l'aspetto di scienza esatta


di
;

nel-

teria,

del suo differenziarsi, del suo apparire in del

varie forme, della possibilit di modificarsi,


constituirsi

delle

cose, dell'armonia

che

tutto
vari

governa; ed ora che

per mezzo

di questi

ed Eraclito d'Efeso.
aspetti,

il

con Talete ci che sia la materia, del modo, indagando con Anassimandro come essa sia, del numero, considerando con Pitagora come essa divenga; ora che l'umanit ha fatto suo il materiale dei suoi problemi, la filosofia ha libero il campo per
della qualit, ricercando
farsi in

contro

alla

spiegazione pi scientifica di
forza

ogni

forma e d'ogni

dell'uomo e

dell'u-

niverso.

punto della storia del pensiero Greco troviamo il filosofo che, secondo Aristotele, il primo che abbia ridotto all'uno (i): Senofane. Pu pensarsi che egli alla filosofia sia giunto dalla poesia, ipotesi questa che sarebbe lusinghiera, per spiegare la formazione di un siIn fatti a questo

stema che appare quasi compiuto, comprendente


cio un'interpretazione di tutto
il

pensabile.

Con

Senofane
delle

si

presenta

la

prima
,

critica

razionale

appartenente ad una formulazione universale veramente complessa, se bene per il problema della materia egli non sembri scostarsi di troppo dalle concezioni che
tradizioni
religiose
lo

hanno

preceduto, in

quanto paia pi tosto

Senofanea, anch'essa riferita tutta ad un'unit assoluta, non sia che una conseguenza della pi generale critica religiosa. Ma un altro atteggiamento filosofico trova il suo primo riscontro nelle dottrine del fondatore della scuola eleatica, ed quello relativo ad una conche
la fisica

siderazione

pessimistica

riguardo

al

problema
i

della conoscenza, questione di cui Senofane, se

pur
getta

non esprime
i

consapevolmente
i

termini,

fondamenti e prepara

materiali.

(i)

Metaph.

5,

986 b 21-22.

12

La

Filosofia presocratica

La
st'

cronologia filosofica pi recente pone queordine alla genealogia dei primi pensatori
sela

Greci. Cos che in sul principio del quinto

colo fioriscono tre scuole filosofiche


di

Jonica,

cui

Anassimene

il

rappresentante, contem;

come sembra, di Eraclito la Pitagorica, specializzata come partito politico, come consorteria religiosa, come accademia scientifica; la
poraneo,
Eleatica,

da poco fondata da Senofane, e chiaeletti

mata ad

destini (i).
della

A
fare

proposito

Scuola Eleatica giova qui

un'osservazione.
il

Ed

che,
il

come ho

ac-

cennato,

suo fondatore
il

per
della

primo

sembra

intravedere
il

problema
riprendere

conoscenza.
la

Non
della

caso

di

ora

questione

dottrina di che si rinviene Senofane, quale giunta a noi, tra un suo scetticismo ed un suo dogmatismo ma a questo

contradizione

nella

punto opportuno

udire

il

filosofo

stesso (2)

non nato n mai vivr uomo tale che il vero sappia quanto a gli Dei ed all'universo che io canto:
pur se giungesse alcuno a dir giustamente ogni cosa, non per ci la saprebbe che tutto opinione governa.
:

Questo frammento di Senofane mi sembra un segno evidente del processo storico secondo il quale il problema della conoscenza si presenta allo spirito dei Greci. E una critica religiosa
quella a cui
si

riconnette

direttamente questo

(1) Cfr. (2)

Waddington, per

la cronologia.

Fr. 34 Diels.

ed Eraclito d'Efeso.

13

primo apparire
filosofica,
il

della

pi

complessa questione

cui prodursi pare a

me

sia la

con-

seguenza pi evidente dell'estensione del metodo razionale alla soluzione del problema religioso. Tutta l'antica teologia parlava dell'infelicit e
della

miseria degli

uomini, della tristezza della


il

vita, e la

poesia greca ha sempre espresso


il

pes;

simismo pi doloroso, per


poeti
in

destino dell'uomo

hanno cantato sempre, ogni metro, che per noi sarebbe meglio non Ora neh' mbito di una considerazione C nati.
epici, lirici, tragici,

teologica, quest'affermazione vale quanto quella

che nell'ambito di una considerazione razionale, per la prima volta ritroviamo in Senofane noi non
:

sappiamo
nione.

nulla,

ma

tutto governato

dall'opii

diritti nuovo titano per dello spirito, per il primo prese d'assalto tutti gli Dei dell'Olimpo, intu che, tolte di mezzo le

L'Eleate

che,

giustificazioni

teologiche dei fenomeni naturali,

l'uomo era abbandonato alle sue sole forze. Se il sole e la luna non corrispondono a divinit personali, che dunque ci che sentiamo risplendere il giorno, ci che vediamo illuminare le notti ? La verit non sarebbe dunque preclusa a gli uomini, come la felicit ? Ma, come Edipo tale, che nessun altro essere saprebbe sopportare suoi dolori (1), cos l'uomo pi grande, quanto pi solo di contro al potere
i

dell'infinito.

Nell'ordine
:

morale,

la

teologia

la-

sciava l'uomo infelice


di

nell'ordine razionale, tolti

mezzo

gii

fatalit

del

non poteva scomparire questa dolore. E si chiam con altre paDei,

(1)

Ocd.

T.

1414-15.

14

La

Filosofia presocratica

role,

e dal rapporto tra la


il

divinit e
la

l'uomo

si

riprodusse
renza.

contrasto
del

tra

realt e l'appa-

Posti

precedenti

pessimismo teologico
razionale della di-

dei Greci, un'interpretazione


vinit

non poteva condurre che ad un'afferma-

zione scettica quanto alle possibilit della conoscenza.

La

scienza precedente
il

s'era limitata

ad
a

interpretare

sensibile

Senofane

assurge

quella del trascendentale.

La materia non

ci

Dei non sono quelli che l'uomo crede, dunque l'uomo libero di chiamare le cose come meglio gli talenta, dunque aboliti gli Dei antropomorfi, l'uomo si trova in un mondo popolato di varie larve informi ma allora che cosa tutto ci che ? Opinione, risponde Senofane con gli Dei l'uomo infelice perch non pu nulla, senza gli Dei l'uomo
che l'uomo
sente, gli
:

infelice

perch non sa
lasciata

nulla.

L'interpretazione
la

razionale,
rale

non misurando ancora


dalla

lacuna modegli

che era

soppressione

Dei,

non vede pi che se stessa nei destini umani in luogo delle divinit, dato all'uomo il dominio assoluto su tutto il mondo, in luogo
:

della fede data la scienza,

ma

la

prima scienza

materia e la forza sente il bisogno, se ben confusamente, di ripiegarsi nella conscienza, ed i mortali, lasciati soli in con-

che raccoglie in s

la

spetto del tutto,

debbono

in se stessi

con

le

sole energie della loro

conto di quanto li circonda. Il fatto solo di aver impugnato gli Dei della tradizione, poneva le prime basi del problema della conoscenza, poich l dove prima la religione adorava, a canto all'indagine che
ragione
rendersi

tentava e spiegava, ora tutto, quasi, collocato

ed Eraclito d'Efeso.

15
si

su di un solo piano, ed naturale

chieda che

ove prima eran gli Dei. Gli Dei davano la ragion d'essere conoscitiva dell'uomo, il quale conosceva l'infelicit in quanto la soffriva, e, per il resto, se ne rimetcosa mai sia
l

teva alla sua fede. Ora, implicitamente, la dottrina di Senofane pone tutto a carico della sensibilit,

ed logico
l'energia

che

il

risultato

di questa,

sostituisca

cogitativa della precedente

credenza.

Ad una

fede positiva fallace, com'era

per Senofane quella tradizionale negli Dei, preferibile una fede negativa sicura, com' quella che siano, ed a gli Dei non sono ci che si crede
questa negazione direttamente si congiunge l'altra che n pur le cose siano quelle che appaiono. Ma
la

fede dunque era fenomeno puramente interiore, ond' tale anche quello che le sottentra ed ecco
;

voi problema della conoscenza chiamavate Dei le cose, ma gli Dei solo il saggio

accennarsi

il

sa chi siano, e le cose del

pari,

che

se

l'opi-

nione governava domina pure il vostro

la vostra credenza antica, essa

attuale

sentire.

Posto

il

posto il problema relativo all'attivit intrinseca di entrambi. M'interessava di porre in evidenza questo

paragone

tra

due

stati,

processo d'integrazione filosofica per il quale, con Senofane, come ho accennato, sembra che
il

campo

dell'attivit

speculativa,

per

la

prima

volta,

che possa chiamarsi un sistema. Poich io credo che la storia dello sviluppo della filosofia non sia altro che la

raggiunga

un'estensione

progressiva dominazione di un successivamente e sempre pi

modo

di pensare,

complessamente sul maggior numero d'idee. Io non credo che presocratici debban chiamarsi precursori di Soi

i6
crate,

La

Filosofia presocratica

intendendo con questa espressione di accennare ad un unico movimento filosofico, ma s bene penso che, indipendentemente dallo sviluppo Socratico, la filosofia greca sino alla fine del quinto secolo sia un periodo a s nella storia del pensiero, con sue origini, suo fiorire e sua decadenza. Con Socrate incomincia una nuova filosofia, la quale convien sia considerata con tutt' altri criteri da quelli di cui si fa uso per il
periodo anteriore e per
dei presocratici e
il

il

successivo. Nella storia


sin qui le origini

abbiam veduto
;

Talete e Anassimandro, per Pitagora e Senofane, appaiono i fondatori Eraclito e Anassimene si passa ai rappresentanti
sorgere delle scuole
:

Diogene Apolloniate, Parmenide, Anassagora, Democrito; mentre Zenone d'Elea, Melisso, ed Empedocle specialmente, mirano all'unificazione assoluta di tutti Sofisti fenomeni sotto un aspetto filosofico, e segnano la fine di questo modo di pensare. Ogni periodo della storia del pensiero si connette con legami intrinseci ed estrinseci, a quelli che lo precedono ed a quelli che lo seguono, ma tale il
dei sistemi pi complessi, quali
i i

distacco tra quelli che son chiamati


di

precursori

Socrate e Socrate stesso, che non possibile


filosofia

farne una sola categoria, nella partizione storica.

La

dell'antica

Grecia ha uno sviluppo

compiuto e raccolto come la Scolastica del Medio Evo, e, come questa, forma a dirittura un periodo a s, in cui di precursori non il caso di parlare se non per una ragione cronologica od estrinseca Socrate rappresenta forse un progresso, rispetto alla filosofia che lo ha preceduto, dipendente per da quel fenomeno pi universale che si convien comunemente chiamare il progresso
:

ed Eraclito d'Efeso.

17

umano, ma rappresenta anche un nuovo spunto ed un nuovo aspetto filosofico, per i quali il pensiero umano ricomincia in nuova guisa la sua indagine sistematica. Non per un solo rispetto Socrate si trova di fronte al problema della filosofia,

nella

stessa

condizione

in

cui

possiam
quello

porre Talete: questi inizia


l'ellenistica. In tal senso,

la filosofia greca,

ritengo che

la .storia della

filosofia cosi dtta presocratica

non abbia ancora

avuto

il

suo espositore.
* * *

Ho
losofa

accennato che

io ritengo la storia della

fi-

dominazione di un modo di pensare successivamente e ^ejnpre pi complejsame,nte,._su.l maggiornumero di ideeTDi parole, avrei dovuto dire, poich il segno di questa estensione dato a noi tangibilmente dalla terminologia o meglio dalla lessigrafia filosofica sempre pi vasta. A poco a poco questo contagio di razionalismo si attacca ad ogni espressione e quindi ad ogni categoria. come una macchia che da minimo puntino

come

lo

studio

della progressiva

impercettibile

finisce a coprire

un largo

spazio,

come un

qualunque
filosofia,

debba giungere a vagliare sostanza. A pena Talete invent la


cribro che

per questa industria dello spirito alcuni rudimentali strumenti, alcuni mates'appropri
d'indagine. E ciascuno di coloro che lo seguirono su questa via accrebbe di nuove parole e di nuovi nessi questo modo di considerare l'universo. Se noi avessimo le opere intiere di tutti
riali
i

pensatori greci sino a Socrate, io credo che poverificarsi

tremmo vedere estesamente


Bodri-ro, Eraclito.

questo
2

18

La

Filosofia presocratica

fenomeno che ora


mente
in ogni

me

appare a pena accennato,


successivadell'attivit

dell'invasione del pensiero filosofico

campo
al

umana, o per

meglio dire dell'appropriazione


e di tutte le idee

di tutte le realt

dominio della filosofia. un vero sviluppo dinamico quello che accade internamente alla storia del pensiero in questo periodo ascendente, in
di parole
il

cui dalle indeterminatezze


il

amplissime come V essere, constare, il formarsi, il prodursi,


i

divenire,

si

passa a

sempre pi precise
L'uno,
teria,
gli

e molteplici considerazioni.

pi, la qualit, l'infinito, lo spazio, la

ma-

atomi, e poi

numeri,

gli astri, le
il

piante,
il

le cose, l'intelletto, e

poi ancora
il

fuoco,

trans-

formarsi, l'unificarsi,
gli

differenziarsi, e poi in fine


filosofia

Dei

stessi,
al

tutto

la

a poco a poco

suo regno, spoglia della veste antica per presentarlo nella sua magnifica nudit razionale, tutto assorbe e riassimila come a formare
incatena

un

nuovo universo per questa nuova


al
si

attivit.

Pi che

sassolino che diviene valanga, questo

movimento meglio
sempre pi brevi
porzione
conda.
della

"precisa

rassomigliato alla

ascesa del sole che, dall'aurora


le

ombre,
involge
di

meriggio fa sempre pi gran


al

terra

nei

suoi

raggi,

sempre maggior quantit

cose illumina e fed'ogni altra


filosofia,

La

storia di questa,

come

la storia

della successiva conquista delle idee

ad un metodo d'interpretazione, e se ne avessimo i materiali, come gi per Platone ha cercato di fare una moderna critica, e come per il logos si trova in un'opera insigne, si potrebbe tentare di scriverla, studiando entro i limiti del possibile, la successiva transformazione ed assimilazione del les-

ed Eraclito d'Efeso.
sico,

19

per

le

esigenze della nuova


il

ragione. Conla

quistato
filosofa

tutto

territorio

dell'osservazione,

pensa allora ad ordinarlo in sistemi che acquisiscono nuovi modi di dire e nuove parole di qui allo scettipi specialmente strumentali cismo ed alla sofistica il passo breve. Ma nel suo primo slancio, sembra che i primi pensatori vogliano espandersi con l'avidit dei loro inteluna specie d'imperialismo di letti mirabili ad tutte le province dello spirito, su le quali i loro successori cercheranno di stabilire una legge
:

comune, che
scivie e nelle

diadochi infiacchiranno nelle

la-

mollezze della critica puramente

verbale.

Tutto ci evidente nei presocratici: essi si trovano in posizione privilegiata, sia per se stessi,
per un nostro studio, rispetto ai rappresentanti degli altri periodi della storia del pensiero, po ich tutto il mondo ancora v ergine per la
sia

meglio che in altri, possiamo chiaramente vedere l' esempio di questa progressiva filosofizzazione (mi si passi il termine) del vocabolario, perch ognun d'essi cresce il suo stile ideale di nuovi argomenti, di nuovi atteggiamenti, di nuove forme, in un tempo in cui se bene non siano partite categoricamente le singole attivit intellettuali, si notano per una cos ingenua spontaneit ed una cos libera e semplice dimostrazione degli intenti, da poter noi scorgere continuamente chiari e definiti i confini delinquista. In loro,
l'arte,

della scienza, della filosofia.

Per un altro rispetto poi, lo sviluppo del pensiero filosofico ha luogo per adesioni e per contrasti. Anche qui la storia di questo periodo sembra
darci
il

modello fondamentale

di

ogni altra evo-

20

La

Filosofia presocratica

luzione. Poich,

a punto

per

la

semplicit,

la

spontaneit,

la

logica che caratterizzano questo

periodo-modello della storia della filosofia, noi possiamo scorgere qui tutte assolutamente le forme pei periodi successivi. A parte la cura minuta delle parole che fu precipua e gloriosa specialit dello spirito greco, a parte pure il nostro

metodo d'indagine che

ci

constringe a cercar

da per tutto ove sia possibile rintracciarlo, un barlume di luce, anche nelle analisi grammaticali, ma certo si che questo arricchimento d'idee che la filosofia vien procacciandosi, ci si mostra cos profondamente umano, che qui potrebbero veramente, meglio che altrove, trovar luogo le pi
feconde osservazioni circa la psicologia, la logica, le leggi dello spirito, poich in nessun altro laboratorio accadrebbe di rinvenire pi compiuto,
sicuro e scelto materiale d'esperimento.
In fatti,

non tanto

rispetto ai singoli individui,

quanto nel carattere del pensiero generale delle singole epoche, perfetto si presenta il gioco delle azioni e delle reazioni ideali: quindi anche per questa considerazione, anche per dir cos, per la

dinamica esterna del pensiero, noi vediamo nei presocratici gli esemplari pi puri e complessi della meccanica filosofica. Poich, posto che ciacuno di questi pensatori tende a far sempre pi
grande e pi bella la verit, in ciascuno di essi, se ne avessimo tutte le opere, ci sarebbe poi dato veder chiaramente ogni pi sottil segno del progresso, ogni discendenza ed ogni conseguenza.
indagine di chi lo ha preceduto, e polemizzando o con altri che si accostano alla sua via o con i pregiudizi di coloro che non lo hanno ancora compreso, acquista
Ciascuno, e traendo partito
dell'

ed Eraclito d'Efeso.

21

indipendentemente da diretti rapporti personali, sottopone nuove idee, o, come amo meglio dire, nuove parole a quello che ho chiamato il processo di filosofizzazione, ed in ciascuno quasi sempre evidente il metodo secondo cui qualche cosa ha accettato da altri, qualche altra ad altri ha contradetto, e qualcuna
nuovi
veri, e,

ha egli stesso novamente scoperto. Poich un carattere speciale a questi filosofi che ciascuno di essi mira ad un'interpretazione universale, cos che, per le nostre partizioni, pu
in

fine

studiarsi di ciascuno, la psicologia, la logica, la

morale,

la scienza,

la

teologia e via dicendo.

non conoscono limiti all'attivit del pensare, non si prefiggono compiti parziali che possan poi aiutare pi vaste concezioni, non imaginano che la soluzione di un solo problema o la considerazione di un solo aspetto o l'adattamento di una sola parte dell'universo pensabile,
presocratici

valga a soddisfare l'esigenza del sapere. Ciascun d'essi crea un sistema universale, e per essi, nell'attivit intellettuale, ci che non poesia, o
espressione necessaria della vita pratica, filosofia, cosi che ognuno insieme filosofo, scienziato, profeta, polemista, classificatore, esegeta, ed

ognuno

rientra per noi

nella considerazione

di

ciascuno di questi rami della storia del pensiero. Le differenze posson dipendere naturalmente dalle
disposizioni, dalle tendenze, dalle opportunit di

ciascuno,

ma

sono accidentali e non volontarie,


,

poich ogni presocratico


deTa parola, filosofo.

nel senso pi largo


tardi

Ben pi

troveremo

la

divisione del lavoro filosofico,

ma

per ora, solo

per l'acquisto nuovo fatto al pensiero, potr sembrare che uno di costoro sia pi fisico o pi

22

La

Filosofia presocratica

moralista o pi logico o pi teologo d'un altro,

non per

l'intento,

che per

tutti,

come ho

detto,

universale.
*

Per tanto oziose mi sembrano certe definizioni precise che tutti i cultori eli questa disciplina hanno voluto formulare di ciascuno dei rappresentanti del pensiero greco di questo periodo,

dandole come esaurienti. Avendo ben chiari nello spirito i concetti che mi son studiato di dimostrare sin qui, appare inutile sforzarsi a certe determinazioni intime che, date anche le condizioni
in

cui

si

trova

il

nostro materiale

d'

indagine,

non possono che ravvolger di maggior oscurit Occorre saper questi fantasmi a pena visibili
.

contemperare

la

considerazione

dello

sviluppo

obiettivo del pensiero, con quella delle persone che ne furono interpreti, cercando nel progresso dello spirito filosofico un contingente d' influssi personali che non si debbono prender per come
soli

determinanti del sorgere di certe idee. In ciascuno dei presocratici giova considerare tutto e non dar prevalenza a nulla e quindi tener presenti
;

lo stato del

mico,

la

sapere precedente, l'elemento polecondizione individuale, il contributo d'ele

stensione filosofica,
;

conseguenze e le derivazioni ma guai a voler cercare una formula unica, a voler fondare una teoria su la paternit d'ogni
inspirazione, a voler caratterizzare ogni genealogia
del pensiero!
Il

processo intensivo e quello dinarisultare quasi


al fine

mico a
filosofi

cui

ho accennato debbon

inconsapevoli, di fronte
si

supremo che quei

prefissero, della ricerca della verit.

ed Eraclito d'Efeso.

23

Poich ciascuno di questi pensatori, a punto per l'universalit della sua aspirazione intellettuale, pi specialmente per certe indeterminatezze di espressione, ed in fine per lo stato mutilo in che
ci

giunsero,

si

presta a contenere e

le

filosofie

precedenti e

le

successive. In

Eraclito, per c-

sempio, troviamo una speciale considerazione dell'acqua (1) che ci rammenta Talete, una funzione della mescolanza (2) che ci ricorda Anassiman-

numeriche (3) ed alcuni accenni ai misteri (4) che posson farci pensare a Pitagora, un'intervento di una divinit (5) che richiama Senofane. E poi v' un predominio
dro, certe oscure classificazioni del fuoco (6) che
si

ritrova in quell'alternanza di

caldo e freddo che a fondamento della fsica fenomenologica di Parmenide, v' una via all'

in

su ed una via

all'in

gru (7) che

si

riscontra
e Par-

nelle dottrine degli atomisti, di

Leucippo

menide,
e di
in

vi

cetto della

sono accenni ad un determinato conmorte (8) e le azioni contraposte (9)

nuovo la prevalenza del fuoco, che ritroviamo Empedocle, v' il noiis e l'intelligenza univerAnassagora,
relativit
vi

sale (io) di

cenni

ad una

son pure rilevanti acdella sensazione (il) e

(1)

(2) (3)

Fr. 12, 13, 31, 61, 76, e Test. 15. Fr. io ed altri.

Test. 13, 19 e fr. 4 a. Fr. 14. (4) (?), 67, 92, 102. (5) Fr.

(6)

Cfr.

specialmente

le

testimonianze e

framm.

30,

31, 66, 76, 90. (7) Fr. 59, 60.


(8)

Fr. 36, 62, 76, 77. (9) Fr. 51.

(io)

Test. 16 e
17 e

fr. fr.

12 e 16.
107.

(11) Test.

24

La

Filosofia presocratica

giochi di parole (i)

come

nei

sofisti.

Non

solo,

ma

in Eraclito si rinviene,
i

per poeti (2) Repubblica, similitudini, come quella del ciceone, che (3) furon riprese dagli Stoici, analogie singolari

per esempio, disprezzo quale manifesta anche Platone nella

con

le

dottrine dei Cirenaici e dei Cinici

(4), sul

principio del libro


del vangelo di
caso, poich se

un pensiero eguale al principio San Giovanni (5). Ed ho citato a volessimo sezionare queste poche
raccoglie

pagine

in

cui

si

quanto

ci

resta

del-

l'opera del filosofo Efesio,

potremmo

trovare che

ogni suo pensiero una divinazione o un germe da cui nasceranno dottrine fondamentali della
vita spirituale

dell'umanit.

Ora
teplice

egli

mai possibile, data una


minuta terminologia,
l'

cos

mol-

complessit di sintesi

filosofica,

trovare

nella nostra
in linguaggio

equivalenza
Era-

moderno

della personalit di

clito?

forse

possibile unificare 'sotto

un solo

aspetto tanta copia di aspetti?

forse possibile
i

determinare tutte le derivazioni ed precedenti di cos varia e profonda indagine, quando a mala pena possiamo isolarne le parti, rintracciando qualche vaga analogia? Poich, se bene possiam giungere in qualche modo a misurare di quanto

(1)

Fr. 2, 114 e 25. Cfr.

anche

ci

che se ne dir

in

appresso.
(2)
(3)
(4)

Fr. 40, 42, 56, 57, 104, Test. 22. Fr. 125.

Cfr. nella Vita, e il Dtimmler. Gi Amelio, discepolo di Plotino (in Eusebio, Praep. ev. 540 b) aveva notato questa coincidenza (cfr. Tannery, 173 n. e la Bibliografia). Il termine " Foni usato dalla Gnosi, si trova per la prima volta in Eraclito,
(5)

cfr. fr. 52.

ed Eraclito d'Efeso.

25
filo-

ogni pensatore accresce


sofiche del

il

patrimonio d'idee

suo tempo, non dobbiamo per in questa indagine dipendere da categorie, da for-

mule, da espressioni del tempo nostro, le quali bene spesso ci farebbero vedere l'intenzione di
certe astrazioni,
l

dove non
limiti

si

dovrebbe parlare
tali

che
role.

di

transformazioni del significato di certe pae

Entro questi

con

cautele do-

vremmo
il

studiare nei presocratici, per

esempio,

problema della conoscenza. Ora per questi rispetti Eraclito per lo Schuster un sensista ed un empirista, per il Lassalle un razionalista ed un idealista; per ilTeichmller della dottrina dell'Efesio nella il fondamento
sua
lo

sua metafisica, per per il TeichPfleiderer nella sua religione


fisica,

per

lo Zeller nella

miiller e per
l'Egitto,

il

per il

sua teologia deriva dalGladisch da Zoroastro, per il Lassalle


la

Tannery

dall'India,

per

lo Pfleiderer
il

dai misteri greci

per

lo Pfleiderer

flusso

eracliteo deriva dalle sue

per il Teichmiiller le teorie astratte di Eraclito derivano dall'osservazione del flusso lo Pfleiderer dice che Eraclito fu un otteorie
astratte,
;

un pessimista; per lo Schuster egli un ilozoista, per lo Zeller un panteista, per lo Pfleiderer un panzoista, perii Lassalle un panlogista (1). Di tali sistemi ebbi gi occasione di esporre altrove pi ampiamente la mia critica (2), della quale l'enumerazione ora detta d una riprova
timista,
il

Mayer ne

fa

luminosa; n

il

caso di ripetere

gli

argomenti

(1) Cfr.
(2) Cfr.

il il

Patrick.

mio Empedocle,

p.

57 e segg.

s6
allora

La

Filosofia presocratica

addotti, di

fronte a quello

capitale

che

qui mi offerto dal saggio di definizioni che ho transcritto, di molti fra i pi insigni cultori di

questa disciplina. Avendo presenti questi risultati, facilmente si comprende come la migliore storia della filosofia dei presocratici finisca per
essere la raccolta nuda,
dei loro

ma

quasi perfetta, che

frammenti ha pubblicato il Diels. Il quale, avendo poi a dire di Eraclito, ben a ragione non s' dato cura di definirlo in veruna guisa, ma ha parlato del suo stile e del suo carattere di
rico
in

uomo

e di scrittore, del

momento

sto-

cui

appare e

dei principi

generici del

suo sistema. L dove interpreti meno recenti, per un verso esaurirono forze preziose nella soluzione di questioni puramente esterne, fondandosi su le forme che nel tempo nostro ha la
per un altro non seppero concludere che a determinazioni, o ridotte poco meno che all'accusa di plagio posta a
diffusione delle
dottrine,

ciascuno dei presocratici, o nella migliore ipotesi, ristrette al comodo rimedio dell'eclettismo.
I

due processi

di cui

ho

detto, in vece,

mi sem-

bra spieghino meglio d'ogni altro sistema l'evoluzione storica per la quale un filosofo, accostandosi o no con la sentenza di un suo antecessore, s' per servito del nuovo materiale di parole acquisito da costui al pensiero filosofico. In questo

senso son possibili alcune determinazioni, ed in

questo

modo

soltanto

pu

verificarsi

quanto ho

detto sin ora. Atteggiamenti complessi della personalit, pi

che minute genealogie di concetti, veri acquisti del patrimonio scientifico delle idee, pi che derivazioni mal certe, estensioni della conscienza filosofica, pi che riflessi individuali

ed Eraclito d'Efeso.
di

27

tendenze o
gli

di

speciali condizioni, questi

mi
per

sembrano

elementi di

miglior criterio

questo periodo d'intensissima vita intellettuale. Poich questi rappresentanti del pensiero antico si trovano in uno stato singolarmente favorevole per la nostra osservazione, in quanto pi degli
altri

sembrano uomini,
si

e questa

loro umanit,

negl'impulsi, nelle
nelle sintesi,
cit

reazioni, nelle osservazioni e

risolve in

una esemplare sempli-

di

transcrizione, di classificazione e d' ag-

gruppamento di dati d'esperienza e di fantasia. Son essi tipi perfetti dell'individuo filosofico, che appartengono ad una stirpe in ogni senso evoluta, dispongono di un linguaggio che serve
i

per esprimere qual


siero, e

si

voglia sfumatura del pendi

grandissima attivit letteraria, politica, estetica, avendo vergine ed incolto innanzi a s il campo sterminato di

vivono

in

un'epoca

quella da cui prende sua forma l'interpretazione


della natura e della vita.
* * *

Ancora a questo proposito


in

da osservarsi che,

materia di

filosofia greca, in

uno sviluppo

di

da un primo spunto di carattere puramente fisico, quasi inavvertitamente venne ad abbracciare ogni parte dell'attivit dello spirito, conviene grande cautela nel discorrere di origini orientali. Questo uno dei problemi pi ardui e complessi della storia della prima filosofia greca e solamente la bibliografia di tale argomento, occuperebbe di per s un volume. Poich in vero profonde analogie appariscono da
pensiero che,
certi

confronti tra

dettami delle saggezze ba-

28

La

Filosofia presocratica
i

bilonesi ed

egizie ed alcuni tra


filosofi.

placiti

fonda-

mentali degli antichi

convien sottilmente distinguere vari aspetti della questione. Che nella religione greca si rinvenga gran parte degli elementi orientali, non v' dubbio. Ma di fronte ad una corrente di sentimento puramente religioso, ed a questa tendenza al nadetto,

Convien cautela, come ho

turalismo

rappresentata

dai
di

filosofi,

sta

come
se-

mezzo

termine

una

via

conciliazione
i

gnata dalla corrente mistica. Sono senso filosofico della parola, in ogni tempo, comistici, nel

loro che
/

da voler credere senz'altro ai dogmi religiosi, n d'altro canto a bastanza saldi nel sostenere quella he

non

a bastanza caldi nella fede

lor pare la

anima, se accettino senz'altro le dottrine razionalistiche, vogliono l'una e l'altra cosa raccogliere nel loro spirito, condesolazione
dell'

seguendo una conscienza razionale dell'oggetto


necessario del loro sentimento (i). La mitologia, la mistica, la filosofia son termini eguali rispetto al desiderio dell'appagamento dello spirito, che

congiungono tra di loro per tenuissime ma numerosissime sfumature. Ora, per questi strumenti che contemporaneamente distillarono dalle origini al tramonto della grecit il patrimonio d'idee e di sentimenti dell'anima ellenica, avvenne
si

anche
quest'

in

ogni
il

singolo periodo

della

storia di

successivo grecizzamento formale di questa, o se meglio si vuole la periodica trans-

anima

formazione in razionali, di conoscenze religiose. A me sembra assurdo pensare che la Grecia, la quale ci si mostra sempre cos spiccatamente
Cfr.

(i)

il

mio Sorgere

della sofistica.

Eraclito d'Efeso.

29

individuale ed etnica in ogni sua manifestazione,

abbia potuto accettare come le mercanzie che le navi sbarcavano nei porti, credenze di cos vitale importanza, senza averle scelte in ordine
alle

esigenze del suo spirito individuale

e,

quanto

a quelle che accett, senza averle elaborate se-

condo il suo carattere nazionale. In oltre dobbiamo pure pensare che come per la storia delle lingue non si pone pi, per esempio, tra il sangreco e il latino quel rapporto di derivazione che fu canone assoluto dell'antica glottologia, ma queste lingue son considerate come rampolli di un unico ceppo e sviluppatesi individualmente ed indipendentemente nei singoli territori, cos, anche in materia di storia della filosofia conviene ammettere che certe credenze,
scrito,
il

certi atteggiamenti, certe strutture

mentali dipen-

dono a dirittura dall'unit dello spirito umano. E l dove la dinamica della storia del pensiero
mostra azioni e reazioni quasi giustificabili con formule materiali, cos anche la formazione di certe idee e di certi fantasmi sembra corrispondere a necessit sarei per dire fisiologiche
ci

dello spinto. Gli uomini, in ogni tempo, in ogni

condizione, in ogni

sono
loro

liberarsi

grado di da certi schemi


forze
le

civilt,

non possottrarsi
alla
la

ideali,

all'azione di certe

spirituali

inerenti

natura,

partizioni e le scuole

che

storia della filosofia analizza in ciascuno dei suoi

periodi, forse

non son altro che necessari ed immutabili stampi del pensiero umano. In tale questione occorre dunque tener conto di questo elemento necessario, dell'unit, anche
espressiva, dello spirito

altro

fenomeno,

pure di un che corrisponde a quello che


I\Ia
?

umano.

Bodrero, Eraclito.

30
nello

La
sviluppo

Filosofia presocratica

interno del

pensiero greco,

ho

chiamato progressiva filosofizzazione, ed , per questa parte in vece l'ellenizzazione di pensieri e di spunti, forse rilevati da altre civilt. Come

possiamo riscontrare le pi strane analogie tra tutte le religioni, rinvenendo poi in ciascuna di principi delesse un carattere nazionale, cos l'attivit scientifica ci appaiono da per tutto presso che eguali, ma incamminati poi in ogni territorio verso ideali etnici ben definiti. Ora la religione greca sta ad una religione orientale, come la mistica greca sta a quella complessa e misteriosa disciplina dello spirito che ci appare
i

praticata nelle religioni

orientali,

ma

la

scienza

greca sta a s
Il

(i).

processo storico delle origini e dello sviluppo di questa scienza, a me sembra possa sintetizzarsi nei seguenti passaggi. La Grecia
fece nazionali
le

forme

religiose

comuni

al

ge-

nere universale
le

degli uomini, e assimil

anche
via
di
le

essenze

di

quella

che ho

chiamato
ellenico

conciliazione,

instituendo

dottrine

mistiche

quali, a canto al loro carattere

ed

in-

sieme umano, per quel che riguarda la necessit e la forma del movimento, presentano un doppio contenuto, per un verso, sentimentale in quanto soddisfano ad esigenze affettive, pi che a bisogni plastici, per un altro, razionale, in quanto accennano ad un'interpretazione cosmogonica distinta da quella della religione e tale da soddisfare la necessit intellettuale di uno
spirito

mistico.

filosofi

greci

sentirono

nella

mistica l'espressione di una possibilit di isolare

(i)

Cfr. bibliografia del

mio Orpheus ed

il

testo passini.

ed Eraclito d'Efeso.
la

31

credenze e a poco a poco vennero a servirsi razionalmente di quella parte del metodo mistico che serviva alla loro curiosit, lasciando intatta l'altra parte che non serviva al loro sentimento, e da questo punto in poi, fecero passare nel vocabolario della nuova dottrina tutte le parole che prima appartenevano a gli altri usi, creando cos un
parte razionale di queste

nuovo mondo per


Questa
Il

l'attivit dello spirito.

l'origine orientale della filosofia greca.


di

Talete in Egitto il simbolo di questo processo, poich fu ben Talete, uomo greco e di grande sapere, vivente in un periodo di evoluta civilt, colui che accdst la scienza egizia (i). La quale non aveva questo carattere
viaggio
letterario
loro,

che

Greci

seppero

imprimere

alla

pi tosto un carattere pratico, per il quale potremmo ben negarle ogni valore di filosofia. Si tratta di alcuni elementi derivanti da

ma

un fondo originario comune, di da un'appropriazione all'attivit


dimenti
stiche,
scientifici

altri

provenienti

filosofica di ru-

contenuti nelle dottrine

mi-

di

altri

ancora

desunti da conoscenze

pratiche e da strumenti della vita e della cono-

scenza immediata, tutte origini di cui, allo stato delle nostre fonti, non sarebbe possibile fare un

esame particolareggiato

(2).

Ma

ben greco,

V. Chiappelli Gli clementi egizi nella Cosmogonia di Talete, e Lasson Id. in Atti del congr. stor. XI 1903,
(1)

p. 29-46.

confronta il fr. 52 con un tratto dal Maspero " FanR, esempio " ciullo che nasci ogni giorno, vecchio che percorri l'eter" nit . Io non vedo l'analogia che nella parola fanciullo, poich Eraclito parla del tempo e qui si dice del sole;
(2) Il

Tannery

(p.

179

n.)

dell'inno a! sole

32

La

Filosofia presocratica

profondamente

greco

il

carattere

filosofico

di

questo sapere, carattere che noi rinveniamo solo qui, e di cui possiamo conoscere ed analizzare
o<*ni

forma. Allo

stesso

modo

noi vediamo

la

tradizione pagana rinnovarsi nel Cristianesimo (i), cos come in questo s'era grecizzata un'inspira-

zione semitica:

la

cultura ellenica fece greco

il

verbo di Cristo, l'Italia lo fece pagano, come la Grecia fece greco quel tanto di conoscenza e pratica orientali ch'essa aveva acquistato, di avendo fatto gi da prima greco il fondo originario delle credenze religiose e delle dottrine
mistiche.

Come
Dei e
gli

la plastica

dell'epica

antica

foggi

gli

Eroi,

come

l'inspirazione della melica

vivific l'essenza intima del sentimento,

come

la

teologia poetica appag la logica verbale

della

conoscenza trascendentale, cos

la filosofia

sod-

disfece all'esigenza razionale dello spirito greco. orientali non ebbero quell'epica, quella I popoli

melica, quella teologia, se pur n'abbiano


i

avuto
:

rudimenti

espressivi e le attivit

interiori

la

Grecia diede a tutto ci lo stile, ci la precisione della rappresentazione e la variet delle parole, l'idealit robusta e lo spirito organico.

Essa accolse certe forme e certe idee ma le rese poi greche e tanto basta:
Eraclito parla di
;

orientali,

ci

non

un fanciullo che gioca, che qui non si vede Eraclito parla di una sovranit, di cui qui non traccia; Eraclito s'arresta ad una considerazione fatale, e qui si accenna ad un'intiera vita; Eraclito prende la similitudine di un gioco, e qui si prende quella di un periodo d'esistenza umana. (i) Cfr. Barzellotti L'Italia mistica e l'Italia pagatia in Dal Rinascimento al Risorgimento Roma, 1904.

ed Eraclito d'Efeso.

33

abbassa
in

di

una

linea

il

valore

intrinseco del-

l'originalit del pensiero ellenico,

poich quanto
for-

esso essenziale,

marsi, nella sua vita,

autoctono nel suo nelle sue conseguenze.


,*

Ma

in

che

cosa

dunque
stile
?

possiamo

rinvenire

questa grecit dello

Da

che cosa

dato

questo carattere nazionale dell'opera del pensiero greco? Quali sono gli elementi fondamentali di questo ellenismo filosofico?
Nella
della
della
storia dell'anima
filosofia

ebbe
e

con il sorgere luogo un ricominciamento


greca,
della

valutazione

considerazione

del

mondo, che prese le mosse dall'interpretazione fisica. Ma non a pena tale tendenza si manifest,
sbito
il

carattere
stile,

ellenico

vi

stabil

mecca-

nismi del suo


ticale,

che

si

organizza dal contrasto


la

e dall'equilibrio.

Non

solo

sintassi

gramma-

anche quella filosofica dei Greci, son fondate su l'antitesi, onde sul limitare della storia del pensiero greco troviam gi accennato questo principio, poich Anassimandro gi pone i contrari

ma

quasi a

rappresentazione

delle parti della

questo punto in poi noi rinveniamo da per tutto questo schema che vien perfezionandosi, integrandosi, compiendosi, sino ad infirmare risolutamente la possibilit della cononatura.

Da

scenza, e ci con

sofisti.

Anzi pu

dirsi

che

pongo come periodo a s della storia del pensiero e che per una semplice considerazione cronologica, chiamo dei presocratici,
questo che
io

significhi in realt lo sviluppo di

questa speciale

forma

di

pensare che dallo spunto naturalistico,

34

La

Filosofia presocratica

a traverso l'elaborazione
allo,

dei

contrasti,

giunge
in

scetticismo,
la

giusto

per

aver

compiuto

questo senso
in poi, si
e,

sua interpretazione: da Socrate ricomincia da capo su tutt'altra base


detto,

come ho

ha principio

la filosofia

elle-

nistica.

Questo dunque, per


in cui si
filosofi

tale rispetto,

il

periodo
I

sviluppa

la

dinamica- dei contrasti.


le

greci

collocarono di fronte tutte

es-

senze pensabili, restando rigorosamente figli del loro tempo. Basta paragonare la struttura sintat-

un periodo di Erodoto, di uno di Tucidide, di uno di Senofonte, basta rammentare una sentenza di Senofane, una di Empedocle e una di Protagora, e porvi a canto la considerazione dello sviluppo singolare che ha l'idea nei tempi seriori, per sentire la verit di questa mia osservazione. Con Socrate l'uomo vive di per s, con l'anima sua, nel mondo che lo circonda, l dove prima l'uomo strumento della conoscenza
tica di

dei contrasti della natura ed tanto pi filosofo

quanto pi ne scopre e ne interpreta. In questo periodo sembra che unica mta dell'attivit del
pensiero sia
il

porre

le

categorie dell'universo,

armonizzandole nel pi probabile aggruppamento, disponendole nel pi persuasivo contrasto: il filosofo pone da un lato il mondo quale , dall'altro il mondo quale appare, e nel primo distingue ci che in realt e ci che in apparenza, nel secondo ci che appare ed , e ci che appare e non , tutto riassumendo per un verso nella unificazione fisica, per l'altro nella partecipazione materiale dell'uomo alla composizione di tutte le cose, e giustificando in fine questa antitesi, con il carattere per cos dire profetico (per quanto

ed Eraclito d'Efeso.

35

averne un Greco) del suo insegnamento. Nella sua formula pi astratta il modo di pensare di questo periodo non che l'oscillazione tra

pu

due

sillogismi,

uno

dei quali finisce

al

cogito ergo

stim, e l'altro giunge al

sum

ergo cogito.

Nulla pi greco dei sofisti, e tutti i pensatori greci di questo periodo furon pi o meno
sofisti.

Si

compiacciono

sofisti

di

ricercare
i

il

senso recondito delle parole, paragonando loro significati, usandole nelle loro varie forme, accostandole con le loro assonanze, e poi riconfrontandole con le realt di cui son segno, e facendo soggiacere la realt alla legge stessa che regola l'uso delle parole. Pongono poi contradizioni verbali da cui risulta una verit superiore alla portata delle parole stesse, in quanto
arrivando all'identit dei
contrari,

d esistenza
rispetto

ad un quid n positivo,
ai

negativo,

significati contraposti,

ma

inerente ad un'altra
il

astrazione da cui risulta pi tosto


dell'idea

meccanismo
partire

comune.
dalle

Giungono

in
lo

fine a

esprimono, ponendo queste in contrasto con i sensi che son lo strumento della conoscenza e fermando l'esistenza dell'uomo in antitesi con quella della realt, delle parole in contradizione con le cose, delle espressioni in confronto alle apparenze. E
l'universo

parole che

concludono
di

negazione della realt: la storia questo periodo del pensiero greco conclusa
alla

dal libro di Gorgia, in


in

tomo al non
di

essere

tomo

alla natura.

questo sviluppo, e pi precisamente sino ad Empedocle, questo atteggiamento pi specialmente logico corretto e frenato dal carattere profetico cui ho accensino ad

Ma

un certo punto

36

La

Filosofia presocratica

nato poc'anzi.
filosofo
si

ad un certo punto cio, il ritiene eroe, nel senso carlyliano della Sino

parola, rivelatore della verit nascosta, esegeta dell'universo per il bene dell'umanit. Da Seno-

ad Empedocle, pur lasciando in disparte Pitagora per il quale questo aspetto dell'uomofilosofo dipende pi specialmente dal contenuto mistico della sua dottrina, il filosofo si sente un essere d'eccezione, e seconda con ci quella tendenza individualistica che anch'essa una delle manifestazioni pi spiccatamente elleniche.
fane

Con

ci

si

concilia l'apparente contradizione

tra

un dogmatismo individualistico ed uno scetticismo naturalistico, per la quale, a canto a tutte


le

espressioni di diffidenza verso la verit delle apparenze provenienti dai sensi, tutti questi pensatori

pronunciano orgogliosamente l'esistenza di una verit suprema, dipendente dalla ragione o meglio dalla loro ragione, sprezzando tutte le forme, dalla semplice conoscenza alla pi alata poesia in che sino ad essi stata tradotta nel
linguaggio

umano

l'interpretazione dell'universo.

D'un
questa

altro

carattere

prettamente ellenico

di

filosofia

ho gi discorso pi sopra, non

traendone per che alcune conseguenze, e giova qui revocarlo, compiendone l'espressione. Alludo a quella specie di pessimismo che gi in Senofane
diviene
il

primo

accenno

al

problema

della

conoscenza: essendosi posto come base genetica di quella deduzione il pessimismo morale della teologia e della poesia precedenti, che conduceva al pessimismo razionale, avviene dopo Se-

nofane e precisamente con Eraclito un'altra partizione, del soggetto e dell'oggetto dell'attivit conoscitiva, in quanto non solo l'uomo comune

ed Eraclito d'Efeso.

37

non sa

nulla,

ma

anche

la

materia non sostan-

zialmente sensibile nella sua essenza, perch in continuo divenire. Cos si perfeziona e si

estende il materiale del problema, in cui ora troviamo i due termini del soggetto e dell'oggetto, sottoposti ad un'egual considerazione pessimistica, rispetto alla funzione onde si collegano, e il divenire posto come condizione permanente dell'essere. Ed anche tale concetto del divenire un avviamento ideale verso lo scetticismo, ed un vitale contributo alla giustificazione logica, intrinseca e dinamica, di questo atteggiamento, nel quale potremmo gi trovare le prime radici dell'edonismo e dello stoicismo dei secoli successivi, sia nel loro contenuto sia nella reazione che essi rappresentano. In oltre, tolti di mezzo gli Dei antropomorfi e lasciato l'uomo come da

con la materia, questa ammessa come stabile e immobile, non altro che un'altra forma della divinit primitiva, senza alcun elemento fantastico, e quel tanto di movimento che gli Dei significavano non pu esser spiegato se non con un dualismo quasi ateistico che ripugna al naturalismo greco. Questa forse la contradizione che Eraclito rimprovera a Senofane (1), la quale potrebbe tradursi cosi: se si tolgono gli Dei e si ponga l'uomo di fronte alla nuda materia, assurdo che si faccia coesistere la stabilit di questa con una inconcepibile sfiducia nei sensi e nella conoscenza comune, l dove in vece tale sfiducia che la filosofia deve ammettere come
solo a solo

necessaria per conseguire


tazione,

suoi

fini

d'interpre-

pienamente

giustificata

dal

divenire

(1)

Fr. 40.

38

La

Filosofia presocratica

continuo della materia. In altre parole, se l'uomo non pu conoscere e gli occorre per ci l'iniziazione della filosofia, ci accade perch la materia

non stabile ma in continuo divenire. Troverebbe qui luogo il discorrere di quel contrasto tra la forma e la sostanza, di cui mi son sforzato di raccogliere gli elementi nel mio lavoro sul sistema di Empedocle, ma sopra tutto mi preme per ora di far rilevare come anche
in

questo

si

riscontri

quello

stesso

carattere

greco che nell'arte e nella poesia pone il necessario in riscontro al contingente, la legge di sopra alle volont, la Moira inesorabile che grava su
l'infinita variet degli

eventi e che regge la sorte


vita.
I

di tutte le

vicende della

contrasti e gli

accordi, l'influsso di
spirito
sofistico,
la

uno

spirito scettico e di

uno

l'individualismo eroico dell'inpersistenza d'una idea della ma-

segnamento,
e

teria a canto all'esegesi delle

forme e del moto


contributi

del
il

mutamento, sono
pensiero

principali

greco port a questo periodo pi strettamente suo della storia della filosofia.

che

Secondo quanto

s'

detto sin qui, Eraclito

l'uomo rappresentativo della sua stirpe, del suo tempo, di questa filosofia. Non construisce ancora un sistema compiuto, come tenter Empedocle, ma non pi alla semplicit dei sistemi dei suoi predecessori, mentre mantiene la tradizione dello
stile

sentenzioso dei sette savi

quali

avevan rappresentato una tendenza puramente


morale, senza alcun carattere di trattazione rigo-

rosamente

filosofica.

ed Eraclito d'Efeso.

39

Ora pu esser parso che

sin qui io abbia di-

scorso di idee generali su questa filosofia greca, soltanto dire i caratteri di l dove ho voluto Eraclito, quale pensatore di questo periodo e,

secondo un aspetto complessivo, considerare il momento storico a cui egli appartiene. Convien
ora che io
sofico,
tratti

pi precisamente della sua dot-

trina e di ci che egli aggiunse al pensiero filo-

prendendo

le

mosse
lo

accenni dati or ora, circa

punto da alcuni spirito greco del


dirsi
il

suo tempo.

Scopo
alla

di ogni

filosofia

pu

sostituire

un assoluto particolare ed individuale, quella di un assoluto universale. E bene, Eraclito il primo filosofo che esplicitamente abbia manifestato questo proposito, rispetto ad un sistema complessivo della natura.
conoscenza
di

Pi

fisico

meno poeta
di

precisare la realt

Senofane, egli volle contro all'apparenza, per


di di cui
si

mezzo
le

di

una logica superiore

riteneva

partecipe, applicandone l'opera constante a tutte

manifestazioni dell'universo. Senofane aveva trattato gli Dei con questo processo, ed aveva
tentato l'interpretazione naturalistica dei simboli
mitologici,

ammettendo

l'esistenza di
le

un ente
basi della

divino superiore a tutti e scalzando fede tradizionale. Eraclito in vece


voglia
lasciare
intatte le

sembra che

credenze del popolo, nelle loro forme genuine, pur ammettendo l'esistenza di un quid divinimi, che appare una

forma
clito

di divinit superiore;

ma
altri

profittando
risultati.

di

spunti Senofanei, giunge ad


e

Eradallo

Senofane,
punto,

anzi,

partendo

quasi

stesso
glianti,

pervengono a conclusioni somi-

su questioni assolutamente diverse e per

40
vie

La
opposte,

Filosofia presocratica

creando
ideale.

un

modello perfetto

di

meccanismo

Senofane aveva posto questo rapporto gli Dei non sono quello che gli uomini credono, e gli uomini non hanno per ci la conoscenza precisa dell'universo. Tolti gli Dei dall'interpretazione fantastica della natura, Senofane non trov pi che la materia fredda, inerte, immobile, immutabile, come se l'avesse spogliata d'ogni parvenza vitale, e
:

si

atteggi a profeta, a rivelatore della verit, a


e per certi rispetti, contradittorio, se
si sia

eroe. Tutto ci appare troppo semplice ad Eraclito,

bene

egli

non

dissimulato che
al

il

punto
al

di

partenza

relativamente
quello

problema

della

conoscenza, e
contrasto tra

d'arrivo,

relativamente
d'idee del suo

ci che e ci che appare, fanno or

mai parte
storico

del patrimonio e del

momento

da queste premesse l'Efesio giunge ad un primo accenno filosofico di un problema morale e politico, risolto in senso esplicitamente individualista. Poich se la materia una, stabile, immobile, inutile atteggiarsi a rivelatore, e se pur gli Dei non sono quelli che il volgo ritiene, la stabilit della materia non d luogo ad alcuna espressione di
pensiero greco.
divinit, e
filosofico

Ma

per

ci

l'assoluto

comune

quello

sono una cosa sola. In altre parole non sembra scientifico ad Eraclito negare la conoscenza, abolire gli Dei e porre la materia stabile, perch l'essere che conosce si trova cos posto fuori da tutti i confini dell'esistenza. La materia se fosse stabile sarebbe conoscibile senza ammaestramenti superiori, a punto perch tale il movimento, il suo continuo divenire la rendono inconoscibile, senza L'aiuto di un rivelatore che
:

ed Eraclito d'Efeso.

41

dica

la

pi riposta essenza delle cose, di l dalle

apparenze.

Ed

ecco

due

assoluti

di

Eraclito

la

per-

manenza
zione di
gli

di ci

ci che ,

Dei, quali

che appare e la continua mutada cui forse il paragone tra empiamente si credono, e quelli

che realmente sono. La pi gran parte dei nostri frammenti pu dirsi che, nella struttura del pensiero che rivelano, esprima questo principio ci che si crede diverso, un fenomeno solo, e non che il divenire, il quale proviene da contrasti
:

continui

gli

stolti

pongono

le

differenze nelle

apparenze e l'unit nella sostanza, l


perpetuo
risulta
clito

dove

le di-

verse apparenze non sono che l'unico aspetto del

mutarsi

della
(1).

materia, poich l'essere

dai

contrari

Ed

evidente

in

Era-

questo fine di sostituire alla fallace e relativa la vera ed assoluta conoscenza delle cose molto di frequente egli insiste nel riunire e far
:

equivalere

le

parole pi opposte, sotto un solo


il

concetto, parole a cui


ficati

volgo attribuisce signidi cose opposte, e fa questo in contrasto


la diversit

a punto con

emergente

dai significati

graficamente contraposti, e considerata come intima, necessaria e dipendente dalla natura pi arcana delle cose (2). Evidentemente egli pensava

che non v'era rapporto diretto e immediato di causalit nel dire: la materia una e stabile e le apparenze sono varie; ma sentiva molto pi preciso, logico e persuasivo il suo principio, che la materia diviene continuamente le cose e per

fi)

Fr.

1,

2,

io etc.

(2)

Fr. 36, 58, 60, 62, 76, 88, etc.

Bodrero, Eraclito.

42
le

La

Filosofia presocratica

apparenze son sempre diverse,


all'infinito.

ma

di

una

sola

essenza fluttuante

Questo principio teorico della sostituzione di un assoluto filosofico ad un assoluto grossolano, appare chiaramente anche in quel disprezzo proche Eraclito ostenta per chi ancor professa le credenze volgari, e che egli dimostra ad ogni passo. proprio del suo stile, anche quando non ne fa cenno diretto, un tono di
fondissimo
sfida all'ignoranza, alla pigrizia, alla superstizione

veramente pensare che Eraclito si sentisse depositario di una verit superiore. E tanto pi ci appare quando il filosofo prende direttamente di mira coloro che non la pensano come lui od in genere quelli che si ata costoro egli tengono alle credenze volgari dice ci che , con audacia e sicurezza d'inspirato. N di questo che affermo, pu trovarsi prova migliore che nel primo e secondo frammento, con i quali il suo libro s'iniziava, in cui pone risolutamente in contrasto la conoscenza errata e volgare, dipendente dall'assoluto tradizionale, con quella filosofica collegata ad un logos immutabile ed eterno (i). Logos il contrasto tra l'apparenza e la realt, la ragione secondo cui accadono e sono tutte le
degli stolti, che fa
:

cose, e

il

filosofo,

partecipe del logos,


risalire

distingue

l'ima dall'altra e fa

razionale

appoggia dirsi per


sofo
nel

ad un suo assoluto l'esistenza di ci che comunemente si ad un assoluto superficiale. Pu ben questo che Eraclito sia il primo filosenso rigoroso della parola, poich

nessun

altro,

prima

di lui,

ha inteso cos chia-

(i)

Fr. 15, 17, 19, etc.

ed Eraclito d'Efeso.

43

ramente

tale

compito strumentale della disciplina


* * *

del pensiero.

E,

come ho accennato,

Eraclito,

messe, fu condotto ad un
sofico di
in

primo un problema morale e politico,

da altre preaccenno filorisolto

senso esplicitamente individualista. Veramente

nulla a che fare con quello delle dottrine anarchiche dei nostri giorni, se bene possa sembrarne l'ultimo corollario. Si fatto anzi molto chiasso in torno al nome del filosofo d'Efeso, a punto al tempo nostro, ritenendosi da chi non lo conosceva affatto, che l'ammaestramento suo contenesse la sublimazione

l'individualismo eracliteo

non ha

di

dottrine antidemocratiche, facili a sorgere in


ai d

vece

presenti, per

una reazione ben spiega-

che oggi prevalgono, e si confusa la dottrina eraclitea con l'esempio personale che il filosofo ci ha lasciato di s. L'individualismo eracliteo pi tosto intellettuale che politico, soggettivo pi che filosofico,
bile ai sistemi sociali

un

altissimo sentire di s,

lasciar

che ciascuno senta a


il

non un'esortazione a suo piacimento. A ben


filo-

considerare, anzi,
sofia eraclitea fa

carattere dogmatico della

bina, che
(1) Cfr.

non

al

pensare pi tosto alla libert giacosistema di Federico Nietzsche (1).


Cippico

(ed.

Nietzsche, Gaia scienza. Trad. A. Bocca, 1905) pag. 17 Eraclitismo : Ogni bene, su la terra,
solo, amici,
Si,

ne

la

guerra!

l'odore de le polveri

rende l'amicizia forte! Per tre volte, d'un sol cuore Fratellanza, ne '1 dolore, Eguaglianza, innanzi a l'oste; Libertade, ne la Morte!

44
II

La

Filosofa presocratica

quale da Eraclito riprese molti atteggiamenti esterni, come il disprezzo per le plebi del pensiero, l'arditezza dell'espressione e del

paradosso,

decisamente contro alle credenze dominanti al suo tempo, l'orgoglio e la profonda conscienza della sua superiorit. Ma
l'ostinazione

nel

porsi

l'essenza delle dottrine del profeta di Zarathustra

con quella della teoria eraclitea: il Nietzsche sent intensamente la fraternit che lo congiungeva al pensatore antichissimo, ma per il modo pi che per l'idea, ed ebbe per lui una sconfinata ammirazione, ma d'indole letteraria e non tale da far s che lo ritenesse un suo diretto antenato nella genealogia filosofica. Tutt'al pi, per caratteri ora detti, sent in lui un predecessore nel rapporto in che visse con suoi contemporanei e l'ammir e lo imit nell'abito dello stile e della posizione di combattimento (i). Per Eraclito non un distruttore, come apparir meglio in seguito, non un teofago n un amoralista. Se vogliamo usare una parola divenuta or mai vieta, possiam dire che fu un

non ha

nulla a che vedere

odiatore dei

filistei, il

quale, letterariamente, forse

per riposte ragioni di cui dir fra poco, sprezzava Omero e Archiloco, ed ostentava prefe-

suo individualismo si limita a se stesso ed pi tosto, per un verso una semplice misantropia, per un altro l'espressione di un culto fervidissimo per la verit, in quanto
renze strane.
il

Ma

conosciuta

solo
il

da pochi

e falsata

dai pi

nell'insieme

riflesso

naturale

delle

idee di

morale sociale del tempo suo, se non quello di una sua speciale posizione politica. Poich non
(i)

Vedi

l'Ohler.

ed Eraclito d'Efeso.

45
fu di

bisogna
regia,

dimenticare
della

che

Eraclito

stirpe

ebbe considerazione importante


sua
citt,

nella vita

politica

e forse troppo

aperta-

mente mostr preferenze per un regime a base di oligarchia aristocratica, su di uno a base di democrazia a puntello di un tiranno (1), ci che,
dati
i

tempi,

fattori probabili della

zione e del suo


stessa

sviluppo

sua educaintellettuale, e la sua

pienamente logico ed umano, senza alcun bisogno che sia anche filosofico. In fatti, quanto alla sua filosofia, Eraclito mostra disprezzo sol tanto per coloro che non sono della sua opinione, e che si fidano unicamente alla verit superficiale e dipendente dai sensi. pi tosto un egotista, che non un individualista, e se pur dice che bisogna obedire alla volont d'un solo, e che uno solo vale le migliaia (2), ripete per che solo pochi sanno la verit, che pi s'ingannano e non sanno distinguere e prendono una cosa per un'altra (3). Il suo libro che ha un carattere cos spiccatamente polemico, sembra anzi tal volta diretto contro una persona determinata o contro una scuola, anzi che contro i filistei in genere, e l'autore vi parla di se e della propria opinione con gli stessi termini di che si serve per definire la mente divina. Empedocle, qualche decennio pi tardi, si dar a dirittura come uno spirito divino, vagante per la terra in esilio da gli Dei, profeta inspirato e fornito di un'anima gi assurta alla dominazione dei regni empirei, mentre Parmenide, con
natura,
i i

(1) (2)
(3)

Test.

(3),

2,

3.

Fr. 33 e 49. Fr. 1, 2 etc.

46

La

Filosofia presocratica

spunto dantesco, canter a gli uomini il suo viaggio nelle regioni che stanno di l dalla vita e dalla morte, ove dir d'aver conosciuto le madri, per dirla con Goethe, e le radici della verit universa. Unicamente il carattere polemico, aggressivo, anzi, e violento del libro di Eraclito, a canto a quello paradossale del suo stile ed a quello orgogliosissimo del suo atteggiamento complessivo, possono farlo assomigliare ad un individualista moderno. Dir poi qual debolezza io rinvenga in tale acredine dell'Efesio per ora non credo mal fondato il convincimento che questa constante affermazione di se stesso e questa continua con:

traposizione di una verit razionale, di cui Eraclito si

sente

l'unico

banditore, alla

verit cofatto

mune, non dipenda


il

forse, se

non dal

che

successivo

integrarsi del pensiero greco,

solo quanto a gli acquisti


piuti

non progressivamente com-

anche quanto veniva a togliere da altri campi dell'attivit dello spirito, portava necessariamente ad aggiungere un nuovo struper
il

materiale filosofico,

ma

alle

giustificazioni di ci che

si

mento accessorio
discussione, la

a quelli gi posseduti

per

la la

creazione della verit filosofica, e questo era

polemica.

Il

campo
:

filosofico si

estendeva sempre pi e veniva a confinare con le ultime difese degli altri campi qui, per ci, incominciava la lotta, la guerra d'invasione, e conveniva provvedere anche a rafforzare tale imperio per contrasti interni ed esterni. Ad Eraclito spettava dunque non solo di estendere l'azione, ma anche di aggiungere un mezzo d'azione, ed il carattere dialettico ed eristico dell'anima Greca, trovava qui una nuova compiacenza. In questo senso pu
i

chiamarsi dunque Eraclito un individualista.

ed Eraclito d'Efeso.

47

* * *

Poich, quanto alla morale


alla

come

forse

anche

politica,

Eraclito un

conservatore. Dalla
carattere che risalta

lettura dei suoi

frammenti

il

fra gli altri quello del rispetto e

dell'ammira-

lui per l'uomo superiore (i), a canto al vigoroso e superbo amore della verit. Ma quanto alla morale, v' pure espressa una decisa preferenza per un'onesta semplicit di costume, in

zione di

una rude schiettezza di precetti e d'esempi (2). Anche se non ce ne rendessero edotti vaghi accenni diretti che si leggono tra frammenti, ci persuaderebbero del suo affetto per la morale
i i

tradizionale

certi

aspri

rimproveri

che

chiara-

a chi di questa morale e del sentimento religioso, ha inquinato l'antica purezza.

mente rivolge
vuol

Dei delle sovraposizioni superstiziose ed immorali della religione comune, e tornarli al pristino significato ed alla pi semplice evidenza. Egli mira a tenere in sano equilibrio il contingente fantastico-mistico e quello morale della religione, in modo che l'ammaestramento proveniente da questo non sia
Eraclito

spogliare

gli

sostituito

dall'osservanza inutile di pratiche irrasi

gionevoli, e che

mantengano

distinti e collegati

l'elemento formale

della religione e

quello

so-

stanziale della morale.

Nulla di nuovo
ciale alla filosofia
in

in questo,

nessun acquisto spedel suo tempo, se non per


si

quanto tutto ci

rinviene

nell'opera di

un

Fr. 24, 25, 29, etc. (2) Fr. 4, 5.


(1)

48
filosofo
;

La
fatto

Filosofia presocratica

questo che
la

tante per le conseguenze

vero ben imporstoriche che ne posin

sono derivare, per

conoscenza degli elementi

formatori del pensiero eracliteo, per poter affer-

che in Eraclito si verifica un primo accenno filosofico ad un problema morale e pol'originalit si nota nel tenlitico. Ed a punto

mare

in fine

tativo di raccogliere tutti


sici,

fenomeni, morali,

fi-

religiosi, in una apparenze e le essenze sono constantequale le mente distinte la morale antica, quella formulata dai sette savi, la vera e l'unica, ed anpolitici,
:

legge unica, nella

ch'essa soggetta alla legge universale dell'identit


dei contrari.

Poich, a ben considerare quanto


l'Efesio,

ci

rimane del-

non dovrebbe sembrare

arrischiata l'affer-

mazione che dal suo insegnamento implicitamente


risulta l'identit tra l'immoralit e l'ignoranza. Gli

Dei non sono quelli che generalmente si credono dai pi, perch se ne sono svisate le apparenze, le cose non sono quelle che sembrano, perch non cos la poesia crea se ne conoscono le essenze
;

imagini

false e bugiarde,
fatti

l'enciclopedia

smi-

nuzza

nelle

analisi e nelle
la

enumerazioni,

ma non

determina verna, e cos pure

legge unica che tutto gosi

l'uomo non

comporta

se-

condo la norma pi retta del vivere morale. Ora in materia d' opinioni fisiche poteva Eraclito
creare un sistema basato su l'intuito, in materia

poteva ben chiarire la vera natura degli Dei quale a lui appariva, semplificata ed innalzata di l dalle superstizioni e dalle favole, ma in materia di morale egli non poteva
di opinioni religiose

creare una morale nuova o rivelarne una riposta.

Comprendeva che per un tempo come

il

suo

la

mo-

ed Eraclito d'Efeso.

49.

rale costume e non propaganda di un apostolo, onde non era possibile in questo rispetto, n giungere a fermare un'unica essenza divina, come aveva

potuto fare per


fisica,

la religione,

moderando
il

l'esagera-

zione dei simboli, o ad isolare un'unica essenza

come per

la

cosmogonia ed
i

sistema natu-

rale,

a cui

ridurre tutti

fenomeni, n in fine

per una stabilit o per un quantunque movimento, per la legge universale dovesse affermarsi che il bene e il male sono una cosa sola. Il contenuto positivo della morale non poteva esser frutto d'intuito o di fantasia

mostrar propensioni

per Eraclito, per questa parte, riprese dettami della pura morale ellenica antica, quella che i sette savi avevano formulato ed a quella rimand i lettori del suo libro, propugnandola come l'ottima (1). Ma, ho detto, dal suo insegnamento risulta implicitamente la identit fra l'immoralit e l'ignoranza. Sembra dalle sue parole, che il problema morale sia una dipendenza di quello della conoscenza e, posti come fondamenti dell'universo il logos e il fuoco, che son queste sole le essenze universali e dominatrici che si rinvengono nell'opera sua, anche la morale non pu non esser dipendente dal rapporto tra le due essenze. Per questo rispetto il pi comprensivo dei suoi frammenti quello in cui dice che il pensare la pi grande virt ed saggezza dire il vero ed operare secondo nattira intendendo le sue inspirazioni (2). Il logos comune
i

l'ordine naturale delle cose, di cui

partecipe, in quanto

non

v' nulla

ognuno che non ne sia

governato.

Ma

il

logos in

un certo senso, l'essenza

(1) (2)

Fr. 39, 101. Fr. 112. Cfr.

fr.

41.

50
astratta,
l'altro
il

La

Filosofia presocratica

fuoco l'essenza concreta, e n l'uno n

sono evidenti all'osservazione,


la

ma

esistono

in

ognuno come

fattori interni e immutabili.

Ne

consegue che
la

partecipazione ci
quelli

conoscenza non che l'analogia, del logos e del fuoco


dell'universo.

umani con

Ed

Eraclito
cos

si

scaglia contro coloro che

non sanno,

come

contro coloro che operano ingiustamente, poi che

complesso del suo ammaestramento potrebbe quasi dedursi il principio che per lui la conoscenza superiore alla virt, in quanto essa stessa la pi grande virt. Poi che v' una legge divina di cui si nutrono tutte le leggi umane, poi che la .legge divina la comune ed universale e non ha nessun valore il particolare discernimento di ciascuno, poi che v' un solo sapere, ci conoscere la ragione secondo la quale si governa il tutto per via del tutto, poi che in fine questo logos si risolve principalmente nell'identit dei contrari, n si trova mai una
dal

distinzione
principi, tra

qualsiasi, per l'applicazione di questi

un ordine

fisico e

un ordine morale,

l'uomo superiore colui che conosce, colui alla


volont del quale bisogna
stato posto

obedire, colui che

come
le
il

tale dalla guerra,

madre

e re-

gina di tutte

cose,

colui in fine che

sa che

bene e il male, la vita e la morte, il fuoco e il cosmo. Non per l'analogia del contenuto, ma per la formula che dalla filosofia di Eraclito pu derivarsi, chiaramente si scorge come Socrate abbia dovuto sentire nell'Efesio il pi grande fra precursori della sua teorica su l'identit fra il sapere e la virt. Tanto vero, che
cosa siano
i

ad Euripide, libro in torno

il

quale avendogli dato a leggere


natura glie ne

il

alla

domandava

il

pa-

ed Eraclito d'Efeso.
rere, Socrate,
critica,

51

dando

la

pi nobile formula di serena


di

di rispetto all'opinione,

remissivit e

di modestia, rispose,

ombra
dido
pito.
:

Ci che ho capito splencredo sia tale anche ci che non ho cad'ironia


:

come

me

sembra, senza

(1)

Potrebbe dedursi da quanto si or ora detto, o da quanto s' detto prima a proposito di Senofane, che Eraclito concepisca due forme assolute, un assoluto esistente, ed un assoluto relativo apparente, in ispecie se si tenga presente quello che ho esposto circa il suo individualismo ed accennato del carattere profetico di questi primi filosofi?
in
fatti,

Sembra

probabile,

che riguardo alla morale al meno, se non anche riguardo al problema della conoscenza, egli ammetta per l'identit che s' posta, una forma d'assoluto per s stante, riserbata all'uomo superiore, al virtuoso perch sa, ed una forma d'assoluto relativa alla comune degli uomini. Forse senza addentrarci di troppo in questa interpretazione, potremmo limitarci a trovare in questo contrasto il riflesso di un altro
,

contrasto, assai pi giustificabile, fra

uno

scet-

ticismo ed un
misteriosa

dogmatismo

della

cui

necessit

confusamente gl'impulsi. E qui sarebbe allora opportuno chiedersi se Eraclito fu monista o dualista, che funzione absentiva

L'aggiunta: " Sol tanto occorre da vero un nuotatore Delio non contiene n anch'essa alcuna ironia, e forse, poi che riportata da Diogene come di Cratete, pu esser stata attribuita a Socrate da taluno a cui faceva comodo avere un cos possente
(1)

Test. 4

a,

e.

alleato.

52

La

Filosofia presocratica

biano il fuoco, il logos, gii Dei, nel suo sistema, se possa trovarsi qualche accenno a forme di panteismo o al meno d'ilozoismo, se egli concepisca in fine la forza e la materia separatamente o congiuntamente, termini questi che tutti sarebbero da applicare all'Efesio e tutti allo stesso tempo da escludere dalla definizione che potesse darsi della sua filosofia, e ciascuno dei quali corrisponde ad un'esplicita domanda che noi del secolo ventesimo possiam farci, ma che per un filosofo greco del principio del quinto secolo non rappresentava che un' oscillazione mentale, dipendente dall'osservazione dell'essere, ma non certo una considerazione precisa dei due
concetti separati.

nostro l'errore di voler fra-

zionare quelle dottrine in base alle nostre classificazioni,

vano
al

alla

senza pensare che tali filosofi andaricerca dell'uno, facendovi concorrere

tutte le energie dei loro spiriti,

tendendo a volte

monismo

a volte al dualismo,
gli

ma

all'uno pi

specialmente per
loro

aspetti pi naturali, all'altro


gli

pi particolarmente per

aspetti

morali delle
rela-

concezioni,

ma non

curanti di porre

due formule, di cui le presentative corrispondono in vece schemi or mai ben precisi, al meno
zioni fra le

parole
in

rapa

noi

nelle linee

generali, di interpretazioni dell'universo.

Ora

v'

in Eraclito e nella

sua dottrina

un

punto che deve esser guardato pi da presso, fra breve, proprio per cercar di fermare al meno in parte questo problema; accenno alla sua concezione del divenire, quella a cui deve un posto ben determinato nella filosofia del suo tempo, e che quanto mai difficile a cogliersi nelle disperse vestigia del suo libro oscurissimo.

ed Eraclito d'Efeso.
*
* *

53

cade qui opportuna un' osservazione. In tutto l'insegnamento di Eraclito emerge un desiderio di semplicit che si trova in deciso antagonismo, con la complessit oscura del suo sistema. Egli sembra che in ogni occasione voglia dichiararsi risolutamente nemico di chi tende a complicare od a velare o solo ad adombrare la purezza della verit (1). Come la sua espressione vorrebbe ridursi al minimo necessario, per non dare che gli schemi elementari della sua rappresentazione dell'universo, cos la parte polemica della sua dottrina si dirige contro chiunque non abbia seguito tale sistema di esposizione. C' nel suo modo di esprimersi come una nascosta diffidenza per le parole, e, come ho in altro modo accennato, quasi una fede nell'influsso meccanico delle sue construzioni grammaticali spesso cos poco letterarie. I sette savi, con i loro precetti brevi, chiari, evidenti, erano i suoi idoli intellettuali e morali ed i maestri del suo stile (2), cos come gli oracoli (3), forse ambigui,

(1)
.(2)

Fr. 15, 28, 34, 40, 42, etc. Cfr. pag. 49, nota 1.

(3) Il

Diels

tal
Il

volta troppo sobrio


fr.

nell'isolamento

dei

per esempio, tolto dagli Alessandrino (II, 17, p. 437) ed di Clemente Stromata ha un'adiacenza importantissima. Dice in fatti Clemente: " Eraclito dicendo Efesio parafras questo oracolo " Se uno non spera non trover mai l'insperato come " quello che non n trovabile n accessibile . N mi sembra poco importante il sapere che l'Efesio qui parafras un oracolo.
frammenti.
18,
,
:

Bodkero, Eraclito.

54

La

Filosofia presocratica

che riproducevano materialmente il duplicismo della sua concezione. Quelle sue bilance di parole opposte, quell'affermazione constante dell'identit dei contrari, quel continuo cercar
di

ma

mostrare

l'eguaglianza delle pi diverse


degli
oracoli,

es-

senze,

conducono Eraclito ad un'ambiguit molto


per simpatia
i

somigliante a quella

quali

chiaramente manifesta la sua (i), e contengono un notevolissimo spunto, a parer mio, per rinvenire in questo filosofo il precursore inconsapevole del pi puro scetticismo verbale a cui sian giunti i sofisti. La genealogia della nota sentenza di Protagora in torno ad ogni argomento son sempre due discorsi contra dittorii (2) potrebbe forse farci risalire sino all'Efesio, come a colui che non pose la questione, s bene dispose il pensiero greco a porla materialmente e involontariamente. A far di Eraclito un precursore dello scetticismo sofistico, quanto alle influenze che il suo stile pu aver esercitato, concorre pure un esame anche rapido dei suoi frammenti. Ho accennato qua e l all'uso assai parco di certi verbi, ai suoi giochi di parole, a quella che ho chiamato la persuasione meccanica che egli sembra voler imporre per mezzo della collocazione delle parole. In fatti egli spesso ravvicina forzatamente e senza nessi, espressioni e quindi idee opposte, come per avvezzare la mente del lettore alla congiunzione dei loro suoni, e perci dei concetti corrispondenti, come per far scomparire ad ogni costo la diversit intercedente, come per

(1)
(2)

Fr. 18, 92, 93. Diels, 74 1, 51.

ed Erodilo d'Efeso.
instituire

55

un'uniformit
prodursi

superficiale, formale,

da

cui

debba

anche

quella

sostanziale,

canto a queste stranezze, se ne rinvengono altre, di altro genere, le quali richiamano


ideale (i).
alla

mente

in

modo

pi diretto

Sofisti,

come

quelle dei suoi

sembra

giochi di parole (2) con i quali voglia tentare etimologie o forse instituire
l

ove sente assonanze che producono e confortano certe sue associazioni di idee. In fine uno studio minuto della grammatica e della lessicografia eraclitee, condotto con
analogie interne
intento filosofico, rivelerebbe, credo,
oscuri
della

molti

lati

sua

dottrina ed allontanerebbe

la

necessit, per dirla

Socrate, di

presume abbia detto un nuotatore Delio per non annesi


il

come

garsi in quel pelago tenebroso (3).

Ma l'aver verificato
il

fatto e cercato di

carattere e la ragione,

pu

far

fermarne pensare ancora

ad un'altra finalit dello stile eracliteo. Sembra a me che egli abbia voluto, nell'opera sua, imitare, sarei per dire plasticamente, il rapporto naturale che poneva tra ci che e ci che appare. L'armonia recondita superiore all'evidente, dice in uno dei frammenti (4), e questa affermazione che egli riferisce, quasi certamente, all'ordine naturale delle cose, pu anche estendersi, forse, al suo concetto dell'espressione. In base a ci, sembra quasi che egli intenda scrivere secondo natura e che consideri lo stile come

(1)

Fr. 67, 88, etc. vuji e ZuviXii (2)

Ev

fr.

114,

Zeq e Zf\v

fr.

32, Bioq e

Bu'x; fr.

48, etc.
il

(3) Cfr.

mio

Sti/e di

Protagora,

(4)

Fr. 54.

56

La
la

Filosofia presocratica

una forma
fica (1).

quale, a quel

modo
cela,

che

usa

il

signore di Delfo,

non

svela n

ma

signi-

Quale rapporto preciso possa intercedere fra lo stile di Eraclito e la sua filosofia, non potrebbe risultare, dato lo stato del nostro materiale, che da due indagini, che non qui il luogo di praticare ma che esporr in altra sede, e ci
,

l'una relativa all'uso dei verbi nel suo trattato,

da un Index heracliteus per quanto possibile compiuto. Poich, come altrove ho avuto occasione di dire pi volte, e di ripetere or ora, una storia letteraria e stilistica della filosofia formerebbe l'aiuto migliore per l'intendimento dei sistemi. Per Eraclito, prescindendo da un'altra ipotesi a cui accenner fra breve, tale indagine credo sia indispensabile, poich da essa risulta come l'Efesio sia veramente, in un certo senso, un uomo rappresentativo della Grecia, a punto come ho accennato, in questo suo studio dell'uso di parole in modo direi quasi plastico, in questa sua compiacenza di contradizioni verbali onde risultava una verit superiore alle parole stesse, come colui che era nato nel paese della forma, della plastica ed anche, diciamolo pure, della sofistica. E poche volte accade di poter verificare cos compiutamente come in Eraclito la precisione di una identit fra lo stile e l'uomo e fra l'uomo e l'idea, in quanto egli sembra voler dire sempre ci che , con la maggiore semplicit, ponendo nel suo stile le cose, per il simbolo delle parole, nello stesso rapporto in cui sono nella realt e
l'altra

derivante

(1)

Fr. 93.

ed Eraclito d'Efeso.

57

quasi disegnando

la verit

nella espressione del suo

maticalmente sottinteso dell'esposizione, a punto inopportuno ricordare cenno di Aristotele (1) al difetto del suo stile e la risposta di Socrate ad Euripide, gi rammentata, nella quale potrebbe anche rinvenirsi una riprova di ci che ho detto circa rapporti fra
i

poich sistema quanto gramforma parte essenziale perch sottinteso. N a questo proposito l'ac-

con

le

parole

Eraclito e
Stile
clito,

Sofisti.

secondo natura, dunque, questo di Eraal meno, secondo il concetto che della
il

natura intendeva esporre

filosofo,

per ci

per cos dire, morale, e per un altro rispetto, fisico, pieno d'intenzioni e di simboli

uno

stile,

indiretti,

inspirato alla critica

pi

rigorosa

dei

metodi altrui, denso anche troppo di forza creatrice, animato dalle idee fondamentali dell'autore, inesorabilmente gelido

nella sua virt rap-

presentativa

in

quanto
dire,
l

si

riduce
tal

al

minimo
uno

necessario

dove ad imagini magnifiche, e con


per
stile

volta assurge

tutto questo

appassionato,

grave,

nobile,
(2).

sentenzioso,
residui in-

vivace, profondissimo

sempre

Ora, posto ci,

possibile vedere a traverso questi

formi d'un libro che fu solo in parte compreso

da Socrate,

le

linee pi generali al

meno,
il

in cui

Eraclito disegn le concezioni fondamentali del

suo sistema, quali

sono

il

divenire,

fuoco,

il

(1)
(2)

Test. 4 b.
il

oltre

op.

Su la prosa e le idee qui e altrove esposte cfr., Norden e il Croiset (II, 469), il Nietzsche in cit., p. 91, e Di l dal bene e dal male (ed. Bocca,

1898), p. 175

58
logos.
si

La

Filosofia presocratica

Su

le

considerazioni ora
tali

esposte

sembra

problemi anche da questo lato, uno dei pi obiettivi, senza dubbio, fra quanti ne pu presentare una indagine storica, poich riflette pi d'ogni altro isolatamente e direttamente l'essenza del pensiero che si cerca d'interpretare. N mi par fuor di luogo l'osservare ora che non a caso di Eraclito si discorre possano accostare
assai nel pi filologico
il

dei

dialoghi di Platone,

Cratilo.

* *

Nessun greco si mai posto il duplice problema della materia e della forza, sino a che non fu espresso quello psicologico dell'anima, nei suoi confini filosofici. Questa affermazione che pu sembrare audace, ha bisogno di qualche dilucidazione e di qualche attenuazione. Il monismo greco discende da un'altra questione che
quella

che

il

pensiero ellenico

si

pose per

la

svolgimento della filosofia greca ci persuade della probabilit di quanto ho, forse un po' troppo assolutamente affermato. Dall'indagine su l'essere, sul principio fisico fondamentale dell'universo, discendeva logicamente quella su la distinzione tra ci che e ci che appare. Da questa, per conseguenza, ne sorgeva un' altra, relativa al problema della conoscenza. Qui ha luogo una divisione: da un lato s'acquista alla filosofia propriamente detta il problema religioso, dall'altro si perfezionano la fisica e la filosofia naturale, mentre rimane al centro una tendenza che prosegue l'inizio tradizionale: si distinguono cos gli Jon, gli Eleati, Pitagorici.
prima.
storia dello
i

La

ed Eraclito d'Efeso.

59

Ma, non appena


la

la

filosofia

greca ebbe posta

partizione

fra

realt e

scientificamente un'altra,

apparenza, ne pose fra la sostanza e la


forza

forma, non ancora

fra

la

la

materia.

Complessivamente l'antico pensiero greco, coerente con lo spirito nazionale che era plastico
in tutto,

nella

religione

come

nella

letteratura,

nell'arte

come
la

nella politica, sent quella distin-

zione

tra

forma

e la sostanza e su

di essa

fond gran
successiva

parte del suo

primo

sviluppo.

La

contenuto quindi, per una nostra interpretazione psicologica, estetico, ed in se stessa la progressiva divinizzazione della materia la quale divinit in divenire:
tali

transformazione della materia ha un plastico, riguardo all'apparenza, e

sono

la

genesi e l'interpretazione del

panteismo filosofico dei Greci, con le quali si pongono d'accordo la loro arte e la loro scienza, religione e la loro filosofia. Ci che a la loro noi, imbevuti di problemi monistici e dualistici, sembra forza, non che ordine, proporzione, combinazione, estetica, numero, logos, condizione d'esistenza, un'essenza percettibile con l'intelletto e non con i sensi, esistente per l'uomo, ma in quanto l'uomo stesso ne partecipe molto cammino dovr ancora percorrere il pensiero greco, prima di giungere a porsi nettamente innanzi il problema della materia e della forza. Sarebbe lungo dar qui tutte le giustificazioni di questa mia affermazione a cui convien soggiungere che dall'indagine sul problema della sostanza, a s, sorge a pena accennato, confuso ed incerto, quello della forza e della materia. Ma la ricerca dell'essere non poteva direttamente guidarvi, poich la pi elementare analisi psico: :

6o logica
dello

La

Filosofia presocratica

guardare per tale rispetto, primitivi, esaurirono spiriti, prima il materiale che era loro offerto dal contributo

svolgimento di simile maniera di l'universo, ci dimostra come questi

dei

sensi

alla

ragione,
dal

poi ascesero

all'astrazione.

vi
il

ascesero

problema del
la
fi-

moto, quello per


il

quale avevano trovato

nalit panteistica dell'universo, collegandolo

con

problema

estetico, o per dir pi precisamente,

una condizione d'esistenza, sia per i sensi, sia, dunque, nella realt: la sostanza si transmuta, per il mutare della forma, ma, implicitamente, essa contiene forza e maplastico.

La forma

teria; le gerarchie storiche

e reali delle cose e


dalle pro-

degli esseri,

non sono dipendenti che


sono

composte, e queste proporzioni sono per noi la forma esteriore delle cose e degli esseri. Empedocle dar di questi principii lo svolgimento pi ampio. Eraclito imagina gli astri come altrettante
porzioni in cui

concavit mobili
v' nulla di pi

nella volta del

cielo (i);

non

sensista di questa

concezione,

nulla di pi direttamente

collegato con l'appa-

renza, nulla di pi semplicemente

umano. Dice

poi che se
astri,

il

sole

non
(2).

fosse,

rispetto a gli altri

sarebbe notte
che appare e

Anche questo
si

cipio rudimentale, limitato


tra ci
si

un prinall'uomo, nel legame


percepisce, e ci
(3),

sente,

che

Parla ancora di un logos circonfluente

in cui agevole riconoscere la partecipazione dell'uomo all'universo come composizione ana-

(1)

Test.

1,

io.

(2) (3)

Fr. 99.

Test. 16

a.

ed Eraclito d'Efeso.
Ioga, e tenta cosi
di

61

considerare

isolatamente

l'uomo nella natura, movendo in questo modo un passo verso ci che former la base della futura filosofia greca, l'isolamento morale e psicologico dell'uomo. Ma, forse a punto per questa partecipazione sensistica ed analogica dell'uomo con le cose, egli usa un metodo anzi uno stile di esposizione che, accuratamente studiato, pu darci una ripiova di alcune ipotesi circa la sua concezione. E con questo alludo al suo uso, anzi al suo non uso, in certi determinati casi, dei
verbi di essere e di divenire.

L'Efesio assai parco di verbi, ci che forse


era maggiormente spiegabile in una transcrizione
poetica. Ma, riserbandomi di svolgere pi tardi

questo
utile

stilistico

come l'esame specialmente in questo caso, il pi per l'intendimento di un sistema. In quella


punto, osservo di nuovo
sia,

che

il

Diels chiama la sua rigidit profetica,


io

ie-

suo desiderio di lasciare intatta la pi semplice espressione letteraria della natura, ed in questa sua strana frequente mancanza di verbi, risiede una delle precipue ragioni della sua oscurit, ed insieme uno dei coefficienti pi forti della sua profondit. E la sua prosa corrisponde precisamente al suo concetto della senratica,
il

vedo anche

sibilit,

a punto nel carattere or


il

ora osservato,
le

poich

suo

stile

pone direttamente
che tolse
la

cose in

contatto
contrasto.

con
Il

l'intelletto,

nell'analogia del loro

filosofo

quiete
il

sembra che spesso voglia

togliere

mondo, movimento
al

dal suo stile, affidandone la percezione alla pura

sostanza ideale delle sue parole, enumerate o


lanciate, senza
in
il

bi-

nesso dinamico dei verbi,

come

una specie d'ilozoismo grammaticale.

62

La

Filosofia presocratica

questa incertezza nel sottintendere un verbo

di essere

od un verbo

di divenire, noi

dobbiamo

una conseguente incertezza nel determinare gran


parte delle sue dottrine, nel tradurle nel nostro linguaggio, o forse anche troppi preconcetti ci

offuscano ogni qual volta


di questi scrittori, cos

ci

accostiamo a taluno

che non sappiamo sinceraaccoglierli nel nostro spontaneamente mente e spirito. Ma, per quanto riguarda il divenire, il
credo possa accedersi all'opinione che recentemente n' stata espressa, discorrendosi della legge divina che nella filosofia di Eraclito presiede alla vita universa, che essa non sia che la determinazione del concetto popolare greco di fato, superiore, indipendente da
fuoco,
il

logos,

gli

Dei(i).
a questo proposito giova osservare ancora

Ed
che
la
il

Diels ha escluso dalla sua


la
:

compilazione,
delle

popolare e sentenze di Eraclito


pi
egli

pi rappresentativa

Travia pei, tutto scorre.

Forse

ha pensato che essa non fosse che il riassunto di un'imagine che spesso ricorre nel testo dell'Efesio, quella del fiume (2), e che rappresentasse una forma didascalica, pi che un principio
esplicito,

un'abbreviazione di

dossografi,

pi che un frammento autentico, mentre ha accolto il Travia xwpe, tutto procede, di Platone (3),

come come

espressione di un principio eracliteo, non frammento, proponendo implicitamente

(1)

Cfr. G.

Lombardo Radice Osservazioni


dottrina delle idee in

sullo svol-

gimento
(2)
(3)

della

Platone. Firenze,

1903, a p. 8.
Fr. 12. 91.

Test. 7

a.

ed Eraclito d'Efeso.

63

un'espunzione, in sede

di

critica

congetturale,

questo dallo Schuster. A me sembra assai ardita tale esclusione, poich in quelle pa-

preceduto

in

role era la pi chiara

del divenire, quale


litudini del

espressione del concetto non risulta certo dalle simile

fiume, mentre

parole

sostituite
di cui

comprendono una determinazione altre tracce, in questo senso, non

di pi,
si

rinvengono
il

nei frammenti e nelle dosse eraclitee.

Anche
condo
la

nell'Efesio,

dunque,

si

riproduce

dualismo di forma e

di sostanza,

sul quale, se-

mia opinione, s'impernia questo sviluppo della prima filosofia greca, e nella sostanza che un continuo divenire, si determina il conquesto divenire la forma che prende la sostanza e la prende a punto perch sostanza, perch essa fuoco e logos insieme,
e ci materia, forza e proporzione, condizioni cetto del fato.

Ma

queste
Il

indispensabili per l'esistenza delle cose. divenire eracliteo transformazione necessaria,


e che in

successiva, permanente della sostanza, di ci che


,

quanto diviene, perch l'essere


il

si

identifica

con

divenire:

di materia e di forza,

non il caso di parlar due concetti che non compa-

iono nel sistema di Eraclito,


e di moto, inteso questo
raffronto dell'Efesio
e

ma

solo di sostanza
d'esi-

come condizione

stenza e ci di apparenza e per ci di forma.

Un

con Empedocle, pi ampio minuto che non quello instituito dallo Schlger, dimostrerebbe ancora una volta la verit di questa interpretazione e ci aiuterebbe forse a compire la nostra conoscenza del sistema eracliteo, poich l'Agrigentino certamente riprese dall'oscuro filosofo molte parti del suo sistema, riordinandole in un quadro pi particolareggiato e preciso.

64

La

Filosofa presocratica

Ma Empedocle
dove Eraclito
sistema,

il

era, o

voleva essere, poeta,

pi spietato espositore di un

che si direbbe pi tosto sentito che concepito. Assai pi sincero, nella vita e nell'opera, del mago d'Agrigento, assai pi semplice
di
lui,

anche meno colto, Eraclito diede tutto se stesso nel suo libro, con la sua passione e il suo sentimento, con il suo intuito e la sua rudezza, cos che allo studio diligente del suo
forse

dobbiamo chiedere aiuto per interpretarlo, non solo per molti punti della sua dotforme onde il suo trina, ma anche per molte pensiero pu collegarsi con la sua vita e la sua
stile

noi

persona, e apparirci esteriormente, pi chiaro.

Non

vorrei affermare

che,

come
ci

quasi certa-

mente Empedocle, Eraclito sia un deluso (1). A questo non


testi,

stato in politica

autorizzano

dai quali anzi risulterebbe che l'Efesio, se

pur non ebbe ad essere troppo soddisfatto del modo in cui la sua citt pratic lo spirito politico del tempo, non ebbe per a soffrire nessun traI suoi disinganni collo di ambizioni personali furono, per cos dire, obiettivi forse per il suo sconfinato orgoglio, una dominazione politica non in quanto egli era sufficientemente allevatrice mirava pi tosto a soggiogare intellettualmente gli uomini, e avrebbe preferito tenerli avvinti liberamente a s, in una dipendenza volontaria e
. ;

(1) Cfr. J.

Bidez,

La

biographie d'Empedocle.

Gand

1894.

ed Eraclito d'Efeso.

65

consapevole dal suo genio, che non sottoposti ad

una tirannide politica (1). Per le sue parole, per ogni rispetto, non son quelle di un uomo soddisfatto, ed appaion tali
per
il

contenuto,

per

lo

stile,

per

molti
anzi

at-

teggiamenti.

Giova qui
detto
in ogni

richiamare
al

tutto,

quanto

s'

riguardo

pessimismo che

aleggia quasi

manifestazione dell'Eliade

primitiva; e anche

questa pu in tanto addursi


del
,

come prima ragione


il

pessimismo eracliteo; era

colorito generale
al

inerente quasi direi etnica-

mente,
credere

suo filosofare. In oltre possiamo ben

alla sincerit dello


gli

sdegno onde sembra

questo cittadino sprezzante ed inviso, quando la considerazione della filosofia e della sua vita, posta in rapporto con quella della pratica e della politica della sua citt,
ardere contro
Efesii,

mostrano un antagonismo cos spiccato. Ancora, certi lati della sua filosofia sono risolutamente pessimisti, tanto per esempio da far vedere in lui un precursore di Schopenhauer e di Amiel (2), per ragioni logiche ed intrinseche, dipendenti da necessit intime del suo sistema. Abbiamo dunque molti elementi che giustificano ai nostri occhi la leggenda che di Eraclito fece un filosofo piangente, un Geremia dell'infelicit umana, un tetro profeta che, come si diceva un tempo dello schiavo dietro il carro del trionfatore, andava
ci

ripetendo all'umanit orgogliosa


devi morire
!

Ricordati che

penso che vi sia ancora un'altra ragione a dare di questa permanente tristezza, o meglio
io
(1)
(2)

Ma

Test.

(2) (3), 3.

Fr. 20, e G.

Mayer.

C. Pascal.

Bodrero, Eraclito,

66
di questa

La

Filosofia presocratica

constante esasperazione onde Eraclito


Io

pensare che egli sentisse in s la forza per essere qualche cosa di pi che un filosofo: dico meglio, egli forse si sentiva inspirato ad una grande poesia
vibra in ogni sua parola.
del pensiero.

amo

Ma

a lui

mancava,

forse, quella

misteriosa essenza interiore che della poesia fa

una demenza

divina, quello slancio ritmico che

numera

il

pensiero in mirabili armonie e che sa

equilibrare la persuasione della forma con l'impeto


dell'idea, in

una musica che avvince e soggioga (i).


nella
sensibilit,

Era poeta nel desiderio,

nella

rappresentazione, era poeta anche neh' imagine,


nella fantasia, persino nella vita,

ma non
lui
il

era poeta

nella poesia (2).

Mancava

forse a

senso del

(1) "
" " "

Rien de plus commuti... que de prcitare


la poesie.

le

potique

pour

Ce soni des c/ioses qui n'ont aucini

" "

rapport. Fnelon, J. J. Rousseau, Bernardin de SaintPierre, Chateaubriand, George Sana, sont poliques, mais ne sont pas potcs, c'cst--dire qu'ils sont bica-

pables d'crire en vers, mme en vers mcdiocrcs; facult speciale que possdent des gens d'un inerite bien " infrieur celiti de ces maitres illustres . Th. Gautier, Prface " Les fleurs du mal par Ch. Baudelaire.
"

Paris,

Lvy, 1888, a

p. 41.

(2) Il protagonista del romanzo II fuoco, di Gabriele d'Annunzio, a p. 517 dice: " Conosci tu questa parola " del grande Eraclito? L'arco ha per nome BIOI e " per opera la morte. Questa una parola che, prima " di comunicare a gli spiriti il suo significato certo, li " eccita Ma a p. 553 fa rispondere da un grande . Angelo, a coloro che l'interrogano, un discorso in cui, senza citazione di Eraclito, si leggono i frammenti 88, " .... Io so che il vivo come il morto, 51, 49 a, 60 e 90: " il desto come il dormiente, il giovine come il vecchio " poich la mutazione dell'uno d l'altro Io so che " l'armonia dell'universo fatta di discordie, come nella

ed Eraclito d'Efeso.

67

ritmo,

quel tanto di sopranaturale inconsapevo-

lezza nell'espressione, per cui l'intenzion dell'arte


sa far rispondere la materia, quella spontaneit

espressione musicale,
versi

la

quale non ricopre di

un concetto gi formato, ma immedesima, come in una necessit di rivelazione, la sostanza dell'argomento con la sua manifestazione verbale. Eraclito non ebbe il dono della poesia: non tutte le Muse furono in torno alla sua culla. E pure, leggendo i suoi frammenti, ben di frequente vien fatto di sentirvi cos possente volont di poesia che dobbiamo meravigliarci di trovarci innanzi ad un prosatore filosofo. Nei suoi frammenti v' tanto materiale di poesia, e di poesia altissima, che saremmo quasi per dire che a volte Eraclito pi poeta che filosofo. In certe strutture del pensiero poi, egli solamente poeta. Tanto vero che, circa un secolo dopo, Scitino di Teo sent il bisogno di tradurre metricamente Ridotta o rifatta, la poesia non il suo libro (1 pi poesia il poema di Scitino non poteva non essere una mistificazione, indegna d'esser sottratta all'invidia del tempo ma pur sempre singolare il fatto che di questa materia dell'opera eraclitea, un poeta, per quanto mediocre, abbia pensato di construire una traduzione in versi. Segno che lo stile eracliteo aveva pur qualche reale virt di poesia.
).
;
;

Un

altro

argomento a sussidio

della

mia

ipotesi,

" " " "

lira e nell'arco tino stesso


il

So che

io

cammino, in dinanzi al fuoco mutarsi tutte


dinanzi all'oro
(1)
.

sono basso
le

non sono,

che
beni

e in alto

Veggo
i

cose,

come

Imitazioni,

3.

68

La

Filosofia presocratica

dato dalla straordinaria influenza che Eraclito

Epicarmo, poeta questo veramente grande e poeta vero. Anzi notevole l'osservare come dal ceppo eracliteo sian discesi direttamente tal Epicarmo poeta, Ermodoro giureconsulto
esercit su
:

rapminiera presentava quell'altissima filosofia, che ne son derivati da un lato un poeta -filosofo, tra i pi profondi e aggraziati, dall'altro il consulente dei

d' inspirazioni e di attivit diverse

decemviri, per

il il

quale noi possiamo ricongiun(i).

gere all'Efesio

ius sepulcrorum

Non

senza
al
ri-

importanza, per riconoscere un desiderio od meno una possibilit di poesia in Eraclito, il

chiamare che Epicarmo conobbe e segu


dottrine
(2).

le

sue

Potrebbe anche osservarsi che questa ipotesi spiegherebbe in qualche modo l'avversione di poeti, e specialmente la sua poleEraclito per mica con Senofane (3), poeta vero anche questo
i

e filosofo.

parte la discrepanza delle dottrine

a cui pi sopra ho accennato, forse Eraclito non poteva trattenersi da una certa animosit contro
chi era riescito

a far

della

filosofia
alla

in

poesia.
di
la

Forse egli in segreto invidiava chi aveva saputo congiungere la

felicit

filosofia

con

(1)

Sarebbe interessante studiare


al

la

genesi di questo

destino dei cadaveri e porlo in relazione con i metodi d'incinerazione e di seppellimento praticati negli usi funebri dell'antichit, considerando l'uso dei popoli marittimi o litoranei e quello dei popoli per cos dire pi continentali. (2) Oltre a molti frammenti che in Epicarmo ed in Eraclito sono identici, giova por mente al precetto epiprincipio relativo

carmeo
(3)

della purezza interiore.

Fr. 40.

ed Eraclito d'Efeso.

69

poesia e sentiva che tale avrebbe dovuto esser la veste in cui la sua dottrina poteva conseguire
l'universale consenso. Pi assai

dei suoi

mecca-

suo filosofare avrebbe raggiunto la perfetta virt di persuasione se si fosse congegnato in ritmi armoniosi, e lo sforzo di stile di
nismi
grafici,
il

cui

ho detto poc'anzi non

fu

forse che

un

ten-

tativo estetico e logico d'espressione,

una prova che egli potenza ad esser poeta. Non pu infatti non riscontrarsi una sproporzione tra le sue idee ed il suo stile, e pi ancora
tra certe

ed insieme dava a se stesso ..della sua im-

che il suo stile dimostra e quello che esso realmente. Nelle sue parole sono i germi ideali di una grande poesia, ed anche un evidente sforzo di affidare alla loro collocazione, alla forma grammaticale, al construtto, al loro suono, elementi teoretici e pratici, d'espressione e d'ideazione. Come dunque, con tale
attitudini

spirito e

con tali intenti, Eraclito non scrisse in poesia? Forse che la materia da lui trattata era pi arida di quella che tratt Empedocle, pensatore per lo meno altrettanto grande, ma poeta mediocre, al quale la pi grande audacia di profeta consenti di diluire in versi una dottrina quanto altra mai particolareggiata ?
Pi conscienzioso, pi
sent
riflessivo,

certo aspetto pi idealista, forse

un Eraclito non si
e sotto

poeta e pare a noi di afferrare riflesso nelle sue parole il grande dolore che n'ebbe. Il bisogno prepotente di dire il suo logos, la necessit, che egli chiaramente vedeva, di esprimerlo in una forma consona al suo spirito ed insieme all' indole della dottrina,
i

pretesti che forse trov a


s

se stesso per adattarsi alla prosa,

che questa

70

La

Filosofia presocratica

acquistasse per volont del filosofo, a qualunque


costo,
i

caratteri rappresentativi e persuasivi della

poesia, la sincerit con cui

non potendo

scriver

per accontentarsi di disporre in versi le sue parole, tutto ci fece s che l'opera sua non dovesse contentarlo. La depose al tempio d'Artemide, come per consacrare all'immortalit grandissimo sforzo, ma anche forse, come il suo offerta votiva del suo gran disinganno Eraclito poeta sarebbe stato il pi grande filosofo.
poesia,

non

volle

* * *

suo pessimismo cos amaro sembra a me di veder risplendere una nota soavissima di sentimento, come un'emanazione di una poesia interiore che nel profeta tragicamente terribile, nel filosofo tenebroso e truce, nello
Pure, in

questo

sprezzatore dei volghi e flagellatore delle ignoranze, intensamente e profondamente vibrava:


la

poesia dell'infanzia. Per scarsi che siano frammenti dell'opera sua e le notizie della sua vita,
i

pure negli uni e nelle altre troviamo assai di frequente espressa questa sua simpatia per i bambini,
la

quale rivela
tal
i

tal

volta un' affettuosa os-

servazione, tal altra una

commossa tenerezza

del

suo spirito, mulata per

volta

una preferenza non

dissi-

fanciulli,
tal

come

contributi fantastici
di

d'espressione,

altra

un'indulgenza piena
ingenui

bont e

di fiducia per questi


tal

rampolli

dell'uomo,

volta

sorte avvenire, tal

una piet sollecita della loro altra una compiacenza sorri-

dente per la loro semplice spontaneit. Certo fanciulli non avrebbero scacciato Ermodoro, se, essendosi impiccati gli Efesi uno per
i
i

ed Eraclito d'Efeso.

71

reggimento della citt; e cattivi cittaper ci meglio che governarla con picdini, il filosofo preferiva giocare a dadi con coli, presso al tempio di Artemide. Poich aveva fiducia di questi esseri fragili ed ingenui, pi che degli uomini, tanto che il giorno prima della sua morte ad essi affid la cura di applicargli una sua strana terapia per l'idropisia da cui era affetto, dopo aver svillaneggiato medici con gli scherni pi filosofici e pi conformi alle sue dottrine. E doveva aver osservato i bambini con affettuoso interesse: aveva veduto come essi s'ingegnino di condurre l'ubriaco, e assistendo e partecipando ai loro giochi, aveva trovato in questi l'analogia dispregiativa con le opinioni degli uomini ai fanciulli alludeva, forse non senza un moto di compassione per l' ignoranza ereditaria a cui erano condannati, parlando di quei figli di babbo e mamma che non sanno dir altro se non: Cos
uno, fosse loro rimasto
il
i i

hanno insegnato! s'impietosiva, quando


ci

di loro sol tanto, forse,

sciano
vinit,

figli

uomini che lanati per morire, e sapeva con che


flagellava gli

cieca fede,
i

come

fanciulli

uno stolto per la diascoltino un uomo che parla


quella di

pu dar loro ad intendere quel che crede. Tanto gli piacevano, che da essi riprese la similitudine del tempo (1) e quella riguardante
e

coloro che

ingannano quanto alla conoscenza delle cose visibili, riproducendo qui con compiacenza una facezia corrente ai suoi tempi (2). I fanciulli erano la spontaneit, l'ingenuit, la naturalezza ed eran certo in ogni senso pi
s'
,

(1)
(2)

Test.

Test. 5 e la nota 2 a pag. 31. 1, 2 e fr. 20, 52, 56, 70, 74, 79, 117.

72

La

Filosofia presocratica

prossimi

alla verit

che non

gli

uomini.

E comil

muove

il

rievocare l'imagine di questo pensatore


violento,

austero, inesorabile, ardente, quasi


quale, seduto su
i

gradini del tempio sontuoso

che Erostrato doveva distruggere, a punto con il fuoco il giorno in cui nasceva uno a cui tutti avrebbero obedito, salvo un altro filosofo forse altrettanto scontroso ma non certo egualmente fanciulli che lo guardano profondo, gioca con
i

meravigliati

lo

ascoltano

come un uomo
e ri-

ascolta la divinit, e poi

prendono animo

dono con
al

lui,

signore di stirpe regia e chiamato

governo della repubblica, e gli si mostrano quali sono, quali, secondo lui, dovrebbero in un certo senso esser tutti gli uomini, con la loro grazia spontanea e gentile, con la loro semplicit naturale e sorridente. Il fiero filosofo che aggrotta le ciglia nel nobile bronzo del Museo di Napoli, sembra cos accostarsi alle delicate statuette dell'arte ellenistica, a quei putti che giocano

nel

marmo

rosato,

come

in

un contrasto pro-

fondamente umano, pieno

di significati e di poesia,

e quelle labbra sprezzanti, pensierose, ostinate,

sembra
venire

si

compongano per un

appello soave che


sinite

conosce una delusione insanabile:

parvulos

ad me.
crebbero
e,
,
:

naturalmente degenerarono questi fanciulli che non erano immorali poich per sentimento erano spontanei, l dove immorali erano gli uomini poich per ignoranza si sentivano orgogliosi, questi piccoli efesii andando
all'eccesso opposto ed esagerando le dottrine del

Ma

maestro divennero poi eraclitisti accaniti ed intolleranti. Certo alcuno di coloro di cui Platone, che per solito parla del filosofo con rispetto, si

ed Eraclito d'Efeso.
fa

73

beffa nel

Teeteto,
la

dovette sentire in Efeso


alcun

viva e recente

tradizione di Eraclito,

altro ritenne, solo per esser nato nella sua citt, d'essere erede legittimo del suo pensiero, alcun

per egual ragione, d'aver diritto di vestirsi delle sue apparenze e di interpretare e contraffare le sue dottrine. Parlando, in fatti, del
altro,

principio fondamentale posto alle cose dalla


losofia, nel

Teeteto esclama Teodoro: gli amici di Eraclito fan da corifei a questa dotSocr. trina con un impeto da non dire. Per il che, caro Teodoro, siamo in maggior obbligo di esaminarla, e da principio, secondo Appunto. Giacch per essi guidano. Teod.

fi-

giunta di

dottrine eraclitee

o,

come

tu dici,

omeriche e ancora pi vecchie, non possibile di conversare con quelli di Efeso, che presu-

mono

di esserne a giorno, pi

che non

si fa-

rebbe con della gente presa da tratti in qua e in l, proprio come i loro scritti, e rimanere sopra un discorso o
frenesia. Che,

davvero, son

interrogazione e tranquillamente rispondere e

domandare ciascuno
paci

alla

sua volta, ne son ca-

men

di nulla; anzi se tu dici

neppure per

<

anche troppo se tu consideri che calma non ve n' neanche un ette in costoro. Ma se tu fai a un di loro una domanda, ti tiran fuori come da faretra, mottetti enimmatici e te ne saettano, e se tu cerchi di farti render ragione di ci eh' egli ha inteso dire, sarai colpito di un altro motto rimpastato di fresco, e non verrai giammai a capo di nulla, con nessun di loro anzi neppure essi stessi tra di s ma osservano assai bene quel non lasciar mai nulla fermo n nel discorso, n nei loro
nulla, tu dici
; ;

74

La

Filosofia presocratica

animi, reputando, a

me

pare, che

il

fermo

sia

stabile
e,

ora a questo essi fanno gran guerra, per quanto possono, lo caccian via di per
:

ogni dove.

Socr.: Forse,

Teodoro, tu

gli
ri-

hai visti a battersi, costoro,

ma non
;

ti

sei

trovato con loro mentre eran in pace che non son tuoi amici. Ma, ai lor discepoli che vo-

gliono
in

rendere simili a s, discorrono, credo, Teod:. pace, quando gliene avanza tempo.

quali discepoli, santo

uomo?

Discepoli l'un

dell'altro

neppur

si

fanno costoro,

ma

pullusia,

lano spontanei, preso ciascuno, di dove che

da un che non sappia nulla. S che da loro, com'ero per dire, tu non riusciresti mai a farti render ragione, n di buona, n di mala voglia. Bi sogna metterseli davanti essi stessi, e studiarli (i) come un problema. Non sembra di vedere i moderni nietzschiani che al caff.nei loro discorsi riducono la coniugazione dei verbi alla prima persona, degnandosi di servirsi tal volta della seconda e della terza solo in funzione di supremo disprezzo? Anche da
divino furore, e l'uno crede dell'altro

questi,

come

forse dagli eraclitisti di Efeso,

non

sarebbe possibile trarre una sola proposizione sensata o la dimostrazione che conoscono la data di nascita del loro autore od i primi rudimenti della lingua tedesca. Ma tale spesso la fortuna di certi pensatori, e forse in questo riscontro consiste l' analogia pi seria tra il profeta di Zarathustra e il tenebroso Efesio, per l' essenza
della quale,
tuali

come
dire

gi dei suoi discendenti intellet-

ebbe a

Carlo Marx, certo

il

Nietzsche

(i)

179 D-180 C, trad. Bonghi.

ed Eraclito d'Efeso.
:

75

Io non sono avrebbe esclamato ironicamente un nietzschiano Ala per restare nell' argomento della fortuna e riprendendo quanto si detto dell' Efesio poc'anzi, giova pur notare che da Eraclito oltre ai nominati da Diogene, prendon luce due figure
!

tra le

pi singolari

nella storia

dell' arte

del

pensiero greco, Epicarmo, poeta-filosofo, ed Ermodoro giureconsulto Il primo, troppo poeta


.

per essere solamente filosofo, sent il pessimismo eracliteo nella sua sostanza nazionale l'influenza
:

dei grandi pensatori e dei grandi artisti

si

esercita

sempre mediatamente, per via


tori,

di singoli tradut-

applicatori, volgarizzatori, interpreti, fin che


tutti
i

giunga a produrre

come

in lor vivente gli

onde si spiega uomini superiori non siano


suoi
effetti,

mai stati apprezzati nel loro giusto valore, che, e non sempre, da una ristretta cerchia di intimi.

questa categoria di divulgatori e di rinnovatori appartengono i due citati or ora, dei quali Epi-

carmo

riprese,

come ho

detto,

racliteo,

ma

lo

ammoll, lo

pessimismo tempr, lo adatt,


il

elo

umanizz, lo addolc, in un senza seduzione l'ipotesi che riconnette a lui, e per ci indirettamente ad Eraclito, la misoginia di Euripide, quando si pensi che Epicarmo defin la moglie un ben adorno infortunio (1). Ma oltre al contenuto poetico o, per cos dire poetizzabile, negli scritti dell'Efesio si trovava un contenuto pratico di cui si serv Ermodoro per informarne la legislazione romana: Possiam pen sare che l'amico e discedice il Chiappelli
sorriso ironico:

non

polo di Eraclito sapesse tradurre


Cfr.

concetti del-

ti;

Pascal. Graecia capta, Firenze 1905, pag.

1 sg.

76

La

Filosofia presocratica

l'oscuro Efesio

come
che

prescrizioni pratiche nel

cooper a compilare e ci tanto pi facilmente, in quanto che le leggi soloniane contenevano gi delle disposizioni molto affini riguardo a gli usi funebri . molte altre derivazioni eraclitee potremmo trocorpo
di leggi

egli

vare,

se

analizzassimo
storia

tante

altre

correnti

di

pensiero, di arte, di scienza, di vita che percor-

rono

la

delle civilt

greca,

ellenistica e

sarebbe studio arduo e pericoloso, a cui ci autorizzerebbero forse pi il nostro desiderio, e per cos dire, la nostra divinazione, che non la severa disciplina della critica.
* * *

romana,

ma

ecco quanto rimane di Eraclito. Non ho voluto della sua dottrina far qui un'esposizione compiuta per varie ragioni. Anzitutto perch sarei caduto forse nel difetto medesimo che mi son permesso di censurare ne gli altri espositori, volendo definire, transcrivere in terminologia mo-

Ed

derna, ripartire in base allo

schema
unito
e

della nostra

mente, questo sistema cos

personale,

questa filosofia cos serrata, e concepita cos logicamente, per quanto dato a noi di arguire,

che poi non sarebbe stato facile, a punto perch sia per il diverso meccanismo della concezione, sia per lo stato in cui essa ci giunta, non pu lo storico porre legami che non siano consentiti dalla stretta osservanza del metodo, ma deve attenersi alla realt del suo materiale, animandola d'ipotesi per quanto
e cos sinceramente.
Il

gli

possibile geniali:

tale,

per esempio ,
dal

me

sembra,

il

metodo seguito

Gomperz,

nel

ed Eraclito d'Efeso.

77

suo libro eccellente, il migliore anzi che sia stato sin qui pubblicato su la materia. D'altro canto, di tali esposizioni gi molte son state tentate,
in

opere

generali

speciali

dal Lassalle allo

Zeller, dal Soulier allo Schuster, dallo Schleier-

macher al Gomperz, hanno abondato di

e via dicendo,
definizioni,

ed esse tutte

interpretazioni,

transcrizioni, partizioni,

secondo qual si voglia sistema o preconcetto. bene che coloro a cui questi libri si dirigono possano tornare direttamente alle fonti delle filosofie, in un diretto contatto con pensatori l'indole del presente volume non consentiva un'esposizione minuta e strettamente critica della dottrina dell'Efesio, opera questa che del resto, dopo quanto ho avuto occasione di dire e di ripetere, non era n facile, ri opportuna, n forse anche, mi permetto di dirlo, or mai possibile. Per la conoscenza di un pensatore come questo, i frammenti e le notizie raccolte danno, nel loro fascino di relii
:

quie,

il

migliore, anzi l'unico sussidio per l'inten-

dimento, poich si collocano, si accasellano di per s nello spirito di chi legge e vi si collegano secondo le analogie individuali di simpatia e di pensiero. Il volume del Diels da cui i frammenti son tradotti, nella sua schematica aridit, la quale pur cela intenzioni ed esegesi audacissime,
la

miglior storia della filosofia cos detta preso-

cratica, e constituisce a

mio vedere

il

monumento

definitivo

di

questa parte della nostra scienza.

ad esso deve ancora collocarsi l'esposizione veramente moderna di questa filosofia, quanto altre mai altissima. Dopo una bibliografia che mi son studiato di render compiuta, per quanto m' stato possibile,
lato
Bodrero, Eraclito.
7

78
e che

La

Filosofia presocratica

comprende

ci

che su

l'

argomento a

mia notizia sia stato scritto sino a tutto il 1908, segue dunque la traduzione di quanto si trova di Eraclito e su di lui nel volume di Diels. L' insigne professore di Berlino non ha dato in
questo libro alcuna giustificazione dei
criteri in

base

ai

quali ha fatto scelte, esclusioni, proposte, ancora apparso,

congetture, riserbandosi di esporre in altro vo-

lume che non


zioni circa
Il
il

il

suo materiale
le

di lavoro e d'indagine,

insieme con
i

dilucida-

suo metodo ed
la

suoi risultamenti.
si

materiale che qui presento tradotto

divide
testi-

in tre parti:

prima (A)

comprende

le

nianze

notizie su la vita, gli scritti e la dottrina

di Eraclito, in tre sezioni distinte; la


i

seconda (B)
di

frammenti, divisi
la

in

autentici, e falsi o falsifi-

cati;

terza (C) le imitazioni, e

questa, la

pi gran parte tratta dall'opuscolo ippocrateo

De

questo un trattatello probabilmente che della prima met del quarto secolo a. C. contiene dottrine di Eraclito, Anassagora, Emdiaeta.
,

pedocle, Archelao,
di Platone e di

ma

nessuna traccia di quelle

Aristotele.

La

scelta del Diels

prudente, come sempre, e si riferisce alle proposizioni che posson sicuramente chiamarsi eraclitizzanti tralasciando ci che l'opuscolo contiene di solamente simile al pensiero dell'oscuro filosofo, e ci che v' gi di conosciuto e con maggior esattezza da altri frammenti di certa attribuzione. Forse non sarebbe stato inopportuno dare una maggiore estensione a questa
molto
,

appendice,
dal

al

meno secondo quanto

riportato

Bywater o meglio ancora dal Soulier, ma il far questo avrebbe esorbitato dai limiti rigorosi in che il volume del Diels vuol mantenersi. L'au-

ed Eraclito d'Efeso.
tore

79

del

De
i

diaeta,

d'altra

parte,

sfruttava a

man
in

che consultava, poich proprio sul principio del suo opuscolo avvisa che su
salva
libri

<

cose ben dette dagli autori anteriori non possibile, se si vuol scriverne diversamente di scriverne bene . Un'estensione maggiore,
le

non

dunque, a questa allegazione, avrebbe servito se altro come contributo a quella che pu chiala

fortuna di Eraclito, e lo stesso pu dirsi del brano di Platone che ho transcritto poc'anzi,

marsi

che dal testo del Bywater, ho tradotto in continuazione al materiale dielsiano. Ma il severo scienziato tedesco vuol serbarsi austeramente nei confini segnati dal titolo del suo volume.
epistole
eraclitee

e delle

pseudo

Le

epistole,

come pu

risultare

anche

alla let-

tura della traduzione, non sono di Eraclito,

ma

a bastanza ingenui di pensiero, di dottrina e di stile opera di uno o pi falsarli, probabilmente di un soletterarie, esercizi

sono composizioni

fista

del primo secolo, circa,


dell'

dopo

Cristo,

non

ignaro
se

Antico Testamento, seguace delle dottrine stoiche, il quale ebbe modo di leggere
ricco

non tutto il sommario

libro di Eraclito, al
di esso

meno un
e dalle

(1).

Costui, da molti
stile ai

particolari,
allusioni, si

ma

pi specialmente dallo

direbbe un romano vissuto


,

delle persecuzioni imperiali


oltre

tempi ed un romano che

che della stoica era non tepido amico della dottrina cristiana. Si direbbe per che le fonti a
cui attinse fossero
delle nostre, dal

ben poco pi abondanti momento che non si riconosce


di

(1)

Cos

il

Bywater, seguito dallo Pfleiderer.

80
nelle sue
di

La

Filosofa presocratica

lettere quasi nulla di pi di Eraclito,

quanto noi possediamo. Evidentemente egli ebbe per le mani taluna di quelle compilazioni pi di cui Aetio e Laerzio Diogene, per dire comunemente conosciuti, sono sopravissuti rappresentanti, e tale raccolta forse una di quelle
i

onde deriva taluna fra le superstiti, poich queste lettere non c'insegnano veramente che ben poco di pi di quanto apprendiamo dalla nostra supellettile.

Tutto

al

pi, nella violenza dell'invet-

tiva politica, fanno pensare allo strano contenuto

che Diodoto attribuisce al libro di Eraclito dicendo che esso non era in torno alla natura, ma in torno alla constituzione politica e che quanto v' in torno alla natura riferito a cagion d'esempio (i). Ho voluto che la mia traduzione avesse un solo pregio la fedelt, e mi son sforzato di esser preciso fino allo scrupolo ed obiettivo sino a rendere in italiano l'oscurit stessa dell'Efesio, con tutti suoi caratteri, senza tentare in alcun
:

modo

di violentarne

il

misterioso pensiero. Quanto


in versi:

era in versi

ho tradotto

un verso,

di

Omero,

l'ho dato nella traduzione del Pascoli (2).

In altri miei lavori recher altri contributi all'in-

tendimento del grandissimo pensatore,

ma

di ca-

rattere pi strettamente filologico: qui occorreva darne per ora una veduta d'insieme, per quanto era possibile, fedele, anche perch la bibliografia italiana della filosofia chiamata presocratica cos scarsa, che convien rifarsi dal principio, se si

(1)
(2)

Test.

(15).
a.

Test. 22

ed Eraclito d'Efeso.

81

vuol concorrere efficacemente alla sana diffusione


di questi studi e di queste idee.

qui

mi corre
gratitu-

l'obbligo di esprimere

la

mia profonda

dine

che in questo lavoro mi fu largo del pi illuminato conal

professor Giuseppe Fraccaroli,


pi

siglio,

del

prezioso

aiuto,

d'ellenista e di

scrittore,

ma

che sopra tutto seppe incoraggiarmi

e sostenermi nell'opera con la benevolenza di

un

affettuoso maestro, con

il

conforto della sua auto-

revole dottrina.

Ecco dunque ci che rimane di Eraclito Il pensiero moderno molto avrebbe ad apprender
.

da
la

lui,

per ogni riguardo,

ma

specialmente per

coerenza della vita con la dottrina professata. Nel nostro secolo di debolezza e di impotenza, non senza una profonda meraviglia, noi ci accostiamo ad emanazioni cos complesse e coraggiose di altissimi spiriti. Noi, avvezzi a frazionare, a sezionare, a specializzare, ad anatomizzare, a limitarci in fine,
di

sembra abbiam paura di metterci fronte a tutto il problema dell'universo questi


:

pensatori in vece lo affrontavano eroicamente, lo

svolgevano con prodigioso acume


le

e,

per s e per

loro

scuole,
d'essi

lo

risolvevano
tutto, e forse

audacemente.

per questo oggi di Eraclito si parla tanto, e non sempre a proposito. Per ragioni di reazione e per ragioni di consenso ad un tempo, il filosofo d'Efeso sembra
si

Ognun

seppe

affratelli

pi d'ogni altro con


la

sua morale e la la sua fisica e il suo individualismo, la poesia del suo stile e il suo pessimismo superbo, il suo panteismo monista ilozoistico e la sua fredda logica che cosi spesso si appassiona poi sino all'entusiasmo, son argomenti che non possono non atnostro secolo:

uomini del sua cosmologia,


gli

82

La

Filosofia presocratica ed Eraclito d'Efeso

trarre

invincibilmente

il

pensiero moderno. Ri-

vivono questi filosofi, ogni tanto, e ciascuna epoca se li appropria e li traduce per s e li adatta al suo carattere e si aggioga al loro influsso, per infinite palingenesi onde pare la loro eterna virt. Non altrimenti accade d'ogni sublime creazione, come per un dominio immortale che nessun volger di secoli saprebbe debellare, come per una perenne ricchezza di che i supremi artefici abbian
fatto divino

dono

all'umanit.

QUANTO RIMANE
(DlELS
2
,

SU ERACLITO

p. 54-87)-

aia

' a m ^b

~b

l l S"

ai

ERACLITO
i.

Testimonianze su

la

vita

e su l'insegnamento.
Vita.

1 (i)
o,

(Fu) Eraclito d'Efeso,

figlio di

Blisone
fior

Laerzio

Diogene

come
torno

alcuni vogliono, di Eraconte. Egli


alla

in

olimpiade sessagesimanona.
altro e

Fu

su-

perbo pi che alcun

altamente sent di

come chiaro da quel suo scritto in cui dice: L'erudizione non insegna ad avere intelligenza: l'avrebbe in fatti insegnato ad Esiodo e a Pitagora ed in oltre anche a Senofane e ad Ecateo.

s,

(Indicazioni
1.

note del Diels).

Diog. IX

1-17.

(1) Ol. 69."

= 504-501.

Framm.

40, 41, 42.

(Note di E. B.J.

da Laerzio Diogene, una compilazione disordinatissima senza altro valore che quello del materiale raccolto, e per delle notizie riportate.
vita, scritta

Questa

86

Quanto rimane su Eraclito


in
fatti

una cosa sola il sapere, (ci ) conoscere la ragione che governa il tutto penetrando nel tutto. Disse che Omero sarebbe stato meriEssere

tevole

cacciato dalle gare e bastonato e parimente Archiloco. l'incendio (2) Disse pure che pi che

d'esser

convien spegnere l'ingiuria e polo deve combattere per

che
le

il

poleggi
gli

come per
l

le

mura.

Inveisce anche contro

Efesii per aver esiliato

Sarebbe bene che gli Efesii s'appiccassero tutti in massa e


dove dice:

l'amico suo

Ermodoro,

lasciassero
essi

la citt ai

Ermodoro, uomo

ragazzi, poich fra tutti loro il

pi valente, scacciarono dicendo: Non vi sia tra noi nessuno molto valente,
se

no via,

con

gli altri!

chiamato

da loro a dar leggi, sdegn di farlo per esser la l citt gi troppo in bala del mal governo tempio di Artemide gio(3) Ritiratosi presso il
.

cava a dadi con

fanciulli e standogli in

torno

(2) (3)

Fr. 43, 44, 121. (Il Diels non riporta l'epigramma di Laerzio.)

Gli aneddoti in torno all'idropisia si fondano,

come ha

veduto
transito

il

Lasalle, su la
dell'

parodia della sua dottrina del

anima dal corpo nel fuoco a traverso l'acqua. Questo proviene, come sembra, da un libro parodico di Ermippo, molto usato, irep Gavaxujv.

Ci le cose andavano

troppo male per potervi

porre rimedio.

/.

Testimoniarne su

la vita e

su

t'insegnamento

87

(a guardarlo) gli Efesii:


vi

meravigliate?

Di che, o disse; non meglio


uomini
e

miserabili,
far

questo che occuparsi con voi del governo?


fine,

In

odiando

gli
i

segregandosi da loro,

viveva su per
che, caduto
in citt

monti cibandosi d'erbe.


d'idropisia,
i

Ne venne

ammalato

dov tornare
far

ove consultava

medici per enigmi, se


di

potessero da abondanza
siccit: e

pioggia
essi,
si
il

venire
in

non intendendolo

seppell

una

stalla di

buoi, sperando, per

calore dello

sterco, di far evaporare gli

umori

l
.

non avendo

ottenuto n pur cos effetto veruno, mor, avendo


vissuto anni sessanta.

V' su
cos
:

di lui

un nostro epigramma che suona

Spesso ben strano il caso m'appare d'Eraclito, come, poi che comp la vita, misero! a morte venne. Morbo maligno in fatti irrigandogli d'acqua le membra
negli occhi
(4)
il

sol gli

spense e tenebra v'addusse.

Ermippo,

poi, riferisce

aver egli chiesto

ai

medici se alcuno fosse buono, premendogli


testini,

gl'in-

a farne escir l'acqua: e che


si

avendo

essi

detto di no,
di coprirlo
il

espose

al

sole e ordin ai ragazzi

bene

di sterco, e cos conciato

mor

giorno

seguente

fu

seppellito

nell'agora.

(4)
fr.

Ermippo

FHG

III

42

fr.

88.

Neante

FHG

III

11.

Lo

sterco usato

come vescicante
volta

di

uso comune
i

presso popoli selvaggi e tal ricorrono a questo revulsivo.

anche

contadini

88

Quanto rimane su Eraclito


di Cizico poi, dice

Neante
e,

che non avendo

egli

potuto togliersi di dosso


per
la

lo sterco egli si

indugi

transformazione non essendo pi rico-

nosciuto (per
(5)

uomo) divenne pasto


fin

dei cani.

Fu

meraviglioso
di

da fanciullo, poich da
nulla; fatto per

giovane disse
di alcuno,

non saper

ma1

turo, di aver tutto conosciuto.

Non

fu discepolo

ma

diceva d'aver ricercato se stesso


s.

Afferma per Sozione che alcuni dissero aver egli udito Senofane
e d'aver

imparato tutto da

e che Aristone, nel libro

In torno a Eraclito

dice ch'egli guar dall'idropisia e mor di

un

altro
si

male. Cos dice anche Ippoboto.

Il

libro

che

ha
si

di lui tratta nel

complesso

Della natura

divide in tre parti: quella in torno all'universo,

quella politica e quella teologica.


(6)

lo

appese
alcuni

(in voto)

nel tempio di Arte-

mide come

vogliono,

avendolo
i

scritto
si

oscuro a bella posta, affinch (solo)

capaci

accostassero ad esso, e dall'essere popolare, non

(5)

Fr. 101.

Al tempo

di Eraclito

non v'erano

tre libri.

Questa partizione anche inverosimile. Pu darsi che sia stato ordinato in questo modo un compendio alessandrino.
(6)

Timone
di

deposizione

III 182. La fr. 43 D. Antistene manoscritti nei templi era frequente.

FHG

Cfr. le poesie di

di Apollonio, gli inni omerici,

Crantore in Diog. IV 24; il romanzo Esiodo etc. Anche le bi-

blioteche particolari sono lepd.

punto di contatto tra morale tradizionale dei sette savi (yv>8i ocauxv) ed
In questo Eraclito segna
il

la
il

precetto socratico.

/.

Testimonianze su

la vita e

su l'insegnamento

89

poco conto. Fa menzione anche Timone, dicendo


fosse tenuto in
:

di lui

tra questi

gracidando Eraclito volgo-sprezzante

sorse a parlar per enigmi

Teofrasto dice che per pazzia scrisse discorsi


imperfetti e contradittorii.

un segno del suo


nelle

grande animo

riferisce

Antistene
il

Dia-

doche
tello.

che ci
tanta gloria

egli rinunzi

regno

al fralui

ebbe
i

il

suo

libro,

che di

vi fu

anche una
generale

setta,
le

cos detti Eraclitei.


le

(7) In

sue opinioni furono

se-

guenti: Tutte le cose son constituite dal fuoco e


in

questo
il

si

risolvono; tutte

le

cose

si

generano
cose sono

secondo

fato e le cose

che sono, furon formate


le

per mezzo di accozzamenti, e tutte

piene di anime e di demoni. Disse anche di tutte


le

contingenze che hanno luogo nel


il

mondo
2
.

che

sole

grande quanto appare

dett

(7)

Fr. 45, 46.

questo luogo
"

il

Bywater segna una


2. gg-]
h

lacuna.

Protagoras Metaph. B n pur vero questo, che la geodesia si p. 538. 7): " riferisca alle grandezze delle cose sensibili e corrut" Ubili: poich si corromperebbe con il corrompersi " delle cose. Ma in vero neppure la astronomia sarebbe " allora intorno alle grandezze sensibili n in rapporto " al nostro cielo. Poich le linee sensibili non sono tali
2

Cfr. Arist.

32 (Diels

"

quali dice

il

geometra

non v' alcuna

delle cose sen-

" sibili " "


"

che sia cos retto o cos rotondo (come una figura geometrica): poich un cerchio tocca una retta non per un solo punto, ma cos come diceva
in fatti

Protagora, redarguendo
Bodrero, Eraclito.

geometri

go

Quanto rimane su Eraclito

confini dell'anima per qualunque strada procedessi, tanto profonda n' la ragine. Disse la presunzione un'epilessia e
anche:

Non

rinverresti

che

la

vista

c'inganna.

E qua

e l nel

libro

s'esprime lucido e chiaro, cos che pure un

uomo

tardo di mente pu comprendere e sentirne ele-

vazione d'anima; e

la

concisione e

la

gravit del

suo

stile

sono incomparabili.
a parte a parte le sue sentenze

(8)

E
il

suonano
di

cosi:

fuoco
le

essere

l'elemento

scambio

fuoco tutte

cose, generate

per rarefazione o

condensazione;

ma non

spiega chiaramente nulla.


di

tutte le cose nascere per via

opposizione
questo

e tutto

quanto scorrere a guisa


il

di fiume: e

tutto aver termini definiti, e

cosmo
periodi
il

esser uno,
di

e generarsi

esso dal

fuoco
certi

per incendiarsi

nuovo, via via secondo


l'eternit,

per tutta

ci avvenire

secondo

fato.

degli

opposti quello che conduce alla nascita chiamarsi

guerra e

lite,

e quello che alla


;

combustione, con-

cordia e pace

e la transformazione essere

una
il

via in su e in gi e

secondo questa generarsi

cosmo.
(9)
Il

fuoco in

fatti

addensandosi liquefarsi e
e dice
la terra

restringendosi diventar acqua; l'acqua coagulandosi mutarsi in terra


in gi.
;

che questa
fondersi, e
il

la via

Di nuovo poi

da essa
riducen-

prodursi l'acqua e da questa

resto,

(8)

Fr. 90. Cfr.

ir.

12, 91. Fr. 80.

/.

Testimonianze su

la vita e

su l'insegnamento

91

dolo

quasi tutto all'evaporazione che ha

luogo

dal mare, e questa esser la via in su.

prodursi

evaporazioni dalla terra e dal mare, quali splendenti e pure, quali tenebrose: e dalle splendenti
nutrirsi
il

fuoco, l'acqua dalle altre.

Che cosa

sia

ci che

ne circonda non spiega: dice per che


degli scafi, con le concavit rivolte
le

sono

in esso

verso di noi, nei quali


si

evaporazioni splendenti

raccolgono e producono fiamme, e questi sono


astri.

gli

(io)

la

fiamma del
altri astri

sole essere lucidissima e

caldissima. Gli

essere in

fatti

pi distanti

dalla terra e per questo

meno

splendere e

meno
alla

scaldare, e la luna che


terra

pure pi vicina
Il

non

aggirarsi per regioni pure.

sole in

vece

starsi in

luogo lucido e puro, e trovarsi a


:

proporzionata distanza da noi


risplende di pi.

per ci riscalda e
luna ecclissarsi

E
il

il

sole e la

quando
a poco

gli

scafi si

rivoltano all'in su; e le fasi

della luna lungo


lo
i

mese accadere perch a poco


si

scafo di essa mesi,


le

rivolta,

il

giorno,

la notte,

stagioni dell'anno, gli anni, le

piogge,

venti e simili fenomeni, prodursi a se-

conda
(11)

delle diverse evaporazioni.

L'evaporazione splendente,
sole,

in fatti, infiamil

mandosi nel circolo del


la contraria,

produrre

giorno,

giunta a dominare, produrre


cresciuto per
la

la

notte

il

caldo,

lo

splendore, causare

l'estate e

per

tenebra l'umido sovrabondante

condurre l'inverno.

analogamente a

ci, deter-

gi)

Cfr. Test. 4.

92

Quanto rimane su Eraclito


le

mina
terra
sia e
le

cause anche delle


affatto
scafi.

altre

cose,

ma

della

non spiega

ci che egli

pensi che

n pure degli

Queste adunque furono


a
ci

sue opinioni.
In torno poi

a Socrate ed

che

questi

ebbe a
(di

secondo Aristone, ricevendo il libro Eraclito) che Euripide gli aveva recato, abbiam
dire,

gi detto nel libro su Socrate.

grammatico dice che un certo Crotone nel Catacolumbete narra che un tal Cratete fu il primo a portare il libro nell'Eliade e a dire che occorreva un nuotator di Delo per non affogarvisi *. Lo intitolano alcuni Le
(12)

Per Seleuco

Muse

altri

In torno alla natura

Diodoto

della vita alla libra indice schietto,

altri

un giudizio
tutti
2
.

di costumi,

una regola
egli,

di co-

stume per

Si narra che

perch tacesse, abbia detto:

interrogato

Perch abbiate

(12)

Seleuco manca
ai

FHG

III
il

500.

a dire

si

rife-

risce a Socrate.

Quanto dopo

verso, probabilmente

originario sguito

versi di Diodoto.

II

titolo del libro a cui si riferisce

Seleuco Kaxa-

Ko\uu(?r|Tf)<;

forse ha

nuotatore subacqueo, palombaro, titolo che suggerito l'aneddoto (KoXuuPn'n'K = nuotatore).


l'altra

Secondo lombaro

versione (D. L.

II

22) la frase
la

del pa-

di Socrate.

La

lezione del Diels

conserva

a Socrate anche qui. Cfr. Test. 4 e, e la nota a pag. 51. 2 Qui il testo affatto guasto, e non siamo punto sicuri di riprodurre

n anche

il

senso.

/.

Testimonianze su la vita

su l'insegnamento

93
la

voi agio di ciarlare.

Anche Dario
gli
il

desider
l
.

sua compagnia e cos

scrisse: (13-14)

(15) Tale l'uomo anche con

re dei Persiani!

Demetrio poi negli Omonimi * dice che egli guardava dall'alto in basso anche gli Ateniesi, avendo grande stima di s, e che pur essendo
deriso dagli Efesii, preferiva per
patria.

rimanersi in

Fa menzione

di lui di

anche Demetrio Fa.

lereo, nell'
quelli
in

Apologia

Socrate
il

Molti furono
:

che hanno comentato


Antistene,

suo libro
Pontico,

(sono)

fatti

Eraclide

Cleante,

Sfero

lo

Stoico, ed in oltre Pausania, chiamato

l'Eraclitista, e

Nicomede
il

e Dionisio e, tra
il

matici, Diodoto,

quale afferma che

gramlibro non
i

era in torno alla natura,

ma

in

torno

alla

con-

stituzione politica e che quanto v' in torno alla

natura riferito a cagion d'esempio.


(16)

Ieronimo dice pure che Scitino,

il

poeta

dei

Giambi

intraprese

tradurre

metrica-

[(13-14)]

Seguono

qui la lettera di Dario (in attico)


(in ionico)

e la risposta di Eraclito

che
,

il

D. non riporta

come non meritevoli di attenzione rimandando a Hercher Epistologr. 280 sgg. (15) Demetrio manca FHG II 366. Eraclide p. 88
Voss.
(16)

Jeronimo,

fr.

23 Hiller. Scitino

cfr.

Imitazioni

3.

Primo epigramma

Antri. P. VII 128,

secondo IX 540.

che il Diels non riporta, si trovano nell'appendice ove ho dato tutte le epistole pseudolettere,

Le due

eraclitee.

94

Quanto rimane su Eraclito


il

mente
su di

suo
tra
:

libro.
i

si

hanno molti epigrammi


:

lui,

quali questo

Sono

Eraclito

a che mi tirate alto e basso o ignoranti?

Non per

voi ho penato,

ma

per chi mi comprende 1

Val trentamila un solo e gl'innumerevoli nulla: Questo io vi grido ancora, ben che sia con Persefone!

quest'altro

Non svolger
in torno al

cos presto d'Eraclito Efesio

il

volume

perno; troppo faticoso il sentiero! ma quando un iniziato t'introduca, pi chiaro del sole che risplende!
notte e scura tenebra;

(17)
il

Vi furono cinque Eracliti: questo il primo, secondo un poeta lirico, di cui si conserva un
dei dodici dei
,
il

Encomio

terzo poeta ele-

giaco, d'Alicarnasso, contro

il

quale scrisse Calautore


di

limaco
storia

il

quarto di
il

Lesbo,

una

Macedone,

quinto un umorista che pass


la cetra.

a questo genere dall'arte di suonare


Suida

Eraclito di Blisone o di Bautoro o, secondo

alcuni, di Eracino, Efesio, filosofo fisico

che fu

(17)

Callimaco epigr. 2 Wil.

la. Suid.

Cfr.

Shelley Epipsychidion
song,
I

1.

My Who

fear that thou wilt find but

few

fitly shall

conceive thy reasoning,

Of such hard matter dost thou entertain; Whence, if by misadventure chance should bring Thee to base company (as chance may do)
Quite unaware of what thou dost contain
I

prithee comfort thy sweet self again,


last delight: teli

My
And

them

that they are dull,

bid

them own

that thou art beautiful.

/.

Testimonianze su

la vita e su

l'insegnamento
fu

95

sopranominato l'Oscuro. Egli non


nessun
(altro)
si

scolaro di

filosofo,

ma

per natura e per apEgli,

plicazione,
dropisia,

form (da
s'affid ai

s).

ammalato

d'i-

non

medici affinch

lo curas-

sero

come volevano, ma
i

essendosi tutto spalmato

di fimo, se lo lasci asciugare al sole, e

mentre
della

giaceva cos,
Altri

cani sopragiunti

lo

sbranarono.
sotto

dicono

che

morisse

sepolto

sabbia.

Dicono alcuni che


Ippaso

egli

abbia udito Seno-

fane

ed

Pitagorico.

Viveva
l
.

nell'

olim-

piade sessagesimanona sotto Dario


scrisse molte (opere) in poesia

d' Istaspe e

2 Dice [Ferecide] che l'emigrazione degli Ioni dopo quella degli Eoli, fu guidata da Androclo,
figlio

Stkabone

legittimo di Codro, re di

Atene

e che costui

fu

il

fondatore di Efeso. Per ci dicono essersi


il

formato col

regno degli Ioni ed anche ora


si

discendenti di questa stirpe

chiamano

re

ed
ba-

hanno alcuni
la

onori, la proedria a gli spettacoli,


il

porpora come segno della stirpe regia,


le

stone in sostituzione dello scettro e


sacre di

cerimonie

Demeter

Eleusinia.

3
che
2.

E. di Blisone persuase
il

Melancoma
si

tiranno

a deporre
lo

potere. Egli

non

cur del re Dario

Clemente Alessandrin

invitava a venire in Persia. Ferecide

Strabo XIV
Clem. Strom.
1

p. 632, 633.

FHG

98

fr.

11 1.

Cfr. Test. 1 (6).


3.
I

65

p.

354 P.

tino di

Evidentemente Teo.

si tratta di

una confusione con

Sci-

96
Stradone

Quanto rimane su Eraclito

Sci a

Ivi

[a Efeso\ nacquero uomini degni di


fra gli antichi E.
:

menzione e

detto l'Oscuro ed

Sarebbe bene Ermodoro di cui egli disse che gli E f sii s'appiccassero tutti in massa e lasciassero la citt ai ragazzi
poich essi Ermodoro uomo fra tutti loro il pi valente scacciarono dicendo: Non vi sia tra noi nessuno molto valente, se no via, e con gli altri!
Sembra che
leggi per
Plinio
i

sia quello

stesso

che scrisse certe


di

Romani

1
.

Vi

fu nel comizio,

anche \una statua]

Ermodoro
tarono
Tp.mistio
i

Efesio, interprete delle leggi che det-

decemviri, dedicata pubblicamente.

3b
e

a Gli Efesii erano avvezzi alla mollezza

al piacere, via

quando
citt

contro di essi sorse la

guerra, la loro
vertivano

fu circuita
il

d'assedio dai

Persiani. Essi per, secondo


lo

loro solito, si di-

stesso.

Ma

viveri incominciarono
la

a mancare nella

citt.

Quando
loro,
i

fame

incom-

beva gravemente su di

cittadini si adu-

narono per consultarsi sul da fare, affinch non


Za. a Strabo XIV 25
b Plin. H. n.
p. 642. Fr.

121.

XXXIV

21.

b.

a Themist.

tt.

pe-n'ic p.

40 [Rh. Mus. 27, 456 segg.].

II

Diels ritiene che

Ermodoro non abbia

nulla a che
nell'intro-

fare con le dodici tavole.

Come

ho mostrato

duzione io mi accosto in vece all'opinione del Chiappelli


e ritengo che sia vera
la

tradizione che di

Ermodoro

ha

fatto

il

consulente legale dei Decemviri.

/.

Testimonianze su

la vita e i

su P insegnamento
:

97

venissero a

mancare

mezzi di sussistenza

ma

nessuno osava consigliare che essi dovessero limitare la loro mollezza. Mentre essi erano tutti

adunati a questo scopo, un uomo di nome Eraclito^

prese della farina

d'orzo,

la

mischi con

dell'acqua e la mangi, stando seduto fra loro,


e

questo

fu un muto insegnamento per

tutto

il

popolo. Dice la storia che gli Efesii intesero subito

l esortazione loro data e non ebbero bisogno


altre,

di averne

ma

se ne

andarono avendo

ac-

certato che essi

nei loro agi,

dovevano diminuire qualche cosa a ci che cos non mancasse il cibo.

quando i loro nemici appresero che essi avevano imparato a vivere ordinatamente e che regolavano il pranzo secondo il consiglio di Eraclito,

Ma

si allontanarono dalla citt e

mentre erano

vincitori con le armi, si ritirarono

davanti all'orzo
Plutarco

di Eraclito.
b Coloro che simbolicamente, senza parlare

significano ci che conviene,

non

son'essi lodali

ed ammirati singolarmente?
richiedendo a
lui
i

Come

E.

(il

quale)
dir
la

suoi concittadini
la

di

un
pre-

qualche parere circa


della e presa

concordia,

sal

su

una coppa d'(acqua)


essi

fresca, e spar(la)
il

sovi farina d'orzo e mescolato puleio,


se n'and,
tarsi di ci

bevve e
conten-

avendo ad
che
si

mostrato che
il

ha ed

non desiderare cose


pace e concordia.

dispendiose conserva
b Plut.

le citt in

de garr.
il

p.

511,

8C.
di

Cfr. Schol.

Hom. BT.
dal

a K 149. L'aneddoto storicamente privo di valore,

poich

laconismo

Eraclito

deriva

suo libro e

la bibita

d'orzo dal framm. 125.

98
Scritti.
Aristotele

Quanto rimane su Eraclito

a Occorre poi che quanto


e

si

scrive sia pa-

rimenti facile a leggersi

a farsi

intendere
il

x
:

poich
le
si

le

due azioni
n
(si

si

equivalgono:
ottiene,

che con

molte congiunzioni
ottiene,

(si

con

le

poche) non

ha

in quelli scritti) in cui

non

facile punteggiare

come

(in quelli) di Eraclito.


le

Poich
clito,

difficile

punteggiare

opere di Era(la

in

quanto non chiaro se

interpunpro-

zione)

debba mettersi prima o dopo, come

prio in sul principio del suo libro, l ove dice:

Di tal ragione che sempre inconDove quel sapevoli sono gli uomini.

sempre non
Demetrio

si

sa a che
si

si

(deve)

riferirlo.
:

E
:

la

chiarezza

ha

in pi casi

in

primo

luogo nel parlar proprio, poi nei (construtti) collegati

tutto ci che slegato in vece e sciolto

tutto oscuro: poich per la sconnessione chiaro

non
in

ove incominci
di

ciascuna proposizione,

come
fatti

nelle opere

Eraclito.

Lo

sciogliere

produce per

lo pi tali tenebre.

Scritti Cfr. Test.


4.

1,

5-7,
b

12,

15, 16.
1.

a Arist. Rhet.
b

V^. i407

11. Fr.

Demetr. 192

Reminiscenze
dei

aristoteliche.

Era ed

a chiedersi se vroq od

siano da punteggiare.

Ci dev'esser chiaro sia alla mente, nella lettura fatta con gli occhi, sia quando s'ha da leggere a voce
1

alta
cile

ed

in oltre facile a leggersi


:

(materialmente) e

fai

a intendersi

ci

che

il

lettore

non

esiti

a porre

punti e le virgole, ed in effetto intenda.


2

Quanto

( )

supplemento recente del Diels.

/.

Testimonianze su

la vita e

su

finsegnamento
lui

99
[SoLaerzio
Diogeni;

e Si

dice che
il

Euripide avendo a

crate] dato

libro di Eraclito, gli

Che

te

ne pare?

domandasse:

ed

egli

rispondesse:
:

Le cose che ho capito sono egregie (tali) anche quelle che non ho capito
occorre da vero un nuotatore Delio.

credo

sol tanto

Insegnamento.

5 a Ippaso Metapontino ed E. Efesio (pongono) un solo principio anch'essi, moventesi e limitato, ma danno il fuoco come principio e dal fuoco fanno le cose per condensazione e rarefazione
e
le

Aristotele

disciolgono

di

nuovo

in

fuoco

come

se

non
di

vi

fosse per substrato


fatti

che questa

sola naturale (essenza). E. in

dice che tutto

scambio

fuoco. Egli pone anche un certo orla

dine ed un tempo determinato per

transfor-

mazione del mondo secondo una necessit fatale. b E. ed Ippaso Metapontino (pongono) il
fuoco

Aetio

come

principio

di

tutte

le

cose. Poich

dicono che tutto proviene dal fuoco e nel fuoco


tutto finisce.
tutte
in
si

che spegnendosi questo


:

le

cose

mettono nell'ordine del cosmo


la

da prima
racco-

fatti

parte pi

massiccia

di

esso

c Diog.

II

22.

Insegnamento

Cfr. gli

estratti
1,

dei fisici Test.

da Teofrasto Opinioni 7 (mediatamente) e 8- 11 (imme3.

5.

diatamente a Arist. Metaph.


.

984"

7.

(da Theophr. Phys. Opin.

fr.

Simpl. Phys. 23. 33 1 D. 475).

b At.

3,

11 (D. 283).

IOO

Quanto rimane su Eraclito


sotto

gliendosi in se stessa forma la terra, poi


l'azione del fuoco rilassandosi la terra, l'acqua,
l'aria.
si

produce
si

ed

in

fine

evaporandosi (questa)
il
i

fa

Di nuovo poi
si

opera del fuoco


Galeno
c

cosmo e tutti corpi per consumano nella conflagrazione.


il

quelli

che

fuoco (dicono un elemento)

allo stesso

modo,

dal diventare esso aria restrin-

gendosi e condensandosi, e quando ancor pi


sottoposto a queste azioni e pi veementemente
compresso farsi acqua, e condensato ancor di

pi prodursi terra, (da ci) costoro concludono

che questo l'elemento.


Platone

6 a Dice
cosa
le
si

Eraclito in qualche luogo che ogni


e nulla sta fermo, e

muove

paragonando

cose alla corrente di un fiume, dice che non

potresti discender
Aetio

due volte nello stesso fiume.

b E. toglieva dal
stabilit
:

mondo

l'immobilit e
ai

la

poich ci s'appartiene
il

morti

e re-

stituiva a tutti

movimento, eterno

alle

cose

eterne, passeggero alle passeggere.

Aristotele
la

7 Poich impossibile che chi che sia ritenga stessa cosa essere e non essere, secondo

quanto stimano alcuni, dica Eraclito.


Aetio

8 a E.

(dice)

il

fuoco periodico eterno (essere

e
6.

Gal. de elem.

sec.

7.

8.

a Plato Cratyl. p. b At. I 23, 7 (D. 320). Arist. Metaph. T3. ioo5b 23. a At. I 7, 22 (D. 303). Cfr. Test.

Hipp. I 443 402 A. Cfr. fr.

K.
12.

(7).

/.

Testimonianze su la vita
il

su V insegnamento

101

dio) e

destino (essere)

la

ragione che produce

tutte le cose per

mezzo
che

del loro accozzarsi.


il

b E. (dice che) tutto (avviene) per


il

destino

quale
e

()

lo stesso

la

necessit.

E. rappresenta l'essenza del destino

come

ragione che penetra per l'essenza del tutto. Esso

il

corpo etereo,
la

il

seme

della

generazione di

ogni cosa,

misura del periodo prestabilito.


racconta che E. abbia detto a certi Aristotele
fargli

9 Come
stranieri

si

che volevano
lo

visita;
si

quali poi

che presentandosi
la stufa,
si

videro che
egli

scaldava presso

fermarono (ed
dei)

fece loro

animo
su

esortandoli a entrare, dicendo che anche in quel

luogo eran

gli

cos

pure

all'indagine

qualsiasi degli esseri viventi, bisogna accostarsi

senza esitazione alcuna, poich

da per tutto

qualche legge di natura e qualche bellezza.

10 a
creato,

Tutti dicono

adunque che

(il

cielo)
altri

ma

alcuni che creato eterno,

che

( creato) corruttibile

come qualunque

altra delle

cose che son messe insieme secondo natura, ed alcuni che a vicenda ora in questo modo ora
altrimenti
cos,

distruggibile

ci

sempre accadere

come

(opinano)

Empedocle Agrigentino ed

E. Efesio.

b
e

27,

(D. 322

28, 1 (D.

da Teofrasto). 323 da Posidcnio).


17.

9. Arist.
10.

de part. anim. A 5. 645 de caelo A io. 279*" 12.

Bodrero, Eraclito.

102
Aetio

Quanto rimane su Eraclito


b E. (dice che)
e
il
il

E. (dice che)

mondo uno. mondo non generato


il

secondo il tempo, d Parmenide


cielo di fuoco.

ma

secondo

pensiero.

(ed) E. (affermano

che)

il

11 a Parmenide ed
b E. (dice che) esalazioni della terra.

E. (dicono che)
l
.

gli

astri

(sono) condensazioni di fuoco


gli

astri si

nutrono delle

12 a
b in
e

E. (dice che)

il

sole

una face
,

intel-

ligente che prodotta dal

mare

forma

di scafo di nave,
si

alquanto ricurvo,
il

(che l'ecclissi
cos

produce) per
parte

rivoltarsi
si

dello scafo

che

la

concava
il

trovi

verso

l'alto

e la

convessa verso

basso dalla

parte da cui guardiamo.

E. (dice che

[la

luna] ) in forma di scafo

di nave.

/.

Testimonianze su

la vita e

su l'insegnamento

103

e E. (dice

che)

lo stesso
gli
i

accade
astri

alla

luna
in

al

sole.

Poich essendo
ricevendo

foggiati

forma

di scafo e

raggi dell'esalazione
vi-

umida si illuminano alla nostra visione, pi vamente il sole, poich si muove in aria
pura, mentre la luna che
si

pi

muove

in

aria pi

torbida appare anche per ci pi oscura.

f
tarsi

E. (dice... [ecclissarsi la luna]) per


il

il

rivol-

del suo scafo e per

suo piegarsi.
]) di di-

13 a
b

E. (dice che

[il

grande anno

ciottomila \corr.

10.800] anni solari.

Da

alcuni questo
altri

anno

anche chiamato

Censorino

eliaco e
e

da

[Eraclito?]

anno di dio

Aristarco stim questo (anno) della durata


,

di anni IIcccclxxxiii

E. e Lino Xdccc.
Aetio

14
contro

E. (dice che)

il

tuono proviene dal turbine


dei

dei venti e delle nuvole e dagli urti


le

venti
delle

nuvole,
i

lampi dall'infiammarsi
1

esalazioni,

presteri

dall'incendiarsi

dallo

spegnersi delle nuvole.

- - 28, / 29,
e

6 (D. 359). 3 (D. 359).


di
npiKXiaeic,

manca
i

in Plu-

tarco. Indica la

met ed
di fase.

quarti

13.

a
b
e

32, 3 (D. Censorin. io. 11.


18,
Ili 3,

cambiamenti
364).

14.

At.

9 (D.

369).

II

prester potrebbe tradursi

traduttori,

meno

il

forza ignea o turbine. Diels che pone Glutwind, lasciano


fr.

la

parola com'. Cfr.

31.

io4
Nicandro

Quanto rimane su Eraclito


CI

14

Anche
il

nel

mare amaro

lo tuffi, color di viola,

ai

quale Enosigeo cre per servir con il fuoco venti. Poich certo, soggetto anche ai sofia

malvagi il fuoco eterno, e l'acqua ampia diffusa paventa gl'impetuosi ed ecco il tumido (mare) in tumulto padron si fa di navi, di giovani che vi periscon,
;

e alla legge del fuoco inimico la selva obedisce

'.

Scolio,
giacere
:

rueciv

(servire)

esser

schiavo, sogil

poich

firuevec;

vale schiavi.

Che

mare

il

fuoco sono schiavi dei venti, per legge divina, tende; e questo dissero anche E. e Menecrate. pfaToc, {impetuosi) come se (dicesse) i venti, xiive-rov {ampias'in-

diffusa)

largamente versata: poich Va intensificativo. Anche E. vuol dimostrare con questi (esempi) che tutte le cose contrarie fra loro, sono in esso... eoirZei
vnOv {padron si fa di navi) poich al
le

mare soggiacciono
{di

navi,

ed al fuoco

la

selva.

uqpGwpiuv cnuJv

giovani che vi periscon)


Aristotele

di coloro

che naufragano.
il

15 Anche
14.

E. dice (come Diogene)

prin-

Nicand. Alex. 171 sgg. Cfr. fr. 84. a 15. a Arist. de anima A 2. 405 24. Come Diogene
d'Apollonia. Fr.
12.

Si parla dei rimedi contro l'avvelenamento per coriandro uno tuffare il paziente in mare. La tradu' :

zione latina di questi versi nell'edizione Didot (Lehrs)

suona cos

Necnon

et pelagi salsis

qui corion biberit;

inmerge fluentis pontum Neptunus et ignem

ventorum levibus
in

voluit servire procellis,

partesque rapi varias metuentia ventos; at maris imperio tumidi longaeque carinae et iuvenes parent, qui per vada caeca feruntur. silva inimico igni naturae subdita lege est.
22
b.

Cfr. Test.

/.

Testimonianse su

la vita e

su l'insegnamento

105

cipio essere anima, in quanto

esalazione

dalla

quale

compone
stellare.

le

altre cose.

b E. fisico (disse [/'anima] una) scintilla di

microbio

essenza
e

E. (dice che) l'anima del

mondo

esala-

Aetio

zione di quanto in esso di


degli esseri viventi

umido e quella che (proviene) dall'esalazione


che per

esterna e da quella interna in loro, (e


ci sono) di egual genere.

16 a

(126) Eraclito dunque,


gli

poich

di

nuovo
senso
al

Sesto Empirico

sembrava che

uomini per

la

conoscenza della
il

verit fossero forniti di

doppio organo,
il

ci e la ragione, di questi stim

senso,

tutto

come
degno

fisici

di

cui

s'

detto

prima, non

esser

di fede e

di giudizio.

cisamente:

Ma

pone la ragione per norma condanna il senso dicendo pre-

Cattivi testimoni per gli

uomini
di

di

son gli occhi e gli orecchi coloro che hanno anime barbare.

Ci che equivale a dire che:

proprio

anime barbare dar fede


(127) Dichiara che
la

ai

sensi irragionevoli.

ragione giudice della


s

verit (ma)

non una
sia

qualsiasi,

bene

la

comune

e divina. Qual

questa

prezzo

dell'opera

brevemente esporre. Poich piace a questo fisico imaginare che quanto ne circonda sia fornito di
ragione e d'intelletto.

b
e

Macrob.

S. Scip. 14, 19.

At. IV 3, 12 (D. 389). 16. a Sext. adv. math. VII 126 sgg.
(126) Fr. 107.

io6

Quanto rimane su Eraclito

(128)

Ma
mente

questo molto prima di


:

lui lo

ebbe a

manifestare Omero, dicendo


tale la

degli uomini che vivono sopra la terra


il

quale il giorno che guida degli uomini

padre e dei numi,

ed Archiloco

il

quale dice che


il

gli

uomini pensano
Zeus.
:

secondo

giorno che ne

manda

Lo

stesso detto anche da Euripide

Qual che tu
di mortali,
ti

sia, difficile a

vedersi,

o Zeus, sia legge di natura o senno

prego.

(129) Questa divina ragione secondo Eraclito tirandocela dentro per mezzo della respirazione,

diveniamo dotati
(ne)

d'intelletto,

e se pur nei sonni


svegliati (ne)

siamo dimentichi, dopo esserci


meati dei sensi,
la

ritorniamo in possesso: poich nei sonni essendo

mente che in noi che sta in si separa dalla connessione con ci torno, solo restando per mezzo della respirazione l'aderenza come ad una radice, e separata perde
ostruiti
i

la

forza di ricordare che aveva prima:

(130) nel risvegliarsi poi di


dosi per
i

nuovo

affaccian-

meati dei sensi

come
sta

a delle finestre,

e riunendosi

con ci che
al

in torno,

torna a

riprendere

la

facolt logica.

Al

modo

per tanto
di-

che

carboni accostati
ignei,

fuoco nell'alterarsi
si

vengono
la

ma

allontanati

spengono, cos

parte di quanto

ne circonda che ospitata


la

nei nostri corpi, per la separazione divien presso

che irragionevole e per

connessione a traverso

(128)

Omero

163,

Archiloco

fr.

70,

Euripide

Troad. 885.


Testimonianze su la vita
si

/.

su l'insegnamento

107

molti pori,

foggia in forma simile a quella

dell'universo.

(131) Questa ragione

comune
il

e divina

perla
a
verit:

partecipazione

della

quale

diveniamo
criterio della
tutti

abili

ragionare, E. dice esser

d'onde consegue che quanto a


ragione

egualmente

appare, degno di fede (poich appreso con


la

comune che

anche la divina) quanto

in
la

vece capita a un solo indegno di fede per causa contraria.


(132) In principio

adunque

del

suo libro In

torno alla natura

il

detto autore

dopo aver
sia)

in

qualche

modo

mostrato (ci che

quanto ne

Di tal ragione che sempre inconsapevoli sono gli uomini sia prima d'averla udita sia avendola udita prima: poich se bene ogni cosa avvenga secondo tale ragione
circonda, continua:

pure sembra che essi non ne abbian contezza, andando tentoni su le parole fatti quali son quelli che io e su espongo distinguendo ciascuna cosa secondo la natura sua e dichiarando com'. A gli altri uomini del resto sfugge il senso di quanto fanno da
i

svegli, come si scordano di quanto loro intervenuto dormendo. (133) Con tali parole avendo apertamente
spiegato che conforme alla partecipazione della

(132) Fr.

1.

(133) Fr. 2.

108

Quanto rimane su Eraclito

ragion divina ogni cosa facciamo e intendiamo, Convien procedendo poco oltre continua:

che per ci
gione) ci
versale

si

segua

la

(universale

(ra-

la)

comune; poich
i

ci che uni-

comune.

Ma pur essendo

univer-

pi vivono come se avessero un lor particolare discernimento. E questo non altro che la spiegazione
sale la ragione
del

modo secondo

cui ordinato l'universo. Cos

che per quel tanto che possiam essere partecipi della memoria 1 di essa (ragione) siamo nel
vero e per ci che possiam pensare con il nostro particolare discernimento, c'inganniamo.
(134) Cos

adunque

esplicitamente anche in

queste parole dimostra che la ragion quella che giudica e che quante cose
festano egualmente a
tutti

comune
si

maniin

son degne di fede


la

quanto son giudicate con


quelle che
(si

ragione comune, e

manifestano) particolarmente a cia-

scuno,

false.

b Esplicitamente E. dice che l'uomo

non

ragionevole

ma

che solo ci che ne circonda

fornito di mente.
Apollonio
c

E. fisico disse che per sua natura l'uomo

senza ragione. Calodto

d Ed

in

vero E. dice che l'intimo moto che


si

la tensione dell'animo, o vero l'attenzione,

b
e

- -

Vili 286. Cfr. VII 127.

Apoll. Tyan. ep. 18, Fr. 133 Byw. d Chalcid. c. 237 p. 272 Wrobel.
1

Ci per quanto ce ne ricordiamo.

/.

Testimonianze su la vita
i

su l'insegnamento

109

protende per
palpa
le

meati degli occhi e cos tocca e


visibili.

cose

17

(E.
in

(dice
fatti

che)

l'anima

incorruttibile
si

:)

Aetio

uscendo

nell'anima dell'universo

ritrae

presso ci che suo consimile.

18
timana

E. e

gli

stoici

dicono che l'uomo incola

mincia ad essere compiuto circa


(d'anni)

seconda
il

set-

quando

si

muove

liquido

seminale.

19 a Coloro che leggono


scono
alla

puberi

attribu-

Plutarco

generazione
il

lo

spazio di trent'anni

secondo Eraclito, nel qual tempo colui che ha


generato presenta
di generare.

proprio generato gi capace

possibile che nel trentesimo

anno un
seminato

Filone

uomo divenga nonno

poich pubere circa l'anno


il

quattordicesimo, in cui semina, ed

nascendo entro l'anno, alla sua volta nel quindicesimo anno genera un essere simile a s.
e

Secolo lunghissimo spazio di vita umana


2 (D. 392).
orac. 11.

Censorino

17.
18. 19.

At. IV

7,

- V
a Plut.
fr.

23 (D. 434).
def.

415 D. i^fMvTwv da Esiodo


p. 20.

171, 2
fr.

Rz. 1902.
Harris (Cambr. 1886)

b Philo

e Censorii*. 17, 2.

Non compreso da Joh. Lydus de mens. Ili 14 quindi fuor di luogo Eraclito chiama il mese generazione.
:

'

Si tratta di congetture di Plutarco al

cit.

1.

di Esiodo.

no
ci

Quanto rimane su Eraclito

limitato dalla nascita e dalla morte.

Sembra per
fe-

che molto
il

si

siano ingannati coloro che

cero

secolo di trent'anni. Eraclito colui che


in lo

chiama generazione questo tempo in tale spazio un giro d'et: e

quanto

giro d'et

in

quanto

la

chiama natura ritorna da una

semente umana ad
Calcidio
la

un'altra.

20

E., seguito in ci dagli


la

Stoici

congiunge
in-

nostra ragione con

divina che ministra e

moderatrice delle cose del mondo. Per tale

separabile connessione essendo fatta consapevole


di ci

che secondo ragione

stabilito,

quando
le

l'anima dorme, per mezzo dei sensi rivela


future.

cose

Ne consegue che appaiono Lo

imagini di

luoghi non conosciuti e figure d'uomini viventi


e morti.

stesso approva l'uso della divinazione

e afferma che coloro che

ne son meritevoli, hanno

presentimenti dettati dalle potenze divine.

Clemente

21 Poich Anassagora Clazomenio


scopo della
lo

dice
la

che

vita

la

speculazione

libert

che da questa proviene. Eraclito Efesio (dice che

scopo

il

compiacimento

(eap(JTr|0"iv).

Eudemo

22 a Ed
20. Chalcid.
21.

E. biasima colui che cant:

251 p. 284, io Wrob. [verosimilmente dal comentario di Posidonio al Timeo].


c.

Clem. Strom.

II

130 p. 497 P.
1.

22. a Eudem. Eth. H

1235" 25.

Il

verso

di

Omero

107. Simpl. Cat. 412, 26 Kalbfl. soggiunge al verso d'Omero: poich dice che tutte le cose se

n'andranno.

/.

Testimonianze su la vita

su l'insegnamento

in

Oh

dagli dei o dagli uomini venga, in malora la rissa


'

vada

poich non s'avrebbe armonia se


e femine, tutte cose contrarie. b

non

fossero

suoni acuti e gravi, n esseri viventi senza maschi

Numenio loda
si

Eraclito nel suo biasimo ad


la

Numenio

Omero che
rimedio)
ai
si

augur

morte

e la rovina (per

mali della

che (cos)
qualora
mali
2
.

non capiva accontentava che perisse il mondo,


vita,

poich

si

distruggesse

la

selva che fonte dei

23 Non
alle

sarebbe

conveniente servirsi ora di


e
di

Polibio

testimonianze di

poeti

mitografi in

torno

cose sconosciute,

come

(fecero) coloro che

ne precedettero su moltissimi argomenti, produ-, cendo, secondo la sentenza di Eraclito, assertori

mal

fidi

delle cose

che sono in questione.

b Numen.

fr.

16

Thedinga (da Chalcid.


fr.

e.

297).

23. Polyb. IV 20. Cfr.

40, 42. 56,57, 104.

La traduzione
Ci che con
si

di

questo verso d'Omero del Pascoli.

male,

la distruzione della materia, causa del distruggeva anche il mondo. Silva corrisponde a Xn che vuol anche dire materia.

ii2

Quanto rimane su Eraclito

IL

Frammenti

di

Eraclito

intorno alla natura.

Sesto

ragione che sempre inconsapevoli sono gli uomini sia prima d'averla udita sia avendola udita prima: poich se bene ogni cosa avvenga secondo tale ragione pure sembra che essi non ne abbiano contezza, andando a tentoni su le parole e su fatti quali son quelli che io espongo distinguendo ciascuna cosa secondo
1 di

tal

1.

Sext. VII 132

cfr.

Test.

4.

16 Fr. 51.
"
:

Il

principio

uomini sono in pu intendersi tradotto come o in ogni tempo incapaci di comprendere la parola com' qui (Natorp Rhein. Mus. 38, 65 (similmente Burnet) o pure " Che questo mio discorso sia vero, gli uomini
Gli
:

non afferrano mai,,. Il Diels, con Clem. Strom. V 14, ed Hipp. 42, 59, pone dei (= i(ou) insieme con vroq.
ho sempre tradotto ragione. A tradurre discorso gli si darebbe un significato troppo semplice, a tradurre verbo uno che ebbe molto pi tardi. Questo frammento posto per il primo dal Diels, stando alla testimonianza di Sesto Empirico (cfr. Test. 16 a 132 In principio del suo libro, et).
1

Xyo<;

//.

Franimeli ti di E. intorno alla natura


e

113

dichiarando come . A gli altri uomini del resto sfugge (il senso di) quanto fanno da svegli, come si scordano di quanto loro intervenuto dormendo.
la

natura sua

perci convien che si segua la (universale (ragione) ci la) comune; poich ci che universale comune 1 Ma pur essendo universale la ragione pi vivono come se avessero un lor particolare discernimento.
2
.

3
alla)

della grandezza del sole] (disse essere eguale

Aeti

larghezza

di

un piede

umano

2
.

4
nei

E. disse che se la felicit

risiedesse

Alberto

corpo chiameremmo felici buoi quando trovano legumi da mangiare.


piaceri del
i

Magno

2.

Sext. VII 133.

Secondo Sesto,

tra

il

framm.

e 2 una lacuna.
3.

At.

II

21. 4 (D. 351).

indica la parola eraclitea.

Come

L'espressione non comune questo si esprima scien3.

tificamente
4. [J. P-

cfr.

p. es.

Arist. de an. 428 b

IX 230] Albertus M. de veget. VI 401 Meyer. da chiedersi se siano autentiche la 545


of
phil.

redazione ipotetica e l'intiera proposizione precedente. Forse il frammento fa parte della dottrina della relativit.

La spiegazione
Cfr. Test. 1
(7).

di Euv?

= universale
inutile.

con Koivq =;

comune, evidentemente
2

Bodkero, Eraclito.

io

ii4
Aristocri ro

Quanto rimane su Eraclito

5 in vano si purificano imbrattandosi di sangue come se alcuno entrando nel fango con il fango si lavasse. E parrebbe che fosse impazzito, se alcun degli uomini glibadasse mentre

invocazioni a queste statue come chi facesse conversazione con muri non conoscendo n gli dei n gli eroi chi essi siano.
fa cos.
le
i

E rivolgono

Aristotele

il

sole

non

sol

tanto,

come

dice

E.,

nuovo ogni giorno, ma


tinuamente nuovo.

anche sempre con-

tutte le cose che sono diventassero fumo le narici le potrebbero


7

se

distinguere.
8 E. (dice che) quanto contrario si concilia e chedalle cose diversenasce la pi bella armonia e che tutto si produce per mezzo della lotta.
5.

Orig.
(5

Aristocritus Theosophia 68 (Buresch Klaros n8), Aristocrito, il Manicheo e. Cels. VII 62.
2.

secolo).
6.

Aristoteles meteor. B

355 13

[cfr.

55 B 158

(Democrito)].
7. 8.

de sensu
eth. Nic.

5.

443* 23.
2.

ii55b

4.

[v. fr. 80].

tv

bia-

qpepvrwv KaXXioTnv

accorcio (ci che sarebbe la

sembra pure eracliteo, puovin, non moderna polifonia) ma


toni

collegamento

di

vari

per formare una melodia,


insieme
di pa-

v ia(ppoi<; (pujvaf; si riferisce al cantare

recchie persone.

//.

Frammenti

di E. intorno alla natura


il

115

9 che diverso
il

piacere per

il

cavallo, per

cane,

per

l'uomo;

come
la

E.

dice,

che gli

asini preferirebbero
poich per
dell'oro.
gli

crusca all'oro:
()

asini

il

nutrimento

pi gradito

10
cordo
verso

parimenti

la

natura

ama

le

cose contrarie

e di queste,
;

non

delle conformi

compone
il

l'ac-

come per esempio guida


fernina e
la

maschio
delle

la

non ciascuno
non
in

al

suo simile e

consegue
cose
l'arte

prima concordia
e

per mezzo
conformi.
natura

contrarie

delle
la

Anche
lo
i

sembra che imitando


:

faccia

stesso

la

pittura
i

fatti

mescolando
i

colori

bianchi e

neri,

gialli

rossi ottiene imagini

somiglianti all'originale e la musica con mesco-

lanze di suoni acuti e gravi, e brevi


in voci diverse

lunghi,
la

produce una sola armonia, e

grammatica con mescolanze di vocali e di consonanti consegue da esse tutta la sua arte. Questo stesso era anche ci che fu detto da Eraclito

l'oscuro:

congiungimenti: cose

in-

tegre e non integre, cose consenzienti dissoe dissenzienti, consonanti e nanti; e da tutte (pur nasce) l'uno e dall'uno tutte.

9.

5.

1176

7.

de mundo 5. 396,, 7. Le parole introduttive contengono pensieri eraclitei (imitazione della natura, esempi di antitesi, ecc.).
10. [Arist.J

n6
11
e quelli che

Quanto rimane su Eraclito


fra gli

animali e
si

selvatici

domestici
terra e

nutrono

nell'aria e su la

nell'acqua

si

generano e crescono e periscono

obedendo ai precetti del nume: poich tutto ci che striscia va al pascolo sotto la sferza, come dice Eraclito.
Ario

12 Zenone dice che l'anima un'evaporazione sensata, come (dice) E.; volendo in fatti dimostrare come le anime per effetto dell'evaporazione divengano ogni volta capaci d'intelletto,
le

coloro che scendono negli stessi fiumi scorron sopra continuamente nuove acque e anche le anime sono esalate dalle 1 umidit
paragona
ai

fiumi cos

dicendo:

11.

6.

4oi a

8.

Il

Diels

pone
il

nelle sue note


testo di questo
la

tutti gli

estremi della controversia circa

frammento,

ma sembra

pi

persuasiva
P.
E.

lezione del

Wilamowitz Leseb. II 132. 12. Arius Did. ap. Eus.


[cfr.
fr.

49*.

91 Test.

6. 15].

Il

XV 20 (D. 471, 1) Woltjer riconosce (nel

Festbundel Prof. Bort p. 141) dvaGuuiaaic; come espressione eraclitea. Il Diels prima opinava che tale espressione fosse una tarda transformazione operata nel pas-

saggio di questo pensiero da Zenone ad Ario.

Ci a dire

Come

a chi entra nel

fiume

sopra-

giungono sempre nuove acque, cos alle anime sopravengono sempre nuove evaporazioni, cio sensazioni.
un'espressione analogica del
logica.

principio

della relativit
di un'ipotesi bio-

della sensazione, compiuta per

mezzo

//.

Frammenti

di E. intorno alla natura

117

13 non
sudicio

decoroso per
Eraclito
1
.

transcurato

uomo ben nato esser n compiacersi del

Ateneo

fango secondo

ai

14 a chi magi,

vaticina E. Efesio? ai
ai

nottambuli,
a
le

Clemente

baccanti, alle baccanti,


vaticina
il

g' iniziati: a costoro minaccia


la
i

(pene) dopo

morte, a costoro

fuoco.

Poich
2

misteri che prendon ragione dagli uomini empiamente si celebrano.


13. 14.

Athen.

178

[cfr. fr.

37, 55

B 147 (Democrito)].

Clem. Protr. 22

p.

16,

24 Sthlin.

'HpdKXeiTov pu significare che E. dicesse che bene compiacersi del fango (cfr. fr. 5, 9, 37) o che Eraclito si compiaceva del fango (cfr. Test. 1 (3, 4) e 1 a). Per ci, secondo quanto E. diceva o faceva. Anche un luogo assai guasto dell'ep. VII (v. nota a q. 1.) fa preferire la seconda interpretazione. Ma oltre a questo, giova osservare che nella vita e nei frammenti di EraKct0'

non

sia

clito assai

spesso
il

si

parla di letame e

cose analoghe.

Si direbbe che
di

filosofo su

questa delle tante forme

modificazione della materia, abbia specialmente por-

tato la sua attenzione, e la ragione sta forse nel fatto

letame che sembra egli abbia voluto usare come vescicante, gli pareva contenere del fuoco. Cfr. Test. 1 fr. 5, 37, 96, 124. Questa considerazione, unita (3-4) 1 a
il
:

che

a quella che pu farsi su


cui
i

testi ci

la frequenza grandissima con parlano di animali a contrasto od a simi-

litudine con l'uomo,


sofia cinica abbia

pu

far

avuto in

pensare che anche la filoEraclito uno dei suoi massimi

predecessori.

Se

ko9' HpdKXeiTov significa secondo

quanto

Eraclito faceva, converrebbe escludere dal novero dei

frammenti questo, e portarlo con un numero 16 b.


2

in

vece come testimonianza

In contraposizione ai misteri divini.

n8

Quanto rimane su Eraclito


si

15 poich se non

fosse

trattato

della pompa in onore di Dioniso in cui cantavano l'inno fallico, sarebbe stato l'atto pi vergognoso. E Ade vai tanto quanto Dioniso in onore del quale danno in pazzie e celebrano baccanali.

16 qualcuno
luce sensibile:

facilmente potr nascondersi

alla

ma non pu
chi potr

alla

intellettuale o,

come
ci
1

dice E.:

mai sottrarsi che non mai tramonta?


i

pi non riflettono su le 17 poich cose in cui s' imbattono, n apprendendole le intendono, ma se ne fanno un'idea per proprio conto.

18 se uno non spera, non trover mai l'insperato, come quello che introvabile e inaccessibile.
15.
16.

34 p. 26,

6.

Paedag. II 99. 216. 28. Strom. II 8 p. 432 Pott. [cfr. Test. 16 (128)]. Archiloco aveva detto " Ed essi pensano come le cose cadon loro direttamente nel cervello. No, dice Eraclito non giungono n anche a questo, poich non intendono n pure le apparenze quotidiane.
17.

18.

II

17 p. 437

[cfr.

fr.

27I.

X-rreaGai

nel

senso dato dai misteri. Gl'iniziati hanno " migliori speranze : l'Elisio eracliteo il miglior premio per saggi
i

iniziati nella dottrina del

Xyo?.

quel sole che mai non tramonta.


il

Il

Diels crede

debba sottintendersi

fuoco eterno.

//.

Frammenti

di E. intorno alla natura

119

19 biasimando
dice:

taluni

di

essere

diffidenti

E.

non sanno n ascoltare n parlare.


E.

sembra adunque che biasimi il nascere poich dice: come son nati voglion vivere e giungere alla morte, o pi tosto riposarsi, e lasciano figli nati per morire.

20

21

forse che
(?)

anche E. non chiama morte

la

nascita

vediamo

dove dice: morte ci che da svegli, e ci che (vediamo)


()

dormendo

sogno

1
.

22 coloro che cercano l'oro scavano molta terra e ne trovano poco.


19.

20.

II

24 p. 442.
14 p. 516.

III

Il

Mullach

ritien

falso,

come aggiunto da Clemente mXXov bk vairaeaGcu. Qui il filosofo emenda l'espressione triviale secondo il pessimismo
21.

orfico

da

lui

interpretato.


()
vita,

21 p. 520.

Kaa b tevr|KTc Zwr)

Forse dopo seguiva: = e ci che (vediamo) da


(firvo^

morti
pido
:

vita. Senza tale aggiunta il passo insisonno, morte, formano la triplice scala della

psicologia,

22.

- -

come nella fisica, IV 4 p. 565.

fuoco, acqua, terra.

Cfr.

Euripide Polyidos (fr. 638 N.) t 2f|v uv oji KcttGaveTv, t KaT0aveiv b Zfjv ktuj vo|aieTai
tu; 6' oTfcev el
;

E
se
il

chi

conosce
il

viver sia (un) morire e

(se)

morire

(quelli) di l (non) lo

ritengan vivere?

120

Quanto rimane su Eraclito


1

23 se ci non fosse non conoscerebbero (n pure) il nome della Giustizia.


24gli dei e gli uomini rendono onore coloro che sono uccisi in battaglia.

25

le

pi gran morti ottengono


2
.

le

pi gran sorti

26 l'uomo
23.
24.

morendo s'accende un
p. 571.

io p. 568.

16

(cfr.

Fr. 25)

La credenza

eroica ellenica, giova all'esplicazione della propria escatologia. Dopo la morte sopravive solo l'anima forte e

pura come individualit, sino alla conflagrazione del mondo (fr. 63). Ma chi, con malvagit corporale o spimuore nella morte abbia spento il fuoco rituale
, ,

(cfr. fr.

136).

50 p. 586. 146 p. 630. sorge una nuova luce poich


26.

25.

il

Nella notte della morte


si

fuoco singolo
di

transfonde
di parole,
Il

nel fuoco universale.


fi-m-exai

Per mezzo
ad
altro

un gioco

transportato

significato.

sonno,

come spegnimento parziale del fuoco, per met morte e per met vita. Nella morte l'uomo riaccende la luce,
quando
1

il

corpo torna nel fuoco

totale.

II

ci di questo

frammento
:

supplito dal

Soulier

Mullach con supplicia, dal Tannery con Gb' es jenes [das Ungeperversit. Il Diels traduce rechte?} nicht, so kennten sie der Dike Namen nic/it. Un luogo delle epistole fa pensare che la congettura del

con

le

leggi, dal

Soulier

sia preferibile
il

(ep.

VII

s.

f.

e v. nota a q.

1.).

Anche
2

Diels,
si

nella prima edizione dei frammenti, suptrattasse delle leggi.


uoipcti;.
Il

poneva che

Morti-sor/i gioco di parole del testo npoi,


|aoipa<;

Diels per queste

intende la ricom pensa (*7o//;w;;g).

//.

Frammenti

di E. intorno alla natura

121

lume nella notte [avendo spento (il lume de)i suoi occhi] l vivendo se dorme rassomiglia a chi morto, avendo spento (la luce de)i suoi occhi, se
;

sveglio rassomiglia
1

chi

dorme 2

1l

passo

[ ]

evidentemente ripetuto dalla linea

successiva.

Varie sono le traduzioni di questo passo assai arduo L'uomo ad intendersi e certo assai guasto. Soulier accende per s una face nella notte; egli stesso, se
:

morto,

come una face spenta;


col morto, spento

in

vita poi,

se dor-

miente, confina

ch'egli alla vita;

vegliante egli confina col dormiente. Diels:


ziindet sich in der
ist;

Der Mense
er gestorben

Nacht ehi Licht an, wann


er

im Leben
sein

berhrt

den

Toten

wann

Augenlicht erloschen;

im Schlummer, im Wachen beriihrt er

den schlummer nden. Tannery:

allume une lumire pour lui

L'homme dans la nuit mme; mori il est teint.

dans son sommeil et les yeux teints, il bride plus que le mori; veill plus que s'il dort. Mullach Homo noctu sibi ipsi lumen accendit : at mortuus extinctus est. Vivus autem dormiens mortuum necessi-

Mais

vivant,

tudine ita attingit, ut caecus vigilans

ad dormientis
Tutto
il

si-

militudinem accedit. Ci atteniamo


di

al Diels.

passo

"Quante cose "poi si dicono circa il sonno, conviene am" metterle anche per la morte: ognun dei "due, in fatti, presenta l'abbandono del" l'anima, quale in maggiore quale in minor "grado. Questo pu apprendersi anche da "Eraclito: etc. . Il By water suppone che questo
Clemente Alessandrino, suona
cos:
ci

passo avesse dinanzi Plutarco, che


fr.

ha conservato

il

88

(cfr.

e nota del B.

al fr.

LXXVII)

e cita a questo

proposito Seneca, ep. 54: rogo, non stultissimum dicas, si quis existimet lucernae peius esse cum extincta est
quatti
et

antequam accenditur? uos quoque et extinguimur


(130).

accendimur. Cfr. Test. 16

122

Quanto rimane su Eraclito


gli

27
tesi

uomini dopo morte sono


si

at-

da cose tali quali essi n tano n s'imaginano.

aspet-

28 l'uomo di maggior credito conosce ci che crede, (e lo) mantiene ed in vero anche la Giustizia coglier testi delle menzogne. gli artefici ed
1
:

migliori preferiscono una cosa su tutte, la gloria imperitura fra morpi si saziano come gli anitali, ma mali 2

29

30 questo universo, lo stesso per tutti, non fu creato da alcuno n degli


27.
28.

682 [dopo il fr. 104]. Per solito questo frammento congiunto direttamente con il fr. 104. Ma Clemente pone tra l'uno e l'altro il pensiero " ma gli ottimi per seguir la gloria e questo
29.

146 p. 630. V 9 p. 649.


60
p.

pu derivare da
30.

tutt'altro luogo.

105 p. 711 [Plut. de anim. 5 p. 1014 A].

Di queste parole incerta la lezione ed il senso tenendo con i codd. okvtwv potrebbe voler dire che delle cose che si credono l'uomo di maggior credito (il saggio) custodisce quelle che conosce. * Cfr. Sallustio Catilinaria I 1: Omnes homnes qui
1
:

sese student praestare

cetcris

anima/ibus, sumtna ope

mti decct ne vitam silentio transeant veluti pecora quae natura prona atque ventri oboedientia finxit.

//.

Frammenti

d E. intorno alla natura

123

dei n degli uomini,


e

ma

fu

sempre ed

sar fuoco eternamente vivo che a. misura s'accende e a misura si spegne.

31
tibile,

e poich sentenzia che creato e corrut-

cambiamenti del fuoco sono prima mare, e del mare una met terra, e una met prestr.
indica
le

conseguenze

Vuol dire adunque che il fuoco per effetto della ragione governatrice e del nume si transforma per mezzo dell'aria in acqua che come seme dell'ordine cosmico, egli chiama mare, e che da questo poi di nuovo si generano la terra e
il

cielo e

quanto

vi

si

contiene.

In

che

modo

mare si liquefa e si commisura secondo la stessa ragione di prima che di ventasse


(parole):
il

nuovo tutto si rinnovi ramente manifesta con queste


poi di

e s'incendi, chia-

terra.

32 l'uno, ci che solo


31.
p.

saggio, non

= turbine

712 [dopo
elettrica.

il

fr.

30].

irpriOTtp

==

con scarica

Appare quale

tipo

plessivo del

cambiamento

di

tempo,

cielo e terra,

comacqua

e fuoco. L'epoca della conflagrazione universale percorre invertiti i tre stadi della cosmogonia. La terra

scompare prima nel diluvio universale, l'acqua occupa di nuovo il medesimo spazio come alla prima inondazione
32.
(Xyo<;

= legge,

proporzione, conservazione della


si

misura). Di poi evapora e tutto

risolve in

un fuoco.

l'unit della
gli

116 p. 718. quale danno ammaestramento Senofane e Orfici. Questi avevano scelto il nome Zeus per la

la divinit in torno al-

124

Quanto rimane su Eraclito


e

vuole

vuole esser chiamato con

il

nome

di

Zeus

1
.

33 ed legge che volont di un solo.

si

obedisca

alla

34 coloro che ascoltano senza comsordi: ad essi prendere son come s'applica il detto (che) essendo presenti non ci sono 2
i
.

divinit universale panteistica. Eraclito polemizza con concetto popolare per mezzo dell'uK eXei, contro il il
filosofico,

ma

nel senso suo egli

non ha nulla da

obiet-

tare. Znv<;, ieraticamente in pari

come

lo Zd<; di Ferecide,

ed

tempo etimologicamente, con


b\'
.

significato di

bw

t Zfjv mavTcc 33.

axv.

Anche

la tirannide,

come

la consti-

tuzione fondata su la legge, pu essere favore di Dio. L' antico proverbio diceva bene 34, gli stolti presenti man(jiupol Ttapevre; ireiffiv

cano.

Cfr.

Eschilo Agamennone 160-163


Zeus, 6anq noj axv,
tuji qpiXov KKXn.|uvun
e

rb' a-

tout

viv irpoaevvinju

'

Zeus, chiunque mai

sia,

se

t'

pur caro,

con

tal

nome

chiamarti,
:

t'invocher con questo


cfr.
2

anche Test. 16 a
Cfr.
il

(128).

fr.

91

Senofonte Hipparchicos

2: xpf\

urixavTyriKv elvm xal toO... okcv irapvra uv ireWai,

TTvxa b irapelvou.

77.

Frammenti

di E. intorno alla tintura

125

35 secondo
i

Eraclito

filosofi

siano

certo conviene che indagatori di molte

cose.

36 per le anime acqua, per l'acqua


terra,
e

morte il divenir morte il divenir ma dalla terra si produce l'acqua

1
.

dall'acqua l'anima
37
se pur
i

dice che

crediamo ad Eraclito Efesio che porci si lavano nel fango e

Colomella

uccelli di cortile nella polvere o nella cenere.


gli

38
35.

pare secondo alcuni

che (Talete)

per

Laerzio

Diogene

141 p. 733.

cita

Il

Wilamowitz considera
letto

come

autentico solamente

eu -iaxopa<; {Phil. Unters.l 215).

Ma

Porfirio che certo

non

Clemente, ha anche

qpiXaoqpo^ YoTtup yP ttoXXjv vtux; qpiXaoqsoq (de abst.

Poich t ooqpv ha un significato tecnico, cos (= qpiXOv tv Xtov) sarebbe una evidente novit parola certamente gi ionica, forse creazione
II 49).

(piXaotpoq
:

di Eraclito.

36.
37.

VI 16 p. 746. Columella Vili 4 [cfr.


I

fr.

13].

Relativit

del

concetto (Gomperz).

38. Diog.

23

[1

Talete].

l'affermazione che l'anima


di
di

problema dell'immortalit dell'anima parafrasa non sia che transformazione materia, nessuno ha mai espresso pi crudamente cos una concezione materialistica dello spirito e delil

Se

l'universo. Ci

del resto consentaneo alla dottrina eraclitea che l'anima sia evaporazione di umidit. Cfr.
fr.

12.

Bodrero, Eraclito.

I2

Quanto rimane su Eraclito


si

primo
mocrito.

sia

dedicato all'astronomia...

e di ci gli fanno testimonianza anche E. e De-

39 nacque
tanie di cui
altri
i.

in

Priene Biante di Te lipi gran fama che degli

40 l'erudizione non insegna ad avere


intelligenza: l'avrebbe in fatti insegnato ad Esiodo e a Pitagora ed in oltre anche a Senofane e ad Ecateo.

una cosa sola il sapere, (ci ) conoscere la ragione 2 che governa il tutto (penetrando) nel
41
essere in
fatti
,

tutto.

39.
40.
41.

88
1

[cfr. fr.

104].
1
(1), cfr.

IX

[V. Test.
il

Athen. XIII 610

B].

[come
il

fr.

40].
fr.

Egli scherza qui con le

omonimie, come confrontato con


nel

tnTTai al
fr.

26. v t aoqpv

dev'esser

De

diaeta.

50 ma non con il fr. 32. Parafrasi 'Oxn arcaismo erudito (come presso
i

Schopenhauer

suoi seguaci

il

kantiano als welcher)

che qui dilucida qua e

l la differenza tra 8<m<;

ed

&;.

Nel testo di Diogene detto: Anche Eraclito, di difficile contenta tur a (buadpecTToc;) lo ( Biante) loda, cos scrivendo etc.
1

II testo qui non ha Xyov ma Yvil>Mn v che pi tosto una ragione conoscitiva il Mullach traduce mentem ea
:

potentia praeditam.

//.

Frammenti

di E. in tur no alla natura

127

stato meritevole d'esser cacciato dalle gare e

42

disse che

Omero sarebbe

bastonato

parimente Archi loco.

43 pi che l'incendio conviene spegnere l'ingiuria.

44
le

popolo deve combattere per leggi come per le mura.


il
i

confini dell'a45 non rinverresti nima, per qualunque strada procedessi: tanto profonda n' la ragione.

46
che
la

disse

la
-

presunzione
)

un'epilessia

vista (e

inganna.

42.

La

polemica contro

Omero

e Archiloco

imitazione di Senofane. 43. 2.

44.

Cfr.

fr.

113.
Pyt/i.

45.
utZ;
v.


iibv

7.

Cfr.

Pindaro
q

Kv

epoi;

TtTfppopujv

X29VCIUO b' oOxe ywva 6au|aaTv


irci-

Secondo
para

la

traduzione di Tertulliano (de an. 2)


II

= tcrminos

Diels ha corretto Iwv,

"Va dunque,

via, cerca, tu non la troverai! Il pleonastico ujv ha qui senso sarcastico. L'anima simile in essenza al fuoco, come principio universale. Di qui per ci il
passaggio nella vita come nella morte. 46. otn.oiv non sembra appartenere

alla

ci-

oin n,.v

che

il

zione

Max

presunEigendnkel Mailer interpreta opinione, senso che parDiels

traduce

128

Quanto rimane su Eraclito


si

47 su le cose grandi non getturare a casaccio.


Etimologico

vuol con-

48 l'arco ha per nome vita opera la morte l


.

per

Galeno

49 uno per me vale


virtuoso
2.

le

migliaia se

tazione. Cfr.

Sternbach
;

IV. Stud.

242,
(fr.

Wilamowitz

40, 134 vien presa in

Herm.

l'autorit di

Epicuro

224 Usen.) non

considerazione

per l'incertezza della

fonte.

47.

73Pioq.

48. Etym. Gen.

Invece

di tuji

tSwi

si

sceglie

per
Il

solito la lezione

toO P10O (Eusth.) che non pu amall'antica tradizione

mettersi, di fronte

grammaticale.
la

doppio senso
49. Galen. de

di Pic,

pregiudicherebbe anche con


il

prolessi dell'omonimo. Finalmente


diff.

dativo eracliteo.

puls. Vili 773 K

115,

Theod. Prodr.

ep. p. 20.

[Symmach. ep. IX B Cfr. 55 24 (Democrito)].

rebbe pi appropriato, se si consideri il rimanente del frammento, ma che rimane oscuro se accostato all'idenmorbo sacro, epilepv vaov tit che v' posta lessia. Per ouiaic. in senso di presunzione. Cfr. fr. 131. 1 Qui vi sarebbe un gioco di parole tra fioc. (vita) e Pick; (arco). Il significato va probabilmente congiunto a quello la del fr. 51, onde questo frammento vorrebbe dire tensione in che viviamo e conserviamo la vita, tende alla morte; in altre parole, la vita il tempo che si

mette a morire. Su questa specie d'identit tra la vita e la morte cfr. 21 e nota, 26, 36, 62 e nota, 76, 77, 88, etc. 2 L'aggiunta se virtuoso accettata solamente dal
Diels, poich
si

ritrova in

Simmaco,

in

dromo

(epist.

ma non

nel Tetrastich.)

Teodoro Proe non si ritrova

//.

Frammenti

di E. intorno alla natura

129
Eraclito
ALLEGORISTA

49 negli stessi fiumi scendiamo e J-_' ^ non scendiamo, siamo ed insieme non
,
. .

.,

siamo.

50

E. dice

adunque che

il

tutto

(uno) di-

Ippolito

visibile indivisibile,

generato ingenerato, mortale


eternit,

immortale,
giusto
:

ragione

padre

figlio,

dio

non me ascoltando ma la ragione saggia cosa riconoscere che

tutto

uno.

51 non

comprendono come

diverso conspira con cordia d'azioni contrarie come


della lira
e

ci che se stesso: con(quelle)

dell'arco.

52il tempo un fanciullo che gioca alle pietruzze: la (sua) sovranit ( quella) di un fanciullo.
49
a.

Heraclit.

alleg. 24

[dopo

il

fr.

62:

cfr. fr. 12].

50. Hippoi.. refut.

IX

9.

il

Non

si

tratta

dell'onni-

scienza della divinit,

ma

della sua unit, ci

che

allora,

fuor del circolo orfico-eleatico, era un paradosso.


61. [cfr. 56]
.

[segue

fr.

1].

del mondo deve apparire 52. Il governo come un gioco fanciullesco per colui che non possiede la teoria del Xyoc.. In atudv il Diels non vede nulla di
Orfico.

nell'epigramma riportato da Diogene (cfr. Test. 1 (16)) n in Cicerone {ad Att. XVI, n). Cfr. Seneca, ep. 7 Democritus ait : Umts milii pr populo est, et populus pr uno. A me sembra che l'aggiunta se virtuoso, sia quanto si pu pensare di anti-eracliteo.
:

130

Quanto rimane su Eraclito


la

53
e

Guerra
le

madre

di

tutte

le

cose,

cose regina, ed essa gli uni destin ad esser Dei gli altri uodi tutte

mini, gli uni fece liberi

gli al tri

schiavi.

54 l'armonia recondita
all'evidente.

superiore

55 ci che (si pu) vedere udire imparare io preferisco (alle altre cose).
1
,

inganno, dice, gli uomini quanto alla conoscenza delle cose viin

56 sono

sibili quasi
il

come Omero, che

(pur) fu

pi savio di tutti gli Elleni. Poich certi ragazzi che s'andavano spidoc-

53.
54.
il

Ci Dio, l'unit trascendentale dietro


Covotti
interpreta
qiiq koi't

mutamento
55. 56.
.

sensibile.
Il

come
tra

soggetto, nd9noi<;

come

predicato.
all'antico
Ios.

Allusione

epigramma,

Omero ed

giovani pescatori di
giovani:
"

Omero:

"

Caccia-

tori di caccia acquatica, dite,

avete voi preso qualche


Ci che noi prendemmo, non prendemmo lo por-

cosa di giusto?

noi lo lasciammo, e ci che

tammo

via.

La traduzione
:

sere
vista

questo frammento pu anche esdi quante cose l'insegnamento {ha luogo per) la
di

e l'udito,

ci ,

quanto

si

apprende per mezzo


li".

della

vista e dell'udito etc. Cfr. Test. 23 e

101

a e 107.

//.

Frammenti

di E. inforno alla natura

131

chiando lo imbrogliarono con dirgli: Quanti ( n ) abbiam veduti e presi, tanti (ne) lasciamo, quanti (non) abbiamo n veduti n presi, tanti (ne)
'

rti

am

via.

57 maestro dei pi Esiodo: di costui son convinti che sapesse moltissimo, l dove non distingueva il giorno dalla notte; poich una cosa sola.

58

il

bene

uno con]

in fatti, dice E.,

medici tagliano, bruciano da


il

male.

per tutto, tormentano malamente gli ammalati e dai pazienti per giunta pretendono ricevere un compenso di cui non son meritevoli, poich fanno le stesse cose, rimedi e le malattie 1
i
.

57.

di

io.

Con disprezzo

il

filosofo

considera

pregiudizi dei giorni buoni e cattivi nel

Le opere

giorni
58.

Esiodo.
.

II

testo molto incerto

e specie le

ultime

parole

debbono essere corrotte. Il Diels fa di questo frammento una lunga critica e dice che mal parafrasato. I meloro

sollevano solamente le malattie per mezzo delle buone opere: Eraclito crede che essi vi aggiungano anche il male, facciano dunque lo stesso, come la malattia e non abbisognino per ci di nessuna speciale ricompensa. Cfr. Aristofane, Plato vv. 434-435 (trad Rodici

magnoli)

E che medico
La paga
e-

trovi oggi in

Atene?
l'arte-!

a nulla, a nulla pure

132

Quanto rimane su Eraclito

59 nella vite della gualchiera la direzione retta e (la) curva (il rivolgersi dell'ordegno detto passo della vite nella gualchiera retto e curvo: poich gira del
pari in

su ed

in

cerchio)

una sola

la

stessa.

60 la via per l'alto una sola e la stessa


59.

e
.

per

il

basso

()

Il

contenuto dello scolio d'Ippolito

indecifrabile.

Il

Diels

crede

si

tratti

di

macchine da
per
gli

cardare usate anche come strumenti


schiavi, e
si

di tortura

riserba di

discorrerne

tecnologicamente

altrove.

60.

Il

processo della creazione del

mondo

fuoco, acqua, terra, e viceversa.

Cfr.

Platone Timeo 66 C
si

sgg.:

"

Il

pesante poi e

potrebbero spiegare chiarissimamente rapporto a ci che si chiama alto e basso. Che, per vero, che vi siano in natura quasi due luoghi opposti, i quali si dividano tra di loro in due parti l'universo, l'uno in basso a cui tendano tutte le
il

leggero

esaminandoli

in

cose che abbiano qualche volume di corpo, e


in alto, a cui tutto ci

l'altro

che va, vada suo malgrado,

questo non pu essere in alcun

modo

giusto di ritenere.

Perocch, essendo
le

il

mondo

intero di

forma
di

sferica,

cose

che

distando

egualmente dal mezzo sono


natura

poste all'estremit, bisogna per necessit

che siano all'estremit tutte allo stesso modo; ed il mezzo, distando dagli estremi, della stessa misura, si ha da considerarlo come in opposizione a tutte le cose. Or questa essendo la natura del mondo, quale mai sar delle cose dette, quella che uno potrebbe pensare come alta o come bassa, senza parere di

//.

Frammenti

d E. intorno alla natura

133

61 l'acqua del mare la pi pura ed (insieme) la pi infetta, per pesci bevibile e salutare, per gli uomini non bevibile e perniciosa.
i

62 immortali mortali, mortali immortali, vivendo di quelli la morte, di


quelli
la

vita

morendo

1
.

61.

62.

Questo non detto solo degli uomiui.

"

" " "

nome che in verit non le conviene menomamente? Infatti il luogo che di esso mondo
appiopparle
nel centro,
il

non giusto

si

dica

abbia natura n di

basso n

di alto,

ma

questa precisamente, che in

" " "


"

mezzo; e quello che alla periferia evidentemente non in mezzo, n ha alcuna parte di se stesso che
sia in

rapporto differente
di

di un'altra col

checchessia che

"
"
"

una cosa

come
dere

si

stia ad essa in sua natura per ogni dove uniforme, potrebbero imporle dei nomi contrari e cre-

mezzo o con opposizione. E quando

"

"
" " " "

bene? Perocch se vi fosse nel centro dell'universo un corpo solido equilibrato, esso non potrebbe portarsi mai verso alcuna delle estremit per ci che esse sono da tutte le parti uniformi. Ma se uno anche camminasse intorno ad esso in cerchio, fermandosi spesse volte antipodicamente, dovrebbe
di parlar

chiamare basso e alto di volta in volta lo stesso luogo: che essendo il tutto, come gi ora si detto, di forma " sferica, dire che un luogo di esso sta in basso e uno " in alto, non da uomo sensato. (trad. Fraccaroli). Cfr. anche il fr. 103, Test. 1 (7) e nota a q. 1. II senso di questo passo assai oscuro. Il Bywater
"
1

riporta
ai

(fr.

LXVII

nota)

tutti

testi dai quali

esso deriva,
(Cfr. Imita-

quali

pu aggiungersi quello

di

Luciano

134

Quanto rimane su Eraclito


parla

63

anche

di

una
di

resurrezione

della
vi-

carne, di questa (carne) visibile nella quale

viamo, conosce

il

dio che

tale

resurrezione

63, 64, 65, 66.

-.

Traviaxaoeai cfr.

Hom. B

85 [Eustath.j Conviene qui rammentare, che ad Eraclito piace avviluppare la sua metafisica nella lingua dei
misteri, ci che

fece dire a

Clemente che

derubato Orfeo (Strom. VI 27 p. 752). Gl'iniziati ai misteri, fin che erano in istato d'impurit, dovevano giacer per terra, al buio, tutti sporchi di fango, fin che il sacerdote incaricato dell'iniziazione e che rappresentava la divinit, non li sollevava da terra,
li

avesse Cosi anche qui.


egli

detergeva dal fango, accendeva la loro fiaccola sua e li conduceva al radioso conspetto degli Dei, or mai divenuti Dei anch'essi. Cos il morto, secondo Eraclito, or mai divenuto vivo, accende la sua
alla

fiaccola nella notte, sollevato per

opera del

Nume

dal

basso

mondo

e rinascendo diviene,
(cfr.
fr.

come eroe o demone,

98 e 24, 25). Questo axp -rreibi'i toOto y^voc; secondo Esiodo, 'E. 107: (l'aureo) kot Y^ a xXuijjev, o' uv bouuovec, ayvol m26,
k.

guardiano dell'umanit

'H.

XSvioi KOtXovTai oGXo Xeri'xaKoi


BpiLirujv

cpXaKeq

9vr|T)v v-

irXouTOxai

ko

toOto y^paq

PaaiXv)iov

axov.

Questo privilegio regale da Eraclito attribuito solo ai puri ed a gli eletti, a coloro che non lasciarono contaminare l'anima loro: solo l'anima ha valore dopo la morte e ci che resta senza valore, come il fango (fr. 107, 96). Da E. fermamente stabilita la conflagrazione universale come fine di questo periodo del mondo, che comprende un grande anno mondiale di 10.800 anni. Essa appare qui come un giudizio universale

zioni 5).
di cui

ma

Sembra un accenno ad una specie di panteismo, qualche traccia incerta pu trovarsi anche altrove; potrebbe dedursenc forse una differenza che E.
gli

abbia posto fra Dio e

dei.

//.

Frammenti

di E. in/orno alla natura

135

causa, cosi dicendo:

sorgono innanzi

colui che
gili

l e
e

custodi divengono
dei morti. Parla anche
e di

vidi

dei vivi

un giudizio dell'universo
in

quante cose sono

esso,

per opera

del

fuoco
il

dicendo

cos

64 ogni cosa governa

fulmine,
il

ci

a dire dirige, poich chiama fulmine

fuoco

eterno. Dice pure che esso fuoco dotato d'intelletto e

che causa dell'ordine dell'universo

65
la
il

ed eccesso: mancanza l'ordinarsi del mondo secondo fuoco, l'eccesso la combustione generale.
e lo

chiama

mancanza

66 Poich, dice, sopravenendo il fuoco giudicher e condanner ogni cosa


1
.

(cfr. fr.

28).

KaTaXanf5vav un antica espressione crimidqpivai, -rroXeiv).

nale (opposta ad

Come

la

morte del

fuoco finisce

la vita del

singolo e la morte del singolo,


il

per la separazione dall'infinito, cos il fuoco di Eraclito vendica quel delitto con la distruzione del mondo che si forma,
secondo Anassimandro
castigo del
delitto,

con

la

distruzione di quella speciale esistenza. In questo

momento
solo un

(poich questo giudizio universale pu durare


la differenza

momento)

tra

Dio e Mondo, tra

fuoco e non fuoco, ridotta a zero.

A me

sembra che
le

il

Diels esageri un poco in questo


dei

suo raffronto fra


Misteri.

dottrine di Eraclito e quelle


egli

Troppo spesso
il

sembra dimenticare che

nelle teorie dell'Efesio oltre al contenuto metafisico, che


gli

appare come
fisico, la

pi importante, v' anche un conte-

nuto

considerazione del quale pu singolarmente modificare certi presupposti. Conviene anche tener conto del genere delle fonti, e far luogo anche all'interpreta-

136

Quanto rimane su Eraclito


il

67
le

nume

()

giorno notte, inverno


(tutte

estate,
cose

guerra pace, saziet fame


contrarie
:

questo

l'intelletto)

si

muta come
volte
si

(fa) (il fuoco), (che)


i

quante

mescoli con

nomina
scuno
Isdoso
1
.

secondo

il

profumi, si depiacere di cia-

67 a
Con
la

cos

il

calore vitale procedendo dal sole,


vita a tutte le cose

somministra

la

che vivono.

qual sentenza Eraclito accostandosi, for-

nisce un'ottima similitudine del ragno con l'anima,


della tela del ragno

con

il

corpo.

Dice:

Cos

ragno standosi nel centro della tela avverte non a pena una mosca s'abbatta su qualche suo filo, e l
il

come

corre di fretta come sollecito per


67.
si
.

il

Il

prospetto pi compiuto delle Antitesi,


47 sgg. ueYvuo9cu -nupi presso
/ter.

trova presso Philo quis rer. div.

207

(III

Wendl.). L'espressione sacrale (?) Pindar. Thren 129, 130 atei Glia uerfvvTtwv
irav-roa Beuv
erri

irup "rnXeqpavt
cfr.

{5uuuo!<;.

Pi tardi

tt\r\aiZeiv Ttupi

Sext. VII 130.

Hisdosus Scholasticus ad Chalcid. Plat. Tini. 1. 8624 s. XII f. 2]. Scoperto dal Pohlenz Beri. Phl. Woch. 1903, 972. Cfr. Crisipp. 879 Arnim. Non si pu distinguere se si tratti di Eraclito stesso o di una parafrasi stoica.
a.

67

[cod. Paris.

zione

cristiana,

la

quale fondendo

il

Cristianesimo,

il

Misticismo e

la filosofia naturale, ci

ha conservato framdella

menti
1

di

sua scelta, intercalati

in passi

propria

apologetica.

La

lezione del testo qui assai incerta.

//.

Frammenti

di

..

intorno alla natura

137

restauro del filo, cos l'anima dell'uomo, essendo lesa qualche parte del corpo, s'affretta a penetrare in quel punto, come (fosse) insofferente della lesione del corpo al quale congiunta in modo saldo ed equilibrato.

68
i

per

ci

naturalmente
in
le

E,

li

chiama

Giambuco

medicamenti,
mali e rendon
si

quanto servono a risanare

anime immuni dai guai che

produssero nella generazione.

69
quelli

io

pongo adunque due specie di sacrifici offerti da uomini al tutto purificati, quali
:

potrebbero aversi di rado e da qualche singolo,

come

dice E., o da pochi ben

facili

a contarsi;

e sacrifici materiali ecc.

70 oh quanto
degli

meglio E. stim

le

opinioni

uomini giochi di fanciulli!


e

71

ricordarsi
.

anche

di

colui che

di-

Marco
Aurelio

mentica dove

la

strada conduce.
I

Antonino

n. 69. L'uomo perfetto viene nel mondo 15. solo ogni anno giubilare, come il savio degli stoici ed il moderno superuomo. Forse la citazione si riferisce
68. Jambl. de myst.

V
ir.

solo al

49 di cui sarebbe una parafrasi. Cfr. Sext.


16].
fr.

VII 329. 70. 71.

de anima [Stob. ecl. II 1, Marc. Anton. IV 46 (dopo il


si

76).

Qui

discorre dei sacrifici.


12

Bodrero, Eraclito.

138

Quanto rimane su Eraclito


la

72 con quella ragione con


pi constantemente hanno
con quella
(ci

quale

che fare,

che

amministra l'universo,

non vanno d'accordo, e le cose in cui ogni giorno s'abbattono sembran loro
straniere.

73 non

come

in

deve operare e parlare sogno; poich in fatti anche allora


si

crediamo operare e

parlare.

74 non
di

bisogna (restar sempre)


e

come

figli
dire

babbo
che
:

mamma
ci

ci

non saper

altro

Cos

hanno insegnato.

75

dormienti credo E. dice che sono ope-

ratori e cooperatori di nel mondo.


Massimo

quanto accade

76
l'aria

vive

il

fuoco

la

morte della terra


l'acqua
vive

e
la

vive la morte del


dell'aria,
la terra

fuoco,

morte
72. 73.
74. 75.

quella dell'acqua.

VI

42.

Lo

scambio della materia avviene

anche senza la nostra volont, di notte. Cos noi rimaniamo in unione con il cosmo. fr. 60. 62] 76. r Maxim. Tyr. XII 4 p. 489 [dopo 2 Plut. de E. 18. 392 C. 3 Marc IV 46 (prima del fr. 71). Non si pu riconstruire la concezione di Eraclito. Il Tocco {Studi It. IV 5) ha cos riconstruito il brano di
i

//.

Frammenti
la

di E. intorno alla natura

139

2"
la

morte del fuoco

nascita dell'aria, e

morte

dell'aria nascita dell'acqua.

3 [che] la

morte

della terra

produce l'acqua
l'aria,

Marco
Aurelio

e la

morte
il

dell'acqua produce

quella

dell'aria

fuoco e viceversa
Eraclito

]
.

77 donde anche

dice

che

anime
o

per
il

le

Nomenio

si

produce dal diventar liquide


gioia per esse
altrove
e
(loro)
vita,

gioia o morte, ed
e

entrar nella

dice

che

noi

vi-

viamo

morte di quelle vivono la morte nostra 2


la
.

che quelle

Massimo:

Zfjl

TrOp

tv poc, Gvarov xa dnp

Zfji

T v

p<; evarov

Ma

uwp Zf)i tv vk edvaxov, yf) tv ucitoc;. probabilmente dnp un'aggiunta stoica ed Eraclito
lf\\

disse:

TrOp

tv

yh<;

edverrov, iibwp Zf i tv
t

nupq edva-

tov, YH tv

iiaTO<;.

77. Numen. fr. 35 Thedinga presso Porphyr. Antr. nymph. io [cfr. fr. 62]. - L'acqua il punto di passaggio
dal fuoco alla vita, dalla terra alla morte. Cfr.
fr.

36.

L'introduzione dell'elemento acqua, in questa sentenza, forse derivata da confusioni con Empedocle e da desiderio di simmetria. Probabilmente le fonti
tate dal Diels

non

si

riporriferiscono tutte e tre ad Eraclito,

altri frammenti, fra cui il seg. fr. 77, si scorga come l'acqua, per l'Efesio, possa esser considerata se non come un elemento, al meno come uno stato.
2

se bene da vari

L'interpretazione
i

fisica,

materialistica che

d Eraclito

tutti

fenomeni della vita dello

spirito, esplicata

in questo frammento nella pi strana unit. Il Diels sembra sovraporre ad un concetto assai semplice, una precisione schematica tutta moderna che non appare

fosse caratteristica dei presocratici in genere e di Eraclito


in

ispecie.

140
Origene

Quanto rimane su Eraclito


d'in-

78 poich l'indole umana manca tendimento ma ne ha la divina.


79 l'uomo ha
della parte

nome divinit come di un uomo


1
.

di
il

bimbo da

parte

fanciullo

da

80 convien

si

sappia che

comune,
duce
Filodemo

giustizia () ogni cosa per mezzo della lotta


e la
e

guerra lotta, e che


la
si

pro-

viene

mancare.

81
ogni

a questo mira la disciplina dei retori con

sua

speculazione

e a

secondo

Eraclito
2
.

principio delle lotte


Platone

coltello

82

la

pi bella delle scimmie


al

orribile pa-

ragonata

genere umano.

78. Orio.
i

c.

Cels.

VI 12

p. 82,

23 Koetschau [come

ir.

79.

79. 80.

80 su Celso]. [dopo il fr.

78].
11.

42 p. 81. Philodem. Rhet.

ni,
I

e.

57.

[da Diogene lo Stoico]. Koniec; = coltelli da sacrificio.

62 Pag. 351. 354 Sudh.

Sembra che

qui

si

alluda ad una determinata persona:

pi tardi s'intese fosse Pitagora che

Timeo difende da
d. Piilos. Ili 454).

questo rimprovero (V. Arch.f. Gesch. 82. Plato Hipp. maior 289 A.

Ci l'uomo un semplice per

la divinit,

come

per l'uomo. Forse si tratta solo di un modo rendersi esattamente in italiano.


il

fanciullo tale

di dire,

che pu

II.

Frammenti

di E. intorno alla natura


al

141

83

il

pi saggio degli uomini vicino

nume

pare una scimmia e per sapienza e per bellezza


e per ogni altro rispetto.

84 mutandosi si riposa ed penoso affaticarsi (sempre) per gli stessi (padroni) ed esserne dominati.
85 difficil COSa lottare COn il (prprio) impulso; poich quando ha voglia di una cosa, (la) compera con
l'anima
1
.

Plotino

Plutarco

86 ma

la

maggior parte

delle

cose divine,

83.

B.
8,
1.

84. Plotin. Ennead. IV

Plotino parla dell'a-

nima che entra


terra) sono

nei corpi:

cos gli elementi

(acqua e
tributo.

padroni a

cui l'anima

deve render

Di questa servit degli elementi discorre anche Nicandro,


cfr.

Test. 14 a. 85. Plut. Coriol. 22.

Non

la vita

ma

l'anima; cos

il

fuoco divino viene di tanto diminuito, di quanto vien


al

concesso
86.
pi

corpo.
38.
di

Il

Diels, dal confronto

con

il

passo

Clemente Strom. VI 89, 699, induce che questo frammento dovesse suonare presso a poco mcos toO Xyou T iroXX xpiiirreiv Kpmjn; faG 0T(n.i T^p ktX. bene avviluppare quanto pi possibile il logos, poich se esso non trova fede, si sottrae alla conoscenza della plebe.
compiuto
'

Ci vende parte della sua

r.nima

per acquistar

la

cosa che vuole.

142

Quanto rimane su Eraclito

secondo Eraclito, per l'incredulit alla conoscenza 1


.

sfugge

87 un uomo melenso suole sbigottirsi ad ogni discorso.

88 la stessa cosa c' dentro (di noi), il vivente ed il morto e lo sveglio e il dormiente e il giovane e il vecchio: poich questi mutandosi sono quelli e quelli viceversa mutandosi, questi 2
.

89

E.
il

dice

che

per coloro che sono

svegli

mondo

uno

comune,
si

che

ciascuno di coloro che dormono

rivolge

ad

un suo mondo

particolare.

90 scambio cose e fuoco


87.

di
(

fuoco (sono) tutte scambio) di tutte

le
le

de aud. 7 p. 41 A. 88. cons. ad Apoll. io p. 106 E. 89. de superst. 3 p. 166 e. 90. de E. 8 p. 388 E. Circa il confronto, vedi Plato Legg. Vili 849 E XXdTT6a6ai vjuia,ud t XPH'

luTUJv nal

xpnucTa vouioMaToq.

Il

Co votti riferisce

il

fram-

mento
1

alla nascita delle singole cose.

Ci non

le si

conoscono perch non


si

si

crede ad

esse, e perci

non

cerca n pur di conoscerle. Forse


al
fr.

questo frammento da riconnettersi


antitesi
di

54,

ma

in

ad esso: l si parla di conoscenza reale e qui conoscenza formale. a Questo frammento notevole per il concetto era-

cliteo di unificazione fsio-psicologico a cui s' accennato.

//.

Franimeli/! di E. intorno allo naturo

143

cose come dell'oro


l'oro.

la

roba

della roba

91 non possibile discendere due volte nello stesso fiume secondo Eraclito,
n due volte toccare
sostanza mortale;
della

nello

(stesso)

stato
la

una

ma

per l'impeto e
e di

velocit

mutazione

disperde

nuovo compi tardi,


lascia

pone (o pi tosto n di nuovo n ma allo stesso tempo si raccoglie e


dare) e si

an-

accosta

e si

allontana.
se-

92
di
la

la

Sibilla dalla bocca furente

condo Eraclito

sonando cose prive di riso ornamento di profumi attraversa con


opera del nume

2
.

voce migliaia d'anni per

18 p. 392 B [cfr fr. 12]. mescolato con una parafrasi stoica. 91.

Il

frammento
la

92.

de Pyth.

or.

p.

397 A.

Naturalmente

Sibilla Eritrea.

II Diels afferma non esser chiaro qual sia il soggetto questa seconda parte. Veramente parrebbe dover essere ovaia avendo Plutarco, nell'epitomare, guastato

di

nessi originari. Forse nella seconda parte del frammento,


oSxry; xal l^vc, soggetto
fine ovaia soggetto.
2

ed ooiav oggetto, e nella

Dove
serio,

si

si

riferisce

sul

vede come Eraclito intendesse che quanto religione debba esser sempre preso anche troppo, d'onde la leggenda, pi che
alla

della sua tristezza, della sua austerit quasi eccessiva.

144

Quanto rimane su Eraclito


il

signore di cui si ha l'oracolo inDelfo, n svela n cela ma significa

93

94 il sole in fatti non varcher la misura; se no le Erinni ministre della Giustizia 2 sapranno trovarlo.

meglio nascondere (propria) ignoranza, ma ci


95

rilassatezza e nel vino.

in

fatti

la

difficile nella

96 poich cadaveri son da gettarsi via peggio del letame 3


i
.

93. 94.

18 p. 404 D.

de

exil.

11 p. 604

A.

Nel circolo pitagorico

tali catastrofi si

videro

simboleggiate nella caduta di

Fetonte. Conseguenza di ci fu la conflagrazione universale di cui la via lattea quanto rimane. Probabilmente

Eraclito suppone, che tale disordine sia accaduto


della KTrpiuoi<;.
la
Il

prima
allora

giudizio universale
il

(fr.

66)

pena, in quanto
95. 96.
1

fuoco del

sole

ritorna nel fuoco

generale del mondo.

Sympos. Ili pr. 1 p. 644 IV 4, 3 p. 669 A.

f.

[cfr.

fr.

109].

Forse da riconnettere con tutta la dottrina delle armonie recondite e per ci del logos. 2 AiKn qui come altrove, fa pensare ad una concezione strumentale del logos, ad un' espressione concreta che esso prende in ogni fenomeno: cfr. fr. 23, 28 ed anche 80. Parrebbe l'essenza dell' ordinamento visibile dell'universo, secondo il logos, in tutte le sue manifestazioni,
:|

come il uno dei

fuoco quella dell'ordinamento

fisico.

tanti luoghi in cui si riscontra l'influenza

che Eraclito ebbe su Epicarmo,

ed quello a

cui si

II.

Frammenti

di E. intonto alla natura

145

cani in fatti abbaiano contro 97 chi non conoscono l


i
.

98

le

anime fiutano nell'Ade.

97. 98.

An

seni resp. 7 p. 787 C. Ades fac. lun. 28 p. 943 E.

"

l'invisibile

puramente una

metafora per
(cfr.

la vita

oltremondana

Y armonia recondita) che mostra le anime come fuoco puro, riceventi dall'etere in vicinanza della luna la loro luminosa natura ignea come gli Dei

secondo Eraclito

omerici

si

ristorano nella Kviaa cosi

nasi delle
Il

anime
il fr.

degli eroi

godono

delle esalazioni terrene.


fr.

fr.si

connette
7.

con l'escatologia del

26 e non ha relazione con

riconnette, per

mezzo

di

Ermodoro

(cfr.

Test. 3 a, a, b)

l'origine del jus sepulcrorum del diritto romano. Un epigramma di Epicarmo, in fatti, che il Diels ritiene per falso, ma che ha notevoli riscontri nei frammenti
autentici del poeta, dice (cfr. Diels 13

64

p.

100):

dui vKp<;
e

vKpq b

Kirpoc;,
veicp<;,

-ff\

b'

f\

Kirpoq ctiv

*
l'i

YH

9f<;

Iot\ 06
^

\\ Geq.

sono morto; ed

un) morto letame, e letame la terra:

e se la terra dio,
Il

non

(son) morto,

ma

dio.

rimanda, per questo fr., al fr. 63, ma non mi sembra che il riscontro sia molto esatto, poich l
Diels

pare

si

tratti di un' antitesi tra lo spirito e la

materia,

qui pi tosto, di una


del sistema.
1

considerazione relativa alla fisica

Probabilmente allude a coloro che disprezzano la ragione universale, fondandosi su di un lor particolare discernimento (fr. 1, 2 etc).

146

Quanto rimane su Eraclito


il

99 se

sole non esistesse, quanto a

gli altri astri

sarebbe notte
dei
quali
il

1
.

100

periodi:

sole

essendo

reggitore e curatore limita e dirige e dichiara e


rischiara le mutazioni e le stagioni

che tutto

portano secondo

Eraclito ecc.

101 ho ricercato

me

stesso

2
.

99.
p.

Aqu.
Qu.

et ign.

comp.

p.

957 A; de

fort.

98 C.
100.
101.

Adv. Colot.

Plat. 8, 4 p. 1007

D.

20, 11 18 C.

Plutarco concepisce

questa proposizione

come

il

yvjBi

0eauxv socratico,

ed egualmente Aristonimo (Stobeo 21, 7). Altri l'intendono come una testimonianza della conscienza autodidattica
(cfr.

Diog. IX

5).

zione su
a
.

Non si tratta di una concezione relativa alla sensacome nel fr. 3, ma pi tosto di una considerazione
proporzioni del fuoco.
1

le

Cfr. Test.
il

(5)

e nota a q.
te

che

socratico conosci

stesso

Pu qui soggiungersi sembra avere un conte1.

nuto essenzialmente morale, ed


pi tosto un'indicazione di

il

presente

fr.

contenere

guaglio, circa le funzioni conoscitive. In

metodo soggettivo e di ragDiogene sembra

ben distinta la doppia affermazione, d'aver E. tutto appreso da s, e d'aver ricercato se stesso: per ci verrebbero a separarsi l'affermazione pi biografica relativa alla mancanza dell'insegnamento, e quella pi
scientifica, relativa all'oggetto principale su cui la ricerca
si

esercit e

si

raccolse, ci la propria

personalit,

in

ogni senso.

//.

Frammenti

di E. intorno alla natura

147

101 a possedendo
due organi, con cui
sendo
la vista

noi secondo natura


di ogni

come

Polibio

cosa

ci

informiamo

e variamente operiamo, l'udito e la vista, ed es-

non

di

poco pi verace, secondo


x

occhi son testimoni pi esatti delle orecchie


Eraclito:

poich

gli

102 presso

il

nume

tutto

bello

Porfirio

buono
dono giuste.
2

giusto, gli uomini in vece alcune cose giuste ed altre


e

cre-

in-

principio e fine nella periferia di un circolo 3

103 che

comune

il

la

101 a. Polyb. XII 17.


102. Porphyr. su
posto
dal

[I

dunque anche il bene e dal male. 103. su =. 200 [I 190


si

Come Dio, 6 Schr.]. conosce di l filosofo che lo


69,

Schr.].

Se bene

l'espres-

sione kokXou nepicppeia

trovi attribuita
il

da Eudemo

in Simplicio,

ad Ippocrate Diels ritiene che non debba

sottrarsene ad Eraclito la paternit.

Cfr.

fr.

107.

La

sarcastica allusione nietzschiana (jenseits von

Gut

und Bse) del Diels forse un poco avventata, quando che lo imXfiqpacnv (= credono) del testo, si pensi
Forse il frammento non ha nulla a che fare con la conoscenza, ma esprime solo un giudizio di accertamento quanto alla diversit intrinseca tra il
di Porfirio.

nume
3

gli

uomini.
1.

Cfr. Test. 1 (7) e nota a q.

148
Proclo

Quanto rimane su Eraclito in

104 qual'
la

fatti

la

loro

mente

o
ai

loro intelligenza? corron dietro

cantastorie ed hanno per maestro la folla non sapendo che i pi (sono) cattivi e (che) pochi (sono i) buoni .
Scolio

105
dice
:

E. di qui arguisce che

debba chiamarsi
ove

Omerico

Omero astrologo

ed anche dal luogo


ecc.

Io dico che nessuno degli uomini stato

sottratto alla

moira

Seneca

106 un giorno

pari a qualsiasi altro

1
.

104. Procl. in Ale. p. 525, 21 (1864) [cfr. Biante 73 Come il fi*. 34 un proverbio, cos Eraclito a 3 S"].

usa qui una frase attribuita a Biante, con

la

quale

si

combina

il

fr.

39.

105. Schol. Hom.

AT

su

251.

Il

grammatico che

collega la considerazione di

Omero

astrologo

(=

astro-

nomo) con
logico

le citazioni

Omeriche
alla

sotto

l'aspetto astro-

Stoa ed a Cratete) stato travisato dai copisti come se Eraclito stesso avesse citato il verso d'Omero. E dubbio se ed in che senso
(che

accenna

Eraclito

abbia usato

la

parola axpoXYoc. per Omero.

In ogni
di

modo
Seneca

lo

ha

indicato

come un rappresentante
fr.

una teoria
106.

di predestinazione: v.

ep. 12,

7.

139.
"

Seneca aggiunge:
.

Hoc

alius a/iter excepit: dixit

aitparem esse

unum

alius enim parem esse horis diem omnibus similitudine. Cfr. fr. 57.
.
.

una

riconnessione a tutta

la dottrina di parifica-

zione universale.

//.

Frammenti

di E. intorno alla natura

149
Sesto
Empirico

107 cattivi testimoni per gli uomini sono gli occhi e gli orecchi di coloro che hanno anime barbare
1
.

Fra quanti di cui ho 2 discorsi, nessuno giunto a tanto da conoscere che la sapienza una cosa distinta da tutte le altre.
108 udito
di Eraclito.
i

Stobeo

109 vai meglio nascondere ranza 8 che portarla in pubblico.


107. Sext. Emp. VII
108. Stob. Fior.
I

1'

igno-

126

[cfr.

Test. 17 e

fr.

101 a].

174 Hense. L'armonia recondita di Dio (fr. 67) e la sua unit, espressa nel logos (fr. 102) si presentano come l'assoluto, di fronte alla dissonanza terrestre ed allo scambio. Questa idea che qui ancora avviluppata stata svolta da Anassagora con il voc; che uueiKTdi oevl xPnuaxi, da Platone con la xwpicm'i toa da Aristotele con la oaia \wpia-rr]. Cos il fr., come anche lo stile manifesta, autentico e fondamentale per l'intendimento di Eraclito.
,

109.
sia


il

per

Il fr. pu esser dubbio 175 [cfr. fr. 95]. contenuto ovvio, se bene debba considerarsi

con il rimanente, sia per l'eguaglianza con il Forse la seconda parte un'aggiunta ironica di 95. qualche compilatore, ci che non raro nelle antologie.
sol tanto
fr.
1

Anime, per

ci,

educate

in

modo da non

poter fare

la critica della
2

sensazione.
(Test. 1 (1) a) dicono
di alcuno,

Veramente Diogene e Suida

che Eraclito non era stato discepolo aveva ascoltato alcuno.


3

che non

II

Leopardi (Pensiero
.

LXXXVI) disse:
i

" Il

pi certo

"

modo

di celare agli altri

confini del proprio sapere,

"

di non trapassarli
Bodrero, Eraclito.

'3

150

Quanto rimane su Eraclito


()

110 non che accada


Ili
la

meglio per gli uomini (loro) quanto desiderano


1
.

Eraclito: la
il

salute,

malattia rende dolce male il bene, la fame la


il

saziet, la

stanchezza

riposo.

pensare () la pi grande virt, ed () saggezza dire il vero ed operare secondo natura intendendo
112
il

(le

sue inspirazioni).
a

113 comune

tutti

il

pensare.

114 coloro che parlano con intelligenza convien che si fondino su ci che comune a tutti, come una citt su la legge, ed anche pi saldamente.
110.
111.

176
177.

[cfr.

fr.

85].

112. 113.

178.

179.

La redazione

asindetica fu gi una

difficolt

per l'antica interpunzione.

114.

Io stato,

La Legge la ragione che governa come per il mondo il logos. Cos singoli, nel
i

discorso

assennato, convien
Il

si

fondino su

la

ragione
(icctl

universale del mondo.


ttoioOvtc;)

Diels congettura ArovTa<;

= parlano
a

ed operano riferendosi

ai fr.

73

e 112.

morale assai
il

un render volgare questo pensiero raffermare, come fa il Diels, che suo contenuto con maggior forza espresso nel
sottile,

Sembra

me

//.

Frammenti

di E. inforno alla natura

151

Poich tutte le leggi umane si alimentano da una sola legge (che divina; (la quale) domina tanto quanto vuole
)

basta

a tutti e (di tutti)

trionfa
la
.

1
.

115 propria dell'anima che s'accresce di se stessa 2

ragione

lecito a tutti gli uomini conoscere se stessi e aver senno.

116

117 un uomo quando sia ubriaco, si lascia condurre da un fan ciullo barcollando e non sapendo ove vada (perch)
ha l'anima umida
115.
3
.

180

a.

Da Stobeo
Manca
che
fr.

falsamente attribuito
\\' o ttoioOoi

a Socrate, con le sentenze successive.


116.

6.

l'antitesi

ma
117.

non fanno
7.

ci,

la

forma eraclitea vorrebbe

quanto

al senso. Cfr.

toi.

presente frammento significa che l'esaudimento uccide il desiderio e per lo scopo del vivere, l dove nel fr. 85 si parla di passioni in senso quasi patologico. Il fr. seguente fa pensar giusta l'interfr.

85. Direi pi tosto

che

il

pretazione proposta, in quanto contiene


zione ottimistica del male.
1

come una

conce-

Cfr.

fr.

44.

Ci che l'anima

umana con
(il

l'et

cresce in

intelliil

genza, o vero che l'anima


sentire,
il

pensiero,

l'intelletto,

comprendere)

si

accresce con l'esercizio di

se stessa, nella ragione (osservazione, meditazione, etc). 1 Poich un'anima che in cui si va spegnendo o

attutendo l'elemento primordiale,

il

fuoco. In

fatti

cfr.

152

Quanto rimane su Eraclito

118 raggio secco sima ed ottima 1


.

anima sapientis-

119 l'indole
Stkabone

()

per l'uomo
e

il

nume

2
.

120
tico
:

meglio

(fa)

E.

del

pari

pi

omericaar-

mente, dicendo
i

orsa in

vece del (cerchio)


e

confini

dell'aurora

spero sono l'orsa e di il limite del sereno Zeus


(cerchio) artico
l'aurora, e
il

del vefronte all'orsa


3
.

Poich

il

confine del tramonto e del-

non

l'orsa.

118.

8.

119.

104, 23 Mein.
I

120.
Il

Strabo

p. 3.

otipoq confine

monte?

senso dubbio. forse fipKTot; il polo nord e oupoq Ai<; il polo sud? O il monte di Zeus significa semplil'altezza

cemente
dionale.

meridiana? aiGpiou Ai<; ricorda le concezioni pitagorico-empedoclee su l'emisfero meri-

ed il fr. 76 e nota. uno dei tanti motivi ripresi poi da Epicarmo. Cfr. Epich. 35 Kaibel, vv. 7-8 (trad. Romagnoli):
il

fr.

successivo,

Poi vo' via rimpinzato di vivande e di vino;

ma non
1

l'ho

mica un bimbo che mi schiari

il

cammino

II

senso incerto.
ipuxt'i

La

lezione che

sembra pi proba

bile ctun

aoqxjurTn

l'anima secca
251 ove cita
al

sapien-

lissima.
2

Cfr.

Plutarch. Ou.

plat. XIII

Menandro

vo<; Yp n.uuv Qeq.


3

oOpoc; aiOpiou Ai<;

per corrispondere
il

cerchio artico,

non pu essere che

cerchio antartico.

//.

Frammenti

di E. intorno alla natura

153

121 sarebbe bene che gli Efesii s'appiccassero tutti in massa e lasciassero la citt ai ragazzi, poich essi Ermodoro uomo fra tutti loro il pi valente scacciarono dicendo: Non vi sia tra noi nessuno molto valente, se no, via e con altri
!

122 Avvicinamento

Eraclito.

SUIDA

123 la natura secondo scondersi 2


.

Eraclito

ama

na-

Temistio

124
se

parrebbe assurdo anche questo, ci


il

Tf.ofrasto

mentre

cielo

tutto

ciascuna delle

parti
alle

sono
ci

tutte in ordine e proporzione,


alle
ai

quanto

forme e

forze e ai periodi, nulla (fosse) di


prineipii,

quanto

ma

il

bellissimo

or-

dine del

mondo

(fosse,) dice Eraclito,

mon-

dezzaio versato alla rinfusa.

121.

XIV

25 p. 642. Diog. IX 2

[v.

Test.

1 (1)].

122. Suro. v. uquaporreiv ed YX'ftaTev. 123. Themist. or. 5 p. 69. Cfr. Manil. IV 869 (da Posidonio) conditur en, inquit, vasto natura recessi!.
124.

Theophr. Metaphys. 15

p. 7" io

Usen.

La traduzione

qui impossibile.

Si

tratta

di

una

lessico di
le
2

parola strana, fxi3ffin v usata da Eraclito Suida riportata a punto perch strana, sotto parole corrispondenti e di uso normale.

e che nel

Da

riferirsi

tutti

fr.

ove

si

accenna all'armonia

recondita.

154

Quanto rimane su Eraclito


il

125 anche
lato
si

ciceone

(non) rimesco-

decompone.
e fa cieco Pluto
in

Tzetzf.

125 a

quanto

(la

ric-

chezza) sia cooperatrice non della virt

ma

della

malvagit. Per ci anche

Eraclito l'Efesio,

per

maledir

gli

Efesii,

Non

vi

manchi

non per augurar loro il bene: (mai) la ricchezza, disse,

125. de vert. 9. 125 a. Tzetzes ad Aristoph.

Plut. 88 [Ambros., Paris.].

kukiv il Monti e il Pindemonte, da Omero, traducono una bevanda, il Bonghi, da Platone, cucheone. Era una bevanda che serviva per nutrimento ed anche per rinfrescare e rafforzare il corpo oggi si direbbe un riconstituente. Platone (Rep. 408 trad. Bonghi) dice: " O non ricordi che a Menelao dalla ferita che Pandaro
'
:

gl'inflisse &*
" " " "
" " "

spremuto

il

sangue, farmachi soavi

sparsero sopra;

e quello che poi bisognava o bere o mangiare, n lo


lui che a Euripilo, per essere farmachi adatti a sanare uomini prima delle ferite sani e regolati nel regime, anche se immediatamente

prescrissero pi a

bevessero il cucheone? . Questa bevanda aveva anche un uso speciale nelle cerimonie dei misteri eleusini, n inopportuno avvertirlo a proposito di Eraclito che con i misteri ha molti rapporti (cfr. la bibliografia ed i fr. 5, 14, 15, 54, 63, 68, 69, 92, 93, 104, 123, su
i

misteri e su accenni a dottrine mistiche, e le note del


Diels). In fatti
di

passaggio dalla ricerca al ritrovamento Persefone nei misteri era segnato dal godere che si
il

faceva dopo
cui

precedente digiuno, del ciceone, gl'ingredienti eran gli stessi che Demeter dopo
il

di
la

//.

Frammenti

di E. intorno alla natura

155

E f sii, affinch
l

siate (sempre) con.

vinti di malvagit

lunga mestizia aveva finalmente gustato nella casa Celeo in Eleusi. Troviamo la ricetta in Omero:

di

A 624
628

Toitn TeOxe kukciiu cimXKaiuoq 'Eicaunn,

i'i

oqpuuiv irptJTov |uv TTixpoTnXe TpdireZxtv

KaX^v KuavTreZav Eoov, axp n a-rf).; XdXKeiov Kveov, nl Kpuuov, ttotiLi vjjov,
i\bl ja^Xi

xXtupv,

nap

' dXcpi-rou

epou xTnv,

632

Ttp bk biras ucpixaXX;

638

v run p aq>\ Kiucntfe

yuvi'
b'

eKuta 9efjiaiv

otvun TTpajuveiuji,

tx\

alyciov xvf\
fiXqpixa

Tupv

Kvriati xctXKeir|i, ini

b'

Xeux TidXuvev,

641
la

Tiiv|avai b"

xXeuaev, nei p' dJirXiaae xuxeiw.


lor ciceone apprestava,

ben chiomata Ecamede a

trasse ella

prima loro innanzi una

tavola, bella,

dai pie d'azzurro acciaio, levigata; un paniere di rame poscia vi pose e dentro cipolla ch' stimolo al bere,

con fresco miele e ancora tritume


di poi

di

sacra focaccia,

una coppa (dispose) bellissima


lor

ove per
vino di

meschiava

la

donna

alle

dee somigliante

Pramne

e in esso grattava formaggio caprino

con grattugia di bronzo, e bianca farina spargeva: e li chiamava a bere, che il ciceone era pronto.
Circe
(k

233-61

compone

il

ciceone con cacio, farina,


i

miele e vino Pramnio, aggiungendovi


affatturati. Si tratta in

suoi farmachi

somma

di

un complicatissimo

anche l'Introduzione a p. 24. II Diels che non ha voluto tener conto delle epistole pseudo- eraclitee ha poi accettato nelle aggiunte alla seconda edizione del primo volume, che si trovano nella prefazione alla seconda edizione del secondo, come
cocktail. Cfr.
1

156

Quanto rimane su Eraclito


le

cose fredde si riscaldano, il si raffredda, l'umido s'asciuga, l'arido s'inumidisce.

126 caldo

Frammenti dubbi falsi


Anatolio

falsificati.

126 secondo la ragione dei tempi la settimana coincide con la luna ma sta da parte nelle orse, due significati della Memoria immortale
1
.

Com.
al Teeteto
j

126 b Epicarmo

che

aveva

conversato
gravi

con

Pitagorici, trov e certe altre

(dottrine)

e la dottrina del crescere (del

mondo).

consi-

dera secondo

il

detto di Eraclito:

Una cosa

ad exeg. II p. 126 Herm. 126 a. Anatol. de decade p. 36 Heiberg (Amiales d'histoire Congrs de Paris 1901. 5 sezione). Anatolio collega il frammento con le sette fasi della luna. 126 b. Anonym. in Plat. Theaet. [Beri. Klassikert. 2] 71, 12 a p. 152 E [13 A 6 (Epicarmo)]. Lezione e supple126.
schol.

menti

incerti. Cfr. Test. 1 (21).

frammento autentico questo passo che


Zuretti
il
il

fu indicato dallo

quale lo riconnette
cos:
\xr\

al fr.

121.

Ora

nel testo
i)\xc,*]

frammento suona

rriXiiroi

utv

[1.

ttXotoc;. 'Eqpaioi,

iV HeXyxoitfTe irovnpeuuevoi.

nella

ep. Vili (p. 77, 2


\it\
1

Byw.;

cfr.

la

traduzione)

si

legge:

mXinoi

(ufi<; xxn, tva vetiZnaBe irovr|peu|uevoi. Sia nella nota al fr. 4 a (in Her. v. Eph. 32) sia in

quella a p. 666 del secondo

volume

dei Vorsokr.

il

Diels

espone a lungo
bile.
Il

la critica di

questo passo incomprensi-

testo cos

guasto che non se ne pu trarre

alcun significato plausibile.

//.

Frammenti

di E. intorno alla natura

157

un modo, un'altra in un altro, sempre cresce secondo ci in che sia manchevole . Se dunque nessuno cessa mai
in
1

cambiar d'apparenza, le sostanze divengono sempre differenti secondo il


dallo scorrere e dal
flusso incessante.

127

egli disse a gli Egizii:

perch li piangete? se li dovete ritenerli per Dei


128
doni a

sono Dei, piangete, non


se
2
.

Aristocrito

che
gli

Eraclito Dei,

vedendo

gli

Elleni

recar

disse:

Pregano

le

statue

degli Dei (che) non odono, come se potessero udire, (che) non ricambiano,

come

potessero ricambiare), (che) non (chiedono, come se) potessero chied ere.
(se

129 Pitagora di Mnesarco s'applic ali indagine pi d ogni altro uomo e


Il fr. 127. Aristocritus Theos. 69 [dopo il fr. 5]. in cattivo stato conservato da Epifanio, variante di

Laerzio

un apoftegma senza valore


Senofane.
128.

storico,

gi

attribuito

74.

6.

Cattiva variante del

fr.

5 dovuta

probabilmente ad una estensione


129. Diog. Vili
tico sia

patristica.
il

Il

Diels ritiene

fr.

non autenfalsi-

perch esso serve a garantire una notoria

Cfr.

fr.

31, 65.
la divinit Eraclito

Troppo riguardoso verso

perch

gli si

possa attribuire questo frammento.

158

Quanto rimane su Eraclito

avendo scelto
cattiva
Gnomologie
1
.

tali

scritti ne trasse la

propria sapienza, erudizione, scienza

130 Non conviene


da sembrare ridicolo.

far

tanto ridere

(Lo) disse Eraclito.

131 E. disse (che) la presunzione regresso del progresso 2


.

un

ficazione di scritti di Pitagora, sia perch arduo riferire

Taraq
si

t<; airfTpaqpcu;

ad iaropinv,
di

sia in fine perdi

ch non

ha

notizia

certa
fr.

scritti

Pitagora.

Sembra ricomposto
p. 18).

dai

40 e 81.
I

130. Gnomol. Monac.

lat.

in

Lo stesso pensiero espresso da Aristofane Plato Symp. 189 B, come sentenza adattato ed attri"

19 (Caecil. Balb. Wlfflin

buito al filosofo
131.

piangente

Stobeo attriSternbach n. 209. buisce la sentenza a Bione (stoico). Cfr. fr. 46. Questo fr. ed i successivi sino al 136 derivano da gnomologie di dubbia veridicit. Contenuto e forma non mostrano in nessun luogo impronta autentica.
Paris, ed.

Forse questo frammento che contradice se stesso ed il fr. 40, contiene due sole parole autenticamente eraclitee, le due ultime TtoXuiuaednv KaxoTexvinv. - Shakespeare Hamlet (Ad. old ttien IL Se. IL) Cfr. anche ep. VII .... have a plentiful lack of wit,
1
. .

nota a

p. 188.

Sono espressioni che bilanciano due con-

Forse quella che si trova nell'ep. VII giustificherebbe qualche attendibilit a questo fr., tanto pi se si tenga presente il fr. 46.
tenuti antitetici.

//.

Frammenti

di E. intorno alla natura

159

132 gli atti d'onoranza tano dei ed uomini.

assogget-

133

gli

uomini malvagi sono avver1


.

sari dei veridici

134 l'educazione un altro sole.


135
disse che

per

gli

educati

strada pi breve per giungere alla vera fama di diventar bravo.


la

136

Di Eraclito:

le

anime spente

in battaglia

Scolio

sono pi pure che (quelle

srjente) nelle malattie.

AD E PITTETO

137

scrive

dunque: poich
2
.

sorte de-

Stobeo

stinata assolutamente
132.
133. 134. 135.

Vatic 743
313.

n.

312 Sterno.
fr.

Cfr.

28, 112.

314.
315.

Attribuito altrove a Platone.


Cfr.

Xenoph. Mem.

7,

1.

136. Schol. Epictet. Bodl. p.


137. Stob.
Test.
8).

LXXI

Schenkl.

fr.

Si
24.

tratta probabilmente di uno scherzo bizantino sul


ecl.
I

complemento di un placito di Aedo, probadi

5,

15, p. 78,

(da At.

27,

1.

V.

bilmente un'aggiunta

Stobeo che

si

riferisce a Crisippo,

ma
1

nel ms.

il

passo confuso e lacunoso.


"

II

Diels intende in vece:

cattivi

uomini sono
che veramente

gli

avversari dei veridici

ci

dice poco.
*

Non

ostante

il

un suono

di autenticit, se

dubbio del Diels, questo passo ha non quanto alla forma, per

io
Cod. Paris.

Quanto rimane su Eraclito


Eraclito filosofo

138 Di
sentiero

su

la

vita:

Qual

della

vita

alcuno

taglie-

rebbe
Cod. Motik.

ecc.

139

di Eraclito filosofo

gini degli
lo fece
!
.

astri.

In torno alle oriPoich dicono Principio


:
;

alcuni esser posti per origini

Fine

lo

volle chi

138. Cod. Paris. 1630 p.

XIV
f.

f.

ioi r

Anth. Pai.

IX

359. Stob. fior. 98, 57

= Posidipp. ep. 21 p. 79 Schott.


XV
88.v [Catal. Codd. astrol.

139. Cod. Mutin. ii p.


graec.
sotto

IV

32} Falsificazione astrologica del tempo cristiano

il

nome

di Eraclito.

lo

meno quanto

al contenuto.

Una

considerazione del
:

fato

non pu disconoscersi
II

in Eraclito

cfr. in fatti

Imi-

tazioni 1 (5), etc.


1

Diels ha tralasciato molte notizie ben pi impor-

tanti,

per dar luogo a questi ultimi frammenti che non

hanno alcun valore.

///

Imitazioni

161

III.

Imitazioni.

1(5) Tutte
le

le

cose procedono e
in
al

le

divine e

Ippocrate

umane, alternandosi
la

alto

in

basso

il

giorno e

notte sino

come

la

luna procede a

massimo e al minimo; un massimo ed a un

minimo, accessione di fuoco e d'acqua, (cos) verso la maggior lunghezza o la maggior brevit (procede)
il

sole

l
.

Ogni

cosa

()

la

stessa

non

()

la

stessa: luce ( lo stesso che) Zeus,

tenebra
Zeus.
qui

(lo

stesso che)
di
l

Le cose

Ade, luce Ade, tenebra vengono qui, le cose di


in

l, in

ogni stagione,

ogni terra esercitando


e

quelle la funzione di queste

queste

la

fun-

zione di quelle.
ci che

ci che

fanno non

sanno e

non fanno credono di sapere: e ci che vedono non conoscono e pure ogni cosa avviene per una necessit divina, sia ci che vo-

1.

Hippocrates de Victu

5-24 [VI 476 sgg. Littr].

II

testo corrotto: forse questo passo, posto in rela-

zione con quanto l'autore ha detto nel precedente 3 che non il Diels ma il Bywater riporta, significa che
il

crescere ed

il

calare della luna dipendono da un'acces-

sione di acqua e di fuoco.


Bodkero, Eraclito.
14

I2

Quanto rimane su Eraclito

gliono sia ci che non vogliono.

E
l,

mentre quelle
mescolandosi
propria
parte
a tutte

cose

s'aggirano qui

e queste

fra di loro,

ciascuna
il

compie

la
il

fatale e verso

pi e verso

meno.

incombe la distruzione per opera reciproca, alla maggiore dalla minore, alla minore dalla maggiore, e l'accrescimento alla maggiore (viene) dalla pi piccola, ed alla pi piccola dalla maggiore.
(6)

E E

le

altre

cose tutte e l'anima dell'uomo


pari, l'anima (universale) le or-

il

corpo

del

dina.
intieri

penetrano nell'uomo
aventi

parti

di

parti

d'intieri,

mescolanza

di

fuoco e

d'acqua, quali per


quelle

prendere quali
(lo)

per dare: e

che

prendono

fanno minore, quelle

danno (lo fanno) maggiore. Degli uomini segano un legno: uno spinge l'altro tira e tutti e due fanno la stessa cosa: e facendo di meno fanno di pi. Tale ( anche la) natura umana:
che
parte spinge, parte tira
;

parte d, parte riceve


di
fa)

e quello

cui

d,

(si

fa)
(si

tanto

maggiore, e
minore.

quello da cui prende,

di tanto

ciascuno conserva
al

il

proprio posto e ci che va

meno
al

si

ritira al

luogo minore, ci che prosi

muta al posto maggiore. E le cose estranee (e) non omogenee sono espulse dal posto che loro non spetta. Ed ogni anima s'aggira avendo le sue proprie parti e maggiori e minori (ma quanto a s), non bisognevole di aggiunta o di sottrazione di parti ben s bisognevole di posto per
cede
pi mescolandosi
;

l'aumento o

la

diminuzione

di

ci che

ha

gi,

///

Imitazioni

163

compie
Poich

ciascuna cosa a cui

s'accinga e riceve

ci in cui s'imbatte.
le

cose che non


nei

sono omogenee non

possono rimanere

luoghi

non

appropriati.

Vagano

in

fatti

senza

intendere

ma

quelle che

sono reciprocamente dello stesso pensiero conoscono ci cui s'aggiungono. Le omogenee


infatti

s'aggiungono
lottano e

genee

omogenee, e le eterocombattono e si separano le


alle

une dalle altre. Per ci l'anima dell'uomo nell'uomo s'accresce e non in altro essere. E anche da gli altri grandi animali egualmente ci che
si

separa reciprocamente
violenza
(7)
!
.

si

separa

per

effetto

di

Ma

gli

altri

animali

li

lascer da

parte e

dir dell'uomo. Entra nell'uomo l'anima che ha

mescolanza
pure)
e
le

di

fuoco

d'acqua,

e
2
.

(v'entrano

parti del

corpo dell'uomo
e

(Tutto

ci,
si

femina
cresce

maschio
l'uomo).

multiplo

e diverso,

nutre e s'accresce con lo stesso nutrimento con


cui
parti

Ed

vi

necessario
s'introduce
vi
:

che

le

abbiano tutto ci che

poich

ci di cui fin
parte,

da principio non

fosse dentro

non s'accrescerebbe perch vi accedesse molto o poco nutrimento poich non avrebbe

II

By water ha un

testo

diverso, che

suona
altri

cos:

" " "


'

Per

ci l'anima dell'uomo nell'uomo s'accresce e

non

in altro

essere anche (se

si tratti)
di)

degli

grandi

animali.

Egualmente (accade
si

quante cose, in altro


effetto di violenza
.

modo
-

dalle altre

separano per

S'intende potenzialmente, in germe.

164

Quanto rimane su Eraclito


1
.

che accrescere
ciascuna cresce

Ma
nel

avendole (esso corpo)


luogo
proprio

tutte,

assorbendo
fuori.

nutrimento dall'acqua arida e dal fuoco umido,


e parte

essendo spinta dentro, parte


gli

Come
tira,

quando
l'altro

artigiani

segano

il

legno: uno
cosa.

spinge facendo

la stessa

Spingendo

(quelli) sotto

va in su e (viceversa) gi: poich

non sarebbe ammesso l'andar gi fuor di (proposito) ma chi faccia con violenza (fuor di pro:

posito) del tutto fallisce: tale

il

nutrimento delintrodotto

l'uomo: questo
dentro
sforzi
(8)

tira,

quello

spinge:

con

la

violenza

scappa

fuori.

Ma

chi

fuor di proposito la sbaglia del tutto.

ogni cosa

conserva

il

suo posto tanto

tempo (quanto ne occorre per) che il nutrimento non (lo) tolleri pi n abbia spazio sufficiente per lo (sviluppo) massimo possibile. Allora (ogni
cosa) passa a un maggior spazio,

maschi e
dalla

fe-

mine, allo stesso


dalla necessit
3
;

modo
e

inseguite

forza e

quanto abbia compiuto


si

da
se-

prima

la sorte

assegnata, tanto da prima

Vuol dire che quando una parte manca sin dal principio, non si forma in seguito e che se v' una parte o materia superflua o non omogenea, non si accresce
1

per verun nutrimento. 2 II Littr fa precedere questo capitolo dalle seguenti parole: " A chaque dveloppement les lments du corps " se sparent pottr se mler de nouveau. Comparaison " fort obscure de V harmonic de ce dveloppement avec
"

l'/iar manie
3

musicale
(Fr.

Empedocle imagina una funzione


generazione
67

assai simile

per

la

[21

p.

193-4])-

77/

Imitazioni
si

165
in
fatti

para ed allo stesso tempo


ciascuna cosa prima
si

mescola:

separa

ed

allo

stesso

tempo

si

mescola.

E avendo
(gli

mutato

posto e

trovata quella giusta armonia che ha tre accordi,

percorrendo insieme
vive e cresce per
le

accordi)

tutti, (l'essere)

stesse

cose

per

le

quali

(viveva e cresceva) anche prima. Se


trovi l'armonia,

per

non
gravi

l'accordo

dei (suoni)

con
nel
tutto

gli

acuti

si

produca nel
totale,

primo accordo n
in

secondo n nel
il

quello

d'ottava,
'
:

tono, uno solo facendo difetto, vano


vi

poich non
giore
si

sar concerto:

ma

passa dal mag-

al

minore prima dell'ordine, cos che non


si

sa quel che
(9)
I

fa.

maschi dunque e
altre si

le

femmine come

gli

producano lo spiegher nel seguito del discorso. Qual di questi sia (il sesso) cui accada di venire e che consegua armonia, essendo umido mosso per (opera del) fuoco. Ed essendo mosso si accende e si appropria il nutrimento da gli alimenti e dall'aria che sono
uni e
le

entrati nella

donna:

da

principio (ci avviene)


(il

da per tutto egualmente fino a che


ancora tenue,
e del fuoco

corpo)

ma

sotto (l'azione) del


si

movimento
solidifi-

s'inaridisce e

solidifica:
il

cato

si

consolida torno torno e

fuoco racchiuso

non ha pi nutrimento sufficiente per attrarre e non espelle l'aria per la densit della (superficie)

II

testo riconstruito dal Littr, con questa avver"

tenza:
"

Ma

conjecturc est fort ha sa r de,


.

mais

le

passage

est dese spere

i66

Quanto rimane su Eraclito


:

circonstante
dentro.

onde
le

consuma
(parti)

l'umido

che

ha

Adunque

solide per natura in

ci che formato e le aride

non vengono con-

sumate dal fuoco per


tificano e
le
si

il

nutrimento,

ma

si

for-

condensano man mano che l'umido abbandona e son quelle che si chiamano ossa

e nervi.

Ed

il

fuoco dall'umido
il

mescolato

(e)

mosso dispone

corpo conforme a natura secondo


le (parti)

questa legge: a traverso

solide ed aride

non pu procacciarsi le vie d'uscita di lunga durata, per ci che non ha nutrimento, ma (lo) pu a traverso le (parti) umide e molli: poich queste sono per lui di alimento; ed anche in queste (parti si trova) una aridit (che) non () consumata dal fuoco e queste si raccolgono
:

reciprocamente.

Adunque

il

fuoco che chiuso


il

nel luogo pi interno, ed


si

pi abondante, e

praticato la via pi grande. Poich l dentro


la

era
si

maggiore umidit
e di l
(dal) di

la
si

quale

()

ci

che

chiama ventre,
ed
Il

perdette, poich

non

aveva nutrimento
dell'aria
il

fuori, e pratic le vie

condotto e

la

distribuzione del nu-

trimento.

(fuoco) poi intercettato nel resto del


:

corpo

si

procacci tre circolazioni


* * * ) e

la

parte del

fuoco che era pi umida,

in quelle parti

che

si

chiamano vene
si

cave,

nel

mezzo

di

queste, quanto rimane dell'acqua raccogliendosi

coagula e ci
(io) In

()

quel che vien chiamato carni,


il

una parola esso stesso

fuoco in ser-

vizio di se stesso ogni

cosa dispose

adeguatail

mente

nel corpo, imitazione dell'universo,


al

pical

colo rispetto

grande,

il

grande

rispetto

///

Imitazioni

167

piccolo: l'addome pi grande del

resto (come)

dispensario dell'acqua arida e umida, per darla


a tutte le parti e per riceverla
virt (stessa) del

da

tutte,

con

la
gli

mare (che
ad esso
umida,

nutrimento a
ai

animali conformi ad esso, rovina


formi.
In

non condi
dell'aria

torno
e

una concrezione
via

acqua

fredda

d'uscita

fredda e calda, imitazione della terra che trans-

forma quanto

vi

cade

per entro

e parte

condisin-

sumando, parte accrescendo procacci una


persione d'acqua leggera e di
visibile
in

fuoco aereo,
del

e visibile, separazione
si

condensato,

cui tutte le cose che vi

apportano giunla (sua)


si

gono ciascuna a manifestazione secondo


sorte predestinata.

Ed

in ci (il)
si
:

fuoco

pro-

cacci tre circolazioni che


l'altra

toccano l'una con


le

e di dentro e di fuori

une verso

le

cavit degli

umori (secondo

le)

propriet

della

luna, le altre [verso la superficie esterna], verso


la

crosta circonstante, (secondo le) propriet degli


altre in fine in
Il

astri,

mezzo, estendentisi e dentro


forte,

e fuori.

fuoco pi caldo e pi
ciascuna
alla

che tutto
la

domina,
natura,

regolando

cosa

secondo
senno,

inaccessibile

vista e al
(il)

tatto. In
(la)

questo

( l')anima,
(il)

(')intelligenza,
(lo) svegliarsi;

crescita,

sonno,

questo

ogni

cosa incessantemente governa e quinci e quindi senza riposarsi mai 2


.

Ci all'addome.

Questo rapporto tra l'uomo e il mondo, microcosmo e macrocosmo, ribadito per disteso da Platone nel Timeo.

i68

Quanto rimane su Eraclito

(n)
si

Ma

gli

uomini non sanno dalle cose apfatti

parenti specular su le invisibili. Se bene in

servono

di arti simili alla


il

natura umana, non

(le)

conoscono. Per che


ad
imitare
ci che fanno,

senno degli
le

dei ha

loro insegnato

loro

(opere), saci che imi-

pendo
tano
:

non sapendo
si

poich tutto ci che eguale diseguale,


si

tutto ci che

conviene

disconviene, ci che

parla

non

parla, ci
il

che ha intelligenza ininlegge e


natura

telligente,

modo

contrario di ciascuna cosa


in
fatti

con essa concorde;


in

la

la

base a cui noi operiamo qualunque cosa, non

s'accordano essendo concordi.


diedero da se stessi
gli

la

legge se

la

uomini, senza sapere su


la

che
gli

la

davano, mentre

natura di tutte

le

cose
gli

dei

l'hanno ordinata. Ci

che

dunque

uomini hanno posto non resta mai fermo allo stesso modo n giustamente n ingiustamente 1 ma ci che posero gli dei, eternamente riman
;

giusto,

quanto
:

alle

cose
la

giuste

quanto

alle

ingiuste
(12)

questa

differenza.
le

Mostrer ora che

pubbliche

arti

sono

simili ai casi
celati.

dell'uomo (sian questi) evidenti o


cose
palesi

La

divinazione una cosa di questo gedelle

nere

per mezzo

conosce

le

celate, e per

mezzo

delle celate le palesi, e per


e
;

mezzo
di ci
di chi

di ci

che quel che sar


colui che sa

per mezzo

che morto ci che vivo

non intende

mezzo capisce sempre


e per

Significa che n
gli

stabilito da

il giusto n l'ingiusto, secondo quanto uomini assoluto, ma si cambia.

///

Imitazioni

169

giustamente e chi non sa capisce ora a un


ora a un altro. In ci
tura e
la
si

modo
la

viene a imitare

na-

vita dell'uomo;

un
fa

maschio

congiun:

gendosi con una feinina

un bambino

da ci

che

evidente conosce

ci

che oscuro, che che

(ha concepito): cosi sar la mente dell'uomo invisibile e

pur conoscitrice
si

di ci
:

visibile.

Di fanciullo

cangia
Il

in

uomo
il

dal presente co eguale al vivo


Il
:

nosce l'avvenire.

morto non
(per)
le

(ma) dal morto conosce

vivo.

ventre

non
del-

comprende. Da
sete o fame.
l'arte

lui

comprendiamo che ha
condizioni

Sono
e

stesse le
della

divinatoria

quelli

giusto,

umana: per che sanno (tutt'e due) tornano sempre per quelli che non sanno, ora ad un
natura
altro.

modo
dono
il

ora ad un

(13) [Gli
il

strumenti

del

ferro]

con arte fon-

mezzo del fuoco, constringendo fuoco con l'aria: gli sopprimono il nutrimento
ferro per
lo

che aveva e fattolo soffice


stringono; e per

battono e

lo

con-

mezzo

del nutrimento di un'altra

acqua diventa forte. Lo stesso risente l'uomo dal maestro di ginnastica. Il fuoco privato del nutrimento che aveva, constretto per opera dell'aria.

Fatto

soffice battuto,

strofinato, purifi-

cato.
fatto

col

condurvi

sopra d'altronde acqua

forte.

(14)

Anche
i

gli

scardassieri

fanno

lo stesso:

pigiano con

piedi, battono, tirano:

facendo

tali

oltraggi fanno pi forti (le cose oltraggiate); ta-

gliando
belle
:

la

cimatura e intrecciando
il

le

fanno pi

lo stesso

caso dell'uomo.

170

Quanto rimane su Eraclito


I

(15)

calzolai dividono le cose intere in parti


parti

e delle

fanno cose

intere: e tagliando e

bucando rendon sano

il

ci che guasto.

Lo
le

stesso

caso dell'uomo: dal tutto divide


parti riunite nasce

parti e

da

un

tutto.

Bucati e tagliati

nelle parti guaste dai medici risanano.

anche
del

questo
ci che

proprio
fa

dell'arte

medica: toglier via


la

male

sopprimendo

causa

travaglio dar la salute.

La
si

natura fa questa stessa


si

cosa da se sola: chi


alzarsi,

seduto

affatica

per

chi

si

muove
la

affatica per riposarsi.

altre tali

cose ha

medicina.

(16)
tira:

falegnami segando, uno spinge e

uno
stessa

nell'uno e nell'altro

modo

fanno

la

uno tira e uno spinge] (e) quando premono, una cosa va su una gi: (e) facendo (una cosa) minore (ne) fanno (una) maggiore l Imitano la natura dell'uomo l'alito da
cosa.

[Trapanano

un

lato tira dall'altro spinge:

in

doppia

guisa

fa la stessa cosa:

questo spinto in gi quello


sola divisa se n'hanno pi

sale su.

Da un'anima
I

e maggiori e pi grandi e pi piccole.


(17)

construttori di case da
;

parti

discordi

fanno cose concordi

ci

che

arido
ci

inumi-

dendo

ci che

umido asciugando,

che

senso complesso: prima vuol dire che quando due uomini segano, uno da una parte spinge e fa azione contraria a quello che sta dall'altra parte, e che tira, ma ambedue fanno la stessa cosa: poi vuol dire che
1

II

allo stesso

modo, quando uomini segano una tavola, al termine del loro lavoro avranno fatto due tavole minori da una maggiore.

///
intiero dividendo, ci

Imitazioni

71

che diviso riunendo. Se

non fosse
Imitano
il

cos (la cosa)

non sarebbe come deve.


che

regime dell'uomo; ci
ci

arido
ci

inumidendo

che umido

asciugando;
che

che intiero dividendo, ci

diviso riu-

nendo: queste cose


(18) [Per la
virsi di

tutte differenti s'accordano.

musica

occorre
il

anzi

tutto ser-

uno strumento per


vuole].

quale (uno) possa


accordi

mostrar ci che

Gli

armonici

degli stessi (suoni)

non son gli stessi: dall'acuto e dal grave, eguali di nome, non eguali di suono. Quanto maggiore la differenza, tanto maggiore l'accordo, quanto minore la differenza tanto minore l'accordo. Se uno facesse suoni
I

tutti

eguali, cesserebbe

il

piacere.
il

maggiori e pi variati cambiamenti, danno


cibi

maggior piacere. I cuochi preparano componendo insieme ogni gli uomini


cose diverse

per
di

sorta

che s'accordano, e (pur venendo)

da
e

gli

stessi (elementi)
:

non

(son) le stesse, cibo

bevanda per l'uomo se tutto facessero uniforme non vi sarebbe piacere e non andrebbe bene se raccogliessero tutto insieme in una
cosa sola.
Nella musica
i

suoni

si

colpiscono quali

in

alto quali in basso.

La

lingua
l'acido

imita la musica,
di

riconoscendo
in disaccordo.

il

dolce e
in
[i

ci

che

vi

cade sopra, ci che


Colpisce

accordo
suoni]

e
in

ci
alto

che
e
in

basso
1

l
,

e
li

non son
fa

giusti

suoni in alto col-

Ci

risuonare con la lingua.

Anche Rossini

faceva (e non solo a parole) similitudini fra la musica

172
piti

Quanto rimane su Eraclito


in
la

basso n quelli in basso

(colpiti) in alto:
si

(se)

lingua ben accordata con l'armonia


(se)

ha piacere,
(19)
I

non

accordata disgusto.

cuoiai

tirano, sfregano, pettinano, rila

sciacquano. Eguale
I

cura dei

fanciulli.
;

tessitori

tessono procedendo in cerchio


l

dal

principio tornano

d'onde

hanno cominciato.
d'onde
inco-

Eguale circolazione nel corpo:


mincia
(20)
ivi

va a

finire.

Lavorano l'oro: battono, lavano, fondono: a fuoco dolce, non a fuoco violento, (l'oro) si
coagula: ottenutolo, se ne servono per
usi.

tutti

gli

monda, macina il grano, e avendolo passato al fuoco, se ne serve. (Passato) a un fuoco violento non si conf al corpo, s bene se a un (fuoco) dolce l
trebbia,
.

L'uomo

(21) Gli statuari riproducono

l'imitazione del

corpo, [a eccezione dell'anima]

ma
lo

nulla produ-

cono che abbia


d'acqua e di
e

intelletto,

(e

compongono)
ci

terra,

inaridendo ci che umido,

inumidendo

ci che arido.

Tolgono a
fino
al

che

sovrabonda

aggiungono a ci che

difetta,

dal pi piccolo facendolo crescere

pi

grande.

Lo
al

stesso anche dell'uomo; cresce dal

minimo

massimo, togliendo da ci che sovral

bonda, aggiungendo

dove

difetto, inumi-

la cucina.

Tutta

la

Physiologie du got di Brillat Sava-

sembra lo sviluppo di questo passo eracliteo. Allude alla cottura del pane che portata ad un fuoco troppo ardente, lo rende carbonizzato e per incomerin
1

stibile.

Ili

Imitazioni

173

dendo
umido.
(22)

ci che arido e inaridendo ci

che

vasai

fanno girar

la

ruota, e (questa)
in

non
va

si

sposta n innanzi n

dietro, (e pur)

contemporaneamente nelle due direzioni. Questa un'imitazione della rotazione dell'universo. Per questo rotare essi
getti pi svariati
l'altro
(fatti)

producono
stesse

gli

ogal-

nessun dei quali eguale

(se

ben
gli

siano) delle

(sostanze) e
stesso degli

con

stessi strumenti.
altri

Lo
con

uomini e degli
stanze) e con

animali
le

nell'atto stesso della


le

rotazione fanno tutte


gli

cose

stesse (so-

stessi

strumenti tutte diverse,

da cose umide producendo cose aride e da aride umide.


(23)

La grammatica
composizione

una cosa

di

questo gedella

nere

di figure, segni

voce

umana, facolt

di ricordare le
farsi.
:

cose

passate, di

indicare ci che a

La conoscenza ha
l'uomo che conosce

luogo per sette figure

sia

grammatica sia quello che non la conosce, riescono a fare le stesse cose tutte. Anche le sensazioni umane hanno luogo per sette figure
:

l'udito per
sibili,
il

il

suono,

la

vista per gli oggetti vila

naso per l'odore,


cattivi,
il

lingua per

sapori
il

buoni

la
i

bocca per pronunciare,


meati
per
l'uscita

corpo per

tatto,

l'en-

trata dell'aria fredda o calda: per questi


( data) a gli

mezzi

uomini

la

conoscenza, (senza questi

mezzi) l'ignoranza.
(24)

l'educazione
la

(consiste

in)

questo: inla

segnano a violar
BodRRO, Eraclito.

legge secondo

legge, a
15

174

Quanto rimane su Eraclito


ingiusti

esser

giustamente, a

ingannare, a
le

ru-

bare, a rapire, a far violenza,

cose pi turpi
() cat-

[come]

le

pi belle. Chi non fa tutto ci


()

tivo, chi fa tutto ci

buono.

Qui si dimostra la stoltezza delle moltitudini: mirano queste cose e giudicano uno buono tra altri, cattivi molti ammirano, ma tutti, e gli
:

pochi discernono.

Andando
dendo bevono
:

al

mercato

gli

uomini fanno

la stessa

cosa: s'ingannano l'un l'altro


chi pi

comprando

e ven-

inganna ammirato.

quando

e delirano fanno la stessa cosa. Corrono,

lottano,

combattono, rubano, ingannano: uno


attori
:

preferito fra tutti.

L'arte degli

inganna gente che sa


dicono e
e
altro
gli

(di
:

essere ingannata)

altro
gli

pensano
stessi.

entrano ed escono

stessi

non

dato anche all'uomo dire una cosa e farne un'altra,


lo stesso

non essere

lo stesso, e

avere ora una,

ora un'altra opinione.

Cos adunque tutte

comune con
2 una
(i)

la

hanno qualcosa natura umana.


le

arti

di

Alimento

specie

d'alimento

(sono)

e molte.

(2)

Ed
la

accresce e fortifica e

ingrassa e assiin

mila e disassimila ci

che

()

ciascuno sela

condo

natura di ciascuno e (secondo)

fa-

colt originaria.

2.

de nutrimento

("IX

98 sgg. L.]
il

(42) [Geli. Ili 16, 7]. Circa

tempo

della gravidanza.

///
(8)

Imitazioni

175

Alimento

() ci (a

che

nutre, alimento ()

ci che

buono
(nutrire).

nutrire),

alimento
cose

() ci

che potr

(9) (II) principio la fine di tutto ()


la stessa cosa.

di

tutte

le

()

uno e

una

principio e fine son

(12)

Nuoce

e giova

per
e

riscaldare

le

cose:
forza

per raffreddare

nuoce

giova

per

la

nuoce e giova.
1

14) Umori...

spontanei e non spontanei, spon-

tanei per noi, e

non spontanei per


altri

la

causa

per

la

causa alcuni evidenti

oscuri ed alcuni

efficaci, altri inefficaci.

(15)

La

natura basta per tutto a

tutti.

(17)

Tutto ci una natura sola e non una:

tutto ci molte nature

ed una

sola.

una medicina () ottima, nell'alimento una medicina () pessima: ottima casi. e pessima secondo (21) Il nutrimento non () nutrimento se non
(19) Nell'alimento
i

pu
se
e

(nutrire),

il

non nutrimento
nutrire
:

nutrimento)
di

pur
di

tale

da

nutrimento
di fatto

nome
di

non nome.
(23)

fatto,

nutrimento

non

Uno

tutto ()

uno il conspirare, simpatia: quanto al complesso tutte le


()
il

confluire,

cose, quanto alla parte le parti che in ciascuna

parte (servono) per


(24)
Il

la

funzione

(loro).

grande

principio

giunge

alla
al

parte

estrema, dalla parte estrema giunge


principio
essere.
:

grande
e

()

una sola natura essere

non

176

Quanto rimane su Eraclito


Il

(40)

concorde

discorde,

il

discorde

con-

corde, latte estraneo ben accetto, latte

proprio
utile.

nocivo;
(42)

latte
(I

estraneo dannoso, latte proprio


di otto

feti)

mesi sono
e per
le
il

non sono.
pi e per
il

Durante questi divengono

meno, molto
(45)

e per

il

tutto e
il

per

parti:

ma non
meno.
l'in

e pi per

pi e

meno

per
e

il

Una

la via per l'in su

per

gi.

3.
Plutarco
i.

Giambi di Scitino di Teo a della lira


,

in

torno alla natura.


che accorda

Apollo bel

figlio di

Zeus,

tutta,

il

principio e la fine
la luce del sole.

congiungendo e per plettro luminoso ha


Clemente

non lessero) il filosofo Cleante il quale senz'altro chiama il sole plettro. Poich quando sorge appoggiando raggi come per battere il mondo, guida la luce verso l'armob (costoro
i

nioso sentiero, e dal sole vuol significare anche


gli

astri.
2.
il

Stoheo

tempo,

di tutto

ultima cosa e prima, raccoglie in se stesso ogni cosa


e

ed e non uno; che sempre a pena si mostra gi fugge, si presenta lo stesso a se stesso da strada contraria
ieri in fatto e

Per noi domani


3.

ogni

ieri

domani

1
.

Scitino di
1

Teo

(4

secolo) Cfr.
p.

16.

a Plut. de Pyth. orac. 16


b
cfr.
fr.

402 A.

51 e Clem. Str.
I

V
6

8,

49

p.

674 P.

2 Stob.

ecl.

8,

43

p.

108,

W.

Ho

tradotto in esametri, se bene la lezione in prosa


in

di

Stobeo, sia adattata dal Diels

tetrametri trocaici,

///

Imitazioni

177
Stobeo
(Cleantf.)

4.
ver questo cosmo tutto che involge la terra obedisce dovunque lo guidi e a te liberamente sta soggetto: ministro tal di possa tue immobili mani
te in

tengono,

la saetta

guizzante infocata perenne!


si

Che
cui

sotto la sua sferza

sgomenta ogni cosa

in natura

la^comun ragione

tu dirigi,

che per ogni dove


luci.

s'aggira alla gran (fiamma) meschiando le piccole

5.

tu

che hai che piangi, buon


ti

uomo?
stimo, o

Ll'C ANO

Io credo che
po'.

farebbe
(Io

bene

chiacchierare un

Eraclito:

piango)

perch
sian

straniero, che le cose

umane
alla

tutte
sia

mise-

rande e lamentevoli e che non ve ne


che non
sia

alcuna
io
li

soggetta

morte; perci

compiango sente non


dolorose,

e
le

mi lamento.
stimo

E
(le

le

cose

del

pre-

grandi, e quelle

che
del

accatutto e
la

dranno nel tempo futuro


intendo
dire
le

reputo)

conflagrazioni

4.
I.

Cleanth.

fr.

537, 3-9

Arnim

(Inno a Zeus) da Stob.

12 p. 25
5.

W.
Vit. auct. 14.

Lucian.

dal
1

Bywater

in trimetri giambici, dal

Meineke

in scazonti,

e dallo Schuster solamente, in esametri.

Non sembra inopportuno ricodare qui la runa delle credenze Scandinave, la quale significa tanto il dardo quanto la parola. Nella leggenda ellenica questa identit
pu trovarsi, pii plasticamente rappresentata,
di

nella favola

Abari, sacerdote di Apollo. Scita o Iperboreo, che

dal suo patrono


cui

aveva ricevuto una


aria,
19, 28.

freccia

d'oro con

cavalcava per

percorrendo l'Eliade e profetando.

Cfr.

Jamblich. Vita Pyth.

178
fine del

Quanto rimane su Eraclito

mondo: questo mi duole


durevole e che
ogni

e che

non

vi

sia nulla di

cosa

s'aggiri

come

una miscela e tornin lo stesso letizia tristezza, conoscenza ignoranza, grande piccolo, il su e il gi quanto gira e si scambia nel gioco
in

del tempo.

E E

che

il

tempo

Er.

Un

fanciullo che scherza, gioca a dadi (vincendb e)

perdendo.
Er.
:

che cosa sono

gli

uomini?

Di mortali.

mini immortali.

Ma, bello

che

gli

Dei?

Er.: Uocome
:

mio, dici tu enigmi


il

o componi indovinelli? Poich da vero

Er. Poich Loxia nulla spieghi semplicemente. non m'importa nulla di voi. Per ci dunque

non

ti

comprer nessun che


:

pensi

rettamente.
alla

Er.

Ed

io

mando

tutti in

massa
che

malora,

e quelli che

comprano

e quelli

non comdalla

prano.
pazzia.

Questo

guaio

non

lontano

--

EPISTOLE PSEUDO ERACLITEE


(Bywater,
p. 70-79).

Cri e^>

ys^Xa

t-<^

>r >< t>" e>> t>

*,<*

*>>

&>

t>.

ev->

cf%~>v~

EPISTOLE PSEUDO ERACLITEE

i.

Il

re

Dario

figlio

d'Istaspe

manda un

saluto

ad Eraclito Efesio
alla

uomo

sapiente.

In torno
difficile

natura hai steso un discorso scritto


il

a intendersi e ad interpretarsi,

quale in alcuni

luoghi spiegato secondo

la lettera,

mi pare debba
e su

contenere valore
le

di

teoria

su

l'universo

cose

che

in

esso

avvengono,

dipendenti
pi
(il

dal divino
libro)

movimento.
in

Ma

su

le

tuo

lascia

dubbio, onde

pur

coloro

che

molto son versati nelle lettere elleniche e quanti


si

son dedicati
celesti,

allo studio

ed

alla

ricerca delle

cose

sono

incerti sul retto


scritto.
Il

intendimento
re

e valore di

quanto hai

Dario
tuo

d' I-

staspe vuole

dunque partecipare
al

del

inse-

gnamento
Poich
gli

e della tua instituzione

logica. Vieni

per ci subito

mio conspetto e alla mia reggia. Elleni non paiono accorgersi per lo
sanno
esporre
alle

pi degli uomini sapienti e transcurano ci che

costoro ben

attente

audi-

182

Epistole pseudo eraclitee

zioni o riflessioni. Presso di

me adunque

ti

sar

data ogni distinzione, ed ogni giorno avrai cortese e


ai

riguardoso trattamento e vita

conforme

tuoi insegnamenti.

II.

Eraclito d'Efeso
salute.

al

re

Dario
la

figlio

d'Istaspe,
si

Quanti sono su
stoltezza

terra

tengono
per

lontani dalla verit e dal


loro triste
si

retto

operare e
alla

danno

cupidigia e
di-

alla vanagloria.

In quanto a me,

essendomi
il

menticato d'ogni malvagit e fuggendo


cui

fasto

sempre invidia

si

congiunge anche per esser

circondato
Persia,

non verr nel paese di contentandomi del poco che mi talenta.


di vanit,

III.

Il

re

Dario a

gli

Efesii.

Gran bene per


saggio
:

la

repubblica un
le

uomo

con

parole e

con leggi rende

anime buone, opportunamente indirizzandole al bene. Voi in vece avete esiliato Ermodoro, migliore non solo di tutti voi, ma anche di tutti gli Joni, apponendo turpi accuse ad un'anima retta. Se dunque aveste in mente di muover guerra al re di Persia (vostro) che io mander signore, preparatevi pure

tale esercito cui

non potrete

resistere: poich

turpe per un grande sovrano

amici

non
e

assister

gli

ma

se poi

non volete tentar

nulla di
il

tutto ci, richiamate

Ermodoro

rendetegli

Epistole psendo eraclitee

183

patrimonio,
la

rammentando quanti
lui,

beneficii

per
rice-

stima che io feci di

abbiate da

me

vuto, minori tributi


quelli

avendo per voi ordinato

di

che pagavate e molto territorio avendovi


possedevate. Delle

dato oltre quello che prima


quali cose

sembra che non vogliate serbar gratitudine, se no non avreste bandito Ermodoro, l'amico del re. Inviatemi dunque dei messi che
mi dicano il giusto su ci che apponete a Ermodoro, affinch se egli sia convinto di male
intenzioni sia punito e se in vece voi, io vi
ri-

duca a miglior consiglio e v'impedisca per l'avvenire dall'errar pi contro uomini saggi. Poich
ci giova al re vostro

ed a

voi.

[Salute].

IV.

Non star pi a Ermodoro. tuoi, o Ermodoro. Euticle, figlio crucciarti con di quel Nicofonte che due anni or sono depred
Eraclito a
i

tempio della dea, mi ha accusato d'empiet, soprafacendo con la sciocchezza uno che gli sta ben innanzi per sapere, perch dice che avendo
il

io

fregiato del

mio nome

l'altare

cui

ero predio.

posto, volli di

uomo
che
ti

che

ero

dichiararmi

Dunque
a
gli

sar giudicato da un

empio
Ch'io

in

mezzo
esser
a
gli

empi.

O
il

pare?

possa
torno

stimato pio da costoro quando in


dei penso

contrario di ci che credono essi?

Se uomini ciechi avessero a giudicar della vista, direbbero che il vedere cecit. Ma, o stolti, insegnateci prima ci che dio, se accusando

184

Epistole pseudo eraclitee


vi si

d'empiet volete che


fatti?

creda. Dov'

dio in
pii

Segregato nei

templi?
!

Siete

ben
si

se

collocate dio nelle tenebre

Un uomo
il

appor;

rebbe ad ingiuria se
e di dio, si dir

gli

dicessero che di sasso


ripetendosi

vero
?

ritornello

che nato nelle cave

Ignoranti,

non sapete che

non c' dio fatto con le mani n che abbia una base, n un recinto, ma tutto l'universo
tempio per
stelle?
lui,

adorno d'animali,
l'Efesio,

di

piante, di

ad Eracle

scrissi

su

l'altare,

dando a

voi per concittadino questo dio, e


1

non

ad

Eraclito Efesio!

Se non v'intendete

di let:

tere

non
ed

empiet mia, la vostra ineducazione


la

imparate
lete,

saggezza e intendetela.

Ma non
con

vola

io

non

vi

sforzo. Invecchiate

vostra ignoranza e

godetevi

dei

vostri

danni.

Eracle

non nacque come uomo? Anzi, come


falsamente spacciando, fu
2
.

Omero va

pur ucciIl

sore d'ospiti

Ma
le

che cosa

lo

fece dio?

suo
che

proprio valore e

nobilissime

sue

opere

tante fatiche compirono.


mini,

Ed

io

dunque, o uo-

non son

forse

anch'io valente?

Ho

fatto

male a chiedervelo, poich se


il

pur

rispondeste

contrario, son valente lo stesso.


fatto

Ed anche

me venne

di

condurre

a
i

termine
piaceri,

molte

difficilissime

imprese: ho vinto

ho vinto

La questione s'aggira in torno ad un gioco di parole che non pu riprodursi in italiano. HPAKAEI Tfl E<t>EIlftl fu preso per HPAKAEITQI E<t>EIIPJ.
1

di

Forse allude alla distruzione Neleo e dei suoi figli, di cui

di Pilo

ed

all'uccisione
etc.

all'Iliade

A 670

Epistole pseudo eraclitee


le

185
la

ricchezze,

ho

vinto

l'ambizione, abbattei

vilt,
il

abbattei l'adulazione, non

mi

sta a petto

timore, non mi resiste l'ubriachezza,

mi teme
ho

la tristezza,

mi teme

l'ira:

contro

tutto ci

lottato e

posso ben da

me

incoronarmi, poich
e

da

me

stesso fui

dominato

non

da Euristeo.
le

Non

cesserete

dunque
i

di oltraggiar la saggezza,

apponendo a noi cuse ? Se poteste


la traccia del

vostri errori e

vostre ac'

rivivere

tra

cinquecent'anni

trovereste Eraclito ancora vivo e di voi n pure

nazioni per la

nome. Vivr quanto mia saggezza, n si


la

le

citt e le

far silenzio

su di me, ed anche se

citt degli Efesii sar

distrutta e tutti gli altari deserti, saranno ricettacoli della

mia memoria
condurr
in

le

anime

degli uomini.

Ed

io

pur

moglie

Ebe, non

gi

sempre sar di lui, ma un'altra che sar per me. Molte (spose) genera virt e una ne diede a Omero e un'altra
quella di Eracle che quella

a Esiodo e quanti
essi

siano valenti

ciascun

di

disposa

la

gloria della saggezza.

Non son

dunque pio, o Euticle, io che solo conosco dio e non sei tu dunque impudente, che credi di saperlo, ed empio, che stimi tale uno che non ? Se non fosse stato eretto l'altare di dio, dio non sarebbe? E se eretto per ci che non sia dio, dio esiste lo stesso, cos che sono i marmi

Di qui

si

desume che queste


d loro un
eraclitei

epistole sono del

primo
di

secolo, ci che
ticit

diritto di testimoniarci l'auten-

dei residui

che contengono, ben pi

molte

fra le altre fonti.


16

Bodkero, Eraclito.

i86
i

Epistole pseudo eraclitee

testimoni di dio?

Ma
come

le
il

opere convien prensole, la


lui,

dere a testimoni,

notte

il

giorno che testimoniano di

come ne

testi-

moniano

le

stagioni, e tutta la terra fruttificando


il

ne testimonio, e

circolo

della

luna, opera

di lui, testimonianza celeste.

V.
Eraclito ad Anfidamante.
lati,

Siamo ammain

Anfidamante, d'idropisia:

in

modo che
del

tutto ci che in noi

potere

male;

l'eccesso del caldo febbre, l'eccesso del freddo

paralisi, l'eccesso d'aria

soffocazione, l'ec-

cesso d'acqua l'umida malattia onde soffro io


ora.
in

Ma

l'anima alcun che di divino che mette


la

armonia queste cose. La salute


la

prima
Poich

cosa e
la

natura
l
,

il

miglior

medico.

primitiva semplicit
le

non va
pi
chi

a imaginare ci
tardi
gli

che

contrario

ma

uomini

imitando chi una cosa

un'altra

vennero a

chiamare
Io se

(tali

imitazioni) saggezze e insipienze.


la

conosco
la sanit.

natura

del

mondo, conosco
le malattie,

anche quella dell'uomo, conosco


nosco

co-

Da me

stesso
le

mi

medicher,
del

imiter dio che

agguaglia

sproporzioni

cosmo incaricandone il sole. Eraclito non soccomber al morbo, il morbo soccomber al senno di Eraclito. Anche nell'universo ci che

Ci

P istinto cerca ci

che

gli

giova e non

si

sbaglia.

Epistole pseudo eraclitee

187

umido inaridisce, ci che caldo si raffredda. La mia saggezza conosce le vie della natura, conosce anche come si ponga fine alla malattia. Che se il corpo lo preverr nell'esser sommerso l scender nel (luogo) fatale. Ma non vi scender

l'anima, poich essendo

cosa

immortale, solle-

mi s'apriranno le case celesti e denuncer gli Efesii non sar cittadino fra gli uomini, ma fra gli dei e non eriger altari ad altri, ma gli altri a me, n mi minaccer
vandosi voler
al

cielo, e

Euticle d'empiet,
vigliano

ma

io lui

di

bile.

Si

mera-

come Eraclito sia sempre triste, non si meravigliano come gli uomini siano sempre malun po' la malvagit ed io sorrider subito. Quantunque ora nella malattia mi son fatto pi benigno poich non m'incontro con gli uomini, ma sono ammalato da solo. Ecco che l'anima profetizza la sua liberazione da questa prigione, e scosso da s il corpo, uscendo a
vagi. Rallentate

galla torna
tria
2

con

la

memoria
si

ai

luoghi della pa-

d'onde, discendendo,

rivestiva del corpo

che
a
gli

si

muta; questo (corpo) mortale, che sembra


vivere condensato insieme di umori e
e di siero e di

altri

di bile

sangue
le

[e]

di nervi e di

ossa e di carni. Poich se


sero trovata
la

passioni

punizione, forse

non avesche, abbandonato

acqua dell' idropisia far traboccare il vaso del corpo, prima che si possa applicare il rimedio.
Se, ci
,
l' 2

Concetto pi mistico che cristiano.

La
si

patria

il

cielo,

come anche

in

Empedocle che

ritiene

esule

dalla patria celeste.

188
il

Epistole pseudo eraclitee

corpo,
l

non saremmo gi da un pezzo


Sta sano.

usciti

di lui

VI.

Convennero medici, o Anfidamante, molto premurosamente in torno alla mia malattia, senza che (per) conoscessero n l'arte n la natura come quelli che dell'una cosa n pur volevano (sapere), dell' altra si imaginavano, e tutte e due le ignoravano. Nulla di pi fecero che ammollirmi il ventre palpandolo come un otre. Altri volevano anche curarmi, ma non lo permisi perch per primo discorso chiesi loro la ragione della malattia e non me la diedero cos che non loro di me, ma io fui poda pi di loro Come dunque dissi
Allo stesso.
i
:

treste essere artisti nel

suonare

il

flauto se foste

un che non lo sa suonare? Mi curer io da me, oppure voi, quando per m'avrete insegnato come da abondanza di pioggia si possa fare siccit. Essi non compresero n pure la mia domanda e tacquero non sapendo
rimasti al di sotto di

trar

partito
gli

dalla

loro

scienza.

Mi accorsi che
fortuna,
li

anche

altri

non costoro ma

guar.

Se

le passioni

non
il

si

fossero esse stesse procurata

la

punizione ci

desiderio di restare nel

carcere

del corpo, etc. Vale a dire: noi

saremmo

gi esciti dal

corpo se

non hanno procurata. approssimativamente il pensiero che svolge nel famoso monologo Amleto, sotto tanti aspetti somigliante ad Eraclito.
il

restarvi

fosse la giusta punizione che

le passioni

nostre

ci

Epistole pseudo eraclitee

189

Operano empiamente costoro, o Anfidamante, simulando arti che non possiedono e prestando cure che non sanno e ammazzando la gente in

nome
ranza,

della scienza, facendo ingiuria alla natura

e all'arte.

turpe convenir della propria igno-

una scienza che non si possiede. Che piacere provano ad ingannare ? Forse per arricchirsi per mezzo dell'inganno? Farebbero meglio a mendicare: moverebbero al mene a compassione, mentre ora sono
pi turpe (professare)

ma

odiati e per

il

danno
le

e per l'inganno.
si

Le

altre

scienze sono pi semplici,


le

sbugiardano subito:
a
confutarsi.

pi elette son

pi

difficili

Nella citt io non mi ero mai accorto di costoro.

Nessun
donie
si

d'essi

medico,

ma

son

tutti

impostori
le

e ciurmadori,

che vendono per

danaro

fan-

dell'arte.
la

Uccisero Eracleodoro mio zio e


ragione della mia malattia, n

presero

mercede, costoro che non hanno


la

saputo dirmi

come dall'abondanza di pioggia possa prodursi la siccit. Non sanno che nel mondo dio cura
grandi
corpi,

eguaglia
ch'

le

loro

sproporzioni,
sostiene,

ri-

congiunge

ci

spezzato,

preve-

nendo, ci che

vacilla, raccoglie ci

che sparso,

rende splendido ci che indecente, rinserra ci che stato preso, insegue ci che fugge, di
luce illumina
le

tenebre, limita

l'infinito,

impone
di

forma
l'essere,

ci

che

amorfo,

riempie

vista

ci che era insensibile. Poich penetra per tutto

adattando, plasmando, sciogliendo, raslo

sodando, fondendo. L'arido


e lo porta a scioglimento
;

fonde nell'umido

ed

evapora

le

umi-

190
dita e
le

Epistole pseudo eraclitee

condensa
in

l'aria

rarefatta e
le

continuamente
la

cose che sono in alto

abbassa, quelle che

sono
e

basso

le

esalta.

Questa
imiter in
1
.

cura del
stesso
:

mondo ammalato.
il

Ci

io

me

resto lo lascio andare

VII.

Ermodoro.

Vengo

a sapere

che

gli

Efesii son per introdurre

contro di
solo,

ma

una legge illegalissima me. Poich non si d legge contro un giudizio. Non sanno gli Efesii che il

giudice diverso dal legislatore.


in

E
(il

ci meglio

quanto

(il

legislatore) pi spassionato (poich


delitto,

dispone) contro chi commetter

peril

sona ancora)
giunta.

ignota,
la

mentre

il

giudice vede

giudicando, da cui

passione

non
io

Sanno, o Ermodoro,
te le leggi e io
li

che

mai disho conge-

gnato con
nunciato

vogliono

esiliarmi,

ma

non prima che

abbia convinti d'aver pro:

ingiustamente

colui

che non ride e

odia ogni cosa umana, prima del tramonto esca


dalla citt, questo vogliono decretare, e

nessuno

v' che non rida, o Ermodoro, se non Eraclito,


e per questo mi scacciano.
lete

cittadini,

non

vo-

rido

dunque imparar la ragione per la quale non mai ? Perch odio, non gli uomini ma la
lettera,

ai
si

che ricorda molto la guerra mossa medici nell'ultimo periodo della sua vita da Molire,

Questa

riconnette alle Test.

(3, 4,

5)

fr.

58,

in,

Imit.

1 (15).

In su la fine,
stile

da un certo punto

in poi, la lettera

muta

ed argomento

Epistole pseitdo eraclitee

191

loro malvagit. Per ci formulate la legge cos:

in

Se alcuno odia la malvagit esca dallo stato, e per il primo me n'andr. Andr volentieri bando non dalla patria ma dalla cattiveria.
il

Riformate

decreto. Se in

vece convenite che

Efesii e malvagit son tutt'uno, e (pensate)


io vi odii,

che

come non
coloro
i

sarei

io

pi giusto legissi

latore

se

quali

fanno

che Eraclito

per

la

malvagit non rida mai,

condannassi ad
di

escir dalla vita o pi tosto

ad esser multati
voi

diecimila denari se
piti
silio,

vi

cruccia di pi l'esser coll'e-

nei denari
in

In questo consiste per


la

questo

morte
ci

giuria togliendomi
esiliate

Mi avete fatto inche dio mi diede e mi


l
.

ingiustamente.

che per questo innanzi

tutto vi

amer, poi che da

me

esiliaste

ogni mi-

tezza e
e

non cessaste di provocarmi con decreti bandi ? E rimanendo nella citt, forse che non
da

m'esilio

me

stesso da voi

Di chi son com-

plice in adulterio, in omicidio, in ubriachezza, in

corruzione
ingiustizia
solo.

Non mando
nessuno
Forse

in

rovina,

non faccio
citt

affatto e nella

vivo

Tale solitudine

me
il

l'avete fatta per la vo-

stra malvagit.

vostro

commercio rende

buono Eraclito ? No, ma Eraclito voi, la citt. Ma non volete. Ed io voglio per e son legge a gli altri, ma essendo uno solo, non basto a punire tutta la citt. Vi meravigliate che io non
rida

mai ed

io

(mi stupisco)

di

coloro

che

ri-

Ci

per

gli Efesii
il

pena pi grave che non

l'esilio

la

morte

toccarli nei denari.

192

Epistole pseudo eraclitee

dono perch godono


converrebbe che
si

di

fare ingiustizia,

mentre
in

attristassero,

poich non ope-

rano giustamente. Datemi occasione di ridere


pace, cos da non farvi la guerra nei

tribunali,
i

avendo per armi


altrui,

le

lingue,

avendo rubato
amici,

beni

corrotto donne,

avvelenato

com-

messo furti sacrileghi, esercitato il lenocinlo, essendo stati colti in flagrante spergiuro, avendo menato busse, pieni chi di un male chi di un
altro
tali
1
.

Rider forse vedendo uomini che fanno

cose (quanto voi ridete vedendo ad esempio)

vestiti e

barbe e teste transcurate

2
,

(rider forse
affret-

vedendo) una donna che coi farmachi ha


tato
le
3
il

parto, o adolescenti cui furon mangiate


la

sostanze o un cittadino a cui fu rapita

moglie
veglie

o una fanciulla a forza sverginata


notturne, o un'etra (che)
e (che) delle

nelle

non
la

()

ancor donna

donne
ulivi

fa

gi

parte, o

un

ra-

gazzo per impudicizia amante di tutta o


i

la

citt,

frutti

degli dito

sprecati

in unguenti,
il

il

vuotar

col

nei

conviti

soverchio

cibo

Di qui in poi
Ci che fra
il

il

testo assai

guasto, cos che la

traduzione quasi congetturale.


parentesi supplemento mio per passage desespr. Poich non sembra che gli Efesii a cui Eraclito rimprovera la mollezza ed il vizio, dovessero andar transcurati quanto al vestito, alla
a

spiegare

barba, alla testa. Cfr.


3

fr.

13 e nota.

II Bywater ha yuvaKa qiapuoiKuj<; neiXruavnv rKvou che non ha senso e il Westermann yuvaKa qpapudKou; Treiyouvri tkov che precisa meglio l'accusa dei procurati aborti, e secondo questa lezione abbiamo tradotto.

Epistole pseudo eraclitee

193
i

mangiato...

l
,

il

dispendio nei cibi e


i

ventri

che straboccano, o
stioni

popoli che

le

grandi querider
delle

discutono
vere

dalla
:i

scena

vostre

guerre

quando,

trovati

pretesti

d'ingiuria, vi

ammazzate

l'un l'altro, infelici, di

uomini divenuti belve, con flauti e trombe eccitati per mezzo della musica a sensi che alla

musica sono contrari, e


pi giusto strumento

il

ferro degli aratri, e

il

dell'agricoltura

viene

ap-

prestato per stragi e morti, e da voi


la

s'ingiuria

divinit

con

il

chiamare Atena guerreggiatrice


schierandovi
a

ed

Ares

omicida, e

fronte

in

campo, uomini contro uomini, vi augurate reciproci macelli, punendo come disertori coloro che non si macchiano di strage e onorando come valorosi coloro che pi sguazzarono nel sangue ?
I

leoni

valli

non s'armano l'un contro dan di piglio alla spada, n


altro

l'altro,

ca-

potresti vedere

un'aquila corazzata contro un'altra aquila!

Non
per

hanno alcun
ciascuno
le

strumento di guerra,
becco, per

ma

le

membra sono anche


altri
il

armi, per alcuni


altri

corna, per
1

le ali, [per

f\

to<; v auvervou; Yivouvouc;

ol <xktXwv
il

TtXe-

iovac;.

Cos
1\

il

Bywater
v
a.

e lo

Hercher
;

quale non

tra-

duce;

Tq

Yivoiavoiq

ol

ciktuXujuv

Tmpoivia<;

Bernays; f\ toc; v 0. Kevouuvcu; i aKTXuuv TiAn.auovdt<; Doehner, e secondo quella lezione abbiamo tradotto: l'autore attribuisce a gli Efesii anche la corruzione dei

Romani.
Qui segue un periodo cava alcun senso.
3

di

una

riga,

da

cui

non

si

Ci delle vostre

liti

nelle quali or

mai

fate consi-

stere la guerra.

194
altri

Epistole^ pseudo eraclitee


la

rapidit],

per questi

la

grandezza,

per

quelli la piccolezza, per questi la grossezza, per


quelli
il

nuoto, e per molti l'animo


rallegrare
in
gli

l
.

Nessuna

spada

fa

animali

irragionevoli,

poich vedono
di natura e

se

stessi
.

custodita la legge
2
.
.

non
il

negli uomini

perch deIn che


3
.
.

siderate voi
ci

fine delle

guerre

Forse che per


?

mi
?

farete

cessare

dallo

sconforto

modo

non

anzi di pi (mi sconforter)


la

essendo voi miei concittadini,

terra devastata,

e la citt saccheggiata, la vecchiaia calpestata e


le

donne

rapite e
i

bambini strappati

alle

braccia
le

(dei genitori), e

talami contaminati, e

fan-

irveO|uo
il

sarebbe propriamente

il soffio,

anche

coraggio. Cos

come

aveuoq

soffio (di passioni) e 6uu(;

= fiato ed anche
in

= vento

ma

significa

ed anche
in signifi-

sentimento
solo

violento,

corrispondono,
spirituale,

in latino,

ad animus

cato

solo

ed a fiimits

significato

materiale, con un'inversione rispetto


nari del greco.
fra cui

ai significati origi-

Non

solo questa,

ma

altre considerazioni
l'

F "Axpi

xivot;

con

cui

s'

inizia

ep.

IX e che

somiglia assai all'esordio ciceroniano Qiiousquc tandem

fanno pensare che l'autore


latino
al
2

di

queste lettere fosse un


latino.

che

si

esercitava in componimenti greci, o certo


il

meno un greco che sapeva bene


Segue un
t\r\

altro

passo
il

disperato. uSXXov toOto

uXov v
il

irapagaaii;,

v xpeiTToai t $$a\ov

hanno

By water

e lo Hercher

quale traduce:
est
in

Quamquam
toOto bov
in

magis hoc
v
eiY).
i'i

conduceret, vitium
Il

pracstantioribus
hi

inconstantiac.

Bernays propone: uXXov


v

TTctp3aai<;

KpeiTToai.

t ftpaiov b reAcx;

Forse vuol dire che l'errore pi grave coloro che la pretendono di pi. s Qui il By water segna giustamente una lacuna.
TToXuwv.

Epistole pseudo eraclitee

195

ciulle prostituite,

ragazzi
ferri,

fatti

femine,

e gli

uomini

liberi posti
i

ai

templi degli dei


inni

abbattuti, e
alle

sacrari gentilizi distrutti, e gli


le

opere empie, e
?

azioni di grazie a gli dei


rido. In

per l'ingiustizia
reggiate con
ferro
:

Di ci non

pace gueril

le

parole, in guerra trattate con

voi con le spade vi fate ragione.


le leggi

Ermo-

doro cacciato per


per l'empiet
rettitudini,
stizia
l
.

che

scrisse, Eraclito

esiliato.

Le
a

citt

son deserte di
malla

deserti

sono

folla

per fare ingiula

Le mura stanno
violenza
:

significare

vagit degli uomini e servono

ad escludere
le

vostra
altre

tutti

circondate
:

case

con

mura

di soverchieria cittadini,

quelli di

dentro ne-

mici,

ma

quelli di fuori,

nemici

ma
io

stranieri. Tutti avversari,

nessun amico. Posso


?

ridere

vedendo

tanti
le

nemici

L'altrui

ricchezza
vostre,

stimate vostra,
fate schiavi
late le
i

altrui

donne tenete per


la

liberi,

divorate ci eh' vivo, vio-

leggi,

consacrate con

legge

l'illegalit,

ed ogni atto vostro violenza,

in tutto ci

che

non

vi resiste.

Quelli che sopra tutti son stimati


le

segni della giustizia,


giustizia.

leggi,
vi
2

son indizio d'infossero, vi dareste

Poich se non
alla

liberamente

perversit;
la

ed ora

in

vece se

anche

vi

frena un poco

paura della punizione,

siete convinti di ogni scelleraggine.

131 e nota. Probabilmente vuol dire che le citt quanto alla giustizia sono deserte, ma questi
1

Cfr.

il

fr.

stessi deserti,

quanto

all'ingiustizia,

sono

affollati.

C'

un gioco di parole o meglio di significati e di contenuti. 2 Cfr. fr. 23 ove TaOxa spiegato da questo passo.

196

Epistole pseudo eraclitee

Vili.

Allo stesso.

Fammi
gli

sapere, o

Ermodoro,
Corteproteti

quando hai stabilito semente t'accolgano


tori di

di partir

per
gli

l'Italia.

dei e

spiriti

Sembrava sogno che diademi di tutto il mondo, avessero ad accedere alle tue leggi e, secondo il costume dei Persiani,
quella
regione.
a venerarle, prostrati

bocca a terra

ma

in

vero

esse eran state

fissate

del tutto seriamente. Ti

venereranno

gli

Efesii

quando non

sarai

pi,

quando
allora

le

tue leggi avranno imperio su

tutti,

ed
dio

saranno forzati a servirsene.


il

Poich
si

tolse loro

potere ed essi

stessi

stimarono

degni di servaggio. Questo ho appreso anche da


gli antenati.

Tutta l'Asia divenne possesso del

re (di Persia) e tutti gli Efesii


tino.

ne furono

il

bot-

Non sono avvezzi perio. Ed ora come


quanto
lor
si

alla

vera libert, all'im-

naturale,

obediranno a

comanda, e se non obediranno, saran battuti. Gli uomini biasimano gli dei perch non li colmano di ricchezze e non biasimano il proprio stolto comportarsi. da ciechi non acbeni che d il nume. Tra molte cose cettare Dalla terra disse anche questo la Sibilla Jonia per venire un saggio in Italia. Tanti secoli fa ti conobbe quella Sibilla, o Ermodoro, e allora fosti, ma gli Efesii n anche ora voglion
i
:

vedere

colui,

che fu

veduto

dalla verit

per

mezzo
alla

donna inspirata. Fosti attestato per saggio, o Ermodoro, ma gli Efesii contradicono
della

testimonianza

di dio.

Sconteranno

la loro

Epstole pscudo eraclitee

197

protervia, ed ora la scontano contaminandoci di


cattivi consigli.

Dio non punisce togliendo


d
di pi ai

la ric-

chezza,

ma
di

anzi ne

malvagi affinch

avendo
la

che peccare siano convinti di colpa ed


in sostanze,

essendo cresciuti
loro malvagit.
l
.

portino in berlina

La

povert
la

come un

coper-

toio

Non v'abbandoni

fortuna affinch ope-

rando da malvagi

siate poi svergognati.


il

Ma

la-

sciamo stare costoro, e tu fammi sapere


della (tua) partenza. Voglio trovarmi

tempo
te as-

con

solutamente, e ragionare
torno a molti
altri

alcune

brevi

cose in

affari

ed

alle leggi stesse.

Te
(tali

ne scriverei se non facessi


cose) rimangano segrete
;

di tutto

perch
si

e nulla tanto

tace

uno sussurrato, e sopra tutto da Eraclito a Ermodoro. Molti non differiscono dai vasi crepati, in quanto non possono
a

come quando da uno

tener nulla,
scorrer fuori

ma
le

per

la

loro

loquacit, lasciano

parole. Gli Ateniesi,

come

quelli

che sono
uomini,
i

conobbero la natura degli quali essendo nati dalla terra, hanno


autoctoni,

(un) intelletto che qualche volta fa le crepe. Li

educarono per mezzo dei misteri a custodire


segreti, affinch tacciano per terrore, e

non per

giudizio e

non

sia

grave all'anima l'esercizio del

tacere

2
.

Ci la povert nasconde la malvagit latente,


nei ricchi e nei

non potendosi questa manifestare come


potenti.
5

Anche questa

epistola,

come
si

la

a p. 190) ad un certo punto


tenze, cos che evidente
Bodrero, Eraclito.

muta

in

VI (cfr. la nota una serie di sencontaminazione.


1

in essa la

198

Epistole pseudo eraclitee

IX.

Allo stesso.
doro,
gli

fino a

quando, o Ermo-

uomini saranno

malvagi e non solo

ciascuno per conto suo,


teri
?

ma

anche

gli

stati in-

Gli Efesii

mandano
?

in esilio te

ottimo degli
in

uomini. Perch
cui
si
il

Forse perch compili leggi


diritti

il

godimento dei
legittimo

civili ai liberti
?
1

ed
il

diritto degli onori ai figli di costoro

Ma
in

cittadino

non diventa buono

seguito a un giudizio
nascita e pur
.

ma

vi

constretto

dalla
ri-

essendovi constretto, spesso


coloro che essendo
della
stati

mane

cattivo;

ma

ap-

provati son

fatti

degni

cittadinanza testi-

moniando con
l'onore,

l'ordine di lor vita la parit del-

oh

quanto

valgono di pi,
per
il

quelli
!

che
La-

sono

inscritti cittadini

loro merito

cedemoni,
Spartiati,

tra le altre

anche per questa (ragione)


gli

son lodevoli, che non per scritture scelgano

ma

per

il

regime

di vita.

se

venga

uno
di

Scita, o

un

Triballo, o
alla

un Paflagone, o un
severa constituzion
cos

senza patria e s'assoggetti


Licurgo,
sia retto

Lacedemone,
tale

che ciascuno

che

da
la

governo, ovunque va porta

in se stesso

patria e la

dappocaggine va
se
(il

in

bando da
rarie).

tutto lo stato, anche

malvagio)

sia inscritto

nel bel

mezzo

delle colonne (ono-

fosse

N credo vi sia Efesio alcuno, se non Efesio come un cane o un bue, ma l'uomo
ci

yaBi;

capace di

diritto.

Poco pi

oltre

il

By water segna una

lacuna: non cosi lo Hercher.

Epistole pseudo eraclitee

199

Efesio,

se buono,
terra

()

cittadino

del

mondo.
in

Poich
cui chi

comune

a tutti

quella,

cui
in

legge non una per empio

parola

scritta

ma

dio,

ed

transgredisce a ci
:

che deve, tenuto

ma

pi

tosto

non transgredir

se,

avendo transgredito, non potr nascondersi. Molte


sono
e
le

Erinni della giustizia,

vigili dei peccati. Si


:

ingann Esiodo dicendole trentamila sono poche

non bastano
gli
il

alla

malvagit dell'universo

il

pi

vilt. Miei concittadini son gli

dei e abitando

con
sia

dei per merito di virt, so quanto grande


sole l

dove

malvagi non san n pure di


Efesii
si
:

essere.

Forse che
?

gli

vergognano d'esser
poich essi son cat-

buoni schiavi
tivi
rali.

() naturale

liberi,

quali soggiacciono a passioni illibe-

Cessino (d'esser) quali sono ed ameranno


per l'eguaglianza della
pecore, n
virt.

tutti,

Che pensate, o
i

uomini, se Dio non avesse fatto schiavi n

cani,

le

gli asini,

cavalli,
?

muli,
egli

ma avesse
aggrav
di

fatto schiavi gli


i

uomini

E
vi

perch

di servit

migliori,

non

vergognate
fatto e
i

questo
?

che

della

vostra

empiet

nome
e
i

Quanto
!

migliori degli Efesii sono


si

lupi

leoni

Non

fanno schiavi l'un


l'aquila,

l'altro,
il

l'aquila

compra
gli

il

leone
il

leone

perch
il

faccia da coppiere, n

cane castra
dea,
te-

cane,

come
per

voi

il

Megabizo
lei
riti.

della
sia

mendo

la verginit di
i

che

quel che (ne) celebra


crediate essendo
pii

A
la

un uomo meno che non


natura,

empi verso
virilit

d'esser
il

verso

il

simulacro. Affinch per primo

sa-

cerdote privato della

imprechi a

gli

dei,

2oo

Epistole pseudo eraclitee

sospettate d'impudicizia anche la dea, se temete


di farla servire

da un maschio. Dicon

gli

Efesii

Uno

schiavo non sieda presso di me, e non

ceni con me.

Ed

io dir pi giusta sentenza:

sieda con

me

e ceni

con

me

il

giusto (anche se
e sia pi ono-

schiavo), anzi sieda prima di


rato;

me
che

che non

la

fortuna

agguaglia,

ma

la virt.

In che v'offende

Ermodoro ricordando

a gli Efesii che son tutti uomini e che nessuno

per

la la

fortuna deve insuperbire oltre la natura?


vilt

Solo

rende schiavi, solo

la

virt fa

li-

beri, e degli

voler di

uomini nessuno. E se anche per fortuna comandate ad altri che son


gli

buoni, voi poi siete


scenza, soggetti
ai

schiavi per la

concupi-

vostri propri padroni.


la citt si

E non

temete, o uomini, che

riduca a pochi

abitanti? Forse che introdurrete moltitudine stra-

niera

quando convien che coloro che son da voi


divengan
le

introdotti e mantenuti

buoni

con

le
il

minacce, con
tue leggi.

le

pene, con

paure? Avranno

sopravento, o Ermodoro, quelli che obediranno


alle

Non

isdegnarti. L'indole
il

mia pre:

sagisce, la quale per ciascuno

suo genio. S

obediranno, e di loro sar tutto

il

potere, di loro

che imitano
che

la

natura.

Il

corpo schiavo dell'anima,


si

coabita con l'anima, e l'intelletto non


i

grava

suoi servi coabitino con

lui,

e la terra, la

parte di minor

valore
e
il

dell'universo,
cielo

regna

in-

sieme con
tale

il

cielo,

non
le

rifiuta

un morcosa
dio

fondamento, n
di

il

cuore

g' intestini, la

pi sacra che sia nel corpo,

pi

vili.

Ma

non ricus

dar

la

luce degli occhi a tutti egual-

Epistole pseudo eraclitee

201

mente
cluse a
tutti

e di aprire la via all'udito e al gusto e all'ol-

fatto e alla
gli

memoria
gli

e alla speranza e

schiavi la luce del sole,

non interavendo censito


del

quanti
gli

uomini a
di ci

cittadini

mondo
.
.

ma
n

Efesii stimano la citt loro oltremondana,

si

credon degni
di

che

comune

l
.

guardate
dovi
al

non operare empiamente governan-

contrario di dio. Volete (dunque) esser

sempre in odio a gli schiavi, e per il tempo di prima in cui v'avranno servito e per quello dopo in cui resteranno esclusi dagli onori 2 ? Perch dunque li facevate liberi, se non li stimavate meritevoli ? Forse perch secondarono le vostre passioni ? V'adirate dunque con quelli
che per voler del destino
vagi) servigi e
vi

prestarono

(mal-

vagit

li

non con voi stessi che per malordinaste ? Erano essi da compiangere
(di

che sostenevano
e voi

fare) del male,


le

per paura,
cose turpi
:

da esecrare che ordinavate


pi

e allora servivate a padroni

duri

e servite

anche ora temendo coloro a cui avete comandato. Che volete dunque ? Che escan tutti insieme
dalla citt
loro,
figli

e,

usciti

che siano, fondino una


per
i

citt

esecrandovi e decretando
vostri
l'

figli

dei

interdetto

Voi
i

vi

apparecchiate

delle guerre, o Efesii, e per

figli

vostri

che nasce-

Excidisse verbum suspicor.

Byw.
trattava di

Aveva
i

detto

prima che

si

dare o

di

negare

diritti politici

a gli schiavi liberati: liberati e

privi d'eguaglianza, essi odierebbero ancora chi U tenesse


in tale stato d'inferiorit.

202

Epistole pseudo eraclitee

ranno e per quelli che son per nascere da Vedranno, o Ermodoro, gli Efesii, ci che
cher) loro: tu che sei

loro.
(toc-

buono

sta

sano

1
.

N O
presente
,

XA

Il

stampe

volume era gi licenziato alle quando escita per cura della casa
di Berlino, la

Weidmann

seconda edizione delpp. xvi-84)

X Herakleitos von Ephesos (1909, di


estratta dall'opera

maggiore del Diels, die Fral-

mente der Vorsokratiker, ritoccata in alcuni particolari e corredata di un'ampia introduzione.

Fortunatamente

questa nuova pubblicazione

non modifica
dell'edizione

in alcuna

forma sostanziale

testi

precedente.

Mi

riserbo

di

darne
di re-

ampia

e particolareggiata notizia in

sede
e

censione, su

La

Rivista di Filologia

dFnstrul'in-

zione classica: qui basta far conoscere che

troduzione del Diels espone

come

in

un quadro

79) fa seguire un -ippocratei pseudo brano di Zosimo analogo a gli estratti che ho dato secondo il testo del Diels. Il brano tratto dal libro della virt delle acque e della loro composi1

queste epistole

il

Bywater

(p.

zione (Fabricius Bibl. Gr. Vili 71 ed. Harl.) che si trova nel Hofer histoire de la chimie I 499 Paris 1842. Ma
tali

tarde derivazioni

come poco aggiungono


di

a ci che

sappiamo, cos sono anche

ben scarsa importanza.

Nota

203

d'insieme

la

figura di Eraclito, nella

sua
delle

realt

storica e filosofica, e che l'apparato

note
filo-

condensa, compie e precisa ci che l'insigne

logo alemanno aveva disperso su l'Efesio nelle note alla prima edizione dell' Herakleitos voti

Epkesos (1901) ed alla prima (1903) e seconda edizione, in due volumi (1906- 1908), dei Fralmente.

Quanto
che
le

nuovo volumetto non reca seguenti poche modificazioni, la pi gran


ai

testi,

il

parte di metodo.

Test.

4 10

e:

(p.

Test.
2

99) posta 1 (5).

come

nota

alla

divisa in due,
intercalata da

10

10 b, ed

una nuova,
da
ri-

10 a:

contenente un passo d'Aristotele

ed uno

di Plutarco

ferirsi

l'uno ad

una conferma
delle

della

generazione

cose
re-

per

il

fuoco, l'altro ad

una

lazione tra Eraclito e

gli Stoici,

4
50

12

Orfeo ed Esiodo. V' aggiunto un passo


tino su la
chiarita

di Plo-

13

permanenza del sole. con una complessa


dell'anno

nota

la

formazione
eracliteo.

cosmico
6

21

v' aggiunta

una

linea di

Teodella

doreto

spiegazione

strana finalit attribuita alla vita


nel passo precedente.

204
7

Nota

Framm.

7,

105:
la

v'

in

pi

la

breve

in-

troduzione delle

singole fonti,

quale invece soppressa nei


in quest'

Framm.
1
:

9,

31, 120:

ultimo

9 Imit.

anche soppressa l'ultima linea. vi sono aggiunti due numeri


(3,

4)

del

testo

pseudoippodi

crateo.

io Imit.

soppresso

il

testo

Cle-

mente su Cleante, che dato


in nota.

Queste modificazioni non mutano in alcuna guisa, n quanto ai concetti generali, ne quanto ai testi, n quanto alle note, aumentate e chiarite,

le linee
il

fondamentali

in cui

ha voluto man-

tenersi

presente lavoro.

INDICE DEI

NOMI

INDICE DEI

NOMI

N. B.

Non

son compresi

in

quest'indice

nomi degli autori


le

dati nella

bibliografia, e di quelli

che rappresentano

fonti dei vari lesti,

notati in

margine a ogni pagina.

Abari, 177. Ade, 118, 145, 161. Aetio, 80, 159. Agamennone, 124. Alicarnasso, 94. Amelio, 24.

Ares, Ario,

193.

116.
158.

Aristofane, 131, Aristone, 88, 92.


Aristonimo, 146. Aristotele, XXV,
3 8, 113,*. 149,

XXX,

Amiel F., XXVII, 65. Amleto, 188. Anassagora, XXX, 16, 23, 78, no, 149. Anassimandro, 9, n, 16,
23, 33, 135-

11, 57, 78, 89,98,

203.
70, 71, 86, 88,

Artemide,
183, 199.

Asia,

XXXII,
193.
95.

II,

196.

Anassimene,
,

12, 16.

Atena, Atene,

Anatolio,

156.

Ateniesi, 93.
186,
188.

Androclo, 95. Anfidamante,

Babilonia, 28.

Antistene, 89, 93. antologia Pai. 93, 160.

Barzellotti

G., 32.

Apollo,
177.

VII, 56, 144, 176,

Baudelaire C, 66. Bautoro, 94. Bernays J., 193, 194.


BlANTE, 126, I48.

Apollonio, 88.

Archelao, 78. Archiloco, 44,


118, 127.

BlDEZ
86, 106,

J.,

64.

BlONE, 158.
Blisone, 85, 94, 95.

208

Indice dei
E.,

nomi
Dario
d'Istaspe, 93, 95,
96.

BODRERO
55-

25,

28, 30,

181, 182.

Bonghi

R., 74, 154.

Bonichi Bindo, XX. Brillat Savarin, 172.

Decemviri, 75, Delfo, 56, 144.

BURNET
79,

E., 112.
I.,

Bywater
89,

XXVIII,

78,

Demeter, 95, 154. Demetrio, 93. Democrito, 16, 23,


126, 128, 129.

117,

121,

133, 161,

163, 177, 193, 194, 201,

Diels

E.,

passim.

202.

Diodoto, 80, 92, 93. Diogene d'Apollonia,


104.

16,

Callimaco, 94. Cassandra, VII.


Cecilio, 158.

Dionisio, 93.

'

Dioniso, 118.

Celeo, 155.

Doehner,
F. R., 66.

193.
F., 24.

Chateaubriand

Dummler
Ebe, 185.

Chiappelli A., 31, 75, 96. Ciceone, 24, 154, 155. Cicerone, 129, 194.
Cinici, 24.

Ecamede, 155. ecateo, 85, i2.


Edipo,
13.

Cippico A., 43. Circe, 155.


Cirenaici, 24.

Efeso, passim.
Egitto, 25, 28, 31, 157.

Cleante,

93, 176, 204. 53,

Eleatica
129.

(scuola), 12, 58,

Clemente Al.,
176, 204.

119,

121, 122, 125, 134, 141,

Eleusi, 155.

Empedocle,
XXXI,
142.
16,

XXVIII,
34, 35,

CODRO, 95. Covotti E., 130, Crantore, 88. Cratete, 51, 92,

23,

36, 38, 45

60.

6 3, 64,

78, 101, 138,

152, 164,

148.

187.

Crisippo, 136, 159. Cristo, XXVIII, 32, 79. Croiset M., 57.

Enesidemo, XXVII.

Enosigeo (Neptunus),
Eoli, 95.

104.

Crotone,

92.

Eoni, 24.

Epicarmo, 68, 75,

144,

D'Annunzio G., Dante, XVIII.

66.

i45> 152, 156.

Epicuro, 128.

Indice dei

nomi
Giustizia,
122, 144.

209

Epifanio, 157.
Epittf.to, 159.

XXXI,
25.

120,

Eracino, 94. Eracle, 184.

Gladish A.,
Gnosi, 24.

Eracleodoro, 189. Eraclide Pontico,


sta etc, XXVII, Eraconte. 85.
Erinni, 144, 199.

Goethe, XVIII,
93.

46.

Gomperz
125-

Th.,

4,

76, 77,

Eraclito allegori94.

Gorgia,

35.

Guerra,

130.

Ermippo, 86, 87.

Ermodoro,

68, 70, 75, 86,

96, 145, 153,

154, 155,

Hegel G., XXXIII. Hercher R., 193, 194. Hoefer F., 202.
Huit
Ch.,

182, 183, 190, 195, 196.

XVI.

Erodoto, 34. Erostrato, 72.


Eschilo, 124. Esiodo, 85, 88, 109, 126,
131 185, 199, 203-

India, 25.

Iperborei, 127, 136, 177. Ippaso, 95, 99.

Ippoboto, 88.

EUDEMO,

I47.

Ippocrate, XXVII, XXXII,


78, 147, 181-202, 204.

Euripide, 50, 57, 75, 92,


99, 106, 119.

Ippolito, 132.
Italia, 196.

Euripilo, 154. Eusebio, 24.

Euticle, 183, 185, 187.

Jeronimo, 93.
Joni,

XXIX,

182.

Fabricius

J.

A., 202.

JoNIA, I96.

Fnelon

F., 66.

JONICA

(scuola), J2, 58.

Ferecide, 95, 124. Fetonte, 136.


Filone,

Jos, 130.

Kaibel

G., 152.

XXIX,
G.,

136.
81, 133.

Kant

E., 126.

Fraccaroli

Gautier Th.,
Gellio, 174.

66.

Lacedemone, 198. Laerzio Diogene,


149, 153-

51, 75,

80, 85, 88, 126, 129, 146,

Geremia, 65. Giamblico, 177. Giovanni (San), XXVI,24.


Bodrero, Eraclito.

Lassalle
77, 86.

F.,

XXVII,

25,

18

2IO

Indice dei
A., 31.

nomi
Neleo, 184. NlC ANDRO, 141. NlCOFONTE, 183. NlCOMEDE, 93. Nietzsche F., XXVII,
44. 57. 74, 137. 147-

Lasson

Lehrs, 104.
Leibniz G. G.,
4.

Leopardi
Lesbo, 94.

G., IH, 149.

43,

Leucippo, 23. Licurgo, 198.


Lino, 103.

NORDEN

E., 57.

Nous, 23.

Littr E., 161, 164, 165. Logos, passim. Lombardo Radice G., 62. Luciano, 133.
Manilio, 153.

Oceano,

9.

Ofelia, VII.

Ohler

R., 44.
io.

Olimpo,

Marx C,
Mayer C,
Megabizo,

74.

Omero, 44, no, in,


185.

80, 86, 88, 106,

127, 130, 134,

M aspero, 31.
25, 65.
F.,

135, 148, 154, 155, 184,

Max Mller

127.

Oracoli,

53.

199.

Orpheus, XXVII,

30, 119,

Meineke A., 177. Melancoma, 95. Meleagro, XXV.


Melisso,
16.

123, 129, 134, 203.

Paflagoni,

198.

Pandaro,

154.
16,

Menandro, 152. Menecrate, 104. Menelao, 154. Misteri, XXVIII,

Parmenide, XXVIII,
23, 45, 102.

Pascal
23, 25,

C., 65, 75.

117, 118, 134, 135, 154.

Pascoli G., 80, in. Patrick G. T. W., 25.


Patristica,

Mistici, 28, 136, 154.

XXVI.
,

Mnesarco, Moira, 38,


Molire,

157.
148.

Pausania Eraclitista
93-

190.

Persefone, 94, 154.


Persiani, 93, 95, 96, 182,
119,
196.

Monti

V., 154.

Mullach

F. A. G.,

120, 121, 126.

Pfleiderer
Pilo, 184.

E., 25, 79.

Pindaro, 127, 136.

Natorp P m
Neante,
88.

112.

Pindemonte

I.,

154.

Indice dei

nomi

211

Pitagora XXVI,
12, 16.

io,

n,

23,

36, 58, 85,

126, 140, 144, 152, 156,


157, 158, 177-

Schlager R., 63. schleiermacher f., 77. SchopenhauerA.,XXVH,


65, 126.

Platone,
58, 62,
79,

XVI, XXVIII,
18,

SCHUSTER
177.

P., 25, 63, 77,

XXIX, XXX,
72,
73,

24,

74, 78,

Sciti, 177, 198.

no,

132, 140, 142,

Scitino, 67, 93, 95.

149, 154, 156, 158, 159.


167.

Plotino, 24, 141, 203.

Plutarco,
Pluto,
154.

103, 109, 121,

Scolastica, 16. Seleuco, 92. Seneca, 121, 129, Senofane, 11, 12,
15, 16,

148.
13, 14,

122, 143, 146, 152, 203.

23,

34,

36, 37,

Pohlenz M.,

136.

39, 40, 68, 85, 88, 95, 123, 126, 127, 157.

Porfirio, 125, 138, 147. Posidippo, 160.


Posidonio, 101, no, 153.

Senofonte, 34, 124, Sesto Empirico, 136, Sette Savi, 53, 88.

159.

137.

Pramne,

155, 156.

Sfero Stoico,
188.

93.

Prester, 103, 123. Priene, 126.

Shakespeare, XVIII,

158,

Prometeo, 6. Protagora, XXIII,


54, 89.

Shelley
34,

P. B., 94.

Sibilla, 143, 196,

Simmaco,
E.,

128.

Simplicio, 147.

Romagnoli
Romani,

131, 152.

Socrate,

XVIII,
16,
17,

XIX,
50,

96, 193.

XXX,
66.

34,

Rossini G., 171.

51, 55, 92, 93, 99, 151.

Rousseau
Rnna,
177.

J.

J.,

Sofisti,
55, 57-

19,

24,

35,

54.

Saint-Pierre (de) Sallustio, 122.

B., 66.

Sofocle, 13. Sofrone, XXIX. Soulier E., 4, 77,


121.

78, 120,

Smkya,

XXX.
29.

Sand

G., 66.

Sozione, 88.

Sanscrito,
Scettici,

Scandinavi, 177.

Sternbach, 128. Stobeo, 146, 151,


176, 177.

159,

XXVII, XXX.

212
Stoici, 24,
79,

Indice dei

nomi
Triballi, 198.

no,

137,

143, 148, 158, 203.

Troilo

E., I-XXIII.

Suida, 149, 153.

Tucidide, 34. Tzetze, XXIX.


8, ix, 16,

Talete, XXXI,

17, 2 3> 31 I2 5-

Tannery

P., Ili, IV, 24,

25, 31, 102, 120, 121.

Waddington C, 12. Westermann A., 192. Wilamowitz U. , 116,


125, 128.

Teichmuller G., 25. Teodoreto, 203. Teodoro Prodromo, 128. Teofrasto, XXXI, 5, 89,
99, 101.

WOLTJER

J.,

Il6.

Zarathustra, Zeller E., 25,


Zenone,

44, 74.
77.

Tertulliano,

127.

16, 116.

Testamento antico, 79. Testamento nuo vo,XXIX


Teti,
9.

Zeus, 123, 124, 152, 161,


176, 177.

Teutame, 126. Timone Fliasio,

89.

ZOROASTRO, XXVI, 25. ZOSIMO, 202. ZURETTI C. O., I56.

Tocco

F.,

138.

INDICE

Pag.

Prefazione. Ad Erminio Troilo Bibliografia La Filosofia presocratica ed Eraclito d'Efeso

xxm
.

Quanto rimane su
I.

Eraclito:
la vita

Testimonianze su

e su l'insegna-

mento
Vita (1-3
Scritti (4)

b)

II.

Insegnamento (5-23) Frammenti intorno alla natura:


Autentici (1-126) Dubbi, falsi o falsificati (126^-139) Imitazioni
:
.

85 98 99
112
.

156
161

III.

Pseudo Ippocrate

(1-2)

Altre imitazioni (3-5) Epistole pseudo Eraclitee


I

176
181
-

II

182
,

III

IV

V
VI
VII
Vili

183 186 188

IX
Nota
Indice dei nomi

190 196 198 203 207