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Claudio Monteverdi: Libro VIII

Madrigali guerrieri e amorosi (1638)


Con alcuni opuscoli in genere rappresentativo che saranno per Brevi Episodi fra canti senza gesto. In Venetia Appresso Alessandro Vincenti.

1. Altri canti d'amor 2. Or ch'el ciel e la terra e'l vento tace . !ira il nemico insidioso ". #e vittorie s$ %elle &. Armato il cor d'adamantina fede '. Ogni amante ( guerrier ). Ardo* avvampo* mi struggo +. Com%attimento di ,ancredi e Clorinda -. Ballo. Volgendo il ciel 1/. Altri canti di 0arte 11. Vago augelletto* che cantando vai 12. 0entre vaga Angioletta 1 . Ardo e scoprir* ahi lasso* io non ardisco 1". O sia tran1uillo il mar 1&. 2infa che scalza il piede 1'. 3olcissimo uscignolo 1). Chi vol haver felice e lieto il core 1+. 4amento della ninfa 1-. 5erch( t'en fuggi* o 6illide 2/. 2on partir* ritrosetta 21. #u su* su pastorelli vezzosi 22. Ballo delle Ingrate

1. Altri canti d amor (a 6 voci con !uattro viole e due violini)


Altri canti d'Amor, tenero arciero, i dolci vezzi, e i sospirati baci; narri gli sdegni e le bramate paci quand'unisce due alme un sol pensiero.

Di Marte io canto, furibondo e fiero, iduri incontri, e le battaglie audaci; strider le spade, e bombeggiar le faci, fo nel mio canto bellicoso e fiero.

Tu cui tessuta han di cesareo alloro la corona immortal Marte e Bellona, gradisci il verde ancor novo lavoro,

che mentre guerre canta e guerre sona, oh gran ernando, l'orgoglioso choro, del tuo sommo valor canta e ragiona.

". #r c$ el ciel e la terra e l vento tace (a 6 voci con !uatro viole e doi violini) Francesco Petrarca
!r che'l ciel e la terra e'l vento tace, e le fere e gli augelli il sonno affrena, notte il carro stellato in giro mena e nel suo letto il mar senz'onda giace; vegghio, penso, ardo, piango; e chi mi sface sempre m'" inanzi per mia dolce pena# guerra "'l mio stato, d'ira et di duol piena; et sol di lei pensando $ qualche pace.

%os& sol d'una chiara fonte viva move'l dolce e l'amaro ond'io mi pasco; una man sola mi risana e punge. 't perch('l mio martir non giunga a riva, mille volte il d) moro e mille nasco; tanto da la salute mia son lunge.

3. %ira il nemico insidioso Giulio Strozzi


*ira il nemico insidioso amore la rocca del mio core. +u presto ch'egli qui poco lontano armi, armi alla mano.

,oi lasciamo accostar ch'egli non saglia sulla fiacca muraglia, ma facciam fuor una sortita bella, butta, butta la sella.

Armi false non son ch'ei s'avvicina col grosso la cortina. +u presto, ch'egli qui poco discosto tutti, tutti al suo posto.

-uol degl'occhi attaccar il baloardo con impeto gagliardo. +u presto ch'egli qui senz'alcun fallo tutti, tutti a cavallo.

,on " pi. tempo ohim(, ch'egli ad un tratto del cor padron s'" fatto, a gambe, a salvo chi si pu$ salvare, all'andare, all'andare.

%or mio non val fuggir, sei morto e servo d'un tiranno protervo ch'el vincitor che gi/ dentro alla piazza grida foco, ammazza.

&. 'e vittorie s( belle


+e vittorie s& belle han le guerre d'amore, fatti guerrier mio core. ' non temer degl'amorosi strali le ferite mortali. 0ugna, sappi ch'" gloria il morir per desio de la vittoria.

). Armato il cor d adamantina *ede


Armato il cor d'adamantina fede nell'amoroso regno, a militar ne vegno, contraster$ col %iel e con la sorte, pugner$ con la morte, ch'intrepido guerriero se vittoria non ho, vita non chero.

6. #gni amante + guerrier Ottavio Rinuccini

Prima Parte !gni amante " guerrier; nel suo gran regno ha ben Amor la sua milizia anch'egli. 1uella fiorita et/, che 'l duro pondo pu$ sostener dell'elmo e dello scudo negli assalti d'amor fa prove eccelse. ,( men sconcio " veder tremula mano per troppo et/, vibrar la spada o l'asta, che sentir sospirar canuto amante. !gni amante " guerrier, ecc. Ambo le notti gelide, e serene e l'amante e 'l guerrier traggon vegghiando, questi a salvar del %apitan le tende, questi a guardar l'amante mura intento. ,on mai di faticar cessa il +oldato, n ( riposar gi/ mai verace amante. Ambo sormonteran de' monti alpestri le dure cime, ambo torrenti e fiumi tra piogge, e nembi varcheran sicuri. ,on del vasto ocean le onde spumanti, non d''uro, o d'Aquilon 2'orribil fiato frenar potr/ gl'impetuosi cori se di solcar il mar desio gli sprona. %hi se non quei che l'amorosa insegna segue, o di Marte al ciel nottumo e fosco pu$ la pioggia soffrir, le nevi e 'l vento3 Taccia pur dunque omai, lingua mendace, di pi. chiamare otio e lascivia Amore, ch'amor affetto " sol di guerrier core.

Seconda parte 2o che nell'otio nacqui, e d'otio vissi, che vago sol di riposata quiete trapassava non pur 2'hore nottume, ma i giorni interi ancor tra molli piume; e tra grat' ombre d'ogni cura scarco il fresco mi godea d'un' aura lieve, col roco mormorar d'un picciol rivo, che fea tenor degl'augelletti al canto. lo stesso pur che generosa cura di bellissimo Amor mi punse il core, a22'hor che 'l guardo volsi al divan lume, che svavillar vidd'io da que' begl'occhi, e 'l suono ud& che da rubini e perle mi giunse al cor d'angelica favella, sprezzando gli agi di tranquilla vita non pur chiuggo a i gran d& tra 'l sonno i limu ma ben sovente ancor, e stelle e sera, cangiar vigile amante in +ole, e in Alba.

+pesso carco di ferro all'ombra oscura me 'n vo sicuro ove 'l desio mi spinge, e tante soffro ogn'hor dure fatiche amoroso guerrier, ch'assai men greve misura in un co 'l valoroso 4ispano tentar pugnando 2'ostinato Belga. 5 pur l/ dove inonda i larghi campi l'2stro real, cinto di ferro il busto seguir tra l'armi il chiaro, e nobil sangue di quel *ran 6e ch'or su la sacra testa posa il splendor del diadema Augusto di quel *ran 6e ch'alle corone, a lauri

alle spoglie, a' trionfi il ciel destina. ! sempre gloriose, o sempre invitto, segui felice, e fortunato apieno l'alte vittorie e gloriose imprese che forse un d& questa mia roca cetra ritorner/ non vil ne' tuoi gran pregi. All'hor, ch'al suon dell'anni canter$ le tue palme, e' chiari allori. 1uando 2'hostil furor depresso e domo dal tuo invitto valor, dal tuo gran senno, udr/ pien di spavento, e di terrore l'!riente sonar belliche squille. ' sovra gran destrier di ferro adorno di stupor muti i faretrati +citi, tra mille e mille %avalieri e Duci carco di spoglie, o *ran ernando 'rnesto t'inchineranno, alla tua invitta spade vinti, cedendo le corone e i regni.

Terza parte Ma per qual'ampio 'geo spieghi le vele s & dal porto lontano ardito Amante3 6iedi che meco il mio cortese amico, veggio ch'a si gran corso, a s& gran volo di pallido timor dipinge il viso.

Quarta parte 6iedi ch'al nostro ardir, ch'al nostro canto ch'hora d'armi, e d'amor confuso suona scorger ben puote omai, ch'Amore, e Marte " quasi in cor gentil cortese affetto.

,. Ardo- avvam.o- mi struggo (a 8 voci con due violini)


Ardo, ardo avvampo mi struggo; accorrete, vicini, amici, all'infiammato loco al ladro, al ladro, al tradimento, al foco; scale, accette, martelli, acqua prendete; e voi torri sacrate, anco tacete; su, su, bronzi, ch'io dal gridar son roco; dite il periglio altrui non lieve o poco, e degl'incendi miei piet/ chiedete. +on due belli occhi il ladro, e seco amore l'incendiario che l'inique faci dentro la rocca m'avvent$ del core# ecco, i rimedi omai vani e fallaci. Mi dice ogn'un per si beato ardore# lascia, che'l cor s'incenerisca, e taci.

8. Combattimento di /ancredi e Corinda Torquato Tasso - "Gerusalemme Liberata", XII, 5 -! " !#-!$%

Tancredi, che %lorinda un uomo stima vol ne l'armi provarla al paragone. -a girando colei l'alpestre cima ver altra porta ove d'entrar dispone. +egue egli impetuoso; onde assai prima che giunga, in guisa avvien che d'armi suone, ch'ella si volge e grida# 7 ! tu che porte, correndo cos&3 7. 6isponde# 7 ' guerra e morte 7.

7 *uerra e morte avrai; 7 disse 7 io non rifiuto darlati, se la cerchi 7, e ferma attende. ,on vuol Tancredi, che pedon veduto ha il suo nemico, usar cavallo, e scende. ' impugna l'un l'altro il ferro acuto, ed aguzza l'orgoglio e l'ire accende; e vansi incontro, a passi tardi e lenti, che duo tori gelosi e d'ira ardenti.

,otte, che nel profondo oscuro seno chiudeste e nell'oblio fatto s) grande, degne d'un chiaro sol, degne d'un pieno teatro, opre sarian s) memorande. 0iacciati ch'io ne'l tragga, e'n bel sereno a le future et/ lo spieghi e mande. -iva la fama lor; et tra lor gloria splenda dal fosco tuo l'alta memoria.

,on schivar, non parar, non pur ritrarsi voglion costor, n( qui destrezza ha parte. ,on danno i colpi or finti, or pieni, or scarsi# toglie l'ombra e'l furor l'uso de l'arte. !di le spade orribilmente urtarsi a mezzo il ferro, il pi" d'orma non parte; sempre " il pi" fermo e la man sempre in moto, n( scende taglio invan, n( punta a voto.

8'onta irrita lo sdegno a la vendetta, e la vendetta poi l'onta rinova; onde sempre al ferir, sempre a la fretta stimol novo s'aggiunge e cagion nova. D'or in or pi. si mesce e pi. ristretta si fa la pugna, e spada oprar non giova# dansi co' pomi, e infelloniti e crudi cozzan con gli elmi insieme e con gli scudi.

Tre volte il cavalier la donna stringe con le robuste braccia, ed altrettante da que' nodi tenaci ella si scinge, nodi di fer nemico, e non d'amante. Tornano al ferro, e l'uno e l'altro il tinge con molte piaghe; e stanco ed anelante e questi e quegli al fin pur si ritira, e dopo lungo faticar respira.

8'un l'altro guarda, e del suo corpo esangue s 'l pomo de la spada appoggia il peso.

*i/ de l'ultima stella il raggio langue al primo albor ch'" in oriente acceso. -ede Tancredi in maggior copia il sangue del suo nemico, e s( non tanto offeso. ,e gode e superbisce. !h nostra folle mente ch'ogn'aura di fortuna estolle9

Misero, di che godi3 !h quanto mesti f iano i trionfi ed infelice il vanto9 *li occhi tuoi pagheran :se in vita resti; di quel sangue ogni stilla un mar di pianto. %os& tacendo e rimirando, questi sanguinosi guerrier cessaro alquanto. 6uppe il silenzio al fin Tancredi e disse, perch" il suo nome l'un l'altro scoprisse#

7 ,ostra sventura " ben che qui s'impieghi tanto valor, dove silenzio il copra. Ma poi che sorte rea vien che ci neghi e lode e testimon degno de l'opra, pregoti :se fra l'armi han loco i preghi; che'l tuo nome e 'l tuo stato a me tu scopra, acci$ ch'io sappia, o vinto o vincitore, chi la mia morte o la mia vita onore 7.

6isponde la feroce# 7 2ndarno chiedi quel ch'ho per uso di non far palese. Ma chiunque io mi sia, tu innanzi vedi un di quei due che la garn torre accese 7. Arse di sdegno a quel parlar Tancredi, e# 7 2n mal punto il dicesti; il tuo dir e 'l tacer di par m'alletta, barbaro discortese, a la vendetta 7.

Torna l'ira ne' cori, e li trasporta, bench( debili in guerra. !h fera pugna, u' l'arte in bando, u' gi/ la forza " morta, ove, in vece, d'entrambi il furor pugna9 !h che sanguigna e spaziosa porta fa l'una e l'altra spada, ovunque giugna, ne l'arme e ne le carni9 e se la vita non esce, sdegno tienla al petto unita.

Ma ecco omai l'ora fatale " giunta che 'l viver di %lorinda al suo fin deve. +pinge egli il ferro nel bel sen di punta che vi s'immerge, e 'l sangue avido beve; e la veste, che d'or vago trapunta, le mammelle stringea tenera e leve, l'empie d'un caldo fiume. 'lla gi/ sente morirsi, e 'l pi" le manca egro e languente.

+egue egli la vittoria, e la trafitta vergine minacciando incalza e preme. 'lla, mentre cadea, la voce afflitta movendo, disse le parole estreme,

parole ch'a lei novo spirto ditta, spirto di f(, di carit/, di speme# virt. ch'or Dio le infonde, e se rubella in vita fu, la vole in morte ancella.

7 Amico, hai vinto# lo ti perdon... perdona tu ancora, al corpo no, che nulla pave, e l'alma s); deh9 per lei prega, e dona battesmo a me ch'ogni mia colpa lave 7. 2n queste voci languide risuona un non so che di flebile e soave ch'al cor gli scende ed ogni sdegno ammorza, e gli occhi a lagrimar gli invoglia e sforza.

0oco quindi lontan nel s"n del monte scaturia mormorando un picciol rio. 'gli v'accorse e l'elmo empi( nel fonte, e torn$ mesto al grande ufficio e pio. Tremar sent& la man mentre la fronte non conosciuta ancor sciolse e scoprio. 8a vide, la conobbe, e rest$ senza e voce e moto. Ahi vista9 ahi conoscenza9

,on mor& gi/ che sue virtuti accolse tutte in quel punto e in guardia il cor le mise, e premendo il suo affanno a dar si volse vita con l'acqua a chi co 'l ferro uccise. Mentre egli il suon de' sacri detti sciolse, colei di gioia trasmutossi, e rise; e in atto di morir lieto e vivace, die parea# <+'apre il cielo; io vado in pace=.

0. Volgendo il ciel (1allo) Ottavio Rinuccini, con mo&i'ic(e &)i*noto


Introduzione al Ballo. entrata con due violini Volgendo il ciel 7a voce sola8

-olgendo il ciel per l'immortal sentiero, le ruote dela luce alma e serena, un secolo di pace il +ol rimena sotto il 6e novo del 6omano 2mpero.

+u, mi si rechi ormai del grand'2bero profonda tazza, inghirlandata e piena che, correndomi al cor di vena in vena, sgombri dall'alma ogni mortal pensiero.

-enga la nobil cetra# il crin di fiori cingimi, o illi# io ferir$ le stelle cantando del mio 6e gli eccelsi allori; e voi che per belt/, Donne e Donzelle,

gite superbe d'immortali onori, movete al mio bel suon le piante snelle.

Il Ballo 0ovete al mio %el suon 7a & voci con due violini8

Movete al mio bel suon le piante snelle sparso di rose il crin leggiadro e biondo; e, lasciato dall'2stro il ricco fondo, vengan l'umide ,infe al ballo anch'elle.

uggan in si bel di nembi e procelle d'aure odorate al mormorar giocondo; fatt''co al mio cantar, rimbombi il mondo l'opre di erdinando eccelse e belle.

'i l'armi cinse, e su destrier alato corse le piaggie, ei su la terra dura la testa ripos$ sul braccio armato;

l/ torri eccelse e l/ superbe mura al vento sparse, e fe' vermiglio il prato, lasciando ogn'altra gloria al mondo oscura.

12. Altri canti di Marte (a 6 voci con due violini) Giambattista +arino
Altri canti di Marte, e di sua schiera gli arditi assalti, e l'honorate imprese, le sanguigne vittorie, e le contese, i trionfi di morte horrida, e fera.

2o canto, Amor, da questa tua guerriera quant'hebbi a sostener mortali offese, com'un guardo mi vinse, un crin mi prese# historia miserabile, ma vera.

Due begli occhi fur l'armi, onde traffitta giacque, e di sangue invece amaro pianto sparse lunga stagion l'anima afflitta.

Tu, per lo cui valor la palma, e'l vanto hebbe di me la mia nemica invitta, se desti morte al cor, d/ vita al canto.

11. Vago augelletto Francesco Petrarca


-ago augelletto che cantando vai over piangendo il tuo tempo passato, vedendoti la notte e 'l verno a lato e 'l d& dopo le spalle e i mesi gai.

+& come i tuoi gravosi affanni sai cos& sapessi il mio simile stato, verresti in grembo a questo sconsolato a patir seco i dolorosi guai.

1". Mentre vaga Angioletta Giovanni ,attista Guarini


Mentre vaga Angioletta ogni anima gentil cantando alletta, corre il mio core, e pende tutto dal suon del suo soave canto; e non so come intanto musico spirto prende fauci canore, e seco forma e finge per non usata via garrula, e maestrevole armonia. tempra, d'arguto suon pieghevol voce, e la volve, e la spinge con rotti accenti, e con ritorti giri qui tarda, e l/ veloce; e tall'hor mormorando in basso, e mobil suono, ed alternando fughe, e riposi, e placidi respiri, hor la sospende, e libra, hor la preme, hor la rompe, hor la raffrena; hor la saetta, e vibra, hor in giro la mena, quando con modi tremuli, e vaganti, quando fermi, e sonanti. %os& cantando e ricantando, il core, o miracol d'amore, " fatto un usignolo, e spiega gi/ per non star mesto il volo.

13. Ardo e sco.rir- a$i lasso- io non ardisco


Ardo e scoprir, ahi lasso, io non ardisco e quel che porto nel sen, rinchiuso ardore, e tanto pi. dolente ogni hor languisco quanto pi. sia celato il mio dolore. ra me tal'hor mille disegni ordisco con la lingua discior anco il timore. ' all'hor fatto ardito io non pavento gridar soccorso al micidial tormento. Ma s'avvien ch'io m'appresso a lei davante per trovar al mio mal pace e diletto, divengo tosto pallido in sembiante, e chinar gl'occhi a terra costretto. Dir vorrei, ma non oso; indi tremante comincio, e mi ritengo alfin l'affetto. +'aprir, nuntia del cor la lingua vole, si troncan su le labbra le parole.

1&. # sia tran!uillo il mare


Alcun non mi consigli, se ben il cor perdei, ch'abbandonai colei ch'" la mia vita, ancor che cruda e fera# che se ben vuol ch'io pera e che la speme mia ne port'il vento, non me n'adiro, no, non me ne doglio, no, non me ne pento.

Ben s'affatica invano chi m'addita il mio male; e 'l contrastar non vale che belt/, ch'" severa, un cor diletta. +& dolce " la saetta che, se ben brama il cor fiamma e tormento, non me n'adiro, no, non me ne doglio, no, non me ne pento.

0erch( lo stral di morte esce dagl'occhi belli, perch( gl'aurei capelli son la cantena e quel tenace nodo in cui stretto mi godo, e perch( se le piace il mio lamento, non me n'adiro, no, non me ne doglio, no, non me ne pento.

1). 3in*a c$e scal4a il .iede


,infa che, scalza il piede e sciolta il crine, Te ne vai di doglia in bando

0er queste piagge lieta cantando ' ballando, ,on scuoti all'erbe le fresche brine.

1ui, deh9 meco t'arresta, ove di fiori +'inghirlanda il crin novello 1uesto ch'imperla fresco ruscello Bel pratello %o' suoi correnti limpidi umori.

Dell'usate mie corde al suon potrai +otto l'ombra di quest'orno A tempo il passo mover d'intorno, ,( del giorno aran te bruna gli ardenti rai.

Ma senza pur mirarmi affretta il passo Dietro forse a 8illo amato. Ah9 che ti possa veder cangiato 1uel pie ingrato, 0era fugace, in un duro sasso9

16. 5olcissimo uscignolo (a ) voci- cantato a voce .iena- alla *rancese) Giovanni ,attista Guarini
Dolcissimo uscignolo, tu chiami la tua cara compagnia cantando# <-ieni, vieni, anima mia=. A me canto non vale, e non ho come tu da volar ale. ! felice augelletto, come nel tuo diletto ti ricompensa ben l'alma natura# se ti neg$ saver, ti di" ventura.

1,. C$i vol $aver *elice e lieto il core (a ) voci- cantato a voce .iena- alla *rancese) Giovanni ,attista Guarini
%hi vol haver felice e lieto il core, non segua il crudo Amore, quel lusinghier ch'ancide quando pi. scherza e ride; ma tema di belt/, di leggiadria l'aura fallace e ria. Al pregar non risponda, alla promessa non creda; e se s'appressa, fugga pur, che baleno " quel ch'alletta, n( mai balena Amor, se non saetta.

18. Lamento della nin*a Ottavio Rinuccini


Modo di rappresentare il presente canto. Le tre parti, che cantano fuori del pianto della Ninfa, si sono cos separatamente poste, perch si cantano al tempo della mano; le altre tre parti che vanno commiserando in de ole voce la Ninfa, si sono poste in partitura, accio se!uitano il pianto di essa, "ual va cantato a tempo dell#affetto del animo, e non a "uello de la mano.

Coro ,on aveva ebo ancora recato al mondo il d&, ch'una donzella fuora del proprio albergo usc&; sul pallidetto volto scorgea se il suo dolor# spesso gli venia sciolto un gran sospir dal cor. +&, calpestando fiori, errava hor qua, hor l/; i suoi perduri amor cos& piangendo va#

4a 2infa Amor :dicea; Amor :il ciel mirando, il pi" ferm$; Amor, amor, dov'" la fe' ch'el traditor giur$3 :miserella; a' che ritorni il mio amor com'ei pur fu, tu m'ancidi ch'io non mi tormenti pi.; :Miserella ah pi., no, tanto gel soffrir non pu$; ,on vo' ch'ei pi. sospiri se non lontan da me. ,o no, che i suoi martiri pi. non dirammi, aff(9 :Ah miserella. Ah pi. no no; 0erch( di lui mi struggo3 Tutt'orgoglioso sta; che s&, che s&, s'il fuggo ancor mi pregher/. :Miserella, ah, pi. non tanto gel soffrir non pu$; +e ciglio ha pi. sereno colei che il mio non ", gi/ non rinchiude in seno Amor s& bella fe'. :Miserella, ah, pi. non tanto gel soffrir non pu$; ," mai s& dolci baci da quella bocca havrai n" pi. soavi... ah taci, taci, che troppo il sai9 :Miserella9; +&, tra sdegnosi pianti, spargea le voci al ciel# cos& ne' cori amanti mesce Amor fiamma e gel.

10. 6erc$7 te n *uggi- o 8illide9


0erch( te 'n fuggi, o illide3 !him", deh, illi ascoltami e quei belli occhi voltami# gi/ belva non son io n( serpe squallido; Aminta io son, se ben son magro e pallido, queste mie calde lagrime che da quest'occhi ognor si veggon piovere han forza di commuovere ogni pi. duro cor spietato e rigido, ma' l tuo non gi/, ch'" pi. d'un ghiaccio frigido. Mentre spargendo a l'aura pianti e lamenti, indarno il cor distruggesi, illi pi. ratta fuggesi, n( i sospir che dal cor, non voci o prieghi i pi" fugaci arrestano.

"2. 3on .artir- ritrosetta


,on partir, ritrosetta, troppo lieve e incostante. +enti me# non fuggir, aspetta, aspetta, odi il pregar del tuo fedel amante. Tu non senti i lamenti3 Ah, tu fuggi, io rimango, ah, tu ridi ed io piango. 8'alma vola disciolta, teco parte il mio core. erma il pi", non fuggir, ascolta ascolta# torna a gioir almen d'un che s& more. Tu non miri i martiri3 Tu non odi, io ti chiamo, tu mi sprezzi, io ti bramo. Tu crudel pi. mi offendi quanto pi. sei fugace. *i/ dal sen l'alma fugge# attendi, attendi, se il mio languir a te cotanto piace. Tu, non ridi o, non ridi, tu mi sprezzi, io t'adoro, tu mi lasci ed io moro.

"1. 'u- su .astorelli ve44osi


+u, su, su, pastorelli vezzosi, correte, venite a mirar, a goder l'aure gradite, e quel dolce gioir, ch'a noi porta ridente la bell'alba nascente. Mirate i prati pien di fiori odorati ch'al suo vago apparir ridon festosi. +u, su, su, augelletti canori,

sciogliete, snodate al cantar, al garrir, le voci amate.

"". 1allo delle Ingrate Ottavio Rinuccini


$veva il %uca sta ilito di rappresentar "uella sera del mercoled &' !iu!no ()*+, nel Teatro della -omedia, un alletto di molto ella invenzione, opera del Si!.r .ttavio /inuccini, nel "uale interveniva il %uca e il Prencipe sposo con sei altri cavalieri e con otto dame delle principali della citt0 cos in no ilt0 come in ellezza ed in le!!iadria di allare, talch in tutto adempivano il numero di sedici. Perloch ra!unatisi col0 dentro i prencipi, le principesse, !li am asciatori e le dame, e "uella no ilt0 che pot capire il luo!o, si collocarono ne# !radi che, formando un mezzo cerchio dalla parte del teatro opposta al fianco, s#er!evano dal asso fino alla sommit0 di esso, lasciando vuoto "uel piano di mezzo, ch#1 tra la scena e detti !radi, per il facimento del alletto.

2n "uella parte di muro, che dalla destra parte del teatro 1 fra il confin de# !radi e la scena, era un !ran palco dove furono collocati i !entiluomini de!li am asciatori, e dirimpetto a "uello se ne vedeva un altro di forma e!uale, in cui stava un !ran numero di musici con istromenti diversi da corda e da fiato.

.r poich furono col0 dentro tutti a!iatamente accomodati, dato il se!no con uno strepito spaventoso sotto il palco di tam uri discordati, s#alz3 la tela con "uella velocit0 mira ile con cui alzossi nella -omedia, e nel mezzo del palco si vide una !ran occa di un#ampia e profondissima caverna, la "uale, stendendosi oltre i confini della prospettiva, pareva che andasse tanto in l0 che non potesse !iun!er umana vista per iscoprirne il fine.

4ra "uella caverna circondata dentro e d#intorno d#ardente fuoco, e nel pi5 cupo di essa, in parte assai profonda e lontana dalla sua occa, si vedeva una !ran vora!ine, dentro alla "uale ruotavano !lo i d#ardentissime fiamme, e per entro ad essa innumera il mostri d#2nferno, tanto orri ili e spaventosi, che molti non ardirono di fissar col0 dentro il !uardo. Parve cosa orrenda e mostruosa il veder "uella infernal vora!ine piena di tanto fuoco e d#imma!ini cos mostruose; ma en fece maravi!liar pi5 le !enti il veder dinanzi a "uella infocata occa dalla parte di fuori, dove risplendeva una certa poca luce cali!inosa e mesta, la ella 6enere, ch#aveva per mano il suo el fi!lio $more, la "uale al suono di dolcissimi stromenti ch#erano dietro alla scena, cant3 con voce molto soave !l#infrascritti versi in dialo!o con $more.

A0O9E De l'implacabil Dio 'ccone giunt'al 6egno, +econda, ! bella Madre, il pregar mio.

VE2E9E ,on tacer/ mia voce Dolci lusinghe e prieghi inche l'alma feroce Del 6e severo al tuo voler non pieghi.

A0O9E erma, Madre, il bel pi", non por le piante ,el tenebroso impero, %he l'aer tutto nero ,on macchiass'il candor del bel sembiante#

2o sol n'andr$ nella magion oscura, ' pregand'il gran 6e trarotti avante.

VE2E9E -a pur come t'agrada. 2o qui t'aspetto, Discreto pargoletto. 7Sinfonia8 9inite ch#e e 6enere "ueste ultime parole, $more se n#entr3 tutto ardito entro "uella profonda vora!ine, passando tra fuochi e fiamme senza patir alcuna offesa; e intanto 6enere, vol!endosi a!li spettatori e ri!uardando le dame che !li erano a fronte, cant3 di "uesta maniera:

>dite, Donne, udite9 2 saggi detti Di celeste parlar nel cor servate# %hi, nemica d'amor, nei crudi affetti Armer/ il cor nella fiorita etate, 7Sinfonia8 +entir/ come poscia arde a saetti 1uando pi. non avr/ grazia e beltate, ' in vano risoner/, tardi pentita, Di lisce e d'acque alla fallace aita.

Sul fine del suo el canto, si vide uscir dalla parte destra di "uella orri ile caverna Plutone, in vista formida ile e tremenda, con a iti "uali !li sono attri uiti da# poeti, ma per3 carichi d#oro e di !ioie; il "uale, venendonese con $more dinanzi a 6enere, parl3 cantando in "uesta !uisa, rispondendosi e replicandosi l#un l#altro come se!ue:

54:,O2E Bella madre d'Amor, che col bel ciglio +plender l'2nferno fai sereno e puro, 1ual destin, qual consiglio Dal ciel t'ha scorto in quest'abisso oscuro3

VE2E9E ! de la morte innumerabil gente Tremendo 6e, dal luminoso cielo Traggemi a quest'orror materno zelo# +appi che a mano a mano 8'unico figlio mio di strali e d'arco Arma, sprezzato arcier, gli omer e l'ali.

54:,O2E %hi spogli" di valore l'auree saette %he tante volte e tante *iunsero al cor de l'immortal Tonnante3

VE2E9E Donne, che di beltate e di valore Tolgono alle pi. degne il nome altero, 8/, nel *ermano 2mpero, Di cotanto rigor sen van armate, %he di quadrell'aurate ' di sua face il foco 6ecansi a scherzo e gioco..

54:,O2E Mal si sprezza d'Amor la face e'l telo. +allo la terra e'l mar, l'inferno e'l cielo.

VE2E9E ,on de' pi. fidi amanti !don le voci e i pianti. Amor, %ostanza, ede ,on pur ombra trovar pu$ di mercede. 1uesta gli altrui martiri ,arra ridendo. ' quella +ol gode d'esser bella 1uando tragge d'un cor pianti e sospiri. 2nvan gentil guerriero Move in campo d'honor, leggiadro e fiero. 2ndarno ingegno altero reggia d'eterni carmi Belt/ che non l'ascolta e non l'aprezza. !h barbara fierezza9 !h cor di tigre e d'angue9 Mirar senza dolore ido amante versar lagrime e sangue9 ' per sua gloria, e per altrui vendetta 6itrovi in sua faretra Amor saetta9

54:,O2E +'invan su l'arco tendi 2 poderosi strali, Amor che speri, e che soccorso attendi3

A0O9E uor de l'atra caverna !ve piangono invan, di +peme ignude, +corgi, +ignor, quell'empie e crude9 -egga, vegga sull'2stro !gni anima superba A qual martir cruda belt/ si serba9

54:,O2E Deh9 %hi ricerchi, Amor9 Amor, non sai che dal carcer profondo %ale non " che ne rimeni al mondo3

A0O9E +o che dal bass'2nferno 0er far ritorno al ciel serrato " il varco. Ma chi contrasta col tuo poter eterno3

54:,O2E +aggio signor se di sua possa " parco.

VE2E9E Dunque non ti rammenti %he 0roserpina bella a coglier fiori

*uidai sul monte degli eterni ardori3 Deh9 0er quegli almi contenti, Deh9 0er quei dolci amori, a nel mondo veder l'ombre dolenti9

54:,O2E Troppo, troppo possenti Bella madre d'Amore, *iungon del tuo pregar gli strali al cuore9 >dite9 >dite9 >dite9 ! dell'infernal corte ere ministre, udite9

$l chiamar di Plutone, uscirono di "uella caverna molte .m re orri ili e mostruose, che versavano fiamme da varie parti con molto terrore altrui; e presentate!lisi avanti con voce orrenda, ma per3 armoniosa, dissero:

O0B9E 3'I26E92O %he vuoi3 %h'imperi3

54:,O2E Aprite aprite aprite 8e tenebrose porte De la prigion caliginosa e nera9 ' de l'Anime 2ngrate Trahete qui la condannata schiera9

Mentre "uell#.m re crudeli andarono ad ese!uir la mente di Plutone ed a condur fuori la condannata schiera delle %onne 2n!rate che doveva fare il alletto, 6enere, rivolta inverso Plutone, cant3 i se!uenti versi:

VE2E9E ,on senz'altro diletto Di magnanimi 6egi 2l pi" porrai ne l'ammirabil tetto9 2vi, di fabri egregi 2ncredibil lavoro, ! quanto ammirerai marmorii fregi9 D'ostro lucent' e d'oro +plendon pompose le superbe mura9 ' per Dedalea cura, +orger potrai tra l'indorate travi, 0alme e trionfi d'innumerabil Avi. ,e minor meraviglia Ti graver/ le ciglia, olti Theatri rimirando e scene, +corno del Tebro e de la dotta Atene9

$ppena e e 6enere fornite "ueste parole, ch#$more scorse per entro "uella caverna comparir "uelle infelici, onde rivol!endosi alla madre, "uasi che si tur asse di "uella misera ile vista, !liele addit3, affrettandola alla partita col canto delle se!uenti parole:

1ui incominciano apparire le Donne 2ngrate, et Amore e -enere cos& dicono#

A0O9E E VE2E9E 'cco ver noi l'adolorate squadre Di quell'alme infelici. !h miserelle9 Ahi vista troppo oscura9 elici voi se vi vedeva il fato Men crude e fere, o men leggiadre e belle9 0lutone rivolto verso Amore e -enere cos& dice#

54:,O2E Tornate al bel seren, celesti ,umi9 6ivolto poi all'2ngrate, cos& segue#

54:,O2E Movete meco, voi d'Amor ribelle9 %on gesti lamentevoli, le 2ngrate a due a due incominciano a passi gravi a danzare la presente entrata, stando 0lutone nel mezzo, camminando a passi naturali e gravi. *iunte tutte al posto determinato, incominciano il ballo come segue. 7Sinfonia8 Danzano il ballo sino a mezzo; 0lutone si pone in nobil postura, rivolto verso la 0rincipessa e Damme, cos& dice#

54:,O2E Dal tenebroso orror del mio gran 6egno ugga, Donna, il timor dal molle seno9 Arso di nova fiamma al ciel sereno Donna o Donzella per rapir non vegno. ' quando pur de vostri rai nel petto 8anguisce immortalmente il cor ferito, ,on fora disturbar 0lutone ardito Di cotanta 6egina il lieto aspetto. Donna al cui nobil crin non bassi fregi +ol pon del %ielo ordir gli eterni lumi, Di cui l'alma virt., gli aurei costumi arsi speglio dovrian Monarchi e 6egi. +cese pur dianzi Amor nel 6egno oscuro. 0reghi mi f" ch'io vi scorgessi avanti 1ueste infelici, ch'in perpetui pianti Dolgonsi invan che non ben sagge furo. Antro " la gi., di luce e d'aer privo, !ve torbido fumo ogni hor s'aggira# 2vi del folle ardir tardi sospira Alma ch'ingrata hebbe ogni amante a schivo. 2ndi le traggo e ve l'addito e mostro, 0allido il volto e lagrimoso il ciglio, 0er che cangiando homai voglie e consiglio ,on piangete ancor voi nel negro chiostro. -aglia timor di sempiterni affanni, +e forza in voi non han sospiri e prieghi9 Ma qual cieca ragion vol che si nieghi 1ual che malgrado alfin vi tolgon gli anni3 rutto non " di riserbarsi al fino. Trovi fede al mio dir mortal beltate. 0oi rivolto al Anime 2ngrate, cos& dice# Ma qui star non pi. lice, Anime 2ngrate. Tornate al lagrimar nel 6egno 2nferno9 1ui ripigliano le Anime 2ngrate la seconda parte del Ballo al suono come prima, la qual finita 0lutone cos& gli parla# Tornate al negro chiostro, Anime sventurate, Tornate ove vi sforza il fallir vostro9 1ui tornano al 2nferno al suono della prima entrata, nel modo con gesti e passi come prima, restandone una in scena, nella fine facendo il lamento come segue; e poi entra nell'2nferno#

:2A 3E44E I2!9A,E Ahi troppo Ahi troppo " duro9 %rudel sentenza, e vie pi. crude pene9 Tornar a lagrimar nell'antro oscuro9 Aer sereno e puro, Addio per sempre9 Addio per sempre, ! cielo, o sole9 Addio lucide stelle9 Apprendete piet/, Donne e Donzelle9

CO9O 3E44E I2!9A,E Apprendete piet/, Donne e Donzelle9

:2A 3E44E I2!9A,E Al fumo, a gridi, a pianti, A sempiterno affanno9

Ahi9 Dove son le pompe, ove gli amanti9 Dove, dove sen vanno Donne che si pregiate al mondo furo3 Aer sereno e puro, Addio per sempre9 Addio per sempre, ! cielo, o sole9 Addio lucide stelle9

CO9O 3E44E I2!9A,E Apprendete piet/, Donne e Donzelle9