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I CODICI DI NUT E LO ZODIACO DI DENDERAH

Il mio lavoro, si basa sulle osservazioni e le intuizioni che


mi vennero studiando i dipinti della Dea Nut e dello Zodiaco
di Denderah. Le mie, sono solo idee, e per questo devono
essere verificate per attestare la loro veridicità ed il loro
valore scientifico, ma se, come credo, il risultato sia
affermativo, ci troveremmo davanti ad una scoperta a dir
poco eccezionale. Ora vi spiegherò per gradi i particolari.
La Dea Nut era la raffigurazione della volta celeste, e
veniva anche chiamata la Mucca Sacra, Hathor. Generò
Iside, che gli Egizi solevano anche chiamare Sothis o Sirio,
che come sappiamo è la stella “dell’arco”, Nel dipinto Nut
crea un Arco, e genera Iside. Anche la Mucca crea con le
quattro zampe un arco.

Nella parte superiore, cioè sul corpo della Dea, si vedono


cinque sfere rosse. Ce ne sono anche altre due, di cui la più
importante è quella che rappresenta il disco alato, che
possiamo identificarlo con la divinità Iside-Sothis. Questa
sfera, nasce dal ventre della Dea e tramonta (entra) dalla
testa, “nasce ad Est e tramonta a Ovest”. Sirio-Sothis
scompariva “nel Duat”, o mondo sotterraneo e quindi, non
era più visibile nel cielo notturno per un periodo di settanta
giorni. Dopo questo periodo si rendeva di nuovo visibile.
Per questo amatissima, la sua comparsa non segnava
soltanto l’inizio dell’anno, ma annunciava anche
l’imminenza dell’inondazione del Nilo. Si riteneva che in
questo periodo Sothis fosse morta e che quindi si stesse
purificando. Solo dopo la sua ricomparsa si festeggiava la
rinascita.

In totale le sfere sono sette. Questo particolare potrebbe


voler far notare e sottolineare questo periodo.

È stato scoperto che la tribù dei Dogon nello stato del Mali,
si tramandava questa antica conoscenza.
Il sistema di Sirio è composto da Sirio A-B-C. Sirio A è la
stella principale, Iside.
Sirio B, detta Digitaria la possiamo associare ad Osiride.
Orbita attorno a Sirio, perpendicolare al suo orizzonte. È la
più piccola, ma anche la più pesante. Impiega un periodo
orbitale di 50 anni.
Sirio C, detta anche Emme ya, Sole delle Donne o Piccolo
Sole, Sorgo femmina, è quattro volte più grande di
Digitaria, ma anche più leggera. Emette raggi e ruota
attorno ad A per un periodo di 50 anni. Ha un suo satellite
che le ruota attorno, detto Stella delle Donne, Capraio o
Guida delle Capre, Guida del Sorgo, e viene disegnata
come una croce. ( Gesù veniva raffigurato come un pesce,
e.. non era un pastore di pecore? Uno dei Nommo, si dice,
morì crocifisso all’albero Kilena, e venne resuscitato).
La tribù dei Bozo nel Mali, che è affine ai Dogon, descrive
Sirio B come la “stella dell’occhio e gli Egizi, come
sappiamo, rappresentavano Osiride anche come un occhio.
Iside nei cieli era la stella Sept, in quanto tale era ritenuta
la compagna di Osiride. L’anima di lui dimorava nella stella
Sahù, cioè Orione di cui fa parte il sistema della
costellazione del Cane Maggiore.
La sfera d’avanti alla testa, appare anche di fronte alla
punta che ricorda la prua di un’imbarcazione. Si vede
chiaramente il taglio trasversale, proprio per dare la
parvenza di una barca. Come si vede, ci sono cinque omini
con i remi, di cui quello centrale si distingue per il
copricapo. Gli antichi templi egizi erano orientati sul
sorgere della stella Canopo, che dava il nome ad un’antica
città egiziana, il cui nome deriva dal comandante della
flotta Menelao. Veniva identificato come l’uomo che stava
al “remo di governo della nave principale della flotta”.
Entrambi i rematori hanno in mano un remo, ma visto che i
remi sono 5, chi ha fatto il dipinto ha pensato bene di
mettere a fianco dieci tacche per rendere evidente il
numero 50. Questo numero corrisponde al numero dei
rematori dell’imbarcazione celeste, che ricorda la mitica
imbarcazione con a capo Giasone e i 50 Argonauti, la nave
degli Annunaki o addirittura Enki, che nel mito sumerico
compare sempre nella sua dimora in fondo all’Abzu, o
Abisso di acqua dolce.
Fu proprio Enki ad avvisare e consigliare al proto-Noè dei
sumeri, dell’imminente catastrofe che incombeva
sull’umanità, e a far costruire un’arca, prima del diluvio.
Nelle pagine storiche, il proto-Noè libera dall’arca degli
uccelli, per far si che vadano in cerca di terra asciutta,
proprio come fece il Noè ebraico, e il mitico Giasone,
affinché trovassero la via attraverso le Rupi Erranti.

Il Dio Enki veniva associato a Oannes, il misterioso pesce


umano, creatura anfibia, detto anche il Signore delle Onde.
L’unico disegno originale degli scavi di Kouyunjik – in Iraq –
tuttora conservato al British Museum, rappresenta una
scultura del Dio che regge una cesta misteriosa. Anche
l’uccello del dipinto sembra portare a tracollo la stessa
cesta. La foto non è troppo chiara ma il particolare è più
visibile dall’originale.
Anche nella tradizione Dogon abbiamo degli esseri anfibi,
metà uomo metà pesce. Il Dio dell’universo Amma, inviò
questi esseri sulla Terra: i Nommo, detti “Patroni
dell’Acqua”, i “Consiglieri” o gli “Istruttori”. La sede dei
Nommo è nell’acqua. Ciò corrisponde alla tradizione
babilonese, in cui il dio Ea, come il sumerico Enki, viveva in
acqua e veniva a volte associato a Oannes. Scesero sulla
Terra su di un’arca, che approdò a nord-est del paese,
l’Egitto, nella arida terra della Volpe. A nord le Pleiadi, a
est Venere, a ovest la Stella con la Grande Coda, a
sud Orione. Ne uscirono dei “quadrupedi” che la
trascinarono fino ad una cavità, poi la cavità si riempì
d’acqua. Essi descrivono anche il suono dell’atterraggio.
“Mentre scendeva, la parola del Nommo uscì dalla sua
“bocca”. “L’arca era rosso fuoco e quando atterrò divenne
bianca. In cielo era apparsa una stella luminosissima, che
scomparve quando i Nommo se ne andarono”. Secondo la
leggenda i Nommo ritorneranno: ci sarà una loro
“risurrezione”, e in cielo apparirà una stella detta ie pelu
tol, rappresentata come “l’occhio del Nommo risorto”.
Interessanti queste similitudini nella tradizione del Dio
Osiride.
Nella figura sopra c’è un disegno Dogon per rappresentare
lo sfiatatoio, del sistema respiratorio del Nommo. Non
ricorda “l’occhio” o “la bocca” di questo Dio?

Sempre vicino alla testa di Nut, c’è un occhio con il remo,


forse per indicare i rematori, o visto che l’occhio
rappresenta anche Osiride, volevano sottolineare che lui
governava la barca? Era un Nommo?
Infatti nel dipinto sotto c’è Osiride con le tre Dee vicine.
Nell’antico Egitto l’imbarcazione di Sirio trasportava tre
dee, che sono Iside-Sothis chiamata anche Anukis che
navigava nel vascello insieme a Satis e Nefti. I Dogon
dicono che "il periodo di tempo dell'orbita è calcolato
doppio, cioè 100 anni, perchè i Sigui si celebrano in coppia
di 'gemelli', per insistere sul principio base della
gemellanza". Le due Dee nel dipinto si assomigliano. La
cerimonia del Sigui, a cui si allude, simboleggia il
ritrovamento del mondo e si celebra ogni 60 anni.
La “scala che porta fino al cielo”, la Scala Celeste, nel
riquadro in alto, come riportato nei testi sacri del Duat, il
faraone doveva raggiungerla “nella Casa dei Due”, entrare
nell’Amen-Ta, la terra di Seker, il Luogo Nascosto, e con la
voce ottenere il permesso di entrare. “La Bocca della Terra
si apre per te.. la Porta Orientale del cielo è aperta per te”.
Notate Osiride nel mezzo del dipinto. Sopra la testa c’è una
bocca aperta. Dove si trova la scala ci sono “due”vascelli,
la Casa dei Due. Una era la barca

diurna m’ndt, l’altra, la barca notturna msktt , trainata da


sciacalli sulle sabbie del mondo sotterraneo. Gli sciacalli
sono sotto d’avanti i sei
omini che fanno l’imposizione delle mani.

L’omino ci indica la stella. Questi girati al contrario che


fanno l’imposizione delle mani, sono molto importanti.
Nella sesta ora o sezione del Duat, l’imbarcazione di
Osiride è ora dotata di poteri magici.. e viaggia dove non vi
è corrente.. ne alcuno che lo trascini.
Tempo fa con degli amici facemmo un esperimento. Uno di
noi, dal peso di 95kg, si sedette su di una sedia. In quattro
affiancati a lui, con le mani unite e le prime tre dita distese,
provammo a sollevarlo. Due dal davanti sotto le ginocchia,
gli altri due sotto le ascelle. Impossibile! Si sollevò si e no
25, 30cm dalla sedia. A quel punto iniziò l’esperimento
vero e proprio. Mettemmo le mani sulla testa del nostro
amico seduto, senza toccarla ed, andando in senso
antiorario, ci intervallammo con le mani di ognuno di noi,
fino a sovrapporle entrambe e formare sopra la sua testa,
una torre. Ci
concentrammo col nostro chakra 6, o terzo occhio, per
qualche minuto su di lui. Provammo a risollevarlo: se non ci
fossimo dati un freno avrebbe sicuramente perso
l’equilibrio e sarebbe caduto per terra. Lo avevamo
sollevato di quasi un metro! Mi accorsi chiaramente
della differenza di
peso, sembrava diminuito di 50kg. Questo esperimento vi
invito a

provarlo, è molto divertente e poi la dice lunga sui nostri


campi morfogenetici o dell’energia del punto zero.

Quindi se come penso è giusto, gli “Egizi” conoscevano


bene l’uso dell’imposizione delle mani, nella levitazione
antigravitazionale, per sollevare i grandi massi granitici
delle piramidi o per spostarsi con le loro imbarcazioni,
lungo le linee geodetiche della terra.

Nella mitologia sumerica troviamo Nibiru, il pianeta degli


Anunnaki, che secondo la storia riportataci, starebbe
ritornando verso la Terra, come ha sempre fatto nel passato.
Negli ultimi decenni si è ipotizzata, attraverso un modello
matematico, l'esistenza di un corpo celeste oltre il Sole che
con la sua enorme mole gravitazionale influirebbe
sull'orbita delle comete passanti per l'estrema periferia del
sistema solare. Denominato pianeta X, presenta una massa
tre volte superiore a quella di Giove ed un'orbita contraria
a quella degli altri pianeti. Ma perché credono che questo
misterioso astro corrisponda a Nibiru? Proprio per il dato
appena riferito: la storia ci parla del pianeta degli Dei come
di un enorme corpo celeste con orbita contraria rispetto
ai nostri. (Gli omini sono girati al contrrario).
Gli studiosi ipotizzano che, se anche non fosse un pianeta,
Nibiru comunque potrebbe essere una nana bruna: una
stella più piccola del Sole, incapace di emettere luce e
collassata su se stessa dopo aver esaurito l' energia
contenuta nel proprio nucleo. Nibiru, viene rappresentato
come un disco alato, e le sfere dipinte sul corpo della dea
Nut sono rosse, sarà una coincidenza? I Sumeri ci svelano
che avrebbe una perfetta orbita ellittica che lo farebbe
entrare ed uscire dal nostro sistema solare ogni 3.600
anni. Può quindi venire considerato, appartenente al
nostro sistema solare, sebbene risulti invisibile per lungo
tempo. Orbiterebbe tra due soli, il nostro ed uno esterno
che ne costituirebbero i perigei.. Sirio?

Ora invertiamo il dipinto di mezzo giro in senso antiorario..


Sulla destra ci sono 36 tacche, che per semplificare
chiamerò codici.
Non sembrano una scala a pioli? Fino a qua, può non dir
nulla. Ma
se osserviamo attentamente vicino a questi codici, c’è una
decorazione ornamentale che diventa di estrema
importanza. Questo disegno ricorda la colorazione della
pelle del serpente corallo. Rossa-bianca-nera-bianca-rossa-
bianca-nera-bianca…ecc. Gli Egizi tenevano in grande
considerazione questo animale.
Se si fa girare velocemente una ruota o le eliche
dell’elicottero, ad un tratto si vede come se la ruota girasse
nel verso opposto. Perché dico questo? Guardando con
attenzione i 36 codici, “casualmente”, ve ne sono 6, come
il numero degli omini al contrario, che coincidono con sei
tacche (bianca-nera-bianca), della decorazione affiancata.
A questo punto non vi viene in mente niente?
Con 6 codici esatti, si possono trovare le coordinate spaziali
su di una sfera
o nello spazio vuoto. Ma bisognerebbe avere dei punti di
riferimento. Ora ci arrivo.

Attraverso un cancello sorvegliato a vista, il faraone passa


nella settima sezione: qui tanto le divinità quanto
l’ambiente circostante perdono i loro aspetti sotterranei e
cominciano ad assumere caratteristiche celesti. Il faraone
incontra il dio Heru-her-khent, dalla testa di falco, il cui
nome geroglifico comprendeva anche il simbolo della scala
e portava sulla testa l’emblema del Disco Celeste. Egli
aveva il compito di fare in modo che gli “dei-stelle e le dee-
costellazioni andassero per la loro strada”. (Seguissero
le proprie orbite).
Nel Libro dei Morti, la Scala Celeste, veniva anche
raffigurata con il segno dell’Ankh e arrivava
simbolicamente fino al Disco Celeste nei cieli. Se
osserviamo il primo codice, quello principale, notiamo che
ha inciso sopra come primo simbolo Ankh, che significa
vita.

Nello Zodiaco di Denderah troviamo otto divinità maschili


con la testa di
falco, e quattro femminili. In tutto sono dodici. Sicuramente
volevano farci
pensare al cielo. Poi è così evidente, nel disegno si vedono
chiaramente le costellazioni. Queste divinità sorreggono il
Grande Disco Celeste.
Nella prima foto a sinistra, c’è una sfera bianca con otto
omini seduti dentro. I 50 grandi Dei sumerici, gli Annunaki
sono sempre seduti, analogamente i rematori sacri, gli
Argonauti sono raffigurati a sedere mentre vogano.
Secondo i Dogon le figure divine che fondarono la prima
città egizia erano otto. La Togunà, la Casa della Parola ha il
tetto sorretto da otto colonne.
Quindi se possiamo pensare che questa sfera indichi
l’arrivo degli Dei sul nostro pianeta, questo potrebbe
essere il punto di partenza per i nostri calcoli, e ci
indicherebbero anche la direzione antioraria da seguire.
Il primo codice al lato destro e molto lungo. Se con i 36
codici creiamo un cerchio, questo verrebbe a toccare il suo
opposto, il diciottesimo, che dividerebbe in due il nostro
“emisfero”. Nel dipinto dello zodiaco ci sono due segni
bianchi che finiscono a punta, forse per indicarci proprio
dove coincidono questi due codici e darci i punti di
riferimento principali.
Anche questi due simboli coincidono e quello di sinistra
della tavoletta sumera ha sotto inciso una sfera. Forse sono
solo una coincidenza.

Nel dipinto dove si trovano Osiride e le Dee come si vede si


possono contare 19 omini sopra e 18 sotto. Gli Egizi
costruivano i reticoli fondandoli su 19 quadrati, perché
sapevano quale ruolo svolge in tutte le questioni
riguardanti tempo e spazio. Invertendo i numeri si
dovrebbe trovare il rapporto 18/19 che deriva dal tracciato
geometrico consistente nel formare un pentagono
inscrivendolo in un cerchio. Pentagono e pentagramma
sono in rapporto stretto con il Phi e la Sezione Aurea.
Quindi bisognerà sviluppare i calcoli con questi sei codici
tenendo in considerazione lo sviluppo con la Sezione
Aurea, così da confermare l’effettiva esistenza del decimo
pianeta Nibiru e della sua rotta o trovare la prova che gli
antichi Egizi, Sumeri, Babilonesi, e la tribu dei Dogon,
avessero la stessa conoscenza sull’esatta collocazione del
pianeta Sirio B.
Bisognerà tenere anche in considerazione la posizione delle
costellazioni nel dipinto di Denderah per trovare l’effettivo
periodo che rispecchia il dipinto. Ho travato interessante la
ricerca che vi allego all’e-mail, che sicuramente
conoscerete già, ma che magari può essere presa in
considerazione per i nostri calcoli, se la riterrete opportuna.

Da qui in poi io non sono in grado di fare da sola avrò


bisogno dell’aiuto di studiosi di astronomia e ricercatori
che, per puro spirito di conoscenza e curiosità intellettuale,
abbia la volontà e le capacità di proseguire con lo sviluppo
delle mie idee.

Tempo fà ho fatto un sogno molto significativo che non sto


a raccontarvi tutto. In sintesi vedevo una cartina, diventava
una sfera. Qualcuno mi fa vedere otto punti. So che i due
principali sono, uno il nord, l’altro il sud. Mi fanno vedere
come li collegano e da questo schema appare il dorso di un
cavallo. Ho trovato un riferimento nel libro di Robert
Temple, Il Mistero di Sirio, (prima edizione del 1998), pag.
232 : “….in un’altra impresa di Ercole…, l’eroe andò in
cerca della cintura di Ippolito…. Rileviamo che Ippolito
significa, “liberare i cavalli”…. La parola hippopede, che
significa “pastoie di cavallo”, viene usata in modo
peculiare, in senso cosmico. Scott e Liddell riferiscono che
fu l’astronomo Eudosso… ad usarla per definire la curva
descritta da un pianeta.”
Questo di seguito è uno schema sintetizzato dello Zodiaco..
Abbiamo i 360° suddivisi in 12 parti da 30°: partendo dal
segno bianco nella parte alta, dove c’è il cerchio, si inizia a
posizionare il primo codice, così via fino al trentaseiesimo.
Quelli evidenziati, cioè il 6,13,20,25,27,32, sono quelli che
bisognerà tenere in considerazione per i nostri calcoli.
Potrete tener conto della sezione aurea per lo svolgimento
dei calcoli di trigonometria sferica, però di questo non sono
sicura è da provare visto il suggerimento nel dipinto, io
però, non ho proprio la più pallida idea di come procedere,
anche perché a me mancano gli studi.

Spero di potervi essere stata utile per quel poco che ho


suggerito. Fatemi sapere qualcosa, anche se pensate di
non poter concludere niente. A risentirci saluti.

Tutta la mia ricerca si è basata sullo studio di ricercatori


come R. Temple, Z.Sitchin, J.A.West, G Hancock, Bouval
ecc. che con il loro lavoro, mi hanno aiutato a trovate i
riferimenti per le mie intuizioni.
Sono pronta anche all’insuccesso, magari la mia ricerca
non si dimostrerà valida e svanirà come una bolla di
sapone, ma comunque sarà stato bello sognare.

Torino, 21/05/2009 di
Monica Caron