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Vita Sacville-West. OGNI PASSIONE SPENTA. Copyright 1935 Arnoldo Mondadori Editore.

Unica traduzione autorizzata dall'inglese di Alessandra Scalero. Titolo dell'opera originale: "All Passion Spent". Prima edizione: settembre 1935. Seconda edizione: aprile 1940. Terza edizione: agosto 1942. Quarta edizione: dicembre 1950. Su concessione Arnoldo Mondadori Editore.

"Tratta dal grande evento una verace, Nuova saggezza, l'anima contenta, Avea dis messo i servi e stava in pace, La mente calma, ogni passione spenta." SANSONE AGONISTA. PARTE PRIMA. Tanto a lungo aveva durato la vita di Enrico Lyulph Holland, primo conte di Slan e, che il pubblico aveva cominciato a considerarlo immortale. Il grosso della massa trova una certa sicurezza nella sola idea della longevit, e trascorso l'indispensabile interludio di reazione, disposto a riconoscere nell' estrema vecchiezza un segno di eccellenza. Il longevo ha trionfato di uno almeno degli iniziali ostacoli umani: la brevit de lla vita. Truffare una ventina d'anni al sonno eterno significa imporre la propria superio rit su di un programma prestabilito: tanto breve la scala sulla quale disponiamo i nostri valori. Fu dunque con un moto di autentica incredulit che i borghesi della City, aprendo il loro giornale in treno nel tepido mattino di maggio, lessero che Lord Slane e ra mancato improvvisamente dopo cena, la sera avanti, in et di novantaquattro ann i. Insufficienza di cuore dissero, con l'aria di saperla lunga, per quanto citasser o alla lettera i giornali; e sospirando aggiunsero: Beh, un'altra vecchia bandie ra che se ne va. Quella era l'impressione predominante: un'altra vecchia bandiera che se ne andav a, un altro "memento" della precariet umana. E i giornali, in un razzo finale di pubblicit, riepilogarono e celebrarono gli ev enti e le tappe della vita di Enrico Holland; li raccolsero insieme in una manci ata dura come un palla da "cricet", e li gettarono in faccia al pubblico, dai t empi della sua "brillante carriera universitaria" all'epoca in cui Holland, a un 'et sorprendentemente giovanile, aveva occupato un seggio nel Consiglio dei Minis tri, sino a quell'ultimo giorno in cui il Conte di Slane, K. G., G. C. B., G. C. S. I., G. C. I. E. (Abbreviazioni di titoli accademici e onorifici inglesi; per esempio K. G.: " Knight of the Garter", Cavaliere della Giarrettiera [Nota del Traduttore]), ecce tera, eccetera, (le onorificenze minori strascicavano in ultimo come la coda d'u na cometa) s'era accasciato nella sua poltrona dopo cena, e la somma di novant'a nni era passata bruscamente alla storia. Si sarebbe detto che il tempo avesse fatto un piccolo balzo in avanti, ora che n

on c'era pi la figura del vecchio Slane a frenarlo con braccio teso. Da quindici anni in qua non aveva pi preso parte attiva alla vita pubblica, ma er a presente; e, all'occasione l'irrefutabile soavit, il buon senso, i sarcasmi del la sua eloquenza parlamentare avevano scomposto, anche se in ultima analisi non avevano il potere di arrestarli, i colleghi pi estremi sull'orlo della loro folli a. Dichiarazioni simili erano occorse raramente, ch Enrico Holland era stato sempre uomo da apprezzare il valore della misura, ma la loro stessa rarit generava un'im pressione collettiva di malessere: ben sapevano, gli uomini, che si fondavano su di una leggenda di esperienze: se il gran vecchio, l'ottuagenario, il nonagenar io, arrivava al punto da non disdegnare il cammino sino a Westminster per allegg erirsi, con la sua maniera incomparabile, di opinioni sapientemente, moderatamen te, ma anche cinicamente covate, allora la stampa e il pubblico erano costretti a prestare attenzione. Nessuno aveva mai attaccato seriamente Lord Slane. Nessuno aveva mai accusato Lord Slane di essere una mezza figura. Il suo spirito, il suo fascino, le sue pigrizie e il suo buon senso lo avevano r eso sacrosanto a tutte le generazioni e a tutti i partiti, cosa che, fra tanti u omini di stato e politicanti, di lui solo forse si poteva dire. Forse perch dava l'illusione d'aver provato la vita in tutte le sue manifestazion i, pur rimanendo estraneo alla vita, quella quotidiana, per virt del suo proverbi ale disinteresse, Lord Slane non s'era mai attirato le antipatie e le diffidenze a cui non sfuggivano uomini pi competenti di lui. Edonista, umanista, uomo di sport, filosofo, erudito, buon parlatore, bello spir ito, era uno di quei rari Inglesi che hanno la fortuna di esser nati muniti di u na mentalit schiettamente adulta. La sua ostentata riluttanza a occuparsi di qualsiasi questione pratica aveva for mato, alternativamente, la gioia e la rabbia dei suoi colleghi e subalterni. Non era facile, cavar da quell'uomo un s o un no. Pi importante era il caso, pi egli lo prendeva alla leggera. "S," scriveva in fondo a un promemoria che illustrava i vantaggi di due opposte linee di condotta; e i suoi mirmidoni, che non capivan pi nulla, si passavan la mano sulla fronte. Come uomo di stato era negativo, dicevano, perch vedeva sempre i due lati della q uestione; ma anche se lo dicevano con dispetto non lo dicevano sul serio, perch s apevano che all'occasione, psto con le spalle al muro, si sarebbe dimostrato pi in cisivo, pi micidiale di qualsiasi uomo installato in pompa magna e pieno d'import anza su di un seggio ministeriale. A Lord Slane bastava gettare un'occhiata su di un rapporto per coglierne subito la forza e la debolezza, prima che un altro avesse avuto tempo di leggerlo da ci ma a fondo. Coi suoi modi squisiti, da gran signore, era capace di annichilire parimenti l'o ttimismo e la miopia del suo interlocutore. Cavalleresco sempre, e civile, stendeva al suolo i propri competitori. Anche le sue idiosincrasie personali erano care tanto al pubblico quanto ai cari caturisti; la sua cravatta di raso nero, l'occhialino che dondolava a capo di un o stravagante nastro largo un dito, i bottoni di corallo che portava al panciott o da sera, la carrozza privata che serb a lungo dopo che era gi di moda l'automobi le erano tutte cose che lo sostenevano attraverso la confusa giustizia e ingiust izia della leggenda; e quando, a ottantacinque anni, riusc a vincere finalmente i l Derby, non ci fu mai uomo che avesse ricevuto maggiori ovazioni. Sua moglie sola sospettava quanto strettamente quelle idiosincrasie fossero conn esse con una condotta basata su un partito preso. La meno cinica delle donne per sua natura, aveva imparato a verniciarsi d'uno st rato di cinismo, dopo settanta anni di vita in comune con Enrico Holland. Caro vecchietto, dicevano i borghesi della City in treno beh, se n' andato. Se n'era andato per davvero, stavolta, definitivamente e irrimediabilmente. Cos pensava la sua vedova, guardandolo sul suo letto di morte, nella casa di Elm Par Gardens. Le persiane non erano chiuse; sempre Lord Slane aveva manifestato il desiderio c he non si facesse scuro in casa quand'egli venisse a morire, e pur dopo la sua m

orte nessuno si sarebbe sognato di disobbedire ai suoi ordini. In piena luce egli giaceva, e allo scalpellino sarebbe stata risparmiata la fati ca di scolpire la sua effigie. Il suo beniamino fra i pronipoti, al quale tutto era concesso, diceva spesso cel iando che il bisnonno "avrebbe fatto un bellissimo cadavere"; e ora che la celia era diventata realt, la realt diventava tanto pi solenne, in quanto era stata prec eduta da una celia. La faccia di Lord Slane apparteneva a quel tipo che anche in vita profeticamente si associa alla suprema dignit della morte. L'ossuta architettura del naso, del mento e della tempia spiccava in pi saliente rilievo per il lieve decader delle carni; le labbra assumevano una linea pi ferma , suggellando un'intera vita di saggezza. Inoltre, ed essenzialmente, Lord Slane appariva altrettanto "soign" in morte, qua nto lo era stato in vita. E, malgrado lo celassero le coperte, non c'era chi non avrebbe detto: "Ecco un ' dandy'". Eppure, con tutta la sua dignit, la morte recava una rivelazione. Il viso, che in vita era stato cos nobile, in morte perdeva un tantino della sua nobilt; le labbra, ch'erano state troppo facete per esser sgradevolmente sardonic he, ora tradivano la loro sottigliezza; l'ambizione scrupolosamente dissimulata si rivelava ora in pieno nella piega orgogliosa delle narici. Priva della maschera d'un sorriso, la durezza che s'era travestita di modi squis iti imperava sola. Lord Slane era bellissimo, ma meno piacevole. Sola nella stanza, la sua vedova lo contemplava; e i pensieri che le brulicavano in mente avrebbero grandemente sorpreso i suoi figli, se avessero potuto legger glieli scritti in fronte. Ma non erano gi qui per osservarla, i suoi figli. Erano radunati in sala, tutti e sei; e, con due mogli e un marito in pi, sommavan o a nove. Un'adunata di famiglia abbastanza formidabile - vecchi corvi neri, pensava Edith , la pi giovane, che cascava sempre dalle nuvole e sempre si affannava a costring ere le cose entro la forma d'una frase, come se versasse acqua in una brocca, sa lvo che poi, invariabilmente, grossi goccioloni di significato e di implicito tr aboccavano, si rovesciavano per ogni dove e si perdevano. Tentar di ricuperarli dopo ch'eran traboccati era inutile come cercar di tenere dell'acqua in mano. Forse, se uno avesse avuto un taccuino e un lapis sempre pronti... ma allora il pensiero sarebbe andato perduto nel mentre che si cercava la parola esatta; e po i, non era mica facile scriver di nascosto in un taccuino. Stenografare? - Ma no, non bisognava lasciar a quel modo la briglia sul collo ai propri pensieri; bisognava disciplinarli, mantenere ferma la propria attenzione sul momento presente, come facevano gli altri, senza difficolt, a quanto pareva; bench, a dir la verit, se quella lezione uno non l'aveva imparata a sessant'anni, non c'era speranza d'impararla mai. Una formidabile riunione di famiglia, pensava Edith, tornando in s: Erberto, Carr y, Carlo, Guglielmo e Kay; Mabel, Lavinia; Rolando. Erano entrati a gruppi: gli Holland, le cognate, il cognato; poi s'erano assorti ti diversamente: Erberto e Mabel, Carry e Rolando; Carlo; Guglielmo e Lavinia; e Kay da solo. Non accadeva spesso che s'incontrassero tutti, senza che ne mancasse uno solo curioso, pensava Edith, che dovesse esser la morte a convocarli, come se i vivi si precipitassero assieme in cerca di protezione e di mutuo sostegno. Povera me, come siamo vecchi! Erberto deve aver sessantotto anni, e io ne ho ses santa; e pap passava i novanta, e mamma ne ha ottantotto. Edith, che aveva cominciato a far la somma delle et dei presenti, suscit la sorpre sa generale domandando: Quanti anni hai tu, Lavinia? Clti cos alla sprovvista, rim proveravano Edith con la sola severit dello sguardo; sempre lei, Edith: non ascol tava mai quel che si diceva, e poi tutt'a un tratto saltava fuori con qualche os servazione sconnessa.

Edith, dal canto suo, avrebbe potuto dir loro che durante tutta la sua vita avev a tentato di dir quel che aveva in mente, senza pur mai riuscirvi. Troppo spesso invece aveva detto precisamente il contrario di ci che voleva dire. Il suo terrore era che un giorno o l'altro, per sbaglio, le scappasse detta una parola indecente; Non una bellezza che pap sia morto? avrebbe potuto dire, invece di Non una disgrazia...; e c'erano altre prospettive ben pi spaventevoli di usar e una parola proprio scandalosa, di quelle che i garzoni dei macellai scarabocch iano col lapis sulle bianche pareti nel corridoio del sottosuolo, e di cui non s i pu fare a meno di accennare, sia pure evasivamente, alla cuoca. Un compito ingrato; di quei compiti che spettavano a Edith in Elm Par Gardens, e a migliaia di Edith sparse per tutta Londra. Ma erano preoccupazioni che i suoi parenti ignoravano. Furono ricompensati dal rossore di Edith, ora, e dal gesto nervoso della mano ch e saliva a gingillarsi tra le ciocche di capelli grigi; e significava, quel gest o, che essa non aveva aperto bocca. E dopo averla cos mortificata, tornarono ai loro discorsi, funerei e in sordina, com'era di circostanza. Persino Erberto e Carry avevano attutito le loro voci, di solito imperiose. L, di sopra, giaceva il padre loro; e la loro madre era con lui. "Mamma ammirevole." Quella frase, pensava Edith, l'avevano ripetuta all'infinito . C'era uno stupore nel tono con cui la pronunciavano, quasi che si fossero attesi a veder la loro madre urlare come un'energumena, smaniare, piangere, darsi per persa. Edith sapeva benissimo che, in cuor loro, i suoi fratelli e le sue sorelle profe ssavan la teoria che la loro madre fosse piuttosto sempliciotta. Ogni tanto essa lasciava cader certe osservazioni inconciliabili col pi comune bu on senso; non aveva la terra ferma sotto i piedi; ed era capace di frasi impetuo se che, bench dette in inglese, apparivano altrettanto scucite come se fossero st ate pronunziate in qualche lingua ultraplanetaria. Mamma era una povera di spirito, avevan detto spesso garbatamente, con l'accento agrodolce riserbato agli scherzi di famiglia; ma ora, in questo nuovo frangente , avevan trovato una frase nuova: Mamma ammirevole. Era una frase di circostanza; e la dicevano e la ripetevano, come un ritornello che sbucava periodicamente nella loro conversazione e la sollevava verso pi alte cime. Poi, la conversazione tornava ad abbattersi, e diventava pratica. Mamma era ammirevole, ma che cosa farne di mamma? Evidentemente non poteva conti nuare a essere ammirevole per tutto il resto della sua vita. In qualche luogo, in qualche modo bisognava pur concederle di abbandonarsi final mente al suo dolore; dopo di che bisognava sistemarla; trovarle una casa, aver c ura di lei. Fuori, per le vie, c'erano gli affissi che a lettere cubitali dicevano: MORTE DI LORD SLANE. I giornalisti correvano su e gi per Fleet Street a raccogliere i loro appunti; e frugavano il casellario quel macabro colombario - dove i necrologi attendevano g i bell'e pronti; e cercavan di carpirsi a vicenda le informazioni: E' vero che il vecchio Slane teneva sempre il denaro in spiccioli di rame? e che portava le su ole di gomma? e che bagnava il pane nel caffelatte? Tutto serviva a fare un bell 'articolo. I fattorini telegrafici suonavano il campanello, appoggiavano le biciclette ross e in equilibrio contro il bordo del marciapiede, consegnavano i loro messaggi di condoglianza, da tutte le parti del mondo, da tutte le parti dell'Impero Britan nico, specie da quei luoghi dove Lord Slane era stato in servizio governativo. I fiorai consegnavano le corone gi lo stretto vestibolo ne era pieno - un'indecen za, cos presto diceva Erberto, malgrado scrutasse poi gelosamente le carte da vis ita dietro il suo monocolo. Vecchi amici venivano a far visita (Erberto che disgrazia improvvisa - certo, ce rto, comprendo che impossibile vedere la vostra cara mamma...) Ma saltava agli o cchi che avevan contato di vederla, che avevano sperato di essere l'unica eccezi

one, e Erberto li liquidava con una certa maligna soddisfazione: Capirete, mamma un po' abbattuta, naturalmente; stata ammirevole, bisogna dirlo: ma in questo m omento, lo capirete, ne son sicuro, non vuol vedere nessuno all'infuori di noi; e accompagnato dalle numerose strette di mano di Erberto il visitatore veniva ga rbatamente congedato senza che fosse arrivato pi in l del peristilio o del vestibo lo. E i cronisti passeggiavan sul marciapiede, con gli apparecchi fotografici penzol anti come nere fisarmoniche. Tutte queste cose accadevano fuori di casa, ma dentro casa, intanto, l di sopra c on pap c'era la mamma, e il problema del suo avvenire gravava sui suoi figli. Mamma, s'intende, non avrebbe discusso la praticit di qualsiasi soluzione decisa da loro. Mamma non aveva una volont sua; graziosa e soave, per tutta la sua vita era stata interamente remissiva: un'appendice. Andava da s, che essa non avesse testa abbastanza da far valere una sua personali t. Grazie a Dio diceva talvolta Erberto mamma non una delle donne moderne. Che essa potesse aver delle idee che teneva per s, questo ai suoi figli non passa va neppur per l'anticamera del cervello. La loro madre non avrebbe dato loro dispiaceri: di questo ne erano certi. Che essa potesse fare un voltafaccia e giocar loro un tiro - parecchi tiri, anzi , - dopo esser stata, per tanti anni, nulla pi d'una timida amabile presenza tra di loro, anche questo non entrava affatto nelle loro vedute. Mamma non era una donna moderna. Chiss come sarebbe stata riconoscente ai figli che pensavano a sistemarla per que i pochi anni che le restavano. Erano l in sala, in gruppo, a ballar da un piede all'altro, tutto men che comodi, ma a nessuno veniva in mente di sedersi. Sarebbe parso loro irriverente. Con tutta la loro gran provvista di buon senso, la morte, anche se non inattesa, li sconcertava un pochino. Spirava, quel gruppo, quella cert'aria d'inquietudine e d'incertezza che circond a coloro che stanno per mettersi in viaggio, o la cui esistenza stata gravemente scombussolata. Edith avrebbe ben voluto sedersi, ma non osava. Come erano tutti grandi e grossi! pensava; grandi e grossi e neri e parecchio at tempati, gi nonni a lor volta. Una vera fortuna, pensava, che gi abitualmente vestissero tutti di nero, perch cer to non avrebbero potuto vestirsi a lutto in quattro e quattr'otto, e che sconven ienza sarebbe stata per Carry dover arrivare con una camicetta rosa! Ma cos, eran o tutti neri come tante cornacchie, e i guanti di Carry eran l sullo scrittoio, n eri, assieme al boa e alla borsetta. Le signore di casa Holland portavano ancora il boa, colletti alti, e gonne lungh e che dovevan tirar su nell'attraversare la strada; e pareva loro che le concess ioni alla moda non si addicessero alla loro et. Edith ammirava sua sorella Carry. Non le era punto affezionata e la temeva, ma l'ammirava e l'invidiava immensamen te. Carry aveva ereditato il naso aquilino e la persona imperiosa del padre; era alt a, pallida, e signorile. Anche Erberto, Carlo e Guglielmo erano alti e signorili; Kay e Edith soli erano piuttosto tarchiati. E i pensieri di Edith tornavano a divagare: potremmo essere di un'altra famiglia , Kay ed io. Di fatto Kay era un vecchio signore piccolo e rotondetto, con un par d'occhi azz urri vivaci e una bella barbetta bianca; diverso anche in ci dai fratelli ch'eran sbarbati. Cosa strana, l'aspetto esteriore; capriccio della sorte, il quale stabiliva i te rmini della stima altrui per tutta la vita di un individuo. Se uno aveva l'aria insignificante, veniva giudicato insignificante; con tutto c

he, probabilmente, uno non aveva l'aria insignificante se non se lo meritava. Ma Kay sembrava felicissimo; non si preoccupava di darsi dell'importanza, lui, n di altro al mondo; il suo appartamento di scapolo, la sua collezione di bussole e astrolabi lo soddisfacevano evidentemente quanto la pubblica considerazione, o quanto una moglie e una vita un po' pi originale. Perch Kay era la pi grande autorit vivente in fatto di mappamondi, bussole, astrola bi e altri strumenti del genere; beato lui - pensava Edith - che aveva saputo co ncentrarsi e contentarsi in un ambito cos limitato. (Curiosi simboli da scegliere , per, per uno che non aveva mai amato il mare n mai era salito su di una montagna ; per Kay erano pezzi di collezione, classificati ed etichettati, mentre per Edi th, la romantica, un vasto e oscuro mondo si ergeva dietro gli esili ottoni e mo gani, dietro l'intrico di cardini e sostegni, dischi e circoli, ottone color d'o ro di zecchino e legno color mallo di noce, segni zodiacali e delfini zampillant i sull'oceano; vasto oscuro mondo, sulle cui carte nulla era segnato fuorch regio ni di pericolo e desolazione, e dove uomini laceri masticavan cartucce per smorz ar la lor sete.) E poi, c' la questione della rendita stava dicendo Guglielmo. Proprio caratteristico di Guglielmo, mischiare l'avvenire di mamma con questioni di rendite; perch per Guglielmo e Lavinia la parsimonia rappresentava di per s un a missione. Una mela ammaccata da una prematura caduta dall'albero doveva immediatamente tra sformarsi in tortello perch non si sprecasse. Lo spreco era lo spauracchio dell'esistenza di Guglielmo e di Lavinia. Persino i giornali arrotolavano a zipoli per risparmiare i fiammiferi. Avevano una vera passione per comprare la roba "per niente". Ogni mora della siepe era un incubo per Lavinia fino a che non l'aveva nel barat tolo sotto forma di marmellata. A Godalming, dove abitavano circondati da tre acri di terreno, passavano serate di alterne gioie e torture a calcolar se si poteva allevare un maiale con gli av anzi di cucina, e se una dozzina di galline compensavano in uova il granturco ch e beccavano. Certo, pensava Edith, non dovevan passare le giornate in ozio, con preoccupazion i cos costanti; ma chiss che spina al cuore era per loro l'idea di tutti i sacchi d'oro profusi da quando s'erano sposati! Vediamo un po': Guglielmo il quarto, de ve avere sessantaquattro anni; saranno trent'anni che sposato, dunque se hanno s peso millecinquecento sterline all'anno, tra l'educazione dei bambini e tutto qu anto, fanno quarantacinquemila sterline; sacchi e sacchi d'oro, di quelli che i palombari cercano in continuazione a Tobermory. Ma Erberto stava dicendo qualcosa. Erberto aveva sempre un subisso di notizie; e, caso sorprendente per un uomo cos insulso, di solito erano giuste. Posso dirvelo io come stanno le cose. Cacciandosi due dita nel colletto se lo accomod, lev il mento in aria, si schiar la gola e raccolse in un'occhiata preliminare la famiglia intera. Ve lo dico io, come stanno. Ne ho discusso con pap, me ne ha parlato, direi quasi, confidenzialmente. Ehm! Pap, lo sapete, non era ricco, e gran parte delle sue entrate si estinguono con lui. Mamma resta con una rendita netta di cinquecento sterline all'anno. Gli altri mandarono gi la pillola. Guglielmo e Lavinia si scambiavano occhiate, da cui si vedeva che la loro mente lavorava a rapidi ed esperti calcoli. Edith, che in famiglia passava segretamente per un poco scema, all'occasione sap eva essere d'una finezza stupefacente: aveva l'abitudine di leggere dritto le in tenzioni della gente attraverso le loro parole, e di trarre le sue deduzioni con una franchezza che riusciva pi sconcertante che discreta. Sapeva benissimo quel che Guglielmo stava per dire ora; ma per una volta tanto t enne la lingua a posto. Per, quando glie lo sent dire non seppe frenare un risolino tra pelle e pelle. Pap non ti ha mica parlato dei gioielli, nelle sue confidenze, vero, Erberto? Sic uro.

I gioielli, come sapete, erano la parte non meno cospicua del suo patrimonio. Erano di sua propriet, e ha creduto bene di lasciarli alla mamma, incondizionatam ente. "Uno scacco per Erberto e Mabel" pens Edith. Certamente si aspettavano che pap lasciasse i gioielli al figlio maggiore, in qua lit di beni inalienabili. Un'occhiata a Mabel le mostr tuttavia che la notizia non la coglieva di sorpresa. Evidentemente Erberto aveva gi ripetuto le confidenze paterne alla moglie; e Mabe l poteva dirsi fortunata, se Erberto non le aveva fatto scontare la propria irri tazione per aver mancato quella grossa parte dell'eredit. In tal caso, disse Guglielmo in tono deciso, perch se anche lui e Lavinia avevan o sperato in una parte dei gioielli, era un gran piacere il saper che Erberto e Mabel erano delusi in tal caso, mamma vorr certo venderli. E ha ragione. Perch dovrebbe tener in banca tanti gioielli inutili? Secondo me, commerciati a d overe, potrebbero rendere da cinque a settemila sterline. Ma c' una questione pi importante dei gioielli o della rendita avanz Erberto. Ed questa: dove andr a vivere la mamma? Non si pu mica lasciarla sola. In ogni modo, non ha i mezzi per seguitare a tenere questa casa: bisogna venderl a. E allora, dove andr la mamma? Altra occhiata. Il nostro dovere di aver cura di lei: chiaro. Essa dovr scegliersi una dimora fra di noi. Meglio di cos non si poteva parlare. "Tutti questi vecchi," pensava Edith "che si voglion disfare di una persona anco r pi vecchia!" Eppure, pareva inevitabile. Mamma avrebbe spartito la sua annata: tre mesi con Erberto e Mabel, tre con Carr y e Roland, tre con Carlo, tre con Guglielmo e Lavinia. Ma come ci sarebbero entrati, lei e Kay, allora? Tornando una volta ancora alla superficie delle sue riflessioni, Edith lanci una delle sue osservazioni improvvi se e a sproposito: Ma son io che dovrei sobbarcarmi alla fatica... ho sempre vis suto in casa... non sono sposata. Fatica? disse Carry, voltandosi di botto verso di lei. Subito Edith si sent annichilita. Fatica? Ma cara la mia Edith! Chi ha parlato di fatica? Io credo che tutti noi c onsideriamo come una gioia... come un privilegio... di poterci dividere la cura della nostra mamma, in questi pochi e tristi anni che le restano... perch debbono esser ben tristi, senza la sua unica ragione di vita... Fatica non mi par proprio la parola adatta, Edith. Remissiva, Edith assent: non era la parola adatta. Detta cos, ripetuta a pi riprese, senza l'ausilio del verbo che usualmente l'accom pagnava, acquistava sembianze strambe e inusitate. Diventava una parola rude, una parola sassone, come "woad", l'antico guado dei t intori, o "witenagemot", l'adunata dei savi; una parola brusca. E che significava poi, sobbarcarsi alla fatica? Che cos'era una fatica, in tutti i modi? No, fatica non era la parola adatta. Ecco, disse Edith credo sarebbe dovere mio andare ad abitare con mamma. Vide il volto di Kay rasserenarsi, sollevato; era evidente ch'egli doveva aver p ensato alle sue tranquille stanzette e alla sua collezione. La voce di Erberto era stata la tromba che minacciava le mura della sua Gerico. Anche gli altri consideravano la possibilit che Edith offriva. La figlia zitella; ecco la soluzione ovvia. Ma gli Holland non erano gente da scansare un dovere, e, pi penoso era il dovere, meno lo avrebbero scansato. La gioia era un tema che raramente prendevano in considerazione, mentre il dover e era perennemente l accanto a loro, serio sempre e talvolta arcigno. Il padre aveva tramandato loro la propria energia; poco importava se per istrada s'era un poco inacidita. Carry parl per tutta la famiglia. Carry era buona; ma, come tanta gente buona, non sapeva fare a meno di tirar le orecchie agli altri.

C' qualcosa di giusto in quel che dice Edith. Essa ha sempre vissuto in casa, e per lei il cambiamento non sarebbe poi tanto g rande. Naturalmente, lo so che tante volte essa ha desiderato la libert e una casa tutta sua; cara Edith... e qui s'interruppe con un sorriso ma molto giustamente, seco ndo me, riprese poi essa s' sempre rifiutata di lasciare pap e mamma sino a che ha potuto esser loro utile. Ma mi sembra che ora dobbiamo assumerci tutti la nostra parte. Non dobbiamo sfruttar la generosit di Edith, n quella di mamma. Son certa che interpreto il tuo pensiero, Erberto, e anche il tuo, Guglielmo. Sarebbe un gran vantaggio per mamma se, invece di sobbarcarsi alla fatica di una nuova casa, essa potesse trovarne una per turno presso tutti noi. Giustissimo, approv Erberto, e torn ad accomodarsi il colletto giustissimo, giusti ssimo. Altre occhiate correvano tra Guglielmo e Lavinia. Naturalmente, cominci Guglielmo Lavinia e io saremmo ben contenti di accogliere m amma, anche se le nostre rendite non sono brillanti. Per, per, mi pare che un accordo finanziario non sarebbe inopportuno. Mamma si troverebbe tanto pi soddisfatta! E non si sentirebbe imbarazzata. Due st erline la settimana, forse, o trentacinque scellini... Son perfettamente d'accordo con Guglielmo disse Carlo di punto in bianco. Nel mio caso, per esempio, una pensione da generale una cosa tanto misera e insu fficiente che una persona in soprappi sarebbe un grave pericolo per le mie risors e. Lo sapete: vivo molto modestamente, nel mio alloggetto. Non ho nemmeno una camera da letto in pi. Certo, non mi mancano le speranze che un giorno o l'altro la questione delle pen sioni venga a essere accomodata. Ho mandato un lungo memorandum in proposito al Ministero della Guerra, e anche u na lettera al "Times", che senza dubbio la tiene in riserva fino a che si presen ti l'occasione propizia, perch finora non l'ha pubblicata; bench, lo confesso, ved a ben poche prospettive di riforma con lo sciagurato governo che abbiamo ora. Carlo sbuff. Gli pareva che fosse un bel discorso, il suo, e si guard d'attorno in cerca dell' approvazione famigliare. Non per nulla era il generale Sir Carlo Holland. Non una cosa piuttosto delicata?... cominci la novella Lady Slane. Stai zitta, Mabel disse Erberto. Di rado lo si sentiva rivolgere altra frase a sua moglie, n a Mabel succedeva spe sso di poter arrivare pi in l di cinque o sei parole d'esordio. Prego: questa in tutto e per tutto una questione di famiglia. In ogni caso, non possiamo discuterla per filo e per segno che dopo - ehm - dopo i funerali del povero pap. Non so proprio come mai abbiamo tirato in ballo questo antipatico discorso. ("Qu esta per Guglielmo", pens Edith.) Nel frattempo, s'intende che il nostro primo pe nsiero deve andare alla mamma. Bisogna fare tutto il possibile per risparmiarla... Dopo tutto, non dobbiamo dimenticare che la sua vita spezzata; lo sapete, essa v iveva soltanto per pap. E ci attireremmo critiche severe e ben giustificate se ora l'abbandonassimo alla sua solitudine. Ah! Ecco la faccenda, pensava Edith: che cosa dir la gente? Quel che vogliono, du nque, metter d'accordo una buona opinione pubblica con l'intascare un po' dei qu attrini di mamma. Beghe, beghe, pensava; perch ne sapeva qualcosa, lei, di discussioni in famiglia. E saranno settimane di beghe per via di mamma, come cani intorno a un vecchio os so; oh! quanto vecchio. Kay solo cercher di tenersene alla larga. Guglielmo e Lavinia saranno i pi accaniti; faranno il possibile per tirarsi in ca sa la mamma come pensionante, e abbasseranno modestamente gli occhi quando i lor

o amici li porteranno alle stelle. E Carry metter su un'aria da martire. Ecco le cose che tocca vedere quando muore qualcuno. Poi, Edith scopr che sotto q uella corrente di pensieri ne fluiva un'altra che si poteva riassumere cos: avreb be finalmente potuto far vita da s, ora? E vedeva il piccolo appartamento che sar ebbe suo; il salottino accogliente; l'unica domestica, e la chiave di casa; e le sere accanto al caminetto, con un libro. Non pi corrispondenza da sbrigare per pap; non pi mamma da accompagnare a inaugurar padiglioni d'ospedali; non pi conti di casa da tenere; non pi passeggiate nel Par co con pap. E finalmente avrebbe anche potuto tenere un canarino. Come poteva impedirsi di sperare che Erberto, Carry, Carlo e Guglielmo si divide ssero la mamma, tra tutti?... Per quanto urtata dalla loro prosopopea, in cuor suo riconobbe di non esser migl iore del resto della sua famiglia. Sgomento invase Edith, all'idea di esser lasciata in quella strana casa, sola tr a la madre viva e il padre morto. Pur non osando confessare le sue paure, fece il possibile per procrastinare la p artenza dei fratelli e delle sorelle. Persino la presenza e la compagnia di Carry e di Erberto, pei quali non nutriva troppo affetto, e quella di Carlo e di Guglielmo, che non stimava troppo, le sem bravano grate. Ricorse a pretesti per trattenerli, paventando il momento in cui il portone di c asa si chiuderebbe definitivamente dietro di loro. Magari Kay, piuttosto che niente. Ma Kay se la svign prima degli altri. Furtiva, Edith gli corse dietro sul pianerottolo; egli si volse a vedere chi lo seguiva; si volse, con la sua bella barbetta bianca e la pancetta attraversata d alla catena dell'orologio. Te ne vai, Kay? Lo secc il rimprovero che immagin nel tono di Edith, l dove in real t non avrebbe dovuto scoprire che una preghiera. Era seccato, perch gi si sentiva colpevole nella sua intenzione di mantenere un ce rto appuntamento; forse che invece avrebbe dovuto rimanere a cena a Elm Par? Ma poi, mise in pace la propria coscienza con la riflessione che non bisognava dar lavoro eccessivo alla servit. Cos, quando Edith gli corse dietro, si volse con un'aria seccata, per quanto Kay fosse capace di apparir seccato. Te ne vai, Kay? Kay se ne andava. Doveva pur cenare. Sarebbe tornato pi tardi, se Edith lo desiderava. Aggiunse quelle parole, vigliaccamente indulgente verso se stesso e premuroso di evitar seccature a ogni costo. Fortunatamente per lui anche Edith era vile; e ritratt immediatamente qualsiasi r improvero o preghiera che avesse avuto in animo. Ma no, Kay, neppur per sogno; perch dovresti tornare? Ci penso io a mamma. Verrai domattina? S, disse Kay, sollevato; sarebbe venuto domattina. Per tempo. Si baciarono. Da tanti anni non s'erano pi baciati: ma era questo uno degli strani effetti dell a morte, che fratelli e sorelle anziani dovessero beccarsi le guance a vicenda. I nasi, per mancanza d'abitudine, eran d'impiccio. Dopo essersi baciati, Kay e Edith guardarono entrambi per la nera tromba dello s calone, verso il piano dove giaceva il padre loro; e poi, clto da improvviso imba razzo, Kay scapp via, scendendo i gradini a quattro a quattro. Trasse un gran respiro, quando vide il portone chiuso e si sent in istrada. Una sera di maggio, una Londra normale; tass che passavano in su e gi per King's R oad; e FitzGeorge che lo aspettava al Club. Non doveva far aspettare Fitz. Non sarebbe andato con l'omnibus. Avrebbe preso un tass.

FitzGeorge era il suo pi vecchio, anzi il suo unico amico. Oltre vent'anni di et li separavano, ma, varcata la sessantina, discrepanze simil i cominciavano ad appianarsi. I due vecchi signori avevano molti gusti in comune. Entrambi appassionati collezionisti, unica differenza tra di loro era una differ enza di mezzi. FitzGeorge era immensamente ricco: un milionario. Kay Holland era povero - tutti gli Holland, anche se il loro padre era stato Vic er delle Indie, erano relativamente poveri. FitzGeorge poteva permettersi di comprare tutto quel che gli piaceva, ma la sua eccentricit era tale che egli viveva come un poveraccio in due stanze all'ultimo piano d'una casa in Bernard Street, e un'opera d'arte non gli dava piacere se no n era una scoperta sua e un affare. Provvisto d'un istinto straordinario per le scoperte e per gli affari - capace d i scovare un insospettato Donatello nel sottosuolo d'un grande negozio di mobili in Tottenham Court Road - aveva ammassato con poca spesa (con gran delizia sua, e invidiosa se pure incondizionata ammirazione da parte di Kay) un'eclettica co llezione d'arte, oggetto delle brame del British e del South Kensington Museum. Nessuno sapeva in che modo egli avrebbe disposto delle sue cose; era altrettanto probabile che le lasciasse in eredit a Kay Holland, come pure che ne facesse un fal in Russell Square. Eredi noti non ne aveva, pi di quanto non fossero noti i suoi progenitori. Intanto, si teneva ben stretti d'attorno i suoi tesori; i pochi eletti ammessi n elle sue due stanze ne erano usciti con certe storielle di statuine di Ming avvo lte entro un paio di calzini, di disegni leonardeschi accatastati nel camerino d a bagno e di ceramiche elamite schierate sulle seggiole. Sicuramente, durante la visita si era costretti a rimanere in piedi, perch non c' eran seggiole libere; e bisognava scostar coppe di giada prima che FitzGeorge si decidesse a malincuore a offrirvi una tazza di t, di quello che costava meno; e faceva bollire lui stesso l'acqua su un fornello a gas. I soli visitatori che ricevessero un secondo invito erano quelli che rifiutavano il t. Non c'era chi non lo conoscesse di vista. "Ecco il vecchio Fitz" diceva la gente quando lo vedeva entrare da Christie, cappello duro e pastrano fuori moda. Estate e inverno, il suo modo di vestire era sempre lo stesso: cappello duro e p astrano; e di solito aveva un involto sottobraccio. Che cosa contenesse l'involto non veniva reso noto; tanto poteva essere una tazz a di porcellana di Dresda, come un pezzo di baccal per la cena. I londinesi gli volevano bene, come a uno dei loro genuini eccentrici, ma nessun o, neppure Kay Holland, si sarebbe sognato di chiamarlo Fitz in faccia, per quan to disinvolti dicessero poi: "Ecco il vecchio Fitz" quando lo vedevano passare. Si diceva che l'avvenimento pi felice della sua vita fosse stato la morte di Lord Clanricarde; quel giorno, il vecchio Fitz era stato visto in Saint James Street con un fiore all'occhiello, e tutti gli altri signori seduti alle finestre del loro club ne sapevano perfettamente la ragione. Pur essendo amici da quasi trent'anni, tra FitzGeorge e Kay Holland non c'era ne ssuna intimit personale. Quando cenavano assieme spettacolo ormai consueto, da Boodle o al Thatched House Club; e ciascuno pagava per s, e bevevano orzata - discutevano prezzi e catalogh i con l'inesauribilit con cui due amanti parlan delle loro emozioni; ma oltre a c i nessuno dei due ne sapeva qualcosa sul conto dell'altro. FitzGeorge, naturalmente, non ignorava che Kay era figlio del vecchio Slane, ma Kay non la sapeva pi lunga degli altri sulla famiglia di FitzGeorge. Con tutta probabilit, neppur questi ne sapeva nulla; cos almeno diceva la gente, b asando i propri sospetti sul suggestivo prefisso al suo nome. Certo che Kay non lo aveva mai interrogato; non aveva mai nemmeno insinuato alcu na curiosit in proposito. I loro rapporti erano mirabilmente indipendenti. Ci spiegher perch FitzGeorge attendesse alquanto agitato l'arrivo di Kay, vagamente conscio, e con un certo malumore, che sarebbe stato doveroso far qualche allusi

one al luttuoso evento in casa Holland, mentre in cuor suo rifuggiva da quell'in frazione al loro tacito patto. Ce l'aveva con Kay; era sconsiderato da parte sua aver perduto il padre, sconsid erato non aver disdetto il loro appuntamento; con tutto che FitzGeorge sapeva be nissimo che un appuntamento disdetto era un delitto che lui non perdonava mai. Di pessimo umore, aspettava da Boodle l'arrivo di Kay, tamburellando sul cristal lo della vetrina. Certo, qualche parola bisognava dirla; meglio cavarsi subito quel dente e non pe nsarci pi. Kay non avrebbe mica fatto tardi? Non aveva mai fatto tardi, in trent'anni. FitzGeorge trasse dal taschino un'enorme cipolla d'argento - prezzo cinque scell ini - e guard l'ora. Le otto e diciassette minuti. Confront con l'orologio di Saint James Palace. Kay era in ritardo. Due minuti buoni. Ma eccolo l che scendeva da un tass. Buona sera disse Kay, entrando. Buona sera disse Fitz. Siete in ritardo. Povero me! Avete ragione disse Kay. Sar meglio andar subito a cena, non vi pare? Mentre cenavano parlarono di due cop pe di Svres che FitzGeorge asseriva d'aver scoperto in Fulham Road. Kay, che le aveva viste anche lui, era d'opinione che fossero dei falsi, e quell a divergenza condusse a una di quelle discussioni che erano una vera bazza pei d ue vecchi signori. Ma questa sera tutto il piacere di FitzGeorge era amareggiato; non aveva detto q uel che gli bruciava la lingua, e ogni attimo che passava rendeva il dirlo viepp i goffo e assurdo. Donde aumentava la sua irritazione verso Kay. Era la prima cena mal riuscita tra loro due, e la delusione ispirava a FitzGeorg e la riflessione che l'amicizia sempre un errore; mal disposto, rimpiangeva d'es sersi lasciato trascinare a compromettersi con Kay; le altre persone aveva sempr e saputo tenerle a rispettiva distanza, un sistema oltremodo raccomandabile; era un errore, un grave errore il voler fare delle eccezioni. E attraverso la tavola guardava di brutto Kay, che beveva la sua orzata e s'asci ugava la bella barbetta bianca, ignaro degli ostili sentimenti che andava destan do. Caff? domand FitzGeorge. Credo di s - s, caff. "Povero ragazzo! ha l'aria affaticata", pens d'un tratto FitzG eorge; "non arzillo come al solito; un po' abbattuto; avr fatto uno sforzo per pa rlare." Prendete un "brandy"? disse. Kay alz il capo, stupito. Non prendevano mai "brandy". No, grazie. Ma s. Cameriere, un "brandy" al signor Holland. Mettetelo sul mio conto. Davvero... cominci Kay. Baie. Del migliore, cameriere... di quello del 1840. Tutto ben considerato, Holland, quando penso che vi ho visto nella culla... Il "brandy" del 1840 non aveva che una trentina d'anni su per gi, allora. Sicch, non fate storie. Sbalordito com'era dall'improvvisa rivelazione che il vecchio Fitz lo aveva vist o nella culla, Kay non fece storie. Precipitosamente la sua memoria si tuff nel tempo e nello spazio. Tempo: 1874; spazio: India. Dunque il vecchio Fitz doveva essere stato in India nel 1874. Non mi avete mai detto che eravate a Calcutta a quei tempi disse Kay, centellina

ndo il brandy sopra la sua barbetta alla Vandyc. Non ve l'ho mai detto ? disse il vecchio Fitz, indifferente, come se si trattass e di cosa da poco. Beh, ci son stato. I miei tutori non approvavano gli studi universitari, e mi mandarono in giro per il mondo invece di farmi studiare. (Oh, strana rivelazione! dunque il vecchio Fitz era stato sotto tutela nella sua prima giovinezza?) I vostri genito ri sono stati molto cortesi con me seguitava FitzGeorge. Naturalmente vostro padre, il Vicer, non aveva molto tempo, ma vostra madre, mi r icordo, stata gentilissima; incantevole. Era giovane, allora; giovane e molto bella. Ricordo d'aver pensato che era la pi bella cosa che avessi visto in India. - Ma t ornando a quelle coppe, vi sbagliate, Holland. Voi non ne capite un'acca di porcellane - non ne avete mai capito e non ne capir ete mai niente. Son gusti troppo fini per voi. Dovreste limitarvi a carabattole come i vostri astrolabi. Quella roba che fa per voi. Ma voler far finta di intendervi di porcellane, caspita! E con me, che a proposi to di porcellane ho scordato pi di quanto ne abbiate mai imparato voi! A quelle s garberie Kay era abituato. Gli piaceva sentirsi maltrattare dal vecchio Fitz; gli metteva indosso piccoli fremiti di delizia. Senza batter ciglio lasciava che l'altro gli dicesse che non meritava neppure il nome di conoscitore, e che avrebbe fatto mille volte meglio a mettersi a fare i l collezionista di francobolli. Sapeva benissimo che il vecchio Fitz non pensava una parola di tutto ci e solo si compiaceva di beccarlo come un vecchio piccione battagliero e pettoruto; e lui, Kay, torceva il capo da una parte come se parasse i colpi, ridacchiando, il fur bacchione, e poi abbassava lo sguardo sulla tovaglia, carezzando coltelli e forc hette. I loro rapporti avevano miracolosamente riacquistato l'equilibrio, e quel ritorn o alla normalit risollev gli spiriti di FitzGeorge al punto da fargli dichiarare c he voleva esser dannato se non prendeva un "brandy" anche lui. S'era interamente dimenticato di quella difficile allusione che aveva in animo d i fare, o credeva d'essersene dimenticato; ma forse l'aveva avuta in mente duran te tutta la cena, invece, perch quando uscirono insieme dal Club, mentre stavano per congedarsi, sul peristilio, e Kay infilava i guanti di camoscio - il vecchio Fitz non aveva mai posseduto un paio di guanti in vita sua, mentre nessuno avev a mai visto Kay Holland senza le mani inguantate di color paglierino - con sua g ran sorpresa FitzGeorge si ud grugnire: Son spiacente per... per via di vostro pa dre, Holland. L! Era detta, e Saint James Street non s'era spalancata a ingoiarlo. Ma che cosa diavolo gli suggeriva di andare avanti, per profferire la pi incredib ile, la pi inutile delle proposte? Forse un giorno o l'altro mi condurrete a far visita a Lady Slane. Via! Come mai gli era saltato in mente di dir quelle parole? Kay - e ne aveva di che parve trasecolare. Oh s - s, sicuro, se vi far piacere venire disse frettolosamente. Beh, buona notte... buona notte. E scapp via in fretta, mentre il vecchio Fitz era rimasto l a guardarlo andarsene, e si domandava se non si fosse mai precluso per sempre ogni relazione con Kay H olland. In casa regnava una strana atmosfera - cos Edith proseguiva il corso dei suoi pen sieri - tanto era il contrasto fra ci che accadeva di dentro e ci che accadeva di fuori. Fuori, tra gli affissi, e i giornalisti che ancora ciondolavano davanti alla cas a, e le chiacchiere circa l'Abbazia di Westminster, e i discorsi alle due Camere , era tutto un tonitruante dispiego di pubblicit. Dentro, era un bisbigliar segreto che sapeva di congiura; i domestici sussurrava

no, la gente saliva e scendeva le scale senza far rumore; e ogni volta che Lady Slane entrava nelle stanze tutti tacevano e si alzavano, e c'era sempre qualcuno che le andava incontro e l'accompagnava dolcemente a una poltrona. La trattavano un po' come se non stesse troppo bene in salute, o come se si trov asse momentaneamente fuor di senno. Eppure, Edith avrebbe giurato che sua madre non voleva essere accompagnata a sed ere in poltrona, n esser baciata con tanto muto rispetto, n sentirsi chiedere se p roprio non desiderava che le servissero da pranzo in camera sua. L'unica persona che trattasse Lady Slane in modo normale era Genoux, la sua vecc hia cameriera francese, che aveva quasi la stessa et e stava con lei fin da quand o Lady Slane si era sposata. Genoux girava per la casa rumorosamente come sempre, parlando tra s com'era sua a bitudine, brontolando sulle sue faccende, in uno straordinario guazzabuglio di f rancese e di inglese; e come sempre irrompeva senza cerimonie in sala da pranzo in cerca della sua padrona, chiunque vi si trovasse, e scandalizzava la famiglia radunata domandando: Pardon, miladi, est-ce que a vaut la peine d'envoyer le ca micie de milord la bucata? Tutti quanti guardavano Lady Slane quasi che dovesser o vederla andare in pezzi, come un vaso di porcellana che abbia ricevuto un colp o; ma essa, la voce quieta come al solito, replicava che s; le camicie di Suo Ono re dovevano certamente esser mandate in bucato; e poi, vlta a Erberto, diceva: Ch e cosa credi che si debba fare della roba di tuo padre, Erberto? Pare un peccato , darla tutta quanta al domestico, e tanto non gli andrebbe bene. Mamma e Genoux erano le uniche persone che si rifiutavano di intonarsi alla stra na atmosfera della casa, pensava Edith. E leggeva la disapprovazione negli occhi di Erberto, di Carry, di Carlo e di Gug lielmo, bench non potessero esprimerla apertamente. Non sapevano far altro che insistere, implicitamente, affinch si accettassero le loro vedute: la vita di mamma era spezzata, mamma mostrava una rassegnazione amm irevole, mamma doveva lasciarsi proteggere, all'ombra della sua stessa sciagura, dall'esperienza dei suoi figli e della figlia sua, fintantoch si sbrigavano gli affari inevitabili, mentre si mantenevano gli inevitabili contatti col mondo. Edith, poverina, non era di grande aiuto. Tutti sapevano che Edith era buona soltanto a dir cose inopportune al momento in opportuno, e a lasciare a mezzo tutto quello che avrebbe dovuto fare, con la scu sa che aveva "troppo da fare"; neanche Kay sarebbe stato di grande aiuto, ma gi, Kay contava a mala pena come un membro della famiglia. Erberto, Carry, Guglielmo e Carlo erano il baluardo tra la loro madre e il mondo esterno. Ogni tanto, tuttavia, a qualche voce speciale veniva concesso insinuarsi oltre l e barriere: il Re e la Regina avevano mandato parole molto sentite - ecco una no tizia che a Erberto sarebbe trasudata da tutti i pori. Huddersfield, la citt natale di Lord Slane, desiderava il consenso della famiglia per un servizio funebre. Il Re sarebbe stato rappresentato ai funerali dal Duca di Gloucester. Le allieve della Scuola Reale di ricamo avevano eseguito - in gran furia - un dr appo mortuario, di cui il Presidente del Consiglio avrebbe retto un capo, e il " leader" dell'opposizione l'altro capo. Il Governo francese inviava un suo rappresentante; e correva voce che il Belgio avrebbe mandato il Duca di Brabante. Queste notizie venivano comunicate alla madre da Erberto, a piccole dosi e con g ran cautela; egli tastava terreno, prima, per vedere come essa le avrebbe accolt e. Lady Slane le riceveva con la pi completa indifferenza. Molto gentile da parte loro, certo! diceva; e una volta disse anche: Sono conten ta, caro, se fa piacere a te. Quell'osservazione soddisfece e irrit al tempo stesso Erberto. Ogni omaggio reso al padre era reso anche a lui, in certo qual modo, nella sua q ualit di capo di famiglia; eppure il posto di sua madre era, per diritto, al cent ro del quadro. Di posseder tanto senso delle sfumature, Erberto si faceva credito.

Ci sarebbe stato tempo a iosa per affermarsi come Lord Slane, dopo. Ogni generazione doveva camminare nelle orme della generazione precedente; era, questa, una legge di natura; ma fino a che permaneva in casa la presenza corpore a del padre, il diritto all' autorit spettava alla madre. Con la sua indifferenza, essa abdicava alla sua posizione, con una fretta che no n era n conveniente n necessaria. Per quei tre o quattro giorni avrebbe dovuto rad unare i suoi spiriti in uno sforzo supremo, in onore alla memoria del marito; qu alsiasi rinuncia ai propri diritti era indecorosa. Tale il codice di Erberto. Ma forse, chiacchierava il folletto entro Edith - forse pap l'ha sfruttata tanto in vita che ora ella non vuol pi starsi a seccare con la memoria di lui? Certo, q uella singolare atmosfera che aveva pervaso la casa intera non vi aveva regnato mai, n tornerebbe a regnarvi mai pi. Pap non poteva morir due volte. La sua morte aveva creato quella particolare situazione - una situazione che lui , sicuramente, non aveva mai previsto; una di quelle situazioni che non si posso no prevedere sino a che non ci si trova veramente di fronte ad esse. Nessuno avrebbe mai potuto prevedere che pap, il quale era di per s un personaggio cos invadente, cos maestoso, pel solo fatto di morire avrebbe trasformato mamma n ella figura pi preminente. Questa sua preminenza poteva non durar che tre o quattro giorni; ma per quel bre ve lasso di tempo doveva essere assoluta. Tutti gli altri dovevano ceder le armi. Lei, e lei sola doveva decidere se le porte dell'Abbazia di Westminster dovesser o girar sui loro cardini o no; una nazione intera doveva attendere il suo respon so, un Decano e un Capitolo sottomettersi ai suoi desideri. Bisognava consultarla su ogni punto, dolcemente, cautamente, e interpretar le su e intenzioni. Strano davvero, che una persona tanto poco invadente si trovasse di punto in bia nco a occupare un posto cos importante. Era come un gioco; rammentava a Edith certi giorni in cui pap, quand'era di buon umore, entrava in salotto dopo l'ora del t a sorprender mamma con tutti i bambini d'attorno, intenta a legger loro ad alta voce una fiaba; le chiudeva il libro e diceva che ora avrebbero giocato tutti quanti a "Seguite la guida", e che la gu ida sarebbe stata mamma. E cos cominciava il gioco; e si ballonzolava per uffici silenziosi, su lucidi pav imenti di sale da ballo dove i lampadari pendevano nelle loro fodere di rigatino ; e si facevano ogni sorta di buffonate - mamma aveva una fantasia inesauribile - e pap seguiva per ultimo, formando la retroguardia, ma era sempre il pi buffo di tutti e scimmiottava ogni cosa malamente, e mamma si volgeva con Kay attaccato alle sue gonne e diceva, fingendosi severa: Insomma, Enrico! Pi di un'ambasciata e di un palazzo governativo avevano echeggiato cos delle loro risa. Ma una volta, ricordava Edith, mamma (essa era giovane, allora) aveva scompiglia to certe carte in un casellario dell'archivio, e mentre i bambini sgambettando g iocondi accrescevano la confusione, pap s'era fatto scuro, all'improvviso, manife stando il suo scontento con un cipiglio da "grande", e la sua allegria e quella di mamma erano svanite assieme come una rosa che si sfogliasse ai quattro venti; e il ritorno in salotto era stato accompagnato a una specie di mortificato sile nzio, come se Giove disceso dall'Olimpo avesse sorpreso un mortale che durante l a sua assenza si fosse preso qualche libert con le sue alte cure. Ma ora mamma poteva giocare a "Seguite la guida" a suo piacimento; per tre o qua ttro giorni mamma poteva giocare, e far ballare i dignitari dell'Impero britanni co e di tutta Europa fino a Golders Green o a Huddersfield, secondo la sua fanta sia, invece di contentarsi dell'Abbazia di Westminster o del Cimitero di Brompto n, come si sperava; ma la delusione - sempre secondo il folletto nella testa di Edith - stava nel rifiuto di mamma di far da guida. Essa si limitava ad accettar tutto ci che le proponeva Erberto: n pi n meno che se E rberto, quand'aveva sette anni, durante una di quelle scorribande, le avesse sug gerito: Adesso scappiamo in cucina; e tanta acquiescenza, oggi, quando mamma ave va ottantotto anni e Erberto sessantotto, urtava Edith come una cosa incongrua.

Soltanto per quei tre o quattro giorni - una volta che giocava a un gioco e ader iva a una convenzione Erberto chiedeva alla madre di manifestar le sue opinioni. Ma al tempo stesso, tale era il suo mascolino spirito di contrariet, che si sareb be adontato di qualsiasi decisione contraria alle proprie idee. Via via che vedeva messe in pratica queste idee, e riusciva a convincersi che pr ovenivano da sua madre e non da lui, Erberto diventava tutto latte e miele. Dalla stanza della madre tornava a scendere - non la finiva di scendere, pareva a Edith ai fratelli e ai congiunti adunati in salotto. Mamma desiderava l'Abbazia; e l'Abbazia sarebbe stata, quindi. Tutti i figli illustri d'Albione erano sepolti nell'Abbazia. Lui, Erberto, avrebbe preferito la chiesa parrocchiale a Huddersfield - cos disse -; e parlando per s, credeva d'interpretare il pensiero di tutti quanti, ma biso gnava aver riguardo per i desideri di mamma. Bisognava rassegnarsi ai clamori dell'Abbazia. Dopo tutto, era un onore; un grande onore - il supremo onore che coronava la vit a del padre loro. Carry, Guglielmo e Carlo chinarono il capo in silenzio, di fronte a quel pensier o solenne. Ma Edith, per conto suo, pensava quanto si sarebbe divertito pap, e quanto, al te mpo stesso, sarebbe stato soddisfatto, malgrado il suo dichiarato scetticismo, s e avesse potuto assistere alle sue esequie nell'Abbazia di Westminster. Il drappo funebre lavorato dalle allieve della Scuola Reale di ricamo era assai sontuoso, non c'era dubbio, con gli emblemi araldici ricamati in rilievo sul vel luto viola. Il Presidente del Consiglio reggeva doverosamente il suo capo, con una bella fac cia compunta e un'aria di circostanza cos soddisfacente che nessuno, al solo vede rlo, avrebbe esitato a dire: Ecco l un Presidente del Consiglio, o per lo meno un Ministro del Regno Unito... Il leader dell'opposizione teneva il passo col Presidente del Consiglio; per un' oretta avevano seppellito le loro divergenze, le quali, a dir la verit, facevano parte anch'esse del gioco, dato che, sotto la cura d'una medesima responsabilit, avevano imparato tutti e due la medesima lezione, anche se poi i loro compagni d i fede proibivan loro di ripeterla con le stesse parole. I due giovani principi reali, frettolosamente e ossequiosamente accompagnati ai loro seggi, si domandavano forse perch mai il destino li avesse isolati dagli alt ri giovani della loro et, condannandoli a tagliar nastri inaugurali attraverso nu ove strade, o a onorar uomini di stato assistendo alle loro esequie. Ma era molto pi probabile che considerassero quelle cose come parte della loro fa tica quotidiana. Ma dov'era, intanto, la realt? si andava domandando Edith. Passati i funerali, a Elm Par Gardens ogni cosa impercettibilmente mut. La deferenza verso Lady Slane non era diminuita, ma vi si insinuava una nota d'i mpazienza, una nota di autorit, tenuta con una certa insistenza da Erberto e da C arry. Erberto aveva ormai preso definitivamente il posto di capo di famiglia, e Carry gli teneva bordone: ed erano pronti ad assumere verso la loro madre una linea di condotta cortese ma ferma. Ancora la si accompagnava alla poltrona, e dopo averla fatta accomodare le si ba tteva dolcemente sulla spalla, con affettuoso gesto di protezione; ma era ora di farle capire che gli affari di questo mondo non potevano poi esser rimandati al le calende greche, e che questa pausa di omaggio concessa alla morte non poteva seguitare in eterno. Non altrimenti delle carte nei cassetti dello scrittoio di Lord Slane, anche Lad y Slane doveva esser rimossa; dopo di che, Erberto e Carry avrebbero potuto torn are alle loro faccende. Nulla - a meno di parlar chiaro e tondo - poteva esser sottinteso pi schiettament e di cos. Molto quieta, molto aristocratica, molto antica, molto fragile, dalla sua poltro na Lady Slane guardava ai figli e alle figlie. Usi a vederla, essi non si stupivano pi del suo aspetto, ma gli estranei asseriva

no meravigliati che non le si potevano dare pi di settant'anni. Era davvero una bellissima vecchia: alta, sottile e pallida, non aveva perduto n ulla della sua grazia, n del suo portamento. Sul corpo suo gli abiti cessavano di essere abiti e diventavano drappeggi; essa aveva il segreto della linea. Una fluida leggiadria correva per tutte le sue membra. Aveva occhi grigi e profondi; un naso breve e dritto; le mani composte erano le mani di un Vandyc; un velo di merletto nero le scendeva con rara eleganza dai c andidi capelli. Da molti anni ormai le vesti di Lady Slane erano morbide, indefinite, e d'un ner o senza rilievo. Guardandola, si credeva volentieri che a una donna riuscisse facile esser bella e graziosa, cos come del resto tutte le opere di genio ci persuadono che la perfe zione non costa sforzo. Pi difficile riusciva credere a quell'attivit indefessa di cui Lady Slane aveva im parato a riempire la propria esistenza. Doveri, d'ogni sorta: beneficenza, i figli, obblighi di societ, cerimonie pubblic he - di queste cose erano piene le sue giornate; e ogni volta che si pronunciava il suo nome, seguiva rapido e facile il corollario: Che mirabile aiuto per il m arito, nella sua carriera! Eh s, pensava Edith, mamma la grazia in persona; mamma , come dice Erberto, ammirevole. Ma Erberto si schiarisce la gola. Che cosa c', ora? Mamma, cara... Un'apostrofe tra l'infantile e il convenzionale; e Erberto si caccia le dita ent ro il colletto. Pure, una volta essa sedeva in terra insieme con lui, e gli insegnava a far gira re la trottola. Mamma, cara... Abbiamo discusso... voglio dire, abbiamo provato una certa ansia, naturale del r esto, riguardo al tuo avvenire. Sappiamo quanto tu fossi affezionata a pap, e comprendiamo quanto vuoto la sua pe rdita debba aver lasciato nella tua vita. Ci siamo psti una domanda... e per questo ti abbiamo pregato di radunarci tutti q uanti qui in sala prima che ce ne torniamo alle nostre rispettive case. Ci siamo domandati dove e come vorrai organizzare la tua vita, d'ora in avanti? Ma avevi gi deciso tu per me, non vero, Erberto? disse Lady Slane con la massima dolcezza. Con due dita entro il colletto, Erberto tossicchiava e sbuffava tanto che Edith temeva ch'egli soffocasse. Ecco! Deciso per te, mamma, cara! Deciso non proprio la parola giusta. Vero , piuttosto, che avevamo abbozzato un piccolo progetto, e desideravamo sotto porlo alla tua approvazione. Abbiamo preso in considerazione i tuoi gusti, e pur rendendoci conto che non ti piacerebbe separarti da tanti tuoi interessi e occupazioni, nel medesimo tempo.. . Un momento, Erberto disse Lady Slane. Che cosa hai detto? Interessi e occupazioni...? Ma certo, mamma, cara disse Carr y in tono di rimprovero. Erberto vuol dire tutti i tuoi comitati: il Circolo per le Povere Operaie di Bat tersea, il Brefotrofio, l'Organizzazione per le Sorelle Derelitte, il... Ah, s, i miei interessi e le mie occupazioni disse Lady Slane. Sicuro. Continua pure, Erberto. Son tutte cose che cadrebbero, senza di te disse Carry. Ce ne rendiamo conto. Parecchie le hai fondate tu stessa: sei stata un'animatrice, per tante altre. Non vorrai mica abbandonarle proprio adesso... E poi, cara Lady Slane disse Lavinia - non aveva mai acquistato tanta indipenden za di rivolgersi alla suocera con altro nome comprendiamo benissimo quanto vi an noiereste, con niente da fare.

Voi che siete cos attiva, cos piena d'energia! Oh, no, non sapremmo immaginarvi al trove che a Londra. Ma ancora Lady Slane taceva. Il suo sguardo andava dall'uno all'altro con un'espressione che in una creatura cos dolce riusciva di un'ironia sorprendente. Nel medesimo tempo, riprese Erberto, tornando al suo originario discorso di cui aveva tollerato l'interruzione, paziente se pure seccato, le tue entrate non sop porterebbero le spese di una casa come si addice al tuo rango. Perci proporremmo... E qui tratteggi il progetto che gi abbiamo sentito discutere, e che vi risparmiere mo quindi la noia di ascoltare. Lady Slane lo ascolt, tuttavia. Aveva passato gran parte della sua vita ad ascoltare, senza far troppi commenti; e ora ascoltava il figlio maggiore senza farne affatto. Quanto a lui, rimase imperturbabile, di fronte a quel silenzio. Sapeva che per tutta la sua vita, la madre era stata abituata a che altri stabil issero i suoi arrivi e le sue partenze e i suoi soggiorni, sia che si trattasse di prendere il piroscafo per Capetown, per Bombay o per Sydney, o di trasportare guardaroba e "nursery" in Downing Street; o di accompagnare il marito a Windsor dal sabato alla domenica. In tutte queste occasioni essa aveva seguito le istruzioni che le venivan date, prontamente e senza mostrarsi mai sorpresa. Sempre ugualmente elegante e vestita in modo appropriato, in qualsiasi momento s 'era trovata pronta ad aspettare, su di un molo o sotto una pensilina, accanto a lla catasta dei bagagli, sino a quando la venivano a prendere. Erberto non aveva alcuna ragione di dubitare che sua madre avrebbe ricusato di s partire il proprio tempo secondo quanto era stato predisposto, nella camera per gli ospiti in casa dei suoi figli e delle sue figlie. Sei stato molto previdente, Erberto disse essa quand'egli ebbe finito. Mi farai un vero favore, se fin da domani metterai questa casa in mano degli age nti. Magnifico! disse Erberto. Son ben contento che tu sia d'accordo. Ma non hai nessun bisogno di scalmanarti. Senza dubbio ci vorr un po' di tempo prima che la casa possa essere venduta. Mabel e io siamo pronti ad accoglierti quando ti far comodo. E si chin a darle sulla mano un buffetto affettuoso. Ma... un momento disse Lady Slane, levando la mano. Era il primo gesto che essa avesse fatto. Vai troppo presto, Erberto. Non sono affatto d'accordo. Tutti si volsero a guardarla costernati. Non sei d'accordo, mamma? No disse Lady Slane con un sorriso. Non andr ad abitare con te, Erberto, e nemmeno con te, Carry; n con te, Guglielmo; n con te, Carlo... per quanto siate tutti molto buoni con me. Ma andr a vivere da sola. Da sola, mamma? Ma impossibile... e in ogni modo, dove vorresti abitare? A Hamps tead replic Lady Slane, chinando tranquillamente il capo, quasi in risposta a un suo intimo pensiero. A Hampstead...? Ma troverai una casa che vada bene per te? comoda, e non troppo cara?... Davvero, disse Carry eccoci qui a discutere la casa di mamma come se tutto quant o fosse gi combinato. E' assurdo! Non so proprio a che gioco giochiamo... C' una casa disse Lady Slane, tornando ad accennar col capo. L'ho veduta. Ma, mamma, non sei stata affatto ad Hampstead! Una cosa insopportabile, insomma. Da quindici anni almeno Carry aveva seguito ogni passo della madre, giorno per g iorno, e si ribellava alla sola idea che essa fosse stata a Hampstead a insaputa di lei.

Simili libertarie allusioni erano un oltraggio, e rasentavano la rivolta. L'unione tra Lady Slane e la sua figlia maggiore era stata sempre cos stretta e c ontinua! Il piano per la giornata veniva architettato in comune; Genoux veniva i nviata al mattino con un biglietto; oppure erano telefonate interminabili, tra m adre e figlia; o Carry arrivava a Elm Par Gardens subito dopo la prima colazion e, alta, fremente di praticit, equipaggiata per la giornata con guanti, cappellin o e boa, la lista delle compere e i promemoria per le adunanze del pomeriggio ne lla borsetta; e le due vecchie signore chiacchieravano del pi e del meno mentre L ady Slane seguitava a sferruzzare, fino a che, verso le undici e mezzo, uscivano insieme, le due alte figure nere ben note alle altre vecchie signore del vicina to: o se per una volta tanto le loro faccende non le portavano dalle stesse part i, Carry dava almeno una capatina a Elm Par Gardens verso l'ora del t, a farsi r accontar per filo e per segno come la madre aveva trascorso la giornata. No, no, era impossibile che Lady Slane avesse potuto occultare una spedizione a Hampstead. Trent'anni fa disse Lady Slane. Ho veduto la casa allora. Tolse dal cestino da lavoro una matassa di lana e la porse a Kay. Per favore, Kay, me la reggi? E dopo aver spezzato con cautela il cordoncino che tratteneva i fili cominci ad avvolgere il gomitolo. Appariva l'incarnazione della placidit. Sono certa che la casa c' ancora disse, dipanando con cura la lana; e Kay, ritto in piedi di fronte a lei, con l'esperienza d'una lunga abitudine, moveva ritmica mente le mani in su e in gi affinch la lana scorresse senza ingarbugliarsi. Sono certa che la casa c' ancora ripet Lady Slane: e il suo tono era qualcosa di m ezzo tra una visione di sogno e una fiduciosa certezza, come se esistesse una se greta comprensione fra lei e la casa, e questa, dopo trent'anni, attendesse anco ra pazientemente. Era una villetta molto conveniente, aggiunse, prosaica non troppo piccola e non troppo grande... Genoux potrebbe tenerla da sola, credo, con una donna a mezza giornata per le fa ccende grosse, forse... E c'era un bel giardino con una spalliera di pesche, che guardava a mezzogiorno. Era da affittare quando l'ho veduta io, ma naturalmente, a vostro padre non sare bbe punto piaciuta. Ricordo ancora il nome dell'agente. E come si chiamava, questo agente? butt l Carry. Era un nome un po' buffo rispose Lady Slane. Sar forse per questo che lo ricordo. Buctrout. Gervasio Buctrout. Mi pareva che s'addicesse molto bene alla casa. Oh! fece Mabel, giungendo le mani. Davvero che dev'essere una bellezza... una spalliera di pesche, e quel signor Bu ctrout... Sta zitta, Mabel disse Erberto. Certo, mamma, se ti sei fissata su di un progetto cos... ehm... eccentrico, non c i resta altro da dire. Dopo tutto, della tua volont sei padrona tu. Ma non sembrer un tantino strano, agli occhi del mondo, che tu vada a ritirarti a viver da sola a Hampstead, quando hai tanti figli che ti vogliono bene? Con ci, sono ben lontano dal volerti far cambiare idea. Non credo affatto che sia come dici tu, Erberto disse Lady Slane; e siccome avev a finito di dipanare la sua matassa, disse: Grazie, Kay, e facendo un cappio su di un lungo ferro da calza incominci un nuovo lavoro a maglia. Hampstead pieno di vecchie signore che si ritirano a viver da sole. A parte questo, ho dato retta agli occhi del mondo per tanto tempo, e credo sia tempo che mi prenda un po' di vacanze. Se non cerchiamo di accontentarci quando siamo vecchi, quando dobbiamo mai accon tentarci? E' cos poco il tempo che ci rimane! Bene disse Carry, facendo buon viso

a cattivo gioco. Quanto meno, staremo attenti a che tu non ti senta troppo sola. Siamo in tanti, e tra tutti possiamo ben fare in modo che tu abbia almeno una vi sita ogni giorno. Bench, bisogna riconoscerlo, Hampstead un poco fuori di mano, e non riesce sempre facile aggiustarsi per via della macchina aggiunse, con un'occhiatina significa tiva al mingherlino consorte, che annu avvilito. Ma ci sono sempre i tuoi nipotini seguit rasserenandosi. Non ti dispiacer mica che vadano e vengano e ti portino un po' di vita per casa; oh, lo so che saresti infelice senza queste cose! Al contrario disse Lady Slane. Ecco un'altra cosa alla quale mi sono gi rassegnata. Vedi, Carry, ho stabilito di diventare molto egoista, e di non essere pi altro ch e una vecchia barbogia. Niente nipoti: sono troppo giovani; non ce n' ancora nessuno che sia arrivato ai quarantacinque anni. E nemmeno pronipoti; sarebbe ancora peggio. Non voglio persone giovani e piene d'energia, che non si contentano di fare una cosa ma vogliono anche sapere perch la fanno. E non voglio che mi portino i loro figli; non farebbero che ricordarmi lo sforzo terribile che dovranno fare quelle povere creature prima di arrivar sane e salv e alla fine dei loro giorni. Preferisco scordare che ne esistano al mondo. Non voglio altra gente intorno a me all'infuori di quelli che sono pi vicini alla fossa che non alla culla. Erberto, Carry, Carlo e Guglielmo avevano gi deciso che alla loro madre doveva av er dato di volta il cervello. Gi l'avevano sempre creduta un po' semplice; ora facevano un passo avanti, e pens avano addirittura a una forma di demenza senile. Per fortuna la sua pazzia si delineava in una forma innocua, anzi, persino comod a. Forse, Guglielmo volgeva un pensiero di rimpianto verso lo sfumato sussidio al s uo bilancio domestico; forse, Carry e Erberto rimanevano un poco incerti riguard o agli occhi del mondo, ma, in complesso, era gi un bel sollievo scoprire che mam ma aveva sistemato i suoi affari da s. Kay andava scrutando la madre. Tanto aveva creduto - cos come avevan creduto gli altri, del resto - nella sua do cilit, nel suo disinteresse, nella sua attivit molteplice e incolore; e ora, per l a prima volta in vita sua, saltava agli occhi di Kay che certe persone, per quan to uno le conoscesse per filo e per segno, potevano sempre riserbar delle sorpre se. Edith sola giubilava in cuor suo. Non la credeva pazza la mamma, lei; la credeva intelligente, e come! Godeva al v eder Carry ed Erberto sconfitti, mentre la madre, tranquillamente. si districava dalle loro reti. Dolcemente Edith batt le mani e sussurr: Avanti, mamma! Avanti! Un rimasuglio di p rudenza le imped di gridarlo forte. Provava una gioia pazza, di fronte alla novella eloquenza materna, la quale non era l'ultima delle sorprese di quella mattinata sorprendente, poich Lady Slane, d i solito, era oltremodo moderata nelle sue parole e riservata nelle sue opinioni , e dissimulava persino l'espressione del viso, quando, chino il capo sul lavoro a maglia o sul ricamo, il suo indifferente "S, caro?" tradiva ben poco del suo i ntimo pensiero. Ora soltanto faceva capolino in Edith il sospetto che in tanti anni la madre, di etro il rifugio della sua affettuosa sollecitudine, potesse aver vissuto un'inte ra esistenza tutta sua. Quante cose aveva osservato? notato? criticato? accumulato? Ecco che gi parlava d i nuovo, mentre rovistava nella borsa da lavoro... Ho tolto i gioielli dalla banca, Erberto. Sar meglio che li dia a te e a Mabel. Gi una decina d'anni fa avrei voluto darli a Mabel, ma tuo padre faceva delle dif

ficolt, allora. In ogni modo, qui ce n' una parte e parlando rovesci la borsa, versandone in gremb o il contenuto. Ne piovvero alla rinfusa scatoline di pelle, carta velina, alcune pietre sciolte e delle matasse di lana. Lady Slane riordinava tutto quanto con le mani sottili. Suona per Genoux, Edith disse, alzando la testa. Non me ne ha mai importato molto, dei gioielli, lo sapete, e parlava piuttosto t ra s che alla famiglia adunata ed stato davvero un peccato - uno sciupo - che abbi a dovuto averne tanti in vita mia. Vostro padre diceva sempre che ne avevo tanti da coprirmene tutta, all'occasione . Quando eravamo in India, riscattava tante cose alle aste del Tash-i-Khane. Secondo lui, i principi dovevano esser contenti di vedermi portare i loro stessi doni, anche se sapevano benissimo che li avevamo ricomperati noi. Credo non avesse poi torto, ma a me sempre prsa una cosa sciocca - una vera comme dia. Avevo un grosso topazio, una volta, un grosso topazio color bronzo non incastona to, con tante sfaccettature; forse ve ne ricorderete...? Quand'eravate bambini, vi facevo sempre guardar nel fuoco attraverso quel topazio. Mandava centinaia di fiammelle, alcune andavano all'ins, altre all'ingi. Quando scendevate, dopo il t, ci sedevamo davanti al caminetto e guardavamo il fu oco attraverso il topazio, come Nerone all'incendio di Roma, solo che il fuoco e ra giallo invece che verde. No, forse non ve ne ricordate. Saranno passati sessant'anni. Naturalmente, l'ho perduto; uno perde sempre le cose che tiene pi care. Non ho mai perduto nient'altro; forse perch affidavo sempre tutto a Genoux - essa sapeva inventare nascondigli straordinari per i miei gioielli - non si fidava d elle casseforti, e di solito lasciava cadere i miei diamanti in fondo alla brocc a dell'acqua e diceva che a nessun ladro sarebbe venuto in mente di guardar l den tro. Sovente pensavo che se Genoux fosse morta da un momento all'altro, non avrei sap uto neppure io dove trovare i miei gioielli... ma il topazio me lo portavo sempr e in tasca. A questo punto le reminiscenze di Lady Slane vennero bruscamente interrotte; era entrata Genoux, frusciando come un serpe nell'erba secca, scricchiolando come u na vecchia sella di cuoio, poich fino alla fine di maggio, per nulla al mondo Gen oux avrebbe abbandonato i diversi strati di carta da pacchi che rinforzavano il suo busto e le sue sottovesti contro il rigore del clima inglese. Miladi a sonn? Gi, pensava Edith, per Genoux, qui non c' altri che mamma; mamma sol tanto pu aver suonato il campanello; mamma soltanto pu avere ordini da dare, anche se ci siamo tutti noi, qui: Erberto che dimena il collo entro il suo colletto, Carry impettita e oltraggiata, Carlo che si torce i baffi come se facesse la pun ta a un lapis... ma chi si d pensiero di Carlo? Neppure il Ministero della Guerra , e Carlo lo sa. Lo sanno tutti, che nessuno si d pensiero di loro; per questo chiacchierano cos fo rte. Mamma non ha parlato mai tino ad oggi; eppure, ecco che Genoux entra come se in tutta la stanza, in tutta la casa, mamma fosse l'unica persona capace di dare un ordine. Genoux sa a chi si deve rispetto. Genoux non bada alle voci pettegole. Miladi a sonn? Genoux, vous avez les bijoux ? Mais bien sr, miladi, que j'ai les bijoux. J'appelle a le trsor. Miladi veut que j'aille chercher le trsor? Se non vi dispiace, Genoux, disse Lady Slane in tono deciso, bench Genoux avesse abbracciato con uno sguardo il cerchio di famiglia, quasi che Erberto, Carry, Carlo, Guglielmo e persino la sgomentata e innocua Mabel fossero quei tali ladri per timor dei quali essa ogni notte ave

va affondati i diamanti nella brocca dell'acqua. In passato, verande indiane e "stoeps" sudafricani avevan cigolato, nella fantas ia di Genoux, sotto i passi furtivi di ladri che miravano ai viceregali gioielli - "ces sales ngres" - ma ora un pericolo pi immediato, perch pi legittimo e pi brita nnico, minacciava quelle ricchezze tanto gelosamente custodite. Di miladi, cos dolce, cos distratta, cos assente, non ci si poteva mai fidare, n per lei n per quel che le apparteneva. Genoux era per sua natura un cane da guardia. Miladi se souviendra au moins que les bagues lui ont t trs spcialement donnes par ce pauvre milord? Lady Slane chin lo sguardo sulle sue mani. Erano, come si suol dire, cariche di gemme: un modo di dire che significa, per q uanto un modo di dire abbia un significato - e ogni modo di dire, ogni metafora ha le sue lontane radici in qualche cosa che strettamente connesso a un'esperien za umana - che le gemme in causa erano troppo grevi per le mani che le portavano . In verit, le mani di Lady Slane erano sovraccariche di anelli. Cos erano state sovraccaricate da Lord Slane - pegni d'affetto, certamente, ma an che pegni d'abbellimento, come si addiceva alle mani della sposa di Lord Slane. La gran mezzaluna di diamanti le circuiva comodamente met del dito. (Lord Slane s oleva osservare che le mani di sua moglie erano morbide come ala di colomba; cos a vera, sotto un certo aspetto, ch a stringerle parevano fondersi in nulla; mentr e sotto un altro aspetto non era vero affatto, ch all'occhio che le guardava appa rivano d'una bellezza scultorea e piene di carattere; ma era quasi certo che Lor d Slane dovesse coglierne il primo e pi femmineo aspetto e ignorare l'altra idea, pi complicata e men riguardosa.) Quasi che per la prima volta Genoux l'avesse in vitata a farlo, Lady Slane volse dunque lo sguardo alle proprie mani. Poich di tutte le parti del nostro corpo la mano quella che da un momento all'alt ro ci appare pi staccata; subitamente la vediamo lontanissima; e ne osserviamo le meravigliose articolazioni, e il miracoloso modo col quale essa risponde alla t rasmissione di istantanei messaggi, quasi appartenesse a un'altra persona, o a u n altro meccanismo; e il nostro occhio ne valuta e ne discerne financo l'ovale d elle unghie, i pori della pelle, le pieghe delle falangi e del polso, le morbide zze o le asperit; le mani sono i nostri servi, dopo tutto, e non abbiamo neppur s crutato la loro personalit; quella personalit che, ci assicura la chiromanzia, cos strettamente connessa alla nostra. A seconda del caso, vediamo mani cariche d'anelli o indurite dal lavoro; e cos du nque Lady Slane considerava le proprie mani: quelle mani che per tutta la sua vi ta erano state con lei, che da mani pienotte di bimba s'eran mutate in decrepite mani eburnee e liscie. Vagamente, in preda alle sue reminiscenze, essa andava rigirando il semicerchio di diamanti e quello di rubini. Da tanto tempo li portava, che li sentiva ormai quasi parte di se stessa. No, Genoux, disse soyez sans crainte; lo so che gli anelli sono miei. Ma le altre cose non erano sue allo stesso modo; e non voleva serbarle, proprio non lo voleva. Uno dopo l'altro Genoux estrasse i gioielli e li porse a Erberto, contandoli com e una contadina avrebbe contato una dozzina d'uova al compratore. Erberto, a sua volta, li riceveva e li passava a Mabel come un muratore che pass asse dei mattoni al suo compagno. Erberto aveva l'istinto dei valori, ma non quello della bellezza. Dalla sua poltrona, Lady Slane lo osservava. Lei, che non possedeva istinto pei valori, aveva quello della bellezza. Il costo di quelle cose, il loro prezzo commerciale, non significava nulla per l ei. Molto significava invece per lei la loro bellezza, anche se non provava nessun s enso di propriet; e moltissimo significavano i ricordi che vi andavano uniti, e c he rappresentavano l'intero sfondo della sua esistenza nei suoi aspetti pi fantas tici. Quelle verghe di giada, che le eran state recate dagli emissari del Gran Lama! C ome rammentava la cerimonia della presentazione! e gli emissari vestiti di giall

o, i quali, accoccolati a terra, traevano certe note acute da ossa lunghe quanto una tibia di mammut. E rammentava come, seduta tranquillamente accanto al Vicer nel palazzo di Durbar, aveva frenato il riso; l'aveva frenato pensando che quell'ilarit faceva il paio con la meschina ilarit britannica all'ingrato e inconsueto susseguirsi di consona nti in un nome polacco. Che cosa, salvo la novit, la costringeva a sorridere ai miagolii che uscivan da u na tibia tibetana? Allo stesso modo, Kubeli avrebbe potuto far sorridere il Gra n Lama. Poi, erano venuti principi indiani, a portarle i loro doni; quelli stessi che or a Genoux consegnava a Erberto, l'erede, in Elm Par Gardens. I principi indiani sapevano benissimo che i loro doni sarebbero stati messi all' asta nel Tash-iKhane, per esser poi riscattati a seconda della borsa e della dis crezione del Vicer. Perle bitorzolute e smeraldi non sfaccettati, tagliati rozzamente, passavano ora dalle sdegnose mani di Genoux a quelle pudicamente avide di Erberto. Astucci di velluto cremisi si schiudevano per sfoggiar braccialetti e collane; " tout est bien en ordre" diceva Genoux, richiudendo di scatto gli astucci, i qual i, prima che fossero passati tutti quanti, ingombravano un intero tavolino. Sar meglio che t'impresti una borsa da viaggio, cara Mabel disse Lady Slane. Disdetta! Gli occhi di Guglielmo e di Lavinia mandavano scintille. Lady Slane ignorava quegli sguardi bramosi, e tanto risentimento di fronte a una distribuzione cos poco equa. Ma a Lady Slane non era neppur passato per la mente che avrebbe forse dovuto spa rtire i gioielli; era una cosa inconcepibile per lei. Lavinia e Carry guardavano, mute di rabbia. Tanta semplicit rasentava la dabbenaggine. Ma Erberto se n'era accorto; e - tanto amabili sono i nostri sentimenti pi segret i - tripudiava. Godeva della sconfitta della sorella e della cognata, e per renderla pi clamorosa , una volta tanto si rivolse a Mabel affettuosamente: Metti le perle, cara; son certo che ti staranno molto bene. Che le stessero proprio a meraviglia non si poteva dire, a quel visuccio appassi to di Mabel; poich Mabel, che una volta era stata graziosa, invecchiando era avvi zzita, seguendo la triste sorte di tutte le bionde, s che la sua carnagione appar iva pi scura dei capelli, e i capelli, senza lustro, avevano preso il color della polvere. Quelle perle che gi avevano stillato il loro splendore tra i merletti e le soavi morbidezze di Lady Slane, ora pendevano inanimate dallo scarno collo di Mabel. Molto bene, Mabel disse Lavinia, inalberando l'occhialino. Ma non curioso, che questi doni che fanno gli Orientali siano poi sempre di qual it cos scadente, in fondo? Davvero, ora che le vedo da vicino.. queste perle sono gialle come dei tasti vecchi. Non me n'ero mai accorta prima, quando le portava la mamma. A proposito della casa, mamma cominci Carry, ti farebbe comodo andarla a vedere d omani? Ho il pomeriggio libero, se non sbaglio. E gi consultava un taccuino che aveva tirato fuori dalla borsetta. Ti ringrazio, Carry disse Lady Slane, coronando con un'ultima uscita le sorprese che aveva fornito ai suoi figli, ma ho gi preso appuntamento per andare a vedere la casa domani. E quantunque sia molto gentile da parte tua offrirti di accompagnarmi, preferisc o andarci sola. La gita da sola a Hampstead fu una vera avventura per Lady Slane; e soltanto qua ndo ebbe cambiato treno a Charing Cross essa respir sollevata. La sua esistenza, un tempo limitata unicamente dalle frontiere dell'Impero Brita nnico, s'era alquanto ristretta, da che era cominciata l'era di Elm Par Gardens . O forse Lady Slane era una di quelle creature su cui un'incessante conoscenza co n paesi stranieri produce scarsa impressione, e che sino all'ultimo rimangono se

stesse. O forse, la verit era che essa invecchiava. A ottantotto anni permesso confessarlo. Quella coscienza, quella sensazione dell'et era curiosa e interessante. La mente era fresca come sempre, forse pi fresca che mai, acuita dal senso dell'i mmanente interruzione finale; spronata dalla necessit di non perdere un attimo de i giorni che restavano. Soltanto il corpo era un poco malfermo, non troppo sicuro di poter fare affidame nto su di s, neppur molto sicuro del proprio senso d'orientamento, timoroso d'inc iampar su di un gradino, di rovesciare una tazza di t; nervoso, tremulo; conscio di non doversi affannare, n affrettare, tanta era la paura di tradire la propria fragile insufficienza. Di queste cose i giovani non parevano accorgersi sempre, cos come non facevano co ncessioni; e, se se ne accorgevano, non sapevan celare un'irritabilit lieve, indu giando un po' troppo a bella posta per tenere il passo con gli incerti piedi. Per questa ragione a Lady Slane piaceva poco tener dietro a Carry fino all'angol o della via dov'era la fermata dell'autobus. Ma ora, mentre andava sola verso Hampstead, non si sentiva affatto vecchia; si s entiva pi giovane di quanto non si sentisse da anni, e la prova ne era che accett ava a cuor sereno quel principio d'un nuovo periodo della sua vita, dovesse pur essere l'ultimo. E non dimostrava davvero l'et che aveva, seduta dritta, lasciandosi cullar lievem ente dall'ondeggiar del treno, nella ferrovia sotterranea; stretti a s l'ombrello e la borsetta, il biglietto previdentemente infilato nell'apertura del guanto. Non le veniva neppure in mente di domandarsi che cosa avrebbero mai pensato i su oi compagni di viaggio, se avessero saputo che due giorni prima essa aveva accom pagnato suo marito all'estrema dimora nell'Abbazia di Westminster. Molto pi le premeva abbandonarsi al l'impressione straordinaria di essersi libera ta di Carry. (Leicester Square.) Come fosse stata la morte di Enrico, il movente di quest'imp rovvisa emancipazione, essa non riusciva ancora a concepirlo. Non era che un altro esempio di ci che, vagamente, essa aveva notato tutta la sua vita: come certi avvenimenti si tirassero dietro conseguenze apparentemente inc oerenti. Una volta aveva domandato a Enrico se lo stesso fenomeno si potesse osservare an che nell'mbito della politica, ma bench egli le avesse accordato (come sempre, com e a chiunque) la pi grave e cortese attenzione, era evidente che non aveva capito ci che essa volesse dire. Eppure era raro che Enrico non cogliesse il significato di quel che gli altri in tendevano dire. Al contrario, li lasciava discorrere, senza toglier loro di dosso gli occhi vivi e ilari; e poi coglieva a volo il problema centrale di ci che avevano in animo, per quanto goffamente si fossero espressi; e afferrandolo tra le sue mani, lo ge ttava in qua e in l, come un giocoliere una palla d'oro, sino a che da una povera cosa sterile nasceva una spuma, una fontana tutta scintillo e significato sotto il gioco della sua incomparabile intelligenza; perch era questo che colpiva e att raeva, in Enrico, questo che gli aveva procurato la fama di esser l'uomo pi affas cinante del mondo: che alla minima richiesta egli concedeva a chiunque il meglio della sua intelligenza; si trattasse di un ministro in pieno consiglio, o di un a giovane signora timidetta che si trovasse a esser sua vicina di tavola. Non era mai altezzoso, n superficiale, n sprezzante. S'impadroniva subito di qualsiasi soggetto, anche banale; e pi lontano era dal su o lavoro o dalle sue competenze pi vi si appassionava. Era capace di parlar di abiti da ballo con una signorina alle prime armi, di cav allini da polo con un suo subalterno, o di Beethoven con tutt'e due. Cos illudeva legioni di persone, dando loro a credere di esser veramente riuscite a destare il suo interesse. (Tottenham Court Road.) Ma quando sua moglie gli aveva psto quella domanda a prop osito di avvenimenti e conseguenze incoerenti, Lord Slane non era prso disposto a

entrare in materia, e s'era limitato a giocar con gli anelli alle dita della mo glie. Anche ora essa li vedeva, gli anelli, che facevan bozze sotto i guanti neri. Sospir. Tante volte essa, a mo' di tentativo, aveva toccato una leva di scambio; ma lo s pirito di Enrico non aveva corrisposto. Essa aveva finito per rassegnarsi, rifugiandosi nel pensiero che probabilmente e ra lei l'unica creatura al mondo con cui egli non si sentiva in dovere di fare u no sforzo. Era un complimento arido forse, ma sincero.Ora, tuttavia, l'assaliva il rimpiant o; c'erano tante cose di cui avrebbe voluto discutere con Enrico; cose impersona li, che non avrebbero dovuto seccarlo. Per quasi settant'anni essa s'era trovata a portata di mano quell'opportunit unic a, quel privilegio impareggiabile, ed ecco che ora era svanito, sepolto sotto le lastre di marmo dell'Abbazia di Westminster. (Goodge Street.) Chiss come si sarebbe divertito, al veder sua moglie emanciparsi da Carry. Non aveva mai voluto bene a Carry; e Lady Slane dubitava che avesse mai voluto b ene a nessuno dei suoi figli. Non criticava mai nessuno - era una delle sue caratteristiche - ma Lady Slane lo conosceva abbastanza bene (sebbene in un certo senso non lo conoscesse affatto) per sapere quando approvava una persona e quando no. I suoi complimenti erano sempre misurati; ma quando, per contrasto, egli si most rava reticente, la loro assenza diventava densa di significato. Lady Slane non riusciva a ricordare che Carry gli avesse mai ispirato una sola p arola di approvazione; a meno che "una donna maledettamente attiva, mia figlia" non contasse per approvazione. L'espressione degli occhi di Enrico quando si posavano su Erberto era inconfondi bile; n Carlo, con tutte le angherie subte, era mai riuscito a ispirar troppa comp assione al padre. (Euston.) Lord Slane pareva piuttosto considerare il Generale suo figlio con tutta l'aria di voler dire: "E adesso, debbo farmi coraggio e spi attellare a questo fanfarone, a questo permaloso, quel che penso degli uffici go vernativi, un ramo in cui, dopo tutto, sono mille volte pi competente di lui, opp ure debbo starmene zitto?" Per quel che ne sapeva Lady Slane, era stato sempre z itto. Aveva preferito tollerare il figlio in silenzio. Quanto a Guglielmo, lo aveva manifestamente evitato, bench Lady Slane, con disone sta solidariet verso il figlio, avesse sempre cercato di attribuire la condotta d el marito a un'antipatia per Lavinia. "Cara mia," aveva risposto una volta Enric o alle sue premurose esortazioni "io provo una certa difficolt ad adattarmi alla mentalit di un mondo pareggiato come un libro mastro." E Lady Slane aveva sospira to, dicendo che s, bisognava pur riconoscere che Lavinia aveva procurato un certo danno a una natura come quella del povero Guglielmo. "Danno?" aveva replicato L ord Slane. "Se sono due anime in un nocciolo!" E per lui, era gi una risposta sal ata. (Camden Town.) Per Edith, egli aveva nutrito un affetto un poco egoista. Edith era rimasta in casa; s'era mostrata compiacente; lo aveva accompagnato a p asseggio; lo aveva aiutato a rispondere a qualche lettera. Vero che l'aveva fatto malamente; aveva spedito lettere non firmate, o, se erano firmate, senza indirizzo, nel qual caso venivan ritornate dall'Ufficio delle co rrispondenze inesitate, con sopra tanto di "Slane, Elm Par Gardens". Erano inconvenienti, quelli, che avevan sempre suscitato pi l'ilarit che lo sdegno di Lord Slane, il quale non aveva certo occasioni di chiamar sua figlia Edith u na donna maledettamente attiva. Qualche volta, Lady Slane era stata trtta a pensare che suo marito volesse bene a Edith pi per le occasioni di stuzzicarla che essa gli porgeva, che non per l'aff idamento che gli dava l'aiuto di lei, che del resto era pieno di buone intenzion i. (Chal Farm.) Kay. Ma prima che Lady Slane si ponesse a considerare come suo marito avesse risolto

quel bizzarro problema che aveva nome Kay, prima di infilzare un altro pesciolin o sulla lunga lenza della memoria, le torn alla mente una restrizione che aveva i mposto a se stessa; e cio, di non lasciar la briglia sul collo alla sua memoria f ino a che non venissero i giorni di completa libert; di non goder di quelle gioie , fino a quando non avesse potuto goderne interamente e liberamente. Il suo festino non doveva esser sciupato da bocconcini assaporati in anticipo. Il treno stesso le venne in aiuto, poich, dopo aver sobbalzato su alcuni scambi, entr in un'altra stazione a mattonelle bianche, dove, entro una cornice di mattonelle rosse, spiccava il nom e: Hampstead. Tendendo la mano in cerca dell'aiuto d'una sbarra, Lady Slane si lev malsicura in piedi; era in quei momenti, e in quelli soli, quando era costretta a combattere con l'impeto della vita meccanica, che essa si rivelava una vecchia signora. Allora diventava un poco tremante, un poco sgomenta. Si vedeva quanto, nella sua fragilit, temesse d'essere sballottata. Eppure, nella sua premura di non riuscir d'impaccio agli altri, prendeva sempre alla lettera i conduttori, e s'affrettava obbediente, quando essi gridavano: "Av anti avanti, signori"; cos come poi, timorosa di farsi troppo avanti, lasciava se mpre salire gli altri prima di lei in treno o in autobus e restava cortesemente indietro. Quei sistemi le avevan fatto perdere pi di un treno, pi di un autobus, spesso sott o gli occhi di Carry esasperata, la quale invariabilmente s'era gi assicurato il suo posto e si vedeva portar via, mentre la madre restava a terra. Fu un miracolo che a Hampstead Lady Slane riuscisse a scendere in tempo, sana e salva con l'ombrello, la borsetta, e il biglietto infilato nel guanto; ma disces e felicemente, insomma, e si trov fuor della stazione, nella tepida aria estiva; e laggi, in basso, c'erano i tetti di Londra. I passanti, usi alla vista di tante vecchie signore, a Hampstead, la ignoravano. Chi sa se ricordava ancora la strada, si domand, incamminandosi; ma Hampstead non pareva nemmeno una parte di Londra: cos assonnato e rurale, con le casette d'un rosso vivo di mattone e le prospettive d'alberi e di lontananze che le ricordava n gradevolmente le pitture di Constable. Andava adagino, ma tutta contenta, e senza timore, come verso un luogo amico e s olitario; e non pensava pi alle opinioni che a Enrico avevano ispirato i suoi fig li, non pensava a nulla, a dir la verit, se non alla necessit di ritrovar la casa, la sua casa, che trent'anni fa era una tra le tante di quelle file, una casetta di mattoni rossi col giardino dietro. Non era strano? Ora, fra pochi istanti l'avrebbe riveduta. Trent'anni. Dieci anni di pi di quanto impiegava il bambino per svilupparsi sino alla piena c oscienza. Chi poteva sapere quel che avrebbe potuto accadere alla casa durante quel tempo? e se era stata teatro di scompiglio, di desolazione, o soltanto di pace? La casa, oh miracolo, da molti anni era in attesa di chi entrasse ad abitarla. Da quando trent'anni prima l'aveva veduta Lady Slane non era stata affittata che una sola volta: a una placida vecchia coppia la cui storia non era gran che div ersa dalla storia della media comune; abbastanza ricca di avvenimenti, Dio lo sa , secondo il loro modo di vedere, ma cos comune in s, da perdersi anonima nel gran mare delle vite umane; una pacifica vecchia coppia, dunque, che da tempo s'era lasciate addietro le proprie peripezie, e che era venuta qui per avvizzir lentam ente, per scomparir dolcemente dalla vita. E cos erano avvizziti, cos erano scomparsi, l'uno e l'altro; e avevan esalato l'ul timo respiro l in quella camera da letto che guardava a mezzod, sopra i peschi... Cos raccont a Lady Slane la custode, quasi per incoraggiarla a modo suo; e intanto tirava su le persiane, lasciando entrare il sole, sempre parlando, e col grembi ule spazzava via una ragnatela dal davanzale, e si volgeva a guardar Lady Slane come a dire: "Ecco qua, ora potete vedere di che si tratta - non c' poi un gran c he da vedere - una casa da affittare, n pi n meno decidetevi presto, per amor di Di o, e lasciatemi tornare a casa a prendere in pace il mio t".

Ma Lady Slane, in piedi nella stanza vuota, disse tranquillamente che aveva un a ppuntamento col signor Buctrout. Andasse pure, disse Lady Slane alla custode; non c'era nessun bisogno che aspett asse; e una nota di viceregale autorit doveva pur aver vibrato nella sua voce, pe rch l'antagonismo della custode si trasform come per incanto in una specie di untu osa ossequiosit. Tanto era lo stesso, disse; doveva pur chiudere. Ecco le chiavi. Ogni giorno aveva aperto la casa, per darci una passata frettolosa con uno strof inaccio da polvere, e l'aveva chiusa di nuovo, restituendola al suo silenzio e a qualche pioggerella di intonaco dai muri. Durante la notte l'intonaco cadeva, e al mattino bisognava spazzarlo via. Da non dirsi, in che stato si riduceva una casa disabitata. Fin l'edera vi cresceva dentro, entrando dalle finestre; e Lady Slane guard anche l'edera, pallida giovine fronda che si moveva distrattamente nel sole. Il vento agit qualche pagliucola, sul pavimento. Un ragno enorme sgattaiol rapido su per la parete e spar entro una fessura. S, disse Lady Slane alla custode, andasse pure; certo il signor Buctrout sarebbe stato tanto gentile da chiudere lui. La custode si strinse nelle spalle. Dopo tutto, non c'era niente in casa che Lady Slane potesse rubare, e lei aveva voglia di andare a prendere il suo t. Quand'ebbe in mano una mancia di mezza corona, se ne and. Lady Slane rimase sola in casa; ud sbattere la porta d'ingresso; la donna era usc ita. Quanto portavano male il loro nome, le custodi: e custodivano cos poco. Qualche spruzzo superficiale d'acqua nerastra in un secchio, cui seguiva un'asci ugata con uno straccio sporco, e gi credevano d'aver fatto il loro dovere. Del resto, non era tutta colpa loro; per quei pochi scellini alla settimana, dov ersi incallir le mani per custodire una casa alla quale si era poco o punto affe zionate. Non si poteva pretender da loro che vi dedicassero quelle cure che vengono dal c uore. Pochi mesi di quel lavoro ingrato avrebbero smussato lo zelo di chiunque, e anch e le custodi avevano la loro vita davanti a s. N si poteva pretendere che capissero quale strana cosa era una casa, specie una c asa vuota; non soltanto un sistematico accumularsi di mattoni su mattoni, regola to nella costruzione da piombini e livelle, interrotto a tratti da porte e fines tre; ma un'entit che viveva di vita propria, quasi che un qualche soffio vivifica tore fosse stato insufflato entro quell'aria confinata in una scatola di mattoni , per restarvi sino a che le pareti che l'imprigionavano non cadessero, esponend ola agli sguardi di tutti. Era un cosa segreta, una casa; segreta di quella segretezza noncurante di sprang he e catenacci. E se questa superstizione pareva irrazionale, si poteva replicare che l'uomo ste sso non era che un'accolta di atomi, cos come la casa non era che un'accolta di m attoni; eppure l'uomo si rivendicava un'anima, uno spirito, una facolt di registr are e percepire, che non aveva nulla a che vedere coi suoi irrequieti atomi, non pi di quel che la casa avesse a che fare coi suoi immoti mattoni. Convinzioni simili andavano oltre qualsiasi spiegazione razionale; e non si pote va pretendere che una custode ne facesse caso. Lady Slane provava la curiosa impressione comune a tutti coloro che per la prima volta si trovano soli in una casa destinata a diventare, forse, la loro dimora. Si affacci alla finestra del primo piano; ma la sua mente saliva e scendeva le sc ale e faceva capolino nelle stanze, poich gi a quella prima visita la topografia d ella casa le era famigliare; e questo fatto era di per s un segno che lei e la ca sa sarebbero andate d'accordo. Scendeva financo in cantina, la mente, dove Lady Slane non era scesa, ma di cui non le erano sfuggiti i gradini rivestiti di muschio; e vagamente si domandava s e vi crescevano funghi, non gli ovuli gialli maculati, ma i funghi biancastri ve

lenosi, che l'avrebbero resa insalubre in modo pi sgradevole. Le sembrava probabile che tra gli intrusi di quella casa ci dovessero essere anc he i funghi; e quel pensiero ricondusse la mente di Lady Slane alla stanza nuda dove si trovava, coi suoi sfrontati abitanti che si muovevano, s'agitavano, sgat taiolavano mentre stavano ad ascoltar lei... Quelle cose - le pagliucole, l'edera, il ragno - se l'erano goduta per tanto tem po, la casa. Non pagavano la pigione, e con ci disponevano a piacere di pavimento e finestre e muri, durante la lor lieve ed effimera esistenza. E non era quella la compagnia di cui andava in cerca Lady Slane? non ne aveva ab bastanza di trambusti, di rivalit, e di vedere ambizioni affannarsi a sopraffare altre ambizioni? Non desiderava che fondersi con quelle cose che animavano una c asa vuota; anche se non avrebbe tessuto la sua tela come il ragno. No; si sarebbe contentata di muoversi alla brezza, di verdeggiare alla luce del sole, e di andare alla deriva, insieme agli anni, sino a che dolcemente la Morte l'avrebbe sospinta fuori, chiudendo la porta dietro di lei. Altro non desiderava se non essere passiva, e subire la volont di quelle cose est eriori. Ma prima d'ogni altra cosa, bisognava sapere se avrebbe potuto avere la casa. Un lieve rumore a pi delle scale - era una porta che s'apriva? - le fece tendere l'orecchio. Il signor Buctrout, forse? L'appuntamento era per le quattro e mezzo, e l'ora e ra gi suonata. Non si poteva fare a meno di parlare con costui, pens Lady Slane, che odiava gli affari e avrebbe preferito prender possesso della casa al pari della paglia, del l'edera e del ragno, semplicemente unendosi a essi.Sospir, prevedendo una quantit di noie, prima di potersi sedere in pace nel giardino; documenti che bisognava f irmare, ordini da dare, tende e tappeti da scegliere, e diversi e svariati esser i umani messi in moto, provvisti chi di martello e di chiodi, chi d'ago e di fil o, prima che lei e i suoi averi potessero trovar riposo dopo quell'ultimo viaggi o. Ah! Poter avere l'anello di Aladino! Ma, per quanto si volesse semplificare l'es istenza, non si potevano mai sfuggire per intero le sue infinite complicazioni. Le sorse alla mente l'idea che il signor Buctrout, di cui s'era annotato il nom e trent'anni addietro, potesse esser stato sostituito da un figlio giovane e att ivo; e respir sollevata quando, sporgendosi oltre la balaustra, cio sul vestibolo, le apparve - curiosamente raccorciato, cos dall'alto - lo spettacolo rassicurant e di un vecchio signore. Oltre la testa calva, si vedevano due spalle, niente corpo, e un paio di scarpe nere. Il signore appariva titubante; forse non sapeva che la sua cliente era gi arrivat a, forse non se ne curava. Lady Slane pens che molto pi probabilmente non se ne curava. In ogni modo, non sembrava per nulla premuroso di accertarsene. Lady Slane scese di qualche gradino, per studiarlo un po' meglio. Egli portava un lungo camice di tela, di quelli che indossano gli imbianchini; a veva un faccino roseo e pienotto, e teneva un dito contro le labbra, come se seg uisse furbesco e malizioso un problema che gli passava pel capo. Chiss mai che cosa vuol fare, adesso, pensava Lady Slane, osservando quel bizzarr o ometto. Sempre col dito sulle labbra, come se assaporasse il suo silenzio, in punta di p iedi egli attravers il vestibolo e si avvicin a una certa macchia del muro, la qua le indicava che l, una volta, ci doveva esser stato appeso un barometro; e diede tre o quattro colpettini al muro, come un picchio che picchiasse un albero; scos se il capo; borbott: Scende! Scende! e, raccogliendosi delicatamente le falde del camice esegu due eleganti piroette, che lo riportarono proprio nel bel mezzo del vestibolo, col piede graziosamente puntato dinanzi a s. Il signor Buctrout? disse Lady Slane scendendo le scale. Con uno sgambetto, il signor Buctrout ricadde sull'altro piede. Sost, per ammirarsi la caviglia; poi alz lo sguardo.

Lady Slane? disse, con un inchino che era un capolavoro di elaborata cortesia. Sono venuta per la casa disse Lady Slane con la pi gran naturalezza del mondo, at tratta da una fulminea simpatia verso quell'eccentrico personaggio. Il signor Buctrout lasci ricadere le falde del camice e si rimise su due piedi c ome un qualsiasi mortale. Ah s, la casa; disse me n'ero scordato. Gli affari prima di tutto, anche se il barometro scende. Dunque, vorreste vedere la casa Lady Slane. E' una bella casa, cos bella che non mi curo di appigionarla a chicchessia. E' casa mia, capite; sono il proprietario e l'agente. Se fossi stato soltanto l'agente e avessi trattato per conto di un proprietario, sarebbe stato dovere mio appigionarla quando mi si presentava l'occasione. Ecco perch rimasta vuota per tanto tempo. Ho avuto molte richieste, ma non c'era nessuno che mi andasse a genio. Ma ora la vedrete voi... E poneva una leggera enfasi in quel "voi". L'ho gi veduta disse Lady Slane. La custode mi ha condotta per ogni dove. Certo, certo. Un'orrida femmina. Cos rozza, cos sordida. Le avete dato una mancia? S rispose Lady Slane, che si divertiva un mondo. Le ho dato mezza corona. Oh! Che peccato! Troppo tardi, ormai. Beh, la casa l'avete veduta. Avete veduto tutto quanto? Camere da letto, tre; camerini da bagno uno; gabinett i, due, uno al piano di sopra e uno a pianoterra; stanze di soggiorno, tre; anti camera; e i servizi. Acqua potabile; impianto d'elettricit. Mezzo acro di giardino; alberi da frutta annosi, compreso un gelso. Bella cantina; ci tenete ai funghi? Potreste farne crescere in cantina. Le signore, per quanto ne so, di solito si curan poco del vino, sicch tanto vale usarla per i funghi, la cantina. Non ho ancora conosciuto una signora che si desse pensiero di metter gi una botte di Porto. Sicch, Lady Slane, una volta che la casa l'avete veduta, che cosa ve ne pare? Lad y Slane esitava: le passava per la mente la capricciosa idea di spiattellare al signor Buctrout quei pensieri che aveva accarezzato mentre lo aspettava; fiduci osa che egli li avrebbe accolti con molta seriet e senza punto stupirsene. Si limit invece a dire, con tutta la cautela e reticenza di un possibile inquilin o: Credo che mi converrebbe benissimo. Il signor Buctrout torn a recare il dito alle labbra. Ah! Ma voi converrete alla casa? Ecco la questione. Per, per, ho idea che le converrete. E in tutti i casi, non vorrete mica affittarla fino alla fine del mondo. Mi aspetto a che la mia fine venga prima d'allora sorrise Lady Slane. Purch non siate molto in et disse gravemente il signor Buctrout. Fra due anni avremo la fine del mondo - posso convincervene con pochi e semplici calcoli matematici. Ma forse non v'interessa la matematica. Poche signore se ne occupano. Ma se il soggetto v'interessa, potrei venire un giorno a prendere il t, quando sa rete stabilita qui, e esporvi la mia dimostrazione in quattro e quattr'otto. Ah! Dunque verr a stabilirmi qui? disse Lady Slane. Credo di s - gi - credo di s disse il signor Buctrout, piegando il collo e sbircia ndo di traverso Lady Slane. Mi par verosimile. Altrimenti, perch avreste dovuto ricordarvi della casa per trent'anni - cos mi dic evate nella vostra lettera - e perch io dovrei aver rifiutato tanti inquilini? No n sembra anche a voi che queste due cose combacino, convergano in un punto dopo

aver descritto due archi separati? Io ho una gran fede nei disegni geometrici de l destino. Ecco un'altra cosa che mi piacerebbe dimostrarvi, un bel giorno, se mi permetter ete di venire a prendere il t. Naturalmente, se fossi soltanto un agente non mi prenderei mai la libert di invit armi; sarebbe una sconvenienza. Ma siccome sono anche il proprietario, mi sembra che, una volta liquidati gli af fari, potremmo anche incontrarci su un piede d'eguaglianza. Davvero, signor Buctrout, spero verrete quando vi far piacere disse Lady Slane. Siete molto gentile, Lady Slane. Io ho pochi amici, e trovo che pi s'invecchia pi si ricerca la compagnia dei propr i coetanei e si rifugge da quella dei giovani. Sono cos uggiosi! Cos farfallini! Oggigiorno, non tollero pi compagnie che non abbi an settant'anni almeno. I giovani vi costringono a interessarvi a una vita piena di sforzi. I vecchi invece vi permettono di guardarvi addietro, verso una vita in cui ogni sforzo finito e liquidato. E' una cosa che riposa. Il riposo, Lady Slane, una delle cose pi importanti che ci siano nella vita, eppu re, quanti sono quelli che ne convengono? Quanti sono quelli che lo desiderano, anzi? I vecchi lo sopportano; o sono invalidi, o stanchi. Ma la gran maggioranza sospira ancora le energie perdute. Che errore! Ecco in ogni modo un errore che non mi si pu rinfacciare disse Lady S lane; e provava un gran sollievo a palesarsi cos al signor Buctrout. Davvero? Allora, andiamo d'accordo su uno almeno degli argomenti essenziali. E' terribile aver vent'anni, Lady Slane. Altrettanto brutto quanto il dover correre il Gran Premio Nazionale per amore o per forza. Si pu esser quasi certi di cadere nel Ruscello della Concorrenza, e di rompersi u na gamba saltando la Staccionata delle Delusioni, e di incespicar sulla Siepe de gli Intrighi; e si pu giurar che si finir a piangere sull'Ostacolo dell'Amore. Quando si vecchi, invece, ci si pu buttare a sedere come un fantino la sera dopo la corsa, e pensare: Beh, questa stata l'ultima volta che ho corso... Lady Slane andava scavando nella sua memoria Ma dimenticate che quando eravamo g iovani, ci piaceva vivere pericolosamente - non desideravamo altro - non eravamo spaventati. S, disse il signor Buctrout, vero. In giovent, ho servito negli Ussari. Il mio pi gran passatempo era la battuta al cignale. Vi accerto, Lady Slane, che toccavo il cielo con un dito quando mi vedevo venire incontro una bella coppia di zanne. Ne serbo ancora parecchie a casa mia, ben montate; sarei ben lieto di farvele ve dere. Ma non avevo nessuna ambizione, nessuna ambizione militare. Non ho mai provato i l pi lontano desiderio di comandare il mio reggimento. Cos, ho finito per dare le dimissioni, una volta che mi sono convinto che le gioi e della vita contemplativa sono pi grandi di quelle della vita attiva. La visione di un signor Buctrout agghindato a uso ussaro, evocata da quei disco rsi pazzerelli e forbiti al tempo stesso, suscit in Lady Slane un'allegria ch'ell a si guard bene dal palesare. Non le riesciva davvero difficile credere che il signor Buctrout non avesse mai accarezzato ambizioni bellicose. Lo trovava proprio di suo gusto; ma forse era consigliabile richiamarlo alla vit a pratica, bench lo sapeva Iddio quanto volentieri Lady Slane indulgesse in quell a conversazione sconnessa, che rappresentava per lei un diletto nuovo e insolito . Dicevamo, signor Buctrout, a proposito della casa... cominci, proprio cos come Ca rry aveva ripreso il tema con lei, dopo il fuggevole sfolgorar di gioielli; e un ritorno alla dignit viceregale ricondusse il signor Buctrout dalla battuta al c ignale nel folto della macchia alla questione dei prezzi delle pigioni a Hampste

ad. La casa mi piace disse Lady Slane e a quanto pare aggiunse con un sorriso che mi tig la viceregale dignit io vi soddisfo come inquilina. Ma... se parlassimo un poco d'affari? Della pigione? Il signor Buctrout la guar d spaurito; era chiaro che nel frattempo aveva avuto il suo da fare a correr diet ro ai cignali; era tornato ai tempi in cui serviva negli Ussari, dimentico di es sere un padrone di casa e un agente. Si rec il dito al naso, questa volta, sbirciando Lady Slane, e parve riflettere. Anche se reminiscenze di una certa qual perizia in fatto d'affari si facevan sen tire, toccando certe corde nella sua mentalit, il tema gli pareva fastidioso; egl i viveva naturalmente in un mondo dove le pigioni non avevano grande importanza. La stessa cosa capitava a Lady Slane; sicch, non si sarebbe potuto immaginare una coppia peggio e meglio assortita per trattar di pigione. La pigione... la pigione... disse il signor Buctrout, come chi fa vani tentativ i di ristabilir contatto con qualche parola di una lingua straniera che un tempo gli era famigliare. Poi s'illumin in viso. Certo, certo: la pigione disse, tutto vispo. Preferireste affittar la casa con contratto annuale? domand, ritrovando il suo vo cabolario dopo quella scorribanda indietro di cinquant'anni, ai tempi delle batt ute al cignale e degli Ussari. Per voi, non vale davvero la pena di fare un contratto che vada oltre un anno ag giunse. Potreste sgombrar la casa da un momento all'altro, e i vostri eredi non sarebber o certo contenti di trovarsela sulle spalle. Su queste basi, credo, potremo venire a un accomodamento soddisfacente. A me garba l'idea di un inquilino che possa restituirmi la mia casa a breve scad enza. A parte la mia simpatia personale per voi, Lady Slane, e per quanto repentina po ssa essere questa simpatia, mi piace la prospettiva che questa casa mi venga res tituita dopo breve intervallo. Gi da questo punto di vista solo, sareste per me l'inquilina ideale. Ci sono poi altri punti di vista - come ci sono sempre, a questo mondo - ma nell 'interesse dei nostri affari meglio ch'io li ignori, pel momento. Sono punti di vista puramente sentimentali - "id est", che vi vedo volentieri in questa casa (parlando come proprietario e non come agente) e che mi permetto di rallegrarmi al pensiero di simpatiche conversazioni all'ora del t, in cui mi sar concesso presentare a una signora di spirito come siete voi, qualcuna delle mie dimostrazioncelle. Ma sono considerazioni che debbono rimanere in disparte pel momento. Adesso siamo qui per discutere la questione della pigione. Avanz un piede; si raccapezz in tempo; tir indietro il piede; e fece a Lady Slane u n occhiolino pieno di soddisfazione e di trionfo. Ha psto la questione in modo ammirevole, molto delicato, pensava Lady Slane; non ne vale la pena, ch'io prenda la casa con un contratto che vada oltre un anno, v isto che da un giorno al l'altro posso sgombrarla uscendone coi piedi in avanti. Ma che accadrebbe, se il signor Buctrout mi premorisse? Perch, se vero che io so no una donna d'et, non men vero che lui non pi un giovanotto. Qualunque delicatezza di linguaggio, fra gente cos vicina alla morte, certamente assurda; ma la gente non mai troppo disposta a parlar chiaro e tondo di morte, p er quanto la sua imminenza gravi sul cuore, sicch Lady Slane fece a meno di far r ilevare al signor Buctrout l'eventuale fallacia dei suoi calcoli, e si limit a d ire: Un contratto di un anno mi andrebbe benissimo. Per questa non ancora una risposta alla mia domanda circa la pigione. Il signor Buctrout appariva manifestamente imbarazzato, al sentirsi messo con l e spalle al muro. Bench padrone di casa e agente in uno, apparteneva a quella razza di persone a cu i spiace veder le loro fantasie ridotte in soldi e quattrini. Inoltre, per nulla al mondo avrebbe voluto lasciarsi scappare un'inquilina come Lady Slane.

Temporeggi. Bene, bene, Lady Slane, vengo incontro alla vostra richiesta. Che pigione sareste disposta a pagare? Altre delicatezze, pens Lady Slane. Non dice: "Che pigione potete permettervi di pagare?" Quella schermaglia, quel g irarsi intorno come due piccioni che si corteggiassero, stava diventando una cos a ridicola. Enrico sarebbe piombato frammezzo a essi, spaccando in due la situazione con l'a scia del pi freddo buon senso. Eppure, a Lady Slane piaceva quel bizzarro omino, e dal profondo del cuore ringr aziava il Cielo, per aver rifiutato la compagnia di Carry. Come il padre, Carry sarebbe drasticamente intervenuta, infrangendo cos una situa zione nata e cresciuta da s, rapida e squisita come una minuscola e perfetta nave di vetro soffiato, in cui ogni filo si solidifica istantaneamente non appena da l cannello esce all'aria, pur rimanendo cos fragile che basta una nota falsa, vib rando sulle eteree increspature, a frantumarla. Ritraendosi in s, Lady Slane disse una somma troppo grande, che il signor Buctro ut immediatamente dimezz, riducendola a una somma troppo esigua. Ma a forza di fare, finirono per mettersi d'accordo, e si separarono soddisfatti ssimi l'uno dell'altro. Non era quello, veramente, il miglior sistema di trattar gli affari, ma a loro a ccomodava perfettamente. Carry trov la madre stranamente reticente, quando cerc di avviare il discorso sull a casa. S, l'aveva veduta; aveva parlato con l'agente; s, aveva stabilito di prenderla. Con un contratto annuale. Carry proruppe in esclamazioni. E se l'agente avesse ricevuto un'offerta migliore, e non avesse poi voluto rinno vare il contratto? Lady Slane sorrise con l'aria di chi la sa lunga. L'agente, disse, non avrebbe fatto nulla di tutto questo. Ma gli agenti, diceva Carry, erano degli ignobili individui, delle arpe - era nat urale, del resto - era il loro mestiere, quello dell'arpa - e che garanzia aveva lei, mamma, che alla fine dell'anno non fosse costretta a cercarsi un'altra casa ? Lady Slane disse che non s'aspettava affatto una cosa simile; il signor Buctr out non era affatto un ignobile individuo. S... ma... badava a dire Carry esasperata, il signor Buctrout doveva pur pensare al suo in teresse, vero? Affari e filantropia eran due cose ben diverse. Ed eran venuti a qualche accomodamento, per quel che riguardava le riparazioni, la decorazione delle stanze, domand, attaccandosi a un altro discorso, vista perd uta ogni speranza di poter capire come stavano le cose col contratto; in che sta to erano le tappezzerie nelle stanze? si dovevano cambiare? E c'erano crepature nel tetto? Aveva pensato a tutte queste cose? Carry, che per tanti anni aveva co ntrollato ogni decisione della madre, si sentiva mortificata, in preda ad ansie indicibili, intensificate ancora dall'impossibilit di dar libero corso alla propr ia indignazione, ch non poteva ragionevolmente esercitar la sua autorit su una vec chia signora di ottantotto anni, una volta che questa vecchia signora da un gior no all'altro si compiaceva di significarle che, raggiunta ormai l'et di ottantott o anni, i propri affari era capace di sbrigarseli da s. Carry era ben sicura che sua madre non ne fosse niente affatto capace; a parte l a costernazione al sentirsi cos destituita, le faceva sinceramente male al cuore, il vedere la propria madre gettarsi a capofitto e irreparabilmente in un mare d i guai. Lady Slane, intanto, replicava calma calma che il signor Buctrout aveva promess o di occuparsi lui di falegnami, decoratori, lattonieri e tappezzieri. Tanta agitazione da parte di Carry era molto gentile, ma perfettamente inutile. Lady Slane e il signor Buctrout avrebbero pensato loro a tutto il necessario. Carry sent che il solo pronunciar la parola "preventivo" sarebbe stato fiato butt ato. Sua madre sembrava essersi allontanata da lei, per andar dritto filato verso un mondo governato dal sentimento, e non dal buon senso.

Un mondo di cui gli abitanti pigliavan per buoni i bei sentimenti e le delicatez ze altrui. Un mondo che, Carry non lo ignorava, non aveva affinit con nessun altro su questo pianeta. Era tutt'uno con la straordinaria indifferenza e ottusit dimostrata dalla madre a proposito dei gioielli. Chi mai avrebbe dato via cinque, forse settemila sterline di gioielli, cos, come se nulla fosse? A chi, avendo un'oncia di discernimento, non sarebbe saltato agl i occhi che Carry e Lavinia avrebbero dovuto averne almeno una parte? Per non di r di Edith. Povera Edith, chi di loro le avrebbe negato una spilla? Non era anche lei figlia di pap, dopo tutto? Ma no; ecco che mamma aveva regalato via tutto, come se si t rattasse di carabattole inutili, cos come ora s'era consegnata, allegramente, lei e la sua borsa, nelle mani di quel vecchio gaglioffo, di quel Buctrout. Carry si trov tuttavia ricompensata dalla gran consolazione che prov discutendo in esauribilmente e ripetutamente e per filo e per segno la faccenda coi suoi congi unti. E la solidariet famigliare ne fu notevolmente accresciuta. Tutti assaporarono i conciliaboli intorno al tavolino da t (forse perch era il pi a buon mercato, il t era il loro pasto favorito), e poco importava a ciascuno di e ssi quante volte gli altri dicessero la stessa cosa, anche se con le medesime pa role; l'ascoltavano ogni volta con rinnovellato consenso, assentendo col capo co me di fronte a una nuova scoperta che fosse venuta a recar luce improvvisa. Carry e i suoi trovavano una grande forza d'animo nell'asserzione e riasserzione . Provatevi a ripetere una cosa infinite volte, e finir per diventar vera; a forz a di conficcar pali della stessa misura uno accanto all'altro, essi erigevano un baluardo tra loro e i pi tremendi pericoli della vita. La frase "Mamma ammirevole", ch'era stata di moda tra la morte e il funerale, ve nne rapidamente sostituita dalla frase "Cara mamma - cos poco pratica nelle cose della vita". Ma a forza di dirla, e di ripeterla con una perseveranza degna di miglior causa, in Queen's Gate dove abitavano Guglielmo e Lavinia, in Lower Loane Street dove abitavano Carry e Rolando, in Cromwell Road dove Carlo aveva il suo alloggio, in Cadogan Square dove abitavano Erberto e Mabel, finirono per convincersi che era inutile combattere con quella mamma cos soavemente poco pratica. Cos docile era sempre stata, cos malleabile, ed ecco che li aveva debellati tutti - lei e la sua casa a Hampstead e il suo Buctrout. In quanto a costui, nessuno lo aveva veduto; a nessuno era stato concesso vederl o; persino Carry era stata respinta, lei e le sue offerte di aiuto con l'automob ile; ma l'invisibilit di Buctrout non era che olio sul fuoco della loro diffiden za. Buctrout era diventato "quell'uomo che riuscito ad abbindolare mamma". Se Lady Slane non avesse gi avventatamente regalato le sue perle, le sue giade, i suoi rubini e i suoi smeraldi a Erberto e a Mabel, l'avrebbero sospettata di av erli consegnati "brevi manu" al signor Buctrout, dietro consiglio del suddetto Buctrout. Quel Buctrout, con tutte le sue nebulosit riguardo a un contratto d'affitto, cos servizievole nel diriger falegnami, pittori, lattonieri e tappezzieri, che cosa poteva essere se non un gaglioffo della pi bell'acqua? Nel miglior dei casi, per Carry e la sua famiglia i moventi di Buctrout si risolvevano nella sinistra par ola "Provvigione". Nel frattempo, il signor Buctrout si era assicurato i servigi di un certo signo r Gosheron. Dovete capire spiegava a cotesto stimabile artigiano che Lady Slane, malgrado la sua alta posizione, una signora che dispone di mezzi limitati. Caro signor Gosheron, qualche volta la sbaglia chi crede che i nobili siano semp re dei ricconi. Che un signore sia stato Vicer delle Indie e Primo Ministro d'Inghilterra, non vu ol ancora dire che la sua vedova nuoti nell'oro. I nostri pubblici servizi, signor Gosheron, si basano su principi assai differen

ti. Perci vostro dovere mantenere il vostro fabbisogno tanto basso quanto sar compatib ile col vostro giusto profitto. Come agente, e anche come proprietario di stabili, non mi manca qualche esperien za in materia. E vi accerto che avr cura di controllare il fabbisogno per i lavori di Lady Slane , come se si trattasse di cosa mia. A sua volta, il signor Gosheron accert al signor Buctrout che non si sarebbe nep pur sognato di approfittarsi di Suo Onore. Sin dal primo momento in cui lo vide, Genoux prese in simpatia il signor Goshero n. Voil un monsieur qui connat son travail sentenzi. Il sait par exemple quali piombi il faut mettre dans les rideaux. Et il sait faire de la peinture che non appiccica. J'aime le bon travail - pas trop cher, mais pas de pacotille. Liberatesi di Carry, Genoux e Lady Slane passavano giorni felici col signor Buc trout e col signor Gosheron. Quest'ultimo andava molto a genio a Lady Slane, a cominciar dal suo aspetto, il quale era in tutto e per tutto rispettabile. Egli portava un vecchio cappello duro, verde per et; non se lo toglieva mai, nepp ure dentro casa, ma, per dimostrare il suo rispetto a Lady Slane, se lo cacciava in avanti con un colpettino alla tesa, quindi se lo rimetteva a posto. Quel colpettino gli scompigliava invariabilmente i capelli, che dovevan esser st ati castani, ma ora erano grigi e unti; e un ciuffetto che in conseguenza del co lpettino sporgeva sulla nuca, all'insaputa del proprietario, affascinava partico larmente Lady Slane. Il signor Gosheron aveva sempre una matita infilata dietro l'orecchio, una matit a cos larga e cos morbida, che non poteva servire per altro se non per tracciar mi sure su assi di legno, ma che Lady Slane non gli vide mai usare se non per gratt arsi in testa. Nel signor Gosheron essa individu subito uno di quegli operai che trovano da ridi re a ogni lavoro che non sia stato eseguito sotto i loro auspici. Una pessima qualit di zinco borbottava il signor Gosheron, esaminando la cappa su l fornello in cucina. Non perdeva un'occasione di lasciar intendere che, se un tal lavoro lo avesse fa tto lui, sarebbe riuscito cento volte meglio. Per, per, lasciava intendere al tempo stesso, un uomo della sua esperienza poteva accomodar le cose, e migliorare, anche se non in modo interamente soddisfacente, un lavoro malfatto. Taciturno di solito, riservato in presenza del signor Buctrout, all'occasione s i concedeva un piccolo sfogo per conto suo. Quegli sfoghi rallegravano particolarmente Lady Slane (per esempio, gli sfoghi c ontro le casette smontabili a tetto di amianto), ed erano tanto pi preziosi in qu anto erano rari. Io, signora mia diceva non comprendo come la gente possa vivere senza un po' di estetica. Il signor Gosheron l'estetica la vedeva anche in un'asse d'abete, purch piallata a dovere; bench preferisse un'asse di quercia, s'intende. E pensare diceva che ce rta gente ricopre la fibra con la vernice! Non era giovane, il signor Gosheron; aveva poco meno di settant'anni, ma le sue tradizioni risalivano a cent'anni e p i. Questi autocarri! diceva. Fanno crollare i muri. Enrico Slane, che camminava sempre coi tempi, aveva veduto l'estetica negli auto carri cos come il signor Gosheron la vedeva in un'asse ben piallata; ma Lady Slan e, che per tanti anni aveva fatto lodevoli sforzi per scoprir l'estetica negli a utocarri, ora si trovava trasportata in una cerchia di valori che assai pi corris pondeva all'indole sua. Si attardava in giro per ore e ore, col signor Buctrout e con Gosheron, e Genou x li seguiva, come una eco stolida e fittizia.

Ancora salda in gambe, scricchiolante di carta da imballaggio, Genoux che aveva trascorso la sua vita a disapprovare i principi altrui, fatte poche eccezioni, c onsiderava il signor Buctrout e il signor Gosheron con un'approvazione che rase ntava l'amore. Quanto, e quanto bizzarramente e simpaticamente erano diversi dai figli di milad i! Non che, con ci, Genoux non professasse pei figli di miladi un timoroso rispet to. Ma i due vecchietti sembravano cos schiettamente premurosi che Lady Slane avesse tutto quel che desiderava, pur risparmiandole, per quanto possibile, le spese su perflue; quando essa azzardava qualche idea, come per esempio l'applicazione d'u n piano di vetro smerigliato nel camerino da bagno, o qualsiasi cosa fosse, i du e si scambiavano un'occhiata, un cenno di complicit, e invariabilmente dicevano c he "ci poteva entrare". Cos piaceva veder trattata miladi, a Genoux: come se fosse una creatura preziosa, fragile e disinteressata, la quale aveva bisogno che altri insistesse per arrog arle diritti che mai essa avrebbe rivendicato da s. Mai nessuno prima d'allora l'aveva trattata proprio cos. Milord, s'intende, le aveva voluto bene, e l'aveva sempre custodita come si dove va (milord, che sapeva trattar tutti cos da signore), ma era lui stesso una perso nalit cos invadente che per forza di cose gli altri restavano nell'ombra, accanto a lui. I suoi figli le volevano bene, o almeno, cos credeva Genoux, perch le pareva incon cepibile che un figlio, anche se aveva passato i sessanta, non dovesse voler ben e alla propria madre; ma certe volte, Genoux non arrivava ad approvare il modo c ome trattavano Lady Slane; Lady Charlotte, per esempio, era una vera tiranna, e piombava a Elm Par Gardens a tutte le ore del giorno, e bastava il suo aspetto a far venire la tremarella a una povera vecchietta timida. Troppo spesso le sue parole celavano una velata impazienza. Del resto, se si eccettuava Lady Edith e il signor Kay, eran tutti quanti troppo energici, a dir di Genoux; e strapazzavano quella povera signora, parlando fort e, considerando una cosa naturale che essa fosse ancora in forze come loro. Una volta, uscendo col signor Guglielmo, Lady Slane aveva arrischiato la propost a di un tass, ma il signor Guglielmo aveva detto che no, che potevano benissimo p rendere l'autobus; e a Genoux, che apriva loro la porta d'ingresso, per poco non era venuta la voglia di tirar fuori il proprio borsellino per offrire al signor Guglielmo diciotto "pence". E ora, quasi rimpiangeva di non essersi permesso quel tratto ironico. Era ragionevole, trattare una signora di ottantotto anni come se ne avesse sessa ntacinque? Genoux, che contava appena due anni di meno di Lady Slane, diventava verde dalla stizza ogni volta che posava le soprascarpe di gomma della sua padro na nel vestibolo di Elm Par Gardens, e le porgeva l'ombrello per uscire quando pioveva. Non era giusto; specie se si considerava com'era stata abituata Lady Slane, che in altri tempi usciva in pompa magna su un elefante, con un "mahout" dietro di l ei che le reggeva il parasole. Genoux preferiva di gran lunga Calcutta a Elm Par Gardens. Ma a Hampstead, grazie al signor Buctrout e al signor Gosheron, Lady Slane si t rovava nell'ambiente che le si addiceva. Era un ambiente modesto; non c'erano n aiutanti di campo n principi, ma quanto men o era pieno di cordialit, di affetto, di rispetto; e vi si trovavano premure e ge nerosit, proprio come doveva essere. Il signor Buctrout si esprimeva in uno stile che a Genoux pareva il colmo della distinzione. Era un po' strambo, certo, ma era un signore - un vrai monsieur. Aveva idee bizzarre e magnifiche; non si scalmanava mai; s'interrompeva a met del lavoro per discorrer di Descartes o di un disegno soddisfacente. E quando parlava di un disegno, non intendeva mica il disegno d'una carta da par ati; intendeva il disegno della vita. Anche il signor Gosheron non si scalmanava mai. Qualche volta, a mo' di corollario, dava un colpettino alla tesa di dietro del s

uo cappello duro e si grattava in testa con la matita. Parlava pochino, e sempre a bassa voce. Deplorava la decadenza del lavoro manuale nel mondo moderno; per conto suo, si r ifiutava d'impiegar uomini appartenenti ai sindacati, e aveva alle sue dipendenz e un gruppetto di operai che in gran parte aveva istruito lui stesso, e che in c onseguenza erano cos vecchi che qualche volta Genoux aveva paura di vederli casca r dalle scale a piuoli. Anche questi operai facevano parte della congiura per compiacere Lady Slane; qua nd'essa arrivava, l'accoglievano sempre con sorrisi raggianti, si toglievano il berretto e si affrettavano a rimuovere i barattoli di vernice dal suo passaggio. Con tutto ci, malgrado quell'aria d'indolenza che spirava per casa, il lavoro par eva proceder spedito, e c'era sempre qualche piccola sorpresa pronta per Lady Sl ane, ogni volta ch'essa capitava a Hampstead. Il signor Buctrout le faceva financo dei piccoli regali, per quanto la sua deli catezza li riducesse a esser di natura cos modesta e poco costosa che Lady Slane poteva accettarli senza alcun imbarazzo. Qualche volta era una pianta pel giardino, qualche volta un vaso di fiori che, p osto sul davanzale in una stanza vuota, provocava singolari effetti di luce. Il signor Buctrout spiegava d'esser stato costretto a metterlo sul davanzale, n on essendoci ancora n tavoli n altri mobili, ma Lady Slane aveva il sospetto che i n realt egli avesse preferito il davanzale, dove poteva disporre il suo dono in m odo che i raggi del sole vi cadessero sopra all'ora precisa in cui egli aspettav a la sua inquilina. Qualche volta, Lady Slane lo stuzzicava arrivando mezz'ora in ritardo, ma il sig nor Buctrout non si dava per vinto; e una volta lo aveva tradito una tonda macc hia umida tre pollici pi in l: vedendo che Lady Slane tardava, era risalito per sp ostare i suoi fiori verso il sole. Si vede proprio che la vecchiaia si contenta di piccoli piaceri, pensava Lady Sl ane, giudicando da quanto dava conferma alle proprie supposizioni. Stanca, debilitata, con un piede nella fossa, si divertiva ancora a certi piccol i tornei in miniatura col signor Buctrout e col signor Gosheron; era una specie di minuetto danzato al suono d'una musichetta tenue, artificioso forse, ma che simbolizzava una realt quale Lady Slane non l'aveva mai conseguita coi suoi figli . L'artificiosit stava nel modo, la realt nel cuore che l'inventava. La cortesia cessava d'esser vuota artificiosit, quand'era dettata da una stima si ncera, per diventar semplicemente una delle Grazie modeste e pudibonde. Era una formula che poteva anche tradurre un pi profondo sentimento. Erano, tutti e tre, troppo vecchi per reagire ancora con vivacit; per gareggiar t ra di loro e circonvenirsi e trovar nuovi accenti. Dovevan contentarsi di ricadere nell'antica cadenza del minuetto, in cui basta l 'inchino del cavaliere a esprimere tutta l'ammirazione, la galanteria verso la d onna; e il ventaglio della dama desta una brezza che neppur le scompiglia i cape lli. Era la vecchiaia, quella; quando si conosceva la vita tanto bene da non potersi pi concedere il lusso di esprimerla altrimenti che in simboli. Erano lontani quei giorni in cui i sentimenti prorompevano oltre i loro confini e colavano come acciaio liquido; quando il cuore pareva voler scoppiare, tanto e ra gonfio di desideri complessi e contraddittori; ora non restava nulla, se non un paesaggio a tinta monocroma; il disegno era rimasto ma le tinte erano svanite ; e non era pi se non un gesto senza parole. Il signor Buctrout recava i suoi piccoli regali, e Lady Slane li gradiva maggio rmente quando assumevano la forma di fiori. Via via che i giorni passavano, essa scopriva in lui numerose piccole abilit, tra cui un vero dono per disporre un mazzo di fiori. Osava combinazioni audaci e sorprendenti per colore e per forma, e ne derivava u n risultato che s'avvicinava pi a una natura morta che a un mazzo di fiori vivi, ma che tuttavia viveva di una vita con cui nessuna pittura avrebbe potuto rivale ggiare. Psti sui davanzali delle finestre, luminosi al sole d'una luminosit che spiccava v

ieppi tra le assi nude e l'intonaco che li circondava, il tessuto di quei fiori a ppariva illuminato dall'interno pi che dall'esterno. N la fonte di tanta fantasia inaridiva mai, ch se questa settimana il signor Buct rout inventava un mazzo stravagante e chiassoso al pari d'una zingara, tutto azz urro e arancione e porpora, gi la settimana dopo il mazzo era discreto come un pa stello, tutto rosa e grigio con un tocco appena di giallo, e qualche po' di verz ura lieve come piuma, con uno spruzzo appena di crema. Lady Slane, che avrebbe potuto essere pittrice, apprezzava quegli effetti. Il signor Buctrout, essa diceva, era un artista; e persino Genoux, alla quale n on piacevano i fiori per casa, perch lasciavano cadere i petali sui tavoli, e qua ndo si buttavano nel cestino della carta colavano e facevano pozze in terra, per sino Genoux sentenzi un giorno che Monsieur aurait d se faire floriste. A poco a poco, vedendo graditi i suoi sforzi, i doni del signor Buctrout divent avano pi personali. Al vaso di fiori si aggiunse un mazzolino da appuntarsi al petto. Il primo mazzolino avendo dato luogo a difficolt, perch Lady Slane, malgrado cerca sse tra i suoi merletti e le sue balze, premurosa di non esser sgarbata col vecc hio signore, non riusc a scovare neppure uno spillo; e dopo d'allora egli provved eva sempre una grossa spilla di sicurezza nera, ben fermata agli steli avvolti i n carta d'argento; e Lady Slane non mancava di servirsene, bench avesse sempre cu ra di portarne una con s. Simili piccole tacite e mutue cortesie rinsaldavano i loro rapporti. Un giorno essa gli domand perch mai egli si disturbasse tanto per lei. Perch s'era data la briga di trovarle un signor Gosheron, di sorvegliare il fabbi sogno, di badare a tutti i particolari dei lavori? Quelle cose non facevano cert o parte delle abitudini degli agenti, e nemmeno di un agente che fosse anche il proprietario. Subito il signor Buctrout si fece tutto serio. Gi m'aspettavo che mi poneste questa domanda, Lady Slane. Son ben contento che mi abbiate interrogato, perch io son sempre propenso a lasci ar penetrare la luce del giorno entro le foreste del malinteso. Avete ragione: non l'uso. Diciamo che lo faccio perch ho pochissimo d'altro da fare, e che, fino a che non avete nulla in contrario, vi son riconoscente per avermi procurato un modo di pa ssare il tempo. No, disse Lady Slane, timida ma risoluta non quella la ragione. Perch v'incaponite a fare il mio interesse? Perch vedete, signor Buctrout, non so lo sorvegliate il signor Gosheron - a dir la verit, se c' un artigiano che non abb ia bisogno di esser sorvegliato, proprio il signor Gosheron - ma fin da principi o vi siete fatto un dovere di farmi risparmiare il pi possibile. Pu darsi ch'io non abbia molta esperienza in fatto di cose pratiche, aggiunse col suo incantevole sorriso ma conosco abbastanza il mondo per capire che gli affar i, di solito, non si trattano con sistemi come i vostri. Inoltre mia figlia Carlotta... oh, ma lasciamo stare mia figlia Carlotta. Resta il fatto che io sono un po' intrigata, e anche piuttosto incuriosita. Non vorrei che mi credeste un sempliciotto, Lady Slane disse il signor Buctrout , assai grave. Titubava, quasi si chiedesse se doveva confidarsi con lei; poi col vento in popp a s'imbarc in un altro discorsetto. Non sono un sempliciotto, no, e nemmeno un vecchio bamboccione. Odio la puerilit e simili leziosaggini. Mi spazientiscono quelli che pretendono che il mondo diverso da quello che . Il mondo, Lady Slane, d'una bruttezza miseranda. E' brutto, perch si basa su di una gara per arrivare a ogni costo; e davvero non si saprebbe se chiamare il movente di quella gara una convenzione o una necessit. Si tratta di qualche formidabile illusione, o legge di vita? E' una legge primit iva, da cui forse un giorno la civilt sar capace di liberarci? Cos come stanno le c ose, Lady Slane, a me pare che l'uomo abbia basato i suoi calcoli su di un siste ma matematico fondamentalmente errato. Per i suoi scopi, le somme ch'egli tira gli risultano giuste, perch, a forza di s

tiracchiarlo in lungo e in largo, ha costretto il suo pianeta ad accettar le sue premesse. Giudicate secondo altre leggi, anche se i risultati fossero giusti, le premesse non apparirebbero che pazze; abbastanza ingegnose, ma sempre pazze. Forse un giorno o l'altro avremo l'avvento di una grande, di una vera civilt, che tirer un gran frego su tutti i nostri risultati. Ma la strada che ci resta da fare ancora lunga - molto lunga. Scosse il capo, avanz il piede, e s'immerse nelle sue riflessioni. Allora, disse Lady Slane, desiderosa di scuoterlo dalle sue astrazioni voi crede te che chi si ribella a questa formidabile illusione aiuta il cammino della civi lt? Lo credo, Lady Slane; lo credo sicurissimamente. Ma in un mondo cos com' costituito ora, un lusso che soltanto i poeti possono perm ettersi, o le persone molto avanti in et. Vi assicuro che quando mi sono messo negli affari, dopo esser uscito dall'eserci to, ero un uomo feroce. E' la vera parola. Feroce. Non c'era nessuno che me la facesse in barba! E pi rigoroso era il mio modo di pr ocedere, pi rispetto mi fruttava. Nulla che frutti tanto rispetto, e cos rapidamente, quanto il lasciar capire ai c olleghi che siete un avversario rispettabile. Altri sistemi vi frutteranno rispetto a lunga scadenza, ma se volete far presto, non c' nulla che valga quanto il porre alla vostra persona un prezzo salato e fo rzar gli altri ad accettarlo. Modestia, moderazione, scrupoli, gentilezza sono baie; non valgono la spesa. Se mai veniste ad incontrare uno dei miei antichi colleghi di quei tempi di giov ent, Lady Slane, vi potrebbe dire che allora ero un vero orco. E quand' che avete rinunciato a questi princpi di crudelt, signor Buctrout? domand Lady Slane. Non mi sospetterete mica di raccontarvi delle spacconate, Lady Slane, vero? diss e il signor Buctrout, guardandola di traverso. Vi dico tutte queste cose per farvi capire che l'ingenuit non il mio punto debole . Come ho detto, non voglio neppur per sogno che mi crediate un sempliciotto Quand ' che ho rinunciato a questi principi? Ecco; mi sono posto un termine; ho deciso che a sessantacinque anni avrei dato l'addio agli affari propriamente detti. Il mattino del mio sessantacinquesimo compleanno mi sono svegliato uomo libero. Perch l'esercizio dei miei affari, per me, era stato sempre piuttosto una discipl ina che un'inclinazione. Ma... e questa casa? domand Lady Slane Mi avevate detto che per trent'anni l'avet e rifiutata a tutti quelli che non vi andavano a genio. Anche questa era inclinazione; o non cos? Non si pu mica chiamar uomo d'affari uno che agisce a questo modo. Ah! fece il signor Buctrout, recandosi il dito alla punta del naso. Siete troppo fina, Lady Slane: avete troppo buona memoria. Ma non siate troppo dura verso di me, via! Questa casa stata sempre il mio picco lo grano di follia. O devo piuttosto chiamarlo il mio grano di giudizio? Mi piace essere esatto nei miei modi di dire. Vedo, vedo, Lady Slane, che vi piace stuzzicarmi. Non voglio essere impertinente, con ci. Se le signore non ci stuzzicassero, noialtri uomini rischieremmo di prenderci tr oppo sul serio. Ecco, vi dir che m' sempre piaciuto accarezzar l'idea di finire i miei giorni in q uesta casa; e cos, naturalmente, desideravo che la sua atmosfera non venisse cont aminata da influenze antipatiche. Forse avrete notato anzi, l'avete certamente notato - che l'atmosfera di questa casa curiosamente stagionata e distaccata dalle cose di questo mondo. Ho custodito con la pi gran cura quest'atmosfera perch se impossibile creare un'at mosfera, si pu almeno salvaguardarla contro gli squilibri.

Ma se voi stesso volete venire a vivere qui dentro - diciamo pure, se volete mor ire qui dentro, disse Lady Slane, vedendo che Buctrout aveva alzato una mano e stava per correggerla perch l'avete data in affitto a me? Oh, disse pronto il sig nor Buctrout, come per consolarla il vostro contratto d'affitto, Lady Slane, no n contraster probabilmente con le mie intenzioni. Perch riguardo a questo il signor Buctrout, per quanto cortese fosse, restava in crollabilmente antisentimentale, e intendeva chiaro e tondo che Lady Slane avreb be occupato la casa per breve tempo soltanto. Ogni volta che la dissuadeva da spese inutili, lo faceva per la ragione che non ne valeva la pena. Se Lady Slane parlava di riscaldamento centrale, egli era l per ricordarle che es sa non avrebbe trascorso che pochi inverni - se pure non sarebbe stato uno solo - in quell'ultima dimora. Per quanto, s'intende, non c' ragione per cui non si debba star comodi, mentre si pu aggiungeva bonariamente. Sorvolando su quell'ultima osservazione, Genoux chiamava la religione in aiuto a lla sua indignazione. Monsieur pense donc qu'il n'y a pas de radiateurs au paradis? Il se fait une ide bien mivre d'un Bon Dieu poco moderno. Tuttavia, il signor Buctrout persisteva nell'idea che si potevan riscaldar le s tanze con le stufe a petrolio. Fece il calcolo della quantit di galloni di petrolio che si sarebbero consumati i n un inverno, e la paragon al costo di una caldaia e delle tubature. Ma... signor Buctrout disse, non senza malizia, Lady Slane mi sembra che, come agente, dovreste incoraggiarmi a far mettere il riscaldamento centrale. Pensate un po', che richiamo sarebbe pel vostro prossimo inquilino. Lady Slane, replic il signor Buctrout i riguardi pel mio prossimo inquilino rima ngono in un reparto separato dai riguardi pel mio inquilino presente. Questa stata sempre la mia regola; grazie a essa, ho potuto tenere ben distinti i miei rapporti. Io ho gran fede nelle distinzioni nette. Odio la minutaglia. Gran parte degli uomini cadono nell'errore di far della propria vita una serie d i minutaglie; non contentano nessuno, a cominciar da loro stessi. Il compromesso l'avanguardia della negazione. Contentar pienamente una persona sola piuttosto che contentarne mediocremente un gran numero, ecco la mia teoria; non importa se si pestano i piedi alla gente, con questo sistema. Io, nella mia vita, i piedi alla gente li ho pestati parecchio, eppure, non c' ca so in cui me ne sia pentito. Bisogna far sempre l'interesse del momento. La vita cos fuggevole, Lady Slane, che bisogna metterle il sale sulla coda mentre vi vola vicino. Pensare al ieri o al domani non serve a nulla. Ieri gi passato, e domani problematico. Dio sa se anche oggi precario abbastanza! Perci, Lady Slane, in verit, vi dico sen tenzi il signor Buctrout in tono biblico e avanzando il piede come a sottolinear le sue parole non fate mettere il riscaldamento centrale, poich non sapete se vi vrete tanto da godervelo a lungo. Quanto al mio prossimo inquilino, vada pure a riscaldarsi all'inferno. Io son qui per consigliarvi; e il mio consiglio : comperate una stufa a petrolio - anzi, parecchie stufe a petrolio. Vi riscalderanno e vi faranno buon uso, per quante volte doveste cambiare i luci gnoli. Cambi di piede e sventol le falde del camice, quasi un bello svolazzo apposto alla sua perorazione. Un po' imbarazzato, il signor Gosheron si diede un colpettino al cappello. Lady Slane non tard a scoprire che se Buctrout era convinto della fugacit della s ua permanenza in quella casa, era per due ragioni: l'idea ch'egli si faceva dell 'et di lei, e le sue profetiche teorie sull'imminente fine del mondo.

Di questa egli discorreva gravemente e imperterrito in presenza di Genoux e del signor Gosheron, i quali preferivano evitar quel tema e parlare rispettivamente di armadi per la biancheria e di pittura a tempera. Ma eran costretti ad aspettare, le lenzuola di Genoux e i piccoli dischi di colo re del signor Gosheron, lune piene in miniatura che avevan nomi come Rosso pompe iano, Grigio pietra, Verde oliva, Rosa gambero. L'attenzione del signor Buctrout era troppo strettamente rivolta all'eternit, pe rch armadi e tempere destassero in lui un interesse pi che superficiale. Sopportava quelle brave persone per cinque minuti; non uno di pi. Dopo di che, volgeva le frecce dei suoi sarcasmi verso il signor Gosheron, con d elle uscite di questo genere: che il suo "yard" variava in lunghezza secondo le stanze, secondo ch'esse si stendevano da nord a sud, o da oriente a occidente; o che era follia sperare che i palchetti negli armadi di Genoux fossero mai perfe ttamente in piano, dato che l'universo intero si basava su di una curva. Tutte cose che scombussolavano grandemente Genoux e il signor Gosheron, ma incut evano alla prima gran rispetto per la scienza del signor Buctrout, e al secondo spingevano il cappello fin quasi sulla punta del naso. Tanta confusione, che non sfuggiva al signor Buctrout, lo riempiva tutto d'un s adico piacere. Sapeva di avere in Lady Slane un pubblico che lo apprezzava, fintantoch egli tene va un piede su questa terra tanto da protegger la vecchia signora. Nel mezzo d'una stanza non ancora terminata, perorava, mentre gli imbianchini lo stavano a sentire col pennello in aria. Come saprete, esistono almeno quattro teorie che predicono la fine del mondo. Fiamme, diluvio, gelo, e collisione. Ce ne sono anche altre, ma cos poco scientifiche e improbabili, che non il caso d i considerarle. Poi, ci sono i numeri profetici, naturalmente. In quantoch io credo i numeri parte fondamentale delle armonie eterne, sono un co nvinto pitagorico. I numeri esistono di per s; impossibile immaginare la distruzione dei numeri, anc he immaginando la distruzione dell'universo. Con ci, non voglio dire ch'io presti fede a ingenuit come il gran numero sacro dei Babilonesi, dodici milioni novecentomila e sessanta, ricordate? E nemmeno a cal coli come quelli di Guglielmo Miller, il quale con un sistema di addizioni e ded uzioni ha stabilito che il mondo finirebbe il 21 marzo 1843. No; io ho elaborato il mio bravo sistema, e vi posso accertare, Lady Slane, per quanto mi rincresca, che esso irrefutabile. Il grande annientamento alle porte. Eccolo alle prese col suo tema favorito; in punta di piedi and al muro, e con gra n cura vi tracci "ROME" con un pezzetto di gesso. Dopo di che s'avvicin un imbianchino col suo pennello, e lo cancell altrettanto ac curatamente. Mais en attendant, miladi, disse Genoux mes draps... ? Mai Lady Slane aveva trov ato una compagnia cos gradevole. Mai in vita sua s'era trovata bene come con quei due vecchietti. Aveva recitato la sua parte tra personaggi brillanti, personaggi importanti, s'e ra adattata alla loro conversazione; durante quegli anni in cui si occupava di c ose materiali, aveva imparato a ricucire i dispersi brani di nozioni che le rius civa tanto difficile collegare o anche soltanto ricordare; ricordava i suoi anni di fanciulla, quando le pareva che il suo sapere fosse tutto pieno di vaste lac une e non capiva mai che cosa la gente volesse dire quando parlava della Questio ne Irlandese o del Movimento Femminista, o del Libero Scambio o del Protezionism o, due enigmi, questi, che di primo acchito non riusciva mai a distinguere l'uno dall'altro bench glie li avessero spiegati una dozzina di volte. Dissimular la propria ignoranza di fronte a Enrico le era sempre costato una fatica enorme. Alla fine aveva imparato il giochetto a meraviglia, e Enrico si scaricava volent ieri delle sue perplessit politiche senza sospettare neppur lontanamente che da t empo sua moglie aveva perso il filo del discorso.

In segreto, essa si vergognava amaramente della propria incapacit. Ma che cosa ci poteva fare? Non riusciva - no, non ci riusciva proprio - a ricor dare perch Asquith non potesse soffrire Lloyd George, n quali fossero esattamente le mire dei laburisti, quel nuovo e allarmante partito. Non le restava che nasconder la sua ignoranza, mentre nel suo cervello andava di speratamente annaspando in cerca di qualche reminiscenza, di un'associazione d'i dee che le permettesse di dare una risposta acconcia. Particolarmente aveva sofferto durante gli anni di Parigi, dove il brio della co nversazione francese, da lei ammirata sinceramente, faceva s ch'essa si sentisse una povera di spirito; e se per ore e ore era capace di ascoltar rapita quel fuo co d'artificio di brillanti epigrammi e motti di spirito, e non rifiniva di stup ire di fronte all'abilit di racchiudere entro una frase qualche aspetto della vit a che a lei, per la sua importanza, avrebbe richiesto una vita intera di rifless ione, il suo tranquillo godimento era sempre turbato dal terrore che da un momen to all'altro qualcuno tra i presenti, troppo cortese e zelante, le si rivolgesse gettandole la palla ch'essa non avrebbe saputo cogliere a volo: Et Madame l'Amb assadrice, qu'en pense-t'elle? In cuor suo, Debora era certa d'aver capito quel che dicevano mille volte meglio di quanto non l'avessero capito loro stessi; per ch la conversazione dei Francesi sembrava sempre svolgersi sui temi che pi profond amente la interessavano, e dei quali sentiva di capir veramente qualcosa, solo c he avesse potuto esprimerlo. Eppure, rimaneva l a bocca aperta come una sciocchina, diceva qualcosa di poco im portante o che non rispondeva affatto al suo pensiero, conscia, nel frattempo, c he Enrico, seduto l poco lontano, doveva soffrir la morte per la misera figura ch e faceva sua moglie. E s che egli soleva dire, per quanto raramente, che sua moglie era la donna pi int elligente ch'egli conoscesse, perch, se pure non sapeva esprimersi, non diceva ma i una sciocchezza. Che queste sue sofferenze non trapelassero: ecco la sua preghiera costante; n Enr ico, n gli invitati alla sua tavola dovevano mai conoscerle. C'erano anche altre debolezze affini di cui essa si vergognava, bench un po' meno : la sua incapacit, per esempio, di scrivere correntemente un assegno - badare a che la somma fosse la stessa in cifre e in lettere, ricordarsi poi di annullarlo , ricordarsi di firmarlo; la sua incapacit a capire che cosa fosse un vaglia di d eposito, oppure la differenza tra cedole ordinarie e differite. Piena di buona volont, essa supponeva che quelle cose avessero un'importanza enor me, visto che, palesemente, era sulla base di queste cose che si muoveva il mond o: supponeva che partiti politici e guerra e industria e alta natalit, rivalit e d iplomazia segreta e diffidenza reciproca fossero tutti elementi di un gioco inco mprensibile per lei, ma senza dubbio necessario, dal momento che il popolo pi int elligente che essa conoscesse lo praticava su vasta scala. S, cos doveva essere; bench sempre pi sovente provasse l'impressione di assistere a una ridda di figure che si muovevano nella vanit di un sogno terribile e grottesc o. Tutto il tragico sistema pareva fondato su di una straordinaria convenzione, inc omprensibile quanto la teoria della carta moneta la quale (cos le avevano detto) non era affatto in relazione alle attuali riserve auree. Era un puro caso, quello che aveva spinto gli uomini a convertire in un simbolo l'oro piuttosto che la pietra; un caso, per cui gli uomini erano stati indotti a eleggere a principio la discordia, piuttosto che l'amicizia. Che il pianeta sarebbe andato avanti molto meglio con pietre e amicizia - soluzi one semplice - era un fatto che, a quanto pareva, non era mai saltato agli occhi dei suoi abitanti. Malgrado gli sforzi di Lady Slane, i suoi figli erano cresciuti con le stesse tr adizioni. Naturalmente. Eccoli l, ad affannarsi in gara con gli altri, non contenti di esistere soltanto. Erberto, sputasentenze, infarcito delle sue stupide ambizioni; Carry coi suoi co mitati e la sua voce aspra e autoritaria, pronta sempre a ficcar il naso negli a ffari di gente che non aveva voglia di lasciarglielo ficcare, unicamente per amo

r di ficcanasare, di questo Lady Slane ne era certa; Carlo con le sue eterne que rimonie; Guglielmo e Lavinia, per i quali il contare il soldo era gi di per s un'o ccupazione. No; nessuno di loro aveva un po' di vera bont d'animo, di grazia, di tatto. Edith e Kay soltanto ispiravano alla madre una certa simpatia: Edith eternamente negli impicci, sempre intenta a sbrogliar matasse che non facevano che arruffar si di pi, Edith che si affannava a tirarsi indietro per guardar la vita a volo d' uccello, un'impossibilit alla quale gran parte della gente si rassegnava, ma che per Edith rappresentava una spina al cuore, una vera infelicit (per, la sua inquie tudine parlava in suo favore); Kay - di tutti i figli di Lady Slane, Kay, sempre alle prese con le sue bussole e i suoi astrolabi, era forse quello che lottava e s'agitava di meno; quello che, senza saperlo, aveva il maggior senso della pro pria entit, quando, chiusa dietro di s la porta di casa sua, tirava fuori lo strof inaccio e si dava da fare lungo i suoi scaffali schierati in bell'ordine... S, Kay e Edith erano quelli che pi le erano vicini; e questo sarebbe stato uno dei segreti, una delle burle che Lady Slane avrebbe portato con s nella tomba. In quanto al resto, essa era stata una donna solitaria, sempre alle prese coi di versi "credo" ai quali apparentemente si conformava. Ogni tanto, qua e l, le era capitato qualche squisito incontro, con uno spirito i ntonato al suo. C'era stato il giovane che li aveva accompagnati a Fatihpur Sihri; un giovane d i cui aveva dimenticato il nome, se pure l'aveva mai saputo; ma entro gli occhi di colui, essa aveva affisso per un istante i suoi, e poi, turbata, lo aveva all ontanato col gesto stesso di scostarsi per andare a raggiungere il Vicer e il gru ppo dei suoi funzionari in elmetto di sughero. Rari erano stati, incontri simili, e, grazie alle circostanze della sua vita, br evi. (Lady Slane era tuttavia fermamente convinta che molti spiriti fossero fond amentalmente intonati, ma cos imbacuccati nelle formule del mondo, che non si pot eva pi toccare la corda atta a far risonare quella data nota necessaria.) Col sig nor Buctrout e col signor Gosheron, essa si trovava interamente a suo agio. Senza alcun imbarazzo poteva confessare al signor Buctrout di non capire la dif ferenza fra tasso e tasse. Poteva confessare al signor Gosheron di non saper distinguere un volta da un ampr e. N l'uno n l'altro cercavano di dilucidarglielo. Vi rinunciavano subito, e dicevano: lasciate fare a me. Lady Slane lasciava fare, e sapeva che la sua fiducia non sarebbe stata mal coll ocata. Strano, il conforto, il sollievo che le recava quella compagnia! Era dovuto fors e alla stanchezza dell'et, o al tanto atteso ritorno all'infanzia, il quale conce deva di lasciar nelle mani altrui ogni decisione, ogni responsabilit, s che ci si sentiva liberi di sognare, in un mondo del cui caldo sole, della cui benignit si era convinti? Pensava Lady Slane: potessi tornar giovane, mi atterrei a tutto ci che calma, contemplazione, a tutto ci che opposto all'attivit, alle macchinazioni, alle lotte, alle falsit - sicuro! le falsit, esclam, picchiandosi col pugno la pal ma dell'altra mano, con inusitata energia; ma poi, cercando di riprendersi, si d omandava se il suo non fosse un credo negativo, una negazione della vita: forse una confessione di mancanza di vitalit; e ne venne a concludere che cos non era, p erch la contemplazione (e anche il rievocar l'unica vocazione alla quale aveva do vuto rinunciare) le avrebbe aperto la via a una vita pi felice assai pi facilmente dei figli suoi, i quali giudicavano le cose dai risultati e dalle apparenze. Rammentava: attraversando il deserto persiano, il carro sul quale viaggiava con Enrico era circondato dalla folle danza di sciami di farfalle bianche e gialle, che ora volavano avanti in un movimento concertato, ora ritornavano addietro com e per accompagnare il carro, quasi le divertisse frenar la loro rapida frivolezz a attorno a quell'ingombrante veicolo, pur essendo incapaci di disciplinare il l oro passo a tanta misura; e allora, per sfogar la loro impazienza si libravano i n aria o si tuffavano addirittura sotto al carro, uscendone dalla parte opposta prima che i cavalli avessero avuto tempo di posare a terra un altro zoccolo; e i ncessantemente le farfalle proiettavano sulla sabbia piccoli fiocchi d'ombra, pa

ri a minuscole ncore nere che, pur vincolandole al suolo come per invisibili gome ne, erano costrette a seguirle trascinate da quella capricciosa prestezza. Cullata dal monotono progredire che si strascicava dietro al sole dall'alba al c repuscolo, come un aratro che inseguisse l'astro tracciando un unico solco dritt o attorno al mondo, Lady Slane pensava che cos era la sua vita: un inseguire Enri co Holland come il sole, capitando ogni tanto in un nugolo di farfalle ch'erano gli stessi suoi irriverenti, irrilevanti pensieri, guizzanti e danzanti, ma che non ritardavano di un attimo il progredir del veicolo; mai lo sfioravano con le ali, svolazzando, evadendo senza posa; scagliandosi talora in avanti, ma per rit ornar tosto, a stuzzicare, a folleggiar vanitosi, tuffandosi tra le ruote; viven ti una lor vita ribelle e leggiadra, stormo di furfantelli che aleggiava sulle s abbie del deserto e attorno al lento carro. Ma Enrico, che viaggiava per compiere certe inchieste, non sapeva dire altro che : Terribile, l'oftalmia tra questa gente, bisogna proprio che vi porti rimedio; e sapendo che suo marito aveva ragione e che avrebbe parlato in proposito coi mi ssionari, Lady Slane aveva distolto la sua attenzione dalle farfalle per dedicar la al proprio dovere, e aveva stabilito che non appena arrivati a Yezd o a Shira z, o dove si sarebbero fermati, anche lei avrebbe persuaso le mogli dei missiona ri a prendersi a cuore l'oftalmia nei villaggi, e avrebbe procurato che dall'Ing hilterra venisse inviato un rifornimento supplementare di acido borico. Ma - quanta perversit - il turbinar delle farfalle restava pur sempre la cosa pi i mportante.

PARTE SECONDA. "Stava il suo cuore muto e silenzioso Nel fragore della strada e nel gran chiass o, Eran le mani sue queste in riposo, Tranquillo era il suo passo." CRISTINA ROS SETTI. L'estate moriva. A Hampstead, seduta al sole, con le mani in grembo, sotto il muro a mezzod e la s palliera di pesche gi mature, Lady Slane ricordava il giorno in cui s'era fidanza ta a Enrico. Giorno per giorno ora essa poteva abbandonarsi alla gioia di riveder la sua vita ; come un tratto di terra che, ormai attraversato, rivela finalmente un paesaggi o invece di tante zone separate, cos, invece di anni e giorni distinti, la vita l e appariva compatta, ed essa poteva ammirar l'intero panorama, e persin discerne re quel dato campo, e tornare a percorrerlo in ispirito, pur vedendolo dall'alto , coi suoi confini ben delineati dalla siepe, e accanto il campo vicino, nel qua le s'entrava pel buco della siepe. Cos, pensava Lady Slane, posso finalmente circoscrivere la mia vita. Lentamente attraversava quel dato giorno, proprio come si va per un campo, prend endo pel viottolo tra l'erba, e le acetoselle e i ranuncoli s'inchinano sul cigl io; lo riattraversava lentamente, dall'ora di colazione sino all'ora di coricars i, e ogni ora, col passar delle lancette da un'ora all'altra, riacquistava la pr opria fisonomia: ecco l'ora, pensava, in cui sono scesa dondolando pei nastri la cappellina, quel giorno; e questa l'ora in cui Enrico m'indusse a scendere in g iardino, e ci siamo seduti assieme sulla panca in riva al lago, ed egli mi disse che non era vero che d'un sol colpo d'ala un cigno potesse spezzare la gamba a un uomo. La giovinetta aveva ascoltato attenta, volgendosi a guardare il cigno che intant o s'era avvicinato a riva, presso alla loro panca: esso tuffava il becco in acqu a, poi si piegava a tentar irritato la nivea piuma del petto; ma lei pensava men o al cigno che alle giovanili fedine di Enrico: solo che i pensieri le si confon devano - chi sa, se i ricci bruni di Enrico eran morbidi come la piuma sul petto del cigno; e per poco non tendeva una languida mano a sentirli... Quasi non fosse stato che un pretesto per mascherar la propria esitazione, Enric o s'era distolto dal cigno, e gi essa s'avvedeva ch'egli le parlava gravemente; c urvo in avanti, si gingillava con la balza della veste di lei, come ansioso, se

pure inconsapevole della propria ansia, di stabilir tra di loro un'unione qualsi asi; ma per lei, ogni vera unione s'infrangeva nel momento stesso in cui egli le parlava cos gravemente, togliendole ogni desiderio di stendere la mano per tocca r le inanellate fedine. Quelle parole che egli doveva pronunciar s gravemente affinch il suo tono colpisse nel segno; quelle parole che egli pareva estrarre da qualche recesso grave e se greto, attingendole dal profondo del pozzo della propria personalit; quelle parol e appartenevano a una regione di cose ponderose e mature; quelle parole lo allon tanavano da lei pi vertiginosamente di un'aquila che glie lo involasse al cielo t ra gli artigli. Enrico era sparito. L'aveva abbandonata. E mentre coscienziosamente lo guardava e gli porgeva ascolto, essa sapeva ch'egl i era gi miglia e miglia lontano. Era entrato nella sfera dove i mortali si sposano, generano e partoriscono figli , li allevano, impartiscono ordini alla servit, pagano tasse, s'intendono di divi dendi, tengon conciliaboli misteriosi in presenza dei fanciulli, prendono decisi oni da s, mangiano quel che pare e piace a loro, e vanno a letto all'ora che a lo ro fa comodo. Il signor Holland la invitava ad accompagnarlo in quella sfera. Egli le chiedeva di essere sua moglie. In cuor suo, le parve impossibile accettare. Era un'idea assurda. Non era possibile seguire il signor Holland in quella sfera; lui meno di qualsia si altro uomo, poich essa non ignorava gi ch'egli era un giovane di grande ingegno , e segnato in fronte per quel remoto e imponentissimo fra tutti i misteri che s i chiama una Carriera. Essa aveva sentito dal padre che il giovane Holland sarebbe diventato Vicer delle Indie in men che non si dica. Ci significava che lei avrebbe dovuto essere un giorno Viceregina, e a quel solo pensiero aveva vlto a lui lo sguardo d'una cerbiatta impaurita. Fulmineamente int erpretando quello sguardo in accordo coi propri desideri, il signor Holland l'av eva stretta tra le braccia, e con moderato ardore l'aveva baciata sulle labbra. Che doveva mai fare una povera fanciulla? Prima ancora ch'essa si rendesse conto di ci che accadeva, ecco la madre sorridente tra le lagrime, il padre con una ma no sulla spalla di Enrico Holland, e le sorelle intorno a chiederle se avrebbero potuto fare da damigelle d'onore, tutte quante, e Enrico Holland dritto impetti to, oltremodo fiero e silenzioso, che con un sorrisetto le si inchinava e la gua rdava con un'espressione che anche l'inesperienza di lei non avrebbe saputo defi nire altro che autoritaria. Cos in un batter d'occhi, dalla giovinetta che era, essa s'era trovata trasformat a in un'altra, completamente diversa. O forse non era affatto cos? Certo che non riusciva a scoprire in s alcuna metamor fosi tale da giustificare l'improvvisa messe di sorrisi sul volto di tutti. Non le pareva di essere mutata. La novit di sentirsi richiedere il proprio parere a ogni pi sospinto le ispirava u na specie di terrore; e s'affrettava a rimettere ogni decisione nelle mani degli altri. Con quel sistema, sentiva, avrebbe forse procrastinato il momento in cui definit ivamente e irrevocabilmente sarebbe diventata "quell'altra persona". Per un po' di tempo ancora poteva continuare a essere, in segreto, se stessa. Ma che cosa era stata, a voler essere esatti, si domandava la vecchia signora, r iandando col pensiero alla fanciulla d'un tempo? Quella domanda rappresentava pe r la mente la pi dolce, la pi mesta delle fatiche; non che fosse malinconia; era, piuttosto, l'ultima, la suprema volutt; una volutt alla quale per tutta la vita av eva atteso di potersi abbandonare. E per abbandonarvisi pienamente c'era appena tempo, in quella tregua foriera del la morte. Che altro aveva da fare, dopo tutto? Per la prima volta in vita sua - no, per la prima volta da quando era andata sposa - non aveva altro da fare.

Guardando la morte in faccia, le era concesso esaminare la vita. E intanto, l'aria era piena d'un ronzo d'api. Si rivedeva, giovinetta, andar lungo le rive del lago. Camminava adagio, dondolando la cappellina; camminava meditabonda, a occhi bassi , e camminando cacciava la punta del parasole nella terra spugnosa. Portava allora le femminee mussole a balze del 1860. I capelli aveva inanellati, e un ricciolo scendeva ad accarezzarle il collo. Uno "spaniel" dal pelo ricciuto le teneva dietro, annusando qua e l pei cespugli. E tutta la scena - la fanciulla col cane - sembrava tolta a una miniatura in un "eepsae" sentimentale. S, quella era lei: Debora Lee, non Debora Holland, non Debora Slane. E la vecchia chiudeva gli occhi per meglio abbracciare la visione. Ignara era la giovinetta che camminava in riva al lago, ma la vecchia ne vedeva l'intera adolescenza, come chi sorprendesse un petalo nell'atto di schiudersi; r ugiadosa, fluttuante, virginea, ardente, spinta da impulsi generosi e timidi, pa vida come un leprotto, svelta e fiduciosa come un daino che occhieggi fra i tron chi, leggera come una ballerina in attesa fra le quinte, molle e olezzante come una rosa damaschina, tutta trillante di risa come una cascatella... S, cos era la giovinezza, esitante come chi si affacci a una soglia ignota, eppure pronta a esporre il proprio petto a una lancia nemica. E la vecchia guard pi attenta; vide le tenere carni, le curve fragili, gli occhi p rofondi e lucidi, la non baciata bocca, le mani spoglie di anelli; e, attratta d a quella giovinetta ch'ella era stata, cercava di coglierne un accento almeno de lla voce; ma la giovinetta, quasi che si movesse dietro una parete di vetro, rim ase silente. Era sola. Sembrava, quella solitaria meditazione, una parte della sua intima essenza. Qualsiasi altra cosa vi potesse essere nella sua mente, certo non era n amore, n r omanticherie, n alcuna delle emozioni che si attribuiscono di solito alla giovent. Se essa sognava, non sognava di nessun giovine Adamo. E Lady Slane rifletteva che anche in ci non si dovrebbe far torto alla giovent, at tribuendole un unico genere di pensieri; la giovent assai pi ricca: non soltanto l 'amore esiste, per essa, ma anche altre cose come fama, perfezione, genio - quel genio che pu albergar nel nostro cuore e picchiare tumultuoso contro le costole. .. Chi sa? su presto, ritiriamoci entro quella torricella, e stiamo a vedere se il genio non si paleser. Ma, povera me, pensava Lady Slane, meschina fanciulla, quella che nel 1860 se ne stava in attesa del genio. Poich Lady Slane era tanto fortunata da poter leggere nel cuore di quella giovine tta ch'ella era stata. Non solo discerneva il passo lento, interrotto da qualche sosta, la fronte corru gata, i buchi del parasole nella terra, gli spezzati riflessi che increspavan d' un fremito le acque del lago; leggeva anche i pensieri che accompagnavano quel v agabondar solitario. Era in grado di partecipare a tanto mistero, a tanta stravaganza. Perch bisogna sapere che i pensieri che s'agitavano dietro quel delicato e virgin eo sembiante erano di una stravaganza tale da fare onore anche a un giovane scap estrato. Erano, nientemeno, pensieri di fuga e di travestimento; un finto nome, una fanci ulla sotto spoglie maschili, e la libert in qualche citt straniera; progetti che f acevano il paio con quelli d'un ragazzo che mediti la fuga a bordo d'una nave. Quelle anella? Cadrebbero sotto la forbice - e qui una mano s'alzava furtiva, qu asi a carezzar profetica una liscia chioma recisa. Quel "fichu"? Verrebbe sostituito da una camicia - e qui le dita tentavano il no do d'una cravatta. Queste gonne? Verrebbero buttate per sempre alle ortiche - e qui, assai timida q uesta volta, la mano scendeva verso l'apertura d'una tasca di pantaloni. Svaniva l'immagine d'una fanciulla, per dar luogo a un aitante giovinetto. Un giovinetto, s; ma essenzialmente una creatura asessuale, un puro simbolo, un'e

manazione di giovinezza, un essere che aveva rinunciato per sempre alle gioie e ai diritti del proprio sesso per servir quello che alla sua riottosa fantasia se mbrava un pi nobile scopo.Per farla breve, a diciassette anni Debora aveva deciso di diventar pittore. Il sole che aveva riscaldato le vecchie ossa di Lady Slane e le pesche della spa lliera declinava ora a poco a poco dietro una casa, s che Lady Slane rabbrivid lie vemente, e si alz per attirar la sua seggiola verso l'erba ancora assolata. Avrebbe seguito quella defunta ambizione sin dalla dubbia nascita e attraverso q uei mesi in cui la sentiva rafforzarsi e crescere e scorrere entro di s come sang ue; sino al giorno in cui, malgrado tutti gli sforzi per mantenerla in vita, ill anguid e si avvil. Ora la vedeva cos com'era, quell'ambizione: l'unica cosa preziosa che fosse mai e ntrata nella sua vita. Di realt, o di ci che le altre donne stimavano per tale, ne aveva avuto in abbonda nza, ma ora non poteva entrare a fondo in questa realt, doveva aggrapparsi a quel l'altra trascendentale realt. Sino a quando fosse riuscita a trattenerla essa le sarebbe apparsa come una cert ezza, l'avrebbe resa felice, col solo ricordo del conforto che un tempo le aveva dato; e non era un vago parlarne, ora, era un sentimento che tornava a provare, profondo in qualche intima parte dell'animo suo; aveva la natura invadente dell 'amore quando l'amore forte, e non rassomigliava in nulla al freddo racconto di una reminiscenza d'amore. Ancora una volta essa ardeva in quell'estasi, in quell 'esaltazione. Ah! Com'era bello vivere in quel continuo rapimento! Com'esso era bello, arduo, supremamente degno d'esser vissuto! Una monaca nel suo noviziato non avrebbe pot uto esser pi vigile di quella giovinetta. Tutta tesa come una corda di metallo, essa aveva vibrato a un tocco solo; ed era stata prudente come un giovine iddio nell'economia della creazione. La sua mente tumultuava d'immagini; ma ognuna di queste doveva essere d'una natu ra stravagante e lirica. Diversamente non poteva essere. Un mantello scarlatto, una spada d'argento non erano abbastanza sontuosi n puri p er esprimere gli ardori di quella natura. Per Dio! esclamava Lady Slane, e il giovine sangue tornava a scorrerle generoso entro le vene, quella era una vita che valeva la pena d'esser vissuta! La vita d ell'artista, del creatore che vede davvicino, che sente ampiamente; particolare e orizzonte racchiusi in una stessa rapida occhiata. Ricordava l'ombra sul muro, delizia maggiore della cosa in s; e ricordava come av eva guardato a un cielo tempestoso, a un tulipano nel sole; e socchiudendo gli o cchi aveva costretto quelle cose a riferirsi a tutto ci che creava un motivo entr o il suo spirito. Cos per molti mesi aveva vissuto d'intensa vita segreta, costruendo nell'attesa, quantunque non toccasse mai la tela col pennello, e solo sognasse di veder se st essa in un lontano avvenire. Valutava l'oziosit della vita quotidiana, secondo le debolezze del proprio spirit o, ogni qual volta la fiamma ardeva pi bassa. Quei fugaci bagliori di futilit la sgomentavano oltre ogni dire. La fiamma si spenta, pensava, al colmo del terrore, quando la sentiva languire; non si ravviver mai pi; e lei sarebbe rimasta al freddo e senza lume. Non imparava mai a persuadersi che la fiamma sarebbe tornata, quando ancora una volta la grande ghirlanda del ritmo si fosse librata verso l'alto, inondata di l uce, calda come il sole nascente, incandescente come una stella; e allora anche la giovinetta tornava a librarsi su ali che il volo stesso rafforzava. Cos essa passava da un estremo all'altro, ora al colmo dell'estasi, e subito dopo affranta e smarrita. Ma di tutto ci, non una sola bolla s'agitava alla superficie. Un lontano istinto, forse, l'avvertiva di non confidare a nessuno quel suo segre to, ben sapendo essa che i genitori, indulgenti ma di mente limitata, avrebbero accolto le aspirazioni della figlia con un sorriso e una carezza sui capelli, sc ambiandosi uno sguardo d'intesa e dicendo con la pi gran semplicit: "Veh, il nostr

o uccellino! Il primo bel giovanotto ch'essa incontrer mander a monte tutte cotest e ubbe". O forse era soltanto il riserbo, il pudor dell'artista che la tratteneva dal par lare. Dove trovare creatura pi docile di lei? In casa, essa era sempre pronta a fare og ni sorta di commissioni per la madre; raccoglieva la lavanda entro un panno, ne faceva tanti sacchetti da riporre tra le lenzuola, scriveva le etichette pei bar attoli della marmellata, pettinava il canino, e finito di pranzare andava a pren dere il lavoro a punto in croce senza farsi pregare. I conoscenti invidiavano a quei genitori la loro figlia maggiore; e ce n'erano p arecchi che gi avevan messo gli occhi su di lei, come una buona moglie pel loro f iglio. Ma si diceva che una vena d'ambizione corresse per quella modesta e assennata fa miglia, una sola vena, perch i genitori di Debora, raggiunta ormai la maturit con la loro nidiata di maschi e femmine, preferivano a tutti gli onori mondani la lo ro comoda domesticit campagnuola; ma in quanto a Debora, le loro mire erano assai diverse: Debora doveva diventare la moglie di un onest'uomo, certo; ma tanto meglio sareb be stato, se avesse incontrato un uomo nella cui carriera avesse potuto essere u n aiuto e un ornamento. Di ci, naturalmente, non dicevano nulla a Debora; era inutile montar la testa all a bambina. Ancora una volta Lady Slane si alz e trasse la seggiola verso il sole; l'ombra ch e lenta cominciava ad avanzare la infreddoliva. Il fratello maggiore, rammentava, era lontano; aveva ventitre anni; come tanti g iovani, se n'era andato fuori di casa; fuori, nel mondo. Che cosa facevano i giovani, fuori, nel mondo? si domandava talvolta Debora. Ridevano, si scatenavano; se n'andavano in giro a loro piacimento; rincasavano a ll'alba per le vie deserte, da spacconi; oppure chiamavano una vettura e si face van condurre a Richmond. Parlavano con persone estranee; entravan nei negozi; frequentavano i teatri. Avevano un circolo - parecchi circoli, anzi. Donne importune li accostavano nell'ombra, e per una notte essi potevan stringer e quei corpi in uno spensierato abbraccio. Qualsiasi cosa facessero, la facevano con una magnifica noncuranza, con una bell a libert; e quando tornavano a casa non c'era bisogno che rendessero conto delle loro azioni a nessuno; di pi: regnava, tra uomini, una certa aria di frammassoner ia, basata sulla comune libert, sempre indiscreta e personale e in certo qual mod o un pochino oscena, e assai diversa dalla frammassoneria tra donne. Ma se Debora s'avvedeva della differenza tra la propria sorte e quella del frate llo, non diceva nulla. Accanto alle innumerevoli occasioni, alla vastit d'esperienza che questi aveva, e ra forse giustificato che Debora si sentisse un poco costretta. Se lui, che aveva scelto la carriera d'avvocato, veniva incoraggiato dalla famig lia e approvato nella sua scelta, perch essa, che voleva fare il pittore, doveva nutrir tanto timore di rivelare questa vocazione, da sentirsi tentata a segreti piani di travestimento e di fuga? Ci doveva pur essere qualche cosa che non anda va. Ma tutti sembravan d'accordo, tanto d'accordo che la faccenda non si discuteva n eppure: la via aperta alle donne era una sola. L'incrollabilit di quell'accordo si manifest a Debora sin dal momento in cui il si gnor Holland la riaccompagn dalle rive del lago presso la madre. Se Debora era stata sempre la figlia prediletta, mai i raggi dell'approvazione e rano scesi tanto caldi su di lei. Le occorse alla mente una di quelle pitture di primitivi italiani, in cui si ved ono i cieli aperti e il Padre Eterno che misericordioso guarda in terra tra un v entaglio di raggi dorati; e le altre figure tendono le mani per riscaldarsi all' ardor di tanta benignit, come verso un gran braciere. Cos accadeva ora a Debora; i genitori, per non dir del resto del suo mondo, le fa cevan sentire che fidanzandosi al signor Holland essa aveva compiuto un atto di

eccessiva se pure gioconda virt; aveva, insomma, accondisceso a ci che sempre ci s i era atteso da lei; e, oltre al recare agli altri una soddisfazione immensa, av eva anche appagato pienamente se stessa. Ed ecco che Debora si trov ad un tratto circondata da un esercito di supposizioni . Si supponeva ch'essa fremesse di gioia in presenza di Enrico Holland, languisse in sua assenza, esistesse unicamente (e umilmente) per la buona riuscita delle d i lui ambizioni; che lo stimasse il pi grand'uomo dei suoi tempi, non altrimenti che lei era la pi fortunata delle donne: un'opinione proterva, questa, che pero t utti erano affettuosamente disposti a perdonarle. Tale era l'unanimit di queste supposizioni, che Debora si trov quasi allettata a c redere che fossero verit. Tutto andava dunque per il meglio, e per un po' di tempo la giovinetta stessa ac consent a quella commediola, convinta che riuscirebbe poi a liberarsi senza tropp e difficolt: in fondo non aveva che diciott'anni, ed pur bello sentirsi portare a lle stelle, specie da chi ci ispira affetto e rispettoso timore. Ma tosto s'avvide che innumerevoli sottilissime fila, vere tele di ragno, le si andavano avvolgendo ai polsi e alle caviglie; e che ognuna di quelle fila aveva l'altro capo radicato nel cuore di qualcuno. C'era il cuore di suo padre, e quello del signor Holland - che Debora aveva impa rato a chiamare, non troppo sollecitamente, vero, Enrico - e c'era il cuore di s ua madre: oh, quanto a quello, era una vera stazione ferroviaria, tanti erano i fili che s'irradiavano a vista d'occhio, pari a rilucenti rotaie... fili di orgo glio e d'amore e di sollievo e di materna agitazione e di femminea gioia per tan to trambusto. Debora era rimasta impastoiata e perplessa, non sapendo qual partito prendere. E mentr'era l, goffa come un arcolaio ingarbugliato, scorgeva l'orizzonte popolar si di figure cariche di doni, tutte dirette a lei come vassalli che recassero tr ibuti: Enrico con un anello (l'infilarlo al dito di Debora costitu una vera e pro pria cerimonia); le sorelle con un servizio da toeletta, regalo comprato in comu ne coi loro denari; e la madre con tanta tela da attrezzare un veliero: tovaglie , tovaglioli, asciugamani (da mano e da bagno), tovaglie da t, canavacci da cucin a, strofinacci, cenci da polvere, e, naturalmente, lenzuola, che una volta dispi egate si rivelarono lenzuola per letti matrimoniali; tutto con un monogramma ric amato che Debora non riusc a decifrare a prima vista, ma da cui, dopo un attento esame, distric le lettere D. H. Dopo di ci, Debora fu perduta. Perduta essa fu tra la spuma e i marosi di seta, raso, popelina e alpaca, mentre donne inginocchiate ai suoi piedi le strisciavano d'attorno a quattro gambe con la bocca piena di spilli, la facevano star ritta in piedi, girare, incurvare il braccio, poi tenderlo di nuovo, e le dicevano di camminare adagino, mentre la g onna descriveva un circolo sul pavimento; e le consigliavano di stringersi uno z inzino nel busto, perch la fodera della vita era stata tagliata d'un'ombra troppo stretta. A Debora pareva d'essere eternamente stanca; e la gente le dimostrava il proprio affetto stancandola ancor pi, colmandola di gentilezze e ballandole intorno fino a che essa non sapeva pi se era ferma o se girava come una trottola; e anche il tempo sembrava associarsi maliziosamente alla congiura, accorciando le giornate, le quali pigliavan la corsa e in ultimo non eran pi che un turbino di bigliettini e carta velina e rose bianche che il fioraio mandava ogni giorno per ordine di Enrico. E da mane a sera, quasi una corrente sotterranea, le donne anziane parevan sussu rrarsi in coro un lor segreto, pretesto a discreti sorrisi e a occhiate, un segr eto per cui una parte almeno delle forze di Debora dovevasi risparmiare da quel dolce scompiglio, onde esser tenuta in serbo per un pi grande compito che le verr ebbe imposto. Quelle settimane prima delle nozze erano interamente consacrate ai riti di un mi sterioso femminismo. Mai Debora s'era sognata di trovarsi in mezzo a tante femmine. Regnava il matriarcato.

C'era da credere che sul nostro pianeta gli uomini fossero ridotti al nulla. Enrico stesso non contava un gran che. (Eppure era presente, terribilmente prese nte, nello sfondo della scena; e Debora pensava talora che cos le madri tebane do vevano aver addormentato le loro figlie prima di mandarle dal Minotauro.) Da ogn i parte spuntavan donne: zie, cugine, amiche, sarte, bustaie, crestaie, e persin o una giovane cameriera francese destinata al servizio di Debora, la quale guard ava la nuova padrona con occhi stupiti, come una su cui gli Di avessero riversato le loro grazie. In quei riti Debora - altra bella supposizione - doveva recitare una parte oltre modo complicata: si supponeva che la sapesse per filo e per segno, pur restandog liene occulto l'intimo e misterioso significato. Doveva ricevere sorridenti congratulazioni, pur lasciandosi dire: "Piccola Debor a!", un'esclamazione dalla quale essa sospettava mancasse per un pelo l'aggettiv o "povera"; doveva lasciarsi stringere in lunghi abbracci, che nella loro benevo lenza sapevan quasi di commiato. Ah! Quanto strepito fanno le donne intorno al matrimonio! pensava Debora, eppure , chi saprebbe fargliene loro una colpa, se si pensa che il matrimonio - e le su e conseguenze - sono l'unica cosa intorno a cui le donne, in tutta la loro vita, possano fare un po' di strepito? Magro divertimento, ma in mancanza di meglio.. . E non per questa funzione che sono state formate, ammaestrate, agghindate, educa te - se una faccenda tanto sommaria si pu chiamare educazione salvaguardate, tenu te all'oscuro, segregate, represse; affinch poi a un dato momento vengan consegna te (o possan consegnare le loro figlie) all'Uomo, in qualit di Ancelle? In che mo do poi avrebbe fatto da ancella a Enrico Holland, Debora non lo sapeva. Sapeva soltanto che a tutte quelle storie sulla meravigliosa vita che le si apri va, essa rimaneva completamente estranea. Se si scrutava, non le pareva di essere innamorata di Enrico, ma se anche lo fos se stata, non avrebbe visto in ci una ragione per rinunciare ad avere una sua int ima esistenza. Enrico era innamorato di lei, ma nessuno esigeva da lui rinunce di sorta. Al contrario; si sarebbe detto che, accaparrandosi Debora, egli aggiungesse qual cosa alla propria vita. Ma Enrico avrebbe continuato a pranzare coi suoi amici, a far giri di propaganda elettorale, e a passar le serate alla Camera dei Comuni; a godersi la sua liber a e movimentata vita mascolina, senza un anello al dito, senza un diverso nome c he indicasse un cambiamento di stato civile; ma ogni volta che gli saltasse il t icchio di tornarsene a casa, lei, Debora, doveva farsi trovare l, svelta a posare il suo libro, il suo giornale, le lettere che stava scrivendo; pronta a porgere ascolto a quello di cui a lui piacesse parlare; e doveva ricevere le amicizie p olitiche di lui; e le avesse egli fatto cenno di seguirla fino in capo al mondo, essa doveva obbedire. Tutto ci, pensava Debora, ricordava alquanto Ruth e Booz ed era molto piacevole p er Enrico. Senza dubbio egli avrebbe adempito alla sua parte presso di lei, cos come egli la concepiva. Seduto accanto alla moglie intenta al ricamo, egli guarderebbe amorosamente la t esta china di lei, in cuor suo stimandosi ben fortunato d'avere in casa una cos b ella mogliettina. La sua dignit di Ministro non gl'impedirebbe di esprimersi come un qualsivoglia m arito borghese o operaio. Non era dovere di Debora alzare il capo ricompensata? Con tutta la sua maest, la sua desiderabilit di Governatore o di Vicer, Enrico Holland non si sarebbe degnato di ascoltar le lusinghe di donne ambiziose nell'interesse dei propri mariti... non oltre quel tanto di galanteria indispensabile ai rapporti sociali; egli sare bbe stato fedele a Debora, s che mai il verde serpe della gelosia striscierebbe a ttraverso la strada di lei. Egli avrebbe conseguito onori, e con sincero orgoglio avrebbe visto una corona g entilizia posarsi sulla testa della piccola ombra nera che da tanti anni cammina va al suo fianco.

Ma dove, dove, in un programma simile, c'era posto per uno studio da pittore? No , non poteva stare che Enrico, tornando a casa una sera, si trovasse l'uscio di legno davanti al naso. Non poteva stare che Enrico, uscendo imbestialito dalla sua stanza perch gli manc ava l'inchiostro o la carta asciugante, si sentisse dire che la signora Holland era occupata con la modella. Non era possibile dire a Enrico, nominato Governatore d'una lontana colonia, che il tal maestro, disgraziatamente, abitava a Londra. A Enrico che desiderava un altro figlio, Debora non poteva dire che appunto s'er a messa a studiar certe tendenze nuove. In quel mondo di supposizioni, a lei non era permesso supporre di avere gli stes si diritti di Enrico. Il matrimonio non era stato istituito per privilegi simili. Il matrimonio era stato istituito per ben altri privilegi. Debora and nella sua camera da letto, prese il suo libro di preghiere e vi cerc la "Funzione del Matrimonio". Il matrimonio era stato istituito per la procreazione dei figli - oh, queste cos e Debora le sapeva; un'amica glie le aveva dette prima ch'essa avesse avuto temp o di turarsi le orecchie. Il matrimonio era stato istituito affinch le donne si dimostrassero amorose e cor tesi, fedeli e obbedienti al proprio sposo, buone e pie matrone in tutta calma, pace e castit. Senza dubbio questo doveva essere, fino a un certo punto, quel che si chiama un linguaggio parlamentare. Pure, una certa relazione coi fatti c'era. Ma ancora Debora si domandava dove, in questo sistema di vita, vi fosse posto pe r uno studio. Sempre affascinante, sempre cortese, ormai innamorato cotto, Enrico ebbe il pi in dulgente dei sorrisi allorch Debora os finalmente domandargli se avrebbe trovato q ualcosa da ridire ove essa, dopo che fossero sposati, avesse continuato a diping ere. Qualcosa da ridire! Naturalmente, non avrebbe trovato nulla da ridire! La pittur a era una dilettevole occupazione assai elegante, e che molto si addiceva a una signora. Confesso disse che fra tutte le occupazioni dilettevoli io propendo per il piano forte, ma una volta che il tuo talento segue altre vie, mia cara, vada per la pi ttura. Certo, sarebbe stata una gran bella cosa per ambedue, seguit a dire, se essa aves se serbato una documentazione dei loro viaggi; e disse qualcosa di un album di a cquerelli, ch'essi avrebbero poi potuto far vedere agli amici, a casa. Ma quando Debora replic che non era proprio questo che intendeva lei e che aveva in animo qualcosa di molto pi serio - e aveva il cuore in gola quando disse cos allora Enrico torn a sorridere, pi innamorato e indulgente che mai; quanto a quest o, disse, c'era tempo di pensarci, ma a parer suo, credeva che una volta sposata , essa avrebbe trovato tante altre belle cosine che l'avrebbero aiutata a passar le giornate. Allora Debora si sent clta in trappola, si ribell. Oh, capiva benissimo quel che Enrico intendeva dire. Odi quell'olimpica superiorit, quel sentirsi al disopra delle cose di questo mondo , quelle premure amorose eppur presuntuosette, quella disinvolta galanteria; pi d i tutto odi Enrico per l'impossibilit di dargli torto. Non si poteva dargli torto. Egli non faceva che prender per buone le cose che era suo diritto prender per bu one; con ci si schierava dalla parte delle donne, entrando nella congiura general e ordita per defraudar Debora della vita ch'essa si era scelta. Debora era molto bambina; procedeva per tentativi, ancora incerta e ignara. Ma seppe riconoscere che quella conversazione era stata di un'importanza decisiv a. La risposta l'aveva avuta. E non torn mai pi su quel discorso.

Non gi che fosse una femminista. Era una donna troppo intelligente per permettersi certi lussi, quali un martirio immaginario. L'abisso che correva tra lei e la vita non era gi l'abisso tra l'uomo e la donna, ma l'abisso tra il lavoratore e il sognatore. Che lei fosse una donna e Enrico un uomo, era unicamente opera del caso. Essa non sarebbe mai andata oltre il riconoscere che il fatto di essere donna re ndeva la sua situazione di un punto pi difficile. Questa volta, Lady Slane spost la sua seggiola fino a mezza via verso il giardine tto. Genoux la vide dalla finestra e scese con una coperta, "pour m'assurer que milad i ne prendra pas froid. Que dirait ce pauvre milord, s'il pensait che miladi prenait froid? Lui, qui ava it toujours tant de soin de miladi!" S: aveva sposato Enrico, e Enrico s'era dimo strato sempre estremamente premuroso a che essa non prendesse freddo. Aveva avuto per lei le cure pi sollecite; veramente, essa poteva dire d'esser sta ta trattata coi guanti. (Ma era poi questo che aveva desiderato?) Sia in Inghilt erra che in Africa, in Australia o in India, Enrico aveva procurato sempre di ri sparmiarle ogni noia. Forse era quello il suo modo di ricompensarla della libert cui essa aveva rinunci ato per amore di lui. Forse Enrico - che idea stramba le veniva ora! - aveva capito pi di quanto non gl i facesse comodo ammettere. Forse egli, coscientemente o incoscientemente, aveva tentato di soffocar le aspi razioni di Debora sotto un cumulo di coperte e cuscini, come chi mettesse un cuo re infranto a riposare su un letto di piuma. Debora s'era trovata sempre circondata da servitori, segretari, aiutanti di camp o, i quali adempivano alla funzione di quei tamponi che impediscono alle navi di cozzar troppo violentemente contro l'approdo. Bisognava riconoscere che tutta quella gente faceva pi del proprio dovere, per pu ra devozione verso Lady Slane, per puro desiderio di proteggerla e risparmiarla, lei che era cos soave, cos impavida, cos modesta, e cos femminile. La sua fragilit risvegliava la cavalleria degli uomini, la sua modestia precludev a la via all'antagonismo delle altre donne, il suo spirito destava rispetto negl i uni e nelle altre. Quanto a Enrico, non disdegnava di folleggiare con donne belle e oziose, e spess o si curvava su di esse in un certo modo che era una spina al cuore di Debora; m a trovava che al mondo non c'era altra donna che valesse nemmeno un'unghia di su a moglie. Protetta dalla coperta di cui le pareva che Enrico stesso le avesse avvolto le g inocchia, Lady Slane si domandava quanto profonda fosse stata la comunione tra l oro due. Che ora essa fosse capace di valutar con tanta freddezza i loro rapporti, era co sa che la sgomentava un poco; eppure si sentiva stranamente trasportata a quei g iorni in cui aveva architettato progetti per eludere i suoi genitori e consacrar si a un'esistenza tutt'altro che irreprensibile secondo le convenzioni, ma che a vrebbe dovuto essere votata alla pi severa e scrupolosa integrit. ALLORA essa si era trovata faccia a faccia con la vita, e ci le era prso un'ottima ragione per la necessit di vederci chiaro; ORA si trovava faccia a faccia con la morte, e questa tornava a essere una ragione per la pi veritiera stima dei valor i, senza mezzi termini. Soltanto nel periodo di mezzo aveva regnato una gran confusione. Confusione. Altri non avrebbero giudicato cos. Altri avrebbero additato quel matrimonio come un matrimonio perfetto; e lei e En rico come la perfetta moglie e il perfetto marito. Si diceva di essi che non "guardavano" mai altri. Suscitavano l'invidia altrui, come compagni di una carriera degna di elogio e fo ndatori di una dinastia lodevole e promettente sotto tutti gli aspetti. Ora la gente compiangeva lei che era rimasta sola; pur riflettendo che, dopo tut

to, una donna di ottantotto anni che la sua vita l'aveva avuta non faceva poi ta nto pena, e poteva ben passare quei pochi anni che le restavano ad aspettare il giorno in cui il marito, miracolosamente ritornato giovane, inghirlandato di fio ri e rivestito di una specie di camicia da notte, le si farebbe incontro a salut arla, dall'Altra Sponda. E la gente diceva soprattutto che essa era stata felice. Ma che cos'era la felicit? Lady Slane era stata felice? Era una strana parola, qu ella che gli uomini avevano coniato, e che in tre sillabe esprimeva il sommario di una vita intera. Felice. Si era felici in quel dato momento, infelici due minuti dopo; e non sempre si er a felici o infelici per una buona ragione; che cosa significava dunque? Signific ava, se un significato ci doveva essere, che qualche inquieto desiderio voleva c he il nero fosse nero, che il bianco fosse bianco; significava che nella giungla dei terrori della vita, gli inermi omiciattoli cercavan di rincuorarsi con una formula. Certo, c'eran stati momenti di cui si poteva dire: ALLORA ero felice; e con magg ior certezza ancora: ALLORA ero infelice (come quando il piccolo Roberto era l ne lla sua bara, coperto di petali di rose dalla balia siriaca in lacrime); ma tra questi istanti si stendevano intere regioni, le quali non erano che esistenza. Assurdo domandare se in quei momenti, essa era stata felice o infelice. Le sembrava di sentirsi porre una domanda a proposito di un'altra donna che non era lei; e la domanda si compendiava in una parola che non aveva alcun rapporto con l'ingannevole, scaltro, iridescente gioco della vita. Voler rispondere era impresa disperata, come tentar di comprimere le acque di un lago entro una dura sfera solida. Quel lago era la vita, pensava Lady Slane seduta al tepor del muro a mezzod, tra il profumo di pesche; un lago che a tanti riflessi offriva lo specchio piano, do rato dal sole, inargentato dalla luna, scurito da un'effimera nube, increspato d a una brezza, ma piano sempre, superficie contenuta entro limiti, impossibile a foggiarsi in una sfera dura e solida tanto piccola da tenersi in una mano: propr io quel che pretendeva di fare la gente, quando voleva sapere a ogni costo se la vostra vita era stata felice o infelice. No, non era quella una domanda da porsi n a lei n ad altri. Le cose non erano affatto cos semplici. Le avessero domandato se aveva amato suo marito, senz'esitare avrebbe potuto ris pondere di s: lo aveva amato. Non c'eran stati momenti in cui potesse differenziare e dire: ALLORA, in quel ta l momento, lo amavo; e: ALLORA, nel tal altro momento, non lo amavo. L'intensit s'era serbata costante. Il suo amore per lui era stato una nera grafica che aveva attraversata dritta la sua vita. Ella ne aveva sofferto, si era sacrificata, sminuita, ma era stata incapace di s costarsene. Tutto ci che in lei non apparteneva a Enrico Holland tirava, tirava con forze opp oste, eppure quel gigante d'amore, da solo, aveva tirato tutto dalla sua parte, come la squadra pi forte nel tiro alla fune. Tutto in Debora aveva ceduto: le sue ambizioni, la sua esistenza segreta. Tanto essa lo aveva amato, che persino il suo rancore era passato in seconda lin ea. Non poteva serbargli rancore, neppur per il sacrificio che egli le aveva imposto . Con ci, non era una di quelle donne, nelle quali la volutt di sacrificio giunge a un punto per cui il sacrificio cessa di essere tale. I sogni giovanili di Debora erano pur stati incompatibili con un amore simile, e nel rinunciarvi essa sapeva di rinunciare a qualcosa che aveva un valore incomp arabile. Questo essa aveva fatto per Enrico Holland; e Enrico Holland non l'aveva mai sap uto. Dopo tanto tempo, ella poteva gettar su se stessa e sul marito uno sguardo retro

spettivo; meglio ancora, si sentiva capace di considerarlo senza venirgli meno, di astrarre dall'accanita fedelt del passato. Non che la passione fosse svanita dalla sua memoria. Ancora erano vivi i giorni in cui, per la salute e per la felicit di Enrico Holla nd, superstiziosamente aveva pregato un Dio nel quale non aveva mai creduto ferm amente. Puerili e ardenti le eran salite alle labbra le parole, secondo la necessit. "Sig nore," cos aveva pregato ogni sera "abbi cura del mio caro Enrico, rendilo felice , difendilo, o Signore, da tutti i pericoli, dalle malattie e dalle disgrazie, s erbalo a me che lo amo pi d'ogni cosa in questo mondo o in quell'altro." Cos essa aveva pregato; e ogni sera le parole rivivevano, in tutta la loro crudezza; bisb igliando "difendilo da tutti i pericoli, dalle malattie e dalle disgrazie", essa vedeva Enrico investito da un furgone, Enrico rantolante con la polmonite, vede va al vivo l'una e l'altra sciagura. Quando bisbigliava "per me che lo amo pi di ogni altra cosa in questo mondo o in quell'altro", ogni sera aveva patito l'ansia del dubbio, se l'allusione a quell' altro mondo non fosse offesa a un Dio geloso; perch il vantarsi d'avere Enrico pi caro d'ogni cosa in cielo e in terra era certo uno sfiorar la bestemmia, era una sfida a Dio in persona, a quello stesso Dio che essa intendeva propiziarsi; e l a bestemmia poteva colpire pi profondo della preghiera ch'essa aveva in animo... Eppure persisteva in una preghiera che, a rigor di termini, faceva a pugni con l a logica. Enrico le era molto, molto pi caro di qualsiasi cosa in questo mondo o in quell'a ltro. Egli l'aveva conquisa, fino a riuscirle pi caro delle proprie ambizioni. Debora non avrebbe potuto parlar diverso a un Dio che (psto che esistesse) conosc eva certo il suo cuore, vuoi che essa glie lo rivelasse nel bisbiglio di una pre ghiera o no. Perci, tanto valeva ch'essa si concedesse, ogni sera, il lusso di bisbigliar la v erit, sperando che giungesse alle orecchie di Dio; e non a quelle - sperava - di Enrico Holland. Era un gran conforto per lei; dopo la preghiera poteva addormentarsi, avendo ass icurato la salute di Enrico Holland per ventiquattr'ore almeno. Era il limite che essa poneva all'efficacia della propria preghiera. E s che Enrico Holland era stato un tesoro difficile e pericoloso da salvaguardar e, sia pur coll'ausilio di segrete intercessioni. Quanto attiva era stata la sua carriera, quanto lontana dalla sicura vita che er a nelle aspirazioni di Debora! Lei, che per lui avrebbe scelto la metodica esist enza d'un coltivatore di bulbi olandese, di un "mynheer" intento a travolgenti o ccupazioni quali la fertilizzazione di un nuovo tulipano (nelle gabbie di vimini , le colombe tubavano e spiegavano le ali al sole), lei aveva dovuto vederlo viv ere in un'eterna processione, minacciato dalle bombe, in groppa a un elefante pe r le vie di citt indiane; precluso sempre a lei dalle cerimonie o dal lavoro; e q uando il pericolo fisico si trovava momentaneamente sospeso in qualche sicura ca pitale, Londra, Parigi o Washington, quando il servizio di Lord Slane, grande se rvitore dello Stato, richiedeva eh'egli rimanesse in patria o si recasse all'est ero per qualche pacifica missione, allora altre esigenze venivano imposte alla v igile Debora: essa doveva essere pronta a scoprire il suo bisogno di conforto, o gni volta che lo assaliva un fugace scoraggiamento; quando, contrariato, egli tr ovava la via a lei, e si curvava sulla sua poltrona senza nulla dire, ma in atte sa (Debora lo sapeva) della dolce protezione di cui essa lo avrebbe avvolto come d'un mantello. Tutto doveva accadere senza un'allusione esplicita; Debora doveva rafforzar la c onvinzione di lui, che l'ostruzionismo del Governo o l'opposizione degli avversa ri fosse dovuta alle loro corte vedute o alle loro invidie, e non alle manchevol ezze di un Enrico Holland; ma non bisognava lasciargli intravedere d'aver indovi nato il suo malumore o la sfiducia verso se stesso, che altrimenti l'intero edif icio di quel conforto crollerebbe. Finito poi quel compito, quella costruzione di estrema delicatezza e di estrema solidit, quand'egli la lasciava, per tornar riconfortato al proprio lavoro, allor

a, con in grembo le mani inerti che sole tradivano la sua spossatezza, con un so ave vuoto entro di s, quasi che il suo io fosse finito entro le vene di un altro essere, allora, come annegata in un languor senza fine, Debora si domandava se i n segreto non avesse toccato le pi alte cime dell'estasi. Ma nemmeno questo, nemmeno la conferma di quell'amore e il ricordo delle sue pi a rdue esigenze, soddisfaceva Lady Slane, cos ridotto alla massima semplicit. La conferma che essa aveva amato, anche se inconfutabile, ammetteva ancora infin ite complessit. Chi era la Debora, l'"Io" che aveva amato? E Enrico, chi e che cosa era? Una pre senza corporea, minacciata dal tempo e dalla morte e perci tanto pi cara? O era, q uesta presenza corporea, soltanto la proiezione palpabile, il simbolo di qualcos a che a ragione si poteva chiamare se stesso? Celato dietro il simbolo della lor o corporeit, indubbiamente in lui come in lei si agitava qualcosa che era il loro Io. Ma a quest'Io era difficile giungere; offuscato dalle troppo famigliari cianfrus aglie di voce, nome, aspetto, occupazione, circostanze, anche quella fugace perc ezione dell'Io diventava equivoca e confusa. E ce n'erano tanti, di Io. Debora non sapeva mai essere con Enrico lo stesso Io di quando era sola; e anche quel solitario Io che essa inseguiva se la svignava, mutava, sfumava non appena essa lo accostava; e non riusciva mai a cacciarlo in un angolo scuro, e l afferr arlo alla gola e metterlo con le spalle al muro come un ladro notturno, quel dur o nocciolo del proprio Io cacciato nel vicolo cieco del rifugio. Le parole stesse che rivestivano i pensieri di Debora non erano che un'altra con traffazione; di quelle parole non ce n'era una che potesse star da sola, come un a colonna di granito o un tronco d'albero; no, subito dovevan scatenarsi in un l ussureggiante garbuglio di associazioni di idee: fatto, evidentemente, altrettan to misterioso quanto l'Io stesso. Una visione esatta diventava possibile solo in uno stato di dormiveglia senza pa role. Era un dormiveglia puramente sensorio, uno stato ultrafisico, in cui nulla, oltr e un formicolar lieve alle punte delle dita, rievocava un'esistenza corporea, e una serie di immagini senza nome e sconnesse fluttuavano per la mente. Uno stato simile, immaginava Debora, era quello che maggiormente l'avvicinava al l'Io nascosto nell'intimo suo, ma era uno stato che con Enrico non aveva nulla a che vedere. Era forse per questo che aveva accolto con gioia e alla cieca quell'amore che co n le sue stesse torture le dava un'illusione di realt? Dopo tutto, Debora era una donna. Stroncata come artista, era possibile che trovasse appagamento in altre cose? La convinzione prevalente che la donna dovesse far da ancella presso l'uomo, aveva dunque un fondamento? Avevano avuto ragione le generazioni, e torto gli sforzi individuali? C'era qualcosa di bello, qualcosa di attivo, qualcosa di fecondo an che nella sua apparente sottomissione a Enrico? Non poteva essa bilanciarsi sull a corda tesa dei suoi rapporti con lui, cos pericolosamente e precariamente come nell'atto di creare un quadro? Non era possibile vedere i toni e i mezzi toni de lla sua vita in comune con lui, cos come avrebbe potuto vedere le ombre turchine e viola di un paesaggio? E metterli in relazione e coordinare i loro valori in m odo da costringerli entro una forma di bellezza? Non era anche questa un'impresa di un genere che particolarmente si addiceva alla donna? Di un genere quale la donna sola sapeva compire? Un privilegio, una prerogativa da non disprezzarsi? T utta la donna in lei rispondeva: S. Tutto l'artista in lei ribatteva: No. E, d'altra parte, certe donne, nel loro nuovo spirito di riforma, non defraudava no il mondo di un misero resto d'incanto, di un'illusione insensata, ma bella? Q uesta volta, la donna e l'artista rispondevano a una sola voce: S. Ricordava Debora una giovine coppia conosciuta a Parigi, dove il marito era segr etario all'ambasciata; eran quasi due ragazzi, e ricevevano le visite della loro ambasciatrice con tutto il dovuto rispetto. Debora sentiva che, pur essendo loro simpatica, quelle visite erano un disturbo.

Li indovinava cos innamorati da lesinare agli altri ogni mezz'ora estorta a quel dato numero d'anni che il destino aveva assegnato loro da trascorrere insieme. Per lei, quelle visite erano un tormento, eppure si sentiva attirata verso quei due, un po' per affetto, un po' per un morboso desiderio di martirizzarsi con la vista della loro unione. "Maschio e femmina Egli li ha creati", ripeteva tra s o gni volta che usciva da quella casa; e qualche volta sentiva la sua posizione in rapporto a Enrico tanto falsa che il fardello della vita le pesava troppo, e de siderava di morire. Non era una frase; lo desiderava realmente. Era troppo onesta per non soffrire sotto il peso di tanta falsit. Anelava a rapporti semplici, naturali, onesti come quelli tra quei due giovani c os poco interessanti in fondo, ma simpatici. Invidiava Alec, quando, ritto davanti al caminetto con le mani in tasca, faceva tintinnar gli spiccioli guardando la moglie raggomitolata in un angolo del sof. Invidiava a Madge l'indiscusso consenso per tutto ci che Alec diceva o faceva. E s che, nel cuore della sua invidia, qualcosa la offendeva: quell'insopportabile alterigia maschile, quella gretta remissivit femminile. Dov'era la verit, allora? Tiranno d'amore, Enrico aveva defraudato Debora della v ita ch'essa s'era scelta, ma le aveva dato un'altra vita, grandiosa, certo, sple ndida di mondanit (ove lei avesse avuto gusto a queste cose) o una vita, alternat ivamente, che la relegava nella stanza dei bambini. Alla vita di Debora egli aveva sostituito la sua coi suoi interessi; o le vite d ei loro figli con le loro potenzialit. Secondo il modo di vedere di lui, essa doveva lasciarsi assorbire dall'una o dal l'altra, se non da entrambe, con gioia identica. Non gli era mai neppur passato pel cervello che Debora potesse preferire di esse re semplicemente se stessa. Una parte in lei s'era sottomessa. All'acquiescenza era andato unito il sogno di proiettar se stessa entro le vite dei figli, specie dei maschi, come se la loro essenza fosse immensamente pi impor tante della sua, e lei altro non fosse che lo strumento della loro creazione e l 'asilo dei loro anni pi vulnerabili. Rammentava la nascita di Kay. Aveva voluto chiamarlo cos, perch poco prima ch'egli nascesse aveva letto Malory. Fino allora, i suoi figli avevano automaticamente assunto i nomi di famiglia - E rberto, Carlo, Roberto, Guglielmo - ma al quinto, per chiss qual ragione, Debora era stata interpellata, e quand'essa aveva suggerito il nome di Kay, Enrico non s'era opposto. Era di buon umore; "Fai un po' a modo tuo", aveva detto. Cos, debole ancora com'era, essa aveva trovato che Enrico era generoso. Guardando il rosso visino raggrinzito del suo piccino - Dio sa se i visini rossi raggrinziti non erano pi una novit per lei, alla sesta replica aveva capito la re sponsabilit di lanciar nella vita la creaturina contrassegnata da un nome non sce lto da lui, come se si trattasse di varare una corazzata, solo che invece di tor ricelle e ponti e cannoni, qui c'era un mirabile tessuto di carne e materia cere brale. Era onesto chiamare un bimbo Kay? Un nome, un'etichetta che esercitavano un'infl uenza invisibile e incessante. C'era chi diceva che gli individui crescono conformemente al loro nome. In tutti i modi Kay non era cresciuto esageratamente romantico, anche se non si poteva dire che rassomigliasse ai fratelli e alla sorella. Di tutti i figli, Carry era stata quella che le aveva dato meno fastidio; Carry se l'era spianata da s la via per venire al mondo. Erberto, il maggiore dei figli, era arrivato in pompa magna e con difficolt. Guglielmo era stato un bimbo silenzioso e mediocre, coi suoi occhietti piccoli, avido, deciso a sfruttar tutta la provvista del seno materno cos come oggi lui e Lavinia, vera compagna sua, eran decisi a sfruttar sino all'ultimo la loro latte ria. Carlo aveva fatto il suo ingresso nel mondo protestando come protestava oggi: so lo che allora nulla sapeva del Ministero della Guerra.

Edith avevano dovuto sculacciarla per farle tirare il primo respiro; incapace a farsi le sue ragioni con la vita in principio cos come verso la fine. Restava il fatto che in Kay e in Edith soltanto Debora divinava un'inespressa si mpatia. Tutti gli altri erano i figli di Enrico, con l'energia paterna male applicata. Pure, quand'erano piccoli, quei figli - cosini che non stavan ritti da s; tanto g iovani e deboli che per metterli a sedere bisognava sostener loro la malcerta te stolina - Debora, quasi in cerca di compenso alla propria perduta libert, aveva f atto uno sforzo per guardare avanti, dal giorno in cui si salderebbe il loro cra nio l sopra quel punto che pulsava cos spaventoso e aperto; e la loro presa sulla vita non sarebbe pi cos precaria, e lei, la madre, non avrebbe pi timore di vederli esalare l'ultimo respiro da un momento all'altro, quando in assenza della nutri ce si curvava sulla loro culla. Aveva cercato d'indovinare il giorno un cui avrebbero sviluppato un loro caratte re; in cui manifesterebbero vedute diverse da quelle dei loro genitori, e dispor rebbero di s a loro piacimento. Anche in queste cose essa era stata repressa, contrastata. "Chiss come sar diverte nte, quando comincer a scriverci delle lettere da scuola" aveva detto a Enrico, m entre guardavano insieme Erberto dietro la rete della sua culla. A Enrico non era punto piaciuta l'osservazione; subito Debora aveva intuito il s uo scontento. Enrico stimava che una vera donna doveva preferire i propri figli inermi, e depl orare i giorni in cui comincerebbero a farsi grandicelli. Le vestine lunghe eran da preferirsi alle blusette; le blusette ai calzoncini; i calzoncini ai pantaloni lunghi. Enrico aveva idee ben definite e virili sulle donne e sulla maternit. Quantunque segretamente orgoglioso dei suoi maschietti, faceva finta anche con s e stesso che fin quando non fossero cresciuti interessassero unicamente la madre . Cos, istintivamente Debora aveva procurato di far sue quelle vedute. A due anni Erberto era stato destituito in favor di Carry; Carry a un anno in fa vor di Carlo. Era stabilito che l'ultimo venuto fosse il cocco della mamma.Ma eran tutte cose che non avevano un fondo di verit. Pensieri disgustosi, contro natura, le si affollavano alla mente. "Non mi fossi mai sposata... non avessi mai avuto figli." Eppure, amava Enrico - sino allo spa simo - e amava i suoi figli - sino al sentimentalismo. Intorno ad essi tesseva teorie che confidava poi a Enrico, in momenti di intimit e di espansivit. Erberto sarebbe diventato un uomo politico: non l'aveva interrogata (a dodici an ni) su problemi di politica interna? E Kay non le aveva chiesto (a quattro anni) di portarlo a vedere il Tai Mahal? Enrico aveva accondisceso a quelle fantasie senza accorgersi che di fatto chi accondiscendeva era lei. Ma tutto questo era ancora nulla, a paragone delle ambizioni di Enrico, che la t raevano per uno spinoso sentiero. Tutto, nella concezione che Enrico aveva del mondo, era stato contrario alle pi i ntime fibre di Debora. Realista e idealista; quei due rappresentavano gli estremi opposti dei loro punt i di vista, con la differenza che l dove Enrico non aveva bisogno di far mistero del suo credo, Debora doveva proteggere il proprio dall'onta del ridicolo. E anche qui si trovava in preda alla confusione. V'erano momenti in cui le era facile provar l'emozione del gran gioco che Enrico rischiava senza posa; momenti in cui l'esistenza discreta, specializzata, inten sa e bella dell'artista - se le erano stati negati in pratica, a quegli ideali d i vita essa agognava tuttora disperatamente, con la forza dell'immaginazione - l e pareva una misera cosa, egoistica e troppo delicata, a confronto del virile la voro dell'imperialismo e della politica e dell'accanita lotta tra uomo e uomo. V'erano momenti in cui essa poteva capire, non soltanto col cervello ma anche co n la sua sensibilit, come Enrico bramasse quella vita d'azione, cos come lei brama va una vita contemplativa.

Erano, in verit, le due met di un mondo separato.

PARTE TERZA. "Spento il respiro della nostra Vita; E' la Morte che in suo pellegrinaggio Vaci lla i primi passi del suo viaggio." CRISTINA ROSSETTI. Trascorsa l'estate, i giorni d'ottobre non erano pi abbastanza caldi da permetter e a Lady Slane di starsene seduta in giardino. Se voleva prendere un po' d'aria, doveva fare una passeggiatina; e Genoux la car icava di mantelli e di pelliccie, accompagnandola poi fino alla porta d'ingresso per accertarsi che non si liberasse di nessuna di quelle coperture, nel passar per l'anticamera. Lady Slane protestava, qualche volta, mentre Genoux tirava fuori dall'armadio un capo di vestiario dopo l'altro. Ma... Genoux, mi ridurrai ad aver l'aria di un vecchio fagotto. Miladi est bien trop distingue pour avoir jamais l'air d'un vaux fagotto replicav a Genoux avvolgendole ben fermo attorno alle spalle l'ultimo mantello. Ti rammenti, Genoux, diceva Lady Slane infilandosi i guanti quando volevi farmi mettere le calze di lana, se andavo a cena fuori di casa? Era vero. Quando faceva freddo, Genoux si rassegnava a malincuore a preparare le calze di seta con l'abito da sera della sua padrona: o se lo faceva, dopo molte rimostran ze, vi aggiungeva anche un paio di calze di lana, nella speranza che Lady Slane si decidesse a metterle sotto alle altre. Mais pourquoi pas, miladi? sentenzi giudiziosamente Genoux. Dans ce temps-l les dames, mme les jeunes dames, portaient les jupes convenableme nt longues, et un jupon par dessus le march. Pourquoi s'enrhumer, pour des chevilles qui n'y paraissent pas? C'tait la mme his toire pour les combinaisons que miladi voulait tout prix ter pour le dner, prcisme nt au soir lorsqu'il fait plus froid. E chiacchierando su questo tono accompagnava Lady Slane in basso; aveva riacquis tata tutta la sua vivacit, da quando Elm Par Gardens e la servit britannica dai m odi freddi e discreti erano lontani. Come una vecchia chioccia girava attorno a Lady Slane, sgridandola e vezzeggiand ola. Miladi n'a jamais su se soigner. Elle ferait beaucoup mieux d'couter sa vieille Genoux. Les premiers jours d'octobre, c'est tout ce qu' il y a de plus malin. a vous att rape sans crier gare. A l'ge de miladi on ne doit pas prendre des liberts. Non mi sotterrare finch non ce ne sar bisogno disse Lady Slane, sfuggendo agli ang licismi e al pessimismo della vecchia cameriera. Scese cauta i gradini; aveva gelato, e potevano esser scivolosi. Sapeva che Genoux stava a guardarla dalla finestra, sicch all'angolo dovette volt arsi a salutare con la mano. Genoux s'offendeva se la sua miladi si scordava di voltarsi. Con tutto che il gesto non la rassicurava punto; e stava in pena, fino a quando non aveva aiutato a rientrar sana e salva entro casa la figura imbacuccata della vecchia signora; e allora la conduceva di sopra, le toglieva le scarpe da passe ggio, le portava le pantofole, magari una tazza di brodo bollente, riponeva i ma ntelli, e lasciava miladi nel suo salotto, accanto al caminetto e col suo bravo libro.

Con tutto ci la vecchia Genoux, malgrado le sue sentenze e le sue catastrofiche p redizioni, era un'anima buona, allegra, piena di filosofia e di robusta saggezza contadina. (E rispondeva al cenno di saluto di Lady Slane, dopo che questa, all 'angolo, volgendosi doverosamente svoltava e lentamente seguitava la sua via ver so la Brughiera.) Poi, Genoux tornava in cucina, cianciava col gatto, mentre si dava da fare intorno ai fornelli. Lady Slane la sentiva, qualche volta, che diceva: Viens, mon bobo, nice dinner, loo, that's all for you. Perch Genoux s'era fitta in capo che gli animali inglesi capissero soltanto l'ing lese; e una volta, udendo gli sciacalli ululare intorno a Gula-he, aveva osserv ato con Lady Slane: C'est drle tout de mme, miladi, comme on entend tout de suit e que ce ne sont pas des Anglais. Insomma, tutto ben sommato era una bella vita, quella che facevano ora lei e Gen oux, pensava Lady Slane salendo lentamente l'altura verso la Brughiera; lei e Ge noux, in un'intimit indisturbata, reciprocamente legate da gratitudine e devozion e, e anche da un altro legame, quello tacitamente inteso delle congetture su chi abbandonerebbe prima la compagna. Ogni qual volta la porta di casa si chiudeva dietro a una delle rare visite, tut t'e due provavano un certo vago sollievo al veder l'intruso andarsene. Il tran-tran della vita quotidiana era tutto ci che desideravano; a dir la verit, non restava loro energia per altre cose. Anche se si guardavano bene dal confessarselo a vicenda, ogni pi piccolo sforzo l e stancava. Fortunatamente, gli intrusi erano rari. Sulle prime erano venuti i figli di Lady Slane, a rotazione, per dovere, ma quas i tutti davano a vedere chiaro e tondo che arrivar cos lontano, fino a Hampstead, era un gran disturbo, tanto che la madre s'era sentita in dovere di pregarli di risparmiarsi la fatica, e, tolta l'eccezione di qualche visitina, tutti s'affre ttarono a prenderla in parola. Lady Slane era abbastanza accorta per immaginare quel che dicevan tra di loro, p er mettere in pace la coscienza: Insomma, abbiamo pur offerto a mamma di venir a d abitare con noi... Edith sola aveva dimostrato una certa premura di farsi vedere spesso e, come dic eva lei, di aiutare. Ma ormai Edith viveva in un tale stato di beatitudine, nel suo alloggetto, che l e era stato facile persuadersi che mamma non sapeva proprio che farsene di lei. Quanto a Kay, Lady Slane non lo vedeva da un po' di tempo. L'ultima volta che era venuto, dopo molti giri di parole e molto tossicchiare im barazzato, aveva detto che un suo amico, il vecchio FitzGeorge, aveva chiesto il permesso di farle visita. Mi sembra d'avergli sentito dire aggiunse, frugando nel fuoco con l'attizzatoio che ti aveva conosciuto in India. In India ? disse Lady Slane, vagamente. Sar ben possibile, caro, ma non ricordo quel nome. Sai, veniva sempre tanta gente; spesso eravamo in venti a pranzo. Non potresti rimandar la visita con un pretesto, Kay? Non vorrei essere sgarbata , ma mi par proprio di non sentirmela pi di ricever degli estranei. Kay moriva dalla voglia di domandare alla mamma che cosa intendesse Fitz, dicend o d'averlo visto nella culla. Di fatto, era venuto a Hampstead risoluto a far luce su quel mistero. Va da s che se ne and via senza saperne pi di prima. Niente pronipoti; avevano la proibizione di venire. I nipoti non contavano; come generazione di mezzo, erano insignificanti. Ma ai pronipoti, che non erano insignificanti ma avrebbero potuto disturbare Lad y Slane, essa aveva proibito le visite. E, con la singolare fermezza dispiegata a volte e improvvisamente dalle persone pi docili, Lady Slane s'era mantenuta conseguente alle sue idee. Unico visitatore regolare era il signor Buctrout, che veniva a prendere il t una volta alla settimana, il marted. Ma il signor Buctrout non la stancava punto; e la conversazione del signor Buc

trout correva, correva come un ruscello mormorante, e Lady Slane, secondo come s e la sentiva, ascoltava o no. Era bello, lass alla Brughiera, tra alberi ingialliti e azzurre lontananze. Seduta su una panca, Lady Slane riposava. Alcuni ragazzini facevano volar degli aquiloni; correvano sul prato trascinandos i dietro lo spago, fino a che l'aquilone, come un uccellaccio goffo, s'alzava, e la lunga coda ingarbugliata si stagliava sul cielo. Lady Slane ricordava altri ragazzetti che facevano volare degli aquiloni, in Cin a. Troppo spesso, ora, le passate memorie di paesi stranieri e quelle del presente in Inghilterra ballavano una specie di quadriglia nella sua mente, frammischiand osi e sovrapponendosi; a volte essa si domandava se la memoria non le si confond esse un poco, tanto immediate e simultanee si rivelavano le due impressioni. Non si trovava ora su una collina nei dintorni di Pechino, con Enrico, e l, a ris pettosa distanza, non c'era il garzone che faceva passeggiar su e gi i loro caval li? Oppure, vecchia e sola e vestita di nero, si riposava su una panca, nella Br ughiera di Hampstead? Ah, ecco l i comignoli di Londra, a rassicurarla. Non c'era dubbio, quei ragazzini erano piccoli "cocneys" cenciosi, non gi monell i del Celeste Impero vestiti di cotone turchino; e le stesse sue membra, entro l e quali un certo pizzicor reumatico si fece sentire allorch essa si mosse un poco sulla dura panca, nulla avevano a che fare con la giovane creatura sana e fiore nte che insieme a Enrico aveva preso al galoppo il fianco della riarsa altura. Quasi brancolando in una penombra di ricordi, Lady Slane tent di rivivere la sens azione di quel benessere fisico; ma le fu impossibile. Un'obbediente intima voce, rievocata dal passato come una vecchia melodia, flutt uava inafferrabile sul limitar delle memorie, riproducendo in parole i fatti di quella sensazione, ma senza suscitare risposta nel vecchio corpo ormai ottuso. Invano essa si diceva che una volta s'era risvegliata in un mattino d'estate, de siderosa di balzar dal letto e di correre fuori, all'aria aperta, per dar sfogo alla sua esuberanza. Invano, malgrado i suoi sforzi, tentava di rinnovar l'orgasmo dell'attesa di que l momento in cui sospesa la loro vita ufficiale - al buio essa si volgerebbe tra le braccia di Enrico. Ormai, non erano che parole, spoglie d'ogni realt. Le uniche cose cnsone alla realt erano quelle che componevano l'umile vita quotidi ana in compagnia di Genoux; i piccoli interessi di quella vita - i fornitori che suonavano il campanello alla porta di servizio, l'arrivo di un pacco di libri d alla libreria Mudie, i conciliaboli, se era meglio comprare dei "muffins" o dei "crumpets" per il t settimanale del signor Buctrout; e l'agitazione che causava un'annunciata visita di Carry; e il progredir di certi acciacchi ai quali Lady S lane cominciava davvero ad affezionarsi. Quel suo corpo, di fatto, stava diventando il suo compagno, la sua costante riso rsa e preoccupazione; tutte le piccole miserie fisiche a lei sola note, insignif icanti e presto scacciate in giovent, con la vecchiaia diventavano prepotenti ed esercitavan sul serio la tirannia che avevan sempre minacciato. Eppure, non era da dire che non fosse una tirannia simpatica e interessante. Un sospetto di lombaggine, costringendo Lady Slane ad alzarsi dalla poltrona con mille cautele, le rammentava quel certo giorno in cui aveva fatto uno sforzo al le reni, a Nervi; dopo d'allora, non aveva mai pi potuto fidarcisi molto, della s ua schiena. E come le eran noti i piccoli segreti della sua dentatura, per cui doveva mangia re adagino, masticando da una parte piuttosto che da un'altra. Istintivamente aduncava un dito - il medio della sinistra per sfuggire allo spas imo della neurite. Un'unghia che minacciava d'incarnarsi obbligava Genoux a usare il calzascarpe co n la pi gran precauzione. E tutte queste parti del corpo diventavano prepotentemente personali: la mia sch iena, il mio dente, il mio dito, la mia unghia; e ancora una volta, era Genoux l 'unica persona che sapesse esattamente quel che significava un'improvvisa esclam azione della sua padrona mentre si lasciava cadere nella poltrona; e i legami tr

a Lady Slane e Genoux raggiungevano le incommensurabili altezze di un legame tra amanti, di un'assoluta intimit fisica. Di simili piccole cose era fatta ormai la vita: dell'unione con Genoux, dell'int eresse verso il proprio corpo che si disintegrava, delle attenzioni del signor B uctrout e delle sue visite settimanali, della gioia che le dava il pruinoso mat tino coi fanciulli che facevan volare gli aquiloni sulla Brughiera; persino del timor di scivolare su un gradino ghiacciato, ben sapendo quanto fragili fossero le vecchie ossa. Tutte cose insignificanti, trascurabili, che sole nobilitava il loro vasto sfond o, lo sfondo della Morte. Certi pittori di scuola italiana dipingevano alberi - pioppi, salici, ontani - c on ciascuna foglia separata, e netta, e venata, contro un cielo verde translucid o. Di tale specie erano le piccole cose, le armoniose foglie della vita presente di Lady Slane: redente dalla loro banalit, dalla giustapposizione su di una luminos a eternit. Lady Slane si esaltava, evadeva da una troppo ovvia meschinit, da una vita banale , ogni qual volta le tornava alla mente che nessuna avventura poteva ormai accad erle fuorch l'avventura suprema, quella per cui tutte le altre non erano che prep arazione. Ma aveva fatto male i suoi calcoli, tuttavia, dimenticando che le sorprese della vita sono inesauribili, e lo sono fino alla fine. Rientrando in casa quel giorno, scorse sul tavolo nell'ingresso un cappello masc hile di forma inusitata; e Genoux, al colmo dell'agitazione, l'accolse bisbiglia ndo: Miladi! il y a un monsieur... je lui ai dit que miladi tait sortie, mais c'e st un monsieur qui n'coute pas... il attend miladi au salon. Faut-il servir le th... Miladi tera bien ses souliers, de peur qu'ils ne soient humides? Lady Slane riandava con la mente al suo incontro col signor FitzGeorge, cos come il signor FitzGeorge riandava con la mente al suo incontro con Lady Slane. Dopo aver aspettato a lungo e invano che Kay lo conducesse con s, FitzGeorge avev a pensato bene di far di testa sua, ed era andato solo. Da quello spilorcio che era malgrado i suoi milioni, era venuto sino a Hampstead con la ferrovia sotterranea; aveva fatto a piedi il tratto dalla stazione alla casa di Lady Slane; e fermatovisi davanti, ne aveva apprezzato la georgiana dign it con gli occhi di un conoscitore, esclamando con soddisfazione: Ah! Ecco la cas a di una donna di gusto. Ben presto doveva constatare il proprio errore; riuscito a farsi strada fin nell 'anticamera, imperterrito di fronte alle obbiezioni di Genoux, aveva trovato che Lady Slane non aveva gusto affatto. La scoperta gli procur un perverso piacere. La stanza in cui la riluttante Genoux lo introdusse era semplice e comoda. Delle poltrone, dei "chintzes"... E le luci al posto giusto bofonchiava passeggiando avanti e indietro. La prospettiva di rivedere Lady Slane lo scombussolava oltre ogni dire. Ma quand'essa entr, apparve subito evidente che non si rammentava affatto di lui. Lo salut cortesemente, con un ritorno alla maniera viceregale; si scus d'essersi t rovata fuori, lo invit ad accomodarsi; disse che Kay gli aveva ben fatto il di lu i nome; aggiunse che il t sarebbe stato pronto fra un minuto; ma era chiaro che n on riusciva a capire qual buon vento lo avesse mai condotto da quelle parti. Forse aveva un vago sospetto ch'egli intendesse scrivere la vita di Lord Slane? Clto da quell'idea, FitzGeorge ruppe in un riso chioccio, e alquanto inesplicabil e per Lady Slane. Non gli riusciva facile spiegare, l su due piedi, come fosse stata la Viceregina, e non il Vicer, che pi di mezzo secolo prima, a Calcutta, aveva attirato la sua a ttenzione. Cos come stavano le cose, fu costretto a spiegare che, in giovent, era venuto con delle lettere di presentazione al Palazzo del Governo e aveva ricevuto un superf iciale invito a pranzo.

FitzGeorge, tuttavia, era ben lungi dall'essere imbarazzato, troppo lontano com' era da convenzioni sociali di questo genere. Parl di s con molta semplicit e senza raggiri. Vedete, disse ero un giovane senza nome, al quale un padre ignoto aveva lasciato un'enorme fortuna, esprimendo il desiderio ch'io facessi il giro del mondo. Naturalmente, non vedevo di meglio che approfittar di un'occasione simile. E' sempre una bella cosa, poter soddisfare dei desideri che coincidono coi nostr i. Gli avvocati, che erano anche i miei tutori, aggiunse in tono asciutto lodarono il mio zelo nell'accondiscendere al desiderio espresso nel testamento. Secondo le vedute di quei vecchi barbogi che muffivano in Lincoln's Inn, un giov anotto che disertava Londra per l'Estremo Oriente dietro semplice consiglio pate rno era davvero un figliuolo obbediente! Probabilmente, stimavano i ridotti dei teatri di Shaftesbury Avenue pi affascinanti dei bazar di Canton. Beh, la sbagliavano. Met dei tesori della mia collezione attuale, Lady Slane, li devo a quel viaggio i ntorno al mondo compiuto sessant'anni fa. Era evidente che Lady Slane non aveva mai udito parlare della collezione FitzGeo rge. Cos gli fece capire, almeno. FitzGeorge gongolava, cos come aveva gongolato alla scoperta che Lady Slane non a veva gusto. Magnifico, Lady Slane! La mia collezione, mi figuro, ha il doppio almeno del val ore di quella di Eumorphopoulos, ed altrettanto celebre - per quanto possa perme ttermi di dire che l'ho pagata la centesima parte del suo valore attuale. E, a differenza della maggior parte degli esperti, non ho mai perso di vista un sol momento la bellezza. Rarit, curiosit, antichit non sono abbastanza per me. Io ho bisogno della bellezza, o, quanto meno, della perfezione tecnica. E sono stato ricompensato. Oggigiorno non c' pezzo nella mia collezione, per cui qualunque museo non darebbe i suoi migliori. Lady Slane, che non s'intendeva molto di queste cose, pareva divertirsi a quelle puerili vanterie. E lo incitava a proseguire, quella vecchia gazza ladra con un fondo d'ingenuit, q uel collezionista di cose belle, che improvvisamente aveva trovato la strada del la casa di lei, e ora sedeva l vicino al caminetto, e faceva il fanfarone, diment ico di quel tal pranzo a Calcutta e della sua amicizia con Kay, le sole cose che avrebbero potuto giustificare la sua indiscrezione. Sin dal primo istante, egli aveva avuto per lei il fascino di una figura complet amente staccata e isolata. Il fatto stesso che non aveva conosciuto genitori, che non possedeva un nome leg ittimo, ma era puramente e semplicemente se stesso, lo rivestiva agli occhi di L ady Slane di un certo leggendario incanto. Ne aveva avuto abbastanza, nella sua vita, di gente che esibiva come passaporto la propria posizione sociale. Di questi passaporti, il signor FitzGeorge non ne possedeva; nemmeno la sua ricc hezza poteva considerarsi come tale, ch la sua noma di avarizia distruggeva istant aneamente le speranze del pi intraprendente cacciatore di benefici. Curioso davvero, poi, che l'avarizia di FitzGeorge non urtasse Lady Slane come q uella di suo figlio Guglielmo. Guglielmo e Lavinia erano degli avari furtivi; non potevano fare a meno della ta ccagneria; l'avevano nel sangue la loro parsimonia (Lady Slane ricordava d'aver pensato, quando s'erano fidanzati, che era quello il vero legame tra di loro), m a non avevano il coraggio delle loro opinioni, e cercavano di dissimularle. FitzGeorge indulgeva alla propria debolezza su vastissima scala, e non ne faceva mistero. A Lady Slane piacevano le persone che, se avevano dei vizi, non se ne vergognava no; disprezzava ogni travestimento dettato dall'ipocrisia. Cos, quando il signor FitzGeorge le confess che gli rincresceva enormemente separa

rsi dai propri quattrini, e che non lo faceva se non di fronte alle irresistibil i tentazioni della bellezza, e non si consolava che all'idea di fare un buon aff are, Lady Slane rise francamente, dicendo che non per questo meritava meno rispe tto. Dall'altra parte del caminetto, egli la guardava. Lady Slane osserv che portava un vestito spelacchiato. A Calcutta, se ben ricordo, avete riso di me disse FitzGeorge. Di Calcutta egli pareva ricordare un'infinit di cose. Lady Slane, ribatt scherzoso allorch essa gli rinfacci la sua ottima memoria non av ete ancora osservato che i ricordi di giovent si acuiscono con l'avanzar dell'et? Quel piccolo "ancora" torn a farla ridere: ecco che egli recitava la parte d'un u omo il quale vuol far credere a una donna che essa ancora giovane... Essa aveva ottantotto anni, ma la molla principale che andava da uomo a donna s' arrotolava tuttora come un cobra tra loro due. Molti erano gli anni trascorsi da quando essa aveva sentito quello stimolo; e gi unse come un risorgere inatteso, un tremolo, un gesto di commiato che la turb stra namente, ridestando un'eco la cui melodia essa ne riusciva a rievocare interamen te. Aveva veramente veduto FitzGeorge prima d'allora, o quella lieve e antiquata gal anteria ridestava soltanto in lei un generico ricordo di anni in cui non incontr ava quasi occhio d'uomo senza leggervi l'ammirazione? Comunque fosse, la presenz a di costui la inquietava, bench non potesse negare che quella lievissima agitazi one non fosse men che piacevole; e del resto egli l'aveva guardata in modo da fa rle capire che, solo ch'egli volesse, era anche capace di fornirle la spiegazion e. E dopo ch'egli se n'era andato, essa se n'era rimasta l a fissare nel fuoco, sfor zandosi di ricordare, sforzandosi di metter la mano su qualche cosa che, come un supplizio di Tantalo, s'ostinava a rimaner fuor di portata, a sfuggirle... Qualcuno aveva bussato al suo cuore, come il batacchio d'una vecchia campana fes sa in un campanile abbandonato. Nessuna squilla si ripercuoteva per le valli, ma dentro il campanile un tintinno, una vibrazione appena si propagava, tanto da disturbar gli stornelli nei loro n idi e da far rabbrividire le ragnatele. Il mattino dopo, s'intende, Lady Slane rise delle ubbe della sera avanti. Che bizzarri ghiribizzi sentimentali l'avevan mai clta? Per due ore aveva sognato come una signorina! Era stata tutta colpa di quel FitzGeorge, che s'era introdo tto a quel modo in casa sua, che aveva tirato in ballo il passato, prendendola g arbatamente in giro per la sua dignit di giovine Viceregina, guardandola con l'ar ia di voler dire: e questo che dico non niente... il bello verr poi; colpa di que l FitzGeorge, che s'era dimostrato un poco beffardo, un poco galante, rivelando un'incondizionata ammirazione e una segreta commozione. Se pure i modi di lui s'eran mantenuti assai superficiali, Lady Slane sapeva che a quella visita egli doveva aver dato un certo peso. Chiss se sarebbe ritornato? Se quel signore fosse ritornato, domandava Genoux, do veva farlo passare avanti? Questa volta, sarebbe preparata, e non l'avrebbe scos tata da banda (come se lei, Genoux, fosse un giornale vecchio) per entrar dritto filato in anticamera e posar sul tavolo quel ridicolo cappelluccio. Ah, mon Dieu, miladi, quel drle de chapeau! E si piegava in due, soffregandosi l e mani lungo le coscie mentre rideva, rideva. A Lady Slane piaceva veder ridere Genoux cos di cuore su tutto ci che a lei pareva ridicolo. Per tutta risposta a quell'allegria, si permise un sorriso sul cappello del sign or FitzGeorge. Chiss dove li prendeva, quei cappelli? domandava Genoux; car je n'ai jamais vu un pareil chapeau en devanture. Li faceva fare apposta per lui, su misura? E la sciarpa che aveva al collo... Suo Onore l'aveva vista? Tutta a scacchi, come un garzone di scuderia. C'est un original concluse saggiamente Genoux; ma, diversamente da una cameriera inglese, non le bastava ridere alle spalle del signor FitzGeorge. Avrebbe voluto saperne di pi sul conto suo.

Una cosa che faceva pena, diceva, essere a quel modo - un vieux monsieur, e tutt o solo. Non aveva mai avuto moglie? A vederlo, non aveva l'aria di avere avuto una mogli e. E Genoux andava dietro a Lady Slane, avida d'informazioni che questa non era in grado di fornirle. Aveva preparato un buon t, diceva Genoux; quella giacca mal ridotta le aveva fatt o supporre un'eccessiva povert. J'ai vite couru au coin de la rue, attraper l'homme au "muffins"; ma apparve alq uanto contrariata, quando Lady Slane le disse, in tono piuttosto asciutto, che p er quanto ne sapeva lei il signor FitzGeorge era milionario. Un milliardaire! Et s'affubler comme a! Genoux non sapeva darsi pace. Ma insomma, che doveva fare? domand. La prossima volta, doveva farlo passare avanti o no? Lady Slane rispose che non credeva che il signor FitzGeorge sarebbe tornato, ma nell'attimo stesso in cui d isse cos, seppe d'aver detto una bugia; FitzGeorge, nell'accomiatarsi, trattenend ole la mano, aveva chiesto il permesso di ritornare. Perch doveva mentire, con Genoux? S, lo farai passare avanti... disse, incamminand osi verso il salotto. Erano tre, ora, tre vecchi: il signor Buctrout, il signor Gosheron, e il signor FitzGeorge. Un bizzarro trio - un agente d'immobili, un capomastro e un amatore d'arte! Tutt 'e tre vecchi, tutt'e tre eccentrici, tutt'e tre misantropi. Che strana vicenda era stata, che essa si fosse staccata da tutto il complesso c he formava la sua vita le sue attivit, i suoi figli, e Enrico - per sostituirla, in quel breve interludio prima della fine, con una nuova esistenza popolata seco ndo i suoi desideri! Forse era stata lei a volere cos, ma non arrivava a figurars i come vi fosse riuscita. Forse disse ad alta voce si ha sempre quel che si desidera, quando si alla fine. Tolse da uno scaffale un vecchio volume, lo apr a caso e lesse: "Cessate i vostri giuramenti, cessate le vostre bestemmie, Cessate le vostre pom pe, cessate la vostra vanagloria, Cessate il vostro odio, cessate i vostri sperg iuri, Cessate le vostre malizie, cessate le vostre invidie, Cessate le vostre ir e, cessate le vostre lascivie, Cessate le vostre frodi, cessate i vostri inganni , Cessate di profferir, con la vostra lingua, calunnie. Non era strano che qualcuno avesse espresso il suo pensiero nel diede uno sguard o alla data - nel 493? Lesse la strofa che seguiva: Fuggi falsit, fallacia, fragilit e ferocia, Fuggi favori e follie, Fuggi finzioni e favole, Fuggi festosit frammiste a frode, Fuggi frenesie, fuggi frivole fantasi e, Fuggi i fanfaroni che fingono adulazioni... Tutto essa aveva fuggito, fuorch le frivole fantasie; non erano forse, quei suoi tre vecchietti, frivole fantasie?... frivoli fantasmi, corresse sorridendo. Quanto alle pompe, alle vanaglorie, e alle lingue che profferivan calunnie, eran o cose che ormai non oltrepassavano pi la soglia di casa sua, fuorch quando glie l e portava dentro Carry, con una folata d'aria gelida. Poi, si colse in fallo: come mai accettava subito in blocco quel FitzGeorge e lo ammetteva tra i suoi intimi? Tolta una civile frase di commiato, che ragione av eva di credere ch'egli si sarebbe fatto ancora vedere? FitzGeorge torn a farsi ve dere, e Lady Slane ud che Genoux lo faceva passare avanti come un vecchio amico. S, Suo Onore era in casa; s, Suo Onore aveva lasciato detto che sarebbe stata ben contenta di ricevere monsieur, a qualsiasi ora. Lady Slane tendeva l'orecchio, desiderosa che Genoux non sfoggiasse tanta ospita lit per conto della sua padrona. Ora non era pi tanto sicura che le facesse piacere veder le porte di casa sua spa lancate a quell'invadente signor FitzGeorge. Proprio, bisognava dire a Kay di farglielo capire delicatamente. Lo ricevette, intanto; si lev, morbida tra i neri panneggi, gli porse la mano col sorriso ch'egli non aveva dimenticato.

Perch non doveva riceverlo? Dopo tutto, erano due vecchi, erano molto vecchi, tan to vecchi che non riuscivano a togliersela di mente, la loro et; e a tanta et era pur bello starsene l come due gatti nel canto del fuoco, a riscaldarsi le vecchie ossa, tendendo mani cos diafane da lasciar trasparire rosea la fiamma, mentre la conversazione ferveva o languiva senza sforzo alcuno. Tutta la sua vita, Lady Slane aveva saputo dare agli altri l'impressione che pot evano parlare se cos garbava loro, ma anche star zitti se cos preferivano; ed era stata, questa, una delle ragioni che avevano spinto Enrico a sposarla. Possedendo nell'intimo suo un gran fondo di calma, era capace di comprendere che anche gli altri godessero nella calma. Enrico Holland soleva dire che poche donne sapevano esser quiete senza esser noi ose, e meno donne ancora sapevano parlare senza dar fastidio; ma Enrico Holland, a cui pure piacevano le donne, aveva poca stima di esse, e non ce n'era nessuna che lo soddisfacesse, all'infuori di sua moglie. FitzGeorge l'aveva diagnostizzato con un acume non comune, l a Calcutta, dove Dio sa se il Vicer ne aveva avute attorno a s di donne graziose e spiritose, tutte am abilmente illuse dalle assiduit che il Vicer dedicava loro per turno. Grazie a Dio, pensava FitzGeorge, Lady Slane non aveva gusto. Egli era sazio di donne che si vantavano di aver gusto e quindi presupponevano s egrete armonie con un conoscitore come lui. Non c'era rapporto, fra le due cose - fra "decorazione" e bellezza vera. Le opere d'arte delle sue collezioni appartenevano a un mondo ben diverso da que llo degli stilizzati "interni" di quelle dame di gusto. Quasi con tenerezza FitzGeorge guardava le lampade dai paralumi rosa e i tappeti turchi di Lady Slane. Chi desiderasse un po' di bellezza non aveva che a riposar lo sguardo su di lei, cos fine e decrepita e bella, pari a un avorio scolpito; lei che fluiva come un' onda nella sua poltrona, tanto leggere ed esili erano le sue membra; e la fiamma del caminetto gettava riflessi rosei sui suoi lineamenti e sui capelli nivei. Nessuna giovinezza aveva la bellezza incomparabile d'un vecchio volto; il volto della giovinezza era una pagina bianca. Incapace era la giovinezza di starsene seduta cos immobile, in riposo assoluto, q uasi che ogni impeto, ogni movimento fossero esauriti, passati ormai, per far lu ogo all'attesa e alla rassegnazione. FitzGeorge ringraziava il Cielo che gli aveva risparmiato la vista di Lady Slane nella sua maturit, s ch'egli aveva potuto serbare intatta la memoria di lei cos co me ell'era nella sua giovinezza vivace e piena di fuoco; e ora completava quel r icordo con questa visione di una Lady Slane giunta in fondo al libro della sua v ita. La stessa donna; ma lui all'oscuro di come s'era svolta, tra i due capi, la stor ia. FitzGeorge s'accorse che da cinque minuti buoni non aveva aperto bocca. Lady Slane pareva essersi dimenticata di lui. Eppure non dormiva, ch guardava quieta quieta nel fuoco, in grembo le mani inerti nella posa consueta, i piedi riposanti sul parafuoco. FitzGeorge era sorpreso ch'essa lo accettasse con tanta naturalezza. "Vero che siamo vecchi," pens "e le nostre sensazioni sono mutate. Essa trova naturale che io me ne stia seduto qui come se l'avessi conosciuta per tutta la mia vita." Lady Slane disse ad alta voce non credo che la vostra vicer egalit fosse una gran soddisfazione per voi. Aveva una voce piuttosto aspra e sardonica di natura, n faceva sforzi per addolci rla neppure in presenza di Lady Slane. Disprezzava l'umanit, e ne faceva tanto poco caso che di rado parlava senza soggh igno. Kay era suo amico, ma anche a Kay, FitzGeorge non risparmiava le frecciate della sua lingua. Mossa da un ravvivarsi della solidariet verso suo marito, Lady Slane s'irrigid un poco. Anche la viceregalit ha la sua ragione d'essere, signor FitzGeorge.

Ma non per creature come voi ribatt imperterrito FitzGeorge. Lo sapete, seguit curvandosi in avanti che mi faceva stizza vedervi imprigionata fra quelle mummie? Voi vi rassegnavate e recitavate la vostra parte - oh, a mera viglia! - ma non facevate che smentire la vostra natura. Rammento quella sera che con altri ospiti attendevo l'arrivo vostro e di Lord Sl ane, prima di pranzo; eravamo radunati, una trentina, credo, in un gran salone, tutta gente ingioiellata e in uniforme, tutti pi o meno con l'aria imbambolata, s ull'immenso quadrato d'un tappeto. Rammento che c'era un gran lampadario, con tutte le candele accese, tintinnante ogni volta che qualcuno, al piano di sopra, camminava. Chi sa se era il vostro passo che faceva tintinnire quel lampadario? E poi, due battenti si spalancarono, e voi entraste col Vicer, e tutte le signore s'inchinar ono. Finito il pranzo, voi due avete tenuto circolo, dicendo qualche cosa a ogni invi tato... Eravate vestita di bianco, con dei diamanti nei capelli, e mi avete domandato se speravo di poter prender parte a una partita di caccia grossa. Forse pensavate che era quello il genere di domande da porsi a un giovinotto ric co; non potevate sapere quanto mi fosse odiosa la sola idea di uccidere un anima le. Risposi di no; ero soltanto un viaggiatore. Ma non credo che, per quanto m'abbiate sorriso attenta, ascoltaste la mia rispos ta. Certo stavate pensando a qualcosa da dire a chi veniva dopo di me, e senza dubbi o dev'essere stato qualche cosa di altrettanto cortese e poco appropriato. Fu il Vicer e non voi a lanciare l'idea che vi accompagnassi nel vostro viaggio. Il nostro viaggio? fece Lady Slane, stupita. Sapete che modo facile e amabile aveva di lanciar le idee? Nella maggior parte d ei casi, si sapeva benissimo che non dava importanza a quel che diceva, e che no n s'aspettava affatto che uno accettasse le sue proposte. Bisognava inchinarsi e dire: "oh grazie, magnifica idea davvero..." e poi, non p arlarne mai pi. Lord Slane era capace di dire: "la Cina? sicuro, vado in Cina la settimana ventu ra; paese interessantissimo, la Cina; dovreste venire con me". Ma sarebbe rimasto molto stupito se uno lo avesse preso in parola, quantunque os erei dire che la sua perfetta educazione avrebbe dissimulato la sua sorpresa. Non trovate che ho ragione, Lady Slane ? Senza aspettare che Lady Slane gli dess e ragione, egli continuava. Ma questa volta trov qualcuno che lo prese in parola. E quel qualcuno ero io. "Voi che siete un antiquario, FitzGeorge", mi disse Lord Slane - per lui, antiquario era un termine vago - "e non avete fretta, perch non venite con noi a Fatihpur Sihri?" Il gioco di pazienza nella mente di Lady Sla ne si metteva improvvisamente a posto. Le note ricordate a mezzo ritrovavano la loro melodia. Lady Slane era l, sulla terrazza della deserta citt indiana, e guardava il paesagg io bruno, dove nugoli di polvere segnavano, a tratti, la strada verso Agra. Poggiava il braccio al parapetto torrido e roteava lentamente l'ombrellino. Roteava l'ombrellino, perch si sentiva un poco a disagio. Lei e il giovane che le stava accanto erano isolati dal resto del mondo. Il Vicer s'era allontanato; ispezionava la moschea ornata di bassorilievi di madr eperla, accompagnato da un gruppo di funzionari in uniformi bianche e elmetti di sughero; accennando col bastoncino, disse che si sarebbero dovuti allontanare i colombi di sotto le grondaie. Il giovane accanto a Lady Slane disse piano che era un gran peccato, quella cond anna dei colombi: se una citt era stata abbandonata dagli uomini, perch non doveva no ereditarla i colombi? I colombi, le scimmie, e i pappagalli, seguitava, poich un litigioso volo di cacatoe verde giada li sfior nel passare; guardate quelle pi ume verdi contro queste mura damascate, aggiunse, levando il capo a guardar lo s tormo che turbinava come una manciata di smeraldi attorno alla casa del Poeta... Era una cosa unica, disse, una citt di moschee, palazzi e cortili abitata soltant

o da uccelli e animali; chi sa che cosa avrebbe pagato, lui, per vedere una tigr e salire i gradini di Abar, e un cobra ravvolger pulitamente le sue spire nella sala del consiglio. Quanto pi si addirebbero alla rossa citt, di quegli uomini in stivaloni e "topees" . Lady Slane, che lo ascoltava distratta, intenta a osservare ogni movimento del V icer e del suo gruppo, aveva sorriso a quelle fantasie e aveva decretato che il s ignor FitzGeorge era un romantico. FitzGeorge. Il nome le tornava alla mente. Non c'era da stupirsi che, tra qualche migliaio di nomi, essa lo avesse dimentic ato. Ma le tornava alla mente, ora, come le tornava alla mente lo sguardo che egli le aveva dato allorch essa lo aveva cos garbatamente ripreso. Era stato pi che uno sguardo; era stato un momento da lui creato, mentre trattene va gli occhi di lei e li riempiva di tutto ci che non osava o non voleva dire. A lei era parso di esser nuda dinanzi a lui. S disse FitzGeorge, guardando Lady Slane, che era l dall'altra parte del caminetto , a Hampstead. Avevate ragione; ero un romantico. Essa trasal, al sentire che egli si ricollegava cos alle sue stesse memorie; dunqu e quel momento aveva avuto un identico significato, un'identica intensit per entr ambi? Quel significato l'aveva turbata, aveva fatto s che per qualche minuto essa si sentisse pi a disagio di quanto non volesse riconoscere. La sua fedelt verso Enrico era senza macchia; ma dopo la partenza di FitzGeorge, quel giovine giramondo di cui la sua coscienza non aveva neppur registrato il no me, essa s'era sentita come se qualcuno avesse fatto esplodere una carica di din amite nel suo pi profondo recesso. Qualcuno, con uno sguardo, aveva scoperto la via a una camera segreta che essa n ascondeva financo a se stessa. Quell'uomo aveva commesso l'audacia suprema di guardare entro l'anima di lei. FitzGeorge la guardava ancora. Buffo, non vi pare ? disse. E dopo che ci avete lasciati, ad Agra, disse Lady Slane disinvolta, mal disposta a confessare che egli l'aveva scossa che cosa avete poi fatto? Risalii verso il Cashmir disse FitzGeorge appoggiandosi allo schienale della poltrona e giungend o le punte delle dita. Risalii il fiume per una quindicina di giorni, con una barca. Avevo tempo finch volevo per pensare ai casi miei, e mentre guardavo i laghi cosp arsi di fiori di loto rosei, pensavo a una donna giovane, vestita di bianco, cos mirabilmente ammaestrata all' obbedienza, e cos ribelle in cuor suo. Mi lusingavo, dicendomi che per un minuto le ero stato molto vicino; poi, ricord avo che dopo un solo sguardo essa si era distolta da me e s'era avvicinata a suo marito. Ma se l'avesse fatto perch aveva paura, o per mettermi a posto, questo non l'ho s aputo mai. Forse per l'una e l'altra ragione. Se essa aveva paura, era di lei, non di voi disse Lady Slane; e quelle parole so rpresero tanto lei quanto FitzGeorge. Non mi sono mai lusingato che avesse paura di me disse FitzGeorge. Gi fin d'allora sapevo che non avevo fascino per le donne, specie per una gran da ma giovane e bella come voi. Non lo desideravo nemmeno aggiunse: e guard Lady Slane con aria di sfida, per qua nto glie lo permetteva la sua aria alquanto goffa di vecchio scapolo. Certo, non lo desideravate disse Lady Slane, rispettosa di fronte a quegli ultim i bagliori d'un contrastato amor proprio.No di certo disse FitzGeorge, riabbando nandosi nella sua poltrona, rappacificato. Eppure, sapete, aggiunse, come spinto ancora da un bisogno sempre vivo di sincer it bench non mi fossi mai innamorato prima, e non mi sia mai innamorato dopo, a Fa tihpur Sihri mi sono innamorato di voi.

Veramente, credo sia stato fin da quel ridicolo pranzo a Calcutta. Altrimenti, non sarei andato a Fatihpur Sihri. Era fuor della mia strada, e non son mai andato fuor della mia strada, n per un u omo n per una donna n per un bambino. Tanto vale che ve lo dica chiaro e tondo, Lady Slane; io sono il perfetto egoist a. Non c' nulla fuorch un'opera d'arte che possa tentarmi a uscir dalla mia strada. In Cina, dove andai dopo aver lasciato il Cashmir, rimasi cos intossicato dalle o pere d'arte che ben presto non pensai pi a voi. Quella bislacca, incivile e tarda dichiarazione aveva suscitato in Lady Slane un guazzabuglio di sentimenti. Ne era rimasta offesa la sua fedelt a Enrico. Turbava la pacata calma dell'et. Rinfocolava i dubbi della sua giovinezza. La urtava leggermente, e la lusingava pi di quanto la urtasse. Era l'ultima cosa che si sarebbe attesa al mondo - lei, i cui giorni erano nutri ti ormai da sguardi verso il passato e da una sola certezza avvenire. Si sarebbe detto che quel FitzGeorge fosse arrivato col deliberato e maligno pro posito di recar scompiglio alla sua rassegnazione. Ma anche in Cina seguitava FitzGeorge trovai tempo e modo di pensare a voi e a L ord Slane. Mi sembravate male assortiti. Dicendo che eravate male assortiti, non voglio dire che, con ci, non adempiste ma gnificamente al vostro dovere. Vi adempivate cos magnificamente, che la faccenda mi pareva sospetta. Lady Slane, che cosa avreste fatto della vostra vita, se non aveste sposato quel deliziosissimo e sconcertante ciarlatano? Ciarlatano, signor FitzGeorge? No, no n un ciarlatano in tutto e per tutto, s'intende; al contrario, riuscito a essere un valido Primo Ministro per ben cinque e - a quanto mi si detto - difficili an ni. Quasi tutti gli anni, sia detto tra di noi, sono difficili. Forse io lo giudico male. Era uno degli uomini pi affascinanti ch'io abbia conosciuto; ora, se il fascino p aga la spesa fino a un certo punto, c' un punto oltre il quale nessun uomo di buo n senso dovrebbe andare. Lord Slane passava il segno - lo passava oltre misura. Era troppo buono per esser vero. Voi stessa, Lady Slane, quante volte lo avete mandato a quel paese, il suo fasci no! Manc un pelo a che Lady Slane rispondesse schiettamente e suo malgrado alla d omanda, tanta era la naturalezza con cui era psta. L'interesse del signor FitzGeorge pareva sincero; eppure, quante volte Lady Slan e non ricordava d'aver visto Enrico con la fronte china, pieno d'interesse per q ualche questione umana che in realt non poteva interessarlo, ritirato com'era in un mondo dove gl'interessi umani perdevano di valore, per non lasciargli in fond o al cuore altro che una fredda sardonica ambizione; e se Enrico era stato tale, perch non poteva esserlo anche FitzGeorge? Uomo politico l'uno, amatore d'arte l 'altro; ma lei non aveva nessuna voglia di essere esaminata come se fosse una st atuina della dinastia dei Tang sospetta d'essere un falso. L'osservare costantemente Enrico era stata per lei una lezione che non avrebbe f acilmente dimenticato. Terribile era stata la vita in comune con lui; terribile l'amarlo, quell'essere cos seducente, cos ingannevole, e cos gelido. Enrico, scopr essa improvvisamente, era stato un uomo molto virile; la virilit, ma lgrado il fascino e la cultura, era stata la nota preponderante del carattere di Enrico. Malgrado il suo disdegno, egli viveva con tutti e due i piedi attaccati a questa terra. Volevo fare il pittore disse Lady Slane, rispondendo alla penultima domanda. Ah! disse FitzGeorge, col sollievo di chi finalmente ha trovato quel che cercava .

Grazie. Questo mi d la chiave. Dunque, potenzialmente eravate un'artista? Ma, essendo donna, non potevate scegl ier vie traverse. Capisco. Ora mi chiaro perch qualche volta, quando i vostri lineamenti erano distesi, avev ate un'aria cos tragica. Ricordo d'aver pensato, guardandovi: Ecco una donna che ha il cuore spezzato. Ma caro signor FitzGeorge! esclam Lady Slane. Davvero, non dovreste parlare come se la mia vita fosse stata una tragedia. Ho avuto tutto, tutto quello che molte donne m'invidierebbero: posizione, agi, f igli, e un marito che adoravo. Non avevo di che lamentarmi affatto. Se non che siete stata defraudata dell'unica cosa essenziale per voi. Nulla essenziale per l'artista, se non lo sviluppo del suo ingegno. Lo sapete tanto bene quanto me. Frustrato nelle sue speranze, egli cresce difforme come un albero costretto entr o una forma contro natura. La vita perde ogni sapore per lui, e diventa l'esistenza - un ripiego. Abbiate il coraggio di guardar queste cose in faccia, Lady Slane. I vostri figli, vostro marito, gli splendori che vi circondavano non erano che a ltrettanti ostacoli che vi allontanavano da voi stessa. Erano cose che sceglievate come surrogati per la vostra vera vocazione. Forse, m'immagino, eravate troppo giovane per sapervi regolare, ma quando avete scelto quella vita avete peccato contro la luce. Lady Slane si copr gli occhi con la mano. Non era pi forte abbastanza da sopportare il colpo di quell'accusa. Subitaneamente ispirato come un predicatore, FitzGeorge aveva sconvolto senza pi et la sua placida calma. S disse essa, debolmente. Lo so che avete ragione. Sicuro che ho ragione. Il vecchio Fitz pu essere un bell'originale, ma un certo senso dei valori ce l'ha . E voi avete peccato contro uno dei primi canoni del mio credo. Non c' da meravigliarsi ch'io v'abbia sgridata. Non mi sgridate pi, disse Lady Slane, scoprendosi gli occhi e sorridendo vi accer to che se ho fatto male, l'ho scontato. Ma non dovete incolpare mio marito. Non lo incolpo. Secondo il suo modo di vedere, vi ha dato tutto quel che potevate desiderare. Soltanto, vi ha uccisa. Gli uomini le uccidono, le donne. Alla maggior parte delle donne piace essere uccise; cos mi dicono, almeno. Siccome siete una donna, oso dire che anche voi abbiate provato un certo gusto a quel procedimento. E adesso, siete in collera con me? No disse Lady Slane. Mi sembra di sentirmi piuttosto sollevata, ora che sono stata scoperta. Naturalmente, ora capite che vi avevo gi scoperta a Fatihpur Sihri? Non nei part icolari, certo, ma nel complesso. Questa conversazione non che il seguito della conversazione che non abbiamo avut o. Commossa com'era, Lady Slane rise candidamente. Provava un'immensa gratitudine per quell'antipatico FitzGeorge, il quale, ora ch e aveva finito di sgridarla, la guardava ilare e affettuoso. Una conversazione che rimasta interrotta per la bellezza di cinquant'anni disse Lady Slane. E che non potr mai pi essere ripresa disse FitzGeorge con tatto sorprendente, indo vinando che essa paventava forse di sentir la lancetta penetrare nuovamente nell a riaperta ferita.

Ma ci sono certe cose che hanno bisogno di esser dette come questa, per esempio. E ora possiamo essere amici. Sistemata cos la loro amicizia, a FitzGeorge parve la cosa pi naturale del mondo c he la sua compagnia dovesse andare a genio a Lady Slane. Cos egli arrivava senza preavviso, s'accomodava in quella che rapidamente divent " la sua" poltrona, stuzzicava la Genoux che lo adorava, intavolava stravaganti di scussioni col signor Buctrout, imponeva le proprie abitudini in casa, pur adatt andosi benone a quelle che costituivano la vita di Lady Slane. L'accompagnava persino nelle lente e malcerte passeggiate alla Brughiera. La mantellina di Lady Slane e il cappello duro del signor FitzGeorge divennero o ggetti famigliari sotto gli alberi invernali. Un passo dopo l'altro, i due vecchietti se ne andavano assieme, talora sedendosi su una panca, non ammettendo neppur per sogno di esser stanchi, ma solo facendo mostra di voler ammirare il paesaggio. E quando l'avevano ammirato abbastanza da sentirsi di nuovo in gambe, eran d'acc ordo che era tempo d'alzarsi e di arrivare un pochettino pi in l. Cos riandavano ricordi di Constable; e visitarono persino la casa di Keats, quel bianco scatolino di affanni e tragedie abbandonato tra il verde cupo dei lauri c ome in un'isola deserta. Pari loro stessi a fantasmi, mormorarono piano del fantasma di Fanny Brawne e de lla passione che aveva dilaniato Keats; e incessantemente, l a portata di mano, v oltato appena l'angolo, faceva capolino la passione per Debora Slane che avrebbe potuto dilaniare FitzGeorge, se egli (a differenza di Keats) non fosse stato qu el tale accorto egoista, giusto giusto troppo sensato per lasciarsi trascinare d a una passione senza speranza per la giovane Viceregina, e giusto giusto tanto i nsensato da serbarle cinquant'anni di remota fede. Fu sulla Brughiera ch'egli le rievoc un giorno un incidente che essa aveva diment icato. Vi rammentate disse - quelle due paroline di proemio eran diventate loro cos fami gliari, ormai, che sorridevano ogni volta che se ne servivano - che il giorno do po quel tal pranzo ritornai al Palazzo, a colazione? Il pranzo? disse Lady Slane , vagamente; la sua memoria aveva perso un po' di prontezza. Quale pranzo? A Calcutta rispose FitzGeorge con dolcezza; non s'impazientiva mai , quand'era costretto a suggerirle qualche cosa. Siccome avevo accettato di accompagnarvi a Fatihpur Sihri, il Vicer m'invit a col azione per il giorno dopo, dicendo che dovevamo accordarci per il viaggio. Arrivai piuttosto presto, e vi trovai sola. Non proprio sola, veramente. C'era Kay con voi. Kay? disse Lady Slane. Oh, ma non mi sembra che Kay fosse gi nato a quel tempo... Aveva due mesi. L'avevate nella stanza con voi, nella sua culla. Non ve ne ricordate pi? Siete rimasta un po' imbarazzata, trovandovi sorpresa ins ieme col vostro piccino da un giovanotto estraneo. Ma vi siete rinfrancata subito; rammento che ho ammirato molto la vostra semplic it. E m'avete invitato a guardarlo. Avete sollevato la tendina della culla; per farvi piacere ho dato un'occhiata a quel mostricino che c'era l in fondo, ma in realt, quel che guardavo era la vostra mano che tratteneva la tendina. Era bianca come la mussola, macchiata appena dal colore dei vostri anelli. Questi anelli disse Lady Slane, toccando i piccoli bozzi sotto i guanti neri. Sar cos... Una volta, ho detto a Kay che lo avevo visto nella culla disse FitzGeorge con un a risata chioccia. Me l'ero serbata per anni, quella barzelletta. Gli ho messo una pulce nell'orecchio, ve lo dico io! Ma di spiegazioni non glie ne ho date.

Fino a oggi che oggi, non sa ancora come sia andata la faccenda... A meno che non v'abbia fatto delle domande. No disse Lady Slane. Non mi ha mai domandato nulla. E anche se lo avesse fatto, non avrei saputo che rispondergli. No; si dimentica, si dimentica... disse FitzGeorge, spaziando con lo sguardo olt re la Brughiera. Eppure, ci sono certe cose che non si dimenticano. Ricordo la vostra mano sulla tenda, e ricordo l'espressione del vostro viso, men tre guardavate quel cosino stomachevole che pi tardi diventato Kay. Ricordo il contorto sentimento che suscit in me quell'involontaria irruzione nell a vostra intimit. Ma non dur a lungo. Suonaste il campanello, e venne una governante che si port via Kay con tutta quan ta la culla. Siete affezionato a Kay? domand Lady Slane. Affezionato? fece FitzGeorge, stupito. Ecco - mi sono abituato a lui. S, forse si potrebbe dire che gli sono affezionato. Ci comprendiamo tanto bene da lasciarci in pace. Diciamo pure che siamo abituati l'uno all'altro. Alla nostra et, qualsiasi altro rapporto sarebbe fastidioso. Affetto - a dire il vero, pareva una cosa remota anche agli occhi di Lady Slane. Affetto era quel che provava per il signor FitzGeorge, o press'a poco, e per Gen oux, e per il signor Buctrout, e, con assai minore intensit, anche per il signor Gosheron, ma erano affetti spogli ormai d'ogni affanno, d'ogni agitazione. Non altrimenti che il vecchio corpo suo era ormai spoglio d'ogni vitalit. Ogni emozione, ora, assumeva un color di crepuscolo. Le era grato, ma nulla pi che grato, passeggiare piano piano, e sedersi su alla B rughiera col signor FitzGeorge, mentr'egli evocava ricordi d'un tempo la cui luc e, anche attraverso quei veli, riusciva troppo vivida agli stanchi occhi di Lady Slane. Ma anche cos, FitzGeorge non aveva detto a Lady Slane la verit tutta intera. Non le aveva detto che quel giorno, quand'era entrato e l'aveva sorpresa sola co n Kay nella sua culla in un angolo della stanza, l'aveva trovata ginocchioni in terra, attorniata da una profusione di fiori. A lui che veniva fresco fresco dall'Inghilterra la stagione pareva invernale; ep pure, rose, cappuccine, fiori di pisello clti in un giardino indiano, a fasci ass ortiti, circondavano Lady Slane. Trasparenti vasi di cristallo pieni d'acqua, tutt'intorno sul tappeto, ponevan s cie luminose nell'aria. Lady Slane aveva alzato lo sguardo verso il visitatore inaspettato, che l'aveva sorpresa in un'occupazione che poco s'addiceva a una viceregina, e che sarebbe s pettata a qualche segretario o giardiniere, ma che essa preferiva compiere da s. Le dita gocciolanti, aveva alzato lo sguardo, con la mano rimovendo i riccioli c he le adombravano gli occhi. Ma con lo stesso gesto aveva anche scacciato altra cosa dai suoi occhi; tutta la sua vita privata aveva scacciato, sostituendovi la superficiale cortesia con la quale s'era levata, e, porgendogli la mano che prima aveva asciugato in un pann o, aveva esclamato: Oh!... Signor FitzGeorge - lo sapeva allora il suo nome, temporaneamente almeno - scusa temi, non credevo davvero che fosse gi cos tardi. In Saint James Street si notavano le frequenti assenze di FitzGeorge. Kay Holland stesso osservava che ora Fitz non era pi tanto facilmente disponibile per l'ora di cena come una volta; per quanto la vera ragione andasse al di l dei pi fieri sospetti di Kay. Ben lontano dall'avvicinarsi alla verit, egli manifestava al vecchio amico immeri tate premure, timoroso che forse la stanchezza, forse la sua salute cagionevole

lo costringessero a coricarsi di buon'ora; ma la loro amicizia s'era sempre avve nturata su basi cos cerimoniose, che Kay non voleva arrischiarsi a porre domande. Conosceva a menadito l'alloggio di FitzGeorge ed era quindi in grado di farsi un 'idea di come vivesse il vecchio signore; riusciva a immaginarselo, a strascicar si in veste da camera e pantofole tra il disordine delle sue incomparabili opere d'arte, intento a sciogliere un dado di brodo concentrato per prepararsi un po' di minestra sul fornello a gas; economizzando la luce elettrica al punto che un a sola lampadina illuminava la scarna figura imbacuccata e sfiorava appena le do rature delle cornici accatastate - o forse che si contentava di un mozzicone di candela infisso nel collo d'una bottiglia? Kay avrebbe giurato che FitzGeorge si lesinava financo il mangiare; come del resto non doveva essere una vita molto s ana la sua, tra tutta quella polvere, in stanze basse e inverosimilmente ingombr e, dove alla serva che veniva a ore era concesso di badare appena a una sommaria pulizia. Come poi Fitz riuscisse a uscir fuori da quella sordida confusione sempre tutto lindo e strigliato, era un mistero per Kay, che trascorreva gran parte del propr io tempo ad aver cura a che tutto quanto in casa sua fosse lucido come uno specc hio. Nessuna zitellona avrebbe potuto essere pi pignolo di Kay Holland quando sovraint endeva all'annuale pulizia primaverile; e, le maniche della camicia ben rimbocca te, lavava con le sue mani, entro una bacinella piena d'acqua, i pi fragili tra i suoi tesori. Ma il vecchio Fitz! Kay si figurava che in quelle stanze non fosse mai stato fat to un po' d'ordine, da quando Fitz, chiss quanti anni fa, era entrato ad abitarvi ; vero nido di gazza sotto le grondaie di Bernard Street, pieno zeppo d'oggetti accumulati, portati l dentro a uno a uno; buttati su una seggiola, o in terra se la seggiola si sfondava, cacciati alla rinfusa in un cassetto, ficcati a forza i n un armadio che non si poteva pi chiudere; mai toccati, mai spolverati, fuorch qu ando FitzGeorge, consentendo a rivelare i suoi pezzi pi belli a un visitatore, so ffiava via lo strato di polvere e alzava alla luce la pittura, il bronzo o l'int aglio che fosse. E adesso Fitz si vedeva di rado. Quando entrava al Club, pareva lo stesso di prima, e le apprensioni di Kay svani vano; se mai, si sarebbe detto un poco pi arzillo. Maltrattava Kay con pi gusto che mai, ammiccando come se si godesse uno scherzo c he lui solo capiva. Ed era proprio cos. Kay se ne stava l a sentirlo, rinfrancato e felice. Nessuno lo aveva mai preso in giro come il vecchio Fitz. Ma anche se moriva dalla voglia di ritornar su quel certo discorso, che c'era st ato chi lo aveva visto nella culla, timidit e abitudine glie lo proibivano. Fitz, tuttavia, non aveva pi chiesto d'esser presentato a Lady Slane, con gran so llievo di Kay, il quale era certo che sua madre non avrebbe gradito affatto l'av vento di un estraneo nel suo romitaggio di Hampstead. Kay s'inorgogliva dell'acume dimostrato in quest'occasione e dell'abilit con cui aveva tenuto a bada il vecchio Fitz. Pure, ogni tanto lo coglieva uno scrupolo; forse non era stata troppo cortese la fermezza con cui aveva scoraggiato l'unico tentativo di Fitz di crearsi una nuo va amicizia. Doveva esser costato parecchio sforzo a Fitz, il lanciar quell'idea; e ci voleva uno sforzo ancora pi grande per ripeterla. Tuttavia, il primo dovere di Kay andava a sua madre. N Carry, n Erberto, n Carlo comprendevano il desiderio d'isolamento della lor madre ; ma lui, Kay, lo capiva. Era quindi dovere suo proteggere la madre secondandola nel suo desiderio. E l'aveva protetta - per quanto di solito fosse intimidito da Fitz - e grazie al la sua evasivit, Fitz aveva apparentemente dimenticato il suo ghiribizzo. Uno di questi giorni, pensava Kay, sarebbe andato a far visita a mamma e le avre bbe raccontato come s'era comportato bene. Seguit tuttavia a rimandare la spedizione; gennaio s'era messo a mostrare i denti

sul serio, e Kay, al quale piaceva crogiolarsi al calduccio come a un vecchio g atto, non dur fatica a persuadersi che le stazioni della ferrovia sotterranea, do ve tirava un'aria malandrina, non eran proprio il posto adatto per una persona a vvezza ai comodi e gi avanti negli anni come lui. Bene imbacuccato nel pastrano, con la sciarpa intorno al collo, s'avventurava da casa sua nel Temple attraverso Fountain Court, dove i piccioni eran tanto grass i che non si scostavan nemmeno per lasciarlo passare; scendeva la scalinata fino all'Embanment, risaliva Northumberland Avenue e prendendo per il Parco arrivav a fino a Saint James Street; era la sua passeggiatina quotidiana di salute, ma p i lontano di cos non se la sentiva di arrischiarsi. Camminava volentieri a piedi non soltanto per amor dell'esercizio, ma anche perc h era sensibilissimo alla presenza dei microbi in tutti i mezzi di trasporto pubb lici; un microbo gli ispirava maggior orrore di un rettile; era raro che arrivas se a fine della sua giornata senza figurarsi d'esser vittima d'una malattia mort ale almeno, e non beveva mai una tazza di t senza render grazie alla divinit che a veva predisposto affinch l'acqua bollita fosse sterile. Non era detto, del resto, che non facesse buon viso a una giornata di pioggia o nevischio, che gli forniva il pretesto per rimanere in casa. La sua coscienza la metteva in pace con qualche amabile bigliettino alla madre, in cui le comunicava che era raffreddato, che aveva sentito dire che c'era parec chia influenza in giro, e che sperava che la Genoux avesse cura di lei. Ma tant', pensava, alla prima giornata di bel tempo dar una capatina a Hampstead e racconter a mamma di FitzGeorge. Essa si divertir un mondo e mi sar riconoscente. Ma, come tanti pi saggi di lui, Kay rimand il suo progetto d'un tantino troppo per le lunghe. Aveva dimenticato che FitzGeorge era maggiore di lui di ben venticinque anni. Ottantun anno non pi l'et in cui sia permesso giocherellar col tempo. A venti, trenta, quaranta, cinquanta, sessanta, un individuo poteva dire senza c ompromettersi: rimandiamo la faccenda all'estate prossima per quanto, a dir la v erit, anche a venti l'imprevisto possa starsene in agguato alle nostre spalle ma concedersi dilazioni simili quand'erano in gioco ottantun anno, significava davv ero quanto fare un palmo di naso al Fato. Quello che poteva essere un pericolo inaspettato e improbabile a un'altra et, div entava una certezza dopo gli ottanta. Vero che le vedute di Kay potevano trovarsi leggermente svisate dalla longevit de lla sua famiglia; ma certamente, la morte di FitzGeorge fu per lui un colpo che ricevette tra incredulo e risentito. Il primo sentore che ne ebbe gli apparve sugli affissi ai chioschi dei giornali: LA MORTE DI UN NOTO CLUB-MAN. Quella notizia, egli la registrava inconsciamente mentre, avviandosi a colazione , scendeva gi per l'Embanment e svoltava per Northurnberland Avenue; e non gli f ece n caldo n freddo, tale e quale un cartello su uno degli omnibus che risalivano il selciato di Brixton. Qualche centinaio di passi pi avanti vide altri affissi, quelli dell'edizione di mezzogiorno: MORTE DI UN MILIONARIO MISANTROPO NEL WEST-END. Se il pensiero di FitzGeorge gli attravers la mente, Kay lo liquid subito; Bernard Street, sia pure nella fantasia d'un giornalista, non poteva passare in nessun modo per West-End. Ma Kay non aveva esperienza della fantasia giornalistica. In ogni modo, comper un giornale. Attraversando il Parco, not che i fiori di croco incominciavano a sporgere il nas ino giallo, nei prati. Migliaia di volte aveva fatto quel cammino. Placidamente entr da Boodle, ordin la sua bottiglia d'acqua di Vichy, spieg il tova gliolo, si accomod davanti l'"Evening Standard" e cominci il suo pasto: una fetta d'arrosto con dei sottaceti. Tanto regolari erano le sue abitudini, che non aveva neppur bisogno di dire al c ameriere che cosa voleva. Stava scritto l, in prima pagina, seconda colonna: UN NOTO CLUB-MAN TROVATO MORTO

IN CASA SUA. STRANA ESISTENZA D'UN RECLUSO MILIONARIO FINALMENTE RIVELATA. (Anche in quel mom ento, accadde a Kay di domandarsi come mai uno potesse esser "club-man" e reclus o al tempo stesso.) Poi, lo colp il nome FitzGeorge... Lo strepito della forchetta e del coltello che Kay aveva lasciato cadere sul pia tto fece alzar le teste agli altri avventori che gi si stupivano dell'impassibili t di Kay. Ah... ecco che ha sentito... bisbigliarono. Sentito; s'intende che volevano dire "letto". Ma avrebbero anche potuto dire "sentito" senza andar tanto lontano, ch per Kay, l 'urlo dei caratteri stampati era stato tanto forte da intontirlo. Gli parve che qualcuno gli avesse menato uno scapaccione sull'orecchio. Fitz - morto? disse a un tale che sedeva al tavolo accanto - un tale che da vent 'anni conosceva appena di vista, e che salutava con un cenno del capo per abitud ine. Poi, senza saper come ci fosse arrivato, se non per la vaga reminiscenza d'esser si frugato in tasca per pagare il tass, si trov in Bernard Street, su per le scale che conducevano all'alloggio di Fitz. La porta di casa era stata forzata - fracassata, scassinata - e c'era la polizia , due giovanottoni tronfi che avevan l'aria di scusarsi d'esser l; del resto, si dimostrarono molto per bene e accomodanti verso Kay non appena seppero il suo no me. C'era anche Fitz, coricato sul letto in veste da camera, stranamente irrigidito. Sulla tavola c'era una sardina e mezza, un crostino mangiucchiato a met e i resti d'un uovo sodo, poco appetitosi come soltanto riescono a esserlo i resti freddi d'un uovo sodo. Fitz, oh che sorpresa per Kay! portava una berretta da notte; una berretta da no tte con un fiocco che spioveva da una parte. Era press'a poco lo stesso Fitz ch'era stato in vita, eccettuato il fatto ch'era completamente diverso; colpa, forse, della rigidit; ma l'impressione poteva anch e attribuirsi al rimorso d'aver spiato il vecchio Fitz, d'averlo clto nel momento in cui mai occhio umano lo aveva visto, il momento in pantofole, il momento in berretta da notte, il momento in cui aveva tolto dalla credenza le tre ultime sa rdine. Abbiamo ordine di non toccarlo, signore, disse uno dei giovani poliziotti, atten to a che Kay non s'avvicinasse troppo e toccasse il suo amico fino a quando i do ttori non saranno soddisfatti. Kay si ritir nel vano della finestra, paragonando quella morte a quella di suo pa dre. Quei due avevano scelte vie diverse nella vita, non c'era che dire. Fitz aveva avuto il mondo in gran dispetto, aveva vissuto in segreto, per s solta nto, trovando le sue gioie entro di s, senza mai abbandonarsi a nessuno. Una volta sola Kay lo aveva visto agitato; una volta in cui un giornale aveva pu bblicato un articolo sugli eccentrici di Londra. Buon Dio! aveva detto. Starsene in disparte significa forse essere eccentrici? Era andato su tutte le f urie, vedendo citato il proprio nome. Non capiva la ragione della banale curiosit che gli uomini manifestavano a propos ito dei propri simili; gli pareva una cosa volgare, seccante e inutile. Lui non chiedeva altro che d'esser lasciato in pace; non aveva alcun desiderio d i prender parte al lavoro che agitava il mondo; voleva soltanto viversene apparta to, nel mondo che da s si era scelto, assorto nella contemplazione di quelle oper e di bellezza che poteva dir sue. Era la sua forma di spiritualit, la sua forma di contemplazione. Donde l'assenza di pathos in quella morte solitaria, che era in armonia con la v ita che Fitz s'era scelto. Ma gli uomini della Legge e dello Stato non sapevano darsene pace. Invadevano la stanza, mentre Kay se ne stava l tutto infelice presso la finestra, a cincischiare una sudicia cortina. Quel signore, dicevano, guardando la rigida silente figura, quel signore era sta

to un riccone; di fatto, si diceva che la sua fortuna arrivasse a sette cifre. Usi ad aver a che fare con la solitaria morte dei poveri, nessun precedente dice va loro come dovevan comportarsi, in presenza della solitaria morte d'un miliona rio. Qualche parente doveva pure averlo, dicevano, guardando Kay come se Kay ci avess e colpa lui. Ma Kay disse che no; per quanto ne sapeva, il signor FitzGeorge non aveva parent i; nessun legame con nessuno su questa madre terra. Per, aggiunse pu darsi che il South Kensington Museum sia in grado di fornirvi qua lche informazione su di lui. A quelle parole, l'Ispettore di polizia sbott in una grossa risata; ma subito, ri cordandosi di essere in presenza d'un cadavere, si mise una mano sulla bocca. Un museo! disse. Bella fonte di informazioni, per uno che era morto. Indubbiamente l'Ispettore doveva avere una pacifica consorte, una fila di moccio si maleducati, e un davanzale guarnito di vasi di geranii. Per, per, disse, il signor Holland non era poi tanto lontano dal cogliere nel segn o, parlando del Museo. Se non fosse stato per via del Museo, lui, l'Ispettore, e i suoi uomini, non si troverebbero qui. La presenza della polizia non era affatto normale, l dove di delitto o di suicidi o non c'era sospetto. Soltanto grazie al Museo che aveva telefonato a Scotland Yard, Scotland Yard ave va mandato la polizia a Bernard Street, per far la guardia a oggetti di valore c he avrebbero potuto esser stati destinati in eredit alla nazione. Con tutto che l'Ispettore disprezzava manifestamente quegli oggetti, reag istanta neamente alla parola "di valore". Ma possibile che il signor Holland non sapesse suggerir qualcosa di un po' pi uma no d'un museo? No, il signor Holland non sapeva... Flebilmente Kay sugger di cercare se il signor FitzGeorge era nel "Who's Who". Beh, disse l'Ispettore, cavando di tasca un taccuino e mettendosi all'opera, chi era suo padre, in ogni modo? Tenetemi quei giornalisti fuor dai piedi, aggiunse stizzoso ai suoi due subordinati. Non aveva mai avuto un padre, rispose Kay, che si sentiva come un coniglio in tr appola e malediceva il momento in cui era venuto in Bernard Street per farsi met tere il piede sul collo dalla polizia. Inoltre, aveva anche un vago sospetto che l'Ispettore varcasse i limiti del suo dovere nell'interesse della propria curiosit, frugando a quel modo nel passato de l defunto milionario. L'Ispettore apr tanto d'occhi, e un motteggio gli balen nello sguardo, ma la cosci enza della propria importanza lo fece svanir subito. Sua madre, allora? disse, significando che, se un uomo poteva fare a meno di un padre, era ben difficile che potesse fare a meno d'una madre. Ma Kay aveva oltrepassato da tempo la regione di allusioni simili; non vedeva Fi tzGeorge che sotto l'aspetto di una figura isolata, la quale lottava per serbar la propria indipendenza. Non ha mai avuto una madre replic. Ma che cosa aveva, allora? domand l'Ispettore, gettando ai suoi subordinati un'oc chiata che riassumeva Kay in un sol verbo: "Gli gira". Kay ebbe la tentazione di rispondere: Una vita privata. Si sentiva un po' stordito, e il dissidio tra FitzGeorge e l'Ispettore, con tutt o ci che l'Ispettore pretendeva, era un po' troppo per lui; ma scese a patti: pun tando il dito verso il guazzabuglio di opere d'arte che ingombrava la stanza, di sse: Questa roba. Non abbastanza sentenzi l'Ispettore. Era abbastanza per lui disse Kay. Quel ciarpame? ribatt l'Ispettore. Kay tacque. Uno degli uomini entr, e bisbigliando qualcosa all'Ispettore, gli mostr un bigliet to da visita.

Sta bene disse l'Ispettore. Fatelo entrare. C' anche una folla di giornalisti sul pianerottolo, Ispettore. Vi ho gi detto di tenerli fuor dai piedi. Dicono che vorrebbero dare appena un'occhiatina alla stanza. Impossibile. Dite loro che non c' niente da vedere. Benissimo, Ispettore. Soltanto delle cianfrusaglie. Benissimo, Ispettore. Fate passare avanti quel signore del Museo. Nessun altro. A quanto pare, avevamo ragione, riguardo a questo Museo disse l'Ispettore volgen dosi a Kay. Eccolo qui, quasi che fosse uno zio del povero morto. Svelto svelto. E porse il biglietto da visita a Kay, che lesse: "Cristoforo Foljambe, Victoria and Albert Museum". Entr un giovanotto in soprabito turchino, con un cappello duro, guanti di caprett o e occhiali di tartaruga. Gettato uno sguardo appena a FitzGeorge, distolse subito gli occhi, che vagarono invece curiosi pel disordine della stanza, stimando ogni cosa, mentre parlava c on l'Ispettore. Il suo atteggiamento differiva tuttavia da quello di costui, ch qua e l un baglior e gli si accendeva nell'occhio e la mano gli guizzava in un involontario gesto p redace verso certi mucchietti su una seggiola o su un tavolo, i quali di sotto a l velo di polvere tradivano il loro valore inestimabile. Il deferente saluto che il giovanotto rivolse a Kay Holland aument la stima dell' Ispettore per Kay. Dopo tutto, un museo era sempre una pubblica istituzione, sovvenzionata in modo molto pratico (se pure meschino) da un sussidio governativo; ed eran queste le c ose che provocavano, per non dir che comperavano, il rispetto dell'Ispettore, il quale dimostr verso il signor Foljambe maggior deferenza di quanta non ne avesse dimostrata a Kay Holland. Questi non l'aveva mica scritto in viso di esser figlio di un ex Primo Ministro, mentre il signor Foljambe s'era fatto precedere da una carta da visita che dice va chiaro e tondo: "Victoria and Albert Museum". Il signor Foljambe, rendiamogli giustizia, era un po' imbarazzato. I suoi superiori l'avevano spedito a grande velocit a constatare se la roba del v ecchio Fitz fosse custodita a dovere. Grazie a certe paroline lasciate cadere dal vecchio Fitz durante gli ultimi quar ant'anni, il Museo accarezzava l'idea di potersi ragionevolmente arrogare un eve ntuale legato. Ritraendosi di nuovo nel vano della finestra a cincischiar le sucide cortine, Ka y concedette all'Ispettore e al signor Foljambe il credito che era loro dovuto. L'Ispettore adempiva al proprio dovere; il signor Foljambe era stato inviato dal suo museo con una missione punto simpatica. La delizia che la scoperta d'un nuovo pezzo procurava a FitzGeorge, la burbera e inespressa estasi sua di fronte a un'opera di pura bellezza, erano cose che app artenevano a un mondo diverso da quella plateale protezione d'un morto, da quell 'interesse per le disposizioni lasciate da quel morto. Kay conosceva il mondo, giusto quel tanto da sapere che non poteva essere divers o. Pur trattandosi di un suo amico, non provava una vera ironia. L'Ispettore e il signor Foljambe agivano entrambi secondo le istruzioni ricevute . E specialmente quest'ultimo si dimostr molto perbene. Naturalmente, so che non ho diritto d'immischiarmene, andava dicendo ma consider ando l'immenso valore della collezione, e il fatto che il signor FitzGeorge ci a veva sempre fatto capire che avrebbe lasciato la maggior parte dei suoi averi al

la nazione, il mio museo si sentito in dovere di intraprendere qualche passo ade guato per la sicurezza materiale di queste cose. Ho l'incarico di dirvi che se non avete nulla in contrario, possiamo mettere a v ostra disposizione uno dei nostri uomini. Se ho ben capito, signore... dicevate che la collezione ha un valore inestimabil e? Che ammonta a qualche milione, oserei dire replic il signor Foljambe, assapora ndo il suo godimento. Beh... vi dir che di queste cose, io me ne intendo poco. A me questa stanza fa l'effetto d'una bottega di robivecchi. Ma se lo dite voi, debbo pur crederlo. Il signore e l'Ispettore accenn col pollice a FitzGeorge non aveva famiglia, a qu anto pare? No, che sappia io. Una cosa insolita, signore; veramente insolita, per un uomo tanto ricco. E... avvocati? insinu il signor Foljambe. Nessuno s' fatto avanti, finora, signore. Eppure, i giornali hanno dato la notizia nell'edizione di mezzogiorno. Vero che qui non c' telefono... E l'Ispettore gir attorno uno sguardo scandalizzato. Non potranno fare a meno di presentarsi in persona. Il signor FitzGeorge faceva vita molto ritirata. Lo so, lo so, signore... un vero misantropo, anzi. Io per me, queste cose non le capisco; io sono un uomo di compagnia. E... credete che fosse proprio a posto, signore?. E l'Ispettore si tocc un paio di volte la fronte. Un po' eccentrico, forse; ma niente di pi. Uno s'aspetterebbe che un signore di quella fatta avesse almeno occupato qualche carica onorifica, eh? Che facesse parte di qualche comitato ospedaliero, o roba del genere. Non credo che il signor FitzGeorge si curasse molto del bene pubblico disse il s ignor Foljambe in un tono che Kay non seppe se qualificar di compassionevole o d i caustico. E s che non dovrei dire una cosa simile, aggiunse di un uomo che lascia al suo pa ese una collezione d'un valore inestimabile. Non dite quattro finch non l'avete nel sacco! sentenzi l'Ispettore. Il signor Foljambe si strinse nelle spalle. Le sue allusioni erano abbastanza chiare. E se non l'ha lasciata alla nazione, a chi volete che l'abbia lasciata? A meno c he non vi abbia nominato suo erede universale, signor Holland disse volgendosi a Kay, e tutto ringalluzzito del suo scherzo. Ma il signor FitzGeorge non le aveva lasciate n all'Inghilterra n a Kay Holland, l e sue collezioni. Le aveva lasciate, insieme al suo intero patrimonio, a Lady Slane. Il testamento era scritto su mezzo foglio di carta, ma era perfettamente lucido, perfettamente in ordine, legalmente valido, e non lasciava adito ad altre inter pretazioni. Esso revocava un precedente testamento, con cui il patrimonio era devoluto a ope re di beneficenza e la collezione destinata a essere divisa tra diversi musei, l a National Gallery e la Tate Gallery. Specificava che l'eredit lasciata a Lady Slane era assoluta, spoglia da qualsiasi obbligo in quanto alle ultime disposizioni. Resa di pubblica ragione, la notizia suscit la costernazione generale. La rabbia e lo sgomento dei musei erano eguagliati unicamente dallo stupore e da lla gioia della famiglia di Lady Slane, che si riun immediatamente e in plotone s errato attorno al tavolino da t in casa di Carry. La quale si trovava nella fortissima e invidiabile posizione di aver veduto la m adre quello stesso pomeriggio; naturalmente, s'era precipitata difilato a Hampst ead. Cara mamma! diceva. Non potevo mica lasciarla sola, con una responsabilit simile sulle spalle. Sapete come si trova impacciata, in questi casi...

Ma come diavolo venuta fuori tutt'a un tratto, questa storia? diceva Erberto, ch e quel giorno era particolarmente irruente. Come mai mamma conosceva quel FitzGeorge? E Kay, che cosa ci aveva a che fare? C he Kay e FitzGeorge fossero amici, lo sapevamo; ma non abbiamo mai saputo che ma mma lo conoscesse altro che di vista. Non glie l'ho mai nemmeno sentito nominare... E l'irruenza di Erberto scoppiettava come un fuoco di legna secca. Era tutta una congiura, ecco quel che era; e Kay ha lavorato sotto sotto. Kay la voleva per s, la roba del vecchio. Beh, in ogni modo Kay stato messo nel sacco come se lo meritava! Ma poi stato me sso nel sacco? disse Carlo. Che cosa ne sappiamo, che Kay non avesse qualche accordo per conto suo con mamma ? Kay s' sempre tenuto molto in disparte da noialtri; e ho sempre avuto l'impress ione che Kay, all'occasione, si sarebbe fatto pochi scrupoli... Oh! E' certo che... cominci Mabel. Stai zitta, Mabel disse Erberto. Son d'accordo con Carlo; certo che Kay mi ha sempre avuta l'aria un po' losca. E mamma non ci ha mai detto nulla riguardo al proprio testamento. Finora, disse Edith, la quale, sebbene provasse una certa riluttanza a farlo, s' era unita alla combriccola dei suoi finora non aveva proprio niente da lasciarci . Come al solito, le parole di Edith passarono inosservate. Io non sono affatto della vostra idea disse Guglielmo, che godeva di gran rispet to in famiglia, e passava per avere la mentalit pi pratica, tra tutti quanti. Se tra Kay e mamma c'era un'intesa, non avrebbero fatto in modo che la fortuna d i questo FitzGeorge passasse prima alla mamma. Pensate un po' alle tasse... Di successione? disse Edith, senza tatto come sempre, completando la poco grata espressione. Mezzo milione, a dir poco! disse Guglielmo. No. Sarebbe stato molto meglio, se tutto fosse andato direttamente a Kay. Mamma cos poco pratica, purtroppo sospir Carry. Tragicamente poco pratica disse Guglielmo. Perch non s' consigliata con uno di noi? Basta, ormai fatta prosegu in tono alquant o pi filosofico. Ma, in nome di Dio, vorrei sapere che cosa se ne fa, mamma, di tutta quella roba ! Non m'e parso che la cosa la interessasse molto disse Carry. L'ho trovata che leggeva un libro, mentre Genoux dava da mangiare al gatto in un angolo. Non credo che leggesse, per, perch quando le ho domandato che cosa leggeva di bell o - tanto per dir qualcosa - non lo sapeva nemmeno: un libro che le aveva mandat o Mudie, il libraio, mi ha detto; ma la mamma, lo sapete, le manda sempre lei le liste dei titoli in libreria, e con che cura! E' stato anche difficile entrare in casa, perch era letteralmente assediata dai giornalisti, al punto che mamma av eva proibito a Genoux di aprire la porta anche se suonavano il campanello. Ho dovuto fare il giro dietro al giardino e gridare: Mamma! sotto le finestre. E poi? disse Erberto, approfittando di una pausa di Carry. Quando sei entrata, che spiegazioni ti ha dato mamma? Nessuna. Sembra che lo avesse conosciuto in India, quel FitzGeorge; e recentemente era st ato a farle visita, una volta o due; cos mi ha detto mamma. Ma son certa che mi nascondeva qualche cosa. Quando ha detto che FitzGeorge era stato a farle visita, la Genoux, che gironzol ava per la stanza, s' messa a piangere ed uscita. E bisognava vedere come si asciugava gli occhi nel grembiule. E borbottava "Un si gentil monsieur" o qualcosa di simile. Da cui ho capito che non deve averle lesinato la mancia. Ma la mamma, dico? Aveva l'aria scombussolata? Era tranquilla disse Carry, dopo aver riflettuto un istante. S, s, in complesso son certa che nascondeva qualche cosa.

Non ha fatto che cercar di cambiare discorso. Come se si potesse parlar d'altro! Non aveva visto gli affissi per tutta Londra, lei; questo evidente. Cara mamma, e s che io volevo soltanto aiutarla. Ah! Mi ha fatto pena, sentirmi cos fraintesa. Pareva che volesse tenermi lontana... a debita distanza. Ma che cosa si pu aver da nascondere all'et di tua madre? disse Lavinia. Non sar mica... ? Mah! disse Carry. Non si sa mai! Che ne possiamo sapere? No! esclam Erberto. No! Questo non lo posso credere! E parlava col tono retto e indignato d'un capo di famiglia. Forse no disse Carry, arrendendosi. Mi affido al tuo discernimento, Erberto. Eppure, sai, era un'idea cos strana, quella che m'era passata per la testa. Tutti si sporsero in avanti, a sentire la strana idea che era passata per la tes ta a Carry. No... non ve la posso dire! disse Carry, che gongolava al vedersi centro di tant o interesse. Non posso proprio, nemmeno qui, dove sono certa che non escirebbe da queste quat tro mura. Carry! disse Erberto. Lo sai che una volta avevamo fatto il patto di non cominciar mai una frase senza finirla. Quand'eravamo bambini disse Carry, che cominciava a cedere. Naturalmente, se preferisci non dire... disse Erberto. Insomma, se insisti... disse Carry. Ecco l'idea che m' venuta. Nessuno di noi ha mai saputo che esistesse un'amicizia tra mamma e quel vecchio - quel vecchio FitzGeorge. Essa non ne ha mai parlato con noi. Ora, ecco che tutt'a un tratto vien fuori che si son conosciuti in India press'a poco all'epoca della nascita di Kay... forse un po' prima. E FitzGeorge stato sempre amico con Kay. Poi, ecco che muore, lasciando la sua fortuna a mamma - non a Kay, vero. Ma non una ragione perch mamma, a sua volta, non lasci tutto a Kay. E chiss che non fosse nelle intenzioni di FitzGeorge, questo. Insomma, mamma non sarebbe che un mezzo per arrivare a Kay. Che ne sappiamo, che non fosse altro che una specie di "bluff"? Quei vecchi ecce ntrici l, lo sapete, hanno un vero orrore dello scandalo. Perch... disse Erberto. Precisamente. Perch... Oh! No, no! insorse Edith. E' orribile, Carry, mostruoso. Mamma voleva bene a pap, e non lo avrebbe mai ingannato. Cara Edith! disse Carry. Cos ingenua! Per te, tutto quanto al mondo dev'essere o nero o bianco! Ma gi essa rimpiangeva d'aver parlato in presenza di Edith, che era capace di spiattellar p oi tutto alla madre. E Carry aveva ottime ragioni per desiderar di restare in buoni rapporti con la m adre. Ma Edith se ne and su due piedi, indignata, lasciandosi dietro una compatta famig lia. Tutti accostarono un po' pi le seggiole, e Carry riprese il suo racconto. E poi venuto un giovanotto - un vero villanzone. Un certo Foljambe, mandato da non so quale museo. Genoux s' comportata in modo molto sconveniente. Suppongo che invece di dirle semplicemente il proprio nome, le avesse dato il bi glietto da visita; in ogni modo, lo ha annunciato come Monsieur Follejambe. Ho il sospetto che l'abbia fatto apposta.

Ma ben presto ho dovuto riconoscere che se l'era meritata. Era chiaro che lui e il suo museo dovevano avere delle mire sulle collezioni ere ditate dalla povera mamma. Quel signore pretendeva d'avere dal suo museo un'offerta per ospitare la collezi one, nel caso che mamma non avesse dove metterla. Mamma, per una volta tanto, s' dimostrata di buon senso. Non s' lasciata strappar nessuna promessa. Ha detto che non aveva ancora deciso che cosa avrebbe fatto. Guardava quel Foljambe come se fosse aria. E poi, Genoux piovuta nella stanza come fa sempre, per domandare a mamma se pref eriva una costoletta o del pollo a pranzo. Un pollo, ha detto, era meno economia, ma se ne poteva avanzare anche pel giorno dopo. E s che mamma, adesso, avr almeno un ottantamila sterline all'anno! Lavinia fece u dire un mugolo. Mamma, per, stata altrettanto reticente con me come con quel giovanotto seguit Car ry. Continuavo a rassicurarla, che volevo soltanto aiutarla - e mi conoscete tutti t anto bene da credere che era la pura verit -, ma essa mi guardava con la stessa a ria vaga con cui aveva guardato il signor Foljambe. Aveva l'aria di pensare a tutt'altra cosa. Ricordi sentimentali, forse disse Carry maligna. Non m'ha nemmeno detto di fermarmi a pranzo, quando entrata di nuovo Genoux a di re che il pollo era quasi cotto e che si sarebbe guastato aspettando. In ultimo non mi rimase che andarmene con Foljambe, e naturalmente ho dovuto off rirgli un posto in automobile. Mi ha detto che la collezione sola, a parte il patrimonio, stimata un paio di mi lioni. Povero pap! disse Erberto. E' la prima volta che mi sento contento che non ci sia pi. Certo, un gran sollievo disse Carry. Povero pap! Non aver mai saputo! E digerirono in silenzio quella consolante realt. Ma, disse Guglielmo, sempre pratico, riprendendo la conversazione che cosa ne fa r mamma di tutta quella roba - di tutto quel denaro? Ottantamila sterline all'ann o! E due milioni, fermi l, in opere d'arte! Che! Se le vendesse, arriverebbe a ce ntosessantamila all'anno... di pi, se impiegasse la somma al cinque per cento, co me potrebbe facilmente. La voce di Guglielmo diventava acuta, come sempre quando si trattava di question i di denaro. Con mamma, non si sa mai. Guardate in che maniera incosciente s' comportata coi gioielli. Si direbbe che non abbia idea n di valore n di responsabilit. Non siamo mica sicuri che non faccia donazione dell'intera collezione allo Stato . Il terrore discese sulla famiglia di Lady Slane. Non dici mica sul serio, Guglielmo? Speriamo che le resti almeno un'ombra d'affe tto per i suoi figli! Lo dico e lo credo disse Guglielmo, eccitandosi sempre pi. Mamma come una bambina che gioca con dei rubini come se fossero pietruzze. Non ha mai imparato; passata cos, attraverso la vita. Sapete che, tacitamente, abbiamo sempre convenuto che mamma non era proprio una persona normale. Non fa piacere dire di queste cose quando si tratta della propria madre, ma in m omenti come questi bisogna pur mettere da parte certe delicatezze esagerate. Da un momento all'altro pu commettere qualche grossa sciocchezza, qualche cosa ch e ci far torcer le mani dalla disperazione. E siamo impotenti. Impotenti! Eh via, Guglielmo! disse Carry, sentendo che Guglielmo drammatizzava la situazione. La mamma sempre stata una persona ragionevole. Ragionevole, anche quando se n' andata ad abitare a Hampstead? disse Guglielmo, d

i malumore. Non trovo che possa chiamarsi ragionevole una persona che all'et di mamma si crea un'esistenza nuova. Ragionevole, anche quando ha dato via i gioielli in quel modo cos ridicolo? E gua rdava Mabel, che cercava nervosamente di coprire le sue perle con certo merletto finto. No Carry. Mamma una persona che non ha mai vissuto coi piedi su questa terra. Ha sempre avuto la testa nelle nuvole: quello il suo stato naturale. E disgraziatamente, le capitato d'incontrarsi in un altro abitante di quei paesi : il signor FitzGeorge. E quel Buctrout, eh? disse Carry. Gi, dici bene! E se quel Buctrout la persuadesse a far testamento in suo favore? Povera mamma - cos ingenua, cos poco pratica. In bala del primo venuto. Che cosa si pu fare? Nel frattempo, il signor Buctrout era venuto a trovare Lady Slane per farle le sue condoglianze circa la responsabilit che le era piovuta improvvisamente. Vedete, signor Buctrout, disse Lady Slane, che aveva l'aria sofferente e agitat a il signor FitzGeorge non poteva sapere quel che faceva. Ha voluto che io mi godessi tutta quella bellissima roba questo lo comprendo. Ma che cosa s'immaginava che potessi fare con tanto denaro? Ne ho del mio, pi che abbastanza per i miei bisogni. Ho conosciuto una volta un milionario, signor Buctrout, ed era l'uomo pi infelic e del mondo. Aveva tanta paura di essere aggredito, che viveva circondato da poliziotti trave stiti. Non si permetteva di avere un amico, perch non poteva levarsi dalla testa che non dovesse avere secondi fini. A tavola, stava dal principio alla fine con la paura che il vicino finisse per c hiedergli di sottoscrivere qualche cosa per beneficenza. Alla maggior parte della gente non piaceva affatto. A me piaceva molto. Ah! Signor Buctrout, ho visto tanta gente diffidar degli altri perch fiutavano s econdi fini, e non voglio correr il rischio di trovarmi allo stesso caso. Sembra assurdo che tra tutti, sia stato proprio il povero FitzGeorge a mettermi in queste condizioni. Credo non sapesse proprio quel che faceva. Agli occhi del mondo, Lady Slane, il signor FitzGeorge ha riversato sul vostro c apo benefici immensi disse il signor Buctrout. Lo so, lo so disse Lady Slane, profondamente contrariata e angustiata, e preoccu pata al tempo stesso di mostrarsi un'ingrata. Tutta la sua vita, pensava, la gente aveva riversato sul suo capo benefici immen si. Enrico che aveva fatto di lei prima una viceregina, poi la moglie d'un grand'uom o politico; e ora FitzGeorge, che sovraccaricava la pacifica esistenza di lei d' oro e di tesori. Non ho mai desiderato altro che starmene in disparte, signor Buctrout. A quanto pare, questa una delle cose che il mondo non permette! Nemmeno a ottant otto anni! Anche il pi piccolo dei pianeti costretto a girare intorno al sole sen tenzi il signor Buctrout. Ma questo significa forse che dobbiamo girare tutti quanti alla cieca intorno al la ricchezza, alla considerazione, ai beni di questo mondo? domand Lady Slane. Credevo il signor FitzGeorge pi saggio. Lo capite, voi almeno? E nel suo scoramento, si volgeva al signor Buctrout. Credevo di essere finalmente sfuggita a tutte queste cose, ed ecco che ora propr io lui, FitzGeorge, a ricacciarmi nel folto di esse. Che debbo fare, signor Buctrout? Che debbo fare? Io sono pronta a credere che i l signor FitzGeorge raccogliesse delle cose bellissime, ma non m'intendo di ques

te cose, io. Ho sempre preferito le opere di Dio a quelle degli uomini. Le opere di Dio son date per niente a chiunque sa apprezzarle, sia milionario o povero, mentre le opere degli uomini sono riservate ai milionari; a meno che l'u omo che le ha create non l'abbia fatto per sua soddisfazione... in quel caso, no n importa chi sia il milionario che le ha comprate dopo tanti anni. Non che il signor FitzGeorge comprasse le opere degli uomini per via del loro va lore. Era un artista, in quanto all'apprezzarle. A parte questo, era un avaro. Si guardava bene dal pagare il prezzo corrente di un'opera d'arte, e si divertiv a un mondo quando riusciva ad averne una per un prezzo inferiore a quello corren te. Allora sentiva d'averla acquistata pi pel prezzo di un'opera di Dio, che non per quello di un'opera umana... se mi capite. Vi capisco perfettamente disse il signor Buctrout. Poche persone mi capirebbero. Mi incoraggiate a pensare che v'investite della mia situazione come pochi se ne investirebbero. Io non voglio tutta quella roba preziosa, anche se roba bellissima. Non vivrei pi, se dovessi pensare che sopra al mio caminetto c' una terracotta del Cellini (Nel testo: "a terra-cotta Cellini". [Nota del Traduttore]) che Genoux non mancherebbe di mandare in pezzi un bel mattino levando la polvere prima di c olazione. No, signor Buctrout. Se ho voglia di veder qualcosa di bello, preferisco salir su alla Brughiera, e g uardarmi gli alberi di Constable. Piuttosto che possedere un Constable autentico? le domand il signor Buctrout, ma lizioso. Se non sbaglio, nella collezione del signor FitzGeorge ci dev'essere un bellissi mo Constable, un paesaggio della Brughiera di Hampstead. Bene, quello lo terrei, forse disse Lady Slane conciliante. Ma quanto al resto, Lady Slane, escluso qualche pezzo che pu farvi piacere di ten ere per ragioni personali, che cosa deciderete di farne? La risposta di Lady Sla ne era stanca, tutt'altro che risoluta. Dar via tutto. Le collezioni alla nazione. Il denaro agli ospedali. Com'era la prima intenzione del signor FitzGeorge. Lasciate che mi liberi di tutto quanto. Ah! Lasciate che me ne liberi! E poi, aggiunse coll'improvviso divagar d'idee al quale il signor Buctrout era ormai uso pensate soltanto al dispiacere che dar a i miei figli! Egli apprezzava pienamente la finezza del tiro birbone che Lady Sl ane stava per giocare ai figli. Non che per principio il signor Buctrout trovasse i tiri birboni divertenti; li disapprovava, come cose sciocche e puerili; ma quello solleticava in particolar modo il suo spirito comico. Pur non avendoli mai veduti, s'era formato dei figli di Lady Slane un concetto " sui generis". Ma quando morirete disse egli con la sua franchezza abituale i vostri necrologi non mancheranno di additarvi all'opinione pubblica come una benefattrice disinte ressata. Io non ci sar pi a leggerli disse Lady Slane, che dai necrologi di Lord Slane ne a veva imparato abbastanza sulle possibilit di false interpretazioni. Il signor Buctrout se ne and sinceramente preoccupato delle angustie della sua v ecchia amica. Non gli passava neppur pel capo che moltissima gente avrebbe considerato le cure di Lady Slane come cure d'un genere affatto nuovo. Quanto a lui, accettava in tutta semplicit il fatto che Lady Slane ripudiava i va lori consueti di questo mondo, e gli pareva quindi naturale ch'essa risentisse i

l fatto di vederseli costantemente imposti. Di pi: egli non ignorava le ambizioni giovanili di Lady Slane, n quanto diversa fo sse stata da esse la sua vita. Se il signor Buctrout era un semplice sotto molti aspetti c'era anche chi lo cr edeva un po' pazzo - non mancava di un certo suo buon senso risoluto e spoglio d i pregiudizi: sapeva che le regole debbono esser modificate a seconda delle circ ostanze, e che assurdo, anche se assai comune, aspettarsi a che le circostanze s i adattino a regole gi bell'e fatte. Quindi Lady Slane, secondo lui, meritava altrettanta simpatia per la sua vita fr ustrata, quanto un atleta colpito da una paralisi. Erano vedute che si scostavano dal comune, certamente, ma il signor Buctrout no n ne metteva in dubbio la bont. Ci fu tuttavia Genoux che inorrid, quando sent quel che si proponeva di fare Lady Slane. La sua anima gallica fu clta da sgomento. Per un paio di giorni aveva toccato il cielo con un dito, tanto che per festeggi are l'avvento di quell'improvvisa, di quell'inaudita vena d'oro aveva comperato una porzione di pesce in pi per il gatto. Le sue idee riguardo alla fortuna eredi tata da Lady Slane - ne aveva letto l'entit sui giornali, aveva contato gli zeri col dito, ripassando incredula la somma a parecchie riprese - erano stranamente confuse: sapeva benissimo che cos'era un milione, due milioni, ma all'atto prati co ne deduceva soltanto che avrebbe potuto azzardarsi a chiedere a Lady Slane di far venire la donna delle pulizie tre volte la settimana invece di due. Finora, nell'interesse dell'economia domestica, non s'era risparmiata neppure quando i suoi reumatismi la tormentavano pi del consueto. Raddoppiata la sua corazza di carta da imballaggio, indossata una sottana di rin forzo, badava alle sue faccende, sperando di trovar sollievo. Sapeva che miladi non era ricca, e preferiva rimetterci in salute piuttosto che aumentare le spese di miladi. Ora la risoluzione di Lady Slane, comunicata negligentemente a Genoux una sera, mentre essa era intenta a sparecchiare, dava il crollo a tutti i sogni di future prodigalit. C'est pas possible, miladi! esclam la povera donna. Et moi qui pensais voir revenir nos plus beaux jours! Genoux era alla disperazio ne. Inoltre, s'era rallegrata oltre ogni dire, al veder le luci della pubblicit conve rgersi una volta ancora su Lady Slane. Giornali quotidiani e settimanali illustrati sfoggiavano fotografie di Lady Slan e; fotografie alquanto remote, vero, dal momento che non ce n'erano di recenti; fotografie che mostravano Lady Slane Viceregina, Lady Slane ambasciatrice, giova ne, ingioiellata, in abito da sera con l'elaborata "coiffure" coronata da un dia dema; Lady Slane seduta sotto una palma; curiosamente antiquata; con in mano un libro aperto nel quale non leggeva; circondata dai suoi bambini, Erberto vestito alla marinara, Carry tutta in fronzoli - come lo ricordava Genoux quel vestitin o! - entrambi appoggiati alle spalle della madre, in atto affettuoso, intenti a guardare il beb ch'essa reggeva sulle ginocchia (era Carlo? o Guglielmo?). C'era stato persino un giornale il quale, nell'impossibilit di ottenere una fotog rafia recente di Lady Slane, aveva avuto l'audacia di pubblicarne una di settant 'anni addietro, in abito da sposa; e c'era accanto la fotografia gemella di Lord Slane in pantaloni di tela all'indiana, la carabina in mano, un piede su una ti gre. Queste cose, che inesplicabilmente spiacevano a Lady Slane, soddisfacevano in Ge noux il senso delle convenienze. Non spettava a lei dare consigli a miladi, diceva, ma miladi aveva ben considera to la propria posizione e quel che le era dovuto? miladi, che era stata abituata a tutti quegli aiutanti di campo, a tutta quella servit - bien que ce n'tait que des ngres - a tutti quegli attendenti, pronti a correre a ogni momento con un big lietto, con un'ambasciata? Dans ce temps-l, miladi tait au moins bien servie. Poi, nel bel mezzo del suo sconforto, un pensiero colp Genoux, un pensiero che la costrinse a piegarsi in due dal gran ridere, strofinandosi le mani su e gi per l

e cosce. Ah, mon Dieu, miladi, c'est Lady Charlotte qui va tre contente! Et Monsieur Will iam, donc! Ah, la belle plaisanterie! Lady Slane si sentiva sola, ora che FitzGeorge non era pi. Il subbuglio destato dal suo dono alla nazione, la frenetica disperazione dimost rata dai figli, tutto era passato su di lei senza lasciar gran traccia. Essa proib a Genoux di portarle in casa un giornale sino a quando ci fosse ancora qualche notizia che la riguardava, e rifiut di ricevere i suoi figli sino a quan do non si fossero rassegnati a considerar la cosa come non mai accaduta. Carry scrisse una lettera dignitosa, ponzata con molta cura, in cui diceva che q ualche settimana, fors'anche qualche mese doveva trascorrere prima che quella te rribile ferita potesse risanar tanto da permetterle di rispettare il silenzio im posto dalla madre. Fino ad allora, non era in grado di rispondere di s. Avrebbe scritto di nuovo, non appena si fosse rimessa un poco. Era chiaro che nel frattempo Lady Slane doveva considerarsi in disgrazia. Ma se pure tutto ci non la toccava da vicino e se, grazie all'aiuto di Kay e del signor Buctrout, le furono risparmiate molte seccature con le autorit, e non dov ette far altro che firmare qualche documento, ora Lady Slane si sentiva stanca, spiritualmente vuota. La sua amicizia con FitzGeorge era stata una cosa bella e singolare l'ultima cos a bella e singolare ch'essa potesse mai sperare. Ora non desiderava pi nulla. Non desiderava che la pace e la fine di tante piccinerie. Di tempo in tempo le capitava di leggere nei giornali qualche notizia che riguar dava la sua famiglia. Carry aveva inaugurato un bazar di carit. La nipotina di Carry prendeva parte a uno spettacolo di beneficenza. Carlo era riuscito finalmente a far pubblicare una delle sue lettere sul "Times" . Riccardo - il maggiore dei nipoti di Erberto - aveva vinto una gara d'equitazion e. Debora, sua sorella, s'era molto vantaggiosamente fidanzata al figlio maggiore d i un duca. Erberto aveva pronunciato un discorso alla Camera dei Lords. Si bucinava che il prossimo governatorato generale vacante sarebbe stato concess o a lui. In ogni modo, col nuovo anno gli era stato conferito l'Ordine della Giarrettiera ... Dall'immensa distanza dei suoi anni Lady Slane contemplava questi avvenimenti co me col cannocchiale alla rovescia; e le portavano un'eco di vicende ch'erano pur connesse in qualche modo alla sua vita. Cose fastidiose, volgari, stante e inutili diceva tra s, scendendo cauta le scale con l'aiuto della canna e della ringhiera; e si domandava perch, verso il tramont o della propria vita, uno dovesse affaticarsi a leggere altre cose fuorch Shaesp eare; oppure all'inizio della vita, poich egli sembrava aver capito cos bene esube ranza e maturit. Ma soltanto quando si era giunti alla maturit, forse, si poteva apprezzar piename nte la profonda comprensione del poeta. Considerava quel gruppo di persone, carne della sua carne; li vedeva a met della loro carriera, o all'inizio della loro traiettoria. La piccola Debora, si figurava, doveva essere una fidanzata felice, e Riccardo d oveva sentirsi fremere la vita entro le vene, mentre galoppava per monti e per v alli. Il sorriso di Lady Slane si fece tenero, al pensiero delle due giovani creature. Ma s'incallirebbero, pensava; s'incallirebbero, quando fossero sbolliti in loro gli ardori della giovinezza; diventerebbero padroni di s e del mondo, ed egoisti. Non avrebbero conosciuto le battaglie della vita, essi, n le intime lotte dell'an ima; non avrebbero dovuto far altro che calarsi entro la forma gi preparata per l

oro; e l'avventata generosit della giovinezza farebbe luogo alla prudenza della m aturit. Lady Slane sospir all'idea che, sia pure indirettamente, essa era responsabile de lla loro esistenza. Il lungo fiacco serpente della posterit si snodava lontano da lei. Essa si sentiva stringere il cuore; e se guardava all'avvenire, era soltanto nel la speranza di trovar pace. Tuttavia fece una cosa inesplicabile. Quando l'ebbe fatta - quando, cio, ebbe scritto la lettera, e dopo avervi psto il francobollo l'ebbe consegnata a Genoux perch l'imbucasse - considerando la sua az ione si disse che doveva aver agito in sogno. Non avrebbe saputo dire da quale impulso fosse mossa, n quale strano desiderio l' avesse spinta a rinsaldare un anello con la vita che aveva abiurato. Forse la sua solitudine era tanto grande che nessun coraggio umano valeva a sopp ortarla: forse aveva troppo chiesto alle sue forze. Solo un'anima fortissima era capace di essere completamente sola. Comunque fosse; aveva scritto a un'agenzia specializzata, affinch le venisse invi ato qualsiasi ritaglio di giornale che contenesse notizie sulla sua famiglia. In fondo al cuor suo, sapeva che erano soltanto quelle sui suoi pronipoti che de siderava. Le importava ben poco di quel che accadeva a Carry, a Erberto, a Carlo o a Gugli elmo; la strada che seguivano era chiaramente tracciata, non offriva sorprese, n belle n brutte. Ma pur nel suo sogno, rifuggiva dal tradirsi, sia pure agli occhi indifferenti d i un'agenzia di Holborn Street; e aveva mascherato il proprio vero desiderio sot to la stravaganza d'un ordine generalizzato. Ma quando cominciarono ad arrivare i piccoli pieghi verdi, tutte le notizie sui figli di Lady Slane se ne andavano dritto filato nel cestino della carta, mentre quelle sui pronipoti venivano incollate c on ogni cura da Lady Slane in un album comperato dal cartolaio all'angolo della strada. Trovava, in quell'occupazione, una soddisfazione senza pari, che rasserenava le serate sotto al paralume rosa. Siccome i pieghi verdi non arrivavano che due, al massimo tre volte la settimana , Lady Slane economizzava sapientemente la sua piccola provvista, e non si conce deva il lusso che di incollare i ritagli in proporzione, in modo da lasciarne se mpre qualcuno per l'indomani. Fortunatamente, due tra i pronipoti di Lady Slane erano adulti ormai, e le loro attivit multiformi. Erano, di fatto, due personaggi in vista nel gran mondo, e il loro nome aveva un valore giornalistico corrente nelle colonne dedicate alle "notizie mondane". Quante belle ore passava Lady Slane, a ricostruire il loro carattere, la loro pe rsonalit su quegli scampoli d'articoli; con l'ausilio, s'intende, del ricordo che aveva di essi. Era, per la loro bisnonna, una gioia di cui quei giovani erano interamente ignar i, e quest'ignoranza contribuiva non poco al piacere tra sentimentale e malizios o di Lady Slane, un piacere tutto suo, un gioco segreto, intenso, olezzante e fa cile a infrangersi come i petali di una gardenia. Genoux sola era testimone di quelle occupazioni serali; ma Genoux non era un'int rusa; Genoux faceva parte di Lady Slane stessa come i suoi stivaletti o la sua b orsa dell'acqua bollente, o come il gatto John, accoccolato accanto al caminetto con incomparabile grazia e dignit. Del resto, Genoux condivideva l'interesse di Lady Slane pei giovani Holland, sia pure da un punto di vista assai diverso. A lei non c'era voluto molto per indovinare il rinnovato interesse della sua pad rona, e lo aveva salutato con gioia; e s'affrettava a trotterellar nella stanza, ogni volta che trovava un pacchettino verde nella cassetta delle lettere. Voil, miladi, c'est arriv! E se ne stava l in attesa, mentre Lady Slane apriva la b usta e sparpagliava i ritagli. Dio sa se erano futili, quelle brevi note.

Una "caccia al tesoro" nelle stazioni della ferrovia sotterranea; un ballo; un r icevimento; fotografie, qualche volta: Riccardo vestito per la caccia a cavallo, o Debora in costume di Maria Stuarda, per un ballo mascherato. Cose futili, ma giovanili e innocue. Chi poteva presumere di analizzare i sentimenti di Lady Slane? Ma Genoux batteva francamente le mani, estasiata. Ah, miladi, qu'il est donc beau, Monsieur Richard! Ah, miladi, qu'elle est donc jolie! Era Debora, questa. Lusingata dall'ammirazione di Genoux, Lady Slane sorrideva. Era vecchia, ora, dopo tutto, e la sua vita si rallegrava di assai tenui cose. S, diceva, guardando una fotografia di Riccardo, tutto infangato, con una coppa d 'argento sotto un braccio e un frustino sotto l'altro un ragazzo ben piantato pas si mal. Pas si mal! esclamava Genoux indignata. Ma magnifico; e che eleganza, che chic! Tutte le signore andranno pazze per lui. E far la strada che ha fatto il suo bisnonno aggiunse Genoux, che sapeva apprezza re il prestigio mondano e diventer Vicer, Primo Ministro, Dieu sait quoi encore; m iladi verra.Perch Genoux non aveva mai approvato il disprezzo di Lady Slane per q ueste cose. No, Genoux disse Lady Slane. Non sar pi qui a vedere. Vedrebbe soltanto - e a quanta, oh, quanta distanza! - la bella e spensierata gi ovinezza di quelle creature. Grazie a Dio, non sarebbe pi qui a vederli indurirsi in una ancor pi spensierata m aturit, non riscattata neppur da quei doni irruenti, insensati, ma decorativi. Ninfe e pastori, venite via mormor Lady Slane, guardando i folti capelli, le snel le membra elastiche. Ah, Genoux, era bello esser giovani! Secondo che razza di giovent uno ha avuto, d isse saggiamente Genoux. Non era bello esser la dodicesima figlia di genitori poveri in canna, ed esser m andata a lavorare in una cascina vicino a Poitiers; dormir sulla paglia in una s talla; alzarsi alle cinque ogni mattina, d'estate e d'inverno, toccarle sode se non si lavorava a dovere; e crescere estranea ai propri fratelli e alle proprie sorelle. Eran quasi settant'anni che Genoux era con Lady Slane, eppure queste cose non le aveva mai rivelate alla sua padrona, la quale ora si volse a Genoux incuriosita . E quando rivedevi i tuoi fratelli e le sorelle, Genoux, ti sembrava molto strano ? Affatto, rispose Genoux; il sangue non acqua. E la nostra famiglia resta sempre la nostra famiglia. A sedici anni era entrata in quell'alloggetto a Parigi, come se ci fosse stata s empre. La cascina nei pressi di Poitiers era svanita, n essa vi pens mai pi, bench sapesse meglio degli al tri dov'era che le galline randage andavano a far l'uovo. Era entrata nella vita dei fratelli e delle sorelle, e aveva preso il proprio po sto come se non fosse mai stata assente. C'era stato un guaio con una delle sorelle, che s'era sgravata di due gemelli pr oprio dopo che le era morto di difterite il suo primo bimbo. Avevano cercato di nasconderle la morte, raccontava Genoux, ma essa l'aveva indo vinato, chi sa come, e balzando gi dal letto era scappata via cos come si trovava, in camicia da notte, ed era corsa a buttarsi sulla piccola tomba, al cimitero. Avevano mandato lei Genoux, a riprenderla; e non le era parso punto curioso che una missione simile venisse affidata a una ragazza della sua et. La necessit faceva da maestra; e la vecchia mamma Genoux doveva stare a casa a ba dare ai gemelli. Ma quel soggiorno in famiglia non era stato che un breve interludio. Gi il babbo aveva mandato la ragazza in un'agenzia di collocamento, e non era and ato molto, e l'avevano chiamata a Londra, dall'altra parte della Manica, per ent rare a servizio di miladi. Lady Slane ascoltava non senza emozione quel racconto semplice e filosofico.

L'assaliva il rimorso, per non aver mai interrogato prima Genoux. In tanti anni, Genoux era diventata una cosa naturale, nella sua vita; eppure, q uanta ricchezza d'esperienza racchiudeva quel petto vigoroso! Che passaggio dove va esser stato, quello dalla cascina nei pressi di Poitiers, dove dormiva sulla paglia e le toccava sode, agli splendori del palazzo governativo... A Lady Slane, le vicende dei suoi pronipoti sembravano superficiali a confronto; la stessa sua saggezza le pareva magra ed eccessivamente civilizzata, priva di qualsiasi contatto con la realt. Lei, che in segreto aveva covato il rimpianto per una vocazione non seguita, non era stata mai costretta a strappare da una fossa recente una sorella disperata. Osservando Genoux, che imperturbabile raccontava quelle pene passate, si andava domandando quali ferite fossero pi profonde: le travagliate ferite della realt, op pure i profondi invisibili colpi della fantasia? Da quei giorni in poi, a Genoux doveva esser stata negata un'esistenza tutta sua, pensava Lady Slane. La sua vita consisteva nel servizio, il suo io era andato sommerso. Lady Slane si giudic improvvisamente; non era altro che una vecchia egoista. Eppure, riflett, anche lei aveva donato la sua vita: a Enrico. E non doveva nutrir rimorsi eccessivi se ora, da ultimo, indulgeva nella sua mal inconia. Torn a Genoux. La famiglia Holland aveva rimpiazzato la famiglia di Genoux, aveva assorbito tut to ci che Genoux aveva di amor proprio, di ambizioni, di piccole vanit. Lady Slane rammentava il peana di gioia di Genoux, quando Enrico era stato creat o Pari d'Inghilterra. Ognuno dei figli essa aveva custodito come se fosse suo, e nulla se non il fiero senso di dover difendere a ogni costo la sua padrona avrebbe potuto cavarle di bocca una parola di biasimo verso i figli di casa Holland. Ora trasportava il proprio interesse sui pronipoti, senza che fosse punto intepi dito, dal giorno in cui avevano cessato di venire in casa. La sua fedele anima era stata momentaneamente dilaniata dalla riluttanza di Lady Slane a ricevere Debora e Riccardo; ma dopo che miladi le aveva spiegato come t anta giovanile vitalit riuscisse troppo faticosa a una vecchia signora, Genoux av eva rimesso subito in sesto le proprie impressioni: Bien sr, miladi; c'est trs fa tigant, la jeunesse. Accolse tuttavia con soddisfazione quell'acconcio risveglio di orgoglio famiglia re, simbolizzato nei pieghi verdolini e nell'album. Nella profondit del suo contadinesco buon senso, si riconosceva un sano istinto p er la perpetuazione della razza. La sua stessa insoddisfatta femminilit si aggrappava in modo commovente a una sod disfazione di seconda mano, conseguita per mezzo della sua idolatrata Lady Slane . a me fait du bien, diceva con le lagrime agli occhi de voir miladi s'occuper ave c son petit pot de Sticpaste. E una volta alz anche il micio John per fargli vedere una fotografia di Riccardo che teneva un'intera pagina del "Tatler". Regarde, mon bobo, le beau gars. John si dimenava, rifiutandosi di guardare. Genoux lo pos a terra, contrariata. C'est drle, miladi; les animaux, c'est si intelligent, mais a ne reconnat jamais les images. Ormai, Lady Slane non sentiva pi scrupolo di far sfoggio di buon senso. Piuttosto, le accadeva di domandarsi quel che i giovani della famiglia avessero pensato della sua rinuncia all'eredit di FitzGeorge. S'erano indignati, probabilmente; avevan mandato a quel paese la loro bisnonna, che li defraudava di ricchezze di cui, un giorno, avrebbero goduto anch'essi. Certamente non immaginavano che il suo gesto celasse motivi romantici. Forse essa doveva loro una spiegazione, se non proprio delle scuse? Ma come ripr ender contatto con loro, specie ora? L'orgoglio le tratteneva il polso, nel mome nto stesso in cui essa stava per intinger la penna nell'inchiostro. Dopo tutto, s'era comportata verso di essi in una maniera che chiunque avesse un

po' di senso comune doveva giudicare alquanto bislacca; prima s'era rifiutata d i riceverli, poi, aveva allontanato dal loro avvenire la speranza di immense e f acili ricchezze. Era naturale che apparisse loro come l'incarnazione dell'egoismo e dell'avventat ezza. Lady Slane si sentiva afflitta, eppure sapeva di aver agito soltanto secondo le proprie convinzioni. FitzGeorge stesso, un giorno, non l'aveva rimproverata per aver peccato contro l a luce? Ed ecco che clta da una subitanea ispirazione, cap perch mai egli l'avesse tentata con le sue ricchezze: se l'aveva tentata, era stato unicamente affinch es sa trovasse la forza di rigettarle. Non tanto una fortuna le aveva offerto, quanto l'occasione di rimaner fedele a s e stessa. Lady Slane si curv ad accarezzare il gatto, che di solito non godeva dei suoi fav ori. John, disse John... che fortuna ch'io abbia fatto come voleva lui, prima d'aver capito quel che voleva. Dopo di che si sent contenta, bench gli scrupoli riguardo ai suoi nipotini seguita ssero ad angustiarla. Per una strana ritorsione d'idea, quei rimorsi di coscienza aumentavano proprio ora ch'era riuscita a trovare una spiegazione soddisfacente pel suo modo d'agire , quasi che si accusasse d'aver peccato di eccessiva indulgenza verso se stessa. Forse la sua risoluzione era stata troppo precipitosa? Forse non s'era dimostrat a giusta verso quei poveri ragazzi? Forse non bisognava esiger sacrifici dagli a ltri, quando questi sacrifici dipendevano da un nostro arbitrio? Essa aveva agit o unicamente secondo le proprie idee, con l'aggiunta d'una droga che rendeva pi r affinato il suo piacere, e cio, col pensiero di dare un dispiacere a Carry, a Erb erto, a Carlo e a Guglielmo. Le era parso ingiusto che ci fossero al mondo dei semplici privati, i quali pote ssero vantarsi di possedere tesori simili, e ricchezze cos esagerate; e perci s'er a affrettata a liberarsi di entrambi: le opere d'arte al pubblico, le ricchezze ai poveri che soffrivano. Era una logica semplice, e che tagliava la testa al toro. Avendola formulata in questi termini, Lady Slane non poteva credere d'aver agito male; ma, d'altra parte, non avrebbe dovuto considerare anche il bene dei suoi pronipoti? Era un problema troppo sottile per poterlo risolvere da sola; e il si gnor Buctrout, col quale essa si confidava, non le riusciva di grande aiuto, pe rch non solo simpatizzava interamente col primo impulso di Lady Slane, ma, in vis ta della fine del mondo che s'avvicinava, non vedeva che importasse gran che agi re in un modo piuttosto che nell'altro. Cara la mia signora, le diceva quando i vostri Cellini, i vostri Poussins, i vos tri nipoti e pronipoti saranno tutti quanti ridotti a un po' di pulviscolo astra le, vedrete che i problemi della vostra coscienza perderanno alquanto della loro importanza. Se questa era una verit, non poteva per dirsi un aiuto. Le verit astronomiche, per quanto austere possano sembrare allo spirito, recano s carsi lumi a problemi di natura immediata. Lady Slane seguitava a fissare avanti a s, angustiata, di un'angustia che al mome nto stesso in cui ne parliamo si trovava acuita da un improvviso pensiero: che c osa avrebbe detto Enrico, con uno dei suoi corrugar di sopracciglia? Miss Debora Holland annunci Genoux, spalancando la porta. L'aveva spalancata in modo da far capire chiaro e tondo che scimmiottava, retros pettivamente, la grandiosa maniera del maggiordomo dell'ambasciata a Parigi. Turbata Lady Slane si alz, col consueto lieve frusco di sete e merletti; il lavor o a maglia le scivol dal grembo; essa si curv, facendo l'atto di trattenerlo, ma t roppo tardi; gi la sua fantasia correva, correva impetuosa, nell'ansia di riconci liar quell'inverosimile incontro tra la sua nipotina, il signor Buctrout e lei. Le circostanze erano troppo complicate per permetterle una decisione rapida e fe lice, cos su due piedi. Non era mai stata capace di dominar situazioni che esigevano presenza di spirito

; e, considerando la conversazione avuta col signor Buctrout a proposito dei pr onipoti, di cui le si presentava subitamente un campione nella persona della nip ote di Erberto, la situazione era tale da esigere uno spirito molto pronto. La mia cara Debora disse Lady Slane, severa e affettuosa, lasciando cadere il la voro, tentando di ripescarlo, abbandonando il tentativo a met, e arrivando finalm ente a baciar Debora sulle guance. Tra le due, era Lady Slane la pi confusa; dacch essa aveva abbandonato la casa di Elm Par Gardens, Debora era la prima creatura giovane che mettesse piede nella villetta di Hampstead. La casa di Hampstead non aveva aperto le sue porte che a FitzGeorge, al signor B uctrout e al signor Gosheron, fatta eccezione, s'intende, per i figli di Lady S lane, i quali, se pure non erano i benvenuti, erano ad ogni modo tutta gente piu ttosto avanzata in et. Debora era la giovinezza in persona che bussava alla porta... Era graziosa, sotto il berretto di pelliccia; graziosa ed elegante; era, n pi n men o, la fanciulla che Lady Slane si sarebbe attesa, a giudicar dalle fotografie ne i giornali mondani. Da quando Lady Slane l'aveva veduta l'ultima volta - un anno era trascorso - s'e ra trasformata: la scolaretta era diventata una signorina. Delle sue attivit nel gran mondo, da che s'era trasformata in signorina, Lady Sla ne aveva avuto ampia prova. Quel pensiero ramment a Lady Slane l'album dei ritagli, ch'era l sul tavolo, sotto la lampada; e lasciata la mano di Debora, frettolosamente cacci l'album in un an goletto buio, quasi fosse una tazza sporca; e vi mise sopra la cartella da scriv ere. Un incidente imprevisto; fortuna che ne era scappata pel rotto della cuffia; ma ora respirava. Fattasi di nuovo avanti, cerimoniosamente present Debora al signor Buctrout. Il signor Buctrout ebbe il tatto di alzare i tacchi quasi immediatamente. Ben conoscendolo, Lady Slane temeva ch'egli si profondesse subito in speculazion i della pi alta importanza, con allusioni alla recente ed eccentrica condotta di Lady Slane, le quali avrebbero posto in imbarazzo tanto lei quanto la fanciulla. Ma il signor Buctrout, inaspettatamente, si comport da uomo di mondo. Butt l alcuni commenti che si riferivano all'inizio della primavera - la ricompars a dei fiori nei barili per le vie di Londra - la longevit degli anemoni in acqua, specie se si ha cura di tagliar gli steli - i fasci di bucaneve che arrivavan d alla campagna, e che ben presto cederebbero il posto a fasci di margherite - e i l Covent Garden. Ma di catastrofi cosmiche, o del giudizio universale della bisnonna di Debora Ho lland non parl affatto. Una volta soltanto egli sfior l'indiscrezione; curvandosi in avanti, si rec l'indi ce alla punta del naso e disse: Miss Debora, scopro in voi una certa rassomiglia nza con Lady Slane che mi onoro di chiamar mia amica. Fortunatamente non tenne dietro a quell'idea; anzi, non appena la correttezza gl ie lo permise si alz e si conged. Lady Slane glie ne fu grata, quantunque lo vedesse andarsene con dispiacere, rim anendo faccia a faccia con la giovane donna che portava quello che una volta era stato il suo nome. Si attendeva, sul principio, una conversazione evasiva e senza senso; paventava la frase fortuita che l'avrebbe avviata sul terreno della realt, onde avrebbe vis to crescere a vista d'occhio l'intrico dei rimproveri; tutto s'aspettava al mond o, tutto fuorch Debora alle sue ginocchia, la quale con parole semplici e leali l a ringraziava per ci ch'essa aveva fatto. Lady Slane non diede risposta; soltanto pose la mano sul capo che la fanciulla l e premeva in grembo. Era troppo commossa per rispondere; preferiva lasciar parlare quella voce giovan ile, figurandosi d'esser lei che parlava, rivivendo gli anni della sua adolescen za, illudendosi con la fantasia d'aver finalmente trovato un confidente cui pale sare i propri pensieri. Era vecchia, era stanca, e di buon grado si smarriva in quella dolce illusione.

Era un'eco che udiva? o un miracolo aveva cancellato gli anni? rivivevano gli an ni, anche se diversi? Lasci che le sue dita errassero nei capelli di Debora, e, c arezzando una corta zazzera invece di lunghi riccioli, immagin d'aver portato a c ompimento quei tali progetti di fuga. Era dunque veramente fuggita dalla sua casa, allora? aveva dunque scelto la prop ria strada, invece di quella di Enrico? E ora sedeva in terra, alle ginocchia d' un'amica fidata, dando libero sfogo alle sue ragioni, alle sue aspirazioni, alle sue convinzioni, con una fermezza e una certezza illuminate da una fiamma inter iore? Fortunata Debora! pensava; cos sicura di s, cos fiduciosa, e cos ben compresa da una persona almeno; ma a quale Debora intendesse alludere, non lo sapeva nepp ur lei. Dopo la morte di FitzGeorge, Lady Slane s'era detto che mai pi nessuna cosa bella e singolare sarebbe entrata nella sua vita. Profezia insensata! Non era singolare, non era bello, quell'inaspettato fondersi della propria vita con quella d'una sua pronipote? La morte di FitzGeorge l'ave va invecchiata, a quell'et, la vecchiaia scendeva per una china precipitosa e all armante; e forse lei non aveva pi la testa troppo a posto; le pareva di averla se mpre a posto abbastanza per riconoscere le proprie debolezze, e per dire: Contin ua pure, tesoro; mi sembra di sentir parlare me stessa. Nell'egoismo della giovent, Debora non colse subito il significato di quelle paro le che a Lady Slane erano sfuggite inavvertitamente di bocca. L'ava non aveva alcuna intenzione di rivelarsi alla nipotina; gi con la mano sul chiavistello della porta della morte, non intendeva affatto turbare quella giovi nezza col racconto dei propri passati problemi; le bastava, ora, celarsi sotto l a maschera di un ascoltatore, di un paio d'orecchi, anche se i suoi segreti segu itavano a folleggiarle nella mente secondo che a lei piaceva. (Non dobbiamo dime nticare che a Lady Slane era sempre piaciuto assaporarseli intimamente, i suoi g odimenti.) Questo godimento, ora, era di natura assai intima, anche se non tropp o acuto; piuttosto nebuloso che acuto; una serie di percezioni intensificate epp ur confuse, che le permettevano di sentire intensamente senza esser costretta a ragionare. Nel crepuscolo di sua vita, che s'infittiva, nella maturit degli anni, essa ritor nava alle irresolutezze dell'adolescenza; ancora una volta tornava a essere il g iunco fluttuante nel fiumicello, il fragile schifo che, spinto in mare, torna pu r sempre a lasciarsi cullare verso le sicure acque del porto. Giovinezza! giovinezza! pensava: e, cos vicina alla morte, si figurava che tutti i passati pericoli l'attendessero ancora; ma questa volta avrebbe saputo affront arli pi coraggiosamente, non avrebbe fatto concessioni di sorta, sarebbe stata pi animosa e sicura di s. Questa bimba, questa Debora, quell'Io, quell'altro Io, quella proiezione di un'a ltra Debora, era animosa e sicura di s. Il suo fidanzamento, diceva, era stato un errore; e lei vi si era lasciata indur re per far piacere al nonno. (Mamma non conta, diceva, e nemmeno la nonna... pov era Mabel!) E il nonno aveva delle ambizioni per lei; non gli spiaceva l'idea di vederla un giorno duchessa; ma che cos'era tutto questo a confronto di quel che voleva diventare lei: una musicista? Quando essa disse "una musicista", Lady Sl ane sub una piccola delusione, tanto fiduciosamente s'era attesa a che Debora dic esse "una pittrice". Ma era press'a poco la stessa cosa, e la delusione non tard a guarire. La fanciulla parlava come lei avrebbe potuto parlare. Non avrebbe avuto nulla in contrario a un matrimonio con qualcuno che misurasse i valori che lei intendeva con la stessa misura. Ma era mai possibile un'intesa tra persone che non si trovavan d'accordo se misu rare a "yards" o a pollici? Il nonno e il suo ex-fidanzato misuravano ricchezze e titoli a "yards": uno... due... cento... un miglio. Lei, quelle cose le misurava a pollici... mezzo pollice. D'altra parte, per la musica e tutto ci che seguiva, non esistevano misure terres tri. Quindi, era oltremodo grata alla bisnonna che aveva pensato bene di ridurre il v alore di lei sul mercato corrente e umano.

Capisci, diceva allegramente durante una settimana sono passata per un'ereditier a, e quando si scoperto che non lo ero affatto, stato molto pi semplice rompere i l mio fidanzamento. Quando che l'hai rotto? domand Lady Slane, pensando ai suoi ritagli di giornali, che non ne avevano parlato affatto. Ieri l'altro. Genoux entr con la posta della sera, tutta contenta d'aver trovato un pretesto pe r dare un'altra occhiata a Debora. Lady Slane fece sgusciare il piego verde sotto il lavoro a maglia. Non sapevo che tu lo avessi rotto disse. E che sollievo era stato! disse Debora con una scrollatina di spalle. No, non voleva pi averci nulla a che fare, con quel mondo pazzo. E' proprio pazzo, nonnina? domand. O sono io che sono pazza? O sono soltanto una persona che non ci si pu adattare, a quel mondo? Una delle tante persone che trova importanti altre cose molto dive rse? In ogni modo, perch dovrei accettare le idee di altra gente? Le mie possono ben essere altrettanto giuste - almeno, giuste per me. Conosco qualche persona che mi d ragione, ma sempre gente che, a quanto pare, non va d'accordo col nonno o con la zia di mamma, la zia Carry. E poi, c' un'altra cosa... E s'interruppe. Continua pure disse Lady Slane, profondamente commossa da quell'analisi perpless a e inciampante a ogni momento. Ecco, seguit Debora sembra che ci sia una specie di solidariet tra il nonno e la z ia Carry e le persone che vanno a genio a loro. Come se fossero tutti quanti legati a fil doppio. Ma la gente che va a genio a me, quella si trova sempre sparsa qua e l; sono dei solitari... solo che si riconoscono non appena si trovano assieme. Pare che per loro, esista qualcosa di pi importante di quello che il nonno e la z ia Carry giudicano importante. Non ho ancora capito bene che cosa sia, questo "qualcosa". Se si trattasse di religione - se volessi farmi monaca invece di studiare la mus ica - credo che persino il nonno comprenderebbe vagamente di che cosa parlo. Ma non si tratta di religione; eppure, non si pu dire che non sia qualcosa che di natura religiosa. Un accordo musicale, per esempio, mi d pi soddisfazione di una preghiera. Continua disse Lady Slane. E poi, diceva Debora fra questa gente che mi piace, io scopro qualche cosa di du ro e di concentrato, di aspro, di crudele, quasi. Una specie di pietra di paragone per l'onest. Come se fossero decisi di esser fedeli a tutti i costi alle cose che, secondo lo ro, sono importanti. Naturalmente, aggiunse Debora rispettosa, ricordando forse i commenti del nonno e della prozia so che sono, per cos dire, membri inutili della societ. E disse queste parole con una gravit tutta infantile. Hanno la loro utilit disse Lady Slane. Agiscono come lievito. Non so mai se questa parola faccia rima con fremito, o con tormento disse Debora . Mi pare che tu abbia ragione, nonnina. Ma ci vuol tempo prima che il lievito agisca, e anche cos, non agisce che tra gen te che pi o meno ha la stessa mentalit. S, disse Lady Slane ma gente della stessa mentalit ce n' pi di quanto tu non creda. Si dnno un gran da fare per nasconderlo, e ci vuole una crisi perch venga alla sup erficie. Per esempio, se tu fossi vicina a morire ma in realt voleva dire: Se io fossi vic ina a morire, forse troveresti che tuo nonno ti (mi) ha capita meglio di quanto tu (io) non pensi. Questi sono sentimentalismi disse Debora risoluta. Certo, la morte una cosa che spaventa tutti, anche il nonno e la zia Carry...

ricorda loro certe cose che preferirebbero ignorare. Ma quello che mi piace, in certe persone, che non si soffermano morbosamente sul pensiero della morte, ma serbano incessantemente il senso di quello che, second o loro, essenziale nella vita. La morte, tutto ben sommato, un episodio. Anche la vita un incidente. Le cose che intendo dir io sono al di l dell'una e dell'altra. E questo non mi sembra compatibile con la vita che il nonno e la zia Carry vorre bbero farmi fare. Ho torto, o sono loro che hanno torto? Lady Slane aveva individuato un'ultima oc casione di stuzzicare Erberto e Carry. La chiamassero pure una vecchia maligna! Lei sapeva di non esserlo. La bimba era un'artista, e bisognava lasciarla fare a modo suo. C'era gente in abbondanza per portare a compimento l'opera del mondo, per guadag narsi e godersi le sue ricompense, per soffrirne la malizia e render pan per foc accia; alla piccola e rara fratellanza cui apparteneva Debora, indifferente a do rati allettamenti, doveva esser concesso di andarsene oscuramente ma ardentement e per la propria strada. A lungo andare, in quello strano bailamme sempre intento a un lavoro di selezione , via via che il presente diventava storia, i poeti e i profeti finivano per con tare pi dei conquistatori. Cristo stesso era della brigata. Dell'ingegno di Debora, Lady Slane non avrebbe saputo farsi un'idea; ma ci non av eva importanza. L'abilit era una bella cosa, ma quel che contava era lo spirito. Giudicare in merito all'abilit significava far concessioni ai sistemi che imperav ano nel mondo; voleva dire allontanarsi dalle teorie austere, esigenti e disinte ressate che professavano Lady Slane e i suoi affini in ispirito. Eppure, le parole che essa pronunzi non erano affatto in accordo con le sue rifle ssioni. Povera me... se non avessi dato via tutta quella fortuna, avrei potuto renderti indipendente! Debora rise. Voleva un consiglio, disse; non del denaro. Lady Slane sapeva benissimo che, in realt, non era nemmeno un consiglio che volev a; voleva soltanto sentirsi fortificata, appoggiata nella sua risoluzione. Oh! Se era approvazione che voleva, l'avrebbe avuta. Certo, cara, hai ragione disse Lady Slane con serenit. Cos seguitarono a discorrere per un poco ancora, ma a Debora, avvolta in un'atmos fera di pace e di simpatia, non sfugg che lo spirito dell'ava errava un poco entr o un confuso labirinto di cui lei temeva di smarrire il filo che l'avrebbe aiuta ta a uscirne. Era cosa naturale, all'et di Lady Slane. A momenti sembrava parlasse con se stessa, poi si riprendeva, e con commovente g offaggine tentava di riparare al malfatto, e si destava per parlar vivacemente d ell'avvenire della fanciulla, e non pi di certo avvenimento che in passato non er a andato come avrebbe dovuto. Debora si sentiva troppo dolcemente cullata, troppo felice per indagare di che a vvenimento si trattasse. Quell'ora di unione con l'ava la calmava come una musica, come una corda lieveme nte toccata a sera, quando l'ombra scende e gi le falene s'infrangono contro i ve tri d'una finestra aperta... E s'appoggiava a quelle ginocchia come a un sostegno, come in cerca di un appogg io; annegata, avvolta nel tepore, nell'oscurit, in dolcissimi concenti. La gazzarra s'allontanava; taceva il clamor del mondo; il nonno e la zia Carry p erdevano la loro angolosa importanza, rimpicciolivano sino a diventar gesticolan ti burattini dalle facce incartapecorite, dalle sciocche mani tentennanti; altri valori sorgevano nella stanza come grandi arcangeli, i quali dominavano, dispie gavano le ali. Inesplicabili associazioni d'idee nascevano nella mente di Debora; ella ricordav a d'aver visto una giovane donna biancovestita, che traeva al guinzaglio un levr

iero russo sul cupo sfondo d'un porto meridionale. Quel contatto fisico e morale con la bisnonna - cos lontana d'anni, cos intonata a lei nello spirito strappava l'involucro che ricopriva il piccolo tesoro della p oca esperienza che gelosamente la giovinetta aveva riposto. Ella si sorprese a chiedersi se in seguito sarebbe riuscita a captare ancora l'i ncanto di quell'ora, tanto da tradurlo in musica. E il desiderio di tradurre in musica quell'avventura trascendeva financo ogni su o interesse umano verso la bisnonna; ma sapeva che questa non le avrebbe serbato rancore, n avrebbe frainteso quella forma d'egoismo. L'impulso che l'aveva trtta verso l'ava era stato un impulso giusto. Quell'impressione di sentirsi avvolta di musica ne era la prova. Qualcuno toccava accordi su di un remoto strumento, ed erano accordi che non ave van n senso n entit in un mondo abitato dal nonno e dalla zia Carry, mentre trovava no valore e ragione d'essere nel mondo della bisnonna. Ma non bisognava stancarla troppo, la bisnonna, pens Debora, improvvisamente rend endosi conto che l'antica voce aveva cessato di mormorare e che l'incanto di que ll'ora era spezzato. La bisnonna s'era addormentata. Il mento s'era reclinato tra i merletti, sul petto. Le mani squisite posavano inerti in grembo. Quando Debora silenziosamente s'alz e silenziosamente usc in istrada, avendo cura di non sbattere la porta, gli accordi nella sua fantasia morirono. Genoux che entrava un'ora pi tardi col vassoio della cena, annunciando Miladi est servie, alterava la sua formula in un improvviso Mon Dieu, mais qu'est-ce que c 'est a - miladi est morte! C'era da aspettarselo diceva Carry, asciugandosi gli occhi col fazzoletto, come non se li era pi asciugati dalla morte del padre in qua c'era da aspettarselo, si gnor Buctrout. Eppure, un vero colpo. La mia povera mamma era una donna rara, lo saprete - per quanto non veda come av reste dovuto saperlo: in fondo, non era che la vostra inquilina. Appunto stamane un corrispondente del "Times" ha detto che era uno spirito elett o. Proprio quello che mi dicevo sempre io: uno spirito eletto. Carry aveva dimenticato le molte altre cose che aveva detto. Un carattere un po' difficile, qualche volta disse, colpita da improvvise remini scenze dell'eredit di FitzGeorge. Per nulla affatto pratica, ma le cose pratiche non sono poi le cose che contano, non vero signor Buctrout? Anche questo aveva detto il "Times". La mia povera mamma era un'anima bella. Non dico che io avrei agito sempre come ha agito essa, qualche volta. Certe volte, era un po' difficile seguire le sue intenzioni. Era donchisciottesca, capite, e dobbiamo dirlo? - poco giudiziosa. E poi, era anche capace di esser molto testarda. A volte, si rifiutava assolutamente di lasciarsi consigliare; e data la sua manc anza di praticit, diventava una vera sciagura. Ah! Se soltanto avesse dato retta a noi, ora ci troveremmo tutti in condizioni b en differenti. In ogni modo, non serve a nulla piangere sul latte versato, non vero? concluse C arry, offrendo al signor Buctrout la vista di ci che avrebbe dovuto essere un co raggioso sorriso. Il signor Buctrout non le diede risposta. Carry non gli era simpatica. Era mai possibile che quella donna cos dura e ipocrita fosse la figlia della sua vecchia amica, che in vita era stata cos comprensiva, cos onesta? Ed egli era riso luto a non rivelar a Carry, n con una parola n con uno sguardo, quanto profondamen te lo addolorasse la dipartita di Lady Slane. Gi dabbasso c' un uomo che pu prendere le misure per la bara, nel caso che lo desid eraste disse.

Carry si volse a guardarlo con tanto d'occhi. Non s'erano sbagliati, dunque: quel Buctrout era proprio un vecchio senza cuore , che non aveva nemmeno quel tanto di creanza da trovare una frase d'occasione, una sola, dico, per la povera mamma; lei stessa, Carry, era stata tanto generosa da ripeter quelle parole sullo "spirito eletto"; davvero che, in complesso, con siderava la piccola orazione sulla madre un generoso tributo da parte sua, se ri cordava i tiri che mamma aveva giocato a tutti loro. E s'era sentita animata da sentimenti oltremodo bennati, e secondo le vedute di Carry, il signor Buctrout non avrebbe potuto esimersi dal replicar qualche paro la che fosse un po' gentile. Senza dubbio, s'era aspettato che una fetta della focaccia toccasse anche a lui, e la delusione lo aveva amareggiato. Il pensiero della disdetta del "vecchio gaglioffo" consol alquanto Carry. Il signor Buctrout aveva tutta l'aria di essere uno di quegli uomini che cercan di abbindolare le vecchie signore ingenue. E ora, gonfio di livore, si vendicava portandosi dietro un uomo per prender le m isure della bara. Lord Slane, mio fratello, sar qui fra poco per provvedere a tutto quanto necessar io rimbecc Carry altezzosa. Ma il signor Gosheron era gi sulla soglia. Entr dandosi un colpettino al cappello; ma era da mettersi in dubbio se il colpet tino fosse dedicato alla silente presenza di Lady Slane l sul suo letto, o a Carr y che se ne stava a pi del letto. Il signor Gosheron, che fra le molte sue mansioni esercitava anche quella di imp resario di pompe funebri, era avvezzo alla presenza della morte; eppure, aveva s empre nutrito verso Lady Slane sentimenti assai pi vivi che non verso una semplic e cliente. E gi aveva deciso di dar libero sfogo per conto suo alla propria emozione, sacrif icando il pi prezioso pezzo di legno che avesse in bottega per farne il coperchio della bara. Suo Onore fa un bel cadavere disse al signor Buctrout. Entrambi ignoravano Carry. Belli in vita, belli in morte, quel che dico sempre io continu il signor Gosheron . E' straordinario, come la morte fa risaltar la bellezza. Mio nonno, che era nel mio stesso impianto d'affari, mi diceva la stessa cosa, e per cinquant'anni son stato attento a vedere se avesse ragione. "Finch si vivi," soleva dire mio nonno, "la bellezza viene dai bei vestiti e da aggeggi simili, ma una volta morti, per esser belli bisogna contar sul carattere." Guardate un p o' Suo Onore, signor Buctrout. E' o non cos come diceva mio nonno? A dirvi la verit, aggiunse in tono confidenzia le quando voglio giudicare una persona, con un'occhiata cerco di figurarmela da morta. Non ci si sbaglia, specie quando la gente non sa d'esser guardata. La prima volta che ho dato un'occhiata a Suo Onore, mi son subito detto: S, andr b ene, e ora che la vedo tale e quale come me la sono figurata allora, lo ripeto. Del resto, stata sempre pi al di l che al di qua. Sicuro disse il signor Buctrout, il quale, ora che era arrivato Gosheron, si mo strava ben disposto a parlar di Lady Slane. E non mai nemmeno venuta a patti col mondo. Con tutto che dal mondo ha avuto il meglio che esso poteva darle - tutte cose di cui poi essa non sapeva che farsene. Essa non disdegnava i gigli del campo, signor Gosheron. No, non li disdegnava. Quanti detti della Bibbia ho applicato a Suo Onore! Ma la gente sopporta nella B ibbia certe verit che non sopporta nella vita A quanto pare, non ne capiscono il significato, se ci si trovano faccia a faccia nelle loro case, anche se metton s u un'aria compunta quando le senton leggere dal ministro. Bont divina! pensava Carry; quando la finiranno quei due vecchi di parlar di mamm a sul tono d'un coro greco? Carry era arrivata a Hampstead con uno spirito ben r

isoluto: sarebbe stata generosa, disposta a perdonare - e non si pu dire che non l'avesse aiutata un sincero dolore - ma ora la sua padronanza di s cominciava a m ostrar le crepe, e ne traboccavano tutto il malumore e il rancore che le covava in corpo. Quell'agente e quel beccamorti, che discorrevano con tanta sagacia e sicumera, c he cosa potevano saperne di mamma? Forse si lasci scappare sarebbe meglio che las ciaste recitar l'orazione funebre per mia madre a qualcuno della famiglia. Il signor Buctrout e il signor Gosheron si volsero gravemente verso di lei. Carry li vide improvvisamente come due figure astratte; figure buffe, certo, ma anche figure di giustizia. I loro occhi la denudavano della pudica scorza d'ipocrisia che la proteggeva. Essa si sent giudicata; com'era uso e secondo i suoi principi, il signor Gosheron se la figurava cadavere; e aguzzava gli occhi per aiutar il lavoro della sua fan tasia; la distendeva su di un letto, la esaminava priva di quella difesa che non le era pi dato di trattenere. Quella frase sullo "spirito eletto" era gi ridotta a cenere. Il signor Buctrout e il signor Gosheron avevan fatto lega con mamma, e di front e a un'alleanza simile non c'era frase che valesse a coprire la verit. Rifugiandosi in un'ultima convenzione, Carry si rivolse al signor Gosheron: In p resenza della morte, potreste almeno togliervi il cappello.