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Regole Generali

(Norma UNI 10779 Reti di idranti Progettazione, Installazione ed Esercizio) La norma specifica requisiti costruttivi prestazioni minime da soddisfare in progettaz., installaz. ed esercizio degli impianti idrici AI permanentemente in pressione per alimentazione idranti e naspi in attivit civili e industriali. Non si pu applicare nei casi in cui: altezza AI delledificio > 45 m rete di idranti a secco derivazione degli apparecchi dalla rete idrico-sanitaria (senza separazione dopo alimentazione delle due reti)

Dimensionamento di sistemi di protezione antincendio per edifici industriali

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Richiami, definizioni

Richiami, definizioni

solo DN 70 (nella UNI 10779)


Idrante

solo DN 45

(nella UNI 10779)

solo DN 25

Lancia AI

Simbologia secondo D.M. 30/11/1983

Simbologia secondo D.M. 30/11/1983

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Richiami, definizioni

Richiami, definizioni
Tipologie di protezione:
-

protezione interna idranti a muro e/o naspi


consente un primo intervento sullincendio da distanza ravvicinata ed utilizzabile dalle persone che operano allinterno dellattivit. Essa riferita al singolo compartimento AI allinterno delledificio.

Elementi: - una o pi bocche di immissione con diametro non inferiore a DN 70 (attacco a vite a girello UNI 808-75) - valvola di sicurezza tarata a 12 bar - valvola di non ritorno - valvola generale di intercettazione normalmente aperta - nel caso di possibilit di gelo, disp. di drenaggio - cartello di segnalazione

protezione esterna idranti a colonna soprasuolo e/o sottosuolo


ha unazione essenzialmente di contenimento ed destinata ad essere utilizzata da personale addestrato. Essa da riferire alledificio nel suo complesso.

Simbologia secondo D.M. 30/11/1983 (attacco singolo e doppio)

Le due protezioni sono da considerare tra loro indipendenti sebbene collegate alla medesima rete di alimentazione.
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Protezione interna/esterna

Installazione tubazioni
Fuori terra:
solo tubaz. metalliche, a vista o in spazi nascosti purch accessibili si deve evitare lattraversamento di locali/aree ad alto rischio di incendio, non protette in caso contrario protezione rete

Area Protetta: raggiungibile con il getto dacqua di almeno un idrante o naspo

Interrate: profondit 0,8 m in ogni caso: protezione da gelo (t tubaz. > 4C) protezione da sovra-sollecitazioni (sisma, vibrazioni, urti) rete preferibilmente chiusa ad anello
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Installazione idranti
idranti a muro e naspi ogni zona raggiungibile da getto dacqua (Lgetto = 5m) ogni apparecchio Aprotetta 1000 m2 (R 18 m) punto di Aprotetta da ogni apparecchio D 20 m posizionamento soprattutto in pross. di uscite di emerg. in prossimit di Porte Tagliafuoco, due apparecchi su facce opposte della parete in comune nel caso di filtri a prova di fumo, due apparecchi nei due compartimenti collegati idranti sopra/sotto-suolo tra loro D 60 m dalle mura perimetrali D = 5 10 m
(proporzionalmente allaltezza delledificio)

Requisiti prestazionali
in termini di: portata e pressione minime per un numero minimo di apparecchi idraulicamente pi sfavoriti (la somma delle portate fornisce la portata complessiva richiesta) durata dellalimentazione

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Alimentazione idrica
Fonte: da da da da acquedotto riserva virtualmente inesauribile (corsi dacqua, laghi) acqua marina (con accorgimenti opportuni) serbatoio (capacit minima)

Continuit dellAlimentazione
Allacciamento ad acquedotto. solo per le Aree di Livello di Rischio Basso e Medio considerata accettabile al massimo: Indisponibilit = 60 ore / anno per manutenzione dellacquedotto, dimostrabile da dati statistici di anni precedenti, relativamente allarea interessata Altrimenti Serbatoio ai fini di Riserva Antincendio di capacit minima prescritta in caso di insufficiente pressione fornita dallacquedotto
installazione di gruppo di pompaggio e serbatoio sopraelevato oppure vasca e gruppo di pompaggio

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Alimentazione dedicata o promiscua


Lalimentazione pu essere realizzata come derivazione dal sistema di alimentazione idrico generale dell delledificio
quando limpianto prevede la sola Protezione Interna oppure solo a servizio di essa, purch: siano assicurati i requisiti prestazionali richiesti, in contemporanea alla domanda nominale del sistema idrico ci sia indipendenza completa dei due impianti (idrico e antincendio) a partire dal punto di alimentazione (acquedotto, vasca, gruppo di pompaggio, ecc.) In tutti gli altri casi, i due impianti devono essere totalmente indipendenti ed necessaria una alimentazione dedicata per il sistema antincendio
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Livelli di Rischio delle Aree da proteggere


Livello 1 Rischio di incendio Basso
Aree in cui la quantit e la combustibilit dei materiali presenti sono basse e che presentano basso rischio d'incendio in termini di probabilit d'innesco, velocit di propagazione delle fiamme e possibilit di controllo dell'incendio da parte delle squadre di emergenza; tali aree, corrispondono generalmente ai reparti di classe A della UNI 9489 (imp. sprinkler): attivit di lavorazione e deposito di materiali prevalentemente incombustibili; attivit a basso carico d'incendio; edifici destinati a civile abitazione; scuole, collegi, accademie e simili; servizi aziendali.

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Livelli di Rischio delle Aree da proteggere


Livello 2 Rischio Medio
Aree in cui la quantit dei materiali combustibili presenti non trascurabile e che presentano un moderato rischio d'incendio in termini di probabilit d'innesco, velocit di propagazione delle fiamme e possibilit di controllo dell'incendio da parte delle squadre di emergenza; tali aree, corrispondono generalmente ai reparti di classe B e D0 della UNI 9489: attivit di lavorazione e deposito di materiali che non presentano accumuli particolari di materiali combustibili e dove trascurabile la presenza di sostanze infiammabili; attivit a medio carico d'incendio

Livelli di Rischio delle Aree da proteggere


Livello 3 Rischio Alto
Aree in cui la quantit dei materiali combustibili presenti notevole e che presentano un alto rischio d'incendio in termini di probabilit d'innesco, velocit di propagazione delle fiamme e possibilit di controllo dell'incendio da parte delle squadre di emergenza; tali aree, corrispondono generalmente ai reparti e depositi di classe C e D (escluso D0) della UNI 9489: magazzinaggio intensivo; aree con presenza di materie plastiche espanse; liquidi infiammabili; aree con presenza di lavorazione e deposito di merci ad alto rischio quali cascami, prodotti vernicianti, prodotti elastomerici e simili.

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Criteri di dimensionamento (App. informativa)


Numero di apparecchi da considerare contemporaneamente operativi(1) Livello di Rischio Protezione interna2) 2 idranti con 120 l/min ciascuno e pressione residua 0,2 MPa (2 bar) oppure 4 naspi con 35 I/min ciascuno e pressione residua 0,2 MPa (2 bar) 3 idranti con 120 l/min ciascuno e pressione residua 0,2 MPa (2 bar) oppure 4 naspi con 60 l/min ciascuno e pressione residua 0,3 MPa (3 bar) 4 idranti con 120 l/min ciascuno e pressione residua 0,2 MPa (2 bar) oppure 6 naspi con 60 l/min ciascuno e pressione residua 0,3 MPa (3 bar) Protezione esterna Durata

Criteri di dimensionamento (App. normativa)


Calcolo idraulico: 1. Perdite di carico distribuite Formula di Hazen-Williams:

Generalmente non prevista

30 min (scorta idrica)

4 idranti DN70 con 300 l/min ciascuno e pressione residua 0,3 MPa (3 bar)

60 min (scorta idrica)

p=

6,05 Q1,85 109 C 1,85 D 4,87

[mmH2O/m]

6 idranti DN70 con 300 l/min ciascuno e pressione residua 0,3 MPa (3 bar)

120 min (scorta idrica)

Note: 1) Numero minimo in posizione idraulicamente pi sfavorita oppure tutti gli apparecchi se in numero inferiore a quello indicato. Inoltre, le protezioni interna ed esterna devono essere considerate operative una alla volta (non contemporaneamente). 2) Numeri da raddoppiare nel caso di: assenza di protezione esterna e presenza di un compartimento di area complessiva > 4000 m2 Poich per ogni idrante vale Q = K Presidua, ove K la caratteristica dellidrante fornita dal costruttore, necessario verificare, prima del calcolo della rete, il rispetto delle prestazioni minime richieste (fissando Presidua e verificando la portata Q). Presidua la pressione, in condizioni di erogazione, misurata prima della manichetta.
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Q [l/min] D [mm] C costante = 100 tubi di ghisa 120 tubi di acciaio 140 tubi di acciaio inox, rame o ghisa rivestita 150 tubi di plastica, fibra di vetro e simili

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Criteri di dimensionamento (App. normativa)


2.

Criteri di dimensionamento
Diametro minimo delle diramazioni

Perdite di carico localizzate lunghezza di tubazione equiv.

Numero di attacchi 2 o pi attacchi UNI 25 2 o pi attacchi UNI 45 2 o pi attacchi UNI 70

Diametro minimo DN 32 DN 50 DN 80

Pressione nominale componenti PN max [12 bar, p max raggiungibile ]


I valori devono essere moltiplicati Per tubi di rame e acciaio inossidabile per 1,32 per plastica per 1,51 per ghisa per 0,713.

Velocit massima nelle tubazioni V 10 m/s (salvo in tronchi brevi)

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Criteri di dimensionamento Riserva idrica


40 [m]

Caso applicativo
120 [m] 40 [m]

Livello di Rischio 1 2

Portata (m3/h)

Durata

Riserva (m3) 7,2 72


12 [m]

CT
65 [m]

14,4 72

30 min 60 min

A
10 [m]

B
D1 D2 D3

108

120 min

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Nota: possono esistere disposizioni di legge per attivit specifiche (Decreti del Ministero degli Interni) contrastanti; in questi casi, le disposizioni particolari prevalgono su quelle generali contenute nella UNI 10779.

A : Magazzino prodotti finiti B : Reparti di lavorazione C : Magazzino materie prime D1 : Uffici magazzino prodotti finiti D2 : Uffici reparti di lavorazione D3 : Uffici magazzino materie prime CT : Centrale termica
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Determinazione del carico d'incendio specifico di progetto


A - Magazzino prodotti finiti (2480 [m2]) Stoccaggio prodotti: 100.000 [kg] potere calorifico 46 [MJ/kg] Materiale da imballaggio: 5.000 [kg]
potere calorifico 18 [MJ/kg]

I fattori di correzione
q1 il fattore che tiene conto del rischio di incendio in relazione alla dimensione del compartimento
Superficie in pianta lorda del 2 compartimento (m ) A < 500 500 < A < 1.000 1.000 < A < 2.500

q1
1,00 1,20 1,40

Superficie in pianta lorda del 2 compartimento (m ) 2.500 < A < 5.000 5.000 < A < 10.000 A > 10.000

q1
1,60 1,80 2,00

Carico di incendio specifico

qf =

g H
i =1 i

mi i [MJ/m 2 ]

q2 il fattore che tiene conto del rischio di incendio in relazione al tipo di attivit svolta nel compartimento
Classi di rischio I Descrizione

q2
0,80

qf =

100.000 46 1 1 + 5.000 18 0,8 1 MJ = 1884 2 2.480 m

Aree che presentano un basso rischio di incendio in termini di probabilit di innesco, velocit di propagazione delle fiamme e possibilit di controllo dell'incendio da parte delle squadre di emergenza Aree che presentano un moderato rischio di incendio in termini di probabilit d'innesco, velocit di propagazione di un incendio e possibilit di controllo dell'incendio stesso da parte delle squadre di emergenza Aree che presentano un alto rischio di incendio in termini di probabilit d'innesco, velocit di propagazione delle fiamme e possibilit di controllo dell'incendio da parte delle squadre di emergenza

II

1,00

Carico di incendio specifico di progetto

q f , d = q1 q 2 n q f

[MJ/m2 ]
III

1,20

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I fattori di correzione
n = ini = 0.85 0.80 0.90 0.90 = 0.5508 il fattore che tiene conto delle differenti misure di protezione

Richieste di prestazione
Le prestazioni da richiedere ad una costruzione, in funzione degli obiettivi di sicurezza, sono individuate nei seguenti Livelli
Livello I Nessun requisito specifico di resistenza al fuoco dove le conseguenze della perdita dei requisiti stessi siano accettabili o dove il rischio di incendio sia trascurabile Mantenimento dei requisiti di resistenza al fuoco per un periodo sufficiente all'evacuazione degli occupanti in luogo sicuro all'esterno della costruzione Mantenimento dei requisiti di resistenza al fuoco per un periodo congruo con la gestione dell'emergenza Requisiti di resistenza al fuoco tali da garantire, dopo la fine dell'incendio, un limitato danneggiamento della costruzione Requisiti di resistenza al fuoco tali da garantire, dopo la fine dell'incendio, il mantenimento della totale funzionalit della costruzione stessa

Livello II

Livello III Livello IV

Livello V

MJ q f , d = 1884 1,4 1 0,5508 = 1452,7 2 m


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IMPORTANTE: I livelli di prestazione comportano l'adozione di differenti classi di resistenza al fuoco


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Livello III di prestazione


Le classi di resistenza al fuoco necessarie per garantire il livello III sono indicate nella tabella, in funzione del carico d'incendio specifico di progetto (qf,d) A- Magazzino prodotti finiti
Carichi d'incendio specifici di progetto (qf,d) Non superiore a 100 MJ/m2 Non superiore a 200 MJ/m2 Non superiore a 300 MJ/m2 Non superiore a 450 MJ/m2 Non superiore a 600 MJ/m2 Classe

Scelta progettuale di elementi costruttivi di opportuna classe di resistenza


(D.M. 16 febbraio 2007 Classificazioni di resistenza al fuoco di prodotti ed elementi
costruttivi di opere da costruzione)

A Magazzino prodotti finiti Tab D.7.1 dellallegato D del D.M. 16 febbraio 2007
Valori minimi (mm) dello spessore s di murature di blocchi di laterizio (escluso lintonaco) sufficienti a garantire i requisiti EI per le classi indicate esposte su un lato che rispettano le seguenti limitazioni:
altezza della parete fra i due solai o distanza fra due elementi di irrigidimento con equivalente funzione di vincolo dei solai non superiore a 4 m presenza di 10 mm di intonaco su ambedue le facce ovvero 20 mm sulla sola faccia esposta al fuoco

0 15 20 30 45 60 90 120 180 240

MJ q f , d = 1884 1,4 1 0,5508 = 1452,7 2 m

Non superiore a 900 MJ/m2 Non superiore a 1200 MJ/m2 Non superiore a 1800 MJ/m2

Classe di resistenza 120

Non superiore a 2400 MJ/m2 Superiore a 2400 MJ/m2

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Scelta progettuale di elementi costruttivi di opportuna classe di resistenza


Per i pilastri situati nei locali A e C caratterizzati da un fattore di sezione S/V < 150 [m-1] e per i quali richiesta una classe di resistenza 120, dalla tab. D.7.1 dellallegato D del D.M. 16 febbraio 2007 si pu adottare uno strato di intonaco protettivo antincendio leggero dello spessore di 30 [mm]; per le travature reticolari e per gli arcarecci dei locali A e C, si rileva che lo strato di protezione deve avere uno spessore pari a 25 [mm]. Per i solai della centrale termica e degli uffici D1 D3, dovendo essi avere una resistenza al fuoco di 120 minuti, si adotta (vedi tab. D.5.1 dellallegato D del D.M. 16 febbraio 2007) una soletta in c.a. di spessore totale H = 1640 [mm] con intonaco protettivo antincendio dello spessore di 10 [mm].

Rete idrica antincendio


Attacco autopompa V.V.F. P M I D

32.5

C
6 20 20 30 30

B
30 30

A
20 20

20

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Verifica Area protetta

Verifica Distanze UNI 70

R di circa 20 m (copertura UNI 45)

D di circa 60 m
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Condizione di calcolo
P M I D

Perdite di carico distribuite TRATTO K-A

Hazen-Williams

PA = 3 [bar] QKA = 300 [l/min] D = 3 [inch] = 76,2 [mm] V = 1,10 [m/s]


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Rete interrotta in I Livello 2:


4 UNI 70 (300 [l/min], 3 [bar] residui) in posizione pi sfavorita contemporaneamente attivi A, B, C, D Nel punto di diramazione K, la pressione deve essere la stessa, provenendo sia da A, sia da B
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6,05 Q 1,85 10 9 p= C 1,85 D 4,87


[mmH20 /m di condotta]

p =

6,05 * Q *10 *L C1,85 * D 4,87

1,85

LKA = 78 [m] PKA = 1.76 [mH20]=0,17 [bar] PK = 3,17 [bar]


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Calcolo delle perdite di carico distribuite


P M I D

Potenza del gruppo di pompaggio


[mH2O] p utile (3 [bar]) H condotta 30,58 68,46 4,00 10,19 113,23 [bar] 3,00 6,72 0,39 1,00 11,11

Hazen-Williams
L K

H aspirazione pompa p. concentrate (1 [bar]) H Pompa

6,05 Q 1,85 10 9 p= C 1,85 D 4,87


A

[mmH20 /m di condotta]

Perdite di carico Trattii,j K-A K-B L-K L-C M-L M-D P-M Q [l/min] 300 300 600 300 900 300 1200 li,j [m] 78,0 18,0 60,0 18,0 53,0 78,5 180,0 D [inch] D [mm] v [m/s] 3,0 3,0 3,0 3,0 3,0 3,0 3,0 76,2 76,2 76,2 76,2 76,2 76,2 76,2 1,10 1,10 2,19 1,10 3,29 1,10 4,39 [mH2O] 1,76 0,41 4,87 0,41 9,12 1,77 52,71 68,46
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[bar] 0,17 0,04 0,48 0,04 0,89 0,17 5,17 6,72

Pressione nel punto j [bar] 3,00 3,00 3,17 3,00 3,65 3,00 4,54

Pressione nel punto i [bar] 3,17 3,04 3,65 3,04 4,54 3,17 9,72

P=

H Pompa Q 102

[KW]

Hpompa [mH20] Q [l/s] rendimento pompa (assunto pari a 0,75)

P = 113.23 * 20 / (102 * 0.75) = 29,60 [kW ] = 40,22 [CV] [kW]

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Gruppo di pompaggio
(Alimentaz. di tipo superiore)
1. Due pompe ad azionamento elettrico a funzionamento in parallelo ed alimentazione elettrica separata o separabile luna dalaltra 2. Una motopompa di riserva (motore diesel) di piena potenzialit (in stand-by)

Livelli di Rischio delle Aree da proteggere


(D.M. 10/3/98 Criteri generali di sicurezza antincendio per la gestione
dell'emergenza nei luoghi di lavoro All. I e IX)

Rischio di incendio Basso


luoghi di lavoro, o parte di essi, in cui sono presenti sostanze a basso tasso di infiammabilit e le condizioni locali e di esercizio offrono scarse possibilit di sviluppo di principi di incendio ed in cui, in caso di incendio, la probabilit di propagazione dello stesso da ritenersi limitata. Esempi: Luoghi a carico d'incendio limitato (indicativamente non superiore a 10-20 Kg/m2), in cui le quantit e/o le caratteristiche di combustibilit dei materiali presenti (in lavorazione e/o deposito) non comportano apprezzabile rischio di incendio (materiali difficilmente combustibili, o non combustibili). Luoghi in cui le lavorazioni svolte non sono pericolose, ovvero i prodotti pericolosi sono utilizzati e/o immagazzinati in appositi locali compartimentati. Luoghi in cui le condizioni di esercizio offrono scarse possibilit di sviluppo di principi di incendio, e/o ottime possibilit di controllo di principi di incendio da parte della squadra di emergenza aziendale. Luoghi in cui il numero delle persone limitato (max 10 - 15), e le mansioni vengono svolte secondo modalit non pericolose (posizione, utilizzo di macchinari ecc.).

Capacit minima Riserva A.I.


Considerando lintero capannone come Area di Livello di Rischio 2 (materie plastiche non espanse) Cmin = 72 [m3/h] x 1 [h] = 72 [m3]

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Livelli di Rischio delle Aree da proteggere


Rischio Medio
luoghi di lavoro, o parte di essi, in cui sono presenti sostanze infiammabili e/o condizioni locali e/o di esercizio che possono favorire lo sviluppo di incendi, ma nei quali, in caso di incendio, la probabilit di propagazione dello stesso da ritenersi limitata. Esempi:
Luoghi a carico d'incendio moderato (indicativ. non superiore a 50-60 Kg/m2), in cui sono presenti sostanze infiammabili e/o condizioni locali e/o di esercizio che possono favorire lo sviluppo di incendi, ma nei quali, in caso di incendio, la probabilit di propagazione dello stesso da ritenersi limitata. Luoghi in cui c una presenza non trascurabile di materiali combustibili, ma sussistono le seguenti misure di sicurezza:
- i luoghi presentano un moderato rischio di incendio come probabilit di innesco e

Livelli di Rischio delle Aree da proteggere


(D.M. 10/3/98 Criteri generali di sicurezza antincendio per la gestione
dell'emergenza nei luoghi di lavoro All. I e IX)

Rischio Alto
luoghi di lavoro, o parte di essi, in cui per presenza di sostanze altamente infiammabili e/o per le condizioni locali e/o di esercizio sussistono notevoli probabilit di sviluppo di incendi e nella fase iniziale sussistono forti probabilit di propagazione delle fiamme, ovvero non possibile la classificazione come luogo a rischio di incendio basso o medio. Tali luoghi Aree dove i processi lavorativi comportano l'utilizzo di sostanze altamente infiammabili (es.: impianti di verniciatura), o di fiamme libere, o la produzione di notevole calore in presenza di materiali combustibili. Aree dove i prodotti utilizzati, per caratteristiche chimico fisiche e quantit, comportano un effettivo rischio di innesco e di veloce propagazione. Aree dove c' deposito o manipolazione di sostanze chimiche che possono, in determinate circostanze, pro-durre reazioni esotermiche, emanare gas o vapori infiammabili, o reagire con altre sostanze combustibili. Aree dove c' una notevole quantit di materiali, combu-stibili e/o infiammabili, che sono facilmente incendiabili (in deposito e/o lavorazione). Industrie e depositi di cui agli articoli 4 e 6 del DPR n. 175/1988, e successive modifiche ed integrazioni (attivit a rischio di incidenti rilevanti). Edifici interamente realizzati con strutture in legno.
Rischio Incendio Esercitazione Dimensionamento Protezione Antincendio Lezioni di Sicurezza degli Impianti Industriali DIMeG - Politecnico di Bari 40

comprendono:

velocit di propagazione di un incendio; - le mansioni vengono svolte secondo modalit non pericolose (posizione di lavoro, utilizzo di macchinari ecc.); - le lavorazioni eseguite comportano un livello di pericolosit controllata e con limitata o nulla emissione in atmosfera di materiali combustibili e/o infiammabili; - sussiste buona possibilit di controllo dellincendio stesso da parte della squadra di emergenza aziendale.

lavorazioni a rischio aumentato (es.: una zona verniciatura e/o saldatura con gas infiammabili in una attivit di lavorazione a freddo di metalli); i prodotti pericolosi sono comunque opportunamente immagazzinati in appositi locali compartimentati. Generalmente, i cantieri temporanei e mobili ove si detengono ed impiegano sostanze infiammabili e si fa uso di fiamme libere, esclusi quelli interamente allaperto.
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Luoghi classificabili a rischio di incendio basso, ma in cui si configurino