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La Banda Della Magliana

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Raccontare il crimine è forse uno dei modi migliori per gettare una luce indagatrice sulla realtà di
un periodo storico, sui suoi personaggi, sui suoi luoghi, sulle sue leggende. La storia Banda della
Magliana è esattamente questo: una lente di ingrandimento per guardare nelle pieghe di una Roma
che in quegli anni era un crocevia di malaffare che legava delinquenti di strada e istituzioni, le
strade e i palazzi, semplici criminali e movimenti eversivi.
Per romani e cittadini italiani che hanno vissuto in prima persona quegli anni difficili, le gesta della
temibile "batteria" rappresentano un'occasione unica per ricordare tutto quello che è stato
prematuramente sepolto sotto "una spianata di cemento armato".

Proiettato ieri sera al Roma Indipendent Film Festival, "Fatti della banda della Magliana" di Daniele
Costantini ha richiamato in sala un pubblico molto numeroso. Il soggetto è una libera ricostruzione
dei crimini della banda. Formata da testaccini e da quelli della Magliana, l'organizzazione criminale
capeggiata da Franco Giuseppucci e Maurizio Abbatino riuscì in un'impresa storica: conquistare la
capitale.

Costantini racconta la storia della banda attraverso la ricostruzione del "pentito" Luciano Amodio,
(Abbatino) che davanti ad un giudice (resta senza volto fino all'ultima scena) ripercorre le fasi
salienti dell'avventura, dalla fusione tra il clan di Testaccio e quello della Magliana all'ecatombe
finale. Alle confessioni del pentito e dei suoi ex compari, molti dei quali morti, si alternano le scene
relative alle principali azioni della banda: dal sequestro del duca Boncompagni, all'omicidio del
boss di Tordivalle "Peppe er Terribile", fino al regolamento di conti con la famiglia dei "Pesciaroli".

Il film, che ha tra i protagonisti anche quattro detenuti, è quasi interamente girato a Rebibbia, una
location insolita che ha messo a dura prova le capacità di costumisti, scenografi e reparti fotografia.
Il risultato finale è una buona mescolanza di linguaggi visivi diversi, intenzione esplicita di
Costantini che ha tratto il film proprio dalla suo spettacolo teatrale "Chiacchiere e sangue", in scena
a Roma nell'ottobre 2003: "E' stato un tentativo - ha spiegato il regista - di abbattere barriere tra
cinema, tetro e video".

"Fatti della Banda della Magliana" trasuda romanità da tutti i pori, secondo un originale angolo di
visuale che privilegia l'ironica e quasi grottesca epopea di un gruppo criminale alle prese con accuse
reciproche, liti furiose e battute irriverenti ("c'avete er cervello disabitato", "te stacco er braccio e
poi te ce meno"). Ognuno dei componenti ha la sua versione dei fatti, la propria "verità" da
raccontare per salvare se stesso da infamanti insinuazioni.
Bravissimi gli attori, professionisti e non, che riportano sullo schermo la quinta essenza del tipico
"borgataro". Una rappresentazione della romanità forse un po' caricaturale ma comunque di grande
impatto.

Nel cast compare anche un disponibile Leo Gullotta. È lui che da un viso al giudice rimasto dietro
la camera da presa per tutto il film. Alla fine della proiezione l'attore catenese ha espresso il
desiderio che questo tipo di lavori indipendenti, realizzati con innumerevoli sforzi e con un budget
limitato, trovino maggiore spazio nelle sale cinematografiche.

Fonte: - non citata -

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