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RIASSUNTI SOCIOLOGIA DELLE MIGRAZINI CAPITOLO 1 MIGRAZIONI E MIGRANTI Da sempre il genere umano stato propenso a spostamenti geografici derivanti

ti da motivi differenti, ma caratterizzati dallo stesso fine ovvero quello di ottenere un miglioramento nella prospettiva futura. La migrazione viene intesa come forma di mobilit territoriale, soprattutto volontaria. Secondo la definizione proposta dalle Nazioni unite, il migrante colui che si sposta in un paese diverso da quello della propria residenza abituale e risiede in quel paese per almeno un anno. Questa definizione quindi unisce 3 punti necessari per definire la condizione di migrante: 1) Lattraversamento dei confini del proprio paese 2) Il paese in cui si sposta deve essere diverso da quello di origine o dove ha vissuto abitualmente 3) Una permanenza, convenzionalmente fissata per un anno C da specificare che nel linguaggio comune, con la parola immigrato, indichiamo solo una categoria di soggetti, quelli cio, che classifichiamo poveri e originari da paesi poco sviluppati; infatti immigrato non il tedesco, il francese, ma ad esempio persone provenienti dall Est Europa. Letichetta di immigrati si da a persone che si considerano inferiori e che tale concetto assume una doppia alterit: lo straniero colui che di nazionalit straniera e vive una condizione di povert. Le migrazioni devono essere visti come processi, perch dotate di dinamica evolutiva e come sistemi di relazioni. Coinvolgono principalmente 3 soggetti: 1) La societ di origine 2) Gli immigrati attuali e potenziali 3) Le societ riceventi, che sono decisive nel plasmare i processi di selezione dei migranti e le modalit di accesso al territorio. In base a queste dinamiche che si sviluppano le minoranze etniche, concetto che in qualche modo richiama lattenzione sulla condizione di marginalit ed esclusione. Seguendo le dinamiche dei processi migratori si possono distinguere diverse figure di migrante: Immigrati per lavoro: in prevalenza maschi, che tendono a trovare lavoro nei settori e nelle occupazioni meno ambite nei paesi riceventi. Negli ultimi anni si assistito allampliamento di questo fenomeno con laccesso delle donne, che si inseriscono specialmente nei servizi alle persone e alle famiglie. Immigrati stagionali o lavoratori a contratto: hanno un regolare contratto, che ne autorizza lingresso in paesi stranieri per periodi limitati per svolgere unattivit lavorativa, di solito stagionale Familiari al seguito: una categoria che ha preso piede soprattutto dalla met degli anni 70 quando lEuropa ha chiuso i confini per gli immigrati lavoratori; da quel periodo sono aumentati i congiungimenti familiari come scusa per ottenere lingresso nel paese straniero Rifugiati e richiedenti asilo: il rifugiato colui che risiede fuori dal proprio paese dorigine e non vuole o non pu ritornarvi perch un fondato timore di persecuzione per motivi di

religione, razza, opinione politica. Il richiedente asilo la persona che attraversa i confini del proprio paese per chiedere protezione, anche se molto spesso non in grado di provare di essere bersagli individuale di una persecuzione. Immigrato irregolare/migrazione non voluta: in questo caso si distinguono tre tipi di irregolarit, limmigrato in condizione irregolare, colui che entrato regolarmente nel paese straniero e vi rimane anche dopo la scadenza dei permessi; limmigrato clandestino, colui che entra nel paese straniero irregolarmente, senza i dovuti permessi; la vittima del traffico, colui a cui fanno attraversare le frontiere con la forza o con linganno , al quale si pongono dei limiti alla propria libert, solitamente sono adescati dalle persone che gestiscono reti di traffico irregolare di esseri umani. Migrante di seconda generazione: si intende i figli di immigrati, c da fare una distinzione fra i figli di immigrati che nascono allintern del paes e straniero o di quelli ricongiunti in seguito. Per il primo caso la condizione di migrante stabilita dalla legislazione del paese in cui si trovano, per alcuni paesi la cittadinanza si pu ottenere attraverso il diritto di suolo, ovvero nascendo sul territorio, per altri la cittadinanza si ottiene per diritto di sangue, ovvero nascendo da cittadini, in altri casi la cittadinanza si pu richiedere dopo il compimento del diciottesimo anno di et. Migrante di ritorno: Colui che rientra al proprio paese dorigine dopo aver trascorso un periodo della propria vita nel paese straniero. inteso come un processo non facile dal punto di vista psicosociale.

Let contemporanea pu essere suddivisa in diversi contesti storici, dove si assistito allo svilupparsi di flussi migratori pi intensi; a partire dallo sviluppo industriale che ha dato via al processo della grande emigrazione, gli spostamenti prevedevano con meta prediletta lAmerica. Il secondo periodo pu essere compreso tra le due guerre mondiali, in un primo momento si trattava di esodi e deportazioni poi le migrazioni vennero regolamentate attraverso trattati internazionali soprattutto per riconoscere al migrante pari opportunit lavorativa. Il terzo quello della ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, dove si richiede molto manodopera, si utilizzano persone anche provenienti dalle colonie. Il quarto periodo inizia negli anni 50 e comprende il boom economico, lItalia subisce anche migrazioni interne, dal sud verso il nord pi industrializzato. Nel periodo dopo gli anni 70, soggetto di crisi economiche, avviene un blocco ufficiale delle frontiere, a causa della recessione economica e dellaumento della disoccupazione non si ammettono pi gli immigrati per lavoro e si rimpatriano quelli gi insediati nei paesi stranieri, ma londata di migrazioni non viene arrestata in quanto continua attraverso nuovi canali come il ricongiungimento familiare. In questi anni invece, si cerca di controllare questo fenomeno attraverso il perfezionamento degli accordi di Schenghen. CAPITOLO 2 ALLA RICERCA DELLE CAUSE Cos che spinge lindividuo ad abbandonare il proprio paese per dirigersi in terra straniera?! La sociologia risponde a questa domanda prendendo come riferimento due prospettive, quella macrosociologica o strutturalista e quella microsociologica. La prima prende come riferimento le forze esterne, politiche, culturali ed economiche, che condizionano lagire dei soggetti; la seconda prende in riferimento la singola scelta razionale del soggetto che vuole massimizzare il proprio benessere.

Generalmente ci che fa fuggire il soggetto dal proprio paese sono le condizioni precarie dellesistenza, come la povert, la mancanza di lavoro e anche la sovrappopolazione, non che guerre, carestie ecce cc. ; gli studiosi hanno suddiviso i fattori che innescano limmigrazione in due categorie: Fattori spinta: presenti nella fase moderna dei processi migratori; le cause che costringono ad abbandonare il paese dorigine sono il sottosviluppo e la miseria. Fattori dattrazione: caratterizzanti la fase dello sviluppo industriale o del secondo dopoguerra, quando le persone si spostavano nei paesi con sistemi economici pi sviluppati.

Le teorie macrosociologiche: Teoria della dipendenza e brain drain. Riferita alla teoria marxista, per la quale le migrazioni per lavoro dipendono dalle disuguaglianze geografiche nei processi di sviluppo si pensi allo sfruttamento del terzo mondo. Inoltre avviene la fuga delle persone pi colte ed istruite verso i paesi pi sviluppati, facendo aumentare ancor pi il divario tra i paesi, depauperando e diminuendo le risorse al paese dorigine. Teoria del sistema-mondo. Si parte dal presupposto che la globalizzazione fa aumentare gli scambi e i legami tra le diverse aree del pianeta, venendosi a formare aree pi sviluppate (capitalistiche) e quelle sottosviluppate che dipendono dalle prime. Le migrazioni vengono viste come effetto della dominazione dei paesi ricchi su quelli pi poveri. Mentre i paesi capitalisti insediano le attivit produttive nei paesi sottosviluppati sconvolgendo gli equilibri sociali, i soggetti soprattutto giovani che prendono in riferimento i paesi occidentali migrano. Teoria sistemica. le migrazioni vengono collocate allinterno degli scambi di varia natura (politica, economica, culturale ) che legano i vari paesi. Quindi le persone migrano da un paese allaltro perch gi esiste un legame tra i due paesi. Critiche alle teorie: la critica pi forte quella diretta al fattore povert. In realt non sono le persone pi povere ad immigrare, bens i soggetti di classe media, perch devono avere una qualche qualificazione, devono essere in grado di rappresentare una risorsa, di avere conoscenze e capacit. Le migrazioni risultano selettive a causa dei costi e delle difficolt da superare. Altre teorie macrosociologiche pongono al centro dellattenzione la domanda di lavoro povero da parte dei paesi industrializzati. La teoria pi nota quella marxiana dell Esercito industriale di riserva, che giustifica lingresso di manodopera immigrata, nel momento in cui i lavoratori tendono ad organizzarsi e a fare delle rivendicazioni. Segue poi la teoria dualistica del mercato del lavoro Piore che lega limmigrazione per manodopera con il funzionamento dei sistemi economici occidentali. Il loro mercato del lavoro si suddivide il primario e secondario. Il primo composto da lavoratori sicuro, tutelati e dotati di forza contrattuale, identificabili nei lavoratori maschi nativi; il secondo formato dai lavoratori precari, poco tutelati, nel quale rientrano donne con impegni familiari, giovani studenti e anche gli immigrati. Questultimi desiderosi di lavorare si adattano a qualsiasi condizione. In ultimo troviamo la teoria delle citt globali, che tende a creare una polarizzazione della popolazione urbana, facendo crescere il prestigio della classe medio alta (professionisti, dirigenti) e facendo

declinare la classe medi, e allargando sempre di pi la fascia dei lavori manuali che servono ad assicurare due tipi di attivit, la manutenzione delle strutture direzionali e i servizi alla persone. Le teorie microsociolgiche: prendono in riferimento le scelte individuali dei soggetti, volontarie e spontanee. Secondo la teoria classica i flussi migratori sono la sommatoria delle decisioni individuali e gli spostamenti avvengono per la scelta di aumentare la redditivit (critica: la ragione di accrescere la propria redditivit non un fattore di spinta cos forte, sottovalutando le ragioni le motivazioni umane). I punti deboli della teoria neoclassica vengono affrontati dalla teoria della nuova economia delle migrazioni, dove la scelta di partire non pi una scelta individuale, diventa bens una decisione familiare, che tendono a massimizzare i redditi e a diversificare i rischi. La famiglia quindi viene vista come unit decisionale, che in base a scelte razionali incoraggia i componenti pi giovani e dotati di capacit produttive a partire. Gli studi pi recenti, spiegano i processi migratori attraverso teorie intermedie tra quelle macro e quelle micro. Una delle teorie pi di successo la teoria dei network, che vede le migrazioni come un sistema di relazioni interpersonali tra gli immigrati e potenziali immigrati, sono legati soprattutto da vintoli di parentela o di amicizia; secondo tale teoria non lindividuo a migrare ma il network. Ci spiega perch i flussi migratori si dirigono in determinate aree, non vengono attratti dalle maggiori opportunit economiche, ma dai punti di riferimento rappresentati dai parenti o amici. Quindi la migrazione non pi una decisione individuale ma viene presa in riferimento al gruppo sociale, che regola i flussi migratori. La teoria dei network si evoluta nellapproccio transnazionale, che pone laccento nelle relazioni che gli immigrati hanno con la madrepatria ma soprattutto negli effetti di retroazioni che le migrazioni comportano nei luoghi dorigine. Sempre pi importanza viene posta nella regolazione politica dei fenomeni migratori che tende a selezionare il migrante legalmente ammesso e a stabilire le condizioni di soggiorno; tale regolamentazione ha per contribuito a far aumentare i flussi di immigrazione clandestina e irregolare. CAPITOLO 3 LINSERIMENTO NEL MERCATO DEL LAVORO Il fabbisogno di manodopera da parte dei paesi occidentali stato da sempre uno dei maggiori fattori a produrre flussi migratori. Sociologicamente questo fenomeno viene spiegato attraverso tre visioni: La visione assimilazionista, che si sviluppata dalla scuola di Chicago, vede la carriera dellimmigrato positivamente e in ascesa verso posti di lavoro pi remunerativi se limmigrato si assimili sempre pi alla popolazione nativa. Inizialmente lindividuo straniero viene a trovarsi ai livelli pi bassi della scala sociale adattandosi ai lavori pi sgraditi, poi con il tempo apprendendo le caratteristiche della societ ospitante (come lingua, cultura, tradizioni) riesce a compiere lascesa verso classi pi elevate e lavori meglio retribuiti,(passa da peddler a plumber, fino arrivare a professinals); lattenzione in questa visione si basa sullassimilazione che corrisponde ad una piena integrazione/omologazione del soggetto, che perde tutte le sue diversit per conformarsi alla societ ospitante. Lassimilazione quindi diventa auspicabile,

perch prima si accetta e prima inizia lascesa nella scala sociale; individuale rispetto alla quale le appartenenze etniche sono ostacoli da rimuovere; precondizione per inserirsi in modo stabile nel mondo del lavoro. La visione strutturalista, spiega che le societ hanno bisogno di lavoro immigrato, ma non per questo disposta a dare pari diritti e a promuovere lintegrazione dei soggetti stranieri. Bens ha interesse nel confinarli in ambiti svantaggiati del mercato del lavoro. Si riprendono le teorie dellesercito industriale di riserva e della teoria dualistica del mercato del lavoro di Piore. Si denunciano quindi le pratiche discriminatorie attuate dai paesi riceventi, che colpiscono gli immigrati anche di seconda generazione. Negli ultimi anni si ripresa la teoria di Piore aggiornandola, si parla di segmentazione del mercato del lavoro, ovvero la formazione di un sistema occupazionale strutturato in nicchie poco comunicanti tra di loro, gli stranieri occupano ambiti diversi ma entrambi si trovano in ad un basso livello. Quindi gli immigrati sono vittime di un doppio svantaggio: sono esclusi dalla societ, e vengono visti come le cause dei problemi del mercato del lavoro (rubano il lavoro ai soggetti nativi). Nuova sociologia economica, che vede nella richiesta lavorativa straniera anche soggetti istruiti e professionalmente qualificati; si pone laccento anche sul concetto di embeddednes o incorporazione, secondo il quale la ricerca del lavoro avviene tramite le reti sociali, e lesempio lampante quello degli immigrati. Limportanza delle reti sociali rappresentato dal capitale sociale, ovvero linsieme dei rapporti e dei contatti interpersonali utilizzati per entrare e avanzare nel mercato del lavoro. Limmigrazione contemporanea ha visto come paesi di destinazioni quelli dell Europa del sud, tale fenomeno ha assunto determinate caratteristiche; i paesi dellEuropa meridionale a causa dellimprovvisa immigrazione, si sono mostrati impreparati nellaccogliere gli stranieri, soprattutto Italia e Spagna che sono state mete di varie etnie. Le immigrazioni sono risultate asimmetriche nel genere, prevalentemente uomini (preveniente da paesi africani) o donne (provenienti dallAmerica latina, o dall Est Europa), che sono andati ad occupare posti di lavori precari e sottopagati. Al fenomeno dellimmigrazione seguito poi laumento della marginalit sociale causato dalla carenza di politiche di integrazione e dalla formazione di stereotipi. (tale forma di immigrazione stata anche messa a confronto con limmigrazione, meglio riuscita, nei paesi del nord europa). Sociologicamente si parla di modello mediterraneo di immigrazione. E bene osservare che il lavoro flessibile e poco tutelato con poche garanzie sociali non riguarda solo lEuropa del Sud, dove semmai pi visibile e radicato. I lavori che maggiormente spettano agli immigrati sono classificati come lavori dalle 5 P: pesanti, pericolosi, precari, poco pagati, penalizzati socialmente. Essi sono ancora necessari anche nelle economie dei paesi pi sviluppati, ma che non vengono presi in considerazione dai soggetti nativi. NellEuropa mediterranea a partire dagli anni 90 il processo di immissione economico degli immigrati stato pi opaco e deregolato, di rilievo il paradosso del mercato del lavoro, in quanto si richiede sempre di pi la manodopera per lavori poco graditi e che spesso vengono esternalizzati facendo anche ricorso ad appalti e sub-appalti, mentre dallaltra parte si chiudono le porte alle nuove immigrazioni. IL CASO ITALIANO negli anni anche lItalia ha subito una trasformazione da paese di emigrati diventata inconsapevolmente meta dei molti flussi migratori. Il lavoro immigrato nel

nostro paese occupa posti nelle medie e piccole imprese svolgendo lavori prevalentemente manuali, non porta ne conseguenze negative per loccupazione ne per le retribuzioni degli operai. Sono quattro i settori dove la componente immigrata risulta pi concentrata: 1) Il settore industriale, delle piccole e medie imprese, soprattutto dellindustria leggera, come tessile, ceramiche ecce cc. 2) Il settore delledilizia, dei servizi alberghieri, raccolta prodotti stagionali 3) Nel settore terziario urbano, nei servizi della ristorazione, nelle imprese di pulizia 4) Settore dei servizi alle famiglie, che vede molte donne straniere assunte per fare assistenza agli anziani In realt lesigenza di lavoro immigrato rispecchia lesigenza economica del nostro paese, quindi risulta essere profondamente incorporato. Laspetto negativo che spesso risulta essere un lavoro dequalificato ed esposto a rischi, per questo si parla di deficit di qualit, oltretutto le carriere pi diffuse risultano essere quelle di operaio generico per gli uomini e collaboratrice familiare per le donne. I settori lavorativi dove si inseriscono gli immigrati dipendono dalle economie locali dei paesi in Italia si possono distinguere 4 differenti modelli: il primo si basa sullindustria diffusa, tipico delle aree dove si sviluppata la piccola industria o distretti industriali, come nella Lombarida, nella Toscana, nelle Marche, si assumono principalmente gli stranieri come operai soprattutto nelle posizione pi gravose, mentre le donne svolgono lavori nellambito domestico-assistenziale. Il secondo modello quello metropolitano, tipico delle citt come Milano e Roma, il lavoro svolto dagli immigrati in prevalenza terziario e in parte edile, es. collaboratrici familiare. Il terzo modello quello delle attivit instabili, che comprendono per la maggior parte le attivit irregolari, un fenomeno sviluppato soprattutto nel meridione, si tratta di lavori agricoli o nellindustria turistico alberghiera. Il quarto modello riguarda gli andamenti stagionali, quindi si tratta di lavori ciclici, come avviene per la racconta delle mele nel Trentino. Aspetto non di minore importanza leconomia sommersa che si viene a creare nel mercato del lavoro immigrato. Per economia sommersa si intendono tutte quelle attivit che generano reddito ma non sono regolamentate dalle istituzioni della societ. Pu riguardare diversi elementi del rapporto lavorativo, dallo status del lavoratore (irregolare), al metodo di pagamento (in nero), alle condizioni lavorative (scarse norme di sicurezza). In italia un fenomeno profondamente radicato, ed una delle principali cause risultano essere la scarsit dei controlli, che favoriscono sia leconomia sommersa che il lavoro in nero, sia degli italiani che degli stranieri, questultimi sempre pi favoriti perch risultano pi adattabili alle condizione lavorative richieste dai datori. A seconda delle diverse condizioni si possono presentare quattro differenti tipi di situazioni: a) Limmigrato privo di documenti validi si inserisce allinterno delleconomia sommersa, ad esempio come le collaboratrici di famiglia b) il caso del lavoro in nero, nel quale l immigrato con regolare permessi non viene assunto attraverso un contratto c) La situazione in cui limmigrato pur essendo privo di documentazione per il soggiorno viene assunto regolarmente (situazione improbabile in italia) d) Piena regolarit sia del soggiorno che del lavoro

CAPITOLO 4 LE FUNZIONI DELLE RETI SOCIALI Come gi accennato una delle cause di migrazione sono le reti sociali o network, intesi come i legami interpersonali che uniscono migranti, migranti precedenti e non migranti nelle aree di destinazioni attraverso vincoli di amicizia o parentela. Un ruolo di primaria importanza lo svolgono nel lambito lavorativo, infatti non difficile vedere come i soggetti di etnia diversa controllino determinate nicchie di mercato, ad esempio i cinesi per quanto riguarda la ristorazione, le donne filippine come collaboratrici familiari, ucraine, peruviane come assistenti agli anziani e cos via. Quindi le reti mantengono anche lagami occupazionali oltre che familiari o affettivi. Nella letteratura internazionale si distinguono le reti etniche intese come linsieme di persone che hanno comune origine nazionale; le specializzazioni etniche, ovvero le reti di connazionali che si insinuano in una determinata nicchia economica; in America si diffusa anche il termine di enclave etnica, intesa come la popolazione immigrata che si radica sul territorio andando a formare una vera e propria comunit. un tipico effetto delle reti creare queste forme di lavoro specialistiche. Le reti possono provocare svantaggi e vantaggia allefficienza del sistema del mercato del lavoro; svantaggi in quanto diminuisce la probabilit di trovare lavoratori pi adatti, e che i lavoratori trovino mansioni attinenti alle proprie capacit. Daltro canto produce dei vantaggi in quanto di riducono i costi per la raccolta di informazioni per i nuovi posti di lavoro. Le reti migratorie hanno due tratti specifici che le distinguono dalle comuni rete sociali; in primo luogo sono reti concentrate ed esclusive. Le reti migratorie diventano un complesso di legami, familiari, lavorativi, comunitarie, spesso per ragioni linguistiche o per mantenere un contatto con la madrepatria. Si escludono quindi i rapporti con reti autoctone, favorendo contatti con altre famiglie immigrate con la quale condividono una comune origine (da qui la nascita di veri e propri network). Se in Italia non vi proprio un etnicizzazione di specifiche nicchie di mercato, per vi uno stretto legame tra ambito occupazionale ed etnia, questo legame ha come base i predominanti legami forti che intercorrono tra gli stranieri (possono essere visti come un loro punto di forza). Le reti sociali degli immigrati per possono rappresentare un punto di forza ma anche un punto di debolezza, in quanto andando ad occupare posizioni subalterne non hanno risorse, ed inoltre le caratteristiche individuali dei soggetti vengono meno perch predominano le caratteristiche del gruppo nazionale. Il ruolo di tali rete gioca un forte ruolo in ambito di integrazione, per questo possono essergli riconosciute diverse funzioni: Di accoglienza e sistemazione logistica Di ricerca del lavoro Di promozione professionale, di solito nel lavoro dipendente le carriere sono precluse, ma pu esserci un passaggio di qualit se limmigrato riesce a diventare lavoratore indipendente, che nel caso italiano pu diventare competitivo Il passaparola, che considerato uno dei migliori canali per ottenere delle informazioni, rispetto alle procedure burocratiche. Di supporto sociale, in quanto i parenti o gli amici vanno a rappresentare la prima risorsa a cui far riferimento in caso di emergenza Di sostegno emotivo e psicologico, in quanto rappresentano il gruppo di condivisione amicale e di socializzazione.

E da specificare che le funzioni della rete sono diverse per qualit ed importanza e variano a seconda dei momenti del percorso migratorio, normalmente il loro intervento pi forte inizialmente quando limmigrato deve inserirsi allinterno della nuova societ e tende a venir meno quando avviene un ricongiungimento familiare. Le reti possono avere due strutture differenti: Reti a struttura orizzontale, dove i membri sono quasi tutti sullo stesso piano e si aiutano a vicenda, passandosi informazioni. Reti a struttura verticale, in quanto si fa riferimento ad una persona, ad un gruppo o ad unistituzione che si trova in una posizione rilevante e che da informazioni e risorse in maniera opzionale/facoltativo, traendo anche alcuni vantaggi dati dallasimmetria dei rapporti

Vanno anche poi distinte le reti informali che sono debolmente strutturate da quelle formali che sono delle vere e proprie istituzioni che diventano punto di riferimento per la socializzazione e linterscambi; ultimamente si distingue di genere delle reti in quanto c stato un aumento della migrazione femminile e quindi la formazioni di network di sole donne legate da vincoli di amicizia o familiari che si fanno muto sostegno a vicenda per quanto riguarda lingresso nel nuovo paese, la ricerca del lavoro, la socializzazione nel tempo libero ecc. Ogni rete ad una propria efficacia, legata alla propria coesione interna; allinterno del network si possono trovare delle figure che svolgono funzione tipiche: Lo scout, o pioniere ovvero colui che ha tracciato una nuova rotta migratoria e diventa un punto di riferimento per la famiglia e gli amici Il broker o mediatore, colui che svolge il compito di intermediare tra la domanda di lavoro e lofferta dei suoi connazionali Il leader comunitario, colui che il rappresentante nei confronti della societ ospitante Il provider che si occupa di ricercare servizi come posto letto, lavoro, assistenza ecc Il corriere, colui che svolge un ruolo di connessione con la societ dorigine

Si sostiene che le reti per non hanno sempre un ruolo che si dimostra positivo, infatti pu capitare che laiuto dato riceva un corrispettivo in denaro, oppure la rete stessa esercita un controllo che limita la libert personale fino ad arrivare ai rapporti di sfruttamento ai danni del nuovo arrivato che pu entrare a far parte di sistemi devianti. Anche il sostegno che la rete da nella ricerca lavorativa preclude lo straniero dai livelli lavorativi intermedi, spesso relegandolo in nicchie collocate ad un basso livello, in questo caso si parla di una vera e propria etnicizzazione che segmenta il mercato del lavoro; anche se la rete non sempre fa un sostegno positivo, rimane uno dei migliori strumenti per far integrare gli immigrati, di frequente limmigrazione di un soggetto dipende dalla rete stessa. CAPITOLO 5 IL PASSAGGIO AL LAVORO INDIPENDETE Gli immigrati sempre pi spesso non rimangono soggetti passivi; lambito in cui si riscontra una particolare voglia di emergere quello dellavvio di attivit indipendenti, che negli ultimi decenni ha visto unampia diffusione a livello internazionale di microimprese gestite da stranieri che hanno una chiara volont di sfuggire alla subalternit. Lavvio di attivit indipendenti da parte degli stranieri risulta essere uno degli aspetti di maggior rilievo nel rapporto tra immigrati e sistemi economici riceventi. La maggior parte delle ipotesi del passaggio degli immigrati al lavoro

indipendente si pone sul piano dellofferta, ossia alla ricerca di fattori interni alla popolazioni immigrate. In sociologia possiamo trovare varie spiegazioni a riguardo: le teorie culturali, spiegano che la propensione al lavoro autonomo si basa su un background psicologico, religioso, socioculturale, e alladesioni a valori come lindipendenza, la disciplina, lapplicarsi sul lavoro; oltre a fattori culturali si hanno vantaggi etnici come lavoro coetnico affidabile e poco costoso. Segue poi la teoria dello svantaggio, in questo caso la scelta del lavoro autonomo vista come una risposta alla disoccupazione molto pi sentita a causa di una scarsa padronanza della lingua, di uno scarso capitale educativo, tale teoria si contrappone a quella della mobilit bloccata, ovvero il passaggio da lavoro dipendente a lavoro autonomo risulta necessario per avanzare nel mercato del lavoro, visto che i soggetti possiedono buone credenziali educative, capacit e aspirazioni, rappresenta una risposta alla discriminazione nelle carriere. Mentre la teoria dello svantaggio descrive una situazione in termini negativi del passaggio al lavoro autonomo, lipotesi della mobilit bloccata risulta essere una visione pi ottimistica, non risulta per essere una mera spiegazione del fenomeno. La teoria successiva quella delle middleman minorities, ovvero quei gruppi etnici che da sempre hanno ricoperto e ricoprono un ruolo intermediario tra produttore e consumatore, pi specificatamente sono gli immigrati che non intendono insediarsi permanentemente in un territorio, quindi si collocano in settori che non li vincolano per lunghi periodi. Questa situazione favorisce un grado di solidariet interna molto alta, che comporta una buona distribuzione delle risorse e un buon controllo della competizione. Le middleman minorities, sono state ricondotte ad un caso particolare di economia etnica, definibile come linsieme di imprenditori e lavoratori autonomi che condividono le stesse origini etniche, con laggiunta dei loro salariati coetnici. Segue poi la teoria della successione ecologica, quando la piccola borghesia autoctona, che non pi in grado di autoriprodursi, recluta piccoli imprenditori di classi pi basse, quindi si vanno a sostituire con le popolazioni immigrate. Altre teorie ricadono sull economie di enclave, ovvero le aree dove vi unalta concentrazione di imprese costituite e dirette da stranieri, che oltre a fornire la popolazione immigrata fornisce anche la stessa popolazione autoctona. Di recente si sviluppata unattenzione al versante della domanda di lavoro indipendente e di piccole imprese nelleconomia contemporanea, legate soprattutto alle trasformazioni economiche postindustriali e al funzionamento della metropoli e alla regolamentazione normativa e politica delle attivit economiche degli stranieri. Ci sono stati anche dei tentativi di unire il versante dellofferta con quello della domanda, attraverso il modello interattivo di Waldinger e la teoria della mixed embeddedness. (vedere sul libro) Serve dare attenzione anche ad un altro importante aspetto, ovvero quello dei costi umani e sociali che gravano sulla scelta di intraprendere una carriera indipendente. I problemi che spesso si riscontrano sono forme di autosfruttamento, come orari di lavoro molto lunghi o lutilizzo di manodopera coetnica in condizioni non gratificanti. Si sfrutta soprattutto la manodopera femminile spesso sottoposta a ritmi e condizioni di lavoro sacrificanti e sottopagata. Le condizioni di lavoro dei dipendenti spesso sono molto dure, perch costretti a massimizzare la produzione per poi rendere i beni competitivi sul mercato (si pensi allindustria tessile). In Italia dopo la legge del 98, che ha dato il via alla liberalizzazione di attivit indipendenti si visto subito una rapida crescita di piccole imprese di immigrati (soprattutto di commercio al dettaglio); la nostra nazione terreno fertile perch vanta una lunga tradizione che da importanza al lavoro autonomo, quindi gli immigrati hanno trovato un ambiente istituzionale vantaggioso.

Comunque sia la strada per intraprendere il lavoro indipendente incontra problematiche, in alcune aree lavorative infatti il robusto insediamento di operatori italiani sbarra lingresso agli stranieri, situazione aggravata anche da una forte regolamentazione (es. settore dei trasporti, taxi). In altri casi si sente anche linflusso della mobilit bloccata, visto che nel nostro paese non vengono riconosciuti facilmente i titoli di studio stranieri. Secondo varie ricerche condotte sul territorio si prevede per il futuro una crescita del lavoro indipendente straniero, secondo 4 percorsi individuati da Zucchetti: 1) Passaggio lavoro dipendente a indipendente, grazie allesperienza acquisita nel settore 2) Sfruttamento delle risorse personali, da sfruttare fin dallinizio, comprende sia un buon livello di conoscenza e anche lappoggio della famiglia 3) Percorso improntato sulla domanda di lavoro, per sfuggire ai rischi della marginalizzazione 4) Sfruttare le trasformazione delle economie urbane, come il ritiro da alcuni settori dei lavoratori autoctoni Limprenditoria immigrata formata da diverse tipologie di imprese, che si distinguono in base alla clientela, ovvero che forniscono servizi solo alla popolazione immigrata o che competono con le imprese autoctone o in base ai prodotti che immettono sul mercato, distinguendo prodotti con un chiaro riferimento etnico da quelli che non si differenziano per nessuna caratteristica. Quindi possiamo trovare imprese tipicamente etniche, che rispondono alle esigenze di un pubblico prevalentemente immigrato, un tipico esempio sono le macellerie che offrono carne secondo la religione islamica; poi ci sono le imprese intermediarie, che offrono alla popolazione immigrata servizi non tipicamente etnici, ma di intermediazione vera e propria, come assistenza o consulenza legale; si individua poi limpresa etnica allargata, che offrono prodotti che rispecchiano le peculiarit culturali del gruppo immigrato e che hanno una clientela mista; simile allimpresa intermediaria si trova limpresa mista, che pur essendo specializzata nelloffrire servizi agli immigrati, serve pure una clientela italiana, ad esempio agenzie che vendono biglietti aerei. Un altro caso quello delle imprese esotiche, che offrono prodotti derivanti da tradizioni culturali del paese di origine le quali hanno un pubblico sempre pi vasto ed eterogeneo, occupano settori come la ristorazione, labbigliamento, larredamento; si trovano anche impresi convenzionali che perdono i tratti della propria etnicit per entrare in concorrenza con le imprese autoctone, spesso sono radicate nel settore terziario. CAPITOLO 6 DONNE MIGRANTI E FAMIGLIE TRANSANAZIONALI DONNA Negli ultimi anni si vista una femminilizzazione dei flussi migratori, le donne assumono la responsabilit di breadwinner, ovvero assumono il compito di sostenitrici economiche della famiglia. Da sempre hanno rappresentato una manodopera prontamente disponibile, flessibile e inizialmente poco esigente, impiegata nel lavoro domestico o di servizi alle persone o alle famiglie. Per da sempre le donne hanno dovuto subire dei processi discriminatori, in questo caso si parla di tripla discriminazione, in quanto donne, in quanto immigrate e discriminazioni riferite alla classe. Sono svantaggiate per gli stereotipi riguardo al genere, che le costringono a rimanere in determinati settori occupazionali, in Italia in particolar modo nel settore domestico-assistenziale, riuscendo anche ad estendere lambito occupazionale verso imprese di pulizie, servizi alberghieri ecc.; anche la razza molto influente, attraverso essa avviene una gerarchizzazione, es le famiglie italiane

preferiscono determinate straniere da utilizzare come collaboratrici domestiche per via dei tratti fisici e culturali. Queste due prime discriminazione formano la terza, quella di classe sociale, solitamente operaia; molte di esse pur avendo un discreto grado di istruzione, perch immigrate vengono categorizzate in un livello della scala sociale basso e le prime due caratteristiche sembrano ostacolarle nellascesa, quindi bloccandone la mobilit. Il settore maggiormente occupato dalle donne quello delle attivit domestiche, le sue dinamiche hanno scatenato la curiosit di molti ricercatori italiani; seguendo un clich iperfunzionalistico le donne immigrate appaiono la parte pi accettata della massa migrante, perch suscitano meno timori ed la parte che trova pi facilmente lavoro. Lalta domanda di lavoro immigrato in ambito domestico-assistenziale pu trovare risposta nel nostro modello di welfare state familistico, si osservato che il sistema di protezione sociale punta sulle pensioni piuttosto che sui servizi pubblici e alle famiglie; ma con levoluzione dei sistemi economi, nelle famiglie il ruolo delle donne cambiato, questultime non si occupano pi solo della famiglia ma hanno prospettive lavorative diverse (costruzione di una carriera professionale ecc), quindi le cure della famiglia, delle persone anziane o della casa sono demandate, sempre pi, a terze persone (in questo caso alle collaboratrici straniere). Il ruolo di collaboratrice in realt non semplice, visto che si intrattengono strette relazioni con altre persone, per questo spesso nasce anche un coinvolgimento affettivo delle volte anche forzato; la partecipazione emotiva un tratto caratteristico dei servizi che hanno al centro il rapporto con le altre persone, alcune volte tale partecipazione non veritiera. In base ai differenti rapporti di lavoro, possiamo distinguere 3 tipi di profili professionali: assistente a domicilio, la collaboratrice familiare fissa, colf a ore.(vedi libro per descrizione 3 categorie). E da ricordare che molto spesso questi lavori sono in nero e sottopagati, salvo alcuni casi per la collaboratrice familiare fissa richiesta dalle famiglie pi abbienti. Anche in ambito domestico le donne subiscono il peso della doppia discriminazione da cui ne derivano diverse conseguenze: la prima tra tutte una saldatura tra stereotipo di genere ed etnico, oggi giorno non si connota pi la collaboratrice domestica come donna, ma bens come filippina, quindi letichetta lavorativa riferita alla razza. La seconda conseguenza ricade sulle prospettive delle donne immigrate, le quali vedono chiuse le porte ad una crescita professionale, quindi molto spesso viene negato anche un miglioramento economico sociale. La terza conseguenza quella pi negativa, perch riguarda la violazione degli obblighi contrattuali, oltre allinosservanza dei limiti di orario, di una retribuzione bassa senza forme assistenziali di sovente le donne possono subire anche dei veri e propri abusi. La diversit culturale per pu far instaurare diversi rapporti tra il lavoratore e la famiglia in cui risiede, in questo caso si parla di familiarizzazione, soprattutto da parte delle persone anziane che considerano la collaboratrice come membro della propria famiglia e di patronage, in quanto i datori di lavoro assumono una sorta di protettorato nei confronti della lavoratrice facendosi carico anche dei suoi problemi personali e familiari; questa una situazione che spesso vieni portata a proprio vantaggio da parte delle lavoratrici. Un altro problema che molto sentito dalle lavoratrici quello della genitorialit a distanza, in quanto le donne sono costrette lasciare nella terra di origine i propri figli, si parla in questo caso di care drain, il processo che riguarda la sottrazione di risorse di cura, ovvero le madri che lasciano la propria famiglia per svolgere compiti di accudimento in un altro paese. Lemigrazione viene vista dalla stessa donna come strumento di emancipazione soprattutto quando il loro compito quello di provvedere al sostentamento della famiglia, se nel paese ospitante la carriera lavorativa le fa ricadere in uno status basso, al paese dorigine spesso lemigrazione viene vista come un elevamento di status. Dal punto di vista microsociologico, che riguarda lindividualit stessa della donna migrante, si possono individuare aspetti che mettono in

risalto il protagonismo delle donne; che si traduce in un aumento di autonomia nel contesto di origine quando la componente maschile della famiglia migra; molte volte la loro migrazione invece, viene decisa dalla famiglia stessa e il fatto di procurare rimesse per poi mandarle ai propri parenti fa aumentare lo status stesso della donna, quindi la migrazione viene vista come una forma di emancipazione. FAMIGLIA Lemigrazione femminile si intreccia anche con la problematica delle famiglie in emigrazione, luoghi principali per la mediazione tra vecchio e nuovo contesto di vita, tra codici tradizionali e gli stimoli che la nuova societ occidentale offre. Questo particolare tipo di famiglia stata da sempre considerata un luogo dove linterazione dinamica perch si mutano alcuni aspetti del modello tradizionale per adattarli alla modernit, dando vita ad unelaborazione culturale creativa. I recenti studi per tendono a far superare la dicotomia tradizione/modernit tra le famiglie emigranti e la societ riceventi (es. crescono sempre di pi le famiglie immigrate monogenitoriali e si mette in discussione lidea che il ruolo della donna nella famiglia passivo). Un effetto della migrazione sulla famiglia sono il formarsi delle relazioni a distanza, in termini pi specifici si parla di famiglie transnazionali. Gli studi si sono concentrati soprattutto sul rapporto tra genitori migrati e figli rimasti nel paese di origine. Lattenzione maggiore rivolta alle madri e al loro sforzo di mantenere rapporti con i figli, vivendo di conseguenza una dislocazione affettiva, che di frequente si traduce nel rendere tangibile laffetto attraverso regali costosi e denaro. La separazione fisica nelle madri produce sensi di colpa, stati dansia, esse vorrebbero stare vicino ai propri figli, ma non possono perch devono provvedere alla sussistenza della famiglia; i figli vedono lallontanamento della madre con sentimenti di incertezza e solitudine di sovente contestando linvio di beni materiali come dimostrazione daffetto. Questultimo aspetto sembra essere il paradosso delle famiglie transazionali, la sicurezza finanziaria va ad aumentare linsicurezza affettiva. Questo problema quindi stato affrontato mettendo al centro dellattenzione gli orfani sociali, ovvero la categoria di figli con i genitori emigrati. Le madri si sforzano di essere presenti attraverso varie forme di comunicazione, dalle tradizionali lettere allinvio di posta elettronica, alle videochiamate, che si aggiungono allinvio di rimesse che garantiscono gli studi ai figli e la possibilit di iniziative economiche da parte della famiglia rimasta nella terra dorigine (questi sono i principali motivi per cui una madre migra allestero). Gli studiosi europei hanno analizzato la gestione della separazione dalla famiglia suddividendola in due strategie: 1) Frontiering: gestione delle frontiere denota i mezzi usati dai membri delle famiglie transnazionali per creare spazi familiari e legami relazionali quando i rapporti di parentela vengono meno 2) Relativising: gestione della parentela, si riferisce ai vari modi in cui gli individui, mantengono o troncano i rapporti con gli altri membri della famiglia A queste due strategie ne stata affiancata una terza chiamata caring, che richiama alle cure e le attenzioni a distanza verso i figli. Per le famiglie transazionali si possono distinguere tre tipologie: Famiglie transnazionali circolanti, caratterizzata da mobilit geografica in entrambe le direzioni, tra paese dorigine e l Italia ad esempio; con rientri abbastanza frequenti da parte delle madri

Famiglie transnazionali intergenerazionali, dove le madri in realt spesso sono gi nonne, comunque sia hanno un et matura e figli gi grandi, che restano nel pese straniero solo per qualche hanno per massimizzare i benefici economici Famiglie transnazionali puerocentriche, le madri in questo caso sono giovani, e con bambini piccoli. Dopo la separazione forzata seguono i ricongiungimenti familiari, che vengono definiti in questo modo famiglie interessate da un periodo di separazione forzata, fisica o culturale, dei membri, i quali hanno vissuto per un periodo pi o meno lungo separati e in contesti culturali ed economici diversi; in Europa rappresenta uno delle principali forme dingresso per i nuovi immigrati. La migrazione familiare considerata come un processo a pi stadi: nel primo stadio la famiglia affronta la separazione, poi segue il periodo di lontananza, ed infine avviene il ricongiungimento; tale dinamica prende il nome delle 3 famiglie dellimmigrato, perch in ognuna di quelle fasi vede il formarsi di relazioni differenti e i rapporti che si formano nella famiglia dorigine, saranno differenti da quelli formati nella societ straniera e saranno differenti anche dopo il ricongiungimento perch nel tempo ci saranno stati dei cambiamenti. Quindi il ricongiungimento rappresenta una fase difficile come la separazione. Questi processi possono andare in contro a delle difficolt; quando il ricongiungimento avviene con i ruoli rovesciati, ossia la donna la protagonista attiva mentre luomo perde il ruolo di breadwinner nella famiglia. Molti mariti ricongiunti si sentono privati di un ruolo socialmente accettabili, accade soprattutto che una volta ricongiunti ed entrati in un paese tramite un visto provvisorio rimangono allinterno della nuova societ andando occupare i posti datai dalleconomia sommersa (non essendo regolari). Altre difficolt le incontrano le madri sole che si ricongiungono con i figli adolescenti, in questo caso i rapporti sono basati sulla fragilit data dalla lunga assenza della madre. Altro fenomeno la migrazione per matrimonio, inizialmente considerata prevalentemente una pratica maschile (i maschi migravano in terra straniera, poi si ricongiungevano per sposare una donna e migravano di nuovo insieme), oggigiorno si struttura in due sottogruppi, il primo riguarda le seconde generazioni che tendono a sposarsi con i membri della stessa comunit, il secondo riguarda le coppie miste ovvero tra un membro della societ autoctona e lo straniero. Questultimo caso uno dei metodi pi utilizzato dagli immigrati per ottenere la cittadinanza. Le coppie miste inizialmente erano viste come vincolo di integrazione (simbolo di fusione tra vecchi e nuovi residenti). Negli ultimi anni si sono osservate forme nuove forme di congiunzione come lacquisto delle mogli dallestero, che rischia di far decadere la moglie in una categoria intermedia fra la colf e la prostituta. In Italia come detto precedentemente rappresenta la forma giuridica pi sfruttata per acquisire la cittadinanza. CAPITOLO 7 I FIGLI DELLIMMIGRAZIONE I figli con genitori immigrati un fenomeno sociale che ha preso un grande rilievo perch segna il passaggio da esperienze viste inizialmente come provvisorie, poi considerate definitive andando a provocare i fragili meccanismi dellaccettazione da parte della societ ricevente. Le seconde generazione sono improntate verso una cittadinizzazione, facendo sviluppare maggiormente linterazione con i soggetti autoctoni, compresi anche i conflitti. Questo fenomeno stato visto sia con occhio critico, addossando la colpa dellaumento di criminalit da parte dei figli di immigrati, ma deve essere anche visto come in grado di plasmare nuove identit promotrici di mutamento. Sorgono problemi sul fronte di definizione, si devono chiamare seconda generazione, o minori

immigrati anche se parte di loro nascono in territorio Italiano ma da genitori stranieri? Quindi appare giusta questa distinzione o solo una forma di etichettamento ? altro problema fino a che fascia di et si pu parlare di seconda generazione di qui Rumbaut ha fatto una ripartizione generazione 1.5: 1.25per intendere i soggetti che vanno da i 13 ai 17; la 1.5 quella che ha iniziato il processo di scolarizzazione nella terra dorigine per concluderla allestero; la 1.75 si riferisce ai soggetti migranti compresi tra i 0 e 5 anni. La societ rimane pur permeata dallopinione negativa sulle seconde generazioni viste come minaccia sociale; i figli di immigrati rappresentano identit a cavallo tra la marginalit della famiglia e lacculturazione ch e vogliono raggiungere, frequentemente entrano in contrasto con la famiglia stessa che vuole imporre le tradizioni e sfuggendo al controllo dei genitori possono cadere nella rete criminale o come la chiamano alcuni autori incorrono in una socializzazione di strada; altri autori parlano di declino delle seconde generazioni, a causa di due fattori che non permettono una corretta integrazione: il primo fattore risiede nella trasformazione socio-economica a clessidra che tende a sopprimere la classe media, che era vista per le generazioni come un buon inizio per iniziare una carriera lavorativa, mentre il secondo fattore risiede nella differenza razziale, che fa diventare i tratti somatici di alcune etnie puro strumento per letichettamento, letichettatura poi preclude lintegrazione. Nello studiare i percorsi e le opportunit delle seconde generazioni ci sono differenti visioni: la visione strutturalista per la quale i figli di immigrati rimarranno svantaggiati e esclusi dalle occupazioni migliori (idee prevalenti nel contesto europeo), si parla delleffetto paradosso dellintegrazione, mentre i padri rimangono marginati in posizioni inferiori i figli vogliono riscattarsi puntando a posti pi ambiti ma allo stesso tempo contesti anche dagli autoctoni, quindi ritrovandosi in situazioni con maggiori pressioni discriminatorie. Ne consegue un etnicizzazione della povert, con la formazione di una classe permanentemente esclusa dalla societ. Laltra visione quella neoassimilazionista, tipicamente americana, che sostiene una continua assimilazione, anche involontaria, della nuova cultura da parte delle seconde generazioni che gli permette di progredire allinterno della societ. Assimilazione pu essere intesa in senso pi generale, laspetto centrale risulta la somiglianza (diventar simili ed essere trattati come simili); laltro significato pi specifico, e sta per assorbire, incorporare tutte le caratteristiche fino al completo assorbimento della nuova cultura. Es. caso dellAustralia e del Canada, transizioni trionfanti (vedi libro). Altre visioni si trovano in una posizione intermedia tra le prime due, la prima si sofferma sugli ambiti in cui avviene lassimilazione, in questo caso si parla di assimilazione segmentata, nelle grandi citt possono avvenire processi chiamati downward assimilation, quando i giovani vengono assimilati nelle comunit marginali, soprattutto tendono ad a cadere in questo tipo di marginalit facendo cresce il numero delle donne sole con bambini. Tale fenomeno porta ad accrescere la cultura oppositiva, che si contrappone alle norme e ai valori della societ originaria. La socializzazione porta allesclusione sociale e al fallimento. Si parla anche di acculturazione selettiva, quando le minoranze assimilano dalla cultura maggioritaria gli aspetti che considerano pi positivi, come il valore dellistruzione, lidea di promozione sociale per difendersi dagli aspetti devianti, come labuso di droghe o alcool. Come studiato da Portes, questo tipo di assimilazione non porta ad una frammentazione culturale, bens ad una migliore integrazione, perch si utilizza il capitale sociale per migliorare le opportunit dei figli in ambito educativo e lavorativo. vista come

uno scudo protettivo per la seconda generazione dalla discriminazione e dalla minaccia di assimilazione nelle comunit marginali. Lacculturazione si pu dividere in differenti tipologie: Acculturazione consonante: i migranti compiono una piena assimilazione abbandonando le loro caratteristiche etniche come la lingua Resistenza consonante allacculturazione: i migranti si chiudono nella propria cerchia di connazionali mantenendo la loro specificit Acculturazione dissonante I: si crea un conflitto tra generazione, perch la seconda apprende rapidamente la cultura maggioritaria rifiutando i retaggi culturali dei genitori. Acculturazione dissonante II: in questo caso sia genitori che figli abbandonano i retaggi culturali, ma i primi incontrano pi difficolt e rimangono indietro nei processi di assimilazione Acculturazione selettiva: si apprendono le abilit necessaria che non vanno a contrastare con la cultura originaria.

le istituzioni pi importanti che intervengono nella mediazione con le seconde generazioni, sono la famiglia e la scuola. La prima rilevante nel garantire un livello di istruzione, negli investimenti educativi anche se deve andar incontro al rovesciamento dei ruoli, che avviene quando i figli iniziano a muoversi meglio dei genitori allinterno della societ quindi scatena riflessi negativi sul genitore che in un certo senso vede venir meno la sua autorevolezza, inoltre si crea distanza generazionale in quanto gli scopi dei figli sono differenti da quelli dei genitori. La scuola assume il ruolo di accettare e trattare le diversit culturali, soprattutto di attuare misure di accoglienza mirate ad una buona integrazione dei figli immigrati CAPITOLO 8 LA REGOLAZIONE DELLIMMIGRAZIONE Aspetto moto rilevante la regolazione e il controllo delle migrazioni da parte degli stati riceventi. Il concetto di frontiera seguito a passaporto e permessi recente, la regolamentazione dei flussi migratori da parte degli stati pu essere suddiviso in quattro periodi: il primo quello che riguarda le grandi migrazioni oltreoceano, frutto di una politica liberista, segue il secondo periodo quello dalla regolazione dei movimenti, generato dal periodo di crisi economica (si cercava di tenere la manodopera allinterno dei confini); il terzo periodo, dopo il 1945, vede una regolamentazione liberale, per far circolare la manodopera allinterno degli stati che avevano subito danni dopo la guerra; lultimo periodo che inizia negli anni 70 vede una forte regolamentazione e regolazione dei flussi migratori, che viene ancor pi rafforzata negli anni successivi. Proprio le politiche attuate nei confronti dei flussi migratori definiscono la figura dello straniero, la figura irregolare dello straniero viene infatti presa come una costruzione politica, la condizione di irregolarit pu risiedere nellingresso, nel soggiorno, nel lavoro, o nella documentazione (se le autorit sono a conoscenza della presenza sul territorio del cittadino straniero). Negli ultimi anni accresciuto sempre pi un paradosso, mentre si sono incoraggiati i flussi (commerciali, culturali, turistici) verso lesterno, sono state poste restrizioni del flusso di persone dai paesi poveri verso quelli ricchi. La sociologia ha interpretato le politiche del controllo sulle migrazione attraverso due filoni di pensiero:

Il primo spiega le politiche sullimmigrazione come la mediazione tra le forze di mercato, che aprono le frontiere allofferta di lavoro straniera, e le politiche che ten dono a tutelare solo i cittadini Il secondo studia le differenze dei paesi a mediare le due spinte divergenti (mercato e politiche)

In tal proposito si hanno differenti approcci: Approccio marxista e neomarxista, secondo il quale i fattori economici e i processi politici sono la causa delle politiche migratorie. Si pensi allesercito industriale di riserva, che pu innalzare il flusso di immigrati irregolari, ma si pu anche assistere alla diminuzione del conflitto di classe perch con gli immigrati che ricoprono i lavori pi svantaggiati gli autoctoni salgono di livello Approccio centrato sullidentit nazionale, la storia interna al paese, la sua concezione di nazionalit e cittadinanza che plasmano le politiche migratorie.(Paesi che vedono limmigrazione come minaccia alla propria nazionalit fomentano il fenomeno della xenofobia). Approccio centrato sulla societ, poich lo stato diventa arena neutrale nel confronto tra partiti Approccio istituzionale, in cui si pone lattenzione sullapparato burocratico e nellelaborazione delle politiche per gli immgirati. Approccio realistico Approccio neoliberale

le categorie di immigrato irregolare e regolare quindi non sono dati immodificabili ma dipendono dalle scelte regolative messe in atto dalle societ riceventi che sono poi modificabili nel tempo a seconda delle circostanze. In Europa prevale un ortodossia restrittiva, che ha prodotto sforzi ingenti per coordinare i controlli e equilibrare le procedure dingresso, attualmente si prediligono due tipologie di emigrante: quello altamente qualificato e quello stagionale. Ci sono vari motivi per cui allinterno delle societ riceventi aumenta sempre pi il numero degli immigrati irregolari, ragioni di convenienza economica da parte dei datori di lavoro autoctoni (ampiamente utilizzati da imprese familiari), ingresso favorito dalle reti di connazionali, vincolo liberale degli Stati democratici occidentali, ma anche i costi eccessivi sia per la regolamentazione che per lespulsione anche la produzione istituzionale di illegalit. In molti paesi si ricorre alle sanatorie per far emergere le irregolarit degli stranieri insediati. In Europa nella decade 98-08 si sono prodotte oltre 6milioni di regolarizzazioni; in Italia si distinguono per quattro caratteristiche: il carattere collettivo e di massa (visto che in altri paesi europei vengono fatte singolarmente)m la ricorrenza periodica, le grandi dimensioni raggiunte, e gli elevati livelli di discrezionalit. CAPITOLO 9 - LE POLITICHE PER GLI IMMIGRATI le politiche di inclusione per gli immigrati si suddividono in tre modelli: il temporaneo, lassimilativo, il multiculturale. Il primo, stato attuato fino alla fine degli anni 90 soprattutto dalla Germania; gli immigrati venivano trattati come una risorsa lavorativa fatta entrare per rispondere alle contingenze del mercato, i quali non dovevano mettere radici nel paese ospitante, bens dovevano ritornare in patria

dopo il periodi di soggiorno. In questo caso il permesso di soggiorno era collegato al permesso lavorativo, se limmigrato perdeva il lavoro veniva automaticamente espulso dal paese. Il ruolo degli immigrati quindi era prettamente funzionalistico alle esigenze del paese ricevente in cui i processi di integrazioni venivano ridotti al minimo, prevedeva solamente eguaglianza salariale e per le condizioni di lavoro, strutture di accoglienza provvisorie e scarse misure per lapprendimento della lingua o altre misure sociali. Severamente vietato era il ricongiungimento familiare; Castles parla di esclusione differenziale, perch gli immigrati venivano incorporati solamente in alcune arre della societ, quelle lavorative per lappunto, mentre si escludevano tutte le altre. La cittadinanza si poteva ottenere solo per sangue, quindi anche alle seconde generazioni o le terze pur nascendo nel paese ricevente, veniva bloccato laccesso ad una buona integrazione. Questoggi il modello stato ripreso in maniera pi compressa, si tratta del caso dei lavoratori stagionali ovvero il fenomeno delle migrazioni circolari. Mentre uscendo fuori del contesto europeo tale modello ancora attuato nelle aree come il Golfo del Persico o nellEstremo Oriente. Il secondo modello, ha trovato attuazione in America e in Francia. Le politiche prevedono una rapida omologazione degli immigrati, quindi una piena integrazione per rendere gli individui stranieri indistinguibili nella maggioranza e facendoli trovare sul piano egualitario rispetto ai cittadini. Le seconde generazioni acquisiscono la nazionalit attraverso la nascita nel territorio del paese. Lo straniero quindi deve perdere le sue caratteristiche etniche. Il terzo modello, si distingue per due varianti: La variante liberale, tipica degli Stati Uniti, prevede una tolleranza per le differenze culturali, ma non sono favorite da un impegno diretto dallo stato. La variante adotta delle vere e proprie politiche multiculturali, per esempio incentrate nel campo educativo, i paesi che hanno maggiormente adottato questa variante sono il Canada, lAustralia, lEuropa settentrionale, mentre i paesi pi critici sono stati la Germania e la Gran Bretagna. In questo caso lintegrazione non prevede la perdita delle caratteristiche etniche da parte dellimmigrato, ma viene accettata la differenziazione culturale. In ambito lavorativo per diminuire la discriminazione, si sono fatte azioni positive come il sistema delle quote etniche, per laccesso a determinati benefici. Non mancano per gli effetti contraddittori, come ad esempio lenfasi per il mantenimento della lingua che potrebbe portare difficolt nelle seconde generazioni ad inserirsi in contesti lavorativi pi ampi o negli studi superiori o il prodursi di unautoghettizzazione delle componenti pi deboli della societ. Per quanto riguarda lItalia si inserisce difficilmente nei grandi modelli di inclusione degli immigrati. Ci dipende dal fatto, che nel nostro paese limmigrazione stato un fenomeno relativamente recente e improvviso che non ha saputo trovare una valida risposta nellistituzioni per questo manca il riferimento di un modello ufficiale. Il modello italiano, caratterizzato da tratti distinguibili: Un arrivo e un insediamento spontaneistico, che non deriva da politiche che agevolavano la manodopera straniera Scarsa regolazione istituzionale, con il ricorso a frequenti sanatorie

Influenza rilevante degli attori locali, come associazioni sociali e religiosi, che hanno avuto un ruolo maggiore rispetto alle istituzioni politiche Ricezione contrastata da parte della popolazione, aperta allaccoglienza da una parte, ma rigettante dallaltra, perch intimorita per la propria sicurezza. Un inserimento nel lavoro, caratterizzato inizialmente da informalit e precariet, ma che sta man mano regolarizzandosi Un evoluzione del ciclo migratorio, attraverso il rafforzamento delle reti etniche dei ricongiungimenti familiari, e soprattutto per la nascita di una seconda generazione Diffuso attivismo delle reti etniche

Si pu parlare di un modello implicito di inclusione degli immigrati, per molto tempo ignorati dalle politiche ufficiali o soggetti a forme parziali di aiuto. In questo contesto la legge TurcoNapolitano, aveva tentato di dare compattezza alle misure migratorie, garantendo parit giuridica e il rispetto della diversit culturale, ma anche garanzie per laccesso e il soggiorno per un anno per le persone in cerca di lavoro. La successiva legge Bossi-Fini, ha reso le misure per i permessi di soggiorno pi restrittivi, andando a far percepire una certa avversione nellammissione di nuovi immigrati. Ci non ha fermato gli immigrati con fini lavorativi, che si introducevano nel nostro paese illegalmente. Nel 2008 dal governo di centro destra si sono varate norme per quanto riguarda la sicurezza perch limmigrazione fu vista come una minaccia alla sicurezza dei cittadini. E venne dichiarato reato il soggiorno irregolare. CITTADINANZA Per quanto riguarda la cittadinanza ci sono tre differenti modi per ottenerla: per diritto di sangue, quando si nasce da genitori cittadini, per diritto di suolo che fa acquisire la cittadinanza attraverso la nascita sul suolo nazionale, diritto di residenza, si ottiene la cittadinanza dopo aver vissuto per un periodo prefissato nel paese. Per il filosofo Walzer questi tre diritti si possono equiparare a tre concezioni della cittadinanza: assimilata al diritto di sangue, la cittadinanza viene concepita come appartenenza alla famiglia. Per appartenere alla famiglia infatti bisogna discenderne dai genitori. Anche lItalia ha privilegiato questo modo per ottenere la cittadinanza, rendendo pi agevole il recupero della cittadinanza per i discendenti dei nostri emigranti, e inasprendo le regole per quelli considerati stranieri. Infatti per i cittadini non europei la residenza stata portata a 10 anni, per i membri europei ridotta a 4. Rispetto a questo modo, rimane molto pi semplici diventare cittadini italiani per matrimonio. Al diritto di suolo, la cittadinanza viene concepita come appartenenza ad un circolo, nel quale si pu entrare a farne parte se si ammessi da altri membri di diritto. Il diritto di suolo invece assimilato alla cittadinanza concepita come lappartenenza ad un quartiere, in cui ci si pu trasferire e risiedere a piacere, i paesi pi aperti a questo modo sono gli Stati uniti, la Svezia, la Francia, per ottenere la nazionalit basta essere maggiorenni e risiedere nel paese per 5 anni, imparare la lingua e conoscere la storia nazionale. DIRITTI Anche se non cittadini, gli stranieri che risiedono per lungo tempo in un paese possono ricevere delle garanzie; in Italia ad esempio dopo la legge 98 si introdotta la carta di soggiorno, conseguibile dopo sei anni di residenza continuativa. Alcuni diritti, come il diritto di voto nazionale,

risulta improponibile da dare agli immigrati, mentre i primi ad essere concessi risultano essere quelli sociali. Si riscontrata una tendenza dei paesi europei ad una maggiore tolleranza verso la doppia cittadinanza quindi sta prendendo piede lidea che i migranti possano acquisire la facolt di esercitare diritti di cittadinanza allinterno di pi di uno Stato. Si ha anche unaltra tendenza che quella della cittadinanza sovrapposta. ne deriva una stratificazione civica con una gerarchia che vede al livello pi basso gli immigrati irregolari, poi chi dispone di un permesso di soggiorni ecce cc. Si osserva quindi, unevoluzione del concetto di cittadinanza, verso forme transnazionali, flessibili e costruite dal basso, ossia dal punto di vista delle pratiche effettive, delle negoziazioni in cui i migranti assumono ruoli attivi nellaccesso e nella fruizione dei servizi sociali. Le manifestazioni pi rilevanti di questa nuove forme di cittadinanza, non pi legate per forza al territorio nazionale, quindi sono la doppia cittadinanza e il voto allestero. La cittadinanza assume quattro diversi significati: quello legale e designa il soggetto in quanto membro di una comunit politica (appartenenza ad uno Stato); il godimento di determinati diritti, soprattutto quelli umani; come forma di partecipazione alla vita politica; come forma di identificazione e solidariet di una persona nella vita collettiva o pubblica (mantenere appartenenza e legami che vanno oltre i confini nazionali). Gli immigrati non potendo incidere sulla politica direttamente, non avendo diritti politici, lo fanno indirettamente attraverso associazioni e organizzazioni sindacali; lassociazionismo immigrato, negli ultimi anni ha preso sempre pi importanza e acquisito nuove funzioni che va dalla rappresentanza politica, al promuovere eventi culturali sino alla fornitura di servizi. La sindacalizzazione permette invece di mediare i rapporti lavorativi e porre una maggiore attenzione sulle tematiche che riguardano limmigrazione. La cittadinanza inoltre pu essere distinta in 4dimensioni: come appartenenza allo Stato, come forma di emancipazione ossia contribuire alle pubbliche decisioni; dotazione comune, ossia laccesso a servizi e benefici; standardizzazione, come condizione di eguaglianza. Il vero ruolo attivo nellintegrazione degli stranieri aspetta alle istituzioni locali. Che devono attuare le politiche per accogliere gli stranieri e per promuovere linserimento di questultimo nella realt sociale e lavorativa. Negli ultimi anni a livello locale si sono anche sviluppate politiche di esclusione, con limitazione ai benefici sociali, negazione di disporre di luoghi per la pratica di altri culti (come per la religione islamica), ne un esempio lItalia settentrionale con lavanzata di forze politiche contraddistinte da programmi politici xenofobi. Il decentramento di potere a livello locale a fatto si che crescessero le differenze delle politiche di accoglienza adottate da paese a paese. LItalia rimane contraddistinta dalle scarse politiche riguardo limmigrazione; questultima viene affrontata solo a livello emergenziale, in fatti vanno ricordate le burocrazie di strada, ossia degli operatori dei servizi che interagiscono direttamente con i beneficiari del servizio stesso, dispongono di un margine discrezionale (di scelta), come nel considerare ammissibile o meno una richiesta, aiutare o meno a compilare una domanda, nel facilitare o meno laccesso ad un servizio. Altre forme che promuovono interventi a favore degli immigrati sono le istituzioni solidaristiche, si distinguono: associazionismo creativo, quello pi diffuso, si va dalle parrocchie che offrono spazi alle comunit etniche per organizzare incontri aggregativi, allorganizzare corsi di italiano per apprendere meglio la lingua, alle mense per poveri. Associazionismo rivendicativo, in cui rientrano le organizzazioni che attuano iniziative antirazziste e di rivendicazione politica. Associazionismo imprenditivo, che fornisce servizi con una logica pi professionale come le

cooperative che gestiscono centri di accoglienza. Associazionismo promosso dagli immigrati, che ancora una forma debole e poco organizzata. CAPITOLO 10 DEVINATI E VITTIME, TRAFFICANTI E TRAFFICATI Una questione molto sentita in Italia quella della partecipazione degli immigrati in attivit devianti, in quanto lallarme criminalit ha raggiunto livelli elevati con laumentare dellimmigrazione; la criminalit la sfera che pi preoccupa lopinione pubblica. Dagli studi statistici risulta alto il livello di devianza da parte dagli stranieri irregolari, mentre quello degli stranieri regolari risulta pari al livello di criminalit degli italiani. Molto alto il tasso di stranieri nella popolazione carceraria. La devianza degli immigrati assume caratteristiche differenti a seconda della zona in cui viene attuata che viene influenza dal grado di integrazione che hanno nella societ, inoltre va notato che i comportamenti devianti si concentrano su determinate categorie che vanno dal furto, allo spaccio, allo sfruttamento della prostituzione. Questo fenomeno in aumento perch tenuto assieme dalle reti viziose che si occupano del reclutamento dei connazionali. Molto influente la variabile riferita al sesso, infatti il tasso di criminalit molto pi alto nei maschi (tranne alcune eccezione per le donne dellEst Europa); mentre le donne sembrano avere pi un ruolo passivo, molto di esse infatti vengono immesse nello sfruttamento della prostituzione; gli immigrati pi deboli quindi, subiscono la vittimizzazione, che li costringe a sottomettersi agli abusi e sfruttamenti da parte di altri immigrati o anche da cittadini nazionali. Parte dei reati degli immigrati non rientrano per forza in determinate categorie, ma il fatto che si trovino nel territorio italiano senza permesso rientra anchesso come atto illecito, si tratta del reato di immigrazione. Per quanto riguarda il rapporto tra immigrati e devianza in sociologia si trovano due scuole di pensiero: La prima si definisce come scuola classica, che prende come base di analisi i dati statistici. Tramite questi dati risultato che infatti gli immigrati restano il gruppo pi coinvolto nelle varie attivit illegali. I tassi di criminalit sono incrementati di pari passo con le condizioni di irregolarit degli stranieri ma anche con larrivo delle seconde generazioni. Per quanto riguarda la situazione dellItalia contemporanea sembra prevalere il soggiorno irregolare e conseguente precariet della condizione di vita come causa primaria, risultano pi frequenti reati come spaccio di stupefacenti e furti. La seconda, definita come scuola critica, e considera la devianza degli immigrati come una costruzione sociale della realt, ovvero una profezia che si autoadempie, perch la societ chiusa nei pregiudizi nei confronti degli immigrati gli sbarra la strada per unintegrazione e rafforza i controlli nei loro confronti; cos aumenta anche la discriminazione che non permette agli stranieri di vivere una vita dignitosa e la caduta nella devianza non altro che la conseguenza della marginalit. La caduta degli immigranti nella devianza secondo Palidda da ricercarsi in 3 fattori macrosociali: a) Degrado della societ originaria e la diffusioni di modelli devianti b) Politiche immigratorie proibizioniste che hanno impossibilitato gli stranieri a migrare regolarmente c) La discriminazione delle societ riceventi, che produce esclusione e criminalizzazione, che fa percepire gli immigrati come una categoria minacciosa e quindi da tenere sotto controllo

La chiusura della societ riceventi crea anche processi di etichettatura, che rende lo straniero pi visibile quando commette reati, anche perch si tratta di reati di strada come furto. Le opportunit che gli stranieri immigrati possono sfruttare si dividono in tre categorie: 1) Grado di accessibilit al welfare state, per le cure mediche, alloggio ecc 2) Grado di accessibilit alle istituzioni informali, come le reti familiari o di amici che aiutano limmigrato nellinsediamento o nella ricerca del lavoro 3) La possibilit di accesso in circuiti criminali Queste 3 categorie svolgono un ruolo importante nellintegrazione, soprattutto le reti etniche, se questultime sono orientate alla legalit pi probabile che uno straniero anche se irregolare riesca a sottrarsi dai circuiti criminali. Una della attivit illegali pi diffusa quella che riguarda il passaggio delle frontiere da parte dei migranti, che influisce sulla condizione di irregolarit del soggetto stesso. Infatti limmigrato si distingue in irregolare (in quanto resta nel territorio nazionale anche dopo la scadenza dei permessi), clandestino (quando entra illegalmente nel territorio nazionale) e migrante trafficato, quando invece le persone vengono persuase o costrette a emigrare da altre persone interessate a trarne profitto e a sfruttarle una volta giunte a destinazione, e costrette con la forza a sottostare alle condizioni imposte dai padroni. Essendo sempre pi difficile entrare legalmente nei paesi si venuto a creare una vera e propria industria del passaggio irregolare dei confini, che diventata una fonte di guadagno non pi per il contrabbando di merci ma per il traffico degli esseri umani. Tale industria viene gestita da reti criminali che organizzano il trasporto dei soggetti. Si distinguono due tipologie: smuggling e trafficking. Il primo si riferisce al favoreggiamento dellingresso illegale, lo smuggler (passatore) colui che si aiuta i migranti nel viaggio e nel varcare i confini illegalmente, i soggetti sono consenzienti. Il secondo termine si riferisce al fenomeno della tratta di esseri umani, perch il trafficante con linganno o con la forza introduce i soggetti non consenzienti allinterno di un altro paese in modo da sfruttarli in diversi modi (dalla prostituzione, alla mendicit ecc). Stein e Salt parlano di migration business, concepito come un sistema di reti che comprende istituzioni, agenti specializzati e soggetti che dallattivit ne ricavano profitto. I trafficking in questo caso contiene anche lo smuggling, e si divide in tre fasi: la mobilitazione per reclutare i soggetti nei paesi dorigine, il viaggio e linserimento dei soggetti nella societ e nel mercato del lavoro. La visione di Salt e Sten stata criticata in quanto come risulta dalle analisi fatta dal CESP la rete il modello criminale non risulta piramidale ma reticolare e fluido dove le risorse organizzative si basano su una flessibilit operativa, per favorire il passaggio dei migranti da un paese allaltro eludendo i controlli e nella capacit relazionale, per instaurare collaborazione con tra le varie organizzazioni. Il CESP ha inoltre evidenziato 4 dinamiche evolutive del traffico dei migranti: 1) Lapertura per un canale di ingresso beneficia dellappoggio di soggetti che hanno esperienza 2) Acquisizione di una piena autonomia da parte delle organizzazioni trafficanti 3) Allaumento del contrasto allimmigrazione irregolare seguito un innalzamento nei prezzi per il viaggio e una diversificazione delle attivit illecite 4) Con il tempo sono entrate in declino le principali rotte, come quella adriatica.

Lillecito pi frequente, seguendo lo schema di Stain e Salt, ricade nel trafficking e riguarda lo sfruttamento della prostituzione, soprattutto per quanto riguarda la prostituzione di strada. I due gruppi pi attivi riguardano quello nigeriano e quello albanese (vedi libro). Un punto cruciale di dibattito se le vittime della prostituzione siano ignare o meno della situazione in cui si andranno a trovare, entrambe le due posizione estreme (vengono sfruttate senza la loro volont, o che acconsentano al 100%) non sono totalmente corrette. Serve quindi unanalisi sociologico che metta in luce i processi che concorrono alla formazione dellofferta di prostituzione, andando ad esaminare sia il polo della costrizione che del libero consenso. Un aiuto arriva dalla ricerca del Cespi che classifica quatto fattori che intervengono nel racket della prostituzione: gli elementi cooperativi, il ricorso alla violenza, luso del ricatto, e luso dellinganno. Il consenso e quindi il legame cooperativo tra vittima e aguzzini, costruito attraverso quattro vincoli: prima di tutto c il divario tra chi in cerca di lavoro per progettare un futuro migliore, e chi offre il lavoro che porta questa distanza a proprio favore. Ci rappresenta un debito per il migrante che comporta la soggezione al proprio creditore. Laltro strumento sono le pressioni psicologiche che subiscono le vittime, che vanno dalle promesse alla minacce. Altra processo pu essere la manipolazione affettiva, ovvero quando la donna si sente in qualche modo subordinata allo sfruttatore che vede come solo e unico punto di riferimento. La manipolazione risulta pi efficace quando sono le donne a manipolare altre donne, dove la padrona appare anche come la confidente o una benefattrice. Ultimo elemento che va a costruire la collaborazione tra vittima e sfruttatori lasimmetria informativa, perch le uniche informazioni date alle donne derivano dagli sfruttatori stessi finch non vengono in contatto con collaboratori, volontari o clienti che le incitano a ribellarsi e a mostrare loro i diritti e le opportunit che avrebbero una volta fuori dal giro della prostituzione. CAPITOLO 11 PREGIUDIZIO, DISCRIMINAZIONE, RAZZISMO Lintegrazione viene bloccata dal pregiudizio che riconducibile ai processi di categorizzazione tipici del funzionamento della mente umana; infatti tendiamo a riconoscere generalizzando, ovvero costruendo categorie collettive e riconducendo ad esse i casi individuali. I processi di categorizzazione producono generalizzazione indebita, che consiste nellattribuire a tutti i membri di un gruppo etnico alcuni comportamenti o caratteristiche attribuite ad un solo elemento di quel gruppo. Dai pregiudizi derivano gli stereotipi, definibili come rappresentazioni rigide e standardizzate e valutazioni stigmatizzanti che si applicano a gruppi sociali, non tenendo conto delle differenze individuali dei soggetti, come ad esempio gli albanesi sono violenti o gli zingari rubano. Questi processi possono ad una dinamica di etnocentrismo ovvero a distinguere il proprio gruppo (ingroup) dagli altri gruppi (outgroup), e ritenerlo superiore fino alla marginalizzazione dei secondi. Letnocentrismo pu portare a veri e propri sentimenti di xenofobia nei confronti delloutgroup, ci comporta atteggiamenti di rifiuto. Taguieff parla di pensiero razzista ordinario, che consiste nellinterpretare la distinzione tra Noi e gli Altri, come una distinzione tra due specie umane, la prima viene considerata pi umana rispetto alla seconda. Come era gi stato osservato da Weber gli stranieri provocano processi di mutamento sociale, e in alcune componenti della societ si sentono minacciate per paura di un declassamento, per questo si demarcano le distanze sociali. Proprio il senso di minaccia, di invasione di, sconvolgimento degli assetti sociali preesistenti quello che pi preoccupa la comunit autoctona quando entra in contatto con gli stranieri. Gli atteggiamenti xenofobi, secondo Wimmer, possono essere spiegati attraverso quattro approcci:

Teoria della scelta razionale la xenofobia deriverebbe dalla rivalit tra autoctoni e immigrati per laccesso a risorse scarse come ad esempio i posti di lavoro Teorie funzionaliste, riconducono la xenofobia alle differenze culturali e allincapacit degli immigrati di integrarsi perch considerati arretrati Teorie della comunicazione discorsiva, la distanza culturale o lincapacit di assimilarsi sono elementi di costruzione sociale basati su pratiche categorizzanti e favoriti da varie attori, dai mass media alle lite politiche Teorie fenomenologiche, che considerano i fenomeni xenofobi come un aumento della paura generalizzata da parte degli autoctoni che non si sentono pi sicuri anche a causa di un decadimento dei sistemi di welfare state.

Inoltre il razzismo risulta variabile nel tempo spostandosi su altri gruppi etnici, per di pi se neoarrivati. Il razzismo elaborato in forma ideologica considerato da molti studiosi come un prodotto della realt occidentale, ci si riferisce alle teorie che sostengono la superiorit dia alcune razze rispetto ad altre che possono essere dominate o addirittura eliminate; rispetto al razzismo biologico che richiama alla natura per sostenere la superiorit di alcune razze, il neo-razzismo ha assunto la forma di differenzialismo, perch si esalta la differenza tra le etnie e insiste nel tenerle distinte per preservare le caratteristiche dellidentit (delletnia considerata superiore). Se il pregiudizio appartiene alla sfera degli atteggiamenti, le ideologie razziste alla sfera della teoria sociale e politica, la discriminazione consiste nei comportamenti concreti volti a penalizzare i singoli o i gruppi in ragione della loro nazionalit o dellapparenza fisica. La discriminazione pu essere definita come trattamento differenziale e ineguale delle persone o dei gruppi a causa delle loro origini, delle loro appartenenze, delle loro apparenze o delle loro opinioni, reali o immaginarie. Il che comporta lesclusione di certi individui dalla condivisione di determinati beni sociali. Le discriminazioni razziali possono avvenire in differenti forme: In forme esplicite o dirette di discriminazione, ad esempio come avveniva diversi anni fa negli annunci per gli affitti si sottolineava il fatto di non volere inquilini immigrati, oppure la discriminazione nei servizi domestici che esclude le donne di pelle scura. Tale discriminazione si avvale del libero mercato, ovvero il diritto di libert di scelta da parte delle persone. Nelle procedure di selezione del personale vengono tenuti presenti 3 fattori chiamati 3A: accento, ascendenza, apparenza. Discriminazione istituzionale, quando si da la possibilit di accedere a determinate occupazioni o a diritti o a benefici solamente a chi possiede la cittadinanza. Un esempio di discriminazione istituzionale possono essere le norme sulla reciprocit, (certe facolt sono concesse agli immigrati solo se nel paese da cui provengono le medesime facolt sono riconosciute anche ai cittadini italiani) che pu prevedere degli inconvenienti, limpiego pubblico, e il riconoscimento dei titoli di studio Discriminazione implicita o diretta, che si intreccia con quella istituzionale, avviene quando disposizioni e pratiche sociali dotate di fondamenti razionali adottano criteri che penalizzano gli immigrati. Ad esempio quando nella ricerca del lavoro i requisiti richiesti sono uguali per tutti ma poi nel reclutamento alcune componenti etniche sono pi avvantaggiate di altre.

Discriminazione statistica, quando si attribuisce ad un intero gruppo sociale caratteristiche ed atteggiamenti osservabili solo per alcuni soggetti appartenenti al quel gruppo. Il fenomeno segue i processi di generalizzazione ed etichettatura

La sfera lavorativa quella in cui si sono maggiormente concentrati sia gli studi, sia limpegno politico e normativo per combattere la discriminazione. Al suo interno si possono distinguere sei tipi di discriminazione: nellaccesso allimpiego, nelle modalit di assunzione, nella concentrazione settoriale e occupazionale (nicchie etniche), nelle opportunit di carriera, nellesposizione a rischi infortunistici e malattie professionali, nella possibilit di accedere al lavoro autonomo. CAPITOLO 12 RIFUGIATI MIGRANTI FORZATI MINORANZE ROME E SINTE Categoria non di minore importanza sono gli immigrati rifugiati e dei richiedenti asilo; i Paesi hanno lobbligo di accoglienza sancito dal diritto internazionale, e devono tutelare i diritti umani. Dalla convenzione di Ginevra il rifugiato colui che risiede fuori dal proprio paese di origine e che non pu tornarvi per a causa di un ben fondato timore di persecuzione per motivi di razza, religione e nazionalit. Negli anni 90 nel periodo delle guerre balcaniche stata introdotta la protezione temporanea per i profughi di guerra per una durata di 3 anni o fino alla cessazione della guerra. E stata poi introdotta anche la figura della protezione umanitaria, riferita agli sfollati o alle persone in condizione simili a quelle del rifugiato ma con una tutela inferiore in quanto provvisoria e revocabile. Per i rifugiati che sperimentano anni di asilo o che sono confinati in campi stata introdotta la categoria di rifugio protratto per identificare le persone sradicate dal proprio paese dorigine per 5 o pi anni. Il rientro dei rifugiati spesso non facile, si pensi che dopo una fine della guerra si costretti a ricominciare da capo, per questo si rende necessaria assistenza affinch il rientro venga promosso. Il rifugiato per sa sfruttare questa condizione a proprio vantaggio per cercare condizioni di vita migliori allestero. I paesi pi interessati dal flusso dei profughi, per timore che il numero aumentasse sempre pi hanno inasprito la regolamentazione per laccesso; Quindi le democrazie occidentali hanno organizzato misure di contenimento per i rifugiati cercando di camuffarle per motivazione umanitarie o farle rientrare nella lotta contro la clandestinit, ci sono tre diverse strategie: una progressiva precariet della protezione offerta quando si oltrepassano i confini; ricorso a misure di internamento anche per periodi lunghi; esternalizzazione delle misure di accoglienza. Con queste misure quindi i rifugiati vanno a formare una popolazione con uno status precario, incerto e marginale dato il loro confinamento in campi adibiti al di fuori della societ. In campo politico ci sono tre modalit per fronteggiare questa questione: 1) Chiusura senza alternative; chiusura totale dei paesi nellaccogliere i migranti forzati 2) Accoglienza senza integrazione; scelta pi adottata dai paesi quando non possibile respingere i richiedenti asilo, si attuano a proposito misure daccoglienza temporanee 3) Integrazione senza accoglienza; il percorso pi giusto per accogliere i migranti forzati Nel caso italiano rom e sinti rappresentano il caso estremo di estraneit percepita come minacciosa e inassimilabile. Si tratta di una popolazione complessa che in comune soprattutto la lingua, il romanes, e una lunga storia di pregiudizi e persecuzioni. Lidentificazione tra rom e stranieri vale per la parte delle popolazioni tzigane, si stima infatti che la met abbia cittadinanza italiana da

molto tempo, soltanto una minoranza conduce una vita nomade, altri non lo sono mai stati o altri lo sono diventati a causa di espulsioni e persecuzioni.