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MATRIMONIO ^ IN BIANCO E NERO

L AP E REGINA

COLLANA DI

CINEMA 60

CARUCCI ED ITO RE

I l presente volutne stato curato d a : Mino Argentieri, Spartaco Cilento, M orando M orandini, Lorenzo Quaglietti L editore ringrazia per la collaborazione prestata alla realizzazione di questo volume, i signori-. Alfonso Sansone, Marco Ferreri e E lettra Caporella.

IN D IC E

II milanese di Spagna

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II matrimonio nel cinema: un monumentale tab

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L intercambiabilit del modo di amare

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Peccatori facili e peccatori difficili

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Fidanzamento e matrimonio

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II matrimonio (e il fidanzamento) rispettabile

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Amore a scatola chiusa

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Sceneggiatura del

film L ape regina

D io prese la rotondit della luna e londulazione del serpente; l'allacciamento della pianta rampicante e il tremolio dellerba; la snellezza del rosaio e la freschezza della rosa; la leg gerezza della foglia e il velluto della pesca; lo sguardo languido del capriolo e lincostanza dello zeffiro; il pianto della nuvola e la giocondit del raggio di sole; la timidezza della lepre e la vanit del pavone; la dolcezza della piuma, che adorna la gola del passero, e la durezza del diam ante; il dolce sapore del miele e la crudelt della tigre; il gelo della neve e il calore del fuoco; il cicaleccio della gazza e il tubare della tortora... mescol tutte queste cose e ne form la donna. E ssa era graziosa e seducente, e trovandola pi bella che l ibis e la gazzella, Iddio, fiero della sua opera, lammir e ne fece dono alluomo. O tto giorni dopo, luomo, assai triste, and a trovare D io: Signore, la creatura di cui mi hai fatto dono avvelena la mia esi stenza. Chiacchiera instancabilmente, si lamenta per un nonnulla, piange e ride insieme, inquieta, esigente, sfaccendata: mi sempre accanto, non mi lascia un attimo di riposo... T e ne supplico, Signore, riprendila, perch non posso vivere con le i . E D io, molto paterno, si riprese la donna. M a non erano ancora trascorsi otto giorni che luomo ritorn da D io: Signore, la mia vita cosi solitaria da che ti ho restituita quella creatura. E ssa, ballando dinanzi a me, cantava e che soave espressione quando, senza volgere il capo, mi guardava con la coda dellocchio! Giocava con me, e non vi alcun frutto sugli alberi che sia cos saporito come le sue carezze. Rendimela, te ne prego, non posso vivere senza di lei . E D io gli rese la donna. A ltri otto giorni trascorsero -e D io aggrott le ciglia, vedendo arrivare luomo, che spingeva dinanzi a s la donna dicendo: Signore; non so davvero come ci avvenga, ma io sono ben certo che questa donna mi d maggior noia che non piacere.Riprendila; io non voglio pi saperne . A queste parole il Signore si adir: O uomo disse ritorna nella capanna con la tua compagna e impara a sopportarla. Se io la riprendessi, fra otto giorni, mi importuneresti per riaverla . E luomo si ritir...-. Quanto sono infelice! Doppiamente infelice, perch non posso vivere con lei e non posso vivere senza di lei! . r (Leggenda ind)

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Il milanese di Spagna

Per noi stranieri il cinema spagnolo si chiamato per anni Bardem e Berlanga, due registi; si chiama Bunuel, un poeta ma si dovrebbe chiamare anche Marco Ferreri, un umorista. Bardem ha idee chiare, forse passioni ma non un artista; Berlanga un artista ma ha passioni deboli e non idee; o almeno non le mette in mostra perch pigro. Marco Ferreri, milanese, ha idee, passioni ed un artista. Un artista ferocemente tenero.
Recensendo El cochecito su Les Lettres Franaises Georges Sadoul ha scritto : L a piet ha reso Picasso pi aspro... E il giovane Apollinaire che parla cos, nel 1905, di un giovane spagnolo, suo amico. L a piet rende aspri anche Azcona e Ferreri. Ma aspro un termine debole. I l loro umorismo non usa laceto, usa il vetriolo. Mai, dopo Bunuel, qualcuno stato cos ferocemente tenero .

Marco Ferreri , dunque, milanese: nato a Milano l i l maggio 1928. Ma Milano non gli garba molto, non ne ha nostalgia e di milanese, almeno dacchito, non ha conservato nulla, nemmeno una sfumatura nella parlata, nemmeno la lombarda. Non dice la Madnina ed refrattario alla sua retorica. Trentaquattro anni? A vederlo cos barbuto e panciuto ma grosso, non grasso con quella sua andata placida dai piedi leggermente divaricati, 10 si direbbe pi vecchio ma poi, parlandogli e guardandolo negli occhi chiari, ci si accorge che giovane e, sotto la tranquilla e tagliente lucidit del suo cinismo, feroce e tenero come sanno esserlo soltanto i giovani. Dopo il liceo si era iscritto alla facolt di veterinaria ma prima di arrivare alla laurea, per mettere insieme il pranzo con la cena, aveva cominciato a fare 1 1 rappresentante di una ditta di liquori. Fu attraverso il maraschino Luxardo che mise un piede nel cinema realizzando, insieme con Sergio Spina, qualche cortometraggio pubblicitario. In seguito sassocia con Riccardo Ghione in un curioso e interessante tentativo di cine-rivista, chiamato Documento mensile cui collaborarono De Sica e Visconti, Fellini e Emmer, Sinisgalli e Moravia, Zavattini e Guttuso. Fu uniniziativa sfortunata e di breve durata: furono realizzati sol tanto due numeri che non riuscirono nemmeno a essere inseriti nel normale 7

circuito. Fecero qualche passaggio nei circoli del cinema e poi sparirono. Era uniniziativa intelligente (ricordiamo in modo particolare Appunti su un fatto di cronaca di Visconti, un elzeviro di grande suggestione formale) ma in an ticipo sui tempi. Viene a contatto con gli industriali di Messina che hanno costituito la Faro Film e finanziano II cappotto di Lattuada; Ferreri diventa ispettore di pro duzione di quel film e si trasferisce a Roma. Dopo aver fatto il direttore di pro duzione per un film di Rascel, il turno di Amore in citt (1952), uno dei tanti esperimenti zavattiniani, di cui Ferreri produttore esecutivo. Avrebbe dovuto essere una galleria del neorealismo in cui Antonioni, Fellini, Lizzani, Lattuada, Maselli, Risi si cimentavano con il film-inchiesta. Anzi, nelle inten zioni di Zavattini, Ferreri e Ghione, Amore in citt il primo film di una serie ma anche questa volta lesito commerciale disastroso. Evidentemente a Fer reri le attitudini al business mancano perch nel 1954 lo troviamo imbar cato in unaltra impresa commercialmente poco redditizia: Donne e soldati, una grottesca favola antimilitarista in bilico sul dilettantismo. La regia di Luigi Malerba e Antonio Marchi; Ferreri ne il produttore, uno dei sei sce neggiatori e persino interprete nella parte di un corpacciuto capo di lanziche necchi. Il film dignitoso e onesto ma senza scatto n forza; la censura fa il viso dellarme, lo blocca per qualche mese, gli d il visto dopo limposizione di diversi tagli e qualche ritocco; la critica lo accoglie con tiepido rispetto, quella di sinistra lo appoggia per la sua carica progressista e pacifista ma la distri buzione debole, gli esercenti sospettosi e il pubblico lo ignora. L insuccesso fa rientrare Ferreri nellombra. Ma un giovanotto avventu roso, e nel 1956, di nuovo dedito al commercio, parte per la Spagna a vendervi obiettivi per schermi panoramici, lenti di Totalscope. Non ne vende ma impara lo spagnolo, si trova a suo agio nel paese, conosce Rafael Azcona, suo coetaneo, giornalista, scrittore e umorista dellultima leva. Di Azcona aveva letto in quel periodo alcune novelle tra le quali E l pisito che molto gli era garbata e in cui aveva visto subito lo spunto per un film. Con Azcona comincia a buttar gi un trattamento, ne parla a Luis Berlanga e gli propone di esserne il regista. Berlanga nicchia, poi rifiuta, ha altri progetti. Allora si decide al grande passo: esordire nella regia. Tra lui e Azcona, non dispongono che di mezzo milione di lire ma riescono a racimolarne altri quindici e realizzano il film. Vorrei sapere qualcosa di pi sul suo sodalizio con Azcona gli domando. Si pu dire che siamo entrati insieme nel cinema. Un incontro decisivo per entrambi. Io ho convinto Azcona a diventare sceneggiatore, Azcona ha per suaso me a cimentarmi nella regia. Azcona spagnolo ma spagnolo del Nord e io sono un italiano del Nord: mi sembra che abbiamo molti punti in comune. L ho conosciuto nella redazione della Codurniz , uno dei pi importanti, anzi lunico giornale umoristico di Spagna che sia letto, venduto e seguito. La Codurniz un fatto importante nella cultura spagnola del dopoguerra. Dal 40 in poi intorno a questo giornale si formato un gruppo piuttosto interes sante di giovani scrittori e giornalisti intelligenti e battaglieri. E inutile par lare della situazione politica e culturale della Spagna, no? Ebbene questi giovani avevano qualcosa da dire, e hanno cercato, sono riusciti in parte a dirlo sulle 8

colonne della Codurniz nella forma dellumorismo. In quel giornale hanno trovato la possibilit di affrontare, di studiare, di descrivere, di attaccare la realt del loro paese. Azcona stato uno degli ultimi e pi dotati rappresentanti del gruppo. Come sa, in Spagna qualcosa si muove; in questi ultimi anni molte cose sono cambiate, e dalla Codurniz sono usciti, dopo Azcona, altri giovani scrittori , magari pi dotati e intelligenti e moderni di lui. Ma allora Rafael minteress subito, E1 pisito mi colp moltissimo per le sue qualit di rispecchia mento della realt spagnola, per la profonda e quasi realistica descrizione dei pi vari ambienti, della vita quotidiana, delle strade e delle famiglie di M adrid e della Spagna. Con Azcona scrissi la sceneggiatura di E1 pisito, e sin dai primi giorni di lavoro ci trovammo daccordo, in sintonia. Debbo dire che, oggi, non potrei la vorare senza la sua collaborazione. Mi necessario, mi integra, mi conforta. Mi sostiene in certi miei modi di vedere, mi frena e mi corregge in altri mo menti. L a sua collaborazione sempre stata fondamentale per i risultati finali dei miei film . E l pisito (L appartamentino) viene presentato al Festival di Locamo del 1958 dove la giuria che, dopo una burrascosa seduta, assegna la Vela dOro a Ten, North Frederick (Un pugno di polvere) di Philip Dunne e quella dArgento a Le beau Serge di Claude Chabrol, lo segnala per le sue qualit artistiche e umane insieme con Cow-boy di Delmer Daves e L a vera storia di Ah Q di Yuen Yang-an (Hong Kong). Tra i meriti della manifestazione cinematografica ticinese c sempre stato, grazie allo spirito diniziativa e al fiuto e allanticonformismo del suo anima tore Vinicio Beretta, quello di stanare in ogni parte del mondo film indipen denti, prodotti al di fuori o ai margini dellindustria, magari osteggiati dai go verni e dalle associazioni professionali. E anche il caso di E l pisito, ostacolato dalle autorit franchiste perch offre un quadro troppo realistico cio squal lido della Spagna. E Ferreri che porta il film a Locamo, non il cinema spa gnolo ufficiale. Come litaliano II tetto e il polacco L ottavo giorno della settimana, un film sulla crisi degli alloggi. Fidanzato da dodici anni con lormai matura Petrita, il povero Rodolfo costretto a rinviare di anno in anno le nozze per lim possibilit di trovare un alloggio: il suo guadagno di impiegatuccio in una ditta di commestibili non glielo permette. Spinto dalla fidanzata che morde il freno, Rodolfo accetta di sposare una vecchia ottantenne, padrona della pensione in cui alloggia, per ereditarne lagognato appartamento. La placida amicizia tra dona Martina e Rodolfo si trasforma presto in un rapporto tra madre e figlio e, contemporaneamente, il legame affettivo con la fidanzata, logorato dal tempo e dallabitudine, si allenta. Quando, finalmente, la vecchia muore, tutti tripu diano: la fidanzata invelenita e impaziente, gli amici ghignanti, i parenti inte ressati ma non il mite, spento e rassegnato Rodolfo. La cerimonia funebre finale fa da premessa e contrappunto allimminente matrimonio; persino lautomobile sulla quale il vedovo accompagna la defunta allultima dimora diventa un pre testo per fare divertire i nipotini della fidanzata.
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Scrive Giulio Cattivelli su Cinema Nuovo {n. 134): Purtroppo i mezzi e le capacit dei volonterosi realizzatori appaiono in complesso inadeguati a mantenere il racconto sullunico piano possibile, un grottesco tinto di pro fonda amarezza; cosicch il film sbanda di frequente verso scomposte e dozzi nali cadenze farsesche, svisanti il doloroso cinismo di una situazione che proprio dalla sua urtante paradossalit doveva trarre un eloquente e ben precisato vigore di denuncia . E Valentino De Carlo su Sch erm i (n. 3 -6 ): I l difetto fondamentale di E1 pisito quello di essere un grottesco che, per quanto spregiudicato e po lemico, non riesce a dare ununit al racconto: infatti raramente i due toni della vicenda quello drammatico e quello comico riescono a fondersi... Difetto aggravato dalla frammentariet della sceneggiatura, dalla sua superficia lit (anche su un piano formale dove invece il soggetto... avrebbe richiesto una sufficiente maturazione delle idee che rimangono troppo spesso sul piano dellannotazione intelligente, esatta ma tuttaltro che approfondita...). E1 pisito comunque un film di cui non bisogna sottovalutare i meriti: i suoi difetti sono in fondo gli stessi di quel Donne e soldati, genialmente dilettantistico... .

A distanza di anni, E l pisito appare come un brogliaccio di E l cochecito. Tutti gli elementi che stimoleranno lattenzione e lammirazione della critica ita liana e francese per il terzo film di Ferreri sono presenti in questopera prima ma allo stato intenzionale, in modo confuso, in una continua altalena di impen nate satiriche e di scivoloni farseschi: lumore negro , questa costante della tradizione spagnola; la contaminazione tra tenerezza e sarcasmo; il realismo della cosa vista deformato ed esasperato dalla fantasia. Sul piano dei risul tati espressivi il film rivela unimmaturit e un impaccio che sono soprattutto di regia. Ferreri non ha ancora la padronanza del mezzo n gli valso aver diviso la responsabilit tecnica con Isidoro M. Ferry. Ma le pagine felici non mancano, abbondano le invenzioni, c soprattutto uno spirito acre dosservazione reali stica che costituisce una novit nel panorama del cinema spagnolo, di quel ci nema che, durante un convegno cinematografico svoltosi a Salamanca nel 1955, Juan Antonio Bardem aveva, con un duro crepitare di avverbi, definito poli ticamente inefficace, socialmente falso, intellettualmente depresso, esteticamente nullo, industrialmente rachitico . E , inoltre, ammirevole, pi che la direzione degli attori, la scelta dei tipi, dei volti; nonostante gli scompensi della sceneggiatura, Jos Euis Lopez Vzquez, nei panni del protagonista, disegna un memorabile personaggio di mediocre umiliato e offeso .
Per me dice Ferreri la direzione degli attori comincia prima di andare sul "se t . Se mi si permette il paradosso, pi importante la scelta degli attori che la loro direzione durante le riprese. M i riferisco a me, natural mente, ai miei film. Ci dipende dal fatto che i miei personaggi, quelli che Azcona ed io inventiamo a tavolino, sono gente comune di tutti i giorni, esseri normali, non eccezionali, ai limiti della banalit. Perci la scelta del tipo della faccia, direi fondamentale. Perci non ho preferenze n prevenzioni: attori professionisti o interpreti presi dalla strada per me pari sono, quel che m im porta laderenza fisica al personaggio, la sua attitudine a entrare nella pelle

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del personaggio. I l professionista offre evidentemente molti vantaggi al regista perch lo pu aiutare mettendo a sua disposizione tutta la sua esperienza, il suo bagaglio tecnico, i mezzi espressivi che s fatto e che ha affinato durante la sua carriera . Se ne avesse la possibilit, lavorerebbe con qualche divo, con qualche star ? . Perch no? Finora, dato il genere dei film che ho realizzato, ho sempre scelto gli attori in base ai personaggi, non viceversa. Se non ho mai pensato a fare un film con attori celebri Sophia Loren, per esempio dipeso, oltrech da circostanze esterne, dal fatto che non ho mai avuto una storia adatta a loro, adatta alla Loren. Il che significa, in altre parole, che Sophia Loren non rientra nel mondo delle mie idee, dei miei interessi. I l che, per, non esclude che in avvenire possa succedere. Sarebbe pur sempre unesperienza inte ressante tanto pi che la partecipazione di una "star a un film pu essere pre ziosa soprattutto nei confronti del pubblico, per raggiungere il pubblico con maggiore intensit e estensione .

A LI pisito, sempre a Locamo, va il premio Fipresci, assegnato da una giuria internazionale di critici. E un successo di prestigio che, per, non aiuta la carriera commerciale del film. In Spagna soltanto la critica pi illuminata ma confinata sulle riviste specializzate come Film Ideal sostiene il film e ne sottolinea i fermenti innovatori ma nessun distributore straniero si azzarda ad acquistarlo. Ferreri di nuovo disoccupato ma cerca di darsi da fare. Conosciuto un ricco compatriota, fa a sue spese un soggiorno nelle Canarie per preparare un documentario ma laffare va a monte.
H o ripensato a quel progetto vedendo Mondo cane dice Ferreri e mi sarei mangiato Jacopetti per la rabbia, per loccasione sciupata. Jacopetti. se ne andato in Africa, in Asia, tra i selvaggi a far dellesotismo, del sensazio nalismo a buon mercato. Avrei potuto girare io allora qualcosa di molto simile a Mondo cane ma pi serio, e esclusivamente tra i bianchi, tra gli europei, in seno alla civilt occidentale. Bastano la Spagna, le Canarie e magari qualche giretto nellItalia meridionale per girare Mondo cane .

Ritorna a Madrid e, in attesa di dirigere il secondo film, prepara sceneg giature. Scrive il trattamento per una storia di mezzo secolo di vita spagnola; scrive, sempre in coppia con Azcona, la sceneggiatura di E l cochecito, anchesso ispirato a una novella del giovane umorista, ma, sottoposto alle autorit di precensura, il progetto viene bocciato. In questo periodo comincia a maturare lidea di un film kafkiano: Il castello.
L idea m venuta da unimmagine, da una visione: quella del castello di Alama de Aragona . H a in mente un attore, un interprete ideale per II castello? . N ella mia testa esistono due versioni di questo film: una spagnola, e in questo caso penso da sempre al protagonista di El pisito, un quarantenne qua lunque, piccolino, scialbo e insignificante. Insomma, il tipo che pu imperso nare Jo s Luis Lopez Vazquez che un attore molto bravo. Andrebbe benissimo

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per la versione spagnola del film. Se invece, come sembra, realizzer il film in Italia, Lopez Vazquez devessere scartato, non va bene. Ultimamente ho pen sato... ma difficile dirlo, non ho mai pensato alla scelta di un attore prima di aver ben chiara in testa la storia, prima di aver finito la sceneggiatura .

Poi Leonardo Martin, lo sceneggiatore di Calabuch, gli propone di girare Los cichos, un film sulle condizioni spirituali e materiali della giovent spagnola doggi. E un film che non conosciamo. Boicottato dalle autorit spagnole, Los chicos non mai stato proiettato in pubblico n in Spagna n allestero.
P en eri fa un gesto annoiato: E ' inutile parlarne. Non lha visto quasi nessuno. Non molto piaciuto nemmeno ai critici. In censura lhanno strapaz zato. Anzitutto non lavevano capito. Non scherzo: non avevano capito che cosa significasse, dove andasse a parare. Nemmeno in Spagna i censori sono aquile. In ogni modo, secondo loro, diffamava la giovent spagnola, e ignorava, non teneva conto delle provvidenze del governo, del regime per la giovent. M et tiamoci una pietra sopra . L os chicos non garba molto nemmeno a Ferreri che lo considera il meno riuscito, il meno personale dei suoi film. E la storia di una settimana di vaga bondaggio di quattro ragazzi madrileni, dei loro problemi, delle loro famiglie. Sottoposto al giudizio della Direzione generale della cinematografia, fu classi ficato nella categoria 3, riservata a pochi film spagnoli alianno, e tutti di infima qualit. Economicamente un provvedimento disastroso perch corrisponde, in pratica, a una messa al bando del film che non riceve alcun contributo (30% di ristorno sugli incassi), non viene incluso nella programmazione obbligatoria (in Spagna gli esercenti hanno lobbligo di proiettare un film spagnolo ogni quattro americani), non pu partecipare a mostre n essere venduto allestero. Per otte nere almeno il passaggio alla categoria 2 il produttore di Los chicos fece sosti tuire lintera colonna sonora, che portava le voci originali dei giovani attori non professionisti scelti da Ferreri, con una colonna di doppiaggio. Il compromesso non serv a niente. Lasciamo la parola a ]uan Cobos, uno dei pi acuti e attenti critici spa gnoli dellultima generazione: La monotonia di unadolescenza le cui necessit e i cui problemi rimangono sconosciuti alla maggior parte dei genitori era ri flessa in Los chicos. Lo scenario di Leonardo Martin, quello di Calabuch, era pieno di possibilit. I ragazzi si annoiano, non hanno interesse per le faccende dei genitori e cominciano a vivere senza la guida degli adulti che ripiegano egoisticamente sui loro problemi, lasciando che i ragazzi affrontino da soli cose vitali che possono lasciare un segno profondo nella loro formazione. Marco Ferreri, che aveva esordito cos bene con E1 pisito, non ha compreso questo scenario fatto di piccole annotazioni, di momenti grigi, virtualmente frutto di una visione intimistica della vita e non ha saputo rappresentare bene questi esseri che, come ha detto il loro autore, hanno come massimo problema quello di non avere problemi. La rottura con la generazione precedente, il disorienta mento che li domina, erano espressi senza ribellione n violenza; se Ferreri avesse meglio compreso lo spirito della storia o se al suo posto ci fosse stato, un Berlanga Los chicos sarebbe oggi unopera capitale . 12

Le traversie di Los chicos non impediscono a Ferreri di rimettersi subito al lavoro per E l cochecito (La carrozzella, 1960) e questa volta fa centro. Alla Mostra veneziana del 1960 il film ottiene il premio Fipresci, poi vince il primo premio al Festival di Punta del Este (Uruguay) e a Parigi, dove la critica di ogni colore e tendenza lo esalta, conquista il Prix de lHumour Noir.
Claude M auriac: ... ora sappiamo che Bardem, e su un piano inferiore Berlanga, non sono pi isolati, a far nascere finalmente un cinema spagnolo .

(Le Figaro Litteraire)


Andr S. Labari he: Se vero, come dicono, che Ferreri progetta di portare Kafka sullo schermo, credo che non sia per caso. El cochecito gi un film kafkiano, voglio dire un film eminentemente moderno . (France-Observateur) Roger Tailleur-Luis Seguin: ...la sua sanit morale, paradossale a forza devidenza, (lo) piazza tra i grandi folli del cinema. El cochecito uno dei rari capolavori della M ostra con Rocco e i suoi fratelli e Ombre . (Positif) Louis Chauvet: L opera segnata da diverse influenze: Balzac, Ma pas sant, Kafka, corrosivo miscuglio addolcito da uno stile molto zavattiniano... Ricco di particolari spiritosi, pittoreschi, veritieri, di notazioni che dnno da meditare, condotto da uno spirito agile attraverso parecchi scogli, il film di Ferreri ci propone, inoltre, una formula originale di umorismo nero... .

(Le Figaro)
Michel Aubriant: Non allegro esser vecchi, sani di spirito e di corpo, nel mondo in cui viviamo. Si come oggetti inutili e ingombranti. Si attende la morte mollemente, nella solitudine, tra lindifferenza generale . (Paris-Presse-

L Intransigeant) Anche in Spagna, nonostante lostilit delle autorit, la critica concorde, e non esita a sostenere ed elogiare il film.
Luis Garcia Berlanga: El cochecito, dalle immagini cos autentiche, spon tanee, piene dinvenzione creativa, rompe con le solite sdolcinature dello scher mo. Film prettamente spagnolo , rivela una profondit e una verit tali, da tra sform arsi in un disperato grido che giustamente pretende di essere udito da tutti gli uomini . Carlos Fernandez Cuenca: Credo che El cochecito sia una delle poche espressioni valide e importanti dellhumour nero portato sullo schermo . /. M. Perez Lozano: E un film della migliore tradizione spagnola: del lumorismo nero di Goya, di Solana, di Gmez de La Serna. L a poesia, la tenerezza celano un sarcasmo implacabile. Questo film presenta un cinema spa gnolo interamente nuovo, e dolorosamente umano . ]uan Cobos: Il merito maggiore di El cochecito consiste nellessere un film spagnolo al cento per cento, permeato di tutti i pi autentici tratti che i possono rinvenire nellanima spagnola... Quel che potrebbe sembrare una parata di mostri non lo affatto: esistono a M adrid centinaia di famiglie del ceto medio simili a quella che figura nel film .

E l cochecito la storia tenera e feroce di unossessione senile: quella di Anseimo, un settuagenario ancora arzillo che vive, mal sopportato e ingom
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brante, nella casa del figlio, e che ha, come unico amico, un coetaneo paralitico. Acquistata una carrozzella a motore, lamico si aggrega a una compagnia di in validi, tutti motorizzati. Che fa il povero Anseimo, rimasto solo? Vuole, pre tende anche lui un cochecito e per averlo (il figlio che lo mantiene avvo cato, vive nellagiatezza, potrebbe accontentarlo) escogita inutilmente, e infan tilmente, ripieghi ed espedienti. Vende, da ultimo, i gioielli della moglie buo nanima e compera la carrozzella ma i familiari lo forzano a restituirla, minac ciando di ricoverarlo in un ospizio. Esasperato e disperato, Anseimo versa una bottiglia di veleno nella pentola della minestra e manda la famiglia allospedale. (O al cimitero?). Quando due guardie lo arrestano, si limita a domandare se potr portarsi el cochecito anche in prigione.
Dice Marco Ferreri: Non voglio fare il cronista. Sadoul e gli altri sba gliano quando parlano di neorealismo. Il neorealismo linganno dei miei film. L aspetto neorealistico, non la sostanza. Nel Cochecito, per esempio, ci sono invenzioni e annotazioni che Azcona non avrebbe messo. Abbiamo un po litigato su certi punti. Diceva che nella realt spagnola non esistono. E lui spagnolo. Poi abbiamo scoperto che certi spunti analoghi esistono in Valle Inclan. Li aveva visti Valle Inclan tanti anni fa, e li ho ritrovati io che sono uno straniero. A volte essere stranieri importante. Come dire? Si ha un maggiore distacco, occhi nuovi, una sensibilit diversa, e pi acuta. Quando si hanno da sempre sotto gli occhi certe cose, ci si abitua. Non si sa pi vederle .

S fatto il nome di Zavattini per questo straordinario film. Il riferimento era imposto, forse, se non dal ricordo di Umberto D, dallatteggiamento appa rentemente cronachistico di Ferreri verso la realt, dalla sua volont di scoprire il dramma nelle pieghe minute del quotidiano, dalla sua disposizione a rilevare il deforme nella normalit. Ma altri riferimenti sono stati fatti: Maupassant, Kafka, e poi gli spagnoli, Valle Inclan e Goya, Solana e Baroja. E, per restare nellorto cinematografico, Buuel. Ma Buuel soprattutto un visionario della realt. Diremo, dunque, che quello di Ferreri uno zavattinismo alla Buuel? Giuochi di parole, non c strumento critico pi pericoloso dellanalogia. Bisogna osservare, intanto, che pur sfiorando a volte il patetico, il film non fa concessioni al patetismo: lo sguardo di Ferreri impassibile anche se non mai crudele, feroce ma non mai disumano. C il rispetto della verit: il vecchio Anseimo anchegli un egoista, in fondo, e leggermente sgradevole, come quasi sempre sono i vecchi. Ferreri chiede comprensione per la sua umana situazione senza ricorrere a affettismi pie tosi: mostra senza sottolineare (la corsa delle carrozzelle, il festino della du chessa), indica senza far pesare: e il risultato tanto pi esplosivo nella so stanza quanto pi discreto nella forma. Perch, infine, a leggerlo fra le righe, da E l cochecito esce, allusiva, unimmagine della Spagna che la dice lunga su un costume, una societ, un regime. El cochecito ci offre una stupenda satira del franchismo scrive Morvan Lebesque su L Express E forzare il film tradurlo cos? Sincera mente non lo credo. Prima di tutto, perch molte immagini non hanno alcun
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bisogno di traduzione. Penso alla famiglia madrilena: a questi piccoli-borghesi ladri, meschini, ipocriti, fasciati dordine morale, viventi nel 1960 come si viveva nel 1880; a questi enormi crocifissi sulpiziani che proteggono i tesori la cassetta del figlio, i gioielli dellusuraia come sentinelle del denaro; a que sti due piccoli Prati di Carit limpidi e soavi, che entrano dallavvocato, e alla domanda: "Venite per le vostre opere pie? rispondono a bassa voce: "No, per affari... . Particolari simili potrebbero bastare a mettere in guardia ma Peneri andato pi lontano... El cochecito la parabola della Spagna. Il film sapre su un cimitero e ci trascina in un mondo sterile popolato di mutilati dogni et e condizione, dal poliomelitico povero trascinato con una corda dalla fidanZata, al giovane aristocratico paralitico, che sulle ginocchia accarezza, come fosse un gatto, unaragosta (la voce della marchesa, sua madre, attraverso il citofono di cucina-. "Non lo fate salire in camera da pranzo; ho ospiti"). Putti sminuiti, degradati, vinti. Segue una sequenza bella come una favola. Questi sotto-uomini che cosa sognano? Evasione, libert... che dico: gare sportive. Cochecitos, ol! Al segnale la muleta! tutta questa popolazione di storpi si butta a venti allora nelle sue poltrone motorizzate (motore "americano") con lillusione della velocit. Incubo di gambe morte, di mani atrofizzate. Adesso fate una prova: sostituite la parola mutilati con unaltra: depredati, per esem pio. Immediatamente il simbolo far scoppiare lo schermo. E vi si sveler di colpo la realt di un paese "che non in corsa , che in effetti non nel secolo, che vive al rallentatore, facendo del surplace, come nei cattivi sogni . E Alberto Moravia, di rincalzo ma in unaltra chiave, annota su L Espres so : Vien fatto continuamente di cercare una chiave: quella del conformismo che fa desiderare e accettare persino la paralisi pur di appartenere a una deter minata comunit; quella dellalienazione cio dellincapacit a esistere, in una societ alienata, se non come relitto o rottame; quella dellastrazione ossia della volont di vivere unidea fino allassurdo, e cos via. Ma Eerreri ha saputo soprattutto inventare un personaggio e una situazione e portarli ambedue, con impassibile coerenza, fino alle ultime conseguenze . Nel 1961 Ferreri ritorna in Italia e si trova nel gruppo degli undici giovani registi di Le italiane e lamore, film-inchiesta sullattuale situazione della donna italiana di fronte allamore, considerata nei suoi vari aspetti psicologici, sociali, di costume. L idea ancora una volta di Cesare Zavattini e si ricollega ideal mente a un altro film-inchiesta Amore in citt cui, come s detto dianzi, Ferreri aveva partecipato come produttore. Preso nel suo complesso, Le italiane e lamore un film mancato soprat tutto per la mancanza di ununit di ideazione, di una base comune dintesa che, senza limitare la libert nella forma, iscriva tutti gli episodi su un medesimo regi stro, in un unico atteggiamento verso la realt. Invece di affrontare e di descri vere un problema, Le italiane e lamore si limita a enunciarlo. Non manca qual che episodio pi felice, ciascuno per motivi diversi {La tarantata di Mingozzi, La separazione legale di Vancini, Viaggio di nozze di Questi) ma quello di Ferreri Gli adulteri appare anonimo, senza scatto n convinzione al di sotto del levigato mestiere. Ero il primo a esserne poco convinto in partenza dice Ferreri e per giunta abbastanza scettico della riuscita dellintera impresa. Volevo, tra
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laltro, girare un altro episodio, affrontare un altro tema-, laborto. Avevo anche preparato la sceneggiatura ma, a una lettura collettiva, lo sketch fu boc ciato da Zavattini e dagli altri registi. Mi dissero che ne risultava una condanna dellaborto, che non rientrava nello spirito del film. Mah! Io mi limitavo a raccontare un fatto. D accordo, era piuttosto crudo ma non volevo dimostrare niente. Ognuno poteva trarne le proprie conclusioni. Evidentemente quelli l erano in favore dellaborto, che ne so? . Con Azcona si rimette al lavoro per il trattamento del Castello e prepara la sceneggiatura di Mafioso per la Saner Film che la vende a Tonino Cervi. La sceneggiatura viene rielaborata da Age e Scarpelli e affidata alla regia di Lattuda. S, ho visto Mafioso. E un altro film, naturalmente. In origine doveva essere un film con Sordi, adesso un film di Sordi. In un certo senso non si pu lavorare con Sordi . Sempre per la Saner Film che gli ha fatto distribuire in Italia El cochecito, Ferreri ha realizzato ora L ape regina con Ugo Tognazzi e Marina Vlady. Si direbbe che lei ha grande fiducia in Tognazzi. Fino a poco tempo fa Tognazzi era un attore di rivista, impiegato al cinema soltanto in film comici di secondordine. Soltanto recentemente stato usato in film pi impegnativi, alle prese con personaggi e non pi con macchiette. Il federale e La voglia matta, per esempio. Quali sono le possibilit di Tognazzi, che cosa vede in lui come, attore e come personaggio? . Teneri risponde: Credo che Tognazzi diventer molto presto uno dei principali attori drammatici italiani. L ho preso per L ape regina perch un comico. Ho sempre preferito lavorare con attori comici perch credo che siano i pi adatti ai miei film, i pi congeniali col mio sistema di lavoro. Sono affe zionato ai comici: a Tot, a Peppino de Filippo, a Isbert. Al protagonista di L ape regina Tognazzi poi era adattissimo anche come tipo umano: il tipico quarantenne italiano, buono di cuore, affezionato alla famiglia, che vuole bene alla moglie (Tognazzi non sposato ma, se avesse una moglie, le vorrebbe certa mente bene). Insomma, era il tipo ideale per L ape regina . La genesi di L ape regina difficile da ricostruire. Ferreri piuttosto reti cente su questo punto. Alla sua base non c unesigenza precisa dice non certamente un film a tesi, il nostro, che voglia dimostrare qualcosa. Hanno detto in giro, e lhanno anche scritto, che L ape regina un film contro la fami glia, contro listituto familiare. Sciocchezze. Semmai alla sua origine un malessere generale sul matrimonio. C qualcosa che non funziona nel matrimonio, oggi . Sembra, comunque, che lidea sia venuta da Goffredo Parise, lautore di II prete bello. In un primo tempo ne doveva essere protagonista Monica Vitti. Era stata una proposta di Antonioni. Perch non fai un film con la Vitti gli aveva suggerito Antonioni lei ne sarebbe molto contenta . Gli domandiamo: Qual la sua opinione sui recenti sviluppi del linguag gio cinematografico? Alludiamo a un certo giovane cinema francese (in modo

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particolare agli esperimenti di Rouch e Morin, al cinma-verit ), a certi film indipendenti di New York, a Ombre per esempio . Ferreri risponde Sh adow s? Non mi piace, non minteressa. Mi sembra dilettantesco, mal girato... Sar che non ci sono entrato; non ne ho capito lin teresse, la sua carica emotiva. Allora, tanto per rimanere tra i dissidenti ameri cani, preferisco L occhio selvaggio. E con Marienbad Alain Resnais ha fatto tuttaltro che unopera di rottura. E un film affascinante ma piuttosto scadente, abbastanza dannunziano. Sul piano del linguaggio ne sono affascinato, schiac ciato, incantato ma che cosa mi dice? Non sono daccordo, non minteressa. Nemmeno il cinma-verit minteressa molto; non sono film fatti per me. E una strana avventura che ha poco da spartire con il cinema. Sono esperimenti in cui entra un po di tutto la sociologia, la psicologia, la patologia tutto meno che il cinema . E del giovane cinema italiano che pensa? Quali sono i registi pi signi ficativi? Quali le tendenze pi interessanti? E quali le pi pericolose? . Non chiedetemi discorsi complessi. Non sono un critico n un teorico. Posso soltanto dire quel che mi piace e quel che non mi piace. Fra gli ultimi film dei giovani mi garba moltissimo Mamma Roma di Pasolini; eppure Accat tone non maveva convinto. Perbacco, un regista, una personalit, ha qual cosa da dire, e lo dice in un modo suo. C la Magnani che squilibra il film, daccordo. E chi in grado di controllare la Magnani? Nessuno, non certa mente Pasolini, comunque. Che importa? Basta non guardarla, la Magnani; li, come un monumento... forse che si discutono i monumenti? E poi ho ammirato II mare di Patroni-Griffi. Tutti lhanno maltrattato a Venezia, e tutti ne parlano male a Roma, eppure a me piace: ci sento una personalit, qualcuno che ha qualcosa da dire e sa dirlo. Non che minteressi molto quel che dice il film, una storia damore senza amore, ma c uno stile, un tempo narrativo, una misura. In linea generale non mi trovo molto con i giovani registi doggi. No, tirate le somme, questanno mi piacciono soltanto Mamma Roma e II mare . L accordo con la Vitti non fu raggiunto, e la scelta cadde su Marina Vlady, la ventiduenne Marina de Poliakofi Baydaroff, unattrice che, dopo La princi pessa di Clves e Le bugie nel mio letto, ha visto le sue quotazioni salire. La Vlady ha ovviamente provocato pi di una modifica al personaggio di Regina, ideato allinizio per la Vitti; nella sua placida bellezza di spiga matura, ne dovrebbe aver fatto una figura di donna pi simpatica, meno asprigna ma anche pi ambigua, pi misteriosa. Non facile, a questo punto, tirare le conclusioni sulla personalit di Ferreri. Forse prematuro. Crediamo che L ape regina sar preziosa per defi nire gli aspetti e i limiti del suo talento. Non bisogna dimenticare che il suo primo film italiano: avr saputo rispecchiarsi nella realt italiana con la stessa efficacia del suo volontario esilio in Spagna? Sar il suo sodalizio creativo con Azcona fecondo anche nella nuova direzione? Avr influito positivamente o nega tivamente la sua assenza quasi sei anni dallItalia? Luis Buuel ha pi di una volta espresso il suo dissenso dallestetica del neorealismo italiano del neorealismo zavattiniano, in particolare rimpro verandogli di ispirarsi troppo spesso a una letteratura conformistica di buoni
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sentimenti, lassenza di mistero, lignoranza degli istinti pi profondi delluomo e degli aspetti incomprensibili della vita. ...per un autore neorealista ha detto un giorno il regista di V indiana a Enrico Fulchignoni un bicchiere un bicchiere. Lo si vedr tirato fuori dallarmadio, riempito di birra o di vino, riportato in cucina dove la cameriera lo sciacquer o lo romper. In questultimo caso le soluzioni sono due: potr essere licenziata, oppure potr essere perdonata. Tertium non datur. Ma questo medesimo bicchiere, contemplato da esseri differenti pu esser mille cose, oltre che un bicchiere. Ognuno di noi investe della sua affettivit le cose che con templa. Nessuno vede le cose (perfino i bicchieri!) cos come sono per il vetraio. Io mi batto per un cinema che usi bicchieri il pi ambigui possibile. Ho detto ambigui, non sporchi... Bicchieri che non si trovano n sui giornali n al losteria... . Marco Ferreri potrebbe portare nel cinema italiano questa novit: bic chieri pi ambigui di quelli che generalmente usano i nipotini o gli orfa nelli? del neorealismo.

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o m m a so

C h ia r e t t i

Il matrimonio nel cinema: un monumentale tab

Poich ogni opera, ogni film, ogni prodotto di arte e di confezione riesce ad essere, oggettivamente, lo specchio della situazione in cui nato, dellaria culturale di cui si nutrito, dellambiente in cui maturato e da cui stato condizionato, non vi dubbio che si potrebbero trarre, dallesame delle pelli cole italiane del dopoguerra che hanno avuto per soggetto, per argomento o solo per sfondo una situazione matrimoniale, utili indicazioni sul peso che nella bilancia sociale ha un tale problema, quello dei rapporti tra i coniugi prima e durante la convivenza; e non dopo, ch la situazione non consente una simile possibilit, salvo una vedovanza che, ovviamente, elimina ogni legame almeno materiale. Specchio indiretto, spesso deformante, quasi mai cosciente di tale sua qualit, ma tuttavia specchio, almeno di un fatto: che la questione del matri monio, per generale ammissione, e per evidenza di immagini e di soggetti, e di soluzioni cinematografiche, stata e rimane il maggiore tab, cui un cineasta modello deve assoggettarsi. Un tab pi grande, pi monumentale, pi solido meno contestabile della politica, della polizia, dellesercito, non pi grande della Chiesa, ma ad essa legato con vincoli dichiarati proprio indissolubili E del resto, non v meraviglia se nel paese della Sacra Rota e del vescovo di Prato sia vietato parlare della Sacra Rota e del vescovo di Prato. Si intende che, con una tale pessimistica premessa, non si vuol gettare nella spazzatura la voglia di dire dei registi, la loro intelligenza nel vedere chiaro, n la capacit e la possibilit che hanno avuto di realizzare opere coerenti e audaci. Si vuole prendere atto di un dato statistico per trarne una valida indi cazione strutturale. Non ci interessano qui le osservazioni minuziose (e facili a incolonnarsi) tendenti a fornire lo schema di un dissimulato codice cui gli autori si sottopongono, non sempre spinti dai produttori; n ci sembra del tutto pertinente un excursus estetico che sarebbe impacciato dalla necessit di acco munare film di evidente valore a prodotti di palese insipienza. Un raggruppa mento per soggetto delle opere sempre, lo si sa, una operazione criticamente artificiosa: eppure estremamente utile per comprendere un retroterra culturale, il valore delle rinuncie, la ellissi delle fantasie, la influenza delle censure. Soffermiamoci, ad esempio, sullultimo caso di film matrimoniale, al quale ha arriso un successo legittimo e strabiliante: Divorzio allitaliana di Pietro 19

Germi. Ecco un terreno fertilissimo per il sociologo, per lanalista, per losser vatore non aneddotico del costume. Il modo aggressivamente recettivo con cui stata accolta la storia delluomo che uccide la moglie non potendosi altri menti liberare di un vincolo intollerabile racchiude proprio un tipico atteggia mento dellitaliano medio, cui il regista si voluto pi o meno istintiva mente o furbamente adeguare: laccettare i problemi solo quando non siano posti come tali, ma bens come barzellette, possibilmente grassocce, salaci, niente affatto impegnative. E curioso notare, insomma, come un film che onestamente si muoveva dalla premessa di mettere in ridicolo il conformismo di una attitudine sociale, sia poi incappato proprio nei guai di quel conformismo: ed abbia ceduto alla grossolana sequela di battute sui baffi della moglie e sulla virilit del ma rito, alla tematica delle cosidette corna, si sia rifatto alla tradizione della pochade sui cocus, abbia strizzato locchio alle esibizioni sessuali, e si sia poi chiuso con quella ostentata, inutile, pedissequa nota qualunquistica, che toglie proprio ogni forza residua alla gi debole capacit di analisi. Si comprende be nissimo, insomma, come la via del grottesco possa sembrare la pi plausi bile in una situazione di oppressione. Ma va detto pure che il grottesco deve trovare umore soprattutto nella esasperazione del proprio. linguaggio, e farsi sgradevole frusta per essere vivo, per intaccare qualcosa: la strada indicata dalle recenti opere di Bunuel, che non respingono la possibilit della bestemmia, anzi la accettano come unica e possibile soluzione espressiva. In un certo senso diremmo che, per non aver recato alle sue notazioni ultime la possibilit satirica, Germi stato, realizzando il suo Divorzio allitaliana, pi esiguo libellista di quando faceva un film come L uomo di paglia ove una analoga questione, un uomo che vorrebbe sciogliere un legame familiare faticoso, si colorava di into nazioni veristiche, sentimentali, patetiche (commisto al problema della infatua zione nella mezza et) ma graffiava, lacerava un velario sulla realt: quella fluttuante tendina che cade a ricoprire ogni cosa di benessere e di glamour : la medesima stoffa che avvolgeva in trine rococ la commedia sofisticata di trenta anni fa, di quando lui e lei si prendevano e si lasciavano graziosamente per due ore, ma convolavano sempre cinguettando al lieto fine. La commedia sofisticata non ha avuto buon esito, per fortuna, nel cinema italiano del dopoguerra: se si eccettuano alcuni tentativi piuttosto marginali [La pelliccia di visone di Pellegrini, in cui il tema della diffidenza e della insin cerit tra gli sposi assume le tinte del divertimento farsesco), si pu dire che questo genere stato sostituito, con una discesa agli inferi delle classi pi basse, dagli scorrevoli canovacci sottoproletari di Renato Castellani. Due soldi di spe ranza e E primavera si occupano entrambi del matrimonio: luno per denun ciarne la difficolt in condizioni di indigenza e di arretratezza, laltro per ritrarre, attraverso un caso limite di bigamia, listintiva giocondit con cui taluni giovani incorrotti affrontano la responsabilit di capo-famiglia. Due commedie che molto a torto sono state inserite, da una critica frettolosamente pronta a far di ogni erba un fascio propagandistico, tra le rappresentazioni acute del rinno vamento neorealistico; ma che in realt si rivelavano evasive ed equivoche, pro prio per il loro sfiorare il problema senza addentrarvisi con la forza polemica del documento e della inchiesta vibrata; evasive, soprattutto, per quel troppo garbato e sorridente andazzo che suggeriva di sostituire la bellezza della vita sana alla pretesa problematicit dei rapporti sociali cos come sono e andreb bero cambiati. Del resto non arduo confrontare queste opere di Castellani (ed
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ovviamente lancor pi equivoco I sogni nel cassetto, bozzetto imitato ai settimi cieli americani di venti anni prima) alla potenza degli originali cio al De Sica di I bambini ci guardano, di Ladri di biciclette e del successivo Il tetto per notare non solo la diversit dellimpegno, ma anche la profon dit della dissezione nel corpo vile della societ. De Sica e Zavattini rappresen tano con il massimo dei dati possibili una realt, una situazione matrimoniale nel caso specifico. Tanto vero che un romanzo abbastanza anonimo quale era Pric permette al regista di andare a fondo nellindagare un triste rapporto piccolo borghese: e non un caso che, nello stesso periodo, Zavattini fornisca a Blasetti quella altra possibilit di una acuta immagine del matrimonio comune che Quattro passi tra le nuvole. L anteguerra fu magari pi denso di queste veloci illuminazioni di ambiente. Il dopoguerra, tuttavia, ci fornisce una tastiera assai pi ricca, pi vasta, pi esemplare. Procediamo per grado, per gradini. E cominciamo dai sottoproletari, innanzi tutto. Qui, accanto a Castellani, due nomi fanno spicco: Mauro Bolo gnini, e poi in proprio Pier Paolo Pasolini. Film come L a notte brava, La giornata balorda, Accattone nascono dallo stesso tipo di indagine e di solle citazione. Ma mentre Bolognini rimane alla epidermide dei fatti e dei suoi per sonaggi bronzei, distaccato dai suoi stracci, dalle biancherie dei suoi tipi umani, e quindi dei rapporti matrimoniali tra di essi, statuari alla maniera neo-barocca, Pasolini tenta una maniera culturalmente pi valida e sperimentale, socialmente pi audace. In Accattone il modo con cui mostrato il rapporto del protagonista con la moglie abbandonata ed il figlioletto certo una delle cose pi vive, sentite ed acute di quel film e del recente cinema italiano. (Una osservazione solo marginale si pu proporre per quel che riguarda i problemi matrimoniali del mondo contadino, che solo per una ragione di comodo accomuniamo qui a quello proletario. Gli esempi di un tal tipo di film sono estremamente rari, ed oggettivamente curioso che sia cos dal momento che le cronache sono piene di casi spesso atroci che riguardano appunto le coppie delle campagne, le pi colpite dalla arretratezza. E curioso dunque che in Italia tale dramma corrusco sia stato, nel caso migliore escludiamo per la sua chiara derivazione letteraria e per il suo ovvio anacronismo, La lupa di Lattuada trat tato per lo pi con i caratteri della farsa paesana: ne resta esempio non imita bile Giorni damore di Giuseppe De Santis). Il mondo operaio: anche qui si nota scarsezza di temi e di inventiva. Germi ha dato molto della sua vena deamicisiana con II ferroviere, ma praticamente ci dobbiamo fermare qui, non potendosi considerare come film sulla condizione operaia II grido di Antonioni, che rientra in un discorso pi generale sui matri moni falliti, sullamore difficile. Anche in questo caso di deficienza reiterata ci sarebbe da stupirsi, se non si sapesse che, alla remora della questione matrimo niale, si aggiunge quella, altrettanto pesante, della difficolt di avvicinarsi alle questioni di classe. Visconti, che stato sempre tentato di farlo, poi evaso per la tangente di un film semplicemente sul popolo , cio Bellissima, opera acuta e incisiva, rappresentativa certo degli atteggiamenti e delle reazioni di un largo settore dei bassi ceti romani, ma non della classe operaia. E Renzo e Luciana, lepisodio diretto da Monicelli in Boccaccio 70, appare forse ricco di buone intenzioni, ma certo inadeguato, nella sua flebilit da raccontino domenicale, alla valanga di problemi che Milano e la sua forza lavoratrice, la fabbrica, erano capaci di porre al regista, al cittadino, al pubblico.
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Ben altro inventario si potrebbe agevolmente tentare avendo a titolo la piccola borghesia e la provincia. La letteratura e il cinema italiano sono stati sempre attratti da una forma di odio-amore verso questo straripante mare di sentimenti uniformi. Non vi regista che non ci abbia presentato, nelle sue opere, un matrimonio piccolo borghese che non procede tra liti e incompren sioni, tra sorde risse impiegatizie e sogni di chiusi Eldoradi metropolitani. Al berto Sordi stato, lo si riconosce, il protagonista principe di questo tipo di racconti, farse, riviste, aneddoti, vignette: e ci ha presentato a volta a volta, con le opere di Franco Rossi, di Dino Risi, di Gianni Puccini, di Blasetti, il ritratto di un personaggio ansioso, timoroso, vile, incapace di affetto, malato di indecisione, viscido: marito o amante, sfruttatore o fidanzato, seduttore e gallo, Sordi ha ricostruito una faccia dellitaliano che trova poi in Marcello Mastroianni laltro volto pi a modo, egualmente cialtronesco, nel fondo, ma almeno simpa tico: entrambi figli di mamma e buoni cristiani. Questo tipo di film ha spesso esplicitamente puntato sul rapporto matrimoniale (Il marito di Gianni Puccini e Nanni Loy), altre volte lo ha toccato di fianco. Ma in verit si pu dire che, per la forza rappresentativa dellattore, si potuta catalogare una galleria di difetti chiave, di frutti del conformismo, di tic delluomo comune che, cor rettamente osservata, non priva di una certa aggressiva evidenza. In chiave pi personale Fellini ha lasciato decantare questo tipo di osservazioni: che gli hanno permesso di realizzare quello spregiudicato racconto di vizio matrimo niale borghese che era il delizioso Sceicco bianco, quello squallido esame delle avventure galanti e dei rapporti sentimentali in provincia che era I vitelloni, quel pungente aneddoto corrosivo di Agenzia matrimoniale (inserito nella anto logia di Amore in citt). E si potrebbe dire che il tema, la larga conoscenza di esso ha sempre prodotto opere in qualche modo degne di essere ricordate: La provinciale che felicemente Mario Soldati dedusse da Moravia; e il miglior film di Bolognini, cio Mariti giovani, ambientato in una cittadina saporita e triste, assai specchiata ed inventata; e il recente Una vita difficile di Risi, opera non riuscita ma pure intelligente, sul naufragio di un matrimonio in un ambiente almeno problematicamente diverso dai consueti; e Laura nuda, di Nicola Ferrari, in cui la noia borghese ritorna con intenzioni e osservazioni personali, con una certa dose di oggettivo scetticismo, nella proposta di un giovane regista; e I delfini di Maselli, cio ancora una citt di provincia, e il matrimonio come fallimento. s | Pi su, ancora di un gradino, di due, si arriva subito alle classi alte, cio alla borghesia ricca, alla aristocrazia. I titoli sono qui numerosi, ma esemplari: quella Europa 51 che va ricordata come una delle migliori, pi profetiche, pi geniali opere di Roberto Rossellini: la vivisezione di un incontro freddo a livello di case ben riscaldate in un racconto audace, che a suo modo anticipava le cose migliori della Dolce vita in uno stato di grazia rappresentativo che il regista aveva gi quasi raggiunto in Viaggio in Italia e inutilmente cercher di ritrovare in Paura-, e poi, subito dopo, lesemplare episodio di Luchino Visconti in Boccaccio 70, un dialogo affascinante, un exploit di rara, cattiva sintesi, malizioso e spietato. Indubbiamente, se si pu parlare di un cinema borghese , di un cinema sulla borghesia, in Italia, occorre citare Michelangelo Antonioni. In quasi tutti i suoi film, in Cronaca di un amore, nella Signora senza camelie, nelle Amiche, nellAvventura, nella Notte, nellEclisse si ha a che fare con donne ricche,
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con ambienti ove non si dimostra grande preoccupazione per il denaro: e dove i matrimoni, o pi semplicemente gli incontri, falliscono per una incapacit latente nei personaggi al di l della loro anagrafe, della loro origine sociale. In questo senso non abbiamo voluto inserire II grido tra i film di ambiente operaio: perch in un certo senso anche questo un racconto borghese, o per lo meno veduto dallocchio non sempre oggettivo dellintellettuale borghese di oggi. Antonioni sostiene che quei sentimenti, quelle impossibilit che egli descrive, sono proprie, in diverse forme e misure, di tutte le classi sociali, poich sono le espressioni di una generale condizione delluomo contemporaneo. A noi sembra pi giusto analizzare le opere di un discusso regista europeo in stretta relazione con la realt italiana, come il prodotto di una carenza di sentimenti che propria della nostra struttura sociale, delle convenzioni di cui siamo intrisi, di cui dob biamo soffrire, di cui siamo incapaci di liberarci, che non siamo neppure in grado di riconoscere come eczemi della nostra pelle. La vocazione di Antonioni non certo quella del sociologo, ed infatti i suoi personaggi difettano, talvolta, pro prio di questo, di quel dato che li qualifichi esattamente come membri di una classe. Eppure tali sono: tale la protagonista della Notte, nel suo miscuglio di ansie e di depressioni, ad esempio. Questo certo: che per il laico Antonioni il matrimonio non un tab, n lo quasi mai per i suoi personaggi. Essi non sono le vittime di un vincolo che non sentono pi: quando possono se ne liberano in qualche modo, soffren done certo, ma quasi mai per causa di una convenzione estranea. Questo capita al protagonista del Grido, questo potrebbe accadere ai due della Notte, e se non avviene solo per pigrizia, per intima incapacit a decidere. In questo elemento di cosciente osservazione del valore reale, pratico e morale, che il legame matrimoniale ha oggi in Italia, vi forse il dato sociologico pi preciso ed acuto di Antonioni, il pi libero, quello che ne fa un regista pervicacemente osteggiato da alcuni ambienti curiali. E tutto. E non sembra, in definitiva, un esame consolante. Il problema del matrimonio esiste in forme elefantiache nella realt: esiste tra i giovani, tra coloro che debbono affrontarlo, ed intricato da un cumulo di equivoci, di sovrastrutture, di strade obbligate, di miti assurdi; esiste tra le coppie dalla apparenza felice, e che trascinano esistenze grige di tradimenti compiuti o in pectore-, esiste nei codici, nella mancata emancipazione della donna, nella supremazia del maschio, nei delitti donore ; esiste con autonome leggi nel Mezzogiorno, e con altre nelle capitali del miracolo : ma entrambi i modi son figli di Roma; si aggrava, il problema del matrimonio, quando genera quello dei figli e della loro educazione, si fa ossessivo nella impossibilit di divorziare, nel costo dei procedimenti dinanzi alla Sacra Rota, nelle clausole della separazione legale , nel concetto di concubinaggio, nelle lettere ai gior nali, nelle vendite a rate, nelle mostruose liti quotidiane che sodono da mille e mille finestre nelle citt e nelle campagne. Non si pu dire che tutto questo sia venuto fuori con energia, con violenza. Neanche un film come Le italiane e lamore, che pure poneva i metodi della inchiesta al suo centro, stato capace di andare al fondo. I temi delle ragazze madri, dei reciproci tradimenti, della separazione, sono stati osservati aneddoticamente, quasi con reticenza, con ecces sivo timore: e la farsa, ancora una volta, stata lancora di salvezza. Abbiamo premesso che tutto ci, questa stessa difficolt di dire, questa incapacit di andare al fondo, pu essere considerato anche come lo specchio
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oggettivo di una realt. Non v dubbio che sia cos: ma non v dubbio, neanche, che una tale situazione si risolve inevitabilmente in una limitazione non solo tematica ma anche espressiva, poetica. Si detto e si dice che in periodo di oppressione delle coscienze maturano i capolavori, ma non dimostrato che ci debba avvenire meccanicamente: n si pu sostenere che sia legittima labdi cazione del cinema, della cultura, ad una sua funzione universalmente ricono sciuta: quella di mostrare i luoghi, i modi, i momenti in cui la societ arretra, si ferma, si siede, e al contrario, la possibilit di farla progredire. Insomma, un bel film sul matrimonio, una opera compatta, acuta, illuminante, non v stato in Italia, non v stato ancora. E sarebbe proprio un non senso attendere, per farlo, il giorno da venire in cui gli eletti del popolo riescano a sancire il diritto ad un divorzio che non sia allitaliana . Sarebbe pi giusto aiutare a rom pere lo strato di ghiaccio.

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r ig l ia

L intercambiabilit del modo di amare

Matrimonio in crisi, famiglia in crisi, societ in crisi, eccetera: frasi comuni di questi tempi in cui tutte le strutture tradizionali sembrano andare a gambe albana. E ancora da vedere, fra laltro, se queste pessimistiche costatazioni vengano fatte dalla gente con autentico raccapriccio oppure con un molto represso ed inconfessato senso di orgoglio. L orgoglio appunto di appartenere ad unepoca agitata e magari nevrotica, il che fa parecchio distinto. Comunque, crisi o non crisi, che tante cose siano mutate ovvio. Ed era in certo senso necessario. A proposito di matrimonio: quello ottocentesco (che poi si prolungato un bel po anche in questo secolo) era diventato talmente stantio e vacuo da mostrare la corda e da mettere in piena evidenza il valore assai dubbio di certi sacri principi. La lettura pi educativa per tutti i nostalgici che lamentano il crollo delle istituzioni quella del codice damor coniugale in uso nel periodo vitto riano, articolato sotto specie di decalogo e tutto fatto di tab, di conformistiche accettazioni della prestigiosa superiorit del capo . Poi le suffragette hanno incominciato a mordere i poliziotti che impedivano loro di sfilare davanti a Buckingham Palace, le donne in et da lavoro sono affluite in massa nelle fab briche e negli uffici approfittando dei vuoti lasciati dai maschi al fronte, lau mento del traffico ha fatto rientrare a casa sempre pi tardi i coniugi o comun que il marito (tanto che se oggi un uomo non arriva in tempo per cena pi logico che sia per le strade intasate che per un convegno galante), insomma la struttura tradizionale della famiglia stata sconvolta da una potente forza centrifuga. I sociologi dicono: una volta la famiglia era di tipo verticale, oggi di tipo orizzontale. Una volta il quadretto familiare trovava al vertice il marito (barba, baffi, doppiopetto scuro, autorit indiscussa, lento roteare docchi, silen zio che intimoriva), appena a fianco di lui i ritratti dei nonni, sotto di lui la moglie, sotto ancora la truppa dei figli: era una famiglia piramidale e realmente dallalto di quelle piramidi quaranta secoli di storia ci guardavano. Flash sulla famiglia doggi: a parte la notevole difficolt di mettere tutti insieme i membri, quando li troviamo riuniti vediamo allineati sullo stesso piano il marito, la moglie e i figli, ognuno occupato in qualcosa di molto personale che lo tiene soprattutto legato agli impegni extrafamiliari; e dei nonni, se non sono defunti, se ne occupa la nuova scienza della gerontologia.
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Il salto stato molto duro ed indubbio che stentiamo a rimetterci dalla scossa. Perch, bene o male, nella famiglia di una volta, fra i coniugi di una volta (modello nozze d oro ) qualcosa circolava e la corrente degli affetti era garantita da un collaudato impianto di canali: eppure situazioni tenere e pate tiche come quelle della benedetta Famiglia Sullivan, che di appena ventanni fa, oggi ci sembrano superate come a Gozzano il salotto di Nonna Speranza con la differenza che qui ad essere di pessimo gusto sono le grandi cose. Ora, fare una critica al matrimonio moderno tanto facile quanto farla a quello del passato, ma mettendo le cose sul piano della semplice presa in giro non si ottiene nessun risultato valido, cos come non se ne cava nulla limi tandosi ad una visione generalmente pessimistica. Domande del genere Erano pi onesti i coniugi di una volta? oppure Era pi solida la famiglia di un tempo? sono gi viziate in partenza da un preconcetto moralistico, ovvia mente a tutto favore dei tempi passati. Persino chi si chiede Che cosa non va nel matrimonio moderno? sospetto di pregiudizio, perch lascia sup porre che una volta nel matrimonio tutte o quasi le cose andassero meglio. Eppure questo latteggiamento pi diffuso. Da almeno dieci anni la stampa di informazione ed i rotocalchi razzolano in questo campo: il tema del matrimonio in crisi uno dei piatti forti delleditoria periodica. Quando un settimanale, non importa se dedicato o non al pubblico femminile, vuole rilanciarsi od agganciare pi larghi strati di lettori si butta in uninchiesta, naturalmente a puntate, e nel cinquanta per cento dei casi escogita la grande trovata: fac ciamo uninchiesta sul matrimonio (nellaltro cinquanta per cento dei casi, largo mento quello delleducazione dei figli). E incredibile la frequenza di queste analisi giornalistiche sullo stesso tema, ed indifferente che pochi mesi prima un altro periodico abbia trattato lo stesso argomento, che lanno prima ne siano gi uscite delle altre: la cosiddetta vita segreta dei coniugi fa sempre da stimolo alle vendite, un buon colpo commerciale come i film western o mito logici. Intendiamoci: in un certo senso un buon segno, vuol dire che la gente incomincia ad occuparsi di argomenti che realmente una volta erano considerati tab. Quel che lascia perplessi limpostazione, cio la ricerca del patologico a tutti i costi: come quando si deve parlare della vita contemporanea e guai a non dire che viviamo in unepoca nevrotica, che i rumori ci frastornano, che siamo intossicati dai tranquillanti, che siamo tutti dominati dallansia, che nel mondo aumentano i matti (mentre invece una volta... eccetera eccetera). Proviamoci a parlare in termini di semplici trasformazioni, prendendo le cose per quelle che sono o che sono diventate. Dimentichiamoci che la fami glia unistituzione, che la cellula fondamentale della societ, e cos via (non che non sia vero tuttora, da un punto di vista di struttura sociale, ma proviamoci a non impostare tutto il discorso su questa premessa). Rimane, al losso, il problema dei rapporti fra un uomo e una donna. Le modificazioni sono avvenute in lui, in lei, e nel tipo di relazione fra i due. Punto primo: cambiato il modo di amarsi. Ormai anche le pietre sanno che il romanticismo defunto, quindi sembra persino banale rievocarne lo spettro o deporre fiori sulla sua lapide. Ma quella che si profondamente modi ficata la componente passionale. Ci sono cento prove che lo dimostrano. Ci sono i rapporti amorosi fra i giovanissimi che disdegnano la passione, cio lemozione applicata allaffetto: oggi il giovane passionale, quando c, pressa poco un malato o un relitto del passato. Il linguaggio amoroso si adegua al
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nuovo stile: scomparsa lenfasi, la ricerca barocca di immagini, si arriva ai moduli quasi telegrafici. Si sta gi persino sostituendo lo sforzo personale di espressione con i cartoncini a formule fisse: le cartolerie traboccano di esemplari vistosamente colorati ed illustrati, ce ne sono per tutte le circostanze (telefo nami, mi sento solo senza di te, perch non sei venuta?, e cosi via). Anzi, interessante il fatto che le frasi pi espansive o pi impegnative si accompa gnano a vignette deliberatamente umoristiche, ennesima dimostrazione che oggi il pudore dei sentimenti si trasformato nel disgusto per i sentimentalismi. Tante ragazze dicono schiettamente: preferiamo avere molti amici (magari af fezionati ) invece che un innamorato appiccicoso. I ragazzi si tengono supper gi sulla stessa linea; lanno scorso, a Milano, hanno fatto uninchiesta fra i giovani che andavano matti per i juke-boxes nei caff e hanno risposto in tanti la musica con molto ritmo ci piace, ma pi che altro ci serve da sti molante perch dopo un po di dischi ci viene voglia di andare con le ragazze, magari anche solo per parlar damore senza farlo . Al cinema, le scene damore parlato sembrano tutte stiracchiate, la platea rumoreggia, una volta il pubblico si beveva religiosamente i lunghi dialoghi sentimentali, oggi ci provan gusto solo pi le tardone. Con questi esempi si potrebbe continuare allinfinito e tutti documentano un dato estremamente interessante: che non solo cambiato il linguaggio fra uomo e donna, ma anche mutato il contenuto affettivo dei loro rapporti. Cambiato come qualit e come quantit. I livelli di tensione sentimentale si sono ridotti, la passione andata fuori . Guardate come oggi si giudicano definizioni di questo genere, che un tempo facevano testo e rappresentavano un modello: dotato di un temperamento passionale , una bella bocca sen suale , una voce calda e piena di passione , occhi pieni di fuoco ecce tera. La passione persino mutata nella sua valutazione giuridica: oggi il delitto passionale diventa una questione psichiatrica, tutti si ribellano alla tradizionale concessione delle attenuanti per i crimini consumati sotto limpulso passionale o per i famosi motivi donore . E allora? E evidente che bisogna tener conto di questa evoluzione affet tiva, se non si vuole continuare a fare il processo al matrimonio servendosi di imputazioni superate. 1 due coniugi oggi si parlano (se si parlano) in un modo diverso: il metro del contenuto emotivo fuori corso. L efficienza o il falli mento di un matrimonio vanno giudicati calcolando lincidenza di tanti altri fattori che hanno assunto importanza almeno pari a quella dellamore o del laffetto, per esempio i gusti, gli interessi, la capacit di integrarsi socialmente, e cos via. Insomma: il caso di due che stanno insieme amandosi relativamente non deve pi far raccapriccio o far pensare che chiss quali subdoli e grosso lani interessi ci siano di sotto, cio non pi una questione morale. Perch fra loro due possono benissimo esservi tanti altri legami di affiatamento, sul pia no culturale o ideologico o lavorativo da giustificare ampiamente la convivenza. Allo stesso modo: una volta si dava grande importanza al fatto che lamore fosse ricambiato in ugual misura o che fosse possibilmente dello stesso tipo, formato, quantit e durata (in termini commerciali), lo lo amo, lui no; io sono espansiva, lui chiuso; frasi classiche che portavano alla conclusione dobbligo, non siamo fatti luna per laltro. Senza contare il mito delle anime gemelle che per alcune generazioni ha falsato il criterio dellopportunit matrimoniale (e ha prodotto dei matrimoni supremamente noiosi, perch senza alternative, salvo 27

quella delladulterio con unanima finalmente non gemella). E infine, altro ele mento di trasformazione: il senso della corrente amorosa, anzi la qualifica rigo rosa del tipo di amore in funzione del sesso della persona innamorata. L uomo doveva amare in un modo decisamente virile, la donna in un modo tutto femmi nile: guai a cambiare le carte in tavola se non si voleva passare per anormali. Ebbene, uno dei fenomeni pi vistosi della trasformazione amorosa mo derna proprio questo: la scoperta dellintercambiabilit del modo di amare fra i due sessi. In altre parole: si pu amare in modo aggressivo o in modo arren devole, indipendentemente se si maschi o femmine. Un uomo tenero e una donna rude non sono automaticamente degli invertiti. Un bambino ha il diritto di giocare con le bambole come una bambina ha il diritto di giocare con fucili e pistole da cow-boy , senza con questo far pensare che da adulti pratiche ranno lomosessualit. Il dialogo fra i due sessi non pi legato alle caratte ristiche rigidamente tradizionali del maschio e della femmina, ma diventa un dialogo fra due personalit elastiche. Naturalmente, questa nuova concezione ha portato ad un grande allarga mento del campo dazione psicologico delluomo e della donna. Svincolati dal conformismo di comportamento che doveva aderire ad un modello stereotipato, gli individui dei due sessi si sono sentiti liberi di realizzarsi seguendo sponta neamente le proprie attitudini e variandole di circostanza in circostanza. Un marito che obbedisce alla moglie non uno schiavo come non una spaven tosa tiranna la donna che si impone alluomo: il gioco dipende da chi dei due ha pi forza o da chi dei due preferisce comandare piuttosto che obbedire. Ognuno esercita determinate funzioni, entrambe utili ai fini organizzativi. D al tronde le categorie tradizionali dei padroni e dei servi sono scomparse anche nel resto della vita sociale: l operaio e il dirigente lavorano su piani diversi nella stessa azienda e sarebbe assurdo oggi affermare che uno il servo dellaltro. Non solo, ma si visto che la personalit umana pu benissimo assumere di volta in volta ruoli differenti e apparentemente contrastanti. Per esempio: il marito che esce dal supermercato carico di pacchi, che si occupa degli acqui sti di generi alimentari, che aiuta a lavare i piatti e che la domenica porta a spasso ai giardini il pupo in carrozzella (quindi, che si comporta come una donna stando agli schemi convenzionali), pu perfettamente essere sul lavoro un uomo deciso, un leader con incarichi di comando e di responsabilit. Sarebbe sciocco chiedersi come mai fa la donna in famiglia e fa il maschio fuori casa, perch in entrambi i casi si comporta come le cirostanze funzionali richiedono. Fra moglie e marito i ruoli sono diventati reversibili. Questo fatto ha sbloccato di colpo una massa imponente di energie psichi che ed al tempo stesso ha sovvertito le strutture ortodosse della societ. Il problema, ad un certo punto, non quello della donna che lavora e che occupa posti un tempo affidati esclusivamente alluomo, ma quello della donna che dimostra di avere doti e temperamento un tempo riconosciute esclusive del luomo. E viceversa. Naturalmente la trasformazione non avvenuta senza provocare contrasti, anzi ad essere franchi ha suscitato un vespaio. C era da aspettarselo: un sistema di valori non se ne va tranquillamente allaria senza che la gente stre piti e non ci siano quelli che si aggrappano disperatamente al sistema antico. Ci sono tante brave persone che confondono, in piena buona fede, emancipa
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zione femminile con matriarcato: per molti, la parit dei sessi automaticamente un segno di predominio femminile, allo stesso modo che uno studente negro che arriva allUniversit nellArkansas fa pensare che la razza negra sta per avere il sopravvento su quella bianca. Non c pi. religione a questo mondo, commentano (e per loro non ci sarebbe davvero pi religione se i preti abbandonassero il celibato o vestissero in abiti civili). E una reazione psicologicamente comprensibile, ma di netta origine emotiva. Ed quella che determina linfinita serie di incongruenze e di polemiche circa laffermazione dei diritti femminili: perch, siamo giusti, levoluzione ha toccato soprattutto la posizione tradizionale della donna (ovvio, era quella che aveva pi da guadagnare). Guardate che sconvolgimento sul piano giuridico. Ad ogni pi sospinto, si deve tirare in ballo la Costituzione. E il nostro codice tuttora in contrasto con la Costituzione. Ci sono almeno quindici articoli che non combinano con la parit dei diritti fra i due sessi e bloccano la donna, perch fondamental mente sussiste ancora il concetto dellincapacit di agire femminile, che risale al 1919. Qualche volta tocca alla magistratura superare la barriera del codice. Mai come in questi anni la Suprema Corte di Cassazione stata investita di responsabilit di giudizio in materia di diritti coniugali e non sempre le sen tenze sono state coerenti col principio della parit. Il marito pu ancora pic chiare la moglie: se lo fa con discrezione (cio usa la cosiddetta vis modica ), gli si riconosce lintenzione di educare e correggere, che proprio uno dei suoi compiti di capofamiglia. Prendere a schiaffi (leggeri) la moglie frivola lecito e nobile. Schiaffi pesanti e sistematici sarebbero solo un abuso di mezzi di cor rezione. Ce ne vuole per arrivare al reato di maltrattamento. E il marito che decide dove fissare il domicilio coniugale, la donna deve seguirlo. E il marito che amministra i beni dotali della moglie e ne gode il frutto. E il marito che ha in affidamento lesercizio della patria potest (che pure, in teoria, appartiene ad entrambi i coniugi). La partecipazione di una moglie agli utili dellazienda che essa conduce insieme al marito, a parit di fatica e di impegno, non viene assolutamente riconosciuta. Non parliamo poi della condizione della vedova: il codice italiano la considera pressa poco una minorata sotto tutela; e figu rarsi, il mondo si sta riempiendo di vedove perch i mariti muoiono prima (per infarto o per incidenti automobilistici), cos che alla fine avremo una societ di donne sopravviventi minorate. Il nostro codice risale ancora ad unepoca in cui erano pi numerosi i vedovi, le moglie morivano di parto ed erano sosti tuite da una serie di matrigne (le matrigne un po carogne delle poetiche fiabe per bambini, che vendicavano comunque la servit del sesso femminile): non cera ancora la penicillina per combattere la febbre puerperale, il codice non aveva previsto gli antibiotici per le donne e le malattie delle coronarie per gli uomini. Quanto ai due pesi ed alle due misure per ladulterio, storia di pochi mesi fa perch recentemente la Corte Costituzionale ha ribadito la valutazione molto pi restrittiva e punitiva per le infedelt delle mogli. Sarebbe per ingeneroso tacere qualche conquista avvenuta. Per esempio, la definitiva soppressione della odiosa clausola del nubilato, per cui una lavo ratrice che si sposava perdeva il posto. Poi la sentenza che ha fatto colpo, quella recentissima per cui una donna ha potuto abbandonare lobbligo di portare il

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cognome del marito (il bravuomo ne aveva fatte di tutti i colori rendendo indegno il suo nome). Poi ancora la gustosa precisazione che la moglie ha il diritto di tenersi per s i proventi che le derivano dal proprio lavoro, se il marito guadagna abbastanza da mantenere decorosamente la famiglia: la moglie, impiegata, di un professionista pu tranquillamente aprirsi il suo personale conto in banca e spendere i suoi soldi come meglio crede. Insomma, il guazzabuglio grande e certe questioni (che nella polemica spicciola di tanti mnages sono di vitale importanza), come quella se un ma rito ha o no il diritto di aprire e leggere la corrispondenza indirizzata alla moglie, sono ancora senza soluzione. Si ha la netta impressione che la nostra infelice giurisprudenza non sappia che pesci pigliare e cammini saltellando: qualche volta fa passi da gigante, altre volte da formica, altre volte ancora se ne sta prudentemente ferma. Un marito e una moglie che volessero stabilire i loro reciproci diritti e doveri su un piano giuridico finirebbero col diventare matti e avrebbero da litigare tutti i giorni. Ma il piano giuridico deve essere lasciato da parte. L evoluzione dei costumi 10 sopravvanza di chilometri. Ed sul piano dei costumi che i ruoli dei due coniugi offrono lo spettacolo della pi sconcertante rivoluzione. Nessun dub bio che oggi la posizione psicologica e pratica della moglie (della giovane mo glie, soprattutto, perch per quelle anziane i giochi son fatti e rien ne va plus ) sulla cresta dellonda. Basterebbe considerare lumorismo contempo raneo. L umorismo il vero specchio dei tempi, rovesciato beninteso. Ebbene, 1 1 novanta per cento delle barzellette e delle vignette che prosperano nel filone d oro delle vicende coniugali o amorose hanno i due personaggi in una posizione tipica, che poi quella di Arcibaldo e Petronilla ancora pi esasperata: lometto col grembiule che lava i piatti mentre la moglie se la spassa con le amiche, lometto che brancica sotto una montagna di pacchi a fianco della moglie tutta pimpante, lometto tremebondo in macchina a fianco della moglie che guida spensieratamente, lometto che prende lezioni di recitazione dalla moglie per imparare a chiedere laumento di stipendio al direttore, lometto pestato, sve gliato a martellate per andare in ufficio, atterrito dai conti astronomici della sarta della moglie, eccetera. Tutta una serie di ometti (luomo moderno) alle prese con donne decise e sicure di s che se li mettono tranquillamente sotto i piedi. Naturalmente, nella storiella umoristica, la figuraccia la fa la donna e luomo guadagna la simpatia: ma se lumorismo se la prende tanto con la donna dominatrice perch costei esiste, eccome, ed in esemplari sempre pi numerosi. Ma quel che pi sintomatico che, alla fine, vien voglia di giudi care con bonomia questa figura di donna che con assoluta disinvoltura spende, si diverte, fa star zitto il marito, lo sfrutta in cucina o in giardino, lo aizza contro il principale, gli insegna a far da balia, gli fa fare delle parti barbine in societ, lo fa aspettare delle ore agli appuntamento sotto il lampione, gli fa i conti in tasca mentre quello in punto di morte (avete notato? in ogni vignetta sempre il marito a letto moribondo, mai una volta che ci sia una moglie: punto da meditare). Ora, se la faccenda non ci irrita perch ormai diamo per scontato che la donna sia cos o lo stia diventando, cos che inutile prendersela. Quasi quasi, ci fa piacere vedere la sua sicurezza. Beata lei che pu. Il mondo gira a suo favore. In questa compiaciuta sopportazione delluomo per la spontanea domina

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zione femminile sta il segreto della modificazione dei ruoli. Perch qui i fattori importanti sono due: da un lato la donna assume le nuove posizioni senza pre potenza o deliberata cattiveria, daltro lato luomo sta scoprendo un piacere nuovo che quello del subire. Nella dialettica fra i due sessi, non si tratta pi di competizione fra la femmina che vuole far la dritta per farla pagare al suo ex-padrone e il maschio che vien fatto fesso. Oggi questa fase superata. Guar date i giovanissimi: non vedono pi le cose sotto questo angolo polemico. Nelle generazioni pi recenti, sono le ragazze che decidono, che dominano le decisioni di gruppo, che scelgono il ragazzo con cui flirtare , che gli vuotano il magro borsellino per farsi regalare il disco o il libro o per farsi offrire un panino (sono avidissime, divoratrici formidabili specie di cose salate e piccanti), che lo mal trattano al telefono e lo piantano senza rimorsi. Altro che trepidanti attese, sguardi fuggevoli, rossori, timori che lui pensi male. E da parte dei ragazzi, nessun complesso di inferiorit: ormai sanno che le ragazze son fatte cos, tanto vale prenderle per quelle che sono. Ebbene, i matrimoni fra giovanissimi sono in netto aumento. E aumen tano i matrimoni fra coetanei o quasi. Il che significa che si creano sempre pi coppie di coniugi in cui la donna senzaltro pi matura delluomo, quindi naturalmente predisposta ad assumere un ruolo di comando. Persino nel lavoro capita questo: che ci sono tanti uomini i quali sacrificano la loro operosit per facilitare la carriera della loro donna. Altro che quadretti alla Dickens, dove la tenera sottomessa moglie di Davide Copperfield se ne stava in penombra ad affilare le penne doca per il marito scrittore. Oggi accade che uomini, scrittori di merito, di brillante intelligenza, si trasformano in consiglieri, in managers , e qualche volta in segreti collaboratori redazionali della compagna che vuol fare strada nella letteratura o nel giornalismo (sarebbe interessante fare uninchie sta per scoprire quante donne scrittrici, di libri o di articoli, hanno il loro bravo negro ). E badate che tutto questo non avviene per sete di potere c per avido sfruttamento: sembra cos, ma tuttal pi un atteggiamento incon scio che daltra parte trova il terreno favorevole nel nuovo masochismo ma schile. Perch questo il punto importante: che luomo ci sta volentieri al gioco. Quanto alle cause profonde, psicanalitiche, della situazione si possono fare parecchie ipotesi. Questa, per esempio: lo slancio della giovane donna doggi verso il ruolo di dominio probabilmente dovuto al bisogno di superare la pro pria madre (di vincerla, di cancellarla, quindi di comportarsi in modo assolutamente diverso da quello tradizionale di lei) e di equipararsi al padre, identifi candosi nelle sue qualit maschili di forza e di successo. Da parte dei giovani maschi la situazione diversa e parzialmente opposta: molti ragazzi subiscono intensamente il peso di una madre iperprotettiva, che si prodiga per loro e li coccola sovente perch insoddisfatta del marito, e ci impedisce la loro matu razione; ad un certo punto, trasferiscono sulla nuova compagna il bisogno di essere protetti ed insieme il piacere del cavalleresco sacrificio per la dorma (allorigine: per la brava madre). Cos si spiega perch subiscono senza fiatare gli estri, le velleit, le decisioni delle ragazze. Naturalmente, non che luomo moderno abdichi del tutto ad affermarsi per conto proprio: per questo c il lavoro, la lotta per il successo extracasa lingo. Ci sono anche le amanti, con cui rifarsi. Ma questo un mezzo che ha perso gran parte del suo fascino antico: per vivere relazioni impegnative fuori
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del matrimonio, occorre molta forza danimo e molta energia, e una grande carica affettiva che permetta di superare grossi ostacoli sociali. Visto che lamore passionale oggi gi di moda, non pi sentito come un tempo, molti rinun ciano a queste evasioni o le riducono ad avventurette occasionali realizzate pi che altro per questione di principio. E cos, il sugo della storia che la donna dominatrice guadagna anche la fedelt del marito. Pi di cos, che vuole? Gi. Il guaio che, fra qualche tempo, magari nella prossima generazione, la moglie a cavallo del marito si stufer del paziente ronzino o le parr di esser salita sui cavallucci di legno della giostra. Avr anche il successo professionale, per com pensazione, ma certe cose, certe emozioni sono insostituibili come tutti ben sanno. Le verr il complesso della mantide religiosa che si pappa il maschio dopo il rapporto nuziale. Sar un bel giorno, nella storia dei rapporti fra i due sessi, perch incomincer il capitolo dellemancipazione dei fuchi.

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C a r lo F alco n i

Peccatori facili e peccatori difficili

Non facile, per un profano, vedere un film leggendone la sceneggiatura. Ma, se non ho grossolanamente frainteso quella di Ape regina ospitata in que sto volume, mi sembra che essa implichi un sottile quanto tenace contrappunto caustico allintera etica sessuale del cattolicesimo. La scelta ed il ruolo dei prota gonisti non sembrano lasciar dubbio in proposito. Ma direi che soprattutto lassidua presenza dun religioso al loro fianco con la continua trascrizione chegli si sforza di farne, specie agli inizi che convince circa il suo impe gno critico. Certo lallusione del titolo quanto mai provocante, soprattutto avendo per oggetto una figlia di Maria . La castit compressa di Regina spieghe rebbe, insomma, la voracit di cui Alfonso finisce per essere vittima in poco pi dun anno di deliranti possessi. Ma, a ben riflettere, la sola compressione del desiderio basta a creare la natura fagocitante duna piovra sessuale? E vero che a un simbolo, come a un paragone, non si chiede di aderire alla realt in modo perfetto, ma, in questo caso, la sua invocazione a sostegno della volont ironizzatrice cui s accennato si rivela senzaltro insufficiente. A far cadere ogni dubbio, ecco invece la presenza, per s tuttaltro che necessaria alla vicenda dei protagonisti, di padre Mariano: anzi, la presenza di padre Mariano al fianco soprattutto di Alfonso. Come personaggio, padre Ma riano del tutto insignificante: il fatto che sia anche medico ed eserciti la pro fessione (chiss poi in base a quale eccezionale licenza da parte della Congrega zione dei religiosi), non gli aggiunge assolutamente nulla. Comunque non certo per il suo consiglio di medico che Alfonso si decide a sposare Regina. Anche come religioso e sacerdote, non rivela nulla di personale. I suoi consigli hanno limpersonalit caratteristica duna prestazione professionale. Ma proprio per questo padre Mariano rappresenta nel modo pi adeguato listituzione di cui membro e realizza in misura ideale e significativa il suo ruolo. Ai suoi occhi, infatti, Alfonso, scapolo impenitente, che sfarfalleggia da una ragazza allaltra, sia pure ormai con unincipiente saziet, non altri che il peccatore tipo, anzi il peccatore beniamino della morale cattolica: quello del quali i trattati teologici De sexto e De nono (sottinteso praecepto, e cio: comandamento) svelano con sconcertante improntitudine tutti i pi riposti segreti,
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le tendenze e le psicosi, le resistenze e le debolezze, dando vita a una casistica la cui puntigliosa pruriginosit cento volte pi impudica delle colpe che vor rebbe denunciare e combattere. A qualcuno, la bonomia di padre Mariano per un peccatore ormai cronico e decadente come Alfonso parr senzaltro eccessiva. Tuttavia sbaglierebbe chi, per assolverne il religioso, lattribuisse esclusivamente o prevalentemente al lamico. La realt che verso nessun altro genere di peccatori il sacerdote cat tolico (e non) cos arrendevole e clemente come per quello carnale. A parte gli evasori o eversori della morale ecclesiastica che addirittura non esistono per un comune confessore (come i responsabili di atti dingiustizia, di reati fiscali, ecc.), gli altri peccatori si distinguono, per gli uomini di Chiesa, in due categorie fondamentali: i facili e i difficili. I facili sono quelli (come gli apati, gli indolenti, i tepidi, i golosi, e cos via) il cui recupero, oltre ad attuarsi senza eccessivi sforzi, non reca nessun sensibile vantaggio alla religione. I difficili , invece e si tratta quasi esclu sivamente di specialisti in peccati dorgoglio, dintelligenza, insomma di testa sono quelli che, se sarrendono, lo fanno soltanto o quasi soltanto in extremis, e spesso in modi tuttaltro che chiari ed esemplari. Naturalmente, pu anche accadere che crollino in modo imprevisto quanto improvviso. Ma, anche in questo caso, tutto finisce l. Si sono capovolti, da tizzi di carbone spenti si sono trasformati in braci ardenti, ma con loro, una volta di pi, non c al tro da fare. I primi commettono peccati banali, anzi pi omissioni che peccati; e anche quando la misura delle loro cadute mortale (per aver mangiato carne di ve nerd, ad esempio, o perduto la messa di domenica per pura pigrizia), il loro rimorso mediocre. E un peccato senza rimorso, si sa, non redditizio per nessuno: n per il suo responsabile, che non ne assillato e torturato e spinto ad uscirne, n, e tanto meno, per il prete, che non pu drammatizzarlo senza dar nel ridicolo. I secondi fanno peccati che non riconoscono per tali, o di cui sono addirittura fieri e orgogliosi, tanto da menarne vanto. Anche il vago malcontento o lopaco disagio che rode, se non altro in sordina, anche il pecca tore pi volgare, per loro non esistono. Il peccato, per essi, un eccitante, una specie di droga, una forma di ebbrezza. Solo il peccato carnale non delude mai: sia che, come avviene di solito, soprattutto per le donne, lavvilimento o la vergogna in cui lascia prostrati una volta commesso, desti o rinfocoli il rimorso; sia che, per un certo periodo di tempo, esalti come una forma di ribellione o di conquistata libert o autonomia. Prima o poi, la carne, stanca anche se non doma, ferita anche se soddisfatta, finisce per entrare in attrito con lanima, con la ragione. La liberazione del lintelligenza dai terrori del soprannaturale ormai un fenomeno sempre pi diffuso e non pi privilegiato, o dlites, come un tempo; la liberazione della carne sul piano della scienza e soprattutto del costume, invece appena agli inizi. E poi la carne ha una legge che il pensiero ignora: quella della sofferenza. Per tacere che il peccato del pensiero e della volont resta sempre o a lungo invisibile, con sviluppi o processi sotto traccia che rimangono incontrol labili a tempo indefinito; il peccato della carne, invece, ha unevidenza fisica, concreta, palpabile, anche quando svolge unattivit latente in profondit, e, prima o poi, esplode nei modi pi ributtanti (contagi, malattie) o indesiderati
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(gravidanze ecc.). La scienza ne ha eliminato o ridotto una parte, ma non li ha ancora sconfitti n potr mai sconfiggerli del tutto. La loro minaccia perci una spada di Damocle che turba il piacere, che adombra il fervore immagi nativo. Quel turbamento e quellansia naturale per qualcosa che non si voleva diventa, sul piano della suggestione religiosa, debitamente sollecitata, qualcosa che non si doveva e si trasforma in rimorso. Che le radici fisicistiche del rimorso siano un carattere dominante e premi nente nelletica cattolica, lo si pu dedurre a priori dalla dogmatica a cui si ispira. Chi non sa, infatti, come la stessa concezione della concupiscenza o incli nazione al male legata, nel cattolicesimo e in altre confessioni cristiane, alla leggenda del primo peccato, detto anche peccato dorigine? E la stessa reden zione non forse subordinata, nel cristianesimo, al fenomeno prodigioso del lincarnazione? I poli di quasi tutte le religioni sono il Logos e la Sarx, il Verbo e la Carne; anzi, qualche religione concepisce persino il corso del mondo come un fenomeno di trasmigrazioni diverse per successive reincarnazioni. Forse, per, nessuna religione moderna esaspera il letteralismo biblico veterotestamentario, in aperta contraddizione con le testimonianze dei vangeli, come il cattolicesimo, quando si tratta di impostare una coerente etica sessuale, ossia, in effetti, i tre quarti della sua etica. Per convincersene, basta osservare come essa sia succube di quella che si potrebbe benissimo definire lidolatria del seme e dellimene. Chi chiedesse ai moralisti cattolici qual la malizia intrinseca la praevalens ratio perversionis, comessi dicono dell atto solitario , si sentirebbe rispondere, per lo pi: lo spreco del seme (la frustanea emissio seminis). Questa, comunque, fino a non molto tempo fa, era lopinione comune, pi diffusa: solo recentemente si cominciato anche a parlare, con inattesa leg gerezza, della veemenza del piacere indebito ricercato, o, con pi appa renza di ragione, del radicale sovvertimento dellatto destinato esclusivamente alla generazione. Questultima lopinione , ad esempio, di monsignor Pietro Palazzini, uno dei moralisti pi famosi, oggi, della Curia romana. Ma ci vuol poco ad accorgersi che, anche in questa ipotesi, si ricade fatalmente sotto la preoc cupazione di preservare il seme alla sua legittima e unica destinazione. Comun que, un fatto che lintera morale sessuale del cattolicesimo comandata, nel caso dei non coniugati, da ununica esigenza: quella di allestire tutto un sistema di difese e di intralci per evitare alluomo la frustanea emissio che s detto e alla donna la lacerazione del velo fatale; nel caso dei coniugati, lo spreco della sostanza seminale extra vas. In questi fondamentali obiettivi si assorbe tutta la meticolosa quanto farraginosa casistica degli approcci fra i due sessi, metodicamente scrutata su ogni fronte, da quello della fantasia a quello dei sensi, da quello dellattivit a quello del riposo e del divertimento, dalluso dei cibi a quello dei vestiti, ecc. Parte di questa metodologia precauzionale stata naturalmente mutuata dalla morale naturale (la quale non certamente la morale della licenza sessuale), ma attribuendole tuttaltri scopi e motivazioni. I veti della morale naturale, infatti, non costituiscono mai un assoluto, perch non mirano a uninibizione incondizionata, ma solo a fortificare la volont contro debolezze che portereb bero a degenerazioni inaccettabili. A questo punto, se non lha gi fatto prima, il lettore incomincer a chie
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dersi se il discorso non mi ha preso un po troppo la mano, facendomi dimen ticare i casi di Alfonso e Regina, che, grazie anche alla presenza tuttaltro che inerte fra loro di padre Mariano, non fanno certo ricordare quelli di Lucia e Renzo. Eppure chi porrebbe in dubbio che, in tempi migliori, e cio senza il prudente ammonimento sussurratogli dai bravi durante la fatale passeggiata, anche don Abbondio non avrebbe fatto di tutto pr accelerare le nozze fra i due promessi? Anche Renzo, e come, aveva il sangue caldo... Ma allora come si accorda quanto si detto fin qui con la presunta condotta del parroco man zoniano e con quella reale di padre Mariano, incitante Alfonso ad abbandonare una volta per tutte il suo stato di scapolo, pi che mai pericoloso, alla sua et, sia alla salute dellanima che a quella del corpo? Se il peccatore ideale del catto licesimo quello carnale e, nel genere, lo scapolo libertino di professione, perch questi tentativi di avviarlo a un inevitabile declassamento nella clinica del matrimonio? La risposta quanto mai semplice. La morale cattolica, come quella di ogni altra religione seria, anche se concepita in parte in funzione dellutile dellisti tuzione ecclesiastica, pur sempre unautentica morale, non unimmoralit truccata. L immoralit la morte di qualsiasi religione, e una immoralit accet tata o programmata ne sarebbe il suicidio. Se quindi i suoi rappresentanti amano i peccatori, non detto per questo che vogliano il peccato: basta loro coltivarne il senso, insieme con lansia e lincubo della colpa. Le loro imposizioni pos sono sembrare ed essere troppo dure (ma in realt sanno assai bene adeguarle ai tempi), le loro leggi troppo severe, ma appunto per creare langoscia della pos sibile colpevolezza, non per realizzarla: in caso estremo, si potr pur sempre esclamare oh felix culpa! se una caduta, indirettamente favorita, suscita il bisogno della riabilitazione, della redenzione, insomma rinfocola il tormento morale che aspira a placarsi in seno alla religione. L avversione allo stato di scapolo professionale e implicitamente alla libert sessuale da esso consentita, quindi sincera da parte dei moralisti cattolici. Infatti esso presuppone una certa narcosi del rimorso, una resa a discrezione eccessivamente prolungata della coscienza e la normalizzazione di uno stato di disordine etico sproporzionato con gli utili che pu attingerne listituzione eccle siastica. D altra parte, la spinta ad evaderne e a cercar rifugio nelle gioie legit time del matrimonio non implica affatto linutilizzazione assoluta dei sistemi dallarme cos cari alletica religiosa in generale. Il matrimonio non per nulla una zona franca dagli stimoli della carne e dai relativi rimorsi o, se si pre ferisce, una riserva dove tutto lecito. Forse ai tempi in cui San Paolo invitava a rapide nozze i cristiani che si sentivano eccessivamente inclini a un certo genere di soddisfazioni, poteva an che essere cos. Ma ben presto non lo fu pi. Certamente non lo pi da quando fu inventata la casistica. I causidici del sesso, infatti, hanno talmente minato di veti e di inibizioni il terreno dei rapporti coniugali che oggi la castit coniugale, come la chiama la Chiesa, certamente molto pi difficile a praticarsi della castit prescritta ai celibi. Fra laltro, nel matrimonio si raccoglie quello che si seminato di illusioni di purezza nel periodo di fidanzamento (beninteso se le comparti

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si sono scrupolosamente attenute alle prescrizioni ricevute). Nel caso di Alfonso e Regina, il racconto filmato della loro vicenda sorvola completamente in propo sito. E per conto nostro, pur sapendo che anche in passato nei ranghi delle figlie di Maria la letteratura (basti citare i Malavoglia) ma soprattutto la cro naca, hanno sorpreso dei precedenti piuttosto sospetti, non vogliamo davvero dubitare della virt di Regina, tanto pi che ad Alfonso non mancavano le occasioni di proteggerla soddisfandosi altrove. E possibile, del resto, che il loro fidanzamento si sia ridotto al tempo strettamente necessario per provvedere ai preparativi matrimoniali. Anche ammettendo perci, per uninvincibile mali zia, una certa intimit fra i due promessi, una cosa certa: che il loro fidan zamento si risolse esattamente come se fosse stato il pi puro e celestiale degli idilli: non lasciando cio sospettare ai futuri contraenti dununione per la vita e per la morte le insidie che non potevano non minacciarla. Se vero, infatti, che la scoperta dellincredibile voracit delleccezionale figlia di Maria avrebbe potuto attirare come un miraggio irresistibile un libertino come Alfonso, per altrettanto indubbio chegli avrebbe potuto es serne seriamente allarmato mettendola a confronto con le proprie risorse di amatore in declino. Poco importa, comunque, quello che il racconto, volutamente o no, trascura. In ogni caso, infatti, Alfonso non deve aver avuto il tempo necessario a rendersi ben conto dellavventura in cui si imbarcava; e, di conseguenza, la preoccupante scoperta effettivamente avvenuta, se non altro nelle sue vere proporzioni, soltanto a nozze avvenute, esattamente come la morale cattolica auspica. Ma, a nozze avvenute, la stessa morale insegna a chiare lettere di dare il dovuto : reddere debitum. E non si pu negare che i due protagonisti della pungente pochade si risparmino al riguardo: Alfonso indebolito dal suo pas sato di veterano in simili agoni, Regina rafforzata nella violenza dei suoi appe titi, oltre che dalla lunga astensione, da quel tanto di sacro e di benedetto che la religione ha mescolato ai suoi trasporti. Ben presto perci Alfonso si rende conto della propria inadeguatezza, ma tutto il soccorso che gli viene dallamico domenicano quello di cercare respiro nellimpari lotta impegnando la mo glie in una maternit. Senonch neppure il figlio in grembo riesce a refrigerare il fuoco di Regina. Padre Mariano dovrebbe ammonirla a ritirarsi per non pre giudicare la vita del marito. Ma non lo fa. Il desiderio reciproco ha unaltra volta il sopravvento sui due coniugi e Alfonso non riuscir neppure a vedere il frutto del suo assurdo destino. Un destino, per, forse pi ironico che assurdo, e di cui, comunque, solo Alfonso, la vera vittima, ha sempre pi smarrita e dolente coscienza. Regina infatti resta fino alla fine completamente sommersa nella sua esperienza car nale: non altro che desiderio, soddisfazione e oblio. Anche nel momento in cui la morte la priva del marito, la fecondit la preserva ancora dallavvertire la propria solitudine, tenendola immersa in una soporosa ottusit. La vergi nit coltivata di questa singolare figlia di Maria trova cos la sua pi incle mente contraffazione in questa maschera di opacit incoscente, in questa opa cit pura, immota, da cui assolutamente assente qualsiasi alito di spiritualit. Se lautore della sceneggiatura avesse rinunciato a infierire a tal punto su
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Regina, introducendola nella selva dei veti imposti dalla morale cattolica ai coniugati (circa i rapporti esclusivamente secondo natura , completi , ecc.), facendola passare, ad esempio, attraverso le crisi di coscienza imposte dalla limi tazione della maternit, ecc., egli avrebbe certamente potuto sfruttare un altro filone assai scabroso delletica matrimoniale cattolica; ma avrebbe dovuto pre stare unanima, una capacit di dolore e di dramma alla sua protagonista: ci che il simbolo, chessa rappresenta, escludeva nel modo pi assoluto.

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Fidanzamento e matrimonio: che cosa si pu e non si pu fare secondo le prescrizioni della morale cattolica

PROLOGO
L A B IM B A E SE V E R A Se risponderai cos; ti assicuro che tra quei due pallidi fiori che coltivi sul tuo davanzale, ne apparir un terzo, il volto di una donna... la vaporosa immagine della futura fidanzata. E forse ancora un po giovane; ella avr forse tredici anni e tu ne hai venti. Deve ancora crescere. M a per quanto sia giovane, se pensi molto a lei, essa ti salvaguarder molto pi che tuo padre e tua madre. Poich la bimba severa assai, non permette che si facciano delle follie. E se per caso te ne frulleranno pel capo, ti sussurrer senza parlare: No, amico mio, rimani, e lavora per me. T i do questa ombra soave come guardiana e come governante! Q uandessa avr diciassette o diciottanni, le parti si muteranno, essa entrer da te e trover delizioso che tu sia a tua volta il suo padrone. E allora ne ringrazierai Iddio... . L A M O U R , Hachette, 1870 pag. 114-115 - citato da C. Van A gt in G U ID A A L M A T R IM O N IO .

F IG L IO L E D A S P E D IR E L amore bizzarro e spesso si nasconde dove vuole, appare dove vuole. Per in certo qual modo si pu andargli incontro. Oh, non ti dico, mamma, di portare la tua figliola in giro come merce da spedire a gran velocit! Angela Sorgato - A L B A N U Z IA L E - pag. 279

I D U E P E R IC O L I Ci sono due grandi pericoli nelleducare i giovani alla castit e allamore. I l primo la presunzione di far credere ai giovani che le giovani non vi siano (... per paura del peccato originale!)... I l secondo quello di lasciar credere ai giovani che il peccato originale non abbia tutta la sua drammatica attualit (... per paura di spaventarli !). (pag. 42) A llerrore del silenzio assoluto nella preparazione dei giovani alla famiglia, in alcuni paesi se ne contrapposto un altro: quello dellentrare in materia con un imprudente descritti vismo. (pag. 46)

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D ovete evitare l audacia (particolarmente disdicevole in una giovane) ... dovete evitare anche la timidit, perch sovente nasconde un solitario fermento di sogni e di desideri im puri e si fa complice di crolli improvvisi, (pag. 42) I l ballo non mai un sano avvio alla conoscenza dellaltro sesso, (pag. 49) Aldo D el Monte - P R E F ID A N Z A M E N T O

C A M E R A T ISM O C O N S E N T IT O N on ignoriamo i benefici del cameratismo tra ragazzi e ragazze, e ne conosciamo i magni fici esempi. Si nota facilmente che quando si tratti di mandare ad effetto unopera comune, o di perseguire insieme lo stesso scopo che sia ad es. di natura estetica, o sociale, come andare a raccogliere dei feriti sotto un bombardamento, cantare la M essa di Bach, orga nizzare delle mense popolari, sorge unanima collettiva, si crea cos un legame che ha unimpronta impareggiabile, un valore umano splendido e lamicizia che ne nasce unica nel suo genere. Renato Biot - E D U C A R E A L L A M O R E - pag. 161

PROLEGOMENI
V IV E R E P E R IC O L O SA M E N T E Per quanto grande sia la corruzione del mondo, il Vangelo non cambia. E d anche se il mondo fosse uninondazione di lussuria, il dovere dei cristiani chiaramente tracciato: vivere controcorrente, (pag. 134) L a castit della donna richiede una costante preoccupazione della castit... degli altri. (pag. 161) Franois Dantec - I F ID A N Z A T I

C IO C H E E N E C E S S A R IO A lla domanda piuttosto frequente: per fidanzarsi e per sposarsi, necessario sentirsi attratti luno verso laltro? bisogna rispondere senzaltro di S nel senso d i simpatia fondata sulla stima, di N o nel senso di attrazione fisica e sensibile, di emozione del cuore. Franois Dantec - I F ID A N Z A T I - pag. 83-84

IL RU O LO D I L E I N ella lotta comune per assicurare la padronanza dei sensi, la giovane deve essere convinta di avere la parte principale. Quanto pu essere causa per il suo fidanzato di tentazioni, debolezze e peccati, altrettanto essa pu aiutarlo e sostenerlo se sa restare quello che e deve essere. Ricordando quanto abbiamo detto prim a sulle notevoli differenze che contraddistinguono luomo e la donna nel campo delleccitabilit sessuale, la fidanzata dovr sempre consi derarsi come la custode e la principale responsabile della castit del suo fidanzamento. Franois Dantec - I F ID A N Z A T I - pag. 174

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L A SC H E R M A V aglia lamore. Se il periodo della sua attesa sar una scherma continua per difenderti da lui e conservare intatti i tuoi bianchi tesori, diffida... Se ami la tua freschezza, siano rapide le manifestazioni d'affetto. G uardati dai baci perversi che sanno di viscido. T u sei come un fiore: il tepido sole lo fa brillare di grazia e di profumo, ma il saettare d agosto lo affloscia, e il baco strisciante lo fa morire. Angela Sorgato - V O L T O D E L L A M O R E - pag. 118

L A G G U A T O

N E L L O M BR A

E soprattutto fuggi lombra. L ora buia lora delle confidenze... ma anche l ora dellan gelo delle tenebre. Certi colloqui lunghi interminabili, lungo le vie deserte, certi ritrovi che durano ore nelle sale cieche di un cinema, hanno sempre lagguato del male. ' Angela Sorgato - V O L T O D E L L A M O R E - pagg. 128-129

G IO C O D I M A N I L a bont, la gentilezza del capo ufficio, del principale non sia equivoca. N on voglio scen dere in particolari... T u comprendi ugualmente... Gioco di mani... L a paglia vicina al fuoco... Angela Sorgato - V O L T O D E L L A M O R E - pag. 139

N O N E R A C C O M A N D A B IL E Un uomo dedito alle crapule quello che avviene pi spesso un uomo dedito al vino o alle bevande alcoliche, non per nulla raccomandabile come fidanzato. A ldo D el M onte - P R E F ID A N Z A M E N T O - pag. 97

G E R A R C H IE I l fidanzamento sar una preparazione al matrimonio-, il prefidanzamento una prepara zione al fidanzamento. Aldo D el M onte - P R E F ID A N Z A M E N T O - pag. 99

L IB E R T A V IG IL A T A V a da s scrisse saggiamente il bollettino dellAssociazione del Matrimonio Cristiano che i fidanzati, e soprattutto i fidanzati cristiani, non essendo bambini, possono concedersi una certa libert: ma che cosa s intende per questa parola libert ? Se si tratta di lasciarli soli perch possano parlare insieme e francamente del loro avvenire morale e materiale, naturale che si pu, anzi si deve permettere loro di conoscersi meglio, parlando liberamente. Agire altrimenti sarebbe impedire ai fidanzati di sapere se condivi dono il medesimo ideale e se concepiscono sotto il medesimo aspetto la vita coniugale che li attende.

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Se per il termine libert s intende invece la libert del tratto e le fam iliarit senti mentali, la cosa affatto diversa. I fidanzati non sono ancora sposati, devono dunque proibirsi ogni fam iliarit sentimentale o sensuale, che li possa esporre al pericolo di pec care. Se essi possono baciarsi fraternamente con precauzione, non devono per lasciarsi trasportare ad intimit che potrebbero avere come effetto turbamenti ed eccitazioni. Non possono quindi permettersi ogni genere di libert; ma devono sorvegliarsi e salvaguardare la purezza e il pudore. I sacrifici che ne provengono per il fatto che si amano di gi, saranno offerti a D io come preparazione morale e spirituale alla vita di fam iglia e otter ranno grazie particolari per quel momento, in cui riceveranno il sacramento del matrimonio. R odolfo Plus - D I F R O N T E A L M A T R IM O N IO - pag. 113

LE TENTAZIONI DI S. ANTONIO
R E A L T A A B IT U A L M E N T E E C C IT A N T I N atura Un complesso di realt atte, per la natura stessa delle cose, a provocare, eccitare {in noi o negli altri) in modo normale, abituale, probabili stimoli e piaceri di carattere sessuale, senza che tale effetto sia stato intenzionalmente ricercato. Le principali di queste realt che interessano il nostro argomento sono-. Pensieri (o immaginazioni) che si trattengono a lungo e con compiacenza su oggetti di ordine sessuale. Parole (o canzoni) di carattere nettamente licenzioso od osceno. Letture di Ebri che descrivono con insistenza e vivezza le realt della vita sessuale. Sguardi prolungati e intensi sulle parti sessuali (o le regioni immediatamente vicine ) di persone di sesso diverso o dello stesso sesso. Baci (o abbracci) molto vivaci, prolungati e ripetuti di persone di sesso diverso. Baci appassionati e prolungati sulle labbra o nellinterno della bocca di persone di sesso diverso. Toccamenti prolungati sulle parti sessuali (o le zone immediatamente vicine) di persone di sesso diverso o dello stesso sesso. Franois Dantec - I F ID A N Z A T I - pag. 156

R E A L T R A R A M E N T E E C C IT A N T I N atura Per realt raramente eccitanti intendiamo tutto un insieme di realt diversissime le quali, senza essere di natura tale da provocare ordinariamente e probabilm ente (in s o negli altri) delle sensazioni sessuali, possono tuttavia suscitarle, senza che siano state appo sitamente ricercate. Sono molteplici e diverse e non pensiamo neppure ad enumerarle tutte. Segnaleremo alcuni casi pi importanti dal punto di vista pratico-. Pensieri (o immaginazioni) relativamente brevi che hanno relazione con la realt di ordine sessuale; Parole e conversazioni non insistenti sui medesimi argomenti; Letture di opere riguardanti l anatom ia e la fisiologia degli organi sessuali; Sguardi rapidi o (lontani) sugli organi intimi (o sulle parti pi vicine) del proprio corpo, di persone adulte del medesimo sesso e (a maggior ragione) di sesso diverso; Toccamenti rapidi sulle parti intime (o pi vicine) del proprio corpo o di una persona adulta dello stesso sesso; toccamenti alquanto prolungati sul corpo di una persona di sesso diverso; Baci ed abbracci anche rapidi tra persone adulte di sesso diverso; Baci ordinari, semplicemente affettuosi e per nulla sessuali tra persone di sesso diverso. M oralit Come regola generale, la castit proibisce queste azioni a causa del pericolo di acconsentire alle sensazioni torbide ed ai desideri che ne potrebbero derivare. Franois Dantec - I F ID A N Z A T I - pag. 157

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IM P R U D E N Z E A L L IN D IC E Proibito sotto pena di peccato mortale. 1. T ra fidanzati non mai lecito desiderare o cercare di provocare (in s o nellaltro) emo zioni o sensazioni propriamente sessuali. Tale desiderio e tale ricerca (qualunque ne siano i m otivi ed i mezzi) costituiscono sempre, per natura loro, un peccato mortale di lussuria. 2. G ravi peccati di im purit sono pure, tra fidanzati, tutte quelle emozioni sessuali che, senza essere state volontariamente cercate, sono state per liberamente e pienamente con sentite. 3. Anche se non vi sono cattive intenzioni, sono gravemente proibiti tra fidanzati contegni e gesti (pose ed atteggiamenti, abiti indecentemente succinti e scollati, sguardi, toccamenti, carezze, baci ed abbracci) che per natura sono suscettibili di provocare, normalmente ed abitualmente, emozioni di carattere sessuale nelluno o nellaltro. Per la pratica di questa regola vedere quanto detto riguardo alle realt abitualmente eccitanti . Sono loro particolarmente proibiti gli sguardi sulle parti intime dellaltro, (a meno che si tratti di sguardi furtivi o da lontano, sguardi che costituirebbero soltanto peccato veniale). Sono pure gravemente proibite le carezze sulle parti intime o su llinsieme del corpo (per esempio sul petto ) dellaltro. A llo stesso modo sono sempre gravemente proibiti i baci prolungati sulle labbra o nel linterno della bocca, come pure i baci prolungati sul petto dellaltro. Per i baci sul viso, sono anchessi gravemente proibiti qualora fossero prolungati, partico larmente appassionati e molto ripetuti, perch sarebbero allora di natura tale da provocare quasi certamente emozioni sessuali nelluno o nellaltro. N on c quasi bisogno di dire che certe altre imprudenze o meglio impudenze la cui influenza eccitante anche troppo evidente per ogni persona di buon senso, sono assolutamente e gravemente proibite tra fidanzati che vogliano semplicemente essere onesti, a maggior ragione quindi tra quelli che vogliono essere cristiani. Franois D antec - I F ID A N Z A T I - pagg. 165-166

S U G G E R IM E N T I P R A T IC I Per non esporsi a tentazioni spesso violente (ed inutili), i fidanzati dovranno evitare tra di loro ogni fam iliarit ed ogni atteggiamento particolarmente pericoloso-, cos non devono mai sdraiarsi luno vicino allaltro, n sedersi sulle ginocchia l uno dellaltro. N on sar inutile infine osservare che, al momento di salutarsi, di lasciarsi, occorrer mo strarsi particolarmente vigilanti e riservati, perch proprio allora la tentazione diventa in generale pi forte e pi violenta. Franois D antec - I F ID A N Z A T I - pag. 176

S U G G E R IM E N T I P R A T IC I (bis) N ella misura del possibile i fidanzati non devono appartarsi in luoghi in cui non pos sano essere sorpresi in qualunque istante. Inoltre ai fidanzati cristiani sconsigliamo assolu tamente quei divertimenti (balli, teatri e cinema) che rischiano di sovreccitare i sensi e di rendere molto pi difficile la lotta per la purezza. Cos pure cercheranno di evitare gite troppo lunghe, viaggi e soggiorni lontani, soprattutto se devono farli da soli. Riprovevole pure un uso che cerca di infiltrarsi in alcuni am bienti cristiani: lo stare insieme sotto lo stesso tetto. Sono usanze estremamente pericolose ( l esperienza ce lo dim ostra) e non possiam o che condannarle nel nome della prudenza cristiana. Ver quanto riguarda la frequenza e la durata degli incontri non possibile dare regole determinate e valevoli per tutti.

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Se per il fatto di incontrarsi troppo sovente l uno o laltro provasse tentazioni troppo forti o un indebolimento delle proprie forze morali e spirituali, sarebbe un segno che gli incontri dovrebbero essere maggiormente spaziati. Sono praticamente sconsigliabili gli incontri solitari e prolungati, specialmente di notte. I l miglior luogo per trovarsi di solito la famiglia. S i meno esposti alle tentazioni causate da alcune imprudenze, non solo, ma si impara a conoscersi meglio, osservando il modo di comportarsi dellaltro nei confronti dei suoi familiari... Franois D antec - I F ID A N Z A T I - pagg. 175-176

A C C O N T E N T A R SI N egli am bienti paganizzati, ve ne sono tanti ai nostri giorni, le ragazze cristiane dovranno talvolta, in mancanza delle pratiche religiose, accontentarsi delle qualit naturali dei loro fidanzati, qualit esenti da opposizione alla religione: accanto alla neutralit benevola del marito, la vita cristiana potr ancora conservarsi ed anche progredire. A l contrario, un giovane cristiano non dovrebbe mai chiedere la mano di una giovane non religiosa. A pi forte ragione, s i deve assolutamente scartare qualunque pretendente ( uomo o donna) che non intenda sposarsi in chiesa (eretico o divorziato). Van Roy - A T E O R M A I D O N N A !

MARCIA NUZIALE
I L C H IO D O D E L PA PA N on per nulla il Papa che il pi vicino allievo dello Spirito Santo, ha fatto i suoi monu mentali discorsi agli sposi. Quando un P apa batte un chiodo con insistenza, non c da dubitar e : il chiodo tenuto da Dio. Carlo Carretto - S P IR IT U A L IT D E L L A F A M IG L IA - pag. 97

D E L M A N G IA R E L uomo ha bisogno di mangiare-, un fatto evidente che compromette spesso il buon umore delle mogli e larmonia coniugale. Dominique Jordan - M A T R IM O N IO A N N O Z E R O - pag. 87

D U E P E S I: U N A M ISU R A Osservazioni: latto coniugale di sua natura un atto generatore; esso, nel pensiero di D io e nel corso normale delle cose, fatto per creare delle nuove vite. N e risulta perci che creare delle nuove vite, dare alla fam iglia un vivente o dei viventi in pi, non azione priva di pesi abbastanza gravosi. P esi per la m adre; sofferenze nel dare alla luce, sofferenze per leducazione e per tutto il resto; pesi per il padre; a misura che nella famiglia si moltiplicano i figli, si comprende che il padre, in certi ambienti sopra tutto, in cui il benessere modesto, debba lavorare acca nitamente per nutrire tutto il suo piccolo nido.

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E perci D io, che buono, non volle chiedere per un atto d altronde necessario alla vita della specie, perch se nessun coniuge genera, la specie umana si spegne qual cosa che fosse esclusivamente penoso ed oneroso. Ecco perch fece in modo che latto coniu gale fosse accompagnato da intenso godimento. Se fosse stato proposto agli uomini come un atto totalmente penoso, ben pochi avrebbero acconsentito a farlo; dato invece che vi si trova unito un piacere e un piacere propor zionato allonere gli uomini si trovano inclinati a consentire a questo atto, anzi a ricercarlo. R odolfo Plus - D I F R O N T E A L M A T R IM O N IO - pag. 22

L A L IN E A D I C O N D O T T A Se fortunatamente non si arrivati, prim a del matrimonio, fino al punto di darsi ad altri, ma, conservando la verginit essenziale del corpo, non s saputo preservare interamente i propri sensi, e la propria immaginazione, e il cuore, quale sar la condotta da tenere, quando si tratter di matrimonio? E chiaro che con queste leggerezze, uno non s messo nelle condizioni migliori per attirare la benedizione di D io sulla famiglia. Tuttavia, ammessa lipotesi, non si ha mancato grave mente alla giustizia verso laltro coniuge tranne il caso, evidentemente, in cui a cagione di tali mancanze, si abbia diminuito il proprio valore morale in modo di essere diventati in dividui cos corrotti e cos schiavi delle esigenze sessuali, che la stessa vita coniugale non le possa pi appagare, che non si sappia pi piegarsi alle sue esigenze e restare fedeli al proprio coniuge caso eccezionale, speriamolo. R odolfo Plus - D I F R O N T E A L M A T R IM O N IO - pag. 49

V E R IT P R IM A E D O P O Aggiungiamo ancora\ se, prima del matrimonio, sarebbe conveniente, sotto pena di un inganno crudele, confessare il torto che si ha precedentemente causato al proprio coniuge dopo contratto il matrimonio sar saggio e prudente tacere assolutamente su ci che si potuto fare di biasimevole prim a delle nozze. Se prim a si avrebbe potuto parlare, ora, a qualunque prezzo, si deve tacere. R odolfo Plus - D I F R O N T E A L M A T R IM O N IO - pag. 48

L A SA N A M O R A L E Quando era vicario a S. Rocco, Pierre lErm ite ricevette un giorno la visita di una gio vane signora, che veniva a esporgli un caso di coscienza; si trattava di sviare la legge matrimoniale o, per parlare pi chiaramente, si trattava di prendere del matrimonio il pia cere dellatto procreatore, ingegnandosi poi di evitarne le conseguenze questo, benin teso, se fosse stato possibile senza offendere Dio. I l sacerdote richiam alla mente della signora le esigenze della sana morale. M a che cosa dir mio m arito? Quello che vorr! E se non ho denaro sufficiente? Iddio provveder... . E se io soccom bo? Avrete fatto il vostro dovere! D altronde, voi rischiate molto meno sottom ettendovi che facendo il contrario . R odolfo Plus - D I F R O N T E A L M A T R IM O N IO - pag. 28

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IN C A SO D I D IS G R A Z IA Si parla a volte di famiglia normale, volendo indicare con questo termine quella di tre figli. L espressione ba un senso di economia politica; l dove per sostituire il padre e la madre vi sono due figli e un terzo in caso di disgrazia la fam iglia non contribuisce ad abbassare la media della popolazione di un paese, e pu essere detta normale. Rodolfo Plus - L A M O R A L E C A T T O L IC A D E L M A T R IM O N IO

N O N M A N G IA R E I L C A P IT A L E C i sembra assolutamente necessario di porre in guardia i giovani m ariti contro un uso ecces sivo dei rapporti coniugali... L a buona gestione di un affare richiede infatti che non ci si preoccupi soltanto del presente, ma anche dellavvenire. L a condotta delle cicale non mai stata raccomandabile... I l matrimonio un contratto a vita: non da persone sensate il dimenticarlo, mangiando prematuramente il proprio capitale. Pierre D ufoyer - P E R T E F ID A N Z A T O E G IO V A N E M A R IT O - pag. 90

I L D IA P A SO N L a sola vera politica coniugale che sia logica ci sembra la seguente: non condurre la sposa al diapason sensuale del marito, di solito troppo alto, ma condurre il marito al concetto soprattutto affettivo dellamore, quale lo ha la sposa. Pierre D ufoyer - P E R T E F ID A N Z A T O E G IO V A N E M A R IT O - pag. 93

T R O P P O E T R O P P O PO C O I fidanzati baciano troppo e con troppo ardore la loro fidanzata; i mariti troppo poco e troppo freddamente la loro sposa. Pierre D ufoyer - P E R T E F ID A N Z A T O E G IO V A N E M A R IT O - pag. 94

A C T H U N G : D O N N A D I SE R V IZ IO Riguardo dunque alle donne di servizio, sia pure senza gelosie e infondati dubbi, vigila e previeni certe piccole cose che potrebbero da sciocchezzuole cambiarsi in veri pericoli. Anche quando giungerai nel pieno maggio dellam ore; non dimenticare e per te e per lui il marzo con i suoi venti di burrasca e l aprile con le fiorite improvvise. L a giovane cameriera no nostante il posto di inferiorit ha un cuore come il tuo di ieri, facile al sogno e alle illusioni. Basta un attimo perch si accenda e faccia fiamme. Angela Sorgato - A L B A N U Z IA L E - pagg. 37-38

L O R D IN E A L F A L E G N A M E D ue mesi fa ho visto la camera nuziale d uno dei pi giovani amici. C era una novit anche tra i mobili. L'inginocchiatoio non era semplice ma aveva due posti: per lui e per lei. Rotevano pregare uno accanto allaltro. E ra la prim a volta che io vedevo un inginocchiatoio doppio nella camera nuziale. L intuizione di quelle giovani anime aveva dato lordine al falegname. Carlo Carretto - S P IR IT U A L IT D E L L A F A M IG L IA - pag. 99

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Cam

il l a

C edern a

Il matrimonio (e il fidanzamento) rispettabile Dizionario dei luoghi comuni sullamore e la vita coniugale

AMORE Nel matrimonio lamore tutto. L amore, lamore, come se con lamore si mangiasse! L amore non esiste. Almeno in principio, un po damore ci deve essere. L amore come la felicit: non di questa terra. L amore come la sigaretta: si consuma e resta la cenere. E lamore uno strano augello, lo dice anche lopera. L amore una fregatura. L amore se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. L amore, e chi lha mai provato, e chi se ne ricorda, dopo tanti anni di matrimonio. L amore solo il primo amore. Ma s col matrimonio sai bene come succede: credi di amarlo, lo sposi, vengono i figli, il marito non ti interessa pi, lamore finisce, subentra labitudine, laffetto se vuoi e amen: questo nel migliore dei casi. Se i figli non vengono i casi sono due: il marito pretende, e allora ti stufi, una maledizione: il marito va per i fatti suoi, e ti stufi lo stesso perch quellaltra non si stufa per niente. L amore va bene per chi ha del tempo da perdere. I giovani sono molto pi bravi di noi: allamore non ci credono. L amore vero soltanto lamor materno. Di amore si muore, s, i cretini. L amore cieco, sfido, guarda la moglie dellEttore. L amore una cosa meravigliosa, s, giusto da cantarlo in musica. Amore amor portami tante rose, questa poi, chi le ha mai viste le rose? Amor che a nullo amato, lo vedi che non si capisce niente gi da come lo spiegano. Amore con la maiuscola, guarda cosa vanno a inventare, gi ma lo inventano apposta perch quello con la minuscola ha fatto il suo tempo. Parlami damore Mari, non ci resta che Mari. Cosa vuol sapere di me? Cosa ne penso dellamore? Le dir, ecco che io sono innamorata dellamore. Ogni gesto un atto damore, se non ci fosse Amore a muovere il Tutto, il mondo senza amore, creda a me cara, si ferme rebbe subito. Agli uomini togliete tutto, la casa, il lavoro, il nome, il voto, non gliene importa granch, provate a levargli lamore, e vedrete. Sar il mal damore, amore porta amore. L amore eterno, un amore vero, ma amore vero? Il vero amore non si scorda mai. O io son smemorata o tanti saluti. Sai cosa gli auguro a quel bruto? Un bellamore vero, come ce lo fanno vedere al cinema, con i suoi bei conti da pagare, i suoi sospiri, i suoi fazzoletti morsicati, la sua bella biondona che gliene fa di tutti i colori, e lui gi sul lastrico a pianger damore, e lui l da solo a lavarsi le camicie, e lui l

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a protestare perch gli spaghetti non sono al dente, e lui l con la lingua di fuori a ballare il twist sulla Costa Azzurra. L amore del secolo, eh gi, almeno uno ogni ventanni devono pur farci credere che c. Amore inutile, questa s che azzeccata. Amore romantico, ma fammi il piacere. Amor platonico, giusto se pensi a Platone. Amore fisico uh uh guardalo l il mio amore fisico come ridotto. Amore illecito, dal momento che non ci si sposa si pu anche comin ciare a crederci; amore impossibile, questo aveva la testa a posto. Amore mio, lo si dice oggi allamica che si detesta. Un amore tutto speciale, di quelle che dicono cos non mi fido, chi sa cosa c sotto. Dice che ha scoperto lamore, povera cara, ma s lasciala dire, ha tempo quella di cambiar idea. Afrodite, la dea dellamore, lo sapevi che era frigida? Me lha detto mio figlio.

AMORE FISICO Se non c lamore fisico inutile sposarsi. L amore fisico una gran fre gatura. Quando finisce lamore fisico ci son tante altre cose: i figli, la televi sione, le amiche, le commissioni, il tran-tran. Di solo amore non si vive. L amore lamore, ci vuol altro. Anche il fisico ha la sua importanza. Pensaci bene: sei sicura che ti piacer vederlo in pigiama, con la barba lunga, con la camicia da notte, con la faccia gonfia, col mal di denti, sudato?

AM ICIZIA Io allamicizia fra uomo e donna non ci credo. Io allamicizia fra uomo e donna certo che ci credo, guai se non ci credessi. O no per carit, siamo sol tanto buoni amici. Un uomo incapace di amicizia. Tutte quelle storie sulla amicizia fra uomo e donna, ma fammi ridere. Come amico benissimo, come uomo no grazie. Siamo amici da ragazzi. Sai, una di quelle amicizie che si trascinano da anni. Sono troppo amici per sposarsi. Quando subentra lamicizia lamore finisce. Un amore non un amore se non si basa sullamicizia.

APPROCCI E un tipo che fa approcci. Non un tipo da approcci. Con gli approcci non si sa mai dove si va a finire. Grazie a Dio lui approcci non ne fa, va dritto alla meta. Approcci e basta.

APPUNTAMENTO Vuoi saperne una? Non solo gli ha dato un appuntamento, ma non ci andata! Vuoi saperne una? Non solo le ha dato un appuntamento, ma non ci andato! Un appuntamento oggi, uno domani, fatto sta che oggi lei ha i pi begli astratti che si possan vedere, per non parlar poi dei gioielli. Ha ragione mio marito: in fondo gli appuntamenti devono essere solo per affari. Un appun tamento, cosa c di male? Soprattutto quando sei tu a farti aspettare.
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BACI Ma no non stato nemmeno un bacio vero e proprio: stato un bacetto. Bacio pi bacio meno cosa vuoi che importi finch si tratta di baci? E poi senti se uno ha da dire qualche cosa che non vuol dire, come fa a dirla se non ti bacia? Io non capisco le tragedie per un bacio. No, per gli uomini diverso: mica torniamo a casa sporche di rossetto, scherziamo. Ah beata te che te la sei cavata con qualche bacio. Fossero tutti cos. E poi in fondo, parliamoci chiaro, se non cedi ogni tanto, cos che ti ricordi quando hai sessantanni?

CARATTERE Un caratteraccio. Tutti gli uomini hanno un gran brutto carattere. Ancora da conoscere uno che abbia buon carattere. Il mio angelo: oh Dio quando ha i suoi cinque minuti meglio lasciarlo stare, ma poi gli passa subito. Un carat tere infernale. Un carattere angelico, proprio a lei doveva capitare. Quando va in bestia si salvi chi pu. Si accende come un fiammifero. E un cuor contento. Meglio non toccarci dentro. Il primo poi ad essere infelice lui, con quel carat tere. Io per fortuna ho un gran buon carattere.

CAVALLERIA Sopporto tutto, ma proprio che quando con me si volti a guardar le donne, questo no. Un cavaliere allantica, ti lascia il posto in tram, ti prende il braccio per farti traversare, ti d il passo, io credo che sia lunico. I mariti perdon subito labitudine: quando eravamo fidanzati era tutto premure, adesso entra prima lui, regali per il compleanno lonomastico eccetera dice che son robe per ragazze, gira in mutande. La cavalleria morta. Se un uomo non cavaliere meglio lasciarlo perdere. Lui cavaliere solo con la sua mamma.

COLPI, CO LPIRE E un colpo basso, avvocato. Quando colpisce colpisce. Senza esclusione di colpi. A lui piace colpire. Colpi a caso. Quello colpisce dritto. Colpo raffinato. Colpo gobbo. Colpisce alla cieca. Io se decido di colpire colpisco. Non si col pisce impunemente.

COSA E stata una cosa senza conseguenze, da parte mia almeno. O Dio, non stato facile, sai come sono gli uomini, ma lui, lui credo che ha sofferto. No, a mio marito non ho detto niente, mica scema. Non so se ha capito, credo di no, perch se avesse capito, allora tanto vale che tutto fosse andato come doveva andare, non ti pare? Non lho fatto unicamente, ma sei matta?, soltanto perch mi conosco: io in amore pretendo, allora lavrei voluto sempre in casa, e allora come fai a sapere, magari il personale parla, no no meglio di no; per stavolta

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andata cos. Be, dal momento che vuoi saperlo, stata una cosa, s stata una cosa; in quelle cose l premetto che sono come un uomo; prendo, lascio, e chi s visto s visto. Finisco, basta, chiuso, tuttal pi quando lo vedi sai che successo. Meglio cos, io credo che se mio marito sapesse sarebbe pi contento di sapere che andata cos, e che non ho fatto storie. E stata una cosa, come dire? Una cosa cos: lui ha cominciato, io ho cominciato, e poi, cosa vuoi, il pensiero dei figli, magari domani al cinema ci sediamo davanti a loro, magari tra un po vien fuori la frase va l che tu mamma... e allora ho preferito far finta di niente.

EDUCAZIONE La prima cosa leducazione. Sai cos il guaio, che lui non educato. Ci tengo molto alleducazione. Non vorrei che i miei figli crescessero come mio marito. Faccio di tutto perch imparino leducazione. Il matrimonio una scuola di educazione. Il matrimonio uccide leducazione. Educati si nasce, non c niente da fare. L educazione pu far molto. L educazione non conta: come ti spieghi che quei figli l sian riusciti cos bene con quei genitori, mentre invece quegli altri... Non tanto questione di educazione come di carattere: col carattere non c niente da fare. Guarda: educato come laltro, eppure... Educazione per educa zione, preferisco quella inglese. Gli uomini sono tutti maleducati. E un male ducato fatto e finito. Lui ci tiene molto alleducazione dei figli: son sberle che volano se no.

EVASIONE Non si evade mai, ci fosse magari, non so una piccola evasione. Oh! Poter evadere a un certo punto! Ci dovrebbe esser per legge unevasione al mese .per noi donne.

FERITA, FER IR E E una ferita aperta. Ferisce per il gusto di ferire. Ah se le ferite parlas sero! Ogni volta che parla ferisce. Non mi ferisca, la prego. Tutto, tranne che ferirmi. Non merito che lei mi ferisca. Ma lei proprio crudele, mi sta ferendo. Chi ferisce perisce. Ho delle ferite recenti. Mi dolgono ancora certe ferite Che gusto ha a ferirmi? Feriamoci un po. Mi ferisca, mi uccida, ma non mi disilluda.

F IG L I Son del parere che se vengono bisogna prenderli. Un matrimonio senza figli non un matrimonio. Figli? beh, adesso un po presto: dopo, due non di pi. Due il numero giusto. Poveretta, aspetta il quarto, se fossi in lei io mi ribellerei.
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F IG L IE FEMM INE Almeno tu che hai un maschio, avrai qualche soddisfazione. Un maschio sempre un maschio. Le femmine, poi, una volta sposate, son tutte per i suoceri.
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F IG L I MASCHI Beata te che hai una femmina, almeno quella ti far compagnia. I maschi, sai come sono, han la loro vita, e poi una volta sposati, si affezionano ai geni tori di lei. Se poi c una guerra ti saluto.

MARITO Un marito fa sempre comodo. Be, dopo tutto tuo marito, non lho mica scelto io. L hai voluto? te lo tieni. Se cominci adesso a viziarlo, vedrai dopo1 I mariti certe cose meglio che non le sappiano. Chiss cosa crede, solo per il fatto di essere il marito... E un buon marito. Be, come marito, direi pessimo. Anche gobbo, ma un marito ci vuole credi a me. S, fa la spiritosa a non voler prender marito, vedrai come ti mangerai le unghie, e sar troppo tardi. I mariti son tutti uguali. I mariti certe cose non le capiscono. Per loro noi siamo sempre qui in panciolle a fumare e ad andar dalla sarta. Esaurimento nervoso, stress , spleen , surmnage , loro non ci credono! Per il solo fatto che lavorano, come se noi... E la macchina, tu riesci a metterci un piede sopra? E a teatro riesci a portarlo? E al cinema, riesci a vedere i film che vuoi? E la televisione riesci a non vederla? E della sua mamma, riesci a parlargliene? Io son del parere che un marito qualche avventura prima deve averla avuta. Cara te, meglio prima che dopo. Il guaio quando si mettono in testa di essere dei ragazzini a cinquantanni. Be se capita qualche cosa dopo il matri monio, io son del parere di chiudere un occhio, dopo tutto mio marito. E poi col complesso di colpa di solito rendono di pi. Si provi a farmi qualche scherzo, ch vede! Ci fosse almeno la parit dei diritti, nossignore, fossi io a farlo mi caccia subito fuori dalla porta. Faccia il diavolo che vuole, ma lo faccia bene, ah questo s. Anche il tuo ha la smania del cane? Dice che lunico che lo capisce Mai un pensiero che sia un pensiero, che so, un fiore, un marron glac , un pro fumo. E a Messa, il tuo riesci a portarlo? E contrario al divorzio anche il tuo? Tutti uguali. Anche il tuo cos noioso per la pancia? E qui c un rotolo, e cos questo: un rouleau? . E oggi niente spaghetti, e a esser giovane bisognerebbe far la ginnastica. E tu, riesci a fargli smettere con la brillantina? Dio, quegli aloni sul cuscino!

M ATRIM ONIO E la tomba dellamore. Il matrimonio, perlomeno com in Italia, una catena. E una palla al piede. Di matrimonio si muore, questo s che dovrebbero
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scrivere. Il matrimonio? Ma guardati intorno, e dimmi cosa vedi. Sai cosa ti dico? Oggi gli unici matrimoni che van bene sono i matrimoni combinati. C la televisione, si va nella luna, i cibi si vendono gi belli confezionati col loro veleno, si ingrassa un pollo solo a tenergli la luce accesa in testa, le pi famose vedettes sono sergenti anchilosati, certi bambini non ce la fanno a tenere il conto dei loro pap, si partorisce radiocomandate, e il matrimonio rimasto tale e quale come duecento anni fa. Il matrimonio una galera. Il matrimonio, ti dir una cosa, va bene per la gente modesta, senza aspirazione, bella tranquilla per la sua strada; allora va benissimo, poverelli. I sacrifici, i figli, la credenza, il credenzino, tanti soldi tante scarpe, questo mese niente cinema, questaltro ci sta il gelato, domani il bucato, domenica lesso, se esci tu non esco io, io non esco senza di te, i figli in camera, che regalo vuoi? vorrei tanto un lenzuolo e tu cosa? io i guanti, e via di questo passo. Non c pi spirito di sacrificio, come ha ragione la mia mamma! Guarda lui, se si scomoda di un millimetro dalla sua poltrona, potrebbe venir gi il soffitto che non si sposta.

STIMA Lo stimo molto. Quanto a stimarlo, lo stimo. Se nellamore non c la stima, guai. L amore per me prima di tutto stima. E molto stimato dai suoi capi.

STUPIDA E una di quelle stupide che crede sempre di essere sposata, subito dopo. E cos stupida che gli crede. Figurati che nella sua stupidit credeva che le ragazze per bene gli piacessero davvero. S, stupida quella l, raccontalo a un altro: con quella sua aria di stupida, guarda qui che appartamento. Stupida s, stupidissima anzi, ma di quello stupido che rende. Ah benissimo, se stupida sar fortunata. O Dio, una bella stupidona, ma una stupidona drittona. Figlia mia, ti conviene esser stupida. Tanto con gli uomini perdi tempo a ragionare: loro capiscon una cosa sola. Dio che gioia: ho una figlia stupida.

STUPIDO Prima di tutto stupido non : guarda che posizione si fatta, e che mac china, voglio vedere io i tuoi intelligentoni. O Dio, uno stupido come ce n pochi: non s ancora accorto che sua moglie lo . Stupido stupido, si fa presto a dire: se fa finta di niente con lei e la sopporta ancora vuol dire che chiss cosa gliene combina lui. Stupido per stupido, preferisco lui, almeno ricco. Stu pido per stupido, preferisco lui: almeno beneducato. Se stupido chi dice pane al pane e vino al vino, scusa, viva la faccia. Dicono che non uno stu pido: io due parole come si deve a una donna non gliele ho mai sentite dire. Dicono che uno stupido: per da come se l cavata con quella cretina un genio. Ma cara, il marito deve essere stupido, non sai che garanzia!
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TELEFO N O
Anche a te, d, fanno quelle orribili proposte per telefono? Il telefono larma dei timidi. La telefonata lideale perch lascia il tempo che trova. Puoi far sempre dire che non ci sei. Col telefono puoi giocare, come alla battaglia navale: colpito affondato vinta catturata. E poi in fondo quando ti danno il numero del telefono e non telefoni bellissimo. Quasi quasi gli telefono. O Dio il telefono, sar mica lui. Il telefono poi va bene in certe ore: ti va via la cuoca, i bambini sono cattivi, lui un diavolo, per fortuna che arriva quella tele fonata a ristabilire lequilibrio. Magari venisse il giorno che si fa tutto per tele fono. Poi si pu sempre attaccare, vuoi mettere? Un colpo di telefono, una telefonatina, un intrallazzo telefonico, un contatto, lapparecchio guasto, ma sa che lei ha un numero stranissimo? Non sento pi, deve ripetere. Mi rompe i tim pani, parli pi piano, S, mi piace molto il telefono.

UOMINI Sono tutti uguali. Sono tutti dei maiali. Sono tutti dei bambinoni. Gli uomini vogliono tutti una cosa sola. Cosa ti meravigli? un uomo. Hanno tutti il complesso materno. Gli uomini? meglio non parlarne. Discorsi da uomini. E gi un uomo, ha le sue amichette. Lasciamo gli uomini soli. Un uomo in casa tutto il giorno, non ne posso pi. Un uomo che non lavora a che cosa serve? E un uomo di casa perfetto. E un homme femmes . E un uomo sui generis . E un uomo-uomo. E un uomo vero. E un uomo italiano, detto tutto.

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a b r ie l l a

P arca

Amore a scatola chiusa

Tempo fa, in un paese della Sicilia, vidi una vecchia oleografia popolare, intitolata Il sogno del matrimonio . Raffigurava una ragazza dormente che sognava una casa, un giardino con una fontana nel mezzo, dei bambini e uno stuolo dangioletti che sorreggeva il velo nuziale, svolazzante come una ban diera. Cera tutto, meno che lo sposo. Lo sposo era evidentemente unentit trascurabile, presente solo come una causa attraverso i suoi effetti. Il matrimonio una fortuna che non a tutte capita, comment una ragazza, vedendomi guardare loleografia. E io avrei voluto mettere questa frase come una didascalia sotto il quadro, perch ci stava a perfezione. E tutto assieme, quadro e didascalia, potrebbe simboleggiare latteggiamento mentale di molte donne nei confronti del matrimonio. Che cos infatti da noi il matrimonio, se non il sogno di una posizione stabile e sicura, che garantisca una casa, lautorizzazione ad avere dei figli, e soprattutto il mantenimento proprio e di questi ultimi? S, qualche volta si mette in programma anche lamore, ma le persone pi ragionevoli che la sanno lunga, ritengono che una cosa il matrimonio e unaltra lamore. Carlo non uomo, ma un marito! sentenzi una volta una ragazza che si lamentava del pessimo carattere del suo fidanzato, tanto che le avevochiesto se era sicura di poterci andare daccordo dopo sposata. Al marito, e ancora di pi al futuro marito, tutto si perdona, purch sia in grado di procurare una certa sicurezza economica. Solo su questo punto, generalmente, non si transige. E molto spesso, infatti, quando tale sicurezza viene a mancare nella misura che era stata prevista, il matrimonio fallisce. Mi raccontava un uomo avvilito, da poco abbandonato dalla moglie: Non
abbiamo mai raggiunto una vera armonia sessuale, ma negli ultimi tempi le cose stavano migliorando, e credo che con molta pazienza e buona volont ci saremmo riusciti. Senonch io ho cominciato a guadagnare di meno. E poich mi ero indebitato per comprare i mobili e mettere su casa, ci siamo trovati in gravi ristrettezze. Questo mia moglie non me lha mai perdonato. I nostri rap porti sono nuovamente peggiorati, e un giorno lei tornata dai genitori por tandosi via nostra figlia. Adesso, se tardo qualche giorno a darle lassegno, non me la fa neanche vedere. Per telefono mi dice: vedrai la bambina quando mi 55

darai i soldi. E pensare che lei lavora e guadagna abbastanza. Ma chi glielo fa capire che ha lo stesso dovere che ho io a provvedere a nostra figlia? Per il semplice fatto che lho sposata, questo dovere ce lho solo io .

Che la donna veda nel matrimonio una sistemazione , tanto che nel linguaggio corrente le due parole sono diventate sinonimi, fuori dubbio. Ma anche da parte delluomo la componente economica tuttaltro che trascurata, quando fa la sua scelta. In Abruzzo, ad esempio, ad una ragazza della piccola borghesia si richiede o limpiego, che generalmente un posto da insegnante elementare, o il quartino , ossia il quartierino, lappartamento. E se una ra gazza ha luno e laltro, pu aumentare le sue pretese, fino a sposare un pro fessionista; altrimenti, con uno solo dei requisiti, dovr accontentarsi di un impiegato. In Sicilia, anche una ragazza disonorata potr sposarsi, se ha una buona dote. Chiesi ad un giovane operaio quanto deve portare in questo caso una ragazza della sua condizione. Trecento mila lire per lo meno, se ha passato lu guaiu, mi rispose e deve accontentarsi di un uomo inferiore . Fra gli uomini inferiori, mi spieg poi, ci sono i disoccupati, i venditori ambulanti e quelli che non hanno un mestiere ben definito. Se difficile, in generale, stabilire quanto incida la parte economica in un matrimonio nato da una pi o meno libera scelta, i matrimoni combinati attra verso gli annunci dei giornali o le agenzie, ci offrono al riguardo una documen tazione di primordine. N si deve pensare che questi casi rappresentino unec cezione alla regola di un costume: se mai ne sono unesasperazione, perch mettono in evidenza desideri, timori, speranze, stati danimo, che in generale vengono nascosti, sia pure incosciamente, dietro il paravento dei sentimenti. (Con questo non si vuol dire che i sentimenti e la reciproca attrazione non esistono, ma solo che non sono i principali fattori di una scelta matrimoniale). Gli annunci e le schede delle agenzie sono un po come i sogni, che al lanalisi dello psicanalista rivelano la parte pi segreta e repressa dellinconscio. Fortunatamente per noi, questi sogni sono piuttosto chiari e non hanno bisogno di una complicata interpretazione. Spesso, anzi, ci vengono ammanniti gi rias sunti nei punti principali, e non ci resta che prenderne atto. E ovvio che chi ricorre agli annunci o ai sensali per trovare una moglie, o un marito, ha gi sperimentato senza successo sistemi pi diretti e meno im barazzanti: quindi le sue pretese sono un po diminuite. Ora come mai, ci chiediamo, esse non solo non diminuiscono, ma addirittura aumentano per quanto riguarda la posizione economica del coniuge desiderato? Barone, dottore commercialista, sposerebbe attraente bruna agiata indipendente sola od orfana, generosit cuore, possidente podere agricolo boschivo collina panoramica, preferibilmente marina toscana .

Questo annuncio apparso su un giornale fiorentino, ci rivela il sogno di un barone squattrinato, non pi giovane (altrimenti avrebbe indicato let) che punta tutte le sue risorse di scapolo su un podere boschivo ecc. ecc.; di cui la donna, sola od orfana, solo un complemento, o magari un inevitabile accessorio. Quanti uomini, desiderando qualche cosa unautomobile o un apparta mento, una carriera brillante o un seggio parlamentare e convinti di non poterci arrivare con le proprie forze, cercano di arrivarci, e magari ci riescono, con un buon matrimonio?
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Ed ecco lequivalente femminile, in un annuncio di un settimanale spe cializzato , che ha smesso da poco le pubblicazioni: Lettrice giovane, carina, moderna, faccio appello ai lettori che desiderano
trovare il vero amore, per desidero un uomo di mezza et, fine, colto, di con dizioni finanziarie buone, che possa aiutarmi avendo molto bisogno, in cambio gli offrir un grande amore. Inviare foto e non scrivere senza i requisiti ri chiesti . Qui il grande amore viene offerto a scatola chiusa, al migliore offerente. Evidentemente questa ragazza moderna e carina conosce un sistema infallibile

per innamorarsi di un portafoglio ben fornito. Ed eccone unaltra, che nonostante la confessata timidezza, dimostra di avere le idee chiare riguardo al futuro compagno della sua vita: Signorina 25enne, timida, figlia di agricoltori proprietari terreno, corri sponderebbe scopo matrimonio con proprietario terreno che possegga macchina . La macchina pare sia un requisito quasi indispensabile nelle combinazioni matrimoniali, tanto vero che unaltra inserzionista sente il bisogno di speci ficare che lei pu farne a meno: Signorina quarantenne, nobile di nascita e di sentimenti, sposerebbe leale,
intelligente, disinteressato, et adeguata. Non pretende n auto, n vita bril lante. Si prega precisare altezza, titoli di studio, professione .

Non bisogna dimenticare, per, che in questo caso entra in gioco let, la quale, assai pi di un innato disinteresse, fa diminuire le pretese. Anche perch sulla soglia dei 40 si affaccia nelle richieste femminili un altro elemento mo deratore: la paura della solitudine. Fino a quel momento, tuttavia, si continua a sperare nel miracolo. Eccone un esempio: 35enne, alta 1,68, snella, bionda, dicono molto simpatica, priva di
conoscenze in questo paese in cui sono costretta a risiedere, vorrei incontrare un uomo che sappia apprezzare soprattutto i dolori spirituali, buono, colto, distinto, ricco e che si senta d illuminare la mia triste e solitaria vita . Non facile immaginare quale dolore spirituale questuomo dovrebbe saper

apprezzare probabilmente la ragazza ha un difetto fisico o un figlio illeggittimo tuttavia a questa qualit non deve andar disgiunta la ricchezza, conditio sine qua non per concludere il matrimonio. Fine psicoioga, ben conoscendo le umane debolezze, una torinese cos si presenta nellannuncio di un quotidiano cittadino: Sono una ragazza 32enne, bella e benestante, ma sfortunata nellamore.
Illibata, alta 1,68, indipendente, ho un bel negozio di stoffe, confezioni e sar toria (che potrei anche dare in gerenza ricavando 120.000 lire mensili). Sar pure ereditiera per circa 50 milioni. Vorrei un marito bravo e affettuoso, edu cato e distinto, che non sia parassita ma abbia un suo lavoro od impiego. Non oltre 50enne .

Si pu essere certi che con simili argomenti, cos dettagliatamente roman tici, linserzionista ha ricevuto molte risposte. C solo da chiedersi: come mai finora gli uomini sono rimasti insensibili a tante virt? Sullo stesso terreno, dallaltra parte della barricata, si fa avanti un cam pione del miracolo italiano su un quotidiano di Roma: Vero signore, nei modi e nellaspetto oltre che per posizione sociale ( fio
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rente industria in Italia e ingenti capitali negli Stati Uniti ) 50enne conosciutis simo, deluso bellezza femminile non accompagnata da nobilit di sentimenti, ha deciso sposare in tre mesi una donna che lo meriti veramente. H a gi pronto un principesco dono di fidanzamento . Nessuno speciale requisito richiesto, tranne quello di meritare veramente,

a giudizio dellinteressato, un simile nababbo. Chi vincer la gara, fra le nu merosissime candidate che si presenteranno? Probabilmente qualcuna che riu scir a convincerlo che non lo sposa per interesse, ma per un autentico senti mento damore. Meno fantasiose degli annunci economici, le agenzie matrimoniali ci forni scono una specie di listino di borsa, che probabilmente lo stesso che regola, salvo qualche eccezione, il mercato libero, cio le domande e le offerte nei matrimoni non combinati. In esso si tiene conto anche dellet e della pre senza : un ingegnere di 35 anni, ad esempio, pretende dai 10 ai venti milioni di dote e una donna giovane; un medico idem, ma se uno specialista con studio avviato, le sue pretese aumentano; un professore si accontenta di una laureata attiva, ossia che lavori, purch abbia almeno dieci anni meno di lui. Per una signorina ultraquarantenne , bruttina ma con qualche milione di dote, pu essere un buon partito anche un signore settantenne, se distinto e ben por tante. Un ragioniere bassino, ma con macchina, pu aspirare ad una professoressa; senza macchina dovr accontentarsi di una casalinga o di una piccola im piegata. Come segno dei nuovi tempi, lillibatezza non pi molto richiesta. Al contrario, un titolo nobiliare ha ancora il suo peso sul piatto della bilancia, spe cialmente se sullaltro piatto ci sono dei milioni nuovi di zecca. Una profes sione un po in decadenza, naturalmente dal punto di vista delle richieste, quella di militare: pare che solo donne non pi giovani, sentano oggi il fascino della divisa. Se poi dalla fase preliminare passiamo al matrimonio vero e proprio, ve diamo che lelemento economico si presenta sotto altri aspetti. Cosa importantissima, nel nostro costume, la cerimonia . Se questa manca pare che non vi sia neanche il matrimonio. Infatti in alcune zone del Meridione, particolarmente a Napoli e dintorni, c lusanza di sposarsi prima in municipio con valore di semplice promessa e in seguito, spesso dopo anni, in chiesa con grandi festeggiamenti. Ed solo a questo punto che il ma trimonio si considera valido e gli sposi incominciano la loro vita coniugale, mentre dopo il matrimonio civile avevano continuato a comportarsi come semplici fidanzati. Alcuni ritengono che la bassissima percentuale di matrimoni civili in Italia (appena il 3 per cento) sia dovuta non tanto alla tradizione religiosa, quanto alla mancanza di una cerimonia in municipio. Come pu la sbrigativa unione davanti al delegato in uno squallido ufficio reggere al confronto con il s pronunciato nella chiesa addobbata, con musica, coro di voci bianche, entrata trionfale della sposa, folla in ghingheri di parenti ed amici? E chiaro che lesi genza un po istrionica di noi italiani, di esteriorizzare al massimo ogni avveni mento, rimane delusa. Del resto questa esigenza labbiamo in comune con i vari popoli primitivi, dagli africani agli abitanti delle isole del Pacifico, i quali per hanno dei riti matrimoniali molto pi ricchi di fantasia.
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C anche unaltra ragione che spinge a mobilitare lintero parentado e lesercito di amici e conoscenti: una ragione tutta pratica, ossia il desiderio di ricevere pi regali possibile. Solo leggendo la piccola posta dei settimanali femminili della borghesia, ci si pu rendere conto dellimportanza che assume questa voce nella pre parazione delle nozze. Il regalo non unofferta spontanea, come sottintende la parola, ma un obbligo, sulla cui entit materiale non si transige. Una mia vicina di casa, con cui sono in buoni rapporti di amicizia scrive una lettrice per le nozze di mio figlio mi ha mandato un cestino portagrissini dottone, cos modesto che mi apparso un vero affronto. Glielho rimandato subito, senza commenti. Ho fatto male? . E unaltra: In occasione del mio matrimonio, ho ricevuto da una zia piuttosto ricca due miniature. Prima di appenderle in salotto, ho voluto portarle da un anti quario per farle valutare, e con sorpresa mi sono sentita dire che si trattava di ben fatte riproduzioni a colori. Come far capire alla zia la nostra indignazione? . L indignazione raggiunge il culmine, quando allatteso regalo si sostituisce un semplice mazzo di fiori o qualcosa che gi si possiede, cos che il dono risulta inutile. Perci le offerte pi gradite sono quelle in denaro, e per procurarsele le gentili sposine passerebbero sopra ai cadaveri. O almeno alle polmoniti dei vecchi zii, come dimostra questa lettera di una ragazza lombarda: Ho un vecchio zio che sarebbe disposto a farmi da testimone alle nozze, ma mi ha fatto capire che non intende venire in chiesa senza cappotto a causa dei rigori della stagione. D altra parte io sposo in lungo , con lo sposo e i testimoni in thight, quindi il cappotto dello zio sarebbe unorribile stonatura. Come posso convincerlo a rinunciarvi per quel giorno? Farei volentieri a meno di lui, ma so che ha preparato un regalo di 150.000 lire... . Non tutte le spose, per, sono cos egoiste. Per amore di un grosso regalo, qualcuna sarebbe disposta anche a sacrificare se stessa e quanto ha di pi caro, il marito, durante il viaggio di nozze. Risulta da unaltra lettera: Devo molto ad una cugina del mio fidanzato che ci ha dato la possibilit di conoscerci e provveder a fornire la nostra casa di tutti gli elettrodomestici. Poich so che desidera molto viaggiare, potrei proporle di venire con noi in viaggio di nozze a Istambul, dato che il biglietto in grado di pagarselo da sola? . Dopo il matrimonio, per, cominciano altri problemi, che non si possono risolvere con il peso del portafoglio: i problemi della convivenza. Sono molti, ma non accenneremo che ad uno, con le parole di una giovane moglie che scrive da una cittadina del Sud: Sapeste quanto difficile essere donna, nel sud! Gli uomini ci vogliono bambole o Madonnine da strapazzo. Non bisogna essere calde, non fredde, non intelligenti perch lintelligenza pericolosa e scoccia, non stupide perch la stupidaggine annoia... . Ed ecco la ricetta della consigliera : Occorre essere furbe e non sbagliare i tempi-, calde e fredde al momento giusto, intelligenti a proposito (e in sordina), apparentemente sottomesse e
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docili. Credimi, tutto il mondo paese. Anche a Roma, a Parigi, a New York le regole del gioco sono le stesse .

Cos, dopo aver creato per la donna la professione di moglie, una profes sione stabile, sicura, oggi la borghesia si accorge che le cose non vanno pi tanto liscie e consiglia una correzione: moglie furba . Calda o fredda a volont, intelligente o stupida a seconda delloccasione. Un robot-termosifone. Una cosa. Niente. E consoliamoci, perch tutto il mondo paese.

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Sceneggiatura del film

LAPE REGINA
di Marco Ferreri

L e fotografie che illustrano questo volume sono tratte dal film L ape regina .

INCEI FILM presenta Un film prodotto da HENRYK CHROSCICKI e ALFONSO SANSONE


per la SA N C R O F IL M - Roma F A IR F IL M - Roma M A R C EA U -C O C IN O R - Parigi

Vera R A G A Z Z I E lvira P A O L O N I Edvige R O C C O Jaqueline P E R R IE R Francis L A N E M ario G IU S S A N I U go R O S S I Luigi SC A V R A N Pietro T A T T A N E L L I A iuto Regista Giancarlo SA N T I A ssistente M isha A S H E R O F F Operatore alla macchina D anilo D E S ID E R I A ssistente Operatore Franco M A R IN O Sarta M arcella G IO V A N N E T T I Truccatore N ilo JA C O P O N I Parrucchiere Sandro JA C O P O N I Assistente al M ontaggio A da G R IM A L D I A ssistente Scenografo G iuseppe R A N IE R I (C.S.C.)

UGO TOGNAZZI MARINA VLADY L APE REGINA di MARCO FERRERI


con Walter G ILLE R
L inda S IN I Riccardo F E L L IN I Ig i P O L ID O R O N ino V IN G E L L I Achille M A IE R O N I Renato M O N T A L B A N O

Direttore di Produzione Ilio RO VELLI Ispettori di Produzione Antonio N EG RI Antonio PALUMBO 63

(C.S.C.)

Segretari di Produzione Marcello BERNI Ezio RANZINI Roberto GIUSSANI Direttore della fotografia Ennio GUARNIERI Montaggio Lionello MASSOBRIO Musica Teo USUELLI Da una idea di Goffredo PARISE Soggetto e Sceneggiatura Raphael AZCONA Marco FERRERI Con la collaborazione di Diego FABBRI Pasquale FESTA CAMPANILE Massimo FRANCIOSA Scenografia Massimiliano CAPRICCIOLI Arredamento Rosa SANSONE Massimiliano CAPRICCIOLI Costumi Luciana MARINUCCI

Costumi M ICANO LO FARO Tecnico del Suono Bruno M OREAL Adriano TALONI Fotografo di scena Glauco CO RTINI Hanno cantato Armando BOSCO Desi LUM INI Tony PIACERI Edizioni musicali Messaggerie musicali Sviluppo e Stampa ISTITUTO NAZIONALE LUCE Tecnico della Stampa Vincenzo VERZINI Doppiaggio C. I. D. Sonorizzazione N. I. S. FILM Pellicola DUPONT

Regia di MARCO FERRERI

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1 . Convento. Cella Padre Mariano. Interno giorno


Il quadro luminescente di un cranio di un uomo. apparecchio radiologico immerso (Un nelloscurit m ostra ronzio elettrico, il

teso)

L e mandibole del cranio si muovono e sopra il ronzio si ode la voce di Alfonso.


a lfo n so

Sposarm i con chi? Eh, scusa...

Il quadro di fosforo scende lungo il corpo delluomo scoprendo le clavicole, il torace, il bacino di Alfonso. Risale, misterioso, e si arresta al torace. Le mani di Padre Mariano, il medico che sta visitando Alfonso, entrano nel riquadro luminoso, scheletriche, palpando, toccando.
p a d r e m a r ia n o

: Come con chi?... G irati un momentino, scusa... Adesso respira fondo... unaltra volta... Come con chi? Che discorsi... Co na brava ragazza, seria, onesta, di buona famiglia... te lo devo dire io con chi?

L esame radioscopico finito. Nello stesso istante che Padre Mariano fa scattare la mano pola dellapparecchio, si accende la luce. (C essa il ronzio) Alfonso spunta con la testa da dietro il riquadro di vetro opaco guardando il medico. Pa dre Mariano si avvicinato a rapidi passi al muro e con un gesto secco apre le pesanti tende che coprono un finestrone. L a luce del giorno invade la stanza. Sono in una cella di convento, ampia, dai soffitti alti e a volte, di un biancore abbacinante. Sul fondo tro neggiano i due apparecchi radium, uno per le radioscopie, un altro per le lastre e appli cazioni Roentgen. Pi avanti il lettino, una vetrinetta zeppa di campioni di medicinali e un pesante, elegante tavolo fratino colmo di libri. D ietro la scrivania un cupo quadro del seicento, san Lorenzo con la graticola. Alfonso esce da dietro lapparecchio; a torso nudo e mostra let che ha: quaranta anni. V a verso la sedia, si infila la maglia e la camicia.
a lfo n so

E allora? Andiamo bene... o no?

Padre M ariano, dopo aver tirato le grosse tende, si toglie il grembiule di gomma allacciato sopra la tonaca. E un domenicano dallaria molto simpatica, forse di qualche anno pi giovane di Alfonso.
padre m a r i a n o : Benissimo, neanche unombra. Niente, niente... Sai cosa? I l fegato ingrossatine, stupidaggini, ce lhanno tutti... M a meglio bere poco... evita i liquori...

Padre Mariano fa una pausa e si dirige al piccolo lavabo, su cui stanno appese alcune lastre che lo obbligano ad abbassare il capo. Si lava le mani.
p a d r e m a r ia n o :

Senti, quand che mancata tua mamma? L altr'anno mi pare...

Alfonso si rivestito completamente. Un giovanottone cordiale, dallaria sportiva, elegante, giacca di cachemire, spacchetti. G li affari gli sorridono e anche la vita.
a lfo n so

N el cinquantanove, in dicembre, lotto dicembre.

: Sai che ci penso spesso... che gran donna, mah... in ogni modo, per tornare allargomento, Alfonso ora di sposarsi... perch se non ti decidi adesso che hai quarant''anni... che sei solo, libero, gli affari vanno bene... N on vanno bene? a l f o n s o : Non posso lagnarmi... M a io Mariano sono d accordo con te... Non credere
p a d r e m a r ia n o

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mica... M a tu d'oggi, una

non ti rendi conto che una difficolt... che incognita... Non facile trovare, credi a me.

il matrimonio, 'al giorno

Padre M ariano si asciuga le mani e si avvicina alla vetrinetta dei campioni. Parla cercando fra le scatole di prodotti, leggendo rapidamente il nome dei farmaci finche sceglie due flaconi.
padre m a r ia n o :

Ecco, guarda... due al giorno, alternate...

In questo momento, proprio mentre stanno uscendo dalla cella, entra fratello G iulivo, un fraticello malvestito, dallaria infantile nonostante let, con un musetto da roditore, da castoro. Proprio per questa sua boccuccia da roditore parla da roditore, quasi mugolando, allegro, come se stesse appunto rosicchiando qualcosa, una noce.
fra tello g iu l iv o

...astre.

Padre Mariano lo accarezza sulla tonsura e G iulivo smette di rosicchiare il niente per at teggiare la bocca a un sorriso gi un poco commosso.
padre m a r ia n o

N o, fratello Giulivo, niente lastre... grazie... bravo, bravo...

Fratello G iulivo batte due volte le mani contentissimo e ancora pi commosso nel vedere Alfonso.
fr a tello g iu l iv o

...ene?...

Alfonso sorride, ma si attende espansioni eccessive e infatti


a lfo n so

Benissimo, grazie, bene...

2. Convento. Chiostro. Esterno giorno


L a porta della cella di Padre Mariano si apre su un chiostro di convento. N el centro c un giardino, con piante disordinate e lussureggianti, simile a un orto botanico. (Intenso pigolio d uccelli) Padre Mariano si dirige verso il fondo del corridoio accompagnato da Alfonso, e da Fra tello G iulivo che non sa come esprimere i suoi moti di affetto. Afferra con tutte e due le mani quelle di Alfonso, per stringerle, ma laffetto essendo grande, con un saltino raggiunge le guance di Alfonso e le bacia. Poi congiunge le mani tristemente.
fra tello g iu l iv o

...or et marna... or et marna...

Alfonso lo allontana impercettibilmente da s e con un gesto di rassegnazione:


a lfo n so

I l Signore ha voluto chiamarla...

Fratello G iulivo annuisce varie volte associandosi al gesto di Alfonso. Padre M ariano e Alfonso camminano sotto una parete affrescata da una scena infernale; un vecchio affresco dove ancora appaiono chiari angeli peccatori, dame e cavalieri. Alfonso rivolto a Padre Mariano:
a lfo n so

H o avuto delle fidanzate...

Per tutto il lungo monologo di Padre Mariano i due passeggiano avanti ed indietro sotto questa visione infernale e alle loro due teste si assommano teste di m ostri e di uomini.

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Amanti. Chiamale come vuoi. p a d r e m a r i a n o : Eh, n o! Non questione di chiamarle. D ue cose diversissime. a l f o n s o : Beh, io non vedo... Forse perch tu, Mariano, non hai esperienza di que ste cose... lo capisco bene... questo vestito... anzi una fortuna che ci siano dei preti come te...
pa dre m a r ia n o : a lfo n so

H a allungato la mano e gli ha toccato la tonaca. Padre Mariano lo guarda immobile, severo:
padre m a r ia n o :

Alfonso, non permetto che si scherzi

m i n im a m e n t e

su queste cose.

Alfonso fa per spiegare, parlare.


padre

( s e c c o ) : N on perm etto! Allora cambiamo discorso se ti sei offeso. p a d r e m a r i a n o ( p i m o r b i d o ) : L e cose le devi approfondire se vuoi capirle, e solo dopo che le hai capite puoi sperare di cambiare vita. a l f o n s o : Approfondiam o pure. Avanti.
m a r ia n o a lfo n so

Padre M ariano fa un movimento, due passi, si concentra, ritorna su Alfonso: docente.


padre m a r ia n o :

L a questione risiede tutta nel... seme .

e fissa Alfonso.
a lfo n so

p a d r e m a r ia n o :

Sem e? Seme... di che? I l tuo seme , di uomo... il seme princpium vitae .

A lfonso abbassando la testa, vergognandosi un p o , imbarazzato.


a lfo n so padre

Scusa ma che centra il seme con il nostro discorso?

m a r i a n o : Proprio quello invece! Stiamo parlando di cose importanti, mi pare! D i am plessi liberi o consentiti... peccaminosi o virtuosi...

Alfonso ha la testa bassa. ...Non c niente da vergognarsi. Chiamiamo le cose col loro nome! (una brevissima pausa). Finora i tuoi am plessi con le persone dellaltro sesso sono stati liberi e pecca minosi: s o no? Rispondi.
a lfo n so padre

Beh... s...
(a b ru c ia p e lo ):

m a r ia n o

E perch?

ALFONSO:
padre

Perch?... A llora te lo dico io. Tutto dipende dalla direzione del seme .

m a r ia n o :

Alfonso alla parola direzione alza la testa.


p a d r e m a r i a n o : N el primo caso cio le amanti la direzione del seme una, nel secondo caso invece voglio dire la sposa la direzione unaltra, tuttunaltra!

Alfonso del tutto sbigottito:


a lfo n so

: Come come, scusa... Io non sapevo proprio che si potesse cambiare anche direzione... N on lo sapevo...
m a r ia n o :

padre

Come non lo sapevi?

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ALFONSO:
padre

M i potessi... se lo sapevo! M a rifletti un po con me...

m a r ia n o :

a lfo n so

R ifletto, rifletto...
:

p a d r e m a r ia n o a lfo n so padre

N el primo caso...

L e amanti. Gi. T u impedisci al seme , principium vitae, di giungere al suo

m a r ia n o :

fine...
a lfo n so padre

Quale sarebbe? (severo, serio): Quello generandi .

m a r ia n o

a lfo n so padre

Generandi?...

L a generazione di nuove vite, s, la procreazione fine unico, natu rale dellatto sessuale...
m a r ia n o : a lfo n so padre

M a io ti ho gi detto che voglio sposarmi, metter su famiglia.

m a r i a n o : M a mai possibile che tra le tante tu non conosca una persona seria... di famiglia religiosa... per esempio, non so, tra le associazioni cattoliche...

Alfonso si stacca da Padre Mariano e lo guarda:


a lfo n so

: M a come, Mariano... una figlia di M aria, bigotta... per carit... ma andiamo... non scherzerai mica...

Padre M ariano si avvicina alla porta di una cella, dove su unampia con una papalina in testa, una papalina di lana nera, sta seduto al sole frate Lorenzo. Sta lavorando a maglia, un lungo calzerotto bianco.

poltrona di vimini, un frate vecchiotto,

p a d r e m a r i a n o : Macch bigotta... parlo di una persona religiosa... le due cose non escludono affatto...

Padre M ariano abbassa con un dito le palpebre di frate Lorenzo che subito si dispone a quella rapidissim a visita e caccia la lingua, zelante.
a l f o n s o : V a bene... e dove la trovo... Io lavoro tutto il giorno... Non la trovi mica per la strada...

Padre Mariano continua il suo discorso mentre visita il frate Lorenzo.


padre m a r ia n o

Scommettiamo che si trova?

a lfo n so

Scommettiamo pure! Io te la trovo! I o !

p a d r e m a r ia n o :

e fissa Alfonso.

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3 . Piazza del Popolo. Esterno alba


L a prima luce al loro posto. sono sedute a schiava . E dellalba. L a piazza deserta. Davanti al caff Rosati, chiuso, tavolini e sedie Una Mercedes ferma al posteggio. D ue ragazze Anna e M aria un tavolino del caff. Portano strane tute da spiaggia, sandali d oro alla sulle spalle, dei piccoli scialletti.

A l centro della piazza, sotto l Obelisco, Alfonso e Riccardo, sono impegnati in un giuoco assurdo, eseguito con stanchezza e, assieme, con ostinazione. Con gli occhi chiusi, partendo dallObelisco, tendono ad imboccare il Corso, cosa che, per m otivi a noi sconosciuti, impossibile. E mentre ritentano, per la seconda volta, parlano fra di loro. I l fatto di tenere gli occhi chiusi e di non poter calcolare le distanze, li fa parlare ad alta voce.
r ic c a r d o

(a occhi chiusi): Alfonso, tho detto che inutile. Non riusciremo mai. Poi, arriva una macchina, e ci tira sotto tutti e due.
a lfo n so

( a o c c h i c h iu s i) :

M a io, lanno scorso, ci sono riuscito due volte.

L a campana di una delle chiese suona le ore. Sono gi le cinque... Allora cosa Sempre alla cieca, si volta a gridare alle (grida) ...Voi, cosa mi consigliate?
m a r ia

faccio? Parto ragazze:

o non parto?

(g rid a ):

Sii serio. Smettila. Andiamo a dormire.

Proseguono nel giuoco. Cominciano a divergere. Un ragazzo che sta attraversando la piazza, con un triciclo che ha un enorme piedone e la scritta Callifugo Ceccarelli , si affianca ai due, e segue tutto compreso lesperimento.
r i c c a r d o : I l mio parere, gi te lho detto. Andiamo alla stazione e la vedi... Mica necessario che parti... Se ti piace, quando torna... a lfo n so

( l i n t e r r o m p e ) :

M a timmagini che cosa sar, sta donna... V a persino a Lourdes,

t'immagini che monaca.


r ic c a r d o :

Padre Mariano tha detto che pure una bella pataccona... M ica fesso, padre Mariano.

Arriva una macchina, di carriera.


\

Il ragazzo col triciclo li precede, per evitare che vadano sotto; e perci obbliga la mac china a frenare.
anna:

State attenti...

L a macchina frena bruscamente.

(Frenata)

Alfonso, senza aprire gli occhi, rivolto allamico:


a lfo n so

(a Riccardo): T ha pigliato?

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T utti e due aprono gli occhi e si trovano in direzione della chiesa.


r ic c a r d o :

Guarda. D i nuovo andavamo a sbattere contro la chiesa...

Quello della macchina grida al ragazzo del Callifugo .


a u t ist a

(u r la ):

Perch non stai attento dove metti i piedi... L i piedacci tua!

e riprende

la

corsa.

Alfonso e Riccardo si avvicinano alle due ragazze, infreddolite.


ANNA:

N on fate i buffoni. E da ieri sera che stiamo in giro, (ripete anche lei) Andia mo a dormire...

L e ragazze si alzano. Tu tti vanno verso la macchina. Intanto, da via dellOca, sta venendo avanti un signore grasso, in maniche di camicia, con un cagnolino al guinzaglio e un bambino sotto il braccio.
a lfo n so

(a Riccardo): E poi, io mi devo decidere. Senn, non mi sposo pi.

r ic c a r d o :

Su allora, andiamo, cos la vedi... D opo, prendiamo un caff alla stazione. Che ci fa bene a tutti... Anna piega, dovrei

M ontano in automobile. Alfonso non le bada. Si


a lfo n so

sale accanto ad Alfonso. G li mette la testa sulla spalla. Ma toccandosi perplesso lo stomaco. bere pi... M agari fosse bella. M i sposo subito.

Io non

L a macchina va via. Restiam o un momento sulluomo in maniche di camicia, che, raggiunta la piazza, sta facendo pisciare assieme contemporaneamente cane e bambino.

4 . Villa orfanotrofio. Esterno giorno


Una villa nei pressi di Monte alla vista dalla strada. Propriet delle suore tedesche, M ario circondata da pini, lecci, querce, che la nascondono ospita un collegio per bambini orfani.

In un vasto prato sono montati i giochi per i bambini, altalene, una piccola giostra e un tapis rulant. Una ventina di bambini sono sparsi tra i giochi e sul prato, chi scivola dal tapis rulant, chi fa il girotondo e canta. (V oci di bambini F. C.) L a scena, sinizia su Regina, una ragazza bionda e alta, sui venticinque anni, vestita con molto gusto: gonna scozzese, cachemire, una camicetta in seta indiana. Regina sta accoc colata accanto a una bambina di sei o sette anni che canta.
b a m b in a

Bambina, bambina...

E poi si ferma e ricomincia da capo. Allora Regina, molto dolcemente, le d la nota e le prime sillabe della strofa seguente.
r e g in a :

...dalle..

70

L a bambina riflette un istante e ripete:


b a m b in a r e g in a : b a m b in a r e g in a

...dalle labbra colorate...

...dalle labbra colorate... brava Donatella...


:

Brava Donatella...

N o, Donatella... dalle labbra colorate... hai... hai...


:

b a m b in a

...hai il profumo dellestate...

A questo punto, accanto a Regina e a Donatella, compaiono Padre Mariano, Alfonso e la M adre Superiora, una suora piccola e contadinotta, bianca e rossa, con gli occhiali cer chiati d oro. Padre Mariano accarezza il capo della bambina e chiede alla Superiora:
padre m a r ia n o

M a questa, non la bambina del duca Trivelli?

L a Superiora chiude gli occhi e abbassa il capo in segno di assenso, sospira e


m a d r e s u p e r i o r a : Quando lhanno portata qui, tutti credevano che fosse anche sordo muta, povera Donatella... non parlava, non rispondeva, non articolava...

Regina, sempre accanto alla bimba, le apre le mani chiuse a pugno.


r e g in a :

A pri le manine... cos, ecco. G uarda Donatella...

e accenna a un movimento grazioso delle mani per accompagnare la canzone. L a bambina obbedisce, aggiungendo un piccolo inchino e ridendo.
r e g in a :

Oh, che brava!...

e batte le mani subito seguita dalla bam bina anche in quel gesto. ...Ecco e adesso tutto insieme. Bambina, bambina...
b a m b in a

Bambina, bambina... dalle labbra colorate...

Padre Mariano, nel frattem po, dopo aver parlato con la M adre Superiora, si rivolge ad Alfonso. A lfonso ha guardato fissamente Regina per tutto il tempo, lei sente lo sguardo, e, un poco imbarazzata, un poco civetta ricambia furtivamente gli sguardi.
p a d r e m a r i a n o : Che tragedie nelle famiglie... pensa che questa bambina potrebbe avere tutto dalla vita... famiglia ricchissima...

Padre M ariano sfrega il pollice e lindice accennando al denaro. ...M ah! Adesso, un poco alla volta, comincia... bisogna dire che fanno miracoliqueste suore... a me commuove, cosa vuoi che ti dica... Alfonso guarda Regina, poi la bambina. N on sa che dire. M a per gentilezza:
a lfo n so

Chiss quanta pazienza... perch non capiscono... un

Regina si solleva, sorridente, e parla con molta naturalezza e disinvoltura: parla con occhio alla piccola, che le sta aggrappata alle sottane e canta sempre:
b a m b in a

Bambina, bambina...

Regina si rivolge ad Alfonso, ribattendo, sorridente, gentile, ma ferma:


r e g i n a : N o, affatto, anzi... Capiscono forse meglio degli altri... ma non sanno esprimersi Pazienza... certo, hanno bisogno d affetto quasi morboso...

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Alfonso piacevolmente sorpreso che Regina gli abbia parlato, proprio a lui, direttamente. Una certa ironia sottintesa ed erotica nei suoi occhi..
a lfo n so

M a lei, signorina, una santa... come fa a star dietro a tutti...

L a bim ba tenta una arrampicata lungo le gambe di Regina sempre cantando.


b a m b in a

Bambina, bambina...

Regina ride, e tiene a precisare, quasi complice delle occhiate di Alfonso:


r e g in a

( r i d e n d o ) : N o, una santa no di sicuro... ma dal momento che mi sono dedicata a loro... sono un po i miei bambini... :

a lfo n so r e g in a :

E ha sempre avuto questa passione? D a molto tempo?...

Tre anni, da quando sono tornata dallTnghilterra.

Alfonso sembra ancor pi sorpreso.


a lfo n so

Ah, stata anche allestero... forse in qualche scuola di pedagogia...

Una monaca, con grembiule e un grosso mazzo di chiavi che le pendolano dalla cintola, si avvicina alla M adre Superiora e le sussurra qualche cosa in un orecchio, in tedesco.
r e g in a :

N o, no... sono stata in Svizzera, in collegio, e poi due anni in Inghilterra...

L a M adre Superiora ha un piccolo sussulto come di persona che aveva dimenticato una cosa molto importante.
m adre s u p e r io r a

Oh, possiamo offrire una cioccolata coi biscotti...

Padre M ariano smette immediatamente di accarezzare il capino della bim ba e accetta.


padre m a r ia n o

Volentieri, Madre...

L a Superiora si avvicina a un tavolo accanto alledificio.


m adre s u p e r io r a

Se vogliono accomodarsi...

L a segue Padre Mariano. Alfonso, che sta parlando con Regina, attende che lei abbia finito la sua canzone. E infatti:
r e g in a :

Brava, che bella vocetta... adesso di la mano a questo signore e vai a giocare coi bambini...

Alfonso porge la mano alla bimba, tentando goffamente di essere gentile.


a lfo n so

Grazie della canzone...

Regina spinge la bim ba a giocare con le altre.


r e g in a :

Vai, Donatella... vai...

e si incammina con Alfonso verso il gruppo delle suore e di Padre Mariano. Una ragazza, evidentemente una infermiera o inserviente addetta ai bambini (ce ne sono due coi bambini, nel prato) prende per mano la bim ba e laccompagna verso il gruppo dei bambini che fanno il girotondo.
a lfo n so

Ma... come mai ha pensato di dedicarsi cos, ai bam bini?

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r e g in a : M ah!... istintivamente, ma non mi va dimpiegarmi... mi

non so... le dir che ho lavorato anche alla FAOn sembrano lavori da uomini...

In questo momento esce dalla cella una monaca con un gran vassoio d argento dove tro neggia una grossa cuccuma di cioccolata, e due piatti di biscotti. Ibim bi, pi vicini, come avessero sentito l odore, cessano rapidissim i di giocare ecorrono accanto agli ospiti fissando avidamente la cioccolata. (L e voci dei bambini si spengono)
a lfo n so (veram ente stu p ito ): E la prim a volta che sento parlare cos una ragazza, al giorno d oggi... tutte vogliono lavorare, impiegarsi, rendersi indipendenti...

I bambini, minacciosi, si dirigono verso il tavolo dove la monaca con le chiavi sta versando la cioccolata. Una delle inservienti li richiama, inutilmente. Sordi ai richiami i bambini avanzano inesorabili. L i capeggia uno, pi grande di tutti, ormai di quattordici anni, con un gran testone.
in s e r v ie n t e :

Venite qui, non disturbate...

r e g in a : E giusto, sotto un certo punto di vista... io per esempio non saprei stare senza far niente... Questo non vuol dire che necessario impiegarsi... una donna o sta in ufficio o sta in casa...

La Superiora, dopo aver servito Padre Mariano, chiama Alfonso.


s u p e r io r a :

D ottore, Regina... se vogliono favorire...

Alfonso e Regina raggiungono il tavolo della cioccolata. Padre Mariano affronta decisamente Alfonso.
p a d re m a r ia n o :

Senti, Alfonso, mi diceva la Madre che hanno ricevuto in regalo dalla Germ ania una M ercedes, una di quelle grosse, vero?
s u p e r io r a :

M olto, molto grossa...

p a d re m a r ia n o : Niente, non sanno cosa farsene... E in garage nuova fiammante.... M i chiedeva appunto se era possibile in qualche modo fare un cambio... a lfo n so :

Un cambio come? Niente, con una macchina pi piccola, una belvedere che servisse

pa d re m a r ia n o :

per la spesa... Alfonso, ascoltando con attenzione, assume subito l aria del rappresentante.
a l f o n s o : Beh, si pu fare, certo che c una M ercedes, che modello , M adre? s u p e r io r a :

notevole differenza di prezzo

tra una

Una duecentoventi...

a l f o n s o : Per... sono sempre quattro milioni, quasi due milioni e mezzo di diffe renza, con una Fiat, per esempio... s u p e r io r a : a lfo n so :

V a bene, va bene...

A d ogni modo, si pu vedere, vero. S , vedi, vedi... se puoi fare qualcosa,darla via... guardano la cioccolata

pa d re m a r ia n o :

In quel momento tra i quattro o cinque bambini silenziosi che pronti al balzo, nasce un improvviso interesse.

73

E arrivato, non visto dal prato, un bambino piccolissimo, con un topo morto in mano. Lo tiene per la coda, eccitatissimo. L inserviente glielo prende di mano veloce e lo getta lontano, in un cespuglio. Il bambino scoppia in un pianto dirotto e il bambino con la testa grossa approfitta di un istante in cui linserviente si curvata sul bambino che piange, per sferrarle un gran cazzotto sulla testa. L inserviente, evidentemente esasperata, gli d uno schiaffo sonoro. Regina interviene subito.
r e g in a :

M a Rosa, cosa fai, sei m atta?

I bimbi sono vendicativi, e cos anche il piccolissimo che teneva il topo per la coda, appro fitta di questo istante di disattenzione dellinserviente per morderle un dito. Anzi, morde e non morde. Un urlo dellinserviente, un altro ceffone, altri urli. Regina interviene decisamente.
r o sa

(q u a si pian gen d o d a llesasperazio n e): M a non vede cosa mi fanno...

r e g in a :

Lascia stare, vai... sei tu peggio dei bambini...

Regina prende in braccio il bambino che piange e accarezza quello con la testa grossa che si strofina un poco troppo contro le sottane. L o incita a scusarsi con linserviente.
r e g in a :

Giovanni, chiedi scusa a Rosa avanti... avanti ho detto...

II bambino con la testa grossa si allontana verso linserviente e mugola qualcosa. Quella 10 prende per mano duramente e lo trascina via. Regina pettina con le dita il bimbo che ha tra le braccia.
r e g in a :

Cosa fai coi topi, Luigino, sono cacca, sai...

BAMBINO: Tufi, Fu fi...


r e g in a :

L i prende Fufi, ri...

11 bambino ha cessato di piagnucolare e ha abbracciato Regina, appoggiando la testa sul suo seno. Padre Mariano la guarda sorridendo ed esclama:
pa d re m a r ia n o : r e g in a :

T i vorranno bene, come faresti senza questi bambini...

Ah, ormai non ci saprei stare... M a tua zia Iolanda, non viene pi?

pa d r e m a r ia n o : r e g in a :

Rararamente... M aria Costanza viene spesso... Dovrebbe venire a momenti...

Il bimbo bacia Regina con grandi schiocchi.


r e g in a :

Grazie Luigino, mi dai tanti bacetti, grazie...

L a M adre Superiora, dopo aver preso di mano le tazze di Padre Mariano e di Alfonso e averle posate sul vassoio, offre ancora dei biscottini. Padre Mariano accetta senza dir parola, solo con un gesto di sorridente compiacenza, ma anche di evidente soddisfazione. Alfonso rifiuta.
s u p e r io r a : Allora, come le sembra il nostro istituto? Regina, non prendi un goccio di cioccolata? r e g in a :

N o, grazie Madre... M olto bello, molto ben organizzato, e poi una cosa veramente umanitaria...

a lfo n so :

74

L a Superiora si avvicina a Padre Mariano e Alfonso si gira a guardare Regina. I due sguardi si incontrano. L ei lo guarda a lungo. Col bimbo in braccio sembra una dolce, tenera madre. Padre M ariano e la Superiora si avviano verso la porta della villa.
m adre s u p e r io r a : H o tanta paura della nefrite per suor Placida... poveretta... Lei non parla, non dice niente... pa d re m a r ia n o : s u p e r io r a :

Fosse nefrite... cara Madre... magari... ma ho paura...

Anche lei vero, ha il sospetto... Proprio stanotte mi son sognata...

Alfonso li segue senza partecipare al discorso. Allora si volge ancora verso Regina con il lieve imbarazzo di uno che gi caduto nella rete dei sentimenti.
a lfo n so :

L ei non viene?

Regina sta m ettendo a terra il bimbo.


r e g in a :

Subito, un momentino...

e lo raggiunge dopo aver affidato il bim bo ad unaltra inserviente. A ppena accanto a lui, Alfonso non sa trattenersi dal dire ci che pensa.
a lfo n so :

Certo che vedere una ragazza come lei, giovane, sana, qui, con questi bambini, poveretti... scusi, sa, se mi permetto, ma lei non ha mica laria della suora.

Regina sorride:
r e g in a :

Infatti, non ho mica intenzione di fare la suora... Meno male, tiro un sospiro di sollievo...

a lfo n so :

Un bambino bello e triste attraversa il cammino ai due. E in camicia di forza ed entra nella villa. Prim a di entrare si pulisce le scarpe sul tappeto di ferro. Regina guarda Alfonso attentamente e ironicamente, con una certa civetteria:
r e g in a :

Un sospiro di sollievo, perch?...

5. Spiaggia. Esterno giorno *


Alfonso e Riccardo prendono il sole. Poco distante, Nadia, in costume da bagno, pettina Igi che sepolto nella sabbia. In lontananza, si distingue la cuffia bianca di Regina, che in acqua.
n a d ia :

M a lei il fratello di Regina?

IGI: S.
n a d ia : ig i:

Sa che una ragazza simpatica Regina?

A h si?

* Questa sequenza e le successive 5-a, 5-b e 5-c non previste dalla sceneggiatura sono state aggiunte durante le riprese.

75

D al mare Regina chiama A lfonso : lo invita a seguire il suo esempio.


r e g in a :

Alfonso.

ALFONSO: S.
r e g in a : a lfo n so :

Vieni Alfonso. N o, no fa tro p p o fred d o.

Regina, finito il bagno, esce dallacqua.


r e g in a :

Alfonso, perch non vieni anche tu in acqua? E cos buona!

Regina si toglie la cuffia e scioglie i capelli al sole.


r e g in a :

E cos bello il sole.

Regina si avvicina al gruppo degli amici.


r e g in a :

C u n acq u a bu on issim a.

Alfonso le va incontro.
a lfo n so :

A h s, magari, nel pomeriggio faccio il bagno. Adesso fa pochino freddo.

ancora un

I due si seggono luno accanto allaltra. Regina si sdraia. Accanto a lei si trova Riccardo.
r e g in a :

Mi m etti la m an o ?

Alfonso presta il suo braccio, in modo che Regina possa appoggiarvi la testa.
a lfo n so : r e g in a : a lfo n so :

S cara, s. M a non la sabbia per. N o, la mano dietro. Come sei freschina!

Alfonso d un bacio frettoloso a Regina. Intanto, N adia si rivolge a Regina.


n a d ia :

Regina, me la dai la borsa ch mi serve lolio? Senti, ma non te la puoi prendere per conto tuo? M a no. Mica per altro.

a lfo n so : r e g in a : a lfo n so :

Regina consegna la borsa a Nadia.


r e g in a : n a d ia :

M a va bene. Grazie.

N adaia comincia a spalm arsi lolio sulla palma delle mani.


r e g in a :

Per sta bene col bikini, eh? S insomma, va.

a lfo n so :

Regina e Alfonso abbracciati.

76

r e g in a :

Io preferisco quello intero: per nuotare pi pratico. Poi pi serio... U na donna non ci perde niente. A h no?

a lfo n so : r e g in a :

Alfonso bacia Regina sulla fronte.


r e g in a :

N on farm i cos, che m i fa i il solletico.

Fuori campo si ode la voce di Riccardo.


r icc a r d o :

N adia, vieni che te lo m etto io l olio.

Riccardo incomincia a spalm are lolio sulle spalle di Nadia. Igi uscito, nel frattem po, dalla buca di sabbia.
n a d ia :

M ettere l olio. Qua.

r ic c a r d o :

NADIA: S.

Ig i si rivolge a Regina.
ig i:

Com l acqua? E calda.

r e g in a : ig i:

Eh? Calda.

r e g in a : ig i:

Allora non faccio il bagno.

Regina si accinge ad alzarsi.


r e g in a :

Senti, andiamo a cambiarci un momento? Vieni.

Regina e Alfonso se ne vanno.


ric c a r d o :

Alfonso fai presto, nd vai? Eh!

Alfonso e Regina si allontanano, mentre Igi, brandendo un lungo bastone, compie esercizi ginnici sulla sabbia.
r ic c a r d o : n a d ia :

H a i visto quelli? M a sei un p o ingrassata qui no?

S , s, un po...

5 /a. Cottage. Interno giorno


Alfonso e Regina entrano in una stanza graziosamente arredata. Quadri alle pareti, confortevoli poltrone, un caminetto sul fondo.
a lfo n so : r e g in a :

Se c una cosa che odio la volgarit. M a un amico tuo.

77

a l f o n s o : Che amico, amico. E poi gli affari... Sai com , quando si soci bisogna un poco arrangiarsi.

Regina prende un asciugamano dalla poltrona.


r e g in a :

Inutile discutere... del resto mi pare molto simpatico, no? Senti, vuoi prendere qualcosa, un cognac?

a lfo n so : r e g in a :

N o, no, vorrei cambiarmi il costume.

Regina si guarda intorno.


r e g in a :

D ove posso andare? Anche qu i...

a lfo n so : r e g in a :

M a no... Io esco. V a beh, allora vai di sopra: ci sono tante stanze; c una scala.

a lfo n so :

Regina, grata, bacia sulla guancia Alfonso.


a lfo n so : r e g in a : a lfo n so :

Ciao. Vengo subito. Perch ciao? E h , no. Ciao perch te ne vai. Poi torni, n o ? F ai presto.

Regina esce dalla stanza. Alfonso, disposto ad attendere, si siede su una poltrona, m a non affatto convinto del suo comportamento cavalleresco. Ci ripensa sopra, si alza e si avvia verso la porta da dove uscita Regina.

5/b . Altra stanza del cottage. Interno giorno


L a schiena nuda di R egina, che si sta infilando un pantaloncino. Alfonso entra in campo e Regina si accorge della sua presenza. Immediatamente si protegge il seno nudo con le braccia.
a lfo n so : r e g in a :

N o, stai ferma. N on ti muovere: non ti faccio niente!

Cosa significa non ti faccio niente? N iente significa... N on avere paura.

a lfo n so :

Alfonso accarezza e palpeggia Regina.


a lfo n so : r e g in a : a lfo n so : r e g in a : a lfo n so : r e g in a :

V edi, mi piaci perch non hai prevenzioni.

Q uali prevenzioni? E h prevenzioni cos. M a io mi fido di te. T u mi ami, no? Certo che ti amo.

E allora, non guardarm i cos. E una parola.

a lfo n so :

78

r e g in a :

G uardam i negli occhi: molto pi bello, no? Devi avere pazienza.

Regina sinfila una camicetta.


r e g in a :

N on un calcolo, n un pregiudizio borghese, ma un dono che far solo alluomo a cui vorr bene. Un dono straordinario. E se tu un giorno diventi mio marito, mi ringrazierai di questo. L unico dono che ti posso fare questo.

Regina bacia Alfonso.


r e g in a :

D ai, and iam o a vedere il m are.

I due abbandonano la stanza.

5 /c .

Spiaggia. Esterno giorno


r ic c a r d o :
a lfo n so :

Com an data?

Si vede che tu non hai capito proprio niente, sai! Sai perch sono felice? Perch sono andato in bianco, va bene? Perch noi certe donne non le conosciamo ancora. T u non sai! Q uesto il dono pi bello che ci pu dare la vita. A ltro che storie. Eccolo l!

Regina, in riva al mare, fasciata dai raggi del sole, si volta verso Alfonso.
r e g in a :

D ai, vieni... Com bello il mare!

6. Salone auto. Interno giorno


Un vasto salone di automobili, con ufficetto interno, coppe di gare, tre automobili dal lato delle vetrine e un motoscafo. In fondo al salone accanto a una Mercedes nera Riccardo, il socio di Alfonso, d una piccolissima, leggerissima spinta di mano alla portiera, che si chiude lenta e silenziosa. L a manovra osservata attentamente dal conte Ribulsi, uomo pallido e alto, la morte cheque in persona. V estito d i grigio fum o, un ombrello, una borsa nera, un cranio con radi e corti capelli, la morte, insomma, la morte. E il segretario di un noto cardinale, cliente del salone. Alfonso sta entrando nellufficetto dove si scorgono, sedute su poltroncine, due ragazze che fumano: ma in quellistante vede il conte R ibulsi. A gran passi si dirige verso di lui.
a lfo n so :

Illustre.

e gli d una gran stretta di mano. ... Come sta sua eminenza?
r ib u l s i:

Bene, bene...

79

e gioca con una crocetta di smalto che, appesa al collo con un cordoncino nero, penzola come un monocolo sul gil. L a annusa anche.
a l f o n s o : Ribulsi, quelle cambialette... che facciamo, eh? Abbiam o detto sei mesi, ma le ha mandate a nove mesi... eh!

Ribulsi, riferendosi a Riccardo:


r ib u l s i: r icc a r d o :

G i me ne parl il suo socio... A R ib , qua deve sganciare...

Ribulsi fa una risatina sfiatata nascondendola con la mano guantata di grigio. ... Lei ride, R ib , ma c poco da ride, sa... o sgancia, o io e cambialette fe 'mando in banca...
a lfo n so : r ib u l s i:

No, Ribulsi, senza scherzi, mi devo anche sposare... sono spese... Abbiam o avuto la bella notizia...

Alfonso tira fuori di tasca una scatoletta con un grosso anello e lo mostra:
a lfo n so : r ib u l s i:

G uardi qua... queste sono novecentomila... M i meraviglio che si possano nutrire dei dubbi...

Alfonso guarda lorologio.


ricc a r d o :

Vedere per credere., caro Ribulsi, noi siamo come San Tommaso...

Avendola guardata distrattamente, Alfonso riguarda lora.


a lfo n so :

Madonna...

Corre

verso l ufficio, e Riccardo continua a dire a Ribulsi:


riccardo f . c .:

A Rib, tre testoni sullunghia e non se ne

parla pi...

Ribulsi, con voce acutissima, tremula, femminile, stridula:


r i b u l s i f .c .:

Oh, che esagerazione... e d un buffetto alla guancia di una ragazza:

Alfonso entra in ufficio


a lfo n so :

d e d o t t a bella...

Alfonso si guarda a uno specchio, si spazzola un poco il vestito scuro e afferra al volo un impermeabile appeso allattaccapanni. Una delle ragazze sbuffa:
ragazza :

Uffa che barba, unora che aspettiamo...

Alfonso esce dallufficetto e chiama:


a lfo n so :

Riccardo, scusa un momentino...

80

Riccardo sta sempre parlando con Ritmisi che scuote la testa negativamente quanto energi camente; fa un gesto verso Alfonso come per chiedergli che vuole.
a lfo n so :

Un momento, eh?!

Riccardo si avvicina e A lfonso lo prende per un braccio, parlandogli vicino, vicino:


a lfo n so (so tto v o ce ): Riccardino, guarda che io non vengo stasera, e poi Riccardi, cerchiamo di non farle venire in ufficio, eh? Io devo fare luomo serio 1 adesso.

Riccardo fa un inchino.
riccardo

(ridendo): Eh, certo, si capisce... siamo diventate persone fini...

Alfonso apre la porta e corre via dicendo:


a lfo n so :

la M G la prendo io... nellinterno dellauto e gi sta accendendo chino come un miope sulla chiavetta.

Riccardo si gira verso R ibulsi che scomparso il motore. Riccardo apre lo sportello. R ibulsi
ricc a rd o :

A Rih, che siamo m atti?

7. Casa Regina. Soggiorno. Interno giorno


Sono trascorsi tre mesi dal primo incontro. Ora Alfonso e Regina sono fidanzati. Un ampio soggiorno, con divani, poltrone, un caminetto con colonne di stucco ai lati, qualche quadro, litografie moderne, forse R osai o M afai, un D e Pisis e il solito, solitissim o M odi gliani. M a piccolo. U n giradischi accanto alla poltrona in un angolo. E sui m obili, sparse qua e l, fotografie incorniciate d argento. N el salotto ci sono: seduto accanto al giradischi, con gli occhi chiusi, Padre Mariano che ascolta con Regina; (Carmina Burana) una governante piccola, simile a un birillo e sua sorella, che vagamente girano per la stanza; Igi, il fratello di Regina che gira come unanima in pena e caccia in bocca briciole di torta o pasticcini come se fossero pillole di vitamine. Accanto a una consolle, la Zia M afalda, vecchia donna-uomo di casa e Alfonso. Stanno guardando, proprio quando comincia la scena, una grande foto che mostra un uomo in tight con due ragazzi vestiti da marinaretti. L a zia M afalda, vecchia, potente, lucertolona, commenta:
z ia m a f a l d a :

N el ventidue... dunque sono quarantanni che mi mancato... venga,

venga... L a zia M afalda conduce Alfonso verso unaltra fotografia appesa alla parete. E un uomo vestito da cavaliere di M alta, accanto a un grande feretro.
z ia m a f a l d a :

Q ua fa la guardia donore al P apa Sarto a Venezia, ha fatto tutto il viaggio di accompagnamento della salma...

Alfonso annuisce gravemente ma ritorna alla fotografia precedente, che l vicina.


a lfo n so :

E i due bambini...

81

L a zia

M afalda bacia la foto due baci, piccoli piccoli, poi pulise col fazzolettino.
z ia m a f a l d a : I miei bambini... Ugo e Tiziano... Tiziano mi mancato nel diciotto con la spagnola... lei non pu ricordarsi... eh no... che oca... allora non cera la penicellina... poveretti morivano soffocati dal catarro. Tre giorni d agonia... T utta la notte... gr gr gr...

L a zia M afalda riproduce una gargarismica agonia. Intanto nel fondo Padre Mariano con Regina stanno evidentemente parlando del giradischi.
pa d re m a r ia n o : Chiama Pom pa M arcelli che ti fai mettere a posto tutto da lui... E h, per carit, si sente subito... r e g in a :

M arcelli?... Ahaa, un confusionario... Viene qua, parla, chiacchiera per unora... E h, porta pazienza...

pa d r e m a r ia n o :

Alfonso, guardando sempre la stessa foto, chiede:


ALFONSO:

E il piccolo?

L a zia M afalda sospira, mantice, con soffi e sibili.


z ia m a f a l d a :

Ugo... niente, un bel giorno... ha detto che andava ad Urbino a stu diare... Niente, non ho saputo pi niente... in America, e scappato via... un tale, piccolo, in compagnia

L a zia M afalda lo porta subito via, verso unaltra foto: di M onsignor Pacelli, non ancora Papa.
z ia m a fald a :

E questo indovini chi ?... I l pap di Regina, con Pacelli, quando

erano giovani... Alfonso guarda con interesse la nuova fotografia.


a lfo n so :

M a gli assom iglia molto, uguale...

Zik m a f a l d a : I l carattere identico... buono, sa... in ventiquattro ore spirato... rideva e scherzava... Entrano nel soggiorno la zia Iolanda e la figlia M aria Costanza. L a zia Iolanda una qualunque signora sui cinquantacinque, alta, guance flosce, elegante, troppo forse. L a figlia sembra una giapponesina, scontrosa, gli occhi bassi. L a zia M afalda fa le presentazioni:
z ia m a f a l d a : Q uesta unaltra zia di Regina, sorella mia e la cugina M aria C o stanza... N on le aveva mai conosciute, lei... a lfo n so :

Fortunatissimo...

e bacia la mano alla zia. D la mano alla ragazza che la ritira subito.
a lfo n so : z ia

...Ah, lei la signora che stata in Cina... Regina... Q uindici anni... H a perso litaliano... venga, venga...

io la n d a :

z ia m a f a l d a :

82

E ancora una volta il lucertolone, la zia, accompagna Alfonso dietro un angolo a vedere unaltra fotografia. Ecco il povero Giovanni... il marito di Iolanda... era un alto funzio nario delle missioni, conosciuto in tutto lOriente... Conosceva il M ikado, eh, una persona cara...
z ia m a f a l d a :

L a zia Iolanda e M aria Costanza vanno a salutare Padre Mariano che si alza e saluta. Regina si dirige verso la zia M afalda e Alfonso proprio mentre questi stanno guardando la fotografia dello zio Giovanni.
z ia m a f a l d a :

G uardi che barbarie che facevano ai nostri missionari... assassini...

Regina arriva decisa e stacca Alfonso dalla foto che non si vede.
r e g in a : Andiamo, zia, adesso basta con le disgrazie... Anzi questa fotografia la porto via, guarda...

E stacca la foto dal muro, subito fermata dalla zia M afalda.


z ia m a f a l d a :

N o, ferma, finch vivo io, resta qui, che un esempio... Alfonso che

Regina la tiene nascosta al seno, lappende rapida e fa per trascinare via invece incuriosito.

a l f o n s o : Fammela vedere... ma cosa? G li stanno tagliando le gambe... e anche le mani?... Guarda... r e g in a :

'Vieni...

Regina, Alfonso e la zia M afalda si avvicinano al divano esi siedono: accanto alla z i M afalda, sul bracciolo, si siede Igi, in uniforme di San Luigi Gonzaga, senza collo bianco. Sulle poltrone, di fronte, la zia Iolanda, col bracciolo occupato dalla figlia e Padre Mariano. Alfonso simpaticamente guarda M aria Costanza.
a lfo n so :

Infatti, lei ha molto dellorientale... diventa rossa... che simpatica...

M aria Costanza arrossisce, abbassa la testa e tenta di andarsene, trattenuta dalla madre che dice, imbarazzata:
io la n d a :

E stata sempre una cinesina... Si vede che il paese di nascita lascia

qualcosa... Breve silenzio e occhiate. L a zia M afalda rompe il breve silenzio, dopo un occhiata fulminante. Eh, caro Alfonso, siamo delle donne sole... e tante volte, sa, si sente proprio la mancanza di un uomo... di un capo di famiglia...
zia m a f a l d a :

Padre Mariano riferendosi ad Alfonso:


pa d re m a r ia n o :

B, presto ce lavrete il capo famiglia...

Alfonso, accennando a Igi:


a lfo n so :

Il capofamiglia ce lavete gi, a dire il vero...

M aria Costanza fa una risatina nascosta.


ig i:

Cosa c da ridere, deficiente... Ah, Ig i ha trentaquattro anni, lungo lungo, ma come un bambino...

io la n d a :

83

M aterna la zia M afalda prende una mano di Igi e se la porta alla guancia.
zia m a f a l d a :

Perch povero I g i? Vieni qua, avanti, Igetto mio...

G li fa posto sul divano e Igi si siede accanto a lei. L a zia lo bacia e poi gli passa le dita fra i capelli.
z ia m a f a l d a :

...sempre spettinato sei... metti a posto, avanti... che hai la cerimonia...

e toltasi un pettine dal cercine, lo passa pi volte sui capelli di Igi.


ig i:

Basta zia, lasciamo andare, lascia...

E si alza di scatto, afferrando un pezzetto di torta farinosa. Si avvicina ad Alfonso e gli dice: ...Beati cinesi. Sai il proverbio?... Quando torni a casa, batti tua moglie... lei sa sempre il perch...
z ia m a f a l d a :

Vai, anima in pena, cosa aspetti? N on devi andare alla cerimonia?... Non sono le cinque?

Igi mangia la torta infarinandosi.


ig i:

A desso vado, adesso vado... Igi sempre distratto, sa... sono differenti dal giorno alla notte con sua

io la n d a :

sorella... Ah, questo vero, lei che fa tutto... anche per gli appartamenti... ha cominciato con questo, guardi...
z ia m a f a l d a :

e allarga un braccio per illustrare ci che dice. ...ha rinnovato tutto lei, anche qua... lei che tratta con gli ingegneri, gli operai, biso gna vederla... Insom m a per farla breve di suo adesso varr... quanto? Quarantacinque cinquanta milioni... A desso io non mi ricordo, vero Regina... Padre M ariano interrompe, rapido :
pa d re m a r ia n o : Senti, Regina, adesso ti dico una bella cosa... scusa sai, Alfonso, ma io gliela dico... quando gli ho parlato di te la prima volta, sai che m ha risposto? Ah, io non voglio saperne di bigotte, di Figlie di Maria...

Regina, alzandosi dal divano, ride di gusto.


r e g in a :

Aveva ragione... sono stata anchio figlia di Maria... vieni... povero Alfonso... ti prendono anche in giro...

Anche Padre M ariano ride di gusto.


a lfo n so

(imbarazzatello): A desso cosa centrano questi discorsi...

Sempre ridendo Padre Mariano batte le mani sulle cosce:


pa d re m a r ia n o :

G uarda che si arrabbia...

r e g in a :

Vieni, Alfonso.

L a zia M afalda protesta:


z ia m a fald a :

Stavo parlando, lasciami parlare...

r e g in a :

Lasciatelo stare, che gli fate una testa cos... uffa! zia M afalda:

Regina e Alfonso stanno uscendo in terrazza che ancora si ode la voce della
z ia m a f a l d a :

A desso non si pu neanche parlare...

84

8. Casa Regina. Terrazza. Esterno giorno


L a terrazza guarda in faccia il cupolone e la chiesa di San Pietro. Sono l, addosso, grandi, immobili, santi. (Un coro di voci bianche sale dallinterno. D a qualche sala di canto) (D i tanto in tanto dai giardini una campanella)
r e g in a :

Sar una chiacchierona la zia M afalda... S , per simpatica, intelligente...

a lfo n so :

D al soggiorno la zia M afalda:


z ia m a f a l d a :

Senti che aria... Regina... Regina...

Regina corre a chiudere la porta e ritorna accanto ad Alfonso.


r e g in a :

B, la pi intelligente delle sorelle....

Alfonso posa un braccio sulle spalle di Regina e la attira a s.Protettivo, padrone, ma gi desideroso. Regina ha l aria di una ragazzina ma non lo .
r e g in a :

Senti?... Sono il coro della Gregoriana...

Alfonso si dirige verso langolo della terrazza. Regina ha un brivido di freddo.


a lfo n so : r e g in a :

H ai freddo?... N o, no...

O ra stanno nellangolo della terrazza, Alfonso stringe a s Regina, e le dice:


a lfo n so :

Sei contenta?

Regina appoggia la testa sulla sua spalla.


r e g in a :

Tanto... con il

In quel momento esce in terrazza Igi, completamente vestito, come in salotto, suo bel collettone bianco e il berretto nero di traverso.
ig i:

Ciao, Alfonso...

e d la mano ad Alfonso. Bacia Regina ...Ciao Regina... e, il mantello al vento, se ne va dinoccolato.

9. Chiesa. Nozze. Interno giorno


Alfonso e Regina, in abito da sposi (tight e abito bianco) si alzano dallinginocchiatoio. (Suono organo) E appena finita la cerimonia. H a celebrato le nozze lo zio di Regina, un sacerdote sui sessanta anni, napoletano, parroco in un paese della costa.

85

Sono presenti in chiesa: i testimoni, Riccardo e il conte R ibulsi per Alfonso, Ig i e il sena tore Valmarano per Regina. L e zie al completo stanno ai primi banchi, insieme a Padre Mariano. U n comandante dei carabinieri; un tedesco dirigente della M ercedes; un direttore dibanca; signora e figlia; alcuni parenti di provincia, nascosti; cinque o sei bam bini dellorfanotrofio di anomali accompagnati da due monache (la Superiora e l amministratrice che abbiamo gi viste), e buona parte di una squadra di pallacanestro, con allenatore e presidente. Appena gli sposi si sono sollevati dallinginocchiatoio, lo zio li raggiunge dallaltare, prende tra le mani il viso di Regina e lo bacia sonoramente, commosso. zio: Brava, cara, brava...

L o zio si rivolge ad A lfonso e con le braccia aperte lo invita. Alfonso lo abbraccia e lo bacia m olto superficialmente. M a lo zio insiste: z io : N o, no, un bel bacione voglio, cos... cos... e schiocca due bei bacioni carnosi sulle guance di Alfonso che, un poimbarazzato, p o divertito ricambia. D opo quei primi baci lo scambio lunghissimo. Igi e la sorella, strette di mano con i testimoni. Alfonso abbraccia Riccardo e, con una gom itata e una strizzatina d occhio, da amiconi:
a lfo n so :

un

Adesso tocca a te, per...

RICCARDO: S , ma io te la rubo s...

e cos dicendo bacia Regina con grande trasporto e commozione. Anche le zie si avvicinano, circondate da tutti i presenti che vogliono congratularsi. L a zia M afalda piange disperatamente asciugandosi le lacrime col fazzoletto. L a cugina M aria Costanza non vuol baciare nessuno e la madre, la zia Iolanda, la spinge. L e due serve baciano Regina.
E r m in ia : Allora, Regina, chi va alla casa nuova, mia sorella o io?

M aria Costanza non vuole assolutamente dar baci, tanto meno ad Alfonso. L a bacia allora Regina. Poi ad Erminia:
r e g in a :

Tu, Erminia, tu...

In questo momento uno dei due fotografi che stanno a lato e si intrufolano nel gruppo coi loro lampeggiamenti, si impongono. Uno con lo zio prete sottobraccio e un altro spingendo Regina coi testimoni. U n gruppo di sei. Regina chiama la zia M afalda che, siccome piange, fa cenno di no, pudicamente, con la testa, che meglio di no e con voce tremula:

86

zia m a f a l d a :

N o, no, che rovino, rovino tutto...

Il fotografo torna indietro e tenta di farla rientrare nel gruppo. Come un moccioso la zia M afalda si ritrae non ne vuol sapere. Il gruppo composto, si scatta la fotografia. Igi pallidissim o e ha tic continui, e tremiti. Scattata la foto, Alfonso guarda lora e dice allo zio sacerdote:
a l f o n s o : Don G iuseppe, bisogna che ci sbrighiamo... cambiarci e tutto, arriva mezzogiorno...

zio: Subito, caro, subito, corro... E corre verso la sacrestia, chiamando con s i chierichetti che invece si precipitano a chie dere elemosine tra i presenti coi sacchetti. I bambini dellorfanotrofio cantano e tentano di avvicinarsi, ma le suore, pudiche e timide, li trattengono. Hanno circondato il comandante dei carabinieri e lo guardano. Appena scattata la foto, mentre i fotografi si accingono a preparare altre pose con le zie e i parenti, intorno a Regina, Igi, di cui abbiamo visto tic e pallori, siprecipita correndo verso una porta che pensa sia della sacrestia e invece chiusa. L a zia M afalda si accorge subito dei movimenti del calabrone e lo segue con gli occhi. Igi picchia contro la porta, fa un rapido dietrofront M afalda gli corre vicino, spiegando a voce alta:
zia m a fald a :

e va verso

lacquasantiera. L a zia

L odore d incenso e lemozione...

Corre verso l acquasantiera, dove Igi, come colto da un attacco epilettico, tenta di bagnarsi la fronte, inzuppandosi tutto d acqua. L a zia M afalda lo spruzza abbondantemente e Igi che preso da grande debolezza fa un lungo e sordo rumore di trombetta. M aria Costanza che tuttocchi e tuttorecchi, fa una risatina. L a zia Iolanda, con dita secche, le d una sberla sulla bocca.
io l a n d a :

XJhumm, mi fai una rabbia, chi credi

di essere poi...

M aria Costanza rientra nel suo guscio, scocciatissima. Alfonso e Regina sono un momento vicini. Alfonso serio, sicuro di s, felice ma non emozionato, padrone della situazione. D ice in un orecchio di Regina, a bassa voce, felice e allegro ad un tempo:
a lfo n so :

R ide bene chi ride ultimo... M hai fatto aspettare fino a stasera, eh?

E le fa uno scherzoso cenno come di minaccia. Regina tutta imbarazzata, arrossisce, e gli d un forte pizzico al braccio:
r e g in a :

Che villano che sei...

In quel momento un fotografo la viene a prelevare e la porta fin sopra allaltare. L a zia Iolanda le d i fiori da depositare, e Regina, acconciata dal fotografo, si m ette in posa: alta, regale, con un lieve sorriso sulle labbra. Scatta la fotografia.

87

10. Convento zio. Terrazza. Pollaio. Esterno giorno


Un convento al mare, nei pressi di Positano. E la parrocchia dello zio G iuseppe. L a ter razza, o terrapieno, una sorta di promontorio a picco sul mare. Contro la spalliera stanno Alfonso e lo zio G iuseppe; sotto di che lo zio G iuseppe sta indicando ad Alfonso. loro un altro antico convento

Regina, con una Paillard tra le mani, sta infilando i due che parlano, zio Gi u s e p p e ; Sei milioni e mezzo di tutto...
a lfo n so :

M a come?... Niente... di dieci ettari di terra... E l faccio un bel giardino... Tennis, pi siete rinfrescati andiamo a vederlo dentro...

zio Gi u s e p p e : Pi scina... Quando vi Regina, sempre filmando:

r e g in a : Eh, ma zio, muoviti un p. G irati da questa parte... anche tu, Alfonso... venite avanti... N o, insieme...

Alfonso e lo zio G iuseppe camminano verso Regina, sorridendo. L o zio G iuseppe per accon tentare Regina saluta sbracciandosi. zio Gi u s e p p e : Ciao, Regina... ciao, cara, ciao... Alfonso accenna un bacetto con le labbra. Regina ricambia. zio Gi u s e p p e : Calcola che finiti i lavori non questanno, lanno venturo, di solo immobile ci sar un valore dai cento ai centoventi milioni... Perch un albergo qui... Fuori campo si ode la voce di Salvatore, il sacrestano.
sa l v a t o r e

F. c .: Reverendo, reverendo...

Regina ha finito di filmare, e sta caricando la Paillard con una nuova bobina e si rivolge ad Alfonso perch laiuti; pretesto per sbaciucchiarsi. zio Gi u s e p p e : Vengo... aspetta... un albergo di ventidue stanze, in una zona come questa, di sviluppo, capisci anche tu che sono dei bei soldi... ad ogni modo, come 'ti ho gi detto albergo e tutto gi intestato al vostro primogenito, domani andiamo dal notaio... I tre, sempre seguendo il terrapieno, avanzano lungo le mura del convento. A questo punto della costruzione si intravedono delle ampie arcate dentro cui stanno stipati, nelle loro gab bie, molti polli. (Intenso coccod di galline) D ue cani, legati a catena, fanno la guardia ai pollai e si sforzano di arrivare fino al padrone mugolando. zio Gi u s e p p e : Cuccia Dux... Rex, fermo l... L o zio raccoglie un sasso e lo lancia verso i cani che lo rincorrono abbaiando uno con tro laltro.
a lfo n so :

E h, ma don G iuseppe, mi lascia senza parole... questa roba sua, deve

godersela...

zio Gi u s e p p e : Chiamami zio... ho quasi sessan tan n i... e poi sono un sacerdote vero... e se non lascio a questo nipote a chi lascio... cara la mia Regina se ci fosse qui con noi il mio povero fratello... Si interrompe poich i cani si sono avvicinati, zio Gi u s e p p e : Attento ai cani... Passano attraverso i due cani. Dietro ai cani sta Salvatore, il sacrestano, con un pollo in mano. G li parla, al pollastro, e lo pizzica scherzosamente.
sa l v a t o r e :

Raccomanda lanima che vai a far brodo.

Alfonso intanto parla a Regina, se la stringe forte, sicuro ormai del suo amore legalizzato.
r e g in a :

Eh, ma io non posso mica accettare zio... e Igi, scusa... lui il maschio... tocca a lui...

L o zio, che assiste alle effusioni, sorride contento dei giovani sposi. zio Gi u s e p p e : A Ig i penso io, ho gi pensato... adesso andiamo, che vi riposate un p o... Ah, giovent divino tesoro... E si dirige verso Salvatore in conversazione con il pollo.
sa l v a t o r e :

Un chilo e mezzo, va bene?

L o zio G iuseppe palpa il pollo. zio Gi u s e p p e : T ira sto collo, coraggio... N on fa a tempo a dirlo che Salvatore con un rapidissim o giro di braccio ha gi torto il collo allamico volatile; due rapidi, disperati coccod e il nostro pollo defunto.
a lfo n so :

Questo un capitale davvero... ma allevate pulcini, o solo galline da uovo?...

zio Gi u s e p p e : N o, no. Pulcini per lamor di Dio... uova, uova e pollastrini. M a quello che mi vien fuori dallallevamento va tutto per i restauri della chiesa... 'che adesso con questa storia degli elettrici... duecento punti... hai visto? Alfonso sempre attaccato a sua moglie, gi pi ardito.
a lfo n so :

Cosa?

zio Gi u s e p p e : I titoli... su, su, via, a riposare... E cos dicendo sale una scaletta a chiocciola che dal sottoportico, dove si trovano i pollai, conduce alla chiesa. ... quelle canaglie ci vogliono rovinare... quello un nanetto spiritato, invasato dal demonio... un nipote di Mussolini... Venite... venite... Alfonso si ferma un istante e bacia Regina sul collo.
a lfo n so :

Adesso facciamo un bel riposino... eh?

Regina sorride e corre su per le scale.

11. Chiesa zio. Interno giorno


L interno di una grande chiesa barocca. A l fondo della chiesa, dal lato dellentrata sono montati ponteggi tubolari dove alcuni operai lavorano. Altri m uratori con sacchi di calce attraversano la chiesa. Alfonso, Regina e lo zio G iuseppe entrano da una porticina e lo zio indica subito gli uomini che lavorano. Alfonso si scioglie da sua moglie. zio Gi u s e p p e : Se non penso io agli affreschi... Curia, Vescovado e Belle Arti... Regina prende sottobraccio lo zio e chiede, infantile:
r e g in a :

Zio, zio... e la Santa... c ancora?

zio Gi u s e p p e : Si, cara, tutto restaurato, tutto nuovo... gli imbalsamatori di Sua Santit... Regina si dirige verso la Cappella a lato dellaltar maggiore. A l centro di questa, in unurna di cristallo color rosa neon, perfetta come un parallelepipedo di ghiaccio, sono esposti i resti della Santa Barbuta. Regina chiama Alfonso.
r e g in a :

Alfonso, vieni, vieni a vedere...

Mentre lo zio, avvicinandosi al muro fa scattare un interruttore. Una luce dapprim a diffusa, poi a poco a poco sempre pi intensa illumina linterno dellurna.
r e g in a :

Questo, vedi, Alfonso, il pi bel ricordo della mia infanzia... quante notti me la sono sognata...

Alfonso guarda dentro lurna con unespressione interessata, da turista. V estita con un^ abito bianco di pizzo c una figura di donna imbalsamata. D i donna? Come si fa a dirlo? L abbigliamento lo fa pensare e anche lunghe trecce di capelli, ma il mento della donna ornato di una lunga barba bianca.
a lfo n so :

Che santo ?

zio Gi u s e p p e : M a che santo... E Santa Lea la patrona del paese... E cos dicendo lo Zio G iuseppe va verso un tavolinetto d angolo su cui stanno fotografie, cartoline, rosari, statuine e altri oggetti ricordo.
a lfo n so :

Eh, ma se ha la barba un santo... scusa Regina, ragiona un momento...

Regina, con una certa fermezza e sbirciando dalla parte dello zio che borbotta incom prensibilmente. (Borbottio dello Zio)
r e g in a :

M a sei testardo sai... la barba un miracolo... non lo sapevi? Come un miracolo?

a lfo n so :

Regina diventa esplicativa, paziente dolcissima:


r e g in a : Santa L ea, quando era govanetta, andava a prendere lacqua a una fontana, fuori del paese, in un luogo disabitato. Un giorno fu assalita da tre uomini che vole vano, s... insomma... hai capito...

90

Alfonso maliziosetto:
a lfo n s o : r e g in a :

N o, che non ho capito... se aveva la barba cosa vuoi che volessero...

Non aveva la barba, sai, stupido... E ra la pi bella giovanetta del paese... nellistante in cui si rese conto che i tre uomini volevano la sua purezza, si inginoc chi e preg la M adonna di salvarla... e allora... ...la M adonna le ha fatto crescere la barba...

a lfo n s o :

r e g i n a : S... e cos diventata la patrona del paese e la protettrice della purezzat delle giovani... Q ui in paese, in primavera, proprio in questi giorni, c lusanza di por tarla in processione... L a portano proprio le giovanette per domandare la grazia di un bravo marito...

Alfonso, dietro Regina, se la stringe al petto.


a lfo n s o :

E sei stata anche tu in processione?...

Regina sottolinea le sue parole con delle m ossette infantili.


re g in a :

Sempre quando ero bambina... ora vestita dargento e oro, con le alette...

L o zio G iuseppe torna con delle cartoline postali, dove raffigurata, appunto, lurna della santa. L e porge ad Alfonso Ecco, t, se volete scrivere qualche cartolina... adesso andiamo su per ch voglio riposarmi anchio un momentino...
z io G iu se p p e :

E li guida verso luscita interna della chiesa.


r e g in a :

D ove ci hai messo, zio? L a camera grande, quella del povero zio Giovanni...

z io G iu se p p e :

12. Convento zio. Stanzone. Interno giorno


Una enorme stanza polverosa e imbiancata a calce dove si aprono delle porte che ricordano le celle. A l centro della stanza una gran tavola con molte mele esposte a seccare. Zio G iuseppe conduce Alfonso e Regina attraverso la stanza, in direzione di una scala di legno che sale fino ad un ballatoio, dove si aprono delle porte. Prim a di giungere alla scala lo zio G iuseppe prende una mela, la pulisce sulla manica e la avvicina alla bocca di Alfonso:
z io G iu se p p e :

Senti che cotogne... altro che in citt...

E poich vede Alfonso esitante, gliela mette proprio in bocca, cos che Alfonso costretto ad addentarla: ...mangia... mangia... E prosegue il suo cammino, spiegando ci che chiaro solo per lui: ...ma la colpa, Alfonso, tutta degli impiegati dellUfficio digiene, lalbergo sarebbe gi pronto per la stagione...

91

A lla porta si affaccia Salvatore.


sa l v a t o r e :

...Il geometra del Comune...

zio Gi u s e p p e : Quattro giorni che laspetto... A desso io gliele canto in musica... e esce di corsa. Regina e Alfonso rimangono soli nellenorme stanzone. Alfonso seccato:
a lfo n so :

E la chiave?

Regina prende per mano Alfonso:


r e g in a :

Vieni sediamoci qui...

I due si sprofondano su un enorme cumulo di foglie di granoturco.

13. Vecchia casa Alfonso. Interno giorno


Alfonso e Riccardo stanno vuotando le due camere, con bagno e cucina, che costituivano la abitazione da scapolo del nostro Alfonso. M olta roba gi stata am massata da una parte; monti di carta e di roba rotta in un angolo; rimangono altri oggetti e mobili su cui, ap punto, si sta concentrando l attenzione dei due amici. Alfonso, accennando a due sedie con la spalliera alta finto-antico:
a lfo n so : r icc a r d o :

Queste, se le vuoi, te le puoi anche prendere R iccardi! Sono uno schifo! Grazie del regalo!

a l f o n s o : N o, voglio dire... che di l, se non roba autentica non entra niente principio non cero abituato: scambiavo il vecchio con lantico, e mi facevo compatire... Sempre gentili, ma lo capivo che non m i consideravano proprio per niente... in questo campo. A desso invece... ricc a rd o :

Cominci a farci locchio!

e sghignazza.
a lfo n so :

N o, R iccardi: inutile che tu sfotti. C i ho fatto, come diciamo noi, il gusto, che unaltra cosa. I l gusto! Rinascimento, impero, barocco... stile inglese... E Regina che me lha insegnato, so tutti loro... Si sente ch gente che c nata e c cresciuta... Come noi con le macchine. E chi ce frega! Em b, per loro lo stesso! Riccardi, un altro m ondo! So entrato in un altro mondo!

Riccardo esamina dei quadri che sono accostati al muro.


r icc a r d o :

E questi?

Alfonso con gesto di orrore:


a lfo n so : r icc a r d o : a lfo n so :

M nn! Manco ved, li voglio! E che sei m atto! Mica poi so tanto brutti.

Ah, no? M a non vedi che ci manca tutto! L o stile, il senso artistico... So quadri senza autore!

92

Riccardo lo guarda sempre pi stupito e incuriosito; si mette a sedere su una cassa e intanto continua ad osservare Alfonso che si sforza di trascinare un m obiletto vecchio.
r icc a r d o : a lfo n so :

Quello, scommetto, te lo porti.

M e lo porto s ! Perch vale... e quello che vale sta alzatina qui... Se t'appoggi allantico vai sul sicuro....

E soddisfatto, toglie la polvere con la mano dallalzatina.


riccardo

(cam b ian d o, confiden ziale): A lf, allora sei proprio contento? Senza darla

da be... contento!? Alfonso fissa lamico:


a lfo n so : r icc a r d o : a lfo n so :

Manco lo dico perch me pare che poi me debba succedere qualche cosa. Lascia st i mobili... e tutto - ma, dicevo, contento... con lei? il con

Con lei, con lei! Che me nefrega dei mobili, alla fine! Quelli sono torno, latmosfera... il profumo, come diciamo noi, non so se me capisci...
r icc a r d o : a lfo n so : r ic c a r d o :

E come no! M a la contentezza vera lei, Regina. T i d soddisfazione in tutto?

a lfo n so :

In tutto, Riccardi. Una donna educata, colta, che si sa presentare... sentissi le conversazioni, di onest e bont manco te ne parlo, hai toccato con le tue m ani e poi basta guardarla! T u tto ! Sai che te dico: una donna coi tre B . Che vo d i tre B ? Buona, Bella e Brava! Non sono tre B ! storia dei tre B , e guarda stupito Alfonso.

r icc a r d o : a lfo n so :

Riccardino ammirato e divertito per questa Riprende, sempre pi confidenziale:


r icc a r d o :

Scusam i, Alf...

gli si avvicina: ... anche quando chiudete la porta... della cameretta vostra... e rimanete voi due soli... senza pi nessuno... dico, la sera, la notte... insomma... Riccardo insisterebbe ancora.
a lfo n so :

M a ho capito, ho capito! Quanto sei greve! T i andava de dire a letto , Beh, perch and d'accordo a letto non importante per due sposi? E importante s.

e dillo!
ricc a rd o : a lfo n so :

E si ferma. Tace. Sorride compiaciuto di s. Riccardo cuocendo d impazienza:


ric c a r d o : a lfo n so :

E allora? Riccardi, e quando imparerai ad avere un po di discrezione, d ijm d o r e !

Riccardo smontato dal tono superiore di Alfonso.

93

ric c a r d o :

A lf, ma noi siamo amici... disuperiorit compiaciuta va pi

Alfonso fa un gesto vago, e sempre con quel suo sorriso vicino a Riccardino e gli dice sottovoce:
a lfo n so :

L ... si tocca il culmine della felicit... il coronamento... (pianissimo, quasi soffiato) I l paradiso... Riccardo squadrando Alfonso, quasi tra s:
ricc a r d o :

M a che ci fai tu alle donne! Accidenti...

a l f o n s o : I o ? Beh, io... tu mi conosci, Riccardi... mica so un brocco in certe cose... H o una mia esperienza del piacere... ricc a rd o : a lfo n so :

Come hai detto? Una esperienza del piacere. T e piace? unaltra cosa, (ripete) H o una mia esperienza

r icc a r d o : E detto bene. Pare perfino del piacere... . a lfo n so : ric c a r d o : a lfo n so : r icc a r d o : a lfo n so : r icc a r d o : a lfo n so :

M a chi fa tutto, lei, lei! L e i? E lei che va forte ma forte forte forte assai! L e i? E dove ha im parato? Riccardi, che centra qua im parare! E razza, nobilt di sangue, natura! Pi della francese... te ricordi a N izza?

E eeh ! Che francese... che viennese., non c ferrarese, non c bolognese... tutta roba da ridere... Io me so sempre domandato come faranno le donne a imparare... restando vergini! Eh, Alfonso, come faranno?
ric c a r d o : a lfo n so :

L a donna innamorata si trasform a, sboccia, inventa... E lamore, Riccardi! Padre Mariano dice... Che dice, sto frate, sentiamo! D ice ch il mistero dellamore... su cui bene non alzare il velo. Alf, se sei un amico, tu mi ci devi porta da sto Padre M ariano!

r icc a r d o : a lfo n so : r icc a r d o :

Alfonso andato a una credenza a vetri di pessimo gusto e ne ha tolto alcune tipiche coppe sportive.
a lfo n so : r icc a r d o : a lfo n so :

L e coppe me le porto... Non son gran che., ma so sempre ricordi... E h ! M i ci porti da sto Padre M ariano?

>

Calm a Riccardi. Prim a devi matura... M atura, Riccardi, matura... So gioie, queste, che te le devi meritare... eh, s... meritare...

Alfonso si caricato una bracciata di coppe e targhe, e si avvia.

94

14. Complesso casa Regina. Interno notte


In prim issimo piano l annunciatrice televisiva, occupa tutto lo schermo. E la fine delle trasmissioni. Sta dicendo:
a n n u n c ia t r ic e :

I programmi di questa sera sono terminati. L a R A I-T V ricorda ai

suoi abbonati... D al video che sistem ato nella camera da letto passiam o al letto matrimoniale dove Alfonso e Regina sono alla fine di un amplesso. A lfonso come spento, abbandonato su Regina.
a n n u n c ia t r ic e

F.C.: ... che il trentuno del mese lultimo giorno utile per rinnovare

labbonamento...

L a faccia dellannunciatrice che fissa con il consueto sorriso ambiguo ha una breve interruzione.
r e g in a :

Alfonso, spegni.

Alfonso fa l arrabbiato dolce:


a lfo n so :

Io non so perch l'accendiamo... (d an d o g li u n b ac etto ) Non mi fai vedere pi niente... Aspetta. Sentiamo che c domani.

D i nuovo la faccia dellannunciatrice in P.P.


a n n u n c ia t r ic e a lfo n so :

(a so g g etto , i program m i d el giorn o su ccessivo)

Dom ani questo lo vedo.

Regina gli butta le braccia al collo, molto dolcemente.


r e g in a :

Tu pensi che io te lo far vedere?

Alfonso scende dal letto, senza troppa agilit, mentre la moglie l osserva. V a a spegnere a tentoni. Mentre passa accanto al mobiletto, accende una radiolina, che suona. (Ballata del Pietrotw) Alfonso mormora quasi tra s:
a lfo n so :

E un mese che lo dico. Q ua bisogna comprare il pulsante.

Spegne la televisione. Sempre parlando da solo: ... Uno dal letto... zac... e si spegne... senza alzarsi.. e si avvia verso la porta. L a moglie gli chiede:
r e g in a : a lfo n so r e g in a :

D ove vai? (frastornato): I l gas. M a lavr spento la donna. Torna a letto.

Uscendo, Alfonso dice:


a lfo n so

(non fidandosi): Sii... quella l...

95

Esce dalla camera. G irando, continua a parlare a voce alta; comunicando con Regina, anche se Regina non risponde.
a l f o n so ,:

Le zie non si sono

fatte vive?

Si saranno offese di qualche cosa? i

L a vecchia serva si affaccia dalla porta del suo stanzino che d sul corridoio:
v e c c h ia s e r v a :

Io devo dorm : che sta smania de parla de notte.

e rientra nel suo sgabuzzino. Alfonso va in cucina. Prim a chiude la chiavetta del gas. Prova col fiammifero lungo la canna di gomma. Poi va al frigorifero, lo apre vede se tutto in ordine. L o sbrinatore ecc.; prende qualcosa, forse una frutta che pu mettere in bocca con un solo boccone. Si accende una lucetta su un piccolo apparecchio citofono
v o c e reg in a

e si sente parlare:

(al cito fo n o ): Alfonso... quanto ci metti... 'Vieni...

Alfonso, contento:
a lf o n so

(n el cito fo n o ): Corro. N on vedo lora di rivederti.

M anda un bacio attraverso il citofono. L a lucetta si spegne. Torna in corridoio. V ede, in fondo, un taglio di luce: evidentemente una lampadina rimasta accesa. E quella del bagno. Apre la porta. Approfitta per pesarsi. O sserva la bilancia.
a lfo n so

(grida): Sono aumentato tre chiletti, ancora... S i affretta verso

Si odono i colpi della cameriera che batte sul muro. Spegne la luce, richiude. la camera, trascinando allegramente le ciabatte. Ripete: Eccolo... Eccolo.. Arriva... Passa vicino a una vetrata con le tendine. L e tocca con la mano.
a lfo n so

(toccando le ten d in e): Pi le vedo e pi mi piacciono.

Torna in camera. D ietro la porta, si nascosta Regina per fargli uno scherzo. Appena Alfonso entra, Regina viene fuori e gli fa paura.
r e g in a :

Bum !

Alfonso ha un sobbalzo.
a lfo n so :

C os mi spaventi...

Come se gli mancasse il respiro si lascia scivolare sul letto.


a lfo n so :

Non li fare, sti scherzi. M i manca il fiato.

L ei lo spinge gi, sul guanciale.


r e g in a :

Vieni, vieni qua, amore mio...

andandogli sopra ... che ti faccio la respirazione artificiale. G li mette la bocca aperta a ventosa sulle labbra. E comincia a soffiare.

96

15. Autosalone. Interno giorno *


Riccardo sta spingendo una macchina accanto a delle altre. Attraverso le vetrine, vediamo arrivare una macchina che si ferma l davanti. N e scendono in fretta Regina e zia M afalda. Entrano nellautosalone.
riccardo

(sim p atico ): Buongiorno, Regina. Buongiorno signora. Sempre pi giovane.

z ia m a f a l d a :

Buongiorno, Riccardo.

M a Regina risponde solo con un cenno al saluto. D ice soltanto:


r e g in a :

D ov?

Riccardino indica lufficio.


ric c a r d o :

E di l... venite.

le precede. Poi, cambiando tono, dice:


r icc a r d o :

...Indovina che sta facendo, (bru scam en te) Dorme.

si rivolge anche alla zia M afalda. Insiste: ... Dorm e sempre, (disinvolto ed affettuoso, volendo scherzare) C hiss che fanno la notte.
r e g in a :

Riccardo, sei una persona simpatica, ma a volte volgare.

Riccardo resta male. Si ferma sulla soglia del piccolo ufficio, mentre le due donne entrano. Alfonso sdraiato su una sedia con i pantaloni sbottonati e dorme a bocca aperta.
r eg in a

(lo scuote): Svegliati... E successa una disgrazia.

Per non far sentire a Riccardo la zia M afalda chiude la porta con violenza.
r e g in a :

Ig i scappato con una donna... (indica i calzoni sbottonati) M ettiti in


(d i rincalzo):

ordine... zih
m a fa l d a

E tu devi intervenire... Perch sei tu il capofamiglia...

r e g in a :

Andiamo.

Allacciandosi i calzoni, A lfonso va con loro, meccanicamente, verso la porta. Intanto chiede:
a lf o n so r e g in a :

(stupefatto): Per, Igi... N on ce lo facevo... D ov? A desso ti spieghiamo. Cammina.

Aprono la porta. Tornano nel salone. Riccardo, vedendoli, chiede preoccupato:


r ic c a r d o : a lfo n so

M a cosa succede?

(con distacco, a Riccardo): Niente niente. Cose di famiglia.

Riccardo cambia tono. E evidente che allude alle cose da fare in negozio.
ric c a r d o :

M a come? Adesso te ne vai?

Sequenza soppressa.

97

a l f o n s o : Torno subito. Fra unora sono qui. Non mi dire sempre adesso te ne vai... adesso te ne vai... .

Andandosene, la zia M afalda sta dicendo ad Alfonso:


zia m a f a l d a : G uarda, Alfonso. D evi essere duro con Igi. T u hai lautorit. T u sei lunico uomo della nostra famiglia.

Alfonso annuisce, convinto e compiaciuto. E si mette alla sinistra della zia.

16. Complesso motel. Interno-esterno giorno *


Una tipica stanza di motel con servizi e salottino annesso. Sulla porta, spiccano gli avvisi alberghieri. D alla finestra, si intravedono le insegne luminose. Alfonso, gesticolando, cerca di convincere Igi. I l giovanotto lo ascolta in silenzio, passeg giando in un corto chimono orientale, da judo. Seduta a terra, in un angolo, una ragazza giapponese, silenziosissima, segue la scena, andando con gli occhi dalluno allaltro, senza capire niente.
a lfo n so :

Pensa alla tua famiglia. Pensa allo scandalo. Pensa allumiliazione di tua za, di tua sorella che stanno ad aspettarti sotto un albergo come questo T i prego di non usare questo tono... perch la signorina che qui con me... una signorina per bene. E poi unartista... cinematografica...

ig i:

e continua a passeggiare meditabondo.


a lfo n so :

Pensa al tuo ambiente. Pensa a te stesso, se non vuoi pensare a noi.

Igi non risponde. E Alfonso lo investe: A che cosa stai pensando? In questo momento, la porta si spalanca ed entra Regina. D una rapida occhiata, poi si dirige verso Igi, gli d due schiaffi sonori, sulle guance, dicendogli:
r e g in a :

V ergognati!

Alfonso, anche per la presenza della moglie, m ostra una maggiore decisione.
r e g in a :

V ergognati!

V a verso la ragazza giapponese e le dice, aiutandola ad alzarsi:


a lfo n so :

Prenda la sua roba. E vada via.

La ragazza giapponese lo guarda senza capire.


a lfo n so

(sp azien tito ): Allora, la vuole prendere la sua roba?

L a ragazza continua a guardarlo senza capire niente. Alfonso si rivolge a Igi:


a lfo n so :

M a questa qui che lingua parla?

* Sequenza soppressa.

98

ig i:

E che ne so io. E come vi siete capiti?

a lfo n so :
ig i:

E una questione di affinit.

M a Regina lo zittisce freddamente.


r e g in a :

Zitto.

Alfonso, come reazione, prende alcuni oggetti per la stanza, e glieli infila nella borsa. Intanto, la spinge via.
a lfo n so :

Lei, intanto, se ne va.

Sospinta, la giapponese guarda verso Igi. M a Alfonso la spinge fino alla porta. D alla soglia, la giapponese pur rendendosi conto di essere cacciata via fa un leggero inchino.
r e g in a :

Vai a pagare e vai dalla zia, mentre noi ti mettiamo la roba a posto.

Igi, toccandosi il chimono:


ig i:

I soldi. (al m arito): A lfonso? I soldi.

reg in a

Igi prende il denaro offertogli da Alfonso ed esce.


a lfo n so (so sp ira, m a so d d isfatto ): G uarda che tuo fratello bisogna sistemarlo... (una pausa) D a domani, lo porto a lavorare con me...

Mentre Alfonso infila la roba di Igi nella valigia, Regina si guarda attorno, osserva la stanza con mutato interesse. Alfonso, dopo unaltra pausa:
a lfo n so

(so d d isfa tto , co m piaciu to): Vero una bella grana, avere la responsabilit di una

famiglia... Regina, che ha guardato bene la stanza, si siede sul letto un p o triste.
reg in a

(improvvisamente): M a tu, comeri, prim a?


(p e rp le sso ): Che vuol dire?

a lfo n so r e g in a :

Niente.

e scuote la testa.
a lfo n so : r eg in a

Come niente? Adesso che fai? Perch fai quella faccia?

(esageratam en te m elanconica): Sono triste... (con tin u a) M i manca qualche cosa di te... (d o p o u n altra p au sa) Tu ci venivi in albergo?

Alfonso impacciato:
a lfo n so :

Qualche volta... D a scapolo...

Mentre Alfonso dice questo, Regina si mette a piangere sommessamente. Alfonso le si siede accanto.
a lfo n so

(la ab b raccia appen a). ...Ma non ha importanza. L a donna che ho sposato

sei tu. Alfonso le passa un fazzoletto sullocchio. L ei si tira su, con unimprovvisa ripresa. Si guarda nello spechhio, si tira in su i capelli.

99

r e g in a :

Non ti sembro una giapponesina?

A lfonso fa un tim ido tentativo di resistenza.


a lfo n so :

Stai benissimo cos. Andiamo che c la zia...

Regina molla gi i capelli, si risiede di nuovo, triste sul letto.


a lfo n so

(d i n u ov o vicin o a le i): Non fare cos..

L e i lo abbraccia. E vanno gi, sul letto.


a lfo n so

(balbetta): Potrebbe tornare Igi...

17.

Casa Regina e Alfonso. Interno giorno

Una piccola processione di fam iliari segue Padre Mariano, in cotta e stola, che fiancheg giato da un ragazzino-chierichetto che regge il secchiello dellacqua santa, benedice la casa. A d ogni stanza, ad ogni nuovo ambiente Padre Mariano alza laspersorio e borbotta la form ula della benedizione di cui si sente soltanto la parola iniziale:
p a d r e m a r ia n o :

Asperge... asperge... asperge...

L a scena s inizia in movimento, quando la cerimonia della benedizione verso la fine. Padre M ariano, infatti, lancia lultimo spruzzo di acqua benedetta e con una specie di giravolta fa per ritornare sui suoi passi, verso il salone... ... ma Alfonso, quasi con precipitazione, esce dal gruppetto dei parenti e andando a spa lancare una porta mimetizzata nel riquadro di un pannello dice con una certa vivacit:
a lfo n so :

Un momento, Mariano... c anche questa...

e Alfonso spalanca la porta. Padre Mariano si ferma, si gira e benedice da lontano verso la porta aperta.
p a d r e m a r ia n o :

Asperge...

A lfonso, che davanti alla porta, si prende la spruzzata in faccia, e si stropiccia gli occhi.
pa d re m a r ia n o :

Un detto popolare vuole che lacqua benedetta passi sette muri...

Stai tranquillo Alfonso...


r e g in a :

E diventato cos religioso, sapesse Padre M ariano! D a non crederlo! T e lavevo pur detto, Regina! Quando i prodighi ritornano...

pa d re m a r ia n o :

Sono giunti nel salone parato e lucidato per le feste pasquali. Sulla tavola centrale ci sono canestri di uova, colombe e altri oggetti che aspettano la benedizione. Zia M afalda toglie i tovaglioli che li ricoprivano, e Padre M ariano un p o distrattamente lancia le ultime gocce del suo aspersorio verso la tavola centrale; si sfila la stola...
pa d re m a r ia n o : tutti

E adesso diamoci la Buona Pasqua!...

( a so g g etto ): Buona Pasqua, Buona Pasqua...

100

Padre M ariano col suo tono abituale di docente:


pa d re m a r ia n o : z ia m a f a l d a :

Certo che la Pasqua la maggior festa cristiana...

Per me, scusi, sa, ma la festa pi bella il N atale!

Oh, nessuno pensa di svalutare il Natale... G loria in excelsis Beo... , ma in quanto alla P asqua anche San Paolo esplicito-, Senza la Resurrezione la nostra Fede sarebbe vuota... .
pa d r e m a r ia n o : z ia m a f a l d a :

Sar sar! M a il N atale ha qualche cosa che la Pasqua non ha... I l sacrificio della Croce e il trionfo sulla morte-, questa la P asqua!

pa d r e m a r ia n o :

ZIA

m a fald a :

M a quella bella grotta con lasino e il bue... e i pastori... oh!

Alfonso che rimasto un p o indietro a stropicciarsi gli occhi arriva presso Padre Mariano con un piatto di pasticcini, gliene offre.
a lfo n so :

H a i benedetto tutte le uova? Tutto, tutto... (sta mangiando).

pa d r e m a r ia n o : a l f o n so

(tiran d o il frate d a u n a p arte): Scusa, sai, ma di una benedizione speciale

a queste qua... e lo porta verso un tavolinetto d angolo dov un canestro colmo di altre uova.
pa d r e m a r ia n o r eg in a

(divertito, sempre mangiando): Che hanno... queste qua?

(che li ha seguiti, interviene): Sono le sue, le sue uova fresche, di gallina! Ah!

pa d r e m a r ia n o : a lfo n so :

Quelle l sono sode... ma queste... Occorre una benedizione speciale, M a riano, se puoi speciale!

Padre M ariano accennando con la mano:


pa d r e m a r ia n o : a lfo n so :

Asperge...

Grazie, Mariano... T u mi capisci... Dovere...

pa d re m a r ia n o : a lfo n so :

T i confesso, Mariano, che maspetto molto da queste uova qui... da questi Alfonso non essere irriverente...

zab afoni..
pa d re m a r ia n o : a lfo n so :

Che irriverente! Dico sul serio-, queste uova devono fare il miracolo, perch se non lo fanno qui, con tutta la buona volont, va a finir m ale!

Padre M ariano, sempre mangiando, si arrabbia un p o :


pa d re m a r ia n o :

Qualcosa che non va?

Alfonso guarda i famigliari che festeggiano la benedizione, prende Mariano per la manica e lo tira verso il terrazzo. Regina vede la manovra di Alfonso e la protegge da un inseguimento di Igi:
r e g in a :

N on essere indiscreto Igi...

Alfonso ha tirato Padre Mariano in terrazzo.

101

a l f o n s o : N o, tutto va benissimo. Io sono contento. H o trovato questa nuova fami glia. M ia suocera, no... la zia M afalda, le zie... sono tutte persone stupende...

Padre M ariano tira fuori il sigaro. L o accende. N e offre uno ad Alfonso. ... M i vanno bene gli affari, mangio bene, tu sai come si mangia qui. Regina mi adora. Io anche adoro lei. Ma... Padre M ariano aspetta il seguito del discorso. Alfonso cambia di colpo tono: ... Solo che non si rende conto che ho quarantanni. Padre Mariano lo guarda.
pa d r e m a r ia n o : a lfo n so :

Alfonso, cercate di avere rapidamente un figlio.

Come cercate di avere un figlio...? T i sto finendo di dire adesso... (pausa) N on faccio altro... Allora non hai capito lo scopo delle uova... Finora non ci son novit... speriamo che benedette...
pa d r e m a r ia n o :

Certo che un bambino risolverebbe tante cose... (p au sa)

G li mette una mano sulla spalla: ... diventate tre persone. Finite di essere in due... Con tre gesti della mano, calanti, dallalto in basso e come riflettendo: ... Sposa amante... sposa madre... sposa sorella. Sfila di tasca un ricettario, una penna. N on c luce. Perci rientrano nel soggiorno, dove Igi continua a dormire, sdraiato sul divano. Parla nel sonno. Intanto Padre M ariano scrive qualcosa sul foglietto una prescrizione medica e la passa ad A lfonso, che se la porta vicino alla faccia, legge. H a un moto di reazione:
a l f o n s o : Scusa ma io... A llora non mi sono spiegato bene... Io funziono benissimo. N on ho bisogno di questo. pa d re m a r ia n o :

E un ricostituente leggero. Per il tono generale. L o prendo anchio....

Alfonso, sempre contrariato:


a lfo n so :

Poi... sono iniezioni. Non potresti piuttosto dire, tu che hai tatto e sei in confidenza... direttore spirituale, e dico poco!

Padre M ariano prendendo quel suo tono di seriet:


pa d r e m a r ia n o : a lfo n so :

D ire a chi? E poi dire che cosa?

D ire a Regina di andare...

E fa con le due mani il segno di andare un p o pi calma. Padre M ariano ormai lo guarda con decisa riprovazione.
pa d r e m a r ia n o :

Queste cose SantAlfonso de Liguori le scriveva in ginocchio per non essere indotto in peccato... Sant'A lfonso? I l mio santo?

a lfo n so :

Padre Mariano annuisce.

102

E quali cose?
pa d re m a r ia n o : a lfo n so

Sui rapporti coniugali! Certo. Rapporti. In latino.

(stu p ito ): Com e? I l santo? R apporti rapporti?...

pa d re m a r ia n o : a lfo n so :

N e hanno anche scritto? M a tu lo saprai lo stesso!

pa d re m a r ia n o : a lfo n so :

Padre Mariano lo guarda con gravit.


a lfo n so :

E parla., se puoi!

Padre Mariano lentamente, abbassando un p o gli occhi:


pa d r e m a r ia n o :

I l coniuge., non pu e non deve sottrarsi al desiderio legittimo, anzi santo desiderio, dellaltro coniuge! Non pu.
a lfo n so :

M ai? Salvo i casi di impedimento naturale-, malattia...

pa d r e m a r ia n o :

a l f o n s o : Pensa che io, da quando sono sposato, mai uninfluenzetta, nemmeno un raffreddore!... pa d re m a r ia n o : a lfo n so :

Ringrazia Id d io !

P er!

pa d re m a r ia n o : T u devi fare il dovere tuo, da bravo marito. Devi sacrificarti e agire... per quel fine di cui ti parlai... a lfo n so :

Generandi? Bravo! N on lhai dimenticato! Bravo! Capisci allora perch d ev i?


(an n u isce): Io qua sono, Mariano mio... finche la salute mi assiste...

pa d re m a r ia n o : a lfo n so

pa d re m a r ia n o :

E se la salute Dio non voglia non dovesse assisterti... vieni a godere dellimpedimento, cio della dispensa. Sei a posto egualmente. V edi come tutto regolare, come tutto stato mirabilmente disposto perch lanima sia sempre in pace. N on tentennare, Alfonso, nel momento della debolezza... la carne talvolta debole... lo so, lo so bene... pensa che quello che compi non ti d solo piacere... ma ... ad majorem D ei Gloriam... Sei come pn soldato!

Alfonso molto seriamente fa il gesto di sfoderare la sciabola e si mette a canticchiare pervaso da spirito eroico la marcia dei bersaglieri. (Dissolvenza)

17/a. Camera Regina


Regina, china sullultimo cassetto del monumentale com di stile antico, in una posizione un po provocante volge le terga ad Alfonso.
r e g in a :

T e lo voglio proprio mostrare...

H a trovato. E un indumento di biancheria. L o spiega davanti agli occhi stupefatti di Alfonso: ... da secoli, ormai, in casa nostra ci si comporta cos...

103

L indumento che Regina si fatto scivolare davanti tenendolo per le spalle una antica camicia da notte femminile di tela bianca, finissima.Davanti, allaltezza del petto, come se fosse una maglia sportiva, porta la scritta per tutta la lunghezza: N on lo fo per piacer mio - ma per render gloria a D io . D avanti, in basso, allaltezza del pube la camicia ha come una finestrella che si pu aprire e chiudere mediante due bottoni. Con naturale impudicizia, Regina, al cospetto dello sbalordito Alfonso, apre la finestrella e gli fa vedere in maniera inequivocabile, come se dovesse illustrare ad uno scolaretto un p o tardo un istrumento di fisica, a che cosa servisse. A lfonso come invitato ad un preciso suo dovere si avvicina a Regina e fa per abbrac ciarla; Regina ridendo si scosta un po depone la camicia sul letto, poi si fa abbracciare da Alfonso che si sente pi che mai crociato. Sotto l abbraccio appassionato di Alfonso, Regina arretra e declina sul letto... (Dissolvenza)

18.

Autosalone. Interno/Esterno sera

A lfonso e Riccardo stanno chiudendo gli uffici. F ra loro c ormai unaria di freddezza. D ue impiegati escono, vanno via. Sono fuori sulla strada. L uomo che sta abbassando la saracinesca, finisce di chiudere, e consegna ad Alfonso il mazzo di chiavi.
riccardo a lfo n so :

(freddam ente): Prendiamo un aperitivo? No... M e ne vado a casa. N on ho voglia.

Riccardo si dirige verso una macchina nuovissima, da vendere.


r ic c a r d o :

Guarda. Io porto via questa. C os, domani, gliela faccio provare... Tu, non ti dimenticare di andare in banca.

Alfonso, anche lui secco, freddo:


a lfo n so :

Perch, qualche volta mi sono dimenticato di quello che devo fare?

Riccardo fa:
r icc a r d o :

Ciao. Patacca.

M onta in macchina e se ne va. A lfonso rimane solo. G uarda nelle vetrine del suo negozio, curiosando, come se il negozio non fosse suo. Si avvia. D opo pochi passi, imbocca una strada laterale.

19.

Guardia medica. Esterno sera *

Alfonso entra in un am bulatorio, a pianterreno, con l ingresso sulla strada. * Scena soppressa in montaggio.

104

20. Guardia medica. Interno sera *


Alfonso entrato nella G uardia medica, si siede nella squallida sala d aspetto. In sala d aspetto, seduta una donnetta incinta, bruttina, un p o rachitica, sta aggrap pata al marito come un insetto. I l marito un giovanotto bronzeo, col palt di cammello, il maglione bianco a collo, oro logio e braccialetto d oro, un grosso anello a un dito. L a donnetta si lamenta. E il fusto, con la faccia di pianto, laccarezza.
m a r it o :

Che, te senti male?...

Si guarda intorno, cerca di farsi compiangere da Alfonso:


m a r it o : m o g l ie :

...Se sente male, se sente... Pino mio, sta creatura quanto cattiva... peggio da te peggio... me molla certi cazzotti...

I l marito le posa la mano sul ventre e, un poco ridendo un poco lagnandosi:


m a r it o :

Je molla i cazzotti, je molla...

Alfonso segue la scena. A in un tratto si apre una porta, appare u n infermiera, che lascia uscire un tale alto quasi davanti al naso la mano tesa a causa del gomito ingessato.
in f e r m ie r a : m a r it o

che tiene

L infermiera riconosce subito Alfonso. Venga dottore, entri. Ce semo prim a noi. E un caso urgente. A mi moglie, glie se

(reagisce):

s rotte le acque.
i n f e r m i e r a : Lei, allospedale, la deve porta. Questo un pronto soccorso. Che, la facciamo partor qu nmezzo... (a A lfonso) Venga, dottore, entri.

Alfonso entra in una piccola infermeria, cava di tasca una scatola di fiale, comincia a sbot tonarsi meccanicamente i calzoni.
a lfo n so :

M a questiniezione fa un male terribile. Servir almeno a qualche E un ricostituente generale, meglio che niente...

cosa?

in f e r m i e r a :

G li d colpetti sul sedere: ... Quello che deve f, dott, dimagr, dimagr...

21.

Colonnato San Pietro. Esterno sera *

L edicola sullangolo del colonnato di San Pietro. (Radiolina dalledicola trasmette: C la guardia svizzera, che sta chiedendo:
gu ard ia sv iz z e r a

Ballata dellimpiccato)

(al giornalaio). M i d L a Gazette de Lausanne? .

* Sequenza soppressa in montaggio.

105

L a prende, la sfoglia. Intanto arriva Alfonso, zoppicando un p o resta un p o a guardare i giornali esposti.
a lfo n so :

a causa delliniezione.Si avvicina alledicola

E uscito lultimo giallo ?

Il giornalaio glielo d. M i dia anche T e m p o , L E u ro p e o , E p o c a , e O g g i . II giornalaio fa un pacco dei giornali, con l elastico. Alfonso paga, e se ne va. L o svizzero finisce di sfogliare L a G azette de Lausanne , la restituisce. due

L vicino, due guardie di Pubblica Sicurezza hanno osservato la scena.Uno dei commenta:
gu ard ia

p .s.: L o sai che questi qui, quando tornano in Svizzera, vanno in galera.

22.

Rosticceria. Interno sera *

A lfonso con il pacco dei giornali in mano, sta guardando la m ostra interna di una rosticceria.
a lfo n so :

Sei suppl. Sono freschi? N o, so caldi. A dott, che domande.

r o s t ic c e r e : a lfo n so :

P o i m i d cento grammi di carciofini. Poi, cento grammi fra cipolline e peperoni. Duecento grammi di vitella. E una birra. Pane, ne vuole?

r o s t ic c e r e : a lfo n so :

S , m i dia un panino.

23.

Autosalone. Esterno sera

Vediam o tornare Alfonso verso l autosalone, col pacco dei giornali, il pacco della rostic ceria, e l anguria sottobraccio. M ette per terra languria, che sta per rotolarsi; la puntella coi giornali; vi mette sopra il pacchettino della rosticceria. E strae il mazzo di chiavi. Apre. T ira su la saracinesca, non del tutto, perch gli fa fatica. Si porta le mani alla vita, come avesse fatto uno sforzo. E dal di dentro, inchinato, prende languria e i pacchi. Si avvia verso lufficio. * Scena soppressa. ??

106

24. Autosalone. Ufficio. Interno sera


Alfonso nel gabinetto attiguo allufficio, ha messo l anguria sotto lacqua. Poi, torna, nellufficetto, dove ha disteso sul tavolo un giornale, a tovaglia; sopra vi ha sistemato dei fazzolettini di carta; m ette in ordine i suppl. G uarda il tavolo ben preparato. Contento, form a un numero telefonico.
a lfo n so

(a l telefo n o ): Pronto, Regina, sono io. Senti, mi dispiace moltissimo, ma bisogna che rimanga qui in ufficio. H o paura che domani arrivino quelli della Tri butaria. Tu dormi, credo che far molto tardi...

Una pausa, corrispondente alla battuta di Regina. Poi, di nuovo, Alfonso: ... T u chiamami quando vuoi. V edrai che sono qui. ...N o , se ci ho fame, andr a prendere un sandwich... E poi, voglio dimagrire. Scusam i, se ti lascio sola... e ciao... Non m aspettare. V ai a dormire. A bbassa il ricevitore si siede soddisfatto, apre una rivista, la mette vicino. Conta i suppl, ci infila dentro due carciofini. H a aperto la rivista Tem po ; e sta leggendo le lettere al direttore . Riform a un numero telefonico: il 19. Con una mano tiene davanti a s il microfono, a una certa distanza; con laltra mangia il suppl, e con le dita non occupate di questa mano, volta le pagine della rivista.
v o c e g io r n a le radio

(dal telefono): Washington... Il Presidente Kennedy...

24/a. Stesso ambiente *


Im provvisamente squilla il campanello. Alfonso si affretta a posare il ricevitore, rapida mente ingurgita lultimo boccone di suppl ed esce dalla stanza. A passo svelto attraversa il salone delle automobili. Dietro il cancello del negozio scorge Regina.
a l f o n s o : A h sei r e g in a : Aprimi...

tu? T i ho fatto una sorpresa...

Alfonso lievemente imbarazzato e infastidito.


a lfo n so :

H o dimenticato le chiavi di l... V ado a prenderle... A spetta un momento...

Alfonso torna indietro. Fa il suo ingresso nellufficio e, saltando da un angolo allaltro della stanza, mette in ordine il tavolo, togliendo di mezzo i residui della cena frugale. Sparecchiando, gli cade in terra la bottiglia di birra. Frettolosamente pulisce il pavimento con le scarpe. Quindi ritorna al cancello, dove laspetta Regina. Insiem e con Regina, Alfonso attraversa il salone delle automobili.
r e g in a :

N on sei contento che sono venuta? Queste macchine la notte sembrano prio mostri.

pro

Regina abbraccia Alfonso.


r e g in a :

Alfonsino...

* Sequenza non prevista dalla sceneggiatura e aggiunta durante le riprese.

107

Alfonso e Regina entrano nellufficio. Regina bacia il marito.


a l f o n s o : C os r e g in a : Avevo

questa sorpresa? Come mai sei venuta? tanta voglia di vederti.

Regina m ostra un paio di rose ad Alfonso.


r e g in a :

G uarda, t h o portato delle rose: guarda come sono belle...

Alfonso indica un vasetto che su un tavolino.


a lfo n so :

M ettiam ole q u i eh?

Regina provvede a sistemare le rose nel vaso.


r e g in a : a lfo n so : r e g in a :

N on mi dici niente. Ciao.

Allora mi posso sedere? S, s, eh... accomodati.

a lfo n so :

Regina si siede su un divano.


r e g in a :

T i guardo m en tre lavori.

Alfonso va a sedersi al suo tavolo. S, per, te lo dico subito: pi di mezzora non rimani qui, eh?
R e g in a : N o , n o, no.
a l f o n s o : Ah non per altro perch sai, ti stanchi, fai tardi inutilmente e poi sono sicuro che ti annoieresti perch purtroppo... r e g in a : a lfo n so :

M a perch lavori sempre la sera?

E h n o, non tu tte le sere... E che q u e sta sera abb iam o p a u ra d ella Tri b u taria.. E u n m om ento u n p o pericolo so... si son o fissati con n o i q u esti...

R e g in a : T u h ai m an g iato ? A l fo n so : N o. R e g in a : N o n v a i a m an giare? A l f o n s o : N o, n o, alm eno n on m v en u ta fam e fino adesso. R e g in a : M a io ti parlo sem pre e non ti lascio lavorare. A l f o n s o : N o , no, puoi parlare quanto vuoi... Poi tanto non mica... non un la voro di concetto quello che devo fare... devo solo controllare... Anzi dimmi... par lami...

Regina osserva attentamente il divano su cui siede, mentre Alfonso finge di lavorare. L unga pausa.
R e g in a : Q uesto cos? U n divano letto? A l f o n s o : Com e? R e g in a : E u n divano le tto ? A l f o n s o : Credo s. S , s, devessere uno di quei divani che si p o sso n o allargare...

108

R e g in a : N on lho mai visto prima... C era prim a? A l f o n s o : E h ? C sempre stato.


r e g in a :

Anche prim a che m i sposassi?

A l f o n s o : E h quando abbiamo fatto il salone l abbiamo arredato e cera... come

no... possibile che tu non labbia mai visto? Il divano con le poltrone... con tutto. Regina sospira.
R e g in a : E bello grande. A l f o n s o : Ciccina, guardami un p o ! T i sbagli sai... mi dispiace, ma in questo ufficio
\

cose cos... no! Scusa eh? No. Regina si raggomitola sul divano. L e sue gambe, inguainate in un paio di calze scure, risal tano alla vista di Alfonso. Regina continua a stuzzicare il marito con i suoi sospetti scaltramenti adombrati.
R e g in a : M a io non ci credo.
a lfo n so : r e g in a :

Perch?

Perch mi sembra impossibile... non dico che lo fai adesso... Perch non sono gelosa... M a prim a di sposarti, non ti mai successo?

A l f o n s o : N o , m ai.
r e g in a :

Allora perch hai un divano qui?

Alfonso leggermente spazientito.


A l f o n s o : Ciccina ma cosa centra il divano... scusa. R e g in a : G iuralo. A l f o n s o : S , io te lo posso anche giurare.
r e g in a :
a lfo n so

M a no, puoi non giurare, perch faresti un peccato mortale.

: E poi, scusami, che importanza pu avere? H o sposato te. I l resto non conta, mi pare.

R e g in a : M interessa: tu m i chiedi di raccontarti tutto, e a me non mi racconti mai

niente.
A l f o n s o : M a co sa v u o i che ti racco n ti: orm ai ho 40 anni, ti ho sp o sato : son o un vecch ietto... e tu tto il resto m i sem b ra u n a co sa co s lon tan a... e p o i sop rattu tto

senza importanza.
R e g in a : H o cap ito che non v u o i parlarn e...

R egina sfiora con le mani la seta delle sue calze.


R e g in a : H ai visto che m i sono comprata d elle calze n u ove?

Alfonso guarda le gambe di Regina.


A l f o n s o : A h s. R e g in a : T i piacciono?

Alfonso fissa le gambe di Regina.


a lfo n so :

Belle!

109

r e g in a :

T i piace il colore?

Alfonso, pienamente soddisfatto.


a lfo n so : r e g in a :

N ere, no?

SI, toccale.

G li occhi di Alfonso brillano.


a lfo n so :

H ai co m prato d elle calze n ere? Regina, che gli allunga il piede.

Alfonso accarezza le gambe di


a lfo n so :

Che belle! Lisce...

Alfonso eccitato. R ad a il piede di Regina.


r e g in a :

T i piace?

ALFONSO: S.

D un colpo, Alfonso si riprende


a lfo n so : r e g in a :

e allontana la gam ba di Regina dal tavolo. di mezzora...

Senti, basta eh, per favore, altrimenti qui dura pi Se fossi una ragazza nuova cosa faresti?

Alfonso spazientito.
a lfo n so :

U na donna nuova... E chi ha mai pensato ad una donna nuova da quando sono sposato. M a poi che ti credi che io non lo prendo sul serio il matrimonio?

Alfonso cerca nervosamente alcuni incartamenti entro i cassetti di un armadietto collocato al fianco del tavolo. Tenta ad ogni modo di sottrarsi alle sollecitazioni di Regina.
a lfo n so :

Chiss dove ho messo, quel documento... Eppure dovrebbe essere q u i, non

lo trovo... D un tratto, Alfonso si volta e vede Regina che, nel frattem po, si spogliata ed rimasta in reggiseno, con la sottana.
a l f o n s o : Sei diventata scema? Cosa fai lo spogliarello adesso? Regina, sei mia moglie sai?... r e g in a :

E se fo ssi u n altra? Aridai... non sei un altra... Sei mia moglie...

a lfo n so :

Regina sospira.
r e g in a :

M a tu non capisci niente...

Alfonso e Regina si guardano in silenzio. Alfonso ormai pronto a cedere.


ALFONSO: Su non farmi il broncio, via... io lho detto, perch sei mia moglie... eh... non ho mai fatto cos, sai.

Alfonso appoggia delicatamente il capo sulla spalla nuda di Regina.


a lfo n so :

N on avrai freddo?

Alfonso porta la sua mano al seno di Regina, lo prende avidamente. Regina gli bacia i capelli.
r e g in a :

E g i prim avera...

110

24/b. Stesso ambiente. Alba *


Alfonso si addormentato, senza calze, sul divanetto, coi giornali l vicino. D ai vetri fil trano le prime luci dellalba. N el sonno sente il suono del... (Telefono) G li squilli lo risvegliano. Si alza a fatica, si riscuote, poco a poco, oscillando la testa, va al telefono.
ALFONSO :

Pronto chi

p a r la ? ...

Chi?

D allaltro capo del filo giunge la voce di Regina, che finge di essere una ragazza qualunque.
REGINA:

L a ragazza dellautosalone.

Alfonso riconosce immediatamente Regina.


a lfo n so r e g in a : a lfo n so r e g in a : a lfo n so

A h ciao tesoro... M a come non sei ancora... Cosa fai 11?

Sto lavorando...

non ho

ancora

fin ito .

M a vieni a casa... T i
:

piaciuta la ragazza dellautosalone?

S...

m o l t o ...

Regina congeda una serie di baci al telefono.


r e g in a :

Ciao... T aspetto... Dammi un bacio ancora.

Alfonso le corrisponde altrettante affettuosit.


a lfo n so

S , ciao. Ciao!

REGINA:
a lfo n so r e g in a :

Ciao! Ciao... Attacca tu... Ciao!

Alfonso abbassa il ricevitore.

25.

Via Conciliazione. Alba. Esterno

V ia della Conciliazione, vuota. Poche macchine, pochissimi passanti. N el centro della strada solo un vecchio sta cantando:
v e c c h ie t t o

(canta a piacere).

N ei pressi del marciapede, due torpedoni nuovi a porte aperte, in attesa... * L a scena, prevista in sede di sceneggiatura, ha subito, durante le riprese, alarne modifiche concernenti soltanto il dialogo.

Ili

...di un gruppo di signori che stanno arrivando, chi a piedi, chi in macchina. Fra queste persone, qualche prete. A lfonso ha finito di chiudere il negozio. S i stira un p o , e si avvia lentamente verso San Pietro. N on ha m olta voglia di tornare a casa, e cerca pretesti per tardare. A llaltezza dei torpedoni, si ferm a per curiosare. Uno dei passeggeri, vedendolo, lo chiama: il dottor Protti.
p r o t t i:

Caro avvocato. Come stai?

Alfonso lo riconosce.
a lfo n so

D ottore carissimo... Son contento di vederti. E un sacco di tempo...

Laici e preti, dal torpedone, sorridono verso Alfonso.


p r o t t i: a lfo n so p r o t t i:

Eh, sei tu caro. Sei tu. Sei sparito... (pausa) Come va la fam iglia?... E figli?
:

No. Ancora niente. M ia moglie sta bene.

Ah, ti ricordi quel viaggio a L ourdes? In mezzo a tutto, per, ci siamo anche
:

divertiti.
a lfo n so p r o t t i: a lfo n so protti

Eh... Eravam o pi giovani. Ma, cosa fai, in giro a quest'ora?

I l lavoro. H o dovuto lavorare tutta la notte... noi.

( l i n t e r r o m p e ) : M a sai che ci hai una faccia un p o stanca.Vieni con Sette giorni... tutto riposo. I padri sono simpaticissimi...

Alfonso risponde, al tempo stesso invogliato e perplesso:


a lfo n so

M a dove? E poi, mia moglie?...

p r o t t i ( l i n t e r r o m p e d i n u o v o ) : Tua m oglie? Io ho moglie e dodici figli... Pensa sette giorni tranquilli. Che pu dire?... Siamo tutti uomini.

26.

Ping-pong. Chiostro. Esterno giorno *


di

Passeggiando in un chiostro, aperto, circondato da una natura armoniosa, un gruppetto uomini che si muove, come ragazzini al sole. Alfonso e il dottor Protti passeggiano parlando a b assa voce.
p r o t t i:

Tu pensa. I gesuiti hanno fatto una richiesta alSanto U ffizio: fumare mentre si p re ga?". L a risposta, stata: no.

" S i pu

Alfonso si guarda intorno. A ttratto dallambiente, dai gruppetti che passeggiano.


a lfo n so

Che posto stupendo...

Scena soppressa

112

M a Protti richiama la sua attenzione. Mentre parla, Protti si tocca le ginocchia, con un gesto meccanico. Stai attento bene... A llora i gesuiti hanno ripetuto la domanda, cos formulata-, si pu pregare mentre si fum a? . E la risposta stata: " S . Perch si pu sempre pregare, in qualsiasi momento... (pausa)
p r o t t i:

Alfonso segue il discorso con faccia acuta, e ammirata.


p r o t t i:

M a tu, hai capito bene la sottigliezza del ragionamento?

Si sente la campanella, insistente. R esta solo, in mezzo al chiostro, un tale in ginocchio. Qualcuno gi si avvia.
( a n n u i s c e ) : Eh. Sai, sto veramente bene. Q uesti giorni... M i sento nuovo... Poi, qui ti fanno mangiare cose semplici. L olio, voglio vedere se me ne vendono una damigianetta, quando vado.
a lfo n so

U n frate si affaccia da una porta. D ice:


fra te

(batte le mani): Su, amici. Ricominciamo le preghiere.

Anche Alfonso e Protti seguono gli altri. Protti agita la gamba dolente:
p r o t t i:

L anno prossim o, mi voglio far dare lesenzione di stare in ginocchio.

27. Ambiente (a disposizione del regista). Meditazioni. Esercizi spirituali


Forse una piccola (palestra) adiacente alle aule scolastiche dellistituto gesuitico in cui si svolgono gli esercizi spirituali. L e parallele, il cavallo e altri attrezzi ginnici sono stati accostati alle pareti. In fondo c la fila delle pertiche, e davanti alle pertiche, su una predella, una cattedra da scuola da cui il predicatore impartisce i suoi ammaestramenti. L uditorio una venticinquina di persone seduto su varie file di banchi di scuola portati l dalle aule vicine. Siedono a due a due, con i gomiti appoggiati ai banchi. Si vede che stanno un po bassini. Alle pareti, ingrandimenti fotografici di performances sportive degne di nota o meglio dise gni che illustrano i vari movimenti di esercizi ginnici. A sinistra una fila di finestroni appena velati da tende chiare. Alfonso, accanto a Protti, seduto in uno dei prim i banchi: ci sta scomodo per via delle gambe, ma anche per la complessione che lo stringe al ripiano del banco. Infatti a un certo momento, prendendo il coraggio a quattro mani, tirer su la tavoletta facendola sbattere con un rumore secco e richiamando l attenzione degli altri. Si sentir un:
padre

Ssst! mentre il predicatore, Padre Sansone, sta dicendo, a m o di chiusa:


sa n so n e:

"m em ento: pulvis est et in pulverem reverteris... che vuol dire ricordati o uomo che sei polvere... ed in polvere ritornerai..."'.

M olti dei presenti per dimostrare la loro conoscenza del latino e la dimestichezza con queste massime eterne fondamentali hanno ripetuto insieme a Padre Sansone le parole della traduzione, tanto che la citazione si chiude con una specie di coretto a molte voci.

113

I l predicatore lascia che le voci si sfoghino; poi riprende:


pa d r e s a n s o n e : a lfo n so p r o t t i: a lfo n so : p r o t t i:

Cos dice il Salmista...

(a Protti, sottovoce): Chi lha detto ? I l Salmista... E chi ? S sst!

e gli fa cenno di tacere.


p a d r e s a n s o n e : C os muore la carne! D ellatleta e del misero...

e ha fatto scorrere larco della mano tesa sulle pareti dove spiccano quelle immagini famose di fusti , e le teste dei presenti seguono il giro della mano: del Re e del potente come del meschino...
a lfo n so

(sem pre a Protti): Re, ormai, ce ne sono rim asti pochini... ben

Tu tti eguali di fronte alla maest della morte. Perci chi vuol morire, deve ben vivere! Dna buona morte il coronamento di una buona vita...
pa d re s a n s o n e :

Alfonso annuisce. I l predicatore guardando Alfonso: Dna morte serena... il compimento di una vita gioiosa... Se avete nutrito di succhi spirituali la vostra anima in vita, la morte, credetemi fratelli cari, non vi far paura!
pa d re s a n s o n e :

Alfonso annuisce sempre pi convinto. I l Padre Sansone si alza, e fa capire di aver chiuso la sua meditazione. C un certo movi mento tra i presenti. Padre Sansone in piedi, dietro la cattedra:
pa d re sa n s o n e : E d ora, a coronamento di questi sette giorni di silenzio e di medita zione, andremo nella Cappella per ringraziare il Signore! Poi ognuno potr ritornare alla propria casa e al proprio lavoro. E arrivederci a un altro anno...

Con le mani protese in quel gesto di saluto collettivo cos tipico dei religiosi, il Padre San sone si congeda dai suoi fedeli e d nel tempo stesso il segnale di rompete le righe . Alfonso alzandosi e spingendo Protti che indugia:
a lfo n so :

Questo finale m' proprio piaciuto... sai...

(Dissolvenza)

28.

Chiostro. Cortile. Esterno giorno

A llesterno del convento, ci sono i due torpedoni fermi. G li uomini stanno uscendo. Alfonso, Protti e altri due escono, parlando molto seriamente. Qualcuno prende appunti.
a lfo n so :

Guarda. Prendi le cozze. L e metti in una pentola, senzacqua, se vuoi metti un dito di olio, perch, quando si aprono, esce lacqua loro... e cuociono in 'questa.

114

In quella, Alfonso si volge come se si sentisse spiato, e vede che dietro di lui c il Padre Sansone, serio, severo. A lfonso sinterrompe subito, e guarda il Padre G esuita con espressione imbarazzata, quasi vergognosa... Il Padre G esuita avanza verso Protti che stava prendendo nota della ricetta per le cozze, gliela prende, la legge.
pa d r e sa n so n e

(en igm atico):

Bene, bene, mi compiaccio...

Alfonso generoso, sudando in difesa dei compagni, proprio come a scuola: Padre, lei ci deve capire... Loro non ne hanno mica colpa... sono stato io che ho detto venerd scorso... cio ieri... in refettorio... non si doveva parlare, lo so... ma che vuole... io ho detto : " queste cozze sono uno schifo! V e lo faccio ved io come se cucinano le cozze... . Ecco che adesso, alluscita... prim a di salutarci... comprende Padre... chiss quando ci rivedremo... ho detto-. L a volete s o no 'sta ricetta...
a lfo n so : pa d re s a n s o n e :

Bene bene... mi compiaccio... Vedo che gli esercizi spirituali hanno dato il loro frutto...
p r o t t i:

Scusi, Padre Sansone... ma lei non pu giudicare soltanto da questo par

ticolare...
p a d re s a n s o n e :

Proprio da questo giudico, anche da questo! E dico: bene! Questo giovine... chio prim a non conoscevo... un volto nuovo, mi pare...
a lfo n so :

S , nuovissimo...

Padre Sansone mettendogli una mano bevemente sulla spalla:


pa d r e s a n s o n e : A h ! H a messo a frutto lesortazione finale dei nostri Spirituali Esercizi-, dopo la mortificazione la gioia... preparazione alla morte, con un sano inno alla vita... Bravo! Bravo! (Suono clacson Regina)

Padre Sansone ad Alfonso:


pa d r e s a n s o n e : a lfo n so :

Chiamano lei... mi pare...

M e? E chi ?

Vede Regina: ...Ah, s... E Regina, mia moglie... (a Protti) N on poteva pi aspetta... E proprio un angelo!! Saluta in fretta, bacia la mano a Padre Sansone e va. Corre verso lautomobile. Regina gli ha lasciato il posto di guida. E imbronciata, ma si sforza di essere allegra. Alfonso, entra in macchina e avvia.
a lfo n so :

Ah, che bella sorpresa. Son contento di vederti.

Le d un bacio.
reg in a

(con unocchiata): S , s, contento.

Alfonso prosegue, fa il bambinone:


a lfo n so :

Sei ancora arrabbiata con m e? E stata una cosa stranissima. Quella mat

115

tina, uscivo dallufficio per venire a casa. In fondo San Pietro, questa strada vuota, ho visto quel pullman... Protti ha tanto insistito, ti ricordi, Protti? Regina, quasi piangendo:
r e g in a : a lfo n so r e g in a

N on mim porta dove sei andato. M i piacerebbe sapere perch sei scappato.
:

Che scappato! Perch dovrei scappare? N i che cosa dovrei avere paura? Io non lo so. T u lo devi sapere. Sei tu che sei scappato.
(le d u n a sb e r la ).

(in siste ): :

a lfo n so

Io , paura?...

Paura di che?

Regina piange a dirotto, abbandonandosi sulla sua spalla. C una stradina. Alfonso volta, e vi si infila.
a lfo n so

: Su, calmati... M a dici certe scemate... Come se avessi commesso un delitto ...In fondo, sono stato sette giorni a pregare.

D opo un attimo di silenzio, prosegue:


a lfo n so

(consolandola): Scusami... N on piangere pi.

Frena la macchina.
a lfo n so

B i, dammi un bacio.

Regina, fra le lacrime, gli butta le braccia al collo.


r e g in a :

Sette giorni sola m hai lasciato... Sette giorni sola...

Si abbracciano. L abbraccio diventa sempre pi profondo. Alfonso le mette la mano sulle gambe.
r e g in a

(gi arresa, dolcemente): E se passa gente?

Vanno gi, nel fondo dellautomobile.

29. Scale palazzo Regina


Alfonso sale per le scale di casa sua. E gi al terzo pianerottolo e soffia un p o . Si ferma, guarda sotto, e brontola tra s:
: ...tagliando venticinque centimetri di scalini... un ascensorino si potrebbe anche mettere...
a lfo n so

riprende a salire, e, dopo poco, ad ansimare.


a l f o n s o : ...con le vecchie che abbiamo in casa... e poi ogni chilo di grasso pesa a portarlo al quinto piano... eh, s... proprio s...

E arrivato davanti alla porta di casa. Sbuffa. Si mette la mano in tasca. Tira fuori la chiave. L a infila nella toppa. Apre. N on ancora dentro che si sente la voce stentorea di zia M afalda gridare:
ZIA M AFALDA F . C .:

E lu i! E lui!

116

30. Interno casa Regina


Alfonso entrato nellanticamera e si chiude la porta alle spalle. D infilata si vede nellinterno Igi che si precipita verso Alfonso:
ig i:

Alfonso, lo sai che cosa sei? L o sai? Che cosa sar anche...

a lfo n so :

Zia M afalda, con un balzo quasi giovanile, ha raggiunto Igi, e cerca di riportarlo dentro prendendolo e tirandolo per un braccio.
zia m a f a l d a :

Stai zitto tu... che non centri...

Igi si ferma, si lascia sorpassare da zia M afalda, che viene dallanticamera con il suo pi bel sorriso, prende Alfonso per la mano e lo conduce con s.
z ia m a f a l d a : a lfo n so :

V ieni con me, Alfonso... non aver paura...

Ma... che succede?

Zia M afalda mentre attraversa le stanze, verso il salone.


ZIA MAFALDA: I l cuore non ti dice niente?
a lfo n so :

No... (cambiando, con apprensione). Regina? D ov Regina?

Prim a che i due entrino nel salone, si sente F . C. la voce di Regina.


reg in a

F. C.: Sono qua...

Alfonso entra. Zia M afalda solenne:


z ia m a f a l d a : a lfo n so :

A lfonso! Sei padre!

N ooo!
(sev e ra): Sei padre, ti dico! Nonna, mi devi chiamare! Nonna M afalda!

z ia m a f a l d a

Alfonso va verso Regina e l abbraccia.


a lfo n so :

M a come hai fatto? Come sei stata brava... Piangi, eh, la mia Regina... che bella lacrimuccia di felicit...

Zia M afalda, alle spalle dei due sposi, fa segno agli altri di sgombrare il campo. Tutti, in silenzio, li lasciano soli. Alfonso staccandosi un po da Regina commossa:
a lfo n so : r e g in a : a lfo n so : r e g in a :

M a chi l'ha detto? Sar proprio vero... L ostetrico. Non c dubbio. Siam o tornati adesso con zia M afalda... Senza dirmi niente ci siete andate!

Volevo farti una sorpresa... E se fosse stato un falso allarme... che figura ci facevo... meglio non fartelo sapere...
a lfo n so :

Quanto sei buona!

e le bacia le mani.

117

E... allora... ha proprio detto che c?... e guarda la pancia della moglie.
r e g in a :

S , Alfonsino, stavolta c proprio... E lui! Potrebbe essere anche... lei!

a lfo n so : r e g in a :

Sento che lui... un maschio... come te, come te, Alfonso... Alfonso secondo...

a lfo n so :

Rumori e voci dallinterno; la porta che zia M afalda s era richiusa alle spalle si apre bruscamente e F.C. si ode la sua voce che ordina:
z ia m a fa l d a

F. c .: Beato Angelico... il quadro dellAnnunciazione...

Zia M afalda appare:


z ia m a f a l d a :

...lo voglio qua... avanti... bene in vista...

e si scosta per lasciare entrare qualcuno che dovrebbe portare dentro il quadro. M a invece del Beato Angelico entra Igi con una gran pentola. Igi dirigendosi verso Alfonso:
IGI: Alfonso, per la pasta e fagioli...

Zia M afalda tentando invano di impedirgli l ingresso:


z ia m a f a l d a :

Porta in cucina, cosa giri a fare...

r e g in a : Stam m i lontano, Igi... te ne prego... che mi viene subito... ehmnn! Nemmeno l odore posso sentire... z ia m a f a l d a : a lfo n so :

H a gi le sue nausee, poverina! Come tutto procede bene...

E no, tesoro, non devi far cos! Cominciamo male. Devi mangiare. T i dir che adesso devi mangiare per due-, per te e per lu i! Lascia fare a me, Regina...

e si affianca ad Igi avviandosi con lui verso la porta; ma lingresso di zia Iolanda lo fa fermare.
zia io la n d a : H o telefonato a Padre Mariano. E stato tanto contento. M i ha detto di farvi le congratulazioni. D opo vi telefona.. a lfo n so :

L ha fatto il miracolo quel Padre Mariano... che uomo...

Tirandosi dietro Igi, affettuosamente. ..V ien i con me... che andiamo in cucina... O ggi voglio fare un capolavoro... Esce con Igi.

31. Appartamento Alfonso


Regina, seduta in poltrona, dopo pranzo. E gi molto donna incinta. Un p o abbandonata. Alfonso sul sof, una gamba dentro e laltra fuori, in maniche di camicia con due bot toni dei calzoni slacciati, attorniato dai rotocalchi.

118

Igi sta lamentandosi col suo tono scocciante.


i g i : Bel fesso, prendersi tanta confidenza. Non sono mica suo fratello... io lo conosco cos... Buongiorno, buonasera e lui mi grida da una parte allaltra della strada: Ciao, Patacca! . E ro con monsignore che m i dice: Chi ? . M i fa anche pena il tuo Riccardino...

Alfonso si scoccia un poco di questi discorsi ma...


a lfo n so : ig i:

Lascialo perdere, lui fa per scherzare, ancora un ragazzo...

Prim a di tutto io non gli ho mai dato del tu... H a fatto la quinta elementare, vien su dal garage... ma buono, una pasta...

a lfo n so : ig i:

E allora? Cosa si crede? I l padrone? Fesso dun fesso...

a lfo n so :

Comunque per quelle tratte, io ti do il quindici per cento, ma tu gli fai fare una firmetta, oggi, domani... ma non tra un mese, hai capito?

Igi se ne va. E ntra Erm inia che porta una bevanda alla signora Regina. Alfonso si alza e si abbottona i calzoni.
r e g in a :

C osa fai in cucina?

Regina apre gli occhi e guarda il marito, gli mette una mano alla vita dei pantaloni slac ciati e aderentissimi, alla pinguedine sopravvenuta per la vita sedentaria e familiare.
r e g in a :

Erm inia, guarda i calzoni del dottore, ti avevo detto di allargarli un po dietro. Appena il dottore se li toglie...

e r m in ia :

Regina prende Alfonso per un braccio, lo gira esaminando il gran culone.


r e g in a : ...Guarda che devi andare dal sarto e farti fare degli altri vestiti... Perch non ci stai pi dentro, guarda che culone...

E lo sculaccia maternamente.
a lfo n so : e r m in ia :

Tredici chili da quando mi sono sposato... Se grasso vuol dire che sta bene...

Erm inia se ne va.


a lfo n so : r e g in a :

Io non mi sento pesante, per niente...

Eppure ingrassi. C la bilancia... e il dottore tha detto di dimagrire...

Alfonso avvolge Regina con un abbraccio, le afferra i seni con le due mani:
a lfo n so : r e g in a :

Sai che sono diventati pi grossi...

Beh, si gonfiano le ghiandole...

Alfonso lascia di abbracciare Regina e le si inginocchia accanto:


a lfo n so

(sottovoce, in tim o): T i dir, che non mi dispiace affatto ingrossarmi insieme a te... M i sem bra di essere un po incinta anchio... di starti pi vicino...

e le posa il capo nellincavo dellanca e del ventre.

119

Regina lo guarda dallalto in basso con uno sguardo strano, scostante, come vedesse uno sconosciuto, lievemente mostruoso. (Dissolvenza)

32. Complesso appartamento Alfonso-Regina. Sera


Alfonso entra nel suo appartamento. G uarda attorno. L o sente vuoto. Sente venire delle voci dallappartamento contiguo delle zie. Si spinge nel corridoio a guardare. Poi si ferma. Ritorna in casa sua e suona il campanello della servit. D opo un momento appare la cameriera Erminia.
e r m in ia :

H a chiamato...

Alfonso accennando allappartamento delle zie:


a lfo n so : e r m in ia : a lfo n so : e r m in ia : a lfo n so :

Chi c'? C i sono ospiti, signore... A h ! C h i? Credo il... marchese D el Debbio... e il generale de Matteis... Con le mogli...

Erm inia annuisce.


a lfo n so : e r m in ia : a lfo n so :

C anche la signora... Regina? L a signora Regina, no. E gi andata a riposare... Che donna!

Erm inia accennando allappartamento delle zie.


e r m in ia : a lfo n so : e r m in ia : a lfo n so :

Non viene nemmeno lei, signor A lfonso? l o ? ! F ossi matto... Io sto con Regina... M a dovr cenare... N on ti preoccupare... Se ho bisogno chiamo...

e fa cenno ad Erm inia di andare. Alfonso si toglie la giacca, si allenta i lacci delle scarpe e si avvia lentamente verso la ca mera da letto. Scosta la porta gi socchiusa, e guarda. Regina gi a letto, un po abbandonata, come ci fosse da lungo tempo. Alfonso avvicinandosi in punta di piedi:
a lfo n so

(sottovoce): ...allora siamo gi a nanna? A questora?

120

G uarda l orologio: ...le dieci meno un guarto appena... Regina non risponde. Alfonso le si avvicina.
a lfo n so :

Come andiam o? Andiamo bene?

Regina continua a non rispondere sprofondata nel suo sopore un po animalesco. Allora Alfonso gira attorno al letto e va dalla sua parte:
a lfo n so :

Cochi, apri un occhietto, eh C och i?! V uoi che venga anchio accanto alla mia Cochi, eh?

L attitudine di Regina la stessa di prima. M a la voce di Alfonso la sveglia da quella fissit, gli occhi si aprono interamente. Regina sorride. L a dea natura scompare in lei. Alfonso si avvicina a Regina e la stringe. N on nasconde il proprio immediato desiderio che Regina sente, al primo contatto. Q uasi divertita, come di una ragazza, ma anche turbata.
r e g in a :

B i, Alfonso, ma guarda, sai...

Alfonso muove le mani sotto le lenzuola. Poi tira fuori un braccio dalle coperte e poggia una mano sul ventre di Regina.
a lfo n so :

Cocchina bella... in questo pancino qua...

Regina prende la mano di Alfonso posata sul suo ventre e la stringe:


r e g in a :

Cosa?...

Alfonso pensa. I l pensiero gli ferma lo sguardo.


a l f o n s o : Prim a pensavo alla fecondazione... che mistero... mah!... Non si capisce^ niente... meglio non farsi domande... no, perch qualche cosa, un essere superiore ci deve essere, se no, come la spieghi?

Alfonso rimette il braccio sotto le coperte, la mano al posto di prima, e accarezza Regina. Sempre con lo sguardo fisso, come soprapensiero, non si sa se soprapensiero o furbesca mente vago.
a lfo n so :

Senti... cosa volevo dirti... Ah, s... per esempio adesso comincia a nascere ... si gonfia, si gonfia... poi nasce... ha la vita davanti... si sposa anche lui... fissit, datagli dallo sforzo di similiriflessioni, scompare:

Alfonso cambia tono, e quella


a lfo n so :

... ma la testa da che parte sar?... sotto...

Regina si avvicina ad Alfonso e gli accarezza il capo, con dolcezza.


r e g in a :

Cicci mio... cosa vuoi che sappia... sta gi, sta gi in fondo...

Regina gli ha preso la mano e gliela rimette fuori delle coperte. 121

Alfonso lievemente deluso, capisce che la moglie non lo desidera. Si scosta infantilmente.
a lfo n so :

Se non ti va...

Regina sorride con le labbra soltanto, di compatimento. Povero Alfonsino... devi pur capirlo... N on pi ormai come prima... c anche lui qui dentro che sente... Potresti anche ferirlo... ucciderlo... con quella tua violenza...
r e g in a : a lfo n so : r e g in a :

Perch ti amo tanto, sai...

L o so lo so... Talvolta mi fai male... come se avessi una spada...

si gira nel letto: ... Spadone! A lfonso colpito dal discorso della moglie: preoccupato e compiaciuto. G i, mica ci avevo pensato al bambino... al pericolo che potrebbe correre... H ai proprio ragione, Regina... T i facevo molto m ale? Eh.
a lfo n so :

Si allontana, tra s: ... L o spadone... eh, eh... lo spadone... Torna verso Regina che gli volta decisamente le spalle.
a lfo n so :

C i saranno ancora sette mesi... abbondanti, eh?

Regina non risponde.


a l f o n so

(sottovoce): E allora... che si fa?

reg in a (son n acch iosa): Perch non prendi una boccata d aria? Mica devi sacrificarti per me... Che colpa ne hai tu se la creatura la porto io... eh... V ai, A lfonsi... vai tranquillo...

senza voltarsi sporge indietro il braccio con gesto di saluto... quasi

Alfonso ci pensa un po, aspetta che il silenzio si ristabilisca nella camera; poi esce in punta di piedi... Alfonso riattraversando la casa borbotta:
a lfo n so :

E dove vado... dove a questora?...

H a un momento di perplessit, poi discretamente entra nel salone dove le zie e gli ospiti hanno finito di cenare e stanno prendendo il caff sulle poltrone e il sof:
a lfo n so :

Permesso...

Zia M afalda, vedendolo:


z ia m a f a l d a :

Oooh! Che bella sorpresa! N ostro nipote... Padre novello... V ieni Al fonso... che ti presento...

A lfonso viene avanti con un certo imbarazzo...


a lfo n so :

Non volevo proprio disturbare... mi credano... Il generale de M atteis... dellultima guerra... e la signora...

zia m a f a l d a : a lfo n so :

Piacere... Fortunatissimo... ero venuto soltanto per la televisione...

122

generale: z ia

O ooh! M a che cosa c di bello alla T V ?


(p ro seg u e n d o ):

m a fa l d a

Il marchese D el Debbio... e le figliole... Gigliola e

Ornella... Inchini di Alfonso che ne approfitta per rispondere al generale:


a lfo n so :

C un incontro di boxe, generale-, V uuuh! L a boxe! L o sai, Alfonso, che non la posso proprio vedere...

z ia m a f a l d a : generale:

Perch, M afalda? Sem bra sempre che debbano morire... LJuuh! M isericordia!

z ia m a f a l d a : a l f o n so

(su ad en te ): A ppunto, zia-, venivo a chiederti se posso portarla di l, nello

studio...
z ia m a f a l d a :

Portala pure dove vuoi... ma qui proprio non posso...

Alfonso si dirige verso l apparecchio televisivo montato su un piedistallo a rotelle e lo spinge verso lo studio...
a lfo n so : g ener ale

Permesso... signori... buona sera...


(ved en d o lo allon tan arsi, con n o stalgia):

Buon divertimento...

e gli lancia u n o cch iata eloq uen te.


a lfo n so :

M a si figuri, generale...

Alfonso ha quasi varcato la soglia, che vediamo alzarsi la zia M afalda. Con uno dei suoi scatti giovanili raggiunge Alfonso.
zia m a f a l d a :

A lfonso!

Alfonso si ferma di scatto, volge la testa, arresta il traino.


a lfo n so :

Eh, zia?! perentoria.

Zia M afalda lo raggiunge, lo spinge un po dentro il corridoio, e a bassa voce,


z ia m a f a l d a : a lfo n so :

N on farai mica vedere la boxe anche a Regina...

Sei m atta! Regina dorme!

zia m a f a l d a :

M i raccomando! Potrebbe nascere un bruto! I primi mesi sono decisivi per le tendenze... Stai tranquilla, zia. L o sai che per Regina metto sempre la musica classica in sottofondo...
a lfo n so : z ia m a f a l d a :

Ecco, bravo... Schubert... e Mozart... Vai...

Alfonso spinge il televisore fino allo studio, attacca la spina, accende il video... Si vedono alcune immagini dellincontro di boxe gi cominciato... Intanto che le immagini passano Alfonso prende una poltrona, la piazza contro il televisore, si slaccia i calzoni, si toglie le scarpe... prende uno sgabello, ci mette sopra un cuscino, vi appoggia i piedi... e cos sistemato contempla lincontro di boxe. Su alcune immagini dei pugilatori... (Dissolvenza)

123

33. Camera Regina. Notte alta *


E notte alta. Regina smania un p o nellampio letto. E sola.

Si sveglia. N ella camera giungono i riverberi di una luce intermittente, fastidiosa... Regina allunga, stende la mano dalla parte di Alfonso... la fa scorrere nella mezza piazzar la sente vuota... apre gli occhi: Alfonso non c. A llora con una certa fatica si rialza un p o e guarda meglio. Alfonso non c proprio. Chiama:
r e g in a :

Alfonso...

Silenzio. Eppure quella luce a intermittenze viene dalPinterno. Si alza in camicia da notte e va decisamente verso lo studio. Vede Alfonso, stravaccato davanti alla televisione che ha da tempo terminato i programmi ed rim asta accesa. Regina guarda l orologio da polso. Mormora:
R e g in a : L e due e mezzo...

Contem pla Alfonso addormentato ed ha la stessa espressione di distaccato disgusto che le abbiamo gi visto unaltra volta. Poi lo scuote rabbiosamente:
r e g in a :

A lfonso! Alfonso...

A lfonso si scuote, si sveglia.


r e g in a :

G uardati un po! M i sono addormentato... che c di strano... L a spegniamo subito... Sono le due e mezzo... con la televisione accesa...

a lfo n so : r e g in a :

a lfo n so :

Regina lo sguarda mentre va allapparecchio, per girare la chiavetta, e senza dir niente si avvia un p o sculettando alla camera da letto.
a lfo n so : r e g in a :

D ove vai?

E dove vuoi che vada!...

E d esce.

34.

Casa Alfonso. Cucina. Interno notte *

A lfonso entra in cucina. F a scattare linterruttore, si dirige rapido verso il fornello del gas. Chiude la chiave del contatore, poi annusa i fornelli. N on sicuro ancora, apre una chiavetta e con l accendino prova, tutto intorno ai becchi. Sicuro, lento, bravo di casa, riappende laccendino.

* Scena soppressa in montaggio 124

L occhio gli si posa su un vassoio con alcuni dolci. Rapidissim o afferra un dolcetto e se lo getta in bocca. Come un cagnette quando gli si getta il boccone, il dolce sparisce nello sto maco di Alfonso. G ira locchio ancora, per sincerarsi che non vi siano pericoli nella cucina notturna e vede un limone spremuto. A fferra il limone.
a lfo n so :

H ai visto! Anche senza mangiare... sto benssimo...

Si accorge che la moglie non c. Allora, per giustificare se stesso di quellinutile monologo tramuta, mimetizza le ultime parole in canto:
a lfo n so

(canta piano): ...Bandiera rossa... noi vogliam... .

M a una vocina, una vocina dentro gli dice che quella canzone non bella, non si canta, perch la canta? Se lo chiede, rapidissim o, e gi le ultime strofe diventano: ... aprs l'amour... Tiritara tir... Cos ragionando e cantando in un angolino buio della mente, Alfonso ha spento la luce della cucina ha attraversato l entrata ed giunto davanti alla porta, aperta, della camera.

35. Casa Alfonso. Camera da letto. Interno notte *


A lfonso vede che R egina si gi rim essa a letto: (sottovoce): T e la vuoi prendere... per una cosa da niente, eh Cochi? (pausa) T i sei un p o spaventata? Povera la mia Cochi...
a lfo n so

Regina non risponde: guarda davanti a s, e quasi non intende la parola di Alfonso. A che pensa Regina? C nel suo sguardo una sorta di mistero, una fissit velata che non esprime il pensiero bens una contenuta concentrazione interiore esclusivamente fisica. Regina deve esprimere in questo momento lintegrit, la completezza della femmina feconda. N on ci deve essere alcun materialismo in questa fissit del suo sguardo, al contrario; il materialismo semmai trasferito completamente in tutti gli atteggiamenti e i movimenti di Alfonso. Quella di Regina una statica ma densa, massiccia, espressione fisica di autonomia naturale. Alfonso, che non ha udito risposta, entra nel bagno.

36. Casa Alfonso. Bagno. Interno notte *


Entrato nel bagno Alfonso accende la luce. In una mano ha il limone che succhia un poco. Si guarda intorno. O sserva un irrigatore vaginale la cui cannula gocciola un liquido violaceo. Curioso, pignolo, gira il rubinetto ma ne esce un piccolo getto. Allora lo gira dallaltra parte e chiude. Si sporge davanti allo specchio (accanto a lui, su llasciugamani, sono distese due calze di nailon) e, strizzando il limone, se lo passa sul volto e sui denti. * Scena soppressa in montaggio

125

Alfonso sulla porta del bagno, sta per spegnere la luce, ma torna indietro e vede la bilancia, la prova stancamente con un piede. Spegne la luce, esce dal bagno e va in camera.

37. Camera da letto *


Q uando Alfonso riappare nella camera da letto, Regina si decisamente voltata dallaltra parte, e Alfonso non tenta nemmeno di rabbonire la moglie. G uarda con una residua concu piscenza maritale le forme di Regina che si stretta addosso le coperte leggere che le disegnano le anche, le gambe... Alfonso s infila sotto le lenzuola e cautamente volge a sua volta le spalle a Regina... (Dissolvenza)

38. Casa Alfonso. Camera letto. Interno mattina


N ella stanza da letto immersa nella penombra Regina si sveglia. Scosta Alfonso che russa leggermente... (U na campanella squillante seguita da rintocchi gravi) (Russare lieve) ... il capo appoggiato sul seno. Regina si alza, va verso le finestre e le apre. E passato qualche tempo dalla notte precedente e, sotto la camicia da notte, si distingue il ventre leggermente turgido. Regina, anche cos incinta, bella e sana. Apre le finestre, i peschi nella terrazza sono in fiore. Infila la vestaglia, esce in terrazza e si sporge a guardare Piazza San Pietro. (I rintocchi dellorologio smettono) Regina torna in camera e scuote Alfonso addormentato.
r e g in a :

Alfonso... Cicci... svegliati, dai...

Alfonso, immobile, sempre addormentato, si appoggia una mano sulla fronte.


a lfo n so :

D isgraziato, no...

Pronuncia come in sogno e ripiom ba nel sonno. Regina esce dalla stanza sempre dicendo:
r e g in a :

Cicci, svegliati, Cicci...

In tono meccanico, di abitudine. * Scena soppressa in montaggio

126

39. Casa Alfonso. Cucina. Interno giorno


N ella cucina la domestica sta affettando delle frutta che versa in un frullatore. Entra Regina.
c a m e r ie r a :

Buongiorno, signora...

Regina va dritta sino allacquaio, e beve d un fiato un bicchiere d acqua.


r e g in a :

H o una sete alla mattina, come se avessi l indigestione... invece mi sento cos debole... prendo due dita di sali Alberani, cosa dice 'Erminia?... M i rinfrescano, un p o ...
c a m e r ie r a :

Per l amor di D io, signora... scherza... che poi le muovono l intestino... per quanto poco come una purga... sul

Regina ha tirato fuori da un credenzino il recipiente con una siringa dentro. L o posa fornello e accende il gas, dopo averlo riempito d acqua. Attende che lacqua bolla.
r e g in a :

Non avrei mai creduto... una pesantezza... nausee continue...

L a cameriera fa scattare il frullatore. (Ronzio del frullatore) Eh, cara signora... anchio coi miei ho sofferto tanto... ma deve mangiare... ascolti... lei mangia troppo poco...
c a m e r ie r a : r e g in a :

M a ho questa nausea fastidiosa... ferm i un

c a m e r ie r a : Perch ha lo stomaco vuoto... questi mostri non stanno mai momento... mangiano sempre...

L a cameriera ride, molto contenta di tale febbre mangereccia del feto, e le trasferisce tutta la gioia di vivere. Toglie il bicchierone dal frullatore, lo versa in un altro bicchiere e lo d a Regina. Regina lo beve d un fiato.
r e g in a :

Ah, come lho bevuto volentieri... V uol dire che ne sente il bisogno fisico...

c a m e r ie r a :

L acqua della siringa bolle. Regina spegne il fuoco, ritira il recipiente e si dispone a riempire la siringa. Toglie una fiala da una scatola, la sega e aspira il contenuto con la siringa.
c a m e r ie r a :

M a anche il dottore... proprio maniaco delle malattie...

Regina sorride.
r e g in a :

V uol essere giovane, tenersi al corrente... poveretto...

Regina ha terminato l operazione. Im beve un batuffolo di cotone nellalcool e si avvia verso la camera da letto chiamando:
r e g in a :

Alfonsoooo...

M a non ancora entrata nella camera da letto che la cameriera la raggiunge.


c a m e r ie r a :

Signora, c quello dellassicurazione per il dottore...

REGINA: A questora?
c a m e r ie r a : r e g in a :

D ice che glielha detto lei...

Io ? G i, vero...

127

Pom pa M arcelli fa capolino e con quellimprontitudine caratteristica degli assicuratori:


pom pa m a r c e l l i:

Signora, mi scusi... Buongiorno... M a mi basta solo una firma del

dottore.
r e g in a :

A spetti, aspetti.

e Regina con la siringa entra in camera da letto.

40. Camera da letto


Alfonso dorme.
r e g in a :

Alfonso... preparati... Senti, Alfonso...

Alfonso mezzo addormentato si solleva sul cuscino e guarda la moglie con la siringa in mano.
a lfo n so :

L a facciamo domani, Cochi...

Regina non raccoglie la frase infantile di Alfonso. Come una maestra, leggermente severa, impaziente:
r e g in a :

D ai, Alfonso, ogni mattina questa storia... Fai presto! C anche il signor Pom pa Marcelli, l assicuratore che aspetta...
a lfo n so : r e g in a :

D ov?

D i l... Prim a facciamo noi... e poi...

Pom pa Marcelli ha messo dentro la testa anche in camera da letto.


po m pa m a r c e l l i : a lfo n so

Sono qui... non scappo mica...

(doppiamente di malumore): Poteva scegliere un momento pi opportuno,

dico! Regina ha preso lorlo del lenzuolo e fa per tirar gi le coperte.


a lfo n so :

A spetta Regina prima di tirar gi! E h ! Che facciamo lesposizione del nudo...

e con la palma della mano si tiene attaccate le coperte al sedere.


po m pa m a r c e l l i : N on si preoccuper mica per me, dottore! Faccia come se non ci fossi... Io sono medico, infermiere, avvocato, confessore... Se sapesse quel che ci tocca vedere e sentire! H o visto ministri in pigiama, generali in mutande... a un onorevole ho fatto la polizza parlandogli dal gabinet... dalla toilette... Si figuri se m i fa paura di vederla col cu... col sedere scoperto... R oba da ridere!

Alfonso ha Un rilassamento di buon umore, e Regina ne approfitta per tirar gi le coperte e per disporsi a fare l iniezione. Alfonso dice a Pom pa M arcelli per scusarsi della mancanza dei calzoni del pigiama:
a l f o n s o : I calzoni del pigiama non li posso proprio porta... (li indica in fondo al letto) Rimangono sempre nuovi...

128

pom pa m a r c e lli:

E chi li p o rta?! N essuno!

Alfonso, adesso, si sta girando rassegnato alliniezione. Regina tutta presa: massaggia, con trolla lo stantuffo della siringa... E cos, Pom pa M arcelli in quel silenzio di attesa chirurgica pu parlare:
pom pa m a r c e l l i : Non Vavrei nemmeno disturbata, dottore se non ci fossero due cosette che solo lei... e la signora... posson decidere. L a cifra', quanto facciamo? Cin quanta milioni?

a lfo n so

(m u gola q u alco sa).

M eglio una cifra consistente, sa dottore... con la svalutazione in atto il premio a lungo andare diventa niente; e se venisse a mancare... facciamo le corna...
po m pa m a r c e l l i : a lfo n so :

G i le faccio!

p o m p a m a r c e l l i : Cinquanta milioni sono sempre una bella sommetta. Poi c la forma-, facciamo la m ista o una semplice, quella classica?...

Regina ha stretto un p o la parte, e tac! ha infilato lago.


a lfo n so

(con una sm orfia): Acc...

Alfonso s irrigidito e Regina ha dovuto ritirare l aghetto. A Marcelli, prim a di rimettersi allopera:
r e g in a :

Faccia lei per il meglio... io e Alfonso ci fidiamo... vero? M a lo sai che mi fai m ale! Acc...

a lfo n so :

M arcelli si fa da parte e si mette a riempire il m odulo mentre Regina riprende il tentativo: attentissima, tuttocchi, non pietosa infermiera, ripete l operazione: tac! altra immersione sottocutanea. E spinge il liquido lenta, lenta.
r e g in a :

Scusa, sai, mi spunti lago ogni volta... non tener duro...

Regina ha finito l operazione. Ritira l ago e m assaggia un istante col batuffolo. Poi si ritira, improvvisamente frettolosa.
a lfo n so :

M assaggia ancora un poco...

Regina m assaggia ancora, poco, pochissimo e se ne va.


a lfo n so

( v a g a m e n t e s e c c a t o ) : M a se ti d tanto fastidio farmi queste punture dim melo... chiamo una infermiera, la pago...

Pom pa M arcelli si avvicinato al letto, dalla parte di Alfonso, con il modulo riempito e la penna biro per la firma. Regina indifferente, opaca:
r e g in a : a lfo n so

M a no, Cicci, cosa dici! Anzi!


(ved e Pom pa): Che c ancora?

po m p a m a r c e l l i :

L a firm a, dottore..

Alfonso si tira un p o su, mentre Regina posa la siringa...

129

pom pa m a r c e llx :

Firmi dove ci sono le crocette...

Alfonso firma due, tre volte; poi ha un momento di indecisione:


po m p a m a r c e l l i : Firm i pure, dottore... senza paura! Ecco fatto. D a questo momento pu considerarsi assicurato. a lfo n so :

REGINA: C ic d !
a lfo n so :

fc

Ce lhai fatta, eh, imbroglione!

L i conosco io questi qui, sapessi! letto, si infila un paio di pantofole, e precede Pom pa Marcelli alluscita.

Alfonso scende dal

Sulla soglia Pom pa saluta:


pom pa m a r c e l l i:

I miei rispetti, signora... nel letto

Ma Regina, ormai, attenta solo a se stessa, preoccupata diinfilarsi lentamente senza fare mosse false. Alfonso rientra.
r e g in a :

Allora, vengo a prenderti alle undici. Cochi, ma proprio necessario che venga anchio ?

a lfo n so : r e g in a :

M a come? E tua mamma, in fondo...

Alfonso si siede un momento sul letto.


a lfo n so :

M a ormai, poveretta, pace allanima sua... andar l... rivederla... anche tu vieni l, ti stanchi, ti emozioni... Come stai Cochi, oggi?

Regina si distende bene, tira su le coperte e si dispone a dormire ancora. Non risponde alla domanda.
r e g in a :

D ai, Cicci che sono le otto e mezzo, devi andare a lavorare...

Alfonso si alza dal letto e sinfila la vestaglia.


r e g in a :

... Cicci, ti dispiace di chiudere un momentino, che riposo ancora un poco?...

Alfonso, obbediente, corre alle saracinesche, le chiude, tira le tende e, prim a di uscire, d un bacio sui capelli di Regina. Poi esce dalla stanza mentre Regina si crogiola nel letto, da sola.
a lfo n so

F.C.: Allora me lo dai o

no, sto caff?...

41.

Convento Padre Mariano. Interno. Ambulatorio *

L o stesso ambiente in cui Alfonso ha subito la prim a visita dopo la quale il corso della sua vita di scapolo prese tuttaltra direzione. G li stessi strumenti, gli stessi lettini per le visite... * Sequenza soppressa in montaggio.

130

M a stavolta Padre M ariano non impegnato in una vera e propria visita medica, bens in un analisi di un caso morale che chiama in causa la sua vocazione di sacerdote. D avanti a lui, che sta dietro un tavolinetto stile moderno, seduta su una sedia di ferro bianco, Regina. Padre M ariano la ascolta attentamente: quella cara figliola, che ha seguito fin da bambina, si trova evidentemente in un momento critico della sua esperienza e Padre Mariano deve chia mare a raccolta tutti i doni della sua scienza di direttore spirituale oltre che di medico per rimettere quellanima in equilibrio. Regina sta dicendo:
r e g in a : ... le prime volte non ho dato gran peso alla cosa... sar la stanchezza... le nausee... M a poi, col ripetersi di quella sensazione di repulsa, m i sono chiesta-, come m ai? Prima, stare con Alfonso era veramente una gioia per me... Se c'era colpa era per la gioia che provavo... pa d r e m a r ia n o r e g in a :

(rassicu ran d o la): N essuna colpa...

I l cambiamento avvenuto quasi di colpo... E ha coinciso, m i dicevi...

pa d re m a r ia n o :

r e g in a : S , ha coinciso con la notizia... con la gravidanza. E stato come se tutta quella gioia che prim a volevo metter fuori su Alfonso... adesso me la volessi tener dentro...

Esattamente. T u R egina sei un istrumento della natura, e la natura ha operato, a un certo momento, una nuova scelta-, la creatura nuova. E tu insieme alla natura, senza rendertene conto, hai operato la stessa scelta: hai dato, momenta neamente, unaltra direzione al tuo amore. N on pi ad Alfonsino... che stato vera mente bravo... ha fatto proprio intero il suo dovere di bravo cristiano... senza mai vacil lare... senza mai perdersi di coraggio...
pa d re m a r ia n o : r e g in a :

Oh, questo s !

N on pi ad Alfonsino, ma alla nuova vita che cresce in te. Penso che tu capisca, Regina, che tu in questo momento stai collaborando a unopera d i crea zione eterna; sei una collaboratrice di D io stesso, r r e g in a : M a A lfonso? E d io? N on commetto niente di male... rifiutandomi...
pa d r e m a r ia n o : p a d re m a r ia n o : Nulla... non turbarti, non inquietarti con questi scrupoli... E uno stato passeggero il tuo. Ancora quanto? Cinque mesi... poi tutto ritorner come prima... r e g in a :

L ei crede proprio, Padre M ariano? Alfonso riavr le sue gioie...

p a d re m a r ia n o : r e g in a :

Talvolta mi viene il dubbio che quellamore, quel sentimento non debba pi tornare comera prima... e allora mi chiedo: e se non tornasse pi, D io m io? Povera me!

pa d re m a r ia n o : Perch figliola ti tormenti cos... Stai serena. N on pensare a queste cose, non porti troppe domande, se puoi. M a se le domande tornassero come cattivi pensieri pensa a questa cosa: sposandoti mia cara, mica hai contratto unassicurazione di amore eterno! L a chiesa non potrebbe chiedere la perennit dellamore... Sarebbe bella! Come si fa ! N ella sua secolare saggezza la chiesa sa troppo bene che lamore pu andare, venire... mutare... purtroppo! Q uel che la chiesa vuole da voi la fedelt, e basta. Il dovere quando il piacere dovesse venir meno... Tutto in ordine, tutto al posto suo. L a chiesa non chiede nulla di pi di quel che luomo possa dare... e 'dicendo uomo abbraccio, come puoi capire, anche la donna , l essere umano, insomma. r e g in a :

Che gioia, padre M ariano! Che gran pace! N on so come ringraziarla....

131

pa d re m a r ia n o :

E in questo periodo per te cos difficile... nelle tue condizioni... vieni pi spesso a trovarmi... non ti far riguardo. E porta il mio saluto a quel caro ragazzo di Alfonso... Che bambinone!

Regina si alzata e si appresta ad andarsene.


r e g in a :

Le dir che mi preoccupa un po quel suo ingrassare... quel mangiare... senza una regola...
pa d r e m a r ia n o :

Sii indulgente, figliola. Anche in questo la natura saggia: quel che gli toglie da una parte... cio dalla parte tua... glielo porge come surrogato di gioia, di piacere da unaltra parte-, col cibo abbondante... Lascia correre, su questo Regina. L accompagna verso luscita. Sulla porta prim a di congedarla, serio, a voce pi bassa: Non credi piuttosto che in questi mesi... a causa di questa sua asti nenza a cui sottoposto... Alfonsino abbia contratto qualche altra relazione... anche occasionale... abbia qualche contatto con persona dellaltro sesso?.... Purtroppo succede.
pa d r e m a r ia n o : r eg in a

(imbarazzata): Non credo, padre M ariano... Non credo proprio...

V edi che bravo! E h ! Un ragazzo d oro! Ce ne sono pochi che messi in certe condizioni... sanno resistere... Pochi! Tientilo stretto, tientilo caro! E vera mente una perla! V i benedico tutte due...
pa d r e m a r ia n o :

Saluti e Regina se ne va. G uardandola di dietro si vede ormai che s ingrossata.

42. Autosalone. Interno giorno *


Alfonso, seduto dietro la scrivania nel piccolo ufficio, una mano sulla calcolatrice, dormicchia, col capo penzoloni (siccome abbiamo la scena di Alfonso addormentato davanti alla T V mi terrei leggero qui). N ellinterno del salone c un gran traffico. E aperta una vetrata e alcuni facchini hanno sca ricato da un camion un motoscafo. D irige l operazione Riccardo, in maniche di camicia, sudato, innervosito. I facchini si muovono goffamente, senza m olta attenzione e il m otoscafo per un istante striscia contro la lastra della vetrina.
r icc a r d o :

M a che me volete rompe i vetri? M a lo sapete che un cristallo cos... A dott, che nervoso stamattina...

c a p o f a c c h in i :

Riccardo non risponde. Si dispone in mezzo al salone. F a un rapido calcolo:


ric c a r d o :

Un momento, un momentino...

Corre verso una grande O pel nera posta accanto alla vetrina di fondo, vi si infila e con rapida, nervosa manovra, la porta indietro. Scende di corsa e, a gambe larghe braccia larghe, d istru zioni ai facchini che stanno disponendo per terra dei rulli per far scorrere il motoscafo. ...Venite dritti de qua... gi fino alla vetrina...

Sequenza soppressa .

132

G li operai eseguono. Squilla il telefono. (Squillo telefono) Riccardo corre al telefono guardando molto scocciato Alfonso col capo penzolante. Riccardo lo scuote:
ric c a r d o :

A Alf... e sve]ate porca... Poi corre unaltra volta verso il salone.

Alfonso si sveglia e Riccardo gli passa il telefono.


c a p o f a c c h in i :

G li operai hanno fatto scorrere il motoscafo e lo stanno issando su dei supporti. E cos nun va bene?... d al capofacchini. Intorno gli stanno gli

Riccardo non risponde. Cava di tasca mille lire e le altri facchini, muti, in attesa.

Alfonso arriva attivo, a dare il suo parere. E vagamente severo con Riccardo.
a lfo n so : r ic c a r d o :

H ai ritirato lassicurazione? Eh, ce vai tu a ritir lassicurazione, eh!

Alfonso non raccoglie il nervosismo di Riccardo.


a lfo n so : r ic c a r d o :

Stam attina non ho tempo, Riccardi... Manco io ci ho tempo...

e si rivolge ai facchini che stanno uscendo: ...a Giova... si avvicina al capofacchino e gli mette in mano altre mille lire: ...Q ua ve pijate pi de mance che de stipendio dal sor Fuggetta... E , siccome in fondo un allegrone, d un buffetto sulla guancia delluomo:
c a p o f a c c h in i : r ic c a r d o :

Grazie... a sor dott... posso offrire un caff?

N o, grazie... vai, vai... Buongiorno dott, grazie...

E gli d un colpetto sulla guancia.


a l t r i f a c c h in i :

e escono. Alfonso gira intorno al motoscafo, serio, guardando attentamente lo scafo. Riccardo gli si avvicina, sorridendo.
r ic c a r d o :

Che razza de Maciste... ammazza...

E allegro, cordialone, ragazzone, il Riccardo. Proprio comera Alfonso tempo fa. Quanto A l fonso ora, invece, sostenuto, cordiale s, ma per forza quasi. E infatti, si ferma subito a cercar rogne. G in un dito scorre su un lievissimo striscio sullo scafo:
a lfo n so :

Eh ma Riccardi... stacce attento... stacce, eh?

con il nervosismo di chi un poco in colpa. Riccardo sarroventa di colpo. S arroventa, poi sorride, e guarda Alfonso, ironico, provocatorio, su di giri. Alfonso seduto sul sedile anteriore di unautomobile. Riccardo alle sue spalle (*).
r ic c a r d o : Ah, A lf, stacce attento tu, eh!... Perch a pazienza la perdo pure io, qual che volta... qualche volta... mica sempre... qualche volta...

* L a sequenza stata mantenuta a partire da questo punto del colloquio tra Riccardo e Alfonso.

133

Alfonso lo guarda, calmo.


a lfo n so : riccardo

A h!... Verdi a pazienza perdi... (pronto e sorridente, ma nervosissimo): S , perdo a pazienza...

a l f o n s o : Allora se perdi a pazienza, io sai che te dico? T e dico-, buongiorno... e amici come prima, vabbene?

Riccardo colpito malamente dalle parole del socio e amico. Si avvilisce.


r ic c a r d o :

E ce metti lo stronzo de tu cognato che ha il mal caduco... l epilettico ce ...che non perde a pazienza...

metti...
a lfo n so :

Riccardo m olto avvilito.


r ic c a r d o :

E questo che me voi d da un pezzetto, eh?... Sei cambiato per... ammazza se sei cambiato.

E gli d un rapido, affettuoso, deluso, amoroso colpetto da vecchio amico, sul braccio. Alfonso come colpito da queste ultime parole:
a lfo n so :

C am biato?! Perch?...

E dalla rabbiosa ironia provocatoria di poco prima, passa alla preoccupazione per le parole di Riccardo.
ric c a r d o :

A me me pari cambiato...

In quellistante la discussione si tronca perch entrambi, ai vetri, vedono la Mercedes nera di A lfonso che si ferma davanti al negozio. Alla guida c Igi, accanto alui Regina e dietro zie, cugine e serve tutte stipate. Alfonso si fa frettoloso:
a lfo n so :

M o devo and Riccardi... vedi anche tu... spor

Solenne e stipata, lauto lo attende. E , come se non bastasse, Igi, lo chiama con rapidi, tivi colpetti di clacson. Alfonso si precipita verso l uscio e si infila nella macchina al posto di Igi.

43. Cimitero Verano. Esterno giorno *


L inumazione di una salma. Accanto alla buca, due becchini stanno finendo di chiudere, con la fiamma ossidrica, una bara di zinco. Uno dei due becchini ha gli occhiali neri, un terzo bec chino, a poca distanza, seduto su un carrello, parla a bassa voce con un frate cappuccino, seduto su una bicicletta da donna. Accanto al frate, Igi sta frugando con una bacchettina tra le schegge putride della bara di legno gettate fuori dalla pala del becchino. Fruga con molta attenzione, un fazzoletto legato davanti alla bocca. D ispone dei gioielli su un pezzetto di giornale, parlando tra s: * Sequenza soppressa.

134

ig i

(tra s ): ...anello con brillantino... collanina... fede... orecchino...

Igi fruga ancora con la bacchettina tra le schegge di legno, la terra e i resti di una lunga capigliatura. Fruga pazientemente, poi si rivolge al becchino accanto a quello che manovra la fiamma. Q u estultimo, ora, riscalda un pezzo di candela alla fiamma e fa colare la cera tutto intorno ai bordi della bara di zinco.
ig i:

E l altro orecchino?... Q ua non si trova... E passato in fanteria...

Il becchino coi guanti di gomma, che assiste il saldatore, dice, protocollare, burocratico:
b e c c h in o :

E lei faccia un esposto al Comune... cosa vuol che le dica...

i g i : Io non dubito di nessuno, per carit, scherzavo... e la cera? Perch mettete la cera?...

Cam bia discorso lIgi petulante, mettendo il naso fin quasi sopra le saldature. I l frate che discorre sorridendo con il becchino in fondo, dice, a voce un poco pi alta:
fra te:

Che curioso, santo cielo!

Igi solleva lo sguardo e lo guarda, remissivo; tace perch deve tacere. Ritorna alle sue sal dature con sguardo da gabbiano.
sa l d a t o r e : ig i:

Per le perdite... nel caso ci fosse qualche entrata di aria...

Certo che un lavoro pericoloso... pensavo proprio adesso... pu provocare come niente delle infezioni... malattie...

Il saldatore e gli altri due becchini caricano la cassa di zinco sul carrello con le ruote di gomma.
be c c h in o

(to sc an o ): Ora molto meno... perch abbiam o lobbligo dei guanti di gomma... siccome accaduto che uno s gonfiato, gonfiato... s fatto tutto nero... lufficio d igiene ha istituito lobbligo tassativo...

Tu tti si mettono in moto, meno il saldatore che si toglie gli occhiali, si carica la bombola sulla spalla e se ne va borbottando:
sa l d a t o r e :

Buongiorno...

Accanto al carrello, spinto vagamente dai due becchini (anche Igi tiene una mano sulla bara) gira il frate con la bicicletta.
ig i:

M a pu sempre succedere... Un chiodo, una sporgenza... Che vuole questo il nostro mestiere, se si sta l a badare...

b e c c h in o :

e la minuscola processione si allontana.

44. Cimitero Verano. Cappella famiglia Regina. Interno giorno


L a cappella di famiglia di Regina situata in una sorta di lungo terrazzo che corre sulla costa di una collinetta e guarda, da una ventina di metri di altezza, il camposanto sottostante. Su questa terrazza si allineano, come chiesette, una accanto allaltra, molte cappelle. L interno di quella di Regina spazioso, c un altarino e un inginocchiatoio e tutto intorno alle pareti grandi ritratti ovali, in fotoceramica, di uomini. A l centro del pavimento si apre una vasta botola che introduce nella tomba vera e propria dove sono sistemate le bare.

135

Alfonso con una faccia triste e opaca, sta seduto sulla panca, mentre la cameriera Erminia scopa l interno della tomba piangendo.
e r m in ia :

Poveretta, poveretta... Qui doveva essere... Che torto, che torto gli avete fatto a mia sorella... In terra, sotto la pioggia...

Accanto ad Alfonso distesa a terra una bara nuova, intagliata. I l coperchio della bara, anchesso molto decorato, appoggiato, verticalmente, contro il muro della cappella. Pom pa Marcelli, l impresario tutto vestito di scuro, lentamente, sorridendo, passa un batuf folo di cotone lungo il coperchio come per ultimarne la lucidatura. Im beve il batuffolo acco standolo al becco di una bottiglietta che tiene nellaltra mano inguantata di nero e lo passa lento e sorridente sul legno sempre parlando.
po m p a m a r c e l l i : E h, gentile dottore, i lavori devono essere finiti a dovere... a regola d'arte... Perch sono delle bare?... C osa vuol dire... M a lo sa che nemmeno un mobile stile settecento comporla uneguale manodopera?... Prim a di tutto si lavora con legni duri... mogano, palissandro... e provi lei a fare questi intagli qui, vede, nel mogano... N on mica abete... C i siamo spiegati, dottore?...

A lfonso si alza:
e r m in ia

(da sotto): Quanto verderame!... D ove il sidol, dottore...

Interviene laltra cameriera:


c a m e r ie r a :

E nella borsa tua, quella di paglia.

Alfonso esce nel terrazzo.

45. Cimitero. Terrazza cappella Regina. Esterno giorno


Sul terrazzo, proprio di fronte allentrata della cappella, Regina sta seduta su una sedia. Accanto a lei zia M afalda e la zia Iolanda, chiacchierano. D iscosti M aria Costanza e il fidanzato, un giovane lungo e magro, un pinocchietto serio serio e simpatico, tutto ossuto e snodato. Il fidanzato tiene stretta a s M aria Costanza circondan dole la spalla con un braccio. M aria Costanza china la guancia sulla sua mano e gliela bacia. D i fronte a loro un impiegato del Pom pa Marcelli, vestito di nero, con polpe e raso nero, feluca, fum a di nascosto nel palmo. Regina sta parlando alla zia M afalda.
r e g in a : Duecento grammi di carne al giorno, niente farinacei, niente pane, niente pasta, e soprattutto niente bere mangiando... io la n d a :

B asta cos... si pu calare anche due chili per settimana... E va bene, ma come si fa ? Neanche un goccio di vino... e allora meglio

z ia m a f a l d a :

morire... Alfonso si appoggiato alla balaustra e guarda il camposanto di sotto. D a dietro una fila di cipressi sbuca la piccola processione di poco prima. Stavolta Igi s annodato il fazzoletto in testa e tiene in una mano discosto da s il pacchetto degli anelli. Vede Alfonso e fa un largo segno di saluto con il braccio.

136

ig i:

Siamo qui con la tua mamma...

E giungono ai piedi della scalinata che porta alla terrazza. I l frate appoggia la bicicletta e i due becchini si caricano la bara sulle spalle. Alfonso che guarda, triste, pallido, non risponde. L a zia Iolanda si avvicinata a lui e con voce seria, compunta:
io la n d a :

Scusa, Alfonso, non ti ho presentato... davanti a M aria Costanza e al fidanzato.

... e accompagna Alfonso per un braccio

... I l fidanzato di M aria Costanza... ingegner Em etto... I l dottor Ercolani... Alfonso allunga la mano di malavoglia.
a lfo n so :

Piacere... Piacere...

fid a n z a t o :

In quel momento, dalle scalinate compaiono sulla terrazza i becchini con la bara. L a zia M afalda corre incontro gi piangendo.
z ia m a f a l d a :

Ecco la povera mamma santa...

I becchini sono ormai vicini, anche Regina si alzata e ha preso Alfonso sotto braccio dopo essersi coperta il capo con il velo nero., Stringe il braccio di Alfonso che si commuove subito, con un tremolio di mento e nulla pi.
r e g in a :

L a povera mamma Alfonso... N on addolorarti... Che lei pensa a noi, sai?... H ai capito?

Alfonso accenna di s col capo, ma risponde con voce debole e commossa:


a lfo n so :

C osa vuoi che pensi...

L a bara arrivata fin sulla porta della cappella e mentre i becchini la abbassano dalle spalle per farla entrare la zia M afalda, piangendo, la bacia:
z ia m a f a l d a :

Requiem aeternam...

II Pom pa M arcelli ha scorto Igi che si tolto il fazzoletto dal viso e, intralciando i becchini che entrano, gli va incontro, faccia a faccia, lievissimamente sorridente. Anzi, sorridendo s ma anche no, perch il momento non lo permette: diciamo dunque: sorriso di condoglianza.
pom pa m a r c e l l i

(so tto v o ce): I miei omaggi dottore... H a visto la puntualit...

e gli m o stra lorologio. Igi non gli fa caso, allora il Pom pa M arcelli si precipita a baciare la mano al cappuccino.
po m p a m a r c e l l i :

Sia lodato G es Cristo, frate Crispino...

I l frate ritira violentemente la mano dalle labbra di Pom pa Marcelli.


fra te

Cr i s p in o : Sempre sia lodato... Avanti, avanti...

ed entra spedito nella cappella.

137

4 6 . Cimitero Verano. Cappella Regina. Interno giorno


Orm ai sono tutti entrati nella cappella e circondano i becchini che poggiano la cassa di zinco dentro quella di legno. L a zia M afalda si curva, sempre piangendo, a mandare un ul timo bacio con la mano alla spoglia.
z ia m a f a l d a :

A porta inferi... a porta inferi... vengo anchio vengo anchio... cara...

L a cassa di zinco dentro la bara di legno. M a questultima, essendo lunghissima, la sembra contenere due volte. Un lungo spazio vuoto resta tra la cassa di zinco e quella di legno. Pom pa Marcelli, che se ne accorto, si pone davanti a Igi per nascondere la cosa.
pom pa m a r c e l l i:

H a visto dottore... tutto palissandro

e bois de rose... .

Igi lo scosta e guarda. Im pallidisce, trema tutto.


i g i : M a non vede che roba? Non vede che avanza mezzo m etro? N on vede che una cassa da uomo e non da donna?

Pom pa M arcelli tira subito fuori un metro e sta per misurarla.


pom pa m a r c e l l i:

M a come mezzo m etro? D ove? M a guarda che temperam ento! Non vorr mica farla al millimetro...

Si scostano per discutere mentre frate Crispino comincia le sue orazioni.


f r a t e c r is p in o

(orazion i fu n e b ri e litan ie a cui tu tti risp on d on o in coro).

Igi misura col metro, strappandolo al Pom pa Marcelli. Poi si avvicina subito ad Alfonso e gli dice sottovoce:
ig i:

M a non vedi che roba A lfonso?... Non vorrai mica pagare la fattura...

Alfonso non risponde. E sudato, commosso; il Pom pa Marcelli che era l dietro, tuttorecchi, cava di tasca una lettera intestata e la m ostra ad Alfonso.
po m p a m a r c e l l i :

A scolti me dottore... le misure sono queste, qui nazione e firma... Un metro e novantadue... ecco qua...

c tanto

di ordi

E consegna senzaltro la lettera ad Alfonso. Poi si china sulla bara che ibecchinihanno coperto. Cava di tasca un cacciavite ed avvita il coperchio.
ig i:

gi

N ego assolutamente... nego! Lascia stare adesso... andiamo.

r e g in a :

M a Ig i non lascia stare un bel niente. Si rivolge al Pom pa Marcelli che avvita il coperchio.
ig i:

M ai pi da lei, Pom pa Marcelli, mai pi...

E sottolinea quanto dice con energiche digitazioni negative. Il Pom pa Marcelli finge di non dargli retta ma soffre, e borbotta, nervosamente armeggiando sulle viti:
p o m p a m a r c e l l i : Em b, dottore... che le devo dire? Come l ho portata me la ri prendo... per un minimo di educazione e di rispetto...

Il cappuccino ha finito le esequie. Tutti si segnano e uno dei becchini scende a m et della scala per prendere la bara che laltro becchino e il Pom pa Marcelli gli porgono.

138

D allinterno della tomba sorge la voce della cameriera:


e r m in ia :

Attento alla scarpa...

Igi, come ricordandosi di qualcosa di molto importante, cava di tasca il pacchettino di gior nale e lo d ad Alfonso.
ig i:

Sono gli ori della mamma. G uarda che manca un orecchino...

Alfonso non risponde e Ig i glielo infila in tasca. Intanto la bara gi scesa, scomparsa nel buco nero. I l Pom pa Marcelli si solleva e si avvicina ad Alfonso ancora una volta.
pom pa m a r c e l l i:

M i perdoni tanto dottore... Allora la Iattura la passo a lei...

Macchinalmente Alfonso annuisce.


a lfo n so :

S...

p o m p a m a r c e l l i : Vorrei farle presente dottore che anche se di mia pertinenza, la responsabilit... e quando in comodo si pu anche cambiare...

A ppena ha finito di parlare, Igi, tra i denti, sillaba:


ig i:

Corvo!... V ado per avvocati...

N el frattem po, appena Pom pa Marcelli si sollevato per parlare con Alfonso, la zia M afalda, aiutata dal frate e da Regina scesa nella tomba. E anche Regina, che in questo momento compare con la testa allaltezza del pavimento. Il frate si ritirato e, insieme ai becchini, a M aria Costanza e al fidanzato, uscito.
r e g in a :

Alfonso... vieni a vedere com sistem ata la mamma...

Alfonso accenna un minuscolo no.


a lfo n so : r e g in a :

Scusa, Regina...

E h ! Alfonso...

E ci basta perch Alfonso obbediente, scenda anche lui la scaletta. L interno della tomba dove A lfonso sta in questo momento per entrare una vasta stanza oscura. L e quattro pareti, ai lati, contengono, entro nicchie di cemento, le bare della famiglia. Alcune nicchie sono vuote. L a cameriera lustra alacremente col sidol le maniglie di altre bare, mentre la zia M afalda parla alla bara della madre di Alfonso.
2 ia
m a fald a :

Ecco Emilia... anche tu entri a far parte della nostra famiglia...

E si volge ad Alfonso: ...Vedi Alfonso, questa la prim a donna che riposa in questa tomba...perch Angelina... e m ostra una piccola bara bianca tutta sperduta nella gran nicchia: ...questa qui, vedi, morta che aveva un anno... gli altri sono tutti uomini. I l povero Giovanni I ha comprata nel millenovecento e otto e da allora sono mancati solo uomini... si vede che i maschi, nella natura...

139

Regina lo distoglie da questo discorso e m ostra unaltra piccola cassa :


r e g in a : Questi sono i resti del povero zio G iuseppe, il pap di M aria Costanza... L i hanno m andati dalla Cina... zia m a f a l d a :

Quello che rimasto di lui, poveretto, ma lasciamo stare le malinconie...

e m ostra unaltra bara, quella che la cameriera sta lucidando: ...e questo mio marito...
zia m a f a l d a :

Lascia stare il profumo adesso...

e m ostra una nicchia vuota ad Alfonso: ...e qui sar io... ma G es non si decide mai a chiamarmi... e si rivolge a Regina. ...Del resto io voglio arrivare a vedere tuo figlio in smoking... Regina, ora, gira Alfonso per un braccio e gli indica altre due nicchie vuote.
REGINA: E qua, vicino al pap mio, ci sono i posti per noi due...

L a cameriera, piangendo, commenta:


e r m in ia :

E finix... P oi non ce ne sono pi... E mia sorella, poveretta, fuori, per terra, come un cane...

Alfonso guarda le due nicchie vuote. Prim a la sua poi quella di Regina, pi in alto. Nella sua, in quel rientro umido di cemento, un ragno o qualche scarafaggio di terra passeggia felice. Alfonso suda e alza lo sguardo alla botola da cui proviene la luce. Poi, con poche forze in corpo, comincia a salire le scale. Sale le scale, giunge fino alla balaustra allesterno e vi si appoggia.

47. Cimitero Verano. Cappella Regina. Esterno giorno


G i, ai piedi della balaustrata, sotto un cipresso c un gruppo: Il Pom pa Marcelli, i bec chini, Igi, la zia Iolanda, M aria Costanza, il fidanzato e il frate cappuccino. Igi afferra una carta dalle mani del Pom pa Mrcelli che la stava m ostrando al frate, ne mette in bocca un pezzo e lo strappa coi denti. Indi trangugia. Pom pa M arcelli si precipita su di lui.
po m pa m a r c e l l i:

M a cosa fai, disgraziato...

Igi, masticando:
IGI: N on c pi... Io non ho firmato niente...

L a zia Iolanda trascina via Igi. Alfonso vede tutto ci ma la vista gli si annebbia. Sempre con la vista a momenti annebbiata, Sempre con la vista a momenti annebbiata, Alfonso si stacca dalla balaustra, percorre la terrazza fino in fondo asciugandosi il sudore.

140

4 7 /a . Stesso am b ien te*


Alfonso attraversa un viale semideserto, si ferma dinanzi a un bassorilievo che riproduce L a deposizione ed, estenuato, si appoggia al marmo. H a la fronte im perlata di sudore. Riprese le forze, si avvia verso una aiuola, ove una bambina raccoglie alcuni fiori.
a lfo n so : b a m b in a : a lfo n so : b a m b in a :

Bambina... Eh? Sai dove c una fontana? S , ma lacqua non buona.

ALFONSO: Com a ti chiami?


b a m b in a :

Danila.

Alfonso si soffia il naso.


a lfo n so : b a m b in a : a lfo n so :

Q uanti anni hai? Otto. Cogli i fiori?

BAMBINA: S.
a lfo n so :

E dove li porti?

L a bambina prende per mano Alfonso e lo introduce in un deposito mortuario.

A l/ b . D e p o sito

m o r tu a r io . I n t e r n o g io r n o *

G uidato per mano, Alfonso entra nel deposito mortuario. D avanti ai suoi occhi sfilano le immagini di un am biente tetro e squallido. N ellenorme e gelido stanzone giacciono alcune bare. Alfonso terrorizzato.
a lfo n so :

M a che fai? Sei diventata m atta?

Alfonso si divincola e, con una m ossa brusca, si libera della bambina.


a lfo n so :

M a lasciami andare!

L a bambina oppone una ingenua resistenza ai timori di Alfonso.


b a m b in a :

N on avere paura.

A lfonso, in preda al panico, fugge e infila un corridoio, che lo conduce in una cripta. Qui si erge, lugubre, un catafalco. Alfonso, afflitto e perseguitato, si precipita verso luscita.

* Sequenza prevista in sede di sceneggiatura e modificata durante le riprese.

141

4 7 /c . Ingresso del deposito mortuario. Esterno g io rn o *


Alfonso disfatto e sfinito, ancora prigioniero di un incubo ossessionante. Si accosta a un muro e si asciuga il sudore. Poi si soffia il naso, ma le energie improvvisamente gli vengono meno. Le gambe cedono, la vista gli si annebbia-, sviene.

48. Convento zio. Terrazza Pollaio. Esterno giorno


A lfonso guarda il mare stando sulla terrazza. E in pigiama, sotto un soprabito mezzo spor tivo, calzini scozzesi di lana e pantofole. Tiene in mano un rametto pelato, che ha raccolto chiss dove: lo accompagna nelle sue lente passeggiate. Com cambiato in un paio di mesi! Una ispida barba biancastra gli circonda il mento, non rasato da alcuni giorni, gli occhi sono infossati, il volto sotto le tese di un cappello sportivo quello di un vecchio ammalato. Un filo di brezza che sale dal mare fa sventolare un poco i calzoni del pigiama. Alfonso batte il rametto contro il muro, guardando con occhi stanchi e lenti qua e l. Poco lontano da lui, Salvatore, il sacrestano, bada alle galline, cantando: (Coccod di galline e canto di Salvatore brano d opera ) Alfonso giunge fino ad un albero di fico, raccoglie un seggiolino pieghevole che evidente mente aveva egli stesso appeso a un ramo e si dirige verso Salvatore.
a lfo n so :

Caro Salvatore, evviva!... G es salvato dalle acque... (e indican do con un Bravo, bravissim o!

d ito , com e a riconoscere il can to) ...Rigoletto... secondo atto.


sa l v a t o r e : a lfo n so

(tutto soddisfatto): E h ! Che ho perso la memoria!... I l povero pap mi portava a tutte le opere... pensa che ho avuto la fortuna di sentire G igli al Regio di Parma... ma non il G igli dc/f'Arlesiana... il grande G igli del Lohengrin...
sa lv a to re:

I l Lohengrin?... A spetti, aspetti, stia fermo qui lei...

E Salvatore, di corsa, va fino allangolo dove termina la terrazza, in compagnia di unoca che ha afferrato rapidamente per il collo. L giunto nonostante le proteste delloca, la lascia andare di colpo, spingendola verso Alfonso e la segue, maestoso.
sa l v a t o r e

(can ta):

Cigno gentil...

Alfonso lo ascolta finch Salvatore non lo raggiunge, Allora da intenditore, dallaria difficile: Bravo Salvatore... come voce niente da dire... per in palcoscenico, la pre senza, il portamento... magari davanti a mille spettatori che sono l col fucile spia nato... eeh, caro mio...
a lfo n so :

Alfonso unisce le punte delle dita a carciofo in quel gesto volgaruccio ma esplicativo di pie ghe nasali, che significa paura, fifa... e ridacchia sfiatato.

* Sequenza prevista in sede di sceneggiatura e modificata durante le riprese.

142

salv ato re:

Io non bo paura di nessuno... L a voce c o non c... Potente canto

di gallina... Salvatore fa una corsetta fino alle gabbie dove una gallina si sgola covando. ...Eccola che ha fatto luovo... Salvatore infila una mano nella gabbia, rapido come un topo: la stessa si infila sotto la gallina e ne estrae un uovo. Salvatore corre da Alfonso con luovo in mano e glielo appoggia sulla guancia. ...senta il calore umano!... Si toglie un ago dal bavero della giacca e punge l uovo sotto e sopra e lo d ad Alfonso, gocciolante:
sa l v a t o r e :

Beva, beva subito...

Alfonso guarda l uovo con occhio da miope. ...Beva, beva subito, coraggio... Alfonso succhia l uovo rovesciando il capo mentre Salvatore, udendo la voce dello zio G iu seppe dal cortile, corre a una grande gabbia di giunco, capovolta, con un buco nel mezzo, dove una ventina di galline protestano per l affollamento. zio Gi u s e p p e F. C.: E allora? Aspettiam o che crescano?... L giunto Salvatore, giustiziere, infila la mano nel buco e ne cava una gallina. Rapidissim o con un semplice giro del braccio, rende la gallina esamine. E cos via per le altre in un allegretto che diventa allegro e allegrissimo. (Starnazzamento delle galline) A lfonso dopo aver bevuto luovo tenta di continuare la conversazione.
a lfo n so :

Beato te...

E fa pausa perch Salvatore gli dia il segnale di ricevuto. M a Salvatore tace, occupatissimo nella tecnica necrofora. Alfonso ritenta:
a lfo n so :

Beato te, Salvatore, che sei arrivato a settantanni e non conosci la vita

moderna... M a Salvatore, a due mani, compone piccoli capolavori di svolazzamento e conseguente morte immediata di galline, con giri aerei da giocoliere. Conta tra s e s, gettando i defunti, ancora semoventi in sussulti, in un gran paniere di vimini. A lfonso attende la risposta, rimbeccamento, qualunque cosa, ma non viene. Salvatore non gli bada pi. A lfonso attende ancora un p o poi, cosha da fare? Niente... ma il sacrestano perdura nel suo mutism o, peggio in un assenteismo che sottolinea l ozio e loziosit di Alfonso. Allora A lfonso si decide a parlare, tra s ma a voce alta: ch, comunque, udito sar per forza:
a lfo n so :

V a beh!... A desso vado a vedere lo zio... cosa fa... cosa non fa... il cappello

ce l ho... tira fuori dalla tasca un fazzoletto e lo guarda con sguardo da inventario:

143

...il fazzoletto ce l ho. E muove i primi passi. M a chi trova? I due cani, stesi al sole tra le mosche in un tranquillo ozio canino senza ansie, gli occhi chiusi. L o conoscono ormai e non abbaiano pi. Anzi, nemmeno si muovono, neanche con un movimento di palpebra. Alfonso tenta di attaccar bottone con loro, batte con forza il piede e fa un piccolo abbaiamento..
a lfo n so :

Bau, bau...

Inutile... i cani non si muovono. Uno alza una palpebra come per dire un vaff... canino s, ma non per questo meno sprezzante, cos da allontanare Alfonso.

49. Convento zio. Cortile. Esterno giorno


G rande animazione nel cortile, ma ordinata. Sei o sette donne, sedute su sgabelli, spennano galline a tuttandare. A ltre donne, in piedi accanto a un tavolo lungo e grondante sangue e interiora, con abili colpi di lametta eseguono rapide laparatom ie, un poco al di sopra del boccon del prete, infilando una mano nellinterno e cavando quel che c da cavare: intestini, stomaco, fegato, ecc. Separano il tutto gettando le budella in una tinozza di acqua, il fegato in unaltra e lo stomaco per terra. Parlano fra loro. (Chiacchiere di donne) In fondo al cortile un furgoncino scuro, dellH otel Excelsior, N apoli, e, da un lato, lo zio Giuseppe, attento al peso di una gallina su una bilancia tenuta da un ragazzino. I l ragazzino, non praticissimo, pesa tenendo entrambe le mani sullasta.
z i o Gi u s e p p e : V a creatura da brodo...

la mano dal peso... Un chilo e duecento grammi... guarda che ma dopo voi la fate arrosto... tanto vi interessa a voi...

Queste ultime parole sono rivolte ad un uomo in divisa blu, stinta ma gallonata, un inser viente dellalbergo; un autista, un aiuto cuoco.
in s e r v ie n t e :

Segnato, don Peppino...

E segna su un taccuino che ha in mano. Si avv'cina Alfonso, stropicciandosi le mani, contento di aver trovato altro materiale sivo, e allo zio:
a lfo n so

discor

A llora questa sera cinema... E arrivata la pellicola?

Alfonso m ette mano alla bilancia, come per precisarla, per m etterla a fuoco giusto del peso. L o zio, occupatissimo, non risponde. Posa sulla bilancia unaltra gallina. z io
Gi u
seppe

Ottocento grammi... Stai fermo...

e toglie con un colpo secco anche la mano di Alfonso dal peso. Alfonso non sa che fare.

144

U na delle donne che spennano, vedendo Alfonso sprovveduto e in cerca di qualcosa da fare:
u n a donna :

Dottore, faccia qualcosa anche lei..

e gli consegna una gallina, tanto per fargli fare qualcosa, cavarle un p o di piume. Alfonso accetta, ridendo, si siede sul suo seggiolino pieghevole dopo averlo aperto con diligenza:
a l f o n s o : Quella volta... invece di mettermi a vendere automobili... eccola qua la merce necessaria... veramente necessaria... a lt r a donna :

Mangiare si deve mangiare, dottore...

U n altra donna si alza dal suo seggiolino e va verso Alfonso con un grembiule. G lielo infila dalla testa, materna e Alfonso lascia fare, si dispone alle cure della donna.
u n a lt r a donna :

Dottore, si sporca tutto... si metta questo... come si sente oggi, sta

meglio?
a lfo n so :

Benissim o! H o sempre fame, ho...

Alfonso ride al suo grembiulone e rapidamente si mette al lavoro.


a lt r a donna :

E lei stia qui con noi... si metta in societ con don Peppino...

a l f o n s o : M agari! E invece il giorno ventuno devo essere a Roma e il ventidue a Francoforte... Germania... al congresso generale dei rappresentanti della Mercedes...

L o zio G iuseppe, che si appresta a continuare il suo lavoro del peso, vede alcune donne che aspettano senza far niente. zio Gi u s e p p e : Salvatore!... Andiamo, andiamo... che manca la materia prima... Alfonso spiuma la gallina rapidamente, canticchiando:
a lfo n so :

Cha cha cha... della segretaria...

Il sacrestano arriva con il paniere di vimini di polli morti, con grande fatica. T ra i morti ce n uno, in attesa del colpo di grazia, che ancora si muove, aleggia, gargarizza. L o zio G iuseppe lo vede subito. G li mette le mani addosso. zio Gi u s e p p e : Questo per esempio vivo... allora se vivo lasciamolo correre, che viva... che voli via... E con un gesto di rabbia, lo scaglia lontano. Il pollo tenta di alzarsi, le zampe non reggono, n l orientamento, e striscia per terra, torno torno. L o zio si mette una mano sulla fronte e cammina avanti indietro, due passi, dietro front, altri due passi.
z io G iu se p p e :

M i pare di diventare matto. M i pare...

Salvatore intuisce che son momenti amari e, per mostrare zelo profondo, corre fino al pollo disorientato e, quasi ce l avesse con lui, pollo padovano senza nome, gli d una potente tirata di collo, cos da diventare rosso paonazzo e da restare col collo in mano. L o zio perde le staffe e lo rincorre fino a dargli una pedatona simbolica sul sedere.

145

In quel momento si ode il motore di unauto e una G iulietta sprint bianca entra nel cortile. Alfonso smette di ridere e si alza subito in piedi. L auto frena e dallo sportello esce Regina; bella Regina, anche se evidentemente incinta; non mai stata cos bella: donna piena, soddisfatta, giovane, elegante in un tailleur col collo di pelliccia, capelli biondi spumeggianti. Ben truccata, una mannequin, una attrice di Hollyw ood sembra ad Alfonso e alle donne alle prese con galline e budella. Alfonso le corre incontro e comincia subito a baciarla, davanti a tutti, sulle guance, attac candosi, come un bambino, al seno. Regina lo guarda, si lascia un poco baciare, poi dolcemente, lo allontana e lo guarda sorridente:
r e g in a :

Ciao, Cicci, come stai?... E h ! ma che barba lunga...

Alfonso si guarda il grembiule, se lo leva, un poco imbarazzato.


a lfo n so : r e g in a :

E h, qui la pigrizia sai... con la scusa che sto tutto il giorno qui...

M a... come ti senti?

a lfo n so :

Bene, bene... metto le supposte tre volte al giorno... E tu invece?... Sei stata dal dottor E rotti?...
r e g in a :

Macch non ho mai tempo...

S i avvicina lo zio che bacia Regina frettolosamente e subito le chiede: z io Gi u s e p p e : T i sei ricordata di andare allufficio d igiene?
r e g in a :

U fficio d igiene? Anche al Ministero di Sanit... ma non c niente da fare... dicono che nel demanio non si pu fare niente... zio Gi u s e p p e : Che demanio!... E propriet mia... mio terreno...

Alfonso, estraneo per un momento ai problem i dello zio e di Regina, si intrufola, interrompe, stringendo a s Regina per la vita.
a l f o n s o : Arriva in Giulietta sprint, arriva... di quattro mesi... R oba dellaltro mondo... potevi prendere la Mercedes che almeno stavi comoda... nelle tue condizioni...

Insieme si dirigono verso la porta che d nella canonica.


r e g in a :

L a Mercedes labbiamo venduta mercoled, non lo sai? A chi?... senza domandare niente... A padre Nicopoulus... Gran pagatore quello... mezzo arabo timmagini...

a lfo n so : r e g in a : a lfo n so :

Sono giunti davanti alla porta, il sacrestano corre davanti a loro con un necessaire da viaggio di Regina. Alfonso guarda e, deluso:
a lfo n so : r e g in a : a lfo n so

M a come?... Non hai portato una valigia... niente...

Domani alle udici devo essere in banca... lo sai anche tu Alfonso...


(com e tra s): Per carit... io non dico niente...

E d entrano in casa.

146

5 0. Convento zo. Interno giorno


Entrano nello stanzone che conduce alla camera di Alfonso, la stessa del viaggio di nozze. Il sacrestano col necessaire corre su per la scala entra nella stanza. Riesce e si incrocia con Alfonso e Regina che giungono ai piedi della scala.
a lfo n so :

M a lascia stare la banca, stai qui due o tre giorni... facciamo una telefo nata a Riccardino...

Regina comincia a salire le scale di legno. N o, Cicci, non posso... magari... c anche la faccenda della son frementi, vedi!...
r e g in a :

Vanoni... quelli

Alfonso si dispone a salire le scale con tutta la calma e la prudenza di un ammalato. Parla, ma met della sua attenzione, appunto come un miope senza occhiali, sta nello sforzo di cominciare la salita.
a lfo n so :

M a gioved o venerd vengo io e parlo io con loro...

Regina si ferma per attenderlo. N on vuole aiutarlo, per non avvilirlo, allora lo aspetta.
r e g in a :

N on aver fretta, Cicci, che una cosa delicata la tua... non devi fare sforzi... niente...

Alfonso comincia a salire le scale assai lentamente. Subito sindigna, per le parole della moglie e per la conferma della sua inferiorit data da quella lentezza fatale.
a lfo n so :

Eh, delicata! Porcaccia miseria... Lazzarona porca...

E finisce di esclamare tra s contro i suoi mali. Regina giunta alla camera con la porta aperta, entra, e pian piano, Alfonso la segue.

51.

Convento zio. Camera matrimoniale. Interno giorno

A ppena entrato Alfonso si siede ansimando sulla poltrona. Regina apre il necessaire , dispone alcune cose sul com e si toglie il tailleur. Poi va verso il lavabo, versa acqua dalla brocca nel catino e comincia a lavarsi. E in sottoveste, elegante, eccitante. Anche il suo modo di muoversi per la stanza, sano, allegro, m ostra una Regina nuova, sconosciuta, completa. Regina corre al com prende un asciugamano e, mentre ritorna, passa accanto ad Alfonso. A lfonso allunga una mano e le d una lieve, lievissima sculacciata, con mano magra.
reg in a

(ridendo allusiva): Non cominciare... (ridacchiando): Non cominciare cosa?

a lfo n so

Regina ora accanto al lavabo, si asciuga e si spruzza il deodorante sotto le ascelle.

147

Alfonso la guarda a lungo, sempre col suo cappello in testa. Si toglie il cappello e si apre il soprabito.
a lfo n so : r e g in a :

Cochi, vieni qua che ti devo dire una cosa...

C osa? Dimmi... V ieni qua un momentino...

a lfo n so :

Regina si avvicina alla poltrona. Alfonso fa scivolare una mano lungo le cosce sotto la veste.
a lfo n so :

Vieni qua che te la dico in un orecchio...

E spinge Regina a curvarsi verso di lui. L a bacia ansiosamente, la annusa e Regina si abbandona rapidamente a quelle effusioni. Alfonso, con uno sforzo, si solleva dalla poltrona e fa sedere Regina e poi... poi...
r e g in a :

M atto di un matto.

M a Alfonso si ferma di colpo, si scosta un p o da Regina.


r e g in a :

Che hai Cicci? Ma... non si far male il bambino... A desso sar anche pi grosso!

a lfo n so : reg in a

(su ad en te ): A desso non pi!

a lfo n so : r e g in a :

Perch?

M e lha detto anche Padre Mariano-, dopo il quinto mese il bambino ormai c... intero. H a anche lanima, pensa!
a lfo n so :

Allora...

Regina, abbandonandosi:
r e g in a :

V ai pure tranquillo, A lfonso!

52.

Convento zio. Cortile. Esterno giorno

Una lettiga in cui sta disteso Alfonso, immobile, portata da due infermieri. Vanno verso una ambulanza accanto a cui sta un medico, evidentemente il medico del paese. Regina, spettinata e sconvolta e lo zio, che non sa che fare, accompagnano la lettiga. Alfonso debolissimamente, geme:
a lfo n so :

L o sapevo... lo sapevo...

Regina gli tiene la mano:


r e g in a :

Stai calmo, non niente... Ora appena a Rom a vediamo lo specialista... Macch, macch... per queste cose bisogna andare in Svizzera... non pi

a lfo n so :

finita...

148

G li trema il mento e sta quasi per piangere. zio Gi u s e p p e : M a che Svizzera, che Svizzera... E si ferma l, non sapendo aggiungere altro. Lentamente issano la lettiga nellautoambulanza, Alfonso solleva la testa verso Regina.
a lfo n so :

Vieni qua, vieni... non mi lascerai mica?

Regina sale nellautoambulanza accanto alla barella.


r e g in a :

Sono qui, Cicci... ragazzetti.

Intorno allambulanza stanno, mute, le donne delle galline, Salvatore e alcuni Regina si sporge verso lo zio, prim a che gli infermieri chiudano la porta.
r e g in a :

L a macchina zio, me la mandi tu... trova un autista... qualcuno...

zio Gi u s e p p e : Vengo io, vengo io... domani... L infermiere chiude bene la porta, corre alla guida e lambulanza si mette in m oto; esce dal cortile sollevando una nube di polvere. Lo zio si rivolge al medico che l lanza che sparisce. accanto a lui, come lui con gli occhi fissi sullambu

zio Gi u s e p p e : M a una cosa grave?... Io non capisco niente... due mesi fa cantava... cosa dice, lei, dottore?... Il dottore non risponde, solo, con un impercettibile segno del labbro e del mento, sembra fare: mah...

53. Casa Alfonso. Soggiorno. Interno giorno


Seduta su una poltrona Regina telefona mangiando una grossa fetta di gelato. E incinta di sette o otto mesi, gonfia, quasi possente nella sua maternit. I suoi movimenti sono calmi e sereni, tutti rivolti verso se stessa, in una sorta di egoismo da dea. L a lentezza (non flaccidit) con cui parla, la lentezza dei movimenti, limmobilit serena e matronale del corpo esprimono una compiutezza fisica mai vista in lei prim a d ora. Le sue mani si muovono lentamente per raccogliere il gelato con un cucchiaino, le sue labbra lo assaporano. L a sua voce, pure nella lentezza, esprime una tranquilla, calma, com piuta allegrezza. R ide, con un risolino ih ih ih che pu sembrare sciocco ma non lo affatto. E piuttosto un accompagnamento allegro alla voce.
reg in a (al telefono): E il terzo gelato che mangio... ih ih ih, sono diventata cos avida, cos avida... S, M adre?... M a sono diventata peggio dei bambini... M i viene lacquolina in bocca per niente... ah s?... le cifre?... certo,certo, le cifre... Celeste... s, s, celeste...

L a porta del soggiorno aperta sullentrata. Regina vede... ...Igi ed Erm inia, la cameriera indaffarati intorno a una culla. L a stanno trasportando non si sa dove. Discutono.
e r m in ia :

Stai fermo, monello... H a portato s lolio dalla cantina e tocca, tocca dappertutto... lingua

Taci, Erm inia, zitta... M adonna! Non ti deve mai venire un cancro alla a te? Non maligno... solo che la lingua ti cascasse...
ig i:

149

Igi ed Erm inia escono di campo, verso il corridoio.


e r m in ia : r e g in a :

Che coraggio che ha... senti cosa dice... carognetta...

Igi!... I g i ! Scusi un momento, Madre, scusi sa, la richiamo pi tardi... la richiamo io s... abbia pazienza... Sia lodato...

Regina appoggia il telefono. Lentam ente si alza, appoggia il piattino del gelato e si avvia verso il corridoio, chiamando, senza gridare:
r e g in a :

Igi...

54. Casa Alfonso. Corridoio. Interno giorno


Regina, con passi lenti e sicuri, si avvia verso il corridoio; proprio di fronte alla porta della camera matrimoniale, la cameriera e Igi stanno sempre discutendo tirando la culla, una da una parte, l altro dallaltra.
e r m in ia : ig i:

V ada indietro... vai l, caro, vai l... vuol fare le scalate lui... povero bamba...

N on ti sento neanche... povera disgraziata...

Regina si ferma di fronte a loro.


r e g in a : e r m in ia r e g in a :

Per esempio, perch la portate dentro? (indicandogli Igi): E lui, vuol fare tutto lui... M a senti Igi, se la porti qua, poi la devi riportare...

Igi sembra perdere la pazienza. G uardando in aria, come svanito, e grattandosi la barba da giovane m issionario che si lasciato crescere in questi ultimi mesi, se ne va, svolta.
IGI: E allora arrangiatevi... Volete m e? E allora lasciatemi fare...

L a cameriera guarda Regina con occhio interrogativo,


r e g in a :

Lasciala l, che tanto provvisoria, dunque...

L a serva accenna di s con la testa e si allontana. Regina apre la porta della stanza da letto.

55. Casa Alfonso. Camera da letto. Interno giorno


Regina si affaccia alla camera da letto. L a camera cambiata, dallultima volta che l abbiamo vista. C un letto solo e, accanto al letto, un lettino di legno, su cui sta disteso Alfonso, senza cuscino. Intorno a lui, pacchi di riviste automobilistiche, la televisione, la radio, bicchieri e mezzo limone sul comodino: la camera d la sensazione di un luogo m olto abitato, un luogo di lunga degenza. Alfonso ammalato, ammalato cronico. I capelli tagliati corti, sul viso una espressione miope e aguzza, di interesse e di diffidenza per tutto. Accanto a lui, su una sedia, Riccardo.

150

E , ai piedi del letto, un cagnolino, un cagnetto bianco e marron, con la stessa aria di A lfonso senza essere ammalato. Im m obile guarda in su, guarda il padrone. Regina si rivolge ad Alfonso sorridendo.
r e g in a :

Ancora due minuti sai, Alfonso, poi non ti diamo pi disturbo...

a lfo n so :

M a che dici, Cochi? N essun disturbo... piuttosto dimmi cosa devo fare... se devo far qualcosa... non so... N o, no... niente... facciamo tutto noi...

r e g in a :

Regina si ritira. Alfonso, rivolto a Riccardo e ammiccando verso il cane, fa un fischietto, un sibilo tra i denti.
a lfo n so :

Attento... attento... (fischia).

E il cane, sentendo il fischio, si solleva su due zampe e resta l. Poi il fischio, rapida mente, come una virgoletta, svanisce, e il cane torna a sedersi per terra.
a l f o n s o : E una gran compagnia, sai... ogni m attina arriva col giornale... come un cameriere...

Alfonso fischia un altra volta e il cane ripete il giuoco di prima, con un lievissimo, quasi ansimante mugolio. ...e a me le bestie non interessavano niente. Invece Su tante cose... adesso ho tempo, e rifletto...

A lfonso dice queste ultime battute come parlando tra s e con una nota di tristezza nella voce. Come per dire: ora che ci penso trovo pi amico il cane che gli uomini, ma non lo dice.
r ic c a r d o :

M a curvarti, muoverti... puoi curvarti?

E a disagio, ha un sorriso per il cane, ma forzatamente, non sa che dire. Come ci si comporta con gli ammalati senza speranza.
a lfo n so :

Stiii... guarda... benissimo...

E solleva il capo e l inizio della schiena, con notevole sforzo, di qualche centimetro. Poi esausto, si rimette disteso, col fiato grosso. ...Senza sforzo, hai visto... Prim a caro mio, porca muovermi assolutamente... miseria puttana, non potevo

L a cameriera entra, rovista sotto il letto e ne cava una padella di porcellana che copre subito con un giornale e la porta fuori. Entra Igi che va direttamente verso la televisione, stacca la spina, solleva la televisione ed esce.
a l f o n s o : ...tre mesi fa, neanche un millimetro...ma, ma dopo sto meglio... hai capito... un indebolimento di vertebre... che devono col riposo... hai capito?

loperazione essere nutrite

Riccardo si guarda intorno, e tutto quellandirivieni della cameriera e di Igi. Sottovoce da amicone, chiede:
r icc a r d o :

M a che casino fanno?...

151

a lfo n so : r ic c a r d o : a lfo n so :

Trasloco... M a dove?

D i l... vado a star solo... perch con Regina adesso... e il bambino... vuol fare una stanza del bambino ha ragione...

Alfonso fa una pausa. Non lunga, non breve, per evitare gli occhi diRiccardo cerca con la mano grigiastra sul comodino, afferra il limone.
a lfo n so :

Ma... e tu... Non ti sposi, tu?

Riccardo fa una faccia da liceale, ragazzone eterno.


ricc a r d o :

Io?... M a

sei matto... io so un irresponsabile, so eche,

non lo

sai?

Alfonso succhia il limone, schiacciandolo tra le dita, poi se lo passa rapidissimo sul volto, lo tiene in mano. T u hai ancora la testa di un ragazzo, caro mio, non da uomo. Non hai maturit... mah!... H ai quaranta anni, sai... andando avanti cos che cosa ti resta nella vita?... Cosa lasci?...
a lfo n so :

Riccardo bofonchia, sempre da licealotto.


ric c a r d o : a lfo n so :

E che ci devo f? Me devo disper?... (e ride). N o, no... ad ogni modo hai fatto male a ordinare la Jaguar...

E dice queste parole assumendo, cos, di colpo laria del socio. Come socio, forse, efficiente.
r ic c a r d o : a lfo n so :

E perch?

Non la vendiamo... son cinque milioni fermi... roba da attori... Bornigia pu prendersi questi lussi... ma noi...

Riccardo sta per rispondere ma in questo momento entrano nella stanza Regina, la came riera, Igi e il portinaio, col berretto.
r e g in a :

A bbi pazienza, Cicci, ci manderai anche in malora, hai ragione sai...

L a voce di Regina lenta e dolcissima. Accarezza lievemente una mano di Alfonso che subito si attacca alla sua.
a lfo n so :

M a no, Cochi, scherzi?... Certo che io, star qui fermo... se mi aiutate,

mi alzo... E fa per alzarsi. Un millimetro, nulla di pi. Si distende con gli occhi gonfi dallo sforzo. Riccardo si alza dalla sedia.
r ic c a r d o : r e g in a :

Se posso essere utile... perch qua... so un po dimpiccio...

Stai comodo, Riccardo... un momento...

Igi va verso al testiera del lettino e piano, piano, spinge. Il portiere ai piedi.
IGI:

L ei tiri di l... Add tiro?

p o r t ie r e : ig i:

D alla sua parte...

Riccardo e la cameriera si dnno da fare per aiutare. Il portiere tira ancora un poco verso di s.

152

ig i:

Adesso alzi...

Regina in questo momento, sempre accompagnando per mano Alfonso nel suo letto, gli bacia la fronte.
r e g in a :

Stai fermo sai... perch ad ascoltar lui si alzerebbe...

Sorride rivolta a Riccardo.


a lfo n so

(a Riccardo): Attento alla commedia... un cinematografo... attento...

e fischia. Il cane si solleva sulle due zampe posteriori e segue il lettino che sta uscendo, sempre stando sulle due zampe. Diligente.

56. Casa Alfonso. Corridoio. Interno giorno


Il gruppo incontra la culla che sta nel corridoio, addossata al muro. C un momento di stasi perch la culla ingombra il passaggio.
ig i:

Ecco... Lo sapevo... adesso come si gira?

(N on sarebbe male che Riccardo comandasse la manovra letto-culla come si fa con due macchine al posteggio). Riccardo va dalla sua parte. Autoritario, afferra il lettino.
r ic c a r d o :

M etti gi, per favore...

Regina sposta la culla e il letto riprende il suo cammino ai comandi di Riccardo: ...venga... venga... dice rivolto al portiere. L azione si svolge rapidamente. L a donna e Regina sono andate verso lentrata. Igi anche, facendo finta di niente. E lunico accompagnatore il cane, che segue il fischio di Alfonso.

57. Casa Alfonso. Camera della donna. Interno giorno


Giungono a una stanzetta accanto alla cucina, il lettino viene sistemato. Igi e la cameriera girano, la cameriera con riviste, Igi sistema il televisore di fronte al letto, allaltezza che gli sembra pi opportuna: alto dunque perch Alfonso a fatica pu alzare la testa. P oi esce. L a stanza piccola, con una porticina che d in un bagnetto. Piccola e con una finestrella, una sorta di pertugio che d in un cortiletto interno: non si vede il cielo, solo un muro e grossi cavi di acciaio, dallaltro lato, di un ascensore di servizio.

153

Riccardo si guarda intorno. Regina, sempre accarezzando A lfonso e stirandogli le pieghe sul lettino.
r e g in a :

Ecco Cicci... fatto... N on ti ha disturbato?... Niente...

E ntra Igi col pappagallo in una mano e lo infila dentro il letto, nellaltra l apparecchio telefonico che si tira dietro una lunga coda di filo nero strisciante per terra. L o posa sul comodino.
a lfo n so :

Niente, niente... Cochi...

r e g in a : ...e qui hai il tuo telefono (a Riccardo) abbiam o fatto il prolungamento dieci metri di filo... a lfo n so :

M a perch disturbarsi tanto... chi mi cerca pi ormai... non importava.

Alfonso avvicina a s Regina e le bacia il ventre. Poi rivolto a Riccardo:


a lfo n so :

...Ah, Riccardino, sono cos in pensiero per questo piccolo... non avrei mai creduto... e tu non vuoi sposarti... credi, che una cosa bellissima... E pi in ansia lui di me...

r e g in a :

Riccardo sorride, divertito (ma non lo ).


r icc a r d o :

Guardala... la puerpera...

dice m ostrando Alfonso. N el corridoio o in entrata, parlano animatamente.


p o r t ie r e ig i: f. c .:

N ossignore... Nossignore...

Se vuole io glielo do... non per il bicchiere di vino... per il principio... Nossignore, nossignore... Grazie tante lo stesso...

p o r t ie r e f . c .: e r m in ia :

Signora...

Regina d ascolto alle voci, mette fuori il capo e nello stesso tempo chiede:
r e g in a :

Prendi qualcosa, Riccardo?... V uoi un gelato?... Tu, Cicci, ne vuoi un po?

Alfonso fa un cenno impreciso con le labbra:


a lfo n so :

S , s...

Regina esce.
r eg in a f . c .:

Igi, sei una cosa... come silenzio. Alfonso inferiorit.

una mosca... dai,

di, dai... lascia stare.

Alfonso e Riccardo restano in m osso. N on sa nemmeno lui. accade, della sua condizione di

N on sanno che dirsi. Riccardo a disagio, com quasi si vergogna del suo stato, di quanto gli

Il cane guarda Riccardo e pochino pochino gli abbaia contro una bronchitina. Poi si gratta. Alfonso cerca qualcosa da dire, un tema, qualcosa che rompa quel silenzio.

154

Fuori, passa un ascensore, di l del cortiletto.


a l f o n s o : Qui sto bene... tranquillo, fuori dai piedi... non ti pare?... H o la mia televisione; le riviste... H o perfino il telefono... accanto al letto... Poi c silenzio, tranquillit, perch d nellinterno... niente rumori... G li altri stanno... a un chi lometro...

E si ferma l. G li si chiude la gola, il pom o d Adamo lo dice. G li occhi gli si inumi discono. Tenta il fischio del cane, ma peggio. Tace. Anche Riccardo commosso. Sorride, ma con gli occhi lucidi. Poi taglia, si avvicina al lettino e gli d un colpetto da compagnone sul braccio:
ricc a r d o :

Ehil, vecchione...

58. Verano. Cappella famiglia Regina. Interno giorno *


Dietro l altarino, accanto agli altri ritratti d uomini, bello, ovale, quello di Alfonso. Sotto, nuovi nomi, i caratteri di ottone del nome. L a zia M afalda piangiucchiando, pulisce con uno straccio la foto ceramica che ha ancora qualche spruzzo di calce. D i fronte al ritratto, Regina, al massimo della gravidanza, si sostiene il ventre e seria, con voce di dolore:
r e g in a :

G uarda l... Alfonso Ercolani... scegliendo dei

E lo dice rivolgendosi un poco a tutti. C anche la zia Iolanda che sta fiori da un mazzo, la cameriera che, inginocchiata, biascica:
e r m in ia :

Requiem aeternam...

E ntra in campo Igi, con un bidone d acqua, zia Iolanda toglie dal suo sostegno il vasetto di bronzo e Ig i versa l acqua nel vasetto. Poi la zia Iolanda comincia ad infilare dei fiori.
r e g in a :

D ai a me...

E la zia Iolanda porge a Regina, di volta in volta, dei fiori a cui toglie il gambo con i denti. Regina li dispone con cura nel vasetto. L a zia M afalda va a spolverare anche le altre fotoceramiche, parlando tra le lacrime.
z ia m a f a l d a : Perch il Signore ha voluto anche lui?... Perch non ha domandato di me che ero qui, pronta?... E h ? Alfonso caro, rispondimi... tu Giovannino... Gildo... rispondimi tu...

Regina dispone con grande cura i fiori e respira sempre pi forte. Poi non sa trattenere un gemito.
r e g in a :

Oh, D io, Dio...

L a zia M afalda si gira e accorre subito accanto a lei.

Sequenza soppressa in montaggio 155

zia m a f a l d a : r e g in a :

Sei tutta sudata, creatura... oh D io, ha le doglie... Igi!...

Eccolo... oh, D io Dio... eccolo.. M a perch hai voluto venire, G es Maria... Igi, prendi la macchina,

zia m a f a l d a :

subito, subito... N el frattem po Igi sta parlando ai ritratti:


IGI: I dolori del mondo... vado sullHimalaia e mi allontano da tutti... tanto...

e si sente chiamato. L e donne sono tutte intorno a Regina e lui corre via subito, con occhi fuori dalla testa.
ig i:

...corro, corro... (a Igi): Aspetta...

reg in a

Igi, gi un p o distante, si ferma.


IGI:

Eh... Andiamo direttamente in clinica... Intanto tu avverti subito Padre Mariano...

r e g in a : ig i:

M a che centra adesso, padre Mariano... scusa, eh... M i sentir pi tranquilla... Io devo tutto a lui... tutto...

r e g in a :

Igi corre via a prendere la macchina.

59. Verano. Cappella famiglia Regina. Esterno giorno *


Escono dalla cappella, sostenendo Regina, la zia M afalda e la zia Iolanda. L a cameriera davanti a loro con una gran chiave in mano.
z ia m a f a l d a :

Puoi camm inare?... T i senti?

REGINA:

S, S...

IOLANDA: Piano...
z ia m a f a l d a : r e g in a :

M eglio star fermi qua, per carit di Dio...

N , no, cammino, che mi passato un momento...

L a cameriera ha chiuso a chiave la cappella e raggiunge correndo il gruppo.

* L a scena preceduta dallapparizionen di Igi che, mormorando povero Alfonso, po vero Alfonso , si precipita a prendere la macchina, per condurre in clinica Regina, che av verte le prime doglie.

156

6 0. Chiesa. Interno giorno


Intorno alla fonte battesim ale tutta la famiglia di Regina assiste al battesim o del piccolo Alfonso. Igi, compreso nel suo ruolo di padrino, quasi sta per piangere. Padre M ariano versa l acqua sulla testa del neonato dicendo le frasi del rito:
pa d re m a ria n o

(a soggetto):

Alfonso Maria...

Regina, tranquilla, soddisfatta, sorridente, guarda suo figlio, che piange disperatamente. Sul viso del bambino la macchina si avvicina fino a dissolvere (*).

FINE

( * ) Le ultime inquadrature del film riproducono il volto di Regina incorniciato in un lungo prim o piano.

157

stampato per conto delleditore Canicci con i tipi della V isigalli-Pasetti arti grafiche le riproduzioni sono della zincografia f i l i O doardi Roma 1963

C O LLA N A DI CINEM A 6 0
Matrimonio in bianco e nero -il primo volume di una collana di documentazione e studi cinematografici pro mossa dalla rivista C i n e m a 60 . I criteri che la infor mano non vogliono imprigionarsi in uno schema chiuso e anelastico. Sia nel fornire al lettore un materiale di riflessione, sia nel dare al pubblico analisi critiche orga niche e circostanziate; sia nella forma della monografia o del saggio, sia nella raccolta antologica di scritti at tuali e interessanti, la collana si propone di avviare e approfondire una ricerca e un discorso che sempre pi-' contribuiscano a inserire il cinema nella cultura, stab; lendo di volta in volta maggiori connessioni con la rea] t sociale del nostro tempo. Pertanto la stessa pubblica zione di sceneggiature e trattamenti, che costituisce uns parte del nostro programma editoriale, non tender a esaurirsi nei limiti di una informazione aneddotica, ma cercher in ogni caso di risalire ai nodi problematici, culturali e sociologici dei temi e degli esemplari presi in esame. Congedando libri, che siano accessibili ai cultori del buon cinema, sintende concorrere allaccrescimento qualitativo delle facolt selettive degli spettatori e sensi bilizzarle verso tutto ci che, nel mondo cinematogra fico, rappresenta una rottura con e formule codificate e reca i segni di una esigenza rinnovatrice.
L. 1 5 0 0

BIBLIO'