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Erri De Luca, Una specie di trincea

Brano tratto dal volume In alto a sinistra, Feltrinelli 2007 di Erri De Luca Gi pubblicato sulla rivista "Nuovi Argomenti" nel !!2 Quando trovai la fogna fui felice, ma non potei sorridere. Il rischio di troppi giorni mi aveva indurito i nervi. Con il piccone aprii una breccia sulla parte superiore del collettore che avevo raggiunto e respirai quel tanfo come un profumo di vittoria. Non ero impazzito, ero invece in salvo. Da molti giorni era cominciato lo scavo. artiva dalla villetta, attraversava un giardino e arrivava sulla strada, intralciandone met!. L! sotto, a una profondit! che ignoravamo, avremmo trovato la fogna. Cominciammo in molti, poi, quando lo scavo divenne pi" profondo di un uomo in piedi, restammo solo in due. Era largo un metro, il minimo per rigirarsi, e nel punto in cui trovai la fogna fu profondo sei. #isognava collegare un condotto dalla villetta al collettore. $cavammo in due in quella fossa stretta per diversi giorni, ognuno dei quali era pi" buio del precedente. %ettevamo lo sterro in recipienti che issavano dall&alto con una carrucola. Entravamo all&alba, uscivamo, salvo la pausa di mezzogiorno, alle cinque. 'nche chi non ( del mestiere sa che una fossa del genere va rinforzata alle due pareti con travi verticali bloccate da puntelli a contrasto. 'ltrimenti ( possibile che crolli. Il capomastro non volle provvedere. erci) scavammo in due, faccia a faccia, sapendo in che diavolo di trappola eravamo finiti. Chi eravamo e perch* accettavamo quel rischio+ ,no era un algerino di quarant&anni, uomo sobrio di poche parole. Era l&ultimo assunto in cantiere e non poteva rifiutarsi, lo sapeva- lo avrebbero messo alla porta. Che avesse bisogno di quel lavoro non occorre dirlo- era arrivato da poco a arigi, parlava poche parole di francese, era il suo primo lavoro in terra di .rancia. L&altro ero io, trentaduenne manovale italiano, assunto gi! da diversi mesi e mal tollerato dal capomastro francese. 'l mattino ero tra i primi, ma anche a sera- ero il primo a staccare alle cinque. Non suonava una sirena, ognuno doveva regolarsi da s* e questo faceva in modo che nessun operaio smettesse in orario, temendo di mostrarsi poco attaccato al lavoro. erci) ognuno di loro finiva per regalare del tempo non retribuito a un datore di lavoro esperto in vari trucchi del genere. Io staccavo alle cinque in punto e poi non volevo fare gli straordinari nei giorni non lavorativi. Questo andava di traverso alla comodit! di disporre con elasticit! della manodopera. Non ero elastico, anzi ero piuttosto rigido, indurito nei muscoli e nel sonno. %i erano perci) volentieri assegnati i lavori pi" faticosi, i pi" sporchi. Ero l&unico di pelle bianca a farli. 'll&ora di mensa tra brodaglie assortite con spezie violente si chiacchierava nel rozzo francese comune, poi ognuno tornava ai suoi pensieri in linguamadre. %i chiamavano Italia, ma non mi sentivo membro di una nazione, non difendevo i colori di una maglia o di una pelle, nemmeno la mia. 'ccettavo il soprannome, l&Italia lavorava sodo e non toglieva il posto a nessuno, p*rch* nessuno voleva il

suo posto. 'vevo bisogno di quel lavoro, lo avevo trovato a stento dopo aver battuto per settimane la periferia di arigi. Lo avevo ottenuto, volevo tenermelo, malgrado tutti i dannati capimastri. $e voleva un pretesto per sbattermi fuori non glielo avrei dato, sarei sceso in gola all&inferno, ma non mi sarei tirato indietro. Ecco perch* in quei giorni due uomini che non si conoscevano e nemmeno sapevano chiamarsi per nome, stettero faccia a faccia in una fossa rischiando la pelle in cerca di una fogna. /gni metro di quel buco stringeva il cielo a una striscia larga quanto il cunicolo in cui stavamo. /gni metro di quel buco poteva crollarci addosso e tenerci sotto il tempo utile a essere sepolti vivi. 0li altri operai al mattino non ci dicevano pi" niente, tiravano via zitti al loro lavoro. ' mezzogiorno qualcuno ci offriva da bere. 1ifiutavo, mi era cresciuta in quei giorni una collera sorda contro tutti, una furia sottopelle che mi faceva sopportare le ore l! sotto. Quanto dur)+ Nemmeno molto, una dozzina di giorni. 'lla fine della prima settimana l&uomo che avevo di fronte cominci) a non poterne pi". Nel buio rischiarato dalla lampada, l! sotto era nero anche a mezzogiorno, c&erano quegli occhi scuri tondi, spalancati, la faccia che grondava, l&invocazione ormai automatica che riesco ancora a sentire se mi tappo le orecchie- 23rouv*+ 3u l&as trouv*+2 voce rauca di uomo che si sente perduto, fiato comune delle trincee di questo secolo. No, non l&ho trovata ancora, ma dev&essere vicina. .atti sostituire, amico, il capo non ce l&ha con te, tu hai fatto la tua parte. 0li dicevo cos4, lui allora stava zitto, non parlava pi". 'veva chiesto agli altri operai algerini, nessuno voleva scendere l4 sotto. 'llora gli dicevo che sarebbe crollata di notte quella fossa, mai di giorno che era bene asciutta, di notte invece, con l&umidit!. Inventavo spiegazioni, un poco mi credeva, ero istruito. Non sarebbe crollata quella fossa, non aveva varcato il mare per finire sepolto con un napoletano, saremmo invece morti in mare, sui monti, ma non l4. Questo non glielo dicevo, non si deve parlare di morte coi piedi nella fossa. Cercavo di calmargli la paura, ma lo facevo per me perch* avevo bisogno di lui, in due avremmo fatto prima. $e fosse scoppiato, se si fosse fatto licenziare avrei dovuto finirlo da solo quello scavo, ci avrei messo di pi", avrei rischiato di pi". %a perch* un uomo doveva patire in quel modo, perch* al mondo un essere umano doveva guadagnarsi il pane per i suoi figli con una corda al collo+ er me era una questione di orgoglio inferocito, ma per lui quello era solo pane e doveva invece bagnarlo di quell&acqua nostra salata che al gusto cos4 tanto somiglia alle lacrime. 'llora pensai che non mi era di nessun aiuto, me la sarei cavata meglio da solo l! sotto. Cos4 durante l&ora di mensa andai dal capomastro che mi guard) bellicoso, pronto com&era a dirmi che quello era il lavoro e se non lo volevo fare quella era la porta. 0lielo avevo gi! sentito dire ad altri. Davanti agli operai gli dissi che l! sotto non ci si rigirava pi",, che in due era impossibile continuare e che la fogna era ormai vicina. 0li chiesi di lasciarmi terminare il lavoro da solo. %ise gli occhi nel piatto e fece di s4 con la testa. Cos4 dopo l&ora di mensa entrai da solo nella fossa. er la prima volta in quei giorni fui calmo, senza quell&uomo l! sotto mi sentii sollevato. Non lavoravo pi" solo di piccone, avevo anche da spalare. Ci avrei messo di pi", m non avrei avuto addosso quegli occhi, quel fiato 523rouv*+ 3u l&as trouv*+26 e tutta la

materia umana che sotto l&infamia gronda di sudore e senza volerlo implora dall&ultimo sconosciuto la salvezza. %a questo lo intendo adesso che per la prima volta ricordo quei giorni. 'llora pensavo soltanto che non avevo. bisogno di lui, che non avevo bisogno di nessuno per trovare quella dannata fogna. $enza la sua pena mi sentivo leggero. er) quel collettore non lo trovavo. assarono cos4 altri giorni, il cielo dei mattini d&agosto in terra di .rancia era splendente. Dal fondo del fosso sembrava un canale. $udavo poco, faceva fresco l! sotto. Qualcuno dall&orlo dello scavo si affacciava ogni tanto chiedendo- 2a va+2 1ispondevo invariabilmente- 2C&est la vill*giature2. $e in alto sulla strada passava un camion veniva gi" terra dai fianchi dello scavo. Era il suo modo di sudare, di tendere i muscoli per non crollare- grondava terra. $ta dalla mia parte, pensavo. ' volte un lavoro anche duro non basta a tenere quieta la testa, perci) uno da solo per otto ore al giorno in un fosso finisce per avere un sacco di tempo per inventarsi frottole e favole. ensavo, lo ammetto, che quel budello avesse un corpo e un&intenzione, per esempio quella affettuosa di non finirmi addosso. ,no di quei giorni qualcuno per scherzo butt) n*llo scavo una rozza croce, due pezzi di legno legati ad angolo retto da una corda. Cadde vicino al piccone. %i arredano l&ambiente- provai l&impulso di risalire di corsa e dar la caccia a chi voleva giocare con me al becchino. ,n morto che risorge croce in pugno e si mette a inseguire il corteo funebre- sicch* sorrisi. Quando affondai il piccone nella terra e il ferro rimbalz) contro la volta del collettore fognario con suono di rimbombo, fui felice. %a non potei sorridere, i nervi mi legavano stretto i muscoli del viso come lo spago dell&arrosto al forno. 7olevo gridare, neanche quello usc4. Con la pala liberai bene il passaggio e con un colpo secco di piccone sfondai la volta sulla quale finalmente poggiavo i piedi. Chiss! se qualcuno ( stato mai felice di odorare la merda. Io lo fui e anche gonfio di orgoglio feroce di avercela fatta, mischiando cos4 a quell&odore naturale quello innaturale della spazzatura di sentimenti che avevo provato dentro di me in quei giorni. %erda su merda, l4 sotto devo essermi sentito in quel momento in pace, anche se non riesco a ricordarlo. Ci dev&essere stato un pareggio tra me e quella fogna, alla prova di chi di noi due fosse pi" pieno. Non voglio dir male di me- quando si ( in un vicolo stretto della propria vita, per cavarsela si bussa a risorse alle quali in quel momento non si chiede da dove provengano. Quei pensieri di orgoglio servivano a tenermi l4 sotto senza chiedere scampo. %i hanno reso un buon servizio, ma erano pensieri di merda. .ui felice di avercela fatta contro quel bestione di capomastro che non avrebbe pagato niente per la morte di un manovale sepolto sotto una galleria crollata. 7enni fuori prima del tempo quel giorno e ognuno mi chiese se l&avevo trovata, temendo che avessi deciso di mollare. 1ispondevo portando al naso due dita per tapparlo. 8 finita la villeggiatura+ Erano lieti che ce l&avessi fatta. /gnuno di loro sapeva di aver tollerato la morte possibile di uno di loro senza aver fatto niente per impedirlo. %a fare qualcosa per me potevano solo rischiando il loro precario posto di lavoro oppure mettendosi al posto mio- non si pu) chiedere a nessuno di uscire dai ranghi e alzare la voce o la croce. er) gli uomini che apprezzano in un altro uno scatto che essi hanno dovuto reprimere, poi sono amici. Quel giorno

alle cinque di sera gli operai staccarono tutti insieme. 'lle cinque in punto nessuno era pi" sul posto di lavoro. $orrido per simpatia adesso, allora ci badai appena. .u necessaria una settimana per l&allaccio. 0li operai specializzati pretesero che tutta la fossa venisse puntellata a regola d&arte. Il capomastro era fuori di s* per la perdita di tempo, mi additava loro per dimostrare che non c&erano rischi, s&azzard) perfino, affannato com&era, a chiedermi in loro presenza se veniva gi" terra dalle pareti, sperando in una mia complicit!. 2Come grandine,2 fu il mio contributo. .orse nella vita di ognuno capita un giorno in cui si ( felici di odorare la merda. $o di essermi comportato male contro la mia vita, di averla giocata per orgoglio, collera e chiss! cos&altro sta nel cuore di uno. 'nche se poi alla tavola delle molte lingue il mio posto venne tenuto in conto e molti mi invitavano a sedere accanto a loro, vorrei che nessuno pi" andasse con un piccone a bussare alla propria fossa sperando che non sia ancora pronta.