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Armonia delle Stagioni : Poesie. Maggiorina Castoldi. Illustrazioni di fanny giuntoli. - Torino : Ed. Tip. Sei, Soc. Ed.

Internazionale, 1957. - 16. p. 124 con quattro tavole. L. 500. E-book editato da Monica Taddia per "Il giardino di Via Borgosano" Altri e-book su http://italiaparallela.blogspot.it Copia privata - Vietata la divulgazione.

Armonia delle stagioni


Maggiorina Castoldi

A mio padre

Tempo di mandorli in fiore


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CINQUE UCCELLINI Son cinque uccellini su un ramo fiorito di un mandorlo; al sole si scambiano un lieto richiamo: - Ci, ci, ci!...

E l'aria che sa di viole, che sente parole infinite, indugia a rubar quelle sole: - Ci, ci, ci!...

O bimbi, fermatevi, udite che gaio concerto! Vi dice: - Le prode son gi rinverdite! Ci, ci, ci!...

IL FIGLIO DEL SOLE Su ogni balza, per ogni china il figlio del Sole cammina.

Le farfalle crepuscolari ne fuggono il riso giocondo. Brilla in cielo, splende sui mari la luce del capo suo biondo.

Nasce l'erba di primavera al tocco dei fragili piedi, e le foglie nuove che vedi all'alba non eran, n v'era sulle rame spoglie del moro un'ombra di gemmule d'oro.

- O fanciullo biancovestito, dal viso mutevole e strano, come un cervo io t'ho inseguito, correndo sul monte e sul piano. Sosta un poco, insieme giochiamo! Ho un rosso aquilone, ho i birilli. So imitare il canto dei grilli, ascolta: so pi d'un richiamo!... Non s'arresta, il figlio del Sole; ma ride per campi ed aiuole.

Su ogni balza, per ogni china il figlio del Sole cammina.

IL BIMBO CURIOSO ALLA FARFALLINA Farfallina bianca, dimmi: quando notte dove vai? La tua casa un fiordaliso o un geranio, oppure fai il tuo nido in un narciso? Dormi forse come i bimbi

in un morbido lettino col cuscino?

Le tue alette incipriate di bianchissima farina le riponi accanto a te quando dormi? Ogni mattina le riappiccichi con tre goccioline colorate di rugiada? Quando imbruna c' la luna che rischiara la tua via.

Com' bello andar pianino sotto il lume delle stelle! Lungo lungo il tuo cammino, ma le strade sono belle. Senti? E' gi l'Ave Maria, farfallina, sai pregare?

Perch fuggi? Via, ti prego, non volare!

CANZONETTA Se vuoi sentir cantar la Primavera, fanciullo, v nel prato e chiudi gli occhi. Verranno i grilli sul far della sera: terranno concerto insieme coi ranocchi.

Tra i fili d'erba terranno concerto, in mezzo al prato, sotto il cielo aperto. Se Primavera vuoi sentir cantare, ad occhi chiusi resta ad ascoltare.

IL MELO FIORITO Odi, fanciullo. Il melo che tu guardi, all'aurora ha il colore del cielo, ma pi pallido ancora. Quasi spaurito, attende, nella veste azzurrina, il grande astro che splende. - T'affretta, o sole! - chiama bisbigliando ogni rama; n so dir s' il timore che l'arrossa o la gioia, allor che da una trina di nuvolette chiare il grande astro compare.

LA FILASTROCCA DELLA PECORINA << Beee! Beee! Beee! >>. << Pecorina, dove sei? >>. << Son caduta dentro al fosso: vorrei uscire, ma come posso? La terra scivola, il fosso bagnato:

come potr ritornare nel prato? >>.

<< Hai sonato la tua campana, pecorina vestita di lana? >>. << Ho sonato per ore e ore: m'ha sentito dal Cielo il Signore: m'ha udito il vento che soffia laggi... Ed ora, bimba, m'hai sentito tu. Ma non c' scala, e il fosso profondo: oh, non potr pi tornar su nel mondo! >>.

<< O pecorina, bianca e piccina, prova un po' a tendermi la tua zampina! Alzala, dunque, ma fa' pianino che non ti spettini un ricciolino, che non ti strappi un boccolo lieve candido e soffice come la neve. Ti stringer sul mio cuore al calduccio, con foglie secche ti far un lettuccio, ti dar un pugno di tenera erbetta. Su, dunque, allunga la tua zampetta! La terra scivola e scala non c': qua la zampetta, e ti prendo con me! >>.

LA PIOGGERELLA Piove sull'orto spoglio, sulla siepe sfiorita. E qui nasce un germoglio, l s'ingemma una pianta...

Batte sulla marcita la pioggerella, e canta: - Tac, tac...

Canta: la voce uguale si diffonde nell'aria, come un inno che sale da ogni zolla, dal rivo, da ogni stelo che varia l'erba nuova del clivo: - Tac, tac...

IL SUSINO Sbocci come un sol fiore nel campo molle di pioggia. Quel biancore sopra le zolle palpita lievemente come un'ala d'uccello. E' Zefiro monello che l'investe, ma piano, come l'alito innocente.

Dietro i monti, lontano, un cirro nasce, e in cielo spande la sua fiorita candida, senza vita.

OCCHI DELLA MADONNA Occhi della Madonna, azzurri come il cielo, leggieri come un velo, occhi della Madonna.

Vi schiudete nel prato con le prime viole. Vi benedice il sole che da poco spuntato.

E' spuntato da poco: il cielo ha preso foco. Ha preso foco e s' tutto arrossato. Non lo vedete, occhi del prato?

ZOCCOLETTI Zoccoletti, dove andate cos in fretta, picchiettando sopra i sassi della ripida stradetta?

Con quel gaio ticchetto voi destate le casine appollaiate sul pendo: vecchi muri, tetti bassi, volti grigi e stupefatti

nell'albore...

Ma perch tanto rumore, zoccoletti montanini chiacchierini?

IL BIANCOSPINO Il biancospino in fiore. Della neve ha il colore. Le brocche son gremite di corolle infinite, leggiadra nevicata che non dilegua al sole ma cede a una ventata...

Per te ridon le aiuole pi chiare nel mattino, lucente biancospino.

MARIO E' come il cielo d'aprile: piange, ma basta un nonnulla (un passerotto che frulla, o una pagliuzza), e il cortile ode il suo riso beato. Vedi? Il sereno tornato.

Ma dura poco: si turba

(basta un nonnulla: una rossa mela che coglier non possa, o un'ape che lo disturba); versa di pianto un barile... E' come il cielo d'aprile.

IL FIORE Il fiore felice nel prato: lo illumina il sole e l'acqua lo bagna pian piano di lacrime dolci versate dal cielo lontano. Gli porta un profumo di viole, cos delicato che il cuore si turba di gioia, il vento d'aprile. Si piega il suo gambo sottile, e par che umilmente il fiore piccino del prato ringrazi il buon Dio onnipotente d'averlo creato.

IL RITRATTO DI MARIU' Oh, piccola Mari, che ridi ridi ridi, col tuo nasino in su, con gli occhi azzurri e fidi,

non senti che quaggi, nell'orto, fanno i nidi gli uccelli? Oh, ancor se tu li udissi i dolci gridi!

Movevi lesta i piedi fra i biancospini brulli... Or che il tempo si muta,

mai pi non ti trastulli nel sole che non vedi. E ridi, ridi, muta.

PASQUA Oh, il vento! Che narra, che dice stamane, frusciando felice?

S'accosta alla mia finestrella dall'umido cielo, e gonfia le tende di vello. Che narra, che dice? Una stella s'affaccia a sentire, gi tremula e stanca, gi pronta a fuggire nell'aria che imbianca. E il canto del vento risuona sommesso nel lume diffuso del giorno che nasce: - Gi intona -

mi sibila, - un inno confuso di gioia la terra, vestita stamane d'un abito nuovo. Dormivi, e la siepe fiorita; dormivi, ed il rovo che ancora al crepuscolo nere tendeva le braccia, stamane tutto un rigoglio di fiori. E il cielo ha smaglianti colori. E squillano mille campane. Le rondini volano a schiere nell'aria: gi sono lontane. E' Pasqua: la chiesa gremita odora d'incenso e di ceri. Sfiorato da tremule dita gi l'organo gene e un inno tra i fiocchi leggieri d'incenso dilaga nell'aria che tutta ne palpita e freme... Io rubo quell'inno e la varia fragranza e li adduco lass, davanti a Ges risorto e glorioso fra i santi, nei cieli osannanti... -

Ci dice, frusciando felice, il vento, ma sempre pi piano, oh, sempre pi piano...

Poi tace, e si perde lontano.

MATTINO DI PASQUA Nel cielo di Pasqua che musica varia! Nel cuor che si sveglia e nell'aria, che festa, mattino di Pasqua!

Si schiudon le imposte e i fiori del rovo. I prati vestiti di nuovo odoran di viole nascoste.

Va per le marcite brucando l'agnello, e scorre felice il ruscello lambendo le sponde fiorite.

- Risorto Ges! Nell'aria tranquilla diffonde il suo canto la squilla e gli Angeli ascoltan lass.

Nel giorno festivo lucido il secchio. Davanti alla chiesa c' un vecchio che porge rametti d'ulivo.

LA MARGHERITA Ha bianca veste, giallo il suo cuore: fiorisce gentile nel prato. E' piccoletta, ma piace al Signore perch rallegra tutto il creato. Fioretto candido, fioretto bello, per te canta sul ramo l'uccello. Fioretto semplice, fiore gentile per te pi bello diventa l'aprile.

GIOCHIAMO A MOSCA CIECA? L'aria sa di primule nuove. C' in cielo - ma chiss dove il canto d'uno stornello.

Dice Mario ad Abramo: << Vuoi giocare fratello? >>. << Oh, s! >>. << E noi pure giochiamo >> dicono Alice e Doretta giungendo in gran fretta.

<< Si giuoca a mosca cieca? >>. << S, s... >>. E Doretta gi reca un fazzoletto pulito. Mario si benda e aspetta.

Ed ecco: Alice gli mostra un dito. << Quanti sono? >>. << Son tre >>.

<< Ma no! >>. << Son cinque, allora... >>. Oh, le risate! Sonora l'eco le porta con s. Tra l'erba c' un sasso burlone. Mario v'inciampa e fa un ruzzolone.

Ride la prima stella in cielo. Ride il ruscello nel campo.

Ma Alice vicina e in un lampo Mario l'afferra gi per la gonnella. Tocca la treccia, il vestito, il volto che ride; poi dice: << Non scappi pi: sei Alice! >>.

Oh, che bel giuoco felice!

LA LUMACA Ride il sole e asciuga i prati. Tutta lustra e come nuova dalla piova esce, e lenta s'incammina per sentieri fiancheggianti d'erba fina la comare Lumachina.

Van leggieri nell'azzurro i nembi sparsi.

Van lontano, van col vento...

mentre, stanca, Lumachina tra due ciuffi d'insalata s' fermata, s' gi bell'e addormentata.

MAGGIO Maggio un bambino bruno dagli occhi azzurri come il fiordaliso. E' buono e allegro. Ognuno lo cerca e gli fa festa. Col sorriso

pi luminoso, il bimbo prodiga doni come un gran signore. Orna il suo capo con un nimbo di roselline del pi grato odore.

Sparge le fragolette a piene mani, profumate e grosse; agli orecchi si mette due mazzolini di ciliege rosse.

Ridendo si diverte a soffiar via le nuvole dal cielo. Non pi giornate incerte: crescon alte le spighe sullo stelo.

ROSELLINA DI MAGGIO Perch piangi, rosellina che stamani sei sbocciata al primo sole? La bimba vuole con le sue mani strapparti dal ramoscello per donarti, quando sera, alla dolce Madonnina dal sorriso tanto bello.

Se tu piangi, rosellina, che dir la Madonnina?

QUANDO IL GALLO SI METTE A CANTARE... Quando il gallo si mette a cantare, si desta nel prato ogni fiore, e l'alba specchia nel mare delle chiome dorate il fulgore. Il cielo terso ha il color delle rose che stanno a guardare dagli orti, che s'affacciano timide, ansiose se mai il vento seco le porti, se mai il vento le colga piano e nelle braccia le rechi lontano, in un paese sognato, pi bello... per rimpiangere poi l'orticello.

O VELE... O vele bianche bianche immobili sul mare, o colombelle stanche per il troppo volare,

sospese nell'azzurro vi dondolate un poco. Forse udite il sussurro che fan l'onde per giuoco.

Come un'acqua sorgiva voi m'apparite chiare. Deh, venite alla riva, ch'io vi possa toccare!

L'UCCELLO MERAVIGLIOSO Mi sfior il volto con l'ali di chiaro turchese... Sotto la luna odorava nei campi il maggese.

Le piume del petto eran d'oro, il ciuffo era d'oro... Nei fossi le rane cantavano, stridule, in coro.

Moveva nell'aria la coda lunga e splendente... Non era un sogno: lo vidi venir lentamente,

lo vidi abbassarsi tra i rami fino a toccarmi. Io l'ammiravo, nell'ombra, badando a celarmi.

<< Ne andr via leggiero >>, pensavo, << come venuto >>... Tesi una mano: lanci nel silenzio un acuto

strido, e il querceto fu corso da fiamme d'argento... Pallide stelle guardavano dal firmamento.

Spar l'uccello, stupii sotto il cielo sereno, ch le mie dita stringevano l'arcobaleno:

tutti i colori in un'unica piuma strappata... Da allora tra i fogli d'un libro l'ho serbata.

Tutte le tinte dei fiori e i riflessi del mare... Chi non mi crede, quel libro pu sempre sfogliare.

IL RANOCCHIO C' un tale sul greto che parla, non triste non lieto. La veste ha verdina. La voce, un po' roca, in sordina ripete una sola parola, la dice in segreto al vento, alle stelle, alla viola fiorita sul margine della marcita. La luna s'affaccia: - Che c'? -

Oh, nulla! Soltanto dal greto borbotta il noioso, indiscreto: - Gr, gr!... -

Tempo di messi
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LA SPIGA D'ORO Eri un chicco di frumento chiuso in grembo alla campagna. Ora al vento, ora all'acqua che ti bagna pieghi umile il tuo lungo stel sottile, le tue reste delicate. Brilli al sole, fatta d'oro, bionda figlia dell'estate, mentre al cielo un canto sale di cicale.

IN RIVA AL MARE In riva al mare, nella sabbia fina, stamane vo' tuffare i piedi scalzi. Vo' contemplare l'azzurra marina sparsa di vele, e te, che al cielo innalzi

le scarne braccia, pino solitario,

dall'alta roccia protesa nel mare. Lenti gabbiani sul vasto scenario con l'ali bianche vedr trasvolare.

E metter sul mare una barchetta lieve, di carta, grande come un uovo; e andare la vedr, come un'ochetta bianca e smarrita, incontro al giorno nuovo.

LA FLOTTA DI CARTA C' un'intera flotta ancorata presso lo scoglio piccino. E' una flotta di carta fiorata: trema sul mare turchino.

Se il vento comincia a soffiare tra gli scogli, sulla calata, povera flotta oscillante sul mare!, povera flotta di carta fiorata!

IL CANTO DEL GALLO Tutto era quieto nell'ombra: monte, selva, mare, cielo. Ma un gallo cant da una siepe.

Sonori i pioppi svettarono al vento ridesto;

sull'onde tremarono vele, e il piano fu tutto un bruso, e il monte ebbe voci d'uccelli e di fresche fontane.

Il sole curioso fra nubi dorate alz il capo dai colli orientali. Cerc la siepe e il cantore sull'ultima fronda, lo vide: gli tinse la cresta e i bargigli di fiamma, la coda gli sparse di vivi colori.

E il gallo cant dalla siepe ancora una volta. Poi tacque.

NUVOLA DEL MATTINO Nuvola bianca nel cielo turchino, sei fresca come l'aria del mattino.

Sul bel destriero che ha per nome Vento, cavalca, nuvoletta! In un momento

superi l'alpe, ti specchi nel mare, con gli uccellini ti fermi a giocare.

Poi gli uccellini van via: spaurita, sola nell'aria mi guardi smarrita.

Nuvola bianca, se vuoi compagnia, sapr trovarla nel cielo una via.

Con te verr, leggiera come piuma, mentre dilegua nei prati la bruma.

Mentre si spegne in ciel l'ultima stella, incontro il sole andrem, bianca sorella.

IL CANTO DELLA SPIGA Son nata da un chicco gettato nel solco profondo. Dal piccolo seme spuntato lo stelo fecondo.

S' armato di fragili reste, rivolte all'azzurro. E il vento or mi culla e m'investe con dolce sussurro.

M'inchina, sottil, da una banda, ch greve il tesoro racchiuso nell'alta ghirlanda di granuli d'oro.

IL PANE Il pane ha un sapore che il sole ricorda, e la spica dal biondo colore. Conosce l'umana fatica

quel pane dorato che trovi sul desco ogni giorno, che a volte hai spezzato ancora fragrante di forno.

E' sempre gustoso, condito di gioie e di pene. E' un dono prezioso, la prova che Dio ci vuol bene.

LA MOSCA Mi ronza d'attorno, insistente, curiosa. Dovunque si posa: sul bricco del latte, sul forno lucente, sul pane, sul terso bicchiere che accosto alla bocca per bere. E vola nell'aria (non varia quel sordo ronzo), sul mio

quaderno si ferma, riposa... Che mosca noiosa!

LA CHIESINA SUL MONTE - C' un vetro rotto, e in chiesa c' tanto fresco! Ors, entrate, farfalline! chiama Ges.

Dalle vetrate gialle piove una luce d'oro. Volano le farfalle vicino al coro.

Si posan sulle panche, curiose, a rimirare le colonnine bianche e il lindo altare.

Guardano un po' incantate i ceri tremolanti, che illuminan dorate vesti di santi.

- Che fresco delizioso! E' bello star quass! Le farfalline al prato non volan pi.

IL LUMINO C' un lumino sul camino.

Brilla fioco, guizza un poco.

Ha paura? Nell'oscura

stanza, bella la fiammella

arde, trema, par che gema...

O Ges! Non c' pi

quel lumino sul camino.

L'INSIDIA Risplende nel sole la trama d'argento. Si dondola al vento, sul pendulo fil che la rama

sostiene, il buon tessitore. Attende paziente: ecco, viene volando da un fiore all'altro, un incauto moscone. Non vede l'insidia, v'incappa (e il filo sottil non si schianta). Invan si dibatte: non scappa, gi il ragno l'agguanta... E' finita: gli sugge, col sangue, la vita.

IL PESCE ROSSO Pesce rosso, guizza, quizza, nella boccia di cristallo! Sembri un allegro monello che non fa mai una bizza.

Ti diverti con nulla, e spesso intrecci un ballo col sole, il grande fratello che con te si trastulla.

GATTO, GATTINO... Gatto, gattino, vieni a me vicino! Zampa di velluto, non senti il mio saluto?

Nell'orto c' il sole, cammino tra le aiuole. Colgo l'insalata tutta bagnata, bagnata di rugiada. - E' indivia o lattuga? Il sole che l'asciuga m'interroga lass. Diglielo tu, gatto, gattino, che vieni dalla strada, che vieni a me vicino! Sei bianco, grazioso: t'avanzi pauroso. Hai gli occhi di miele, i baffi all'ins, la coda un ricciolino. Se allungo una mano per prenderti, lontano tu scappi, bel gattino, e non ti vedo pi.

LA CHIOCCIOLA Chiocciola, chiocciolina, che strisci piano piano, ti prendo nella mano.

Perch quella casina

ti porti sempre addosso nel prato e in riva al fosso?

Affacciati, mattina, c' il sole! Oh, vieni all'uscio del fragile tuo guscio!

Apri la finestrina! Se ti vedo affacciata, ti d pane e insalata.

LA SORELLINA DI STOFFA Ho una buona sorellina, ma non parla, non cammina: forse il cuore non ce l'ha.

Ma se piango i lacrimoni mesta osserva con gli occhioni, sembra chiedersi: - Che ha? -

E se rido ad un sorriso pronta atteggia il suo bel viso. Mi comprende? Chi lo sa!

LA MIA PALLINA Nell'aria vai come un uccello se con le mie mani ti lancio,

e superi i giovani ontani, e tocchi la morbida nube di velo che il sole al tramonto di viola e d'arancio dipinge nel cielo.

Poi cadi, e nel fresco ruscello t'immergi: a fatica ti prendo, pallina, mia piccola amica. Ti stringo bagnata e, col mio fazzoletto t'asciugo. Pi lucida e bella ti rendo, e in tasca ti metto.

E pi non mi fido a lanciarti nell'aria, mia rossa pallina: mi basta toccarti, sentirti vicina.

LA CANZONE DELLA MONTAGNA Erti, i miei picchi sfiorano le stelle. Dalle mie vene sgorgan cascatelle.

L'aquile sui dirupi hanno il lor nido. L'infinito silenzio un rauco grido

rompe talvolta: un lupo che ululando erra nei boschi. Senti? Sta fischiando

la tramontana nelle gole. Fremo: lotto coi venti forti, e non li temo.

LA SELVA INCANTATA Folta d'ombre, tutta sussurri, la verde selvetta m'invita

da lungi, con tremule dita di rami e di foglie.

Ed entro, e soave m'accoglie stormendo. Petali azzurri e gialli calpesto, dai nomi che ignoro. Tiepidi aromi esala il sottobosco.

E sopra il mio capo le fronde chiare e di color fosco bisbigliando al mio passare, nell'ombra verdemare che le confonde.

IL CHIU' La luna ascolta pallida e inchina la testa.

Nell'ombra folta dorme la grande foresta.

Ma il chi non dorme: pigola piano laggi.

La luna enorme ode la voce del chi.

La voce sale timida e lieve col vento,

giunge senz'ale fino alla luna d'argento.

Da una betulla geme, ora, fievole il chi:

voce da nulla, ma c' chi l'ascolta lass.

LA LUCCIOLA Lucciola, luccioletta, che vai nel prato a sera, quando l'acqua tutta nera e scura diventa l'erbetta, fammi lume nel cammino col tuo verde lanternino! Ti dar pan di frumento e rugiada fresca di fiore. Ma tu fermati un momento, lucciola, lucciola del Signore! Ti dir le storielle del vento, a una a una, che ne so cento. Ma tu, in cambio, dal prato al fiume, luccioletta, fammi lume!

LA STRADA SUL MARE La luna ha tessuto sul mare con fili d'argento una strada: la vedo brillare sotto la sferza del vento.

Oh, avessi una piccola barca e una vela di canapa fina! Ne andrei sulla strada che varca tutta l'azzurra marina,

chiss dove, fin che l'aurora non rinasca piano dall'onda a lambire la piccola prora uscita dal sogno e dall'ombra.

NOTTE Notte cheta e profonda senza lampi n stelle.

Le brune paranzelle che ingombrano il canale han ripiegato l'ale di canapa... Gi tace il lido sonnacchioso.

Ma l'onda no, non dorme, ma l'onda non ha pace:

urta insonne la sponda, fugge e torna leggiera, voce senza riposo, ombra nell'ombra nera.

E CANTA IL GRILLO... E canta il grillo una canzone al vento, mentre le stelle in ciel stanno a sentire. Luci lontane, pupille d'argento, quel canto vi fa tutte impallidire. Grillo bel grillo, signore del prato, per meglio udirti il vento s' chetato: non move stelo, non agita fronda per meglio udirti nella notte fonda.

NINNA-NANNA AL CHIARO DI LUNA Ninna-nanna al chiaro di luna: la bimba dorme nel bianco lettino con il capino sul molle cuscino. Ninna-nanna la bimba sogna un'enorme montagna di panna e un trenino piccolino fatto tutto di zucchero fino.

Nanna-oh! Nanna-oh!

Ninna-nanna al chiaro di luna: la bimba sogna castelli incantati, e profumati mughetti sbocciati. Ninna-nanna, dorme tranquilla, e sogna un nido la piccola Vanna: un nido morbido come un lettuccio con gli uccellini che stanno al calduccio.

Nanna-oh! Nanna-oh!

Tempo di foglie cadute


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NEBBIA Come nuvola caduta, la nebbia sulla citt. Una torre galleggia sperduta, sola in un bianco mare.

Ma fa che il sole appaia, fa che torni a brillare sui tetti e sulla ghiaia! Dal nulla emerger la ben nota contrada e il cielo rivedr lasfalto della strada.

O PASTORELLO O pastorello che vai lungo lazzurra marina e guardi nuvole andare, bianche bianche, di l del mare, di: la vorresti guidare quella greggia, come fa il vento?

Essere per un momento leggiero come una nube, e andare dove non sai, dietro quel docile armento, senza gridi, senza richiami, oh!, forse, forse vorresti; ma per poco ma per tornare alla greggia viva che ami.

INVITO ALLA VENDEMMIA Andiamo, che il tempo venuto di cogliere i grappoli!

Dorati e pi dolci del miele dai tralci ora pendono.

Venite, colmiamo i canestri di zucchero in acini!

E uniamo bei canti silvestri al suon delle forbici

che luve mature e succose dai tralci recidono!

IL FANNULLONE Il Pollice, che vuole seminare, di buon mattino va i semi a comprare.

Gli dice allegro lIndice: - Fratello, da solo vangher il tuo campicello.

Lo sente il Medio, e gi corre nel piano: dove pass la vanga, sparge il grano.

Intanto, presso il fuoco, lAnulare per i fratelli cuoce il desinare.

E ognun saffretta e lavora con gioia Chi non fa nulla il Mignolo, e sannoia.

IL CALAMAIO E un laghetto nero nero

dove guizza ogni pensiero

bello, ardito, brutto, lieto Vi galleggia lalfabeto.

E, nellombra, macchie e errori son l, pronti a balzar fuori.

Pescator che affondi lesca, sii prudente, e buona pesca!

IL LIBRO DI LETTURA Oh, caro libretto dellanno trascorso! Sei logoro e stinto sul dorso, ma, quando ti sfoglio, ogni detto

che balza allo sguardo m noto e mi piace. Sei stinto, ma ridi vivace da cento figure. Mattardo

la sera sui fogli tuoi cari Al mio fianco, fratello, sul lucido banco ti metto, se pure ti sfogli,

se pur non sei nuovo

E, mentre ti leggo e i tuoi bei disegni riveggo, la gioia dun tempo ritrovo.

IL BANCO - Ohi, ohi, che male al fianco! Ohi, ohi, che trafittura! Non vedi? Piange il banco se con la punta dura

e aguzza del coltello lo pungi e lo tormenti. Cattivo sei, monello! Non senti i suoi lamenti?

Su, dimmi, che diresti se ti pungessi un poco con lago? Rideresti? Ti piacerebbe il giuoco?

LA MATITA Sono un rametto liscio, di legno. Scrivo e disegno mentre cammino (se tu mi guidi, caro bambino).

Spesso maffretto,

ma quando voglio uscir dal foglio cado, mi spunto (e tu mi temperi con disappunto).

CRISANTEMI O pallidi fiori dei morti, vi guardo ma senza tristezza. Vi sfiora con lieve carezza negli orti

la luce del sole un po stanca. Fiorite vicino alla scuola, e il canto dei bimbi consola la bianca

ghirlanda dei petali fini. Novembre vi soffia dal colle laroma del mosto che bolle nei tini.

NEL GIORNO DEI MORTI Piove nebbia sulle croci. Poche voci van nell'aria, pianamente; cantilene dolci e tristi, bisbigliate, fra le tombe seminate.

Va la gente lenta, assorta; altra ne viene, altra sosta al tuo cancello per segnarsi, campicello benedetto. Sulle braccia tese ha un fiore ogni croce, e pi d'un lume fioco spande il suo chiarore nelle brume.

LIBELLULE Libellule, figlie dell'aria, figlie del vento!

Sul placido stagno danzate, specchiandovi l'ale d'argento. Nel tenero lume d'opale danzate sull'aride foglie che il vento al ceppo degli alberi stanchi raccoglie. Volate sui banchi di scuola, nell'aria che odora di mosto, vegliando se mai torni ancora l'agosto.

TRAMONTO Il sole tramonta dietro lo << stagno dei fiori >>. Attoniti, i pesci vedono mille colori specchiarsi nell'onda mutevole e intrisa di luce. Di porpora e d'oro brillano i giunchi e la sponda. Tra gli alberi il vento sosta, e guarda meravigliato... Ma un brivido lento solca lo specchio iridato. Poi l'oro si stinge mentre l'aria tutta s'annera, e in cielo dipinge pallide stelle la sera.

LA BOLLA DI SAPONE Oh, guardala! Ascende pian piano nel cielo. Il vento la prende, la tocca... E' di velo

sottil, trasparente. Si muove leggiera nell'aria. E' lucente: par fatta di cera.

Si dondola, oscilla: pi in alto, pi su... Si ferma, ecco, brilla, e poi... non c' pi.

LA VITE SPOGLIA La vite piange al suolo, e si contorce, nera, nei tralci scheletriti.

E l'ode l'usignuolo che nella calma sera ascolta gl'infiniti

bisbigli delle cose. - O vite, perch gemi? le dice. - Ti percuoti

con le rame nodose: hai freddo, poi che tremi e i vecchi tralci scuoti? -

E la vite, affannata: - I grappoli ho donato all'autunno dorato.

Non vedi? son restata

nuda, le rame spoglie. E van l'ultime foglie... -

- Sorridi, o generosa!, alle stelle lontane, all'erba rugiadosa.

Nel cuore tormentato la gioia ti rimane d'aver tutto donato. -

FILASTROCCA NEL GIARDINO Io so una filastrocca, la canto nel giardino: l'impara l'uccellino, e l'acqua nella brocca gorgoglia dal piacere. Brocca d'argilla, l'acqua che zampilla. Ho sete e voglio bere, ma ho rotto il mio bicchiere. Luna d'argento che stai nel firmamento, ti chiedo: - Per piacere, mi presti il tuo bicchiere? Luna lunella, il sole una stella. Fiore del prato,

il sole tramontato. Din, don, d... e all'alba torner.

CORRI, BICICLETTA! Drin, drin... Corri, bicicletta, sulla strada in mezzo ai campi! Nella corsa vinci i lampi, se ti guido. Vola in fretta come il vento!

Drin, drin... Suona, campanello! Sveglia i grilli addormentati lungo i cigli dei fossati! Drin, drin... Sveglia anche il ruscello sonnolento!

Voglio andare, andare, andare... laggi, in fondo. Ho ben deciso: voglio andare... in Paradiso! Ma c' un sasso. Ahi!... Di volare pi non tento.

IL RUSCELLO Odi la melodia del vispo ruscelletto? E' una canzone piena di malia.

Guadalo com' schietto quel filo d'acqua! E' un nastro, un bel nastro cangiante che si snoda, di seta azzurra e verde lucente al sole.

Scivola nel suo letto piccino: indugia se scorge che nell'acqua c' un intoppo... Poi sdrucciola via. cantando una canzone pazzerella tutta allegria.

TROTTA, TROTTA, CAVALLINO! Trotta, trotta, cavallino, va alla gora del mulino.

Fischia il vento, il sole scotta; cavallino, trotta, trotta.

Sul carretto che traballa c' una zucca verde e gialla,

c' una zucca con le foglie, c' il fattore con la moglie.

Nella valle presto annotta: cavallino, trotta, trotta.

Vedi? Il cielo s' incupito. Va nell'aria il tuo nitrito.

Non ti batto col frustino, ma tu trotta, cavallino!

IL GUERRIERO - Guerra! - grida il biondo Nino, e si slancia nel tinello agitando lo spadino di cartone. Gi il monello

mena colpi a destra e a manca. Non si turba il gran guerriero! Per sventrar la cassapanca si fa innanzi ardito e fiero.

Uh, che strillo! Ma che avviene? Trema e fugge il prode Nino. - L!... - balbetta, e quasi sviene. Guardo, e vedo... un topolino!

LA NUVOLA Sembra un cuscino di piuma d'oca.

Nel ciel turchino

col vento giuoca.

Giuoca e rincorre le rondinelle: lei tutta candida, blu-nere quelle.

Ma ecco: il morbido cuscino, a un tratto,

si sporca, e torbido, greve, s' fatto.

S' fatto nero come il carbone. E il cielo piange... Uh, che acquazzone!

NINETTTA E L'OMBRELLO Con l'ombrello della nonna, sotto l'acqua che vien gi, va Ninetta. La sua gonna inzuppata, e non sta su quasi quasi il cappellino: sembra un cencio, poverino!

Il sentiero lungo lungo e lontana la casetta dietro il colle. Sembra un fungo l'ombrellone di Ninetta. Sembra un fungo rosso e giallo come la cresta e le zampe del gallo.

FINESTRE Occhi aperti sulla via, occhi aperti sul giardino. Le ha il castello ed il mulino, la casupola e la stia. Fanno entrare il vento, il sole, e il profumo delle viole. Ma d'inverno chiudon fuori nebbia e gelidi rigori.

LA CANTILENA DEL FUOCO - Fuoco rosso, fuoco bello che splendi nel caminetto e ridi se t'alimento,

ecco, ti dono un fuscello, ecco, ti dono un rametto liscio e bruno: sei contento? -

- Son contento, fanciullo mio: senti, senti, che scricchiolio!

Senti, senti, che buon tepore! Io ti scaldo le mani e il cuore.

Scherzo e rido... ma per poco: se t'accosti, finisce il giuoco.

Senti, senti: cambia trastullo, se no ti scotto... Bada, fanciullo! -

L'ANGELO DEL SONNO Passa l'Angelo del sonno, piano piano, sopra i tetti. Dormon ricchi e poveretti. Dorme il bimbo, e il vecchio nonno mentre veglia accanto al fuoco s'addormenta a poco a poco.

Tace il bosco nero nero. Gi gli uccelli tra le fronde fan la nanna, e si nasconde ogni foglia nel mistero della notte di velluto... Passa e va l'Angelo muto.

NINNA-NANNA Ninna-nanna, ninna-nanna. Dormi, piccolo tesoro. Venga il sonno, e un velo d'oro ti distenda sopra gli occhi. Dormi, e sogna i tuoi balocchi, bimbo bello della mamma... Ninna-nanna, ninna-nanna.

Ninna 'oh, nanna 'oh! Anche il vento, piano piano, a dormire se n'and. Viene il sonno da lontano: stringe il velo nella mano... Ninna-nanna, ninna 'oh! Il mio bimbo s'addorment.

Tempo di lunghi sonni


----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------MATTINO D'INVERNO Nasce il giorno, e non trova che pagliuzze nell'orto, e foglie secche e gialle, e un vecchio albero morto.

Che tristezza, che squallore! Non pi voli di farfalle tra gli albicocchi in fiore; e sulla quercia enorme non pi nidi, non pi foglie...

Nasce il giorno, e non trova che poche rame spoglie e la terra che dorme.

LA FONTE

C'era una fonte chiara nel mio giardino. Mi salutava, a gara coi passeri, al mattino. - Clo, clo...- cantava, e lesta sdrucciolava tra i sassi. - Cip, cip... - Gli uccelli in festa movean trepidi passi vicino alla sorgente. Era l'estate ardente.

Ora, nel ghiaccio, muta la fonte dorme. E pi non mi saluta, e pi non specchia torme di nuvole arrossate dalla nascente aurora. Sogna forse l'estate, e sospira, e ne implora, tacita, la venuta, povera fonte muta!

LA FIAMMA DEL CAMINO La mamma attizza il foco, il bimbo sta a vedere: la fiamma a poco a poco divampa ch' un piacere.

Ogni rametto secco in cima ha una piccola stella, una stellina per ogni stecco, per ogni stecco una fiammella.

Van le scintille d'oro su su per il nero camino. Cantano allegri in coro i tizzi stridendo un pochino.

Stridete, rossi tizzi! Divampa, fiammolina! Scalda coi tuoi guizzi il bimbo e la mammina!

LA PIOGGIA Tic, tic... La pioggia cade sui tetti e sulle strade. Tic, tic... Le gocce rade paion di vetro.

Non senti il mormoro dei pioppi lungo il rio? Ascolta: a un canto pio somiglia... Ascolta!

Tic, tic... Fulmini e tuoni dell'aria son padroni.

Corrono i nuvoloni nel cielo tetro,

e intanto presso il fuoco il bimbo a poco a poco declina i cigli, e sogna: << C'era una volta... >>.

FOCOLARE SPENTO Tra i sassi del mio focolare s' spenta anche l'ultima brace. Non resta che cenere... Tace

la fiamma. Oh, vederla brillare ancora! Da un secco fuscello nutrito, pi ardito, pi bello

divenne il mio fuoco, e guizzare lo vidi su, in alto, pi su... Or vedi, non scricchiola pi

l'accesa fascina. E mi pare pi vuota la fredda casina nel giorno che lento declina.

IL VENTO Ascolta. Chi viene fischiando nell'aria? Chi scuote i camini?

Chi muove le tegole, errando sui tetti?... Dai monti vicini

il vento calato veloce. - Uh! - grida, fuggendo lontano.

Dispiega selvaggia la voce. - Uh! - sibila, e corre nel piano.

E incalza le nuvole. - Andate! comanda. Le soffia laggi...

E dice alle stelle: - Brillate pi chiare, pi limpide... Uh!...

LA NOTTE DI SANTA LUCIA Nei bianchi lettucci, fra i lini, sognando pupazzi e arlecchini,

i bimbi hanno chiuso gli occhietti Oh, senti! Qualcuno sui tetti:

qualcuno dai passi leggieri fra i mille comignoli neri

cammina, cammina Che sia lattesa, la Santa Lucia?

Va con lasinello, e i suoi doni Ai bimbi ella reca, ai pi buoni

Oh, fruscia la veste dargento sui tegoli Ma forse il vento

che ulula senti? fra i pini e tocca, passando, i camini.

LA NEVE Nellaria danza armoniosa la bianca Fata del gelo avvolta in un candido velo come una sposa.

Discende piano dal cielo, leggiera sugli alberi posa. E il sole la tinge di rosa.

NEVICATA ALLALBA O morbidi fiocchi, dal cielo scendete, nellaria tranquilla. Non brilla una stella, non brilla nel velo di neve che avvolge ogni cosa la fiamma fumosa dun ciocco, non lampada oscilla

nellombra Nellombra riposa la bianca brughiera.

O petali freddi, che avete nei cieli la vostra fiorita, sui campi ove dorme la vita scendete! Venite a scaldare il mio pane nei solchi, o lontane farfalle di gelo!... Affiochita, sullaria mi vien di campane la dolce preghiera.

FIORI DI NEVE Petali bianchi nellaria greve. Fiori di neve sui rami stanchi.

Sul verde tenero del nuovo grano sadagian piano gigli e asfodeli:

fiorita lieve che ignora stelo Gemme del cielo, fiori di neve.

NOTTE SANTA Perch non tillumini, o notte che in seno maturi il prodigio? O terra, perch non fiorisci?

In mezzo alle tenebre nato il biondo Messia. Dallombra con gesto damore gi tende le piccole mani, e pace promette ai mortali che vogliono pace.

Squillate, campane, destate le ville vicine e lontane! Svegliate la terra che dorme, la notte che buia rimane, i vecchi pastori e i fanciulli Squillate, campane!

FILASTROCCA DI NATALE Filastrocca di Natale, viene un Angelo e sullale ti trasporta via leggiera nella sera che di stelle sinargenta mentre il bimbo saddormenta.

Vien la notte scura scura Non fermarti nel cammino, filastrocca, e va sicura dietro allAngelo divino.

Tace il vento, non c luna. Dorme il bimbo nella cuna. Vede in sogno la cometa che di seta ha lo strascico: a una sposa rassomiglia, luminosa.

La cometa s fermata spande intorno un bel chiarore. Oh, una grotta abbandonata! Sulla paglia c il Signore.

C Ges con la sua Mamma. Trema il bimbo: non c fiamma nella grotta, e un camicino pel Bambino non ce lha Maria. Al tepore lo riscalda del suo cuore.

Tutto il cielo un frullar dale Vedi gli Angioli lass, filastrocca di Natale, filastrocca di Ges?

UCCELLINO SPERDUTO Chi pigola piano sul ramo di mandorlo spoglio? O piccola voce sospesa

tra i fiocchi di neve, mi parli di nidi, di gridi, di sole, di foglie cadute, di gioie perdute. Rammenti al mio cuore il tepore dun giorno, dun tempo lontano, o uccello sperduto, che gemi e saltelli tra i fiocchi di neve, che pigoli sempre pi piano.

CARDELLINO PRIGIONIERO Solo solo, mentre il camino fuma e un ciocco arde e scoppietta, si lamenta il cardellino piano piano, nella gabbietta.

Oh, sapessi! Sapessi il vento che c fuori, che spezza i rami!... Ma tu sogni il fiume dargento e lantica selva che ami.

Oh, lodore acuto del fieno!, oh, lestate, com lontana! Ma tu vedi il cielo sereno, mentre soffia la tramontana.

LUOMO DI NEVE

Lo scolpirono (fu allalba, poveruomo, poveruomo!) nella neve tre monelli. Tutto bianco, bianco il petto, bianchi gli abiti, i capelli ed il morbido berretto.

Nella luce fioca e scialba (poveruomo, poveruomo!) apr gli occhi, due carboni spenti e neri, sulla via. Oh, quegli occhi fissi e buoni colmi di malinconia!

Ora l, solo, nellombra (poveruomo, poveruomo!) mentre scende gi la sera. E non ha, non ha un lamento pur se infuria la bufera, pur se geme forte il vento.

Vien la notte e i campi adombra. Poveruomo, poveruomo! Trema, e guarda un lume fioco Dietro luscio ben serrato tre monelli, accanto al fuoco, lhanno gi dimenticato.

VIENE LA BEFANA Quanta neve sui tetti, vento di tramontana! Divora la squallida piana, destriero dai forti garretti! (Quanta neve sui tetti!) Ma, dimmi, verr la Befana?

Battistrada veloce, chi ti vede passare? Galoppi sul monte e sul mare, hai forte, selvaggia la voce. Battistrada veloce, precedi la vecchia Befana?

Mezzanotte alla torre: dan, dan... Scricchiola al vento la neve nell'orto. Oh, li sento, li sento i suoi passi! Ella corre (mezzanotte alla torre). oh, viene la vecchia Befana!

Fra gli sterpi, nell'orto, calpesta neve e neve. Ha nero il mantello ed il breve cappuccio, che adombra l'assorto volto magro. E' nell'orto... Ma proprio la vecchia Befana?

L'ATTESA Mentre attende la Befana nella notte nera sogna il bimbo nella zana: sogna che leggiera

dalla cappa del camino scenda la vecchietta con i doni e il lanternino a olio, che scoppietta.

Come oscilla, come oscilla quel lumino!... Ancora sogna il bimbo, mentre brilla gi nel ciel l'aurora.

PAESE INCANTATO Se vieni con me nel paese dei sogni, stasera, libriamoci a volo, fratello, con ali di cera. Su, metti ai piedini le rosse pianelle! Dileguan le nubi e ci svelan, tra vivide stelle, un mondo ignorato d'immenso splendore.

Lass tutto luce e armonia, lass tutto amore. Giocondi angioletti ci prendon per mano, c'insegnan la via. Ed ecco, lontano, su placidi colli fioriti di gigli e asfodeli, ci appaion castelli turriti, e ponti di vetro, e cascate di gemme iridate.

Lo vedi quel rosso castello che spande nell'aria bagliori di fuoco? L il sole da poco s', stanco, assopito. Lo veglian le fate Turchine, movendosi lente nel ricco vestito di perle e di trine. - Oh, oh! - ci bisbiglian le fate col dito alla bocca, - Oh, non v'accostate! Si desta il signore possente se alcuno lo tocca. E pu come niente bruciarvi le alucce di cera. Oh, oh!, come niente... -

Fuggiamo, fuggiamo il risveglio del Sole! Fuggiamo le aiuole di gigli e asfodeli! La notte ci dona manciate di pallide stelle, ma tu non fermarti, fratello, a raccoglierle. Vedi? c'incalza il mattino. Tu piangi, ed i piccoli piedi m'accenni col dito. Perch, fratellino? Le rosse pianelle nei cieli del sogno hai smarrito? Consolati e ridi! Domani saran nell'usato cantuccio, l, presso il tuo bianco lettuccio.

ARIA DI BUFERA L'orologio della torre lento nell'aria i rintocchi diffonde. E' sera. Soffia il vento nelle forre. Dan... dan... dan... Una preghiera sale con le faville dei ciocchi su per la cappa nera. << Padre nostro... >>. Le voci son tante: voci nuove, voci stanche. La nonna presso il fuoco, si scalda i ginocchi;

figli e nipoti siedon sulle panche, le fan corona.

La lampada dondola un poco.

Fuori lampeggia e tuona. Minaccia una bufera: sbattono gli usci, crepita la legna... La nonna si segna.

LINUCCIA DELLE FARFALLE Quando pi lieto fioriva il rosaio, e il fiume sonnecchiava nell'assorto meriggio estivo, Lina il volo gaio

delle farfalle seguiva nell'orto. Ma venne il gelo, cadde una brinata. L'orto era spoglio, il rosaio era morto.

D'una finestra dietro l'impannata vedea la bimba volteggiare lenta la prima neve. Si volse accorata,

e si tagli una fetta di polenta fredda, che n un fuscel v'era pel fuoco, n un po' di latte per la cena stenta.

Linuccia si racconsolava un poco

pingendo sopra i muri screpolati grandi farfalle variopinte. Il giuoco

tanto l'appassionava che, scordati il gelo e i patimenti, uno stornello cantava Lina dei bei giorni andati,

una lieta canzon del tempo bello, quando il cielo pi limpido e sereno, e tra sponde fiorite va il ruscello

mormorando, e si cangia l'erba in fieno nei prati ove la bianca pratolina racchiude un granel d'oro nel suo seno.

Scese la notte. Gli alberi di brina eran bianchi. Infuriava la bufera. Nel sui giaciglio, triste, la bambina

sognava la ridente primavera, e sospirava: - Oh, almeno una farfalla si movesse dal muro, e qui leggiera

danzasse per me sola, bianca e gialla, o azzurra un po' macchiata di turchino! L'ud dal ciel Colui che mai non falla

e sorrise a quel sogno piccolino,

poi lieve un cenno fece della mano... Nella casuccia non v'era un lumino

per rischiarar la notte. Al buio, piano, chiuse gli occhi la bimba. - Dormi, forse? fischi il rovaio fuggendo lontano;

poi tacque, e nel silenzio a un tratto sorse la luna: illumin i prati e le strade col suo tremulo argento; e quando scorse

nell'ombra la casuccia fra le rade piante dell'orto, scivol sicura dai vetri rotti. Come quando cade

un razzo nella notte e trasfigura, svelandola, ogni forma, cos parve tutta d'argento diventar l'oscura

gelida stanza. Un brulicar di larve copr a quel dolce lume ogni parete che s'anim d'un tratto. Ed ecco: apparve

una farfalla, che agitava inquiete l'alucce bianche. Ed altre ancor dai muri si mossero con l'ali irrequiete.

Lina, stupita, con gli occhioni scuri

mirava il variopinto sciame alato staccarsi dall'intonaco e nei puri

spazi volare. Il tetto scoperchiato avea Aquilone, il freddo re dei venti. Ed ora il cielo si scorgea, rigato

di voli. Un venticello dai ridenti colli scese: alit sulla casetta, e i vecchi muri, fatti trasparenti,

svelaron prati di tenera erbetta. Un usignuolo cant da una bruna pineta: - E' maggio, Linuccia diletta! -

Ed ella pianse al lume della luna, ma di letizia, ed allung le mani per toccar le farfalle a una a una.

Ne vennero dai cieli pi lontani ancor: gialle, vermiglie, cilestrine, confuse tra le foglie degli ontani

e tra campi di biade senza fine: quale sull'arco delle trecce nere, qual si pos sulle scarne manine

di Lina, che sentiva pi leggiere

farsi le braccia. Si guard le spalle: vide due alucce, e rise di piacere.

Poi mosse a volo insieme alle farfalle che in ghirlanda le ornavano i capelli, mentre la camicina di percalle

lieve nel ciel fluttuava, e gli uccelli dagli alti rami le dicean: - Linuccia, vedi il tuo nido, l, tra gli alberelli? -

Guard la bimba e scorse, dietro il melo, sperduto il casolare, s piccino che un nido forse era pi grande. Al cielo

poi Lina affis gli occhi, nel turchino, e vide le farfalle andar pian piano a un cancello splendente d'oro fino.

Meravigliata le rincorse: vano era in lei divenuto ogni deso che non fosse volar nel mondo arcano.

Dentro l'accolse un fievole bruso d'ali e di voci, ed un sommesso riso... - Vieni, piccina, - le disse il buon Dio

benignamente e con paterno viso,

- qui troverai l'eterna primavera...(Dorme Linuccia, e sogna il Paradiso,

mentre infuria pi forte la bufera).

BACCHE ROSSE Bacche rosse, coralline, piccoline, vaffacciate tra la neve bianca e lieve strette strette, ben vicine come tante sorelline freddolose. Vi sporgete tra le foglie, timorose di macchiare il gran lenzuolo steso al suolo con la porpora vivace del vestito che la terra vha cucito.

IL GELO Il Gelo cavalca stanotte sul bianco destriero. Lasciato ha le squallide grotte montane e leggiero

nellombra che tutto nasconde

calato sul piano. Appende ghiacciuoli alle fronde con rigida mano.

E bussa ai cristalli: talora con muta carezza di trine e di gemme li infiora; sovente li spezza.

LALLEGRA MASCHERATA Che risate, che allegria per la via! Con tamburi di cartone, con lustrini di stagnola, i monelli van cantando a squarciagola.

Sono vispi come uccelli che han trovato lusciolino spalancato dellaerea prigione.

Chi s tinto col carbone, chi s tutto infarinato, chi strombetta per la via Che allegria!

LE STAGIONI

La fresca Primavera danza nellaria e porta il tempo bello. Quando sorride, si sveglia il ruscello, e nasce un fior tra lerba che non cera.

Lestate brilla gaia Nei campi, sotto il sol che abbrucia i solchi. Impara le canzoni dei bifolchi. Falcia le messi e le porta sullaia.

Il mite Autunno regna sul colle. Torchia ulive dolci e chiare, e nel vigneto da ciascun filare grappoli coglie che a pigiar singegna.

E lInverno, il gran veglio, sonnecchia, stanco, presso il focolare. Dietro luscio, Aquilon soffia dal mare, e ammucchia neve per il suo risveglio.

I DODICI FRATELLI Gennaio vien tremando, e accende un fuoco di sterpi e rame spoglie. Febbraio allegro e , quando ride un poco, la bianca neve scioglie. Marzo, si sa, burlone e un po monello: cela ovunque le viole. Aprile piange e ride, il pazzerello,

ed innaffia le aiuole. Maggio rincorre nuvole ed uccelli, e canta fra le rose. Giugno di spighe doro fa mannelli con le braccia operose. Luglio si stende allombra, nel pineto, e invoca un fil di vento. Agosto bada allorto ed al frutteto: lavora ed contento. Settembre coglie luva e singhirlanda coi tralci nella vigna. Ottobre pigia i grappoli e bevanda ne fa dolce od asprigna. Novembre, mesto, guarda il prato e il rovo su cui piovve la brina. Dicembre stanco, e verso lanno nuovo pian piano sincammina.