Sei sulla pagina 1di 269

Prima noi che siamo personaggi con le nostre aspirazioni

Io, Achille Baj aka ACHILLE, 26 anni. Laureando in lettere. Non so che fare della mia vita. Forse cerco un lavoro. Si sa che ho fatto l'inventario alla Decathlon, poi il cameriere, poi mi sono stufato e ho deciso di finire gli studi ed eandata a finire che trascorro la maggior parte del mio tempo sdraiato sul letto a fissare un computer o a leggere un libro e a dirmi potrei essere altrove a fare qualcosa di rivoluzionario. Valentina Cheru aka VALE, 23 anni. Aspirante fotografa. Ho frequentato la quinta superiore in America e adesso vivo sola a Milano. Sono molto creativa e disegno. Sogno di fare la fotografa. Lorenzo Aliprandi aka ALI, 27 anni. Aspirante cantante. Sono musicista e cantautore. Le mie canzoni parlano di vita e di donne che sono il mio primo pensiero di sempre. Lavoro a tempo perso in una videoteca. Sono forte quando mi alleno in palestra, debole quando si parla di donne. Giorgio Follini aka FOLLI, 25 anni. Studente. Dicono tutti che sono uno studente modello in lettere moderne, dicono loro, per me sono uno qualsiasi, tanto che abito a casa dei miei genitori. Faccio qualche lavoretto saltuario per pagarmi le birre e le scarpe nuove. Non so ancora cosa far da grande, vorrei girare il mondo, ma non ho nemmeno il coraggio di prendere le distanze dai miei e farmi un Erasmus a Parigi. Luca Spinelli aka SPINA, 27 anni. Aspirante scrittore. Vorrei diventare uno scrittore cazzuto, invece sono un precario del cazzo. Nei miei scritti peroevito di usare la parola cazzo perchesta male e poi scrivo libri per bambini. Sono single, ahime. Faccio il bibliotecario a progetto e mi va benissimo cosiperchemi leggo quello che voglio e non spendo un soldo. Non dormo se prima non mi fumo dell'erba buona. Non e vero che sono contento col lavoro di commesso eche mi sono sempre accontentato in vita mia e anche la storia dello scrittore lascia il tempo che trova perchenon so un granche e nessuno mi paga per scrivere. Quando fumo divento sincero.

Noela Garbini aka MISS GARBINI da Garbagnate, 25 anni. Responsabile vendite. Mi piacciono il rosa, la moda, lo stile, i tacchi alti e le borse firmate. I miei migliori amici sono tutti gay perchesono gli unici che non vogliono portarmi a letto. Giulia Bersanti aka GIULIA', 26 anni. Studentessa di psicologia. Studio psicologia perchevoglio aiutare gli altri. Penso troppo. Il mio difetto maggiore eche mi fido degli altri. Lory Ferrari aka LORY, 19 anni. Studentessa di Scienze dei beni culturali. Sono al primo anno di Scienze dei beni culturali perche mi piacciono l'arte e la cultura in generale. Sono sensibile e a volte il mio animo e troppo bambino. Ogni tanto scrivo un blog per descrivere le mie emozioni.

Poi tutto ecominciato cosi.


Io: Vuoi uscire con me? Lei: E tu chi sei? Io: Ti ho solo chiesto se vuoi uscire con me. Lei: Non so chi sei. Io: Lo so. E' un problema? Lei: Non esco con gli sconosciuti. Io: Se non usciamo insieme non ci conosceremo mai. Lei: Che musica ascolti? Io: E' una domanda stupida. Lei: Allora cosa ti piace? Io: Tante cose. Le caramelle gommose per esempio. Lei: E di dove sei? Io: Milano. Lei: Che fai nella vita? Io: A parte chiederti di uscire? Tante altre cose. E' cosiimportante? Lei: Si. Io: Sei sicura? Lei: Non lo so. Tu non mi hai ancora chiesto nulla. Io: Ti ho chiesto se vuoi uscire con me. Lei: Ma non sai neanche chi sono. Io: Ti ho guardata. Lei: E basta guardarsi? Io: All'inizio si. Dunque? Lei: Non lo so.

Io: Quando usciamo? Oggi, domani o dopodomani? Lei: Lasciamo perdere, dai. Io: Oggi, domani o dopodomani? Lei: Facciamo cosi. Ti lascio il contatto facebook e mi chiedi l'amicizia, cosi mi scrivi e mi racconti chi sei e poi magari usciamo, va bene? Io: Basta un racconto per conoscersi? Lei: Forse. Forse. Forse si. E' stato allora che mi sono messo a raccontare, per avere una risposta valida a chi mi domandava chi ero. Ho cominciato a scrivere e non mi sono fermato piu. Volevo fare una cosa originale per impressionarla, ma evenuto fuori un bel casino. Che poi alla fine io sono un casino. Ed earrivato il momento di mettermi un po' in ordine e allora inizio cosi, dal c'era una volta, come mi hanno insegnato da piccolo, che magari epiusemplice e poi so gia la fine: quel vissero tutti felici e contenti che non si usa piu.

C'ERA UNA VOLTA


Cera una volta un viaggiatore. Il viaggiatore passava tutto il suo tempo a preparare al meglio i suoi viaggi: guardava le carte, ispezionava il mappamondo e disegnava rotte. Poi preparava la valigia, prendeva il bastone per camminare, le scarpe adatte e il mantello per riparasi dal freddo, ma quando apriva la porta di casa ed era il momento di partire lui non partiva, no. Non faceva nulla, neanche un passo. Chiudeva la porta e triste se ne tornava tra le sue scartoffie per preparare un altro itinerario. Sceglieva una meta piuvicina per trovare il coraggio di uscire di casa. Preparava i percorsi e ispezionava il mappamondo, ma quando arrivava il momento della partenza lui non partiva, anche se la meta era piu vicina; anche se la meta era molto piuvicina, anche se la meta era vicinissima, lui non partiva, non ce la faceva.

Perchelui, il viaggiatore, non sapeva viaggiare, no, non era capace, nessuno glielo aveva mai insegnato e lui, da solo, non aveva imparato. Questo el'inizio del libro per bimbi di Luca Spina Spinelli, il mio amico aspirante scrittore, poi c'el'inizio della storia mia e al C'era una volta ha sostituito il Correre. Perchearriva un momento in cui camminare al passo che ti hanno sempre imposto non basta piu.

0. UOMO
Correre stanca. Camminare anche. E semplice pero. Prima un piede, poi laltro. E avanti cosi. Inspiri, espiri. Inspiri, espiri. Non devi nemmeno pensarci. Ma camminare stanca. E lui non aveva un divano su cui riposare, non aveva nemmeno un letto comodo, a dire la veritanon ce l'aveva proprio il letto. Soltanto una panchina verde allombra di due betulle. Soltanto una coperta rossa e un cartone. Quando era stanco di camminare si riposava sulla panchina verde. Quand'era riposato si annoiava e per far passare il tempo osservava tutto quello che c'era da osservare: case, persone, animali, automobili, motorini, biciclette, polveri sottili, polveri grasse, carte, cartacce, cartine, volanti, volantini e tanto altro. La scelta esempre varia e se osservi a lungo, non so, un mozzicone di sigaretta, se provi a indovinarne il peso, le dimensioni esatte, se provi a pensare a chi puoessere appartenuto, a chi lha fumato, a come lha spento, se sotto a un tacco, sotto una suola, se lha strofinato contro a un muro, se si e spento da solo e cosivia, le possibilitasono innumerevoli. Se osservi a lungo e ti fai delle domande entri in un tempo diverso che non e piuminuti, secondi, ore, giorni, no. E il tempo dellosservazione, della lettura, del passo, del sonno. Inspiri. Espiri. E il tuo respiro lo percepisci, lo senti con le orecchie. Ascoltati, ora, mentre leggi. Inspiri. Espiri. Sei vivo.

E consolante, no? No. Per lui non lo era. Non eper nulla consolante se il tuo desiderio e morire, salutare questo mondo e non pensare piu. Lui era giamorto una volta, ma quella e unaltra storia. Ora stava solo aspettando di morire di nuovo. Potevi vederlo al parco Sempione: immobile, seduto su una panchina verde, allombra delle betulle a osservare la gente che passava. Non parlava quasi mai e spesso chiudeva un occhio solo, l'altro rimaneva aperto, stava in questa posizione anche per ore, ma se ti avvicinavi al suo viso potevi sentire la sua vita rimasta: inspira, espira, aspetta che la morte lo venga a trovare e gli chiuda l'occhio che veglia e tutte e due le orecchie, cosi che, sordo, non possa piusentire quel piccolo sbuffo di vita. Mi raccontarono che a un tratto, quel giorno, lo sentirono esclamare: Ehi! La mia vita! Eccola! Che fai? Ehi! Una luce, poi un fuoco dritto sul suo viso, come un flash. Che fai Vita Mia? Dove vai? Fermati, fermati! Abbandonola panchina verde allombra delle betulle e corse, corse, che la vita va inseguita. Fermati vita mia, fermati! No! Non andare laggiu, no! La metropolitana epericolosa, figlia mia dai lunghi capelli.

I. VALENTINA
Lei, la vita sua, era Valentina che correva a prendere la metropolitana. Tubi gialli si rincorrevano nel tunnel. Lei si sistema i capelli e suda stretta com'etra l'elegante calca maleodorante. E' che si viaggia impacchettati ormai: automobile, treno, aereo, metropolitana. Enormi freezer per surgelati in scatola con la data di scadenza nascosta tra le rughe del viso, nelle borse firmate, nelle camicie dei professionisti. Qualcuno sogna la cara vecchia bicicletta, la Lambretta del nonno, la Vespa truccata del Cesare Cremonini di turno, immagina l'aria che frusta e accarezza i capelli e pensa che solo quello sia degno del nome di viaggio, gli altri sono solo spostamenti.

La gente si sposta: da un qui a un la. Nelle metropolitane a un palmo dal soffitto. Sui treni a una spanna da terra. Nelle automobili sempre in fila indiana. Si sposta senza poter guardare sopra e sotto, il cielo e la terra, e allora che viaggio e? Che viaggio e? Voglio abbassarmi a toccare la terra, chinarmi per mangiarla, camminare con le mie gambe, voglio vendicarmi sul grigio che ammazza il cielo, voglio sdraiarmi in mezzo alla strada, fare piegamenti sulle braccia mentre le auto mi sfrecciano di fianco e urlare Ci sono anch' io, anche io! E ve ne accorgerete anche voi prima o poi. Invece non lo faccio e la guardo: lei si sistema i capelli e continua a sudare. La seggiola ergonomica ein plastica rossa; il tubo giallo appiccica le dita. Lei lo afferra con la manica della camicia, deve essere una tipa schizzinosa, penso io. Alla fine, se ci pensi bene, tutta la metropolitana appiccica, pure i sedili, pure il pavimento, pure i finestrini. La laveranno mai la metropolitana? Muovo lo sguardo tra i corpi ammassati: mani, starnuti, sbadigli, colpi di tosse, germi, batteri, virus, malattie. Comincio a diventare apocalittico e penso alle epidemie, ai terremoti, agli uragani, all'esplosione di tutti i vulcani in contemporanea, ai missili, persino alle bombe atomiche. La metropolitana eil posto meno sicuro delluniverso. Ce anche il rischio attentati. A Madrid egiasuccesso. A Milano ancora no, per questo il rischio e piu alto. Vola trenino sottoterra, tra il cielo e la terra, vola! Valentina prende la metropolitana tutti i giorni, lo so bene. Non che la spii, non sono quel genere di persona, ho ricostruito il tragitto a posteriori, dai racconti di lei. Le vite delle persone per quanto riguarda il dove e gli spostamenti sono piuttosto

semplici tutto si puoricostruire dai racconti degli altri, tranne i pensieri, quelli no, quelli rimangono tra le rughe del volto, tra le pieghe delle lebbra. Valentina prende la metropolitana tutti i giorni, tranne il sabato e le domenica, alle ore 8.17, se corre trascinandosi la sciarpa dietro le spalle, alle ore 8. 21, se tarda un poco trasformando in coda il fastidio dei lunghi capelli. Il tragitto esempre uguale. Come capita a tutti quelli che dormono ogni sera nello stesso letto e sono iscritti a una facoltauniversitaria o fanno un lavoro a contratto, non vi azzardate a chiamarli abitudinari. Vale si sveglia, si trucca, poco a dir la verita, solo una spruzzata d'azzurro intorno agli occhi. Caffe. Sguardo veloce allo specchio e dieci minuti a piedi fino alla stazione vicina tirando su col naso per il freddo, una sbirciata ai titoli dei quotidiani e continua per la sua strada. Mi piace immaginarla cosimentre scosta il sorriso invadente delledicolante e poi via sul treno. 7.27: Garbagnate Milanese-Serenella-Bollate Nord-Bollate Centro-NovateQuarto Oggiaro-Bovisa- Domodossola fiera e finalmente alla fermata di Milano Cadorna -centro citta-. Scende dal treno e il suo cappello rosso spicca tra le vesti ingrigite dei professionisti che affrettano il passo per arrivare in tempo al lavoro. Le dita bianche con le unghie maldestramente colorate di rosso afferrano un quotidiano gratuito, lextracomunitario di turno le accarezza la mano, lei sorride e il bianco dei suoi denti risplende negli occhiali a specchio modello John Lennon dell'ambulante. E' cosiche Valentina si ritrova sulla metropolitana che appiccica starnuti, sbadigli e attentati. Il posto meno sicuro delluniverso. Vola trenino, tra il cielo e la terra, vola! Fermate: CADORNA: affollatissa. CAIROLI: come prima. CORDUSIO: qualcuno scende. Odore di sudore. DUOMO: scendono quasi tutti. Al sudore ci si abitua. Assuefazione si dice.

MISSORI: cinque minuti a piedi, dista poco l Universitastatale di Milano. Valentina scende. Trasforma in coda il nero dei capelli. Ma oggi eun giorno diverso dagli altri, che non esistono giorni uguali direte voi, certo rispondo io, ma alcuni sono piusorprendenti di altri e oggi e il 15 Marzo anno zerodieci e sono le 8.22 del mattino. Il tragitto eil solito. La metropolitana che appiccica e ferma a Cordusio e qualcuno esceso. Le porte si sono richiuse, ma tardano a riaprirsi. Un attentato? No, soltanto un calo di corrente. Valentina lo sa. Puosuccedere. Si guarda intorno: una signora extra large in tailleur, capelli ingellati di ragazzi in etascolare, due metri di modella e... eccolo! Di nuovo lui! Senza averlo cercato, manco l'avesse fatto apposta, d'altronde lui, li, ci abita e lei doveva ritrovarlo prima o poi. Quando Vale me l'ha raccontato non ci credevo, pensavo fosse tutto un pretesto, le donne sono maestre quando si tratta di strategie. Ma torniamo ai nostri eroi: sono le 8.23 e 16 secondi e Valentina appoggia la mano agile sulla custodia della sua reflex digitale comprata su e-bay a euro 399 e 26 centesimi. Le mani bianche affrescate a rosso estraggono la macchina fotografica dalla fodera; Valentina lo fissa, poi lo inquadra spiandolo attraverso la macchina fotografica. Trattiene il fiato. Sistema lobbiettivo. La luce equella giusta. Sfuocata quanto basta. Scatta. Click. Ce. Fatto! Preciso! Questa volta non se neaccorto -pensa lei-. La luce, quel fuoco di flash, ha rischiarato anche un altro viso: il mio. Qualcuno la guarda, la vede, la fissa, che vuole? Chi e? Valentina sta al gioco, sorride dietro agli occhiali larghi, si avvicina. Ciao... potevo? Mi dice. Un gesto solo: toglie gli occhiali, scioglie i capelli, scoperchia gli occhi azzurrissimi. Scusa, mi hai colpito e... -colpo di ciglia- beh sono una fotografa, non ti e dispiaciuto, vero?. Proprio no. Penso io. Ma sono un po' imbarazzato e non

riesco a dire nulla. La sua mano si posa sulla mia spalla. Senti ora devo andare... non guardarmi cosi. Ecco questo e il mio numero, dammi la mano. E io la mano gliel'ho data come per dirle piacere mio, ma lei non l'ha stretta, l'ha rivoltata sul dorso e ci ha segnato un numero che conosceva a memoria: Cosimi chiami e io ti mando la foto. Ha detto. Puoi riprenderti la mano. Ha aggiunto sbattendo gli occhioni azzurri. Sentiamoci. Addio. Io mi sono guardato la mano, pensavo che non me la sarei mai lavata come in certi film d'amore. E mentre rimiravo quel numero pensavo che non mi era mai capitato di guardarmi le dita per cositanto tempo. Se guardi a lungo le cose col tempo saltano all'occhio i particolari. Ho tre piccoli nei sopra le nocche di indice medio e anulare, il che emolto figo perchemi sembra di essere un cartone animato giapponese. Leggo piuvolte il numero e cerco di mandarlo a memoria, non e un'operazione facile. Ho dei problemi seri con la memoria. Non faccio in tempo a trasformare le dita in saluto, a mutare quel numero in una bandiera da sventolare che la metropolitana frena. Fermata MISSORI. Le porte si aprono. La Reflex e ormai nella custodia. Valentina trasforma la coda in capelli e corre. Luniversita Statale di Milano laspetta e a coccolarle le spalle soltanto una sciarpa di lana. E corre Valentina. Corre. E io mi guardo la mano e penso: potrebbe essere l'inizio di un film.

II. ACHILLE
Quel giorno poi sono andato all'universita, ho controllato i voti dell'esame scritto di latino esposti nella bacheca del chiostro all'ingresso. Ho alzato le spalle piu volte, poi mi sono guardato intorno e mi sono sentito sollevato perche non conoscevo nessuno e quindi nessuno poteva chiedermi: Come va? o peggio ancora: Com'eandata?.

Solo una matricola mi ha chiesto dove fosse la biblioteca di storia, ho scosso la testa e lui ha proseguito. Bocciato. Manco a dirlo. Quinta volta su sei tentativi. Uno non valutato perche mi avevano sorpreso a copiare. Che poi Lettere a me piace, mi piace tanto, eh. La Divina Commedia, per esempio, euna strafigata da paura, che a saperla leggere va a finire che capisci qualcosa di piudella vita che ci ecapitata addosso. Bisognerebbe soltanto che uno che se ne intende davvero la leggesse a tutti e dicesse qualche volta bello, strabello, cazzo o figata, e poi ogni tanto facesse un paragone con la vita che viviamo noi adesso, con gli anni zero, con le fabbriche, i lavori interinali e i contratti mal pagati, la classe dirigente e roba varia e poi ci parlasse dell'amore passione e degli inferni del nostro vivere, che se c'e uno sveglio che te la spiega la Commedia ela cosa piuviva che c'e-dico io-. Il professore che abbiamo qui non emica male, usa sempre quel suo linguaggio stronfio da accademico, pero c'ha passione, secondo me si fa un sacco di pippe inutili pero, va beh, voglio dire, a me al liceo Dante mi faceva cagare invece adesso mi piace pure tanto. E' solo che la vita universitaria eun casino se non sai organizzarti, o magari per i nerd che son sfigati e non hanno tanti amici e non gli piace uscire troppo di casa puodiventare euna passeggiata, niente a che vedere col liceo, con le mattine passate in prigione davanti ai secondini pronti a farti sempre sentire fuori posto. Ma io non sono un nerd solitario, io c'ho gli amici, faccio tardi la sera, mi piace bere e spesso vado a letto un po' storto e poi se al mattino vado all'Uni e becco un prof. che parla col la lentezza di un lottatore di Sumo me ne torno a casa o vado al chiostro a guardarmi qualche culetto sodo e fumarmi una canna, magari parlando dei massimi sistemi o della libertao a leggermi qualche poesia della beat generation o cose cosi, peronon studio come dovrei. Ci ho gia passato cinque anni di superiori a svegliarmi alle sei e mezza del mattino per fare il piccolo soldatino, ora se faccio un po' quello che mi pare a me mica e una colpa, no? E poi mi esempre andata bene, una settimana di studio duro barricato in casa e l'esame lo passavo, niente trenta e lode, certo, ma neanche figure di merda

galattiche. Solo che adesso son casini, se avessi passato latino non avrei dovuto pagare la retta del semestre prossimo, che mi laureavo in tempo, ma cosi.... il fatto e: come glielo dico a mio padre? Che mio padre se lo ricorderapure di quanto ho sofferto al liceo quando il professor Papaveri mi faceva scrivere su una rubrica del telefono tutti i vocaboli greci e latini e il loro significato in italiano e io me li dovevo imparare a memoria e lui metteva il muto al televisore per provare le mie conoscenze durante le notizie di fondo del telegiornale e l'inizio della solita fiction. A: Amo, amas, amavi, amatum, amare: AMARE. Ancilla, ancillae: ANCELLA. Apud: PRESSO. Atque: E. E cosivia. Una rubrica, ma dico io? ... forse che un giorno ci sara la possibilita di chiamarli questi vocaboli morti? Magari con lIphone. Pronto? Si, ce rosa, rosae? E lupus, lupi? Iter, itineris? Cor, cordis? No, mi spiace, sono morti. Ah, allora la rubrica e vecchia... Ma per favore! Poi alla fine mio padre la rata la paga, magari mi fa le storie pero, vuoi mettere un figlio dottore con 600 euro? Un affare! E anche mia madre presto la smettera di pensare che la mia laurea ela cosa piuimportante della sua vita, andra in menopausa e cambieranno le priorita: penseraalle sue rughette, si rassegnera al fatto che saropure un figlio un po' stronzo ma ormai sono lunico che ha messo al mondo. Se non gliene parleropiulei non mi chiedera piu nulla. Strategia del silenzio si chiama. Stiamo tranquilli in due! Peronon va bene per niente. Chiedere ancora i soldi a mio padre a 27 anni dopo che mi sono bellamente fatto gli stracazzi miei. E vi sparacchio qui le solite domande: chi sono io? Cosa voglio? Chi voglio diventare? Se mi piacciono troppe cose la colpa esolo mia. E poi sono stufo, mi annoiano

pure gli amici di sempre. Se uno mi chiama per uscire io ci vado anche se vorrei fare altro, penso: metti che ha bisogno di me? Metti che poi parla male di me? Che gli sono meno amico? Devo essere piuegoista, ecco. E magari decidermi prima o poi a concludere qualcosa in vita mia, fosse anche solo quest'arida universita. Dovrei trovarmi una donna, che con una donna starei un po' meglio di come sto ora, mi tirerei meno seghe -quello sicuro- e poi avrei un equilibrio, se volessi andare al cinema andrei con lei che i miei amici non hanno mai voglia di fare un cazzo, se volessi chiamare qualcuno chiamerei lei e non andrei piuper tentativi, se avessi voglia di fare l'amore -e ne ho sempre tanta- lo farei con lei, ecco, cose cosi... sarei piu soddisfatto e magari mi concentrerei meglio sulle altre cose, ecco, dovrei innamorarmi dovrei. Ma se continuo cosinon mi innamoreromai, la perfezione mi sa che non esiste, ha ragione Ali dovrei scopare di piu, anche se una non e il massimo, con la luce spenta son tutte belle -dice lui-. Potrei invitare a casa mia quella figa di Barbara, che in effetti un culetto cosiio non l'ho mai visto. Ci sto una sera o due, mi ricordo cosa vuol dire buttarlo dentro e poi magari ci vediamo ogni tanto solo quando abbiamo voglia, che se siamo d'accordo in due non ci sarebbe niente di male. Ma non sono capace cosi. E se non mi viene manco duro? No, non sono il tipo, io, ecco perodovrei scegliere. Amare o scopare? Magari scopare una che amo. La proboscide che ho tra le gambe che dice? Che mi sto facendo mille seghe mentali mi sa! Magari un Negroni me lo bevo, magari due, cosi me la dimentico 'sta giornata inutile. Anzi no, stasera non bevo, me ne vado.

III. LORY, 19 anni, femmina


Blog di Lory. Un sogno eun sospiro che ti avvolge tra nuvole di sonno.

00.14 Io ti amo, ora lo so. Lho capito anche oggi. Tu e il tuo cappellino buttato la , 3quarti sulla testa e 1 quarto no, dissidente come te. Io nn ti ho fermato oggi. da##ero. Io ti amo ti amo ti amo. di#enta complicato. $na bionda molto bella ti ha guardato e tu nn lhai cagata di striscio, chissaa cosa pensa#i, tu e il tuo mondo di sogni. %agari sogni anche me. Io ti ho sognato stanotte, eri bello come un marinaio in di#isa an!i eri proprio un marinaio in di#isa. &ai che crociere io mi farei con te' (uesta storia dei sentimenti e un bel casino. )orse sarebbe meglio non innamorarsi mai, io per diciassette anni della mia #ita non ho mai pro#ato desiderio per nessuno, e sta#o bene, ero felice, poi negli ultimi due anni ecominciato il disastro. *erto che mi farebbe bene a#ere qualcuno al mio fianco, uno al quale posso dire tutto, che mi fa le coccole o soltanto mi aspetta fuori casa, uno come te, uno che segni le rotte del mio andare e non mi lasci sola a go#ernare la na#e che spesso arri#ano le tempeste e tenere il timone da sola e difficile. $na #ita con te, mio marinaio' +%a che #oi sappiate sognare una na#e con un marinaio ha significati particolari, &u internet non tro#o niente." facile scri#erlo, ma dirlo ro troppo emo!ionata. Tu mi fai emo!ionare come nessun altro prima d"ora,

Ti ho chiamato col numero nascosto, sai, %i hai risposto ./ronto.0 io ho messo giu . 1n ce la faccio nn ce la faccio nn ce la faccio. *e la de#o fare in#ece. %a che gli dico, %i manca il fiato quando lo guardo. &ono dimagrita anche due chili, la pasta nn la mangio piue alterno col farro, faccio bene. &econdo me sono di#entata un po" scema. %a l"amore ti rende scema, no, Lui mi guarda con occhi di#ersi da tutti gli altri. &e do#essi mai cadere in un buco nero #orrei cadere nei suoi occhi. 2o studiato poco oggi, poi gli ho scritto un sms, ho a#uto il coraggio. 3li ho scritto cosi 4 .Ti ho #isto oggi in metropolitana. %a ero in ritardo e cera 1 sacco di gente. 1n ce lho fatta a fermarti ma #ole#o sapere come eandato lesame, Io studio per letteratura contemporanea, 5+. La #edo male. 6uonanotte0 1on mi ha ancora risposto ma cosigli ho fatto #edere che io ci sono, no, *he io ci tengo a lui, no, 7itemi cosa ne pensate. )orse ho sbagliato. 1on do#e#o scri#ere niente, #ero, 6eh ormai. 8ra #ado a letto. 2o sonnissimo. 1otte a tutti, 9iss Lor: *ommenti +300.4; <ett:=> 2ai fatto bene Lor:, presto il marinaio si accorgeradel

bene che gli #uoi. 00.?3 7urone@ *osilo fai ammosciare. &e #uoi ti dico io come si fa. *ontattami4 durone@AduroneBeb.it 00.?C Lor: 1on riesco a dormire. 3ra!ie <ett:=>. 4D.

IV. FOLLI E SPINA


E mi chiudevo dietro le spalle le porte del Bar Sport -nome comune di bar- per sfidare la notte e andarmene a letto sobrio perche in questo giorno nefasto ho bisogno di pensare alla mia vita, ai miei futuri improbabili ai miei avvenire possibili. E per pensare seriamente bisogna stare da soli, nel silenzio di un luogo accogliente o al ritmo della tua musica preferita. Al bar sport e impossibile perche ci sarasempre qualcuno che conosco e la musica esempre rock e il rock non mi fa pensare, dite quello che volete, ma per me e cosi, sono un anti-rock, per me e un genere morto e sepolto e va bene per i diciottenni. E ora mandatemi a cagare. Yeah! Quando lo fanno i miei amici io rispondo facendo le corna e tirando fuori la lingua che al Bar Sport si va giuduro con gli Ac/Dc vita natural durante da dieci anni ormai perchetra un rock e un blues sono anni che ci ritroviamo sempre qui, stessa storia stessa posto stesso bar per dirla con gli 883. E io mi sono rotto le palle. Dieci anni fa eravamo ragazzetti implumi, annoiati, i classici sbarbati del sabato sera che tra una birra e una canna ottenuta di frodo da qualche compagno di scuola piugrande si scambiavano i trucchi di Tomb Raider, non un videogioco qualunque, IL VIDEOGIOCO. Lara Croft era LA SENATRICE per via di quelle sue ghiandole mammarie, due bocce sviluppate e dure, cosi dure da sembrare

finte anche se finte alla fine lo erano davvero, lo sapevamo anche allora, ma non faceva differenza. Per noi LA SENATRICE era materiale pornografico, provocava pesanti reazioni esteriori che col tempo imparammo a chiamare col nome di EREZIONI anche per far bella figura col gentil sesso, ma prima chiamavamo: Rizzone, Durone, Nerchione, Palo della luce, Bazooka ed anche Missile. Oh, raga, cho il missile si urlava e dai a sfogare voglie e noie tra uno schema del videogioco superato e una carezza alla virtumeno apparente. La chiamavamo cosi, a volte, per far della poesia. Come De Andre. PercheDa Andreera bello. De Andrepiaceva alle nostre compagne secchione e al liceo classico le secchione capitava che erano pure delle gnocche da dieci e lode! De Andrecon quel ciuffo lungo era davvero figo. E se parlavi di De Andrebeccavi di piu. Tutti parlavano di De Andreal liceo. Di quelle canzoni che piu che parlarne bisognerebbe cantarle e se sei capace magari anche suonarle. Ma soltanto Ali sapeva farle alla chitarra, Ali che era capace di ascoltarle per ore nella notte. PercheAli ti parlava di Guccini, del Che, di Antonello Venditti e disprezzava Disco Radio che un tempo mandava techno-house-elettronica-da paura e adesso manda lisci per anziani. Quando parlava di Venditti Ali pensava a quanto dovevano essere belle le donne di Roma. Ti raccontava che lui cera stato, non a Roma, ma con una di Roma, e che lei caveva il piercing alla lingua, una cosa che neanche a guardarla ti fa radunare il sangue addosso: un bel Missile romano! Ma Ali la sera del 15 marzo zerodieci non cera, quello era capace di sbucare allimprovviso alluna della notte, con la faccia rilassata e lauto appena lavata. Ali non cera, ma cerano Folli, Giorgio, nato a Milano il 7 Febbraio1981, una notte con la neve, la stessa notte che suo padre aveva sfondato il cofano dellauto contro un palo e alla moglie che laveva chiamato dicendogli che le si

erano rotte le acque aveva risposto: Taxi vedendo sfrecciare unauto gialla. Giorgio Follini, detto Folli, quel Taxi laveva fatto diventare uno stile di vita. Qualcuno ha sempre guidato per lui, qualcuno ha sempre scelto per lui, cucinato per lui, amato per lui, studiato per lui, copiato per lui, sudato per lui, scopato per lui, incapace com'era di una decisione adulta. Ma ora era lui a bersi la terza Slalom Strong media con la consapevolezza che Spina lavrebbe portato a casa. PercheSpina ti porta a casa, sempre. Su Spina puoi contare, sempre. Se nella notte buchi una gomma chiami Spina e Spina si alza, beve una coca cola che la caffeina sveglia, si mette le lenti a contatto e viene ad aiutarti. Se devi lasciare la tua ragazza e non sai come fare chiedi a Spina, che se non la lascia lui perchea ventisette anni pare brutto, trova il modo di fartela lasciare. Spina eLuca, Luca Spinelli, classe 1983, nato a Ragusa, Sicilia, trasferitosi a Milano nel 1984, rasta lunghi fino alla schiena dal primo anno di scuola superiore. Spina ora tiene in mano una bottiglia di vino e se ne sta seduto sul marciapiede perchelui al bar non ci entra per scelta ideologica e perche il barista ciccione Sergino e i suoi argomenti nazional popolari -del tipo destra e sinistra e i politici sono tutti uguali- gli stanno discretamente sul cazzo. Quando Spina e Folli escono insieme seguono una logica ben precisa: Folli entra nel bar, prende la Slalom, esce dal bar. Spina porta da casa una bottiglia di vino e raggiunge Folli fuori dal bar. Anche Sergino esce dal bar per salutare Spina percheSpina, si, Spina una volta ha accompagnato a casa anche Sergino, ubriaco di noie nel suo stesso bar e gli ha messo tre dita in fondo alla gola per farlo vomitare. Cose che non si dimenticano. Eccoli, li, perfetti nelle loro parti, sono le 23.32, come da copione: una bottiglia di rosso e una Slalom Strong media. Di che parlano? E quello che ecaduto di collo?. Ridono, E gli animali? Lhai visto il cane che porta in giro la bambina?, Aspe, aspe, le moto e quello che gli ecaduto un albero in testa?, E quelle vocine: te vojo tanto bene, te vojo sta viscino viscino...

Cadute, papere e parodie demenziali modello youtube. Una scoreggia e tutti ridono, resta vero, sempre. Infatti loro ridono, lalcool in questi casi aiuta. Io me ne stavo al bancone, pensavo mi avrebbe fatto bene uscire dal bar e fare due chiacchere coi miei amici, col barista ciccione, ma quella sera volevo tenermi lontano dai discorsi a scoreggia, ve l'ho detto, dovevo pensare. Affondavo il dito indice nella birra belga speciale servita nel bicchiere speciale a calice speciale solo per tipi speciali a prezzo speciale. E quando il dito bagnato accarezza il diametro del bicchiere si dice che si produce il suono degli angeli... ma chi lo sente? Chi puosentirmi? CeBritney Spears che canta Womanizer, altro che Ac/Dc quello eun angelo vero! Il dito si ferma sul bicchiere. La birra efinita. E tempo di allontanarsi dal bancone. Magari un Negroni me lo bevo, magari due, cosi me la dimentico 'sta giornata di merda. Anzi no, stasera non bevo, me ne vado. Mi alzo e sbatto la porta del Bar Sport, guardo Folli dritto negli occhi: Mi dai una sigaretta?. Folli mi sorride e apre il pacchetto: Te laccendo io? Dice. Io afferro il suo accendino senza dire niente, mi volto per proteggermi dal vento, porto il rotolino alla bocca e accendo, tossisco. Poi prendo due boccate. Senza aspirare perchenon sono capace. Folli e Spina mi guardano fumare: Cazzo chai? Mi dicono in coro. Cazzi miei. Scusa. Fanno gli offesi. Scusa un cazzo. Sbuffo il fumo dal lato sinistro della bocca. Poi Folli finisce la Slalom e Spina vuota il suo vetro. E il solito siparietto: Folli: Mi porti a casa tu? Spina: Sicuro. E Achille? Folli: Cazzi suoi, oggi ha le sue cose. Lasciamolo qui. Ciao Clint! Che vuoi? Dico io mentre spengo la cicca col piede. Sembri Clint Eastwood. Magari aspiralo il fumo la prossima volta. Addio. Ride

Folli. Ciao. Dico io. E non rido proprio un cazzo.

V. SOGNI
Poi ci sono le notti. Ci sono notti che dormiresti in piedi: le notti in cui tutto si fa lento e camminare diventa pesante, sedersi anche; le notti in cui hai lasciato o sei stato lasciato, le notti in cui hai tradito o sei stato tradito, le notti in cui hai sofferto, le notti in cui hai gioito di un tiro di sigaretta e di una poltrona comoda davanti a un film fatto col sangue. Ci sono notti in cui dormiresti seduto: le notti in cui hai baciato, ma sarebbe stato meglio non baciare, le notti in cui sei stato chiamato da chi non avrebbe dovuto chiamare, le notti in cui hai chiamato chi non avresti dovuto chiamare, le notti in cui hai letto un libro senza capirne una parola, le notti in cui ammiri numeri in salsa rosa e seni nudi su canali di provincia. Ci sono notti in cui non dormiresti mai. Beh, ecco, questa euna notte di quelle in cui una bottiglia di rosso e una terzina di Slalom strong costringono i miei amici a dormire sdraiati mentre sanno gia che un mal di testa e una patina biancastra ai lati delle labbra accompagneranno il loro risveglio. Il prezzo da pagare per una notte vissuta nei sorsi. Questo equello che pensavano ogni mattina Folli e Spina, ma no, la mattina del 16 Marzo dellanno zerodieci non ebbero nemmeno il tempo, non riuscirono ad asciugarsi la schiumetta ai lati delle labbra. Nemmeno lerezione mattutina rispettoi tempi prestabiliti. Niente fu piucome prima. Il sonno che separava il 15 marzo zerodieci dal 16 marzo zerodieci, invece, se lo godettero alla grande. A furia di nominare la Senatrice dottoressa Croft e i rizzoni, i missili e i duroni infantili la furia ormonale si scaricocon forza. Folli all'una, quarantaquattro minuti e sette secondi sprofondo in due amene rotonditameglio conosciute col nome scientifico di mammelle. Le tette-mammelle

in questione, per morbidezza, colore ambrato, dimensione medio piccola dellareola erano insindacabilmente quelle di Miss Garbini da Garbagnate, meglio conosciuta col nome di Noela. Noela, puledra di razza pura, cresciuta a carote ben pelate e insalatina dorto. Mulatta da parte di padre calabrese e nobile per sconosciuti meriti di madre piemontese. Noela tette a clessidra: viste una volta non vedi lora di rivederle, aspetti che la sabbia scenda, che il momento maturi, e in un attimo quell'istante si esaurisce e tu sai che il tempo escaduto, che non le vedrai mai piuperche la contessina Noela euna che te le fa vedere, si, te le fa desiderare, ma poi se le tiene strette nel top ad aspettare le avances di qualche quarantenne cazzo moscio arrapato. La clessidra, nel sogno, era andata in mille pezzi e il tempo era come sospeso. Folli era libero di esplorare le dune lunari della contessina, le soppesava, ne riusciva ad intuire la forma col solo uso del tatto, avrebbe saputo distinguere il loro odore tra mille odori e il sapore, oh, il sapore... Ma non cerano solo le tette ad accoglierlo: un ventre, una grotta, una tana, unostrica, una foresta, una capanna, una spalla, una coscia, un piede, lombelico, la lingua, la saliva, una spalla, e poi su giue su e ancora giu, nel silenzio assoluto su e giu su e giu, nel silenzio assoluto: una mano. Soltanto una mano. E il suo movimento shakerato. Buonanotte Folli.

I knew a girl. Her name was truth. She was a horrible liar. She could not spend one day alone. But she could not be satisfied. When you have everything/ You have everything to lose. She made herself A bed of nails. And she is planning on putting it to use. Cause she had diamonds on the inside. She had diamonds on the inside She had diamonds on the inside Diamonds Diamonds Inside di Ben Harper annunciava l'arrivo di un sms. Le ore tre, cinquantaquattro minuti e zerodue secondi, invece, attendevano Spina sullattenti mentre Giulia lo aspettava sui pattini a rotelle nel corridoio di un volo di linea Milano-Istanbul. Giulia, fasciata da un abitino nero, uno scialle giallo a inquinarle il bel balcone scoperto. Spina sale sullaereo, la ragazza lo saluta con un cenno del capo. Lui si siede, stringe la cintura. Lei ein piedi e nel bel mezzo del corridoio muove le mani, indica i comandi di sicurezza, si sfiora il seno mentre mostra le uscite d'emergenza, le cosce quando eil momento di allacciare le cinture. Laereo decolla. Notte. Buio. Una mano slaccia la cintura di sicurezza di Spina, poi continua a slacciare. Spina si alza, la mano lo conduce per il corridoio, una porta metallica si spalanca a soffietto. Ali soffia, sbuffa, ansima, tiene lo scialle tra i denti, digrigna, spinge, cavalca, la porta metallica si apre e tra le luci basse di una citta notturna fa il suo ingresso nel bagno dei cieli anche sua maestamiss Noela Garbini da Garbagnate che sfodera una mossa da pecorella smarrita sotto gli occhi dei due. Turbolenza. Allacciate le cinture. Il comandante vi rassicura, presto saremo sopra le nuvole e il volo proseguiratranquillo. Spina gonfia il petto, prende fiato, mangia le nuvole. Sweet home AlabamaWhere the skies are so blue . Sweet Home Alabama Lord, I'm coming home to you...

Dolce casa Alabama per dirti che ti earrivato un sms, baby! La mattina del 16 Marzo dellanno zerodieci nemmeno lerezione mattutina rispettoi tempi prestabiliti. Niente fu piucome prima.

VI. SMS
...She had diamonds on the inside Diamonds. Volevo dirvelo questa sera. Non ce lho fatta. Mi sposo. Non piangete, a se vi viene da piangere dite elo, il nu ero ri ane questo. !o forse no." Sweet Home Alabama; Lord, I'm coming home to you... Volevo dirvelo questa sera. Non ce lho fatta. Mi sposo. Non piangete, a se vi viene da piangere dite elo, il nu ero ri ane questo. !o forse no."

VII. GIULIA
Con Giulia il problema dell'erezione mattutina era gia risolto in partenza, lei donnae non porta manici sul bacino. A dir la veritaGiulia quella notte non sostava nel corridoio del volo MilanoIstanbul, ma aveva appena fatto del buon sesso e dopo la scarica d'adrenalina era solita addormentarsi in fretta e sognare molto. Sognava di Parigi. E Parigi, per qualcuno, potrebbe essere una citta qualsiasi dove le strade sono strade e i semafori semafori, che tanto vale rimanere dove sei e non spendere i soldi del viaggio percheda te stesso non ci scappi mica. Sara, nella sua banalita il ragionamento possiamo affermare che regge, ma Parigi non e una citta qualsiasi soprattutto se tieni in mano una girandola arcobaleno e corri sbattendo le gambe a mulinello per i campi elisi. Giulia nel sogno correva, guardava la girandola e piu la guardava piu quella girava. E piucorreva piula girandola girava. E piugirava piu lei la guardava. Nellaltra mano teneva un gelato cocco e pistacchio.

Correva, leccava, guardava la girandola. Il gelato le si scioglieva addosso. Nella corsa si sporcava, il suo volto era a spruzzi bianchi e verdi e per l'affanno le sue guance s'erano colorate di rosso mela. Il gelato si scioglieva, lei correva, la girandola girava. Guarda la girandola, lecca, scivola, cade. Si rialza. Gambe a mulinello. Nella corsa il gelato le si rovescia per terra cosiGiulia decide di afferrare la girandola con tutte e due mani. La tieni davanti al viso e mentre corre continua a guardarla girare davanti a se, e piula guarda piula girandola diventa un cono di colori che sembra ipnotizzarla e... bum! Sbatte contro un palo della luce. Cade. Fa per rialzarsi e non riesce. La girandola erotta. Giulia rimane a terra coi sensi che sonnecchiano un poco. Il sole parigino prova ad accarezzarla con la lingua. Con la lingua? Direte voi. Si, una lingua: umida, rasposa. Una leccata, poi unaltra, unaltra ancora. Un gatto? Impossibile, ha la lingua piccola -pensa Giulia-. Un cane? Forse. Ma no, le leccate sono diverse, piacevoli. Dal basso verso lalto, prolungate. Poi un tocco e via a spirale. Lente. Di fianco a lei, carponi, in mezzo alla pista ciclabile ci stanno nell'ordine, dal basso verso l'alto: due scarpe di vernice, calze marroni, pantaloni neri, camicia azzurra, una giacca e una cravatta; Giulia guarda in alto e scopre un uomo, un uomo vero che le sta leccando il viso. Sente un calore invaderle l'interno coscia. Evidentemente cocco e pistacchio non piacevano soltanto a lei. Sorride cortese senza sapere perchee si rialza. Lui smette di leccare, ma rimane a quattro zampe e guarda in su. La nostra si alza in piedi e l'uomo continua a guardarla da terra ancorato al suo guinzaglio a forma di cravatta. Giulia gli porge il braccio e lo aiuta ad alzarsi e l'uomo in posizione eretta assomiglia ai fusti spettinati dei poster che si appendono in camera alle scuole medie.

Giulia lo guarda ammirata e senza accorgersi lascia il braccio di lui per sistemarsi i capelli, l'uomo non si regge in piedi, un istante e il suo culo e di nuovo attaccato alla terra. Lei non sa che fare, lo afferra per la cravatta-guinzaglio, e lo tira piano verso di seper aiutarlo a rialzarsi. Lui punta i piedi, spreme i quadricipiti e finalmente torna all'altezza degli occhi azzurri della ragazza, hanno le stesse pupille: nere -pensa la nostra- strano, direte voi, -ma in questi momenti di fanno anche pensieri del genere- gli occhi di lui sono nocciola. Mentre continua il gioco delle differenze la ragazza tira ancora la cravatta e le labbra si avvicinano, separate da un soffio, l' odore del cocco penetra le narici e tutto e pronto per un bacio lungo di quelli che finiscono nel letto. Ma la nostra eroina tradisce le aspettative, non lo bacia, tira la cravatta con forza e sussurra: Hai una bella lingua. La girandola me la ricompri? E il gelato? Lhai mangiato tutto tu. Dai, portami alla bancarella, me la ricompri? Per favore. Si trascina luomo al guinzaglio per tutti i Campi Elisi. Lui sembra scodinzoli. Ogni tanto le lecca il viso e lei ridacchia. Alla bancarella lui tira fuori soldi veri da una tasca della camicia e paga: una girandola e un gelato cocco e pistacchio per madame Giulia. Madame Giulialascia la cravatta, afferra la girandola con la destra e con la sinistra si impiastra di cocco. Due leccate, girandola davanti al petto e via, corsa allimpazzata. Addio lingua bella, addio occhi nocciola. Le gambe lunghe indorate nei tacchi battono un tempo lieto sul cemento, un cane segue Giuliae le salta intorno, abbaia festoso.

VIII. ALI
Fucsia, nel buio, appare la luce a punta del caricatore di un cellulare mentre Gilly, il rottweiler nero, giace sdraiato sul pavimento. Le zampe posteriori sparpagliate qua e la, a destra e a sinistra, quelle anteriori parallele al muso: un cuscino stabile per sbadigli canini. Gilly non puodormire come vorrebbe e allora

veglia. Gli occhi uno chiuso e l'altro aperto. Li alterna per noia: chiudo il destro, apro il sinistro, chiudo il sinistro, apro il destro. Gilly eun cane famoso. Il suo ansimare vanta numerose imitazioni nel circondario, non sono tutti suoi fan, certo, taluni vorrebbero schiattasse il prima possibile, ma questo eil destino dei personaggi pubblici. Anche il suo padrone lo invidia, infatti prova ad ripetere il suo soffio con risultati discutibili. Spesso lo fa sopra una cagnolina appena tosata. Il padrone eAliprandi, Lorenzo, detto Ali nato a Novate il 09 Agosto 1982, leone di segno e Big Jim per vocazione col muscolo gonfio comprato in palestra che si contrae e si rilassa, ha ritmo il ragazzo fantino. La cagnolina rasata in questione ela nostra Giulia: un gemito ogni tanto, un gridolino, come chi sbatte contro un palo, come chi corre dietro a una girandola colorata; un cane gonfio dormone la insegue, vuole montarla. Chissaa cosa pensa ora Giulia mentre Ali pare azionato da una leva e cavalca a ritmo di techno aggrappato alle sue redini more. Incontri ravvicinati del vecchio tipo tra la mora Barbie e il biondo Big Jim, azionati da mani inesperte vivono di scatti. Un gemito piuforte, poi un urlo. Come ipnotizzato Gilly apre locchio chiuso, si alza di scatto. Abbaia. Si guarda intorno impaurito, ferma la coda. Stupido cane! Non ti abituerai mai. Big Jim scende da cavallo, corre in bagno e si guarda allo specchio, contrae i pettorali e la sua espressione si fa buffa, sembra uno scimpanze. Non male -pensa rimirandosi- andrebbe rinforzato il deltoide, un poco, neanche troppo. Il tatuaggio tribale a forma di ali che domina la schiena mette in evidenza i dorsali mentre lui si volta per accendere lacqua della doccia. Prende il rasoio e si taglia due punte di pelo sul petto. Barbie Giulia si stringe nel lenzuolo. Le redini tornano capelli e gli cadono sul viso. Con gli occhi semichiusi lancia una mano contro il comodino. Afferra un pezzo di fumo, lo scalda. Tabacco, cartina, filtro. Una boccata, due, guarda quel fumo denso salire verso il soffitto, come una girandola

grigia. Si stringe nel lenzuolo, avvicina le ginocchia al seno il piu possibile. Le stringe. Robin Hood e Little John van nella foresta, urca urca tirulero oggi splende il sol... Volevo dirvelo questa sera. Non ce lho fatta. Mi sposo. Non piangete, a se vi viene da piangere dite elo, il nu ero ri ane questo. !o forse no." Giulianon fa caso al messaggio. Lascia che cellulare di Ali vibri sul comodino. Lacqua scorre come una pioggia di primavera. Gilly muove la coda, sparpaglia le zampe, prepara il cuscino, apre la bocca a sbadiglio e chiude gli occhi: prima uno, poi laltro. La mattina del 16 Marzo dellanno zerodieci nemmeno lerezione mattutina rispettoi tempi prestabiliti. Niente fu piucome prima

IX. SVEGLIE
Niente fu come prima. Tranne la sveglia. La sveglia esempre puntuale, puoaccadere che non suoni, ma quando suona e puntuale. E il 16 marzo dell' anno zerodieci la sveglia di Folli fu puntuale. L'ultimo modello della telefonia finlandese: Piripirpi piripipipiripipi i suoni si rincorrevano con un vago ritmo brasiliano. Sveglia Giorgio! Giorgio tocca un tasto qualsiasi e il Brasile si zittisce. Ora ha tutto il tempo di alzarsi, stiracchia le braccia. Sbadiglia. Una scrollata alle mutande. Occhiali. Cinque passi fino al tazza del cesso. Centra il buco al centro e si piega un poco in avanti viste le dimensioni mattutine del suo augello e finalmente finisce il liquido giallo. Tempo qualche secondo e la sotto tutto tornera alla normalita. Controlla lora e prende in mano il cell. Have a new message. Tasto centrale: read. Volevo dirvelo questa sera. Non ce lho fatta. Mi sposo.

Non piangete,

a se vi viene da piangere dite elo, il

nu ero ri ane questo. !o forse no." Achille. Che coglione! Parla di me. Poi una colazione abbondante: moka intera di caffe in tazza grande. Un Danacol, Yomocol, Yogurthol. Succo darancia. Quattro fette biscottate spalmate ai frutti di bosco. Mi immagino che entra in bagno, si lava denti con cura, poi passa alle ascelle, infine al viso. Schiaccia un paio di punti neri, strappa 4 peli tra le sopracciglia ed epronto per il controllo unghie che per fortuna, oggi, possono andare bene cosi e non c'ealtro tempo da perdere. Poi in camera per la vestizione, come i supereroi: mutanda, calza alta, maglietta, jeans, felpa verde con cappuccio verde -un classico-. Sul letto -ne sono certo- tiene gli appunti di Storia Contemporanea del professor Balzini che nello zaino, stretto e piuttosto cool, non ci stanno -quel corso l'abbiamo pure seguito insieme e il professor Balzini non e mica male-. Folli prende i fogli tra le mani e li arrotola come unenorme sigaretta vuota. Ora si che ci stanno. Zaino in spalla, chiavi di casa, scarpe. 7 minuti a piedi ed e gia sulla banchina. Chiamiamolo metodico il ragazzo. Il treno arriverain 8 minuti segnala il cartello elettronico, Giorgio e in netto anticipo, come al solito. Volevo dirvelo questa sera. Non ce lho fatta. Mi sposo. Non piangete, a se vi viene da piangere dite elo, il nu ero ri ane questo. !o forse no." Quello e impazzito, sta fuori -dice lui- riferendosi a me. Certamente avracominciato a camminare sulla banchina alternando passi veloci e saltelli, senza una meta precisa, cercando qualche viso carino tra le ragazze che hanno fatto sega a scuola. Pensa alle parole del mio messaggio. Uno scherzo? Saraubriaco? Avrafumato troppo? O ela citazione di un libro? Quale... Forse un film? Bisognerebbe cercare su Google. Decide allora di chiamare Spina.

336789037818. Spina. Oh, Spina, dormivi? Ti ho svegliato, scusa. Come scusa un cazzo? Senti eimportante. Accendi il computer, eddai, un attimo. Che vuol dire che hai sonno, accendilo! Ecco, vai su Google, no, sto andando in universita io, no, non cho lezione, compro un libro, che ti frega, ci sei? Google? Ecco, scrivi: Volevo dirvelo questa sera. Non ce lho fatta. Mi sposo... Scrivi, poi fai le domande, scritto? Poi... siva beh, basta cosi. Cerca. Cosa trova? Un blog? Saralamore che cambia la vita? No. Poi? Forum matrimonio Sposissimi? Impossibile. Absit iniuria che? No! Racconti avventura viaggi fuoristrada? Ma che hai cercato, Spina? Ma no, guarda se e un film, un libro, un qualcosa. Che? Un sms? Si! Come lo sai? Vedi che lha mandato anche a te? Oh senti, vengo a casa tua! Non rompere, sto arrivando! Spina siche ce laveva mal di testa. Spina aveva dormito tre ore. Tornato a casa, prima del sogno sesso a tre in aereo, si era visto I 400 colpi di Francois Truffaut, un francese geniale dal nome pubblicato su tutti i libri per lesame di Storia e Critica del Cinema, un parigino che ai primi tempi dellUniversitalo annoiava da paura, ma, ora, studente fuoricorso e lavoratore al civile servizio come commesso alla biblioteca comunale del suo paese, aveva scoperto essere uomo geniale e ribelle e, dimprovviso, cioche sembrava destinato a code di nerd o pseudo intellettuali sinistroidi era diventato stimolate, eccitante, interessante. Sera addormentato col computer sulle gambe durante la corsa finale del bambino. Poi si era svegliato, aveva posato il computer sul pavimento, preso lIpod e infilato le cuffie nelle orecchie percheil silenzio lo faceva sentire troppo solo. Il comando Random regalole note de Il pippero di Elio e le sue storie tese cosi Spina riuscia chiudere gli occhi e precipitare nel sogno. Tra le maledizioni tirate alla chiamata di Folli una fu rivolta ai Capelli di Niccolo

Fabi che si erano infilati a ciocche tra le sue orecchie, che quando ti addormenti con la musica accesa puoessere che questa suoni fino al mattino. Poi si accorse di avere il pigiama cartonato nella zona del cavallo e non si chiese il perche. Ormai era sveglio. Si trascinava per il corridoio cercando l'equilibrio con in mano una cialda pronta per trasformarsi in caffe. Quando annusole mutande del giorno prima si accorse che erano ancora buone, tolse i pantaloni del pigiama e se le infiloe fu cosiche si presentoalla porta. Dopo dieci scampanellate Folli riuscia sentire un: Vaffanculo vaffanculo. tra i passi pesanti che si avvicinavano. Li conto: tre. La porta si aprie Spina in versione Tarzan stava in mutande, tra le mani teneva la tazzina vuota del caffe, senza nemmeno cambiare espressione recito freddamente un: Vattene. poco convinto. Giorgio Folli Follini entro, strizzo i coglioni di Tarzan e andodiretto al computer. Tarzan bestemmiomentre sul pianerottolo la vicina usciva col cane, lei lo guardo male, lui si vergognoe abbassolo sguardo sul cucciolo. Chiuse la porta e bestemmiodi nuovo. Per me puoanche sposarsi, fare dieci figli, andare a troie e poi portarci la moglie. Per me puoessere andato chissadove, per me quello e uno stronzo. Cosa ti viene in mente che ci scrivi una stronzata del genere. Se ti sposi chiami, offri da bere. Se ti vuoi suicidare lasci un messaggio sul letto, cazzo ne so, ma stai zitto! Se parti mandi una mail, saluti, cosi che vuol dire? Chi e? Musone di merda avrafatto uno dei suoi ragionamenti contorti: io non sono quello che vorrei, luniversitami fa cagare, a casa mi rompono. Fottiti! Sei un bambino di merda, ti lamenti e ti fai pulire il culo da mamma con la pasta di Fissan! Giorgio, che ce ne frega, fammi dormire! Gli prendeva la parlantina quando si agitava, quasi una malattia e nell'occasione, tutti gli insulti erano rivolti a me, bell'amico -direte voi-. Che poi esolo un sms, voglio dire. Ci prende per il culo. Se io ti scrivevo Mi sposo tu che dicevi? Fanculo. Mi scrivevi: -Bevi di meno!- Adesso perche e lui bisogna prenderlo sul serio. Se lo facciamo noi siamo ubriachi, se lo fa lui

bisogna preoccuparsi. Ciuccialatte. Coglione. Direi che mi sono fatto una buona reputazione. Non risponde Chi? Lho chiamato almeno dieci volte. Ma chi? Cicciolina! Ma di chi stiamo parlando! Achille. E credevi che rispondesse? Ma no, quello deve fare il figo fino in fondo, fregatene, vai a comprarti quel libro. Spina calmati. Bevi. Una bottiglia di rosso mezza aperta stava sulla sua scrivania, Folli gliela infilo in bocca e Spina gli sputoil vino addosso. Risero alla faccia mia. Ok, ok, fermi tutti. Cosinon si capisce piuniente. Ci riprovoGiorgio: Ieri Achille stava giudi morale, segato a latino per la quinta volta. E tornato a casa e ha scritto questo messaggio delirante, pensavo avesse sbagliato invece lha mandato anche a te. Non ela citazione di un libro, non e la citazione di un film. Si sposa qualcuno che conosciamo? ...no. Il messaggio e arrivato a me, earrivato a te. Chiamiamo Ali? Io non capisco perche fai tutte 'ste storie per un messaggio. Sono pessimista, lo sai. Chiamiamo Ali? Si guardarono. Impossibile Perche? La mattina non risponde. Non risponde. Visto? Andiamo a casa sua. No. Vestiti. Giorgio, sei un rompicoglioni.

Lo so. Andarono.

X. LITE
La situazione in casa di Ali era questa: Gilly stava slappando la ciotola dellacqua e una bava densa punteggiava il parquet della stanza. Per imitazione, Ali, con la pelle che ancora profumava di bagnodoccia al pino silvestre, stava piegato tra le gambe a ciotola di Giulia. La ragazza guardava in alto e i suoi occhi sbarrati sembravano seguire il vorticare di una girandola colorata quando i colori si mischiano e si resta ipnotizzati. Il respiro le si era fermato in gola e aveva voltato indietro la testa, un poco, per vedere meglio e per resistere allipnosi. Gilly si passoe ripassola lingua rasposa sul muso e la pioggia viscosa termino il suo gocciolio. Abbaioforte appena riuscia mettersi sulle quattro zampe comincio a girare su se stesso latrando. Provoa chiamare Ali alzando un poco lanteriore sinistra e raspando sul suo polpaccio. Ali gli molloun calcio sulla testa. Il cane guai, poi si diresse di corsa alla porta e abbaiopiuforte di prima. Passi su passi per le scale. Folli e Spina avevano appena salutato con un Augh e una mano a coprire lo sbadiglio la portinaia dello stabile. Folli fece il numero di Achille, rispose la signorina dei telefoni: Il cliente da lei richiesto non eal momento raggiungibile. Spento!. Avevano imboccato la scala di servizio e saltavano i gradini due a due cantando Incontro del Guccio emiliano, E correndo mi incontrolungo le scale, quasi nulla mi sembrocambiato in lei, la tristezza poi ci avvolse come miele per il tempo scivolato su noi due.... La sapevamo tutta a memoria, la cantavamo nelle sere d'autunno, ubriachi, tra le castagne e il vino rosso che non avanzava mai. Arrivarono all'androne giusto, la scritta Aliprandi faceva bella mostra di se sul campanello. Labbaiare di Gilly si fece piuforte. Spina si appoggioalla maniglia e la porta si apri senza resistenze. Gilly abbaio ancora piuforte poi comincioad annusare le gambe nude di Folli. Sbavo sullorlo dei suoi pantaloncini da skater e si tranquillizzo. Scese le scale a balzi. Nessuno

ci fece caso. Salutola portinaia con un augh canino e se ne ando per il mondo. Libera uscita in libero mondo from Liga Ligabue da Correggio gracchiava una radio. Ali!. Lo chiamavano. Spina si faceva largo tra la cucina e il bagno. Dorme. Ali, sveglia. Porca puttana! ..... Che ce? UrloFolli mentre dava un occhio in cucina. Non ce? E gia uscito?. Spina non parlo, indietreggionel corridoio. Folli si fece silenzio e avanzocurioso. Ad attendere il suo sguardo c'era un groviglio di corpi che disegnava una T ribaltata, altro cheTetris! Folli rimase immobile ipnotizzato dal movimento shakerato. Giulia lo vide. Il contorno era familiare Luomo del sogno! penso tra un respiro e laltro. Poi lo guardomeglio: Giorgio? Giorgio! Ali fermoil bacino. Chi?. Giulia spinse lo sguardo lontano. Ali si volto. Giorgio? Che cazzo ci fai tu qui? Come sei entrato? Folli rimase immobile, poi Ali estrasse il crick e si gettocon la schiena sul letto, rimbalzodue volte. Giulia cercoil lenzuolo sul pavimento, si copri. Se Gilly ci fosse stato avrebbe abbaiato. Folli bisbiglioqualcosa. Spina lo raggiunse sulla soglia. Bastardo! Bastardo! Bastardo!. Giorgio Follini staccolancora dai piedi, balzo sul letto. Cominciouna lotta impari tra un Folli impazzito e un Ali sorpreso incapace di reagire. Un pugno tra le ali tatuate. Un pugno sul deltoide. Uno schiaffo alla guancia. Che cazzo vuoi, Folli? Ma sei scemo? Oh. Oh! Ah A seguire altre interiezioni dello stesso genere, poi un calcio sulle natiche nude.

E tu sei una puttana, una puttana Puh! Sputo. Lo sputo si mischio alle macchie che giadecoravano il lenzuolo. Giuliasi bagnodi lacrime. Ali gonfioil bicipite e Folli corse fuori dalla stanza, rovescio un vaso, sbatte la porta e usci, senza un Augh. Spina restosulla soglia, immobile. Cazzo gli epreso? provoa dire Ali. Giulia pattinoin bagno mostrando il culetto rotondo agli occhi persi di Spina. Chiuse la porta. E impazzito? Ma cosa ti salta in testa, eh? Lo riprese Spina, che era per il sesso libero, e non aveva capito fino in fondo la reazione di Folli, pero aveva deciso di prendere le sue parti percheAli in queste cose non c'azzeccava mai. Non dire niente a Lory. Tu ti metti a scopare con Giulia davanti a Folli? Ti rendi conto? Ti scopi Giulia! Continuava chiedendosi il perchefosse cosigrave che Ali si portasse a letto un'amica di Folli. Te la scopi o no? Arrivoa dire, come se non avesse visto nulla. Beh... Scopala da un altra parte, non farti vedere da Giorgio almeno. Come avete fatto a entrare? Lasci sempre la porta aperta. E poi che c'entra Folli con Giulia? Appunto! PensoSpina: Che cosa c'entrava Folli con Giulia?. C'entra, c'entra! Continuo. Ma che ci fate qui? Cosa esuccesso? Ali vide l'amico che gesticolava senza riuscire a dire nulla. Luca, che ce? E successo qualcosa? Dimmelo dai! Dammi il cellulare. Riprese Spina. Che?

Il tuo cellulare, dove?. Ali lo trovosul comodino. Ma cosa esuccesso? Oh, non mi fare preoccupare, Luca! Leggi qua. Un veloce sguardo al display illuminato. Mi sposo? Chi si sposa? Achille. Pensate cosa si puocombinare con un solo messaggio. Stronzate! Dove? Scomparso. Lo stiamo cercando. Lavremo chiamato venti volte. E spento! Non mi toccare... mi fai schifo mi fai. Passami i jeans. Le mutande. La maglietta. Le scarpe. E poi?! Io me ne vado. Non dirai niente a Lory, vero? Per favore.... Aspetta Chi e'sta Lory? Pensa a Giorgio, quello eun tuo amico! Ma magari lei ci resta male... epiccola. Manco la conosco. Sarala tua solita puttanella. Fottiti, Ali! Aspettami. Giulia si lavolo sporco di dosso. Le lacrime si mischiavano allacqua divertendosi un poco durante la caduta. La porta sbatteforte, si sentiun augh nel cortile. Passarono due minuti e quando la pioggia artificiale fini di mischiarsi alle lacrime sisentiun altro augh, poi un urlo forte, qualcuno si era dimenticato di vestirsi per scendere in strada. Io all'epoca dei fatti non sapevo nulla di tutto questo, ma ora posso sorridere.

X.1 FOTO

Valentina, la ragazza della metropolitana, portava sempre con se un quaderno nero e quel giorno, sulla prima pagina bianca disponibile, scrisse: Foto quattro. Soggetto vecchio. Sempre lui. Ancora zona Cadorna. Ipotesi tendacasa qui. Capello lungo. Treccia unica cadente sulla schiena. Sembra un indiano. Avraneanche cinquantanni. Un foruncolo maturo sulla fronte. Una striscia nera sulla guancia. Carbone o grasso. Una cicatrice sul collo. Due orecchini a foglia, di metallo, pare, molto femminili. Materiale: argento. Camicia a quadri rossa e verde. Pantaloni militari con tasconi consumati sulle ginocchia. Una borsa Esselunga gialla. Una coperta marrone consumata. Tre cartoni anch'essi marroni. Usati e rovinati. Probabilmente bagnati e poi fatti asciugare al sole. Il sorriso erilassato. Manca un canino. Un occhio poco piuchiuso dellaltro. Se guardo con la lente dingrandimento noto unaltra cicatrice appena sopra alla palpebra destra. La mano destra, che accarezza il mento, etatuata. Una sorta di C stilizzata. La foto epoco nitida. Manca contrasto sul volto. Non emale pero. Si deve essere accorto mentre scattavo. Sta guardando in camera. Gli occhi un poco socchiusi indicano sospetto e interesse. La mano va a riparare il volto. Gesto interessante. La mandibola eserrata come se si stesse alzando per venirmi incontro. Ricercare il soggetto e riprovare in serie. Notazioni foto: Soggetto ok, non cambiare. Foto buona. Prestare attenzione angolazioni. Regolazioni: da rivedere. Indicazioni ulteriori e suggerimenti: ritornare sul posto a un'altra ora del giorno per luce differente e situazione diversa.

XI. FOLLI

Il nostro Folli correva a polmoni spiegati. Ogni tanto si fermava per sputare. Non faticava cosidalla terza media, secondo classificato alla maratona scolastica, coccarda tricolore al merito e un piusul registro di educazione fisica. Attraversava la strada senza guardare, sembrava non vedere nulla intorno a se quando una Bmw frenodi colpo e comincioun suonare un clacson prolungato, lui si immobilizzoall' istante, guardonegli occhi il conducente del veicolo, alzo le spalle e accelerocon le strisce pedonali che si perdevano tra i suoi piedi. Anche Corso Gioberti si fermoa guardarlo. AttraversoPiazza Martiri della libera e corse ancora verso la stazione dei treni. Inciampo sulle rotaie del tram, cadde, ma mise le mani a terra per proteggersi il viso e si procuro soltanto qualche graffio. Si rialzocome se nulla fosse successo e corse a polmoni sudati finche raggiunse la stazione dei treni, salisul ponte che collegava la ferrovia con la biglietteria. Arrivato, spalancole vecchie porte a vetri e sempre correndo attraversotutta l'edificio. I pendolari, guardandolo, si toccavano col gomito come se stesse per succedere qualcosa d'importante, qualcuno disse: Ma dove corre questo? altri risero, poi tornarono a posare lo sguardo per terra mentre il nostro usciva dall'altro lato della biglietteria e svoltava a destra, ancora duecento metri di scatto e si ritrovodavanti a un grande portone di legno, si piego sulle ginocchia e finalmente riuscia prendere fiato. Gli veniva da vomitare, ma ricaccio l'acido in gola e respiroprofondamene. Anche i polmoni gli tornarono nel petto. Si sistemoi vestiti, bagnole dita e strofinole scarpe. Quando si senti abbastanza pulito suonoCelestini-Brondi. Aspettorisposta. Saccarezzo la milza e sasciugo il sudore con le maniche della camicia. Il citofono gracchioun: Chi e? Signora, buongiorno. Sono Giorgio, Follini, si. CeAchille? No? Lo so che non abita piucon voi, ma pensavo avesse dormito qui oggi. No, non me lo ha detto lui. In universitadice. Si, lo chiamero. No, niente caffe, grazie. Arrivederci, se torna Achille gli dica di chiamarmi, eimportante. Si, lo so che non abita piu da voi... si, grazie. Si, saluto mia madre, si, le dico che vi sentirete, va bene, senta arrivederci!

Carina mia mamma, non evero? Ma torniamo al nostro: si mise i polmoni nel taschino e si riallaccio la scarpa destra, tutto quel correre e gli strofinamenti piede-calza-cuoio cominciavano a procurargli fastidio. Comincioa camminare prendendosi il tempo dello sguardo. Una signora sulla quarantina gli passodi fianco, indossava un tailleur viola e il tacco a spillo le slanciava le cosce infinite; Giorgio non pote fare a meno di guardarle il seno. Un'occhiata ed entroa buon diritto nelle senatrici di categoria. Ma non c'era tempo per fotografarla e metterla nell'album dei ricordi, il nostro doveva occuparsi di affari piuseri, fu cosiche entroin un bar e il cameriere lo salutocome un vecchio amico. Quando i camerieri salutano sorridenti ti sembra di aver trovato il tuo posto, anche solo per qualche ora, sai che e gia tanto triste starsene di fuori che almeno al bar puoi scordartelo per un attimo, pensi che i novanta centesimi del caffenon sono soltanto il prezzo della materia prima, della mano d'opera e dei costi di gestione del locale, no, nei novanta centesimi e inclusa la cortesia, e non emale. Ma arrivi alla conclusione che nella tua situazione della cortesia a basso prezzo non te ne fai nulla allora guardi in cagnesco il barista leccaculo e pure se emattina ordini: Una sambuca. Nel caffe? Ti risponde lui col suo sorriso finto e tu glielo ricacci in bocca cosi: Una sambuca, pulita.. A Folli bastoun sorso e il bicchiere fu vuoto, pago con un dieci, ritiro il resto e lo gettoin tasca. I polmoni ridevano al sole quando vide una panchina verde all'ombra delle betulle. Ci si sdraiosopra e si addormento. La stazione era vicina. I treni non partivano in orario, i viaggiatori li rincorrevano fasciati da giacche pesanti. Nessuno fece caso a Giorgio, soltanto un piccione. Gli si poso sul ginocchio, si guardoattorno e riprese il suo volo nel grigio. E io, dov'ero finito, io? Folli ancora non lo sapeva.

XII. ALI
Ali, scoperto nudo sul pianerottolo dalla vicina repressa, ritorno in casa. Riempila ciotola di Gilly di crocchette liofilizzate e lo chiamo a mezza voce senza

preoccuparsi di vederlo arrivare. Nessuna coda scodinzolo. Poi si stese sul letto, affondole labbra nel cuscino e urlo: 'fanculo. Non lo senti nessuno, solo i suoi neuroni subirono una breve scossa. Il silenzio era insopportabile, stava cominciando a sentirsi in colpa e non sapeva perche e verso di chi, allora accese lo stereo e si lancionell'ascolto di Charlie fa surf con lmdma. Baustelle. Lavori in corso nella mente di Ali. Pensava ancora troppo, la musica non riusciva a distrarlo. Lancio le dita sul comodino. Prese un granello di fumo. Lunghia gialla lo sparpaglio a dovere. Tabacco e cartina. Al fuoco con laccendino. Due tiri. Charlie intanto fa skate. Alzandosi urtocol piede la chitarra, la prese al volo, odiava il rumore che la cassa armonica fa al contatto col pavimento. Prese il contrattempo come un consiglio del fato, spense lo stereo e comincio a suonare cantando: Charlie fa surf quanta roba si fa Mdma ma ha le mani inchiodate, da un mondo di... Si sentiva meglio, credo. Non ho mai visto Ali cosibello come quando suona la chitarra, e tutto li, e presente a se stesso, quando efelice lo capisci, quando e triste anche, con la chitarra tra le mani non riesce a mentire. Ed ora era pensieroso. Dimenticoil testo della canzone, strimpellouna melodia confusa e in quel momento il cellulare sillumino; un tiro ancora, uno soltanto, affogo il fumo tra le corde della chitarra. Pronto? Lory. Suonavo. Certo, tutto bene. A pranzo? Vuoi passare da me? E meglio se usciamo, si, meglio. No, a casa mia no, passa mia madre, mi stira le camicie, mangiamo qui allangolo. Dai, si, tra luna e luna e mezza, mi suoni e scendo. Perfetto. Mi ami? Anchio? Non lo so, cosi adesso, su due piedi.... Pigioil tasto rosso e mise fine alla chiamata appena in tempo. La porta del bagno si scoperchio, Ali ebbe un sussulto e vide Giulia fare il suo ingresso in cucina; si era dimenticato della presenza della ragazza e la squadro da piedi a capo: scarpe da ginnastica, jeans aderenti, camicetta bianca e rossetto rosso acceso per nascondere il volto.

La puledra non disse nulla, nedegnoAli di unocchiata, prese la borsa ai piedi del letto, raccolse le mutandine in corridoio, le mise in tasca e cammino verso l'uscita. Il display del cellulare continuava ad illuminarsi. La porta sbatte. Ali riprese la conversazione col pulsante verde: Scusami, mia madre. Ma certo, ti faccio sapere. Ciao Lory. Bacio, si. Guardola porta chiusa. Giulia se ne era andata senza salutare. Schiaffodi nuovo gli occhi nel cuscino. Si rotolonel letto. Penso al fumo, alla musica, ma si sentiva cosisolo che non gli bastavano, aveva bisogno di parole, parole buone, parole... 32456458908 Noela? Ciao sono Ali, ah, hai lesame oggi? No, volevo invitarti a colazione da me. Si. Niente, in bocca al lupo. Ti ho sognato stanotte, si, magari ti porto fortuna. Fammi sapere come eandata. Niente di fatto. 33790897654 Clara? Ma ciao! Pensavo, eun po che non ci si vede, no? Come ti va? Ah, ora convivi... bello. Si, anche io, ma partiroper Londra, forse, boh, va beh, dai ci sentiamo su Facebook, ciao. Ciao. 'Fanculo. Scorreva la rubrica. Clara... Elena no. Giorgia ea Madrid. Laura in Erasmus... Nicoletta! Battesui tasti numerati. Tasto verde. Occupato. Riprovo. Libero. Poi occupato. Lory! Lory, vengo io da te al posto di mangiare insieme? Che ne dici? Ho la macchina, si. Ti ho sognata stanotte, poi etanto che non stiamo un po insieme, perche non ti prendi il pomeriggio libero? No, non ero strano prima, mi ero appena svegliato. Non lavoro stasera io, no, mi hanno spostato il turno. Si. Tranquilla. A dopo!

Ed io? Ali non era preoccupato per me. Ma dico, al posto di chiamare le ragazzine non poteva chiamare me? Non mi avrebbe trovato, evero, ma a volte le intenzioni fanno piacere.

XIII. SPINA
Il povero Spina si ritrovosulla strada. Mondo di merda -pensava-! I suoi amici avevano scazzato per una pecorella irrequieta e lui si era ritrovato la, nel bel mezzo della transumanza. Il suo protozoo preferito -si riferiva a me con quel protozoo, non ho mai capito perche era impazzito in un lampo: un messaggio del cazzo, il cellulare staccato e nessuna notizia. Lui era solo per strada alle 8.45 del mattino del 16 aprile anno zerodieci. Lui che quellora ormai la guardava solo nei film, lui che terminata la scuola superiore non si alzava mai prima delle ore nove perche non aveva senso alzarsi presto quando non hai un lavoro, poi cominci a pensare troppo, a desiderare quello che non hai, a intristirti, a deprimerti. E allora si alzava sempre il piu tardi possibile e faceva una colazione lunghissima, poi leggeva i titoli dei quotidiani su internet, scriveva qualche email, preparava da mangiare, rifaceva il letto, si riposava, qualche email ancora, due curriculum spediti e due o tre ore disponibili per capire come impiegare la serata non avendo soldi da spendere. Svegliarsi tardi eun rimedio alla depressione, pensava, ma dentro di se sapeva che non era cosie quell'alzata cosimattiniera l'aveva scosso. Stare sulla strada e vedere che mentre tu dormi la gente sta vivendo, lavorando, incontrando... beh, ti fa sentire una grande merda. Allora Spina guardava il cielo, percheforse anche il cielo dormiva, era cosi grigio che non si scorgevano movimenti di nuvole o raggi di sole, una massa piatta soporifera che toglieva le forze. I piccioni continuavano a posarsi sulle grondaie quando Spina si ritrovo sotto il terrazzo di una casa borghese con gli occhi invadenti di una portinaia puntati addosso. Credo pensasse: Che faccio? Torno a casa? Mi rimetto a dormire? Chissa se qualcuno mi ha scritto su Facebook, devo rispondere alle mail, e poi la storia del

viaggiatore che non viaggia, la devo finire, la casa editrice laspetta. Spina oltre a fare il bibliotecario disoccupato -diceva lui- perche il bibliotecario l'aveva fatto soltanto un anno in sostituzione maternita, scrive libri per bambini, o meglio, ci prova. Lo ha contattato una casa editrice di Bergamo, gli ha commissionato dei piccoli lavori, ora deve scrivere un breve racconto per un libro illustrato sui viaggi eco-sostenibili, loro gli pagano solo i viaggi GarbagnateBergamo, il resto egratis, in attesa di sviluppi, in attesa di contatti, in attesa di contratti, in attesa di contanti. Torno a casa e finisco la storia. Decise. Ma prima esempre meglio bere un caffe, che il caffetiene svegli. Cosientroin un bar e si ricordo di non avere il portafogli. Cercoin tutte le tasche fincheriuscia racimolare novanta centesimi e bevve un caffelungo senza zucchero. Il cafferisveglioi sensi, si ricordodi non avere le chiavi di casa. Chiuso fuori per l'intera mattinata fino al rientro di sua madre. Ora la domanda era una sola: Che fare? Chiese una sigaretta a un signore anziano che gli porse un intero pacchetto e gli disse Fumare fa male, lo sai?. Rispose: Moriremo tutti, prima o poi. Chissa disse il vecchio e rise. Giocherellocon la sigaretta, la passotra le dita a modi majorette, poi la mise in bocca, chiuse un occhio e stortola bocca, si sentiva Clint Eastwood senza il pugno di dollari. Domandopoi laccendino a una moretta dal culo alto, lei disse: Non fumo, lui rispose: Dovresti. Lei se ne ando, lui le guardoil mandolino mentre si allontanava. Infine elemosinoda accendere a una signora grassa appena uscita dal bar con un cornetto in mano e lo zucchero a velo a sporcarle le labbra, lei sbuffo zucchero, poi gli accese la sigaretta. Qui li vendono. Disse. Non mi fanno entrare. Rispose pronto. Se lo compri, ragazzo, la prossima volta non saro cosigentile.

Se continua a mangiare in quel modo dubito che potra esserci una prossima volta, dubito anche che potrapermettersi di essere scortese. Grazie. E sbuffo il fumo dal lato destro delle labbra. Lei si allontanomolleggiando sulle gambe a salsicciotto. Balena, che ti sei mangiata? Pinocchio? Pensolui. Non lo disse poi si giro e la rincorse. Quando la raggiunse unile mani modello preghiera e con la sigaretta in bocca bofonchio: Non evero, signora. Mi scusi. Lei ebella, bella davvero, no dico sul serio, ho gia troppi pensieri per offendere qualcuno, lei ebella, se lo ricordi e non sia scortese, siamo tutti sulla stessa terra che gusto c'ea offenderci? Facciamoci i complimenti: lei ebella, bellissima e non si fidi degli sguardi degli altri, sono tutti incazzati, tutti interessati... La signora non riusciva a guardarlo negli occhi, rispose: Grazie. Arrossie sentile guance pulsare forte, abbassolo sguardo e prosegui accelerando. Me li presta cinque euro? SospiroSpina tra se. Un tiro, un passo, un tiro, un passo. Finila sigaretta e arrivo alla stazione. Sali sul treno senza pagare il biglietto. Garbagnate Milanese-Serenella-Bollate NordBollate Centro-Novate-Quarto Oggiaro-Bovisa-Domodossola fiera-Milano Cadorna. Paesaggi tutti uguale, un centro commerciale con cartelloni pubblicitari e luci, una stazione sotterranea, graffiti sui muri e case occupate ai lati della ferrovia. Scese dal treno. Non ritiroil giornale gratuito e si scontrocon un signore di mezzeta che mandava puzzo di stinco di maiale bruciato. I due si guardarono, il signore sorrise e a Spina venne spontaneo pensare: Che cazzo ridi?, ma vide sul suo collo una cicatrice lunga e pensoche poteva essere pericoloso aprir bocca, cosi serrole labbra, abbassolo sguardo e tirodritto. Attraversopiazzale Cadorna. Giroa sinistra verso il castello. Poi a destra in largo Cairoli. Si guardava intorno, cercava un tesoro nei davanzali femminili attirato dai

negozi e dalle insegne colorate. Un barbone suonava il violino. Una fila di extracomunitari aspettava chissacosa mentre un carabiniere era occupato a dare indicazioni stradali a una coppia di turiste dellest. Prosegui lungo via Dante, arrivodi fronte al Duomo. Quella vista lo sorprese. Le impalcature erano scomparse e il bianco del marmo abbagliava tra i Ray Ban troppo larghi. Si fermo. Sentiil suono di uno zufolo andino e decise di proseguire che lui non li sopportava quei finti indios amanti della madre terra pachamama tutti uguali e intrisi di smog. Per un momento pensodi entrare in cattedrale, si ricordo il silenzio ed il fresco che quel posto sa donare. Ebbe paura della solitudine e prosegui. Tenne il Duomo sulla sinistra e Palazzo Reale sulla destra, scostolo sguardo dai cartelloni delle mostre, senza un portafogli ogni ingresso e vietato. Si ritrovoin piazza Fontana e una fila ininterrotta di studenti gli si paro di fronte. Le schifotutte quelle vittime del sistema, poi invidio il loro vociare, le giacche magre e le magliette come agende per ricordarsi dell'impegno politico. Si sentitoccare una spalla e vide un filo color azzurro avvicinarsi. Te lo regalo. Aspetta che te lo allaccio. Gli disse un ragazzo senegalese con in mano una cassetta di cartone e fili e fili di braccialetti e libri colorati. Non lo voglio, grazie. E gratis. Non lo voglio ti ho detto. Prendi un libro. Ti piace lAfrica? Questo racconta leggende, questo e di Senegal, mio paese. Non lo voglio ti ho detto, grazie. Capo, prendilo faccio cinque euro. Senti, capo niente. Io non sono il capo di nessuno, ok? Sono sette anni che faccio questa strada e sono sette anni che mi vendete questi libri, sette anni che mi chiamate capo, sette anni che mi lanciate questi braccialetti del cazzo, ok? Mi offri un caffe. Non ti offro niente, va bene? Niente! Se vuoi offrimelo tu il caffe, non ho un soldo, lo vedi? Guarda, guarda, lo vedi, lo VEDI? GUARDA! Urlo.

Il ragazzo lo fissostranito, bisbiglioun vaffanculo e si allontano. Da lontano un suo compare guardava la scena e se la ghignava, incrocio lo sguardo di Spina che scoppioa ridere di gusto, poi si mise a correre verso la porta dellUniversita Statale di Milano. Entromentre rideva ancora. Si guardoattorno e chiese a un bidello se il professor Tinelli quel giorno avesse orario di ricevimento. Il bidello disse che Tinelli stava facendo lezione nell' anfiteatro. Spina allungo il passo e si diresse verso laula magna. Entrodallalto, la porta sbatteper la corrente e tutti si voltarono. Tinelli non ci fece caso e continuoa parlare di un libro galeotto. Citava a memoria. Spina allora si sedette sulle scale facendo attenzione a non fare troppo rumore. Quando riuscia trovare una posizione sopportabile si guardo intorno. Sorrideva ancora. Una ragazza incrocioil suo sguardo. Prese il suo sorriso e questo le rimbombonegli occhi, si spavento; poi ci pensoe gli rilancio il suo, biondo. Spina neanche se ne accorse, sembrava guardare nel vuoto. Tinelli finila lezione e un boato di gambe si sparpaglio nellaula. Allora Spina si alzo, scostola ragazza del sorriso facendole cadere il quaderno e si precipitogiudai gradoni in direzione Tinelli. Alzo la mano per salutare: Augh, Luca Spinelli! Si ricorda? Professore? Si ricorda? Le ho mandato i miei scritti, mi ha detto che mi faceva sapere... Tinelli ricordava a memoria soltanto la Divina Commedia. Ma professore, Il camminare in Dante la mia tesi, Spinelli, quello che scrive storie per bambini, non si ricorda? Puoessere. Ah, si, ora mi ricordo. Dica. Sono otto mesi che non ci vediamo, se le dico che vorrei finire la tesi e laurearmi lei che dice? Dico che devo scappare e che se vuole puo venire nel mio ufficio e ne parliamo. Discutere la tesi eun suo diritto, ha finito gli esami? Augh, si, certo professore. Da un anno e due mesi. Complimenti. Allora, caro il mio indiano coi rasta, venga al mio ricevimento giovedialle 10.00 e se ha scritto giaqualcosa me lo consegni. Arrivederci. Augh professore, arrivederci.

Spinelli comincioa saltare per laula magna. La ragazza dal sorriso biondo aveva appena finito di raccogliere i fogli, lui le passodi fianco, a lei manco il respiro e i fogli caddero di nuovo. Augh, blondie! Ti aiuto? Disse Spinelli. No, grazie, non ti disturbare. Rispose lei col groppo in gola. Bene! Augh! Salutolui. La ragazza lo guardosaltare con grazia da ballerino e prima che scomparisse dietro la porta metallica gli lancioun addio: In bocca al lupo! Chiunque tu sia! Crepi! Si sentiforte. Spina salii gradini a due a due, evitogli studenti in fila per le fotocopie delle dispense, poi percorrendo i corridoi delluniversitausci sul portico e si ritrovo in un chiostro erboso. Si sdraiosullerba, spariglio braccia e gambe, appoggio l'ammasso appiccicoso di capelli sul terreno e sussurro: Siiii!. Poi si addormento. Il vociare dei picnic del mezzogiorno e l'odore di fumo denso lo costrinsero ad aprire gli occhi. Si trovouno sguardo appiccicato addosso. La ragazza degli appunti era seduta a gambe incrociate sul prato e con un libro si copriva gli occhi. Spina provoa leggere il titolo del romanzo di lei, lo faceva sempre, per lui era un po come sbirciare nel davanzale, da un libro si puocapire tutto. Si rotolo un poco nellerba e lesse: Seta, Alessandro Baricco. E' troppo giovane. Deluso recuperomani e braccia, si alzoe si lascio alle spalle il chiostro e il suoi vapori lisergici. E a me? Non ci pensi piuamico mio?

XIV. LORY
Caro ragazzo, Caro bello, caro, io non so nemmeno come ti chiami, lo capisci? Sono una stupida, lo so, avrei potuto chiedertelo, invece... Avrai capito chi sono.

Magari non mi hai proprio notato, peroquando ti ho urlato In bocca al lupo tu mi hai risposto CREPI e sembravi contento, credo. Mi hai colpito. Cioe, impressionato, cioe, boh, da quando mi hai fatto cadere gli appunti di letteratura italiana io non penso che a te. Vorrei parlarti, capire chi sei, come ti chiami, come parli. Boh. Saltellavi cosibene. Perche? Cosa ti rendeva cosicontento? E raro trovare una persona cosientusiasta della vita. Io non voglio per forza una storia, voglio dire, magari e presto e poi, sono fidanzata, siinsomma, mi vedo con uno, niente di serio... cioe, voglio dire, da quando ho visto te non epiuniente di serio prima lo era o forse non lo era gia piu, non lo so. Ti ho scritto questa lettera percheho pensato che le lettere non si scrivono piu e che forse deve fare piacere. Secondo me tu sei un tipo da lettera. Devi essere un mezzo pazzo, un artista con quei rasta da sciamano. Ecco secondo me canti in un gruppo e magari dipingi. Si, hai la faccia da artista. E poi sullerba quanto bello non eri! Cioe, tenero. Ho pensato che ti sfasci di canne e ti godi ogni momento, io non sono capace, sai? Quando fumo tossisco. E i momenti non me li godo, mi imparanoio. Anche adesso, cosa sto scrivendo? Boh. Beh, era per dirti che vorrei conoscerti. Magari ti lascio il mio numero. Ho deciso questo: che io la lettera la porto sempre con me in universita e se ti vedo mi faccio coraggio e te la do, poi scappo. Sarotutta rossa, come la scritta dell'Esselunga. Va bene? Questa eper te. Un bacio. Lory 33487908765

XV. FOLLI
Mi perdo nei tuoi occhi

Mi godo i tuoi profumi. Colgo i tuoi fiori al sole, salgo sui petali del cuore. Tu sei lontano Ma sei vicino, sembri un gigante, ma sei un pulcino. Folli lanciava sassi davanti a se, li faceva rimbalzare sul marciapiede immaginandosi un lago che non c'era. Puttana!. Un sasso. Puttana! Un sasso. Puttana. Puttana. Puttana!. Sasso. Sasso. Sasso. Aveva abbandonato la panchina verde. Leffetto sambuca era passato. Mentre lanciava sassi e imprecazioni camminava di fianco alle rotaie provando lebbrezza di quando un treno a tutta velocita vuole strapparti i vestiti come unaspirapolvere impazzita. Solo in quei momenti gli sembrava dessere vivo, doveva resistere alla morte e farci la guerra. Doveva radicare i piedi alla terra per non perdere lequilibrio; rimanere fermo, saldo, ancorato alla realta, mai nella vita aveva avuto il coraggio di farlo. I suoi passi lenti si perdevano tra i cartelloni blu che riportavano in bianco nell'ordine i nomi delle stazioni di BOLLATE NORD e SERENELLA ed ora sprofondavano sotto il cartellone GARBAGNATE. Raccogliere sassi tra i binari del treno esemplice, non mancano mai. Li lanciava lontano imprecando contro Giulia, quando un sasso cadeva sul ferro delle rotaie il suono del metallo metteva laccento alle parole: puttan-a, Giuli-a! La contessina Giuliaera ormai ridotta al ruolo di cortigiana. Sasso dopo sasso Folli raggiunse il cimitero dei treni. Quello che noi e Folli chiamavamo Il cimitero dei treni era in realtaun deposito di vagoni e locomotori. Laquesti erano ri-sistemati, ri-toccati, ri-puliti, ri-dipinti ed anche ri-qualificati per poi essere ri-utilizzati o ri-ciclati, ma in realta erano

soltanto abbandonati e la notte truppe di ragazzini sbarbati col passamontagna spruzzavano quadri immaturi sulle lamiere. Folli decise di riempire le tasche coi sassi piu grossi che aveva trovato. Poi, non senza sforzi, salisul tetto di un locomotore arrugginito, salto due volte a piedi pari e constatoche il tetto era solido. Limpatto dopo il salto provocava un rumore sordo e un eco metallico tuttattorno. Saltoancora. Ancora! Ancora! Un sasso gli cadde dalla tasca. Poi si sdraio, rovescioi sassi raccolti sulla lamiera, ne afferro uno e guardoall'insu, l'aria era grigia. Caricoil braccio e lancio la pietra contro l'aria che lo sovrastava, chiamoil cielo Puttana, quello non rispose. Cosi, supino, guardava il volo dei suoi proiettili e godeva nel sentire il loro impatto sui tetti dei vagoni circostanti. Sbaglioun tiro e il sasso, dopo aver disegnato una curva nellaria, gli cadde nel centro della fronte. Voleva bestemmiare, ma le labbra serravano la via alle parole. Il sangue colava a fiotti e il suo viso divenne rosso in un istante. La lingua assaporava il liquido ferroso, evitava cosiche qualche rivolo di sangue finisse sul collo scivolando poi sulla maglietta. Anche le sue mani erano diventate rosse, si succhiola lingua e un ghigno gli riempiil viso. Si sentiva bene: sollevato. Godeva di quel suo dolore. Provoad alzarsi in piedi ma la giostra del mondo girava ancora troppo forte. Fu costretto allora a sedersi. Il tetto lo accolse e il metallo lo abbraccio. Un conato. Vomitoverde sui binari sottostanti. Con la Sambuca non si scherza di prima mattina, caro mio! Si asciugole labbra col fazzoletto, poi le mani, infine il sudore dalla fronte. Prese il cellulare e fece una foto alla sua ferita. Guardando la foto noto che era un taglio, forse profondo. Non cera nessun buco. Sarebbe sopravvissuto senza difficolta. Si guardointorno e decise che anche lui doveva lasciare una firma sul treno come tutti quei writer adolescenti e lui, a differenza loro, avrebbe lasciato una vera traccia di see provoa scrivere Fou, un Folli alla francese, col sangue. Non gli riuscitroppo bene, il sangue non era abbastanza. Decise allora di andarsene e dipingendo macchioline rosse sul display luminoso del cellulare compose il numero di Giulia per gettarle addosso ancora qualche insulto.

Libero. Recall. Libero. Recall. Occupato. Puttana!. Poi virosull'amica Noela. 324564589087 Noela? Ciao. Sono Giorgio, si. Come stai? Senti, sono al cimitero dei treni, a Novate. Tu sei a casa? Ah, hai appena dato un esame? Come e andata? Bene! Festeggiamo allora. Passo da te? Ci beviamo magari un caffe, e un po che non ci si vede, no? Bene! Sidai, grande. Va beh, se sei di strada ci vediamo qui, tra cinque minuti? Ok. Senti, sembro uno zombie ma non ti scandalizzare, un piccolo incidente. Ecco, se mi porti poi a casa tua mi do una ripulita. Bene. Si a tra pochissimo, augh, bacio.

XVI. ALI E LORY


E intanto Lory, la nostra blogger con le emozioni in vetrina, e arrivata a casa di Ali. Ciao Ali! Urla scomposta e gli corre incontro con le mani aperte per abbracciarlo. Ali le lancia la lingua addosso, lei la prende al volo e gli rilancia la sua. La porta si chiude senza sforzo. Una spallina, laltra, il vestito scende con facilita. Lei alza un piede, poi laltro. Prende il viso di Ali tra le cosce e appoggia le gambe sulle sue spalle. Lui gonfia i quadricipiti e la solleva da terra. Arrivato ai piedi del letto la scaraventa giu dalle spalle. Limpatto sul lenzuolo esordo, due o tre assi saltano sul pavimento. Ali si getta su Lory. Il materasso scivola giudal letto. I due non ci fanno caso. Ali sfila le mutandine a pois rossi di Lory e le appoggia tra i suoi capelli come una

cuffia da bagno. Lei si aggrappa con le unghie alla schiena nuda di lui. Poi le rilascia molli. Voi ora penserete che sto andando troppo nel particolare, ma sapete che noi narratori abbiamo un'ottima immaginazione e poi ho solo messo su carta quello che mi ha raccontato Ali, non ecerto il tipo da falsi imbarazzi o di morale bigotta. Continuo che emeglio. Ciao Lory. Lorenzo Aliprandi ride scostando le nuditadella moretta e accarezzandosi il pettorale destro. Come eandata in universita? Ali, basta. Hai deciso di mollarla? Brava. Io e te dico, basta. Ah, io e te. Va bene. Ti dico: basta tra noi efinita e tu mi dici va bene? Cosa vuoi che ti dica? Che ti dispiace. Non mi dispiace. Neanche un po? Un po. Sei tenero. Mi sono innamorata di un altro. Ancora? Si. E la terza volta questo mese. Questa volta davvero. E sorprendente, guarda lho visto per caso, in uni, non e bello come te, ma... Lo rifacciamo? Che? Sesso. Non credo sia una buona idea. Lultima volta, come sempre. Per salutarci.

Sei piucarino di lui quando fai cosi, lo sai? Lo so. Allora? Poi mi aspettano in videoteca. Lultima volta? Lultima volta.

XVII. GIULIA
Torniamo a Giulia, che finora ha mostrato soltanto le sue capacita acrobatiche. L'avevamo lasciata nel silenzio di una fuga. Possiamo ricominciare da qui: avercelo dentro. Le piace. Le fa male. E un dolore salutare. Dice. Un dolore scaccia-dolore. Avercelo dentro. Le piace cositanto che quando non ce lha si guarda intorno per cercarlo. Dice che solo cosipuoesistere, che quellatto che dona la vita lei lo fa protetto, lo incapsula nel lattice perchela vita se la prende tutta lei con egoismo. Non ce spazio per nessun bambino ora. Per avere un figlio bisogna stare bene con se stessi, accettarsi, essere equilibrati, possibilmente aver formato una famiglia, un uomo e una donna che si vogliono bene. Cosipensa Giulia e mentre lo pensa lascia che vanghe delle piu svariate dimensioni e ruvidezze arino il suo campo. Ma ora ha deciso, e tutto piu chiaro: sceglieraun uomo, uno soltanto, uno che sapra capirla, amarla, uno che sapracurare le sue sofferenze con laffetto e non con la solita violenza a colpi di crick. Quelluomo non saraGiorgio Folli Follini: troppo buono, onesto, troppo sincero, Giorgio che esolo un amico. Lei eriuscita a trasformarlo in un tipo qualunque e cosianche lui lha chiamata puttana come tutti gli altri. Puttana: questo suono le provoca un piacere perverso; ora se lo ripete, sola, senza sosta: puttanaputtataputtanaputtanaputtanaputtanaputtanaputtanaputtanaputtanaputtan aputtanaputtana.

Accelera avvolta nel suo rossetto acceso a cavallo di una Vespa rosa. Tutti la guardano, dispensa sorrisi anche ai semafori. Giunge sotto casa, punta il tacco per mettere il due ruote sul cavalletto. Suona il citofono e sua madre la accoglie sulla porta. Come stai tesoro? Tutto bene. Risponde a testa bassa. Poi corre in cucina, beve un bicchiere d'acqua, si lega i capelli, indossa gli occhiali da vista e scoppia a piangere. Una crisi. Una delle tante. Cos'hai tesoro? Niente mamma, niente, eil ciclo! Avercelo dentro. A tenerlo solo per te il dolore ti fa scoppiare. Ora farale scale, entrerain camera, chiuderaa chiave la porta, prendera la pinzetta sul comodino, strapperadue o tre sopracciglia, qualche pelo dalle gambe, poi si spogliera, si guarderail culo allo specchio e finalmente smettera di piangere.

XVIII. ACHILLE
E poi ci sono anch'io. E' ora che vi parli di me. Ero rimasto a dormire a casa dei miei quella notte. Vivo solo, nel centro di Milano, ma nel week end torno in provincia cosi mamma e contenta, a volte mi lava pure i vestiti e mi stira le camicie e poi non mi devo sbattere a farmi i chilometri per uscire con gli amici di sempre. Non era ancora estate ma c'erano mille e mille zanzare in parata con calabroni e mosche a proteggerne il corteo. Si avvicinavano e poi si allontanavano, le mie orecchie sembravano scacciarle, ma erano solo momenti, quelle tornavano e si posavano per qualche istante attorno ai lobi, poi tornavano a ronzare. Il mio vicino di casa stava tagliando lerba. Maledetto vecchio. Ormai ero sveglio, ravvivai gli occhi sfregandoci contro le nocche. Mi misi in piedi, ci volle qualche secondo per riacquistare equilibrio. Radunai i pensieri quel tanto che basta per ordinare al cervello di muovere la gamba destra

e poi la sinistra. Chiusi la finestra. Era sabato: il giorno delle pulizie, delle visite ai nonni, del film sul divano il pomeriggio e della spesa la mattina, il giorno in cui io mi svegliavo piu tardi e mi accorgevo solo al risveglio che mia madre aveva aperto le finestre di tutta la casa per cambiare aria, io, abituato alla temperatura del piumone, ora congelavo mentre mamma e paparespiravano l'aria condizionata di un supermercato e sarebbero tornati solo all'ora di pranzo. Il vicino non si dava per vinto, continuava a suonare appoggiato sul campanello. Maledetto vecchio e stronzo. Lo vedevo tra i fori delle persiane. Mi rimboccai le gambe e tornai sotto il piumone. Si sarebbe stancato prima o poi. Prima o poi epiuttosto generico, infatti il campanello continuava a trillare. Aveva infilzato uno stuzzicadenti nella mascherina e se ne era andato lo stronzo. Io avevo la testa a modi hot dog tra due cuscini e col piumone avevo fatto una tenda per proteggermi dal rumore. Era una gara ormai. Proprio quand'ero sul punto di dichiararmi sconfitto il rumore cesso, forse lo stuzzicadenti era caduto o il mio campanello era diventato intelligente e aveva deciso che continuare cosi era piuttosto sciocco. Mi alzai comunque, mi piaceva godermi la casa dei miei la mattina, da solo. La mia stanza di Milano epiccolissima, credo tu non ci possa fare piu di tre passi in fila senza cambiare direzione, mentre qui c'epiu spazio, e rilassante; non so spiegarvi perche, ma credo che l'uomo fin dalle origini ha abitato in spazi molto grandi, ha sempre potuto guardare l'orizzonte, considerare lo spazio finito nell'infinito, domandarsi: che cosa c'eoltre a me? Non so se mi spiego, ogni tanto prendo derive retoriche, pero mi e chiaro che ora nelle cittal'orizzonte non c'epiu, lo spazio dello sguardo e limitato dalle case, i palazzi, i grattacieli, non si riesce a guardare oltre i 20 metri quando va bene, provate a farci caso, vi diro, da quando vivo in cittaanche le autostrade mi rilassano e cerco i parchi per sentirmi a casa. Dopo questo pensiero arzigogolato inforcai le ciabatte, diedi un calcio alle mutande gettate per la stanza la sera prima e queste presero quota, poi caddero

a tutta velocitae si misero in salvo aggrappandosi allo spigolo del comodino. Per fortuna le persiane erano chiuse perche se qualcuno avesse guardato attraverso i vetri avrebbe scorto un verme di carne che si aggirava per una casa deserta. Il caffeera giapronto nella moka, bisognava soltanto accendere il fuoco, mamma aveva pensato a me. Grazie Ma. Dissi ad alta voce senza che lei potesse sentirmi e accesi il fuoco. Mamma fa la spesa a un discount alimentare che ha prezzi ridotti e ha i dolci industriali migliori del mondo, vengono dalla Germania e abbondano in pan di spagna e zenzero. Presi un biscotto allo zenzero, lo spezzai in due e lo gettai tra i denti, deglutii senza nemmeno sentire il sapore, avevo fame. Le briciole mi caddero sul petto e sincastrarono tra i peli. Con la scatola dei biscotti tra le mani mi lanciai sul divano e accesi il televisore. Un telegiornale, un talk-show della mattina, neanche un culo degno di nota. Un canale di provincia gracchiava le probabili formazioni delle partite della domenica. Maicon era squalificato, Zanetti infortunato: perdita grave per la mia squadra del fantacalcio e dire che Zanetti non salta mai una partita. Il caffefu pronto in fretta, mi piaceva versare tutta il contenuto della moka in una tazza grande, la mattina avevo bisogno di tanta caffeina. Mentre versavo vidi che la mia mano era sporca di nero. La mia mano! 334... Che? 76... Oh! 987... 312! Bella storia! La ragazza mora con la reflex. Quella con la coda. Lei! Come avevo fatto a dimenticarla? Lalcool era capace di azzerarmi la mente e la sigaretta fumata nell'impeto degli sbattimenti mi ostruiva i canali delle narici e mi avrebbe impedito di respirare comodamente per circa mezza giornata. Mentre la fumavo ero a conoscenza

degli effetti collaterali, ma mi andava bene cosi, anzi, era proprio quello che desideravo. Questo lieve soffocamento mi dava la sensazione di una morte imminente, ma il sapere di essere vivo e di respirare anche a stento mi faceva sentire un sopravvissuto e, per certi versi, mi donava una strana serenita. Finii di bere il caffein un solo sorso mentre qualche goccia mi colava dai lati delle labbra e puntellava il pavimento. Presi il cellulare e scrissi il numero: 33476987312. Mano, lo salvai. Avevo un appuntamento, ora, e mi ero scordato di averlo. In quel momento non desideravo altro che una sorpresa come quella. Lasciai la tazza fumante sul tavolo e mi fiondai in doccia. Il bagnoschiuma al muschio ravvivava la pelle, sentivo presente tutto il mio corpo, lacqua sembrava rigenerarmi, avevo anche cominciato a respirare meglio. Il mio umore era cambiato del tutto rispetto alla sera prima, cominciai a fare strane mosse col bacino ballando da solo nella doccia e come colonna sonora scelsi Latin lover del Cesare Cremonini bolognese, cantavo: Fidati di me non sono un latin lover, canto alle donne ma parlo di me, rido perche tu mi chiami latin lover, io sono un amante ma, senza una donna con se.... Eeeee vuoi ballareeee con me, senza direeee, che poi, ti portero... con me... Pori liberi dalle impurita. Ascelle splendenti. Via lo sporco difficile: dito mignolo nelle orecchie! Se gli amori passati non contano niente, sono lontani da noi, gli errori che ho fatto col senno di poi...Baciami! BACIAMI BACIAMI BACIAMI! Allungai le labbra piuvolte mimando un bacio, poi appoggiai il gomito al rubinetto e lacqua smise di scendere. Feci lo shaker con i miei capelli e uscii dalla doccia dando una rinfrescata alle piastrelle. Tra una pozzanghera e laltra mi guardai allo specchio appannato. Sistemai i capelli dietro le orecchie e mi schiacciai un punto nero, ne feci una pallina e lo appiccicai allo specchio. So che fa schifo, ma ecosi. Poi mi guardai le mani, vidi

che il numero non si era cancellato e per qualche motivo questo mi rallegro. Avevo voglia di chiamarla, ero abbastanza pulito per farlo. Infilai laccappatoio e presi il telefono con le mani ancora bagnate. Mi sdraiai sul letto e guardando la mano composi il numero. Trillo. Libero. Trillo. Libero. Trillo. Libero. Pronto? Mi misi immediatamente seduto. Non sapevo che dire, schiarii la voce. Pronto? Pronto. Siciao, io, beh, Achille, piacere. Lo so che eun nome strano, pero se pensi allOdissea fa la sua figura, o magari era lIliade? Ah, non hai capito chi sono. Il ragazzo della metro. Quello della foto. Beh, ti ho chiamato, no? Sono io! Ti ricordi come sono fatto? Io anche. Si, avevi gli occhiali, avrei voluto guardarti negli occhi, ops, va beh, si. E tu sei...? Valentina! Certo. Valentina, senti, boh, non lo so percheti ho chiamato. Mi va tutto di merda e tu sei lunico fulmine che mi ha acceso. Lo so che ebrutto paragonarti a un fulmine... ah, ti piace. Allora, Fulmine, tu che fai? La fotografa immagino, si. Anche io mi diletto, ritratti. Interessante, ah, tipo opere darte? Mi piace larte. Lurlo di Munch, si. Ah e poi... Andy Warhol, un cazzo dartista. Ah, preferisci il postmoderno, certo. Che facevo? Guadavo un film. Tu? Che film? Ah... beh, sai, Tarkovskij, conosci? No? Beh eun cazzo di genio russo, fa dei film peso ma ogni tanto mi faccio del male e me lo sparo in dvd cosise mi stufo dormo. A te che piace? Michel? Sarebbe? Gondy, Gondry, Gondry... Ah, Gondry! Figo! Siho presente, quello che faceva i video musicali, Radiohead and company... The eternal sunshine of the spotless mind! Ma certo, sarebbe? Se mi lasci ti cancello, ok. Che poi che cazzo di titolo andiamo ad inventarci noi italiani. I dont know. Non lo so a me mi pare una stronzata che cambiamo i titoli. Ma si. Certo. Ah, tra poco vai in palestra. Mi spiace. Cioe, sono contento, ma mi dispiace, voglio dire, e bello sentirti. Anche per te, grazie. Dici sul serio? Cioe, voglio dire? Stai bene? No, dico, a parlare con me? Lo so che me lhai giadetto ma ebello quando lo dici. Si, scusa, mi

avevano segato a latino per la quinta volta, eh si, no, non e che non studio, ma si che studio, cioe... sembravo la brutta copia di Maria De Filippi. Ma no? Voglio dire, ero triste, sai che lei eun po sempre sulle sue... beh certo, tu non la guardi. Nemmeno io. Uomini e donne? Ma no. Figurati. Ah dici che potrei fare il tronista? Naa. Che poi un mio amico ci ha fatto le selezioni, dovrebbero richiamarlo, boh. Io finirodi guardare il film, poi cucineroqualcosa, credo. Hai fame? Vuoi mangiare con me? Ma se devi andare in palestra.... ah, puoi non andarci. Cosa so fare? La pasta, bistecche, uova, il tiramisu, lo faccio buono, con i Savoiardi non con i Pavesini. Tu sei piubrava? Dimostramelo. Dici? Cioe, io vengo da te? Quando? Ora? Sei pazza? Si. Anche io. Siamo due pazzi allora. Dunque vengo? Abiti in via....? Ma sei sicura? Non sei una pazza scatenata? Mi uccidi? Pasta? Bene! Allora.... tra due ore. Facciamo unora e mezza? Beh, ormai ho voglia di vederti. Vengo. Scendo a piazza Lima, ok. Piazza Lima emetro rossa? Bene. Allora a tra poco. Ma non eche poi non vieni, che ci trovo Giancarlo Magalli? Varenne? Furia il cavallo del West? Mi fido. Ciao Valentina. Allora grazie. Sono contento. Anche tu? Meglio in due. A tra poco. Volo!

XIX. ALIPRANDI
Forse sto scrivendo percheridiate di me, quella telefonata non e stata un granche, lo confesso, non sono un maestro di strategie. Ma voglio vedere voi in quelle situazioni, o fai il figo a prescindere oppure ti mostri per come sei, ecco, io ho fatto cosi, non sono fatto per le strategie, e poi non mi piacciono. Potevo anche risparmiarmi la telefonata, evero, ma lo devo ai miei amici, e anche a me stesso, raccontare per filo e per segno tutto quello che e successo, per capirci qualcosa di piu, perchecosiva la vita. Ora tocca ad Ali. Lorenzo aveva accompagnato a casa Lory per l'ultima volta -diceva-, quando si fermoa un semaforo giallo e gli squilloil telefono. Aliprandi? Sono io.

Oh, bene, Lorenzo Ali Aliprandi dunque? Si. Ma a chi piace cositanto il mio nome? Spiritoso. Sono Luca Damiani, piacere. Piacere. E tu saresti...? Luca Damiani! E Luca Damiani, noi ci conosciamo? No. Ma io sono Luca Damiani di MusiKo! MusiKo!? Yes, babe. Il direttore artistico in persona. Un silenzio prolungato. Ah, senta, mi scusi, io, beh, insomma, oggi euna giornata... e un piacere, davvero! Oh, niente convenevoli ragazzo, volevo dirti... Dica, dica pure! Non se lo aspettava, eh? Mi dica la verita... Beh, no, cosa? Che avremmo ascoltato il suo demo. Lavete ascoltato? Davvero? Si, un caso. Chissa. E, insomma, beh, cosa mi dice? E piaciuto a qualcuno? No. Ah, e perchemi sta chiamando? A me non epiaciuto. Insomma, piaciuto, non ebrutto, ma e uguale a mille altri, sai quanti mi mandano demo? Ascolto di tutto, devo dire che tu, ragazzo, ti impegni: hai carisma, carattere, ma la tua musica e vecchia, antica, DA-TA-TA. Fai il verso ai cantautori, ma i cantautori sono piuvecchi dei dinosauri. Beh, non sono cosidaccordo, ma... Non equestione di essere daccordo. Se io ti chiamo tu mi interessi altrimenti non ti chiamerei. Non ho tempo da perdere io. Dunque? Dunque vediamo di dare una svecchiata alla tua musica, mettiamo il turbo alla

tua chitarra e andiamo a prendere quel target per cui sei nato, poi se accetterai avrai un altro impegno. Domani alle 10.30 ti aspetto nel mio ufficio. Ali non riuscia dire alcuna parola sensata, bonfonchio qualche suono e si guardo la mani. Non parli piu? Via Martin Luther King, 7. Chiedi di me. A domani, Alibrando. Aliprandi! Arrivederci Aliprandi Teneva ancora lorecchio al telefono il nostro Ali, Aliprandi, Alibrando per loccasione, quando il cuore saltodalle tonsille, si affaccio dalle labbra e guardo fuori. Quanto sono belle le case popolari! Quanto e bella la strada provinciale! Questo semaforo quanto ebello! Il verde ebello, il giallo, il rosso, il tram e bello, quel cane ebello... attento! Il piede abbatteil freno. Lauto sobbalzoin contraccolpo. Il cuore ando a farsi un giro sulla provinciale. Un 'fanculo giunse aspettato da un passante. Le strisce pedonali, Ali. Pedonali, Ali! Ali, pe-do-n-Ali! Pericolo scampato. Pedone salvo. Il cuore tornoa sudare nel petto. Una curva a destra e poi finalmente a casa. Parcheggiolauto con due ruote sul marciapiede. La chiave rimase nel blocco. Uscisalendo le scale con saltelli a piedi uniti. Arrivoalla porta. Le chiavi di casa? Le aveva lasciate nellauto. Calmati, Ali, rilassati. Respira. Urloil cuore stanco per gli straordinari.

XX. VALENTINA
E poi c'era Valentina, Valentina che mi aveva appena riattaccato il telefono, che mi aveva invitato a casa sua senza nemmeno conoscermi, ed io che di donne pensavo di intendermene a pacchi posso dirvi che quasi certamente penso questo quando sradicoil telefono infilzato tra la spalla e la mandibola, me lo raccontolei in seguito, ma quella eun'altra storia:

Fatta! Fregata! Le sue mani prima della nostra conversazione telefonica erano impegnate nell impresa di dipingere un tramonto giallo tra le unghie. Quando il telefonosquilloValentina dovette rassegnarsi e decise per un piu adatto ed immediato rosso Coop. La stanza odorava di mastice, lei lo inalava a pieni polmoni. Le piaceva, sperava che le sue unghie non si asciugassero piu. Come lodore della benzina, come lincenso, come il letame dei campi appena concimati: quegli odori che ti penetrano nella pelle, ti scuotono, ti fanno sentire vivo o morto per un istante almeno, poi scompaiono e ti lasciano quella sensazione di sonnolenza tipica del post pranzo domenicale. Fatta! Fregata! Pensomentre prendeva a schiaffi laria sopra alle dita che sembrava scacciasse mosche fantasma. Il telefono appoggiato sul letto sembrava guardarla, le diceva: Che hai fatto?. Valentina prese la crema idratante, la sparpagliotra le mani e comincio ad accarezzarsi il corpo nudo. Lo faceva ogni giorno, due volte al giorno. I suoi movimenti erano quotidiani, sembrava che lavasse i piatti, ma in realta si accarezzava le gambe, si percorreva il contorno del seno. Se un maschio in puberta, come me, lavesse spiata da dietro la porta sarebbe potuto morire dinfarto, ma per lei quelle carezze erano come il passare uno spazzolino tra i denti, come fare pipi. Questioni di prospettive -dico io-. Pronta. In piedi sul materasso sinfilole mutandine, poi si abbasso per guardarsi allo specchio: una canottiera aderente, il solito paio di jeans. Scese dal letto. Il palmo dei suoi piedi nudi lasciava un leggero alone sul parquet. Quanto mi pesa raccontarvi certi particolari. Andonella camera oscura fai da te. Ritirodue foto appese a un filo per stendere.

La camera oscura era uno sgabuzzino che confinava con la sua stanza. Una volta, ladentro, cerano un armadio a muro zuppo di vestiti smessi e una lavatrice. Ora larmadio a muro stava in discarica, i vestiti in Caritas e la lavatrice in bagno, tra la tazza e il bidet. Ora in quella stanza cerano: un lavandino, liquidi da sviluppo, vaschette in plastica, un filo per stendere lungo due metri e centimetri e centimetri di rullini srotolati e foto in bianco e nero. Questa la regalo a lui. Come che si chiama? Non glielho nemmeno chiesto. Non e troppo riuscita, i contorni potrebbero essere molto meglio. Posso dargliela pero, cosi gli spiego tutto. Mica sono una maniaca, io, una che fotografa i ragazzi per strada, poi gli scrive sulla mano il numero di telefono e la prima volta che li sente li invita a casa sua. Ma va, mica sono quel genere di persona, io. Valentina continuava a ripeterselo: Io non sono cosi. Io sono una fotografa, fa tutto parte di un mio percorso, di un mio progetto, glielo diro, gli offriroun caffee lo manderovia con educazione. Si sistemava i capelli allo specchio. Un ciuffo sparava a sinistra. E poi non era un brutto ragazzo, mi sembra. Moro, i capelli lunghi, le spalle larghe. Quelle cuffie infilzate tra le orecchie pero... ce da dire che il volume era basso, non tamarrone che lo sente tutto il treno, no. Magari erano spente, le indossava per vezzo. Ma se ebrutto? Lo mando via. Un ciuffo le cadeva sul volto. Ma se ebello? Lo tengo qui... ci parlo e chissa. No? Prese un foulard rosso. Che cedi male? Ho ventitre anni. Trasformoin coda i lunghi capelli, il foulard la faceva sapere dAfrica del nord. Sentiil trillo del citofono. E giaqui. Si annusole ascelle. Corse al lavandino, alzola gamba destra, non ci arrivava, i jeans la fasciavano troppo. Si sedette sulla tazza, mise i piedi nel bidet, prima

uno e poi l'altro, e se li strofinotra le mani. Sinfilodue Superga bianche. La porta la salutocol suo cigolio.

XXI. TELEFONO
E intanto Ali, che non riusciva a stare solo con se stesso manco un minuto, fece la prima cosa che gli venne in mente e chiamo Lory, lei era cosi giovane che sarebbe stata certo entusiasta. Lory! Lory da paura! MusiKo, hai presente? Si, loro! Mi hanno chiamato. Dice che domani mi vuole vedere. Dice che la mia musica e uguale a mille altri, ma non evero un cazzo se mi vuole vedere eperchevalgo qualcosa, vero? Grande! Si, si, si, non so cosa fare. Non so cosa mettermi. Porto la chitarra, dici? Cosi faccio vedere che suono. Ah, tu dici che lo sanno gia che suono. Ma certo, e poi lici sarauna chitarra, no? Magari mi fanno gia registrare qualcosa. Grande! Oh, Lory? Grande! Senti, ma sei con quellaltro? No? Allora vieni a casa mia. Si, dai vieni, cosimi aiuti a scegliere i vestiti, ti faccio sentire la canzone, dai mi preparo... e poi lo sai che ti voglio! Ti aspetto, grande, grande, grande!!!

XXII. ACHILLE
I treni non sono mai puntuali. Una vita da pendolare te lo insegna: Milano e una citta difficile. Tu sai che il treno, qualsiasi treno, partiracon un ritardo di almeno minuti 3 ma corri, corri e corri per arrivare all'ora esatta della partenza e se e in ritardo di 3 minuti ti lamenti, per forza, hai corso e tanta fatica per nulla e un dispiacere. Tu sai che il treno successivo sara30 minuti dopo e partiracon minuti 3 di ritardo, ma ti angosci se non riesci a prendere quello che avevi preventivato; una mezz'ora a Milano eun'eternita. Ti sembra che in quel tempo avresti potuto fare mille altre cose, incontrare altre persone, innamorarti, cambiare quel che non ti soddisfa della tua vita. E applichi lo stesso ragionamento anche alla metropolitana; soltanto che i treni sotterranei arrivano di tre minuti in tre minuti e tu ti angosci per 3 minuti persi! 3 minuti! E le code al supermercato?

E le code in automobile? E le sveglie in ritardo? Le ore passate su internet senza uno scopo? Gli sms della notte? I discorsi banali? Gli incontri superficiali? Il lettino solare? Lepilazione? La tv? Quanto? Quantifica. Quanto hai vissuto della tua vita e quanto hai aspettato? Quantifica. 1/3? 1/4? 1/5? Meta? Non era meglio arrivare in ritardo e godersela lattesa? Che vita e? Il semaforo davanti alla stazione di Cadorna non diventa mai verde, mai! Giallo e rosso. Il giallo perosi prolunga, per metterti fretta. Ragazzo, respira, respira! -dovrei dirmiCi sono anche io, ricordi? Ci sono anch'io. Sto andando da lei. Un minuto prima, uno dopo, che importa? Lattesa. Lattesa non eun tempo vuoto. Ora lei mi sta aspettando ed io la sto desiderando. Dovrei godermelo questo desiderio disordinato, informe, strano. Donarmi il tempo per il piacere del chissacosa succedera. Lei si sarafatta una doccia, avramesso una di quelle creme che usano le ragazze, si starastrappando qualche pelo, forse si trucchera, di certo si guardera allo specchio. Poi sistemeracasa, sceglieraun cd e sparpaglieraqualche libro strategico in modo che io lo veda. Indosseraun vestito, magari un jeans, ma sara per me. Tutto, in quella stanza, sarain funzione di me.

Sto diventando un poco presuntuoso, lo so, ma che male c'e? Non devo aver fretta, per lei, per lasciarle godere questi momenti rari. Non devo aver fretta, per te, per godermi questo tuo viaggio, mi lamentavo che a Milano non si viaggia ed ecco qua la mia possibilita. La mia occasione: ho una meta, un incontro, una persona: Ci sono anch'io, anche io. Con l'Ipod acceso ascoltavo Paranoid Android e lelfo dellOxfordshire, Mr. Tom Yorke mi urlava nelle orecchie. Il treno sfrecciava tra le campagne dellhinterland. Col finestrino abbassato laria mi infilzava le pupille. Mi sistemai i capelli specchiandomi nel vetro e mi sorpresi a muovere la testa a ritmo di musica. Mi sforzai poi di tenere fermi gli occhi che quando guardi fuori dal finestrino senza che tu te ne accorga vanno un po dove pare a loro. E a me non piaceva per niente, mi mandava quasi in trance pensare che i miei occhi continuassero a muoversi senza riuscire a fissare un punto solo. C'erano momenti in cui desideravo il controllo di tutto. Il treno imboccouna galleria e frenonella stazione di Porta Venezia. Ero arrivato. Decisi di camminare con calma per provare a farmi un'idea di quello che stava succedendo. 27 gradini. 178 passi fino alluscita della stazione. Quando sono agitato comincio a contare. 7 persone incontrate. 2 donne, 3 uomini. 2 bambini: 1 maschio e 1 femmina. 2 strade attraversate per un totale di 15 strisce pedonali. 3 semafori. 2 bar. 1 ottico. 1 incrocio. 3 ragazze, 2 cartellette trasparenti. Continuavo a contare per non pensare. 5 piccioni. 1 panettiere. 1 donna. 2 tette. 1 palo della luce. 9! Nove. Il portone era quello giusto. Ora la domanda era: A chi suono?.

26 possibilita. Lessi tutti i cognomi con un'attenzione esagerata, se avessi applicato quella concentrazione allo studio certo sarei laureato da almeno due anni. Valentina... e di cognome? Cominciai ad essere assalito dai dubbi. E poi la casa sarala sua? E se se ne sta in affitto? E se mi ha ingannato? E se lei non cera? 33476987312. Pronto? Sono al 9. Si, sono arrivato. Suona. Terminola comunicazione. 33476987312. Richiamai. Libero. Libero. Libero. Non rispondeva piu. Presi coraggio. Suonai Tagliavini senza pensarci troppo. Ehm, ceValentina? No! Beh, no. Ramelli. Valentina? No. Guidozzi-Farini. Salve, si, Valentina, una ragazza, con la coda, mora, abita qui? No, non sono un maniaco, no! Cazzo! Kerja-Shanah. No, non sono di pubblicita, oh, no, non sono di Geova, ma parla italiano? Oh, stronzi! Suonai... tutto suonai: Gunotti, Fanelli, Balestrini-Rossi, Raspucci e cosi via.... Chi e? Oh, ma chi e? Cenessuno? Che euno scherzo? Stronzo. Le voci si accavallavano al citofono. Qualcuno apri. E in quel momento, ne sono certo, mi scordai di respirare.

XXIII. TELEFONIA CELLULARE


Ora era Lory a voler condividere con qualcuno l'euforia di Ali, non sapeva con chi confidarsi, sua madre non avrebbe capito, le sue amiche erano a lezione all'universita, pensoa Noela, si erano viste due volte, certo, perche lei usciva in compagnia con Ali ed era la persona giusta per quella confidenza, ne era certa. 324564589087 Noe! Ciao. Sono la Lory, ti disturbo? Ah, stai andando da Giorgio? Sta bene? No, non sono a scuola! Ma dai, vado alluni. Senti, Ali lhanno preso a una casa discografica, deve andare a fare il colloquio col tipo. Si, il produttore, credo. Ma si, davvero. No, non so ancora chi sono. Non lo so se gli producono un disco. Tu lo conosci bene, cosa gli faccio mettere? Un jeans, maglietta e infradito. Molto free, stiloso, ma non troppo musicista. Oppure bermudoni modello top class e camicia un poaperta, scarpa skate, molto trendy. No, dai, giusto: giacca e cravatta? Ma giacca e cravatta me lo rimandano a casa. Si, sono qui, si sta facendo la doccia. Ma no che non labbiamo fatto, etesissimo, intrattabile guarda. Boh, senti, io non so magari lo accompagno, tu che dici? Dici di mandarlo da solo? Beh, certo, magari dofastidio. Va beh, senti, sta uscendo dalla doccia, se sa che ti ho telefonato si incazza, dice di non parlarne per scaramanzia, che lha detto solo a me perchealmeno condividiamo qualcosa oltre a... va beh, senti, io vado. Ciao tesoro. Un bacio. Ricevuta la notizia Noela si ricordodi essere una femminuccia e desidero a sua volta comunicare la buona novella. 3367890933 Giu! Giulia, ciao sono la Noe! Come stai? Male? Che hai? Ma dove sei? Con chi sei? Dai ascolta, ma che c'e? Giulia, senti, Ali... Non vuoi saperne niente? Perche? Ma che centra che euno stronzo come tutti i maschi? Sai cosa gli e successo? Lo sai? Faraun disco! Un disco, si! Lha chiamato la casa discografica, gli hanno preso il demo, si. Adesso doveva vestirsi non so se per il video o per cosa. Cera con lui quella bambinella di Lory, mi ha chiamato. Io lavrovista sie no una volta quella. Ma non andava ancora a scuola? Quanti anni

ha? Ma Ali sta ancora con lei o se la scopa e basta? Beh se glielo ha detto a lei per prima evidentemente stanno insieme. Giu? Giulia? Giu ma piangi? Oh, Giu? Giulia!.... Tu tu tu tu tu tu. I believe i can fly... Squillo. Pronto? Ah Giorgio, pensavo fossi Giulia. Ma che ne so, piangeva. Si sto parcheggiata, in macchina. Ti vedo. Vieni, sali. Ciao!

XXIV. IL PRODUTTORE
E mentre tutto il genere femminile della compagnia aveva il nome di Ali sulla punta della lingua, venne il momento del colloquio col produttore Luca Damiani. Buongiorno. Trovo le sue scarpe ridicole. Il suo taglio di capelli discutibile. Il suo viso discretamente simpatico. Comunque buongiorno. Damiani porse la mano. Ali gliela strinse forte. Mi lasci pure la mano, grazie. Ora si sieda, non faccia complimenti, io no, preferisco rimanere qui, alla finestra. Anzi, venga, si avvicini. Guardi giu. Cosa vede? Ali si spostola visiera del cappellino azzurro dei NY Yankees sul lato. Cosa vede? Macchine. Poi? Continui. Persone. Vada avanti, su, non abbia paura. Semafori, strisce pedonali... Ancora, ancora. Alberi, una carrozzina, due bambini in bicicletta, ancora? Certo. Un signore, anzi, due signori con la valigetta, credo siano avvocati. Una modella immagino, ha visto che tacchi? Poi... un cane, un segnale di stop, un ragazzo

con gli auricolari. Un taxi bianco, Giulia! Chi sarebbe questa Giulia? Un amica. Me la faccia vedere. Ali puntoil dito indice sul vetro. Ecco, quella, biondina vestita di rosa, col jeans. Carina? Beh si. Si nota. Come cammina. Lo vede? Si, ehm, cosa? Quanto si impara stando alla finestra. Beh, non so, io... Continua a non capire. No... Lei deve passare ore davanti alla finestra, giornate intere e guardare, osservare, classificare. Non serve a niente che tu, e ti do del tu ragazzo mio, senza offesa, te ne stai in camera tua con la porta chiusa a fumare le tue due o tre cannette al giorno o a guidare sopra alla Giulietta di turno, non devi guidare, devi guardare. Osservare. Classificare. Ma... Niente ma, ragazzino, nelle tue canzoni ti guardi dentro, troppo! Tu ti guardi luccello, mister, luccello. Masturbazione musicale. Ognuno fa da se, non ne abbiamo piubisogno. Sei bravo, poetico, mi sorprendi anche ogni tanto, ma il mondo efuori dalla finestra. Continua a guardare. Ora mi siedo io. Voltole spalle al vetro e si sedette sulla poltrona in pelle rossa. Ali chiuse lultimo bottone della camicia a quadrettoni azzurri. Senta, Luca Damiani, giusto? Se vuole, le scrivo una canzone. La chiamo: Dalla finestra. Puoessere unidea, no? E le dico tutto quello che vedo, ma, le confesso, mi sembra una idiozia. Mi dica: se davvero quello che scrivo e che suono non le piace perchemi ha chiamato qui? Perche? Glielo chiede con tutto il rispetto del caso, si intende.

Luca Damiani si sfilola cravatta gialla, si sbottonoi polsini della camicia. Rilassati ragazzo. Quanti anni mi dai? Cosa centra? Rispondi. Ali voltole spalle al muro, si tolse il cappello e lo impugno con due mani. Lo strinse tra le dita e andoa sedersi di fronte a Damiani. Non riusciva a guardarlo negli occhi. Abbassolo sguardo e si accorse di un anello doro tuttattorno al dito indice. Damiani era sposato. Trenta? Ci sei quasi. Trentacinque? Quarantuno. Si pettinoil ciuffo con le dita della mano destra. Bene. La veritala si puomascherare, mio caro e renderla piu bella di quello che e. Dobbiamo dare una speranza a tutta quella gente che vediamo dalla finestra, non credi? Non credi? Ali rimase in silenzio. Non credi? Si, ma... Niente ma! La gente non si interessa alla tue menate, quelle te le devi tenere per te, nella muffa di camera tua, quelle quando arrivano all'aria aperta si sgonfiano, ma come mai voi giovani d'oggi non gioite della vita, troppe paranoie vi fate, non credi Aliprandi? Non efacile essere giovani. Damiani scoppioa ridere e si alzodi scatto. Senta. Mi vuole umiliare? Che mi ha chiamato a fare? Io lo so come funziona, sa? Ho degli amici che sono stati presi in giro, se lei mi vuole umiliare e libero di farlo, ma me lo dica, me lo dica capito? Non ho tempo da perdere. Ho altre... altre proposte e poi... se non le piace la mia musica perche mi tiene qui, eh? Perche? Damiani si tolse la giacca e la pososul bracciolo della sedia rossa. Fece cenno

con la testa di continuare. Ali strinse forte il cappello NY Yankees, la visiera si piego. Io non mi faccio fregare da nessuno, capito? Da nessuno! Esco da casa puntuale, arrivo qui in anticipo, lei mi fa aspettare quaranta minuti e la sua segretaria non mi degna neanche di uno sguardo. Poi lei mi fa entrare, non si scusa per il ritardo, mi propina un discorso alla Kennedy davanti a una finestra e poi mi chiede: Quanti anni mi dai?. Ho ventisette anni, ma ho una vita anche io, sa? Se la mia musica non le interessa, se euna sega, una masturbazione musicale lha chiamata, mi mandi via se no mi dia una chitarra e le faccio sentire cosa so fare. Si alzodi scatto e mise in testa il cappello che presto riprese la sua forma originaria. Damiani apriun cassetto. Appoggiosul tavolo una cartelletta trasparente. Ali si accorse che dentro cera il suo demo. Mi scusi. Era solo uno sfogo. Damiani aprila cartelletta. Sa, sono stressato, teso, emozionato. Sul tavolo nero dispose il demo di Ali, una scatola di assorbenti interni e un contratto. Assorbenti? Ali scoppioa ridere. Damiani prese un telecomando, armeggiotra i tasti e limpiantone che faceva da parete alla stanza comincioa gracchiare. Mi ci gioco la faccia. La voce di Ali usciva nitida a tutto volume dalle casse alle pareti. Damiani si alzo, prese in mano il pacco di assorbenti intimi, abbasso un poco la musica col telecomando. Non giocarti la faccia. Fai come me. Avvicinolentamente la scatola di assorbenti al viso di Ali. Gliela sventolodavanti. Spense la musica. Rise. Puoandare?

Ali si alzo. Comincioa camminare per la stanza. Questo sta facendo il fenomeno. Penso. Una mia canzone per una scatola di assorbenti? Io mi ci gioco la faccia. Che significa? Se pensa che la mia musica e un assorbente perche, perchemi ha chiamato qui? Non disse nulla. Sono 1.000 euro per la giornata e 4.000 per i diritti d'immagine. Piu i diritti S.I.A.E. Penso sia buono per un ragazzetto come te, no? Ali smise di camminare. Sembrava intontito, come chi sbatte forte contro un palo. Non disse nulla. Questo eil contratto. Puoi leggerlo con calma, se e tutto a posto lo firmi e procediamo. Farai anche una figurazione nella pubblicita, sei un bel ragazzino non avranno bisogno di controfigure. Ma... E tutto scritto qui, ora non epiuil tempo per le chiacchere. Il tuo consiglio lhai avuto: guarda dalla finestra. Il mio numero ce lhai. Se cominci a scrivere di meglio mandami pure, ascoltero, mi sei simpatico, sei presuntuoso. Per adesso con la tua musica possiamo pubblicizzarci gli assorbenti interni e non sottovalutare il fatto che epubblicitaanche per la tua canzone.... Firmerai, poi darai il contratto alla mia adorabile segretaria. Ti richiamero io per i dettagli. Ora vado. Sono in ritardo. Arrivederci Aliprandi. Gli porse la mano aperta a mezz'aria, desiderava un cinque giovane, cosi lo chiamavamo quel saluto in compagnia. La mano di Ali si presento molle. Damiani uscidalla stanza senza chiudere la porta. Lorenzo lesse il contratto. Leggeva e rileggeva, ma non capiva cosa ci fosse scritto. Era agitato, ricominci dalla prima riga tre volte, poi la segretaria puttana entrosu dei trampoli a spillo rossi. Ha firmato? Non ancora. Ha bisogno daiuto? Ammiccava la gallinella. No, grazie. Sera appollaiata alle sue spalle. Lo guardava. Ali prese coraggio, firmoad occhi chiusi. Consegnoil foglio alla gallinella e sniffo il suo profumo prima di uscire. Si sentiva soffocare, fece le scale di corsa e una volta in strada tornoa respirare. Di fronte a lui cera la fontana del castello

sforzesco. Comincioa correre a piedi spiegati e ci si tuffodentro, vestito. Alle tre del pomeriggio. XXV. SPINA Riporto qui il l'episodio successivo della storia per bambini di Spina, la riporto per due motivi: il primo: io ho il coraggio che Spina non ha e dopo quello che mi e successo questo romanzo lo voglio pubblicare a tutti i costi, bussero a tutte le porte e prima o poi qualcuno mi aprirae mi pubblichera! Se pubblico il romanzo Spina vedrale sue storie in libreria, tutti si accorgeranno di lui e smettera di essere un ex bibliotecario disoccupato in tesi da due anni. Due: a me quello che scrive Spina piace e con la storia che vi sto raccontando la sua favola c'entra piu di quel che puosembrare. Ecco qui: LA FAVOLA DI SPINA, PARTE SECONDA. Cera una volta un viaggiatore che aveva viaggiato tutta la vita cercando loro per potersi comprare unintera cittatutta per se, passarci quel che gli rimaneva da vivere e smettere di viaggiare. Si dice che dopo mille anni di viaggi quel viaggiatore riusciad accumulare tanto oro da potersi comprare una citta intera ed essere lunico suo abitante. E la compro. Ovviamente non c'e citta di proprieta che si rispetti che non porti il nome del padrone. Decise dunque di cambiare nome. Non si sarebbe piufatto chiamare viaggiatore, ma principe della citta di Principato. Ma, poicheera lunico abitante della citta Principato e nessuno poteva chiamarlo principe decise di prendere come suo servo il contadino che aveva il campo proprio fuori dalle mura della citta, era uno schiavo pagato a caro prezzo, certo, ma era l'unico suddito disponibile e da quel giorno qualcuno comincioa chiamare il viaggiatore con nome di principe. Ma dopo un po quel viaggiatore che si faceva chiamare principe si stanco di farsi chiamare principe, si stancoanche di vedere ogni giorno le stesse mura, gli stessi boschi, le stesse stelle e finiper avere nostalgia delle cittache aveva visto nei suoi viaggi, delle persone che ogni giorno incontrava, dellacqua dei fiumi dove cercava loro... ma ormai era un principe e non piu un

viaggiatore e cosipassoi mille anni che gli restavano da vivere rimpiangendo la sua vita da viaggiatore e moritriste. No! No e no! E non va bene! Sta tutto nella tua testa! Si arrovellava Spina. La storia del principe e del principato euna trovata pessima -pensava-. E poi tutto questo lo scriveresti a un adulto, ma un bambino? Chi e un bambino? Forse dovrei aggiungere qualche aggettivo. Forse dovrei metterci il cattivo, lantagonista, un po di sangue? Riflette. Forse dovrei semplicemente scrivere un po pi porno, venderei. Ma non ai bambini. Si annotosullagenda. Forse dovrei riscrivere queste stesse cose, ma in rima. Forse. Immaginavo che in quei momenti premesse la crocetta rossa in alto a destra, sullo schermo. Il documento word si chiudeva. Sul desktop appariva ununica cartella chiamata: TESI. Secondo me la sua immaginazione la vedeva come una luce rossa intermittente che gli traforava gli occhi. Credo chiudesse le palpebre per far finta di niente. Poi, di certo, aprila chat di Facebook: 1 contatto. Giulia. Buonanotte Giulia. Scrisse. Erano le quindici e trenta. Chiuse la chat, diede un occhio al suo profilo e scrisse: Spina stacca la spina per un po. Compiaciuto si gettosul letto, appoggiola testa al cuscino, fece dieci addominali, poi si fece cadere sul pavimento e si ammazzodi piegamenti sulle braccia.

XXVI. GIULIA NON ESCE LA SERA


E intanto Giulia non dormiuna sola ora. Pianse due bicchieri di lacrime. Bevve due litri di te. Lesse a brani qualche pagina dei libri dispersi nella stanza. In bagno lancio unocchiata al magazine della moda. Poi film. In sequenza: Juno: una ragazzina rimane incinta e parla uno slang simpatico.

Big Fish: anche le storie false possono essere vere. Spense prima della fine. Gli occhi serano ormai stancati quando decise di farsi davvero del male. Si alzodal divano. Si guardointorno e lo prese in mano. Tolse la polvere dalla custodia di plastica. Lo apristando attenta a non fare rumore. Era pronta a ricominciare a piangere. Lo inseridove andava inserito. Strizzogli occhi. Schiaccioplay e lo schermo prese vita. Il dvx era di qualita. Sorpresa? Neanche un po. Una lacrima, unaltra, una ancora. Il favoloso mondo di Amelie alle 4.37 del mattino dellanno zerodieci fa questo effetto. Lo vide tutto mordicchiando un cuscino e asciugandosi gli occhi con le maniche del pigiama rosa. Mia piccola Amelie, lei non ha le ossa di vetro. Lei puo scontrarsi con la vita. Se lei si lascia scappare questa occasione con il tempo sarail suo cuore che diventerasecco e fragile come il mio scheletro. Percio si lanci, accidenti a lei! Un vecchio pittore con le ossa fragili dava suggerimenti alla protagonista, una ragazza stramba con le testa tra le nuvole e i piedi poco ancorati a terra con un disprezzo ottuso per il sesso di per see i suoi piacere forti. Giulia mordicchiopiuforte. Decise che per una notte il sonno poteva anche farsi da parte. I suoi genitori erano a Londra a trovare alcuni amici. Lei era sola. Quando si esoli gli orari vengono per consolarti o per farti del male. E in mezzo a tutti questi sbattimenti anche il suo corpo urlava e le chiedeva una scossa. Cosinon guardolorologio, si mise una tuta bianca e con la testa riparata dal cappuccio uscisulla strada senza un motivo apparente. Fuori il chiarore del tempo dell'alba. L'aria era trasparente e si vedevano le montagne, il cielo era blu striato in bianco. Spirava un vento leggero. Giulia sentifreddo e si strinse nelle spalle.

Due pallottole di polvere si inseguivano sulla strada. Giocarono a rincorrersi e andarono a infilarsi nel buco di un tombino. Le automobili sostavano parcheggiate. Il camion dellimmondizia si fermava davanti ad ogni villetta, laddetto scendeva e faceva il suo dovere. Giulia si sentigli occhi dell'uomo addosso e si vergogno per la sua condizione, pensocosiche doveva essere mattina presto, molto presto, e che la mattina presto o si esce per andare a lavorare, o si parte per un lungo viaggio o si esce per correre. Lei era in tuta, scelse lultima ipotesi. Si mise a correre e passo davanti all'uomo in modo che lui la vedesse e potesse pensare che lei fosse una persona come tutte le altre, normale quanto basta per non dare troppo nell'occhio. Invece non la degnodi uno sguardo e continuo a fare il suo lavoro. La nostra si sentiva bene, respirava col cuore aperto. Comincio a sorridere allontanando le lacrime. Si sentiva viva anche se attorno non cera nessuno che potesse testimoniarlo e correre era certamente una buona idea. Non pensava a niente, le parole del vecchio uomo di vetro di Amelie le rimbombavano tra le orecchie. Cambiare si puo Si diceva. Forse si puo. Cosi, persa tra i suoi pensieri non guardava dove andava. Correva e correva. Mai nella sua vita aveva corso cositanto. Sentiprudere un polpaccio. Si gratto. Sentiprudere la caviglia. Si gratto. Sentiprudere il sedere. Si gratto, poi si fermo. Un cane nero la stava inseguendo. Cercava di salutarla. Gilly! Non poteva crederci. Gilly, sei tu? Controllola targhetta. Cosa ci fai in giro a questora? Dovequello stronzo del tuo padrone, eh? Ti ha abbandonato, vero? Oppure sei scappato tu perche da certi stronzi si deve scappare? Hai fatto bene, piccolo. Giulia lo accarezzava sul muso. Gilly muoveva la coda e ansimava con la lingua a penzoloni tra i canini. Hai sete, cucciolotto? Vieni che ti doda bere.

Si guardointorno. Cerano solo alberi e campi. Nessuna traccia dauto parcheggiata. Potevano essere le sei e mezza del mattino. Solo un uomo camminava barcollando. In una mano una bottiglia di Gin, nellaltra un sacco giallo Esselunga. Una coperta trascinata sullasfalto. Lei aveva corso tanto. Si tolse il cappuccio e camminolenta. Si accorse di non avere le tasche. Nessuna tuta aderente le ha. Si accorse di non avere le chiavi di casa. GuardoGilly, ma nessun cane le ha. Non si scompose e continuoa camminare, guardava Gilly e rideva ignorandone il motivo. Luomo le correva incontro, rideva anche lui. Correva sempre piu forte. La bottiglia del Gin cadde a terra frantumandosi in schegge. Gilly abbaio. Luomo continuola sua corsa, lanciodietro di sela borsa gialla Esselunga e con le mani aperte in un abbraccio correva incontro a Giulia che trasformo il riso in urlo. Il cane ringhiava contro quelluomo che rispondeva ridendo. Giulia non aveva piuforza per correre, non cerano vie laterali, nessuna possibilitadi fuga. Strinse i denti e aspettoil corridore sullattenti caricando i pugni con Gilly che caricava le zampe posteriori per difenderla. Luomo le arrivovicino. Lei sentiil puzzo di sudore e Gin caderle addosso, ma quello si fermoe il sorriso tramutoin delusione. Cadde sulle ginocchia e trasformole mani aperte per labbraccio in pugni che scaravento forte a terra. Gilly perse la sua posizione di posta, caricoil peso sulle zampe posteriori e balzo sulluomo, dapprima lo morse, poi, quando senti che quello non opponeva resistenza alcuna, ma bagnava il cemento di lacrime, comincio a leccare il sangue sulle sue dita. Giulia rimase ferma. Incredula. Poi riprese a correre e tornoverso casa.

XXVII. VALENTINA
Non avevo ancora ripreso a respirare. Lei giocoa nascondino dietro al portone. Contofino a dieci e poi mise la testa fuori: Cucu! Urlo.

Il respiro mi tornoin petto e balzai allindietro. Lei mi abbraccioe mi diede due baci. Uno a destra e uno a sinistra. Sulle guance. Io non riuscii nemmeno a stringerla. Sei in ritardo. Disse. Pensavo mi avessi ingannato. Non rispondevi piu al telefono. Cosa dovevo suonare? Nulla. Nulla? Non mi dire che questa non ecasa tua. In un certo senso. Risi imbarazzato. Cioe? Sono in affitto. Il citofono ebianco, lultimo in basso a destra. Stava sulla soglie con lo sguardo perso, non sapevo cosa fare, cosa dire. Entra! Che aspetti? Pensavo di disegnarci sopra una balena, o magari una zucchina, una melanzana o una giostra, che dici? Eh? Balena, zucchina, melanzana o giostra? Sulla maglietta di Valentina c'era disegnata una donna avvolta in un cappotto nero che fumava appoggiata ad un balcone dal quale si vedeva tutta Parigi. Achille provoa imitarne la postura. Non le assomigli per niente! -continuolei- Balena, zucchina, melanzana o giostra? Dove? Sul citofono! Valentina e il tuo cognome, no? Mi sembri banale, signorino. Normale. Banale. Mi prendi in giro? Si. Ero talmente impalato che capivo da solo che stavo facendo la figura del banale.

Non avevo ancora avuto il coraggio di guardare negli occhi di Valentina. Avevo messo al riparo lo sguardo osservando in alto la ringhiera che circondava il cortile. Un gatto zampettava addosso a una cimice senza riuscire ad acchiapparla. Una signora grassa bagnava fiori magri. Lacqua in eccesso si gettava dal balcone e moriva sullasfalto. Mi accorsi di un vecchio attraversava il cortile. Buongiorno signor Bandini! SalutoValentina. Buongiorno piccola. FarfuglioBandini. Lui eil mio fidanzato. Valentina mi presentocosi. Beh, non proprio... Achille, piacere! Il vecchio mi squadrodai piedi alla testa e dai capelli alle scarpe. Ti sei tagliato i capelli? Eh si, glieli ho tagliati io. Brava. Disse Bandini, e se ne ando. Vuoi stare qui ancora per molto? Sali dai. Valentina saltole scale a due a due. Io la seguii guardando i nidi di rondine attaccati al soffitto. Salendo le scale notai il suo sederino muoversi davanti a me e cominciai a trovare coraggio. Grazie. Dissi. Il minimo. Rispose prontissima lei. Me li hai tagliati davvero bene. Cosa? I capelli! Ah, ma no, senti, il signor Bandini esimpatico, scherziamo sempre. Ogni persona che viene a trovarmi gliela presento come mio fidanzato, anche una ragazza, poco importa, a lui interessa vedermi fidanzata e io gli dico che sono fidanzata cosisiamo contenti in due. Infilola chiave nella serratura. Ma sei fidanzata? Certo! Scomparve dietro la porta. Non entri? Permesso. Una luce blu.

Pareti panna. Sulla parete, disegnata a mano, una ragazzina modello Tim Burton teneva tra le mani un rocchetto. Al rocchetto era attaccato un filo; faceva il giro della stanza, si fermava sul soffitto ed esplodeva in un aquilone a forma di rombo, rosso. Non sei sulla luna! Valentina mi diede un buffetto sul naso. Eh? E una casa, non ne hai mai vista una? Beh, cosi, no. Vuoi guardarmi negli occhi sio no? Mi prese il viso tra le mani e lo portodi fronte agli occhi. Ci guardammo per qualche infinito secondo. Io presi tutto il coraggio che avevo, strinsi i pugni e mi allungai per baciarla. Lei mi allontano. Per chi mi hai preso? Beh, in quei casi ci si bacia, no? No. Vattene. Silenzio. Lei scoppioa ridere. Scherzo, scemo! Voi uomini proprio non capite niente, niente! Di cosa? Di cucina. Davvero? Ma sei normale? Di noi donne, del fantastico mondo in rosa. Trasformo le corde vocali in un vocione degno di palcoscenico. Achille! Achille datti una svegliata! Non sei un deficiente. Voglio dire, con le donne ci sai fare. Poi che non te le porti a letto e unaltro discorso. Hai fatto bene a provare a baciarla, lei voleva. Sicuro. Ora rilassati, gioca anche tu. Sei laper quello, no? Dai, forza! Duro, Duro! Divertiti. Ci sei anche tu. Ci sei anche tu! Allora? Si mangia o ordino due pizze? Non ordini niente. Ti siedi. Prendi il tagliere e tagli le cipolle. Secondo cassetto il

tagliere. Nel frigo le cipolle. Non si tengono in frigo. Lo so. E perchesono in frigo? Le ho comprate da venti minuti e sapevo di doverle consumare. Piangero? Ti farabene. Tagliai le cipolle a dadini. Preciso come non lo ero mai stato. Valentina si muoveva per la stanza sulle punte, come una ballerina. Lacqua bolliva. Il forno mandava calore. Le melanzane alla parmigiana cuocevano. La pasta da buttare. Lacqua da salare. Lodore di cipolla scavava tunnel nelle narici. Fai di tutto per non baciarmi. Ah, la cipolla? Adesso vedrai che col latte non si sente. Fai la pasta al latte? Nel sugo ce ne metto un po; lascia fare. Passami il curry. No. Passamelo gringo. Vuoi avvelenarmi? Malfidente. La pasta era pronta. Valentina infilzodue maccheroni con la forchetta. Io ci soffiai sopra, li presi tra le dita e li assaporai scottandomi la lingua. Mm, pronti. Valentina acciuffodue presine a forma di mano, spense il fuoco. La tovaglia ospitava l'ombra di due girasoli. Versai del vino rosso nei bicchieri ricavati dal contenitore di vetro della Nutella. Valentina si era sporta sul lavandino, la maglietta azzurra elastica si era sollevata e aveva lasciato scoperto un tatuaggio rosso con la scritta: I can fly.. Forse c'era qualche possibilitadi diventare interessante, presi a pretesto il

tatuaggio e mi avventurai in un: Piuttosto banale. Che? I can fly. Mi guardi il culo? Valentina mischiava la pasta al sugo etnico. Lodore di curry sfondava le narici. Non sono solo io quello banale. Lho fatto in America, a 16 anni. Non lo rifarei piuma ormai sta la e se lhai guardato vuol dire che ti piace. Mi piace quello che cesotto ma la scritta einguardabile. Arraperebbe chiunque. Qualsiasi sedicenne. Qualche ventenne allupato. Un trentenne stupido. Un quarantenne annoiato. Ora che ci penso... si, arraperebbe chiunque. Scoppiammo a ridere. Poi gli sguardi si incrociarono di nuovo, un istante di silenzio e ci pensoValentina a spezzare l'imbarazzo. Lo vedi? Banalita. E la chiave del potere. La banalitaarrapa, eccita, comanda e... Filosofo, mangiamo? Mi interruppe porgendomi il piatto. Mi zittii, affondavo la forchetta tra i maccheroni e li portavo alla bocca, schioccavano sul palato e rilasciavano il gusto ai lati della lingua. Non passarono tre minuti che il mio piatto fu pulito mentre quello di Valentina era ancora pieno. Cannibale. Vedo che ti piacciono? Beh, siscusa, mangio veloce, per lasciare piutempo ai discorsi, no? Le accarezzai la mano. Lei ricambiola carezza. Poi prese tra le dita il bicchiere; io feci lo stesso. Brindammo agli incontri battendo la base del vetro sul tavolo. Lei bevve tutto in un sorso. Io appoggiai soltanto le labbra come galateo chiede. Niente male. La guardai negli occhi, vuotai il bicchiere e in quel momento mi sentii uomo. Presi la bottiglia e riempii di nuovo i due bicchieri. Ci guardammo per pochi secondi e brindammo a noi due. L'esistenza del noi e sorprendente, prima sei un tu, un tu generico, tu e lei siete due tu tu. Due suoni

liberi prima di una chiamata. Poi basta qualche istante, un'apertura all'intimita della porta di casa, un piatto di pasta condiviso e si diventa un noi. Piu impegnativo, certo, ma molto piustimolante. La domanda era come conservare la libertadel tu tu quando si diventa un noi? Le esposi il mio pensiero filosofico. Lei sorrideva. Versoaltro bicchiere di vino e non disse nulla. Battemmo ancora la base del vetro sul tavolo e ci sorprendemmo a guardarci. Notai il suo imbarazzo per la prima volta. Per sua fortuna il forno trillo. Le melanzane erano pronte. Mangiammo. Sarastato per il vino, ma l'atmosfera si distese. Parlammo molto. Giocavamo a prenderci in giro. Lei mi parlodelle infiammazioni post tatuaggi. L'esperienza mi aveva insegnato che le ragazze in genere stimano i filosofi, ma si innamorano degli sciocchi, le propinai dunque il discorso piu stupido che conoscevo. Le raccontai di come epossibile fare un grande quadro fotocopiandosi le chiappe. Il difficile etrovare una fotocopiatrice. Poi si scannerizza e si modifica al computer. Lei rideva, eun argomento infallibile! Parlammo poi di film, libri letti e mangiati. Parlammo di ex fidanzati. Di fidanzate irrequiete. Di liti e di baci. Di sesso e di amore. Parlammo, parlammo tanto. Forse troppo, anzi, troppo! Venne la notte e ci sdraiammo. Lei sul divano, io per terra, su un tappeto azzurro. Scrutavamo lo stesso soffitto con le stelline fosforescenti appiccicate che disegnavano strane rotte. Una bottiglia di vino, la terza, ci guardava dal tavolo della cucina. Lo stereo batteva il ritmo elettronico di Aphex Twin. Era la notte dei desideri, il mio stomaco chiedeva pieta e il mio gingillo si muoveva nei pantaloni. Ma continuammo a parlare. Damore, morte e sciocchezze.

XXVIII. FOLLI E NOELA


I piedi nudi di Noela si affacciavano dal finestrino. Il sole le scaldava le cosce e l'abbronzatura artificiale attirava lo sguardo dei pensionati. Inginocchiamoci davanti a uno stagno e mettiamo a mollo la testa. Tra i nostri capelli nuoteranno pesci rossi. Li porteremo sulla teste come bigodini colorati per addobbare questa terra del colore del fango. Mezza sdraiata sul sedile del guidatore leggeva queste parole dipinte a vernice rossa su una saracinesca abbassata. Un poeta di strada e la sua visione del mondo riassunta in tre righe, visibili soltanto durante la chiusura del negozio, come a dire che c'eun tempo per lavorare e un'altro per riflettere. E' riposante concentrarsi sul lavoro e non lasciar spazio ai dubbi sull'esistenza, e per questo che devo sbrigarmi a finire l'universita e trovare qualcosa che mi tenga impegnato almeno otto ore al giorno? Non lo so, per me dovremmo cercare di lavorare tutti il meno possibile e di avere molti interessi, ecco tutto. Ma torniamo a Noela. Si chiedeva se non puzzassero, dopo un po, i pesci rossi tra i capelli. Intanto Giorgio attraversola strada aspettando il semaforo verde, aveva visto la macchina parcheggiata, ma non aveva fretta di raggiungerla, diede un occhio alla scritta sulla serranda, poi si abbassopiegandosi sulle ginocchia per non essere visto, percorse tutto il perimetro dell'auto arrivosotto al finestrino e fece il solletico ai piedi dell'amica. Noela lancioun urlo e Giorgio, tornando in un lampo alla posizione eretta, urlo: Sorpresa!. Un'auto rallentoincuriosita. Noela sputoun urlo piuforte del primo: Che thanno fatto? Niente. Hai tutta la fronte piena di sangue. La maglietta insanguinata... Te lavevo detto. Non eniente. Tutta scena. Channo pisciato sopra i pesci rossi. Ma cosa dici! Thanno menato? Ma no. Una sciocchezza guarda. Se andiamo un salto a casa tua mi lavo, poi

magari mi fai un caffecositi racconto tutto. Noela non fece in tempo ad annuire che Giorgio balzo in auto. Era in stato d'eccitazione, lo shock del mattino, il sangue sulla maglietta e l'idea di essere venuto a uno scontro inevitabile con la vita e i suoi dolori lo aveva riempito di un'euforia rara, simile a quella che ti coglie dieci minuti prima che inizi il tuo concerto preferito o la partita dell'anno. Dai sedili posteriori urlava: Vai, dai, piuforte della luce! Si sentiva bene il ragazzo. Tu sei pazzo. Dimmi che ti hanno fatto. Mi sono lanciato un sasso. Eh? Ero sdraiato su un treno al cimitero dei treni, ho lanciato un sasso in aria e mi e caduto sulla fronte. Punto. Noela si fermoal semaforo rosso. Si giroper guardarlo in faccia. Giorgio, stai bene? Benissimo. Ci fu un silenzio. Giorgio si guardava la fronte nello specchietto retrovisore. Si piaceva in quello stato, ecco tutto. Noela pensava che l'oroscopo aveva ragione, sarebbe stata una settimana ricca di imprevisti. E l'imprevisto arrivo. Lo sai che hai unamica troia? Noela rise: Una?. Giulia. La tua Giulia? Mia? Le puttanelle si vendono e si comprano. Non sono di nessuno. Vuoi sapere quanto costa? Puoi chiedere ad Ali. Quanto costa chi? Giulia? No, mia madre! Ma di chi stiamo parlando? E Ali cosa centra? Ali se la scopa. Fine della storia. Un clacson tirouno strillo. Noela non aveva dato la precedenza. Alzo il dito medio.

Se c'euna cosa che non sopporto delle donne equando alzano il dito medio. Eppure pare che sia un gesto interessante, tutte le star hanno una foto che le ritrae col dito medio alzato e gli occhi socchiusi. E c'e anche da dire che le ragazzine di quattordici, quindici, sedici anni le imitano, le vedi in certe foto con le labbra a cuore e questo dito medio issato come un fallo eretto. Tutto questo per me einsopportabile, c'euna mancanza di stile notevole, il corpo ha un suo linguaggio e quella euna bestemmia contro l'armonia, no, io con una donna che fa il dito medio non ci staromai, mai, ne ho conosciuta una, interessante anche, stavo per cederle, ma quando l'ho vista alzare il dito medio e compiacersene ho cominciato a detestarla, non riuscivo nemmeno a guardarla, non l'ho deciso, e successo. Quando uno sceglie uno stile poi sa distinguere cio che gli piace da quello che non gli piace. Con la massima liberta certo, il dito medio non e un gesto brutto a prescindere, eun gesto brutto per me. Forse anche a prescindere. Ma me lo ha giadetto Valentina che sono presuntuoso. Anche Giorgio fece notare a Noela la superficialitadel gesto. Era colpa tua. Le disse. Che lo prenda in culo. Cafone. Non ci credo, Giorgio. Giulia non farebbe mai una cosa del genere, con Ali poi... Lho vista. Cosa hai visto? Un porno. Giorgio fai il serio. Ti presenti sporco di sangue e mi cominci a dire che Giulia e una troia! Preferisci mignotta, schifo, merda, vacca? Non mi hai spiegato niente ancora. Parcheggiolauto sulle righe gialle destinate alla fermata dellautobus. Non cenulla da spiegare. Ho trovato Ali e Giulia a letto insieme. Entrarono in casa. Impossibile. Chiedi a Spina. Cera anche lui.

Lo vedi che scherzi. Stai facendo lo scemo, Giorgio, che hai? Ma no, io e Spina siamo andati a casa di Ali e Ali stava con quella puttana di Giulia. Mi spiace. A me no. Intanto erano arrivati a casa. Noela fece l'ospite premurosa. Puoi andare a lavarti se vuoi, ti prendo un asciugamani pulito. Non ne ho voglia, mi piace l'odore del sangue. Rise. Beviamo un caffecositi calmi? Non basterebbe una camomilla. Lo vuoi o no? Quella euna zoccola, dovevo saperlo io. Fa la santarellina in giro e poi, poi te la trovi a gambe aperte sul primo che capita. Non ti permettere! Giulia euna mia amica! E poi Ali non eil primo che capita, ma non stava con la bambina? Con chi? Io non so niente. Per me se le puofare anche tutte. E poi mica era la mia ragazza Giulia, no? Cosa posso pretendere io? Mica mi ha tradito. Usciamo insieme, ci scriviamo, sei il mio migliore amico... e ti scopi Ali. Naturale. Dovevi provarci prima. Noela mise la moka sul fuoco. Ti ci metti anche tu? Facevo per dire... Dicevi male. Giorgio andoin bagno a levarsi il sangue dalla testa. Si lavo la faccia. La asciugo lentamente. Era un taglio sottile, la foto non aveva sbagliato. Si tranquillizzo. Non hai una maglietta? Urlodal bagno. Nellarmadio. Deve essercene una che ha dimenticato qui Ali, e pulita. Giorgio fece il suo ingresso in cucina vestito da lanciatore dei NY Yankees. Ti sta bene. Sembri Ali. Non eil caso di nominarlo, non credi? Tieniti il tuo cappello! Invece te lo nomino. Gli hanno preso il demo, lo sai? Disse lei mettendosi il cappello con la visiera all'indietro. Chissenefrega.

Un produttore lha chiamato e gli fanno girare il video. Credo lo vedremo in tv. Bella merda. Ti eri preso proprio una bella cotta per Giulia miss santarellina, eh? L'adrenalina prese ancora il sopravvento. Le cosce di Noela erano davvero notevoli e anche il sedere non era male fasciato in quegli shorts troppo corti. Giorgio decise di provare l'impresa, si sentiva invincibile per la prima volta dai tempi dell'infanzia. Ti ho sognata. Eh? Io, Giorgio Folli Follini ho sognato te Noela Garbini da Garbagnate. Quando? Stanotte. E cosa hai sognato? Lo facevamo. Io e te? Si. Noela rise forte. Col gomito urtouna tazzina che rimbalzo una volta sul pavimento, alla seconda si frantumoin mille pezzi. Il caffegorgogliava sempre piuforte e comincioa uscire dalla moka invadendo il ripiano cucina. Dalla casa accanto si sentivano le urla dei vicini intenti a litigare per qualche futile motivo. Noela e Giorgio si guardarono ridendo. Tutto attorno sembrava impazzire. Noela nascose lo sguardo e si chinoper raccogliere i pezzi di vetro. Giorgiorespiroforte. Si abbassoanche lui e la bacio. Diretto, con forza. Lei strinse la ceramica appuntita tra le dita, si taglio un poco il pollice, non ci fece caso e diede corda alle labbra. L odore del caffeinzuppava le mura. I vicini si zittirono. I cocci diventarono morbidi e si trasformarono in un letto. Qualche volta i sogni sono premonitori. Tutto questo per dire che questi due tutto facevano tranne che pensare a me.

Poi si sentila suoneria di un cellulare. Ben Harper per l'occasione. She had diamonds on the inside She had diamonds on the inside Diamonds Rispondi. E' Ali. Cazzo vuole? Rispondi! Tasto verde. Che vuoi? Mi han preso! Io e te abbiamo litigato. Mi han preso, Giorgio, faccio il video di Mi ci gioco la faccia, volevo dirlo a te, ci hai sempre creduto, insomma... grazie! Non mi interessa, Ali. Lasciami perdere! Ma che hai? Non sei contento? Dai vieni, giovedimattina presto facciamo le riprese, c'ebisogno di pubblico, tu vieni, vero? Tanto non hai un cazzo da fare... Ho da fare! Dai Folli, dillo a Spina, voi dovete esserci, siete anche gli unici che sanno la canzone...vieni? Ciao Ali. Vieni o non vieni? Ciao. Noela aveva ascoltato tutta la telefonata con la testa sul petto di Giorgio. Ci andrai. Ma ti rendi conto che quello mi chiama dopo quello che ha fatto? Non si rende conto, lo sai? Ali non ci dapeso a 'ste cose. Ma eun mio amico, gli amici di solito si accorgono... Non tutti. E poi adesso non puoi piuessere arrabbiato, o sei qui e pensi ancora a Giulia? Gli accarezzola nuca. Rimane uno stronzo. Ci andiamo insieme a quel video? Io non ci vado, non mi interessa.

Eddai, vieni con me.... -gli dava dei piccoli baci intorno al capezzolo- Che ti frega di Giulia... Lui la guardoe lei comincioa fare le fusa. Il divano rimbalzopiuvolte sul pavimento azionato dal moto dei miei amici, un tempo migliori amici, ora... amanti?

XXIX. ALI
Facebook home profile friends inbox Lorenzo Ali Aliprandi settings log out search... Whats on your mind? Mi ci gioco la faccia sarain tv!!! Le riprese saranno giovedi7.30 della mattina. Ho bisogno di tutti voi, ceda fare il pubblico nel video! Chi ce mi scriva qui o mi telefoni! Grazieeee 3 people like these. Noela Garbini Amore, tu lo sai che ci saro! Ti amo! 47 minutes ago Luke Antonelliani Ne hai fatta di strada, bravo! Sono a Londra, saroli col pensiero. 45 minutes ago Ali Aliprandi Grazie Lu, sentiamoci presto. Un kiss. 37 minutes ago Giorgio Mattei Giusto una pubblicitaper assorbenti potevi fare. 24 minutes ago Ali Aliprandi Coglione! 23 minutes ago E poi commenti in serie: Stronzo. Tu sai perche! 21 minutes ago Con una mano appena tagliata ti scrivo e ti ringrazio anche, solo io so il perche. Assorbi, assorbi. A giovedi! 20 minutes ago Ali, vengono anche la Pucci, la Lalla e la Sabba. Gonna per tutte? 19 minutes ago Ma ho capito che non ecolpa tua. Sono le donne troie. 4 minutes ago Ma chi sei Spinelli? Noi non siamo troie. E modera i termini altrimenti ti segnalo. 3 minutes ago In fondo Luca non la pensa proprio cosi. :-) 3 minutes ago

Lorenzo Ali Aliprandi Insomma quanti siete? Si gira domani 7.30 zona Porta Romana. No giovedi! 1 minutes ago Whats on your mind? Mi ci gioco la faccia sarain tv!!! Giriamo il video domani mattina alle 7.30! Tutti invitati per farmi da pubblico! Vestitevi da sera! Se ci siete scrivete qui o mandatemi un sms. Graziieee 4 people like these

XXX. SET
Il momento che Ali aveva sempre desiderato era arrivato. Aveva immaginato piu volte come sarebbe stato, ma la realtaspesso va per conto suo e non c'e verso di modificarla. Erano le ore 7.00 del 17 Aprile due zerodieci. Siamo a sud est dal centro di Milano nel quartiere Porta Romana. Precisamente nel Cortile interno di un grande auditorium. Hanno risposto in molti all'invito di Ali e sembra di essere in un atelier del pret-aporter milanese. I passanti si chiedono se si sta per svolgere una sfilata di moda. Un vecchietto col giornale non riesce a staccare lo sguardo dalle gambe lunghe del modello n.1: Noela, miss Garbini da Garbagnate: abito nero che fascia i fianchi torniti e uno spacco profondo a scoprire la coscia destra appena depilata e inzuppata di crema al pistacchio. La mano destra infilata nella tasca posteriore del jeans del Modello n.2, Giorgio Folli Follini: fascino truce del guerriero con tanto di cerottone bianco in mezzo alla fronte, giacca con toppe sui gomiti, denti serrati, mugolii lamentosi e passo strascicato. Il vecchietto chiede che cosa sarebbe successo di lia poco usando un lessico meno articolato biascica un: Che c'esuccesso qua?. Riceve risposta e se ne va col suo bagaglio di novita appena apprese, ma se avesse avuto pazienza poco distante avrebbe potuto scorgere il modello n.3, -moda giovane-, sempre un bel vedere, Lory Ferrari: gonna corta cortissima viola, calze in plastica simil pelle nere aderenti, tacco a spillo nero dieci centimetri, top bianco molto corto a scoprirle l'ombelico. Un piercing finto allorecchio, uno vero sotto al labbro e appese al collo cinepresa e

macchina fotografica. In mano: cellulare. Dito pollice alla velocita di 17 km allora a battere sui tasti: Che emozione! E tutto fighissimo! Non lo lascio piu, dai vieni anche tu! l'sms coniato per l'occasione. Proseguiamo la nostra carrellata glamour ed entrando nell'auditorium troviamo il modello n. 4, Luca Spina Spinelli sdraiato su un divano a sorseggiare il caffe della produzione che tra gli sbadigli sfoggia un grunge style modello nineties : felpone verde con cappuccio alzato, jeans larghi e infradito. E ancora, a passeggio avanti e indietro per il corridoio con le mani ad abbracciare la tazza di tefornita dalla produzione e in bocca una sigaretta slim spenta la nostra miss. GiuliaBersanti, modello numero 5, bambola mood: magliettina aderente rosa pastello. Pantalone a campana azzurro. Tacco sei, scarpa rosa. Impermeabile grigio con fiore di Pesco sulla tasca e l'immancabile passo da gazzella. E via di seguito i modelli minori pronti a far da contorno: conoscenti, compagni di classe delle superiori e delle medie, amici, amici degli amici, curiosi. Trentadue persone vestite da sera alle ore 7.31 del mattino del 17 Marzo zerodieci, a scambiarsi sorrisi di circostanza, giudizi estetici e confidenze storiche. Trentadue persone che in un mercoledidi Marzo non hanno nulla di meglio da fare che partecipare in qualitadi comparse a uno spot di assorbenti intimi per la modica cifra di euro 67 comprensiva di rimborsi spese. Trentadue persone che aspettano soltanto di vedere lui -la star-: Lorenzo Ali Aliprandi da Bollate, un toro da monta di 82 chilogrammi, tirato a lucido nei muscoli e marchiato a fuoco dal simbolo del volo. Ma la star, come tutte le star che si rispettino, si fa aspettare: e seduto sul cesso bianco di un camerino bianco. Non si sforza neppure. Non ha bisogni impellenti, giusto uno stimolo costante. Avradormito sie no unora il ragazzo, me lo immagino: le cuffie infilzate nelle orecchie e la voce roca. Avra trascorso la notte a ripassare la canzone evitando la tentazione di chiamare qualche amichetta almeno per una sera. Mi ci gioco la faccia. Mai titolo fu piuazzeccato.

Si sarebbe giocato la faccia: sulle tv generaliste, negli spottini virali sui siti internet, tra le pagine delle riviste per donne sole e casalinghe irrequiete. Ali si giocava la faccia e si cagava pure sotto quando senti bussare alla porta. Il direttore di produzione urlo: 5 minuti, vai tranquillo. Ti aspettiamo sul palco. Ti microfoniamo e partiamo. Ali sollevoi pantaloni e tirolacqua. Si lavole mani e si guardo allo specchio. Fece due o tre smorfie e urlo: Vai, vai VAI! Grande, grande, GRANDE!. Era stato istruito su tutto: sarebbe salito sul palco e lavrebbero microfonato. Il pubblico avrebbe cominciato a ballare e lui a far finta di suonare e di cantare. Doveva cantare davvero, ma non era importante se la voce sarebbe stata bella, giusta, intonata o passionale, no, quella esisteva gia, era la versione del demo remixata dalla casa discografica. Lui era liper uno show finto e la sua bocca doveva muoversi per il sincro audio della post-produzione. Era tutto finto in quel luogo. Si sistemola tutina rosa in latex aderente. Metteva in mostra tutto il suo fisico scolpito: un verme di carne inghiottito da un cellophane rosa. Uno dei ragazzi scelti dalla produzione per interpretare la band gli porse la mano come per dargli un cinque basso. Ali non lo notoe si presentopuntuale al tecnico del suono. Tieni. Gli disse il tipo con barba e orecchini tondi su tutte e due le orecchie e tirofuori da un tascone laterale dei pantaloni un microfono grande come un cono gelato a 5 gusti. E spento. Me lo accendete voi? No. Non serve. Tu cantaci dentro. Laudio verrafatto in post produzione, lo sai. Vuoi dire che non mi sentiranessuno? Proprio cosi. Cela registrazione. Te la mettiamo noi, sali sul palco che siamo in ritardo. Sul palco lo aspettavano altri tre vermoni in latex che non sapevano neanche cosa fosse uno strumento musicale. Erano modelli dalla mascella squadrata, un metro e novanta di muscolo ed ossa. E i miei amici? Penso. Cosa li ho chiamati a fare se neanche mi sentiranno?

Che vergogna, che situazione di merda, di merda, di merda. Fu chiesto il silenzio. Le comparse aspettavano entusiaste. Ciak. Motore. Motore acceso! Una serie di fari colorati illuminarono il palco buio e un occhio di bue modernissimo schiariil viso della star. Ali si sentitrapassare gli occhi come da un raggio supersonico e comincioa non vedere piu nulla. I trentadue cominciarono a ridacchiare e non poteva essere altrimenti perche i vermi di carne, per leffetto della luce al neon, apparivano fosforescenti. Quattro vermi rosa fosforescente con gli strumenti in mano. Che merda! Disse Giorgio a voce spiegata. Shhh, invece fa ridere, efigo. Gli rispose Noela, e lo bacio. E comunque la devi smettere di guardare Giulia. Ti sto baciando, come posso guardare Giulia. La stai pensando. Come lo sai? Hai le labbra molli. Molli? Noela annui. Lui le morse un labbro. Poi disse: Non voglio che Giulia pensi che io penso, insomma, che io penso... Forza bimbo! Non voglio che pensi che io dica che lei euna puttana! E' quello che hai detto a me. Ma non lo penso, edebole. L'ho capito questa notte, io ho ceduto a te per debolezza, no non eche non mi piaci, ma ero vulnerabile quando ho cominciato a desiderati e poi va beh, estato tutto cosibello che... magari anche lei era triste quando ha incontrato Ali e si econsolata cosi... non voglio che lei pensi che io la pensi male... non vedi come se ne sta lida sola. Avrebbe bisogno di qualcuno che si occupi di lei. Occupi? Si... beh, hai capito, che occupi quei vuoti che ha. No? A te fa male svegliarti presto. Glielo diroio quel che pensi, quando le diro anche

di noi due. Adesso stai zitto. Poi si sussurrarono qualcosa all'orecchio. Giuliaguardava il palco incapace di qualsiasi espressione e invece Lory scattava foto con una mano e riprendeva con laltra. Il suo cellulare continuava a suonare. Pronti? Ed ora... azione! Le casse cominciarono a urlare Mi ci gioco la faccia.. Ali, sorpreso nel sentire il suono della sua voce cosi forte, rimase immobile col microfono tra le mani. Comincioa cantare in ritardo, a mezza strofa. Provo a intonare due o tre parole, ma la musica era alta e nessuno lavrebbe sentito e poi la luce era troppo forte. Abbassoil microfono e guardo i band boys che si muovevano come cinghiali allassalto tra batteria, basso e pianola. STOP! Le luci si spensero e la canzone fu interrotta. Ali riuscia scorgere tutti i suoi amici e le loro espressioni interrogative. Voleva parlare con qualcuno, chiedere conferme, essere aiutato, ma ritrovo soltanto il flash di Lory che gli abbronzava la faccia. Ragazzo, senti, tu devi cantare, ok? Te lho spiegato. Quando dico azione parte la musica e canti in playback, fai quello che vuoi, ti muovi, balli, fai lo scemo che ne so, limportante eche sembra che stai facendo un concerto, ok? Se sbagli chissenefrega limportante eche non mi fai il cazzo moscio. Dai, e facile, prima lo facciamo, prima finiamo, prima andiamo tutti a casa. Per il pubblico, attenzione: 1- Silenzio assoluto e la signorina col top bianco spenga quel cellulare e la smetta di fare foto o se ne puoandare anche ora. 2- Muovetevi, ballate, siete a un concertone e vi state divertendo, non e difficile. Dopo la pausa il servizio catering vi offre il pranzo quindi meritatevelo. Ok, ragazzo, siamo pronti. Luci. Motore. Azione! Ali comincioa cantare. I band boys si muovevano come forsennati caricati a molla. Il nostro profilattico impazzito saltodi qua e di la e urlo a piu non posso perche qualcuno lo sentisse. Noela e Giorgio si scambiavano piccoli baci. Il tecnico del suono e i suoi orecchini tondi avevano raggiunto Giulia, seduta in

disparte, e provavano un abbordaggio rustico. Lory aveva smesso di scattare foto e riprendeva a piu non posso, cercava uno sguardo amichevole e comprensivo, ma non trovava nulla. Noela non laveva nemmeno salutata. Tre lunghi minuti durla e finto divertimento. Buona. Bene cosi, abbiamo finito. Benissimo. Grazie a tutti! Benissimo, in corridoio ceil pranzo per chi lo vuole, chi non lo vuole puo andarsene a casa. La canzone sfumo, le luci si spensero e Ali si ritrovo nel buio, in piedi sopra una cassa, col microfono perpendicolare alle labbra a urlare: Mi ci gioco la facciaaaa. I band boys si erano bloccati ed avevano ripreso lespressione molle dallalto dei loro 190 centimetri. Ali continuava a urlare la sua canzone, cercava nel pubblico una faccia amica, un applauso, un complimento, ma tutti se nerano andati a ricevere il pranzo. Il band boys chitarrista gli si avvicino, gli tastoil sedere e gli disse: Ciccio, abbiamo finito. Ali continuoad urlare. Abbiamo finito. Disse il batterista. Lurlo non si spense. Ali cantava a polmoni spiegati, la voce gracchiante si perdeva nello stanzone come un lamento funebre. Questo epazzo! Andiamo. Chiosoil tastierista moro. Ali inghiottilurlo e si girodi scatto. Che hai detto? Eh? Disse il moro. Che hai detto? Lo guardodritto negli occhi. Che sei pazzo, ci credi troppo. E solo uno spot. Ci credo troppo, frocetto? Tu lo sai cosa vuol dire suonare, lo sai? Lo sai o nella tua vita hai suonato qualcos'altro, eh? Non fare il finto tonto parlo di flauti di carne. Dillo! E dillo! Dillo! Gli scoppiodavanti al viso una risata isterica. Il moro aprila mano destra e gliela piantosul viso spingendolo a terra. Ali crollosul pavimento come un albero appena tagliato.

I band boy se ne andarono complimentandosi col moro e nessuno si accorse del respiro affannato del cantante. Sul palco era rimasto il solo Ali. Le maestranze stavano giasmontando, il regista se ne era andato. Ali si toccoil labbro e scopriun rivolo di sangue caldo. Si alzocon fatica e raggiunse il camerino bianco. Il pavimento era una coccinella rossa e il labbro continuava a sanguinare. Tiroun pugno al muro e si fece male. Poi aprilacqua del rubinetto e si lavoil viso. La porta si spalancoe Lory scattouna foto: Sei stato un grande! Si accorse del sangue: Che hai fatto? Ti fai di coca? Fico. Vattene. Amore... Vattene ho detto, vattene! Urloil verme insanguinato. Dici sul serio? Lo guardo, poi comincioa piangere, non riusciva a muoversi. Ali le si avvicino, la guardonegli occhi e le accarezzo i capelli con le mani insanguinate. Le lacrime si mischiavano al sangue. Lory allungole labbra e lo bacioabbandonandosi a peso morto sul suo corpo. Ali la accolse sconfitto. Sei stato bravissimo, amore, ti vedranno tutti. Lui ebbe uno scatto, la allontanospingendola al muro. Vattene. Lory pianse e pianse, diceva: Amore, amore, che ti succede? Guarda che belle foto. Quattro vermi su un palco. Ali si volto, non disse piunulla e si sedette sul cesso. Vattene, vai via! Via! Lasciami solo! Un pugno alla porta. Lory uscidal camerino correndo. IncontroNoela che stava andando in bagno, provo a fermarla, ma Noela la

scansocon un sorriso ipocrita. Andoda Giulia, ma il ragazzo dellaudio era impegnato ad accarezzarle le mani. Cosila ragazzina rinuncioad ogni forma di confidenza e scappo via. Correva con una macchina fotografica e una cinepresa a batterle sul cuore. Sulla strada c'era Giorgio Follini che stava fumando drum. Lei gli fini addosso, lui le chiese: Tutto bene?. Lei continuoa piangere, fece no con la testa e riprese a correre. Tutti questi fatti rimasero sconosciuti a Luca Spina Spinelli perche Luca aveva pensato bene di fumarsi una canna per rilassarsi e si era addormentato su quel divano grezzo al centro dello studio e nele luci, ne il rumore, ne le risa alla vista degli assorbenti in rosa riuscirono a svegliarlo.

XXXI. DUE DI PICCHE


Credo che Giulia pensasse che gli unici particolari degni di nota del tecnico del suono erano l'odore rancido di sudore e gli orecchini dalle decorazioni aborigene. Le parole le strattonavano la pelle e cercavano di scuoterla per provocare una qualsiasi reazione. Lui le parlava di quando aveva fatto il fonico sul set di un regista holliwoodiano che neanche ricordava il suo nome, di quando con gli amici era andato sui torrenti col gommone, le diceva che il lavoro del fonico e fondamentale e senza un buon fonico non esiste un buon prodotto, che poi si potevano fare incontri come stava succedendo tra loro quella mattina e che sono tutti incontri interessanti, che quando si inizia a lavorare la mattina presto sembra ancora notte e via e via a raccontare, ma la pelle di Giulia era dura, gelida e quando il ragazzo provava a prenderle le mani doveva per forza accorgersene. Lespressione era sempre la stessa: la mano destra appoggiata al mento e la sinistra ad accarezzarsi le gambe con un gesto ripetuto, nevrotico. Le parole dell'omino maleodorante per Giulia erano soltanto unalternativa al silenzio, cositante e rapide le offrivano un diversivo e sembrava la proteggessero da ogni tipo di pensiero doloroso. Quel tipo era assillante e muoveva troppo la testa mentre parlava, spesso apriva la bocca per sbadigliare e lei non poteva non notare i denti storti e poco puliti. Non ne era attratta, lo

stava usando come molti avevano usato lei. Accavallo anche le gambe e lo fece piano perchelui lo notasse, lo stava illudendo, ne era certa, ma che male cera in fondo? Il suo pensiero vagava nella memoria, si ricordava del viso delluomo che le si era fermato a un palmo dal viso e poi s'era gettato a terra a piangere, delle girandole parigine, di Parigi, di Parigi, di Parigi... concluse che aveva bisogno di una vacanza, di cambiare spazio, aria, aveva bisogno di non vedere un maschio per un bel po, di prendersi cura di se. Il mare! Al mare, ecco, al mare, andiamo al mare! Decise tra se. Scusami, disse e si alzo. Il ragazzo stava parlando del nuovo panino al bacon di McDonalds e lei se ne andoproprio quando lui le stava per proporre il pasto fast. Dove vai? Ehi? Lei non rispose. Che ho detto di male, eh? Ce lhai con McDonalds, eh? Tu sei pazza. Giulia non si voltoneanche. Pazza o comunista. Disse lui a mezza voce. Poi si alzo, si sistemo il pacco e andoa farsi un McBacon. Giuliainvece raggiunse Noela e la tiroin disparte prendendola per un braccio. Andiamo al mare? Quando? Ora. Sei pazza? Forse. Giorgio non ti odia. Lo so. Andiamo al mare? Credo ti voglia bene. Lo so. Ci siamo baciati. Ho visto. Ti spiace?

No, Noe, no. Non mi interessa nulla degli uomini, proprio niente, devo concentrarmi su di me, l'ho capito l'altra notte. Ti sto chiedendo di andare al mare, Noe, portami via, please. Ma che c'e? Va tutto bene. Andiamo fuori. Va tutto bene, Noe, mai stata meglio. Ma ho bisogno di cambiare aria, di pulirmi gli occhi, e vorrei che parlassimo un po' come facevamo una volta, e vorrei che fossimo libere di andare, andare, andare! Voglio partire adesso, ci stai? S'era agitata tutta e ora riprendeva fiato, aveva un sorriso stampato in faccia che non le si vedeva indossare da tempo. Noela la guardopensosa, Giuliaattendeva il responso non riuscendo a star ferma. Andiamo. Ripetilo. Sei pazza, ma andiamo! Bene! Vado a prendere la macchina. Non ci cambiamo? No! Risero. Ci avevano messo un po', ma erano tornate a capirsi al volo. Andare al mare era una necessita. Giuliaaveva voglia di mare mare mare e dell'effetto che fa e Noela voleva allontanarsi un poco da Giorgio per capire cosa stesse accadendo. Lo dico almeno a Giorgio. Disse Noela. Bene. Salutamelo. Noela raggiunse Folli che, in coda per prendere una bottiglietta dacqua, stava addentando una cotoletta al sapore di plastica. Lo abbraccio da dietro e disse: Io vado al mare. Con Giulia. Eh? Quando? Partiamo ora. Mi prendi in giro? Proprio no.

Dove vai? Al mare con Giulia. E non stai scherzando? No. Ci vai vestita cosi? Si. E non stai scherzando? No. Buon viaggio, allora. Rise e si riempila bocca con un morso. Ciao! Gli disse lei e lo baciosulla fronte. Ciao. provoa rispondere lui, ma sputacchio un misto di pane, ketchup e carne bianca, poi la guardoallontanarsi. A quanto pare ormai tutti si erano dimenticati di me, del mio sms, dei miei problemi esistenziali e della mia voglia di sparire.

XXXII. GIOCHI E CANZONI


Adelante, adelante. Passa correndo lungo la statale eun autotreno carico di sale... Adelante, adelante ceun uomo al volante ha due occhi che sembra un diavolo. Adelante, adelante ein arrivo, edistante, ealla fine di questo tavolo.... Chi sarebbe? Era il Francesco De Gregori nazionale. Lo portavo sempre con me, sull'Ipod, e quello era il momento giusto per l'ascolto. Non era troppo romantico, nemmeno new age, non mi piacciono le canzoni che non capisco, i testi in inglese e tutto il rock and roll, io delle canzoni ascolto il testo, mi piace il ritmo della parola e l'emozione che con la melodia mi sa comunicare, nulla piu. Penso troppo? Forse. Ma cosi e e avrei voluto che Valentina ascoltasse con me. Perchequando ci si conosce per la prima volta va a finire che ci si parla e ci si ascolta a vicenda, ma non si ecapaci di guardare al di fuori del due e cogliere le provocazioni dell'esterno. Collegai cosi il marchingegno allo stereo con l'apposito cavetto.

Ascolta qui, che il vino permette alle parole di sprofondarti dentro, di fermarsi sulla lingua e poi scenderti nello stomaco. Cosa fai? Che giaconfonde la notte e il giorno.... Ma chi e? Mi alzai, sollevai il tappeto e ne feci un mantello appoggiandomelo sulle spalle. E il diritto col carnevale... Salii sul letto e la coprii col mantello come un re e una regina. Passa correndo lungo la statale eun autotreno carico di sale... Avanti, avanti, lo senti cosa dice? Dobbiamo andare avanti, sempre avanti! La guardai negli occhi, lei rise. La strinsi forte. .... dalle fabbriche, alle lampare La baciai sulla guancia, allimprovviso. Schioccoanche la stanza. Tra questa gente senza piucuore Le accarezzai gli occhi. Lei li chiuse, rilassata. E queste stalle senza piugregge Sfiorai il contorno del suo viso. Quelle parole mi infondevano coraggio. E senza figli da rispettare.... Le passai le dita sulle labbra e... Passa correndo lungo la statale eun autotreno carico di sale... Uno schiaffo gentile. Uno ancora, uno piuforte. Lei sbottono gli occhi. Adelante, adelante! Mi tiroforte i capelli. Io la presi in braccio facendola rimbalzare sul letto. Avanti, adelante, lo capisci che dice il vecchio Greg? Bisogna andare avanti! Avanti! Le posai quindi una mano sulla bocca per non farla respirare. Lei si alzosfruttando la spinta delle molle e mi sferroun calcio in pieno stomaco, poi gettola lingua in avanti: una linguaccia da bambina. Io finsi di star male, strabuzzai gli occhi e fece finta di sputare, poi mi accasciai al suolo. Lei rideva. Decisi di rimanere supino.

Che scemo! Alzati. E dai, oh, Achille? Achille! Mi accarezzoi capelli e portoil viso vicino al mio naso per sentire se respiravo ancora. Allora mi alzai di colpo urlando Buh! Coglione! Si tenne il cuore. E io ridevo, ridevo: Avanti! Avanti! Lei comincioa ghignarsela e ci abbracciammo forte e girammo in tondo per la stanza... girogirotondo casca il mondo casca la terra e. .. il vino si era rovesciato e i piedi ci facevano cif ciaf nel liquidume. Adelante! Adelante! E intanto De Gregori, come se niente fosse successo, continuava a cantare.

XXXIII. PER CAMBIARE IL MONDO


Io ancora non lo sapevo, ma Aliprandi stava sdraiato sul pavimento del bagno dell'hangar mentre Giorgio Follini stava tentando l'eroica impresa di svegliare Spinelli. Luca! Luca! Lo chiamava forte ticchettando indice e medio sulla sua spalla. Poi provo con dei buffetti sulle guance, quindi con un pizzicotto sul dorso della mano. Quest'ultimo parve funzionare. Luca stropicciogli occhi. Si guardointorno e sbattele labbra piu volte prima di riprendere la parola. Ha giacominciato? Riuscia dire con gli occhi mezzi aperti. Ha giafinito. Giorgio lo raggiunse sul divano e lo aiutoa mettersi seduto. Impossibile. Hai dormito tutto il tempo? Perchenon mi hai svegliato? Ero con Noela. E allora? Ho preso una sbandata. Mi capisci? Una sbandata? In che senso? Nel senso che mi piace. Ti piace e basta?

Che vuol dire ti piace e basta? Avete fatto roba? Tu ti sei appena svegliato, ti sei perso lo show demenziale di Ali e mi chiedi se ho fatto robe? Tu mi hai detto che hai preso una sbandata. Hai fatto robe o no? Ho fatto robe. Bravo. E gli battedue volte la mano sulla spalla. Poi gli porse la mano per congratularsi. Follini gliela strinse, risero. Senti ma davvero ha giasuonato? -proseguiSpina- Che ore sono? Erano le 14.37 minuti del 18 aprile dellanno zerodieci. I nostri due decisero di andare a cercare Ali e cosi fecero, ma sul palco non cera piunessuno. Anche il moro e i tre goldoni in latex rosa se nerano andati. Una signora indiana, con un velo sulla testa e guanti gialli, passava lo straccio del pavimento. Aprirono piuporte, poi scovarono i camerini. Lodore del fumo si mischiava col dolciastro della brillantina. Lo chiamarono: Ehi ragazzaccio! Ali! Dove sei finito? Silenzio. Andate affanculo. Tardoa rispondere Ali. Lo raggiunsero in camerino e videro il sangue per terra. Il viso bianco. Ali era seduto sul pavimento in mutande e teneva stretta a se la sua chitarra. Ma che cazzo fai? Ti droghi? Magari. PensoAli. Stai bene? gli chiese Spina. Sto bene. Spina gli si sdraioaccanto. Fece segno a Folli di raggiungerlo. Quello indugiava sulla porta e mentre si faceva pregare da Spina di raggiungerli sul pavimento si accorse che lodio che aveva maturato per Ali era dun tratto scomparso. Vederlo la, nudo, insanguinato, piangente, gli provocava un piacere indefinito che aveva piua che fare con legoismo che con linvidia. Lo stesso Folli ne rimase

sorpreso. Spina gli tiroaddosso una spazzola, lo manco: E siediti! Non hai detto che ti stai facendo Noela? Noela? Bel colpo! biascicoAli. Folli si accucciosul pavimento. I tre moschettieri s'erano riuniti. Senza cavallo, senza spada, arco, ne frecce e adesso nessuno sapeva cosa dire. Luca e Giorgio guardavano per terra, Giorgio faceva attenzione a dove posava le mani per non sporcarsi di sangue. Gli occhi di Ali abbandonarono le corde della chitarra, volarono sul soffitto e si posarono sui capelli degli amici intenti a guardare lo sporco del pavimento. Le sue labbra si aprirono in un ampio sorriso, lo stesso sorriso che qualche istante dopo, piurumoroso e tondo, si spargeva nellaria. Beh? Disse Luca. Che ceda ridere? Troppo. Lo vedi lo specchio, lassu? E indicolo specchio poggiato in alto, sopra il tavolo del trucco. Cosa riflette? Lo vedi cosa riflette? Niente. Rispose Spina mentre Luca piegole labbra verso il basso per dire che non stava capendo nulla. Lo specchio riflette il muro. Bianco, liscio. Non ce traccia di noi. Siamo caduti a terra, ragazzi. Lasciare una traccia, vi ricordate? Lasceremo la nostra firma indelebile, io mi ci gioco la faccia. Questo dicevo perchea questo tenevamo. E la traccia non doveva essere quella di un assorbente, non doveva, non deve andare cosiporca puttana! Siamo qui, seduti a gambe aperte a farci inculare dai soldi dei padroni. Ci spacchiamo il naso a vicenda, litighiamo per le pecorelle, o no? Non e vero, Folli? Ti sei incazzato per niente! Noi siamo amici, amici, vuol dire che ci possiamo anche menare, possiamo dirci tutto in faccia e diciamolo, diciamocelo! Noi siamo altro, altri! Alzatevi ragazzi, alzatevi. Su, in piedi, forza. Li tiroentrambi per la maglietta e li portodavanti allo specchio.

La scena era esaltante, avrei voluto esserci anch'io, ma intervenne Luca Follini a rendere il tutto ancora piuinteressante. Afferro la t-shirt di Ali e gli si avvicino, petto sul petto. Mi hai fatto schifo, Ali! Parli cosima te ne fai mille, che cazzo di modo e? E' una figata, ok. Ma tu hai mai amato qualcuno? Una, anche una sola. Sembra che non te ne frega un cazzo di niente. Se ci dovevi rimanere cosi perche hai accettato questa porcata? Cosa ti aspettavi da una pubblicita di assorbenti se non sporco e merda? Diciamocelo fino in fondo, l'hai fatto per i soldi, per la fama, per cosa? Per cosa? Tu non sai che cosa vuoi? Non lo sai, non sai che donna vuoi, non sai un cazzo non sai e poi te ne esci con questi discorsi! L'hai visto come sei ridotto? E non lo dico perchesono geloso di Giulia, eh, che era solo una mia amica e ho reagito di merda, lo dico... lo dico.... L'ho fatto per i soldi, si, e allora? E' difficile cazzo! Io non voglio chiedere i soldi ai miei, voglio fare la musica, ok? Voglio e ne sono capace, lo so! Lo sapete anche voi. Ho fatto i miei lavoretti, mi sono fatto il culo e mi sono fatto trattare da schiavo a sette euro all'ora in nero e poi ho lasciato stare che se vuoi fare una cosa nella vita devi scegliere di fare quella e dedicarle tutto il tempo che hai, questo l'ho capito e se devo vendere il culo per 4.000 euro per proseguire il mio sogno e il mio progetto lo faccio, cazzo, lo vendo! Non ho ucciso nessuno, ho fatto solo una figura di merda! E poi magari hai ragione tu, non so scegliermi una donna, ma una scelta nella vita l'ho fatta, voglio suonare ok e per suonare vendo anche il culo se fa male soltanto a me? Ok? Potroanche sbagliare? O non faccio un cazzo come fai tu e non sbaglio mai? Sbagliare bisogna, sporcarsi, o no? Rispondi! Rispondi! Non credi che dovresti darti una mossa anche tu e trovartelo un cazzo di lavoro anche a costo di vendere un po' il culo, o no? Ecco il mio culo, il mio culo!!! Spina nel frattempo si era rollato una canna per riuscire a sostenere tutta quella emotivita, poi si lancionella mischia. Beh, non emale il tuo culetto, peroeconsumato ormai, non varra ancora molto. Non hai ucciso nessuno peroguarda come stai la. Hai fatto bene, ok, ma anche venderci ci fa male. Io non lo so... cioe, mi laureo e poi... Io me ne voglio andare

da qui. Le mie storie parlano tutte di viaggi vuol dire che me ne devo andare. E dove vuoi andare? Sentiamo. Che appena sei in difficolta ti ammazzi di canne. E tu ti ammazzi di seghe. Che vuol dire? Son debole e allora? Chi non e debole? Basta riconoscerlo. Non lo so dove voglio andare. Andare, andare. Sembra un film di Muccino. Disse Folli. Andare e poi tornare. Siamo ancora giovani. Forse bisogna andare via per tornare piugrandi. Non lo so, il mio viaggiatore non parte mai e invecchia triste. La canna gli si era spenta in mano senza che fosse riuscito a fare un tiro intento com'era nei discorsi. Guardatevi, guardiamoci. Eh? Eccoci, ora lo specchio riflette qualcuno! Adesso siamo qualcuno. Siamo noi, quelli che un tempo volevano scrivere, scrivere un qualcosa, cazzo, scrivere la loro storia. La storia siamo noi diceva De Gregori e aveva ragione! -citoa memoria- Restiamo chiusi dentro casa quando arriva la sera, abbiamo tutto da vincere o tutto da perdere e, ragazzi miei, qui ci hanno tirato giui calzoni, siamo rimasti in mutande. Giui pantaloni, giu, forza! Dai, tirate giu. E impazzito. PensoGiorgio. Luca Follini lo guardoe sbottonoil pantalone, lo calo e si ritrovo in mutande quasi senza accorgersene. Ali abbassava i pantaloni a Spinelli che faceva resistenza. Eccoci, in mutande! Guardatevi! Ecco, non voglio piuvederci cosi, mai piu, qui lo dico e spacco questo specchio. Mai piuragazzi miei, mai piu! Prese lo specchio e lo lancionel lavandino. Il vetro non si ruppe, allora Ali gli lancioaddosso un pettine e fu cosiche quello si frantumo in mille scaglie. Quanto avrei voluto essere presente anch'io e inutile dirlo. I tre si abbracciarono forte. Si guardarono e cominciarono a cantare saltando tutto intorno alla stanza Al Mercatone dellarredamento di Fizzonasco..., un jingle degli anni 80 che usavano cantare ubriachi, abbracciandosi, quando erano tutti insieme, vittime del vino o dei fumi. Giorgio fermoil girotondo improvvisato e assunse unaria seria: Ma la storia non

siamo solo noi. Alla storia ne manca uno. Finalmente si ricordarono anche di me. ACHILLE! Dissero in coro e ne rimasero spaventati. Pensarono mi fossi giasposato. Ma pensavano male.

XXXIV. VALENTINA
I miei amici non lo sapevano, ma ero ancora a casa di Valentina. Laria era impregnata dellodore invadente del vino rosso e i nostri piedi nudi gocciolanti e freschi. Il sole cominciava a calare e io mi davo da fare asciugando per terra con carta igienica e stracci, per fortuna la bottiglia non si era rotta e non cera pericolo di tagliarsi. Il tappeto Iraniano, pero, era zuppo di Aglianico di Puglia e a dirla tutta cosiera molto piuvivo e colorato. Non riuscivo a darmi pace per quella leggerezza che rischiava di rovinare l'intera serata con tutti i futuri prevedibili mentre provavo a strizzare il tappeto per far uscire il liquido rosso. Fa orrore ridurre il figlio delluva a un liquido da stanare. Correvo per casa e continuavo a chiedere scusa a Valentina che mi guardava in silenzio coi piedi nudi ad asciugare fuori dalla finestra. Fumava una sigaretta arrotolata e pensava che quello era un momento che avrebbe ricordato per la vita. Che quel ragazzo -parlava di me- era carino, quel neo sopra al labbro superiore gli conferiva un certo fascino, era anche discretamente simpatico, non un comico, ma con una vena istrionica e un'ironia tagliente. Premuroso, affettuoso, creativo, dovette ammettere che era forse quello che aveva sempre desiderato, ma, e c'esempre un ma, quel ragazzo non provocava in lei nessuna attrazione fisica. No. Zero. Nulla. Nada. Voi non sapete quanto mi costa raccontarvi questi dettagli, ma soprattutto non potete immaginare il mio dolore quando lei mi confido i suoi pensieri. Credo che certe cose non andrebbero dette, che la sincerita, alle volte, e un lusso a cui bisogna essere preparati. Io per lei in quel momento ero un amico, il suo desiderio sessuale era alla stregua di quello che una ragazza normale prova per suo fratello: inesistente.

Voleva provarselo pero. Se mi spoglio eun problema? Disse, mentre io passavo lo straccio sul pavimento per la terza volta col sudore che mi affogava la fronte. Che? Risposi alzando lo sguardo. Niente Disse lei, e comincioa spogliarsi. Non mi accorsi di nulla, entravo e uscivo dalla stanza preoccupandomi soltanto della pulizia del pavimento. Senso del dovere, frustrazione al potere, dice qualcuno. Lei si spogliolenta, curando i movimenti. Si sentiva a suo agio, come con un fratello appunto, ammesso che ci si denudi davanti ai fratelli, pensava. Sembravo un maniaco del pulito e soltanto quando vidi sul pavimento una mutandina di pizzo azzurra, ecco, fu in quel momento che mi stranii e alzai lo sguardo. Lei era di fronte a me, nuda come qualcuno laveva disegnata, con una mano a coprire i seni piccoli e tondi e l'altra tra le gambe aperta come una foglia. Rimasi immobile, non sapevo che fare, deglutii una volta, ma una volta non bastava. Deglutii due. Che ce? Disse lei. Mi piacciono le tue tettine. Sembrano molto accoglienti e senza particolari pretese. Che? L'ho sentita in un film. Ho sempre voluto dirla. Grazie. Disse lei Non vuoi saltarmi addosso? Ci guardammo come sempre si fa in questi casi. Lei si volto e mostro un culetto piccolo, ma tornito e sporgente. Allora? Non credo. Mi venne da dire e lo dissi. E poi rincarai la dose. Il pomeriggio non eun buon tempo per scopare. La notte e un buon tempo, la mattina anche... ma il pomeriggio, oh no, il pomeriggio no. Sai, e una questione di bioritmi. Bioritmi? Lei si trovoimprovvisamente in imbarazzo e si copricol lenzuolo. Scherzo. Non voglio fare sesso con te, non mi interessa. Continuai io e non vi dico ora come vorrei rimangiarmi quelle parole. Lei abbassolo sguardo, si vergognodi aver fatto quel gesto cosi banale,

spogliarsi cosi, subito, la prima volta, davanti a un pazzo probabilmente, o un gay, o un... Non ti piacciono le donne? Mi chiese. Io provai a rimediare con esisti disastrosi. Certo. Certo, mi piacciono. Ma abbiamo sbagliato i tempi. Vedi, se tu avessi aspettato la notte, beh, sarebbe stato piusemplice, avremmo cercato il calore, come gli animali. E nella natura, quando fa freddo si cerca di produrre calore. Tu riduci il sesso a una questione biologica? No. Tu la riduci a una questione bestiale. Eh? Percheti sei spogliata? ..... Perchesei debole, piccola mia. E intanto, tra me e me, tutta una serie di consigli arruffati. Che stai dicendo? Te la vuoi scopare o no? Ti piacciono i maschi! Ti piacciono, ammettilo, su! Ma non lo vedi che la stai trattando da sfigata? E dai, baciala, ridi, sei ancora in grado di riparare. Forza Achille, forza, saltale addosso! Ehm, dicevo... cioe, non debole eche... epresto. Non ho le protezioni e.... Le ho io. Le hai tu? Beh, allora.... Allora io mi rivesto. Valentina uscidalla stanza. Osservai la porta chiudersi, e mi accorsi che attaccata a questa c'era una fotografia: limmagine di un uomo solo, seduto su una panchina. Sfigato! Continuai a ripetermi.

Poi mi misi di fronte alla foto, chi mi avesse visto avrebbe potuto pensare che la guardassi con attenzione, invece no, ero la, immobile a dieci centimetri da una porta e non riuscivo a pensare a nient'altro che a lei, a come doveva sentirsi una donna quando un uomo con evidenti problemi relazionali la respinge in quel modo. Sembravo un fiore cresciuto in mezzo a un'autostrada: profumato e bello, ma inutile. XXXV. IL VIAGGIATORE Per riprendere il filo dei pensieri dopo la dichiarazione di sconfitta e necessario ora che io trascriva qui la terza parte della storia di Spina. E provate a dirmi che non c'entra nulla con quello che vi sto raccontando? Cera una volta un principe che aspettava una principessa. Tutti i giorni, di buon mattino, per poterla avvistare, saliva sul tetto della reggia della sua citta. Una cittacon due abitanti: lui, cioe il principe, e il suo servitore. Il principe saliva sul tetto e aspettava per ore ed ore, ma la principessa non arrivava cosirimpiangeva quellunico giorno in cui, per caso, nel bosco, aveva avvistato quella splendida donna che laveva salutato e poi era scomparsa tra gli alberi. Passarono mille anni e il principe non vide mai piu la principessa, anche se tutti i giorni saliva sul tetto della reggia per avvistarla. Decise allora di partire per andare a cercarla. Preparoloccorrente per il viaggio e, quando fu sulla porta duscita, non riusci a muovere un passo percheaveva dimenticato come si fa a viaggiare. E si che prima di farsi chiamare principe dal suo unico servo e suddito tutti lo chiamavano viaggiatore percheaveva viaggiato per mille anni. Ma ormai aveva trascorso mille anni da principe guardando e aspettando invece di agire e si era dimenticato come si fa a viaggiare. Decise allora di trovare qualcuno ancora capace di viaggiare che lo aiutasse a raggiungere la principessa, magari un mago. Ma maghi, nella sua cittasenza sudditi, non ce nerano. Si accorse cosi che lunica persona che sapeva viaggiare era il suo

servo. Ma il servo in quanto servo era tenuto a fare soltanto quanto il padrone gli ordinava. Non poteva insegnare niente a nessuno, ma solamente essere istruito su cosa doveva fare o non fare. Si sa, nessun re chiederebbe al suo suddito consigli per governare. Il servo cosinon insegnomai al principe a viaggiare e il principe trascorse il resto dei suoi giorni triste, sul tetto della reggia, aspettando la sua principessa. Spina portava il racconto sempre con seripiegato in quattro nella tasca dei jeans. Pensava che prima o poi gli sarebbe stato utile e li, ora, gli parve indispensabile leggerlo ai suoi amici. La situazione era talmente assurda che poteva permetterselo. Salisul water, si schiarila voce e comincio a leggere non temendo nessun giudizio, ma col solo desiderio del dire. Lesse con passione, intenzione, sentimento. Non riuscinemmeno a finire che i suoi amici cominciarono ad applaudire, applaudivano forte un po' per uscire dall'imbarazzo di una storiella raccontata in un cesso fottuto, un po' percheavevano bisogno di farsi coraggio l'un l'altro, ma in fondo erano sinceri, Spina lo capiva, non sapeva da cosa, ma lo intuiva. Non epoi cosimale, allora! Affermoe dall'altezza del sanitario si lancio a peso morto sui miei amici che provarono a prenderlo al volo e ci riuscirono anche, cosi, cantando la cavalcata delle valchirie, a ricordo e onore di Apocalypse Now lo portarono sollevato in processione fino all'uscita dell'hangar, lui urlava, e si sentiva il principe che guarda dall'altro, ma pronto per un altro viaggio perche non era piusolo, ma aveva braccia da stringere e gambe a cui affidarsi se il suo passo si fosse fatto incerto.

XXXVI. ALLA RICERCA


Alla storia mancava soltanto io. Ma in quel momento avevo altri pensieri. I miei amici, invece, parlavano di me, dicevano: Dovequello stronzo di Achille? Sesposato? Poi si chiedevano il percheavessero smesso di cercarmi concentrandosi su

problemi contingenti e futili egoismi. Domande inutili. Ormai era venuto il momento e bisognava agire, cominciare le ricerche a costo di trovarmi con la fede al dito. Immagine incredibile anche per la mia fervida immaginazione. Quindi partirono per la caccia al tesoro col rischio di sapere che li avevo presi in giro o di scoprirmi imbarcato su una nave da crociera o in Africa a fare il missionario. Quanti rischi aveva ipotizzato Follini, non l'avrei mai detto. Ma che bisognasse cercarmi senza perdere altro tempo era una certezza per tutti. Cosii miei tre amici si rivestirono in fretta e decisero di cominciare la ricerca da casa mia, quella in affitto, a Milano, certi di trovarmi sdraiato sul letto a leggere ad alta voce un mattone sociopolitico: i miei vari Guevara, Rosa Luxemburg, Kennedy and Benjamin, Stella, Rizzo e cosivia tra le quartine di Khayyam e i poemi di Majakovskij che se non li conoscete andateveli a cercare in libreria, fatevi un'idea su Wikipedia o dateci una googlata, il consiglio lo davo a loro, ma posso estenderlo a voi lettori. Sul tragitto serano fermati a comprare tre birre ghiacciate per brindare allamicizia e mandare affanculo tutto il resto e perche certe abitudini non si devono perdere. Si guardavano negli occhi prima di far cozzare le bottiglie una contro laltra, poi strizzavano la palpebra destra, tiravano fuori la lingua in una smorfia carnevalesca, brindavano e finalmente bevevano. Ma a Spina la birra andodi traverso, gli uscipersino dal naso. Starnutiva, tossiva, sera fatto rosso in volto. Folli e Ali lo indicavano con l'indice e ridevano, anche il cellulare si prendeva gioco di lui scegliendo il momento piu adatto per vibragli nella tasca. Colpo di tosse e... Ma chi e?, era un numero sconosciuto. Tossidue volte, tirosu col naso e si schiarila voce. Pronto? Sarebbe a dire? Ah, la mamma di Achille...

Mia madre? Pure mia madre doveva mettersi di mezzo? Folli e Ali parevano immobilizzati. Si avvicinavano a Spina in silenzio per non disturbare. Ah. Ma, vedra, non sarasuccesso niente, due giorni non sono poi cosi tanto. Ma no, si farasentire, magari vuole stare un po da solo, ah beh, giusto, lei dice che giaabita solo... No, neanche noi lo sentiamo da due giorni... Eh, si. Ma proprio niente? Non le ha detto dove andava? Ali aveva finito la birra e sera seduto per terra nel bel mezzo del marciapiede. La testa appoggiata alla gamba destra di Spina. Folli faceva due passi a destra e due a sinistra, due a destra e due a sinistra e aveva iniziato a mangiarsi le unghie. E... signora? Ma che lei sappia doveva... SPOSARSI? Come chi? Achille! No, non la prendo in giro, ma no! Lo so era una domanda stupida. Scherzavo! Non chiami i carabinieri. Senta signora non pianga, no, non e morto, non lhanno rapito. Non gli funzionerail telefono, cose cosi. Senta, ascolti! Mi ascolti. Mi ASCOL- TI. Adesso vado a casa sua e poi la chiamo, va bene? Se lo trovo o si fa sentire la faccio chiamare. Stia tranquilla, abbia pazienza e non pianga... signora, signora... Cazzo! Piange? Disse Ali guardando dal basso verso lalto. Non lo sente da due giorni, raga. Quello chiama sempre, siamo in un bel casino! Andiamo. Cazzo! Cazzo! Cazzo! Ripeteva Folli. Si misero a correre piuforte che potevano. Casa mia era una costruzione di ringhiera, in via Savona, non lontano dalla movida milanese. Una casa che sapeva dumido, fumo e vernice poicheSamantha, la mia coinquilina, un bocconcino niente male, aveva dipinto le pareti disegnando simboli etnici con colori pastello perchelei studiava all'accademia d'arte di Brera e vorrapur dir qualcosa.

Aveva le dita sempre sporche di colore, i capelli rasati a zero, due occhi grandi neri e un piccolo piercing sotto al labbro. Chi e? UrloSamantha al citofono. Siamo gli amici di Achille. Si, ma tu chi sei? Folli. Il coglione? Il coglione. Ma Achille ce? Salite!. Folli per Samantha era il coglione percheSamantha per lui avrebbe fatto pazzie. Cera stata una estate in cui si sentivano al telefono tutti i giorni, parlavano per ore, ma non si vedevano mai. Mai. Samantha avrebbe voluto incontrarlo e le aveva provate tutte: approccio dolce, amichevole, rilassato, approccio sexy, nervoso, aggressivo, tutte sino allapproccio palese, lapproccio Ho voglia di te. Sono sola a casa, ci guardiamo un film?. Ma Folli aveva respinto le avances al mittente perche in quei tempi si vedeva con Jane, una dj quarantenne che allinsaputa del marito intratteneva rapporti cordiali con il nostro ragazzino poco piuche ventenne. E allora Folli parlava con Samantha, ma incontrava il corpo esperto della quarantenne. Poi Jane, soddisfatte le voglie e appagata la curiosita, era tornata dal marito e dal figlioletto simpatico, e Folli era impazzito damore per Samantha. Ma ormai era troppo tardi, che lorgoglio eduro da combattere e Samantha di orgoglio ne aveva da vendere e lo vendette tutto a Folli facendogliela annusare in modi vari e nominandolo: il coglione. I nostri mangiavano i gradini a boccate larghe e bussarono alla porta prima che Samantha avesse il tempo di indossare qualcosa di decente. Li lasciosuonare a lungo e abbassola musica dei Sigur Ros perchel'atmosfera sarebbe cambiata. Bussavano sempre piuforte. Cominciarono ad urlare. Apri! Apri, e dai, forza, svegliati, aprici! Poi gridarono forte il mio nome, piuvolte. Samantha riuscia lavarsi le mani e ad indossare un vestito largo azzurro

pastello: E che cazzo? Apro, un attimo! Girola chiave e i tre si catapultarono dentro, ansimanti. CeAchille? Io non c'ero. E' il caso di urlare cosi? Lo sapete che il vicino eun depresso cronico e poi sballa! DoveAchille? Chiese Spina appoggiandosi al tavolo per riprendere fiato. Non lo so, mica sono sua madre. Rispose lei. Da quanto non lo vedi? Boh! E si accese una sigaretta. Da quando non torna a casa? Intervenne allora Folli. Ah, parli anche tu, coglione. Era un po che non ci si vedeva io e te, vero? Non avevi piuil coraggio di entrare qui o cosa? Eh? Ali era andato in camera mia. Cercava un foglietto, un volantino, un messaggio, un vestito, un qualcosa che indicasse che fine avessi fatto: nulla. Spina prese Samantha per le spalle e la strattono: Non fare la figa, ok? Achille non lo vediamo da due giorni, ci ha scritto un messaggio del tipo che si sposa e che non ci rivedremo piutu sai qualcosa? Oh, sai qualcosa? Parla! Per favore. Non fare la stronza. Aggiunse Folli. Samantha guardava Spina negli occhi e rimaneva zitta, immobile, per nulla impressionata dalle reazioni isteriche. Scusa, el'agitazione. Giorgio le levole mani di dosso e lei respiroun tiro di sigaretta, poi si rivolse a Folli: Esci di qui, tu e i tuoi amici. Via. Fuori o chiamo i carabinieri. Non so dove sia Achille, ma certo non escemo. Avratrovato unamichetta o degli amici meglio di voi, e ci vuol poco. Due giorni non sono niente. Tornera. Ora fuori, addio. E spalancola porta. Aspettiamo Ali, ein bagno. Voi cominciate ad uscire ordinolei facendo uscire il fumo dal naso e li accompagnosul pianerottolo stando a guardia della porta.

Ali aveva controllato tutta la mia stanza ed ora era nel bagno, ma lunica cosa che poteva rimandare a me, pensolui, era la carta igienica perche il resto erano prodotti di bellezza al femminile e saponi agli aromi piu vari. Una cosa era certa: io non aveva fatto la valigia perchedi spazzolini sul lavandino ce nerano due ed uno dei due non era bagnato, quello significava che non era stato usato da almeno un giorno. Gli venne un dubbio pero. Piscio senza alzare lasse e gli schizzi si persero sul pavimento. Tirolacqua e dal bagno domando: Samantha, tu hai il ragazzo? Eh? La guardiana della porta sembropercepire un qualche suono. Ali raggiunse Samantha nel corridoio. Vai fuori anche tu. Gli disse lei. Sei fidanzata? Gli sorrise lui. Che ti frega. Tagliocorto e gli sorrise maliziosa, Ali rimaneva sempre un bel manzo. Niente, voglio solo sapere se lo spazzolino che ce in bagno e di Achille o del tuo tipo. Di Achille. Non epartito. Disse lui, come se il ragionamento lavesse stancato a morte. Non epartito. I suoi vestiti erano stesi e li ho ritirati io. Tornera, quante paranoie che vi fate. Ora addio. Ciao. Ciao coglione. E spinse Ali a raggiungere i suoi compari sul pianerottolo facendo una leggera e maliziosa pressione sul suo petto. Ali stava sulla soglia quando si voltodi scatto verso Samantha. La pittrice lo guardodritta negli occhi, quasi contenta. Desiderobaciarlo. Sentite? Cosa? Folli e Spina si guardavano interrogativi. In effetti qualcosa si sentiva: ...jeremy spoke in class today jeremy spoke in class today.........clearly i remember.....

Jeremy, Pearl Jam. La suoneria del mio cellulare, buoni gusti i miei, un poco nostalgici, ma roba buona. Tornarono in casa e si misero alla ricerca del cellulare. Samantha non riuscia dire una parola, li guardava e le veniva da sorridere chissaperche, stava cominciando a preoccuparsi anche lei, lei che non sapeva comunicare un'emozione se non per mezzo dei suoi disegni; comincio a mordersi le labbra e partecipoalla ricerca del cellulare scomparso che si fece trovare facilmente poicheera rimasto sul cuscino e nel buio della stanza fu facile trovarlo. Tasto verde. Rispose Spina. Achille! Gli venne da dire. Poi rimase in silenzio. Ah, sisignora. No, sono Spinelli, Luca, si, non pianga signora. Labbiamo trovato si, certo, solo che ora ein bagno e ha lasciato il cellulare qui. No, era a casa, stava, stava... Tasto rosso. Spina interruppe la conversazione. Che cazzo gli hai detto? Disse Ali girando sulla sedia a braccioli. Che dovevo dirle? Piangeva! Ma che cosa gli dici a fare che abbiamo ritrovato suo figlio e poi metti giu! Tu sei scemo. Cosa dovevo fare? Cosa dovevi fare? Che cosa dovevi fare? Pensarci! Follini batte forte la mano sul muro, si fece male. Il telefono continuava a squillare. Ma vaffanculo. Io non rispondo. Vaffanculo a me non me lo dici, ok? Ok? Erano testa contro testa. Dillo, dillo ancora, Porcaputtana, porca puttana, porca puttana! Il nostro Folli si sottrasse allo sguardo e comincio a prendere a calci qualsiasi cosa trovasse sul suo cammino. Ali continuava a girare sulla sedia: Tranquilli ragazzi, tranquilli. Agitarci non serve a niente. Samantha stava sulla soglia di camera mia non osando entrare,

era affascinata dai modi di Ali e sembrava non sentire le urla dei miei amici che si azzuffavano per scaricare la tensione. Lorenzo Aliprandi allora si alzo e prese il telefono tra le mani. Sblocca. Menu. Registro chiamate. Tutte le chiamate. Si stava facendo i cazzi miei, ma lo stava facendo per una buona causa. Chiamate perse: Mamma, mamma, mamma, mamma, Spina, Folli, Giulia, Spina. Chiamate in entrata: mamma. Il giorno prima: Spina. Tre giorni prima: Giulia. Effettuate: Mano, Spina, prof. Gorini, Ripetizioni. Giulia. Se la scopa anche lui? Lessero i miei messaggi. No, non se la scopa. Sono amici sembra, Giulia eancora nel periodo faccio la figa te la faccio annusare.. Ma Giulia non emai stata nel periodo faccio la figa te la faccio annusare. Vuoi dire che lui non se lescopata, ma cequalcosa di serio? Ma chi eMano? Disse Spina facendo passare le chiamate sotto il cursore del cell. SaraManu. Mano? Mano lavevo chiamata il giorno precedente alle ore 16.47. Mano era lunica che poteva sapere che fine avessi fatto e in effetti non si sbagliavano. Tasto verde. Chiamata in corso.

XXXVII. ACHILLE
Ero ancora a casa di Valentina ed ero l'unico a sapere dove ero finito. Desideravo andarmene da l per tornare alle mie sicurezze imperfette, alle depressioni dei pensieri dell'oggi, per dovermi occupare soltanto di me in quella malinconia strana che ti avvolge durante la solitudine. In due diventa tutto piu difficile, devi far spazio all'altro e cancellare i pensieri inutili, devi ascoltare e non piuascoltarti.

Non la capivo quella ragazza. Era bella, di quella bellezza che piace a me: magra, seno acerbo e tratti minuti. Era spontanea e diretta, come piace a me. Era propositiva e sexy, proprio come avevo sempre desiderato. Ma aveva spostato troppo gli equilibri, non mi aveva fatto giocare e con quel suo mostrarsi completamente nuda aveva rotto lequilibrio. Qualcuno doveva pur farlo, certo. E io, bisogna dirlo, non ero preparato al fatto che lei potesse affrettare in questo modo un avvicinamento. C'eda dire che ero a casa sua, erano ormai tre ore che eravamo insieme, stavamo bene, avevamo bevuto, avrei dovuto aspettarmelo e farmi trovare preparato, ma ogni tanto mi perdo nei pensieri e non so prendere per le spalle la realta. Bisogna anche ammettere che non avevo avuto unidea brillante con la storia del vino e del girotondo e, insomma, avrei fatto meglio ad evitare di pulire il tappeto e a concentrarmi su Valentina evitando quellossessione nei confronti dellautorita che mi spinge sempre a rimediare ad ogni errore commesso. Cosipensai che la situazione era diventata ormai ingestibile ed io m'ero fregato con le mie stesse mani come sempre mi capita per mancanza di coraggio o per disabitudine all'incontro intimo, ad aprire il corpo oltre alla mente. Decisi che prima di andarmene avrei potuto fare l'ultimo tentativo per sembrare simpatico o, almeno, educato. Valentina era uscita dalla stanza, sembrava non tornare piu e io non trovavo il coraggio di uscire per andarla a cercare. Mi lasciai cadere sul letto e guardai il soffitto per qualche interminabile minuto, poi alzai le braccia e con le dita disegnai strani segni nell'aria non so neanche perche, ma quel movimento sapeva calmarmi. Disegnavo onde e gabbiani volanti. Si esempre nel posto sbagliato al momento sbagliato o nel posto giusto nel tempo sbagliato o nel tempo giusto ma nel posto sbagliato, ma quando le due variabili coincidono? Pensavo, mentre le dita mi si intrecciavano nell'aria. Quando coincideranno? E poi dovera Valentina? Mi accorsi che sul comodino cera un involucro di plastica. Di fianco al sacchetto

una serie di biglietti della metropolitana, un accendino Bic verde e un pacchetto di sigarette aperto. Presi l'involucro di plastica e lo aprii. Ci trovai dentro un moccolo scuro: il Nero. Lo tenni tra le mani, lo soppesai e lo rigirai tra le dita. Presi laccendino e cominciai a scaldarlo. Piulo scaldavo piuil moccolo diventava duttile sotto le unghie. Sembrava una pasta tipo pongo o il das dei miei giochi di bimbo. Scaldavo e poi lavoravo tra i polpastrelli. Scaldavo e modellavo con lunghia dellindice. Lodore lisergico invadeva le mie narici e cominciai a sorridere tra i baffi accennati. Modellai una rosa senza spine, col gambo lungo e decisi di portarla a Valentina. Aprii piano la porta per non fare rumore e mi avventurai lungo il corridoio. Guardai in cucina, nel bagno. Valentina non cera. Deluso, spezzai la rosa tra le dita, tornai in camera e la feci in mille pezzi, poi li mischiai al tabacco, arrotolando a fatica il tutto in una cartina bianca, la accesi e fumai. Era la prima volta che fumava una canna da solo. Era la prima volta che fumavo una rosa. Con la canna accesa, la rosa in bocca, e lo sguardo da duro, non dovetti nemmeno farmi forza e uscii sul balcone. Valentina stava seduta a gambe aperte su una sedia col seno appoggiato allo schienale. Imbracciava una macchina fotografica e appena mi vide mi scatto in faccia un flash incendiario. Era buio. Le automobili suonavano i clacson e le radio davano notizie sul traffico. La luna non si vedeva e il cielo non era capace di diventare nero, troppe le luci al neon che provavano a illuminarlo. Il flash mi scheggiolo sguardo. Splendida. Vieni a vedere, drogato. Sei fumo e paura. Magnifica. Ottima per il mio lavoro sul disagio. Mi stampoun baciosulla bocca. Notai che il gingillo aveva ricominciato a funzionare e pulsava nei pantaloni, mi

presi un altro bacio e mi allungai su di lei. La ragazza si divincolo e mi rubo la canna. Fece un tiro lungo e profondo mentre io, sconfitto, riuscii soltanto a stare fermo e guardarla. Quando finidi sbuffare fumo e rilassola bocca morbida disse soltanto: Sei un disadattato. Avrei voluto prenderla per i capelli, sbatterla al muro e strapparle i vestiti. Non lo feci. Te ne stai li, zitto, impalato. Hai voglia di baciarmi e di chissa che altro, ma hai paura. Paura di cosa non lo so. Peso trenta chili in meno di te e posso farti solo del bene. Ma tu sei un disadattato. E se prima non lo sapevi te lo dico ora con affetto. Mi accarezzoi capelli come si fa con la testa dei cuccioli di cane. Mi lasciai accarezzare a lungo, in silenzio. Poi le presi il viso tra le mani e la baciai con forza. Lei fece resistenza, poi si sciolse tra le mie labbra. Questa volta contro al muro ci finimmo davvero. La stringevo forte e lasciavo che le dita arassero la sua schiena, il suo profumo mi sfondava le narici, le baciai il collo, lei sospiroforte e io non seppi frenarmi, le mie mani correvano lungo tutto il suo corpo, tra le nostre lingue soltanto respiri e i nostri bacini che si muovevano cercandosi. Ansimavamo e non sapevamo dar tregua alle labbra. Due ambulanze e unauto dei carabinieri passarono giusotto, nella strada, a sirene spiegate. Feci attenzione al rumore, lei notola mia reazione e ci deconcentrammo, incuriositi e messi in allarme dai suoni di sotto. Ansimavamo ancora per riprendere fiato, ci guardammo a lungo. Mentre io le accarezzavo il viso lei cercava un contatto piuforte strofinando le guance tra le mie dita. Disadattato? Risi. Si. Certo. Lo sono anche io. Metterola tua foto nella mia galleria. La tua...? Galleria fotografica! Lhai visto luomo che c'enella mia stanza, no? Mi guardai attorno e mi venne un pensiero. Vuoi dire che io sono il tuo

amante?. Non fare lo scemo, la foto dietro alla porta. Quello sguardo e lo sguardo piu intenso che io abbia mai visto: la cicatrice, lo sporco, le rughe profonde e i denti cosiperfetti, quegli orecchini femminili -che varranno pure un sacco di soldiportati con una grazia unica... per esprimere il disagio e ottimo e poi anche la foto evenuta abbastanza bene, il tempo d'esposizione e da aggiustare, ma va bene anche cosi, era difficile eh, se sbagli i tempi sbagli tutto. Il tuo sguardo e uno sguardo da pesce, ma la foto etroppo bella e tu sei cosi disadattato che vai stimolato. Troppo per i miei gusti. ...dove eravamo rimasti? Provai a ribaciarla, ma ormai listante era passato e se sbagli i tempi sbagli tutto. La canna le si era consumata tra le mani, la getto giudal balcone e rientro in casa. Io rimasi a guardare giudal parapetto: c'era un signore che leggeva un giornale su una panchina. I giornali andrebbero letti al mattino, la sera le notizie son gia passate, voglio dire, ci sono nuove notizie alla sera e quelle del mattino son gia vecchie. Tra l'altro i quotidiani danno le stesse notizie che danno i Tg, forse dovrebbero fare solo quotidiani di opinione, o forse... forse non dovrebbero uscire nemmeno i quotidiani e dovrebbero esistere solo i Tg, si risparmierebbe piucarta e l'Amazzonia sarebbe contenta... o forse dovrebbero esistere solo i quotidiani e non le televisioni, si risparmierebbe elettricita... nel futuro contera piu la carta o l'elettricita? Ho fame. Mi chiamolei. Ci mangiamo qualcosa? Prese un coltello e un pezzo di formaggio a pasta dura dal frigo. Tu cosa pensi dei quotidiani? Le dissi io. E' buono. Ti piace il formaggio? A me troppo solo che non lo mangio tutti i giorni, sai, per l'intolleranza, le intolleranze sono la porta d'ingresso alle allergie, se non le tieni sotto controllo poi diventi allergica, io non potrei mai diventare allergica ai latticini, intollerante va bene, li mangi un giorno si e due no, ma allergica... come fai a rinunciare al latte? Voglio dire, ci pensi che la prima cosa che abbiamo inghiottito eil latte? Lei si spostoin camera e si mise a mangiare sul letto tagliando la pietanza in

listelli. Io la seguivo a distanza ravvicinata per non perdermi il suo odore e proprio quando mi sembrava di prevedere la sua prossima mossa la ragazzina riusciva a spiazzarmi. Credo ci serviral'elettricitanel futuro, piudella carta. Mi ficcoin bocca un pezzo di grana, quello che fa puzzare l'alito e si nasconde tra i denti mentre aprivo la bocca come un bambino in attesa di ricevere il ciuccio. Io che il grana e l'odore di plastica dei ciucci li avevo sempre odiati. Finimmo il formaggio. Feci per andarmene, ma lei mi trattenne prendendomi per il collo. Pensavo ci saremmo ribaciati, ci saremmo amati. Pensavo male. Ed era colpa mia, perchenon avevo il coraggio di accettare che lei potesse entrare nella mia vita, non avevo il coraggio per cominciare ad amarla, e allora non volevo compromettermi del tutto, ecco. Altro che esami e lauree, la maturita e un'altra cosa ed ora io mi scoprivo immaturo e problematico come mai prima, e tutto grazie o per colpa di lei. Bisognerebbe pensarci bene prima di lanciarsi in incontri improbabili e in intimitaspiazzanti. Guardammo un film con gli spari e ci addormentammo. Clint Eastwood continuava a fumare. Morricone ci suonava la ninna nanna. Valentina nella notte si sveglio, accese una piccola luce al neon e comincio a scattarmi delle foto mentre dormivo, non mi accorsi di nulla. Estrano! CLICK. Peroebello. Non ci prova o ci sta provando? CLICK. Non mi vuole portare a letto. Forse non gli piace il mio corpo? Bah, impossibile. E poi mi mette in imbarazzo, sa parlare, eintelligente, colto, un po disadattato certo, qualche problema sul fronte sessuale probabilmente. Quante paranoie si deve fare... come me. Ma forse ecolpa mia.

CLICK. Tutto cosistrano. Percheio gli ho scritto il numero sulla mano? Per fare la diva. Sembrava bello, no? Una volta ho ricevuto un biglietto da un ragazzo, sul treno, non era firmato, ma io ancora mi ricordo di lui e a dirla tutta mi piaceva pure. Come potevo dirglielo? Bisogna lasciare una firma dovunque si va. Stiamo passando ragazzi, giratevi, siamo noi. Quale firma migliore del numero di telefono? CLICK. Non ti svegliare, una ancora. Bellissima. Bello anche tu, ragazzino... CLICK. Cazzo fai? Dormi bello, dormi...

XXXVII. LORY
Rimbalzavano su e giu, su e giu. Macchina fotografica, cinepresa e mammelle. Su e giu, su e giu. Lory correva a vene spiegate verso chissadove. Limpatto dei macchinari col seno acerbo sostenuto da un push up troppo stretto le faceva male cosicongiungeva le braccia a x sul petto cosi perche fossero le mani a ricevere limpatto della lega di metallo. Lei non piangeva, teneva strette le labbra e provava un sottile godimento nel ricevere i colpi sulle mani. La corsa diventopresto a balzi cosiche gli impatti fossero sempre piu forti. Desiderava farsi del male e piuprovava dolore piu le sembrava di star meglio. Unautomobile accostoe abbassoil finestrino, due ragazze le chiedevano dove fosse corso Garibaldi, erano invitate a una festa e, a dir loro, erano in ritardo e tutti le stavano aspettando. Se mi date un passaggio vi ci porto io. Propose Lory, nascondendo il malessere dietro a un sorriso largo. Sali! Disse la piugrassa che indossava una gonna corta nera e una maglietta fucsia che le fasciava i rotolini di grasso.

Sei una fotografa? Diciamo... Lory stava attenta a non schiacciare le borsette e i cappotti delle due pollastrelle e provava ad assumere una posizione comoda sui sedili dietro che odoravano di lacca e lucida labbra. Perchenon ci fai una foto? Qui a destra. Indicocol dito una strada secondaria. La stangona bionda giroil volante mentre la ciccia alzava il volume dell'autoradio. Quando la strada si fece senza curve la strana coppia si volto in direzione della nostra e le due miss appoggiarono la lingua nellangolo alto delle labbra e alzarono indice e il medio in segno di vittoria, contro cosa e chi poi non si sa. CLICK. Lory scatto. Ancora. E fecero per baciarsi. CLICK. Dito medio e lingua fuori. CLICK. Lory indicava di proseguire dritto. Ce le manderai? Oppure le pubblicherai su facebook? Non so. Fai quello che vuoi. Noi siamo libere e perfette, non abbiamo paura di niente e di nessuno, tu metti i soldi noi mettiamo il divertimentoooo! Ridevano. Lory si teneva stretta alla maniglia della portiera. La stangona schiacciava forte l'acceleratore. La ciccia, eccitata dallalta velocita, prese la parola: Vai dal tuo uomo? . O dai tuoi uomini... Aggiunse la bionda facendole locchiolino. Lory non sapeva che rispondere. Sentiva freddo e senza che loro se ne accorgessero aveva indossato un cappottino firmato che aveva trovato sui sedili. Non teneva caldo ed era intriso di un profumo insopportabile, ma almeno le dava sicurezza. Tasto dolente? Continuola stangona. Lory fece segno di proseguire ancora lungo la circonvallazione esterna.

Che ti frega. Uno o laltro non fa differenza. Noi siamo libere e perfette, non abbiamo paura di niente e di nessuno, tu metti i soldi noi mettiamo il divertimentoooo! Ripeterono allunisono. La stanga, oltre al divertimento, mise il turbo. Erano in cittama sembrava dessere sul circuito di Monza. Sei sicura che sia questa la strada? Sicura. S'erano lasciate la cittagrande alle spalle e si cominciavano a scorgere grandi fabbriche e palazzi alti grigi e rosso mattone. Lory deglutidue volte e disse: Stop. Arrivate. Ora voi andate avanti tre, quattro chilometri, c'eun distributore di benzina... si, beh, parcheggiate la e poi siete arrivate... si, io scendo qui. Blondie frenodi colpo e tutte ebbero un sussulto. Si giro verso di lei e le disse: Sei sicura? Certo. Lory non riusciva a guardarle negli occhi. Bene. Ci aspettano da piudi mezz'ora. Si misero a ridere: Che poi senza di noi che festa e? L'hai capito, vero? Ehi, fotografa, estato un piacere. Mio. Questo eil mio bigliettino da visita, mandaci le foto. Disse la stanga designer ultra-style. Certo. Spalancola portiera e lanciole vene all'aria correndo cosiforte che dovette serrare gli occhi per proteggersi dal vento. Lauto sportiva sgommoin avanti e disse addio per sempre al cappottino firmato. Erano a Rho. Fuori Milano. Ben lontano da Corso Garibaldi. Lory lo sapeva, aveva mentito, ma ormai non faceva alcuna differenza. Penso che quando avrebbe incontrato di nuovo la Cicci, la Lalla e la Sabba gli avrebbe raccontato delle due ragazzone in auto sportiva e avrebbe fatto loro giurare che se lei un giorno fosse diventata cosi, beh, avrebbero dovuto insultarla e costringerla a cambiare, almeno il profumo -riflettesorridendo-. Poi mentre correva arrivoalla conclusione che se lei e le sue amiche fossero andate avanti cosi, a vivere di idoli e desideri di lusso e prestigio, beh, la strada

era giasegnata e constatoche quello era un dj vu che il caso le aveva regalato in quella sera dolorosa e strana.

XXXVIII. AL MATRIMONIO
Incuranti della morale di Lory c'eravamo addormentati lontani. Io, in mutande, ero sdraiato sul tappeto e tenevo sotto l'ascella destra a mo' di cuscino, Winnie the Pooh in pezza e plastica che, credo, arricciasse il naso e stesse per morire per le esalazioni visto che non mi lavavo da due giorni. Lo stereo era ancora acceso e Cherry Blossom Gir was in the Air. Valentina dormiva nel suo letto abbracciata alla macchina fotografica. Un sottile strato di bava inumidiva il cuscino. Durante la notte mi svegliai piuvolte, desiderai raggiungerla e stringerla, magari farci l'amore, ma mi sorpresi sempre incapace di fare un passo in piu dello sguardo, ci provai due o tre volte, ma rimasi in piedi, come un semaforo, guardandola e cercando si armonizzare il mio respiro al suo mentre il suo petto faceva su e giu. Poi un trillo dal volume basso, piupassavano i secondi piu il suono si faceva forte. La sveglia annunciava il mattino. Lasciai libero Pooh, mi stropicciai gli occhi, sistemai la mutanda e mi guardai intorno incapace di realizzare dove fossi. La mattina faccio fatica a capire qualcosa. Dov'era finito il mio letto? Che ci facevo con in braccio Pooh? E quei disegni sulla parete? L'orsetto non diede alcuna risposta, rimase con gli occhi spalancati e il sorriso aperto, come solo i peluches sanno fare. Valentina emise un gemito, si strofinole gambe lisce una contro l'altra e poi le sollevosenza aprire gli occhi. Mi alzai in piedi e quando vidi il tappeto ancora umido e respirai il puzzo di vino ripresi coscienza del tempo e dello spazio. La sveglia continuava a suonare. La ragazza si stiracchiopiuvolte emettendo versi strani. Mi guardai nelle mutande per controllare che tutto fosse al suo posto, mi levai la maglietta sudata, la lanciai sul tappeto e mi diressi verso camera sua, la luce mi

infondeva coraggio. Valentina avvertiun rumore di passi, non era in grado di distinguere se fosse il vicino di sotto o quello di sopra -credo che si fosse dimenticata della mia presenza-, io mi allungai sul suo corpo e le baciai le labbra soffici e morbide. Valentina scalciosorpresa. Mi guardo, ma prima che lei potesse dire qualcosa io la zittii leccandogli le labbra. Che schifo! Valentina face la conchetta per sentirsi il fiato. La guardavo atteggiandomi a seduttore, col mattino tutte le mie paranoie erano passate, pensai solo piutardi a quante contraddizioni mi abitavano, e quante indecisioni, e quanti dubbi. Le avevo preso la mano e con quella mi accarezzava il petto. Posai la testa sul suo cuscino, sentivo il suo alito sulle guance; Valentina si vergognava, pensava che la mattina l'alito puzzasse, ma non tutte le mattine sono uguali e nemmeno tutti gli aliti, infatti quel giorno il suo profumava. Che ore sono? Guardai l'orologio a muro. Non importa. E ripresi a baciarla. Lei scansoil bacio e scattoin piedi: Le nove e dieci!. Io presi la macchina fotografica che riposava sul letto e le scattai una foto. Come azionata dal click la lady uscidalla camera da letto. Io rimasi in mutande a chiedermi perche. Perche. Perche. Guardai la foto appena scattata: le mutande brasiliane a righe strette verdi e bianche, quella canottiera azzurra che lasciava intravedere i capezzoli piccoli all'insu. La desideravo, tutto il mio corpo era finalmente pronto a conoscerla e ad accoglierla come si deve, che non era piuil momento dei discorsi l'avevo capito: qualcosa della mia presunta purezza infantile si era rotto, i miei tristi ricordi d'adolescente mi avevano d'un tratto lasciato libero, mi fidavo di lei ora, non so nemmeno perche, forse basta la presenza, forse l'odore, forse il tempo condiviso, beh, una conquista l'avevo fatta: ero pronto a lasciarmi andare e per la prima volta pensare al noi rimandando l'io e il tu. Di fronte al letto c'era un armadio a muro con lo specchio. Appoggiai la macchina fotografica sul materasso e mi guardai, era molto che non

lo facevo, anche perchenella mia casa non c'euno specchio che mi permette di guardarmi per intero, ce n'esoltanto uno piccolo, nel bagno, che uso per farmi la barba e schiacciarmi i punti neri. Che poi io ho sempre avuto un brutto rapporto con l'adolescenza, quando ero grasso da far schifo. Ora pero ero dimagrito e mentre mi guardavo pensavo che avrei dovuto rasarmi quei ciuffi di peli sulle spalle. Per il resto non ero in gran forma, evero, ma avevo un fisico molto secco e la barba incolta mi donava un fascino particolare, ne ero certo, e non chiamatela presunzione, esolo coscienza, non sono certo un pusillanime io. Riuscii finalmente ad aggiustarmi le mutande come desideravo, comode e dritte, la forza del mattino stava svanendo. Avvertii il bisogno di pisciare e mi diressi a piedi nudi verso il bagno. L 'acqua scorreva e lo specchio era appannato a causa del calore, disegnai delle onde e uno smile. Lei si stava facendo la doccia e io, quasi senza accorgermene, cominciai a fissare il suo corpo nudo attraverso i vetri imperlinati. Aprii il box doccia, poi mi voltai, abbassai le mutande e pisciai, il getto d'acqua rimbalzava fuori dalla doccia annaffiandomi la schiena. Che cazzo fai? Non lo vedi? Maleducato. Richiuse il box doccia e la voce rimbombo. Esci di qua! Se non volevi che entrassi dovevi chiudere la porta a chiave. E' casa mia. Mi scappava. Azionai lo sciacquone. Potevi anche aspettare. Ora vattene. Perche? Ho da fare. Posso entrare? Lei chiuse l'acqua. Si sistemoi capelli. Io riuscii ad apprezzare il corpo secco, i seni piccoli e sodi, il sedere tornito. Non si chiede mai il permesso. Passami l'accappatoio, quello giallo.

Lo presi e lo aprii dietro di lei come si fa quando si vestono i re. Valentina lo indosso, ci si strinse dentro e uscidal bagno. Io restai a guardare la doccia rimasta vuota, poi accesi l'acqua calda. E mi venne in mente che Valentina avrebbe potuto pensare: Perchestanotte non l'ho mandato via? Non abbiamo neppure fatto sesso ed erimasto qua a dormire. Almeno non penserache sono una che la davia subito. Mi ha visto nuda, pero. Magari non gli piaccio. Stamattina il mio alito era a posto, o no? Avrei potuto baciarlo. E' bello far l'amore di mattina. Potremmo farlo ora, sarebbe bello lo stesso, si sta facendo la doccia, sento l'acqua, lo sorprendo entro in doccia e... Lei guardoancora l'orologio a muro. Le nove e trenta minuti: troppo tardi. Un matrimonio e un matrimonio. Chissacosa avrebbe indossato la sposa. Sarebbe stata un bon bon farcito o una damigella d'altri tempi? I suoi la aspettavano alle ore dieci e zero zero davanti alla chiesa, me lo confido durante il tragitto. Si sposava un cugino di secondo grado che lei aveva visto si e no tre volte il pomeriggio del Natale quando i parenti si radunano contenti. Sua madre ci teneva che ci fossero tutti, non stavano mai insieme, lei era la loro unica figlia e voleva che i parenti vedessero come si era fatta bella, voleva dire a tutti che le mancavano pochi esami alla laurea e che avrebbero dovuto essere fieri anche loro che una nuova dottoressa portasse il nome della famiglia. Avrebbero potuto, dovuto, dirlo a tutti, amici e colleghi, conoscenti e non. Valentina non perse tempo a scegliere il vestito nell'armadio, tutto era gia stato deciso da tempo e l'abito gliel'aveva regalato sua madre apposta per l'occasione. Ovviamente a lei non piaceva. Era un tubino fucsia con fiorellini bianchi disegnati intorno alla vita. Si asciugoi capelli. Indossoun perizoma color carne, tiro piuvolte il filo tra i glutei perchesi sistemasse. Si prese a schiaffi le labbra e il sedere per vedersi piucolorita che l'abbronzatura quell'anno era svanita prima del tempo. Poi infilo il

vestito. Io piombai in stanza abbracciando un grande asciugamano bianco. Madamigella. Feci un inchino mentre mi asciugavo il petto e mi annusavo le ascelle profumate. Avevo detto di andartene.. Valentina si guardava allo specchio. Mi sta male? Io mi sistemai l'asciugamano in vita, le girai attorno contemplandola come si fa con le sculture astratte. No. Male no. Diciamo che non enel tuo stile. Mi sta male. Ti fa un bel culo. Se lo rimiroper bene, era difficile che qualcosa la vestisse male la dietro. Passami la sciarpa arancione, sopra l'abat-jour La indossoall'indiana, era una sciarpa di seta lunga, le colorava il collo e poi ricadeva fino in vita. Dava al vestito quel non so che di esotico che non sara di gran gusto, ma almeno evitava il kitch di quel fucsia acceso. Gran stile la ragazza! Valentina si guardocompiaciuta portandosi una ciocca di capelli sulla fronte. Avevo finito di asciugarmi e la contemplavo immobile come un palo della luce qualsiasi. Desiderai rivestirmi e andarmene. Che ci facevo la? Perchelei si era vestita cosi? Aveva poi senso continuare a giocare con la curiosita? Avrei fatto bene a chiamare mia madre, non la sentivo da due giorni e le madri si preoccupano, la mia in maniera particolare. Cominciai a cercare la maglietta che era finita sotto al letto. Valentina aveva smesso di rimirarsi e voltandosi si era accorta della mia schiena magra e ossuta mentre mi dannavo spingendomi sotto al letto per recuperare una t-shirt impolverata senz'altri pensieri che chiamare mia madre che forse avrebbe pianto e cose cosi: mi sentivo inadatto, goffo e fuori posto mentre lei percepiva in quei miei gesti una virilitainvadente. Quando riuscii a recuperare la preda e mi rimise in piedi lei mi sorprese baciandomi con gusto. Poi mi guardoe mi disse: Vieni con me?

Ci fu un lungo silenzio. Mi accarezzava la pancia magra guardandomi ancora negli occhi: Ok. Riuscii a dire. Ok.

XXXIX. LA COMPAGNIA DELLA MANO


Dopo il mio okay andammo al matrimonio, ci vennero a prendere i genitori di lei e fui presentato come un amico arrivato a sorpresa dall'estero, i suoi mi presero subito in simpatia. Eravamo ancora agli antipasti quando il telefono di Valentina squillo. Tasto verde. Chiamare Mano. Libero. Libero. Libero. Pronto? Valentina rispose. Chi? Ah, un amico di Achille. Si... Io chi sono? Che cazzo gli dico. Ma comeche ha il mio numero? La ragazza si allontanodal buffet. Io sono Valentina. No, nessuna Manu, ti stai sbagliando. Valentina. Oh, ma quanti siete? Ma c'eil vivavoce? Non fate casino che non sento niente! Mano? E' una lunga storia... cosa esuccesso? Perchemi state chiamando? Achille? Ma certo, equi. Aspetta che cerumore, siamo a un matrimonio! Stai tranquillo, te lo cerco. Lo sto cercando. Lo sto trovando... non lo trovo. Non ce, vi faccio chiamare quando lo trovo. Come dove sono? Che? Venite voi? Ma no, euna cosa privata. Un matrimonio ho detto! Non sento bene parlano tutti qui. E' importante? E venite allora! Si, siamo praticamente a Pero, ceuna cascina, un botto di gente vestita bene. I matrimoni si riconoscono, ci sono dei palloncini orrendi fuori dalla cascina, vedete le macchine col fiocco parcheggiate... Non l'ho trovato, non ancora, ma certo che lo sto cercando... Oh, venite qui, se vi perdete chiamate. Ora devo scappare, ciao!

I miei amici intanto continuavano con le loro ipotesi. L'indizio c'era. Io ero vivo e vegeto e il matrimonio non era inventato. Ora bastava trovarmi, niente di piu facile visto che avevano trovato Mano. Nonostante questo erano ancora capaci di non lasciarsi stare. Gianon si capisce un cazzo e tu metti il vivavoce. Chi era sta tipa? Potevi chiederglielo! Ma dove? E che ci eandato a fare a un matrimonio se non si e sposato lui? Cazzo ne so. Non gli hai chiesto se era la sposa. E vero che lo abbiamo sentito anche noi, ma come so se ha la voce da sposa. Quando si e presentata non ti ha detto niente?! No? Dice di andare la, a Pero, non ho capito bene. E una cascina e ce un sacco di gente vestita bene, i palloncini kitch e le macchine col fiocco... Per forza eun matrimonio. Appunto. Andiamo? Pero? Nessuno ha la macchina. Io! Io ce lho A casa anche noi, ma siamo a Milano! Io ce lho a Milano! E perchesiamo venuti fin qui a piedi? Non lo so. Mi ero dimenticato di avercela. Fottiti. Dove? Agli studi. Andiamo. Andiamo E andiamo!!! E ripresero a correre tanto per cambiare. Ammetto che se non fosse successo tutto per colpa mia avrei voluto essere con loro, percherincorrere e sempre meglio che essere rincorsi. Sempre, anche con le donne, anche se so che forse un giorno mi pentirodi questa affermazione.

XL. VERSO IL MARE

Se credete che Giulia e Noela siano uscite dai giochi troppo in fretta sarete costretti a ricredervi percheora vi scriverodi loro. Non efacile raccontare una storia con troppi personaggi, ma gli amici miei sono questi e la storia e andata cosiquindi... Una Lancia Y rosa correva lungo l'autostrada del sole. Gianna Nannini cantava dei maschi innamorati sui metro che confondono le linee di Miro, la colonna sonora old style che le due ragazze cantavano a gola spiegata. Giulia sapeva tutte le parole e ogni tanto correggeva l'amica, poi, quasi isterica, cantava urlando con la testa fuori dal finestrino a combattere contro l'aria corrente. Noela la guardava e la trovava molto intonata mentre lei si vergognava della sua r moscia che quando cantava si sentiva ancora di piue non sapeva perche. Guardava i depositi delle grandi industrie che si susseguivano sull'autostrada e pensava a Giorgio. Forse avrebbe fatto meglio a stare con lui. Che senso aveva andare e tornare dal mare in un giorno? L'indomani avrebbe lavorato, le sarebbe toccata l'apertura del negozio, avrebbe dovuto ripiegare i jeans del giorno prima ed aggiornare i prezzi scostando le avances dei clienti di mezza etaeleganti come damerini e dei ragazzini con le frange lunghe e le magliette aderenti. Poi avrebbe dovuto pensare anche a Giorgio, questa era la novita e forse non avrebbe avuto il tempo. Lei che non voleva legarsi. Lei che era troppo giovane per avere dei figli e troppo vecchia per avere avventure. Lei che dovrebbe finire psicologia, lo deve a sua madre, ma quanto le piace la moda e forse avrebbe dovuto studiare da modellista, o no? Il mare. Quando tutte le domande vengono per farti impazzire arriva il tempo dell'amicizia profonda, quando sei cosirilassata che puoi parlare di tutto e sai che qualcuno al tuo fianco non ti giudicheramai e il massimo che puo succedere e che vi prendiate a spintoni o magari a pugni in faccia che ci hai pensato a quanto bello sarebbe fare a pugni con un amico e poi fare la pace, farsi discorsi alla Fight

club, annusare il sangue per sentirti presente e pulsante come non lo sei stato mai, senza pensieri per il domani, vivere il qui ed ora. Ma l'ora era Giorgio ed era un pensiero fisso. Avrebbe voluto ci fosse lui al posto di Giulia. Avrebbe voluto guardare il mare appoggiata sul suo petto peloso, magari anche fargli un pompino mentre guidava, non lo aveva mai fatto, ma in quel momento lo desiderava, sentiva che Giorgio aveva qualcosa di diverso da tutti gli altri, se n'era accorta tardi, evero, ma adesso pensava di non poterne piu fare a meno. Era la pura verita. E lei non ci voleva credere. Giorgio non era il suo tipo. Troppo basso. Troppo peloso, appunto. Troppo colto e senza uno stile appropriato nel vestire. Aveva anche le mani piccole e sai come si dice, mano piccola.... e bla bla bla. Perovederlo cosideciso, arrabbiato, sporco di sangue, beh, assurdo come certe cose accadono senza avvisare. Cosiva la vita, penso. Che ne pensi di Giorgio? disse guardando Giulia. La musica era alta. Giulia fissava la strada. Tu lo conosci bene, che mi dici di Giorgio? Spense l'autoradio. Che hai detto? Giorgio. Eh? Silenzio. Te lo sei scopato? Eh? Voglio dire, ti sei scopata ANCHE Giorgio? Sorrise. Cosa vuol dire anche? Sbandoun poco, fece la barba al guard rail, poi si rimise in carreggiata. Giulia! Dimmi la verita. Noela incalzava decisa. No. Sicura? Certo. Voglio dire, siamo amici. Amici e basta. E' un bravo ragazzo, troppo bravo. Vuole bene a mamma e papa, non fuma, beve, ma neanche troppo, si laureerapoi troveraun lavoro stabile, sposerauna ragazza bella, ma non troppo,

metteraal mondo almeno due figli ai quali non fara mancare niente. Gia mi immagino il Natale dai suoi, la Pasqua fuori porta, a Pasquetta la grigliata con gli amici. Meglio lasciar perdere. Ma quando vi siete visti l'ultima volta non era troppo normale, no? Era arrabbiato con me, sicuro, ma io non gli avevo promesso nulla, era forse l'unico che non vedevo come una mentos, un cazzo con l'uomo intorno, capisci? Pensavo che con lui si potesse essere amici. E invece no. Anche lui ha gli ormoni, potevo anche capirlo... ma strano in che senso dicevi? Certo che pero, anche tu... Strano nel senso che aveva le mani insanguinate, s'erotta una tazza, c'erano i vetri e i suoi occhi piucattivi del solito...non lo so. Io sono attratta da qualcosa di diverso dalla classica normalita. Ma alla fine vai con Giorgio e pensi al futuro perche tu stai gia pensando al futuro... No, eche ci faccio i pensieri e poi mi affeziono. Potrei anche finire con uno come Spina, non si sa mai. Ti ha fatto leggere quello che scrive? Vive in un mondo tutto suo, scrive di viaggiatori che non viaggiano, di principesse introvabili e cose cosi, peroebrutto, quei rasta mi sanno di sporco, io non ci posso stare con uno cosi, neanche a letto. Forse lo scoperei una volta per sapere l'effetto che fa, ma di piuno, poi mi affeziono. Anche a lui? Perchemi sa che mi sto affezionando. A chi? A Giorgio. Tu che ti affezioni? E che ti devo dire? Forse la principessa di Spina l'ha trovata lui. Bionda son bionda! Risero. Mi ha chiamata puttana lo sai? Disse Giulia guardando la strada. Beh... AmmiccoNoe. Poi le sorrise chiudendo un occhio. Ha ragione. Un po' lo ero. Ma ho smesso. Basta. Sciopero del sesso. Da oggi in poi piunulla. Mi disintossico. Ieri sono anche andata a correre. Fa bene correre,

produce endorfine, ho letto che sono le stesse che produci quando ti ecciti o fai l'amore o cose cosi, sostituisci un bisogno con un altro, dice che se corri corri corri a furia di endorfine endorfine endorfine diventa una droga. Preferisco correre nel letto. Scema. Ma dici che tu gli piaci ancora? Noe, mi ha chiamata puttana! E' proprio per questo, voglio dire, ci tiene. A me piace quando e cosi aggressivo, non l'avevo mai visto sotto questo aspetto, eun maschio e forse mi ha scopato per dimostrare qualcosa a se stesso... E' un maschio, si. Stai attenta. Forse mi piace... Noe! E' la verita, continuo a pensarci. Sei gelosa? Sono in sciopero io. Corro Rispose con naturalezza. Sei gelosa. Ma no! Si No. Si, ho detto. Ridevano. Gianna Nannini tornoa cantare: Sei nell'anima e li ti lascio per sempre... E il cellulare di Noela squillo. Finalmente un trillo semplice: Driin Driin Driin. E di Ali che mi dici? Non voglio parlarne. Telefono. Rispondiamo?

XLI. C'E' DA SPOSTARE UNA MACCHINA


I nostri intanto erano arrivati agli studios e l'automobile di Lorenzo Ali Aliprandi s'era fatta trovare. Appena scattol'apertura centralizzata i tre saltarono sui sedili: Ali alla guida, Folli al sedile del passeggero e Spina mezzo sdraiato sui sedili

posteriori. Non c'era tempo per la musica e l'autoradio rimase nel cassetto. Stavano ancora boccheggiando per aver corso a gambe infuocate quando Ali sgranola prima marcia e sgommo. Non c'era semaforo rosso che potesse fermarlo ne stop che lo facesse frenare. Superoun fiorino bianco aggrappandosi con due ruote al marciapiede e quando passoindenne il terzo semaforo qualcuno disse: Ma dov'eche stiamo andando di preciso? Si guardarono, nessuno lo sapeva, ma la tangenziale li stava aspettando. Richiamo Mano. Dammi il cell. Disse Ali. Ho pochi soldi. Usa il tuo. Rispose Giorgio. Vaffanculo, passami il telefono dai. ContinuoAli. Fai veloce, pero. Certo che sei una merda. Che ti frega dei soldi! Spina aveva appena finito di ansimare per la corsa e decise di intromettersi. Fallo per Achille, no? Giorgio allora si difese: E' a un matrimonio lui, vuoi dire che sta male? Vogliamo convincerci che sta male, convinciamoci, percheio non l'ho ancora capito perche cazzo lo stiamo cercando. Follini parlava, ma pensava ai piedi nudi di Noela che prendevano le onde sulla spiaggia. Spina, ormai sdraiato sui sedili, mentre tirava fuori il fumo dalla tasca dei jeans pronto a scaldare e far su rispose con la solita flemma: Percheabbiamo rotto lo specchio di un cesso, percheci manca, perchesua madre piange al telefono e perchenon ci ha scritto un messaggio normale e abbiamo paura che quello sia instabile, che tanto giusto non lo emai stato, ok? E' a un matrimonio... cosa puosuccedergli di male? Al massimo si sposa. O si ubriaca. Peroegiorni che nessuno lo vede e lo sai che quello chiama sempre la mamma! Avravoluto farsi i cazzi suoi, enormale, no?

Disse Folli mentre gialo sfiorava il pensiero che Noela al mare si fosse dimenticata di lui. CosiAli prosegui: Giorgio. Guardami. Sei tu che hai voluto cercarlo, sei il primo che si epreoccupato, sei entrato pure in casa mia senza bussare. Adesso fai il superiore? Che significa? Mi ero preoccupato, si. Ma epassato un giorno intero, i carabinieri non si sono fatti sentire, gli ospedali nemmeno, morto non e morto, avrabisogno di stare da solo. Che cosa stai dicendo?! Lo interruppe Spina. Dico che c'ho la testa piena di pensieri. Scusate. Ti fai una e ti dimentichi degli amici. Fai come vuoi, rincorrila quella. Oh, bello, noi andiamo a prenderlo, tu vuoi venire? Decidi, si, o no. Se non vuoi venire scendi e te ne vai. Ma guardati questo... E gli gettoaddosso la latta vuota della birra. Giorgio parve scuotersi all'improvviso, guardoi suoi amici e il buio della notte, si penti; lui non era il tipo da lasciar perdere gli amici, lui non era il tipo che sapeva fregarsene di tutto. S'era infatuato, tutto qui, e non vedeva l'ora di stringere Noela. Scusate, Andiamo. Il telefono suonava a vuoto. Ali aveva messo il vivavoce che in auto non si puo parlare al cellulare; credeva di aver passato indenne il quarto semaforo rosso quando una pattuglia al bordo della strada fece segno di accostare. Cazzo! Pronto? ...Pronto? Finalmente la voce di Mano. Pronto? C'equalcuno? Oi! Sei l'amico di Achille? Patente e libretto. Chiese il vigile. Ali era consapevole di rischiare il ritiro della patente. Spina gettoil fumo sul tappetino. Giorgio prese il telefono Cazzo sto pagando. Chi sei? Valentina. Senti dov'eAchille?

Non lo so ve l'ho detto, se venite qua lo cerchiamo. Non so piu cosa dirti. Ma come non lo sai dov'e? Non era con te al matrimonio? Ma ti ha sposato? Se n'eandato quando eravate sull'altare? Beh, si, insomma, dov'e che sei? Pero, va bene, Pero, ma dove? Ok. Ciao. Pero. Si doveva andare a Pero, comune dell'hinterland milanese, diecimila anime circa. Pero, raga. Che ci facciamo ancora fermi, su, andiamo! Poco distante il poliziotto controllava i documenti e prendeva note appoggiandosi al cofano della volante parlottando con il suo collega. Ci ritirano il mezzo. Sicuro. Perche? Dai che bisogna andare. Prima andiamo prima lo troviamo... Giorgio ogni tanto viveva in un mondo tutto suo avrebbe detto Giulia. Almeno non abbiamo bevuto niente. Quasi niente. Allora vogliamo partire o no? Sembrava che Giorgio non si fosse accorto della presenza della polizia. Allora intervenne Ali stringendo forte il braccio di Folli: Non li vedi i poliziotti? Hanno i nostri documenti, se partiamo adesso siamo fottuti. E stai tranquillo percheprima non volevi nemmeno venire, ora non metterci fretta. Folli si zittiall'istante. Il poliziotto si avvicinoall'auto dei nostri e si sporse al finestrino. Tutto a posto. Puoandare. Era un controllo di routine. Tutto regolare. Prego procedere. La volante mise la freccia e proseguisulla strada. Ali prese fiato. Picchiole mani contro il volante: Che culo! Possiamo andare? Spina raccolse il fumo da terra e lo bacio. Aliprandi infilola chiave nel blocco. Diede gas. Nulla. Infiloancora la chiave. La girocon forza. Nulla. Che c'eadesso? Disse Giorgio.

Non lo vedi? Non parte. Provopiuvolte. Il mezzo sembrava voler riposare al margine della strada come una puttana qualunque. La sfiga ci vede benissimo. Almeno non ce l'hanno portata via i pulotti. Scesero dall'auto. Giorgio volle provare ancora. La chiave girava. L'autoradio si accendeva, le luci anche. Nulla piu. Il motore dormiva. Tornarono dentro. Ed ora che si fa? Disse Spina. Autostop? Propose Giorgio. 'Fanculo. ChiosoAli. Fai sempre di testa tua. Almeno ai rossi fermati. Sei come tutti gli altri, lo sai? Ali non rispondeva. Non sei un superuomo, amico mio. Le regole valgono anche per te. Inveiva Spina mentre si contorceva sui sedili in cerca delle cartine. Che cazzo c'entrano le regole con la macchina che non va? Giorgio era giain strada che faceva l'autostop. Non passava un'auto da dieci minuti. Ali si era acceso una sigaretta e guardava nel vuoto. Eccole. Cannetta? Preparo? Ali lo squadrocon disprezzo. Spina rimise il fumo in tasca. Dammi il telefono.. Come se non bastasse comincioanche a piovere. Era tutto piuavventuroso cosi. Sembrava d'essere in un film. E fu proprio in quel momento che Spina pensoche se tutto fosse andato per il meglio ci si sarebbe potuto scrivere un libro su quella storia e mentre me lo confidava aggiunse che poi quella canna se la rollo, che il quel momento era la cosa migliore da fare.

XLII. VALENTINA DISCO DANCE

Io ero ancora al banchetto del matrimonio anche se avrei preferito stare altrove. Non conoscevo nessuno e durante l'aperitivo ero rimasto in disparte con l'unico scopo di essere notato il meno possibile, mi sentivo inadatto e guardavo in basso col piatto pieno e la bocca impegnata a masticare. Valentina, invece, regalava sorrisi a tutti e aveva portato con se la sua macchina fotografica con tanto di obiettivi. Effetto placebo si dice. Quell'oggetto di plastica e metalli la tranquillizzava e poi le serviva per davvero visto che avrebbe scattato le foto alla sposa. Le sarebbe poi toccato un autoscatto di rito insieme ai suoi genitori: lei al centro, babbo a destra e mamma a sinistra. Loro sarebbero stati contenti. Lei anche perchesapeva che bastava il ricordo morto di un'immagine di felicita per far contenti i suoi. Nel tragitto da casa di Valentina si era parlato del traffico di Milano, delle mie origini e dell'emigrazione al nord degli anni '60, poi, arrivati in piazza della chiesa e scesi dall'auto era arrivato il momento dei saluti veri e propri. Il papa le aveva dato un bacio veloce e mamma aveva tirato fuori un fazzoletto dalla tasca, l'aveva inumidito con la saliva e le aveva pulito il trucco sbavato. Lei si era tirata indietro urlando: Mamma per favore mi fa schifo. E mamma aveva risposto: Io ti ho allattata, ricordatelo. Cosiavevano riso ed erano entrati in chiesa. Io era rimasto sulla porta a decidere dove potevo sedermi per non dare troppo nell'occhio. Valentina ogni tanto mi cercava con lo sguardo per rassicurarmi, io le sorridevo o facevo ciao ciao con la manina, poi pensavo che era un gesto davvero idiota e me ne vergognavo. Durante la celebrazione prestai poca attenzione al rituale e agli sposi, cercavo di capire come fossi finito in una chiesa in mezzo a tutta quella gente e per quale motivo assurdo non ero riuscito a innamorarmi o almeno a infatuarmi di Valentina, la guardavo. Era splendida e pensavo che se qualcuno fosse entrato per caso in quel posto illuminato a candele e luci al neon avrebbe notato soltanto

lei, certe persone si distinguono e arrivano agli occhi prima di altre, chissa perche. Credo che anche Valentina non fosse cosiattenta al rituale, era agitata, quello si, non riusciva a stare ferma e si girava spesso per guardare i suoi genitori: credo le piacesse notarli seduti vicini e cosieleganti. Li avrebbe sempre voluti vedere cosi. Invece con gli anni si erano lasciati andare, erano persone normali, avevano rinunciato all'eleganza per la comodita. Ogni tanto lei provava vergogna per quel loro essere cosi normali: vestiti normali, con lavori normali, interessi normali e amicizie di provincia. Le sagre di settembre, il presepe vivente del Natale, la festa di primavera. Le sembrava che vivessero solo una parte del mondo, che ignorassero quello che c'era intorno al loro paesino e cosisi fossero privati di alcune possibilita. Si credevano vecchi e sconfitti e avevano soltanto sessant'anni e con tutta la terza eta davanti lei desiderava che progettassero il futuro prossimo invece che ricordare il passato remoto. Poi si ricordava del mondo di citta, della sua superficialita, dei rituali ampollosi del sabato sera e dell'incensamento del generico e diventava cosi fiera della sinceritae della purezza dei suoi che prendeva la vergogna e la ricacciava in gola. Lei sola doveva intristirsi per aver osato formulare un pensiero del genere. Loro avevano lottato con la vita, avevano sudato, non avevano potuto pensare troppo o avere davanti un ventaglio interminabile di possibilita, piu pensi e meno fai, piufai e meno pensi. Si erano sposati giovani e avevano cominciato a lavorare. Lei no, lei poteva pensare, poteva scegliere, dilazionare il fare nel tempo e non per merito suo, ma per quella che lei chiamava la normalita dei suoi vecchi: suo padre, ex nuotatore professionista, aveva messo su pancia ed ora allenava i ragazzini. Sapeva di cloro vita natural durante e sua madre, impiegata di banca, una di quelle banche di paese dove tutti conoscono tutti e fare un bonifico vuol dire parlare del tempo che fa e di quello che avanza. Erano ancora belli insieme, si vedeva che si volevano bene anche se Valentina non li aveva mai sorpresi a baciarsi o abbracciarsi, il massimo che avevano concesso ai suoi flash era un mano nella mano da adolescenti.

La celebrazione fu rapida, mamma pianse e Valentina fece pochi scatti, la situazione non sembrava stimolare il suo estro. Anche il rituale dell'aperitivo si era concluso, Valentina era venuta a cercarmi, mi aveva preso per mano e sussurrato che avevamo avuto fortuna e al loro tavolo c'erano due posti liberi. I cugini di secondo grado non si erano presentati. Mi sedetti di fianco a lei. Eravamo tutti pronti per il lungo pranzo con l'imbarazzo delle conoscenze superficiali, il papadi Valentina mi verso del vino bianco e mi disse: Bevi. Sua mamma mi sorrise e io cominciai a rilassarmi. Valentina brindocon me, mamma e papasi rallegrarono e avvicinarono i loro bicchieri ai nostri con fare goffo nei loro abiti insoliti. Bevevano vino come tutti gli altri, ridevano come tutti gli altri, applaudivano come tutti gli altri e mangiavano la tagliata alla rucola come tutti gli altri. Che se a un matrimonio non mangi la tagliata di manzo allora non eun matrimonio. Eravamo seduti attorno a un grande tavolo tondo, il piu lontano dalla tavola nuziale, e intorno a noi c'era gente sconosciuta perfino agli sposi -mi confido Valentina-. Una coppia di settantenni, zii di secondo grado dello sposo. Un giovane pubblicitario, collega della sposa. Una coppia insolita: un quarantenne elegante e una ventenne che l'abito troppo lungo e il trucco pesante invecchiavano. Il quarantenne elegante sapeva stare a tavola; si vedeva da come sceglieva le posate tra il ventaglio delle nove presenti sul tavolo, senza alcun imbarazzo. Sapeva intrattenere conversazioni interessanti. Sapeva versare il vino con stile e quando Valentina lo scorse a riempirle il terzo bicchiere di bianco disse: Vuoi farmi ubriacare? E' una festa. Beviamo! Salute! Mamma, vuol farmi ubriacare. Ma no, il signore egentile. Gentile con chi vuole lui. Perchea me il vino non lo versi? S'intromise la ventenne abito lungo-trucco pesante.

Secondo me gli piace la Vale. Mi disse il padre sottovoce. Poi il pranzo continuo, devo dire che non si parlodi nulla, l'attenzione di ognuno era rivolta al cibo e quando si iniziava un discorso subito lo si interrompeva per ascoltare i cori in onore degli sposi o per alzarsi ai brindisi comunitari. Sentii il desiderio di abbandonare la tavola e con la scusa del bagno ci riuscii. Non trascorse molto tempo che la mamma di Valentina si accorse della mia scomparsa. Ma dov'efinito il tuo amico? Chiese. Valentina notola mia assenza. Saraancora al buffet. E' magro, ha bisogno di mangiare, no? Se lo inviti a cena gli faccio le lasagne come le faccio io. Perchenon invita me, signora? Mi piacciono le lasagne... poi fatte da lei devono essere una rarita. E venga! A un signore cosielegante non si rifiuta un invito a cena, non e vero, Vale? Vado a cercare Achille. Vengo con te. Disse il quarantenne. E si alzo. Trucco Pesante rimase seduta, si accarezzava la spalla destra e sorseggiava il bianco. Papae mamma la fissavano in attesa che facesse qualcosa. Lei si accorse di quell'attesa mal riposta e pensobene di sorridere e continuare a bere. Io non avevo piufame infatti non ero al buffet e Valentina non mi trovo. Decise allora di controllare nel bagno e anche la le sue attese rimasero deluse. Ne approfittoper far pipialzandosi il vestito, poi si sistemoil trucco allo specchio. Il quarantenne entroai servizi. Eccoti. Disse. Lei lo guardo, sorrise maliziosa e fece per andarsene. Lui la prese per un braccio, la trascinoa se. Dove vai? Fece per baciarla. Lei gli regalouno schiaffo in viso, con forza. Lui incassoil colpo e scoppioa ridere.

Viziata. Porco. Gli sorrise di nuovo. Si erano avvicinati al buffet in mezzo al giardino. Lui le porse un calice di Prosecco. Non sai far altro che offrirmi da bere? Cin, cin. Brindarono. Allora il tuo amico? Non lo trovo. Meglio. Chissa. Gli voltole spalle e prese una fragola dal banco. Piacere, Luca Damiani. Valentina. Luca Damiani di Musiko. Valentina di Milano. C'ealtro che devo sapere? Sai cos'eMusiko? Certo. E non dici niente? No.. Non le piacevano i suoi modi. Troppo invadente. Troppo sicuro di se. Troppo adulto. Avrebbe voluto che ci fossi io, le avrei offerto la via di fuga per quella situazione, decise allora che desiderava ritrovarmi. Era strano a pensarsi, ancora piua dirsi, che a lei, Valentina da Milano, mancasse un uomo. Ma quel bellimbusto quarantenne era fuori. Fuori eta. Fuori moda. Fuori tempo. Fuori legge. Fuori di se. Finto. Cosifinto da puzzare di plastica. Forse era il gel sui capelli che si stava sciogliendo per colpa del sole di Marzo. Io per lei ero stato... sempre un po' speciale, come la Nutella, mai banale come le canzoni di Bugo e Valentina era stufa di stare tra donne vestite come bomboniere barocche e Big Jim modello elegance.

Squilloil telefono. E quando vide sul display che erano i miei amici fu quasi contenta. Ehi, ragazzi! Siete arrivati? Non lo trovo neanche io adesso. Ma quanto vi ci vuole ad arrivare! Vi sto aspettando. Macche, non sono mica una stronza! Non vi parte la macchina? Sul serio? Che sfigati! -rise- Non lo so come si fa? Non ho la macchina io... Non so come fare... Aspettate... Il quarantenne la guardava e la prendeva in giro invitandola a chiudere la comunicazione e accarezzandogli una mano. Hai una macchina tu? Gli accarezzoil viso. Una signora Porsche. Riprese la comunicazione telefonica. Vi raggiungo io. Dove siete? Fuori dalla tangenziale... la ditta di chewingum, si sente l'odore? Si, ok. Perfetto. Sono da voi. Si, va bene. Ciao Ali. Ho bisogno di un passaggio. L'hai capito. Ti porto a casa? Grazie. AmmiccoValentina. Damiani prese le chiavi della macchina e le lancio nell'aria, poi le riprese al volo col gesto di un battitore di baseball. La baciosulla guancia e insieme presero l'uscita. Non saluti la tua amichetta? Guarda che ci sta guardando... Non eil caso. Rispose lui e strizzol'occhio destro. Dove vanno? Disse il babbo di Vale vedendoli allontanarsi insieme. Tua figlia egrande. Rispose la madre. Vive sola. Malinconico, il babbo si sistemoil tovagliolo sui pantaloni neri. Il dolce stava arrivando, non bisognava accoglierlo impreparati.

XLIII. A. AL CELL
E' come fare lo spettatore di un film d'azione. Avrei voluto essere nella mischia, ma posso solo raccontare come si racconta un combattimento di boxe, adrenalina a mille e il ricordo vivo delle immagini appena vissute. I miei amici

erano nel bel mezzo di una strada qualsiasi ad ascoltarsi le canzonette di Radio Italia anni sessanta perchenon c'era niente di meglio e voglia di parlare non ne aveva nessuno. Stavano come aspettando che succedesse qualcosa che li togliesse da quell'impiccio, l'idea dell'autostop era impraticabile, chi si sarebbe caricato tre ragazzotti nel bel mezzo del nulla nel buio della sera? Giorgio allora decise di gettare l'orgoglio del non abbiamo bisogno di nessuno, del forse e meglio lasciarle il tempo di capire cosa ci sta succedendo e di chiamare Noela, l'unica soluzione possibile, lo disse ad Ali perchelui i soldi li aveva finiti e Ali decise che forse era meglio chiamare Giulia che lui il numero di Noela non ce l'aveva e bisognava fare in fretta e poi con Giulia c'era stato un certo legame o cose cosi, non si spiegooltre e digitoil numero. Il telefono di Giulia squillava forte. Abbassarono il volume dell'autoradio. Lei guardoil display, tasto mute, non rispose e rialzoil volume. Il telefono smise di vibrare. Poi tornoa squillare. Era ancora Ali. Non rispondi? Lascialo squillare. Chi e? Noela fumava sporgendo il braccio fuori dal finestrino. Chi e? Ripete. Ali. E rispondi! No. Rispondo io. No! Noela rispose. Tasto verde: Aliii, sono la Noe, la Giusta guidando, sei stato forte nel video. No, non era una merda, davvero. Non ti prendo per il culo. Si, ok, sembravi un profilattico, perofigo, un bel profilattico. Che c'e? dimmi tutto! Cosa? Tu Giorgio e Luca? Ma come siete rimasti a piedi? Si. Ah. Ok. Si.... Che succede? Giulia comincioa preoccuparsi.

Ah, ok, beh... quindi non lo trovate piu. Ma egrave?... Passamelo. Ma noi stiamo andando al mare. No, non siamo giaarrivate, ci siamo fermate all'autogrill, ma no, saremo a mezz'ora da voi, forse quaranta minuti, ma sei sicuro? Oh, Ali, mi fai preoccupare. Ma avete provato a chiamarlo? Ok. Si, va bene, si, se la metti cosisi. Non c'eproblema. Lo dico a Giulia. Ciao. Fammi sapere. A tra poco. Ciao. Tasto rosso. Giulia cercava lo sguardo di Noela che teneva gli occhi bassi e aveva buttato la sigaretta sulla strada. Dobbiamo tornare indietro. Che? Non trovano piuAchille da due giorni e l'auto di Ali non parte piu. Sono fermi fuori dalla tangenziale. Dobbiamo tornare. Noela parlava della mia scomparsa in maniera drammatica, Giulia stava ad ascoltarla guardando la strada e tenendo le due mani strette al volante, poi scoppioin un pianto a singhiozzo, mise la freccia a destra e usci dall'autostrada. Ali premette il tasto rosso e non sapendo piuche fare imbracciola chitarra. Cominciocon qualche arpeggio. Ma era tutto cositriste che comincio a cantare. Mi ci gioco la faccia. Gli amici si strinsero intorno e la strada risuonodi canti. Era il momento dell'attesa. E certe attese si consumano cantando, che il silenzio diventa ansia e poi terrore.

XLIII. CORRI RAGAZZO, CORRI


E poi vi chiederete in tutto questo che fino avevo fatto io. Semplice. Avevo deciso di scappare. Come faccio sempre, d'altronde. Quando la situazione non mi appartiene, quando mi viene chiesto di aprirmi allo sconosciuto, a cio che non riesco a comprendere o che mi fa perdere certezze io scappo. Non lo sapevo a quel tempo, ma ecosi, e sono stanco di credermi Superman e poi accorgermi di

non saper volare, che ogni lancio eun suicidio, ogni caduta una salvezza. La giacca che Valentina mi aveva prestato per presentarmi degnamente al ricevimento mi stringeva le spalle rendendo i miei movimenti troppo rigidi. La sfilai appena possibile e la dimenticai sul prato che circondava la villa mentre mi allacciavo le scarpe sportive inadatte provando a nasconderle il piu possibile allungando il risvolto dei jeans. Anche i vestiti hanno un profumo e quella giacca mi aveva sfondato le narici con quel dolciastro troppo femminile percheun uomo potesse sopportarlo appiccicato addosso. E se una donna con gli abiti di un uomo puo farmi impazzire penso che un uomo vestito da donna sia ridicolo. La testa mi dava noia, avevo dormito troppo poco e tutte le preoccupazioni di quella notte surreale e i pensieri sui ricordi mi affollavano la scatola cranica pressandola da ogni dove. Non era colpa mia se non conoscendo nessuno mi sentivo sotto giudizio. Potete immaginarmi mentre stavo in piedi al buffet abbuffandomi di salatini e raffinate tartare o appoggiato al tavolo di Valentina con insicura posa da dandy: due mani sulla sedia di lei, le braccia rigide e le gambe che formavano una x irregolare. Ero anche riuscito ad attirarmi le simpatie di sua madre discutendo sulla ricetta piuadatta per le melanzane ripiene mentre la mia pseudo amica amante teneva i rapporti e regalava sguardi a un quarantenne cazzo moscio arrapato. In quelle situazioni sei talmente fuori posto che o getti le redini e ti lasci andare come un cavallo scosso, libero e senza padroni, oppure cerchi di tenere tutto sotto controllo e finisci per apparire quel che non sei mascherando di self control il tuo disagio. Mentre la madre mi gettava addosso riflessioni sul pan grattato e la stagionatura del parmigiano io fingevo di ascoltare e rimanevo con lo sguardo perso nel vuoto riflettendo sul fatto che, forse, in realta, ero un cavallo scosso dotato di autocontrollo dato che mi era imbucato a un matrimonio con un'incantevole semi sconosciuta percheavevo perso il controllo dei miei desideri e avevo deciso di dare un taglio alla mia abitudinaria e sonnolenta quotidianita.

Era venuto il momento delle scelte vere, degli errori che fanno crescere. Avrei voluto parlare con Valentina per capire con lei cosa mi stesse succedendo, ma la fotografa mi sorrideva ogni tanto e poi raggiungeva qualche zio o cugino alla lontana che moriva dalla voglia di salutarla. Mentre la signora parlava della temperatura del forno io trangugiavo il sesto calice di Prosecco e mi sbottonavo il terzo bottone della camicia mostrando un poco elegante petto villoso. Col coraggio incosciente del vino riuscii a fregarmene dei contorni e a preoccuparmi di me e della mia felicita, non sopportavo piu niente: le melanzane ripiene, i camerieri coi loro sorrisi finti che cominciavano a considerarmi un alcolizzato con problemi relazionali, le signore figa di legno in mezza eta ingioiellate come le vetrine dei negozi di bigiotteria, gli uomini impettiti e i loro discorsi su case, bar, palazzi e negri, i bambini con giacche e cravatte giocattolo, le bambine come tante sposine. Per questo scappai. Salutai la signora mamma cuoca con due baci sulle guance e presi la direzione del cancello. Nessuno se ne accorse. La giacca da donna che avevo abbandonato mi attendeva sul ciglio della strada, la salutai e poi proseguii, mi dissi che se ero diventato Superman potevo esserlo anche senza un mantello e cominciai a volare mangiandomi la strada a lunghi balzi. Desideravo sudare per allontanare gli odori che mi si erano incollati addosso. Correvo. La camicia completamente sbottonata con la maglietta bianca del MilanoFilmFestival 2008 che cominciava a bagnarsi. L'odore dolce del sudore mi colava addosso finendomi tutto nell'ombelico. Non sapevo dove andare, non sapevo cosa fare, non sapevo... non sapevo nulla. In fondo ero un coglione che se ne andava da quel che conosceva per incontrare un imprevisto che mi facesse del bene, un coglione che accumulava liquido seminale per fecondare non si sa chi o non si sa cosa, per la nascita di una vita nuova o per la morte sopra un lenzuolo. E poi pensieri, pensieri, pensieri.

Sei un coglione, Achille! Che cosa fai?! Che cosa dici? Hai bevuto troppo. Hai corso e non riesci a parlare. Dove vai? Lei dove l'hai lasciata? Non l'hai neanche avvisata. Non ti piaceva? Non ti piaceva lei o non ti piaceva la situazione? Cerca di distinguere: Persona, Situazione. Dove credi di andare adesso? Non sai nemmeno dove sei. Torna indietro. Come no? Orgoglioso di merda. Che ti frega se sei sudato. Torna. Sei ridicolo. Ri-di-co-lo. Cosa vuoi fare della tua vita, eh? Tu scappi, Scappi sempre! Mi scusi, dove siamo?. Mi rivolsi a un signora che teneva al guinzaglio un cagnetto dal muso schiacciato, si spaventoperche mi tremava la voce mentre recuperavo il respiro tra i denti.

XLIV. INCONTRI RAVVICINATI


Anche Lory correva. Con la sua giacca rubata. Con la sua macchina fotografica. L' Ipod. L' Iphone. Aveva troppe cose a cui badare e se in piuci aggiungi una valanga di pensieri diventa un bel casino. Lory era a Rho, l'Iphone ha l'applicazione Maps che ti dice dove sei, ma in quel momento la connessione internet non funzionava, stava percorrendo il marciapiede di una via imprecisata. Non sapeva che fare. Chi poteva chiamare? La Pucci, la Lalla e la Sabba? No, loro l'avevano lasciata sola per l'appuntamento piuimportante del mese: il video del suo pseudoragazzo famoso. Loro erano invidiose. Loro erano solo delle piccole fighettine

viziate di shopping. Lei no. Lei era un'indie. Un'indie italiana che avrebbe preferito nascere a Londra. La era la vita, lac'era la massima espressione dell'arte, la, laprima o poi sarebbe andata. Ma ora era nell'hinterland milanese e si era seduta su una panchina fredda, con i gomiti piegati sulle ginocchia per farsi coraggio. Che fare? Avrebbe potuto provare con l'autostop. Ci penso, ma forse, forse non era il momento di tornare a casa. Era il momento di abbandonarsi alla strada. On the road. Aveva letto Kerouac e sapeva che prima o poi doveva finirci in mezzo a una strada per capire fino in fondo come ci si sente. Le venne in mente quella frase del libro che aveva provato a incidere nella memoria con scarsi risultati salvo poi scriverla nel suo blog: A me piacciono troppe cose e io mi ritrovo sempre confusa e impegolata a correre da una stella cadente all'altra finche non precipito. Questa ela notte e quel che ti combina. Non avevo niente da offrire a nessuno eccetto la mia stessa confusione. Ci si sente di merda! Era sola. Le fighettine probabilmente erano nelle loro case borghesi e riposavano tra lenzuola fucsia. Ali l'aveva trattata come una cagna da prendere a calci. Giulia e Noela avevano fatto finta di non vederla. Chi era lei per non essere considerata da nessuno? Era colpa delle tette troppo piccole? Della r moscia? Del suo entusiasmo esagerato? O forse del fatto che non aveva niente da offrire a nessuno eccetto la sua stessa confusione? Kerouac aveva ragione. Era colpa sua. Lei lo sapeva. Un'emarginata per scelta degli altri. Ora peroaveva scelto lei. Lei aveva deciso di andarsene. Lei si era fatta portare nella periferia senza un motivo. Lei per la prima volta in vita sua aveva rubato. Mentre realizzava tutte queste cose strinse i pugni molto forte e nascose la testa dietro al gomito alzato.

Poi urlo. Urlocosiforte che le grida si persero in fondo alla strada. Una pioggia di peli le si rovescioaddosso. Poi una lingua rasposa, umida, calda. Gilly. Gilly la riempiva di baci per farle festa. Lei era terrorizzata, scalciava e si divincolava fincheGilly si scosto un poco e lei potericonoscere l'animale. Gilly! Gilly! Gridava mentre accarezzava il suo muso e si faceva leccare le mani. Gilly si era messo schiena a terra e pancia in su con la coda che si muoveva a ritmo vertiginoso. Erano contenti di rivedersi. E tu che ci fai qui, eh? Mi hai fatto paura, sai? Lo sai, cagnolone? Dov'e quello stronzo del tuo padrone? Non c'e? Se sei scappato anche tu hai fatto bene. Noi ci ritroviamo qui e non siamo piusoli. Io ho te e tu hai me. Sei contento? Eh si, si, siiii, cucci cucci...bau bau. E tutte le parole-cucci-funny che si dicono in questi casi. Si ritrovoa piangere addosso a Gilly. Il cane pensostesse piovendo. Guai. Poi abbaioe scappovia. Nessun rumore. Lory si ritrovodi nuovo sola e comincioa singhiozzare. I lampioni le illuminavano il viso. Era la prima attrice di quella strada imprecisata. Il petto le rimbalzava addosso senza che lei riuscisse a trattenere le lacrime. Poi un rumore di passi. Il cuore di Lory fermoimprovvisamente il suo rimbalzo. Un essere nero si avvicinava in fondo alla strada. Portava delle grandi borse gialle e Gilly lo seguiva con passo nobile e tranquillo. Era un angelo? Un diavolo? Lory comincioa pregare con la sola preghiera che conosceva a memoria: l'angelo custode che regge e governa lei. Pregava e pregava accelerando il ritmo delle parole. Prese la macchina fotografica, azionoil flash e scattopiu foto per illuminare l'uomo.

Ma allora eun vizio? Avrei dovuto fare il modello? Oppure... vita mia! Vita mia! Mi hai raggiunto anche qui? Eccoti! Eccoti!

XLV. GRUPPO COMPATTO


La scialuppa di salvataggio stava per arrivare e i nostri naufraghi avevano da tempo interrotto le canzoni e si erano rintanati in silenzi egoisti. Spina aveva fumato troppo, era stufo di quella situazione di stallo, stava per andare a cercare un aiuto vero prendendosi l'assurdo compito di citofonare a qualcuno per chiedere in prestito un'auto quando il telefono di Ali squillo. Dove siete? GracidoNoela al cellulare rosa modello top class. Tangenziale. Proprio all'imbocco. Davanti al bar giallo con la scritta BAR in giallo. Un coso giallo? Un bar. Sono quelli. Premette il tasto rosso del rosa top class col solito timore di frantumarsi l'unghia smaltata. Lo rimise in borsa e si lustro le labbra con lo sperma di toro in stick e altri conservanti collosi, cosi si diceva dei lucida-labbra moderni. Provava a darsi un tono la nostra miss Noela Garbini da Garbagnate che durante il viaggio verso il mare aveva perso la corona da reginetta: piedi nudi sul parabrezza e capelli scompigliati fuori dal finestrino. Piccoli bocconi di liberta. Ora era rientrata nel suo mondo, doveva tornare nel personaggio: indosso i sandali tacco nove per la prova d'attrice. Giulia parcheggiocon calma. Prima di scendere dall'auto volle aspettare che Elisa finisse di cantare Qualcosa che non c'econ quella strofa maestra: fare tutto come se ci fosse solo il sole. Era semplice quel pezzo, semplice e profondamente vero, come spesso accade alle cose semplici. Lei invece si sentiva all'ombra, intoccabile e arida, freddo come mai era stata aspettava il sole sorgere. Noela la prese a braccetto e la tenne sotto l'ombrello fucsia. Piovigginava. Zompettarono attraversando la strada illuminate soltanto dalla luce gialla del bar. E' bello vedere le ragazze attraversare la strada quando piove. Sono goffe, ma

molto femminili. Ali non sapeva spiegarlo meglio di cosi, era alla quarta canna , l'attesa ecattiva consigliera. Con calma, mi raccomando. Sputoloro addosso Ali, poi sorrise. Giulia non rispose. Stava sull'attenti e guardava l'auto ferma. Spina le porse la canna ammiccandole, lei aspirosenza farci troppo caso. No, dico, eun'ora che siamo qui sotto la pioggia. Riprese il belloccio. Ehi bimbo, se la tua macchina va a puttane non e colpa nostra. Ti ricordo che noi stavamo andando al mare e siamo tornate indietro apposta. Lo riprese Noela. Giorgio le si avvicinoper baciarle le labbra, lei giro la testa e lo schiocco fini sulla guancia. Come sta Achille? Intervenne Giulia mentre lasciava il vuoto e si concentrava sull'insegna luminosa del bar giallo per non degnare Ali nemmeno di uno sguardo dato che non si meritava nemmeno quello. La canna le si consumava in mano e Spina pregava che non bruciasse del tutto. Vi ha chiesto come sta Achille. Non lo sappiamo. Disse Giorgio prendendole la mano. Non lo sapete? Proprio no. ButtolaSpina constatando che il fumo era finito. Come sarebbe a dire no? Che non si capisce piuniente, prima era a un matrimonio ora non c'e piu. Era con questa Mano che in realtasi chiama Valentina e adesso non epiucon lei. L'hanno rapito? Chiese Giulia senza tradire la minima emozione. Non eche ha voglia di farsi un chiletto di cazzi suoi? Disse Noela che ormai della corona poteva fare a meno. Non potremmo discutere mentre viaggiamo? Qualunque cosa gli sia successa prima lo troviamo e meglio eo no? Propose Giorgio. Buona idea Aggiunse Spina. Ragazzi voi non ci state con la testa. Chi esta Mano? Un'amica di Achille? Puoessere. Ha la voce da fighetta. Ali non riusci a non guardare il sedere di Giulia che per fortuna non se ne accorse. E dunque? Cosa facciamo?

Entriamo in macchina e raggiungiamo Mano. Disse Giorgio accarezzandole le spalle. Solo questo sai dire? Entriamo in macchina? Stavamo andando al mare, avevamo bisogno di andare al mare, torniamo qui perche voi ci dite che avete bisogno, che questo scassone non si muove piue che bisogna cercare Achille perchepotrebbe essere successo qualcosa e poi, poi tu mi dici entriamo in macchina e basta? Diteci che cazzo volete che facciamo. La macchina e la, c'e, funziona, non evero Giulia? Giulia fece cenno di sicon la testa e parve scuotersi dall'incantamento. Vogliamo andare? Noe, bisogna andare, solo andare, non so nient'altro. Fece Giorgio. Quest'ombrello dev'essere bucato... Fece Luca Spinelli. E andiamo allora, veloci, vedrete che lo troviamo Achille. Noela si stupi per il tono che stava assumendo, aveva preso in mano lei la situazione ed era la prima volta che questo accadeva. Era eccitata, viva, bacioGiorgio sulle labbra proprio quando lui cominciava a chiedersi che cazzo fosse successo durante quel viaggio al mare e perchelei fosse cosifredda. Ora aveva la sua lingua in gola e no, no, non era il caso di chiedersi altro. Seguitemi. Anche Giulia ebbe la sensazione di ritrovarsi in un film di spionaggio. No. La fermoAli prendendola per un braccio. Dobbiamo aspettare qui. Tu non mi devi toccare, hai capito? Ali non le prestogli occhi. Non sappiamo dove andare adesso. Dobbiamo aspettare qui. Perche? Si sollevoun coro da stadio. Che stai dicendo? Noela ci aveva preso gusto. Dobbiamo aspettare Mano. Questi erano gli accordi. Quali accordi? Anche Giorgio e Spina erano all'oscuro del trattato. Ancora con 'sta Mano? E se l'ha rapito lei? Stiamo calmi. Andiamo nell'auto di Giulia e vi racconto tutto. Attraversarono la strada. Le donne, come solo le donne sanno fare, salterellavano tra le pozzanghere. Gli uomini, beh, uomini dovevano ancora

diventarlo e imbarcarono acqua tra i fori delle scarpe. Ali aveva chiamato Mano durante la sosta forzata e le aveva detto di raggiungerli. Disse agli amici che era l'unica via percorribile perche solo lei poteva guidarli e solo lei sapeva piuo meno dove io fossi diretto, disse che lei sapeva quanta strada potessi avere fatto, disse che lei avrebbe raccontato a tutti loro cosa era successo la notte precedente e perche avessi scritto quel messaggio e disse che lei avrebbe spiegato perche fossimo a un matrimonio. Non disse peroche aveva una voce sexy e che per lui era impossibile non desiderare vederla. Prima che le domande cominciassero ad assalire Ali, un cellulare squillo al ritmo anni novanta dei Metallica. Master of puppets I'm pulling your strings, Twisting your mind and smashing your dreams, Blinded by me, you can't see a thing, Just call my name 'cause I'll hear you scream,Master, master. (Master of Puppets, Metallica.) E chi cazzo e? Non rispondo. Tasto rosso. La mamma di Achille, porca puttana che gli diciamo? Tasto rosso. Era mia madre, e quando mia madre vuol fare una cosa la fa, oh, se la fa. Polly wants a cracker Think I should get off of her first (I) think she wants some water To put out the blow torchIt isn't me (We) have some seed Let me clip (Your) dirty wings Let me take a ride... (Polly, Nirvana) Sta chiamando anche me. Non rispondo. Tasto rosso. Rispondo io. SentenzioGiulia che aveva sempre desiderato una madre che si preoccupasse per lei. Tasto verde.

XLVI. CULODRITTO
I sedili in pelle con l'Arbre Magic al passion fruit misto all'odore invadente del nuovo d'auto le facevano venire da vomitare. Non era abituata al tacco dodici e le sue gambe chiedevano pieta. Si tolse le scarpe e appoggioi piedi sul parabrezza della Porsche senza nemmeno pensarci. Pensava, invece, che erano strani giorni, strange

days cantava Battiato, strange days suonavano i Doors, strange days vedevano fantascientificamente Kathryn Bigelow e James Cameron. Un pensiero gia usato. La stranezza va sempre di moda. Cominciava a sentire la stanchezza. La notte prima aveva dormito con me, uno sconosciuto, lo stesso sconosciuto che si era portata a un matrimonio e aveva presentato ai suoi genitori come un amico fraterno. Quel ragazzo -sempre io- l'aveva introdotta in una situazione surreale ed eccitante, ma trovarsi su una Porsche lanciata a 190 all'ora sulla tangenziale in cerca di chissachi -sempre io- con un quarantenne cazzo duro arrapato non l'aveva preventivato. La vuoi smettere con questi piedini? Eh? Si risvegliolei. Sono un uomo. Se continui a muoverli cosifermo la macchina. Glieli accarezzo. Non che profumassero particolarmente, anzi. Lei lo sapeva, ma non se ne vergognava. Sei un uomo noioso. Un uomo vero l'avrebbe gia fermata la macchina. Lui continuola corsa, poi picchioforte sul freno. La cintura rimbalzo sulle tettine di Valentina. I suoi piedi lasciarono un segno visibile sul parabrezza. L'auto era ferma sulla tangenziale. Allora? Le sfiorouna coscia. Lei guardodietro per paura che qualche auto in corsa li tamponasse. La strada era deserta. Gli prese la mano e gliela mise sul volante. Allora sei un folle e mi fai paura. Metti in moto o ti denuncio. Lui la guardava con gli occhi semichiusi: Non sfidare Luca Damiani, non lo sfidare. Metti in moto, coglione! Urlolei. Fai andare questa cazzo di macchina da pappone! Lui la guardofisso. Serio. Poi scoppioa ridere: Sei una ragazzina. Una ragazzina che ti denuncia, minchione. Puoi dirlo forte. Rise lui.

Cambio automatico. L'auto riprese velocita. Valentina indossole scarpe. Idiota. Disse a mezza voce mentre si chinava e faceva forza col dito indice sul retro della calzatura perche anche i piedi femminili si gonfiano e le scarpe sono sempre troppo strette. Hai visto chi hai di fronte? Non sono un ragazzino, io. Ti piaccio, vero? Magari me lo offri un drink a casa tua, lo sai cos'eun drink? Esci qui. L'insegna gialla del BAR giallo illuminava la strada. Accosta. Non riesci ad aspettare, baby... Li. E indicol'auto in panne. Selvaggia. Disse mordendosi il labbro inferiore. Accosto. Lei aprila porta e usci. La richiuse senza che Damiani riuscisse a sorprenderla con qualche altra formula sensazionale. Poi usci anche lui e vide cinque individui nella luce gialla che attraversavano la strada venendogli incontro. Sembravano i drughi di Arancia Meccanica accompagnati dalle pi modaiole Charlie's Angels. E quelli? Ebbe paura. Lui, Luca Damiani di Musiko.

XLVII. CORRI RAGAZZO, CORRI


Mi scusi, dove siamo? Dovetti ripetere e la voce che prima sembrava non voler lasciare la mia gola ora parve eruttare tutta insieme dai meandri delle corde vocale e sarala notte, saranno le notizie dei telegiornali o le gocce calmanti, ma la vecchia col cagnolino a cui mi ero rivoltomi guardo qualche secondo, poi proseguidritta senza degnarmi di uno sguardo. Lei affretto il passo, il cagnolino invece rallento, alzola gamba e fece pipicontro un palo. Non si fa! Non si fa! Adesso l'asciuga, ok? Vuole asciugare o no? Maleducata! Mi venne da dire. La vecchia mi regalodi nuovo lo sguardo. Con una mano invitava il cane a raggiungerla e con l'altra si accarezzava i capelli molto

lentamente. Non diceva una parola, mi fissava e basta. Ancora una carezza ai capelli. Che c'e? Che ha da guardare, eh? Non le piaccio? Me lo dica. Cosa non le piace di me? Feci una giravolta su me stesso perche lei mi ammirasse. Poi sfilai sul marciapiede come se fossi alla settimana della moda milanese. Lei prese il cagnetto in braccio e prosegui. La piscia dal marciapiede colava sulla strada. Le avevo detto di asciugare! Eh, 'sti giovani d'oggi hanno imparato dai vecchi di ieri, o no? Lei cosa ne dice, signora? Lo sa cosa sono i sondaggi? Lei e solo un numerino, sa chi elei per me? Quella che porta il cane a pisciare e non asciuga la sua piscia sporcando cosiirrimediabilmente il nostro amato mondo, ok? La colpa edi voi vecchi e siamo noi giovani a dover rimediare ai vostri errori, se ne rende conto? La vecchia, che se ne andava a passo regolare, si volto e fece un solo gesto con la mano destra. Alzoil dito medio e mi rise in faccia, poi si rigiro e svolto nel vicolo. Che mi era preso? Non mi ero mai comportato cosi. Magari l'avevo fatto davanti allo specchio, anzi certamente l'avevo fatto davanti allo specchio, prima o dopo la doccia, quando al posto di cantare improvvisavo squallidi monologhi sul male di vivere che avevo incontrato e sull'eterno conflitto vecchiaia-gioventu, ma cosi, in mezzo alla strada per giunta davanti a una vecchietta muta mai. Non sapevo proprio dov'era finito. Io non ce l'avevo l'I-phone con l'applicazione Maps. Avevo freddo. Per la prima volta da quando ero uscito di casa cercai in tasca il cellulare. Trovai soltanto un paio di scontrini del supermercato. Sentivo il bisogno di parlare con qualcuno. Qualcuno che mi volesse bene. Magari Spina, che Spina ti porta a casa sempre. E magari mi avrebbe pure offerto una Coca Cola e avremmo riso aggrappandoci ai ricordi di quando andavamo alle superiori, che eravamo felici, ma non lo sapevamo. Sarebbe

andata bene anche Valentina. Ma Valentina era troppo impegnata coi quarantenni. Ripensai al messaggio che avevo inviato agli altri moschettieri e mi convinsi che era stato molto stupido, ma che in fin dei conti al matrimonio ero andato davvero, che forse emeglio non immaginare il futuro mica che poi si avvera. Era venuto il momento di cambiare la mia vita, ormai lo sapete, dovevo riordinare i pensieri e cominciare a fare qualcosa per gli altri, ma forse prima di tutto per me stesso. Dovevo trovarmi un lavoro, una ragazza, guadagnare dei soldi e, forse, prima ancora, finire l'universita. Magari avrei potuto prendermi un anno sabbatico che non si vive per lavorare, oppure avrei potuto emigrare all'estero e rifarmi una vita da zero, oppure avrei potuto tagliarmi i capelli, cambiare modo di vestire che si sa quando ti tagli i capelli vuol dire che sei cambiato tu o che stai cambiando che l'estetica e importante. Avrei potuto indossare tutti i giorni una camicia! Immaginati io con una camicia! Naaa. Avrei fatto meglio a tornare a casa. Forse era arrivato il momento, forse. Mi tornoin mente mia madre, immaginai che fosse in pensiero, e in effetti lo era. Da quando vivevo da solo non passava giorno che lei non si facesse sentire. La prima cosa da fare, allora, era chiamare mamma per tranquillizzarla che quella era capace -e lo aveva fatto- di aver contattato tutti i miei amici scatenando un putiferio. Le mamme sono sempre troppo apprensive. E chi se ne frega -pensai un attimo dopo-. E' ora che cresca anche lei e capisca che io devo farmi la mia vita, sempre a pensare a me, la sua felicita cosi legata alle mie sorti... mi vuole bene, ebello, ma non deve essere cosi, deve vivere anche lei, anche lei deve cambiare, tutti dobbiamo essere felici e per esserlo non possiamo legare la nostra felicitasoltanto a quella degli altri. Prima noi, poi il resto. Ci sono anche io! Ci sono anche io! E' il momento di pensare a me!

Decisi che era ora di tornare a casa. You are a loser, baby! Avrebbe cantato Beck. Ricacciai il vomito di pensieri in gola e ricominciai a correre. Un piede, l'altro. E' facile. Sempre piuforte. Sempre di piu. Finchece n'hai. Finchece n'e! Al cartello RHO decisi che ero sulla strada giusta. Poi pensai che si, la strada era giusta, ma troppo lontano da casa per farmela tutta di corsa. Frenai le gambe senza lasciare segni sul cemento. Vidi una cabina del telefono. Erano rare, ma negli anni zero esistevano ancora. Mi venne voglia di chiedere aiuto per uscire da quella solitudine che stava diventando asfissiante e mi costringeva a pensare ai miei passati prossimi e a immaginarmi i futuri anteriori. Non avrei potuto chiamare mia mamma all'una di notte, no, sarebbe morta d'infarto. Chi avrei potuto chiamare? Spina! Ma il numero chi se lo ricordava? Achille! No, Achille sono io. Achille! Achille! Qualcuno mi stava chiamando davvero, non me l'ero sognato. Mi voltai a destra. Nulla. Sinistra. Nulla. Achille! O stavo ancora sognando? O ero morto? O ero transmigrato? Che era? Che e? Chi e? Achille, sei Achille tu! Un cane nero venne a scaldarmi una mano. Mi spaventai, poi lo riconobbi: Gilly!. Bastava guardare dietro alla cabina telefonica. Achille! Achille aiuto! La ragazzina rideva e poi si mostrava preoccupata, poi rideva, poi urlava.

Achille, ma tu che ci fai qui? Aiutooo. Qualcuno le baciava la fronte. Chi era? Che stava succedendo? Il cane nero era Gilly, ma lei? Percherideva e poi urlava? E lui che le metteva le mani addosso, che tentava di stringerla e la baciava sulla fronte? Come sapeva il mio nome? Era una prova che l'Altissimo metteva sulla mia strada proprio ora che stavo cambiando vita? O forse quello la stava violentando? O forse era un litigio tra fidanzati. Le pensai tutte per non intervenire. O forse... Aiuto! Gilly abbaiava forte come per chiedermi qualcosa. Smettila, lasciami stare. Non sono tua figlia, ti stai sbagliando! Lasciami stare ho detto, cosi e troppo, dai, per favore, DAI! Urlava la ragazzina. Sono Lory, Achille, la tipa di Ali, dai ci siamo visti a una cena non ti ricordi? Achille, aiutami, questo ematto, tiramelo via di dosso. Diceva lei liberandosi di tanto in tanto dalla stretta dell'uomo. Quello continuava a baciarle la fronte e ad accarezzarla, come se lei fosse il suo cane o una sua proprietaperduta da tempo, come se lei fosse la sua bambina. Afferrai il coraggio con le unghie. Sorpresi l'uomo da dietro e lo tirai forte per la giacca. Quello cadde a terra. Non fece tempo a rialzarsi che gli ero gia sopra. Gilly abbaiava e saltava sopra di noi. Non picchiarlo, no, non picchiarlo! Urlopronta Lory. Caricai il destro, era la prima volta che picchiavo qualcuno, ma avevo visto molti film e mi venne facile, non ebbi il coraggio pero di colpirlo in volto. No. Quello si divincolava. Puzzava di vino e di panni lasciati in lavatrice per giorni.

Aveva una cicatrice sull'occhio destro, pensai di mirarlo laperche forse era piu fragile, forse. Purtroppo pensai soltanto e mi dimenticai di colpire, lui sfuggi alla presa e in un attimo fu sopra di me. Mi teneva forte tra le cosce muscolose, caricola testa e mi mollouna capocciata in pieno viso. Trucchi dell'uomo della strada. Sentii il naso gonfiarsi come un pallone aerostatico. D'un tratto mi avvolse un grande calore che mi trapassoil collo e sentii un forte odore di ferro mentre il sangue mi seppelliva lentamente il volto. Non feci in tempo a portarmi le mani al viso per asciugarmi che quello si alzo, mi tiroun calcio in pieno ventre e si rifece sotto prendendomi per il collo con le due mani. La strada ha le sue leggi. Avevo ormai la vista annebbiata per via delle dimensioni del mio naso che era certamente rotto e si era gonfiato impedendomi una visione perfetta. Non sentivo dolore. Non ero spaventato. Mi sembrava di essere in un'altra dimensione dove le cose accadono piulentamente e i contorni sono indefiniti. Notai i due orecchini a forma di foglia dell'uomo e dovetti ammettere che erano un bell'oggetto. Ad ogni movimento producevano un suono metallico, quasi sciamanico. Tling tling tlig tling tling tling tling tling Quel rumore mi si conficconella testa e poi mi rimbombodentro come un mantra. Avvertii un mancamento e mi lasciai cadere sull'asfalto. L'uomo rimase in ginocchio su di me. In silenzio. Sembrava pregasse non so quale dio. Anche il suo naso gocciolava sangue, ma non era rotto, no, era tutta colpa del bere e dell'eccitazione. Gli accadeva spesso. I bambini si pisciano addosso e lui perdeva sangue dal naso. Lory giaceva raggomitolata sulla panchina. No! No. No. Continuava a ripetere. E' colpa mia. Le donne lo sanno, esempre colpa loro. Aveva avuto l'istinto di scappare, ma i suoi muscoli non avevano risposto agli ordini del cervello. Scoppioin un pianto isterico, si aggrappo con le mani ai suoi stessi capelli, come se volesse chiudere una tenda su tutto quello che le stava

succedendo. Gilly slappava il mio viso ripulendomi dal sangue dolciastro. La strada era una zebra a strisce rosso-nere. L'uomo teneva le mani giunte, il sangue colava in gocce sempre piu rare. La piccola emorragia si stava placando. Lory capiche non era la sola a piangere. Le gocce di sangue dell'uomo si erano trasformate il lacrime. Goccia dopo goccia cadevano sulle mie labbra come per darmi da bere. Gilly si era seduto come solo i cani sanno fare e si guardava intorno come se dovesse accadere ancora qualcosa. L'uomo singhiozzava. Lory non pensava piuquando senti le gambe prendere l'iniziativa e mi raggiunse. Non mi accorsi di nulla. Mi sposto i capelli e noto quanto ero bello. Lo pensava davvero, questa e cornaca. La mia barba era impregnata di lacrime e sangue. Mi raccontoche avevo entrambi i palmi delle mani appoggiati sulle orecchie come se non volessi sentire alcun rumore e che lei non osospostarmele. Guardol'uomo che tanto le baciava la fronte, ma quello aveva la testa china e le mani ancora giunte. Sembrava innocuo ormai. Trattenendo le ultime lacrime Lory provoa mettere la mano sotto al mio naso per sentire se respiravo. Gilly abbaio. Un topo nero attraversola strada. Un lampione illuminava la scena in bianco. E dalle mie narici scaturiun alito caldo che le riscaldo le dita. Respiravo. Respiravo! Lory mi abbraccioforte. Achille! Achille! Io non risposi. Ero altrove, ma sarei tornato. L'uomo si appoggioalla ragazza e lei non lo scanso. Sembravano due bambini persi nel bosco che si fanno coraggio a vicenda.

XLVIII. LA BELLA GIOVENTU'


I Drughi e le Angels, illuminati dai fari accesi, si fermarono davanti alla Porsche, e guardando davanti a seintravedevano due sagome nere che sembravano essere appena sbarcate da una astronave di Star Trek. Le sette sagome avanzavano e il rumore dei passi appariva sfidare il buio del silenzio. La notte rende tutti uguali se ci si osserva da lontano e nell'intimita della vicinanza che scopre le debolezze. Solo la Porsche non aveva pensieri e le finiture metalliche risplendevano alla luce artificiale mentre nel giallo irreale dei lampioni si realizzol'incontro del terzo tipo e dal silenzio assoluto scaturi un vociare indistinto. Spegnere i fari, no? Non si vede niente. Comincio Ali. Mano! Mano! Sei tu? ProseguiSpina. Sono io. Ciao! Ciao. Rispose Valentina, che diede a ciascuno la sua dose di baci sulle guance. Lorenzo. Ali. Ciao. Valentina. Giorgio. Ciao. Valentina. Luca. Valentina. Noela Ciao. Giulia. Sempre Valentina. Son sempre cosiinutili e noiose le presentazioni. Quanti baci. Quanti nomi. Nella luce non si distinguevano neppure i volti. Damiani era come impalato appoggiato alla sua automobile nera. Non capiva cosa stesse succedendo. Forse era stato davvero rapito dagli alieni. Qualcuno gliela stava facendo pagare, per cosa poi? Vuoi spegnere quelle cazzo di luci? disse Valentina.

E questi chi sono? E questo chi sarebbe? Il tuo ragazzo? Disse Ali. Erano solo dei ragazzini, cosa potevano fargli? Le due ragazze erano anche fighe, soprattutto la bionda che con quella gonna da puttanella gli esaltava l'ormone. Se non ci stava la ragazzetta- figa d'oro che stava accompagnando a casa quella biondina poteva ancora raddrizzargli la serata. Damiani spense gli anabbaglianti. Non stavamo andando a casa tua? Scherzetto. Sorrise lei. Scusate giovani, voi chi sareste? Ehi gringo, e chi saresti tu? Intervenne Giorgio. Cannetta? Cositi tranquillizzi. Lo invitoSpina. Noela era affascinata da quell'uomo: alto, calvo, corpulento, che aveva il coraggio di guidare un bolide come quello. Giorgio era Giorgio, ma il fascino degli uomini potenti che vanno sempre a duecento all'ora e se ne fregano delle regole non era per nulla trascurabile. Piacere, io sono Noela. Lei eGiulia, siamo gli amici di Achille. Noela gli piazzo due baci sulle guance. Chi sarebbe questo Achille? Questo Achille un cazzo, modera i termini, tu non ci hai ancora detto chi sei. Giorgio faceva il polemico anche perchesi era accorto dell'atteggiamento seduttivo di Noela. Se eil tuo ragazzo hai scelto male. SussurroAli nell'orecchio di Valentina. Sapeva prendersi le sue confidenze il ragazzo. Beh, ma ci vuoi dire dov'eAchille? Non stavamo cercando Achille? Mmmm... Valentina non sapeva che dire. Allora ci vuoi dire chi sei oppure vuoi darci la carta d'identita? Il fumo, l'ansia e la mancanza di Achille portavano Giorgio a strane eccitazioni: Che fine ha fatto il mio amico, eh? Damerino... Sono Luca Damiani.

Ali sentiil cuore prendere velocitacome se fosse in bici sulla discesa del Pordoi. La notte aveva confuso i tratti del quarantenne, ma ora tutto gli apparve chiaro. Di Musiko, vi dice niente? Intervenne Valentina che stava cominciando a preoccuparsi per me: Ragazzi, lasciate perdere, andiamo a cercare Achille, sono in pensiero. Se n'e andato senza dire niente a nessuno, ho visto la giacca che gli avevo prestato sul ciglio della strada, nessuno sa dove sia andato... magari non gli e successo niente pero... Pero? Giulia la guardofissa negli occhi. Quella ragazzina dai tony easy fasciata da un vestitino firmato che certo lei avrebbe indossato con piuclasse non le stava simpatica. Era troppo a suo agio, troppo sicura di se, aveva qualcosa che non le piaceva. Se non lo troviamo tu non sarai contenta. Che vuoi dire? Dove l'hai lasciato andare? E' stato con te questa notte, no? Si, beh... solo una notte... E che gli hai fatto? Niente io... Stai attenta... Cominciava a minacciarla, Giulia mi voleva bene davvero, non me l'aveva mai detto. Ali tratteneva a stento le risate guardando quell'uomo un tempo autorevole ed ora cosigoffo in quella situazione. Ragazzi, lui eLuca Damiani di Musiko! E chi se ne frega. Figata. E l'auto l'hai vinta al lotto? Intervenne Spina. Sentite stronzetti... Damiani non sapeva che fare, non sapeva che dire. Non era abituato ad avere rapporti con gentaglia di quel rango soprattutto sul ciglio di una strada. Bimba, vieni che ti porto a casa e poi dovrai spiegarmi chi sono questi... che li lascio stare solo perchesono tuoi amici. Non siamo suoi amici. Ali gli si parodi fronte con tono minaccioso. E modera i termini. Sali in macchina, lady, su, lasciamo perdere questi coglioni.

Coglioni a chi? Gli ringhioin faccia Ali. Giorgio fece per avvicinarsi ai due, Spina lo trattenne e gli ficco la canna in mano. Non c'ebisogno Folli, rimani la, ce la vediamo noi. Spina andoda Valentina: Allora ci vuoi portare da Achille o no? Ali, abbiamo fretta, lascia perdere. Senti, non ho l'etaper le risse. Se vuoi chiamo la polizia e te la vedi con lei... Damiani tirofuori una sigaretta dalla tasca, si accorse di non avere l'accendino e la lasciospenta. Dial tuo amico pappone di stare tranquillo. Abbiamo fretta. Giulia continuava a fissare Valentina. Ali prese per i capelli Damiani e si sbattela testa contro al finestrino. No, no, aspetta. Guarda dalla finestra caro Luca Damiani di Musiko, cosa vedi? Cosa vedi? Tu sei pazzo. Tentava inutilmente di liberarsi dalla morsa facendo forza sulle gambe e scalciando all'indietro. Ali lasciola presa e lo guardo negli occhi, i nasi si sfioravano. Vedi la mia faccia, cazzo! Guardami pezzo di merda. Tu non sai chi sono io? Non lo sai, vero? Con la vecchiaia la memoria diventa una merda! Sono Lorenzo Aliprandi di Bollate, ok? Quello che ha fatto la pubblicita degli assorbenti, ok, brutto stronzo? Quello di Mi ci gioco la faccia, ricordi? Dove hai lasciato tua moglie? Non mi hai detto di essere sposato? E la tua segretaria troia? Ora riprendi la tua macchina e te ne vai affanculo che io non ti voglio vedere ne dalla finestra nequi tra le palle, ok? Testa contro testa. Tu ci servi e rimani. Intimoa Valentina. Mentre il tuo amico coglione, qui, che spero non ti scopi perchesarebbe triste prende la sua carretta e se ne va se non vuole che Ali gli metta le mani addosso, siamo intesi? Tu sei pazzo. Ti ho fatto guadagnare, sei un fallito, io ti distruggo! Mi hai sputtanato e trattato come uno zero. Fottiti, entra in macchina. Ciao. Lo spinse dentro al sedile, era spaventato. E tu bambolina vieni con noi.

La bambolina viene con noi, ok? Io vado con loro, capo! Ho delle faccende da sbrigare. Intervenne Valentina. Puttana. Ho il tuo nome e cognome, amico, te la faro pagare! Te la faro pagare! UrloDamiani quando lo sportello si chiuse e cominciava a sentirsi protetto. Giorgio gli faceva segno di andarsene mentre Spina avvicinava le due mani al pacco e poi le protendeva all'infuori. Mise in moto. Un rombo invase la strada. Io vi denuncio. Sbraitofuori dal finestrino. Io vi denuncio, voi non sapete chi sono io. Ok... Valentina rideva. Bella storia. Disse Spina. Quello eil tipo che ti ha vestito da goldone? Hai fatto solo bene. Mi puzzava di schifo... io non mi sbaglio mai. Giorgio Folli Follini gli piazzo un cinque basso. Noela era dispiaciuta. Non si vede tutti i giorni un uomo cosi con un'auto come quella. Certo, non era un campione di simpatia pero aveva il suo fascino: Siete dei maleducati. Prima o poi vi denunciano davvero. Giorgio le fece il verso, poi la baciotra le labbra. Lei accolse il bacio con freddezza. Poi qualcuno si ricordodi me. Allora ci vuoi portare da Achille o no? Ragazzi facciamo i seri, stiamo perdendo un sacco di tempo. Quello potrebbe essere morto. Giulia era preoccupata e stranamente attiva. Non dire cazzate! Quello epazzo, non emorto, ma ci tocca trovarlo, lo dobbiamo a lui, a sua madre che altrimenti ci muore, lei si, e a questa splendida fanciulla che ci sta dedicando il suo tempo. Le appoggio una mano sulla spalla. Lei gli sorrise e lo guardofisso. E che si accompagna a delle mezze seghe rasate. Aggiunse Spina. Portaci dal nostro amico, su. Andiamo. Io andrei verso Rho, non ci sono molte strade qui. Ti tengo d'occhio. Era un duello e Giulia non era inferiore a nessuno.

Ci toccano un po' di conti ora. Luca Damiani se n'era andato. Erano rimasti i nostri 3 Drughi dell'Ave Maria: Spina, Folli e Ali. Le nostre 2 Grazie principessine sul pisello: Giulia e Noela. E 1 nostra tipetta alla Mano: Valentina. 3 piu2 piu1 uguale 6. 6 persone nella 1 auto di Giulia non ci entravano. Il ragionamento era semplice. Chi rimaneva a terra? 0. Zero. Nessuno, manco c'era da pensarci. 'Fanculo. Stasera si rischia. Pensarono i nostri perchec'e sempre un momento in cui vale la pena rischiare. La prendo in braccio io la nostra Mano. propose Ali. E si sedette davanti con la tipetta sulle gambe. E se arriva la polizia o ci abbassiamo o ci fanno una multa. In 6 si paga meno. Risero. Giulia finalmente sbloccoi pensieri e si lancioalla guida. E i punti della patente? E suo padre che si sarebbe incazzato? E di Giulia la santarellina che si sarebbe detto? E se io fossi morto? Io avevo bisogno di loro, avevo bisogno di lei. Io, si, Io! Lei mi voleva bene. Piuil tempo passava piu lei se ne rendeva conto. Io, il suo caro amico Achille. Dove andiamo? Riprendi la tangenziale. Esci alla prima. Torniamo al ristorante del matrimonio e lo cerchiamo da liin direzione Rho. Giulia riuscia sgommare in partenza per la prima volta in vita sua. Il cuore le rimbalzava addosso, si tolse il maglione perche aveva caldo.

Si sentiva viva come mai prima. Libera uscita in libero mondo avrebbe cantato Ligabue da Correggio. Ma come mai ti chiamano Mano?

XLIX. CHE SBALLO


Terza media Giuseppe Ferrieri. Palestra. Spogliatoio maschi. Sono a terra, viso contro al pavimento. I miei compagni, uno dopo l'altro, mi si gettano addosso a peso morto. Uno. L'altro. Un altro ancora. Piramide umana. Uno ancora. Venite tutti, Bombolo respira ancora. E poi un coro. BOMBOLO! BOMBOLO! BOMBOLO! BOMBOLO! BOMBOLO! BOMBOLO! E poi sacco di merda, cicciobomba, cicciomerda. Il gracchiare delle voci degli adolescenti in puberta rimbalzava sulle pareti dello spogliatoio. Io, Achille-Bombolo-Cicciobomba e Cicciomerda per l'occasione, mi tappavo le orecchie col palmo delle mani. Spingevo forte sui palmi per non sentire nessun rumore. Se fai pressione sulle orecchie e chiudi gli occhi senti tutto ovattato e cosi, chiuso su te stesso, perdi il senso del tempo, le parole non fanno male e le percosse non fanno urlare. E' come se ti guardassi dall'alto, prendi le distanze dal corpo e puoi immaginare mondi fantastici. Io non riuscivo a immaginare nulla, ma a tenere gli occhi chiusi cosia lungo una serie di stelle lampeggianti compariva nel buio e mi sembrava di essere in un universo lontano, un piccolo principe alla ricerca della sua stella. Un fischio. Un altro. Il professore di educazione fisica chiamava i ragazzi a raccolta. Tutti uscivano dallo spogliatoio con i loro pantaloncini firmati e le magliette stirate. Ciao Bombolo. Vieni Bombolo. Alzati, su, che non ti sei fatto niente. Sei una merda, Bombolo. E non gli dire niente al prof altrimenti la prossima volta ti

facciamo male davvero, Bombolo. Rimanevo solo nello spogliatoio, ma tenevo le mani sulle orecchie lo stesso percheintorno a me c'era ancora comandante silenzio. E comandante silenzio faceva piumale dei calci, piu male delle parole. Mi stringevo nelle spalle, sfioravo la mia ciccia e mi stringevo le tettine molli. Piangevo. Col tempo avevo imparato a convivere con la sofferenza e riuscivo a rinchiudere le lacrime negli occhi. Piangevo dentro. Singhiozzavo aggrappandomi al respiro. Ero diventato metodico. Sollevavo lentamente le mani dalle orecchie. Mi mettevo in piedi con fatica appoggiando i pugni al pavimento e facendo forza sulle cosciotte. Le piastrelle erano sporche dei resti di merendine al cioccolato, panini, focacce, bagnate dagli schizzi di Billy il succo all'arancia, di Yomo lo Yogurt, di Coca Cola... era impossibile non sporcarsi dopo essere finito a terra calpestato da dieci o piuragazzetti. Allora raggiungevo lo specchio e mi staccavo con l'unghia dell'indice un pezzo di Girella dalla spalla, provavo a cancellare una strisciata di Bounty sulla pancia; dovevo bagnarmi la maglietta per mascherare l'arancione degli schizzi di succo d'arancia perchepoi, tornato a casa, avrei dovuto spiegare a mamma il perche di tutto quello sporco. Guardarmi allo specchio era la pena peggiore. Non poteva non accorgermi dei rotoli di grasso che s'erano accumulati sul mio corpo. Le mie tettine cadenti erano piugonfie di quelle delle ragazzine. Ogni tanto pensavo che vendessero un reggiseno della mia taglia. Le mie gambe erano larghe come quelle degli elefanti. Tutto quel grasso era come un fardello, una croce da portare. Avrei voluto essere magro, magrissimo, avrei voluto guardarmi le costole, non riuscire a infilare il dito nell'ombelico. Io ero uno speciale. Uno diverso dagli altri. Mamma e papa me lo dicevano sempre ed io lo sapevo. Lo sapevo perchetutti se la prendevano con me. Lo

sapevo percheFrancesca, la piubella della classe, aveva occhi solo per i miei occhi e non gliene fregava niente del grasso che avevo addosso. Passavamo pomeriggi interi in bicicletta a raccontarci come e strano il mondo, ci tenevamo per mano, ma lei non mi aveva mai baciato, per i baci preferiva Gianlu, un ragazzo di terza superiore conosciuto all'oratorio, perche lui aveva piu esperienza in fatto di labbra, lingua e cose cosi. Ma non lo amava questo ragazzone, era solo esercizio in attesa di innamorarsi per davvero. Io, Bombolo, davanti a quello specchio giuravo ogni volta che avrei avuto la mia rivincita. Ci sono anche io! Ci sono anche io! Mi dicevo, e prima o poi ve ne accorgerete tutti di che pasta efatto il bell'Achille pie veloce! Poi uscivo dallo spogliatoio, lo sguardo basso e il passo pesante, raggiungevo i compagni che correvano intorno al campo di calcetto. Ce l'hai fatta Bombolo? Hai pianto? Oh ragazzi, andate piano che c'e anche Bombolo. Smettetela scemi. Urlavano le ragazze fasciate nei leggins. Smettetela sceme Gli facevano il verso i ragazzi. E finalmente tutti mi lasciavano perdere per dedicarsi al conflitto di genere maschio-femmina. Il professore non si accorgeva mai di nulla; beveva il suo caffe lungo senza zucchero e parlottava con le ragazze giustificate e sospese dalle attivita per via di quelle perdite idrauliche che una volta al mese fanno visita alle donne. BOMBOLO! BOMBOLO! BOMBOLO! BOMBOLO! BOMBOLO! BOMBOLO! Sollevai le mani dalle orecchie. Recuperai la vista. Non ero nello spogliatoio delle medie, ero in citta ed un lampione mi illuminava il viso. Avevo perso i rotoli di ciccia. Mi toccai il naso e non lo sentii mio. Era mia, invece, la mano destra sporca di sangue. Davanti a me c'erano un uomo e una ragazza stretti in un abbraccio.

C'echi prende botte e chi si abbraccia, chi ha il naso spaccato e chi ha il naso rifatto. Pensai. E non mi chiesi neanche il perche.

L. DANGEROUS A.I.D.S
When the sun shines, we'll shine together. Told you I'll be here forever. Said I'll always be a friend. Took an oath, Ima stick it out till the end.Now it's raining more than ever. Know that we'll still have each other. You can stand under my umbrella. Umbrella You can stand under my umbrella, ella, ella, ey, ey, ey. Under my umbrella, ella, ella, ey, ey, ey. Under my umbrella, ella, ella, ey, ey, ey. Under my umbrella, ella, ella, ey, ey, ey, ey, ey, ey. La suoneria di Rihanna, roba forte! Di chi e? Cosa? Non sta suonando un telefono? Si. Non riesco a prenderlo. Siamo troppo stretti. Intervenne Noela. Che suoneria di merda. SentenzoAli. Valentina lo guardoannuendo. Non si stava poi cosimale sulle sue gambe, anzi. Magari eimportante, magari eAchille, rispondi. Cosisui sedili posteriori dell'auto iniziouno strano gioco modello Twister anni '90, il piede sul finestrino, la mano sul sedile, il sedere attaccato alla portiera e cosi via. Finalmente Noela prese il telefono. Tasto verde. Troppo tardi. No Umbrella no party. Rihanna non cantava piu. Numero sconosciuto. E se era importante? Dammi il cell. Continuo Giorgio. Cause the walls started shaking, The earth was quaking, My mind was achin', And we were makin' it and you... SHOOK ME ALL NIGHT LONG, YEAH YOU, SHOOK ME ALL NIGHT LONG. (Shook me all night long, AC-DC) Curva a destra, altro squillo.

Questo eil mio. Non male baby, mi sorprendi con gli AC/DC. Ali si congratulo, Valentina lo guardoancora. Appoggiola testa sulla sua spalla. Scusa. Occhio da gatta. Pronto? Attenta! L'auto sussurroal guard rail. Metti il vivavoce, cazzo! E abbassa la radio. Inforadio dava le informazioni sul traffico. Tutto regolare. Tasto Autoparlante. Si, chi e? ....Sono.... la Lory... La voce femminile sembrava provenire da una caverna. La Lory chi? La Lory, Giulia, dai! Senti... Ma la Lory chi? Lory! La Lory di Ali! La Lory non equella che ti scopavi? Intervenne Spina. No, beh, si... cioe. Noela, spocchiosa, tagliocorto: E' la ragazzina. . Oh ragazzi, state zitti che parlo io. ContinuoGiulia, ormai entusiasta di prendere l'iniziativa. Beh insomma, Achille... La bambolina non riusciva a parlare. Ora nell'auto si era creato un silenzio sacrale. Giulia guardava la strada, ma non sembrava cosciente, intorno a lei tutti facevano cadere gli occhi per terra. Giorgio strinse la mano di Noela, ma lei non se ne accorse. Spina provoa rassicurarla e a farla parlare: Non piangere, siamo qui noi... parla. Stavi dicendo di Achille, su, forza, dov'e?. Giulia l'aveva giaimmaginato morto in fondo ad un canale di scolo. Valentina non sapeva che pensare, ma il petto di Ali era cosi tonico che avrebbe voluto rimanerci per ore.

Giorgio era convinto che quel suo amico fosse proprio un coglione che chissa dove era andato a cacciarsi, ma mai come in quel momento si era accorto di volermi bene. Noela per l'agitazione si strappo una pellicina dall'unghia del medio. La voce di Lory continuava a inciampare tra i denti: Achille.... . Spina sapeva che c'era bisogno di lui. E quando hai bisogno di Spina, Spina c'e, altro che cannette. Forza Lory, siamo tutti qui ad ascoltarti, stai tranquilla, ti aiutiamo noi... che c'e? Sanguina.... E' morto? A Giulia scapparono le parole di bocca. Un brivido attraversol'auto. Un Suv fece gli abbaglianti sorpassando. Accosta un momento, cazzo! UrloAli. Valentina subiun contraccolpo, stava per sbattere contro il parabrezza quando Ali la trattenne a se con forza. Allora, continua, dicci tutto pero, siamo preoccupati, Lory... 'Sta stronzetta. CommentoNoela preoccupata per l'unghia. Lory prese coraggio: ...Magari ha l'Aids. Non lo so se lui ce l'aveva. Che cosa stai dicendo, Lory? Come sta? Dove siete? Parla! Sanguina, non lo so. Dico, magari ha l'Aids. E' pieno di sangue. Non lo so. Non capisco. Non si sveglia. Lui mi dice di aspettare, che e solo un naso rotto, che gli ecapitato tante volte. Lui chi? Quello che l'ha picchiato. Chi l'ha picchiato? Non lo so, non lo so, senti venite qui. Giulia aveva fermato la macchina. Non si sente niente! Qui dove? Tasto vivavoce off. Dove sei, Lory, stai tranquilla... arriviamo. Giulia degluti due volte. Intorno a lei solo silenzio. Nessuno osava piuparlare.

Le auto sfrecciavano sulla tangenziale. Il cemento sembrava tenere, non c'erano cedimenti strutturali. Fuori dall'auto tutto regolare. La conversazione continuava in privato. Non lo so, non lo so. Guardati intorno, cosa c'e. Un albero, una panchina... dove siamo? Via della Rivoluzione, si sentiin lontananza. Era la voce di un uomo. Via della Rivoluzione. Disse Lory tra le lacrime. Ma dove? Dove? La citta, dicci la citta Arluno, si sentiin lontananza. Via della Rivoluzione, Arluno. Ok, arriviamo, stai tranquilla, Lory, tranquilla. Attaccoil telefono. Perchehai attaccato? Via della Rivoluzione, Arluno. RipeteGiulia. Se non attaccavi rimanevamo in contatto, ci diceva come stava Achille, chiamavamo un'ambulanza. Chiamiamola lo stesso l'ambulanza. L'avranno giachiamata. E poi l'AIDS, non eche se la chiamiamo succede un cazzo di casino. E' giaun casino. Dov'eArluno? Non lo so. Lo so io, eattaccato a Rho. Dammi il navigatore. Non fidarsi dell'uomo. Fidarsi delle macchine. Anche quando sei di fretta sii metodico, si disse Giorgio. ImpostoCitta, Indirizzo, Cerca strada. E il navigatore si collegocol satellite.

LI. IL DRAGO

E che ne edel principe e della sua principessa? Penso che ve ne siate dimenticati, cari miei, ma eimportante sapere che nelle storie, prima o poi, arrivano i draghi e un drago, infatti, arrivo. Cera una volta un principe che non aveva mai viaggiato, ma possedeva unintera cittatutta per se. Aveva un solo suddito che era anche il suo servo. Il re mangiava tutto quello che il servo gli portava perchenon dava importanza ai sapori e passava le sue giornate sul tetto della sua reggia per avvistare una principessa. Un giorno, il servo, vedendolo triste percheera lunico principe sulla terra a non essere sposato con una principessa, gli disse che i principi per conquistare le principesse devono uccidere un drago. Da quel giorno il principe stava sul tetto ad aspettare la sua principessa con in mano una pistola cosise il drago si fosse fatto vivo poteva ucciderlo e finalmente liberare e sposare la principessa che sicuramente sarebbe stata prigioniera del drago. Ma il drago non si fece vedere e la principessa nemmeno. Allora il servo, vedendo il principe triste, gli disse che molto spesso le principesse si innamorano dei principi che sono stati trasformati in drago e che, quando i draghi-principi vengono uccisi, il principe-drago ucciso non muore per davvero, ma torna principe e puofinalmente sposare la principessa. Da quel giorno il principe si convinse di essere un drago, mangiava soltanto cibo piccante e al posto di parlare urlava, non si sa bene perche. Ogni giorno saliva sul tetto con in mano una pistola ed uno specchio per poter uccidere il drago che lo possedeva e sposare finalmente la principessa. Quando si guardava allo specchio, peroil principe non vedeva nessun drago, vedeva se stesso e non aveva il coraggio di uccidere proprio nessuno. Cosi non poteva sposare nessuna principessa. Aspettava che il suo corpo lentamente si trasformasse nel corpo di un drago, ma in realtaogni giorno si vedeva sempre piudebole e vecchio. Nessuno sa come sia finita la storia perche un giorno lo specchio cadde dal tetto e si ruppe in mille e mille pezzi.

LII. ERA MOLTO MEGLIO LA SCUOLA SUPERIORE


Io ero ancora a terra, intontito. Tasto rosso. Fine conversazione. Era molto meglio la scuola superiore. A questo pensoLory quando fotografol'uomo con gli orecchini a foglia per la prima volta, quando non sapeva cosa volesse da lei, quando non sapeva ancora che io e lui ci saremmo presi a pugni. Il flash aveva illuminato la strada ed il traffico. Una Lancia fucsia pensodi non essersi fermata al semaforo rosso. La ragazza che la guidava non ci dormila notte. Il viso dell'uomo con gli orecchini a foglia era rimasto catturato nell'obiettivo aperto in un sorriso raro come chi trova dopo che ha molto cercato. Aveva abbandonato le borse ed era corso ad abbracciare Lory. Lei aveva urlato ed era scoppiata a piangere. Era meglio la scuola superiore quando si andava a dormire presto e le notti nascondevano soltanto le ansie per le interrogazioni e gli amori non corrisposti. Lui dopo averla stretta forte le aveva detto: Non piangere, vita mia. Gilly si era sdraiato sulla panchina verde per gustarsi la scena dalla prima fila. Come stai, piccola mia? Non ci vediamo da molto, piccola mia. Ti sei fatta grande. Sei sempre stata bella, piccola mia. Ti ho pensato tutti i giorni di questa vita, piccola mia. Sapevo che ti avrei trovato, piccola mia. Ti amo, vita mia. Come stai? Dillo a papa, come stai? Mi perdonerai? Mi perdonerai? Mi perdonerai, piccola mia? Lory non capiva nulla. L'uomo la stava scambiando per sua figlia. L'uomo che l'aveva abbracciata. L'uomo che puzzava di vino e di panni lasciati in lavatrice giorni e giorni si era fatto piccolo piccolo: Mi perdonerai? Ripeteva. Percheio non mi sono ancora perdonato, piccola mia.. Tu sei lontano Ma sei vicino, sembri un gigante, ma sei un pulcino.

Le venne in mente la sua poesia. Non poteva aver paura di un uomo cosi: era uno spirito pentito, un ramingo in cerca di un affetto. Sentiil suo alito vicino. Gli accarezzoi capelli. I polpastrelli le si appiccicavano uno all'altro. Grasso di strada. Lui la strinse a se. Piccola mia. Piccola mia. Piccola mia. Come un mantra. Come una preghiera. Non sono tua figlia. Lory lo guardoin viso. Gli mancava un canino. Doveva essere stato un bell'uomo. La cicatrice sull'occhio sinistro gli donava fascino. Lui rimase in silenzio. Non sono tua figlia. Ti ricordi il crystal ball ci puoi giocare? Quello rosso. Ti ricordi le bolle di sapone che ti faceva papa. Ti ricordi le apette appese sul tuo lettino? ...No. Eri troppo piccola. Io me le ricordo bene. Guarda. Prese una borsa gialla Esselunga, ci spinse dentro la mano, afferro un panno rosso sporco di grasso d'auto. Lo aprilentamente e tirofuori delle api gialle in plastica morbida. Le riconosci? Lory le ricordava in una foto della sua infanzia. Erano sul lettino di suo fratello. Se le giravi emettevano un suono come di carillon. Tutti le riconosco. Ma non sono la tua bambina, mi spiace. Come ti chiami? L'uomo aveva preso le api con due mani, le aveva sollevate e nella notte, sotto la luce bianca di un lampione, le faceva girare lentamente. Mugugnava. Cantava. Ninna nanna babbo, tienimi con te: nel tuo letto grande solo per un po,

una ninna-nanna io ti cantero e se ti addormenti, mi addormentero! Ninna nanna mamma insalata non ce ne sette le scodelle sulla tavola del re ninna nanna mamma ce ne una anche per te dentro cosa ce solo un chicco di caffe... (...) Lory ascoltava. Gilly dormiva sulla panchina col muso appoggiato ai listelli verdi e le zampe in capo a proteggersi dal freddo. Una lacrima, un'altra. Lory era troppo sensibile, lo sapeva. Quel gigante pulcino aveva un cuore grosso cosi. Tieni. Il pulcino le porse le api. Canti con me? Io non sono... tua... Non riuscia dirlo. Comincioa cantare. Intonarono insieme: Ninna nanna, babbo.... Poi lui si zittie lei continuoun poco da sola. Le sembrava di essere in un ricordo, come le sei di sera in montagna d'inverno, quando il cielo si tinge di nero e la notte ti piove addosso in un colpo e tu non sai piu che ora e, dove sei e perche. Non estata colpa mia. Mamma non mi voleva piu. Come sta, mamma? Non avevo i soldi per mantenervi. Mi vergognavo e... I suoi orecchini foglia brillavano, parlava guardando dritto davanti a se, come in trance. Non sono la tua bambina. Mi spiace. Lui questa volta parve ascoltare. La guardoa lungo. Lei non riuscia reggere lo sguardo. Gilly continuava il suo sonno.

Facciamo finta? Disse lui. La strada era sgombra di automobili. Gilly russava. Facciamo finta. Rispose Lory. Hai sonno? Lei annui. Lui la strinse tra le braccia. Le cantola ninna nanna. Poi la strinse piu forte fino a sentire il calore dell'altro corpo e il battere del cuore. Lacrime calde naufragarono addosso al collo di Lory. Tranquillo. Tranquillo. No, cosi, no, non cosi, per favore... La baciava a stampo sulla fronte e la teneva stretta. Bacio. Bacio. Bacio. Bacio. Bacio. Basta. Aiuto! Aiuto! Mi soffochi cosi, basta per favore, basta. Fu allora che entrai in scena io, ma questo gialo sapete.

LIII. WAITING FOR SOMETHING


Gira a destra. L'auto si aggrappava all'asfalto in curva per poi lasciarsi andare in rettilineo. Alla rotonda prendere la terza uscita. Il navigatore faceva il suo dovere mentre Giulia aveva le mani strette al volante, 180 gradi in orizzontale le aveva detto un giorno l'istruttore di scuola guida e lei era sempre stata un'alunna modello. Le sembrava d'essere uno dei vari Alonso, Webber, Schumacher e via dicendo e mentre il motore cantava si sentiva padrona assoluta del mezzo e della sua vita. Ci teneva a me anche se faticavamo a rivolgerci la parola dopo quella volta che io ad un aperitivo qualsiasi avevo detto fuori dai denti che le donne sono tutte puttane, tranne la mamma, che prima di essere mamma e stata puttana anche lei. Ogni tanto non mi controllo e divento estremista, anche se non penso tutto quello che dico, ma le parole sono importanti e va a finire che poi si discute di quelle.

Giulia non poteva permettermi una frase cosi, in fondo sapeva che c'era qualcosa di vero, che se qualcuno avesse saputo di tutte le sue storie di letto non avrebbe certo sbagliato a chiamarla cosi, che in fondo pero lei non era una puttana, era soltanto debole. Della debolezza della donna si e scritto e detto tanto -pensava-, ma che a rinfacciarglielo fosse un suo amico, l'unico a cui non aveva ancora donato la sua virtu, quello no, davvero non poteva concederglielo. E poi proprio a lei, lei che era femminista per scelta, lei che sosteneva che le donne sanno fare piucose contemporaneamente e che, per dirla con una Sabrina Salerno degli anni '90 oltre alle gambe c'edi piu . Peromi aveva perdonato percheammirava la mia visione distaccata delle cose, la mia cocciutaggine nel respingere la mondanita e quella mia passione viscerale per le parole che mi rendeva strano agli occhi di molte. Perche Achille ti parla e non ti scopa con gli occhi diceva lei quando si confrontava con le amiche, io che ero l'unico che non l'avesse mai guardata come una caramella Mentos, il buco con la Giulia intorno. E adesso quell'Achille dalle ampie vedute chissa come stava, dov'era, chissase era in pericolo di vita. Lei non ci aveva mai pensato alla morte, neppure a quella del suo gatto, e ora, di fronte al pericolo, non si era mai sentita cosiattaccata alla vita. Tra 300 metri girare a sinistra. Sul sedile di destra Valentina si era completamente lasciata andare sul corpo di Ali. Il ragazzone stava facendo di tutto per evitare che il suo membro si innalzasse a mo' di grattacielo e lei potesse sentirlo. La situazione era troppo tragica perchepotesse concedersi un simile piacere anche se la ragazza sembrava provocarlo prendendosi sempre piuliberta e muovendosi lenta ad ogni ripartenza come per cercare l'equilibrio. Certo, Ali, viso squadrato e i capelli lunghi, era quanto di piu distante dai suoi ideali di uomo attraente peroaveva un profumo, un atteggiamento, un non so cosa che la eccitava parecchio. Puro stimolo sessuale, nient'altro. Ma istinto allo stato puro. Prese la macchina fotografica e gli scattouna foto mettendosi quasi in ginocchio sulle sue gambe.

Il flash illuminol'abitacolo. Tu sei stronza. UrloNoela. Dammi qua. Le strappola reflex dalle mani. Flash Flash Flash Flash Flash Scattoa caso una decina di fotografie. Cositi va bene? Eh? Hai documentato tutto? Fighettina di merda. L'automobile sembrava una bomba pronta a brillare. Ma che fai? Un nostro amico sta morendo e tu ti metti a fare le fotografie? Eh, rincoglionita. Calmati Noela, non sta morendo... Intervenne Folli. Zitto tu. Non gli diede nemmeno un'occhiata, ma continuo sprangando parole all'indirizzo della fotografa: Mi hai rotto i coglioni, ok? Prima ti presenti con un tocco di uomo in Porsche e adesso ti atteggi da superiore, che gli hai fatto al nostro amico, eh? Fai il nodo alla lingua, baby Valentina non alzoil tono della voce e prosegui: Il vostro amico ci ha provato con me. Se poi epazzo, infelice, insoddisfatto e patetico non ecolpa mia, ok? La vita ela sua! Certo che se si sceglie amiche cosiprima o poi s'ammazza per davvero. Ma cosa s'ammazza? E' un mio amico! Ali la guardodritta negli occhi e il membro semi duro gli si ammoscioin un attimo. No, non capisci, io non c'ho niente contro il tuo amico. Io sto solo dicendo che questa qui non deve rompermi. Che io vi sto solo facendo un favore a venire con voi. Sei solo una ragazzina. E basta! Giorgio prese le mani di Noela. Perchetu non gli volevi bene ad Achille? Intervenne Spina. Valentina non riuscia dire nulla. Silenzio assoluto.

Proseguire per 5 km. Poi girare a sinistra. Perchetu non volevi bene ad Achille? Parlo con te, signorina la davanti. Quella frase risuonocome una campana a lutto. Nessuno riuscipiua dire nulla. Spina giocava con un accendino. Lui mi voleva bene. Forse ero il suo migliore amico. Ero quello che gli diceva che si faceva troppe canne e di trovarsi un lavoro che lo facesse contento e di darci sotto con la storia dello scrittore e che era tanto buono, ma che non aveva mai preso una decisione da solo, che non si era mai messo alla prova. Discutevamo e alla fine ridevamo davanti a una birra, ma, in fondo, poi Spina a quelle parole ci pensava ed era contento di avere un amico cosi. Pensava anche che alla fine nemmeno io potevo dirmi felice, pero stavo cercando, stavo muovendo il culo, ero andato ad abitare da solo tanto per cominciare e mi mettevo continuamente alla prova; ero un folle, un curioso della vita. Non me lo disse mai direttamente, pero. E se ero morto ero morto da vivo. Ne era convinto. Almeno ero riuscito nell'impresa di coinvolgere tutti i miei amici in una ricerca seria mica pizza e birra e dopocena in disco, mica montenegro e cinemino. Perose ero morto davvero era un fottuto disastro. Avrebbe voluto raggiungermi lain alto, lui che aveva pensato al suicidio piuvolte ed era anche stato in cura da uno psicoterapeuta, una cosa seria, due anni di terapia. Anche perche a diciotto anni aveva risposto sianche al questionario del militare: Hai mai pensato al suicidio? Si, ora piuche mai, ora che ho un amico lassu in cielo. Mi avrebbe organizzato un funerale di quelli come si deve, come quelli dei film con la banda che suona la canzone preferita del morto e il morto che da lassucommenta con la voce fuoricampo. Pensoalla canzone e gli venne in mente soltanto Alleluja di Jeff Buckley, ma era troppo scontata, avrebbe dovuto chiedermelo prima, ma non si parla mai di morte con gli amici. Lui avrebbe portato la bara e avrebbe pianto molto. Non poteva crederci, no cazzo, poi per fortuna tornoalla realtabruciandosi il polpastrello che a furia di giocare anche

l'accendino si stufa. 'Sta puttanella. Noela non riusciva a sollevare lo sguardo dalla gattina che faceva le fusa sul petto di Ali. Pensava che piunascono troie piusono fortunate, che avrebbe voluto incontrarlo anche lei un tipo in Porsche. Poi decise che era proprio una deficiente, lei, non Valentina, perchein quel momento si stava concentrando in pensieri inutili. Che era vero che mi conosceva poco, che ci salutavamo con due bacetti sulle guance ed ero soltanto l'amico di Giorgio e di Ali, amico suo per il principio dei vasi comunicanti, ma in fondo non si puo morire cosi giovani. E Giorgio ci sarebbe stato malissimo. Era goffo quel Giorgio che l'unica cosa che sapeva fare per tenerla buona era prendergli le mani mentre lei era abituata a uomini che la mandavano direttamente affanculo quando cominciava coi capricci da adolescente. Aveva sempre pensato di stare con un uomo forte, grezzo, il rude boy che non deve chiedere mai, ma Giorgio le dava una sensazione di dolce protezione, Giorgio le avrebbe preparato la cena ogni tanto, Giorgio sarebbe stato uno splendido padre, Giorgio euno di cui ti puoi fidare, penso. Ho 28 anni, un uomo cosinon so se lo trovo piu, e poi, in fondo, una scappatella con un rude boy in Porsche ancora ci puostare. Accarezzola guancia di Folli. Gli sistemoil rosso dei capelli e lo baciosulle labbra. Gli sussurro: Non c'e bisogno di avere paura. Giorgio stava piangendo. Ci sono giorni in cui tutti piangono e non per forza deve piovere. Aveva paura del sangue. Aveva paura di cioche non conosceva. Aveva paura della morte. E se io ero morto non voleva piu vedermi. Ricordiamo i morti, ma ricordiamoli vivi, penso. Era il motivo per cui non andava al cimitero a trovare nonni, zii e prozii scomparsi. Io non potevo morire cosi, lo pensavano tutti. Girare a sinistra. Lory aveva parlato di aids e ferite. Ferite? Perche? Pensoche forse mi ero solo tagliato con qualcosa. Forse m'ero

accidentalmente bucato con una siringa trovata per strada e non era vero che qualcuno mi aveva picchiato. Forse ero io stesso un eroinomane, il che avrebbe spiegato parecchi comportamenti strani. Se mi avesse trovato in vita mi avrebbe certamente aiutato, avrebbe passato tutti i giorni con me per tenermi sotto controllo e mi avrebbe portato dai medici migliori del mondo. E poi l'AIDS si puo curare, ormai, no? Anche in Africa lo curano. Non sarei morto, no, Folli si disse che ancora dovevo cominciare a viaggiare, che ero come il protagonista del racconto di Spina. Un giorno l'avevamo letto tutti insieme a voce alta dopo che ci eravamo bevuti tre bottiglie di rosso mentre io che non fumavo mi era trovato a rollare un numero imprecisato di canne. Al termine della narrazione c'eravamo ritrovati tutti seri in piedi ad applaudire: Non c'ho capito un cazzo, aveva detto Ali che commentava di tanto in tanto mentre improvvisava alla chitarra. Perchestavi suonando. Aveva detto Folli: Per me ebellissimo, io sono quel tipo che arriva solo alla porta di casa. C'hai una bella testa. Una bella testa di cazzo. Aveva poi aggiunto Ali facendo scoppiare tutti a ridere. Anche io ridevo, ma mi ricordo che non dissi nulla. Ero andato da Spina e gli avevo dato una pacca sulla spalla, poi l'avevo abbracciato sorridendogli. Certo che mi era piaciuta la storia! Certe cose si dicono con gli abbracci. E questo lui se lo ricordava. Pensoche forse ero in cerca della mia principessa, che forse ne avevo vista per davvero una su un tetto e avevo imparato a viaggiare ed ero proprio io il suo eroe e che qualcuno prima o poi doveva pubblicarglielo quel racconto perche era vero piudella vita vera! Decise che io non ero morto, no. Solo ferito, come capita agli eroi. E lui e i suoi amici si stavano guardando allo specchio per affrontare il drago. Quale drago? Quale drago andremo ad affrontare? Penso. Accolse il bacio di Noela come un ristoro. Si baciarono piu volte ed ebbero voglia

di fare l'amore anche in quella situazione assurda. Ali, invece, aveva voglia di ascoltare buona musica. Valentina era diventata un peso. Ci sono momenti in cui hai voglia di stare solo. La sollevo. Con fatica prese il cofanetto dei cd. Rossi Vasco: Vivere. E che il mondo vada a fare in culo. Piu triste di cosinon poteva essere. Fino a un secondo prima pensava a trattenere l'erezione e adesso aveva in mente solo me. Perchetu non volevi bene ad Achille?. Gli rimbombava nella testa. Siche mi voleva bene, ero un disadattato di proporzioni cosmiche, ma quanto bene attiravo! Non son mica frasi inutili queste qui, quando un amico te le dice in faccia tu non sai che dire e lo abbracci e basta e poi te ne vai e te ne stai zitto almeno per cinque minuti. Pensoche io ce l'avevo su con tutti, criticavo non solo i contenuti, ma anche la forma. Sostenevo che i contenuti profondi svelati nella forma sbagliata non valevano nulla. Che avevo parecchi difetti come non avere stima per le persone oggettivamente brutte e non saper trarre il positivo dalle situazioni notando sempre e soltanto i difetti e le imprecisioni... pero volevo bene a tutti, anche ai brutti, pure se non ci parlavo. E' passato tanto tempo vivere.... E rompevo anche tanto i coglioni, dicevo cosinon va, puoi fare di piu, puoi essere meno mediocre. Ma mediocre che? Che tra l'altro epure una parola da nerd, pensava. Poi mediocre era anche lui -diceva tra see separlando di me-, sta ancora all'universitaquello sfigato, evero che abita da solo, ma si fa mantenere da mamma e papa. Tutti i torti non ce li aveva. E sorridere nei guai proprio come non hai fatto mai e poi pensare che domani sarasempre meglio... E poi continuava: Lui e le sue citazioni dai libri, lui e la sua passione per la politica. Lui che andava sempre a votare, lui che non partecipava alle

manifestazioni di piazza, lui che perosapeva ancora indignarsi. Che non scopava per scelta. Pensate un po' com'ero messo. Ali invece era tutto il contrario, scopava per scelta e sapeva unire forma e contenuto solo quando suonava. Con le donne era un'altra storia, ma con la musica no. Non esisteva un pezzo bello con un brutto testo o un bel testo con un arrangiamento del cazzo. Forma e contenuto. Il contenuto fa la forma, la forma il contenuto, viene prima il testo o la musica? Tutte cazzate. La creazione eun casino non te la posso spiegare. Che c'entravano quei pensieri con l'amico mezzo morto? Niente. Gli mancavo gia, avrebbe voluto parlarmi, confessarmi che era infelice, che aveva voglia di cambiare, non essere piuil condom da indossare a piacimento, aveva il desiderio di dare una scossa alla sua vita qualunque cosa costasse, voleva dirmelo amico, ma forse aveva aspettato troppo. Chissa come mi avrebbero trovato. Prese Valentina e la strinse a se senza pensare a quel che stava facendo. Prendere la quarta uscita alla rotonda. Valentina accolse l'abbraccio, lo valutomeccanico. Quel ragazzo era un cavallo da monta, nient'altro. Io invece per lei ero un aedo greco, ma mi mancava la monta. Ero un cavallo di razza, ma non mi rendevo conto di avere un corpo, o meglio, me ne rendevo conto, ma non lo usavo. Tutta anima niente pisello. E lei cosa cercava? Anima o pisello? Anima. Ma anche pisello. Vivere... e sperare di stare meglio.... E' dura la vita. Le sue foto, il suo lavoro sugli ultimi del mondo, barboni, immigrati e gente simile... perchelo stava facendo? Per la sua anima o per il corpo? Fotografava i corpi perchevenisse fuori l'anima. Era il caso dell'uomo con la cicatrice e gli orecchini a foglia, quale segreto, quale anima si portava dietro quel corpo? Le sembroche il membro di Ali pulsasse, lo senti distintamente sulla coscia, le piaceva e smise di pensare ad altro. 190 km orari. Mani a 180 gradi sul volante. Temperatura dell'aria interna 21 gradi.

Esterna 15. Ore 00.41. Arrivo previsto ore 01.03. Km mancanti 9. Giulia guida di notte. Arrivo, Achille mio, arrivo. Le parole ogni tanto anticipano i pensieri. Tra 300 metri girare a destra. Vasco cantava. I nostri pensavano. Poi Spina comincioa imitare il timbro roco del modenese, cantava piano. Si unila voce di Ali. Poi tutti quanti presero coraggio, alzarono la voce... Vivere! Vivere! E sperare di star meglio, vivere... vivere... vivere! Voci spiegate e via e via andare verso cosa verso chi, chissa. .. e poi pensare che domani sarasempre meglio.

LIV. PAROLE, PAROLE, PAROLE


L'uomo con gli orecchini a foglia non sapeva nulla del lavoro sugli ultimi di Valentina. Nell'ultimo mese si era accorto che una ragazza lo cercava per fargli delle foto. Era un senzatetto, ma non uno stupido. Perchequella ragazza lo seguiva? Forse percheera bello? Forse per un concorso? Perchetutta quella foga? Quel nascondimento? Si ricordava bene di quella volta in metropolitana. Lei lo aveva fotografato e per non destare sospetto aveva finto che le piacesse un ragazzo, aveva addirittura scritto il suo numero sulla mano del malcapitato. Stara scrivendo un numero sbagliato, aveva pensato. Certo non gli rispondera mai.. Ora voi sapete che sbagliava, ma va bene anche cosi. Quella ragazza lo cercava, ne era certo e continuava a chiedersi il perche. In fondo alle viscere sapeva che chiunque non puo stare tutta la vita senza conoscere il nome e il volto dei suoi genitori. Era certo che prima o poi sua figlia sarebbe venuta a cercarlo e l'avrebbe trovato. E forse quel momento era arrivato. Si era convinto: la sua bambina era una fotografa e lo stava cercando. Lui non poteva farsi trovare in quello stato e infatti in quei giorni si diede molto da fare.

Aveva comprato una tenda nuova anche se continuava a dormire alla stazione Cadorna. Mangiava alla mensa dei cappuccini di Piazzale Velasquez. Aveva appena adottato un cane nero trovato per strada e stava cominciando a imparare a prendersi cura di qualcuno che non fosse sestesso. Gli dava da mangiare regolarmente e giada due sere, da quando si erano incontrati, prima di dormire, dava una spazzolata al suo pelo. Si era anche tagliato la barba con risultati scadenti, aveva lasciato le basette lunghe, ma gli sembrava di non avere piuun mento. Aveva lavato i vestiti. S'era ripulito, si potrebbe dire cosi, ma chi ha vissuto senza un tetto sa che l'odore della strada non te lo scrolli piued ora il suo era come quello del bucato lasciato troppo tempo a riposare in lavatrice, pulito si, ma non profumato. Il sangue cadeva a cascate dalle narici ampie. Lory lo guardava stringendosi con le braccia a x. Lo shock dell'incontro aveva provocato nell'uomo una emorragia piu forte delle altre e il sangue non si fermava anche se tamponava con le dita. Era come se qualcuno avesse tolto dei tappi al suo corpo: sanguinava il naso, ma anche le lacrime silenziose continuavano a cadere. Il folle litigio con me poi gli aveva riaperto le ferite sul collo e sul volto, quelle che gli aveva fatto il Pittbull bastardo del suo vicino di tenda quando aveva osato sfidare il suo nuovo amico cane. Lui era intervenuto e l'aveva salvato, come un supereroe, ma ne portava i segni. Si asciugava il sangue con quel che poteva, giacca e camicia, piu per necessita che per mancanza di stile. Lory gli aveva prestato il suo fazzoletto e glielo aveva legato al collo. Si riprendera. Aveva detto l'uomo con gli orecchini a foglia guardandomi. Lory non sapeva il perche, ma gli credeva. E' solo una capocciata, un naso rotto, ne ho visti tanti io. Respira, non vedi? Lei si fece coraggio e glielo chiese: Tu hai l'AIDS? Ancora silenzio.

Sulla strada il rombo di una moto. Non rispose. Asciugagli il sangue e aiutalo a mettersi in piedi poi dagli un po' d'acqua, gli fara bene. Disse. E le mise in mano una borraccia rossa tutta ammaccata. E tu? Disse Lory. Anche tu sanguini. Ci sono abituato Rispose lui e chiuse gli occhi. Io, invece, gli occhi li avevo appena aperti. Le mani dalle orecchie si spostarono al naso. Mi guardai intorno cercando di non muovermi per non essere scoperto. La situazione era potenzialmente pericolosa. L'uomo e la ragazza parlavano amichevolmente. L'uomo era solo un barbone, ancora piu vecchio e malridotto di quanto avessi ipotizzato, ma aveva uno sguardo fiero e il fare sicuro. Entrambi mi fissavano con sguardo interrogativo. Achille, sei sveglio? Achille! Rispondi, non ti fara niente. Vero che non gli farai piuniente? Il barbone annuiva. Ci sono qui io, non avere paura. Sei sveglio? Mi feci coraggio e parlai trascinando lentamente le parole fuori dalla gola: Sto bene. Li rassicurai. Che cosa esuccesso? Achille! Sei vivo, sei vivo! Non muoverti troppo, stai sdraiato. Ero molto confuso e anche intontito per la caduta e i colpi ricevuti, riuscivo a vedere distintamente il profilo di Lory, ma il gonfiore del naso mi nascondeva una visuale completa. Non ti stava violentando? No... Rispose lei. Misi a terra le mani per rialzarmi e provai a far forza con risultati piuttosto scarsi, Lory e il barbone mi aiutarono a sedermi per terra. Dunque ci siamo presi a pugni... Non avevo piuvoglia di litigare, il naso mi faceva male e mi si era accumulato del

catarro in gola. A pugni veramente ti ho preso io... Sorrise lui. Quindi non ti stava violentando? Non la stavo violentando. Diglielo anche tu, piccola. Non hai l'AIDS, vero? Domandodi nuovo Lory. Io cercavo di mettermi in piedi perche mi sentivo sottomesso nel guardare i miei interlocutori dal basso. Achille non ti alzare, aspetta, ti aiuto. Mi volete spiegare che cosa esuccesso? Tu sei sua figlia? Quello la strinse a se. Potrebbe anche esserlo. Mi volete spiegare che cosa esuccesso o no? Urlai forte. Poi riuscii ad alzarmi e mi lasciai cadere a peso morto sulla panchina, sentii trapassarmi il naso da una fitta talmente forte che mi sembroche il cranio potesse spezzarsi in due. Non esuccesso nulla. Mi hai attaccato, io ho reagito. E' la legge della strada. Non puoi farti mettere i piedi addosso da nessuno. In testa. Ti fa male la testa? Non puoi farti mettere i piedi IN TESTA da nessuno volevi dire. Scusami professore. Adesso bevi, ti farabene. Ti fa male qui? Non toccare! Gli allontanai la mano che era diretta alla mia fronte. Stai bene? Sei sicuro? Bene no. Ma non eniente, l'ho giarotto una volta giocando a basket. Scusami. Non volevo. L'uomo accarezzava Gilly che muoveva forte la coda. Il cane gli leccava il viso, sembrava che il sangue gli piacesse. Ma l'hai fatto. Grazie. Ti ho chiesto scusa, che ti devo dire ancora? Si scansoun metro e quando fu sotto la luce del lampione notai il volto dell'uomo

segnato dal sangue. Invece devo ringraziarti. Dissi io. Grazie perche mi ci voleva un'esperienza cosi. Anche tu non sei ridotto bene, scusa. Il mio naso era ostruito da grumi di sangue solido. Respiravo a fatica, ma l'emorragia si era fermata. L'uomo dagli orecchini a foglia, invece, sembrava una fontanella aperta. Che dici, Achille? Che cosa ti ci voleva. Sei sicuro di star bene? Lory mi accarezzava i capelli e io la lasciavo fare. Benissimo. Anche io ti ho picchiato duro, eh? Dissi rivolgendomi a lui. L'uomo con gli orecchini a foglia annui, poi sorrise come per comunicarmi la sua superiorita, gli mancava un canino, ma non per colpa mia. Non ti stava violentando, dunque. Come ti chiami tu, ragazza? Sono la Lory. Achille, non ti ricordi di me? Non mi ricordavo per nulla di lei. Sapevo solo che avevo fatto il mio dovere di cittadino adulto. Ero un eroe romantico e forse un eroe dei fumetti. Per la prima volta avevo aiutato qualcuno non solo a parole, con l'ascolto o con piccoli favori che mi costavano poco o nulla, qui avevo messo in gioco tutto il mio corpo e ora l'adrenalina mi stava attraversando le arterie, le vene, il cuore. Mi sollevai dalla panchina con una forza nuova e cominciai a camminare in tondo attorno alla panchina. Non mi ricordo... ma ti ho salvato, sono il tuo eroe adesso, il tuo principe, no? Il mio principe. -rise- Ma io sono la ragazza di Ali, cioe, lo ero, adesso sono libera, ma... stai bene, principe? L'importante eche tu stai meglio di tutti noi. Ti ho salvato, hai visto? Se non ti ha violentato e non sei sua figlia allora avevi un' eccitante relazione segreta con quest'uomo? Mi divertiva pensare alla relazione segreta tra un barbone e una giovane ragazza borghese. Scemo. E' una storia lunga. Disse Lory.

Ma tu stai bene, sei sicuro? Sicuro sicuro sicuro? Vieni qui, fatti asciugare il naso. Io mi sentivo invincibile, tutto quel sangue mi faceva pensare di aver partecipato a un incontro di boxe col pubblico che inneggiava al mio nome. Il silenzio dell'uomo, pero, mi incuriosiva. Non avevo piu paura e continuavo a fissarlo. Mai stato meglio. Allora campione, come ti chiami? Chiesi. Ci fu un lungo silenzio. Lui sostenne il mio sguardo e quando abbassai gli occhi parlo: Joe. Mi chiamo Joe. Avevo un passato scout io, fazzoletto e braghe corte, ama il prossimo tuo come te stesso, il dio che ti ha creato e roba varia. Certe cose non te le scrolli piu di dosso. Mi stava simpatico ora e volevo salvare anche lui. Joe l'americano. Prendi qua. Rintracciai in tasca un pacchetto di fazzoletti di carta e glielo passai. Bel nome, Joe, ho ammazzato di botte Joe l'americano. Recitai in tono solenne. Giovanni sarebbe il mio nome vero, ma sulla strada mi conoscono tutti come Joe. Bene Joe, piacere, Achille. Achille pieveloce? Fece lui. Achille pieveloce. Ripetei. Gli porsi la mano. Quello fece per stringermela, poi si accorse che era tutta sporca di sangue e mi porse il gomito. Scoppiammo a ridere facendo gomito gomito. Ti aiuto, amico Joe. Presi il pacco di fazzoletti insanguinato e aiutai Joe ad asciugarsi. Con un fazzoletto pulito costruii una sorta di carota di carta e me la infilai nel naso, poi ne adattai una per Joe e gliela infilzai nella narice. Il trucco scout funziona sempre. Sembrate due trichechi. Rise Lory. Ora lei continuava a ridere perchenon sapeva come comportarsi. Joe mi aveva spaccato il naso e io lo stavo ringraziando. Joe l'aveva in qualche modo importunata, ma lei non era arrabbiata e nemmeno ansiosa, provava per

quell'uomo profondo rispetto e compassione. Penso che a volte capita di essere nemici-amici come i Red e Toby della Disney e che a volte la vita eproprio strana.

LV. AVANTI
Tra 4 km girare a destra, poi tenere la sinistra. L'autoradio ora pompava i Radiohead, Where i end and you begin. L'elfo dell'Oxfordshire Mr. Thom Yorke dettava l'atmosfera sconnessa, sospesa tra le mille luci della strada. Rosso, giallo e verde di semafori, luminarie dei negozi, tutto sfrecciava accanto ai finestrini mentre l'auto mangiava l'asfalto condotta dalle dita lunghe di Giulia. Rosso, giallo e verde di semafori, abbaglianti, anabbaglianti, il faro di una discoteca puntato chissadove. Una luce blu intermittente: un'ambulanza! Cazzo un'ambulanza, lo vedi che l'hanno chiamata, lo vedi che l'anno chiamata?! Seguila. Un motorino superava sulla destra vaffanculostronzo! L'ho persa. Tra 800 metri girare a sinistra. 'Sta puttanella non sta mai zitta! Giulia, Valentina e non si sa percheanche Noela si sentirono chiamate in causa, ma Ali si riferiva alla voce del navigatore. Spegnilo quel coso tanto ci arriviamo uguale! Ci arriviamo il cazzo. Manca poco non lo spegniamo proprio adesso. Valentina guardava sul monitor la strada verde disegnata che si accorciava mentre l'auto proseguiva la sua corsa. Spina si allungoverso i sedili davanti e spense l'autoradio. Nessuno disse niente. Tom Yorke si zittie il silenzio tornonell'abitacolo. Quel codardo del silenzio!

Che gli suoniamo? Nessuna risposta. Cosa gli suoni, Ali? A chi? Ad Achille. Quando? Al funerale. Porca puttana! Statti zitto! Noela comincioa prendere a pugni il petto di Spina, sempre piu forte, isterica. Zitto, zitto, zitto, zittoooo. Poi scoppioa piangere tra le braccia di Giorgio. C'ha ragione, che stai dicendo? Credo vorrebbe suonassi tu al suo funerale. Non emica morto! Non emorto! UrloGiulia questa volta. Io vorrei mi suonassero Here Comes The Sun. S'intromise Valentina. Tu emeglio se stai zitta. ContinuoGiulia. Sembrerauna pubblicita. I Beatles stanno bene dappertutto. Ma che cazzo di discorsi fate? Basta perfavore. Giulia doveva concentrarsi sulla guida. Alla rotonda prendere la seconda uscita. Allora facciamo cosi, che canzone gli suoniamo quando lo troviamo? Sarebbe bello, no? Che cazzo di domanda e? Ali si giroverso di lui. Scusa. Non ti preoccupare, Spina, vedrai che Achille sta bene. Lory e una bambina, si saraspaventata e poi l'Aids si cura ormai, no? E gli diede una pacca sulla spalla. Ali. SussurroSpina. Ti voglio bene.

Silenzio. Tu gliel'hai mai detto ad Achille che gli vuoi bene? Io mai. Non emorto, cazzo! Non emorto, lo vuoi capire! Ma glielo hai detto? Mai. Cause the walls started shaking, The earth was quaking, My mind was achin', And we were makin' it and you... SHOOK ME ALL NIGHT LONG, YEAH YOU, SHOOK ME ALL NIGHT LONG. Girare a destra. Numero sconosciuto. Rispondi, cazzo! Rispondi tu, sto guidando. Ali prese il telefono. Tasto verde. Pronto? Lory?.... Chi e? Ah. Mise la mano sul microfono incorporato del cellulare. E' la mamma di Spina Sussurro. Che gli dico? Passa qua. Disse Giorgio. Pronto? Signora? Ah, buonasera, come sta? No, non sono Giulia. Ma come non lo trova al telefono? Ma no, certo, l'ha perso. Non gliel'ha detto Giulia? Si sara dimenticata.... Che cazzo stai dicendo. Che cazzo dici? Che cazzo dici? Che cazzo dici? Ma no, signora, siamo al mare tutti insieme, ma certo che c'e anche Achille, va bene, no ora non c'e, ein spiaggia... si, non eda solo, ah con chi e? Con... una certa Lory, una nostra amica, no, non ela sua ragazza, un'amica, va bene lo faccio chiamare, a qualsiasi ora, anche alle quattro di notte, si, non telefoni ai carabinieri, no. Ma no, signora, no. Non si fida di me? Ecco. La saluto. Buonanotte. Ci conti! Che cazzo stai dicendo. Che cazzo dici? Che cazzo dici? Che cazzo dici? Tu sei scemo. Concordo. E pure stronzo, esua madre, ha diritto di sapere come vanno le cose. Noela lo abbraccio. Hai fatto bene cosi, non facciamola preoccupare, tanto Achille e vivo e ha solo

qualche graffio, l'ho conosciuta quella deficiente di Lory, io non gli credo, vuol farci preoccupare. Noela ora appariva piutranquilla, le carezze di Giorgio avevano raggiunto lo scopo. Destinazione raggiunta. Giulia fermola macchina in mezzo a uno spiazzo. La periferia non si accorse del loro arrivo e le luci dei palazzi rimasero accese. La zona era isolata. Vicino c'era un parco con dei lampioni. Certo, laci avrebbero trovati per forza. Non potevamo essere altrove -dicevanoMa in che condizioni ci avrebbero trovati? Ci avrebbero trovati? Non c'era traccia d'ambulanza. Solo silenzio. Nemmeno la nebbia ebbe il coraggio di scendere dal cielo quella sera.

LVI. NON ALL'AMORE NE' AL CIELO


L'amore che strappa i capelli eperduto ormai, non resta che qualche svogliata carezza e un po' di tenerezza. Cosiavrebbe cantato De Andre , ma quella scena era zuccherosa peggio delle caramelle la notte del Natale. C'eravamo stretti tutti e quattro sulla panchina: Lory la ragazzetta, l'americano Joe, il Terranova Gilly e io che per l'occasione avevo ricevuto un soprannome: Achille Pieveloce. Sembravamo quattro zampognari a riposo. Di tanto in tanto accarezzavo la testa di Gilly, Gilly leccava la mano di Joe, Joe teneva stretta a se Lory e Lory stringeva sotto una spalla me, il Pieveloce, e sotto l'altra l'Americano. Un bel quadretto insomma. Che se lo fotografi in bianco e nero potrebbe essere esposto in una galleria o in camera mia, che fa anche rima, pensava Lory provando a immaginarsi la scena da fuori. Gilly s'era di nuovo addormentato col capo appoggiato alla coscia di Joe. L'Americano russava, non poteva fare altro con le narici intasate dai grumi rossastri. Ci pensi mai a quello che vedrebbe uno che passa? Disse Lory.

Io feci finta di non sentire mentre mi grattavo via del sangue secco dal viso e pensavo che non faceva nemmeno freddo. Voglio dire, uno che passa, che ci guarda dal di fuori, che penserebbe? Non passa nessuno a quest'ora. E forse dovremmo tornare a casa, o forse no, non lo so. Vorrei che qualcuno ci facesse una foto ora. C'el'autoscatto. Vorrei ricordarmi che si soffre e si piange sangue. Scrivila sul profilo di facebook e poi mettici la foto. Scemo. Mi accarezzoil viso. Grazie. La guardai negli occhi. Non ho fatto nulla, grazie a te, guarda come ti sei ridotto per salvarmi. Non c'era bisogno che ti salvassi a quanto pare. Poverino. Disse Lory guardando Joe che russava forte. Poverino dici? Guarda qui cosa mi ha combinato. Le presi il viso e lo avvicinai al mio. Ma lui ecosisolo. Potremmo portarlo con noi, trovargli un lavoro. Dubito voglia lavorare. Come lo sai? Io non voglio lavorare. Ci guardammo ancora senza dire nulla. Lei penso al mio Grazie. Grazie per cosa? Grazie perche? E cosa vuoi fare? Non lo so, questo eil punto. Voglio finire l'universita. Ma non e nemmeno questo il punto eche... Sembri un gigante, ma sei un pulcino. Quanto era vero! -Pensava leiForse vorrei innamorarmi, mi darebbe equilibrio, stabilita. L'amore euna cosa meravigliosa, si Tu sei una ragazza facebook, una volta si diceva una ragazza dei baci Perugina, ma adesso, beh, sei proprio una ragazza facebook: L'amore e una cosa meravigliosa... Che c'entra? Non sei d'accordo? Mi accarezzole labbra con l'indice. Io mi sporsi in avanti e incollai le labbra alle sue. Labbra su labbra, rimanemmo

immobili per qualche secondo. Poi ci baciammo, le nostre lingue si cercavano, ma il mio respiro era affannoso per via del gonfiore e poi le nostre bocche non riuscivano ad aprirsi contemporaneamente tanto eravamo agitati. Scoppiammo a ridere e ci stringemmo forte. Nessuno dei due riusciva a trattenere gli sbuffi che fanno le risate. Sei una ragazza facebook. Domani ti aggiungo pero! Okkappa. Ci abbracciammo ancora. Siamo giadiventati amici. Certo. Aggiungiamo anche Joe e il Terranova. Facciamo il gruppo Quelli della panchina verde. Figata. Non volevo baciarti. Mi epiaciuto. Sei troppo piccola per me. Lo so. Tu che vuoi fare da grande? Voglio diventare grande. Piudi te. Col naso rosso da clown perdermi sulle panchine verdi. E innamorarmi dell'uomo dei fogli dell'universita. Sarebbe a dire? E' un principe, ma lui ancora non lo sa. Intorno era tornato il silenzio. Joe aveva smesso di russare e aveva aperto un occhio solo, lo faceva sempre al risveglio. Apriva solo il destro perche meta del suo corpo dormiva ancora, diceva lui. Anche Gilly dovette svegliarsi perche Joe si era messo in piedi. Ehi Joe, come va? E tu chi sei? Disse Joe. Un brivido mi infilzola schiena. Poi l'Americano sorrise, prese il mio viso tra le mani e mi controllo il naso.

Forse non enemmeno rotto, Pieveloce. Sei simpatico, eh? Sei svenuto per un naso non rotto. Mezzasega, io vado a pisciare, dai un'occhiata alla principessa. Sorrise a Lory. La ragazzina porse la mano. L'Americano gliela strinse forte. Joe si allontanava a passo barcollante. Dove pisci, all' autogrill? Voglio pisciare in pace. Amen. Gilly s'era rimesso a dormire. Adesso russava lui. Il freddo era sceso e bisognava decidere che fare. Trovare un modo per tornare a casa o passare la notte fuori e fare i conti con l'umidita e le ferite aperte. Andare a un pronto soccorso e farsi sistemare il naso o tenerlo cosi fino all'indomani.

LVII. PIC-NIC AL PARCO


Nel parcheggio la luna non li salutonemmeno. La sua luce bianca si confondeva con quelle al neon dei parcheggi. Le cose avevano un contorno. Era la cruda realta, quella non era una notte da sogni ed erezioni mancate. Quando Giulia spense l'auto tutti uscirono come se dovessero inseguire qualcuno, con foga malriposta. Si ritrovarono nel parcheggio e nessuno sapeva dove andare o cosa fare. Chiamala! Perchenon le abbiamo telefonato prima? Giusto, chiama Lory! Ho giaprovato in macchina, non prende. Non c'etempo da perdere, potrebbe morire, io vado di qui. Spina si allontano correndo a gambe spiegate verso il grigiore delle case popolari. Non prende. Non prende, porco cazzo! Un lampione si spense da solo senza motivo apparente. Giulia tiroun calcio alla ruota dell'auto. Si fece male. Provo a richiamare. Non c'etempo da perdere. Dividiamoci. Propose Giorgio. Occhio al cellulare. Chi trova Achille chiama gli altri. Se tra 10 minuti non si trova

si va al pronto soccorso piuvicino e si domanda la. Tra 10 minuti tutti qui. Io vado da quella parte con Noela, ti va Noe? Lei annui, era fiera del discorso deciso del suo quasi-uomo. Lui la prese per mano e si allontanarono correndo verso il parco vicino. Valentina e Ali non dissero nulla e camminarono verso la strada. Io potevo essere ovunque. La caccia alla volpe era iniziata, i cani sciolti annusavano le tracce e si disperdevano per le strade fidandosi dell'istinto. Giulia rimase sola nel bel mezzo del parcheggio col telefono attaccato all'orecchio in attesa di una risposta che non arrivava. Rispondi, dai, rispondi, rispondi, rispondi. Si mordeva forte le labbra. In quel momento vide un uomo in mezzo al boschetto di betulle, accanto al parco. Era girato di schiena e sembrava guardasse un albero. Giulia mise in moto i piedi e si avvicino, l'uomo la senti e si giro verso di lei. Aveva il gingillo in mano e stava pisciando. Quando si accorse che era una ragazza si rigirosubito e si tirosu la zip schizzando sui pantaloni. Col buio nessuno si sarebbe accorto di nulla, la notte e una buona scusa. Lei piantoun urlo forte, era donna e le donne, si sa, hanno una certa esperienza nel far esplodere la voce in gola. Lui rise. Stavo solo pisciando. Le si avvicino. Cerchi qualcuno?. Si, beh... Lei prese coraggio, era sola, il massimo che quello potesse fare era violentarla, decise che si sarebbe difesa. Calcoloil percorso che la separava dall'auto. Se lo tengo a distanza riesco a scappare, si disse. Cerco un amico. Bene. Se echi credo io lo trovi di la. Di ladove?. Lui le si avvicinava barcollando, la notte confondeva i contorni e nulla potevano i lampioni poichegli alberi proteggevano dalla luce artificiale.

Giulia si piegoun poco sulle ginocchia per vederlo meglio e per far forza sulle gambe se fosse stato il caso di scappare. Finalmente l'uomo barcollante supero l'ultimo tronco di betulla e uscialla luce del lampione. Gli orecchini riflettevano come scintille. Sangue. Il naso gonfio, il viso tumefatto. Rivoli di rosso ovunque. Porca puttana! Urlo, tanto per cambiare. Fece forza sulle ginocchia e scappovia, valuto l'auto troppo lontana e imbocco un viale lungo che conduceva a un parco giochi. Joe la guardostupito. Il tuo amico esimpatico. E anche tu non sei male. Disse sottovoce. Si giro, apri la zip e riprese a orinare annaffiando la betulla vicina. La pisciata gli aveva messo appetito, si guardoin tasca e ci trovo degli spicci rimediati chissadove. Decise di andare a farsi dare una salsiccia bruciata al baracchino ambulante sulla strada. Che tanto le salsicce bruciate si buttano e fanno venire le malattie e cosite le danno gratis, la birra l'avrebbe pagata. Richiuse la zip e ricomincioa barcollare, lo sciabordio dei suoi passi sulla strada. Una nave diretta ai rifornimenti. Giorgio e Noela camminavano lenti guardandosi attorno. Si tenevano stretti per mano. Non avevano aspettative. Noela sentiva la sua mano pulsare nella mano di Giorgio e, fu un istante, gli si disegnoin testa l'immagine di me sdraiato sulla strada ricoperto da foglie. Giorgio comincioa ispezionare i dintorni, guardava anche in alto, come se io avessi imparato a volare. Entrambi si fermarono di colpo quando sentirono l'urlo di Giulia. Si abbracciarono forte e si dissero in fretta: Ho tanta paura. Anche io. Ti amo. Anche io.

Dobbiamo andare. Andiamo. E sempre mano nella mano galopparono nella direzione dell'urlo che stava diventando famoso nella periferia perchelo sentirono tutti, un Munch dell'hinterlnd milanese. Lo udirono anche Valentina e Ali che cercavano non si sa cosa-non si sa chi e non riuscivano a stare in silenzio convinti che fossi vivo e vegeto e che quella deficiente di Lory si fosse preoccupata per niente. Ad Ali riusciva spesso un distacco ad altri sconosciuto, sapeva fotografare le situazioni guardandole dall'esterno senza esserne piudi tanto coinvolto, sempre, sempre tranne quando riguardavano lui. E insomma tu te la fai con Luca Damiani di Musiko. Ma no. Una bella macchina, tanti soldi, un quarantenne cazzo moscio arrapato cosi fa gola a tante e te lo sei preso tu, bella mossa. Ehi bello, io quello l'ho usato. Mi sono fatta accompagnare fin da voi e poi hai visto che fine ha fatto. L'hai scopato? Scusa? Dico, hai avuto delle relazioni sessuali col soggetto in questione? Ehi bimbo, se pensi di parlare con una puttanella qualsiasi sei fuoristrada. Non dovevamo cercare il tuo amico? Al pronunciare la parola amico gli venne in mente l'immagine di me che salivo le scale di casa sua, che gli donavo la rosa di fumo, che la fotografava nuda, che ero cosipoco a mio agio al matrimonio. Si strinse la tetta sinistra come se volesse scacciare chissa quale maledizione. Cerchiamolo, forza. Certo che quello eproprio un deficiente, il bello eche vincono sempre loro. Un macchinone, una giacca e una cravatta, scarpe lucide e via, hai tra le mani le chiavi del successo.

Perchenon ti vesti cosianche tu? Dai, vieni. Secondo me lo troviamo a quel baracchino, magari si sta bevendo una birra alla faccia nostra. Io come un damerino? Ma mi hai guardato? E si giro verso di lei. Lei non osoproseguire, il cavallo da monta aveva srotolato la coda da pavone. In quel momento sentirono il grido. E lui la bacio. Poi le leccole labbra. Lei lo morsico e si strinsero forte. Valentina avvertiun grattacielo che le sfiorava le cosce e una valanga di calore caderle addosso. Non riuscivano a fermarsi. Ormai ero un pensiero lontano. Si appoggiarono ad un albero e rimasero a lungo a guardarsi. Poi ripresero la danza di labbra. Spina si mordeva le nocche fino a tagliarsi. Non riusciva a fare i conti con la tensione e sfogava cosi. Ebbe voglia di scaldarsi un'altra dose di fumo, poi allontano il desiderio mordendo piuforte. Io per lui ero giamorto e sepolto. Aveva deciso che sarebbe stato lui a telefonare a mia madre qualunque cosa fosse successa e che avrebbe finito l'universita, ovviamente dopo aver chiamato mia madre, che poi le due cose non erano cosi tanto in relazione, ma i pensieri si susseguivano senza un'ordine definito. Poi sarebbe andato a vivere all'estero e laavrebbe continuato a scrivere e avrebbe mandato affanculo la casa editrice bergamasca che era evidente lo stesse prendendo in giro come aveva potuto non accorgersi: era il caso di salutare e sbattere la porta che il talento non puo rimanere chiuso negli uffici tra cravatte e camicie. E se io fossi morto si convinse che avrebbe dovuto vivere anche per me, allontanarsi da un mondo che lo vedeva come un taxi. Sempre a disposizione, sempre rintracciabile. Sempre in giro, sempre in pista come l'eroe dei suoi racconti. Si sedette sullo scivolo giocattolo, era inutile cercare. L'ambulanza era gia arrivata e se l'era portato via, ne era certo. Udiun grido rimbombare nell'aria. Si alzodi scatto e corse cento metri all'impazzata come un beagle che sente la volpe, abbaia forte e schizza

all'inseguimento. Si ritrovodavanti a una panchina verde e gli si paro di fronte un'immagine che ricordava il Caino, o Hitler all'inferno di George Grosz, una figura chiusa su di secon un panno sulla fronte per asciugare sangue e sudore, tra il rosso del liquido e il verde del parco. Achille!

LVIII. LA PRINCIPESSA
Cera una volta una principessa che sapeva viaggiare e viaggiava e viaggiava. Non aveva cosinessuna cittatutta per sema, poicheviaggiava, poteva abitare tutte le cittadel mondo. Un giorno dall'incavo di un fossato vide un principe triste e solo sul tetto di una reggia. La principessa decise che avrebbe fatto il suo ultimo viaggio per liberare il principe dal drago e poi sposarlo, comincioallora il suo ultimo viaggio, arrivo alla cittadel principe, scavalcole mura, arrivosul tetto... ma il principe non cera piu, al suo posto solo un enorme drago. La principessa non si perse d'animo, prese il coraggio che nascondeva dentro di see uccise il drago. Dalla carcassa del drago morto usciil principe. La principessa insegno al principe a lasciare il suo regno e il suo servo e a viaggiare per vivere in una cittapopolata da mille e mille persone che non erano sudditi, ma altri re regine e principi come loro. E la si sposarono e vissero tutti felici e contenti.

LIX. L'ENFANT
Io e Lory aspettavamo il ritorno di Joe per decidere il da farsi. Eravamo certi che lui sapesse dove potevamo trovare un riparo oppure come si potesse fare per tornare a Milano, se c'era un bus o se valeva la pena di fare l'autostop o cose simili. Nel frattempo avevo deciso che avrei invitato Joe e Lory a dormire casa mia. L'americano si sarebbe potuto fare una doccia e lei avrebbe potuto riposarsi e mangiare qualcosa. Lo sai che c'e? Non lo so che c'e.

Che siamo diversi come gemelli siamesi. E questa? L'ha scritta Spina una volta. Chi? Un mio amico. Fico. E vuol dire che siamo tutti un po' uguali anche se un po' diversi, come dice Gianluca Grignani? Chi? Il cantante, quello che somiglia ad Ali. Diversi come gemelli siamesi. Io e Joe siamo cosi. Gemelli siamesi. E' tutta la vita che quell'uomo cerca sua figlia ed io etutta la vita che cerco la vita. Adesso sei tu l'uomo facebook. Sara. Cioe? -Sara Era cosiper dire. Capisci che voglio dire? A me non sembra che siate uguali. Quel poveretto cerca sua figlia e tu non lo so che cosa cerchi. Non cerca sua figlia. In realtanon l'ha mai cercata, lui aspetta. Ma che dici? Quello ci morirebbe per lei. Sai cosa significa cercare? Alzare il culetto ogni mattina con uno scopo, non sapendo dove andare, forse, ma percheci si sta svegliando, si. Senti filosofo, mi sembra che quello un motivo per svegliarsi la mattina ce l'ha altrimenti sarebbe morto. Tu percheti alzi la mattina? Perchedevo andare in universita. Altrimenti? Mi sveglierei di pomeriggio. Lo vedi? Sarei stanca, farei tardi la sera.

Quello non ecercare. Anche io faccio tardi la sera. Anche io mi alzo la mattina, eppure... boh, non lo so, ecomplicato. Secondo me esemplice. Cercare ogni tanto eanche aspettare. Sei piccola. Aspettare che qualcosa ti capiti e intanto prepararti perche quella accada. E' come con i ragazzi. Questa voglio sentirla. Non lo devi mai cercare, devi prepararti a quando arrivera, lo dicono anche i blog. Sara. Cioe? -Sara era cosi, per dire. Ah. Hai il telefonino? Ovvio. Vorrei chiamare mia mamma. All'una di notte? Non euna buona idea. E' sempre un'idea. Magari non dorme percheti pensa e si preoccupa di piu se non la chiami. Con mia madre ecosi. Tieni. E' spento. E' scarico. Fa nulla. Ma Joe? E' andato a pisciare. Tornera. Non pisceratroppo? Pensa se la incontra mentre piscia. Chi? Sua figlia. Farebbe ridere. Impossibile.

Sara. Sara.

LX. SALAMELLA SMOG


Il grattacielo prendeva fuoco come un cerino sfregando tra le cosce di Valentina. Ali contraeva i muscoli del petto per sentire il corpo di lei piu vicino. Le bocche disegnavano strane rotte nell'aria e le lingue sembravano non incontrarsi mai salvo poi scomparire una dentro l'altra. Valentina non sapeva come fermare quel Big Jim tutto muscoli e passione. Pensava che aveva sbagliato, ancora una volta, perche c'era un poveretto da cercare e la colpa di tutta quella storia era la sua. Che era una stupida, una ragazzina. La lingua di Ali si perdeva sul suo collo. Lei respirava forte e stringeva le cosce. Cosiistintiva, cosicuriosa. Che male c'era in fondo, ma quel poveretto? Basta Vale! Basta! Non puoi. Questo eun toro. Vede rosso e ti carica. Tutto istinto. Tu volevi un pittore. Prende le misure, calcola le distanze, decide i colori perche l'opera d'arte sia armonia. Armonia, questo volevi, no? Basta relazioni che cominciano dalla fine. Questo dicevi. E allora? Scansalo! Mordigli la lingua. Trova una scusa e va a cercare il pittore. L'hai trattato di merda! Magari el'uomo della tua vita. Magari. Basta, su. Tanto non si vede che sei tutta bagnata. Lui capira. Capira. No, non si puofare che te lo fai e poi lo lasci perdere, no, questa volta no! Valentina! Valentina!

Non posso. Ali la spingeva contro la corteccia dell'albero mentre i jeans trattenevano a stento il grattacielo che sembrava potesse esplodere da un momento all'altro. Non posso, scusami. Valentina si fece rigida. Lo baciosulle labbra, un tocco soltanto e lo spinse via. Lui la guardonegli occhi. Si rifece sotto. Non posso, non voglio piu, scusa. La tiroa secon forza. Lei lo bacioper mangiarlo, poi lo riallontano. Ho detto che non si puo, basta! La ragazza respirava forte. Ali riuscia far uscire la voce dalla bocca impastata: Come basta? Si sistemoi jeans percheil gingillo cominciava a dare fastidio nel buio della mutanda. Non mi va. C'ein giro il tuo amico, magari eferito, magari e morto, non lo so, bisogna cercarlo, se emorto e noi scopiamo non me lo perdonero mai. Ali si grattoil petto, la guardofisso. Sospiroforte. Le afferroi capelli, la porto verso di see le fece una carezza. Hai ragione tu. Il grattacielo si sgonfiava lentamente. L'eccitazione gli scorreva lungo la schiena. Andiamo a cercare quello stronzo di Achille! Sorrise. Hai ragione tu. Continuava a ripetere. Hai ragione tu, pero... Peroandiamo al chiosco e chiediamo se l'hanno visto. Vieni. Valentina lo prese per mano, Ali la seguisorpreso dalla stretta di lei. La luce al neon del baracchino si faceva sempre piuchiara in fondo alla strada buia. Attraversiamo qui. Gli abbaglianti di un'auto illuminarono la strada, poi si allontanarono sfrecciando. Ali e Valentina scorsero una sagoma. I loro piedi si immobilizzarono, i loro sguardi si toccarono. Non riuscirono a dire una parola. Buio ovunque, solo la luce al neon del bar ambulante e la radio che trasmetteva

Le Sere nere di Tiziano Ferro. La sagoma si accorse della loro presenza, li guardo e si diresse verso la curva illuminata. Non riuscivano a vederlo bene, sulle prime sembrava potessi essere io, ma no, doveva essere piuvecchio, piubasso; il passo era di chi e stato colpito e non si e ancora ripreso. Senza dire una parola si ritrovarono a inseguirlo sulla strada. Quello camminava barcollando sulla linea bianca vicino al guard rail. Poi cadde. Ali e Valentina gli corsero incontro. La sagoma appoggiole mani al ferro lungo il lato della strada per aiutarsi, fece forza, ma non riuscia portarsi in piedi. Ali gli si parodi fronte. Attento. SussurroValentina, che preferiguardare la scena da lontano col cuore che batteva all'impazzata. E tu chi sei? Ali sfogoa parole la rabbia per l'amplesso mancato. E tu che vuoi? Era un barbone. Puzzava di panni bagnati. I capelli lunghi appiccicati al viso. Quanti anni avesse era impossibile definirlo. Era troppo buio per distinguere i contorni. Ehi amico, cerchi guai? Cerco una salsiccia. E che ci fai in giro di notte? Incalzava con fare superiore. Bella domanda del cazzo Hai visto un ragazzo? Ne ho visti tanti. Non prendermi in giro, ti sto chiedendo se hai visto un ragazzo. E io ti sto dicendo che ne ho visti tanti. Parlo, poi fece un occhiolino. Un ragazzo ferito. Ah, un ragazzo ferito. Allora le cose cambiano. Abbassola testa e guardola strada. L'hai visto o no?

Cosa ci guadagno a dirtelo? Non fare lo scemo con me. Mi compri un panino? L'hai visto o non l'hai visto? L'uomo porse la mano ad Ali perchelo aiutasse ad alzarsi. Ali gliela strinse e qualcosa di liquido gli inumidi i polpastrelli. L'uomo stava in piedi di fronte a lui, non se l'era immaginato cosi alto. Valentina assisteva alla scena, il suo respiro invecchiava tra i denti quando si scopria singhiozzare non riuscendo a togliere gli occhi da quell'uomo. I fari di un auto. Un clacson. La strada si illumino per due lunghi istanti. Ali si accorse che la sua mano era sporca di sangue e rossi erano anche il volto dell'uomo e i vestiti che aveva addosso. Valentina da lontano s'impressionocome carta fotografica, smise di piangere, inseguiva il respiro che sembrava essere rimasto tutto nello stomaco. L'uomo vide la sorpresa sul volto di Ali. Scoppio a ridere, poi tossi forte. Che cazzo gli hai fatto? Disse a mezzavoce mentre si asciugava le mani sui jeans. Che cazzo gli hai fatto? Ripeteprendendolo per l'eskimo. Che c'e? Ti faccio paura adesso? Non dovevi offrirmi un panino e ritrovare il tuo amichetto? Percheio so dov'eil tuo amichetto. Sorrise ammiccando. Cosa hai fatto? Gli urloin piena faccia. Niente di che. Valentina si avvicinava a passi lenti attratta come da una calamita, piu il tempo passava piuil battito del suo cuore tornava alla normalita. L'uomo rideva a denti spiegati producendo un suono di cavallette. Ali lo spinse per terra con tutta la forza che aveva e Joe, sorpreso, cadde a peso morto sbattendo la spalla contro il guard rail. Rimbalzosull'asfalto, il sangue dal naso ricomincio a cadere copioso. Valentina sentil'impulso di impugnare la macchina fotografica, ma non riusci a sollevare le braccia. L'uomo le cadde tra i piedi. Vita mia! Urloquello. Vita mia.. Sputava sangue tra i denti e afferro la gamba

della ragazza. Lei era un ghiacciolo, immobile, sembrava squagliarsi in pianto. L'uomo le baciava le scarpe. Lasciala stare, stronzo! Il sangue non smetteva di cadere. L'uomo fece forza sull'asfalto e si aggrappo alla gonna di lei. Lo sapevo, bambina mia, lo sapevo che saresti tornata. Lo sapevo... Valentina era una statua. La gonna le cadde sulle scarpe, le mutandine a pois rossi le rimasero incollate sui fianchi. Vita mia, vita mia. Eri qui, c'eri anche tu, ti voglio bene, vita mia! L'uomo rideva ancora e le afferrole gambe nude per tirarsi in piedi. Ali allora gli scattoaddosso, lo prese per i capelli e gli picchio la testa contro la strada, poi lo prese a calci dove poteva, come un Big Jim azionato da una leva, come se non pensasse piu, come se non fosse piuuomo, ma bestia intenta al duello. Che cazzo hai fatto ad Achille? Che cazzo hai fatto? Eh? Che cazzo gli hai fatto? Il liquido rosso bagnava i piedi e le scarpe di lei. L'uomo non rideva piu. Non si muoveva. Ali s'era fermato. Ansimava forte. Due auto sfrecciarono e non si accorsero di nulla. Valentina guardava nel vuoto. Non aveva la forza di tirarsi su la gonna. Ali aveva gli occhi sull'uomo che abbracciava l'asfalto. Le mani lungo i fianchi. Il respiro pesante. Nessuno piupensava al panino. Nessuno piudesiderava salsicce bruciate. Eppure il baracchino e le sue luci al neon viola erano cosi vicini. Respirava?

LXI. AMICI MIEI


Achille! Nessuna canzone al funerale! Non canto piu!

Non emorto! Achille, cazzo, Achille, vaffanculo! Lory assisteva alla scena e non ci mise molto a riconoscere in Spina il principe dei fogli persi. I capelli erano quelli, il passo ciondolante anche, le labbra inconfondibili... E' lui? Impossibile. Che ci fa qui? Sto sognando. Troppe emozioni. Dovrei tornare a casa mia, continuare a scrivere il mio blog. Ma lo scrivo anche su facebook di questa avventura, sicuro! Comunque elui, non sto sognando. Parla con Achille. Lo abbraccia. Lo abbraccia ancora. Ancora. Ancora. Si ricorderadi me? Stai bene? Amico mio. Benissimo. Ma che hai fatto? Mi abbraccioforte come non mi aveva mai abbracciato. Pensai che quell'abbraccio sarebbe potuto durare per giorni. Piano, piano, ehi, Spina, oh, ti sei innamorato di me? Il mio amico nella stretta si accorse che stavo meglio di lui: avevo il naso sanguinante, si, ma niente di piu, e poi ero tranquillo. La persona piu tranquilla che avesse frequentato nelle ultime dodici ore. Spina! Dai, lasciami! Come mi hai trovato? Ci hai fatto spaventare, stronzo! Ma perche? Scompari. Cosida un giorno all'altro e poi quel messaggio assurdo. Non si decideva a mollare l'abbraccio e mi diede una pacca sulla spalla. Io provavo ad allontanarlo e a sfilarmi dalla morsa, lui allora me ne diede un'altra piuforte, poi un'altra, un'altra ancora, sempre piu forte e un'altra ancora. Dopo una decina di secondi riuscii a sottrarmi alla stretta affettuosa.

Spina piangeva e rideva insieme. Ma che hai Spina? Scusami. Tu sei scemo. Io ero sicuro che fossi morto, stavo giapensando alla canzone per il tuo funerale. No, no, deve essere lo shock. Mi sono addormentata e non riesco a svegliarmi. Eppure eproprio lui. E' piubello di come me lo ricordavo. Un po' goffo. E poi urla. Ma che ha da urlare? Perche si abbracciano continuamente? Di solito nei sogni non parla mai nessuno. Forse eora di svegliarmi, altrimenti ci vado sotto davvero per questo qui. E saratornato Joe, forse riusciamo a tornare a casa. Ehi, svegliatemi! La canzone per il mio funerale? Temo dovrai rimandare il concerto! Adesso mi racconti tutto quello che ti esuccesso, tutto, brutto bastardo. Gli sorrideva e lo prendeva sotto braccio. Ma dimmi, hai l'AIDS? Io? No! Perche? Ci ha chiamato una certa Lory e ha detto che eri ferito, che avevi l'Aids... Ma no! Comunque Lory elei. Indicai la ragazza seduta sulla panchina. Ci hai fatto spaventare, ragazza, comunque grazie. Piacere Spina. Le porse la mano. Lei gliela strinse senza pensare a nulla. Quando li hai chiamati? E poi chi hai chiamato? -parlai rivolgendomi a Lory, poi a lui- Sei da solo. Si eincantata! Ehi, Lory! Lory! Achille gli faceva sfarfallare le mani davanti agli occhi perche lei si riprendesse. Lory riattivole funzioni vitali, strabuzzole palpebre e disse: Eh?

Lui eSpina. L'amico mio quello di siamo diversi come gemelli siamesi, lui! Lei non lasciava la mano, lo guardofisso negli occhi. Tu esisti? Beh... Spina non potefare a meno di cercare il mio volto perche lo rassicurassi, Lory gli prese la mano, la portosulla sua guancia e si fece una carezza. E' normale la ragazza? Normalissima, perche? Mi ha preso la mano e si accarezza le guance. Beh... senti estata una giornata strana. Ti devo raccontare. Mi porti a casa? Spina ti porta sempre a casa. No. Come no? Non ti porto a casa, non sono mica un taxi. Prima mi spieghi tutta questa storia che etutto il giorno che ti cerchiamo. Ci hai fatto preoccupare. Ma tu mi porti sempre a casa. Non sei qui in macchina? Non fare lo scemo, Achille. Io chiamo gli altri e tu mi racconti tutto. E poi torniamo a casa, non ci stiamo nemmeno tutti in auto. Eravamo in sei con la macchina di Giulia. Giulia? Certo. Alla caccia al tesoro hanno partecipato Giulia, Noela... Pure? Oh, ci hai fatto cagare sotto! Avevo bisogno di stare da solo. E quel messaggio? Una cazzata. Sai quando ti senti solo... Vuoi dire che siamo qui per una cazzata? Ma quel naso rotto non e una cazzata? Chi te l'ha rotto? Volevo che vi deste una mossa! Achille! Mi facevate tristezza quella sera al bar. A bere e a parlare del niente. Io mi annoiavo e vi annoiavate anche voi. Spina sapeva che avevo ragione, che loro parlavano proprio del niente e se io

avevo bisogno di stare un po' da solo loro avevano bisogno di stare un po' insieme a parlare di qualcosa. Il suo viaggiatore era partito solo, loro... beh, forse... e poi non edetto che bisogna sempre fare discorsi profondi, e che bisogna essere consapevoli dello stare insieme e non trascinarsi nella noia solo per ammazzare il tempo, questo aveva capito. Tu fai la statale? Gli chiese Lory che aveva raccolto il coraggio tra le vene. Io... in realtami devo laureare. Si, comunque si. Ti erano caduti i fogli. Dove? In aula magna. E io te li ho raccolti. Dici? Si. E poi te ne sei andato. Ma io ti ho scritto questa. Cerconella borsa. Aveva deciso di tenerla sempre con se. Gli diede la sua lettera con tanto di poesia gigante-pulcino. Leggila ora. Era una pallina di carta tutta accartocciata. Lui la appiatti e comincio a leggere. Ti sei dimenticato in fretta di me. Io ridevo e pensavo che tutto era troppo strano per essere vero. Vuoi dire che quello dei fogli era Spina? Lory mi sorrise. Poi si chinoverso Spina che era intento a leggere la lettera, prese uno dei rasta biondi e glielo sistemoannodando i capelli tra loro. Lui, mentre leggeva, realizzoche le coincidenze ti proiettano nel mondo dell'assurdo e non puoi far nulla per evitarle, penso che quando gli capitava di leggere per la prima volta il nome di un'attrice, di una band, di una citta estera che attirassero la sua attenzione, poi per giorni senza che lui se ne accorgesse era la realtacircostante a sottolinearle come se non avesse mai potuto ignorarne l'esistenza: o gliene parlava un amico, o una trasmissione televisiva, o un evento di cronaca... le coincidenze. Tu sei quella di Seta?

Che? Stavi leggendo Seta? Si! Mi hai notata... Bah! Spina cercoil mio aiuto. Lory lo abbraccioall'improvviso e lo tenne stretto a se. Il mio amico rasta non sapeva che fare. Le accarezzoi capelli. Decisi di interromperli e parlai cosi: Prestami il cellulare. Prendilo, enella tasca. E chiama tua madre. Spina non poteva muoversi. Il cellulare vibrava e illuminava la sua tasca di giallo. Rispondi tu. Disse Spina che s'era sorpreso a stringere forte a se la ragazzina. Quanti anni hai? Diciannove. Tasto verde. Rispondi. Oh. Senti non c'e. Non lo troviamo, andiamo al pronto soccorso? Folli! Achille! Sei tu? Certo che sono io! Sei vivo? Vivissimo! Davvero? Beh si, ti sto parlando... Che paura ci hai fatto prendere. E' Achille, Noe, dice che e vivo. Dove siete? Al parco giochi. Quello con le giostrine? Quello. Vi vedo, girati, eccomi! Che bello che sei! Tasto rosso. Off. Noela e Folli azionarono il turbo. Correvano a piu non posso verso di me che li aspettavo non sapendo che fare.

Lory e Spina si stavano baciando. Presi una sigaretta dal pacchetto di Lory e fumai. Questa volta non tossii, mi guardavo intorno sbuffando fumo. Noe e Giorgio mi si pararono davanti proprio mentre io, il Clint Eastwood dell'hinterland, mi stavo soffiando il naso dolorante. Mi guardavano e rimanevano immobili. Il tempo di mettere in tasca il fazzoletto e dissi: Eccomi qua. Sembrouna frase di via, il colpo sparato prima di una corsa, e i due amici mi furono addosso e, tanto per variare un po', mi strinsero forte. Non ricevo abbracci cosineanche a Natale. Mi baciavano sulle guance e si baciavano tra di loro, sulle labbra. Calma, calma. Dissi. Giorgio mi accarezzoil viso. Finsi di provare dolore. Fa male? Non tanto. Ma che ti hanno fatto, eh? L'ambulanza earrivata? Hanno chiamato i carabinieri? E' una storia lunga. Poi ce la racconti, l'importante eche sei vivo. Ma hai l'AIDS? Ancora con la storia dell'AIDS? No, non ce l'ho, almeno... no, non ce l'ho! Ma da quando voi due vi baciate? Noela e Folli mi sistemarono vestiti e capelli. Giorgio si tolse la giacca e me la appoggiosulle spalle. Non hai freddo? Un po' si. Noela si accorse del gesto elegante del suo principe e lo bacio forte. Achille era circondato da amanti in amore, manco fosse primavera. Allora da quanto vi baciate? Non starete mica insieme? Noela e Folli si guardarono. Si! E scoppiarono a ridere. Forse grazie a te, amico mio. Ma... Spina e quella?

Si baciano anche loro. Risposi con naturalezza, come se nulla ormai potesse piusorprendermi. Lo vedo, perche? E' una lunga storia. Ve l'ho detto. E' sempre una lunga storia. E le storie vanno raccontate. E Giulia? Mentre i miei amici erano nel paradiso del bacio mi ritrovai seduto sulla panchina verde mandando boccate di fumo. Pensavo a lei, a Giulia, chissa dov'era, chissa come stava, avevo voglia di vederla. Cominciai a pensare e mi persi in mille domande. Spina ha detto che sono venuti con la macchina di Giulia. Ma Giulia epigra, non prende mai la macchina. Adesso saracon Ali. Se ci sono Folli e Spina deve esserci anche Ali. Se ti manca ti piace, non si dice cosi? L'hai rifiutata tre volte. Tre. Si, hai ragione, ok, non eche l'hai rifiutata, l'hai trattata da ragazzina. Ma lo sai che ti vuole bene! Ti manda spesso la dolce notte. Lo so che la dolce notte ti fa schifo, che non ha senso, che tu cerchi sempre parole nuove, pero e un gesto d'affetto. Poi ti fa sempre l'in bocca al lupo per gli esami e ti chiede come e andata. Ok, hai voglia di vederla, ammettilo. Che t'importa se va con tutti? Ognuno vive il sesso come vuole, lo dici sempre tu. Non eche ama tutti quelli con cui scopa, magari non ha mai amato nessuno, che ne sai. Non eoriginale come Valentina, ma euna che non ha grilli per la testa. Potrebbe darti equilibrio, tranquillita. Ti ricordi quando dicesti che con una ragazza come si deve al tuo fianco avresti conquistato il mondo? Certo, si efatta tutti i tuoi amici e adesso stara con Ali, ok, e allora? Diglielo, dille che hai voglia di uscire con lei. Dille che ci tieni. Dimostraglielo.

Magari sta con Ali solo perchenon ha il coraggio di non starci. E se quelli come te non si buttano allora le donne come lei vanno con quelli come Ali, non puoessere? Ci vogliono le palle per stare da soli! Non lo so, forse se la desideravi davvero ci avresti giaprovato. Pensa a lei, dimentica Valentina. Non riesci? Tutti hanno le loro debolezze. Tu sei finito in tutto questo casino per una debolezza, lo sai. E allora tu hai le tue e lei ha le sue. Non fare i grandi discorsi, agisci! Lo hai detto tu che per la prima volta hai aiutato qualcuno col corpo. Hai fatto a pugni, okkappa, peropuoi usare il corpo anche in altri modi, no? Magari piu piacevoli. Combina qualcosa, una cosa almeno. Guardati intorno, guarda i tuoi amici e prendi esempio! Vai a cercarla e dimostraglielo. E' il momento buono, sei l'idolo delle folle, sei il morto che s'e risuscitato da solo! Vai, vai, Achille, cazzo duro, dai! Ragazzi! Scusate se vi disturbo, ero io quello che cercavate? I baci si sciolsero. Qualcuno sorrise. Dov'eGiulia? Beh, io avevo detto, tra dieci minuti alla macchina. Sara alla macchina, no? Ma l'avete lasciata da sola? No, econ Ali e Valentina, credo. Valentina, la mia Valentina? La tua Valentina, si. Ali e Valentina? Che ci fa con voi quella? E' una lunga storia. Ma senza di lei come facevamo a trovarti? Dov'e la macchina? Adesso corriamo. Vi baciate dopo.

Ma che c'eAchille? Scusa, scusaci, noi... Corriamo ho detto! Tutti e cinque ci lanciammo in direzione dell'auto. Lory e Spina si tenevano per mano. Lei sorrideva come non aveva mai sorriso, correva come non aveva mai corso, si fermoper baciare il suo uomo ancora una volta, i due rimasero un poco indietro, poi ripresero la corsa. Ma Joe?. UrloLory in direzione di Achille. La voce rimbalzo nella notte. Se la cavera, euna vita che se la cava, e ci trovera! Vieni! Tasto verde. Chiama. Tasto rosso. Off. Tasto verde. Chiama. Tasto rosso. Off. Scorri rubrica. Tasto verde. Chiama. Giulia intanto era sola, nella notte, ad aspettare i suoi amici che non arrivavano. E se fosse successo davvero qualcosa? E se loro l'avessero trovato e non l'avessero chiamata per non spaventarla? Sfogava tutte le sue paure picchettando i tasti del cellulare. Chiamava tutti a rotazione. Si sedeva sul cofano dell'auto e poi si rimetteva in piedi. Poi camminava in tondo. Poi tirava calci ai sassi. Si grattava la testa e dopo qualche istante si sorprese a pulirsi lo sporco sotto le unghie. Giulia! Udiuna voce provenire dal boschetto! Giulia! L'abbiamo trovato! Ehi Giu! Finalmente erano arrivati. E' un'ora che vi chiamo! Dov'e? Sta bene? Mi riconobbe da lontano. Si accorse che tutti correvano e non volle essere da meno, lei che aveva cominciato a correre la notte prima. Cinque da una parte, Giulia dall'altra. Corri che ti rincorri fu questione di secondi e ci confondemmo. Giulia si ritrovocon me tra le braccia senza nemmeno rendersene conto. Anche lei mi strinse forte. Nel suo abbraccio sarei rimasto tutta la notte. Chiusi finalmente gli occhi.

Achille. Achille. Achille. Riusciva a pronunciare soltanto il mio nome. Avrebbe voluto dirmi tante cose, mi confido, se le era preparate tutte nell'attesa, ma dalla gola non le usci nulla. Io rimasi muto. Incapace di parole. Lei mi guardoe io tenni gli occhi chiusi. Mi bacio la fronte e poi gli occhi, uno dopo l'altro. Desiderai la sua lingua. Si accorse del sangue e del naso storto. Mi fece scorrere l'indice sulla cresta del naso. Le nostra labbra si cercavano, ma non erano pronte a incontrarsi. Ci abbracciammo di nuovo stringendoci cosiforte che iniziammo a girare in tondo fino a perdere l'equilibrio e cadere a terra tra le risate generali. Spina e Folli ci aiutarono a rialzarsi e venne il momento dell'abbraccio collettivo. Tutti e sei. Stretti in un gomitolo di corpi, contenti come non lo eravamo mai stati. Tutti questi abbracci, la necessitadi tatto e questi baci, sara che non basta pensarci o immaginare le nostre future felicita, che abbiamo bisogno di spalle, calore e respiri grandi. Che partiamo da noi per arrivare nel grembo dell'altro, che siamo nati soli e abbiamo avuto subito bisogno di mani che ci scaldassero e di bocche che ci parlassero. Che il silenzio e la solitudine fanno grande lo spirito, ma per la carne si preparano i pranzi e si beve il vino buono. Pensavo che tutta questa esaltazione collettiva ci stava contagiando, che mettevamo insieme le nostre piccole storie e incrociavamo i polmoni per rubarci i respiri e accordarci i sospiri. Per tutte le volte che mi sono sentito debole e solo e non ho avuto la forza di chiedere aiuto.

LXII. IL CORVO JOE


Io sono Joe. Io sono l'uomo con gli orecchini a foglia. L'indiano d'america. Il senza patria. Il vagabondo. Passo tutta la vita a cercare quello che poi mi trovera. Vita mia che non te ne vai. Vita mia dove sarai?

Ti son caduto in grembo come un bimbo. Ti ho baciato i piedi come un Gesualla Maddalena. Io che non ho padri nemadri. Io che ho solo una figlia. Io che ho per casa il mondo, ma una casa non ce l'ho. Sono nato quando ti ho messo al mondo. Mia unica speranza. Mia unica via. Mia unica vita. Ti ho ritrovata. Manca un abbraccio. Questo bisogno di stringersi. Di sentire la pelle. Questo bisogno di non restare soli. Quando toccarsi edirsi ci sono anche io. Quando dire ti voglio bene non riesce. Quando nessuno te l'ha insegnato, allora stringiamoci, accarezziamoci i capelli, prendiamoci a calci, a pugni, manifestiamo i sentimenti con l'azione. Ho letto, ho guardato. Ogni gesto ha il suo sentimento. Sei bella e una parola povera, quando socchiudi l'occhio e il tuo corpo si attorciglia intorno alla macchina fotografica e poi scatti sei sorprendente. Parole povere le mie. Tuo padre non voleva farsi fotografare cosi. Povero come un ramingo. Il rosso che ho in faccia eil marchio che mi ha messo la strada. Ho visto tanto sangue e non mi fa paura. Mi fanno paura il pallore e l'assenza di vita. Non riesco ad aprire gli occhi. Mi pulsa la testa. La mia voce suoneraalle tue orecchie come un mugolio di vacca, come un pigolio di pulcino. Non morirosolo. Avvicinati. Avvicinati a me. Questi orecchini sono per te.

Sfilameli. Non ho la forza per darteli. Sei cosibella mentre ti pieghi. Sei cosibella mentre piangi. Sei cosi... Un rantolo. L'uomo vomitosangue. Valentina urlocosiforte che la sentirono fino al baracchino dei panini. Anche la notte si spavento. Ali era immobile. Lo sguardo fisso sull'uomo. I suoi muscoli si contraevano senza un motivo apparente. Il respiro era regolare. Inspirava, espirava, senza rendersene conto. Dal ristoambulante due uomini corsero a vedere la scena. 118. Ambulanza in arrivo. Che esuccesso? Che gli esuccesso? I due uomini facevano domande. Valentina era a terra, in ginocchio, non riusciva a piangere. La cassa toracica le faceva su e giucome se avesse un rospo grosso dentro che non riusciva a vomitare. La gonna ancora tra le scarpe. Le mutandine a pois rossi in vista. Che gli esuccesso? Chiesero ancora i due uomini. Ci fu silenzio. Poi un filo di voce uscidalla bocca di Ali. Voleva violentarla.

LXIII. UNA STORIA VERA


Eravamo ormai sulla strada. Procedevamo a piccoli passi lungo la linea bianca, contromano, e illuminavamo la strada con la luce dei cellulari perche gli automobilisti nottambuli si accorgessero della nostra presenza. Io camminavo davanti a tutti, non sentivo la stanchezza e provavo a spronare i miei amici, un piede dopo l'altro prendevo a calci qualsiasi cosa intralciasse il passo: condom, sassi, pacchetti di sigarette... Il naso pulsava forte. Giulia cercava di tenere il mio ritmo, ma ero troppo veloce, troppo deciso e non mi accorgevo nemmeno di lasciarla indietro. Ogni tanto mi voltavo, le sorridevo,

poi allungavo la mano perchemi stesse vicino. Intanto i lampioni facevano finta di niente. La luce era sempre bianca e i moscerini giocavano a rincorrersi intorno alle lampade. Aumentai ancora la velocita, lei mi teneva per mano e quando senti il petto creparsi percheil cuore era diventato enorme mi sussurro: Sei bello. Io le baciai la guancia e continuai a camminare. Dietro di noi le due coppie si attardavano. Ridevano, festeggiavano. Pensavano che tutto fosse cosisurreale, cosistrano, cosibello e vivo che era il caso di ridere e baciarsi. Avrebbero voluto amarsi, fare all'amore lasulla strada per far sapere a tutti quanto erano contenti, ma la storia era ancora tutta da raccontare. Giulia ora mi stava cosivicino che le nostre ombre proiettate sulla terra si erano fuse tanto da creare un essere fantastico a due teste. Dietro di noi toccoa Lory trasformarsi in cantastorie del passato prossimo. Un po' raccontava, un po' baciava. Noela e Folli ascoltavano e si stringevano. Il ritrovamento aveva scatenato una tempesta ormonale senza precedenti. La piccola narrodell'incontro con Joe, l'uomo dagli orecchini a foglia. Racconto del suo desiderio di ritrovare la figlia abbandonata, dell'incontro con me e di quel pugno sul naso, di come eravamo diventati tutti amici e di come la vita ogni tanto esorprendente perchecioche sembra gigante spesso e pulcino. Spina ascoltava ammirato. La lettera era banale eppure lei era cosi ingenua e sincera e gli voleva bene e gli si confidava senza che lui avesse fatto nulla, senza che se la meritasse e senza nulla pretendere in cambio. Ci si innamora in un flash. E a proposito di flash Lory volle far vedere le foto dell'uomo con gli orecchini a foglia, la mia espressione impaurita poi il mio volto di quando pensava avessi perso conoscenza. Tutti osservavano il piccolo schermo della reflex nera come se guardassero un film horror con popcorn, coca e patatine. E ridevano e si spaventavano come quando il cattivo sbuca all'improvviso. Io e Giulia eravamo ormai lontani, sentivamo le risa e le urla dei nostri amici. Tutto ebene quel che finisce bene.

Mi disse lei, poi rise. E non c'ese senza ma. Siamo alla fiera della banalita. Che vuoi dire? Voglio dire che tutto ebene quel che finisce bene euna frase del cazzo. Un po'. Disse lei. Un po'. Dissi io. Ma Ali e Valentina dove sono? Non stiamo andando da loro? Si! Ma dovremmo averli giaincontrati se erano con voi. Vuoi che chiamo Ali? Non mi va, ma per te lo posso fare. Anzi, tieni, chiamalo tu. Mi passoil telefono accarezzandomi il dorso della mano. In quel momento una luce invase la strada. Lory pensoche i marziani fossero sbarcati sulla terra, da quella serata c'era ormai da aspettarsi di tutto. Poi una sirena spiegata ci perforole orecchie. L'ambulanza. Staranno venendo a prenderti. Disse Giulia. I marziani? Scemo. L'avranno chiamata Ali e Valentina, fatti dare una controllata. Magari ti lavano via quella strisciata di sangue che hai addosso e ti raddrizzano il naso che sembri un quadro cubista. E magari mi danno anche un bell'abito da uomo perche ho i vestiti sporchi? Mi veniva da ridere, mi sembrava che tutto d'un tratto mi fossi riappropriato di me e non sentivo quasi piudolore, ma trovavo una buona idea quella di farmi raddrizzare il naso dai paramedici. L'ambulanza pero ci supero sgommando e si fermo300 metri davanti a noi. Spense le sirene. Mi venne subito in mente Joe e rimasi immobile cercando il suo corpo tra le luci blu, Giulia mi strinse forte l'avambraccio con tutte e due le mani. Lory e gli altri capirono che era successo qualcosa, si zittirono e corsero verso di noi. Lory correva piuforte degli altri e nemmeno Spina riusci a reggere il passo. Mi

raggiunse e parlandomi all'orecchio sospiro: Joe? Annuii. Giulia capie mi lascioil braccio. Mentre si allontanava scoppio a piangere. Lory mi abbraccioda dietro, sembravamo due fratelli persi nel bosco e continuando a deglutire per ricacciare in gola la paura trovammo insieme il coraggio di raggiungere l'ambulanza. Spina stringeva Giulia dicendole di non piangere, che io era vivo e questo era l'importante. Noela e Folli si giravano continuamente per vedere se Valentina e Ali fossero nei paraggi. Vuoi vedere che si scopa anche quella? Impossibile. Non l'avrebbe mai fatto sapendo che Achille era in pericolo. Penso sia ora di chiamarlo. Lo penso anch'io Tasto verde. Call. Un cane abbaiava forte. Guaiva. Ringhiava. Il telefono suonava libero.

LXIV. CANE DA COMPAGNIA


Cane da guardia. Cane da compagnia. Lupo. Gendarme. Gilly ringhiava a piunon posso. Sembrava voler sparare i suoi denti tutto intorno come pallottole impazzite invece era soltanto voce, se cosi si puo dire di un animale: verso e coda ritta. Abbaiava e si muoveva a scatti. Quando qualcuno si avvicinava al corpo disteso di Joe ringhiava piuforte e gli si avvicinava con scatti impressionanti alla velocita di un elastico allungato e poi lasciato. Sembrava potesse uccidere chiunque, la bava gli cadeva dai lati della bocca. Quando il pubblico stava a distanza di sicurezza si faceva calmo, leccava le guance di Joe e guaendo cercava di spostargli un braccio con la zampa per liberargli il naso e permettergli di respirare.

Intanto, vedendo il cane tranquillizzarsi, un paramedico provava un nuovo avvicinamento, ma Gilly si slanciava sulle zampe posteriori, mostrava i denti e dava aria alla bocca producendosi in ululati che risuonavano fino ai piedi delle villette nascoste tutt'intorno. Una giovane infermiera vegetariana provoad avvicinarlo porgendogli un cracker, Gilly addentosnack e mano e gli altri infermieri dovettero prestare soccorso alla collega. Ali, con lo sguardo immobile, continuava il suo viaggio nel vuoto. Valentina era seduta sul guard rail e nessun pensiero le attraversava il cervello. Davanti a lei c'era un ferito, forse un morto; l'uomo che l'aveva chiamata Vita mia, un essere cosiinteressante che erano tre mesi che lo cercava per fotografarlo per il progetto sugli ultimi. Penso che se fosse riuscita a fotografarlo il suo lavoro sarebbe stato completo, che quella e la fine che fanno coloro che non hanno tutte le possibilitadi scegliere che la vita aveva donato a lei, ma risolse anche che fotografarlo ora avrebbe voluto dire ucciderlo un'altra volta, privarlo della dignitache gli era rimasta. Mi guardosenza che io me ne accorgessi e penso che ero proprio un bravo ragazzo, che forse era per quello che tutti mi volevano cosi bene, per la mia buona stranezza; concluse poi che le ferite mi facevano apparire piu maschio e il toro da monta che tanto le faceva bollire gli ormoni forse aveva ucciso un uomo e forse e forse lo aveva fatto per colpa sua. Vivere senza direzione ne scelte chiare era davvero una merda, disse proprio cosi. Gli infermieri, intanto, non sapevano come intervenire; si guardavano tra loro mentre la piccola vegetariana si teneva la mano. Decisero che era il caso di chiamare i carabinieri. In quel momento io e il resto della compagnia arrivammo sul posto a ranghi ricomposti. I volontari tutti della croce rossa si aprirono per farci passare in brigata. Nemmeno il tempo di prendere coscienza di cio che era avvenuto e Lory si getto su Joe mentre Gilly si zittie si mise seduto a guardare. Fece avvicinare anche me.

I soccorritori si accorsero della tranquillitadel cane, aspettarono qualche secondo e provarono ad avvicinarsi al corpo, ma l'elastico di Gilly torno a tendersi: proteggeva me, Joe e Lory tenendo lontani tutti gli altri col suo ringhio. La signora col cappellino di carta del baracchino gli lancio una salsiccia bruciata. Lui guardol'arco che questa disegnava nell'aria, ma non la segui; morse il polpaccio della donna poi recuperola salsiccia e la inghiotti in due bocconi. Lory si strappava i capelli picchiando le mani sull'asfalto. La sollevai di peso: scalciava, piangeva ed urlava; la affidai alle mani di Spina. I rasta le caddero sul viso e lei singhiozzosul petto dello scrittore. Guardai Joe l'Americano e gli spostai il braccio dal naso. Misi il pollice sul palmo e indice e medio sul polso dell'amico con gli orecchini a foglia per sentire il battito di un cuore solitario. Gli infermieri soccorrevano la donna col cappello di carta, avevano giaavvertito i carabinieri della presenza del cane rabbioso e dell'uomo riverso. I lampioni continuavano a farsi i fatti loro. La luce blu dell'astronave giocava con quella bianca dei lampioni. Il cuore di Joe batteva ancora e l'aria usciva a stento dalle narici, il suo viso era nero di lividi. Accarezzai Gilly per tenerlo tranquillo, guardavo il volto tumefatto di Joe e speravo che aprisse gli occhi, almeno un poco, almeno il destro, sussurravo il suo nome: Joe. Joe. Joe.. Lory continuava a singhiozzare, abbracciava Spina e nascondeva la testa sotto la sua spalla. Noela, invece, aveva visto Valentina che era rimasta sola, seduta sul ferro di fianco alla strada, a pensare che quella ragazza sara stata stronza, ma in quel momento la muoveva a compassione: era sola e precipitata in una voragine di eventi che non poteva prevedere. Noela Garbini da Garbagnate invece era stata fortunata, per effetto degli eventi si era accorta che qualcuno le voleva bene e allora decise che doveva dire un grazie, fare un qualcosa per la vita degli altri che essere contenta lei sola non era poi cosibello; raggiunse il guard rail e si sedette di fianco alla sciarpa di Vale, le sussurroqualcosa tra i capelli e comincioad accarezzarla.

Giorgio era andato da Ali, ma Ali non l'aveva degnato di uno sguardo, non aveva pronunciato una parola. Io tenevo Gilly dal collare per permettere ai paramedici di soccorrere l'Americano. Il cane rimaneva immobile vicino a Joe, ansimava forte con la lingua a penzoloni tra i denti. Feci segno ai soccorritori di avvicinarsi e quelli, ancora impauriti, mi raggiunsero. Gilly provoa far forza sulle zampe posteriori, io lo stringevo cosi forte che dovette trattenersi, non ringhiava piue guardava il giallo fosforescente delle giubbe di salvataggio che si mescolava alla luce blu dell'ambulanza. La piccola vegetariana controllava il polso del ferito e gli altri gli davano l'ossigeno. E' in pericolo? Chiesi. Non lo sappiamo. Ma respira. Non posso dirle niente di piu. Fu in quel momento che Joe tossiforte, aprigli occhi e si guardo intorno stranito. Prese il mio braccio come se fosse l'ultimo salvagente dopo un naufragio, me lo strinse per quel che poteva e poi rise tra i denti insanguinati: Amico mio, che ci fa qui tutta questa gente? Gli tenni la testa sollevata, voleva parlarmi ancora: Dia questi angeli che in paradiso non mi vogliono e che all'inferno ci voglio andare da solo. La piccola vegetariana sorrise. Lasciatelo giu. Ordinai mentre quelli lo caricavano sulla barella. Non possiamo. Lasciatelo giu! Mi impuntai. Lasciatemi giu, angeli miei. Disse Joe sfiorando le labbra con la lingua. Lory sentila voce dell'Americano, fece per andargli incontro, ma Spina la trattenne. Valentina si alzoin piedi e vide l'uomo con gli orecchini a foglia che muoveva le braccia, si tranquillizzoun poco. Noela continuava ad accarezzarle i capelli e lei, docile, la lasciava fare. Ali tornoad alzare lo sguardo mentre Folli continuava a chiedergli inutilmente che cazzo fosse successo. Ha una gamba rotta signore, dobbiamo aggiustargliela.

Disse un volontario con la barba e la casacca gialla fosforescente. Moriro? Non con una gamba rotta. Gli sorrise il giallo. Io tenevo ancora il braccio sinistro stretto intorno al collo di Gilly. Lei tenga quel cane, per favore. Arriveranno i carabinieri ora. Dovrete aspettare qui. Siete testimoni. Io non ho visto niente. Mi volete dire cosa esuccesso? Chi l'ha ridotto in questo stato? Aspettate qui in ogni caso e poi quel cane eil suo? No, beh... si. Si prenda questo tempo per salutarlo per bene allora. Accarezzai il muso di Gilly e quello rispose con una leccata viscida. Mi aggiustano la gamba, ragazzo. Questi angeli gialli mi aggiustano la gamba. Dov'ela mia amica? Feci un cenno del capo a Lory, Spina capie la libero dall'abbraccio. Amica mia, avevi mai visto angeli gialli? Lory faceva di no con la testa. Gli baciava le mani e non riusciva a dire una parola, tirava su col naso facendo rumore. Qualcuno puoaccompagnarlo, se volete. Ecco i carabinieri, vi chiederanno di testimoniare. Disse l'angelo vegetariano mentre la sirena della volante inquinava l'aria. Mi accompagni tu? Mi chiese Joe. Sicuro. Risposi io aiutando gli angeli a caricare la barella sull'ambulanza. La mano di Noela, che stava accarezzando i capelli di Valentina, sprofondo nell'aria. La fotografa si era alzata decisa e ci era venuta incontro. Joe era sull'ambulanza e i soccorritori avevano gia chiuso una porta, aspettavano soltanto che io salissi quando Valentina mi prese per un braccio. Achille. Mi guardonegli occhi e mi baciosulle labbra. Scusami. Stai bene?

Io si. Mi bacioancora. Scusami tu. Mi sono comportato in modo strano, ora devo andare. Mi pettinoi capelli. Lascia andare me. Dove? Con l'uomo dagli orecchini a foglia. Tu? Perche? Vale... Fidati. Mi stampoun altro bacio e salisul mezzo medico. Il volontario con la barba bianca mi scrutocome per chiedermi spiegazioni e la mia risposta fu un: Va bene cosi. Mi ricordai della foto appesa in casa di Valentina, degli orecchini a foglia e delle note a margine. Poi lo smog mi si infilonel naso, l'ambulanza era pronta a partire. L'angelo giallo alla guida disse due parole ai carabinieri appena giunti sul posto. La luce della volante si mischiava al bianco dei lampioni, il rosso degli stop rimbalzava tra i rivoli di sangue sull'asfalto. La sirena riprese a suonare e tutti guardarono l'ambulanza allontanarsi. Gilly aveva riconosciuto Ali che camminava come uno zombie tutto intorno. Gli aveva fatto le feste e lo seguiva dovunque lui andasse. Il nostro, sempre guardando nel vuoto, si piegosulle ginocchia e comincioad accarezzarlo mentre Folli, che guardava la scena da lontano, si chiedeva ancora cosa cazzo fosse successo e pensava che quell'uomo aveva avuto la giusta punizione per aver picchiato il suo amico e si chiedeva perchemai tutti gli volevano cosi bene, che era solo un barbone, che chissaquante ne aveva fatte, che la pieta era una brutta bestia. Poi vide del sangue sul pugno di Ali e glielo asciugo col fazzoletto. Il cane intanto muoveva la coda a festa.

LXV. SOLO UN MOMENTO ANCORA


C'eodore d'ospedale. Non ero mai salita su un'ambulanza prima d'ora.

Ho sempre avuto paura delle ambulanze, solo il suono mi fa tremare. Risveglia l'allarme della morte che abbiamo programmato dentro. Quando vedo le luci e il suono forte che mi sfrecciano di fianco penso che siamo uno di meno o uno di piu-come dice mia mamma- Ma se una donna sta partorendo si chiama l'ambulanza o l'accompagna il marito all'ospedale? La ragazzina con al collo il fazzoletto Go Vegan sta scrivendo un messaggio. Magari einnamorata, senz'altro eabituata a tutto questo e certo non sta pensando quello che penso io. Si alza e gli aggiusta la flebo. Poi torna al messaggio. Magari sta scrivendo al suo ragazzo che lo pensa e se lo vorrebbe scopare invece di stare in un'ambulanza che sa di ospedale con un barbone ferito. Magari perosi sente meglio a stare su questo mezzo accompagna-morti, accompagna-vivi e quando torna a casa il suo lui la ama ancora di piu perche lei fa del bene e magari scopano con soddisfazione perche sono contenti della vita. Oppure lui adesso la sta tradendo con una carnivora. Ma poi chissenefrega. L'importante eche Orecchini a Foglia stia bene, si riprendera -dicono- e solo una commozione celebrale. Io non lo so cosa ci faccio qui. Perchesono salita? Non lo so davvero. Vorrei fare l'ultima foto. Tanto non emorto. Domani o dopo tornera a dormire per strada. Oppure no, cambieravita? Non lo so. So che voglio fare la fotografa. Magari di cronaca, eh? Cosi non me le faccio piu queste menate del fotografo o non fotografo, dell'etica e della non etica, e un documento, una prova di quello che succede nel mondo. Tutto quello che succede dovrebbe essere fotografato. Quando fotografi pensi a quello che succede per poi fare l'inquadratura giusta, le luci perfette perche risalti un particolare e non un altro. Ma puoessere che se poi faccio fotografie di cronaca non ho piutempo per pensare perchetutto succede in fretta e devo solo scattare e quello che vien bene va bene?

Dovrei essere preoccupata per lui invece mi faccio le solite paranoie sul mio futuro. Vita mia, quello ripete, vita mia. E io che gli dico? Io non ho mai pensato di poter essere la vita di un altro, giaetanto se sono la mia di vita. Non dico niente allora, lo lascio parlare. Non rispondo. La vegana mi ha chiesto perchenon rispondo e io le ho detto di farsi i fatti suoi. Lei ha alzato le spalle e poi ha continuato a messaggiare. Non si riesce piunemmeno a litigare. Vita mia? Ancora?! Non ti posso rispondere, Orecchini a foglia. Non saprei che dirti, pensi che io sia tua figlia e io voglio fartelo credere, anche se non evero, facciamo finta, magari ti puofar bene. Hai una figlia muta, una figlia che riesce a esprimersi davvero solo facendo foto, sei piutranquillo cosi? Mi vien voglia di accarezzargli i capelli. Non una parola, ma una carezza. Ha bisogno di affetto, mica di parole. Perome ne androappena l'ambulanza arriva al pronto soccorso, se c'e da firmare qualche foglio lo firmo. Lui credera di avermi sognato. Saro il suo angelo custode, penseraad un bel sogno mentre qualche volontario si dedichera alla sua guarigione; magari gli trovano anche un lavoro, la ragazzina go vegan mi sembra una santarellina, messaggia, sembra che non gliene freghi nulla, ma magari si prenderail caso a cuore. Credo le piacciano i casi umani, se ti interessi della salvaguardia delle balene del Cile e per di piunon mangi la carne vuoi che non ti interessi di un uomo senza casa? Sai perchesono salita sull'ambulanza? Perchenon capivo piunulla. Per non parlare con nessuno. Achille. Ali. Che scegliere? Chi sono io? Una vacca da monta per tori che vedono rosso o una tela che desidera diventare opera d'arte? Un pittore o un toro? Si, certo, firmo la. Devo scappare.

Non sono sua figlia, no. Non ditegli nulla vi prego. Lo so che si rimettera. Grazie. Sta dormendo. Un momento solo. Ha bisogno di affetto, mica di parole. Una carezza. Che una carezza non si puolanciare ne restituire. Solo un momento ancora. Ha bisogno di affetto, mica di parole.

LXVI. L'ADDIO
Poi fu un accendersi di luci che neanche la notte di Natale. Cominciol'alba facendosi annunciare dai cinguettii tra le chiome degli alberi. Le luci degli uffici nei grattacieli rimangono accese anche di notte. E le finestre delle case popolari che prendevano la luce artificiale delle cucine pronte a sfornare caffe. Il tetris di luci della periferia sulle facciate dei palazzi era un gioco solo per le cornacchie dal volo basso e per i passeri che atterrano per l'elemosina delle briciole. Dalla volante erano scesi un tizio alto che nascondeva sotto la divisa un bacio tatuato sul collo ed uno piuin carne che strabuzzava spesso gli occhi e camminava a passi piccoli e veloci. Ali continuava ad accarezzare Gilly, non si vedevano da molto e molto avevano da raccontarsi. Io narravo la storia lunga a Giulia e la signorina si accarezzava le ginocchia magre e commentava ogni tanto con un Oh, ma tu sei pazzo di stupore. Noela e Giorgio parlavano con i carabinieri spiegando loro cio che era accaduto negli ultimi minuti perchedel ferimento e robe varie non sapevano proprio nulla. La piccola Lory si faceva coccolare da Giorgio Spina Spinelli.

Un panino crudo e brie stava bruciando tra le piastre e un fumo denso annebbiava l'aria perchequalcuno si era dimenticato di spegnere la griglia. Si sparse dovunque un odore di cenere e qualcuno si tappo il naso. La signora col cappello di carta aveva lasciato il suo chiosco e continuava a lamentarsi seduta sul marciapiede. All'arrivo dei carabinieri comincio a sollevare la gonna mostrando il polpaccio fasciato e urlando quanto le faceva male, quanto quel cane era pericoloso e bastardo, quanto mancasse perche un'ambulanza venisse a prendere anche lei che se aveva preso la rabbia era spacciata e che se fosse tornato suo marito avrebbe ucciso a mani nude, che poi qualcuno doveva spegnere la griglia altrimenti sarebbe tutto andato a fuoco e avrebbero dovuto ripagarle il chiosco per intero. I carabinieri diedero una rapida occhiata tutto intorno. Poi si guardarono. Il piu basso andoal chiosco, spense il fornello e tossi due volte a causa del fumo. Poi prese una Coca-Cola, lascioun euro sulla cassa e raggiunse il collega. Potecosicominciare il rito dei documenti. 1- Cominciamento: Un documento per favore. Noi andiamo alla volante, voi ci aspettate qui. 2- Prosieguo: Scrivi tu. Il tizio alto teneva i documenti in mano e dettava al basso che succhiava Coca-Cola e trascriveva dati con una calligrafia instabile. E poi i commenti sulle foto dei documenti: faccia di cazzo questo. Non male la signorina. Aj 347... Che si fa adesso? Segniamo tutti e poi chiamiamo la centrale. Questi non hanno precedenti e quello sara caduto. I soliti curiosi di turno che non fanno altro che rompere i coglioni. Dobbiamo chiedere le testimonianze e la prassi. Chiama la donna del chiosco, estata ferita. Prendi il documento anche a lei. 3- Variazioni: Chiamare rinforzi. Volante 3? Raggiungeteci. Strada dei fossi 27, un uomo ferito, ambulanza giatransitata. Probabile cane rabbioso, chiamare veterinario e avviare pratiche. Aspettiamo rinforzo. 4- Dediche: Fai star zitta quella signora! Chiamale un'ambulanza che la portino subito via.

La signora col cappellino di carta raccontourlando e in un italiano piuttosto scorretto che quel cane l'aveva morsa, che bisognava sopprimere lui e il padrone e siccome il padrone era ormai ferito e mezzo morto bisognava ferire e far soffrire anche il cane e metterli insieme nella stessa stanza d'ospedale ad aspettare la morte. Delirava. Aggiunse strani accenni all'inferno e alle fiamme eterne, ma i carabinieri decisero che quello che avevano ascoltato poteva bastare. Fecero salire la signora sulla volante, non era il caso di aspettare l'arrivo dell'ambulanza; in auto, legata con le cinture di sicurezza non avrebbe piu dato fastidio e ci avrebbero pensato loro a portarla al pronto soccorso piu vicino. Poi il tizio alto col bacio sul collo si avvicinoad Ali e a Gilly che si scambiavano carezze e leccate. Quel cane epericoloso. Si allontani. Disse il carabiniere. Ali non rispose, nealzolo guardo, continuocon le carezze. Si allontani le ho detto. Ha visto cosa ha fatto alla signora? E' pericoloso! E' pericoloso con chi lo merita. Disse Spina stringendosi nell'eskimo, lui che odiava le divise e i poteri forti. E lei che ne sa? So che ora non epericoloso. Le sembra pericoloso? Gilly si faceva accarezzare con la lingua che riposava molle tra i denti e la testa appoggiata alle zampe. Ha visto cosa ha fatto alla signora? Perchenon chiede a lui cosa gli ha fatto la signora? L'abbiamo appena interrogata. Gli ha lanciato una salsiccia per distrarlo. Una salsiccia bruciata e cancerogena. Lei l'avrebbe accettata? Mi prende in giro? Spina riuscia restare serio. Mi risponda, per favore. Lei l'avrebbe mangiata? Oh, senta, non mi faccia perdere tempo e si allontani da quel cane! C'equalche problema? Folli, sotto lo sguardo attento di Noela, volle dimostrare che anche lui poteva

essere della partita. Quel cane erabbioso Rispose il tatuato. Potenzialmente lo siamo tutti. Riprese Folli. Ali guardoi suoi amici poi la sua vista fu attratta dal bacio sul collo dell'autorita. Smise di accarezzare Gilly, lo baciosulla testa e poi sussurro: Vai dal signorino. Il cane ebbe bisogno che il suo padrone ripetesse l'invito due volte, poi mollemente fece forza sulle zampe e si avvicinoalla divisa. L'uomo incomincio a indietreggiare ed estrasse il manganello. Il cane si sedette e osservo il drugo pauroso. Le pare aggressivo? La signora estata morsa! LA VUOI SMETTERE COL TEATRINO? E' SOLO UN CANE Il basso-occhisporgenti urlando dalla volante lo rimprovero. INTERROGALI PER FAVORE! Vogliamo fare mattino? Allora mi feci avanti io e dissi di cominciare con me. Raccontai che non si sapeva come, nepercheJoe l'Americano all'anagrafe Giuseppe e qualcos'altro, il nome completo non me lo aveva detto, era ferito. Dissi che si poteva pensare che fosse caduto da solo, che si era allontanato per orinare e che magari era debole per via del sangue copioso che perdeva dal naso. Che magari aveva perso l'equilibrio e si era tagliato appoggiandosi al guard rail. Che il metallo taglia. Raccontai che eravamo arrivati quando lui era gia a terra. Che l' Americano era scosso e sotto shock perche credeva di aver ritrovato sua figlia. Che di queste cose ingiuste la giustizia ne avra viste molte. Anche lei eferito. Che le esuccesso? Chiese il tizio in uniforme. Sono caduto. Tutti cadono come le pere dagli alberi. Si dice sempre cosi. Siete caduti in due allora? Qualcuno l'ha vista cadere?

E' una lunga storia. Disse Lory tenendo stretta la mano di Spina. Lei saprebbe raccontarla? Lory mi guardo, poi fece sicon la testa. Ci puoseguire in centrale? Venga con me. Spina l'aiutoad alzarsi e la accompagnoalla volante, fece per salire anche lui. Anche lei ha visto qualcosa? Ho visto quello che ha visto lei, signor difensore della legalita. Il bellimbusto abbozzoun sorriso: Ecco i suoi documenti. La ragazza viene sola. Salga prego. Ma non potete! Anche io ho la mia storia da raccontare! Scriva un libro. Gli sorrise. Aspetti qui signorina. Lory, seduta sul sedile posteriore della volante, fece ancora segno di si. Diede un bacio lungo a Spina. Tranquillo. Stai tranquillo. So cavarmela, disse lei, le storie vanno sempre raccontate, no? Gli sorrise. Lui bacioil vetro e non si sentistupido. Lei anche, mister cadute, viene con noi. Disse guardando me. Salii in macchina. Giulia mi trattenne aggrappandosi alla mia spalla, disse: Vengo anch'io. Poi capiche era inutile. Mi strinse la mano, cercoil mio sguardo, ma ero troppo concentrato su quello che dovevo raccontare e sul ricostruire cosa mi fosse successo. La scansai con un gesto rapido, lei ci rimase male, mi saluto con la mano. Quando fui seduto sulla volante guardai il cielo fuori dal finestrino, poi chiusi gli occhi La luna era piena, circondata da un alone di foschia. Non si vedevano stelle, troppe luci tutt'intorno. Ero concentrato sui miei pensieri, aspettavo che la volante partisse. Sentii Lory che diceva qualcosa a bassa voce ai carabinieri, quelli le fecero alcune domanda, lei rispose prontamente anche se non distinsi bene le parole. Poi la porta della volante si apri, Lory mi disse Ciao. e raggiunse Spina. Il tizio tatuato

disse al piubasso che lei aveva incontrato il barbone prima che fosse ferito, che non sapeva nient'altro e che stavano perdendo tempo. Il suo collega aveva ruttato la Coca-Cola, poi aveva sbuffato pensando che i colleghi della volante 3 se l'erano presa comoda e che se non arrivavano loro col veterinario bisognava rimanere sul posto e cominciava a fare freddo. Gilly rimaneva seduto sulla strada. Il carabiniere decise che se quello si fosse mosso avrebbe potuto sfogare tutte le sue frustrazioni quando arrivo la volante 3 con le sirene spiegate. Due quarantenni in divisa sbatterono le portiere come si fa nei film con gli spari. Si avventarono sul cane con i manganelli in mano, la testa di Gilly sfarfallo nell'aria piuvolte. Aliurloforte. I manganelli dei due ressero bene ai colpo, Gilly no. Un guaito. Poi un mugolio sommesso. Con la museruola edifficile parlare. Il cane non si alzava piue non riusciva ad aprire un occhio. Provava a farsi forza, alzava una zampa, cominciava a tremare e poi ricadeva sull'asfalto. Ali piomboin ginocchio su Gilly per proteggerlo. Che cazzo fate? Bastardi! Bastardi! Pezzi di merda bastardi! Merda! I muscoli in tensione, provava odio per ogni cosa. Comincioa piangere abbracciato al suo cane che aveva abbassato le saracinesche sugli occhi, muoveva una zampa a scatti e non dava altri segni di vita. La legge rideva. Lo saluti per bene perchenon lo rivedrapiu. Ali ebbe un raptus, urloqualcosa di indistinto e salto in spalla a un carabiniere, gli sputoaddosso. Spina provoa difenderlo, ma gli altri carabinieri lo spinsero lontano, immobilizzarono Ali e gli misero le manette. Io vi denuncio! Figli di cagna. UrloSpina stringendo i pugni. Giulia e Noela si abbracciarono forte. Che schifo! Mi fate schifo! Portate via anche me, forza.

E' questa la giustizia, assassini, ma io vi denuncio, ditemi i vostri nomi, forza, posso avere i vostri documenti, eh? Assassini! Giulia si segnola targa delle auto. Avrebbe parlato con suo padre, li avrebbe fatti incriminare quegli aguzzini. La ragazza era un'idealista. Folli si avvicinoa quello che sembrava il capo e con la diplomazia di chi ha visto molto chiedeva spiegazioni, si mostrava comprensivo. Poi si allontanourlando: Che cazzo! Siete tutti schedati ora. Ecco i documenti. Lui viene con noi. Disse indicando Ali. Anche voi siete schedati. Disse la nostra Giulia. Bene. Buonanotte. Andate a casa a riposare. Tu rimani qui col cane. Tienilo sotto tiro. Arriverail veterinario a momenti. Non sapevano che dire. La rabbia euna brutta bestia quando sei disarmato. Rimasero la. Tutti appiccicati al guard rail. In posa per una foto da non scattare. Le volanti misero in moto. Portavano via pezzi di storia e frammenti ancora da decifrare. Il bianco dei lampioni ricordava quello delle sale d'aspetto degli ospedali. Il carabiniere col bacio era di fronte a Gilly con la pistola spiegata. Il cane non si muoveva. La zampa continuava a tremare. I nostri rimasero a guardare in silenzio. Anche il guard rail era stanco di luci e parole. Arrivola camionetta del veterinario. Gilly fu portato via. Chi l'ha conciato cosi? Disse il medico. La zampa smise di tremare. Il carabiniere col bacio montosul posto davanti, senza salutare. Chi l'ha conciato cosi? La risposta furono due mani aperte col palmo all'insu. Addio.

LXVII. ANGELI E DAIMON

Joe l'americano puzzava di panni bagnati e foglie marce. Gli infermieri se n'erano accorti togliendogli i vestiti, ma l'avevano curato lo stesso ed ora Joe era completamente nudo sotto una coperta azzurra. Nulla di grave: due punti cuciti sul sopracciglio sinistro sopra l'occhio tumefatto, un dente rotto, un punto sul labbro tagliato. Per il naso non si poteva fare nulla, sarebbe servita una plastica per aggiustare quel viso che sembrava ritratto da Picasso, ma per il resto si sarebbe ripreso in fretta, la flebo gli offriva il giusto mix di vitamine e sali minerali e il sangue, dicevano, si sarebbe presto rigenerato. Non era necessario il ricovero, finito il glu glu della flebo sarebbe potuto tornare alla sua vita di tutti i giorni, forze dell'ordine permettendo. La ragazzina Go Vegan si riveloun'infermiera e a lei spetto il compito di togliere l'ago dal braccio dell'Americano e di informarlo che avrebbe potuto lasciare l'ospedale con le sue gambe. Non le faccio male. Ecco qua. Joe la guardopiegando la testa sulla spalla sinistra per poter sfruttare il solo occhio a disposizione. Anche lei piegola testa per farsi vedere meglio. Le ho fatto male? Scusami. Disse lui mettendole una mano sulla spalla. Non si deve scusare. E' un mio dovere. Per il morso intendo. Non mi ha morso lei. Le fa male? I cani sono tutti buoni. Il nero era solo nervoso. Lei sorrise, gli prese una mano come fanno le mamme prima di raccontare le storie: Lo so, non si preoccupi, io amo i cani, ne ho 3, e 3 gatti, 1 pesce rosso e una tartaruga di terra, quando un animale reagisce cosi e perche e stato provocato e perchevuole troppo bene al suo padrone. Mi dispiace molto. ContinuoJoe: Non mi piace vedere la gente ferita. Neanche a me. Ma eil mio lavoro. Perchecontinuiamo a ferirci?

Lei sorrise. Gli lasciola mano. Ha ragione. Non me lo sono mai chiesta. Alzo le spalle. Posso andare in bagno? Certo. Non si chiede il permesso per certe cose. Allora grazie. Si alzoe fece per rivestirsi. Aspetti. E' meglio che io esca... Lui annui. Senta, se non la offende, beh, io ora stacco. Mi viene a prendere il mio ragazzo e... niente, niente, mi scusi. Vada avanti. Non mi offende. Pensavo... potrebbe portarle dei vestiti puliti, sono quelli che mio padre non mette piu, ma... se l'ho offesa mi perdoni. Grazie. Disse lui tornando sotto alle coperte. Lei sorrise e gli disse di aspettarla. Joe mise la testa sotto il cuscino. Si grattoun poco i punti sul sopracciglio perche prudevano forte. Signorina! Aspetti. L'infermiera tornocon addosso un cappotto rosso fuoco e un cappello peruviano che si allungava sulle orecchie. Puoportarmi le pagine gialle? Le pagine gialle o le pagine bianche? Che differenza c'e? Le pagine gialle sono tipo per gli esercizi commerciali, quelle bianche per i numeri di casa delle persone, credo. Le pagine bianche allora. Lei sorrise e annui. L'Americano si copriper bene e si addormento.

LXVIII. GIULIA

Giulia si strinse nelle spalle mentre la luce dell'alba metteva in mostra i lividi che aveva sulle gambe. Colpa della troppa foga nello scendere dall'auto quando gli accadimenti stavano precipitando. Ora non c'era piunulla da fare. Non era preoccupata. Pensoche a ognuno basta badare a se stesso e gia ce n'e d'avanzo, che finchesi etutti vivi i problemi si risolvono. Noela e Folli ridacchiavano. Lei desiderava che si avverasse il suo sogno, voleva essere a Parigi in primavera, correre per i campi Elisi con una girandola in una mano pronta a una rinascita in un paese sconosciuto, nell'altra mano un gelato che il gelato fa sempre festa. Salisulla sua auto e particon calma: la retro per uscire dal parcheggio e poi la prima marcia per mettersi in carreggiata. Noela dormiva sul petto di Folli che guardava fuori dal finestrino. Accese l'autoradio, track 7: Mezzogiorno: Siamo come il sole a mezzogiorno, babe, senza piunessuna ombra intorno, babe! Il Lorenzo Jovanotti nazionale inneggiava al sole. Giulia pigiosull'acceleratore. In poco piudi un quarto d'ora i nostri furono davanti al portone di Folli. Lei fermol'auto, scese e aprila portiera posteriore come fanno gli autisti dei taxi. Folli sveglioNoela e scesero dall'auto. Giulia ricevette l'abbraccio dell'amico. Lui la strinse forte, lei rimase molle. Noela la bacio, ancora mezza addormentata. Non una parola. Giulia rimase a guardarli mentre si allontanavano mano nella mano, poi risalisull' auto. Mise in moto e fece la rotonda due volte, indecisa su quale direzione prendere. Svoltoa destra, fece passare i pedoni diretti al lavoro e si diresse verso la stazione dei treni. Il suo vestito colorato era ancora quello della mattina precedente quando era uscita per assistere al video di Ali. Sembrava un ricordo lontanissimo. Non si lavava da ventiquattro ore, ma non ne sentiva la necessita. Parcheggio davanti alla stazione. Gli automobilisti avevano fretta, lasciavano i parenti alle partenze.

Qualcuno correva. Altri addentavano un cornetto. Giulia no. Scese dall'auto e le parve d'essere osservata vestita com'era da quell'abito adatto alla notte, non ci bado. La sua casa distava poche centinaia di metri. I treni passavano sferragliando e i pendolari li inseguivano trascinandosi dietro borse pesanti. Le cravatte a collare coloravano i toni cupi delle giacche. Giulia sfilo sui tacchi nella direzione opposta alle partenze. Non c'era nessuno che non si voltasse a guardarla, sembrava appartenere a un'altra galassia, a un'altra storia; lo sguardo fiero e la camminata sicura. Arrivoa casa. Non aveva sonno. Sfiloil vestito e mise la tuta da corsa. Diede uno sguardo all'I- pod, poi lo lasciosul comodino. Tornosulla strada e riusci a scollarsi di dosso gli occhi dei vicini. Ora era sola, una su mille. Quella che vuole farcela. Uscidi casa e comincioa correre. Immagino di essere sui campi Elisi, immaginodi cadere e che fossi io quello che la aiutava ad alzarsi, quello che la leccava dappertutto. Immaginodi prendere un treno, la sua Parigi non era poi cosilontana e forse la stava davvero aspettando.

LXIX. SPINA E LORY


C'eancora che la notte ti frega. E Lory non voleva piufarsi imbrogliare. Basta appendersi alle liane come Tarzan. Desiderava un bagno caldo e una notte stretta tra le braccia del suo uomo nuovo, con la cittacome amica e le persiane socchiuse per chi ha paura del buio. Lei e Spina stavano salendo in auto con Giulia, Noela e Folli quando la lingua le cadde tra i denti e disse: Noi rimaniamo qui. Nessuno rispose. Spina la guardo, lei gli annodo i rasta sorridendo. Cosi lo scrittore prese la giacca dal sedile di dietro. Un cinque basso all'amico Folli. Un bacio a Noela e un abbraccio a Giulia. Non una parola di troppo. Giulia mise in moto. Finalmente erano rimasti soli. Anche i lampioni si spensero per allontanare gli sguardi dei curiosi. Era mattina

ormai e le auto ricominciavano il loro vagare lungo la tangenziale. Hai un buon profumo. Disse Spina annusandole il collo. Non lo metto il profumo. Sai di buono pero... vedrai andratutto bene. Lo so. Rispose Lory. Lo prese per il bavero e lo tiroverso di se. Lui era troppo alto, dovette piegate un poco le ginocchia. Lo so percheci sei tu. Continuolei. Le labbra schioccarono come le dita che tengono il tempo. Intorno soltanto risvegli, le nonne mettevano i caffesul fuoco. Tu sei pazza. Perchesiamo rimasti qui? Potevamo andare da me... E' mattino! Che facciamo? Prendiamo un tram. Che problemi ti fai? Spina non si stava facendo dei problemi. Era a una svolta, il suo non essere salito in auto con i suoi amici per passare il tempo con una ragazzina rappresentava la rinuncia al suo essere solitario, all'assoluta gestione del tempo e dello spazio, alla consapevolezza del mondo che negli anni aveva accumulato. Lory era fuori dal sistema. Una canna troppo simpatica che ti sballa il ritmo del battito del cuore. Vieni con me. Lo prese per mano. Lo scrittore trascinava i piedi a fatica, le scarpe eleganti indossate la mattina del giorno precedente per il video di Ali gli avevano fatto crescere piu e piu vesciche su entrambi i piedi. Avrebbe voluto sedersi, bere un bicchiere di vino per tranquillizzarsi, ma era mattino e poi quella mano continuava a trascinarlo. Sei stanco? No. Rispose lui tornando sulla terra e alzando entrambe le sopracciglia. Si baciarono cosia lungo che le labbra si gonfiarono come caramelle gommose,

non facevano caso ai passanti alla ricerca dei cappuccini. La panchina verde fu felice di riabbracciare qualcuno che non puzzasse di foglie marce e panni bagnati. Mi porti via? Dove ti porto? Dove vuoi. Lui le mise una mano intorno al collo e camminarono fino alla stazione dei treni. Da Rho riuscirono ad arrivare a Novate cambiando due tratte, continuavano a baciarsi e non si accorgevano del tempo. Di fianco alla stazione c'era il famoso al cimitero delle ferraglie. Ladove lui trovava l'ispirazione per i suoi racconti. La dove i treni non viaggiano piu, ma fanno viaggiare i pensieri. Quei vagoni fermi immobili da anni che hanno attraversato perfino la Svizzera, che hanno ospitato migliaia di starnuti e batteri e capelli di tutti i colori e ancora si chiedono se esisteraancora un ultimo viaggio o se l'ultimo viaggio e l'immobilita. Non hai sonno? Un poco. Potremo fare delle foto? Oppure salire su un vagone abbandonato e... Lui annui. E poi? E poi dormiamo. E poi potrei cucinare per te? Sul vagone? Fecero forza e le porte del treno si aprirono. Lui la aiut a sedersi come fanno i cavalieri. Lei ringraziocon un inchino. Possiamo chiamare Achille? Solo per sapere se e arrivato a casa. Spina fece il numero. Suonava libero e nulla piu. Raccontami una storia Gli sussurrolei all'orecchio. Lui guardodal finestrino: pendolari ovunque. I-pod. Quotidiani usa-getta e pubblicita. Gossip e lavori in casa. Figli da portare in palestra. Capi da mandare al paese. Chiuse le tendine di tutto il vagone. Lei si sbottonola giacca. Lui la teneva sulle ginocchia.

C'era una volta un viaggiatore. Comincio. Lory fece scivolare le dita sulla schiena di lui. Che non sapeva viaggiare.... Continuo. E che doveva laurearsi... e che....

LXX. ALI
Ali prima di arrivare alla caserma dovette aspettare che il tatuato comprasse le sigarette a un distributore automatico, poi le brioches a un forno aperto la notte facendo la coda tra file di universitari che brindavano alla fine del giorno. Il nostro aveva troppi pensieri in testa che si sarebbe fumato un pacchetto intero di bionde una dopo l'altra: il barbone mezzo morto, la mia scomparsa e poi il mio ritrovamento, e poi Giulia, e Lory, e Valentina, e il video musicale del mattino, e Damiani e poi lui. Lui che era triste fino alle punte dei piedi, che avrebbe voluto vomitare a terra quei giorni gonfi di vicende tutte frutto delle sue debolezze. Avrebbe voluto prendere una chitarra e cantare che era la sola cosa che lo faceva stare in pace con se, invece fu condotto attraverso un lungo corridoio. Gli intimarono di aspettare seduto e immobile davanti al custode. Lui esegui gli ordini. I due carabinieri presero una cioccolata calda alla macchinetta e ci inzupparono le brioches. Poi scrollarono le briciole dalla divisa e si chiusero in ufficio senza nemmeno considerarlo. Il nostro si addormento sulla sedia, poi fu fatto alzare e condotto nella sala delle autorita. Tra il crocifisso e la foto del presidente della Repubblica ci stava il capo ovale del carabiniere basso con gli occhi grandi fuori dalle orbite. Dunque? Ali guardodavanti a see non rispose nulla. Dunque? Continuoil carabiniere. Lei si chiama? Aliprandi Lorenzo. Nato a?

Avete i miei documenti. Ah, allora ha anche la lingua. Cosa dovrei dire? Lei lo sa percheequi. No. Ali abbassola testa. Il tatuato scriveva a computer, spesso sbagliava, sbuffava e premeva il tasto canc. Era mai stato in una caserma? Ali fece segno di no con la testa, poi sbadiglio. Come le sembra? Il nostro ispezionola stanza girando la testa di gradi 180. Glielo dico io: asettica e senza bellezze particolari, non trova? Quindi facciamo in fretta che noi tra poco stacchiamo che egiamattino. Mi racconti quello che ha visto e quello che ha fatto. Dall'inizio e con cotanza di particolari. Cotanza? Coi particolari. Ali guardoil tatuato che sudava davanti alla tastiera per tenere dietro alle parole da scrivere che si accumulavano nella sua testa. Cosidecise di parlare molto in fretta. Quella sera io stavo cercando un amico con alcuni miei amici, quel mio amico non lo vedevamo da giorni, due giorni per l'esattezza ed eravamo preoccupati. Ci aveva mandato un messaggio strano tipo che si sarebbe sposato e non l'avremmo visto piu, una cosa cosi. Insomma eravamo talmente preoccupati che siamo andati a cercarlo che io tra l'altro quel giorno avevo anche girato un video di merda, mi scusi, un brutto video dove io stavo vestito da goldone, mi scusi, da profilattico, per una pubblicitacon una canzone mia che si chiama Mi ci gioco la faccia e poi sono successe altre cose che credo non sia il caso di raccontare. Il tatuato sbuffava. Si perdeva pezzi di discorso e continuava a premere il tasto canc. Quello che eil caso o no di raccontare lo faccia decidere a me. Vada avanti. E cositra una cosa e l'altra abbiamo saputo che era laa Rho e invece poi era

ad Arluno e l'abbiamo raggiunto. Poi io ho visto per strada questo barbone che voleva violentare Valentina. Il carabiniere controlloil verbale: Valentina Cheru, dunque. E' la sua ragazza? No. E che ci faceva con questa Valentina? Giocavate alle carte? E' un'amica di Achille, il ragazzo che cercavamo, insomma, lui voleva violentarla, non Achille, voglio dire, il barbone voleva violentarla tanto che le ha abbassato le mutandine e mentre gliele abbassava, sara perche era ubriaco e caduto e ha picchiato la testa. Ah. Non ci crede? Nulla. Continui. Basta cosi, fine delle storie. Poi siete arrivati voi. E lei esporco di sangue, come mai? Perchel'ho aiutato. Ah. Faccia ovale strabuzzogli occhi e si mise comodo sulla sedia stringendosi la pancia tra le mani. E lei vuole sporgere denuncia contro quest'uomo? Non so... Le consiglio di si, se ha tentato di violentare la sua ragazza. Allora si. Disse velocemente Ali. Ma non ela mia ragazza. Il tatuato non ce la faceva piu. Aveva scritto circa una meta di quello che s'erano detti. Era tardi, pensava al suo bambino a casa con l'influenza e alla moglie ancora sveglia: Io dovrei andare. Disse al collega. Sono le 6.00. Hai ragione. Io anche. Hai scritto tutto? Tatuato annui. Bene, se non c'ealtro lei puoandare, ragazzo. Ma prima deve firmare qui. Andremo a prendere quel senzatetto, lo interrogheremo e vedremo che fare con lui, tentata violenza non euna cosa da poco, avra quello che si merita... beh,

senta, si riposi, firmi e grazie e arrivederci. Sialzoe porse la mano ad Ali. Il ragazzo non si alzava. Teneva stretti i pugni e sentiva il sangue scorrere nelle vene. Il suo respiro si fece piufrequente. Mi ci gioco la faccia. Era quello il momento. L'agente col bacio stava spegnendo il computer: tasto off. Aspettate. L'ho picchiato io. Faccia ovale stava sistemando le carte sulla scrivania, si fermo. Gli ho dato un pugno, lui ecaduto, ha picchiato la testa. E' colpa mia, l'ho colpito, l'ho colpito io con questa mano eper questo che sono ferito, vede? Vede? Mise le dita sotto al naso dell'agente per fargliele vedere bene, poi si alzo ando dall'altro per mostrare la sua colpa. Potete farmi sapere come sta? L'agente capo sbuffo. Il tatuato riaccese il computer: tasto on. Devo scriverlo? Il capo annui. Mi tenete dentro? Ecco, mettetemi le manette. Ho detto la verita, fatemi sapere come sta quell'uomo, per favore. Per favore. Ali non riusciva piua piangere. Aveva sputato tutti i suoi rospi. Sincero come non lo era mai stato. I suoi muscoli non c'entravano nulla, era preoccupato che quelli di un altro potessero continuare a flettersi e a crescere. Lascialo andare. Strabuzzoancora gli occhi. Venga. Il tatuato accompagnoAli alla porta. Non mi ammanettate? Non mi tenete dentro? Io l'ho ammazzato di botte con queste mani, guardi. Queste. Ho anche aggredito i vostri colleghi, l'avete visto anche voi, con queste mani, queste! Mostrava i pugni come fossero trofei.

Lei eschedato. Se avremo bisogno verremo a prenderla. Stia tranquillo e si faccia una bella dormita. Non lasci il paese nei prossimi giorni -si dice cosi, non le pare?- Ce ne andiamo anche noi. Ma come posso sapere come sta? Non posso rimanere qui ancora un po', finchenon si sa qualcosa, eh? La caserma non euna sala d'aspetto anche se ci sono un crocifisso e la foto del presidente della Repubblica e Ali si ritrovosulla strada. Mi spiace per il suo cane. Anche io ne ho uno, un labrador di due anni. Sono una buona compagnia... Disse il tatuato e girol'angolo.

LXXII. VALENTINA
Valentina trasformoin coda i lunghi capelli, si avvolse nella sciarpa e diede le spalle all'ospedale. Le ambulanze transitavano a sirene spente. I parenti dei malati a braccetto passavano davanti alla guardia. La fotografa si accese una sigaretta, prese il telefonino dalla tasca del cappotto. Sul display c'era il volto di Joe sull'ambulanza. Aveva scattato la foto e il suo lavoro sugli ultimi pareva concluso. Gli ultimi -penso ultimi di cosa? Ultimi di che? Come se la vita fosse una corsa, un campionato di calcio, un concorso a premi? E i primi chi sarebbero allora? I grandi re, i ricchi, i capi di stato? Cosa mi porta a ragionare cosiio che sogno le distese della savana dell'Africa del nord e in America mi sono tatuata le ali? Il fumo le andodi traverso, tossi. Non ci aveva mai pensato a quanto le parole sono importanti. Tasto indietro, tornoal menu principale. Rubrica. A B C e cosivia fino a M: MAMMA. Tasto verde. Ciao. Sisono io. No, va tutto bene. Sto bene. Sto andando all'universita, si. Non esuccesso niente, per davvero. Oh, allora, no, no! ....

Diede un calcio a una carta di sigarette. Mamma, ti ho chiamato perchevolevo dirti... volevo dirti che io ti... Attraversola strada sulle strisce pedonali, il semaforo era verde. Un tipo col berretto calato fino agli occhi le gettoun'occhiata interessata. Lei sorrise. Mamma, volevo... allora stai bene? Si. E ieri sera? Siete tornati tardi? La zia era contenta, beh, si esposata sua figlia... Non vi ho nemmeno salutato, scusate. Sono grande, si. Ma sono stata maleducata, vero mamma? Dimmelo che sono stata maleducata! Devi dirmelo, sei mia mamma sei! No, non dovevo andarmene cosi, dovevo stare con voi, non stiamo mai insieme, mamma. Non e perche io lavoro e studio... mamma... sono tua figlia ancora, non sono grande come pensi, io volevo dirti...no. No. Io... Apriil portone di casa. Salutola portiera facendole l'occhiolino. Si sedette sui gradini delle scale. La voce rimbombava nell'androne. Si, passamelo. Una donna stendeva trapunte colorate. Papa. Ciao. No! E che mi doveva succedere? Davvero, lo so che e presto e che non vi chiamo mai, ma volevo sentirvi. Ho visto, si. Ce li avevo i soldi per questo mese, peronon mandarmene piu. Lavoro, papa. Lo sai che non voglio. La nonna come sta? Solito. Va bene. Allora ciao, ciao papa. Tasto rosso. Chiamata terminata. Si appoggioal corrimano e salile scale a passi lenti. Ti voglio bene disse a mezza voce. Ti voglio bene. Ripete. La vicina l'udi, ma non ci fece caso, poi la fermotoccandole una spalla con la scopa. Oggi ho fatto le melanzane ripiene, bella, ne vuoi assaggiare? Te le faccio portare da mio marito? Bandini, vieni qua, Bandini! Grazie signora. Pensoche Milano ti sorprende, nella borsa aveva la pasta al forno che mamma le aveva dato al matrimonio -al matrimonio!- e sul conto i soldi di papa che il bene non si dice e si da. Chissa, peroqualche volte sarebbe anche bello dirselo che ci si vuole bene, no? O farselo dire. Il signor Bandini uscisul pianerottolo con un piatto fumante: Che ci vuoi fare

ragazza mia, mia moglie si sveglia alle cinque e mezza e si mette a cucinare, c'abbiamo una certa etanoi, si capisce. Va bene anche cosi, no? E' una vita ormai. Va bene cosi. Ma me lo vuole dire poi se quel ragazzo era il tuo ragazzo vero? Lo so che non mi faccio gli affari miei, ma sai, mia moglie vuole sapere, vi ha visti tutti vestiti eleganti uscire assieme. Sembravate due sposini. Tu avevi i capelli erano tutti in ordine, mica come adesso. Valentina si guardoil vestito che le aveva comprato mamma, non le stava poi cosimale. Signor Arturo, lei eun curiosone. Lo so. Ma non abbiamo niente da fare, i figli sono sposati e tu sei cosi giovane che potresti essere la mia nipotina. Comunque mi pareva un ragazzo a modo, a posto. Che dici mi fai entrare in casa che qui si fredda tutto? Si. Valentina sorrise e aprila porta di casa. Bandini entro. Ma che esuccesso? Ci sono venuti i ladri? O mamma mia! Valentina prese a calci i vestiti per liberare il corridoio. Niente ladri. Eravamo di fretta. Allora lo vede che stavate buoni? Si-sorrise lei- stavamo bene, grazie per le melanzane. Ora mi faccio una doccia, ringrazi sua moglie. Ciao Arturo. Ciao principessa, se c'hai bisogno di qualcosa chiedi a me, che un modo lo troviamo. Le fece l'occhiolino e fece per andarsene. Arturo! Lo chiamoValentina. Bandini si volto. Io vi voglio bene Disse Valentina. Voi mi volete bene? Chiese. Bandini fece un altro occhiolino: Come a una figlia. Grazie Sorrise, poi imbarazzata chiuse la porta; Bandini rimase immobile per qualche secondo, poi si allontanofacendo discorsi a bassa voce. I vestiti di Achille erano sparsi sul pavimento. C'era odore di cannabis e vino.

Tutta quella storia era successa per davvero. Valentina si spoglio, la foto di Joe la guardava appesa alla porta. Lei la stacco e la appoggiosul divano girata perchenon potesse guardarla nuda. Poi accese il getto della doccia e l'acqua lavo via sporco e pensieri cattivi. Indossol'accappatoio e si asciugocon cura, poi usci dal bagno a piedi nudi. I vestiti e la foto avevano ancora qualcosa da dire. Raccolse la mia maglietta, aveva il mio odore. La annuso tenendola sul naso per qualche istante, lasciocadere l'accappatoio e se la infilo, si guardo allo specchio. I capelli ancora bagnati gocciolavano una pioggia rara e punteggiavano la t-shirt. Spostoil suo cappotto dal letto, desiderava addormentarsi per non pensare piu quando sentiun rumore metallico, cerconella tasca del cappotto e al tatto le parve di riconoscere due orecchini. Non si ricordava di averne mai lasciato un paio in tasca. Li estrasse con cura e li osservo: due foglie d'argento le decoravano il palmo della mano. Si guardoallo specchio, fece un nodo alla mia maglietta e si rallegro nel respirare ancora il mio profumo, lascioscoperta la pancia, poi prese gli orecchini e se li infilolentamente: prima uno, poi l'altro. Si rimiro piu volte, si trovava bella, bella come non era da tempo.

LXXIII. PIE'VELOCE
Io mi ero addormentato sulla volante, arrivati alla centrale dovettero svegliarmi schioccando le dita. Aprii gli occhi, avevo la bocca impastata e biascicai un buongiorno. Era mattina e il mio naso s'era gonfiato ancora e mi sembrava pesasse tantissimo, tanto da non riuscire a tenere la testa dritta. Spostai il capo su un lato per ascoltare come fanno i cani con un'orecchia su e una giu. La signora delle pulizie stava finendo di lavare il pavimento. I carabinieri lasciarono impronte scure lungo tutto il corridoio ed entrarono in una sala piccola con le pareti in plastica e alluminio. L'autista della volante 3 mi aspettava seduto sulla scrivania. Si accomodi. Come sta? La fa male?

Guardai il poliziotto sbarbato che avevo di fronte, credo che avesse ventiquattro o venticinque anni, non di piu. Non si efatto portare all'ospedale? Non mi ci hanno portato. Desidera andarci ora? Feci di no con la testa. Insomma l'hanno aggredita. Continuavo a far segno di no. Preferivo non parlare perche muovere le labbra mi faceva male. Vuole sporgere denuncia? Ancora un no. Beh, e allora che ci evenuto a fare qui? Non sarebbe stato meglio andare subito al Pronto soccorso? Potevamo interrogarla la. Ha qualcosa da nascondere? Feci forza sui muscoli del collo, raddrizzai la testa e lo fissai. Mi ci avete portato voi, qui. Sarebbe sempre meglio denunciarle queste cose. Posso andare? Il proprietario del cane lei lo conosce? Lo conosco. L'ha visto che operava violenza nei confronti di colui che l'ha aggredita? Sbuffai, poi rimisi la testa in posizione di riposo. Non mi ha aggredito nessuno. L'ha visto o non l'ha visto? Non l'ho visto. Lo sa che il suo amico ha confessato danneggiamenti ai danni del suo ipotetico aggressore? Decisi di non rispondere. L'ha appena interrogato il mio collega, certo non ha dato una testimonianza convincente, ma lei ci aiuteranon evero? Hanno portato qui anche Ali? Chi? Lorenzo Aliprandi estato interrogato qui?

Nell'altra ala della caserma pochi minuti fa. Allora come facciamo con la denuncia? Mi scoprii a guardare la foto del presidente della Repubblica. Dico: continua a non voler sporgere denuncia? Ci fu un lungo silenzio. Io dovetti chiudere gli occhi e respirare profondamente. Il naso mi faceva male. Posso andare ora? Questa volta fu lo sbarbato ad usare la testa per far segno di si: Come vuole lei. Vorradire che tanto amici non siete.. Mi diressi con passo insicuro verso la porta d'uscita. Non degnai della minima riverenza la foto del presidente, mi accorsi che il pavimento era ancora bagnato e mi trattenni dal calpestarlo per rispetto della signora delle pulizie. Mi voltai verso lo sbarbato. Dove l'avete portato? Mi scusi? Il carabiniere era ancora seduto alla scrivania e alzo la testa dall'I-phone. Dove avete portato il cane? L'ha in custodia il veterinario. Credo lo addormenteranno per sempre. Finse un tono dispiaciuto. Questa ela prassi. La prassi? La prassi. Ha morso, estato denunciato, che ci vuole fare? Va a finire sempre cosi. La prassi. Ripetei dando le spalle all'I-phone; proseguii lungo il corridoio fregandomene del pavimento bagnato, salutai la signora delle pulizie con un mugugno simile a un augh. Lei strizzolo straccio e comincio a cancellare le mie impronte. Fuori dalla caserma il cielo di Milano era avaro d'azzurro, il sole faceva fatica a gettarsi dietro le spalle le nuvole. Un cinese all'angolo della strada vendeva palline che si illuminavano quando le faceva rimbalzare.

Sulla strada provai un senso di liberta, mi dissi che potevo andare ovunque, che mi ero riappropriato della mia esistenza. Dopo tutto il buio della notte, la luce fredda del mattino, i semafori col loro consolante alternarsi di colori sempre uguali, i magrebini sotto ai pali della luce, gli impiegati in giacca e cravatta, i palazzi grigi e il traffico, beh, quella visione quotidiana mi rassicurava. Mi venne voglia di fumare, mi guardai intorno per elemosinare una paglia e proprio davanti a me vidi Ali che se ne stava seduto su una transenna a guardare il traffico dell'ora di punta. Fischiai forte mettendomi due dita in bocca. Dall'altra parte della strada Ali non abbe la minima reazione. Il semaforo era rosso e le auto suonavano i clacson. Ali! Appena sentiil suo nome il mio amico si voltodi scatto e non ci mise molto a riconoscermi. Achille. Ci tornola voglia di abbracciarsi. Lo raggiunsi alla transenna. Qualche auto rallentava per guardarci, sembrava una scena al rallentatore di un film di Wes Anderson, l'incontro di due vita dopo decine di anni, una bicicletta dovette frenare per non investirci, noi accennammo un sorriso. Ali strinse le mie spalle e io gli fece coraggio dandogli due pacche sulla schiena. Quando la stretta si sciolse non dicemmo nulla tranne: Com'e? Che? Non lo so. Cominciammo a camminare. Ali mi guardoil naso piu volte. Nessuno dei due sapeva dove stessimo andando. Nessuno dei due voleva cominciare un discorso neavrebbe saputo trovare un buon inizio. Ali mi passo il pacchetto di sigarette senza che io glielo chiedessi, aspettoche prendessi la paglia, poi mi porse l'accendino e ne accese una anche per se. Tiravamo boccate lunghe e soffiavamo il fumo il piulontano possibile. Man mano che camminavamo il passo si faceva sicuro mentre il filtro cedeva alla saliva. Un signore vestito elegante con un cappello grande che gli ricadeva sul viso

suonava il campanello di una villa mentre i giardinieri tagliavano il prato. Quello continuava a suonare e nessuno rispondeva. Mi venne in mente di quando avevo incontrato per la prima volta Valentina, pensai che suonare a un citofono non sapendo il cognome della persona che si desidera era davvero difficile e forse al posto dei nomi dovremmo metterci delle foto tessere come quelle dei passaporti. Mentre formulavo pensieri indistinti il mio sguardo fu attirato dalle scarpe sdrucite e scolorite dell'uomo che non c'entravano nulla col resto dell'abito; ipotizzai che magari era l'eccentrico capo dei giardinieri e che prima o poi i suoi compagni gli avrebbero aperto. Ali proseguidritto; quando superammo la villa si voltoa guardare indietro e rallentoil passo di molto. Guardammo entrambi indietro: quel capo dei giardinieri era una presenza curiosa. Continuava a suonare il citofono con ritmo sempre uguale. Suonava, aspettava circa venti secondi, poi risuonava. Rimanemmo fermi almeno due minuti, poi io gettai un braccio dietro la spalla di Ali e lo spronai ad andare avanti. Quello rimase immobile un istante, poi riprese il cammino. L'ultimo albero era stato tagliato, una ruspa gialla rivoltava la terra e l'uomo continuava a suonare. Le nostre ombre corte sulla strada erano uno nero strascico da sposa. Diedi un calcio a una bottiglia di birra e quella rotolo sull'asfalto. Anche Ali calcio il vetro e continuammo cosi, un calcio alla volta, senza dire una parola finche il mio amico chitarrista calcioforte con la punta della scarpa, la bottiglia cadde dal marciapiede e rotoloveloce sulla strada grande sfidando le ruote delle auto finchenon si scontrocol marciapiede esplodendo in decine di pezzi.

LXXIV. ALLA FINE DEL MESE


Joe non era ancora stato dimesso ufficialmente e non aveva firmato nessuna carta quando l' infermierina Go Vegan s'era fatta prendere dalla compassione e aveva fatto portare al suo ragazzo i vestiti smessi di suo padre. Joe non li aveva presi tutti, percheil suo sacco non si facesse troppo pesante. Aveva fatto lasciare tutta la pigna di vestiti sul suo letto, ne aveva infilati alcuni nel borsone giallo Esselunga mentre altri li aveva indossati, una giacca e una

camicia lo vestivano in maniera perfetta, dovette aggiungere due buchi a una cintura per stringere i pantaloni, ma nel complesso sembrava pronto per andare a un ricevimento. Solo le scarpe erano troppo piccole e l'Americano decise di tenere le sue. Un cappello a tesa larga attiro la sua attenzione. Anche il suo odore era cambiato, profumava di ammorbidente e d'ospedale e quando si specchiovide che il suo viso appariva bianco latte, che qualcuno gli aveva tagliato completamente le basette lunghe e folte per disinfettare le ferite, erano dodici anni che il suo volto non era cosi pulito e non si riconosceva piu. Il naso era storto, ma non cositanto come volevano fargli credere. Constatocon piacere che gli orecchini a foglia non pendevano piu dalle sue orecchie. L'infermiera vegetariana aveva voluto che lui, lei, e il suo ragazzo si facessero una foto ricordo percheera diventato troppo bello vestito in quel modo e certi momenti vanno ricordati, cosi, tra un sorriso e un in bocca al lupo, si era dimenticata di fargli firmare le dimissioni e di avvertire il caporeparto della nuova condizione del ricoverato. Joe prese un foglietto dal comodino, lo piego in quattro parti e lo infilo nella tasca della giacca. C'era scritto: Via delle leghe 21. Lo fece leggere ai suoi due nuovi amici e chiese dove fosse. Il ragazzo dell'infermiera gli forni indicazioni dettagliate. Si salutarono e il nostro ringrazioancora, sollevo i suoi sacchi giallo Esselunga e abbandonola stanza d'ospedale. Nessuno ci fece caso, sembrava un parente in visita. Con la faccia pulita, il cappello e i vestiti nuovi aveva raggiunto la stazione di Cadorna e lasciato le borse a un amico barbone confidandogli dove era diretto. Quello lo riconobbe a stento, poi gli auguro buona fortuna. Fece colazione con cappuccio e brioches alla crema al bar della stazione, tiro fuori il foglietto dalla tasca della giacca e si diresse verso in via delle Leghe 21. Arrivato, trovouna villa con le finestre sprangate. Suonopiu volte il campanello, ma solo un giardiniere di quelli che lavoravano alla potatura degli alberi del giardino gli diede retta. Joe gli porse il foglietto e quello comincioa scuotere la testa poiche la villa era in

restauro e i proprietari sarebbero tornati solo quando tutto sarebbe stato perfettamente a posto, giardino compreso, piu o meno alla fine del mese. L'americano continuoa suonare a intervalli regolari come se quella sua insistenza potesse prima o poi essere premiata. Bussate e vi sara aperto, pensava. Ma nessuno lo ascolto. Due ragazzi occupavano il marciapiede calciando una bottiglia di birra vuota. Ebbe voglia di domandare una sigaretta, ma aveva deciso di smettere e ricacciola domanda in gola. Uno dei due si volto a guardarlo, lui sostenne lo sguardo, noto le spalle piegate in avanti e gli occhi semichiusi di chi sta pensando molto. Ebbe voglia di chiedere che c'e, poi noto che cominciarono a guardarlo in due, ricacciogli insegnamenti della strada che lo spingevano ad assumere l'atteggiamento del duellante e rimase immobile costretto a chiedersi se stava facendo qualcosa di male o degno di interesse. Poi si volto, continuoa guardare il campanello e suonare. Quando quelli si allontanarono chiese ancora informazioni ai giardinieri che stavano abbattendo l'ultimo albero. Una volante a luci spente parcheggiava sulle strisce pedonali li accanto. Il carabiniere fece fatica a riconoscerlo, ma l'indirizzo era quello che aveva suggerito l'infermiera Go Vegan ancora incredula di essersi dimenticata di fargli firmare la dimissione. Al carabiniere bastoavvicinarsi e parlare forte per farsi sentire nel caos provocato dalle ruspe da giardino, disse: Giovanni Molinari. Lei viene con me in centrale. Deve rispondere a una denuncia per aggressione, e anche scappato dall'ospedale senza il permesso. La invito a non fare resistenza alcuna perchepotrebbe aggravare la sua situazione. Joe non diede peso alle parole del carabiniere e si lascio ammanettare. Piuo meno alla fine del mese, pensava. Piuo meno alla fine del mese. Sarebbe tornato un'altra voltra, tra un mese o tra un anno non aveva molta importanza, sarebbe tornato e avrebbe chiesto informazioni. Avrebbe cercato ovunque, l'avrebbe trovata prima o poi la Vita Sua.

LXXV. OGGI, DOMANI O DOPODOMANI

Io camminavo sempre piuforte, Ali mi stava di fianco, i pensieri ci montavano in testa uno sopra l'altro e non sapevamo che fare per disfarcene una volta per tutte. Che sarebbe stato di Joe? E di noi? Il futuro di Ali sarebbe potuto finire l'indomani se fosse stato accusato di aggressione. Lui pensava al suo Gilly. Dove l'avevano portato? Come l'avevano ucciso? Aveva giasofferto troppo il suo cane. Sarebbe riuscito a rivederlo anche da morto? Svoltato l'angolo il sole ci sorprese, stropicciammo gli occhi pi volte. Vieni. Dissi ad Ali e cominciai a correre. VIENI! Ripetei. Vieni! Vieni! Vieni! Vieni!. Ali si fidoe mi segui. Correvamo sul marciapiede evitando la gente, sembrava scappassimo da qualcosa o da qualcuno, tutti ci guardavano e si aprivano in due ali o si fermavano sull'attenti per lasciarci passare. Stiamo passando! Largo! Stiamo passando! Pistaaaa! Urlavo. Ali mi teneva dietro senza dir nulla, non feci in tempo ad evitare un colletto bianco che parlava al cellulare e guardava per terra. Ci mandoa quel tal paese, io risi e gli urlai STIAMO PASSANDO, saltai su un panettone di cemento e saltai giu. Ali fece lo stesso. Correvamo sempre piu forte. Attraversammo un mercato, io inciampai tra i banchi del pesce ed Ali mi aiutoa rialzarmi. Sempre piuforte. Finchece n'hai, finchece n'e. La gente si scostava o si scontrava, creavamo scompiglio mentre gli ambulanti urlavano il nome dei loro prodotti a prezzi scontati. I cani abbaiavano, qualcuno provava a starci dietro, ma eravamo troppo veloci che tenere il nostro passo era impossibile. Rubammo due mele all'ortolano, un caciocavallo al banco dei formaggi e li lanciammo a due vecchie, le baciammo sulle guance e proseguimmo. Quelle risero confuse, poi restituirono il malloppo e il formaggiaio frenola sua rincorsa. Testa dietro e petto in fuori, le gambe frullavano l'aria, arrivammo a un portone verde e mi fermai di colpo ansimando forte. Ali aveva perso tempo tra le auto attraversando la strada col rosso, mi raggiunse, si fermoanche lui, piego le

gambe e appoggiole mani alle ginocchia per riprendere fiato. Mentre lo aspettavo e respiravo a fatica mi sorprese il pensiero di Valentina, mi ricordai di quando mi aveva presentato al vicino come il suo ragazzo e mi venne da ridere. Stiamo andando forte, amico, dove vuoi andare? L'abbaiare dei cani si era moltiplicato e crebbe ancora quando suonai al portone. Un signore grosso, grasso, con il sorriso largo e la camminata pesante apri la porta verde e ci venne incontro. Siamo venuti ad adottarne uno. Sono la, credo l'abbiano capito. Disse indicando le gabbie che abbaiavano. Una palla di pelo bianco era riuscita a passare tra le sbarre e veniva verso di noi. Ali si piegosulle ginocchia e aprile braccia. Il cucciolo gli corse incontro agitando la coda. Lorenzo lo coccoloa lungo ed ogni tanto mi guardava non sapendo che dire, il signore grasso grosso e largo osservava compiaciuto e compilava dei fogli che io firmavo senza leggere. Le coccole continuavano, poi Ali si fermo, apri le mani e le mostro alla palla di pelo: Augh -disse- e il cagnolino stette sull'attenti ad ascoltarlo scodinzolando. Augh RipeteAli e la palla bianca abbaiosguaiata. Poi prese in braccio il cucciolo e mi guardo: Augh! Disse. Augh! Risposi. Uscimmo dal cancello per tornarcene a casa mentre Augh spalanco gli occhi e comincioad osservare il mondo com'efuori dalle gabbie.

Fine. Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o persone realmente esistenti e da considerarsi puramente casuale.