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Ivo Andri La Corte del diavolo Traduzione di Lionello Costantini Prologo

inverno, la neve ha coperto tutto fino alla soglia dell'uscio, togliendo a ogni cosa il suo aspetto reale e tutto fondendo in un unico colore. otto la !ianca coltre, " sparito anche il piccolo ci#itero e solo le croci pi$ alte spuntano dalla #assa nevosa. ulla distesa intatta si scorgono appena le tracce dello stretto sentiero aperto ieri in occasione del funerale di fra Petar. La sottile striscia alla fine si allarga in un cerchio irregolare e la neve attorno ha il colore ver#iglio dell'argilla !agnata, co#e una ferita fresca nel !iancore diffuso che si estende all'infinito, perdendosi i#percetti!il#ente nel grigio deserto del cielo ancor gravido di neve. Tutto %uesto si vede dalla finestra della cella di fra Petar. Il !iancore del #ondo esterno si #escola con l'o#!ra sonnolenta che avvolge la stanza e il silenzio !en si acco#pagna al leggero !rusio dei nu#erosi orologi che ancora funzionano, #entre altri, non pi$ caricati, sono or#ai fer#i. A tur!are il silenzio c'" solo il !atti!ecco soffocato tra due frati che, nella cella li!era l& accanto, stanno facendo l'inventario delle cose di fra Petar. Il vecchio frate 'i(o )os&c !rontola %ualcosa di inco#prensi!ile. l'eco dei suoi !atti!ecchi di un te#po col defunto fra Petar che, *rino#ato orologiaio, ar#aiolo e #eccanico*, raccoglieva con passione ogni sorta di stru#enti, spendendovi il denaro del #onastero, e li custodiva gelosa#ente. Poi il frate alza la voce per ri#proverare il giovane fra +astislav, che ha proposto di accendere la stufa e di non fare l'inventario nella stanza fredda. , Povera giovent$- Tutti cos&, voi giovani, freddolosi co#e signorinelle. .ai !isogno di una stanza calda- Co#e se si fosse speso poco per il riscalda#ento, %uest'inverno/ui il vecchio si rende forse conto che, dicendo %uesto, #uove un ri#provero al defunto, sul %uale la terra non s'" ancora assestata, e tace, #a !en presto riprende a sgridare il giovane. , Lo dico se#pre, io0 tu non sei +astislav, #a +aspislav- 1e##eno il tuo no#e, disgraziato, fa presagire nulla di !uono 1. /uando i frati si chia#avano fra 'ar2o, fra 'i(o, fra Ivo... %uelli s& che erano te#pi, #entre voi adesso andate a prendervi certi no#i da ro#anzo o che so io, tutti %uesti fra +astislav, fra 3o(islav, fra 4rani#ir. 5cco co#'". Il giovane frate ha un gesto di fastidio a %uesti frizzi e ri#proveri che ha sentito cento volte e che dovr6 ancora sentire chiss6 per %uanto. 5 il lavoro riprende. /uelli che inventariano l'eredit6 di un defunto che appena due giorni pri#a era l&, vivo co#e lo sono loro adesso, hanno un aspetto particolare. ono i rappresentanti della vita trionfante che va per la sua strada, seguendo le sue esigenze. 'a non sono dei veri vincitori. Tutto il loro #erito consiste nell'essere
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+aspislav, no#e inventato a !ella posta da fra 'i(o, ri#anda ad una radice che significa *sprecare, sperperare*. (N.d.T.)

sopravvissuti al defunto. 7sservandoli da lontano, se#!rano %uasi dei ladri, #a ladri certi della propria i#punit6 e del fatto che il proprietario non pu8 tornare e coglierli in flagrante. 1on sono proprio %uesto, #a in %ualche #odo lo fanno pensare.

, Continua a scrivere , risuona la voce aspra del vecchio frate. , crivi0 un paio di tenaglie grandi, di 9r$sevo. :n paio. 5 cos& di seguito, pezzo dopo pezzo; alla fine di ogni frase l'oggetto registrato va a cadere con un suono cupo su un #ucchio di arnesi a##assati in disordine sul piccolo tornio di %uercia del defunto fra Petar. A guardarli e a sentirli, l'ani#o si volgere!!e, anche senza volerlo, dalla vita alla #orte, da coloro che fanno l'inventario e si appropriano della ro!a altrui a colui che ha perduto tutto e non ha pi$ !isogno di nulla, perch< non " pi$. =ino a tre giorni fa, su %uesto a#pio divano che, or#ai senza pi$ coperte e #aterasso, #ostra solo le nude assi, stava disteso o seduto fra Petar > e raccontava. Adesso, #entre guarda la sua to#!a i##ersa nella neve, il giovane non fa che pensare ai suoi racconti. 3orre!!e parlare e riparlare della sua grande #aestria di narratore. 'a non " cosa che si possa dire. 1elle ulti#e setti#ane, il vecchio parlava spesso e volentieri del suo lontano soggiorno a Costantinopoli, #olto, #olto te#po pri#a. Per via di loro affari difficili e co#plicati, i frati avevano #andato ad Istan!ul fra Tadi(a 7sto(&c, e? definitore, e? guardiano @Aera tutto fatto di e?-BC, uo#o lento e dignitoso, inna#orato della propria lentezza e dignit6. =ra Tadi(a sapeva parlare turco @lenta#ente e dignitosa#enteC, #a non leggerlo e scriverlo. Perci8 gli avevano #esso a fianco fra Petar, che del turco scritto era un esperto. 5rano ri#asti a Costantinopoli %uasi un anno, spendendo %uanto s'erano portati dietro e facendo pure de!iti, #a non erano riusciti a concludere niente. 5 tutto per una disavventura capitata a fra Petar senza alcuna sua colpa, per un folle concorso di circostanze, possi!ile in te#pi tor!idi, %uando l'autorit6 non " pi$ in grado di distinguere un innocente da un colpevole. 5ra accaduto che, poco dopo il loro arrivo, la polizia avesse intercettato una lettera indirizzata all'internunzio austriaco di Costantinopoli. i trattava di una a#pia relazione sullo stato della Chiesa in Al!ania e sulle persecuzioni alle %uali erano sottoposti preti e fedeli. Il corriere era riuscito a fuggire. Poich< in %uel periodo non erano giunti a Costantinopoli altri frati da %uelle regioni, la polizia turca, seguendo una sua logica, aveva arrestato fra Petar. Il frate era ri#asto in carcere due #esi *sotto inchiesta*, senza #ai su!ire un vero interrogatorio. Di %uei due #esi trascorsi nel carcere preventivo di Istan!ul fra Petar parlava pi$ e #eglio che di ogni altra cosa. 1e parlava a intervalli, per episodi, co#e fa un uo#o grave#ente a##alato che si sforzi di non #ostrare al suo interlocutore i propri dolori fisici o il pensiero ricorrente della #orte vicina. Eli episodi non seguivano se#pre l'ordine cronologico. pesso, nel corso della narrazione, fra Petar ripeteva ci8 che aveva gi6 detto; spesso anticipava i fatti, saltando interi periodi di te#po. +accontava co#e uno per il %uale il te#po non ha pi$ significato e che %uindi non d6 pi$ i#portanza neanche al suo corso nor#ale nella vita degli altri. Il suo racconto poteva interro#persi, continuare, ripetersi, andare avanti, tornare indietro, arricchirsi di aggiunte, precisarsi ed a#pliarsi, indipendente#ente dal luogo, dal te#po e dalla reale successione degli avveni#enti. Logico che in un tal #odo di raccontare ci fossero parecchie lacune e punti oscuri, #a il giovane provava i#!arazzo a interro#pere la narrazione, a chiedere chiari#enti e a fare do#ande. 5ra #eglio lasciarlo raccontare li!era#ente. un'intera cittadella di detenuti e di guardie che i levantini e i #arinai di ogni nazionalit6 chia#ano Deposito , #a che " pi$ conosciuta col no#e di Corte del diavolo, il no#e che le d6 la gente e %uanti hanno in %ualche #odo a che fare con essa.

F
/ui arrivano e di %ui passano tutti coloro che %uotidiana#ente vengono fer#ati e arrestati in %uesta grande e popolosa citt6, per aver co##esso un reato o per essere sospettati di averlo co##esso, e in citt6 di reati se ne co##ettono davvero tanti e di ogni genere, e il sospetto giunge lontano e si diffonde in lungo e in largo. /uesto perch< la polizia di Costantinopoli si attiene al sacro principio che " pi$ facile rilasciare un innocente dalla Corte del diavolo che non ricercare un colpevole nei #eandri di Costantinopoli. /ui viene co#piuta la grande e lenta selezione degli arrestati. Alcuni vengono interrogati in vista del processo, altri vi scontano la loro !reve pena o, se si constata che non sono colpevoli, vengono rilasciati, altri infine sono #andati in esilio in province lontane. anche un grande ser!atoio da cui la polizia trae falsi testi#oni, *esche* e provocatori per i propri scopi. In %uesto #odo la Corte setaccia senza sosta la #assa variopinta dei suoi a!itanti e, se#pre piena, si svuota e si rie#pie in continuazione. 3i si trovano delin%uenti piccoli e grandi, dal ragazzo che ha ru!ato un grappolo d'uva o un fico al #ercato fino ai truffatori internazionali e ai pi$ pericolosi scassinatori; vi si trovano innocenti e persone accusate a torto, de!oli di #ente e svaniti, oppure uo#ini condotti %ui per errore da Costantinopoli e da tutto l'i#pero. La #aggior parte " costituita da coloro che vengono arrestati a Costantinopoli, la feccia della feccia, gente che striscia per il porto e sulle piazze della citt6 o che si nasconde nelle tane della periferia. cassinatori, taglia!orse, giocatori di dadi di professione; grossi i#!roglioni e ricattatori; povera gente che ru!a e i#!roglia per ca#pare; u!riaconi, allegri co#pari che di#enticano di pagare %uello che hanno !evuto o attacca!righe e rissaioli d'osteria; pallidi e spenti sventurati che chiedono alle droghe %uello che non hanno potuto ottenere dalla vita e perci8 usano l'hascisch, fu#ano o #angiano oppio e non si fer#ano davanti a nulla pur di arrivare al veleno del %uale non possono pi$ fare a #eno; vecchi irri#edia!il#ente corrotti e giovani irrepara!il#ente rovinati dal vizio; uo#ini dagli istinti pi$ turpi e dalle a!itudini contro natura che non nascondono n< #ascherano, #a che anzi spesso ostentano e che del resto, anche volendo, non potre!!ero celare, tanto traspaiono da ogni loro atto. 3i sono poi i plurio#icidi e i plurievasi, #essi ai ferri gi6 %ui, pri#a del processo e della condanna; costoro fanno strepitare le catene con aria di sfida, i#precando furiosa#ente contro di esse e contro chi le ha inventate. /ui vengono anche i condannati al confino arrivati dalle province occidentali, e %ui si decide la loro sorte0 o sono li!erati grazie alle relazioni e ai protettori che hanno a G In italiano
nel testo. (N.d.T.)

Costantinopoli e tornano a casa, oppure sono #andati nella sede fissata per il loro esilio in Asia 'inore o in Africa. ono i cosiddetti *ospiti di passaggio*, di solito persone anziane, gente di riguardo nel proprio paese, esponenti di diverse classi o religioni, i#plicati in contrasti e conflitti in %ualche parte della loro regione e incri#inati dalle autorit6 locali o accusati di reati politici o di attivit6 sediziose dai loro avversari. Costoro portano con s< !auli e sacchi pieni di vestiario e di altre cose e si difendono a stento dai furfanti costantinopolitani con i %uali devono dividere la cella. Ti#orosi e riservati, se ne stanno in disparte per %uanto possono. :na %uindicina di edifici ad uno o a due piani, costruiti nel corso di #olti anni ed uniti da un alto #uro, racchiudono un i##enso cortile, lungo e in pendenza, di for#a decisa#ente irregolare. olo davanti all'edificio con gli alloggi delle guardie e gli uffici dell'a##inistrazione c'" un po' di selciato; tutto il resto " terra !attuta, grigia e dura, sulla %uale non riesce a spuntare neanche un filo d'er!a, tanto i detenuti la calpestano da #attina a sera. 5 i due o tre #iseri e stentati al!erelli al centro del cortile, se#pre scortecciati e

s!ucciati, vivono una loro vita gra#a, fuori delle stagioni. /uesto cortile a#pio ed irregolare se#!ra di giorno una parata di razze e popoli diversi. 'a di notte tutta %uesta #assa di gente " sospinta nelle celle, %uindici, venti o trenta persone per ciascuna, e %ui prosegue la vita chiassosa e variopinta. Le notti tran%uille sono rare. Eli incalliti #alviventi costantinopolitani, che non hanno paura delle guardie e se ne infischiano di tutti, cantano canzoni oscene e gridano proposte vergognose ai loro !enia#ini delle celle vicine. Detenuti invisi!ili litigano per il posto e il giaciglio; i deru!ati chiedono aiuto. Alcuni digrignano i denti e sospirano nel sonno, altri gorgogliano e ronfano co#e ghiri. La grande prigione di notte vive solo di ru#ori, co#e la giungla nell'oscurit6. 7ra si sentono strane grida di esultanza, ora sospiri, ora, co#e un recitativo, due o tre parole strascicate di una canzone, triste e vano surrogato di ogni sorta di desideri sensuali, ora voci inco#prensi!ili, gutturali e grevi. A volte, dall'esterno, giunge un tonfo, perch< " di notte che il vecchio portone doppio si apre e si chiude con cigolii e ri#!o#!i di tuono e accoglie o #ette fuori i prigionieri, da soli o a gruppi. di notte che vengono portati via i condannati al carcere o all'esilio. pesso, dopo una rissa furi!onda nel porto, arrivano uo#ini schiu#anti di ra!!ia, coi capelli arruffati, coperti di sangue, ancora ri!ollenti d'ira, di alcol e di colpi dati e ricevuti. +inghiano l'un contro l'altro, #inacciano, tentano di colpire ancora una volta l'avversario, in #ezzo alle guardie che accorrono da ogni parte. 5 %uando vengono separati e rinchiusi, rifiutano di cal#arsi ancora per #olto te#po, e si lanciano #inacce e !este##ie da una cella all'altra. /uando spunta il giorno, chi " sano e pulito sta un po' #eglio. 'a solo un poco. Allora, infatti, tutta %uesta gente si riversa fuori dalle celle soffocanti nella grande corte e %ui, al sole, si spidocchia, si rifascia le ferite o continua con i suoi scherzi volgari, le sue inter#ina!ili e accese discussioni, le sue oscure #inacce. i for#ano gruppi cal#i o chiassosi. 5 ognuno ha il suo centro. C'" un crocchio di giocatori di dadi o di !urloni, c'" un uo#o solo che canta a !assa voce o recita poesiole !uffe e volgari, oppure un ingenuo chiacchierone o un #aniaco esaltato che %uelli del gruppo dileggiano con parole sfacciate e grossolane. =ra Petar si avvicina a %ualcuno di %uesti gruppi, ascolta e guarda, tenendosi un po' discosto. @A'eno #ale che sono in !orghese e nessuno #i conosce-BC. /ui, vicino all'edificio dov'" la sua cella, si for#a ogni #attina, all'o#!ra, un capannello intorno ad un certo Hai#. costui un uo#o piuttosto piccolo e curvo, dall'aspetto ti#ido, che parla a voce !assa, #a con sicurezza e calore, e se#pre di s<, presentando le cose nei loro tratti essenziali. +acconta se#pre le stesse cose, #a tanto le ingigantisce e #oltiplica che per farle tutte ci vorre!!ero co#e #ini#o centocin%uant'anni. Il sole " appena spuntato e la conversazione " gi6 vivace. , Per l'ani#a #ia, ne hai visto tu di #ondo, Hai#>aga. , & che ne ho visto, #a a che #i serve dal #o#ento che sono rovinato e che la gente " tanto perfida da non lasciar vivere in pace un galantuo#oI ono stato in #olti posti, dovun%ue #i sono trovato !ene, a#ato e riverito da tutti e con tutti in otti#i rapporti. Euarda davanti a s< in silenzio, %uasi a leggere degli appunti, poi riprende da dove si " interrotto. , Ad Adapazar #i sono siste#ato e ho preso #oglie. :na donna !uona e giudiziosa. La gente #i apprezzava e la #ia tintoria era la pri#a della citt6. , 5 perch< non ci sei ri#astoI

J
, 5h, perch<- Il diavolo #i ha spinto a prendere un'altra #oglie. 5 da %uel #o#ento "

andato tutto storto. &, i pri#i giorni ero soddisfatto. /uesto lo devo dire. 'a che carattere aveva- 1on contenta di aver litigato con la #ia pri#a #oglie e di aver reso la #ia casa un inferno, andava in giro per la citt6 tenendo, co#e si dice, in una #ano la paglia e nell'altra il fuoco. 7vun%ue capitasse, causava liti e provocava risenti#enti. Co#e si diceI are!!e riuscita a far litigare i due occhi della testa. I fratelli della #ia pri#a #oglie co#inciarono a perseguitar#i. 'i #isero tutti contro. 5 io, visto che stavo perdendo la sti#a e la clientela e che, a continuare in %uel #odo, rischiavo di ri#etterci pure la testa, vendo di nascosto e a %uattro soldi #erce ed attrezzatura e prendo il largo. , :h, fratello- Che guaio- , fa uno, co#passionevole. Hai# dondola #esta#ente la testa, co#e se sapesse solo lui che razza di guaio sia stato il suo. , 5h, caro il #io fuggiasco, #a perch< non l'hai cacciata, %uella peste, invece di scappare tu, con tutto %uel !en di Dio che avevi- , dice con voce roca uno del gruppo, un uo#o di taglia atletica. , Cacciare, cacciare- 1on " #ica cos& facile. apessi che donna era- 3edi che finisci #ale, eppure non puoi staccartene. , 'a fa##i il piacere- Avesse anche avuto il sole fra le ga#!e e la luna sul ventre, io l'avrei cacciata , ri!atte l'atleta e allontanandosi dal capannello con un gesto infastidito conclude0 , 5 che sar6 stata #ai- /uando spegni la luce, sono tutte uguali. 'a l'o#etto continua a raccontare del suo arrivo addirittura a Tre!isonda e di co#e avesse sposato una ricca vedova. , 5ro la pupilla del suo occhio. Co#e #e la sono passata !ene per %uattro anni- 'a ecco che, per #ia disgrazia, #ia #oglie si a##ala e #uore e io per il dolore non posso ri#anere, di nuovo vendo ogni cosa e riprendo a vaga!ondare. .o lavorato dappertutto e dappertutto ero sti#ato e !envoluto per le #ie #ani d'oro. =ino a alonicco sono arrivato. 5 %ui ho preso #oglie... , Di nuovo, Io conosco %uattro #estieri e #i sono sposato undici volte. , Ah, ah- 5 co#'" andataI , chiedono dal gruppo. , Co#'" andataI ono stato i#!rogliato dai giudei della sua fa#iglia. e oggi potessi incassare solo la #et6 di %uanto #i devono, sarei un uo#o ricco. 5 #i sare!!e facile li!erar#i da %uesta calunnia e andar#ene di %ui. La *calunnia* " un'accusa di spaccio di #onete false. 5 %uel che " peggio, non " la pri#a volta. Per lui " co#e una #alattia. Appena riesce a scagionarsi o finisce di scontare una pena, su!ito rico#incia a falsificare denaro o altro e, sicco#e " poco a!ile, lo riprendono i##ediata#ente. 5 in tutto %uel te#po, non s#ette di fantasticare @e #entireC su un presunto #atri#onio felice e sui suoi *%uattro !ei #estieri*. Adesso " preoccupato per la condanna che lo attende se l'accusa verr6 provata, e si u!riaca e s'illude a forza di !ugie, #ezze !ugie e #ezze verit6, che racconta tutto il santo giorno a %uesti sfaccendati pronti allo scherno. Appena il suo gruppo si scioglie, eccolo vagare per il cortile co#e un'ani#a in pena e cercarne un altro. Con espressione funerea e piagnucolosa ascolta serio serio le !attute che fanno scoppiare a ridere tutti gli altri. ta a sentire %uanto viene raccontato ed aspetta, #odesto e paziente, che gli si presenti l'occasione. /uando gli se#!ra giunto il #o#ento adatto, s'intro#ette di colpo. :no no#ina un paese, per ese#pio l'5gitto, e Hai# lo interro#pe con una storia !ell'e pronta.

, Io ho avuto una #oglie egiziana. 5ra pi$ vecchia di #e e #i trattava co#e una #adre non avre!!e potuto #eglio. A!!ia#o passato due !egli anni insie#e. Eodevo anche della sti#a di tutti. 'a che vuoiI :n giorno... 5 gi$ la storia di un paese inventato e di una disavventura coniugale che alcuni ascoltano con #otteggi salaci, #entre altri se ne vanno su!ito, con un gesto di fastidio, senza alcun riguardo per il povero Hai#. , 5 diciotto, Arrivederci- Chia#ateci %uando ha finito. 'a il racconto di Hai#, #aniaco ed inguari!ile falsario, che sogna una vita tran%uilla con una #oglie perfetta, si perde !en presto nel chiasso assordante del gruppo vicino, dove " scoppiata una lite acco#pagnata da !este##ie %uali non " possi!ile udire nel #ondo che " fuori della Corte. La stessa posizione della Corte del diavolo era strana, co#e studiata apposta per far soffrire di pi$ i detenuti. @5 fra Petar tornava spesso su %uesto particolare, cercando di descriverloC. Dalla Corte non si vede nulla n< della citt6 n< del porto n< dell'arsenale a!!andonato sulla riva sottostante. olo il cielo, grande e spietato nella sua !ellezza, un tratto della verde costa asiatica in lontananza, oltre il #are invisi!ile, e al di l6 del #uro %ualche #inareto di #oschea sconosciuta o la ci#a di un cipresso gigantesco. Tutto indefinito, anoni#o, estraneo. Cos& lo straniero ha la costante sensazione di trovarsi su un'isola infernale, lontano da tutte le cose che per lui significano vita e senza la speranza di poterle rivedere presto, #entre i detenuti originari di Costantinopoli devono aggiungere alle altre pene %uella di non vedere e non sentire nulla della loro citt60 vi sono dentro, #a potre!!ero esserne lontani #ille #iglia, e %uesta lontananza artificiale li tor#enta co#e fosse reale. In %uesto #odo la Corte, rapida#ente e insensi!il#ente, piega gli individui e li assoggetta a s<, alterando la loro personalit6. 5d essi di#enticano ci8 che sono stati e se#pre #eno pensano a %uello che saranno, sicch< il passato e il futuro si fondono nell'unico presente che " la straordinaria e terri!ile vita della Corte del diavolo. /uando poi accade che il cielo si rannuvoli e co#inci a soffiare il tiepido e #alsano vento del ud, che porta il fetore del #arciu#e che ristagna nel #are e nel porto invisi!ile e dell'i##ondizia della citt6, allora la vita nelle celle e nel cortile diventa intollera!ile. Il lezzo nauseante non arriva solo dal porto, #a pro#ana da tutti gli edifici e da tutte le cose; pare che la terra racchiusa dalla Corte del diavolo #arcisca lenta#ente, sprigionando #ias#i che intossicano l'uo#o, rendendogli a#aro ogni !occone e odiosa la vita. Il vento si!ila e, co#e una invisi!ile #alattia, cala su tutti. Anche i detenuti a!itual#ente tran%uilli diventano in%uieti e, in preda ad un'eccitazione inco#prensi!ile, partono furi!ondi a cercar lite. Irritati con se stessi, provocano i co#pagni di pena o le guardie che in %uei giorni sono anch'esse eccitate e astiose con tutti. I nervi sono tesi allo spasi#o o cedono di colpo, dando luogo a pericolose esplosioni e a co#porta#enti assurdi. coppiano liti furiose e i##otivate, avvengono cose che la stessa Corte del diavolo non ha #ai visto. 5 #entre alcuni si scatenano, azzuffandosi con chiun%ue capiti a tiro, altri, pi$ anziani e riservati, se ne stanno accoccolati per ore e ore, discutendo con avversari invisi!ili in un sussurrio i#percetti!ile o solo a s#orfie e con de!oli #ovi#enti della #ano e del capo. e#!rano fantas#i. In %uesti #o#enti di agitazione generale, la follia, co#e un contagio o una va#pata i#provvisa, passa di cella in cella, da uo#o a uo#o, infetta anche gli ani#ali e le cose. Cani e gatti si agitano. Erossi ratti corrono avanti e indietro senza posa da un #uro all'altro, velocissi#i. Eli uo#ini picchiano sulle porte e s!attono i cucchiai nelle ciotole di latta. Le cose cadono di #ano da sole.

K
A tratti, tutto si ac%uieta per un generale, #or!oso spossa#ento. 'a su!ito dopo, in %ualche cella chiusa, appena !uio, scoppia un tale !accano che l'intero cortile ne tre#a e ne ri#!o#!a. 5 ogni volta a %uesto !accano si aggiunge %uello delle altre celle, e allora se#!ra che tutto ci8 che nella Corte del diavolo ha voce urli e gridi a pi$ non posso, nella #or!osa speranza che a un certo punto, pervenuto il frastuono al suo parossis#o, tutto esploda e si dissolva, e cos& finisca una volta per se#pre. In #o#enti si#ili, l'intera Corte del diavolo rintrona co#e un enor#e sonaglio da !a#!ini agitato dalla #ano di un gigante, e gli uo#ini in essa rinchiusi saltellano, contorcendosi, e si urtano e s!attono contro le pareti co#e i grani di %uel giocattolo. Il direttore e i suoi uo#ini conoscono !ene l'effetto dello scirocco, %uesto vento putrido e pericoloso e, contagiati e nervosi anch'essi, evitano per %uanto " possi!ile ogni scontro, li#itandosi a sorvegliare il portone, a rafforzare la vigilanza e ad aspettare che lo scirocco cessi. anno !ene, per esperienza diretta, che ogni tentativo di *#ettere ordine* sare!!e pericoloso ed i#possi!ile, perch< non c'" chi possa i#porlo e nessuno co#un%ue u!!idire!!e. 'a %uando i sani venti del 1ord sopraffanno lo scirocco e il cielo si rasserena, il sole sorge e purifica l'aria, i detenuti si spargono allegri per il cortile, fanno capannello, prendono il sole, ridono e scherzano, co#e #alati guariti o naufraghi tratti in salvo, e tutto ci8 che " successo in %uei due o tre giorni folli cade facil#ente nell'o!lio. 1essuno ricorda pi$ nulla, neanche a volerlo. Il direttore di %uesta strana e terri!ile istituzione " Latif>aga, detto 9arag8z. /uesto sopranno#e " diventato da te#po il suo vero e unico no#e, non solo %ui #a anche fuori, lontano dalle #ura della Corte del diavolo, di cui egli, per aspetto e caratteristiche, " la vera personificazione. uo padre, insegnante in una scuola #ilitare, uo#o tran%uillo, a#ante dei li!ri e della #editazione, s'era sposato in et6 avanzata e aveva avuto %uest'unico figlio, un !a#!ino vivace e intelligente, che a#ava i li!ri, #a sopratutto la #usica e il gioco. =ino ai %uattordici anni, il ragazzo studi8 con profitto e se#!rava dovesse seguire le or#e paterne, #a proprio allora la sua vivacit6 co#inci8 a #utarsi in violenza e la sua intelligenza prese una cattiva strada. Ca#!i8 rapida#ente, anche nel fisico. Ingrass8 di colpo, in #odo anor#ale. I suoi intelligenti occhi castani co#inciarono a guizzare co#e nell'olio. A!!andon8 la scuola e si #ise a fre%uentare suonatori da caff" ed illusionisti, giocatori di dadi, u!riaconi e fu#atori d'oppio. 1on aveva nessuna particolare inclinazione per si#ili arti, e neppure una vera passione per il gioco o per il !ere, #a era attratto da %uel #ondo e da tutto ci8 che lo riguardava, proprio co#e provava repulsione per tutto ci8 che apparteneva al #ondo dei destini tran%uilli e nor#ali, delle a!itudini consolidate e dei doveri consueti. 5su!erante e ancora inesperto, il giovanotto si trov8 !en presto i#plicato nei loschi affari e nelle i#prese arrischiate della sua co#!riccola, e venne in urto con la legge. 5 non una volta sola. uo padre lo tir8 fuori di prigione a pi$ riprese, sfruttando il proprio prestigio e le conoscenze influenti, special#ente il capo della polizia, suo vecchio e !uon co#pagno di scuola. , #ai possi!ile che #io figlio svaligi le case, depredi i #ercanti e se%uestri le ragazzeI , chiedeva, disperato. 5 il vecchio ed esperto capo della polizia gli rispondeva con cal#a, #a secondo verit60 , Per ru!are, non " che ru!i; e neppure i#!roglia i #ercanti o se%uestra le ragazze di persona, #a ovun%ue accadano %ueste cose, puoi star sicuro di trovarlo nei paraggi. 5 se lo lascia#o fare, finir6 col co##ettere un reato. 4isogna cercare in te#po una soluzione. , 5 il capo della polizia trov8 la *soluzione* che riteneva l'unica

possi!ile, %uindi la #igliore0 prendere al proprio servizio il giovanotto che s'era #esso su una cattiva strada. 5, co#e a volte accade, da un giovane che aveva gi6 preso il suo posto tra giocatori di dadi e ra#polli scioperati di fa#iglie signorili venne fuori un !ravo e solerte poliziotto. 1on per8 di punto in !ianco. 1ei pri#i anni esitava, cercando la sua collocazione giusta, #a alla fine la trov8 l6 dove #eno se l'aspettava, nell'attivit6 contro i suoi co#pagni di un te#po. Prese di #ira senza piet6 vaga!ondi, u!riaconi, taglia!orse, contra!!andieri e ogni specie di disgraziati e di fannulloni dei !assifondi di Istan!ul. Lavorava con passione, con un odio inspiega!ile, #a anche con a!ilit6, con una conoscenza dell'a#!iente che solo lui poteva avere. Le vecchie relazioni lo aiutarono ad a#pliare il cerchio della sua attivit6, perch< i piccoli #alfattori tradiscono i grandi. I dati sulle persone si accu#ulavano, la rete infor#ativa si rafforzava e si estendeva. Lo zelo eccezionale e i successi conseguiti in servizio lo portarono dopo una decina d'anni a diventare aiuto del direttore di %uesto grande *centro di raccolta*. 5 %uando il vecchio #or& d'infarto, lui era l'unico che potesse sostituirlo. 5!!e cos& inizio il suo regno sulla Corte del diavolo. Che va avanti, ecco, or#ai da vent'anni. Il vecchio direttore, duro ed esperto, dirigeva secondo il rigido #etodo classico. Eli i#portava solo individuare con la #assi#a chiarezza il #ondo del vizio e della illegalit6 nel suo insie#e e separarlo con il #assi#o rigore dal #ondo dell'ordine e della legge. Il singolo e la sua colpa non lo interessavano gran che. 1el corso degli anni, s'era a!ituato a considerare la Corte del diavolo co#e un luogo di %uarantena e i suoi a!itanti co#e #alati pericolosi e difficil#ente cura!ili, che !isognava tenere il pi$ lontano possi!ile dal cosiddetto #ondo sano e per !ene con varie #isure, con le punizioni e la paura, con l'isola#ento fisico e #orale. Per il resto, lasciarli in tutto a se stessi. 1on farli uscire dal loro cerchio, #a ne##eno #olestarli senza necessit6, perch< non ne poteva venire nulla di !uono o di ragionevole. Il nuovo direttore, invece, nei #odi e nel co#porta#ento, adott8 su!ito un #etodo del tutto diverso. Ei6 il pri#o anno, alla #orte del padre, Latif vendette la grande e !ella casa paterna nel /uartiere nuovo per co#prarsi un vasto podere a!!andonato proprio sopra la Corte del diavolo. Pieno di cipressi, se#!rava un'isola a!!andonata o un vecchio ci#itero. 5ra separato dalla Corte da una valletta o#!rosa, con un !osco di al!eri dal legno pregiato, e da un intero siste#a di recinti e di alti #uri. /ui, accanto a una ricca sorgente e in #ezzo a vecchi al!eri, si costru& una !ella casa che guardava dalla parte opposta della collina ed era cos& protetta dallo scirocco e dall'aria #alsana proveniente dall'arsenale e dal porto. La casa aveva il grande vantaggio di essere #olto lontana dalla Corte del diavolo e nello stesso te#po #olto vicina. Per l'aspetto generale, la pace e la pulizia, era tutto un altro #ondo, distante #ille #iglia dalla Corte del diavolo, eppure confinava con essa e le era invisi!il#ente collegata. ervendosi di scorciatoie note solo a lui, 9arag8z poteva in ogni ora del giorno passare inosservato diretta#ente da casa sua nella Corte. @5ra perci8 i#possi!ile sapere con esattezza %uando c'era e %uando no, o da dove potesse s!ucare all'i#provvisoC. Di %uesta co#odit6 il direttore si serviva spesso, per sorvegliare di persona sia i detenuti sia i loro custodi. Conoscendo %uasi tutti i reclusi, il loro passato e la loro colpa attuale, poteva a !uon diritto affer#are di *sapere co#e respirava la Corte*. 5 di %uelli che non conosceva proprio a fondo, conosceva per8 l'ani#a vaga!onda o viziosa e ad ogni istante poteva pararglisi davanti e riprendere il discorso sulla colpa loro o degli altri. Allo stesso #odo, anzi #eglio, conosceva ognuno dei custodi, la sua indole e i suoi lati !uoni e cattivi, palesi e nascosti.

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/uesto, al#eno, diceva lui, vantandosene se#pre. 5 cos&, per tutta la vita, egli ri#ase nel pi$ stretto contatto con %uel #ondo di disordine e di cri#ine che in giovent$ aveva a!!andonato per se#pre, #a al te#po stesso tenendosene al di sopra e lontano, separato dalla sua posizione, dai suoi folti giardini, da recinti e cancelli di ferro che nessuno poteva varcare. =in dall'inizio, 9arag8z *lavor8 dall'interno*. Per %uesto suo insolito #odo di agire, egli era pi$ cattivo, pi$ duro e pericoloso, #a anche, in un certo senso, a volte #igliore e pi$ u#ano dei direttori precedenti. 5 il suo singolare rapporto con la Corte e con tutta %uella u#anit6 che l'attraversava co#e un fiu#e lento e tor!ido nasceva proprio dall'infinito ed inafferra!ile intreccio di %uesti contrasti. 1e##eno i pi$ vecchi e astuti ospiti della Corte del diavolo potevano cogliere il senso di %uesto gioco di 9arag8z, un gioco assoluta#ente personale, pieno di sorprese e di audaci stratage##i, #olto spesso in netto contrasto con tutte le regole dell'attivit6 poliziesca e con gli usi e costu#i sociali consueti. =in dal pri#o anno, fu sopranno#inato 9arag8z . 5 in effetti la Corte era un grande palcoscenico e %uanto in essa viveva e capitava era la continua rappresentazione della vita di 9arag8z. Precoce#ente ingrassato, peloso e scuro di carnagione, invecchi8 anche presto, al#eno nell'aspetto. 'a era un aspetto ingannatore. Con tutti i suoi centoventi chili, era capace di essere, all'occorrenza, agile e veloce co#e una donnola, e in %uei #o#enti il suo corpo pesante e flaccido sviluppava la forza di un toro. Dietro il viso assonnato e spento, dietro gli occhi socchiusi, si celavano se#pre un'attenzione vigile e un pensiero dia!olica#ente irre%uieto e ingegnoso. 5ra un viso olivastro sul %uale nessuno vide #ai un sorriso, neppure %uando l'intero corpo di 9arag8z era scosso da una pesante risata interna. I linea#enti potevano contrarsi e distendersi, ca#!iare e trasfor#arsi co#pleta#ente, passando dall'estre#o disgusto e dalla #inacciosit6 pi$ spaventosa a una profonda co#prensione e ad una sincera piet6. Il gioco degli occhi, in %uel viso, era una delle grandi specialit6 di 9arag8z. L'occhio sinistro era di solito %uasi co#pleta#ente chiuso, #a, attraverso le ciglia accostate, si intuiva uno sguardo attento e tagliente co#e una la#a. L'occhio destro era invece spalancato, enor#e. 3iveva di vita propria e roteava co#e un riflettore; poteva uscir fuori a dis#isura dalla sua or!ita e altrettanto rapida#ente ritrarsi in essa. /uesto occhio aggrediva, provocava, confondeva la vitti#a, inchiodandola e penetrando negli angoli pi$ nascosti dei suoi pensieri, delle sue speranze, dei suoi progetti. 5 %uesto dava a %uel viso, cos& #ostruosa#ente stra!ico, l'espressione ora terri!ile ora ridicola di una #aschera grottesca. 1ei loro discorsi su 9arag8z, i detenuti, esa#inando ogni sua caratteristica, parlavano #olto e spesso dei suoi occhi. Alcuni sostenevano che 9arag8z non vedesse niente dall'occhio sinistro, altri invece che l'occhio cieco fosse %uello destro, cos& spalancato. 5 per vent'anni non riuscirono #ai a #ettersi d'accordo su %uesto punto, #a e!!ero se#pre tutti una gran paura dello sguardo di %uegli occhi, e cercavano di evitarlo. 9arag8z non aveva nulla della grave dignit6 dell'alto funzionario otto#ano, n< nel #odo di parlare n< nel #odo di #uoversi. Invaria!il#ente, con ciascun individuo
F

Personaggio grottesco del teatro turco delle o#!re. (N.d.T.)

sospetto, attuava un suo gioco particolare, senza pudore o riguardo, senza rispetto per l'altro o per se stesso. Agiva se#pre in #aniera i#prevedi!ile, co#e ispirato. Co#pariva all'i#provviso, nelle ore pi$ diverse del giorno e della notte, e si accostava a %uesto o %uel detenuto o a tutto un gruppo. , =ii, fii, fii, fiiii-

Pronunciava %uesta silla!a con una grande variet6 di toni, in #odo ogni volta diverso, #a se#pre co#e colto da stupore e disgusto per l'uo#o che aveva davanti, per se stesso, per *la faccenda* che si frapponeva tra di loro. , Che c'"I tai ancora %ui a poltrireI =ii- 4e', coraggio, co#'" andataI Il discorso co#inciava cos&, #a non si poteva #ai sapere co#e sare!!e continuato. Poteva essere un lungo interrogatorio con conoscenza di ogni particolare, con pesanti #inacce che spesso restavano tali, #a ognuna delle %uali poteva diventare all'istante una terri!ile realt6. 7ppure erano esortazioni insistenti, allar#anti ed ossessive, #a anche !effe crudeli di cui non si vedeva lo scopo o il senso. e il detenuto, #esso alle strette e sfinito, nel desiderio di li!erarsi al#eno per un atti#o dalla sua pressione, si #etteva a scongiurarlo protestando la propria innocenza con lacri#e sincere o si#ulate, 9arag8z era capace di #utare di colpo atteggia#ento, !attendosi la fronte. , Che dici, sei innocenteI =ii, perch< #i dici %uesto proprio adesso, !enedett'uo#oI =ii, fii, fiiii- e dicevi che eri colpevole, potevo ancora rilasciarti, perch< di colpevoli %ui ce n'" tanti. Tutti sono colpevoli. 'a a noi serve proprio un innocente. icch< non ti posso lasciare andare. e non dicevi niente, ancora ancora si poteva fare %ualcosa. Adesso invece devi startene %ui !uono !uono finch< non trovo da %ualche parte un altro innocente, tale e %uale a te, che ti dia il ca#!io. u, sta' !uono e zitto5 9arag8z, continuando l'ispezione acco#pagnato da alcune guardie, prosegue il suo gioco, ora solo per se stesso, e grida da far ri#!o#!are la Corte, senza pi$ trattenersi. , 5 non #i si venga a dire di %ualcuno0 " innocente. Tutto #eno %uesto. Perch< %ui non ci sono innocenti. 1essuno " %ui per caso. Chi ha varcato la soglia di %uesta Corte non " innocente. /ualcosa ha co##esso, #agari in sogno. 1on foss'altro, sua #adre, %uando lo portava in gre#!o, avr6 pensato a %ualcosa di #ale. Tutti, perdio, dicono di essere innocenti, #a in tanti anni che sono %ui non ho #ai visto arrivare nessuno senza #otivo. Chi viene %ui " colpevole o ha sfiorato un colpevole. =ii- 1e ho rilasciati tanti, sia dietro ordine sia sotto la #ia responsa!ilit6, s&. 'a erano tutti colpevoli. /ui non ci sono innocenti. 'a esistono #igliaia di colpevoli che non sono %ui e #ai ci verranno, perch< se tutti i colpevoli finissero %ui, %uesta Corte dovre!!e stendersi da un #are all'altro. Io gli uo#ini li conosco, sono colpevoli tutti, solo non tutti sono destinati a #angiare il pane %ua dentro. A poco a poco %uesto #onologo, pronunciato ca##inando, si fa se#pre pi$ rapido e vivace, fino a diventare un folle seguito di grida e di i#precazioni contro ci8 che la Corte racchiude e ci8 che ne " fuori. 1ella sua voce, sotto tutta la durezza ed il disgusto universale, tre#ola, appena percetti!ile, una sorta di spasi#o a#aro ed un ra##arico che le cose vadano cos&. 5 %uell'*innocente* ora sa di poter stare per setti#ane senza che 9arag8z lo degni di uno sguardo. /ualche setti#ana dopo %uesto caso, accadde che alcune persone di riguardo, parenti di un ricco giovane arrestato insie#e con i suoi cattivi co#pagni, venissero in gruppo a pregare 9arag8z di rilasciarlo perch< innocente. 9arag8z #ut8 aspetto di colpo, co#e per un'idea i#provvisa, si fece serio e pensoso, chiuse per un atti#o gli occhi, e il suo viso si allung8 ca#!iando espressione, poi, chinandosi cortese#ente verso coloro che intercedevano per la li!erazione del giovane, chiese a !assa voce0 , 'a l'avete detto a %uelli che l'hanno arrestato che " innocenteI , &, certo che l'a!!ia#o detto, #a...

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, 5h, avete s!agliato. =ii, fii, fiiii- /uesto non va. Perch< adesso prendono gli innocenti

e rilasciano i colpevoli. il nuovo regola#ento. 5 dato che voi stessi avete dichiarato davanti alle autorit6 che " innocente, dovr6 ri#anere %ui. Eli intercessori, s!alorditi, fissano la sua #aschera tran%uilla, aspettando che si #etta a ridere e volga la cosa in scherzo. 5 a!!ozzano essi stessi un sorriso. 'a 9arag8z ri#ane i#placa!il#ente serio, freddo e cortese. 5 cos& li congeda. /uelli ri#angono a lungo confusi. +accontano la cosa agli a#ici, vanno a lagnarsi con i conoscenti altolocati, #a %uesti si stringono nelle spalle con un vago gesto della #ano, co#e convinti che in 9arag8z al!erghi un diavolo che parla attraverso di lui, e #agari ne##eno un diavolo solo. 'a poi, #agari il giorno dopo, 9arag8z " capace di attraversare la Corte, andare incontro al pri#o *innocente* e riprendere di punto in !ianco il discorso di tre setti#ane addietro. Eli si avvicina all'i#provviso e gli si pianta davanti, fissandolo co#e volesse divorarlo. , =ii- /uanto te#po pensi di stare %ui a puzzareI Co#e se non ci fosse a!!astanza fetore anche senza di te. parisci i##ediata#ente, capitoI +accatta i tuoi stracci e che i #iei occhi non ti vedano #ai pi$, altri#enti ti faccio !astonare di santa ragione. ulle pri#e, il poveretto ri#ane di sasso dallo stupore, poi, di colpo, raccoglie le forze e schizza via, lasciando le sue poche cose che le guardie e gli altri detenuti sono pronti a contendersi. In %uesto suo *gioco* 9arag8z era capace di passare ore intere col detenuto incri#inato di furto o di #alversazione, di violenza carnale, di lesioni gravi o di o#icidio, era capace di dire sciocchezze, di urlare o !is!igliare, di fare ora lo sce#o, ora il !oia i#placa!ile, ora l'uo#o di cuore e co#prensivo, alternando di continuo %ueste parti, #a #ostrandosi se#pre ugual#ente sincero e convincente. Aggrediva la sua vitti#a oppure l'a!!racciava, la colpiva o l'accarezzava, poi, piazzandoglisi davanti faccia a faccia, gridava0 , Confessa, che ti prenda un accidente- Confessa e salva la vita, vuoi crepare di !otteI Confessa:na volta ottenuto il suo scopo, estorta la confessione ed ottenute le infor#azioni sui co#plici o sul luogo dove era nascosto il denaro ru!ato, 9arag8z si li#itava a stropicciarsi le #ani co#e uno che a!!ia final#ente ter#inato un lavoro sporco e sgradevole e, s!arazzandosi di colpo di tutte le sue #aschere or#ai superflue, lasciava il caso alla sua regolare istruttoria. 'a ne##eno allora di#enticava ed a!!andonava del tutto chi aveva confessato, e anzi spesso l'aiutava, deponendo a suo favore. /uesto suo gioco, strano e senza fine, era inco#prensi!ile, #a il fatto era che 9arag8z se#!rava non credere #ai a nessuno, non solo all'accusato e al testi#one, #a neppure a se stesso, e perci8 aveva !isogno della confessione co#e unico punto relativa#ente fer#o dal %uale partire per poter #antenere, in %uesto #ondo dove tutti sono colpevoli e #eritevoli di condanna, al#eno una parvenza di giustizia e un certo ordine. 5 lui %uesta confessione la cercava, le dava la caccia, la spre#eva dal detenuto con uno sforzo disperato, co#e se stesse co#!attendo per la propria vita e regolasse cos& i suoi conti se#pre in sospeso col vizio, con la violazione della legge, con l'astuzia e col disordine. /uesto gioco se#!rava per lo pi$ inutile, inco#prensi!ile e indegno, tanto era ingar!ugliato e artefatto, #a in realt6 era fredda#ente calcolato e conseguiva regolar#ente il suo scopo. 1on era #ai ripetitivo o scontato, #a se#pre nuovo e originale, s& da disorientare anche gli ospiti pi$ esperti, ostinati e assidui della Corte del diavolo. A volte, appariva inco#prensi!ile anche a coloro che lavoravano or#ai da anni con 9arag8z. 5 %uesto alternarsi di #odi ora inu#ani e stravaganti, ora irresponsa!il#ente #iti e pieni di co#passione e di riguardi, era co##entato in tutta Istan!ul. Per tutti %uesti #otivi, le lagnanze contro 9arag8z erano fre%uenti e diverse; si pens8 persino di sostituirlo0 i vizir arrivarono a discuterne nel Eran Consiglio, e non una volta

sola. 'a non ca#!iava #ai niente. Tutti sapevano che 9arag8z era un direttore originale, strano e capriccioso, #a sapevano pure che non era facile trovare un uo#o che co#e lui si #isurasse giorno e notte con tutto un #ondo di ladri, vaga!ondi e degenerati d'ogni specie, e i#ponesse a loro e alla sua Corte un certo ordine ed una certa disciplina. 5 9arag8z continuava a ri#anere al suo posto e a dirigere la Corte del diavolo a #odo suo. Tutti trovavano che %uesta era la soluzione pi$ logica. Tutti, co#presi gli ospiti della Corte del diavolo. /ui, da se#pre, 9arag8z era un te#a costante di conversazione, di dicerie, di scherno; !ersaglio di insulti, di odio, a volte persino di aggressioni. @Coprire di contu#elie ad ogni occasione la figlia di 9arag8z, per ese#pio, era or#ai un'a!itudine consolidataC. Tutti, co#e incantati, seguivano e interpretavano ogni suo passo, ogni suo sguardo, ogni sua parola; avevano paura di lui e lo evitavano %uando e %uanto potevano. 'a %uegli stessi uo#ini ne parlavano poi con #alcelata a##irazione e ne raccontavano le i#prese. Tutti s'erano a!ituati a 9arag8z, gli si erano co#e affezionati. Lo ingiuriavano, s&, #a co#e si ingiuriano una vita cara e un destino #aledetto. 9arag8z era parte della loro #aledizione. Pur vivendo in uno stato di ansia e di odio costanti, erano diventati tutt'uno con lui e stentavano ad i##aginare la vita senza 9arag8z. 5 dal #o#ento che doveva esserci una Corte del diavolo e %ualcuno che la dirigesse, la persona #igliore era se#pre lui, cos& co#'era. Il suo #odo di fare era assurdo e a volte terri!ile, #a in esso c'era tuttavia la possi!ilit6 di una sorpresa, in senso cattivo #a anche in senso !uono, co#e una specie di eterna lotteria e di continua incertezza per il detenuto. /uesto rendeva pi$ tollera!ile e lieve ogni cosa, anche la stessa presenza di 9arag8z, al#eno cos& essi credevano, perch< a#avano il gioco d'azzardo e detestavano la certezza, che per loro era se#pre pesante. Tutti %uei rappresentanti del #ondo del vizio e del disordine della capitale consideravano 9arag8z una cosa loro0 era il loro AporcoB, era Auna ci#ice ed una sanguisugaB, era Aun cane e un figlio di cagnaB, #a era AloroB. Cos& era Latif>aga, detto 9arag8z. =orse sare!!e #eglio dire0 cos& era stato, perch< or#ai, piuttosto invecchiato ed appesantito, aveva perduto gran parte dello zelo di un te#po e se#!rava essersi stancato di sorprendere e s!igottire la Corte con la sua fantasia e inventiva, con i suoi #odi di fare arguti e inattesi, con i suoi salo#onici giudizi. 7ra passava la #aggior parte del te#po sul versante salu!re e ridente della collina, nella sua !ella casa dove aveva a##ogliato i figli e dalla %uale erano partite spose le figlie. olo di tanto in tanto riappariva in lui il vecchio 9arag8z e allora, davanti alla Corte stupita e percorsa da un superstizioso ti#ore, eseguiva uno dei suoi grandi nu#eri, co#e dieci o %uindici anni pri#a. Con uno strano senti#ento fatto di a##irazione e di a#arezza insie#e, che ancora si avvertiva, dopo tanti anni, nel tono della voce, fra Petar raccontava con dovizia di particolari co#e *la vecchia canaglia*, sotto gli occhi di tutti, avesse estorto la confessione a certi ar#eni arrestati per appropriazione inde!ita ai danni della Hecca di tato. Dalla Hecca aveva co#inciato a sparire, poco per volta, il prezioso #etallo usato per coniare le #onete. Alla fine, la cosa giunse a conoscenza del sultano in persona che, furi!ondo, #inacci8 di pene severissi#e gli alti funzionari della Hecca se i furti non fossero cessati, i ladri scoperti e il danno risarcito allo tato. paventate, le autorit6 arrestarono su!ito alcuni diretti responsa!ili della Hecca e in seguito i co#ponenti di una ricca e nu#erosa fa#iglia ar#ena di #ercanti, ai cui negozi erano andate a parare le loro indagini. 7tto esponenti di %uesta fa#iglia furono condotti nella Corte del diavolo. /ui costoro, uo#ini o!esi e dalla carnagione scura, organizzarono la propria vita co#e i ricchi possono e sanno fare in %ualun%ue circostanza. i fecero portare

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#ontagne di suppellettili e di tappeti, e ci!o in a!!ondanza ogni giorno. 1essuno li distur!ava, nessuno li interrogava. 'a, %uando or#ai se#!rava proprio che tutta la faccenda sare!!e finita l&, il vecchio 9arag8z esegu& uno dei suoi vecchi nu#eri giovanili. :na #attina, #entre il capo degli ar#eni, il vecchissi#o 9ir2or, as#atico e o!eso, se ne stava seduto in cortile su un panchetto in una nicchia del #uro, il direttore co#parve all'i#provviso e and8 a sederglisi accanto su %uella piccola panca dove c'era giusto il posto per una sola persona. enza dire nulla, si appoggi8 con tutto il suo peso al vecchio 9ir2or, che gi6 di suo faceva fatica a respirare, pre#endolo contro il #uro. :na volta incuneatolo nell'angolo di pietra, gli disse senza prea#!oli a voce !assa #a tre#enda0 , ta##i a sentire, la cosa " grave @" una %uestione di tato-C e !isogna risolverla su!ito, perch< ci sono degli alti funzionari, persone innocenti, che rischiano di ri#etterci la testa per colpa vostra. Tu sei ar#eno, %uindi astuto e perspicace, e io valgo al#eno tre ar#eni. uvvia, cerchia#o di trovare noi %uattro una via d'uscita da %uesto pericoloso gar!uglio. /uei pochi ladruncoli arrestati sono gente da nulla. 1on possono certo risarcire il danno. Pagheranno con la testa. 'a voi siete i ricettatori. Avete co#prato la refurtiva a due soldi. Potete ancora salvare la testa e riscattarvi. o che non sei tu il colpevole #a uno dei tuoi. Per8 fino a che il #altolto non sar6 stato ritrovato e restituito alle casse dello tato, il responsa!ile sei tu. u, siste#ia#o la faccenda, perch< altri#enti, perdio, perderai tanta di %uesta tua carne che non te ne ri#arr6 addosso %uanta ne ha un !a#!ino di dieci anni. Il vecchio ar#eno, schiacciato contro il #uro, non poteva prender fiato n< dire una parola. 5 9arag8z continuava a parlargli in un sussurro. Per pri#a cosa, gli precis8 l'enor#e so##a che la fa#iglia doveva pagare allo tato. Ad udir %uella cifra, il #ercante si sent& venir #eno, e un rantolo gli risuon8 in gola. 'a 9arag8z continuava a pre#erlo contro il #uro. , 1iente, niente. La so##a " certo grande, anche se dovre!!e esserlo #olto di pi$, #a " solo un %uarto di tutti i vostri !eni #o!ili. 7ra, poich< voi fate se#pre dichiarazioni false sull'a##ontare del vostro patri#onio, al#eno %uattro volte inferiori alla realt6, si tratta in definitiva di un sedicesi#o appena del vostro capitale. Da##i retta e paga. Cos& si pu8 ancora aggiustare tutto. 'a se non paghi... 5 al #ercante che lo ascoltava ad occhi chiusi e col respiro affannoso 9arag8z espose tutto un suo piano dia!olico. 1elle loro case c'erano stati di recente due casi di #alattia. C'era il sospetto che potesse trattarsi di peste. 4astava solo rendere pu!!lico il fatto e tutti loro, dal pi$ giovane al pi$ vecchio, sare!!ero stati rinchiusi nell'ospedale ar#eno degli appestati. L&, al#eno la #et6 poteva ri#anere contagiata sul serio e #orire. 5 si sare!!e certo trovato chi, da fuori o fra la servit$, nel fratte#po avre!!e potuto penetrare nelle case e nei negozi a!!andonati e ru!arvi %uello che si vedeva e %uello che era nascosto. Poi, sare!!e successo ci8 che di regola succede agli appestati, alle loro case e ai loro averi. 5 9arag8z, cos& parlando, pre#eva contro il #uro l'ar#eno che, %uasi privo di sensi, tentava di dire %ualcosa e, si!ilando e roteando gli occhi, cercava di li!erarsi un po' di spazio e di guadagnar te#po per riflettere, per #ettersi d'accordo con i suoi; #a 9arag8z non gli concedeva n< l'una cosa n< l'altra, e gli ripeteva con un sussurro terri!ile che tutto doveva risolversi in %uel #o#ento e su %uella panca. I nu#erosi detenuti che, co#e se#pre, in presenza di 9arag8z s'erano ritirati nelle loro celle o negli angoli pi$ re#oti della Corte, non potevano sentire nulla. Intuivano soltanto che tra il vecchio 9ir2or e 9arag8z si stava regolando in %uella nicchia un conto davvero difficile.

Dopo una lunga attesa, videro 9arag8z dirigersi all'ufficio dell'ispettore, situato sopra il portone, e 9ir2or avviarsi, incia#pando e fer#andosi di continuo co#e stordito, verso le stanze dove si trovavano i suoi. Di l& si pot< sentire per un certo te#po il !accano di un vivace diver!io0 l'a#ara e vana opposizione dei #e#!ri pi$ giovani della fa#iglia; poi, di colpo, tutto tac%ue. Il vecchio 9ir2or, sorretto dai due figli pi$ anziani, and8 dall'ispettore per accordarsi sulle #odalit6 del paga#ento. 1ei giorni seguenti, a due o tre per volta furono rilasciati tutti. Per setti#ane la Corte parl8 di co#e 9arag8z avesse ottenuto la gravosa a##enda da 9ir2or, raccontando particolari che solo i due potevano conoscere, #a che i detenuti avevano appreso in #odo #isterioso oppure inventavano e infioravano. =ra Petar parlava spesso di 9arag8z, se#pre con un #isto di a#arezza, avversione e una sorta di involontaria a##irazione, con un senso di stupore che lui stesso non sapeva spiegarsi, #a anche col desiderio e il !isogno di descrivere al #eglio la figura di %uell'uo#o straordinario, perch< fosse chiara e sorprendente anche per l'ascoltatore. 5 ritornava di continuo a lui, #agari con una parola ironica, %uasi sentisse di non averlo ancora esaurito. 'a parlava anche, con altrettanta vivacit6 e dovizia di particolari, della vita della Corte in genere e dei singoli individui, interessanti, ridicoli, tristi, stra#!i, che la popolavano; %uesti gli erano stati pi$ vicini e li aveva conosciuti #eglio dei !riganti, degli assassini e dei !iechi delin%uenti che aveva cercato in tutti i #odi di evitare. 5ppure, era co#e se tutto ci8 non fosse la cosa pi$ i#portante n< occupasse il pri#o posto nei suoi ricordi della Corte del diavolo di cui, negli ulti#i giorni della sua vita, egli tanto parlava al giovane che gli stava accanto. Co#e se#pre in ogni sventura, i pri#i giorni nella Corte del diavolo furono i peggiori e i pi$ difficili. pecial#ente le notti erano insopporta!ili. Per proteggersi in %ualche #odo dalle risse, dai litigi e dalle turpi scene notturne, fra Petar si scelse un angolo appartato dell'a#pia cella, dietro un grande ca#ino sfondato, riparandovisi con le poche cose che aveva portato con s<. 3i si trovavano gi6 due !ulgari, pure *di passaggio* e destinati all'esilio, i %uali accolsero fra Petar senza #olte parole, #a cortese#ente. 5rano certo contenti che il posto fosse occupato da %uel !osniaco tran%uillo, vestito da citt6, e, pur non sapendo n< chiedendo nulla, intuivano che era *di passaggio* co#e loro e che anche lui, co#e loro, si trovava #ale in #ezzo a %uella ressa turpe e pericolosa. 5rano persone facoltose, a %uanto si poteva capire, pro!a!il#ente vitti#e di %ualche rivolta scoppiata nel loro paese a causa del peso eccessivo di tasse e tri!uti e del siste#a inu#ano di riscossione. Pi$ che prigionieri, erano una specie di ostaggi. 'a della loro i#putazione non parlavano. 5rano preoccupati ed i#pauriti, #a non lo lasciavano vedere. Tutto in loro appariva i#prontato a riservatezza e prudenza. e#pre perfetta#ente vestiti, perch< un eventuale ordine di partenza non li trovasse i#preparati. @'entre i detenuti costantinopolitani, piccoli o grandi cri#inali che fossero, consideravano la Corte parte della loro vita, e si co#portavano di conseguenza, %uesti due non ci vivevano real#ente, #a si li#itavano ad attendere0 la loro vera vita era ri#asta in 4ulgaria. 7ra aspettavano la decisione. Avre!!ero ripreso a vivere solo se fossero riusciti a tornare laggi$. Lontano dal proprio #ondo e dai propri cari, non c'era vita. 5 loro non ne avevano !isogno. Cos& erano tutti %uelli *di passaggio*C. Dalla cella uscivano se#pre a turno, e co#un%ue di rado e solo per %ualche #inuto, e %uello che restava dentro ri#aneva sulla stuoia accanto alle loro cose. tavano per lo pi$ seduti o distesi, in silenzio e i##o!ili. 1on alzavano lo sguardo senza una vera necessit6. 'angiavano poco e di nascosto, e !evevano solo ac%ua, voltandosi di lato anche per !ere. 1on parlavano con nessuno e si #eravigliavano, con tacita

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disapprovazione, che fra Petar restasse ad ascoltare in cortile gli scherzi e i racconti dei detenuti, e che si #ettesse persino a parlare con %ualcuno di loro. Co#un%ue, lo pregarono di non fu#are al !uio, per non attirare ospiti indesiderati. 5ppure, %ualche giorno dopo, ricevettero un ospite che divent8 su!ito un vicino. :n'altra persona era stata attratta da %uell'angolo di gente ordinata, tran%uilla e riservata, gente *di passaggio*. +ipensando a lui, pi$ tardi, e spesso, fra Petar non riusciva in alcun #odo a ricordare con esattezza n< %uando n< co#e fosse arrivato, in cerca di un po' di posto, e ne##eno che cosa avesse detto. Delle persone che ci diventano fa#iliari di#entichia#o di solito tutti i particolari del pri#o incontro; ci se#!ra di conoscerle da se#pre, di essere se#pre stati insie#e. Di %uel #o#ento torna in #ente a volte solo %ualche i##agine staccata. ul far del crepuscolo, si chin8 su di lui la sago#a di un uo#o alto, curvo, giovane all'apparenza, con una coperta in una #ano e una !orsa di cuoio nell'altra. +apidi, o!li%ui gli sguardi che i due !ulgari sca#!iarono pri#a tra loro e poi con fra Petar. :na ful#inea #a ine%uivoca!ile espressione di disappunto, cautela e solidale diffidenza0 un turco- Il nuovo venuto si siste#8 in fretta, %uasi senza #ovi#enti; il suo respiro non si sentiva. 'a ogni volta che fra Petar si svegli8 %uella notte @e l& tutti si svegliavano spessoC, intu& da %ualcosa che il *nuovo* accanto a lui non dor#iva. vegliatosi presto, fra Petar, alla pallida luce dell'al!a, che fuori doveva essere splendente, volse lo sguardo alla sua destra, dove la sera avanti s'era coricato il nuovo venuto. La pri#a cosa che not8 fu un piccolo li!ro rilegato in pelle gialla. :na forte e calda sensazione di gioia gli percorse tutto il corpo0 era un fra##ento del perduto, autentico #ondo degli uo#ini che era ri#asto lontano, fuori da %uelle #ura, !ello #a incerto co#e una visione. !att< gli occhi, #a il li!ro ri#aneva al suo posto > ed era proprio un li!ro. olo allora fra Petar spinse oltre lo sguardo e vide che il li!ro era in gre#!o a un uo#o che stava per #et6 sdraiato e per #et6 seduto, appoggiato alla sua valigetta. 5ra l'uo#o della sera avanti. Accanto a lui, una !orsa da viaggio di pelle chiara, lavorata; sotto di lui una coperta scura, #agnifica, calda e soffice solo a guardarla, co#e una leggera e preziosa pelliccia. =ra Petar, per la sua origine e per la sua educazione, vivendo nei ristretti li#iti delle sue #odestissi#e necessit6, non aveva #ai !adato #olto al valore e alla fattura delle cose che vedeva intorno a s<, n< attri!uiva a esse grande i#portanza, #a %ueste erano cose che non poteva non notare. 'ai aveva visto oggetti di uso co#une, %uotidiano, cos& fine#ente lavorati e fatti con #ateriale tanto pregiato; e se fosse ri#asto in 4osnia e il destino non lo avesse portato in %uella Corte, non avre!!e #ai saputo n< potuto credere che esistessero davvero. Lo sguardo pass8 oltre. Il viso dell'uo#o fu una nuova sorpresa. :n viso giovane, delicato, legger#ente gonfio, !ianco, pallido del pallore di chi sta se#pre chiuso in ca#era sua, diverso da tutto %uello che ci si poteva aspettare in %uel luogo, incorniciato da una fulva !ar!a ricciuta di una decina di giorni e da !affi spioventi un po' pi$ chiari. u %uel viso pallido, spiccavano, scure co#e una ferita, livide co#e %uelle di un #alato, due grandi occhiaie in cui !rillavano due occhi azzurri, u#idi e lucidi di fe!!re. A fra Petar, che in vita sua aveva visto #olti #alati d'ogni specie, fu di colpo tutto chiaro. 1on proprio %uelli, #a occhi si#ili lui li aveva gi6 visti. Ci sono persone che hanno paura o vergogna di %ualcosa, che desiderano nascondere %ualcosa. 5 proprio per %uesto cercano continua#ente di attrarre e trattenere col proprio l'altrui sguardo, nel desiderio di legarlo ai propri occhi e cos& non per#ettergli di andare oltre e di esa#inare i tratti del loro viso o le altre parti del corpo o il vestito che indossano. enza !attere le palpe!re, il giovane osservava con aria interrogativa

#a tran%uilla la faccia larga e aperta del frate, con i suoi folti !affi neri e i grossi e placidi occhi #arrone, #olto distanziati tra loro. La conversazione si avvi8 spontanea. 5 sono %ueste le conversazioni #igliori. Dappri#a un accenno di saluto, poche e vaghe parole che si cercano e si studiano. 'a !ast8 perch< fra Petar capisse che il turco non era n< super!o n< scostante, co#e avre!!e potuto essere. +iservato s&, #a in un altro #odo. Durante la #attinata, si incontrarono e si separarono varie volte. 5 ogni volta si sca#!iarono %ualche parola insignificante. Cos& sono le conversazioni dei detenuti0 co#inciano lenta#ente, con esitazione, poi, non trovando nuovo ali#ento, si spengono !en presto in un silenzio sospettoso in cui ognuno degli interlocutori soppesa ci8 che ha detto e ci8 che ha udito. 3erso l'ora di pranzo, si persero di vista. olo nel po#eriggio ripresero la loro conversazione. coprirono di leggere tutti e due l'italiano. ca#!iarono %ualche parola anche in %uesta lingua. Pi$ che altro per scherzo. 5ppure, %uesto fatto li separava in parte dal #ondo circostante e li avvicinava l'uno all'altro. Parlarono di varie citt6 e paesi, poi di li!ri, #a, poich< non avevano letto le stesse cose, la conversazione si incepp8. i presentarono. Il giovane si chia#ava Ca#il. =ra Petar disse il suo no#e, tacendo la professione. Di s< e di ci8 che li aveva condotti l&, nessuno dei due fece parola. La conversazione and8 avanti entro li#iti !en definiti, toccando solo te#i !anali. Particolar#ente riservato si #ostr8 il giovane turco. Con voce cupa e profonda e con lievi cenni del capo, si li#itava ad approvare %uanto diceva fra Petar. 5 annuiva a tutto, senza rifletterci su. Da parte sua, non espresse co#piuta#ente ne##eno il pi$ se#plice pensiero. i fer#ava spesso a #et6 della frase. Il suo sguardo vagava in lontananza. =ra Petar si #ostrava pi$ vivace. 5ra contento di aver trovato con chi parlare, #a aveva su!ito pensato dentro di s<0 A to parlando con un #alatoB. 1on era necessario conoscere la gente, ne##eno %uanto la conosceva lui, per giungere a tale conclusione. , &, s& , diceva il giovane turco con una cortesia vaga#ente occidentale, #a %uel *s&, s&* era pi$ una confer#a del giudizio di fra Petar su di lui che un'approvazione delle sue parole. Anche cos&, %uelle conversazioni erano evidente#ente piacevoli per entra#!i i detenuti, co#e doni inattesi di %ualcosa di cui l& soprattutto si sentiva la #ancanza; perci8 le rinnovavano di continuo e le riprendevano appena possi!ile dopo ogni interruzione. I due #ercanti li guardavano con celato stupore e con un ancor pi$ nascosto sospetto. /uando co#inci8 a far !uio, il giovane turco e fra Petar cenarono insie#e. Per la verit6, cen8 solo fra Petar, perch< il giovane non #angi8 nulla, li#itandosi a #asticare a lungo e distratta#ente se#pre lo stesso !occone. incero e franco co#'era, fra Petar gli diceva0 , Ca#il>efendi, scusa#i, #a fai #ale a non #angiare. 5 cercava di convincerlo che, nella cattiva sorte, si deve #angiare di pi$ ed essere pi$ forti e sereni che non nella !uona. , &, s& , rispondeva il giovane, #a non per %uesto #angiava di pi$. II giorno dopo, ripresero i loro discorsi che si fecero se#pre pi$ lunghi, vivaci e spontanei. Il te#po pass8 #eglio e la sera giunse pri#a. Col crepuscolo, la conversazione divent8 pi$ lenta e scarna. Parlava solo fra Petar. Anche %uel distratto *s&, s&* co#inciava a venir #eno. Il giovane si ritraeva se#pre pi$ in se stesso e solo a!!assando e sollevando le pesanti palpe!re approvava %uanto il frate diceva, senza vera partecipazione.

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Dalla luce rossastra nel cielo e sulle ci#e dei radi cipressi oltre l'alto #uro si capiva che il sole stava rapida#ente tra#ontando al di l6 della citt6 invisi!ile. Per un certo te#po anche l'intero cortile fu col#o di un river!ero rosso, #a presto si svuot8, co#e un vassoio %uadrato rovesciato, e a poco a poco si rie#piva dell'o#!ra del pri#o crepuscolo. Le guardie spinsero i detenuti nelle celle, #a %uesti, co#e un gregge riottoso e disordinato, fuggivano a nascondersi negli angoli pi$ re#oti del cortile. A nessuno andava di lasciare la luce del giorno e di rientrare in %uelle celle afose. 1on #ancarono le grida e le !otte. Ad un tratto, una guardia arriv8 di corsa alla cella davanti alla %uale stavano ancora seduti il frate e il giovane, gridando il no#e di %uest'ulti#o. Dietro la guardia, a %ualche passo di distanza, ne veniva un'altra, gridando anch'essa il no#e del turco, #a con #aggiore i#pegno. In posti co#e %uello, il personale di !asso grado " particolar#ente sollecito nell'eseguire un ordine perentorio venuto dall'alto, sollecito nel !ene e nel #ale, secondo la natura dell'ordine. In %uesto caso, toccava al !ene. Con una gentilezza davvero rara in %uel luogo, le due guardie invitarono il giovane a trasferirsi su!ito in un'altra cella, che gli era stata apposita#ente assegnata. Lo aiutarono a raccogliere le sue cose. i vedeva che andava a star #eglio. enza #eravigliarsi gran che e senza far do#ande, il giovane accolse %uell'inattesa gentilezza co#e un ordine. Pri#a di andarsene, si volse al suo co#pagno di conversazione, co#e per dirgli %ualcosa di solenne e final#ente chiaro, #a si li#it8 a sorridere, #uovendo il capo in un saluto da lontano. 5 senza parole si acco#iatarono, co#e due !uoni, vecchi conoscenti. /uella notte, fra Petar pens8 a lungo allo strano turco. Turco o no, di sicuro era un uo#o infelice. A tratti, %uando cadeva in un dor#iveglia, aveva l'i#pressione che il giovane gli stesse accanto, desto #a silenzioso, col suo li!ro e i suoi oggetti non co#uni e cos& fini. 'a al te#po stesso sentiva con chiarezza che era andato via, che non c'era pi$. 5 se ne dispiaceva. /uando final#ente venne il sonno, che in lui, finch< durava, era profondo, pesante, senza sogni, senza coscienza di s< e del #ondo circostante, sprofondarono in esso sia il vicino alla sua destra sia il pensiero di lui. 'a tutte le volte che si svegli8 in %uella notte, lo riprese un senti#ento indistinto e antico, #a vivo, di profonda tristezza, un senti#ento che aveva provato la pri#a volta in giovent$, %uando aveva dovuto separarsi dai suoi !uoni a#ici per ri#anere tra gente estranea e insensi!ile con cui era destinato a vivere e lavorare solo per dovere. All'al!a, %uella notturna altalena di sogni e di fantas#i spar& e, alla luce del giorno, ri#ase la se#plice verit60 il vicino non c'era davvero pi$. Il posto vuoto alla sua destra gli diede un senso di disagio e di pena profonda in %uesta vita piena di piccoli e grandi dolori e dispiaceri. Alla sua sinistra, c'erano i due #ercanti, taciturni e se#pre pronti a partire. =attosi giorno, il posto vuoto fu su!ito occupato da un uo#o #agro, esile, non rasato, sciatto, dai capelli neri e ricciuti, che si scus8, parlando in fretta e a lungo. 1on voleva distur!are nessuno, disse, #a non poteva pi$ sopportare la villania di %uelli con cui era stato fino ad allora e aveva dovuto cercarsi un posto pi$ tran%uillo, fra gente pi$ civile. Pos8 in terra la sua cesta di giunco intrecciato e %ualche vecchio indu#ento leggero, e continu8 a parlare. 1ella Corte, non erano d'uso lunghi e ceri#oniosi prea#!oli, #a costui parlava di tutto, co#e se stesse fra vecchi e sicuri conoscenti. 5 si vedeva che parlava pi$ per s<, perch< non poteva fare altri#enti, che non per %uello che diceva e per coloro ai %uali si rivolgeva. I due #ercanti si rinchiusero ancor pi$ in se stessi, stringendosi l'uno all'altro. 'a fra Petar ascoltava ed osservava %uell'uo#o strano e con tutto il suo atteggia#ento se#!rava

incoraggiarne la lo%uacit6. @Intanto, tra s< e s<, pensava0 AIo sono un po' co#e #io zio, il povero fra +afo, che poteva ascoltare e sopportare chiun%ue, e scherzando diceva se#pre0 * enza pane potrei pure tirare avanti in %ualche #odo, #a senza parlare proprio no*BC. 5 il nuovo arrivato parlava e parlava. 5ra un e!reo di #irne. Il suo volto scuro appariva triste. Erosso il naso, grandi gli occhi con la sclera gialla iniettata di sangue. Aveva l'aria terri!il#ente avvilita, preoccupata e spaventata, #a il !isogno di parlare era pi$ grande e pi$ forte della sua sventura e della sua grande paura. Co#e continuando una conversazione della sera avanti, prese a raccontare a fra Petar con un vivace #or#orio, #entre dalla cella uscivano in cortile, di s< e delle sue disavventure. , 5cco, uno viene depredato, accusato e #esso in prigione- 'a #i dica un po', che ci a!!ia#o a che fare noi con %uesta #ar#agliaI Io #i do#ando... 5lencava le cose che si do#andava, e c'era di tutto. Intanto, si guardava attorno circospetto, senza per8 s#ettere di parlare. A ar6 stata anche %uesta sua lo%uacit6 a portarlo %ua dentroB pensava fra Petar, ascoltando or#ai con un orecchio solo il racconto estenuante e fe!!rile di %uello strano personaggio, %uando %uesti fece il no#e di Ca#il>efendi. , Ieri ho visto che s'era siste#ato vicino a voi, vicino a gente per !ene. 'a ora gli hanno dato una stanza nella cosiddetta torre !ianca, laggi$ vicino al portone, dove dor#ono le guardie e gli i#piegati e dove i detenuti di riguardo hanno celle singole e vitto speciale. terri!ile, davvero. Che un uo#o si#ile... =ra Petar trasal&. , Lei conosce... Ca#il>efendiI , IoI Co#e no- Lei non la conosco, scusi, ci sia#o incontrati, ecco... 1on la conosco, #a vedo che " un uo#o educato e per !ene, e %uesto #i... Lei no, #a lui, lui s&. Di vista, #olto !ene. Lo conosce tutta #irne. A #irne si sa tutto. 5 gi6 in %uella pri#a giornata fra Petar venne a sapere #olte cose sul conto del giovane turco, della sua fa#iglia e dei #otivi che lo avevano condotto in %uella singolare di#ora. 4eninteso, tutto co#e lo si poteva venire a sapere da %uello .ai#, cos& si chia#ava l'uo#o di #irne. Tutto confuso e slegato, alcune cose tralasciate, altre ripetute #agari tre volte, in #odo pittoresco e vivace, non se#pre chiaro, #a con dovizia di particolari. Perch< %uell'uo#o, condannato co#'era a parlare, non poteva li#itarsi a raccontare una sola cosa alla volta. i fer#ava per %ualche istante, pensieroso, accigliato, co#e se ci8 dispiacesse anche a lui, e co#e se si rendesse conto che non era n< !ello n< conveniente dire tutto ed ovun%ue di ciascuno, #a il suo !isogno di parlare della vita degli altri, specie della vita di coloro che per posizione sociale erano pi$ in alto, o di coloro che avevano un destino d'eccezione, era pi$ forte di ogni prudenza. 5ra una di %uelle persone che conducono per tutta la vita una lotta disperata e perduta in partenza contro gli uo#ini e la societ6 alla %uale appartengono. 1ella sua passione di dire e spiegare tutto, di scoprire tutti gli errori e tutte le #alefatte della gente, di s#ascherare i cattivi e rendere o#aggio ai !uoni, andava #olto pi$ in l6 di %uanto un uo#o nor#ale e sano pu8 vedere e sapere. 5ra capace di descrivere nei #ini#i particolari scene svoltesi senza testi#oni. 5 non si li#itava a descrivere le persone di cui parlava, #a penetrava nelle loro idee e nei loro desideri, spesso addirittura scoprendo %uelli di cui esse non erano consapevoli. e#!rava parlare per !occa loro. 5 aveva il singolare dono di saper i#itare con un #ini#o ca#!ia#ento della voce il #odo di parlare dei protagonisti delle sue storie, e di essere ora un cad&, ora un #endicante, ora una !ellezza greca; inoltre, con lievissi#i #ovi#enti del corpo o solo dei #uscoli facciali, riusciva a #ostrare co#piuta#ente il #odo di ca##inare

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e di atteggiarsi di una persona o il #ovi#ento degli ani#ali o addirittura l'aspetto delle cose inani#ate. Cos&, .ai# parlava in #odo spedito e diffuso delle grandi e ricche fa#iglie di #irne, e!ree, greche e turche, soffer#andosi se#pre su avveni#enti i#portanti e su %uestioni intricate. 5 concludeva ogni suo racconto con strane escla#azioni, %uasi di esultanza0 A5hI Ah-B, che dovevano significare all'incirca0 A5cco che gente c'" al #ondo- 5 che cosa sono la #ia povera vita e il #io caso in confronto a %ueste persone e ai loro co#plicati destiniIB 5 l6 dove ter#inava un racconto, ne co#inciava su!ito un altro. 5 cos& all'infinito. @1oi sia#o se#pre pi$ o #eno propensi a condannare %uelli che parlano #olto, specie se di cose che non li riguardano diretta#ente, e a giudicarli con disprezzo, considerandoli chiacchieroni e parolai, gente noiosa. 5 non ci rendia#o conto che %uesto difetto, cos& u#ano e cos& fre%uente, ha pure i suoi lati !uoni. Che cosa, infatti, sapre##o noi dell'ani#o e dei pensieri altrui, dell'altra gente, e %uindi anche di noi stessi, di a#!ienti e paesi che non a!!ia#o #ai visto n< avre#o occasione di vedere, se non ci fossero %uesti individui che hanno !isogno di raccontare a voce o per iscritto le cose che hanno visto e udito, le e#ozioni e i pensieri che esse hanno fatto nascere in loroI Poco, #olto poco. 5 anche se i loro racconti sono inco#pleti, coloriti di passioni e di esigenze personali, o #agari inesatti, noi, che appunto a!!ia#o giudizio ed esperienza, possia#o valutarli e confrontarli tra loro, accettarli o respingerli, in tutto o in parte. icch<, %ualcosa dell'u#ana verit6 sopravvive pur se#pre per coloro che li ascoltano o li leggono con pazienzaC. Cos& pensava fra Petar, ascoltando il racconto di .ai#, particolareggiato eppure indiretto *su Ca#il>efendi e il suo destino*, che la stessa prudenza di .ai# tirava per le lunghe. Perch<, pur con tutta la sua vivacit6 e l'irrefrena!ile !isogno di parlare, .ai# ogni tanto a!!assava la voce fino a renderla indistinta, gettando intorno sguardi indagatori, co#e uno che sia perseguitato da #olti e che du!iti di tutto. Ca#il " un uo#o di *sangue #isto*, raccontava .ai#, di padre turco e di #adre greca. ua #adre era stata una !ellezza fa#osa. #irne, la citt6 delle !elle greche, non aveva #ai visto un si#ile corpo, un tale porta#ento e degli occhi cos& azzurri. A diciassette anni, la diedero in #oglie ad un greco, ricchissi#o. @.ai# #enzion8 un lungo cogno#e greco, pronunciandolo co#e si pronuncia il no#e di una dinastia universal#ente notaC. 5!!ero solo una figlia. /uando la !a#!ina aveva otto anni, il ricco greco #or& i#provvisa#ente. I suoi parenti cercarono in tutti i #odi di raggirare la giovane vedova e di sottrarle %uanto pi$ potevano dell'eredit6. La donna si difese e and8 fino ad Atene, per salvare al#eno i !eni che il #arito le aveva lasciato l6. 'entre tornava a #irne con la nave, le #or& i#provvisa#ente la figlia. Il #are era agitato, la nave procedeva con lentezza, #irne era ancora lontana. econdo il regola#ento, il cadavere della !a#!ina doveva essere gettato in #are e %uesto chiesero risoluta#ente i #arinai, i %uali, secondo una loro antica credenza, ritenevano che un cadavere a !ordo portasse sfortuna0 l'ani#a del defunto avre!!e spinto la nave verso il fondo co#e se fosse stata di pio#!o. Pazza di dolore, la #adre si oppose. Preg8 e scongiur8 che le lasciassero il corpo della figlia per poterlo seppellire a #irne e sapere al#eno dove fosse la to#!a della sua creatura. Il co#andante era in grave i#!arazzo. tretto fra il dolore della #adre, al %uale non aveva cuore di opporsi, e il severo regola#ento, che non poteva trasgredire, con l'aiuto del pri#o ufficiale escogit8 uno stratage##a. =ece fare due casse da #orto uguali0 in una fu #esso il cadavere della !a#!ina e %uesta i #arinai gettarono di nascosto in #are; l'altra, rie#pita di zavorra di uguale peso, inchiodata e sigillata, il co#andante la consegn8 alla #adre, fingendo di aver ceduto alle sue preghiere. Arrivati a #irne, la donna fece s!arcare la cassa, che fu poi sepolta nel ci#itero.

La povera #adre pianse a#ara#ente e a lungo la sua creatura, e ogni giorno andava a visitarne la to#!a. 'a %uando, col te#po, giovane e !ella co#'era, co#inci8 a di#enticare un poco la sua perdita, accadde %ualcosa di inatteso e terri!ile. La #oglie del pri#o ufficiale della nave sulla %uale era #orta la !a#!ina, che aveva saputo dal #arito il segreto dell'inganno operato a fin di !ene, lo confid8 una volta alla sua #igliore a#ica. Costei, dopo una lite, per stupidit6 e desiderio di vendetta, lo raccont8 ad altre persone. Per una crudele fatalit6, la cosa giunse alle orecchie della #adre. La poveretta i#pazz& dal dolore. Corse al ci#itero e si !utt8 a scavare con le unghie la terra sulla to#!a. Dovettero portarla via a forza e rinchiuderla, perch< voleva !uttarsi in #are per raggiungere la figlia. 5ra vera follia. 7ccorsero degli anni perch< guarisse dal suo nuovo dolore. 'a non si rista!il& #ai del tutto. 'olti greci chiesero in #oglie la !ella e infelice vedova, #a lei li respinse tutti uno dopo l'altro, disgustata dei suoi parenti e dei suoi connazionali. olo dopo %ualche anno, tra la #eraviglia generale, spos8 un turco. :o#o #olto pi$ anziano di lei, ricco, ragguardevole e colto, che negli anni giovanili aveva ricoperto alte cariche al servizio dello tato, Tahir> pasci6 faceva vita ritirata, d'estate nel suo podere vicino a #irne e d'inverno nella sua grande casa in citt6. 1on pretese che sua #oglie ca#!iasse religione, #a lei non si #ostr8 #ai per strada a volto scoperto. Il #atri#onio fece grande scalpore tra i greci. 'a, nonostante tutte le #aledizioni delle donne e dei popi, l'unione della giovane col sessantenne pasci6 fu non solo felice #a anche feconda. 1ei pri#i due anni, e!!ero due figli, una fe##inuccia e poi un #aschietto. Il !a#!ino era forte e cre!!e !ene, #a la !a#!ina era gracile e a cin%ue anni #or& di un #ale sconosciuto, nel giro di due giorni. La #adre, che non si era #ai del tutto ripresa dalla pri#a disgrazia, cadde ora in uno stato di grave e incura!ile #alinconia. 1ella #orte di %uesta seconda figlia cerc8 e trov8 la #ano di forze superiori, si sent& #aledetta e indegna, trascur8 co#pleta#ente #arito e figlio. Di#agr& e si consu#8. L'anno dopo, la #orte giunse co#e una li!erazione. Il ragazzo, di no#e Ca#il, era !ello @la !ellezza della #adre in versione #aschileC, intelligente e !en sviluppato, pri#o nel nuoto fra i suoi coetanei e vincitore di tutte le gare. 'a !en presto co#inci8 a trascurare i giochi e i diverti#enti con gli a#ici. i dedic8 se#pre di pi$ allo studio, incoraggiato dal padre, che gli procurava li!ri e #aestri e gli per#etteva di viaggiare. I#par8 persino lo spagnolo da un vecchio sefardita, ra!!ino a #irne. /uando, un inverno, anche il vecchio Tahir>pasci6 #or&, il giovane ri#ase solo, con un patri#onio considerevole, #a senza esperienza e senza parenti prossi#i. :nica sua difesa era il grande prestigio del padre. Eli fu offerto di entrare al servizio dello tato, #a rifiut8. A differenza dei suoi coetanei, non aveva #ai avuto dispute a causa di donne. 'a %uell'estate, passando accanto al recinto di un piccolo e folto giardino, gli accadde di scorgere una ragazza greca. =u un a#ore ful#ineo che lo trasfor#8 co#pleta#ente. La giovane era figlia di un piccolo #ercante. Ca#il era deciso a sposarla, proprio co#e un te#po Tahir>pasci6 aveva sposato sua #adre. 7ffr& tutto, senza porre alcuna condizione. La ragazza, che l'aveva visto due o tre volte, era pronta a seguirlo, e trov8 il #odo di farglielo sapere. 'a i genitori non avevano alcuna intenzione di dare la figlia ad un turco, per giunta figlio di una greca. 5 in %uesto erano sostenuti dall'intera co#unit6 greca. Avevano tutti co#e l'i#pressione che Tahir>pasci6, anche da #orto, si portasse via per la seconda volta una loro donna. Il padre della ragazza, un #ercantucolo piccolo di statura e di spirito, si co#portava co#e un uo#o in preda al delirio, preso d'un tratto da #ania di grandezza e di erois#o, da una sete di

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#artirio. Allargando le !raccia co#e se lo dovessero crocifiggere, gridava di fronte ai suoi connazionali0 , ono un uo#o piccolo per prestigio e ricchezza, #a non per fede e per ti#or di Dio. 'eglio perdere la vita e gettare in #are la #ia unica figlia piuttosto che darla ad un infedele. , 5 lo ripeteva ad ogni occasione, co#e se lui e la sua fede fossero la cosa pi$ i#portante, e la figlia non contasse nulla. In ogni #odo, l'erois#o e la sete di #artirio del piccolo #ercante della ripida strada di #irne non vennero #ini#a#ente #essi alla prova. La ragazza fu o!!ligata a sposare un greco di fuori, e i parenti vollero che tutto avvenisse in segreto, senza !anchetto nuziale, e tennero nascosti il luogo e il giorno della partenza. Te#evano che Ca#il la rapisse, #a %uesti s'era gi6 da te#po fatto da parte, dopo aver incassato il colpo. olo ora pot< vedere con assoluta chiarezza %uello che pri#a, giovane ed entusiasta, non aveva neppure i##aginato0 che cosa pu8 dividere un uo#o dalla donna che a#a, e in genere una persona dall'altra. Dopo %uesto fatto, Ca#il pass8 due anni a Costantinopoli per certi suoi studi. Torn8 a #irne ca#!iato, se#!rava #olto pi$ vecchio. 5 si ritrov8 isolato. Tutto lo divideva dai Ereci e poco lo legava ai Turchi. I coetanei, con i %uali solo %ualche anno pri#a passava il te#po in giochi e diverti#enti, se#!ravano or#ai estranei e lontani, co#e fossero di un'altra generazione. Co#inci8 a vivere in #ezzo ai li!ri. A venti%uattro anni, era un giovane ricco e originale che non conosceva n< l'a##ontare dei suoi !eni, n< co#e si dovessero a##inistrare. 3iaggi8 lungo la costa dell'Asia 'inore, and8 in 5gitto e nell'isola di +odi. 5vitava coloro ai %uali apparteneva per no#e e posizione sociale e che avevano co#inciato a considerarlo un po' strano, e fre%uentava solo persone colte, senza !adare al loro ceto, alla loro religione e origine. 'a l'anno pri#a avevano co#inciato a circolare per #irne delle strane voci, sul figlio di Tahir>pasci6, un #or#orio indefinito e indistinto, si diceva che i li!ri gli avessero dato alla testa, che non stesse !ene e che non tutto fosse co#e doveva essere. i diceva che, studiando la storia dell'I#pero turco, avesse *strai#parato* e, convintosi che in lui al!ergava lo spirito di un principe infelice, avesse co#inciato a credersi un sultano a cui il destino aveva negato il trono. , 5hI Ah- , .ai# interruppe per un atti#o il suo racconto, non lasciandosi sfuggire l'occasione di sottolineare che specie di citt6 fosse #irne, che aveva calunniato non solo lui, .ai#, cacciandolo in %uella prigione, #a, ecco, anche persone ragguardevoli e irreprensi!ili co#e appunto Ca#il>efendi. 'a su!ito prosegu&. , /uando dico , continu8 .ai# , che per #irne presero a circolare certe voci, non si deve natural#ente pensare che %uesto riguardasse tutta %uella popolosa citt6. Che cosa " #irneI /uando la guardi dall'alto del pianoro sotto 9adifa 9ala, se#!ra che non a!!ia fine, da %uanto " vasta. Tante case e tanta gente- 'a a considerare !ene la cosa, si tratta di un centinaio di fa#iglie, cin%uanta turche e cin%uanta greche, oltre ai pochi funzionari attorno al val& e al co#andante del porto, #ille o due#ila persone in tutto. 'a sono %uelle che contano, perch< decidono di tutto, #entre gli altri lavorano e sgo!!ano per #antenere #oglie e figli. 5 %uel centinaio di fa#iglie, anche se non si fre%uentano e non si vedono, sanno tutto le une delle altre, si osservano, si studiano, si spiano di generazione in generazione. ia per parte di padre sia per parte di #adre, Ca#il apparteneva a %uesta #inoranza. Lo strano destino della sua fa#iglia e il suo singolare stile di vita attiravano da se#pre l'attenzione e suscitavano curiosit6. 5 a #irne si chiacchiera, si sparla, si spettegola, esagerando, co#e avviene ovun%ue al #ondo, solo forse un po' di pi$.

Di Ca#il, che negli ulti#i anni non aveva preso parte alla vita dei suoi coetanei, ra#polli di ricche fa#iglie, si parlava parecchio #entre era lontano, e proprio per %uesto. i parlava dei suoi studi di storia; chi con a##irazione, chi con ironia. :n giorno, su una terrazza dove una decina di giovani distinti !evevano e fu#avano con altrettante donnine allegre del porto, %ualcuno ricord8 Ca#il, il suo a#ore infelice e il suo strano #odo di vivere. :n suo a#ico disse che stava studiando a fondo il periodo di 4aiazet II, in particolare la vita di Ee#>sultano, e per %uesto era andato in 5gitto e a +odi e adesso si stava preparando a fare un viaggio in Italia e in =rancia. Le ragazze chiesero chi fosse %uesto Ee#>sultano e il giovane spieg8 loro che era il fratello e avversario di 4aiazet, e che, sconfitto nella lotta per il trono, era fuggito a +odi consegnandosi ai cavalieri cristiani. I regnanti europei lo avevano tenuto prigioniero per anni, servendosene di continuo contro l'I#pero otto#ano e contro il sultano legitti#o. 5ra #orto in terra straniera e 4aiazet aveva ottenuto il corpo dell'infelice fratello ri!elle e lo aveva fatto seppellire a 4russa, dove ancor oggi si trova il suo #ausoleo. A %uesto punto, intervenne un giovane sventato, una di %uelle persone che, per la loro fertile fantasia e i loro discorsi sconsiderati, nuocciono spesso a se stessi e ancor pi$ spesso agli altri. , Dopo il suo a#ore infelice per la !ella greca, Ca#il ha concepito un a#ore altrettanto infelice per la storia che sta studiando. Crede di essere il #isterioso Ee# e co#e tale si co#porta se#pre e ovun%ue. 7r#ai i suoi a#ici di un te#po, parlando di lui, con ironia e con pena, non lo chia#ano altri#enti che Ee#>sultano. /uando si #enziona il no#e del sultano, specie se in rapporto alle dispute e alle lotte della casa i#periale, siano pure di un lontano passato, la cosa non ri#ane #ai l&, tra le persone che ne hanno fatto parola. C'" se#pre un uccellino che vola a raccontare all'i#peratore o ai suoi uo#ini co#e sia stato pronunciato il suo no#e, e da chi e in che #odo. Cos& accadde che l'innocente e segreta passione di Ca#il, attraverso la !occa di uno sciocco e l'orecchio di un delatore, giungesse fino al palazzo del val& di #irne, dove trov8 un'accoglienza i#prevista e ricevette un nuovo significato. II val& di #irne era a %uel te#po un funzionario duro e zelante, ottuso di #ente e #or!osa#ente sospettoso, che persino in sogno te#eva per s< guai politici, congiure o si#ili. @Tanta severit6 e tanto zelo negli *affari politici e di tato* non gli i#pedivano per8 di ricevere a!!ondanti co#pensi illeciti da #ercanti e ar#atori. Per %uesto, il cad& di #irne aveva detto una volta di lui che era un uo#o di intelletto corto #a di dita lungheC. 1ell'udire di Ca#il, il val& pens8 su!ito ad una cosa che al giovane non era #ai passata per la #ente e cio" al fatto che anche l'attuale sultano aveva un fratello, da lui fatto dichiarare de!ole di #ente e #andato in esilio. La cosa era nota a tutti, anche se nessuno ne parlava. /uesta coincidenza lo #ise in allar#e. 5 %uando, proprio in %uei giorni, a seguito di certi disordini e agitazioni nella Turchia europea, venne dira#ata da Costantinopoli una severa circolare che chiedeva a tutti i val& di fare pi$ attenzione ai nu#erosi intriganti e agitatori che si intro#ettevano negli affari dello tato, spingendosi fino a infangare il no#e del sultano, il val&, co#e ogni cattivo funzionario, si sent& colpito personal#ente. Eli parve chiaro che tale a##oni#ento riguardava specifica#ente la sua provincia e, poich< in essa non s'era verificato nessun altro *caso*, che si riferiva al *caso* di Ca#il. :na notte, la polizia circond8 la casa di Ca#il e fece una per%uisizione. Portarono via tutti i li!ri e i #anoscritti, e #isero il giovane agli arresti do#iciliari.

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/uando il val& vide %uella #ontagna di li!ri, per di pi$ scritti in varie lingue, e %uel #ucchio di #anoscritti e annotazioni, ri#ase cos& s!alordito e tanto si adir8 che decise, sotto la propria responsa!ilit6, di arrestare il loro proprietario e di spedirlo, insie#e con i li!ri e le carte, a Costantinopoli. 1on sapeva spiegarsi perch< dei li!ri, in particolare dei li!ri stranieri e in cos& gran nu#ero, suscitassero in lui tanta avversione e tanta collera. 'a avversione e collera non avevano !isogno di alcuna spiegazione, anzi, eccitandosi a vicenda, crescevano di pari passo. Il val& era convinto di non aver s!agliato e di aver colpito giusto. La notizia dell'arresto del figlio di Tahir>pasci6 allar#8 #olte persone di riguardo, specie tra gli ule#a. Lo stesso cad&, uo#o colto, anziano, che era stato a#ico di Tahir>pasci6, and8 di persona dal val& per chiarirgli la faccenda. pieg8 che Ca#il non aveva vizi, che per la sua condotta era un otti#o ese#pio di giovane onesto e di vero #usul#ano, che a causa di un a#ore infelice era caduto in uno stato di esaltazione e di #alinconia e si era dedicato intera#ente allo studio; se in %uesto aveva forse esagerato, la cosa andava considerata pi$ co#e una #alattia che co#e un'azione cattiva e #alintenzionata, ed egli #eritava riguardo e co#prensione, non gi6 condanne e castighi. 5vidente#ente, si trattava solo di un grosso e%uivoco. Al giovane interessava la storia, lo studio, e dallo studio non poteva venir danno. 'a tutti %uesti argo#enti si infransero contro l'ottusit6 e la diffidenza di %uel #eschino funzionario. , 5fendi, io non #i voglio stare a scervellare su %uesta faccenda. La storia, o co#e altro si chia#a, io non la conosco. 5 #i pare che anche per lui sare!!e #eglio non conoscerla e, invece di stare ad indagare su %uello che ha fatto un sultano del passato, u!!idire a ci8 che ordina %uello di adesso. , 'a si tratta di studi, di li!ri- , l'interruppe esasperato il cad&, che sapeva per esperienza %uanto possano essere nocivi e pericolosi per la societ6 e per il singolo gli uo#ini che, a causa della loro li#itatezza, credono illi#itata#ente nella loro intelligenza e perspicacia e nella giustezza di ogni loro giudizio e decisione. , 5h, vuol dire che i li!ri non gli fanno !ene. Ee#>sultano- Pretendente- :surpazione del trono- La parola " stata detta e le parole, una volta pronunciate, non si fer#ano pi$, vanno oltre e per via crescono e ca#!iano. 1on le ho dette io %ueste parole #a lui, e che ora ne risponda. , 'a %uante volte succede che uno sia accusato di ci8 che non ha co##esso- , insistette ancora il cad&, tentando di difendere il giovane. , e " stato calunniato e incolpato ingiusta#ente, ci pensi lui a discolparsi. Io non leggo li!ri e non voglio pensare per un altro. Che ognuno pensi per s<. Perch< devo star#i a preoccupare per causa suaI 1ella #ia provincia, ognuno deve !adare a %uello che fa e che dice. Io conosco una cosa sola0 ordine e legge. Il cad& alz8 il capo e lo fiss8 con uno sguardo severo e col#o di ri#provero. , /ueste, #i pare, sono cose a cui tenia#o tutti'a l'altro, or#ai eccitato, non si lasci8 confondere n< fer#are. , &, ordine e legge. 5 se una testa si sporge oltre, io la taglier8, sull'onor #io, fosse %uella del #io unico figlio. u %uesto punto, non tollero la #ini#a infrazione, e ne##eno la du!!ia erudizione di %uesto giovane efendi. , 'a la faccenda si potre!!e discutere e chiarire %ui. , 1o, efendi. Il regola#ento " regola#ento, e il regola#ento non prescrive cos&, #a co#e dico io. .a parlato di sultani e di fatti di sultani, ne risponda davanti al sultano. C'" Istan!ul per %uesto, spieghi l6 che cosa ha letto e scritto e che cosa ha detto alla gente. Che ci si ro#pano la testa %uelli l6 su %uesta faccenda. e " innocente, non ha di che te#ere.

5 fu tutto. L'anziano cad& guardava il val& che gli stava davanti. :n uo#o senza !affi, #inuto e curvo, de!ole e infer#o, incapace %uasi di reggersi in piedi, eppure in grado di far tanto #ale. e#pre diffidente e acido, se#pre propenso a scegliere la peggiore tra due possi!ilit6, %uando aveva paura di %ualcosa, co#e in %uell'occasione, diventava terri!ile. Il cad& co#prese che era inutile continuare a discutere0 l'altro avre!!e co#un%ue fatto %uello che aveva in #ente, era necessario cercare altre vie per aiutare il giovane. 5 Ca#il fu #andato a Costantinopoli, sotto scorta sicura #a discreta. @=u l'unica concessione che il val& fece al cad&C. Con lui, andarono anche i li!ri e i #anoscritti, in casse sigillate. Appena lo seppero, il cad& e gli altri a#ici #andarono a Costantinopoli un loro uo#o perch< spiegasse la cosa e aiutasse il giovane innocente. /uando costui giunse a Costantinopoli, Ca#il era gi6 stato #andato da Latif>efendi per essere trattenuto in stato d'arresto fino all'interrogatorio. /uesta, detta in !reve e senza le ripetizioni, i co##enti e i continui *ehI ah-*, era la storia di Ca#il>efendi, cos& co#e .ai# aveva potuto apprendere e vedere. 9arag8z aveva se#pre provato avversione per i detenuti i#putati di reati politici. Preferiva lottare contro cento cri#inali co#uni, grandi o piccoli che fossero, piuttosto che avere a che fare con un solo prigioniero politico. Inorridiva gi6 a sentirli no#inare. Li sopportava nella Corte perch< non poteva fare altri#enti, erano *di passaggio*, #a rifiutava di occuparsi di loro; li evitava co#e appestati e cercava di s!arazzarsi al pi$ presto di tutto ci8 che fosse *politico* o che sotto tale etichetta arrivasse fino a lui. 1el caso poi del detenuto arrivato da #irne, tutto era strano0 apparteneva ad una distinta fa#iglia turca, era seguito da casse di li!ri e di #anoscritti, non si sapeva esatta#ente se fosse pazzo o savio. @5 i pazzi, con tutto ci8 che li riguardava, incutevano a 9arag8z una paura superstiziosa e un'avversione istintivaC. 'a respingerlo non poteva. Cos& Ca#il fu rinchiuso in una cella co#une, dove, co#e a!!ia#o visto, trov8 posto per i pri#i due giorni. Infatti, gi6 il giorno dopo l'arrivo, l'inviato del cad& di #irne aveva ottenuto dalle autorit6 che a Ca#il venissero concessi una stanza separata e un tratta#ento di riguardo fino al #o#ento dell'interrogatorio, che avre!!e chiarito la sua posizione. 5 cos& fu fatto. 1ei giorni seguenti, fra Petar passeggi8 su e gi$ per il grande cortile a passi lenti, co#e se cercasse %ualcosa o aspettasse %ualcuno, gettando lo sguardo sulle finestre e sulle verande degli edifici circostanti. Di tanto in tanto, gli si avvicinava .ai#, che aveva lasciato il posto accanto a fra Petar e ai due #ercanti per scegliersene un altro, ancor pi$ appartato. Per evitare la corrente d'aria, aveva detto. 'a gi6 dopo due o tre giorni aveva confidato a fra Petar il sospetto che i due #ercanti fossero delle spie. =ra Petar aveva respinto %uell'idea con un sorriso. 5 osservando #eglio il viso #agro di .ai#, vi aveva notato per la pri#a volta la singolare espressione concentrata che si scorge sul viso delle persone che dentro di s< lottano con le loro ossessioni e le loro paure i##aginarie. Due giorni pi$ tardi, .ai#, a testa !assa e sfiorando col lungo naso appuntito l'orecchio di fra Petar, in un sussurro lo #ise in guardia contro un'altra spia. , Lascia perdere, .ai#, e non lo dire a nessuno. , a, io lo dico solo a lei. , A nessuno devi dirlo, neppure a #e. Di %ueste cose non si parla. , Cos& cercava di difendersi fra Petar al %uale l'i#provvisa e grave confidenza di .ai# non gar!ava affatto. La cosa si ripet< pi$ volte. =ra Petar fin& per a!ituarcisi.

GJ
4attendogli sulla spalla, lo tran%uillizzava, cercando di dare al discorso un tono scherzoso e senza i#portanza. , 5 chi sare!!eI /uello l& !iondo e altoI 'a non lo vedi, !enedett'uo#o, che " #ezzo #orto di paura e che non gli i#porta di nullaI /uello " innocente co#e un agnellino, e tu ti affanni a te#ere e a sospettare senza nessun #otivo. .ai# si cal#ava per un ora o due, #a non resisteva a lungo e si avvicinava di nuovo a fra Petar, giurando di aver fiducia solo in lui, e riprendeva il discorso di poco pri#a. , D'accordo, non " %uello di cui io erronea#ente > dicia#o erronea#ente >sospettavo, d'accordo, " un altro che lei ne##eno si i##agina. 'a chi pu8 essereI /uello l& che sta vicino al portone, che guarda davanti a s< e fa finta di non interessarsi di nienteI 7 %uell'altro che s%uadra tutti con arroganza da capo a piediI 7 %uel tipo ingenuo che pare uno scioccoI 7 #agari non " nessuno di loro, #a un altro ancoraI 5, dal #o#ento che di nessuno sai per certo che lo ", #a neppure che non lo ", pu8 essere chiun%ue. Chiun%ue. , #ettila con %ueste sciocchezze, .ai#, per l'ani#a tua , diceva fra Petar, co#inciando a perdere la pazienza. , 1o, no- Lei " un uo#o !uono, egregio a#ico, e crede che tutti siano !uoni. , 'a tu pensa !ene e vedrai che andr6 tutto !ene, caro .ai#. , 5h, !ene- 4eneI , !or!ottava .ai# incredulo, allontanandosi lenta#ente, a testa !assa e con lo sguardo fisso a terra. 'a il giorno dopo era di nuovo l&, di pri#a #attina, co#e per confessarsi. 5 anche se riusciva a li!erarsi un po' della sua paura, pure non riusciva a star cal#o. Allora, con %uel suo tono vivace e se#pre agitato, si #etteva a parlare dell'ingiustizia patita, del danno su!&to, del carattere della gente della sua citt6. =ra Petar coglieva se#pre l'occasione per fargli %ualche do#anda su Ca#il>efendi. 5d .ai# non ri#aneva #ai de!itore di risposte. Anche delle cose di cui aveva gi6 detto tutto poteva parlare ancora a lungo e diffusa#ente, con #olti particolari nuovi e attendi!ili. =ra Petar ascoltava ogni cosa con attenzione, osservando il viso #agro e la fronte alta di .ai#. La pelle su %uella fronte era cos& tesa e sottile che lasciava intravedere tutta la confor#azione dell'osso frontale, e i capelli, che la incorniciavano con strane ciocche, si arricciavano in #odo singolare, ed erano secchi co#e se alla loro radice !ruciasse una fia##a invisi!ile. /uando, finiti i suoi racconti, .ai# si allontanava, curvo e preoccupato, fra Petar lo seguiva con un lungo sguardo col#o di piet6. 5rano passati due giorni, #a Ca#il non si faceva vivo. .ai#, che, pur assillato dai suoi pro!le#i, riusciva chiss6 co#e a sapere tutto o al#eno a indovinarlo, diceva che doveva essere inco#inciato l'interrogatorio, durante il %uale all'i#putato non era consentito di uscire in cortile, perch< non venisse a contatto con nessuno. :na volta finito l'interrogatorio e inviata la pratica al tri!unale, gli avre!!ero lasciato di nuovo prendere l'aria in cortile. Tutto sapeva e prevedeva @anche se non se#pre con esattezzaC, %uesto .ai# di #irne. Anche %uesta volta aveva visto giusto. /uella #attina, fra Petar sedeva su una pietra e, assorto nei suoi pensieri, ascoltava solo a #et6 i forsennati litigi e il !accano che arrivavano fino a lui da due parti, infrangendosi e #escolandosi nelle sue orecchie. Alla sua sinistra, s'era raccolto un gruppetto di giocatori di dadi che discutevano una vecchia %uestione di gioco, co#e in una specie di tri!unale. 5rano cupi, le loro parole precise, secche e dure. , +estituiscigli i soldi , diceva con voce sottile #a terri!ile uno spilungone che era evidente#ente una specie di capo dei giocatori.

, /uesto gli restituisco- , grid8 furi!ondo un uo#o piuttosto piccolo, forte, dagli occhi torvi, facendo un gesto osceno col !raccio. , 'a guarda un po'- L'aveva ferito che %uasi lo a##azzava , co##entarono altri, in disparte. , 5 perch< non dovrei a##azzarloI , C'" la galera, sai, Chi se ne frega- Appena esco, l'a##azzo e, %uanto alla galera, #e ne infischio. +isuonarono voci di indignazione tra le %uali si distingueva appena %uella dello spilungone, i#pertur!a!ile e #inacciosa. , Elieli devi restituire- CapisciI Il chiasso che proveniva dal gruppo di destra era anche #aggiore e a tratti soffocava del tutto %uello del gruppo di sinistra. L&, c'erano anche Hai#, il chiacchierone dalla corporatura atletica che tuonava con voce di !asso e un nuovo detenuto, #ingherlino, che chia#avano ofta. Co#e se#pre, discutevano di donne. Hai# non diceva nulla, pro!a!il#ente stava i##aginando una nuova storia. La discussione era condotta dall'atleta e da ofta. Il #ingherlino gridava e dalla voce si capiva che saltellava, co#e fanno gli uo#ini piccoli per dare #aggiore i#portanza alle proprie parole. , Le ar#ene, le ar#ene, %uelle s& che sono donne, 'acch< ar#ene e ar#ene- Proprio tu #i vieni a parlare di donne ar#ene. TuI 'a se sei #inorenne. , .o trentun anni, io. , 5 che vuol direI 1on " %uestione di anni, #inorenne sei e #inorenne resterai anche %uando ne avrai cin%uanta. CapisciI Tu sei #inorenne, #inorato, #inuscolo, #ini#o, inso##a tutto %uello che " *#eno*. , 5 tu tutto %uello che " *pi$* , ri!att< secco e con poco spirito il #ingherlino, #entre gli altri scoppiavano a ridere. , 'a lo vedi che non ci cogli proprioI Io sono tutto %uello che " *e?tra*, se proprio vuoi saperlo, e per %uesto non vado !ene. &, non vado !ene neppure io. 'a tu, tuuuIA %uesto punto, il !asso dalla voce roca disse %ualcosa, una sola parola !reve, che venne coperta da una risata generale. Di nuovo si fece sentire il !asso, che riattacc8 a parlare d'a#ore e di donne. Pareva che non sapesse parlare d'altro. , L'ar#ena " co#e un fuoco nel !osco0 ce ne #ette ad accendersi, #a una volta che diva#pa non lo pu8 spegnere pi$ nessuno. 1on " una donna, " una gran faticata. ... un i#piastro che ti si appiccica addosso e ti trovi schiavo di lei e di tutta la sua fa#iglia. 5 non solo dei vivi, #a anche dei #orti e di %uelli che devono ancora nascere. Ti consu#ano tutto, #a in #odo onesto e legale, solo in #odo onesto e secondo la legge divina. @.anno tutti Dio per co#pliceC. L'ar#ena non si lava per sei giorni della setti#ana e si fa il !agno solo alla festa. ... pelosa fino agli occhi e puzza di aglio. 5 la circassaI , /uella " una donna- , escla#8 entusiasta uno del gruppo. , /uellaI , fece il !asso con disapprovazione, e la voce gli si trasfor#8 in un sospiro astioso. , /uella, caro #io, " una giornata estiva, non una donna. :na giornata estiva che non sai cos'" pi$ !ello, la terra o il cielo sopra di essa. 'a !isogna saperci fare. 4ench< serva a poco lo stesso, perch< %ui anche il #igliore dei #aestri fa la figura del principiante. La circassa non " co#e un uccello che, una volta preso, lo tieni. 1on ti ri#ane attaccata, #a

GK
scivola via co#e ac%ua; e %uando l'hai avuta, " co#e se non avessi #ai avuto niente. 1on ha #e#oria e non sa che cosa siano senno, ani#a, #isericordia. 5 non puoi capire di che religione sia. Di nuovo fu pronunciata una !reve parola inco#prensi!ile che suscit8 una fragorosa risata. =ra Petar, che era i##erso nei suoi pensieri, trasal& e si alz8 per andarsi a sedere un po' pi$ lontano. Appena in piedi, si arrest8 sorpreso. Davanti a lui c'era Ca#il, che lo salutava, i#!arazzato e silenzioso. Cos& accade di solito. Coloro che desideria#o vedere non si presentano nei #o#enti in cui li pensia#o e in cui pi$ li aspettia#o, #a capitano %uando col pensiero sia#o pi$ lontani da loro. 5 in %uesti casi alla gioia che il rivederli ci procura occorre un certo te#po per risalire dalle profondit6 dove era stata sospinta e apparire in superficie. I due si allontanarono dal chiasso e dalle risate. , Euarda, guarda- , disse fra Petar per pri#o, ripetendo pi$ volte %ueste parole, co#e confuso, #entre si sedevano uno accanto all'altro. @La sua gioia trovava piacere anche nel #ostrarsi #inore di %uanto in realt6 fosseC. Tutto parve di colpo lontano e re#oto, !ench< fossero passati solo pochi giorni dall'ulti#a volta che s'erano visti. Ca#il era visi!il#ente di#agrito, co#e consu#ato. Le occhiaie erano pi$ pronunciate e sul viso fattosi pi$ #inuto aleggiava un lieve sorriso che se#!rava illu#inarlo dall'esterno, dandogli una lieve espressione di i#!arazzo. Aveva l'a!ito sgualcito, la !ar!a lunga e trascurata. e#!rava ancor pi$ ti#ido e riservato. 5ra co#e se in %uei pochi giorni di separazione la singolare a#icizia tra il giovane signore turco di #irne e lo straniero cristiano della 4osnia fosse cresciuta, sviluppandosi e consolidandosi, in #odo rapido e inatteso, in %uella strana prigione, co#e solo in si#ili circostanze eccezionali pu8 accadere. 'a anche adesso le loro conversazioni non erano altro che un lento racconto di %uello che avevano visto e letto. @Di s< nessuno diceva nullaC. Per8 si distinguevano da tutto %uello che si poteva sentire e vedere intorno a loro. 5 %uesto era ci8 che contava. Passavano cos& l'intera giornata, dal #attino alla sera, %uando i detenuti dovevano rientrare nelle rispettive celle, tranne i #o#enti in cui Ca#il si appartava per la preghiera del #ezzogiorno o per %uella del tra#onto. Co#e pri#a, a parlare di pi$ era fra Petar, #a la partecipazione del giovane cresceva, in #odo lento e i#percetti!ile #a costante, !ench< la sua voce fosse ancora co#e l'eco di una voce pi$ ro!usta e pi$ fer#a, e dopo poche parole si #utasse su!ito in un sussurro. Con %uesto tono di voce un giorno @ne##eno %uesta volta fra Petar riusciva a ricordare %uando o co#eC il reticente Ca#il co#inci8 a raccontare la storia di Ee#>sultano. 5 da %uel #o#ento non parl8 pi$ d'altro. Lo spunto fu casuale, o al#eno cos& parve. Tran%uilla#ente, co#e se parlasse di una cosa %ualsiasi, Ca#il chiese0 , 1on ha #ai incontrato nella storia il no#e di Ee#>sultano, fratello di 4aiazet III , 1o , rispose cal#o fra Petar, pensando con e#ozione al racconto di .ai#, #a cercando di non farlo vedere. , Davvero... davveroI Il giovane chiara#ente esitava. 'a poi, dopo alcune parole di prea#!olo pronunciate con forzata indifferenza, co#inci8. ..., in for#a nuova e solenne, l'antica storia dei due fratelli. Da che #ondo " #ondo e dal te#po dei te#pi, il dra##a dei due fratelli>rivali si ripete di continuo sulla terra. Il #aggiore " pi$ saggio, pi$ forte, pi$ vicino al #ondo e alla realt6 del vivere e a tutto ci8 che unisce e #uove gli uo#ini; ogni cosa gli riesce !ene, sa se#pre

ci8 che si deve o non si deve fare, ci8 che si pu8 o non si pu8 pretendere dagli altri e da se stessi. Il #inore " l'esatto contrario0 uo#o effi#ero, sfortunato, che s!aglia appena si #uove, con a#!izioni che vanno se#pre al di l6 di %uello che si deve e al di sopra di %uello che si pu8 fare. 1el conflitto col fratello #aggiore, ed " un conflitto inevita!ile, egli " sconfitto in partenza. I due fratelli si trovarono contrapposti %uando, in un giorno di #aggio del 1MN1, durante una ca#pagna #ilitare, il sultano 'ao#etto II il Con%uistatore i#provvisa#ente #or&. Il #aggiore, 4aiazet, aveva trenta%uattro anni, il #inore, Ee#, ne aveva appena venti%uattro. 4aiazet era governatore dell'A#asOa, sul 'ar 1ero, Ee# governatore della Cara#ania, con sede a 9onOa. 4aiazet era !runo, alto, un po' curvo, raccolto in s< e taciturno; Ee# tarchiato, !iondo e forte, i#petuoso e in%uieto. 4ench< giovane, aveva riunito alla sua corte di 9onOa un cenacolo di uo#ini di scienza, poeti e #usicisti, e lui stesso co#poneva !uoni versi. 5ra inoltre un !ravo nuotatore, atleta e cacciatore. *=antasia accesa*, senza #isura nei progetti e nei piaceri, sicch< trovava le giornate troppo !revi e per prolungarle toglieva %uanto gli era possi!ile alla notte e al sonno. apeva il greco e leggeva l'italiano. 4aiazet era di %uegli uo#ini dei %uali poco si parla. Cal#o e coraggioso, otti#o co#!attente, non solo perch< pi$ anziano ed esperto, #a anche perch< pi$ dotato, conosceva #olto #eglio il grande i#pero paterno, le sue leggi e gli ordina#enti, le sue fonti di introiti e i suoi rapporti col resto del #ondo. 5ra uno di %uegli uo#ini che si occupano di un solo pro!le#a e di un solo affare alla volta, e se#pre di %uello pi$ necessario e utile. 1ella corsa al trono vacante, 4aiazet fu pi$ veloce e pi$ a!ile. Ee# aveva pi$ seguaci sia a corte sia nell'esercito @si sapeva che il sultano 'ao#etto prediligeva il figlio #inore e desiderava che fosse lui a succedergliC, #a i fautori di 4aiazet erano #eglio organizzati e agirono pi$ rapida#ente. 4aiazet arriv8 per pri#o a Istan!ul, assunse il potere e su!ito si prepar8 a #arciare contro il fratello che con il suo esercito stava #uovendo verso Istan!ul. L'esercito di Ee#, al co#ando di 9edi2>pasci6, arriv8 a 4russa, antico centro del potere otto#ano, una !ella citt6 verde alle pendici di un'alta #ontagna, e la con%uist8. 'a nella pianura era acca#pato l'esercito di 4aiazet al co#ando di Aias>pasci6. Co#inciarono le trattative. Ciascuno dei fratelli aveva !uoni argo#enti per sostenere il proprio diritto alla supre#azia. 4aiazet era pi$ anziano e pi$ e%uili!rato, gi6 accettato e riconosciuto sovrano a Istan!ul. 4en altri erano gli argo#enti di Ee#. 4aiazet era nato durante il regno del nonno 'urad II, %uando loro padre era solo pretendente al trono, e per giunta da #adre schiava. Ee# invece era nato %uando 'ao#etto II era gi6 sultano, e sua #adre apparteneva ad una fa#iglia principesca ser!a. Lo stesso 'ao#etto aveva lasciato velata#ente capire che il figlio #inore gli era pi$ caro e che in cuor suo gli aveva destinato il trono. Dietro a tutti e due, poi, agivano potenti pasci6, #ossi da sincera devozione o da interessi personali. Co#e se#pre accade, ciascuno dei due fratelli trovava, per ci8 che desiderava e che aveva gi6 deciso, sufficienti confer#e in tutto ci8 che lo circondava e altrettanta fiducia nel proprio !uon diritto e nella propria forza. In si#ili condizioni, le trattative non potevano sortire alcun esito. Ee# pretendeva la sua parte di i#pero, in Asia, #a 4aiazet rispondeva cal#o che l'i#pero era unico e indivisi!ile e che il sultano non poteva essere che uno, e offr& al fratello la possi!ilit6 di ritirarsi a vivere tran%uilla#ente con il suo hare# a Eerusale##e, dietro versa#ento annuale di una grossa so##a di denaro. 'a di %uesto Ee# non voleva neppur sentir parlare. i venne allo scontro.

GL
4aiazet, nel fratte#po, era riuscito a infiltrare fra i consiglieri del fratello un suo uo#o, )a2u!>!eg. Ee# fu sconfitto e riusc& a stento a salvare la vita. =ugg& in 5gitto, dove fu !en accolto dal sultano, cui il dissidio tra i fratelli conveniva. Aiutato da costui, tent8 un'altra volta la fortuna, #a fu di nuovo !attuto. i ritrov8 cos& sulla costa dell'Asia 'inore, senza esercito, con pochi uo#ini fidati. @ ua #adre e sua #oglie, con tre !a#!ini in tenera et6, erano ri#aste in 5gittoC. 'esso alle strette, e sapendo che cosa lo attendeva se fosse stato preso, decise di fuggire sull'isola di +odi e di chiedere asilo alle locali autorit6 cristiane. +odi, che %ualche anno pri#a 'ao#etto II aveva inutil#ente cinto d'assedio, era do#inio del potente ordine dei cavalieri di an Eiovanni di Eerusale##e e costituiva un forte caposaldo del #ondo cristiano occidentale. Ee# conosceva da te#po i cavalieri, avendo condotto con essi delle trattative per incarico del sultano suo padre. A loro fece richiesta di asilo ed essi, co#e se non aspettassero altro, inviarono su!ito una galea che dalla costa lo trasfer& a +odi con tutto il suo seguito, una trentina di persone. Il ri!elle pretendente al trono fu ricevuto con gli onori i#periali dal gran #aestro Pierre D'Au!usson, da tutti i cavalieri dell'7rdine e dall'intera popolazione. Il gran #aestro gli garant& di nuovo la li!ert6 e il diritto di asilo e i due concordarono che Ee# si sare!!e sta!ilito in =rancia in attesa che la sorte lo aiutasse a tornare da sultano in Turchia. Ee#, con il suo seguito, fu #andato in =rancia. 5 d'Au!usson co#inci8 ad adoperarsi in tutti i #odi per sfruttare la presenza dell'infelice principe a vantaggio del suo 7rdine, dell'intera cristianit6 e anche di se stesso. apeva !enissi#o di avere in #ano un pegno prezioso. :na volta in =rancia, Ee# non fu lasciato in li!ert6, #a, contro la parola datagli, fu confinato in fortezze dell'7rdine dei cavalieri gerosoli#itani. A %uesto punto, intorno al *fratello del sultano* si for#a un tur!ine di intrighi e di ca!ale cui partecipano tutti i regnanti europei del te#po, il papa e, natural#ente, lo stesso sultano 4aiazet. Anche 'attia Corvino, re d':ngheria, e papa Innocenzo 3III vogliono avere Ee# in #ano loro per usarlo nella lotta contro i Turchi e contro 4aiazet II. 'a l'astuto d'Au!usson trattiene il prezioso prigioniero in suo potere e se ne serve a!il#ente per ricattare tutti0 4aiazet, il sultano d'5gitto, il papa. 4aiazet gli paga una forte so##a per il #anteni#ento di Ee#, #a in realt6 perch< non lo rilasci e non lo consegni ad altri. Il papa gli pro#ette la porpora cardinalizia in ca#!io del prigioniero. Il sultano d'5gitto gli d6 so##e ingenti. Persino l'infelice #adre di Ee#, che vive in 5gitto e non cessa di adoperarsi per la li!erazione del figlio, gli #anda denaro per Ee#, denaro che per8 resta presso il gran #aestro. /uesta disputa attorno al *fratello del sultano* e l'a!ile gioco di d'Au!usson durarono otto anni. Durante tutto %uesto te#po, Ee# " trasferito da una fortezza all'altra, se#pre sotto una ro!usta scorta di cavalieri di Eerusale##e. A poco a poco, lo privano del suo seguito. Alla fine, gli ri#angono solo %uattro o cin%ue persone. Tutti i tentativi di fuga dalle #ani dei fedifraghi cavalieri gerosoli#itani falliscono. Il sultano 4aiazet, da parte sua, fa di tutto per li!erarsi dalla pressione che l'intero #ondo cristiano esercita su di lui servendosi del suo sventurato fratello, diventato or#ai un se#plice stru#ento. Per aver sue notizie, si rivolge ai 3eneziani, ai +agusei, al re di 1apoli, si tiene in contatto con Pierre d'Au!usson, facendogli concessioni d'ogni genere. I loro interessi, del resto, in un certo senso coincidono. D'Au!usson vuole trattenere il pi$ a lungo possi!ile Ee# in suo potere per ricattare cos& un po' tutto il #ondo, a 4aiazet pre#e soprattutto che il fratello>rivale si trovi in una prigione sicura e non alla testa di un esercito in #arcia contro la Turchia. 1ell'ottavo anno del soggiorno di Ee# in =rancia > era il 1MNN > la lotta diplo#atica attorno alla sua persona giunse al cul#ine. In =rancia arrivano e#issari da ogni parte, tutti

col co#pito di occuparsi della persona di Ee#. L'e#issario di 4aiazet, Antonio +erico, un greco cristiano, aiutato dall'inviato del re di 1apoli, dona al re di =rancia e ai suoi cortigiani grandi so##e, aperta#ente e di nascosto; offre la sovranit6 su Eerusale##e, una volta che 4aiazet a!!ia vinto il sultano d'5gitto e con%uistato la citt6; distri!uisce doni particolar#ente graditi a gentiluo#ini e da#e di corte. 1ello stesso te#po, il re d':ngheria 'attia Corvino invia una splendida a#!asceria, recla#ando per s< il fratello del sultano per poter affrontare 4aiazet con #aggiore pro!a!ilit6 di successo. 'a l'a#!asceria pi$ grandiosa " %uella inviata da papa Innocenzo 3III il %uale, !ench< vecchio e #alato, non desiste dall'intento di spingere i regnanti cristiani alla crociata contro i Turchi. 5 per %uesto gli " necessario avere in suo potere il fratello del sultano. 'a il gran #aestro dell'isola di +odi prosegue per la sua strada. +iesce a i#porre la sua idea al re di =rancia0 Ee# deve essere consegnato al papa. 1el fe!!raio del 1MNL, i cavalieri i#!arcano Ee# con una piccola scorta su una loro galea a Tolone e, dopo una lunga e difficile navigazione, approdano a Civitavecchia, dove li attende una grande delegazione del papa. Con un fastoso corteo, Ee# fa il suo ingresso a +o#a, accolto dai cardinali e dalla corte papale al co#pleto, insie#e con i rappresentanti diplo#atici. Ee# e il suo seguito sfilano nei pittoreschi costu#i orientali, su splendidi cavalli. Il giorno dopo, il papa ricevette !enigna#ente il tanto desiderato principe turco in solenne udienza pu!!lica. Ee# rifiut8 di inchinarsi davanti a lui, co#e facevano tutti, e lo a!!racci8 da pari a pari, da sovrano a sovrano. Pierre d'Au!usson divent8 cardinale e il suo 7rdine ottenne dal papa non solo riconosci#enti, #a anche consistenti privilegi e vantaggi. /ualche giorno dopo, il papa incontr8 Ee# in udienza privata e i due poterono parlarsi pi$ aperta#ente. Ee# dichiar8 che i cavalieri di +odi lo avevano ingannato e tenuto prigioniero. Preg8 il papa di lasciarlo andare in 5gitto, dove vivevano sua #adre e la sua fa#iglia. Parl8 in #odo cos& co##ovente che al papa vennero le lacri#e agli occhi. Consol8 Ee# con !elle parole, #a tutto fin& l&. Il grande gioco diplo#atico attorno a Ee# continua, se#pre pi$ intenso. Il papa sviluppa il suo disegno di realizzare una lega di regnanti cristiani contro i Turchi. In %uesta crociata, Ee# deve svolgere un ruolo i#portante, #a il 3aticano " per lui una ga!!ia dorata. 'attia Corvino vuole Ee# per la sua spedizione contro la Turchia. La stessa cosa desidera il sultano d'5gitto, che offre un riscatto di PQQ.QQQ ducati, pi$ altri PQ.QQQ da parte della #adre di Ee#. 1el 1MLQ, 'attia Corvino #uore. ... un duro colpo per il progetto di una co#une spedizione cristiana contro 4aiazet. /uesti, saputo che Ee# " ora presso il papa, #anda a +o#a un suo inviato speciale. Il papa lo riceve in udienza ed allora si scoprono tutte le #enzogne e gli intrighi di d'Au!usson, e si vengono a conoscere le so##e inviategli da 4aiazet. /uest'ulti#o vorre!!e che il papa trattenesse Ee# presso di s< alle stesse condizioni alle %uali lo avevano tenuto i cavalieri di +odi, cio" in ca#!io di certe concessioni politiche e dietro il paga#ento di MQ.QQQ ducati l'anno. Per versare la so##a di 1GQ.QQQ ducati, corrispettivo di tre anni, l'inviato ha la consegna di vedere Ee# di persona e di accertarsi che sia vivo e che si trovi real#ente l&. Ee# acconsente a ricevere l'inviato, #a solo da sultano, con l'osservanza dell'intero ceri#oniale. iede a ga#!e incrociate su un apposito trono, attorniato dai suoi dignitari. Accanto a lui c'" anche un cardinale. L'inviato di 4aiazet si prosterna davanti a Ee#>sultano e gli consegna la lettera e i doni inviatigli dal fratello. La

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lettera viene letta sottovoce a Ee#, che, senza ne##eno guardare i doni, li d6 ai propri dignitari perch< se li dividano. 1el fratte#po, Innocenzo 3III non desiste dal suo proposito di creare una lega contro la Turchia, #entre 4aiazet attua i suoi piani contro l':ngheria e 3enezia. In tutto %uesto, la persona di Ee# ha una parte di rilievo. Il sultano #anda al papa *la lancia con la %uale Cristo fu trafitto sulla croce* e altre preziose reli%uie, chiedendogli una sola cosa0 tenere prigioniero Ee# e non consegnarlo a nessuno. Il papa a sua volta chiede a 4aiazet di non assalire i paesi cristiani, altri#enti si servir6 di Ee#, #ettendolo a capo di una grande spedizione contro la Turchia. A %uesto punto, #uore anche Innocenzo 3III. Durante l'elezione del nuovo pontefice, Ee#, per #aggior sicurezza, " rinchiuso in Castel ant'Angelo. 3iene eletto il cardinale +odrigo 4orgia, che prende il no#e di Alessandro 3I. Per il prigioniero turco se#!rano prospettarsi te#pi #igliori. Ee# stringe a#icizia con i figli del papa, si #uove con #aggior li!ert6, partecipa alle feste. 1elle cronache, negli scritti e nei ritratti dei conte#poranei, " presentato co#e un uo#o di una trentina d'anni, che ne di#ostra per8 pi$ di %uaranta. Erasso, di carnagione scura, con la palpe!ra sinistra co#pleta#ente chiusa, Aco#e uno che stia prendendo la #iraB. Torvo e i#petuoso, spietato con la servit$, dedito ai piaceri, specie al !ere, perch< nel vino cerca il sonno e l'o!lio. In %uesto periodo, tra i #onarchi cristiani d'7ccidente sorgono nuove e grandi co#plicazioni. Il giovane re di =rancia Carlo 3III scende con un esercito in Italia per occupare il regno di 1apoli su cui acca#pa dei diritti e per guidare da l&, cos& assicura, gli eserciti della lega cristiana nella crociata contro i Turchi. Il papa fa di tutto per ostacolare la sua venuta in Italia, conduce persino trattative con 4aiazet, arriva a chiedergli aiuto contro il re di =rancia. 4aiazet gli invia la so##a annuale pattuita di MQ.QQQ ducati veneziani per il #anteni#ento di Ee#, #entre in una lettera personale gli offre FQQ.QQQ ducati per il cadavere del fratello. /uesto carteggio cadr6 poi nelle #ani degli avversari del papa in Italia che lo renderanno pu!!lico. Carlo 3III scende in Italia, con%uista rapida#ente una citt6 dopo l'altra e, l'ulti#o giorno del 1MLM, fa il suo ingresso a +o#a. Al papa non resta che accordarsi col giovane con%uistatore, col #inor danno e le #inori perdite possi!ili. :na delle richieste di Carlo fu che il papa gli consegnasse *il fratello del sultano*, che anche lui intendeva usare nella guerra contro 4aiazet. Convennero che Carlo avre!!e condotto Ee# con s< nella spedizione contro 1apoli e in seguito contro la Turchia. 'a il papa pretese in ca#!io dal re di =rancia la for#ale pro#essa che alla fine della guerra il prezioso ostaggio gli fosse restituito e che i MQ.QQQ ducati inviati regolar#ente dal sultano continuassero a essergli versati. In solenne udienza, il papa, di fronte a nu#erosi testi#oni, consegn8 al re di =rancia Ee# e il suo seguito, ridotto or#ai a pochissi#e persone. /uando gli fu co#unicata %uesta decisione, Ee# dichiar8 che, essendo uno schiavo, gli era indifferente essere prigioniero del papa o del re di =rancia. Il papa cerc8 con !elle parole di farlo ricredere e di tran%uillizzarlo, e Carlo 3III dal canto suo fu pieno di pre#ure e lo tratt8 co#e un sovrano. /uando Carlo 3III riprese la #arcia verso 1apoli, condusse con s< Ee# col suo seguito e il figlio del papa, Cesare, cardinale di 3alencia, co#e ostaggio. Durante il viaggio, l'astuto Cesare fugg&. Ee# cadde #alato e #or& pochi giorni dopo, a Capua. 1ei suoi ulti#i #o#enti di vita, Ee# racco#and8 ai suoi fidi, che avevano diviso con lui i lunghi anni di cattivit6, di riportare a ogni costo il suo corpo in Turchia, perch< gli infedeli non si servissero di lui anche da #orto. Dett8 anche una lettera per il fratello 4aiazet, nella

%uale lo pregava di lasciar tornare a Istan!ul la sua fa#iglia e di essere cle#ente con coloro che erano stati i suoi fedeli co#pagni nella lunga prigionia. Carlo 3III ordin8 che il corpo di Ee# venisse i#!alsa#ato e deposto in una cassa di pio#!o. u!ito si sparse la voce che era stato il papa ad avvelenarlo. Il senato di 3enezia si affrett8 a infor#are il sultano 4aiazet della #orte di Ee#, desiderando di essere il pri#o a co#unicare al potente sultano %uesta gradita notizia. La spedizione di Carlo 3III fin& #isera#ente. Il re torn8 in =rancia, dove #or& poco dopo. Il corpo di Ee# ri#ase nelle #ani del re di 1apoli e fu oggetto di un lungo carteggio. Il re di 1apoli ricatt8 4aiazet. Anche papa Alessandro 3I si fece avanti a esigere la sua parte. 'a il re di 1apoli ne trasse per s< tutti i vantaggi. /uel corpo gli serv& per concludere un vantaggioso accordo col sultano e solo nel sette#!re del 1MLL acconsent& a restituirlo a 4aiazet, il %uale lo fece tu#ulare solenne#ente in un #ausoleo a 4russa, dove sono sepolti i sovrani turchi. /uesto " solo il nucleo del racconto di Ca#il, presentato in #odo scarno ed essenziale. 'a %uello che fra Petar ud& dal suo nuovo a#ico fu #olto pi$ lungo e vivo e diverso, e detto con un altro significato. Tutto si riduceva a una idea di fondo0 esistono due #ondi, tra i %uali non ci sono e non possono esserci n< vero contatto n< possi!ilit6 d'intesa, due #ondi terri!ili condannati a una guerra eterna in #ille for#e. 5 tra di essi c'" un uo#o che, a suo #odo, si trova in guerra con entra#!i. =iglio e fratello di sultani, sultano lui stesso per profonda convinzione e senti#ento, e al te#po stesso il pi$ infelice degli uo#ini. Pri#a tradito e sconfitto, poi ingannato e privato della li!ert6, a!!andonato e separato dai suoi cari e dagli a#ici, sospinto in una situazione tragica, esposto al ludi!rio del #ondo, #esso %uasi alla !erlina, #a orgogliosa#ente risoluto a non cedere, a restare se stesso, a non perdere di vista la sua #eta e a non arrendersi n< al fratello>carnefice n< agli infedeli che lo ingannano perfida#ente, che lo ricattano, lo vendono e rivendono. 5 fra Petar, seguendo tutti i #uta#enti e le vicissitudini della insolita vita di Ee#> sultano, sent& un'infinit6 di no#i stranieri di citt6 e di potentati, i#peratori, re, papi, principi e cardinali, co#e non gli era #ai accaduto in vita sua. 1on poteva n< ricordare n< ripetere tutti %uei no#i. pesso, #entre ascoltava, gli accadeva di perdere il filo del racconto del giovane e di non distinguere pi$ in %uella storia %uale fosse la parentela di un certo personaggio, chi fosse a ingannare, co#prare e vendere, e a volte addirittura si distraeva per pensare ai guai suoi. 'a anche allora fingeva di ascoltare, perch< gli faceva pena %uell'uo#o cui stava evidente#ente #olto a cuore di raccontare tutto nei #ini#i particolari. 5 c'erano in %uel racconto cose per fra Petar assoluta#ente inco#prensi!ili, co#e i versi di Ee# sul destino, sul vino e l'u!riachezza, sulla !ellezza di ragazzi e fanciulle. Ca#il li recitava a #e#oria e co#e se fossero suoi. C'erano anche parole aspre, e opinioni che lo lasciavano sconcertato e lo tur!avano, co#e i giudizi di Ee# sui papi e sui dignitari ecclesiastici. 'a il luogo e il #o#ento non gli se#!ravano i #igliori per discutere e #ettere tutto in chiaro. Tanto pi$ che #olte di %uelle cose non gli erano chiare n< co#prensi!ili. 4isognava lasciarlo parlare. e#pre e ovun%ue, tutti si accostavano a fra Petar spontanea#ente, fa#iliarizzando su!ito con lui e confidandosi con grande facilit6. 5 lui accettava la cosa co#e un fatto naturale e logico, cercando solo di ascoltare con attenzione. e#pre, e anche allora. /uesta storia col giovane di #irne si spinse lontano e dur8 a lungo. Per ore e ore Ca#il si di#enticava di tutto, narrando la sorte di Ee#>sultano, co#e se parlasse di %ualcosa che

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non poteva aspettare, che doveva essere detto ora, su!ito, perch< il giorno dopo avre!!e potuto essere troppo tardi. Parlava ora in turco ora in italiano, di#enticando, nella fretta, di tradurre i passi in francese e in spagnolo che ripeteva a #e#oria. La conversazione co#inciava presto, sotto una piccola tettoia, la cui calda o#!ra si assottigliava se#pre pi$, per continuare poi in altri luoghi appartati del grande cortile, sfuggendo alla va#pa del sole e al !accano dei giochi e degli alterchi dei detenuti. =ra Petar not8 che .ai# non si avvicinava #ai in %uei #o#enti, e lo faceva unica#ente %uando lo vedeva solo. Accadeva per8 che %ualche detenuto, fingendo di passare di l& per caso, si accostasse, cercando di afferrare %ualcosa del !rusio del giovane. Allora, Ca#il a##utoliva di colpo e, co#e un sonna#!ulo risvegliato dal suo pericoloso rapi#ento, cadeva in un cupo silenzio, interrotto da #eccanici e poco convinti *s&, s&*, per congedarsi poi all'i#provviso e fredda#ente, con parole insignificanti, e andarsene via. Il giorno dopo, appariva dello stesso u#ore, con incerti segni di penti#enti e decisioni notturne, silenzioso e chiuso in se stesso, con un de!ole sorriso che tutto cancellava e nulla diceva, e si #etteva a parlare di cose affatto !anali. 'a solo per poco. Parlando, il suo stato d'ani#o, in #odo i#percetti!ile per entra#!i, ca#!iava ed egli, senza rendersene conto, si a!!andonava di nuovo alla sua passione e, sottovoce #a con vivacit6, co#e in confessione, riprendeva a raccontare a fra Petar di Ee# e del suo destino. Tre giorni dopo, il lungo racconto giunse alla fine, una fine triste e solenne, lo splendido, i#ponente #ausoleo di 4russa, sulle cui !ianche #ura erano tracciati i pi$ !ei versetti del Corano, stilizzati in for#a di strani fiori e cristalli. 'a a %uesto punto co#inci8 la narrazione di episodi particolari, #inuziosa#ente descritti. 5d ecco cos& alternarsi i giorni felici e %uelli infelici di Ee#, i suoi incontri e i suoi conflitti, gli a#ori, gli odi e le a#icizie, i tentativi di fuga dalla prigionia cristiana, i suoi periodi di speranza e %uelli di disperazione, le sue riflessioni nelle lunghe ore d'insonnia e i sogni confusi nei !revi #o#enti di sonno, le sue risposte orgogliose e a#are ai grandi di =rancia e d'Italia, i ra!!iosi #onologhi nella solitudine e nella cattivit6, pronunciati non con la voce di Ca#il #a con un'altra voce. enza alcuna pre#essa e senza un chiaro rapporto logico, senza un ordine di te#po, il giovane co#inciava a raccontare un episodio accaduto nel corso o alla fine dell'esilio di Ee#. Parlava a !assa voce, con lo sguardo fisso a terra, senza curarsi di essere ascoltato o seguito. =ra Petar non ricordava %uando esatta#ente era co#inciato %uel racconto senza ordine e senza fine. 5 ne##eno aveva colto su!ito il #o#ento, il grave e decisivo #o#ento, in cui Ca#il, chiara#ente e per la pri#a volta, dal racconto indiretto dei casi di un altro, era passato al tono di una confessione personale e aveva co#inciato a parlare in pri#a persona. @Io- > Parola grave, che agli occhi di coloro di fronte ai %uali " pronunciata fissa il nostro posto, fatale e i##uta!ile, spesso #olto al di l6 o al di %ua di ci8 che sappia#o di noi stessi, al di fuori della nostra volont6 e al di sopra delle nostre forze. Parola terri!ile che, una volta pronunciata, ci lega per se#pre, identificandoci con tutto %uello che a!!ia#o i##aginato e detto e con cui non ci sia#o #ai sognati di identificarci, #a che, nel nostro inti#o, fa da te#po tutt'uno con noiC. In uno stato di crescente incertezza, con ansia, pena, e una in%uietudine a fatica dissi#ulata, fra Petar continuava ad ascoltare il racconto. /uando, a sera, si separava da Ca#il e rifletteva su di lui e sul suo caso @ed era i#possi!ile non farloC, si ri#proverava di non averlo fer#ato con parole chiare e decise su %uella strada che evidente#ente non portava a nulla di !ene, di non averlo scosso e distolto da %uelle sue fantasticherie. 5ppure,

%uando il giorno dopo si incontravano di nuovo e il giovane rico#inciava a sfogare la sua i##aginazione #alata, lui continuava ad ascoltarlo, con un leggero !rivido e un profondo senso di piet6, esitando se#pre a interro#perlo e richia#arlo in s<. 5 anche %uando, #e#ore della decisione della sera pri#a e considerandolo suo dovere, cercava di portare il discorso su un altro argo#ento, o di distogliere Ca#il, con una osservazione casuale, dal parlare del defunto Ee#>sultano, lo faceva in #odo fiacco e indeciso. Provava troppa co#passione. La sua innata schiettezza e se#plicit6, che gli consentivano di dire se#pre tutto a tutti, erano co#e offuscate e spente dall'ossessivo racconto del giovane. 5 alla fine cedeva se#pre e, senza approvare #a anche senza opporsi con decisione, ascoltava in silenzio l'appassionato sussurrio di Ca#il. Ci8 che non esisteva, che non poteva e non doveva essere, era pi$ forte di %uello che esisteva e che era evidente, reale e unica cosa possi!ile. Pi$ tardi, fra Petar si ri#proverava di aver ceduto di nuovo davanti a %uella irresisti!ile ondata di follia e di non aver fatto uno sforzo #aggiore per riportare il giovane sulla via della ragione. In %uei #o#enti, si sentiva co#e co#plice di %uella follia e decideva di fare senz'altro il giorno dopo, alla pri#a occasione favorevole, ci8 che fino ad allora aveva o#esso di fare. La cosa dur8 cin%ue o sei giorni. Co#inciava ogni #attina %uasi alla stessa ora, co#e una ceri#onia fissa, prolungandosi, con due o tre !revi intervalli, fino all'i#!runire. La storia di Ee#>sultano, delle sue sventure e delle sue i#prese, se#!rava inesauri!ile. 'a un #attino Ca#il non si fece vedere. =ra Petar lo attese con ansia, andando in%uieto su e gi$ per la Corte. Due volte in %uel giorno gli si avvicin8 .ai# con le sue la#entele angosciose, se#pre uguali, e i suoi ti#ori per le ingiustizie di #irne e per le spie e le #olteplici insidie della Corte del diavolo. =ra Petar lo ascoltava distratto. 5 intanto pensava a Ca#il assente. Eli se#!rava di vederlo e di sentirlo co#e la sera avanti, pri#a di separarsi, parlare in fretta, %uasi leggesse0 , Diritto in piedi, in uno splendido a!ito da ceri#onia, sul ponte della nave che approdava a Civitavecchia, esa#inando la variopinta #assa dei soldati del papa e dei dignitari ecclesiastici, disposti secondo il protocollo, Ee# pensava, con la intensit6 e la chiarezza che possedia#o solo nei #o#enti in cui, staccati da una di#ora, non a!!ia#o ancora posto piede nella successiva. Pensava fredda#ente alla propria sventura, che vedeva con spietata lucidit6, co#e pu8 fare solo chi, nascosto e non visto, la ascolti da altri. , 5cco, dappertutto lo attendeva gente estranea, il #uro vivente della sua prigione. Che cosa poteva aspettarsi da essaI Co#passioneI 5ra l'unica cosa di cui non aveva !isogno, e #ai ne aveva avuto. La co#prensione che a volte gli avevano di#ostrato rare persone !uone e no!ili era stata per lui la #isura della sua sventura e della sua u#iliazione senza pari. Anche per i defunti la co#passione " pesante e offensiva0 co#e pu8 allora sopportarla chi " sano e perfetta#ente cosciente, co#e pu8, ancor vivo, guardare negli occhi di uo#ini vivi e leggere in essi null'altro che piet6I , Di tutto ci8 che il #ondo ha ed " io volevo fare uno stru#ento per con%uistarlo e do#inarlo, e invece " stato il #ondo che ha fatto di #e un suo stru#ento. , &, che cos'" Ee# Ee#sidI :no schiavo, e #eno ancora. Perch< uno schiavo, un se#plice schiavo trascinato in catene da un #ercato all'altro, pu8 se#pre sperare nella grazia di un !uon padrone, nel riscatto o nella fuga. 'a Ee# non pu8 aspettarsi grazia, n< potre!!e accettarla se %ualcuno volesse concedergliela. +iscattoI 1on si raccoglie denaro per riscattarlo, anzi si pagano interi tesori dall'una e dall'altra parte perch< egli resti uno schiavo e uno stru#ento, e perch< non venga affrancato. @L'unica eccezione " sua #adre, donna irre#ovi!ile e #agnifica, creatura unica, #a che con i suoi sforzi i#potenti non fa

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che accrescere il peso della sua u#iliazioneC. =ugaI Anche per uno schiavo senza no#e " difficile fuggire, incatenato co#'", #a, se fugge, ha pur se#pre %ualche speranza di far perdere le sue tracce e di trovare un suo #ondo dove poter vivere da se#plice uo#o li!ero tra se#plici uo#ini li!eri. 'a per lui non esiste possi!ilit6 di fuga. L'intero #ondo a!itato e conosciuto, diviso in due ca#pi contrapposti, %uello turco e %uello cristiano, gli nega asilo. Perch<, l6 o %ua, lui non pu8 essere altro che un sultano. 3ittorioso o sconfitto, vivo o #orto. Perci8 " uno schiavo che non ha possi!ilit6 di fuga, ne##eno nel pensiero o nel sogno. La fuga " via e speranza per chi " pi$ piccolo e fortunato. Lui invece " condannato a essere un sultano, prigioniero %ui o vivo a Istan!ul, o #orto sotto terra, #a se#pre e solo un sultano, e unica#ente in %uesta prospettiva pu8 esserci una sua salvezza. ultano0 nulla di #eno, perch< %uesto e%uivarre!!e a non esistere, e nulla di pi$, perch< non esiste nulla di pi$. ... una schiavit$, la sua, da cui non c'" possi!ilit6 di fuga neppure dopo la #orte. , La nave urt8 appena col para!ordo contro la !anchina di pietra. Il silenzio era tale che anche %uesto de!ole colpo si sent& e percorse, co#e una leggera eco, l'intera riva sulla %uale tutti, dai cardinali agli scudieri, guardavano fissi %uell'uo#o di !ella statura, con un alto tur!ante intessuto d'oro, %uasi isolato, a tre passi dal suo seguito, i##o!ile co#e una statua. 5 non c'era nessuno che non vedesse in lui un sultano e che non capisse co#e %uell'uo#o non potesse essere altro, !ench< proprio %uesta fosse la sua disgrazia. 'entre ancora raccontava, Ca#il s'era alzato. @Per evitare che le guardie lo spingessero in cella co#e gli altri, era solito andar via da solo, un po' pri#a dell'ora sta!ilitaC. Dopo il consueto !reve saluto, era sco#parso dietro una svolta della Corte del diavolo, proprio %uando negli angoli pi$ re#oti calavano le pri#e o#!re del crepuscolo. Il giovane non si fece vedere n< l'indo#ani n< il giorno dopo. 'a verso #ezzod& arriv8 .ai# e, gettando tutt'attorno occhiate interrogative e circospette, disse che a Ca#il Adoveva essere successo %ualcosaB. Pi$ di %uesto ne##eno lui seppe dire. Ci vollero due giorni perch< .ai#, che nel fratte#po non era stato con le #ani in #ano, tornasse con un co#piuto racconto sulla sco#parsa di Ca#il. Cupo e a testa !assa, co#inci8 a ispezionare lo spazio intorno a fra Petar in ellissi e cerchi pri#a larghi, poi se#pre pi$ stretti, guardandosi attorno di sottecchi e cercando evidente#ente di far apparire l'incontro co#e casuale, senza natural#ente rendersi conto di %uanto %ueste sue *#isure precauzionali* fossero inutili e dessero anzi nell'occhio. Poi si avvicin8 e chiese a !assa voce0 , ... stato interrogatoI , 1o , rispose forte fra Petar, al %uale le *#isure* di .ai# co#inciavano a dar fastidio. 'a, sperando che l'altro fosse riuscito a sapere %ualcosa di Ca#il, ripet< su!ito pi$ gentil#ente0 , 1o. 'a che c'"I Allora .ai# co#inci8 a raccontare. =inse ancora per un poco di trovarsi l& per caso e di essere sul punto di riprendere la propria strada, gettando !revi occhiate attorno a s<, #a a poco a poco di#entic8 le sue *#isure* e prese a parlare con se#pre #aggiore vivacit6, senza per8 alzare la voce. Alcuni punti del suo racconto erano poco chiari e inspiega!ili, altri invece erano illustrati con un'infinit6 di particolari co#e se lui fosse stato presente. .ai# sapeva tutto, e aveva visto anche %uello che non era possi!ile vedere. /uando, all'i#!runire, Ca#il s'era ritirato nella sua cella, che il custode aveva chiuso dietro di lui, nell'a#pia stanza ci si vedeva ancora. In due lucenti piatti coperti si stava raffreddando la cena gi6 pronta, !en diversa da %uella degli altri reclusi. 5ra tutto co#e ogni sera. L'andare su e gi$ da un angolo all'altro e l'attesa del sonno che sicura#ente non sare!!e venuto. A poco a poco, si spensero anche gli ulti#i suoni in fondo

al cortile. L'oscurit6 inghiott& i #uri !ianchi e gli oggetti, e infine invase la cella e avvolse l'uo#o sveglio. i for#8 allora un #ondo nuovo, il #ondo della notte, e nel !uio e nell'insonnia presero a risuonare sottili voci irreali e a #anifestarsi strani effetti ottici e acustici. In uno di %uei #o#enti, non avre!!e saputo dire in %uale, giunse un ru#ore, co#e di una chiave che da fuori cercasse e trovasse la serratura. 'a non era pi$ un'illusione acustica. La porta si apr& davvero e co#parve una de!ole luce. 1ella stanza entrarono senza ru#ore due uo#ini scuri seguiti da un ragazzo che portava una piccola la#pada a olio. Il ragazzo si #ise su!ito da una parte, sollev8 la la#pada e rest8 i##o!ile in %uella posizione. La luce si diffuse su tutti. :no dei due uo#ini era grasso, tutto in lui era rotondo e #olle0 l'aspetto esteriore, la voce, i #ovi#enti. L'altro, invece, era #agro, tutto ossa e #uscoli, carnagione scura, grandi occhi velati d'o#!ra e grosse #ani terri!ili che risaltavano alla luce. e#!ravano i due volti dell'a#!igua giustizia del sultano. olo il pri#o disse gentil#ente @una gentilezza sinistraC0 , 4uonasera. , Co#inci8 cos&. Con un tono di voce pericolosa#ente #ellifluo, il funzionario grasso disse che nel pri#o interrogatorio le do#ande e le risposte erano state pi$ che altro for#ali. 'a, natural#ente, non ci si poteva fer#are l&. , ... necessario che lei, Ca#il>efendi, ci dica final#ente per chi ha raccolto i dati su Ee#>sultano, ela!orando fin nei #ini#i particolari il piano di rivolta contro il legitti#o sultano e califfo e indicando i #ezzi per usurpare il trono con l'aiuto di ne#ici dall'estero. , Per chiI , ge#ette il giovane, tutto sulla difensiva. , &, per chiI , Per #e, e per nessun altro. .o studiato %uello che " gi6 noto nella nostra storia. .o approfondito... , 'a co#'" che di tanti argo#enti di cui scrivono i li!ri lei ha scelto proprio %uestoI ilenzio. @.ai# aveva or#ai di#enticato tutta la sua a!ituale cautela e parlava vivace#ente, con un'espressione in%uieta sul viso e agitando le #aniC. , enta, , continu8 tran%uilla#ente e con esagerata solennit6 il funzionario grasso , lei " un uo#o intelligente e colto, di fa#iglia distinta. Lo vede da s< che s'" cacciato in una !rutta storia, o che %ualcuno ce l'ha cacciato. Lei sa che anche oggi, co#e allora, siede sul trono il sultano e califfo @che Dio gli conceda lunga vita e ogni successo-C e che %uesto non " argo#ento adatto per la riflessione, e tanto #eno per studi, scritti e discorsi. Lei sa che, ne##eno se pronunciata nel fitto di un !osco, una parola ri#ane fer#a, figurarsi se la si scrive e la si dice ad altri co#e ha fatto lei, scrivendo e parlando per tutta #irne. /uindi, ci spieghi la cosa e ci dica tutto. ar6 pi$ facile per noi e #eglio per lei. , /uello che lei dice non ha alcun rapporto n< con #e n< con i #iei pensieri. La voce del giovane suonava sincera, con una punta di a#arezza. Il funzionario allora a!!andon8 il suo atteggia#ento distinto e solenne e assunse un tono che gli era #olto pi$ naturale. , Aspetti un #o#ento- 1on pu8 essere che non ha rapporto. Tutto ha rapporto con tutto. Lei " un uo#o colto, #a anche noi non sia#o proprio degli ignoranti. 1on ci si dedica a un'i#presa del genere per caso e senza uno scopo. Parlava se#pre solo il funzionario grasso. Ca#il si sforzava di capire %uello che sentiva e rispondeva in #odo vago, %uasi co#e un'eco. , copo. /uale scopoI , ... %uello che vorre##o sapere da lei. Il giovane non rispose nulla.

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Pensando di averlo scosso, il grassone continuava a parlare, strascinando le parole co#piaciuto. , AlloraI Coraggio/uesto fu detto con tono pi$ duro e secco, in #odo nuovo, con un accento di i#pazienza e di #inaccia. Il giovane gettava occhiate negli angoli in o#!ra attorno a s<, %uasi a cercare un testi#one oltre il cerchio di %uella de!ole luce. i sforzava di trovare la parola o la frase che chiarisse %uello stupido e%uivoco, che spiegasse tutto e di#ostrasse che non c'era nessuno scopo particolare e che di tutta %uella faccenda lui non doveva n< poteva render conto, specie in %uel #o#ento, in %uel luogo e in %uel #odo. Credeva di star dicendo proprio %uesto, e invece taceva. Parlarono per8 tutti e due i funzionari @adesso era intervenuto anche %uello #agroC, in fretta, con accani#ento, alternandosi. , Parli, Ci dica tutto, sar6 #eglio anche per lei e... pi$ se#plice. , Dica %uando ha co#inciato. , Allora, a che scopo e per conto di chiI Lo su!issarono di do#ande. Il giovane teneva gli occhi socchiusi per difendersi dalla luce, pur continuando a gettare occhiate in%uiete negli angoli !ui. i raccapezzava a stento, in %uel rapido accavallarsi di do#ande. 'a a un tratto si accorse che il funzionario #agro gli si era fatto pi$ vicino, aveva alzato il tono della voce e gli dava del tu. , u, forza, parlaTutta la sua attenzione si concentr8 su %uesto. i sent& disonorato, u#iliato, fiaccato e ancor #eno capace di difendersi. La colpa e la sventura non stavano in %ualche suo *scopo*, #a nel fatto che un uo#o veniva #esso @o si #etteva da s<C nella condizione di essere interrogato su cose si#ili, e per di pi$ da gente del genere0 %uesto egli voleva dire. 5 %uesto credeva di star dicendo, e invece taceva. L'interrogatorio continu8 cos& e dur8 a lungo. 5, in un #o#ento di %uella notte fuori dal te#po che il sole scandisce con le sue al!e e i suoi tra#onti e fuori da ogni rapporto u#ano, Ca#il a##ise aperta#ente e con orgoglio di essere identico a Ee#>sultano, cio" all'uo#o che, infelice co#e nessun altro, s'era trovato in una strettoia senza uscita, #a non aveva voluto n< potuto rinnegare se stesso, non essere %uello che era. , Io sono lui- , ripet< con la voce !assa #a fer#a con cui si pronunciano le dichiarazioni decisive e si accasci8 su una sedia. Il funzionario grasso si ritrasse in fretta, con uno scatto involontario, e tac%ue. 'a %uello #agro parve non sentir nulla del sacro tur!a#ento che si prova davanti ad un uo#o che si " chiara#ente perduto, ponendosi per se#pre fuori dal #ondo e dalle sue leggi. 1el suo zelo ottuso e #iope, il poliziotto #agro si precipit8 a sfruttare lo spazio li!ero lasciatogli dal pi$ avveduto collega, e cerc8, con nuove do#ande, di estorcere al giovane la confessione che a #irne esisteva in ogni caso una congiura. eduto su una !assa sedia senza schienale, Ca#il appariva stre#ato e tutto ripiegato in se stesso. Il funzionario #agro gli girava intorno e gli si #etteva di fronte. Eli se#!rava ora di avere davanti un corpo senza volont6 e senza coscienza di cui poter disporre a piaci#ento. /uesto lo eccitava e lo rendeva se#pre pi$ i#paziente e villano. Ad un certo punto, se#!ra, pos8 una delle sue terri!ili #anacce su una spalla di Ca#il e il giovane, acceso d'ira e pro!a!il#ente disgustato da %uella inti#it6 offensiva, forse lo respinse con violenza. Allora, in un !atter d'occhio, vennero alle #ani. i intro#ise anche l'altro poliziotto.

Ca#il si difese ed attacc8 con una forza e una vee#enza che nessuno si sare!!e aspettato. 1ella #ischia fin& per terra anche il ragazzo con la sua la#pada. 5 %uando riusc& a districarsi da %uel furioso groviglio di !raccia, di ga#!e e di colpi, corse fuori a dare l'allar#e, #entre nella cella la lotta continuava a infuriare nel !uio. @Da %uesto ragazzo e dai detenuti risvegliati la Corte seppe della storia notturna del giovane di #irne, e %uel che si sussurrava nella Corte .ai# veniva a saperlo su!itoC. /uella stessa notte Ca#il fu portato via da una delle porticine della Corte del diavolo. 3ivo o #ortoI Dove " stato portatoI /uesto fra Petar, nella sua agitazione, lo pens8 soltanto. 'a .ai# gi6 rispondeva anche a %ueste do#ande. e " vivo, pro!a!il#ente " stato portato a Ti#arhana, vicino a ulei#ania, dove vengono ricoverati i #alati di #ente. L&, in #ezzo ai #atti, la storia che lui " il pretendente al trono sar6 %uello che sono le parole e i discorsi dei #atti, innocue fantasie di #alati alle %uali non !ada nessuno. 5 poi un uo#o cos& sconvolto e #alato non vive a lungo, #a " destinato a sco#parire presto con le sue folli fantasie, senza che nessuno de!!a renderne conto a chicchessia. e invece c'" stata vera lotta, e il giovane, !attendosi con i due, e arrivato a ferirne uno @e pare che sia successo proprio %uesto, perch< in seguito, nella cella, si sono dovute lavare tracce di sangueC, allora " possi!ile che %uelli siano andati anche pi$ in l6, perch< i colpi %ui non si #isurano ed " facile che vadano oltre il necessario. In %uesto caso, l'infelice figlio di Tahir>pasci6 " gi6 nella to#!a. ... una to#!a cos&, con una lastra !ianca senza epigrafe, non parla di nulla, #en che #eno di i#peratori e dei loro diver!i e delle loro lotte con i rivali. olo al ter#ine del suo racconto, .ai# si ricord8 dei *pericoli* che lo circondavano e, senza congedarsi e lanciando intorno occhiate indagatrici, si allontan8, cercando di se#!rare uno che passeggiasse senza #eta per il vasto cortile. =ra Petar strinse i denti, furioso col proprio destino, con tutto ci8 che lo circondava, persino con %uel poveretto di .ai# e la sua continua s#ania di cercare di saper tutto, di riferire e raccontare ogni cosa fin nei #ini#i particolari. 'a ri#ase dov'era, asciugandosi il sudore freddo dalla fronte. Euardando confuso la grigia terra !attuta e i !ianchi #uri davanti a s< co#e se li vedesse per la pri#a volta, si sent& passare sul corpo una fredda e sottile onda di paura. Lo avre!!ero interrogato per essersi intrattenuto a parlare con Ca#il, trascinandolo per la seconda volta, innocente, in una inchiesta assurdaI Certo, .ai# era uno s%uili!rato e vedeva pericoli anche dove non c'erano, #a tutto era possi!ile. u!ito gli venne un altro pensiero0 che cosa poteva essere accaduto a Ca#ilI =u invaso da una dolorosa va#pa di calore. :na co#passione profonda, insosteni!ile in %uell'i##o!ilit6 e in %uella assoluta incertezza. ent& la necessit6 i#periosa di essere altrove, di vedere e sentire altra gente, che non avesse nulla a che fare con %uelle intricate ed oscure storie di #irne; di vedere persone, non i#portava %uali, purch< lontane da %uella rete insensata che tessevano, tendevano e i#!rogliavano tra di loro #alati di #ente e poliziotti i#periali senza cuore e senza cervello, nella %uale, ecco, anche lui, !ench< innocente, era ri#asto i#pigliato. i avvi8 lungo il cortile, dirigendosi verso gli angoli riparati e l'o#!ra, dove si levava il !accano di capannelli di detenuti, intenti alle loro !aruffe, ai loro passate#pi, ai loro scherzi. Dopo due o tre giorni fu chiaro che non ci sare!!e stato nessun interrogatorio per le sue lunghe conversazioni con Ca#il. 3oleva dire che era tutto finito > e sepolto. 3ennero #eno la paura e l'attesa, #a non fu n< #eglio n< pi$ facile. Anzi.

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Co#inci8 il te#po senza Ca#il. =ra Petar non lo di#entica, #a sente dentro di s< di aver perduto la speranza di rivederlo. Continua la calura dell'estate. 1ella Corte " tutto co#e se#pre. C'" chi viene ri#esso in li!ert6 e chi prende il suo posto, senza che nessuno si accorga di nulla. Tutte presenze secondarie e prive di i#portanza. La Corte vive per s<, con cento #ovi#enti, #a restando se#pre la stessa. 7gni #attina si radunano all'o#!ra gruppetti ani#ati che sono se#pre gli stessi o si asso#igliano #olto. =ra Petar si fer#a davanti al pri#o, %uello dei *vicini*. e#pre la stessa storia. Hai# continua a sposarsi e a divorziare, passando da una donna all'altra e, co#e se#pre, c'" chi lo s!ugiarda trattandolo a #ale parole e chi lo sta ad ascoltare. Hai# " pallido, verdastro e scuro in volto, se#!ra #alato di itterizia. 5 lo sguardo, senza rapporto con %uanto lui va dicendo, vaga lontano, #isero e folle di paura all'idea della condanna che lo attende se la sua accusa viene provata. Anche gli altri parlano di donne, #a in #odo diverso. Chi si fa sentire pi$ di tutti " il tipo atletico dalla voce roca di !asso. 'a per ora tace, ascoltando con gli altri un vecchio #arinaio che racconta di una giovane greca che lavorava nella sua osteria preferita. , 1on ho #ai visto una fe##ina pi$ grossa e pi$ soda. :n !asti#ento- Portava davanti due tette che parevano cuscini. Dietro le si #uovevano due natiche che se#!ravano #acine in azione. Tutti allungano le #ani e stringono dove e %uanto possono. Lei si difende, la difende pure il padrone, %uel greco sdentato, #a chi pu8 legare le #ani ai #arinaiI ... un continuo pizzicarla. Alla fine, ha dovuto lasciare il lavoro. Al#eno cos& dice il padrone. 'a non " vero, " stato lui, %uel volpone, a #etterla al sicuro in casa sua e a tenersela per s<. I #arinai lo insultano, sospirando0 AIh, peccato, un pezzo di donna cos&, #or!ida co#e un fascio di fieno-B ACo#e un fascio di fieno, co#e un fascio di fieno-B ripete il greco tra s< e s<. A'a se continuava cos&, pizzica tu che pizzico io, che sare!!e successoI Pagliuzza a pagliuzza, anche il !el fascio di fieno si sare!!e disfatto. 'ascalzoni-B. AIh-B ri!atte l'uo#o con la voce roca di !asso. AIh, ih, co#e siete, voialtri- 1on sapete parlare d'altro che di !aldracche da osteria- 5 solo di cose schifose- Ihcoppia un alterco da cui il !asso esce vincitore0 tutti zittiscono il #arinaio e chiedono al !asso di continuare il racconto che aveva gi6 co#inciato. 5 il !asso riattacca con la storia concitata e farraginosa di una donna di rara !ellezza, una georgiana, che fece furore a Istan!ul e #or& giovane. , ... gente cos&, %uella. ua nonna era una !ellezza fa#osa. Tutta Tiflis era pazza di lei. Proprio cos&. La #isero al sicuro in un casale, da certi parenti, a una certa distanza da Tiflis. /uesto casale ha preso da lei il no#e di * ette !are*, pri#a si chia#ava in altro #odo, non so co#e. /uesto perch<, a causa della sua !ellezza, intorno a casa sua caddero sette teste in #ezz'ora. 'erano azzuffati pretendenti e rapitori. Tre fa#iglie presero il lutto. Lei ne #or& di dispiacere. 1on si spense a poco a poco, #a co#e falciata dal gelo0 di colpo. 'a ne##eno in punto di #orte volle dire di chi fosse inna#orata lei e neppure se il suo uo#o fosse tra i #orti o tra i vivi. 5cco, aveva preso da %uella sua nonna la !ellezza, il personale, gli occhi... , &, , co##enta uno del gruppo , si sa che le georgiane hanno occhi stupendi. , Che si saI Co#e si saI Che ne sai tu, or!o che non sei altro, di %ueste coseI , 5 perch< non dovre!!e saperloI 'anco ci fossi solo tu al #ondo- , insorgono altri. , 1on lo interro#pete- Lasciatelo raccontare- , intervengono altri ancora. , Avanti, a#ico, racconta e non far caso a nessuno. L'uo#o #assiccio, dalla voce tonante, rifiuta con un gesto sdegnoso della #ano e con una s#orfia di disgusto in viso.

, 'i fa schifo parlare, accidenti- A che serve parlare a %uesto cagnetto ciecoI 'a tutti gli si stringono intorno e alla fine, co#e se#pre, riescono in %ualche #odo a cal#arlo, sicch<, anche se ancora contrariato, eccolo riprendere il racconto della georgiana e dei suoi occhi. , 5 %uando uno #i viene a dire cos&0 Aaveva due occhi stupendiB, #i si anne!!ia la vista. 'a che occhi e occhi, possa tu diventare or!o- /uando guardi %uei due occhi, non pensi #ica ai due lu#i che ognuno di noi porta in testa, #a a due distese celesti di sole e di luna velata. 5 che stelle, che nuvole, che #eraviglie ci sono in %uelle due distese- Povero a#ico #io- A guardare, diventi di pietra e ti s%uagli tutto. vanisci proprio- *Due occhi* %uelliI Certo, perdio, servono anche loro per vedere, #a %uesto " il #eno, per loro " l'ulti#a cosa. 7cchi- Che cosa sono %uesto po' d'occhi che portia#o in faccia e che ci aiutano a trovare la porta e a centrare la !occa col cucchiaioI 5 che cosa sono %uelle due #eraviglie celestiI 1on c'" assoluta#ente confronto. ... un prodigio che s'" verificato una sola volta in %uesto #ondo, una volta e !asta. 5d " #eglio cos&. 'eno tor#enti e #eno tristezza. 7cchi del genere non dovre!!ero #orire co#e gli altri, oppure non dovre!!ero venire al #ondo. L'uo#o tac%ue di colpo, tradito dalla voce. 1essuno del gruppo disse parola o fece co##enti. 'a dur8 un atti#o. Di nuovo, scoppiarono gli alterchi, le risa ed un confuso #or#orio di voci che si #escolavano a !attute salaci. 'entre seguiva ad una certa distanza la discussione del gruppo, fra Petar avvert& la presenza di %ualcuno dietro di s<. /uando si volt8 per andarsene, si vide davanti .ai#. 1elle sue passeggiate per il cortile, fra Petar si i#!atte regolar#ente in .ai#, che, spinto dall'in%uietudine e tutto tre#ante, ca#!ia posto in continuazione. 7vun%ue arrivi col suo involto, trova ad attenderlo il suo sospetto su tutto e su tutti. Allora, prende su!ito le sue *#isure precauzionali*. 'a, dopo un giorno o due, se ne va per cercarsi un nuovo angolo pi$ sicuro. Incontrando fra Petar, a volte passa oltre co#e se non lo conoscesse, a volte si li#ita a un lieve cenno di saluto, strizzando l'occhio in #odo significativo, a volte invece gli si avvicina e si #ette a parlare li!era#ente, finch< non gli viene in #ente %ualcosa e se ne va. Anche %uesta volta si par8 davanti a fra Petar e co#inci8 di sua iniziativa a parlare dell'uo#o dalla voce roca di !asso. Anche di lui sapeva gi6 tutto. ... un uo#o di u#ile origine, che, in virt$ della sua forza e della sua destrezza, " riuscito a farsi accettare dalla !uona societ6. Per %ualche anno " stato ca#pione di lotta, noto in tutta la Turchia. ... stato fornitore dell'esercito, proprietario di caff", #ediatore in affari di ogni genere. .a #aneggiato #olto denaro. In pi$, giocatore, gran !evitore e soprattutto accanito donnaiolo. Cos&, s'" !uscato una !rutta #alattia. 1on ha #ai avuto le #ani pulite e non ha #ai fatto distinzione tra il proprio e l'altrui, #a " se#pre riuscito a cavarsela in %ualche #odo finch< ha avuto forza e giudizio. 'a da due o tre anni non fa che scendere se#pre pi$ in !asso e perdere ogni credito. Le donne gli hanno succhiato il cervello. .a perduto la sua forza. Eli a#ici di un te#po hanno finito per a!!andonarlo a se stesso e lui s'" #esso con i peggiori cri#inali. Cos&, dopo una serie di frodi e truffe, " arrivato nella Corte. ... %ui da appena due #esi, sotto inchiesta, e si vede chiara#ente che perde forza di giorno in giorno e che gli svapora %uel po' di cervello che gli resta. 1on distingue pi$ le cose reali e possi!ili dalle fantasticherie. 5 parla solo di donne. ... una vera fissazione. 5vidente#ente, non riesce ne##eno a i##aginare che possa esserci una storia di donne, una passione o una fantasia a#orosa che non lo vedano protagonista. 5 si scioglie co#e una zolletta di zucchero in ac%ua.

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Dell'uo#o prepotente e dissipatore di un te#po non ri#ane altro che %uel vuoto altercare con gli sfaccendati e il continuo !isogno di parlare e raccontare. 1egli ulti#i te#pi, " diventato pi$ sensi!ile, s'" in %ualche #odo dirozzato e ingentilito. I suoi racconti si sono fatti pi$ vivaci e ricchi. La sua vociona, un te#po fa#osa, adesso " roca, se#pre agitata e co##ossa, con pause lacri#ose e convulse, che cerca inutil#ente di soffocare e #ascherare, prendendosela con %uelli che gli stanno intorno. , 7r#ai non pu8 pi$ non parlare. I cerchi della !otte hanno ceduto e ora, lo vedete, perde da tutte le parti. ... finito/uasi allegro, .ai# continu8 per un certo te#po a parlare di un po' di tutto con voce alta e sicura. Poi, all'i#provviso, si scosse, si guard8 intorno co#e se si fosse svegliato in %uel #o#ento, strizz8 gli occhi, co#e per dare al suo interlocutore un segnale segreto e indecifra!ile, e, senza salutare, si allontan8 a passo lento e a testa !assa, co#e uno che cerchi %uello che non ha perduto. 5 fra Petar continua la sua passeggiata attraverso il cortile, fino a un altro gruppo, chiedendosi se ci siano da %ualche parte un uo#o e un discorso sensati e cercando, co#e si cerca una #edicina rara, un po' di o!lio e di distrazione. i " detto in precedenza, ed " vero, che la vita nella Corte non ca#!ia #ai. 'a ca#!ia il te#po e, col te#po, anche l'aspetto della vita davanti a ciascuno di noi. Co#incia a far !uio pri#a. i trepida al pensiero dell'autunno e dell'inverno, delle lunghe notti e delle giornate fredde e piovose. Anche la vita davanti a fra Petar " se#pre la stessa, #a " co#e un corridoio angusto e se#pre pi$ de!ol#ente illu#inato, dove non se#!rano esservi ca#!ia#enti, #a che in realt6 ogni giorno che passa, co#e !en si sa, si restringe di un dito o due. /uesto causa nei detenuti !revi #a violente paure, che a!!attono anche i pi$ forti, al#eno per %ualche atti#o. Di %uei giorni, fra Petar parlava a lungo. ollevandosi di tanto in tanto e appoggiandosi sul cuscino, fissava la distesa di neve, seguendo da presso il ricordo, parlava con voce !assa #a chiara0 , Lo vedo !ene, la #ia prigionia dura da tanto, pur essendo io innocente. =inch< avevo la testa al povero Ca#il e #i preoccupavo per lui, pensavo di #eno ai #iei guai. 'a ora non posso evitarlo. 'i sono proposto di aver pazienza, #a la pazienza #i tradisce. Lunga " la notte, ancor pi$ lungo il giorno, e oppri#enti i pensieri. La cosa peggiore " che so di essere innocente, #a nessuno #i interroga e da fuori nessuno #i fa sapere niente. /uando ci penso, #i va il sangue alla testa, non ci vedo pi$ e ho voglia di #etter#i a urlare. 'a cerco di star cal#o, soffro e #i rodo dentro, e #i chiedo che cosa ci sia da aspettarsi ancora. 'i vengono in #ente #ille idee, #a non vedo via d'uscita. 1on c'" nessuno con cui parlare. L'inattivit6 e l'ozio #i distruggono. /uesta per #e " la cosa peggiore. 1on ci sono a!ituato. 1iente li!ri e niente arnesi. Chiedo se c'" %ualche lavoretto per #e, un #acinino da caff" da aggiustare, un orologio da riparare. /ualun%ue cosa. Perch< %uesto " il #io #estiere. 'a il custode #i fissa senza dir parola. Lo prego di chiedere al superiore. Il giorno dopo, #i fa0 A tartene tran%uillo e non parlarne pi$-B. 5 #i volta le spalle. 3oglio giustificar#i, #a lui si gira e #i lancia un'occhiataccia. A... successo che %ualcuno si sia procurato di nascosto una li#a o uno scalpello per cercare di uscire di %ui, #a che glieli dessi#o noi non " #ai successo. 1on hai avuto una !uona idea. , Detto %uesto, sputa in terra e se ne va. +i#ango confuso. 3olevo gridargli dietro che ero innocente e che non avevo pensato affatto alla fuga. 'i vennero le lacri#e agli occhi dalla vergogna. 1on sapevo ne##eno io perch<. 'a, dopo averci riflettuto un po' su, capii che il custode aveva ragione. 5 #e la sono presa pi$ con #e che con lui. Dove avevo la testaI /uando a uno capita %uello che " capitato a #e, nessuno gli pu8 credere. Io invece avevo di#enticato dove #i trovavo-

, 5 aspetta allora, ozioso e preoccupato, che passi il giorno e venga la notte, che passa ancora pi$ lenta. , :n giorno, furono ri#essi in li!ert6 anche i due #ercanti !ulgari, i %uali, anzich< andare in esilio, tornarono a casa loro. econdo l'uso e per fare un'opera !uona, #i fecero dono della stuoia sulla %uale si stendevano. , Prendi, , disse uno dei due , e che il sole riscaldi anche te- , Tutto in un sussurro e voltando la testa da una parte. e ne andarono co#e due o#!re. 1on osarono neppure #ostrare la loro gioia. enza di loro per #e fu anche pi$ dura. Pur con tutte le #ie preoccupazioni, continuo a pensare a Ca#il, ai suoi racconti e alla #alasorte. Co#incio ad avere allucinazioni. , 'i alzo presto, all'al!a, e non vedo l'ora che la porta si apra. 5sco fuori da %uel fetore e da %uella angustia, #i lavo alla fontana, #i siedo e #i godo %uella pace, pri#a che la #assa si rovesci fuori dalle celle. 5 co#'" !ella l'al!a a Istan!ul- Da non potersi dire. 1on avevo #ai visto pri#a una cosa si#ile e penso che non la vedr8 #ai pi$. @Dev'essere volont6 di Dio che le cose pi$ !elle siano state date ai nostri ne#ici-C. Il cielo si i#porpora e scende sulla terra; ce n'" per tutti, per il ricco e per il povero, per il sultano e per lo schiavo e il detenuto. 'e ne sto seduto cos& e godo, e fu#o se ne ho, e il ta!acco #i d6 alla testa. Avvolto dal fu#o, ho l'i#pressione che accanto a #e ci sia Ee#>Ca#il, assonnato, pallido, con gli occhi lacri#osi. 5 io gli parlo con cordialit6 e naturalezza, co#e non ho #ai potuto o saputo fare finch< lui era %ui e ci vedeva#o di continuo, proprio co#e parlerei con %ualcuno dei frati pi$ giovani del #io #onastero che fosse preso dal taedium vitae. Lo afferro per le spalle e lo scuoto. ACi sia#o alzati presto e l'a!!ia#o fatta in !ar!a all'al!a, ehI '" fatto giorno, Ca#il>efendi. 5hi-B 'a lui fa segno di no con la testa. APer #eB dice A#ezzanotte e l'al!a sono la stessa cosa. Per #e non fa #ai giorno. A'a che dici, povero fratello #ioI 1on !este##iare e non dire sciocchezze. =inch< ci sar6 la notte, ci sar6 anche il giorno. 'a non la vedi %uesta !ellezza di DioIB A1oB risponde lui a testa !assa e la voce gli viene #eno. A ento pena per lui, non so che cosa non farei per aiutarlo. Intorno a noi, l'intera Corte del diavolo " inondata di luceB. A u, povero a#ico #io, non dire %uello che non si deve e non co##ettere peccato. Dio ti conceder6 di guarire da %uesta tua #alattia e di goderti in salute e li!ert6 ogni !ene e ogni !ellezzaB. 'a lui replica a testa !assa, AIo non posso guarire, ani#a !uona, perch< non sono #alato, #a sono fatto cos&, e non si pu8 guarire dalla propria natura. , 5 dice tante altre cose, co#plicate e oscure, #a tristi, da far piangere l'uo#o dal cuore pi$ duro. Invano cerco di consolarlo. Lo ri#provero co#e un padre ri#provera il figlio, dicendogli che non vede ci8 che lo attornia, e vede invece %uello che non c'". 'a, a dire la verit6, anche per #e la luce del #attino co#incia a offuscarsi un poco. 4utto la cosa in scherzo. Tiro fuori del ta!acco. A u, fu#ia#oci una sigaretta e scrollia#oci di dosso %uesto #agone, !enedetto teD'accordoIB AD'accordoB, fa lui, pi$ che altro per far#i contento AD'accordo-B 5 co#incia a fu#are, #a chiss6 dove ha la testa. Tiene la sigaretta tra le la!!ra irrigidite, che se#!rano %uelle di un #orto, fissando#i con occhi pieni di lacri#e, povero Ee#. La sigaretta gli si spegne. /ualcuno grida da %ualche parte @due detenuti sono venuti alle #aniC e #i fa tornare in #e. 'i scuoto0 accanto a #e non c'" nessuno. La #ia sigaretta s'" spenta e il #io !raccio " ancora alzato. 'a allora ho parlato da solo- L'idea della pazzia #i atterrisce co#e l'idea di una #alattia contagiosa. Penso che l& anche l'uo#o pi$ sano col te#po finisce per farneticare e avere allucinazioni. Decido di non cedere. 'i concentro per difender#i. 'i sforzo di ricordare chi sono e che cosa sono, da dove vengo e co#e sono capitato l6. 'i ripeto che fuori da %uella Corte c'" un altro #ondo, un #ondo co#pleta#ente diverso, che %uello che vedo non " tutto, e non "

MF
eterno. 5 faccio di tutto per non di#enticarlo e tener#i stretto a %uesta idea. 'a sento che la Corte, si#ile a un gorgo, trascina l'uo#o in un oscuro a!isso. 1on " facile ne##eno per l'uo#o pi$ duro passare la giornata e aspettare la sera con si#ili pensieri; e la giornata non porta n< ca#!ia#ento n< speranza. olo .ai#, %uando viene. .ai# viene ogni giorno, #a con lui non pu8 esserci vero dialogo. Il poveretto sprofonda se#pre pi$ nei suoi oscuri racconti e nelle sue paure i##aginarie. Invano fra Petar gli chiede ogni volta se ha saputo %ualcosa di Ca#il. .ai# non sa nulla, e non se ne interessa pi$. .a l'aria di essersi di#enticato del giovane di #irne. Adesso ri!olle tutto di nuove paure e accuse, che racconta con vivacit6 e a!!ondanza di particolari, co#e se le avesse speri#entate tutte di persona, #a che su!ito dopo di#entica con altrettanta rapidit6. Pare che il #ondo intero non a!!ia per lui a!!astanza !rutte notizie, ini%uit6 e sofferenze. .ai# ri#ugina tutto rapida#ente dentro di s<, racconta, e di#entica. i avvicina e, dopo un co#pleto rituale delle sue *#isure precauzionali*, si siede accanto *all'unica persona alla %uale possa credere %ui dentro*. =ra Petar cerca di essere allegro e gli !atte una #ano sulla spalla. , 4e', .ai#, caro il #io scacciapensieri, che c'" di nuovoI 'a .ai# lo guarda con lo sguardo fisso e tetro dei suoi occhi non perfetta#ente allineati, poi, %uasi non avesse sentito le sue parole, dice con voce cupa0 , enta, non so se lei ci ha fatto caso, #a a #e negli ulti#i te#pi #i capita se#pre pi$ spesso di pensare che %ui non ci sia una sola persona sana e con la testa a posto. 'i credaTutti #alati e #atti, sia le guardie, sia i detenuti, sia le spie @e %ui sono %uasi tutti spie-C, per non parlare del #atto pi$ #atto di tutti, 9arag8z. In ogni altro paese del #ondo %uello l& sare!!e da te#po in #anico#io. Inso##a, sono tutti #atti, tranne lei e #e. , La sua voce tre#ava. /uesto spinse fra Petar ad alzare gli occhi e a guardarlo #eglio. .ai# era ancor pi$ #agro del solito, aveva la !ar!a lunga, co#e se#pre, e gli occhi arrossati e lacri#osi, co#e se fosse stato a lungo vicino a un ca#inetto fu#oso. La testa gli tre#ava legger#ente, la sua voce era si!ilante e soffocata. , Tutti #atti, parola #ia=ra Petar prov8 un senso di disagio e un leggero !rivido gli percorse la nuca. Per un atti#o, e!!e davvero l'i#pressione che la Corte del diavolo non avesse alcuna via d'uscita. Accadde, invece, che proprio %uel giorno ricevesse la pri#a e !uona notizia da fuori. tava passeggiando, co#e ogni #attina, per il cortile. Due giovani detenuti, %uasi due ragazzi, presero a rincorrersi, descrivendo cerchi intorno a lui e riparandosi dietro la sua persona. I cerchi si facevano se#pre pi$ stretti e la cosa co#inciava a dargli fastidio. Pri#a che riuscisse a scansare %uei ragazzi scatenati, uno di loro, se#pre correndo, gli si strinse addosso, co#e a un riparo vivente, e fra Petar sent& che gli cacciava in #ano un pezzo di carta arrotolata. I due continuarono a correre, allontanandosi da lui. =ra Petar, confuso e spaventato, si rifugi8 in fondo al cortile. ul pezzo di carta, una #ano sconosciuta aveva scritto in turco0 , Per2an sar6 ri#esso in li!ert6 tra un giorno o due. =ra Petar trascorse %uel giorno e la notte seguente nell'in%uietudine. Da tutto appariva chiaro che solo fra Tadi(a poteva aver #andato %uella notizia. L'indo#ani, venne davvero un custode a dirgli di radunare le sue cose e di prepararsi per un viaggio.

All'i#!runire, fu condotto fuori > e #andato in esilio ad Acri. e pri#a poteva du!itare che il foglietto venisse da fra Tadi(a, adesso ne era certo, perch< fra Tadi(a non aveva #ai fatto una previsione esatta in vita sua. /uella notte, dalla sponda asiatica, dove gli esiliati dovevano radunarsi pri#a della partenza, fra Petar vide per la pri#a e ulti#a volta Costantinopoli in tutta la sua potenza e !ellezza. L'aria era tiepida e dolce. Lui si sentiva confuso e sperduto tra una ventina di co#pagni di viaggio. La notte era senza stelle e senza luna. Davanti a loro, lungo un tratto dell'oscuro orizzonte, si levava l'Istan!ul notturna, si#ile a un fuoco d'artificio sospeso a #ezz'aria. 5ra il ra#adan e sui #inareti di tutte le #oschee ardevano lu#i a olio, tre#olanti co#e costellazioni sopra le innu#erevoli luci della citt6. I Condannati sedevano %uasi tutti a testa !assa. Alcuni s'erano gi6 distesi. Per un poco, fra Petar pens8 a che cosa era Istan!ul di giorno e a che cosa era adesso che si innalzava possente e provocante co#e un'onda lu#inosa verso il cielo, nella notte infinita. @/uanto te#po ci sar6 voluto per accendere tante luciI Chi le potr6 #ai spegnereIC. Eli se#!rava che in essa non ci fosse posto per la Corte del diavolo, eppure la Corte era l6, in %ualche punto, in una di %uelle piccole zone scure, in #ezzo alle fitte luci. tanco, si volt8 infine dall'altra parte, verso l'oriente !uio e #uto, #a anche l&, co#e sull'orizzonte illu#inato, c'era il pensiero della Corte del diavolo. Lo aveva seguito e lo avre!!e acco#pagnato nella veglia e nel sonno, fino ad Acri, durante la per#anenza ad Acri, e dopo. , Anche ad Acri ne ho viste e passate tante. /ualcosa ti ho gi6 raccontato, #a ci sare!!e ancora tanto da dire. Laggi$, incontrai parecchi deportati, di ogni fede e di ogni razza, ne incontrai di colpevoli #a pi$ ancora di innocenti. 'olti avevano passato %ualche #ese nella Corte del diavolo e avevano conosciuto 9arag8z. C'era un giovane li!anese che i#itava cos& !ene la sua andatura e la sua voce da farci #orire dalle risate %uando si #etteva a passeggiare davanti a noi gridando0 AChe dici, sei innocenteI 5h, !enissi#o, ce ne serve proprio uno cos&-B. 5ra un tipo grassoccio, pi$ largo che lungo, con una grande testa rasata e occhiali dalle lenti spesse, se#pre pronto a scherzare e ridere. 5ra cristiano. /uando ci conosce##o un po' #eglio e io gli dissi chi ero e da dove venivo, #i accorsi che era #olto pi$ intelligente e pericoloso di %uanto se#!rasse. Pare che fosse un uo#o politico. cherza, scherza, alla fine #i si siede accanto e dice, ridendo0 AAh, " !uono, !uono, 9arag8z.B. Io #i #eraviglio0 ACo#e !uono, !ella !ont6 davvero-B. A1o, no, " l'uo#o giusto al posto giusto, oggi co#e oggiB risponde. Poi, con tutt'altra voce, #i sussurra all'orecchio0 A e vuoi avere un'idea di co#e sono uno tato e la sua a##inistrazione, e che futuro hanno, cerca solo di scoprire %uante persone oneste e innocenti si trovano nelle sue prigioni e %uanti cri#inali e colpevoli sono in li!ert6. /uesto fatto te lo dir6 #eglio di ogni altra cosaB. 5 tutto ci8 #e lo dice co#e di sfuggita, per alzarsi su!ito dopo e #ettersi a passeggiare con le #ani in tasca, gridando co#e 9arag8z e facendoci ridere tutti. 'a, anche tra %uegli scherzi e %uelle risa, io pensavo se#pre a Ca#il e #i pesava di non aver nessuno con cui poter parlare di lui. Perch< credo di non aver #ai provato tanta co#passione per un essere u#ano. =ra Petar ri#ase ad Acri otto #esi. olo dopo %uesto periodo, per interessa#ento dei suoi frati e di alcune personalit6 turche di riguardo, fu ri#esso in li!ert6 e torn8 in 4osnia, proprio nella stessa stagione in cui era partito l'anno pri#a in co#pagnia di fra Tadi(a 7sto(&c, che per tutto %uel te#po era ri#asto a Costantinopoli, adoperandosi in tutti i #odi per li!erarlo. 5 %uesta " la fine. 1on c'" pi$ nulla. olo una to#!a tra le to#!e invisi!ili dei frati, sperduta co#e un fiocco nella neve alta che si stende co#e un #are e riduce tutto a freddo deserto senza no#e e senza segno. 1on c'" pi$ #ateria di racconto. /uasi non ci fosse

MJ
ne##eno un #ondo per il %uale #etta conto di guardare, ca##inare e respirare. 1on c'" pi$ Istan!ul e non c'" pi$ la Corte del diavolo. 1on c'" pi$ il giovane di #irne che #or& ancor pri#a di #orire, nell'istante stesso in cui credette di essere, di poter essere Ee#, l'infelice fratello del sultano. 5 ne##eno il povero .ai#. 1< la fosca Acri. 1< i #ali degli uo#ini, n< la speranza e la resistenza che se#pre li acco#pagnano. 1on c'" nulla. olo la neve e il se#plice fatto che si #uore e si va sottoterra. Cos& se#!ra al giovane accanto alla finestra, incantato per un atti#o dai ricordi del racconto e i##alinconito dal pensiero della #orte. 'a solo per un atti#o. Dappri#a de!oli, poi se#pre pi$ intense, co#e in un lento risveglio, gli giungono le voci della stanza accanto, un suono disuguale di oggetti #etallici che cadono con un ru#ore sordo sul #ucchio, e la voce dura di fra 'i(o )os&c, che detta l'elenco degli arnesi lasciati dal povero fra Petar. , Avanti- crivi0 una sega d'acciaio, piccola, tedesca. :na-