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Mecacci Storia della psicologia del Novecento Cap.

. primo Due stili di psicologia allinizio del secolo: Wundt e Brentano 1. Wundt e Brentano Dopo la fondazione del primo laboratorio di psicologia a Lipsia nel 1879, erano emerse due correnti distinte (psicologia empirica di Brentano e la psicologia sperimentale di Wundt), due orientamenti che comunque rimanevano allinterno di una psicologia empirica in senso lato, che si era differenziata dalla passata psicologia razionale di tipo filosofico fondata su assunzioni metafisiche. Brentano rifiutava senzaltro la psicologia razionale, ritenendo che la psicologia dovesse basarsi su dati empirici (in questo senso era una psicologia empirica), ma affermava che il dato empirico era ottenibile con metodologie diverse, dallosservazione alla sperimentazione, ma non esclusivamente con questultima. Per Wundt il metodo sperimentale era essenziale per definire la psicologia come scientifica: essa era scientifica in quanto sperimentale. Alla fine dellOttocento, Wundt e Brentano avevano quindi proposto due modi diversi di concepire la ricerca psicologica. Dal contrasto tra Wundt e Brentano (Non c via di mezzo tra Brentano e Wundt) si pu partire per definire alcuni aspetti principali della nuova psicologia agli inizi del Novecento. Solo durante gli anni 10 di questo secolo la nuova psicologia si sarebbe definitivamente articolata in correnti e scuole differenti. E una caratterizzazione estrema di queste due grandi personalit della psicologia tra Ottocento e Novecento, che ci permette di comprendere come queste venivano percepite e differenziate nei primi decenni del secolo. Oggi Wundt e Brentano appaiono come psicologi molto pi complessi e articolati sul piano teorico.
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2. Il metodo sperimentale Nel suo Compendio di psicologia Wundt aveva affermato che il metodo sperimentale e losservazione erano i due metodi fondamentali della psicologia. Il metodo sperimentale si basava sullintervento volontario dellosservatore che manipolava e controllava i processi psichici in esame. Losservazione era invece adeguata per lo studio dei prodotti dello spirito (lingua, costumi) che non possono essere manipolati a volont dal ricercatore. Questi prodotti rientravano nella psicologia sociale, mentre i processi psichici affrontabili col metodo sperimentale (sensazione, percezione, memoria) facevano parte della psicologia individuale. Nella sfera individuale non era possibile applicare il metodo dellosservazione perch lintenzione stessa dellosservare altera sostanzialmente il principio e il decorso del processo psichico... Il metodo sperimentale avrebbe invece conferito alla psicologia loggettivit propria delle scienze naturali. Nellambito della tradizione sperimentalista, il metodo sperimentale fu strettamente legato al problema dellimpiego dellintrospezione. Solo nel secondo decennio lintrospezione fu abbandonata e il riferimento ai dati soggettivi fu duramente respinto. Wundt aveva ben chiari i limiti dellintrospezione, intesa come personale e libera auto-osservazione. Gli stati psichici interni potevano essere analizzati solo se erano manipolati nel quadro di un esperimento psicologico dove si potessero riprodurre le stesse condizioni e si potessero controllare rigorosamente le variabili studiate. Negli esperimenti di psicofisica di Fechner si variava lintensit dello stimolo e si registravano le sensazioni del soggetto quali erano riferite verbalmente dal soggetto stesso in base al suo processo di introspezione. Cos per Wundt lanalisi era limitata a fenomeni psichici, sensazioni e percezioni, che erano replicabili. I resoconti dei soggetti erano limitati alla percezione, riguardavano le
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caratteristiche fisiche degli stimoli (durata, intensit, grandezza: sostanzialmente dei resoconti quantitativi); inoltre il soggetto doveva essere addestrato a compiere un lavoro introspettivo sistematico rigoroso e a riferire i dati introspettivi con una precisa terminologia. Lesposizione pi accurata del metodo introspettivo, lo schema dellintrospezione, si trova negli articoli scritti nel 1912 da Titchener, che era stato allievo di Wundt a Lipsia: da una parte si estendeva allo studio qualitativo dei fenomeni psichici, esclusi dal metodo della percezione interna di Wundt, dallaltra introduceva nuove caratteristiche dellindagine. In primo luogo fu accettato luso della retrospezione, la memoria dei fatti esperiti retrospettivamente, che era stato rifiutato da Wundt a favore della percezione immediata e diretta. Inoltre i resoconti soggettivi divennero una caratteristica costante e infine essenziale delle ricerche di laboratorio, mentre prima erano considerati solo uninformazione aggiuntiva. I resoconti soggettivi, fondati su una introspezione provocata e sistematica guidata dalla interrogazione dello sperimentatore divennero fondamentali nelle ricerche condotte dalla scuola di Wrzburg sul pensiero e sulla volont, temi scartati dalle indagini sperimentali wundtiane. In questo modo ci si orientava verso una raccolta qualitativa di dati (resoconti) soggettivi piuttosto che sulla misurazione di dati quantitativi; lo sperimentatore diveniva pi attivo, partecipava con le sue domande al decorso dellindagine introspettiva. Laltro aspetto problematico della metodologia era rappresentato dai soggetti impegnati nellindagine. I soggetti erano generalmente gli stessi psicologi che sperimentavano su loro stessi, oppure erano gli allievi di questi professori di fisiologia, psicologia o filosofia. Lintroduzione del metodo sperimentale nella ricerca psicologica fu realizzata con la fondazione di specifici laboratori di psicologia in Europa e Nord-America tra la fine dellOttocento e gli inizi del Novecento. I progetti di ricerca richiedevano allinterno di una
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data area (sensazione, percezione, attenzione, ecc.) di indicare gli stimoli e i loro parametri manipolabili (intensit dello stimolo, n.ro sillabe da memorizzare, ecc.) per verificarne leffetto sul processo indagato. Questo effetto poteva essere studiato ricorrendo a misure oggettive, come i tempi di reazione, o a resoconti soggettivi derivati dallintrospezione controllata dei soggetti. Il tempo di reazione era divenuto il metodo paradigmatico della psicologia sperimentale. Il fisiologo olandese Donders aveva condotto una serie di esperimenti che consentivano di distinguere tra tempo di reazione semplice (tempo occorso per rispondere ad un solo stimolo) e composto (tempo occorso per rispondere ad uno stimolo tra pi stimoli). La differenza tra il tempo di reazione semplice e quello composto (mediante una procedura sottrattiva o metodo della sottrazione) avrebbe indicato il tempo aggiuntivo necessario per compiere unoperazione psichica come una discriminazione tra due stimoli, un giudizio, cecc. La cronometria mentale, elaborata da Donders, Wundt, avrebbe consentito di determinare i tempi necessari per le varie operazioni psichiche nelle loro componenti sensoriali, in quelle propriamente psichiche e in quelle motorie. Le ricerche sui tempi di reazione, da una parte, avevano messo in risalto una propriet fondamentale dei processi psichici, la loro dimensione temporale, ma dallaltra avevano favorito una concezione semplicistica dei processi psichici stessi, che potevano essere addizionati e sottratti come se fossero blocchi separati e distinti. Una critica del genere fu sollevata da vari psicologi della scuola di Wrzburg. Altro grande centro della psicologia sperimentale in Germania fu luniversit di Gottinga dove insegn Georg Mller, che si dedic in particolare allo studio della memoria. Le sue ricerche sono un altro esempio dellapplicazione del metodo sperimentale nella ricerca psicologica. Il materiale da memorizzare era presentato al soggetto con un apparecchio che consentiva di regolare la durata di esposizione e lintervallo tra uno stimolo e laltro.
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Nel ventennio 1890-1910 si ebbe quindi una graduale trasformazione nellambito delle ricerche psicologiche basate sul metodo sperimentale. Allinizio le ricerche erano condotte in laboratori improvvisati, con strumenti prototipi, con psicologi che erano a turno i soggetti e gli sperimentatori. Successivamente si deline lambiente tipico del laboratorio di psicologia (stanze, sonorizzazione, illuminazione, ecc.) con la disposizione degli strumenti e lelenco delle procedure. Negli esperimenti di psicofisica si era posto il problema della quantificazione delle variabili studiate. Tuttavia fu solo dopo il 1888 con un articolo dellinglese Galton, che si diffuse in psicologia luso di analisi statistiche. Nella nuova psicologia sperimentale-statistica convergevano due tradizioni: da una parte le ricerche di laboratorio dedicate allo studio dei processi psichici nella loro struttura e nel loro funzionamento comuni a tutti gli individui umani; dallaltra le ricerche sulle differenze individuali nelle prestazioni mentali. Le differenze individuali riscontrate nelle ricerche di laboratorio furono ricondotte allinterno di una concezione statistica che configurava tali differenze come errori di misurazione, dati che si disperdono rispetto ad un valore medio che misura la prestazione tipica della mente umana. Il metodo sperimentale e la statistica si integravano per delineare le propriet fondamentali delle funzioni mentali. La nuova psicologia, al pari delle scienze naturali, avrebbe assunto la mente come un prodotto di laboratorio, generalizzabile nella sua struttura e nelle sue funzioni a tutti gli individui. Questa impostazione avrebbe incontrato pi di una critica allinterno dello stesso ambiente sperimentalista nordamericano per cui si sarebbe gradualmente rivalutata la differenziazione individuale nel comportamento effettivo dei soggetti. 3. Il metodo fenomenologico
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Il metodo usato nella tradizione brentaniana non fu illustrato in modo altrettanto sistematico e non fu concepito sempre come un capitolo a s, introduttivo alla scienza psicologica. Si pu partire da una famosa pagina del filosofo Edmund Husserl, allievo di Brentano, in cui si descrive il modo in cui la coscienza delluomo si apre alla realt: Sono consapevole di un mondo che si estende infinitamente nello spazio, e che ed stato soggetto a un infinito divenire nel tempo. Esserne consapevole significa anzitutto che trovo il mondo immediatamente e visivamente dinnanzi a me. Grazie alle diverse modalit della percezione sensibile, le cose corporee sono in una certa ripartizione spaziale qui per me, mi sono alla mano, in senso letterale e figurato, sia che io presti o non presti loro attenzione. Anche gli uomini sono qui per me; e, parlando con loro, comprendo quali siano le loro rappresentazioni, i pensieri, quali sentimenti si muovano in loro, che cosa desiderino e vogliano. Ma non necessario che essi, e gli altri oggetti, si trovino nel mio campo di percezione. La realt la trovo in quanto, in unesperienza omogenea e mai interrotta, la trovo come esistente e la assumo esistente, cos come essa mi si offre. Qualunque nostro dubbio sui dati del mondo naturale non modifica affatto la tesi generale dellatteggiamento naturale. Questo passo di Husserl sullatteggiamento naturale della coscienza esemplifica due aspetti importanti del metodo fenomenologico: da una parte il riferimento al mondo quale appare alla mia coscienza, il mio mondo fenomenico; dallaltra il programma della fenomenologia husserliana la necessit di descrivere questo mondo fenomenico, al di l dei pregiudizi e preconcetti delle scienze naturali. Lo psicologo che impiegava il metodo fenomenologico usava uno stile di ricerca e di illustrazione delle proprie indagini lontano da quello degli psicologi di laboratorio: lo stile del fenomenologo era pi personale. Il metodo fenomenologico si collocava in una prospettiva pi generale di studio dei processi psichici, in cui si privilegiava la
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dimensione dellesperienza psichica individuale. Bisogna riferirsi ad una letteratura filosofica: testi importanti per delineare tale impostazione sono i saggi del filosofo Dilthey, per cui noi spieghiamo la natura, mentre comprendiamo la realt psichica. La realt esterna pu essere studiata con i metodi delle scienze naturali, ma la realt interna non riducibile a leggi generali e non smembrabile in fenomeni distinti. Alla psicologia esplicativa ispirata alle scienze naturali si contrappone la scienza descrittiva basata sul comprendere. Attraverso il comprendere si coglie la dimensione interiore dellindividuo. Allo stesso tempo il comprendere me stesso permette di comprendere laltro da me nella sua stessa individualit; laltro non un oggetto naturale ai fini di unindagine deterministica, ma al pari di me un altro io, portatore di altre significative esperienze vissute che devono essere disgelate. La comprensione allo stesso tempo interpretazione. Occorre unopera continua di tessitura e attribuzione di senso delle esperienze vissute; diviene allora centrale il metodo dellinterpretazione secondo Dilthey. Sul piano delle indagini strettamente psicologiche, il metodo fenomenologico permetter di conseguire i risultati pi significativi nello studio dei fenomeni percettivi. Infine, il metodo fenomenologico caratterizzer la psichiatria fenomenologica. 4. La struttura dei processi psichici. E opportuno riassumere i due tipi fondamentali di struttura dei processi psichici, formulati da Wundt e Brentano. La psicologia di Wundt era una psicologia dei contenuti dellesperienza quali sono esperiti dal soggetto. Le scienze naturali avrebbero invece studiato gli stessi contenuti prescindendo dal soggetto stesso. Wundt distingueva chiaramente la psicologia dalle scienze naturali: il punto di vista della scienza naturale pu essere designato come quello dellesperienza
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mediata, mentre il punto di vista psicologico, pu essere detto dellesperienza immediata. Lesperienza immediata un complesso di fatti psichici, che attraverso lindagine psicologica possono essere scomposti in elementi psichici, che sono da una parte gli elementi della sensazione o sensazioni (ad es. un suono) versante oggettivo -, dallaltra gli elementi del sentimento o sentimenti versante soggettivo. Gli elementi di sensazione e sentimento si compongono in formazioni psichiche dotate di propriet diverse da quelle dei singoli elementi, di propriet nuove. Le formazioni psichiche sono di 2 tipi: sul versante cognitivo vi la rappresentazione data dai composti di elementi di sensazione, su quello affettivo vi il moto danimo dato da elementi di sentimento. Le formazioni psichiche si connettono infine tra loro dando origine alla vita psichica nel suo complesso. Compito della ricerca psicologica lo studio delle leggi di connessione tra gli elementi e le formazioni. La teoria di Wundt stata denominata elementismo o chimica mentale, perch avrebbe ridotto la vita psichica a composti di elementi separati (come atomi di una molecola). Ma in effetti Wundt non parlava di composto; per Wundt lanalisi permetteva di trattare separatamente gli elementi e di sottoporli ad unanalisi sperimentale in cui si manipolavano le propriet di tali elementi. Il metodo sperimentale si confaceva allo studio analitico degli elementi psichici (sensazioni) ma non allo studio delle formazioni psichiche complesse quali nei processi superiori, come il linguaggio e la formazione dei concetti. Occorre senzaltro ridimensionare le critiche a Wundt di avere semplificato la vita psichica, riducendola a combinazione di elementi semplici. Tuttavia indubbio che la dinamicit dei processi psichici era messa in maggior risalto nellimpostazione di ricerca opposta a Wundt: la teoria di Brentano. Per Brentano la psicologia era la scienza dei processi mentali in quanto tali, nel loro agire e procedere. Laccento posto
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sullesperire stesso. Brentano afferm qual era loggetto della psicologia nel momento in cui delineava ci che effettivamente avrebbe contraddistinto il fenomeno psichico rispetto a quello fisico. Loggetto sempre presente, immanente nellatto psichico, non distaccato come un qualcosa di esterno allatto stesso. Ci che pensato il pensare medesimo. Sulla concezione dellintenzionalit era confluita la tradizione filosofica classica (Aristotele, studiato a fondo da Brentano, e Tommaso dAquino). Sulla base del concetto di intenzionalit Brentano proponeva una classificazione di fenomeni psichici che aveva per fondamento il diverso rapporto con loggetto immanente dellattivit psichica. Rappresentarsi, giudicare, sentire, cio amare e odiare, sono i modi fondamentali di essere della vita psichica. Cap. secondo La prospettiva fenomenologica e la teoria della forma Tra la fine dellOttocento e gli anni 30 del Novecento, si consolida nella psicologia europea una corrente di ricerca che possiamo qualificare come fenomenologica. La massima espressione di questa corrente sar la Gestaltheorie (teoria della forma) spesso detta brevemente Gestalt. In questa prospettiva stata fondamentale ladozione del metodo fenomenologico rispetto al metodo sperimentale. - nel metodo fenomenologico centrale lesperienza che si verifica nel soggetto stesso quando questi esamina un certo fenomeno. Questa impostazione comporta un riscontro immediato del fenomeno stesso da parte di qualsiasi altro osservatore oltre allo psicologo. I fenomeni di percezione visiva si prestano particolarmente a questo riscontro. Ogni soggetto un fenomenologo, perch pu provare direttamente una determinata esperienza psicologica. Il fenomeno si presenta di per s immediatamente per quello
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che : il fenomeno c o non c. Daltra parte il soggetto deve essere addestrato a sistematizzare i dati della sua esperienza psichica. - Altra caratteristica stata laccentuazione dei fattori innati nei processi psichici rispetto al ruolo dei fattori ambientali. Questa tradizione viene fatta risalire a Kant e alla sua concezione delle forme a priori della sensibilit. Nella seconda met dell800 il maggior rappresentante dellimpostazione fenomenologica fu E. Hering. - Infine, la prospettiva fenomenologica si distinta per una maggiore considerazione della funzione psichica in quanto tale latto psichico secondo Brentano rispetto al contenuto del processo stesso, privilegiato nella psicologia di tradizione wundtiana. I contributi di questa impostazione sono stati accomunati come psicologia dellatto. Metodo fenomenologico, innatismo e atto psichico contrapposti a metodo sperimentale, empirismo e contenuto psichico, sono i tre aspetti principali con cui si pu caratterizzare lorientamento fenomenologico in psicologia. Ma si tratta di una contrapposizione che si pu adattare solo in senso generale. La tradizione fenomenologica si amplia tra la fine dell800 e il primo decennio del Novecento attraverso il contributo degli allievi di Brentano. I linea di derivazione da Brentano: Meinong, Christian von Ehrenfels, Witasek e Benussi (scuola austriaca o scuola di Graz). II linea: Carl Stumpf, Schumann e i principali esponenti della teoria della forma: Wertheimer, Kohler, Kofkka e Kurt Lewin. III linea: Husserl, fondatore della fenomenologia come teoria filosofica in senso stretto. Dopo il 1912 la Gestalt si differenzi come orientamento specifico ed ebbe una autonoma evoluzione concettuale e metodologica rispetto alle altre correnti di ispirazione fenomenologica. 2. La psicologia dellatto
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I contributi principali furono dati alla chiarificazione della specificit delloggetto della psicologia e allo studio del rapporto tra sensazione e percezione ed il pensiero. Atto psichico e funzione psichica. Secondo Stumpf la fenomenologia studia i fenomeni (sensazioni) mentre la psicologia studia le funzioni psichiche. La fenomenologia una pre-scienza, perch si occupa dei fenomeni, che sono i dati di partenza per la ricerca sia della fisica che della psicologia. La psicologia studia le funzioni psichiche nella loro struttura e dinamica al di l degli specifici fenomeni cui esse tendono. Le funzioni psichiche si dividono in funzioni intellettuali ed emozionali: tra quelle intellettuali troviamo il notare, lunire, la formazione dei concetti; tra quelle emozionali le emozioni passive ed attive. Gemelli contrapponeva atti di coscienza o funzioni psichiche e i contenuti di coscienza (oggetti e materia delle nostre attivit interiori: i dati dei sensi, sensazioni interiori, i pensieri. Gli atti di coscienza sono i fenomeni psicologici propriamente detti: sono le forme proprie di attivit del soggetto. La posizione di Stumpf, caratterizzare la psicologia come scienza degli atti o delle funzioni, escludendo i fenomeni e i contenuti, non fu accettata da tutti gli psicologi che si richiamavano alle teorie della psicologia dellatto. La psicologia dellatto aveva inequivocabilmente richiamato lattenzione sulla funzione psichica, sulla tensione del soggetto verso loggetto e quando aveva incluso nelle sue indagini anche i contenuti di coscienza, li aveva sempre sussunti allinterno di questa dinamicit della coscienza. Fenomeni, elementi e qualit formali. Per la chiarificazione del concetto di fenomeno era stata preziosa la formulazione data da Mach nelle sue opere. Come le cose non sono che un complesso di sensazioni o elementi, cos anche lio non che la sostanzializzazione di un complesso di sensazioni,
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ricordi, immagini, affetti. I fenomeni studiati dalla fisica (come luce e suono) e dalla psicologia (come lio) sono complessi (di elementi) fondati su sensazioni, quali si porgono, si danno allesperienza (i dati immediati dellesperienza). La fisica e la psicologia riconducono questi complessi esperienziali ad elementi, facendone loggetto delle proprie ricerche. Mach fu studioso dei problemi della percezione. Pose chiaramente il problema dellesistenza di forme, spaziali o visive o sonore. Il problema era se la sensazione di una forma visiva o di una melodia fosse data dalla sommazione delle sensazioni di singoli elementi oppure una percezione nuova. Il problema fu affrontato sistematicamente da Christian von Ehrenfels, che precis che la forma un qualcosa di pi rispetto alle singole parti, un qualcosa denominato qualit formale, ad es. una melodia. Si possono combinare gli elementi, ma la qualit formale (la melodia) rimane la stessa. Per Ehrenfels la qualit formale indipendente dagli elementi, ma data immediatamente dallesperienza allo stesso modo in cui sono dati immediatamente nellesperienza gli elementi. Nelle ricostruzioni storiche della Gestalt si sempre considerato larticolo di Ehrenfels come il suo precursore. Gli storici attuali rendono pi complesso il quadro dei dibattiti: da una parte riallacciano la trattazione di Ehrenfels a tutta una serie di riflessioni da Mach in poi; dallaltra individuano varie linee di ricerca che coesistettero alla teoria della forma e non sono affatto assimilabili ad essa. Allo stesso tempo, va riconosciuto alla teoria della forma il merito di aver offerto una nuova soluzione teorica a tutti i problemi emersi in quegli anni nello studio della genesi del percetto. Oggetti, produzioni e rappresentazioni di origine asensoriale. Un tema di grande discussione fu linterpretazione della genesi delle qualit formali. Per Ehrenfels le qualit formali emergevano grazie allopera dellattivit psichica. Meinong introdusse il concetto di oggetto. Loggetto un contenuto mentale; pu
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corrispondere ad una realt esterna, ma pu essere puramente mentale. Vi sono due ordini di oggetti: i primi sono i contenuti sensoriali (suoni, luci, odori); i secondi sono fondati sui primi (es. una melodia). I primi sono contenuti fondanti, i secondi contenuti fondati. Un punto nodale nella problematica affrontata dalla scuola di Graz riguardava lintervento attivo della mente che introduceva la forma nei dati sensoriali. Witesek la percezione contiene anche un attimo di credenza, di convinzione... La percezione era ancorata pi che al versante della sensazione a quello del pensiero. Allinterno della scuola di Graz, unulteriore elaborazione del problema del rapporto tra dati sensoriali e percezione fu data da Benussi. Il contributo di Benussi si caratterizz sia per le innovazioni concettuali, che per le profonde e sistematiche ricerche sperimentali, dallo studio delle illusioni otticogeometriche fino alle ricerche sulla percezione del tempo e del movimento. Benussi osserv che in presenza di stimoli costanti si pu avere una plurivocit formale, cio una variet di percezione di forme. Particolarmente le illusioni otticogeometriche mettevano in evidenza la plurivocit formale della forma. Le ricerche di Benussi avevano permesso di distinguere tra processi, responsabili della percezione della forma, di carattere amodale, e processi di carattere sensoriale, legati alla specifica modalit sensoriale stimolata. Alla fine del primo decennio del Novecento il dibattito sul rapporto tra sensazione e percezione, tra dati sensoriali e qualit formali si era sviluppato fino a far maturare una nuova impostazione concettuale, che si sarebbe configurata come una nuova teoria, la Gestaltheorie o teoria della forma. Matur tra gli psicologi dellIstituto di Berlino e in effetti si parl di una scuola di Berlino, contrapposta alla scuola di Graz. Le tematiche affrontate dalla teoria della forma a partire dal 1912 erano oggetto di indagine anche nel laboratorio di Gottinga, diretto
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da Muller. Katz, assistente di Muller, si occup della percezione visiva. Critic le ricerche sulla percezione del colore basate sulle propriet fisiche dello stimolo analizzate da recettori retinici. Dimostr che la percezione di un colore era indipendente dai valori delle propriet fisiche assunti ad es. con il cambiamento dellilluminazione ambientale, per cui il colore era percepito come costante: si metteva in evidenza leffetto del campo sulle propriet psicologiche delloggetto. Rubin: nelle figure reversibili una figura bianca su uno sfondo nero pu diventare lo sfondo bianco su cui si stacca una figura nera. 3. La teoria della forma I motivi della fortuna della Gestalt erano connessi ad aspetti cruciali dellimpianto concettuale di questa teoria. La teoria della forma fu un movimento di innovazione teorica radicale nel campo della psicologia sperimentale degli inizi del secolo. La ricerca teorica fu il fondamento di concrete indagini empiriche: gli psicologi della Gestalt si basarono su esperimenti compiuti in condizioni di laboratorio controllate con cura. - Un aspetto fondamentale della teoria della forma fu la ricerca di una corrispondenza tra il dato fenomenologico e il processo neurofisiologico. Sebbene le specifiche concezioni fisiologiche proposte dai gestaltisti furono sottoposte a critiche, rimaneva caratteristica di questa teoria lesigenza di una ricerca neurofisiologica sulle basi dei processi mentali. - Altro aspetto importante il fatto che ha descritto fenomeni psichici che restano incontrovertibili, al di l delle spiegazioni costruite dai gestaltisti - Altro aspetto la semplicit della teoria stessa, nel senso di elegante riduzione dei fenomeni indagati a pochi, ma esaustivi principi concettuali. - Infine la grande personalit dei 3 rappresentanti principali di questa scuola: Wertheimer, Kohler e Kofkka.
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Il concetto di Gestalt. Sotto il nome di scuola di Berlino questo gruppo di psicologi che aveva studiato con Stumpf si differenzi subito dalle altre scuole tedesche e austriache. Le ricerche compiute da Max Wertheimer sulla percezione del movimento furono illustrate nel 1912 in un articolo in cui descriveva la percezione del movimento fenomenico: si tratta di un movimento apparente o illusorio, dato da 2 stimoli a e b, posti nei punti A e B, che si illuminano in modo alternato. Si varia lintervallo temporale e si studiano gli effetti percettivi nellosservatore. A stimoli simili corrispondono percetti diversi fino al punto che la percezione non corrisponde direttamente alla realt fisica. Il percetto non dato dalla somma dei singoli elementi sensoriali, ma qualcosa di diverso e di pi rispetto ad essi. Il movimento unorganizzazione percettiva, una Gestalt, che non corrisponde alla somma dei singoli elementi. Il punto di vista classico della psicologia rispetto alla percezione viene capovolto. Si tratta di partire da una concreta situazione percettiva globale per passare ad una analisi delle leggi della loro interna struttura. Una formulazione sistematica dei principi della nuova teoria fu data da Wertheimer nel 1922: la critica allelementismo e allassociazionismo ottocentesco, lenunciazione del concetto di Gestalt come una totalit data immediatamente e non aggiunta alle parti componenti, la necessit di indagini concrete sulla nuova impostazione dallalto verso il basso; lestensione del principio di Gestalt a tutti i processi psichici; la centralit della propriet del significato nella Gestalt. Le leggi della organizzazione delle forme percettive (le leggi della Gestalt) furono esposte nella seconda parte dellarticolo di Wertheimer; i fattori (o leggi) sono: vicinanza, somiglianza, destino comune, pregnanza, direzione, chiusura, esperienza
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passata. La forma quindi unorganizzazione strutturata di parti o elementi. Un aspetto fondamentale della teoria della forma fu linterpretazione dei fenomeni gestaltici in base a processi fisiologici. Quando gli elementi si organizzano in una forma, ci accade per un fenomeno fisiologico. La stimolazione prodotta dai singoli elementi produce delle correnti nervose che danno luogo ad una specie di corto circuito. Questo problema fu affrontato da Kohler... Per Kohler la percezione era data da una distribuzione delle correnti elettriche non corrispondente alla somma delle singole eccitazioni, ma generata dagli effetti dellinterazione tra una corrente e laltra. Ogni sistema fisico concepibile come un campo totale dove interagiscono forme diverse. Per questa centralit della nozione di campo, la teoria della forma stata spesso chiamata teoria del campo. Tra il mondo fenomenico e quello fisiologico vi un isomorfismo, dato dalla identit di leggi di strutturazione che regolano entrambi i mondi. Ricerche sul pensiero e sulla memoria. La percezione fu larea privilegiata di indagine dei gestaltisti, ma altre importanti aree di ricerca furono costituite dal pensiero e dalla memoria. Kohler condusse una serie di esperimenti sulla intelligenza dei primati. Gli scimpanz dovevano trovare una soluzione per raggiungere uno scopo (es. afferrare una banana posta al di l delle sbarre della gabbia servendosi di canne come strumenti). Kohler osserv che arrivavano improvvisamente alla soluzione per un processo denominato Einsicht (vedere dentro) o secondo il termine inglese pi noto insight, intuizione, visione. Linterpretazione di Kohler si opponeva a quella degli psicologi, che ritenevano che la soluzione di un problema dipendesse dallassociazione di esperienze precedenti, da una catena di prove ed errori. Sebbene questi fossero presenti, quello che Kohler voleva mettere in evidenza era la propriet del pensiero, per cui vi
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era una ristrutturazione di tutte le esperienze passate e delle condizioni presenti. La Einsicht corrisponde ad una ristrutturazione del campo, dove le esperienze passate acquistano una nuova relazione reciproca. Le propriet del pensiero umano furono studiate da Wertheimer. Notava che nel pensiero primitivo il pensiero concreto precedeva quello astratto. I numeri non sono una propriet astratta delle cose, ma sono strettamente legati alle cose relative, sono delle strutture che esprimono quantitativamente la cosa qual . Inoltre queste strutture numeriche non sono estraibili dal contesto concreto e reale. Il pensiero concreto si realizza in strutture, in Gestalten, legate al contesto, e solo in seguito si forma un pensiero astratto. Il pensiero produttivo quando produce soluzioni non sulla base di semplici associazioni, ma quando affronta il problema riconcependolo attraverso una ristrutturazione completa di tutti gli elementi in gioco, o meglio in campo. Un altro contributo fondamentale alla psicologia del pensiero nellottica gestaltista fu dato da K. Duncker. Precis che la soluzione del problema non doveva essere concepita come un processo mentale immediato, spontaneo e intuitivo, ma come un sistema organizzato di soluzioni parziali. Mentre Wertheimer era interessato alla fase finale della ristrutturazione in s e per s, Duncker metteva in evidenza la rilevanza delle fasi intermedie, che sono vere e proprie soluzioni. Anche negli studi sulla memoria si misero in risalto i fattori di natura gestaltistica che agiscono secondo principi di strutturazione degli elementi (le tracce mnestiche) e non secondo una concatenazione elemento per elemento. Una trattazione sistematica dei processi della memoria nellottica gestaltista fu fornita da Kofkka. I soggetti, una volta compreso il significato di una regola, apprendono pi facilmente e possono trasferire questa regola ad altro materiale. Quindi si sottolineava da una parte la validit del principio di ristrutturazione e dallaltra quella
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del campo o contesto in cui si collocano gli elementi per spiegare i processi fondamentali della memoria, oltre a quelli della percezione e del pensiero. La psicologia topologica. Nel contesto della teoria della forma si svilupp la concezione sistematica dei processi psichici elaborata da Kurt Lewin, denominata teoria del campo o psicologia topologica. I principi della Gestalt cui Lewin si rifer erano quelli generali di totalit, campo, interazione, ma la focalizzazione delle sue ricerche sugli aspetti psicodinamici e limpiego della topologia per descrivere le azioni umane e la dinamica dei gruppi, hanno posto lopera lewiniana in una posizione autonoma rispetto alla scuola di Berlino. Lewin afferm che i processi psichici si attuano in funzione di una dinamica interna alla psiche stessa e non solamente in funzione di stimoli esterni. Lattivit psicologica considerata una totalit di fatti coesistenti e interdipendenti, retta da principi dinamici propri di un campo di energia. Il campo dello psicologo non quello del fisico, ma lo spazio di vita, definito come la totalit di fatti che determinano il comportamento (C) di un individuo in un dato momento. C= f (P;A) . Il comportamento quindi funzione della interazione tra la persona e lambiente psicologico. Lambiente psicologico quella parte di tale spazio di vita o spazio psicologico che racchiude le persone, le attivit, gli oggetti con cui un individuo interagisce. Si tratta di uninterazione psicologica, non fisica. Quando lindividuo passa ad unaltra attivit, vi una locomozione (una dislocazione nel suo ambiente psicologico) da una regione allaltra. Anche la persona comprende un insieme di regioni: le due principali sono la regione percettivo-motoria e la regione interna-personale, che pu essere divisa in sotto-regioni. Queste regioni sono separate, ma allo stesso tempo comunicanti (attraverso un processo denominato comunicazione). Con la
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crescita e linterazione con lambiente psicologico, la persona si differenzia sempre pi in sotto-regioni. Anche lambiente psicologico si differenzia progressivamente in regioni. Laltro grande settore di ricerca affrontato da Lewin nel periodo americano fu la psicologia sociale, di cui considerato uno dei maggiori teorici della prima met del Novecento. Furono due le branche principali avviate da Lewin: da una parte la dinamica di gruppo, e dallaltra la ricerca-azione, detta anche ricerca attiva o partecipante. Sebbene limpianto teorico delle sue ricerche sia stato abbandonato abbastanza presto, il significato storico delle sue ricerche rimane nel tentativo da una parte di studiare in modo integrato i processi dinamici e cognitivi in situazioni concrete e non nellambiente innaturale del laboratorio; dallaltra di collocare queste ricerche in unottica di intervento sui reali problemi psicologici e sociali degli individui. La concezione aristotelica e la concezione galileiana in psicologia. Lewin opponeva due concezioni diverse della ricerca scientifica, quella aristotelica e quella galileiana, e riteneva fondamentale il passaggio dalla prima alla seconda. La scienza aristotelica era una scienza classificatoria, quella galileiana invece una scienza genetico-condizionale, volta alla formulazione delle leggi che regolano il verificarsi di un evento in funzione di variabili definite. Per Lewin la psicologia era ancora allo stadio della scienza aristotelica. La nuova psicologia di stampo galileiano doveva invece prefiggersi la ricerca di leggi generali che consentissero di integrare mondi psichici in precedenza separati. Diffusione della teoria della forma. La teoria della forma suscit fin dalle sue prime formulazioni concettuali e dai suoi primi risultati sperimentali reazioni o eccessivamente entusiastiche o estremamente critiche. Si criticava la pretesa di aver rivoluzionato lo scenario della psicologia dellepoca, con lintroduzione di un concetto, una chiave
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universale per disvelare tutti i problemi della psicologia: il concetto di Gestalt. La teoria gestaltista penetr comunque nella psicologia contemporanea europea ed americana, orientandone le ricerche in una direzione che risentiva delle notevoli innovazioni introdotte da tali teorie. La prospettiva gestaltista fu assimilata dagli psicologi americani senza continuare ad essere una corrente teorica autonoma; divenne un riferimento teorico essenziale che min alcuni presupposti fondamentali del comportamentismo, fino al punto di favorirne la crisi nei primi anni 60. Con lo sviluppo del cognitivismo il ruolo giocato dalla teoria della forma in questo processo divenne sempre pi evidente. Dalla fine degli anni 70 si assistito ad una rinascita di studi sulla teoria della forma sia dal punto di vista storico che da quello dellimpiego dei suoi principi nel campo delle ricerche di psicologia cognitiva. Certamente il punto di maggiore attrito fu nellincontro fra la teoria della forma e il comportamentismo. Attualit della teoria della forma. Oggi molti concetti che gli psicologi della Gestalt proposero ai primi di questo secolo appaiono integrati nelle moderne concezioni della percezione, dellapprendimento e del pensiero. Attualmente, molte ricerche continuano ad essere dedicate ai fenomeni psichici trattati dai gestaltisti. Alcune linee-guida che conservano rilevanza per la ricerca contemporanea sono: il metodo fenomenologico, lantiatomismo, lantiassociazionismo e lantiempirismo, il concetto di pregnanza, i concetti di isomorfismo e campo. 4. La prospettiva fenomenologica e le nuove forze della psicologia. Allinterno della prospettiva fenomenologica, si svilupp un orientamento fin dagli inizi del secolo che si richiam in primo luogo alla fenomenologia di E. Husserl, accolse i nuovi contributi della filosofia (Heidegger) e del recente esistenzialismo, e sfoci
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in una presa di posizione critica nei confronti di quella psicologia galileiana auspicata dai gestaltisti e da Lewin. Capitolo terzo La prospettiva psicodinamica e la psicoanalisi 1. Introduzione Alla fine dell800 si diffuse luso dellaggettivo dinamico in psichiatria per qualificare fenomeni non riconducibili a malattie organiche del sistema nervoso, considerati disturbi nervosi funzionali e momentanei o disturbi propriamente psichici. Questa fu la premessa storica della prospettiva psicodinamica in psicologia. La stessa psicoanalisi fu un tentativo di fondazione di una teoria psicologica che ponesse laccento pi sugli aspetti dinamici che su quelli strutturali. Ci che caratterizz la psicoanalisi rispetto alle altre teorie psicodinamiche fu da una parte il forte risalto dato alle forze inconsce nella dinamica psichica, dallaltra limprescindibilit del rapporto interpersonale analista-paziente per la fondazione e lo sviluppo della teoria stessa. La prospettiva psicodinamica ha proposto una concezione dei processi psichici per la quale essi sono causati e regolati da sistemi che la psicologia pu soltanto indagare, non essendo riducibili a meccanismi biologici e processi fisiologici. Fondamentale la profonda evoluzione teorica che in psicoanalisi si attu col passaggio dal concetto biologico di istinto a quello psicologico di pulsione. Altrettanto significativa fu la centralit che assunse il concetto di personalit come unit di analisi che ingloba e trascende i processi cognitivi e dinamici di per s: la personalit si pone come un sistema integrato non riducibile. La prima teoria sistematica della psicopatologia in una prospettiva psicodinamica fu quella di Pierre Janet, che sintetizz i tentativi analoghi di altri neurologi e psichiatri della seconda met
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dellOttocento. Con Janet fu realizzata una psicopatologia autonoma. La psicoanalisi, fondata da Freud, si present come una nuova teoria psicologica e una nuova tecnica terapeutica. E stata definita dal suo stesso fondatore una psicologia del profondo. La psicoanalisi si articol presto in un movimento psicoanalitico ortodosso e in una serie di secessioni, tra cui acquisirono la maggior rilevanza teorica e clinica la psicologia analitica di Jung e la psicologia individuale di Adler. Una originale formulazione psicodinamica dei processi psichici umani normali e patologici (la psicologia fenomenologica) fu quella di Jaspers e Binswanger. Infine, nella varie teorie psicodinamiche della personalit elaborate nel primo Novecento ci fu il tentativo di sviluppare una concezione dinamica del comportamento, non riconducibile a psicoanalisi o comportamentismo. La prima teoria che ha tenuto conto degli aspetti del comportamento sottovalutati da entrambi fu quella di Stern, nota come personalismo. 2. Dalla concezione organicistica alla concezione psicodinamica della malattia mentale. Nella psichiatria tra 700 e 800 si era posto il problema della specificit della malattia mentale, tentando di classificare i vari tipi di malattie mentali e di ricercare le cause per ciascuna di esse. La prima psicologia dinamica aveva concettualizzato la nozione di genesi psichica di una vasta gamma di fenomeni psichici normali e patologici. Nella seconda met del secolo in Germania si svilupp una nuova psichiatria , cd. ufficiale, che divenne il riferimento teorico di tutta la letteratura e la pratica clinica dellepoca in relazione alle malattie mentali su due punti essenziali: la riduzione della malattia mentale a malattia organica; la classificazione sistematica delle malattie mentali. Il principale esponente della psichiatria
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organicistica fu Griesinger, autore della frase le malattie mentali sono malattie cerebrali. Kraepelin riteneva che la malattia mentale fosse un fenomeno naturale da descrivere, classificare e ricondurre alle sue origini organiche. Kraepelin aveva assimilato una psicologia interessata ai processi sensoriali, ed escludeva lindagine delle componenti affettive della vita psichica. Ma la rigida concezione deterministica del sintomo psicologico non reggeva di fronte allevidenza clinica di sintomatologie simili ma con cause differenti e viceversa. Alla fine dellOttocento vari psichiatri misero in risalto alcuni aspetti: non possibile risalire dal disturbo mentale alla causa; molti disturbi mentali sono connessi a cause puramente psicologiche; infine vi era la costante attenzione per il paziente nella sua concretezza di essere umano. Le due scuole pi importanti di questa impostazione psicodinamica negli ultimi due decenni del secolo furono la scuola di Nancy (Bernheim) e quella di Salpetrire a Parigi, fondata da Charcot. Entrambe le scuole influenzarono Freud. Tuttavia, se in Charcot permaneva lidea di una base fisiologica dellipnosi, Bernheim aveva una concezione psicodinamica dei fenomeni ipnotici allinterno della categoria della suggestione. Quindi, si profilava una prospettiva psicodinamica basata sulla nozione di genesi psicologica di malattia mentale e sullintervento psicoterapeutico. La malattia mentale trovava la propria strada terapeutica in una relazione interpersonale perch proprio un rapporto interpersonale patogeno era stato la causa della malattia stessa. La prospettiva dinamica si legava alla psicoterapia, termine diffusosi in questo periodo per indicare un insieme di procedure terapeutiche basate sul rapporto medico-paziente. 3. La teoria di Janet
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Janet aveva proposto una teoria dei disturbi mentali che superava limpostazione organicistica classica, distinguendosi per dallemergente impostazione psicoanalitica, trovandosi cos tra due fuochi. Alla fortuna dellopera di Janet non giovarono n lisolamento intellettuale voluto da lui stesso, n in parte la farraginosit dei suoi volumi. Egli cerc di delineare una teoria generale dei processi mentali, normali e patologici, basata sulle ricerche sia della psicologia sperimentale che della psicopatologia (tentativo non perseguito dalla psicoanalisi freudiana). Questa problematica fu comune a molti psicologi dellepoca, come Vygotskij. Quindi, lopera di Janet va considerata nellambito del contesto pi ampio della psicologia dei primi decenni del Novecento e non va appiattita nello sterile confronto con le teorie di Freud. Janet, in una prima fase della sua indagine (fase dellanalisi) studiava i vari sintomi che insorgevano a causa di idee fisse subconsce, a loro volta prodotte da eventi traumatici. Successivamente (fase della sintesi), Janet studiava la dinamica e lo sviluppo della malattia. Il momento dellanalisi metteva in evidenza la presenza di una scissione, cio la mancanza di sintesi, tra le funzioni psichiche nel paziente. Lipnosi permetteva sia di individuare le idee fisse, sia di risolverle. Janet denomin analisi psicologica questo insieme di procedure di indagine e di interventi terapeutici e sostenne che da essa Freud aveva derivato la sua psicoanalisi. Janet arriv ad una teoria generale dellisteria e della nevrosi. Per Freud, la teoria di Janet riduceva listeria ad una debolezza costituzionale che sfaldava la sintesi tra le funzioni psichiche, mentre per la psicoanalisi era lo scontro intrapsichico la fonte della malattia. In sostanza Janet avrebbe descritto la psiche come un mosaico (sintesi) composto di tanti pezzetti tra di loro scindibili (analisi), ma non avrebbe efficacemente indicato le cause e i processi della coesione e della dissociazione.
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Successivamente (1930-1932) elabor ulteriormente laspetto dinamico della propria teoria, approfondendo i concetti di forza psicologica e tensione psicologica. Si tratta di due concetti ortogonali: poich la forza indica la quantit di energia psichica impiegata nelle attivit psicologiche e la tensione il livello di complessit di tali attivit, si hanno tutte le possibili combinazioni. Anche se la concezione energetica dellattivit psichica fu alla base della teoria sulla condotta, gli aspetti energetici divennero sempre pi secondari rispetto a quelli sociogenetici. Il termine condotta aveva per Janet un significato pi ampio di quello di comportamento. La condotta data dalla dinamica delle tendenze, intese come disposizioni della psiche a compiere determinate azioni secondo una complessit differenziata. Janet distinse tre livelli di tendenze (inferiore, medio e superiore) allinterno dei quali erano individuabili nove tipi di tendenze, compresenti nella vita psichica, ed emergenti con forza diversa a seconda delle circostanze. Vi tuttavia una gerarchia per cui le tendenze inferiori sono controllate da quelle superiori. Laspetto che distinse la psicologia della condotta di Janet dalle teorie basate su una concezione evolutivo-gerarchica consiste nel fatto che per Janet la condotta umana era mediata da azioni di origine sociale. Cos la memoria e il linguaggio sono considerati processi che si sono sviluppati nel corso della storia umana allinterno delle relazioni sociali. La memoria e il linguaggio sono delle condotte in primo luogo sociali, dei sistemi di mediazione tra un individuo e gli altri. La memoria di tipo culturale o sociale, rappresentata da un insieme di informazioni e azioni rilevanti in un dato contesto socio-culturale. Anche il linguaggio si sviluppa nella comunicazione tra individui, e successivamente diviene uno strumento alla base del pensiero interiore. Janet affermava che le funzioni psichiche avevano una origine sociale (teoria sociogenetica) sia in una dimensione storica, sia in una dimensione ontogenetica, lungo lo sviluppo psichico del
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bambino. Si trattava di uno sviluppo storico-sociale che aveva consentito lemergere di condotte complesse. Questa teoria sociogenetica fu ripresa da altri psicologi, in primo luogo da Vygotskij, ma si ritrova anche in autori contemporanei, come Mead. 4. La psicoanalisi da Freud agli anni 50. Introduzione Alla fine del secolo ha origine con Freud la psicoanalisi. Questa teoria costitu nel Novecento una nuova visione della societ e della cultura in genere. Per le sue caratteristiche di concezione globale delluomo, rimase distaccata dalle altre grandi scuole di psicologia. Il pensiero freudiano si form nellambiente della grande Vienna, la capitale dellImpero austro-ungarico alle soglie della sua decadenza. La crisi di una cultura e la ricerca di nuove forme espressive furono allorigine di una serie di movimenti intellettuali di avanguardia nella letteratura, nella pittura, nellarchitettura e nella musica. Soprattutto nella letteratura si manifest linteresse per il mondo psichico e le nuove dimensioni dellinconscio. Freud riusc a cogliere in modo originale i fermenti di questa cultura del dubbio, del sospetto e della crisi, e propose una psicologia che rispecchiava una nuova concezione della vita psichica, dove i confini tra il normale e il patologico non erano pi definibili. La teoria di Freud. Freud ebbe una conoscenza diretta e precisa dei principi teorici e dei metodi propri della scienza biologico-medica contemporanea. Nel libro Linterpretazione delle afasie sottopose ad una serrata disamina critica le ricerche contemporanee sullafasia, introducendo una concezione dinamica dei processi cerebrali. Ancora nel 1895 presente limpostazione concettuale nel cercare di fornire un modello neuronale dei processi psichici.
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Dedicatosi dal 1886 alla professione privata come specialista in malattie nervose, Freud aveva subito affrontato casi patologici in cui lorganico e lo psichico risultavano luno la continuazione dellaltro. Nel periodo trascorso presso Charcot a Parigi (1885-86) aveva avuto modo di osservare numerosi pazienti affetti da isteria e soprattutto di assimilare la nozione di una causalit psichica nel processo psicopatologico. Un caso di isteria era gi stato descritto a Freud da Josef Breuer: il famoso caso Anna O. Breuer aveva scoperto che la malata poteva essere liberata dai propri turbamenti della sua coscienza se e quando veniva indotta a dare espressione verbale alle fantasie affettive che in quel momento la dominavano. Breuer trasse da questa scoperta un metodo terapeutico. La tecnica ipnotica era servita a Breuer per far riemergere dalla memoria le situazioni traumatiche che erano la causa lontana dei sintomi isterici e farle rivivere durante la seduta. Freud si distacco da Breuer sia nella spiegazione della fenomenologia isterica sia nella tecnica terapeutica. La causa psicopatogena non fu pi considerata un nucleo passivo, ma si trattava di un processo dinamico per il quale il paziente intenzionalmente rimuoveva dal suo pensiero cosciente quelle cose che voleva dimenticare. La stessa tecnica ipnotica, basata sullidea di suggestione secondo la scuola di Nancy, non permetteva di ovviare alle resistenze del paziente a non ricordare. Freud abbandon lipnosi e il metodo catartico e adott il metodo delle associazioni libere. Alla fine degli Studi sullisteria sostenne che la lontana causa psicologica del disturbo isterico era dovuta a traumi sessuali di varia natura verificatisi nellinfanzia del paziente, e principalmente a tentativi di seduzione sessuale da parte di un adulto (successivamente neg che il fatto concreto fosse realmente accaduto). Su questo punto nodale dellevoluzione del pensiero di Freud, sullesistenza di una realt di un trauma sessuale effettivamente avvenuto e rimasto inconscio, si riacceso recentemente il dibattito. Si pensi che per tutto il futuro percorso
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della psicoanalisi stato basilare il passaggio di Freud verso la concezione di una realt psichica, un complesso di fantasie, ricordi, ricostruzioni, che non corrisponde necessariamente a una realt effettiva. Quello che viene ricordato dalla psiche non sono i fatti in s, ma i fatti in quanto sono stati ricordati o ricostruiti, ma che possono anche non essere accaduti. Freud comp una profonda trasformazione del suo pensiero attraverso una sistematica autoanalisi basata, in particolare dopo il 1897, sullinterpretazione dei propri sogni. In questo processo di autoanalisi fu centrale la scoperta del complesso di Edipo, ovvero lesistenza di una complessa rete di sentimenti dodio per il genitore dello stesso sesso e di amore nei confronti del genitore del sesso opposto: una complessa dinamica necessaria allo sviluppo psichico infantile. Tutto linsieme delle innovazioni teoriche trov una prima formulazione sistematica nella Interpretazione dei sogni (1900). Freud riassunse criticamente tutta la letteratura precedente sulla natura dei sogni e la loro interpretazione. Nellultimo capitolo espose una nuova teoria dei processi psichici in generale. Il sogno non che lespressione di un contenuto latente, nascosto. Il contenuto latente si trasforma nel contenuto manifesto attraverso il lavoro onirico, dando luogo a un contenuto apparentemente senza senso. Questa trasformazione-deformazione imposta dalla funzione psichica della censura che blocca laccesso dei desideri; il sogno pu essere definito come lappagamento di un desiderio, perch consente al desiderio di manifestarsi, seppure in forma mascherata. Tra la fine degli anni 90 del secolo scorso e i primi anni 20, Freud elabor una teoria generale della psiche e propose un modello di terapia dei disturbi psichici attraverso molteplici opere dedicate ai fenomeni osservati nella vita psichica normale e patologica. Particolare rilievo in questo periodo ebbero le opere dedicate alle dimenticanze, ai lapsus e agli atti mancati.
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Nella voce psicoanalisi del Dizionario di sessuologia Freud rilevava che la psicoanalisi era sia una teoria e un metodo di ricerca in psicologia, sia un metodo terapeutico. Sintetizzando il passaggio dalla impostazione seguita da Breuer a quella tipicamente psicoanalitica, Freud sottolineava da una parte il rifiuto dellidea per la quale lorigine dei sintomi isterici era nel blocco di un processo psichico e nella sua conversione in manifestazioni somatiche; dallaltra la necessit di introdurre il concetto di difesa... Ad una teoria che supponeva un processo di trasformazione energetica del contenuto psichico patologico in un processo somatico, subentrava una teoria pi complessa della dinamica interna alla psiche con sotto-sistemi interattivi. Nella teoria elaborata fino al 1920 circa, Freud collocava la dinamica degli affetti allinterno di un apparato psichico suddiviso in sistemi aventi funzioni diverse: inconscio, preconscio e conscio. Si tratta delle prima topica... Dopo il 1920 propose unaltra teoria dellapparato psichico, la seconda topica, basata sulla differenziazione tra Es, Io e Super-Io. Struttura dellapparato psichico e principi metapsicologici. Per delineare alcuni aspetti teorici fondamentali della teoria psicoanalitica ci si pu riferire allultima versione sistematica che Freud scrisse nel 1938 per il suo Compendio di psicoanalisi. LEs rappresenta per la psiche il patrimonio ereditario e la sede di origine delle pulsioni. Il rapporto tra lEs di un individuo e il mondo esterno mediato dallIo che, ai fini dellautoconservazione dellindividuo stesso, svolge la funzione di conoscere e valutare gli stimoli esterni e interni. DallIo si sviluppa durante linfanzia il Super-Io, nel quale si collocano le influenze dei genitori e delle altre persone del proprio ambiente sociale. I bisogni dellorganismo si esprimono e sono soddisfatti nella vita psichica sotto forma di pulsioni. Listinto un comportamento innato, proprio di una determinata specie animale, generato per annullare la tensione determinata dal bisogno. La pulsione la
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rappresentazione psichica del bisogno, arriva in virt della sua forza (spinta) alla meta, cio alla soppressione della tensione prodotta dalleccitazione somatica (fonte), seguendo una dinamica nettamente pi mobile e articolata di quella dellistinto, dirigendosi non necessariamente su un oggetto specifico, ma su oggetti che possono variare nel tempo. Nellultima fase del suo pensiero Freud divise le pulsioni fondamentali in due grandi categorie, le pulsioni di vita (la cui energia denominata libido) e le pulsioni di morte. Queste pulsioni interagiscono tra di loro nella dinamica psichica: da questa cooperazione e da questo contrasto delle due pulsioni fondamentali traggono origine i molteplici e variopinti fenomeni dellesistenza. Il concetto di pulsione era stato elaborato da Freud soprattutto nella sfera della vita psichica sessuale. Le scoperte principali della psicoanalisi erano state, per Freud, il fatto che la sessualit si manifesta subito poco dopo la nascita; essa comprende una vasta gamma di attivit non esclusivamente genitali; il piacere sessuale pu essere prodotto da zone del corpo non direttamente legate al coito e alla procreazione. Lo sviluppo della sessualit infantile era stato cadenzato da Freud in varie fasi, da quella orale a quella anale a quella fallica. Il processo evolutivo la base per la comprensione dei processi involutivi che possono insorgere nella vita psichica adulta, sotto forma di perversioni sessuali o di disturbi psichici come le nevrosi. I processi psichici si qualificano in base al grado di coscienzialit che possiedono per lindividuo. Alcuni processi psichici inconsci divengono consci, ma nella maggior parte rimangono inconsci. Nella vita psichica si realizza una resistenza al far divenire cosciente ci che inconscio e queste resistenze divengono evidenti nel processo terapeutico. Vi una relazione dinamica tra le qualit psichiche (delineate nella prima topica) e i sistemi dellapparato psichico (descritti nella seconda). Le funzioni dellIo e del Super-Io possono essere consce, e ancor pi di frequente
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sono inconsce. LEs invece caratterizzato dalla qualit dellinconscio. Le leggi che regolano i processi nellinconscio o nellEs rientrano nel processo primario, mentre quelle che guidano i processi nel preconscio-conscio o nellIo appartengono al processo secondario... Questi due processi sono regolati rispettivamente dal principio di piacere e dal principio di realt. La tecnica psicoanalitica. Nel trattamento analitico, la regola fondamentale quella per la quale il paziente impegnato a comunicare liberamente allanalista tutto quanto gli viene in mente. In questo processo di svelamento del rimosso e dellinconscio, si produce un fenomeno di grande rilevanza, gi notato da altri psicologi ma messo in evidenza da Freud: si tratta del fenomeno del transfert, per il quale il paziente ravvisa nellanalista un ritorno di una persona importante del suo passato, e trasferisce su di lui sentimenti e reazioni che certamente erano destinati a quel modello. Il transfert ambivalente, contiene atteggiamenti positivi nei confronti dellanalista, ma anche negativi; il paziente si comporta con lanalista come si sarebbe comportato con i genitori. In questa situazione si pu innescare il desiderio erotico, un tempo diretto verso il genitore e ora trasferito sullanalista. E un momento che inevitabilmente avviene, ma che deve assolutamente essere bloccato proprio per consentire il proseguimento dellanalisi. Il transfert un momento necessario nel processo di quellampliamento della conoscenza di s che comporta continuamente un superamento delle resistenze che il paziente oppone alle interpretazioni che lanalista d dei suoi sogni e dei suoi atti mancati. Una visione del mondo. Nellultima lezione di Introduzione alla psicoanalisi, Freud si chiedeva se la psicoanalisi poteva essere concepita come una nuova visione del mondo. Rispondeva che era solo una scienza particolare, che nellambito del suo oggetto di indagine, la psiche,
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contribuiva alla visione scientifica del mondo, una visione non esaustiva e totalizzante. Tuttavia, nel primo Novecento, la psicoanalisi fu recepita di fatto come una nuova visione del mondo e per questo motivo fu accolta entusiasticamente o respinta duramente. Le critiche andarono da quelle di carattere pi teorico, relativamente alla forte componente biologica della concezione freudiana delle pulsioni, a quelle pi moralistiche. La relazione tra la psicoanalisi e il mondo accademico della psicologia fu difficile, e solo gradualmente i principi della psicodinamica freudiana penetrarono nei sistemi di psicologia elaborati dalle altre scuole; daltra parte la psicoanalisi stessa non mostr interessi maggiori per quanto veniva acquisito dalla psicologia contemporanea. Il movimento psicoanalitico dal 1902 al 1950. La psicoanalisi divenne nel primo decennio del secolo unistituzione scientifica autonoma che organizzava i propri convegni. Quando nel 1911 nel caso di Adler e nel 1913 di Jung si manifestarono i primi dissensi rispetto alle posizioni ufficiali di Freud, la condanna degli eretici fu immediata. Freud da una parte rifiut in blocco le elaborazioni teoriche proposte da Adler e Jung, dallaltra sugger la possibilit che queste nuove prese di posizioni fossero interpretabili in chiave psicoanalitica, paragonando gli psicoanalisti a pazienti in trattamento analitico. La scuola freudiana si caratterizz presto rispetto alle altre scuole della psicologia della prima met del secolo non solo per la specificit della propria prospettiva teorica, ma anche per la rigida struttura associativa dei propri membri, tra i quali uno era stato spesso lanalista di un altro. Al di l della ricostruzione fatta da Freud delle secessioni di Adler, Jung ed altri, si tratt spesso di sviluppi originali allinterno della teoria freudiana che non possono essere considerati pure e semplici deviazioni dal pensiero freudiano verso un impoverimento teorico e terapeutico.
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Nellambito del movimento psicoanalitico fino al 1950, i contributi pi significativi furono dati da Anna Freud, da Melanie Klein e da Heinz Hartmann. Le loro opere introdussero innovazioni e ampliamenti concettuali di carattere generale nella teoria freudiana originaria. Con le opere di Anna Freud e di Hartmann si costitu la psicoanalisi dellIo o anche psicologia dellIo che, diffusasi soprattutto negli Stati Uniti, accentu sempre di pi le caratteristiche adattative della psiche in una prospettiva naturalistico-biologica. Sebbene Anna Freud avesse messo in evidenza limportanza dellindagine analitica nei bambini per la fondazione di una teoria psicoanalitica generale della personalit, fu Melanie Klein a gettare le basi per una psicoanalisi infantile che non ripercorresse la psicoanalisi tradizionale nata dallindagine sugli adulti. Attraverso lintroduzione di nuove tecniche, come quella rappresentata dallosservazione del gioco infantile, sarebbe stato possibile accedere alla dinamica della psiche infantile. La Klein richiam lattenzione sul mondo psichico (un teatro interno) della primissima infanzia, costituito da fantasie o fantasmi inconsci pre-esistenti alle rappresentazioni psichiche che si formeranno in seguito allinterazione con lambiente esterno. Le fantasie inconsce strutturano il mondo psichico primitivo del bambino, organizzano la relazione del bambino con gli oggetti delle pulsioni. La diffusione della psicoanalisi pu essere vista come una graduale penetrazione geografica delle idee freudiane prima nei paesi vicini a Vienna, nellarea mitteleuropea, poi nei paesi anglosassoni e quindi in quelli latini. 5. La teoria di Jung. Spesso la teoria di Jung stata caratterizzata come una ramificazione della teoria di Freud; allo stesso modo, la personalit di Jung stata contrapposta a quella di Freud. Eppure
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ormai chiaro che lopera di Jung riflette un progetto teorico diverso da quello freudiano, anche se la psicoanalisi ne stata una componente fondamentale. Una prima fase dellattivit di Jung pu essere delimitata tra il 1895 e il 1900, periodo in cui era studente di medicina a Basilea. Jung partiva dalla lettura che era stata fatta in chiave spiritistica dei testi di Kant, per ampliare il concetto di realt psichica a fenomeni ed esperienze esclusi dalla psicologia scientifica (sonnambulismo, ipnosi, spiritismo, esperienze medianiche e parapsicologiche). Nella tesi di laurea, Jung aveva illustrato questa nuova tematica avvalendosi anche delle esperienze personali che aveva condotte in campo medianico. Un secondo periodo comincia nel dicembre 1900, quando Jung si trasfer allOspedale psichiatrico di Zurigo, ed arriva fino al febbraio 1907, ovvero allincontro tra Jung e Freud. In questi anni Jung svilupp la tecnica delle associazioni verbali. Al soggetto in esame era presentata una lista di termini e si registravano le parole che egli vi associava. In base al tipo di risposta e al tempo impiegato per rispondere, si potevano far emergere i complessi da cui era affetto il soggetto. Jung indicava con complesso quellinsieme di rappresentazioni, ricordi e immagini a forte contenuto emotivo e affettivo che causava la reazione. Questo reattivo permetteva di affrontare in modo oggettivo la dinamica psicopatologica. Il test delle associazioni verbali corre lungo la storia della psicologia tra Ottocento e Novecento come un filo rosso che lega la psicologia sperimentale, la psicopatologia e la psicologia giudiziaria. Realizzato da Galton, il test fu usato da Wundt, da Kraepelin ed altri. Inoltre, il test delle associazioni verbali fu sviluppato da Aleksander Lurija allIstituto di psicologia di Mosca nel metodo motorio combinato, che richiedeva al soggetto di rispondere alle parole-test con la prima parola associata e contemporaneamente di premere un bulbo di gomma. In base alla relazione
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concomitante o sfasata tra la risposta verbale e quella motoria, Lurija studiava i conflitti retrostanti al comportamento dei soggetti, normali, affetti da disturbi mentali o criminali. Lapproccio sperimentale fu abbandonato da Jung quando il suo confronto con la teoria e la tecnica psicoanalitica divenne costante. Questo periodo, detto psicoanalitico, si chiude nel 1913 con la secessione di Jung dal movimento psicoanalitico. Jung aveva gi maturato uninsoddisfazione per latteggiamento clinico distaccato, proprio dello psichiatra del tempo. Gli insegnanti di psichiatria si interessavano non di quel che il paziente potesse avere da dire, ma piuttosto della diagnosi, dellanalisi dei sintomi, di statistiche. Dal punto di vista clinico la personalit umana del paziente, la sua individualit, non aveva alcuna importanza. La psicoanalisi forniva invece un nuovo modo di rapportarsi alla malattia mentale, faceva divenire centrale la dimensione psicologica e quella psicoterapeutica rispetto allimpostazione classificatoria della psichiatria ufficiale. Nel 1909 Jung lasci lospedale di Zurigo e si dedic allo studio delle malattie mentali in una prospettiva che teneva conto delle innovazioni teoriche della psicoanalisi, ma allo stesso tempo introduceva elementi ad essa estranei. Lopera pi importante Trasformazioni e simboli della libido; si basava sul caso della giovane Frank Miller, una studentessa di ricca immaginazione autosuggestiva. Jung interpret le fantasie della Miller ricollegandole a miti religiosi antichissimi e a simboli universali che sarebbero emersi dal suo inconscio. I simboli erano per Jung espressioni o trasformazioni di una energia psichica in generale, chiamata libido, che non era pi la libido intesa come energia o istinto sessuale. Si intende con libido un valore energetico suscettibile di comunicarsi a una sfera qualsiasi di attivit: potenza, fame, odio, sessualit, religione, ecc., senza essere un istinto specifico. La teoria sessuale dellorigine delle nevrosi veniva rifiutata in nome di una teoria psicologica basata sul concetto di libido come
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energia psichica in generale (Jung preferir negli anni seguenti abbandonare il termine equivoco di libido e parlare direttamente di energia psichica). La psiche umana si sviluppa quindi per le trasformazioni di questa energia, che pu essere anche energia psicosessuale, ma non si identifica con essa. Nel 1913 Jung abbandon il movimento psicoanalitico e svilupp ulteriormente la propria teoria psicologica. Tra il 1913 e il 1919 fu cruciale lautoanalisi che Jung comp sistematicamente ogni giorno annotando i propri sogni e le proprie fantasie, un viaggio nel profondo dellinconscio simile alla discesa di Ulisse agli Inferi. Nel 1921 fu pubblicata laltra opera fondamentale di Jung, Tipi psicologici. Vi era descritta la struttura della psiche, articolata in quattro funzioni (pensiero, sentimento, sensazione e intuizione) e in due atteggiamenti fondamentali (lintroversione e lestroversione). Nei singoli individui domina sia un atteggiamento sullaltro, sia una funzione sulle altre tre. Il tipo complementare non dominante e le funzioni non dominanti rimangono comunque attive a un livello inconscio in ogni individuo. Con Tipi psicologici si era ormai delineata una completa teoria della psiche denominata da Jung psicologia analitica, una concezione ben distinta dalla psicoanalisi freudiana. Uno dei concetti cardine della teoria freudiana, quello di inconscio, fu rielaborato profondamente da Jung attraverso la distinzione di inconscio personale e inconscio collettivo. Nellinconscio personale si trovano i materiali individuali, nel secondo quelli impersonali, collettivi. In Tipi psicologici Jung scriveva: Linconscio personale comprende in s tutte le acquisizioni dellesperienza personale, dunque cose dimenticate, rimosse, percepite, pensate e sentite al di sotto della soglia di coscienza. Accanto a questi esistono altri contenuti che non provengono da acquisizioni personali, ma dalla possibilit di
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funzionamento che la psiche ha ereditato, cio dalla struttura cerebrale ereditata. Queste sono le trame mitologiche, i motivi e le immagini che in ogni tempo e luogo possono riformarsi: li denomino collettivamente inconsci. Lespressione tipica dellinconscio collettivo sono le immagini primordiali o archetipi. Si tratta di immagini a carattere arcaico, proprie di unepoca o di tutta lumanit, che si manifestano a livello individuale nei sogni, nellimmaginazione provocata e nei disegni liberi e, a livello collettivo, si concretizzano nei miti, nelle fiabe e nelle opere darte. Jung ha ribadito pi volte che gli archetipi non sono contenuti o rappresentazioni inconsce, ma sono delle forme che strutturano linconscio collettivo. La psiche composta, oltre che dallinconscio personale e da quello collettivo, dallIo che ne rappresenta la parte cosciente. La dinamica tra componenti consce e inconsce della psiche vista da Jung come un percorso difficile (individuazione) che lindividuo affronta nella propria vita per realizzare la propria personalit. LIo (conscio) si scontra con organizzazioni archetipiche (inconsce) della personalit: la Persona (in latino maschera teatrale), ovvero la personalit pubblica; lOmbra, cio i comportamenti negativi, istintuali che lindividuo rifiuta e nasconde; lAnima e lAnimus, rispettivamente, la personificazione della natura femminile nelluomo e della natura maschile nella donna. Per Jung luomo ha sempre portato in s limmagine della donna, di un determinato tipo di donna. Questa immagine un insieme ereditario inconscio dorigine molto remota, un archetipo. Ci vale anche per la donna: anchessa ha unimmagine innata delluomo. Siccome questimmagine inconscia, essa viene incosciamente proiettata sulla persona amata ed una delle cause principali dellattrazione passionale e del suo contrario. Nella relazione dinamica tra lIo e linconscio, si attua il processo di individuazione, di differenziazione della personalit individuale, di realizzazione della propria personalit in una
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compiuta totalit-unit, denominata S. Il S larchetipo fondamentale della psiche; la meta, non sempre raggiunta, cui aspira la psiche individuale. Nel processo di individuazione stato colto un elemento di ulteriore differenziazione del pensiero di Jung dalla teoria freudiana. Il processo di individuazione mette in risalto lidea di una crescita psichica proiettata verso il futuro. Per Freud la vita psichica predeterminata nei suoi stadi e nelle sue manifestazioni, schiacciata tra le forze dellEs e quelle del Super-Io; per Jung la psiche una progettualit che ha spazi indeterminati. Anche lassunzione di Freud che la sua teoria potesse essere considerata un punto fermo per la psiche umana, corrispondeva per Jung ad una visione deterministica della creativit di questa psiche. Una teoria psicologica dipende in primo luogo dalla psicologia personale dellautore; non si pu assolutizzare il prodotto relativo di un singolo autore. Una teoria non deterministica, come quella di Jung, relativizza il proprio teorizzare, rende indeterminato il proprio oggetto di indagine. Concepisce lo scienziato come oggetto egli stesso di un sistema pi ampio in cui lui pure si modifica nel momento stesso in cui indaga. Per quel che riguarda il rapporto terapeutico, Jung criticava la contrapposizione tra lanalista, immutabile nel suo operare, fermo nelle sue competenze e tecniche ormai acquisite, e il paziente, oggetto di potenziali mutazioni. Nel sistema terapeutico junghiano si prospettava invece una continua modificazione reciproca tra analista e paziente. Linfluenza di Jung sulla psicologia del primo Novecento stata forse minore rispetto a quella avuta in altre aree di ricerca, quali lantropologia, letnologia e gli studi di storia delle religioni. A partire dagli anni 60, le teorie di Jung sono state riproposte nel quadro della psicologia contemporanea attraverso il riferimento a concetti fondamentali come quello di individuazione e di S. La psicologia analitica attualmente rappresentata da una crescente
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schiera di psicoterapeuti e studiosi che si rifanno allinsegnamento di Jung. 6. La teoria di Adler. Laltra grande secessione del movimento psicoanalitico, operata da Alfred Adler nel 1911, pu essere vista come un momento interno alla psicoanalisi freudiana, allo stesso modo in cui stata solitamente considerata la secessione junghiana. Quanto detto per Jung vale anche per Adler: la psicologia individuale fondata da Adler ha risentito senzaltro dellincontro con la teoria freudiana, ma ha sempre conservato la sua autonomia concettuale che le deriva da un contesto culturale e sociale diverso da quello in cui si svilupp il pensiero freudiano. In primo luogo, Adler colloc la propria teoria allinterno di una concezione sociale della vita psichica estranea alla psicoanalisi freudiana. Si trattava di una concezione che si traduceva in una maggior attenzione teorica non solo alle condizioni sociali dello sviluppo psichico, ma anche alle condizioni concrete che potevano essere realizzate per favorire meglio tale sviluppo. Limpegno costante di Adler per gli interventi di medicina sociale e del lavoro lo caratterizzano come uno psicologo attivo negli anni 20 della Vienna rossa rispetto allo psicologo della crisi della Vienna fine secolo rappresentato da Freud. Adler svilupp in modo originale due concetti fondamentali della psicologia individuale: linferiorit organica, per cui una deficienza organica condiziona la crescita psicologica individuale (concetto che sar ampliato psicologicamente in quello pi generale di complesso di inferiorit), e il carattere, ovvero lorganizzazione psicologica di origine ambientale che si rivela nellinterazione tra lindividuo e il suo ambiente sociale. Questi concetti furono ripresi nel libro La conoscenza delluomo, dove Adler parla di organo psichico, un sistema unitario al servizio dellorganismo umano, per assicurarne la conservazione e favorirne lo sviluppo. Lorgano psichico un insieme di forze di
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natura psichica finalizzate alladattamento dellindividuo al suo ambiente. Non possibile rappresentarsi una vita psichica senza quel fine verso cui si volge il movimento e la dinamica contenuti nella vita delluomo. Questo movimento della psiche radicato in un ambiente sociale. Infatti la natura della psiche umana prioritariamente sociale, non ha come presupposto delle forze biologiche, lEs descritto da Freud. Il suo essere sociale, luomo lo vive come un sentimento innato che struttura e organizza la sua vita psichica. La prima e fondamentale relazione sociale quella che il neonato vive con la propria madre. Laltro tessuto sociale entro cui si sviluppa la vita psichica quello costituito dalle relazioni con gli altri membri della famiglia, ci che Adler chiama costellazione familiare. In questo complesso allargato di relazioni interpersonali, la figura paterna ha per Adler una importanza notevole, ma non quella esclusiva assegnatale da Freud in relazione al complesso di Edipo (concetto rifiutato da Adler). Quando il bambino nasce si trova in una naturale inferiorit organica: prima ha bisogno di nutrizione e di cure per sopravvivere, poi interagisce con adulti che appaiono pi forti e sicuri. Il sentimento di inferiorit del bambino nasce anche da una inferiorit psicologica avvertita nella relazione interpersonale con gli adulti e con i pari. La crescita psichica si realizza attraverso il superamento del sentimento di inferiorit, grazie a modalit di compensazione che caratterizzano la vita psichica di ogni singolo individuo e complessivamente sono indicate come il suo stile di vita. La forza che spinge questa crescita psichica verso la realizzazione della propria personalit chiamata da Adler il S creativo. La psicoterapia vista come un riorientamento del paziente rispetto alle necessit della realt presente e concreta piuttosto che come un processo di scavo nel profondo di una psiche considerata scindibile da tale realt... Il rapporto fiducioso tra analista e paziente non passa attraverso il transfert. Il paziente, che sta seduto davanti al proprio analista,
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faccia a faccia (e non, come vogliono i freudiani, sdraiato sul divano senza poter vedere lanalista, seduto dietro di lui), deve vivere per Adler una situazione di incoraggiamento e compartecipazione emotiva in questo recupero del proprio S, piuttosto che una condizione di disagio fisico e psichico. 7. Temi della psicoanalisi contemporanea. Lo sviluppo della psicoanalisi freudiana dagli anni 60 ad oggi caratterizzato in primo luogo da un confronto sempre pi approfondito con la ricerca psicologica contemporanea, rispetto allisolamento teorico che il sistema freudiano si era costruito nei confronti delle altre grandi scuole della psicologia del primo Novecento. Possiamo individuare tre aree tematiche principali della psicoanalisi contemporanea: 1) la struttura della psiche; 2) la dimensione evolutiva; 3) la dimensione sociale. La struttura della psiche, quale era stata descritta nella prima e nella seconda topica freudiane, fu rivista negli anni 30 e 40 alla luce delle nuove teorizzazioni sulle funzioni dellIo avviate in particolare da Heinz Hartmann. Con la sua opera, maturata nellambiente nord-americano, si svilupp una corrente denominata psicologia dellIo centrata sia sullidea di autonomia dellIo dallEs e di centralit dellIo nelladattamento della psiche allambiente, sia sulla rilevanza riconosciuta alle funzioni cognitive dellIo nel processo di conoscenza della realt esterna ai fini adattativi. Questa impostazione permetteva un raccordo con la ricerca psicologica contemporanea. Si riteneva che da questo ampliamento concettuale potesse derivare la fondazione di una teoria completa sulla psiche, e la psicoanalisi sarebbe divenuta cos la psicologia generale per eccellenza. Un nuovo modello della struttura psichica, nel quale si teneva conto sia della psicologia dellIo di Hartmann che della psicologia contemporanea fu proposto da David Rapaport. Il rapporto tra Es e Io legato a un altro grande tema di discussione della psicoanalisi contemporanea, quello delle
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relazioni oggettuali. Buona parte della ricerca psicoanalitica degli ultimi venti anni stata indirizzata al superamento della centralit delle pulsioni nella strutturazione della psiche e al rilievo dato alle relazioni oggettuali, ovvero alle rappresentazioni psichiche, interne allIo, delle relazioni con oggetti (persone) costituitisi come fondamentali nella primissima vita psichica individuale. In alcune versioni della teoria delle relazioni oggettuali si opera un rovesciamento rispetto alla teoria tradizionale freudiana: le nuove teorie ritengono che le pulsioni si organizzino in funzione delle relazioni oggettuali, che lIo strutturi di fatto il mondo delle pulsioni. Su questa problematica i contributi pi importanti sono quelli di Fairbairn, Mahler e Kohut. In alcuni autori, in particolare Kohut, la dinamica Es-Io sostituita dalla dinamica del S. Al di fuori di questi percorsi di ricerca, si collocano altre posizioni che hanno toccato le fondamenta della struttura stessa della teoria psicoanalitica, ricorrendo spesso a concezioni e a discipline estranee alla psicoanalisi tradizionale. Tra queste quella di Jacques Lacan, fondatore di una scuola autonoma, la scuola lacaniana. Lo studio della dimensione evolutiva della psiche stato affrontato sia dalla psicoanalisi con le indagini teoriche e cliniche sulla vita psichica infantile avviate da Anna Freud e Melanie Klein, sia dalla psicologia dellet evolutiva, sia dalla etologia. Uno dei primi psicoanalisti a tentare una integrazione fra psicoanalisi e psicologia infantile fu Spitz. Basandosi sullo studio diretto dei bambini con tecniche osservazionali e cliniche, Spitz deline lo sviluppo psichico nei primi mesi di vita e mise in risalto limportanza della relazione madre-bambino per linsorgere di gravi disturbi psichici. Altre teorie importanti dello sviluppo psicodinamico, elaborate negli anni 50 e 60, sono state quelle degli inglesi Winnicott e Bowlby. Le nozioni di oggetto transizionale e di attaccamento, elaborate rispettivamente da Winnicott e Bowlby, sono entrate nel patrimonio concettuale della psicologia dellet evolutiva non necessariamente di indirizzo psicoanalitico. In particolare il concetto di attaccamento ha
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permesso una vasta serie di ricerche comparate sullorganizzazione innata, nei primati e nelluomo di schemi comportamentali che strutturano il rapporto madre-figlio e guidano il processo di socializzazione. La dimensione sociale nello sviluppo psichico, gi messa in evidenza da Adler, ha rappresentato un tema di interesse centrale per molti psicoanalisti statunitensi intorno agli anni 40 e 50. Oggi evidente linfluenza di Adler in una visione retrospettiva. Queste teorie neofreudiane sono state definite psicologichesociali, culturalistiche per aver sottolineato il ruolo dei fattori sociali nella formazione della personalit e delle dinamiche interpersonali nei contesti sociali, pur allinterno di un quadro teorico di riferimento rappresentato ancora dalla psicoanalisi. Gli esponenti pi noti sono Horney, Sullivan e Erich Fromm. La scuola neofreudiana permise un riavvicinamento decisivo tra la psicoanalisi e i problemi della societ del dopoguerra, ripropose i temi di uno sviluppo psichico individuale libero e creativo allinterno di una societ democratica, e favor lassimilazione delle idee psicoanalitiche nel campo delle scienze sociali. Fatta eccezione per Fromm, negli anni 60 questa scuola sub un forte declino. Infine, un tema che ha suscitato grande interesse fin dagli anni 50 riguarda il quesito se la psicoanalisi sia una scienza. Il dibattito ha un riferimento storico principale nel simposio, tenutosi a New York nel 1959 sul metodo scientifico in psicoanalisi. La posizione di alcuni noti psicologi dellarea comportamentistica, tra cui Skinner e Eysenck, stata spesso radicale, di completo rifiuto della teoria psicoanalitica considerata come un insieme di concetti e pratiche non verificabili secondo i criteri della scienza moderna. Con lo sviluppo del cognitivismo, linteresse per la psicoanalisi aumentato attraverso lindagine sui processi non consapevoli di elaborazione dellinformazione, ponendosi cos il problema delle differenze e somiglianze strutturali e funzionali tra tale inconscio cognitivo e linconscio dinamico. Alle indagini di diretta
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verifica sperimentale dei processi dinamici inconsci, subentrata una sperimentazione che mira ad individuare le leggi di elaborazione dellinformazione che possono essere alla base sia dei processi cognitivi che di quelli dinamici. Su un terreno pi filosofico il dibattito stato segnato dallapplicazione del criterio di falsificabilit del filosofo Karl Popper. Per Popper una teoria scientifica se soggetta a mutamenti, se contiene enunciati che possono essere non tanto verificati empiricamente allinfinito, quanto essere disconfermati, confutati, falsificati. Per Popper la psicoanalisi un insieme di enunciati non falsificabili, non confutabili, quindi una teoria impermeabile alle critiche e ai cambiamenti, dunque una teoria non scientifica. In effetti altri filosofi hanno considerato la psicoanalisi non una scienza, ma un esempio moderno di ermeneutica, una conoscenza filosofica basata sullinterpretazione, quale si poteva rintracciare dallopera di Freud Linterpretazione dei sogni. 8. La psichiatria fenomenologica. La critica della psichiatria organicistica e il suo superamento in una prospettiva psicodinamica possono essere visti come un processo maturato allinterno di quella stessa psichiatria. Il caso di Freud emblematico. Lidea di energia psichica, lapparato psichico articolato in istanze, e la finale versione di una lotta psico-cosmica tra vita e morte, riflettono una concezione della psiche che intende liberarsi della psichiatria somatologica, ma ne conserva alcuni principi sostanziali di marca biologica. In Freud riecheggia una concezione delluomo e della natura che ha alcuni riferimenti di fondo nel positivismo ottocentesco deterministico e riduzionistico, sebbene sia chiaro che fu la psicoanalisi a dare il colpo pi potente perch crollasse ledificio cristallizzato della psichiatria ottocentesca. Tuttavia va notato che contro la psichiatria riduzionistica si pongono allinizio del secolo alcuni psichiatri che sviluppano la loro critica da unottica
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completamente diversa, perch i riferimenti teorici sono in orientamenti (prima la fenomenologia e poi lesistenzialismo) che partono da un rovesciamento radicale della filosofia positivistica stessa. La psichiatria fenomenologica viene inclusa allinterno della prospettiva psicodinamica perch questa psichiatria non pu essere accostata alle teorie (scuola di Graz o di Berlino) che impiegarono comunque il metodo fenomenologico. La ps. Fenomenologica ha condiviso con le teorie psicodinamiche linteresse per lorganizzazione dinamica individuale, normale e patologica, della vita psichica. La prima e fondamentale illustrazione dellimpostazione fenomenologica in psichiatria fu opera di Jaspers. I suoi studi filosofici costituiscono una delle principali espressioni teoriche sullesistenzialismo. Jaspers si rifaceva alla distinzione di Dilthey tra spiegare e comprendere, e alla nozione di esperienza vissuta, per individuare il compito dello psicopatologo nella empatia, una comprensione per immedesimazione. A tale scopo, allo psicopatologo richiesta unimpostazione di indagine non distaccata, partecipe verso laltro, allo stesso tempo aperta verso se stesso, verso le proprie potenzialit di comprendere laltro nel momento in cui comprende se stesso. Alla comprensione dellaltro pu esservi un limite quando il disturbo mentale raggiunge la gravit maggiore, come nello schizofrenico, perch allora il vissuto di questuomo segue modalit che non sono rivivibili dallo psicopatologo. Jaspers riteneva che in questo caso potesse essere adottata una metodologia basata sullo spiegare, che inferisse dal comportamento esterno quel mondo psichico inaccessibile. Successivamente, Jaspers oltrepass la problematica spiegarecomprendere, introducendo il concetto di visione del mondo, come modalit psichica di organizzare e orientare il proprio essere nel mondo. Normale e patologico sono modalit diverse attraverso le quali gli individui progettano la loro vita nel mondo.
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I temi della critica alla psichiatria naturalistica, della fondazione fenomenologica della psichiatria e della realizzazione di una psicologia dei modi umani di vivere la propria soggettivit nel mondo furono rielaborati e riorganizzati da Binswanger, collaboratore di Jung, amico di Freud, allincrocio quindi tra correnti psichiatriche e psicologiche in grande fermento nei primi decenni del secolo. Binswanger critic limpostazione della psichiatria tradizionale consistente nella descrizione e classificazione di oggetti esterni, i sintomi, staccati dal tutto integrato della persona che li vive, e propose una psicopatologia basata su una conoscenza immediata, intuitiva dei vissuti soggettivi (interni). La critica alla psicologia e alla psichiatria naturalistica coinvolgeva anche Freud che, secondo Binswanger, aveva conservato unimpostazione positivistica. In effetti, la critica di Binswanger non teneva adeguatamente conto delle profonde innovazioni teoriche che il pensiero di Freud aveva portato allinterno di una prospettiva psicodinamica, sconvolgendo il quadro della psichiatria ortodossa. Alla fine degli anni 20, il pensiero di Binswanger fu profondamente influenzato dalle opere del filosofo tedesco Heidegger. Il metodo fenomenologico di Husserl veniva ad integrarsi con la teoria di Heidegger per cui la peculiarit dellesistenza umana non era nellessere un soggetto astratto o un oggetto naturale, ma un uomo concreto allinterno del mondo, entro il quale egli si orienta e progetta la propria vita. Lesserenel-mondo, concetto introdotto da Heidegger, permette di superare la scissione tra soggetto (lindividuo) e oggetto (il mondo). Per Binswanger la psicologia lo studio della modalit di essere delluomo nel mondo, del modo in cui esprime la propria vita. Questa analisi dellesserci, nota in Italia come antropoanalisi, fu la nuova teoria psicologica e psicopatologica proposta in modo compiuto da Binswanger. La malattia mentale era considerata una modalit di essere nel mondo, un progetto di mondo. Lo scopo
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dellantropoanalisi era individuato nellenucleazione del progetto di mondo che caratterizza lesistenza del malato di mente. In definitiva, Binswanger manteneva comunque coesistenti due piani di indagine sul malato di mente: da un lato quello clinico relativo alla funzione di vita, con cui si pu studiare la mente normale e patologica secondo limpostazione clinica della psicologia naturalistica e della psichiatria classica; dallaltro quello della storia della vita interiore, con cui lantropoanalisi ridisegna il senso della vita psichica di ciascun individuo, sana o malata che sia. 8. Teorie della personalit. Tra gli anni 20 e 30 si sviluppa una corrente di studi che cerca di fondare una psicologia unitaria, in una sorta di compromesso tra la dimensione biologica e la dimensione sociale, centrando la propria analisi sul concetto di personalit. Non si tratt di una scuola unica, bens di varie teorie che fondavano il proprio statuto teorico e metodologico sul concetto di personalit. La prima teoria a fondare la psicologia stessa sul concetto di personalit fu il personalismo di Stern. La psicologia per Stern doveva essere indagine su come le funzioni psichiche si radicano in una persona individuale, su come gli aspetti innati e acquisiti convergono (principio della convergenza) in ununit indivisa. Questa concezione di Stern si conciliava con i suoi studi empirici sulle differenze individuali nei processi cognitivi e dinamici. Secondo Vygotskij, il personalismo di Stern portava ad una concezione della persona come monade, come unit racchiusa in s, antecedente rispetto allo sviluppo delle funzioni psichiche, ad esempio il linguaggio (da Stern studiato approfonditamente). Le funzioni psichiche erano considerate in definitiva un derivato della personalit. Nella posizione di Gordon Allport, la personalit concepita in modo pi psicodinamico. Nel libro principale, caposaldo delle teorie della personalit del primo Novecento, Personality, Allport
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scrisse che la personalit lorganizzazione dinamica allinterno dellindividuo, di quei sistemi psicofisici che determinano il suo adattamento allambiente. La personalit qualcosa e fa qualcosa. E ci che sta dietro atti specifici e dentro lindividuo. In questa definizione si pu rilevare la confluenza di varie concezioni psicologiche: vi un processo fondamentale di adattamento dellindividuo allambiente (funzionalismo); questo adattamento biologico e psicologico passa attraverso un sistema dinamico interno (teorie psicodinamiche) che produce in modo deterministico il comportamento manifesto (comportamentismo). Allport distinse inoltre il concetto di personalit da quello di temperamento e di carattere: il temperamento costituisce la componente ereditaria; il carattere rappresenta la componente comportamentale, ossia come un individuo giudicato dagli altri in relazione al suo comportamento; la personalit al centro di queste due dimensioni, biologica e sociale, come processo psicodinamico. Le varie teorie prodotte nel primo Novecento accentuarono ora laspetto biologico, ora quello sociale, ora quello psicodinamico della personalit, oppure cercarono, come Allport di elaborare una teoria che unificasse questi tre aspetti o componenti. Nella storia delle teorie sulla personalit un posto a parte merita il problema relativo alla metodologia e alle procedure di indagine. Allport aveva indicato nel metodo idiografico, basato sullo studio qualitativo del singolo caso, un aspetto fondamentale dellindagine sulla personalit. Altri psicologi cercarono di elaborare strumenti che dessero una maggior garanzia di obiettivit e fossero basati su procedure quantitative di raccolta e analisi dei dati. Il test delle associazioni verbali, ideato da Jung per lo studio dei complessi, fu rielaborato da Grace Kent e Aaron Rosanoff in una lista di cento parole per le quali era nota la frequenza delle possibili associazioni (quali erano fornite da un esteso campione di soggetti normali). Si potevano inferire le dinamiche del soggetto in esame a seconda delle associazioni date
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alle cento parole e della loro frequenza rispetto a quella del campione di controllo. Questionari sulla personalit furono elaborati fin dagli anni 20. Il pi diffuso, il MMPI, comparve nel 1943 ad opera di Hathaway e McKinley. Sempre negli anni 40 fu elaborato da Eysenck un questionario sui tratti di introversioneestroversione. Questi questionari originavano da una concezione fattoriale della personalit, per la quale vi sono delle dimensioni fondamentali o fattori su cui si fonda la personalit e che sono estraibili mediante il metodo statistico dellanalisi fattoriale applicata ai dati ottenuti dai questionari stessi. Le principali teorie fattoriali della personalit sono state quelle di Cattell, e di Guilford. Per i critici di queste teorie, lapproccio fattoriale solo un modo quantitativo raffinato di descrivere i dati ricavati dai questionari, ma non permette di spiegare la dinamica sottostante alla personalit. Gi nel 1937 Allport contrapponeva allapproccio fattoriale il metodo clinico, sostenendo che quanto si riusciva a conseguire era una personalit media. La dinamica della personalit non poteva essere rilevata attraverso questionari in cui il soggetto consapevolmente forniva delle risposte su se stesso e sul proprio comportamento. Alla fine degli anni 30 furono elaborati i test proiettivi, con lo scopo di far emergere dalle risposte libere fornite dal soggetto in relazione a disegni, figure, ecc. la struttura fondamentale della personalit e la sua dinamica inconscia. Il test delle macchie dinchiostro di Rorschach fu uno dei primi test proiettivi. Le tecniche proiettive rappresentano la mediazione quantitativa tra la concezione psicoanalitica della personalit e lesigenza della fondazione di una scienza accademica. Lincontro fra impostazioni teoriche diverse fu tentato da Murray, che chiam personologia la sua concezione della personalit. Propose una elaborata teoria dei bisogni e insistette sullesigenza di uno studio limitato a casi individuali, in modo intensivo e mediante procedure quantitative.
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Intorno agli anni 60 le teorie della personalit fondate sui concetti di tratti o disposizioni stabili nel tempo entrarono in crisi sotto la pressione critica di nuove impostazioni che mettevano in evidenza le processualit della personalit in relazione ai fattori ambientali. Le teorie elaborate nel secondo dopoguerra cominciarono ad accentuare sempre pi il ruolo dellambiente o della situazione ambientale. Queste teorie si svilupparono nellambito della prospettiva neo-comportamentistica e cognitivistica. Capitolo quarto La prospettiva comportamentistica 1. Introduzione Nel 1913, con la pubblicazione dellarticolo Psychology as the behaviourist views it, dello psicologo Watson, nasceva il comportamentismo, la scuola che avrebbe dominato la ricerca psicologica nord-americana nel campo sperimentale e applicativo fino agli anni 60 circa. La prospettiva comportamentistica coincide direttamente con il comportamentismo. Se si considera come comportamentismo, in senso lato, ogni riflessione sulla mente e la personalit di un individuo basata sullosservazione e lanalisi di caratteristiche e tratti esteriori, ci che chiamato comportamento manifesto, allora la psicologia comportamentistica include sia la psicologia delluomo della strada, sia i primi tentativi di psicologia comportamentale, quale ad es. fu abbozzata da Kant. Per Kant, una scienza naturale dellanima non era possibile, in quanto il flusso della coscienza sfugge allauto-osservazione anchessa in continua trasformazione, ma poteva essere individuata una diversa scienza, la scienza delle regole della condotta effettiva. Ma Kant insisteva pi sulle azioni (esterne) che sui meccanismi interni, compresi quelli che potevano essere studiati dalle scienze naturali dellepoca. In effetti, una caratteristica della prospettiva comportamentistica stata proprio lassenza di un riferimento ai processi biologici e fisiologici che
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sono il fondamento del comportamento. Questo rifiuto dei processi interni, sia cerebrali che mentali, rende la psiche una scatola nera, soggetta alle influenze dellambiente esterno (gli stimoli) e produttrice di reazioni relative (le risposte). Il comportamento pu essere studiato semplicemente attraverso la relazione tra stimoli e risposte, senza far riferimento a quanto accade dentro la scatola. Il comportamentismo si diffuse nel mondo scientifico, ma anche nellopinione pubblica nord-americana come un modo di fare psicologia concreto, attento pi agli effetti che alle cause e quindi consono ad una societ tecnologica, pragmatista e efficiente. Anche lo sfondo filosofico rispetto a cui si svilupp era ben diverso da quello che aveva alimentato le prospettive fenomenologiche o psicoanalitiche. La fonte filosofica pi importante fu il pragmatismo, originatosi alla fine degli anni 70 dellOttocento e rappresentato dai filosofi statunitensi William James, Peirce e Dewey. Per il pragmatismo le idee e i concetti hanno una validit, sono veri se permettono allindividuo di operare sulla realt. I processi mentali sono considerati come strumenti per rendere pi efficace ladattamento dellorganismouomo al suo ambiente fisico e sociale. Il carattere strumentale della conoscenza fu ribadito dallaltra fonte filosofica del comportamentismo, loperazionismo, che si diffuse alla fine degli anni 20 (per cui i concetti scientifici corrispondono alle operazioni concrete messe in atto per determinarli). Infine, la terza fonte filosofica fu lempirismo (o posivitismo) logico o neopositivismo, sviluppatosi nei primi anni 20 a Vienna e diffusosi negli Stati Uniti negli anni 30. Lempirismo logico si propose di definire le caratteristiche del linguaggio scientifico come un sistema di enunciati connessi da regole logiche precise e verificabili secondo procedure definite. Per i comportamentisti doveva essere seguita limpostazione della scienza moderna, in particolare per quanto attineva al metodo di indagine. Per Clark Hull, uno dei maggiori esponenti del
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comportamentismo, il metodo ipotetico-deduttivo era il metodo fondamentale. Nel futuro della psicologia non vi era pi spazio per le argomentazioni e le interpretazioni di tipo filosofico. Il comportamentismo cominci ad entrare in crisi dagli anni 60 per leffetto di vari fattori esterni (nuove acquisizioni delle neuroscienze, sviluppo della teoria dellinformazione) ma anche interni alle stesse teorie comportamentistiche. Il rigido formalismo dei modelli del comportamento risult sterile di fronte ai nuovi dati empirici e incapace di rinnovarsi. 2. La psicologia americana agli inizi del secolo: strutturalismo e funzionalismo. Alla fine dellOttocento, negli Stati Uniti la psicologia si svilupp sul piano istituzionale in modo accelerato. Dopo il primo laboratorio fondato da Stanley Hall nel 1883, ne seguirono altri; nel 1900 erano circa 40. In quel periodo le due maggiori scuole, lo strutturalismo e il funzionalismo, erano presenti in tre principali sedi: lo strutturalismo presso lUniversit di Ithaca (New York), il funzionalismo alle Universit di Chicago e di New York. Lo strutturalismo americano ebbe il suo caposcuola e forse lunico importante rappresentante in Titchener. Egli aveva paragonato la psicologia alla biologia moderna e alle sue branche principali relative allo studio della struttura (morfologia), della funzione (fisiologia), della crescita e del decadimento (ontogenesi). La psicologia strutturale corrispondeva alla morfologia e la psicologia funzionale alla fisiologia. La psicologia strutturale si poneva dunque il compito di studiare la mente umana attraverso la scomposizione dei suoi elementi (le sensazioni, le immagini e i sentimenti) e la descrizione delle leggi che governano la loro combinazione. Per Titchener lo studio delle funzioni psichiche, perseguito dal funzionalismo, era prematuro Preliminare e fondamentale era invece lanalisi della struttura della mente. Si trattava di una mente astratta, quale emergeva dallo studio di soggetti adulti normali. Il metodo adottato da
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Titchener fu quello dellintrospezione, considerato il metodo per eccellenza della psicologia scientifica. Rispetto alla teoria wundtiana, Titchener accentu la dimensione elementista ed escluse quegli aspetti che permettevano di collegare la psicologia sensoriale ai processi superiori del pensiero, ai processi evolutivi e a quelli sociali.. In questo era stato influenzato sia dallassociazionismo inglese che dal pensiero di Mach. Lempirismo e il fenomenismo furono anche alla base del rifiuto di Titchener di distinguere la fisica dalla psicologia secondo il criterio wundtiano della immediatezza o non immediatezza dellesperienza. Per Titchener sia la fisica che la psicologia partivano dallesperienza immediata, con la differenza che la fisica adottava il punto di vista, per cui lesperienza veniva sganciata dallindividuo che la esperiva, mentre la psicologia teneva conto di questo individuo che esperiva. Nellintrospezione si doveva apprendere a riportare questo esperire sensoriale e non a segmentarlo in significati di origine culturale, come nelle introspezioni non esperte. Titchener sosteneva una psicologia che, nei termini europei, poteva essere chiamata psicologia del contenuto. La controversia con il funzionalismo nasceva dalla contrapposizione con una psicologia delle funzioni (in termini europei, psicologia dellatto). La controversia si concretizz nellinterpretazione di dati sperimentali, in primo luogo quelli relativi alle differenze individuali nei tempi di reazione (nel lavoro di Titchener erano stati studiati soggetti addestrati). Laddestramento produceva unabitudine: si creava una modificazione del comportamento in funzione del compito. Il funzionalismo ebbe il suo riferimento principale nei Principles of psychology, pubblicati nel 1890 da William James. Questopera monumentale, il classico della psicologia statunitense dalle sue origini ad oggi, esponeva in modo personale le opinioni di James su una serie di temi e problemi della psicologia. James partiva dalla definizione di ci che distingueva il mentale: la
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mente era caratterizzata dalladempimento di scopi futuri e dalla scelta di mezzi per conseguirli. I processi mentali erano considerati in primo luogo nella loro tensione verso un fine, uno scopo, ai fini delladattamento allambiente; e in secondo luogo nella loro dinamica continua, per cui il pensiero, sempre in cambiamento, non frantumabile in elementi separati, come per gli strutturalisti. Lidea di corrente di pensiero fu la pi importante nozione antistrutturalista diffusa dai Principles. Lo psicologo Allport in un articolo su James mise in evidenza sei temi centrali che avrebbero impegnato le riflessioni degli psicologi nei decenni successivi. Il primo paradosso produttivo riguardava la selezione tra il corpo e la mente. James criticava la concezione per la quale i processi psichici erano epifenomeni, che emergevano dai processi cerebrali e proponeva un parallelismo tra gli stati della coscienza e gli stati cerebrali. Il secondo paradosso era relativo al rapporto tra una impostazione positivistica ed una fenomenologica. James rifiutava le concezioni metafisiche dei processi psichici e riteneva che la psicologia dovesse essere scienza di dati empirici. Allo stesso tempo le sue analisi ricordavano una metodologia di tipo fenomenologico piuttosto che quella di stampo associazionistico e strutturalistico. Il terzo paradosso consisteva nel fatto che James negava entit psichiche metafisiche, ma accettava la nozione di S che poteva essere empiricamente constatato. Il S empirico era costituito, per James, dal S materiale (il corpo, i propri genitori, la propria casa, i propri oggetti): il S sociale (come siamo riconosciuti dagli altri); il S spirituale (lessere interno o soggettivo di un uomo, le sue facolt o disposizioni psichiche). La posizione di James sul S empirico sar ripresa da vari psicologi americani per tutto il corso del primo Novecento e ritorner in modo sistematico nella psicologia degli anni 70. Il quarto paradosso riguardava il dilemma tra determinismo e libert. James cerc di conciliare la concezione deterministica degli atti motori con lesistenza di un atto libero e volontario che innesca tale sequenza prefissata,
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concependo la volont come il fenomeno preliminare. Al pari dellattenzione sul versante sensoriale, la volont un processo di selezione sul versante motorio. Il quinto paradosso era relativo alla disputa tra associazionismo e antiassociazionismo. James non accettava la concezione elementistica, ma allo stesso tempo usava la nozione di associazione quando spiegava la formazione di unabitudine a livello nervoso. Infine nel sesto paradosso si poneva il problema della reale possibilit di studiare scientificamente la mente una volta assunto che ogni individuo psicologicamente diverso da un altro. Il manifesto del funzionalismo usc nel 1907 a firma di James Angell dellUniversit di Chicago. Angell rifiutava lidea di una mente astratta, staccata dal contesto ambientale, e di una psicologia che non si collegasse con la visione biologica e darwiniana di un fondamento evolutivo delle funzioni della mente. La concezione jamesiana di una mente attiva e dinamica era stata completamente assimilata. Nellambito funzionalista spiccavano alcuni temi di ricerca assenti o secondari in quello strutturalista: lapprendimento, la motivazione, le differenze individuali, la psicologia evolutiva e le sue applicazioni nel campo delleducazione, la psicologia animale. Questa variet di interessi si trova in Harvey Carr, successore di Angell a Chicago. A Chicago insegn anche Mead. La teoria di Mead, sviluppatasi tra il pragmatismo e il funzionalismo di Chicago, poneva in primo piano il ruolo dei fattori sociali nello sviluppo dei processi psichici, sicch fu denominata comportamentismo sociale. In Mead centrale la tematica del S, di cui aveva gi ampiamente trattato James nei Principles. Il S spiegato nella sua genesi dalle interazioni sociali, in quanto la mente presuppone sempre un contesto sociale per potersi dispiegare. Altro centro importante del funzionalismo fu la Columbia University di New York. Rispetto a Chicago, lambiente della Columbia risult ancora pi aperto allapprofondimento di quei
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temi che erano stati trascurati dagli strutturalisti. James McKeen Cattell studi la questione delle differenze individuali nei tempi di reazione e svilupp i primi test mentali. Tra i suoi allievi vi furono Edward Thorndike e Robert Woodworth. La loro psicologia non pu essere considerata funzionalista in senso stretto, ma ne accett i presupposti principali. Thorndike affront il problema dellapprendimento attraverso esperimenti condotti su animali (es. gatto, pag. 195)). Per Thorndike si trattava di impostare lo studio sul processo di associazione nella mente animale ricorrendo ad esperimenti controllati e non allosservazione o allaneddotica come negli studi precedenti di psicologia animale. Lapprendimento era regolato da due leggi: la legge dellesercizio, per cui lapprendimento migliorava con lesercizio e la ripetizione delle prove, grazie alla impressione tra una situazione-stimolo e una risposta; e la legge delleffetto, per cui lapprendimento si sviluppava in funzione degli effetti. Thorndike fu inoltre il primo a formulare chiaramente una teoria connessionistica dellapprendimento: apprendere connettere e la mente un sistema di connessioni tra situazioni-stimolo e risposte. Queste connessioni vengono descritte come processi che si verificano a livello sinaptico. Sia Thorndike che Woodworth criticavano limpostazione della cosiddetta disciplina formale della psicologia pedagogica, convinta che vi fosse un effetto generalizzato dellapprendimento su tutte le discipline scolastiche. Essi misero in evidenza che questa sorta di trasferimento era possibile solo per alcuni processi molto elementari, ma non poteva riguardare lapprendimento delle varie discipline nei loro contenuti scientifici. Woodworth introdusse unaltra prospettiva di ricerca nella psicologia sperimentale americana degli inizi del secolo: quella relativa alla motivazione. Persegu la fondazione di una psicologia che ponesse in rilievo le cause, gli impulsi, le spinte, i
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bisogni, i motivi del comportamento. La psicologia avrebbe dovuto studiare la dinamica S-O-R: come il comportamento si produce (R) in interazione con lambiente esterno (S) in funzione delle motivazioni dellorganismo (O). 3. Il comportamentismo da Watson agli anni 50. Il manifesto di Watson. Nel giro di tre-quattro anni dallarticolo di Angell del 1907, furono pubblicati una serie di lavori che spostavano la psicologia americana dal funzionalismo al comportamentismo, da una parte rinunciando allultima dichiarazione in favore dellintrospezione e della coscienza (v. Angell); dallaltra definendo il comportamento (behavior) come lunit di analisi della psicologia scientifica. Su questa posizione convergevano sia le ricerche di psicologia sperimentale condotte su animali, sia quelle relative a soggetti umani. Per il settore della psicologia animale furono rilevanti i lavori di Jennings e di Yerkes. Le ricerche di Thorndike, Jennings e Yerkes partivano dallassunto che si dovessero studiare i movimenti, gli habit e le reazioni degli animali senza spiegarli come entit ipotizzate ma non verificabili. Il termine americano behavior (o linglese behaviour) comportamento era ormai frequente per indicare il complesso di tali movimenti, habit e reazioni esterne dellanimale rispetto allambiente. Nel campo della psicologia umana, gli psicologi di orientamento funzionalista (James, Angell) avevano riconosciuto limportanza della coscienza e ammesso luso dellintrospezione per accedere ad essa. Alcune riserve sulla validit teorica dei riferimenti alla coscienza e sullattendibilit della introspezione maturarono per tra questi stessi psicologi alla fine degli anni 10. Ormai si richiamava lattenzione sul comportamento, sulle risposte osservabili e registrabili dallesterno (risposte motorie, vegetative, verbali), piuttosto che sulla coscienza, come dimensione interna della mente non accessibile direttamente. Queste sono le posizioni
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di Max Meyer e di Knight Dunlap. Anche questi psicologi che si erano dedicati allo studio dei soggetti umani (1) indicavano nel comportamento la nuova categoria della psicologia, (2) ritenevano superfluo ricorrere a entit non osservabili come la coscienza e (3) decretavano definitivamente come soggettivo e inadeguato per la nuova psicologia oggettiva il metodo dellintrospezione. Il manifesto del comportamentismo si inser quindi in una prospettiva che era maturata nel primo decennio del secolo tra gli psicologi statunitensi, in buona parte di orientamento funzionalista, ma di questa prospettiva che considerava la psicologia come lo studio del comportamento -, esso fu la prima formulazione decisa e sistematica. Le tesi di Watson si erano delineate attraverso una serie di esperienze e ricerche di rilievo. Tutto il programma comportamentista riassunto nelle righe iniziali dellarticolo di Watson. I punti essenziali erano il rifiuto della coscienza, non tanto come funzione psichica, quanto come riferimento esplicativo dei dati introspettivi; la delimitazione dellindagine alla previsione e al controllo del comportamento; la possibilit di unificare su queste basi il comportamento animale e quello umano. Al limite, la coscienza e il pensiero potevano essere dedotti dalle risposte comportamentali (oggettive), ma non vi si doveva accedere con i dati introspettivi (soggettivi). Inoltre, era particolarmente importante il riferimento al controllo del comportamento, che poteva essere manipolato e/o controllato assumendo che la somministrazione di certi stimoli avrebbe senzaltro prodotto gli effetti attesi, le risposte previste. Il rifiuto della coscienza nel manifesto del 1913 fu indubbiamente il punto centrale al quale ci si sarebbe poi richiamati per bollare, in modo semplicistico, il comportamentismo come la scuola ps. che negava lesistenza della coscienza. Ma Watson non neg lesistenza della coscienza in se stessa bens di quello stato psicologico interno, detto coscienza, che emergeva dai resoconti introspettivi. Secondo Watson, su
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coscienza e introspezione erano scivolati sia lo strutturalismo che il funzionalismo. Sempre nel 1913 Watson pubblic un altro articolo sulla vacuit dei concetti di immagine e di affetto. Negli anni che seguirono fu affrontato il problema dellunit di analisi della psicologia come scienza del comportamento, individuata nel riflesso condizionato e nel condizionamento in genere. Ricerche sul condizionamento. Vi si dedicarono due fisiologi russi: Pavlov e Bechterev. Nel condizionamento pavloviano, le reazioni erano di natura neurovegetativa (es. la salivazione), mentre secondo Bechterev le reazioni (riflessi di associazione) erano motorie. Fu solo nel 1916 che Watson recep limportanza dei metodi di condizionamento introdotti dai fisiologi russi per lo studio dellapprendimento. In particolare, Watson risent maggiormente del quadro concettuale offerto da Bechterev, che si era occupato dei riflessi motori, rivelatisi pi interessanti per lo studio del comportamento umano rispetto a quelli neurovegetativi, anche se la terminologia da lui adottata fu quella pavloviana. Watson individu nel riflesso condizionato lunit di analisi per lo studio dellabitudine (habit) o acquisizione di nuovi comportamenti. Tra la fine degli anni 20 e i primi anni 30 fu introdotta unimportante distinzione tra due tipi di condizionamento. In un primo tipo di condizionamento, era prodotta una risposta secondo la classica procedura introdotta da Pavlov: ad es. la saliva (reazione incondizionata) emessa dal cane in risposta alla vista del cibo (stimolo incondizionato) ma pu essere emessa (reazione condizionata) anche dopo uno stimolo neutro (stimolo condizionato, es. un suono) presentato per un certo n.ro di volte prima della somministrazione del cibo. In un secondo tipo di condizionamento, una risposta (es. la flessione passiva di una zampa del cane) procura allanimale un rinforzo positivo (una quantit di cibo) o negativo (scossa elettrica) cosicch lanimale
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apprende a flettere o a non muovere la zampa in funzione del rinforzo che potrebbe arrivare dal suo movimento. Questi due tipi di condizionamento, descritti da Miller e Konorski nel 1928, furono chiamati condizionamento classico, quello descritto originariamente da Pavlov, e condizionamento strumentale. Nel 1935 Skinner us una terminologia diversa: il primo tipo di condizionamento fu denominato Tipo S (perch per produrlo era importante lo stimolo) o condizionamento rispondente; il secondo, Tipo R (perch era importante la risposta) o condizionamento operante. Sulla base del principio del condizionamento furono elaborati quattro modelli principali dellapprendimento, da parte di Guthrie, Skinner, Hull e Tolman, che rappresentarono il nucleo forte del comportamentismo negli anni 30 e 40. Secondo Guthrie, lapprendimento una modificazione del comportamento prodotta dalla associazione o contiguit tra uno stimolo e una risposta. E una semplice contiguit temporale tra lo stimolo e la risposta. E sufficiente che uno stimolo si associ anche una sola volta con una risposta perch alla presentazione successiva dello stimolo segua la stessa risposta. Si ha quindi un apprendimento con una sola associazione o prova. Allinterno della sua teoria, peraltro abbastanza semplice, dellapprendimento, Guthrie introdusse una distinzione interessante tra movimenti e atti..Ad es. il comportamento del gatto negli esperimenti di Thorndike un insieme di atti che a loro volta sono formati da movimenti distinti. Ci che lanimale apprende lassociazione tra un singolo stimolo e un singolo movimento; successivamente si forma una costellazione o combinazione di stimoli che evoca una combinazione di movimenti (o atto vero e proprio). Nello studio sperimentale dellapprendimento si devono creare delle situazioni semplici in cui si possono mettere in evidenza stimoli e risposte (movimenti) distinti, perch lo studio degli atti non permette di districare le associazioni significative nel mezzo di migliaia di combinazioni stimolo-risposta.
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Nel modello di Skinner laccento posto sul condizionamento operante piuttosto che sul condizionamento classico per caratterizzare le potenzialit dellapprendimento. Nel condizionamento classico la risposta elicitata dallo stimolo; nel condizionamento operante la risposta emessa indipendentemente dalla presenza dello stimolo e se questa risposta rinforzata positivamente, sar emessa di nuovo, se rinforzata negativamente essa non sar emessa. Esempi notissimi di condizionamento operante sono quelli del topo posto in una gabbia (Skinners box). Skinner introdusse una importante procedura di analisi del condizionamento operante attraverso vari tipi di programmi di rinforzo: il rinforzo (il cibo) poteva essere fornito solo se tra una pressione e laltra della leva passava un periodo fisso di tempo, oppure solo dopo un intervallo variabile di tempo, o ancora solo dopo un numero fisso di pressioni. Il comportamento dellanimale si sarebbe modellato in funzione del programma di rinforzo scelto dallo sperimentatore. Lambiente quindi agirebbe da rinforzo delle risposte emesse dagli animali e dagli individui umani permettendo lapprendimento di nuove forme di comportamento. Inoltre lambiente, rappresentato ad es. da societ o dalla scuola, provvisto di propri programmi di rinforzo che modellano il comportamento dellindividuo fin dalla nascita. Sia il modello di Guthrie che quello di Skinner spiegavano lapprendimento secondo relazioni tra stimoli e risposte indipendentemente dai processi biologici che consentivano, favorivano o attivavano queste stesse relazioni. Sia gli stimoli che le risposte erano manifesti, osservabili e registrabili oggettivamente e non vi era ragione di ricorrere a processi interni non accessibili. Nel modello di Hull furono introdotti alcuni processi inferiti dal comportamento manifesto e che erano indispensabili per spiegare la genesi e il decorso di questo stesso comportamento. Fondamentale fu la nozione di pulsione (drive), che fa da sfondo
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allacquisizione della risposta operante. Ad es. la fame una pulsione che provoca lemissione di risposte per ottenere il cibo (il rinforzo). Hull afferm che uno stimolo avrebbe evocato una risposta se la connessione tra questo stimolo e questa risposta era associata alla diminuzione della pulsione. Il drive era una tipica variabile interveniente tra lo stimolo e la risposta ed era incorporata nellorganismo (vedi Woodworth con la relazione SO-R). La tendenza di uno stimolo ad evocare una risposta ad esso associata, ci che i comportamentisti chiamavano habit, si rinforzava ulteriormente ad ogni rinforzo; la forza dellabitudine era funzione della somministrazione del rinforzo. In questi esperimenti sul condizionamento, lapprendimento era valutato in funzione delle risposte emesse dallanimale. Nellanimale che forniva la risposta adeguata per ottenere il rinforzo positivo o evitare quello negativo si era prodotto un condizionamento tra stimolo e risposta. Quindi la prestazione era lindice del condizionamento o apprendimento (prestazione=apprendimento). Questa eguaglianza fu messa in crisi da Tolman, che illustr un esperimento originale su ci che fu chiamato apprendimento latente. Fu confrontato lapprendimento del percorso di un labirinto in tre gruppi di ratti (1 rinforzato, 2 no, 3 rinforzato dopo il 12 giorno). 1 apprendevano il percorso del labirinto dopo pochi giorni di prove, 2 non arrivavano mai a percorrere il labirinto, 3 miglioravano immediatamente la prestazione come quelli rinforzati fin dal primo giorno. Questultimo risultato fu interpretato da Tolman come levidenza del fatto che gli animali avevano appreso il percorso anche in assenza di rinforzo, e che questo apprendimento si manifestava in una prestazione corretta una volta somministrato il rinforzo. Quindi, lassenza di prestazione non significa lassenza dellapprendimento: lapprendimento non corrisponde sempre alla prestazione. Vi pu essere un apprendimento latente che si pu manifestare nella prestazione. Secondo Tolman, nellapprendimento acquisito un
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complesso di stimoli che fungono da segni, una struttura-segno. Negli esperimenti sullapprendimento latente, si sarebbero formate delle mappe cognitive, degli schemi di percorso del labirinto, che lanimale utilizza prontamente nel momento in cui comincia ad essere rinforzato. I processi interni che modulano il comportamento dellanimale sono delle variabili intervenienti, poste tra stimoli e risposte, che sono il requisito fondamentale dellapprendimento (non lo la semplice connessione stimolorisposta). Tolman forn varie classificazioni delle variabili intervenienti: 1 distinzione tra variabili di necessit e variabili cognitive; 2 distinzione tra sistemi di bisogno e spazio di comportamento e matrice credenze-valori. I risultati di Tolman furono discussi negli anni 30 e 40; le variabili cognitive furono sottoposte a verifica sperimentale e la loro introduzione per spiegare lapprendimento fu nettamente criticata. Nei primi anni 50 si form un nuovo orientamento negli studi sul condizionamento. Si profilava un cambiamento nellimpostazione teorica di fondo che avrebbe portato ad una crisi del comportamentismo nei primi anni 60. Il decorso dellapprendimento fu sottoposto ad un trattamento quantitativo per determinare la migliore funzione matematica che lo descrivesse. Queste funzioni matematiche diventavano dei modelli predittivi del comportamento, da verificare in esperimenti con soggetti reali. Il comportamentismo fino agli anni 50. Il comportamentismo fu la psicologia dominante negli Stati Uniti fino a tutti gli anni 50. Si articol in vari orientamenti teorici che distinguevano il contributo dei diversi psicologi da Watson a Skinner. Generalmente si parla di comportamentismo classico per levoluzione compresa tra il 1913 e il 1930 circa e di neocomportamentismo per il periodo 1930-1950 circa.
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Molto interessante fu lo sviluppo teorico dellopera di Watson, considerato lo psicologo meno sensibile alle innovazioni teoriche e metodologiche. Intorno al 1917 Watson cominci a modificare alcuni punti essenziali del suo programma comportamentista: rinunci allidea che la psicologia dovesse studiare il comportamento sia degli animali che delluomo, bench in entrambi fossero comuni i meccanismi principali dellapprendimento, ed afferm che la psicologia umana si distingueva dalla psicologia animale proprio perch nelluomo erano appresi comportamenti sostanzialmente diversi da quelli riscontrabili negli animali. Il comportamento istintuale, pervasivo nel mondo animale, era solo parzialmente presente nelluomo. Il comportamentismo di Watson si caratterizz come un netto ambientalismo che metteva in evidenza la possibilit di modificare il comportamento umano. La svolta ambientalistica di Watson era stata sollecitata dallesigenza di applicare i contributi della psicologia nel campo dei problemi sociali, scolastici, lavorativi. Solo attraverso lapprendimento era possibile individuare il ruolo applicativo della psicologia comportamentistica nella societ americana dellepoca. Proprio gli aspetti applicativi divennero centrali nella produzione di Watson negli anni successivi al suo distacco dallambiente universitario. Il comportamentismo di Watson si diffuse sia negli ambienti scientifici che nellopinione pubblica, suscitando approvazione (speranza del c. di costruire una nuova umanit mediante le procedure di condizionamento faceva intravedere un mondo utopistico) e rifiuto (le reazioni negative vennero soprattutto dallambiente scientifico, dove si riteneva che labbandono dellintrospezione e dello studio della coscienza avrebbe limitato fortemente la rilevanza della psicologia umana (es. Titchener). Altra critica riguardava il forte determinismo del comportamentismo watsoniano. Nei primi anni 20 si arriv ad una distinzione tra due forme di comportamentismo, una pi rigida ed una pi flessibile: nella
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prima si negava lesistenza della coscienza, nella seconda si accettava lo studio della coscienza e non si escludevano i dati non strettamente comportamentali. Ma in sostanza non vi mai stato un comportamentismo radicale fino al punto di negare lesistenza stessa della coscienza. I comportamentisti radicali hanno sostenuto generalmente che il ricorso alla coscienza fuorviante, sul piano scientifico, per spiegare i fenomeni del comportamento. Negli anni dal 1930 al 1950 il dibattito sulle pretese teoriche e applicative del programma comportamentistico si spense, e linteresse si spost da una parte sugli aspetti pi empirici e metodologici relativi al condizionamento. Un primo importante problema fu quello dellimpostazione molecolare o molare nello studio del comportamento. Watson aveva proposto una concezione strettamente molecolare del comportamento, che era ridotto in unit semplici, gli stimoli e le risposte. Il comportamento poteva essere interpretato sulla base delle relazioni tra stimoli e risposte, che potevano essere ulteriormente ridotte a puri processi fisiologici (muscolari e ghiandolari). La versione pi originale dellimpostazione molare fu quella di Tolman: per lui, il comportamento dipendeva da associazioni tra insiemi di stimoli e complessi di risposte, da unit molari o gestaltiche. Le propriet di queste unit molari non erano riconducibili alle propriet delle semplici associazioni stimolorisposta. Linfluenza della teoria della forma su Tolman era stata notevole, dalla terminologia alla sostanza teorica delle sue ricerche. Anche il modello di Hull pu essere considerato molare, in quanto fondato sulla concezione che il comportamento si basava sullinterazione integrata tra variabili intervenienti nella regolazione delle risposte comportamentali fornite alla stimolazione ambientale. Hull propose un modello formalizzato del comportamento, nel quale era esplicitato un insieme di postulati, corollari e teoremi. Secondo il metodo ipoteticodeduttivo, adottato da Hull, dalle ipotesi formulate sul
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comportamento con riferimento ai postulati del modello si potevano dedurre delle conseguenze da verificare con ricerche empiriche. Un secondo tema importante su cui emersero varie posizioni tra i comportamentisti americani fu quello del ruolo dello scopo (purpose) nel comportamento. Watson aveva rigettato ogni accenno agli scopi, in quanto si sarebbe introdotta una dimensione interna inaccessibile al pari della coscienza nello studio del comportamento. Holt, allievo di James, aveva proposto lintegrazione tra i concetti della psicoanalisi e quelli del comportamentismo, soprattutto attraverso la nozione di desiderio, scopo o proposito (wish) come un corso dellazione (course of action) che lorganismo predisposto ad attuare per soddisfare i propri bisogni. Le risposte comportamentali non erano per Holt delle semplici risposte molecolari, ma delle unit integrate, molari, finalizzate, volte verso uno scopo specifico. Queste idee furono rielaborate sistematicamente da Tolman. Il sistema di Tolman fu definito il comportamentismo intenzionale, grazie alla centralit del concetto di scopo. Altro tema di grande interesse fu quello relativo alla elaborazione di variabili, intermedie o intervenienti, interposte tra lo stimolo e la risposta. Non solo Tolman e Hull inclusero il concetto di variabile interveniente nel loro sistema, ma anche Skinner fece ricorso al concetto di termine medio ipotetico per mettere in relazione gli stimoli con le risposte. La variabile intermedia X (incognita tra S e R) non mai direttamente osservabile, me uninferenza basata sulle osservazioni di qualcosaltro. Hull dette una precisa definizione di variabile intermedia: Dovunque si faccia un tentativo di penetrare linvisibile mondo della molecolarit, gli scienziati si servono di costrutti logici, variabili intermedie, o simboli. Questi simboli rappresentano entit o processi che, se esistono, potrebbero spiegare taluni eventi nel mondo molare osservabile. Es. di tali entit nelle scienze fisiche
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sono gli elettroni, i protoni. Un concetto parallelo in campo di comportamento quello di abitudine, distinta dallazione abituale. Queste variabili intermedie sono dei costrutti logici che pongono una relazione tra gli stimoli e le risposte, legano gli uni alle altre, ma non spiegano la ragione per cui queste risposte seguono a tali stimoli. Si tratta di relazioni e non di entit invisibili che sottostanno a queste stesse relazioni. Quando queste entit non sono solo delle relazioni, ma dei processi o degli stati, di fatto reali, allora si parla di variabili ipotetiche. Il riferimento alle variabili intervenienti si associa alla posizione dei comportamentisti nei confronti del ruolo del sistema nervoso nei processi comportamentali e alla rilevanza delle ricerche neurofisiologiche per la psicologia. Molti psicologi, influenzati da Pavlov, che aveva indicato la via della ricerca fondamentale nella fisiologia del cervello, si rivolsero poi allo sviluppo di sistemi concettuali da cui tutte le interpretazioni neurologiche vennero escluse. Ladozione dei metodi del condizionamento e linterpretazione dellapprendimento come processo di condizionamento non significarono dunque laccettazione dellimpianto fisiologico descritto da Pavlov. Daltronde questa posizione implicava solo la negazione che dallo studio delle funzioni nervose si potessero trarre elementi conoscitivi adeguati per la comprensione del comportamento. Secondo Hull lapproccio neurologico era molecolare, limitato a processi elementari distinti, mentre per lo studio del comportamento era necessario un approccio molare che lo considerasse una unit integrata. Skinner introdusse limportant nozione di sistema nervoso concettuale per indicare quelle teorie neurofisiologiche che non studiavano direttamente i processi nervosi implicati nel comportamento, ma li deducevano sulla base dei processi comportamentali indagati. La posizione comportamentistica sul sistema nervoso esemplificata dallanalogia del cervello con una scatola nera
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dentro la quale entrano gli stimoli ed escono le risposte, senza per che si possa accedere ai meccanismi interni. Il comportamentista riteneva che la conoscenza di questi meccanismi in termini molecolari non fosse sufficiente per spiegare il processo comportamentale stimolo-risposta, allo stesso modo in cui si negava alla coscienza e allintrospezione unanaloga funzione conoscitiva. Tuttavia ci non significava negare la realt del cervello come supporto materiale del comportamento. 4. Skinner e lutopia comportamentistica. Nel quadro dello sviluppo del comportamentismo, un posto a s merita lopera di Skinner, sia perch le sue opere sono state presenti nella psicologia contemporanea per oltre un sessantennio, sia perch oltre a fornire una teoria generale del comportamento ha costituito un modo di concepire la psicologia che era allo stesso tempo un modo di concepire la societ umana. Questo intreccio tra teoria e visione del momdo, quale si pu riscontrare nella psicoanalisi di Freud, ha contraddistinto il comportamentismo di Skinner rispetto a quello degli altri grandi esponenti di questa scuola. Inizialmente Skinner non ebbe grande influenza sul comportamentismo degli anni 30, impegnato nelladesione alla teoria di Hull e alla verifica sperimentale dei suoi postulati. Fu nel libro del 1953 Science and human behavior che Skinner espose alcuni principi che si sarebbero presto diffusi tra molti psicologi nord-americani, mentre andava spegnendosi linteresse per la teoria di Hull. Skinner ribadiva che lo studio dei fatti interni, retrostanti alle variabili esterne, manifeste e osservabili del comportamento non permetteva unindagine rigorosa e quantitativa del comportamento stesso. Per Skinner la psicologia doveva procedere allo stesso modo di una scienza naturale, studiando le relazioni tra variabili indipendenti e variabili dipendenti. Sebbene non fosse negata la differenza tra il
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comportamento animale e quello umano per i loro diversi livelli di complessit, la sperimentazione su animali (S. aveva impiegato ratti e piccioni) permetteva di studiare in condizioni di laboratorio estremamente controllate i meccanismi di base comuni. A Skinner interessava non tanto il processo di apprendimento di per s, quanto la possibilit di modificare e controllare il comportamento attraverso le procedure di condizionamento. La prima applicazione dei principi skinneriani fu listruzione programmata in campo educativo. Ogni contenuto disciplinare era diviso in blocchi il cui apprendimento avveniva per tappe successive. A ogni tappa lo studente doveva rispondere a una domanda di verifica su quanto appreso in precedenza. Per Skinner, la caratteristica principale dellistruzione programmata stava nel fatto che lo studente poteva seguire da solo il corso, basandosi su un testo organizzato secondo tali momenti di autoverifica o su macchine per insegnare che fornivano il materiale da apprendere, verificavano le risposte dello studente, ecc. Listruzione programmata ebbe una grande diffusione negli anni 60, ma fu poi criticata per lartificiosit e la ripetitivit del processo educativo, e la negazione del significato psicologico e sociale della concreta relazione insegnante-alunno. Gi Chomsky nel 1959 critic Skinner per non aver colto la complessit della struttura dei processi mentali umani (in questo caso, il linguaggio). La critica di Chomsky fu uno dei primi segnali della dissoluzione dellegemonia del comportamentismo tra gli psicologi statunitensi. Nonostante queste prime critiche, negli anni 50 e 60 il comportamentismo skinneriano trov il massimo consenso nella psicologia nord-americana. Fra laltro, si era sviluppata in quegli stessi anni la terapia del comportamento, lapplicazione in campo psicopatologico dei principi del comportamentismo. La scienza del comportamento di Skinner fu accolta da molti psicologi perch costituiva il modello pi rigoroso di una psicologia come scienza naturale, valida in campo teorico, sperimentale e applicativo nello stesso tempo. Ma proprio per
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questo suo carattere totalizzante fu rifiutata da molti altri psicologi: la psicologia skinneriana prospettava uno sviluppo umano e una organizzazione della societ basate su un controllo rigido e pre-programmato del comportamento. Si soffocava la libert e la creativit dellindividuo a favore di gruppi minoritari di potere. In effetti Skinner aveva ben chiare queste stesse preoccupazioni. Proprio perch gli individui vivono in una societ che li condiziona fortemente, occorreva sviluppare delle forme di controllo sociale che garantissero loro una maggiore libert e creativit. Skinner deline una societ utopistica basata sul controllo del comportamento umano secondo i principi del condizionamento operante. In un articolo del 1990, scritto la notte prima di morire, Skinner riaffermava energicamente che la psicologia una scienza solo a condizione che aderisca ai principi delle scienze naturali, principi adottati nellanalisi del comportamento delineata dal comportamentismo e perfezionata da lui stesso 5. Loperazionismo in psicologia. Nel 1935 lo studioso di psicofisica Stevens inizi con un articolo un lungo e importante dibattito sulloperazionismo, la teoria elaborata in filosofia della scienza dal premio Nobel per la fisica Bridgman; Bridgman aveva introdotto la nozione di operazione, per la quale un concetto scientifico (es. temperatura) corrispondeva alle operazioni o atti teorici e sperimentali compiuti per determinare questo stesso concetto. Bridgman era professore ad Harvard e in questa stessa universit si trovavano alla fine degli anni 20 psicologi come Boring, il suo allievo Stevens e Skinner. Nel 1930 trascorse un soggiorno di studio ad Harvard presso Bridgman il filosofo della scienza austriaco Feigl, che diffuse loperazionismo tra gli psicologi. Boring riassunse cos la posizione di Stevens sulloperazionismo in psicologia: Loperazionismo significa la riduzione di tutte le affermazioni sui fenomeni (proposizioni empiriche) a quei termini
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semplici su cui in generale vi un accordo. Questo criterio sociale. Lo. tratta solo eventi pubblici o pubblicabili. E esclusa lesperienza privata. Tratta solo con laltro, la persona o lorganismo che non lo sperimentatore. Tratta solo con proposizioni la cui verit o falsit pu essere verificata a richiesta mediante luso di operazioni concrete. Loperazione di base risulta la discriminazione. Ogni osservazione discriminativa. Infine, loperazionista mantiene chiaramente differenziate nel suo pensiero le proposizioni formali e empiriche, evitando cos delle confusioni infinite. Loperazionismo si configur come una teoria filosofica della scienza che rispondeva a molte delle esigenze teoriche del comportamentismo: il rifiuto di entit e concetti assoluti, lesclusione dei fatti privati, una rigorosa metodologia di indagine, definita nelle sue operazioni concrete. Ma gi alla fine degli anni 40 lo. non era pi un riferimento obbligatorio per gli psicologi comportamentisti. 6. Personalit, psicopatologia e apprendimento sociale nella prospettiva comportamentistica. Il comportamentismo stato spesso identificato come teoria dellapprendimento, sia perch dedic gran parte della ricerca teorica e sperimentale allo studio dellapprendimento di per s, sia perch estese i risultati di queste indagini alla comprensione di altri processi psichici, come la personalit e le dinamiche interpersonali e sociali. Nel libro di Hull Principles of behavior non si trova una trattazione specifica di temi diversi da quelli del condizionamento e apprendimento. Ma proprio dallestensione dei lavori di Hull fu elaborata una serie di teorie comportamentistiche della personalit, tra le quali la pi nota e importante fu quella maturata in un gruppo di psicologi della Yale University dove Hull insegnava. In questa universit fu fondato nel 1929 lInstitute of Human Relations, con lo scopo di integrare tutte le ricerche svolte nelluniversit sulluomo (biologia, medicina, psicologia,
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ecc.). Il prodotto pi notevole del gruppo di Yale fu lopera Frustration and aggression del 1939, ad opera di Dollard, Dobb, Miller, Mowrer e Sears, in cui concetti di origine psicoanalitica furono sottoposti ad una verifica sperimentale sulla base di dati comportamentali Attraverso una serie di esperimenti sul condizionamento di evitamento nei ratti (lanimale apprendeva a sfuggire a uno stimolo doloroso preceduto da un segnale acustico), Dollard e Miller arrivarono alla conclusione che la personalit fosse un insieme di comportamenti (abitudini) apprese nellinterazione tra lindividuo e lambiente. Anche i comportamenti patologici (come lansia e le fobie) erano interpretati come risposte apprese nel corso di esperienze negative. Il gruppo di Yale ebbe il merito di richiamare lattenzione dei comportamentisti su una dinamica motivazionale che interveniva tra gli stimoli e le risposte. Era stato proposto in sostanza un tentativo di integrazione tra i principi del comportamentismo e quelli della psicoanalisi. Nel campo della psicopatologia si sviluppato fin dagli anni 50 un orientamento teorico e terapeutico di indirizzo comportamentistico, noto come terapia del comportamento, che ha fatto riferimento alla teoria pavloviana che include di per s un collegamento tra la psicologia normale e la psicopatologia. I principali esponenti della terapia del comportamento sono stati: Wolpe, Eysenck e lo stesso Skinner. Eysenck ha cos riassunto lidea guida della terapia del comportamento: il modello comportamentistico del comportamento anormale sostiene semplicemente che ogni comportamento appreso, e che il comportamento anormale appreso secondo le stesse leggi del comportamento normale. I principi dellapprendimento e del condizionamento sono applicabili ugualmente a entrambi i comportamenti, permettendoci di comprendere la genesi sia di quello normale che di quello anormale. In base a questo modo di considerare il problema ne consegue che i comportamenti, una volta appresi, possono essere disappresi, o estinti, come direbbe
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un seguace di Pavlov.. La terapia del comportamento si proposta come unalternativa netta alle psicoterapie interpretative, come la psicoanalisi, mirando alla cura dei sintomi piuttosto che alla individuazione di dinamiche profonde. Lo psichiatra Eysenck ha inserito la sua concezione della genesi dei disturbi psichici in un quadro teorico che accoglie dal comportamentismo il rilievo dato pi ai sintomi che alle cause e allo stesso tempo propone una teoria biologica della struttura della personalit. Alla base della personalit vi sono tre fattori fondamentali indipendenti luno dallaltro (introversioneestroversione, nevroticismo e psicoticismo), che hanno una base genetica e strutturano il comportamento dellindividuo nellinterazione con lambiente. A seconda dei valori bassi o alti che lindividuo ha in questi tre fattori si costituisce una particolare tipologia che rappresenta la struttura della personalit. Un altro esempio di associazione tra i principi del comportamentismo e un approccio fisiologico alla psicopatologia dato dalla tecnica del biofeedback, nata alla fine degli anni 60 e molto diffusa negli anni 70. Si basa sullapprendimento volontario del controllo delle funzioni organiche. Gi negli anni 20 e 30 si erano sviluppate tecniche analoghe per acquisire la capacit di rilassarsi in casi di affaticamento, tensione e ansia. Il rilassamento muscolare progressivo fu proposto da Jacobson e il training autogeno da Schultz. Il biofeedback si fonda sempre sulla concentrazione, ma essa controllata con procedure di condizionamento operante. Quando il soggetto si rilassa, si verificano delle modificazioni delle sue attivit fisiologiche (la tensione muscolare, il battito cardiaco, i ritmi elettroencefalografici) di cui il soggetto viene informato attraverso stimoli visivi e uditivi esterni. Sulla base di questa informazione esterna, il soggetto pu apprendere a controllare meglio le proprie risposte fisiologiche. Tuttavia gi a partire dagli anni 80 si ritenuto che la terapia potesse essere usata essenzialmente come supporto ad altre forme di terapia.
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Nellambito della psicologia statunitense comportamentistica sono state sviluppate anche varie teorie sul ruolo dei fattori sociali nella costruzione della personalit. Si tratta delle teorie dellapprendimento sociale maturate tra gli anni 50 e 60. Sebbene focalizzate sulla personalit, queste teorie hanno avuto una influenza notevole anche sulla psicologia sociale. Il legame tra personalit e ambiente sociale stato visto sia come acquisizione di risposte sociali attraverso meccanismi di rinforzo, sia come processo di imitazione del comportamento altrui che diviene un modello per la personalit in evoluzione. Le teorie dellapprendimento sociale sono state la premessa per lo sviluppo da una prospettiva comportamentistica ad una cognitivistica nella concezione della personalit e dei processi sociali. Capitolo quinto La prospettiva cognitivistica. 1. Introduzione. Il cognitivismo, che costitu una delle principali correnti di ricerca degli anni 60 e 70, non fu presentato in un manifesto decisivo, come era avvenuto per la Gestalt ed il comportamentismo. Quando usc nel 1967 Cognitive psychology di Neisser le indagini di orientamento cognitivistico erano in corso gi da una decina di anni. Anzi, allora il cognitivismo era ormai al massimo delle proprie potenzialit teoriche e sperimentali. I contributi pi importanti per questa prospettiva erano stati prodotti nella seconda met degli anni 50 e nei primi anni 60; inoltre il cognitivismo si impose, nella psicologia sperimentale, gradualmente e non come un movimento di completa e immediata rottura: da una parte emergeva dallambito stesso delle indagini comportamentistiche di laboratorio e, dallaltra, continuava una tradizione di ricerca che era rimasta apparentemente nellombra nel primo Novecento, ma che ora riacquistava tutta la sua importanza teorica e metodologica. Vi era comunque una tradizione di ricerca, una prospettiva che aveva una storia pi lontana e affondava le proprie radici nelle indagini dei laboratori europei dellinizio del secolo.
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La prospettiva cognitivistica comprende una variet di indirizzi e ambiti di ricerca che possono essere accomunati da una serie di principi fondamentali. In primo luogo (principio delle basi biologiche dei processi psichici), la psicologia studia essenzialmente le strutture e le funzioni del sistema nervoso, nella sua massima complessit, e i processi psichici, che controllano ladattamento dellorganismo allambiente. Inoltre, i processi psichici si sviluppano in relazione alla maturazione del sistema nervoso (principio dello sviluppo). Lungo questo sviluppo i processi psichici operano in modo attivo sullambiente, filtrando linformazione esterna e producendo risposte motorie in funzione dei propri schemi di conoscenza e di azione (principio del costruttivismo). Parlando di mente, ci si riferisce in particolare allorganizzazione tipica dei processi psichici, caratterizzati da modelli (modelli mentali), spesso coscienti, che guidano il comportamento attraverso una rappresentazione interna del mondo esterno (principio del mentalismo). La costruzione dei modelli mentali avviene attraverso lelaborazione dellinformazione esterna e interna compiuta da unit specializzate allinterno della mente (principio della elaborazione dellinformazione). Lelaborazione dellinformazione pu essere simulata su macchine non organiche (calcolatori) perch sia la mente che il calcolatore operano fondandosi su processi e regole simili (principio della simulazione). Questi principi non sono stati condivisi nel loro complesso da tutti gli psicologi di orientamento cognitivistico (ad eccezione per il cognitivismo degli anni 60 e 70). Per questa prospettiva, linfluenza dei fattori sociali, storici e culturali sullo sviluppo cognitivo ha scarsa rilevanza; infatti non si mai pervenuti a ritenerli il presupposto fondamentale dello sviluppo dei processi cognitivi, contrariamente a quanto sostiene la teoria storicoculturale. La metafora della mente come un calcolatore considera
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la mente in modo astratto e universale, come una macchina che agisce al di fuori di un contesto storico, sociale e culturale. La scuola di Wurzburg mise in evidenza alcune caratteristiche dei processi di pensiero esclusi dallindagine della scuola wundtiana. Le teorie dellintelligenza (con il problema connesso dei test) contribuirono ad arricchire le conoscenze sulla struttura multifattoriale della mente e a porre in evidenza la questione del rapporto tra fattori ereditari e fattori ambientali nelle prestazioni cognitive. La sintesi pi importante e innovativa sui processi cognitivi nella loro dimensione evolutiva fu elaborata da Jean Piaget. Le ricerche di Piaget sullo sviluppo cognitivo nel bambino furono alla base di un progetto interdisciplinare sulle strutture della conoscenza umana (epistemologia genetica) avviato negli anni 50. La teoria di Piaget rimane tuttora un riferimento fondamentale degli studi sullo sviluppo cognitivo infantile. Le ricerche sulla percezione furono approfondite, mettendo in evidenza come la percezione interagisca con altri processi psichici in una rappresentazione attiva della realt. Negli anni 60 emerse nellambito della psicologia nordamericana il nuovo indirizzo di ricerca denominato cognitivismo, convergenza di indagini teoriche e sperimentali svolte in ambiti disciplinari diversi: la ps. sperimentale, la teoria dellinformazione e la cibernetica, la linguistica, le neuroscienze. Nella seconda met degli anni 70 i principi teorici e i risultati del cognitivismo furono sottoposti ad una revisione critica che sottoline lesigenza di una ricerca attenta alle condizioni naturali in cui opera la mente umana (approccio ecologico) e che non si limitasse a studiare i processi cognitivi in condizioni di laboratorio. Alla fine degli anni 70 si svilupp lorientamento della scienza cognitiva, studio interdisciplinare dei processi cognitivi in unottica nella quale la simulazione al calcolatore una caratteristica fondamentale per comprendere la struttura e il funzionamento di tali processi. La realizzazione sul calcolatore di
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programmi che svolgano complessi compiti cognitivi un ramo fondamentale (intelligenza artificiale) della scienza cognitiva. Ultimo orientamento di ricerca allinterno della scienza cognitiva il connessionismo, sviluppatosi negli anni 80. 2. Lo studio dei processi cognitivi dalla scuola di Wurzburg a Bartlett. Rispetto alla scuola wundtiana, la scuola di Wurzburg svolse una serie di indagini sulle propriet del pensiero specifiche e non riducibili a quelle di altri processi psichici. Questa scuola si form intorno a Oswald Kulpe, allievo e assistente di Wundt a Lipsia, quando nel 1894 divenne professore a Wurzburg. Una serie di esperimenti sulle associazioni libere, sui giudizi e sui tempi di reazione mise in evidenza che nel processo psichico necessario per eseguire il compito erano presenti degli stati di coscienza che indicavano da una parte lassenza di immagini e rappresentazioni concomitanti e dallaltra una intenzione o disposizione o tendenza determinante di natura non cognitiva. Questa disposizione prelude allesecuzione del compito, imposta lesecuzione stessa. Ach defin un sapere senza immagini questi processi psichici che intervenivano sia sul piano cognitivo che volitivo nel decorso dellesecuzione del compito. Si tratta di processi di cui il soggetto non ha coscienza e che oggi sarebbero descritti come inconscio cognitivo. Lattualit delle ricerche della scuola di Wurzburg risiede anche nelluso sistematico e controllato dellintrospezione e nel tentativo di frazionare (attraverso il metodo del frazionamento della introspezione) il processo psichico in fasi e stadi e di indagare i vari percorsi o le varie strategie seguite dai soggetti per arrivare alla soluzione del compito I compiti posti ai soggetti riguardavano frasi, pensieri, proverbi che si riferivano alla vita reale. Si era quindi lontani dalla psicologia delle sensazioni del laboratorio di Lipsia: si studiavano effettivi contenuti complessi della mente.
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Daltra parte Wundt, nella sua critica alle ricerche di questa scuola, riteneva che il rigore metodologico e la validit conoscitiva dei risultati conseguiti fossero limitati proprio da questo tipo di problemi relativamente difficili posti al soggetto dallo sperimentatore, da un rapporto quasi colloquiale. Agli inizi degli anni 10, il problema della natura e delle caratteristiche del pensiero si poneva in una luce completamente diversa da quella prospettata in chiave elementistica dalla scuola associazionistica e dalla scuola di Wundt. Il pensiero era considerato come un processo dinamico, con sue specifiche propriet, un percorso a stadi che nasce da un problema e si dirige verso la soluzione. Il pensiero era visto nella sua produttivit globale, pi che sullassemblaggio di elementi separati. Su questa impostazione stavano convergendo psicologi di formazione diversa, pi inclini ad una concezione funzionalistica in senso lato dei processi di pensiero. Tra le opere pi importanti, si possono menzionare le opere di Dewey e di Selz, che propose una concezione del pensiero come processualit e produttivit: alla soluzione del compito non si arriva per tentativi ed errori, ma attraverso una anticipazione di schemi di azione e di strategie che orientano e guidano la ricerca delle soluzioni. La nozione di pensiero produttivo, espressa da Selz, esprimeva una nuova prospettiva nello studio dei processi di pensiero alla quale aderivano anche i gestaltisti, spesso richiamati da Selz stesso nelle sue ricerche. Allinterno di questo filone di indagini sul pensiero, ebbero origine due nuovi settori di ricerca. Da una parte iniziarono gli studi sistematici su aspetti precedentemente trascurati, come la formazione dei concetti; dallaltra, la ricerca sul pensiero fu collocata in una prospettiva evolutiva, ontogenetica, per la quale il pensiero stesso si sviluppa nel bambino in una complessa relazione con le altre funzioni mentali, in primo luogo il linguaggio.
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Il lavoro pi importante sulla formazione dei concetti fu realizzato da Ach nel 1921. Il metodo usato da Ach consisteva nel fornire ai soggetti 12 oggetti di varia forma, grandezza e peso sui quali era posta una targhetta con scritta una parola senza senso. Dopo aver appreso le associazioni, le targhette erano tolte e i soggetti dovevano cercare loggetto corrispondente alla parola. Ach mise in evidenza come la formazione dei concetti non fosse una semplice catena di associazioni tra un oggetto o unidea e la parola, ma fosse un processo dinamico, produttivo, generato dal perseguimento di un fine e orientato da una tendenza determinante a tale scopo. Il metodo di Ach fu rielaborato da Vygotskij, divenendo noto come metodo di Ach-Vygotskij, o pi semplicemente test di Vygotskij. Lesigenza di uno studio ontogenetico dei processi di pensiero si era diffusa nei primi decenni del secolo allinterno di una psicologia evolutiva che si era sviluppata in modo autonomo rispetto alla psicologia di tipo sperimentale coltivata nei laboratori di derivazione wundtiana. Tuttavia, anche nellambito delle ricerche di laboratorio si pose il problema di collocare lo studio del pensiero lungo una dimensione ontogenetica. Questo aspetto certamente produsse un ulteriore distacco dalla tradizione wundtiana che aveva limitato le indagini di laboratorio alla struttura della mente adulta. Il contributo pi importante in questa direzione fu quello di Buhler, che affront il problema della formazione dei concetti nel bambino e quello dei rapporti tra pensiero e linguaggio, e deline una periodizzazione dello sviluppo psichico cui si sarebbero riferiti vari psicologi negli anni successivi. Lintreccio tra psicologia dei processi cognitivi, in particolare il pensiero e il linguaggio, e lo sviluppo psichico infantile divenne sempre pi esplicito negli anni 20. Le teorie di Piaget e Vygotskij emersero alla fine di questo decennio come due sintesi originali di
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questo vasto e profondo processo di superamento della tradizione associazionistica e wundtiana. Anche lo studio della memoria sub una profonda trasformazione; tentativi interessanti di sviluppare una teoria della memoria fuori della tradizione elementistica e associazionistica erano gi stati presentati da Hering e Semon. Una teoria che stata riletta in chiave cognitivistica quella di Bartlett, che propose una teoria della memoria per molti aspetti rivoluzionaria rispetto alle precedenti teorie associazionistiche. Enunci alcuni principi e concetti fondamentali per lo studio dei processi della memoria. In primo luogo, la memoria non doveva essere studiata in modo artificiale ricorrendo, come Ebbinghaus, a sillabe senza senso e a materiale privo di significato concreto per il soggetto. La memoria doveva essere studiata nel suo ruolo effettivo di strumento di cui dotato lorganismo per sopravvivere allambiente. La memoria non pi considerata un magazzino storico dal quale si prende di volta in volta il pezzo necessario: la memoria concepita da Bartlett come un processo attivo di continua ricostruzione del passato in funzione delle esigenze del presente. Bartlett sottopose i suoi soggetti a varie prove di memorizzazione e verific che col tempo il contenuto originale immagazzinato subiva delle trasformazioni caratterizzate da perdita degli elementi irrilevanti,da presenza di nuovi elementi e nuove relazioni, ed infine dallacquisizione di una struttura (schema) relativamente stabile, rispetto alla quale si modulavano le trasformazioni successive. Per Bartlett la memoria dunque una ricostruzione continua intorno ad uno schema di riferimento. Il concetto di schema, ripreso dal neurofisiologo Head, indicava quindi unorganizzazione dinamica delle tracce mnestiche, disponibile come riferimento per fornire nel presente le risposte agli stimoli ambientali e suscettibile di innovazioni e aggiornamenti. 3. Le teorie dellintelligenza.
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Nella storia della ps. dei processi cognitivi del primo 900 si incunea una tradizione di ricerca sullintelligenza che ha origini e finalit assai diverse da quelle proprie dei laboratori sperimentali di Wurzburg o di Berlino, ma che rimane una presenza costante nel dibattito sulla natura dei processi mentali superiori. Lopera di Piaget dedicata a La naissance de lintelligence chez lenfant del 1936 raccord definitivamente il problema dellintelligenza, come specifica funzione mentale, con quello dello sviluppo ontogenetico della mente del bambino: lintelligenza diveniva una funzione che si costruisce e si realizza nellontogenesi; non era pi una qualit innata, stabile nel corso della vita psichica. Per studiare lintelligenza occorrevano procedure, fini e articolate nello stesso tempo, che permettessero di seguire lo sviluppo mentale nei suoi minimi particolari al fine di determinare se esistevano effettivamente delle costanti evolutive al di l delle differenze individuali. Le ricerche sullintelligenza tenevano conto di due fattori accantonati nella tradizione wundtiana: da una parte, il significato delle differenze individuali emerse negli esperimenti di laboratorio; dallaltra, lesigenza di determinare con strumenti oggettivi queste differenze per consentire una selezione e un orientamento nel campo della scuola e del lavoro. Fin dai primi lavori, si delineava una componente applicativa che avrebbe marcato questo tipo di studio con continue polemiche sulla validit dei risultati conseguiti e sul loro uso sociale. Tra fine 800 e primo 900 si posero i seguenti problemi: 1) quali erano i compiti pi idonei per valutare e misurare lintelligenza; 2) quali fossero le applicazioni pratiche dei test di intelligenza; 3) cosa rappresentasse lintelligenza allinterno della struttura della mente. I primi test per misurare lintelligenza furono elaborati da James McKeen Cattell, che introdusse lespressione test mentale e con Farrand studi le differenze individuali sottoponendo un centinaio di matricole universitarie a test sensoriali e motori. Munsterberg riteneva che i test non dovessero riguardare funzioni
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sensoriali e motorie semplici, ma dovessero essere relativi a funzioni e capacit pi complesse. Nel 1905 Binet e Simon presentarono un test che conteneva una vasta gamma di domande e compiti di complessit crescente per valutare le capacit mentali dei bambini. Binet e Simon definirono come et mentale il livello delle capacit mentali accertate in un bambino, da confrontare con let mentale tipica degli altri bambini della stessa et (et cronologica) per mettere in evidenza un ritardo o un anticipo nello sviluppo mentale. Il test Binet-Simon ebbe varie edizioni e traduzioni, di cui la pi importante fu quella di Terman, che adott anche la nozione di quoziente di intelligenza riprendendo lespressione quoziente mentale di Stern. Infine Wechsler elabor un nuovo test di intelligenza noto come Wechsler-Bellevue Adult Intelligence Scale nel quale vi erano due scale principali (una per il quoziente di intelligenza verbale, unaltra per quello di esecuzione) le quali complessivamente davano il quoziente di intelligenza totale del soggetto esaminato. I test ebbero pi che altro una connotazione tipicamente applicativa. Binet e Simon elaborarono il loro test su incarico del Ministero della P.I. francese, per approntare uno strumento che permettesse di individuare i bambini con ritardo mentale e fornire loro una istruzione speciale. I test furono impiegati anche in modo sistematico per la selezione e lorientamento professionale nel campo del lavoro. Un grande impulso alla diffusione dei test negli Stati Uniti venne dalla loro applicazione nellesercito statunitense tra il 1917 e il 1919. Nei primi anni 20 inizi una controversia durata per decenni sulluso discriminatorio dei test dintelligenza. Poich i test comprendevano domande e prove di natura culturale, gli individui sprovvisti delle conoscenze relative per mancanza di istruzione sarebbero stati discriminati ingiustamente. In effetti, fin dalle prime ricerche sulle differenze individuali, vi era stato il presupposto che le differenze psichiche come quelle fisiche avessero una base biologica e fossero ereditarie. Le differenze
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accertate con i test venivano ricondotte implicitamente o esplicitamente a un patrimonio mentale ereditario. Spearman aveva proposto lesistenza di una intelligenza generale (fattore generale dellintelligenza o g) accanto a fattori specifici (s) relativi a capacit, conoscenze o cognizioni particolari. Si poteva ritenere che questo fattore g fosse la vera caratteristica individuale, di natura biologica e probabilmente ereditaria. Vari psicologi criticarono la teoria dei due fattori. Thorndike aveva gi affermato che non vi era unalta correlazione tra le prestazioni fornite da un soggetto in compiti diversi tali da far supporre lesistenza di un fattore comune sottostante. Lapproccio fattoriale allintelligenza, per il quale possibile estrarre dei fattori comuni che spiegano i risultati nelle scale dei test, stato sviluppato da una parte con lintroduzione di tecniche statistiche sempre pi raffinate e dallaltra con una rielaborazione concettuale della struttura e delle propriet dellintelligenza. Nel modello di Guilford, lintelligenza concepita come un insieme di contenuti, operazioni e prodotti. Dalla loro combinazione derivano ben 120 capacit distinte. A partire dagli anni 70 le teorie sullintelligenza sono state influenzate dal cognitivismo. La struttura dellintelligenza non viene ricondotta ai fattori emersi dai risultati del test, ma concepita come un insieme di operazioni cognitive componenti (pianificazione del problema, strategie di soluzione, recupero di tracce mnestiche, ecc.) verificabili sperimentalmente. La teoria componenziale pi importante quella sviluppata da Sternberg. 4. Le teorie dello sviluppo psichico. Nella tradizione del laboratorio di Lipsia, la psicologia infantile era considerata un supplemento alla psicologia delladulto per due motivi: in primo luogo, si riteneva che la sperimentazione non fosse possibile su bambini nei primi anni di vita e che losservazione del comportamento infantile fosse guidata da
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preconcetti e interpretazioni basate sul senso comune; in secondo luogo, si affermava che la psicologia infantile non dava elementi nuovi ed importanti per conoscere la psicologia delladulto. La prima psicologia infantile fu condotta, da vari scienziati e psicologi della fine dell800, generalmente sui propri figli nei primi mesi o anni di vita. Si trattava essenzialmente di descrizioni relative a vari aspetti del comportamento, da quello sensoriale e motorio a quello intelligente, senza inquadramento teorico dei dati registrati. Ad es. Darwin riteneva che lo studio del comportamento infantile avrebbe permesso di individuare degli schemi comportamentali di base, relativamente immuni da influenze ambientali e culturali, che potevano essere confrontati con il comportamento istintuale delle specie animali. Lo studio dello sviluppo psichico infantile trov la sua sistematizzazione alla fine dell800 con lopera di Granville Stanley Hall e di James Baldwin. Hall fu la figura pi importante: diffuse luso dei questionari per raccogliere dati sulle conoscenze dei bambini e divise lo sviluppo in cinque stadi: prima infanzia, infanzia, giovinezza o pre-adolescenza, adolescenza, et adulta/senescenza. Il suo contributo pi importante fu la caratterizzazione di una fase autonoma rispetto allinfanzia, ladolescenza, studiata in tutte le sue manifestazioni psicologiche e sociali. Baldwin considerato uno dei maggiori teorici dello sviluppo psichico infantile, una delle fonti principali del pensiero di Piaget. Infatti fu Baldwin, e non Piaget, a tentare per primo una sintesi della filosofia e delle scienze della vita attraverso una descrizione dello sviluppo intellettivo progressivo, stadio per stadio. Baldwin propose una divisione dello sviluppo del pensiero (logica genetica) in quattro stadi (pre-logico, quasi-logico, logico, iper-logico) e una serie di ipotesi sui processi di accomodazione e assimilazione (termini che si ritrovano in Piaget) che sarebbero caratteristici dellinterazione tra mente e ambiente. Nel rapporto tra le strutture della mente e gli oggetti
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esterni, lassimilazione rappresenta lintegrazione degli elementi esterni in strutture e schemi in evoluzione o completamento. Lassimilazione permette allorganismo di formare unabitudine utile a garantire lordine e la continuit dellesperienza. Laccomodamento permette invece il cambiamento e lo sviluppo: esso si oppone allabitudine in due modi: primo, si riferisce a nuovi movimenti, mentre labitudine si riferisce sempre a movimenti pi o meno vecchi, un riferimento retrospettivo, e quindi va avanti rispetto allabitudine; e, secondo, tende, mediante la selezione di nuovi movimenti, a venire in conflitto diretto con i vecchi movimenti abituali. Baldwin mise in evidenza limportanza delladattamento individuale nello sviluppo ontogenetico: mediante un processo definito reazione circolare (lesito di un atto diviene lo stimolo per un nuovo atto, corretto e modificato) si producono reazioni sempre pi adattative. Secondo il principio della selezione organica di Baldwin, che integra quello della selezione naturale di Darwin, gli individui meglio adattati grazie agli accomodamenti sviluppati nella loro ontogenesi sopravvivono di pi rispetto ad altri. Negli anni 20 e 30 la psicologia infantile ebbe un forte impulso sia empirico che teorico: in quel periodo uscirono opere di Koffka, Lewin, Watson, Anna Freud e Melanie Klein. Nello stesso periodo maturavano indirizzi di ricerca psicologica sul bambino che si collocavano in una prospettiva che nei decenni successivi sarebbe stata caratterizzata come cognitivistica, come Vygotskij e Piaget. Altre sintesi importanti del periodo fra le due guerre furono quelle di Buhler e di Werner. Buhler, lautorevole esponente della scuola di Wurzburg delinea tre stadi principali dello sviluppo psichico: lo stadio del comportamento istintuale, lo stadio del comportamento modificato in base alladdestramento (es. mediante i riflessi condizionati) e infine lo stadio del comportamento intelligente (es. quello degli scimpanz studiati da Kohler). Si tratta di una sequenza ancora molto schematica.
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Di maggior rilievo teorico fu il contributo di Heinz Werner alla psicologia dello sviluppo psichico infantile. Elabora una concezione generale dello sviluppo psichico del bambino, che comprende un insieme di principi generali validi per confrontare i processi psichici infantili con quelli degli animali, degli uomini primitivi e degli individui affetti da disturbi psichici e poter quindi individuare delle leggi di sviluppo e organizzazione comuni. Werner concepiva il mondo psichico originario del bambino come un mondo indifferenziato, autistico ed egocentrico, e lo sviluppo mentale come caratterizzato da una indifferenziazione di partenza nel neonato sia tra la mente e la realt esterna, che allinterno della mente: da una parte i processi affettivi e cognitivi si differenziano tra loro, dallaltra entro la sfera affettiva e cognitiva le varie funzioni psichiche si differenziano ulteriormente. Linterrelazione tra funzioni percettive e funzioni affettive d luogo nel bambino alle percezioni fisiognomiche, per le quali gli oggetti percepiti assumono una connotazione affettiva. Lanimismo infantile avrebbe origine da tale dinamizzazione affettiva della realt esterna. Gradualmente si sarebbe operata lungo lontogenesi una differenziazione tra la mente ed il mondo esterno. La concezione di Werner fu definita teoria organismica per sottolineare la stretta interdipendenza e integrazione delle funzioni dellorganismo, sensoriali, cognitive e motorie, nello sviluppo ontogenetico e nella loro interazione con lambiente. 5. La teoria di Piaget. Introduzione. Nellopera di Piaget lo studio dello sviluppo psichico infantile si inquadra in una problematica pi ampia, in parte gi prospettata da Baldwin, relativa alla genesi della conoscenza umana e al rapporto tra mente e mondo esterno. Si tratta di una tematica che aveva alle spalle una lunga tradizione filosofica , da cui Piaget volle distaccarsi abbandonando il metodo dellargomentazione
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speculativa e ricorrendo al metodo scientifico. Svolse una critica durissima contro la filosofia, accettabile sotto forma di saggezza ma condannabile nelle sue invasioni speculative nel campo della scienza, compresa la psicologia. Eppure lepistemologia genetica elaborata da Piaget ha rappresentato di fatto la proposta di una nuova filosofia della mente, fondata su basi empiriche e su una integrazione interdisciplinare che era mancata alla filosofia. Piaget si configura come lerede di una tradizione occidentale di pensiero che considerava centrale il problema della conoscenza: ha mostrato come questo problema possa avere soluzioni nuove, basate soprattutto su una teoria della mente che ha come presupposto fondamentale la nozione di sviluppo. La conquista delle modalit adulte di conoscere non immediata, ma procede per stadi successivi, ciascuno dei quali svolge un ruolo necessario e ineludibile per la progressiva ristrutturazione del loro funzionamento. Con Piaget fu portata a compimento la scoperta di una mente infantile: comp una serie incredibile di ricerche sui bambini. Infine con Piaget lindagine sullo sviluppo psichico diviene unimpresa sistematica, fondata su metodologie precise e su presupposti teorici rigorosi. Il metodo clinico. Per quanto riguarda i soggetti della psicologia ai suoi esordi, va rilevato che si tratt dei figli degli psicologi stessi. Questo aspetto port alla critica rivolta a tali ricerche di aver generalizzato i risultati ottenuti con i propri figli appartenenti ad un ambiente socio-culturale privilegiato estendendoli a tutti i bambini. Si tratta della critica rivolta a Piaget e alla psicologia del bambino svizzero, considerato implicitamente il prototipo di tutti i bambini del mondo. Piaget us nelle sue ricerche metodi non propriamente sperimentali, ma quasi-sperimentali e in particolare il metodo clinico. Piaget si oppose da una parte al metodo dei test e, dallaltra, a quello dellosservazione pura. I test permettono per Piaget di accertare in molti bambini una serie di conoscenze e
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comportamenti rispetto a domande e compiti uguali per tutti; ma la procedura rigida, senza consentire di ampliare le domande per mettere in evidenza il reale percorso mentale e le effettive strategie mentali di ciascun bambino. Anche losservazione pura non sufficiente per lo studio della mente del bambino, perch questi lasciato libero nei suoi pensieri e comportamenti senza la possibilit di manipolarli per poter cogliere ci che lo psicologo avverte come retrostante. Cos Piaget individu il metodo per eccellenza della psicologia infantile nel metodo clinico, nel quale losservazione si lega alla sperimentazione (metodo appreso allOspedale psichiatrico di Zurigo). Inoltre, anche la pratica con i test durante la sua permanenza a Parigi e la collaborazione con Simon gli fornirono elementi per individuare la pi adeguata metodologia di ricerca. Nel metodo clinico lo psicologo guidato da ipotesi e quindi orienta e dirige il comportamento del bambino in modo da poterle verificare; pone e articola le domande tenendo conto del percorso che momento per momento il bambino segue. Lo sviluppo della mente. Piaget ha studiato lo sviluppo della mente affrontando sistematicamente i principali processi cognitivi, le rappresentazioni e le categorie mentali trattate tradizionalmente dalla filosofia. Negli anni 50 Piaget svilupp la propria riflessione teorica verso la fondazione della epistemologia genetica, avviando un progetto di ricerca interdisciplinare di largo respiro presso il Centro internazionale di epistemologia genetica. Il rapporto tra struttura e funzioni della mente rimandava ad una problematica generale che il giovane Piaget aveva incontrato sin dai primi studi di biologia. In questa prospettiva biologica Piaget innest la sua ricerca sullo sviluppo della struttura della mente, considerato come un processo di continua riorganizzazione realizzatosi nellinterazione tra mente ed ambiente. La psicogenesi si delineava come una evoluzione a partire dalla nascita del bambino da strutture mentali semplici, fondate sullazione, a strutture sempre pi complesse, fondate sul
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pensiero. Lungo questo sviluppo la mente assolve lo stesso ruolo delle altre strutture dellorganismo come sistema di adattamento allambiente, dapprima in forma subalterna alle strutture biologiche poi sempre pi con una funzione egemone rispetto a queste. Ladattamento avviene attraverso due processi fondamentali, lassimilazione e laccomodamento, gi descritti da Baldwin. Lassimilazione permette allorganismo (e alla mente) di incorporare nelle sue strutture gli elementi dellambiente esterno; laccomodamento produce invece un cambiamento in tali strutture per gli effetti dellassimilazione. Tra assimilazione e accomodamento si realizza un equilibrio che consente la riorganizzazione delle strutture mentali e il loro sviluppo ontogenetico. Per Piaget lo sviluppo mentale del bambino si dispiega dallinfanzia alladolescenza in due periodi principali (sensomotorio, nei primi due anni di vita; concettuale, dai due ai dodiciquindici anni) a loro volta suddivisibili in vari stadi. Si tratta di una descrizione che conserva tuttoggi una sua validit. Lepistemologia genetica. Negli anni 50 Piaget dedic numerose pubblicazioni alla fondazione dellepistemologia genetica, che era divenuta il fulcro della sua riflessione teorica, costituiva la realizzazione del suo progetto di fondazione di una nuova teoria della formazione e della struttura della conoscenza. Secondo P., lepistemologia genetica si occupa della formazione e del significato della conoscenza e dei mezzi attraverso cui la mente umana passa da un livello di conoscenza inferiore ad uno giudicato superiore. La natura di questi passaggi un problema reale. Lipotesi fondamentale delle.g. che ci sia un parallelismo tra progresso compiuto nellorganizzazione razionale e logica della conoscenza e i corrispettivi processi psicologici formativi. Sviluppi e fortuna della teoria piagetiana. Fuori dellambiente ginevrino, la teoria piagetiana cominci ad essere assimilata da altri psicologi, confrontata con altre teorie dello sviluppo mentale
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e sottoposta a nuove verifiche empiriche soltanto a partire dagli anni 50. Negli anni 60 la conoscenza delle concezioni di Piaget contribu notevolmente a minare le basi del comportamentismo americano, poich si metteva in evidenza una concezione raffinata ed articolata della struttura e dello sviluppo dei processi cognitivi assente nel modello comportamentista. Infine, la teoria piagetiana stata decisiva per il rinnovamento della pedagogia e per le ricerche su nuovi programmi attenti alle tappe dello sviluppo cognitivo. Negli anni 70 la diffusione del cognitivismo ha spinto ad un arricchimento concettuale e metodologico dellimpostazione piagetiana. Infine, lepistemologia confluita in un progetto epistemologico rinnovato alla luce di nuovi concetti interdisciplinari quali quelli di auto-organizzazione e complessit. La grande fortuna di Piaget in campo pedagogico degener nellabuso di un riferimento meccanico alla nozione di stadio nella preparazione dei programmi di insegnamento e nella verifica del processo di apprendimento scolastico. Negli anni 70 ad es. in Italia lapproccio vygotskijano in campo psicopedagico fu proposto come pi flessibile e pi compatibile con le differenze individuali e socio-culturali rispetto a quello di Piaget. 6. Le teoria probabilistiche ed ecologiche della percezione Negli anni 50 furono elaborate, da parte di alcuni psicologi statunitensi, delle teorie della percezione visiva che da una parte riproponevano la tematica della percezione, trascurata dal comportamentismo, e dallaltra introducevano nuovi ed interessanti principi concettuali. La teoria transazionale, il funzionalismo probabilistico di Brunswick, il New Look e lottica ecologica di Gibson furono le principali correnti innovative di quegli anni. Secondo la teoria transazionale, la percezione si genera dalla interazione (transazione) tra stimoli ambientali e assunzioni
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inconsce precedentemente acquisite sugli stessi stimoli. Le assunzioni non sono rigide, ma sono delle inferenze probabilistiche sulla natura degli stimoli. La percezione della realt un modello probabilistico dinamico della realt che permette allorganismo di interagire con lambiente e di guidarne le azioni. La teoria transazionale dette luogo a dimostrazioni empiriche originali, la camera distorta, la finestra trapezoidale ruotante ecc, nelle quali si producevano effetti percettivi illusori dovuti alle aspettative, assunzioni e inferenze inconsce degli osservatori. Il concetto di probabilit fu applicato in maniera sistematica in psicologia da Brunswik: la sua teoria stata denominata funzionalismo probabilistico. Per Brunswik la percezione un processo di scoperta degli indizi che, nella fluttuazione della stimolazione prossimale, permettono con maggiore probabilit di riconoscere lo stimolo distale e di reagirvi opportunamente. La validit ecologica degli indizi prossimali quindi data dalla loro maggiore probabilit di predire le propriet degli oggetti esterni. Sia nel transazionalismo che nel funzionalismo probabilistico la percezione non pi concepita come un sistema rigido di analisi dei dati sensoriali esterni, ma come un sistema dinamico in cui il percetto realizzato grazie ad un processo di interscambio mutevole tra percettore e ambiente. Negli anni 50 e 60 i modelli fechneriani della soglia sensoriale furono criticati e sostituiti da modelli pi complessi e adeguati alle nuove concezioni della percezione per cui losservatore introduce nella percezione le sue aspettative e cognizioni. I nuovi modelli psicofisici furono elaborati da Stevens e dai teorici della detezione del segnale... La percezione venne configurata cos come un processo prettamente psicologico, integrato con gli altri processi psichici, pi che fondato sullorganizzazione sensoriale. La teoria della percezione visiva di Gibson fa riferimento ad una psicologia della percezione fondata sui processi effettivi mediante cui un osservatore percepisce il mondo visivo reale in un ambiente
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naturale. Da qui la polemica di Gibson contro le situazioni sperimentali di laboratorio considerate artificiali e improduttive. Il riferimento allambiente naturale entro il quale agisce losservatore riflette lesigenza di una psicologia ecologica diversa dalla psicologia di laboratorio espressa da altri psicologi. Gibson accentua il ruolo dellambiente stesso rispetto a quello dellosservatore o percettore. La percezione concepita da Gibson come un processo di apprensione immediata (percezione diretta) delle propriet degli stimoli distali, senza la mediazione di fattori empirici, inferenziali e cognitivi. Ci che viene percepito nellambiente esterno sono delle propriet invarianti allinterno del flusso continuo e mutevole dellinformazione che arriva ai recettori della retina. Gibson propone una nuova fisica, denominata ottica ecologica per descrivere le propriet dellinformazione luminosa che si struttura nellambiente circostante il percettore. La teoria di Gibson ha suscitato un ampio dibattito sia di carattere generale sul significato della psicologia ecologica,sia particolare sullapproccio seguito nello studio della percezione visiva. 7. Il cognitivismo. Il 1956 indicato come una data fondamentale nella storia del cognitivismo. La seconda met degli anni 50 vide la diffusione di una prospettiva differente da quella dominante negli Stati Uniti, che era stata essenzialmente quella comportamentistica: la prospettiva della psicologia cognitiva o del cognitivismo. Vi confluirono i contributi di discipline diverse: oltre alla psicologia sperimentale, alla linguistica, alla teoria dellinformazione e alla cibernetica, le neuroscienze e la filosofia della mente. Oltre allimpostazione interdisciplinare, la psicologia cognitiva era caratterizzata da altri aspetti che la differenziavano dal comportamentismo. In primo luogo, si interessava dei processi cognitivi (percezione, attenzione, memoria, linguaggio, pensiero, creativit) che erano stati trascurati dai comportamentisti o
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considerati come dei prodotti dellapprendimento. A questi processi veniva riconosciuta sia unautonomia strutturale sia una interrelazione e interdipendenza reciproche. Altra importante caratteristica della psicologia cognitiva che la mente era concepita come un elaboratore di informazione che ha unorganizzazione prefissata di tipo sequenziale e una capacit limitata di elaborazione lungo i propri canali di trasmissione. Nei primi modelli cognitivistici, fino ai primi anni 70 circa, lelaborazione dellinformazione era concepita come un processo che avviene stadio per stadio. Negli anni 70 furono presentati nuovi modelli che mettevano in evidenza sia la possibilit di retroazioni di uno stadio successivo su quelli precedenti, sia viceversa. Un altro aspetto importante dellemergente cognitivismo fu laccentuazione del carattere finalizzato dei processi mentali. Il comportamento veniva concepito come una serie di atti guidati dai processi cognitivi ai fini della soluzione di un problema, con continui aggiustamenti. Divenne centrale la nozione di retroazione, sviluppata dalla cibernetica, relativamente a questa concezione del comportamento orientato verso una meta. Il comportamento viene visto come il prodotto di una elaborazione della informazione, e diventa il risultato di un processo di continua verifica retroattiva del piano di comportamento secondo lunit TOTE (test-operate-text-exit): latto finale (exit) il risultato di precedenti operazioni di verifica (test) delle condizioni ambientali, di esecuzioni (operate) intermedie e di nuove verifiche (test). Nel 1967 usc il libro dello psicologo statunitense Neisser Cognitive psychology, nel quale venivano sintetizzate le ricerche precedenti secondo la prospettiva che da quel momento fu definitivamente chiamata cognitivistica. Alla met degli anni 70 ebbe inizio unopera di revisione teorica e metodologica allinterno del cognitivismo che arriv fino ad una autocritica su quanto era stato acquisito negli ultimi dieci anni. Infatti il cognitivismo era degenerato in una miriade di
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esperimenti e di modelli privi spesso di effettivo valore euristico, relativi a situazioni di laboratorio e non estrapolabili a situazioni di concreto funzionamento della mente nella vita quotidiana; inoltre avevano pi un interesse teorico che applicativo. In buona parte erano gli stessi aspetti negativi che i cognitivisti avevano rimproverato al comportamentismo. Neisser faceva un continuo riferimento alla impostazione ecologica di Gibson. Il richiamo alla validit ecologica degli esperimenti cognitivistici (devono poter simulare in laboratorio delle situazioni reali della vita quotidiana); la critica alla modellistica dei microprocessi e micromodelli allinfinito (le unit di elaborazione contenevano delle sotto-unit di elaborazione, ecc.); lesigenza di introdurre nel flusso dellelaborazione dellinformazione processi relativamente trascurati, come coscienza e produzione di immagini; le innovazioni nel campo dellinformatica; le nuove acquisizioni nel campo delle neuroscienze; tutti questi furono elementi fondamentali che attenuarono linteresse per il cognitivismo gi negli anni 80. Molti psicologi sminuirono la rilevanza teorica e metodologica del cognitivismo, ritenendolo una continuazione, seppur pi articolata, del comportamentismo. In fondo, il cognitivismo ha aggiunto dei processi intermedi tra lo stimolo e la risposta, ma il paradigma rimane sempre quello di un sistema che accetta informazione in entrata e produce informazioni in uscita: in sostanza, la mente sempre concepita come un arco riflesso. Precursori e fonti del cognitivismo. La diffusione della prospettiva cognitivistica alla fine degli anni 60 fu associata alla individuazione di un filone di studi sorto autonomamente agli inizi del secolo e che poteva configurarsi come cognitivistico o precognitivistico: ricerche dedicate ai processi psichici superiori, che avevano dimostrato lorganizzazione e la struttura complessa di processi cognitivi come il pensiero e il linguaggio. Anche allinterno di altre tradizioni, come quella gestaltica o
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comportamentistica, si potevano rintracciare contenuti e risultati inquadrabili in un modello cognitivistico della mente. I precursori principali del cognitivismo furono indicati in Bartlett, Piaget e Vygotskij. Il riferimento a Bartlett concerneva in particolare il suo concetto di schema e lipotesi costruttivistica della memoria. Limpatto di Piaget sulla psicologia nordamericana fu notevole soprattutto per quel che riguardava lidea di autonomia dello sviluppo dei processi cognitivi rispetto ai processi di apprendimento e condizionamento. La relazione tra processi cognitivi, maturazione organica e contesto sociale fu affrontata nella nuova ottica teorica illustrata nellopera principale di Vygotskij dedicata al pensiero e al linguaggio, divenuta nota con la traduzione americana nel 1962. Anche nel comportamentismo erano presenti fermenti innovativi in chiave pre-cognitivistica. Tutto il dibattito sulle variabili intervenienti si era incentrato sullesigenza di introdurre dei processi (es. la forza dellabitudine di Hull) tra lo stimolo e la risposta per spiegare la variet del comportamento rispetto a condizioni ambientali e di stimolazioni omogenee. Il concetto di mappa cognitiva di Tolman rientra in questa problematica. Un tentativo interessante di aggiornamento del comportamentismo fu quello operato da Berlyne, che dimostr che per spiegare i processi di apprendimento occorreva introdurre nuovi concetti come quello di complessit dello stimolo (per cui stimoli relativamente complessi sono spesso preferiti a stimoli semplici) e curiosit dellanimale. Il cognitivismo fu anche il prodotto del confluire di contributi molto originali che provenivano da discipline vicine alla psicologia: la cibernetica e la teoria dellinformazione, la linguistica e le neuroscienze. La cibernetica metteva in evidenza le analogie funzionali tra il comportamento di un organismo e lattivit di una macchina, entrambi accomunati dallesigenza di risolvere un problema. Shannon aveva elaborato una teoria dellinformazione per cui il messaggio trasmesso in un sistema,
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organismo o macchina che sia, indipendente dal sistema per quanto attiene alle sue propriet intrinseche: linformazione ha regole di trasmissione e elaborazione che prescindono dal sistema di supporto. Il modello di comunicazione elaborato da Shannon prevede una fonte del messaggio, ununit di codificazione, canali di comunicazione, ecc. Importanti presupposti teorici di questi nuovi orientamenti di ricerca possono essere individuati nei primi tentativi di simulazione del comportamento negli anni 30 e 40 svolti da psicologi sperimentali (lapproccio simulazionale era stato gi proposto da Hull alla met degli anni 20). Tuttavia lo studioso che rappresenta lanello di congiunzione tra la psicologia sperimentale, i primi tentativi di simulazione del comportamento e la cibernetica Craik, che espose chiaramente un progetto di ricerca (metodo sintetico) che doveva sostituire quello tradizionale di indagine anatomica, fisiologica e psicologica dei processi comportamentali (metodo analitico) basandosi sulla concezione del comportamento degli animali e delluomo come un sistema di autoregolazione e controllo ai fini delladattamento allambiente. In questo modo era possibile sviluppare una analogia tra il sistema macchina, animale e umana, e il sistema macchina realizzato ingegneristicamente. Laltra importante area di ricerca alle origini del cognitivismo della met degli anni 50 la linguistica. Nella tradizione comportamentistica, gli studi sul linguaggio erano stati impostati generalmente come indagini sullapprendimento verbale del bambino. Il quadro degli studi linguistici e psicologici sul linguaggio cambi radicalmente negli anni 50. La concezione comportamentistica del linguaggio fu espressa in forma definitiva da Skinner, che spiega lapprendimento verbale riferendosi ai risultati ottenuti nei suoi esperimenti sul condizionamento operante di processi elementari, senza fornire dati sperimentali specifici sul linguaggio. Il bambino apprende a parlare in base ad un processo di rinforzo positivo delle parole emesse
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correttamente, e di rinforzo negativo per quelle errate, nella denominazione degli oggetti. Chomsky critic nettamente Skinner: la teoria di Skinner era semplicistica perch non teneva conto del fatto che un parlante capace sia di produrre un numero infinito di frasi senza averle apprese precedentemente, sia di riconoscere se una frase ascoltata grammaticalmente corretta. Nel 1957 Chomsky elabor una teoria del linguaggio che introdusse una nuova impostazione di ricerca in linguistica e allo stesso tempo influenz notevolmente la ricerca psicologica. Gli psicologi che si stavano orientando verso la prospettiva cognitivistica furono particolarmente interessati alla concezione di un sistema innato nella mente umana per controllare la generazione delle frasi in base a leggi di trasformazione. Si poteva mettere in evidenza lesistenza di strutture innate e universali che guidano lapprendimento del linguaggio nel bambino. La distinzione tra competenza ed esecuzione, introdotta da Chomsky, permetteva di concepire lesistenza di sistemi innati di cui dotata la mente umana, con proprie caratteristiche strutturali e funzionali, per lo svolgimento dei processi cognitivi. Poich lo studio del linguaggio rientrava in quello pi generale dei processi cognitivi, Chomsky afferm che la linguistica doveva diventare una branca della psicologia cognitiva. Questi sistemi innati avevano per C. un fondamento biologico, essendo appunto una caratteristica propria della specie umana. Sempre nella seconda met degli anni 50, furono ottenuti sorprendenti risultati anche nel campo degli studi sul sistema nervoso. Ci che in particolare fu assimilato dalla psicologia cognitiva fu la scoperta del carattere estremamente selettivo del funzionamento dei singoli neuroni: il cervello dotato di unit funzionali, ciascuna della quali risponde a determinate caratteristiche dellinformazione. Il cervello, considerato dai comportamentisti come una scatola nera, risultava invece un insieme di strutture ben differenziate sul piano funzionale nel processo di elaborazione dellinformazione. Cera lesigenza sia di
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superare la concezione comportamentistica della scatola nera, sia di introdurre nuovi modelli del funzionamento del cervello che non ricalcassero la sequenza stimolo-risposta dellarco riflesso. Ricerche sui processi cognitivi. I processi cognitivi sono stati larea privilegiata di indagine del cognitivismo. Nelle ricerche sui processi cognitivi la procedura sperimentale pi importante rappresentata dalla registrazione dei tempi di reazione. Per delineare questa procedura Sternberg si richiamava direttamente al metodo della sottrazione introdotto da Donders. Il tempo di reazione, nelle prime ricerche sugli stadi di elaborazione dellinformazione, veniva registrato durante la percezione di stimoli visivi presentati al tachistocopio, un apparecchio che proietta gli stimoli per tempi molto brevi. Molte ricerche sullattenzione selettiva furono svolte con la tecnica dellascolto dicotico (il soggetto riceve informazioni uditive simultaneamente da entrambe le orecchie e deve, per es. prestare attenzione sul materiale inviato ad un orecchio). Luso dellintrospezione, dopo il bando negli anni del comportamentismo dominante, si diffuse di nuovo nelle ricerche pre-cognitivistiche e cognitivistiche. Per lo studio delle strategie nella soluzione di un problema ci si basava su resoconti verbali che i soggetti fornivano relativamente ai loro processi mentali. Furono elaborati anche dei questionari di autovalutazione dei processi cognitivi, per determinare la relazione tra ci che un soggetto pensa dei propri processi cognitivi (es... memoria) e la prestazione effettiva. Questi strumenti permisero di aprire un nuovo filone di ricerca intorno alla metacognizione, cio al complesso di idee e credenze che ogni individuo sviluppa nel corso della propria vita intorno ai propri processi cognitivi. Personalit, psicologia sociale e psicopatologia nella prospettiva cognitivistica. Il cognitivismo si diffuse presto nel campo delle ricerche sui processi emozionali e motivazionali, sulla personalit e sulla psicologia sociale. Negli anni 60 e 70 i processi emozionali e motivazionali non erano pi visti come conseguenza
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di un apprendimento stimolo-risposta, ma come organizzazioni cognitive che guidano il comportamento e strutturano la personalit nel suo complesso. 8. La scienza cognitiva. Alla fine degli anni 70, emerse un orientamento nuovo a carattere interdisciplinare, denominato scienza cognitiva... Sulla scienza cognitiva confluivano varie discipline interessate allo studio della mente; tuttavia era fondamentale il riferimento al calcolatore. Howard Gardner ha caratterizzato la scienza cognitiva sotto cinque aspetti principali: 1) ha per oggetto di ricerca un livello di analisi specifico, costituito dalle rappresentazioni mentali, processi mentali che organizzano e producono conoscenza: simboli, regole, schemi, immagini. 2) il calcolatore rappresenta il modello di come funziona la mente e serve come strumento per simulare i processi mentali 3) studia i processi cognitivi al di fuori del contesto pi generale e globale che caratterizza la mente umana, dai fattori individuali (emozioni, motivazioni, ecc.) a quelli sociali e culturali. 4) una ricerca interdisciplinare, che include apporti della ps. sperimentale, linguistica, intelligenza artificiale, antropologia e neuroscienze. 5) affronta i problemi della conoscenza (come la mente conosce) che sono stati centrali nella storia della filosofia occidentale, dai tempi di Platone e Aristotele fino ad oggi. E la versione contemporanea di una lunga tradizione del pensiero filosofico occidentale. Capitolo sesto La prospettiva storico-culturale 1. Introduzione A partire dai primi anni 20, e in stretta relazione con le trasformazioni sociali e politiche prodotte dalla Rivoluzione
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bolscevica del 1917, si svilupp una tradizione di ricerca che si proponeva di fondare una nuova psicologia sulla base dei principi del marxismo e del materialismo storico. Questo orientamento teorico si caratterizzava per una scelta filosofica di fondo che era una filosofia che aveva lo scopo non solo di conoscere il mondo, ma soprattutto quello di trasformarlo. Questa prospettiva assume come principio di partenza che la psiche non unentit ideale, ma un prodotto dellevoluzione animale, divenuto funzionalmente pi complesso sotto linfluenza dei fattori storici, sociali e culturali. Si tratta di una prospettiva che privilegia in primo luogo la dimensione storico-culturale nello studio della psiche umana. Allo stesso tempo, il richiamo marxiano e leninista ad una scienza che operi attivamente e concretamente per la trasformazione della societ comporta che questa prospettiva sia critica verso concezioni ritenute conservatrici e reazionarie. Di conseguenza la verifica della teoria non si limita allindagine empirica, ma ricerca immediatamente una ricaduta nel campo delle relazioni sociali, nel lavoro, nella scuola. E dunque una psicologia che si confronta con i problemi di carattere psicologico di un preciso contesto storico e sociale, che fa i conti con la prassi. E in questo senso prassico, che tale prospettiva si definisce critica... Inoltre, sottolinea limportanza che sempre pi la psicologia assume nel mondo contemporaneo, in quanto scienza umana che pu servire da strumento di controllo dello sviluppo psichico individuale, nel momento in cui ne stabilisce i criteri normativi. La psicologia pu essere quindi una scienza al servizio delle classi dominanti. Pu essere per anche una scienza che smaschera il condizionamento che la societ opera sulla personalit. In tale ottica, questa tradizione di ricerca valuta positivamente la teoria freudiana come il primo tentativo esplicito di chiarificazione dei processi di condizionamento sociale della psiche, cercando altres di inquadrare i risultati nella pi ampia concezione marxista dei rapporti tra uomo e societ.
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Nellambito della prospettiva storico-culturale possono dunque essere inclusi tutti gli studi e le ricerche compiuti per la fondazione di una psicologia critica, sulla base esplicita del marxismo e del materialismo dialettico. Si tratta spesso di contributi di gruppi minoritari nel quadro della psicologia del 900, ad ecc. della teoria storico-culturale sviluppatasi in Unione Sovietica. Daltronde, anche questultima teoria ha avuto una scarsa influenza sulla psicologia di questo secolo: solo recentemente in Europa e negli Stati Uniti cresciuto linteresse verso di essa. La maggior parte degli psicologi che hanno adottato la prospettiva storico-culturale sono stati impegnati politicamente (membri P. comunista) ed hanno incontrato resistenze notevoli negli ambienti universitari tradizionali. Negli anni 20 e 30 vari psicologi cercarono di individuare i punti di incontro tra la teoria freudiana e il marxismo, con un orientamento noto come freudo-marxismo. Il contributo pi importante si deve a Wilhelm Reich, originariamente di scuola psicoanalitica. In Francia, lo psicologo Politzer elabor un programma di psicologia concreta, dedicata allo studio della psiche delluomo concreto, che cercava di riprendere alcuni elementi innovatori della psicoanalisi. Lassimilazione teorica pi profonda e articolata del pensiero freudiano fu compiuta dalla scuola di Francoforte negli anni tra le due guerre mondiali. La teoria storico-culturale, fondata da Vygotskij verso la met degli anni 20, fu sviluppata nei primi anni 30 dallo stesso e dai suoi collaboratori, fra cui Leontev. Questi elabor negli anni 40 una nuova teoria, nota come teoria dellattivit. 2. Freudo-marxismo, psicologia marxista e psicologia critica. Il problema dei rapporti tra psicologia e marxismo si pose immediatamente dopo la rivoluzione del 1917 tra gli psicologi sovietici. Il libro Psicologia e marxismo curato da Kornilov nel 1925, rappresenta il primo contributo sistematico nellambito del progetto sviluppatosi in quegli anni per la fondazione di una
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psicologia marxista; venivano analizzate le teorie psicologiche contemporanee e se ne riscontrava laccordo con i principi del materialismo storico e del materialismo dialettico. Tra le teorie psicologiche, quella che incontr maggiore attenzione fu la psicoanalisi, che appariva, secondo Lurija, come la teoria che considerava lo sviluppo psichico come condizionato contemporaneamente da fattori biologici e sociali. Era una teoria monistica della psiche; una teoria che riconosceva unitariamente i fondamenti materiali (biologici e sociali) dei processi psichici. Il dibattito sulle caratteristiche ideologiche della psicoanalisi e la loro adeguatezza ad una concezione marxista delluomo e della societ continu nella seconda met degli anni 20, portando gradualmente alla scomparsa del movimento psicoanalitico russo nei primi anni 30. Nel suo saggio del 1929, Reich sosteneva che la psicoanalisi non rappresentava una visione del mondo, una nuova filosofia, ma uno specifico metodo di studio e terapia dei processi psichici. Mentre il marxismo si occupava dei fenomeni sociali e collettivi, la psicoanalisi si interessava dei fenomeni psichici delluomo singolo, seppure immerso in una rete di rapporti e relazioni sociali. Ma questa stessa struttura sociale determina lorganizzazione della vita psichica individuale; diverse sono le strutture sociali e i condizionamenti cui deve sottostare lo sviluppo psichico. Il Super-Io dunque per Reich il complesso dei valori e delle norme che la famiglia trasmette al proprio figlio e che, a sua volta, essa ha ricevuto dallo specifico contesto socio-culturale in cui vive. Il contributo della psicoanalisi al marxismo consiste nella descrizione dei processi attraverso i quali una determinata societ condiziona un determinato individuo. Il complesso di Edipo per es. un processo di formazione della psiche individuale valido per una determinata societ, che non pu essere generalizzato per altre. La relativit socio-culturale del complesso di Edipo era gi stata documentata dallantropologo Malinowski.
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Laspetto fondamentale sottolineato da Reich nella sua analisi la tesi secondo la quale la societ borghese non solo condiziona genericamente la psiche, ma reprime specificamente la pulsione sessuale. Lattacco sferrato contro la teoria freudiana dipendeva dalla minaccia che la societ borghese vedeva in essa in quanto capace di smascherare il meccanismo basilare di controllo degli individui. Reich arriver ad un impegno sociale e politico sempre pi diretto, e ad abbandonare il movimento psicoanalitico. Tema centrale della teoria di Reich divent la formazione del carattere, vista come la progressiva costruzione di una corazza, una sorta di gabbia entro la quale compressa lenergia sessuale. La sessualit, impedita nelle sue libere manifestazioni, produce un comportamento nevrotico o genera malattie psicosomatiche. Reich propose anche un progetto rivoluzionario di educazione psicologica, centrata sulla sessualit vissuta liberamente, senza le costrizioni della societ. Lesigenza di una nuova educazione sessuale fu avvertita da Reich durante la sua attivit nei centri di igiene sessuale da lui fondati, dove ebbe modo di conoscere direttamente i problemi sessuali di uomini e donne del proletariato. Negli stessi anni, in Germania, si realizz un altro importante progetto di integrazione tra la psicoanalisi e il marxismo presso lIstituto per la ricerca sociale di Francoforte, fondato nel 1923. I membri pi importanti furono i filosofi Horkheimer e Adorno, cui si affiancarono altri noti protagonisti della cultura di questo secolo: il filosofo Marcuse, gli psicologi Fromm, Bettelheim e Jahoda. Le indagini svolte dalla scuola di Francoforte si concentrarono in partenza sui processi e le strutture sociali che mediano la trasmissione dei valori e delle regole di una determinata societ. Teoria critica fu chiamata limpostazione della scuola, per la quale lindagine conoscitiva sulla societ contemporanea deve unirsi ad un progetto di trasformazione sociale e civile. Oggetto principale di indagine fu la famiglia, in quanto cardine di questa trasmissione del sociale nellindividuale.
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Successivamente, dopo lemigrazione negli Stati Uniti con lavvento del nazismo, vennero attenuandosi gli aspetti marxisti e rivoluzionari presenti nei contributi del periodo francofortese. Sostanzialmente, si approdava cos ad una concezione utopistica di una societ nuova, che avrebbe dovuto fondarsi sullamore e non sullaggressivit (Fromm), sulla liberazione della libido contro la repressione che su di essa esercita la societ (Marcuse), per un uomo libero e creativo contro un uomo ridotto a produttoreconsumatore nellingranaggio della societ industriale (Marcuse). Le opere di Marcuse hanno avuto una notevole influenza sui movimenti di contestazione del 68. Lincontro tra psicologia e marxismo non stato altrettanto articolato e profondo negli altri paesi occidentali quanto in Austria e Germania tra le due guerre. Ma il contributo francese si presenta ricco di spunti originali e di risultati preziosi, forse pi sul piano ideologico-politico. Una critica radicale allo a-storicismo della ps. scientifica sorta nei laboratori della fine dell800 fu elaborata da Politzer, filosofo, psicologo, membro del Partito comunista francese. Il limite maggiore della psicologia contemporanea consisteva nello studio di una psiche universale e astratta, senza considerare le specifiche condizioni sociali e culturali in cui agisce. Il merito della psicoanalisi era stato quello di aver restituito allindagine psicologica lindividuo nella sua unicit storica, che era il vero oggetto della psicologia concreta da lui auspicata. La critica alla psicoanalisi di essere non una scienza, ma una sorta di romanzo della psiche non era per Politzer un punto negativo, in quanto la psicoanalisi era una adeguata rappresentazione delluomo-attore che agisce in un mondo concreto; si riferiva alla vita psichica esattamente come a un dramma, che era stato studiato in modo riduttivo dalle scienze naturali, che non avevano indagato il significato del dramma recitato accessibile solo alle scienze morali e alla psicologia. Occorreva riconquistare lindividualit attraverso un programma
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di interventi psicologici nelle scuole, nellambiente di lavoro, nei consultori, ecc. Altro es. di integrazione tra psicologia e marxismo rappresentato dallopera di Wallon, che sostiene una concezione dialettica della psiche, per cui la psiche umana il prodotto di una interazione dinamica tra fattori biologici e sociali durante lo sviluppo infantile. Svolge finemente unanalisi dello sviluppo dei processi psichici, ma non un esame altrettanto profondo dei fondamenti teorici della nuova psicologia marxista come in Vygotskij. In effetti la ps. marxista di Wallon si muoveva nella scia del prodotto ibrido della psicologia pavloviana che si diffuse negli anni50 grazie ai canali ufficiali sovietici. La ferma difesa del pavlovismo come lautentica psicologia oggettiva si scontra con lesigenza di un aggiornamento nei confronti sia delle nuove teorie fisiologiche che stavano emergendo in quel periodo, sia delle teorie psicologiche sovietiche. La tradizione marxista in psicologia continuata in Francia con vari contributi, tra i quali il pi importante quello di Sve. Lallievo di Wallon, Zazzo, ha indagato lo sviluppo psichico infantile. Dopo la contestazione studentesca del maggio 68, fiorita una letteratura in cui si intrecciano marxismo, psicoanalisi, freudo-marxismo, inaugurata dal filosofo Althusser: denunci listituzionalizzazione della psicoanalisi. Negli Stati Uniti, il tentativo pi sistematico di fondazione di una psicologia dialettica stato quello di Riegel. In Italia la riflessione marxista sulla psicologia stata sporadica fino agli anni 70, a causa del retaggio dello storicismo crociano e della sua concezione della psicologia come pseudoscienza Lopera pi interessante sulla psicoanalisi, scritta da un marxista italiano, comunque quella di un filologo, Timpanaro. Negli anni della contestazione studentesca sorse in Germania un movimento di ricerca teorica e sperimentale, noto come psicologia critica: la psicologia era vista come una scienza al servizio del capitale e che doveva dunque essere liquidata. Reich,
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il freudo-marxismo e la scuola di Francoforte furono ampiamente citati in questa ottica estremistica. Altri invece affermarono che la psicologia, rinnovata, poteva contribuire alla trasformazione rivoluzionaria della societ che sembrava realizzabile alla fine degli anni 60. Il testo fondamentale di questo movimento fu pubblicato nel 1972 dal suo leader Holzkamp. Ma il movimento si trasform in una scuola di tipo tradizionale, chiusa in se stessa. Particolare rilievo hanno avuto le analisi storico-critiche dello sfondo ideologico delle prospettive psicologiche di questo secolo. Nel caso del comportamentismo, stata messa in evidenza la natura meccanicistica del soggetto umano, un oggetto sperimentale collocato allinterno di una rete di stimoli e risposte, privato di una propria iniziativa e di libert di intervento sullambiente, ma predisposto a rispondere con funzionalit e efficacia agli stimoli di un determinato ambiente, scelto dalla classe dominante. Analoghe critiche di sottomissione della scienza psicologica al potere sono state rivolte alla psicologia sociale nord-americana, che avrebbe fornito modelli delle relazioni sociali confacenti alla societ borghese. Un altro contributo interessante stato dato nello studio della sensazione e percezione da Holzkamp e Stadler. Essi rilevano che la sensazione era stata considerata tradizionalmente come una funzione psichica inferiore, comune agli animali e alluomo, studiabile in laboratorio. Invece ora si mette in evidenza la centralit che ha la sensazione nellinterazione tra uomo e ambiente esterno: la sensazione diviene quindi una funzione complessa alla base dellinterazione tra individuo e il proprio ambiente geograficosociale (ecologico), pieno di oggetti significativi. Gli esponenti della psicologia critica si sono riferiti alla teoria storicoculturale sovietica e hanno cercato di dare esempi concreti di cosa intendevano per una nuova psicologia. 3. La teoria storico-culturale da Vygotskij agli anni 60.
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La teoria di Vygotskij. Non apprezzata negli anni 20-30, anche perch poco conosciuta al di fuori della Russia, ha incontrato in Occidente un crescente interesse solo dopo gli anni 60 e ha visto unesplosione di ricerche e studi negli anni 80. Ad ostacolare la conoscenza della teoria di Vygotskij stata soprattutto la non disponibilit delle sue opere, alcune delle quali rimaste inedite fino agli anni 80. Inoltre le traduzioni pubblicate in Occidente negli ultimi dieci anni hanno mostrato che la sua opera non riducibile alla problematica dei rapporti tra pensiero e linguaggio, ma contiene una variet insospettata di contributi nei campi pi diversi: estetica, linguistica, psicologia, pedagogia, psicopatologia, neuropsicologia. Uno dei risultati delle recenti indagini su V. quello per cui oggi si possono delineare con precisione gli indirizzi di ricerca e le secessioni teoriche che si svilupparono allinterno della scuola vygotskijana gi negli anni 30. Pertanto, sebbene la scuola storico-culturale abbia avuto il proprio fondamento teorico in V. non pu essere ridotta solo alle tesi e alle ricerche empiriche che V. pot sviluppare. La scuola storico-culturale appare ora come un insieme variegato di contributi, non legati affatto da un riferimento compatto e unitario al nucleo teorico storico dellopera di V. Il manifesto della scuola storico-culturale fu esposto nel saggio La coscienza come problema della psicologia del comportamento, che si basava sulla prima conferenza che V. tenne allIstituto di psicologia di Mosca nel 1924. Si partiva dalla considerazione che le teorie riflessologiche russe (Bechterev e Pavlov) che consideravano la psiche come un sistema di riflessi, si erano occupate esclusivamente dei processi psichici elementari, escludendo lo studio dei processi psichici superiori, che avrebbe richiesto il riferimento allesperienza soggettiva e allintrospezione. Per V. questa posizione comportava la rinuncia allindagine sulla specificit dei processi psichici umani, che si differenziano da quelli degli animali proprio per la presenza della coscienza. Riflessologo pi di Pavlov, V. riteneva che il rinunciare
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ad unindagine oggettiva della coscienza corrispondeva ad una posizione idealistica e dualistica: da una parte i processi psichici elementari, dallaltra quelli superiori e la coscienza. Occorreva invece individuare delle procedure oggettive di ricerca sui processi psichici coscienti. Lo studio sperimentale delle risposte verbali dei soggetti poteva costituire una chiave daccesso alla loro coscienza. Nella dimensione cosciente della psiche umana, afferma V. nel 1924, vi sono componenti assenti nel mondo psichico animale: lesperienza storica (vita, lavoro, comportamento sono fondati sullesperienza delle generazioni precedenti); lesperienza sociale; lesperienza duplicata (il lavoro ripete nelle mani e nella trasformazione dei materiali ci che prima stato fatto nella rappresentazione del lavoratore). V. nella sua teoria storico-culturale confront 1) la psicologia degli animali e degli esseri umani; 2) la psicologia delluomo primitivo e delluomo occidentale; 3) la psicologia dei bambini e degli adulti; 4) la psicologia dei soggetti sani e malati. In ci si bas sugli scritti di Darwin, Engels, Buhler, Koffka, Kohler, ecc. Ma la teoria di V. non fu semplicemente un amalgama di questi autori. Egli present essenzialmente una teoria delluomo, la sua origine e la sua nascita, il suo stato presente tra le altre specie e un progetto per il suo futuro. Per V. tra gli animali e luomo c un salto qualitativo caratterizzato dallo sviluppo di processi psichici superiori dipendenti dal contesto storico-sociale in cui cresce un bambino. V. sostiene che i processi psichici superiori conservano la stessa natura biologica dei processi psichici inferiori, ma rappresentano di questi ultimi una nuova organizzazione funzionale, generatasi sotto linfluenza dei fattori sociali e culturali. Entrambi i processi sono processi materiali svolti nel cervello, con la differenza che i processi psichici superiori si sviluppano in relazione allambiente sociale e culturale. V. accetta lipotesi che la struttura fondamentale dei processi psichici sia la sequenza S-R (reazione prodotta in relazione ad uno
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stimolo). Questa sequenza appunto alla base dei processi psichici elementari (riprendendo la classificazione di Buhler). Nei processi psichici superiori,nella sequenza si inserisce un nuovo elemento, lo stimolo-mezzo; la sua introduzione costituisce il salto dialettico che modifica qualitativamente il rapporto fra stimolo e reazione. Tra gli esempi che V. fa per illustrare il concetto di stimolo-mezzo ci sono: lasino di Buridano e il nodo al fazzoletto (pag. 344). Per V. la presenza di stimoli creati accanto a quelli dati la caratteristica distintiva della psicologia delluomo. Anche nei primati vi sono tracce di questo comportamento mediato da stimoli-mezzo, ad es. gli strumenti di cui si servivano gli scimpanz di Kohler per svolgere il proprio compito. Ma per V. il comportamento umano quasi esclusivamente guidato da stimoli-mezzo, costituiti da strumenti esterni (nodo al fazzoletto) ed acquisiti dallambiente sociale e interiorizzati, stimoli-mezzo interni denominati propriamente segni. Lintroduzione degli stimoli-mezzo nelle funzioni psichiche comporta una modificazione funzionale del cervello stesso. Lo stimolo esterno agisce su una traccia depositata in memoria: la mente si crea una traccia (cerebrale) che riorganizza la relazione tra altre tracce. Questi segni sono creati dalla singola persona, ma anche acquisiti nella storia psicologica individuale attraverso lambiente sociale. Lesempio pi chiaro la scrittura, che rappresenta un modo di comunicare non legato a capacit di cui dotata geneticamente la specie umana, ma a un sistema di segni che un individuo acquisisce nel proprio ambiente. Il linguaggio verbale stesso uno stimolo-mezzo se lo si interpreta come una forma di comunicazione, sviluppatasi grazie allacquisizione di una lingua proveniente dallambiente famigliare e sociale in cui il bambino cresce. Un processo fondamentale illustrato da V. linteriorizzazione degli stimoli-mezzo o segni. Il linguaggio diventa negli anni una forma di comunicazione interna che lindividuo usa come mezzo per svolgere le proprie funzioni psichiche superiori. I contenuti di
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pensiero di un adulto sono stati acquisiti e elaborati come strumenti esterni, divenuti nel tempo interni. Lo sviluppo psichico ontogenetico quindi uno sviluppo culturale, in quanto fondato essenzialmente sul processo di interiorizzazione dei mezzi forniti dallambiente socio-culturale, processo definito come legge genetica generale dello sviluppo culturale per cui le funzioni psichiche sviluppatesi nelle relazioni sociali (funzioni interpsichiche) divengono successivamente interne allindividuo (f. intrapsichiche). Linteresse di V. per i problemi della scuola investe tutta la sua produzione, dagli studi dei primi anni 20 sullistruzione dei bambini handicappati fino ai lavori degli anni 30 sui processi cognitivi dei bambini normali e con ritardo mentale in relazione al contesto scolastico. Questa attivit si inserisce nellambito della partecipazione di V. alla pedologia, orientamento teorico e applicativo in campo psicopedagogico sviluppatosi in Russia nei primi anni del 900. La pedologia, dapprima intesa come lo studio interdisciplinare del bambino divenne negli anni 20 una disciplina che concentrava le proprie analisi sullambiente sociale in cui si sviluppa il bambino. V. concepiva la pedologia come la ricerca di una teoria unificata dello sviluppo psichico del bambino, fondata sul principio della riorganizzazione delle funzioni psichiche sotto linfluenza dei fattori sociali e culturali. Nel 1936 il Comitato centrale del P.c. condannava la pedologia, ed in seguito ci fu un ridimensionamento di tutta la produzione e attivit in campo psicologico. Poco prima di morire, V.ultim il suo capolavoro, Pensiero e linguaggio. Le parti pi importanti riguardano il rapporto tra pensiero e linguaggio (e la discussione critica delle tesi di Piaget); la relazione tra linguaggio esterno e interno; la relazione tra senso e significato. Per V., preliminare ad ogni indagine sul rapporto tra pensiero e linguaggio, la scelta del tipo di analisi. Egli respinge lanalisi che scomponeva gli insiemi psicologici complessi in elementi, secondo la tradizione associazionistica: infatti in
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questo modo si perdono le propriet dellinsieme non corrispondenti alle propriet dei singoli elementi. V. sostiene unanalisi basata sulla scomposizione di un insieme unitario di base in unit componenti, elementi che continuano a conservare le medesime qualit dellinsieme. Ad es. nellincontro tra pensiero e linguaggio, lunit componente individuata nel significato. La parola ha un aspetto esterno, il suo aspetto sonoro, e un aspetto interno, il suo significato, che conduce al contenuto di pensiero che la parola esprime: una parola senza significato non una parola, ma un suono vuoto... La capacit di pensare, il pensiero come funzione della mente, e la capacit di parlare, il linguaggio come altra funzione della mente, seguono sviluppi diversi, sono indipendenti. Nel bambino, ad un certo punto dello sviluppo, queste due funzioni si intersecano dando luogo ad una funzione, il pensiero verbale, nel quale un pensiero specifico prodotto dal pensiero espresso dal linguaggio sotto forma di una parola che di quel pensiero specifico trasmette il significato. Lo sviluppo del pensiero verbale presenta varie tappe, descritte da Piaget nelle opere del 1923 e 1924 , tradotte da V.con una lunga prefazione assai critica. Per Piaget il linguaggio in et prescolare un linguaggio generalmente o egocentrico o sociale. Manca ancora un pensiero verbale interno. Il linguaggio egocentrico ha origine dallincontro tra il pensiero del bambino, un pensiero di tipo autistico, che riflette il mondo psichico infantile e il linguaggio emesso per s dal bambino stesso. Per V. al contrario, il linguaggio ha immediatamente una funzione sociale, interpersonale; in seguito esso diviene strumento di pensiero nella forma silente del linguaggio interno. Una delle analisi pi fini del libro di V. quella condotta sulla differenza tra linguaggio esterno e interno. Il linguaggio interno risulta sostanzialmente diverso dal linguaggio esterno per le sue caratteristiche sintattiche (essendo un linguaggio per s, abbreviato, frammentario; predicativo per lomissione del
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soggetto della frase). Altra distinzione fondamentale per caratterizzare ulteriormente il linguaggio interno quella tra senso e significato di una parola. Il confine tra senso e significato sfumato, ma si pu dire che il significato di una parola ci che condiviso dalla maggioranza dei parlanti. Il senso invece il significato che la parola ha per il parlante, un significato che noto a lui solo. Una qualsiasi parola evoca quindi un significato comune e un significato personale (il senso). Nel linguaggio interno il senso domina sul significato; nel linguaggio esterno, domina il significato perch necessario che questo sia noto e condiviso dagli interlocutori affinch abbia luogo la comunicazione stessa. A meno che la comunicazione non si realizzi nella falsariga del linguaggio interno, per cui il significato nascosto della parola, il senso, noto ad entrambi gli interlocutori. Il comportamento esterno dipende dunque dal mondo psichico interno, da non eludersi dalla ricerca psicologica se si vuole comprendere il senso profondo del comportamento. Ma dietro al piano del pensiero vi il mondo degli affetti, delle emozioni, delle motivazioni. Negli ultimi anni, V. era spinto dallesigenza di fondare una teoria unitaria dello sviluppo psichico in cui i vari piani del mondo psichico fossero integrati fra di loro. Ultimamente, linteresse per la teoria delle emozioni rifletteva lesigenza di esplorare la dimensione affettiva del mondo psichico. La crisi della psicologia era dovuta proprio alla sconnessione sia tra le varie funzioni psichiche, sia tra la dimensione dinamica e quella cognitiva, con conseguente frantumazione della psicologia in scuole diverse. La morte prematura imped a V. di completare il suo progetto. V. lesse le opere di psicologi come Ach, Adler, Baldwin, Buhler, di linguisti come de Saussure, di antropologi, ecc. Questa conoscenza diretta di aree diverse avrebbe potuto permettere di realizzare una nuova sintesi teorica, supportata da una
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sperimentazione originale che insieme ai suoi collaboratori aveva cominciato ad avviare. La teoria storico-culturale negli anni 30. Negli anni 60 in Unione Sovietica si diffuse lespressione scuola storicoculturale per indicare il gruppo di psicologi che si riferivano alla teoria sviluppata da V. sullo sviluppo psichico infantile e ne continuavano lelaborazione. Oltre a V., ci si richiamava alle opere di Leontev e Lurija, che costituivano assieme al primo quella che era chiamata la trojka fondatrice della scuola storicoculturale. Ma quando si parlava di teoria storico-culturale si intendeva semplicemente lapproccio seguito da V. e Lurija rispetto allopera di V. Non potendosi propriamente parlare di scuola storico-culturale, si pu far riferimento ad un gruppo di psicologi (la scuola di Charkov) che negli anni 30 si distacc da V. e di cui facevano parte Leontev ed altri. Un gruppo pi fedele fu rappresentato da alcuni suoi collaboratori nelle istituzioni podologiche. In conclusione, una vera e propria scuola storico-culturale ispirata alla teoria di V. si form solo negli anni 60. Tuttavia questa scuola inglobava elaborazioni teoriche, maturate nella scuola di Charkov, che la distanziavano notevolmente dalla scuola vygotskijana. Alla fine degli anni 70 divenne chiaro che questa scuola aveva il proprio nucleo centrale nella teoria dellattivit elaborata da Leontev e da altri, fra cui Rubinstein. Pertanto, la teoria dellattivit va considerata come un orientamento autonomo sviluppatosi comunque da una premessa fondamentale fornita dalla teoria vygotskijana. 4. La teoria dellattivit Questa teoria, sviluppatasi nellabito del contesto teorico vygotskijano, se ne era presto distaccata per alcuni aspetti essenziali. Nel 1931-32 un gruppo di allievi e collaboratori di V. si trasfer in Ucraina, a Charkov. I motivi del trasferimento erano dovuti alle difficili condizioni che si stavano creando a Mosca,
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anche in seguito alla chiusura dellAccademia delleducazione comunista, dove lavoravano vari collaboratori di V. Del gruppo, la scuola di Charkov, facevano parte Leontev, Lurija, Zaporozec ed altri. A V. rimproveravano di aver inquadrato lo sviluppo delle funzioni psichiche superiori in una prospettiva eccessivamente culturale... Queste funzioni si sarebbero sviluppate attraverso la mediazione principale del linguaggio, prima orale e poi scritto, nelle popolazioni alfabetizzate... V. non avrebbe tenuto conto che le funzioni psichiche, elementari o superiori, si sviluppano nel rapporto concreto che il bambino ha con la realt esterna. Infatti, il bambino geneticamente programmato per interagire con lambiente esterno nel suo complesso e con gli altri individui, attraverso lesplorazione motoria, la comunicazione non verbale. La critica sintetizzata era: V. interpret la prospettiva marxista in modo idealistico. Una critica analoga fu avanzata tra gli anni 30 e 40 da Rubinstein, che fu dapprima elogiato per la sua ortodossia marxista, ma fu in seguito criticato e isolato presso lIstituto di filosofia di Mosca Rubinstein svolge una lettura psicologica dei Manoscritti economico-filosofici di Marx, individuando nel testo marxiano alcuni concetti-chiave come quelli di attivit e coscienza... Insiste sul fatto che i processi psichici umani si sviluppano in un rapporto concreto con la realt esterna mediata dalle relazioni sociali e non in un rapporto semiotico, quale avrebbe descritto V. Le tesi di Rubinstein valsero ad affinare teoricamente le riflessioni che andava svolgendo Leontev negli stessi anni. Sulla priorit di Rubinstein nel proporre una teoria dellattivit sorto negli anni 80 un dibattito cui hanno partecipato i sostenitori di Rubinstein da una parte e quelli di Leontev dallaltra. Il concetto di attivit ad ogni modo fondamentale nella teoria elaborata da Leontev che, dopo aver aderito nella seconda met
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degli anni 20 allimpostazione teorica e metodologica di V., se ne era distaccato nei primi anni 30 con il trasferimento a Charkov. Leontev delinea una sintesi generale delle propriet delle funzioni psichiche lungo la scala filogenetica, mettendo in evidenza il salto dalle leggi dellevoluzione biologica che regolano lo sviluppo psichico degli animali alle leggi dello sviluppo storico-sociale su cui si fonda lo sviluppo della psiche umana. A determinare questo passaggio fondamentale sono le nuove forme di attivit connesse alle condizioni che si realizzano nel lavoro, attivit specificatamente umana. Nel lavoro sono fondamentali sia luso degli strumenti che i rapporti interpersonali. Nellambito dellanalisi dellattivit umana, Leontev sottolinea la fondamentale distinzione tra attivit e azione nel comportamento umano. Negli animali unattivit un insieme di azioni finalizzate alla soddisfazione della motivazione (fame): la motivazione biologica e loggetto dellattivit sono direttamente connessi. Nel caso dellattivit umana, invece si ha un cambiamento nella struttura interna dellattivit... I singoli membri di un gruppo sociale svolgono ciascuno una determinata azione (ad es. nella caccia) che non comporta il raggiungimento diretto delloggetto e la soddisfazione del bisogno. Mentre lattivit complessiva spinta da una motivazione (procurarsi il cibo) la singola azione si pone uno scopo specifico apparentemente indipendente. Dunque nel comportamento umano lazione individuale non collegata alla motivazione in modo diretto; acquista il suo significato motivazionale solo se riferita al complesso delle altre azioni svolte dagli altri membri del gruppo. La singola azione non avrebbe un significato per colui che la compie se in questo non vi fosse unimmagine(una rappresentazione psichica) per cui noto che tale azione indispensabile al futuro conseguimento delloggetto. Nella psiche umana, loggetto dellattivit complessiva separato dallazione di per s, immediata, ma trattenuto nella psiche come un riferimento interno che d il significato allazione stessa. Se vero che il battitore nella caccia apprende una serie di abilit
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percettivo-motorie per svolgere determinate azioni, il loro significato non nel loro effetto immediato, ma conservato in una rappresentazione psichica culturalmente acquisita. Leontev distingue il senso, soggettivo o personale, che un individuo ha delle proprie azioni, dal significato che esse acquistano nellattivit collettiva. Senso e significato dellazione coincidono sempre meno con lo sviluppo della societ e la divisione del lavoro. Nella situazione delloperaio della catena di montaggio descritta dal marxismo come alienazione, loperaio compie una serie di azioni senza conoscerne il significato finale nel complesso della catena stessa, perch tale significato non gli viene trasmesso. Ci che compie loperaio ha per lui solo un senso personale, ma non significato complessivo. La coscienza per Leontev dunque il risultato della interiorizzazione dei processi intervenuti nello svolgimento delle attivit. Nella storia della coscienza, dapprima la coscienza rispecchiamento psichico di ci che luomo fa in interazione con la realt esterna: corrisponde alle immagini che incorporano oggetti e scopi delle azioni. Successivamente si amplia e diviene consapevolezza di questa stessa realt interna. La teoria di Leontev fu criticata da Rubinstein perch conservava una concezione del soggetto ancora troppo astratta. Il soggetto storico-sociale era quello che poteva essere considerato in unanalisi storico-economica: Leontev avrebbe delineato una psicologia storica, senza fornire elementi concettuali adeguati per una effettiva ricerca empirica sullo sviluppo psichico individuale. Il problema della discussione sul concetto di attivit stato che essa si svolta pi al livello teorico che a quello empirico, senza che le varie precisazioni di tale concetto fossero illustrate con dati sperimentali. Ma la connotazione troppo filosofizzante del dibattito tra gli anni 70 e 80 non stata lunica caratteristica limitativa.
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A causa del crescente isolamento culturale e scientifico dellUnione Sovietica nellultimo decennio, gli psicologi sovietici si sono trovati a dibattere sul concetto di attivit, quasi come esclusiva tematica della psicologia contemporanea, fuori dal contesto internazionale cui difficilmente potevano accedere. Capitolo settimo La prospettiva biologica e neuroscientifica 1. Introduzione La storia della psicologia del 900 caratterizzata dalla costante presenza di una prospettiva di ricerca che rappresenta in effetti una negazione dellautonomia del livello di analisi della scienza psicologica. Tuttavia, sin dalla fine dell800 numerosi sono stati i tentativi di fondare una biologia, una fisiologia e una neurologia dei processi psichici in cui si tenesse conto della loro complessit. Oggi la neuroscienza cognitiva lultima sfida alla integrazione tra due livelli di analisi che molti ritengono inconciliabili. 2. La psicologia animale e comparata. Letologia. Gli studi di psicologia animale tra fine 800 e inizi 900 si proponevano di mostrare levoluzione dei processi psichici lungo la scala filogenetica. Lidea della continuit tra mondo psichico animale e umano comportava sia una sopravvalutazione delle facolt psichiche degli animali, sia un ridimensionamento della presunta superiorit della psiche delluomo. Ci furono due esponenti, inglesi, della psicologia animale agli esordi, Romanes e Morgan. Morgan si propose di precisare gli aspetti teorici e metodologici particolari che si ponevano nello studio delle facolt psichiche degli animali. Il principio basilare per le ricerche di psicologia animale, chiamato canone implicava che alle facolt psichiche inferiori fosse riconosciuto un autonomo valore adattativo senza che esse dovessero essere ricondotte allintervento di presunte facolt psichiche superiori. Il canone di Morgan serviva quindi a ridimensionare le interpretazioni antropomorfiche dei resoconti sullintelligenza degli animali.
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Lidea di una continuit tra comportamento animale e quello umano divenne il fondamento delle ricerche di psicologia animale che gradualmente spostarono lo studio degli animali dalla condizione naturale alla situazione di laboratorio. La psicologia sperimentale animale si diffuse rapidamente negli Stati Uniti. Furono ideate condizioni sperimentali controllate per studiare le reazioni delle diverse specie animali: somministrazione di stimoli di varia modalit sensoriale (Jennings, Yerkes), soluzione di problemi (gabbie di Thorndike), apprendimento di labirinti (Small). Questi esperimenti avrebbero dovuto permettere di studiare le facolt psichiche in s, come funzioni astratte, e di verificare in che modo le varie specie animali si collocavano rispetto ad esse. Questa sperimentazione animale costituisce una importante premessa del comportamentismo e con esso si intreccia nei primi decenni del secolo, perch introduce il concetto di processi di base comuni alle varie specie animali. Il condizionamento risulter quindi un processo comune a tutte le specie animali, in unottica che annuller le specificit del comportamento delle diverse specie ed entrer in contraddizione con i principi dellevoluzionismo da cui era nata la psicologia animale. Inizialmente la psicologia animale era partita con un interesse generalizzato per le varie specie animali ed era finita con loccuparsi di un solo animale: fino agli anni 20 pesci, anfibi, rettili erano stati studiati quanto, anzi di pi, dei mammiferi; successivamente i lavori dedicati ai mammiferi erano cresciuti a dismisura. Ma laumento dei lavori sui mammiferi dipendeva dalluso praticamente esclusivo del ratto norvegese, lanimale per eccellenza dei laboratori nord-americani dellepoca. Inoltre, man mano che aumentavano le ricerche sul ratto norvegese, cresceva il numero di studi sul condizionamento e lapprendimento, mentre diminuivano drasticamente le indagini sugli altri processi psichici. Si era realizzata una psicologia che studiava una specie animale e un processo psichico, convinta di
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poter generalizzare i propri risultati a tutte le specie animali e a tutti i processi psichici Dalla comune radice dellevoluzionismo darwiniano si erano sviluppati almeno due orientamenti diversi nello studio del comportamento animale: la tradizione inglese, innestatasi poi nella psicologia animale degli sperimentalisti statunitensi, e la tradizione tedesca, da cui negli anni 20 nacque letologia. Ci che caratterizzava la tradizione tedesca era lo studio del comportamento animale in condizioni naturali e il risalto dato alle peculiarit comportamentali proprie della specie di volta in volta studiata. Le ricerche tassonomiche e fisiologiche degli zoologi Heinroth e Uexkull furono determinanti per fondare questa psicologia animale naturalistica. Letologia si presenta quindi come lo studio del comportamento specie-specifico, condotto con una metodologia osservativa e comparata nellambiente naturale della specie animale indagata. Suoi oggetti principali sono la compilazione delletogramma o repertorio dei comportamenti specie-specifici, lindividuazione degli schemi innati di comportamento e delle omologie comportamentali, la relazione fra fattori innati e fattori appresi nel comportamento. Tutta questa problematica ruotava intorno al concetto di istinto, al quale Konrad Lorenz, il fondatore carismatico delletologia, dedic uno dei suoi primi saggi fondamentali. La comparazione tra comportamento animale, in particolare dei primati, e comportamento umano era stata condotta fin dagli anni 30 dagli psicologi statunitensi Kellog, che per vari anni e fin dalla nascita avevano osservato il comportamento dei propri figli e di piccoli scimpanz per mettere in evidenza somiglianze e differenze nella sfera cognitiva e in quella dinamica. A partire dagli anni 60 e 70 i principi e i metodi delletologia sono stati applicati sistematicamente allo studio del comportamento umano, in un orientamento di ricerca denominato etologia umana. La comparazione tra primati e uomo rimasta sempre un riferimento
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importante. Tuttavia, letologia umana ha delineato un proprio campo di indagine, specie-specifico appunto il comportamento umano in cui determinare la ricchezza e variet delletogramma umano. Per alcuni ricercatori, il comportamento umano ancora inquadrabile in una rigida dicotomia tra fattori innati e fattori acquisiti; per altri, compito delletologia umana chiarire la specifica complessit dello sviluppo psichico umano nel quale i processi biologici maturano allinterno di una fitta rete di relazioni sociali e culturali. (innovativi sono stati i lavori di Bowlby sullattaccamento madre-figlio) Lorientamento della scuola inglese quello che ha prodotto i risultati pi importanti per lo studio interdisciplinare dellontogenesi dei processi psichici. Letologia ha conosciuto una vasta diffusione anche tra il pubblico non specialistico a partire dagli anni 60 e per tutti gli anni 70. I testi meno tecnici di Lorenz e quelli di brillanti divulgatori come Desmond Morris hanno reso familiare lidea del comportamento umano come riducibile a schemi innati, in gran parte comuni anche al comportamento animale. Fenomeni complessi come la guerra, ad es., potrebbero essere inquadrati nei comportamenti di aggressione e lotta per la sopravvivenza riscontrabili anche nelle specie animali. Nel 1975 il libro Sociobiology di Wilson qualificava come sociobiologia lindirizzo interdisciplinare di ricerca in cui confluiscono la biologia, la sociologia e le scienze umane, per lo studio delle basi biologiche del comportamento sociale. La sociobiologia, rispetto alletologia umana, accentua il ruolo dei fattori genetici nella determinazione del comportamento umano, non solo specie-specifico, ma anche strettamente individuale. Alcuni critici la considerano una forma aggiornata e raffinata di darwinismo sociale, in cui comportamenti sociali complessi verrebbero spiegati e giustificati per il fatto di essere biologicamente determinati. 3. Le ricerche sulle funzioni cerebrali agli inizi del 900.
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Nei primi due decenni del 900, le indagini sulle funzioni cerebrali furono approfondite lungo due direzioni: lo studio delle aree cerebrali specializzate nei vari processi psichici (problema della localizzazione cerebrale); lo studio dei meccanismi di base dellattivit cerebrale (problema delle leggi del funzionamento cerebrale). Questi due filoni di ricerca furono talvolta uniti in un singolo progetto, ma generalmente vennero svolti separatamente. Il motivo principale da ricercare nel livello di complessit dei processi psichici indagati. Lo studio delle localizzazioni cerebrali riguardava tradizionalmente il danno ai processi psichici derivato da lesioni cerebrali in soggetti umani (disturbi di processi superiori, come il linguaggio); lo studio del funzionamento cerebrale riguardava invece processi elementari, come i riflessi, ed era condotto su soggetti animali. Fin dal primo 800, le ricerche sulla localizzazione cerebrale si richiamavano a due teorie opposte: da una parte, il localizzazionismo rigido, erede della frenologia, secondo cui ogni funzione psichica prodotta dallattivit di unarea circoscritta del cervello (in particolare della corteccia cerebrale); dallaltra, la teoria olistica secondo cui il cervello opera unitariamente nella produzione dei processi psichici: per entrambe furono raccolti dati su animali. Le tecniche di indagine erano basate sullablazione di aree cerebrali corticali circoscritte, sulla loro stimolazione elettrica e, in parte, sulla registrazione dellattivit elettrica cerebrale. Un testo di Ferrier fu il testo di riferimento del localizzazionismo rigido tra i due secoli. Lorientamento localizzazionistico fu rinforzato dalle nuove ricerche sulla struttura cellulare della corteccia cerebrale (citoarchitettonica). Si afferm la convinzione che la localizzazione dei processi psichici dipendesse dalla diversa struttura cellulare delle varie aree corticali. Questo localizzazionismo rigido, ora su dati istologici, culmin nellopera dello psichiatra Kleist: ogni disturbo psichico e psichiatrico veniva spiegato con un danno ad unarea cerebrale molto circoscritta.
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Lapice del localizzazionismo fu per raggiunto con la raccolta dei cervelli di uomini famosi. Si riteneva che la particolare struttura cellulare di ciascun cervello potesse essere la spiegazione del genio. La collezione pi importante si trova allIstituto del cervello di Mosca. Questo tipo di ricerche si dissolse tra gli anni 30 e 40 per la non attendibilit dei risultati e il semplicismo dei modelli teorici sottostanti. Critiche al l.r. erano state mosse dai fisiologi e neurologi nel corso dell800; partivano dalla dimostrazione che la lesione in una determinata struttura cerebrale danneggiava s una sola specifica attivit psichica, ma alterava contemporaneamente altre attivit che si pensava fossero localizzate in altre aree. Il problema fu posto in unottica nuova da Wernicke nella sua opera sullafasia. Egli avanzava lipotesi che le funzioni cerebrali fossero funzioni relativamente semplici, sensoriali e motorie, e che dalla loro connessione derivasse una funzione complessa. Una lesione avrebbe compromesso non tanto una funzione psichica in s, ma ne avrebbe smembrato le necessarie connessioni al livello delle funzioni pi semplici o primarie. Wernicke introduceva una metodologia predittiva nello studio delle funzioni cerebrali: da una parte, dai dati clinici registrati nel paziente si poteva dedurre quali connessioni e centri primari erano stati danneggiati (procedimento dallesterno verso linterno, dal comportamento al cervello); dallaltra, ipotizzando vari tipi di lesione si poteva prevedere quali disturbi psichici si sarebbero manifestati nel soggetto (al contrario). Wernicke inaugurava quella metodologia di indagine sul cervello che avrebbe dato importanti risultati nelle ricerche successive: elaborazioni di un modello dellattivit cerebrale che sia predittivo del comportamento, normale o patologico, studiato con il metodo sperimentale o con il metodo clinico. Unimportante analisi teorica limitata allafasia contenuta nel saggio del 1891 di Freud, Linterpretazione delle afasie. Freud si mostra critico nei confronti di Wernicke (che aveva spostato la
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localizzazione di intere facolt psichiche agli elementi sensoriali psichici). Quella che Freud intendeva presentare era invece una concezione dinamica del cervello, la quale permettesse di spiegare lo sviluppo e la variet dellattivit psichica, contrariamente al localizzazionismo. Sia le teorie localizzazionistiche che quelle antilocalizzazionistiche si ponevano il problema di quale fosse lorganizzazione cerebrale (macroscopica) sottostante alle funzioni psichiche, quali fossero le aree corticali impegnate in una data funzione e quale fosse la loro interazione. Non si ponevano esplicitamente il problema di come effettivamente funziona il cervello. Nelle ricerche sul funzionamento cerebrale, il livello di analisi era quellomicroscopico, relativo alle funzioni dei neuroni e delle fibre nervose. Alla fine dell800, la teoria del neurone aveva dimostrato che le cellule nervose (neuroni) sono unit anatomo-funzionali distinte e non sono immerse in una diffusa rete nervosa (come sosteneva la teoria reticolare dellitaliano Golgi). E importante notare che al problema della connessione interneurale fu data una soluzione in primo luogo concettuale, basata cio su una teoria del sistema nervoso piuttosto che su dati empirici. Solo negli anni 50 pot essere dimostrato, grazie al microscopio elettronico, che tra un neurone e laltro non vi sono collegamenti diretti, ma spazi vuoti, gi noti come sinapsi. Il meccanismo della sinapsi era stato predetto molti decenni prima, nel 1897, dal fisiologo inglese Sherrington nel quadro di una teoria delle funzioni del sistema nervoso che influenz tutta le neurofisiologia del primo Novecento. Attraverso lo studio dei riflessi spinali, Sherrington ipotizz che i fenomeni di eccitazione e inibizione fossero dovuti alla presenza di un sistema interneurale da lui chiamato sinapsi. Per Skinner, limpostazione di Sherrington costituisce uno dei pi importanti esempi di sistema nervoso concettuale, e in effetti Sherrington aveva formulato il concetto di sinapsi per spiegare le basi neurofisiologiche dei
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fenomeni comportamentali, ma questo concetto solo mezzo secolo dopo sarebbe diventato una realt visibile. Dal complesso delle sue ricerche, Sherrington arriv ad una concezione del sistema nervoso nella quale risalta la funzione integrativa. Lunit basilare dellintegrazione nervosa era per Sherrington il riflesso, cui veniva riconosciuta una funzione fondamentale nella regolazione dellattivit comportamentale di un organismo animale. Sherringron dimostr che ladattamento dellanimale allambiente modulato dallorganizzazione integrata di fasci di riflessi. La stessa gerarchia tra specie animali inferiori e superiori veniva spiegata sulla base dei differenti livelli di integrazione. Nuovi risultati sui processi di base del sistema nervoso furono ottenuti con la registrazione dellattivit elettrica delle fibre nervose. Gli strumenti per la registrazione si affinarono progressivamente. Registrazioni dellattivit elettrica del cervello erano state compiute gi prima della fine dell800. Lo psichiatra tedesco Berger registr lattivit elettrica cerebrale (da lui denominata elettroencefalogramma) in soggetti umani, ponendo gli elettrodi sullo scalpo, e pot descrivere i tipici ritmi elettroencefalografici. 4. La riflessologia di Bechterev. Lidea di ununica scuola russa, oggettiva e riflessologica, tuttora abbastanza diffusa nei manuali di storia della psicologia e in effetti fu avanzata dai fisiologi sovietici pavloviani. Ma in realt una scuola russa di fatto non vi stata: uninvenzione dei pavloviani, che in questo modo hanno potuto inglobare sul piano storico, oltre che su quello istituzionale, il retaggio delle scuole di Secenov e Bechterev, ben distinte da quella di Pavlov. Per riflessologia si deve intendere, invece, la teoria esposta da Bechterev, che cominci ad usare questo termine al posto di psicologia oggettiva o psico-riflessologia solo alla fine degli anni 10. Al di l della terminologia, la riflessologia di Bechterev si distingue dalla teoria di Secenov o Pavlov per limpostazione
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metodologica e i temi di indagine. In Secenov e Pavlov, loggetto di studio costituito dal funzionamento del cervello quale si verifica nello svolgimento di attivit complesse. In Bechterev linteresse, mano a mano che egli si spostava dallanatomia alla psicologia, si concentra sul comportamento umano nel suo complesso (compreso quello di tipo sociale). Certamente Bechterev fonda loggettivit della psicologia sul concetto di riflesso, ma questo riduzionismo non si spinge fino alla ricerca dei processi fisiologici sottostanti, come in Pavlov. In sostanza, la riflessologia di Bechterev appare una specie di comportamentismo (e in effetti Watson nei suoi primi lavori comportamentistici fu influenzato pi da Bechterev che da Pavlov). La riflessologia si diffuse soprattutto in ambiente psichiatrico, neurologico, e in generale medico. Fu sostanzialmente una sorta di psicologia positiva della cultura borghese russa pre-rivoluzionaria. Rispetto a Pavlov, che studiava lattivit riflessa vegetativa (ad es. la secrezione salivare), Bechterev si interess dellattivit riflessa motoria per la particolare importanza che questa ha sul piano comportamentale nellinterazione tra lorganismo e lambiente. La procedura standard per lo studio dei riflessi associativi fu esposta in una ricerca del 1909 svolta da un suo allievo sullassociazione tra uno stimolo e un riflesso motorio. Con una scossa elettrica si stimolava una delle zampe anteriori del cane. La reazione motoria della zampa stimolata e le reazioni vegetative del cane venivano registrate su un chirografo. In seguito la scossa era preceduta da un suono e, dopo alcune prove in cui il suono era associato alla scossa, il solo suono causava limmediata flessione della zampa. Per Bechterev il riflesso associativo era dovuto alla formazione di una connessione tra due centri corticali distinti. Dopo un certo numero di associazioni, la stimolazione del centro acustico sarebbe stata equivalente alla stimolazione del centro somatosensoriale. Lipotesi che si formasse una nuova connessione era verificata attraverso lanalisi del comportamento manifesto: si realizzava una situazione sperimentale in cui erano
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impiegati stimoli i cui impulsi erano proiettati a centri corticali diversi; se questi stimoli entravano in interazione, ci significava che anche i rispettivi centri corticali dovevano interagire tra loro. Per Bechterev, linterazione corticale avveniva mediante connessioni lungo vie nervose di conduzione interneuronale; per Pavlov era dovuta a processi dinamici di diffusione delleccitazione e dellinibizione nervosa. Bechterev adott il connessionismo neuronale per spiegare i processi psichici, elementari o complessi. Il connessionismo fu accettato da molti fisiologi, ma anche da vari psicologi. Si tratta, sostanzialmente, di una moltiplicazione dellarco riflesso spinale al livello del cervello. Larco riflesso era stato definito, gi nella prima met dell800, come lorganizzazione fondamentale dellattivit nervosa. Questi modelli connessionistici descrivevano una organizzazione gerarchica e piramidale delle connessioni. 5. La teoria dellattivit nervosa superiore di Pavlov. Introduzione. Per comprendere la specificit e loriginalit della teoria pavloviana, occorre caratterizzarla subito, sia per i metodi che per loggetto di indagine, rispetto agli orientamenti contemporanei russi ed occidentali. Nella seconda met dellOttocento si era formata in Russia una scuola di neurofisiologia di rilevanza internazionale. Era stata fondata da Secenov che aveva studiato in Europa nei laboratori di Helmholtz. Soprattutto Helmholtz influenz Secenov per la capacit di inquadrare lindagine sperimentale in una visione teorica e filosofica pi generale. In Secenov e nei suoi allievi la sperimentazione era strettamente legata allanalisi teorica e questa teorizzazione era a sua volta legata ad una problematica filosofica e persino politica. Pavlov, invece, aveva una impostazione pi empirica nella ricerca: prima veniva lesperimento, poi la teoria. Gli interessi di Pavlov per tutto ci che non concerneva la fisiologia erano molto limitati rispetto a quelli di Secenov. Questi si occup anche di psicologia, cercando
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di stabilire un ponte tra la fisiologia e la psicologia. Pavlov dette invece una spiegazione di vari problemi psicologici nei termini della sua teoria neurofisiologica, senza tuttavia confrontarsi con essi. Infine un altro aspetto che distingue la scuola di Secenov da quella di Pavlov riguarda il rapporto maestro-allievi. Secenov stabil con i propri studenti e collaboratori un rapporto democratico. Pavlov, invece, instaur un rapporto autoritario: la sua scuola era accentrata attorno alla sua personalit e ai suoi progetti e persino al suo nome. Le due scuole si differenziavano inoltre per aspetti pi intrinseci alla ricerca fisiologica, basilari anche per distinguere la scuola pavloviana dalle scuole occidentali di fisiologia. La scuola di Secenov, per quanto riguarda il sistema nervoso centrale e periferico, si occup esclusivamente delle funzioni elementari... Con la metodologia elettrofisiologica (introdotta da Secenov in Russia) si registrava lattivit elettrica prodotta, nei preparati nervo-muscolo e nel cervello intatto degli animali, da stimoli elettrici e chimici. Questa scuola si interess quindi alle leggi generali del funzionamento del sistema nervoso, con particolare attenzione alla regolazione dei riflessi, ai meccanismi di eccitazione e di inibizione nella trasmissione dellimpulso nervoso, e ai processi di integrazione neuronale. La teoria pavloviana si colloca invece su un piano diverso di analisi: era, come si proclamava, una teoria dellattivit nervosa superiore, dei processi pi complessi del sistema nervoso, che per Pavlov non erano analizzabili secondo limpostazione molecolare della fisiologia dellepoca. Bench si rifacesse ad alcuni concetti correnti, ad es. quelli di eccitazione ed inibizione, Pavlov li rielabor a tal punto che essi acquisirono per lui un significato completamente diverso da quello attribuito negli stessi anni da Sherrington. Inoltre, Pavlov non condusse esperimenti di fisiologia utilizzando i metodi tradizionali delle lesioni o delle registrazioni fisiologiche. Si pu comprendere quindi la
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perplessit dei fisiologi russi e occidentali di fronte allimpostazione pavloviana nello studio dellattivit nervosa superiore, tanto pi che nelle sue ricerche sulla fisiologia del sistema digerente e cardiovascolare aveva sostanzialmente seguito i metodi tradizionali. La teoria dellattivit nervosa superiore. Nel 1904 Pavlov ricevette il premio Nobel per le sue ricerche sulla fisiologia del sistema digerente. Quando a Stoccolma lesse il discorso previsto per la cerimonia del Nobel, parl di nuove ricerche avviate pochi anni prima. Il discorso di Stoccolma mostr pubblicamente la svolta che egli aveva impresso ai suoi studi. Aveva abbandonato la fisiologia tradizionale e adottato una nuova impostazione teorica e metodologica per lo studio del sistema nervoso. Pavlov intendeva continuare ad essere un fisiologo puro, cio un osservatore e sperimentatore di fenomeni esterni e delle loro relazioni... Ma questi fenomeni non assomigliavano a quelli studiati nei laboratori di fisiologia, dove si faceva ricorso a stimoli chimici o elettrici e si analizzavano le relative risposte motorie o elettriche. Pavlov poneva lanimale in una situazione relativamente libera in cui era possibile registrare le risposte come se lanimale non si trovasse in laboratorio, ma in un ambiente naturale (salvo il fatto che era collegato con dei cavi agli strumenti di registrazione). Non si misurava quindi unattivit fisiologica specifica al fine di verificare un determinato fenomeno fisiologico. Ad es. la registrazione della secrezione salivare non era finalizzata allo studio in quanto secrezione in s, ma era usata come un indice (esterno) dellattivit del sistema nervoso implicata in un processo comportamentale (anchesso osservabile dallesterno). Lattivit nervosa era superiore, in quanto era alla base delle funzioni pi complesse del cervello, le funzioni del comportamento (dal 1924 attivit nervosa superiore e comportamento divennero sinonimi negli scritti di Pavlov). Per studiare lattivit nervosa superiore non si poteva ricorrere ai metodi della neurofisiologia molecolare, che frammentava le
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funzioni nervose e non permetteva di studiarle nella loro globalit... Daltronde, Pavlov aveva gi scelto nelle sue precedenti ricerche unimpostazione di ricerca condotta sullanimale integro, con esperimenti cronici e non con i tradizionali esperimenti acuti (pag. 404). Basandosi su fenomeni comportamentali e su indici fisiologici esterni, Pavlov elabor una neurofisiologia dedotta che spiegasse i fenomeni comportamentali. Era anche una neurofisiologia molare, nella quale si descrivevano processi molari, attivi nella regolazione integrata e globale della corteccia cerebrale. Sulla fisiologia comportamentale di Pavlov nacquero vari equivoci. Da una parte luso che egli fece di concetti propri delle neurofisiologia (come quello di eccitazione e inibizione), cambiandone il significato, rese perfino difficile comprendere il senso delle sue ricerche. Cos accadde che i neurofisiologi cercarono di fisiologizzare i suoi concetti, peraltro con scarsi risultati, in definitiva andando contro i propositi dello stesso Pavlov. Daltra parte, ancora pi sorprendente risultava lintento di studiare il cervello basandosi su dati comportamentali di un animale integro. Allopposto dei fisiologi, i comportamentisti americani defisiologizzarono la teoria di Pavlov, accogliendone i paradigmi sperimentali ma rifiutandone il sistema nervoso concettuale. La teoria di Pavlov era troppo poco fisiologica per i fisiologi e troppo poco psicologica per gli psicologi, sicch alla fine essa influenz solo indirettamente la ricerca occidentale del primo Novecento per gli aspetti innovatori che essa aveva voluto introdurre. Nella conferenza del 1909, Pavlov illustr il significato dei suoi studi sui riflessi condizionati per la fisiologia del sistema nervoso in generale. Nell800 vi era stato un progresso notevole nelle ricerche di fisiologia dei nervi spinali. Era stata sviluppata unimpostazione oggettiva e sperimentale, nello studio della
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interazione tra gli organismi animali e lambiente esterno. Lattivit del segmento inferiore del sistema nervoso era concepita secondo il meccanismo dellarco riflesso, che permette di spiegare in termini puramente neurofisiologici i principali modi di adattamento degli animali alle variabili ambientali. Quando per si passava alle funzioni superiori i fisiologi rinunciavano alla loro metodologia e applicavano la metodologia psicologica, basata sullanalisi introspettiva e sullapplicazione dei suoi risultati allindagine dei presunti stati soggettivi degli animali. Per Pavlov linterazione tra organismo animale e ambiente regolata dai processi superiori del sistema nervoso che si realizzano nel riflesso condizionato. Lattivit riflessa assicura ladattamento dellanimale allambiente e permette la sopravvivenza della specie. Il riflesso condizionato il livello superiore di attivit riflessa e si differenzia dal livello inferiore per varie caratteristiche. I riflessi sono dovuti a unorganizzazione innata del sistema nervoso e sono quindi presenti nellanimale fin dalla nascita. Quando una sostanza alimentare viene a contatto con i recettori della mucosa della lingua si produce un riflesso innato, la salivazione, denominata da P, riflesso incondizionato (perch si produce senza alcuna condizione particolare se non quella per cui c un contatto diretto con lo stimolo (il cibo) e il recettore (la mucosa della lingua). Unaltra categoria di riflessi sono gli istinti, che sono reazioni globali dellorganismo, sistemi integrati e complessi di riflessi incondizionati. Il patrimonio dei riflessi incondizionati dellanimale si arricchisce durante lo sviluppo ontogenetico con la formazione di nuovi riflessi, i riflessi acquisiti o riflessi condizionati. Il riflesso condizionato consente allanimale di reagire in modo pi plastico alle variazioni dellambiente. Lanimale apprende a reagire utilizzando altri stimoli dellambiente esterno che possono segnalare gli stimoli specifici cui dovrebbe rispondere.
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Per Pavlov il lavoro tipico degli emisferi cerebrali costituito dalla formazione dei riflessi condizionati, espressione della straordinaria capacit del cervello di analizzare gli stimoli ambientali per un adattamento dellanimale allambiente. La corteccia cerebrale quindi il massimo sistema di segnalazione dellorganismo, quello che gli consente di mantenere lequilibrio con lambiente per la sua sopravvivenza. La teoria dellattivit nervosa superiore fu sviluppata da Pavlov e da un numero crescente di allievi e collaboratori. I centri di ricerca si trovavano tutti a Leningrado. Si registra unevoluzione nei temi di ricerca della scuola pavloviana: dal 1901 al 1936, quando mor Pavlov, la dinamica dei riflessi condizionati centrale; dal 1936 al 1948, crebbero i lavori sullapplicazione della teoria dellattivit nervosa superiore alla psicologia e alla psichiatria. Il momento di massima espansione della scuola si colloca tra la fine degli anni 40 e i primi anni 50. Alla fine degli anni 50, il dominio della scuola pavloviana sulla fisiologia russa cominci ad essere ridimensionato e in un congresso del 1962 fu duramente criticato il dogmatismo cui la scuola era pervenuta. Lapplicazione della teoria pavloviana in campo psicologico e psichiatrico fu avviata dallo stesso Pavlov, che si limit a criticare genericamente la psicologia contemporanea che forniva uninterpretazione soggettivistica, introspettiva e spiritualistica dei processi psichici, collocandosi cos fuori dalla tradizione delle scienze naturali. I fenomeni studiati dalla psicologia potevano essere ricondotti alla dinamica dei riflessi condizionati. Anche una funzione psichica complessa come il linguaggio si sarebbe formata nel bambino secondo le leggi dei riflessi condizionati. Fenomeni come il sonno e lipnosi erano spiegati allo stesso modo, ed erano ricondotte a una dinamica tra eccitazione e inibizione le nevrosi e le psicosi. Loriginalit delle ricerche pavloviane in questultimo campo consisteva nello studio in laboratorio di condizioni psicopatologiche negli animali e nel loro trattamento comportamentale e farmacologico. I risultati potevano poi avere
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unapplicazione nella psicopatologia umana. Questa psicopatologia sperimentale fu il riferimento di fondo delle future terapie del comportamento. Le ricerche sul linguaggio concepito come riflesso condizionato ebbero una grande espansione tra gli anni 40 e 50. Pavlov distingue due sistemi di segnalazione. Il primo sistema di segnalazione, comune agli animali e agli uomini, consiste nella capacit di analizzare stimoli o segnali esterni per anticipare le risposte. Il secondo sistema di segnalazione, proprio soltanto della specie umana, si fonda sulla sostituzione di segnali esterni con le parole corrispondenti. Gli esperimenti della scuola pavloviana sul secondo sistema di segnalazione applicavano il metodo del rinforzo verbale elaborato da Ivanov-Smolenskij,con il quale si formavano associazioni tra segnali verbali e comandi motori. Laltro settore interessante per il raccordo fra teoria dellattivit nervosa superiore e psicologia rappresentato dal condizionamento interocettivo... Nel condizionamento esterocettivo, lo stimolo condizionato e lo stimolo incondizionato agiscono sugli esterocettori (occhio, orecchio, cute, ecc.). Nel condizionamento interocettivo, i due stimoli possono agire entrambi sugli interocettori (recettori degli organi interni viscerali: rene, fegato, stomaco, ecc.) oppure uno dei due pu agire sugli esterocettori e laltro sugli interocettori (es. pag. 412). Gli esperimenti dimostravano linterazione funzionale tra la corteccia cerebrale e gli organi interni: stimoli esterni o interni potevano essere elaborati e connessi tra di loro dalla corteccia cerebrale per organizzare le risposte adattative dellanimale. I disturbi funzionali degli organi interni furono interpretati come unalterazione patologica della loro relazione funzionale con la corteccia cerebrale. Questo indirizzo ebbe il nome di patologia cortico-viscerale, e fu considerato unalternativa alla medicina psicosomatica di origine psicoanalitica. Tutta questa
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sperimentazione dimostrava che lattivit inconscia degli organi viscerali poteva divenire segnale di unattivit di origine corticale. Gli studi sul condizionamento interocettivo ebbero una vasta risonanza tra gli psicologi occidentali. Infine, una notevole influenza sulla psicologia ha avuto la tipologia dellattivit nervosa superiore, tuttora riferimento nelle ricerche attuali di orientamento psicobiologico della personalit. Pavlov osserv che negli animali si manifestavano differenze individuali notevoli durante la formazione di un riflesso condizionato: alcuni apprendevano velocemente, altri lentamente. Suppose che vi fossero tipi diversi di animali, nei quali il sistema nervoso funzionava differentemente. Pavlov riprese la classificazione dei quattro tipi di Ippocrate, sviluppata da Galeno, e la rifond sul concetto di propriet del sistema nervoso. Le propriet del sistema nervoso esprimono per Pavlov la dinamica dei due processi fondamentali, leccitazione e linibizione. In ogni individuo queste propriet si combinerebbero in modo specifico. La tipologia del sistema nervoso costituisce la base costituzionale della personalit di un individuo ed quindi il punto di incontro fondamentale tra lattivit nervosa superiore e la psicologia. Pavlov ebbe una particolare attenzione per le differenze individuali. I cani, lanimale preferito per i suoi esperimenti, non erano animali generici da laboratorio, ma erano caratterizzati nella loro tipologia e indicati col loro nome. Il pavlovismo e la fine della scuola pavloviana. Nel 1950 si tenne a Mosca la Sessione scientifica sui problemi della dottrina fisiologica di Pavlov; in tale sede furono attaccate le ricerche che non si richiamavano in modo rigorosamente ortodosso alla teoria pavloviana. Inoltre si auspicava lapplicazione di questa teoria a tutti i campi della medicina e alla psicologia. Questo predominio della scuola pavloviana ebbe il comprensibile effetto di isterilire la teoria pavloviana, ripiegata in una sperimentazione di routine che verificava se stessa, chiusa ai nuovi concetti della neurofisiologia e persino alle nuove tecniche
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di indagine. La fisiologia sovietica sarebbe stata tagliata completamente fuori dal contesto internazionale se non fosse stato per il cambiamento politico e ideologico che si verific con la morte di Stalin nel 1953 e che signific per la scienza sovietica una maggiore tolleranza per il dissenso e una riapertura alle linee di ricerca occidentali. Sviluppi innovatori della teoria pavloviana. Nonostante il dilagare del pavlovismo negli anni 40 e 50, allinterno della scuola pavloviana erano presenti orientamenti teorici che permisero in seguito di rinnovare la teoria dellattivit nervosa superiore. I contributi pi originali si devono a Konorski e Anochin. Fondamentale anche lopera teorica e sperimentale di Bernstejn, che seppure al di fuori della scuola pavloviana, ne min alcuni assunti di fondo, giovando allo sviluppo di questa stessa scuola. Nel 1948 usc Conditioned reflexes and neuron organization del fisiologo polacco Konorski: questo libro ed un altro di Webb segnarono una svolta fondamentale per le ricerche sulle basi fisiologiche del comportamento, portando a maturazione completa la riflessione teorica di decenni, il primo nella tradizione pavloviana, il secondo nella tradizione comportamentista americana. Konorski chiar che la teoria pavloviana doveva essere innanzitutto analizzata nel suo assetto concettuale per appurare se esistevano contraddizioni interne e se i principi teorici erano stati effettivamente confermati dallindagine sperimentale. Il sistema pavloviano doveva dimostrare una propria coerenza interna prima di essere verificato neurofisiologicamente. La tendenza dei pavloviani fu invece quella di irrobustire la teoria alla luce dei nuovi dati neurofisiologici, cercando di mantenere larchitettura concettuale originaria. Inoltre, Konorski riteneva che non era pi possibile ritardare un confronto tra la teoria dellattivit nervosa superiore e le altre teorie del sistema nervoso elaborate nel primo Novecento dai fisiologi (sul modello di Sherrington). Konorski si
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proponeva il compito di rifondare la teoria dellattivit nervosa superiore, attraverso un riesame concettuale della teoria e lintroduzione di principi e metodi di indagine propri della neurofisiologia occidentale. Negli anni del disgelo, le critiche dei pavloviani a Konorski cessarono. Tra i fisiologi russi in quegli anni non manc una posizione esplicita di critica alla teoria pavloviana: Bernstejn, la cui opera rimase in ombra fino alla met degli anni 60. Bernstejn distinse la nuova fisiologia, denominata fisiologia dellattivit da quella passata, la fisiologia delle reazioni, propria della teoria pavloviana, la quale era caratterizzata dallo studio dellanimale ancora in condizioni di inattivit e immobilit (nonostante Pavlov pretendesse di esser passato da una fisiologia molecolare ad una comportamentale). Per la fisiologia delle reazioni, lanimale in continuo equilibrio con lambiente, grazie ad una interazione fondata su una rigida catena di stimoli e risposte. La fisiologia dellattivit parte dal presupposto che lanimale in continuo non equilibrio con lambiente. In ogni momento lanimale deve valutare la situazione ambientale e regolare il proprio comportamento in vista di un migliore adattamento. Poich la situazione ambientale varia continuamente, lattivit comportamentale non pu essere predeterminata rigidamente, ma deve essere plastica, soggetta a modifiche e aggiustamenti. Nel cervello deve esserci un centro in cui lattivit viene controllata e regolata in funzione della meta prefissata. Questo centro viene informato costantemente sulla riuscita o meno dellazione in corso, e la corregge se necessario. La correzione possibile grazie ai processi di reafferenza, che trasmettono linformazione dalla periferia ai centri cerebrali. Al posto di un rigido arco riflesso, in cui a un certo stimolo corrisponde univocamente una risposta, per Bernstejn vi un anello riflesso, un processo circolare che fa s che la risposta finale a un dato stimolo sia il risultato di successive correzioni.
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Ogni azione si fonda su un modello probabilistico relativo al suo successo, una specie di estrapolazione del futuro. Da una parte vi linvariabilit del problema e del risultato, dallaltra la variabilit delle operazioni intermedie per il conseguimento del risultato prefissato. Nel caso di un comportamento motorio, il problema motorio e il risultato dellazione motoria in corso per la sua soluzione rimangono fissi, ma la serie di atti motori eseguiti di volta in volta cambia o si modifica in funzione dellaccordo con il risultato. Il risultato finale viene raggiunto attraverso un continuo processo circolare. Bernstejn elabor la sua teoria nei primi anni 40, nello stesso periodo quindi della nascita della cibernetica negli Stati Uniti. I punti di incontro tra la fisiologia dellattivit e la cibernetica erano ben presenti a Bernstejn, che illustr il progetto di una neurocibernetica dei processi cerebrali e mentali in una serie di articoli scritti negli anni 50 e 60. Il suo interesse per questo nuovo indirizzo di ricerca fu un motivo di ulteriore attrito con i pavloviani e con le autorit scientifiche sovietiche in genere, che ritenevano la cibernetica una nuova concezione borghese di riduzione della mente ad una macchina e per questo lavevano bandita. Reduci dal concettualismo pavloviano, i fisiologi sovietici nutrivano il timore di ricadere in un nuovo concettualismo. Comunque la conseguenza fu che le ricerche di cibernetica e di modellistica del sistema nervoso furono frenate sino ai primi anni 60. Nel 1967 usc in inglese una raccolta di scritti di Bernstejn che fece conoscere agli studiosi occidentali limportanza delle sue ricerche. E in effetti le numerose pubblicazioni apparse negli ultimi dieci anni sulla fisiologia del movimento, in una impostazione neurocognitiva, si basano in buona parte sui principi teorici di Bernstejn, che divenuto dopo una quarantina danni il fisiologo russo pi letto dai ricercatori occidentali. Linnovazione teorica pi importante nella scuola pavloviana durante gli anni 60, quella che da dentro ne corrose limpianto concettuale, opera di Anochin, che svolse una revisione teorica,
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basata su esperimenti originali, sui principi della teoria pavloviana, come quello di inibizione, e gi negli anni 30 descrisse e introdusse il concetto di afferenza di ritorno (simile al concetto di reafferenza di Bernstejn e di feedback della cibernetica) e quello di sistema funzionale. Inoltre Anochin accolse i nuovi risultati della neurofisiologia e della cibernetica occidentale e impieg le nuove tecniche fisiologiche che si erano diffuse in Occidente, in particolare lelettroencefalografia, sconosciute alla scuola pavloviana. Il libro Biologia e neurofisiologia del riflesso condizionato del 1968 rappresenta il prodotto pi maturo della scuola pavloviana, dopo il periodo del dogmatismo, ma ne ha segnato anche la fine. La teoria dellattivit cerebrale proposta da Anochin ricordava ormai solo vagamente la teoria pavloviana classica del primo Novecento. Anche per Anochin, come per Bernstejn, la struttura dellazione concepita come un processo circolare. La componente pi importante di questo processo la sintesi afferente,in cui vengono confrontati i bisogni dellanimale in un dato momento (motivo dominante) con la situazione ambientale e con le esperienze precedenti (memoria) relativamente alla modalit di soddisfazione di tali bisogni. La situazione ambientale segnalata al cervello tramite il processo dellafferenza ambientale, il complesso degli stimoli che arrivano dallambiente. Essi costituiscono il contesto generale entro cui operare, sono stimoli differenti dagli stimoli specifici o essenziali relativi al bisogno. Gli stimoli ambientali costituiscono lo sfondo, uno stato di preparazione generale per lo svolgimento di unazione. Questa azione si concretizza quando arriva alla sintesi afferente lo stimolo attivante, lo stimolo essenziale che segnala leventualit e la possibilit di soddisfare il bisogno. Una volta acquisito il segnale attivante nella sintesi afferente, si passa alla componente decisionale sullo svolgimento dellazione. Sia questo sviluppo successivo dellazione che il risultato da essa conseguito sono continuamente vagliati e
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confrontati con lo scopo prefissato, grazie ad unaltra fondamentale componente di questa organizzazione comportamentale denominata da Anochin accettore dazione, che mobilita e attiva la sintesi afferente perch questa operi una ricognizione pi adeguata della situazione ambientale e avvii un programma dazione pi preciso. Ogni atto comportamentale organizzato secondo tale processo circolare di autocorrezione. Questa la logica di ogni atto comportamentale. Anochin definisce sistema funzionale tale unificazione funzionale di strutture e di processi; unorganizzazione fissata geneticamente: si sviluppa nellembriogenesi (processo chiamato da Anochin sistemogenesi) e si realizza fin dalla nascita. I sistemi funzionali cerebrali, come sar precisato da Lurija, sono caratterizzati da una maggiore plasticit e dipendono nettamente dalle condizioni ambientali per il loro sviluppo ontogenetico. La concezione di Anochin ha portato a compimento lintegrazione fra la teoria dellattivit nervosa superiore nella sua forma classica, la neurofisiologia contemporanea e i nuovi concetti diffusi dalla cibernetica. Non si per realizzata in un programma di ricerca altrettanto vasto e articolato quale era stato quello pavloviano. 6. Teorie olistiche del primo Novecento. Sotto il nome di teorie olistiche si raggruppano tutte le concezioni antilocalizzazionistiche che, formulate nei primi decenni dellOttocento, furono elaborate in modo sistematico solo nel primo Novecento. Lidea di unorganizzazione funzionale integrata delle strutture cerebrali fu sostenuta anzitutto in relazione ai nuovi principi funzionali, come quello di diaschisi o quello di vigilanza, introdotti nella clinica e nella ricerca neurologica. Il principio della diaschisi fu proposto dal neurologo svizzero von Monakow, fondatore dellIstituto di anatomia del cervello a Zurigo. Per Monakow la diaschisi doveva spiegare la diffusione degli effetti della lesione di unarea cerebrale colpita su altre
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strutture ad essa connesse, mettendo in evidenza la relazione funzionale tra strutture cerebrali anche molto distanti tra loro. Il concetto di vigilanza fu esposto dal neurologo inglese Henry Head. Per Head lattivit comportamentale richiede un livello ottimale di energia nervosa, un elevato stato di efficienza fisiologica denominato vigilanza. Ne deriva che le funzioni cognitive pi complesse, tra cui quelle inerenti al linguaggio possono essere danneggiate in modo specifico da una lesione alle aree cerebrali relative, ma anche in modo generale da una lesione che colpisce i centri cerebrali che controllano la vigilanza. Il concetto di vigilanza avrebbe trovato un fondamento neurofisiologico solo negli anni 50, ma si rivel determinante nellorientare le ricerche negli anni 30 e 40 intorno al fondamento energetico fisiologico su cui si basano le specifiche attivit comportamentali. Un altro contributo significativo di Head rappresentato dalla sua elaborazione del concetto di schema, un modello posturale inconscio cui si riferiscono i movimenti del corpo nello spazio. Il concetto di schema venne adottato da Bartlett, che fu assistente di Head, per spiegare la struttura dei processi cognitivi. Teorie olistiche delle funzioni cerebrali in relazione al comportamento furono elaborate anche da vari studiosi dei primi decenni del Novecento direttamente o indirettamente influenzati dalla teoria della forma: fu assimilata lidea di unorganizzazione integrata delle funzioni cerebrali durante i processi psichici. Anche per Goldstein la Gestalt rappresenta il primo riferimento concettuale nellelaborazione della sua teoria olistica, in particolare per le sue ricerche sugli effetti delle lesioni cerebrali sui processi percettivi. Bench Goldstein rifiutasse in seguito la qualifica di gestaltista, non c dubbio che la teoria della forma gli forn elementi di primaria importanza per la fondazione della sua teoria organismica. Per Goldstein, le funzioni cerebrali sono organizzate in modo dinamico: una struttura domina di volta in volta dal punto di vista funzionale (una figura) sul complesso di
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tutte le altre strutture che per non sono silenti, ma rappresentano lo sfondo.Ad es. quando un individuo parla, le aree del linguaggio sono dominanti rispetto alle altre strutture, che pure sono attive ma non caratterizzano in quel momento il suo comportamento. Goldstein verific la sua teoria analizzando gli effetti delle lesioni cerebrali su numerosi feriti di guerra in una serie famosa di ricerche. La lesione cerebrale comporta la disintegrazione di questa organizzazione globale figura-sfondo: la figura non si differenzia pi dallo sfondo e tutto il comportamento ne risulta disorganizzato. Goldstein rifiutava unimpostazione diagnostica e riabilitativa che si limitasse al sintomo. Pi che al rapporto lesione-sintomo, Goldstein interessato alla disintegrazione della personalit nella sua globalit (famoso fu il caso Lanuti, un paziente cerebroleso: il danno pi importante la perdita del comportamento astratto, la massima organizzazione cosciente e volontaria delle funzioni psichiche, mentre rimane integro il comportamento concreto, mirato su compiti semplici e automatici). Un altro psicologo influenzato dalla teoria della forma nella sua concezione olistica pi generale lo statunitense Lashley. Ci che caratterizza lopera di Lashley rispetto alla Gestalt e al comportamentismo unimpostazione di ricerca. A differenza dei gestaltisti, Lashey misurava il comportamento manifesto degli animali in condizioni sperimentali standard (nelle ricerche di Kohler sullintelligenza dei primati, gli animali erano invece lasciati liberi di cercare la soluzione del problema secondo le modalit e i tempi loro confacenti); si distingueva dai comportamentisti in quanto di tale comportamento manifesto studiava le basi cerebrali. Gli esperimenti di Lashey appaiono esemplari per la semplicit e il rigore della procedura. Lashley confrontava la prestazione di ratti che avevano appreso uno stesso comportamento intelligente (percorrere un labirinto per arrivare direttamente alla meta) e che in seguito, dopo lapprendimento, avevano subito lesioni corticali
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in misura diversa. Lashley intendeva verificare la concezione telegrafica delle funzioni cerebrali: stazioni o centri specializzati (neuroni o gruppi di neuroni) comunicano tra loro attraverso cavi di collegamento (assoni e dendriti); il collegamento tra centri pu essere stabilito attraverso lapprendimento, che comporta lacquisizione di un nuovo comportamento; la lesione dei centri o delle vie di comunicazione distrugge questo comportamento. I risultati degli esperimenti convinsero Lashley che questo tipo di connessioni non era presente nel cervello. In primo luogo, la lesione non aveva effetto selettivo per cui, lesa unarea cerebrale specifica, era abolito un comportamento appreso (questo risultato andava contro il principio della localizzazione rigida). Inoltre, anche la lesione alle vie di conduzione non aboliva il comportamento prodotto dalla connessione tra centri diversi. Lashley formul tre nuovi principi generali sulle funzioni cerebrali: lazione di massa, lequipotenzialit e il funzionamento vicariante. Leffetto della lesione sul comportamento dipende dalla estensione della lesione (maggiore la quantit di tessuto corticale leso, peggiore la prestazione comportamentale: il cervello concorre in massa allo svolgimento di un comportamento). Poich un comportamento pu essere conservato nonostante che una o pi aree specifiche siano lese, le aree integre sono quindi capaci di svolgere le stesse funzioni delle aree lese (sono equipotenziali e vicarianti). Gli esperimenti e le conclusioni di Lashley non trovarono un consenso unanime. Negli anni 50 Lashley condusse una serie di esperimenti, tra cui quelli per verificare lesistenza delle correnti elettriche (su cui era ritornato Kohler). In effetti gli ultimi saggi di Lashley, che mettevano in evidenza come la complessit dei processi cognitivi non poteva essere ridotta a schemi associazionistici o S_R, ebbero uninfluenza maggiore pi sul processo generale di superamento del comportamentismo nella direzione del cognitivismo, che sulle teorie delle basi cerebrali del comportamento.
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7. Il neuroconnessionismo di Hebb. Nel 1949 fu pubblicato The organization of behavoir: a meuropsychological theory, dello psicologo canadese Hebb, un libro che almeno due decenni (dagli anni 50 a tutti gli anni 60) sarebbe diventato il testo di riferimento della nuova generazione di psicologi nord-americani interessati alle basi cerebrali del comportamento. Questopera ebbe comunque un effetto pi generale sullo sviluppo della psicologia nord-americana: proponeva lintegrazione tra psicologia e fisiologia, che i comportamentisti respingevano, e intaccava alcuni fondamenti teorici del comportamentismo stesso; inoltre, il richiamo ai processi interni, sia cerebrali che mentali, collocati tra gli stimoli e le risposte dello schema S-R comportamentistico, avrebbe contribuito notevolmente allo sviluppo del cognitivismo. Il libro di Hebb considerato uno dei momenti pi significativi nellevoluzione del comportamentismo, perch vi introduceva problematiche concettuali innovative. Il modello dellattivit cerebrale di Hebb si colloca tra i modelli molecolari pi che tra quelli molari o olistici. Hebb stesso, daltra parte, riconosceva che la sua teoria era una forma di connessionismo, una delle variet della teoria del quadro di controllo. Essa conteneva un elemento radicalmente nuovo rispetto alle passate concezioni connessionistiche. Per Hebb alla base dellapprendimento vi sono attivit centrale autonome, o processi interni, il cui funzionamento indipendente dalla stimolazione esterna. Inoltre, questi processi interni hanno un fondamento neuronale specifico che li caratterizza rispetto ai processi senso-motori di natura riflessa. La teoria di Hebb pu essere denominata neuroconnessionismo: conserva il principio della connessione per spiegare linterazione neuronale, ma insiste su caratteristiche particolari di queste connessioni al livello centrale; inoltre, un connessionismo fortemente neuronale perch, al contrario dei passati connessionismi, che erano generici
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sul funzionamento neuronale, fa riferimento a meccanismi specifici. Nellipotesi di Hebb, nella corteccia cerebrale si formano assemblee cellulari o gruppi di neuroni, una volta che questi neuroni siano stati attivati contemporaneamente. Si costituiscono cos circuiti chiusi, in cui lattivit di un neurone facilita lattivit di un altro. Quando viene attivata ununit dellassemblea, si innesca un processo di eccitazione che si diffonde alle altre unit e lassemblea cellulare prosegue nella sua attivit in modo autonomo, come se riverberasse. Hebb supponeva che lintegrazione fra varie assemblee cellulari (la sequenza di fase) fosse il fondamento neuronale dei processi psichici, dalla percezione al pensiero. Il concetto di circuito riverberante era stato proposto dal neuroanatomista statunitense di origine spagnola Rafael Morente de N. Hebb colse limportanza di questo concetto e ne fece la base per la sua teoria neuroconnessionistica del comportamento, proponendo un nuovo sistema nervoso concettuale, caratterizzato da principi funzionali privi di un riscontro empirico. In un articolo del 1955 present un modello fisiologico delle pulsioni e motivazioni che rispecchiava le nuove ricerche neurofisiologiche e allo stesso tempo implicava unorganizzazione fisiologica ipotetica. Nella psicologia fisiologica nord-americana il riferimento alla teoria di Hebb ebbe un carattere generale. Venne assimilata la lezione sullesigenza di una fondazione neurofisiologica (o, come aveva detto Hebb, neuropsicologica) del comportamentismo, ma si tenne in minor conto tutto il quadro neuroconcettuale che era stato delineato. Si diffuse comunque tra i neurofisiologi lidea che i neuroni si assemblassero tra di loro, per svolgere funzioni integrate e complesse. 8. Ricerche sulle funzioni cerebrali e il comportamento: 19501970
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Lo studio delle basi cerebrali del comportamento sub una svolta dopo la seconda guerra mondiale. Da una parte le sintesi, come quella elaborata da Hebb, offrirono un nuovo quadro generale di riferimento teorico; dallaltra il grande progresso tecnologico degli strumenti di registrazione permise di condurre esperimenti sullattivit cerebrale che affiancavano al sistema nervoso concettuale un sistema nervoso diretto, fino ad allora sconosciuto. Si possono indicare come fondamentali dal punto di vista storico i seguenti risultati: articolazione in questo campo di studi in sottodiscipline specializzate secondo la metodologia impiegata; scoperta di macrosistemi; scoperta delle basi biologiche e neurochimiche dei processi dellapprendimento; scoperta della specializzazione funzionale dei neuroni corticali; approfondimento della specializzazione funzionale dei due emisferi cerebrali nelluomo; correlazione tra attivit elettrica cerebrale ed elaborazione dellinformazione. Il libro The working brain di Lurija, pubblicato nel 1973, costituisce la sintesi pi equilibrata di tutto questo complesso di nuove acquisizioni sulle funzioni cerebrali in relazione ai processi psichici umani. Psicologia fisiologica, psicofisiologia e neuropsicologia. Fino agli anni 60 il termine psicologia fisiologica indicava lo studio delle basi fisiologiche, e in particolari cerebrali, del comportamento, senza fare distinzioni rispetto ai fenomeni studiati e alle metodologie di indagine. Verso la met degli anni 60 fu stabilita una prima differenziazione, tra la psicologia fisiologica e la psicofisiologia. La prima indica limpostazione di ricerca (condotta soprattutto su soggetti animali) che studia leffetto della manipolazione delle variabili fisiologiche (es. lesione o stimolazione elettrica di aree cerebrali, somministrazione di farmaci) sulle variabili comportamentali (in pratica, limpostazione esemplificata dalle ricerche di Lashley: effetti delle lesioni cerebrali sullapprendimento del percorso di un labirinto); la seconda, lo studio (condotto su soggetti umani sani) delle
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variazioni fisiologiche (es. elettroencefalogramma, ecc.) correlate a processi psichici (percezione, attenzione, ecc.) Anche il termine neuropsicologia ha acquistato un significato specifico a partire dagli anni 60. Gi la cattedra di Lashley ad Harvard aveva la denominazione di neuropsicologia: si intendeva lo studio degli effetti delle lesioni cerebrali sui processi psichici in soggetti umani cerebrolesi. La neuropsicologia aveva quindi una lunga tradizione, dalle prime descrizioni di afasia da parte di Broca e Wernicke nellOttocento, alle ricerche svolte dopo la prima guerra mondiale, quando fu possibile esaminare centinaia di soldati cerebrolesi. La caratteristica pi importante delle ricerche di neuropsicologia avviate negli anni 60 rappresentata dalla impostazione metodologica: la prestazione dei soggetti cerebrolesi era confrontata, sulla base di disegni sperimentali rigorosi, con la prestazione di soggetti sani, evitando per quanto possibile di limitarsi allanalisi isolata di singoli casi, come era stato per la neuropsicologia classica. Funzioni di sistemi sottocorticali. La dimensione energetica e dinamica del comportamento era stata indagata sul piano fisiologico sin dagli inizi del secolo, mettendo in evidenza la funzione fondamentale del sistema nervoso autonomo o vegetativo e del sistema endocrino nella fenomenologia delle emozioni. I contributi principali furono dati da due fisiologi: Langley e Cannon. Cannon propose negli anni 30 che le strutture sottocorticali, in particolare il talamo, fossero i principali regolatori delle emozioni (da qui la denominazione di teoria talamica delle emozioni). Intorno agli anni 40 il problema delle basi fisiologiche delle emozioni cominciava ad essere inquadrato in una concezione pi ampia e articolata sul rapporto tra dimensione energetica e direzione o contenuto del comportamento. Arnold, Duffy, Lindley e Malmo negli anni 50 e 60 proposero una teoria dellattivazione per spiegare la relazione tra componenti energetiche di natura fisiologica e
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prestazione comportamentale. La teoria dellattivazione trovava un nuovo fondamento fisiologico nelle funzioni della formazione reticolare, emerse dal lavoro di Moruzzi e Magoun. In quel periodo era corrente la descrizione di un continuum da bassa ad alta attivit fisiologica correlata ad un continuum da bassa ad alta attivit comportamentale, secondo un andamento ad U rovesciata in cui il massimo della prestazione comportamentale corrispondeva ai livelli intermedi di attivazione fisiologica. Questa teoria psico-fisiologica dellattivazione fu applicata anche per spiegare le differenze individuali nel comportamento, gettando un ponte tra la tipologia pavloviana e la teoria della personalit di Eysenck. La teoria dellattivazione fu sottoposta a numerose verifiche sperimentali, che gradualmente mostrarono sia lassenza di uno stretto parallelismo tra dimensione fisiologica e quella psicologica, sia la dissociazione o frazionamento tra le varie risposte fisiologiche durante lattivazione stessa. Basi biologiche dellapprendimento e della memoria. Negli esperimenti di Lashley, la relazione tra cervello e apprendimento era stata affrontata ad un livello molare, nei termini di massa cerebrale impegnata nellapprendimento. Negli anni 60 lindagine fu spostata al livello molecolare, e si pass a descrivere le modificazioni neurochimiche prodotte dallapprendimento e dalla memoria. Un secondo filone di ricerca sulle basi fisiologiche dellapprendimento e della memoria si sviluppato grazie alle tecniche elettrofisiologiche, che registrano lattivit elettrica di singole unit cellulari. Infine, un altro settore rappresentato dalla genetica del comportamento, che indaga il ruolo dei fattori genetici in particolare sullapprendimento. Specializzazione funzionale di neuroni corticali. La realizzazione di microelettrodi per registrare lattivit elettrica di singoli neuroni permise negli anni 50 unautentica svolta nella conoscenza dellarchitettura funzionale della corteccia. La scoperta della
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specializzazione funzionale dei neuroni corticali ebbe un effetto immediato sulla realizzazione di modelli neurofisiologici della percezione. Secondo tali modelli la percezione di stimoli visivi avveniva in un primo stadio con la decodificazione dei loro attributi (lunghezza donda, orientamento, movimento, ecc.) da parte di neuroni specializzati; linformazione raccolta da ciascun neurone veniva poi integrata da cellule o neuroni di ordine superiore (dette cellule madri e cellule nonne), le unit cognitive di Konorski, dando luogo al percetto finale nella sua interezza. Questi modelli adottavano la concezione di una connessione sequenziale e gerarchica tra neuroni, propria dei passati modelli neuroconnessionistici. Negli anni 70 sono stati proposti nuovi modelli, in cui lelaborazione neuronale dellinformazione avviene in parallelo. Il tentativo principale di superare la concezione dellattivit corticale come sistema sequenziale-gerarchico risale alla fine degli anni 60 con Pribram, che proponeva di sostituire la rigida concezione telegrafica del cervello con una concezione pi dinamica basata sullanalogia con lologramma. Specializzazione emisferica. Fino agli anni 50 si riteneva che lemisfero cerebrale sinistro, rivelatosi dopo lanalisi di numerosi casi clinici come il centro del linguaggio e dellattivit motoria volontaria, fosse dominante rispetto a quello destro, considerato minore perch privo apparentemente di importanti funzioni psichiche. Questo quadro fu rivoluzionato negli anni 60 dopo le ricerche di Sperry. Attraverso losservazione di pazienti cui era stato reciso il corpo calloso fu possibile studiare isolatamente lattivit dei due emisferi, e determinare la specializzazione funzionale di ciascuno di essi: quello destro rivel funzioni cognitive inaspettate, mascherate nella normale interazione con lemisfero sinistro. Successivamente si svilupp una feconda linea di ricerca sulla specializzazione emisferica in soggetti normali. Per la specializzazione dellinformazione uditiva fu applicata la
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tecnica dellascolto dicotico (presentazione simultanea ai due orecchi di materiale sonoro, verbale e musicale) e per linformazione visiva la tecnica della presentazione tachistoscopica negli emicampi visivi periferici. Negli anni 70 e 80, la ricchissima letteratura sulla specializzazione emisferica ha affrontato il problema delle propriet funzionali dei due emisferi cerebrali, passando da una asimmetria basata sulla natura dellinformazione elaborata alle modalit di elaborazione. Si anche lavorato sulla possibilit di estrapolare la specializzazione emisferica a due stili cognitivi, uno dei quali sarebbe dominante in ciascun individuo (tipo verbale o tipo visivo) o nelle culture (la cultura occidentale razionale-verbale, la cultura orientale emotiva-visiva). Neurometria mentale. La registrazione dellattivit elettrica cerebrale aveva permesso di individuare delle variazioni periodiche, o ritmi, correlate ai processi comportamentaliLelettroencefalogramma fotografa uno stato comportamentale generale, non processi psichici specifici. 9. La teoria dei sistemi funzionali cerebrali di Lurija Introduzione. Tra i contributi di questo secolo allo studio delle basi cerebrali dei processi psichici, lopera di Aleksandr Lurija si caratterizza per lo sfondo teorico articolato e complesso da cui derivata. Prima di occuparsi dei disturbi neuropsicologici, Lurija fu psicoanalista e poi seguace della teoria storico-culturale di Vygotskij. Le fonti principali della sua opera sono essenzialmente tre: Freud, Vygotskij e Goldstein. Ma mentre non ha mai riconosciuto fino in fondo linfluenza della psicoanalisi, Lurija ha sempre dichiarato apertamente il suo debito nei confronti di Vygotskij e di Goldstein. Linfluenza di Freud riscontrabile sia nella vasta produzione di Lurija negli anni 20 e 30 per la fondazione di una psicoanalisi sperimentale sia nellimpostazione clinica adottata nella ricerca
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neuropsicologica. Si pu persino individuare una forte somiglianza tra la teoria antilocalizzazionistica espressa da Freud nel 1891 in Linterpretazione delle afasie e la concezione dinamica dellafasia formulata da Lurija negli anni 40. Per quanto riguarda Vygotskij, Lurija ha affermato esplicitamente di aver cambiato posizione teorica (in sostanza, di aver abbandonato la psicoanalisi) dopo lincontro con il fondatore della teoria storico-culturale. La dimensione storica dei processi psichici rimandava anche alla unicit dello sviluppo psichico individuale e dunque si accordava con lattenzione volta ai casi clinici. Vygotskij ebbe comunque anche uninfluenza specifica sulle ricerche neuropsicologiche di Lurija. In due relazioni del 1934 si trovano espressi vari concetti che saranno fondamentali per la teoria di Lurija. Nella prima relazione, Vygotskij sosteneva che lo sviluppo dei processi psichici comporta una riorganizzazione continua della interazione tra strutture cerebrali avente funzioni diverse, organizzazione che si disintegra nei casi di lesione cerebrale. Vygotskij criticava la tesi di Goldstein sul rapporto figura-sfondo nellattivit cerebrale normale e patologica perch questo principio era ritenuto valido per le funzioni psichiche sia inferiori che superiori. Per Vygotskij, invece, lorganizzazione cerebrale implicata nelle funzioni psichiche superiori seguiva principi e leggi specifiche. Vygotskij insisteva sullo sviluppo storico del cervello del singolo individuo e trovava in parte adeguato in questo senso il principio della localizzazione cronogenetica di Monakow. Nella seconda relazione, Vygotskij esplicitava il concetto di sistema funzionale cerebrale e discuteva la differenza degli effetti delle lesioni cerebrali sulle funzioni psichiche inferiori e superiori nei bambini e negli adulti. Linfluenza di Goldstein, infine, riguarda sia lidea di una localizzazione dinamica delle funzioni cerebrali, sia in particolare il rifiuto di delimitare lo studio degli effetti della lesione cerebrale
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a un sintomo specifico e la necessit invece di allargare lesame al complesso di sintomi o sindrome. La teoria dei sistemi funzionali cerebrali. Alla base della teoria di Lurija vi una revisione sostanziale di tre concetti principali utilizzati nelle precedenti concezioni delle basi cerebrali dei processi psichici: i concetti di funzione, localizzazione e sintomo. Il localizzazionismo rigido concepiva la funzione come una attivit specializzata di unarea corticale, nel senso in cui si intende la secrezione della bile come una funzione del fegato o la secrezione dellinsulina come una funzione del pancreas. Per Lurija, invece, le funzioni corticali superiori non devono essere ricondotte direttamente allattivit di una specifica struttura, ma sono date dallattivit integrata di aree corticali diverse. Ogni area corticale ha una propria funzione semplice (la visione, ludito) e dallinsieme integrato di queste funzioni semplici dipendono le funzioni complesse che sono alla base dei processi psichici umani. Riprendendo lespressione usata sia da Vygotskij a proposito delle funzioni psichiche superiori, sia da Anochin per le funzioni dellorganismo in genere, Lurija chiama sistemi funzionali linsieme integrato di funzioni corticali semplici attraverso il quale si realizza lattivit psichica. I sistemi funzionali si manifestano nella loro complessit, quanto pi divengono complessi i rispettivi processi psichici. Ad esempio, la scrittura un processo cognitivo tipicamente umano richiede lintegrazione di aree corticali diverse, ciascuna delle quali svolge una funzione relativamente semplice (percezione degli stimoli visivi nelle aree visive, ecc.). Inoltre i sistemi funzionali cerebrali impegnati in processi psichici complessi, come appunto la scrittura, non sono determinati geneticamente. E se la scrittura un fenomeno storico-culturale, altrettanto lo la effettiva realizzazione del sistema funzionale che la rende possibile: aree corticali geneticamente programmate per funzioni elementari specifiche si interconnettono tra di loro sotto la spinta di fattori sociali e culturali.
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Non si pu quindi parlare di localizzazione rigida, poich la localizzazione altrettanto dinamica quanto lo la funzione. Inoltre il sistema funzionale non unorganizzazione fissa, ma si evolve continuamente dallera infantile a quella adulta. Questa dinamicit temporale dei sistemi funzionali ha delle ripercussioni notevoli sugli effetti delle lesioni cerebrali. Se la lesione si produce in et infantile, il danno a una o pi funzioni elementari delle aree corticali di proiezione (ad es., le aree di proiezione per la visione o ludito) non permette uno sviluppo adeguato del sistema funzionale che deriva dallintegrazione di tali funzioni sottostanti... Se la lesione si verifica in et adulta, quando i sistemi funzionali si sono gi formati, una lesione nelle aree corticali di proiezione pu lasciare relativamente indenne il sistema funzionale che si avvale dellattivit di altre aree rimaste integre; al contrario, una lesione nelle aree corticali superiori produce una disintegrazione nelle funzioni elementari che queste stesse aree superiori provvedono a mantenere integrate. Questa teoria dinamica della funzione e della localizzazione corticale comportava una revisione del concetto di sintomo, in buona parte gi compiuta da Goldstein. Un disturbo relativo ad un processo psichico, ad es. il linguaggio o il movimento volontario, era considerato nella neuropsicologia classica come il sintomo di un danno ad una area corticale specifica nella quale altrettanto specificamente era localizzato il processo psichico in questione. Ma se i processi psichici sono un sistema funzionale, in cui si integra lattivit di pi aree corticali, allora il sintomo deve riflettere un disturbo in questa organizzazione integrata nel suo complesso. Tale organizzazione pu essere disturbata da un danno ad una o pi di una delle aree corticali implicate nel sistema funzionale. Al posto della tradizionale analisi del sintomo, Lurija pone lanalisi della sindrome. Per sindrome Lurija intende il complesso dei disturbi che sono prodotti da una lesione ad una determinata regione corticale (ad es. i lobi frontali) e interessano sistemi funzionali diversi. Attraverso lanalisi della sindrome (ad
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es. della sindrome dei lobi frontali) si pu mettere in evidenza, da una parte, in quali sistemi funzionali entra in gioco la funzione specifica di tale determinata regione corticale; e dallaltra, qual la struttura stessa di un sistema funzionale rispetto alla struttura di un altro sistema funzionale, che possono includere oppure no la medesima funzione sottostante. Sebbene Lurija paragonasse lanalisi della sindrome al principio della doppia dissociazione, nel concetto di sindrome emerge pi nettamente il carattere sistemico e dinamico delle funzioni corticali superiori. Lurija disegna una architettura funzionale del cervello umano nella quale i vari sistemi funzionali risultano a loro volta organizzati in tre super-sistemi o unit funzionali: lunit per la regolazione del tono del comportamento, del ciclo veglia-sonno, dei bisogni e delle emozioni (formazione reticolare, strutture sottocorticali); lunit per la recezione, lanalisi e limmagazzinamento delle informazione (lobi occipitali, temporali e parietali); lunit per la programmazione, la regolazione e il controllo dellazione (aree motorie, premotorie, prefrontali). Queste tre unit funzionali interagiscono tra di loro in una sovraorganizzazione complessa entro la quale agisce un sistema funzionale specifico. Lurija rileva inoltre che la corteccia prefrontale compare molto in alto nella scala filogenetica, e che nella specie umana essa non matura prima dei tre-quattro anni dalla nascita. Si tratta quindi di una struttura corticale tipicamente umana, la cui maturazione avviene tardivamente nellontogenesi. Avvalendosi di questi dati anatomici e delle sue ricerche su adulti con lesioni prefrontali e su bambini normali e con ritardo mentale, Lurija concluse che la corteccia prefrontale fondamentale per lo sviluppo del comportamento integrato e volontario. Questa regione corticale, che assicura il massimo di integrazione funzionale intracerebrale, anche la base stessa della coscienza: il sistema dei sistemi funzionali che si realizza nello sviluppo psichico umano. Strumento principale della regolazione cosciente del comportamento il linguaggio, che per Lurija in accordo ai
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principi della teoria storico-culturale, rappresenta non solo un sistema di comunicazione interpersonale, ma il pi potente mezzo di autoregolazione intrapsichica. Casi clinici. Lurija fond la sua teoria dei sistemi funzionali cerebrali e le sue interpretazioni delle sindromi neuropsicologiche sullesame di centinaia di pazienti cerebrolesi condotto secondo il metodo clinico della neuropsicologia classica. Lurija contrapponeva la propria impostazione basata sullo studio del singolo caso con quella occidentale che indagava grandi campioni di soggetti cerebrolesi adottando le procedure sperimentali e le analisi statistiche. Secondo Lurija il metodo clinico avrebbe permesso di penetrare a fondo nella disorganizzazione dei processi psichici prodotta da una lesione cerebrale, la quale non aveva un effetto specifico e delimitato ma coinvolgeva tutte le funzioni psichiche, lintera personalit del paziente. Nel caso del soldato cerebroleso della seconda guerra mondiale, curato e seguito da Lurija per anni, la lesione della regione occipito-parietale sinistra non causava solo un disturbo delle funzioni relative, ma danneggiava tutto il complesso dellattivit psichica di questo individuo. A Lurija interessava proprio la ristrutturazione che seguiva al danno cerebrale, il percorso seguito dal cervello per riacquistare le funzioni psichiche perdute. Per Lurija, infatti, la neuropsicologia non doveva limitarsi allo studio del cervello in genere, bens allargarsi allesame dei cervelli nei loro specifici progressi di disintegrazione e riabilitazione. Lurija ha sempre ribadito limportanza della riabilitazione, non solo a fini umanitari, ma proprio per conoscere meglio la dinamica funzionale del cervello. Lefficacia dellintervento riabilitativo avrebbe dimostrato la validit della teoria, nello stesso senso in cui come Lurija ben sapeva dal suo passato di psicoanalista teoria e terapia si intrecciano nella psicoanalisi. Come si legge nella sua autobiografia, Lurija giovanissimo si era interessato a fondo del dibattito sulla natura della psicologia, a cavallo dei due secoli: e cio se questa fosse una scienza della
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natura, nomotetica, alla ricerca di leggi della vita psichica comuni a tutti gli individui; o una scienza dello spirito, idiografica, rivolta alla specificit della vita psichica del singolo individuo. Alla fine del suo lungo cammino, Lurija si accorse di aver scelto di occuparsi di una persona, cercando di cogliere le leggi individuali della sua vita mentale... Per Lurija significava recuperare una scienza romantica che, contrariamente alla scienza classica, sapeva cogliere la complessa organizzazione e integrazione della realt vivente. 10. La neuroscienza cognitiva. Negli anni 80 vi stata una convergenza progressiva tra la prospettiva neuroscientifica e quella cognitivistica. Oggi parliamo quindi di neuroscienza cognitiva per indicare il complesso interdisciplinare di ricerche neuroanatomiche, neurofisiologiche, neurochimiche, psicologiche, neuropsicologiche e computazionali che studia le basi cerebrali dei processi psichici. Il libro The computational brain di Churchland e Sejnowski esemplifica lapproccio neurocognitivo contemporaneo. In questo libro si pone una particolare enfasi sullimpostazione computazionale che, attraverso la costruzione e verifica di modelli delle funzioni cerebrali sul calcolatore, dovrebbe permettere di raccordare il livello molecolare, lattivit di singoli neuroni e di reti neurali, con lattivit molare che si rivela nel comportamento. A questa prospettiva interdisciplinare hanno contribuito, da una parte, i nuovi risultati delle neuroscienze negli ultimi dieci anni e, dallaltra, un ampio dibattito sullarchitettura della mente, concepita come un sistema astratto di conoscenza che implementabile in una struttura sia chimica che elettronica, tanto nel cervello che nel calcolatore. In veste rinnovata (moduli e reti neurali), il modello del sistema nervoso concettuale si ripresenta come la tappa fondamentale per lelaborazione di una teoria delle basi cerebrali dei processi psichici. Dopo le illusioni coltivate nel primo Novecento di aver
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fondato una teoria esaustiva, oggi sempre pi chiaro quanto si sia lontani da questa meta. Pertanto, a questo stadio della nostra comprensione del cervello, pu essere fruttuoso concentrarsi su modelli che indichino linee nuove e promettenti di sperimentazione, a tutti i livelli di organizzazione. In questo spirito, un modello dovrebbe essere considerato una cornice provvisoria entro cui organizzare i modi possibili di pensare intorno al sistema nervoso. Se il modello computazionale si basa solamente su dati sperimentali disponibili, esso pu evolvere assieme con il programma sperimentale e aiutare a guidare le future direzioni di ricerca. Il fascino maggiore della prospettiva neurocognitiva probabilmente nella possibilit che le promesse siano mantenute.

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