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Incontro Annuale ’09 di Blanci di Giustizia

Oropa_Gustare la bellezza. Costruire la speranza


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Gli interventi dell’Incontro Annuale sono stati molto ricchi.
Sulla Lettera Mensile metteremo, uno al mese, una riduzione degli interventi più significativi.

Le registrazioni audio sono disponibili sul sito e lì metteremo anche la loro trascrizione completa.
I filmati saranno a disposizione su Arcoiris

_Intervento di Grazia Honegger Fresco_giovedì 27 agosto 2009


Antonella Valer_ L'idea di invitare Grazia Honegger Fresco mi è venuta a un convegno del
Redattore Sociale, l'anno scorso; si parlava di pensiero unico e delle alternative al pensiero unico,
Grazia affrontava il tema del pensiero unico nell'educazione. A suo tempo mi aveva molto colpito il
rapporto del suo intervento con i nostri temi bilanci, perché appunto i bilancisti sono persone e
famiglie che cercano di essere critiche nei confronti dei propri bisogni e consumi, cercano uno stile
di vita alternativo. È ovvio che i genitori si pongono questo tema nei confronti della relazione
educativa con i propri figli. Si vorrebbe crescere figli consapevoli capaci di fare scelte autonome nel
lavoro, nella vita, nei consumi, non condizionate dal pensiero unico.
Allora io vorrei presentarvi Grazia Honegger Fresco come una promotrice di libertà essendo
un'estimatrice, forse più che un'estimatrice, di Maria Montessori.
Vi dico però quali sono le domande che le abbiamo posto:
come essere genitori autentici e ‘radicali’ senza essere estremisti?
come rapportarsi con dei bambini perché possano diventare poi degli adulti consapevoli e liberi?
come fare quando i figli rifiutano gli stili di vita dei genitori?
come affrontare la paura che molti di noi hanno di crescere dei figli disadattati, fuori dal mondo?
Ecco queste sono le domande che le abbiamo mandato e adesso a te la parola.

Grazia Honegger Fresco_Vi ringrazio molto di avermi invitato qui. È un'esperienza nuova
incontrare gruppi veramente interessati all'infanzia, è un punto da cui dobbiamo ripartire per
cambiare un po' qualcosa in questo nostro mondo che sta sull'orlo dell'abisso, un po' in tutti sensi.
Le domande che mi avete opposto sono molto provocatorie e io non voglio affrontarle direttamente,
non è il mio modo di fare, più che altro vorrei fare un piccolo percorso con voi su chi sono i
bambini?!
Dal mio punto di vista per le esperienze che ho fatto con piccoli, grandi, adolescenti, insomma un
po' tutte le età, è da loro che possiamo trovare le risposte giuste ai nostri perché.
Intanto diciamo che questa idea ci viene dal fatto che noi non possiamo prendere possesso della
terra, noi semmai apparteniamo alla terra, l'appartenenza è comunque una forma di possesso e i figli
non c'appartengono, è verissimo quello che diceva Gibran: "I figli sono frecce lanciate nella vita".
Non sono i nostri figli, non c'appartengono. Questo vuol dire che quando noi parliamo dei nostri
figli dobbiamo avere ben chiaro che noi siamo dei ponti, dei nidi di contenimento, delle guide, ma
non sono nostri, non possiamo esercitare su di loro un possesso diretto perché questo finirebbe per
deviare le possibilità del nostro figlio.
La Montessori diceva che un bambino non è un essere debole, provate a dire che il seme è una
pianta debole, che un bruco è una farfalla debole, sono dei momenti delle situazioni di vita
ricchissime di gioie,di aspettative, di cose che verranno ma che vanno seguite con estrema cura.
Quello che spesso si dice del bambino è piccolo, possiamo adattarlo a noi come ci piace. Adesso
magari vi dico cose un po' buttate là, un po' grossolane, ma è veramente ciò che si respira oggi più
che in passato quando c'era un'educazione molto rigida, il padre padrone e tutto quello che volete,
ma c'era un minimo di rigore, di una via segnata. Oggi questa via non c'è più e i bambini sono
diventati molto spesso degli oggetti.
Voi siete molto avanti su tutta questa questione, ma voglio dirvi che intorno a quello che viviamo e
constatiamo nelle situazioni di scuola e nelle nostre famiglie, c'è questa grande difficoltà oggi, stare
con i figli, come persone vive e importanti per noi. Allora questi accumulatori di energia che sono i
bambini, hanno un compito, molto preciso, che è quello di formare l'adulto.
Il compito dell'adulto non è quello di formare il bambino, l'adulto agisce sull'ambiente sociale, il
bambino ha tutto un altro valore: quello costruire se stesso! Quando noi pensiamo al bambino come
un essere che deve 'prepararsi a' e lo stimoliamo, lo anticipiamo, vogliamo che faccia cose prima del
suo tempo, così noi andiamo contro la sua natura, perché lui ha bisogno dei suoi tempi, dei suoi
ritmi lenti, per costruire bene se stesso.
C'è l'idea che noi si possa esplorare il bambino come vogliamo, tutta la psicologia, le neuroscienze
vogliono indagare cosa c'è dietro la persona, ma la persona è un mistero. È un mistero, dice la
Montessori, che è inutile indagare, perché resta un mistero anche con le persone che amiamo di più,
che si sono più vicine. Chi è questo nostro bambino? Non lo sappiamo! Non sappiamo chi
diventerà, non sappiamo che cosa ha dentro; e questo nucleo misterioso ci limita, non ha parola il
bambino, non sa dirci quello che lui sente, ha delle aspettative di vita incredibili che ci restano
sconosciute.
Ma noi cosa facciamo per entrare in contatto con lui? questa straordinaria ricchezza di
manifestazioni che il bambino ha con noi e che è data dai suoi sensi, dai suoi gesti, dalle parole, dal
suo comportamento, dai suoi pianti, dai suoi sorrisi: è attraverso questo che noi riusciamo capire
come è questo nostro bambino o come è questo nostro adolescente! Allora non dobbiamo sprecare
energie, per come dire, governare l'inconoscibile, perché è così, è questo mistero profondo che c'è in
ognuno di noi, come diceva Saint Exupery: "L'essenziale è invisibile agli occhi!", perché lì c'è
l'anima profonda della persona, però tutto quello che possiamo cogliere intorno al bambino è su
quella strada che noi possiamo cercare le risposte migliori perché cresca nel modo migliore
possibile, perché tiri fuori tutta la ricchezza che ha dentro.
Ora il dono più straordinario della natura è la diversità. È l'essere diversi che ci ha portato verso la
globalizzazione, lasciamo perdere che cos'è, tutto tende ad essere uniformato (la monocultura).
Ecco, noi dobbiamo pensare all'educazione come a far crescere un bosco. Un bosco è interessante
non per il fatto suo proprio ma per tutta la ricchezza di vita che c'è dentro (il sottobosco,le piante, i
cespugli, una ricchezza di vita incredibile) e non la monocultura. Ed accettare la diversità, perché se
noi riconosciamo questo luogo profondo e misterioso, chi sarà mio figlio non lo so, chi diventerà?
Allora che devo fare? Devo aiutarlo a tirar fuori quello che ha, dandogli degli spazi di libertà, ben
chiari però; non può sbandare abbandonato a se stesso.
Ma questo è un problema centrale, come fare con i figli? Dovremo indagare molto attentamente il
percorso. Il primo periodo è quello della prima infanzia, lo 0-6. Facciamo un discorso ovvio: in
questo periodo il bambino manifesta un bisogno fortissimo di protezione, il centro della sua vita
sono i genitori ed è molto concentrato questo bambino, non ha esigenze sociali, è un bambino che
cerca di costruirsi che cosa fa, le cose che esplora, che conosce. Ha un modo tutto suo e tutto nuovo
di scoprire, diverso da un bambino all'altro. È fondamentale come si partorisce: la vita deve essere
tutta uniformata a compartimenti separati: del parto si occupano i medici, poi i bambini vanno a
scuola, ci sono i professori, tutto spezzettato. Il bambino come essere nella sua integrità di sviluppo
e di percorso chi lo vede? Lo vedono i genitori. ma i genitori vedono la vita del bambino come un
lasso di tempo che passa sotto i loro occhi.
Diciamo del parto: il parto lo abbiamo ridotto a un evento sanitario ma a una mia giovane amica che
ha partorito in casa hanno proposto l'epidurale e lei ha detto no, perché mi rifiuto di stare sotto delle
lampade in una sala travaglio. In un ospedale non c'è nessuna intimità, non c'è niente. L'evento
sanitario distrugge completamente tutta l'emotività e l'affettività di questo evento straordinario che è
spirituale, fisico e sessuale e che è intensissimo: nel mettere al mondo un bambino ognuno può fare
come vuole. E invece no, devi fare così! Devi fare tutte queste visite! E quindi questo significa
tornare al parto con paura, perché “se non fai così, di sicuro tu avrai un figlio così, così, così e
così!” E questo significa la distruzione del primo legame: di quella cosa delicatissima che deve
avvenire al momento della nascita, quando la madre può avere con sé il suo bambino. Non se ne
deve separare, deve poterlo subito attaccare al seno, deve poter avere, se vuole, accanto a sé il
compagno, se questo è contento di farlo, altrimenti no, perché non c'è da giudicare nessuno in
queste scelte. Questo dà una forza vitale per il proseguo della vita, perché è un'esperienza fondante
come poche altre mettere al mondo un figlio. Qui c'è tutto da ricostruire. È una cosa assolutamente
preoccupante quello che succede in giro sul discorso del parto. La medicina, per come va avanti,
genera malattie: allora l'epidurale danneggia il bambino, può danneggiare la madre, ritarda questo
che ritarda quello: per questo c'è da allarmarsi. È un'altra cosa avere un bambino rispettando questo
evento così importante! E questo è periodo 0-2. Sono due anni in cui il bambino arriva a costruire i
movimenti e arriva a costruire il linguaggio, fa tutto lui. Noi riusciamo ad insegnare, ma lui se la
cava proprio bene. Lo fa lui, con le proprie spinte dal suo interno. È un evento biologico molto
importante. E in questo i bambini hanno tempi diversi l'uno dall'altro: non è detto che tutti allo
scadere dei 18 mesi debbano saper parlare, allo scadere dei 3 anni devono saper correre. Chi le ha
detto? Malgrado queste differenze i bambini hanno dei sensi molto raffinati e hanno una capacità di
assorbimento della situazione ambientale molto acuta. Infatti le memorie della prima infanzia non si
cancellano più. Lo fanno loro questo, e loro non giudicano la gente: la prendono così come povero,
ricco, violento, chiassoso, quieto, quello che c'è, c'è. Naturalmente, c'è l'ambiente che favorisce e
l'ambiente che reprime. Un bambino che sta sempre in braccio,un bambino che non può prendere le
cose che stanno intorno a sé, non può scegliere. Sono crescite completamente diverse. E queste
crescite completamente diverse significano dare un no alla risposta, al benessere del bambino o
invece cominciare a inquadrare il bambino in uno schema che è dell'adulto: si può decidere di
portare il bambino a tre mesi al nido. A 3 mesi al nido? Quando il bambino impiega circa nove mesi
per costruire dentro di sé il viso della madre. Vuol dire che comincia il passaggio attraverso tante
mani, per cui non possiamo meravigliarci se a un anno sono furibondi e a un anno e mezzo
mordono tutti e distruggono tutto. Arrivano al nido che sono passati per tante mani, per stare al nido
magari mezz'ora, c'è la baby-sitter, poi c'è la nonna poi arriva la mamma magari alle otto, si
possono mettere al mondo bambini in questo modo? Mi risulta che ci sono migliaia di bambini a
rischio su questo piano. Questa fase spesso viene anticipata ai due mesi e mezzo e l'anticipo ai due
anni e mezzo per la scuola materna, dove i bambini sono lì al tavolino a fare delle cose, l'anticipo ai
cinque anni e mezzo, e adesso si arriverà anche prima, con la riforma Gelmini, che anticipa ancora i
tempi. Tutto in anticipo. Ma perché? Vediamo un po' di distruggerla quest' infanzia!
Questi bambini, se dovessero fare delle cose a modo loro, avrebbero tempi lunghi, più lenti,
avrebbero bisogno di fare delle cose provando e riprovando, come uno scienziato. E il bambino che
non riesce a salire su quello scalinetto, prova e riprova, non ci riesce: non occorre che gli si dica
“stupidino, non sei capace, faccio io”. Bisogna mettersi al posto del bambino, lasciarlo provare. Gli
stai vicino affinché non si faccia male, ma lascialo provare, lo fa da sé con le sue forze. Questo
diceva Montessori è l'errore più grande che l'adulto commette: si mette al posto del bambino,
sostituisce il bambino. Ma questo non lo fa solo col bambino di un anno e mezzo, ma per tutta
l'infanzia e con l'adolescente è sempre l'adulto che si mette al posto del figlio. Ogni aiuto inutile è
un ostacolo allo sviluppo. Che cosa significa questo? Che tutte le manifestazioni che il bambino ha
verso le cose, lo sperimentare, non lo fa mai una volta sola, ripete, ripete, ripete, dentro e fuori la
sabbia dal secchiello, dentro e fuori, dentro e fuori, per sperimentare che la cosa piccola sta dentro
quella grande. Sono degli studiosi i bambini. Bisogna innamorarsi dei bambini piccoli e guardare
quello che fanno. Come riescono a formarsi nella mente degli schemi mentali straordinari, non
dettati da noi. Certo, se ci sono delle cose che non vanno fatte, diciamo no. Ma se il bambino riceve
tanti sì ed è soddisfatto della sua vita, accetta. Le esperienze che noi abbiamo nelle nostre scuole
dove i bambini vengono che sono così arrabbiati e così aggressivi, ritrovano un'atmosfera di libertà
entro confini ben precisi. Cosa facciamo con i bambini? Insegniamo loro che, se prendono un
giocattolo, poi lo rimettono a posto (quello è il posto di un giocattolo, quell'altro al posto dell'altro
giocattolo).I bambini cambiano il loro comportamento, smettono di essere aggressivi se trovano
delle risposte che gli toccano quel famoso nucleo profondo. Ci sono delle risposte che danno a volte
un input per andare avanti. Nella seconda infanzia, un ragazzino (che non è più un bambolino, che è
tutto auto centrato) ha tutt'altra vivacità. Un bambino di 6-7 anni, è pieno di curiosità, di domande
che vuole fare perché vuole capire come funziona il mondo: ”Perché le foglie sono verdi?” E come
facciamo?
È un'età delicatissima in cui non può sperimentare nulla e in cui gli adulti danno delle spiegazioni
astratte e teoriche, senza mai permettergli di toccare con mano. Allora le risposte contorte, che
sono, come dire, di non ascolto del bambino. Questi sono affascinati dalla storia del passato, la
storia azteca, la storia degli uomini, delle meraviglie che gli uomini hanno fatto. Basta guardare i
libri di testo dei bambini delle scuole elementari per capire che sono fatti per fare imparare a
memoria delle nozioni. Ciò non è interessante, non è così che si fa la storia. Non è così che li
facciamo appassionare alla storia, alla geografia, ai grandi fenomeni terrestri,ecc... c'è un altro modo
di insegnare la natura.
E quando i bambini domandano sono affamati di queste conoscenze e quando ricevono il giusto
nutrimento sono dei ricercatori appassionati, sono dei bambini capaci di fare dei lavori di
grandissimo interesse, molto autonomi. Allora devo mettere dei materiali interessanti come
opportunità di lavoro e non una scuola sempre ridotta a lavagna, banchi, gesso, quaderni e
quadernoni.
Questa è una scuola morta, è una scuola che non dà niente.
Questa è una scuola da cambiare da cima a fondo. È anche diventata la scuola della paura. I ragazzi
perché studiano? Per i voti. E i voti che cosa significano? Significano competizione, la scuola non
insegna a collaborare, non insegna col cuore la scuola, non insegna ai ragazzi a fare insieme i
progetti, oppure dice tu, tu e tu venite qui a fare questa cosa perché ne siete capaci, lo sapete fare.
Insomma, bisogna dare cose di qualità e avere un atteggiamento coerente e morale. La scuola è
profondamente immorale perché si fonda sul giudizio, sulla paura, sulle minacce, ma le minacce
non ci vogliono. I ragazzi hanno della rabbia dentro, che crea pozzi di dolore e emerge nei momenti
più impensabili come ricerca di rifugio (il bullismo a cinque- sei anni). E’ impressionante per la
scuola dell'infanzia. Figuratevi a 12 anni quando l'interesse dei ragazzini si sposta tutto fuori perché
dentro non è più interessante. Poi ci sono anche dei valori affettivi che sono molto importanti: un
bambino piccolo è centrato sui suoi genitori, sulla famiglia, i nonni, i fratellini, mentre il ragazzino
della seconda infanzia già vuole uscire fuori di casa però ancora i genitori sono estremamente
importanti per lui.
Il dialogo? Quando l'abbiamo costruito questo dialogo? Quando i figli scappano via a 12-15 anni
dobbiamo riacchiapparli con le parole, per questo il dialogo va costruito prima. Va costruito
addirittura nel periodo zero-due quando siamo in ascolto. Va costruito addirittura senza parole in
quello che il bambino ci vuol dire. Allora quando siamo con il ragazzino della seconda infanzia,
allora è lì che le parole prendono vigore, assume importanza il dialogo, l'ascolto,il parlare,il
discutere. Non rispondere a caso ma essere presenti, perché attraverso la parola, il guardarsi negli
occhi, è molto importante. Poter dire: “Lo scambio caldo c'è tra noi”. Una parola dopo l'altra si
costruiscono i legami che sono la cosa più importante, poi se non parliamo dei cavalieri medievali,
questo è secondario (uno apre un libro e se lo impara), ma quello che conta è come si è costruita
questa relazione.
Ma invece noi affidiamo il bambino il più possibile fuori di casa fin dalla seconda infanzia nel
pomeriggio per fortuna i bambini stanno a scuola fino alle sei oppure stanno fino alle due perché
dopo ci sono altre attività. E così avviene lo spreco delle energie.
Ma non possono giocare questi bambini! Non hanno tempo e non hanno spazio, perché se mettono
per terra qualche cosa, dove si passa? E questa è una bella sofferenza. I gruppi fuori di casa
praticamente non esistono. E dove rimangono fuori di casa? Non ti puoi fidare ecc... ma il bambino
passa attraverso tante figure diverse che molto spesso non sono coerenti tra di loro: il maestro di
nuoto si comporta in modo molto diverso dal maestro di judo: quello è permissivo, quell'altro è più
duro, così come a scuola: i maestri tra di loro non si mettono mica d'accordo. Uno è permissivo,
quell'altro no, non si mettono d'accordo tra loro.
Comunque il dialogo è una cosa che si costruisce.
Volevo dire inoltre che questa seconda infanzia è un tempo molto importante in cui emerge un
senso di giustizia, il bambino è molto sensibile a quello che lui può sentire, che magari non è
un'ingiustizia nei suoi confronti: perché magari c'è il fratellino più piccolo che tutti dicono sia più
simpatico e lui si sente ferito. E sembra assurdo, però, che cosa vuol dire questo? Noi non lo
sappiamo. Evidentemente dentro lui ha delle risonanze che manifesta con rabbia, disperazione, con
chiusure. Comincia la chiusura. Il bambino non parla, non riusciamo più a capirci, gli diciamo
"Parla", non serve, non serve. Questo vuol dire che sono molto delicati. E un altro aspetto
fondamentale per questa seconda infanzia è l'amicizia: l'amico prediletto è caratteristico della
seconda infanzia. Anche in questo caso quanti interventi si fanno contro queste amicizie: perché un
maschio vuole fare amicizia con una femmina, per l'amor di Dio! Ma soprattutto i maschi con i
maschi e femmine con le femmine, c'è da sempre questo grande accordo. E magari non ci piace
questo amico, però lui ha fatto la sua scelta. Allora cosa facciamo? Li accogliamo in casa? Li
ascoltiamo? Dobbiamo essere presenti.
La cura della prole è una legge della natura così importante. Quando i genitori se ne vanno per
conto loro? Quando i figli sono pronti ad affrontare l'età adulta. Ci vuole almeno la maturità
sessuale, diciamo, verso i 15-16 anni. Adesso l'età dell'autonomia si è spostata dai 18 ai 25 anni.
L'amicizia è un'esperienza importantissima per la scoperta dell'altro sesso da parte dell'adolescente.
E l'adolescenza è un momento straordinario ma difficile da capire. Questo periodo va dai 12 ai 18
anni, un arco di tempo in cui avviene la conclusione dei disturbi e c'è un potente passaggio di
ormoni della persona e un cambiamento incredibile del suo apparato sessuale. E di questo si parla?
non si parla? Se lasciamo il discorso aperto, possiamo parlare senza paura con loro. Fatto sta che da
un'occasione all'altra ci troviamo davanti a qualcosa di completamente diverso: le mestruazioni, il
seno, tutto questo è così improvviso che il bambino è in uno stato di grande confusione, perché non
capisce, la Montessori diceva che è "il neonato sociale", perché è come una nuova nascita, è una
trasformazione profonda quella dell'adolescente che ha un bisogno straordinario di uscire dalla
famiglia e quindi di tagliare i ponti, in un certo modo, con la famiglia ma ha ancora bisogno di una
guida e di un ambiente salubre. E allora dove la trova? La scuola è molto povera su questo piano,.
Forse nei gruppi di gioco, forse negli oratori...gli adolescenti, fuori dalla famiglia, cercano degli
appigli perché si sentono incompresi dalla famiglia che li tratta ancora come bambini piccoli.
L'adolescenza, invece, è già più verso l'età adulta che non verso la prima infanzia e non vuole
confondersi con i bambini più piccoli. Nei reparti di pediatria l'età pediatrica è stata spostata a
diciott'anni, i ragazzi sono molto infastiditi di trovarsi con i bambini piccoli, perché è chiaro che
loro si sentono degli adulti e questa ribellione è prova di disapprovazione della società degli adulti
che li accomuna ai bambini più piccoli ed è comprensibile. Questa è un'età straordinaria, sono pieni
di entusiasmi, di egoismi, avrebbero bisogno di stare tanto con le madri, per esempio in questo la
scuola ha impoverito di molto il lavoro: qualcosa ancora si fa nella scuola dell'infanzia ma in
generale nella scuola elementare fino alle scuole superiori con le mamme non si fa quasi niente
perfino le attività tecniche sono ridotte a zero nella scuola media: fanno una ricerca sui delfini... o
pure la poesia, ma ci sono cose noiosissime, così si imparano a memoria le poesie e si toglie a
questi ragazzi il gusto del sapere a livello molto più alto. Se andiamo in un liceo in cui c'è un
insegnante di greco o di filosofia che attrae perché è appassionata al suo lavoro ed è attenta ai
ragazzi, allora si capisce perché tutti vanno bene in quelle materie. E come mai ci sono tanti
bocciati? Cos'è questa specie di mannaia che cade sui ragazzi che si comportano male e che
vengono additati: in base a che cosa? Con le minacce, con la paura. Ancora una volta non siamo
attenti a quello che i ragazzi sono. Quindi diventa molto difficile stare con loro, soprattutto perché
sono diventati così adulti in anticipo e quindi il dialogo con loro, se non l'abbiamo costruito prima,
ben saldo, quando si arriva all'adolescenza è un caos.
Quello che volevo dirvi di tutta questa chiacchierata è che dobbiamo trovare delle strade nuove per
proteggere al massimo i piccoli, con un'attenzione a tutto quello che loro non sanno e anche con una
visione che è di rispetto, ma che è anche di grande apertura nei loro confronti. Aspettarsi molto da
loro, cosa devo fare? Segui il bambino, seguilo. Tu adulto devi avere intelligenza di cogliere quello
che il bambino chiede, dandogli le risposte giuste, integrando la scuola se non funziona, ma lottando
anche per avere una scuola diversa. Portare l'insegnante dalla parte dei bambini. Perché molti
insegnanti sono contro i bambini. C'è una logica di efficienza di tipo aziendale che non corrisponde
più ad una logica funzionale, ma oggi stiamo andando veramente verso una modalità in cui non
esiste più l'attenzione alla persona, e per questo i genitori di oggi che hanno bambini piccoli
avranno fra 15 anni difficoltà enormi con la scuola perché quello che si intravede è molto
preoccupante.
C'è un ultimo aspetto che volevo sottoporvi, che è quello dell'indipendenza. Sul discorso “libertà” ci
sarebbero da dire tante cose perché la libertà non può essere regalata, non può essere donata, ma va
costruita. Va costruita a poco a poco fin da quando il bambino è piccolo nel senso della libertà di
scelta, ma anche dell'accettare la libertà di tutti: il bambino cresce, può darsi che sia anche un
bambino ragionevole, allora cerco delle strade per convincerlo che questa cosa non si può fare. Non
si possono svitare le manopole del fornello a gas, e qui non c'è da discutere, non si può fare. Il
bambino deve sentire la forza del divieto: questo non si può fare, quest'altro invece lo puoi fare. E
quando diventa più grande allora ci possiamo ragionare. Non ci possiamo ragionare quando ha tre
anni. Quando ha due anni è no, perché non capisce le parole così complicate come le pronunciamo
noi quando dobbiamo dire "no". Le spiegazioni vanno date dopo, ogni cosa a suo tempo. Allora, se
il ragazzo, il bambino è abituato a discutere con i genitori di tutto, capisce le cose perché
succedono, le prende in un modo serio, sviluppa una capacità di autonomia di giudizio che è molto
importante. L'autonomia non è quella del bambino piccolo che sa mangiare da solo, “questa è
indipendenza”, l'autonomia significa sapersi dare delle norme da solo e questo è il risultato della
fine dell'educazione e della fine dell'infanzia. Questi nostri poveri adolescenti non hanno raggiunto
nessun autonomia perché le risposte non le hanno trovate. Allora questa libertà che è costruita dà
dei fondamenti molto precisi, dal senso di indipendenza nelle cose pratiche della prima infanzia
(bambini di sei anni che non sanno allacciarsi le scarpe, bambini di 10 anni a cui le madri fanno
ancora il bagno). Quand'è che diamo al bambino la possibilità di fare davvero ciò che sa fare
davvero? E allora a 15 anni? Gli vado a correre dietro? E allora è così che il bambino si stufa e
manda a quel paese la madre. Tu madre non hai seguito quel figlio nel suo percorso. A 15 anni lui
l'autonomia l’ha conquistata. Lui lo sa cosa deve fare...
Veramente vi dico che si può costruire un legame con i figli forte, costruttivo e pieno di speranza.