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MARIO PINCHERLE LO ZED NUOVE SCOPERTE NELLA GRANDE PIRAMIDE LAVVENTURA DELU'UOMO: in questa collana | grand ad inquietanti problemi ci sempre, 'drammi del'uomo, 1 suol potertfatant extrasensorali e peranormal ee vestgie to Daseato favoloso, in un panorama atfascinante soto linsegna del mistro, 2ZED- NUOVE SCOPERTE NELLA GRANDE PIRAMIDE: quale ea a funcione dello ZED, la famosa torre cl Osinide chiusa allintemo della piramie? Chi a costrul? Dove sargeva, prima dl essere chiusa? Quali esperimenti sono stati ft ‘alautoe del libro? I lttore roveraisposta a queste 6 ad alte appassionamtiJomand, eco cosa dicono dele scoperte a Pincherie famo- i archaoiog — 1 Prot. Cintas a Prigi: we vourexcrime toute ma reconnaissance alos que vous vanez enfin e le. ver pour mol un doute qui me souciat quant su fameux texte cHérodote qua vous interoretez a — i Prot. Cuno dl Museo tia dl Trin: Ho mot to apprezzato la sua gonale ipotes circa la tec nica egizia dl solevamentadegiimmensi bloceh i granito esparo che La egall ancora noize e cise a nol store ignorant! ai teon 0 Invito muove da cordiale sims» — I1Pro. Paolino Mingazzinidel’Accademia del Ln {8% sHo apprezzato moltissimo fa soluzione dot problema tecnico del sollevamento det monoll ‘mio nome associate al Suow — lIProf.Nere fir Bologna: «Le sono debito ‘ede pacere che mi procura legge it Suo lio dove la perspicacia#la passione per Vantichita presentano in una nuova angolazione Iesegest Font @ dei rtert — Pro, LES. Edwards cl Londra: «Please accept ‘my warmest tanks for your essays estremaly in- MARIO PINCHERLE. € nato a Golo- teresting onthe Graath Pyramia! (gna no 1813 Ha fatto studi class — Prot. M. Lopes Pogna i Firenze: Ho eto il Suo Sr laureato in ingegneta 8 tite. 9850. Ammiro la Sua_ressa alla wpaleotecnologian. lil si ico se non compluta- deboono fondamentalscopere alin 10 888 Le terno dol «Tamplo del Sole, la Gran ben fondate. de Piramide d'Egitt. Serve ib di Archeologia, Collaboraarivista dar ‘cheologiaitallane ¢straniers, serve sul Rendicont! ol’Accacemia. dei LA TORRE DI ADAMO Brent i spina dorsale di Osiride ‘am : Ey FILELFO MARIO PINCHERLE LO ZED NUOVE SCOPERTE NELLA GRANDE PIRAMIDE LA TORRE DI ADAMO spina dorsale di Osiride (Seconda parte del libro “LA GRANDE PIRAMIDE”) 1° EDIZIONE FILELFO cp ware rm ora © Tao 864 pt nda, by so wt forms 107 rere ly SOMMARIO Sintes illustrativa Presentazione di Beppino Disertori Prefazione di Fabio Brusini Note aggiuntive Capitol I — B esistito vetamente il faraone Cheope? Capitolo Il — Ut pastore Filitide Cepitolo IM — 1a bionda figlia del faraone Capitolo IV — 1a fanzione dello Zed Capitolo V — Gli scoptitoti dello Zed Capitolo VI — ‘esperimento del Brunton Capitolo VII — Molti stereotipi sulla piramide Capitolo VII — Lo Zed, \"anti-tempo"’ ¢ I'*‘ertor aegyptiacus” Epilogo — Lo Zed, la “Scekina’* ¢ "“ertot diabolicus’* 6 67 85 1 105 119 M5 157 177 183 193 25 AWERTENZA: ettoti che vogliono approfondire I’argomento della Grande Piramide ¢ dello Zed possono leggere, in ordine progressivo, le seguenti opere dello stesso Autore ed Editore: 1) “LA GRANDE PIRAMIDE” 2) “COME ESPLOSE LA CIVILTA”* 3) ““ARARAT CHIAMA”” 4) “GETT” 5) “IL DILUVIO" “NON MORIRO MA VIVRO E RACCONTERO LE OPERE DEL SIGNORE. IL SIGNORE MI HA PUNITO GIUSTAMENTE, MA NON MI HA AFFIDATO ALLA MORTE”. : (Salmi - CXVII - 17-18) “Se un giusto verr@ trovato...”” Questa mia opera ba trovato Te, Paolino Mingazzini, amico carissimo esaggio, illustre archeologo, Questo libro lo vedesti nascere e lo tenesti 4 battesimo. Percid io lo dedico a Te. SINTESI ILLUSTRATIVA ‘murario, nel tempio di Hathor, a Dendera, in Egitto, rappresenta !'Adam Kad. ‘mon, cio® l'umaniti. Queste figure reggono I'uovo cosmico, simbolo della vi entto il quale il Gamete a forma di serpentello procede col capo in avanti (evolu. ione) 0 tende a retiocedere (involuzione). L’involuzione & provocata dal simbolo della guerra (la spada) tenuto in mano dalla scimmia Ambet che rappresenta I'o- minide, il g contenuto in questa iscrizione che nessun occhio umano aveva contem- Plato prima di noi eI'ho portata al faraone mio zio, perché la leggesse’” Notizia veramente sbalorditiva, tuttavia trascurata dalla maggior par. te degli studiosi. Dunque, all’epoca del faraone Men-Kau-Ra (che oggi ‘oj denominiamo Micerino) qualcosa di molto importante eta affiorato dalle sabbie del deserto. Quasi certametne doveva essere avvenuto, qual- che decennio o qualche secolo prima, un terribile cataclisma, una va- stissima inondazione non causata dall’acqua del Nilo ma da quella tettificante “ONDATA DEL SUD" di cui parlano tante scritture anti- che, specialmente mesopotamiche. Forse si eta trattato di quel fenome- no di vasta portata che fu chiamato: “DILUVIO UNIVERSALE”’. Dicono le antiche isctizioni sumere ¢ accadiche: ‘Fu all’ epoca del Diluvio che la Divina Sovranita scese dal cielo e poi ne risali”. E il buon saccrdote Manetone, quando parlava di Sufis ¢ della sua apoteosi, doveva avere ancora in mente I’eco di quelle antichissime frasi che riguardavano il Diluvio, T'atcheologia, in epoca a noi abbastanza recente, ha potuto appurare che il Diluvio Universale @ stato un fenomeno realmente accaduto ¢ in Poca non di molto precedente alla costruzione della Grande Piramide. Ful grande archeologo Sir Leonard Wolley il vero scopritore della teal. 12, del Diluvio. Come tutti sanno, nel famoso grande scavo effettuato sulla collina presso la Ziggurat di Ur, fu trovato, sotto lo strato sedimen. tario del Diluvio, il segno di una civilea, pid antica. Per la prima volta reperti antidiluviani uscitono alla luce del Sole. Si vide poi, in altri scavi effetmuati in zone anche lontane, che il fenomeno diluviale era pid va.” sto di quanto si potesse immaginare e interessava tutti i presi di quella civilt primigenia che fu chiamata Edenica o Atlantidea, Dunque, quei faraoni archeologi, che sierano dedicaticinquemila anni fa alla loro opera di scavo. nel rimuovere coi loro scavi i deposit golena- lidelle piene del Nilo, stavano proprio facendo cid che cinquemila anni dopo compi il loro collega Woolley: Iimpresa di far rivenire alla luce i reperti anti-difuviani. Soltanto cost si spiegano gli scavi effettuati dal nipote del faraone Micetino e i rirovamenti di lapidi e scritture in una lingua sconosciuta che poteva venire ancora intesae interpretata dall'aiu- 96 Sienienecrcectersenommennenemmsnnsteronentreere tante del principe Herutataf che, almeno a giudicare dal nome, era quasi certo di provenienza mesopotamica, Dunque Cheope, Chefren, Micerino, personaggi mitici o illusori, il cui nome era stato inventato o storpiato da Erodoto, rispecchiavano quel gruppo di geniali ritrovatori di reperti anti-diluviani? La frase che ab- biamo riportata, ¢ che ci parla della sovranita celeste discesa dal cielo all’epoca del Diluvio, sembra volerci indicate che i faraoni delle primis- sime dinastic, ¢ primo tra tutti quell’ Osiride di cui gli Egiziani fecero il loro Dio, facevano parte di quella sovranita celeste, cioe di quell’ onda cxeativa che arcanamente pervase la Tetra all’epoca del Diluvio. Di Osi- ride si parla come di un sovrano realmente vissuto in mezzo ai suoi sud- ditic si parla anche di lui come di un grande civilizzatore, di un inventore, di uno scienziato, dello scrttore (lo “'SCRIBA”) di un grande libro sa. cro. Anche di un grande successore di Ositide il mito parla. Era chiama- to Menes ed era un tecnico formidabile. Sapeva perfino deviare fiumi maestosi come il Nilo. Tre piccole piramidi esistono a oriente della pitamide di Cheope. Una 2 dedicata alla moglie prediletta del faraone: Merit-Ites, la seconda dedicata alla loro figlia, ma la terza piccola piramide si dice che appar- tenga additittura ad Iside, la sposa di Osiride. E quanto allo ZED, la torre misteriosa ¢ introvabile che oggi sappiamo (per averla noi scoper- ta) essere nascosta dentto la Grande Piramide, ebbene la leggenda dice ‘che questo simbolico pilastto nasconda al suo intetno il cenotafio di Osi- side, la vuota tomba di quel Dio, di quel sovrano celeste che, sceso tra gli vomini al tempo del Diluvio, era risalito in cielo in apoteosi, col suo corpo vivente, dopo aver lasciato sulla Terra la sua opera ed i suoi nu- merosi doni all’ umanitA. C’é qualcosa di vero in queste leggende? Cer- chiamo di addentraci pid profondamente nella storia delle prime dinastie egiziane, a partite dalle origini fino a giungere a quella grande pirami- de che certamente esiste ¢ a quel suo costruttore Cheope la cui esistenza non @ altrettanto certa. Nel Museo di Palermo abbiamo a lungo osservato quella strana, neta Japide, purtroppo frammentaria, che @ nota col nome di Stele di Pa- Jermo’’. Questa pietta incisa ci offre qualche altra indicazione sulle oti- ” Bini delle dinastic egiziane. A differenza dell’elenco di Manetone, questa stele risale veramente al tempo antichissimo della quinta dinastia. In essa sono incisi dei veri ¢ propri annali in pietra che portano i cartighi dei re d’Bgitto segnati su una lastra di diorite. Quanto ai nomi dei fa- raoni d'Bgitto, si vede una doppia serie di personaggi. Alcuni hanno ‘una corona scuta sul capo € altri una corona chiara: i simboli dell’ Alto del Basso Egitto. L’antichissimo incisore di questa pietra conosceva dun. que i nomi di quei mitici sovrani che regnavano sull’Egitto quando era ancora un paese diviso in due parti. Quando I’Egitto fu unificato, la capital fu trasferita a NEKEN, la tesidenza del “grande re divino” ni- ficatore del paese. Nel tempio di Neken raffigurato un re che agita luna mazza terminante con una sfera. Questo re fu chiamato Narmer ¢ un’altra sua raffigurazione appare su una piccola lasra di schisto. Eta chiamato anche ‘‘re scorpione”’. Durante il suo regno l’unificazione del. VEgitto fu compiuta. Da allora, e per due secoli, I'Egitto sara governato da due dinastie originatie del sud e provenienti dalla citti di Tiny, pres 30 Abydo, Percié queste dinastie furono chiamate Tinite. Inizia cost I lenco degli antichissimi re divini ¢ mistetiosi. Erodoto, nel secondo libro delle sue STORIE, ci dice: “Un giorno, ‘ci tempi antichi, lo storico greco Ecateo, che si era recato in viaggio nella citta egiziana di Tebe, per darsi delle arie con gli Egiziani, volle descrivere il suo albero genealogico, vantandosi di avere avuto, come an- tenato in sedicesimo grado, addirittura un dio. Allora i sacerdoti egiz ni, sorridendo un po’ beffardi di fronte alla sua superbia, lo condussero, nei sotterranei del loro immenso tempio, sotterranei che io pure ho visi- tato, ¢ gli mostrarono, uno dopo I’altro, una immensa fila di colossali statue di legno. Ce ne erano esattamente trecentoquaranta, Comincian- do dall'ultima e tisalendo a rtroso il tempo, verso la prima, glifecero , notare che ciascun personaggio era figlio di un padre compreso nella se- tie, cost di fronte a quella immensa genalogia, il povero Ecateo dovette vergognarsi del suo scarso albero genealogico che conteneva solo sedici antenati. Quelle statue invece rappresentavano trecentoquaranta uomi- nic tra tutti quegli uomini non c’era nemmeno un dio perché Dio scese realmente sulla terrae sull'Egitto ma la discesa di Dio Onnipotente, che 98 venne ad abitare in mezzo agli uomini, 2 avvenuta prima che vivessero sulla Terra i trecentoquaranta uomini rappresentati dalla lunghissima Sila di statue. E dopo Dio, che gli Egiziani chiamano Osiride, regnd sul- ‘a Terra e sull'Egitto il figlio suo Horus che i Greci chiamano Apollo. ‘Ma il vero Dio 2 solamente Osiride che, superando il Diluvio, fece scen- dere la regalita celeste sulla Terra.."” ‘Questa ultima frase ci fa proprio pensare a quella sovranita celeste che all’epoca del Diluvio, stando alle scritture accadiche ¢ summere, scese dal cielo ad abitare con gli uomini. L’antichissima pietra di Palermo, riguardo alle prime dinastie, ci da notizie in gran parte confermate sia da un pa- pito che chiamato: ‘“Papiro di Torino”, sia dall’clenco sctitto dal sa- cerdote egiziano Manetone. L'’opera di Manetone, purtroppo, and’ distrutta nell'incendio della Biblioteca di Alessandria, tuttavia storici dei primi secoli del Cristianesimo riportano alcuni estratti della sua opera che ci petmettono di conoscere i nomi dei re delle due prime dinastie tinite. Sono nomi incerti ed oscuri. Poco o nulla sappiamo di quegli an- tichi regni della loro durata. Ma tutte queste fonti concordano nell’ af- fermare che, dopo I'epoca di Osiride, il primo te d’Egitto si chiamd Menes. Qualche stotico tende a unificare la figura di Menes con Narmer. Ecco cosa ci dice Erodoto quando patla di Menes e delle sue opere colossali: “‘Stando a quello che ci hanno raccontato i sacerdoti, Menes primo re d’Egitto, protesse con una diga il luogo dove sorgeva ¢ dove ancor oggi sorge la sua cittd di Menfi. Il Nilo scorreva allora al di Ia di ‘una grande catena di montagne. Menes costrinse il fume, con impo- nenti sbarrammenti, a compiere un grosso gomito. Prosciug® l’antico alveo, deviando le acque del fume e facendo in modo che scorressero fra quelle montagne. Se una volta I’alera il fiume vincesse I'antico sbar- ramento ¢ lo travolgesse, tutta Menfi correrebbe il tischio di essere sommersa”’. Come si 2 detto, conosciamo lordine di successione dei re delle due prime dinastie. Eccone I’elenco: 1°) MENES o NARMER 2°) EA 99 Secondo Manetone, Menes avrebbe regnato 62 anni e da piccolo sa tebbe stato allevato da un ippopotamo. Ea satebbe stato un medico, una ipk im a be . toro API. Con I fine di questa dinastia si conclude, in modo mistetio- ‘2: i petiodo tinea, petiodocaratterizzao da sttt apport Ege to ¢ 14 Mesopotamia, attraverso la Palestina. Queste due tee cy car NG un rande via commerciale che anccamente fu cama : “La strada del grande re”” 0 ‘Via teale’’. Il inistrati etiiano 8 fsato a Menf, che reek Is opie seg eae Sfeoli Alla fine del periodo tinita la monarchia faraonica ® ben cone It data, I regno& fortemente centralizzatoc sono create gerarthne ene $5.1 Pacse& ben iigatoe prospero, Icostrutot, gi ats gi tigi sono in poseso di tecnihe molto sais. : terza dinastia inaugura quello che & chiamato: “L' 7 destinato a mantenere pes per aie eal Lantico Egitto fu chiamato “dono del Nilo”. Gi Egii dovevano a- dispetto a se stessi o forse i i qualcuno, con cattivi co toto, cteando un lago artificial lungo il corso del Nilo, La dign cl Me ‘Pes non eta uno sbatramento ma solo una deviazione del corse del ft. 100 ‘me; il Nilo poteva scendete liberamente verso il mare. La moderna diga di Assuan, invece, snatura completamente il grande fiume. A monte della diga I’acqua & verde ed @ piena di vivo ¢ fertilissimo limo. A valle di questa malaugurata diga, I'acqua del fiume ? grigia e morta. Le mi- gliaia ¢ migliaia di tonnellate di limo vanno a fondo nel grande lago attificiale ¢ si disperdono. Invano, un complicato sistema di dragaggio cerca di recuperare quel limo che una volta I’acqua stessa convogliava direttamente sui campi. Gli uomini antichi, oltre al vantaggio della prosperita, avevano avuto in regalo dal Nilo anche il miglior calendario tra tutti i popoli dell’anti- chit, L’anno era diviso in tre stagioni. La prima era AKT e questa paro- Ja significa appunto: “primo”. Questo era il tempo dell'inondazione. La seconda stagione cra chiamata ““FERET” ed era il tempo della semi- na e della maturazione. Per vie traverse il nostro vocabolo ‘Fertilita’”” forse deriva da FERET. Il terzo petiodo era chiamato “KEMU' ed era il tempo del raccolto, della trasformazione ¢ della conservazione. Il nostro vocabolo “*Chimi- ca’’, attraverso il termine arabo ‘‘AL KEMIA”’, deriva certamente dalla parola KEMU. Per un lungo periodo di tempo il primo giorno dell’anno, il capo- danno egiziano, dovette coincidere esattamente con I’inizio della piena del Nilo. Gli Egizi, buoni osservatori delle stelle, si erano accotti che Je acque del Nilo si gonfiavano quando cominciava ad apatite all’ oriz- zonte una stella che faceva da “‘segnale della piena’’. Chiamavano que- sta stella “SEFEDET”’ o “'SOTIS” (la nostra Sirio). Questa stella appativa pochi minuti prima del sorgere del Sole ma nel cortere dei secoli questo segnale non funzionava pil. Molti Egiziani stavano sempre di guatdia sulle montagne prima del sorgere del Sole. II cielo era sempre senza nu- vole e le costellazioni scintillavano nitide. Tutti attendevano il sorgere di SEFEDET, ma la stella non appariva. Di colpo, invece, le acque si gonfiavano e travolgevano quelle persone che, senza alcun segnale, non avevano fatto a tempo a porsi al riparo. L’antica divisione annuale sem- brava perdere ogni valote. Le tre stagioni duravano quattro mesi di trenta giorni ciascuna. In totale trecentosessanta giorni. Ma qualcosa era suc- 101 cesso a far si che antico ritmo fosse cambiato. Sctitture antichissime, come il libro di Bnoch, esortano I'uomo a dividere l’otizzonte in trecen. ‘osessanta parti corrispondenti ai trecentossessanta giorni dell'anno. Que- sta regolarita, di colpo, fu alterata. La grande “‘trottola terrestre” si sbilancid, I'asse della terra si inclind, oscillando lentamente secondo un moto che oggi viene chiamato di “pre. cessione degli equinozi’’. Cosa dunque era avvenuto? L’anno durava di pid. Si dovettero aggiungere ai trecentosessanta giotni cinque giomi, ma anche con trecentossesantacinque giorni le cose non combinavano. ‘egual- mente: SEFEDET arrivava in ritardo. Questo ritardo eta minore ma esi- steva ancora. L’anno solare non era dunque perfetto come una volta Oggi noi sappiamo che I'anno solare dura trecentosessantacinque giotni €un quarto. Cosi ogni quattro anni gli Egizi si trovavano, nei loro con- ti, in ancitipo di un giorno tispetto al sorgere della loro stella protettti- ce, SEFEDET. Dopo cinque secoli, lo fasamento trail sorgerc della stella c il gonfiarsi delle acque del Nilo saliva a ben quattro mesi. Tutti gli anrichi conteggi non servivano pit a nulla? Soltanto dopo un ungo pe- riodo di tempo di 1460 anni Ie cose sarebbero ritomate al loro giusto Posto el ealendatioastronomico avrebbe di nuovo coinciso con quello. solare. Questo petiodo di 1460 anni @ chiamato: ‘PERIODO SOTIACO” © “PERIODO DI SEFEDET"”. Cost gli astronomi, basandosi su questo ritmo sotiaco, oggi sanno che la perfetta coincidenza trail gonfiarsi del. le acque del Nilo e il sorgere di Sefedet al momento della levata del Sole @ avvenuta poche volte nel correre dei millenni ed esattamente ne- gli anni 4232 a.C.; 2772 a.C.; 1317 a.C; nel 139 d.C.; € nel 1599 d.C. Avverri ancora questa coincidenza nel futuro anno 3050 d.C. Questi important riferimenti astrologici hanno consentito agli storie! di introdurre alcuni punti fermi che facesseto da sostegno alla storia del. Vevoluzione della civiltd umana. Cost alcune date importanti sono state fissate con una certa sicurezza. Molti egittologi sono d’accordo nel rite, nere che I'adozione del calendario sotiaco sia ayvenuta all'inizio della terza dinastia, in quello straordinario periodo in cui regnava ZOSER. 102 il saggio re che si avvaleva della collaborazione del suo architetto Imot- hep. Questi due personaggi dominano I’intero periodo della terza di- nastia, Secondo molti studiosi la prima data sotiaca da prendere storicamen- te in considerazione dovrebbe essere quella del 2772 a.C. che cade, gross0 modo, nell’ epoca di Cheope. La data, precedente, dell'appuntamento tra il Sole ¢ Sefedet, cadendo nel 4232 a.C., si perde nella notte dei tempi e gli studiosi non hanno clementi per poterla prendere in consi- derazione. Sarcbbe dunque Cheope liniziatore del calendatio sotiaco nella cronologia egiziana, seguendo il modo di pensare di questi stu- diosi che prendono, con una certa leggerezza, in considerazione il fatto, assai dubbio, che sia esistito realmente questo mitico faraone. Avvenne dunque in questa epoca il primo sintomo di una profonda trasformazione che sembra uscire in modo completamente inatteso dal- le buie profondita della famosa “lacuna storica’’. Risultato notevole, questo, perché situa in un periodo molto nebuloso un avvenimento im- portante che cifornisce un elemento prezioso pet la ricostruzione, anco- ratutta da fare, della storia di quell’ epoca cost scatsa di notizie e di precisi riferimenti. E 'epoca della costruzione della grande piramide ed quella che fino a poco tempo fa venne chiamata “‘I’epoca del faraone Cheo- pe’. Ma oggi I'archeologia, in uno scrupoloso esame di coscienza, ha constatato di avere in mano ben pochi elementi utilizzabili per stabilire la realta dell'csistenza di Cheope: non basta la piccola statua d’alaba- stro, Su tale statuetta il cattiglio & ben leggibile ma, come si # detto, quel cattiglio parla di un misterioso Kufu che, pid che un personaggio realmente vissuto, sembra essere un simbolo. Certamente quella statuetta & molto strana. L’abbiamo osservata con attenzione al Museo del Cairo nel cui catalogo porta il numero: 4244. Appare ai nostri occhi un ometto basso e grasso, robusto e nerboruto. Ha qualcosa di femminile ¢ questa impressione @ accentuata dal fatto che i piedi ¢ le mani sono patticolarmente piccoli, come quelli di una donna, ¢ ci sorprendono in un corpo che @ abbastanza poderoso. La grossa testa leonina troneggia su un collo taurino, Il volto esptime energia e volonta. La bocca camnosa @ atteggiata ad un sorriso tenue. La faccia @ 103 modellata a larghi tratti che esprimono nobilita. In capo @ posta la coto- na del regno del Nord. Questo personaggio era dunque originario del Delta e della cittd sacra al dio On? La statuetta non ci da alcuna risposta in proposito ¢ I'uomo misterioso resta muto sul suo trono. Non basta questo piccolo oggetto a ricostraie la figura di Cheope. Gli altti documenti sono scarsi e insignificanti: qualche cartiglio col nome Kufu, qualche frase geroglifica che accenna alla “‘squadra di Ku- fu’. B un simbolo? B il nome di un faraone? Tutto resta avvolto nel mistero. i Capitolo secondo IL PASTORE FILITIDE DI ERODOTO, “‘FIGURA” ARCHEOLOGICAMENTE DETERMINANTE 104 ‘TRIPUDIA IL CIELO: LA COSA NUOVA APPARE! ENNEADE, FIGLIO, RINASCI AL SOLE PLASMATORI DI FORME, LO AVETE RICREATO! ECCO CHE SIEDE SOPRA IL TRONO DEL COSMO, PERVADE I CIELI, ABBATTE LA BARRIERA: ORA IRROMPONO I MORTI, SON PIU VIVI CHE MAL. B LUI CHE HA CONQUISTATA L'ETERNITA PER L’UOMO. AI SUOT PIEDI SORRIDE LA SAGGEZZA. GRIDA ANCHE TU CON GIOIA: “LA PIRAMIDE MADRE” HA PARTORITO!” (Testi delle Piramidi) ----""Cosi per 106 anni gli Egizi visero in un periodo estremamente infelice ¢ i loro templi rimasero chiusi. L’avversione che il popolo egizio sente per Cheope ¢ per Cheften 2 tale che non vogliono pi nemmeno nominarli e quando devono definire le due grandi piramidi dicono: “Quelle sono le piramidi del pastore Filitide che nei tempi antichi face- va pascolare le sue greggi proprio in quei luoghi’’. Ecco le strane frasi crite da Erodoto nel secondo libro delle sue Sto- tie, Le riportiamo integralmente. Non possiamo, di colpo, rfiutare queste parole e non dar loro alcun credito, proprio noi che dobbiamo essere particolarmente grati al Padre della Storia”” che ci ha permesso di sve- late il mistero della costruzione della grande piramide, quando abbia- mo prestato fede al suo racconto sui famosi ‘‘legni corti’’, che tanto filo da torcere aveva dato agli storici. Si, va bene, Erodoto non parla della Sfinge e di tanti alti fatei e mo- 107 ‘umenti importanti. Tuttavia, a parte cid, ci si2 rivelato un eronista molto setio ed attento, quasi sempre assai degno di fede. Certamente anche questa volta deve aver preso molto sul setio e rifetito coscenziosa- mente le parole di quei sacerdoti del tempio di Fta’ che lo accompagna- vano in gito per Menfi e Ghisa (Gizeh o Jessen). Sta a noi interpretare nel modo giusto queste parole, cost come abbiamo interpretato in mo- do giusto i “legni corti’” (Brankoi Xiloi). Proprio questi sacerdoti, pur appartenendo ad una generazione alquan- to lontana nel tempo, erano i nemici giurati dei costruttori delle due ‘grandi piramidi, quei monumenti cost “poco sacti’’, privi di iscrizioni, di getoglifici e di figure ieratiche. Dunque, i costruttori di quelle piramidi erano nemici della eligio- ne, Forse anche loro, cost come in epoca pid vicina, al tempo del farao- ne Akenaton, erano adoratori del Dio Unico e avevano fatto chiudere ‘tutti i templi della pletora di diviniea dell’ antico Bgitto, facendo titor- nare il paese ad una specie di monoteismo che il Libro dei Morti, coevo delle piramidi, ci rivela di tipo ositidiano. Certo, all'epoca in cui Ero- doto andé a fare il suo viaggio in Egitto, ancora dovevano fiorire i rac- conti su quello scandaloso personaggio di Akenaton che aveva dato un incarico a pid di cento scalpellini di toglicre dagli antichi gerglifici la parola: “gli dei” per sostituirla con la parola: “‘Dio™. Praticamente do- vevano scalpellare il simbolo con le molte baudiere divine lasciandone una sola, Gli studiosi, riguardo alla frase di Erodoto che parla del pastore Filiti- de, hanno messo in evidenza il significato etimologico di questo nome € si sono chiesti se in Filitide non timanga il ricordo di quel popolo di grandi pionieri, che portarono la civiltd anche nell’antico Egitto, di quei astori palestinesi che furono i progenitori degli Ebrei: i Pelasgi Abbiamo visto che la pitamide di Cheope veniva chiamata nell’anti- chit: ““AKKAT KUFU” e che gli egittologi traducono questa frase, di- cendo che significa: “ORIZZONTE DI CHEOPE””, oppure “CHEOPE APPARTIENE ALL’ORIZZONTE"’ o anche ‘‘SPLENDENTE E. (CHEO- PE"’. Ma sappiamo anche che la parola AKKAT puo essere accostata al vocabolo semitico AKKAD e abbiamo detto che KUFU ha la stessa ra- 108 dice della parola KUFA, CEFA, e KUBA. ‘Anche gli antichi Romani avevano appreso dagli Etruschi ad onorare Ja sacra KUBEBE che poi divenne la dea Cubele. Si @ visto che questa tadice ha il significato di “‘custodia’’ , ‘‘protezione”’, e anche di ‘‘sarco-_ fago” e di “‘cassa di pietra’’. Non appare quindi azzardata l’ipotesi che “AKKAT KUFU:"* possa significare ‘‘SARCOFAGO ACCADICO”, ppiuttosto che "“ORIZZONTE DI CHEOPE”’ e questo nome Filitide, ac- costato cost stranamente alle due grandi piramidi, potrebbe esservi sta- to aggiunto nel correre dei secoli, non per odio verso quel Cheope che forse non era nemmeno mai esistito, ma proprio per ricordare gli anti- chi, veri, costruttoti delle piramidi, quei Filitidi in cui si adombrava la figura dei Phalastu, dei Philistin che non sono altro che i Pelasgi. E cost come ad Atene, a Delfi, a Delo, a Creta e in molti altri centri di anti- chissime civilt2, scavando trincee archeologiche molto profonde affiora- no mura pelasgiche (0 “‘pelastiche’’) vestigia megalitiche, parimenti anche I'Egitto conserva tradizioni di questa civilta primigenia che Pla- tone Chiamd: ““Adiantidea”” Nei primi anni di questo secolo I’archeologo inglese Flinders Petrie, scavando un profondo pozzo presso la grande piramide, trovd interes. santi vestigia pelasgiche. Ma, gia nel maggio del 1850 il Mariette, in un profondo scavo effettuato a fianco della sfinge, aveva trovato i testi i mura ciclopiche con i loro caratteristici, immensi megaliti pentago- nali ¢ in una nicchia, tra quei megaliti, erano venuti alla luce preziosi, antichissimi oggetti d’oro, talmente leggeri che sembravano fatti di car- ta: anelli e braccialettisbalzati con stile ¢ tecnica originale, che noi defi- niremmo tipicamente orientali. Fino a poco tempo. fa questa civilta pelasgica dei megaliti, cost pro- fondamente pervasa da influssiorientalizzanti, era ancora quasi scono- sciuea. Oggi sappiamo che strettamente legata a quella koiné di popoli che aveva il suo baricentro nella citta portuale di Agade, il cuore del- Vimpero di Sargon il Grande. Ma vi il buio della grande /acuna storica arendere indefinito questo legame. Vi quella oscurita cronologica che 2 situabile verso la fine del terzo millennio a.C. ‘In questo periodo la storia tace. Idocumenti, per tutto il Vicino Orien- 109 te, sono talmente scarsi ¢ insignificanti che non si ancora potuto far luce sugli avvenimenti che seguono la fine dell’ Impero satgonide e che precedono il regno di Hammurabi. Non solo non sappiamo cid che @ avvennto, ma nemmeno quanto @ durato questo periodo di passaggio. Dalla durata che si attribuisce alla “‘lacuna storica”” dipendono le date € Vinquadramento cronologico delle origini della civilta. Attualmente sli storici tendono a far retrocedere nel tempo il regno di Sargon il Grande € Vinizio della dinastia di Accad. Cost quella Sovranita, ‘che scese dal cielo all’epoca del Diluvio"’, sarebbe da datarsi a quasi 6000 anni fa. Con I’awvicinatsi di questa epoca straordinaria della storia, la presenza_ di colonizzatori di lingua semitica nella Mesopotamia e nel Vicino Oriente diviene talmente forte che tutta la civilea primigenia non fa che prende- re in prestito parole e tecniche accadiche (cosi come ha dimostrato il no- stro amico professor Semerano). L'industra, l'agricoltura e Iallevamento del bestiame devono agli Accadi i loro primi impulsi Il sistema di sara- Ginesche, pet Vittigazione dei campi, ricorda col nome stesso la figuia di Sarrukin, il Saracino; "ava sarsina o saracina, il grano satru o fatto, sono similmente nomi che ricordano il grande Sargon. Accadico @ il si- stema di taglio delle piette, della loro sfaccettatura e della loro incisio- ne. Accadici i sigilli cilindriei ruotanti, accadici molti utensili da lavoro, ‘noncke il sistema di mole ruotanti per afflare questi utensil, accadiche Je grandi navi che superavano la lunghezza di novanta metti, accadica Finvenzione della ruota, ¢ perfino quel meraviglioso predellino che partiva dall'asse della ruota girante e permetteva di porte il piede per sale sul catro anche mentre la ruota girava; Accadici i forni a riverbero che mol- to pit tardi vennero erediati dagli Etruschi; accadica la coltura dei cereali. ‘Troviamo in una antichissima iscrizione: ‘..allora il dio Anuon de- cise di far conoscere il grano (NISABA) anche al popolo di Sumer, quel- Ja gente che mangiava solo aglio e non conosceva i cereal...” Nel mistetioso pastore Filitide @ facile trovare adombrata la figura di Sargon il Grande, che era definito “il buon pastore”. Ma tomiamo allEgitto. Anche questo paese, pur essendo lontano dalla Mesopotamia, era ad essa sttettamente legato. All'epoca predinastica, nella'valle del Nilo, si praticavano intesi scambi con i popoli della Pale 0 stina e della Mesopotamia. Il legname, praticamente inesistente in Egitto, 2 parte gli alberi di acacia e le palme, veniva importato non solo dalla costa siro-palestinese (cedri del Libano) ma anche, attraverso la Mesopo- tamia, dal paese di Magan e dal Sind, ciot dall’India che produceva il_ famoso legno di sandalo. Dalla Mesopotamia si importavano gioielli ¢ pietre preziose. Il grande porto di Agad® smistava anche in Egitto, at- traverso il mar Rosso ¢ un canale che da esso immetteva nel Nilo, pietre preziose, gioielli, metallie spezie. Altre materie prime ed altri prodotti lavorati giungevano in Egitto attraverso quella lunghissima pista caro- vaniera palestinese di cui abbiamo parlato e che veniva chiamata: “La strada del Grande Re”. Il nome di Narmer & stato trovato su una terra- cotta in Palestina. Tra i reperti dei musei egizi che si rifetiscono al pe- tiodo predinastico si trovano molt sigilli accadici, molte cetamiche siriane ¢ palestinesi. Si sono trovati i nomi dei re Djet e Nebre sulla strada orien- tale che collega la valle del Nilo col Mar Rosso. All’inizio della prima dinastia egiziana e nel precedente periodo predinastico, gli edifici sono interamente costruiti con mattoni cotti con un misterioso sistema che utilizzava i raggi solari, a perfetta imitazione della ziggurat di Ur. Du- rante la tetza dinastia, il re Zoser fece costruire dal suo architetto Imho- tep la grande piramide a gradoni di Saqqara, in piccoli blocchi calcarei delle dimensioni di un normale mattone. Strano questo immenso lavo- to di taglio e squadratura dei blocchetti che a milioni, visti da lontano, avevano I'appatenza identica a quella dei ‘‘mattoni sargonici”, di quei ‘mattoni che ancor oggi, dopo sei millenni, appaiono saldamente inca- strati'uno all'altto a formare le imponenti rovine della Ziggurat di Ut. Sulle due facce principali di questi mattoni esistono una convessitl € tuna concavitA di forme ellittica che ne petmettono l’incastro, ed anche questa 2 una delle tante meravigliose invenzioni accadiche. E allora pos- siamo proptio dire che I'Bgitto non ? soltanto, secondo la frase tradizio- nale, un “dono del Nilo”, ma @ soprattutto un dono. di quel Sargon-Osiride che irradiava la sua saggezza e le sue idee geniali in un vastissimo anello del nostro pianeta. Era per gli Egiziani il grande Fra, cio? il ‘‘costruttore”’. 1 faraone Snofru era in continuo contatto con la Palestina ¢ la Siria ut € teneva in una baia della costa palestinese una flotta di quaranta navi da catico sempre pronta ad effertuare il trasporto di merci preziose. I faraone Sehure, per la sua piramide, si era fatto costruire un grande ¢ lunghissimo tubo di rame chiuso su se stesso senza giunture longitu- dinali ¢ usato come scolo per I’acqua lungo i trecento metti della rampa della piramide stessa. Quest’ opera tecnica meravigliosa gli ea giunta dalla Palestina. Dunque, il bravo pastote Filitide, a tempo perso, faceva anche il fab- bro ferraio e l’idraulico! Breve @ in Egitto il passaggio dal Neolitico all’epoca storica e alla ci vilta. Cacciatori semiselvaggi e strappatoti di prodotti mangerecci selva- tici, per dirla con una famosa, antica iscrizione: “gente che sciama nelle pianure mordendo I’erba coi denti e bevendo l'acqua delle pozzanghe- tc", si trasformano con inspiegabile rapidita in un popolo ben organiz- zato e civile, retto da un organismo centralizzato. E una esplosione di civilta, un repentino salto di livello che segue la stasi dell’eta della pic- ‘ra durata un milione d’anni. L’incredibile rapidita di questa evoluzio- ne, che awiene a partite dal petiodo predinastico, non pud essere altrimenti spiegata che con I'arrivo, nella valle del Nilo, di un gruppo di pionieri straordinatiamente evoluti, che portano in Egitto le loro idee innovatrici, le loro tecniche e la loro cultura superiore. Questa corrente oteva avere una sola provenienza: dal Vicino Oriente, dai paesi del Golfo Petsico, della Mesopotamia. Strada di provenienza era la via del ‘‘Gran- de Re” che attraversava la terta di Filitide, quella via che due millenni pid tardi fu percorsa da Abramo. Alcuni scienziati, caparbiamente ancorati alle idee ottocentesche del- la provenienza nordica della civilta (la tcoria degli Arii e della civilta indo-europea cost cara al Bopp), atrampicandosi sugli specchi, hanno detto che l’ondata di civilta 2 giunta dal Nord nell’ Africa, o ateraverso a Spagna,o attraverso i Balcani. L’avvento degli Indo-Europei fu un ar- tivo di barbari in paesi altamente civilizzati. Queste comunita ariane ec- cellevano solo nell’arte della guerra ¢ attraverso la loro letteratura, € soprattutto le mille poesie del Rigveda, possiamo conoscere le loro im- 12 prese etoiche ¢ battagliere. Nulla sappiamo delle loro costruzioni per- ch€ non erano costruttori ma solo predatori che si insediavano nelle case dei loro nemici vinti. Nulla sappiamo delle loro invenzioni perché non furono inventori. La loro bevanda sacra eta il SOMA, cio? la birta, in _ cui venivano disciolte droghe come la Asclepiadea acida o la Amanita Muscatia, sostanza molto vicina al moderno LSD, che veniva usata pet rendere ebbri di furore bellicoso i guerrieriariani. Questo SOMA sosti- tuisce il sacro vino NAMA introdotto dagli Accadi. Vie un sistema archeologico per poter conoscere in che modo ¢ se- condo quale senso di marcia avviene il diffondersi della civilea, Questo sistema & chiamato “‘tecnodiaspota’’. B necessario parlarne, perche il sultato di queste ricerche ci dice che la corrente di civilt che giunse in Egitto proveniva sicuramente dalla Mesopotamia. Il centro di irradia- zione fu la citta di Agade, la capitale dell’Impero di Sargon, di quella “figura luminosa”’ che i Greci chiamavano PHOS-EIDON (immagine di Luce), cio Poseidone, e dai Greci la citt’ marinara di Agadé fu chia- ‘mata Poscidonia. I grande archeologo inglese Flinders Petrie, studiando il petiodo pre- dinastico egiziano ¢ in particolare la cultura amraziana, che prende il ‘nome dalla citt3, di El Ama presso Tyni, al confine tra il Medio e I'Al- to Egitto, stava ponendo alcune etichette numerate sui reperti appena scavati nella localiti di Naquada e relativi a questa cultura, Ebbe alloca quasi un senso di ribellione e disse a se stesso: ‘‘Sto sprecando il mio tempo. Che senso ha appiccicare su un’anfora di terracotta il numero 722? Occorre che su questa etichetta io possa segnare qualcosa di molto pia significativo, che sia legato all’evoluzione delle forme, non solo de- ali oggetti ma anche delle loro decorazioni. Allora i numeri, col loro crescere, segneranno il lento trasformarsi secolare degli oggetti scavati, € nessuno potri pi dire che questo vasetto che porta il numero 722 pte > ceda nel tempo questo altro recipiente che porta il numero 511. Il mio ‘nuovo sistema numerico mi deve dare la certezza della anteriorita di un ‘oggetto rispetto ad un altro. Lo chiamer® ‘‘sistema di sequenze crono- logiche’’ (sequence dates, cio® S.D.)"" 13 In breve tempo Ia scala cronologica fu costruita. Gli §.D. da uno a ventinove si sifetivano al neolitico. Gli S.D. dal trenta al settantasei si riferivano invece al predinastico ed infine gli S.D dal settantasette in ‘poi si tiferivano all'inizio delle dinastie storiche. ll sistema ideato dal Petrie ebbe fortuna ed oggi, con le conferme ottenute attraverso il sist ‘ma di datazione col carbonio radioattivo, i numerini che seguono la si- sla S.D. ci artestano realmente la priorita di un oggetto rispetto ad un altro. Ma il Petrie non si accorse che il suo geniale sistema, oltre a stabi. lire priorita relative tra oggesti e oggetti, poteva darci assai di pin: pote- 1a fari rsalire le maglie del tessuto della ‘‘tecnodiaspora", fino a giumgere 2 scoprire quel punto dello spazio e del tempo da cui mossero gh im. bulsi decisivi che trasformarono Ia preistoria in Storia, l'ominide in Ho- ‘mo Faber ¢ in Homo Sapiens. U sistema $.D. basandosi sul preconcetto della “‘continua evoluzione ‘umana”’,studia solo il “‘cambiamento degli oggetti Ia loro trasforma- zione nel tempo. Pet risalire le maglie della tecnodiaspora occorre in ce ad ogni cambiamento dare un senso, ditemmo quasi “'vettoriale”, stabilire ciot se si srattd ai un perfezionamento tecnico creativo o, inve. ce, un peggioramento, di una involutiva copiatura, Un $.D. 73 tispetto aun S.D. 72 ci mostra un piccolo cambiamento di forma in un vaso. Col metodo della tecnodiaspora, invece, un T.S.D. 133 rispetto a un T.S.D. 132 ci mostra un manufatto tecnico pid perfezionato in parago- ‘ne ad un altro (nell’esempio un particolare oggetto fuso in lega di bron- zo, una punta di lancia in cui I'alveo vuoto pet il fissaggio dell'asta & ottenuto col sistema della ““cassa d’anima’, mentre per il T.S.D. 132 il fisaggio non ® cos perfezionato essendo la fusione eseguita senza “cassa danina) La sigla T.S.D. abbrevia le parole ‘tecnodiaspora sequence tes). _ Questo nuovo sistema é molto utile a studiare le detivazioni di inven- zioni e di oggetti creativi da altri oggetti e soprattutto i periodi involuti- vinei qual i “perfezionamenti"’ avvengono all’indietro, e ciottisalgono Ia cortente del tempo ¢ i peggioramenti negli oggetti e nei manufatti Seguono invece il corso cronologico. Il T.$.D. fu da noi utilizeato quan- do ci occupavamo del problema delle origini della bussola dei Pelasgi 14 che dava finalmente un significato al famoso “‘caduceo di Hermes". Que- sto sistema da a noi la certezza che la corrente di civilea che fece uscire IEgitto dal neolitico, portando il fertile limo di un grande progtesso 1 dove prima esisteva solo il deserto arido della barbaric, proviene real-_ mente dal Vicino Oriente attraverso la Palestina. I nuovi venuti, agli cocchi degli Egiziani ancora barbati, dovevano appatire come Palestinesi non come Mesopotamici, dato che quest’ ultima terra era troppo lon- tana, Di qui nacque il mito di Filitide ‘Molte invenzioni e scoperte avvennero in Egitto ¢ Mesopotamia quasi alla stessa epoca. Quando un fatto simile si verifica, ognuna di quelle invenzioni deriva certamente dall’altra ¢ il metodo della tecnodiaspora idice in quale senso si diffusa la civilea e quale invenzione & originale quali invece sono derivate. Cosi vediamo, nel caso dei mattoni dei pri- ‘mi monumenti egizi e mesopotamici, che quelli riavenuti ad Ur, col loro straordinatio incastro sono senz’altro pit perfetti. Lo stesso discorso potremmo fare pet molti oggetti di analoga forma ottenuti per fusione di bronzo o di rame e anche in questo caso la palma della priotita va assegnata ai reperti accadici. Inoltre abbiamo altre conferme: il famoso ‘manico di coltello di Gebel Arak, realizzato in avorio ¢ appattenente al petiodo predinastico,'cosi come alti simili reperti dello stesso perio- do, riproduce scene, oggetti e persone tipicamente orientali. Molto pro- babilmente si tratté di poche centinaia di pionieri che giungevano da Oriente attravetso Ia Palestina. Non fu una invasione brutale, non vi furono battaglie ¢ d’altra parte gli Egiziani di allora potevano essere pa- ‘agonati agli sparut indigeni che vivono ancora nascost nelle foreste lungo i fiumi amazzonici. Avvenne dunque un pacifico travasamento di ctea- tivita, un perferto ¢ tipico caso di tecnodiaspora ¢ numetose sono le prove