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Le favole di Bomarzo

Marco Maria Melardi Voi che pel mondo gite errando vaghi Di veder meraviglie alte e stupende Venite qua ove sono facce horrende Elefanti, leoni, orsi et draghi [iscrizione nel Sacro Bosco]

In basso. Bosco Sacro di Bomarzo. La panca etrusca.

l Sacro Bosco di Bomarzo fu riscoperto dopo quasi tre secoli di silenzio dei documenti. La prima volta, negli anni Dieci, fu Isabella Porges Borghese, duchessa di Bomarzo, ad appassionarsi alle sculture che occhieggiavano dai rovi, fra le ombre delle querce, tanto che lottimo Domenico Gnoli pubblicava nel 1916 un prezioso articoletto che gettava un po di luce sul committente di quel singolare parco di statue, identificandolo correttamente con Vicino Orsini. Lo Gnoli ricordava anche uniscrizione che descriveva la fauna di meraviglie di pietra, della quale si persero le tracce. Ma fu un momento: dovettero passare

altri ventanni perch vi si imbattesse Salvador Dal, il quale vide nella Casetta storta come labituro di una strega, nellelefante minuscolo rispetto ai due faccioni da babau che sembrano gracidare, una anticipazione del suo gusto surrealista e paranoico-critico. Dal si fece portavoce delleccezionalit estetica del luogo che attir non solo linteresse degli studiosi e degli estimatori della bizzarria, ma anche gitanti e turisti. Erotismo e crudelt, ninfe discinte, elefanti, leoni orsi et draghi e facce horrende emergevano pezzo a pezzo dal luogo ridotto in macerie, insieme con i frammenti delliscrizione che le celebrava, posta su di una sbilenca panca coperta, disseppellita a pezzi e rimontata, risvegliando sogni, fantasie romantiche e tante domande. Ci che segu storia nota: il magnifico complesso statuario divenuto noto in tutto il mondo per la sua particolarit ed amato e visitato in ogni momento dellanno, pronto a nutrire limmaginario di grandi e piccoli, turisti e studiosi. Gi, limmaginario: mentre gli storici dellarte e dellarchitettura si occupavano di stabilire date, individuare i possibili artefici, di studiare le motivazioni del com-

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mittente e di interpretare il significato delle iconografie su base rigorosa, emergevano sfumature esoteriche la Selva luogo di prove iniziatiche che lincontro con le figure simboleggia egregiamente e desiderio di mistero, e a Bomarzo si accostarono pensatori, romanzieri, musicisti e registi cinematografici. Questi iniziarono a narrare le proprie storie, ispirandosi non soltanto alle proprie impressioni ma anche ai racconti di coloro che in mezzo a quei colossi abbandonati erano sempre vissuti: la popolazione locale. I volti giganteschi dallaspetto terrificante, un drago, una tartaruga gigantesca... ecco che invece di innocue opere darte, abbandonate comerano assunsero laspetto di mostri. Dalla bocca dellOrco, infatti, uscivano funeree profezie per chi vi si imbattesse a mezzanotte. Chi, se non un mostro aveva potuto circondarsi di una simile corte spaventosa? Si raccontava di un principe gobbo e pavido, amato soltanto da una terribile nonna, che avrebbe realizzato quellorrida compagnia per terro-

rizzare la moglie e dissuaderla dal cercarsi un amante pi prestante, di un signore stupratore di fanciulle che i mostri di pietra divoravano allegramente, fino a quando una delle sventurate ragazze, fini-

Cultura

A sinistra. Bosco Sacro di Bomarzo. Il tempietto.

ta nel suo letto non lo strozz con la propria treccia, liberando il contado dallincubo. Ma il popolo sa

A sinistra. Bosco Sacro di Bomarzo. La furia.

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In alto. Bosco Sacro di Bomarzo. Lelefante.

In basso. Bosco Sacro di Bomarzo. Lorco.

anche essere caritatevole e, pensando sempre ad una sfortuna originaria del signore, diede anche uninterpretazione pi benevola: tanto brutto era nato il poveretto che la magnifica moglie non riusciva ad accostarsi a lui, e allora egli costru quel meraviglioso parco per mostrare allamata che anche nellabnorme c unaltra bellezza. Unaltra poetica voce racconta invece che alla nascita dellerede di Bomarzo, venne una fata a fare da madrina allinfante, ricolmandolo di tutti i doni possibili, ma si dimentic di dargliene uno: la capacit di riconoscere la bellezza, cos che il pur gentile signore non seppe adornare il suo giardino in maniera ordinata ma si appassion di quei mostri sgraziati... Delle leggende sono rimaste poche tracce: spazzate via dalle precisazioni degli storici che smentivano le sue favole, la gente stessa del luogo incominci a metterle da parte e smise quasi di raccontarle. Inutile, per esempio, ricordare pi ai visitatori la leggenda secondo la quale le sculture del Sacro Bosco furono realizzate dagli schiavi turchi degli Orsini. Non ci furono prigionieri turchi nel castello di Vicino che non combatt mai contro di loro. Il signore non

aveva affatto la gobba, inoltre. Anzi, sembra che fosse un ragazzo molto bello e desiderato dalle rispettabili dame veneziane, come la poetessa Franceschina Baffo, e Adriana dalla Rosa che divenne sua amante. Ma... nelle storie degli Orsini compaiono a sorpresa alcune piste: il Tempio che sormonta il Sacro Bosco lomaggio del signore innamorato alla propria moglie morta prematuramente, Giulia Farnese. Ma, grazie allomonimia, ella stata spesso identificata con la celebre Giulia Bella, amante di papa Alessandro VI Borgia. Ebbene, si dice che sotto il Tempio sia nascosto il tesoro dei Borgia, ed il marito della Bella fu il brutto e deforme Orsino Orsini, detto il monocolo di Bassanello (oggi Vasanello, una localit molto vicina a Bomarzo). Il pericolo che le testimonianze folkloriche scomparissero del tutto rendeva urgente provare a raccoglierle, fissarle, ricercarne lorigine nel contesto storico in cui nacque il Sacro Bosco, e tentare di dare loro una interpretazione il pi possibile coerente. Se la ricerca scientifica racconta la verit delle circostanze in cui si form il complesso statuario, le favole ed i miti testimoniano una mentalit, i sogni e le recriminazioni della popolazione, proiettandoli nelle figure di pietra, aggiungendo loro dei significati che non coincidono, probabilmente, con quelli che il committente del luogo voleva dare loro, ma testimoniano un altro fatto non meno importante: come la popolazione se ne sia appropriata. Si pu andare anche oltre: esaminando le interferenze tra i racconti popolari e luso che ne fecero scrittori come Manuel Mjica Linez, che del duca gobbo fece il protagonista di un monumentale romanzo, e incrociandole con miti simili riscontrabili intorno ad altri luoghi di forte impatto simbolico, come la villa Palagonia

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di Bagheria (Palermo), o la villa Valmarana ai Nani di Vicenza; da Bomarzo si pu partire per indagare alcune costanti dellimmaginario, in altri termini alcuni archetipi, e capire come un luogo ricco di un patrimonio simbolico continui costantemente a generare una riflessione sul comportamento umano. Un elemento per tutti, la predominanza dellelemento femminile nel Sacro Bosco tra dee e arpie, su cui domina la presenza della signora dedicataria del tempietto, si riflette nelle storie di donne fatali come Giulia Bella e gentili contadine indifese, una delle quali diventa esse stessa una menade e si sbarazza del signore. Oggi, i visitatori che riempiono il Sacro Bosco amano stralunarsi entrando nella Casetta pendente, oppure inabissarsi scherzosamente nella bocca dellOrco, per amoreggiare lontani dagli occhi indiscreti, per poi uscirne soddisfatti di aver superato la prova di essere inghiottiti, oppure si inerpicano al Tempio sulle orme di Giulia quale delle due? Lamore ed il mal

damore, forse, restano uno dei tesori nascosti che il Sacro Bosco continua a celare, visto che, tra laltro, come si diceva pi sopra, si racconta che il signore deforme, ma stavolta danimo gentile, lo don alla moglie bellissima che lo rifiutava, nella speranza di intenerirle il cuore. Non vi riusc, ed impazz di dolore, ed lungo la linea di questa pazzia che ancora adesso ci si pu incamminare.

In alto. Bosco Sacro di Bomarzo. La casetta pendente.

Marco Maria Melardi, Bomarzo e i suoi miti: folklore, storia, letteratura e cultura di massa, Lulu.com, Firenze 2013
Residui folklorici e ipotesi colte e visionarie hanno costituito il pendant della ricerca filologica e storico-artistica sulla natura del Sacro Bosco, dando luogo a diversi miti di Bomarzo. Il saggio mette in relazione i dati folklorici con la letteratura, la musica e il cinema che si sono ispirati a Bomarzo. Inoltre, incrocia i suoi miti con altri che compaiono in altri luoghi dItalia e ricostruisce il fondo storico e aneddotico delle leggende sul carattere del signore di Bomarzo che ha ben poco del Vicino Orsini storico. Le voci leggendarie parlano di un signore malvagio, storpio e lubrico, e di un tesoro nascosto. I mitemi sono analizzati e messi in relazione, per evidenziarne la struttura e gli archetipi psicologici che manifestano e che si legano in parte alliconografia delle sculture. Lo studio una cavalcata trasversale attraverso gli esiti, fiabeschi e narrativi, che il Sacro Bosco ha generato mentre si dissolveva come realt storica e architettonica, per diventare luogo dellimmaginario. Non perci lettura del programma iconografico o delle intenzioni del committente ma unanalisi e, magari, una giustificazione di quel che si fantasticato sul personaggio e sulla sua creazione. Lanalisi accompagnata da un apparato di note, da unantologia dei testi che hanno tramandato le favole e da unampia bibliografia. 45