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IL DIBATTITO.

Organizzato dalla Fondazione San Benedetto e patrocinato dall'Ordine degli Architetti

Smart City, la sfida pi urgente? Coinvolgere direttamente i cittadini


Calderina L'innovazione serve a poco senza agenda sociale
Manuel Venturi

Se la Smart city non riuscir a coinvolgere i cittadini con ricadute sociali tangibili, c' il rischio che diventi un contenitore tecnologico vuoto. Un pericolo emerso ieri sera, nel corso dell'incontro pubblico Smart city: quale ruolo per i cittadini?, organizzato dalla Fondazione San Benedetto e patrocinato dall'Ordine degli architetti della provincia di Brescia. AL T A V O L O dei relatori si sono confrontati Alessandro Balducci, prorettore vicario del Politecnico di Milano e professore di Pianificazione e politiche urbane, Mario Calderini, docente di Strategia e management dell'innovazione al Politecnico di Milano, Paolo Testa, direttore della ricerca Cittalia della Fondazione Anci ricerche e Michele Vianello, esperto di smart city, coordinati da Marco Nicolai, vicepresidente della Fondazione San Benedetto. Nicolai ha criticato l'atteggiamento della politica, calando l'analisi su Brescia: La nostra citt sta facendo i primi passi, ma vedere uno Statuto che dichiara che il Comune ha diritto di veto sulle scelte, non investe fondi e impone un dirigente comunale a capo di questo sistema mostra che non stiamo andando nella giusta direzione. Gli approcci previsionali sono quelli che per un secolo hanno caratterizzato il nostro concetto di welfare ha soste-

nuto Balducci, criticando lo scarso impatto che la tecnologia sta avendo sul cambiamento delle citt: Potremmo raccogliere una quantit enorme di dati grazie smartphone, tablet e internet, ma ancora non li utilizziamo per migliorare le nostre citt. Due le direzioni di sviluppo indicate dal docente del Politecnico: il passaggio ad un'idea di citt diversa, che per esempio prediliga la telemedicina all'ospedalizzazione e organizzi i servizi essenziali prima di costruire nuovi edifici e la promozione di comportamenti che, dal basso, migliorino la qualit della vita, come il car sharing o la riduzione della produzione di rifiuti. L'Amministrazione deve ideare una pianificazione che sappia usare la Rete nei due sensi: proporre linee guida e favorire il confronto con i cittadini. Dobbiamo far confluire un'agenda di innovazione sociale con l'agenda di smart city: finch non si coinvolgono le comunit, il vestito tecnologico porter pochi frutti, ha esordito Calderini, secondo cui se le Smart city venissero trainate dai venditori di software, ci troveremmo una serie di piccole applicazioni tecnologiche che non assomigliano a una vera comunit intelligente. Il successo delle smart city arriver solo se lo Stato riuscir a creare le condizioni affinch le comunit possano operare al meglio,

assicurando principi guida minimi che tutelino la replicabilit dei progetti in diverse localit, l'intermodalit tra i sistemi e la crescita delle imprese associate. Ma tutto ci non basta: Serve una finanza che abbia anche un impatto sociale. QUALCOSA per sta cambiando. la tesi di Paolo Testa, che ha segnalato come i fondi per le smart city hanno mosso un enorme interesse nei Comuni italiani. Ma non mancano le difficolt, legate non solo alle ristrettezze economiche, ma soprattutto manca una visione di citt futura - ha sostenuto Testa -. Non si ragiona sulla vocazione economica della citt, n su un nuovo modello di welfare. Ma sta crescendo la consapevolezza del fatto che stiamo affrontando un cambiamento davvero serio, che deve coinvolgere anche i cittadini. Vianello ha ribaltato la tipica visione secondo cui per innovare servono fondi: Ci sono tantissime soluzioni a costo quasi zero, come dimostrano gli Open software di molte citt anglosassoni. Le citt di oggi sono decontestualizzate, non esiste pi la vecchia cultura della pianificazione.

Nicolai critico: La nostra citt non investe e mette a capo del sistema un dirigente

Nicolai, Balducci e Calderini, relatori del convegno sulla smart city