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L'OSPEDALE DEL POPOLO

Matteo Bosco Bertolaso, Los Angeles


il Manifesto, 20 agosto 2009

Scene da day-after nel palazzetto dello sport di Inglewood, quartiere nero di Los Angeles
dove medici volontari prestano cure gratuite a migliaia di persone senza assistenza.!È la
fotografia del disastro sanitario americano. E la prova dell’urgenza della riforma
ostacolata dalla destra

C'è qualcosa di inquietante nello spazio cavernoso, immerso nella penombra all'interno
del Forum, il palasport di Inglewood, antico teatro delle leggendarie gesta dei Lakers di
Magic e di Kareem Abdul Jabbar, prima che questi traslocassero nella nuova scintillante
arena del centro. Forse è l'abbinamento di stadio e divise e qui dentro ce ne sono molte,
centinaia, anche se sono quelle verdi dei medici e degli infermieri, e poi i dentisti,
indaffarati attorno alle loro sedie disposte in fila, dozzine e dozzine sul vecchio campo i
basket. !Giù sul parquet è un brulicare di personale medico e tantissimi altri volontari
come quelli addetti al lavaggio degli strumenti pinze, bisturi, forbici, punte di trapano
vengono pulite in una serie di bacini pieni d'acqua saponosa e passati in uno
sterilizzatore da campo prima di venire deposti in ordinate file su un tavolo lunghissimo
da cui vengono prelevati dai dottori. Appeso alla tribuna un gigantesco stendardo con la
scritta «Remote Area Medical Free Care». La Ram è un'organizzazione volontaria
specializzata nel portare assistenza medica a zone sinistrate o in via di sviluppo che ha
organizzato decine di missioni particolarmente nelle giungle della Guyana e altre
comunità amazzoniche, e dopo l'uragano Katrina ha mantenuto una clinica gratuita per
assistere i sinistrati di New Orleans. Ma la scorsa settimana ha intrapreso una missione
ben più complessa: fornire assistenza medica alla popolazione dei quartieri popolari di
Los Angeles.!

Un enorme ospedale da campo !Per l'occasione è stato requisito il vecchio palazzetto


dello sport di Inglewood, storico quartiere afroamericano della città, e sono state
diramate richieste di volontari alle principali cliniche ed ospedali di Los Angeles.
All'appello hanno risposto 650 medici, dentisti e operatori sanitari. Sul vecchio campo
sportivo sono stati sistemati una mezza dozzina di autorimorchi con attrezzature
radiologiche e per le mammografie e laboratori per analisi, poi le cinquanta sedie da
dentista, diverse dozzine di apparecchi per l'esame della vista e il palasport è stato
trasformato in un enorme ospedale da campo. !Stavolta attorno non c'era un disastro
naturale o una guerra ma un'altra emergenza: il collasso ormai consolidato della sanità
pubblica in un paese in cui 50 milioni di cittadini non hanno accesso a servizi sanitari di
base.!Il primo giorno si sono presentati all'esterno del palazzetto oltre 15.000 persone di
cui solo le prime 10.000 sono state e accettate. Parlo con Don Manelli, uno degli
organizzatori dell'operazione. «Il bisogno è illimitato - dice - purtroppo i nostri mezzi non
lo sono e anche con otto giorni a disposizione e 600 medici non abbiamo potuto
accettare tutti».!Oggi centinaia di «fortunati» aspettano sugli spalti o sui filari di seggiole
sistemate all'interno vicino ai dottori che stanno operando sui pazienti. Ci sono molti
neri e ispanici ma anche bianchi, molti bambini: gli sfollati del disastro sanitario
americano. Per molti l'attesa si protrae per ore ma vale abbondantemente la pena, la
possibilità di farsi visitare qui oggi è un «miracolo» come affermano in molti. «Forse la
cosa più sorprendente - mi dice Manelli - è stato vedere l'effetto terapeutico del semplice
rispetto che abbiamo dato a questa gente. La cortesia con cui li abbiamo trattati per una
volta ha detto loro che la società non li considera rifiuti e questo vale quasi quanto le
stesse cure che hanno ricevuto». Per otto giorni cioè il Forum è stato la lampante
illustrazione della malasanità negli Stati Uniti.!« Benvenuto alla sanità pubblica
americana» mi dice con ghigno amaro uno dei volontari indicando il trambusto nello
stadio, non è un medico ma un avvocato di San Francisco che sta scaricando alcune
scatole di garza da un trailer. «Raccontate ai vostri lettori cosa succede qui - soggiunge
una signora che lavora al suo fianco - si commenta da solo. Ecco la risposta a quelli dei
town hall meetings», il riferimento è ai comizi organizzati nelle scorse settimane dalla
destra per ostacolare la riforma di Obama nel nome della libertà di scelta. E all'efficacia
con cui i conservatori hanno saputo in questi giorni trascinare il dibattito sul familiare
terreno degli slogan e della retorica dei «fondamentali valori americani», fa fronte oggi
un'apparente inquietante vuoto di leadership progressista

.!I l terzo mondo è qui! L'amarezza qui è accentuata dalle indiscrezioni sulla ventilata
marcia indietro della Casa bianca sulla «opzione pubblica», cioè il cuore del progetto
sanitario, una concessione che equivarrebbe alla capitolazione davanti alla campagna
mediatica della minoranza repubblicana. A ulteriore riprova dei grandi interessi privati
allineati contro una riforma, le voci di un dietrofront di Obama sono puntualmente
coincise con l'impennata delle azioni dei grandi assicuratori quotati a Wall Street. «Ecco
ciò che ci aspetta se il presidente rinuncia all'elemento essenziale della riforma, quello di
una assistenza pubblica garantita per tutti - mi dice ancora l'avvocato-volontario -
quello che vedete qui, cioè il terzo mondo in cui stiamo già vivendo».!L'«ospedale» di
fortuna del Forum è effettivamente un'illustrazione lampante della profonda crisi di un
sistema sanitario appaltato al mercato, è suppergiù come se Emergency avesse aperto
un ospedale allo stadio Flaminio di Roma per assistere la cittadinanza. E l'assalto
disperato di pazienti avvenuto qui si ripeterebbe in qualunque grande città americana.

!La felicità è un paio di occhiali !Al tavolo ottico su cui sono allineate centinaia di
occhiali da vista, un anziano signore afroamericano ne inforca un paio e sfodera un
sorriso da 100 watt, «adesso sì che va meglio» mi dice strizzando l'occhiolino. Ovunque
continua il trambusto: volontari che portano materiale e acqua da bere alla gente che
aspetta pazientemente il proprio turno, medici che schiacciano un pisolino appartati in
un angolo, scene campali che assieme alla dimostrazione dello spirito di volontariato
spesso in evidenza in America, raccontano una società che fatica a considerare quello
alla salute come un fondamentale diritto umano.!«Non chiederemmo di meglio che
diventare obsoleti - mi dice Manelli - vorrebbe dire che tutta questa gente sarebbe
finalmente tutelata e noi potremmo tornare ad aiutare altri paesi bisognosi. Non so
quale sarà la soluzione politica ma solo che questa situazione è ormai insostenibile».