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Letteratura italiana Einaudi

Aristodemo
di Carlo de Dottori
Letteratura italiana Einaudi
Edizione di riferimento:
a cura di Luigi Fass, Ricciardi, Milano-Napoli
1956
Atto Primo 2
Atto Secondo 26
Sommario
Letteratura italiana Einaudi
1
Letteratura italiana Einaudi
persone
aristodemo
amfia
policare
merope
nutrice
ofioneo, sacerdote.
licisco
erasitea, sacerdotessa.
tisi
soldato
messo
coro mobile di cittadini messenii.
coro stabile di donne messenie.
La scena in Itome, citt di monte di Messenia.
Carlo de Dottori - Aristodemo
ATTO PRIMO
scena prima
Aristodemo, Amfia
aristodemo
Tanto piangesti tu, tanto io pregai,
cha miei voti, a tuoi pianti
il Ciel sintener. Respiro, Amfia.
Usc dallurna linfelice Arena;
rest Merope nostra 5
allo sposo, alla patria, a genitori,
e, sa noi tocca, di Messenia al regno.
amfia
Lagrime avveturose,
figlie del mio dolor, lagrime degne
del periglio di Merope, e del nostro 10
tenerissimo affetto,
pur saliste nel Ciel, co miei sospiri,
pur trovaste piet: Merope vive.
Or quali io dester fochi odorati,
santi miei patrii numi,
sullare vostre? e di quai fiori eletti
Merope mia vi tesser corone?
aristodemo
Ma sia privato il sacrifizio, Amfia;
ch vanit dambizosa pompa
non quella che paga 20
i benefizi al donator celeste:
n con pubblico segno
dallegrezza importuna
si deve concitar lodio del volgo,
e stancar la pazienza 25
delloppresso mestissimo Licisco.
amfia
Cos far: n perch meco esulti
resto di pianger con Licisco il caso.
2
Letteratura italiana Einaudi
aristodemo
generosa questa,
e nobile piet: tranne Licisco,
io pi dognaltro forse
accompagno dolente
il sague degli Epitidi allaltare.
amfia
Ma che fia, segli niega
desser padre dArena?
aristodemo
Uopo di prova 35
e di sicuro testimon di questa
interessata scusa. E chi non vede
che niega desser padre
per negarci la figlia? e mentre perde
di genitore in apparenza il nome, 40
lesser di padre veramente acquista.
Ma linfelice frode
men fede che piet trova in Itome.
amfia
Pur se frode non fosse?
aristodemo
Aristodemo
daria la propria.
amfia
Oim, signor, dArena, 45
non di Merope nostra, uscito l nome.
aristodemo
Dunque vittima Arena; e invan Licisco
con pietosa bugia lusurpa al Cielo,
ed inganna la terra.
amfia
Per lo tuo genio grande, e per le sacre 50
pi venerande leggi
di natura e damor, signor, ti priego.
Non dir pi, che daresti
Carlo de Dottori - Aristodemo
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Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
in difetto dArena
Merope al sacerdote.
aristodemo
E tu non creder pi chaltri chArena
sia la vittima eletta.
amfia
degno certo
il timor di perdono in donna e madre.
aristodemo
Ma non soverchio in donna illustre, e moglie
dAristodemo.
amfia
cos fiero il moto 60
del passato dolor, chio sento ancora
tremarmi in sen la mal sicura speme.
Non cos tosto cessa
tempesta impetuosa ove flagella
le terga Lilibeo Noto o Volturno; 65
ma, bench taccia il vento,
serba londa i tumulti,
n lagitato mar si fida ancora
di rimettersi in calma.
aristodemo
A te sen viene
Policare: io mi parto. Oh come ha sparsa 70
del sereno del cor la fronte! A voi
lascio i pensier pi dolci, e meco porto
le cure della patria e della guerra.
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Letteratura italiana Einaudi
scena seconda
Policare, Amfia
policare
O giorno per me candido e sereno,
che mi dona la vita 75
nella vita di Merope, in cui vivo!
Piovetemi sul crin rose e ligustri,
spirino intorno a me laurette molli
fiati damomo e nardo,
choggi felice io son. Cos alla sorte, 80
cos piace agli di. Ridami intorno
il suol nei fiori; erga la face e venga
lieto Imeneo con fortunati auspizi.
Dal periglio di morte
oggi Merope tolta. Oggi risplende 85
pi puro il d, ch dal tornato lume
in que begli occhi viene
questa insolita luce. Oggi respira
Natura in questa sua bellopra, a cui
dal favor della sorte, anzi del Cielo, 90
conservata la vita. Or qual pu darsi
di perfetta belt prova maggiore
della piet del Ciel, dellevidente
rispetto di Fortuna?
amfia
Policare, diverso 95
questo giorno dal passato. Uscita
Merope di rischio, io di spavento;
e tu, fatto gi nostro,
meco il pianto rasciughi, e senti al pari
della noia il contento. 100
policare
Non mi cape nel seno
limmensa gioia (i lo confesso), e temo
Carlo de Dottori - Aristodemo
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Carlo de Dottori - Aristodemo
che la lingua o la fronte mi condanni
appresso il volgo, e sia
chi penetri il mio cor. Merope salva, 105
ma condannata Arena;
e non tolto, ma cangiato il lutto
al sangue degli Epitidi. In s fatta
divison daffetti
pi sicuro e pi innocente il mesto. 110
Io per, che non fido
il segreto alle labbra del cor mio
senza provata f di chi mascolti,
oh come volentier tincontro, Amfia!
Confine angusto a gran diletto un seno 115
che sia pieno damor. Ma quasi fiume
che tinumid per nuova pioggia, e sorse
col corno a minacciar gli umili campi
gi dellalveo natio fatto maggiore,
cerca chi lo riceva, 120
spuma sul margo e quasi il margo affonda.
amfia
Necessaria altrettanto
quanto degna prudenza. A tempo giungi:
poich se nel tuo petto
soverchio il piacer, nel mio non sorge 125
con tanta piena; e forse
quello chavanza al tuo potr bastante
luogo trovar nel mio, senza che stilla
ne bea mal nota o peregrina fede.
policare
Qual reliquia di tma 130
restar pu in te, da che la sorte elesse
Arena al sacrificio?
amfia
O che sien queste
reliquie del timore,
o danimo presago
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Letteratura italiana Einaudi
(il che tolgan gli di) segni infelici, 135
non tutta tranquilla
lanima mia, n riconosce ancora
per legittimo lume
il raggio del piacer, che scorre e fugge
come fugge il balen per nube estiva, 140
e quante volte nasce
splendido e cerca nutrimento e regno
tante muore sepolto
in questa mia caliginosa nebbia
di cure sospettose. Ah, chio non odo 145
senza tremar la scusa
addotta da colui chaltri deride:
io parlo di Licisco.
policare
O generosa Amfia, non osa ancora
occuparti il contento, 150
che forastiero sopraggiunge e ignoto
allanima abbattuta dal dolore:
cos nel discacciar torbida notte
tutto non esce il sole,
ma nellndico Gange 155
mezzo sommerso ancor manda le prime
armi dellalba a procacciar la via,
n pria che vincitor sorge dallonde.
Licisco padre tenero, e non guarda
a mentir della figlia 160
perch gli resti. E dove nacque? e quando?
chi la produsse? forse cieco Giove,
se bendata Fortuna
che ministra di lui ne trasse il nome?
amfia
Oh quanto di conforto, 165
Policare, mi porgi! Or sia tua cura
il prepararti alle vicine nozze.
Cos voglian li di farti felice
Carlo de Dottori - Aristodemo
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Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
di talamo fecondo, e cos porga
lo stesso Amor, lo stesso 170
pacifico Imeeo fausti gli augurii.
Ti fie donata in breve
Merope mia; la pi stimata parte
del nostro amor; nobilitato dono
del favor degli di; pi prezoso 175
fatto dal suo pericolo e pi caro.
policare
Candida Giuno, vieni!
amfia
Vieni, e tu, Citerea!
policare
Merope torni
dal rogo mesto alle felici tede.
amfia
Merope torni dal sepolcro al letto. 180
policare
E se Arena in sua vece
sotto a sacra bipenne
deve purgar le nostre colpe, ah, serva
per sempre il sacrifizio, e regni invitta
la stirpe degli Epitidi in Itome. 185
amfia
Io stessa della patria, e di noi degne
qui sparger vo le concepite preci.
Rotin gli astri innocenti al mondo, e nutra
alta pace le genti.
Torni il ferro alla terra, onde fu tolto, 190
o in uso della terra
sia vlto sol dalle sonore incudi;
e si perda non pur luso, ma il nome
di lorica e di spada.
Nessun foco pi scagli 195
lirata man di Giove;
portino Borea ed Austro
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Letteratura italiana Einaudi
i suo turbini altrove.
Fiume pi non trabocchi
per neve sciolta dal suo letto, e renda 200
vane al bifolco le fatiche o svelga
le capanne e le piante.
Di nessun mortal succo
crescan tumide lerbe, e non si beva
pi nelloro il veleno a mensa infida 205
di sanguigno tiranno;
e se di scelerato e di funesto
altro produr deve la terra, affretti
i mostri e le sventure,
s che le purghi in un sol punto Arena. 210
policare
Pace resti alla Grecia, a voi lo scettro
della Messenia, e giunga
Aristodemo alla nestorea meta,
e delleuboica polve
vegga gli anni felici. A te non fili 215
pi brevi Cloto o men sereni i giorni.
Per voi scorra Pattolo e tinga Sparta
di porpora le lane;
Ibla fiorisca a voi, Lesbo vendemmi,
Gargara mieta; io sol comprendo in una 220
Merope fortunata ogni fortuna.
amfia
Quella, di cui si parla, ecco sen viene.
Resta, chio vo partendo
lasciarvi affatto in libert quel tempo
challa sua libert primo succede. 225
Carlo de Dottori - Aristodemo
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Carlo de Dottori - Aristodemo
scena terza
Policare, Merope
policare
E doveasi con tanto
pregiudizio del Ciel dare in tributo
questa bellezza ai fieri di dellombre?
Di pretender cotanto ardia linferno?
E tanto ardia la terra? O lumi eterni, 230
di cui risplende un vivo raggio in questi
adorati begli occhi,
meditavasi dunque onta s grande
dallarbitrio superbo di Fortuna?
merope
Policare, sio vivo, 235
vive un acquisto de tuo merti appresso
la celeste piet. Tem Fortuna
doffender tue virt, per cui difesa
suo mal grado Messenia. Io per te vivo,
e mi pregio di ci. Tanto m cara 240
la vita, quanto tua.
policare
Se non fu sordo
a miei lamenti dolorosi il Cielo,
Argo ancor fu per riconoscer queste
prodigose tue caste bellezze,
immagini di quelle 245
che splendono lass: n si potea
senzingiuria dellune offender laltre.
Te salv dunque interessato il Cielo,
e non os Fortuna
de pi begli astri invidarti i doni, 250
ed eclissar negli occhi tuoi due stelle.
Merope mia, tu vivi adunque? Appena
lo crederei, cos fu grande il rischio
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Letteratura italiana Einaudi
cos crudele il mio timor. Ma sento,
sento ben io che nel mio cor discende 255
quel raggio che balena
nelle tue vivacissime pupille,
che massicura di tua vita, e il seno
dun fiamma dolcissima mingombra.
merope
Forse che sembra lume 260
quel che non , ma tale
a te lo rende il paragon dellombre.
Ei nacque dalloscure
tenebre del periglio, e nel sereno
ben tosto svanir. Neve del Caspe 265
cos notturna splende,
challapparir dellalba
pallida langue, e perde
il suo lume col d.
policare
Fu sempre lume
questo che manda il tuo bel volto, e sempre 270
i narsi, e narder.
merope
Ma non potrebbe
uscir dagli occhi miei, se non avessi
foco nel sen. Dunque la fiamma pari.
policare
Dunque la nutre un sempre fido amore.
merope
E con quella del rogo alfin sunisca. 275
policare
E l cener nostro una solurna accolga.
Ma donde solo viene,
e taciturno il venerabil Tisi?
merope
Resta, io ti lascio a lui.
policare
Parti, io lincontro.
Carlo de Dottori - Aristodemo
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Carlo de Dottori - Aristodemo
Ma protegga i miei casi e la mia fede 280
lalma Giuno ed Amor. Gran dea di Samo
e dArgo, odi i miei voti:
salgano a te dellamor mio sullali.
scena quarta
Policare, Tisi
policare
Saggio Tisi, che porti, e donde vieni?
Grave pensier tingombra e teco stesso, 285
se la fronte severa il cor mesprime,
tacitamente ne discorri.
tisi
certo
grave il pensier, gravissime le cure
della Messenia, ed importanti sono
in questo giorno i casi. Odo chiamarsi 290
nel picciol tempio dErcole il Senato
per terminar qual fra le poche e meste
pronipoti dEpito
vittima scelta sia, qual re succeda.
Quindi piange Licisco, e l dolce nome 295
lascia di padre, protestando Arena
non del sangue dEpito e non sua figlia.
Quindi Cleone, Aristodemo e Dami,
mendicando suffragi,
contendono del regno: 300
sta nel mezzo Fortuna; ancorch penda
il pubblico giudizio, e i voti stessi
del popolo a favor dAristodemo,
chEufae, lucciso re, del suo favore
ha, prima di morir, lasciato erede. 305
policare
Ma se il fato dArena il fin de mali,
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Letteratura italiana Einaudi
donisi pur tributo allinnocente
vergine destinata a numi inferni
di lagrime dovute; e poi si speri.
tisi
Certo non ha mai pi veduto Itome 310
vergine illustre in sul fioir degli anni
andar bendata a ritrovare la scure;
grande l lutto per. Del re pur dianzi
morto in battaglia segnalato il caso,
ma in s non ha prodigio.
policare
Ultimo forse 315
ei sar de flagelli.
tisi
Ultima pena
sia luccider le vergini allaltare,
n inorridita erga la Grecia il volto,
e chiegga qual sacrilego misfatto
la Messenia commise, 320
per cui plachi con lombre
delle fanciulle il provocato inferno,
e compri dalle Furie ignobil pace.
policare
I suo segreti il Fato
in notte profondissima ricopre. 325
N pensier temerario, ancorchi segni
vegga dira celeste,
de giudicare per qual cagion di mano
esca il fulmine a Giove,
che i propri tempii folgorando abbatte. 330
tisi
Pu ben esser occulta
la cagion per cui tuona,
pur cagion. Ma tu saper non di
de Castori lo sdegno; e qual delitto
di Messenia irritasse 335
Carlo de Dottori - Aristodemo
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Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
i due numi amiclei. Per, con degno
silenzio in te raccolto,
lorigine de mali
in breve istoria e dolorosa attendi.
Fra Messenii e Spartani arde la guerra 340
per odio gi invecchiato,
e di radici s profonde e forti
che sveller non si pu se non si perde
o di Laconia o di Messenia il nome.
Gi fu pari il valor, pari gli di 345
prima che offesi: ogni confine intatto,
egual ogni battaglia, ogni fortuna.
E queste chora stanno
giacendo miserabili rune
dabbattuti edifizi, onde lorrore 350
viene accresciuto alle deserte ville,
Andania fro, Steniclero, Amfia,
citt fastose, or sassi ed erba, dove
il supero Spartan pasce gli armenti.
E questAmfia, di cui sonora il nome 355
del tuo suocero illustre or nella moglie,
reggia sublime fu, chultima oppresse
con insidia notturna
limplacabil nemico: a cui successe,
di fama impari e di bellezze, Itome. 360
Cos dunque tu vedi
che, volati dellimperio antico
dognintorno i confini, angusto regno
e gran nome ci resta. I fatti sono
maggiori della patria e della forza, 365
ma dellodio minori. E qualche volta
stup Fortuna, e diede luogo a questa
pertinace virt, s che difesa
da se stessa e dal sito
regna pur anco. Or questa guerra ardea 370
sul fior degli anni miei desito ancora
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quasi che indifferente,
quando per nostra colpa
perdemmo i di, manc la sorte, e cesse
Messenia sfortunata 375
allo sdegno de Castori, ed allarmi
del protetto fierissimo rivale.
Stava accampato lo Spartano a fronte
dellesercito nostro, e celebrava
de due figli di Leda e del Tonante, 380
tra le vittime e i fochi, il d festivo;
lopra chiedea la fede
dello stesso nemico, e l giorno sacro
e l sacrifizio assicurava il campo;
ma non so qual furor gli animi spinse 385
di Panormo e Gonippo,
giovani audaci, a scelerata frode;
anzi tal che minore
muover non pu contro lumana gente
lire tarde del Ciel, levar le sacre 390
tutele avite ad una patria, e tutte
ribellarle le stelle.
Costoro, occultamente
tolte le note e riverite insegne
di cui sogliono ornarsi 395
i simulacri di que numi appunto,
sopra veloci e candidi destrieri
pi che neve pangea, con laste in mano
volser concordi il passo
da nostri padiglioni a quei di Sparta. 400
Non cos tosto apparve
la sacrilega coppia ancorch bella,
che stupefatto il popolo dEurota
chiam Castore lun, laltro Polluce,
e, lor drizzando i voti e rinnovando 405
le vittime e glincensi,
ador riverente
Carlo de Dottori - Aristodemo
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Carlo de Dottori - Aristodemo
la det mentita;
e laugure, non chaltri, e l sacerdote,
tratte le bende e le corone al crine, 410
a quegli empi le offerse,
che in suo cor ne ridean. N qui fermossi
lorgoglio lor, ma far nocenti osro
gli di con empia colpa, insanguinando
nel volgo inerme ed ingannato il ferro. 415
Or che dissero in cielo
i veri numi? e di che giusto sdegno
sfavill tra le stelle
il bellastro ledeo? Stanchi alla fine,
e superbi dellopra, 420
ma profani, ma lordi
dinfausto sangue di tradite genti,
sen vennero, portando
allinfelice lor patria innocente
acerbe, miserabili sventure. 425
Da quel punto infelice
non fu pi dubbio Marte,
n pi sospesa la vittoria. Giove
la sua causa ha protetto; e bench fosse
quel valor primo in noi, per non vera 430
quella sorte primiera.
Si perd combattendo, e l vincitore
vinse col Fato, anzi ammir sovente
le sue vittorie, in forse
di crederci perdenti, 435
Ruin, le cittadi, arse le ville,
desol le campagne: invitto in loro
il braccio, il core in noi: fastosa Sparta,
sdegnosa Itome, e ricusante il giogo.
E qual terra perduta 440
dellossa nostre non biancheggia? E quanto
del cener nostro il vomero spartano
ara ne campi, or che nemico allombre
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Letteratura italiana Einaudi
per uso lungo senza orror savvezza
il fier bifolco a volar sepolcri? 445
Pur non manca virt. Pur il feroce
genio nostro minaccia; e lorgoglioso
vincitor pur paventa
le reliquie de vinti,
e dun gran nome le memoie e lombra. 450
Gi venti volte caric di neve
Taigeto il giogo, ed altrettante ha scosso
il verno dalla chioma;
e pur dura la guerra. Ofoneo,
chentro alla notte de celesti arcani 455
vede altamente, interprete del Fato
e degli di, propone
che la mente del Ciel da Febo intenda
uom pio dei nostri. A tanto onor fui scelto,
n l meritai. Lopra eseguita, in breve 460
tornai da Delfo; infausto nunzio a pochi,
felice a molti.
Una fanciulla epitida, matura,
scelga la sorte, e sofferisca a Dite
quando pi tinge il ciel la notte oscura. 465
Cos Pitio cant. Questo loracolo;
io lo portai. Fioriscono due sole
vergini in questo punto, in cui sadempie
la richiesta di Febo:
Arena di Licisco, 470
Merope, e tu lo sai, dAristodemo.
Laltre det incapace, e sul primiero
limitar della vita,
men lagrimosa perdita e men grave,
credesi che non sien chieste da Dite, 475
a cui rimessa ha la vendetta il Cielo.
Son posti in piccolurna i nomi adunque
di Merope e dArena,
in cui si sente vivamente il danno,
Carlo de Dottori - Aristodemo
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Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
e che lascian di s lutto solenne. 480
Trema Licisco, e pave
Aristodemo. La Messenia pende
attonita dal caso,
choggi a favor di Merope condanna
Arena al sacrifizio. Un pianto solo 485
resta di due timori.
Respira Aristodemo;
Licisco infurato
implora in suo soccorso uomini e di.
Niega che Arena a lui sia figlia, niega 490
di darla al sacerdote;
chiede prove il Senato,
protesta Aristodemo,
re non selegge; e sta sospesa Itome.
Io dal confuso popolo mi traggo, 495
abborrisco laspetto
delle cose turbate, e vonne al tempio
lass di Giove ad aspettarne il fine.
policare
Gran cose ascolto. Io, quando ard Panormo
fingersi dio, da molli fasce avvolto 500
innocente vivea. Sentito ho poi
da molti il caso variamente e poco,
con mio stupore, a detestarlo. Solo
Ofoneo signific pur dianzi
ci che ognaltro tacea: che la cagione 505
del nostro mal fu de garzoni il fallo.
tisi
Spesso un misfatto prospero e felice
chiamato virt. La miglior parte
non assent con la maggior, ma tacque.
Cos rest impunito: 510
o che fosse destino
della Messenia o dellumano fasto
delitto, del commesso assai maggiore.
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Letteratura italiana Einaudi
policare
Ma di Licisco?
tisi
O trovar deve il padre
dArena, o consegnarla.
policare
E se trovasse 515
il genitor?
tisi
Ritorna
nello stato di prima il dubbio, a cui
tocchi di dar la vittima. O che forse
nella rimasta sola
figlia dAmfia fra eseguito il duro 520
imperio della delfica risposta,
se vanno esenti le bambine.
policare
O santi
numi del ciel, nol consentite!
tisi
Alfine
padre sar Licisco. E qual pi certo
segno che l suo dolor? Quanto saffanna, 525
altrettanto saccusa.
Ma che parla colui, che frettoloso
ed attonito vien?
policare
Messo di corte.
scena quinta
Messo, Policare, Tisi
messo
I tutelari patrii numi, e Giove
abitator di questo nobil monte, 530
Carlo de Dottori - Aristodemo
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Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
difendano i Messenii
in s torbido giorno. Oh che sventure!
Il fin dun mal, grado dellaltro! Guerre,
morte dere, vittime umane, accuse,
fuga, timor, contrasto 535
di titoli e di regno.
tisi
O tu, che mostri
gran cose agli atti, alle parole, al volto,
donde vieni? a chi vai cos veloce?
nunzio di che?
messo
Dinsoliti accidenti.
policare
Eletto l re?
messo
Non anco.
tisi
E chi succede? 540
messo
Aristodemo ha tutto
il favor della plebe; e pria cheletto
viene acclamato. Ma si tratta prima
di dar vittima a Dite,
challa Messenia il re.
policare
Fu scelta Arena. 545
messo
Scelta, ma non presente.
policare
Oh Dio! Licisco?
messo
Fuggito seco.
tisi
Oh stravaganza!
policare
I temo
qualche sciagura orribile.
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Letteratura italiana Einaudi
messo
Licisco,
che lungamente ha protestato invano
desser padre supposto, 550
part dolente e disse
dacquetarsi col Fato
e di cedere a di, ma, scaltro, aggiunse
la seconda menzogna alla primiera,
e part con la figlia inosservato 555
per la citt confusa ed occupata
nellesequie del re.
policare
Tradita Itome.
messo
Pur fu chi sospett, chi lo riferse;
ne dubit il Senato,
ma pur non si credea. Mi fu commesso 560
sottrarne il ver. Vera la fuga, e vero
il suo delitto, e l comun danno.
policare
O crudo
ingegno di Fortuna,
che mediti di grande e di funesto
per la Messenia e per le dolci mie 565
lusingate speranze?
scena sesta
Nutrice, Merope
nutrice
Figlia e signora, vero:
sempre bella virt dovunque alberghi;
ma questanima grande, immobil tanto
alla varia fortuna, e questo eccelso 570
Carlo de Dottori - Aristodemo
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Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
petto, che morte e vita incontra, e nulla,
o poco almeno, si rallegra e turba,
degno deroe, dinvidia al sesso forte,
di stupore a Natura. Oh meraviglia!
Allor che l nome tuo lurna chiudea 575
e che tua nobil vita
dallarbitrio del caso, oim, pendea,
distruggevasi Amfia,
Policare langua,
sospirava il gran padre, e a viva forza 580
duna virt sublime
il pianto trattenea,
e tu sola potevi il proprio lutto
mirar col ciglio asciutto!
Or che torni a te stessa, a genitori, 585
a Policare tuo, mentre la patria,
non che l tuo sangue, esulta,
con s deboli segni
di lieto cor lalta ventura incontri?
merope
Nulla osservi,o nutrice, 590
di severo o dinsolito, che possa
meritar questa o meraviglia o lode.
Ho senso per i mali,
ma per quei della patria. I miei non fro
e non parvero mali; 595
ch troppo glorosa era la morte
per atterrirmi. Ors, fr mali, e torna
il bene: io lo ricevo: questo forse
altro ben che l goduto
pria che l male apparisse? Io pur son quella 600
Merope stessa, e sono
figlia dAristodemo,
pronipote dEpito, e imitar deggio
i costumi degli avi, e con la sorte
moderarmi dArena. 605
22
Letteratura italiana Einaudi
nutrice
Ma non merta una vita
donata dagli di s poca stima,
che non gli applauda ogni pensier pi grande,
e pi severo.
merope
Il dono
grande; e grande era lonor di quella 610
morte liberatrice
della Messenia. Sio perdea la vita,
cosa frale perdeva: eterno acquisto
era quel della fama; e dalla plebe
dellanime distinta 615
lombra mia segnalata ita sarebbe
maggior dellaltre alle tenarie vie.
nutrice
Figlia, termina il fasto
col rogo, e non arriva
a insuperbir fra i morti.
merope
Il merto ha premii 620
anco fra lombre, e separata stanza
ha la virt. Sono distinti i casi,
distinti i luoghi, e per grandatto fassi
grande anco unombra.
nutrice
Ombra quantunque grande
non ti volea Policare. Ah, per lui 625
cara ti fia la vita! Egli ben degno
di te; tu leleggesti; e basta questo
testimon del tu affetto
per farnel degno. Or se di lui ti cale,
di te ti caglia, e mostra 630
che ti piaccia una vita
che piace a lui. Questo pur troppo un segno
ordinario e comun, che non ti toglie
di seno alcun de tuo riguardi alteri.
Carlo de Dottori - Aristodemo
23
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
merope
Generoso Policare, e non chiede 635
da tenerezze molli
prove dellamor mio.
nutrice
Par che tu abusi
il favor degli di, che ti sia grave
la vita, o figlia, A che pugnar con questo
rigor con la natura, 640
e scacciar ostinata il dolce nome
e l piacer della vita?
merope
Io non ricuso
la sorte mia. Ma non so gi se porti
dallo scorso periglio
qualche men grata impresson la vita, 645
che bella non mappar comio sperai,
e men lieta, e men avida, lincontro.
nutrice
Il passato timor non tassicura.
Vedi s i giorni tuoi volger sereni,
figlia, ti mostra dogni parte il Fato; 650
vedi comoggi porta
la salute alla patria, il regno al padre,
a te lo sposo.
merope
A me lo sposo. Or questa
speranza adorna sola
la vita a cui ritorno. Io ti confesso 655
chuna perdita sola
perdita mi parea. La patria, il padre,
la vita, le fortune,
cose o scordate o non amare almeno
nel pensier di lasciarle. 660
Sol Policare mio,
perdita grave e certa,
24
Letteratura italiana Einaudi
mi destava un pensiero
in cui tutta appara, quant, la morte.
nutrice
E in questo solo acquisto 665
bella tapparir, com, la vita.
merope
Di Policare sono,
a lui vivr.
nutrice
Vivrai, nobile dono
della piet celeste,
onor della Messenia, amor dItome. 670
scena settima
Aristodemo, Soldato, Coro
aristodemo
O troppo nel donar facili di,
ma difficili ah troppo
nel conservar i fuggitivi doni!
Sceglie la sorte Arena,
e Merope rifiuta! Arena fugge, 675
e la mia figlia a nuovo rischio espone!
Restan gli di scherniti? o chiedon questa
se perdonano a quella? Il Cielo forse
diviso in parti? e alcun de numi fatto
compagno della fuga? o Febo mente? 680
N son placati i Castori? e non basta
una vittima a Dite? Ah, chuman senso
cieco, sordo, e tenebroso il calle
dellumana prudenza. In che diffidi,
troppo molle pensier? Bndati, e segui 685
lordine del Destino,
che qual impeto donda, allor che sciolte
Carlo de Dottori - Aristodemo
25
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
delle tepide etesie al fiato estivo
le nevi pirenee cadono in fiumi,
arbitro delle cose il tutto abbatte, 690
e seco tragge ruinoso al fondo.
Ma che? trascurer luom forte e saggio
ci che detta ragione,
e natura comanda?
soldato
gi in procinto
spedito stuol darcieri nostri, a cui 695
scelsi i destrier pi rapidi che mandi
Argo o Tessaglia, e voleran per lorme
del fuggito Licisco,
qualor tu l chieda.
aristodemo
Ite, allentate i freni,
sollecitate ai corridori il fianco 700
e superate le saette e i venti.
Ritornate agli di lostia involata,
pace alla patria, a me la figlia (ah, dove
mi portava laffetto?), al Genio, al nome
dellinvitta Messenia il pregio antico. 705
Se lo vieta Licisco, e si difende,
castigate il ribello;
ma voi, chalzaste altari
al domator di Cillaro, al feroce
lottator amicleo, fanciulle, intanto 710
spargete incensi e cominciate il canto.
coro
Mentre salgono al ciel fumi odorati,
e risplende ogni altare
di fiamme sacre, in ciel sacqueti il vento,
e al canto nostro intento 715
senza timor de procellosi fiati,
stenda le terga affaticate il mare.
Pace spirin le chiare
26
Letteratura italiana Einaudi
sante faci ledee: miri benigno,
e pace canti in fra le stelle il Cigno. 720
De Castori tra noi risuona il nome;
chieggon pace i Messenii
ai figli del Tonante oggi, e di Leda.
In questo giorno ah ceda
lombrosa Amicla alla sassosa Itome; 725
lascia lEurota, o prole eterea, e vieni.
Diano i sonori freni
segno della venuta, e quanto un solo
Cillaro pu dica percosso il suolo.
Voi Nettuno ammir del mar non uso 730
alloltraggio de remi
tentar ignoti e formidandi casi.
Voi sul barbaro Fasi,
vinto il rigido Fato e l re deluso,
lieti portaste alla Tessaglia i premii. 735
Corse su i lidi estremi
attonito il Pelasgo, e orn dalloro
le sacre fonti e larete doro.
Sullampio Alfeo gli omeri forti e l seno
tu, Polluce, nudasti 740
prima, e di piombo ti suon la destra.
N men nobil palestra
Castore esercit; n si dovieno
dar principii allOlimpica men vasti.
Ch in quei primi contrasti 745
lottar con meraviglia il Greco vide
delea polve e di membra orrido Alcide.
Egli vorn delliperboreo olivo
prima le chiome bionde,
e consacr le gare illustri a Giove. 750
Tali ah venite dove
vi porge il coro nostro inno votivo,
dalloro cinti e di palladia fronde.
O quali in sulle sponde
Carlo de Dottori - Aristodemo
27
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
del patrio Eurota o del Taigeto ombroso 755
dopo larmi cercate alto riposo.
O quali atra tempesta in mar feroce
ad appianar scendete,
auree stelle di pace a naviganti.
Stagnansi i flutti erranti, 760
fuggon le nubi, e il fiero stuol veloce
de venti fugge alle caverne usate.
Pigra e innocente estate
occupa laria; e nel primiero sito
tornato il mar, bacia, non urta il lito. 765
Tali ah venite a noi; cos risplenda
pacifica e clemente
oggi a Messenia la tindarea stella.
Cessi omai la procella,
ed in placida calma il fianco stenda 770
oggi, vostra merc, la stanca gente.
Passin con lombra algente
della vergine offerta al negro Averno
i mali nostri, e sia l riposo eterno.
28
Letteratura italiana Einaudi
ATTO SECONDO
scena prima
Amfia, Nutrice
amfia
Nulla pi di speranza
lasciano al mio timor glinfausti augurii.
Non danno incerti segni
su caso certo i di. Fuggita Arena
o non ben scelta, o non accetta, o forse
cura dalcun di lor. 5
nutrice
Febo non mente:
indarno ella fugg.
amfia
Pur fugge, e resta
Merope mia di nuovo esposta.
nutrice
Il Cielo
non muta voglia. Arena
la vittima eletta.
amfia
E chi del Cielo 10
gli arcani intende e pu saper le vie?
nutrice
Parl in Delfo abbastanza.
amfia
Io non lintendo.
nutrice
Febo sespresse ben.
amfia
Non disse Arena.
nutrice
Disse uneletta.
Carlo de Dottori - Aristodemo
29
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
amfia
Epitida vaggiunse.
nutrice
Di che temi, o gran donna?
amfia
Dellincerte 15
vie di Fortuna e dellingegno umano.
nutrice
La tma figlia del tu amor.
amfia
La tma
nel dubbio un infelice augure muto.
nutrice
Ma spesso vano. Or quai prodigi osservi?
qual sasso parla, o quale 20
ciel senza nubi tuona?
qualombra ti minaccia? Ardono i fochi
sacri di Giuno, ed alla dea damore
coronate di fior sapron le porte:
nulla sode di mesto ov salvata 25
a Merope la vita, a voi la figlia,
e la sposa a Policare; e tu temi?
amfia
Voce notturna, vocal marmo o tronco
portentoso che parli, a me non porge
questo terror. Gli stessi di pavento 30
non placati o implacabili. Io pur vidi
segni orrendi ci sui propri altari,
che mentre a patrii antichi di di questa
regal casa dEpito io dianzi offersi
vittime, incensi e preghi, 35
n serena la fiamma al ciel drizzossi
n con fulgida cima,
ma incerta, ottusa e fiacca,
g serpendo allintorno, e datro fumo
sparse torbidi flutti. Un color solo 40
30
Letteratura italiana Einaudi
non ritenne, o un aspetto,
ma qualiride curva apre confuso
il sen dipinto, e non distingue alcuno
terminato confin tra lostro e l croco,
cos la fiamma ora cerulea e mista 45
di bionde note, ed or sanguigna, alfine
in tenebre fugga. Pur questo poco.
Non cadde il toro al primo colpo esangue,
ma ferito, muggendo
fugg dal sacerdote, e dopo un breve 50
furoso rotar, stanco, a gran pena
col sangue vomit lalma ritrosa.
Nella vittima aperta
pi crudeli minacce apparver poi.
Sascose il cor nel sangue, 55
n sorgea capo alcun: scotea le fibre
alto tremor. Sparse di fele tutte
son le viscere infauste,
n v segno infelice
che non sosservi in lor. Ma, per pi atroce 60
prodigio, un altro gi prostrato bue
alza dal suol le sanguinose membra,
e vacillando in su mal fermi passi
gli stupidi ministri urta col corno.
Or che fia ci? Non placato il Cielo: 65
cagione ho di temer.
nutrice
Non te lo niego;
gran cose son, ma forse
da geloso timor troppo osservate.
amfia
Pur attonito stava il sacerdote,
e le temeva.
nutrice
Spesse volte al caso 70
un facile sospetto
Carlo de Dottori - Aristodemo
31
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
d nome di prodigio. Or ecco torna
un de soldati arcieri,
che seguto han Licisco. Intender puossi
ci che segu da lui, ci che pi resti 75
di tma o di speranza.
scena seconda
Amfia, Soldato, Nutrice, Tisi in disparte.
amfia
Ferma i passi, o guerrier: narrami quanto
opr, vide o sent la schiera vostra
nel seguitar Licisco.
soldato
O donna eccelsa,
ben che fretta importante 80
al Senato mi spinga, a te pur deggio,
moglie dAristodemo e gi vicina
ad essermi regina,
anco obbedir. Sollecito e spedito
di Licisco segu lorme il drappello, 85
ed io compagno allopra,
anzi dellopra stessa
non picciolo calor, primo scopersi
Licisco fuggitivo ove il Taigeto
veste dantica selva il piede ombroso, 90
che negra delci, irta di pini, opaca
di vecchie querce, in pi dun luogo appoggia
i tronchi annosi e stanchi
alle vicine vigorose travi,
e col nerbo dellun laltro sostiene. 95
Cos folto, difficile e mal certo
si rende il bosco; e, ricusato il giorno
dallombre pertinaci, un pigro e mesto
32
Letteratura italiana Einaudi
aer vi siede. Io lo scopersi appunto
che, avvistosi di noi, verso la selva 100
a tutta briglia il corridor spingea.
Noi lo seguimmo, e minacciando pure
di saettar le fuggitive terga,
rapidamente lincalzammo. Arena,
accusata dallabito e dal crine, 105
prima fugga; segua Licisco, e dietro
un giovanetto servo. Alfine, o fosse
avvantaggio di spazio, o lena forte
de lor destrieri, o qualche dio nemico
alla Messenia, ricovrolli il bosco, 110
e li difese; cha ferir le piante
se nandr le saette
drizzate a lui con disperato fine
di punirlo o fermarlo. Entrammo dopo,
ma fu cercato e minacciato invano 115
per lindistinto errore
e la confusa libert del bosco.
Sdegno, stupor, vergogna
in noi rimase; e dopo lunga e vana
diligente ricerca, usciti a vista 120
delle tende spartane,
entrar vedemmo il ribellato padre
e la figlia seguace, accolti e forse
istigati alla fuga.
Noi pochi e stanchi, inabili ad impresa 125
e difficile e grande, torniam dolenti ad avvisarne
Itome.
amfia
Ecco certi i prodigi,
ecco i segni veraci.
nutrice
Ah di, che sento?
Carlo de Dottori - Aristodemo
33
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
scena terza
Tisi
Non sol fuggita, ma perduta dunque 130
la figlia di Licisco. Oh quale a Sparta
favorevole incontro!
E qual cura gelosa
della sua vita avr, se la sua morte
salvar pu la Messenia! Oh, nel profondo 135
abisso del Destin sommersi arcani,
venerandi per! Chi non credea
luna assoluta e condannata laltra
dal voler degli di? Pur vive Arena
cinta dal muro forse e dalle spade 140
del feroce nemico, e sola esposta al sacrificio resta
Merope sfortunata,
protetta invan dal caso. O forse il caso
ha da vagar fra gli altri nomi, e al grande 145
rischio mortale andranno
le tenere bambine, in cui non trovi
luogo per la ferita il sacerdote?
Oh, di che pianto amaro
han da bagnare il sen le donne illustri 150
della casa dEpito! Ite, e fondate
su i titoli degli avi, e sullinferme
basi dalta fortuna il fasto umano!
Gi cos non paventa
agreste madre, e non aspetta il duro 155
oracolo febeo, che dalle braccia
le svelga i pegni dolci. O santa pace
delle capanne, intorno a cui non rota
invidia di Fortuna!
Le speranze sollecite, i timori 160
gelati errando vanno
solo per le citt. Per le superbe
34
Letteratura italiana Einaudi
porte de re non entra il sonno mai
se non chiamato: e timoroso passa
fra gli armati custodi. Oh fortunato 165
chi fra povere canne occulto vive
sicuramente! E la morte non cerca,
ma non la teme; e per lasciare il nome
sopra un marmo loquace,
ambizoso il proprio mal non segue. 170
Ma intender vo ci che ne parli Itome
e lindovin comandi.
scena quarta
Aristodemo, Amfia in disparte.
aristodemo
Hai vinto, Sparta, hai vinto:
pur son teco gli di. Nessun di loro
resta a Messenia, o restano i perdenti. 175
Or chi dar la vittima, sArena
pi non pu darsi? Ofoneo protesta,
insta, minaccia, e chiede un cambio eguale.
Ha da sacrificarsi una fanciulla
del sangue nostro a Dite. 180
Ma dove il petto antico? ov la dura
virt che ammira il vincitor dEurota
nel sangue degli Epitidi feroce?
Sento rapirmi: e non so dove: e pure,
pur son rapito. Assai maggior delluso 185
lanimo ferve intumidito, e volge
pensieri eccelsi. Non ardisce ancora
confessarsi a se stesso. Ah, non ha vinto
Sparta! Espugnar bisogna
il cor dAristodemo. Itene, affetti, 190
itene, o tenerezze; e tu, Natura,
Carlo de Dottori - Aristodemo
35
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
volgi altrove la fronte. Oggi mi svelgo
il cor dal sen: Merope dono a Dite.
Crudel, ma generoso
s; redimer mi piace 195
con parte del mio sangue un regno intiero.
Ritornate, o da noi partiti numi;
Merope vostra. Err la sorte: il padre
non errando la dona. In lei sadempia
la richiesta di Febo. Ognaltra io scuso 200
per innocenza danni;
le colpe dellet, dellesser mia,
dellaffetto comun Merope tiene:
le pagher. S fatta
piace al rigido inferno; e tal sen vada, 205
ombra nobile e grande,
ad occupar lombre dEliso, e mostri
quanta sia; quanto sdegno
consumasse de Castori; e con quale
apparato doracolo e daltare 210
e di pubblico lutto a Stige arrivi.
Ol, Messenii: manca
Arena, ma non manca ostia a Cocito.
Sien placati gli di.
scena quinta
Amfia, Aristodemo, Tisi in fine.
amfia
Fra i Messenii io pur sono 215
non ultima, e non vile, e nella vita
dellofferta fanciulla
ho la met delle ragioni; e prima
che cederle ad alcuno,
ceder questa vita omai stancata 220
36
Letteratura italiana Einaudi
da lunghi mali. Aristodemo, ah troppo
barbaro il pensier per greco padre,
sesser padre rammenti; e non rifiuti
a Natura i suo doni, e non calpesti
le leggi; e furoso 225
non rompi il dolce vincolo damore.
Or quali, or quali sono
gli di che inviti a ritornarsi a noi?
Qual pietoso spettacolo prepari
degno di lor presenza? Un padre uccide 230
la figliuola non chiesta, anzi dal Cielo
preservata pur dianzi, e spettatori
gli di chiama dellopra?
Quel che davi dolente, e a forza or doni
volontario e non mesto? A te saspetta 235
dar legge al Ciel? Cos abusato il grande
dono di sua piet? Cos placati
gli di saranno e soddisfatto Averno?
aristodemo
Donna, n a te saspetta
dar legge a me, che sento il duol, ma il duolo 240
non mi toglie a me stesso. Or dimmi, e quale
vittima resta, s perduta Arena?
Ah, si fregi di questo
atto di volont nobile e grande
ci che diamo costretti; e paia dono 245
lobbligo necessario. A che avvilirlo
con inutile pianto? Ornar pi tosto
convien di generosa alta apparenza
ci che si rende al Ciel, ci chesser noto
deve a tutta la Grecia, e sulle penne 250
di non bugiarda fama
volar eterno alle venture etadi.
amfia
E pur ver! Determinato questo
funesto, abbominevole pensiero!
Carlo de Dottori - Aristodemo
37
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
Tua mente il concep! lanima fiera 255
senza orror lo trattiene!
E madorna un dolor tanto difforme
di vani fregi! Io giuder allaltare
s, s, Merope nostra. Io daspra fune
le stringer le molli braccia al tergo; 260
io canter lorrendo voto. O Dio!
Vuoi pi? Vuoi chio ferisca? Ah, questa cruda
destra baciata indarno,
e bagnata di lagrime infelici,
certi di man mi lever la scure. 265
Aristodemo, Aristodemo, padre,
sposo, nomi gi dolci! O Dio, tu soffri
lorribil faccia dun pensier s atroce,
e laspetto non tolleri di questa
moglie e madre dolente?
aristodemo
Ad altro tempo 270
serba, donna, le lagrime. I Messenii
attendono questatto,
o lo vorran. Le volenze abborro.
Libera io do la figlia al sacerdote,
prima che prigioniera; e degno io resto 275
di quello scettro a che macclama Itome.
amfia
Vorran questa i Messenii
vittima, che non fugge, e mal difesa
dal padre stesso. Or che non vassi prima
a trar di mano al vincitor superbo 280
la trafugata e lusurpata Arena?
Qual pi degna cagion dimpiegar queste
reliquie di virt? Ma si perdoni
al profano Licisco, e vegga Arena
dalle torri spartane
di mia figlia innocente in pace il rogo,
e sieda in ozio Itome
38
Letteratura italiana Einaudi
a s fiero spettacolo e s ingiusto:
cos permette il padre, e con tal prezzo
compra lapplauso delle genti e l trono. 290
Ah, tolga Dio che l regal manto cinga
il sangue della figlia
al padre ambizoso.
aristodemo
Io non pretendo
di salirvi cos. Pi cauta, Amfia;
la dignit del genio mio soffende. 295
Amo, qual deve uom forte,
pi che la figlia mia la patria e l, nome.
amfia
Gran parte sono della patria i figli.
aristodemo
E dansi per la patria.
amfia
Dansi lecitamente. 300
aristodemo
Non lecito sol, ma degno il caso.
amfia
Il caso ha scelto Arena.
aristodemo
Ed il caso lha tolta.
amfia
Chi chiede il sacrifizio, il caso o Febo?
aristodemo
Certo, il delfico nume. 305
amfia
Or a lui sobbedisca e torni il nome
di Merope nellurna ovaltri sieno,
e disponga Fortuna. Io non ricuso
di ritenerla.
aristodemo
Invidata questa
sorte dagli astri avversi. Ha figlie Dami 310
Carlo de Dottori - Aristodemo
39
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
e nha Cleone, ma dallurna escluse
per lincapace et Tisi dirallo,
chopportuno qui giunge.
scena sesta
Tisi, Aristodemo, Amfia
tisi
Non basta allavidOrco
picciolo sacrifizio. Oim, bisogna 315
che sappia di morir lostia che muore.
Per si crede che rifiuti quelle
nella cui debil vita
poco potrebbe esercitarsi morte,
poco goder la crudelt dAverno. 320
amfia
E chi lafferma?
tisi
Ofoneo. Di Febo
egli ministro, e tocca a lui desporre
la delfica risposta.
amfia
Egli ci forma
gli di crudeli. Oim, pi tosto a Delfo
perch non si ritorna? 325
tisi
Tanto commercio non abbiam col Cielo,
cha voglia nostra ei parli.
amfia
O Tisi, o sempre
funesto quando parli! Io non credea
che tu crollassi ancor le runose
misere mie speranze.
tisi
Amfia, mi duole 330
di te. Fosse pur altra
40
Letteratura italiana Einaudi
via di salvar Messenia! Andai richiesto,
richiesto parlo.
amfia
O misera! E mi serba
al funeral di Merope Fortuna?
Chiuder gli occhi a lei, raccorr lossa? 335
e riporr le ceneri nellurna,
quel chio da lei sperava,
offizio di piet, chera dovuto?
Vile, ah troppo, chio sono
a sazar la rabbia delle stelle 340
col mio dolor. Non fia mai ver chio viva
dopo Merope mia. Degno un s grande
sacrifizio di qualche atto solenne
che lo preceda. Io sar nunzia a Dite
della venuta sua: n ignobil forse 345
n inoperosa. Allanima preclara
liberatrice di Messenia, offerta
dal padre suo, preparer la via.
aristodemo
Necessit di Fato,
obbligo con la patria, onor severo 350
ti sgridano altamente. Una sol morte
mille vite risparmia: or se tu nieghi,
timida, non questo
un tradir la tua patria? Un dar in preda
allavido Spartan, che vincer puossi 355
se tu vinci te stessa, i pochi avanzi
e prezosi del messenio impero?
Sofferirai che spenga
la nostra gloria il fier nemico, e mieta
con la fiamma vorace i patrii campi? 360
che disperga le polveri di mille
anime illustri, a cui
cost tanta la patria? E tu le mani
ai lacci porgerai? S, s, conferma
Carlo de Dottori - Aristodemo
41
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
Merope al tuo nemico, Aristodemo 365
al trionfo di Sparta! O meglio, o Amfia,
ti sien legge i miei detti. In pace togli
il voler del Destin, chal mio d legge.
scena settima
Amfia, Tisi, Coro
amfia
Udite strana legge,
che mi porge e mi limita il dolore! 370
Che approvi le mie pene, e che a misura
duna falsa ragione il cor le senta,
comesser puote? O del mio duol tiranno
pi tiranno divieto! Anco m tolta
la libert del pianto? Anco son tolte 375
al funeral di Merope infelice
le lagrime materne? Ah, non fia tolto
il sangue: onor pi degno, onor pi grande,
e pi caro ad Averno.
Del morir quando io voglia 380
larbitrio mio. Mi si pu tor la vita,
ma non la morte.
tisi
Non virt temer la vita, Amfia,
ma lostar ai grandi mali.
amfia
lieve il duolo
capace di consiglio.
tisi
I propri casi, 385
o nobil donna, fuor di tempo aggravi.
amfia
Cos penoso l mal come la strada
che guida al male.
tisi
Degli umani giudizi
42
Letteratura italiana Einaudi
spesso ride Fortuna, e l fin diverso 390
dallatteso prepara.
amfia
Ov Fortuna?
Aristodemo la Fortuna e il Fato:
ei condanna la figlia.
tisi
E la Fortuna
e l Cielo Arena. E chi pu dir qual sia
la mente del Destin prima che cada 395
sulla vittima il colpo?
amfia
Ah, moribonde
scintille di speranza! Ah, di pietoso
consolator dolci lusinghe, e vane!
Disposto il padre ha della figlia, ed io
della madre ho disposto. 400
tisi
Furosa ella parte. Oh qual feroce
spirito infiamma il volto! oh quanti il volto
affetti esprime! Frettolosa, incerta,
muove il pi, come suole
agitata baccante. O di, prendete 405
cura o piet della Messenia almeno!
coro
O sapenza eterna di Natura,
che dai legge alle stelle e che limmensa
mole del ciel con certo moto aggiri,
perch dispor con ansosa cura 410
leteree vie cos che l freddo verno
ora nudi la selva,
or torni lombra al bosco,
ora il fervido Cancro
Cerere imbiondi, ora sinvecchi e tempri 415
le forze sue men vigoroso lanno,
e lasciar senza alcuna
Carlo de Dottori - Aristodemo
43
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
regola poi le cose umane esposte
allarbitrio incostante di Fortuna?
Quaggi tutto disordina o confonde 420
il caso cieco, e con occulto inganno
la prudenza delude,
defrauda le speranze,
e con diverso fin dal prevenuto
termina gli atti nostri, e lopre chiude. 425
Nascon guerre da pace,
quete da tumulto, amor dallodio,
dal possesso desio, tma dal certo,
perigli dal sicuro, error dal lume:
tutto confuso al fin, mobile incerto 430
pi che mar, pi che vento,
pi che libica arena,
e in cento dubbi e cento
pur v chi trovi ombra di vero appena.
Non fu cos turbato 435
certo lumano stato
quando era inerme e giovanetto il mondo,
e dal regno non anco
discacciato Saturno,
non insegnava ad usurparsi i regni 440
lo stesso Giove, e nutrir gare e sdegni.
Oh allor quando diviso
in tre gran parti il tutto,
non s orrendi e nocivi
sapea temprar i fulmini Vulcano, 445
e con indotta mano
il mal uso Tonante
imparava ad aprir le aree nubi,
e nelle querce sol, solo ne faggi
drizzando i colpi, esercitava il braccio. 450
Quando il fiero Nettuno,
re inesperto de mari,
pacifico reggea flutti innocenti;
44
Letteratura italiana Einaudi
n sapevano i venti
turbar le calme alloceano, intatto 455
anco da remi e dalle prore audaci.
Quando a dar legge allombre
giunto di nuovo il rigoroso Dite,
trov il Tartaro vuoto,
ozoso il nocchier, le Furie e l Cane 460
quasi che mansueti,
e ne principii suoi rozzo linferno.
La terra, che fu poi nido de mostri,
per anco non avea purgato Alcide,
e dipintone il cielo. 465
Non sarmava Oron, n splendea lOrsa,
n la Pleiade acquosa o l Cane estivo.
Tizio non occupava
con lampie terga al pallidOrco i campi;
Isson non volgea 470
la rota eterna, e Tantalo assetato
non sospirava ancor londa fugace.
O felici quei primi uomini rozzi
a cui davano gli antri albergo e lombre,
facil bevanda il rio, cibi non compri 475
il pino, il sorbo, e lieta mensa il prato!
Il ciel non risplendea
dimmagini temute, il mar tacea,
stava chiuso linferno, e luomo in pace.
Nacquer odii e timori, 480
ambizosi amori
quindi, e nacque Fortuna. Or togli quella
peste dalluom, tolta Fortuna anchella.
Carlo de Dottori - Aristodemo
45
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
ATTO TERZO
scena prima
Aristodemo, Coro de Messenii.
aristodemo
Poich del sangue nostro Averno ha sete,
si liberi la patria. Aristodemo
in difetto dArena offre la figlia.
Io non ho dalla sorte
questobbligo, o Messenii, 5
ma dalla patria. In ci le parti adempio
duomo libero e greco. Il prezzo grande,
ma la salute di Messenia molto
maggior del prezzo. O mi comandi il Fato
o mi regga dover, sia dono o sia 10
necessit, Merope io voffro, e tolgo
i privati ed i pubblici timori.
Tanto donor mi resta
che risarcisce il danno. Inutilmente
non sar stato padre. Alla salute 15
dun regno generata avr la figlia.
Se pi chiedon gli di, pi non possedo.
Ma non chiedono pi. Lanima mia
esposta cento volte e rifiutata
non vittima idonea, anzi non basta 20
un popolo de morti in tante pugne.
Una vergine sola
degli Epitidi chiude
lavide fauci alla spietata Erinni,
sazia per noi la morte, impiega tutta 25
la cupidigia dellingordo Abisso.
coro
O dAlcide e dEpito inclita prole,
lindole generosa
46
Letteratura italiana Einaudi
co fatti approvi, e con questuna vinci
quante bellopre mai fecero gli avi. 30
Liberatore e padre
te chiama la tua patria e ti prepara
simolacri perenni, eterni onori,
sempre del merto tuo minor mercede.
aristodemo
Savvisi Ofoneo, serva laltare, 35
la vittima si curvi. Io cedo tutte
le mie ragioni, e mi riserbo il solo
dolor che non mi sia
imputato a fiacchezza.
coro
sublime vittoria e glorosa 40
vincer se stesso. O del vicino scettro
ben degna man! Cos virt seterna,
cos monta alle stelle, e poco lunge
regna da sommi di.
scena seconda
Policare, Coro dei Messenii.
policare
Poich fugg lusurpator Licisco 45
alla schiera seguace,
ritorna il mio dolor tanto pi fiero
quanto pi certo.
Oh quanto volentier torrei, Fortuna,
a temerti di nuovo! A te non resta 50
pi ragion sovra un nome
rimasto solo. Ah, dubbi miei, tornate,
se tornar pi si pu. Nel mortal vaso
il caro nome accompagnato torni,
e giudichi Fortuna unaltra volta 55
Carlo de Dottori - Aristodemo
47
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
della mia vita. Ofoneo pavento,
glinteressati Epitidi, il possente
stimolo di regnar temo nel padre.
Tutti sono sospetti,
genitor, patria e di. 60
Che pi? di lei diffido. O tu cui fanno
venerande le vesti e l crin canuto,
dimmi (cha te non celato forse)
qual vittima selegge, or che leletta
si ricovr tra le spartane genti? 65
coro
Un padre generoso offre la figlia.
policare
Cleone o Dami?
coro
Aristodemo.
policare
Oh Dio!
Chi divolga lofferta?
coro
Il padre appunto,
ed io fra poco avviseronne il sacro
Ofoneo, che drizzi lara, e imponga 70
di sacrifizio tal degno apparato.
policare
Scota Nettun la terra,
cadano torri e tempii, e stenda Itome
a s gran sacrifizio ampio teatro;
arda le man di Giove 75
questa patria co folgori, chappena
convenevole sia rogo dellossa.
Con s vasto apparato
sacrificar si deve ostia s grande.
coro
Ei da se stesso 80
parla dolente, e mostra
48
Letteratura italiana Einaudi
nella fronte e negli atti
segni daffanno immenso.
policare
Merope sola forse
nella casa dEpito? Ella, pur dianzi 85
assoluta dal Cielo,
condannata dal padre?
coro
Ella sol atta al sacrificio, a cui
non dansi le bambine. Il padre dona
quel che forse darebbe, 90
ricusandolo, a forza.
Ma il generoso duna
magnanima costanza orna il suo caso,
n contamina il don con bassi affetti.
policare
E lo permette Amfia?
coro
Perch costretta. 95
policare
E lapprova Messenia?
coro
Altra non resta.
policare
E non si cerca Arena?
coro
Ella fuggita.
policare
Non si toglie al nemico?
coro
Ah, di salute
trattsi qui, non di ruina.
policare
In lei
la salute consiste.
Carlo de Dottori - Aristodemo
49
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
coro
E per lei forse 100
perirebbesi indarno.
policare
Or vanne, e trova
lindovino crudele: avida attenda
di respirar con la sua morte Itome.
Non perir.
coro
Giovane audace, frena
limpeto del dolor.
policare
Prima quel colpo 105
scender sul mio capo, e pria di mano
trarrolla al sacerdote:
voler la pompa;
smorzer con laltrui, col sangue mio,
lindegno foco: abbatter gli altari; 110
sacrilego, profano, disperato,
contro gli uomini e i di, contro me stesso.
Ah, Dio! Parton coloro,
ed io misero spargo
scelerate querele, empie rampogne, 115
inutili minacce!
Chiaman questire, e queste
vendette, i Lacedemoni spietati.
Contro lusurpator del mio privato
e del pubblico ben, volgiti, o sdegno; 120
dar forze ragion, daralle amore;
o periremo in s bellopra, e, prima
di Merope, vedr latra palude,
ma non gi solo.
Non saspetti che segua 125
la colpa; pria si vendichi. Preceda
al misfatto la pena: e sia punita
la cagion del misfatto.
50
Letteratura italiana Einaudi
Misero, chi mi segue? Aristodemo,
che la proscrive? Amfia, 130
donna ed inerme? O l mio furor, la mia
stella nemica? e due compagni al fianco
ambi crudi, ambi ciechi, Amore e Morte?
scena terza
Merope, Policare
merope
Policare, vicino
l fin della mia vita. Il colpo attendo 135
che libera la patria: e mi preparo
a non temer s glorosa morte.
Io vado, e nulla meco
porter di pi nobile e pi degno
della mia f. Tu le memorie mie 140
pietoso accogli, e vivi.
Un cener poco, un molto amor ti lascio:
prendine cura. Unico e dolce erede
de miei candidi affetti,
rendi lossa al sepolcro, e serba il nome. 145
Duolmi di te; ma di morir mi piace
per te, che sei compreso
nella messenia liberata gente.
Cos l mio sangue pur ti plachi il Cielo,
ti concilii Fortuna. Io fra le opache 150
ombre dEliso andr narrando i casi;
e dellistoria mia non poca parte
Policare sar: s che l tuo nome
fie per la lingua mia, se parlan lombre,
prima dellombra tua noto agli Elisii. 155
Tu, deh frena i lamenti; e sol di due
picciole lagrimette il cener bagna,
Carlo de Dottori - Aristodemo
51
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
ultimo onor, pi caro
dellarabe fragranze;
e co teneri uffizi, 160
deh, per piet, la madre mia consola.
policare
Chio viva? io ti dia tomba? Io cos vile,
crudel, ti sembro? E tal mamasti? e tale
che se ferro mancasse o tsco o laccio,
non possa solo uccidermi il dolore? 165
Merope, o tu mi tenti, o tu non mami.
Testificar sapr ben io la fede
e lamor mio. Va, raccomanda lossa
e lonor del sepolcro a chi non deve
teco perir. Se mi toccasse, o di, 170
un rogo istesso, e mescolar nellurna
le polveri felici, io gi vassolvo,
ed assolvo Fortuna.
Scompagnata da me tu non vedrai,
Merope, Averno. Attender sul lido 175
la tua venuta, e varcheremo insieme;
per le tenebre cieche e per lignote
vie del sepolto mondo
preceder. Lusingherotti il Cane,
difender i tuoi passi 180
dalle pesti di Abisso. Ah, qualErinni,
qual Cerbero, vedendo ombra s bella,
stupido e riverente
non deporr lorgoglio,
e non ti lascer libero il calle? 185
N sar vil compagno: a te bel fregio
dar lopra famosa, a me la fede.
Tu con atto magnanimo non temi
la morte per la patria, e tu vorrai,
sio per te muoro, invidar la lode 190
al mio seguace amor? Sarai gelosa
di tua virt, che non simiti, e tanto
52
Letteratura italiana Einaudi
altri non osi?
Se disprezzi il compagno,
non amasti lo sposo. Altri che morte 195
congiunger non ci pu. Separa morte
le basse, e non leccelse anime amanti.
Ma non questo il talamo e la face,
misero, chio sperai. Non sullerbose
rive del pigro Lete 200
teco fra lombre aver letto infecondo,
e con amplessi vani e freddi baci,
sterili, e senza suon nudrir un muto
e vano amor dinefficaci affetti.
Non so chi ti condanni altri che l padre 205
o ambizoso o ingiusto,
n so qual dio, qual dura
umana legge, ad obbedir ti sforzi.
Vive Arena pur anco,
in cui cadde la sorte. A te non tocca 210
non sortita cader. Non ti condanna
chi pria tassolse. E tu vorrai la vece
sostener duna vittima fuggita,
incerta dellevento e della lode,
certa solo del danno? 215
merope
Sio non ti salvo, perdo
la met de miei voti.
In te la miglior parte
pre della Messenia. Ah resta, e attendi
dal voler della Parca il fin degli anni. 220.
Io son vittima propria. Err Fortuna
nel dispor di mia vita, ed ha perdute
le sue ragioni in quellerror fatale.
Sola io resto, e mi piace
non dipender da lei; chignobil fra 225
lobbligo seco o lodio. Io cado offerta
dal padre, e confermata
Carlo de Dottori - Aristodemo
53
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
dal sacro Ofoneo, tra mille applausi
dun popolo salvato, e vuoi chio fugga?
Tu, se pri, chi salvi? E chi telegge? 230
Deh, non voler che resti
questa invidia di me. Lascia chio vada
sola e innocente a Stige.
Se meco vieni, io meno ad Eaco avanti
il testimon duna insolente colpa. 235
Resti, e pi fortunata
godi la patria, or chio la rendo tale.
E ricordati almen, sad altra in seno
di posseder t dato
felici amori, ampie fortune e figli, 240
che questo dono mio; che la mia morte,
che salv la Messenia, a te die vita,
e sposa e dote e prole.
Unombra nuda, chio sar tra poco,
gelida amante ed infeconda moglie, 245
a ragion non ti piace.
policare
Vuoi chio viva, e muccidi
con amari rimproveri. Ma senti.
Ampia e nota la via che mena a Dite,
ma se fosse anco ignota, 250
la troverei: se niuna,
la farei per seguirti. O vuoi compagno
o vuoi servo, o mi tolleri o rifiuti,
indivisibilmente a tergo o al fianco
io ti sar. Febo telegge? Amore 255
maggior di Febo impon che teco io vegna.
Tu liberi la patria, ed io me stesso:
la tua sorte la mia. Pi non ti chiedo
se ti spinga a morir caso, ragione,
giustizia o forza; sol ti chiedo quando 260
sha da morir. Sol tua bont conceda
chio generoso men (per me non priego)
54
Letteratura italiana Einaudi
deplori queste tue somme bellezze,
chio perdo eternamente, e le cadute
misere mie speranze. 265
merope
Questa perdita indegna
delle lagrime tue. Quel che deplori,
quel dunque amasti? Io mi credea che l meno
che ti piacesse in me fosse il mio volto.
A che dunque seguir quel che men prezzi? 270
policare
Io volentier confesso
desser men forte. Il tuo corpo mi piacque,
sede duna bellanima; e fin tanto
chio son uomo, e non ombra,
piango le cose umanamente amate. 275
Se tu resti del corpo, io seco resto;
se labbandoni, io labbandono. Ah, cessa,
Merope, di tentarmi. Ah, non si cerchi
con importuni intempestivi affanni
di pregustar la gi vicina morte. 280
scena quarta
Soldato, Merope, Policare, Nutrice in fine.
soldato
Merope, Aristodemo a s ti chiama
e chiede pronta obbedenza. Ha teco
da conferir alti pensieri.
merope
Il padre
con tal fretta? in tal tempo? e per gli arcieri
mi fa chiamar? Dove le serve sono? 285
e dov la nutrice?
Sei tu nunzio o custode? Ah, ben conosco
Carlo de Dottori - Aristodemo
55
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
i preludi di morte. Il primo oltraggio
questo di Fortuna; il tormi prima
la libert. Forse comanda Febo 290
che di miseria tal resti aggravata
la morte della vittima? o pi tosto
se volontaria e generosa muore,
latto grande non piace? O petto, aduna
tutte le forze tue. Virt debelli 295
i tumulti del senso.
Non pu negarsi. Duro
lincontrar ci che natura abborre.
Venisse almen tutta la morte in una
sol volta, e orribil fosse: 300
n cercasse dabbattermi lardire
crudelmente ingegnosa, e di levarmi
quel che del sesso ad onta orna il mio petto
generoso vigor. Mio sposo, addio;
io parto, addio.
policare
Dove nandrai, crudele, 305
senza di me? Ma non andrai. Fra poco
ti seguir nellErebo. O spietato
padre! Spietati di! Perfida Itome,
che l misfatto atrocissimo sopporti!
scena quinta
Nutrice, Policare
nutrice
Pigri e imbelli siam noi, se posta in uso 310
dellingenoso amore
non larte e lardir. Cos vilmente
cederemo a Fortuna? e al primo impulso
della sua mano al precipizio andremo?
56
Letteratura italiana Einaudi
N troverai difesa 315
degna damante? E contro al Fato avverso
userai femminili armi di pianto?
Non sar chi sopponga? e chi deluda
il forsennato e forse
dAristodemo interessato zelo? 320
N chi lambizosa
fiera virt della fanciulla espugni?
Policare, io son donna, e curva omai
sotto il peso degli anni; eserva io sono.
Tu giovane ed amante, 325
e di chiara prosapia, odi i mie detti.
Deh, per Dio, non lasciar che questa bella
sposa tua, figlia mia, per vano orgoglio
dostentata virt danni se stessa.
Nulla si toglie a di, nulla alla patria: 330
a ingiusto genitor figlia innocente,
e quel ch tuo ti togli.
Fugg la condannata
vergine, e non dovr fuggir lassolta?
Forse che non eletta 335
perisce inutilmente; e forse il prezzo
chiesto per la messenica salute
non il suo capo.
Sono pur anco in ciel que stessi di
che lhan protetta, e forse 340
non pentita Fortuna
di favorirla, e attende
chi la provochi. Al fine
lozio tuo la condanna. Ergiti, o figlio,
e qualche nobil opra 345
degna di lei, degna di te prepara.
policare
Se non ricusa dincontrar la morte,
come per forza ha da restar in vita?
Se questa nostra ignobilt di mezzo
Carlo de Dottori - Aristodemo
57
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
ad abborrir la condusse il fine, 350
quanto saria Policare infelice!
nutrice
Della sua lingua men feroce il core.
Sosterr mille morti
pria che parlar men generosa. Il sesso
per molle. Amore 355
gran forza ha in nobil petto:
reclamer natura,
comanderalle imperoso, amore,
che della forza si compiaccia e viva.
Sopri, il rischio di morte; 360
se cessi, morte certa.
policare
Ecco, o nutrice,
un rischio non minor: loffender lei.
nutrice
Vie pi loffendi
a lasciarla perir.
policare
Che pi si tarda?
chi nulla pu sperar, nulla disperi. 365
nutrice
Nulla pi, no: ma se ben dritto io miro,
forza giovar non pu. Susi linganno.
policare
Susi purch si salvi, e io mi tocchi
sul Caucaso gelato
di dar vece a Prometeo, e sotto il peso 370
dEtna giacer perch Tifeo respiri.
nutrice
Non sar si colpevole la frode.
Vieni, e del mio pensiero
rapido esecutor previeni il padre.
58
Letteratura italiana Einaudi
scena sesta
Ofoneo, Coro
ofioneo
Oh come sferza rapidi i destrieri 375
per tuffarsi nellonda il sol cadente!
Forse affretta quellopra, a cui concorse
insegnandola a Delfo?
o fugge di vederla? o discacciato
fugge dal nostro error? Ma qual errore 380
pu nel certo cader? Merope sola.
N per la mente mia, non mai da Febo
delusa, odo pensiero
che voglia dubitar, non che riprenda.
Ministri, preparate 385
un negro altare a Dite, uno alla trina
Ecate, un altro allErebo, alla Notte;
e nuovo latte, e vino antico e sangue,
e di pigra palude
onda pallida e grave. 390
Di steril felce e di funebre tasso
coronate le tempie, e datre bende.
Mostrin lorrida pompa
fiaccole meste, e sia l silenzio inditto
religoso e grande. 395
Oh con che stranio rito
plachiam gli di! Sono lass tantire?
Ma quaggi tante colpe? Ah, per natura
erra luomo, e non Dio. Chiedesi eguale
lobbedenza umana 400
allimperio del Ciel, che mai non erra.
Tutto si rende a lui, nulla si dona;
e quando chiede, segno
che gradir voglia il sacrifizio. Quindi
pace promette a noi; che sia distrutta 405
Carlo de Dottori - Aristodemo
59
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
dal castigo la colpa.
Cos tornar li di. Sorge da questa
notte alla patria il tramontato lume.
Dar il cipresso allori,
dar il fato dun sol vita ad un regno; 410
ed adorna di queste
glorie lombra felice andr pei campi
che lento bagna e taciturno Lete
da cento elisii eroi mostrata a dito.
A che dolersi? o presto o tardi andremo 415
tutti dellOrco alla magion capace.
Scote a tutti egualmente
lurna fatale il regnator dEgina.
Visse assai chi ben visse,
e chi con atto egregio 420
onorandone il corso illustra il fine.
coro
Sotto al selvoso Tenaro una rupe
sapre in negra voragine, che mena
alle stanze de morti orride e cupe.
Passano lombre ignude 425
per questa via che, sul principio angusta,
vassi poi dilatando ed in immenso
spazio termina al fine,
dove un immoto e denso
aer si ferma, e dove 430
perisce luman genere sommerso.
N faticoso l calle;
guida la stessa via facile e china;
e stimolate son lombre al cammino
come talor da rapido reflusso 435
rapite son le involontarie navi.
Necessit dinesorabil Fato
qui tragge ogni mortal. Veder bisogna
la stigia notte e l mesto
fin delle cose. Navigar per londa 440
60
Letteratura italiana Einaudi
ultima dAcheronte. Udir conviene
da tre gole i latrati
del feroce custode dellAbisso,
ed inchinare i tribunal temuto
de rigorosi giudici dellombre. 445
Passa indistinto il re dal servo, e sola
virt distinta passa. A lei men gravi
rende le nubi, onde se stessa preme
la tenebrosa patria della morte.
Pronto l nocchier per lei, tacito il Cane, 450
pio Radamanto ed arrendevol Dite.
Virt che sprezza morte
dopo morte sicura. Idre e chimere
vede, ma non paventa anima forte;
passa fra lombre nere 455
di Stige, e nulla teme.
Tma e virt non han commerzio insieme.
Il luogo della pena
a lei serve di via per donde passa
alla stanza del merto opaca, amena. 460
Di pena orma non lassa
la stessa morte; e deve
esser da vita a vita un mezzo breve.
N crederiasi uscita
dalla stanza di pria salla seconda 465
sassomigliasse la sua prima vita.
Pi che di Stige londa,
del mezzo della morte
testimon la migliorata sorte.
Va, fanciulla magnanima, chun breve 470
sospiro il nome tuo porta alle stelle.
Bella sei, ma belt cosa fugace,
e di breve stagion labile dono.
Cos caldo vapor daccesa estate
strugge i prati ridenti allor che l sole 475
egualmente divide il d prolisso.
Carlo de Dottori - Aristodemo
61
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
Vien rapito dal tempo
fulgor di molle guancia in quella guisa
che le pallide foglie
abbatte al giglio moribondo, e come 480
sugge fervido sol lostro alle rose.
Non d che non toglia
a belt qualche spoglia.
Bella morrai. Se questo
fregio passa ne morti, 485
tuo, teso lo porti.
62
Letteratura italiana Einaudi
ATTO QUARTO
scena prima
Policare, Aristodemo
policare
Mio re, ch re fra poco
de salutarti Itome, udii pi volte
dalla tua stessa bocca
che l re comanda agli altri, al re la legge.
aristodemo
Custode della legge 5
il giusto re; n deve
da lei partirsi mai.
policare
Tal di grande
anima, e degna dello scettro, appunto
lo studio generoso. Or quale un padre
ha ragion nelle figlie altrui donate, 10
e quale un re nellaltrui mogli?
aristodemo
Segui.
policare
Poco ho da dir. N Aristodemo padre,
n Aristodemo re dispor di cosa
deve fatta daltrui. Merope mia;
me la concesse il padre, 15
non me la tolga il re.
aristodemo
Che fia mai questo?
Policare, vaneggi? Altro che nozze
chiede il rigido Fato. Io non dispongo
di Merope ch mia, diciam, ch tua:
il Fato ne dispon; cedo al Destino. 20
Deh, tu non sollevar gli affetti miei
Carlo de Dottori - Aristodemo
63
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
a gran forza domati.
Ah, che temo pur troppo
che si ribelli amor, che la natura
maccusi padre, effemminando il maschio 25
vigor del petto, or che pi viene astretta
a mostrarsi virt.
policare
Signor, tu dammi
Merope, e l CIel poi me la tolga. Il Cielo,
che pur or la salv dalla Fortuna,
conferm le mie nozze, 30
ed un zelo soverhio, unaffettata
religone il darla.
Dimmi: sArena vive,
perch Merope muore? Alfine, mia;
non la dar. Sa te s fragil sembra 35
la difesa, e persisti
dofferirla tu stesso, io tolgo solo,
a difender, la scusa. Io me cadranno
i fulmini di Giove, e lire tutte
della Messenia: Aristodemo salvo. 40
aristodemo
Salvisi pur la patria. E tu, garzone,
cui per cieco sentier guida un pi cieco
che giusto amor, la vana
autorit di sposo e l vacuo nome
dona alla patria, ed a domar impara 45
da me gli affetti. Il padre
loffre alla patria. Il re, se re melegge,
difender lofferta. A te non lice,
giovane, avvilir gli atti
della nostra virt. Se tu non temi 50
lire del Ciel, lo sdegno
della Messenia, io temo
pi de folgori stessi e pi di morte
un atto vile. O consiglier fallace,
64
Letteratura italiana Einaudi
o difensor dellaltrui colpe, questo 55
quel petto audace che incontrar ben cento
volte vidio larmi di Sparta, e in cui
di nobile virt restano impressi
onorati vestigi?
policare
Il sangue diedi
e dar per la patria. Un casto, un giusto 60
ed un possente affetto
non posso dar, n deggio. Al re mappello,
se manca il padre. A di, se l re non mode.
aristodemo
Han gi risposto i di.
policare
Non sono intesi.
aristodemo
Ci niega Ofoneo.
policare
Tutto non vede. 65
aristodemo
Sol pu Dio preveder.
policare
Luomo provegga.
aristodemo
Ben dicesti. Io proveggo.
policare
Inutilmente.
aristodemo
Salvandosi la patria?
policare
Tu la perdi.
aristodemo
Augure infausto, taci.
policare
Aristodemo,
sacrilego l silenzio, ovio permetta 70
Carlo de Dottori - Aristodemo
65
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
che tu s ciecamente
gli di, la patria e la natura offenda.
Sotto a gran nome unempia colpa incontri.
Merope mia: se mia,
vive. Se tua, la perdi, e perdi lopra, 75
e l fin dellopra.
aristodemo
Assai
fu garrito fra noi. Folle, desisti
da vana impresa; e alla Messenia basti
un Panormo, un Gonippo
per irritar gli di.
policare
Pi chiaro dunque 80
sha ha parlar? Si parli.
Merope mia, donna gi molto, e madre
sar fra poco. Or vada
duna vergine invece
una fanciulla gravida allaltare: 85
se sadempie loracolo, se salva
la Messenia, io la rinunzio e taccio.
aristodemo
(Che senti, Aristodemo? A questi colpi
temprato il tuo seno? Ardito ha tanto
Merope? od menzogna 90
di costui per salvarla? Io sono offeso
ancor se finge: ed loffesa senza
pro dellautor. Ma che? lautor in cosa
di tanta mole
finger vanamente?) 95
policare
(Attonito ei riman, qual chi di serpe
calcata in mezzo allerbe
pallido incontra inaspettato assalto.)
aristodemo
(Ma deluder mi giova arte con arte.)
66
Letteratura italiana Einaudi
Policare, tu menti, e la menzogna 100
arte damor: ma troppo cieco amore
trova indegni pretesti.
policare
Io non tascondo
i furti miei: dover mi sforza, e dritto,
a confessarli, acci costei non cada
senza alcun frutto, e non riesca lopra 105
un delitto del padre.
aristodemo
Con un altro delitto
tu pur vietasti il mio. Con qual ardire
dAristodemo volar la figlia
prima delle nozze? Il mio togliesti, e quello 110
che donarti io volea; me lo rubasti,
e fu abusato il don: perduto dunque
il merto, ed io divento,
di donatore, offeso.
policare
Signor, se grave damorosa colpa, 115
grave anco dirla. vero
chio tuo doni rubai, ma non gi prima
che dichiarati miei. Nulla fu tolto
allor a di, che non chiedan fanciulle
alla casa dEpito, e nulla al padre 120
che a Policare offerta avea la figlia,
non anco a numi inferni.
aristodemo
A preghiere dAmfia
Merope fu concessa a valoroso
e nobile garzon, s chio sperai 125
daver aggiunto un degno fregio al sangue
chiarissimo dEpito;
ma lingrato trad le mie speranze,
e profan le nozze
con lascive, illegittime rapine. 130
Carlo de Dottori - Aristodemo
67
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
Nozze invalide, infauste,
rapite al padre, ai coniugali di,
senza i quali tunisti. Or va: del vile
ardir premio ti fia lindegna moglie,
chio per figlia rifiuto, e pianger deggio, 135
pi che vittima, sposa.
tua: non ti si niega
con titolo s egregio. E poi ch tolto
dalla tua colpa il modo
di salvar la Messenia, io mi protesto 140
con gli altri offeso: or vanne
per lorme di Licisco, e porta questo
trionfo a Sparta, e di che in ozio attenda
dal tuo misfatto i nostri danni estremi.
Gi voi sarete meno 145
esecrande ed orribili ad Itome,
di Panormo e Gonippo ombre nocenti.
Maggior fallo sommerge
la memoria del vostro. Ira maggiore
destano in Ciel contro il messenio impero 150
Policare e Licisco.
policare
Tolga il Ciel che l mio amor nobile e giusto,
che la mia f, che l mio
dover giammai toffenda! Ah, che non fro
senza di quelle nozze 155
che celebrai col testimon dAmore.
Non offese chi err. Lerror ti rende
la figlia; e come fuor di colpa avvenne,
cos lo scusa il Ciel. Per la sorte
elesse Arena; e se rap Licisco 160
lostia dovuta, gi la causa fatta
de stessi di. Non resta
che temer alla patria,
bens a Licisco. Io rester fra queste
mura, di cui bagnai del sangue mio 165
68
Letteratura italiana Einaudi
pi duna volta i sassi, e da cui spinsi
laudace assalitor con queste braccia,
non vile difensor; n sono ancora
profane s per amoroso fallo,
che non osi guardar le sacre soglie 170
del gran Giove itomeo, quando sperasse
il credulo nemico
di trovar senza di, senza difese,
la sfortunata patria. Un atto grande
di piet, di valor, ferma gli di, 175
sforza le stelle.
aristodemo
O te la serbi il Fato,
o la piet di qualche nume amico,
o sia questa la via challa fatale
ruina guidi lavanzata Itome,
Merope tua. Son tutti 180
testimoni per gli uomini e i di,
che per la patria volentier loffersi.
scena seconda
Policare
Bella dea, che mi reggi,
santo amor, che mi guidi, ah sostenete
il principio felice 185
di s gran mole. Oh ben gittate basi!
Oh fondamenti validi e robusti
duna lodevol macchina dinganno!
Se tanto io feci, or che far deve Amfia,
e la nutrice? Egli se nentra, e al varco 190
lattendono le donne acci che cada,
or che pi crolla. Io palesar frattanto
vo che Merope mia; citar in prova
Carlo de Dottori - Aristodemo
69
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
la nutrice ed Amfia. La pia congiura
guidi e protegga Amor. Tu mi perdona, 195
o della sposa mia genio pudico,
se indegno questo mezzo
di tua severit. Canger nome
la colpa, e fatta industriosa frode
meriter poi lode. 200
Di Merope temer solo potrei:
conosco ben lanima altera e schiva;
ma vieta Ofoneo chaltri le parli,
acci pi pura vada
e pi lontana da terreni affetti 205
alla sacra bipenne. E sanco, rotto
il fren religoso, Aristodemo
cercasse il ver da lei, non andr prima
che da noi non riceva
un triplicato testimon concorde. 210
Trabocca intanto il d: passato il mezzo
di questorrida notte, il sacrifizio
rimesso ad unaltra. Intanto il caso,
daccidenti tra noi padre fecondo,
aprir nuove strade. Amor darammi 215
nuovi consigli. Io vado.
scena terza
Ofoneo, Merope, Coro de sacerdoti che non parla.
ofioneo
Ministri, il bruno manto
porgete alla fanciulla, e la corona
di cipresso fermate
sui crini sparsi; e tale a me saccosti. 220
Giovanetta real, scelta dal Fato
a liberar la patria, io non tesorto
70
Letteratura italiana Einaudi
a non temer la morte. Hanno i pi forti
che apprender dal tu esempio. Egual ti mostri
a te stessa, al tuo sangue; e sanco fosse 225
meno illustre il morir, non men saresti
tu generosa e illustraresti quella
morte chor tillustra. Occupi un luogo
fra gli eroi pi lodati
che per la patria lor morendo han dato 230
grido alla Grecia e volo eterno al nome.
Tu, separata dal commerzio altrui,
co generosi tuoi pensier conversa,
n pensar alla terra, e non taggravi
peso daffetto alcun lanima scarca. 235
Lora fatal saccosta: e tu per breve
spazio tacendo in separata stanza
ti devi preparar. Per ti spoglia
delle cure terrene, e i sensi acqueta.
E saltro lasci in terra 240
che la tua nobil fama, a me fedele
esecutor dellultimo desio
lascialo in pace.
merope
Padre, due giorni sono
chio lotto con la morte, e non marriva 245
n improvvisa n orribile, n sono
clta senza difese.
Allor che stava il nome mio nellurna,
a morir cominciai.
Massolse la Fortuna, 250
ma non il Fato: allontanossi poco
morte da me, n la perdei di vista.
Or che torna, mi pare
men feroce di pria. Resta a mio padre
lonor davermi offerta: e condannata 255
da giudice pi nobile mi muoro.
Quel chio vorrei lasciar di vivo in terra
Carlo de Dottori - Aristodemo
71
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
oltre il mio nome, linfelice mio
sposo innocente. Ah, viva, e viva in lui
la mia candida fede. 260
Temo chegli mi segua, e che maggravi
di questa colpa. Ah, che sei pre, tutta
non salva Messenia, io non ho tutti
adempiti i miei voti. Ognaltra cura,
ogni pensier depongo, e muoro in pace. 265
ofioneo
Figlia, questo un affetto
lecito e generoso, e degnamente
al tuo cenere avanza.
Depositar prometto
nel seno di Policare lestremo 270
testimon del tu amor; pregarlo insieme
che lo conservi; e conservar nol puote
se non vive per te. Non li sia cara
come amante la vita,
ma come erede dichiarato in questa 275
facolt prezosa
dellamor tuo, che perderia morendo.
merope
Se Policare vive, omai consacra
la vittima a tua voglia,
plachisi il Ciel, sia liberata Itome. 280
O che mi stimi il Cielo
prezzo al debito eguale, o di leggera
pena si soddisfaccia, io piego il collo
ubbidente alla Messenia, ai Fati:
rendo al padre mia vita, e quando avvenga 285
che il sangue mio lantiche colpe lavi
e ristori la patria, io gi con grande
obbligo resto alla natura, al padre,
di quella vita che impiegar si deve
in s nobile acquisto. 290
72
Letteratura italiana Einaudi
ofioneo
Parlando in questa guisa,
o magnanima vergine, tu merti
che tascoltin li di. La stirpe, gli anni,
la virt, la bellezza offerta loro
un pieno sacrifizio: il tuo modesto, 295
generoso pensiero,
figlia, maggior del sacrifizio; e puossi
con offerta s grande
salvar pi regni.
Or con s bella impresson ti resta, 300
che da s ti consacra. Io ti consegno
alla tua stessa mente, in cui ben veggio
regnar omai di sovrumana forza
ammirabili indizi. O voi, ministri,
la vergine tornate 305
alla sua stanza; e non profani alcuno
il luogo a Dite sacro, a cui prepongo
in difesa le Furie, e le pi atroci
custodie dellAbisso,
se di pi orrendo e pi temuto guarda, 310
o le soglie di Dite
o lo stagno fatal dai giuramenti
consacrato di Giove;
se del Tartaro ignoto
nellarcane latebre altra si cela 315
pi formidabil peste
da cui Cerbero fugga e tema Aletto.
Sia lasciata in silenzio, e al sacerdote
menata poi nel cupo orror profondo
della tacita notte: ora pi grata 320
a tenebrosi di del muto Averno.
coro
O tu nella cui mente il sacro ardore
entra di Febo, e da cui pende tutta
oggi Messenia, udisti
Carlo de Dottori - Aristodemo
73
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
la nuova acerba onde ritorna Itome, 325
perdute due speranze,
sotto lire del Ciel? Merope tolta.
ofioneo
Cessi la tma infausta. Ostia sincera
Merope custodita, e per la patria
non ricusa morir. Pur or commisi 330
la sua cura a ministri, e quella stanza
a Dite consacrata io consegnai
a custodie terribili dAbisso:
Merope or com tolta?
coro
Tolta gi molto tempo ed incapace 335
desser offerta.
Una vergine intatta
chiedon li di, non gi corrotta sposa
vicina ad esser madre.
ofioneo
Gran cose, o di! Chi vol la figlia 340
dAristodemo? Aristodemo inganna,
od ingannato? E la fanciulla audace
osa accostarsi profanata allara?
E perdendo se stessa
ingannar la sua patria? 345
Che furor, che superbia infruttuosa,
che volenza questa?
coro
Policare, la sposa a lui promessa
corruppe. Egli promulga
il fatto, e chiama in prova 350
la nutrice ed Amfia.
ofioneo
Aristodemo?
coro
Egli stim la figlia
sinora intatta. In questo punto esclama
74
Letteratura italiana Einaudi
contro il genero audace,
e dalla colpa sua, che toglie a noi 355
la sperata salute, a forza toglie
la figlia indietro inutilmente offerta.
ofioneo
Ed al giovane amante
deve il padre prestar sbita fede?
coro
Amfia tutto conferma; e corre fama 360
cha piedi suoi prostrata
impetrasse perdon di quella colpa
che le rendeva la comune figlia.
Sfortunata Messenia! or qual pi resta
via di salute? Trafugata luna, 365
corrotta laltra. Ah, non saran pi chieste
fanciulle in sacrifizio. Il sangue forse
avanzato al furor della spartana
emula spada ha da versarci tutto.
scena quinta
Policare, Amfia
policare
Sin qua molto s fatto. Erra la fama 370
per la citt con cento lingue, e spande
garrula il fatto. Il romor vario cresce,
e come accader suole
in gelosa materia, ove daustera
religon si tratti, anco il sospetto 375
libera la fanciulla, o ne sospende
il sacrifizio. Ecco le donne. Oh come,
oh come a vti miei
corrisponde il successo!
Carlo de Dottori - Aristodemo
75
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
amfia
Or tu mi narra
ci che Fortuna, e in brevi detti, or volga, 380
chogni momento prezoso.
policare
Il tutto
sin qua felicemente. Aristodemo
rimprover, turbossi,
poi mostr di placarsi. Itome piena
della bugiarda nuova, 385
ed sospeso il sacrifizio. Attendo
sorte miglior; ch spesso
fiera virt la doma, e la costringe
a cangiar volto.
amfia
A noi,
men rigoroso dogni mia speranza, 390
Aristodemo venne,
e me richiese e la nutrice. Esposi
a suo piedi tremante
la nostra pietosissima menzogna
s ben, che verit non trov mai 395
fede maggior. Bagnai di vero pianto
la finta colpa della figlia amante;
prosegu la nutrice, egli si tacque:
ma in quel silenzio io riconobbi il padre,
e ritrovai il consorte. Una sua grave 400
dolcezza balen nelle pupille,
che, come lampo suol di ciel turbato,
del volto rischiar laustere nubi,
e duna lusinghevole speranza
emp lanima mia. Spero, e pur temo 405
linfedelt della Fortuna. Spero
che sia placato il genitor, ma temo
il genio altier dellingannata figlia;
se bene in parte al mio timor provvide
76
Letteratura italiana Einaudi
Ofoneo, che dalla stanza sacra 410
ovella custodita
severamente ogni persona esclude,
n pria che lo permetta
alcun deve accostarsi. Aristodemo
certo non andr primo. Io la fanciulla 415
guarder cautamente,
n lascer, pria che disposta a dirsi
donna, od a farsi fuggitiva. Amore,
sin a questora, e Morte
lavran pi strettamente persuasa, 420
e materia pi facile e disposta
io trover. Ma sanco nieghi, e voglia
ostinata perir, di nuovo pure
linganner. Torni pur mia: non temo.
policare
Cresce la notte, e con la notte il grande 425
romor sparso da noi. Non andr molto
che Merope sia sciolta. O che tu possa
farle approvar la frode, o tu la deggia
anco ingannar, pra Messenia, pra
mia vita, il mondo, io non mi scosto. Andiamo. 430
scena sesta
Aristodemo, Coro
aristodemo
Cos comincia il regno. Ecco la prima
arte de re, dissimular le offese
per vendicarle.
Ma sia pur Dami re, sia pur Cleone,
a cui le indegne figlie 435
non levano di man lo scettro offerto.
Re mi volea Fortuna, Itome, il Cielo;
la colpa della figlia
Carlo de Dottori - Aristodemo
77
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
soppone al Cielo, alla Fortuna, al mondo,
e mi toglie il diadema, e macchia il nostro 440
onor eternamente; il pi temuto,
il pi atroce de mali: in cui non pecca
gi nemico furor, gi sorte avversa
o maligna influenza,
ma la sola malizia de congiunti, 445
inevitabil peste. Era sicuro
dallinvidia degli uomini, dallire
di Fortuna, luom forte;
n, se schiudeva lErebo i suoi mostri,
domar potea virt. La rabbia umana 450
sarm contro se stessa,
e per contaminar le parti intatte
still dalle corrotte empio veleno,
che tal non vers mai libica serpe,
n, trascinato a sopportar il giorno, 455
Cerbero vomit sul mar vicino.
Diede al mondo lonor, tiranno illustre,
carnefice adorato, e vinse il crudo
ingegno dellAbisso, ed innocenti
rese le stelle, la Fortuna, i mostri. 460
O sventurato Aristodemo! o invano
generoso alla patria, a te crudele!
Volli perder la figlia,
ma perderla innocente, e rea lacquisto.
La sua colpa la salva, e la sua colpa 465
pur la condanna. del peccato grande
maggior leffetto. La stagion crudele
mi fa crudel; gli di negletti, giusto:
la patria e l padre offesi,
giudice rigoroso; il mio furore, 470
vendicator. O mal fuggito, o sempre
empio Licisco! Io ti perdono il duro
cambio che per te feci,
ma degli scorni miei, di mie sciagure
78
Letteratura italiana Einaudi
linfelice cagion non ti perdono. 475
Orribile furor, sollecitato
da scherniti Messenii, a cui si rende
la nostra f sospetta,
che lo stesso indovin pur dianzi accrebbe
co rimproveri acerbi, 480
vieni, e moccupa omai. Sio non son pieno
di te, scota la face,
e le pesti del crin crolli Megera;
quant, quanto sa farsi orrida, vegna,
e di mostro maggior sempia il mio petto. 485
Per lattonito sen scorre un tumulto
non pi sentito, ed alle pigre mani
insegna un non so che di volento,
e di feroce.
S, lo far. Sia pena o sia misfatto: 490
lapproveranno, o fuggiran li di.
Che approvino, che fuggano: sia fatto!
coro
Pra chi prima
dalle segrete viscere de monti
il gi innocente ed or colpevol ferro, 495
e non senza rossor della Natura,
quel mostro pales chella copria
fra le cupe latebre della terra.
Ma vendicossi dellumano oltraggio
Natura, e fu lingegno umano appunto 500
stromento alla vendetta,
che l rigor dellacciaro
domato da Vulcano
volse in usberghi, in aste,
e produsse la guerra. 505
Fu allor che l primo indomito destriero
lignoto freno morse,
non vile onor di paletronia incude,
e, coperte dacciar le membra ignude,
Carlo de Dottori - Aristodemo
79
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
toller prima il domator lapita, 510
che ad accortar la vita
cos fra larmi pi veloci corse.
Fu allor che di fortissimi recinti
si munr le citt; che minacciose,
segni allire del Ciel, crebber le torri, 515
e che, levata ai fiumi
la libert, fu sotto ad alte mura
acqua di nobil rio
condannata a passar, flutto servile,
o levata al primiero 520
moto vivace, impaludarsi in una
squallida fossa, onde negletta e bruna;
allor fu che cozz ferreo montone
contro le mura, e che avvent fra merli
la balista feroce aste pennute. 525
Fu allor che si divisero le genti
in popoli distinti, e fatto angusto
allumana ingordigia il mondo vasto,
sdegn i primi confini,
e col ferro omicida 530
allontan i vicini.
Fu allor, fu allora appunto
che scoprironsi i re, che la Fortuna,
dividendo daglinfimi i supremi,
avvil gli uni e insuperb negli altri. 535
Quindi gli odii, le gare, e quindi larmi,
le stragi, le rapine,
e da turbine eterno
agitate vediam lumane cose.
Quindi armiamo al Tonante 540
di folgori la destra, e nacquer quindi
i mali nostri. O mal trovato ferro,
per cui nuotan nel sangue
i patrii campi: ove sol Marte miete,
Cerere esclusa, ove dallempia spada 545
tolto luffizio allozoso aratro!
80
Letteratura italiana Einaudi
Saffici
E se non placa i di dAbisso Itome,
misere, ah come l regno fia distrutto!
lultimo lutto lindovin predice,
gli ultimi danni. 550
Gi per tantanni siamo usate al pianto,
che solo il Xanto la met ne conta.
Una solonta cos lungo sdegno
dunque produce!
O di Polluce imitator insano, 555
e tu profano Castore mal finto,
Sparta ebbe vinto quando profanaste
le are sacrate.
Torna allusate lagrime, o dolore,
senta il furore gi del cor la destra 560
fatta maestra n flagellar lignudo
seno dolente.
Il duol frequente tiene sparso il crine
alle rapine della mano infesta;
e di funesta voce di lamento 565
Eco risuona.
Carlo de Dottori - Aristodemo
81
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
ATTO QUINTO
scena prima
Nutrice, Tisi
nutrice
Qual procelloso turbine mi porta
per laria, e datra nube
minvolve s chagli occhi miei rapite
sien queste crude ed esecrande mura
macchiate del pi orribile misfatto, 5
del pi innocente sangue
che da barbara man versato in terra
chiami vendetta in Ciel? Messenia questa?
questa Itome? O la spietata Colco,
o la gelida Ircania? o la feroce 10
Scizia pi tosto? o saltro pi lontano
dalle strade del sole
efferato ed inospito paese?
tisi
A ragion ti lamenti,
nutrice; acero il caso; 15
ma vha gran parte la piet infelice
della misera Amfia. Narra, se lice
tanto impetrar dal duolo,
narra come segu leccesso grande.
nutrice
Se raccolgo gli spiriti, se l corpo 20
dallorror della tma e dal dolore
irrigidito riassume il primo
uffizio delle membra, e se la cruda
immagine del fatto,
che mi sta pertinace innanzi agli occhi, 25
mi daran le parole,
lo narrer. Sar pur anco questo
82
Letteratura italiana Einaudi
pianto per lei. Parte sar di pena
il confessar con penitenza amara
linfelice delitto. Aristodemo 30
simul di placarsi
a quella miserabile menzogna
chord la moglie, e finse
di lasciar a Policare la sposa;
ma, ricevuta in seno 35
altamente la piaga, ah Dio, nel tempo
dallindovin vietato
furoso, terribile, funesto
qual pe getuli campi irto leone
che di recente oltraggio 40
mediti minacciando alta vendetta,
corse alla stanza custodita, i sacri
vincoli ruppe; vol le porte,
fug i ministri attoniti: col porprio
furor le Furie vinse 45
tutelari del luogo, o al proprio aggiunse
il furor di Cocito;
e trovata giacer tra brune spoglie
limpallidita e tacita fanciulla,
un certo che sol mormor dorrendo, 50
e trafisse la vergine innocente
che generata avea. Lanima bella,
osservando linditto
silenzio, non si dolse.
Con un gemito sol rispose allempio 55
fremer del padre; e i moribondi lumi
in lui rivolti, ed osservato quale
il sacerdote inaspettato fosse,
con la tenera man coprissi il volto
per non vederlo; e giacque. 60
tisi
A che non guida un cieco
empito dira! un furoso zelo
donor tiranno!
Carlo de Dottori - Aristodemo
83
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
nutrice
Ci non bast al crudele.
Pun prima il delitto, e poi cercollo 65
nelle viscere intatte della figlia.
Col ferro stesso aperse
il sen virginal. Lutero casto
e vto ritrov, senzaltri segni
che gli orribili, impressi 70
dal suo furor: ma s ingannato ed empio
uccisor della figlia. Il ferro quasi
per gran dolor nel proprio seno immerse,
e si fera, sun de ministri a tempo
a trattenerlo non correa, che solo 75
fece ritorno occultamente a quella
mal custodita figlia; e tutto vide,
e rifer. Quindi volgendo in uso
di Messina il peccato, ed approvando
per sacrifizio lomicidio enorme, 80
si lasci lusingar da un suo pensiero,
che vittima approvata
la vergine cadesse; e con la speme
tempr il dolor: n riserb, di tanta
ira precipitosa 85
e disperata, altro che lodio contro
linfelice cagion della sua colpa.
tisi
Ma chi dann Policare alla morte
per punir la cagion di questo errore,
come giudicher contro al primiero 90
giudizio? e accetter per buon effetto
di rea cagion? Se la menzogna vostra
ha salvata la patria, a che sen giace
sotto un monte di sassi
linfelice Policare sepolto? 95
Nutrice, ah chio pavento
che, se lapprova Itome,
laborriscan li di.
84
Letteratura italiana Einaudi
nutrice
Prima abborrito
sia linganno funesto! A noi conviene
prima sentir del provocato Cielo 100
lira vendicatrice. O dallaffetto
cieco materno mal guidato amante,
Policare innocente!
Tu giaci, e accresci il pianto nostro e aggravi
la nostra colpa. E tante colpe sono 105
anco impunite? ed ozoso Giove
o irresoluto le sopporta? Forse
il desio del castigo maggior pena
dello stesso castigo, ove pi tema
laspetto della colpa un cor non vile 110
che laspetto di morte.
Policare mor. Ma chi luccise?
Volontario segu la sanguinosa
ombra della tradita!
Luccise Aristodemo? A me si cela 115
il caso, nel maggiore
lutto sommersa della figlia, e intenta
ad impedir che non succida Amfia.
tisi
Aristodemo concit la plebe
contro di lui, ritrovator infausto 120
di funesta bugia: mostr le aperte
membra caste innocenti, e con parole
che gli dett il dolore
e la tma del popolo, commosso
dallorror del misfatto, 125
accese il volgo mobile e capace
sempre di nuovi affetti
contro di lui. Mentre alla fama dunque
del miserabil caso
il giovane correa, fermato giacque 130
da un improvviso turbine di sassi,
Carlo de Dottori - Aristodemo
85
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
e in lor sepolto: come allor che svelle
dalle cime de monti
le tracie nevi rapida procella,
repentina ricopre 135
e larmento e l pastor. Ma fortunato
se cercava punir la propria colpa,
e soddisfar lombra ingannata, e farsi
compagno della sposa, o preceduto
esser di poco; e non lontan da quella, 140
che tanto am, lasciar le membra in terra.
nutrice
Egli morir volea,
se Merope dovea: ma questa morte
non volea, n dovea trarli di vita.
Noi la sforzammo. dellaffetto nostro 145
opra famosa il cangiar morte altrui;
e di nobile chera e glorosa,
abbominevol farla.
Della piet materna odi un effetto
insigne, industre! Uccisa abbiam la figlia 150
con la mano del padre; e pria chuccisa
duramente oltraggiata. Or qual si serba
pena al mio fallo? O mi sia data, o chio
me la torr. Chi mi rapisce, o venti,
e chi mi porta dove 155
rapito a noi cade sommerso il giorno?
tisi
Teme a ragion. Ch sfortunata fede
spesso paga le pene
mentre color sostiene
che la Fortuna opprime. O di, fia questo 160
principio o fin di mal? Chi lopre umane
perturba in onta vostra? e qualinvidia
contamina gli effetti
di volont sincera?
Cos lostia vi piace? il rito questo 165
86
Letteratura italiana Einaudi
dellofferirla? Un sacerdote padre?
Un altar di vendetta? Un foco dira?
seconda scena
Tisi, Coro
tisi
O di che strani, o di che fieri eventi
miseramente fatta
oggi la patria mia tragica scena! 170
Che fia dAristodemo?
Che di Messenia?
coro
Aristodemo adduce
per sua difesa laltrui fallo, e torce
la colpa nellautor, chestinto giace.
E perch trov vergine la figlia, 175
e pria sacrata a di dAverno, stima
ben offerta la vittima, adempito
il voler delloracolo, salvata
cos la patria.
tisi
A ci consente Itome?
coro
Approva, e spera. Ofoneo sol resta, 180
che ricevendo sta gli augurii in parte
remota ed alta, onde confermi lopra,
se la conferma il Ciel. Scender quindi
la sospesa corona
sul crin dAristodemo; e l regno antico 185
il nuovo re ricuperar poi deve.
Tuoni il ciel da sinistra, e pe sereni
campi dellaria il bellicoso augello
placide e larghe rote
Carlo de Dottori - Aristodemo
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Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
formi, ed applauda; e non rimanga segno 190
che non sia lieto e non consenta il Cielo.
[semi] coro
Cos voglian li di: ma viene appunto
Aristodemo. Io qui lattendo.
tisi
Io parto.
Del misero non posso
laspetto rimirar, del reo non voglio. 195
scena terza
Aristodemo, Coro
aristodemo
Chi mi vuol, terra o inferno?
Mi soffre il Cielo, o mabborrisce? Un regno
mi promette la terra;
con orrendi prodigi
mi spaventa linferno, e dagli augurii 200
del Ciel pende mia vita!
Piacemi. I casi nostri
stancano la Fortuna,
affaticano il Cielo, apron linferno.
Di chi sar, non sar vile. degno 205
di tanta gara Aristodemo, o giusto
o scelerato; purch invitto, e grande.
Lofferir la figliuola alla salute
della sua patria, il castigar in lei
un presunto delitto 210
contro lonore, atti non son del volgo,
n men che generosi. Offersi, e diedi
Merope a Dite: e se mor in vendetta
del sangue offeso, la vendetta forse
nume ignoto plebeo fra quei dAverno? 215
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Letteratura italiana Einaudi
Come pecc nel darla,
se merit nellofferirla il padre?
Se non peccai, di che pavento? Forse
fu illuson, fu sogno, e vano parto
della mente agitata 220
ci che veder mi parve: ah non fr due
ombre di Stige uscite,
quelle chagli occhi miei squallide ed irte
momentanee offer legro pensiero.
Tre son le Furie, e la mia figlia sola; 225
due larve io vidi: o nulla vidi peggio
di me, dAmfia. Se l fulmine cadesse,
errar gi non potr. Qualunque pre
di noi, pre nocente. Ah, chi mi toglie
lorror dal sen? Chi mi consola, o di? 230
Latto, che approva Itome,
chi conferma di voi? Lasciato questo
grande giudizio al volo
de vani augelli! ed infelice, io pendo
dal moto loro. sceso 235
dalle cime del monte,
Messenii, lindovin?
coro
Sul giogo ei siede
cui di Giove itomeo corona il tempio,
solo, ed osserva diligente ancora.
Tempra il duolo, signor: non vario fia 240
dal giudizio delluom del Cielo il cenno.
Ma che vuol dir colui
che quasi prigioniero
vien fra soldati? Egli Licisco: desso.
Carlo de Dottori - Aristodemo
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Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
scena quarta
Licisco, Aristodemo, Coro, Erasitea in fine.
licisco
Licisco io son, quellempio 245
fuggitivo, ribelle,
che lha chiamato ingiustamente Itome;
ma quel pio sfortunato,
che de chiamarmi giustamente in breve.
Licisco io son: n fui, 250
n son padre ad Arena.
aristodemo
Qual nostro Dio, qual tuo furor ti guida
a riportar questo esecrabil capo
alloffesa tua patria? O quando parti
mendace, e quando torni! Ovhai celata 255
la vittima agli di? Scoprila, al fine:
dallinfami latebre esca a sua voglia.
Altra in sua vece ad Acheronte scesa,
e se conferma il sacrifizio il Cielo,
pi non tema laltar: tema una vita 260
agli altari involata,
e lasciatale in pena
di sua vilt. Tu reo di colpe gravi,
infedel con la patria, empio col Cielo,
giustamente morrai. 265
licisco
In cupo centro, in tenebrosa stanza,
l dove umano ardir piede non ferma,
sicuramente sta riposta Arena.
Tu ne fosti lautor.
aristodemo
Lautor pi tosto
io son della messenica salute, 270
e quasi tu della ruina.
90
Letteratura italiana Einaudi
licisco
Io tolsi
col favor degli di vittima impropria,
dalla cieca Fortuna eletta in fallo;
e giustamente tolsi
un delitto alla patria. 275
aristodemo
In fallo? or chi commise
alla Fortuna cheleggesse il nome,
altri che Febo? Errar non puote adunque
obbedendo agli di. Ma di chi nacque?
E come ascosa fu?
licisco
Di me non nacque: 280
ier fu tolta da tuoi.
aristodemo
Favole inette,
egizi sogni: il padre
qual dArena? O tu la trova, o chio,
vecchio iniquo, infedel, tespongo allire
del volento esacerbato volgo. 285
coro
Trovi la figlia prima
rubata a di, tolta alla patria; ed abbia,
se non pu nella tua, salute in lei
oggi Messenia.
licisco
ben ragion che torni
la preda onde fu tolta. Itene adunque, 290
rendete Arena alla sua patria, donde
cacciata fu con volenza ingiusta.
Torni spontanea, e immobilmente attenda
che la giudichi Itome. Ecco, o Messenii,
la vittima cercata. Ecco eseguito 295
il furor vostro e lodio delle stelle.
Chi riconosce
Carlo de Dottori - Aristodemo
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Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
di voi lo stral? Chi di s certo colpo,
o Messenii, si vanta? Arco famoso,
che liber la patria e l crudo onore 300
lev della ferita al sacerdote!
Ma quella patria almeno,
che le neg la vita,
non le nieghi la tomba.
Termini lira vostra 305
con la sua morte, e fia concesso il rogo
a questa sventurata
vittima di Fortuna. Io piango ognaltra
cosa perduta, che la figlia. Io piango
un prezoso don di sacra mano, 310
che suppliva ai difetti
del talamo infecondo,
e che dolci rendea
gli sconsolati miei sterili giorni.
coro
Io tho piet, bella innocente, e molto 315
costui mintenerisce. Or questo flutto
dove si franger?
aristodemo
Rendasi il corpo
alla pira. o soldati. E tu, Licisco,
dimmi: cos gran pianto
dunque non paterno?
licisco
Io rivelarti 320
deggio cose occultissime, ed in parte
anco a me stesso ignote. Or moda Itome,
e sia chiamata Erasitea frattanto,
quella dellalma Giuno
sacerdotessa illustre. 325
coro
Chiamisi. O Dio! che scoprir Licisco?
92
Letteratura italiana Einaudi
licisco
Messenii, chi di voi non si rammenta
che dopo aver moltanni
dal mio letto infecondo atteso un figlio,
io diventai dArena 330
padre improvviso? Ah, non mi die Natura
prole giammai. La die Fortuna; e tale
fu l don, choccup tutto
il luogo vacuo, e lamor nostro ottenne.
Un d chio spargea voti 335
l nel tempio di Giuno, e impazente
importunava i fastiditi di,
la bellissima allor sacra ministra
a me sen venne e disse:
Licisco, uditi ha Giuno 340
i tuo fervidi prieghi;
vieni, e vedrai qual sia del Cielo il dono.
E, presomi per man, dinterna cella
ne penetrali occulti in aureo letto
mi fe veder una bambina: un volto 345
pien di bellezze: una bellezza, al fine,
che la Messenia tutta
ammir poi nella infelice Arena.
Attonito io rimasi; e quel bel volto
concilossi tutti 350
gli affetti miei. Lindole sua mi fece
padre: tal mi conobbi; omai geloso,
omai timido ed ansio. Ella ridente,
sciolte, non so dir come,
dalle fasce le man tenere e belle, 355
con una troppo amabile innocenza
al nostro affetto applause. E fu questatto,
chaffatto strinse il vincolo fra noi
di figliuola e di padre. Or togli questo
mi disse Erasitea nobile parto, 360
che ti donan li di. Questa bambina
Carlo de Dottori - Aristodemo
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Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
tua: pi non cercar: lalto segreto
sia da te custodito: acci la pena
non sia la morte sua. Cos mi tolsi
il caro dono, e limprovvisa figlia 365
alla moglie recai, cara non meno.
Crebbe; fu detta mia: mia fu creduta:
sinch lempia Fortuna,
sazia di custodirla,
lespose a morte iniquamente: allora 370
io negai desser padre.
Erasitea sen corse
frettolosa e dolente
al deposito caro, e mi commise,
con quellautorit che di ragione 375
in cosa propria avea, sbita fuga.
Fuggimmo occultamente. Ella menta
sesso co panni. Una fanciulla serva,
di ricche vesti e non ignote adorna,
fingea desser Arena, Arena un servo. 380
Ci accompagn la sorte insino allampie
radici del Taigeto;
ivi, o pentita o stanca,
unaltra volta abbandonolla; e mentre
vr la selva confusa 385
dagli arcieri fugga, per colpa forse
di men pronto destrier pi tarda al corso,
fu da questa, chio stringo, infausta canna
trafitta il fianco inerme, ancorch l moto
tardi portasse a sbigottiti sensi 390
la notizia del mal. Misero, io volsi
locchio geloso al sangue; e sospirando
sollecitai la vergine smarrita
rincorandola spesso: in fra la tma,
la speranza e l dolor. Corse tingendo 395
i fior dostro vivace,
e lasciando la vita a poco a poco
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Letteratura italiana Einaudi
sulla strada col sangue. Intando addietro
erravano gli arcieri
lungi da noi pel bosco ambiguo e denso: 400
onde non pi seguto, o indarno almeno,
corsi men frettoloso, e, dalle guarde
di Sparta assicurato,
mi ricovrai con la ferita Arena.
Ma, posto chebbe il pi dentro alle tende, 405
la man fredda mi porse, e in fiochi accenti:
Padre, mi disse io manco : e, vacillando
una e due volte, alfine
trabocc dallarcion nelle mie braccia,
e con un fievolissimo sospiro 410
mand lanima bella ed innocente
prima nel volto mio, poi negli Elisi.
Io piansi, e piango ancora
le sue sventure, il danno mio, le umane
misere cecit, lo stato incerto 415
della Messenia, e chiedo
ragion per la mia causa e pace allombra.
Qual andai, tal ritorno;
ci che tolsi, riporto. Intese Sparta
il caso mio: mi ridon la morta 420
inutile per lei, comera viva
inutile per noi. Cos fin sotto
le mura nostre io la recai. Fui preso
da soldati col corpo. Il corpo giacque
poco quindi lontan sotto la cura 425
duno di lor, come pregando ottenni.
Lecito fia che questo sen, che queste
mani pietose, in cui
spir la sfortunata, e morte viene
resa alla patria, anco riempian lurna 430
del cener caro, e nella patria terra
lo ricoprano, s, chuffizio alcuno
non adempito allamor mio non resti.
Carlo de Dottori - Aristodemo
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Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
scena quinta
Erasitea, Aristodemo, Coro, Ofoneo in fine.
erasitea
Vengo, Licisco, vengo
compagna nelluffizio e nel dolore. 435
Non sarai solo a seppellir le care
ceneri della figlia. Un solo pianto
non bever il tuo tumulto. Pi grande
il lutto in breve fia sio scopro il padre;
la madre gi scoperta. O figlia, o invano 440
nascosta ai Fati! O mia piet delusa,
o prudenza schernita! Ah, fosse almeno
per te salva Messenia! almen ferita
dal sacerdote, nelle braccia mie
spirato avessi, e mi restasse questa 445
onorata memoria
di tua caduta, a consolarmi il duolo.
Tho levata agli altari,
e tho esposta ne boschi! O boschi infidi
del nemico Taigeto! o in nessun luogo 450
innocente Laconia! Uscite, o fiere
che l sangue suo negato a di lambite,
ad ammorzar nel sangue mio la sete,
lieve pena a gran fallo. Odami Itome,
oda Messenia; Aristodemo, ascolta. 455
Se luccider le vertigin in vendetta
o nelle patrie stanze o nelle selve
sacrifizio, ecco placato il Cielo,
liberata la patria, il regno salvo,
gli Spartani fugati. Invece duna, 460
due vergini ha linferno,
ambe per la tua mano, ambe tue figlie.
aristodemo
Che sento, oim! Gi temo. Ah rimembranza!
96
Letteratura italiana Einaudi
erasitea
Se ti rammenta pi, signor, de nostri
furtivi antichi amori, 465
rammentarti anco di che, quando prese
lorgoglioso Spartan la prisca Amfia,
la reggia de Messenii,
tu mi lasciasti sconsolata e grave
il sen di quasi maturata prole; 470
e per la patria tua pugnando in quella
battaglia sanguinosa,
sparso chavesti quanto
di valor, di fortezza in uomo alberga,
moribondo fra morti al fin cadesti. 475
Te pianse il genitor, la patria, il regno;
io non ti piansi. Unaltra
sorte daffanno mi secc le luci
e mi stagn le lagrime nel petto.
Pensai di seguitarti; e mi trattenne 480
lorror di uccider meco linnocente
tua prole, e mia. Piet vinse il dolore;
e vissi per dar vita ad una figlia
che quel perdon, che dalla madre ottenne,
lassa, ottener poi non dovea dal padre. 485
Vissi, ma in quellistante
dal patrio albergo rapida mi tolsi,
e con involabil giuramento
di conservarmi casta,
mi dedicai sacerdotessa a Giuno. 490
Tu poi vivesti; ed io
obbligata al mio voto
ti ricusai. Fu da te scelta Amfia,
io lapprovai. Nacque frattanto Arena
occultamente anco a te stesso; e quando 495
mi chiedesti del parto, Il parto io dissi
per nascendo. Ah sventurato parto,
ch non peristi? Io diedi
Carlo de Dottori - Aristodemo
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Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
questa colpa alle stelle
di cherano innocenti, 500
perch, se non presente, almen ventura
nelle stelle io vedea colpa maggiore;
e tre volte unignota
voce notturna mammon nel sonno,
voce di qualche dio mal obbedito, 505
chio la celassi alla sua patria, al padre.
Cos, senza saper qual fosse il dono,
lebbe Licisco: e quel chavvenne noto.
In me cadano tutte
lire vostre, o Messenii. Amai la mia 510
figlia pi che laltrui. Due madri sono
oggi accusate. Ambe han levato a di
le vittime dovute; ambe hanno amato
con troppo affetto i figli, allor che i figli
si doveano alla patria. Io son pi rea, 515
pi scusabile Amfia. Feci la strada,
Amfia segu. Shan da morir le madri,
io prima il capo mio stendo alla scure.
coro
O che gravi accidenti! O di natura
col rigor del Destin pugna infelice! 520
aristodemo
Donna, parti, e mi lascia
tra questi lutti; e attendi cheta dove
voglia portarmi la fatal procella.
Almen giungesse Ofoneo.
coro
Non lunge
discosto da noi. 525
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Letteratura italiana Einaudi
scena sesta
Ofoneo, Aristodemo, Coro
ofioneo
Io tutto intesi. Aristodemo, il Cielo
non placato: e non ha chiuse ancora
lingorde fauci Averno. Odi, io ti reco
pessimi augurii, avvisi infausti. Or chiama
la maggior tua virt, che l cor difenda. 530
Due vergini infelici, ambo tue figlie,
o padre infelicissimo, perro:
luna per tua cagion, laltra per questa
furosa tua destra, inutilmente.
Luna ferita in mezzo un bosco, laltra 535
in luogo profanato
dallira tua. Fu saettata Arena
in pena della fuga, e fu trafitta
Merope in pena di presunto errore.
Luna uccise larcier, laltra il tuo sdegno, 540
per fallo luna, per vendetta laltra,
senza altar, senza rito e sacerdote,
senza di finalmente,
dalla tua sceleraggine fugati.
Piange per Messenia; impazente, 545
vittima nuova il re tartareo chiede,
instano i numi offesi, il ciel minaccia
con orribili segni,
e muggendo la terra
risponde al ciel. Trepano i tempii, e lurne 550
si scompongon de morti. Ulula il bosco
sacro di Giove, e del delubro antico
sudano i marmi. O che precedan questi
segni al crollo del regno, o che si dolga
la Natura in tal modo e si risenta, 555
misera Itome, a cui s facil modo
Carlo de Dottori - Aristodemo
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Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
di salute vien tolto! In questo solo
tinvidian le citt che assorbe il mare
o divora il terren: che pianger puoi
la tua caduta, e celebrarti prima 560
quei funerali chaspettar non devi
dallo spietato sovversor fatale.
coro
Or s, lecito il pianto, or s, dovuto.
Si resiste al nemico
con la forza e con larmi; 565
nulla soppone al fulmine, che frange
i pi solidi marmi;
lira del Ciel si piange.
scena settima
Aristodemo, Coro
aristodemo
Rapitemi allorrenda
faccia del mio delitto, o Furie, o mostri, 570
e renda il tetro carcere dellombre
a queste luci mie pi grato aspetto.
Sommergete nel Caos, che prima diede
origine allAbisso,
o se cosa pi occulta, e pi profonda 575
sotto al Tartaro giace,
lombra mia scelerata; e sovra il capo
soda rotar di Sisido il macigno,
volgersi lorbe di Isson, chinarsi
Tantalo allonda: e sia mia pena questa: 580
che le mie non consoli
la pena altrui. Gi sono
in odio al mondo, alla Natura, al Cielo;
modia linferno s, ma non rifiuta
100
Letteratura italiana Einaudi
di ricevermi in s. Non mi consegni 585
ad avoltoio, a rota, a doglio, a sasso:
mi consegni a me stesso; e qual maggiore
mostro dellodio mio, sodio me stesso?
Vengo, figlie adirate, ombre dolenti,
vengo a placarvi; a liberar la patria 590
dun mostro: e in questo alla salute vostra
io concorro, o Messenii. Il mio crudele
error poco vi rende, e tolse molto;
ma non poco. Un uccisor de figli,
un sacrilego, un empio io levo al vostro 595
demerito col Cielo, e della mia
contagiosa fortuna io vi disgravo.
coro
Tolga il Ciel che questaltro
lutto saggiunga a gravi nostri danni.
Osservatelo, arcieri, 600
che la man furosa
dal disperato sen lalma non tragga.
scena ottava
Tisi, Coro, Soldato
tisi
O con qual di natura
mostruoso tumulto, e terra e cielo
dello sdegno celeste oggi dan segno! 605
Nulla piace agli di! mutasi in atro
sangue il don di Lieo. La fiamma sacra
volontaria sestingue, e contro luso
verso larido suol fuma lincenso.
Piena Itome di pianto, e dululati 610
risuona il tempio, ove la turba mesta
delle matrone sbigottite esclama
Carlo de Dottori - Aristodemo
101
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
appi de numi sordi, e bagna indarno
damaro pianto le marmoree basi.
Co stimoli delluno 615
laltro duol si provoca. Altra il comune,
altra piange il mal proprio, altra il periglio.
Non tal sarebbe il lutto
se di foco spartano Itome ardesse,
se volasse il vincitor superbo 620
i sepolcri e gli altari;
se di sangue corressero le vie,
e di fanciulli e vergini predate
pallido gregge inerme
la servit attendesse 625
o dalla sorte o dalla voglia altrui.
coro
Dolce cosa agli afflitti
laver ne lamenti
un popolo compagno. Un gran dolore
gode spargersi in molti. Ah, non son queste 630
lagrime inusitate!
Cosa antica fra noi pianto lugubre.
Non inesperto volgo
invita a lamentarsi oggi Fortuna.
soldato
Morte a morte saggiunge, e lutto a lutto. 635
A crudelt di colpa
atrocit di pena. O numa, o quale
resti per noi, salcuno
ha pi cura di noi, basti il versato
nobil sangue dEpito. Assai bevuto 640
nha lErinni spietata;
torni ovante allAbisso. Ah, qual mi scorre
gelo per lossa! Oim, che vidi! O pigro,
o stupido, chio fui!
me frettoloso e furibondo oh quanto 645
fu Aristodemo!
102
Letteratura italiana Einaudi
coro
Narra ci che vedesti. Io gi mappongo
al ver. Succise Aristodemo.
soldato
O di!
Succise. Udite come. Egli partissi,
poich dann se stesso; io seguitai. 650
Entr linfausta sanguinosa stanza
dove trafisse e lacer la figlia,
e qual tigre funesta il guardo acceso
fieramente in me volse,
minaccioso, terribile: veloce 655
poi corse al luogo appunto del primiero
suo misfatto, e commise anco il secondo.
Sabbandon su quella stessa spada
con che fu dianzi Merope trafitta;
non parl, non gem: diede il romore 660
segno della caduta. Indarno io corsi,
che nel punir se stesso
troppo ben conosciuto il luogo avea
dove ferir dovea.
Si pass il cor. Gi vi dissero questa 665
porta, e veder potrete
come sen giaccia, e con le membra sue,
quasi che coprir voglia il primo errore,
quello spazio funesto ingombri tutto.
tisi
Ah, spettacolo indegno! In questa guisa 670
regni, infelice! In questo modo porgi
salute alla Messenia! O sfortunato,
o furoso Aristodemo! O quanto
sangue per una colpa ha sparso Itome!
Gran Dio, la cui sol man d moto al tuono, 675
se siamo in odio al Ciel, sagli occhi tuoi
spiace Messenia, e l nome nostro abborri,
stendi le mura al pian dItome, abbatti
Carlo de Dottori - Aristodemo
103
Letteratura italiana Einaudi
Carlo de Dottori - Aristodemo
i tetti nostri, e giaccia
nel cener della patria 680
il miserabil popolo sepolto;
o pur, se indegno della man di Giove
folgore che punir debba i Messenii,
e pena pi volgar riserba il Fato,
lemula Sparta in questo giorno espugni 685
gli odati rivali; alla ruina
linvidia aggiunta. Pi crudel ministro
dellira tua non troverai, che aggravi
con le vittorie sue la nostra pena.
fine
104
Letteratura italiana Einaudi

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